Il giorno del giudizio
Personaggi
Mario povero disoccupato
Giuseppina moglie di Mario
Elisabetta sorella di Giuseppina (vedova)
Giovanni figlio di Elisabetta
Adelina cameriera
Gabriele Arcangelo annunciatore
Dottor Laterza medico di famiglia
Ges
Se qualcuno ritiene questo copione degno di essere messo in scena lautore desidera solo esserne informato salvamagno@libero.it
Il giorno del Giudizio
Commedia in due atti
di Salvatore Magno
I Atto
Una casa di povera gente. Al centro un tavolo coperto da una tovaglia sdrucita. A sinistra uscio che porta in cucina. La comune sul fondale. A destra uscio per il resto della casa. Qualche sedia. Altri arredi e suppellettili a piacere del regista.
In scena Giuseppina e la sorella Elisabetta. Giuseppina passeggia nervosamente avanti e indietro. Dopo poco entra Giovanni.
Giuseppina: Oh Giovanni,Era ora che dice il dottore? E grave?
Giovanni: E chi capisce niente, quello parla difficile, continua a dire: E impossibile non posso crederci eppure i sintomi sono questi e tutte cose del genere.
Giuseppina: e tu non gli hai chiesto niente?
Giovanni: E chi si permetteva? Appena ho provato ad aprire bocca mi ha preso a male parole e mi ha cacciato via.
Giuseppina riprende a camminare nervosamente avanti e indietro. Giovanni siede e inizia a battere ritmicamente il piede per terra. A un certo punto Giuseppina si ferma guardando fisso Giovanni.
Giuseppina: Ma quando esce
Giovanni: Da come parlava sembra una cosa complicata. Dagli tempo, non pu mica fare in un secondo
Elisabetta: In un secondo!
Giuseppina: Fosse un secondo. E da un secolo che sta l dentro.
Giovanni: Ma se erano solo le 10 e 20
Elisabetta: Le 10 e 20!
Giuseppina: E adesso che ore sono?
Giovanni: Le 10 e 25
Giuseppina: Ecco! Lo vedi che ho ragione io? 5 minuti, sono gi 5 minuti che entrato. (batte nervosamente il piede per terra senza dire niente per qualche secondo) Che ore sono?
Giovanni: Le dieci e 25.
Giuseppina: Ancora? Ma sei sicuro che va bene quella specie di caffettiera che tieni al polso.
Giovanni: A questa caffettiera, se proprio lo vuoi sapere, ci manca solo la parola
Giuseppina:per dire quanto sei scemo (batte nervosamente il piede per terra senza dire niente per qualche secondo) da quanto hai detto che dentro?
Giovanni: cinque minuti.
Giuseppina: cinque minuti ma sei sicuro? A me pare uneternit
Giovanni: La caffettiera dice cinque minuti
Giuseppina: e facciamo finta che tiene ragione la caffettiera. Cinque minuti. Oh ma lo sapevo io
Elisabetta: Lo sapeva lei
Giuseppina: Lo dicevo io
Elisabetta: Lo diceva lei
Giuseppina: Voi non avete voluto darmi retta ma io lo sapevo
Elisabetta: Lo sapeva!
Giovanni: Ma che sapevi?
Elisabetta: Che sapevi?
Giuseppina: Non avete voluto darmi ascolto, ed ecco il risultato. Quante volte ve lho detto: chiamiamo il dottore, chiamiamo il dottore, e voi: ma no ma lascia stare ma chi te lo fa fare, quello costa. Sarete contenti adesso
Giovanni: su, su, su calmati, quando esce il dottore ci dir come stanno le cose e poi
Giuseppina: E poi?
Giovanni: E poi cosa?
Giuseppina: Tu stavi dicendo e poi
Giovanni: chi io?
Giuseppina: si, si tu
Giovanni: ma io dicevo cos per dire
Giuseppina: quando uno dice e poi poi vuole dire altre cose!
Giovanni: E io non voglio dire niente, va bene? Non voglio aggiungere altro. Oh!
Giuseppina: Intanto il dottore quando esce di l vuole essere pagato, e a me chi li d i soldi. Tuo zio Mario sono sei mesi che non lavora, e adesso si v pure ad ammalare. Dimmelo tu come devo fare.
Elisabetta: Potremmo vendere
Giuseppina: gi fatto
Elisabetta: Allora potremmo impegnare
Giuseppina: fatto anche quello
Giovanni: Per a pensarci bene una soluzione ci sarebbe
Giuseppina: E cio?
Giovanni: In fondo non tutti i mali vengono per nuocere.
Elisabetta: Questo non ha capito niente. Non hai sentito che non c un centesimo? Con cosa la compri la roba da cuocere
Giuseppina: Beh i soldi per comprare due fagioli ci sarebbero
Giovanni: E poi sono io che non capisco niente. Nuocere, ho detto nuocere non cuocere
Giuseppina: Ah!
Elisabetta: Ha detto nuocere! Eh!
Giuseppina: Si si ho capito, ho capito. (in disparte ad Elisabetta) Ma che significa?
Elisabetta: Boh?
Giovanni: Ve lo dico io cosa vuol dire gnoranti! Significa che anche nelle cose cattive c il lato buono. Ascoltatemi bene.
Elisabetta: Ascoltiamolo Giuseppina, mio figlio tiene le scuole ha stutato.
Giuseppina: Tiene le scuole ma tiene pure la testa come le bottiglie di birra
Elisabetta: E cio?
Giuseppina: Vuoto a perdere. Va bene sentiamo cosa ha da dire questo pozzo di scienza
Giovanni: ora fate uno sforzo e cercate di ragionare. Facciamo finta che lo zio Mario sia malato molto malato. Una bella malattia, di quelle che quando dici cosa hai la gente ti guarda come se fossi un marziano
Giuseppina: Eh! Solo questo guaio ci manca ma s tanto a voi che vi importa, i guai mica sono i vostri, poi a me che tocca grattarmi la rogna
Elisabetta: ti venuta la rogna? Che schifo!
Giovanni: lasciami parlare. Tu ti ricordi di Ciccio Saciccio?
Giuseppina: Come no? Teneva quella malattia strana come si chiama a si liptus
Elisabetta: ma che stai dicendo, si dice raptus
Giovanni: adesso non importa come si dice. Era molto malato vero?
Giuseppina: Tanto malato. Non si potuto muovere dal letto per 5 anni!
Elisabetta: Ma no che dici, saranno stati almeno 6, io la moglie, povera Amalia, ce lho qua stampata nella testa.
Giuseppina: No, no sono stati 5. Io me lo ricordo bene perch allora tenevo le galline sopra il terrazzo e Amalia uh mamma mia quanto ha patito povera donna veniva ogni giorno a prendere le uova per il marito: che il dottore altro non ha detto mi diceva. Me lo ricordo come fosse ieri si, si
Giovanni: ma le uova te le pagava?
Giuseppina: Certo che me le pagava. Ogni fine mese. Puntuale che ci potevi mettere lorologio
Giovanni: E i soldi dove li trovava visto che il marito era malato e non lavorava?
Giuseppina: siccome era malato a don Ciccio gli avevano dato la
Elisabetta: La?
Giuseppina: pen sio ne
Giovanni: appunto
Elisabetta: E quella la prende ancora adesso, ci hanno dato la ... come si dice linvertibilit
Giuseppina: invertibilit, si dice conversione
Giovanni: A u e la multa per eccesso di velocit
Dalluscio di destra entra il dottore
Giuseppina: Dottore finalmente, mi dica, mi dica tutto subito, non abbia riguardo, grave vero? Quanto tempo gli resta?
Dottore: Calma, calma
Elisabetta: Calma!
Giovanni: Non ci tenga sulle spine dottore
Giuseppina: Ci dica tutto e subito, siamo povera gente abbiamo bisogno di tempo per organizzarci
Giovanni: Ci sar da chiamare il prete
Giuseppina: Ah s! Quello subito, non sia mai che se ne v cos
Elisabetta: Perch sta partendo? Dove va?
Giovanni: Bisogner organizzarsi con il becchino
Giuseppina: Al certificato di morte ci pensa lei vero?
Giovanni: I manifesti la bara
Dottore: Ma insomma la volete finire di fantasticare. Qui non muore nessuno senza il mio permesso! Oh! E che diamine, non ho detto neanche mezza parola e voi lo avete gi bello che seppellito
Giuseppina: Dottore allora non mi dica che
Elisabetta: Non glielo dica
Giovanni: Lo dica dottore, lo dica
Dottore: Ma cosa dovrei dire?
Giovanni: Visto! Avevo ragione io. Una bella malattia dottore ci occorre subito il certificato
Giuseppina: dobbiamo fare la domanda per la pensione
Dottore: Beh s certo la pensione ma, ma cosa mi fate dire. Quale pensione e pensione dEgitto.
Elisabetta: Uh e per un poco di pensione dobbiamo andare fino in Egitto.
Dottore: Insomma adesso basta! Le cose non stanno affatto come voi pensate o immaginate.
Giuseppina: Ah no?
Elisabetta: Non stanno!
Giovanni: E come stanno dottore? Come stanno?
Dottore: Ecco le cose stanno stanno
Giuseppina: Dica dottore dica
Dottore: Nulla di grave, per carit
Giuseppina: S
Dottore: Ma ci sono dei confini oltre i quali sapete la medicina limperscrutabile
Giuseppina: S
Dottore: La scienza pu e non pu deve e non deve
Giuseppina: S
Dottore: I limiti della sapienza umana in fondo il mistero della vita Io so di non sapere nulla cogito ergo sum
Giuseppina. S
Dottore: Fatti non fummo per viver come bestie ma per seguir virtute e conoscenza
Giuseppina: S
Dottore: Quindi, come vi ho appena finito di spiegare, voi avrete gi capito che un po imbarazzante per me dopo tanti anni di professione non mi era mai capitato ma neanche da studente mai sentito parlarne ma neppure lontanamente immaginarlo. E si che ne ho viste di cotte e di crude. Ah si, si.
Giuseppina: Dottore
Dottore: Dica signora
Giuseppina: Dottore noi siamo povera gente e gnorante. Perch non mi dice cosha mio marito?
Dottore: Ma allora ho parlato a vanvera. Nulla di grave come ho gi detto, nulla di grave, solo che come dire in dolce attesa
Giuseppina: Ah, allora tiene il diabete
Dottore: No signora, il diabete non centra diciamo che leggermente ecco insomma aspetta
Elisabetta: Aspetta cosa?
Dottore: Via signora cerchi di capirmi aspetta
Elisabetta: Il treno! Lo dicevo io che partiva.
Dottore: Ma che treno e treno aspetta un bambino.
Giuseppina: Ah! E io che pensavo chiss cosa, avete sentito il dottore?
Giovanni: Noi speravamo a una malattia grave
Elisabetta: Grave e lunga.
Giuseppina: E invece aspetta un bambino
Giovanni: Gi, aspetta un bam bi no
Elisabetta: Addio pensione!
Tutti si guardano lun laltro con aria perplessa. Poi Giovanni fa cenno alle donne e si appartano a parlottare quindi Giovanni esce dal gruppo e torna verso il dottore.
Giovanni: Dottore ma sicuro che non che si sta sbagliando? Come si spiega che
Dottore: Spiegare non lo so spiegare. Ma una cosa certa. Io non mi sbaglio e quelluomo di l aspetta un bambino. E ora se non vi spiace
Giovanni: no dottore, e perch prego prego
Dottore. anche perch ho ancora un paio di visite da fare
Giuseppina: Certo, certo, arrivederci dottore.
Dottore: (senza accennare ad andare via) ehm ehm
Giovanni. Dottore arrivederci.
Dottore: Scusate
Giuseppina: S dottore?
Dottore: Io dovrei andare
Giovanni: questo lo abbiamo gi detto, arrivederci, grazie di tutto. Ringraziate il dottore che stato tanto bravo
Giuseppina: S, grazie veramente, stato molto gentile
Elisabetta: Grazie!
Dottore: Ci sarebbe la mia parcella
Giovanni: La parcella del dottore dove lavete messa?
Giuseppina: Io non lho vista e tu Elisabetta?
Elisabetta: Non prendetevela con me come al solito. Io non ne so niente. Dottore non che lha dimenticata di l nellaltra stanza
Dottore: forse non mi sono spiegato, io sto parlando del mio onorario
Giovanni: Ah! Lonorario!
Giuseppina: Lonorario!
Elisabetta: Lonorario!
Giovanni: (facendo cenno agli altri come per chiedere se qualcuno ha capito) Lonorario! Poteva dirlo subito dottore Eh! Si certo lonorario, chiaro
Dottore: (spazientito) La visita, mi dovete pagare la visita.
Giovanni: E parli chiaro dottore. Zia, hai sentito il dottore?
Giuseppina: Ma certo. Elisabetta prendi 5 euri da dentro il com e dalli al dottore che tiene fretta
Dottore: Veramente, sarebbero 100 euro
Giuseppina: 100 euri? Ma avete sentito a questo?
Giovanni: Ma scherziamo? 100 euri, ma lo sa quanti sono 100 euri, sono 100 mila lire per chi ci ha presi? Per la zecca di stato? (prende una sedia e la tiene dietro la schiena)
Elisabetta: Giuseppina tiene la rogna, Giovanni le zecche, che schifezza ma in questa casa mi lavo soltanto io?
Giovanni: (avvicinandosi al dottore con la sedia dietro la schiena) Vada dottore vada
Dottore: Ma voi non potete trattarmi cos, io sono il dottor Laterza
Giovanni: e allora metti la quarta e vattene a casa.
Dottore: Voi dovete saldarmi
Giuseppina: La cassa
Dottore: Allora voi non volete
Giovanni: come non vogliamo, vogliamo, vogliamo (tira fuori la sedia e la fa roteare come per colpire il dottore) vogliamo che te ne vai
Dottore: (scappando via) ma non finisce qui. Ah no, non finisce cos, io ho una dignit, un nome da difendere
Giovanni: (chiudendo la porta) E vattene. Oh! Mamma mia, duro eh? Veramente duro.
Dalluscio di destra entra Mario. Con pigiama e pantofole che sicuramente hanno conosciuto tempi migliori. La pancia gi ben visibile.
Mario: datemi una sedia per favore mamma mia che dolore quel dottore non la finiva pi di visitarmi. E girati di qua e mettiti cos, ma non possibile, ma non posso crederci mamma mia. U, questa sedia arriva? (nessuno si muove) Grazie non vi affrettate, calma, calma, uno alla volta. (nessuno si muove) Ho capito faccio da solo. Quanta gentilezza. (nessuno parla) Mamma mia che sonno, con questa pancia non riesco a girarmi nel letto e non riesco a riposare come si deve sto passando certe nottate! Che ha detto il dottore? (nessuno risponde) Non hanno sentito. Che ha detto il dottore? (nessuno risponde) Sto parlando con voi.
Giuseppina: Che vuoi? Non disturbare che noi stiamo pensando.
Mario: Ah! Stavate pensando.
Giuseppina: S perch ti d fastidio?
Mario. No, no, e perch? Solo che vorrei sapere come fate senza la materia prima
Giuseppina: E cio?
Mario: Il cervello
Giuseppina: Senti, tu forse stai bello fresco fresco e tieni pure voglia di scherzare ma noi no, non ne teniamo proprio
Mario: non cambi mai, mamma mia che sei, non si pu dire mezza parola posso sapere che ha detto il dottore?
Giovanni. Perch a te non ha detto niente?
Mario: Ha parlato strano, ha detto tanti paroloni, tengo paura che neanche lui sapeva quello che diceva io sicuro non ho capito niente
Giuseppina: E questo normale il dottore ha detto che dentro questa casa arriver un bambino
Mario: un figlio! Finalmente dopo tanti anni mamma mia che contentezza, (apre una scatola di sigari) tieni Giov fuma, eh eh eh, qua ci vuole una bottiglia di vino, di quello buono, eh eh eh, qua dobbiamo festeggiare, un bambino moglie mia finalmente, che felicit, questa si che una notizia dobbiamo avvisare i parenti ma aspetta un poco se deve nascere un bambino perch ha visitato me? Se proprio proprio doveva visitare te
Giuseppina: E qui sta il punto
Elisabetta: dov?
Giuseppina: cosa?
Elisabetta: il punto.
Giuseppina: Oh non farmi perdere tempo, il fatto che in questa casa chi in dolce attesa sei tu
Mario: E tutta questa storia per dirmi che tengo il diabete, pareva un affare di stato! Uno chiama il dottore perch non si sente bene e quello per dirci che tiene il diabete ci fa sopra tutto un testamento ma che centra il bambino con il diabete? Ah s, diabete come si dice quello che channo le femmine quando sono incinte
Giuseppina: Tenetemi ma tu a chi vuoi prendere in giro? Chi sta incinto sei tu!
Mario: Io?
Giuseppina: Tu, tu! Ora me lo devi dire, subito, lo voglio sapere, chi il pa no chi la ma no insomma, voglio sapere chi stato!
Giovanni: Di chi la colpa!
Elisabetta: Come ha fatto!
Giuseppina: Come ha osato!
Giovanni: Dove ha trovato il coraggio lo stomaco
Giuseppina: U! Silenzio voi. Qui c una sola persona che pu fare domande. (Suadente) Mariolino bello, dillo a Giuseppina tua, dai che dopo ti cucino la pasta e fagioli che ti piace tanto. (Aggressiva) Dimmi chi stato se no ti strangolo, ti distruggo, ti disintegro (aggredisce Mario e intervengono gli altri a separarli)
Mario: Ahia! Oh aiuto! Questa maccoppa.
Giovanni: Lascialo stare
Elisabetta: Giusepp cos lo ammazzi
Giovanni: Ferma aih!
Giuseppina: lasciatemi stare
Mario: Tenetela!
Giovanni: Calmati zia.
Giuseppina: Calmati? Calmati? Vorrei vedere te, tradita cos in questo modo. Ma poi fosse stato con unaltra donna, potrei pure capire ma con un uomo che schifo
Giovanni: E chi ti ha detto che era un uomo?
Giuseppina: (piangendo) e se no come faceva a rimanere incinto scusa? Se era una donna sarebbe rimasta incinta lei no? E invece se rimasto incinto lui Porco (cerca di aggredire Mario)
Mario: Fermatela!
Giovanni: (bloccandola) Eh statti ferma! Va bene, ammettiamo per un attimo che tu abbia ragione. Vogliamo vedere il lato buono della cosa?
Giuseppina: Il lato buono? (tornando ad aggredire Mario) Ma quale lato buono?
Giovanni: (bloccandola) Eh la vuoi finire. Le cose non sempre vanno prese di petto frontalmente a volte bisogna aggirarle
Giuseppina: E lui cos ha fatto, ci ha girato intorno e lha presa di dietro.
Giovanni: Lasciami finire, dopo parli tu, ma ascoltami che ti conviene che conviene a tutti. Un uomo incinto non cosa di tutti i giorni vero? (Giuseppina annuisce) E un mistero per la scienza, hai sentito il dottore no? (Giuseppina annuisce) e quando c un mistero, se uno ci sa fare cosa viene fuori?
Giuseppina: Cosa viene fuori? Una schifezza viene fuori!
Giovanni: Possibile che non lo capite?
Giuseppina: Ah, non farmi perdere tempo, sbrigati che ho da fare lo devo ammazzare
Giovanni: Soldi zia, soldi, e pure tanti.
Giuseppina: Tu stai sognando nipote mio.
Giovanni: Ma proprio non capisci. Nella storia dellumanit una cosa del genere non era mai successa. Noi abbiamo in famiglia un vero fenomeno, guardatelo, quant bello, non meraviglioso?
Giuseppina: Giov a te questa storia oltre che scimunito ti sta facendo diventare pure ciecato
Giovanni: Ancora non capisci. Pensa se questa notizia arrivasse ai giornali
Giuseppina: I giornali
Elisabetta: I giornali
Giovanni: La radio
Giuseppina: La radio
Elisabetta: la radio
Giovanni: La televisione
Giuseppina: La televisione
Elisabetta: La televisione
Giovanni: Interviste esclusive
Giuseppina: Interviste
Elisabetta: Esclusive
Giovanni: Contratti pubblicitari
Giuseppina: Contratti
Elisabetta: pubblicitari
Giovanni: soldi, soldi, soldi
Giuseppina: soldi,
Elisabetta: soldi
Giovanni: Soldi Soldi Soldi
Tutta la famiglia cambia atteggiamento nei confronti di Mario cominciando a coccolarlo.
Giuseppina: Mario, maritino mio adorato. Ma che ci fai seduto su quella sedia di paglia, troppo dura per te
Elisabetta: S, s, tieni la poltrona
Mario: (non convinto del cambiamento di umore soprattutto da parte della moglie) non vi avvicinate
Giuseppina: Dai, non vorrai prendertela cos per due parole dette in un momento di arrabbiatura.
Mario: Chiamala arrabbiatura non ti avvicinare sai!
Elisabetta: Giusepp, fagli vedere che ci vuoi bene, dacci il cuscino bello, quello che non lo dai a nessuno
Giuseppina: Uh s, s, ecco Mario, tieni, siediti qui, ecco, cos con il cuscino stai bello comodo, comodo. E tu Elisabetta, perch non prendi lo sciallo quello che ti metti la domenica cos ce lo appoggiamo sulle spalle. Che se no prende freddo.
Elisabetta: E vero, eccolo, eccolo qua, lo appoggiamo sulle spalle che cos non prendi freddo
Giovanni: La coperta
Giuseppina: La coperta, com che non ci ho pensato io, Elisabetta prendi la coperta che ce lappoggiamo sulle gambe.
(Elisabetta esce per luscio di destra)
Giuseppina: Mariolino mio bello che ne dici se ti preparo un bel brodino? Caldo, caldo, ti metto pure le polpettine, te le faccio io subito, subito oppure vuoi la pasta e fagioli che ti piace tanto? Non che tieni qualche voglia particolare? Se la tieni dillo che noi prendiamo tutto quello che serve, non sia mai che il criaturo nasce con qualche voglia strana
Mario: Veramente, un poco di brodino caldo lo berrei volentieri e dopo se ci sta un poco di caff
Elisabetta: (rientra con la coperta e la appoggia sulle gambe di Mario) Ecco qua la coperta per Mariolino nostro
Giuseppina: (dando di gomito) Ora andiamo di l a cucinare per Mariolino nostro un bel brodino caldo caldo e ci prepariamo pure il caff
Elisabetta: Ah! S, s un bel caff
Giovanni: Bene bene, che bello vedere tutta la famiglia che tornata ad andare damore e daccordo, preparate pure per me un po di brodo
Mario: S, un bel brodino caldo, il caff, subito dopo
Giuseppina: Subito il brodino, andiamo Elisabetta, andiamo
Giuseppina e Elisabetta escono per luscio di sinistra. Giovanni prende una sedia e si siede accanto a Mario.
Giovanni: ehm ehm, caro zietto io e te dobbiamo fare quattro chiacchere.
Giuseppina rientra in scena.
Giuseppina: Mariolinoooooo!
Mario: (spaventato) Eh! Che successo?
Giuseppina: Le polpettine te le faccio?
Mario: Se non di troppo disturbo
Giuseppina: Ma no, ma che disturbo te le faccio subito, subito, Giov non che faresti una scappata dal macellaio a comprare mezzo chilo di carne macinata?
Giovanni: (facendo segno che non ha soldi) S, vado subito
Giuseppina: (facendogli capire che prima di uscire deve passare da lei in cucina per prendere i soldi) e ricordati di fartela mischiare, te ne fai dare 350 grammi di vitello e 150 di maiale che cos le polpettine prendono pi sapore, proprio come piacciono a Mariolino mio.
(Giuseppina esce).
Giovanni: Va bene zia, va bene
Mario: Allora, visto che stai uscendo, perch non passi pure dal tabaccaio e mi compri due sigari? Che gli ultimi li ho tirati fuori adesso per il bambino.
Giovanni: s
Mario: Poi, visto che sei dal tabaccaio, ti allunghi un po vai dal fornaio e prendi un chilo di pane, mi raccomando fattelo dare fresco
Giovanni: s
Mario: Quindi, visto che sei di strada, vai alla pescheria e prendi un chilo di pesce, vedi tu, quello che ti piace, limportante che sia fresco
Giovanni: Pure il pesce
Mario: E chiaro che vuoi prendere pesce vecchio?
Giovanni: Va bene, ma con che soldi pago?
Mario: Tu non ti preoccupare, dicci che ti mando io che poi passo a pagare, sono sei mesi che faccio cos, che se do i soldi a tua zia quella in mezza giornata mi spende tutto
Giovanni: Ah! Ho capito, senti per prima di uscire mi dici una cosa?
Mario: Che cosa?
Giovanni: Tanto adesso le donne sono in cucina e non ci possono sentire a me lo puoi dire
Mario: cosa?
Giovanni: ma come hai fatto a rimanere incinto no? Non vorrai tenere questo segreto tutto per te
Mario. Ma quale segreto fammi il piacere
Giovanni. Guarda che non puoi tirarti indietro, devi compiere il tuo dovere nei confronti dellumanit
Mario: ma che vai dicendo?
Giovanni: Che vado dicendo? Mi chiede che vado dicendo forse tu non ti rendi conto di quale grande scoperta sei per lumanit. Se tu adesso mi dici come hai fatto io lo sai che faccio? Eh? Lo sai che faccio?
Mario. Che fai?
Giovanni: che faccio faccio faccio pensaci bene io e te potremmo dare una svolta alla storia umana
Mario: Io e te che centri te
Giovanni: come che centro, sono tuo nipote, non vorrai tenermi fuori da questo affare
Mario: Eri mio nipote pure quando ti sei fregato i 10 euri da dentro il comodino pensando che stavo dormendo.
Giovanni: di nuovo con quella storia, te li ho ridati no? Piuttosto prova a immaginare, clinichi ostetrichi, reparti di ginecologio, congressi medici
Mario: Ma che stai dicendo si dice cliniche ostetriche, reparti di ginecologia
Giovanni: Adesso! Ma quando avremo preso piede noi tutto sar al maschile finir il monopolio partoriente delle donne! Allora me lo dici come hai fatto a rimanere incinto?
Mario. Tu lo sai come hi fatto a diventare cos scemo?
Giovanni. No.
Mario: E io non so come ho fatto a rimanere incinto.
Giovanni. Allora non vuoi proprio dirmelo
Mario: Oh insomma, mi vuoi lasciare in pace che cosa vuoi che ne sappia io
Giovanni. Allora diciamo che sei rimasto incinto per opera e virt dello Spirito Santo
Suonano alla porta.
Giovanni: E adesso chi sar?
Mario: Magari se apri lo scopriamo.
Giovanni v ad aprire.
Angelo: Buona sera a tutti!
Giovanni: buonasera, lei chi ?
Angelo:(Porgendo il biglietto da visita) Gabriele, Gabriele Arcangelo a servirla
Giovanni: Piacere, e cosa desidera?
Angelo: sto cercando la signora Maria, me la pu chiamare per favore? Sa ho una certa fretta.
Giovanni: Io lo farei subito, ma qui non c nessuna Maria
Angelo: Ora giovanotto, se lei vuole scherzare scherziamo pure, ma come le ho gi detto, avrei una certa fretta.
Giovanni: Pure io e come ho gi detto qua non c nessuna Maria
Angelo: Come non c nessuna Maria impossibile.
Giovanni: Impossibile o no, qua di Marie non ce ne stanno. Ci sta la portinaia che si chiama Addolorata
Angelo: No, non ci siamo, Addolorata no, se ne parler tra una trentina danni
Giovanni: Ah la signora di fronte: Assunta
Angelo: Per quella addirittura ci vuole ancora pi tempo. Eppure sono sicuro che mi vuole scusare un attimo (estrae lagenda dalla borsa) dunque vediamo ecco qui oggi il 25 marzo, esatto?
Giovanni: s
Angelo: E questa via della grotta di Betlemme n. 1, giusto?
Giovanni: Giusto.
Angelo: E allora non c nessun errore! Caro il mio signor?
Giovanni: Giovanni.
Angelo: Giovanni, Uh che coincidenza, proprio come uh uh uh! Allora Giovanni da bravo mi chiama la signora Maria per favore?
Giovanni: Di nuovo? Ho detto che Maria non abita qui!
Angelo: Forse vorr dire che non in casa, magari andata a fare la spesa e allora
Giovanni: Sei scemo o lo fai. Ora te lo dico in cinese cos pu darsi che mi capisci.
Angelo: Daccordo. Mi dia un solo secondo e risolviamo questa faccenda. (estrae il telefonino e compone il numero) Pronto? Sono Gabriele come Gabriele chi? Quanti Gabriele conosci tu? S, s va bene ho capito, non ho tempo da perdere io, Gabriele Arcangelo, v bene cos? Posso parlare con Lui? S, certo che lo so che molto occupato ma sto incontrando un sacco di difficolt per quel messaggio. Come quale messaggio? Quello no! S, esatto, lindirizzo quello, si sono proprio l, anzi qui, senti Pietro, non farmi perdere tempo per favore, ti ho detto che sono proprio allindirizzo giusto, Ma chi lavr raccomandato a questo? S, ma s che ho controllato. No! No! Ho detto no! C qui un tale che dice che qui non c nessuna Maria. Beh mi sembra chiaro che qualcuno si sta sbagliando e quel qualcuno non sono io. Non sto accusando te! Chi ha preparato lordine di servizio? Ah! Lui con le sue proprie mani. Allora Lui che si sbagliato! Come Lui non sbaglia mai, ma se proprio adesso (TUONO) Come? Ma chi che parla? Mio Dio! No, no lo so, non nominare invano s s certo solo che capisco ma come faccio s s Obbedisco! (ripone il telefonino) Ehm, dunque, buon uomo allora lei afferma che qui non abita nessuna Maria.
Giovanni: No.
Angelo: E adesso io come faccio? Io ho bisogno di una Maria, se non trovo una Maria non posso tornare a casa, ha sentito no? Lei non ne conosce neanche una? Che ne so una lontana parente, unamica di famiglia, una Maria qualsiasi, la chiamiamo, la facciamo venire qui, io faccio finta di non sapere niente, leggo il messaggio e amici come prima. Eh? Che ne dice?
Mario: Giov, fallo entrare questo signore, state l sulla porta da mezzora si pu sapere cosa vuole?.
Giovanni: Ah zio Mario, diglielo tu a questo
Angelo: Come ha detto scusi?
Giovanni: Come ha detto cosa?
Angelo: Lei ha chiamato questo signore come lo ha chiamato?
Giovanni: Come lo ho chiamato? Con il suo nome. Mario.
Angelo: chiedo scusa. (riprende lordine di servizio e lo guarda attentamente) Lo sapevo io! E da uneternit che gli ripeto di fare attenzione quando ricopia gli ordini di servizio ma che niente, non vuole proprio sentirci ecco qua, guardi, guardi bene (mostra lordine di servizio a Giovanni il quale fa finta di capire) Lei cosa ci legge qua io ci leggo Maria e invece, sono millenni che gli dico di non mangiare mentre lavora e invece lui sembra una cacatina di mosca, lei che ne pensa? Sar marmellata? E gli hanno dato pure le chiavi di casa! Ma chi lo avr raccomandato quello comunque ora tutto pi chiaro. (si avvicina a Mario e lo prende per le spalle) Quindi lei si chiama Mario, esatto?
Mario: Da quando sono nato.
Angelo: Oggi il 25 marzo e qui siamo in via della Grotta di Betlemme n. 1, giusto?
Mario: Se lo dite voi.
Angelo: Quindi signor Mario adesso lei si mette qui bello seduto, ecco cos. Lei invece si mette qua, qua accanto alla sedia che mi serve come testimone. Perfetto. Fatemi vedere. Benissimo cos. Grazie. Bene, bene, ora possiamo cominciare. (prende una pergamena e la svolge delicatamente) scusate ma bisogna usare le dovute cautele, sapete sono 2000 anni che non viene usata. Dunque vediamo un po penso che possiamo saltare i preliminari che di tempo ne abbiamo gi perso abbastanza allora s da qui pu andare benissimo. Ehm, ehm. Caro Mario, tu avrai un figlio
Mario: Tutta questa tiritera per dirmi che avr un figlio? Ma io lo sapevo gi.
Angelo: Lo sapevi? Com possibile? Chi te lo ha detto?
Mario: Il dottore.
Angelo: Il dottore?
Giovanni: s, s, il dottore, ha detto proprio cos che lo zio Mario in dolce attesa
Angelo: (prendendo appunti) Il dottore sicuramente un nome in codice, ma scoprir chi . Ci sar da fare unindagine molto accurata. Questa cosa doveva rimanere segretissima, chiaro che lass c una talpa. Comunque metter anche questo nel rapporto. Allora, riprendiamo dove eravamo rimasti? A s, tu avrai un figlio ...
Mario: questo lo hai gi detto se vogliamo andare avanti
Angelo: se mi lasciate leggere e che diamine! (tuono) lo so, lo so, ma se ci fosse un po pi di rispetto (tuono) ah! Ce lha con voi.
Giovanni. Con noi?
Angelo: S s
Mario: E statti zitto no? Rispetto per il signor signor come avete detto che vi chiamate
Angelo: (porgendo il biglietto da visita) Gabriele, Gabriele Arcangelo, a servirla
Mario: Ecco. Vogliamo continuare per favore?
Angelo: Con vero piacere. Dunque, dicevamo che il signor Mario avr un figlio, nascer il 25 dicembre
Mario: Uh il giorno di Natale?
Angelo: Esattamente e lo chiamerete Salvatore.
Mario: Allora un masculo! Hai visto il signor, signor
Angelo: (irritato) Gabriele, Gabriele Arcangelo, a servirla.
Mario: Ecco, s, bravo, Gabriele, hai visto quant bravo, mi ha detto il sesso del nascituro senza manco fare la scenografia. Senta ma non che si potrebbe cambiare il nome? Salvatore non che mi piace assai, non si potrebbe fare che so Clodomiro oppure Rafele, s s Rafeluccio che mi piace tanto.
Angelo: Salvatore! Cos stato deciso e cos dovr essere. Non vorrete mettervi contro il boss (tuono)
Mario: No, no, non sia mai, non sia mai
Angelo: Bene, io quello che dovevo dirvi lho detto, tanti auguri per voi e per il nascituro. Arrivederci e statemi bene
Giovanni: Scusate signor Michele
Angelo: (irritato) Gabriele! Gabriele Arcangelo a servirla
Giovanni: A s, Gabriele, me la togliete una curiosit?
Angelo: Se posso
Giovanni: Ma a voi chi vi manda?
Angelo: Come chi mi manda? Non lo avete capito? Lui
Giovanni: Lui chi?
Angelo: Lui, quello con la elle maiuscola. Lui (col dito indica il cielo)
Mario e Giovanni si guardano con aria perplessa.
FINE I ATTO
Il giorno del giudizio
II ATTO
Stessa scena. Da tovaglie e arredi si deve capire che la situazione economica della famiglia notevolmente migliorata. In scena la domestica neo-assunta intenta controllare la lista della spesa che si accinge a fare.
Adelina: allora, vediamo un po, la verdura ci sta i pomodori pure olio pane, pesce, il vino s penso di aver segnato tutto. I fagiolini! Meno male che mi sono ricordata se no chi la sente la padrona. Fa-gio-li-ni un chilo ecco qua, ora va bene. Ma tu guarda qua, ma possibile che ancora non ha imparato a mettere a posto le scarpe, eppure tiene unet, non una creatura. Vorrei proprio sapere come facevano quando non tenevano la cameriera. Chi la teneva a posto la casa? Ha volte tengo limpressione che lo fanno apposta per dimostrare che io sono la domestica e loro i padroni. Mah misteri della padronanza chi li capisce. Ma tanto a me non importa niente. Cos dicono e cos dico, cos vogliono e cos faccio. Tanto la colpa sempre la mia.
Dalla destra entra Giovanni: Gi pronto per uscire.
Giovanni: Buon giorno Adel
Adelina: Buon giorno signorino
Giovanni: Che ti vedo nervosa.
Adelina: (mostrando la scarpa) E vostra questa?
Giovanni: Eh s
Adelina: E non sapete metterle a posto le cose vostre?
Giovanni: E che ieri sera sono tornato tardi il caff fatto?
Adelina: Bravo, cambiate discorso che meglio. Vostra zia lo ha preparato poco prima di uscire per andare dal parrucchiere. Quando si sveglia Giovanni ha detto ci dici che pronto in cucina, cos non ti fa perdere tempo e tu puoi uscire a fare la spesa.
Giovanni: Ah! Cos ha detto?
Adelina: Cos ha detto e cos vi dico.
Giovanni: E facciamo come ha detto la zia. E tu che fai di bello?
Adelina: Ges, ma se ve lho appena finito di dire. Vostra zia mi ha detto di andare a fare la spesa
Giovanni: Ah! Cos ha detto?
Adelina: Cos ha detto e cos faccio.
Giovanni: Ma se tu vuoi, la spesa la vado a fare io.
Adelina: E perch?
Giovanni: perch? mi chiedi perch?Adeli lo sai tenere un segreto?
Adelina: Che domande sono? Certo che lo so tenere, io mi faccio solo i fatti miei, cos dite e cos dico, cos volete e cos faccio.
Giovanni: posso fidarmi?
Adelina: Signori a me al paese mi chiamavano pesce morto nel senso che gi un pesce non parla, figurati quando morto
Giovanni: Allora ascoltami, tu devi sapere che mi sono fidanzato con la giornalista
Adelina: Franca Salom?
Giovanni: Precisamente
Adelina: Uh mamma mia se lo viene a sapere vostra madre
Giovanni: Appunto io non posso uscire di casa se non ho una scusa buona, che se no la mamma capisce che esco con Franca e chiss cosa mi combina.
Adelina: Ma io che ci posso fare?
Giovanni: Certo che se io dovessi uscire per fare la spesa, nessuno potrebbe sospettare
Adelina: Ah, ho capito. No, no, no, signorino, io di queste cose non ne voglio sapere niente. La signora ha detto che a fare la spesa ci devo andare io, perch lultima volta che siete andato voi il padrone si arrabbiato tantissimo, e ha detto che quando fate la spesa voi portate a casa la roba schifosa e la pagate pure cara.
Giovanni: Ah! Cos ha detto?
Adelina: Cos ha detto e cos vi dico.
Giovanni: Allora non mi fai andare a fare la spesa?
Adelina: Signori che mi volete far perdere il posto?
Giovanni: Io? Ma che dici? Ma se proprio per farti mantenere il posto che voglio uscire questa mattina
Adelina: Che volete dire?
Giovanni: Io questa mattina mi devo vedere con Franca che teniamo un appuntamento per organizzare unaltra intervista esclusiva
Adelina: E allora?
Giovanni: Ah ma allora non vuoi proprio capire! Prima che lo zio Mario uscisse incinto in questa casa non girava un centesimo poi successo il fatto e allora io io e non gli altri, ho pensato di vendere la notizia ai giornali. Cos ho conosciuto Franca Salom. Ora, ogni volta che servono soldi io lo dico a Franca e quella chiede a un amico suo di venire a fare unintervista esclusiva, capisci adesso?
Adelina: No!
Giovanni: Ahah, allora sei proprio di legno! Se i giornalisti continuano a venire solo perch Franca che li conosce tutti li manda qui a fare le interviste un favore che gli amici di Franca ci fanno capisci? Perci se io non vedessi pi Franca
Adelina: Niente pi giornalisti
Giovanni: Precisamente.
Adelina: Niente pi interviste esclusive
Giovanni: Esatto
Adelina: Niente pi soldi
Giovanni: Niente pi stipendio per Adelina
Adelina: No!
Giovanni: S!
Adelina: Nooo!
Giovanni: Siii!
Adelina: Nooooo!
Giovanni: Siiiii!
Adelina: Non posso perdere il lavoro proprio adesso, mi scade la rata del mutuo ho mamma mia che devo fare?
Giovanni: Dammi la lista della spesa
Adelina: Ma se poi il padrone si arrabbia?
Giovanni: E noi non gli diciamo niente cos non si arrabbia.
Adelina: E se si arrabbia vostra madre?
Giovanni: E noi non diciamo niente neanche a lei, cos non si arrabbia nessuno
A malincuore Adelina d la lista della spesa a Giovanni:
Adelina: Ecco, tenete per
Giovanni: Brava, brava, dai qua. Hai visto come facile? Dunque vediamo un po tarara tarara pane
Adelina: mi raccomando che la signora altro non ha detto, il pane deve essere fresco.
Giovanni: (continuando a leggere) S, s, va bene ah pure il pesce
Adelina: Vi prego signorino Giovanni, che siano freschi, pane e pesce
Giovanni: Pani e pesci vorrai dire
Adelina: Io non sono fatte le scuole come voi per mi raccomando che se no il padrone se la prende con me
Giovanni: Ma s, stai tranquilla
Adelina: Tranquillo sta in galera
Giovanni: Adel non ti preoccupare.
Adelina: Non ti preoccupare invece sta al camposanto
Giovanni: Senti, vai a sbrigare le cose tue che se sto appresso a te domani mattina sono ancora qui.
Adelina: (uscendo a sinistra) Siete bravi a parlare voi padroni, intanto i guai sono sempre i miei Adelina fai questo, Adelina fai questaltro tutti padroni in questa casa a voi non importa niente di Adelina. E a me non importa niente di voi. Cos dite? E cos dico. Cos volete? E cos faccio.
Giovanni si avvia per uscire ma viene colto di sorpresa da Elisabetta che entra da destra.
Elisabetta: Stai uscendo?
Giovanni: Ahhhh! Chi ? Ah sei tu? Questo il modo di arrivare dietro le persone? Mi hai fatto prendere un colpo. Mi hai fatto prendere Beh ciao!
Elisabetta: Aspetta, dove vai?
Giovanni: Esco che non si vede?
Elisabetta: Eccome se si vede. Snif snif profumo vestiti puliti scarpe lucide, che vai a un matrimonio?
Giovanni: Ma quale matrimonio, sto facendo un favore ad Adelina e vado a fare la spesa.
Elisabetta: E tu per fare la spesa ti metti tutto in gangheri
Giovanni: ma che dici, sei proprio gnorante si dice in in e poi st vestito come deve stare vestito un giovanotto della mia et
Elisabetta: Stai uscendo con quella l!
Giovanni: Quella chi?
Elisabetta: La giornalista, quella Salom.
Giovanni: Ma no, che dici.
Elisabetta: No? E allora spiegami perch ti sei tutto mprofumato
Giovanni: Perch perch perch?
Elisabetta: Hai visto che tengo ragione io?
Giovanni: Non vero, che io sono un giovanotto e voglio fare bella figura con le ragazze. Ecco!
Elisabetta: Con le ragazze con quella l
Giovanni: Ti sei fissata, me la metti sempre in mezzo, va a finire che me la sposo davvero
Elisabetta: Va bene, voglio fare finta di crederti. Per statti attento figlio mio, statti attento, che tu per quella ci perdi la testa.
Giovanni: star attento.
Elisabetta: Giuralo.
Giovanni: Te lo giuro sulla mia testa
Elisabetta: Noooo! Su quella no.
Giovanni: E va bene te lo giuro te lo giuro e basta. Va bene?
Elisabetta: Va bene.
Giovanni: (abbracciando con tenerezza la madre) E adesso fammi andare che si sta facendo mezzogiorno e Franca ehm e Adelina aspetta la spesa. Ci vediamo dopo.
Giovanni esce per la comune.
Elisabetta: Statti attento
Dalluscio di destra entra Mario. Pigiama e pantofole di buona fattura. Vestaglia di lusso. Pancione prominente. Andatura ondeggiante e toni effeminati completano il quadro.
Mario: Buon giorno.
Elisabetta: Buon giorno Mario. Ma che fai? Aspetta ti aiuto io, vieni, mettiti a sedere sulla poltrona, ecco
Mario: Ahi, ahi, piano, piano
Elisabetta: Seduto, bravo, bravo. Devi stare attento, il dottore ha detto che non devi fare sforzi
Mario: Il Dottore: Che ne sa lui. Dopo che mi ha visitato il primo giorno si perso dalla circolazione. Chiss chi si crede di essere. Ogni tanto manda a dire qualche cosa e pensa di stare a posto. Ma io non mi sento bene perch non viene a trovarmi (sospiro) un cos belluomo.
Elisabetta: Ma quello tiene un sacco di cose da fare
Mario: Eh che peccato ma cinque minuti per me li potrebbe trovare no? (sospiro) Si potrebbe avere un caff.
Elisabetta: Te lo faccio preparare subito (affacciandosi alluscio di sinistra) Adelina, Adelinaaa
Adelina: (da fuori scena) Che c?
Elisabetta: Prepara il caff per il padrone
Adelina: Sta gi sul fuoco.
Elisabetta: Hai visto, fra un po pronto il caff.
Mario: Ma proprio Adelina lo deve fare il caff?
Elisabetta: E chiaro se no che la teniamo a fare la cameriera
Mario: E poi ve lho detto cento volte che non voglio essere chiamato padrone mi pare una cosa brutta
Elisabetta: e come dovevo dire?
Mario: il caff per il signore, o per il signor Mario, per il cavaliere
Elisabetta: Il dottore, il commendatore arrivato il presidente della repubblica
Mario: Quello che vuoi, ma padrone non mi piace, poi queste domestiche si mettono in testa cose che non sono vere e non si sa mai come v a finire. Che ne sai tu di cosa succeder, magari domani io tengo bisogno di Adelina e quella mi risponde: Ah tu eri quello che ti facevi chiamare padrone? Ti Hai capito? Ahi ahi ahi
Elisabetta: Che stato? Che successo?
Mario: Un dolore, proprio qui
Elisabetta: Dove?
Mario: Qui.
Elisabetta: Qui dove?
Mario: non te lo posso dire va bene? Tu sei una una e vabb, in fondo anche tu sei una donna. Ma ora mi sono stancato, qui dovete far venire il dottore (sospiro) non riesco a capire perch non mi vuole pi venire a trovare (sospiro) un cos belluomo.
Elisabetta: Ma te lho detto. Quello tiene un sacco di cose da fare. E poi che te ne fai del dottore
Mario: Voi datemi cinque minuti, che poi saprei io cosa fare (sospiro)
Elisabetta: Ma qui c Giuseppina che ti vuole tanto bene. E poi ci sono io che tengo esperienza di quando aspettavo Giovanni: Ti ho mai raccontato di quando aspettavo Giovanni?
Mario: S, s, me lo hai raccontato.
Elisabetta: E poi adesso teniamo pure la cameriera. Io quando aspettavo Giovanni non tenevo nessuno e mi toccava fare tutto da sola. E non che Zaccaria, che Dio lo abbia in gloria, alzava un dito in casa. Mai spostato una sedia da qui a l. E stata dura quando aspettavo Giovanni: Ti ho mai raccontato di quando aspettavo Giovanni?
Mario: S, me lo hai raccontato, me lo hai raccontato
Elisabetta: Hai riposato bene?
Mario: Insomma, tengo sempre questo pancione che mi d fastidio. Non mi posso girare nel letto come voglio, e che vogliamo fare. Tocca sopportare.
Elisabetta: Pazienza, ci vuole pazienza io mi ricordo che quando aspettavo Giovanni ti ho mai raccontato di quando aspettavo Giovanni?
Mario: S s me lo hai raccontato
Da sinistra entra Adelina con il caff.
Adelina: Ecco qua il caff per il nostro signor padrone
Mario: Ah, pure questa, io vorrei sapere chi vi ha messo in testa che io sono il padrone
Adelina: Ges, come chi me lo ha messo in testa? Scusate, siete voi che pagate? E da che mondo e mondo, chi paga il padrone
Elisabetta: Ti!
Mario: lasciamo perdere che meglio, piuttosto dammi questo caff, vediamo che hai combinato questa mattina
Adelina: Ecco qua, vi ho messo due cucchiaini di zucchero come piace a voi, anche se la signora Giuseppina ha detto che non dovete mangiare cose dolci che se no vi viene il diabete degli incinti
Mario: Tu lasciala perdere alla signora e fai come ti dico io. Come hai detto adesso? Io sono quello che paga e io sono il padrone, quindi (sorseggia il caff e lo sputa) ma che sta schifezza!
Adelina: Perch non vi piace?
Mario: Chiamate i carabinieri, questo un tentato omicidio.
Adelina: Uh mamma mia quante storie per un caff.
Mario: Per favore non accusiamo gli assenti che non si possono difendere. Non mettere in mezzo il caff che in questa storia non centra per niente. Possibile che da 6 mesi che servi in questa casa e ancora non mi hai fatto un caff che si possa chiamare col suo nome?
Adelina: perch come lo volete chiamare il caff mio?
Mario: Schifezza, ciofeca, come ti pare, tutto fuorch caff. Ma tu lo sai cosa diceva sempre Eduardo?
Adelina: E chi stEduardo?
Mario: Uno che scriveva barzellette ma tu guarda con che gente devo avere a che fare, possibile che la gnoranza sia arrivata a questo punto, Elisabetta spiegagli chi era Eduardo
Elisabetta: Ah s subito, Eduardo era era ma chi era stEduardo?
Mario: Benedetta ignoranza, ma che vi hanno insegnato a scuola, uno dei pi grandi artisti italiani, un granduomo era. Eduardo. Ecco chi era. Diceva sempre che la giornata di un uomo si riconosceva dal caff della mattina, se il caff era buono
Elisabetta: la giornata era buona
Mario: Se il caff non era buono
Elisabetta: la giornata non era buona
Mario: E da quando ci sei tu le giornate mie sono tutte una schifezza! Ordine definitivo: tu il caff non lo fai pi!
Adelina: (tornando in cucina) Lo sapevo io che alla fine la colpa sempre la mia. Ma a me non importa niente. Cos dite e cos dico, cos volete e cos faccio. Tanto lo so che la colpa sempre la mia.
Mario prende i ferri e un gomitolo di lana e comincia a sferruzzare.
Mario: Qui bisogna trovare una soluzione. Non si pu andare avanti cos.
Elisabetta: Ma che stai facendo? Il dottore ha detto che devi riposare e tu ti metti a sferruzzare?
Mario: E lunica cosa che mi rilassa. E poi che ne sa il Dottore: Se proprio vuole dirmi qualcosa perch non viene a dirmelo (sospiro) di persona.
Elisabetta: Ma te lho detto un milione di volte. Quello tiene da fare.
Mario: Ma mica deve stare tutta la giornata. A me bastano cinque minuti (sospiro) Chiss perch non si fatto pi vedere.
Elisabetta: Ehm e gi chiss perch ...
Mario: Che si mangia oggi?
Elisabetta: Che ne so, Giuseppina teneva appuntamento con il parrucchiere che poi deve venire un altro di quei giornalisti sicuramente non ci ha pensato mo sentiamo Adelina. Adelina! Adelinaaa!
Dalla sinistra entra Adelina asciugandosi le mani con uno straccio o altro, oppure in altro atteggiamento (a scelta del regista) che faccia intuire che era indaffarata in cucina.
Adelina: Eccomi, eccomi, che c adesso? Che successo?
Elisabetta: Sai qualche cosa?
Adelina: Di che?
Elisabetta: Ma come di che? E mezzora che ne parliamo
Adelina: (piagnucolante) Signor Mario per favore io a vostra cognata non la capisco
Mario: Se per questo neanche io!
Elisabetta: Che c da capire? Ho fatto una semplice domanda, ci vuole tanto a rispondere?
Adelina: Signor Mariooooo
Mario: Che ci sta da mangiare oggi
Adelina: Ah! Meno male che ci state voi.
Adelina non parla pi e Mario ed Elisabetta restano in attesa.
Mario: Adel, che ci sta da mangiare oggi?
Adelina: Ah ma la vostra era una domanda?
Mario: Certo che era una domanda
Adelina: No che io mi pensavo che mi stavate spiegando quello che teneva in testa vostra cognata
Mario: E quello non lo sa manco Nostro Signore
Adelina non parla pi e Mario ed Elisabetta restano in attesa.
Mario: Adel mi vuoi rispondere?
Adelina: A cosa?
Mario: Benedetto Iddio. Che si man gia og gi! Mi hai capito adesso?
Adelina: Certo che ho capito, mica sono scema non lo so!
Mario: Come non lo sai, un altro poco mezzogiorno e ancora non stai cucinando?
Adelina: E che devo cucinare? Quella la signora questa mattina uscita presto che teneva appuntamento con il parrucchiere e mi ha lasciato la lista e i soldi per la spesa Mario: Allora la spesa lhai fatta?
Adelina: Eh no!
Mario: Come no? Tenevi i soldi, tenevi la lista
Adelina: Perch quando mi stavo preparando per uscire spunta fuori il signorino Giovanni e mi dice: Cosa c da comprare oggi? Il pane e il pesce rispondo io. E lui I pani e i pesci vorrai dire
Elisabetta: Che bravo, ha fatto la moltiplicazione
Mario: Lasciala finire. Continua, Adelina, continua
Adelina: io non sono fatte le scuole come voi, ci ho risposto e lui va bene, non ci pensare, dammi i soldi che la spesa la faccio io
Mario: E tu glieli hai dati
Adelina: Certo, che potevo fare i padroni siete voi, cos mi dite e cos dico, cos volete e cos faccio.
Mario: E ha fatto la sottrazione. Ho capito. Va bene Adel, torna in cucina
Adelina: Don Mario, fatemi il piacere, non lasciatemi sola con vostra cognata, che io a quella non la capisco proprio
Mario: Se per questo neanche io, vai vai pure, non ti preoccupare.
Adelina esce.
Mario: E neanche oggi si mangia.
Elisabetta: Non ti preoccupare che quello Giovanni mo torna con la spesa
Mario: Avevo detto a Giuseppina che Giovanni a fare la spesa non ci deve andare pi. In questa casa nessuno mi ascolta io mi sento male e il dottore non viene (sospiro)
Elisabetta: Ancora co sto dottore? Ti vuoi mettere lanima in pace
Mario: A me basterebbe sapere perch non viene pi (sospiro) un cos belluomo eppure sono sicuro che non gli ho fatto niente. Io. Non per caso che voi
Elisabetta: Noi? Che centriamo noi? Non mi mettere in mezzo in questa storia sai? Che io non centro niente. Quelli sono stati Giovanni e tua moglie (si tappa la bocca accorgendosi di aver detto troppo)
Mario: Allora qualcosa successo
Elisabetta: Ma che vai dicendo, non successo proprio niente. E poi io non ne so niente va bene, se proprio vuoi fatti spiegare tutto da Giovanni e da Giuseppina (uscendo per la destra) ma tu guarda se una povera donna si deve trovare in mezzo ai guai per una storia del genere.
Mario rimane qualche secondo pensieroso in silenzio poi chiama Adelina.
Mario: Adelina, Adelinaaaaaa!
Adelina: Eccomi, eccomi, non c un secondo di pace in questa casa. Che c adesso? Che successo? Dov la signora Elisabetta?
Mario: Non ti riguarda. Piuttosto rispondi un po a questa domanda tu che sai tutto, sai perch il dottore (sospiro) non viene pi?
Adelina: Ah, s ehm cio no, no, no, non ne so niente.
Mario: Adelina.
Adelina: Cio, qualcosina, voi sapete che io mi occupo solo delle cose di casa
Mario: E mentre ti occupavi delle cose di casa non ti mai capitato di sentire parlare del dottore (sospiro)
Adelina: Qualche volta cos di sfuggita mentre apparecchiavo, o mentre sparecchiavo, ma niente di preciso
Mario: E dimmi questo niente di preciso.
Adelina: Ecco, mi sembrato, di sentir parlare, cos, per caso
Mario: Adel e sbrigati, andiamo al sodo, prima che rientra la signora
Adelina: spieghiamoci subito per, io non vi ho detto niente, perch io mi faccio i fatti miei, va bene?
Mario: Va bene basta che ti sbrighi.
Adelina: Pare che il giorno che il dottore venuto a visitarvi voleva essere pagato
Mario: E mi pare giusto
Adelina: ma quello voleva 100 euri, e voi lo sapete quanti sono 100 euri? Sono 100 mila lire, aoh!
Mario: E non lo hanno pagato?
Adelina: No, no, anzi, lo hanno cacciato via a male parole, il Signorino Giovanni gli ha tirato pure una sedia.
Mario: Ah pure una sedia! Signore mio ti ringrazio. Allora il dottore non ce lha con me ma con quei disgraziati! Mo capisco tutto. Non lo hanno voluto pagare, 100 euri! E per cento miseri euri hanno messo a rischio la mia salute. E poi che sono 100 euri per la visita di un dottore cos (sospiro) un cos belluomo. Ma la pagheranno, la pagheranno cara. Adel, tu ora vai dal dottore, gli dici che ti mando io, io in persona, ci dai questi 100 euri e gli dici che sono i soldi dellaltra visita. Poi ci dici che non mi sento bene e cli spieghi che io non sapevo niente di quella storia dellaltra volta e che deve venire, ma subito, quanto prima possibile, che io non mi sento bene, che non vedo lora di vederlo (sospiro) e che non si preoccupi per il pagamento, che ci penso io, hai capito Adel?
Adelina: S, s, ho capito
Mario: Scappa, vai subito, prima che torna qualcuno
Adelina: Mi cambio e vado
Mario: No, no, esci cos, corri, vai che non abbiamo tempo.
Adelina esce per la comune e si scontra con Giovanni che rientra dalla spesa)
Mario: Finalmente lo rivedr
Giovanni: Dove andava Adelina cos di corsa?
Mario: Stava andando a riparare il danno fatto da una sedia.
Giovanni: Una sedia? Mah! Chi vi capisce
Mario: Lascia stare che ci sar tempo per parlarne (alzandosi dalla poltrona) fammi vedere cosa hai comprato
Giovanni: Cosa ho comprato? Quello che stava sulla lista, pomodori, olio, vino, fagiolini, pani e pesci.
Mario si alza dalla poltrona ed esamina la spesa.
Mario: Quanto hai speso?
Giovanni: Quanto ho speso dunque non lo so ancora non ho fatto i conti
Mario: Lo so io quali conti non hai fatto, i pomodori li hai presi qui allangolo?
Giovanni: S
Mario: E i fagiolini pure?
Giovanni: Certamente
Mario: Bravo, che il fruttivendolo in fondo alla strada un ladro. Ah proposito di ladri, non che hai preso il vino dalla cantina di Cana, che quelli vendono lacqua per vino
Giovanni: Ma l costa di meno ma non lho preso l, no, non lho preso l
Mario: E dove lo hai comprato?
Giovanni: Lho comprato lho comprato lho comprato!
Mario: (aprendo un sacchetto) ma che gli successo a questo pane?
Giovanni: Che gli successo?
Mario: E tutto bagnato, dove lo hai preso?
Giovanni: Dal fornaio, dove lo dovevo prendere?
Mario: Mamma mia e che pane ti ha dato?
Giovanni: Voi mi dite sempre di comprare il pane fresco?
Mario: Certo che deve essere fresco
Giovanni: E io quello avevo chiesto al fornaio
Mario: E ti ha dato questa schifezza?
Giovanni: No quello, il pane, come me lo ha dato era talmente caldo che uno si scottava a tenerlo in mano io ci ho detto Signor fornaio, mio zio il pane lo vuole fresco che cosa mi sta dando questa cosa bollente e quello si arrabbiato, uh si arrabbiato dovevate vedere, quante me ne ha dette
Mario: E teneva ragione, e allora che hai fatto?
Giovanni: E allora ho pensato se mi presento a casa con questo pane, dopo il fornaio, mi devo sentire pure allo zio Mario, meglio se lo rinfresco un po, mi sono fermato alla fontana e ci ho dato una bella passata sotto lacqua fresca perch non basta?
Mario: (disperato) Il pesce almeno lo hai preso fresco?
Giovanni: Certamente.
Mario: ma sei sicuro che fresco? O passato come il cervello tuo?
Giovanni: E come no? Se non era fresco mica lo compravo.
Mario: (aprendo il sacchetto) ma tu che stai dicendo? Questo puzza daccidente.
Giovanni: ma che ne vuoi capire tu di pesce
Mario: E mo ne capisci tu. Non vedi che occhio smorto che tiene?
Giovanni: per questo chai ragione tu! Quello me ne sono accorto pure io, infatti al pescivendolo glielo ho chiesto se era fresco
Mario: Oste buono il vino? E quello che ti ha risposto?
Giovanni: ha detto: chiaro che tiene locchio spento, quello appena morto
Mario: appena morto
Giovanni: appena morto s s, mi ha fatto vedere pure il prete
Mario: quale prete?
Giovanni: quello che aveva dato lestrema unzione
Mario : ma tu a chi sei figlio? A chi appartieni? Ma tu guarda questo che deve combinare e non mi posso neanche arrabbiare che tengo la pressione Elisabetta! Elisabetta!
Mario si avvia verso luscio di destra da dove entra Elisabetta:
Elisabetta: Che successo?
Mario: (uscendo a destra) ho mandato Adelina a fare una commissione appena torna chiamatemi, che mando lei a fare un po di spesa se no manco oggi si mangia e che che tengo il criaturo e tutti lo sanno
Elisabetta: Hai visto? Lo hai fatto arrabbiare
Giovanni: Ma lo sai che se non facciamo cos quando li vediamo un po di soldi?
Elisabetta: Tu tieni ragione figlio mio, ma non devi esagerare, se no quello manda Adelina, e finisce la pacchia. Fammi vedere quanto abbiamo fatto.
Giovanni: Dammi carta e penna che facciamo i conti (Elisabetta prende carta e penna e la d a Giovanni) allora sono dieci euro dal pesce, due dal pane e tre dal vino. Totale 15 euri.
Elisabetta Quindi, la parte tua 7 euri e cinquanta.
Giovanni: Non ho capito perch dobbiamo fare a mezzo, il lavoro e i fastidi me li prendo tutti io
Elisabetta: E io ti copro con Mario, quindi faccio pure io la mia parte, e poi gli accordi erano questi, se non ti sta bene dico a Mario di mandare Adelina
Giovanni: No no no, va bene va bene ho capito
Dalla comune entra Giuseppina: Vestita lussuosamente con i capelli appena fatti. I due nascondono immediatamente il malloppo.
Giuseppina: Fatemi sedere Giov prendimi un bicchiere dacqua che tengo una sete Quella Donna Generosa una pettegola, ma una pettegola non la finiva mai di domandare: Come st Mario? E io: sta bene grazie; Ma come successo? e io che cosa? ma poi avete scoperto chi il padre? e io lo Spirito Santo. Ma possibile che una non capisce quando non vuoi parlare. A un certo punto glielo ho pure detto Donna Genero fatevi i fatti vostri e non vuoi che poco ci manca che fa pure loffesa. Mario ancora non si alzato?
Elisabetta: S, appena andato di l a riposare un poco.
Giuseppina: Ah bravo, ha fatto bene. Adelina andata a fare la spesa?
Giovanni: Veramente
Elisabetta: Sai com Adelina tiene un sacco di cose da fare e cos Giovanni si offerto di andare lui.
Giuseppina: Ah! Ges, non che Mario sa che Giovanni andato a fare la spesa, quello altro non aveva detto lo sa? Lo sa? Rispondetemi lo sa si o no?
Giovanni: Eeeeeeeh si!
Giuseppina: Ecco, lo sapevo, mo sicuramente si arrabbiato, quello tiene pure la pressione, non si pu arrabbiare, neanche possiamo chiamare il dottore
Dalla comune entra Adelina seguita dal dottore impettito e per niente imbarazzato.
Adelina: Venga dottore, entri, il padrone la aspetta. Non sa come la aspetta. Da questa mattina non fa altro che parlare di lei.
Tutti: Il dottore!
Dottore: Buon giorno!
Tutti: (chiaramente in imbarazzo e timorosi) Buon giorno.
Dottore: Ah! Vedo che lor signori sono tutti presenti.
Giovanni: Per carit dottore non sar ancora arrabbiato
Dottore: Forse per voi sar stato normale ma io non sono mai stato trattato cos. Mai! Se sono tornato in questa casa solo perch mi ha chiamato il signor Mario e naturalmente per interesse scientifico
Giuseppina: Va bene dottore ma le abbiamo chiesto scusa, cosa vuole di pi? Poi per i 100 euro pu stare tranquillo che li avr
Dottore: Di questo preferisco non parlare pi
Giuseppina: E venuto per visitare mio marito?
Dottore: Sono stato chiamato direttamente dal paziente, questo lunico motivo per il quale sono qua, ora se volete essere cos gentili da introdurmi dal puerpero
Giovanni: dal che?
Dottore: Ah benedetta ignoranza. Dal puerpero, dal paziente, dal signor Mario insomma
Giuseppina: Ah sta di l, come laltra volta, se volete seguirmi
Dottore: 300 euro
Giovanni: 300 euri?
Dottore: anticipati
Elisabetta: Anticipati?
Dottore: Altrimenti vado via e poi, con il signor Mario, vi spiegate voi.
Giuseppina: No, no, no dottore, ecco, ecco, 300 euri, ecco
Dottore: bene, vedo che finalmente parliamo la stessa lingua. Se la signora mi vuole fare strada
Giuseppina: Certamente, prego dottore, prego, da questa parte, Adeli intanto prepara il caff per il dottore
Adelina: Va bene signora, subito.
Il dottore e Giuseppina escono per la destra, Adelina per la sinistra.
Giovanni: 300 euri, sto ladro
Elisabetta: Dammi i soldi miei
Giovanni: Aspettiamo dopo, pu entrare qualcuno da un momento allaltro e se ne accorge
Elisabetta: E chi vuoi che entri? Dammi i soldi miei.
Giovanni: Potrebbe rientrare il dottore con la zia
Elisabetta: Stanno facendo la visita, ci vuole tempo, dammi i soldi miei
Giovanni: Adelina! potrebbe tornare Adelina, sai quant pettegola
Elisabetta: Adelina sta facendo il caff e poi una domestica e si deve fare i fatti suoi, dammi i soldi miei
Giovanni: Non ho spicci
Elisabetta: Giova dammi i soldi miei se no faccio succedere una questione!
Giovanni: (prendendo i soldi dalla tasca) va bene, va benne, mamma mia, per sette euri e mezzo
Il dottore e Giuseppina rientrano dalla destra, Giovanni nasconde nuovamente i soldi in tasca. Il dottore chiaramente imbarazzato e con gli abiti in disordine.
Giuseppina: Dottore la prego di scusarlo da quando iniziata questa storia non pi lui
Dottore: me ne sono accorto. Ma se mi aveste chiamato prima, forse, avremmo potuto evitare questi questi effetti collaterali, del resto appare chiarissimo come la tempesta ormonale che si sviluppata nel puerpero possa aver portato a risultanze di questa fatta, per cui non mi preoccuperei pi di tanto, chiaro infatti, che una volta venuto al mondo il nascituro, la situazione anche se lentamente dovrebbe tornare alla normalit ... almeno spero.
Giovanni: E questo continua a parlare difficile.
Dottore: Comunque, ecco qua (tira fuori dalla borsa una scatolina di supposte) deve prenderne una ogni dodici ore, per via rettale.
Giuseppina: Va bene dottore, grazie.
(Giovanni prende la scatola dalle mani di Giuseppina ed inizia a rigirarla guardandola da tutti i versi)
Dottore: Ora se volete scusarmi, come al solito sapete, sono molto impegnato, la scienza mi chiama altrove.
Giuseppina: Non vuole aspettare il caff? Fra un po pronto.
Dottore: Vi ringrazio ma ho davvero molta fretta.
Giuseppina: Ho capito, aspettate che chiamo Adelina e vi faccio accompagnare
Dottore: (uscendo per la comune) non vi scomodate conosco la strada.
Giovanni: (rivolto a Giuseppina) Come ha detto che deve prenderle?
Giuseppina: Per via rettale
Giovanni: E dov sta via rettale?
Giuseppina: Boh? Forse meglio se lo chiamiamo e ci facciamo spiegare meglio la strada. Adelina, Adelinaaaa!
Adelina: (rientrando dalla sinistra con il vassoio con il caff) Eccomi, eccomi datemi tempo
Giuseppina: corri a chiamare il dottore prima che esce dal portone.
Adelina: Per il caff?
Giuseppina: ma quale caff corri sbrigati prima che se ne v.
Adelina: (affacciandosi alla comune) Dottore! Dottoree!
Dottore: (da fuori scena) Che c?
Adelina: Potete tornare un momento per favore? Si sono dimenticati di chiedervi una cosa!
Dottore: Arrivo.
Elisabetta: Ma non che si arrabbia.
Giuseppina: Ma no, perch si dovrebbe arrabbiare.
Dalla comune rientra il Dottore:
Dottore: (infastidito) Eccomi, cosa c?
Giuseppina: Ecco dottore, ha detto che mio marito deve prendere una di queste ogni dodici ore, per via
Dottore: Rettale
Giuseppina: Rettale appunto, non che si potrebbe spiegare meglio?
Dottore: Ah benedetta ignoranza. Per via anale va bene?
Giovanni: Aaaah! Per via anale.
Dottore: (uscendo per la comune) arrivederci
Giuseppina: (rivolto a Giovanni) Ma tu hai capito?
Giovanni: No!
Giuseppina: pensi che sia meglio chiamarlo di nuovo?
Elisabetta: Lasciate stare che quello si arrabbia.
Giovanni: Si arrabbia o non si arrabbia, qualcosa ci deve dire, i trecento euri li ha voluti, se li deve guadagnare. Adel chiama il dottore!
Adelina: (affacciandosi alla comune) Come volete voi. Dottore! Dottoreee!
Dottore: (da fuori scena) che c ancora!
Adelina: Si sono dimenticati unaltra cosa, non che potrebbe ritornare
Dottore: Santa pazienza, arrivo!
Elisabetta: Secondo me si arrabbia
Giovanni: ma che ne vuoi sapere tu!
Dottore: (sempre pi stizzito) allora, cosa c ancora, mi sono stancato di fare su e gi per le scale!
Giovanni: Ecco dottore, vede, noi siamo gente povera
Giuseppina: ignorante.
Giovanni: Lei ha detto per via via
Dottore: Anale.
Giuseppina: Ecco appunto, non che ci potrebbe spiegare meglio
Dottore: Gliele dovete mettere nel
Il dottore viene interrotto da Giovanni e Giuseppina che in qualche modo cercano di tappargli la bocca.
Elisabetta: Lho detto io che si arrabbiava.
Da destra entra Mario in preda a forti dolori di pancia. Sono iniziate le doglie.
Mario: Aiuto!Aiuto!
Il dottore il primo a rendersi conto di quanto sta accadendo.
Dottore: Presto, presto, iniziato il travaglio (tutti si avvicinano a Mario e lo circondano) si sono rotte le acque
Giovanni: Adel piglia na bacinella
Dottore: Presto, dei panni puliti, acqua calda, fate bollire dellacqua in una pentola, fate presto che non abbiamo tempo
Le donne fanno avanti e indietro per la scena senza sapere che pesci prendere.
Scena completamente al buio, con tuoni e lampi. Quando la scena ritorna in luce tutti i personaggi sono per terra distribuiti per i vari angoli del palcoscenico. Al centro il solo Ges.
Ges: Eccome qua!
Mario: E tu chi diavolo sei?
Ges: Nun cominciamo co le offese. Diavolo a me! E poi me chiedi pure chi so? Come chi so? Mhai portato dentro la panza pe 9 mesi e mo che so sortito fori, fai finta de nu sapenne niente!
Mario: Uh figlio mio per ti immaginavo un po pi bello
Ges: Me co cocomeri senti chi parla, sarai bello tu
Mario: U, rispetto, che si parla cos a mamma tua dai vieni che ti abbraccio.
Ges: Abbraccio! Sta ar posto tuo, poche confidenze e rispettiamo i ruoli
Mario: Ma come non vuoi abbracciare mamma tua?
Ges: Ho detto rispettiamo i ruoli, che mejio pe tutti. E poi io la mamma ce lho gi e si permetti nun c paragone
Mario: E pensare che mi immaginavo chiss che cosa biondo, tutto ricciolino, con gli occhi azzurri, guarda che coso che venuto fuori
Ges: Del resto da te che taspettavi venisse fori, Leonardo Di Caprio? Te sei mai dato nocchiata allo specchio?
Mario: E poi dici non offendiamo. Piuttosto senti toglimi una curiosit, laltra volta per venire al mondo hai scelto una donna, perch questo cambiamento?
Ges: Lo chiedi a me? Quello stato mi padre che ce voi fa .. oh per carit, Lui sempre Lui, niente da d, ma sai com co let la vista cala qualche erroretto ce po pure sta. Solo che nu je se po d niente tarmente incazzoso.
Mario: E tu perch parli cos? Nato a Betlemme, cresciuto a Nazareth e morto a Gerusalemme, che centri con il romanesco
Ges: E no! Nu cambiamo le carte ntavola. Siete stati voi che mavete preso impacchettato e trasferito baracca e burattini in riva ar Tevere. E capirai, dumila anni, daije e daije un po daccento lo piji
Mario: E poi pure unaltra cosa, non dovevi tornare il giorno del giudizio? Oh mamma mia, lapocalisse! Oggi!
Ges: Ma che apocalisse e apocalisse dEgitto
Mario: Le sette piaghe dEgitto, cos che finir il mondo! Oh mamma mia!
Ges: Ma te voi calm, ho detto che lapocalisse nun se fa
Mario: Non si fa?
Ges: No
Mario E perch?
Ges: E te lo domandi pure? Mavete levato er gusto, quindi so tornato giusto pe divve de nun davve tanta pena, che le cose so cambiate
Mario: Cambiate? Ma come ci hai tenuto 2000 anni ad aspettare che da un momento allaltro ti girava e venivi gi a fare un macello, e adesso ti presenti e dici che le cose sono cambiate? Non si fa cos, mi dispiace ma non si fa cos. La parola parola. Chi ti credi di essere?
Ges: Beh, si permetti, quarcuno so. Anzi in certi ambienti cho pure na certa importanza. E poi me spieghi secondo te che me sarebbe rimasto da fa?
Ma come dico io, so venuto su la tera a predic amore e pace. Me so fatto frust, mavete messo in testa na corona de spine, preso a carci e sputi. Mavete inchiodato su na croce che ancora me fanno male mani e piedi. Poi pe dumila anni in nome mio ve siete scannati peggio de le bestie. Mi padre vaveva dato sta tera, nun dovevate fare altro che curarla e crescere e invece guardate che avete combinato, tutto distrutto, guardateve allo specchio. Che ve viene da pensa ogni vorta che ve fermate a un semaforo e ce sta un povero disgraziato che pe campa costretto a lavavve i vetri de la macchina e manco je lo fate fa e ve ce ncazzate pure. Secondo voi giustizia questa? Oppure quando che mostrano quelle immagini alla televisione de tutti quei ragazzini che se morono de fame che ve pensate che so? Cartoni animati? Almeno una vorta nella vita, quanno che aprite il rubinetto e scenne quella bella acqua fresca lavete mai pensato che ce sta gente che lacqua nun ce lha, non ner senso che se deve fa tanti chilometri pe pjianne un po ner senso che nun ce lha proprio, ner senso che pe bere se deve bere insomma mavete capito, s, s, cavete indovinato, proprio quella cosa gialla che ve fa tanto schifo. E me la chiamate giustizia questa? Ve lamentate der buco dellozono ma nun fate niente pe tappallo, sapete che lascerete ai fiji vostri na schifezza de monno ma nun fate niente pe rimedia. Ma nun ve ricordate de quantera bello cammin pe le campagne e senti quellodore de erba fresca appena falciata, oppure in riva ar mare quellodore bello de alghe, de acqua salata. Magnavate sano, allora, e mo? Che ve magnate adesso? Prego signori preferite un po de carne agli ormoni, oppure na fettina de mucca pazza? Che ne dite de qualche verdurina spruzzata al pesticida, oppure la specialit della casa: pesce al mercurio appena pescato vicino a una costa in dove na petroliera cha lasciato er ricordino suo na chiazza de petrolio larga un chilometro e mezzo. Magnate e bevete signori miei, questo er monno che ve siete fatto. Ne manco lamore potete fa pi liberamente senza la paura de becavve na qualche malattia quale? Fate voi, ce sta na scelta si penso che il mal francese pe voi paro a un raffreddore, me vie la pelle doca. Mo risponneteme un po, sempre che ne siete capaci, questo er monno che mi padre vaveva dato?
No eh? Ce lo sapevo. Ma avete visto che cazzo avete combinato (tuono) e lassame parla! Hai voluto che venissi gi, e mo famme sfog un poco. Me venite a parla dapocalisse, ma co lapocalisse io avrei dovuto distrugge tutto, separare il male dal bene ma de bene che rimasto, poco e niente a che serve pi lapocalisse, avete fatto tutto da soli
Mario: Ma allora non abbiamo pi speranza?
Ges: Quarcosa se potrebbe fa, io pe questo so tornato sapete, er Vecchio lass, un po incavolato sta pe tutti sti casini che avete combinato e n manco je se po d tanto torto.
Mario: E che dobbiamo fare
Ges: Niente de particolare. Ve basterebbe rispettare quelle regolette che mi padre dett a quer tale quello che faceva er traghettatore nel canale de Suez
Mario: Ma chi Mos?
Ges: Appunto proprio lui
Mario: Ma quelle regole mica vanno bene per tutti. Possono andare bene per noi, ma chi ti dice che le seguano i buddisti o i musulmani?
Ges: Vedi, che uno ce creda o no cha poca mportanza. Perch si annate a legge bene, 8 su 10 so semplici regole de vive civile. Lo so che pe bestie come voi difficile da cap, per se armeno ce vorreste prov. Sentite a me, provatece, nun ve costa niente.
Beh, io er consijo mio ve lho dato. Mo fate un po come ve pare, ma poi nun venite a piagne da me, che dopo manco io ce posso pi fa niente. Fate i bravi, stateme a sent na vorta tanto.
Esce e rientra.
Occhio eh? Che io ve guardo!
Sipario
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