Il Gabbiano
di Anton Cechov
traduzione Fausto Malcovati
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Personaggi
Irina Nikolaevna Arkadina, vedova Trepleva, attrice Konstantin Gavrilovič Treplev, suo figlio, un giovane Petr Nikolaevič Sorin, fratello di Irina
Nina Michajlovna Zarečnaja, giovane figlia di un ricco possidente
Il'ja Afanas'evič amraev, tenente in congedo, amministratore in casa Sorin
Polina Andreevna, sua moglie
Maa, sua figlia
Boris Alekseevič Trigorin, letterato
Evgenij Sergeevič Dorn, medico
Semen Semenovič Medvedenko, maestro
Jakov, garzone
Un cuoco
Una cameriera
L'azione si svolge nella tenuta di Sorin. Fra il terzo e il quarto atto passano due anni.
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ATTO PRIMO
Una parte del parco nella tenuta di Sorin. Il largo viale che conduce dallo spettatore al fondo del parco verso il lago, sbarrato da un teatrino allestito in fretta per uno spettacolo di famiglia, sicch il lago non visibile. Cespugli a sinistra e a destra del teatrino. Qualche sedia, un tavolino.
Il sole appena tramontato. Nel teatrino, dietro il sipario abbassato, Jakov ed altri operai; si sente tossire e battere. Maa e Medvedenko entrano da sinistra, tornando da una passeggiata.
MEDVEDENKO Perch sei sempre vestita di nero?
MAA E il lutto per la mia vita. Sono infelice.
MEDVEDENKO Perch? (soprappensiero) Non capisco... Sei sana, tuo padre non ricco, ma non ti fa mancare niente. Per me la vita ben pi dura che per te. Prendo in tutto 23 rubli al mese, senza contare le trattenute per la pensione, eppure non sono in lutto. (si siedono)
MAA Non sono i soldi. Anche un poveraccio pu essere felice.
MEDVEDENKO In teoria forse, ma in pratica non cos:
io, mia madre, due sorelle, un fratello piccolo, e in tutto ventitr rubli. Bisogna pur mangiare e bere. E il t e lo zucchero? E il tabacco? Non sai da che parte girarti.
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MAA (guardando il teatro) Tra poco inizia lo spettacolo.
MEDVEDENKO Gi. Reciter Nina, e la commedia l'ha scritta Kostja. Sono innamorati, oggi le loro anime si fonderanno in un unico slancio creativo. Mentre la mia anima e la tua non hanno nessun punto di contatto. Io ti amo, non riesco a stare a casa dalla voglia di vederti, faccio sei chilometri al giorno a piedi per venir fin qui e sei per tornare, e non trovo che indifferenza da parte tua. Lo capisco, non ho mezzi, ho una famiglia numerosa...
Chi ha voglia di prendersi un uomo che non ha nemmeno da mangiare per s?
MAA Stupidaggini. (fiuta tabacco) Il tuo amore mi commuove ma non posso ricambiarlo, ecco. (gli porge la tabacchiera) Vuoi?
MEDVEDENKO Non ne ho voglia.
Pausa
MAA Si soffoca, questa notte dovrebbe esserci un temporale. Tu non fai che filosofare o parlare di soldi. Secondo te non c' peggior sciagura della povert, mentre secondo me mille volte pi facile andar in giro vestita di stracci a chieder l'elemosina che... Tanto, tu non capisci...
Entrano da destra Sorin e Treplev.
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SORIN (appoggiandosi al bastone) In campagna, mio caro, proprio non mi ci trovo, e, poco ma sicuro, non mi ci abituer mai. Ieri sera sono andato a letto alle dieci e stamattina mi sono svegliato alle nove con la sensazione che il cervello mi si fosse incollato al cranio per il troppo dormire. (ride) E dopo pranzo mi sono riaddormentato di colpo: adesso son tutto pesto, stralunato, in fin dei conti...
TREPLEV E' vero, dovresti proprio vivere in citt.(vede Maa e Medvedenko) Signori, quando comincer sarete chiamati, ma adesso qui non si pu stare. Uscite, per piacere.
SORIN (a Maa) Maa, fammi una cortesia, chiedi a tuo padre di far slegare il cane, non fa che abbaiare. Mia sorella anche questa notte non ha chiuso occhio.
MAA Parli lei con mio padre, io non lo far. Non me lo chieda, per favore. (a Medvedenko) Andiamo!
MEDVEDENKO (a Treplev) Allora fateci chiamare prima dell'inizio. (escono entrambi)
SORIN E cos di nuovo il cane mugoler tutta la notte. Il fatto che in campagna non ho mai vissuto come volevo. Ti prendi, per dire, un permesso di 28 giorni, vieni qui per riposare e basta: invece ti saltano subito addosso con ogni sorta di idiozie e dopo il primo giorno ti vien gi voglia di tagliar la corda . (ride) Me ne son sempre andato di qui con gran sollievo... Adesso che sono in pensione, non so proprio dove sbatter la testa, in fin dei conti. Voglia o non voglia, non c' altra scelta...
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JAKOV(a Treplev) Noi, Konstantin Gavrilovič, andiamo a fare il bagno.
TREPLEV Va bene, per tra dieci minuti dovete esser qui.
(guarda l'orologio) Fra poco si comincia.
JAKOV Va bene. (esce)
TREPLEV (guardando il teatro) Ecco il mio teatro. Sipario, palcoscenico e, al di l, spazio vuoto. Niente scene. La vista si apre direttamente sul lago e sull'orizzonte. Alzeremo il sipario alle otto e mezzo in punto, al sorgere della luna.
SORIN Magnifico.
TREPLEV Se Nina ritarda, certo si perder tutto l'effetto. Dovrebbe essere gi qui. Il padre e la matrigna la controllano e scappar di casa per lei difficile come da una prigione. (aggiusta
la cravatta allo zio) Hai barba e capelli tutti arruffati. Dovresti tagliarli...
SORIN (pettinandosi la barba) E' la tragedia della mia vita. Anche da giovane ho sempre avuto quest'aspetto da ubriacone, che farci. Le donne non mi hanno mai amato. (sedendosi) Perch mia sorella di cattivo umore?
TREPLEV Perch? Si annoia. (sedendoglisi accanto) E' gelosa. Ormai contro di me, contro lo spettacolo, contro il mio lavoro, perch al suo scrittore potrebbe piacere Nina. Non conosce il mio lavoro, eppure gi lo odia.
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SORIN (ride) Tutte storie...
TREPLEV Le fa rabbia che su questa piccola scena abbia successo Nina e non lei. (guarda l'orologio) E' una rarit psicologica, mia madre. Ha talento, non c' dubbio, intelligente, capace di singhiozzare su un qualsiasi volumetto di versi, di impararti a memoria tutto Nekrasov, di curare i malati come un angelo; ma provati a lodare in sua presenza la Duse! Oh, oh! Solo lei da lodare, applaudire, solo di lei si deve scrivere, solo della sua mirabile interpretazione della "Dame aux camlias" si deve andare in delirio. Ma poich qui in campagna questa specie di droga non esiste, lei si annoia, si irrita, noi tutti siamo suoi nemici, noi tutti siamo colpevoli. Inoltre superstiziosa, ha paura dei gatti neri, del numero tredici. E' avara. A Odessa ha settantamila rubli in banca, lo so per certo. Ma prova a chiederle un prestito, si metter subito a piangere.
SORIN Ti sei messo in testa che il tuo lavoro non piacer a tua madre e sei gi tutto agitato. Calmati, tua madre ti adora.
TREPLEV (strappando i petali di un fiore) M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama. (ride) Vedi, mia madre non m'ama. Sfido io! Ha voglia di vivere, amare, portare camicette chiare, mentre io ho gi venticinque anni e non faccio che ricordarle che ormai non pi giovane. Quando
io non ci sono, ha solo trentaquattro anni, se arrivo io diventano quarantacinque, e per questo mi odia. Sa anche che io non accetto
il teatro. Lei il teatro lo ama, le sembra di servire l'umanit, la
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sacra arte, per me invece il teatro di oggi solo routine, banalit. Quando si alza il sipario e sotto la luce dei riflettori, in una camera a tre pareti, questi grandi talenti, sacerdoti della sacra arte, rappresentano uomini che mangiano, bevono, amano, camminano, indossano le loro belle giacche; quando da scene e frasi volgari vogliono a tutti i costi trarre una morale, una morale meschina, facile, pronta per tutti gli usi; quando in mille varianti mi ripropongono sempre la stessa cosa, la stessa identica cosa, allora io scappo, scappo come scappava Maupassant dalla torre Eiffel, che lo ossessionava con la sua volgarit.
SORIN Ma come si fa senza teatro!
TREPLEV Ci vogliono forme nuove. Nuove forme ci vogliono, e se non ce ne sono, allora meglio niente. (guarda l'orologio)
Io amo mia madre, l'amo profondamente; ma lei conduce una vita sconveniente, va sempre in giro con quel suo romanziere, sempre sulle pagine dei giornali e questo mi deprime. Qualche volta in me solo l'egoismo di un comune mortale a parlare; qualche volta mi dispiace che mia madre sia un'attrice famosa, mi pare che se fosse una donna comune, sarei pi felice. Zio, cosa c' di pi umiliante e stupido della mia situazione: i suoi ospiti son tutte celebrit, artisti e scrittori, e in mezzo a loro l'unica nullit sono io e mi sopportano solo perch sono suo figlio. Chi sono? Che cosa sono? Ho lasciato l'universit al terzo anno, per circostanze, come si dice, indipendenti dalla redazione. Non ho talento, non ho un soldo, ma sul passaporto c' scritto: borghese di Kiev. Mio padre s era un vero borghese di Kiev, per quanto
fosse anche lui un famoso attore. E quando, nel salotto di mia
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madre, quegli artisti e scrittori mi degnano della loro magnanima attenzione, a me sembra che con i loro sguardi misurino la mia nullit, indovino i loro pensieri e soffro per l'umiliazione...
SORIN A proposito, dimmi, che tipo quel suo letterato? Chi lo capisce bravo. Sta sempre zitto, in fin dei conti...
TREPLEV E' un uomo intelligente, alla mano, un po', come dire, malinconico. Molto a posto. Ha quarant'anni ed gi famoso, non gli manca niente, ma proprio niente...Adesso non beve che birra e si innamora solo di donne di una certa et. Per quanto riguarda quello che scrive... che ti posso dire? Non male, ha talento... ma... dopo Tolstoj o Zola non ti vien certo voglia di leggere Trigorin.
SORIN Io invece, amico mio, amo gli scrittori. Un tempo due cose desideravo con tutto il cuore: sposarmi e diventare uno scrittore, ma non mi riuscita n l'una n l'altra. Gi. In fin dei conti anche essere un mediocre scrittore non male.
TREPLEV (mettendosi in ascolto) Sento dei passi...(abbraccia lo zio) Senza di lei non posso vivere...Perfino il rumore dei suoi passi
meraviglioso... Sono pazzamente felice. (corre incontro a Nina Zarečnaja, che entra) Mia divina, mio sogno...
NINA (agitata) Non sono in ritardo...Vero che non sono in ritardo...
TREPLEV (baciandole le mani) No, no, no...
NINA E' tutto il giorno che sono agitata, ho avuto tanta paura! Temevo che mio padre non mi lasciasse venire...Ma poco fa
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uscito con la matrigna. Il cielo rosso, sta per spuntare la luna... Come ho frustato il cavallo, come l'ho frustato! (ride) Ma adesso sono contenta. (stringe forte la mano a Sorin)
SORIN (ride) Quegli occhietti mi sembrano gonfi di pianto...Eh,eh!
Non va bene!
NINA Non nulla...Vedete come sono affannata. Fra mezz'ora devo andarmene, bisogna far presto. Non posso, non posso, per amor di Dio, non mi trattenete. Mio padre non sa che sono qui.
TREPLEV Del resto ora di cominciare. Bisogna chiamare gli altri.
SORIN Su, ci vado io. Subito. (va verso destra e canta) "In Francia due granatieri..." (si guarda intorno) Una volta mi ero messo a cantare cos e un aiuto procuratore mi disse: "Voi, eccellenza, avete una voce robusta"... Poi ci pens un attimo e aggiunse: "Ma... cos sgradevole!". (ride ed esce)
NINA Mio padre e sua moglie non vogliono che io venga qui. Dicono che qui c la bohme... Hanno paura che mi metta a fare l'attrice...Ma io mi sento attratta da questo lago, come un gabbiano...Nel mio cuore non ci sei che tu. (si guarda intorno)
TREPLEV Siamo soli.
NINA Mi pare che l ci sia qualcuno...
TREPLEV Non c' nessuno.
La bacia.
NINA Che albero ?
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TREPLEV Un olmo.
NINA Perch cos scuro?
TREPLEV E' sera, tutti gli oggetti diventano scuri. Non andartene troppo presto, ti supplico...
NINA Non posso.
TREPLEV E se io venissi da te, Nina? Star tutta la notte in giardino a guardare la tua finestra.
NINA Impossibile, il guardiano ti vedrebbe. E poi Trezor non ti riconosce ancora, abbaierebbe.
TREPLEV Ti amo
NINA Sst...
TREPLEV (sentendo dei passi) Chi l? Sei tu, Jakov?
JAKOV (dietro il palcoscenico) Sissignore.
TREPLEV Vai al tuo posto. E' ora. La luna sta sorgendo?
JAKOV Sissignore.
TREPLEV L'alcool c'? E lo zolfo? Quando appariranno gli occhi rossi, bisogna che si senta odor di zolfo. (a Nina) Vai, tutto pronto. Sei agitata?..
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NINA S, molto. Non tanto per tua madre, di lei non ho paura, ma per Trigorin... Recitare davanti a lui mi fa paura, mi vergogno... Uno scrittore cos famoso... E' giovane?
TREPLEV S.
NINA Come sono belli i suoi racconti!
TREPLEV (freddamente) Non so, non li ho letti.
NINA E' difficile recitare il tuo testo. Non ci sono personaggi vivi.
TREPLEV Personaggi vivi! La vita bisogna descriverla non com', n come dovrebbe essere, ma come ci appare nei sogni.
NINA Nel tuo lavoro c' poca azione, tutta declamazione.
E in un lavoro teatrale, secondo me, ci dev'essere assolutamente l'amore...
Entrambi scompaiono dietro il palcoscenico. Entrano Polina Andreevna e Dorn.
POLINA ANDREEVNA Sta diventando umido. Vai a metterti le galosce.
DORN Ho caldo.
POLINA ANDREEVNA Non hai nessun riguardo per la tua salute. Sei testardo. Sei medico e sai benissimo che l'aria umida ti fa male, ma ti piace farmi soffrire; ieri hai fatto apposta a passare tutta la serata in terrazza...
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DORN (canticchia) "Non dir che perduta giovinezza...".
POLINA ANDREEVNA Eri cos preso dalla conversazione con Irina Nikolaevna...non ti sei nemmeno accorto del freddo. Ti piace, ammettilo...
DORN Ma se ho 55 anni...
POLINA ANDREEVNA Stupidaggini, un uomo alla tua et non vecchio. E poi ti sei conservato benissimo, piaci ancora alle donne.
DORN Insomma, cosa vuoi?
POLINA ANDREEVNA Davanti a un'attrice, siete tutti pronti a buttarvi ai suoi piedi. Tutti!
DORN (canticchia) "Son di nuovo ai tuoi pi..." Se in societ gli artisti sono pi amati, pi considerati, che so io, dei mercanti, questo nell'ordine delle cose. E' idealismo.
POLINA ANDREEVNA Le donne si sono sempre innamorate di te, ti son sempre corse dietro. Anche questo idealismo?
DORN (alzando le spalle) E allora? L'atteggiamento delle donne verso di me sempre stato molto positivo. Per loro ero prima di tutto un ottimo medico. Dieci, quindici anni fa, se ben ricordi, ero l'unico ostetrico in tutta la provincia che sapesse il fatto suo. E poi sono sempre stato un uomo corretto.
POLINA ANDREEVNA (gli afferra una mano) Mio caro!
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DORN Silenzio. Viene gente.
Entrano l'Arkadina sottobraccio a Sorin, Trigorin, amraev, Medvedenko e Maa.
AMRAEV Nel 1873 a Poltava, alla fiera, voi avete recitato in modo straordinario. Un delirio! Una favola! A proposito, mi sapete dire dove finito il comico Čadin? Faceva Raspljuev in modo inimitabile, meglio di Sadovskij, ve lo giuro. Dov' finito?
ARKADINA Mi fa sempre domande su esseri antidiluviani! Che volete che ne sappia? (si siede)
AMRAEV (sospirando) Paka Čadin! Di attori come lui ormai non ce n' pi. Com' caduto in basso il teatro, Irina Nikolaevna! Ai miei tempi s che c'erano dei colossi, ora son rimasti solo dei nani.
DORN Di veri talenti, vero, oggi ce n' pochi, ma la media degli attori molto migliorata.
AMRAEV Non sono d'accordo. Del resto questione di gusti.
De gustibus...
Treplev esce da dietro il palcoscenico.
ARKADINA (al figlio) Tesoro, quando si comincia?
TREPLEV Tra un attimo. Un po di pazienza.
ARKADINA (declama dall'Amleto) "Amleto, basta! Mi hai rivolto gli occhi dentro l'anima, e vedo macchie nere, abbarbicate, che
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non andranno mai pi via!"
TREPLEV (sempre dall'Amleto) "E perch tu sei sprofondata nel vizio, hai cercato amore nell'abisso del delitto?" (dietro il teatro si sente suonare una cornetta) Signori, si comincia! Attenzione, prego! (pausa) Comincio.(batte con un bastone e declama a gran voce) Oh voi, venerabili antiche ombre, che nelle notturne ore vi aggirate su questo lago, addormentateci e fateci sognare quel che accadr tra duecentomila anni!
SORIN Fra duecentomila anni non ci sar pi nulla.
TREPLEV Appunto, che ci facciano vedere questo nulla.
ARKADINA E va bene. Dormiamo.
Si alza il sipario; sullo sfondo il lago; la luna sorta all'orizzonte e si riflette sull'acqua; su una grande pietra siede Nina Zarečnaja, tutta vestita di bianco.
NINA Uomini, leoni, aquile e pernici, cornuti cervi, oche, ragni, silenziosi pesci, abitatori delle acque, stelle marine, esseri che mai occhio umano ha potuto vedere, insomma tutti gli esseri viventi, tutti, tutti, terminato il loro triste ciclo, si sono spenti... Ormai da migliaia di secoli sulla terra non c' pi un solo essere vivente e questa povera luna invano accende il suo fanale. Sui prati pi non si risvegliano con il loro grido le gru, nei boschi di tigli pi non s'odono ronzare i maggiolini. Freddo, freddo, freddo. Deserto, deserto, deserto. Terrore, terrore, terrore.
Pausa
NINA I corpi degli esseri viventi si sono ridotti in polvere e l'eterna vicenda della materia li ha trasformati in pietre, acqua,
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nuvole; mentre le anime di tutti loro si sono fuse in una sola. La grande anima universale sono io...io... In me ci sono le anime di Alessandro il Grande, di Cesare, di Shakespeare, di Napoleone fino a quella dell'ultima sanguisuga. In me coscienze umane e istinti animali si sono fusi; tutto, tutto, tutto io ricordo, ogni vita rivivo in me.
Appaiono fuochi fatui
ARKADINA (piano) Ma decadentismo!
TREPLEV (con tono di supplica e di rimprovero) Mamma!
NINA Sono sola. Una volta ogni cento anni apro le mie labbra per parlare, la mia voce risuona tristemente in questo deserto ma nessuno la sente...Anche voi, pallidi fuochi, non mi sentite...
Voi, generati sul far del mattino dalla putrida palude, vagate fino al sorger del sole senza pensieri, senza volont, senza fremito di vita. Temendo che in voi si rigeneri la vita, il padre della materia eterna, il diavolo, compie ogni istante in voi, come nelle pietre e nelle acque, uno scambio di atomi e voi mutate in continuazione. Nell'universo solo lo spirito rimane costante e immutabile.
Pausa
NINA Come un prigioniero gettato in un vuoto, profondo pozzo, non so dove sono e che cosa mi aspetta. Una sola cosa so per certo: nell'ostinata, spietata lotta con il diavolo, principio delle forze materiali, mia sar la vittoria. Solo allora materia e spirito si fonderanno in sublime armonia e verr il regno della volont universale. Ma questo avverr solo quando, a poco a poco, dopo una lunga, lunga serie di millenni, la luna, il lucente Sirio, la terra stessa si muteranno in polvere...Ma fino a quel
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momento non ci sar che orrore, orrore...
Pausa; sullo sfondo del lago appaiono due punti rossi.
NINA Ecco, si avvicina il mio potente nemico, il diavolo. Vedo i suoi terribili occhi purpurei...
ARKADINA Che puzza di zolfo! Non se ne poteva fare a meno? TREPLEV No.
ARKADINA (ride) Gi, tanto per far effetto!
TREPLEV Mamma!
NINA Egli si annoia senza l'uomo...
POLINA ANDREEVNA (a Dorn) Perch si tolto il cappello? Se lo metta, si prender un raffreddore.
ARKADINA Il dottore si tolto il cappello davanti al diavolo, padre dell'eterna materia.
TREPLEV (irritato, ad alta voce) Basta! Fine! Sipario!
ARKADINA Perch te la prendi tanto?
TREPLEV Basta! Sipario! Gi il sipario! (pestando i piedi) Sipario! Il sipario viene abbassato.
TREPLEV E colpa mia! Avevo dimenticato che scrivere
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commedie e metterle in scena privilegio di pochi eletti. Ho violato il monopolio! A me...io...(vorrebbe dire ancora qualche cosa, ma fa un gesto con la mano ed esce a sinistra)
ARKADINA Che gli ha preso?
SORIN Irina, mia cara, non si pu trattare cos un giovane che ha dell'amor proprio.
ARKADINA Ma che cosa gli ho detto?
SORIN L'hai offeso.
ARKADINA Ma se stato lui a dirci che si trattava di uno scherzo! E dunque io l'ho preso come uno scherzo.
SORIN S, ma ... In fin dei conti!
ARKADINA Non venitemi a dire che un capolavoro! Manca anche questa! Volete farmi credere che ha messo in scena questo spettacolo e ci ha impestati di zolfo non per scherzo, ma per darci una bella lezione su come si deve scrivere e su cosa si deve recitare. Che noia insopportabile! E poi tutte quelle allusioni a me, tutte quelle punzecchiature, abbiate pazienza, avrebbero esasperato chiunque! E' un ragazzo capriccioso e presuntuoso.
SORIN Voleva farti una cosa carina.
ARKADINA Ah s? E allora perch, invece di questo delirio decadente, non ha scelto una normalissima commedia? Se si tratta di uno scherzo, son pronta anche a sorbirmi questo delirio,
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ma qui c' la pretesa di predicare nuove forme, nuove ere artistiche. Ma che nuove forme e nuove forme, il fatto che quel ragazzo ha un gran brutto carattere.
TRIGORIN Ognuno scrive come vuole e come pu.
ARKADINA Che scriva come vuole e come pu, pur che mi lasci in pace.
DORN Giove ti arrabbi...
ARKADINA Non sono Giove, sono semplicemente una donna. (si mette a fumare) Non ira la mia, mi dispiace solo che un giovane butti via il suo tempo in questo modo. Non volevo offenderlo.
MEDVEDENKO Non c' ragione di separare lo spirito dalla materia, dato che, con ogni probabilit, lo spirito stesso la somma di atomi materiali. (vivacemente, a Trigorin) Non sarebbe invece una bella idea mettere in scena la vita di noi maestri? Quella s che una vita dura!
ARKADINA Giusto, ma basta con il teatro e con gli atomi!
Che serata incantevole! Sentite, signori, cantano! (si mette in ascolto)
Che bello!
POLINA ANDREEVNA Viene dall'altra riva.
Pausa
ARKADINA (a Trigorin) Siediti accanto a me. Dieci, quindici anni fa, sulle rive di questo lago, quasi ogni sera si sentivano
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canti, musiche. Qui intorno ci sono sei ville. Ricordo le risate, il chiasso, gli spari, le storie d'amore...quante storie d'amore! Jeune premier e idolo di tutte queste sei ville era il qui presente (indica Dorn) dottor Evgenij Sergeevič. E' ancora affascinante, ma allora era irresistibile. Comincio ad avere dei rimorsi. Perch ho offeso il mio povero ragazzo? Non son tranquilla. (ad alta voce) Kostja! Figlio mio! Kostja!
MAA Vado a cercarlo.
ARKADINA Sii gentile, cara.
MAA (sia avvia verso sinistra) Ehi, Konstantin Gavrilovič! Ehi! (esce)
NINA (entrando da dietro la scena) E' chiaro che ormai non si continua, me ne posso andare. Arrivederci! (Bacia la Arkadina e Polina Andreevna)
SORIN Brava! Brava!
ARKADINA Brava! Brava! Siamo entusiasti. Con un fisico come il tuo, con una cos bella voce davvero un peccato starsene in campagna. Sono sicura che hai talento. Dammi ascolto, devi assolutamente fare l'attrice.
NINA E' il mio sogno! (sospirando) Ma non si realizzer mai.
ARKADINA Chi lo sa? Permetti che ti presenti Trigorin. Boris Alekseevič.
NINA Felicissima...(confondendosi) Io la leggo sempre...
ARKADINA (facendola sedere vicino a s) Non confonderti, mia
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cara. E' una celebrit, ma ha un'anima semplice. Vedi, anche lui si confuso.
DORN Penso che adesso si possa alzare il sipario, cos fa impressione.
AMRAEV (ad alta voce) Jakov, alza il sipario!
Il sipario viene alzato.
NINA (a Trigorin) Che strano testo, vero?
TRIGORIN Io non ci ho capito nulla. Per non mi dispiaciuto.
E lei ha recitato con molta naturalezza. Bellissima la scenografia.
(pausa) In questo lago ci devono essere molti pesci.
NINA S.
TRIGORIN Mi piace pescare. Per me non c' maggior piacere che starsene seduti verso sera in riva al lago e guardare il sughero che galleggia.
NINA S, ma sono sicura che per chi ha provato il piacere della creazione, non ne esistono altri.
ARKADINA (ridendo) Non dirgli cos. Quando gli fanno complimenti, perde la testa.
AMRAEV Ricordo che una volta, a Mosca, al teatro dell'opera, il famoso Silva prese un do di basso. Quella sera, neanche a farlo apposta, c'era in loggione un basso del coro del Sinodo, e a un tratto, figuratevi, sentiamo dal loggione: "Bravo Silva!" un'intera
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ottava sotto...Cos (con voce di basso) : bravo Silva...Tutto il teatro trattenne il fiato.
Pausa
DORN E' passato langelo del silenzio.
NINA E' ora che vada. Arrivederci.
ARKADINA Perch? Perch cos presto? No, non ti lasciamo andare.
NINA Mio padre mi aspetta.
ARKADINA Che noioso...(la bacia) E va b, un peccato lasciarti andare.
NINA Se sapesse quanto dispiace a me!
ARKADINA Vuoi che qualcuno ti accompagni, tesoro?
NINA (spaventata) Oh, no, no!
SORIN (a Nina, supplichevole) Resta!
NINA Proprio non posso, Petr Nikolaevič.
SORIN Rimani per un'oretta, su. Che vuoi che succeda...In fin dei conti...
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NINA (dopo aver riflettuto, tra le lacrime) Impossibile! (gli stringe la mano e esce in fretta)
ARKADINA E' una ragazza sfortunata. Dicono che sua madre abbia lasciato tutto il suo enorme patrimonio al marito, tutto fino all'ultima copeca, e adesso questa ragazza non ha un soldo, dato che suo padre ha intestato tutto alla seconda moglie. E' una storia disgustosa.
DORN Gi, suo padre un vero animale, bisogna proprio dirlo.
SORIN (sfregandosi le mani infreddolite) Andiamocene anche noi, signori, sta diventando umido. Ho male alle gambe.
ARKADINA Son diventate di legno, le tue gambe, le muovi appena. Andiamo, mio povero vecchietto. (lo prende sotto braccio)
AMRAEV (dando il braccio alla moglie) Madame?
SORIN Sento abbaiare il cane. (a amraev) Mi faccia il piacere di farlo slegare.
AMRAEV Impossibile, ho paura che i ladri si infilino nel granaio. Ci ho messo il miglio. (a Medvedenko che gli cammina accanto)
Gi, proprio un'ottava pi bassa:"Bravo Silva!" E non era un cantante, era un semplice corista del Sinodo.
MEDVEDENKO Quanto prende di stipendio un corista del Sinodo?
Tutti escono, tranne Dorn.
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DORN (solo) Non so, forse non capisco nulla o son fuori di testa, ma lo spettacolo mi piaciuto. C' qualcosa. Quando la ragazza parlava della solitudine e poi quando sono comparsi
gli occhi rossi del diavolo, ero cos emozionato che mi tremavano le mani. E' una cosa fresca, ingenua...Ecco, sta arrivando. Vorrei dirgli qualche buona parola.
TREPLEV (entra) Non c' gi pi nessuno.
DORN Ci sono io.
TREPLEV Maa mi sta cercando per tutto il parco.
Che creatura insopportabile.
DORN Sai cosa ti dico, Kostja, il tuo lavoro mi piaciuto moltissimo. E' una cosa strana, e poi non ho sentito la fine, e tuttavia mi ha fatto una grande impressione. Hai talento, devi continuare.
Treplev gli stringe forte la mano e lo abbraccia con slancio.
DORN Eh, come sei nervoso. Persino le lacrime agli occhi... Cosa volevo dirti? Ah, s, hai impostato il tuo lavoro su idee astratte. E hai fatto bene, perch l'opera d'arte deve assolutamente esprimere qualche grande idea. E' bello solo ci che serio. Come sei pallido!
TREPLEV Allora cosa dice, continuo?
DORN Certo... Ma concentrati solo su pensieri importanti, eterni. Io ho vissuto una vita, lo sai bene, tutt'altro che monotona,
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me la son proprio goduta, sono soddisfatto, ma se mi fosse toccato di provare quello slancio dello spirito che negli artisti accompagna la creazione, credo che avrei disprezzato la materia, e tutto ci che legato ad essa, e mi sarei sollevato verso l'alto.
TREPLEV Scusi, dov' Nina?
DORN Ma non basta. Nell'opera d'arte ci dev'essere un'idea chiara, precisa. Devi sapere perch scrivi, altrimenti, se segui questo affascinante cammino senza uno scopo definito, ti perderai e il tuo talento ti distrugger.
TREPLEV (impaziente) Dov' Nina?
DORN E' andata a casa.
TREPLEV (disperato) Che fare? Voglio vederla...Devo assolutamente vederla...Vado da lei...
Entra Maa.
DORN (a Treplev) Calmati, amico mio.
TREPLEV No, no devo andare. Devo assolutamente andare.
MAA Rientra, Kostja. Tua madre ti aspetta. E' agitata.
TREPLEV Dille che me ne sono andato. E lasciatemi in pace
tutti quanti, vi prego! Lasciatemi in pace! Smettila di seguirmi...
DORN Su, su, su caro...non fare cos...non va bene.
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TREPLEV (attraverso le lacrime) Arrivederci, dottore. Grazie...(esce)
DORN Giovent, giovent!
MAA Quando la gente non ha altro da dire, dice: giovent, giovent... (fiuta una presa di tabacco)
DORN (le prende la tabacchiera e la butta tra i cespugli) E' disgustoso!
Pausa
DORN Mi sembra che in casa stiano suonando. Rientriamo.
MAA Aspetti.
MAA Glielo dico ancora una volta: ho bisogno di parlarle ... (agitata) Io non amo mio padre...Voglio essere sincera... Non so perch, eppure sento con tutta l'anima che lei mi vicino... Mi aiuti. Mi aiuti o far una sciocchezza, la mia vita un disastro, vorrei farla finita ... Non ne posso pi...
DORN Che dici? Come posso aiutarti?
MAA Soffro. Nessuno, nessuno sa quanto soffro! (gli appoggia il capo sul petto, sottovoce) Amo Kostja.
DORN Come siete tutti nervosi! Come siete tutti nervosi! E quanto amore... Oh, lago incantatore! (con tenerezza) Ma che cosa posso fare, bambina mia? Che cosa? Che cosa?
Sipario
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ATTO SECONDO
Un campo di croquet. Sulla destra, in fondo, una casa con una grande terrazza, a sinistra il lago con il sole riflesso. Aiuole fiorite. Mezzogiorno. Fa caldo. Su un lato del campo, all'ombra di un vecchio tiglio, siedono su una panchina l'Arkadina, Dorn e Maa. Dorn ha un libro aperto sulle ginocchia.
ARKADINA (a Maa) Su, alziamoci.
Si alzano entrambe.
ARKADINA Mettiamoci vicine. Tu hai ventidue anni, io il doppio. Dottore, chi di noi pi giovane?
DORN Lei, naturalmente.
ARKADINA E questo perch? Perch io lavoro, mi appassiono, mi do da fare, mentre tu te ne stai sempre l, come una mummia... E poi ho questa regola: non guardare al futuro. Non penso mai
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n alla vecchiaia, n alla morte. Quel che sar, sar.
MAA Io invece ho come la sensazione di essere nata da tanto, tantissimo tempo, di trascinare la mia vita come uno strascico senza fine... E spesso non ho nessuna voglia di vivere. (si siede) Lo so, son tutte sciocchezze. Bisogna reagire, scrollarsi di dosso tutto questo.
DORN (canticchia sottovoce) "Diteglielo voi, oh amati fiori..."
ARKADINA E poi sono inflessibile come un'inglese. Io, mia cara, mi tengo in forma, come si suol dire, son sempre vestita e pettinata comme il faut. Mi son mai permessa di uscir di casa, sia pur per andare in giardino, in vestaglia o senza essermi pettinata? Mai. E' per questo che mi son conservata cos: guai alla sciatteria, guai a lasciarsi andare come fanno certe...(con le mani sui fianchi, va su e gi per il campo) Guardatemi: vero o no che potrei far la parte di una quindicenne?
DORN Be', insomma io continuo. (prende il libro) Ci eravamo fermati ai bottegai e ai topi...
ARKADINA S, ai topi. Legga. (si siede) Anzi, dia qua, legger io. Tocca a me. (prende il libro e cerca il segno) Ai topi...Ecco qua...
(legge) "E, s'intende, per la gente di mondo, viziare i romanzieri, adularli altrettanto pericoloso che allevar topi nel magazzino
di un mercante di granaglie. Eppure, come sono corteggiati!
Cos, quando una donna ha scelto lo scrittore che vuol conquistare, lo riempie di complimenti, gentilezze, omaggi..." Questo succeder in Francia, forse, certo non da noi. Da noi una donna di solito,
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ancor prima di cominciare la conquista di uno scrittore, ne gi innamorata cotta, credetemi. Senza andar tanto lontano, prendete me e Trigorin...
Entrano Sorin, appoggiandosi al bastone, di fianco a lui Nina, dietro Medvedenko che spinge una sedia a rotelle vuota.
SORIN (col tono di chi vezzeggia un bambino) Allora, allegria? Oggi siamo di buon umore, finalmente? (alla sorella) Allegria! Il pap e la matrigna se ne sono andati in citt e noi siamo liberi per tre giorni interi.
NINA (si siede di fianco alla Arkadina e la abbraccia) Sono felice! Ora sono tutta per voi.
SORIN (si siede nella sua sedia a rotelle) Oggi proprio carina.
ARKADINA Elegante, interessante... Si vede che hai cervello. (bacia Nina) Ma non bisogna far troppi complimenti, porta male. Dov' Boris Alekseevič?
NINA Sta pescando vicino alle cabine.
ARKADINA Come fa a non annoiarsi! (vuol riprendere la lettura)
NINA Cosa state leggendo?
ARKADINA Maupassant. Sull'acqua, tesoro. (legge alcune
righe tra s) Il resto non interessante, poco verosimile. (chiude
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il libro) Sono inquieta. Ditemi, cosa ha mio figlio? Perch cos annoiato, cupo? Passa intere giornate sul lago, non lo vedo mai.
MAA Ha qualcosa dentro che lo tormenta. (a Nina) Ti prego, leggi qualcosa del suo lavoro!
NINA (stringendosi nelle spalle) Vuoi? E' cos poco interessante!
MAA (trattenendo a stento il suo entusiasmo) Quando lui legge qualche cosa, gli si accendono gli occhi e diventa pallido. Ha una voce bellissima, triste: ha il modo di fare di un vero poeta.
Si sente Sorin che russa.
DORN Buona notte!
ARKADINA Petrua!
SORIN Eh?
ARKADINA Dormi?
SORIN Nemmeno per sogno!
Pausa
ARKADINA Tu non ti curi, fratello mio, e questo non va bene.
SORIN Io sarei contentissimo di curarmi, ma il dottore che non vuole.
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DORN Andiamo, curarsi a sessant'anni!
SORIN Anche a sessant'anni si pu aver voglia di vivere.
DORN (irritato) E va bene, allora prenda delle gocce di valeriana.
ARKADINA Credo che gli farebbe bene andare da qualche parte alle terme.
DORN Perch no? Se ne ha voglia, ci pu andare. Oppure no.
ARKADINA Va a capire!
DORN Non ce niente da capire: tutto chiaro.
Pausa
MEDVEDENKO Petr Nikolaevič dovrebbe invece smettere di fumare.
SORIN Sciocchezze.
DORN No, non sono affatto sciocchezze. Vino e tabacco alterano la personalit. Dopo un sigaro o un bicchiere di vodka lei non pi Petr Nikolaevič, ma Petr Nikolaevič pi qualcun altro; il suo io si dissocia e lei si rivolge a se stesso come a una terza persona, come a un lui.
SORIN (ride) Comodo far della filosofia. Lei per, quando stato il momento, se l goduta, mentre io? Io son stato a marcire in un ufficio giudiziario per 28 anni, non ho avuto n una bella
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vita, n esperienze piacevoli, niente, e dunque ovvio che adesso
abbia voglia di vivere. Lei ha la pancia piena ed indifferente,
perci le piace far della filosofia, ma io ho voglia di vivere e perci
un bicchiere di xeres a pranzo e un bel sigaro non me li toglie nessuno.
Chiaro?
DORN La vita bisogna prenderla sul serio, dunque curarsi a sessant'anni, lamentarsi di non aver goduto abbastanza in giovent, tutto questo, scusate, non ha senso.
MAA (si alza ) Dev'essere ora di mangiare. (cammina con un'andatura pigra e stanca) Mi si intorpidita una gamba... (esce)
DORN Con la scusa di mangiare va a farsi un paio di bicchierini.
SORIN Con la vita infelice che si ritrova, poveraccia!
DORN Tutte sciocchezze, eccellenza.
SORIN Ragiona come un uomo che ha la pancia piena.
ARKADINA Ah, che cosa ci pu essere di pi noioso di questa cara noia campagnola! Caldo, pace, nessuno fa niente, tutti filosofeggiano...Si sta bene con voi, amici miei, piacevole starvi ad ascoltare, ma...quanto meglio starsene in una stanza d'albergo a studiare la parte!
NINA (con entusiasmo) Che bellezza! La capisco!
SORIN Certo, in citt si sta meglio. Te ne stai nel tuo studio,
il cameriere non fa entrare nessuno senza preavviso, il telefono...
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per strada i vetturini e tutto il resto...
DORN (canticchia) "Diteglielo voi, oh amati fiori..."
Entra amraev, dietro di lui Polina Andreevna.
AMRAEV Eccoli! Buon giorno! (bacia la mano alla Arkadina poi a Nina) Son proprio contento di vedervi in buona salute. (alla Arkadina) Mia moglie mi ha detto che oggi volete andare con lei in citt. E' vero?
ARKADINA S, avevamo questa intenzione.
AMRAEV Hmm...Benissimo, ma con che mezzo andrete, signora mia? Oggi dobbiamo trasportare la segale, tutti gli uomini sono occupati. E con che cavalli, se non sono indiscreto?
ARKADINA Con che cavalli? E che vuole che ne sappia?
SORIN Abbiamo quelli della carrozza.
AMRAEV (agitandosi) Della carrozza? E dove prendo i finimenti? Dove li prendo? E' incredibile! Inammissibile! Scusatemi tanto, signora, con tutto il rispetto per il vostro talento, sono pronto
a darvi dieci anni della mia vita, ma i cavalli proprio non ve li posso dare!
ARKADINA Ma se devo andare? Non capisco!
AMRAEV Signora! Non sapete che cos' un'amministrazione!
ARKADINA (irritata) La solita storia! E va bene, se la mettiamo
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cos, parto oggi stesso per Mosca. Faccia noleggiare immediatamente dei cavalli nel villaggio, o me ne vado alla stazione a piedi.
AMRAEV (irritato) Ah s? E allora io do le dimissioni!
Trovatevi un altro amministratore! (esce)
ARKADINA Ogni estate la stessa cosa, ogni estate qui mi si offende! Mai pi metter piede in questo posto!
Esce a sinistra dove dovrebbero esserci le cabine da bagno; dopo un momento attraversa la scena per entrare in casa; la segue Trigorin con una canna da pesca e un secchio.
SORIN (irritato) Che villania! Ma che diavolo di modi sono! Ne ho piene le scatole di questi cafoni. Voglio qui qui subito tutti i cavalli, chiaro?
NINA (a Polina Andreevna) Come si pu dir di no a Irina Nikolaevna, a un'attrice cos famosa! Ogni suo desiderio, foss'anche un capriccio, mille volte pi importante della vostra amministrazione! E' incredibile!
POLINA ANDREEVNA (disperata) Che ci posso fare?
Mettetevi nella mia situazione: che ci posso fare?
SORIN (a Nina) Andiamo da mia sorella... La pregheremo tutti insieme di non andarsene. Non vero? (guardando nella direzione in cui uscito amraev) Che uomo insopportabile! Che tiranno!
NINA (impedendogli di alzarsi) Stia seduto, stia seduto... La spingiamo noi...
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Nina e Medvedenko spingono la sedia a rotelle.
NINA Che cosa orribile!..
SORIN S, s orribile...Ma lui non se ne andr, adesso gli parlo io.
Escono; restano solo Dorn e Polina Andreevna.
DORN Che noia, la gente! Bisognava semplicemente cacciar via a pedate tuo marito e invece finir che quella pappamolla di Petr Nikolaevič e sua sorella andranno a chiedergli scusa. Ci scommetto.
POLINA ANDREEVNA Ha mandato nei campi anche i cavalli da carrozza. E ogni giorno ci sono queste scenate. Se sapessi come mi sconvolgono queste cose! Finir per ammalarmi: vedi, tremo tutta... Non sopporto la sua villania. (con tono di supplica) Evgenij, mio adorato, prendimi con te... Il tempo passa, non siamo pi giovani, almeno una volta, alla fine delle nostre vite, cerchiamo di non nasconderci, di non mentire...
Pausa
DORN Ho cinquantacinque anni, tardi per cambiar vita.
POLINA ANDREEVNA Lo so, tu mi rifiuti perch ci sono altre donne nella tua vita, oltre me. Prenderle tutte impossibile. Capisco. Scusa se ti ho annoiato.
Nina compare vicino alla casa; coglie fiori.
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DORN Ma no, no niente.
POLINA ANDREEVNA La gelosia mi distrugge. Capisco, tu sei un medico, non puoi evitare le donne. Capisco...
DORN (a Nina, che si avvicina) Chi c?
NINA Irina Nikolaevna piange e Petr Nikolaevič ha un attacco d'asma.
DORN (si alza) Andiamo a dare a tutti e due qualche goccia di valeriana...
NINA (gli porge i fiori) Prenda!
DORN Merci bien. (va verso casa)
POLINA ANDREEVNA (va con lui) Deliziosi! (vicino a casa, con voce sorda) Datemi quei fiori! Datemeli immediatamente! (prende i fiori, li fa a pezzi e li butta via)
Entrambi entrano in casa
NINA (sola) Che strano veder piangere una grande attrice, e in pi per una stupidaggine! E non strano che uno scrittore famoso, amato dal pubblico, citato su tutti i giornali, fotografato ovunque, tradotto in varie lingue, passi la sua giornata a pescare
e si rallegri di aver preso due pesciolini? Io credevo che le persone famose fossero inaccessibili, altere, che disprezzassero la gente comune e che usassero il loro nome, proprio per punirla di guardare solo alla nobilt e alla ricchezza. E invece piangono,
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pescano, giocano a carte, ridono, si arrabbiano, come tutti...
TREPLEV (entra senza cappello, con il fucile e un gabbiano ucciso) Sei sola?
NINA S.
Treplev pone ai suoi piedi il gabbiano
NINA Che cosa vuol dire?
TREPLEV Oggi per vigliaccheria ho ucciso questo gabbiano.
Lo depongo ai tuoi piedi.
NINA Cosa ti succede? (raccoglie il gabbiano e lo guarda)
TREPLEV (dopo una pausa) Presto nello stesso modo io mi uccider.
NINA Non ti riconosco.
TREPLEV Sono io che da molto tempo ho smesso di riconoscere te. Tu sei cambiata nei miei confronti, il tuo sguardo freddo, la mia presenza ti imbarazza.
NINA Negli ultimi tempi sei diventato irritabile, ti esprimi in modo incomprensibile, usi strani simboli. Anche questo gabbiano evidentemente un simbolo, ma, scusa, io non lo capisco... (appoggia il gabbiano sulla panca) Sono troppo semplice per capirti.
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TREPLEV Tutto cominciato la sera in cui cos stupidamente
andato male il mio spettacolo. Le donne non perdonano l'insuccesso. L'ho bruciato, tutto fino all'ultima pagina. Se tu sapessi come sono infelice! La tua freddezza terribile, incredibile, come se un giorno svegliandomi vedessi il lago asciutto o inghiottito nelle viscere della terra. Poco fa hai detto che sei troppo semplice per capirmi. Ma, scusa, cosa c' da capire? Il testo non ti piaciuto, tu disprezzi la mia ispirazione, mi consideri un incapace, una nullit, uno come tanti... (pestando i piedi) Capisco, capisco perfettamente! E' come se avessi un chiodo piantato nel cervello, maledetto lui e il mio amor proprio che mi succhia il sangue, come un serpente...(vedendo Trigorin che viene avanti leggendo il suo taccuino) Ecco un vero talento; ecco che avanza come Amleto, anche lui col libro in mano. (canzonandolo) "Parole, parole, parole..." Questo sole non ti si ancora avvicinato, e tu gi sorridi, il tuo sguardo si scioglie ai suoi raggi. Non voglio disturbarti. (esce velocemente)
TRIGORIN (scrivendo sul taccuino) Fiuta tabacco e beve vodka...
Veste sempre di nero. Un maestro innamorato di lei...
NINA Buon giorno, Boris Alekseevič!
TRIGORIN Buon giorno a lei. Circostanze improvvise sembra ci costringano a partire oggi. E' poco probabile che noi due ci si riveda. Peccato. Non mi capita spesso di incontrare ragazze giovani, voglio dire giovani e interessanti, e ho gi dimenticato, non riesco addirittura immaginare come ci si senta a 18-19 anni,
ed per questo che nei miei racconti le ragazze di solito mi riescono poco spontanee. Ecco, mi piacerebbe, anche solo per un'ora, mettermi nei suoi panni, capire cosa pensa una creaturina come lei.
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NINA E io invece vorrei mettermi nei suoi panni.
TRIGORIN E perch?
NINA Per sapere come ci si sente a essere uno scrittore famoso, pieno di talento. Che sensazione d la celebrit? Cosa prova a sentirsi famoso?
TRIGORIN Cosa provo? Forse niente. Non ci ho mai pensato. (pensieroso) Una delle due: o lei sopravvaluta la mia fama, o non d nessuna emozione.
NINA E quando legge il suo nome sui giornali?
TRIGORIN Quando parlano bene, fa piacere, quando parlano male, per un paio di giorni sei di malumore.
NINA Che mondo meraviglioso! Se sapesse come la invidio! Il destino degli uomini cos diverso! C' chi trascina la propria esistenza sempre nello stesso modo, grigio, insignificante, e son tutti uguali, tutti infelici; e c' chi, come lei per esempio, ma ce n uno su un milione, ha una vita interessante, luminosa, piena di significato... Lei felice...
TRIGORIN Io? (stringendo le spalle) Hmm... Lei parla di fama, di felicit, di vita luminosa, interessante, ma per me, scusi se glielo dico, son tutte belle parole, un po' come la marmellata, che non mangio mai. Lei molto giovane e molto buona.
NINA La sua vita meravigliosa!
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TRIGORIN Cosa c' poi di tanto meraviglioso? (guarda l'orologio) Devo andare a scrivere. Scusi, non ho tempo...(ride) Lei ha, come si dice, messo il dito nella piaga, e divento subito inquieto, irritabile. E va bene, parliamo. Parliamo della mia vita meravigliosa, luminosa...Gi, ma da dove cominciamo? (dopo un attimo di riflessione) Ogni tanto abbiamo delle idee che ci ossessionano, c' per esempio chi pensa giorno e notte alla luna; anch'io ho la
mia luna. Giorno e notte mi tormenta lo stesso implacabile pensiero: devo scrivere, devo scrivere, devo... Appena finisco un racconto, non so perch, devo mettermi a scriverne un altro, e poi un terzo, e dopo il terzo un quarto... Non posso fermarmi, non posso fare altro. Che c' di meraviglioso, di luminoso, le domando? E' una vita da cani, altro che! Adesso sono qui con lei, ma mi agito perch ogni minuto mi torna in mente che mi aspetta un racconto da finire. Non so, per esempio, vedo una nuvola che sembra un pianoforte. Penso: bisogner che in qualche punto del racconto
ci metta una nuvola che sembra un pianoforte. Sento profumo d'eliotropio. Subito associo: odore dolciastro, colore vedovile, da usare nella descrizione di una sera d'estate. Registro ogni frase, ogni parola che pronunciamo io e lei, e subito le sistemo nel mio ripostiglio letterario: chi sa che non possano servire! Quando finisco un lavoro, corro a teatro o a pescare: almeno riuscissi a riposarmi, rilassarmi, macch, comincia a girarmi in testa, come una palla di ghisa, un nuovo soggetto e allora bisogna correre a tavolino a scrivere, scrivere. E sempre cos, sempre cos, sono io stesso che non so darmi pace, mi accorgo che divoro la mia vita, che per dare quel po' di miele intorno a me, porto via il polline ai miei fiori pi belli, addirittura li strappo e ne calpesto le radici.
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Sono o non sono un pazzo? Del resto crede che parenti e amici mi trattino come una persona normale? "Allora, che cosa stai scrivendo di bello? Che cosa ci regali questa volta?" Sempre la stessa storia, sempre la stessa storia e mi sembra che attenzioni, lodi, entusiasmi non siano altro che menzogne, che mi si menta come si mente a un malato; ogni tanto mi viene perfino il sospetto che un giorno o l'altro qualcuno mi si avvicini quatto quatto alle spalle, mi afferri e mi sbatta in manicomio, come nelle Memorie di un pazzo di Gogol. Non parliamo poi dei primi anni, di quelli che chiamano gli anni pi belli, quando ho cominciato: scrivere per me era una tortura continua. Un principiante, soprattutto quando non ha successo, si sente goffo, sfasato, inutile, ha continuamente i nervi a fior di pelle, ronza senza sosta intorno ai veri scrittori e artisti senza che mai nessuno lo noti, lo riconosca, e non osa guardar nessuno dritto negli occhi come il giocatore fanatico che ha finito i soldi. Io non vedevo in faccia i miei lettori, ma chiss perch me li immaginavo ostili, diffidenti. Io avevo paura del pubblico, mi terrorizzava, e quando andava in scena qualche mio nuovo lavoro, ero ogni volta convinto che met del pubblico fosse ostile, l'altra met del tutto indifferente. Che orrore! Che tortura!
NINA Scusi, ma l'ispirazione, il processo creativo non le danno momenti sublimi, esaltanti?
TRIGORIN S, scrivere piacevole. Anche correggere le bozze
piacevole... ma appena una cosa stampata, non la sopporto pi, mi sembra che sia stato uno sbaglio, che non avrei dovuto nemmeno cominciare a scriverla, mi irrita, mi sento uno straccio...
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(ridendo) S, s, mi leggono e poi..."S, non male, ha talento... Non male, ma, intendiamoci, Tolstoj un'altra cosa"
oppure "Bellissimo, ma Padri e figli di Turgenev meglio". E cos, fino alla tomba, di tutto quello che scriver diranno: non male, ha talento, non male, ha talento, tutto qui; e quando morr, gli amici, passando vicino alla mia tomba diranno; "Qui giace Trigorin. Era un bravo scrittore, ma non all'altezza di un Turgenev".
NINA Scusi, ma mi rifiuto di seguirla. Lei semplicemente viziato dal successo.
TRIGORIN Quale successo? Non mi sono mai piaciuto. Non mi piaccio come scrittore. E la cosa peggiore che spesso vivo come in trance e non capisco quello che scrivo... Amo quest'acqua, questi alberi, il cielo, la natura mi stimola, mi fa venire una voglia invincibile di scrivere. Ma io non descrivo solo paesaggi, sono anche un cittadino, amo la mia patria, il mio popolo, sento che se sono scrittore ho l'obbligo di parlare del popolo, delle sue sofferenze, del suo futuro, di parlare di scienza, di diritti dell'uomo e di altre cose ancora, e parlo di tutto, non smetto un momento, tutti mi vogliono da tutte le parti, tutti si arrabbiano, e io mi affanno di qua e di l, come una volpe braccata dai cani, e mi rendo conto che la vita e la scienza vanno avanti e io resto sempre pi indietro, come se avessi perso il treno e in fin dei conti mi sembra di non saper far altro che descrivere paesaggi e in tutto il resto sono falso, falso, falso fino al midollo.
NINA Lei lavora troppo, non ha n tempo n voglia di
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riconoscere il proprio valore. Anche se scontento di se, per gli altri lei grande, meraviglioso! Se io fossi uno scrittore della sua grandezza, offrirei tutta la mia vita al pubblico, ma vorrei fargli capire che la felicit consiste nell'elevarsi fino a me: solo allora otterrei il vero trionfo.
TRIGORIN Gi, il trionfo... Chi sono io, Agamennone?
Entrambi sorridono.
NINA Per la felicit di essere scrittrice o artista sopporterei l'ostilit dei genitori, il bisogno, le delusioni, vivrei in una soffitta
e mangerei solo pane nero, accetterei l'angoscia dell'insoddisfazione, ma in cambio potrei aspirare alla gloria... alla vera, grande gloria...
(si nasconde il viso tra le mani) Mi gira la testa...Uff!..
VOCE DELLA ARKADINA (dalla casa) Boris Alekseevič!
TRIGORIN Mi chiamano...Probabilmente per fare le valigie.
Non ho voglia di partire. (si volta a guardare il lago) Che paradiso, qui!..
E' cos bello!
NINA Vede la casa e il giardino sull'altra sponda?
TRIGORIN S.
NINA E' la tenuta della mia povera mamma. Io sono nata l. Ho passato tutta la vita sulle rive di questo lago e lo conosco palmo a palmo.
TRIGORIN E bello l da lei! (vedendo il gabbiano) E questo cos'?
NINA Un gabbiano. L'ha ucciso Kostja.
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TRIGORIN Bello!. Davvero non ho voglia di partire. Convinca lei Irina Nikolaevna a restare. (prende appunti sul taccuino)
NINA Cosa scrive?
TRIGORIN Cos, prendo appunti... Mi venuto in mente un soggetto. (nasconde il taccuino) Un soggetto per un racconto breve: sulla riva di un lago vive fin dall'infanzia una ragazza, come lei: ama il lago, come un gabbiano, libera e felice come un gabbiano. Poi per caso capita l un uomo, la vede e, per ammazzare il tempo, le distrugge la vita, proprio come a questo gabbiano.
Pausa
L'Arkadina appare alla finestra.
ARKADINA Boris Alekseevič, dove sei?
TRIGORIN Vengo. (si avvia e si volta verso Nina; vicino alla finestra, alla Arkadina) Cosa c'?
ARKADINA Restiamo.
Trigorin entra in casa
NINA (si avvicina alla ribalta; dopo un attimo di riflessione) E' un sogno!
Sipario
ATTO TERZO
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Sala da pranzo in casa Sorin. A destra e a sinistra porte. Una credenza. Una vetrina con medicine. In mezzo alla stanza un tavolo. Una valigia e scatole di cartone: si notano preparativi per la partenza. Trigorin fa colazione. Maa in piedi accanto al tavolo.
MAA Tutto questo glielo racconto perch lei uno scrittore. Le pu servire. Le dico con tutta sincerit: se si fosse ferito gravemente, non sarei sopravvissuta nemmeno un istante. E dire che sono coraggiosa. Cos ho deciso: mi strapper questo amore dal cuore, definitivamente.
TRIGORIN In che modo?
MAA Mi sposo. Con Medvedenko.
TRIGORIN Col maestro?
MAA S.
TRIGORIN Non capisco che bisogno c?
MAA Amare senza speranza, aspettare per anni che succeda qualcosa... Quando sar sposata, non avr pi tempo per pensare all'amore, nuove preoccupazioni metteranno a tacere il passato. E comunque sar una cosa nuova. Un altro?
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TRIGORIN Sar troppo?
MAA Ma no! (versa due bicchierini) Non mi guardi cos. Le donne bevono pi spesso di quanto voi pensiate. Una minoranza beve davanti a tutti, come me, la maggioranza invece di nascosto. E sempre vodka o cognac. (tocca il bicchiere di Trigorin) Alla sua! Lei
una persona alla mano, mi dispiace che se ne vada. TRIGORIN Neanch'io ho voglia di partire. MAA E lei le chieda di restare.
TRIGORIN No, questa volta non rester. Suo figlio si sta comportando con assoluta mancanza di tatto. Prima si spara, poi, a quanto dicono, vuol sfidarmi a duello. Per che cosa, poi? Fa il broncio, sbuffa, predica nuove forme...Ma c' posto per tutte, per le nuove e per le vecchie, perch farsi la guerra?
MAA B, c' di mezzo anche la gelosia. Comunque non son fatti miei.
Pausa
Jakov attraversa la scena da sinistra a destra con una valigia: entra Nina e si ferma accanto alla finestra
MAA Il mio maestro non sar una cima, ma buono, povero
e mi ama davvero. Fa pena. Anche la sua vecchia madre fa pena.
Bene, mi permetta di augurarle ogni bene. Non serbi un cattivo
ricordo di me. (gli stringe forte la mano) La ringrazio molto per la
sua attenzione. Mi mandi i suoi libri, con la dedica, mi raccomando.
Non scriva "Alla gentile eccetera, eccetera", ma semplicemente
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"A Mar'ja, sola e abbandonata, che non si sa perch vive su questa terra". Addio!
NINA (tendendo i pugni chiusi verso Trigorin) Destra o sinistra?
TRIGORIN Destra.
NINA (sospirando) No. E' quella sbagliata. Volevo sapere la mia sorte: fare o non fare l'attrice? Potessi avere un consiglio da qualcuno!
TRIGORIN Non si possono dar consigli.
NINA Ci separiamo e... probabilmente non ci rivedremo pi. La prego di accettare in mio ricordo questa piccola medaglia. Ho fatto incidere le sue iniziali... e da questo lato il titolo di un suo racconto: I giorni e le notti.
TRIGORIN Che carino! (bacia la medaglia) Che bel regalo!
NINA Si ricordi di me qualche volta.
TRIGORIN Me ne ricorder. Mi ricorder di come era quel giorno pieno di luce, una settimana fa, se non sbaglio: portava un abito chiaro... parlavamo... sulla panchina c'era il gabbiano bianco.
NINA (pensierosa) S, il gabbiano...
Pausa
NINA Non possiamo pi parlare, viene gente... Prima di partire, mi conceda due minuti, la prego... (esce verso sinistra)
Entrano contemporaneamente da destra l'Arkadina, Sorin in frac con decorazione, poi Jakov, affaccendato coi bagagli.
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ARKADINA Resta a casa, vecchio mio. Cosa vai a far visite con i tuoi reumatismi? (a Trigorin) Chi uscito? Nina?
TRIGORIN S.
ARKADINA Pardon, abbiamo disturbato... (si siede) Mi sembra di aver messo tutto in valigia. Sono distrutta.
TRIGORIN (legge sulla medaglia) I giorni e le notti, pagina 121, righe 11 e 12.
JAKOV (sparecchiando la tavola) Anche la canna da pesca devo mettere tra i bagagli?
TRIGORIN S, mi servir ancora. I libri dalli a chi ti pare.
JAKOV S, signore.
TRIGORIN (fra s) Pagina 121, righe 11 e 12. Che c' in quelle righe? (alla Arkadina) Ci sono i miei libri in casa?
ARKADINA S, sono nello studio di mio fratello, nella vetrina d'angolo.
TRIGORIN Pagina 121...(esce)
ARKADINA Davvero, Petrua, dovresti restare a casa...
SORIN Voi ve ne andate, mi fa tristezza restare a casa.
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ARKADINA E in citt cosa vai a fare?
SORIN Niente di particolare, cos. (ride) Ci sar la posa della prima pietra della sede del Consiglio provinciale e cose del genere...
Ho voglia per un paio d'ore di scrollarmi di dosso questa stupida vita, tanto tempo che vivo rintanato come una talpa. Ho ordinato che attacchino i cavalli per l'una, partiremo insieme.
ARKADINA (dopo una pausa) Su, resta qui, non immalinconirti,
non prendere freddo. Bada a mio figlio. Abbi cura di lui. Dagli qualche buon consiglio.
Pausa
ARKADINA Ecco, parto senza sapere perch Kostja si sparato. Credo che la causa principale sia stata la gelosia, e prima porter via di qui Trigorin, meglio sar.
SORIN Che ti posso dire? Ci sono state anche altre cause. Cerca di capire, giovane, intelligente, vive in campagna, isolato, senza denaro, senza una posizione, senza un futuro. Non ha niente da fare. Si vergogna, ha quasi paura di questo suo non far niente.
Io gli voglio un gran bene, lui mi affezionato, ma in fin dei conti gli sembra di essere di peso qui, di sfruttarmi, di essere un parassita. Cerca di capire, ha anche lui il suo amor proprio...
ARKADINA Quante preoccupazioni per questo figlio! (pensierosa) Se trovasse un impiego, che so...
SORIN (fischietta; poi con una certa esitazione) A me sembra che la
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cosa migliore sarebbe che tu... gli dessi un po' di soldi. Prima di tutto deve vestirsi decentemente: non vedi che da tre anni porta sempre la stessa giacchetta, non ha neanche un cappotto...(ride)
E poi non gli farebbe male andarsene un po' a spasso... Che so io, all'estero... In fin dei conti non poi tanto caro.
ARKADINA B... Un vestito, posso pensarci, ma all'estero...
No, in questo momento non posso neanche un vestito. (decisa)
Non ho un soldo!
Sorin ride.
ARKADINA Non ne ho!
SORIN (fischietta) E va bene. Scusami, cara, non ti arrabbiare.
Ti credo... Sei una donna nobile, generosa.
ARKADINA (attraverso le lacrime) Non ho un soldo!
SORIN Se avessi soldi, ovviamente, glieli darei io, ma non ho niente, neanche un centesimo. (ride) La mia pensione se la prende tutta l'amministratore e la usa per i lavori agricoli, l'allevamento
del bestiame, l'apicoltura: son denari buttati, lo so. Le api muoiono, le mucche anche, i cavalli non me li danno mai...
ARKADINA Ma s, s, i soldi li avrei, ma sono un'attrice; le sole toilettes mi costano una fortuna.
SORIN Sei buona, sei cara... Ti stimo...S... Ma di nuovo mi sta succedendo qualcosa... (barcolla) Mi gira la testa. (si appoggia al tavolo) Mi sento male, ecco tutto.
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ARKADINA (spaventata) Petrua! (cercando di sorreggerlo) Petrua, mio caro... (grida) Aiuto! Aiuto!
Entrano Treplev con una benda intorno alla testa e Medvedenko.
ARKADINA Sta male!
SORIN Non niente, non niente... (sorride e beve dell'acqua) E' gi passato...in fin dei conti...
TREPLEV (alla madre) Non spaventarti mamma, non c' pericolo.
In questi ultimi tempi gli capita spesso. (allo zio) Zio, devi distenderti.
SORIN Un poco, s...Per in citt ci vado lo stesso... Mi distendo e poi vado... mi sembra ovvio, no?.. (esce, appoggiandosi al bastone)
MEDVEDENKO (lo accompagna tenendolo sotto braccio) Conosco un indovinello: al mattino a quattro zampe, a mezzogiorno a due, alla sera a tre...
SORIN (ride) Gi. E la notte sul groppone. Grazie, posso andare da solo...
MEDVEDENKO Su, non fate complimenti!..
Medvedenko e Sorin escono.
ARKADINA Che spavento!
TREPLEV A lui non fa bene vivere in campagna. Si intristisce. Mamma, sai cosa potresti fare, se volessi fare un bel gesto? Prestargli due o tremila rubli, cos potrebbe vivere in citt tutto l'anno.
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ARKADINA Non ho un soldo. Sono un'attrice non un banchiere.
Pausa
TREPLEV Mamma, rifammi la fasciatura, lo fai cos bene.
ARKADINA (prende dalla vetrina dei medicinali lo iodoformio e la cassetta per la fasciatura) Il medico ritarda.
TREPLEV Aveva promesso di venire alle dieci ed gi mezzogiorno.
ARKADINA Siediti. (gli toglie la benda) Sembra che tu abbia un turbante. Ieri passato uno e ha chiesto in cucina di che nazionalit sei. La ferita si cicatrizzata quasi del tutto. E' rimasto qualche segnetto da niente. (lo bacia sulla testa) Senza di me, non farai pi pum-pum?
TREPLEV No, mamma. E' stato un momento di pazzia, di disperazione, ho perso il controllo. Non si ripeter. (le bacia la mano) Hai mani d'oro. Ricordo, tanto tempo fa, quando recitavi ancora
nei teatri imperiali, io era un bambino, nel cortile ci fu una rissa, picchiarono una lavandaia che viveva l. Ricordi? La sollevarono che era svenuta... E tu andavi sempre da lei, le portavi le medicine, lavavi i suoi bambini nella tinozza. Possibile che non ricordi?
ARKADINA No. (avvolge la nuova benda)
TREPLEV Nella stessa casa vivevano due ballerine...Venivano da te a bere il caff...
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ARKADINA Ah, s, questo lo ricordo.
TREPLEV Erano cos bigotte.
Pausa
TREPLEV Da un po' di tempo, soprattutto in questi giorni, ti voglio bene con la stessa tenerezza e lo stesso abbandono di quando ero bambino. Oltre a te, ora, non ho nessuno. Ma perch, perch tra me e te si messo lui?
ARKADINA Tu non lo capisci, Konstantin. E' una persona di grandi qualit..
TREPLEV Sar, ma quando gli hanno riferito che volevo sfidarlo a duello, le sue grandi qualit non gli hanno impedito di fare il vigliacco. Parte! Che fuga vergognosa!
ARKADINA Stupidaggini! Sono io che lo porto via. La nostra relazione, certo pu non piacerti, ma tu sei intelligente, aperto, e io ho il diritto che tu rispetti la mia libert.
TREPLEV Io rispetto la tua libert, ma anche tu devi rispettare la mia: e dunque di quell'uomo lasciami pensare quel che mi pare. Grandi qualit! Noi a momenti litighiamo a causa sua, e lui intanto, chiss dove, in salotto o in giardino, se la ride di me e di te, da lezioni a Nina, cerca di convincerla che lui un genio.
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ARKADINA Ci provi gusto a dirmi delle cattiverie. Io stimo quell'uomo e ti prego, evita, in mia presenza, di parlar male di lui.
TREPLEV Io invece non lo stimo. Vorresti che anch'io lo ritenessi un genio, ma, scusami, non so mentire, le sue opere mi fanno schifo.
ARKADINA E' solo invidia. Ai presuntuosi senza talento non resta altro che parlar male di quelli che hanno vero talento. Bella consolazione, non c' che dire!
TREPLEV (ironicamente) Vero talento! (con rabbia) Io ho pi talento di tutti voi, se lo vuoi sapere! (si strappa la fasciatura dalla testa) Voi siete schiavi della routine, solo perch avete avuto uno straccio di successo credete di poter dettar legge, e vi permettete di considerare spazzatura tutto ci che fanno gli altri! Io vi disprezzo! Io disprezzo sia te che lui!
ARKADINA Decadente!..
TREPLEV Torna al tuo adorato teatro, continua a recitare le tue commedie da quattro soldi!
ARKADINA Non ho mai recitato commedie da quattro soldi. Smettila! Tu non sei capace di scrivere nemmeno uno squallido vaudeville. Borghesuccio di Kiev! Parassita!
TREPLEV Spilorcia!
ARKADINA Pezzente!
Treplev si siede e piange in silenzio.
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ARKADINA Nullit! (passeggiando agitata) Non piangere. Non bisogna piangere...(piange) Non bisogna...(gli bacia la fronte, le guance, la testa) Bambino mio adorato, scusami... Scusa questa tua madre sciagurata, questa tua madre infelice.
TREPLEV (abbracciandola) Se tu sapessi! Ho perduto tutto. Lei non mi ama, non riesco pi a scrivere... ho perduto ogni speranza...
ARKADINA Non disperare... Tutto passa. Io lo porto via e lei
ti amer di nuovo. (gli asciuga le lacrime) Basta. Abbiamo gi fatto pace.
TREPLEV (le bacia la mano) S, mamma.
ARKADINA (teneramente) Fai pace anche con lui. A che servono i duelli... a che servono?
TREPLEV Va bene... Solo, mamma, permettimi di non salutarlo. Mi peserebbe troppo... non potrei sopportarlo... (entra Trigorin) Ecco.. Me ne vado... (ripone velocemente le medicine nell'armadietto) La fasciatura me la rifar il dottore...
TRIGORIN (sfoglia un libro) Pagina 121... righe 11 e 12... Ecco...
(legge) "Se un giorno avrai bisogno della mia vita, vieni e prendila".
Treplev raccoglie la benda e esce.
ARKADINA (guardando l'orologio) Fra poco i cavalli saranno pronti.
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TRIGORIN (fra s) Se un giorno avrai bisogno della mia vita, vieni e prendila.
ARKADINA Hai tutto pronto, spero.
TRIGORIN (impaziente) S, s... (assorto) Perch in questo messaggio di un'anima pura sento risuonare tanta tristezza, perch mi si stringe il cuore cos dolorosamente?.. Se un giorno avrai bisogno della mia vita, vieni e prendila. (alla Arkadina) Rimaniamo ancora un giorno.
La Arkadina scuote la testa negativamente.
TRIGORIN Rimaniamo!
ARKADINA Mio caro, so che cosa ti trattiene qui. Fai uno sforzo, cerca di controllarti. Hai perduto la testa.
TRIGORIN Anche tu cerca di controllarti, cerca di capire, sii ragionevole, ti prego, comportati da vera amica...(le afferra la mano) Tu sei capace di ogni sacrificio... Cerca di capire, lasciami fare...
ARKADINA (molto agitata) Sei davvero cos innamorato?
TRIGORIN C' qualcosa che mi attrae in lei! Forse quello di cui ho bisogno in questo momento.
ARKADINA L'amore di una ragazzina di provincia? Oh, come ti conosci poco!
TRIGORIN Ogni tanto la gente sogna ad occhi aperti, e io in questo momento parlo con te ma come se dormissi e la vedessi
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in sogno... Che sogni dolci, meravigliosi... Lasciami...
ARKADINA (tremando) No, no... Io sono una donna come tutte le altre, non puoi parlarmi cos... Non mi tormentare, Boris... Ho paura..
TRIGORIN Se vuoi, puoi essere diversa da tutte le altre. Un amore giovane, incantevole, pieno di poesia, di sogni: non c' altro sulla terra che pu dare la felicit! Un amore cos io non l'ho ancora conosciuto... Quando ero giovane, non avevo tempo, correvo da una redazione all'altra, lottavo con la miseria... Adesso eccolo, arrivato, mi ha preso... Che senso ha fuggirlo?
ARKADINA (con ira) Sei completamente impazzito!
TRIGORIN Forse.
ARKADINA Vi siete tutti messi d'accordo oggi per torturarmi! (piange)
TRIGORIN (si afferra la testa con le mani) Non capisce! Non vuol capire!
ARKADINA Possibile che io sia cos vecchia e brutta che mi si possa parlare, senza alcun riguardo, di altre donne? (lo abbraccia e lo bacia) Ah, tu hai perso la testa! Amore, amore mio... Tu sei l'ultima pagina della mia vita! (si mette in ginocchio) Tu, mia gioia, mio orgoglio, mia felicit... (gli abbraccia le ginocchia) Se mi lasci anche solo per un istante, sappi che non sopravviver, impazzir, amore mio, mio splendore, mio tesoro...
TRIGORIN Pu arrivare qualcuno. (la aiuta a sollevarsi)
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ARKADINA Che m'importa, non mi vergogno del mio amore per te. (gli bacia la mano) Tesoro mio, hai perso la testa, stai per fare una pazzia, ma io non voglio, non ti permetto... (ride) Tu sei mio...sei mio... Questa fronte mia, questi occhi sono miei, questi meravigliosi, morbidi capelli sono miei... Tu sei tutto mio. Sei straordinario, intelligente, il migliore di tutti gli scrittori, sei l'unica speranza della Russia... Sei cos spontaneo, semplice, spiritoso... Con un solo tratto sai cogliere l'essenziale di uomini e cose, i tuoi personaggi sembrano vivi. Non si possono leggere le tue pagine senza entusiasmo! Credi che siano solo belle parole? Che ti stia mentendo? Guardami negli occhi... guardami... Ti sembra che stia mentendo? Credimi, sono l'unica che ti apprezzi, che ti dica la verit, amore mio, mio tesoro... Parti con me? S? Non mi lasci?
TRIGORIN Non ho forza di volont... Non l'ho mai avuta... Sono sempre stato debole, fiacco, smidollato, come posso piacere a una donna? E va bene, prendimi, portami via, tienimi stretto, non mi lasciare nemmeno per un istante...
ARKADINA (tra s) Ora mio. (disinvolta, come se niente fosse successo) Comunque, se vuoi, puoi restare. Partir sola, mi raggiungerai pi tardi, fra una settimana. In realt, che fretta c'?
TRIGORIN No, meglio partire insieme.
ARKADINA Come vuoi. Se preferisci, partiamo insieme...
Pausa
Trigorin scrive qualcosa nel suo taccuino.
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ARKADINA Cosa scrivi?
TRIGORIN Stamattina ho sentito una bella espressione: "pineta virginea"... Mi pu servire. (si stira) Allora, si parte? Di nuovo treni, stazioni, buffets, polpette, chiacchere...
AMRAEV (entra) Ho l'onore di annunciare, con rammarico, che i cavalli son pronti. E' ora di andare alla stazione, egregia signora; il treno arriva alle due e cinque. Mi raccomando, Irina Nikolaevna, fatemi sapere che fine ha fatto l'attore Suzdal'cev. E' vivo? Come sta? Che bevute ci siamo fatti insieme...
Nell' Assalto alla diligenza era insuperabile... A Elizavetgrad con lui, se ben ricordo, recitava Izmajlov, altro attore coi fiocchi... Non vi
affannate, signora, cinque minuti li abbiamo ancora. Una volta, in un melodramma, facevano la parte dei cospiratori e quando li arrestavano, dovevano dire "Siamo caduti in trappola", e invece a Izmajlov scapp: "Siamo caduti in tarpola". (ride) In tarpola!..
Mentre parla, Jakov armeggia vicino alle valigie, la cameriera porta alla Arkadina il cappello, il mantello, l'ombrello e i guanti; tutti aiutano l'Arkadina a vestirsi. Dalla porta di sinistra si affaccia il cuoco, che, dopo un attimo di attesa, entra esitante. Entra Polina Andreevna, poi Sorin e Medvedenko.
POLINA ANDREEVNA (con un cestino) Le ho portato qualche prugna per il viaggio... Sono molto dolci. Le assaggi...
ARKADINA Lei molto cara, Polina Andreevna.
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POLINA ANDREEVNA Addio, mia cara! E scusi se c' stato qualche malinteso. (piange)
ARKADINA (la abbraccia) Tutto andato bene, tutto andato bene. Per adesso niente lacrime.
POLINA ANDREEVNA Il tempo passa e non torna indietro.
ARKADINA Che farci!
SORIN (in cappotto con la pellegrina, cappello e bastone, esce dalla porta di sinistra attraversando la stanza) Sorellina, ora, cerchiamo di non far tardi, se possibile. Io salgo in carrozza. (esce)
MEDVEDENKO Io vado a piedi alla stazione... Tanto vado svelto... (esce)
ARKADINA Arrivederci, miei cari... Se tutto va bene, ci vedremo l'estate prossima...
La cameriera, Jakov e il cuoco le baciano la mano.
ARKADINA Non dimenticatemi. (d al cuoco un rublo) Ecco un rublo per voi tre.
CUOCO Mille grazie, signora. Buon viaggio! Obbligatissimi!
JAKOV Che Dio vi protegga!
AMRAEV Mandateci ogni tanto due righe! Addio Boris Alekseevič!
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ARKADINA Dov' Kostja? Ditegli che parto. Voglio salutarlo. Ricordatevi di me! (a Jakov) Ho dato un rublo al cuoco. E' per tutti e tre.
Tutti escono a destra. La scena rimane vuota. In quinta rumori di quando si parte. La cameriera entra per prendere dal tavolo il cestino di prugne, poi esce di nuovo.
TRIGORIN (torna indietro) Ho dimenticato il mio bastone.
Dev'essere in terrazza.
Si avvia e sulla porta di sinistra incontra Nina che sta entrando.
TRIGORIN E lei? Stiamo partendo...
NINA Sentivo che ci saremmo incontrati ancora. (eccitata) Boris Alekseevič, ho preso una decisione irrevocabile, il dado tratto, far l'attrice. Domani non sar pi qui, lascio mio padre, abbandono tutto, comincio una nuova vita... me ne vado come lei... a Mosca. Ci vedremo l.
TRIGORIN (guardandosi in giro) Scenda allo Slavjanskij Bazar...
Me lo faccia sapere subito...Molčanovka, casa Gorochol'skij...
Adesso devo andare...
Pausa
NINA Ancora un minuto ...
TRIGORIN (a mezza voce) Sei meravigliosa... Che felicit sapere che fra poco ci rivedremo!
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Nina abbandona il capo sul suo petto.
TRIGORIN Rivedr questi splendidi occhi, questo incantevole, tenero sorriso... questi dolci lineamenti, questa espressione di purezza angelica... Amore mio...
Lungo bacio.
Sipario
Tra il terzo e il quarto atto passano due anni
ATTO QUARTO
Uno dei salotti in casa Sorin, trasformato da Konstantin Gavrilovič in stanza da lavoro. A destra e a sinistra porte che danno su stanze interne. Di fronte una porta a vetri che d sul terrazzo. Oltre ai tradizionali mobili da salotto, nell'angolo destro una scrivania, accanto alla porta di sinistra un divano alla turca, una vetrina con libri, libri sui davanzali delle finestre, sulle sedie. E' sera. E' accesa una lampada con paralume.
Penombra. Si sentono gli alberi stormire e il vento ululare nei camini. Il guardiano nel giardino batte col suo bastone. Entrano Medvedenko e Maa.
MAA (chiamando) Konstantin Gavrilovič! Konstantin Gavrilovič! (guardandosi intorno) Non c' nessuno. Il vecchio continua a chiedere dov' Kostja, dov' Kostja...Non pu vivere senza di lui...
MEDVEDENKO Ha paura della solitudine. (mettendosi in ascolto) Che tempo spaventoso. Dura gi da due giorni.
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MAA (alza la fiamma della lampada) E che onde sul lago. Enormi.
MEDVEDENKO In giardino buio. Bisognerebbe dire di togliere quel teatro. Sta l nudo come uno scheletro, il sipario sbatte al vento. Ieri sera, quando ci sono passato vicino, mi sembrato di sentir piangere qualcuno.
MAA Tu pensa...
Pausa
MEDVEDENKO Maa, andiamo a casa!
MAA (scuote negativamente la testa) Io resto qui a dormire.
MEDVEDENKO (supplichevole) Maa, andiamo! Il bambino avr fame.
MAA Stupidaggini. Gli dar da mangiare Matrena.
Pausa
MEDVEDENKO Poverino. E' gi la terza notte che non vede la mamma.
MAA Come sei diventato noioso. Prima almeno facevi il filosofo, ma adesso: il bambino, a casa, il bambino, a casa, sempre la stessa solfa.
MEDVEDENKO Su, Maa, andiamo!
MAA Vacci tu.
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MEDVEDENKO Tuo padre non mi d i cavalli.
MAA Te li d. Se glieli chiedi, te li d.
MEDVEDENKO E va bene, ci provo. Vuol dire che vieni domani?
MAA (fiuta tabacco) Va bene, domani. Che ossessione...
Entrano Treplev, Polina Andreevna; Treplev porta dei cuscini e una coperta, Polina Andreevna della biancheria da letto; appoggiano tutto sul divano alla turca, poi Treplev si dirige alla sua scrivania e si siede.
MAA Cosa succede?
POLINA ANDREEVNA Petr Nikolaevič ha chiesto di fargli il letto vicino a Kostja.
MAA Faccio io ... (prepara il letto)
POLINA ANDREEVNA (sospirando) I vecchi sono come bambini... (si avvicina alla scrivania e, appoggiando i gomiti, guarda un manoscritto)
Pausa
MEDVEDENKO B, io vado. Arrivederci, Maa. (bacia la mano alla moglie) Arrivederci, Polina Andreevna. (fa per baciare la mano alla suocera)
POLINA ANDREEVNA (seccata) Su, va, non fare tante storie.
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MEDVEDENKO Arrivederci Konstantin Gavrilovič.
Treplev gli d la mano in silenzio; Medvedenko esce.
POLINA ANDREEVNA (guardando il manoscritto) Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe diventato un vero scrittore, Kostja! E le riviste cominciano anche a pagarla, grazie a Dio! (gli passa una mano tra i capelli) E anche diventato bello... Kostja, mio caro, sia un po' pi affettuoso con la mia Maa!..
MAA (preparando il letto) Lascialo in pace, mamma.
POLINA ANDREEVNA (a Treplev) E' una brava ragazza.
Pausa
POLINA ANDREEVNA Alle donne, Kostja, alle volte basta un niente, uno sguardo affettuoso. Lo so per esperienza.
Treplev si alza e esce in silenzio.
MAA Ecco, si seccato. Che bisogno c'era di insistere!
POLINA ANDREEVNA Mi fai pena, Maen'ka.
MAA Bella consolazione!
POLINA ANDREEVNA Mi dispiace vederti cos, bambina mia.
Io so tutto, capisco tutto.
MAA Tutte stupidaggini. L'amore senza speranza c' solo nei romanzi. Idiozie. Basta non buttarsi gi, non restar l con le
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mani in mano ad aspettare... Se arriva lamore: via! Via! Hanno promesso di trasferire mio marito in un altro distretto. Appena ci trasferiremo, dimenticher tutto... ci metter una bella pietra sopra.
Due stanze pi in l suonano un valzer melanconico.
POLINA ANDREEVNA Kostja suona. Vuol dire che triste...
MAA (fa due o tre giri di valzer in silenzio) L'importante, mamma,
non averlo davanti agli occhi. Se il mio Semen avr il trasferimento, stai tranquilla che in un mese l'avr bell'e dimenticato. Tutte stupidaggini.
Si apre la porta di sinistra, Dorn e Medvedenko spingono Sorin in sedia a rotelle..
MEDVEDENKO Adesso a casa siamo in sei, e in questi giorni aumentata la farina.
DORN Non c' che rimboccarsi le maniche.
MEDVEDENKO Fa presto lei a parlare, con tutti i soldi che ha.
DORN Soldi? In trent'anni di lavoro, ma di quello sodo, senza sosta n di giorno n di notte, son riuscito a metter da parte duemila rubli in tutto, e anche quelli li ho fatti fuori all'estero poco tempo fa. Non ho pi un soldo.
MAA (al marito) Sei ancora qui?
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MEDVEDENKO (con aria colpevole) Come faccio, se non mi danno i cavalli?
MAA (con irritazione e amarezza, a mezza voce) Potessi sparire dalla faccia della terra!
La sedia a rotelle viene portata nella parte sinistra della camera; Polina Andreevna, Maa e Dorn si siedono accanto; Medvedenko, avvilito, si mette da parte.
DORN Per, quanti cambiamenti qui da voi! Il salotto lo avete fatto diventare uno studio.
MAA Qui Kostja lavora meglio. Quando vuole, pu uscire in giardino a pensare.
Si sentono i colpi del bastone del guardiano.
SORIN Dov' mia sorella?
DORN E' andata alla stazione a prendere Trigorin. Sar qui fra poco.
SORIN Se avete ritenuto necessario far venire qui mia sorella, vuol dire che sto proprio male. (dopo un attimo di silenzio) Per strano, sto male e non mi danno nessuna medicina.
DORN Su, avanti, cosa vuole? Gocce di valeriana? Soda? Chinino?
SORIN Oh, ricomincia coi soliti sofismi. Che castigo! (indicando col capo il divano) L'hanno preparato per me?
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POLINA ANDREEVNA Per lei, Petr Nikolaevič.
SORIN Grazie.
DORN (canticchia) "Sul mare luccica l'astro d'argento..."
SORIN Voglio suggerire a Kostja il soggetto per un racconto. Il titolo potrebbe essere: "L'uomo che ha voluto", "L'homme qui a voulu". In giovent avrei voluto diventare uno scrittore, e non ci sono riuscito; avrei voluto essere un buon parlatore, e parlo in modo spaventoso (si rif il verso) "gi, perch poi, ecco tutto, in fin dei conti... " e invece di arrivare al punto, non la finisco mai; avrei voluto sposarmi, e non mi sono sposato; avrei voluto stare sempre in citt e finisco la mia vita in campagna, ecco tutto.
DORN Avrei voluto diventare consigliere di stato e lo sono diventato.
SORIN (ride) Questo proprio non l'avrei voluto. E' venuto da s.
DORN Essere insoddisfatto della vita a sessantadue anni, ammetta, meschino.
SORIN Ci risiamo! Lo capisce o no che ho ancora voglia di vivere?
DORN Sciocchezze. Secondo le leggi di natura, ogni vita ha una fine.
SORIN Dice cos perch lei la vita se l goduta. Se l goduta e
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adesso non le importa pi di niente e di nessuno. Ma morire anche a lei fa paura.
DORN La paura della morte una paura animale...Bisogna vincerla. Della morte hanno paura solo quelli che credono nella vita eterna e che sono ossessionati dai loro peccati. Ma lei prima di tutto non credente, e poi che peccati ha fatto? Venticinque anni nellamministrazione e nient'altro: ecco quello che ha fatto!
SORIN (ride) Ventotto...
Entra Treplev e si siede su uno sgabello ai piedi di Sorin. Maa non gli toglie gli occhi di dosso.
DORN Stiamo disturbando Konstantin Gavrilovič, che deve lavorare.
TREPLEV No, non fa niente.
Pausa
MEDVEDENKO Posso chiederle, dottore, quale citt straniera le piaciuta di pi?
DORN Genova.
TREPLEV Perch Genova?
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DORN Perch per le strade c' una folla straordinaria. Gironzoli senza meta a destra e a manca, dove capita, ti confondi con la
folla e cominci a credere che esista davvero ununica anima universale, un po' come quella che impersonava Nina nel tuo lavoro. A proposito, dov' finita Nina? Che ne di lei?
TREPLEV Credo che stia bene.
DORN Qualcuno mi ha detto che le sono successe delle strane cose. Ne sai qualcosa?
TREPLEV E' una lunga storia, dottore.
DORN E tu falla breve.
Pausa
TREPLEV E' scappata di casa e si messa con Trigorin. Questo lo sapeva?
DORN Lo so.
TREPLEV Ha avuto un bambino. Il bambino morto. Trigorin l'ha lasciata ed tornato alle sue precedenti relazioni, comera prevedibile. Anzi, non le aveva mai interrotte, aveva solo fatto il furbo con una e con l'altra, con la sua solita mancanza di carattere. Da quello che ho potuto capire, la vita privata di Nina stata un completo fallimento.
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DORN E il teatro?
TREPLEV Ancor peggio, credo. Ha debuttato in un teatro estivo vicino a Mosca, poi andata in provincia. Per un po' non l'ho mai persa di vista, la seguivo dovunque andasse. Aveva sempre delle parti importanti, ma recitava male, senza gusto, con toni eccessivi, gesti bruschi. C'erano, s, degli sprazzi di talento, dei momenti in cui gridava o moriva bene, ma erano solo momenti.
DORN Dunque aveva del talento o no?
TREPLEV Difficile dirlo. Direi di s. Io assistevo agli spettacoli, ma lei non voleva vedermi, la cameriera aveva l'ordine di non farmi passare. Capivo il suo stato d'animo, non ho mai insistito.
Pausa
TREPLEV Che altro dirle? Poi, dopo il mio ritorno, ho cominciato a ricevere lettere. Lettere intelligenti, appassionate, interessanti; non si lamentava, ma io capivo che era profondamente infelice; ogni riga tradiva una tensione nervosa esasperata. Anche la sua fantasia era un po' sconvolta. Si firmava "Un gabbiano". Adesso qui.
DORN Come qui?
TREPLEV In citt, alla locanda. E' arrivata cinque giorni fa. Io sono andato a trovarla, anche Maa ci andata, ma non riceve nessuno. Semen Semenovič dice di averla vista ieri dopo pranzo nei campi, a due chilometri da qui.
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MEDVEDENKO S, l'ho vista. Andava in direzione della citt. L'ho salutata, le ho chiesto perch non viene a trovarci. Ha detto che verr.
TREPLEV No, non verr.
Pausa
TREPLEV Il padre e la matrigna non vogliono nemmeno sentirne parlare. Hanno messo dappertutto dei guardiani perch non la lascino avvicinare alla tenuta. (si allontana dal dottore e va verso la scrivania) Come facile, dottore, essere saggi a parole e come difficile esserlo nei fatti.
SORIN Era una ragazza incantevole.
DORN Come?
SORIN Ho detto che era una ragazza incantevole. Perfino il consigliere di stato Sorin si era un po' innamorato di lei.
DORN Vecchio dongiovanni.
Si sente la risata di amraev.
POLINA ANDREEVNA Se non sbaglio, sono arrivati dalla stazione...
TREPLEV S, sento la voce della mamma.
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Entrano la Arkadina, Trigorin, dietro di loro amraev.
AMRAEV (entrando) Noi tutti invecchiamo, ci pieghiamo sotto
il peso degli anni, mentre voi siete sempre una ragazzina....
Camicetta chiara, vivacit... grazia...
ARKADINA Lei insopportabile, sa che i complimenti portano male!
TRIGORIN (a Sorin) Buona sera Petr Nikolaevič! Allora, quando la smettiamo di fare il malato! Cos non va bene! (vedendo Maa, con gioia) Maa!
MAA Mi ha riconosciuta? (gli stringe la mano)
TRIGORIN Sposata?
MAA Da molto tempo.
TRIGORIN Felice? (saluta Dorn e Medvedenko, poi, esitante, si avvicina a Treplev) Irina Nikolaevna mi ha assicurato che avete dimenticato il passato e non mi serbate rancore.
Treplev gli tende la mano.
ARKADINA (al figlio) Boris Nikolaevič ha portato una rivista con un tuo nuovo racconto.
TREPLEV (prende la rivista, a Trigorin) La ringrazio. Lei molto gentile.
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Si siedono.
TRIGORIN I vostri ammiratori vi mandano molti saluti... A Pietroburgo e a Mosca tutti mi chiedono di lei, mi fanno un sacco di domande: com', quanti anni ha, biondo o bruno.
Tutti credono, non so perch, che sia pi vecchio di quello che . E nessuno sa il suo vero cognome, dato che firma con uno pseudonimo. Lei misterioso come la Maschera di ferro.
TREPLEV Si ferma a lungo?
TRIGORIN No, domani stesso penso di tornare a Mosca. Non posso fermarmi. Devo assolutamente finire un racconto e poi ho promesso di preparare qualche cosa per un'antologia. Insomma, sempre la stessa storia.
Mentre Trigorin e Treplev chiaccherano, l'Arkadina e Polina Andreevna sistemano in mezzo alla stanza un tavolo da gioco e lo aprono; amraev accende le candele, dispone le sedie. Tirano fuori da un armadio la tombola.
TRIGORIN Col tempo sono stato davvero sfortunato. C' un vento! Se si calma, domattina vado a pescare al lago. A proposito, vorrei dare un'occhiata al giardino e al posto dove - ricordate?
stato messo in scena il suo lavoro. Ho un soggetto per un racconto e vorrei rinfrescarmi la memoria.
MAA (al padre) Pap, da' un cavallo a mio marito! Deve andare a casa.
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AMRAEV (canzonandola) Un cavallo... a casa.. (severamente) Sai benissimo che appena andato alla stazione. Non si pu metterlo di nuovo in strada.
MAA Ma ci sono altri cavalli... (vedendo che il padre tace, fa un gesto con la mano) Avere a che fare con gente cos...
MEDVEDENKO Non ti preoccupare, Maa, vado a piedi...
POLINA ANDREEVNA A piedi con questo tempo... (siede al tavolo da gioco) Prego, signori.
MEDVEDENKO Sono solo sei chilometri... Arrivederci... (bacia la mano alla moglie) Arrivederci Polina Andreevna.
La suocera gli tende malvolentieri la mano da baciare.
MEDVEDENKO Non vorrei disturbare nessuno, ma il bambino... (fa un inchino a tutti) Arrivederci... (esce con un'andatura colpevole)
AMRAEV Niente paura, ce la far. Mica un generale che ha bisogno della guarnigione.
POLINA ANDREEVNA (batte sul tavolo) Prego, signori. Non perdiamo tempo, fra poco ci chiameranno a cena.
amraev, Maa e Dorn si siedono al tavolo.
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ARKADINA (a Trigorin) Quando cominciano le lunghe serate autunnali, qui si gioca a tombola. Guardate: la vecchia tombola che usava ancora mia madre quando noi eravamo piccoli. Non volete fare un partita prima di cena? (si siede al tavolo con Trigorin) E' un gioco noioso, ma se ci si fa l'abitudine, non male. (consegna a tutti tre cartelle)
TREPLEV (sfogliando la rivista) Il suo racconto lo ha letto, del mio non ha nemmeno tagliato le pagine. (appoggia la rivista sulla scrivania, poi si dirige verso la porta a sinistra; passando accanto alla madre, le bacia la testa)
ARKADINA E tu, Kostja?
TREPLEV Scusa ma non ho voglia... Faccio due passi. (esce)
ARKADINA La posta dieci copeche. La versi per me, dottore.
DORN Obbedisco.
MAA Tutti hanno versato? Comincio...Ventidue.
ARKADINA Ce l'ho.
MAA Tre!..
DORN Eccolo.
MAA Avete segnato il tre? Otto! Ottantuno! Dieci!
AMRAEV Non cos in fretta.
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ARKADINA Che accoglienze a Char'kov, amici miei, mi gira ancora la testa!
MAA Trentaquattro!
Fuori scena si sente suonare un valzer malinconico.
ARKADINA Gli studenti mi hanno fatto un'ovazione...Tre cesti di fiori, due corone e questa... (si toglie una spilla dal petto e la getta sul tavolo)
AMRAEV Niente male...
MAA Cinquanta!...
DORN Hai detto cinquanta?
ARKADINA Avevo una toilette stupenda... Non per vantarmi, ma di vestiti me ne intendo.
POLINA ANDREEVNA E' Kostja che suona. E' triste, poverino.
AMRAEV I giornali dicono peste e corna di lui.
MAA Settantasette!
ARKADINA Non bisogna dar troppo peso ai giornali.
TRIGORIN Non ha fortuna. Non riesce assolutamente a
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trovare il tono giusto. C' in lui qualcosa di strano, di indefinito, qualche volta sembra addirittura che sragioni. Non c' un solo personaggio vivo.
MAA Undici!
ARKADINA (guardando Sorin) Petrua, dormi?
Pausa
ARKADINA Dorme.
DORN Il consigliere di stato dorme.
MAA Sette! Novanta!
TRIGORIN Se vivessi in questa tenuta, vicino al lago, mai mi verrebbe in mente di scrivere! Manderei al diavolo carta e penna, e non farei altro che pescare.
MAA Ventotto!
TRIGORIN Prendere un luccio o un persico, questa s che una soddisfazione!
DORN Io invece credo in Kostja. Ha del talento, senz'altro ne ha. Pensa per immagini, i suoi racconti sono espressivi, mi piacciono molto. Ti impressiona, ma niente di pi. Non basta solo limpressione. Irina Nikolaevna, contenta di avere un figlio scrittore?
ARKADINA Si figuri che non lho ancora letto. Non ho
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mai tempo.
MAA Ventisei!
Treplev entra silenziosamente e va verso la sua scrivania.
AMRAEV (a Trigorin) Lo sapete, Boris Alekseevič, che ha lasciato qui una sua cosa?
TRIGORIN Che cosa?
AMRAEV Una volta Kostja ha ucciso un gabbiano e voi mi avete ordinato di farlo impagliare.
TRIGORIN Non ricordo. (pensieroso) Non ricordo proprio!
MAA Sessantasei! Uno!
TREPLEV (spalanca la finestra, si mette in ascolto) Com' buio! Non capisco perch sono cos agitato.
ARKADINA Kostja, chiudi la finestra, c' corrente.
Treplev chiude la finestra.
MAA Ottantotto!
TRIGORIN Tombola!
ARKADINA (allegramente) Bravo! Bravo!
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AMRAEV Bravo!
ARKADINA Quest'uomo ha una fortuna sfacciata. (si alza) Andiamo a mangiare un boccone. La nostra celebrit oggi ha saltato il pranzo. Continueremo dopo cena. (al figlio) Kostja, lascia stare le tue carte, andiamo a mangiare.
TREPLEV No, mamma, non ho fame.
ARKADINA Come vuoi. (sveglia Sorin) Petrua, a cena! (prende amraev sottobraccio) Adesso le racconto che accoglienze mi hanno fatto a Char'kov...
Polina Andreevna spegne le candele sul tavolo, poi insieme a Dorn spinge la sedia a rotelle.. Tutti escono dalla porta di sinistra; in scena rimane solo Treplev, seduto alla scrivania.
TREPLEV (si mette a scrivere; rilegge ci che ha scritto) Ho tanto parlato di forme nuove, e ora mi accorgo che anch'io sto gi scivolando nella routine. (legge) "Il manifesto sullo steccato annunciava che... Un volto pallido, incorniciato da capelli scuri..." Annunciava, incorniciato... Che banalit. (cancella) Riprendo da quando il protagonista stato svegliato dal rumore della pioggia, tutto il resto via. Anche la descrizione della notte di luna lunga e artificiosa. Trigorin ha le sue formule, per lui facile... A lui
basta: lo scintillio di una bottiglia rotta sulla diga e l'ombra scura della ruota del mulino e la notte di luna bell'e fatta, mentre io non posso fare a meno della luce trasparente, del
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quieto tremolare delle stelle, degli accordi lontani di un pianoforte che si dissolvono nell'aria profumata... Che tormento. S, mi convinco sempre di pi che il problema non sta nelle forme vecchie o nuove, ma nella capacit di scrivere indipendentemente dalle forme, nella capacit di esprimere liberamente quello che esce dallanima.
Qualcuno bussa alla finestra vicina alla scrivania.
TREPLEV Chi ? (guarda alla finestra) Non si vede nulla... (apre la porta a vetri che d sul giardino) Qualcuno ha sceso i gradini di corsa. (grida) Chi ?
Esce; lo si sente camminare velocemente per il terrazzo; dopo mezzo minuto ritorna con Nina Zarečnaja.
TREPLEV Nina! Nina!
Nina gli appoggia la testa sul petto, cercando di trattenere i singhiozzi.
TREPLEV (commosso) Nina! Nina! Sei tu... tu... Lo presentivo,
tutto il giorno che ho dentro un'angoscia tremenda. (le toglie il cappello e la mantella) Oh, sei venuta, mia cara, mia adorata! Non dobbiamo piangere, non dobbiamo.
NINA Qui c' qualcuno.
TREPLEV Nessuno.
NINA Chiudi le porte, ho paura che arrivino.
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TREPLEV Non arriver nessuno.
NINA Irina Nikolaevna qui, lo so. Chiudi le porte...
TREPLEV (chiude la porta di destra con la chiave, si avvicina a quella
di sinistra) Qui non c' serratura. Ci appoggio contro una poltrona.
(spinge una poltrona contro la porta) Non aver paura, non entrer nessuno.
NINA (lo guarda fisso negli occhi) Lascia che ti guardi. (guardandolo)
Che bel caldo, come si sta bene... Qui prima c'era un salotto.
Sono molto cambiata?
TREPLEV S... Sei dimagrita e gli occhi son diventati pi grandi. Nina, cos strano rivederti. Perch mi hai sempre respinto? Perch non sei venuta prima? So che sei qui da quasi una settimana... Ogni giorno sono venuto da te parecchie volte, stavo sotto le tue finestre come un mendicante.
NINA Avevo paura che mi odiassi. Tutte le notti sogno che mi guardi e non mi riconosci. Se sapessi! Fin dal primo giorno sono venuta qui... vicino al lago. Quante volte mi sono avvicinata alla tua villa, ma non ho mai avuto il coraggio di entrare. Sediamoci.
Si siedono.
NINA Sediamoci e parliamo, parliamo. Si sta bene qui, c' caldo, pace... Senti il vento? Dice Turgenev:" Beato chi in notti come queste ha un tetto sotto cui ripararsi, un angolo tiepido in cui rifugiarsi". Io sono un gabbiano... No, non c'entra. (si strofina
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la fronte) Cosa stavo dicendo? Ah, s... Turgenev... "E Dio protegga i viandanti che non hanno rifugio"... Non fa niente. (singhiozza)
TREPLEV Nina, tu di nuovo... Nina!
NINA Non niente, anzi mi fa bene... Sono due anni che non piango. Ieri sera tardi sono andata a vedere se c'era ancora il nostro teatro. C' ancora. Ho pianto per la prima volta dopo due anni, e mi sono sentita pi leggera, sollevata. Vedi, non piango pi. (gli prende la mano) Cos, sei diventato scrittore... Tu scrittore, io attrice... E siamo finiti tutti e due nel gorgo... Prima vivevo felice, come una bambina: ti alzi la mattina e ti metti a cantare; ti amavo, sognavo la gloria, e adesso? Domattina presto parto per Elec in terza classe... in mezzo ai contadini, e a Elec i soliti mercanti ripuliti cominceranno a allungare le mani. Che vita volgare!
TREPLEV Perch a Elec?
NINA Ho un contratto per tutto l'inverno. E' ora di andare.
TREPLEV Nina, ti ho maledetta, ti ho odiata, ho strappato le tue lettere e le tue fotografie, ma ogni minuto sentivo che
la mia anima legata a te per sempre. Non ho la forza di smettere
di amarti, Nina. Da quando ti ho perduta e ho cominciato a pubblicare, la vita mi diventata insopportabile, soffro... La mia giovinezza si come lacerata, mi sembra di essere al mondo da novant'anni. Ti chiamo, bacio la terra sulla quale hai camminato; dovunque io guardi, vedo il tuo viso, il tuo dolce sorriso, che ha illuminato i migliori anni della mia vita...
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NINA (sconvolta) Perch dice queste cose, perch dice queste cose?
TREPLEV Sono solo, non ho nessun legame che mi riscaldi, ho freddo come fossi gi sottoterra, tutto ci che scrivo arido, duro, cupo. Resta qui, Nina, ti supplico, o lasciami venire con te!
Nina indossa in fretta cappello e mantella
TREPLEV Nina, perch? Per amor di Dio, Nina... (la guarda mentre si veste)
Pausa
NINA La mia carrozza ferma al cancello. Non accompagnarmi, vado da sola... (fra le lacrime) Dammi un po' d'acqua...
TREPLEV Dove vai ora?
NINA In citt.
Pausa
NINA Irina Nikolaevna qui?
TREPLEV S... Gioved lo zio stato male, le abbiamo telegrafato di venire.
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NINA Perch dici che baci la terra sulla quale ho camminato? Bisognerebbe uccidermi invece. (si piega sul tavolo) Ho sofferto tanto! Potessi riposare...riposare! (solleva la testa) Io sono un gabbiano... No, non c'entra. Sono un'attrice. Certo, cos! (sentendo le risa della Arkadina e di Trigorin, tende l'orecchio, poi corre verso la porta di sinistra e guarda dal buco della serratura) Anche lui
qui... (ritornando da Treplev) Eh, gi... Non importa... S... Non credeva nella mia vocazione, rideva dei miei sogni e a poco a poco anch'io ho smesso di crederci e ho perduto coraggio...
E poi le pene d'amore, la gelosia, la paura continua per il piccolo...
Sono diventata meschina, mediocre, recitavo senza capire quello che facevo... Non sapevo dove mettere le mani, come stare in scena, come controllare la voce. Tu non puoi sapere che cosa vuol dire rendersi conto di recitare male. Io sono un gabbiano. No, non c'entra... Ricordi? Una volta hai ucciso un gabbiano. Per caso capita l un uomo e, per ammazzare il tempo, distrugge la vita... Un soggetto per un racconto breve... No, non c'entra. (si strofina la fronte) Cosa stavo dicendo?... Ah, s, il teatro. Adesso non pi cos... Adesso sono una vera attrice, recito con piacere, con entusiasmo, quando sono in scena mi sento eccitata, mi sento bella. Ora poi, da quando sono qui, faccio lunghe passeggiate a piedi e mentre cammino, penso, penso e mi rendo conto che di
giorno in giorno cresce la mia forza interiore... Ora so, ora capisco, Kostja, che nel nostro mestiere, recitare o scrivere
poi lo stesso, l'importante non la gloria, il successo, non quello che sognavo, ma saper sopportare. Sappi portare la tua croce e credi. Io credo e questo mi allevia il dolore, e quando penso alla mia vocazione, non ho pi paura della vita.
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TREPLEV (tristemente) Tu hai trovato la tua strada, sai dove vuoi andare, io invece vago ancora in un caos di sogni e fantasie e non so a chi o a cosa serve tutto ci. Io non credo, non so quale sia la mia vocazione.
NINA (tendendo l'orecchio) Sss...Vado. Addio. Quando diventer una grande attrice, vieni a vedermi. Promesso? Ma per ora... (gli stringe la mano) E' gi tardi. Non mi reggo in piedi... sono esausta, ho fame....
TREPLEV Rimani, ti porto qualcosa da mangiare...
NINA No, no... Non accompagnarmi, vado da sola... La carrozza vicina... Dunque lei se lo portato con s? Tanto, fa lo stesso. Quando vedrai Trigorin, non dirgli nulla... Lo amo. Lo amo ancor pi di prima... Un soggetto per un racconto breve...
Lo amo, lo amo appassionatamente, disperatamente. Come era bello prima, Kostja! Ricordi? Com'era serena, allegra, felice, innocente la vita, e che sentimenti, teneri e puri come fiori...
Ricordi? (legge) "Uomini, leoni, aquile e pernici, cornuti cervi, oche, ragni, silenziosi pesci, abitatori delle acque, stelle marine, esseri che mai occhio umano ha potuto vedere, insomma tutti
gli esseri viventi, tutti, tutti, terminato il loro triste ciclo, si sono spenti. Ormai da migliaia di secoli sulla terra non c' pi un essere vivente e questa povera luna invano accende il suo fanale..." (abbraccia Treplev impetuosamente e corre via attraverso la porta a vetri)
TREPLEV (dopo una pausa) Non vorrei che qualcuno la
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incontrasse in giardino e lo dicesse alla mamma. Le farebbe dispiacere...
Per due minuti straccia in silenzio tutti i suoi manoscritti e li getta sotto il tavolo, poi apre la porta di destra ed esce.
DORN (cercando di aprire la porta di sinistra) Che strano, la porta sembra chiusa... (entra e mette a posto la poltrona) E' una corsa a ostacoli.
Entrano l'Arkadina, Polina Andreevna, seguita da Jakov con le bottiglie, Maa, poi amraev e Trigorin.
ARKADINA Il vino rosso e la birra per Boris Alekseevič metteteli qui, sul tavolo. Berremo un po' mentre si gioca. Sedetevi, signori.
POLINA ANDREEVNA (a Jakov) Servi subito anche il t. (accende le candele e si siede al tavolo da gioco)
AMRAEV (porta Trigorin verso la vetrina) Ecco l'oggetto di cui le parlavo poco fa... (prende dalla vetrina il gabbiano impagliato) Me lha ordinato lei.
TRIGORIN (guardando il gabbiano) Non ricordo! (dopo aver riflettuto) Proprio non ricordo!
A destra, fuori scena, un colpo di pistola; tutti sussultano.
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ARKADINA (spaventata) Cosa stato?
DORN Niente. Deve essere scoppiato qualcosa nella mia cassetta dei medicinali. Non si preoccupi. (esce dalla porta di destra, dopo mezzo minuto rientra) E' proprio cos. E' scoppiata una boccetta di etere. (canticchia) "Tutto preso dal tuo incanto, sono qui dinnanzi a te..."
ARKADINA (sedendosi al tavolo) Che spavento. Mi subito venuto in mente quando... (si copre il volto con le mani) Mi si perfino annebbiata la vista....
DORN (sfogliando una rivista, a Trigorin) Due mesi fa su questa rivista stato pubblicato un articolo... una lettera dall'America, e io volevo chiederle, fra l'altro... (prende Trigorin per un braccio e lo porta verso il proscenio)... dato che un argomento che mi interessa moltissimo... (in tono pi basso, a mezza voce) Porti via di qua Irina Nikolaevna. Il fatto che Kostja si sparato...
Sipario
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