Il giullare degli dei

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APPUNTI DI SVILUPPO COMMEDIA

IL GIULLARE DEGLI DEI

Commedia in due atti

di

Anna Mauro e Aldo Reina

Luce soffusa a destra del proscenio.

Dioniso, dio del vino, signore del sollazzo e dei banchetti celesti, è appena visibile, o meglio, deve essere illuminato con un gioco di luce che metta in risalto l’importanza del personaggio e al contempo lo dissimuli al pubblico.

Ridicolo, il secondo personaggio, giullare degli dei, deve assecondare la suscettibilità di Dioniso e apparire come assoggettato ad esso; ascolta dimesso e replica appena, tuttavia deve essere evidente la sua sagacia. Il dialogo fra Ridicolo e Dioniso è serrato. Dioniso lo rimbrotta di non divertire più gli dei, di aver esaurito la verve poetico- umoristica. Per questo è stato incaricato dal consiglio olimpico di agire subito, costringere il giullare ad inventare una nuova serie di spettacoli che possano finalmente suscitare diletto. Il giullare sa di rischiare molto, è consapevole che deve trovare al più presto una soluzione per non incorrere in una punizione. Da questo primo dialogo deve emergere il carattere complesso e contraddittorio di Dioniso che contrappone ad un atteggiamento austero e dogmatico la natura egocentrica della sua personalità, anche in campi in cui non eccelle. La ricerca ossessiva di apparire divertente e comico, la ridicolaggine delle sue battute idiote. In questa scena Ridicolo è chiaramente intimidito, l’atteggiamento servile deve essere inteso come opportunismo; non sottovaluta la stravaganza di Dionisio, ostenta ilarità alle battute demenziali di Dioniso, lo asseconda, con l’atteggiamento di un inferiore asservito ad un dio. E’ concentrato alla ricerca di una soluzione, spreme le meningi per scovare l’idea che possa soddisfare gli dei. Nel corso della scena Dioniso gli ordina di scendere fra agli umani e trarre spunto dalle loro contraddizioni per preparare un nuovo spettacolo celeste. Il dio gli concede un campanellino magico. Il suo scampanellio vicino al soggetto prescelto in condizione di ebbrezza libera i pensieri . Il malcapitato, pertanto, comincerà a parlare in tutta sincerità esponendosi totalmente a Ridicolo. Il dio, inoltre, lo rende invisibile.
Le conseguenze sono drammatiche e per questo stimolanti all’umore degli dei. Gli uomini senza la corazza della ipocrisia, senza il muro dei pregiudizi, dei complessi, delle buone regole… sono divertenti.

PROLOGO

Dioniso

Buffone Ridicolo, sono molto arrabbiato  con te.

I miei fratelli celesti non riescono più ad essere sollevati dai loro gravosi impegni extraterreni. Non si divertono più. E la colpa è tua che non riesci più ad essere divertente.

Ridicolo

Oh mio dio, ma io faccio di tutto per farvi divertire. Faccio spettacoli esilaranti, sono il re dei lazzi e dei frizzi…

Dioniso

Silenzio! Vuoi mettere in dubbio la mia parola?

Ridicolo

Oh mio dio, no, no, perdonami non volevo irritare la Tua onniscienza. Oh mio dio, sono il tuo servo, il tuo umilissimo servo e la mia vita è interamente dedicata al divertimento di voi tutti: incommensurabili divinità.

Dioniso

Basta, adesso! Non risolverai i tuoi problemi con il servilismo. Idee ci vogliono. Tu stai mettendo a repentaglio la mia reputazione di grande intrattenitore del giardino celeste.

Io, il grande Dioniso, essenza pura dello spasso, beone della risata sfrenata  e delle feste orgiastiche, sono diventato il ludibrio dei miei fratelli celesti. E tutto per colpa tua, piccolo verme mezzo divino.

Ridicolo

Oh mio dio, oh mio dio, abbi pietà…

Dioniso

Oh mio Dio, oh mio dio… Basta con questo mio dio (come rapito da una battuta istantanea), mi fai sembrare una disgrazia vivente… Ah, ah ah (ride con voce possente della sua battuta)

Ridicolo

Ah ah ah (anche lui imita timidamente la risata, pur non capendo il senso umoristico della battuta) ( fra sé) Questo è alticcio di prima mattina. (rivolto al dio)

Mia ilarità, la tua battuta è veramente esilarante, ah ah ah, me la posso appuntare per qualche commedia…

Dioniso

Non sia mai! Non approfittare dalla mia verve umoristica. Questa è destinata soltanto ai miei pari.

Ho deciso di spedirti sulla terra.

Devi prendere spunto dalle vicissitudini umane per comporre una nuova commedia divertente. Divertente, hai capito, devi fare ridere gli altri dei.

Ridicolo

Sì, sì, mia immensità, devo scrivere una commedia divertente per le loro divinità. Sì, ma come faccio, gli umani sono scontati, sono noiosi, pieni di pregiudizi, di inibizioni… non sarà facile cavare situazioni divertenti dalle loro sciatte vite.

Dioniso

Ho pensato anche a questo, per niente sono un dio,

(frena una risata prorompente).

Ti renderò invisibile ai loro occhi, così sarai libero di scorazzare liberamente, in più: prendi questo corona di

alloro, al suo interno vi sono nascosti dei campanelli celesti. Quando ti sembrerà di appurare situazioni interessanti, che possano diventare buffe, scuoti la testa vicino al soggetto e questi, al suono dei campanelli, si affrancherà da tutte le paure e le ipocrisie fino a liberarsi dalla propria coscienza. A quel punto parlerà dal profondo dell’intimo. Attento, però, che la magia avrà più potere se il soggetto è sotto l’effetto inebriante del nostro soave nettare divino.

Ridicolo

Oh, che idea sublime, mia grandezza celeste.

Ma non può essere pericoloso?

Rendere gli uomini liberi di dire la verità può causare più facilmente tragedie piuttosto che situazioni futili e divertenti.

Dioniso

Piccolo essere insignificante e stupido, come fai a non capire: i drammi e le tragedie umane per noi sono puro divertimento. Sei un balordo! Noi succhiamo nettare dal loro dolore, acchiappiamo quello che ci aggrada, senza limiti di godimento.

 

Adesso vai, e ricordati che questa è la tua ultima occasione!

Dei mortali devi carpire le loro misere contraddizioni, al tuo ritorno devi portare situazioni sollazzanti altrimenti… altrimenti sarai retrocesso al rango di umano e ti sbatacchierò per sempre sulla terra.

I ATTO

SCENA I

Il sipario si apre su un salottino rustico di un vecchio cascinale di campagna. Alle pareti sono appesi diversi trofei di caccia, armi e munizioni. A destra una grande damigiana con un rubinetto predisposto per spillare il vino. A sinistra una vecchia cassapanca sulla quale sono disposti, capovolti ed in bella vista, bicchieri e boccali.

Gino

Ah, come mi sento bene…

(guarda con grande ammirazione il vino nella coppa di vetro)

Eccellente… sarà il colore, sarà il profumo, ma più lo gusto e…più mi sento bene.

(accompagna alle parole i gesti)

Proprio una bella idea quella di pernottare in questo cascinale. Ottima cena, cacciagione squisita, personale garbato e disponibile…

Riccardo

… superbo quel coniglio apparecchiato, veramente superbo. E’ vero che le cose buone si sposano bene e che dal connubio si procrea un’esaltazione dei caratteri e un miglioramento della qualità…

(Riccardo è sprofondato in una comoda e antica poltrona in completo relax)

Gino

… il coniglio apparecchiato, ancora ne sento il  profumo… humm, un vera divinità.

(nella scena è presente anche Ridicolo, che si sposta leggero da una parte all’altra del proscenio accompagnando il dialogo fra Gino e Riccardo con lazzi, capriole e commenti mimici. Ogni volta che i due pronunciano la parola “divino/a”, un movimento ondulatorio automatico della testa gli fa vibrare le campanelle poste nella corona di alloro che indossa sguaiatamente, come monito e richiamo della sua missione fra gli umani)

Sai che ti dico? Abbiamo fatto bene a prenderne una quantità per casa. E poi dicono lo stress…questa è vera vita!

Cose semplici…una giornata a contatto con la natura, una scarpinata salutare che ti scarica  tutte le tossine mentali, e poi…e poi rinfrancarsi dalla stanchezza gustando un eccellente pasto ed un vino degno degli dei.

Gli antichi non avevano le nostre comodità, ma sicuramente sapevano come godere dei piaceri della vita.

(osserva la damigiana posta a sinistra. Si tratta di una classica damigiana di vino con un rubinetto pronto all’uso per stillare il vino)

E poi… vuoi mettere la comodità di potersi svegliare già sul posto con la levataccia della domenica mattina?

Riccardo

 Si è vero la natura, le cose semplici… e tutto il resto. La verità è che ci siamo imborghesiti e che non disdegniamo le comodità. Ah, bella vita, se durasse…

Gino

Bella vita sì…

La sveglia quando è ancora buio fitto e sembri un intruso che sta violando il ritmo prestabilito dalla natura, l’aria fresca e pungente che ti penetra ad ogni respiro, la cerimoniosa cura con cui prepari il primo caffè nero e forte della giornata. Infine, quando sei riuscito veramente ad aprire gli occhi alla coscienza… l’entusiasmante preparazione delle doppiette e il primo contatto con i cani.

La natura è veramente imperscrutabile e misteriosa.

Prendi i cani per esempio… Avvertono prima di tutti gli avvenimenti della giornata. Scodinzolano la coda felici ed eccitati e ti manifestano tutta la loro approvazione.

Insomma, caro Riccardo, la domenica mi riprendo la vita.

Riccardo

(in tono di fraterno sfottò)

Il vino ti sta facendo diventare poeta, Gino.

Già, “mi riprendo la vita”, l’hai detto anche l’altro giorno e per poco non ti hanno preso per un esaltato.

Gino

Hai ragione, altro che esaltato… per pazzo mi hanno preso... (emulando in farsetto)

” Tu ti riprendi la vita, poi la togli agli altri… io metterei un fucile fra le ali di un uccellino ”.

Riccardo

Ma cosa vuoi che ne capiscano?

Le persone seguono il corso del fiume, le mode e i pregiudizi. Per colpa di qualche demente che si diverte a sparare a tutto quello che incontra… uomini compresi… si conclude che tutti i cacciatori sono degli assassini. 

Gino

…ma come fai a spiegare a certi soggetti, manovrati dai mass-media, che la caccia è solo uno sport... Se fatta bene, e l’animale non fa parte di alcuna specie protetta, e tu lo uccidi senza farlo soffrire e te ne cibi, non può che essere un nobile sport che ti ritempra lo spirito, scarica lo stress e ti rende fiero della preda.

Riccardo

Va a finire che se vai a caccia di donne sei un rispettabile ed invidiato playboy, se vai a caccia di conigli…un lurido bastardo!

(ridono, mentre Ridicolo li motteggia aspramente)

Gino

… purché si sentenzi, purché si giudichi, purché si pontifichi… (osserva il vino)

Beviamo, amico mio, alla Tua…questa è la vera filosofia della vita…

(squilla il cellulare di Riccardo)

Riccardo

…e come mai? No. Oh, capisco…mi dispiace… Sì, è qui con me. (a Gino) Ti saluta tua moglie.

Gino

(quasi bisbigliando)

Non me la passare. Non voglio parlare con nessuno…Quando vado a caccia non ci sono per nessuno, neanche per mia moglie.

Riccardo

(continua a parlare al telefono)

Bah!…Vah!…Ma?!...

Mischina!

Gino

(incuriosito)

Chi?

Riccardo

(fa cenno a Gino di zittirsi)

Speriamo! Sì, sì…ciao.

(intasca il cellulare e si rivolge a Gino)

Le nostre mogli non hanno fatto il poker stasera!

Gino

Chi mancava stavolta?

Riccardo

La moglie di Sergio Ricchini.

La nipote, la figlia di sua cognata, Chiara, è stata ricoverata d’urgenza al centro ustioni.

(Gino ha un sobbalzo)

Gino

Chiara? (la sua espressione diventa seria e tesa)

Riccardo

Sì, proprio lei. Mentre preparava un profumo le è esplosa una boccetta fra le mani…

Gino

(sempre più incupito)

E’… grave?

Riccardo

(capendo il turbamento dell’amico)

Non si sa ancora, comunque, tu stai tranquillo, è fuori pericolo.

Gino

No, no, scusa, e che…

Riccardo

Capisco Gino… stai tranquillo.

(come a voler interrompere la conversazione diventata improvvisamente imbarazzante)

Senti, io sono stanco, questo vino mi è salito un po’ alla testa. E’ meglio che vada a letto, sennò domani non mi sveglio nemmeno con le cannonate. Ti dispiace?

Gino

(ancora turbato e rinchiuso nei suoi pensieri)

No, no, Riccardo, vai pure. Io rimango ancora un po’…

Riccardo

(si avvia verso una quinta)

Beh, allora a domani. Mi raccomando se all’orario non mi sono ancora alzato, buttami giù dal letto.

Gino

Sì, sì, non ti preoccupare, buona notte.

SCENA II

Gino, rimasto solo, cerca di ricacciare indietro i tristi pensieri dedicando più attenzione alla coppa di vino. Lo stato di leggera ebbrezza sembra avvolgerlo in uno strano tepore che gli riscalda il cuore e la mente.

Gino

 (intrattiene un innaturale dialogo con il buon vino della coppa)

Caro compagno, tu sì che mi capisci. Dammi l’oblio e non farmi pensare alle cose tristi.

(beve con voluttà dalla coppa)

Bravo, così! Più ti assaporo e più m’inebri.

(spilla dalla botte un altro bicchiere di vino e lo beve con gusto fino all’ultima goccia. Con fare sempre più incerto,quindi, ribocca il bicchiere fino a fare uscire il liquido.)

Ah, ah, ah… la vita… chi è quel burlone che si prende gioco delle nostre vite. Brindo alla sua stupida faccia…

(tracanna dal bicchiere e si versa il liquido addosso.

 Ormai il vino ha fatto effetto: è decisamente ebbro.) 

Ridicolo

Mi hai chiamato…

(dal fondo del palcoscenico, appena illuminato da un fascio di luce, appare, come dal nulla,alla visione di Gino, Ridicolo.)

Gino

Chi è ?!

(Gino, in un lampo di lucidità, mostra qualche segno di paura per l’improvvisa comparsa di Ridicolo. Ma è solo un attimo, perché subito dopo si lascia avvolgere dai fumi dell’alcool.

Guarda, stropicciando gli occhi, cercando di penetrare l’oscurità in cui si trova Ridicolo. Osserva la coppa di vino e, come a voler esorcizzare la visione, si prende gioco dell’accadimento)

Chi sei tu? Sei, per caso, il destino… ah,ah,ah

Ridicolo

(divertito)

Il destino… no, sono più che il destino: sono il tuo presente, il tuo passato e forse il tuo futuro… ah, ah, ah…

(la sua risata è più intensa e straripante, consapevole della sua superiorità)

Mi hai appena chiamato, ed eccomi qua.

Io sono il confessore universale e mi rivelo per fare esplodere quello che ti rode dentro. Perché tu hai qualcosa che nascondi e che ti brucia dentro, vero… ah ah ah…

Gino

(confuso accetta l’irreale apparizione e continua a bere)

Si, proprio cosi, …e come brucia…

(ormai è totalmente ubriaco)

Caro amico, ho bisogno di sfogarmi…

Ridicolo

E allora che aspetti, racconta…

(Ridicolo, seppur in uno spazio minimo, dovrà avere sempre un atteggiamento burlesco nei confronti di Gino, come di un burattinaio che muove divertito le fila del dialogo)

Gino

… ma che vuoi che ti racconti… forse di tutte le donne che ho avuto, di tutte quelle baldracche…ah ah ah… (sguaiato)

(Ridicolo accompagna la sua risata con altrettanta cafoneria)

…c’è n’era una che aveva le mammelle più grosse di due meloni, (accompagna le parole con un gesto) e ogni volta che me li spiaccicava in faccia, mi faceva mancare il respiro… ah ah ah…

Ridicolo

Mascalzone, ah ah ah…

e magari ti assicurava una buona razione di latte per colazione ah ah ah…

Gino

ah ah ah…proprio così! Figurati che pretendeva di sposarmi.. ah ah ah…te l’immagini io, in chiesa, che sposo un paio di tette… ah ah ah…

Ridicolo

(Ridicolo si fa improvvisamente serio)

Ma tu hai qualcosa di più profondo che ti rode… su, prendi coraggio e racconta…

Gino

Si, è vero, ma è una cosa vecchia e sepolta… continuiamo a divertirci… vuoi che ti racconti quando…

Ridicolo

No! (risoluto)

Voglio che mi racconti di quella cosa vecchia e sepolta!

Gino

(mutando radicalmente il suo umore esilarante in perplessità)

Ma no, ti ho detto che è una cosa a cui non penso più…

Ridicolo

Non è vero! E’ l’unica cosa ancora presente, sovrasta ogni tuo pensiero… avanti non fare il ragazzino, racconta!

Gino

Ragazzino… proprio così… proprio perché ero un ragazzino che ho fatto la fesseria.

(si lascia prendere da lunghe pause angoscianti)

Ma è giusto che un ragazzino di 18 anni possa avere sbattuta in faccia una paternità?

E’ giusto che proprio nel momento più spensierato della tua vita, viene qualcuno e ti dice che Maria è incinta?

E io che cosa potevo fare…ero un ragazzino, non sapevo badare a me stesso, figuriamoci ad un figlio…

Ridicolo

Sì, sì, questo è interessante…entra nei particolari…

Gino

(pensieroso)

c’è poco da dire… Frequentavo una ragazza, una bella ragazza, di cui, non ti nascondo, ero preso.

(con un sobbalzo di dignità)

Forse ne ero innamorato e per questo non volevo profanare la sua purezza. Era la prima volta che provavo sentimenti per una ragazza, lei era molto timida, dolcissima, ero il suo primo ragazzo e i nostri rapporti fisici non sono mai stati completi… si stava bene insieme e ci scambiavamo solo effusioni… solo petting…

Ridicolo

… e allora?

Gino

(angosciato)

…e allora niente?! Ma tu che vuoi sapere… perché mi torturi…io mi sento male, mi gira la testa… sto per vom…

Ridicolo

Ma come, il buon vino! Il compagno che ti aiuta a dimenticare… questo è il risultato! (con sfottò) Mi gira la testa, mi sento male, mammina aiutami… ah ah ah…

Ma insomma, in vino veritas, racconta! Fai uscire fuori il fuoco che ti arde…

Gino

(apostrofandolo con violenza)

Basta, ma tu chi sei… cosa vuoi da me?

Ridicolo

(divertito e in netto contrasto con l’atteggiamento drammatico di Gino)

Ma come, non l’hai ancora capito? Io sono il compagno più fedele. Io apro la cassaforte del tuo cuore ai ricordi. Non puoi sfuggirmi ormai sono dentro di te. La tua mente mi appartiene e già assaporo le tue emozioni.

Gino

(ormai sconfitto e depresso rivive il passato)

Ero giovane, non ero all’altezza…Non posso raccontarti tutto così, come niente, ho avuto paura. Mi sentivo il padrone del mondo, avevo tutte le ragazze che volevo e mi sentivo libero, libero capisci? Poi un giorno la incontro è tutto cambia. Io non volevo legarmi, non volevo diventare come certi miei amici completamente succubi delle loro ragazze. Io volevo continuare a vivere, a godere della mia gioventù. E così la lasciai… da un giorno all’altro, senza ripensamenti. I sentimenti che provavo per lei mi hanno spaventato tanto da considerarla pericolosa per la mia libertà.

Ma poi che vuoi tu, che puoi capirne… sono le solite idiozie giovanili. Ti senti forte con tutta la vita davanti a te e non ti rendi conto di quando devi fermarti, di quando devi cogliere quello che la vita ti offre. Oggi odio quell’età… l’età della boria e della stupidità, l’età che non ti fa discernere le cose importanti dalle futilità. Ah, se potessi ritornare indietro e ripercorrere quegli anni con la maturità di adesso! Lo so, non è possibile, si deve accettare la vita così come viene, attimo per attimo, e viverla con l’intelletto del momento. Ma questo l’ho capito dopo, con la maturità, e…Dio mio! Potessi riviverla, non rifarei gli errori madornali che ho fatto.

Ridicolo

(ambiguo)

Perché? Pensi che con l’andare avanti con gli anni si cambia? E magari sei convinto che si migliora…. Ah, ah, ah…

Gino

Sì, proprio così! Vuoi mettere sullo stesso piano le azioni di uno sbarbatello con quelle riflessive di un uomo maturo?

Certo che si cambia con gli anni! Prima pensavo solo a divertirmi, avevo il cervello di una gallina, mi interessava solo l’aspetto materiale della vita: ero uno stupido.

Gino diciottenne

Ma come ti permetti!

(come d’incanto, di fronte a Gino, si materializza un terzo personaggio. E lo stesso Gino a 18 anni. Il personaggio opererà in un fievole cilindro di luce)

E chi sei tu, per giudicare i miei 18 anni?

Ridicolo

(Si compiace della sua geniale idea motteggiando)

… che divertimento…ah, ah, ah

Gino

(di sobbalzo, intimorito)

E tu… chi sei?

Gino diciottenne

Come chi sei?

(con disappunto)

Fino ad ora non hai fatto altro che offendermi. Forse hai dimenticato il dolore e i sentimenti che provavo… cosa potevo fare?

Gino

(basito, guarda Ridicolo e percepisce la  ragione)

Sei stato tu! Ma non è possibile…

(guarda il bicchiere  e lo butta o lo posa repentinamente sul tavolo, cogliendo la causa di quella innaturale situazione)

tu sei un miraggio, una proiezione della mia alterazione mentale…

Gino diciottenne

Non è vero, io sono vivo! Se vuoi, toccami !

(Gino protende il braccio per toccarlo, ma l’apparizione è troppo lontana)

Voglio spiegazioni e soddisfazioni  del perché “ho il cervello da gallina”. Io non sono stupido. Lo saresti ancora tu.

Dì, piuttosto, che ti vuoi creare un alibi…Sì, un alibi. Per sgombrare la tua anima dalle responsabilità. Confessa!

Gino

Ma io… (confuso), io non so, non ci sto capendo più niente…

(si stropiccia gli occhi)

Gino diciottenne

Il signore adesso è maturo…ma che maturo e maturo: è successo! A diciotto o a cinquant’anni, sarebbe successo lo stesso. Come fai a sapere che lavarsi nello stesso bidet, dopo essersi trastullati, prima io e dopo lei, può causare il concepimento di una bambina...

Ridicolo

Fermatevi un attimo!

(interessato)

C’è una figlia di mezzo?

Gino

Non è vero. Non è mia figlia!

Gino diciottenne

Non è nostra figlia, vorrai dire.

E allora perché mi butti nel fango addossando tutta la responsabilità alla mia età.

Ridicolo

(con insistenza)

Vi dispiace fare capire qualcosa  anche a me?

Gino

(aggrappandosi alle sue convinzioni)

Non c’è niente da capire. Ti ho detto poco fa che io non avevo mai avuti rapporti completi con lei. Capitava però che quando facevamo le nostre cose, dopo, ma sarà capitato solo un paio di volte, ci lavavamo nello stesso bidet.

Ridicolo

(sempre più interessato)

E allora?

Gino

(con veemenza e dolore)

 Allora, allora, la beffa! Hai capito, la beffa. Mi trovai coinvolto in una paternità che non sentivo. Maria portò alla luce una bambina sostenendo che era mia. Mia, capisci?

Ridicolo

Ma come? Una gravidanza causata da un bidet?… ah ah ah…davvero divertente… (prorompe in una risata piena)

uh ih oh ah… una figlia di un sanitario della toilette.

Gino

Non è vero! Non è mia figlia… almeno non è stato mai accertato scientificamente..

(rivolgendosi alla giovane figura)

e la colpa è tua! Della tua paura e della tua stupidità.

Gino diciottenne

E perché… perché adesso avresti risolto in maniera diversa la situazione. E’ facile ora a dirsi, ma allora… forse ti sei scordato come ti sentivi…

Gino

Sì! Proprio così, ora per allora, avrei affrontato la situazione in maniera più chiara, assumendo le mie responsabilità. Dopotutto amavo Maria e avrei potuto avere una vita più felice.

E invece no! (indicando il giovane)

Perché il giovanotto voleva la sua libertà, voleva altre donne, voleva vivere e godere della vita. Baggianate, frivolezze.

Solo adesso capisco i miei errori e pago il mio dramma. Il tormento mi consuma l’anima giorno dopo giorno, l’incertezza  di non sapere di come poteva essere la mia vita se avessi preso una strada diversa, il fardello di avere voltato le spalle alla felicità.

Solo dopo l’ho capito e questa consapevolezza avvelena il mio respiro. L’esperienza ti apre la mente, ti fa vedere la vita in maniera chiara senza degenerazioni giovanili e con una prospettiva più ampia…

Ridicolo

(che durante il dialogo alterna momenti di divertimento a momenti di interesse)

Ne sei proprio sicuro!

Gino diciottenne

Giusto! Ne sei sicuro… ma guardati….

e sarebbe questa la maturità… (con sfottò) la grande intelligenza… la visione più ampia della vita…

E allora se ti senti tanto superiore, perché non fai il test del Dna, nel mio tempo non esisteva. Su! Abbi il coraggio…

Gino

(colto di sorpreso)

Ma io veramente…

Gino diciottenne

Ecco, vedi…il superuomo se la fa addosso!

Ma guarda come ti sei ridotto: a mendicare un po’ di serenità attaccato ad una bottiglia di vino.

Mi fai schifo!

Gino

Ma come ti permetti!

(con maggiore intensità)

Non ti devi permettere di…

Gino diciottenne

(con maggiore veemenza)

Sì, mi fai schifo!… piccolo grande ed intelligente verme schifoso!

Gino

Vigliacco, se ti prendo…

(a questo punto Gino, barcollando, cercherà, al massimo dello sforzo, di scagliarsi verso la figura diciottenne. Ma nel momento in cui sembra che stia per toccarla, improvvisamente, si spegne la luce che illuminava il personaggio facendolo svanire, così come era comparso. Gino affranto cade rovinosamente al centro della scena e si lascia andare in un pianto a dirotto)

Ridicolo

(sempre più buffonesco. Si erge sopra Gino)

Mi intriga… ah come mi intriga.

      

 Chiusura del primo atto

II ATTO

SCENA I

(Sono passati pochi minuti dalla scena finale del I atto)

(Riccardo sostiene Gino che si trascina in scena ancora travolto dagli avvenimenti)

Riccardo

Ma come ti sei ridotto in questo stato...Vieni, appoggiati.

Gino

Mi sento male…

Riccardo

Mi è sembrato un terremoto…le grida…vederti piangere come un bambino. Vieni, siediti, riprenditi un po’, ma cosa è successo?

Gino

(E’ ancora sotto shock e sofferente)

Non lo so…non ci capisco niente, il vino mi ha giocato un brutto scherzo.

(quasi sognante) Sembrava tutto così reale…No! Non è possibile…è stato un sogno, ecco, un brutto sogno!

Ridicolo

Ne sei sicuro? Ah ah ah…

Gino

(come soffocato da un incubo)

Noo! E’ ancora qua…non lo vedi. E’ un incubo…

Riccardo

Ma chi? Chi dovrei vedere: qui non c’è nessuno! Calmati, è soltanto un’ impressione…stai tranquillo.

Gino

No, è qua!

(indica Ridicolo)

Non lo vedi, si prende gioco di me, mi perseguita…ah! La testa…

Riccardo

Ti vado a preparare un caraffa di caffè forte e vedrai che tutto ti passa. Aspetta qua, non ti muovere…farò presto.

(Gino rimane solo in scena e Ridicolo scuotendo la testa, al suono dei campanelli e con passi di danza, lo incalza insinuante)

Ridicolo

Non l’hai ancora capito che non puoi liberarti di me. Il tuo amico non può vedermi. Hai un solo modo per uscire da questa situazione. Devi evocare le scene più salienti di questa vicenda. Io devo sapere tutto…anch’io ho bisogno di te.

Gino

(sempre più confuso)

E come faccio? Se anche volessi…

Ridicolo

Tu non ti preoccupare, le magie sono il mio pane…è sufficiente che ci provi.

Gino

Ho un pensiero che mi angoscia…la ragazza. Chissà se è veramente fuori pericolo…devo vederla!

(Rientra in scena Riccardo e si adopera a versare il caffè in una grande tazza)

Riccardo

Ecco prendi…vedrai che ti aiuta a smaltire la sbornia.

Gino

(dopo aver sorseggiato il caffè, si rivolge a Riccardo con tono risoluto) Riccardo, ho bisogno di vederla.

Riccardo

Chi?

Gino

Chiara. Devo vederla, aiutami per favore. Accompagnami all’ospedale, devo assolutamente accettarmi delle sue condizioni.

Riccardo

Dio mio, Gino, ma tu vaneggi davvero. Ma come si fa… A quest’ora di notte gli ospedali non permettono visite. Stai tranquillo, te l’ho detto…é fuori pericolo.

Gino

(completamente fuori di sé)

No, la devo vedere! Mi sento in colpa, sto male…è  il destino che mi punisce.

Riccardo

Aspetta, aspetta…non fare così, fammi riflettere. Potrei telefonare a Gianni, ma non è detto che stanotte sia di turno…

Gino

Non voglio sapere niente, tu sei il mio migliore amico e mi  devi aiutare. (si alza) Vieni aiutami a cambiarmi e andiamo in ospedale.

(entrambi si avviano verso la quinta. Gino sempre barcollante, Riccardo pensieroso sul da farsi)

Ridicolo

(accompagna i due fuori scena. Dimenando la testa incalza Gino e gli sussurra in un orecchio)

Bravo, vai in ospedale, entra nel dramma.

Evoca…evoca, se vuoi. E’ facile.

SCENA II

In fondo a sinistra, la scena viene illuminata, contemporaneamente ad un effetto fumo, da un luce di media intensità. Si materializzano i due personaggi che hanno appena lasciato il quadro, all’età di diciotto anni. Ridicolo è presente a tutti gli sviluppi degli accadimenti. Il suo atteggiamento sarà gradualmente sempre più attento e serio.

Riccardo diciottenne

(come in una conversazione già avviata da tempo)

Gino ti dico che è proprio così!

Gino diciottenne

Ma che stai dicendo, Riccardo! Mi hai preso per mammalucco. Non è possibile…ti dico che non è possibile...(quasi ansimando) …io non…

Riccardo diciottenne

Ma come, è sulla bocca di tutti…e tu che sei il diretto interessato…mah!?

Gino diciottenne

Che me ne frega se Maria ha avuto una bambina…

Riccardo diciottenne

Gino, ma come fai a non capire? Dice che è tua figlia…, tua figlia, capisci?

Gino diciottenne

Ma non è possibile! (si lascia  andare in una risata nervosa)…ah ah ah…

Riccardo diciottenne

Sei impazzito, adesso ti metti pure a ridere…

Gino diciottenne

Tu non puoi capire!

Perché se è mia, io sono lo spirito santo e Lei è la vergine maria…ah ah ah…

Riccardo diciottenne

Ridi, ridi, incosciente, piuttosto vedi che ti sta cercando il fratello…, 

Gino diciottenne

(Improvvisamente serio)

Lo sapevo che doveva finire così. Era chiaro che Maria si era innamorata di me ed ora…Si è fatta mettere incinta, chissà da chi, e mi scarica la colpa perché vuole accalappiarmi.

(Entra in scena, concitato, Franco, fratello di Maria, che aggredisce d’impatto Gino verbalmente)

Francesco

Ah…ti ho trovato finalmente…

Gino diciottenne

Embè… perché mi cercavi?

Francesco

Non fare lo stupido… non è il caso! Lo sai benissimo perché ti cercavo. (accompagnando minaccioso la frase)

Devi sposare mia sorella!

Gino diciottenne

Ma che stai dicendo? Io non ho fatto niente. Vai a vedere, piuttosto, con chi è stato tua sorella negli ultimi nove mesi.

(Francesco reagisce alla provocazione in modo violento. Viene alle mani con Gino ed entrambi nella concitazione della lotta finiscono per terra. Riccardo con molta fatica cerca di dividerli e nel coinvolgimento accusa anche lui qualche colpo)

Riccardo diciottenne

Ma siete impazziti…off…ahi smettetela…non siamo animali…ragioniamo e basta!

(non riesce a dividerli e viene allontanato con uno spintone)

Gino diciottenne

(durante la concitazione della zuffa, gridando)

Tua sorella è una pazza…

Francesco

Stronzo…te la devi sposare!

Gino diciottenne

(riesce a immobilizzare Francesco, lo prende per il bavero e guardandolo fisso negli occhi, ansimando)

…Se hai le palle, vieni con me in ospedale.

Lo deve dire a me se è cosa mia… in faccia me lo deve dire…

(lascia libero con una spinta Francesco ed entrambi in ginocchio riprendono fiato. Riccardo, intanto, approfittando della pausa, si frappone fra loro, mentre i due continuano a guardarsi in cagnesco)

Andiamo in Ospedale!

Francesco e Gino diciottenne

(ritenendo la proposta utile a risolvere la  situazione di stallo in cui si stanno trovando, contemporaneamente)

Va bene.

I tre attori escono di scena dalla seconda quinta di sinistra.

Ridicolo rimasto solo, manifesta sempre più interesse per la vicenda.

Si spengono le luci

SCENA III

Dalla quinta opposta entrano Gino e Riccardo. Durante lo sviluppo della scena mimeranno di trovarsi davanti ad una vetrata d’ospedale ad osservare Chiara che si trova all’interno dell’immaginaria vetrata, non visibile allo spettatore.

Riccardo

Ora sei più tranquillo, meno male che Gianni stanotte è il medico di turno. Vieni, mi raccomando tirati su, non fare vedere che stai male. Ecco, lì c’è la vetrata del reparto ustionati.

Gino

Dove? Dov’è? Aiutami tu. Sono ancora confuso.

Riccardo

(sostenendo Gino lo fa avanzare di qualche passo)

Mi raccomando, non fare rumore… Eccola! mi sembra lei…il lettino davanti a noi.

Gino

Mio dio, sembra morta…ma sei sicuro…

Riccardo

Ma sì, stai tranquillo. Gianni mi ha fatto parlare con il professore Renda, il chirurgo plastico che l’ha in cura. Sono

ustioni di primo e di secondo grado. Adesso la vedi così perché è ancora sotto l’effetto dei sedativi.

E’ tutto sotto controllo!

Gino

Mio dio, Ti ringrazio.

(si abbandona in un pianto sommesso di liberazione)

Non lo so se è mia figlia, ma il rimorso che mi sono portato per tanti anni oggi me la fa sentire mia.

Buio.

 I due attori rimangono immobili sul proscenio.

Una luce a pioggia illumina una sedia posta al centro della scena, di spalle al pubblico, che intravede nelle movenze della donna le fasi di allattamento di una neonata. Gino giovane, seguito a ruota da Francesco e Riccardo giovane, irrompe nella stanza.

Gino diciottenne

(a Maria)

Di chi è?

Maria

(serena)

Tua.

Gino diciottenne

(strabuzzando gli occhi)

Mia…vigliacca sai benissimo che non è possibile…

(avvicinandosi con aria minacciosa)

Mi vuoi fregare, non è così?…Mi vuoi rovinare!

(alzando il tono della voce)

Di chi è…

Maria

(imperterrita e composta)

Tua.

(Gino reagisce come a volersi scagliare su Maria, ma viene immediatamente bloccato da Riccardo, mentre Francesco si avvicina a difesa della sorella)

Riccardo diciottenne

Fermati, fermati!

Gino diciottenne

(a Maria)

Io t’ammazzo…

Francesco

(minaccioso)

Chi ammazzi, pezzo di stronzo…

Maria

(A Gino, sollevando la bambina)

Non la vuoi neanche guardare…

Gino diciottenne

Io? La bastarda…

Maria

Non offendere la bambina.

Gino diciottenne

Lo sai che non è mia figlia…perché è impossibile…

(guarda di sfuggita la neonata e, come se gli balenasse un’idea, a Maria)

Guardami negli occhi e giura su di Lei.

(riprendendo la sua sicurezza)

Ma io… te l’ho infilato mai?

Maria

(secca)

No.

Gino diciottenne

Avete sentito?

(altezzoso)

Signori, non abbiamo più niente da dire.

Francesco

(a Maria)

Disgraziata, che figura mi stai facendo fare?

Chi è il padre?

Maria

Lui.

Francesco

Ma se proprio adesso hai detto che non avete avuto mai rapporti completi?

Maria

Dopo aver pomiciato ci siamo lavati nello stesso bidet.

Gino diciottenne

(che intanto aveva assistito al dialogo di Francesco e Maria con estrema soddisfazione e boria, alle ultime parole di Maria reagisce con sdegno)

E secondo te dovrei riconoscere, come mio, il figlio di un bidet?

(a Francesco, schernendo)

Tu te lo prenderesti  il figlio di un bidet?

Francesco

No.

Gino diciottenne

Bene, neanch’io. Arrivederci a tutti.

Esce di scena, seguito da Riccardo.

Francesco, sconfitto, si accascia sulla sedia. Buio.

In sala si odono delle voci, mentre un faro illumina alternativamente diversi punti della platea

Prima voce

E’ stato un grande, ha capito che volevano fotterlo e non si è fatto comprare.

Seconda voce

Perché, la famiglia di Maria è ricca?

Prima voce

Ricca?…sfondata!

Terza voce

(dall’altro lato della sala)

Nove mesi senza vedersi…giusto giusto…il periodo in cui Lei si è iscritta all’università ed è andata a vivere in città.

Quarta voce

(da un’altra parte della sala)

Chi lo dice che non era un settimino.

Quinta voce

Questo lo potremmo appurare…

Sesta voce

La bambina…come l’ha chiamata?…

Settima voce

Chiara. Ma di chiaro non c’è proprio niente.

Ottava  voce

Mia cugina dice che quando entrava dal medico curante non usciva più.

Nona voce

Lo sai chi si sposa? Maria! Dopo due anni ha trovato il pollo che riconosce pure la bastarda.

Platea

Maria diciottenne percorre la platea con un passeggino

Gino diciottenne le si pone di fronte

Gino diciottenne

Ti prego, ormai ti sei sposata, ti sei sistemata. Puoi dirmelo adesso, ti ho perdonata. Dimmelo. Di chi è?

Maria

Tua.

Buio

Si riaccendono le luci di scena che illuminano Gino e Riccardo in clinica.

Gino

Non riesco a vederla bene in viso, però il profilo, il naso soprattutto, somiglia in maniera impressionante a quello di mia sorella…

Riccardo

Non ti fissare, adesso, ti ho sempre detto che non ha niente a che vedere con te…

Gino

E le mani, guarda come sono affusolate… e guarda le mie…

Riccardo

Per trent’anni non l’hai mai voluta vedere, e stanotte…

Gino

La colpa è anche tua. Tu mi hai dissuaso… ti ricordi quando…

Buio

Si accendono le luci in fondo al palcoscenico.

Gino e Riccardo giovani intrattengono una conversazione.

Gino diciottenne

Allora, l’hai vista, mi somiglia?

Riccardo diciottenne

Per niente! Non ha niente a che vedere con te. I lineamenti, la

corporatura… niente ti dico…neanche i capelli.

Gino diciottenne

Ah che sollievo mi dai. Non è che lo mettessi in dubbio, ma lo sai…

Riccardo diciottenne

Niente, ti dico, un’altra razza.

La scena sfuma.

Si riaccendo i fari che illuminano Gino e Riccardo in clinica

Alle spalle dei due si avvicina una donna: è Maria.

Gino

(intuisce la presenza)

Di chi è  (a voce alta)

Maria

(gli lancia uno sguardo di sfida)

Tua

Ride.             Buio

SCENA FINALE

dioniso

(con voce calda e stentorea)

Ridicolo… Ridicolo (con voce più prolungata e intensa) Ridicolo…

(Entra in scena, trafelato, Ridicolo)

Quando ti chiamo devi venire subito!

ridicolo

Scusami immensità, sono stato preso dagli avvenimenti e…

dioniso

Basta! nessuna scusa… che notizie mi porti.

ridicolo

(molto frizzante ed eccitato, parlerà con il cuore in gola dall’emozione)

interessanti, molto interessanti, però avrei bisogno di parlare liberamente…

dioniso

Liberamente? come ti permetti di usare questo termine… non lo sai che la libertà qui è stata abolita dalla notte dei tempi.

ridicolo

Scusami, mia soave deità, non volevo offenderti…solo che per quello che ho da dirti… ho bisogno di esprimermi liber…

dioniso

Basta! tu sei solo un meschino servo, devi solo e sempre obbedire. Ora stai esagerando… queste sono licenze insopportabili…

Ridicolo vieni al dunque, hai trovato nuovi motivi per farci divertire?…parla e basta!

ridicolo

Sì, sì sì moltissime cose… fatti incredibili, mio amato riferimento. Ti prego, però, concedimi di parlare come un figlio al proprio padre.

dioniso

Eresia! ma  come ti permetti: tu mio figlio… io tuo padre…io padre…ah ah  ah… proprio divertente come un figlio al padre… concesso! concesso! parla pure liberamente, ma attento a quello che dici.

ridicolo

Grazie, grazie grazie…

Allora… sulla terra ho incontrato…

dioniso

Aspetta un attimo, ma che fai? Forse pretendi che io sprechi il mio tempo a sentire tutto quello che hai da raccontarmi con la procedura degli umani. Ma dico, sei impazzito?

ridicolo

Perdono, perdono mia felicità. A forza di stare lontano dall’olimpo ho dimenticato le facoltà più elementari, sono imperdonabile…

dioniso

Allora, che aspetti? Parla con la velocità del fraseggio olimpico…

dioniso

(inizia a raccontare i fatti con una velocità incredibile arrestandosi solamente per rimarcare i fatti più salienti.)

Sulla terra ho incontrato…dovevano andare a caccia… quando erano quasi ubriachi…la ragazza ha avuto un incidente…è rimasto solo e ho cercato di scavare nei suoi meandri…una commedia, un dramma, una tragedia…i ricordi affioravano… lui a diciott’anni… la lite… la rivelazione… l’ospedale… di chi è la bambina…la madre diceva è tua è tua…non è possibile…la figlia di un bidet…il rimorso…il tempo passato… Ed ora è lì, capisci, morso dal pentimento a dannarsi per la vita sprecata. Ah, questi umani, che sentimenti…che passioni…

Dioniso

Interessante…e com’è finita…

Ridicolo

Ancora non ha un finale… Mi hai chiamato, mio incomparabile, e non ho potuto seguire gli ultimi avvenimenti …

Dioniso

Vuoi dire che in tutto questo tempo non hai concluso niente. Ahh, ma io ti affogo nel mio nettare…pusillanime, buono a nulla, io ti…

Ridicolo

(in ginocchio)

No, no, mia grandezza esagerata, ho capito tante cose…Adesso sono in grado di farvi divertire…Gli umani sono esseri interessanti, colmi di tormenti, che vivono appassionatamente la vita e io, che solo adesso comincio a capirli, ne sono entusiasta e stravolto…

Dioniso

Aspetta un po’, vuoi forse dire che sono più interessanti delle nostre divinità…

Ridicolo

No, no, non volevo dire questo. Non so come spiegarmi, ma la loro umanità è sconvolgente, la loro debolezza impietosisce, la loro vita trasmette emozioni che prima nemmeno immaginavo…

Dioniso

E così sei attratto dalle loro meschina mortalità?

E magari rinunceresti a tutte le grandiosità che ti offre la nostra presenza…ehh…è così?

Ridicolo

(come messo al muro e costretto per la prima volta a riflettere su questa eventualità, risponde pensieroso e con crescente dignità)

Mio sommo essere, io non sto dicendo che le loro povere vicissitudini possano lontanamente paragonarsi alla magnificenza della vostra presenza, che Zeus mi fulmini se questo pensiero mi abbia sfiorato per un attimo, voglio solo dire…voglio solo dire… (sempre più riflessivo in un crescendo di consapevolezza) Sono confuso! Loro sono fragili, non hanno mai chiara la strada migliore da percorrere, non conoscono il loro destino…però…ecco…la loro incoscienza li rende unici, originali…imprevedibili. Accendono le passioni e hanno una dose di autolesionismo inesauribile. Sono un turbine di sentimenti, si odiano, si amano, si invidiano…una sequela di emozioni infinite e sempre inaspettate. Con loro la noia è ripudiata…ah quante situazioni, le più strane, e la loro vita è una commistione di commedia, dramma e tragedia che si alternano, si confondono e si fondono all’infinito in un

turbinio irrazionale di commozione che nemmeno il più creativo degli artisti è in grado di concepire.

Dioniso

(sardonico)

Ah, bene bene, vedo che la tua permanenza sulla terra è valsa  a qualcosa…

(più duro e con autorità)

Allora dimmi, visto che sei così affascinato dagli umani, lo saresti fino al punto di rinunciare alla tua immortalità?

Ridicolo

No!…Si! Oddio, non lo so, l’incertezza mi ubriaca! Io penso, come si fa a pensare di buttare la propria immortalità… non posso essere così idiota…

(come folgorato  da una certezza)

Sì! Sì! Dico sì e la mia voce non ha mai avuto un suono più bello…sì, mia deità, pur di risentirmi avvolto dalle loro emozioni sono disposto a rinunciare alla mia immortalità!

Dioniso

(Come parlando a se stesso, toccandosi e ritoccandosi la folta barba)

Bene, bene… Qual è la tua proposta?

Ridicolo

(con sempre maggiore convinzione)

Rimandami sulla terra, mio sommo, e lasciami perire con i mortali, lascia che la mia restante vita sia pregna dei loro liquidi vitali.

Dioniso

Ho preso una decisione! Tu piccolo misero fantoccio, in considerazione che hai ripudiato e rinnegato i tuoi sommi superiori, in considerazione che preferisci rinunciare alla tua immortalità pur di vivere con loro, in considerazione che nessuno aveva mai osato tanto… sarai per questo punito!

Ridicolo

(stravolto)

No!…No!  voglio diventare umano…voglio vivere una vita normale…no no…

Si abbassano le luci

Con atteggiamento carico di mestizia, Ridicolo siede in un angolo.

Il pubblico deve ricevere l’impressione che Ridicolo sia attorniato da gente allegra e spensierata.

Zeus

(fortemente interessato)

E dimmi, dimmi Ridicolo, e lei cosa gli ha risposto?

Ridicolo

(annoiato mortalmente)

Tua.

Atena Mercurio Efesto

(gioiosi)

Tua. Tua…

Venere

Tua, gli ha risposto. E lui, lui non gliel’ha infilato mai, è vero?

Ridicolo

(secco)

No!

Tutti

No. Non  gliel’ha infilato mai…

Apollo

E di chi ha detto che era figlio, di chi?

Ridicolo

Del bidet

Zeus

Uah, uah, che ridere. Sto morendo. Un figlio del bidet.

Marte

E allora Maria cos’ha detto a Gino?

Ridicolo

(annientato)

E’ tua.

Tutti

Dai, dai, racconta di nuovo…

L’occhio di bue illumina soltanto il volto di Ridicolo

Ridicolo

(sconfitto ed esasperato)

Minchia, che palle!



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