Il finto marito
di Flaminio Scala
PERSONAGGI
DEMETRIO ALIPRANDI,
vecchio
LEPIDO,
suo figliuolo
SCARAMUCCIA,
suo servo
RUCHETTA,
sua serva
GIULIA,
sua allieva
GERVASIO GRIFONE,
vecchio
FLAVIO,
giovane
PORZIA,
figliuola di Gervasio
TRAPOLA,
suo servo
LICINIO,
marito di Porzia, nell'ultimo poi Brigida
PROLOGO DELLA COMEDIA DEL FINTO MARITO
comico e forestiero
comico.
O l, o l signore, dove andate? Non si va di cost.
forestiero.
O donde?
comico.
Di qua, in mal'ora!
forestiero.
Oh piano! Non questo l'apparato, la scena, e il luogo dove si ha da rappresentare la commedia?
comico.
E quello il luogo dove hanno a stare gli ascoltanti e non questo; n di qui si passa.
forestiero.
Ors, andrem d'altrove. Ma che Zannata questa che si deve recitare?
comico.
O costui fastidioso!
il Finto Marito di Flaminio Scala.
forestiero.
Di chi?
comico.
Dello Scala s, che a' suoi d ha fatto mille suggetti Voi torcete il naso? che ve ne maravigliate?
forestiero.
S, ch'io me ne maraviglio, perch altro impiastrare un suggetto perch sia rappresentato all'improviso. E altro distendere una commedia affettuosa e sentire un bel disteso co' suoi graziosi e ben formati periodi, che udir dire dagli lo scaldaletto, i lazzi, in questo, restia, e via, e via, all'usanza de' comedianti. Che, per mia f, ch'io non voglio tanti urtoni, come veggo che si tocca laggi a star tra il popolo! Andiamoci con Dio, ch in ogni modo la sar, com'io dissi, una Zannata.
comico.
Oh piano un poco, ch lo Scala ha avuto sempre felicit nell'inventare, che alla fine poi l'anima e il tutto nelle commedie.
forestiero.
Io ne ho pur sentite delle sue che non mi hanno fatto maravigliare.
comico.
Troppo ci vuole a far maravigliare un par vostro, ch'al sentire tanto sa, o per lo meno se lo crede, stimandovi forse avere in voi l'Idea de' componimenti scenici, che per biasimate voi solo chi fin'ora nelle stampe vien universalmente assai lodato. Ma non mi negherete gi che dove lo Scala ha portati i suoi suggetti sempre hanno dato gusto e son piacciuti.
forestiero.
vero, ma perch? Perch egli ha cercato fargli apparire con le azioni, e le buone compagnie de' comici son quelle che, ben recitando, nobilitano i suggetti. Ma quella composizione poi ch' solamente scritta sopra un foglio, s'ella non ha in s l'arte del bene scrivere che l'accompagni, resta fredda e cade.
comico.
Dunque, questa ora recitata piacer, perch hanno fatto scelta de' personaggi.
forestiero.
Sta bene, ma essendo imparata a mente, se il disteso non vago proprio, e di buona lingua, non daranno in nulla.
comico.
Cotesto vero, quando con un bello e nobile encomio si vuol celebrare chi che sia, o pure narrare un fatto seguto; ma nella commedia basta che vi sia buona imitazione e il verisimile, e che la locuzione non sia scabrosa o barbara, anzi che la familiare, e senza tanta arte, la pi propria, perch la commedia rappresenta azioni comuni, e non di uomini di alta qualit, onde l'esquisitezza gli impropria.
forestiero.
Ben dite nel troppo; ma per imitare pi parti e introdurre ciascuna a parlar propriamente, bisogna saperne assai, perch non si pu dilettare con la variazione o del bergamasco o del veneziano o del bolognese; ma bisogna con la propriet delle parole, ancor che non si muti linguaggio, ben imitare, e a questo ci vuol del buono, s che torno a ridire che non spero molto di questa, perch ogn'uno val nell'arte sua.
comico.
L'arte vera del ben far le commedie, credo io che sia di chi ben le rappresenta, perch, se l'esperienza maestra delle cose, ella pu insegnare, a chi ha spirito di ben formare e meglio rappresentare i suggetti recitabili, il ben distenderli ancora; quando per quel tale non sia nato in Voltolina o dove si lascia l'io per il mi. Ma in che consiste, di grazia, cotant'arte?
forestiero.
Nel servare i precetti e nell'imitare il pi che sia possibile.
comico.
Chi pu sapere meglio i precetti dell'arte che i comici stessi, che ogni giorno gli mettono in pratica esercitandola? E per gl'imparano dall'uso. E chi ha pi la vera arte dello imitare di loro, che non solo imitano nelli affetti e propriet delle azioni, ma ancora, con l'introdur varie lingue, sono necessitati a procurare di sapere ottimamente imitare, non solo con la propria favella, ma anco con l'altre, perch se il veneziano parlasse fiorentino e il fiorentino bergamasco, si darebbe loro il premio con le meluzze.
forestiero.
I precetti bisogna cavarli da' buoni autori che hanno scritto le poetiche, perch l'imitazione del linguaggio poco vale, se non v', nel modo del dire e nelle parole, l'espressione dell'allegrezza o del dolore, del timore o dell'ardire, ch di questo l'oratore e il filosofo ne insegnano il modo, e non il comico.
comico.
Tutti i precetti veramente son buoni, ma il ridurre le cose all'operazione, quello la essenza di ogni arte o scienza.
forestiero.
Ben dicesti, ma all'operazione bisogna che preceda la regola, o vogliamo dir l'ordine, che da' precetti solamente si cava.
comico.
L'esperienza fa l'arte, perch molti atti reiterati fanno la regola, e se i precetti da essa si cavano, adunque da tali azioni si viene a pigliar la vera norma, s che il comico pu dar regola a' compositori di commedie, ma non gi quegli a questi.
forestiero.
Da quanto in qua avete voi preso la forma de sillogizzare?
comico.
La mia logica naturale, fondata sopra la sola ragione.
forestiero.
Con questa adunque vi voglio combattere. L'artefice non pu perfezionare l'arte sua, senza la materia e gli strumenti, e se non ha fine al quale egli si indirizzi.
comico.
Ve lo concedo.
forestiero.
La materia ora della nostra arte l'orazione, o vogliamo dire locuzione, gli strumenti sono i concetti e invenzioni, e il fine l'imitare e dilettare, dal quale ne segua il frutto dell'utilit.
comico.
Bene sta.
forestiero.
Adunque, per ottenere il fine d'imitare e dilettare con giovamento si ricercano, oltr'all'invenzioni, concetti proprii, espressivi e significanti quello che si vuole imitare, e orazione o locuzione bene ordinata, rappresentativa ed espressiva, atta a mettere innanzi a gl'occhi quello che imitar si vuole, accioch da questo ne segua il diletto e l'utile.
comico.
Chi dubita di questo?
forestiero.
Resta perci provato che i veri precetti, cavati da chi gli sa dare, ne fanno conoscere i buoni concetti, che propriamente esprimano e significano quello che imitare si vuole. E anco somministrano l'invenzioni, perch con la distinzione che ci porge il precetto che seguir si dee, differente da quello che si deve sfuggire, ci vien fatto scorgere il non buono dal buono, e l'orazione rappresentativa, e le parole proprie espressive, poi ben concatenate e atte a mettere innanzi a gl'occhi, per ottenere il fine d'imitare, senza le regole e senza i precetti, n imparare n usare si possano, ma n anco s'arriva a conoscerle senza i proprii documenti, i quali sono il vero fondamento.
comico.
Il vostro argumentare scolastico, se bene con ingegno, credo che essendo sofistico rester gettato a terra dalla mia naturalezza.
forestiero.
Alle mani.
comico.
Sarebbe vera la vostra proposta, se noi avessimo da gli scrittori veri precetti intorno all'orazione e locuzione e modo di dire comico, come ancora de' concetti e dell'invenzioni, che in quel modo di poetare usar si dee. Ma ricordatevi voi, che dovete averlo letto, che io posso aver sentito dire, che il vostro Aristotele d i precetti della tragedia solamente, n mai dello stile comico discende a' particulari, e da Orazio non se ne ritrae cosa di sustanzia. Onde, della commedia non ce ne altra regola, n altri precetti, che il buon uso e i buoni autori, da' quali si son cavate le forme che oggid si costumano, essendo verissimo che le regole furon sempre cavate dall'uso e non l'uso da quelle. E da questo avviene che molti gran litterati, e de' migliori, per non aver pratica della scena, distendano commedie con bello stile, buoni concetti, e graziosi discorsi e nobili invenzioni, ma queste poi messe su la scena restan fredde, perch mancando dell'imitazione del proprio, con una insipidezza e languidezza mirabile, e talora con l'inverisimile per non dir coll'impossibile, fanno stomacare altrui, n conseguiscono perci il fine di dilettare e meno del giovare, e non si gli porgendo per attenzione, si perde la memoria non che il frutto degl'auditori. Onde, i buoni concetti si conoscano dalli effetti e non da' precetti, perch chi nega il senso (dicono quelli che sanno) ha bisogno di sentir l'effetto delle cose sensibili, e si fanno per ridire que' tali col bastone. Per tal cagione adunque l'orazione e locuzione ancora, e le parole sole, poca parte aranno in questo dell'imitazione, perch ogni minimo gesto a tempo e affettuoso, far pi effetto che tutta la filosofia d'Aristotile o quanta retorica seppone Demostene e Cicerone. E che sia il vero che gl'affetti si muovono pi agevolmente da' gesti che dalle parole, ciascuno che ha intelletto, e anco gli animali bruti, sempre faran pi caso e moverannosi pi a chi alza il bastone, che a chi alza la voce, perch, dice il bergamasco, dal dech al fach al gh' un gran trach. E ci avviene ancora in ogni altra cosa al senso sottoposta, per sovvengavi che la virt de' sassi fece scendere quel galant'uomo dal fico e non le parole, perch in effetto alle azioni son pi simili l'azioni che le narrazioni, e in sustanzia, e nelle narrazioni per accidente. Chi adunque vorr azioni imitare, con le azioni pi se gli appresser che con le parole, nel genere
comico.
E considerisi ci ne gl'amanti, che pi da una lacrimuzza, da uno sguardo, da un bacio, per non dir pi, e da simili coserelle vengano dal subietto amato tirati e mossi, che dalla persuasiva di qual si voglia gran filosofo morale, che con ben ordinata scrittura, perfetti concetti, ottima locuzione ed esquisite parole e migliori ragioni, esorti alla virt, persuadendo a lasciar da canto la sensualit, perch i sensi da' sensi pi agevolmente vengon mossi, che dalle cose che sono in astratto, accostandosi sempre il simile volentieri al suo simile.
forestiero.
Veramente voi vi portate bene, e quasi quasi ch'io mi lascio andare, e se bene averei qual cosa da rispondere, mi contento per ora far buono il vostro detto, perch l'azione e l'armonia di queste musiche e il vago lavoro in atto di questa scena cos ben fatta, e molto pi la presenza di s belle dame facendomi sollevare la fantasia al fare, cagionano che ella mi tira in modo che mi si muove il desiderio e si drizza l'appetito in guisa che mi lascio portare ancor io dal senso, e per bramo vederne il compimento, quando bene la ragione mi persuadesse il contrario. Ma vo dubitando che questa nobil brigata stia per cagion di noi troppo a disagio, perch dovendo voi per mio credere fare il prologo, io vi trattengo con lungo chiacchierare, e per mi risolvo di finire le parole e venire a' fatti per chiarirmi se le vostre ragioni sono con l'effetto tanto sustanziali come accennano col discorso. Sentir adunque ancor io la commedia, e poi mi risolver a darne il giudizio.
comico.
Credo che arete consolazione, per gi che voi siate qui, andate di cost a seder tra gl'ascoltanti, e patitevi quattro pinte di pi per aver voluto al principio poco credermi.
forestiero.
Non mi basta l'animo per di qui entrare tra tanta calca, s'io non saltassi addosso a queste donne.
comico.
Forse che non l'arebbono anco a male, ma pi tempo bisogna a tanta lite, e la concordia, ch' s rara al mondo. Per, andatevene per di l dalla scena, e voi, cortesi signori, acci questo galant'uomo resti chiarito, di grazia, fatele di dietro un poco di luogo.
forestiero.
Deh, s, cari signori, ch lo star dietro a bella brigata per buona creanza non mi fu mai noioso e la persuasione di questo galant'uomo mi ha fatto di nuovo desiderarlo. Io ne vengo.
comico.
Signori, io dovevo farvelo, io dico il prologo, ma questo bello umore, che non vuol credere se non al tasto, mi ha fatto perder tanto tempo, che ormai sentendo che i compagni sono all'ordine, lascier che ve lo faccin loro per me, e io lascier stare per non correr risico di rompervi la fantasia col mio grosso modo di dire. Per vi avvertir solamente che l'autore non vi d la commedia per nuova, perch tutte le scene l'hanno avuta, ma ve la d bene come cosa sua, perch sua stata sempre ed , ma essendogli stata messa gi in grazia dal favor d'un gran principe, degno d'eterna memoria, che con troppo illustre iperbole la chiamava la regina delle comedie, e avendola solamente per questo stimata sempre qualche poco, s' per arrisicato adesso a distenderla in carta per farla ragguardevole con la protezione di virtuosissimo, non che illustrissimo, personaggio, perch la possa in tal guisa arditamente comparirvi innanzi. Ma l'ha distesa alla buona, sapete, e alla diritta, ancorch non sia il far ci la sua professione ordinaria, n d'oratore n di filosofo, professando solamente non aver altro talento che di poter farvi sentire una gustosa e ridicolosa commedia. Il suggetto lo sentirete da' recitanti, ch per me ne vo io. A Dio.
PROLOGO PER RECITARE
comico e forestiero
comico.
Corpo ch'io non vo' dir del male, passate di qua, che poco termine il vostro?
forestiero.
Al sangue, ch'io non vo' bestemmiare, che la vostra una bella impertinenza! Non si pu egli passar di qui?
comico.
Signor no, ch questa la scena per la commedia.
forestiero.
Per la commedia? Doh, ve' dove io mi son condotto! Non pi, non pi, ch mi par mille anni di esser fuor di qui. Insegnatemi l'uscio.
comico.
Ohim, a tanta fretta e calca che avete fatto per entrare, questa e una gran mutazione.
forestiero.
Se io avessi pensato che qui si facesse commedia, non sol non facevo calca, ma mi fuggivo pi che il can dalle mazzate.
comico.
Domine intendilo tu! E perch questo?
forestiero.
Perch io non mi diletto di coteste vostre cenciaie.
comico.
Cenciaie? Cos chiamate lo specchio della vita umana, eh?
forestiero.
Cos chiamo un'azione la quale insegna alle giovani oneste il modo di divenir vagabonde, sollieva i giovani a ingannare i padri con l'esempio per scapestrarsi e scapigliarsi, e avvezza i servitori a mettere in mezzo i padroni e le serve a far la ruffiana. Ma deh, lasciatemene andare.
comico.
Piano un poco, di grazia, ch se prima mi davi noia con la persona, con lo stare, ora mi offendete con le parole, con lo andarvene. egli per la comedia s mala cosa?
forestiero.
Ella non lodevole in chi la fa, pi biasimevole in chi in lei si occupa e manco onorevole in chi la recita; ma in chi l'ascolta ella poi detestabile, perch il sentire con piacere cosa che corrompe i costumi vizio, e spezie di mancamento. E il tempo mal impiegato non ritornando, rende biasimevole chi lo consuma mal a proposito, e per fino nell'antichit non mancarono delle republiche lodatissime, che non permettevano tra loro recitanti, e per tutto l'arte era reputata tale che chi la esercitava non era ammesso a gl'onori. S che lasciatemene andare in buon'ora.
comico.
Fermatevi un poco, che ancor io voglio dire le mie sillabe per me e anco per i miei compagni, perch chi ci sente, sentendomi tacere, non credessi che voi avessi ragione. Io so pure che Silla, uom savio e lodato, am talmente Roscio istrione, che lo messe al pari di Cicerone, che per il medesimo Roscio fece un trattato col quale agguagli l'arte istrionica alla retorica. Ma se le vostre ragioni valessero, ancor la medicina, che insegna a comporre i veleni per guardarsene e trovarvi rimedio,sarebbe da esser fuggita, e le spade, le lancie, e gl'archibusi che ammazzano gl'uomini, si avrebbon tutte a gettar in un pozzo, e pure la fortezza e la prudenza, che son le maggior delle virt, con detti strumenti difendendosi, resistendo e conquistando, si mettano in opera. Dunque, secondo voi, la milizia, che pur d occasione a gl'uomini di trionfare e farsi immortali, si deve vilipendere, perch ella pu essere, anzi al sicuro , cagione de gli omicidii? I medici ancora furono cacciati dalla republica romana, poi richiamati con grande onore per la necessit, e poi un fior non fa primavera, per pregiabile che sia, per n un sol caso forma una legge. Se la republica marsiliese non volle commedia e Roma con tutto il resto d'Italia e della Grecia sempre la tenne, e i comici sempre vi furon ricevuti per ragione di buon governo, e gli sarebbe parso anco mill'anni riaverli, per la necessit di trattenere e instruire quei popoli, se pure cacciati gl'avessero.
No no, signor mio, quest'arte cosa media, come sono tutte le cose umane sottoposte a gl'oppositi e a' contrarii, e non biasimevole n lodevole per s stessa, ma s bene per le azioni che in altri conseguentemente ne seguono dopo di lei per in chi l'adopera, o con abuso o pur convenientemente, merita esser o lodata o biasimata; onde avendo ella per s il fine di giovare con l'esempio, il difetto non pu mai esser suo, ma s bene di chi mal se ne serve.
forestiero.
Bene sta, ma ella sollieva per gl'animi, ed essendo l'uomo per natura inclinato al male pi che al bene, pi tosto elegge quello che questo.
comico.
Buono, per mia f, voi biasimate adunque la natura dell'uomo e non la commedia.
forestiero.
S, ma come mezzo che solamente inclina a quel fine, ove poi quella lo conduca.
comico.
No no, dite pure ch'avendo il fine come aver si deve, l'uomo ben composto cava i veri precetti del ben vivere, dal veder chi mal vive, e non da esso mal vivere i cattivi costumi per s; e la commedia n' la mezana.
forestiero.
Ors, concedianvi questo. Ma che onore pu avere chi esercita cosa dichiarata etiam dalle leggi poco onorevole?
comico.
Quello istesso che conseguisce chi si contenta tirar addosso a s il mal d'altri, per giovare all'amico, non altrimen ti che il servitore che per spazzolare il padrone si tira addosso la polvere, e con la torcia fa a s ombra, perch il suo signore vegga la strada e non inciampi. Ma concessovi ancora che l'arte non sia onorevole, voi non mi negherete ch'ella acquista assai onore in chi l'esercita, mentre che per giovare comunemente (come concesso m'avete che fa la comedia) i comici si contentano di sottoporsi al giudizio che possi fare ciascuno della loro azione col tenerla o per poco onorevole e per biasimevole; e pur che giovino, o faccino cosa atta a giovare, non curano il biasimo o danno che avvenir gliene possa, etiam nell'onore.
forestiero.
Per vita mia, che voi siate a bottega, io non voglio adunque parer di quelli che, per aver in me del vizioso, faccia apparire di voler convertire in tal uso una cosa media, come vi accordo essere la commedia, e per questo voglio (se cos vi piace) gettarmi al buono, e pazientemente ascoltarla per veder di cavarne qualche frutto.
comico.
Cos fate adunque, ch farete bene con utilit e buon esempio e accomodatevi cost da banda, ch'io che dovevo fare il prologo, poich veggo i compagni in ordine, con una breve scusa mi licenzier da questi signori per non cagionarli tedio.
Signori, pi capricciosa vi riuscir la commedia senza il prologo, perch vi terr gl'animi pi sospesi, essendo solito il narrarsi con quelli l'argumento delle commedie, per accettate questo passaggio accidentale in vece di esso, che io col dirvi che si rappresenter Il finto marito di Flaminio Scala, commedia tutta sua, se ben non nuova, far qui fine, lasciando che il resto lo sentiate da' miei compagni. A Dio.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
flavio e lepido
lepido.
Lepido son per servirvi, signor Flavio, e il medesimo Lepido vostro.
flavio.
Io non so qual sia maggiore in me, o 'l piacere ch'io sento del vostro ritorno, o il desiderio di sapere perch cos celatamente ste venuto. E quanto pi la cagione sar potente, tanto pi mi terr favorito da voi. Ora, se non vi apporta noia il palesarmela, vi prego, per quella stretta amicizia ch' 2tra di noi, che s come mi rallegrate con la presenza, cos vogliate ancora rallegrarmi con lo scoprirmi questo vostro segreto.
lepido.
Essendomi voi caro e leale amico, dovere che d'ogni vostro volere io mi faccia legge; e per volentieri vi racconter il male. E crediate, signor Flavio, che non fu giamai nave da procellosa tempesta di rabbiosi venti cos agitata e percossa, come di presente l'anima mia nel tempestoso mare de' miei tormenti.
flavio.
Il nodo, che congiunge gli amici, d'ogni sinistro avvenimento li rende partecipi; per potete assicurarvi, ch'essend'io a parte d'ogni vostro disturbo, ne desideri lo alleggerimento. Narratemi adunque pur liberamente quello che conturba l'animo vostro, s perch parlando facciate minore la doglia, come molto pi perch mi diate campo di poter trovare qualche rimedio al vostro male, che affligge me ancora.
lepido.
Perch voi possiate signor mio, dopo la mia vicina morte, palesare al mondo la cagione di essa, vi narrer il tutto; ma non gi con speranza di trovar rimedio alle mie pene.
flavio.
Voi m'offendete, con queste vostre parole tanto dolenti, e tanto pi quanto andate con esse a voi prolongando il dolore, e a me il desiderio di sapere questo vostro travaglio per potervi rimediare.
lepido.
Or udite. So che vi dovete ricordare come gi son quattro anni, ch'io partii dalla patria, e per comandamento di mio padre me ne andai a Lion di Francia.
flavio.
Me ne ricordo, e mi ricordo ancora quanto di mala voglia v'andaste.
lepido.
Avete voi in mente la cagione?
flavio.
Signor s, per ritrovarvi innamorato della signora Porzia.
lepido.
Adunque voi stesso, a voi medesimo, avete cominciato a far palese la cagione del mio tormento. So bene che vi dovete ricordare ancora che mio padre, non perch'io andassi a riconoscere il mio, mi mand a Lione, come diceva, ma per dubbio, ch'egli aveva, ch'io non sposassi la detta signora Porzia, solo per non esser ella, come ci diceva, eguale a me ne i beni di fortuna.
flavio.
Me ne ricordo, e comprendo bene che tutto questo vostro travaglio cagionato dall'amore che voi portate alla signora Porzia; ma ditemi di grazia, avete voi inteso altro di lei? e s'ella si sia poi maritata?
lepido.
Cos foss'io caduto morto, quando la nuova mi giunse delle sue nozze, ch'ora non sarei nel travaglio, ch'io sono.
flavio.
Ohim, ch' quello ch'io intendo?
lepido.
Io, come ho detto, per compiacer al padre fui sforzato a partire, ancor che noto mi fosse il perverso animo suo. E innanzi, col mezo di Brigida, mia antica serva di casa, gi moglie di Scaramuccia, mio fedelissimo servo, parlai con Porzia pi volte, la quale, per lo nostro reciproco amore, sentendo mediante la mia partita quel dolore, che suole sentire chi condannato alla morte, fu quasi per soverchia doglia a rimanere del tutto priva di vita. Quello che sentisse allora l'affannato mio cuore, vedendo cos tribulare l'amato oggetto de gli occhi miei, voi come amico e amante considerar lo potete. Tuttavia, consolati ambedue dalla fedelissima serva, e ritenute le lagrime, prendemmo alquanto di conforto, e, ripigliato lo smarrito spirito, pregai Porzia mia di volermi conceder grazia di tollerare con pazienza la mia partita, la lontananza e l'assenza mia per tre anni soli, se era vero che come diceva cotanto mi amasse, e in quel tempo facesse resistenza al padre e a gli altri parenti se la volessero maritare; promettendole alla presenza di Brigida assolutamente di pigliarla subito al mio ritorno per moglie. E glielo affermai con giuramento, e imposi alla mia serva ch'ogni giorno dovesse essere da lei; cos, pigliato da essa congedo, li diedi la fede e li ultimi abbracciamenti per allora, con pi copia di lagrime che di parole, e me n'andai.
flavio.
Amara dipartenza! Cos, ve ne andaste in Francia, e col dovevate menar una infelicissima vita.
lepido.
Amore per me ve lo dica. Io in quel tempo feci qual si voglia diligenza per ritornar alla patria, per adempire la promessa fatta. Ma il crudelissimo padre e la nemica fortuna, attraversandosi sempre ad ogni mio desiderio, non me lo permetterno giamai, anzi la malvagia mia sorte, per mostrarmisi pi crudele, fece s che repentina morte priv di vita la mia Brigida, nella quale (ahi lasso) era riposta ogni mia speranza. In oltre, non contenta e sazia di questo, per ultimo mio precipizio fece che, non potend'io arrivare al tempo promesso, mi venisse all'orecchie Porzia mia essersi maritata. Ora giudicate voi, se quella fu per me cruda e dispietata nuova. Ben sallo il mio cuore, il quale per virt divina muore e rinasce mille volte l'ora nel mio petto; il morir suo qual ei si sia, vedendosi privo d'ogni amorosa speranza. E se pur di nuovo torna a ravvivarsi solo per discolparsi con Porzia del suo tardare e della macchiata fede.
flavio.
Tutta la colpa si debbe dare a vostro padre, il quale, come pur dianzi diceste, non per altro vi mand in Francia, se non per vietar le vostre nozze con Porzia, e dovette per aventura ordinare ancora a i vostri parenti di Lione che non vi lasciassero partire sin tanto che Porzia non fosse maritata. Onde non dovreste affliggervi tanto, poi che la colpa non vostra.
lepido.
Ch'io non m'affligga? ch'io non mi doglia e ch'io non mi lamenti? Ah signor Flavio mio, credete voi ch'io tenga s poco conto della mia fede, di quella fede che data una volta pi non si pu ritrre? Acconsento alle cagioni, ma l'effetto del mancamento nasce poi da me.
flavio.
Le passioni ne gli animi nostri debbono esser temperate dalla prudenza; voglio che vi lamentiate s, ma che pensiate ancora a quello che dovete fare per sincerarvi appresso di lei, con farle constare le vere ragioni.
lepido.
Per questo solo son qui segretamente. E, arrivato, ritraggo che Licinio, marito di Porzia, uomo che tiene grandissima cura dell'onor suo, e per sua natura fantastico e bizzarro; e che da quel giorno in qua, ch'egli l'ha presa per moglie, ella non s' mai veduta fuora di casa, n meno alla fenestra, onde maggiormente m'affliggo, disperando quasi de' rimedii.
flavio.
Vigilanza e assidua accortezza penetrano per tutto.
lepido.
Credo quanto mi dite. E per io mi risolvo di cercar di parlare con Porzia. Quello poi ch'io bramo e desidero da voi, che tenghiate segreta per ci la mia venuta, e che mi concediate albergo per poco spazio di tempo, e credete fermamente che nel parlare a Porzia sta la mia vita e la mia morte.
flavio.
Non so altro che dirvi, se non che quello ch' vostro non dovete chiederlo ad altrui. Desidero bene che vi governiate con prudenza e che in quello che mi conoscete buono, in questo vostro negozio come in ogn'altro, vogliate mettermi liberamente in opera.
lepido.
Per ora non m'occorre altro che segretezza. E se nell'andare a' vostri negozi voi incontraste Scaramuccia, menatelo a casa vostra, ch'io in questo mentre m'ander aggirando qua d'intorno, per veder s'io l'incontrassi, per far l'istesso, poi c'ho necessit dell'opera sua in questo fatto.
flavio.
Tanto far, con la diligenza che mi conviene. Servitore.
SCENA SECONDA
lepido e scaramuccia servo
lepido.
Deh, dolcissimo e pietosissimo Amore, che tale mi ti dimostrasti nelle bellissime luci della mia vaga Porzia, sar dunque vero che io, tuo fedelissimo servo, abbia da te s strana ricompensa? e che da te sia cos miseramente abbandonato? Tu, bellissimo figliuolo di Citerea, mi promettesti felicissimo fine e gloriosa vittoria dell'amor mio. Tu, glorioso fanciullo, promettesti felicissimo porto alla mia errante navicella, e, come nume divino e verace, sei tenuto ad osservar le tue promesse. Vorrai tu dunque, non pi dolce, non pi pietoso, ma colmo d'assenzio e di fle dimostrarmiti? vorrai tu essere capitano mancatore? ingiusto rimuneratore dell'altrui fatiche? crudelissimo giudice che brami l'altrui morte? e superbo aquilone che sommerga questo mio stanco e travagliato legno? Deh no, deh no, potentissimo arciero, abbi piet del tuo fidato servo!
Ma chi colui ch'esce di casa mio padre mezo spogliato e mezo vestito? Egli Scaramuccia al certo. O mia buona fortuna.
scaramuccia.
Colui che disse che i sogni nascono in noi per la superfluit de' cibi, mi pare che non abbia punto di ragione, poi che in me stesso lo provo e sentolo il pi delle volte. Ierisera me ne andai a letto a corpo vto, per colpa dell'avarizia del vecchio mio padrone, e pur tutta notte non ho mai fatt'altro che sognare; a tale, che la regola camina per li suoi contrarii. ben vero che stamane nello spuntar dell'alba mi venne in mente il mio giovane padrone e mi pareva ch'egli fosse ritornato di Francia tutto mesto, e addolorato, per aver trovata la sua Porzia maritata; e ch'io li diceva: Lepido, Lepido mio, ecco Scaramuccia, il quale ti stato tanto aspettando. Ma, risvegliatomi, poi, trovai il sol levato e son sbalzato fuora, perch il vecchio non mi trovi a letto.
lepido.
Scaramuccia mi va nominando, chiaro segno che tiene memoria di me. Voglio scoprirmi a un tratto, perch posso farlo, essendo da lui sommamente amato.
scaramuccia.
Queste scarpe mi sono state sempre strette, a tale che mi bisogner fare quello che dice la canzone: La mi fa male in punta / di dietro la vo' tagliare. Ma chi colui che se ne sta col su quel cantone incamuffato?
lepido.
Che fai, o galantuomo?
scaramuccia.
Costui non parla meco.
lepido.
Ol, ol, o Scaramuccia.
scaramuccia.
Alla f, ch'ei dice a me. Che dite voi, quell'uomo? ch'avete voi da fare con Scaramuccia?
lepido.
Molto pi di quello che forse ti credi. Odi.
scaramuccia.
Chi diavol sar cos per tempo? Non ho debiti, ch'io sappia, n costui ha cera di sbirro, se bene quel cappello tanto tirato su gli occhi non mi d troppo buono indizio. Voglio far buon animo.
Quell'uomo, di grazia, levatevi quel mantello dal viso, se volete parlar meco.
lepido.
Scaramuccia mio, non mi maraviglio che tu non mi riconosca, poi ch'io non son pi quel Lepido ch'esser soleva.
scaramuccia.
Ohim, che sento? ohim, che vedo? Signor Lepido, ste voi? ste voi il mio padrone?
Son io Scaramuccia? sogno, dormo o son desto? Scaramuccia, torna in te stesso, apri gli occhi, ch questo il tuo padrone! Questo Lepido, s ch'egli desso!
O signor Lepido mio, e che buon vento vi mena in questa citt?
lepido.
Zitto, sta' cheto, o parla piano! S, ch'io son Lepido ma non pi tuo, colpa d'Amore e di Fortuna, che m'hanno fatto bersaglio e olocausto di morte.
scaramuccia.
Caro padrone, non turbate il contento c'ho di vedervi, con s dolenti parole, e ditemi perch volete ch'io parli piano e perch andate cos sconosciuto. Ditemi, padrone, qualche cosa di nuovo. Volete voi ch'io chiami vostro padre?
lepido.
Tu volevi dire il mio mortalissimo nemico! No, ch'io non voglio che tu lo chiami, n meno voglio ch'egli sappia l'arrivo mio, se non con la mia morte.
scaramuccia.
Con la vostra morte? e perch questo? che parole son queste? dunque questo il contento che ne debbe apportare il vostro ritorno?
lepido.
Ben m'avveggo, o Scaramuccia, come tu non ti sei affatto dimenticato di me; ma ti sei per scordato di quelle cose delle quali io desiderava che tu tenessi eternamente cura. Come tu ti maraviglia delle parole mie? e ti rallegri della mia tornata? e non ti sovviene come e quale mi partii? quale io ritorno? quale ti lasciai? e quale io ti ritrovo?
scaramuccia.
Or mi sovvien del sogno. Signor Lepido mio, benissimo intendo il senso delle vostre parole, ma credeva che la lunghezza del tempo e la lontananza v'avesse liberato d'ogni amoroso pensiero.
lepido.
N tempo, n lontananza saranno mai bastanti (s come non sono stati) a levarmi dell'animo Porzia mia! Sar ben bastante il dolore a levarmi in breve la vita. Ma prima che ci segua, voglio parlar seco, se possibil sia, e disingannarla di quella falsa opinione, che debbe tener di me per la mia lunga dimora, e questa la cagione principale che m'ha fatto venire cos incognito alla patria. E perch so che tu m'ami di quel perfetto amore, col quale gi m'amava la buon'anima di tua moglie, per questo, dico, spero che mi sarai buon mezano, e, assottigliando l'ingegno, farai s ch'io possa venire al fine di questo mio giusto volere. Tu non rispondi? che cos'hai? Levati quelle mani dal viso, che vuol dir questo?
scaramuccia.
Padrone mio, le vostre parole m'affliggono, s per la rimembranza di Brigida, mia carissima moglie, come ancora perch voi cercate cose impossibili. In che cosa vi confidate voi? forse nell'amore che gi Porzia vi portava? In quel tempo ella era padrona di s stessa, ma ora sottoposta ad altri, n pu disporre di s medesima, e quello che gi vi promesse, non pu pi attendervelo, avendov'ella aspettato sin al termine dovuto, e d'avvantaggio ancora, come ve ne potrebbe far fede la buona anima di mia moglie se fusse viva.
Di pi, essend'ella savia, e conoscendo la fragilit della carne, e rammentandosi delli onesti contenti tra di voi passati, non vorr porre in pericolo l'onor suo, poi che ben potr conoscere che di questo vostro amore sia spenta la fiamma, ma non gi estinto il fuoco.
Ma che occorre narrare tante e s potenti ragioni, poi che a nulla servono? In somma, vi dico che, quando ben ella volesse, sarebbe cosa difficilissima e quasi impossibile il venirne a fine, rispetto alla severissima cura che di lei tiene il marito; il quale, per quello che s'intende, uno de' pi gelosi uomini del mondo, ed ella non si vede mai.
lepido.
Ors taci, n ti pensar, con l'addurmi queste tue ragioni, di levarmi dall'animo lo stabilito mio proponimento. Se tu amerai la mia salute, io lo vedr. Intanto leviamoci di qui, acci che non venisse mio padre, o altra persona, che mi potesse conoscere, e per la strada discorreremo sopra di ci, andiamo.
scaramuccia.
Voi dite bene, andianne.
SCENA TERZA
demetrio e gervasio, vecchi
demetrio.
Scaramuccia, Scaramuccia.
gervasio.
Trapola, Trapola.
demetrio.
Dove diavolo sar andato questa bestia, questa sua tanta sollecitudine non mi piace.
gervasio.
Non ti levar manigoldo no, sta' pure in letto, ch ancora non levato il sole!
Io per me non credo che la natura potesse creare il maggior infingardo di costui.
demetrio.
Il pi sollecito servo non in questa citt di Scaramuccia, ma io non so se debbo di ci lodarlo, sapendo ogni estremo esser vizioso.
gervasio.
Subito levato, intendi, vienne in banchi, ch'io t'aspetto; e guarda che tu non tornassi a dormire, animalaccio, sai?
demetrio.
Oh, ecco il mio vicino Gervasio. Buon d, messer Gervasio, con chi l'avete voi, che ste cos turbato stamane per tempo?
gervasio.
O buond e buon anno, messer Demetrio. Io stava gridando con un mio servitore, il quale il maggior infingardo, il maggior sudicio e il maggior ghiotto, che si trovi al mondo, e s'io la mattina non levassi di letto, vi sarebbe sin alla notte.
demetrio.
E io, per lo contrario, ho un servo tanto sollecito, che per levarmi a buon'ora ch'io mi faccia, sempre lo trovo pi sollecito di me. Ma lasciando questo, che buone faccende questa mattina vi cavano di casa?
gervasio.
Ho da fare alcuni negozii per mio genero, per dare impiego a' suoi denari e veder s'io trovo, qui vicino, casa a proposito, perch'egli ha pensiero di ritirarsi da s; il che, se bene m' scomodo assai, mi bisogna nondimeno contentarlo.
demetrio.
Io mi rallegro in vero, messer Gervasio, assai della parentela che avete fatta di vostra figliuola con quel gentiluomo fiorentino. E avete fatto molto bene a levarvi quella fanciulla d'addosso, poi che ormai era tempo di maritarla, tanto pi ch'intendo ch' molto facultoso, e ben sapete ancora non esser in una casa mercanzia pi pericolosa di questa.
gervasio.
Voi dite il vero, messer Demetrio. E credetemi, che in quanto a me, se mia figliuola avesse fatto a mio modo, l'averei maritata gi tre anni sono; ma ella, per un certo suo voto ch'aveva fatto, non ha mai voluto acconsentire al mio volere. Pure del tutto io ne ringrazio il Cielo, poi che con questo maritaggio ho dato in persona di qualit facultosa, ed di qualche merito. Solo una cosa in lui mi dispiace assai, che la sua troppa gelosia, la quale non vorrei ormai che fosse tanto conosciuta, ch'egli acquistasse cattivo nome per la citt e diventasse poi favola del popolaccio.
demetrio.
In vero da dispiacerne; ma non vi maravigliate di questo, perch gli solito de' gioveni cos ne' prncipii dar in questi estremi, ma poi tornano a segno. Volesse pur la fortuna, che mi capitasse un partito simile per la mia Giulia, ch mi terrei felice.
gervasio.
Qual vostra Giulia?
demetrio.
La figliuola di messer Lampridio mio compare, la quale egli mi lasci poco innanzi la sua morte, con quel poco che si trovava, acci ch'io la maritassi.
gervasio.
S s, ora v'intendo, messer Demetrio. Ma, a dirvela, io mi credeva che questa giovane voi la serbassi per darla a vostro figliuolo.
demetrio.
Appunto, messer no; anzi, perch'io so ch'egli ha da tornare presto, vorrei levarmela di casa innanzi che giungesse, e l'openione mia sarebbe di darla a qualche persona riposata, ch'abbia, per dirvela, di gi passato il furore della sua giovent, essend'anch'ella, per dir cos, pi tosto donna che fanciulla, dico quanto a gl'anni. E, per venire alla liberaa, io ho pi volte pensato in voi, da ch'io seppi che, come Porzia v'esce di casa, voi desideravi compagnia per vostro governo, e sapend'io quanto la giovane sia savia, l'ho giudicata cosa per voi. Che ne dite, messer Gervasio?
gervasio.
Messer Demetrio, io dubito che voi non vi burliate di me, perch, come non molto facultoso, non mi pare di meritar s buon ricapito, e come d'et, non son forse capace di cos bella giovane. Ma crediate che, quando la mia povert non vi ritenesse in dietro, ch'ella non potrebbe stare se non presso che bene, perch'io benissimo conosco la natura mia e il genio ch'io ho con la giovanezza. E credetemi, che cos non si rinverdiscono le piante al tempo della primavera, come si ringioveniscono gli spiriti miei alla presenza di giovanetta donna.
demetrio.
Io le credo d'avanzo, e perch voi conosciate ch'io ho riguardo alla qualit e non alle facult, e vi assecuriate ch'io dica il vero, e che tale in effetto il desiderio mio, veniamo alle strette. Chi fusse il padre della giovane, voi lo sapete, ed ella allevata in casa mia come figliuola; la dote conveniente, e, tra mobili e stabili, arriva a due mila ducati; e io poi, per amore del mio messer Gervasio, le far ancora presente tale, ch'ella conoscer quanto io l'ami e voi ne sentirete il frutto.
gervasio.
Di ci son io molto ben sicuro prima che ora, e ve ne ringrazio. Il padre della giovane stato da me benissimo conosciuto, anzi amico mio, e in quanto alla dote sia rimessa nella vostra coscienza, sapend'io molto bene che voi non avete bisogno del suo, anzi, il modo da darli del vostro. Per quanto a me son contentissimo. Ma quando vogliamo noi tirare innanzi il negozio, messer Demetrio? Perch, a dirvela chiaramente, io me ne vo tutto in succhio, da che voi mi fate tale offerta, e di gi parmi essere mezo guasto del fatto suo, perch veramente ella giovane che merita.
demetrio.
Lo credo; e tutto forse per voler del Cielo, ove si stabiliscono i parentadi. Ors, mi risolvo,adunque,che noi venghiamo (come voi desiderate) quanto prima a fine di questo negozio. Ma non mi par gi se non bene (ancor che la giovane mi sia stata sempre obbidientissima) di ragionarne prima seco e farla avisata del tutto, come quella c'ha da essere la principale nel fatto e la robba la sua. Per voi fra un'ora potrete mandare il vostro servitore da me per la risposta, ch io in tanto far quanto bisogner. Che ne dite? parvi che sia ben fatto, cos?
gervasio.
Messers, voi dite benissimo, ch'io similmente non vorrei che fusse fatto nulla, senza il buon voler della giovane, perch diventa troppo gran fiera in una casa una donna maritata contra sua voglia, e se ne vedono infiniti esempi.
demetrio.
Voi dite benissimo. Andate dunque alle vostre faccende e io far quanto v'ho detto.
gervasio.
Ors, son vostro, messer Demetrio.
demetrio.
Andate felice.
Miglior bonaccia di questa non bramava la mia barca; o come mi riesce ora ogni disegno! La scioccaggine e povert di costui appunto a proposito mio. Si dice che l'uomo vive dell'uomo; ond'io per mezo di costui spero d'esser felice nell'amor mio.
Ed ecco, o Giulia, come per amor tuo, nel mio canuto verno, sentendo l'ardore della pi calda estate mi consumo. Non credo gi che mai uomo della mia et provasse in amore quello ch'io provo e sento. Ed stato s segreto l'amore ch'io a Giulia porto, che persona del mondo non se n' mai avveduta, solo per sapermi ben governare. E chi sarebbe colui, ch'avendo la cosa amata in suo potere, non la godesse apposta sua? Nessuno certo. Ma io, che non amo meno l'onor suo, ch'io faccia la sua gentil persona e la mia salute, ho sempre contrastato alla mia volont. E ancora che pi volte io mi sia trovato, per l'aspro e insopportabile dolore, in pericolo della vita, nondimeno, non ho la vita curata, per non nuocere a lei. Ed ecco ora ch'Amore, mosso a piet delle mie pene, mi mette innanzi Gervasio, il quale pigliando Giulia per moglie, e io del continuo come vicino praticandoli per casa, s per l'obbligo ch'ella mi debbe, cos ancora per la forza del danaro (alle donne sempre amico), mi sar facile ottenere il mio intento. Solo una cosa mi resta: di far s che la giovane si contenti, la qual cosa mi sar facile forse a fare. Ma lasciami chiamarla.
Ol, Giulia, tu non odi, eh? Ruchetta, dove sei?
SCENA QUARTA
ruchetta serva, demetrio e giulia
ruchetta.
Chi ? Uh, che romore questo? O ste voi, padrone, che domine avete? vi debbe scappare, eh? volete ch'io cominci a sfibbiarvi le brache?
demetrio.
Voglio il cnchero e 'l malanno, bestiola! Chiama Giulia...
ruchetta.
Che venga a voi. Ora la chiamo. cci qual cosa di nuovo, padrone?
demetrio.
Assai di nuovo, e d'importanza; per chiamala qui, dico.
ruchetta.
Giulia, Giulia, venite gi, ch messere vi chiama! Ma che nuova questa? Deh, ditemelo, caro padrone.
demetrio.
Se tu avrai orecchie e pazienza lo saprai. Chiamala, dico, bestia!
ruchetta.
Voi! Avete una gran fretta. Giulia, Giulia!
giulia.
Che vuoi tu, Ruchetta, dove sei?
ruchetta.
Sono sulla via e messere vi vuole. Tanto, padrone, che non me lo volete dire, eh! Me lo vorrete forse poi dire che non vi vorr sentire, sapete.
demetrio.
D grazia, quella giovane, non entrate in collera! S'io piglio un bastone...
ruchetta.
Per voi! Non farei io gi cos, anch'io far la sorda poi, sapete, quando mi chiamate la notte, come vostro solito. Oh ecco la padrona.
giulia.
Che mi comandate messere? che novit son queste di chiamarmi qui fuora sulla via?
demetrio.
Giulia mia, io t'ho da dare una nuova di tanta importanza, e cos buona per te, che non ho avuto pazienza di venire a dirtela in casa, perch ho bisogno d'andar altrove; s che odi, figliuola mia cara.
ruchetta.
Padrona, non mi detta punto l'animo che l'abbia da esser buona questa nuova.
demetrio.
Perch, madonna linguacciuta?
ruchetta.
Perch voi altri vecchi mal potete giudicare il gusto delle giovani e poco contento potete dar alle donne.
demetrio.
Eh, civetta, sempre tu parli senza giudizio.
ruchetta.
E bene, quando io sar civetta, o civettone messere, parler con giudizio.
giulia.
Ors sta' cheta ormai. Messere, seguitate, se vi piace, e lasciate dir costei.
demetrio.
Ruchetta, con questo tuo cicalare, una volta ti romper il capo, ve'.
ruchetta.
Vo' che mi rompiate... quasi che me lo avete fatto dire!
giulia.
Deh messere, lasciatela cicalare, non sapete voi ormai che natura sia la sua?
ruchetta.
Cos non lo sapesse, il vecchio cattivo!
demetrio.
Giulia, tu sai che doppo la morte di tuo padre t'ho sempre tenuta in casa mia come mia propria figliuola, e s'ho tardato sin ora a darti marito, stato per non m'esser venuto per le mani partito a mio modo, e degno di te. Ora, come piaciuto alla fortuna, m' capitata (secondo il mio giudizio) persona tale, che a me dar gusto grande, e a te grandissimo contento e sodisfazione.
ruchetta.
Come sar secondo il vostro gusto, malamente potr dar contento alla padrona.
demetrio.
Taci tu, ch'io non parlo teco, in malora!
ruchetta.
N io con voi.
giulia.
Ruchetta, s'egli possibile, chtati, una volta! Dunque, messere, voi m'avete dato marito?
demetrio.
S Giulia mia, ed persona molto ben conosciuta da te.
giulia.
Deh, caro messere, ditemi chi ell', poi che dite ch'io lo conosco.
ruchetta.
Qualche barbogio come lui sar senz'altro, che credete?
demetrio.
Sai tu chi messer Gervasio nostro vicino, il padre di Porzia?
ruchetta.
Alla f ch'io l'indovinai! Che ti dissi? O povera giovane!
demetrio.
Tu non mi rispondi? Leva gli occhi da terra, guardami in faccia, non sei tu forse contenta?
ruchetta.
Tanto possi esser tu, vecchio moccicone.
demetrio.
A chi dich'io? O Giulia, t' forse venuto male?
ruchetta.
S, quel della madre, perch non li piace quel padre.
demetrio.
Rispondimi, ti dico.
giulia.
Che volete voi ch'io vi risponda, messere, s'io veggo che non di marito, ma di padre mi andate provedendo! Fate voi forse questo per la doglia grande ch'io sentii per la perdita del primo, poi che ora volete darmi il secondo? La fortuna mi providde di voi, che come figliuola mi avete sempre tenuta e allevata, e per dovrebbe bastare a questa pazza, d'avermi pur troppo travagliata, senza volermi dare ora in poter di Gervasio, che pi mi si conviene per padre, che per marito.
demetrio.
Come per padre? Dunque s vecchio ti par Gervasio? Non vedi tu che quella barba cos folta e cos grande, ch'egli porta al mento, non ancora canuta, ma ch'egli la porta cos per ornamento del viso? e per parere uomo grave e venerando nell'aspetto? Egli non arriva ancora a quarantotto anni, e non ancora canuto.
ruchetta.
E a lei toccher farlo cornuto, s'ella lo piglia.
giulia.
Messer Demetrio mio, voi sapete benissimo come sin ora vi sono stata obbediente come figliuola propria, e che mai non vi ho dato disgusto in cosa che mi abbiate comandato.
demetrio.
Non lo nego, vero. E ho speranza che manco me lo darai in questo.
ruchetta.
Stessi tu tanto a mangiare, vecchio bavoso!
giulia.
Ora, per quell'amore che so che voi mi portate, e per quell'amicizia la quale era tra mio padre e voi, io vi prego affettuosamente a concedermi una grazia, e so che non me la negherete.
demetrio.
Come, Giulia, domanda pur quello che tu vuoi liberamente!
O s'ella sapesse l'imperio ch'ella ha sopra di me!
Di' s, allegramente.
giulia.
La grazia questa: che voi mi diate un poco di tempo a pensare sopra la proposta fattami, e sar ancora pi breve di quello che forse non credete.
demetrio.
Come? Mi contento, questo ragionevolissimo. Ma vorrei bene, come tu dici, che fusse breve, rispetto alla promessa c'ho di gi fatta a Gervasio.
ruchetta.
Messere, lasciate pur fare a me, e lasciamo andar le baie, ch ora ch'io conosco il buon animo vostro verso Giulia, far s con essa lei che la si contenter.
demetrio.
Ruchetta, se tu t'adopri in questo negozio in modo che tu lo riduca secondo il desiderio mio, buon per te; e il manco che tu avrai sar il farti qualche cosa di nuovo intorno.
ruchetta.
Come io non ho voi, ogni cosa m' nuova! Non dubitate e lasciate fare a me.
demetrio.
Ors, Giulia, ntratene in casa, e risolviti quanto prima. Ruchetta, tu m'hai inteso.Addio.
ruchetta.
Va' col trentapara, che ti faccia rompere il collo, o possi tornare a casa come Pasquino! Oh povera padrona, e quasi dissi non fossi voi mai nata.
giulia.
Eh, Ruchetta, quanto sarebbe stato meglio quel che tu di', poi che al nascer mio tutte le maligne stelle erano congionte insieme, e ogni maligno accidente prese albergo nella persona mia. E posso veramente dire che da quel giorno in qua ch'io ebbi cognizione delle cose del mondo, diventai bersaglio de' colpi di mala fortuna, la quale, non sazia de' miei lunghi travagli, aggiunse al suo potere la forza e potenza d'Amore, facendomi a esso soggetta e facendomi amar uno il quale non tanto si mostr pietoso nel ferirmi, quant'ora si dimostra crudele nel sanarmi; n per abbondantissime lagrime, ch'egli veda scaturir da quest'occhi, n per ardenti sospiri, che da questa mia bocca esalino, non si muove a piet di me. E se pur alcun segno ne dimostra, lo fa solo per accender maggior fuoco in questo mio gi arso e incenerito petto. Credimi, Ruchetta mia, che mai nube fu cos agitata e combattuta da impetuosi e contrarii venti quanto ora travagliata l'anima mia dalla moltitudine delle punture che la trafiggono.
ruchetta.
Fortuna e Amore vi saranno favorevoli se vorrete governarvi da persona savia. Ben sapete, padrona, come io so ogni vostro segreto, e se ben dianzi dissi non fussi voi mai nata, lo dissi, e perdonatemi, per conoscervi quasi dappoca in questo vostro amore. E se voi istessa vi cagionate il vostro male, vostro danno. Non egli una vergogna, che una donna grande e grossa come siete voi, abbia indugiato tanto e sin a quest'ora a sapere quali siano le dolcezze d'amore? E che credete, voi, d'aver a campar cento anni in questa vostra fiorita etade? Voi v'ingannate: non cosa che pi presto passi della giovent. Sia pur benedetta l'anima di mia madre, che quando vidde ch'io sapeva masticar la carne, mi diede a conoscer il nerbo e licenza di procacciarmene piacendomi! Voi vi lamentate della fortuna e non avete ragione, perch la buona e cattiva fortuna ce la facciamo con la prudenza noi istessi. Non v'ha ella posto innanzi un giovene nobile, ricco, virtuoso, bello e gentile, e che v'ama al pari della vita sua, che Flavio? Ora a che tanto dolersi e lamentarsi di lei? Lamentatevi di voi istessa e della vostra ostinazione! Perch dire: non lo voglio contentare, se prima non mi publica per sua moglie e se messer Demetrio non consapevole? E ogni volta che il povero giovene vi viene innanzi, vi ponete a piangere, a sospirare e a dolervi di lui. Perdonatemi, a dirvela, queste son cose da far passar l'amore ad un cane, il quale, per bastonate che se li diano, non lascia mai di seguitar la cagna.
Bisogna credere che, essendo Flavio gentiluomo, debba parimente con voi proceder secondo la sua gentilezza e il merito vostro. Ah, ah, voi sospirate perch vi dico il vero, eh?
giulia.
Io non sospiro perch tu mi dica il vero, ma perch tu m'accusi di quello che tu dovresti scusarmi e accusar Flavio, se pur vero ch'egli mi ami come tu vai dicendo, della sua tarda risoluzione. Perch quel dire: Giulia mia, io moro per voi, io spasimo, non son mai per amar altra donna che voi, voi siete sola, signora di questo cuore, non fa s ch'io resti contenta e appagata di lui. Ruchetta mia, si dice che da i segni esteriori si conoscono i riposti segreti del core; non nego che quelle dolci parole non mi apportino contento, perch in quello istante non sarebbe cosa ch'io non credessi del mio Flavio. Ma allontanandosi egli da me con la persona, e io ripensandovi sopra, trovo che le parole sono molto lontane dal vero, perch, s'egli sentisse e patisse quello ch'egli dice per me, me ne avrebbe gi dato segno e soddisfazione col parlarne con messer Demetrio; col mezo del quale, sarebbe venuto a fine s dell'obligo suo, come ancora de' nostri bramati contenti, e non sarei per lui nel travaglio ch'io sono.
ruchetta.
Padrona, voi volete tutte le ragioni a modo vostro. Ma che sapete voi qual sia il rispetto c'ha tenuto Flavio a non discoprire a messer Demetrio il desiderio suo? Ricordatevi ch'egli giovene savio e discreto.
giulia.
Non dico il contrario, poi che l'ha dimostrato (come lui dice) nel far elezione di donna che tanto merita, che tanto l'ama e che per lui sosterrebbe mille morti l'ora. Ma io per me, non so gi qual sia questo rispetto che l'ha ritenuto. Ruchetta mia, i gioveni d'oggid godono del godere, ma molto pi del dire, e hanno per gloria che si dica: la tale fu goduta dal tale e la tale si strugge e si consuma per quel tale. Con tutto ci, non dico che Flavio mio sia uno di questi; tutta via, la volubilit de' giovani e l'instabilit loro non mi fa se non temere. In somma, nessuno rispetto doveva tener Flavio che non mi chiedesse a messer Demetrio, se diceva da vero.
ruchetta.
Padrona, ben m'avveggo che il dolore vi fa vacillare! Ora, per concluderla, sapend'io qual sia la forza di questo imperioso amore, sono sforzata (oltre l'obligo che vi debbo) d'aiutarvi. Non vi date fastidio, ch questo vecchio, a tutto mio potere, non sar al certo vostro marito. E voi, dall'altra parte, mostratevi un poco pi piacevole a Flavio, e parlandoli cercate di concluder la cosa tra di voi, in qual si voglia modo; ricordandovi sempre ch'egli gentiluomo e che non proceder se non da par suo.
giulia.
Ruchetta, tu parli bene e mi getto nelle tue braccia, ti sia raccomandato l'onore e la vita mia! Va' dunque or ora, e trova Flavio, raccomandami a lui, dilli il tutto e fa' che subito, se possibil sia, venga da me.
ruchetta.
Lasciatene la cura a me, entrate pur in casa, e mettetevi all'ordine per quando egli venga.
giulia.
All'ordine di che?
ruchetta.
Di rinchiudere il cardellino nella gabbia, s'io ve lo conduco.
giulia.
In che gabbia?
ruchetta.
Nella naturale, fatta da vostra madre.
giulia.
E dov'?
ruchetta.
Cerctela e la trovarete alla prima.
giulia.
Io per me non t'intendo. Vanne e torna presto, e di nuovo ti raccomando l'onor mio.
ruchetta.
Sia maladetto quest'onore, e quasi dissi chi lo trov! possibile che questo abuso vada tanto innanzi e che da tutti sia osservato per legge? E che la maggior parte delle donne temino tanto di perder questo non conosciuto onore? Io per me non ebbi mai il maggior contento, se non la prima volta ch'io lo perdei, perch fui fuora d'impaccio, ora pi non mi curo di ritrovarlo per manco briga! Ma chi costui che viene? In buona f, ch'egli Flavio, che ragionando da s, come gli innamorati fanno, in qua se ne viene. Mi voglio ritirar da parte e udir ci che dice.
SCENA QUINTA
flavio e ruchetta
flavio.
In effetto, non cosa alcuna, approvata da gli antichi, che non sia pi che vera. Vogliono molti che amore altro non sia che uno influsso che vien di fuora, entra per gli occhi, se ne passa al cuore, priva l'uomo di s stesso e lo fa proprio della cosa amata. E che ci sia vero, non solo lo conosco in me stesso, quant'anco in Lepido, mio cordialissimo amico, il quale si trova talmente privo di s, che non avendo riguardo all'obbedienza paterna, al suo proprio onore, all'istessa vita, tenta di far possibile l'impossibile, con evidente suo biasmo e con la perdita di s stesso. O Amore, queste tue dolcezze, che da principio gustare ne lasci, di quanti amari sono condite? Ben lo so io, ben or lo provo, poi che gi mi ti dimostrasti lascivo fanciullo e ora mi sei severissimo vecchio! Ben mi credei, adescato da te, crre i dolci frutti mostratimi in fiori, ma turbine di rabbioso vento il tutto svelse; ond'io (misero) novella primavera attendendo, posso ben dire: o amarezze dolcissime d'Amore, per girar di pianeta, o volger d'anni, primavera per me pur non mai.
ruchetta.
Egli ragiona da s e ragiona d'amore al suo solito; e, se bene ho inteso, ha nominato Lepido.
flavio.
Potrei ancor dire che, per accrescer dolcezza al mio contento, tu, in persona della mia Giulia, mi ti fussi mostrato per lo passato alquanto crudele.
ruchetta.
Egli seguita pure a ragionare, ma non intendo pi nominar Lepido.
flavio.
E di gi parmi udire dalla tua dolcissima bocca: Incauto amante, non sai tu che par pi dolce il bene con maggior fatica acquistato?. Ma chi quella ch'io veggo col su quel canto appoggiata? Ella mi par Ruchetta, ella dessa senz'altro.
ruchetta.
La lepre scoperta e il bracco viene alla volta mia.
flavio.
Ben trovata Ruchetta, che facevi tu col appoggiata?
ruchetta.
Vi stava aspettando per darvi una buona nuova.
flavio.
E che buona nuova questa?
ruchetta.
Io stavo, dico, pensando s'io dovevo dirvi quello che v'ho da dire o no.
flavio.
Se tu me lo avevi a dire, a che pensarvi sopra?
ruchetta.
Stavo considerando, perch alle volte egli buono il mutar proposito e massime quando si puo nuocere e giovar altrui.
flavio.
Io non intendo questo tuo parlare. Tu mi vai mettendo in sospetto, dimmi di grazia quello che tu m'hai da dire e spedisciti.
ruchetta.
Eh, signor Flavio, sappiate...
flavio.
Sappiate che?
ruchetta.
La signora Giulia si ...
flavio.
Si , che? Di grazia, di' via! O Cielo, aiutami tu in questo punto.
ruchetta.
Maritata! Lo dir pure, in tanta buon'ora!
flavio.
Maritata chi?
ruchetta.
Giulia.
flavio.
Giulia mia maritata? il mio bene? l'anima mia?
ruchetta.
Giulia vostra? Eh, voi ne accorgerete se la sar vostra.
flavio.
Me ne accorger? E chi sar quel scelerato, quel tanto arrogante, ch'abbia ardire di levarmi quello ch' giustamente mio?
ruchetta.
Chi sar? Sar messer Gervasio Grifoni.
flavio.
Messer Gervasio padre di Porzia?
ruchetta.
Signor s, cotesto desso.
flavio.
Ohim, ch'io mi consumo! Intendiamoci, di grazia: questo parentado come s' fatto cos in un subito? Giulia se ne contenta? messer Demetrio informato del fatto? come va questa cosa? Dimmela, ti prego Ruchetta mia, dimmela tosto.
ruchetta.
Come, se messer Demetrio lo sa? e s'egli informato del tutto? Signor s e poco dianzi chiam fuora di casa egli stesso Giulia e me, e gli impose che si dovesse metter all'ordine, volendo senz'altro indugio fare stasera le nozze.
flavio.
Questa sera le nozze? e lei che ha risposto?
ruchetta.
Che volete ch'ella abbia risposto? La povera giovane (io li vo' dare un poco di corda) come figliuola obbediente, non conoscendo altro padre che lui, ha risposto che far quello ch' di sua volont e di piacer suo.
flavio.
Quello ch' di suo piacere e di sua volont? e non si ricorda di me? delle promesse fattemi? di quanto occorso tra noi? di quello che tu hai udito e veduto? e tu non l'hai ripresa? Ahi, Cielo ingrato, Amor crudele, Fortuna malvagia, Giulia infedele, che torti sono questi? che tradimenti mi sono fatti? Tu me tralasci, Giulia, per Gervasio? per Gervasio abbandoni il tuo Flavio? quello per cui dicevi di viver al mondo? da cui dicevi dipendere ogni tua felicit? Deh, perch s come ora conosco false le parole, non conobbi allora esser falso il cuore? Ma ci non mi permesse Amore, perch non li parve allora assai potente la cagione per condurmi a morte! Ma volle tardare, il crudele, acci ch'io dovessi con l'udire, co'l vedere, e co'l toccar con mano l'error mio e il tradimento altrui, apportar maggior dolore al cuore; accioch, vinto da giusto sdegno (per esser stato troppo creduto amante) con le mie proprie mani mi dessi la morte!
ruchetta.
La piaga s'infistolisce troppo! Ol, ol signor Flavio, che pensiero il vostro?
flavio.
Pensiero di voler morire, solo per non dar contento a quella crudele, la quale so che ogni volta che mi vedesse avrebbe contento, ricordandosi d'avermi burlato! Tu dunque a lei darai relazione della mia morte e al mondo della sua crudeltade.
ruchetta.
A lei, sar io relatrice della poca fede che gli avete e al mondo della vostra pazzia! Eh, uomo da poco, (perdonatemi) senza ingegno, e senza giudizio, che parole vi lasciate voi uscir di bocca? E vi tenete di cos poco merito?
flavio.
Che parli tu di fede? che di' tu di pazzia? come di poco merito? Ruchetta, tu hai torto ad ingiuriarmi di questa maniera.
ruchetta.
Non solo ste degno d'ingiuria, ma d'ogni altro gastigo maggiore, ma io mi riserbo a farvelo dare a Giulia.
flavio.
Io n maggior gastigo, n maggior pena, posso avere di quella ch'or provo e sento. Ma quando tu dicesti ch'io mi teneva di poco merito, che volevi tu dir per questo?
ruchetta.
Non dico forse il vero? non vi tenete voi di poco merito, credendo che Giulia vi lasci per quel lercio moccicone di Gervasio?
flavio.
Non perch'io non conosca di meritar pi di lui l'ho detto, ma perch m' venuto in mente la natura di voi altre donne, la quale d'appigliarsi sempre al peggio. E quello, poi, che maggiormente m'ha fatto ci credere, l'essermi detto e affermato da te.
ruchetta.
vero che l'ho detto e affermato, ma a che fine? Per vedere dove io vi trovava, per dirvela. E ricordatevi che non solo avete offesa Giulia, ma me ancora col vostro parlare, e del tutto ho speranza ch'ella ne far la vendetta. E vi prometto che se non fosse per amor suo, che di questo negozio non me ne vorrei pi intrigar punto. Che le donne s'appigliano sempre al loro peggio, eh? Alla f, che Giulia si sar appigliata ad una buona cosa, per questa volta, e sto per questa parola per mandar ogni cosa in conquasso!
flavio.
Ruchetta mia, io ti prego, come ho detto, a non accrescer afflizione alla miseria mia. Se io ho offesa Giulia, se ho offesa te, ecco che, con le ginocchia a terra, domando all'una e all'altra umilmente perdono e gastigo insieme. Non vedi, Ruchetta, che il soverchio dolore mi leva l'intelletto? n so quello che si vada articolando la lingua? Deh, se tu vuoi ch'io viva, narrami il tutto, dimmi la cosa come passa e rallegra l'anima mia, altrimente qui inginocchioni innanzi a te con questo ferro io mi dar la morte.
ruchetta.
Levatevi, signor Flavio, levatevi, ch non solo voi plachereste la mia natura adirata, ma quella di qual si voglia altra donna a ch'ella fumasse! Ch'io vi perdono e so che vi perdoner ancora Giulia vostra. Io son pur tenera di cuore e questi giovanotti hanno pur la gran dolcezza nella lingua! Venite qua, signor Flavio, state allegro, ch Giulia vuol esser la vostra, al dispetto di messer Gervasio e di tutto il mondo, e io ora venivo a posta a trovarvi per avvisarvi del tutto.
flavio.
Ohim, chi mi ritorna il cuore? chi mi rende gli spiriti? chi mi disgela il sangue? chi mi rende la vita? Ruchetta mia, il soccorso tuo amorevole, colmo di pietade e gentilezza!
ruchetta.
Voi altri giovani ste i ladri de' cuori di noi povere donne! Almeno questa vita ch'io vi do l'adoperassi voi alcuna volta per me ancora, perch tal volta caro anco il fuoco di cucina, quando fa freddo, ah, ah, ah!
flavio.
Sguita, Ruchetta mia, e poi comanda a Flavio tuo.
ruchetta.
Dico dunque che messer Demetrio voleva in tutti i modi che Giulia poco fa desse il s, di contentarsi di pigliar messer Gervasio, e gli era attorno con le male parole. Alla fine la povera giovane le chiese per grazia un poco di tempo da pensarvi sopra, dando pur tuttavia buona speranza al vecchio, il quale pure contentossi, ma mezo borbottando e brontolando da lei si part. Allora quella poverina di Giulia, con le lagrime a gli occhi, cominci a raccomandarmisi e in un istesso tempo cominci a dolersi di voi. E veramente, n'ha gran ragione, signor Flavio mio, poi che avendo avuto tanto tempo, non vi siate mai una volta risolto di parlarne a messer Demetrio. Io vi ho sempre scusato, e sallo il Cielo se pi volte avrei voluto esser Giulia, per contentarvi alla prima! Onde, vedendola io piangere e sospirare di quella maniera gli promessi di venirvi a trovare e far s con voi che il parentado tra Gervasio e lei non vada innanzi, e il vostro, come pi volte promesso avete, si stringa omai senz'altri rispetti; e del tutto la ho assicurata, confidata solo sulla vostra parola. Ora, che dite, vi ama Giulia, o no?
flavio.
Che poss'io dire, Ruchetta, se non che l'amante tormentato da i pensieri, saettato dalla gelosia, alterato dalla passione, e vinto da improviso sdegno (cagionatoli dal sospetto) non opera come uomo, ma come animale senza ragione? Io dunque, per le dette cose operando come fuora del senno, sono degno di qualche scusa, poi che dove non la cognizione dell'operare, non vi pu esser la punizione della colpa; onde non credo meritar punizione alcuna dell'errore commesso, n da te, n dalla mia bellissima e graziosissima Giulia, ma s bene cortesissimo perdono.
ruchetta.
Non parliamo pi di perdono, essendo legge d'amore che l'offeso sia quello che chieda il perdono all'offensore. Ma avete voi ancora pensato il modo come possiate condurre il negozio a fine?
flavio.
Amore in un subito m'ha insegnato il modo. Or odi e apri ben l'orecchia a quello ch'io son per dirti, e sopra tutto usa il silenzio.
ruchetta.
Per darvi gusto, aprirei altro che l'orecchia! Dite pure; ma in quanto al silenzio, vedo la cosa un poco difficiletta, per esser io donna, tutta via far forza alla mia natura.
flavio.
Farai bene. Ora sappi che gli ritornato Lepido vostro.
ruchetta.
Lepido figliuolo di messer Demetrio?
flavio.
Lepido, s, parla piano, perch tu non sia udita.
ruchetta.
E come non venuto a casa da noi? suo padre non sa gi nulla?
flavio.
No, e la cagione questa: sappi che, quando egli part, egli amava Porzia, figliuola di messer Gervasio, e ora non meno innamorato di lei di quello ch'egli si fusse gi quattro anni sono.
ruchetta.
Lo so. Ma se ora ella maritata, che animo il suo?
flavio.
L'intenderai. E, credendosi che costei non abbia punto diminuito l'amore che ella gli portava, ma che, sforzata dal padre, abbia preso marito, ha fatto pensiero di non discoprirsi a suo padre, sin tanto che non si sia discoperto a lei. E questo per discolparsi di non so che promissione che gi le fece avanti la partenza. E del tutto s' confidato meco. Ora io, che altro non desidero che di far cosa grata a Lepido, mi sono immaginato una cosa, s per sua come per mia salute, ed questa: che Giulia mostri di contentarsi di pigliar Gervasio, ma che mandi un poco la cosa alla lunga, e in questo mentre, ella ne vadi talvolta in casa loro, e tu con essa, e parlando ella con Porzia, cerchi solamente d'intendere dalla larga qual sia l'animo suo verso di Lepido, perch pi agevolmente lo confider a lei che a te. E, trovando la materia disposta, tu allora da te sola le scopra come Lepido tornato, e da questo poi pigli occasione di scoprirle ancora tutto quello che ha stabilito di fare, e cerchi d'adoperarti tu in modo che, se sia possibile, Lepido per tuo mezo abbia il suo contento, dal quale verr ancora a dipendere il mio. Perch, a dirtela, io ho sempre avuto sospetto Demetrio non tardassi per altro a maritar Giulia, se non per darla a Lepido al suo ritorno. E come intenderemo ch'egli abbia sodisfazione da Porzia, potremo poi liberamente credere che ogni disegno del vecchio sia vano. Ed essendo assicurato che Lepido sia contento, voglio poi discoprirli il tutto, s dell'amore che tra me e Giulia, com'ancora di quello ti ho imposto che si faccia per suo servizio. Che ne di', Ruchetta? piaceti questo mio pensiero? pnetrati questo natural discorso?
ruchetta.
Benissimo! E ve ne fusse! Signor Flavio, mi dite gran cose, n mai mi sarei creduta tanto. Ora, che non pu questo maledetto amore! In quanto al vostro pensiero, mi pare che sia assai bene; e per da mandarlo quanto prima in esecuzione. Ma ditem, di grazia, quel sospetto che voi avevi che Lepido avessi a pigliar Giulia, egli cagione che voi non vi siate mai risolto di chiederla a messer Demetrio?
flavio.
S, certo.
ruchetta.
Se voi lo scoprivi a me, io vi levava ben presto di sospetto, perch il vecchio non si degnerebbe a cos poca dote; ma lasciamo questo. Io sarei ora di parere che voi parlassi prima con Giulia, per consolar la meschina, che si strugge e si consuma.
flavio.
Tu di' bene, vedi adunque s'ella vuol venir fuori.
ruchetta.
Come s'ella verr! Tiratevi da parte. Tich, tich, toch.
SCENA SESTA
giulia, ruchetta e flavio
giulia.
Chi picchia?
ruchetta.
Son io padrona.
giulia.
Ch non vieni tu in casa? sei tu sola?
ruchetta.
Signora no.
giulia.
Chi teco?
ruchetta.
Lo sposo, che viene a toccarvi la mano.
giulia.
Il malanno, quasi che tu me l'hai fatto dire! Vieni in casa, in malora, non star pi cost.
ruchetta.
Venite fuora voi, dico, ch messere vi chiama.
giulia.
Il messere?
ruchetta.
Signora s.
giulia.
Ora vengo. Oh infelice Giulia!
ruchetta.
Alla f, che questa volta ti do il brusco dinanzi e il dolce di dietro.
giulia.
Eccomi. Dov' il messere? Eh, Ruchetta, tu cerchi di tribolarmi (pazienza), la mia fortuna vuol cos. Ben, hai tu trovato quell'ingrato di Flavio? quello ch' cagione ch'io arda e mi consumi senza speranza?
flavio.
O anima mia, se tu ti consumi, e io sarei gi ridutto in cenere! Ma sola la speranza di goderti mi mantiene.
ruchetta.
Signora, io l'ho trovato e non l'ho trovato. Eccolo qui, mezo vivo e mezo morto; ravvivatelo ora voi.
giulia.
Ah traditore, quest' dunque l'amore, che voi dicevi di portarmi? questo dunque il premio della mia fede? Ahi misera, ben m'avvedo ch'altra fiamma vi scalda il petto, e che nuovo incendio vi consuma il cuore! Misera me, or dove, or dove debbo trovar pi fede, se di gi la vedo morta nel petto di colui che diceva esserne il vero tempio?
flavio.
Giulia mia, eccovi Flavio vostro, eccovi quel core che lungo tempo stato ed il vero tempio della fede, come il vostro viso il tempio della vera bellezza.
giulia.
Ohim, Flavio mio, anima mia, che tradimenti son questi? Perdonate, vi prego, a questa meschina, se spinta dal dolore avesse detto cosa che vi apportassi noia! Ah, Ruchetta, questo a me, eh? Basta.
flavio.
Non vi dolete, ben mio, di Ruchetta, n vi affaticate a far ch'io vi perdoni, poi che non puole apportare noia quella dolcissima bocca, nella quale io vorrei, a guisa d'ape industriosa, andar suggendo l'amoroso nettare.
giulia.
Deh, unico mio bene, avendo voi fatto, a guisa di rapace augello, preda di questo cuore, ben potete ancora volendo pigliar da queste labra, quali elle si siano, quel contento che desiderate.
ruchetta.
Sotto, che aspettate? Accettate l'invito, servitevi dell'occasione!
flavio.
O ben felice e avventurato Flavio, e che parole son queste, che mi vengono dalla cagione d'ogni mio bene? E quando e con che pagher io giamai, signora Giulia, un tanto dono, che ora ricevo da voi?
giulia.
Quando, signor mio? Quando m'osserverete quello che pi volte promesso m'avete con l'esser mio marito; e a questo non ci vuol molto indugio, se per bramate ch'io sia vostra, perch forse non sapete quello che la fortuna ne minaccia.
flavio.
Del tutto appieno m'ha informato Ruchetta, e di gi abbiamo stabilito il rimedio e sarete da lei informata del tutto, n altro bisogna, se non che voi vi governiate secondo quello che Ruchetta vi dir. E quanto al divenirvi marito, ben sapete che prima ch'ora vi stato promesso da me, e per qui alla presenza di Ruchetta, nostra fida segretaria, vi do per pegno la mia fede, chiamando di pi per testimonio non solo Amore, ma tutte le deit che de' matrimonii hanno cura. E se mai Flavio manca di quanto alla sua bellissima e cara consorte promette, non solo perda com'infame la vita, ma l'anima sua sia continuamente tormentata dalle pessime furie infernali.
ruchetta.
Che dite mo, madonna stitica? Cos vogliono esser gli uomini. S, s, stringetele ben la mano, diventiamo un po' rossa e non sappiamo quello che rispondere per dolcezza. E che aspettate, uh, che non la baciate?
giulia.
Reggetemi, amor mio, ohim, ch'io dubito che il contento avr forza di far quello che non ha avuto il dolore, Flavio mio.
flavio.
Anima mia, e che dolcezza che sente il cuor mio? Stringetemi, mia vita, e stringetemi forte.
ruchetta.
O canagliola, ricordatevi che ste nella strada! Oh l, s, pazzarella, andiamo al manco in casa.
giulia.
Ohim no, Ruchetta mia! Ors, mio signore, io me n'entrer tutta lieta.
flavio.
E io me ne ander interamente felice.
giulia.
Io son pur contenta, mio bene.
flavio.
E io gioisco, cuor mio.
ruchetta.
Fagioli! A quel ch'io veggo, voi avete animo di far altro che parole! S, s, finiamola, entratevene in casa, Giulia, che non venissi il messere o Scaramuccia, e guastassi il tutto.
giulia.
Addio, signor Flavio, governate il cuor mio.
flavio.
E voi, signora Giulia, l'anima mia! Ruchetta, ricordati subito d'informar Giulia di quello che tu sai, son tuo sorella.
ruchetta.
Toccherebbe a voi d'informarla con un buon bussetto, come fanno i valenti calzolai.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
scaramuccia, licinio e porzia
scaramuccia.
Vorrei pi tosto tener a freno una dozzina di stalloni in mezo una mandra di cavalle, che reggere e frenare un giovene innamorato, overo indomito, per meglio dire. Io ho predicato tre ore nell'orecchie a Lepido e non ci ordine. Io credo certo, come ho detto, che , sia indemoniato, perch un uomo di giudizio si pagherebbe di ragione, ma costui, tanto conosce ragione, quanto conosco io il digiuno, e dice di esser risoluto di voler parlar a Porzia o di morire. Con una giovane maritata che non sei mesi, e poi a chi? ad uno, che il maggior geloso, secondo dicano, che sia in questa citt! Un cervellino e delle mani, come il diavolo, e che gli sta sempre intorno. Oh poveretto me, in che intrigo mi ritrov'io! Lepido si fonda sul dire: la m'ha voluto bene. Quel m'ha voluto bene tempo passato, bisogna vedere al presente come si trova disposta la sua natura! Nel tempo ch'ella ti voleva bene, non aveva provato quello c'ha provato e prova ora. Tu gli apportavi contento alla vista, all'orecchie e alla bocca su, ma a quell'altra poi, che ingrossa senza masticare? Oh ci sono de' fastidii e de' fastidii da vero! A sua posta io ho promesso d'aiutarlo, e s'io credessi di perder la vita, voglio far il debito mio! Ors alle mani, Scaramuccia, in cervello, bisogna far animo! Gervasio non in casa, che far? A sua posta, voglio battere. Alla voce conoscer chi mi risponder. Tich, tich, tich, toch.
licinio.
Ch' l gi, chi batte?
scaramuccia.
Cattivo principio! Questa la voce del marito, voglio tornar a battere, qualche cosa sar. Tich, tich, tich, toch.
licinio.
Che ti si secchino le mani e la lingua, non puoi batter pi piano e rispondere alla prima? Chi batte, dico?
scaramuccia.
E a te si secchi il sangue nelle vene! Alla f, che la porta s'apre e Licinio vien fuora; mi voglio ritirar da banda in questo cantone, perch costui non fa per me.
licinio.
Ol, chi ? chi ha picchiato a questa porta? Non si vede alcuno. Porzia, vieni a basso.
porzia.
Vengo, signore.
licinio.
Dubito certo di non aver a far male i fatti miei in questa citt; non so che insolenzie siano queste che si fanno alle case de i gentiluomini. Certo che non pu esser stato se non qualche furfante ruffiano.
scaramuccia.
Costui ha un buon giudizio, e hammi conosciuto al picchiare.
porzia.
Son qui, signore, che mi comandate?
licinio.
Hai tu sentito picchiar alla porta?
porzia.
Signor no, e quando?
licinio.
Or ora, e dove ti eri tu cacciata, in cantina? (Non vi maravigliate del mio parlare, perch siamo veduti e sentiti) Dove diavolo ti eri tu cacciata, dico?
porzia.
Ero sulla loggia, che stendevo i vostri collari.
licinio.
Non t'ho io detto che tu non vada su quella loggia, dalla quale tu sei veduta e scoperta sino in piazza? Porzia, Porzia, questo voler far a tuo modo, questo non voler dar mente a quello ch'io ti dico, far s una volta che mai avrai contento meco! Tu non avrai un marito, ma averai un gran diavolo, che ti triboler continuamente.
scaramuccia.
Se tu sei il diavolo, torna all'inferno, che tu non la puoi vincere con la moglie, se la novella dice il vero.
porzia.
Marito mio caro, perdonatemi; sempre voi vi lamentate a torto di me.
licinio.
Sempre mi lamenter a ragione, quando non farai a mio modo, e di nuovo ti dico che, quando io non sono in casa, tu non abbia mai tanto ardire di venire su questa porta a rispondere a persona che viva.
scaramuccia.
E lei ander alla fenestra.
licinio.
N t'affacciar mai alla fenestra.
scaramuccia.
Ander sul verone che guarda nel giardino.
licinio.
E guardati che il trentapara non ti facesse andare sul verone che risponde nel giardino, ve'?
scaramuccia.
E che s, ch'egli dir di suggellare il necessario?
licinio.
E, se bisogner ancora, far fare una chiave all'usciolino del necessario.
scaramuccia.
Alla f, ch'io l'indovinai! O che ti sia tagliato quello che si circoncide a gli Ebrei!
licinio.
(Si getterebbe via poco del mio!) ntratene in quella casa, ch'io voglio andare sino in banchi; e come viene il messere, dilli ch'io voglio desinare a buon'ora.
porzia.
Cos far. Volete altro?
licinio.
Non voglio altro, fa' quanto t'ho detto, va' in casa, ch'io me ne voglio andar di qua.
scaramuccia.
Va' come and mio padre, che non torn mai pi.
porzia.
Oh Cielo, io ti ringrazio pure, poi che m'hai dato un marito che si vede che perfettamente mi ama, e tien conto dell'onor mio. E ben sarei meritevole di qual si voglia gran gastigo, quando mi nascesse un minimo pensiero di volerli far torto. O marito mio caro, se tu sapessi quanto l'amor ch'io ti porto, tu non saresti cos geloso di me.
scaramuccia.
Alla f, che mi pare di gi d'aver avuta la sentenza contra, senza litigare! Or va' Lepido, e fndati sul dire: ella m'ha voluto bene! Almeno avesti tu sentite queste quattro parole! Eh, a sua posta, io gli voglio parlare e far faccia alla fortuna; e faccia ella poi quel che la vuole.
Ben trovata, signora Porzia.
porzia.
O ben venga, Scaramuccia. E che miracolo questo, ch'io ti vegga una volta? che vai tu facendo?
scaramuccia.
Signora mia, molte sono le cagioni che mi ritengono ch'io non venga a far il debito mio con vostra signora.
porzia.
E quali sono?
scaramuccia.
L'una si il veder vostro marito tanto geloso, e l'esser io un poltrone; l'altra, che ancora m'accora, si che, quando vi veggo, tutto il sangue mi si commove, pensando al grand'amore che vi voleva la poverina di Brigida mia moglie, che non so s'ella vi avesse portata nove mesi in corpo, se vi avesse potuto voler meglio di quello che vi voleva! Deh, moglie mia cara, come s presto mi ti tolse il Cielo, uh, uh, uh.
porzia.
Di che piangi, Scaramuccia? piangi tu forse perch sia morta Brigida? Se questo , tu sei differente assai dalla maggior parte de i mariti, i quali, per lo pi, si sogliono rallegrare quando loro muoiano le mogli.
scaramuccia.
S, quelle che non s'amano, signora Porzia; ma a Brigida mia io gli ho voluto bene in vita e cos ancora morta l'amo e onoro.
porzia.
Tu di' bene, Scaramuccia! Perch si suol dire che a chi si volle bene una volta, non si vorr mai male, e che il vero e perfetto amore non si scorda mai.
scaramuccia.
Questo detto a proposito mio. Credete voi in effetto che sia cos, signora Porzia?
porzia.
Io lo credo, e tengolo per certissimo. Ma perch mi replichi tu questo?
scaramuccia.
Vi contentate voi ch'io ve lo dica?
porzia.
Perch non vuoi tu ch'io me ne contenti?
scaramuccia.
Ditemi, di grazia, qual maggior amore s' mai trovato al mondo di quello che voi avete portato a Lepido? E ora non ve ne ricordate pi punto. Eh, signora, se voi sapeste qual al presente la vita di Lepido...
porzia.
N manco mi curo di saperlo! Ma egli ben vero che, se io mi sono scordata di lui, egli prima si scord di me, e me ne mostr chiaro segno col mancarmi di quello che promesso m'aveva. E pur non aveva ragione d'abbandonarmi! Ma io ho ben avuta cagione e ragione d'abbandonar lui, poi che ben si sa che per lo marito s'abbandona padre e madre; e facilmente, per, si pu abbandonare ancora uno che ti manchi di fede e ti tradisca.
scaramuccia.
Dite bene. Ma a Lepido non si pu dar nome di mancatole di fede, n di traditore.
porzia.
No? perch? Non sai tu quello che pass nel partirsi tra me e lui. Ben lo sapeva la buon'anima di tua moglie.
scaramuccia.
Signora Porzia, so anch'io qualche cosa. Non vorrei altro se non che voi vedeste in che termine si trova Lepido al presente.
porzia.
Non si pu trovar cos male che non meriti peggio! Ti par poco aver offeso non solo me, ma gli alti e supremi di per li quali mi giur di prendermi per sua moglie? Ma che male il suo? forse venuta alcuna nuova de' fatti suoi?
scaramuccia.
Signora, secondo l'animo suo v'ha mantenuto e sarebbe per mantenervi quanto gi vi promesse. Ma alla mala fortuna, malamente si pu contrastare. Basta, se voi vorrete, potrete toccar con mano e con l'orecchie udire la sua modestia e il vostro errore. Ma voi mi domandate se abbiamo alcuna nuova di lui? Eh, signora, possibile che quella parte, la quale in voi, che partecipa del divino, non abbia notificato al vostro cuore la venuta qui di Lepido vostro?
porzia.
Lepido tornato?
scaramuccia.
Signora s, tornato. Ed tornato per voi e non per altri. E che ci sia vero, non s' palesato ad uomo del mondo, se non a me, acci che io lo palesi solo a voi.
porzia.
Che tu lo palesi a me, e questo perch? Eh, Scaramuccia, egli passato il tempo, per non dire il termine, che mi sarebbe stata grata tal nova, e che forse il cuor mio (come dicesti) sarebbe stato presago del suo ritorno! Ma ora non meno lunge del mio pensiero, ch'io sia dal suo, per poco amore e poca lealt di fede.
scaramuccia.
Signora Porzia, perdonatemi, voi avete il torto; ma vi far conoscere, e vi far buono, che voi siate state lunge dal pensiero di Lepido. ben vero che la fortuna, invidiosa de' vostri contenti, ha cercato di far ch'egli non abbia potuto effettuare mai quello ch'egli aveva nell'animo suo e a voi promesso; s come, piacendovi di darle audienza, potrete da lui medesimo meglio intendere, il quale non ad altro effetto (poi che gli stato concesso il partir di Lione) tornato nella patria cos incognito, se non per discolparsi appresso di voi, e se non saranno da voi accettate le sue giuste e vere ragioni, publicarsi al mondo per vero vostro marito innanzi di Licinio, e ci fatto, per lasciar voi libera nella vostra felicit, darsi poi la morte con le sue proprie mani.
porzia.
Scaramuccia, le tue parole mi muovono a riso; e accorta del mio errore, non posso pi dimorar teco, n rispondere a quanto tu hai detto. Or vanne con la buona ventura, ch'io me ne voglio entrar in casa, acci che mio marito non mi trovi qui teco a ragionare. Il tuo padrone si potr consolare con la memoria di qualche nova amata, che debbe facilmente aver lasciata a Lione, ch per questo sar venuto incognito, per poter poi pi liberamente ritornar a lei. Ben so che la conscienza lo deve rimordere, e con ragione; e che per questo vorrebbe far meco questa poca di scusa. E con questo, Scaramuccia, addio.
scaramuccia.
Signora, per quanto amore voi portate a Lepido, ascoltatemi ancora due altre parole.
porzia.
S come nell'animo annullato l'amore, cos nell'orecchie ingrossato l'udire; tale scongiuro, Scaramuccia mio, non ha forza in me. Addio, son tua.
scaramuccia.
Se siate mia, udite una parola, e per l'amor che portate al vostro marito, s, uditene poi due.
porzia.
troppo grande l'amor ch'io porto a mio marito! Ors, di' ch'io t'ascolto.
scaramuccia.
Oh ventura, ecco appunto Lepido.
porzia.
Or parla, che guardi? Spediscila, dico, che vai tu accen nando?
SCENA SECONDA
lepido, porzia e scaramuccia
lepido.
Dalla lunga ho veduto Scaramuccia, e par che m'accenni non so che. Ohim, che vedo? non quella Porzia mia, quella che seco parla? S, ch'ella dessa! O Amore, favoriscimi, ti prego, in questo punto!
porzia.
Scaramuccia, tu mi pari spiritato. Ors, poi che tu non vuoi parlare, addio di nuovo.
scaramuccia.
Dove andate? Udite, signora Porzia, udite...
Lepido fatti innanzi, fatti innanzi, dico, in malora, che aspetti disgraziato?
Signora, udite di grazia questo gentiluomo, che vi vuol parlare per me.
porzia.
Qual gentiluomo? Ah traditore, tu mi vuoi morta, eh?
lepido.
Anzi, con la mia morte s'accresce la vita a voi, signora Porzia mia.
porzia.
Io Porzia vostra! Ohim! Partitevi, Lepido, e non vogliate con questa vostra audacia macchiar l'onor mio! Ahi misera, ch'io sento lo spirito allontanarsi da questo petto! Scaramuccia, aiutami! Chi mi rapisce il lume? Deh, mi dia ata quella mano che gi mi pass il cuore! Reggimi, ch'io son morta.
scaramuccia.
Signora, fate buon animo. Ol? che vuol dir questo? Lepido, a che gioco giochiamo? Signora Porzia? Ohim, che cosa grave questa? ella cos fredda? Ohim!
lepido.
Signora Porzia mia, che dolore il vostro? dunque la mia presenza a tal termine vi conduce? voi non mi rispondete? Rispondete, anima mia! Ah Cielo, perch mi desti tanto spirito che qui ora giungessi? forse perch'io dovessi divenir omicida di me stesso? Ah, che pur sar vero che se maligno accidente fa s che lo spirto non ritorni nel bellissimo corpo di Porzia mia, io, io stesso con le mie mani, dar luogo a questa dolente anima mia, acci che se ne vada a ritrovar quella della quale s'accese, nell'idea del Sommo Motore, e cos, malgrado del padre mio, s'uniranno insieme, se non potranno i corpi, almeno l'anime!
scaramuccia.
Padrone, io lascier andar la carit in terra, io non posso pi regger questo peso.
lepido.
Ed ecco pure, Porzia mia, che pur ora ti tocca con pietoso affetto quella mano che non sar men ladra a Lepido ch'ella sia stata a Porzia; poi che a te, come dicesti, rap il cuore, e a me rapir l'anima. Ed ecco, misero me, pur pallide e fredde quelle guancie che un tempo mi si mostrarono a guisa di falda di neve che faceva letto alle purpuree rose del tuo bel viso.
scaramuccia.
Non posso pi, dico! E qui corriamo qualche pericolo.
lepido.
Deh Porzia, anima mia, questi son quei begli occhi amorosi di donde usc la saetta che, per gli occhi miei penetrando al cuore, vi fece s profonda piaga! Voi ora chiusi, occhi graziosi e belli, non meno grazia avete che aperti! Sia maladetto il destino e il punto, che a mirar voi mi condusse! Sia maladetto Amore, che tanta vaghezza in voi racchiuse! Siano maladette le quadrella, onde ferito fui! E maladette siano, finalmente, tutte le grazie che sono in te, tiranno Amore, poi che avevano a cagionare, per mezo di quelle, la sua e la mia morte.
SCENA TERZA
trapola, scaramuccia, lepido e porzia
trapola.
O padrona, dove siete voi fitta ora?
scaramuccia.
Lepido, levatevi di qua, ch'io sento persona; mi par la voce di Trapola, il Cielo ci aiuti in questo giorno!
Tiratevi in l, ch la porta s'apre.
lepido.
Ohim, Scaramuccia, reggila, non la lasciar andar in terra.
scaramuccia.
Lasciate far a me, non dubitate. Andatevi con Dio, dico.
trapola.
Egli una gran fatica a tenere serrate in casa donne, che bramano sempre d'esser vedute! Deh, povero Licinio, se la tua gelosia non ti fa diventar un cervo, diventar poss'io un castrone! Dove domine sar andata costei? Non gi solito suo.
scaramuccia.
Ol, o vicini, o gente, o buon compagno, o Trapola, o bestiaccia, oh!
trapola.
Chi quello che mi chiama?
scaramuccia.
O povera giovane, che vuol dir questo? Ol, a chi dich'io? non sei tu il suo servitore? O mangia pane, viemmi aiuta, cnchero ti mangi, non vedi ch'ella la tua padrona?
trapola.
Ohim, che vedo? non questa la mia padrona? Ah traditore, tu l'hai ammazzata, tu! Alla giustizia, alla giustizia! O povera padroncina, e chi far pi le buone minestrine, chi cuciner le buone torte, in casa nostra? O povero Trapola! Con che l'hai tu fatta morire, traditore? Mostrami l'arme.
scaramuccia.
Vo' mostrarti la fune che t'impicchi, pecoraccia! Non vedi tu che gli venuto uno svenimento, che se a sorte io non arrivavo qui per reggerla, ella cadeva in terra e s'ammazzava.
lepido.
O buono Scaramuccia! Deh, vita mia, ritornate in voi.
trapola.
Di che luogo viene questo svenimento? dunque non ella morta? Mi par pur morta ne gli occhi e nella bocca, ma il nascimento dov'?
scaramuccia.
Eh, babbione, pigliala, abbracciala e portiamola in casa.
trapola.
Ch'io l'abbraccia? Qualche cocomero! E che direbbe messer Licinio?
scaramuccia.
Non ci pericolo che Licinio lo sappia; portiamola in casa, dico.
trapola.
Ors, portiamola. Pigliala tu di sotto, ch'io la piglier di sopra. O povera padrona!
scaramuccia.
Non la baciare, traditore.
trapola.
Tuo danno, mi sa buono a me, entriamo.
lepido.
O giorno per me pi d'ogn'altro infelice, o Fortuna iniqua tiranna, di te sola debbo dolermi, da te sola dipende il mio male! Tu, empia, tentasti in varii modi di spegner l'amorose mie fiamme, ma fu vano, poi che tu ne gli animi nostri non hai poter alcuno. Misero me, ora chiaramente conosco come ch'io nacqui sotto cattivo pianeta e sotto maligno ascendente, poi che vedo la donna mia in forza altrui e quasi come morta innanzi a gli occhi miei. Ora, che farete voi, occhi dolenti, senza il vostro amato oggetto? Altro non potrete fare che versar di continuo copiose lagrime d'estremo dolore. Piangete dunque, occhi, piangete e accompagnate il misero e tristo cuore, sin tanto che per la doglia io perda questa travagliata vita, la quale bramo di finire, poich Porzia mia (misero me) di me pi non cura.
SCENA QUARTA
giulia, ruchetta, lepido e scaramuccia
giulia.
In somma, fa' per me e per Lepido, quello che faresti per te.
lepido.
Io veggo aprir la porta di casa [di] mio padre, e Ruchetta venir fuora. Voglio ritirarmi, perch'ella non mi vegga, e veder quel che ella vuol fare.
ruchetta.
Lasciate fare a me, padrona, non vi pigliate fastidio! Io ringrazio il Cielo ch'io son di natura dolce e che ogn'uno la conosce, e per ad ognuno piace. In effetto, io non ho mai voluto sapere quello che siano i fastidii, in questo mondo, e il maggiore ch'io m'abbia mai avuto stato il farmi ben voler e far carezze da tutti. E questa mi pare la pi bella e util cosa che possa avere una mia pari e donna da bene come me. La mia padrona veramente nel maggior intrigo del mondo per questo suo amore, e in fine, ella ha ragione, poi che gli una mala cosa lo star tanto a digiuno e massime per coloro a chi la natura ha conceduto diversi modi da gustar il cibo. Egli tanto tempo che anch'io non ho riveduto quel traditoraccio del mio Trapola, ch'io dubito ch'egli non si sia provisto d'altra fornaia per infornare e bene io sento che la natura patisce. Ma se io mi posso avvedere s'egli muter forno, e io muter pala! Voglio andar a casa la signora Porzia, per far quanto m' stato comandato dalla padrona.
lepido.
Voglio partirmi, perch non mi vegga Ruchetta.
ruchetta.
Ma chi quello, che esce fuora di casa Porzia? Alla f, ch'egli Scaramuccia. Che domine fa egli in quella casa?
scaramuccia.
Ors, addio Trapola, governa ben la padrona! Oh io mi son pur trovato nel grande intrigo! Manco male che la poverina poi ritornata in s, e pure gli scappato di bocca Lepido mio, in somma la gli vuole un gran bene.
ruchetta.
Costui parla di Lepido. Certo che debbe sapere ch'egli tornato.
scaramuccia.
O tu sei qua, buona limosina? Dove ne vai, Ruchetta mia saporita?
ruchetta.
A cercar un poco di seme umano per la mia padrona.
scaramuccia.
Come, seme umano? che di' tu?
ruchetta.
Seme romano, s, che so io.
scaramuccia.
Eh, io credo che tu abbia detto bene alla prima, non ti ridir, no. Ma che vuol far di questo seme la tua padrona?
ruchetta.
Per piantarlo nel suo orto.
scaramuccia.
Le radice si piantano, e i ramolacci, che poi fanno il seme, e son meglio per lo suo orto, che seminarvi queste erbette gentili. Ma dove vai a cercarlo?
ruchetta.
A casa del suo sposo.
scaramuccia.
Quale sposo?
ruchetta.
Che non lo sai? il messere non te l'ha detto? Messer Gervasio Grifoni lo sposo e messer Demetrio poco fa ha fatto il parentado. Ma Giulia...
scaramuccia.
Non gi, io non ne so cosa alcuna, ch non ho parlato al vecchio in tutta mattina. Ma Giulia, che?
ruchetta.
A dirtela, non lo vuole a partito nessuno.
scaramuccia.
Mi pare che la sia ben savia, s'ella di questo umore! Che vuol ella far di quel vecchiaccio sciemonito? ma perch ti manda ella ora da lui?
ruchetta.
Ti dir, Scaramuccia, perch teco posso parlare alla libera e scoprirti ogni cosa: Giulia mi manda non dal vecchio, ma dalla signora Porzia, per avvisarla come gli venuto il signor Lepido incognito, solamente per scoprir l'animo suo. E per vo a pregarla, da parte della mia padrona, e a far ogni opera perch Lepido le parli.
scaramuccia.
E chi ha detto a Giulia che Lepido venuto?
ruchetta.
Il signor Flavio, il quale, in presenza mia, l'ha anche sposata. E le ha dato poi l'ordine che ella faccia fare a me questo offizio con Porzia per servir l'amico.
scaramuccia.
Tutto fa a mio proposito; e se il vecchio fusse in casa?
ruchetta.
Mostrerei di visitarlo come sposo, perch Flavio ha dato ordine ch'ella si mostri contenta, per aver occasione d'aiutar Lepido.
scaramuccia.
S s, io t'intendo. Costoro hanno operato pi di me! Ruchetta mia, io sono informato del tutto, vattene in casa e non cercar altro, e di' a Giulia che stia di buona voglia, perch'io far in modo ch'ella aver presto Flavio, e Lepido anch'egli sar senz'altro contento.
ruchetta.
Eh, guidone, io t'ho ben io sentito poco fa menzonar Lepido, e, per dirti il vero, so che tu sei sempre stato suo segretario; ma in questa cosa ci sar della perdita per me, Scaramuccia.
scaramuccia.
Perdita di che, forse dell'onore?
ruchetta.
Non parliamo di quello, che non ho mai avuto, n mi curo d'averlo; dico cos perch, s'io andava in casa di Porzia, vedeva cosa che mi dava gusto.
scaramuccia.
E che cosa, forse il tuo Trapola, eh? Lova, credi ch'io non ti conosca e non t'intenda, eh eh eh!
ruchetta.
Po', lova? Io non ho anco inghiottito nulla del tuo! E poi tu non ti degneresti, da poi che ti sei sagrato alla castit dopo la morte della tua moglie. Eh, goffo, tanto serve la castit a i morti, quanto l'incenso a' grilli! Che vo' tu dire? Messer s, per vedere il mio Trapola, s, tu hai ben detto il vero; che fo io male? Io fo col mio; non sai tu che chi non ha fuoco in casa ne va cercando pe 'l vicinato?
scaramuccia.
Eh, quanto a fuoco, tu ne potresti prestare a tutte le fornaci di Roma. Ors, Ruchetta, vattene pure in casa, ch'io ti prometto far tal opera col Trapola, che tu sarai contenta ancor tu se vorrai, che ne di'?
ruchetta.
Deh s, caro il mio Scaramuccia! Io mi ti raccomando. E poi che tu non ti vuoi servir della mula, trova al manco il medico che l'adopri.
scaramuccia.
O che tu possa crepar, poltrona! Da una parte mi piace l'umor di costei, che non come quello di molte altre servaccie, che conoscendosi aver il buono e il braccio dal padrone, fanno le madonne di casa e le stitiche, e si ringalluzzano non solo con l'altre serve e servidori, ma con le proprie padrone, co' parenti e con tutto il vicinato e vogliono sempre tener la chiave in mano ed esser le padrone del pane, del vino e dell'olio e d'ogni cosa senza discrezione, n vogliono che s'apra mai nulla senza di loro. Che se ne perda la semenza di s fatte poltrone! In quanto a me, vorrei che tutti i padroni fussero del mio umore, che non ne terrei per casa pur una di qviesta canaglia, ma terrei bene de' servidori atti alle fatiche, e che possono andar in piazza e per tutto, a tutte l'ore senza pericolo alcuno. Ma che coppia questa d'affannati cuori, che cos mesta e dolente se ne viene?
SCENA QUINTA
flavio, lepido, scaramuccia e gervasio
flavio.
Adagio signor Lepido, io non vorrei che voi vi dessi cos fattamente in preda alla disperazione alla prima! Che sapete voi come sia passato poi il negozio? Quell'aver veduto uscir Ruchetta di casa, per andar da Porzia, non se non buono, perch, come v'ho detto, debbe essere andata da lei per vostro conto, s come io le imposi.
lepido.
Eh, signor Flavio, egli molto pi facile a voi il consolarmi con le parole, che a me il credere d'avere ad esser giamai contento per mezo d'amore.
flavio.
Avete forse fede in qualche altro mezo?
lepido.
Signor s.
flavio.
E in chi?
lepido.
Nella disperazione, col mezo della quale verr al fine di tutte le mie miserie.
flavio.
Deh, Lepido mio, lasciate di grazia questi s fatti pensieri in disparte e credetemi che mi detta il cuore che non solo voi abbiate a veder oggi Porzia viva, ma che abbiate ad aver ancora da lei tal favore che ne restiate contento.
scaramuccia.
Egli tempo ch'io mi scuopra. Che dite voi di contento, signor Flavio, parlate forse del signor Lepido?
flavio.
S, Scaramuccia mio caro. Ben, che nuova ci ?
scaramuccia.
Lepido, (ohim) ch'ella ...
lepido.
Scaramuccia mio, che? morta, eh?
scaramuccia.
Spedita, non v' pi rimedio.
lepido.
Che dite, signor Flavio? Questi sono i favori, questi sono i contenti, che mi apparecchia il vostro cuore? Tu sei morta, mia vita? tu, tu ita ne sei alla celeste patria senza di me? e io, omicida crudele di quanto aveva il mondo di bello, impunito rimango? Ma non credere, non creder gi, bellissima anima mia, che s come ti promessi io non ne venga a trovarti or ora su ne gli stellati giri! Ed ecco la mia destra, che da te fu chiamata in soccorso, che gi s'apparecchia alla mia morte!
scaramuccia.
Piano signor Lepido, che v' non so che da dirvi.
flavio.
Fermatevi, signor Lepido, che pazzie son queste? Voi non avete ben inteso. Sguita, Scaramuccia, c'hai tu da dirli?
scaramuccia.
Ch'ella mi disse in casa: Lepido mio.
flavio.
Dunque non morta; udite, signor Lepido
lepido.
Che dici, Scaramuccia? non morto il mio bene?
scaramuccia.
Signor s, morta. Ma...
lepido.
Eh, signor Flavio, ben vedo che vi burlate di me.
flavio.
Adagio, signor mio! Scaramuccia, che vuoi tu dire? morta ma, ma che?
scaramuccia.
Ma ritornata in s ed viva.
flavio.
Che dite, signor Lepido?
lepido.
Ohim, ch'io moro! Scaramuccia, Porzia mia viva o morta?
scaramuccia.
morta. Cio per voi, ma viva per Licinio suo marito.
lepido.
Pur ch'ella sia viva io mi contento, poi che nella mia mente sar sempre viva, se bene mi conosco esser morto nella sua. Pacienza, viver almeno con speranza di parlarli una volta sola ancora.
flavio.
Signor Lepido, ho speranza che 'l mio cuore sar verace di che dianzi vi dissi.
lepido.
Piaccia al Cielo, signor Flavio mio! Ma dimmi di grazia, Scaramuccia, non hai tu detto ch'ella disse Lepido mio?
scaramuccia.
O questo il tintin, disse Graziano. Sappiate che, quando ella ritorn in s, trasse un gran sospiro, e cos ardente, che manc poco che non m'abbruciasse la barba, e disse: Lepido mio.
lepido.
Signor Flavio, che ne dite ora?
flavio.
Bonissimo segno, ben, Scaramuccia.
scaramuccia.
Io da questa parola sono andato considerando che la signora Porzia vi voglia ancor bene, e che tutto quello ch'ella fa, lo faccia per paura di suo marito; onde mi si sono raggirati molti pensieri per la mente, e tra gli altri quello del signor Flavio, che m'ha scoperto Ruchetta, che non se non buono. Ma io ne ho pensato un altro, che forse sar meglio.
flavio.
Hai tu saputo da Ruchetta s'ella stata da lei?
scaramuccia.
Signor no, che non v' stata, perch io la rimandai in casa. Basta, signori, non vi pigliate fastidio; volete voi altro, che per quanto potranno le forze mie sarete ambedue contenti? Signor Flavio, io so prima che ora il vostro amore, e quanto passato tra Giulia e voi.
lepido.
Eh, Scaramuccia, il travaglio il mio; perch il signor Flavio si pu chiamar contento egli.
scaramuccia.
Adagio, signore, perch ci da far per tutti.
flavio.
Credeteli pure, perch Scaramuccia dice il vero.
scaramuccia.
Ors, veniamo a noi. Vorrei che noi ora facessimo una cosa: io so, signor Flavio, che messer Gervasio non vi conosce, n tampoco per riconoscere il signor Lepido, per esser stato tanto tempo fuora.
lepido.
Egli vero, che me non per riconoscere altramente, ma conoscer bene il signor Flavio, che pratica assai qui d'intorno.
flavio.
Eh, signor no, perch egli un tentennone cos fatto e non m'ha mai dato fantasia pi che tanto.
scaramuccia.
Or ben voglio che come voi lo vedete, gli andiate incontro, e lo salutiate per marito di Giulia, dicendoli che tutta la citt di Roma si rallegra del suo sposalizio, e che voi siete gioveni vertuosi che volete andare ad onorar le sue nozze e servirlo. Egli, ch' mezo pazzo, accetter senz'altro la proferta, e con quella occasione dirli che volete veder il luogo dove s'ha da fare il banchetto e andate in casa. Oh diavolo, eccolo che viene, state in cervello, ch'io voglio ritirarmi per non guastar la coda al fagiano.
lepido.
S, ma poi che faremo? S a proposito egli scappato.
flavio.
Qual cosa sar, cerchiamo pure d'andare in casa.
SCENA SESTA
gervasio, lepido e flavio
gervasio.
Un'ora mi par mille di saper la risoluzione di questo parentado! Con quanti amici io ne parlo vengo lodato di queste nozze. Sento un'allegrezza nel sangue, che mi pare d'esser ritornato giovene di venticinque anni. Ma chi son coloro che passeggiano innanzi a casa mia?
lepido.
Signor Belisario, come dite ch'egli ha nome il padron di casa?
flavio.
Signor Cesario, io non me ne ricordo molto bene, so ben che dicono un non so che di Galafrone o Gastone.
gervasio.
Castrone? di chi diavolo dicano costoro? Ei guard la mia casa. E m'incastronano molto presto, se parlano di me! Ma che possono volere? Egli stanno quivi fermi, che pu esser questo?
flavio.
Signor Belisario, domandiamone a questo gentiluomo qua.
lepido.
Voi dite bene. Servitor di vostra signora, padron mio, mi saprebb'ella insegnare un certo gentiluomo che si chiama il signor Gervasio Galafrone o Gastone?
flavio.
Castrone, castrone, che fatto lo sposo?
gervasio.
Grifone, volete dir, quel giovene.
lepido.
Signor mio, s, ben lo sappiamo; se lo conoscete insegnatelo, di grazia.
gervasio.
I miei giovenotti, si potrebb'egli sapere chi voi siete e perch l'andiate cercando?
flavio.
Signor s, di grazia. Sappiate, signor mio, che questo si chiama messer Belisario, maestro di ballare, e io Cesario, musico, nominati e conosciuti per tutta Roma.
gervasio.
Ah ah, vi sentii ben giurare poco fa da musico, seguitate pure.
flavio.
Signor s, ora avendo noi inteso che questo signor Castrone...
gervasio.
Grifone, dico.
flavio.
Signor s, fa parentado, anzi l'ha fatto col signor Demetrio, noi, come vertuosi, vogliamo vedere s'egli si contenta che andiamo ad onorar le sue nozze, sapendo che sar cosa grata al signor Demetrio. Per vostra signora ce lo insegni, di grazia.
gervasio.
A dirvela, messer Cesario, io son quel tale detto Gervasio Grifone.
flavio.
Vostra signora il signor Gervasio? O signor mio, padron mio, vi fo riverenza con le ginocchia per terra.
lepido.
O padron mio, signor mio caro, bacio il lembo della veste di vostra signora.
flavio.
E il simile fo anch'io.
lepido.
O signor Gervasio, quanto mi rallegro di conoscer vostra signora.
flavio.
Signor sposo, padron mio, entriamo in casa a veder la stanza del festino.
lepido.
Entriamo, signore, non questa la casa di vostra signora?
gervasio.
Piano, quei gioveni, ch il contento vostro nuoce alla persona mia. Io vi ringrazio e lodo il vostro buon animo, e vi prometto servirmi di voi alla giornata, per lasciatevi vedere di qua, ch'io vi avviser quando avrete a venire.
lepido.
Dunque non vuol, vostra signora, ch'entriamo in casa per veder la stanza dove s'ha da ballare e dove hanno da stare i musici?
flavio.
O signor Castrone, signor sposo, vostra signora creda che non sar se non ben fatto, certo.
gervasio.
No no, signor no, per ora perdonatemi, ch ho faccenda; ma tornate verso il tardi, ch questa la casa mia. Son vostro, giovani miei.
lepido.
Signore, poi che cos comandate, tanto faremo. Bacio le mani di vostra signora.
flavio.
E io, padron mio, gli sono schiavo, li fo riverenza e li bacio le mani.
gervasio.
Son vostro, messer Cesario; bacio le mani, messer Belisario.
lepido.
Siamo sempre al vostro comando, e per servirla, patron mio. Che farem'ora?
flavio.
Levarci di qua e tornare.
gervasio.
Non viddi mai uomini pi cerimoniosi di costoro, n pi ben creati; m'hanno quasi levato di sesto. Ors, la cosa fatta. Io ho tardato un po' troppo a ritornar a casa. Certo che Giulia debbe patire: io non volli replicare a messer
demetrio.
, ma son sicuro che Giulia sarebbe stata pi che contenta, perch se bene in me v' un poco d'et, v' anco una grazia soprannaturale, che ha in s virt mirabilmente attrattiva. O povera giovane, in vero che me ne duole ch'ella di gi patisca per me! Non vo' tardar pi, lasciami chiamar Trapola.
Ol, Trapola, a chi dich'io, Trapola?
SCENA SETTIMA
trapola e gervasio
trapola.
Ol, che insolenza questa? chi chiama con tanta furia? Non puol essere se non qualche bestia.
gervasio.
Son io, sono il tuo padrone, vien fuora di casa.
trapola.
No, che non in casa.
gervasio.
O che animalaccio, egli intende sempre alla rovescia!
Lo so anch'io ch'egli non in casa.
trapola.
Se tu lo sai, perch lo domandi, cnchero ti mangi!
gervasio.
O che pazzo, o che pazzo! Non odi tu ch'io sono il tuo padrone?
trapola.
Tu menti per la gola, ch'io non ho altro padrone che messer Gervasio Grifone.
gervasio.
O spiritato! Vien fuora, dico, ch'io son Gervasio.
trapola.
Che Gervasio? O padrone, perdonatemi, perch quando io sono cacciato nelle faccende di casa, al parlare io non vedo nessuno.
gervasio.
S s, t'ho inteso, ogni cosa alla rovescia! Ors, vien qua, va' a casa messer Demetrio e dilli da mia parte che risoluzione egli mi d a quel negozio, hai tu inteso?
trapola.
Meglio d'un sordo. Volete voi ch'io vada adesso?
gervasio.
Ma quando, bestiaccia? Adesso, dico, e torna subito.
NUPOLA.
Ander, messere, ma prima vorrei...
gervasio.
Che vorresti, che?
trapola.
Che voi mi dicessi che negozio questo. Vi vedo allegro pi del solito, padrone. Deh, ditemelo di grazia.
gervasio.
Perch tu vadi pi volentieri, ti vo' dire il tutto. Sappi ch'io ho preso moglie.
trapola.
Dite da vero, padrone? e chi abbiam preso?
gervasio.
Il malanno ho preso! Giulia, alleva di messer Demetrio, e per questo ora ti mando a casa sua.
trapola.
Padrone, voi non potevi far meglio e io, che ho buon giudizio, vi veggo di gi diventato (becco cornuto del diavolo, al suo dispetto) padre di famiglia. Ma quando si faranno le nozze?
gervasio.
Questa sera senz'altro. Or va' via e non tardar pi, ch'io vo a dar ordine che si scaldi la stufa.
trapola.
Andate pur, padrone, e fatevi far pulito.
Ora s, come si suol dire, m' caduto il formaggio su i maccheroni! Se il mio padrone piglia Giulia, com'egli dice, io aver tutti i contenti che vorr con Ruchetta, la quale so che vive guasta de' fatti miei.
SCENA OTTAVA
scaramuccia e trapola
scaramuccia.
Che cicala costui di Ruchetta? Io voglio un poco in disparte udire quel che egli chiacchiera.
trapola.
Ora, con questa occasione di domandar a messer Demetrio s'egli contento del parentado, vedr ancora di parlar con Ruchetta, e quand'ella volesse tirarmi all'onor del mondo, mi risolverei forse, mi risolverei di pigliarla per moglie; voglio per raffazzonarmi.
scaramuccia.
O carnaccia da corbi, parti questo un bambino da venire all'onor del mondo? S, ma dentro d'una culla di quelle del Doria e farli dar la poppa all'aguzino con un buon nerbo di bue! Ma sta: l'amor di costui fa al proposito mio, aff, e gi, gi, mi son pensato il modo di farmelo amico d'importanza. Alle mane!
(Ohim) io son tutto acqua, il Cielo sa s'io lo trover in casa.
O ecco appunto Trapola, dove vai? il tuo padrone in casa? avete voi ancor desinato? hai tu fazzoletto allato?
trapola.
Gran furia, Scaramuccia, la tua. Io veniva appunto a casa tua, e il mio padrone non in casa e non abbiamo ancor desinato; fazzoletti non gli uso. Ma che furia questa?
scaramuccia.
Vengo a portar due nuove, una a te, l'altra al tuo padrone.
trapola.
Sarebbe forse quella nuova ch'io vo cercando, quella del mio padrone?
scaramuccia.
Forse che s, te la vo' dire. Sappi che il mio padrone mi manda dal signor Gervasio a dirli che si metta all'ordine, ch questa sera vuol far le nozze tra Giulia e lui. Ma v' poi l'altra.
trapola.
Appunto ve', il mio padrone mi mandava ora per questo. Ma dimmi, qual l'altra?
scaramuccia.
L'altra mo tocca a te, e non sei per saperla, se tu non mi dai una buona mancia, essendo la miglior nuova che tu possa desiderare.
trapola.
Deh, fratello, e che poss'io darti? Ti potess'io pur dare parte del mio appetito!
scaramuccia.
Io ti ringrazio, io n'ho da vendere; altro vi bisogna, se non, addio! Ch'io ti vo a cercar del tuo padrone.
trapola.
Piano, Scaramuccia! Tu non lo troverai, non ti partire. E che poss'io darti, in effetto? Voglio che tu conosca il mio buon animo, sta' a vedere.
scaramuccia.
Che vuoi tu fare?
trapola.
Spogliarmi e donarti questo vestito.
scaramuccia.
Frmati, ch'io mi contento di manco, e se tu mi vuoi fare un servizio, ti vo' dar la buona nuova e t'aiuter acquistarla e far di modo che tu sarai contento; e ci entra Ruchetta, non ti dico altro.
trapola.
In questa buona nuova, eh?
scaramuccia.
Messers.
trapola.
Comanda, fratello, che io mi vender l'unghie per tuo servizio, ch non ho altro bene al mondo, quando mi pizzica la rogna.
scaramuccia.
Io ti voglio credere. La nuova questa: Ruchetta ha da esser tua moglie e io te l'ho da dare.
trapola.
Ruchetta ha da esser mia moglie? Scaramuccia mio, ti vo' donare due de' miei denti, sguita allegramente.
scaramuccia.
Il servizio poi, ch'io voglio da te, si questo: che tu chiami ora qui fuora la signora Porzia, acci ch'io le possa parlare, e che tu secondi il mio umore e l'esorti a quello che tu intenderai ch'io desidero. E, perch tu sappia il tutto, per servizio di Lepido, figliuolo del mio padrone.
trapola.
E ch' tornato di Francia?
scaramuccia.
S, tornato, che di'?
trapola.
Tu pensi in questo ch'io abbia da far servizio a te e tu lo fai a me. Sappi che non ho altro desiderio se non di far diventar un cornuto quel messer Licinio, il quale il maggior fastidioso che creassi la natura e non ci lascia mai in casa bene avere con la sua strana gelosia. Or quando le vogliamo parlare? ora? Veniamo pure alle strette, Ruchetta sar pur mia, n'?
scaramuccia.
In fatti, non si debbe mai perder tempo nelle cose che importano.
trapola.
Trati da parte, di grazia, se ti piace, e lascia fare a me.
scaramuccia.
Trova tu l'invenzione, ch'io mi ritiro da parte.
trapola.
Lascia pur fare a me. Tich, toch, o signora padrona?
SCENA NONA
porzia, trapola e scaramuccia
porzia.
Chi ? sei tu, Trapola?
trapola.
Signora s.
porzia.
Perch non vien tu in casa?
trapola.
Scaramuccia vi domanda.
scaramuccia.
Che diavolo di' tu, bestia?
porzia.
Che cosa di' tu?
trapola.
Che veniate in strada per cosa che molto importa. Ho io detto bene?
scaramuccia.
Bene, non potevi dir peggio. A te, a te, ch'ella vien fuora.
porzia.
Perch mi chiami nella via? vuoi tu forse farmi aver una bravata da mio marito?
trapola.
Eh s, vostro marito, con vostra licenza, una bestia, padrona.
porzia.
E io che vengo ad essere, se mio marito una bestia? Eh, ignorantaccio, sempre sarai un bufalo! Ben, che cosa ci di nuovo? e perch m'hai fatta venire nella strada?
trapola.
Padrona, non posso dir la mia ragione solo, ecco qui Scaramuccia che m'aiuter.
porzia.
Oh, oh, mi maravigliava, non tanto di costui, quanto di te, Scaramuccia! Che vuoi da me? che vai tu facendo intorno a questa casa? (Ahim) ben m'avvedo che tu vuoi esser affatto la rovina mia! Ti sei tu forse lasciato intendere d'alcuna cosa con costui?
trapola.
Che vuol dir costui? O padrona, voi mi strapazzate un po' troppo! Eh, Scaramuccia, se la sapesse eh, ch'io son fatto lo sposo?
porzia.
Che cosa dice questo furfante? che cosa dice?
scaramuccia.
Niente, niente signora, badate un poco a me, se volete saper quello ch'io fo qui d'intorno. possibile, signora Porzia, che affatto affatto io abbia da credere che voi vi siate scordata di Lepido?
porzia.
Ecco che pur di nuovo sei ritornato a tribolarmi! Io ti dico chiaro che non amo Lepido, e che ci sia vero tu vedesti poco fa, che l'anima mia, la quale si trova offesa da lui, non potendo soffrir di vederlo s'allontan da questo corpo, sin tanto ch'egli le fu presente.
scaramuccia.
E io credo il contrario, signora mia.
trapola.
Abbiamo pur da dormir insieme questa notte Ruchetta ed io, n' vero?
scaramuccia.
S. Di grazia, st un po' cheto!
porzia.
Come, il contrario?
scaramuccia.
Non che l'anima vostra odii Lepido, anzi l'arna, alterata nel vedere che il corpo vostro non fece il debito suo, nel subito veder Lepido, ella sdegnata s'allontan da lui, n vi volle ritornare sin che Lepido non fu allontanato da quello. E credo ancora per non esser ella tassata d'ingratitudine, poich quella che ha parte di divinit in s, pu molto ben sapere Lepido non esser colpevole di quello che voi l'accusate.
trapola.
Cnchero tu di' bene! Tu debbi aver studiato Liombruno o Dama Rovenza! Non so se in questo sapr secondarti.
scaramuccia.
Sta' cheto tu, ch non ancor tempo.
porzia.
I movimenti del corpo nascono dalla parte dell'anima, Scaramuccia. Se ella avesse conosciuto quello che tu di', non si sarebbe allontanata dal corpo. Ma se Lepido avessi saputo s ben mantener la sua fede, come tu ben difendi la sua causa, non occorrerebbono queste quistioni tra di noi, le quali sar bene lasciarle in disparte e che tu vadi a servire in altro il tuo padrone. Trapola, entriamo in casa.
trapola.
Avete contentato Scaramuccia?
porzia.
Che contentare Scaramuccia, balordo! Entriamo in casa, dico.
scaramuccia.
Signora Porzia, una grazia vi domando, la quale torna in beneficio vostro.
trapola.
S, cara padrona, fateli questa grazia, perch verr a riceverla anch'io e la natura non patir.
porzia.
Io non son principessa che possa far delle grazie.
trapola.
Fate conto che cresca la luna e fate da marchesana.
scaramuccia.
Deh, signora, per quanto amore voi portate a Lepido, per quanto avete caro l'onor vostro, fate questa grazia a Scaramuccia.
trapola.
Scaramuccia, guarda un poco se te la potessi far io, senza aver quest'obligo a lei?
scaramuccia.
Vi prego, signora! (Eh, non mi dar fastidio tu!) Ma che state voi pensando?
porzia.
Ors, Scaramuccia, di' s, che grazia questa?
scaramuccia.
O mia signora dolce, che voi siate solo contenta d'ascoltar venticinque parole da Lepido.
trapola.
E non altro che questo? Messer s, che siamo contenti, dov' il signor Lepido?
porzia.
S, dove il signor Lepido, eh, furfante? E se mio marito venissi?
trapola.
Mancheranno scuse, e poi messer Licinio non lo conosce! Eh, padrona, perch volete voi far questo torto alla natura, che vi ha fatto s belle orecchie per udire? e chi ascolterete voi, se non ascoltate gli amici? ascolterete voi forse inimici che cercheranno d'offendervi?
scaramuccia.
O bene, Trapola! Tu mi riesci, aff, meglio a pane che a farina! Eh via, signora, non vogliate esser cagione della morte di quell'infelice giovane.
trapola.
Si volter ben , s, sguita pure, ch le donne facilmente si piegano.
porzia.
Deh, travagliato cuor mio, e che pu voler Lepido da me? Si crede forse di cavare acqua da una pietra, gielo dal fuoco, dolcezza dalle salse onde del mare? Deh, quanto erra il cuor suo!
scaramuccia.
Ors, signora, quest' cosa di poco costo a voi e sarete forse cagione della salute sua e della vostra quiete.
porzia.
Trapola.
trapola.
Signora, che dite? che mi comandate?
porzia.
Che ti par ch'io faccia?
trapola.
Che non solo l'ascoltiate, ma che le diate tutto quello che vi sapr domandare. Volete voi esser tenuta ingrata? Il Cielo ve ne guardi, che troppo gran peccato! Scaramuccia, vallo a chiamare.
scaramuccia.
Che dite voi, signora, non siete voi contenta?
porzia.
Ors, Scaramuccia, va' via, ch'io mi contento di dar audienza a Lepido, s per amor di Trapola, come per amor tuo, e per levarmi questo tribolo d'intorno.
trapola.
O che siate voi benedetta, signora, s s, per amor vostro non per altro, io vi ringrazio per la mia parte, chiamandomi sempre obligato alla vostra cortesia.
scaramuccia.
E io il simile, padrona mia. Io me ne vo adunque or ora a ritrovar Lepido. Trapola, son tuo, tien saldo.
trapola.
Compagno, ricordati, ecc. Padrona, o che contento m'avete dato, ogni volta che farete a modo mio, non farete se non bene.
SCENA DECIMA
porzia, trapola e licinio
porzia.
Eh, Trapola, credi pure ch'io lo fo contra mia voglia!
trapola.
Io lo so, lo so, e questo ben solito delle donne, di farlo sempre contra lor voglia la prima volta.
licinio.
Che cosa fanno costoro in strada? Vo' un poco stare a sentire.
porzia.
Non nego di averli voluto bene, Trapola, ma ora il dovere ch'io attenda a mio marito.
trapola.
Ben si pu attendere al marito e dar anco sodisfazione a s stessa, padrona. Credete voi d'aver ad esser la prima gentildonna maritata che dia sodisfazione a qualche amante? Voi v'ingannate! E quante ve ne sono? Siano pur elle benedette, donne degne di viver in eterno giovani al mondo.
porzia.
Eh s, tu non mi darai ad intendere che queste cose siano ben fatte.
trapola.
Anzi s, perch son tutte fatte dalla natura, e a voi non occorre altro che metterla in opera! Eh, padrona, voi mi fate ridere! Per che cagione ha d'aver pi libert l'uomo che la donna? perch ha da esser lecito all'uomo l'andar da cento poltrone e che una donna onorata non abbia da contentare un galant'uomo e pigliarsi anch'essa i gusti suoi?
licinio.
O Trapola, uomo da bene, ti voglio, aff, per questo far crescere il salario!
porzia.
Molte cose sono lecite a gli uomini, che non si convengono alle donne; e poi questi pericoli non li corrono se non le belle e io non sono in questo numero.
trapola.
Cos il Cielo m'aiuti e a voi levi prima che pu questo marito che avete, come per la vostra bellezza sono infiniti gentiluomini, che pi volte m'hanno parlato di voi. E se per lo passato ho risposto a tutti ad un modo, per l'avvenire risponder loro in un altro; ch mi parerebbe troppo grande errore che voi stessi sempre alli pasti di vostro marito solamente, tanto geloso e tanto disgraziatello. Un fior non fa primavera.
licinio.
O furfante, oh questo no, s'io non ti fo gastigare con un bastone, mio danno.
porzia.
O Trapola! Tu ti pigli un po' troppa licenza, che parlar il tuo?
trapola.
Perdonatemi, padrona! La compassione ch'io ho di voi mi vi fa parlare cos liberamente.
porzia.
Basta, parla meglio, se non, che io mi scoroccier teco, ve'. E credimi che se mai (che il Ciel non lo voglia) io facessi torto a mio marito, starei sempre in sospetto ch'egli mi trovasse sul fatto. (ohim) Se mi trovasse in casa un altro uomo eh? Uh poverina me!
licinio.
E, madonna schifa il poco, v'accomoderesti ben, s.
trapola.
Non bisogna mai aver dubbio di questo, padrona, perch non mancano mai scuse, e quando bene ci avvenissi, e massime avendo un servitor fedele come son io! Quant'all'esser trovata in fatto, impossibile perch la natura, compassionevole di voi altre donne, rimedia a questo nell'ordinare la generazione umana. E per ad un bisogno basta discostarsi un palmo e ognuno torna al suo segno, perch gli uomini non sono cani.
licinio.
Ah, Trapola manigoldo, parti che l'abbia trovata?
porzia.
Tu hai una grand'arte a far diventar trista una donna da bene; non so se tu l'aresti cos a far diventar una trista da bene.
trapola.
O signora no.
porzia.
Perch?
trapola.
Perch la natura inclina pi presto al male che al bene, quando per si possa chiamar male quel che v'ho detto, che non me ne risolvo! Oh padrona, ecco messer Licinio, vogliamo noi dire ch'egli ci abbia sentiti?
licinio.
Trapola, che si fa?
trapola.
Il mare turbato! O padrone, v'ho da dire gran cose, mandate pur in casa vostra moglie. Oh mi pizzica la schiena.
licinio.
Porzia, che fai tu qui nella strada?
porzia.
Niente, signore. Stava ragionando con Trapola non so che di mio padre.
licinio.
Di tuo padre, eh? Credi ch'io non abbia sentito ogni cosa? Entra in quella casa.
porzia.
Ecco ch'io entro. Signore, vi fo riverenza.
trapola.
O povera giovane.
licinio.
Che cosa di' tu?
trapola.
Che avete una onesta giovane.
licinio.
A che te ne accorgi?
trapola.
Sappiate che dianzi, vedendola qui nella strada, mi venne qualche sospetto nell'animo, solo per la gran gelosia che ho dell'onor vostro. E per cominciai dalla lontana ad esaminarla, per vedere se a sorte avesse qualche capriccio nel capo, e in somma s'ella fusse innamorata d'altra persona che di voi.
licinio.
Gran furbo ch' costui! E che ti rispose?
trapola.
Signore, mi si volt con un viso arrabbiato dicendomi: vituperoso, furfante, che cosa ti spinge a dirmi queste parole? s'io entro in casa per un pezzo di legno, ti spezzer ben io le braccia! E seguit a dirmi tante di quelle villanie, che non si direbbono ad un procuratore che facesse perder la lite.
licinio.
E come ti salvasti?
trapola.
Udite, non mi perdei per questo, no; anzi, le dissi che tutto quello ch'io le dicevo era solo perch molti gentiluomi ni erano invaghiti di lei e che ogni giorno me ne parlavano. Ed ella di nuovo cominci a dirmi ch'io tacessi, che per le pi degne creature del mondo non arebbe pensato, n ascoltata mai una sola parola, che tornassi in pregiudizio dell'onor vostro, non che fatto cosa che vi pregiudicassi. Per la qual cosa io vo argomentando che voi abbiate la pi savia giovane del mondo.
licinio.
Ah, furfante, tu sei ben tu il maggior furbo vituperoso che si trovi! Tanto ch'ella ti par molto savia, eh?
trapola.
Savissima, signore, credetelo a me, ch io ve lo giuro da uomo onorato e da bene, in somma da vostro servitor fedele.
licinio.
Perch da mio servitor fedele?
trapola.
Perch il servo fedele piglia qualit dal padrone, io pigliando qualit da voi, posso giustamente giurar da uomo da bene e onorato; quello che non possono far molt'altri servidori, n procuratori, n notari, n cortigiani.
licinio.
Quello che tu ti sia non lo so. So bene che dal giorno ch'io pigliai Porzia per moglie ti trovai in questa casa, e da quell'ora in qua sempre t'ho tenuto in cattivo concetto. Tuttavia, se mi ti vai scoprendo per quel fedel servo ch'io t'ho scoperto da poco in qua, dir la mia oppenione esser falsa e che non tanto merito io riprensione, quanto tu premio secondo le operazioni. E cos credo che ti contenti, n' vero?
trapola.
Io non v'intendo, padrone, parlate pi chiaro, vi prego.
licinio.
L'intenderai, se ben l'intendermi non a proposito tuo. Entriamo pur in casa, ch verr ben tempo che m'intenderai.
trapola.
Entrate, padrone, ch'io vengo. Costui parla per punto di stella, dubito che qualche nembo di pioggia boscaglina non mi si scarichi sopra le spalle! Or s, che sar mai, venga che vuole! Io ho cercato di voltar la torta, ma dubito di non esser stato a tempo, ch'ella si sar abbruciata un poco da un lato. A sua posta, s'egli mi segner la schiena, io far in modo con Scaramuccia che gli segner la fronte e glie le far spuntar fuora come quelle d'un capretto, b, b, b. Voglio andar a trovar messer Demetrio.
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
demetrio e ruchetta
demetrio.
I negozii di banchi vanno tanto alla lunga, che una morte. Ho perduto tempo tutta mattina senza spedir nulla. E ancor che molti siano i fastidii, che mi conturbano la mente, il maggior poi di tutti quello ch'io patisco per la mia cara Giulia. E ben si vede che dove regna Amore non si conosce errore! O Cielo, o Fortuna, chi m'avessi detto Demetrio in questa et tu diventerai servo d'Amor, eh? Ors, in effetto e' non bisogna mai dire: di qua andr; n meno: cos ha da essere. Io conosco veramente di far errore, ma in fatti, che poss'io pi? Chi mi sforza, ha sforzato altro uomo che non son io; qui non ci altro che dire, se non che Giulia si contenti e che quella bestiola di Ruchetta abbia fatto l' offizio a dovere. Vo' chiamarla innanzi ch'io entri in casa.
Ol, o Ruchetta, tich, tich, tich, toch.
ruchetta.
Oh messere, siete voi, eh?
demetrio.
S, vieni abbasso, che io ti voglio un po' parlare.
ruchetta.
Eccomi, messere, avete voi ammanita la mancia?
demetrio.
S, se le cose passeranno a mio modo.
ruchetta.
Credo che non le possiate desiderar meglio.
demetrio.
Di' s, che nuova mi porti?
ruchetta.
La padrona risoluta di...
demetrio.
Pigliar messer Gervasio.
ruchetta.
Messer no.
demetrio.
Come no?
ruchetta.
Cacasangue, messere, so che voi siete stato sollecito a levarvi questa povera giovane di casa! Rallegratevi, dunque, perch'ella contenta di far quello che voi volete. Merito la mancia o no?
demetrio.
Tu sei una gran ghiotta.
ruchetta.
S, pare a voi, perch avete poco da farmi inghiottire! Messere, tutti mi dicono cos! Ors, la mancia, la mancia avaraccio!
demetrio.
Ors, sta' cheta, ch'io ti prometto di dartela, e voglio, di pi, che te la dia lo sposo ancora! Ma chi questo che viene in qua cantando?
SCENA SECONDA
demetrio, ruchetta e trapola
trapola.
La bona donna che non ha marito
confida ne la bona vicinanza
e dice gli si aguzza l'appetito
quando la mangia della mescolanza.
Da galant'uomo, che gli qui messer Demetrio.
demetrio.
Non egli il servidore di messer Gervasio? Mi piace quell'umore, perch gli molto allegro.
ruchetta.
Non so, messere, vedete io non lo conosco. V, v, amor mio.
trapola.
La mi guata, la traditora!
Buon giorno, messer Demetrio. Messer Gervasio Grifone, mio padrone, vi bacia le mani, e io qui a mona Ruchetta.
ruchetta.
E dove mi conosci tu, baronaccio?
demetrio.
Guarda che proceder da furfantina! Non dar mente alle sue parole, Trapola! Ben, che dice il tuo padrone?
trapola.
O gran furba! Che desidera saper quello che si far di quel negozio. Ma, padrone mio, ei mi pare d'essere offeso da cotesta vostra massara.
ruchetta.
Che vuol dir massara? S'io son massara, son del mio padrone, perch'io governo tutte le sue massarizie, che vuoi tu dir per questo? Messere, voi mi fate portare un poco rispetto, sapete?
trapola.
O, che ladra, finge di non conoscermi e il vecchio borbotta.
demetrio.
Taci bessona, ch sempre parlasti da sciocca! Vien qua, Trapola, e lascia dir costei.
trapola.
Messere, la mi minaccia,voi non vedete, voi? Tu menti per la gola! Fatevi in l, messere.
ruchetta.
Ah infame, a una par mia, eh? O piglia questa pianellata !
demetrio.
Fermatevi, canaglia, non mi strapazzate tanto!
trapola.
Ad un par mio tirar pianelle, eh? To', poltrona! Guardatevi messere!
demetrio.
Ohim,la mia testa! Fermatevi, sciagurati, vi dico.
ruchetta.
Ohim, messere, io son ferita!
demetrio.
Sei il cnchero che ti mangi! Fermati l, Trapola! Fermati l tu, mettiti quella pianella, dimanda perdono a costui. E tu, darmi sulla testa, eh, Trapola?
trapola.
Messere, l'ho fatto non volendo.
demetrio.
A chi dich'io? Finiamola, dimandali perdono.
ruchetta.
Per amor vostro lo far, vedete, messere! Quell'uomo, vi chiedo perdono.
trapola.
Per amor di messere, io ti perdono; e io lo domando di nuovo a voi messer Demetrio, perch l'ho fatto non volendo.
demetrio.
Ti perdono. Fate d'esser amici da qua innanzi. Trapola, dirai al tuo padrone che il negozio fatto e che Giulia mia contenta; e che ora non per altro parlava con Ruchetta, se non per mandarla da lui per farlo consapevole del tutto.
ruchetta.
Messere, ricordatevi che m'avete promesso che messer Gervasio mi dar la mancia, per tanto pi volentieri me la darebbe s'io gli portassi la nuova io.
demetrio.
Se tu vuoi andare, va' con costui. S che tu intendi, Trapola: fagli l'ambasciata, e io me n'entrer in casa. Se tu vuoi andar seco come t'ho detto, Ruchetta, vanne pure.
trapola.
Ors, messere, vi son servitore in eterno. Ander a dar la risposta al padrone. Quella giovane, se volete venire vi far buona compagnia.
ruchetta.
Poi che messere me lo comanda verr, ma vi raccomando l'onor mio, quel giovene! Messere, io vo sopra di voi.
demetrio.
S, s, va' pure e torna presto.
trapola.
Va', che ti mangi il cnchero!
Io ho pur avuto a crepar delle risa! So che tu sai ben fingere, ribaldella, basta dire che tu sei femina! Ma lasciamo andare; come stai tu, vita mia?
ruchetta.
Vita tua, eh? Alla f, che non ho gi io voglia di ridere! So che tu ti fai desiderare, galant'uomo. Parti che sia ora che ci rivediamo?
trapola.
Sorella, Dio sa s'io t'ho sempre nel cuore, ma ho tanti fastidii in casa, che non ho pur tempo di mangiare; ma credimi pur, Ruchetta mia, che se mai uomo am donna tu sei adorata da me.
ruchetta.
Eh s, di parole ne son sazia, fratello, e poi chi m'assicura di questo?
SCENA TERZA
scaramuccia, ruchetta e trapola
scaramuccia.
Te ne fo fede io, Ruchetta.
ruchetta.
O che ti venga il morbo, tu m'hai spaventata tutta! E di dove vieni ora?
trapola.
O Scaramuccia mio caro, appunto sei venuto a tempo.
scaramuccia.
Ors, figliuoli, non ci tempo da perdere; io ho inteso qui di dietro il tutto. Ruchetta, tu sai che sempre t'ho voluto bene da sorella, e che sia vero, ecco Trapola, che sa quello ch'io gli ho detto del fatto tuo.
trapola.
Tutti i beni del mondo, Ruchetta.
ruchetta.
E che si pu egli dir altrimenti di me, poverina?
scaramuccia.
Bene sta, io so che vi amate tutte due, per mi parrebbe buono che voi vi maritassi insieme e io v'aiuter in questo negozio, a far di modo che il vecchio vi doner tanto, che potrete metter un poco di botteguccia, per ingegnarsi a campare come fanno gli altri, che ne dite?
trapola.
Bene, tu parli benissimo. E tu, Ruchetta, che ne di'?
ruchetta.
A me pare che non si possa parlar meglio! Che diremo adunque, Trapola?
trapola.
Io per me son contento.
ruchetta.
E io contentissima, per poter anch'io chiamare e avere mio marito a' miei bisogni ed esser donna da bene, sapendo la stagione che corre.
scaramuccia.
Parla bene. Da' qua la mano, Trapola, e tu dammi la tua, Ruchetta.
ruchetta.
Eccola. Uh signore, che cosa il matrimonio, io mi sento avampar il viso come una brace, uh come io son vergognosa!
trapola.
Ecco la mia, Scaramuccia.
scaramuccia.
E cos, toccandovi la mano l'un l'altro, vi promettete d'esser marito e moglie, n' vero? E io sar sempre testimonio di questo fatto.
trapola.
Cos prometto e cos giuro.
ruchetta.
E io il simile. Uh signore, che vergogna!
trapola.
Non ci va egli un bacio?
scaramuccia.
S'intende, ch'aspetti pecorone?
ruchetta.
Eh, fermatevi signor marito, voi mi fate bene arrossire, vedete? Scaramuccia, quando si consumer il matrimonio?
scaramuccia.
A questo non ti vergogni, n', buona pezza?
ruchetta.
Non lo dico per mal nessuno, il Cielo me ne guardi, ma perch non si patisca.
trapola.
Che cosa dice la signora sposa, o Scaramuccia?
scaramuccia.
Intorno al consumar il matrimonio, io voglio che questa sera ve ne godiate insieme, perch di gi ho pensato come. Basta, per ora abbiamo fatto assai e vorrei che attendessimo ad altro particolare.
trapola.
O Scaramuccia, quant'obligo t'abbiamo! Ors, alle mane, ch'abbiamo noi da fare? dico per Lepido. Sposa mia cara, allegramente.
ruchetta.
O Dio, quando verr la notte? Io son pi allegra di quello che s'ha da fare, che del fatto.
scaramuccia.
Venite qua tutti due e andate, come avete ordine, a dar la nuova al vecchio e cercate di cavarlo di casa insieme con Licinio, se possibile; e questo per aver comodit di far parlar Lepido con Porzia. Ma il modo di cavarli di casa bisogna pensar ora.
trapola.
Questo sar facile.
ruchetta.
Ma come?
trapola.
Che vadino a veder la sposa.
ruchetta.
Che vi ha che far Licinio?
scaramuccia.
Frmati, ch'io l'ho trovata! Voglio che li mettiate in mente di comperar qual cosa per la sposa, come collane, gioie e altro simile.
ruchetta.
Alla f, ch' bene, e dirgli che meni seco Licinio, che se ne intende forse meglio di lui.
trapola.
Tu parli bene, perch Licinio ne ha vendute di molte da poi ch'egli in casa.
scaramuccia.
Questa dunque sar buona invenzione. Battete dunque allegramente, ch'io mi ritirer dentro a questo stradello. Battete pure.
SCENA QUARTA
ruchetta, trapola, licinio e gervasio
ruchetta.
Ors picchiate, sposo mio dolce; o battete, come vogliamo dire.
trapola.
Tu hai ragione, poi ch'io ho la comodit del battocchio Tich, tich, toch.
licinio.
Chi l gi? chi batte? MAPOLA. La voce di Licinio. Son io, signore, e un'altra persona, che vi vuol parlare.
licinio.
E chi questa persona? Ora vengo fuora.
trapola.
Certo che il messere non debbe essere in casa. Ecco Licinio che viene.
licinio.
Dove sei tu stato, Trapola? che vuol dire che tu non sei entrato in casa? chi costei?
trapola.
Non sono entrato, perch m' venuto in mente d'aver a fare un servizio per messer Gervasio. Questa una serva di messer Demetrio, nostro vicino, che vorrebbe parlar col messere.
licinio.
State voi con messer Demetrio, quella bella giovane?
ruchetta.
Al servizio di vostra signora, padron mio bello.
trapola.
Ah poltrona, che proferte son queste? Egli vi ringrazia perch ha bella moglie accanto.
licinio.
Che hai tu da risponder per me, o animale? Paionti forse queste proferte da rifiutare?
trapola.
E che s, ch'io divento un becco in erba? Oh Scaramuccia, in che pazzo intrigo m'hai tu messo! Oh la sarebbe ben bella che me intervenissi come a Benvenuto!
licinio.
Quella giovane, io vi ringrazio e ci parleremo un'altra volta con pi comodit. Come il vostro nome?
ruchetta.
Ruchetta Campana, per servirla sempre, signor mio.
trapola.
E io Trapola Battocchio, per darli sul capo.
licinio.
Mi piace. Il messere non in casa, sapete. Se avete a far di me altro, comandate alla libera.
ruchetta.
Vi ringrazio, mio signore, io vorrei parlar con lui da parte del mio padrone.
licinio.
So che costei una gran furba, e sar per diventar un bel becco colui che la piglier per moglie.
trapola.
Si suol dire che i fanciulli e i pazzi predicono le cose, e chi pi pazzo d'un geloso?
licinio.
Che di' tu?
trapola.
Dico che io non sarei mai geloso! Ma alla f buona, ecco il messere.
gervasio.
Quel pelatoio era un po' troppo gagliardo, e mi par d'essere tutto scorticato! Ma che fanno qui costoro? Licinio, genero mio, che fate voi qui? Ruchetta, che buone nuove? Trapola, sei tu stato col?
licinio.
Messere, questa serva dimanda di voi insieme con Trapola.
trapola.
Messere, son stato l e Ruchetta qui vi dar la risposta del tutto.
ruchetta.
Messer Gervasio, ammanite pure la mancia! Sappiate che la mia padrona Giulia si contenta di pigliarvi per marito e quanto prima si faranno le nozze.
gervasio.
Non resto punto ingannato dall'oppenione mia; ben sapev'io che subito Giulia si sarebbe incapricciata di me! O dolcissima anima mia!
licinio.
Ol, messer Gervasio, suocero mio, che nozze son queste? Cos alla muta si fanno le cose, eh?
gervasio.
Vita mia cara! Io v'informer a bell'agio del tutto. E quando vuole messer Demetrio ch'io li tocchi la mano e che si faccino le nozze?
ruchetta.
Quanto prima, e il toccarli la mano sta a voi.
trapola.
Signor Licinio, udite, di grazia.
licinio.
Son qui.
gervasio.
Che di' tu, Trapola?
trapola.
Messere, perdonatemi se io entro troppo oltre: voi sapete che questa giovane molto ben nata, e ha una buona dote, per bisogna, pare a me, farsi onore. Mi parrebbe dunque, se vi piace, che voi col signor Licinio ve ne andassi subito tra gli orefici e quivi comprassi qualche bella gioia graziosa, e poi andar di ficco a toccarle la mano. Che ne dite, signor Licinio?
licinio.
Se ella persona meritevole e commoda, come tu vai dicendo, mi pare che sia molto ben fatto.
gervasio.
Come, s'ella merita? Io mi voglio appigliare al consiglio di costui. Andiamo, andiamo, Licinio, ch per la strada vi narrer il tutto. Ruchetta, vien con esso noi anche tu, perch doppo anderemo subito di compagnia a casa di messer Demetrio.
ruchetta.
Io vengo, signore, andate pur l, ch'io vi seguito.
gervasio.
Trapola, falle compagnia. Andiamo, Licinio.
ruchetta.
Che di' tu, Trapola, le non potrebbono gi andar meglio le cose!
trapola.
S ma...
ruchetta.
Ma, che?
trapola.
Ors, va' pur l innanzi, ch'io sono un poco in collera teco.
ruchetta.
Se tu sei in collera meco, va' innanzi tu, ch qualche volta tu non mi dessi un colpo a tradimento.
trapola.
Eh, beccona cagna, s'io ci posso arrivare! Ors, va' pur l, ch il padrone si rivolta in dietro.
ruchetta.
Cos non ci arrivassi tu, come tu ci arriverai; tu non sei gi pi piccino di me, va' pur l, boiaccia!
SCENA QUINTA
scaramuccia e lepido
scaramuccia.
Il mandar ad effetto quella invenzione dell'esser voi vertuoso insieme con Flavio, s come deste ad intendere al vecchio, andava un poco troppo alla lunga. E per questo, non desiderando voi altro per ora che di parlare a Porzia, mi par che questa ora sia buona occasione, poi che voi avete tempo di poterle narrare tutte le vostre ragioni, perch coloro che vanno in l, come voi vedete, non sono per ritornar di quest'ora, e poi io so l'ordine che ho dato a Ruchetta e a Trapola.
lepido.
E Porzia ella contenta d'ascoltarmi, te lo ha ella detto?
scaramuccia.
E quante volte volete ch'io ve lo dica? Se voi volete ve ne far anco un contratto.
lepido.
Non ti maravigliare, ti prego, e non me ne voler male, poi che il troppo contento quasi cagione ch'io vaneggi e nol creda.
scaramuccia.
Io non sono ignorante di questo fatto, per maravigliarmi, n meno vi posso voler mai male, poich cerco ogni vostro bene. Ors state all'ordine, ch'io vo a battere.
lepido.
Or batti, Scaramuccia mio, ch in questo punto si vedr chi avr maggior forza, o la vita o la morte! E tu, alato nume, che al tuo potere e al tuo volere vai soggiogando uomini e di, vedi che pur tuo sono; e vedi ancora in che periglio mi ritrovo. O bellissimo figliuolo di Venere, dona, ti prego, tal forza a questa mia lingua, ch'ella si renda benevola colei che gi un tempo ti elesse per sua!
scaramuccia.
Eh s, io non vorrei ora tante chiacchiere, per dirvela! Serbtele per quando ragionerete seco. Tiratevi da parte, se volete.
Ol, o di casa, tich, tich, tich, toch.
SCENA SESTA
porzia, scaramuccia e lepido
porzia.
Chi , chi batte?
scaramuccia.
Son io signora, Scaramuccia.
porzia.
Sei tu, Scaramuccia? vvi nessuno nella strada?
scaramuccia.
Signora no, venite pure allegramente abbasso.
porzia.
Ora vengo.
scaramuccia.
Lepido, a te! Ora ti do la lepre a cavaliere, sta' all'erta.
lepido.
Ohim, che mi trema il cuore.
porzia.
Io son qui. Ben, che ci di nuovo?
scaramuccia.
Ogni promessa debita, come voi sapete, ora ricordatevi di quello che promesso m'avete.
porzia.
Contra mia voglia e per tua importunit, mi ricordo d'averti dato parola di parlar con Lepido.
scaramuccia.
Or ben, signora, Lepido qui. Io non vi star a dir altro, se non, che vogliate aver alquanto di pazienza per ascoltar prima le sue ragioni, e io fra tanto star a far la guardia, che non venisse qualcuno.
porzia.
Eh, Scaramuccia, che errore mi fai tu fare? Ors, pazienza, abbi l'occhio, ti prego.
scaramuccia.
Lasciate pur far a me. Fatevi innanzi, signor Lepido.
porzia.
O vista amata e cara, se tal sei qual mi ti mostri, che contento sar il mio?
lepido.
Ohim, che tremore il mio? quali timorosi pensieri, nunzii di morte ora m'assaltano?
porzia.
Il tradimento vostro, la conscienza vostra macchiata, signor Lepido, vi toglie l'ardire d'avvicinarvi a me.
lepido.
N mio tradimento, n conscienza macchiata, signora Porzia mia, mi pu vietare ch'io non m'avvicini a voi! Ma s bene il dolore, che sente quest'anima mia, di veder voi in forza altrui, e il saper ella che non per macchiata fede, n per mio tradimento, questo le avviene, ma solo per crudelt paterna e per voler di mia maligna fortuna, la quale, invidiosa de' nostri contenti, a quelli s' opposta, e ci da voi non creduto, ed quella parte che m'ha da ridurre a morte.
porzia.
Adagio, signor Lepido, ch a questa morte vi risponder con un poco di tempo. Voi mi tassate di crudelt e d'incredulit, e so ch'avete il torto, perch a tutte quelle cose che si possa dare intera credenza, ho io fermamente sempre creduto; ma a quelle poi che non si possono veramente credere, volete voi ch'io gli creda? Signor mio no, perch commetterei gravissimo errore e mi mostrerei in tutto e per tutto contraria a me stessa.
lepido.
Signora, udite vi prego: gi si sa che noi parliamo de' nostri amori?
porzia.
S, delle cose passate e ancora delle presenti.
lepido.
Sia come volete. Delle passate (o mio cuore come non mori?) ditemi, di grazia, quali sono quelle cose ch'avete conosciute degne d'esser credute da voi?
porzia.
Ve lo dir, signor Lepido, e vi dar segno d'esser donna di giudizio e non una sciocca fanciulla, come gi fui un tempo. La prima cosa, io ho creduto che voi, per ardentissimo amore che dicevi di portarmi, non sareste andato in Francia, non avereste obbedito al padre, se non vi fusse stato permesso da me, che nel medesimo fuoco ardeva, d'aspettarvi tre anni interi; e di ci consolatovi con la mia fede, ve ne andaste. La qual fede (ben sapete voi) che vi stata osservata inviolabilmente tutto quel tempo. Credei ancora che longo tempo dimorassi in Francia immerso nelle lagrime, ne i sospiri, nelle pene, nelle passioni, che si patiscono amando e ancora credei, di pi, che in quel tempo sareste tornato alla patria, se non fusse stato il timore che voi avevi di vostro padre. Che dite, signor Lepido, non ho io creduto il vero?
lepido.
Sino ad ora voi dite benissimo, o mia signora Porzia, ma dubito che non mi allettiate nel principio per darmi poi la morte al fine. Ma ditemi ancora quali sono quelle cose che non son degne di credenza, ditelo, ditelo bocca amorosa, ditelo bellissima fiamma che dolcemente mi consuma, quali sono?
porzia.
Quali sono? Sono quelle sulle quali voi vi vorreste fondare per vostra difesa. Ma perch conoscete non esser difesa n giusta n vera, temete e non ardite (come poco dianzi faceste) d'avvicinarvi a me. Non vi accorgete che voi siete simile a quel reo che trema e paventa innanzi al tribunale, accorgendosi che il giudice legge il suo errore nel suo proprio volto?
lepido.
Due cose sommamente desidero e bramo, signora Porzia mia, l'una che il Cielo mi faccia grazia di porvi nell'animo di darmi quel gastigo che merita l'error mio, se errato ho; l'altra che desse tanto di forza a questa lingua, ch'ella vi potesse descrivere la passione che ha sentita l'anima mia nella sua lontananza e insieme la cagione potentissima che m'ha tenuto ch'io non sia tornato al termine promesso.
porzia.
Il Cielo, col mettermi in poter d'altri, v'ha gi conceduta una parte di quanto desiderate; quanto al gastigo, senza ch'egli s'affatichi a dar vigore alla lingua vostra, lo dir da me. Ora udite. Voi mi direte che non solo avete patito per tre anni continui, ma che anco al presente patite, e patirete sino alla morte. E mi direte ancora ch'avete fatto ogni vostro potere per tornare a mantener la promessa fede, ma che i vostri parenti di Lione non v'hanno mai lasciato partire, e tutto per gli avvisi che vostro padre mandava di qua, non vero? non volevi voi dir tutto questo, dite s?
lepido.
Deh Amore, s come tu sai che Porzia legga nella mia fronte quello che io addur voleva per testimonio della non macchiata fede (come in effetto vero) perch non fai tu ancora ch'ella, rimirando s stessa nelle mie luci, scorga qual sia l'interno travaglio che l'anima mia patisce per la sua poca credenza!
Che volete voi ch'io dica, signora mia, se non ch'egli vero ch'io voleva dir cos appunto, come cos verissimo in effetto?
porzia.
Cos in effetto, eh Lepido?
lepido.
Cos, signora, se voi lo credete; e se no in breve vedrete, overo udirete, tal nuova di me, che sarete astretta a crederlo.
porzia.
E volete ch'io creda che continuamente io sia stata amata da voi, eh?
lepido.
Signora s, e sarete mentre avr vita. E prima si vedranno le vere stelle cader dal cielo, ch'io giamai mi rimanga d'amarvi.
porzia.
E per questo volete ch'io vi creda? per questo impossibile, eh? Deh, signor Lepido, lasciamo ora gli impossibili da parte. Qual segno m'avete voi dato d'amarmi? una falsa fede? un esser tornato incognito? e per che fare? forse per levarmi anco l'onore? come gi mi levaste il giudizio, con farmi gi credere che voi, che ste figliuolo di persona tanto ricca, volessi condescendere a trre una povera par mia? perch? per la mia nobilt, la quale poco vale oggid, non essendo accompagnata da ricchezza?
Spogliatevi, spogliatevi, Lepido, di qual si voglia cattivo pensiero! Io son povera, e povera voglio morire, ma onorata.
scaramuccia.
O signori, voi non la volete ancor finire, eh? Io vi ricordo che gli un pezzo che voi chiacchierate. Lepido, che cosa ci ? Mi par che tu pianga il morto.
lepido.
Deh, Scaramuccia, non mi dar fastidio, te ne prego.
scaramuccia.
Ecco ch'io mi ritiro.
porzia.
Se ben mi ricordo, voi mi diceste che per non volervi io credere voi vi volevi dar la morte; questo a me ora non apporta fastidio alcuno, poich son d'altri.
lepido.
Non per apportarvi fastidio, signora mia, mi contento morire, ma per darvi contento.
porzia.
Eh s, voi non mi volete intendere! Sapete perch voi non mi potete dar fastidio? perch egli molto tempo che voi siete morto per me.
lepido.
Ed ecco, crudelissima donna, che pur confessate esser molto tempo che voi non m'amate, e che gi ebbi morte nel vostro cuore! E chi sa che questo non fusse il primo giorno ch'io m'allontanai da voi?
porzia.
E chi lo pu sapere meglio di voi?
lepido.
Come, meglio di me?
porzia.
Meglio di voi, s; perch nel partir vostro part anco il cuor mio e mi diceste poi d'avermi donato il vostro, non vero? Se lo negate, darete contro voi stesso.
lepido.
Non lo posso negare, signora Porzia, s come non nego d'avervi lasciato il mio.
porzia.
Non lo potendo negare, non negherete ancora d'esservi subito e in breve tempo scordato d'averlo, poich mai non avete avuto pensiero di restituirlo, n d'osservargli le condizioni che voi gli promettesti nel riceverlo; e per questo dissi esser molto tempo che voi siete morto nel cuor mio e per me, e che un nuovo cuore v'impera e signoreggia.
lepido.
Deh, crudelissima signora Porzia, possibile che con le vostre sofistiche ragioni voi cerchiate atterrar quelle del pi verace e fedele amante che viva? ch'io mi lasci imperar da altro amore? ch'io viva in altro cuore che nel vostro, Porzia mia? Ah non lo dite, che non sia mai vero! Anzi, non avend'io a viver per voi, non intendo di vivere per altri al mondo. E questa la risoluzione ch'io gi feci quando dall'inimico mio genitore non mi sia concesso di ritornar alla patria. E tanto maggiormente lo confermai, quando seppi voi esser maritata con altra persona che col vostro Lepido, il quale pi d'ogn'altro vi meritava per la sua fede e per la sua costanza; onde per giustamente eravate sua, n d'altri esser potevi.
porzia.
Fermatevi, Lepido, rispondetemi a questo, vi prego. Non entrate in tanta smania, di chi vi potete voi con ragione dolere?
lepido.
Di chi? del crudelissimo mio padre, della spietata fortuna e di voi crudelissima donna!
porzia.
Piano.
scaramuccia.
Parlate piano, in nome del diavolo, ch'io vi sento e sono un miglio discosto!
porzia.
Or ora, Scaramuccia! Sapete voi di chi v'avete a dolere? non di me, no, ma del vostro cuore.
lepido.
Come, del mio cuore? forse perch prese albergo nel vostro petto?
porzia.
Signor no. Ma perch, essendo egli nel petto mio, abbia potuto soffrire ch'io ne vada in poter d'altra persona.
scaramuccia.
Allcciati quella stringa, o Lepido! Costei ha il diavolo addosso!
lepido.
Di ci non mi maraviglio, signora Porzia, perch cos felice si debbe tener il mio cuore trovandosi rinchiuso in cos bella urna, che pi non si cura di ritornare al suo nativo albergo; anzi, quivi si vive contento, e punto non cura di vedere estinta la maggior parte che nacque con lui. La quale poi, ci conoscendo, una sol grazia gli chiede, che nell'udire o veder la sua morte voglia porgere tanto d'umore a gli occhi vostri, che mostrino un picciol segno di dolore e di pietade.
porzia.
Tacete, Lepido, ch il vostro cuore ora ragionava meco e mi certificava che voi mi amate; ond'io, assicurata di ci, vi prego che viviate e di pi che vogliate ora tacendo insieme col vostro servitore da me subito partirvi, e il tutto fo per vostro bene e mio. Or cos fate senz'altro e senza replica. E andate felice, non occorrono pi altri inchini, n manco da te Scaramuccia, va' pur via ancor tu. E voi, signor Lepido, non mi guardate, vi prego, e partitevi, se mi amate.
scaramuccia.
E io, Porzia?
porzia.
S, dico, vanne ancor tu, Scaramuccia, va' via! Potentissimo Amore, non d'altronde deriva la mia forza, che dal tuo immenso potere! Qual donna amando (come io fo l'amante mio) avrebbe fatta tanta resistenza come ho fatto alle dolcissime preghiere del mio caro Lepido? nessuna certo. Io, misera, ben mi sentiva consumar a poco a poco, come falda di neve esposta a i caldissimi raggi del sole, mentre ch'egli andava adducendo ragioni a favor suo, le quali sono pur troppo vere, onde finalmente mi sono pure assicurata, come bramava, dell'infinito e non finto amore che ancora mi porta Lepido mio. Gi ormai s'avvicina il tempo di procurar la mia salute, e per senza pi indugio voglio quanto prima tentarla. Ma ecco Brigida.
SCENA SETTIMA
licinio e porzia
licinio.
Ed eccoti di nuovo alle prime! Non t'ho io detto che tu non venga nella strada? Porzia, Porzia, tu vai cercando il tuo danno e la mia rovina; tu mi farai far di quelle cose e di quelle scappate, ch'io non ebbi mai in mente di fare! Ricordati che una volta sola si d alla moglie, e col suo sangue si lava la macchia del perduto onore.
porzia.
Uh, poverina me, che parole son queste? Eh, che non pi tempo di tener celato quel fuoco e quell'ardore che per s stesso vuol manifestarsi, la casa mia arde ormai e abbruccia tutta d'amoroso fuoco, e gi per le fenestre dell'anima mia si vedono le faville di cos gravoso incendio. Sappiate che Lepido fermo e costante nell'amor suo e me ne sono chiarita con infinita mia passione, poich mentre ch'io l'ascoltava, fui quasi per cader morta.
licinio.
Ora sia ringraziato il Cielo, poich a voi lever il dubbio e il dolore, e a me il lungo aspettare quello che tanto bramo. O quante vedove notti, o quanti amari digiuni abbiamo patiti; in fine poi, la natura patisce oltre modo, avendo per prova imparato a conoscer le dolcezze amorose. Di voi, Porzia, non dico nulla, poich per ancora non ben sapete di che sapore siano i frutti del giardino d'Amore.
porzia.
S'io non gli ho gustati in atto, gli ho almeno provati in potenza, onde, come dite di voi ancora, la natura mia patisce ormai in estremo.
licinio.
Porzia, quanto pi tardi e quanto pi bramati sono da noi, tanto pi dolci e soavi ne pareranno. Entriamo, entriamo in casa, per dar fine al tutto.
porzia.
Entriamo come vi piace, che un'ora mi par mille d'abbraciar Lepido mio.
ATTO QUARTO
SCENA PRIMA
demetrio e scaramuccia
demetrio.
Io mandai quella ghiottoncella di Ruchetta da messer Gervasio insieme con Trapola e non torna n l'uno n l'altra. Infatti, il dare tanta libert alle volte a i servidori cosa pi tosto dannosa che altro, perch si pigliano tanta baldanza, che poi diventano arroganti, insolenti e infingardi.
scaramuccia.
Che domine ha voluto inferire quella donna? Ma io ho veduto messer Demetrio dalla lontana ragionar da s e tuttavia va ragionando; voglio osservar quello che dice, s'io potr, standomene su questo cantone, per scoprir paese.
demetrio.
O che allegrezza avr avuta messer Gervasio della certezza di Giulia, che si contenti di volerlo per marito, al contrario di quello ch'io sento nel pensare ch'ella abbia a partirsi di casa mia! O poveretto me, io sento il cuore che per martello di lei mi si spezza e l'anima mia si divide in mille parti! O Giulia mia bella, o Giulia mia cara, come far io senza di te?
scaramuccia.
O questo s, che mi mancava di sapere, il gatto vecchio va in frega! Do' che ti mangino i lupi in ripa a un fosso! Demetrio innamorato di Giulia, eh? Or questo non sapev'io, ma tutto buono per me e ogni cosa torna a proposito mio. Voglio scoprirmi, per saper meglio questo novello amore.
Buon d, messer Demetrio, buon d, padrone, io vi vedo tutto turbato in viso, n mi parete pi quello di prima; che cosa avete, sentitevi voi forse male?
demetrio.
Male e d'un cattivo male, ve'.
scaramuccia.
Volete voi ch'io vada a chiamar il medico?
demetrio.
A questo mio male non giovano medici n medicine.
scaramuccia.
Che diavolo sar! Avreste voi per mala sorte il cnchero che vi mangi? Se cos , quello un cattivo male, perch altro rimedio non ha che dargli il fuoco.
demetrio.
S, dar fuoco a un carro di fascine, abbrucciarmi tutto e farmi in polvere! Eh, Scaramuccia mio, tu non mi pigli.
scaramuccia.
Il Bargello vi piglierebbe meglio di me al certo.
demetrio.
Voglio dire che tu non comprendi che male io possa avere.
scaramuccia.
Padrone, ad ogni male si trova rimedio. Ditemi, di grazia, che male cotesto, ch forse potrei medicarvi per pratica, meglio che non farebbe un altro per scienza.
demetrio.
Perch si sfoga ragionando il cuore, io ti dir quello ch'io sento; ma avvertisci a star cheto, perch male che ama di star celato, occulto e nascoso.
scaramuccia.
Che diavolo di razza di mal sar questo? Dite pur, padrone, ch io sar segretario fedele.
demetrio.
Cos credo certo, per, Scaramuccia mio. sappi ch'io, sappi ch'io, sappi ch'io... Non so se te lo debba dire o non te lo debba dire.
scaramuccia.
Se non me lo volete dire, vostro danno. Padrone, io vi ricordo che il male segreto, il male nascoso, pi forte lavora.
demetrio.
Tu hai ragione, e mi sento crepare s'io non te lo dico.
scaramuccia.
Quanto prima sar meglio.
demetrio.
Or odi. Quand'io penso che Giulia s'abbia da partir di casa e andar a inarito, ei mi scoppia il cuore.
scaramuccia.
E quando debbe ella andare?
demetrio.
Stasera, e accompagnarsi con messer Gervasio.
scaramuccia.
E per questo state s scontento? e questo il vostro male? Ah padrone, ora vi piglio, ora comprendo il vostro ragionare, voi siete senz'altro innamorato di Giulia, voi.
demetrio.
Al sangue d'un becco...
scaramuccia.
Padrone, non giurate.
demetrio.
Che tu l'hai indovinata! Io muoio, io spasimo, io crepo per la bellezza di colei, e mi pento di non aver mai tentato di darli l'assalto doppo che mor suo padre.
scaramuccia.
Ora s, che voi meritate ch'io vi dica vecchio balordo, vecchio insensato, vecchio poltrone, vecchio vigliacco, o vecchio traditore, vecchio vituperoso, vecchio infame.
demetrio.
Ol, ol, tu carichi troppo la mano, va' piano co' titoli, che diavolo dirai tu, sciagurato? che parole son queste?
scaramuccia.
Io non dico che voi siate tale, ma dico bene che voi meritate che vi si dica ogni gran vituperio, poich avete tenuta la vitella di latte in tavola e avete mangiato di vacca.
demetrio.
Sempre sospettasti di Ruchetta.
scaramuccia.
Il sospetto nasce dall'effetto, ma ora s'io fussi in voi non vorrei pi vivere al bacchio, n mettervi tempo di mezo, e vorrei essere il primo io ad assaggiare questa delicata vivanda.
demetrio.
E come, Scaramuccia?
scaramuccia.
Lasciatene la cura a me, e s'io non vi servo, dite ch'io sono figliuol d'un becco! Voi, padrone, intanto state allegro, ch'io voglio che l'abbiate il primo senz'altro.
demetrio.
Se tu me la fai avere, voglio lasciar nel mio testamento che tu sia testimonio del mio codicillo.
scaramuccia.
E sguazza cavallo, ch biada non manca! Ma ecco messer Gervasio e Ruchetta, che vengono ragionando insieme verso noi. Lasciate fare a me.
SCENA SECONDA
gervasio, ruchetta, demetrio e scaramuccia
gervasio.
Ben trovato, messer Demetrio.
demetrio.
Ben venuto, messer Gervasio. Io veggo con voi Ruchetta, mia serva, che mi d segno che di gi abbiate saputo come Giulia mia si contenta d'esser vostra. Oh non l'avess'io mai detto! oh caduta mi fusse la lingua, ohim! che dolore e questo!
gervasio.
Ohim, che vuol dire? ch'avete, messer Demetrio?
demetrio.
A dirvi il vero io son aperto di sotto, e porto il brachiere; per di quando in quando mi pigliano i dolori.
scaramuccia.
O che vecchio maledetto, parti che l'abbia trovata.
gervasio.
vvi passato anco il dolore?
demetrio.
A poco a poco.
scaramuccia.
Si condurr su le forche.
ruchetta.
Messere, volete voi ch'io vada per l'orinale? Provatevi a pisciare quattro gocciole, ch vi giover assai; o pure volete ch'io vi porti il cantero?
scaramuccia.
S, e ammorbar la vicinanza.
demetrio.
No, ch'io non ho bisogno di nessuna di queste cose. Scaramuccia sa il mio male e come egli si pu risanare.
scaramuccia.
Con un buon bastone! Padrone, allegramente, perch'io vi saner in breve.
demetrio.
Oh oh, m' passato un poco. Cavalocchio, i dolori colici sono molto cattivi! Oh lodato sia il Cielo, io non mi sento pi nulla. Ora, tornando a noi, credo che Ruchetta v'abbia detto che Giulia vi vuol per... Ohim, ohim, che mi ritornano, ohim che mi si gonfiano, o poveretto me, aiuto, soccorso, chi mi d aiuto?
scaramuccia.
Il boia.
gervasio.
Signor mio, questo vostro male molto cattivo e molto pericoloso.
ruchetta.
Padrone, provatevi a tirare una correggi, fate un poco di vento! Uh, signore, la sanit pure un bel tesoro.
gervasio.
Poi che questo male vi piglia cos spesso, sar ben fatto che ce ne entriamo qui in casa vostra, e quivi fra qualche ora, quando starete bene, tocheremo poi la mano alla sposa.
demetrio.
Fermatevi, ch mi passa con l'aiuto ricordatomi da Ruchetta. O quanto mi ha giovato questo poco di vento.
scaramuccia.
Si sente, poi che dal vostro lato viene molto puzzolente.
demetrio.
S'io non tirava questa coreggia, stava molto male; ora mi pare d'essere ringiovenito. E per seguitare l'ordine del cominciato ragionamento, ella vi vuole e sarete suo marito.
gervasio.
O sia lodato il Cielo! E perch gli costume di ciascuno che piglia moglie, di mandar le gioie alla sua cara sposa, io non ho voluto mandarle ma portarle con le mie proprie mani. Eccole qua, che vi pare di questo diamante? che dite di questo rubino? che di questi pendenti? che di questa collana? che di queste perle di valore? mi son io portato bene?
demetrio.
Benissimo, e sarete cagione che la sposa vi far pi carezze nel fine che nel principio.
gervasio.
Par bene che le spose si rallegrino quasi pi delle gioie che de' mariti, perch quelli passano e quelle rimangono sempre appresso di loro.
ruchetta.
S, le donne avare fanno cos, ma quelle che vogliono bene ai mariti, darebbono tutte le gioie del mondo per una buona notte.
demetrio.
Scaramuccia, va' in casa e di' a Giulia che si ponga all'ordine e che poi se ne venga teco nella strada.
scaramuccia.
Io v'ho, messere.
demetrio.
Dove?
scaramuccia.
Nel... con reverenzia parlando! In casa, come m'avete detto.
demetrio.
Toccata che voi avrete la mano a Giulia, messer Gervasio, e datole le gioie, quando fate voi pensiero poi di far le nozze?
gervasio.
Questa sera alla pi lunga.
demetrio.
O diamberne, egli troppo presto! Bisognerebbe, pare a me, prolongarlo o differirlo a qualche altra sera, per fare come si conviene.
ruchetta.
Quando il pane lievito, bisogna infornarlo e non aspettare che si ammoscica e diventi agro.
demetrio.
Egli cosa impossibile far le nozze stasera, perch ormai abbiamo poco del giorno, non s' fatto provisione e non si sono invitati i parenti. Talmente che non sarebbe se non bene indugiare almeno a domandassera.
gervasio.
Far quello che voi volete, ma vi ricordo che questa notte potrei fare acquisto d'un figliuol maschio, che, se io indugio a domandesera, potrebbe esser poi femina.
demetrio.
No, no, concludiamola pur cos: che domandesera si facciano queste nozze senza fallo e con quell'ordine che vi va, per onore dell'una e dell'altra casa. Ruchetta, chiama coloro. Che cosa fanno eglino, che non vengono?
ruchetta.
Ora, padrone; ma eccoli, che egli escono di casa.
SCENA TERZA
giulia, scaramuccia, demetrio, gervasio e ruchetta
scaramuccia.
Fatelo sopra di me e non vi pigliate altra cura. Padrone, siam qua tutti allegri, tutti gioviali, e la signora Giulia pi d'ogni altro, parendole un'ora mill'anni d'aver messer Gervasio per marito.
demetrio.
Che ne dite, messer Gervasio? questa una cavallina da far correre due o tre poste senza cavarle briglia?
gervasio.
Senz'altro, ma questo disordine non lo far gi far io.
ruchetta.
Senza che voi lo diciate, lo credo pur troppo.
giulia.
Che mi comandate, messere?
demetrio.
Non tocca pi a me a comandarti, ma s bene a tuo marito.
giulia.
E qual marito?
demetrio.
Par che tu non lo sappia.
giulia.
Queste sono le prime parole.
gervasio.
O messer Demetrio, che promesse son dunque le vostre?
demetrio.
Fermatevi, in cortesia. Vieni un po' qua, Giulia; non ti diss'io che ti aveva promessa per moglie a messer Gervasio Grifone, e tu mi rispondesti che vi volevi pensar sopra, e poi mi facesti dir per la serva che tu eri contenta?
giulia.
Questi sono i primi avvisi che vengono dal regno delle malmaritate. Messere, non occorre trattare di darmi marito, perch'io non voglio altro marito che voi, o per dir meglio, altro padre. Io non mi voglio partir di casa vostra, perch'io vi porto troppo amore.
demetrio.
E io a te, bambolina mia.
gervasio.
O Demetrio, ei mi pare che voi amoreggiate insieme! O czzica, questa cosa comincia a puzzarel Ma che s'ha egli a fare?
demetrio.
Or ora!
gervasio.
Or ora? Mi par che la non mi voglia, e dice liberamente non saper cosa alcuna.
demetrio.
Non ve ne maravigliate, perch la fanciulla non avvezza a pigliar marito, e per questo fa la ritrosa.
scaramuccia.
Signora Giulia, voi guastarete la minestra! Dite che lo volete e fatelo sopra di me, come vi ho detto.
gervasio.
Piano, di grazia. Signora Giulia, mi volete voi per marito o non mi volete?
giulia.
Messer Gervasio, perdonatemi se alle prime parole di messer Demetrio dissi di no; che non sapevo cosa alcuna, perch lo dissi spinta dal grande amore che io le porto (e ch'io amo e onoro come padre) e per sappiate che il voler mio conforme al suo e al vostro, e volentieri vi accetto per marito.
gervasio.
O cos si sviluppano le matasse! Che ne di', Scaramuccia?
scaramuccia.
Mi pare che voi l'intendiate. Ma vi sar chi l'intender meglio di me, vecchio balordo.
gervasio.
Messer Demetrio, son qua, fatevi innanzi. Fatti innanzi, Ruchetta, e tu, Scaramuccia, perch'io voglio che voi siate testimonii al toccarle la mano e de' presenti ch'io le voglio fare.
demetrio.
Eccomi.
ruchetta.
Son qui.
scaramuccia.
E io comparisco per terzo, non so se testimonio o altro.
demetrio.
Ors, Giulia, porgi la mano a messer Gervasio; e voi, messer Gervasio, porgete la vostra, in segno di matrimonio.
giulia.
Fate che sia il primo egli a porgerla, ch'io non voglio esser la prima.
gervasio.
Ella ha ragione, la vuole esser la prima a star di sopra.
ruchetta.
N di sopra n di sotto, teco non star ella, vecchio pazzo!
gervasio.
Eccovi la mano, madonna Giulia mia bella e galante, sposa mia inzuccherata.
giulia.
E io vi do la mia, per segno delle nostre nozze.
scaramuccia.
Buon pro vi faccia, messer Gervasio, sia con buona ventura e con un bel bambino in capo all'anno.
ruchetta.
Buon pro, signora Giulia, vi poss'io vedere come le cipolle, doppia e grossa nel traverso.
giulia.
Sar quello che piacer al Cielo, n' vero Scaramuccia?
scaramuccia.
Signora s e senza fallo alcuno.
demetrio.
Io riserbo a far teco, o Giulia, la parte dovuta delle mie cerimonie in casa poi con miglior comodit. Messer Gervasio, presentatele le gioie e gli ornamenti da sposa.
gervasio.
Eccomi, moglie mia cara. Date qua la vostra delicata mano, pigliate in dito questo diamante e questo rubino, mettetevi questa collana d'oro gioiellata al collo, ponetevi questo vezzo di perle alla gola, e questi pendenti a gli orecchi, ch'io mi riserbo poi a darvene un altro paio, che sanno di musco e d'ambra.
ruchetta.
Pi tosto di muffa e di lezzo!
giulia.
Marito mio e signor caro, io vi ringrazio di cos bei presenti, i quali vengono dalla vostra gentilezza, e non dal mio merito.
gervasio.
Voi meritate tanto che tutto l'oro del mondo non potrebbe supplire al gran merito vostro! E con questo vi bacio le mani, se bene mi toccherebbe a baciarvi la bocca.
giulia.
Serbtela a miglior occasione! Messere, con vostra licenza, e di mio marito, io me ne intrer in casa.
demetrio.
Entra, ch anch'io me ne vengo.
ruchetta.
Scaramuccia, ricrdati del mio servizio, sai?
scaramuccia.
Me ne ricorder. ora che noi siamo rimasi soli, io vi ho da dire, messer Gervasio mio, una buona cosa per voi.
gervasio.
Che buona cosa questa?
scaramuccia.
Una cosa dolce pi che il zucchero e la manna.
gervasio.
E di donde viene?
scaramuccia.
Di val pelosa.
gervasio.
E chi me la manda?
scaramuccia.
Messer poco in testa.
gervasio.
Chi costui?
scaramuccia.
Mercante da corni.
gervasio.
E che vuol egli da me su le nozze? Aspetti un poco.
scaramuccia.
Vuol trattar mercanzia con voi.
gervasio.
Con me non mercantamenter egli, perch'io non voglio sua mercanzia.
scaramuccia.
E perch? Io vi ricordo che simil merce fa ricche di molte persone senza briga.
gervasio.
Io non mi curo di questo traffico.
scaramuccia.
Eh, messer Gervasio, pi su sta mona luna.
gervasio.
C'ha da far la luna nelle mie nozze?
scaramuccia.
A darvi la moglie bella, casta e onesta.
gervasio.
Non la voglio casta io, ma la voglio come s'usano l'altre mogli.
scaramuccia.
Avete molto ben ragione, e questa vostra volont va con la volont della signora Giulia, la quale anch'ella non vorrebbe tanta castit, ma vorrebbe questa notte trovarsi con voi; se bene non ha avuto ardire di dirlo alla presenza di messer Demetrio per sua modestia. Ma in casa mi ha bene caldamente pregato ch'io faccia ogn'opra perch'ella dorma con voi sta notte, se possibil sia.
gervasio.
O vita mia cara, lo dissi ben io ch'ella era guasta di me! Inquanto a me, fa' tu, ch io me ne contento. Ma che via, che strada, che ordine s'ha egli da tenere, per ritrovarsi insieme senza biasimo?
scaramuccia.
Voglio che voi, sulle due ore di notte, vi lasciate trovar qui alla porta di casa nostra, e giunto che sarete, spurgatevi forte tre volte, ch io a quel segno verr gi e aperto l'uscio segretamente vi condurr in casa e nella camera terrena, sin tanto che tutti vadano alletto e che s'addormentino; e poi vi condurr alla camera propria di Giulia vostra, che vi star aspettando, che ne dite? In ogni modo l'ha da esser vostra.
gervasio.
Bene, bene, tanto bene, che non si pu dir meglio, perch in ogni modo l' mia, come tu di', e l'indugio piglia sempre vizio; chi sa quel che sar stasera non che domani.
scaramuccia.
Ors, voi dite bene, entratevene in casa vostra e mandatemi Trapola, vostro servidore, or ora, per cosa che importa per questo servigio.
gervasio.
Tanto far, notte felice e lieta a' piacer miei; io entro.
scaramuccia.
Entrar possi tu nell'inferno, vecchio stomacoso! O come bene si sono accordati questi due vecchi rimbambiti! Ma la cosa andr molto diversa dal creder loro, perch io mi risolvo di far contenti i giovani e mandare sulle forche questi vecchi arrabbiati. Perch costoro oggi o domane se ne anderanno a Volterra e i figliuoli rimarranno a darsi piacere e buon tempo.
Ol, a chi dich'io, o Trapola, ol, vien fuora!
SCENA QUARTA
trapola e scaramuccia
trapola.
Son qua, che diavolo hai tu nella gola? Tu hai quasi messo a romore tutta la vicinanza, con tanto gridare.
scaramuccia.
Io pensava che tu fossi sordo.
trapola.
Son la fava! Io sento con gli occhi, e veggo con gli orecchi, quanto un altro par mio.
scaramuccia.
Cos si parla gramaticalmente. Di' il vero, Trapola, tu sei andato da fanciullo alla scuola di gramatica, n' vero?
trapola.
Messer no, ma son ben giudizioso naturalmente. Ma che vuoi tu da me?
scaramuccia.
Trapola mio, sappi che Ruchetta, ancor che tua moglie, talmente guasta de' fatti tua, che non trova luogo che la tenga.
trapola.
O poverina, me ne sa male.
scaramuccia.
E hammi detto ch'io ti trovi e che da parte sua ti dica che vorrebbe sta notte trovarsi a dormir teco, in ogni modo.
trapola.
Meco a dormire? Messer no, io voglio che la venga meco a vegliare, per provarmi s'io posso acquistare un bel Trapolino ! Ma come si ha da fare, per dar questo contento a
ruchetta.
? Come vuoi tu guidare questa barca, ch la non vadi affondo o si rompa in qualche scoglio?
scaramuccia.
Te lo dir: io ho pensato che alle due ore e meza di notte tu ti travesta in casa tua da donna e, travestito che tu sarai, te ne venga sotto le nostre fenestre e quivi, picchiando due sassi insieme tre volte, mi facci segno d'esser comparso. Io allora me ne verr fuora, e cheto cheto ti mener in casa per metterti poi al suo tempo con Ruchetta. Che ne di'?
trapola.
Che vuoi tu ch'io dica? S'io mi vesto da donna, sar forse come una donna; e se tu mi metterai con Ruchetta a quel modo non potr far nulla, perch grattugia con grattugia non fa cascio.
scaramuccia.
Deh, balordaccio, o senti quel ch'egli dice! Ch tu credi forse, vestendoti da donna, diventar una donna, eh? O bestiaccia, gli passato il tempo delle trasformazioni, e poi non tocca a te il trasformare, tocca a Ruchetta a trasformarti in quello che tu saprai col tempo.
trapola.
Come sarebbe a dire, in che?
scaramuccia.
In un bel becco, in un castrone, in un cervio, che so io!
trapola.
Oh oh, faccia quel ch'ella vuole, in ogni modo non sar il primo n l'ultimo, perch le donne quando vogliono sanno cos ben fare, che se il marito avessi a ogni congiuntura un occhio, non vedrebbe mai cosa alcuna; e poi il disonore sarebbe il suo e la vergogna ancora, perch chi fa falla.
scaramuccia.
Buon, per mia f! Non parliamo pi di questo, perch non vi sono questi pericoli: Ruchetta buona fanciulla, savia, onesta, e dabbene.
trapola.
Cos bisogna credere nel pigliar moglie, e raccomandarsi poi alla buona fortuna.
scaramuccia.
Questo va in forma, perch delle donne non se ne sa mai un vero. Ors, non perder tempo, perch s'avvicina la sera. Vattene pure in casa, e di' alla signora Porzia ch'io ho grandissimo bisogno di parlarle e che venga, ch'io l'aspetto qui sulla porta.
trapola.
Io entro a far quanto tu m'hai detto. O se Ruchetta mi riesce nelle mani come io spero, Scaramuccia, io voglio che tu l'assaggi, perch mi sappi dire di che sapore ella sia!
scaramuccia.
D'aringhe o di tonnina, senza ch'io la provi. Deh, animalaccio, son queste cose da dire, eh?
trapola.
Messer no, ma s ben da fare! Io vo.
scaramuccia.
Va' nella malora.
SCENA QUINTA
demetrio e scaramuccia
demetrio.
Scaramuccia, o Scaramuccia, dove sei?
scaramuccia.
Oh il messere che mi domanda; io lo voglio far arrovellare un poco.
demetrio.
Tu non m'intendi, n' vero? Scaramuccia? dove diavolo sei cacciato? Scaramuccia, se' tu in cantina a imbriacarti al tuo solito?
scaramuccia.
Messere, che volete?
demetrio.
Dove sei?
scaramuccia.
Non so dove.
demetrio.
E chi lo sa?
scaramuccia.
Voi lo sapete.
demetrio.
S'io son in casa, come lo posso sapere?
scaramuccia.
Signor s, perch s'io non sono in casa, voi sapete ch'io son fuora.
demetrio.
O bell'argomento selvatico! Aspettami cost, ch'io ne vengo.
scaramuccia.
Venite e fate presto.
demetrio.
Eccomi qua. Che abbiamo noi di nuovo, Scaramuccia galante? non ti ricordi tu di quello che tu m'hai promesso?
scaramuccia.
E che credete ch'io sia qualche smemorato? Signor s, ch'io me ne ricordo.
demetrio.
Se tu te ne ricordi, perch non cominci a metter all'ordine il negozio che tu sai?
scaramuccia.
Se avrete pazienza, mangerete i tordi a un quattrino l'uno.
demetrio.
I tordi me li so pigliare alla frasconaia e a prugnolo senza spendere.
scaramuccia.
Se sapete cos ben uccellare, perch non pigliate questa tordela di Giulia da voi?
demetrio.
Perch questa bisogna pigliarla con la tua pana, Scaramuccia.
scaramuccia.
Ah, ah, pur lo direte una volta!
demetrio.
Scaramuccia, avvertisci che non bisogna lasciar passar questa notte, perch poi non si farebbe nulla per amor di messer Gervasio, che per ho dato tempo al tempo seco.
scaramuccia.
Lo so cos ben come voi; e che credete, ch'io dorma? Ors, notate ben quel ch'io vi dico.
demetrio.
Io comincio a ntare in un mar di latte, di mle, di zucchero, e di...
scaramuccia.
E di... sto per dirlo! Io voglio che voi ve ne entriate in casa e che, finito di cenare, col, verso le due ore e meza di notte, mi stiate aspettando ch'io vi debba far un segno.
demetrio.
E dove?
scaramuccia.
Dove? sul mostaccio! Che segno, bisognava dire.
demetrio.
Tu hai ragione. Amor mi leva l'intelletto e la memoria.
scaramuccia.
E per delle tre potenze dell'anima resta solo la volont. Il segno sar questo: ch'io fischier tre volte, e come voi sentirete un cotal segno venite all'uscio, ch'io vi condurr Giulia.
demetrio.
Come, mi condurrai tu Giulia, s'io l'ho in casa?
scaramuccia.
Voi non sapete il restante della favola, e acci che voi la sappiate, messer Gervasio m'ha pregato e ripregato ch'io lo metta stanotte a dormir con Giulia nella sua camera, perch non pu pi stare, e io gli ho promesso di mettervelo senz'altro.
demetrio.
Tocca a me a mettervelo! Ol, Scaramuccia, perch prometterli quello che questa notte debb'esser mio?
scaramuccia.
Fermatevi, se voi volete. Voi non sapete per quante strade si viene a Roma. Io voglio, sull'ora che io ho detto, condur Ruchetta da messer Gervasio, il quale si creder ch'ella sia Giulia, e dar a credere al vecchio ch'ella non ha voluto godersi seco in casa vostra per non vi far torto.
demetrio.
Piano un poco. E come cos Ruchetta si contenter d'andare da messer Gervasio?
scaramuccia.
State pur a sentire: Ruchetta innamorata di Trapola e io gli ho promesso di menarla a dormir seco e darglielo per marito.
demetrio.
Tu prometti a tutto il vicinato, il Cielo te la mandi buona.
scaramuccia.
Nel fine ve ne avvedrete. Io su quell'ora, dico, verr per la signora Giulia, fingendo di volerla condurre a messer Gervasio, e caminato che averemo alquanto, mi volter per qualche stradello e la rimener a casa, e cos, allo scuro, la metter nella camera terrena e senza lume, l dove, aspettand'ella, anderete voi e ve la goderete, in persona di Gervasio.
demetrio.
O buono, o buono! Ma che condurrai tu in cambio di Giulia a Gervasio?
scaramuccia.
Voglio condurvi Ruchetta, non ve l'ho detto? E perch la cosa passi con buon ordine, ho detto a messer Gervasio che Giulia si vergognerebbe di lasciarse godere a lume acceso e che per ci metta all'ordine la camera terrena, senza punto di lume, e di pi gli ho detto che ander con altri panni da donna, per non esser conosciuta da chi l'incontrasse.
demetrio.
Tu ordisci molto bene questa tela amorosa, al tesserla poi ti voglio !
scaramuccia.
Lasciate pur fare a chi sa traimare, ordire e tessere.
demetrio.
Pur che questa non sia la tela d'Aragne, che alla fine la fe' restare impiccata, ogni cosa ander bene.
scaramuccia.
Padrone, voi mi fate stupire, sentendovi parlare poeticamente.
demetrio.
Io mi ricordo ancora di quello ch'io leggeva quando andava alla scola di Gramatica, di Logica, di Rettorica, e di quello che seguita.
scaramuccia.
Bemb, questo assai, in questa et quasi decrepita, ricordarsi dell'opere di Vergilio e de gli altri poeti.
demetrio.
Che et decrepita? Tu mi fai venir voglia di ridere con questa decrepit! Che tempo credi tu ch'io possa avere?
scaramuccia.
Credo che voi abbiate intorno a sessanta, settanta, ottanta o novanta cinque anni, con la rivolta attaccata al culo, che fanno circa cent'anni.
demetrio.
Io ho il malanno che ti venga, balordo! Io ho finiti quarantacinque anni, quaranta anni sono: e ti par ch'io sia decrepito?
scaramuccia.
Non stronzo, ma il cane l'ha cacato.
demetrio.
Eh, Scaramuccia, vecchi e decrepiti son quelli che sono mal sani e di cattiva complessione; a me basta d'esser gagliardo, robusto e forte acciaiato.
scaramuccia.
Al vostro dire, voi siete un uomo di ferro, e pi.
demetrio.
Ben sai, e lo sapr ben Giulia, quella leggiadra cavallina, quando l'avr sotto, quante miglia le far far per ora.
scaramuccia.
Vntati, cesto, ch tu hai un bel manico!
demetrio.
Giulia lo prover! Ma dimmi un po', Scaramuccia, posto che tu averai e Giulia e Ruchetta in queste camere terrene (come tu di'), come farai tu poi a cavarnele, s che non si conoschino i tuoi inganni?
scaramuccia.
Vi dir, messere, io non aspetter che si faccia giorno, ma un'ora innanzi l'alba, ander per le donne e ognuna d'esse ritorner a casa sua.
demetrio.
Tu sei un valentuomo, e molto prattico. Di' il vero, Scaramuccia, tuo padre e tua madre furon eglino ruffiani?
scaramuccia.
L'uno e l'altra di loro tenevano scuola publica di ruffianeria nell'Ortaccio e in piazza Padella.
demetrio.
Dissi ben io che il lupo non partorisce agnello! Ora il tutto sta bene, pur che riesca.
scaramuccia.
Io non ci trovo una difficolt al mondo.
demetrio.
Ors, la sera ne viene e sar meglio ch'io me n'entri in casa e ch'io cominci ad armarmi per l'amorosa giostra.
scaramuccia.
E che sorte di arme saranno le vostre?
demetrio.
Marzapani, calicioni, pistacchiate, confetti, e buona malvaga di Candia o greco d'Ischia.
scaramuccia.
O se oggid s'usassi d'armar cos i soldati, quanti ne andrebbono pi alla guerra, eh? Ma, o messere, ricordatevi poi di non la strapazzar tanto, ch di veste bella e nuova la non diventi una sguarnaccia da pinzocchera.
demetrio.
E lascia fare a me, ch questa non la prima giumenta ch'io m'abbia domata, ve'!
scaramuccia.
So che ste buon cozzone, andate pur l.
demetrio.
Scaramuccia, io entro dunque in casa per spedirmi.
scaramuccia.
Entrate vivo e uscite morto quanto prima! Pur mi si lev d'intorno questa mosca importuna, anzi questo noioso mosconaccio che mi stomacava; tanto pi che io ho vista, se non m'inganno, la signora Porzia che fa capolino alla fenestra.
SCENA SESTA
porzia e scaramuccia
porzia.
Io accommiatai Lepido mio e Scaramuccia in modo tale ch'io mi credo che nessuno di loro aver pi ardire di lasciarsi vedere da me, e avr fatto come colui che soffia nella polvere, che da per s stesso e non volendo si fa male a gli occhi.
scaramuccia.
Ella dessa e ragiona da s, voglio salutarla. Servitor di vostra signora, signora Porzia.
porzia.
O che vai facendo? che di quell'amico s fatto? di quello, dico, che muore e rinasce mille volte l'ora?
scaramuccia.
Eh, signora Porzia, quanto fareste voi meglio a disingannarvi una volta e credere a quell'infelice di Lepido!
porzia.
Scaramuccia, non ti partire, aspettami, ch'io voglio ragionar teco un poco pi d'appresso.
scaramuccia.
La mula ha sentita la biada e comincia a far la schiuma alla bocca.
porzia.
Eccomi, Scaramuccia, che di' tu di Lepido?
scaramuccia.
Dico ch'ormai sarebbe tempo di credere alle sue ragioni, e di rimediare a quel male ch' per succedere.
porzia.
E che male?
scaramuccia.
Che male? la morte.
porzia.
La morte di chi?
scaramuccia.
La morte di Lepido, o di Licinio vostro marito, perch'egli non pu comportare di veder il suo bene in mano altrui.
porzia.
Ed possibile che Lepido sia cos disperato?
scaramuccia.
Disperatissimo affatto, e se non vi rimediate, vedrete forse ancora la vostra morte.
porzia.
Perch la mia morte?
scaramuccia.
Perch'egli, come disperato amante, acciecato dalla passione, senza alcun riguardo, ammazzer il primo che li dar alle mani; per guardatevi ancor voi e trovateci rimedio, perch non pu stare a dar volta di qua.
porzia.
Che rimedio vuoi tu ch'io trovi? Uh poverina me!
scaramuccia.
Il rimedio l'ho trovat'io, quando voi vogliate e come ve ne esorto.
porzia.
Che rimedio questo? e che medicamento a tanto male?
scaramuccia.
Quel medicamento che si fa sotto le lenzuola, quella tasta che si mette nell'amorosa piaga.
porzia.
Eh, Scaramuccia, tu sei sempre sulle burle! Parla ora sul saldo.
scaramuccia.
Questo ch'io dico salder ogni male, credetelo a me.
porzia.
E pur l...
scaramuccia.
E pur l debb'egli andare e col sta bene.
porzia.
Tu mi par un cicalone ormai.
scaramuccia.
E voi una cicalina che voglia morir cantando.
porzia.
Ors, finiamola. Ch' del signor Lepido? Io so che si part molto sconsolato da me.
scaramuccia.
Anzi sconsolatissimo.
porzia.
E dove and?
scaramuccia.
E dove pensate? A passarsi il martello a casa d'una bella cortigiana venuta novellamente qui a Roma, la pi bella figliuola che si possa vedere, virtuosa, buona, canta, balla ed in ordine come una principessa.
porzia.
Ohim, che sent'io? Adunque Lepido mi fa copia della sua persona ad altra donna? ad una meretrice? O meschina me, non fuss'io mai nata, pi tosto che udir nuova tale!
scaramuccia.
Non vi disperate, signora Porzia.
porzia.
Tu non vuoi ch'io mi disperi, che quando che di gi aveva quasi stabilito di contentarlo, e ora (lassa me) mi veggo cader di mano ogni speranza.
scaramuccia.
Ah, ah! Perch cadute le vostre speranze? credete voi forse che Lepido sia andato a casa di colei per goderla? Eh, signora, no. Egli v' andato, come fanno di molt'altri gentiluomini, a ridutto, e per passarsi il tormento in compagnia, poi che in quella casa si fa ridutto di gioco, di musica e d'altri onesti trattenimenti. Lepido toccar altra donna? e far torto alla signora Porzia? queste son tutte cose che trattano dell'impossibile, impossibilissimo.
porzia.
Tu m'hai ritornato lo spirito e la vita.
scaramuccia.
Meglio ve lo ritornerebbe Lepido.
porzia.
Senz'altro.
scaramuccia.
Ors signora, fate conto di aver smarrito di nuovo lo spirito, e mandate, fate a mio modo, a chiamar Lepido vostro, che ve lo metter e finiamola una volta!
porzia.
Misera me, io mi ritruovo tra i calci e 'l muro, tra Cariddi e Scilla, e tra l'incudine e il martello, n so quello che mi debba fare.
scaramuccia.
Pigliare il manico in mano e batter sopra la vostra incudine e lasciar sommerger la nave con l'albero, col timone e con tutto il restante, e spedirla una volta, senz'altre chiacchiere! Lepido non vede l'ora d'esser con voi e voi, per quello ch'io vedo, ne avete una gran voglia, se bene non lo volete dire, n' vero?
porzia.
Ahim, che gli pur troppo vero, e mi bisogna allargar il freno alla mia volont, la quale sin ora stata ristretta in durissimi confini. Scaramuccia mio, vinta da' tuoi preghi e dal gran merito di Lepido, mio signore, finalmente mi risolvo e voglio contentarlo senz'altro.
scaramuccia.
O sia ringraziato il manico della mestola! Io ho pur caro che voi abbiate fatto, giusto giusto, come fa il can da pagliaio, che abbaia, abbaia, e all'ultimo si tira la coda tra le gambe.
porzia.
Son donna, Scaramuccia, n le donne sanno far altro. E poi che a questo debbo venire, voglio governarmi con giudizio, come fanno le donne savie. Io non trovo altro spediente a questi nostri voleri, che questo che tu sentirai ora, e senza l'aiuto tuo e tuo pericolo non si pu far nulla.
scaramuccia.
Fate pure ch'io sappia quello che ho da fare, ch del pericolo poco mi curo e son pronto a servirvi.
porzia.
Avvertisci a quello che tu prometti?
scaramuccia.
Che? per Lepido? son pronto fino al morire! Dite pur s.
porzia.
Ors, ascolta. Io voglio che alle due ore di notte, e ancora pi tardi, tu conduca il signor Lepido a casa mia, facendo un qualche segno, dal quale io possa conoscere l'arrivo vostro, che, da me sentito, subito verr, cheta cheta, ad aprir l'uscio, e dar entratura a Lepido e lo condurr nell'appartamento dell'orto, l dove star poi aspettando l'ora del venir mio.
scaramuccia.
Benissimo e mi piace. Sapevo ben io che donna savia fa figliuoli.
porzia.
Io poi me ne ander a letto con mio marito, e, quando egli sar nel profondo del sonno, mi lever pian piano e ander a trovar Lepido mio.
scaramuccia.
Bene, benissimo, non si pu far meglio!
porzia.
E se mio marito in quel mentre (come suol far dormendo) per caso stendesse una gamba o un braccio per toccarmi e non mi trovasse, io ho pensato al modo di potermi assicurare.
scaramuccia.
O buono, o buono, o questo s ch' il zucchero sulla torta! Ma come farete?
porzia.
Ascolta, io ho pensato che a tutto questo rimedierai tu.
scaramuccia.
Dite pure arditamente, perch per ancora non veggo d'aver che fare; e pur vorrei servire a tutti due di buon cuore.
porzia.
Senza l'opera tua non si pu far nulla. Ma venghiamo al pericolo che dianzi t'accennai. In quel punto che Lepido verr in casa, io voglio che ancor tu ci venga e sia seco nell'istessa camera, e tu ancora stia aspettando la venuta mia, la quale sar subito che mio marito si sar addormentato bene. E allora, gionta ch'io sar nella vostra camera, voglio che tu ti spogli in camicia, che tu ti metta una cuffia da donna in capo, e, venendo meco, io stessa ti condurr alla camera mia e ti metter in letto accanto a mio marito.
scaramuccia.
Come diavolo, accanto a vostro marito?
porzia.
Accanto a mio marito, s. Perch egli, trovandosi cos mezo addormentato, creder senz'altro che tu sia la sua moglie e cos io aver campo largo di starmene con Lepido mio tutta la notte intera. Tu ti gratti il capo?
scaramuccia.
L'invenzione bella e buona, ma alquanto pericolosa, anzi pericolosissima. Come domine, ch'io mi spogli in camiscia, mi metta una cuffia da donna in capo e stia tutta la notte accanto a vostro marito? Questo latino, aff, non mi farete voi fare, n me lo insegn mai il mio maestro! Eh, signora Porzia, dite voi da vero o pur burlate?
porzia.
Vedi s'io burlo. Come tu non ti risolva di far quello ch'io t'ho detto, noi non abbiamo fatto nulla, abbiamo fabricato in aria e seminato nell'arena, s che non bisogna pensarvi pi punto, Scaramuccia, ve'?
scaramuccia.
Adagio un poco, mia signora, voi avete voluto pensarvi sopra molto bene voi, e avete a godere ed bisognato farvi mille fregagioni a ridurvi al fatto. Lasciate di grazia che io, che non ho se non da stentare, faccia anch'io i miei conti. Io entro in letto, Licinio mi sente e stende una mano, metto il capo fuor del letto, egli va pi gi, io gli volto la schena, egli crede che sia il petto... eh no, che gli troppo grosso!
porzia.
Eh s, tu l'assottigli troppo.
scaramuccia.
Signora, voi avete un bel dire, e' ne va del mio!
porzia.
Ors, noi non farem niente.
scaramuccia.
Adagio un poco! Stende la mano di nuovo, cerca la rosa, e trova un pruno; egli grida, si leva il romore, il pugnale in campagna. Tant', signora, io non ci trovo ripiego.
porzia.
Vanne dunque in tanta malora.
scaramuccia.
Aspettate, di grazia. Mi metto per fianco con la schiena verso lui, mi cerca il petto, trova le spalle, tenta di nuovo e trova il petto peloso, va pi abbasso, trova che pigliare... In fatti, male per un verso e peggio per l'altro. Tant', tant', e' non ci verso!
porzia.
Quando sia quel che tu di', che sar poi? Io, per me, non avrei tanta paura.
scaramuccia.
Ah s, a voi non costerebbe nulla, perch come giovane donna per ogni disgrazia avete ripiego da sodisfare in ogni modo ad un commune, non che ad un uomo solo! Ma io, che non ho quel che vi avanza e mi abbonda quel che vi manca, qua pars est? Tutte l'altre son burle, ma se vostro marito, tentato dall'umor venereo, volessi (cos mezo imbriaco dal sonno) imbizzarrito, sfogarsi come egli potesse? Signora, il panno vecchio stintia. E se mi trovassi maschio come lui e dessi per delle mani sul manico dello scaldaletto, che partito doverebbe essere il mio? O qui vi voglio, signora Porzia!
porzia.
Chi pensassi sempre a i pericoli non farebbe cosa alcuna; gli eventi delle cose, molte volte, fanno risolvere le persone a pigliare partiti non pensati.
scaramuccia.
Signora Porzia, voi avete un bel dire voi, io vo a pericolo di perder la vita e di gi mi vedo bello e scannato e tutto sangue come un porco.
porzia.
Non ti dubitare, no, perch mio marito, come s'addormenta, subito fa un sonno solo sino alla mattina; e poi egli non mi tocca mai, se non ogni mese una volta.
scaramuccia.
Il mese quant' che cominci?
porzia.
poco, e ha avuto di gi quello che voleva e cos se ne star sino al fine.
scaramuccia.
Pur ch'ella sia cos, ogni cosa passer bene.
porzia.
La cosa sar sicurissima, non dubitare.
scaramuccia.
Sicura eh? Servire in cambio d'una donna, mettersi in camicia accanto al marito, e non aver spavento? Per dirvela, mi pre una cosa molto dura da credere! Ma aspettate un poco, signora, di grazia: non sarebb'egli meglio che Lepido si spogliassi egli in camicia, venissi alla camera vostra e mettersi in letto del canto vostro e voi starvene nel mezo? Perch, se venisse qualche tentazione a vostro marito, potrebbe cavarsela, e raddormentato ch'egli fusse, lavorar voi dall'altra banda di nuovo alla muta e alla sorda.
porzia.
Un amoroso gaudio a lume spento nulla non vale! Io voglio poter mirare e rimirare Lepido mio e ch'egli parimente vegga il volto e il petto dell'amata sua donna, senza alcun sospetto; e voglio che, all'incontro, l'incomodo sia d'altri e non il mio. E guarda ve', Scaramuccia, come tu non ti risolva andare appresso a mio marito, ogni cosa va in fumo. E per dirtela, tu m'hai stracca ormai con tante difficult.
scaramuccia.
State un poco ferma.
porzia.
Io non mi muovo.
scaramuccia.
Sia maledetto quando mai mi posi in questo intrigo, guarda se il diavolo ha trovato un bel modo di farmi ammazzare! Non si potrebbe mettergli accanto una qualche donna di bassa condizione e pagarle la manifattura?
porzia.
S, per far sapere a tutta Roma i fatti nostri!
scaramuccia.
Avete ragione. Ma chi trovasse modo di fare che vostro marito per una notte dormissi fuora di casa?
porzia.
Mio marito dormire una notte fuora di casa? volessero il Cielo! Ma non bisogna trattarne, perch non vi si ridurrebbe mai, per l'estrema gelosia ch'egli ha di me. In somma, pensa e ripensa quanto tu vuoi, questa sola la sola via, e questo ci vuole: che tu vada a metterti accanto a mio marito per cinque o sei ore, e non ci altro rimedio.
scaramuccia.
Ma aspettate, facciamo un'altra cosa: mettiamo Lepido con vostro marito e voi venitevene a star meco. To' to', che balordo ch'io sono! La pavura mi fa dir di gran cose, perdonatemi.
porzia.
Dir, come disse Rodomonte ad Orlando:Sol per signori e cavalieri fatto il ponte, e non per te, bestia balorda.
scaramuccia.
Me la sapeva anch'io, ma burlava cos con vostra signora. Ors, risoluzione! Andate, entratevene in casa, ch all'ora terminata tra di noi verr con Lepido, faremo il segno, entreremo in casa, mi spoglier in camicia, mi metter la cuffia in capo, ander a stare accanto a vostro marito, per darvi comodit di correre quante lance amorose voi vorrete, e cos sarete piena. Che sar mai? che dite? volete altro?
porzia.
O Scaramuccia mio caro, comanda poi anco a me. Dunque va' e trova il signor Lepido, raccomandami a lui, e fallo consapevole del tutto.
scaramuccia.
Tanto far, servitore di vostra signora. Eh, povero Scaramuccia, vedo ben io che gli altrui comodi saranno il precipizio tuo, il Cielo m'aiuti!
porzia.
Addio, addio Scaramuccia, non dubitare.
scaramuccia.
No, no, io non dubito, andate pur felice!
Il pericolo grande, ma poi che non ci altro rimedio, io son risolutissimo di servir questi giovani, e segua che vuole, che sar mai? Ma che non pu far d'un cor ch'abbia soggetto, questo tiranno e traditor d'Amore? Part'egli che abbia insegnato a Porzia il modo di fare un beccastrello quel suo marito, per circospetto che egli sia. O va' l, va', va' piglia moglie, poi? Qualche minchione la ripiglierebbe! Ma io voglio andare a trovar Lepido prima che si faccia sera, e uscire di questo impaccio.
SCENA SETTIMA
giulia alla fenestra. E flavio in strada
giulia.
Se le cose si potessero far due volte, non so s'io dessi pi il s di pigliar messer Gervasio per marito. Quel tristo di Scaramuccia mi disse: fatelo, fatelo sopra di me. E io, presa all'improviso, cos feci, e son pentita di quello c'ho fatto. Le seconde deliberazioni, in fatti, sono sempre migliori delle prime; ma che mi giover l'avervi pensato dipoi? La cosa passata tant'oltre, che difficilmente posso ritrattarmene e ritirarmi addietro. O fortuna, in quanti modi vai travagliando questa dolente anima mia!
Ma, s'io non m'inganno, vedo venir il signor Flavio. Ed ecco lo sposo mio, che a tempo viene; per voglio scendere abbasso, e seco ragionar di questo successo.
flavio.
Non so come passano le cose tra messer Demetrio e messer Gervasio, nella promessione fatta del parentado e delle nozze con la signora Giulia mia. Scaramuccia non si trova, Ruchetta non si vede, dubito di qualche sinistro incontro di mala fortuna.
giulia.
Signor Flavio, signor Flavio, zi, zi, volgetevi a me.
flavio.
O signora Giulia, o anima mia, ora s, che tornato a farsi giorno. Vita mia, io andava caminando per la oscurit della notte de' miei pensieri, e se voi, mia bellissima aurora, non apparivi al balcon d'oriente, io me ne stava in continue tenebre e orrore.
giulia.
Ohim, e qual cagione a ci fare v'induceva?
flavio.
Il non aver nuova di voi, cuor mio, il non veder Ruchetta e il non trovar Scaramuccia.
giulia.
Signor Flavio, dolcissimo mio bene, io dubito che quel ribaldo di Scaramuccia non ci faccia una cavalletta.
flavio.
Se tal cosa fusse, potrebbe ben tenersi per morto, perch io l'ammazzerei se fosse in braccio al primo re del mondo! Ma perch cos dubitate voi di lui?
giulia.
Vi dir, signor mio: poche ore sono egli venne con messer Gervasio e con Ruchetta, carico di presenti come s'usa di dare alle spose, e trovato messer Demetrio che l'attendeva alla porta, quello mi fece chiamare per l'istesso Scaramuccia, facendolo entrare in casa. Il quale subito che fu dentro cominci a persuadermi a pigliar il vecchio per marito. Io, udendo quello strano modo e quel tradimento ch'egli far ci voleva, cominciai a contender seco e a querelarmi di lui. Finalmente, doppo molti contrasti, mi disse: Giulia, fatelo sopra di me, ch so quello che fo, e cos, adescata dalle sue parole, astretta dal tempo e sollecitata da lui nella strada, dove era quell'odioso sembiante di quel vecchio pazzo, che mi aspettava per toccarmi la mano, messer Demetrio mi fece forza a dar la fede a messer Gervasio e accettar le gioie che egli portate m'aveva. Ora son qui, n vedova, n maritata, anzi maritata a due mariti, a quel vecchio balordo per forzata fede, e a voi, che siete il mio vero marito, di vero contento! E Scaramuccia non si vede pi.
flavio.
Fortuna, tu non sei ancora sazia? che pensi fare? pensi tu forse di volgere la tua volubil ruota a' danni miei? Se questo pensi, temeraria che tu sei, rimarrai ingannata, perch dove ha luogo la prudenza, la fortuna non ha potere alcuno. Sapr ben io oppormi alla tua instabilit! Signora Giulia, non si pu sapere ancora a che fine Scaramuccia vi disse: Fatelo, fatelo sopra di me. Questo modo di parlare argomenta sicurt e sagacit, industria e voglia di voler rimediare a questo disordine e a questo inconveniente.
giulia.
Avvertite, ch ancor questo modo di parlare ingannevole, perch molti sogliono dire: So quello ch'io dico, so quello ch'io fo, non dubitate, fidatevi di me, e poi nell'ultimo si scopre che t'hanno tradito. Cos dubito che non faccia questo tristo di Scaramuccia! E pu ancora egli medesimo ingannarsi per troppa confidenza di s stesso.
flavio.
Sempre bisogna pensare al bene.
giulia.
Anzi, al male bisogna aver riguardo, perch il bene giamai non nuoce. E il male sempre dannoso.
flavio.
Faccia quel ch'egli vuole, ch non sar mai che io non sia vostro marito.
giulia.
S, ma intanto io ho toccata la mano al vecchio e accettate le gioie e se ben queste si possono sempre restituire, la fede, in presenza di tanti impegnata, in che modo s'ha da stornare?
flavio.
O Cielo, non si potev'egli soprasedere qualche giorno ancora a far simil offizio? Voi dovevi dir, anima mia, di volervi pensar sopra almeno un mese, e non pigliar termine a mala pena un giorno; e di tutto questo male, se ne potrebbe, dare quasi la colpa a voi.
giulia.
Voi avete ragione, ma io non credeva che le cose si dovessero stringere cos presto; il male ormai fatto, e per bisogna veder ora di rimediarvi, se non, vi rimedier poi io alla disperata.
flavio.
E che vorreste voi far, cuor mio?
giulia.
Fuggirmene di casa, lasciare i presenti al vecchio, e venire a trovarvi in ogni modo. La mia dote non mi pu mai esser negata, n ritenuta da messer Demetrio.
flavio.
Questo ha da essere l'ultimo esterminio; ma pensiamo prima ad altro, se si pu, per conservar la riputazion vostra, per non diventar favola della vicinanza. Scaramuccia m'ha sempre detto, veramente, che sarete mia senz'altro.
giulia.
E a me ha detto l'istesso. E di pi, meco parlando quando fu in casa, mi disse che a tutti i modi voleva che noi fussimo insieme, e questo quello che mi molesta.
flavio.
Cos da credere adunque che sar senz'altro, per bisogna lasciarlo fare sino ad un certo termine; ma come si vegga poi ch'egli non sia per far buona riuscita, fare alla peggio, e dichiararsi per quella che mi siete, e dirlo alla scoperta a messer Demetrio.
giulia.
Quella ghiottoncella di Ruchetta sa tutto l'animo di Scaramuccia, secondo me, e non sa dir altro che lasciate far a lui. E, per quanto mi son potuta accorgere, ella innamorata di Trapola, servo di messer Gervasio, e vorrebbe, per quel ch'io credo, che io andasse in casa quel vecchio per venirvi anch'ella e forse pigliarlo per marito. O, signor Flavio, per quanti traversi si va talvolta al mercato, eh!
flavio.
Questo che voi m'avete detto, mi va per la fantasia, e son d'umore che qui sotto si nasconda qualche inganno! Ma s'egli avvien ch'io lo sappia, so ben quello che io far.
giulia.
Signor Flavio mio, non perdiamo tempo in parole dubbiose che nulla rilevano. Meglio sar che vostra signora veda di trovar Scaramuccia prima che venga notte, per saper da lui quello ch'egli vuol far di noi.
flavio.
Voi parlate saviamente, signora mia, come giovane di molto giudizio; per entratevene in casa, ch io fra tanto ander a trovarlo e del tutto vi far consapevole. Entrate, anima mia.
giulia.
Io entro, refugio d'ogni mio bene. Ricordatevi di me e di chi vi ama, anzi di colei che per voi solo respira.
flavio.
Tanto far. E voi senz'altro aspettatemi pure questa notte in tutti i modi.
giulia.
Voglialo Amore, perch oramai tempo! Addio, vita mia.
flavio.
Io non so che mi dire di questo Scaramuccia. Egli servo, e de' servi mercenarii vario il genere, poi che si trovano di quelli che altro non son che ventre; altri che sono e ventre e lingua; altri c'hanno gli uncini e 'l fuoco nelle mani; e molti se ne trovano che sono perfidi e crudeli. Ma ecco il signor Lepido, forse ch'egli me ne sapr dar qualche avviso.
SCENA OTTAVA
lepido, flavio e scaramuccia
lepido.
Cerca di qua, cerca di l di questo benedetto Scaramuccia per saper se altro sia seguto! In fine non lo troverebbe la carta da navicare!
Oh, signor Flavio, perdonatemi, ch io non vi aveva veduto. Mi sapreste voi dar nuova di quel tristo di Scaramuccia?
flavio.
Signor Lepido, io veniva per domandarne a voi. Questo ribaldo ci ha posti in un gran laberinto; promette assai e attende poco.
lepido.
Questo il costume suo, egli cos di natura, n merita per riprensione.
flavio.
Tutta via, mi par che sia cosa malfatta prometter tanto e non attender cosa alcuna.
lepido.
Qualche imbroglio far egli, perch ben lo conosco per prova; per ho ferma intenzione ch'egli voglia burlare i nostri vecchi, e bene.
flavio.
Anch'io vivo con questa credenza e il dovere lo vuole: ch'egli ne voglia pi per noi, che abbiamo a rimanere i suoi secondi padroni e quelli che l'hanno da mantenere al mondo sin che egli viva.
lepido.
Senz'altro, e questo obligo mio particolare, essend'egli antico servo di casa nostra; ma vorrei uscir d'ambiguit. Oh eccolo appunto.
scaramuccia.
Le ventiquattro ore non so se son sonate, ma la notte comincia avvicinarse, gli amanti sono in punto, gli inganni sono apparecchiati, a tale che non si ha da far altro che dar fuoco alla girandola delle ribalderie, per fare un bel fracasso, con pi schioppi in un tratto.
lepido.
Scaramuccia, o Scaramuccia, dove si va? che scopristi poi di quel servizio?
scaramuccia.
O signor Lepido, ste voi, ste qui? Gran cose per certo! Oh, v' ancora il signor Flavio, eh? Rade volte avviene che andiate scompagnati.
flavio.
I veri amici sempre sono insieme, ancor che lontani, perch nella lontananza de i corpi, pi s'avvicinano le menti.
scaramuccia.
Si conosce ben, signor Flavio, ch'avete studiato.
flavio.
Studiato? Ho solo atteso alle belle lettere qualche poco, come dir si suole.
scaramuccia.
Belle lettere son quelle che dicono: Magnifici signori, per questa prima di banco, pagherete al tale mille scudi, e ponete acconto nostro e valetevene.
flavio.
Tu non m'intendi, belle lettere vuol dire lettere d'umanit.
scaramuccia.
Non so pi bella umanit che sborsar mille scudi e duemila alla volta ancora, per tanto di carta.
flavio.
Appunto, viola! Lettere d'umanit, cio Grammatica, Logica, Rettorica, Poetica e Filosofia.
scaramuccia.
Oh questo un altro par di manche! Bisognava dir cos alla prima, ch'io non vi averei inteso.
flavio.
Eh, Scaramuccia, tu sei sulle burle, n' vero? Ora, lasciando da parte questa nostra digressione, dimmi un poco: quello aver detto alla signora Giulia fatelo, fatelo sopra di me, quando ella ebbe a toccar la mano a messer Gervasio, a che ha da resultare?
lepido.
E che gran cose hai tu scoperte per conto mio?
scaramuccia.
Che Porzia vi ama, o Lepido! E voi, signor Flavio, sapete quel che ha da resultare, quanto ho detto, tutto a vostro contento e della signora Giulia.
flavio.
Per dir cos e non dir altro, questo non basta.
scaramuccia.
Io non so di basti o di bardelle.
flavio.
Con teco la non si pu n vincere, n impattare, poi che ogni parola da te tirata al tuo senso.
scaramuccia.
Senso fu quello che cercava di non morir mai! Ma lasciamo le burle. Che ora vogliamo noi dire che sia? Gli ancora un'ora di notte, ma non credo che sia tanto; credete voi, Lepido, che sia un'ora?
lepido.
Credo di no, e che sia poco pi di meza ora.
scaramuccia.
Bene sta. Ma piano un poco signori, che cosa ha da guadagnare Scaramuccia vostro con tante fatiche?
flavio.
Quello che tu saprai chiedere.
scaramuccia.
Il chiedere poca fatica, ma grande quella del rimunerare.
lepido.
A giudizio tuo, che ti par di meritare?
scaramuccia.
Non parliamo di merito, trattiamo di cortesia e di gentilezza.
lepido.
Ti contenti tu di guadagnare cento scudi? cinquanta dal signor Flavio, e altretanti da me?
scaramuccia.
Son pi che contento, contentissimo! Ma avereste voi da darmene la met per caparra? Perch, per dirvela, il fare a hammi non mi mai piaciuto, perch del presente mi godo e meglio aspetto.
lepido.
Io non porto dinari addosso.
flavio.
N io similmente.
scaramuccia.
Oh che innamorati, non aver manco dinari da comperar un baiocco di calde arrosto! Ma, con tutto ci, voglio esser galantomo contra mia natura e servirvi a credenza. Per andiamo, ch s'avvicina il tempo delle vostre contentezze, e in tanto io vi racconter il tutto.
lepido.
Andianne.
flavio.
Andiamo ch ormai tempo.
ATTO QUINTO
SCENA PRIMA
scaramuccia, trapola vestito da donna, flavio, e lepido in disparte, che non si vedono
scaramuccia.
Voi avete inteso , e' sono ormai due ore. State voi, signor Lepido e signor Flavio, in disparte, ch io zimbeller, perch i fringuelli cadino quando sar tempo.
trapola.
Le due ore son sonate, e secondo l'ordine datomi da Scaramuccia mi son vestito da donna e ho pigliato due sassi in mano, per far il segno tra di noi dato, li quali potrebbono ancor servire ad un bisogno a romper il capo a qualcuno che mi volessi dar fastidio. Io voglio pian piano avvicinarmi alla porta. O Amore, che cosa non fai tu fare a gli amanti? o quanti ve ne sono a quest'ora per le contrade travestiti, chi da facchino, chi da serva, chi da zanaiolo, e quante donne stanno aspettando i loro innamorati? e quanti becchi dormono per loro commodit, e quant'altri per dar commodo alle mogli per aver le corna d'oro? Oh oh, fine fine dicentes! Ma lasciami fare il segno. Ciach, ciach, ciach.
scaramuccia.
S'io non m'inganno, questo, al segno fatto, Trapola vestito da donna. Alla f si !
Zi, zi, zi! Trapola, o Trapola, tu non mi conosci eh? Son Scaramuccia.
trapola.
Che Trapola, io sono una fanciulla di piazza Padella che vo a guadagno! Per lasciami stare, e va' pe i fatti tuoi.
scaramuccia.
Do' manigoldo, una fanciulla di piazza Padella, eh? Trapola, tu non mi raffiguri, n' bestiaccia?
trapola.
Che s, che s, che s'io chiamo il mio bravo, ch'io ti far tagliar un braccio! Furfantone, va' alla streglia.
scaramuccia.
Questa bestia si d da intendere d'essere una donna; che alla voce non mi conosce. Trapola, a chi dico io? possibile, ignorante, che tu non mi conosca alla voce, se bene cos scuro?
trapola.
Oh, tu sei tu, Scaramuccia, eh?
scaramuccia.
S, sono; che ti venga il canchero!
trapola.
Perdonami, fratello, ch'io non t'aveva conosciuto. Io mi sono vestito da donna cos, il meglio ch'io ho saputo, e mi son messo intorno delle veste vecchie della signora Porzia, mia padrona; e ora altro non mi occorre, se non andarmene a stare tutta questa notte con Ruchetta mia.
scaramuccia.
Cos sar, tirati un poco in l e non venire innanzi sin tanto ch'io non venga per te.
trapola.
Eccomi tirato.
scaramuccia.
Cos sar, trati un poco in l e non venire innanzi io ti possa poi trovare. Ora voglio fischiar tre volte sotto le fenestre del padrone, acci ch'egli venga come ha promesso a condur questa Giulia salvatica in casa. Fis, fis, fis.
SCENA SECONDA
demetrio, scaramuccia, e trapola
scaramuccia.
Il vecchio debbe dormire, poi che non viene.
demetrio.
Oh come scuro! Zi, zi, Scaramuccia, sei tu?
scaramuccia.
S sono, padrone. Ben, ch'avete fatto?
demetrio.
Sono stato sin ora nella camera terrena, aspettando che tu fischiassi.
scaramuccia.
E io in quel mentre ho condotta fuora di casa Giulia, dicendole di menarla da messer Gervasio, ed ella credendomelo se n' venuta meco; l'ho aggirata un pezzo, finalmente l'ho di nuovo ritornata qui, facendole credere che questa sia la casa di Gervasio, e or ora ve la condurr nelle braccia.
demetrio.
O Giulia, anima mia, chi avrebbe mai creduto ch'io ti dovessi godere questa notte? e ch'io dovessi esser il primo a mettere il piede nell'amoroso tuo giardino? Alla barba tua, Gervasio! Io coglier pur quel fiore non colto ancora d'alcuno.
scaramuccia.
Dite piano, ch voi non siate sentito da lei, ch' poco discosto da noi. Oh padrone, vi ricordo andar con qualche modestia con questa fanciulla.
demetrio.
Che modestia? Ne gli assalti amorosi non vi va modestia, anzi, bisogna far conto, se ben fanciulla, d'aver una scaltrita nel letto.
scaramuccia.
vero, ma volete voi disertarla sulle prime carte?
demetrio.
Eh, va' in chiasso, di grazia! Voglio che tu m'insegni com'io ho da fare?
scaramuccia.
Or via, fate a vostro modo, ch questo poco m'importa.
Va' pur l, eh eh!
Ricordatevi sopra tutto di non parlare, vedete.
demetrio.
Non tanti avvertimenti, conducila qua in buon'ora, perch un'ora mi par mille anni per darle un bacio in quella dolce bocca dove ogni grazia fiocca.
scaramuccia.
Buono, aff, voi versificate per amore. Zi, zi, zi, Trapola, dove sei?
trapola.
Eccomi.
scaramuccia.
Ors, sta' cheto, non parlare. Zi, zi, zi.
demetrio.
Zi, Zi, Zi.
scaramuccia.
Abbracciatela e conducetela nella camera terrena e senza lume come vi dissi, vedete.
demetrio.
S, s, addio, addio.
scaramuccia.
E una! All'altra, disse colui.
SCENA TERZA
gervasio e scaramuccia
gervasio.
Sono oramai vicine le due ore e meza, e secondo l'ordine dato con Scaramuccia bisogna ch'io me ne vadi alla casa sua, e ch'io mi spurghi tre volte forte, acci ch'egli possa intendere il segno dato tra di noi. Io non credeva mai che questa notte dovesse esser tanto scura e tanto tenebrosa! Ma non importa, la cosa ander pi sicura, s'io non m'inganno. Mi par d'esser vicino alla porta di messer Demetrio, voglio spurgarmi: lah, lah, lah.
scaramuccia.
Alla f, che il gatto va in frega! O vecchio rimbambito, ora che hanno da fare i giovani, se i vecchi fanno di queste pazzie?
Zi, zi, zi, messer Gervasio, ste voi?
gervasio.
S, sono, e ho dato d'un piede in un sasso che m'ho avuto a romper le dita! Venga il cnchero a i sassi!
scaramuccia.
Abbiate pazienza.
gervasio.
L'importanza che mi si abbassato il pensiero, che all'alzarsi vi vorr del buono!
scaramuccia.
Oh faremo di belle prove, dunque! Aspettatemi qui, acci ch'io vadi in casa per Giulia e ch'io ve la conduca.
gervasio.
S, s, va' e torna presto, perch m' ritornato l'appetito. O Giulia mia cara, questi si chiamano amori? queste sono donne ardite? queste sono veramente innamorate? In fatti, io le concio tutte cos! Io ne ho guaste quelle poche dell'amor mio! Pensa tu come l'andava quando io era giovanotto di quarant'anni!
SCENA QUARTA
scaramuccia, ruchetta e gervasio
scaramuccia.
Vienne, Ruchetta, ch tuo marito t'aspetta! E per parer da qualche cosa s' messo indosso i panni del suo padrone, che se tu lo potessi vedere, diresti ch' tutto lui.
ruchetta.
O Scaramuccia, quando potr io mai ricompensarti di tanto beneficio che tu mi fai? Poco pi ch'io stava a consumar questo matrimonio, mi distruggeva come le candele di grasso di bue.
scaramuccia.
Io credo che tu n'abbia non solo gran volont, ma un grandissimo bisogno! Ma avvertisci ch'io voglio che noi facciamo una bella burla a tuo marito, ve', la quale sar questa: che tu non parli mai sin tanto ch'egli non viene a dar l'assalto alla fortezza delle creature umane.
ruchetta.
O perch questo?
scaramuccia.
O per burla e per scherzo, come t'ho detto, e per sentire quello che ti dir, stando tu cos cheta, e quello che far ancora e con quale destrezza scaler le mura dell'onor tuo.
ruchetta.
E quale onore? Non ti diss'io gi ch'io lo perdei una volta e cos per tempo, ch'io non conobbi che cosa egli si fosse?
scaramuccia.
Tanto che Trapola non durer fatica a pigliar la rocca sotto panzano! Ors, buono, buono, camina meco e non parlar sopra tutto, fammi questo piacere.
ruchetta.
Lo far, ch poco importa.
scaramuccia.
Giura, ch'io non ti credo.
ruchetta.
Che giuramento vuoi tu che io faccia?
scaramuccia.
Giura da donna da bene.
ruchetta.
Non lo posso fare.
scaramuccia.
Perch?
ruchetta.
Perch sempre sono stata una puttanella, e non me ne posso astenere. Bastati ch'io non parler.
scaramuccia.
O cos, si fa, dirlo alla prima, de plano, senza aspettar tormenti! Vien via, dammi la mano.
ruchetta.
Eccola. Non me la stringer, ribaldo, tu credi ch'io non ti conosca, eh?
scaramuccia.
Vuoi tu ch'io ti dica che io ho, cos al buio, una gran volont di far tuo marito un beccastrello in erba?
ruchetta.
Che stai tu a fare? Eh, tu non ti degneresti!
scaramuccia.
Sto per pigliarmene una presa, e se messer Gervasio non aspettassi, cos al buio al buio gliela vorrei attaccare. Zi, zi, zi.
gervasio.
Zi, zi, zi, piano, sei tu, Scaramuccia? hai tu l'amica?
scaramuccia.
Io l'ho condotta da serva, state cheto, non parlate, ma conducetela in casa vostra nella vostra camera terrena, e fate che non vi sia lume come promesso m'avete.
gervasio.
Lascia fare a me. Qui, per quello ch'io m'avvedo, s'ha da lavorare alla mutola e alla cieca!
scaramuccia.
S'intende, sino ad un certo termine e poi parlare, perch sarebbe una discortesia. Ors, eccola qui, abbracciatela e conducetela via. Zi, zi.
ruchetta.
Zi, Zi.
gervasio.
Zi, zi, o vita mia, venite.
scaramuccia.
Io mi sento crepar delle risa! I topi vecchi sono nella trapola, ora bisogna attendere a i giovani.
Ol, signor Flavio.
SCENA QUINTA
giulia, scaramuccia, e flavio
flavio.
Son qua, Scaramuccia, che vuoi? Ricordati che l'ora passa.
scaramuccia.
Lasciatela pur passare, in ogni modo nessuno vi potr dare impaccio. Or ora voglio far segno alla signora Giulia, che se ne venga a voi. Zi, zi.
giulia.
Zi, zi, sei tu, Scaramuccia?
scaramuccia.
S, sono.
giulia.
Hai tu condotto il signor Flavio?
scaramuccia.
Signora no.
giulia.
Perch?
scaramuccia.
Perch il poverino stato assaltato da un cattivo male e in un subito.
giulia.
Ohim, che male questo?
scaramuccia.
Il mal del tiro.
giulia.
E dove l'ha tirato?
scaramuccia.
Dove? qui da voi. Ah traditora, un'ora ti par mill'anni d'assaggiar la cannamle, n' vero?
giulia.
Ma dov' egli, fa' ch'io lo senta e ch'io lo abbracci.
scaramuccia.
Adagio, eccolo qua. Signor Flavio, accostatevi.
flavio.
Eccomi, anima mia, dove ste, ch'io non vi veggo?
giulia.
Son qui, datemi la mano.
flavio.
Eccovela, la quale di nuovo vi promette la giurata fede.
giulia.
Andiamo, cuor mio, perch questo non tempo da perdere! Abbracciatemi.
flavio.
Ecco ch'io vi abbraccio, ben mio, andiamo.
scaramuccia.
Salda lettiera, salde asse, a questo fiero assalto! Ol, signor Lepido, dove siete?
SCENA SESTA
lepido, porzia e scaramuccia
lepido.
Son qua, dove tu mi ponesti, che cosa vuoi?
scaramuccia.
Or ora voglio chiamar la signora Porzia, la quale sta alla veletta. Zi, zi, zi.
porzia.
Zi, zi, sei tu, Scaramuccia?
scaramuccia.
Signora s, ed meco quell'amico, il signor Lepido.
porzia.
Certo, certo, o che allegrezza
scaramuccia.
Tu senti, galantuomo? tu stai fresco! acute;rmati pure, mena ben le mani, perch ti bisogna.
porzia.
Ma dove questo mancator di fede?
lepido.
Son qui, signora, ma non gi mancator di fede.
porzia.
Venite, venite pure al cimento; ch ancor che voi foste tutto arme, voglio abbattervi essendo in camicia.
lepido.
Farete quello che potrete e io l'istesso, ma credete pure che starete di sotto vostro mal grado, n averete quella vittoria che vi pensate.
porzia.
Andiamo pure, ch di gi vi appresento lo steccato.
lepido.
E io l'armi.
porzia.
Ve le rintuzzer ben io! Venite pure.
scaramuccia.
Andate l, che possiate voi arrabbiare o rimaner attaccati come i cani! Che diavol di furia questa! Quando la donna calda, eh, l' pure una pazza bestia! Oh oh, costoro son tutti in casa accomodati, e presto presto si dovr avvertire il segno dell'orribil tempesta tra messer Demetrio e Trapola e tra messer Gervasio e Ruchetta. Ma la signora Porzia star aspettando ch'io mi vadi a mettere allato a Licinio suo marito, come gli ho promesso, a tal che qui bisogna spedirla! Oh, mi pizzicano le chiappe, che segno sar questo? Io sto per andare e per non andare: un cuor mi dice ch'io vi vada, e l'altro mi dice non vi andare. Che farai, Scaramuccia, anderai tu a mettere in pericolo l'onor tuo, la tua castit e il tuo pulzellaggio? Guarda quello che tu fai, perch come una donna ha perduto l'onore, non ha pi che perdere. E chi vorrai tu poi che sia quell'uomo che ti pigli per moglie? Cos rimarrai vedova piena d'affanni e di tribolazioni.
Do', manigoldo ch'io sono, non era io entrato in pensiero d'esser una donna? Quando si dice poi che l'imaginazione non fa caso, eh? Oh, canzone s, quante volte pensando a bella donna ogni cosa va a brodetto. Ors, andar bisogna, intervenga ci che si vuole, che sar giamai? A gli accordi, allegramente, io entro! Non entrar, Scaramuccia, non destar il can che dorme, non tentar il diavolo, non cercar il male come i medici, io ti vedo morto. Ricordati che uomo morto non pu far guerra, e che meglio che si dica qui fugg, che qui mor, e che l'uomo tenuto a preservar la sua vita sino al termine prescritto, senza andar cercando la sua morte! Ma quella poveretta di Porzia si debbe ora liquefare come la cera al fuoco aspettandomi, tale che sar meglio ch'io vadi. Io vo, io vo, io entro, io entro, ecco che pur v'entrai.
SCENA SETTIMA
trapola, vestito da donna, e demetrio
demetrio.
Ah, traditore, dove fuggi? Io ti voglio ammazzare, io ti veggo, io ti veggo, con questo lume acceso, frmati qui!
trapola.
Ah, signor Demetrio, non m'ammazzate! Lasciatemi prima dir venticinque parole, poi fate quello che volete.
demetrio.
Son contento, ma voglio sapere di donde viene questo assassinamento.
trapola.
Ve lo dir io, signore. Da Scaramuccia vostro servitore, o dalla signora Giulia vostra.
demetrio.
Ah poltrona, arcipoltrona, cos si tratta un par mio, eh?
trapola.
Udite pur, signore, sono tradito e assassinato anch'io, da quel ladro di Scaramuccia.
demetrio.
E come?
trapola.
Sappiate, signore, che Ruchetta vostra serva mia moglie, cos datami da Scararnuccia, c'ha fatto il parentado; e perch'ella desiderava che noi fussimo insieme questa notte, quel traditore m'impose ch'io dovessi travestirmi in abito da donna, e che in quell'abito mi metterebbe in casa con lei, ordinandomi, di pi, ch'io non parlassi mai, dicendomi che cos voleva far per burla.
demetrio.
. O vigliacco, il simile disse a me, promettendomi Giulia! Ma io non ho mal ch'io non meriti, a credere alle parole d'un servitoraccio senza fede e senza carit! Frmati un poco qui, di grazia, perch mentre che il male fresco bisogna medicarlo. Io ho sentito non so che romore per casa, voglio andare a vedere che cosa .
trapola.
So che la fortuna m'ha voluto aiutare. Ah, Scaramuccia traditore, o ch'io t'ammazzo o ch'io ti lascio stare.
SCENA OTTAVA
demetrio, flavio e giulia
demetrio.
All'arme, all'arme, vicini correte, correte!
flavio.
Signor Demetrio non gridate, non alzate la voce, perch se io sono in casa vostra, sono con termini d'onore e da gentiluomo. E se bene sono in camicia, non temo di voi, n delle vostre armi.
giulia.
Deh, messere, placate l'ira vostra, perch questo gentiluomo che vedete mio marito e Scaramuccia me l'ha dato.
demetrio.
Ah Scaramuccia, ladro assassino! Costui va maritando tutto il vicinato a suo modo! Ma vieni un po' qua, mona stitica: che dir messer Gervasio quando si vedr burlato da me, da te, da Scaramuccia, e di aver gettati via i suoi presenti?
giulia.
Dica di ci quel che vuole, di me non pu dolersi, ch non promessi niente e i presenti se li repigli, ch'io non voglio nulla di suo.
demetrio.
Cos dunque Giulia si porta, eh? cos poco rispetto porti all'onor mio?
giulia.
Quel rispetto stesso che voi volevi portare a me, ho io portato a voi, anzi molto pi! Credete voi che Scaramuccia non m'abbia detto che voi ste innamorato di me e che volevi prima godermi e poi mandarmi a messer Gervasio? che modi vi paion questi? Di grazia non mi fate dir pi, per che per fuggir disonore ho sollecitato a provedermi onorevolmente.
demetrio.
Ors, taci, ch'io credo che tu abbia detto in poche parole tutto quello che si poteva dire! Ma che romore odo io in casa messer Gervasio?
SCENA NONA
ruchetta, gervasio, demetrio, trapola, flavio e giulia
ruchetta.
Fermatevi, dico, ch'io non son Giulia!
gervasio.
Io so che tu sei Giulia, la mia sposa, l'anima mia! Come, tu non sei quella? Con questa lucerna accesa ti conoscer ben io or ora! Oh Ruchetta, Ruchetta, chi t'ha messo in questa casa?
ruchetta.
Quel ribaldo di Scaramuccia.
gervasio.
In che modo?
ruchetta.
Dandomi a credere di condurmi a Trapola, mio marito e vostro servitore.
trapola.
Ah poltrona, tu sei andata in striazio.
ruchetta.
Sono andata in bordello, disgraziato! Io era venuta per te in questa casa, perch cos mi aveva dato da credere Scaramuccia.
demetrio.
Oh che vituperoso questo ribaldo di Scaramuccia, egli merita mille forche! Ma dov' egli, chi lo sa? chi me lo insegna?
trapola.
Guardate a non trovarlo, egli si debbe esser nascoso sotto terra come le talpe.
gervasio.
Fermatevi un poco! Oh ecco qua la mia sposa, e che vuol dire che voi siete cos in camicia?
giulia.
S'io sono in camicia, non son per voi.
gervasio.
Come, che voi non ste per me? Voi mi avete pur toccata la mano e accettato il diamante, il rubino, i pendenti e la collana col vezzo di perle!
giulia.
S'io vi toccai la mano e accettai i vostri presenti, fu per opra di Scaramuccia e per burlarvi.
gervasio.
E che pensate voi di fare?
giulia.
D'esser d'ogn'altro, che vostra.
gervasio.
E di chi?
giulia.
Del signor Flavio, mio primo marito.
gervasio.
Come primo? e chi ve l'ha dato.
giulia.
Scaramuccia.
gervasio.
Possa crepare questo Scaramuccia! Messer Demetrio, che dite voi del vostro galante servitore?
demetrio.
Che volete voi ch'io dica? So ch'egli me l'ha fatta a piedi, e a cavallo! Oh perch non l'ho io nelle mani?
gervasio.
Fermatevi, ch'io sento romore anco in casa mia.
SCENA ULTIMA
scaramuccia, licinio, porzia, lepido, flavio, giulia, trapola, ruchetta, demetrio, e gervasio
scaramuccia.
Ohim , poveretto me, non mi ammazzate!
licinio.
Ah, traditore, cos s'assassinano gli uomini d'onore, eh?
porzia.
Ohim, marito mio, non fate!
lepido.
Ah, signor Licinio, mettervi con un vil servitore?
scaramuccia.
Ohim, che quel ch'io vedo in camicia? Ohim, che Licinio ha le treccie da donna e mi pare lo spirito di mia moglie che mi voglia ammazzare!
gervasio.
Tu hai pur dato nella rete, eh, ladro? Tenetelo saldo! Ohim, ohim, genero mio?
demetrio.
Tu sei pur rimaso preso come le volpi.
trapola.
Ah, traditore, tu me la facesti, eh?
ruchetta.
Ah, impiccato, tu me l'hai barbata pure, eh?
scaramuccia.
Tutto quello che volete voi: confesso d'aver fatto mille errori e ch'io merito ogni gastigo; con tutto ci andate in buon'ora, ch'io vi perdono a tutti quanti.
demetrio.
Cos va detta, appunto, appunto.
scaramuccia.
Deh, non mi date noia adesso, in cortesia! Lasciate che di nuovo io guardi e riguardi il signor Licinio, che mi pare tutto la mia Brigida. Br, Br.
licinio.
Scar, Scar.
scaramuccia.
Br, Br, Brigida mia?
licinio.
Scar, Scar, Scaramuccia mio?
scaramuccia.
Brigida, moglie mia?
licinio.
Scaramuccia, marito mio?
scaramuccia.
Oh moglie mia, sei tu viva o morta?
licinio.
Eh, marito mio, io son ben viva s, ma morta nella memoria vostra, poi che non vi ste mai ricordato di me.
scaramuccia.
Oh, moglie mia cara, abbracciami, or che novit questa? questo un sogno o qualche illusione?
licinio.
Questo non sogno, n meno arte illusiva. Io son Brigida, vostra moglie. Ora s messer Gervasio, ch'io non sono altrimente il vostro genero Licinio.
demetrio.
Do', ve' tresca, che s, che la Porzia mi rimane in casa?
lepido.
No, no, messer Demetrio, ch io non le mancher mai.
gervasio.
O to' quest'altro! Ch'avete voi a fare ser Spannocchio?
demetrio.
Bene sta. Ma che fai tu qui ora? Lepido, che novit son queste?
lepido.
Ascoltate e lo saprete.
licinio.
Ascoltate, di grazia! Ora, affine che voi sappiate il tutto, insieme con questi, che d'intorno ci stanno, dicovi ch'io credo che ognuno di voi benissimo si ricordi come quattro anni sono ormai passati che messer Demetrio qui presente mand a Lione di Francia il signor Lepido, suo figliuolo.
demetrio.
Bene sta, ma che fai tu qui ora, Lepido? come ho detto.
lepido.
Lo saprete ascoltando.
licinio.
Egli, prima che si partissi per quella volta, essendo della signora Porzia innamorato, le diede segretamente la fede d'esser suo marito, promettendole di ritornare alla patria in capo di tre anni, solo per osservarle la promessa fede, pregandola che in quel tempo volesse sempre contradire alle voglie del padre e non pigliar mai altro marito; rimanendo d'accordo ancora che s'egli non tornassi in capo alli tre anni, ch'ella potesse sodisfare alle volont del padre suo e maritarsi.
gervasio.
Porzia, egli vero questo che dice costui, o costei, ch'ella si sia?
porzia.
Signor s.
gervasio.
Sguita, dunque.
licinio.
Pass il primo anno, il secondo, e gi cominciava a spirare il termine prescritto, quando la signora Porzia un giorno, piangendo e sospirando meco che sapeva il tutto, mi disse che non poteva pi negare al padre di pigliar marito, il quale ogni giorno gliene faceva grandissima instanza.
gervasio.
Questo pi che vero, ma sguita pure.
licinio.
Ond'io, vedendo la povera giovane in tanto travaglio, me ne venne compassione e la consolai con amiche parole a sopportar il tutto con pazienza e toleranza. E di l a poco, di suo consenso partitami di casa vostra, messer Demetrio, me ne andai a trovare uno Speziale mio parente, dal quale mi feci dare un sonnifero tale, che pigliato con acqua pura cadei come morta in casa, e dal marito qui e da tutti voi fui giudicata priva di vita e fui pianta e seppellita.
scaramuccia.
Ben lo so io, moglie mia cara, poi che ti piansi amarissimamente.
gervasio.
Do', che sent'io! Che ne dite, messer Demetrio?
demetrio.
Ricordomi di tutto, e stupisco di tal risoluzione; ma sto aspettando il fine di questo amoroso e strano avvenimento. Per lasciatela dir, di grazia.
licinio.
Seppellita ch'io fui, fui ancora, di l a poche ore, cavata dal sepolcro dallo speziale mio parente, il quale con ottimo rimedio mi trasse il sonnacchioso umore dalla testa, ritornandomi subito nel pristino essere. E condottami a casa sua, dopo esser quivi reficiata, participai seco di nuovo il mio pensiero, e per ebbi da lui abito da uomo, e avendo portato meco grosse somme di danari e molte gioie cavate di casa vostra, ch'erano di vostra madre, o Lepido, ch ben sapete, messer Demetrio, che non m'era difficile, essendo quanto vi era sotto la mia custodia, mi preparai per far quello che determinato avea.
demetrio.
Caca sangue, che gli vero! Ma questo ben troppo, e mi ricordo ora quando credei d'essere stato rubbato grossamente in denari in casa e mi manc tant'altra robba.
scaramuccia.
Ohim, ohim, che sent'io? O moglie mia, savia e prudente, tu meriti corona!
demetrio.
Ch, per avermi tolto il mio, n' vero, pezzo di ribaldo? Ma sguita tu.
licinio.
E cos, postami all'ordine, me ne andai a Fiorenza con grossa facult alle vostre spese.
demetrio.
Doh, ve' rigiraccio.
licinio.
E cercando ringiovenir l'effigie e apparire uomo il pi che fusse possibile, stetti quivi qualche tempo e feci tanto che quasi mi trasformai in modo da non essere pi riconosciuta per donna, e per come uomo ne me ne tornai a Roma.
gervasio.
Io per me non me ne son mai avveduto; ma dite pure.
licinio.
Feci poi, per terza persona informata della molta mia facult, chiedere a messer Gervasio la signora Porzia per moglie, dopo all'aver fatto all'amor seco qualche settimana; offerendomi per di pigliarla con quella poca dote che aveva, anzi con promissione di farle buonissima contradote. Onde mi successe tutto felicissimamente, perch messer Gervasio, mosso dall'avarizia, accett alla prima il partito e promesse senz'altro di darmela. Sta ella cos?
gervasio.
Questo ben vero,ma non gi vero ch'io fosse spinto solo da avarizia, come tu di', o Brigida.
licinio.
In somma, fusse come si volesse, io mi lasciai vedere e piacqui qui al messere, il quale, inteso che io era molto ricco e solo al mondo (ch cos dissi sempre) egli mi volle in casa e accettommi come suo carissimo genero e come figliuolo.
gervasio.
Feci io male?
licinio.
Si fecero le nozze, che furon bellissime, perch io mi mostrai splendido; e andati poi noi sposi al letto, la povera signora Porzia sola ne fece male. Non vi vergognate.
porzia.
Seguitate, seguitate.
licinio.
Dicolo perch, in vece di esser martire quella notte, rimase vergine e donzella; ma il contento di veder riuscito a bene il nostro disegno fu ancora tanto grande che ce la passammo allegramente in ogni modo e le carezze che ella mi fece ella stessa, che qui presente, ve le dica per me. E allora fu da noi stabilito di seguitare l'ordine incominciato solo per aspettare il bramato ritorno del signor Lepido, acci che la signora Porzia non fusse d'altri che sua. Finalmente poi, essendoci accertate che il signor Lepido era tornato solamente per lo sviscerato amore che conservava verso la signora Porzia, facemmo pensiero di levarci da una gran pena, sentendo che la natura dell'una e dell'altra di noi pativa all'ingrosso. E per, poich la signora Porzia fu assicurata della lealt di Lepido, della quale molto dubitava, e trovatolo sempre saldo e costante, fu concluso che egli questa notte come suo marito seco si ritrovasse, senza saputa per di lui, e che Scaramuccia meco si coricasse, credendomi Licinio, di lei marito. Tutto per servar la fede dalla signora Porzia al signor Lepido promessa. Che dite ora, signori?
gervasio.
Io per me non so che altro dire, se non che era voler del Cielo che Porzia, mia figliuola, fusse moglie di Lepido.
demetrio.
Or siane lodato il Cielo! E io non saprei mai oppormi a quel che di lass viene, n meno al contento di mio figliuolo; pentendomi di ogni rigidezza, poich quivi si stabiliscono i parentadi. Uh, uh, uh!
lepido.
E io non saprei mai come rimunerarti, o Brigida, di tanto benefizio. E a voi, mio padre, resto tanto obligato di questo mio ben essere, quanto dell'essere che dato mi avete.
gervasio.
Brigida mia, tu meriti che qualche cronachista scriva di te, e che qualche buon Comico faccia una graziosa commedia di s bello avvenimento! Or s dunque, messer Demetrio, quello che abbozzato resti per fatto, n' vero? E muoia l'avarizia e contentiamoci che questi garzonotti abbino loro per moglie queste belle fanciulle, che non son pasto da' nostri denti.
demetrio.
Voi dite bene certo, e io mi scuso teco, o Giulia, con lo amore sviscerato che ti ho portato; essendo quello un affetto tale che sforza anco la volont ragionevole. Onde lodo e approvo tanto il pensier tuo di unirti col signor Flavio (che per me ne contento) quanto riprendo me stesso di ogni inonesto pensiero.
flavio.
Restovi, signor mio, con obligo immortale.
giulia.
E io, come figliuola obbedendovi, mi mostrer non indegna allieva di casa vostra, rendendo le grazie dovute a ogni vostra amorevolezza.
demetrio.
Per segno adunque che io son contento, Lepido, tocca qui la mano alla signora Porzia, poich messer Gervasio n' contento; e voi, signor Flavio, alla Giulia.
trapola.
S, toccatevi or le mani in publico, perch il resto si debbe esser maneggiato in segreto.
gervasio.
Taci, animalaccio!
demetrio.
Anzi, messer Gervasio, egli ha fatto bene a parlare, perch per mostrarmi interamente amorevole e lieto e ridurmi affatto al ben vivere, voglio che ancor egli resti contento, se cos vi piace, acci il contento sia universale! Vien qua, Ruchetta, tocca la mano a Trapola, ch per ricompensa de' servizii fattimi ti vo' dotare e te lo do per marito.
ruchetta.
Il Ciel vi rimeriti.
demetrio.
Se per messer Gervasio, che in segreto stato teco alle strette, se ne contenta anch'egli.
gervasio.
Trappola, accostati, ch'io te la rinunzio.
trapola.
Gran merc e buon pro ci faccia.
licinio.
Signor Demetrio, a perdonar vaglia, poich finalmente ogni cosa ritorna in casa, pregandovi ancora di perdonare a Scaramuccia mio, poi che non poco gastigo per lui il ritornarsi col peso della moglie.
demetrio.
Tu di' bene, per gli perdono ogni fallo commesso per amor tuo; ch non che perdono merita lode, per essere cagione di tanto bene. Sia dunque in buon punto per tutti cos concluso, e ciascuno per esser tant'oltre di notte potr ritirarsi a casa sua, e domani daremo ordine alle publiche nozze, come si conviene. Tu in tanto, Scaramuccia, che hai saputo tanto bene scaramucciare, che ne sei uscito netto...
scaramuccia.
Come un baston da pollaio!
demetrio.
Da' licenza a questi signori, che sono stati presenti e ascoltatori di cos belli e nuovi avvenimenti.
LICENZA
scaramuccia.
Signori, voi vedete: lo sgraziato tocca a essere a me solo, che, liberato come io mi credeva una volta dall'impaccio della moglie, mi conviene ora riaddossarmela; ma chi si contenta gode, e per ancor io voglio fare il simile alla buona usanza, e trre quel che il Ciel manda in pace. Se ci di voi, signori, che voglia venire alle nozze, potr indugiare a domani, perch ormai l'ora troppo tarda. Vi ringrazio per in nome di tutti di cos grata audienza, e vi saluto. A Dio.
FINE
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