Il finto principe

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Carlo Goldoni

IL FINTO PRINCIPE

Dramma Comico per Musica da rappresentarsi nel Teatro Tron di S. Cassiano l'Autunno dell'Anno .

PERSONAGGI

ROSMIRA Principessa di Sorrento.

La Sig. Angiola Sartori romana. ROBERTO Principe di Taranto.

Il Sig. Sebastiano Emiliani. DORINDA di lui sorella.

La Sig. Giovanna Boldi.
CLEANTE Principe di Sorrento, fratello di Rosmira.

Il Sig. Ferdinando Compassi.
FLORO creduto Ferrante, Principe di Belpoggio.

Il Sig. Costantino Compassi, Virtuoso di Camera di S. A. R. il Duca

Carlo di Lorena e Toscana ecc. LESBINA damigella di Rosmira.

La Sig. Annunziata Garrani.LINDORA in abito di pellegrina

La Sig. Antonia Cavallucci, detta la Celestina. CROCCO compagno di Floro.

Il Sig. Felice Novelli, Virtuoso di S. A. S. Principessa Enrichetta

Langravia d'Assia Darmstadt, nata Principessa di Modena.

La Scena si finge in Sorrento, principato nel Regno di Napoli.

Le arie marcate con questo segno * sono messe dagli Attori

a loro piacimento. L'altre sono del Libro.


MUTAZIONI DI SCENE

ATTO PRIMO

Appartamenti di Rosmira.

Strada remota.

Camera.

ATTO SECONDO Strada. Camera. Strada.

ATTO TERZO

Appartamenti di Cleante.

Camera con tavolino.

Sala.

Le Scene sono di invenzione e direzione del Sig. Domenico Mauri.


ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Appartamenti di Rosmira.

Roberto e Rosmira

ROB.

Rosmira, addio. (in atto di partire)

ROSM.

Fermati, oh Dio! crudele.

Tu mi lasci? Perch?

ROB.

Da me che brami?

Gi con nuovi legami

Il tuo cuor, la tua fede,

Altrui porgesti in dono;

E se mia pi non sei, pi tuo non sono.

ROSM.

Legge fatal del genitor crudele

Lega altrui la mia f, non il mio core;

Tu il mio primiero amore,

Tu l'ultimo sarai:

Sempre t'adorer qual t'adorai.

ROB.

Quest'inutile affetto

Forzati, o bella, a discacciar dal seno!

Oggi il prence s'attende

Che a te destina il padre tuo in consorte;

Segui pur la tua sorte,

Il nuovo sposo adora,

A me pi non pensar: lascia ch'io mora.

ROSM.

Roberto, oh Dio! Roberto,

Mal conosci il mio cor, se cos parli.

Pria ch'esser d'altri, che di te consorte,

Sposa, lo giuro al ciel, sar di morte.

ROB.

Ma il genitor...

ROSM.

Ma il genitor, che giace

Sulle piume languente, egro ed antico,

Di me invan disporr.

ROB.

Ma il tuo germano?

ROSM.

Cleante ama Dorinda:

Questa germana tua pu far ch'ei voglia

Sol col nostro voler.

ROB.

Ma se gi date

Son le fedi tra voi, che dir il mondo

Della tua debolezza?

ROSM.

Io non ascolto

Che le voci del cor.

ROB.

Ferrante stesso


Giunger qui dee, pria che tramonti il sole.

ROSM.Giungavi. Torner l donde ei viene.

ROB.Rosmira, ah non conviene

Per un debole amor tradir l'onore.

ROSM.Di' che non senti amore,

Barbaro, tu per me: che un bel pretesto Prendi da ci, per colorire, ingrato, La nera infedelt. Vanne, se brami Spezzato il nostro laccio: Dello sposo novel gi corro in braccio.

ROB.Ferma...

ROSM.Da me che vuoi?

ROB.Piet.

ROSM.Il tuo core,

Che a me nega piet, piet non chiede.

ROB.Quest' un dolor ch'ogni dolore eccede.

SCENA SECONDA

Lesbina e detti.

LESB.

Eccellenza, eccellenza, oh che disgrazia!

ROSM.

Che rechi?

ROB.

Estinto forse

Il principe Fernando?

LESB.

Oh, peggio, peggio.

ROSM.

Cleante, il mio germano,

Forse a caccia rest da belva offeso?

LESB.

Peggio vi dico, mille volte peggio.

ROSM.

Parla.

ROB.

Presto, che fu?

LESB.

Quando il saprete,

Tutti due piangerete.

ROSM.

Ma tu mi fai penar. Ma tu mi sdegni,

Se parlar differisci anche un istante.

LESB.

Morto per viaggio il principe Ferrante.

ROB.

Lo sposo di Rosmira?

LESB.

Quello, quello.

ROSM.

Dici il vero?

LESB.

Pur troppo; e quel ch' peggio,

Il di lui cameriere,

Ch'era a me destinato,

Sar indietro senz'altro ritornato.

ROSM.

Dici il ver?

ROB.

Non m'inganni?

LESB.

In questo punto

Un messaggiero giunto

Che la nuova port, pur troppo vera,


Al vostro genitor che si dispera.
ROSM.(Pi felice novella

Aver io non potea). (da s)
ROB.(Sembra che il fato

Sorrida all'amor mio). (da s)
ROSM.(Non vu svelare

A Lesbina il mio cor). (da s)
ROB.(Costei non sappia

Del nostro amor l'arcano). (da s)
LESB.Ma a un caso cos strano,

A una nuova s trista e dolorosa,

Io non vi veggo lagrimar gran cosa.
ROSM.Non piango, e non mi lagno,

Perch meco il tuo labbro menzognero.

Morto lo sposo mio? No, non vero. (parte)

SCENA TERZA

Roberto e Lesbina

LESB.Come? A me non si crede?

Cospetto! A me un tal torto? A me, che in vita mia Non so mai d'aver detta una bugia?

ROB.Quetati: sai che il core

Spera ognor quel che brama, e si lusinga Che sia falso di fama il triste annuncio.

LESB.Ma come mai la principessa ha tanto

Amor per un che non ha mai veduto? Io so che quando il padre Le propose tai nozze, Ella il capo menava per dispetto. Non so come sia nato un tale affetto.

ROB.Nacque in lei da virtude.

LESB.Oh, signor caro,

Questa virt d'amar per complimento, Dalle donne non s'usa. Io son un po' furbetta, Conosco il di lei core, e giocherei Che il principe Ferrante, Ora che non v' pi, le d conforto, E a lei non piaciuto altro che morto.

ROB.Ma perch dici questo? E di chi credi

Arda il cor di Rosmira?

LESB.Io non lo so:

Ma aspettate un pochino e lo sapr. Lasciate ch'io vi miri. Oh come rosse Vi vengono le guancie! Oh come sbatte


Tremula di quegli occhi la pupilla! Ecco, ecco, gi leggo Su quella fronte il ver scritto e spiegato: Roberto di Rosmira amante amato.

* Se col labbro vi dicon gli amanti Che in amore son fidi e costanti, Folli siete se voi gli credete, V'ingannate se pur li ascoltate: Quanto vario dal labbro hanno il cor! Troppo rare quell'anime sono Che in amore palesino il vero. V' chi tiene celato l'ardor. (parte)

SCENA QUARTA Roberto, poi Cleante e Dorinda

ROB.Oh amor, amor, tu non puoi star celato

Nei confini del cuore.
CLE.Amico, morto

Il principe Ferrante. Il passo avea

Ver Sorrento addrizzato. Audace turba

D'indegni masnadieri

L'assal, pose in fuga i servi amanti,

Lo rese inerme e solo,

E con colpi crudei lo stese al suolo.
ROB.Misero prence, il suo destin mi spreme

Dagli occhi il pianto.
DOR.Il suo destin dovrebbe

Consolarti, o german.
ROB.Perch?

DOR.Tu sei

Amante di Rosmira.
CLE.E puoi, se brami,

Conseguir la sua mano.
ROB.Se l'accorda il germano,

Posso seco sperar d'esser felice.
CLE.Sperarla a te non lice

Che per una sol via.
ROB.Deh me l'addita!

Tutto, tutto far.
CLE.Tu ami Rosmira,

Ed io Dorinda adoro.

Con Rosmira godrai tu lieta sorte,

Se Dorinda di me sar consorte.
ROB.Dorinda all'amor tuo dar ristoro,

Quando io stringa al mio seno il bel che adoro.


DOR.Dunque morte crudele,

Che il principe Ferrante invola al mondo, Quattr'alme innamorate oggi consola.

ROB.Il piacer che in petto io sento

Sempre pi maggior si rende, Nel mirar che sia contento Il mio core e l'altrui cor. Penerei nel mio diletto, Non sarei felice appieno, Se mirassi in egual petto Sfortunato eguale ardor. (parte)

SCENA QUINTA

Dorinda e Cleante

CLE.Dunque dal genitore,

Che langue in sulle piume

Presso al fin della vita,

Vo per le doppie nozze

L'assenso ad impetrar.
DOR.Se il vostro affetto

Egli vien a scoprir, dar il congedo

A noi, ch'ospiti siam da s gran tempo.
CLE.Non temer; io son figlio, io tutto posso

Sul di lui cor. Morto Ferrante, invano

S'opporr di Rosmira

Agli imenei col tuo german Roberto;

Applaudir delle due suore al cambio;

Congiunti diverran due prenci amici,

E noi lieti sarem, sarem felici.

* Pien d'ardir, costante e forte, Non pavento alcun cimento; Il rigor d'avversa sorte Son avvezzo a disprezzar. Se vorr rapirmi il fato Del mio bene il caro oggetto, Della sorte anco a dispetto Sapr tutto superar. (parte)

SCENA SESTA Dorinda sola.


Questa lieta speranza

Gi mi rende felice, e gi mi scordo

Gli amorosi tormenti.

Gli sperati contenti

Puon ristorar il danno

D'ogni passato doloroso affanno.

* La speranza di quest'alma Mi promette ogni contento; Ed allor che pi pavento, Mi ritorna a lusingar. L'amor mio con esso vive, E per lui soffre costante Quelle pene che un'amante costretta a tollerare. (parte)

SCENA SETTIMA

Strada remota.

Floro, vestito da Cavaliere sotto il nome di Ferrante, e Crocco

FLO.Crocco.

CRO.Eccellenza.

FLO.Bravo! che ti pare?

Dillo da galantuomo;

Una faccia non ho da gentiluomo?
CRO.Voi somigliate tutto

Al povero padron ch' stato ucciso;

Voi avete il suo viso,

Tutta la sua andatura;

Avete il suo parlar, la sua statura.
FLO.E quest'abito poi, ch' un di quelli

Ch'egli portar solea, questa parrucca

Ch'era fatta per lui, pi facilmente

Il principe far ch'io sia stimato.
CRO.Ferrante, diran, risuscitato.

FLO.Buon fu per noi, ch'essendo

Gli ultimi de' suoi servi,

Andar di dietro a tutti ci tocc,

E la vita e la roba si salv.
CRO.Ma che pensate far, caro fratello?

Non vorrei che il cervello

Aveste, come il viso, ereditato

Dal padron, ch'era pazzo ispiritato.
FLO.Vu veder se mi riesce un colpo bello.

Sai che il prence Ferrante

Venia a sposar la principessa, ed io


Sposar dovea Lesbina. Or, se mi riesce

La padrona ingannar, la vu per me;

E la serva, se vuoi, sar per te.
CRO.Uh, uh, che diavol dite:

Sposar la principessa?

Commettere volete un s gran fallo!

Quest' un spropositaccio da cavallo.
FLO.Tenti invan sconsigliarmi;

Voglio imprincipessarmi;

E giacch principesco

Mi ha fatto aver il viso la mia sorte,

Voglio una principessa per consorte.
CRO.Ma se scoperto siete,

Per lo men ve n'andate

Con cento principesche bastonate.
FLO.E se son bastonato,

Che cosa importa a te?
CRO.Basta che non bastonino ancor me.

FLO.Non dubitar, vien meco:

A parte tu sarai di mie fortune.

Se scoperti saremo,

Pigliaremo la dote, e se n'andremo.
CRO.Quest' miglior partito

Che della principessa esser marito.
FLO.Ci cambieremo nome.

Chiamami tu Ferrante;

Floro ti chiamer.

Direm che fu creduto

Il principe da ognun di vita privo:

Che Floro il morto, e che Ferrante vivo.
CRO.Lo dir con un patto,

Che se vien brutto tempo io me la batto.
FLO.Seguimi, e non temer, che ander bene.

Spirito in questo mondo aver conviene.

Guardami in volto, Guarda che brio, Tutto son io Grazia e belt. Colle madame Piango e sospiro; Con chi m'offende, Sbuffo e deliro. L'aria di nobile Bene mi sta. (parte)

SCENA OTTAVA


Crocco, poi Lindora in abito da pellegrina.

CRO.

Capperi! la sa lunga. Io vo alla buona:

Incontrar non vorrei qualche malanno.

Floro con tal inganno

S'acquista la galera; ed io, che sono

Degno campion del valoroso Marte,

Avr della galera la mia parte.

LIND.

Pellegrina sventurata!

Chi m'aiuta, per piet?

Chi mi fa la carit?

Son da tutti abbandonata,

Pellegrina sventurata.

CRO.

Ecco la nuova moda:

Tutte le parigine

Si veston oggid da pellegrine.

LIND.

Amico, favorite.

CRO.

Eh la sbagliate:

Non ho un soldo, sorella, e se ne avessi,

Vi giuro in fede mia

Che non vorrei con voi buttarlo via.

LIND.

Siete della citt?

CRO.

Son forastiero.

LIND.

lecito saper di dove siete?

CRO.

Di Taranto son io.

LIND.

Il paese ch' vostro ancora il mio.

Mi conoscete voi?

CRO.

No certamente.

LIND.

Io son quella Lindora

Ch'esser sposa dovea di certo Floro,

Che del prence Ferrante cameriere.

So ch'egli qui venuto

Per sposar altra donna;

Ond'io, che lo pretendo per marito,

Con il bordone in man l'ho qui seguito.

CRO.

Oh povera ragazza!

Siete venuta in pessima occasione.

LIND.

Perch?

CRO.

Perch... mi viene

Voglia di lacrimar.

LIND.

Ma cos' stato?

Ditelo, per piet.

CRO.

Floro...

LIND.

Mo via,

CRO.

Floro... se lo dir, voi piangerete.

LIND.

Dite su, che a ogni evento

Ho il core preparato.

Il mio Floro che fa?


CRO.L'hanno ammazzato.

LIND.Dite il vero?

CRO.Pur troppo!

LIND.Oh me meschina!

CRO.Povera pellegrina,

Mi fate compassion. Se voi volete

Pellegrinar con me...
LIND.No, non fia vero.

Morto il mio caro Floro,

morto il mio tesoro.

Morto l'idolo mio,

Voglio morir anch'io. Deh, chi mi porge

Un ferro per piet? Chi mi d morte?

Chi mi toglie da un duol s crudo e forte?
CRO.(Vu veder se costei dice da vero).

son tanto pietoso

Che non posso veder penar nessuno.

Voi siete disperata,

Voi volete morir, voi domandate

La morte per piet? Su via, prendete:

Ammazzatevi pur quanto volete. (le d uno stile)
LIND.M'ho d'ammazzar?

CRO.Non siete disperata?

LIND.S, ma non ho coraggio

Di vibrar di mia mano il colpo fiero.
CRO.Date qua, che anco in questo

Alfin vi servir:

Con le mie proprie man v'ammazzer. (finge ferirla)
LIND.Ahim, che mal v'ho fatto,

Che morta mi volete?
CRO.Ah, ah, pentita siete.

vostro gran dolore inver si vede:
Quanto pazzo quell'uom che a donna crede!

Vagabonda pellegrina, Nel variar clima e paese Addolcir sa l'Alemano, Divertirsi col Francese, E dar spasso all'Italiano. Con quel dire languidetta: Meiner schene corsomerdineri. E con questo assai pi fina: D'une pauvre fille honteuse Ah mon cher, aj piti. Con quell'altro: Bel visetto, Questo cor vi doner: Il mio caro coccoletto, Non mi fate pi penar. E alle donne voi credete? Cari matti, nol sapete?


Hanno l'arte d'ingannar. (parte)

SCENA NONA

Lindora sola.

Dica ci ch' ei vuol dir, poco m'importa

Del gracchiar di costui: sarei ben pazza,

Se uccider mi volessi

Per un che pi non vive.

L'ho amato, e l'amerei se fosse vivo;

Ma di vita per lui, no, non mi privo.

Un altro amante

Mi trover:

Giovine o vecchio,

Lo prender.

Basta ch'egli abbia

Molti quattrini. A me non piacciono

Certi zerbini

Che, innamorati,

Sono affamati,

E altro non fanno

Che sospirar. Non son di quelle

Che fan l'amore.

Vu maritarmi

Per accasarmi,

Per non avere

Da sospirar. (parte)

SCENA DECIMA

Camera.

Rosmira, Roberto, Cleante e Dorinda

ROSM.Finalmente, Roberto,

Sarai mio sposo. Il genitor approva Le nozze fortunate.

ROB.Oh me felice

Per s lieta fortuna! E tu, Cleante, Di Dorinda potrai stringer la mano.

CLE.Bella, se non la sdegni,

T'offro la mano e il core.


DOR.Dono gradito! fortunato amore!

SCENA UNDICESIMA

Lesbina e detti.

LESB.

Allegrezza, allegrezza.

ROSM.

E che sar?

ROB.

Qualch'altro caso inaspettato e strano?

LESB.

Il principe Ferrante vivo e sano.

ROSM.

(Misera me!)

ROB.

Che sento?

CLE.

Donde sapesti ci?

LESB.

Lo vidi io stessa

Ora smontar dalla carrozza, e poi

Or ora lo vedrete ancora voi.

CLE.

Vattene, non ti credo.

ROSM.

Deridermi tu vuoi.

ROB.

Ma se fu ucciso,

Come vuoi ch'egli vivo a creder s'abbia?

LESB.

Eccolo ch'egli vien, per farvi rabbia. (parte)

SCENA DODICESIMA Floro, sotto il nome di Ferrante, e detti.

ROSM.

Sar qualche impostor.

ROB.

Pur troppo desso,

Lo conosco pur troppo agli atti, al viso.

Ah che m'opprime il cuor duolo improvviso!

DOR.

Cleante, che sar?

CLE.

Dir nol saprei.

ROB.

Interrotti fra noi son gl'imenei.

FLO.

Principi, principesse,

Eccomi affin per grazia della sorte

Fuggito dalle branche della morte.

ROSM.

Ne godo.

ROB.

Mi rallegro.

CLE.

Mi consolo.

FLO.

Grazie a vostra bont. Ma chi la bella

Destinata in mia sposa?

Principessa vezzosa, (a Rosmira)

Ditemi, siete voi? Non rispondete?

Dunque quella non siete.

Sar quest'altra, ver? Voi siete, o bella,

La cara mia consorte? Oh questa vaga!


Appena l'ho vedute,

Pel grande amor son diventate mute.

Ma voi, principi amici,

Ditemi voi qual sia

La principessa mia.

Oh questa ben gustosa!

Nessuno mi risponde?

Ciascuno si confonde?

Pare ognuno di stucco?

Ditemi: cosa sono? Un mammalucco?
ROB.(Non lo posso soffrir). Meglio ch'io parta. (parte)

FLO.Servitor obbligato.

CLE.(Pria che mostrarmi irato,

Meglio di qui partir). (parte)
FLO.Buon viaggio a lei.

DOR.(Non ponno gli occhi miei

La sua vista soffrir). (parte)
FLO.Si serva pure

Senz'altre cerimonie.
ROSM.(Ed io qui resto?

Misera! Che far?)
FLO.Vuol anche lei

Favorir di piantarmi?
ROSM.Ad altro tempo

Ci rivedrem.
FLO.Padrona: meraviglio.

Ma deh, mi faccia grazia,

Giacch ritrovo in lei pi cortesia,

Dirmi almeno chi vussignoria.
ROSM.Ite, non vi curate

Di saper chi son io. Se qui sperate

Trovar pace ed amor, siete in errore:

Questa terra del pianto e del furore.

* Voi che il mio cor bramate, Voi che il mio labbro udite, Fuggite, s, fuggite. Qui legge non s'intende, Qui fedelt non v'. Ancor vorrete, e ancora, Senza mercede amarmi? vano il lusingarmi, Sperar amore e f. (parte)

SCENA TREDICESIMA Floro, poi Lesbina, poi Crocco


FLO.

Ed io, se ben rifletto ai visi e agli atti,

Credo che questi siano quattro matti.

LESB.

Serva sua, mio signor.

FLO.

Bella ragazza,

Venite qua.

LESB.

Che mi comanda lei?

FLO.

Saper da voi vorrei

Quale di quelle due

Che sono andate via,

La principessa, la mia sposa sia.

LESB.

l'ultima, signor, che se n' andata.

FLO.

Quella che disse d'esser disperata?

Oh mi vuole un gran ben, se a prima vista

Si dispera per me!

LESB.

Ma favorisca,

Perdoni; non vorrei...

FLO.

No, no, parlate.

LESB.

Dir, se sua eccellenza mi perdona.

FLO.

Dite, un principe son fatto alla buona.

LESB.

Floro, suo camerier, non venuto?

FLO.

Lo conoscete voi?

LESB.

Non lo conosco,

Ma deve esser mio sposo.

FLO.

Siete forse...?

LESB.

S signore, Lesbina.

FLO.

(Costei quant' bellina!

Mi spiacerebbe assai,

Per causa del mio finto principato,

Perdere un bocconcin s delicato).

LESB.

Floro dov'?

FLO.

Mi spiace darvi, o bella,

Una triste novella.

LESB.

Forse

Floro infedel m'ha fatto torto?

FLO.

No, che Floro fedel, ma Floro morto.

LESB.

Come? Oh povera me!

FLO.

Fu preso in fallo

Per la persona mia. Era il suo viso

Tanto al mio somigliante,

Che fu preso ed ucciso per Ferrante.

LESB.

Povero Floro mio! E somigliava

Dunque a vostra eccellenza?

FLO.

Tutto, tutto.

Dite, non era brutto?

LESB.

Oh cosa dice!

Anzi egli era bellino.

Poverin! Poverino!

FLO.

Vi sarebbe piaciuto?

LESB.

E come!

FLO.

Udite:


Bella, se voi volete,

Consolarvi potete.
LESB.E come mai?

FLO.Se Floro al vostro cor sar piaciuto

Perch aveva la faccia

Simile a questa mia,

Fate conto, mio ben, che Floro io sia.
LESB.Eccellenza, mi burla.

FLO.No davvero,

V'amo da cavaliero;

Da principe ch'io son, vi voglio bene.

LESB.

Anch'io m'esibirei... ma non conviene.

FLO.

Senza tanti complimenti

Vu facciamo un po' all'amore.

LESB.

Io son serva, e lei signore.

Non conviene, non si pu.

FLO.

Siate buona per piet.

LESB.

Floro, Floro, dove sei? (Crocco esce)

CRO.

Chi mi chiama? Eccomi qua.

FLO.

(Maledetto!)

LESB.

Chi costui? (a Floro)

CRO.

Io son Floro, mia signora.

FLO.

(Va in malora).

CRO.

E lei chi ?

LESB.

Son Lesbina.

CRO.

La mia sposa!

Oh bellina, oh graziosa!

LESB.

Sua eccellenza m'ha ingannato.

Floro qui risuscitato.

FLO.

Non ver. (Va via, birbante).

CRO.

(Quando Floro pi non sono,

Voi non siete pi Ferrante).

LESB.

Ma di voi chi mi tradisce?

FLO.

costui che vi schernisce.

CRO.

Io non sono, e lui non ...

FLO.

(Taci, taci).

CRO.

Chi son io?

FLO.

Tu sei Floro.

CRO.

Padron mio,

Questa dunque sol per me.

LESB.

Non mi piaci.

FLO.

Non ti vuole.

LESB. FLO.

} a due Puoi andarti a far squartar.

CRO.

Maledetta la fortuna

Che m'ha fatto innamorar.


ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Strada.

Floro e Crocco

FLO.

Che tu sia maledetto!

Venisti sul pi bello a disturbarmi.

CRO.

Oh questa s, ch' bella!

Questi non sono i patti

Seguiti fra di noi.

Voi vorreste, padron, tutto per voi.

FLO.

Ma, se ho da dir il vero,

Pi della principessa

Piacemi assai la cameriera, e quasi

Ora sono pentito

Il titolo aver finto ed il vestito.

CRO.

Ancor a tempo siete,

Se cambiar lo volete;

Anzi, se non cambiate,

Quanto prima verran le bastonate

FLO.

Perch?

CRO.

Perch in Sorrento

Gi v' chi vi conosce.

FLO.

E chi v' mai?

CRO.

Una donna da voi abbandonata,

Che vi segue e che vuol esser sposata.

FLO.

Come ha nome?

CRO.

Lindora.

FLO.

Oh maledetta!

E quando l'hai veduta?

CRO.

Stamattina,

Col cappello e il bordon da pellegrina.

FLO.

Or devo pi che mai,

Per fuggir l'insolenza di costei,

Mentir il nome e li natali miei.

CRO.

Eccola, che sen vien.

FLO.

Lasciami solo.

CRO.

Volentier me ne vo,

Ch in sta sorte d'imbrogli io non ci sto.

Una femmina, quando arrabbiata,

Pare un cane che morde, che abbaia;


Anzi pare una gatta irritata Che con l'ugne vuol tutti graffiar. Alla larga da questa bestiaccia Fuggo, fuggo, ch ho troppa paura. Sembra bella la donna alla faccia, Ma sovente fa l'uomo tremar. (parte)

SCENA SECONDA Floro, poi Lindora

FLO.Eccola che s'accosta.

Ora vi vuol franchezza e faccia tosta.
LIND.Ah! che miro. Sei tu?

FLO.Men confidenza:

Che cos' questo tu?
LIND.Morto non sei?

FLO.Quando morto foss'io, non parlerei.

LIND.Traditor, scellerato,

Alfin t'ho ritrovato.
FLO.E che pretendi

Dal principe Ferrante?
LIND.Ah bugiardo, ah birbante!

Per ingannar Lindora,

E forse per gabbar altre persone,

Esser di camerier fingi il padrone?
FLO.Io camerier? Ti pare

Che questa faccia mia

Di cameriere sia?

Perch clemente io sono,

Vanne, vil femminuccia, io ti perdono.
LIND.Credi non ti conosca?

Lo so che Floro sei.
FLO.Floro? Or m'avvedo,

Pellegrina gentil, del vostro inganno.

Voi non avete torto:

Floro mi somigliava, e Floro morto.
LIND.No, no, non me la ficchi.

So che somigli al principe Ferrante,

Ma un certo non so che.

Briccon, conosco in te,

Che nel principe certo non si trova;

Io che ti praticai, lo so per prova.
FLO.Eh vanne, che sei stolta:

Un principe mio pari non ti ascolta.
LIND.Signor principe caro, ecco la carta

Sottoscritta da lei d'esser mio sposo.

Se non mi vorr far giusta ragione,


Con il suo principato andr prigione.
FLO.Ol, femmina audace,

Cos parli con me?
LIND.Cos parlo con te;

E se finger tu segui con malizia,

Or vado ad accusarti alla Giustizia.

SCENA TERZA Cleante e detti.

CLE.Principe generoso,

A voi chiedo perdono

Se un estremo cordoglio

Mutoli e mesti innanzi voi ci rese.

Aggravandosi il male

Del genitor, ch' pur suocero vostro,

l'estrema cagion del dolor nostro.
FLO.Bene, vi compatisco;

Spiacemi che stia male

Il principe mio suocero.

Che fa la principessa mia consorte?
CLE.Oppressa dal dolor barbaro e fiero.

LIND.(Costui dunque il principe da vero?)

FLO.Noi la consoleremo:

Il modo troveremo

Di rallegrarla un poco.

Lieta sar quando vedr lo sposo,

S bello, s compito e s grazioso.
LIND.(Questa val un tesoro;

Tutto Floro rassembra, e non Floro).
FLO.Ma in Sorrento non sanno

Certe genti volgari ancor chi sono.

Ditemi, non son io

Il principe Ferrante?
CLE.ver.

FLO.Non venni

A prendere in isposa

Rosmira principessa,

Vostra germana?
CLE.ver.

FLO.Dunque il mio nome,

Il mio grado, il mio affetto,

Sappia, chi non lo crede, a suo dispetto.
LIND.(Ho inteso, viene a me).

CLE.Venite, amico;

Per me v'invita il genitor languente:

Venite a riveder la vostra sposa.


Principi e cavalieri vi saranno,
E tutti allor sapranno
Che il principe Ferrante
quel che a questi stati or reca onore.
LIND.(Ed invola la pace a questo core).

CLE.

* Deh sospirar lasciatemi

Qualche momento in pace!

Capace di consiglio

La mia ragion non .

Mi trovo in un istante

Confuso, amico, amante,

E non so dir perch. (parte)

SCENA QUARTA

Lindora e Floro

FLO.

Ebben, donna arrogante,

Hai sentito chi sono?

LIND.

Vi domando perdono.

FLO.

Non meriti perdon, vu castigarti.

LIND.

Signor, son donna alfine:

Compatir mi dovete.

FLO.

Pellegrina, ho burlato:

Non son un cavalier s mal creato.

LIND.

Signor principe mio,

Quando burlato ha lei, burlato ho anch'io.

FLO.

Siete ancor persuasa

Ch'io sia il prence Ferrante, e non sia Floro?

LIND.

Io lo sento, io lo vedo:

Ma se in viso vi guardo, ancor nol credo.

Quegli occhietti s furbetti,

Dicon s che Floro siete.

FLO.

Sar Floro, se il volete,

Ma per poco io lo sar.

LIND.

S, briccon, che quel tu sei.

FLO.

Pi rispetto a' pari miei.

LIND.

Perdonate.

FLO.

Chi son io?

LIND.

Il cor mio - mi dice Floro.

FLO.

Arrogante! - io son Ferrante.

LIND.

Siate l'uno, o l'altro siate,

Non negate a me piet.

FLO.

Pellegrina - vezzosina,

Se volete, avr piet.

LIND.

(Oh fatale somiglianza,


Che dubbiosa ancor mi fa!)

FLO.

(La franchezza e l'arroganza

Sempre mai trionfer). (partono)

SCENA QUINTA

Camera.

Rosmira e Roberto

ROSM.

Pur troppo, vero, il genitor impone

Che al principe Ferrante io dia la mano.

Cleante, mio germano,

Che per Dorinda tua langue d'amore,

Antepone l'amor al proprio affetto,

Ed affretta le nozze a mio dispetto.

ROB.

Ah lo dissi, mio bene,

Che perderti dovea.

ROSM.

No, non mi perdi:

Sar tua finch'io viva. Se il destino ti priva

Per or della mia destra, il suo rigore

Usurparti giammai potr il mio core.

ROB.

Dolce, amabil conforto,

Cara m' la tua fede; alle mie pene

Dar qualche ristoro

La tua salda costanza.

Ma persa ogni speranza

Ormai di possederti,

Misero, ho da vederti

Al mio rivale in braccio!

Ahi, a un tale pensier sudo ed agghiaccio

ROSM.

Principe, hai cor?

ROB.

L'avrei, se tu rapito,

Cara, non me l'avessi.

ROSM.

questo il tempo

Di mostrar se tu m'ami, ed hai valore

Per sapermi acquistar.

ROB.

Come?

ROSM.

Il rivale,

Vanne, chiama al cimento, abbatti, uccidi.

ROB.

Con qual ragion?

ROSM.

Con quella ch'or ti diede

Amor sovra il cor mio.

ROB.

T'obbedir. Mia principessa, addio.

ROSM.

Dove, dove?

ROB.

A pugnar.

ROSM.

Fermati, oh Dio!

Per te timor io sento,


E gi del cenno mio quasi mi pento.
ROB.Non paventar: proteggeran le stelle

La causa del mio cor. Per altra via Conseguirti non posso. E tu, Rosmira, Mi suggeristi il mezzo D'acquistarti o morir. Del tuo consiglio Deh non perder il merto Con timor importuno. Avr in difesa, Dell'ardito rival contro il valore, Il tuo cor, la tua fede, il nostro amore.

* Senza procelle ancora Si perde quel nocchiero, Che lento in sulla prora Passa dormendo il d. Sognava il suo pensiero Di naufragar fra l'onde, Chi lo trov alle sponde Allor che i lumi apr. (parte)

SCENA SESTA Rosmira, poi Dorinda

ROSM.Misera! Ed io fui quella

Che lo spinse al cimento? Ah principessa,

Corri, vola, raggiungi il tuo germano.

Con il ferro alla mano

Va in traccia di Ferrante, e la sua vita

Pone a rischio per noi.

In difesa di lui vanne, se puoi.
DOR.Non alla destra mia

Insolita costanza usar il brando.

Con le fiere pugnai: minor periglio

Fia pugnar con Ferrante; e se Roberto

Per vincer non avr poter che basti,

Invano al mio valor fia che contrasti.
ROSM.Generosa donzella,

Ammiro il tuo coraggio;

Seconder coi voti

Di te, bell'idol mio, la giusta impresa:

E se fia ver che intesa

Sia preghiera divota in ciel dai Numi,

Favoriran clementi

I vostri colpi e i miei sospiri ardenti.
DOR.Vado, e fra poco attendi

Per tuo ben, per mia gloria,

O la mia morte, o la comun vittoria.


Ah non son io che parlo: il mio fraterno amore Che mi divide il core, Che delirar mi fa.

Il fier nemico veda In man recar la spada, E un fulmine la creda, E un fulmine sar. (parte)

SCENA SETTIMA Rosmira, poi Floro

ROSM.Felice lei, che avvezza a trattar l'armi

Pu far onta al destin col suo valore!

Ma oim! che veggo? Ecco l'odioso oggetto,

Ecco l'odiato amante,

Ecco il mio fier nemico, ecco Ferrante.

Principe, vu parlarvi

Con il cor sulle labbra.
FLO.Non sar poco invero

Una donna trovar di cor sincero.
ROSM.Il genitore impone

Ch'io vi porga la destra:

Ma pria che divenir di voi consorte,

Volentieri sarei sposa di morte.
FLO.Grazie del buon amor che mi portate;

Ma dite in cortesia,

Perch avete voi meco antipatia?
ROSM.Voglio in questo appagarvi

Sol per disingannarvi.

Per voi non sento affetto,

Perch bramo ed adoro un altro oggetto.
FLO.Brava, cos mi piace,

Dir il vero alla prima;

la sincerit quel che si stima.
ROSM.Dunque, se l'amor mio

Voi sperar non potete,

Signor, che risolvete?
FLO.Perch d'esser sincera avete il vanto,

Io risolvo sposarvi tanto e tanto.
ROSM.Bench odioso mi siete?

FLO.E che m'importa?

Poche sono le mogli

Ch'amano i lor mariti,

E fingono d'amarli.

Una virt di pi voi possedete:


Abborrite il marito, e non fingete.
ROSM.Pago di me sareste

Senz'aver il mio cor?
FLO.Del vostro core

Cosa farne dovrei?

Di donna il core un'ideal mercede.

Mi basta posseder quel che si vede.
ROSM. un desio stravagante.

FLO. un desio da Ferrante.

Impazzir per la moglie non vogl'io;

Altri pensi a suo modo, io penso al mio.
ROSM.Mi volete infelice?

FLO.Anzi vi vu contenta.

ROSM.Amor, che mi tormenta,

Con voi quest'alma mia non legher.
FLO.Cos ognuno godr la libert.

ROSM.Che matrimonio adunque

Volete che di noi dal mondo si oda?
FLO.Matrimonio che dicesi alla moda:

Pensar ognun per s.
ROSM.Perfido, rio costume!

Dal mio core abborrito,

Dal mio cor che di s solo invaghito.

Se unita al caro bene Vivere non poss'io, Voglio da questo petto D'ogni straniero affetto L'immagine scacciar.

Ognor fra le mie pene Io serber costante L'amore a quel sembiante Che m'insegn ad amar. (parte)

SCENA OTTAVA

Floro, poi Lesbina

FLO.Or s son imbrogliato!

Se costei non mi vuole, Niente servir mi puole il principato. Quant'era meglio ch'io restassi Floro! Almeno avrei sposata Una bella ragazza galantina; Almeno con Lesbina In buona pace avrei Passati dolcemente i giorni miei. Ma Lindora? Lindora,


Se non avr giudizio

E scoprir mi vorr per vagabondo,

Andr a pellegrinar all'altro mondo.

Ma ecco, vien Lesbina;

Costei mi piace tanto,

Son tanto di quel viso innamorato,

Che or or mando in malora il principato.

LESB.Oh povera Lesbina,

Tradita, assassinata: Or vedova non son, n maritata!

FLO.Ehi ragazza, che avete,

Che addolorata siete?

LESB.Io piango amaramente

Due Flori, l'uno morto e l'altro vivo. Il vivo non mi piace; Il morto piacerebbe agli occhi miei, Quando nel viso somigliasse a lei.

FLO.Ed io son tanto acceso

Del vostro bel sembiante,

Che Floro esser vorrei, e non Ferrante.

LESB.Maledetta fortuna!

FLO.Oh se voleste,

Si potria la fortuna Far far a nostro modo!

LESB.E come?

FLO.Oh cara!

Son di voi innamorato:

Se volete, vi dono il principato.

Ma bel s vezzosette Mon coure ah regard: Da quelle pupillette Meschin tout broull, Vou chiede, Lasbinette, La vostre charit Quest'alma langhiss.

LESB.A una vil cameriera?

FLO.Siete bella,

Vi vu ben, mi piacete, e tanto basta:

Le donne sono tutte d'una pasta.
LESB.Ma qui vostra eccellenza

venuto a sposar la principessa.
FLO.Codesta dottoressa

Mi sprezza e non mi vuole.

Facciam poche parole.

Bella, se mi volete, io vostro sono:

Il mio cor, la mia man, tutto vi dono.
LESB.Oh signore, davvero mi vergogno.

FLO.Vergognarvi? di che?


LESB.

Vostra eccellenza...

FLO.

Ors, lasciam andare

Titoli e cerimonie.

Se piacermi bramate,

Voglio che in confidenza mi trattiate.

LESB.

Dir dunque, che lei...

FLO.

Non voglio il lei.

LESB.

Voi, signor...

FLO.

Confidente ancora pi.

LESB.

Come v'ho da parlar?

FLO.

Datemi il tu.

Datemi della bestia e del somaro:

Pi che mi strapazzate, e pi l'ho caro.

LESB.

( un bell'umor davvero!

Lo voglio contentar). Ehi, bestia matta,

Che facciamo? Mi sposi, o non mi sposi?

FLO.

Brava, ti sposer.

LESB.

Sposami, che se no,

Asino tu sarai, non cavaliere.

FLO.

Oh cara! Oh che piacere,

Sentirsi strapazzar! Tirate avanti.

LESB.

Oh razza di birbanti,

Principe di favette e brutto grugno,

Se non mi sposi, io ti rifilo un pugno.

FLO.

Ah, resista chi pu. Questi bei vezzi

Fan proprio innamorar.

LESB.

Sposami, o vatti a far...

FLO.

Son qui, ti sposo.

LESB.

(Oh che bizzarro umor!)

FLO.

(Che stil grazioso!)

La mano ti dono,

Tu dammi il tuo cor;

Oim, per amor

Mi sento crepar.

Non posso parlar.

Mia cara, mia bella,

Son vostro, son qua.

Vezzosa, graziosa,

Mia vita, piet.

Che gusto sentirsi

S ben strapazzar,

Somaro chiamar;

un gusto che ai stolti

Piacere non d;

Eppure da molti

Cercando si va. (parte)


SCENA NONA

Lesbina sola.

Certamente Ferrante

Un umor stravagante.

S'egli dice davvero, e se mi sposa

Perch so strapazzarlo,

Sar facile in questo il contentarlo.

Noi donne per natura

Abbiam la lingua lunga:

Niente niente che siamo stuzzicate,

Diamo delle solenni strapazzate.

Quando ci salta

La mosca al naso,

Vogliamo dire,

Vogliamo far.

Grida il marito?

E noi pi forte.

Alza il bastone?

Ma non fa niente;

Noi siamo l'ultime

Sempre a parlar. Ma se il consorte

Non sa gridare,

Anche tacendo

Ci fa arrabbiare;

Abbiam piacere

Ch'ei ci risponda,

Sol per potere

Pi contrastar. (parte)

SCENA DECIMA

Strada.

Floro, poi Roberto

FLO.Io sono fra l'ancudine e il martello;

Vorrei e non vorrei

Scoprirmi e non scoprirmi.

Penso, risolvo, e poi torno a pentirmi.
ROB.Principe...

FLO.Padron mio.

ROB.Voi di Rosmira

Aspirate alle nozze?
FLO.Per servirla.


ROB.Rosmira l'idol mio.

FLO.Buon pro vi faccia.

ROB.O cederla dovete,

O estinto per mia man voi caderete.
FLO.Pian, pian, signor Gradasso,

Ch'io non son un ranocchio da infilzare.

(Non mi voglio far stare).
ROB.Difendetevi pur, se core avete;

Impugnate la spada. (mette mano)
FLO.Che cosa vi credete?

Che io sia qualche poltrone?

Ho core, ho trippa, ho fegato e polmone.

Eccomi in guardia, a voi. (tira mano)
ROB.Rosmira amata,

Consacro questa vittima al tuo bello.
FLO.In due colpi di quarta io ti sbudello.

(si battono, e Roberto resta disarmato)
ROB.Sorte crudel.

FLO.Io sono

Pi bravo di Ruggier, pi fier d'Orlando.

SCENA UNDICESIMA Dorinda da uomo, con spada alla mano, e detti.

DOR.

A me volgi quel brando.

FLO.

Cosa c'entrate voi?

DOR.

La pugna terminar si dee tra noi.

ROB.

Germana, oh Dio!

DOR.

Vattene, e non temer della mia sorte.

ROB.

(So che il braccio di lei del mio pi forte). (parte)

DOR.

Codardo, ancora tardi?

Vieni, o ti passo il petto.

FLO.

Codardo a me? Cospetto,

Cospettin, cospettone!

Si vedr chi pi bravo al paragone.

(si battono, e casca di mano la spada a Floro)

FLO.

Piano.

DOR.

Non v' pi tempo.

Vu che tu estinto cada.

FLO.

Vi domando la vita.

SCENA DODICESIMA Lindora prende di terra la spada di Floro e si pone contro Dorinda


LIND.

A me la spada.

FLO.

Oh brava!

DOR.

Io non pavento

Teco ancora pugnar.

LIND.

Vieni al cimento.

(si battono, e Lindora ferisce Dorinda in un braccio)

DOR.

Oim, ch'io son ferita.

Donna, vincesti; e tu ringrazia il fato (a Floro)

Che una femmina alfin di te pi forte

Per or t'abbia sottratto a giusta morte. (parte)

SCENA TREDICESIMA

Floro e Lindora

FLO.

(Che cosa importa a me,

Purch libero sia da questa noia,

Che m'avesse difeso ancora il boia?)

LIND.

Signor principe, io posso

Ben chiamarmi felice,

Per esser la di lei liberatrice.

FLO.

Io vi son obbligato,

Venite al principato,

Col vi premier;

Qualche cosa di buono io vi dar.

Datemi la mia spada.

LIND.

Adagio un poco;

Pria che vi dia la spada,

Vu che i conti facciamo tra di noi;

M'avete a confessar chi siete voi.

FLO.

Oh bella! non son io

Il principe Ferrante?

LIND.

Non vero,

Voi siete un menzognero.

FLO.

E chi son io?

LIND.

Tu sei Floro, crudel, l'idolo mio.

FLO.

Eh, che siete una pazza.

Datemi la mia spada.

LIND.

Indietro, indietro;

O confessate a me che Floro siete,

O vi do una stoccata e morirete.

FLO.

Ma se Floro non son...

LIND.

Chi non Floro,

Deve dunque morir.

FLO.

Pian, piano, io sono...

LIND.

Via, chi siete?

FLO.

Ferrante.

LIND.

Ebben, Ferrante


Adesso morir.

FLO.

No, che son Floro.

LIND.

Dunque tu m'ingannasti,

Menzognero, birbante:

Io ti voglio ammazzar Floro o Ferrante.

FLO.

Adunque in ogni guisa ho da morire?

LIND.

Devi morire, o darmi

La mano, e qui sposarmi.

FLO.

Piuttosto che morir, vi sposer.

(Finger di sposarla, e me n'andr).

LIND.

Presto, dammi la mano.

FLO.

Ecco la mano.

LIND.

Traditor, inumano,

Cos m'abbandonasti?

FLO.

Ora sono tuo sposo, e ci ti basti.

SCENA QUATTORDICESIMA Lesbina e detti.

LESB.

Ol, che cosa fate?

LIND.

Voi qua! come ci entrate?

LESB.

C'entro, perch cotesto sposo mio.

LIND.

In questo punto l'ho da sposar io.

FLO.

(Ora s che sto bene!)

LESB.

Andiam.

LIND.

Venite.

LESB.

Ah, se voi mi tradite,

Con questo ferro vi trapasso il core. (cava lo stile)

LIND.

Se m'inganni, t'ammazzo, o traditore. (lo minaccia con la spada)

FLO.

Alto, alto, che diavolo fate?

Son in mezzo a due donne arrabbiate.

LESB.

Sua eccellenza mi deve sposare.

LIND.

Sua eccellenza sposar dovr me.

FLO.

E con meco, che son eccellenza,

Voi trattate con tanta insolenza?

LESB.

Non vuol essere lei strapazzato?

FLO.

Strapazzato, ma non ammazzato.

LIND.

Non vuol esser mio sposo diletto?

FLO.

Fa passar la paura l'affetto.

LIND.

Qua la mano.

LESB.

La mano vogl'io.

FLO.

Son Ferrante.

LIND.

Sei Floro.

LESB.

Sei mio.

FLO.

Non vero.

LIND. } a dueTi scanno, t'ammazzo.


LESB.

FLO.

LIND.

LESB.

FLO.

LIND.

LESB.

a due

FLO.

LIND.

LESB.

FLO.

LIND.

LESB.

FLO.


} a due


Tutte due, tutte due sposer. Ma tu devi sposare me sola. A me prima voi deste parola. Aggiustatela dunque fra voi,

Che dell'una o dell'altra sar. Sfacciatella, che dici, che vuoi? Arditella, pretender che puoi? Contro te vendicarmi sapr. Brave, brave, godendo vi sto. Arrogante.

Insolente.

Che spasso!

Voglio teco lo sdegno sfogar.

State zitte, fermate in malora. Dalla rabbia mi sento crepar.



ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Appartamenti di Cleante.

Cleante, poi Lindora e Servi.

CLE.Venga la pellegrina. (ad un Servo)

LIND.Principe, a voi s'inchina

La povera Lindora. Un certo Floro,

Camerier di Ferrante

Principe di Belpoggio,

Promise esser mio sposo.

Questa carta mi fece, indi il briccone

Mi piant, poverina, e se n' andato.

Or qui l'ho ritrovato,

Ma in abito mentito;

E perch al suo padrone

Ha simile la voce ed il sembiante,

Esser ei finge il principe Ferrante.
CLE.Come, non Ferrante

Quel che tale si dice, e qui venuto

Per sposarsi a Rosmira?
LIND.Io certamente

Esser Floro sostengo.
CLE.Pu ingannarvi

La somiglianza stessa

Di voce e di sembiante.
LIND.Ingannarmi non puote il cuore amante.

CLE.Testimonio fallace il nostro core;

Spesso fa traveder l'ira e l'amore.
LIND.Dunque a me non si crede? Ah fuor di tempo,

E forse in vostro danno,

Voi scoprirete del briccon t'inganno.
CLE.Non credo, e non ricuso

Di dubitar. Lasciatemi quel foglio.
LIND.Eccolo. A voi, signor, mi raccomando,

Fate che Floro ingrato

Mantenga la parola,

O fatelo appiccare per la gola.

Un esempio dar bisogna A quest'uomini crudeli, Che noi chiamano infedeli,


E non fanno che tradir. Come attaccasi la rogna, Fa lo stesso la incostanza; E degli uomini l'usanza L'ingannare ed il mentir. (parte)

SCENA SECONDA Cleante, poi Floro

CLE.Ah se ci fosse ver, vorria... Ma viene

Con passo grave e altero Il principe, non so se finto o vero.

FLO.Quel vostro signor principe Roberto

Mi ha fatto un complimento Che, s'io avevo paura, Mi faceva cader morto a drittura.

CLE.Perdonate all'amor che lo fa cieco.

Egli di gi pentito, ed ha promesso Chiedervi scusa al giovanil trascorso.

FLO.Venga; un certo discorso

A Roberto vu far segretamente, Che amici resteremo eternamente.

CLE.Ditemi, avete voi

Un certo camerier che Floro ha nome?

FLO.Signor s, che ce l'ho.

CLE.Sapete voi

Che abbia data parola Di sposar certa donna?

FLO.Il so benissimo;

E so che l'iniquissimo Sposar pi non la vuole. innamorato Della vostra Lesbina, ed io, che sono Principe che ama il giusto e la ragione, Vu che sposi Lindora il mascalzone.

CLE.(Eh, Lindora s'inganna). Adunque fate

Che Floro in Corte venga, E che sposi Lindora a suo dispetto.

FLO.Floro la sposer, ve lo prometto.

CLE.(In questa guisa io spero

Scoprir chi dice il falso, e dice il vero). (parte)

SCENA TERZA Floro, poi Roberto


FLO.Costei vuol imbrogliarmi:

Ma se mi riesce il colpo meditato, Con tutta pulizia sar sbrogliato.

ROB.Principe, se col ferro...

FLO.Ogni trista memoria ormai si taccia,

E pongansi in oblio le andate cose. Ditemi, in confidenza, Amate voi Rosmira?

ROB.Ah che per lei

Smanio, peno, deliro, e son furente.

FLO.E a me di lei non me n'importa niente.

Vu che facciam tra noi un negozietto. Io vi cedo Rosmira, Cedetemi la dote, Onde cos, senz'altri complimenti, Saremo tutti due lieti e contenti.

ROB.Volentier cederei

Qualunque ampio tesoro

Per poter conseguir il bel che adoro.

FLO.Questa dunque aggiustata;

La scrittura facciam che parli chiaro: A voi resti la donna, a me il denaro.

ROB.Ite, il foglio formate:

Io lo soscriver.

Quest' quel che il mio cor brama e sospira: Vostra sar la dote, e mia Rosmira.

FLO.Il negozio pi bel non fu mai fatto.

Cambiar con un contratto La donna nel danar, per quel che sento, Si chiama guadagnar cento per cento.

Con queste femmine Napolitane Non ho fortuna, Non spero amor. Sian benedette Le veneziane! Sono amorose, Son di buon cuor. S, caro fo, S tutto mio, Caro el mio coccolo, Caro el mio ben. (parte)

SCENA QUARTA Roberto, poi Rosmira


ROB.

Non merita Rosmira

Chi vilmente la cede e l'abbandona.

ROSM.

Principe, il ciel pietoso

Preserv la tua vita.

ROB.

Ah non questo

L'unico, n il maggior dono de' Numi.

ROSM.

E qual fia?

ROB.

La tua mano. A me la cesse

Il principe Ferrante,

Delle ricchezze tue, non di te amante.

ROSM.

E il padre che dir?

ROB.

Miglior consiglio

Creder liberarsi

Da chi pubblico rese il suo disprezzo

Vendendo l'amor suo per un vil prezzo.

Quegli occhi vezzosi,

Che prezzo non hanno,

Mercede saranno

D'un tenero amore,

E intanto il mio core

Ripieno d'ardor.

Quei labbri amorosi

Saran mio tesoro;

Saranno il ristoro

Del fido mio cor. (parte)

SCENA QUINTA

Rosmira, poi Dorinda

ROSM.Tutti i tesor darei, darei la vita

Per l'amor di Roberto. Ah, se fia vero

Che senza rio contrasto

Possa sperar la mano

Stringer dell'idol mio, di me pi lieta

Donna non fu, n si dar nel mondo,

N veduto fia mai cor pi giocondo.

DOR.Rosmira, onde proviene

Quell'aria di piacer che nel tuo volto Parmi di traspirar?

ROSM.Nuova speranza

Mi lusinga, mi rende Lieta pi dell'usato. Io di Roberto Spero stringer la destra, e tu potrai, Se il desir mio non mi lusinga invano, A Cleante, al tuo ben, porger la mano.


* Non ami chi teme D'amore i martiri. ver che si geme Con tanti sospiri, Si pena, si piange, Poi godesi un d. E delle sue pene Tormento non prova Quell'alma talora Che gode cos. (parte)

SCENA SESTA

Dorinda sola.

Volesse il ciel che il mio diletto e caro

Adorato Cleante

Fosse mio sposo alfin! Dal primo giorno

Ch'io mirai quel sembiante,

Vinta rimasi, e prigioniera, e amante.

* Quel suo dolce, amabil ciglio, Quell'accento lusinghiero, Del mio seno ha gi l'impero, Troppo caro a questo cor. Nel fissarmi in quell'aspetto Mi sentii ferir il petto, Ed ognora nei mio seno Va crescendo il dolce amor. (parte)

SCENA SETTIMA

Camera con tavolino da scrivere.

Floro e Lesbina

LESB.

Non ne vu saper nulla.

FLO.

Via, carina,

Siate meco buonina,

Non mi dite di no.

LESB.

Se vi dir di s, mi pentir.

Voi mi mettete su,

Per poi tirarmi gi,

E far quello che fu

Tra quella pellegrina, e voi, e tu.

FLO.

Ma se colei pazza,


Che vi posso far io?
LESB.Ma caro padron mio, chi m'assicura

Che voi non mi gabbate?
FLO.Vi far, se il bramate, una scrittura.

LESB.Via, fatela, ed allora

Forse vi creder.
FLO.Attendete un momento, e ve la fo. (va al tavolino a scrivere)

LESB.(Colla scrittura in mano

Dir la mia ragion. La principessa

Gi non lo vuole, e poi

Non lo sa strapazzar come fo io:

Onde senz'altro il principato mio).
FLO.Eccovi la scrittura bella e fatta.

LESB.Ora comincio a credervi un pochino.

FLO.Caro il mio bel visino,

Date un po' di ristoro

A questo cor. Per voi languisco e moro.
LESB.Il tempo non questo.

FLO.Ma se son vostro sposo!

LESB. ancora presto.

Vi vuole un po' di tempo e di modestia,

Altrimenti sarebbe amor da bestia.
FLO.Quanto dovr aspettar?

LESB.Noi questa sera

Tosto concluderemo,

E sposati e contenti alfin saremo.
FLO.Mi cresce ogni momento

Il tormento e l'affanno,

Ed ogni ora, mio ben, mi par un anno.
LESB.Anch'io son desiosa

D'esser la vostra sposa.

Allorch non vi vedo,

Sempre il core mi dice: eccolo, eccolo!

Ed un'ora, mio ben, mi par un secolo.

Se mangio, se bevo,

Voi siete con me.

Se veglio, se dormo,

Riposo non ho.

Ma questo cos'?

Oh Dio, non lo so.

Quel vezzo, quel viso,

Rapito m'ha il cor. Contenta ora sono

Che vostra son io.

Voi siete gi mio,

Non ho pi timor. (parte)


SCENA OTTAVA Floro, poi Crocco

FLO.Oh, sarei un gran pazzo

Perder s bella gioja! Quegli occhi cos neri, Quei labbri imporporati, Vagliono pi di cento principati. Ma che fu di Lindora? Ecco opportuno Crocco, che a me sen viene.

CRO.Amico, io sento

A mormorar di noi; meglio che andiamo, Pria che scoperti e bastonati siamo.

FLO.Tutto andr ben, tutto sar aggiustato,

Se tu accettar non sdegni, Oltre alcuni diamanti e ricche spoglie, Due mille scudi ed una bella moglie.

CRO.Un gran pazzo sarei se ricusassi

Cos bella fortuna. Ma ditemi, di grazia, chi la sposa?

FLO.Fra poco lo saprai.

CRO.Oh questa bella!

Io vu, s'ho da sposarla, Conoscerla, vederla e contemplarla.

FLO.Bella o brutta che sia,

Pensa a' due mille scudi e a tutto il resto Che sposandola avrai, se non sei stolto.

CRO.Andiamola a sposar, che ho gi risolto.

FLO.Segui a dir che sei Floro.

CRO.Eh, lo dir.

FLO.Sposala, e non temer.

CRO.La sposer.

FLO.Bravo! un uomo tu sei

Veramente alla moda: Un uomo di bon cor sempre si loda. (parte)

SCENA NONA

Crocco solo.

Gi prevedo che alfine

La moglie bella ed i due mille scudi

Andranno in fumo, e in premio dell'inganno,

Due mille bastonate mi daranno.

Ma si puoi arrischiare,

Per un s buon boccone,

Di offerire le spalle ad un bastone.


Vi son tanti maritati, Che son belli e bastonati Senza nulla guadagnar.

So che basta il fatto mio; Vu provarmi d'esser io Bastonato per mangiar. (parte)

SCENA DECIMA

Sala.

Cleante e Lindora, poi Crocco

CLE.

Or or verr qui Floro,

E sposarvi dovr. Con un inganno

Penso ridurlo, e risparmiar la forza.

Itene in quella stanza. Ivi soffrite

Per poco rimaner sola all'oscuro:

Floro vi sposer, ve l'assicuro.

LIND.

Grazie a vostra bont; s'egli mi sposa,

Sia di voi per comando o per consiglio,

Vi prometto donarvi il primo figlio. (entra nella camera)

CLE.

Forse Floro costui?

CRO.

Servo, eccellenza.

CLE.

Chi sei?

CRO.

Floro son io, per obbedirla.

CLE.

Quello sei che Lesbina

In consorte desia?

CRO.

Cos si dice.

(Se Lesbina la sposa, io son felice).

CLE.

Va tosto in quella stanza:

Ivi la troverai,

E all'oscuro, se vuoi, la sposerai.

CRO.

Vado, signor; di lume io non mi curo.

Ci possiamo sposar anche all'oscuro. (parte)

SCENA UNDICESIMA

Cleante, poi Roberto, poi Lesbina

CLE.

Imparer l'indegno

Le femmine a tradir.

ROB.

Principe, questo

Il foglio in cui Ferrante

A me cede Rosmira.


CLE.

Osservo in questo

I caratteri stessi (tira fuori la carta avuta da Lindora)

Simili a quei di Floro,

Co' quai promise di sposar Lindora.

Ah, comincio a temere

Che il principe Ferrante

Sia veramente estinto,

E che un qualche impostor tal siasi finto.

LESB.

Ol, con sua licenza. (passeggia con aria)

CLE.

Che fai, Lesbina?

LESB.

Anch'io son eccellenza.

CLE.

Come? che dici?

LESB.

Il principe Ferrante,

Giacch la principessa l'ha scartato,

Per non star senza moglie m'ha sposato.

CLE.

Va, che sei pazza.

LESB.

Ecco da lui soscritto

Un foglio bello e buono:

Vedete se di lui la sposa sono. (gli d il foglio)

CLE.

Che miro! Il terzo foglio

Ecco soscritto dalla mano istessa.

Ah, l'indegno confessa

Con queste sue scritture

La finzione, l'inganno e l'imposture.

Eccolo che sen viene.

SCENA ULTIMA

Floro e detti; poi tutti.

FLO.

Chi mi vuole?

CLE.

Ditemi, avete voi

Questo foglio soscritto?

FLO.

Signor s.

CLE.

E questo?

FLO.

Questo ancora.

CLE.

E quest'altro?

FLO.

Non so.

Questo mi par di no.

CLE.

Mentitor, il carattere lo stesso.

Siete convinto adesso,

E confessar dovrete

Che siete un impostor, che Floro siete.

FLO.

Vi domando perdono:

Io non sono impostor, Floro non sono.

CLE.

Pagherai con la morte il folle ardire.

FLO.

Il principe Roberto

Questo foglio ha firmato,


ROB.

CLE. ROB.


Ed in questo ha giurato

Ch'egli in qualunque impegno

Difendermi sapr dal vostro sdegno.

Il patto adempio, e a voi, Cleante, io chiedo

La vita in don di Floro,

In premio d'aver egli

Cessa in tempo Rosmira, e non averci,

Qual era in suo poter, resi infelici.

Abbia il vostro perdono,

Abbia Lesbina in dono,

Abbia da me, se stringo il mio tesoro,

Il premio non vulgar di gemme e d'oro.

Prence, non merta lode

Un delitto premiar, premiar la frode.

Ho promesso, ho giurato, e chiedo a voi

Grazia, o signor, per i delitti suoi. (escono Rosmira e Dorinda)



} a due

} a tre

ROSM.

DOR.

LESB.

FLO.

ROB.

CLE.

TUTTI

LIND.

CRO.

CLE.

CRO.

FLO.

CRO.

CLE.

TUTTI

FLO.

CRO.

ROB.

CLE.

DOR.

LIND.

LESB.

LIND.


Grazia, grazia a voi chiediamo.

Noi a Floro perdoniamo.

Grazia, grazia chiedo anch'io.

Grazia, grazia, padron mio. (a Cleante)

Grazia, grazia, per piet.

Grazia, grazia.

Evviva, evviva, Che la grazia fatta gi. (escono Lindora e Crocco) Son tradita, assassinata. Eccellenza, io l'ho sposata. Non sei Floro?

Crocco io sono.

} a due Grazia, grazia.

Vi perdono. Grazia, grazia, evviva, evviva, Che la grazia fatta gi.

} aquattro

Quattro sposi e quattro spose Oggi alfin congiunse Amore.

E contento il nostro core Oggi alfin giubiler.

Son per forza anch'io contenta, E tacer mi converr.

TUTTI


Grazia, grazia, evviva, evviva, Che la grazia fatta gi.

Fine del Dramma.

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