Il figlio di laboratorio

IL FIGLIO DI LABORATORIO

Commedia in tre atti

di VIRGILIO LILLI

PERSONAGGI

PROF. GABRIELE VARENGHI, Celebre ginecologo e biologo

BEATRICE, Sua moglie

ANNA MARIA, Laureanda in medicina, assistente e segretaria di Varenghi

DR. AURELIO BONCINI, Radiologo e biologo, collaboratore e aiuto di Varenghi

UNA PAZIENTE + LA SUORA VECCHIA

LA SUORA GIOVANE

LA NUOVA GOVERNANTE

LA NUOVA CAMERIERA

L'azione si svolge in una grande citt italiana, a una data imprecisata dei giorni nostri.

ATTO PRIMO

Lo studio del prof. Gabriele Varenghi, presso la sua clinica. Appare modernissimo e quasi lussuoso. Da la sensazione immediata che Varenghi allo stesso tempo un medico celebre e uno scienziato. E' composto di tre ambienti: lo studio vero e proprio, il gabinetto delle visite, il laboratorio. Lo studio vero e proprio si apre sulla scena, il gabinetto delle visite sta dietro la parete di fondo dello studio, il laboratorio al di l della parete di destra. Lo studio vero e proprio comunica con il gabinetto-visite mediante una porta candida sulla parete di fondo, e con il laboratorio mediante una porta, candida anch'essa, sulla parete di destra. La porta del laboratorio sopraelevata come quella d'un mezzanino, vi si accede mediante una brevissima elegante rampa di sei o sette scalini. Sulla parete di sinistra un finestrone ampio, moderno; al di l, il cielo. Sempre sulla parete di sinistra la porta di accesso allo studio, da fuori. Le pareti di fondo e di destra sono di materiale tra sparente alla luce retrostante: quando le luci del gabinetto-visite e del laboratorio sono spente, gabinetto e laboratorio non si vedono; quando sono accese si vedono perfettamente, come dietro una leggerissima garza. Il gabinetto-visite un tipico gabinetto sanitario, con il tettino bianco sul quale sospesa la grande lampada chirurgica, con gli scaffaletti dei ferri e simili. Attraverso il velo della parete trasparente esso scintilla come una lucente macchina. Del laboratorio si vedono solo tre porte lungo un corridoio (sempre al di l della parete trasparente); sulle porte si leggono rispettivamente le targhe; RADIOLOGIA - BIOLOGIA GENERALE - VI VAIO. Su ogni porta una lampada colorata rossa o verde. Lo studio ricco, di buon gusto: il tavolo di Varenghi, poltrone, scaffali di libri, quadri, tappeti, fiori, divani, eccetera. Davanti al tavolo due poltroncine.

(Al levarsi del sipario lo studio buio. Illuminati invece sono, dal di dentro, il gabinetto scintillante di luce e d'acciai cromati e il laboratorio del quale si vedono le tre porte sul corridoio, una con lampadina rossa, due con lampadina verde. Nel gabinetto una paziente, sdraiata sul tettino sanitario mentre Varenghi le ascolta il cuore. La paziente, una donna sui trent'anni, dall'aria di persona ricca e viziata, parta con un poco d'affettazione. I suoi modi sono allo stesso tempo carezzevoli e prepotenti. Varenghi un uomo di cinquantacinque anni, di taglia media, di modi corretti, di voce leggermente ironica; tutto sommato, si indovina in lui la presenza di una latente amarezza dominata dalla ragione. La paziente completamente vestita. Varenghi, dopo averle aperto convenientemente la camicetta, le ha applicato lo stetoscopio sul petto).

La Paziente - Sente professore? Scricchiola.

Varenghi - Stia tranquilla, signora. (Continua ad ascoltare).

La Paziente - II dottor Valentini mi ha detto... Varenghi (interrompendola) Me lo dir pi tardi. (Tenta di continuare ad ascoltare).

La Paziente - (insistente) No, scusi professore, ma devo dirglielo subito... (Varenghi si solleva scoraggiato e guarda 'la paziente come a dirle che, ebbene, parli. La paziente si siede sul tettuccio sul quale si trova anche la sua borsetta, dalla borsetta trae un pacchetto di sigarette, ne offre una a Varenghi che la rifiuta con benevolenza paterna) II dottor Valentini mi ha detto; Con questo cuore e con quello che c' sotto, non si mettono al mondo figli . (Si porta alle labbra una sigaretta mentre Varenghi continua a fissarla ironicamente) M'ha detto; E' il cuore che partorisce, la fatica tutta sua . (Cerca nella borsetta i fiammiferi, non li trova) Ha un fiammifero, professore?

Varenghi - (con pazienza) Mi dia la sigaretta. (Prende la sigaretta, la spezza in due, la getta) Non ha mica torto il suo dottor Valentini; il cuore che partorisce... (con cortesia e decisione sospingendo la paziente che lo guarda meravigliata, la obbliga a coricarsi di nuovo e le riapplica lo stetoscopio al petto) ...ma anche il cervello. Non vorrei che anche il cervello le scricchiolasse. (Sorride bonario).

La Paziente - (sgomenta, ma con mondanit) Ma com' cattivo lei! Io non oso pi profferire verbo. (Varenghi le ascolta il cuore a lungo, quindi si solleva e si dirige a un armadietto chirurgico dal quale trae il misuratore della pressione. Mentre lo prepara, parla).

Varenghi - Del resto un figlio nasce per cos dire da tutti gli organi della madre; dal cuore, dal cervello, dai polmoni, dal fegato, dai reni e cos via. Insomma, nasce dalla madre tutta intera.

La Paziente - Ma appunto, se una parte della madre tutta intera, come dice lei, malata...

Varenghi - (interrompendola e avvicinandosi al lettino) Vuole togliersi la camicetta, per cortesia? (La paziente si toglie la camicetta continuando a parlare, mentre Varenghi le applica al braccio l'apparecchio misuratore della pressione).

La Paziente - ... insomma se la madre cos malata che la nascita del figlio vuoi dire la sua morte...

Varenghi - (interrompendola ancora) Ecco, ora stia tranquilla... e guardiamo la pressione. (Pompa l'aria nell'apparecchio misuratore e viene via via leggendone le indicazioni).

La Paziente - (con petulanza) Centoquaranta, vero professore? (Affrettandosi) Almeno cos mi ha detto il dottor Valentini.

Varenghi - (interrompendola come sopra, mentre si alza e va a posare l'apparecchio) La pressione va abbastanza bene, come del resto avevamo gi veduto. E adesso si spogli, per cortesia. (Si siede un attimo a un piccolo scrittoio e prende appunti, mentre la paziente, scesa dal tettuccio, si toglie il vestito. Non appena la paziente ha cominciato a spogliarsi, la luce del gabinetto si spegne mentre s'accende la luce nel laboratorio, di maniera che il gabinetto cancellato dalla scena sulla quale ora appare solamente il laboratorio. Contemporaneamente allo spegnersi della luce nel gabinetto, si ode lo squillo reiterato d'un telefono. Dalla porta della radiologia , nel laboratorio, esce sul corridoio Anna Maria e viene verso la porta che immette nello studio. E' una ragazza sui ventisette anni, alta, forte, forse con qualche durezza, ma simpatica. Veste un camice bianco come un medico. D'essa si nota subito l'impianto fisico che appare eccezionale, quasi atletico, senza tuttavia nuocere a una certa solida bellezza. Mentre essa apre ia porta che immette nello studio, si spengono le luci del laboratorio che scompare e si accendono le luci dello studio che rimane in scena, solo. Anna Maria va al telefono).

Anna Maria - (al telefono) S... s... Come? Ah, Rosier, con l'erre, Edmond Rosier... della rivista Annales de Biologie (Prende appunti su un foglio, mentre ascolta)... S, l'ho scritto. (Ascolta) In questo momento il professore Varenghi sta visitando... (Ascolta) Domani, ma non qui... Questa la sua clinica privata... Come?... S, anche l'abitazione in questo palazzo... e anche il laboratorio, s... No, non possibile, il professore preferisce ricevere i colleghi all'universit... Domattina, dalle undici alle dodici... (Ascolta ancora e sbuffa, un attimo, come perdendo la pazienza) No, sono la segretaria... (Si apre la porta del laboratorio e compare il dottor Boncini in camice bianco. E' un uomo sui quarantacinque anni, grassoccio, simpatico. Anna Maria vedendo Boncini) Un momento... (Chiude con una mono il microfono e parla a Boncini) E' un certo dottor Rosier dell'universit di Montpelier, per il professore, ci vuole parlare lei? (Boncini fa cenno di no, gestendo energicamente con la testa e con la mano. Anna Maria d nuovo al telefono) Prima di andare all'universit telefoni per sicurezza se il professore pu riceverla. Buona-sera (Posa il microfono) Uff!

Boncini - Perch mi vuole far parlare con questa gente? Lo sa che sono in partenza. Fra qualche giorno per me questa clinica non esiste pi. (Sorride con simpatia) Per sei mesi. (Cortese) Cosa voleva quel tipo? Anna Maria - (china a scrivere qualche cosa su un grosso fascicolo) Una voce che rompeva i timpani. Domandava di vedere personalmente gli ultimi risultati delle esperienze del professore.

Boncini - (indicando la porta del gabinetto) Sta ancora visitando? Anna Maria - (scrivendo) S, dottore.

Boncini - (le indica la porta dell'anticamera) C' altra gente di l? (Anna Maria accenna di no, con la testa, mentre continua a scrivere sul fascicolo sul quale s' di nuovo chinata) Allora quando libero, mi chiami, per favore. (Esce dalla porta del laboratorio).

Anna Maria - (continua a scrivere) Va bene. (Squilla il telefono ed essa risponde) S. Buo-nasera, signora... No, sta ancora visitando... Credo sia l'ultima, per oggi... Gli dir di chiamarla subito, non dubiti. (Con accento fermo e serio) S, signora, non cambiato assolutamente nulla. Buonasera. (Posa il microfono e continua a scrivere. Un attimo dopo, sulla porta del gabinetto appare Varenghi che ha finito la sua visita. Anna Maria smette di scrivere, un poco turbata) Ha telefonato sua moglie proprio adesso, professore. Ha detto di chiamarla subito. (Varenghi si avvia allo scrittoio, annuisce con la testa) Poi ha telefonato...

Varenghi - (siede allo scrittoio e vede il fascicolo. Interrompe Anna Maria) E che cos' questo? (Una pausa) Ah, la sua famosa tesi di laurea!

Anna Maria - (confusa) Lei mi aveva detto che ci avrebbe dato un'occhiata, e siccome devo presentarla fra una settimana, mi sono fatta coraggio.

Varenghi - Ma certo! (Si passa le dita sugli occhi tormentosamente) E sono molto curioso sa? (Legge il titolo della tesi) Del trasporto della maternit secondo la legge Varenghi ... (Con bonomia, ma anche con un certo sarcasmo) Guardi che non c' niente di pi pericoloso che l'entusiasmo per i fatti puramente sperimentali... Comunque, ora di sbrigarsi a prenderla questa benedetta laurea, qui c' bisogno d'un aiuto, d'urgenza. Lo sa che il dottor Boncini se ne va per sei mesi a raccontare i nostri esperimenti ai medici del corso di biologia di Chicago? (Sfoglia la tesi).

Anna Maria - E' stato qui ora, me l'ha detto. Vorrebbe vederla.

Varenghi - (cambiando discorso di proposito, ma continuando a sfogliare il fascicolo della tesi) Dunque diceva che ha telefonato...

Anna Maria - Sua moglie, che deve...

Varenghi - (interrompendola) Bene e poi?

Anna Maria - Ha chiamato un certo dottor... dottor... un francese, (indicando un foglio sullo scrittoio) ecco lei trova l tutti gli appunti. (Si apre la porta del gabinetto ed entra la paziente che s rivestita. Varenghi si alza e, andandole incontro, congeda Anna Maria).

Varenghi - (ad Anna Maria) Avverta il dottor Boncini che appena sono libero lo chiamo io direttamente. (Anna Maria esce dalla porta del laboratorio, mentre Varenghi fa cortesemente cenno alla paziente di sedersi davanti al suo tavolo. A sua volta egli si siede prendendo dal tavolo un astuccio con delle sigarette e offrendolo aperto alla paziente. La paziente prende una sigaretta che Varenghi s affretta ad accenderle).

La Paziente - (sorridendo) Grazie. Dunque non mi fa male fumare?

Varenghi - Le fa malissimo.

La Paziente - E allora perch mi offre una sigaretta?

Varenghi - (leggendo i suoi appunti e annotandoli) E' in cambio della sigaretta che le ho tolto poc'anzi. Si tratta di una restituzione.

La Paziente - Ma debbo o non debbo fumare?

Varenghi - Non deve, glie l'ho gi detto. Ma lei che deve non volere, io non posso darle che un consiglio.

La Paziente - Grazie. Vuoi dire che...

Varenghi - Vuole dire che lei libera di avvelenarsi, sempre che sappia con chiarezza che si sta avvelenando.

La Paziente - (schiaccia la sigaretta nel posacenere. Con mondanit) Senta, lei sar un grande scienziato, ma come uomo di mondo, se posso permettermi una piccola osservazione, un pochino brutale, direi.

Varenghi - Ebbene, malgrado la mia brutalit, posso darle una buona notizia.

La Paziente - (precipitosa) Non ho niente!

Varenghi - No, lei ha, invece. E prima di tutto ha la possibilit di essere madre. Non ha niente cio che impedisca a suo figlio di nascere fra sette mesi al massimo.

La Paziente - (scoraggiata) II figlio, s, e ne ringrazio il Cielo. Ma io, non ho niente, io, professore?

Varenghi - Ecco, cara signora: lei non ha niente che obblighi - mi intenda bene - che obblighi il medico a interrompere la sua maternit.

La Paziente - (con stizza, con angoscia) Professore, lei sa che io sono venuta solo a chiederle se sono malata come dicono; e se questa malattia, nel caso, mi permette di mettere al mondo un figlio senza (esita)... s, senza il pericolo di morire, ecco.

Varenghi - Si calmi, si calmi, mia cara. Le difficolt che hanno trovato altri medici, per me non esistono. Interrompere un simile processo sarebbe un atto illecito.

La Paziente - Badi, professore, su cinque medici che mi hanno visitato, quattro hanno sostenuto che necessario, invece.

Varenghi - Mia cara signora, fossero anche cento, essendo convinto del contrario, io continuerei ad oppormi, da solo.

La Paziente - (perdendo la calma) Ma sono o non sono malata?

Varenghi - Lei una malata che avr un figlio sano. (Sorride incoraggiante, ora) E forse il figlio ridar la salute alla madre. (Si alza porgendo alla signora un plico) Qui ci sono le sue radiografie, le sue analisi e il resto. (La paziente prende la busta e s alza a sua volta, mentre squilla il telefono. Varenghi alla paziente) Permette? (Al telefono) Pronto?... Ah, sei tu?... S, puoi restare un attimo all'apparecchio? (Depone il microfono sullo scrittoio e suona un campanello. Alla paziente) Si curi con fiducia e... amore. E si tolga di mente lo spettro della scienza e (sorride) degli scienziati. (Accompagna la paziente verso la porta).

La Paziente - E' proprio lei a parlare cos! Lei che si diverte a cambiare sesso alle rane e a fare nascere salamandre senza l'intervento del padre... (Con civetteria) Radio e giornali sono pieni delle sue mostruosit , sa...

Varenghi - (distratto) Lei non una rana, non una rana, cara signora.

La Paziente - Una rana?

Varenghi - (riprendendosi) No, dicevo, una cosa l'uomo, altra la rana. (Le porge la mano).

La Paziente - (fra lo stupore e il sorriso) Voglio ben credere. (Stringe la mano di Varenghi. Dalla porta del laboratorio, compare Anna Maria. Varenghi si inchina alla paziente che accompagnata da Anna Maria esce dalla porta di sinistra; quindi va al telefono. Appare stanco, si siede allo scrittoio abbandonandosi allo schienale della poltrona, indietro, come a cercare di distendere, con il corpo, i nervi).

Varenghi - Pronto? ... Scusami, cara. Sai che a quest'ora ho ancora visite... S, effettivamente sono un po' stanco... No, non adesso, se non ti dispiace. Purtroppo ho ancora da fare almeno per un'oretta... (Sorride con gentilezza) Ma non sar una cosa cos urgente, no? Fra un'ora salgo su io... Ciao, cara, e soprattutto non agitarti. (Posa il microfono e si passa ripetutamente le dita sugli occhi, mentre sulla porta del laboratorio ricompare Anna Marta).

Varenghi - Lei ancora qui? (Guarda l'orologio) Per me, libera.

Anna Maria - Rimango ancora, professore. Devo fare l'inventario di tutto il materiale del laboratorio. Il dottor Boncini vuole che sia pronto prima della sua partenza. Ci sar da lavorare giorno e notte.

Varenghi - Come crede.

Anna Maria - (mettendo un altro plico sullo scrittoio) Qui c' la relazione della supe-riora a proposito delle infermiere... (Riprendendo il plico) Ma questa, se vuole, posso studiarmela io e poi riferirle.

Varenghi - Ma lei s vuole proprio ammazzare di lavoro!

Anna Maria - (sorridendo) Non sono una persona che si stanca cos facilmente, professore. (Entra, dalla porta del laboratorio, Boncini; reca alcune radiografie e un grosso fascio di carte, riviste, giornali e simili).

Boncini - Si pu? (Ad Anna Maria che attende, in piedi) Lei aspetta per l'inventario, vero? Vada avanti e cominci, per favore, verr subito. (Anna Maria esce dalla porta del laboratorio).

Varenghi - Non potevi rimandare? Deve essere stanca morta.

Boncini - Ma se lei che mi prega di farla lavorare anche fuori orario! Dovremmo assumerne un'altra e lei mi dice che non c' bisogno, che pu lavorare la sera anche fino all'una di notte figurati, che forte, che ha salute da vendere.

Varenghi - Per essere forte(ride) un campione da mostra zootecnica! Ma, dopo tutto, sempre una donna.

Boncini - La verit che ha bisogno di arrotondare il salario con gli straordinari. Ha una madre malata, al paese, e due fratelli minori sulle spalle. Una vita dura che, come sai, le ha quasi compromesso l'universit, mandandogliela alle calende greche.

Varenghi - (mostrandogli il fascicolo della tesi di Anna Maria) Ecco qua, questa la sua tesi. (Boncini annuisce con la testa come a dire che al corrente e ne molto lieto per giunta) Avremo presto una nuova collega. A proposito, hai fissato il giorno della partenza?

Boncini - Fra due settimane precise. E ti dir che via via che la data si avvicina mi sento un certo fastidio, dentro... Mi secca lasciarti solo contro questi sciagurati. (Mostra il fascio di carte che ha in mano).

Varenghi - La solita razione di insulti?

Boncini - Questa volta c' qualcosa di pi. La facolt medica di Montpelier ha montato un vero e proprio processo alla... (cerca con l'occhio una frase sfogliando fra le carte)... alla... ah, ecco qui: La scienza dello scandalo e lo scandalo nella scienza . (Si siede e accende una sigaretta).

Varenghi - Non mi sembra una espressione molto originale.

Boncini - E' una specie di crociata totale contro le tue teorie, ma soprattutto contro i tuoi ultimi esperimenti. Vorrebbero nientedimeno richiedere la tua espulsione - e in sottordine la mia - dai ruoli accademici.

Varenghi - Divertente.

Boncini - Si parla perfino di una eventuale denuncia all'autorit giudiziaria per pratiche illecite. (Sfoglia una rivista) Scusa, non voglio affliggerti con la lettura di questo brodo, ma senti solo questa frase; La legge dei limiti, oltre che la conoscenza in generale, deve reggere la scienza in particolare... .

Varenghi - Vecchie storie. E poi?

Boncini - Vuoi che continui? La scienza tale entro certi limiti morali, al di fuori d'essi, scandalo e mistificazione .

Varenghi - Ma che modo di esprimersi da analfabeti!

Boncini - (continuando a leggere) Come tutti i fenomeni, nessuno escluso, anche la scienza pu subire processi degenerativi... .

Varenghi - Ma che significa, poi?

Boncini - (ridendo) Un momento! (Battendo la mano sulla pagina) Ora te lo dice lui. (Legge) II professor Varenghi afferma che se dall'accoppiamento di un essere umano con un cane si potesse ottenere in laboratorio - sia pure con particolari cautele - un prodotto, il figlio, poniamo, di una cagna e di un uomo, sarebbe necessario tentare l'esperimento... .

Varenghi - (irritandosi) Dimenticano di dire che una ipotesi per assurdo, stabilita appunto come valida solo sulla base dell'assurdo. (Ride di gusto) L'uomo-cane e il cane-uomo! Il licantropo anche fisiologicamente! Sarebbe una grande conquista della biologia, va l! (Ride ancora).

Boncini - Loro sono di parere diverso. (Legge) Eccoci fuori dei limiti della scienza e nel campo tipico della degenerazione. Gli animali femmine che Varenghi fa nascere senza l'intervento del maschio, per partenogenesi, sono scienza. Ma la ventilata possibilit di una partenogenesi per la razza umana degenerazione ...

Varenghi - Idioti! Non hanno capito niente!

Boncini - S, ma loro sostengono che solo indirizzare la ricerca in questo senso gi degenerazione in s. E non finita, senti qua; (legge) Il trapianto d'un embrione bovino dall'utero della mucca che lo ha concepito all'utero d'una mucca vergine che ha il compito di portarlo, maturarlo e partorirlo senza esserne la madre, scienza. Ma lo stesso trapianto che il Varenghi afferma perfettamente possibile nella " femmina umana " degenerazione .

Varenghi - (agitandosi) E' possibile, certo. Ma nessuno vuole farlo. Uff! In sostanza che cosa vogliono?

Boncini - Te l'ho detto: devi essere messo sotto inchiesta. (Ride) E c' una risoluzione della facolt di Montpelier che chiede firme a tutti i biologi d'Europa per protestare.

Varenghi - (interrompendolo) Ah, se per le firme, possiamo stare tranquilli! Purtroppo ora cominciano a mandare anche degli inviati speciali. (Prende l'appunto di Anna Maria e lo scorre con gli occhi) Per esempio a proposito di Montpelier c' un dottor Rosier che vuole intervistarmi, non solo, ma ci chiede i risultati dei nostri ultimi esperimenti per pubblicarli nella rivista che poi ci da dei degenerati.

Boncini - (ironico) Stupidi, ma documentati! Ma chiaro che se in laboratorio abbiamo ottenuto degli animali femmina figlie di sole madri, senza l'intervento dei padri, non significa mica che le donne debbano farsi i figli per conto loro, comprando soluzioni alcaline in farmacia, e rinunciando all'amore.

Varenghi - L'errore classico del nostro secolo quello che la scienza sia un mezzo per il fine vita e - quel ch' peggio - vita sociale. La vita non deve mai comportarsi come la scienza e gli uomini non devono mai comportarsi come scienziati. Il fatto che in un laboratorio scientifico si metta a nudo il cuore d'un gatto vivo, non obbliga i cittadini di Montpelier a mettere a nudo i cuori delle loro mogli.

Boncini - (ridendo) Per, per. Mettere a nudo il cuore vivo delle mogli potrebbe dare un certo vantaggio ai mariti, qualche volta.

Varenghi - Uno degli aspetti pi idioti della nostra epoca proprio la volgarizzazione della scienza, la spiegazione della scienza ai profani, la razione di scienza a stornaci incapaci di digerirla e assimilarla per quello che . (Squilla d nuovo il telefono e Varenghi continua a ignorarlo) La fissione dell'atomo spiegata ai sarti, agli spazzini, agli esattori delle imposte e simili; o la determinazione del sesso del feto, o (squilla il telefono ancora, invano) o... (Squilla il telefono ancora una volta e Varenghi sembra meravigliato di quel suono) ...Ma che cos' questo rumore?

Boncini - (ridendo) Ma il telefono!

Varenghi - (prendendo il microfono, distratto) Un momento, un momento, per favore! (Rimette gi il microfono) Dicevo che non c' niente di pi idiota di quello che si fa oggi rendendo pi o meno pubblica la scienza e riducendola sul marciapiede a un fatto di mezza tacca. Insom-ma questo spodestare la scienza dal segreto del laboratorio, alla rivista illustrata come l'oroscopo della settimana. (Squilla ancora il telefono).

Boncini - (prendendo il microfono decisamente, con un sorriso) Be', questa volta rispondo io, se permetti. (Al microfono) Pronto? No, sono Boncini... Ah, buonasera, signora... S, qui, glie lo passo subito... (Chiudendo il microfono con la mono) E' tua moglie. (Sorride e alzandosi porge il microfono a Varenghi che lo prende. Quindi si avvia verso la porta del laboratorio e agitando le carte che ha ripreso dallo scrittoio) Allora a questi non si risponde niente... no?

Varenghi - (scuotendo la testa in senso negativo) E quanto a Montpelier, riviste, inchieste, interviste e altri strazi di questo tipo, chiuso, definitivamente.

Boncini - (apre la porta che conduce al laboratorio, ma prima di uscire parla ancora indicando lo scrittoio) L ti ho lasciato le radiografie di questa mattina; quanto alle novit della clinica, niente di notevole. Del resto io ci sar fino a tardi. A domani, ciao. (Esce).

Varenghi - (al telefono) Pronto? Pronto? ... Uff! Ora se n' andata. Pronto? (Mette gi il microfono e forma il numero del telefono della moglie) Pronto, pronto... s, sono io, mi chiami la signora... E' venuta gi? (Contrariato) Be', va bene. (Chiude il telefono e rimane seduto con la testa appoggiata alla palma della mano; resta cos un attimo, quindi prende qualcuna delle riviste lasciategli da Boncini e la scorre mormorando) Ma che razza di cretini. (Appare irrequieto, si alza, prende una radiografia dal tavolo e va a esaminarla all'apparecchio di trasparenza. Dalla porta della parete di sinistra entra Beatrice, sua moglie. E' una bella donna elegante, magra, molto pallida, sui trentacinque anni. Veste con semplicit, ma sull'abito nero da passeggio indossa una giacca di pelliccia come avesse molto freddo anche in casa).

Beatrice - (entrando) Si pu? Sono io. Perdonami se non ho avuto la pazienza di aspettarti di sopra, ma il telefono mi ha veramente... Rispondi e non rispondi, cominci a parlare e non finisci...

Varenghi - (continuando a esaminare la radiografia, ma molto gentile) Non preoccuparti, cara. Sai che sei sempre la benvenuta.

Beatrice - (con un poco di precipitazione) Sono cos agitata. E' da stamattina che desidero vederti un attimo; e non ci riesco. (Sorridendo, guarda il tavolo come a cercarvi un motivo che la tolga d'impaccio) Ma che disordine su questo tavolo! Posso mettere un po' a posto o ti da ai nervi?

Varenghi - Ma anzi, mi fai un regalo.

Beatrice - (facendo ordine sul tavolo automaticamente, senza impegno, mentre Varenghi via via infila le radiografie entro grandi buste nere che ripone in uno scaffale) Dovresti assumermi come segretaria privata con il solo compenso di poterti vedere senza prima dovermi annunciare per telefono. (Improvvisamente si porta una mano a coprirsi gli occhi come avesse un capogiro) Dio mio!

Varenghi - (senza avvicinarlesi) Non ti senti bene? Siedi.

Beatrice - (riprendendosi, senza sedersi) Non mi sento bene, lo sai.

Varenghi - (le si avvicina, la prende gentilmente sotto il braccio) Andiamo su, a casa, usciamo da questo ridicolo cantiere.

Beatrice - (resistendo e liberandosi con dolcezza ma fermamente dalla mano del marito) No, proprio qui che debbo parlarti, nel ridicolo cantiere , come lo chiami, che , invece, la ragione della tua vita. Lo sai che non sono venuta a parlare al marito, ma al medico e allo scienziato.

Varenghi - (reprimendo un moto di fastidio) T'ho detto cento volte che usate cos le parole medico, scienziato eccetera mi fanno un po' ridere; scusami sai, ma dette da te poi, mi provocano una autentica ilarit.

Beatrice - Lo so, ma io sono venuta a parlare precisamente a quei due personaggi che ti fanno tanto ridere, disgraziatamente. (Si siede su una poltrona).

Varenghi - Ma ne abbiamo gi tanto parlato. E per che cosa? Giusto mezz'ora fa ho dovuto convincere una donna nelle tue condizioni che interrompere una gravidanza senza...

Beatrice - (lo interrompe, scattando) Ma non questo, non questo! Io sono venuta a chiederti di salvare dalla condanna madre e figlio, prima che sia tardi.

Varenghi - (interrompendola a sua volta con fermezza) Ti ripeto per la centesima volta quel che ti sto dicendo da una settimana: non c' bisogno di nessuna opera di salvataggio. Fra nove mesi il nostro bambino nascer senza nessun pericolo n per la sua vita, n per la tua. Non sei stata da Rimondi, del resto? Non ti ha confermato lui stesso, ordinario di ginecologia all'universit - dal momento che non ti fidavi di tuo marito - che uscirai dal parto viva, vivis-sima, con un figlio vivo, vivissimo?

Beatrice - Lui mi ha confermato quello che tu mi hai gi detto; che da questa prova io uscir viva, s, ma minata per la vita e che lui, il bambino, nascer malato, vivr una stentata breve vita da malato e morir come un malato.

Varenghi - (tentando di interromperla) Un bel medico. Incoraggiante.

Beatrice - (rifiutando l'interruzione decisamente) Mi ha detto esattamente quello che mi hai detto tu un giorno, tanti anni fa, ricordi? Ricordi quando mi hai voluto spiegare la ragione per cui non dovevamo avere figli?

Varenghi - (cercando ancora di interrompere la moglie) S, ricordo, mia cara. Ed cos penoso ed inutile... (Avvicinandosi e invitandola a uscire con lui) Su, andiamocene via...

Beatrice - (con forza) No, restiamo, invece. Siedi, ti prego. (Gli indica la sedia dietro lo scrittoio, si alza e va a sedersi a sua volta davanti alto scrittoio, come una cliente) Concedimi l'onore d'essere una volta tanto una tua cliente. (Varenghi siede al tavolo di malavoglia, ma con cortesia rassegnata) Ricordi cosa mi dicesti? Io lo ricordo a memoria. Esistono alcuni rari casi nei quali la maternit simile a una lenta irrimediabile infezione, per la quale la madre contagia per la vita il figlio e il figlio la madre . Mi dicesti; Tu sei uno di questi casi.

Varenghi - (evasivo) Sono passati molti anni da quelle parole.

Beatrice - S, ma ti ricordi anche quante volte, in seguito, ti ho domandato se con gli anni le cose non fossero cambiate. Non dovrei dirlo, forse, perch sono cose che non si dicono, ma ti ricordi, dimmi, ti ricordi che qualche volta ti ho scongiurato di tentare ? Perch non credevo alla infallibilit della scienza, e senza una prova pratica mi pareva vile accettare in teoria una condanna cos triste...

Varenghi - (irritato) Ma io mi domando a che scopo rinvangare...

Beatrice - (insistendo con accanimento) Mi rispondesti che era un caso nel quale non esistono cambiamenti e semmai il tempo non fa che peggiorare certe predisposizioni. Dicesti addirittura che se, per caso dannato, ci si fosse dovuto presentare il fatto compiuto di una gravidanza, non c'era che da augurarci che il parto eliminasse il bambino.

Varenghi - (con vivacit) II parto! La natura. Nessun intervento artificiale. E poi a che serve tutto ci, ora? N io, n tu siamo responsabili di quel ch' accaduto. Ora non c' che da comportarsi con dignit.

Beatrice - (amara) Con dignit? Ma che significa?

Varenghi - Che affronteremo la realt.

Beatrice - Quando lui sar definitivamente spacciato? Quando io sar un povero rottame?

Varenghi - Non saresti un poco vile, per caso?

Beatrice - Vile, che discorsi! Se la mia morte potesse dare inizio a una nuova vita vera, non inferiore a quella di altre nuove vite, morirei volentieri, malgrado questa mia apparenza di egoista, tu lo sai. Ma sai che non cos. Sai che la mia morte non cambierebbe nulla nella salute del bambino, non solo, ma che io non morir - me l'hai confermato or ora - e fra nove mesi, come tu dici, avrai sotto gli occhi due creature spregevoli, due vermi, madre e figlio.

Varenghi - (riscuotendosi) Ebbene, allora, mia cara, gelidamente, obbiettivamente, fermamente, devo dirti che con tutta la pena che so di darti e che so di darmi - pi grande di quello che immagini, forse - io non interverr in nessun modo , per la semplice ragione che nulla mi autorizza a troncare quella vita anche se essa , come , irrimediabilmente tarata.

Beatrice - (accendendosi) Ma non questo! Tu che oltre il medico sei il biologo...

Varenghi - (scattando) Uff, con questa biologia! Proprio perch sono come tu dici il biologo oltre che il medico mi oppongo con tutte le mie forze! E' precisamente questa maledetta biologia che mi ha insegnato il valore assoluto d'un puro e semplice filamento di vita. Questo figlio di cui parli con tanto orrore...

Beatrice - (correggendolo) ... amore...

Varenghi - ... questo figlio un brano di vita, la vita gi (indica il ventre della moglie) l dentro, il contrario della materia inerte. Quanto alla condanna che lo attende, ecco, precisamente nella mia veste di medico e di uomo di scienza, non posso dirti altro che unisco le mie lacrime di padre alle tue di madre, ma non ci posso far niente. E' doloroso quello che dico, lo so, ma non sarei neanche capace di trovare degli eufemismi.

Beatrice - (supplichevole) Ma non capisci che tu hai la possibilit di salvare, ripeto salvare nel pi pieno significato della parola, tua moglie e tuo figlio?

Varenghi - (a disagio, cercando di interrompere la moglie) Mia cara, ti esalti cos penosamente...

Beatrice - No, non mi esalto, non parlarmi cos. (Con passione) Non mi parlavi cos quando mi confidavi le tue speranze per quello che chiamavi il tentativo pi serio della tua vita. (Piena di timidezza si interrompe nella speranza che il marito la intenda senza obbligarla a parlare in tutte lettere di un argomento difficile) Mi capisci, adesso? Capisci che cosa voglio dire?

Varenghi - (con cattiva volont e con una buona dose di malumore) Ma cosa vuoi che capisca! E' cos poco divertente questa mescolanza dei tuoi sentimenti col mio lavoro.

Beatrice - (interrompendolo) S, oggi poco divertente, forse. Ma allora... (Decisa a parlare senza pi pudori, quasi con violenza) La sera che mi annunciasti, sorridendo finalmente, felice finalmente, la sera che mi annunciasti che il figlio di laboratorio era una realt definitiva, questo almeno te lo ricordi?

Varenghi - (allarmandosi) Dove vuoi arrivare, dimmi.

Beatrice - (fredda) Voglio arrivare a questo: che di quella realt definitiva che abbiamo bisogno oggi. Non pi per il laboratorio, non pi per la biblioteca, ma per noi, ecco. (Appare come se si fosse liberata d'un grande peso).

Varenghi - (conte parlando a se stesso, incredulo) Questo puro delirio.

Beatrice - Guarda che non mi scoraggerai.

Varenghi - Ma davvero saresti capace di ammettere che io trasportassi l'embrione di nostro figlio dal tuo corpo di madre in quello d'una altra donna che lo portasse e lo partorisse per tuo conto? (Alzandosi di scatto) Ma pazzesco! (Prende a camminare per la stanza).

Beatrice - Perch pazzesco? E' l'unica via di salvezza.

Varenghi - Di perdizione, vuoi dire.

Beatrice - Di salvezza. Lo sappiamo tutti, lo sanno i tuoi discepoli, lo sanno perfino i tuoi avversari. Non vorrai rinnegare te stesso, ora, no?

Varenghi - Ma semplicemente mostruoso!

Beatrice - E' mostruoso o prodigioso ora potere salvare tua moglie e tuo figlio?

Varenghi - (portandosi le mani aperte alle orecchie ) Aaah che discorsi!

Beatrice - Allora riconosceresti di non essere stato che una specie di diabolico prestigiatore come ti hanno chiamato i cretini ... S, essi erano per te semplicemente dei cretini fino a questo momento.

Varemghi - Abbi pazienza. Praticamente tu chiedi a me di ridurre tre creature umane: te, l'altra e me al trattamento di pure e semplici bestie.

Beatrice - Ma che bestie! E poi due, non tre; si tratta di me e d'un'altra donna. Sbagli il conto.

Varenghi - Sbaglio il conto, hai ragione; quattro. Perch bisogna metterci anche il figlio, il quale si troverebbe poi nella magnifica condizione di essere il prodotto di due madri, tu la madre d'amore e l'altra, la madre, come dire? di fatica. Ma come pu esserti saltato in testa!

Beatrice - (quasi sollecitando l'atmosfera del dramma) Ho riletto tutto sai? Ho ristudiato tutto! (Si alza, va a uno scaffale, ne prende con sicurezza un volume, lo apre senza esitazione alla pagina che le interessa) In queste pagine hai dimostrato che (legge) il figlio portato e partorito da una gestante " di trasporto " per conto della madre fisiologica non muta in nulla le sue caratteristiche genetiche che rimangono quelle fondamentali dei genitori ... (Sfoglia il libro; legge) La gestante portante serve solamente a fornire alla vita uterina del feto un ambiente asettico, privo di tossine, fortemente tonico, capace di un potere nutritivo altissimo ... eccetera. (Sfoglia una pagina, legge) Nel caso d'una madre malata e debole come trasportare il figlio da una stanza infetta, priva d'aria, malsana, in una stanza ariosa, limpida, pura... (Sfoglia il libro) Ecco, ecco... (legge) Gli esperimenti su ogni tipo di mammifero, dal pi semplice al pi complesso, hanno invariabilmente dato risultati positivi, perfetti... .

Varenghi - (interrompendola) Ma ti prego, ti prego! Le tue confusioni mi fanno accapponare la pelle.

Beatrice - Di quali confusioni parli? Sono le I tue parole le mie confusioni? Sono le tue opere? i Non hai scritto che (legge) non motivo di rammarico, per il biologo, che non si possa provare il risultato di queste ricerche con l'esperimento sulla femmina umana, poich l'esperimento non si rende necessario (calcando le parole): esso gi una indistruttibile verit; biologica anche per la razza umana . Dunque tu hai affermato questo davanti all'intero mondo scientifico. Ma perch l'hai fatto, per chi?

Varenghi - (con sarcasmo) Non l'ho fatto certo a per noi, per mutare la mia casa in laboratorio sperimentale e il mio laboratorio sperimentale, ch' peggio, nella mia casa.

Beatrice - (testarda) Quante inutili complicazioni!

Varenghi - (cercando d'essere persuasivo) La scienza ottiene un figlio forte e sano da una. mucca nella quale sia stato trasportato l'emozione di un'altra mucca, d'accordo. Ma chi entra poi nella testa del vitello che ne viene fuori? (Come fra s) E' difficile, fra l'altro, parlare a dei profani, bisogna ricorrere a un linguaggio elementare... Insomma, che cosa sarebbe avvenuto dentro la testa di quel vitello se il vitello ; avesse avuto quello che noi chiamiamo lo spirito? La bestia al biologo offre sempre un esperimento incompleto nei confronti dell'uomo non altro perch l'uomo ha in pi, lo spirito, come dire? - l'anima. L'esperimento del biologo si ferma dunque all'anima, che non esiste l'animale. (Come parlando a se stesso) Ecco: l'anima pi o meno il confine delle esperienza della biologia sugli animali di laboratorio.

Beatrice - (irremovibile) Non vero. Hai risposto anche a questa obbiezione dei tuoi avversari (Legge dal libro) Nessuna modificazione nessun ordine e natura interviene nella costituzione nervosa e psichica del nato da madre portante. Le modificazioni sono di ordine puramente vegetativo, relative all'ambiente della portatrice .

Varenghi - Ma s, lo so. Come spiegarti, mio Dio? Per questo ho parlato d'anima e non di sistema nervoso, di quel che nelle bestie sembra non esistere. Il porcellino d'India nato dalla portatrice non ci dice sperimentalmente cosa penser un uomo nato dalla portatrice dell'esperimento al quale sapr di essere stato sottoposto. Di pi non ci dice cosa ne penseremo noi, -capisci? - l'anima nostra.

Beatrice - Ma non ti domandi che cosa penserebbe se, nato dalla madre come da una infezione, inetto, minorato, sapesse un giorno che non abbiamo fatto nulla per salvarlo, pure avendone i mezzi? E del resto non sarebbe preferibile che si ponesse il problema se doversi considerare o no il frutto di un esperimento di gabinetto piuttosto che vivere una abbietta vita di malato? Quanto a quello che pensa l'anima nostra, come tu dici, io lo so chiarissimamente: benedico la scienza che mi offre la salvezza del figlio. E tu lo sai altrettanto chiaramente: basta che rilegga le tue opere e rimanga fedele al tuo credo di scienziato.

Varenghi - Tutto il contrario. Precisamente per rimanere fedele al mio credo di scienziato non posso seguirti su questa strada.

Beatrice - (rabbiosa) Ma scusami!... ma scusami. Tu dici che lo scienziato indaga per l'indagine, scopre la verit per la verit e basta. Ma in te c' anche il medico. Il medico che si tenesse la scienza per s come un patrimonio sterile del suo cervello, che medico sarebbe? Non sarebbe qualcosa come un ladro della scienza? Ne avrebbe cio rubato una porzione che terrebbe inerte, immobilizzata.

Varenghi - E' troppo semplice.

Beatrice - (disperata) Ma perch devo umiliarmi fino a questi ragionamenti infantili, con te che sei cos forte! Se hai preoccupazioni di ordine morale come scienziato, ebbene devi averle anche come medico. Te lo figuri Pasteur che avesse tenuto i vaccini solo per le rane e per le cavie, pur sapendo, in astratto come tu dici, che avrebbero agito in senso positivo sulluomo?

Varenghi - (irritatissimo) E' un'altra cosa. Quello che tu mi chiedi muta le radici della vita dell'uomo.

Beatrice - (adirata, con durezza) Trover un medico che metter in pratica le teorie dello scienziato.

Varenghi - (senza astio) Non lo troverai. E anche se lo trovassi, io mi opporrei.

Beatrice - Non ne hai il diritto, il mio corpo mi appartiene.

Varenghi - II tuo, non quello di nostro figlio.

Beatrice - (risoluta) Ebbene, mi ammazzer.

Varenghi - (sorpreso del tono che il dialogo venuto prendendo) Ma che cosa significa questo linguaggio? (Si avvicina a Beatrice, le prende una mano, le si siede vicino) Ci parliamo come due nemici. Come se ci odiassimo, come se ci fossimo sempre odiati. (Beatrice si asciuga le lacrime che le scendono lungo le guance, silenziose, il marito la carezza) Ci avveleniamo, la parola, in un litigio soprattutto inutile, poich, alla fine, dove si potrebbe trovare la famosa donna portatrice, la madre di servizio? La donna disposta a portare per quasi nove mesi nel suo ventre il figlio di un'altra donna, e a metterlo al mondo?

Beatrice - (freddissima) Io l'ho trovata. C'. Ero venuta a dirtelo.

Varenghi - (scattando in piedi) Non vero.

Beatrice - E' vero. Lo giuro.

Varenghi - E perch lo fa? Per quale pazzia?

Beatrice - Non la pazzia. E' il denaro.

Varenghi - (quasi con violenza) Ebbene, non voglio saperne neanche il nome, non voglio vederla, non voglio che essa sfiori neanche l porta della mia casa.

Beatrice - (pallidissima, disperata, si avvia alla porta) Va bene. (Beatrice esce dalla porta dello studio a sinistra. Varenghi si siede allo scrittoio, con la testa fra le mani).

Varenghi - (rabbioso, a se stesso) Perdio... (La porta del laboratorio si apre lentamente e compare Anna Maria, che Varenghi non vede subito, ma che scopre dopo qualche attimo, immobile sulla porta) Lei ancora qui? (Anna Maria non risponde, rimane immobile, fissandolo, mentre egli la contempla a sua volta stupito) Desidera qualche cosa? (Pausa) C' qualcuno che...

Anna Maria - (interrompendolo) S. (Una pausa) C' qualcuno disposto all'esperimento. (Un sorriso enigmatico appare sul suo viso in attesa della risposta di Varenghi).

Varenghi - (a voce bassissima) Lei?

Anna Maria - Io.

Varenghi - (non si muove. Tace per un attimo, quindi addita ad Anna Maria la porta d'uscita dello studio) Esca. (Anna Maria resta un attimo trasognata, quindi lentamente esce mentre cala la tela).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Due sale nell'abitazione del prof. Varenghi. Sono due ambienti di soggiorno, arredati riccamente. Pareti lisce, luci riflesse, mobili antichi, di gran pregio, mescolati a qualche divano e poltrona di stile modernissimo. Nella sala che da sul proscenio molti quadri; in quella retrostante scaffali colmi di libri occupano quasi totalmente le pareti. La prima si direbbe piuttosto la galleria dell'abitazione, la seconda la biblioteca. Ambedue comunque, malgrado quadri e libri, devono avere la leggerezza di salotti. Sulla parete di fondo della sala-biblioteca, un ampio balcone attraverso il quale si vede una grande tenda esterna parasole, di colori gai, quasi balneari. Attraverso tale tenda filtra una luce forte, candida. A piacimento del regista poltrone e divani; in ogni caso un tavolo tondo inglese da qualche parte nella sala del proscenio; e sul tavolo un apparecchio telefonico. La porta della sala di proscenio, sulla parete di destra, contro la finestra ch' sulla parete di sinistra. La comune sulla parete di destra della sala di fondo.

(Al levarsi del sipario la Nuova Governante e la Nuova Cameriera stanno rimuovendo una libreria nella sala-biblioteca, presso il balcone dalla tenda parasole. Esse devono sostituirla con un divano, anch'esso della stessa sala, posto presso una parete. Per spostare la libreria le due donne l'hanno vuotata dei libri che si accumulano tutt'attorno. La Nuova Governante una donna sui cinquant'anni, piccolina, dalle maniere gentili; la Nuova Cameriera una ragazza formosa fra i venti e i venticinque anni, la quale ride forte, con piacere. Ambedue trafficano attorno al mobile che resiste ai loro sforzi e che esse devono sospingere verso il punto ov' il divano).

La Nuova Cameriera - (sospingendo il mobile) Non capisco poi cosa ci guadagni questa stanza con questo spostamento.

La Nuova Governante - (seccata) Pi in l, da quella parte!

La Nuova Cameriera - (spingendo) Uff! (Fermandosi e fingendo di asciugarsi la fronte) Be', un secondo di riposo. (Muove un passo indietro e inciampa in una pila di libri) Non capisco perch dobbiamo fare tutto questo traffico. (Ride ancora).

La Nuova Governante - Non capisco, non capisco! Ma non vedi che al posto della libreria ci va il divano? Sei dura, sai...

La Nuova Cameriera - Ma s, questo l'ho capito! (Una pausa) Ma perch?

La Nuova Governante - Perch la signora deve stare sdraiata vicino alla finestra, all'aria.

La Nuova Cameriera - (con interessamento) E' malata?

La Nuova Governante - E' come se lo fosse. (Fa il gesto che descrive la rotondit del ventre).

La Nuova Cameriera - Non capisco.

La Nuova Governante - Eh, ma tu sei impermeabile, figlia mia! (Una pausa) Aspetta un bambino.

La Nuova Cameriera - Lei la conosce da molto tempo?

La Nuova Governante - L'ho appena veduta mezz'ora fa, quand' arrivata. Io sono stata assunta ieri sera come te, come la cuoca, come l'autista.

La Nuova Cameriera - Gi, siamo tutti nuovi qui. (Ride) E' buffo, no?

La Nuova Governante - E' buffo fino a un certo punto. Il professore ha tenuto chiusa la sua casa tutto il periodo della gravidanza della moglie che stata sempre in montagna. Deve essere un tipo malaticcio.

La Nuova Cameriera - E perch tornata?

La Nuova Governante - Ma tornata a mettere al mondo il figlio, no? (Si interrompe avendo sentito squillare un campanello) Va' a vedere. (La nuova cameriera esce. Rientrer subito introducendo Boncini).

La Nuova Cameriera - (alla nuova governante) II signore ha urgenza di parlare con il professore.

La Nuova Governante - II professore non in casa.

Boncini - (contrariato, guardando l'orologio) Bene, allora me ne vado. Comunque avverta il professore che passato di qui il dottor Boncini.

La Nuova Cameriera - (subito premurosa) Ah, il dottor Boncini! La signora mi ha detto che avrebbe desiderato vederla subito, dottore.

Boncini - La signora? Ma gi qui?

La Nuova Governante - S, signore. E' arrivata giusto mezz'ora fa. Anzi, se permette - (fa cenno alla nuova cameriera di smettere il lavoro e di uscire) vado ad avvertirla. (Alla nuova cameriera) Andiamo. (Esce seguita dalla ragazza. Boncini segue con lo sguardo le due donne, quindi scuote la testa come a significare che non ci capisce niente. Passeggia per la stanza prendendo qualche libro e sfogliandolo distrattamente, accende una sigaretta, si siede su una poltrona della sala-galleria quando finalmente, dalla porta della sala-biblioteca, entra Anna Maria. E' vestita piuttosto semplicemente, con una giacca a campana larga, da donna in stato interessante molto avanzato. Non va direttamente verso Boncini, ma resta un attimo sulla soglia, quasi vergognosa. In complesso piuttosto impacciata, parla con voce lenta e stanca).

Boncini - (vedendo Anna Maria ferma sulla porta, non le va incontro, quasi attendesse da lei un gesto che rompesse l'atmosfera di ritegno) Buongiorno.

Anna Maria - Buongiorno, dottar Boncini. Spero di non avere abusato del suo tempo pregandola di trattenersi un attimo. So che appena rientrato dagli Stati Uniti.

Boncini - Non si preoccupi. Lei piuttosto; ha fatto buon viaggio? (L'impaccio sembra aumentare) II tempo, almeno da quel che si vede qui, deve averla aiutata.

Anna Maria - Mi ha aiutata. (Si avvicina lentamente a Boncini e si siede su una poltrona invitando Boncini a sedersi a sua volta) Sediamoci un attimo, se non le dispiace. Mi avevano avvertito che lei sarebbe venuto a quest'ora.

Boncini - (sedendosi) E' passato molto tempo da quando partii per Chicago.

Anna Maria - Sono passati esattamente otto mesi e tre giorni.

Boncini - La sua famosa memoria di segretaria continua a funzionare perfettamente. (Sorride con sforzo) O si laureata, finalmente?

Anna Maria - No, non mi sono laureata. Sono stata lontana da qui, in montagna.

Boncini - (non riuscendo ancora a vincere l'impaccio della situazione detestabile) Ha pensato qualche volta al nostro laboratorio?

Anna Maria - (decidendosi a rompere il ghiaccio) Veramente il laboratorio me lo sono portato con me, nel mio forzato esilio. Io, tutt'intera, come del resto lei sa, non sono che un laboratorio; anche in questo momento. Sul mio vestito, qui al petto, si potrebbe scrivere; Laboratorio di biologia sperimentale .

Boncini - La trovo piuttosto cambiata, cara signorina... (riprendendosi) cio, cara signora.

Anna Maria - (con durezza) Signorina, signorina! Lei una delle poche persone al mondo che possa chiamarmi signorina in buona fede (si tocca il ventre) malgrado questo. Una ragazza-madre, un paradosso col petto pieno di latte.

Boncini - Via, non esageriamo, ora. Non certo lei la prima signorina che diviene madre, a questo mondo.

Anna Maria - Eccoci dunque entrati nel vivo di un discorso piuttosto spaventevole con la frivolezza con la quale si parlerebbe d'un fatto di moda o di sport.

Boncini - Forse meglio cos.

Anna Maria - S, forse. Ma poi, quello che volevo. Parlare apertamente della mia incredibile avventura con qualcuno. E' per questo che ho voluto vederla subito. Per dividere... l' esperimento con qualcuno che fosse, - come dire? - addetto ai lavori.

Boncini - Non si atteggi a cinica, ora.

Anna Maria - Non mi atteggio a cinica, per carit. II fatto che per mesi e mesi ho seguito questo esperimento da sola. Io. Solissima, di tutto un laboratorio scientifico. Io che ne sono la parte pi piccola, la pi modesta. Io, la signorina unica al mondo, almeno per ora. Poich no, non vero quello che lei dice... che io non sono la prima signorina che diviene madre. Al contrario, io sono la primissima signorina-madre della storia dell'umanit, la prima autentica madre-non-madre della Terra.

Boncini - (interrompendola con vivacit) Ma, scusi! Scusi! se la interrompo. Ma quando lei si offerta di divenire laboratorio, secondo la sua definizione, lei sapeva che cosa sarebbe avvenuto. Che cosa c' di nuovo, oggi, nei confronti di quello che lei gi sapeva? Lei aveva visto - visto , capisce? - con i suoi occhi questi travasi di vita da un recipiente animale a un altro, secondo l'espressione di Varenghi.

Anna Maria - Ebbene?

Boncini - Ebbene, lei lo sapeva che si sarebbe ridotta al ruolo di incubatrice. Lei lo ha veduto nelle esperienze di laboratorio, appunto, su animali vivi e palpitanti. E ora che di sua volont non ha fatto che ripetere sul suo corpo l'esperimento al quale ha assistito cento volte con entusiasmo... cerchi di ricordare il suo grande entusiasmo per gli esperimenti di Varenghi; cerchi di ricordare la sua tesi di laurea - ... ora da che cosa le viene questa profonda amarezza, anzi questa disperazione? Poich non c' dubbio che lei parla con disperazione.

Anna Maria - (additando il suo corpo ancora una volta) Da chi abita qui dentro.

Boncini - II figlio dell'altra?

Anna Maria - No. (Una pausa) Non dal figlio dell'altra. (Una pausa) Dal figlio mio.

Boncini - Dal figlio suo? (Con un leggerissimo tono polemico) Suo come? Perch?

Anna Maria - Mio perch entrato nel mio corpo, come un seme di fiore nella terra; e ora per ora, giorno per giorno, settimana per settimana, mese per mese ha succhiato il mio sangue, ha respirato il mio respiro. Mio perch i miei denti hanno masticato il pane per lui. Perch le mie gambe hanno sorretto il suo peso, al principio leggero come quello d'un uccello, poi sempre pi gravoso, pi brutale perfino. Figlio non dell'altra. Figlio delle profonde nausee di chi lo porta incatenato dentro il corpo, figlio di quell'eterno sapore di svenimento che accompagna chi lo contiene per mesi e mesi, nella vita. Il figlio delle angosce oscure che la notte, mentre quel piccolo cuore batte, si mutano in fiumi di pianto. Il figlio che pesa, ripeto, che si rivolta dentro la madre come una talpa dentro la terra, legato alle vene della madre come un frutto legato a un ramo. Il figlio che gi tira calci qui dentro, al buio, dentro questo calore nel quale si gonfia, si arrotonda, si fabbrica, direi.

Boncini - Ma anche questo lei doveva prevedere.

Anna Maria - (senza esitazione) No, questo il laboratorio non me lo poteva dire... che il figlio di chi lo soffre, di chi se lo sente crescere dentro come un tumore, fatale e dolente allo stesso modo, di chi se lo duole, se si potesse dire, di chi se ne deforma il corpo, appunto, come per una infezione.

Boncini - Be', lasciamo stare l'infezione. Ma, insomma, lei non ha pi creduto all'esperienza scientifica, non appena avvenuto il trapianto.

Anna Maria - Al contrario. C' voluta la vita a dirmi che ogni minuto divenivo un poco pi madre e un poco meno laboratorio; certi odori, certi sapori, certe irritabilit nuove, insomma la sensibilit vagamente nauseata che viene da una vita infilata dentro un'altra, la sensibilit sempre sul punto di scoppiare o in lacrime o nello sforzo di stomaco, per quell'essere divenuto prigione e prigioniero insieme, c' voluto tutto questo a dirmi che l'amore, l'atto amoroso dico, non la maternit. Che l'amore fisico non fa la madre...

Boncini - Ma, scusi... ma allora che cos' che fa la madre?

Anna Maria - (con acredine) Sono convinta che, quando fa l'amore, una donna non ha la pi pallida idea del sentimento di maternit. Sono due cose diverse. Gli uomini non si accoppiano per avere figli. Quando lo fanno non ci devono pensare minimamente. I figli nascono a tradimento, per conto loro, non certo per una volont dei genitori che in questo caso sono veramente irresponsabili, veramente colti alla sprovvista, di sorpresa.

Boncini - Non le sembra di fare un poco di letteratura, ora?

Anna Maria - E' possibile. Ma che cosa significa, poi? La letteratura, dopo tutto, anch'essa un aspetto della vita; e un aspetto fra i pi significativi. Se si pu chiamare letteraria la mia situazione, la situazione della madre-vergine, per intenderci, ebbene io faccio della letteratura. E secondo questa letteratura posso rispondere a lei che se all'inizio di questa avventura non avevo la pi pallida idea della maternit, quando questo figlio verr alla luce, quando questo figlio lo vedr, vivo della mia vita, nutrito delle mie pene, mi sentir madre tutta intera, inguaribile.

Boncini - E invece quello sar forse il momento nel quale la sua maternit non le sembrer pi tale. (Vedendo che Anna Maria vorrebbe protestare) Non dico questo per il semplice gioco di contraddirla, badi bene. E' solo una ipotesi che. avanzo. (Ridendo con compatimento di se stesso) Voglio dire che alla fine di un esperimento che noi ci rendiamo conto che s' trattato di un esperimento, e non di un fenomeno della realt. Insomma quando il bambino sar autonomo, indipendente dall'organismo che lo immette nella vita autonoma, lei si sentir di nuovo come se fosse stata un... un... ecco, usando un'altra espressione di Varenghi, un vaso di vetro a enne gradi di temperatura. In quel momento lei non dovrebbe sentirsi pi madre, credo.

Anna Maria - Non so. Non so come mi sentir in quel momento. Dico di pi: che non lo voglio sapere. Dico che se sapessi che in quel momento potrei sentirmi meno madre di quel che mi sento oggi, fino da oggi mi disprezzerei, mi detesterei. Per ora io attendo quel momento come si attende la conclusione della propria vita, come se si trattasse di vita vera, come se... (Si interrompe, quasi improvvisamente stanca).

Boncini - Come se?

Anna Maria - Ma no! Perch dire queste cose?

Boncini - Ha ragione, perch? Io sono convinto che quando lei vedr quello che oggi sente come suo figlio, si render conto che il figlio di...

Anna Maria - (interrompendolo con veemenza) Mai!

Boncini - E mi lasci finire. Si render conto che il figlio di un altro; altro, dico, maschile. Poich, perbacco, questo figlio del quale stiamo parlando con eguali dosi di sentimentalismo e di cinismo, ha un padre, che l'unica cosa indiscutibile in tutta questa faccenda.

Anna Maria - Ma se quello che volevo dire! Volevo dire che per ora io lo attendo, questo figlio, come se davvero fosse nato dall'amore, come se davvero quella tale scintilla fosse scoppiata nel mio corpo e non vi fosse stata trasportata dalla scienza. (Con durezza) Volevo dire che anche per questo non lo ceder a nessuno, mai, per nessun prezzo.

Boncini - Ma che cosa dice? Lei sa che Varenghi ha una moglie, che questo figlio il prodotto di un matrimonio.

Anna Maria - (mettendosi un dito attraverso la bocca, nel segno del silenzio, lo interrompe con dolcezza, ma con decisione) Ssst! Non parli, dottore. Mi lasci alla mia disperazione cos come sono, in compagnia del mio delirio. La mia sola compagnia in tutti questi mesi stata precisamente il mio delirio. (Boncini si alza e si mette a passeggiare pensieroso per la stanza) Lass, nel piccolo albergo di montagna dove ho vissuto attendendo che l'esperimento maturasse, nella solitudine ove mi ha confinato la irrimediabile gelosia dell'altra, il mio delirio che mi ha consolata e sostenuta. Un delirio nel quale mi sono veduta donna innamorata, e poi sposa felice e infine madre tutta intera. S, un delirio per il quale ho sentito che il padre di questo bambino era mio marito. (Agitandosi improvvisamente) Perch lei si rende conto di che cosa significhi portare dentro il corpo un figlio e non avere mai sfiorato, neppure con un dito, neppure col pensiero, neppure col sogno, il padre?

Boncini - Ma allora, io non capisco pi niente. Allora... (Mutando improvvisamente pensiero) Ma insomma perch lei ha fatto questo? In fondo lei che Io ha voluto, lei che si offerta, che s' addirittura imposta.

Anna Maria - E che differenza fa se mi sono offerta? Non le sembra che la sua domanda manchi di generosit?

Boncini - E' la situazione che manca di generosit.

Anna Mara - Lei lo sa perch l'ho fatto. Perch ho creduto che fosse davvero un anticipo del mondo di domani, come abbiamo sempre detto lei ed io, anche contro il parere del professore. In fondo oggi, cos, in queste condizioni, io non sono che la mia tesi di laurea.

Boncini - (con un filo di cattiveria) Una laurea un po' eccezionale, veramente.

Anna Maria - Ho creduto di fare un atto eccezionale solo nel presente, normalissimo domani, ecco. Non lei stesso che ha scritto che la scienza il fenomeno per il quale i fatti mostruosi dei laboratori di oggi sono i fatti naturali del mondo normale di domani ? (Come parlando a se stessa) Non si pu commettere errore pi grande, nella vita, di quello d'avere fede nelle promesse della logica.

Boncini - (pensierosissimo) E' probabile. Ma questo non basta a spiegare quello che lei ha fatto.

Anna Maria - Ebbene, per le ragioni identiche a quelle che possono indurre qualsiasi altra persona ad accettare una qualsiasi forma di lavoro. Un complesso di ragioni, prima fra tutte, s, il guadagno.

Boncini - (incredulo) II guadagno?

Anna Maria - Un guadagno raro, per un lavoro raro - che domani sarebbe divenuto comunis-simo, non dimentichi, dottore. Poich c' sempre una persona che la prima nel momento nel quale la scienza esce dal laboratorio per entrare nella vita. Ed spinta da molti motivi, il danaro, anche, come ho detto. Io sono stata -o meglio ho creduto di potere essere - la prima in questo.

Boncini - (sempre pi stupito) Incredibile. Lei, la mite segretaria! (Una pausa) E quali sono stati gli altri motivi dopo quello del danaro?

Anna Maria - E lei me lo domanda? La salvezza di due persone, della madre-madre e del figlio, come lei sa.

Boncini - Lei ha realmente voluto salvare quelle due persone?

Anna Maria - E come avrei potuto non volere? Questo scopo era implicito nel mio atto, automaticamente. (Appare sulla porta della sala-biblioteca Varenghi. Anna Maria si interrompe. Un attimo di silenzio e di immobilit generale, quindi Varenghi va verso Anna Maria, si inchina leggerissimamente, le stringe la mano. Non si mostra impacciato, al contrario chiaro in lui il proposito di dominare appieno se stesso e la situazione ingrata nella quale si trova).

Varenghi - (ad Anna Maria che gli porge la mano con timidezza e che vorrebbe alzarsi) Buongiorno. No, no, non si alzi.

Anna Maria - Buongiorno.

Boncini - Ciao... credevo...

Varenghi - (interrompendolo) S, hai ragione, mi hanno chiamato all'ultimo momento. (Ad Anna Maria) Sono veramente dolente di non essere potuto venire all'aeroporto. Ma le avevo fatto sapere che avrebbe trovato Boncini in casa. Ho avuto una chiamata urgentissima...

Anna Maria - (sorridendo) La solita clinica universitaria...

Varenghi - Appunto. Lei che del nostro mestiere pu scusarmi.

Anna Maria - Ora mi tratta come un'estranea, professore. Quante volte ho fatto queste scuse, per lei, ad altre persone?

Varenghi - II viaggio stato buono?

Anna Maria - Ottimo.

Varenghi - Ha trovato tutto a posto, qui? La prego di dare direttamente disposizioni alla governante per tutto ci che possa servirle.

Boncini - (come volendosi accomiatare) Ecco, se tu credi, io potrei tornare pi tardi o vederti all'Istituto.

Anna Maria - (alzandosi) No, sono io che me ne vado. Ho effettivamente bisogno di un po' di riposo.

Boncini - Come lei desidera.

Varenghi - (ad Anna Maria che si avvia ad uscire) Ricordi che la governante a sua completa disposizione. Tutto il personale di questa casa e della clinica stato assunto solo da due giorni; perch lei non avesse preoccupazioni.

Anna Maria - (impacciata, a voce bassa) Va bene, professore. Grazie. (Esce accompagnata da Varenghi che le apre la porta e quindi la richiude per tornare verso Boncini il quale lo attende in piedi, immobile).

Varenghi - Siedi mio caro. (Boncini va a sedersi mentre a sua volta Varenghi si lascia andare su un divano passandosi le dita sugli occhi come a strapparne malumore e stanchezza) Mi pare che questi corsi accademici americani siano molto pi elastici dei nostri, no? Sei partito otto mesi fa per un corso che avrebbe dovuto durare meno di sei mesi.

Boncini - Be', di questo avremo tempo a parlare. Piuttosto vedo che sei molto stanco e... preoccupato.

Varenghi - (riscuotendosi e come disponendosi a una confessione) Sono pi che preoccupato, sono torturato.

Boncini - (additando la porta dalla quale uscita Anna Maria) Lei?

Varenghi - (con tono tetro) Loro. Noi. Tutto, insomma, e tutti. Ah, sono davvero felice che tu sia di nuovo qui, che tu non mi manchi nel momento veramente sinistro nel quale sta per arrivare alla conclusione l'unica esperienza del nostro laboratorio che io non abbia voluto. (Amarissimo) Ci siamo, mio caro. Anna Maria qui per questo. Forse oggi stesso ci troveremo di fronte all'essere umano meno plausibile del mondo.

Boncini - (interrompendolo) Ma io, veramente, da te non ho saputo pi niente di preciso da quando tua moglie tent di... s, ricordi?...

Varenghi - (deciso) Di ammazzarsi. Perch non lo dici chiaramente?

Boncini - Ebbene s, da quando tua moglie tent di togliersi la vita perch tu rifiutavi di accettare la sua idea... E tu, poi... ti arrendesti...

Varenghi - (senza pi. ascoltarlo) Mi sono arreso, la parola. Sono stato un vigliacco. Ho aperto le porte all'inferno.

Boncini - (guardandolo sorpreso) le porte dell'inferno ... questo tono patetico non te lo conoscevo.

Varenghi - L'inferno, proprio l'inferno. Finch si trattava di rane, di cavie, di mucche era il paradiso della sapienza; ora che si tratta di noi l'inferno della sudiceria.

Boncini - Anche in questo non bisogna esagerare.

Varenghi - (impetuosamente) Ma tu lo sai che cosa accaduto qui in questi mesi nei quali (sarcastico) un embrione umano regolarmente maturato nel pi conveniente degli ambienti biologici? E' accaduto che si spezzato tutto.

Boncini - Cosa?

Varenghi - II mondo. (Una pausa, poi come riprendendosi) O almeno andata a pezzi la logica che tiene fermo l'equilibrio della societ umana.

Boncini - Per esempio?

Varenghi - Per esempio il concetto di madre, praticamente, in senso addirittura tattile. E il concetto di moglie, e il concetto di figlio, perfino. (Incalzante) E, s, il concetto di marito. Perch cos' la madre in tutta questa storia? E il figlio, che diavolo ? E il marito? Di chi? Dunque ecco che noi siamo riusciti a spaccare la famiglia come si spacca un oggetto con un martello.

Boncini - S, ma dal punto di vista biologico che cosa avvenuto? Ammettiamo che tutto si sviluppi secondo le nostre teorie, normalmente.

Varenghi - E ammettiamolo pure. Ammettiamo per esempio che la donna che andata di l partorisca fra poco un essere umano che porti come cromosomi maschili i miei, un figlio mio, insomma: ebbene chi quella donna? E' la madre?

Boncini - (atono) In senso ausiliario...

Varenghi - E quell'altra, quella che non ha il corpo impegnato, quella che non partorir mentre suo figlio nascer; ebbene, lei la madre?

Boncini - Ma scusa, Varenghi, ma queste cose le sappiamo! Lo sappiamo che scientificamente la madre.

Varenghi - S, s, s, s, lo sappiamo scientificamente, lo arcisappiamo. Ma lo scientificamente che non c'entra pi niente, qui. Perch la scienza, anche lei s' spezzata, per conto suo, in questo caso. Non scientificamente, dunque, nella vita, qual la madre?

Boncini - E' un problema che non abbiamo previsto. Del resto non vedo a che cosa dovesse servire prevederlo.

Varenghi - Non lo abbiamo previsto perch per le cavie, non si pone. Ma lo sai che cosa successo, ancora? E' successo che mia moglie ha scoperto la forma di gelosia pi nuova del mondo. Ecco cosa abbiamo inventato, noi, capisci?

Boncini - (sgomento e un poco turbato come da una nausea) No, non capisco. Cosa ha fatto tua moglie?

Varenghi - Ha trattato l'altra come avrebbe trattato un pezzo del suo corpo, ecco che cosa ha fatto. Ha sentito che il corpo dell'altra, poich conteneva il figlio concepito da lei, era una appendice del suo; e che essa ne poteva disporre come le pareva e piaceva; che poteva muoverlo di qua o di l, metterlo in riposo, nutrirlo, osservarlo, proteggerlo, eccetera come se si trattasse di una sua gamba, della sua testa, insomma del suo ventre... Tu capisci che cosa avverrebbe se io trattassi un tuo braccio come se fosse il mio, se dicessi: Ora si deve muovere cos... ora deve piegarsi cos... ora deve stare dentro la manica... ora deve scrivere... ora deve stare nudo, eccetera . Tu saresti tentato di ammazzarmi. Ebbene dopo tre giorni dal trasporto dell'embrione, la madre generante, cio mia moglie, ha preso possesso della madre portante, come di una specie di grossa borsa di carne di sua propriet, come di una specie di scrigno suo, nel quale avesse chiuso i suoi pi preziosi gioielli.

Boncini - S, s, ma praticamente, praticamente che cosa ha fatto, quali sono state le sue azioni? Ecco il punto, ecco quello che bisogna sapere.

Varenghi - E che cosa fa, una persona, d'uno scrigno nel quale ha riposto il suo gioiello pi prezioso? Prima di tutto se lo tiene sotto gli occhi. Anna Maria ha dovuto andare a vivere con lei, nella sua stanza, dormendo in un letto a fianco del suo...

Boncini - (come fra s) Come fanno certe madri con le balie.

Varenghi - ... ha dovuto mangiare al suo tavolo, ha dovuto uscire attaccata al suo braccio. E' cominciato qualcosa di comico e di terribile allo stesso tempo. Contate le ore di sonno dell'altra, misurati i suoi gesti. La cucina, dico, il piatto, dico, il sale, - capisci? - tutto dosato dalle mani di Beatrice, come se Anna Maria fosse un cavallo, una cavalcatura, non so. E la cosa ancora pi spaventosa che essa voleva sapere, conoscere le sensazioni dell'altra, il calore del suo corpo, i battiti del suo cuore, e i giramenti di testa, e le nausee, e i sogni, meticolosamente, con precisione e pedanteria.

Boncini - Be', questo mi pare abbastanza spiegabile.

Varenghi - S, spiegabile e... repellente. Se Anna Maria sorrideva, Beatrice si sentiva ardere di gelosia. La tormentava con domande crudeli; Perch hai sorriso? Che cosa hai sentito dentro? Che cosa hai pensato? Hai pensato a lui? -al bambino, intendeva dire. E' un pensiero che t' piaciuto? Dolce? Perch non me lo descrivi? In fondo un pensiero mio, una dolcezza mia, perch la madre sono io, io sola, e tu sei un ambiente, capisci... . L'altra i primi giorni ascoltava in silenzio, cercava di capire la situazione di Beatrice. In fondo Anna Maria ha una mentalit scientifica, ha vissuto la vita del laboratorio.

Boncini - S, era una ragazza forte. Io la conosco molto bene...

Varenghi - (sorvolando) Giusto, una donna forte. Ma anche per lei la cosa cominciava ad assumere un tono quel che si dice sinistro, da incubo notturno. La prima settimana Anna Maria si mostrava arrendevole, come se davvero fosse un pezzo del corpo di mia moglie. Rispondeva con pazienza alle sue domande, si adattava con mansuetudine alla sua volont, mangiava, beveva, dormiva, guardava le cose come voleva l'altra.

Boncini - Ma tu, scusami, come hai saputo queste cose? Come sei entrato dentro questi loro rapporti?

Varenghi - Ma i pianti disperati di mia moglie, con me, le proteste, le denunce nei confronti di Anna Maria! Mi diceva che le nascondeva tutto; che non la metteva al corrente di come stava lui, il bambino, di come cresceva, di come si muoveva. Si lagnava con me che lei camminava troppo, che si stancava, che lui l dentro ne soffriva. Mi spingeva a intervenire, a dirle di fare quello che desiderava lei, a ricordarle che era lei la madre, che dipendeva da noialtri, che noi la pagavamo, anzi la avevamo gi pagata per questo. Una volta mi dichiar; Sono cos disperata che vorrei farla finita , e aggiunse; Ma pu farla finita una madre che aspetta un bambino ?

Boncini - Sentiva il figlio proprio come se stesse portandoselo avanti lei, di giorno in giorno.

Varenghi - Ecco. L'ho sorpresa a guardarsi nello specchio, da sola, e a mormorare; Dio mio, che cosa far quando si comincer a vedere? . E pensava ai vestiti che l'altra avrebbe portato, proprio come se avesse dovuto indossarli lei.

Boncini - E Anna Maria?

Varenghi - Anna Maria... (Una pausa) Non so. So solo che a un certo momento venne a parlarmi. Mi disse; Bisogna che io vada lontano da qui " e da sua moglie ", fino a quel giorno, altrimenti morir prima della fine di questo esperimento . Disse esperimento letteralmente, e le si empirono gli occhi di lacrime. E quando io lo raccontai a mia moglie, anche a lei si empirono gli occhi di lacrime; e disse: Va bene , semplicemente. E si vedeva che si sentiva crepare il cuore di dolore e di gelosia.

Boncini - Cosicch tua moglie fuori?

Varenghi - Appunto.

Boncini - E durante tutto questo tempo, non pi venuta in citt e non ha mai veduto Anna Maria?

Varenghi - Precisamente.

Boncini - E tu hai sorvegliato lo stato di Anna Maria?

Varenghi - Sempre, ma indirettamente.

Boncini - Per non capisco perch non sei andato a vederla coi tuoi occhi.

Varenghi - Ebbene, se proprio lo vuoi sapere, perch avvenuto dentro di me qualche cosa che non sospettavo. (Passeggiando e disponendosi a parlare lungamente) E' avvenuto che... (Si interrompe, poich si apre la porta della sala-biblioteca e appare la nuova cameriera).

La Nuova Cameriera - (a Varenghi) C' sua sorella, signor professore.

Varenghi - (non riuscendo a dominare il suo stupore per un attimo, quindi subito riprendendosi) Mia sorella?

La Nuova Cameriera - S, signore. (Sulla porta della sala-galleria appare Beatrice. E' vestita con cappello, mantello, borsetta e guanti. Viene avanti decisamente e porge subito la mono a Boncini il quale si inchina silenziosamente mentre la nuova cameriera si rivolge a Varenghi).

Beatrice - Oh, Boncini. Chi si vede.

La Nuova Cameriera - (a Varenghi, contemporaneamente alla battuta di Beatrice) Devo avvertire la governante che prepari una camera per la signora?

Beatrice - (andando incontro a Varenghi che la guarda interrogativo) E tu come stai?

Varenghi - (alla nuova cameriera) Va bene, va bene. Andate pure. (La nuova cameriera esce e immediatamente Boncini prende ad accomiatarsi da Beatrice).

Boncini - (impacciato) Bene arrivata, signora e... arrivederci. (Sorride con sforzo) Mi perdoni se le d un benvenuto e un addio tutt'insieme, ma veramente sono gi qui da un secolo.

Beatrice - (a Varenghi) Sei contento, ora che qui? (A Boncini) Era addirittura disperato sa, senza la sua ombra fedele. (Alla porta della sala-biblioteca appare la nuova governante).

La Nuova Governante - (a Varenghi) Chiedo scusa, signor professore, ma urgente.

Varenghi - (poco complimentoso) Che c'? Che c'?

La Nuova Governante - La signora non si sente bene...

Varenghi - (alzandosi di scatto fa per avviarsi alla porta, poi si arresta e si volge a Boncini) Forse meglio che vada tu.

Beatrice - (con vivacit) Posso andare io. (Si alza).

Boncini - (a Varenghi) Se proprio credi...

Varenghi - (alla nuova governante) Dica alla signora che viene subito il dottore. (A Boncini che si avvia ad uscire, mentre la nuova governante esce) Grazie. (Boncini esce).

Beatrice - (con angoscia) Dimmi, credi che sia ora?

Varenghi - Lo escludo.

Beatrice - Perch non mi lasci andare a vedere?

Varenghi - Perch sei venuta?

Beatrice - Me lo domandi?

Varenghi - S, perch sei venuta?

Beatrice - (come sognando) Sono venuta per riprendermi subito quello che mio, senza lasciare passare un solo minuto, un solo secondo; perch neanche un respiro di mio figlio sia dato ad altri; per togliere di mezzo subito ogni equivoco. Sono le mie braccia che devono posarlo nella sua culla. Per questo sono venuta, per mettere al mondo mio figlio, s.

Varenghi - (leggermente smarrito) Eppure eravamo d'accordo che la nascita dovesse avvenire senza turbamenti, nell'isolamento pi completo...

Beatrice - (interrompendolo, decisa) Non mi importa pi di nulla. Non ci resisto pi.

Varenghi - ... senza testimonianze estranee. Ed ecco arrivi tu, con questo banale espediente della sorella...

Beatrice - (dura) Non mi interessa.

Varenghi - ... espedienti inutili, fra l'altro, infantili, perch certe cose non si tengono nascoste quando c' una presenza fisica.

Beatrice - Quale presenza fisica?

Varenghi - Ma la tua!

Beatrice - Ebbene, allora perch non informiamo il mondo di quello che sta accadendo? Stiamo forse commettendo un delitto?

Varenghi - Ah, tu vorresti che noi raccontassimo a tutti che nostro figlio sta per uscire dal corpo della mia segretaria? Ma questo vuoi dire fare nascere un uomo fra un mare di risate!

Beatrice - (turbata) Non capisco.

Varenghi - Dico, tu gli vuoi dare questo marchio per la vita, a questo figlio?

Beatrice - (smarrita) Io non ho detto questo.

Varenghi - (incalzante) Poich, bada, tutto il mondo terr gli occhi puntati su di lui, egli nascer all'insegna dello scandalo. Tutti i giornali, tutte le riviste, migliaia di fotografie, sue, di questa casa, di interviste al padre e alle... due madri... e i documentari cinematografici, e la radio, e la televisione. (Ride quasi con cattiveria) E i giornali umoristici, le barzellette sulla madre-vergine, le ironie sulla madre-signora che non vuoi fare neanche la fatica di portarsi il figlio nel corpo per nove mesi e che si limita al piacere di concepirlo, e sulla madre-serva, la vergine che la miseria induce a fare l'ultimo lavoro che un essere umano possa pensare di fare per un altro essere umano. Bella nascita, bell'avvenire per un neonato! (Ride ancora con cattiveria).

Beatrice - (sempre pi smarrita) No, questo no!

Varenghi - Ma se sei qui, come tenere il silenzio? Come isolarci? Come isolarlo?...

Beatrice - (con spasimo) Ma allora non lo vedr subito? Ma allora dovr ancora aspettare? (Si apre la porta ed entra Boncini).

Boncini - Non c' niente di nuovo, si tratta di malesseri pi che normali. Ed ora, forse sar bene davvero che io vada. (A Varenghi) Noi ci telefoniamo pi tardi.

Varenghi - Ma una malattia che hai, di volertene sempre andare! Se non hai realmente fretta e se vuoi aiutarci un po' tutti, abbi un attimo di pazienza!

Beatrice - E' quello che avrei voluto dire anch'io. Si sieda, Boncini. (Sorride con amarezza e suona un campanello nervosamente) Lei ha il dovere di stare qui, e io non ne ho il diritto, ecco tutto. (Dalla porta della sala-biblioteca compare la nuova cameriera). Fate portare i miei bagagli in garage, per favore. (A Varenghi mentre la nuova cameriera si avvia a uscire) Posso usare la macchina? (La nuova cameriera esce, mentre Beatrice si avvia verso la porta).

Varenghi - . Ti accompagno. (Si dispone a seguirla).

Beatrice - (fermandolo) No, non ce n' bisogno. Tu sei il pi necessario di tutti, qui. Sono all'Hotel Gloria, per oggi. (Con angoscia) Vado ad aspettare una tua parola di minuto in minuto. (A Boncini) Arrivederci, Boncini. (Indicandogli Varenghi) E non lo abbandoni. (Esce di scatto).

Varenghi - (premendosi pugni contro gli occhi, con angoscia) E' una prova che mi fa tremare anche pi di quelle due disgraziate. E comincio a temere di non resisterci.

Boncini - (cercando di apparire freddo) E' una situazione che s' determinata malgrado te stesso. Del resto anch'essa un motivo di studio.

Varenghi - (cominciando ad agitarsi) E' una situazione schifosa, se devo usare la parola giusta!

Boncini - Come ti pare. Comunque era da prevedersi.

Varenghi - (interrompendolo) No, non lo potevamo prevedere. Tu stesso lo hai detto. Non ci abbiamo pensato, perch non rientrava nel quadro biologico. (Come a voler fare il punto sulla situazione) Qui si tratta di una bigamia alla ennesima potenza consumata non tanto con le doppie nozze, che in realt non esistono, ma con un fatto amoroso unico diviso per due, se cos posso dire. Un amplesso in due tempi; il primo tempo originale, il secondo di riflesso. E in una bigamia di questo genere, nella quale il figlio la somma di due madri e non il marito la somma di due mogli, quale delle due madri dello stesso figlio il bigamo dovr decidersi a scegliere come moglie? (Con veemenza) Tu per esempio! Che cosa faresti, tu?

Boncini - Io? (Imbarazzatissimo) Io mi terrei la moglie mia, diciamo cos, quella che avessi sposato col prete e tutto.

Varenghi - (scuotendo la testa e parlando con lentezza) No. Io non me la terr.

Boncini - La odii?

Varenghi - No, non la odio. (Una pausa) Non ancora, almeno.

Boncini - Sposerai l'altra?

Varenghi - Non credo.

Boncini - La ami?

Varenghi - Non ancora.

Boncini - Ma insomma, umanamente parlando, come tu desideri, quale delle due senti che sia tua moglie?

Varenghi - (si alza e comincia a passeggiare per la stanza lentamente, a capo basso, mentre Boncini attende pazientemente una sua risposta) Era appunto di questo che ti volevo parlare quando l'arrivo di Beatrice ci ha interrotti. Ecco. Il mio sentimento di paternit, via via che i mesi sono passati dal giorno del trasferimento dell'embrione, si orientato materialmente su Anna Maria, liquidando quasi la presenza, non solo, ma anche il ricordo, di mia moglie.

Boncini - Beatrice?

Varenghi - (sempre pi lentamente) Se proprio lo devo dire, mi fa l'effetto non pi di una autentica donna...

Boncini - (interrompendolo, stupito) Ma che dici?

Varenghi - S. Mi sembra una specie di padre che attenda appunto che la madre gli metta al mondo il figlio, come me, vedi, precisamente come me.

Boncini - (tra l'ironico e lo stupito) Insomma, il figlio di due padri, pi che di due madri.

Varenghi - E chi lo sa che non sia proprio la interpretazione pi vicina alla realt.

Boncini - (scuotendo la testa e sbuffando come a volersi liberare da un incubo) Uff! C' veramente da smarrirsi. (Volendo rimettere i piedi al suolo, a tutti i costi) Ma insomma, praticamente, che cosa facciamo, ora che un neonato di un sesso o dell'altro verr al mondo? Lo denunciamo come figlio tuo, di Anna Maria, di Beatrice o di chi?

Varenghi - (senza convinzione) II bambino sar una specie di orfano.

Boncini - Di chi? Siete in tre. Tuo?

Varenghi - S, anche mio.

Boncini - (ironico) Ti ucciderai?

Varenghi - Macch!

Boncini - (quasi scherzoso, ma con una certa apprensione) Ucciderai una delle due?

Varenghi - E a che scopo? (Battendosi la mano sul petto) Qui dentro, che cosa cambierebbe?

Boncini - Tutte due? (Varenghi scrolla la testa amaro e seccato) Ma allora cosa significa che questo neonato dovr essere una specie di orfano ? (Si apre bruscamente la porta e compare la nuova governante che, senza chiedere alcun permesso, si fa avanti decisa. Parlando con evidente affanno ella si rivolge a Varenghi. Il suo il caratteristico tono trepidante e allarmato della gente del popolo nei momenti di emergenza).

La Nuova Governante - Signor professore!... Scusi... ma... bisogna far presto. La signora... Mi sembra urgentissimo. Insomma, non si pu lasciarla sola un minuto! (Raggiunge di nuovo la porta) Io vado! (Esce di corsa. Boncini si alza rapidamente, mentre, al contrario, Varenghi si siede).

Boncini - Ebbene, ci siamo. Non c' pi tempo per le parole. (Come avvedendosi solo ora del proposito di Varenghi di non muoversi) Non vieni?

Varenghi - (parlando lentamente, con decisione e umilt allo stesso tempo) No, non posso. Va' tu, fa' tutto tu.

Boncini - (avviandosi alla porta e fermandosi poi un attimo dopo averla aperta) La faccio portare gi, in clinica. Ti aspetto l.

Varenghi - Non perdere tempo, va' (Boncini esce. Varenghi rimane immobile, come paralizzato mentre cala la tela).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Lo studio medico del prof. Varenghi presso la sua clinica, come nel primo atto.

(Al levarsi del sipario Varenghi in scena. Dorme profondamente su una poltrona del suo studio, vestito. Lo studio denota un evidente disordine, sul tavolo da lavoro un vassoio con tazze da caff, su un divano molte radiografe, libri aperti un po' dovunque, e perfino sul pavimento. Qualcuno bussa discretamente alla porta. Varenghi non sente, continua a dormire, i colpi alla porta si ripetono un poco meno discreti finch la porta s dischiude per lasciare passare la testa d'una vecchia suora-infermiera la quale, veduto che Varenghi dorme, si ritrae e chiude la porta. La porta cigola e Varenghi si desta, si riscuote e parla).

Varenghi - Chi ? (La porta rimane socchiusa come se la suora, fuori, avesse timore, intimidita, di fare un solo gesto. Varenghi parla ora spazientito) Chi ? Avanti!

Suora Vecchia - (mettendo dentro la testa e portandosi il dito alle labbra nel gesto di chi dice di far silenzio) Sccc! (Materna) Continui a dormire, ancora un poco, poverino.

Varenghi - (alzandosi decisamente, rassettandosi capelli, la giacca ecc.) No, no. Ho dormito abbastanza. (Sbadiglia neghittosamente. Va al tavolo e sfoglia qualche carta) Faccia fare ordine subito, per favore. (Indica libri e radiografie sparsi attorno) E senza toccare niente. (Si avvia a uscire) Vado a lavarmi la faccia, (esce).

Suora Vecchia - Ma anche le radiografie, cos, abbandonate. Come cartoline postali, poverino, le tiene. (Comincia a fare ordine) Maria Vergine, i libri per terra, come scarpe! (Li viene sollevando, li spazzola dalla polvere con la manica, poi li ridepone a terra, delicatamente, aperti come li ha trovati. Bussano alla porta del laboratorio). Avanti, avanti! (Compare una altra suora, giovane, con gli arnesi per la pulizia, aspirapolvere e simili).

Suora Giovane - Allora, si pu cominciare, suora?

Suora Vecchia - S deve finire piuttosto. Credo che per oggi sar meglio dare solo una ordinatina provvisoria, e fare una bella pulizia domani. Il professore torna subito. Ha dormito qui, stanotte, sulla poltrona. (Fa ordine da qualche parte volgendo le spalle alla suora giovane che frattanto viene raccogliendo tutti i libri dal pavimento, li richiude e li pone sul tavolo).

Suora Giovane - E dove li mettiamo, adesso, questi? In quello scaffale, suora?

Suora Vecchia - (volgendosi, inorridita alla vista dei libri richiusi sul tavolo) Maria Vergine, ma che cosa ha fatto, suora? Tutti quei libri erano aperti e lei li ha chiusi!

Suora Giovane - (piccata) Se per questo non si preoccupi, suora! (Apre a caso alcuni dei libri e li viene ponendo sul pavimento aperti).

Suora Vecchia - Poverina, poverina anche lei! Quei libri erano aperti alla pagina che il professore studiava, benedetta! (Fra s) Ah, la giovent! troppo sport! (Continua a fare ordine).

Suora Giovane - (ridendo e continuando a fare ordine) Troppo sport? Ma perch troppo sport, suora?

Suora Vecchia - Be', be', lo so io cosa voglio dire, benedetta. (Squilla il telefono, la suora vecchia risponde) Pronto? Qui la clinica Varenghi... s... s... s... s... Come? Anna Maria cosa?... S, Anna Maria, ho capito, e poi? Il cognome... Ebbene, senza cognome come posso dirle?... Una signora alta, bionda... Ah, ho capito... No, niente ancora... S, ma poi non ... (Sorride con timidezza) Non successo niente. Come? Stanotte? Un momento. (Chiude con la mono il microfono e parla alla suora giovane) Ancora niente alla camera ventinove, vero? (La suora giovane fa cenno di no ed essa risponde al telefono) No, niente... Come?... Ma che cosa vuole che le dica, signora mia, ci vuole pazienza... La madre? Della partoriente?... No? La madre del professore? La nonna? Come? Madre del... Non capisco... Pronto!... pronto... (Mette gi il microfono) Benedetta gente, deve essere una sorella o una cognata, e si deve essere offesa perch le ho domandato se era la nonna del neonato. (Ride) Troppo sportivi, tutti, al giorno d'oggi, ecco il guaio!

Suora Giovane - La signora del ventinove sta molto male, credo, suora.

Suora Vecchia - Stanno sempre molto male tutte, benedette; lei giovane, ma io che ne ho viste... centinaia, sa ne ho viste! Centinaia! (Dalla porta del laboratorio entra Boncini, in camice bianco).

Boncini - Dov' il professore?

Suora Vecchia - E' uscito a lavarsi. (Entra dalla porta del laboratorio Varenghi che prende a parlare con Boncini, mentre la suora vecchia va a prendergli il camice bianco da un armadietto e la suora giovane da gli ultimi tocchi allo studio).

Varenghi - E allora?

Boncini - Continua questo fortissimo stato di depressione, che, tuttavia, non mi sembra abbia niente a che vedere con la situazione specifica. Per me non una complicazione delle solite; , semmai, un processo a s, nuovo, autonomo. Da un lato c' il fatto parto, e va bene; e dall'altro c' questa forma di... sfalda-mento della volont.

Varenghi - (alla suora vecchia che vorrebbe infilargli il camice) No, no, grazie. Non mi serve. (A Boncini) Non credo, vedi. Per mio conto, invece, strettamente connesso con il suo stato. (Si volge a cercare un libro per terra) Proprio stanotte leggevo in una pubblicazione di... (Avvedutesi che il professore cerca i libri sul pavimento, le due suore si allontanano furtivamente - e anche un poco comicamente -uscendo dalla porta del laboratorio. Varenghi frattanto cerca invano la pagina che lo interessa, mormorando spazientito) Ma dov'? Lo avevo lasciato aperto proprio alla pagina... (Vede sul pavimento e sul tavolo i libri in bell'ordine, parla con rabbia malrepressa, mascherata da cortesia) E va bene, le nostre brave monachine, che ci mettono a posto le cose... (Come dimentico di quel contrattempo) Insomma... ma siediti. (Boncini si siede e accende una sigaretta) Dicevo che anche il Thompson quando parla della primipara sottolinea il trauma nella volont determinato dalla sua condizione di vergine e di madre nello stesso tempo. Vergine come partoriente, che assai meno del nostro caso ove la verginit totale.

Boncini - Effettivamente, dal punto di vista fisiologico, un parto simile rappresenta un poco l'espulsione di un corpo estraneo.

Varenghi - (freddo) E che cosa prevedi?

Boncini - Che cosa prevedo? Prevedo una battaglia molto dura, ecco. Ma perch lo chiedi a me?

Varenghi - Perch a me stesso me lo sono gi chiesto. E mi sono anche risposto. E rispondendomi mi sono reso conto del tradimento del quale sono stato vittima in tutta questa storia.

Boncini - Parli di tua moglie?

Varenghi - (ridendo amaro) Si, in un senso di mia moglie, ma anche moglie tua. (Prevedendo una interruzione di Boncini) Lasciami dire. Parlo di qualcosa che abbiamo sposato io, tu e alcuni altri maniaci. La scienza, s, s, nostra moglie, la scienza. Mi sono reso conto di come mi abbia tradito proprio esaminando le eventuali soluzioni di questo... caso.

Boncini - Che vuoi dire?

Varenghi - Ragionando con freddezza, qui le soluzioni non possono essere che quattro, e tutte disastrose.

Boncini - Quattro?

Varenghi - Prima: sopravvivono partoriente e bambino. Un disastro.

Boncini - (ironico e polemico) Ebbene, in quel caso che tu chiami disastroso, eccotelo, il tradimento della scienza; viva la partoriente, vivo il bambino, e il bambino e la madre generante sottratti a una minorazione che ne avrebbe fatti due invalidi per la vita, condannati a una morte prematura. Questa quella scienza che chiameresti un disastro?

Varenghi - Ma possibile che tu continui a non capire che la nascita d'un uomo non un fatto scientifico?

Boncini - (sempre polemico) S, per abbiamo detto cento volte che la scienza l'arte del correggere la natura.

Varenghi - E qui sta il tradimento di cui parlo. Abbiamo creduto di correggere la natura e invece l'abbiamo deformata ancora di pi, l'abbiamo resa mostruosa. Dunque, vive il bambino, vive la partoriente e la scienza trionfa con una madre e un figlio di laboratorio da una parte, e dall'altra una madre naturale che si limitata alla gioia dell'amplesso. Come fatto mostruoso la perfezione raggiunta. Un disastro, ti dico.

Boncini - Come vuoi. E quale sarebbe il secondo caso?

Varenghi - Vive il bambino e muore la partoriente. (Una pausa) Disastro.

Boncini - (quasi beffardo) La morte sempre un disastro in s, nei confronti della vita. In questo caso particolare poi, sarebbe una morte provocata dal di fuori, per cos dire.

Varenghi - Ecco, bravo. Il terzo caso parallelo al secondo: sopravvive la partoriente e muore il bambino.

Boncini - (sempre pi beffardo) Altro disastro; la morte d'un figlio, il dolore dei genitori...

Varenghi - (odiosamente) Di tre genitori, di tre! (Una pausa) II quarto caso... che il quarto Caso, la morte della partoriente e del bambino, sarebbe veramente la catastrofe totale, poich al fatto tragico, in s, come la morte di due esseri umani, aggiungerebbe il fallimento clamoroso...

Varenghi - ... della scienza. E per l'ennesima volta devo dirti che per me la scienza ormai un amore andato a male, e che davvero non metto pi il minimo filo di interesse in questa storia come fatto sperimentale e scientifico. E anzi; ti dichiaro fermamente, ora, alla vigilia dell'ultima battuta, che dal punto di vista scientifico, medico o come meglio ti piace chiamarlo, io, da questo momento, me ne lavo le mani.

Boncini - (scattando) E allora, franchezza per franchezza, ti dir che solo un pazzo potrebbe iniziare un esperimento di questo tipo e abbandonarlo a met, nel momento nel quale il pericolo maggiore. (Con forza) Volente o nolente, tu hai iniziato questa storia tua personale, e tu la devi condurre a termine.

Varenghi - Chi l'ha detto? Se puro e semplice esperimento di laboratorio, non vedo perch debba precisamente condurlo a termine io che non ne sono pi convinto. Se poi invece si tratta di un difficile caso ostetrico, non vedo perch debba trattarlo come medico io che sono il padre del neonato, ci che non si fa mai, come tu mi insegni... (Entra la suora vecchia e resta immobile sulla porta, interdetta dall'aspetto agitato dei due medici).

Boncini - (infastidito pi con Varenghi che con la suora) E venga avanti, suora! Cosa c' di nuovo, cosa vuole?

Suora Vecchia - La signora del ventinove...

Boncini - (nervoso) Ebbene? La signora del ventinove, cosa c'?

Suora Vecchia - Dottore, cosa vuole che ci sia? Ha cominciato! (Sorridendo maternamente) Insomma ha bisogno di uno di voi, benedetti!

Boncini - (a Varenghi) Allora...

Varenghi - (con un leggerissimo tremito nella voce, parlando con estrema lentezza, ma deciso) Allora... va' tu...

Boncini - (cupo) Grazie. (Una pausa) Ma se dovessero esserci delle complicazioni, ti mando a chiamare. (Esce senza dare tempo a Varenghi di rispondergli, mentre la suora vecchia rimane presso la porta come avesse altre cose da dire).

Varenghi - (passandosi le dita sugli occhi nel gesto che gli abituale) Che cosa c' ancora, suora?

Suora Vecchia - Mah, non so se posso parlare liberamente.

Varenghi - Ma certamente. Cosa c'?

Suora Vecchia - Ecco, io non vorrei essere indiscreta. Da trentacinque anni sono nelle cli-niche di maternit...

Varenghi - (cominciando a spazientirsi) Ma insomma, cos'altro successo?

Suora Vecchia - Non successo niente. Voglio solo dire che se c' la possibilit di avvertire anche il marito della signora del ventinove... il marito o... insomma il padre del bambino... (Interrompendosi) Perch nel registro non abbiamo mica l'indirizzo della famiglia di quella signora. E secondo me il padre sempre il padre, anche se, mettiamo, non ha fatto il suo dovere in chiesa... Noi abbiamo questa responsabilit, professore... E a dirgliela franca, quella signora... non sono mica tanto sicura che tutto vada cos bene... (Varenghi tace, come non avesse ascoltato).

Varenghi - (riscuotendosi) Lei non si preoccupi di questo. La signora non ha nessuno, ch'io sappia. Quanto al padre del bambino... il padre... (Gridando) Ma insomma la prima volta che in trentacinque anni di clinica materna lei vede una partoriente senza il padre del neonato? (La suora vecchia si fa piccolina dalla timidezza, ma non se ne va) E' la prima volta che vede partorire una ragazza senza parenti, senza nessuno?

Suora Vecchia - (con calma) Ma, effettivamente, ci sarebbe una parente della signora del ventinove.

Varenghi - Una parente?

Suora Vecchia - Parente o conoscente, non ho ben capito... Una signora che venuta proprio ora, mentre stavo venendo da lei, e ha chiesto di parlare con lei. E' qui in anticamera. Sembra molto agitata, io non le ho chiesto...

Varenghi - (interrompendola) Va bene. La faccia passare. E vada. (La suora vecchia esce. Varenghi con ostentata concentrazione si pone alla ricerca di un libro, traendo dallo scaffale qualche volume di cui legge la costola o il frontespizio. Dopo un paio di minuti entra Beatrice).

Varenghi - Ho immaginato subito che fossi tu.

Beatrice - Non mi rimproverare, ti prego. Nessuno sa, nessuno mi conosce. Non potevo resistere lontano di qui. Sarei morta.

Varenghi - (cercando nelle pieghe del suo malumore un filo di cortesia) Non ti dico niente. Vorrei solo pregarti di non agitarti. Farebbe male a tutti.

Beatrice - Ho saputo al telefono. Ed ora la suora mi ha detto che cominciato. (Varenghi sfoglia il libro che ha preso dallo scaffale) Ma io lo sentivo (esaltandosi) lo sento qui, sai, dentro. (Si tocca il petto sopra il cuore).

Varenghi - (interrompendola) S, ma questo non ci aiuta in nessun modo.

Beatrice - Perch mi parli cos? Non vero che non ci aiuta. Al contrario, ci riporta sulla strada degli affetti di sempre, di tutti.

Varenghi - (interrompendola ancora) S, ma anche questo non ci aiuta ora, non cambia nulla, ora.

Beatrice - Perch? Ecco, fra poco nostro figlio sar qui, potremo chinarci su lui, gli daremo un nome. Non ricordi quante discussioni abbiamo fatto sul nome che avremmo voluto dargli quando sapevamo che non lo avremmo mai avuto? Abbiamo perfino bisticciato, ricordi? Come se davvero fosse l, fra il padre e la madre, e aspettasse l'acqua del battesimo... Ed ora venuto il momento, pensa!

Varenghi - E' venuto il momento di strapparlo a chi lo mette al mondo.

Beatrice - No, di dargli il padre e la madre. Siamo noi che non abbiamo potuto prendere corpo di padre e madre per lui. E' come se nascessimo noi, oggi, per lui. E' come se lui, orfano, ritrovasse il padre e la madre perduti.

Varenghi - Queste non sono che giustificazioni all'egoismo. Tu non vuoi affrontare la verit, che spaventosamente semplice: c' di l una donna che sta partorendo un essere umano per conto tuo a rischio della sua vita. Il resto sono storie.

Beatrice - (appassionata) Perch vuoi mutare in catastrofe quello che una vittoria della vita?

Varenghi - (ostinato, come pensando ad alta voce) L'uomo pi figlio del piacere del concepimento o del dolore del parto? Qui il problema. La scienza pu forse assegnarlo al piacere della concezione, ma non la vita. Ecco che cosa devo dire oggi, io, l'inventore dei mostri.

Beatrice - (avvicinandosi a Varenghi, sedendoglisi vicino e prendendogli la mono) Non pensare, non pensiamo ora. Il tempo ci aiuter, aiuter anche lei, le dar un giorno quel che ora sembra le sia tolto, un figlio suo, una sua vita... Il tempo cammina, perch vuoi dimenticare che tu sei fra quelli che lo muovono in avanti? Verr un giorno nel quale Anna Maria potr guardare nostro figlio uomo, come una nutrice guarda un suo antico figlio di latte. Verr un giorno nel quale mille Anne Marie saranno la normalit. Guardami, io sono felice perch ho fede che non abbiamo offeso nessuno. (Si bussa alla porta, Beatrice si ricompone cercando di darsi un contegno; entra la suora vecchia).

Suora Vecchia - (con calma, ma con fermezza) Il dottor Boncini la desidera, professore, dice che molto urgente la sua presenza.

Beatrice - Dio mio, non c' mica pericolo?...

Varenghi - (contemporaneamente alla battuta di Beatrice, alla suora vecchia) Va bene, suora. Vada.

Suora Vecchia - II dottore mi ha detto di | informarla che si presenta molto difficile.

Beatrice - (scattando) No!

Varenghi - (contemporaneamente alla battuta di Beatrice, quasi con astio, alta suora vecchia) Vada, suora, vada. (La suora vecchia esce. lm- i mediatamente Beatrice si alza, prende il marito per un braccio, lo aggredisce, quasi).

Beatrice - Tu non vuoi andare!

Varenghi - (liberandosi) Lasciami, e soprattutto non facciamo di queste scene.

Beatrice - (angosciatissima) No, devi dirmelo... Perch non vuoi andare? Che cos' che ti spinge a ritirarti, ora, a fuggire, a... non voglio dirlo, non voglio crederci...

Varenghi - (glaciale) Puoi dire tutto quello che vuoi, non cambia nulla.

Beatrice - Perch lasci nelle mani d'altri una cosa che tua, oggi, due volte, che la tua vita due volte, la tua scienza e tuo figlio? Perch, dimmi?

Varenghi - Ti ripeto quello che ti dissi quando il bambino era ancora l dentro - (indica il corpo della moglie), da te: quello che ho fatto per le cavie, per il laboratorio, non posso farlo, materialmente, con le mie mani, per un figlio. Boncini lo sa anche lui. Mi meraviglio che mi chiami.

Beatrice - (agitatissima)Ma c' bisogno di te, hai sentito! Ci deve essere un pericolo grave... (Torcendosi le mani) Guarda, ti scongiuro in nome di...

Varenghi - (interrompendola) Bada che qui c' pi bisogno del Diavolo che di Dio.

Beatrice - (febbrile) Ebbene, ti parlo come si parla a un demonio, se vuoi... Come se non si trattasse di salvare un autentico innocente, una creatura ancora fuori del peccato...

Varenghi - Nel peccato ce lo abbiamo messo dentro noi, prima che nascesse, fino in fondo.

Beatrice - (febbrile, contemporaneamente alla battuta di Varenghi) ... stiamo perdendo un tempo prezioso... (Come risvegliandosi, con furia) Ma che peccato e peccato! Siamo tutti figli del peccato! Ce lo hanno insegnato da quando eravamo ragazzini, che cosa credi di scoprire con questo ridicolo puritanesimo? E intanto forse lui muore!

Varenghi - (durissimo) Lo so che siamo tutti figli di un peccato. Ma questo sar figlio di due peccati, e forse il secondo anche pi schifoso del primo...

Beatrice - (supplichevole e disperata) Ebbene ascoltami. Io me ne andr. Guarda, te lo prometto. Ti prometto che non voglio neanche vederlo. Tu verrai qui, mi dirai; E' nato . Io lascer questa stanza, questa citt, andr dove tu vorrai, dove vorr lei... Lo terr lei, sar lei la madre... Se vuoi vado via anche subito, ora... Te lo giuro, ma va' 1 va'! non abbandonarlo. (E' appena scoppiata in singhiozzi che entra Boncini aprendo la porta violentemente, scuro in volto, adirato. Beatrice si domina ringhiottendo i singhiozzi e lo interroga con ansia) Ebbene?

Boncini - (tace un attimo, cos che si determina un'atmosfera, sia pure brevissima, di un silenzio glaciale. Quindi parla a Varenghi con voce tagliente, dura) Io da solo ho paura. (Scandendo le sillabe) Non posso prendermi la responsabilit sull'uomo, capisci? Dico la re-spon-sa-bi-li-t dell'-e-spe-ri-men-to sull'uo-mo, quando tu stesso non me l'hai fatta prendere nemmeno sugli animali. L'esperimento cosa tua, ripeto. Non ci sono pi in mezzo storie di sangue, di parentele, c' solo il tuo esperimento fondamentale, finale, inventato e iniziato da te.

Varenghi - (irremovibile) C' solo un delitto iniziato, vuoi dire. E da me, te lo concedo. Ma io non muover un dito per condurlo a termine.

Boncini - (fuori di s) E sia pure un delitto! Ma insomma come te lo devo dire che solo tuo? Lo hai inventato tu e vuoi che lo conduca a termine un altro!

Varenghi - No. Se io non intervengo pi, ora, rimane un delitto, ma solo per me. Mentre l'intervento di altri, non responsabili, automaticamente il tentativo di un salvataggio.

Boncini - (tetro e sgarbato) Ebbene, fa' come vuoi. (Corre alla porta del laboratorio, la apre e si sofferma un attimo prima di uscire) Se non riuscir, sarai tu ad averli perduti. (Esce. Abbandonata su una poltrona, nascosto il viso fra le braccia, Beatrice singhiozza. Varenghi misura a lunghi passi la stanza, dandole di tanto in tanto un'occhiata smarrita. Quindi lentissimamente si avvia all'armadietto dal quale poc'anzi la suora vecchia aveva preso il suo camice di medico, ne trae appunto il camice, lo indossa ed esce dalla porta del laboratorio. Beatrice rimane qualche attimo nel suo atteggiamento disperato, quindi si solleva, si guarda intorno, si alza. Appare ancora agitatissima, incapace di restare sola. Va alla porta, la dischiude come cercando di qualcuno nel corridoio, torna dentro la stanza, si avvicina al telefono come tentata di telefonare, poi va alla finestra, eccetera finch, finalmente, si decide a suonare un campanello. Attende nervosamente, camminando per la stanza, quindi suona ancora, va alla porta, e la dischiude proprio nel momento nel quale si presenta la suora vecchia che entra).

Suora Vecchia - Ha chiamato, signora?

Beatrice - (timida e ansiosa) Sono terribilmente agitata.

Suora Vecchia - Agitata per... per la sua...

Beatrice - (con sforzo) Mia sorella. (Non potendosi pi dominare, con passione) Come sta? Come va? A che punto sono? Ah, suora...

Suora Vecchia - Si calmi, benedetta. Non questo il modo di attendere la nascita di una povera creatura... (Sorride con abilit professionale) Su!

Beatrice - S, ha ragione. Ma mi dica subito come va, mi dica se sa qualche cosa, se il piccolo corre pericoli...

Suora Vecchia - (interrompendola, sempre bonaria, ma seria, ora) Per ora il pericolo lo corre la madre, ad essere sinceri... (Riprendendosi, con diplomazia) Oh Dio, pericolo per modo di dire, certo... E' uno di quei casi che io non avevo visto in trentacinque anni di clinica materna che ho sulle spalle.

Beatrice - (c.s.) Ma che cosa c', che cosa fa? Il bambino...

Suora Vecchia - (interrompendola) Ma il bambino non c' ancora, benedetta! Ecco, quella una madre che sembra come se dormisse a occhi aperti...

Beatrice - (avidamente) Ah, cos, a occhi aperti... mi dica...

Suora Vecchia - Eh, s... insomma sembra come se il parto non la riguardasse. Ecco, io ho avuto una sensazione strana fino a ieri, guardando sua sorella... E non si meravigli se parlo cos, con queste vesti (si tocca la tonaca), ma lo dico con devozione, anzi... lo sa lei che sua sorella ha un sorriso che assomiglia a quello della Vergine, nei quadri, quando l'angelo le annuncia che avr un bambino?

Beatrice - (come parlando a se stessa) S, s, dev'essere cos... lei ha ragione, forse.

Suora Vecchia - (sorridendo) Eh no che non ho ragione, poverina! Lei lo sa che i bambini non nascono con lo Spirito Santo... Dio mi perdoni!

Beatrice - (improvvisamente ripresa dalla sua angoscia femminile) Ecco, non si potrebbe sapere ora come sta? A che punto sono? (La suora vecchia annuisce benevolmente con la testa, avviandosi verso la porta senza parlare. Beatrice laccompagna ansiosa) Ma deve venire a dirmelo subito, suora... Senza farmi attendere un solo minuto...

Suora Vecchia - (avviandosi) Ma certo, mia cara, torno subito subito.

Beatrice - (si affianca alla suora, la prende per un braccio) Mi porti con lei, suora, un solo minuto, un attimo fino alla porta della sala di...

Suora Vecchia - (maternamente, ma con energia) Ma no, non si pu, proibito.

Beatrice - (sospingendo la suora vecchia fuori della porta, senza staccarsi, decisa a seguirla) Solo un attimo. Torner immediatamente. (Fa per uscire, ma si scontra sulla porta con Varenghi che rientra, disfatto, tetro, e la risospinge nella stanza, mentre allontana la suora vecchia).

Varenghi - (alla suora vecchia) Lei vada dal dottor Boncini. (La suora vecchia esce. Varenghi ha l'aspetto atono, freddo, di una persona che, ricevuto un durissimo colpo, si convinta che non si risollever pi. Va a sedersi su una poltrona, mentre Beatrice lo segue con gli occhi come impietrita dall'angoscia, atterrita in anticipo da una risposta che immagina fatale).

Beatrice - (a voce bassissima, quasi impercettibile) Ebbene?

Varenghi - (gelido) E' morta.

Beatrice - (senza gridare) E il bambino?

Varenghi - T'ho detto che Anna Maria morta.

Beatrice - (senza pi contenersi) Allora nato! Allora c'! (Varenghi annuisce desolatamente col capo. Beatrice quasi gli si precipita addosso, aggrappandoglisi al braccio e cercando di farlo alzare, mentre egli resiste e la respinge) Non farmi perdere un solo minuto! (Convulsamente) Fammelo vedere! Perch un bambino, vero? L'ho capito subito... lo sentivo, qui, dentro di me... lo aspettavo... (Fra i denti, come in un accesso di delirio) Dio mio... Ti ringrazio, Signore. Ora posso anche aspettare. (Volubile, febbrile) O no, forse no... forse meglio vederlo subito... (Si avvia alla porta, per suo conto, conte in sogno).

Varenghi - (fermandola con la sua gelida voce) Non andare. Non ti faranno vedere niente. Non si pu vedere niente ancora.

Beatrice - (sorpresa, fermandosi) Non si pu... non ancora. Ma come sta? Sta bene? E' sano? E' bello? (Sorride) Lo hai visto? Beato te che lo hai visto!

Varenghi - Sta bene, l'ho visto. Ma non si pu vedere subito.

Beatrice - Come vuoi... Come volete, tutti. (Fra s, monotonamente) Signore ti ringrazio. (Al marito, improvvisamente irosa, quasi avesse perduto la ragione) Perch non si pu vedere? Che cosa quest'altra atroce crudelt? Perch... se lei non c' pi, se la madre sono io... io sola. (Aggrappandosi di nuovo al marito e supplicandolo) Fammelo vedere, ti prego... Com'? E' bruno o biondo? (Sorride) Sono pazza... Non si pu stabilire niente, ancora, vero? Ma tu, dimmi lo hai veduto bene? Credi che abbia sofferto? Lo hai preso in braccio, un attimo?... Come deve essere carino! Fammelo vedere, andiamo a vederlo... (Si allontana dal marito).

Varenghi - Hanno mandato via anche me. (Sempre pi glaciale) E tu non ti rendi conto che abbiamo ucciso una persona.

Beatrice - S, ma non posso pensarci, ora-Prima debbo vederlo, toccarlo, baciarlo. (Avvicinandosi a Varenghi) Vedi, avvenuto qualcosa di soprannaturale. Ecco, Dio... Anche la scienza una cosa sua. So che ti irrito profondamente; perdonami queste parole, io sono troppo felice... (Precipitosamente) Per lui, perch lui c'! Ad Anna Maria penser pi tardi, forse mi avvelener tutta la vita di rimorso, ma non adesso... (Con inconscia crudelt) Ma noi non abbiamo ucciso nessuno... E' Iddio che ha ristabilito l'equilibrio... Ha veduto che noi non volevamo quello che avvenuto, al contrario, noi volevamo salvarla la vita; proprio la vita in s, di tutti! (Volubile) Io sarei morta volentieri per lui, se fosse servito a qualche cosa, te l'ho detto sempre... (Supplichevole) Fammelo vedere, ora... Perch non andiamo da lui insieme?

Varenghi - (sempre durissimo, con voce sorda) Bisogna aspettare.

Beatrice - (gridando) Ma perch? Tutti i neonati si possono vedere subito!

Varenghi - (tetro) Questo non un neonato. Questo un prodotto... Ha ancora bisogno del laboratorio.

Beatrice - (impaziente, nervosissima, interrompendolo) Va bene. Purch poi ne venga fuori per sempre... Purch tutto, tutto torni allo stato normale...

Varenghi - (con odiosit) Allo stato normale? Ma se per la legge non neanche nostro figlio! Se la madre, per la legge, morta.

Beatrice - (gridando) Non la madre! Non la madre!

Varenghi - Le infermiere hanno veduto il figlio uscire dal suo corpo. E il padre, per la legge, ignoto. Ecco i dati per il registro dello stato civile; la suora li ha gi scritti, stanno di l, in segreteria: della fu Anna Maria e di padre ignoto. Questo nostro figlio.

Beatrice - (appassionata, con amore) Non significa niente. Lo adotteremo. Per la legge sar nostro figlio adottivo fino al giorno nel quale potr sapere tutto.

Varenghi - (deciso) Non sapr mai; non dovr mai sapere. Anche per se stesso sar orfano di madre; e il padre, N.N.

Beatrice - (convulsa) E io? Come se fossi morta anch'io? (Varenghi annuisce con la testa, energicamente) II bambino verr con me. Non preoccuparti della societ che ti accuserebbe di avere prodotto il mostro e di avere ucciso...

Varenghi - Non verr con te.

Beatrice - Nessuno riuscir a impedirmelo.

Varenghi - Te lo impedir la legge.

Beatrice - Quale legge? La legge su che? Di che?

Varenghi - La legge per la quale la madre colei che partorisce il figlio, anche se nel metterlo al mondo morta.

Beatrice - (con sicurezza) Ma io parler, dir tutto, racconter al mondo la verit.

Varenghi - Chi la prover la verit?

Beatrice - Tu stesso. La tua stessa vita, i tuoi studi, le tue ricerche, i tuoi esperimenti.

Varenghi - (spietato) Io dir che sei pazza. Dir che la tua pazzia consiste nel confondere gli esperimenti della scienza con la vita... (Fra s) E forse cos, effettivamente... Solo la follia poteva indurti a costringermi a fare quello che abbiamo fatto. Forse io stesso non sono che un pazzo al quale sono ancora consentiti alcuni momenti di lucidit come prezzo delle sue azioni.

Beatrice - Hai paura d'essere condannato?

Varenghi - E' la cosa che temo meno di tutto. La condanna c' gi, la stiamo gi vivendo, la stiamo assaporando attimo per attimo, quella donna morta, di l...

Beatrice - E se fosse vissuta, che cosa avresti fatto?

Varenghi - Non lo so, so solo che non c' pi, che non la vedremo pi.

Beatrice - (con astio) Parli come un vedovo.

Varenghi - Forse lo sono, un poco.

Beatrice - (riscuotendosi) C' Boncini. Boncini sa tutto. Boncini prover tutto, non potr mentire.

Varenghi - Mentir.

Beatrice - E' il testimone numero uno.

Varenghi - E' il complice numero uno. Perch dovrebbe accettare di accusarsi con la propria bocca? Per chi? E poi, perch dovrebbe, lui, fare con la sua testimonianza tanto male all'essere che oggi ha aiutato a venire al mondo?

Beatrice - (rabbiosa, senza arrendersi) Ebbene, me lo ruber. Me lo porter via... Nessuno sapr nasconderlo cos bene che io non possa trovarlo, nessuno potr portarlo cos lontano che io non possa raggiungerlo...

Varenghi - E gli dirai tutto?

Beatrice - S, gli dir tutto. Quando sar in grado di capire. Oh, non si sentir uno schifoso prodotto di laboratorio, come tu dici!

Varenghi - Gli dirai anche di quella che l'ha portato come un figlio, che morta per dargli la vita? Della gioia, ascoltami bene, con la quale hai accolto la notizia della sua fine?

Beatrice - (affannosa) Gli dir tutto, anche questo; che suo padre voleva staccarlo da me, come se io fossi un essere mostruoso...

Varenghi - Si sentir lui un essere mostruoso; e avr ribrezzo di me, di te, e quel ch' peggio di se stesso... Solo la memoria di chi morta dandogli la vita, forse, potr non essergli cos ingrata.

Beatrice - (scattando) Senti. C' una cosa che ti voglio chiedere, ora. Una sola. Forse non ti chieder pi nulla nella vita. Ma parlami con franchezza, come se io stessi per morire. Tu amavi Anna Maria?

Varenghi - (scortese e triste) E' una domanda che non ha senso.

Beatrice - (ansiosa) Allora la amavi, ecco.

Varenghi - E' cosa mia, che non ti riguarda.

Beatrice - No. E' mia invece. E mi riguarda, ora, anche pi di prima. Perch in questo caso io mi sarei veramente dissolta in lei... Dissolta, annullata, capisci? Tu la amavi da prima , capisci cosa ti domando? Da prima , quando io venni da te a chiederti la salvezza per il bambino, ricordi? (Al colmo dell'angoscia) E forse tu ti opponesti cos irrevocabilmente quando sapesti che lei si offriva... (Come se in un baleno credesse di capire, ora, tutto) E lei si offr perch si sarebbe ripresa un figlio che riteneva le spettasse, che non poteva cedere alla rivale. Me lo rub. Me lo port via di qui dentro.

Varenghi - (come se davvero Beatrice fosse impazzita) Ma abbi un minimo di rispetto.

Beatrice - (continuando ad esaltarsi) Per questo mi hai detto che ti senti vedovo! Per questo non vuoi che lui sia mio figlio!

Varenghi - (gridando) Ma che cosa dici? E poi che cosa cambia, ora?

Beatrice - (sempre pi. esaltata) Allora... allora tu ammetti definitivamente che la amavi. (Gridando) Ma rispondi, in nome di Dio!

Varenghi - Forse, quando lei diventata materialmente la donna nel cui corpo maturava mio figlio... inconsciamente, per legge di natura, la legge del padre e della madre...

Beatrice - (sempre pi tesa) Ebbene?

Varenghi - Ebbene, s, allora l'ho amata come la moglie vera, la sola.

Beatrice - (correndo verso la porta, parla con voce rotta, disperata) II mio bambino!... Subito!... Devo subito portarmelo via!... (Varenghi si alza per trattenerla, ella s svincola. Si apre la porta, entra Boncini, in camice bianco, serissimo, trasognato. Beatrice si ferma, guardandolo pietrificata, mentr'egli chiude con cura la porta senza parlare. In questa scena i personaggi, in piedi, immobili, come pietrificati, parleranno con enorme distacco, quasi sognassero ad alta voce, dando la sensazione della profonda solitudine nella quale si trova ognuno di essi. E anche le battute di domanda e risposta saranno pronunciate, un poco, come se dovessero disperdersi al vento).

Boncini - (come parlando a se stesso) Sull'uomo non si pu fare, ecco tutto. (Ripetendo sordamente) Sopra l'uomo, impossibile.

Beatrice - E' morto. Questo vuoi dire che morto.

Varenghi - Li abbiamo cancellati dal mondo.

Beatrice - E' proprio morto. (Guardando avanti a s, fissa) Non ho avuto la gioia di mettergli le dita sul cuore, solo un dito, un attimo, di sentire il cuore battere... col mio sangue.

Boncini - Era un cuore o era una macchina?

Beatrice - Non torner pi. E' perduto. Non vedr mai pi un figlio, mai pi. Non sar mai pi madre, mai pi.

Boncini - C' un mistero, al di l del quale non si riesce a vedere.

Beatrice - Sono gi vecchia, ecco. Sono andata. Se avessi potuto prenderlo in braccio un solo attimo, vivo, caldo, non sarebbe morto, forse. S' trovato senza madre. Senza madre per mesi e mesi, l dentro, al buio. Senza madre appena uscito alla luce, atteso solo dalla paura e dai rimorsi. Non ho potuto morire per lui. Si trovato spaventosamente solo, proprio come se fosse uscito da un alambicco di una industria chimica. Me lo sono fatto strappare da dentro per troppo amore, e non mi sono resa conto che l'ho fatto vivere da orfano anche quei primi nove mesi, orfano dentro il ventre della donna, orfano prima di nascere. Povero bambino. Cos piccolo. Povera me, cos sola.

Boncini - E' di l. Si pu vedere.

Beatrice - Se potessi rimetterlo dentro, sia pure per un attimo, respirerebbe di nuovo.

Boncini - Andiamo, la accompagno.

Beatrice - No, mi perdoni. Non con lei. (A Varenghi, senza impegno) Vogliamo andare insieme, ora? (Varenghi fa cenno di no, di no col capo, senza parlare).

Boncini - Pu accompagnarla la suora. E' qui fuori. L'aspetta.

Varenghi - No, non vengo. E' inutile. Va' con la suora. (Beatrice esce. Boncini si siede su una poltrona. Varenghi si alza, comincia automaticamente a prendere i libri che sono sopra il suo tavolo e a metterli entro uno scaffale. Boncini accende una sigaretta, fuma in silenzio. Varenghi comincia a parlare a bassa voce, come con se stesso. Boncini non gli risponde) Avevano ragione i cretini , ecco. Li ho chiamati cretini con tutta la forza dell'anima mia. Li ho chiamati analfabeti, li ho chiamati retrogradi.

Boncini - (come parlando a se stesso) II dramma che l'uomo non materia di esperimento.

Varenghi - Ho avuto torto io a credere che Beatrice avesse torto, Beatrice la societ, che forza la porta del laboratorio, e ha ragione di forzarla. Ha ragione Beatrice, ha ragione Anna Maria, hai ragione tu che hai voluto che io conducessi a termine l'esperimento. Ecco ho sbagliato tutto, dunque. E ho sbagliato quando non mi sono fermato davanti a una certa barriera. Non si costruisce una spada illudendosi di tenerla in una vetrina. Nello stesso momento che la si crea essa gi bagnata di sangue. E' ineluttabile.

Boncini - (di nuovo come parlando per s solo) Clinicamente il bambino non aveva assolutamente niente. Lo abbiamo analizzato tutto, esaminato tutto. Era perfetto. Peso normalissimo, cuore perfetto, circolazione perfetta, organi respiratori perfetti.

Varenghi - (come sopra) Era poi un uomo?

Boncini - Era senza vita, malgrado fisiologicamente vivesse.

Varenghi - Se Leopardi fosse stato trasportato ancora in embrione, dal corpo della madre a quello d'una robusta contadina... Che cosa sarebbe nato? Forse solo una cavia... Ecco perch il bambino morto. (Entra Beatrice. Appare composta, fredda, a ciglio asciutto. Va a sedersi in un angolo della stanza, un poco in disparte. Il sole, fuori, oscurato da improvvise nubi e nessuno si curato di accendere la luce. Fra l'altro, si annuncia il temporale con un tuono lontano, e qualche lampo, mentre si alza il vento).

Beatrice - Non somiglia a nessuno. Neanche a lei. Anna Maria era una bella donna, ma soprattutto aveva lineamenti inconfondibili. Si sarebbe veduto subito se le avesse somigliato. Invece niente, come se fosse arrivato chi sa di dove.

Boncini - (a se stesso) II neonato venuto fuori come una gigantesca perla coltivata , da una gigantesca conchiglia... Una perla falsa. Una donna dal cui corpo si estrae una pietra di tre chili e mezzo pu vivere? Ecco il problema. (Entra la suora vecchia).

Suora Vecchia - Ma che buio qui dentro. Posso accendere, professore?

Varenghi - Vada, suora. Ci penseremo noi.

Suora Vecchia - Sono venuta a portare una lettera per il professore.

Varenghi - La metta sul tavolo.

Suora Vecchia - (posando la lettera sul tavolo) L'abbiamo trovata sotto il guanciale della povera signora.

Varenghi - (colpito) Va bene. Grazie. Vada pure. (La suora vecchia esce. Varenghi, Beatrice e Boncini rimangono immobili, nessuno osando prendere la lettera di Anna Maria. E' Beatrice la prima a rompere il silenzio).

Beatrice - (a Varenghi) Non vuoi leggerla?

Varenghi - Non adesso. Adesso non ha pi grande importanza.

Boncini - Pu illuminarci sulle sue vere condizioni. Dopo tutto, Anna Maria era come un medico.

Beatrice - C' una parola per me, forse; una indicazione se io debba sentirmi colpevole, se debba chiederle perdono, se non sia stata una rivale.

Varenghi - Non stata una rivale. E non avete nessuna colpa, n l'una n l'altra. (Si alza, prende la lettera dal tavolo, rimane un attimo indeciso, soppesandola) E' pesante, come se contenesse un intero fascicolo.

Beatrice - (guardando la lettera) E' quello che avrebbe dovuto essere il capitolo pi importante della mia vita di donna. Ci deve essere annotato tutto, attimo per attimo...

Varenghi - (apre la busta dalla quale estrae un secondo plico chiuso in una seconda busta. Sulla seconda busta sono scritte alcune parole che Varenghi legge ad alta voce, lentamente) Queste pagine dovranno essere consegnate alla creatura nata dal mio corpo quando sar in grado di leggere uno scritto e intenderlo. Affido questo compito a lei che ne il padre (Gelido) E' una lettera senza destinatario. (Lentamente Varenghi si avvicina alla finestra e la apre. Irrompe nella stanza il vento, il fruscio della pioggia, eccetera).

Beatrice - Forse la parola giusta l dentro, per tutti noi.

Boncini - Forse. (Varenghi straccia la lettera in minutissimi pezzi e li affida fuori della finestra al vento che li disperde. Boncini e Beatrice rimangono immobili e silenziosi. Richiusa la finestra, Varenghi va al suo tavolo da lavoro, mentre la scena si abbuia, cancellando Beatrice e Boncini e lasciando in luce solo lui, diritto davanti al tavolo. Dopo un attimo di sosta, egli consulta un libricino accosto al telefono, quindi forma un numero).

Varenghi - (al telefono) Pronto?... Parlo con l'ufficio del Procuratore della Repubblica?... Io sono il professor Gabriele Varenghi... Ho ucciso due persone un'ora fa. (Cala la tela).

FINE

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