Il gioco delle tre carte

Come Dio comanda

Il gioco delle tre carte

di

Eugenio Pochini

Il gioco delle tre carte

2007 Eugenio Pochini

QW

La seguente opera una propriet letteraria riservata di Eugenio Pochini registrate presso la sede D.O.R. della S.I.A.E., Viale della Letteratura, 30, 00144, Roma. I diritti della presente opera sono strettamente riservate ad applicazioni performative, in base alla legge n. 633 l. d. a. del 22 aprile 1941. Nessuna commedia pu essere rappresentata senza avere acquisito i relativi diritti. Le vicende narrate sono pure finzioni letterarie. In esse compaiono nomi e circostanze in qualit di pure occasioni narrative.

Nota dellautore.

Ho iniziato a pensare a questo testo, durante una breve vacanza a Venezia. Latmosfera suggestiva e irreale delle calle e lamore per la commedia dellarte, mi ha convinto a scrivere un testo per celebrare, in maniera assurda e grottesca, questa citt. I tre personaggi, che nella mia fantasia rappresentano, appunto, le tre carte del gioco, vestono con i costumi e le maschere tipiche del Carnevale di Venezia.

A Chiara che, puntualmente, obbligo a leggere i miei testi teatrali,

e con la quale ho intrapreso il viaggio che mi ha fatto amare Venezia.

Grazie.

PERSONAGGI

Lui

Lei

Laltro

ATTO PRIMO

notte.

La scena: una tipica calla veneziana. Il quadro si aprir con una luce bassa. Si intravedono tre figure, immobili. Lui, sulla sinistra, appoggiato con la schiena contro il fondoscena. Lei seduta sul proscenio di destra. Laltro, vicino luscita della quinta laterale di destra, in piedi, ma con le spalle rivolte verso il pubblico. Silenzio. Le luci si alzano su di Lui e su di Lei. La figura dellAltro rimane immobile, in penombra: notiamo che, sotto la maschera, sta fumando.

LEI. (dopo un attimo di riflessione) Che ne pensi?

Pausa.

LEI. (insistendo) Ti ho chiesto che ne pensi?

LUI. Di cosa?

LEI. Di quellaltro.

LUI. E cosa dovrei pensare?

LEI. Non lo so. Dimmelo tu.

LUI. Non mi interessa.

LEI. Davvero?

LUI. S, davvero.

LEI. E perch?

LUI. Perch non mi interessa.

LEI. Non ti interessa che mi frequenti con un altro?

LUI. (secco) No!

LEI. (stizzita) Come no?

LUI. Sei libera di fare quello che vuoi.

LEI. (c. s.) Davvero?

Lui fa per andarsene, verso la quinta laterale di sinistra. Lei si alza, ma non si muove.

LEI. E adesso dove te ne vai?

LUI. Me ne vado.

LEI. Te ne vai?

LUI. S!

LEI. E mi lasci qui da sola?

LUI. (indicando laltro) Tanto c quellaltro a farti compagnia. Non resteresti mica da sola.

LEI. Ma che centra.

LUI. Scusa, perch, non ti fa compagnia?

LEI. Certo, ma speravo volessi restare qui con me.

LUI. Resterei volentieri, ma se c lui inutile non ti pare?

LEI. Potresti provarci.

LUI. A fare cosa?

LEI. Lo sai.

Pausa.

LUI. No, non lo so. Dovrei provare a fare che cosa?

LEI. (insistendo) Lo sai lo sai

LUI. Ti ho detto che non lo so.

LEI. (sbuffando) A far finta che vada tutto bene.

LUI. Ah potevi dirlo subito. Posso provarci, vero. Ma te lho detto prima: non mi interessa. Sei libera di fare quello che vuoi. (Si avvia verso sinistra) E io, adesso, me ne vado.

LEI. Beh, almeno potresti presentarti.

LUI. (si blocca) Ma non me ne importa nulla.

LEI. A me s, invece.

LUI. Cosa?

LEI. A me importa.

LUI. Ma piantala.

LEI. No, piantala tu.

Pausa. Lui esce, via per la sinistra.

LEI. (gridandogli dietro) Dove vai?

LUI. (fuori scena) Vado a farmi un giro.

Silenzio. Lei volta la testa, fissando lAltro. Pausa. Si avvicina lentamente, come a non voler farsi sentire, poi si blocca. Fa una breve risata.

LEI. (continuando a ridere, imbarazzata) Certo che proprio un bel tipo.

Silenzio. LAltro, ancora in penombra, non risponde.

LEI. No, dicevo certo che un bel tipo. Ma non stato sempre cos. Una volta era pi cordiale e molto, molto pi semplice. Prima quando eravamo pi giovani non si sarebbe mai sognato di lasciarmi qui, da solo, di notte. (Pausa) Tanto mi avrebbe lasciato da sola anche se non ci fossi stato te. Figurarsi che stronzo. Spero che questo suo atteggiamento non ti abbia infastidito. (Fa un altro passo in avanti) Spero proprio di no. (Pausa) Comunque non ha molta importanza, adesso: torner.

Pausa.

LEI. Sai, avevo molti amici da giovane. Nella norma si intende. Tu non ne avevi nessuno? (Pausa) S insomma, amici passavo le giornate in giro per queste calle e poi, quando cera il carnevale (Ride) in coda, tutto il giorno e tutta la notte. Sotto il sole, sotto la pioggia. Mio Dio, ripensandoci, passavo quasi tutte le notti a fare le cose che pi mi piacevano, certo ero pi giovane, e molto pi attraente. (Si tocca la maschera) Non ero pallida cos. Avevo pi energia. Spesso andavo dove si riunivano scrittori, artisti e a volte anche attori, ballerini c proprio un locale dietro langolo, andavano tutti l ed io seduta in mezzo a loro, con la testa bassa, per non farmi notare, per paura di disturbare, di distrarre, ad ascoltare tutte quelle parole, tutta quella gente, indubbiamente creativa molto creativa non sono mai stata brava con le parole, per mi piaceva stare l. Era tutto molto interessante, peccato che labbiamo chiuso quel locale. Non ci andava pi nessuno e allora lhanno chiuso. Non pi come una volta. (Pausa) E comunque scusami ancora per il comportamento di mio marito.

ALTRO. (con calma, restando sempre in penombra) Tuo marito sa di noi?

LEI. Come?

ALTRO. Dico, tuo marito sa di noi?

LEI. Mi sembra evidente. Lhai sentito anche tu.

ALTRO. E lha presa bene?

LEI. Non proprio. Per ci si sta abituando.

ALTRO. E accetta il tradimento cos, con tranquillit?

LEI. Beh non ha fatto poi cos tante storie, quindi credo di s, credo che lo accetti con tranquillit.

ALTRO. Sar il caso che ci parli?

LEI. Ma neanche per sogno. lui, che se vuole chiarimenti, deve decidersi a parlarti. Se gli va bene cos, va bene anche a noi, non ti pare?

ALTRO. Se lo dici tu.

LEI. Certo che lo dico io, chi altri dovrebbe dirlo?

ALTRO. Continuo a dire che sarebbe il caso che ci vada a parlare.

LEI. No.

ALTRO. Ci verr incontro, vedrai.

LEI. No!

ALTRO. Cosa ti prende?

LEI. Niente.

ALTRO. Non vero.

LEI. S.

ALTRO. No.

LEI. S!

ALTRO. No!

Pausa.

ALTRO. (la guarda) Allora, si pu sapere cosa ti prende?

LEI. Forse stato meglio cos.

ALTRO. Cosa?

LEI. Ti avevo detto che una volta era pi cordiale e molto, molto pi semplice, e che non si sarebbe mai sognato di lasciarmi qui, da solo, di notte. Siamo andati avanti cos per anni.

ALTRO. E allora?

LEI. (con lo sguardo basso) Siamo andati avanti cos, vero, per anni. Ma siamo andati avanti fingendo. (Pausa) Era lui il padrone, lui soltanto. Te lho detto, no, che da giovane mi divertivo, uscivo uscivo sempre. Lui non voleva, non voleva affatto che io mi divertissi. Me lo proibiva. Aveva i suoi interessi, lui. E mi diceva che non dovevo disturbarlo, che non dovevo interferire con la sua vita.

ALTRO. Ma vi siete sposati

LEI. vero. Ci siamo sposati. Credevo di poter far parte della sua vita dei suoi interessi. Mi sbagliavo. Allora mi sono cercata degli interessi anche io, ma lui non voleva. Ed eccomi qui mi vedi? almeno questo ultimo interesse me lo sono guadagnato. (Pausa) Tu. Lui, su di te, non pu pi dirmi niente. Lo ha accettato, lo sta accettando. Non pu dirmi pi niente. Non pi il padrone.

ALTRO. (pensieroso) Se le cose stanno cos, forse, non proprio il caso che vada a parlarci.

LEI. Fai come credi.

ALTRO. No, non ci andr.

LEI. No no, adesso ci devi andare.

ALTRO. (incredulo) Come ci devo andare. Mi hai appena detto

LEI. Prima era un altro discorso. Adesso voglio che tu vada a parlarci. Digli quello che gli deve dire e basta. E che gli stia bene. Non pu pi essere lui, il padrone, qui dentro. Digli che io ho i miei interessi e che li deve accettare. E inoltre digli che quella maschera che indossa buffa.

ALTRO. Non vero. Gli sta bene.

LEI. Bene ma buffo.

ALTRO. Buffo ma bene.

Pausa.

ALTRO. Certo, non facile accettare un tradimento.

LEI. Ma io non lho tradito.

ALTRO. Effettivamente non labbiamo mai tradito.

LEI. Ci frequentiamo solamente.

ALTRO. Giusto. Per deve essere difficile lo stesso.

LEI. Non mi interessa. Pensasse quello che vuole.

ALTRO. Dopotutto, da come ti ha trattato, gli sta anche bene.

LEI. S, gli sta bene.

ALTRO. Per mi dispiace per lui.

LEI. E cosa dovrebbe dispiacerti?

ALTRO. Mi metto nei suoi panni.

LEI. E nei miei non ti ci metti?

ALTRO. S s

LEI. Allora non ti devi dispiacere. Lui non un uomo. Non lo pi da molto, troppo tempo.

ALTRO. (prendendole le mani, riflettendo) Un vero uomo. Un pezzo duomo, un uomo che sa il fatto suo. Homo sapiens, homo faber, homo homini lupus. Mica per niente un uomo: un uomo con la U maiuscola.

LEI. Io voglio un uomo completo.

ALTRO. Lui, invece?

LEI. Lui un uomo per modo di dire. E un uomo di pezza. Un uomo che indossa solamente una maschera.

Lui, improvvisamente, entra per la destra. Si blocca nella penombra, non appena li vede cos, mani nelle mani. Lei e lAltro se ne accorgono. Silenzio. Si fissano senza dire una parola. Lui, lentamente, esce dalla penombra, fermandosi sul proscenio. Pausa. Continuano a guardarsi.

LUI. (rivolto allAltro) Buonasera.

ALTRO. Buonasera.

LUI. Vedo che si stava divertendo con mia moglie. Se volete me ne vado.

ALTRO. No, ci mancherebbe. (Si scosta da lei) Non se ne vada, la prego.

LUI. Mia moglie voleva che ci presentassimo.

ALTRO. Mi farebbe piacere.

LUI. da maleducati non presentarsi.

ALTRO. Giusto.

LUI. Ma se volete, io posso andarmene, finite quello che dovete fare. Se vuole le do le chiavi della casa. Qua, al freddo, in mezzo alla strada, non sta bene. E poi sta scendendo anche la nebbia.

ALTRO. (tendendogli la mano) Non si preoccupi. Comunque piacere.

LUI. (rispondendo al saluto) Piacere mio. Come naturalmente gi sapr, lei mia moglie.

ALTRO. S.

LUI. Bene. (A Lei) Contenta? Ci siamo presentati.

LEI. S.

LUI. Bene. (Continuando a stingere la mano) Vorrei poter confidare con lei. Non abbiamo mai avuto modo di parlarci e mi avrebbe fatto piacere scambiare due parole. Le andrebbe?

ALTRO. Molto volentieri.

Pausa. Entrambi si voltano verso di Lei.

LUI. (a Lei) Vorrei conferire con il tuo amico, da solo, se possibile.

LEI. Certo.

LUI. Ottimo.

Pausa. Lei non si muove.

LUI. (insistendo) Bene, puoi andartene.

LEI. S me ne vado.

ALTRO. (lasciando la mano a Lui, preoccupato) Non sar pericoloso lasciare una signora in giro, cos, di notte?

LUI. Conosci bene queste strade, vero cara?

LEI. S.

LUI. (sornione, a lAltro) Non sar pericoloso, mi creda.

Lei li guarda ancora, poi si volta ed esce per la sinistra.

ALTRO. Adesso che siamo rimasti soli, mi permetta di chiarire alcune questioni con lei.

LUI. Non abbiamo nulla da chiarire, giovanotto.

ALTRO. Mi permetto di insistere. E mi permetto anche di dire che lei

LUI. Che forse non mi sono comportato proprio in maniera impeccabile?

ALTRO. Esatto.

LUI. E magari che sono stato il padrone della sua vita, costringendola a fare quello che volevo io?

ALTRO. (sorpreso) S ma

Lui scoppia in una risata fragorosa asciugandosi, con un fazzoletto, le lacrime da sotto la maschera.

ALTRO. (confuso ed irritato) Non capisco cosa ci sia di tanto divertente.

LUI. (ancora, ridendo) Trovo divertente il fatto che vada ancora avanti con questa storia.

ALTRO. Quale storia?

LUI. (c. s.) Come quale storia?

ALTRO. S s quale storia?

LUI. (ricomponendosi) Ma questa giovanotto. Trovo divertente che lei continui a raccontare questa storia. E tutti i suoi amichetti ci credono ancora.

ALTRO. Amichetti? Quali amichetti?

LUI. I suoi di mia moglie.

ALTRO. Vorrebbe dire che

LUI. Non avr pensato di essere il primo e unico amante di mia moglie?

ALTRO. Veramente io

Lui riprende a ridere.

ALTRO. Lei si sta facendo gioco di me.

LUI. Non vero.

ALTRO. Lei mi sta prendendo in giro. un maleducato e

LUI. Un villano?

ALTRO. Ecco, s un villano.

LUI. E lei credeva di essere lunico amante di mia moglie?

Pausa. Lui continua a ridere.

ALTRO. Io non sono lamante di nessuno. Non ho proprio fatto niente con sua moglie.

LUI. Per vi vedete, questo non pu negarlo.

ALTRO. Certo.

LUI. E non vorr negare il fatto che un pensierino di vedere cosa ci sia sotto quella bella maschera bianca non labbia fatto?

ALTRO. Certo. Sono pur sempre un uomo.

LUI. E pensava davvero di essere quel grande amore del quale mia moglie si vanta e si crogiola al solo pensiero?

ALTRO. Ne sono sempre pi convinto.

LUI. Mia moglie fa cos con tutti.

ALTRO. Che vuol dire?

LUI. Che mia moglie fa cos con tutti i suoi amanti.

ALTRO. (nervosamente) Che cosa vuol dire?

LUI. Mia moglie una puttana.

Pausa.

ALTRO. (sul punto di esplodere) Non le permetto di offendere cos sua moglie.

LUI. Magari non mi permette di offendere cos la sua amante.

ALTRO. Questo non centra.

LUI. Ah, no?

ALTRO. No!

LUI. Eppure la verit.

ALTRO. La smetta.

LUI. Potrei anche smettere, ma se la verit

ALTRO. La smetta!

LUI. (con calma) Come preferisce. Ero venuto qua, da lei, con lintenzione di parlarle. Per liberissimo di non credermi.

ALTRO. Sono pronto ad ascoltarla, ma ad una condizione.

LUI. Quale?

ALTRO. Che non offenda pi sua moglie.

LUI. (secco) Ma io non lho mica offesa.

ALTRO. Non lha offesa?

LUI. Lungi da me offendere la donna che amo.

ALTRO. Lei si sta facendo gioco di me.

LUI. Non vero.

ALTRO. S che vero! Lei ha offeso sua moglie!

LUI. E quando lavrei offesa?

ALTRO. Prima.

LUI. Prima?

ALTRO. S, prima prima

LUI. Non la seguo.

ALTRO. Quando ha detto che sua moglie una puttana.

Pausa.

LUI. (con calma) Ma vero.

ALTRO. (non capendo) Come

LUI. Se vero, io non ho offeso proprio nessuno.

ALTRO. Come sarebbe a dire che vero?

LUI. Che mia moglie una puttana?

ALTRO. Quindi non la stava offendendo?

LUI. Non mi permetterei mai di offendere la donna che amo.

LAltro si avvicina verso il proscenio, scosso, incredulo, reggendosi pesantemente la testa.

ALTRO. (lentamente) Non riesco a capire

LUI. Le sono venuto a parlare proprio perch era mia intenzione metterla in guardia. Mia moglie fa cos con tutti i suoi amichetti. E ne ho visti tanti ridotti come lei. Mi fate quasi pena, delle volte. Vorrei che fosse preparato a questo, tutto qua.

ALTRO. (c. s.) Amichetti?

LUI. Ma s, amichetti lei capisce cosa voglio dire con amichetti?

ALTRO. Credo credo di s.

LUI. Bene. Dicevo, lei fa cos con tutti i suoi amichetti. Lei vuole divertirsi, non fa nulla di male. ancora giovane, dopotutto, e fa bene.

ALTRO. E lei lei glielo permette?

LUI. Certo.

ALTRO. Come sarebbe a dire?

LUI. giusto che si diverta anche lei.

ALTRO. E tutta quella storia che lei le avrebbe rovinato la vita?

LUI. Ha detto bene: solo una storia.

ALTRO. Continuo a non capire.

LUI. una storia che si inventata per convincere i suoi amanti a non fidarsi di me. A vedermi come un mostro. Ma le sembro il tipo che rovinerebbe la vita alla sua donna?

ALTRO. Non saprei.

LUI. Come non lo sa?

ALTRO. No, non lo so.

LUI. (sornione) Ma non dica sciocchezza, forza mi guardi. (Pausa. LAltro lo guarda) Le sembro il tipo?

ALTRO. Il fatto che sua moglie era cos amareggiata quando lo raccontava.

LUI. Le donne sono furbe, amico mio.

ALTRO. E lei accetta tutto questo?

LUI. Glielho detto. Anche lei deve divertirsi in qualche modo. E se poi lei felice, lo sono anche io. (Pausa) Ma, come mai quella faccia?

ALTRO. Sono confuso?

LUI. Ma no, non deve esserlo. Sono cose che capitano.

ALTRO. E quel discorso della della

LUI. Della puttana?

ALTRO. (deglutisce a fatica) S.

LUI. Prima ha sentito cosa ho detto? (Imitandosi) Conosci bene queste strade, vero cara? E lei cosa mi ha risposto?

ALTRO. Le ha risposto che le conosceva bene.

LUI. Ed io su queste stesse strade che lho conosciuta. Anzi, per essere pi preciso, lho conosciuta in un vecchio localino qua, dietro langolo. Ma oramai lhanno chiuso.

ALTRO. Quale, quello degli artisti?

LUI. (ridendo) Beh, adesso artisti una parola grossa.

ALTRO. Lei mi ha detto che frequentava spesso quel locale dietro langolo, quello che hanno chiuso.

LUI. Ed io l che lho conosciuta. Assieme alle sue sorelle. E alla madre.

ALTRO. Sorelle? Madre?

LUI. (riflettendo) Gi, mi ricordo ancora sua madre. Bella donna, senza dubbio. Se le portava dietro, tutte, in baldoria. Spudorate. Spudorate.

ALTRO. In quel locale?

LUI. Certamente.

ALTRO. Mi aveva detto che spesso andava dove si riunivano scrittori, artisti e a volte anche attori, ballerini. Non sar che forse stiamo parlando di un altro locale?

LUI. Cio?

ALTRO. Magari un altro locale.

LUI. Ce nera solo uno di locale cos. Non potrei mai sbagliarmi: lo frequentavo anche io.

ALTRO. (affaticato) Mi aveva raccontato che si sedeva in mezzo a loro, con la testa bassa, per non farsi notare, per paura di disturbare, di distrarre, ad ascoltare tutte quelle parole, tutta quella gente.

LUI. (ridendo) Per abbassarsi, si abbassava.

Pausa. Si guardano, immobili. Poi lAltro si alza, iniziando a girare, nervosamente, per la scena.

ALTRO. Indubbiamente creativa molto creativa mi ha detto. Erano artisti artisti cerano degli artisti in quel locale.

LUI. Avanti, si faccia forza. Faccia come mia moglie, si diverta anche lei. Siete giovani, ne avete tutto il diritto.

ALTRO. (come non ascoltandolo, ripensando al discorso fatto da Lei) Non sono mai stata brava con le parole, mi ha detto.

LUI. Effettivamente, non che parlasse molto.

LAltro si blocca. Fissa Lui, stupido e amareggiato.

LUI. Beh, anche le sorelle e la madre non che parlassero poi tanto.

ALTRO. E lei lavrebbe conosciuta l?

LUI. Era un posto molto frequentato da noi uomini, se quello che vuole sapere.

ALTRO. (fingendosi calmo) Se ne vada.

LUI. Come?

ALTRO. Le ho detto di andarsene.

LUI. Senta, mi dispiace che la debba prendere cos, per

ALTRO. Vorrei restare solo, se non le spiace.

LUI. Lei tiene molto a mia moglie, non vero?

ALTRO. S

LUI. Per?

ALTRO. Per, adesso, vorrei restare solo.

LUI. La capisco.

ALTRO. Non credo.

LUI. (avviandosi verso luscita di sinistra) Io sar nei paraggi. Per qualsiasi cosa

ALTRO. Vada!

Lui esce per la sinistra, lasciando lAltro solo. Silenzio. LAltro, avvicinandosi alluscita della quinta laterale di destra, in piedi, si rivolge nuovamente con le spalle verso il pubblico. Rimane immobile, in penombra: prende una sigaretta e inizia a fumare. Le luci si abbassano lentamente.

Buio.

SIPARIO.

ATTO SECONDO

ancora notte.

La scena: la stessa calla veneziana, qualche secondo dopo. Il quadro si riapre con una luce bassa, che cresce lentamente dintensit. Laltro, rimasto vicino luscita della quinta laterale di destra, in piedi, come labbiamo lasciato, continua a fumare. Silenzio. Entra Lei dalla sinistra. visibilmente agitata ma, non appena vede lAltro, si blocca in mezzo alla scena.

LEI. Sapevo che non avrei dovuto lasciarti in sua compagnia. Cosa ti ha detto?

Pausa. LAltro non risponde.

LEI. (preoccupata) Cosa ti ha detto?

ALTRO. (fermo) Niente.

LEI. Non vero.

ALTRO. Non mi ha detto niente.

LEI. E allora guardami quando ti parlo.

Silenzio. LAltro si volta verso di Lei. Si guardano.

ALTRO. Ti sto guardando.

LEI. E cosa ti avrebbe detto?

ALTRO. Forse lo sai.

LEI. Come faccio a saperlo?

ALTRO. (indicando lentrata di sinistra) uscito da quella parte.

LEI. E allora?

ALTRO. Non lhai visto?

LEI. No!

Pausa.

ALTRO. A che gioco state giocando?

LEI. Cosa?

ALTRO. Sei diventata sorda?

LEI. Che cosa stai dicendo?

ALTRO. A che gioco state giocando?

LEI. (spazientita) Non sto giocando.

ALTRO. Magari non da sola. Ma con lui?

LEI. Si pu sapere cosa ti ha detto?

ALTRO. (esce dalla penombra) Mi ha parlato di te.

LEI. E allora?

ALTRO. Mi ha detto come vi siete conosciuti.

LEI. Smettila di giocare.

ALTRO. Non sto giocando.

LEI. Voglio sapere cosa ti ha detto.

ALTRO. Te lo sto dicendo: mi ha parlato di te e di come vi siete conosciuti in quel locale

LEI. Quale locale?

ALTRO. (gettando la sigaretta in terra) Ora basta prendermi in giro! Vi credete furbi, non vero? Volete farmi impazzire! Quale locale? (Sorride) Il locale degli artisti, ecco, quel locale. Quello dove vi siete conosciuti. Quello dove andavi da ragazza, con le tue sorelle e con tua madre. Quello dove te ne stavi a testa bassa, per paura di disturbare.

LEI. (sbuffando, irritata) Ancora con questa storia?

ALTRO. Di storie ne ho sentite fin troppe questa sera.

LEI. (tra s) Sapevo che non dovevo lasciarvi da soli.

ALTRO. Hai fatto benissimo, invece.

LEI. Ma non hai capito che ti stava prendendo in giro?

ALTRO. Cosa?

LEI. Si inventato tutto, per vendicarsi per vendicarsi di me e di te. Non vero niente, capito? Niente!

ALTRO. (sorpreso) S ma allora non capisco

LEI. Non c niente da capire. Si inventato tutta questa storia solo per prenderci in giro. (Scoppia a piangere) Te lho detto, ha rovinato la mia vita non ce la faccio pi non ce la faccio pi

ALTRO. Quale storia?

LEI. (c. s.) Io non sono una puttana!

ALTRO. S s per

LEI. (c. s.) Ti avr detto che io faccio cos con tutti i miei amanti

ALTRO. (disorientato) Gli ha chiamati amichetti

LEI. Amichetti?

ALTRO. S.

Lei riprende a piangere, pi forte di prima. LAltro, confuso, le si avvicina lentamente, poi labbraccia, cercando di consolarla. Pausa. Si sente solo il singhiozzare di lei.

ALTRO. Non ci sto capendo pi niente.

LEI. (calmandosi, lentamente) Mi dispiace.

ALTRO. (ripetendo, tra s) Non ci sto capendo pi niente

LEI. Sapevo che non avrei mai dovuto lasciarvi da soli. Guarda come ti ha ridotto. (Lo accarezza) Poverino.

ALTRO. (c. s.) Sembrava cos sincero.

Pausa. Lei si scosta da lui, lasciandolo al centro della scena.

LEI. Non ti fidi pi di me, non vero?

ALTRO. (esitando) Io...

LEI. Ecco, lo sapevo, adesso non ti fidi pi di me.

ALTRO. Mi spiace

LEI. (fosca) Sei come lui.

ALTRO. Cosa?

LEI. Sei come mio marito.

ALTRO. Che vuoi dire?

LEI. Pensavo di aver trovato un uomoun vero uomo. Un pezzo duomo un uomo che sa il fatto suo. Invece siete uguali.

ALTRO. Non vero.

LEI. Siete uguali.

ALTRO. (soffocando la rabbia) Non vero!

LEI. Ma guardati. Mi fai pena.

ALTRO. Ti faccio pena?

LEI. Sei ridicolo.

ALTRO. Adesso basta!

LEI. Basta?

ALTRO. Basta!

LEI. (schernendolo) Ma sentilo ha detto basta. Cosa credi? Pensi di darmi degli ordini? Non mi tratterai come ha fatto lui. Questa volta nessuno mi tratter come ha fatto lui neppure te, mettitelo in testa. Io non prendo ordini da nessuno, nemmeno dal mio amante.

ALTRO. Senti, non il caso di litigare non proprio il caso. Ho bisogno di riflettere di starmene da solo. Questa storia mi sta facendo impazzire. Non ci sto capendo pi niente.

LEI. Sei un debole, proprio come lui.

ALTRO. Ti prego di smetterla.

LEI. Guardalo l, il grande uomo. Quanto sei ridicolo.

LAltro, umiliato, fa per uscire per la destra.

LEI. (ridendo) Ma si, vattene vattene

ALTRO. (bloccandosi) Andarmene? E dove?

LEI. Dove ti pare non voglio pi vederti.

Silenzio.

ALTRO. Perch fai cos?

LUI. (continuando a ridere) Perch sei ridicolo. Non sai neppure contro chi ti sei messo. Fai bene ad andartene. Vattene via, prima che sia troppo tardi.

ALTRO. Troppo tardi? Non capisco

LEI. Ci avrei giurato.

ALTRO. Cosa?

LEI. Che non avresti capito. Sei un debole un mentecatto

ALTRO. (disperato) Ma si pu sapere cosa ti ho fatto? Perch sei cambiata? Ti ho chiesto solo un po di tempo per riflettere sono confuso ti prego. (Le si avvicina) Cosa stai dicendo?

LEI. (si allontana, quasi disgustata) Stai vaneggiando.

ALTRO. Non vero

LEI. Non mi toccare.

ALTRO. Non ti sto toccando.

LEI. Non mi toccare!

ALTRO. Va bene. Se vuoi che me ne vada, far cos. Solo, volevo dirti ti trovo cambiata.

LEI. (fredda) Non sai chi ti sei messo contro. Faresti meglio ad andartene.

ALTRO. Perch, chi mi sarei messo contro?

LEI. Mio marito il capo del Senato di questa citt.

ALTRO. E allora?

LEI. E allora avr gi firmato la tua condanna a morte.

Pausa.

ALTRO. (spaventato) Cosa?

LEI. (sorridendo) Hai capito benissimo.

ALTRO. E perch perch? Cosa ho fatto?

LEI. E te lo chiedi pure? (Pausa) Sei stato il mio amante.

ALTRO. Sono stato? Vuol dire che adesso

LEI. Non lo sei pi.

LAltro incomincia a guardarsi attorno, per la scena, come se stesse attendendo, nervosamente, larrivo di qualcuno. preoccupato e non sa cosa fare. Si butta pesantemente sulle ginocchia, verso il proscenio, e inizia a tremare.

ALTRO. Io non ho tradito nessuno. (La guarda) Non labbiamo mai tradito. Ci frequentiamo solamente. Io non sono lamante di nessuno. Non ho proprio fatto niente con te.

LEI. Sei stato comunque il mio amante.

Lui entra per la sinistra. Si blocca non appena vede Lei e lAltro, ridotto cos. Lei si scosta verso il proscenio, mentre lAltro alza lo sguardo e fissa Lui, immobile.

LUI. (rivolto allAltro) Credevo volesse restare da solo.

ALTRO. Volevo ma non ci sono riuscito.

LUI. (guarda Lei) Peccato. Una delle poche cose belle che sono rimaste a questo mondo il poter starsene da soli per un po.

ALTRO. Cosa venuto a fare?

LUI. Ha parlato con mia moglie?

ALTRO. Direi proprio di s.

LUI. Le ha riempito la testa con altre stupidaggini?

ALTRO. Non lo so.

LUI. Come sarebbe a dire che non lo sa?

ALTRO. Sono confuso.

LUI. Capisco.

ALTRO. (insistendo) Cosa venuto a fare?

LUI. stato condannato a morte.

ALTRO. Immaginavo. (Pausa) Mi rattrista laver provocato un acceso dibattito al Senato.

LUI. Nessun dibattito. Unanimit.

ALTRO. Sul serio?

LUI. S.

ALTRO. (ride, nervoso) Contavo su un po pi di supporto.

LUI. Mi spiace.

ALTRO. Volevo sono far presente che io non ho fatto mai nulla con sua moglie. Non mi sono permesso di sfiorarla neppure con un dito.

LUI. Resta il fatto che siete amanti.

ALTRO. Ci siamo solo frequentati. Lei lo sapeva, giusto?

LUI. S.

ALTRO. E accettava la cosa, mi sembra.

LUI. Diciamo che glielho permesso.

ALTRO. (si alza) Ma la stava accettando?

Lui non risponde. Silenzio.

ALTRO. (pi forte) La stava accettando?

LUI. Le ero venuto a parlare, si ricorda? Ero venuto proprio perch era mia intenzione metterla in guardia. Mia moglie fa cos con tutti i suoi amichetti. E ne ho visti tanti ridotti come lei. Mi fate quasi pena, delle volte. Volevo che fosse preparato, ma vedo che lei insiste a restarsene qua. Adesso troppo tardi amico mio.

ALTRO. (rassegnato) Forse forse aveva ragione. Eppure non considero malvagi i miei carnefici.

LUI. E neppure io.

ALTRO. Quando sar eseguita la sentenza?

LUI. Che ore sono?

ALTRO. (incredulo) Oggi stesso?!

LUI. Credo proprio di s. Certe cose vanno sistemate in fretta.

ALTRO. E sia. Mi tolgano pure la vita. Si tramandi che io preferii morire piuttosto che rinnegare la donna che amo.

LUI. (a Lei) Ti ama ancora mia cara?

LEI. Credo proprio di s.

LUI. Come mai?

LEI. un pazzo.

ALTRO. Non sono pazzo! Non vero. Siete voi siete voi due i pazzi. Voi mi avete ridotto in questo stato, io io avrei voluto chiarire ogni cosa. Ma non me ne avete dato la possibilit.

Lui e Lei si guardano. Pausa.

ALTRO. A che gioco state giocando?

LUI. A nessun gioco.

ALTRO. Allora uccidetemi pure. Uccidetemi solo perch sono stato lamante di sua moglie.

LUI. Molti considerano la morte come la fine di tutto. Quindi ne hanno timore. Invece lei, sembra un tipo coraggioso.

ALTRO. (ride, oscenamente) E perch, cosa altro mi resta? Cosaltro potrei fare?

LUI. (serio) Potrebbe suicidarsi.

ALTRO. Cosa?

LUI. (indicando luscita di destra) Vede? L scorre il Canal Grande. Lacqua fredda e molto profonda. Se non ha paura della morte, faccia la cosa giusta. Lei la vita se l presa. Non giusto che qualcun altro, magari un estraneo, gliela tolga, non le pare?

ALTRO. S, ma

LUI. Faccia quello che ritenga pi giusto.

ALTRO. (smette di fingersi coraggioso.) Senta, sar franco con lei. Non voglio morire. Sono troppo giovane!

LUI. Ecco perch le dico che nessuno pu prendersi la sua vita solo lei. Il suicidio lunica soluzione. la sua grande occasione di morire da uomo. Un pezzo duomo, un uomo che sa il fatto suo. Homo sapiens, homo faber, homo homini lupus. Mica per niente un uomo: un uomo con la U maiuscola.

ALTRO. (guarda luscita di destra) Forse vero.

LUI. Non faccia il codardo.

ALTRO. Io non sono un codardo. E non sono neanche un eroe. Sono una via di mezzo.

LUI. Un vile verme?

ALTRO. Pi o meno, quel che intendo per via di mezzo.

LUI. Se non lo far lei, sar costretto a far intervenire le guardie, per procedere al suo arresto.

ALTRO. E poi mi giustizierete?

LUI. S.

Pausa. I tre si guardano. Silenzio. LAltro si volta verso destra e inizia ad osservare il canale. Stringe i pugni. Fa un passo un avanti, per poi fermarsi. Si volta a fissare Lui e Lei. Entrambi non si muovono. Allora lAltro si rivolge nuovamente verso la destra: deglutisce a fatica. Prende uno slancio e corre verso luscita di destra. Silenzio. Pausa.

LEI. (scrutando attentamente a destra) Sta affogando?

LUI. Credo proprio di s.

LEI. Guarda come si dibatte.

LUI. Sta annaspando.

LEI. Poverino. Ma lacqua sar davvero cos fredda?

LUI. Temo proprio di s, mia cara.

LEI. Ma, sbaglio, o sta gridando aiuto?

Pausa.

LUI. No. Adesso non pi.

LEI. Non riesco pi a vederlo.

LUI. La corrente lo star trascinando via.

LEI. Peccato. Dopotutto era un bravo ragazzo.

LUI. (guarda Lei) Forse dovresti smetterla di giocare con i tuoi amichetti.

LEI. Cosa?

LUI. il caso che la smettessi di giocare, tutto qua.

LEI. Dici che abbiamo esagerato?

LUI. Non possiamo andare avanti cos.

LEI. Per anche tu sei daccordo.

Lui non risponde. Pausa. Rimangono immobili. Le luci si abbassano lentamente.

Buio.

SIPARIO.

ATTO TERZO

ancora notte.

La scena: la stessa calla veneziana, qualche minuto dopo. Il quadro si aprir con una luce bassa. Si intravedono, questa volta, solo due figure, immobili. Lui, sulla sinistra, appoggiato con la schiena contro il fondoscena. Lei seduta sul proscenio di destra. Silenzio. Le luci si alzano su di Lui e su di Lei.

LUI. Quando arriver il tuo amante?

LEI. Non lo so, doveva gi essere qui.

LUI. Non mi piace la gente in ritardo.

LEI. Vedrai che si sar perso. Si sta alzando la nebbia e queste calle sono tutte uguali.

LUI. Sta anche facendo freddo.

LEI. lumidit.

LUI. Mi sta uccidendo le ossa.

LEI. (ride) Stai invecchiando?

LUI. (sorridendo) Pu darsi.

Pausa. Lui e Lei rimangono immobili, come  al  principio  della  commedia.  La  commedia  ricomincia  con Lui e Lei,  che  dicono esattamente le stesse battute della prima scena, mentre  il sipario si chiude lentamente.

LEI. (dopo un attimo di riflessione) Che ne pensi?

Pausa.

LEI. (insistendo) Ti ho chiesto che ne pensi?

LUI. Di cosa?

LEI. Di quellaltro.

LUI. E cosa dovrei pensare?

LEI. Non lo so. Dimmelo tu.

LUI. Non mi interessa.

LEI. Davvero?

LUI. S, davvero.

LEI. E perch?

LUI. Perch non mi interessa.

LEI. Non ti interessa che mi frequenti con un altro?

LUI. (secco) No!

LEI. (stizzita) Come no?

LUI. Sei libera di fare quello che vuoi.

LEI. (c. s.) Davvero?

SIPARIO.

Questa commedia stata cominciata a Venezia

il 23 febbraio 2007,

e completata a Civitavecchia

il 9 marzo 2007.

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