Il giorno in cui ho conosciuto Parini

Quattro chiacchiere con Parini

Il giorno in cui ho conosciuto Parini

Commedia in
un prologo, due atti
e un epilogo

1998 by Lone Wolf



A Gaetano.

Quella che ti dedico

poca cosa

e non compensa certo il valore

dellamicizia che tu mi desti

e che tristemente

mi venuta a mancare,

ma spero che tu apprezzi

ugualmente questa mia opera

Amico!



Questa commedia liberamente ispirata a La satira e Parini di Paolo Ferrari e a Il ventaglio di Carlo Goldoni, ma naturalmente non ho minimamente inteso imitare lopera di due veri commediografi.

I fatti narrati sono puramente inventati, tuttavia, alcuni episodi e brani citati sono veri, ma per esigenze di copione non ho minimamente tenuto conto dei tempi storici in cui gli episodi stessi si verificarono. Le opere citate e gli accadimenti inclusi potrebbero quindi non essere ancora accaduti nel tempo in cui la commedia si svolge.

Non me ne voglia Parini se gli ho messo in bocca frasi che probabilmente non avrebbe mai detto, ma egli stato unico e non possibile ripetere lunivocit di nessuna persona.

Il mio intendimento quello di parlare di Parini e di far conoscere, almeno un poco, la sua opera, in un modo che spero possa essere piacevole per il pubblico che si degner di vedere la rappresentazione di questa commedia.



Personaggi

Giuseppe Parini, insigne poeta bosisiese

Maria Vittoria Ottoboni Serbelloni, duchessa

Conte di Guignol, cavalier servente della duchessa

Contessa di Guignol, moglie del Conte

Eugenio Anselmi, rimatore al servisio dei nobili

Bettina, cameriera della duchessa

Ridolfo, lacch del Conte

Cameriere, dellhotel Villa Serbelloni

Direttore, dellhotel Villa Serbelloni

Elena,

Maria Teresa, amica di Elena

Una coppia seduta ai tavoli del ristorante



Prologo

Il sipario si apre mostrando la sala ristorante dellHotel Villa Serbelloni. I tavoli sono apparecchiati con tovaglioli, bicchieri e posate pronti perch qualcuno si sieda per mangiare. Ad uno dei tavoli che si trovano verso il fondo del palco seduta una coppia che sta mangiando. In sottofondo ci sar una musica melodica ma chiaramente di recente fattura; ad esempio della new age.

A destra e a sinistra ci saranno delle uscite verso le altre sale dellhotel, mentre sul fondo unampia porta finestra, che funge da ingresso nella sala da pranzo da su un giardino. Vari quadri appesi alle pareti e ad una di esse un quadro che ricorda come Parini avesse anticamente soggiornato in quel luogo.

Scena prima

Una coppia seduta ad uno dei tavoli, poi Elena e Maria Teresa, e quindi il cameriere

Elena (Entra dal fondo in compagnia di Maria Teresa. infuriata. Sentendo Elena urlare la coppia seduta a mangiare si volge verso le due ragazze e segue attentamente la scena, ogni tanto i due fingeranno di parlottare tra di loro, indicando Elena) No e poi no ti dico. Non mi voglio affatto calmare!

Maria Teresa Elena, smettila di fare la bambina, non sei certo la prima che viene lasciata dal fidanzato e non sarai certo lultima!

Elena Sai che consolazione!

Maria Teresa (si avvede del fatto che la coppia a fondo sala sta guardando loro.) Ora basta, Elena, stai dando spettacolo a tutti.

Elena (Vede a sua volta la coppia e si avvicina, al loro tavolo irosa verso il maschio. Maria Teresa la segue prontamente.) Voi uomini siete dei mostri, non avete un briciolo di sentimento! Siete Siete

Maria Teresa (Allontana lamica e la costringe a sedere ad uno dei tavoli che si trovano verso il centro del palco) Andiamo a sederci Elena. E voi perdonatela oggi decisamente fuori si s.

Ragazza Oh, non niente. La capisco.

Maria Teresa (Ora le due sono sedute al tavolo, il modo tale che Elena veda facilmente il quadro che fa memoria di Parini dinanzi a s. Maria Teresa prende il menu e comincia a leggerlo. Dopo qualche momento giunge il cameriere.)

Cameriere Buongiorno signorine!

Maria Teresa Buongiorno.

Cameriere (preparandosi a scrivere lordinazione.) Le signorine hanno gi deciso cosa prendere?

Maria Teresa Si. Per me dei ravioli alla zucca e come secondo delle scaloppine al vino bianco.

Cameriere (Rivolto a Elena) E lei signorina?

Elena (Brusca.) Si, anche per me lo stesso.

Cameriere Desiderate del vino?

Maria Teresa No!

Elena (Subito) Si, del vino. (Pausa) Rosso!

Maria Teresa Ma Elena, ne tu ne io beviamo mai vino e

Elena Mia cara Maria Teresa, c sempre una prima volta.

Cameriere Bene, desiderate che vi porti la carta dei vini, oppure

Elena No, porti il vino migliore.

Cameriere In questo caso mi permetterei di suggerire del borgogna.

Elena Vada per il borgogna, purch sia fresco e presto.

Cameriere Sarete servite immediatamente. (Esce.)

Elena (Con stizza, quasi isterica) Cos io sarei una bambina! Sarei unimmatura; sarei sarei ah, non voglio neppure pensare quello che ha detto di me. Voglio proprio godermela alla faccia di quello stupido!

Maria Teresa Va bene, ma voglio che tu mi prometta che da domani non penserai pi a lui. Siamo daccordo?

Cameriere (Rientra con il vino, lo stappa e versa un poco nel bicchiere di Elena, affinch lo assaggi.) Lo trova si suo gusto?

Elena (Beve) Mmmh, buono.

Cameriere (versa da bere alle due ragazze, riempiendo il bicchiere a met, poi fa per andarsene, quando viene chiamato dalla coppia che si trova al tavolo in fondo)

Ragazzo Cameriere!?

Cameriere (Avvicinandosi) Si?

Ragazzo Per cortesia, potrebbe portare il conto?

Cameriere Non desiderate, altro? Un dolce, del caff?

Ragazzo Nientaltro grazie.

Cameriere Allora vado subito a far preparare il conto. (Esce.)

Elena Propongo un brindisi!

Maria Teresa E a cosa vuoi brindare?

Elena Voglio brindare voglio brindare non lo so a cosa voglio brindare, ma voglio brindare.

Maria Teresa Daccordo brindiamo, allora a noi!

Elena A noi. (Le due ragazze si toccano il bicchiere, poi Elena beve tutto in un sorso il vino mentre Maria Teresa ne sorbisce solo un piccolo sorso.) E no, mia cara, lo devi bere tutto in un sorso, come ho fatto io.

Maria Teresa Ma Elena

Elena Su, su, niente storie e bevi!

Maria Teresa (Beve tutto il vino e alla fine, posando il bicchiere tossisce, come se avesse fatto uno sforzo impari)

Cameriere (Entra recando il pane e un piatto con delle tartine) Mentre attendete il primo gradite delle tartine al salmone.

Maria Teresa Grazie. (Il cameriere posa le tartine ed il pane, poi esce.)

Elena (mangia una tartina, poi torna a riempire il suo bicchiere e quello di Maria Teresa.) Non si pu mangiare senza bere.

Maria Teresa Basta Elena, ti prego. Lo sai che non reggo il vino!

Elena Su, dobbiamo stare allegre, non vero?

Maria Teresa Si vero, ma?

Elena E allora beviamo. Il vino mette allegria. Ma questa volta, non fartelo dire. Devi berlo tutto dun fiato.

Maria Teresa (Esegue, poi posa il bicchiere e si porta una mano alla testa) Comincia gi a girarmi la testa. Possibile che a te non faccia lo stesso effetto.

Elena Si, un pochino, ma cosa vuoi che sia? Mi sento gi meglio.

Maria Teresa Prover a mangiare un poco di pane. (Spezza il pane e ne mangia un boccone)

Elena (Torna a riempire i due bicchieri) Maria Teresa, riesci a leggere quello che c scritto in quel quadro?

Maria Teresa (Si gira e rimane un poco a leggere quello che c scritto nel quadro) Si. C scritto che in questo hotel un tempo ha soggiornato Giuseppe Parini.

Elena (Dando segno del fatto che ormai comincia a far fatica a connettere) Giuseppe Parini? Chi..

Maria Teresa Ma come chi ? Parini, il poeta!

Elena Ah, quel Parini? Ma non era spiantato. Come poteva permettersi di soggiornare in un hotel come questo?

Maria Teresa Ma allepoca questo non era un hotel, ma la villa di propriet del duca Serbelloni.

Elena Ebbene?

Maria Teresa Parini fu il precettore dei figli del duca e di conseguenza, quando questi venivano qui per la villeggiatura lui veniva al seguito.

Elena E allora brindiamo a Panini e al duca Sederoni!

Maria Teresa Parini, non Panini e il duca era Serbelloni.

Elena Beh, comunque sia brindiamo! (Beve, sempre tutto in un fiato e vedendo che Maria Teresa non fa lo stesso la costringe a bere.)

Cameriere (Entra e va verso la coppia in fondo) Ecco il conto!

Ragazzo Grazie! (Il cameriere esce, mentre il ragazzo trae dalla giacca il portafoglio, da cui preleva centomila lire che posa sul piattino del conto e due stanno uscendo quando vengono notati da Elena.)

Elena (Ormai palesemente ubriaca) Ehi tu mi raccomando, non fare anche tu lo stronzo!

Coppia (Sorridono un po imbarazzati, poi il ragazzo cinge la ragazza alla vita e i due escono per il fondo)

Elena (Riempie nuovamente i bicchieri) Sai cosa ti dico Maria Teresa?

Maria Teresa (ormai anche lei ubriaca) No cosa mi dici?

Elena Brindiamo a quei due che sono usciti!

Maria Teresa Si, brindiamo! (Entrambe bevono tutto dun fiato, poi Maria Teresa riempie nuovamente i bicchieri e le due tornano a bere nuovamente, finch il vino non termina. Mentre bevono ai scambiano qualche parola, piuttosto priva si senso, a soggetto e di tanto in tanto ridono)

Elena (Cercando di strizzare la bottiglia nel proprio bicchiere) Accidenti, gi finito.

Maria Teresa Beh, ce ne facciamo portare unaltra bottiglia.

Elena Si, unaltra unaltra botti glia. (Pausa.) Mi venuto un po son no, ma solo po co (Cade addormentata sul tavolo)

Maria Teresa Sia anche a me venuto un po son (cade anchessa addormentata sul tavolo)

Cameriere (Entra senza guardare le due ragazze e si dirige al tavolo dove era la coppia per prendere i soldi, poi quando sente le due che russano si avvede del fatto che sono ubriache. Si avvicina al loro tavolo e tenta di chiamarle) Signorine SignorineAccidenti sono proprio ubriache! Non so come devo comportarmi. Conciate in questo modo non possono certo andar via di qui. Beh, sentiamo cosa dice il direttore.

Scena seconda

Elena, Maria Teresa, poi il cameriere con il direttore dellhotel

Direttore (Mentre entra da destra con il cameriere.) allora vediamo le due belle addormentate!

Cameriere Eccole qua, direttore. Io ho provato a chiamarle, ma dormono cos profondamente che non si sveglierebbero neppure a cannonate.

Direttore (Si avvicina alle due ragazze e scuote prima Elena e poi Maria Teresa, ma senza risultato.) Signorine Signorine Ehi, svegliatevi.

Cameriere Ve lo detto! Dormono come dei sassi.

Direttore Beh, per fortuna siamo ormai in orario di chiusura.

Cameriere Ma non possiamo certo farle andar via, nello stato in cui si trovano.

Direttore Certo che no. Le lasceremo a dormire qui, domani, quando saranno sobrie se ne andranno. Tu bada solo al fatto che siano sveglie prima dellapertura di domani a mezzogiorno.

Cameriere Sar fatto direttore.

Direttore Beh, ora spegni la luce e andiamocene. Questa sera chiuderemo mezzora prima.

Cameriere Benissimo direttore. Solo il tempo di accomodare i tavoli.

Direttore Daccordo. Arrivederci Carlo.

Cameriere Buona notte direttore. (Il direttore esce. Il cameriere sistemer un poco i tavoli e porter via quanto si trova sopra il tavolo delle due ragazze. Pulir il tavolo dove si trovava la coppia allapertura del sipario, poi sparecchia tutti i tavoli tranne quello dove sono Elena e Maria Teresa) Anche per questa sera ho finito. (Guarda fuori dalla comune, dove c buio e si vede qualche lampo) Accidenti si anche messo a piovere e non ho neppure lombrello. (Improvvisamente si spegne la luce) Ehi, che succede? Devessere saltata la corrente. Per fortuna abbiamo chiuso prima del solito, altrimenti bisognava usare le candele, come nel settecento. (Esce a destra, mentre le due ragazze continueranno a dormire e russare. Fuori continuano i lampi, poi si sente lo scroscio della pioggia e il rumore dei tuoni. A questo punto ci sar il cambio di scena e il cambio temporale)



Scena prima

La scena ora cambiata. Ci troviamo nella stessa sala in cui cerano i tavoli del ristorante, ma questi ora non ci sono pi. Al loro posto, quasi al centro del palco, ci sono due poltrone in stile settecentesco. Sotto le poltrone un grande tappeto. Sono cambiati i quadri alle pareti. Qualche vaso di fiori che prima non cera far la sua comparsa in scena. Se possibile disporre qualche statua che richiami la mitologia greca e qualche bassa colonna sopra la quale disporre i vasi di fiori. Eventualmente ad una delle pareti, nella parte alta, potr comparire una finestra rotonda, realizzata con la tecnica del trompe loeil, che da verso lesterno. Pieno giorno. Elena e Maria Teresa sono addormentate sopra a una delle poltrone una addosso allaltra.

Elena, Maria Teresa, poi Bettina

Bettina (Non si avvede di Elena e Maria Teresa e comincia, con uno a spolverare i quadri posti alle pareti con un piumino) Or ora son sonate le undici e non ho ancora finito di spolverare. Fra poco la mia signora sar levata e bisogna che corra da lei per la toletta. Ah potessi io, almen una volta levarmi con il sole gi alto. Nossignori, a noi villani tocca sorgere in compagnia dellalba. Ma tolto questo non ho motivo lagnarmi. La signora duchessa e di animo gentile. Ella mi vuol bene e io son ben portata in codesta casa. Il solo mio cruccio e quellacqua cheta di Ridolfo. Io lamo e credo che lui pure sia acceso di me, ma quel semplice non ardisce dimandar la mia mano. Bisgna che chieda la protezione del conte o altri perch lo forzi a dimandarmi. A una giovine non ist bene agir in tal maniera, ma io credo che non vi sia altro modo. (Mentre parla, si avvicina alla posltrona cui fino ad ora dava le spalle e si avvede delle due ragazze che continuano a dormire e se ne esce con un urlo.) Ahhh. (Esce per luscio di sinistra sempre urlando.)

Elena (Udendo lurlo di Bettina si sveglia e nel suo movimento brusco costringe anche Maria Teresa a svegliarsi. Le due si stirano, senza rendersi conto di dove sono.) Ah, che dormita. Ci voleva proprio. Oggi mi sento meglio.

Maria Teresa Te lo avevo detto che dopo un buon sonno avresti visto tutto sotto una luce migliore.

Elena Gi. Solo che ho una gran fame. Ieri sera al ristorante credevo di aver mangiato come un bue, ma in realt mi sento lo stomaco vuoto.

Maria Teresa Anchio ho fame. Per ora che ci penso a che ora ce ne siamo andate dal ristorante?

Elena Saranno state le le sai che non mi ricordo!

Maria Teresa (Si guarda in giro e comincia a capire che c qualcosa di strano) Aspetta un momento. Ma dove siamo? Che posto questo?

Elena (Si guarda in giro a sua volta) Veramente non so. Quella porta-finestra mi sembra che assomigli a quella del ristorante

Maria Teresa Gi quella del ristorante! Ma i tavoli dove sono? E i quadri mi sembrano diversi da quelli di ieri. Queste queste poltrone non cerano

Elena e neppure queste statue, questi fiori e

Maria Teresa Neppure quella finestra! (Indica in alto)

Elena Maria Teresa!

Maria Teresa Elena!

Elena Si?

Maria Teresa Si?

Elena Cosa Cosa successo?

Maria Teresa Non non saprei!

Elena Come non saprei. Prova a ricordare. Ieri, quando abbiamo lasciato il ristorante, che direzione abbiamo preso?

Maria Teresa proprio questo il problema. Io non mi ricordo assolutamente di aver lasciato il ristorante.

Elena E allora come abbiamo fatto ad arrivare fin qui?

Maria Teresa Non lo so, ma ti prego. Non farmi pi domande. Ho un terribile mal di testa.

Scena seconda

Dette e la duchessa

Bettina (da fuori scena la si sente parlare con la duchessa) Per qua. Per qua signora. Vi dico che vi sono due donne.

Duchessa Bettina, tu vuoi che io mi desti di cattivo umore! Come credi sia possibile che due donne siano entrate in villa.

Bettina Vi dico che vi sono, signora duchessa. Ora vedrete con i vostri occhi.

Duchessa Sar meglio per te che tu non abbia detto menzogne altrimenti (mentre pronuncia la frase entra in scena, con Bettina che, paurosa, si ripara dietro di lei.)

Bettina Vedete se ho detto il vero!

Duchessa (Indossa una ricca vestaglia da camera e vedendo le due ragazze rimane allibita.) E voi, signore da qual parte siete giunte?

Elena Ecco, noi siamo venute qui ieri sera per cenare. Anzi la nostra auto dovrebbe essere l fuori in giardino

Duchessa La vostra auto?

Maria Teresa Gi la macchina!

Duchessa E cos codesta macchina

Elena Come: Cos la macchina? Ma tutti sanno cos una macchina.

Bettina (Facendo capolino dietro le spalle della duchessa) Sono assai strambe queste due. Io ve lo dissi. E guardate il qual maniera vestono.

Elena Ma come cavolo parlano queste due?

Maria Teresa Elena?

Elena Si, dimmi?

Maria Teresa Mi sta sorgendo un dubbio

Elena Quale dubbio?

Maria Teresa Il tuo orologio ha il datario digitale, vero?

Elena Certo lo sai. uno dei pochi che ha lanno di quattro cifre. (Battendo sul vetro dellorologio, ma senza guardarlo.) Io sono gi orientata al duemila!

Maria Teresa Al duemila, eh!

Elena Gi al duemila. Ma cosa c di strano. Siano o non siamo nel millenovecentonovantanove? Dunque lanno prossimo sar il duemila.

Maria Teresa Guarda un po la data sul tuo orologio.

Elena Perch? Il vino ti ha fatto perdere il senso del tempo? Oggi il ventitr maggio.

Maria Teresa Si, ma di che anno. (Incalza Elena, con una punta di rabbia) Guarda lorologio ti dico!

Elena (guarda lorologio e dice, come se niente fosse) il ventitr maggio millesettecentosessantatr.

Maria Teresa (Sviene.)

Elena Maria Teresa? Ehi? Cosa ho detto di male?. (Mostra lorologio alla duchessa.) Solo perch le ho detto che il ventitr maggio mille settecento sessanta tr ? (Sviene.)

Duchessa Presto Bettina vai a prendere dellacqua.

Bettina Ma signora duchessa. Volete rimanere sola con codeste due

Duchessa Va ti dico e fa preso.

Bettina Sissignora. Parto. (Esce a destra.)

Duchessa In vero Bettina ha pur ragione. Codeste due vestono abiti assai strani. Che siano le due cameriere che attendevo. Il conte Federigo, che me le raccomand, mi disse che sarebbero giunte di lontano, ma io non credea che in altro loco si vestisse in cotal maniera, s strana.

Bettina (Rientra con un recipiente di terracotta contenente dellacqua.)

Duchessa (Afferra il recipiente dalle mani di Bettina che, sempre impaurita si allontana di qualche passo, e comincia a spruzzare con le dita lacqua in faccia alle due ragazze.)

Bettina State attenta, signora.

Duchessa Basta cos Bettina. Piuttosto aiutami a farle sedere sulle poltrone.

Bettina Ma, signora duchessa

Duchessa Ho detto basta Bettina. Io credo che codeste due sienole nuove cameriere, che il conte Federigo mi raccomand.

Bettina Ne siete certa?

Duchessa Certo che l sono. Il conte finalmente mi disse che giungevano di lontano e forse nel loro stato sogliono avere usi dissimili da nostri.

Bettina (Ormai sembra convinta dalle parole della duchessa) Signora si. Se voi lo dite sar ello vero.

Duchessa Certo che vero. Ed ora aiutami.

Bettina (Insieme alla duchessa fa alzare, ad una ad una le ragazze che ormai si sono svegliate e le fa accomodare sul sof, dove le due si ripigliano del tutto)

Duchessa Dunque. Qual nome avete voi?

Maria Teresa Maria Teresa!

Elena Elena!

Duchessa (Rivolta a Bettina.) Hai visto che avea ragione. Vai un poco a prendere la commendatizia che mi invi il conte Federigo. Mi par proprio di rimembrare che ei mi fece codesti nomi.

Bettina (Esce e torna quasi subito con un foglio che chiaramente era stato chiuso con della ceralacca, ma ora gi aperto.) Eccol qua signora.

Duchessa Ebbene leggilo!

Bettina Signora no. scritto troppo fitto e il mio guardo non arriva a leggerlo.

Duchessa Ah, Bettina, eppur ti dissi mille volte di imparare a leggere almeno un poco. Sai bene che quellottimo Parini pi e pi volte si rese disponibile per insegnarti a leggere.

Elena (Piano a Maria Teresa.) Hai sentito, non sa leggere. Eppure io credevo che lanalfabetismo fosse ormai estirpato.

Maria Teresa (Piano a Elena.) Ricordati che non siamo ai giorni nostri, ma nel settecento.

Bettina Signora no. A qual punto debbo io imparare a leggere e far di conto. Le mie faccende non mi chiedon cio legga, ma sol che usi le mani e lolio de gomiti.

Duchessa Beh. Non diciamo altro. Allora vediamo quel che il conte mi scrisse nel suo viglietto. (Legge ad alta voce.) Riverente minchino a s compita dama. Codesto mio viglietto non val certo la di lei attenzione eppur oso sperare chella lo volesse soffrire. Nel tempo che da voi soggiornai seppi che abbisognate di nve cameriere e per tal motivo ardisco a voi raccomandare due ottime fanciulle che da lontan giungeranno a voi a tal cagione. Elle han nome Elena e Maria Teresa e io so provenire da semplice, ma buona famiglia. A voi ardisco elle raccomandare Etc. etc. Avea ragione, son loro.

Elena (Con irritazione crescente.) Cameriera? Io, Elena studentessa, allultimo anno di architettura fare la cameriera? Questa poi bella.

Maria Teresa (Piano ad Elena) Su Elena. Non credo che sar per molto e poi ragiona. Siamo saltate, non so come, indietro di tre secoli, non abbiamo un posto dove dormire, un posto dove mangiare. Qui almeno saremo alloggiate e mentre cerchiamo il modo di ritornare nel duemila ci pagheremo il soggiorno lavorando per la duchessa.

Elena (Piano a Maria Teresa.) E sia. Ma ti avviso: non tollerer a lungo questa umiliazione.

Maria Teresa (Rivolta alla duchessa.) Quale sar il nostro compito duchessa.

Bettina (Intervenendo prontamente, riprende Maria Teresa.) Signora duchessa. Avete a dire signora duchessa.

Elena (Fa per scattare in direzione di Bettina, ma Elena la blocca prontamente.)

Maria Teresa Chiedo perdono. Volevo dire signora duchessa.

Duchessa Oh, una di voi dee lavare i panni e li dee altres stirare. Laltra mi sar daiuto per la toletta e pei lavori del desinare.

Elena (Da s) Lavare, stirare e cucinare. Tz.

Maria Teresa (Dando un colpo con il gomito ad Elena) benissimo signora duchessa. Quando dobbiamo cominciare.

Duchessa Ora Bettina vi mostrer il vostro alloggiamento e in qual maniera si sia in questa casa. Ella vi mostrer pure le vostre mansioni.

Maria Teresa Benissimo, signora duchessa.

Duchessa (Rivolta a Bettiona.) Ah, Bettina, comanda a Tognino che vada pel sarto. Voglio che nel meriggio venga per le misure.

Bettina La signora duchessa vuol che le venga cucito un nuovo abito?

Duchessa Pur quello, ma voglio altres che Elena e Maria Teresa abbiano un abito da cristiani al posto di codesti stracci.

Elena (Stizzita.) Stracci. Ma se questo un abito firmato da Valentino? Lo sa quanto mi costato?

Maria Teresa Basta Elena. (Alla duchessa) Come vuole la signora duchessa. (Fa per andarsene in compagnia di Elena e di Bettina che le precede per fare strada.)

Bettina (Prima vi avviarvi fa la riverenza alla duchessa) Signora duchessa.

Duchessa Ah Maria Teresa!

Maria Teresa (Torna sui suoi passi) Sissignora?

Duchessa Codesto Valentino che suole firmare abiti chi ?

Maria Teresa Beh, un sarto, assai famoso da noi.

Duchessa Strano non lho mai udito nomare. Bisogna che chieda alla Contessa di Guignol. Ella senza dubbio a corrente di ogni bizzarria della moda. Se codesto Valentino e s nomato ella lo conoscer pel certo. Oh, basta cos ora andate.

Maria Teresa (Fa la riverenza alla duchessa) Sissignora.

Bettina (Secca) Per di qua. Il vostro alloggiamento per questa parte. Come pur la cucina.

Elena E dallaltra parte che c?

Bettina Nellaltra ala vi sono gli alloggi della duchessa e del duca suo marito. Nelle ultime stanze vi sono poi gli alloggi dei di loro figlioli. (Escono a destra)

Scena terza

Bettina, Elena, Maria Teresa e il Conte di Guignol

Bettina (Mentre tutti i personaggi sono ancora fuori scena, e in procinto da entrare dal fondo.) Signor, conte, abbiate la compiacenza di attendere un sol momento. La Duchessa si levata or ora; io stimo che ella non sia punto vestita per potervi ricevere.

Conte (Ha laccento francese e ogni tanto sbaglia a pronunciare qualche parola in italiano. decisamente irato.) No, cest pas possible. la gravit degli accadimenti non mi consentono attendere oltre. Chi mi scrisse codesto viglietto minaccia di pubblicar la satira in tutto il villaggio e la duchessa deve sapere. Je suis trs fch

Elena (a Maria Teresa) E questo pazzo da che parte sbuca?

Maria Teresa Che ne so. Per, Bettina lo ha chiamato signor conte, quindi un altro nobile.

Bettina Signor conte vi prego di voler attendere che ora ander a vedere se la signora duchessa ha terminato la toletta e pu venir per vedervi. Le devo giusto recar un viglietto.

Conte Diable. (Con trasporto.) Un viglietto. A lei pure. Ah codesto infame la vuol rovinare, mi vuol precipitare.

Bettina (Rivolta a Maria Teresa.) Trattenetelo voi. Io ander ad avvisare la duchessa.

Maria Teresa Signor conte siete francese.

Conte Oui, je suis parisien. Sono parigino.

Elena Ah, di Parigi. Ci sono stata sa e devo dire che la torre Eiffel proprio bella.

Conte Torre Eiffell. E cos la torre Eiffel?

Elena (Un po stizzita) Senta signor conte; lei di Parigi e vorrebbe farmi credere che non sa cos la torre Eiffel?

Conte Ma io in verit

Maria Teresa (Piano a Elena.) Elena. Il conte non pu sapere cos la torre Eiffell.

Elena E per quale motivo se dice che viene da Parigi obbligato conoscerla. Tutti sanno cos la torre Eiffel tranne questo conte.

Maria Teresa No. La Torre Eiffel verr costruita sono nel 1889 e noi, se ben ti ricordi siamo nel settecento.

Elena Accidenti. Mi ero dimenticata di questo fatto.

Maria Teresa Beh cerca di stare attenta. Se dicendo o facendo qualcosa modifichiamo gli avvenimenti storici tutta ci che accadr in un futuro potrebbe essere diverso da come lo conosciamo noi e potremmo non tornare mai pi ai giorni nostri.

Elena Daccordo. Cercher di stare attenta. Ma questo conte dei miei stivali mi indispone.

Conte (Da s) Invero codeste due sono abbigliate in modo assai strambo. Elles sont bizarre (Rivolto alle due ragazze) Da quale nazione siete giunte.

Elena Be ma da Bo

Maria Teresa (Prima che Elena termini la frase le assesta una gomitata e cerca di sviare il discorso) Noi proveniamo da da un posto assai lontano... ma certo le non lo conosce.

Conte Perbacco. Finalmente sono uomo di mondo. Jai fait beaucop de voyages: ho viaggiato molto. Sono fin andato a Napoli.

Elena Sai che sforzo.

Maria Teresa (Sempre sferrando un colpo a Elena.) Beh, noi proveniamo da ben pi lontano, signor conte.

Conte Beh, quand cos non occorre dir altro. Siete voi di nobil casato.

Maria Teresa Signorn, signore. Siamo le nuove cameriere della duchessa.

Conte (Da s) E io che mi figurava fossero due dame. E che strano abbigliamonto indossano. Devono pur venire da lontano. Bien. Ora ho altri problemi per la testa; ho un diavolo per capello.

Maria Teresa Per quale motivo siete cos arrabbiato, signor conte?

Conte Per quale motivo? Ma semplice! Per colpa di questa maledettissima satira. (Sventola il foglio) Ma se scopro lautore lo voglio strozzare avec ma main; con le mie mani.

Elena (Risoluta) Ma che bisogno ha di arrabbiarsi tanto per una satira? Non vede come trattano i personaggi politici alla televisione?

Conte Tele Televi sione? Quest que cest? Cos questa televisiona?

Maria Teresa (Intervenendo prontamente e sferrando un calcio a Elena) La televisione, o un giornale che viene stampato nel nostro paese.

Conte Un giornale con delle satire. Oh, ma cest incroiable. Andrebbe chiuso immediatamonte e chi vi scrive dovrebbe essere frustato sulla pubblica piazza.

Elena Ma sentite questo cosa dice!

Conte (Irato a Elena) Ma come vi permettete?

Maria Teresa (Ponendosi tra il conte e Elena) Perdonatela, Signor conte. Questa poverina stata da poco piant abbandonata dal fidanzato ed talmente scossa che ogni tanto parla a sproposito. Vero Elena?

Elena Gi, gi.

Conte (Concitato) Lasciamo perdere. Ora ho altro a cui pensare. (Urlando fuori dalle quinte) Servi della malora, avete chiamato la duchessa. Credete forse che possio attendere tutto il giorno?

Maria Teresa Ora andremo noi a vedere se la signora e pronta e vi pu ricevere.

Conte Benone. Ditele che si tratta di questione assai urgente. Che ne va della sua e della mia riputazione.

Elena (Verso Maria Teresa) Secondo me questo conte deve essere un po matto. Viene qui, urla comanda. Cosa crede di essere nei tempi in cui esistevano servi e padroni.

Maria Teresa Elena, guarda che siamo proprio in quei tempi! (Esce con Maria Teresa verso la camera della duchessa)

Scena quarta

Il conte di Guignol e la duchessa Serbelloni

Duchessa (entra in scena, visibilmente preoccupata e rapidamente si avvicina al conte) Illustrissimo conte di Guignol!

Conte (Si avvicina alla duchessa e con un ampio gesto di cerimonia le bacia la mano) Vous tes vraiment jolie duchesse!

Duchessa Lasciamo andare i convenevoli signor conte. Voi non siete venuto per lusingare me, ma a cagione di codesto viglietto; non vero? (Mostra il biglietto con la satira al conte)

Conte Ebbene si, ma chri. Non appena lho letto sono corso da voi. Ma se scopro chi ne lautore

Duchessa (Interrompendo in conte) Non sar facile trovarlo. Pare che al giorno doggi scriver satire sia di moda.

Conte Oui, ma codesta passa il segno.

Duchessa Vediamo innanzitutto se la vostra eguale alla mia. Lavete con voi?

Conte Ma certamente!

Duchessa Abbiate dunque la compiacenza di volermela leggere, di modo che la si possa confrontare.

Conte (Spiega il foglio e comincia a leggere)

Al par di Leda che da cigno avuta

Ella di Tindaro sposa infedel

Fece del consorte bestia feruta

Tal qual Orlando, dissennato crudel.

Zeus non esser per di lei amante

N da lari pot aver amor

Ma sol la pretendea pover conte,

Di Francia figliol, senza pudor.

Ella pur di nobil casati,

Lui aristocratico ma babbuasso

Da ignobil legame affossati

Uniti insiem per nostro spasso.

Duchessa (Mentre il conte declama la satira si mostra sempre pi affranta) Proprio la stessa satira che fu inviata a me.

Conte Il vil autore la deve pagare.

Duchessa Avete qualche sospetto su chi possa esserne lautore?

Conte Oui, Quel vostro prcepteur, quel Parin! Non assai noto per le sue satire nei confronti della nobilt?

Duchessa Suvvia, conte. Parini lavora presso di me e non certo s stupido da scriver satire di codesto genere.

Conte Vi faccio subito un esempio. Voi avete letto il Mattino, che recentemente il Parin ha pubblicato?

Duchessa Un poco, ma questo che centra.

Conte Centra, centra. Eccome se centra. E se il mio sospetto si dimostrer vero glielo faro mangiare quel libro!

Duchessa Il vostro sospetto su cosa si basa?

Conte Conoscete voi il signor Eugenio Anselmi?

Duchessa LAnselmi? Ah. Si certo quel poeta che viene convocato ad ogni desco per tessere il panegirico del nobile ospite. Ma lui come vi entra in codesta storia?

Conte Non appena ho ricevuto questo viglietto lho fatto chiamare, e glielho sottoposto.

Duchessa (Curiosa) Ebbene?

Conte Dopo averlo attentamente esaminato egli mi ha detto che lo stile potrebbe proprio essere quello di Parin.

Duchessa Ma, conte! Non potete basare i vostri sospetti su una simil cosa.

Conte Oui, ma Anselmi connat son affaire, come dite voi (Cerca le parole) conosce il fatto suo e cos egli ha architettato un disegno per smascherare il colpevole.

Duchessa E quale sarebbe codesto disegno.

Conte Ve lo spiegher Anselmi stesso. Ho mandato il mio lacch a farlo chiamare.

Scena quinta

Detti, Bettina, Ridolfo e poi Anselmi

Duchessa Faremo come dite voi signor conte, ma io non credo che Parini, sia lautore di codeste satira che voi gli attribuite.

Conte Oh, duchessa, voi siete unanima candida. Se aveste viaggiato come me pour le monde non sareste cosi fiduciosa nella gente.

Bettina (Entra dalla cpmune) Signora duchessa!

Duchessa Che c Bettina?

Bettina (Mielosa e con un sospiro quando accenna a Ridolfo) Il signor Ridolfo chiede del Signor conte.

Conte Parbleau, mais fatelo passare immediatamente.

Bettina (Esce facendo la riverenza e poco dopo rientra con Ridolfo)

Conte (Non appena vede Ridolfo gli si appressa e parla con veemenza) Ebbene. Hai trovato lAnselmi? Ti ha detto che verr?

Ridolfo (Rimane incantato, seguendo con lo sguardo Bettina che esce a sinistra)

Conte (Incalzante) E allora maledetto Crtin, ti decidi a parlare o di devo bastonare?

Ridolfo (Trasognato) Il signor Anselmi mi ha detto che verr fra poco. Lo ritrovai qui allangolo, presso leditore e mi ha detto che si sbrigher in un attimo e tosto verr dalla signora duchessa.

Conte Bien fait. Tu vai, Ridoldo. Aspettami qui fuori, con il legno, pu essere che abbia bisogno di recarmi fuori paese questoggi.

Ridolfo Certo signor conte! Duchessa (Mentre parla fa linchino a entrambi, poi si ritira dalla stessa parte da cui entrato)

Bettina (Entra dalla comune) Il signor Anselmi chiede della signora duchessa.

Duchessa Digli che venga avanti.

Bettina Sissignora. (Esce per la comune e dopo qualche momento si fa avanti Anselmi)

Anselmi (Spavaldo. Con un vestito ricercato, ma un po fuori dal comune, che denoti la sua condizione di poeta, un po stravagante. Pieno di s. Sottolinea ci che dice, alloccorrenza, con gesti e inchini esagerati) Servo umilissimo di lor signori!

Conte Pregiatissimo signor Anselmi. Mi avete usato un grande garbo nellaccettare il mio invito.

Anselmi mio dovere servirvi, illustrissimo conte.

Duchessa (Tagliando i convenevoli) Il conte mi ha pocanzi detto che voi ritenete che il precettore dei miei figli possa essere lautore della satira che a noi fu inviata!

Anselmi In vero si, duchessa. ben noto come il Parini, al contrario di me, non veda di buon occhio il ceto nobiliare. Egli invece di esaltare i meritati fasti in cui i nobili si cullano depreca il loro comportamento, ponendolo allo zimbello di ognuno. Come se fosse cosa facile ricevere ogni giorno fabbro, sarto, calzolaio e tantaltri che chiedon ogni giorno denari per la loro pur util ma vil opera.

Conte (Quasi con sofferenza) Uh, oui, oui, cest terrible.

Duchessa Le vostre accuse su cosa si basano, Signor Anselmi.

Anselmi. (Sprezzante) Su quanto egli ha scritto in quella sua operaccia.

Duchessa Alludete forse alla satira?

Anselmi No, alludo al Mattino. Cui ei pare voglia far seguir Il meriggio.

Conte Oh, non sia mai. Gli Enormi, mi auguro censurino codesto scandalo.

Anselmi assai probabile, tuttavia il governatore mostra di aver della stima per il Parini.

Conte (Stizzito) Staremo a vedere! Conosco ancor io il governatore e so che egli tiene in gran considerazione il mio consiglio.

Duchessa Stavate dicendo, signore, che le vostre accuse si basano su quanto vi scritto nel Mattino.

Anselmi Oh, si duchessa. Permettete che vi legga un brano tratto da quello. (Trae un libro di tasca) dunque dovera? Ah, si ecco. Ho trovato. (Comincia a declamare)

Dunque ascolta i miei detti, e meco apprendi

Quai tu deggia il mattin cure a la bella

Che spontanea o pregata a te si diede

In tua dama quel d lieto che a fida

Carta, n senza testimoni furo

A vicenda commessi i patti santi

E le condizion del caro nodo.

Gi la dama gentile i vaghi rai

Al novo giorno aperse; e suo primiero

Pensier fu dove teco ir pi convenga

A vegliar questa sera; e gravemente

Consult con lo sposo a lei vicino,

O a baciarle la man pur dianzi ammesso.

Ora tempo o Signor che il fido servo

E il pi accorto tra' tuoi voli al palagio

Di lei chiedendo se tranquilli sonni

Dormo la notte; e se d'immagin liete

Le fu Mrfeo cortese. ver che ieri

Al partir l'ammirasti in viso tinta

Di freschissime rose; e pi che mai

Viva e snella balzar teco dal cocchio;

E la vigile tua mano per vezzo

Ricusar sorridendo allor che l'ampie

Scale sal del maritale albergo

E cos via di seguito.

Duchessa E questo cosa significa?

Anselmi Cosa significa? Cosa significa? Ma non lo capite che nel brano che vi ho or ora letto si parla di una donna che riceve in casa sua un altro uomo che non sia lo sposo?

Conte (Inebetito) Gi, Gi.

Duchessa E questo, secondo voi, dovrebbe bastare per accusare il Parini di essere lautore della satira che ci fu mandata?

Anselmi Largomento assai simile. Egli si sa, ama far uso di figure appartenenti alla mitologia e, come gi dissi, non certo amante dei nobili?

Conte Oui, Oui, est claire.

Anselmi Dice bene il conte: chiaro, ma io ho in testa un disegno che consentir di smascherarlo.

Duchessa E come intendereste agire?

Anselmi Oh, egli semplice.

Conte (Con sufficienza) Oui, est tres simple? (Stralunato) Qual il vostro disegno?

Anselmi noto che egli sia in contrasto con gli enormi per via del Mezzogiorno, lopera che intende far seguitare al Mattino! Non egli vero?

Conte Oui, Oui, cest vrai!

Duchessa Ebbene?

Anselmi Dimani sera voi darete un buff. Cui inviterete il conte e la moglie, me che vi prender parte nel ruolo di poeta e in tal maniera potr dar giudizio della sua opera. Io lo inviter. Finalmente fra noi del mestiere ci si conosce. Gli render noto che intendete appoggiarlo nella pubblicazione della sua opera. Gli dir che pur anche il conte lo porrebbe sotto la sua protezione qualora avesse la possibilit di legger la sua opera.

Conte (Incalzante) Oh benissimo, e poi? E poi?

Anselmi E poi lasciate fare a me e vi prometto che se ne dovr andar con la coda fra le gambe e far pubblica ammenda delle sue malefatte.

Duchessa Far come voi dite, Anselmi, ma sappiate che non sono punto convinta di quanto voi mi diciate.

Anselmi Dimani sera mi darete ragione duchessa!

Duchessa Se lavrete ve la dar sicuro. Beh, ora tempo che mi ritiri. Ho ancora da terminar la toletta e inoltre devo dar ordini alla servit affinch si prepari per dimani. (Esce a sinistra).

Anselmi Obbligato duchessa.

Conte Au revoir mon cher!

Anselmi (Attende che la duchessa sia uscita, poi dopo aver controllato che non vi sia nessuno in giro trae il conte in disparte) Il signor conte servito.

Conte Gi avete fatto proprio un bel lavoro. Mes complimentes.

Anselmi Gi, ma anche voi siete stato bravo a recitar la parte delloffeso.

Conte Oui, modestamente vengo dalla terra di Molire. Ma credete che con questo stratagemma la duchessa

Anselmi Non ne ho alcun dubbio. Ella non sa che siete stato voi a commissionar la satira, ne tantomeno sa chio lho scritta. Attribuiremo le colpe al Parini, cos io rester fuori da ogni imbroglio, mentre voi figurerete esser un eroe che salva la propria amata.

Conte Gia e il fatto che anchio sono nomato nella satira allontana da me ogni sospetto. Siete un genio, Anselmi. Non temete che quando questa faccenda sar finita vi ricompenser a dovere.

Anselmi Voi siete troppo buono conte. Beh, ora tempo chio vada. Ho da visitar parecchie persone e poi deggio scriver qualche sonetto che riscaldi il convito di diman sera.

Conte Abbisognate di qualche cosa, signore?

Anselmi Si, lasciate che il vostro lacch rimanga a mia disposizione per la giornata. Di modo che possa io vigilar sul Parini.

Conte Bien. Ridolfo sar qui fuori. Disponete pure di lui come meglio credete.

Anselmi Grazie, signor conte.

Conte Me ne ander io pur.

Anselmi Oh no, signor conte. Non lavete a fare.

Conte Parbleau e per qual motivo.

Anselmi Se ci vedono sortire insieme qualcuno potrebbe sospettare che stiamo tramando qualcosa, mentre il nostro disegno dee rimaner celato a ognuno!

Conte Mais certamente. Avete ragione. Attender che vi allontaniate, poi sortir a mia volta.

Anselmi A rivederla, signor conte (con un inchino esce per la comune) Ander a preparare il trabocchetto per il nostro pollastro.

Conte Oui, preparate il vostro tracobetto, mais fate con cura. Au revoir mon ami! (Rimasto solo prende a girare per la sala ammirando i quadri appesi alla parete, gli addobbi, le statue e il panorama fuori dalla finestra) QuellAnselmi proprio un genio. Quando questa spiacevole faccenda sar finita lo voglio proprio regalare come convien a un suo pari.

Scena sesta

Il conte, poi Bettina, Parini e la duchessa

Parini (Entra dalla comune, accompagnato da Bettina) Obbligato signor conte.

Conte (Sdegnoso e quasi canzonatorio) Oh, lesimio monsieur Parin.

Bettina Ander subito a chiamar la signora duchessa!

Parini Daccordo, ma non le fate premura.

Bettina (Con un inchino lascia la scena ed esce verso sinistra, in direzione degli appartamenti della duchessa)

Parini (Canzonatorio) Vi siete levato di buon ora stamane!

Conte Oui, avevo in idea di andare a caccia, ma non se n fatto niente.

Parini (Sempre ironico) Oh certo, capisco. Codesta una vera disdetta.

Conte (Irato, ma cercando di dissimulare e gisutificare la sua presenza in casa della duchessa) Lo potete ben dire. Mi son destato alle dieci, di buonora, ma uno spiacevol accidente mi costrinse a venir presso la duchessa.

Parini Oh, non vi crucciate, conte! Vi andere unaltra volta.

Conte (Sornione) Oh, vi ander ben presto e jespre di prendere una gran volpe.

Parini Ve lo auguro io pure.

Duchessa (Entra da sinistra) Lillustrissimo signor Parini!

Parini Servo di vossignoria!

Duchessa Siete giunto in ritardo stamani.

Parini Egli vero, ma ho avuto un inciampo che mi costrinse a tardare.

Conte (Da s) So ben io quale inciampo ha avuto! (Ad alta voce) E pur i vostri pari si levano ben presto il mattino.

Parini (Sferzante) I miei pari sogliono pure andar a fatigar nei campi, o a batter ferri, o altro.

Conte Voi pure, andaste nei campi?

Parini Oh, no. Il mio editor mi volle vedere per via della mia ultima opera. Par che gli Enormi la voglian interdire.

Duchessa Avete gi fatto colazione, signor Parini?

Parini In verit no, duchessa!

Duchessa Gradite restar servito? Volete della cioccolata o del caff?

Parini No, signora duchessa. Per il vero io credeva di trovare i di lei figli onde procedere negli studi della grammatica.

Duchessa Oh, non oggi, signore. Galeazzo si sentiva assai poco bene, mentre Marcantonio, Fabrizio e Alessandro avevano poca voglia di chinar la schiena sui libri in una giornata di sole come codesta, cos ho lasciato loro la libert di passare la giornata sul lago.

Conte (Con stizza) Dopo tutto non sempre sui libri si imparano cose di buon gusto.

Parini Egli vero, tuttavia non bene interrompere lo studio e mostrare il polso troppo debole coi figli.

Conte Oh, si fatto tardi e ho ancor molte faccende da sbrigare.

Parini (Scherzoso) Non vi fate premura che potrete far dimani ci che non arrivate a far oggi.

Conte (Stizzito) A rivederci signore.

Parini A rivederci signor conte.

Conte (Rivolto alla duchessa) Servo obbligato della signora duchessa.

Duchessa Vi riverisco, signor conte. (Il conte esce per la comune).

Parini Dunque pare che la mia opera oggi non sia richiesta.

Duchessa Al contrario, signore. Ho ricevuto ier sera da Milano alcuni volumi e avrei piacer che voi li vedeste, onde aver il vostro parere.

Parini A qual autore appartengono.

Duchessa Son di Dante.

Parini Oh, il sommo poeta. Sar ben felice di veder codesti tomi, signora.

Duchessa Io mi debbo ritirare ma vi mander Elena e Maria Teresa coi libri.

Parini Attender.

Duchessa (Con un inchino appena accennato saluta ed esce di scena a sinistra) Ossequi.

Scena settima

Detto, Maria Teresa ed Elena

Parini Servo suo, signora duchessa. (Una volta che la duchessa uscita di scena trae un libercolo di tasca, indi si avvicina allo scrittoio e comincia a vergare alcuni versi, cancellandoli e riscrivendoli. Rileggendo poi alla fine quanto ha scritto ad alta voce.)

Oh beato terreno

Del vago Eupili mio,

Ecco al fin nel tuo seno

M'accogli; e del nato

Aere mi circondi;

E il petto avido inondi.

Gi nel polmon capace

Urta s stesso e scende

Quest'etere vivace,

Che gli egri spirti accende,

E le forze rintegra,

E l'animo rallegra.

(Sta ancora declamando quando entrano Maria Teresa ed Elena con alcuni grossi libri tra le mani. Entrando Maria Teresa sente la strofa della salubrit dellaria e subito fa notare a Elena che si tratta di Parini)

Maria Teresa Hai sentito.

Elena Cosa?

Maria Teresa Sta recitando La salubrit dellaria

Elena E con questo? Per uno che abita a Milano si sa che laria di Bellagio e salubre. Vorrei vedere t se passassi tutta la settimana in mezzo allo smog e lo scarico delle auto!

Maria Teresa Ma che dici? A Milano non ci sono auto, ma solamente carrozze. Ricordati che siamo nel settecento!

Elena E allora non capisco perch esalti tanto laria di Bellagio!

Maria Teresa Come sei sciocca Elena. La salubrit dellaria una famosa ode del Parini.

Elena Ah unode del Parini! E io chiss cosa credevo! (Dopo essere riuscita a capire che si tratta del poeta lascia cadere i libri e rimane qualche momento a bocca aperta) Vuoi vuoi dire che quello Pa Parini, il Poeta?

Maria Teresa Gi proprio lui. Pensa che fortuna per una volta potremo conoscere una persona che avevamo conosciuto solo dai libri.

Parini (Udendo lo schianto dei libri si volta e vede le due ragazze. Subito si china a raccogliere le preziose opere) Fate attenzione. Codeste sono opere preziose. Se sapeste leggere non le trattereste in tal modo.

Elena (Stizzita e con le mani sui fianchi) Ma guardi che noi sappiamo leggere benissimo sa!

Parini (Incredulo) Voi? Sapete leggere?

Maria Teresa (Intervenendo prontamente) Sissignore. La padrona presso cui servivamo prima volle che imparassimo a leggere e a far di conto.

Parini Oh, codesta vostra padrona fece cosa assai sensata. ella nobile?

Maria Teresa Oh, si duchessa come questa nuova.

Parini Sapete, anche tra i miei amici conto dei nobili che han del buon senso e non pensano solamente alla loro sciocca parrucca o a imbiancarsi le gote. Il saper che anche una donna mostra tal carattere mi rende oltremodo felice.

Elena Ma lei proprio Parini il poeta quello quello di Bosisio.

Parini Si son quello. Voi conoscere forse il mio paese natio?

Elena Eccome se lo conosciamo!

Maria Teresa Vi abbiamo soggiornato qualche tempo con la vecchia padrona.

Parini Ahim, vi manco da tempo assai. Lo stavo appunto rimembrando in questode.

Maria Teresa (Fingendo di essere sorpresa e di non conoscere lode) Davvero? Unode su Bosisio?

Parini Beh, questo sarebbe il mio intendimento.

Elena (Avvicinandosi a Maria Teresa e parlando piano) Su, digli quello che abbiamo sentito!

Maria Teresa (Sempre piano, rivolta ad Elena) Ma no, come faccio a dirglielo. Farei la figura dellimpicciona.

Elena (Sempre a bassa voce, verso Maria Teresa.) Oh! Se non glielo dirai tu lo far io.

Maria Teresa (Tenta di fermare Elena, ma non vi riesce) No, Elena!

Elena (A Parini) Senta, signor Parini!

Parini Si?

Elena Poco fa, senza volerlo, ho sentito un discorso che vi riguardava.

Parini Un discorso che riguardava me?

Elena Gi, proprio voi!

Parini E a che proposito?

Elena A proposito di una satira che avete scritto contro la duchessa.

Parini Ma io non ho scritta alcuna satira a danno della duchessa.

Maria Teresa (A Elena) Lascia parlare me. (A Parini) Questa mattina il conte di Guignol venuto qui, dicendo di aver ricevuto una satira.

Parini Ebbene?

Maria Teresa Anche la duchessa ha ricevuto la medesima satira

Elena In cui si dice che lei lamante del conte!

Parini (Stupito) Oh perbacco! Continuate credo di capire!

Maria Teresa Il conte, ha chiesto parere a un certo Anselmi, il quale gli ha dato a intendere che lautore della satira siete voi.

Parini Ah, lAnselmi! Non ha mai tollerato di essere un mediocre!

Elena Gi, hanno deciso di darvi la colpa.

Maria Teresa Ma abbiamo anche sentito dire che la satira stata scritta dallAnselmi su richiesta del conte che vorrebbe far la figura delleroe, salvando la duchessa dalla vostra malalingua.

Parini Questa poi!

Maria Teresa Domani sera ci sar un buff, al quale sarete invitato anche voi, e in quelloccasione lAnselmi, con non so quale piano, vi scaricher addosso la colpa.

Parini Diamine! Questa facenda non mi garba affatto!

Elena Lo credo bene! A chi piacerebbe fare la figura del pisquano?

Parini (Sorpreso) Del pisquano!

Maria Teresa Elena intendeva dire che a nessuno piace far la figura dello sciocco!

Parini Gi ha ragione. Bisogna che ponga rimedio a questa faccenda.

Bettina (Dalla stanze della duchessa chiama Elena e Maria Teresa) Elena! Maria Teresa!

Maria Teresa (A gran voce) Ora bisogna che andiamo, ma ricordatevi che noi siamo dalla vostra parte.

Parini Oh, ve ne sono grato!

Maria Teresa (fa per uscire in direzione delle stanze della duchessa accompagnata da Elena). Vieni Elena; non possiamo far aspettare la duchessa.

Elena Daccordo. (A Parini) E stato fico conoscerla!

Parini (Stupito) Come dite?

Elena Volevo dire che siete un ganzo, mica come nei libri!

Maria Teresa (Assestando un colpo a Elena) Perdonatela signore. Elena intendeva dire che felice di aver fatto la vostra conscenza.

Parini (Perplesso) Capisco.

Maria Teresa La riverisco signore (Esce con un inchino, imitata da Elena).

Scena ottava

Parini, poi Ridoldo e Anselmi. Bettina fuori campo

Parini (Solo) Questo Anselmi non perde occasione per gettarmi del fango addosso. Questa volta, per, sono avvertito e forse il precettore Parini dar una lezione inusitata ed egli avr a ricordarsene a lungo. Dunque il conte di Guignol mi vuole autor della satira e lAnselmi gli da man forte a mio danno. Bene! Far in modo che ciascun precipiti laltro. Deggio formar un disegno che non li faccia punto dubitar di me. (Rimane un poco a pensare, camminando su e gi per la scena) Mi metter tosto allopera, ma prima bisogna che lAnselmi mi faccia grazia di invitarmi al buff. (Riprende a passeggiare per la scena, borbottando di tanto in tanto, fra s e s)

Ridolfo (Entra dalla comune sul fondo, si toglie il cappello per salutare Parini) Signore!

Parini Che accade?

Ridolfo Il signor Anselmi chiede di voi!

Parini Ma non eravate voi al servizio del conte di Guignol?

Ridolfo Signore si, ma egli mi ha comandato che per il d di oggi sia ai comandi del signor Anselmi.

Parini Ebbene! Cosa vuol da me lAnselmi? A qual cagione vi manda.

Ridolfo Egli vi manda a dire che se i vostri impegni non sono s pressanti ardirebbe dialogar con voi per un poco.

Parini Dialogar con me? Beh, i miei impegni non sono s pressanti da non poer discorrere con lAnselmi. Ditegli che venga.

Ridolfo Sissignore. Ander tosto a chiamarlo. Voi restere qui?

Parini Non muover piede da codesta stanza!

Ridolfo Far lestamente signore. A rivederla. (Esce, sempre per la comune)

Parini (Solo) Or bene a noi, illustre signor Anselmi! Volete discorrer con me? E sia. Finger di cader nella vostra tagliola, ma al momento buono mostrero io pure lunghie. (Ode dei rumori provenienti da fuori) Mi par dudir qualcuno che si avvicina. Convien chio finga di legger codesti tomi (Si siede e finge di leggere uno dei tomi che gli sono stati portati dalle ragazze)

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per pi fiate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basci tutto tremante.

Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:

quel giorno pi non vi leggemmo avante.

Anselmi (Mentre Parini sta leggendo Dante, ad alta voce, dando le spalle alla porta entra dalla comune e lo saluta giovialmente) Illustrissimo signor Parini, possio importunar la vostra lettura.

Parini Oh, voi non importunate affatto, signore, anzi siete il benvenuto. (Sarcastico) Non capita sovente vi veder un uomo di valore come voi.

Anselmi Voi mi lusingate, signore.

Parini Tuttaltro, io vi stimo!

Anselmi Io pur stimo la vostra opera, ma pare che gli Enormi non siano dello stesso parere.

Parini Che volete! Ognun ha i suoi pensieri.

Anselmi Gi! Avete ragione, ma come pocanzi vi dissi io apprezzo la vostra opera e stimo gli Enormi un fico secco.

Parini (Da s) Gi, come se egli fosse vero!

Anselmi Se voi acconsentite, ardirei legger il vostro Mezzogiorno

Parini (Con finta gratitudine) Anzi, il vostro parere sarebbe per me assai prezioso.

Anselmi Acconsentite dunque chio lo legga?

Parini Anzi, se voi mi attenderete ander a prendere il manoscritto acciocch lo possiate tosto vedere.

Anselmi No, non vi disturbate ora. Io, peraltro debbo andar via fra breve.

Parini Quando dunque volete che ve lo mostri?

Anselmi Se possibile vorrei che fosse dimani sera. La duchessa dar un buff. Vi sar il conte di Guignol con la consorte e sebbene indegno di seder allo stesso desco con loro, ha convitato me pure.

Parini Buon per voi!

Anselmi Il conte pure vorrebbe conoscer la vostra opera. In confidenza, mi disse che egli potrebbe mettere una buona parola presso gli Enormi. Sapete, egli tenuto in gran considerazione dal governatore.

Parini Ebbene?

Anselmi Ho insistito presso la duchessa affinch foste voi pure invitato al buff.

Parini E la duchessa vi acconsent?

Anselmi Oh, certo e di buona grazia. Le ho dato a intendere che io e voi prepareremo alcune brevi rime per allietar la sera.

Parini (Canzonatorio) E per ripagar linvito!

Anselmi Oh, che dite? Sapete che la duchessa donna colta e pure il conte si diletta a buttar gi versi.

Parini No, codesto io non lo sapeva.

Anselmi Beh, egli solo un amatore, tuttavia le sue rime non sono punto spregevoli.

Parini (Da s) Sentitelo! Pur di adular un nobile mentirebbe al Creatore!

Anselmi Dicevate?

Parini Oh, niente! Pensava che se voi dite s bene del conte convien chio senta codeste sue rime.

Anselmi Oh, non vi occasione migliore di dimani sera! Verrete dunque?

Parini E sia verr, ma non prometto di far grandi rime. (Canzonando) Per far delle rime bisogna esser valenti e io non son che un povero abate; che volete chio valga?

Anselmi (Con ironia) Voi vi fate torto signore. Io credo che nessuno sappia far rime meglio di voi.

Parini Ora siete voi ad adularmi e a far torto a voi stesso.

Anselmi Beh, ora occor chio vada. Io pure deggio preparar delle rime e voi mi insegnate che la fretta inimica del buon verseggiare.

Parini Andate. Io vedr ancor qualche tomo e poi ander io pure a scriver per dimani sera.

Anselmi Mi raccomando; che sian rime allegre.

Parini Non dubitate che alloccorrenza so celiar io pure.

Anselmi Daccordo. A questa sera!

Parini A ben rivederla, signore.

Anselmi (Con un inchino appena accennato si fa sulluscio del fondo. Da s) Il pollo si tirer da s medesimo il collo. (Esce)

Parini (Solo) Bene. Quello stolido crede di avermi messo il cappio al collo, ma non sa di remar contro s stesso. Beh. Rimarr ancor qui qualche momento, per lasciar che lAnselmi si allontani poi partir a mia volta. Vedremo chi avr ragion dellaltro. (Rimane per qualche momento intento a risistemare i tomi sparsi sul tavolo. Quindi esamina i cassetti del tavolo stesso alla ricerca della carta da lettere) Oh, bene proprio quello che cercavo della carta da lettera con il fregio dei Serbelloni. Certo non conviene ad un abate di rubar, ma io crede che la duchessa mi perdoner se prender qualche foglio. (Prende la carta dal cassetto, tre o quattro fogli, poi lo richiude) Or bisogna che vada. Il mio disegno richede del tempo e come dice lAnselmi: La fretta inimica del verseggiare. (Chiama a gran voce in direzione degli appartamenti della duchessa) Bettina! Bisogna chio vada. Dite alla duchessa che vedr dimani codesti suoi tomi.

Bettina (Fuori scena) Daccordo signore. A rivederla.

Parini A rivederla. (Esce per la comune)

Scena nona

Bettina, Elena e Maria Teresa

Elena (Le tre ragazze si sentono parlare fra loro prima ancora che siano in scena ed Elena inizier a dire la sua battuta prima di entrare) Ma dici davvero?

Bettina Credete che possa mentire su una simil cosa?

Elena Questa poi! Ma dimmi. sei sicura che anche lui

Bettina Oh, il mio cuore mi dice che egli mi ama, ma cos timido che non osa chieder la mia mano.

Elena Chieder la mano? Ma se non siete neanche insieme!

Bettina Perch dalle vostre parti non si fa cos!

Maria Teresa Non proprio. (Apostrofando Elena) Elena, ricordati che qui siamo nel settecento. Le cose funzionano diversamente che da noi!

Elena Beh io non la farei tanto lunga! Se a te piace Rodolfo

Bettina (Interviene subito a correggere Elena, e quando cita il nome dellamato lo fa con lo sguardo trasognato e quasi sospirando) Ridolfo.

Elena Quello che . Stavo dicendo che se a te piace vai e gli dici: Senti, tipo! Tu mi piaci. So che anchio piaccio a te quindi vedi di svegliarti e mettiamoci insieme

Bettina (Quasi inorridita dal modo in cui parla Elena) No e poi no!

Elena E perch no, scusa?

Bettina Perch a una giovine non si conviene che parli cos ad un uomo!

Elena Oh, quante storie!

Maria Teresa Ma se fosse lui a venire da te la cosa andrebbe bene?

Bettina (Con enfasi) Oh, magari! (Rattristata) Ma lui non lo far mai.

Maria Teresa Questo da vedere.

Bettina Finalmente io lo conosco meglio di voi e so che s trepido che non verr mai da me!

Maria Teresa Questo pu anche esser vero, ma potremmo dagli una mano noi.

Bettina Voi. Ma non costume che una giovine parla a un uomo ve lho gi detto.

Elena Bando alle ciance! Ci penser io e prometto che Ridolfo verr da te ingranando la quarta e a tutto gas.

Bettina A tutto gas?

Maria Teresa Elena voleva dire che verr da te di corsa.

Bettina Oh, volesse il cielo.

Elena Stai tranquilla. Ti prometto che prima di domani tu e Ridolfo vi darete la mano.

Bettina Sempre che la duchessa acconsenta alle nostre nozze!

Elena E ora che centra la duchessa.

Maria Teresa Nellepoca in cui ci troviamo i domestici sono considerati poco pi che schiavi, specialmente dal ceto nobiliare, dunque bisogna che la duchessa acconsenta alle nozze di Bettina, altrimenti non se ne far niente.

Elena Ma sono cose da pazzi.

Bettina Maria Teresa ha ragione, Elena!

Maria Teresa Non ti preoccupare, Bettina, ci penser io a lavorarmi la duchessa. Tu pensa solo al tuo Ridolfo. Come ti abbiamo promesso noi lo faremo cadere tra le tue braccia, ma poi sar compito tuo.

Bettina Oh, mi sembra troppo bello per essere vero.

Elena Okay cio volevo dire: bene andiamo a preparare il nostro piano (Escono tutte e tre di scena verso sinistra)

Fine del atto primo



La scena la medesima del primo atto, ossia il salotto della duchessa Serbelloni. passata la notte e siamo dunque giunti al giorno del buff

Scena prima

Duchessa, Elena, Maria Teresa, poi Bettina e Parini

Duchessa (Rivolgendosi a Elena e Maria Teresa che stanno pulendo largenteria) Mi raccomando, codesti argenti devono brillare.

Elena (Da s) Ma tu guarda se devo finire nel settecento per pulire largenteria!

Duchessa Cosa dicevi, Elena?

Elena Oh, niente, signora duchessa. Osservavo solo che avete una bella argenteria.

Duchessa Oh, codesto vero. E pensa appartiene alla mia famiglia da ben quattro generazioni.

Maria Teresa In quale sala sar dato il buff, duchessa?

Duchessa Oh, la daremo in questa, quindi dopo aver pulito gli argenti dovrete lustrare anche codesta sala.

Elena (Da s) Non ci mancava che questa!

Duchessa Ah, dimenticavo. Tra poco arriver il sarto con abiti pi adatti de vostri. Se egli verr per tempo servirete voi, insieme a Bettina, il buff.

Elena (Da s) Ecco ora abbiamo completato lopera!

Duchessa Bene, voi terminate di lucidare, io ander a dar ordini al cuoco per il buff. (Non fa in tempo a uscire verso destra perch dalla comune sopraggiunge Bettina con Parini)

Bettina Signora duchessa! C il signor Parini.

Duchessa Oh, ditegli che passi.

Parini (Entra dalla comune) Schiavo suo, duchessa.

Duchessa Eh un piacer rivedervi, signore. Ieri siete fuggito di gran carriera.

Parini Aveva delle questioni urgenti da sistemare! Ora per son qui e se avrete la grazia di farmi nuovamente aver i vostri tomi li potr osservare con maggior dovizia.

Duchessa Ma, certo. Bettina, Elena, andate a prender i tomi per il signor Parini!

Bettina Sissignora!

Elena (Svogliata) Sissignora.

Duchessa Io vi debbo lasciare, ho diversi impegni da sbrigar prima che sia sera.

Parini Non vi curate di me, duchessa, quando ander via avviser.

Duchessa (Mentre si trova ormai sulla soglia per uscire, verso destra) Resterete servito codesta sera per il buff?

Parini Si, lAnselmi mi ha detto e vi sar.

Duchessa A rivederla a questa sera, dunque.

Parini A rivederla. (La duchessa esce per la destra cos Parini rimane solo con Maria Teresa che sta sempre lucidando largenteria) Sentite

Maria Teresa Maria Teresa!

Parini Sentite Maria Teresa!

Maria Teresa S.

Parini Ieri mi avete promesso il vostro aiuto.

Maria Teresa E lo ribadisco.

Parini (Tra tre fogli piegati di tasca) Occorre che mi usiate la grazia di farmi una finezza.

Maria Teresa Oh, ma dite pure.

Parini Mi avete detto di saper leggere

Maria Teresa Ma certamente.

Parini Abbiate dunque la compiacenza di legger quanto vi scritto su codesti viglietti.

Maria Teresa (Prende i tre fogli dalle mani di Parini e comincia a leggere quello che vi scritto) Illustrissimo signor Anselmi!

Parini Bene, ora il secondo.

Maria Teresa Pregiatissimo conte di Guignol. Mentre sul terzo c scritto distinto signor Parini.

Parini Benissimo.

Maria Teresa Solo questo volevate da me?

Parini Niente affatto. Voi dovrete consegnar i viglietti alle persone che vi sono indicate. Io crede che il conte e lAnselmi verranno qui, prima che sia sera e voi glielo darete, in modo che niuno veda laltro. Gli direte pure che fu la duchessa che vi ha pregato di consegnarli loro.

Maria Teresa E quello indirizzato a voi?

Parini Quello me lo consegnerete codesta sera, quando verr per il buff, ma solo dopo che tutti gli altri ospiti saranno presenti e direte che non conoscete colui che ve lo ha dato. Avete ben inteso ci che dovete fare?

Maria Teresa Certo. Al conte e allAnselmi si devo dare prima che sia sera, a nome della duchessa e senza che luno sappia che lho dato allaltro, mentre a voi lo dar prima del buff

Parini Quando tutti saranno presenti.

Maria Teresa quando tutti saranno presenti.

Parini Ben fatto. Siete veramente una giovine di garbo. Beh, ora ander, ho ancora del lavoro da sbrigare pria che sia sera.

Maria Teresa Ma non dovevate guardare i libri della duchessa.

Parini No, il mio era solo un pretesto per farvi aver quei viglietti. Dite alla duchessa che allimprovviso mi son sovvenuto di un certo fastidio

Maria Teresa che ha richiesto la vostra presenza altrove.

Parini Gi. Ditele codesto e che mi perdoni se per la seconda volta fuggo senza porgerle il mio omaggio.

Maria Teresa Non vi preoccupate, ci penser io.

Parini Grazie. Siete assai preziosa.

Maria Teresa Oh, signor Parini, aiutar voi mi fa piacere.

Parini Ora ander. Non voglio che il conte e lAnselmi mi vedano qui. A rivederla.

Maria Teresa Arivederci. (Parini esce velocemente per la comune e dopo qualche secondo che se ne andato fanno il loro ingresso Elena e Bettina portando i libri)

Elena Ma Parini dov?

Maria Teresa Allimprovviso si ricordato di avere un impegno e cos se ne andato.

Elena Accidenti, questa la seconda volta che mi costringe a portare avanti e indietro questi libri; e tutto per niente.

Maria Teresa Su, Elena, non te la prendere, piuttosto dammi una mano. (Indica largenteria) Ci sono ancora parecchi pezzi da pulire e poi c da mettere in ordine la sala.

Elena (Quasi piangendo) E va bene, ma dimmi una cosa, Maria Teresa.

Maria Teresa Si?

Elena Riusciremo a tornare nel nostro mondo.

Maria Teresa (Lascia il lavoro che sta facendo e corre a consolare lamica, ma anche lei piuttosto scorata) Non ti preoccupare, Elena. Se siamo giunte fin qui riusciremo a tornare a casa; basta solo portare un poco di pazienza.

Bettina (Vedendo le due amiche tristi, ma non capendone a fondo il motivo) Non vi piace star qui?

Maria Teresa Non questo.

Bettina La padrona buona, sapete. Voi lavete vista solo in codesti giorni che in subbuglio a cagion di quel viglietto che ha ricevuto, ma ella costuma diversamente.

Maria Teresa Ne sono certa, Bettina, ma vedi il problema un altro.

Bettina Io non capisco. Era cos diverso il posto in cui eravate prima.

Elena Oh si molto diverso. Innanzizitutto l se una fa la cameriera ben pagata e non viene trattata come una schiava. Secondo puoi andartene in giro in macchina e metterci un decimo del tempo che ci vuole con la carrozza

Bettina Cos una macchina?

Maria Teresa (Lancia un occhiataccia a Elena) Lascia perdere Bettina. vero, il nostro mondo diverso, e forse assai peggio di quello in cui vivi tu, ma a noi piace cos e vorremmo tornarci.

Bettina (Triste) Sapete una cosa.

Maria Teresa Dimmi, Bettina

Bettina Anche se siete un poco strane voi mi siete assai simpatiche e mi dispiacerebbe se ve ne andaste.

Maria Teresa (Corre ad abbracciare Bettina, e dopo qualche momento allabbraccio si aggiunge Elena) Su su, non perdiamo altro tempo. C ancora molto da fare.

Elena (Si stacca, come pure Bettina, dallabbraccio e tutte e tre riprendono a pulire largenteria)

Bettina Ecco questa lultima. (Posa la forchetta che ha in mano)

Maria Teresa Coraggio, voi rimettete a posto i libri che io porter largenteria in cucina, poi vedremo di pulire anche questa sala. (Esce a destra con largenteria, mentre Bettina ed Elena escono a sinistra con i libri)

Scena seconda

Ridolfo, Elena, Maria Teresa, Anselmi, poi il conte di Guignol

Ridolfo (Entrando dalla comune) C nessuno?

Elena (Rientra da destra) Desidera?

Ridolfo Non in casa la vostra padrona.

Elena Si, ma impegnata.

Ridolfo Vengo per conto del signor Anselmi.

Elena Ebbene?

Ridolfo Egli deve ritrovar il conte in codesto luogo alle cinque e chiede di potersi accomodar per lattesa.

Elena Capisco. Beh, ora andr ad avvisare la duchessa. Attendete.

Ridolfo Non muover piede da dove sono ora.

Elena Ecco bravo, muovete poco i piedi che altrimenti sporcate in giro e poi tocca a me pulire. (Esce a destra e dopo qualche momento torna con Maria Teresa. Le due parlano tra loro mentre sono ancora fuori scena)

Maria Teresa Hai detto Ridolfo?

Elena Si, Ridolfo!

Maria Teresa (Entra in scena con Elena) Dite al signor Anselmi che disponga di questa sala come se fosse casa sua.

Ridolfo Ander subito ad avvisarlo.

Maria Teresa No, attendete un momento.

Ridolfo Vi qualche impedimento.

Elena (Da s) Se ce n uno impedito qui, e proprio lui.

Maria Teresa Non c nessun impedimento, Ridolfo. Volevo soltanto dirvi due parole, se me lo permettete.

Ridolfo (Un po intimorito) Dite dite pure.

Maria Teresa (Le due ragazze si disporranno in maniera tale che una sia alla destra e laltra alla sinistra di Ridolfo, cos che lui debba girare la testa ora da una parte ora dallaltra per dare loro ascolto) Conoscete voi Bettina?

Ridolfo (Timido) Io si

Elena E vi piace?

Ridolfo (Sempre pi impacciato e rigirando il cappello nervosamente fra le mani) Beh ecco

Maria Teresa Vi piace, vi piace!

Ridolfo (Trovando il coraggio di dirlo, ma dicendolo tutto in un fiato) Ebbene si, mi piace Bettina.

Maria Teresa E credete che a lei voi piacciate?

Ridolfo Questo non lo so!

Elena E non vorreste saperlo?

Ridolfo (Animandosi) Oh, magari!

Elena (Quasi urlando e passando al tu) E allora perch non glielo dici?

Ridolfo (Rigirando sempre pi nervosamente il cappello fra le mani) Ecco io vorrei ma

Maria Teresa Ma non ne hai il coraggio!

Ridolfo Ecco, si insomma

Maria Teresa Anche Bettina sai, ti vuol bene!

Ridolfo Mi vuol bene?

Elena Gi, accidenti a te, ma aspetta che glielo dici. In questo dannato secolo le cose funzionano cos!

Maria Teresa Elena dice la verit. Bettina attende che tu glielo dica.

Ridolfo Ma come come faccio.

Elena Portale un regalo!

Maria Teresa Gi questa mi sembra una buona idea. Cosa ne dici Ridolfo?

Ridolfo Beh, io non so come potrei regalarla?

Elena Dei fiori, per esempio, o un diamante.

Maria Teresa No, aspetta. In questo periodo si usa fare dei regali diversi. (Da s) Mi par di ricordare che in una commedia di Goldoni un regalo anbito fosse un ventaglio. (Rivolta a Elena e Ridolfo) Gi, proprio un ventaglio.

Elena Un ventaglio?

Maria Teresa Esattamente. Tu, Ridolfo, sai dove acquistare un ventaglio?

Ridolfo Certo, dalla signora Susanna, la merciaia, qui in Bellagio.

Maria Teresa Vai dunque da questa signora Susanna e compra il ventaglio pi bello che ha. Non badare a spese, ne va del tuo amore.

Ridolfo (Esaltato da quanto dice Maria Teresa) Ci ander sicuro. Pria debbo avvisar il signor Anselmi che venga, poi ander di gran cariera a comperar il pi bel ventaglio che si possa ritrovare in Bellagio.

Elena Ecco, bravo e sbrigati.

Ridolfo Volo! (Esce per la comune)

Maria Teresa (Stringe la mano di Elena) Ben fatto socia.

Elena Gi, socia.

Maria Teresa A questo punto non ci resta che attendere la sera per vedere come finir questa faccenda

Elena E nel frattempo dobbiamo sistemare questa sala.

Scena terza

Elena, Maria Teresa, poi Anselmi e il conte di Guignol

Elena (Sta spolverando i quadri appesi alle pareti con un piumino di struzzo, mentre Maria Teresa pulisce i candelabri che si dovranno mettere in tavola) Accidenti, non credevo che fosse tanto faticoso far la cameriera.

Maria Teresa Beh, se fossimo ai giorni nostri ci sarebbero lavastoglie, lucidatrici, macchine per lavare, ma siamo nel settecento e, cosa vuoi, qui il bucato si fa con la cenere e per pulire questi candelabri ci vuole olio di gomito.

Elena Hei, Maria Teresa, che ore sono.

Maria Teresa (Fa per guardare lorologio, al polso, ma poi si ricorda di averlo tolto) Oh, che sciocca che sono, penso sempre di avere lorologio al polso.

Elena E perch lhai tolto?

Maria Teresa Perch se qualcuno lo vedesse sarebbe molto imbarazzante spiegare come funziona un orologio a cristalli liquidi. (Indica lorologio che porta Elena) Anzi, vedi di toglierlo anche tu.

Elena Va bene!(Toglie lorologio e lo mette in tasca) Beh, qui abbiamo terminato.

Maria Teresa Gi ora bisogna andare dalla duchessa per sentire cosaltro dobbiamo fare.

Elena (Esausta) Io vorrei riposarmi un poco.

Anselmi (Entra dalla comune) permesso.

Maria Teresa (Con sprezzo) Il signor Anselmi!

Anselmi (Con finta affetatzione) Per servirvi.

Maria Teresa Anzi sono io che devo servire voi.

Anselmi E, in che maniera, di grazia?

Maria Teresa Vi devo dare questo foglio. (Tra il foglietto destinato ad Anselmi di tasca e glielo consegna)

Anselmi Un viglietto per me? Chi vi comand di darmelo?

Maria Teresa Oh, stata la duchessa che mi ha detto di consegnarlo a voi.

Anselmi (Rompe il sigillo di ceralacca, ma non comincia neppure a spiegare il biglietto perch in quel momento fa il suo ingresso, per la comune, il conte di Guignol) Vediamo di che si tratta.

Conte (Vede lAnselmi e gli si appressa ansioso di sapere di Parini) Illustrissimo signor Anselmi. Comment allez vous?

Anselmi Schiavo del signor conte!

Conte Suvvia, non schiavo, ma amico.

Anselmi Voi mi onorate assai conte.

Conte E cos? Che mi dite?

Anselmi (Trae in disparte il conte, ma notando che Maria Teresa sta con le orecchie tese per udire i loro discorsi cerca di allontanare le due donne) Voi, non avete a fare altro? Andate, andate che il conte ed io abbiamo a conversare di questioni urgenti assai.

Maria Teresa (Dura) Come volete, signore. (Con un inchino nervoso esce a sinistra in compagnia di Elena) Andiamo Elena.

Anselmi (Attende che le due ragazze se ne siano andate e poi prende a parlare con il conte) Tutto sistemato.

Conte Dite per vero?

Anselmi Il cielo mi testimone. Quel semplice di Parini caduto nella rete come un allocco.

Conte Cest magnifique, mais raccontatemi tutto.

Anselmi Eh presto detto. Ieri, dopo aver lasciato voi ho procurato di incontrare il Parini

Conte Oui? E poi?

Anselmi Gli ho detto che gradirei molto legger il suo nuovo componimento e che anche voi desiderate farlo.

Conte Perfect!

Anselmi Gli ho anche detto che codesta sera al buff saranno letti dei brevi componimenti scritti da me e da voi pure.

Conte Moi, ma io non so comporre rime.

Anselmi Di questo non avete a preoccuparvi. Tenete (Consegna un foglio al conte) Codesto un breve componimento che ho scritto per voi. Non avete nientaltro a fare che mandarlo a memoria e recitarlo come se fosse opera vostra.

Conte Signor Anselmi, siete un gnie; un genio. Avete pensato a tout chose.

Anselmi Gi dite bene ho pensato ad ogni cosa e vedrete, quel buffone di Parini codesta sera sar il giullare di corte.

Conte (Ride, imitato da Anselmi) Oui, oui. Cest magnifique! C solo un particolare che non mi piace molto.

Anselmi E quale sarebbe.

Conte Il fatto che codesta sera avr a menare anche ma femme.

Anselmi Anzi! Se condurrete qui la vostra consorte allontanerete ancor pi i sospetti da voi.

Conte Voi dite?

Anselmi Ma certamente date retta me.

Conte Bien! Far come voi dite.

Anselmi Se permettete, conte avrei a domandarvi una finezza.

Conte Dite, dite pure, mon ami!

Anselmi Codesto buff sar formale e non convien chio venga a piedi e cos abbigliato.

Conte Non temete, vi mander un legno e accomodatevi dal sarto. Ditegli che dimani passer io per pagare.

Anselmi Ancora una volta ho motivo di ringraziarvi, conte.

Conte Est un sottise, una sciocchezza.

Anselmi Bene, ora ander a sbrigar le ultime quisquiglie per codesta sera. (Con un ampio inchino esce dalla comune) A rivederla, conte.

Conte (Con un inchino appena accennato) Au revoir, mon ami. (Rimasto solo il conte prende il foglio che gli ha dato Anselmi e comincia a leggere, tentando di imparare a memoria quanto vi scritto) Accidenti, non ho mai avuto una gran memoria, ma bisogna che faccia uno sforzo per imparare questo brano.

Sovra il Lario levasi il Tivan gentil

Che nel vespero porta seco lAve Maria.

Attraverso laere in ogni cortil

I demoni a scacciar potente candaria.

(Ripete i versi fra s s) Sopra il Vario levami il Tivan gentil. No, no, non cos (Rilegge il verso poi ripiega il foglio e ripete) Sopra il Lario levasi il Divan gentil. Gi ecco: Sopra il Lario levasi il Divan gentil.

Maria Teresa (Mentre il conte legge, ripete e cammina avanti e indietro per la scena entra Maria Teresa da sinistra) Signor conte!

Conte (Tutto preso dallo studio non si accorge di Maria Teresa e quando lei lo chiama fa un sobbalzo) Che c! (Mette mano alla spada) o siete voi.

Maria Teresa Permettete una parola, signor conte.

Conte Oui, mais fate in fretta, sono molto impegnato, non lo vedete.

Maria Teresa Devo solo darvi questo (Trae di tasca il foglio indirizzato la conte e glielo consegna)

Conte Chi vi ha dato codesto foglio. Se fu mandato nuovamente da quel Parin lo passer a fil di spada. (Mostra la spada)

Maria Teresa Signor no, non stato il signor Parini. stata la contessa che mi ha detto di consegnarvelo.

Conte Bien, meglio per lui.

Maria Teresa Posso andare, signor conte?

Conte (Mentre rompe il sigillo risponde distrattamente a Maria Teresa) Andate, andate pure e dite alla duchessa che abbisogno di vederla.

Maria Teresa Sissignore, glielo dir immediatamente. (Con un leggero inchino esce verso sinistra).

Conte Vediamo cosa mi scrive. (Apre il biglietto, rompendo il sigillo di ceralacca e comincia a leggere) Illustrissimo signor conte, sappiate che ho scoperto il vero autore della satira che ci fu inviata. (Sorpreso e impaurito) Oh Parbleau, non possibile che ella abbia saputo. (Riprende a leggere) Voi pensavate che si trattasse di Parin, ma egli innocente. Per il vero io credo che siate stato voi a commissionar quella bella caricatura. Vi prendete gioco di me per non so qual ragione, ma il vostro disegno mi ormai noto. Ho tosto informato il Parin di codesto vostro imbroglio ed egli lo render noto a tutta Milano per mezzo del Caff. Se volete salvarvi da una simil vergogna convien che facciate pubblica ammenda al buff di codesta sera. (Ripiega il foglio e comincia a passeggiar nervosamente per la scena) Come avr fatto? Come avr fatto? A codesto punto convien bene chio parli. Le jeu nen vaut pas la chandelle; il gioco non vale la candela. Se Parini pubblica questa storia sul Caff sar svergognato per tutta Milano. bene che me ne vada e non mi faccia vedere dalla duchessa, almen per ora. Codesta sera far pubblica ammenda. meglio rendersi ridicolo difronte alla duchessa che difronte a Milano. (Esce sbrigativamente per la comune).

Scena quarta

La duchessa, Maria Teresa, Elena e Bettina, poi Ridolfo

Duchessa (Entra da destra, seguita da Maria Teresa, Elena e Bettina) Beh, non mi avevi detto che il conte voleva vedermi.

Maria Teresa Si. Era qua solo qualche momento fa, ma ora ora non c pi.

Duchessa Quel conte a volte mi par un poco strambo. Beh, or che son qui convien che disponiamo per il buff di codesta sera.

Bettina Comanda che sia io a servir in tavola, signora?

Duchessa Certo, ma Elena e Maria Teresa ti aiuteranno.

Bettina E indosseranno codesti abiti (Si avvicina alle due ragazze e indica gli abiti moderni che esse indossano)

Duchessa Oh, che sbadata che son io. Ho gi mandato a chiamar il sarto, ma egli ancor non si visto e lora si fa tarda. Bettina!

Bettina Sissignora.

Duchessa Vai da Monsieur Arpagon, in Bellagio e comandagli che venga tosto con i vestiti. Digli che gli pagher il disturbo, ma che faccia presto.

Bettina Sissignora, vado immantinente. (Esce per la comune)

Duchessa Voi cominciate ad allestir la tavola. Mettete la tovaglia di fiandra, i cristalli di boemia e cinque tondi. Io debbo andar un momento a veder la cucina. (Esce a destra).

Maria Teresa Sissignora.

Elena Che significa mettere cinque tondi in tavola? Per caso nel settecento non si mangia nei piatti?

Maria Teresa Ma Elena, i tondi sono appunto i piatti.

Elena E allora non poteva dire: Mettete cinque piatti.

Maria Teresa Beh. Comunque sia mettiamoli e basta. (Le due iniziano a preparare la tavola, disponendo tovaglia, tovaglioli, posate, e quantaltro serve. Si faccia attenzione alle bottiglie che non debbono essere moderne, n tantomeno aver etichette di sorta)

Ridolfo (Si affaccia timoroso dalla comune e chiama sottovoce) Maria Teresa! Maria Teresa!

Maria Teresa (Sobbalza) Chi ? Ah sei tu Ridolfo.

Ridolfo Ella qui?

Maria Teresa No, no. uscita da poco.

Ridolfo Meglio cos.

Elena Hai comprato il ventaglio?

Ridolfo Si lho comperato. (Mostra il ventaglio che fino a quel momento teneva celato dietro la schiena) Codesto vi par bastantemente bello?

Elena (Lo prende e lo osserva insieme a Maria Teresa) Si mi pare che possa andare.

Maria Teresa Certo, certo, va bene. Ora bisogna che tu glielo dia, in pegno del tuo amore. (Lo porge a Ridolfo)

Ridolfo (Ritroso) Io devo consegnare?

Elena (Con ironia) No, glielo deve consegnare il papa.

Ridolfo Ma io, io non ho cuor di consegnarlo nelle sue mani.

Maria Teresa Oh, quante storie. Come fai a chiedere la sua mano se non hai neppure il coraggio di donarle un ventaglio.

Ridolfo Io, vorrei che glielo donaste voi, a mio nome!

Elena Buona notte!

Maria Teresa Ma, Ridolfo, sei tu che ami Bettina, non noi.

Ridolfo Questo vero, ma (Non fa in tempo a terminare la frase che dalla porta di destra compare la duchessa. A questo punto Ridolfo parla piano a Maria Teresa) Vi prego, non fate saper niente alla duchessa. Celate il ventaglio e consegnatelo a mio nome a Bettina.

Duchessa Che vi fate voi qui, Ridolfo.

Maria Teresa (Vedendo Ridolfo titubante interviene prontamente) Il signor Ridolfo credeva che il conte si trovasse ancora qui.

Duchessa No, egli se ne andato da tempo e senza dir niente. Anzi, se lo vedete fategli saper che questa sua partenza mi ha un poco offesa.

Ridolfo Sissignora glielo dir sicuro. (Da il ventaglio di nascosto a Elena, ma accidentalmente Maria Teresa si metter nel mezzo per cercare di coprire la manovra e urtando Ridolfo far s che il ventaglio cada vicino ai piedi ella duchessa)

Duchessa (Si china a raccogliere il ventaglio prima che lo facciano Elena e Maria Teresa) E questo di chi ?

Ridolfo Ecco.

Elena mio. Il signor Ridolfo me lo ha donato poco fa.

Duchessa (Da s) Qusta poi. Io credeva che Ridolfo fosse invaghito di Bettina. Bisogna che consoli quella poveretta. Ella pure, mi parso, ha dellamor per lui. Bettina giovine e ha dei meriti e non convien che soffra per codesta banderuola. Quando sar tornata la metter a parte di codesta mia scoperta.

Maria Teresa (Piano a Ridolfo) Non temere lo consegneremo a Bettina a nome tuo. Prima che sia notte ella lo avr.

Ridolfo (Sempre piano a Maria Teresa) Ve ne sono grato. Voi mi fate veramente una gran finezza.

Maria Teresa Che vuoi che sia? Ora va. meglio che Bettina non ti veda qui, per ora.

Ridolfo (Fa un leggero inchino di riverenza alle due ragazze e un ampio inchino mentre saluta la duchessa) Schiavo della signora duchessa.

Duchessa Non dimenticate di far sapere al conte quanto vi ho detto!

Ridolfo Lo far pel certo, signora duchessa (Esce per la comune)

Scena quinta

La duchessa, Maria Teresa. Elena, poi Bettina

Duchessa (Rivolta ad Elena che nel disporre i candelabri sulla tavola ne fa cadere uno sulla stessa) Fai un po di attenzione. Quei candelabri sono assai preziosi.

Elena Sissignora.

Maria Teresa Per che ora previsto il buff?

Duchessa Alle otto e un quarto, ma gli ospiti saranno qui prima, dunque sbrigatevi ad approntar la tavola.

Maria Teresa Deve scusarci, signora duchessa, ma noi siamo poco avvezze alle vostre abitudini.

Duchessa Gi. Voi venite di lontano.

Maria Teresa Per lappunto.

Duchessa Quando vi sar pi tempo vorrei che mi parlaste del loco da cui provenite.

Elena Oh, lo faremo senzaltro duchessa.

Duchessa C una cosa, per, che bramo saper subito.

Elena E cio?

Duchessa Nel loco in cui venite le giovani sono tutte ardite come voi, oppure

Maria Teresa Veramente, signora duchessa, ce ne sono alcune che sono ben pi ardite di noi. E poi Elena oggi piuttosto arrabbiata perch stata lasciata dal ragazzo.

Duchessa Che significa: stata lsciata dal ragazzo?

Elena (Rabbiosa) Significa che quello stro

Maria Teresa (Interviene immediatamente) Quello strofinaccio sporco Elena.

Elena (Sorpresa) Cosa?!

Duchessa Non questo il momento di guardar lo strofinaccio; piuttosto cosa stavi dicendo Elena?

Elena Dicevo che il giovane che amavo ad un certo punto non mi ha pi voluta per andare con unaltra!

Duchessa (Da s) Ora capisco perch prova a innamorare quel Ridolfo. Convien bene che avverta Bettina.

Bettina (Entra da destra) Signora duchessa, il sarto di l che attente.

Duchessa (Rivolta a Elena e Maria Teresa) Presto andate che i vestiti hanno a esser finiti in capo a due ore.

Maria Teresa Sissignora ci andiamo immediatamente. (Escono a destra)

Duchessa (Attende che le due ragazze siano uscite, poi, presa Bettina per un braccio la porta verso la parte sinistra della scena) Vieni Bettina!

Bettina Sissignora.

Duchessa Ho a parlarti di una questione assai grave.

Bettina (Da s) Oh, mio Dio. Ho combinato qualche guaio? (A voce alta, rivolta alla duchessa) Non ho fatto niente di male, signora duchessa!

Duchessa Stai tranquilla che non ti voglio punto rimprover per alcuna mancanza.

Bettina E allora per qual cagione avete a parlarmi.

Duchessa Mi parso che tu avessi del trasporto per quel Ridolfo, lacch del conte.

Bettina (Vergognosa) Beh, in verit io

Duchessa Su, non cercar scuse. Finalmente son donna io pure e certe cose le so capire sai!

Bettina Io non credeva che la cosa potesse destar degli imbrogli!

Duchessa Oh, per conto mio non vi niuno imbroglio.

Bettina E allora perch mi chiedete di lui?

Duchessa Perch ho cagion di pensare che egli non abbia alcun trsporto per te, ma lo abbia per altra giovine.

Bettina (Preoccupata, alza il tono della voce) Che discorsi son codesti, signora?

Duchessa Oh, io non so se faccio bene a dirtelo!

Bettina Me lo avete a dire, signora qualunque cosa essa sia.

Duchessa Bene, visto che vuoi cos lo far. (Fa una lunga pausa e prende a girare per la scena, visibilmente nervosa. Bettina, la segue come unombra in ogni suo passo e chiaramente pende dalle sue labbra) Poco fa quando tu eri fuori per andar dal sarto

Bettina Si?

Duchessa Ridolfo venuto qui!

Bettina Ebbene?

Duchessa Io ho veduto che egli faceva un presente a Elena.

Bettina (Arrabbiata) Un presente a Elena?

Duchessa Proprio. Un ventaglio!

Bettina (Sempre pi arrabbiata) Ah, quella civetta! E mi ha fin detto che voleva far il mio bene.

Duchessa E invece ha fatto il suo.

Bettina Ma non finisce qui. Codesta me lha a pagare a caro prezzo.

Duchessa Ora non fare pazzie, Bettina. Questa sera vi il buff e tutto ha da filar liscio.

Bettina Come volete, duchessa, ma mi avete a prometter che dimani potr sfogar la mia rabbia con quella maliarda.

Duchessa Dimani vedremo come sono i fatti e, non temere, potrai contar sul mio aiuto.

Bettina Sissignora. Dimani avr il fatto suo.

Duchessa Ora va nei miei appartamenti e non far parola con Elena di quanto ti ho detto.

Bettina Lo far signora, ma rammentatevi della vostra promessa!

Duchessa Non dubitar chio mantengo ci che dico; sia che prometto il bastone che la carota.

Scena sesta

La duchessa e Anselmi

Duchessa Non mi credeva che Bettina potesse aver il sangue si caldo. Ho sempre creduto che fosse una giovine timida e neinte affatto capace di nuocer a una mosca. proprio vero che lamor va alla testa pi assai del vino. (Passeggia per la scena) Beh, ora mettiamo da parte codesta storia. Bisogna chio pensi al buff e alla satira. Non credo affatto che Parini sia lautore, ma sia Anselmi che il conte mi paion sicuri di tal fatto. Beh, non mi resta che attender qualche ora per aver la conferma di ci. (Va verso la tavola e sistema, spostandola un poco qualche posata o un candelabro) Bene, mi par che la tavola sia allestita a dovere. Quella Elena assai strana, ma Maria Teresa mi pare una giovine di buon carattere e che conosce il fatto suo.

Anselmi (Entra dalla comune) Signora duchessa i miei omaggi!

Duchessa Oh, signor Anselmi, qual vento vi mena qui a questora?

Anselmi Son venuto per concertar lultime cose per codesta sera.

Duchessa Che vi ancora da concertare?

Anselmi Oh, solo qualche minuzia.

Duchessa E bisogna chio resti?

Anselmi Al contrario, duchessa e meglio chio rimanga solo!

Duchessa E per qual motivo?

Anelmi Devo allestir alcune minuzie, come vi ho detto, ma meglio che voi non ne siate a parte, onde evitar che vi tradiate codesta sera, con il Parini.

Duchessa Capisco. Me ne ander tosto di l. Devo anche dir al giardiniere che tagli dei fiori per la tavola.

Anselmi Ho da domandarvi una finezza prima che voi partiate.

Duchessa Dite pure.

Anselmi Abbisognerei di qualche foglio da lettera con il vostro stemma.

Duchessa (Si avvicina allo scrittoio e prende alcuni fogli che consegna ad Anselmi) Ecco, servitevi pure.

Anselmi Grazie.

Duchessa Ditemi, a che vi serve la carta da lettera.

Anselmi Mi serve per dare iscacco al Parini, ma non fatemi dir oltre. A suo tempo vi chiarir ogni cosa.

Duchessa E sia. Come volete. Io ander di l, voi fate con vostro comodo. A rivedervi. (Esce a sinistra)

Anselmi Vi sono schiavo, duchessa. (Attende che la duchessa sia uscita) Bene, ora posso completar lopera mia. Dove ho messo il viglietto di brutta copia che ho scritto pocanzi? (Si fruga nelle tasche e da una di esse trae in foglio che gli aveva consegnato prima Maria Teresa) E questo cos? (Esamina il foglio) Ora rammento. il viglietto che mi ha consegnato oggi quella cameriera. Vediamo che dice. (Rompe il sigillo e comincia a leggere) Porta lo stemma della duchessaSignore, voi credevate chio fossi stolta ma vi sbagliavate. Il vostro disegno ormai scoperto. Ho ben compreso che voi siete lautor di quellinfame satira che fu inviata al conte e a me. Ora avete a pagar le conseguenze del vostro misfatto. Accidenti, come avr fatto a comprendere il mio disegno. Che il conte le abbia detto qualcosa? (Riprende a leggere) Avendo voi chiamato in causa il Parini, io pur lho fatto. Egli render noto il vostro disegno a tutta Milano, per mezzo del caff. Il solo modo che avete per tacitar la cosa quello di far pubblica ammenda durante il buff di codesta sera. Avete a dimandar scusa a me, al conte e anche al signor Parini. (Ripiega il foglio e comincia a camminare nervosamente per la scena) Dice che debbo dimandar scusa al conte, dunque non sa chegli mi complice. Beh, codesto fatto viene a mio favore. Ora per convien chio parta. Deggio pensar al modo per cavar le castagne dal fuoco senza bruciarmi le mani. Forse la duchessa accenn la questione al Parini e egli le ha messo codesta pulce nellorecchio. (Alza il pugno verso lalto in segno di minaccia) Ah, Parini, dannato intrigante, ma avr io a rider per ultimo. (Eesce per la comune)

Dopo che Anselmi uscito la scena rimarr vuota per alcuni momenti, quindi vi sar un graduale abbassamento delle luci che illuminano il fondale. Le luci degraderanno dal giallo allarancione, al rosso, sempre pi cupo, fino a far buio in scena. Al buio del giardino dovr, ovviamente, corrispondere una progressiva oscurazione della scena. Successivamente, quando Bettina sar entrata ad accendere le candele e le lampade a olio che illuminano la stanza, verr ripristinata la luce in scena.

Elena e Maria Teresa, smessi gli abiti moderni indossano due abiti settecenteschi tipici della servit di quel tempo.

Scena settima

La duchessa, Elena, Maria Teresa e Bettina

Bettina (Entra in scena reggendo una bugia, con una candela accesa. Si avviciner alle varie candele e lampade che si trovano in scena e man mano che le accende si provveder a far accendere le lampade stesse e nel contempo si salir un poco con le luci di scena. Quando si avvicina al tavolo per accendere le candele che si trovano nei candelabri, che dovranno essere accesi per ultimi, comincer a parlare) Questi sono gli ultimi. (Accende le candele) Mi par che la luce sia ancora poca. (Osserva un poco le candele) O forse sono io che non ci vedo pi a cagion della mia rabbia. E dire che avevo creduto che Elena volesse il mio bene. (Stizzita) E quel Ridolfo? Quella banderuola? Quando accompagnava il conte mi pareva che non avesse occhi che per me, e invece guardate qual sorte doveva toccare a una giovine onesta qual io sono. Ed io, stolta che credeva che Ridolfo fosse timido. Timido gi, il signor svenevole. Ma quella strega me la ha a pagare e quello sciocco, beh, se non mi vuole, non mi merita. Vi di meglio in Bellagio e io non gli voglio neppur bene non gli voglio (Comincia ad intristirsi) Non gli voglio. (Sempre pi triste) neppur (Ora piange) Bene. (Si accascia su una poltrona singhiozzando, ma quando sente la voce della duchessa proveniente da destra si ricompone velocemente e si asciuga gli occhi)

Duchessa Svelte, svelte. A breve arriveranno gli ospiti e ancor la tavola non completata. (Mentre parla le tre donne entrano in scena)

Maria Teresa Ormai tutto pronto; mancano solo i fiori che doveva preparare Bettina.

Duchessa (Si sente lo scalpiccio dei cavalli che sono nel frattempo giunti) Svelta Bettina, mi par dudire dei cavalli.

Elena (Si avvicina a Bettina che sta disponendo i fiori dentro ad un ricco vaso) Vuoi che ti aiuti a sistemare i fiori?

Bettina (Stizzita e asciugandosi gli occhi) No. Da ora in poi le mie questioni le sbrigo da me sola.

Elena (Sorpresa) Daccordo, ma non c bisogno che ti scaldi tanto.

Duchessa Ne ha ben motivo, mi pare. (Si avvicina a Bettina) Bettina, ma tu hai pianto.

Bettina Non niente signora. il fumo delle candele che mi ha fatto lagrimare.

Duchessa Daccordo. Ne parleremo con calma poi, ora abbiamo gli ospiti cui pensare.

Elena (Rivolta a Maria Teresa) Tu ci capisci qualcosa?

Maria Teresa (Sorpresa) A dire il vero no! (Rivolta a Bettina) Per quale motivo ce lhai tanto con Elena, Bettina?

Bettina (Parla controvoglia anche con Maria Teresa) Maria Teresa, credevo che mi volessi aiutare, ma vedo bene che tu pure tieni dalla sua parte.

Maria Teresa Ma di cosa stai parlando.

Duchessa (Sente dei passi fuori) Su, su ora basta con codesta discussione. Pi tardi seguiteremo il ragionamento. Gli ospiti son qua. (a Elena e Maria Teresa) Voi mettetevi in ordine e tu, Bettina, vedi se il cuoco pronto con i piatti.

Bettina Sissignora. (Esce a destra)

Elena (Rivolta alla duchessa) Ma che torto ho fatto a Bettina?

Duchessa Lasciamo andare, per ora, poi vi dir.

Maria Teresa Ma, signora, se abbiamo sbagliato qualcosa, lo dovremo pur sapere no?

Duchessa (Stizzita) Basta vi dico. Ora pensate agli ospiti, pi tardi chiariremo codesta faccenda.

Scena ottava

La duchessa, Elena, Maria Teresa, il conte con la moglie, poi Parini

Duchessa (Va incontro al conte che entra dalla comune tenendo sottobraccio la moglie, ma mostrando evidente distacco da lei) Contessa; conte, per me un s grande onore la vostra presenza che non trovo parole per esprimer la mia contentezza.

Contessa ( riccamente vestita, con diversi gioielli e ogni volta che parla tende a dimostrare superiorit e ad avere la puzza sotto il naso) Lonore nostro, duchessa.

Conte (Con un profondo inchino sottolineato da unocchiataccia della moglie) Servo di vossignoria illustrissima.

Duchessa (Rivolta a Maria Teresa) Maria Teresa, esci e di al lacch del conte che sistemi carrozza e cavalli nella scuderia, poi potr cenare in cucina, con la servit.

Maria Teresa Sissignora.

Conte No, non lo fate. Ho promesso allAnselmi che gli avrei mandato il legno e cos una volta giunti presso di voi ho mandato Ridolfo perch lo menasse qui.

Duchessa (Rivolta alla contessa) Il vostro abito e veramente mirabile, contessa.

Contessa (Ostenta il proprio vestito) Esso allultima moda. Vien da Lione, o da Parigi; non ricordo bene.

Duchessa Ah, i francesi, non vi nessuno che sappia far abiti meglio di coloro. E ditemi, contessa, voi siete stata in Parigi?

Contessa Fino ad oggi no, ma vi ander lanno prossimo.

Conte Oui, io devo tornar a Parigi per un mese o due e la mia consorte ha manifestato la volont di venir meco.

Duchessa (Con una nota di complicit femminile, verso la contessa) E fate bene, signora. Si dice che le donne di Parigi siano assai meno pudiche di quelle nostre.

Contessa (Seccata) Ma vi sono pure donne nostre che ben reggerebbero il confronto con le francesi. Pensate che ho dovuto mandar via una cameriera per una tal faccenda.

Duchessa Eh, al giorno doggi, non cosa facile trovar servit fedele. (Rivolta ad Elena) Vai in cucina e d che si prepari del vin novello e tu Maria Teresa, vai a veder se giungon gli altri ospiti.

Elena Sissignora. (Esce a destra, mentre Maria Teresa esce per la comune)

Duchessa (Attende che le due ragazze siano uscite) Anchio sapete, ho da chiarir certe faccende con la mia servit. Niente che mi riguardi direttamente, ma non tollero che vi sian screzi tra le mie cameriere.

Contessa Vi capisco, duchessa.

Duchessa Ma che sciocca sono; non vi ho ancora fatto accomodare. Sedete; e sedete voi pure conte. Si discorre meglio stando comodi. (Il conte e la duchessa vanno ad accomodarsi sulle poltrone) Non appena saran giunti il signor Anselmi e il Parini sar servito in tavola. (Prende una sedia e si siede vicino i due ospiti)

Maria Teresa (Entra dal fondo con Parini) Signora duchessa, il signor Parini arrivato.

Duchessa Signor Parini, siete il benvenuto. (A Maria Teresa) Tu torna a veder se vien lAnselmi.

Maria Teresa Si, signora (Con un inchino esce)

Parini Il vostro invito mi onora, duchessa.

Duchessa Voi conoscete gi il conte di Gugnol, vero?

Parini Oh, si, lo conosco. (Gli fa un inchino, ricambiato da un cenno di mano del conte)

Duchessa Quella seduta a suo fianco la contessa di Guignol, sua consorte.

Parini (Si avvicina e fa il baciamani alla contessa) Contessa, la vostra bellezza degna del titolo che voi portate.

Contessa Grazie, signor Parini. A quanto pare non disprezzate poi tanto la nobilt come scrivete nelle vostre opere.

Parini Io non disprezzo, affatto la nobilt, contessa. Io disprezzo solo la mollezza costumata da alcuni di codesti nobili.

Contessa A dir il vero non so se darvi torto, signore, (Lancia nuovamente unocchiataccia al marito) ma che volete, cos va il mondo.

Duchessa Avete recato con voi qualche ode, signor Parini.

Parini Sissignora. LAnselmi me lo anticip e qualcuna lho menata.

Duchessa Avete pur le poesie milanesi?

Parini In vero si, signora.

Duchessa Allora avete a leggerci quella come si chiama quella di Lione.

Parini Alludete forse a Madam ghala quai nva de Lion

Duchessa Os, si, si, proprio quella. Pria che voi giungeste si stava per lappunto discorrendo con la contessa e si pure detto di Lione. (Rivolta alla contessa) Lavete a sentire, codesta poesia un vero spasso.

Parini (Un po vergognoso) Ma non so essa in dialetto e forse la contessa

Contessa Oh, non temete. Io non parteggio per il Branda. Apprezzo, in vero, la poesia in lingua toscana, ma certe espressioni appartenenti al dialetto non si posson render in altra lingua.

Duchessa Avete udito? State certo che la contessa sa apprezzar una buona poesia.

Parini Bene, allora la legger. (Trae di tasca alcuni fogli e dopo averli rigirati un poco nelle mani comincia a leggere)

Madamm, g'hala quaj nva de Lion?

Massacren anch'adess i pret e i fr

Quij s birboni de Franzes, che han tr

La lesg, la fed, e tutt coss a monton?

Cossa n' de col de quel Petton,

Che 'l pretend con sta bella libert

De mett in semma de nun nobilt

E de nun Damm tutt quant i mascalzon?

A proposit; che la lassa ved

Quel capell l, che g'ha d'intorna on vell;

Eel st invent dopo che han mazz el R?

Eel el primm, ch' riv? Oh bell! Oh bell!

Oh i gran Franzes! Besogna dill, no gh

Popol, che sappia fa i mej coss de quell.

Duchessa (Ride imitata dalla contessa) Cosa ne dite, contessa? Non veramente spassosa. E voi conte, che ne dite

Conte Parbleau non sono riuscito a capire una sola parola di quanto egli ha detto.

Contessa Beh, forse meglio cos (Rivolta alla duchessa) Egli e francese e se avesse compreso se ne sarebbe avuto a male. (A Parini) Bravo, signor Parini. Spero che dopo il buff ci allieterete con altre poesie.

Parini Sinora si, se avrete cuore di ascoltar le rime di un pover abate.

Contessa Voi siete troppo modesto, signore.

Duchessa Avete ragione, mia cara, ma il signor Parini non ama esser troppo incensato. (Si sente nuovamente lo scalpiccio dei cavalli) Oh, questo deve esser lAnselmi.

Contessa Non mi par di ricordare codesto Anselmi!

Duchessa Oh, si tratta di un poeta.

Contessa Capisco, ma vedete io frequento talmente poco Bellagio che non conosco quasi alcuna persona.

Duchessa Fra poco lo conoscerete.

Maria Teresa (Entra dalla comune con Anselmi).

Scena nona

La duchessa, il conte, la contessa, Parini, Maria Teresa e Anselmi

Maria Teresa Signora duchessa il signor Anselmi.

Anselmi (Entra dietro a Maria Teresa e saluta tutti animosamente) Buona sera a lor signori. (Si avvicina alla duchessa e le fa il baciamani) Signora duchessa, siete incantevole.

Duchessa Grazie, signor Anselmi.

Maria Teresa (Esce nuovamente per la comune)

Anselmi (Si avvicina alla contessa) Contessa di Guignol, per me una gran gioia vedervi. (Anche a lei fa il baciamano).

Contessa Siete un adulatore, signor Anselmi.

Conte (Si avvicina ad Anselmi e gli porge la mano, che questi stringer con calore e in segno di complicit) Bonsoirmon ami. Soyez le bienvenu.

Anselmi Servo umilissimo del signor conte. (Fa un profondo inchino e piano gli dice) Vi sono obbligato per codesto mio abito nvo.

Conte (Piano ad Anselmi) Oh stato per me un piacere, signore; ma quanti denari costato?

Anselmi (Sempre piano al conte) Oh, pochi in confronto alla gioia che trarrete da codesta sera.

Conte (Piano ad Anselmi) Avete ben ragione, mon ami.

Anselmi (Si stacca dal conte e da segno di vedere solo in quel momento Parini) Oh, lesimio signor Parini. Non vi aveva veduto. (Ironico) Avete voi portato qualcuna delle vostre importanti opere?

Parini (Altrettanto ironico) Sissignore. Le ho portate. E voi avete ben scritto qualcuna di quelle rime per cui andate famoso nel bel mondo?

Anselmi Sissignore, lho composta pocanzi.

Conte Bien, non vedo lora di ascoltar codeste composizioni e se compatite anchio avr a recitar una (Calca la parola mia, guardando in modo complice Anselmi) mia breve composizione in versi.

Duchessa Non siate si impazienti, signori. Prima abbiamo a brindar a codesta sera.

Anselmi Questa mi sembra unottima idea. Brindiamo dunque a lincontro tra la nobilt (Indica s stesso) dellarte e la nobilt delle genti (Indica i tre nobili) Per brindare, mi par per che occorra dir a cosa si brinda, non vi par giusto.

Conte Anzi, giustissimo!

Contessa Dite, voi Anselmi, a che dobbiamo brindare?

Anselmi (Fingendo falsa modestia) Contessa, non io. Abbiamo persona assai miglior di me a comporre versi. Lasciamo che sia il signor Parini a decider il brindisi. (Piano al conte) Egli non uso a praticar codesti banchetti e di sicuro non sapr che dire.

Parini (Ironico) Al contrario, signor Anselmi. Voi andate assai famoso per esser un improvvisatore di talento, dunque mi parete pi indicato a cotal evenienza.

Conte (Con una punta di cattiveria) Oh, no signore. Voglio che sia il signor Parini a proporre il brindisi.

Duchessa Piano, un momento, signori. Per brindare occorre aver del vino. E lo deggio far menare.

Anselmi Poco, male, mentre si porter il vino il signor Parini avr pi tempo per pensare al brindisi.

Duchessa Bettina! Bettina! Porta il vino.

Scena decima

Detti, Bettina e Maria Teresa

Bettina (Entra da destra recando una bottiglia di vino gi stappata) Eccomi signora. (Si avvicina al tavolo e versa il vino nei cinque calici che gi si trovano a tavola. Man mano che versa la duchessa porge i bicchieri, prima alla contessa, poi al conte, quindi al Parini e ad Anselmi e infine prende il suo)

Duchessa (A Bettina) Di al cuoco che si tenga pronto per la cena, Elena.

Elena Sissignora.

Maria Teresa (Entra dalla comune) Signora duchessa, signora duchessa!

Duchessa Che c, Maria Teresa?

Maria Teresa Devo consegnare questo biglietto al signor Parini.

Parini (Fingendo stupore) Una viglietto per me. E chi lo ha recato.

Maria Teresa A dire il vero non lo so, signore. poco che sono a Bellagio e non conosco ancora nessuno. Luomo che lo ha portato ha solo detto che era una cosa urgente.

Parini Perdonate un momento signori. (Posa il bicchiere, rompe la ceralacca e finge di leggere il biglietto che egli stesso ha scritto, facendo in modo di dar le spalle alla duchessa e alla contessa, ma facendo in modo che il conte e Anselmi vedano bene che in cima al foglio compare lo stemma dei Serbelloni. Maria Teresa esce a destra)

Duchessa Fate pure, signor Parini e tu, Maria Teresa, vai a dare una mano di la in cucina. Fra poco avete a servir la cena.

Anselmi (Piano al conte, traendolo in disparte) Avete notato che il cima al viglietto vi lo stemma della duchessa.

Conte (Piano ad Anselmi) Lho visto.

Anselmi (Piano al conte) Io pure, sapete, oggi ho ricevuto un viglietto dalla duchessa.

Conte (Piano ad Anselmi) Io pure, signore.

Anselmi (Sorpreso. Sempre parlando piano al conte) Anche nel vostro si diceva che il nostro giuoco stato scoperto?

Conte (Piano ad Anselmi) Ahim, si!

Anselmi (Piano al conte) Cerchiamo di dissimulare onde evitar limpasse. (Da s) Allora la duchessa sapeva tutto, ma nel viglietto che mi invi ha taciuto che sapeva pur del conte!

Conte (Piano ad Anselmi) Oui, ma non so se sar possibile farlo a lungo.

Anselmi (Piano al conte) Forse la duchessa ha voluto spaventarci, solo per evitar che noi ci si accanisca sul Parini!

Conte (Piano ad Anselmi) Voi lo credete signore?

Anselmi (Piano al conte. Con un po di timore) Io lo spero, conte!

Parini (Ripone accuratamente il foglio, ma mantenendo un certo modo di fare far trasparire la sua finta preoccupazione)

Duchessa accaduto qualcosa di grave signor Parini?

Parini In verit si tratta di una questione bastantemente urgente, ma penso che si possa aspettar ancora qualche tempo!

Anselmi (Piano al conte) Non so che darei per saper quello che vi scritto in quel foglio.

Conte (Piano ad Anselmi) Gi. Sarei disposto a ceder la mia contea, pur di cavarmi da codesto imbroglio.

Anselmi (Piano al conte) Beh, non ci resta che aspettare.

Conte (Piano al conte) Gi e sperare.

Parini (Cerca di riportare latmosfera iniziale, ma squadra in modo ammonitore i due) Mi sbaglio, duchessa, o si aveva a far un brindisi a codesta sera?

Duchessa Anzi, dite benissimo, signor Parini.

Contessa A che brindiamo, signore?

Parini (Alza il calice)

Alla satira; a chi la sa fare

A chi con valente stile

Sa i molli cotumi sferzare

E non scrive per esser ostile

Ma a sua opera vuol abbadare

Ecco, a costoro chio voglio brindare!

Contessa (Batte delicatamente le mani per non far traboccare il bicchiere) Bravo, bravo, signor, Parini.

Duchessa (Ella pure batte delicatamente le mani) Un poco ermetico, direi, ma assai gradevole!

Conte (Piano ad Anselmi) Che avr voluto dire?

Anselmi In vero non saprei, conte.

Duchessa Poich, siam in tema di satire, io pure ne ho una da dire, se compatite!

Contessa Voi pure vi dilettate di scriver satire duchessa?

Duchessa (Con ironia) Oh, nossignora, io mi diletto di riceverle, mio malgrado.

Anselmi (Piano al conte) Ci siamo, conte. Ora badate a parar i colpi.

Duchessa Elena! Elena.

Scena undicesima

La duchessa, la contessa, il conte, Anselmi, Parini e Elena.

Elena Mi ha chiamato?

Duchessa Si vai di l, nelle mie stanze e prendi il viglietto che si trova sovra al mio letto.

Elena Sissignora. (Con un leggero inschino esce a sinistra).

Contessa Duchessa; volete dire che hanno scritto una satira a vostro danno.

Duchessa Oh, non solo a mio danno, signora, ma pure a danno di vostro marito, il conte. (Il conte, da dietro le spalle della contessa fa segno di non parlare)

Contessa (Guarda stupita il marito) Una satira a danno vostro?

Conte Oui, mom amour, ma

Contessa (Interrompe il discorso prima che egli possa completare la sua frase) E per qual ragione non ne avete fatta parola con me.

Conte (impacciato) Non vi voleva attristare con una tal notizia, ma chr!

Contessa (Infuriata) Cosa? Voi non volevate (Stringendo i pugni per la rabbia) Io non so cosa mi trattenga dal

Anselmi (Cercando di calmare la duchessa) Ma signora contessa, sapete bene che al giorno doggi le satire

Contessa (Interrompe bruscamente Anselmi) Non volgio sentir ragione signore.

Elena (Rientra tenendo il biglietto tra le mani) Ecco la satira duchessa.

Duchessa Oh, io non ho cuore di leggerla. Fatelo voi signor conte.

Conte (Nervoso) Mais io (Rivolto allanselmi) Leggetela voi, signore.

Anselmi Oh, no, io non posso farlo signore.

Parini (Ironico) E per qual ragione? Se lecito saperlo.

Anselmi (Impacciato e nervoso) Ecco perch non voglio pronunciar alcuna parola che possa risultar offensiva per la duchessa o per il signor conte

Elena (Stanca di correre da uno allaltro per porgere il foglio) Oh, basta. Se non la vuol leggere nessuno di voi lo far io!

Contessa (Stupita) Voi sapete leggere?

Elena (Un po scocciata) Sissignora, so leggere e far di conto. (Rivolta alla duchessa) Duchessa, volete che la legga o no?

Duchessa Si leggila. Leggila.

Elena (Si pone al centro della scena e comincia a leggere la satira)

Al par di Leda che da cigno avuta

Ella di Tindaro sposa infedel

Fece del consorte bestia feruta

Tal qual Orlando, dissennato crudel.

Zeus non esser per di lei amante

N da lari pot aver amor

Ma sol la pretendea pover conte,

Di Francia figliol, senza pudor.

Ella pur di nobil casati,

Lui aristocratico ma babbuasso

Da ignobil legame affossati

Uniti insiem per nostro spasso.

Contessa Cosa?

Duchessa Avete udito bene, contessa.

Contessa Ma chi lautore di codeste rime?

Duchessa Beh, evidentemente si tratta di una persona che conosce me e sa che il conte, vostro marito, pratica codesta casa.

Parini A onor del vero bisogna pur aggiunger che lautore deve pur esser persona solita a comporre rime.

Contessa Oh, cielo, ma chi pu essere! (Si accascia svenuta su una poltrona)

Duchessa Presto, Elena, vai a prender dei sali. (Tutti si avvicinano alla contessa nel tentativo di rianimarla)

Elena (Esce a destra)

Scena dodicesima

Detti meno Elena

Duchessa (Si riprende lentamente) Che cosa. Che cosa successo?

Anselmi Siete svenuta, contessa.

Contessa Oh, cielo, ora ricordo. La satira. (Infuriata verso il conte) Voi mi avete a dare una spiegazione.

Conte Oui, oui daccord, daccord!

Parini Permettete signori? Posso per un momento soltanto aver la vostra attenzione? (Tutti si rivolgono a Parini che trae di tasca il foglio che gli stato consegnato in precedenza da Maria Teresa) Vorrei darvi lettura di quanto mi fu scritto in codesto viglietto.

Contessa Ma come vi entra ora il viglietto a voi indirizzato?

Parini Vi entra signora, vi entra. Fatemi la finezza di sopportar chio lo legga per voi.

Duchessa Leggete dunque, signore.

Parini (Spiega, molto lentamente il foglio e prende a camminare per la stanza per alcuni secondi, e poi fa per leggere ma viene subito bloccato dal conte).

Conte Non lo fate, signore!

Parini Per qual cagione, signor conte?

Conte beh, perch, perch io so chi fu lautore di quella satira.

Contessa (Irata verso il conte) Dunque ne conoscete lautore e non gli avete chiesto soddisfazione.

Conte Perch je ne peut pas!

Contessa Come, non potete? Per qual cagione?

Conte (Abbattuto) Perch autore di quella sciagurata satira fu il signor Anselmi.

Duchessa (Profondamente stupita) Voi, signor Anselmi?

Contessa (Anchessa stupita) Che? Il signor Anselmi? Avete a dar soddisfazione a mio marito, signore. (Gli getta uno dei guanti che tiene in mano in faccia) Io vi getto il guanto in vece sua. A voi la scelta. La pistola o la spada.

Conte (Raccoglie il guanto lo rid alla moglie) Ma, no, no ma cher. Cest pas possible.

Contessa Tu, pusillanime rifiuti di vendicare il tuo onore che codesto codesto rimaiuolo ha infangato?

Conte Oui. Devo farlo.

Contessa E per qual cagione?

Conte (Sprofondando in s stesso) Perch fui io a commissionargliela!

Contessa (Sempre pi stupita) Voi gliela commissionaste?

Duchessa (Anchessa estremamente stupita) Voi? E per quale motivo avete fatto una simile cosa?

Conte Oh, non ho cuor di dirlo. Fatelo voi, Anselmi.

Duchessa Gi, dite voi, visto che ne siete lautore.

Anselmi (Rassegnato) Ebbene ve lo dir, signora. (Fa una lunga pausa) Avete a sapere che il conte ha del trasporto per voi!

Contessa (Guarda in malo modo la duchessa)

Duchessa Questo lo avevo immaginato, ma da parte mia non gli no mai dato nessun segno di accettar la sua corte.

Anselmi Gi, ma il conte non si dato per vinto e cos

Contessa e cos?

Anselmi e cos venuto a chieder consiglio a me.

Duchessa A chieder consiglio a voi?

Anselmi Gi e io

Duchessa Continuate! Continuate!

Anselmi Io gli dissi che avrei scritto quella satira.

Contessa (Incalzante) E poi?

Anselmi Egli aveva a far lo sdegnato e io aveva ad attribuir la colpa al Parini che.

Parini (Riprendendo con molta calma il discorso) che incolpato da tal satira faceva la parte di Cerbero, mentre il conte Dite, dite signor Anselmi!

Anselmi Gi. Egli avrebbe fatto la parte chi dispregiator de nobili, mentre il conte avrebbe fatto la parte delleroe, suscitando il vostro amore.

Contessa (Rivolta al conte) E voi avreste fatto codesta cosa?

Conte O ou oui!

Contessa E voi, non solo vi siete prestato a tal congira, ma ne avete a dirittura ordito la trama.

Anselmi Ahime si, e ora mi pento.

Duchessa (Stizzita) Mi pare assai tardi per pentirvi di ci che avete fatto, signore.

Conte La colpa fu mia. Egli si mosse dietro mio desiderio.

Duchessa (Con sufficienza, al conte) E voi, avete veramente pensato che codesti mezzucci potessero bastare a far s chio provassi dellamor per voi. (Sdegnata) Oh, se la questione non fosse s grave ne riderei, (Ironica) signor conte!

Conte Mais, io

Contessa (Al conte) Tacete voi. Pi tardi avremo a far i conti. (Rivolta ad Anselmi) Ora, per costui la ha a pagare e a caro prezzo! Vi svergogner sulla pubblica piazza!

Parini In verit io credo che sia meglio di no, contessa.

Contessa E per qual cagione; se lecito saperlo!

Parini Mi par di capire che la satira scritta da Anselmi fu consegnata solo nelle mani del conte e della duchessa. Non vero?

Anselmi (Si affretta ad intervenire) Si, si, unicamente nelle loro mani!

Parini Dunque, solo noi siamo al corrente di tal questione e io credo che sia meglio che codesta faccenda debba a restar entro codeste mura. Se nessun altro lo sapr non vi sar alcun scandalo, ma se voi svergognerete Anselmi sulla pubblica piazza lo sapr chiunque e presto tutta Milano avr a parlare di voi.

Duchessa Il signor Parini, ha ragione, contessa.

Contessa E sia. (Al conte) Con voi, per, ho a fare i conti. (Ad Anselmi) Voi, signore, sappiate che vi disprezzo e mi auguro di non rivedervi mai pi.

Anselmi Signora si. Dopo tutto merito che mi trattiate in tal guisa. Pago per ci che ho fatto.

Contessa (Al conte) E ora Andiamocene. (Fa per uscire, preceduta dal marito quando si sento Bettina ed Elena che, fuori scena, inveiscono luna contro laltra)

Scena tredicesima

Detti, Bettina, Elena e Maria Teresa e poi Ridolfo

Bettina (Fuori scena, urlando) Tu Tu sei una fedifraga.

Elena (Fuori scena, pure lei urlando) Ti ripeto che ti sbagli (Entrano in scena reggendo il ventaglio fra le mani, seguite da Maria Teresa)

Duchessa E ora cosa succede?

Elena Bettina mi sta accusando ingiustamente

Bettina Non vero, il ventaglio che hai nelle mani la prova che menti.

Maria Teresa Ma Bettina, lascia che ti spieghi!

Bettina Taci tu. Codesta questione non ti riguarda.

Maria Teresa (Arrabbiata) Ora basta. Facciamola finita. Se non vuoi credere a Elena e a me sar Ridolfo stesso a dirti la verit (Si avvicina al conte) Il vostro Ridolfo qui, signor conte?

Conte (Confuso) Si; fuori, sul legno, io credo.

Maria Teresa Bene lo andr a chiamare. (Esce per la comune)

Bettina Cielo, mi tocca pur di veder che i due piccioncini si dan la mano

Elena No, mia cara. Ora vedrai che ti sbagli!

Maria Teresa (Rientra con Ridolfo) Avanti, Ridolfo. Ora bisogna chiarire questa storia una volta per tutte!

Elena (Si avvicina a Ridolfo e gli mostra il ventaglio) Ridolfo, riconosci questo ventaglio?

Ridolfo (Confuso) Sissignora!

Elena E dimmi da che parte proviene?

Ridolfo Io stesso lho comperato proprio ieri dalla Signora Susanna, la merciaia per donarlo

Maria Teresa Continua Ridolfo. Per donarlo?

Ridolfo (Vergognoso e a testa bassa) per donarlo a a Bettina!

Bettina (Rabbiosa) Ora avete sentito! Per donarlo a E (Si accorge che Ridolfo ha fatto il suo nome e si calma immediatamente) Per donarlo a me?

Ridolfo Si, Bettina. Io vi voglio bene. da molto che volea dirvelo, ma non ne era capace (Gira nervosamente il cappello fra le mani) E se voi volete son pronto a darvi la mano.

Bettina Oh, cuore mio. E io che credeva

Elena Sei convinta ora! Ridolfo non osava darti il ventaglio e cos lo ha dato a me pregandomi che te lo consegnassi, ma la duchessa lo ha visto e cos ho dovuto dir che era mio. Dopotutto non sapevo se lei daccordo sul fatto che tu e Ridolfo vi mettete insiem cio vi sposate.

Bettina Oh, Elena potrai mai perdonarmi? E tu Maria Teresa?

Elena Ma dai che non niente. Piuttosto siate felici!

Maria Teresa Gi e datevi la tanto agognata mano. E tu Elena dai a Bettina il regalo che Ridolfo le ha fatto.

Elena (Si avvicina a Bettina e le da il ventaglio. Questa labbraccer e la bacer su una guancia) Tieni, Bettina.

Bettina (Si avvicina, abbraccia e bacia anche Maria Teresa, poi va verso la duchessa) Signora, duchessa, acconsentite chio dia la mano a Ridolfo?

Duchessa Oh, Bettina (Prende la mano destra di Bettina e la mette nella destra di Ridolfo) Ma certo che acconsento e siate felici. (Bettina e Ridolfo rimarranno abbracciati)

Anselmi Se la signora duchessa permette io anderei via.

Conte Gi moi auss!

Duchessa Un momento, signori. Volea sapere unultima cosa.

Anselmi Dite signora?

Duchessa Per qual ragione avete deciso di rivelar il vostro imbroglio.

Anselmi In verit voi gi sapevate duchessa.

Duchessa Io sapeva gi?

Anselmi Gi, nel viglietto che ci avete fatto recapitare.

Conte vero. (Trae il biglietto di tasca) Gi eccolo qui.

Duchessa Ma io non vi ho fatto recapitar alcun viglietto!

Anselmi Non possibile, duchessa. (Trae anche il suo biglietto di tasca e lo mostra alla duchessa) Vedete bene anche voi che codesto viglietto porta il vostro stemma.

Conte (Mostra il suo foglio) E codesto pure! E anche il signor Parin ne ha ricebuto uno con il vostro stemma. Io stesso lho veduto.

Duchessa Eppure vi dico che io non scrissi alcun viglietto.

Parini (Interviene ridendo ironicamente) Perdonatemi, duchessa. La colpa fu mia.

Duchessa Vostra?

Parini Gi. Fui io, messo sullavviso dalla vostra cameriera, a preparar quei viglietti.

Anselmi Voi?

Conte Vous?

Parini Gi. In tal modo vi obbligavo a venire allo scoperto e a scagionar me, povero precettore, che a cagion delle vostre malefatte potea pur perder il mio lavoro presso la duchessa.

Anselmi Ma il viglietto che fu mandato a voi?

Parini Me lo sono inviato da me medesimo.

Anselmi Ah, che stupido sono stato. Ci son caduto come un tordo! Beh, ammetto la vostra furbizia, signore e me ne vado con la coda fra le gambe. I miei omaggi signore e signori (Esce per la comune dopo un profondo inchino)

Contessa Noi pure anderemo via. A rivedervi, duchessa.

Duchessa Ossequi contessa.

Conte I miei (Non fa in tempo a terminare la frase che la contessa lo trascina fuori per la comune in malo modo)

Ridolfo (Si stacca da Bettina) Bisogna che vada anchio, mio bene. Ho ad accompagnar il mio padrone.

Duchessa Gi, ma da domani verrete al mio servizio. Voglio che lo sposo di Bettina abbia a vivere sotto il suo stesso tetto.

Bettina Oh, grazie. Duchessa. Non osavo chiedervelo.

Duchessa Andate ora, Ridolfo. Domani alle sette avete a esser qui per preparar la mia carrozza.

Ridolfo Sissignora. Non mancher! (Esce per la comune)

Bettina (Dopo esser rimasta sulluscio di fondo per vedere Ridolfo che si allontana con un sospiro si avvicina alla duchessa) Signora volete che portiamo in tavola.

Duchessa No, Bettina. Ho avute troppe emozioni per codesta sera e non ho voglia di mangiar alcunch. Ander a dormire piuttoso. (Esce a sinistra)

Bettina Ora vengo a preparar per la notte signora.

Duchessa (Gi fuori scena) Bene, Bettina.

Scena quattordicesima

Bettina, Elena e Maria Teresa

Bettina Non so proprio come ringraziarvi per ci che avete fatto. E soprattutto non so che fare perch mi perdoniate.

Maria Teresa Oh, non ne parliamo pi, Bettina. Ora pensa alla duchessa che vuole andare a dormire e poi (Sbadiglia) Anche noi abbiamo sonno. Quella di oggi stata una giornata pesante per due che, come noi, vengono da lontano. Che ne dici Elena. Mi pare che sia ora di andare a dormire.

Elena Gi. (Sbadiglia)

Bettina Beh, allora io vado dalla duchessa. Ancora grazie amiche. A dimani!

Elena Cia cio buonanotte.

Maria Teresa Buona notte Bettina

Bettina (Esce a sinistra)

Maria Teresa (Quando Bettina uscita si siede su una poltrona insieme a Elena) Che c Elena. Mi sembri triste.

Elena (Molto triste) Sono stanca Maria Teresa. Voglio andare a dormire.

Maria Teresa Ora andiamo a letto Elena.

Elena No, non hai capito. Intendevo dire che voglio andare a dormire nel mio letto. Voglio tornare nel millenovecentonovantanove.

Maria Teresa Vedrai che prima o poi ci riusciamo Elena. Nello stesso modo in cui siamo capitate nel settecento riusciremo anche a tornare nella nostra epoca.

Elena (Quasi piangendo) Ma io voglio andare a casa adesso Maria Teresa.

Maria Teresa Ora non possibile, ma vedrai che dopo un buona notte di sonno vedrai tutto in modo migliore.

Elena Speriamo. (Sbadiglia) Oh cielo come sono stanca.

Maria Teresa Anchio (Sbadiglia)

Le due si addormentano pressoch abbracciate mentre le luci pian piano sfumano fino a che non ci sia il buio completo.

Fine dellatto secondo



Quando c il buio la scena torna ad essere quella di inizio del primo atto; ossia linterno della sala ristorante di villa Serbelloni. Le luci sul fondale testimoniano che giorno.

Scena prima

Elena e Maria Teresa, poi il cameriere e il direttore del ristorante e la duchessa

Elena (Si rialza dal tavolo sopra cui si era addormentata nel primo atto e si stira. Sia lei che Maria Teresa indossano ancora gli abiti del settecento) Ah, che dormita ho fatto.

Maria Teresa (Si sveglia a suo volta e anche lei si stira) Gi anchio e ho fatto un sogno stranissimo. Pensa che ho sognato che eravamo finite nel settecento e li avevamo conosciuto il Parini.

Elena Che strano anchio ho sognato la stessa cosa. E cera anche la duchessa Serbelloni, il conte e la contessa di Guignol, poi Bettina e Ridolfo.

Maria Teresa Ma dai. Ma allora abbiamo fatto lo stesso sogno.

Elena Si e sai una cosa? Mi pare che quel Ridolfo assomigliase un po a quel ragazzo che cera prima qui a cenare. E Bettina, sembrava la sua ragazza.

Maria Teresa Veramente una cosa strana.

Cameriere (Entra in scena da destra sentendo che le due parlano) Oh, finalmente vi siete svegliate.

Elena Guarda Maria Teresa Anselmi.

Maria Teresa Che ci fate qui, signor Anselmi non ve ne eravate andato poco fa.

Cameriere Innanzitutto mi chiamo Carlo e poi siete voi quelle che dovevano andarsene, ma vi siete ubriacate e vi siete addormentate sul tavolo.

Elena Cosa?

Direttore (Entra anche lui da destra) Gi e avete dormito tutta la notte. Ora per sono le dieci del mattino e se ve la sentite potete tornare a casa.

Maria Teresa Il conte di Guignol. Buongiorno, signor conte.

Direttore Veramente mi chiamo Giorgio e non sono affatto un conte (Piano al cameriere) Forse sono ancora sbronze. Senti, Carlo! Io debbo uscire in macchina per far delle compere. Lasciamole qui ancora un po, ma fai in modo che prima di mezzogiorno se ne vadano.

Cameriere Certo. Sara fatto signore.

Direttore Arrivederci signorine (Esce per la comune)

Cameriere Se permettete ho la cucina da sistemare.

Elena Oh, fai pure Ansel cio Carlo.

Cameriere (Esce facendo segno tra s e s che le due sono un po matte)

Elena Peccato che non sia vero?

Maria Teresa Cosa?

Elena Che siamo state nel settecento.

Maria Teresa Beh, che ci vuoi fare. I sogni sono belli perch sono sogni.

Elena Gi, ma se mi capita ancora di fare questi sogni spero di essere una contessa, una duchessa, o una marchesa. (Elena prende sottobraccio Maria Teresa e insieme escono per la comune, dove incrociano lerede della duchessa Serbelloni che in abiti moderni sta entrando. Le tre donne rimangono per un poco a squadrarsi, poi Elena e Maria Teresa se ne vanno mentre lerede della duchessa entra e chiama in direzione delle uscite di destra e sinistra)

Duchessa Giorgio? Giorgio? Carlo? (Rimane un poco a pensare) Che strano quelle due che uscivano stavano parlando di duchesse e contesse! Che siano nobili? Mi sembra di averle gi viste da qualche parte. Conciate comerano mi sembravano uscite direttamente dal settecento. A quei tempi la nobilt contava qualcosa. Oggi i titoli nobiliari non valgono pi niente. Il mio titolo di duchessa oggi serve solo a ricordare i bei tempi andati, ma nei tempi in cui la mia ava Maria Vittoria Ottoboni Serbelloni viveva in questa villa beh, allora essere duchessa contava qualcosa.

Mentre la duchessa pronuncia le ultime parole il sipario si chiude

Fine della commedia

Il Giorno in cui ho conosciuto Parini

1998 by Lone Wolf

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