Il libertino

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I L   L I B E R T I N O
di Eric-Emmanuel Schmitt

traduzione di
Sergio Fantoni


PRIMA PARTE

PERSONAGGI

DENIS DIDEROT,  filosofo.
ANNA DOROTHEA THERBOUCHE, pittrice.
ANTOINETTE DIDEROT, moglie di Diderot.
ANGELIQUE DIDEROT, figlia di Diderot. 
LA GIOVANE D’HOLBACH, figlia del barone d’Holbach.
BARONNET, segretario di Diderot.
 

Scena unica.
Un padiglione di caccia nel parco di Grandval.
Il barone d’Holbach lo ha messo a disposizione di Diderot e lui, naturalmente, lo ha trasformato in uno spazio  tra lo studio e la camera da letto. Libri, telescopi, alambicchi, sparsi un pò dappertutto, su una panca, le sedie, il pavimento. Stranamente qua e là  anche qualche vecchio giocattolo di legno.
Una porta dà sull’esterno, un’altra, con una finestrella, su un’anticamera.
 
 
 

SCENA PRIMA

DIDEROT, MADAME THERBOUCHE

(Madame Therbouche, pittrice  prussiana-polacca, sta ritraendo Denis Diderot, seduto su una sedia, poggiata su di un piedistallo fatto di libri, spalle al pubblico. Indossa una specie di toga che gli lascia le spalle e le braccia nude).
MME THERBOUCHE
Monsieur! Basta! Non potete cambiare espressione continuamente! Io come faccio ad “afferrarvi”! Da bravo! Un attimo fa eravate tutto pensieroso, un attimo dopo perduto in chissà quali sogni ed ora, guardatevi, avete una faccia che è il ritratto dello sconforto! In pochi secondi cento fisionomie diverse! Tanto vale dipingere un fiume in piena.
DIDEROT
Non vedo che una via d’uscita: dovrete accopparmi. 
(Madame sorride, poi si avvicina. Scopre la spalla di Diderot)
MME THERBOUCHE
Amo troppo la filosofia.
DIDEROT
Dovreste preferirle i filosofi.
MME THERBOUCHE
(riprende il suo lavoro) 
Non dite sciocchezze: Socrate era brutto. 
(un tempo)
Ho saputo del suo difettuccio... correva dietro ai ragazzi…in una parola... niente da fare per le donne.
DIDEROT
Io, per le donne mi sono sempre dato un gran da fare. Non ho proprio nulla di classico. I vestiti preferisco toglierli che metterli.
MME THERBOUCHE
State fermo. 
(Un tempo)
 Mi sarebbe piaciuto fargli il ritratto…a Socrate
DIDEROT
Secondo voi, gli assomiglio? Ogni tanto i miei amici mi danno del Socrate squinternato..
MME THERBOUCHE
In effetti, un pò squinternato... siete.
DIDEROT
Che altro?
MME THERBOUCHE
... Abbastanza bravo…come filosofo.

DIDEROT
Ah sì?
MME THERBOUCHE
Un pò meno brutto di lui.
DIDEROT
(seducente) 
Un pò meno?
MME THERBOUCHE
Un pò molto meno.
DIDEROT
(conquistato) 
Ah, come mi piace la pittura!…
MME THERBOUCHE
A me, la filosofia!
(Si guardano con desiderio. Ma in quel momento si sente bussare alla porta)
 
 
 

SCENA SECONDA

LA VOCE DI BARONNET, MME THERBOUCHE,DIDEROT.
DIDEROT
Sì?
BARONNET
(la voce)
Monsieur Diderot, monsieur Diderot, è molto urgente.
DIDEROT
Sto lavorando. 
(a Mme Therbouche)
 C’è urgenza e urgenza.
BARONNET
(la voce)
Monsieur Diderot, è per l’Enciclopedia.
DIDEROT
(cambiando atteggiamento) 
L’Enciclopedia? Cosa è successo ancora? 
(si alza prende una vestaglia e se la infila. A Mme Therbouche) 
Scusatemi…
 
 
 

SCENA TERZA

BARONNET, MME THERBOUCHE,DIDEROT.
(il giovane Baronnet, segretario dell’enciclopedia, entra di corsa trafelato)
BARONNET
Monsieur Diderot, Rousseau s’è ritirato. Non scriverà più il suo articolo. Dice che la polizia continua a perseguitarlo e che non ha voglia di rischiare di passare altri sei mesi in una cella. Me l’ha fatto sapere poco fa.
DIDEROT
Ma andiamo in stampa fra tre giorni! Siamo già in ritardo! Accidenti a Rousseau ! E alla polizia ! Anch’io sono stato in galera, e allora?
BARONNET
Abbiamo riservato una pagina di quattro colonne per quell’articolo, manca soltanto lui, gli altri sono tutti pronti. Monsieur, non c’è che una soluzione... come sempre… Ho paura che…
DIDEROT
Che cosa?
BARONNET
Che tocchi a voi…
DIDEROT
Ah, no! No… Baronnet, non ho tempo.
BARONNET
E’ tutto così facile per monsieur.
DIDEROT
Quando c’è il tempo!
BARONNET
Monsieur, non è la prima volta che vi tocca di scrivere un articolo all’ultimo momento. E l’Enciclopedia ci ha sempre guadagnato.
DIDEROT
Ascolta, mio piccolo Baronnet, io sono venuto in campagna, ospite del barone d’Holbach, per riposarmi.
BARONNET
(supplicando) 
Monsieur…fatelo per l’Enciclopedia.
DIDEROT
Qual è l’argomento?
BARONNET 
La morale.
DIDEROT
Perfetto ! Cerca il barone d’Holbach nel parco. Sono anni che ci sta preparando un enorme trattato sulla morale, cosa gli costa fare un piccolo riassunto di due o tre pagine.
(Baronnet non sembra convinto )
BARONNET
Il barone d’Holbach? Monsieur, sarebbe meglio che fosse firmato da voi.
DIDEROT
D’accordo! Lui lo scrive, e io lo firmo. Va, Baronnet, corri.
( Baronnet non proprio soddisfatto obbedisce e va )
 
 
 

SCENA  QUARTA

MME THERBOUCHE , DIDEROT.
MME THERBOUCHE
Grazie.
DIDEROT
Da quando dirigo l’Enciclopedia ogni minuto della mia vita è fagocitato da questa impegno. Oggi  però sarò inflessibile. Il mio tempo è tutto e solo per voi.
MME THERBOUCHE
Lo accetto. Il vostro segretario non sembrava molto entusiasta di chiedere al barone di scrivere quell’articolo.
DIDEROT
Il barone ha la mano un pò pesante quando scrive. Intinge la penna nell’amido. Pensate a un dolce senza lievito, ecco, la letteratura del barone d’Holbach, è così. Ti si piazza sullo stomaco senza mai riuscire ad arrivare al cervello.
( Mme improvvisamente mette giù i suoi gessetti, imbarazzata)
MME THERBOUCHE
Monsieur Diderot , devo confessarvi una cosa.
DIDEROT
( scherzando)
Davvero? Confessate!
MME THERBOUCHE
Non ci siamo proprio. Voi lì… così… io qua…così…ho come l’impressione che siamo sulla strada sbagliata. Almeno..non è quello che volevo.
DIDEROT
Ah, no? E che cosa volevate?
MME THERBOUCHE
Ecco…Non credo che noi ci si voglia accontentare di questo.
DIDEROT
No?
MME THERBOUCHE
Dobbiamo andare... un pò più avanti.
DIDEROT
Andate… io vi seguo.
MME THERBOUCHE
Cercate di capirmi, vorrei celebrare la natura... e l’innocenza dell’infanzia.
DIDEROT
(con uno sguardo acceso)
 Ah! Celebriamo pure la natura …
MME THERBOUCHE
Ecco,  vorrei fare una cosa che, per esempio, con monsieur Voltaire non  potrei mai fare…
DIDEROT 
Beh, sì! In effetti, Voltaire, ormai, non lo fa più…
MME THERBOUCHE
In una parola, per dire pane al pane e vino al vino... perdonate la mia franchezza... vorrei ritrarvi …nudo!
DIDEROT
(riprendendo coscienza)
Prego?
MME THERBOUCHE
Mi piacerebbe che un filosofo, una volta tanto, fosse innocente come qualsiasi altro modello, e si rivelasse agli occhi del mondo così come la natura l’ha fatto.
DIDEROT
Veramente a formare un filosofo è lo studio più che la natura.
MME THERBOUCHE
 (senza ascoltarlo)
Un quadro unico, schietto: Il  filosofo nel suo apparato più semplice.
DIDEROT
Sì, ma, non so quanto sia semplice questo apparato… 
MME THERBOUCHE
Monsieur Diderot, voi avete scritto che il pudore non è un sentimento naturale.
(tira fuori con slancio un piccolo volume segnato a una pagina)
Lo avete scritto nel saggio sulla morale del cieco: “Egli, il cieco, non comprenderebbe l’uso dei vestiti se non fosse che lo riparano dalle ingiurie del tempo”. E confessa ingenuamente, sempre il cieco, che non capisce perché si copra qualche parte del corpo piuttosto che un’altra, e ancora meno, per quale bizzarria, tra queste parti,  si dia  la preferenza a quelle, che per il loro uso e i malanni ai quali sono esposte, richiederebbero piuttosto di essere lasciate scoperte.
Si lasci andare, monsieur Diderot... perchè non instaurare tra di noi un rapporto filosofico. 
DIDEROT
Perchè non sono sicuro di essere in grado di mantenere questi rapporti nella angusta sfera della filosofia. Voi siete una donna e…
MME THERBOUCHE
Io sono una pittrice e voi un filosofo.
DIDEROT
Sì, ma voi vestita e io nudo! Se indossaste il mio stesso apparato...forse…
MME THERBOUCHE
Non scherzate, monsieur Diderot! Non vi sto proponendo nulla di sconveniente.
DIDEROT
(deluso)
Ah, no?…
MME THERBOUCHE
Ne ho visti di uomini nudi, credetemi!
DIDEROT
(deluso ma un po’ finto)
Non ne dubito! Sorvoliamo…
MME THERBOUCHE
 E più d’uno!
DIDEROT
Davvero!
MME THERBOUCHE
E di ogni tipo, belli, brutti, grandi, forti, con piccolo membro, con membro enorme, con...
DIDEROT
Sì, sì, ho capito: sorvoliamo, sorvoliamo.
MME THERBOUCHE
Se pensate che un uomo nudo possa turbarmi, vi sbagliate di grosso. Io non provo nulla, più nulla! Se vi può tranquillizzare, vi assicuro che la vostra nudità non mi provocherà più emozione  di una piega della vostra toga o della fodera di quel cuscino.
DIDEROT
(acido, a se stesso)
..Di questo cuscino?… troppo gentile.
 (a lei) 
Sì, però…
MME THERBOUCHE 
Che cosa?
DIDEROT
Se l’emozione la facesse a me ?
MME THERBOUCHE 
Come?
DIDEROT
Beh, trovarmi...davanti a voi.. in quello stato...
MME THERBOUCHE
E allora?
DIDEROT
Non siete del tutto repellente…e… 
MME THERBOUCHE
Ah! Che errore!. Vi ho letto, vi ho ammirato, convinta che foste l’unico uomo in Europa capace di superare certe convenzioni, di avere la semplicità e l’innocenza di Adamo prima del peccato originale… e invece…Mi sono inventata tutto?.
DIDEROT
Un momento!
(un tempo.Si capisce che sta per decidere)
Insomma mi devo togliere la toga, è questo che volete?
MME THERBOUCHE 
Sì, è questo.
(Diderot si toglie la toga. E’nudo)
MME THERBOUCHE
(riprende i suoi gessetti e si mette al lavoro)
Vi adoro, monsieur Diderot: che fermezza d’animo!
DIDEROT
(borbottando) 
Non sapevo che per fare apprezzare la mia fermezza d’animo avrei dovuto calarmi i pantaloni!
MME THERBOUCHE 
Siete bello.
DIDEROT
(irritato) 
Lo so... di una bellezza tutta interiore…
MME THERBOUCHE
No, non voi, il vostro corpo, monsieur Diderot… Hanno mentito: Socrate non era brutto, voi siete bello.
DIDEROT
Smettila di parlare, rivolgetevi a me come a un cuscino.
( lei si avvicina, corregge la posizione di Diderot. Diderot non sopporta di essere manipolato. Lei ritorna al cavalletto)
MME THERBOUCHE
Perché non mi guardate più?
DIDEROT
Secondo voi?
MME THERBOUCHE 
Guardatemi.
DIDEROT
(imbarazzato)
Dopo il peccato di Adamo non si comanda più a tutte le parti del corpo come al proprio braccio. Ci sono alcune parti che non vogliono, quando il figlio di Adamo vorrebbe, e altre che vogliono anche quando il figlio di Adamo non vorrebbe…
MME THERBOUCHE
Mi dispiace ma non capisco niente di teologia. E ora basta, guardatemi.
DIDEROT
Bene, l’avete voluto voi.
(non nasconde più il suo sesso. La guarda. Lei è presa da lavoro. Non è soddisfatto) 
Ah!
MME THERBOUCHE
(senza alzare gli occhi)
 Cosa c’è?
DIDEROT
Niente... vorrei essere un cuscino.
MME THERBOUCHE
(severa)
 Non muovetevi e guardatemi.
(lui esegue.Lei getta un colpo d’occhio veloce)
Ho detto: non muovetevi.
DIDEROT
Io non mi sono mosso.
MME THERBOUCHE 
Ora basta, vi prego.
(Finalmente Diderot comprende l’origine del movimento, si guarda tra le gambe, arrossisce e si mette una mano davanti al sesso)
MME THERBOUCHE
(continuando il suo lavoro)
Naturale! Siate naturale! Non nascondete nulla! La filosofia assolutamente nuda! Non nascondete nulla!
DIDEROT
Tanto peggio per la filosofia. 
(E toglie la mano non nascondendo più la sua nudità. Mme continua il suo lavoro ma non può fare a meno che lo sguardo cada in continuazione tra le gambe  del filosofo, affascinata dal crescente omaggio offertole)
(Con un velo di rimprovero)
 Monsieur Diderot!!
DIDEROT
Estrinsecazione crescente della mia fermezza d’animo!
( Mme cerca di continuare col suo lavoro senza troppo guardare. Lavora ancora qualche istante poi lo guarda di nuovo. E qui, finge un malessere, lancia un grido lasciando cadere i suoi gessetti)
MME THERBOUCHE
Ah!
(Diderot la accoglie tra le braccia e la cinge sensualmente)
DIDEROT 
Cosa c’è?
MME THERBOUCHE 
Lui!
DIDEROT
Tranquillizzatevi!  Sono molto meno duro di lui…
(Mme si abbandona tra le sue braccia. Si baciano. Si sente bussare violentemente alla porta)
 
 
 

SCENA QUINTA

LA VOCE DI BARONNET, DIDEROT, MME THERBOUCHE
LA VOCE DI BARONNET
Monsieur Diderot, monsieur Diderot!
DIDEROT
Non ci sono!
LA VOCE DI BARONNET
Monsieur Diderot, monsieur Diderot, aprite, sono Baronnet.
DIDEROT
Baronnet ! Perchè non vai a farti una bella passeggiata e torni  tra mezz’ora..
( guarda Mme )
…tra un ora…
( Mme gli fa un gesto di protesta)
…anzi, tra un’ora e mezza...in attesa che torni monsieur Diderot?
LA VOCE DI BARONNET
Monsieur, il barone d’Holbach non si trova, è andato in visita a Chennevières, tornerà questa notte. Io non avrò mai il mio articolo in tempo!
(Diderot infila immediatamente la vestaglia)
DIDEROT
( a Mme)
Perdonatemi.
MME THERBOUCHE
(sospira contrariata, ma sempre sorridendo)
Apritegli. Io vi aprirò dopo.
DIDEROT
Grazie, Pittura.
MME THERBOUCHE 
(con lo stesso tono) 
Non c’è di che, Filosofia.
(Diderot le chiede se può veramente aprire)
Ma certo, fatelo entrare, non mi vergogno di voi.
 
 
 

SCENA SESTA

BARONNET,MME THERBOUCHE, DIDEROT
(Baronnet entra e si precipita verso Diderot, con l’innocenza della giovinezza che non sospetta nulla dei giochi dei grandi)
BARONNET
Dovete assolutamente inventarvi qualche cosa, è una cosa troppo importante.
DIDEROT
Sì, ma anch’ io e Mme Therbouche, in questo momento, stiamo occupandoci di una cosa…
MME THERBOUCHE 
…di estrema importanza.
DIDEROT
(a Mme arrossendo)
Mi lusingate.
 (a Baronnet) 
E questa cosa…da cui dipende il destino…
MME THERBOUCHE
 …dell’Europa!
DIDEROT
(Continuando sulla stessa linea)
...appunto, dell’Europa, questa cosa squisitamente diplomatica, mio giovane Baronnet, non può, neanche lei, sopportare alcun ritardo.
BARONNET
(ambiguo coninciando a rendersi conto della situazione)
Non sapevo che i problemi del mondo si discutessero in vestaglia.
DIDEROT
Bene, hai appena imparato qualcosa, oggi è la tua giornata fortunata.
BARONNET
Monsieur, la morale è un soggetto che sembra fatto apposta per voi. Soltanto voi potete cambiare il modo di  affrontare questo problema.
DIDEROT
Ti ho detto che stiamo lavorando, Baronnet! E duramente, credimi!
 (Calmandosi)
 Qual’è il soggetto dell’articolo? La morale?
BARONNET 
La morale.
(Diderot e Mme si guardano imbarazzati)
DIDEROT
(in malafede)
La morale…in effetti…mi tenta.
(e si decide)
Baronnet vatti a fare quel giro nel parco. Provo a buttar giù qualcosa. Quando ho finito, ti chiamo.
 
 
 

SCENA SETTIMA

DIDEROT, MME THERBOUUCHE

DIDEROT
(posa un foglio sulla schiena nuda della sua amante, riflette cominciando a scrivere)
MME THERBOUCHE
Da che parte starete? Con Rousseau o con Helvètius?
DIDEROT
Mi sembra  che abbiano torto tutti e due. Rousseau ritiene l’uomo naturalmente buono –il che dimostra che non ha mai conosciuto la madre di mia moglie – mentre Helvètius lo ritiene naruralmente cattivo – il che dimostra che non ha osservato che se stesso. A me sembra che l’uomo non sia né tutto buono né tutto cattivo, ma che in lui vi sia una aspirazione al bene.
MME THERBOUCHE 
Una aspirazione?
DIDEROT
(con noncuranza)
Sì, è una delle tante  parole rubate ai preti. Non vogliono dire granchè ma fanno sempre un certo effetto. 
(si mette a scrivere) 
“Una forza insopprimibile ci spinge ad agire bene. La morale è il desiderio del bene, il desiderio di raggiungere e abbracciare il bene. Come una bella donna velata, che vorremmo spogliare, piano, piano, affinchè, alla fine, nuda, ci mostri tutta la verità…”
MME THERBOUCHE
Sono io che vi ho ispirato questo?…
DIDEROT
No, Platone.
MME THERBOUCHE
Non immaginavo che fossimo in tre.
DIDEROT
Scusatemi, faccio in un attimo.
(accennando all’articolo. Riflette e comincia a scrivere)
MME THERBOUCHE
E’ proprio un ingenuità tipica del maschio.
DIDEROT 
Quale?
MME THERBOUCHE
Quella di paragonare la verità a una donna nuda…Io, anche completamente nuda, non dico mai la verità.
DIDEROT
Perché?
MME THERBOUCHE
Perchè sono donna...perchè voglio piacere...voi, uomini, nudi, mentite molto meno.
DIDEROT
Cosa ve lo fa credere?
MME THERBOUCHE
Voi, poco fa: Avete issato il vostro pensiero sul più alto pennone. 
(lei ride. Diderot cancella quello che aveva scritto)
DIDEROT
Va bene, la Verità e il Bene non hanno sesso! 
(furioso)
Accidenti a Rousseau! Ha scelto il momento giusto per mollarmi?
MME THERBOUCHE
Un consiglio: rinunciate!
DIDEROT 
Prego?
MME THERBOUCHE
Non compromettevi. Non scrivete sulla morale. Tutti si aspettano che voi affermiate il regno della libertà, la liberazione dalla tutela dei preti, dei censori, dei potenti. Da voi vogliono lumi, non dogmi. Ma soprattutto, non scrivete sulla morale.
DIDEROT
Lo so, ma devo.
MME THERBOUCHE
No, vi prego. In nome della libertà.
DIDEROT
Il fatto è che non sono sicuro di credere alla libertà! Mi chiedo se non siamo semplicemente degli automi guidati dalla natura. Guardate poco fa: credevo si essere qui per regalarmi una seduta di pittura, ma sono un uomo, voi una donna, la nudità ci mette lo zampino, ed ecco che i nostri meccanismi sentono l’irrestibile necessità di congiungersi.
MME THERBOUCHE
Vorreste  dire che è solo questione di meccanismi tra di noi?
DIDEROT
In una certa misura, sì! Sono davvero libero, io? Il mio orgoglio risponde sì, ma ciò che chiamo volontà, non è semplicemente l’ultimo dei miei desideri? E questo desiderio, da dove viene? Dal mio meccanismo, dal vostro, da una situazione creata dalla troppa vicinanza delle nostre due macchine. No, non sono libero!
MME THERBOUCHE 
E’ vero.
DIDEROT
Dunque non posso essere morale.
MME THERBOUCHE 
Ancora più vero.
DIDEROT
Perché per essere morale, dovrei essere libero, dovrei avere la possibilità di scegliere, di decidere se fare questo piuttosto che quello…La responasilità presuppone che si sarebbe potuto fare altrimenti. Si può rimproverare a una tegola di cadere? O all’acqua di trasformarsi in ghiaccio? In una parola io non posso essere che me stesso. E, essendo me stesso e solamente me stesso, non posso fare che ciò che faccio.
MME THERBOUCHE
Che la maggior parte degli uomini sia così non ho il minimo dubbio. Siete tutti convinti che sia il cervello a guidarvi ma in realtà è la coda a condurvi. Noi donne siamo molto più complesse, più raffinate.
DIDEROT
Io parlo sia per gli uomini che per le donne.
MME THERBOUCHE 
Questo non è possibile.
DIDEROT
Sì, che è possibile.
MME THERBOUCHE
Voi non sapete nulla delle donne.
DIDEROT
Siete degli animali come tutti gli altri. Un po’ più graziose degli altri, lo ammetto, ma comunque animali.
MME THERBOUCHE
Che bestialità! Avete almeno un idea di cosa prova una donna quando fa l’amore?
DIDEROT
Sì. Cioè, no. Ma che c’entra? 
MME THERBOUCHE
Avete un idea di cosa prova una donna quando si avvicina a un uomo?
 (un tempo) 
Adesso, per esempio,  cosa pensate che stia provando? E se, proprio in questo momento, io stessi fingendo?..
DIDEROT 
Prego?
MME THERBOUCHE
Se non provassi alcun desiderio per voi? Se stessi recitando il desiderio? Se cadessi tra le vostre braccia con un intenzione molto diversa da quella che voi immaginate?
DIDEROT
Quale, se non vi dispiace?
MME THERBOUCHE
Ipotesi accademica, tanto per parlare. Supponiamo che non provi alcun desiderio per voi ma stia semplicemente cercando di ottenere da voi qualche cosa.
DIDEROT 
(inquieto)
Che cosa?
MME THERBOUCHE
E’ un ipotesi, vi ho detto. Supponete che sia perversa. Per mostrarsi perversi bisogna pur essere liberi. Il vizio non potrebbe esere la dimostrazione della nostra libertà?
DIDEROT
No, vorrebbe dire che siete un meccanismo perverso, naturalmente, fisiologicamente perverso, ma un meccanismo.
MME THERBOUCHE
Appassionante. 
(prendendolo in giro)
Così razionale.
DIDEROT
(concludendo)
La vostra obiezione non tocca la mia teoria. Se non c’è libertà, non c’è azione che meriti plauso o condanna. Non c’è vizio né virtù, niente da ricompensare o condannare.
MME THERBOUCHE
Bravo! Ma allora su cosa costruire una morale? Mi chiedo cosa diavolo scriverete.
(Diderot osserva preoccupato il foglio. Mme si diverte. Si mette a camminare per la stanza)
DIDEROT 
(contrariato)
Vedrete…non sono nuovo alla riflessione morale…sono anni che mi esercito…
MME THERBOUCHE
Ah, sì? E, fino ad oggi, cosa avete fatto per la morale?
DIDEROT
(senza ritegno)
Ho offerto il mio esempio. 
(bussano con veemenza alla porta)
 
 
 

SCENA OTTAVA

VOCE DI MADAME DIDEROT, MME THERBOUCHE, DIDEROT
VOCE Mme DIDEROT 
Sono io!
DIDEROT
Come?
VOCE Mme DIDEROT
Apri! Sono io.
DIDEROT
(sorpreso e preoccupato)
Mia moglie! E’ lei. Nessuno riesce a dire “ sono io “ in  modo così convincente.
MME THERBOUCHE
(raccogliendo le sue cose) 
Meglio sparire... di là.
(indica l’anticamera)
DIDEROT
Siete sicura?
MME THERBOUCHE
E’ la cosa più naturale. Ma vi avverto: che non sia una cosa troppo lunga altrimenti tossisco. 
(non riesce ad aprire la porta)
E’ chiusa!
(Diderot tira fuori una chiave e apre la porta)
DIDEROT
Mi dispiace costringervi a questo.
MME THERBOUCHE
Perché mai ? E’ eccitante! Ti senti veramente di troppo.
(sparisce nell’anticamera. Diderot da un giro di chiave e la rimette nella tasca. Va per aprire a sua moglie ma fa dietro front per andare a coprire il quadro sul cavalletto con un telo. Quindi va ad aprire la porta)
 
 
 

SCENA NONA

MME ANTOINETTE DIDEROT, DIDEROT
(Mme Diderot,una quarantina d’anni, vivace, pienotta, aria popolare, entra nella stanza con una certa veemenza)
ANTOINETTE
Non eri solo, vero?
DIDEROT
Come no!
ANTOINETTE
In quella tenuta?
DIDEROT
Appunto! Ti sembra una tenuta per ricevere?
ANTOINETTE
(si siede e lascia un tempo) 
Io non ne posso più!
DIDEROT
 Eh?
ANTOINETTE
Sì! Ne ho abbastanza di essere la moglie più cornificata di Parigi.
DIDEROT
(sinceramente sorpreso)
Perchè? Cosa è successo?
ANTOINETTE
Te l’ho detto. Non sopporto che tu vada a letto con qualunque cosa abbia una sottana.
DIDEROT
(in buona fede)
Sì, ma... perché proprio oggi? Sono anni che è così.
ANTOINETTE
Ah sì? Beh, non lo so perché proprio oggi. E’ così! Questa mattina ho aperto gli occhi e mi sono detta: basta! Non voglio più portare le corna. Ne ho abbastanza.
DIDEROT
Ma Antoinette... non è un po’ tardi?
ANTOINETTE 
Come?
DIDEROT
Beh, sì...sono vent’anni che faccio questa vita e adesso, così, di punto in bianco, arrivi e ne fai un caso personale?
ANTOINETTE
Cosa? Vuoi dire che continuerai così? 
DIDEROT
Credo proprio di sì.
ANTOINETTE
Che faccia tosta! Non ha alcun pudore.
DIDEROT
 No.
ANTOINETTE
Mi disprezzi fino a questo punto?
DIDEROT
(sincero)
No! Tutt’altro. Antoinette, tu sei una moglie perfetta,sincera, onesta, elegante. Chi può affermare che tu non sia degna di essere amata? Guardati dentro e capirai quanto ti amo. Non ho mai rimpianto la nostra unione.
ANTOINETTE
La nostra unione…la chiama la nostra unione…per te deve essere un vago ricordo perso tra mille altri…
DIDEROT
Non è vero. Io non ti confondo con nessuna. 
(le si avvicina carino)
Mi sta rimproverando di non desiderarti più?
ANTOINETTE
(arrossendo)
 No…è vero…quanto a quello…non c’è dubbio che sono molto più felice di tante mogli della mia età…però…
(con collera)
Quando facciamo...quella cosa... ho sempre paura che pensi a qualcun’altra.
DIDEROT 
Mai!
ANTOINETTE
Davvero?
DIDEROT
Mai e poi mai! Se non ti tradissi… allora sì, che quando ti prendo tra le braccia, penserei a tutte quelle che non ho potuto avere... Ma siccome sei mia, dopo averle avute, non mi sento per nulla un marito frustrato. Sei proprio tu che abbraccio e stringo a me.
ANTOINETTE
(convinta a metà) 
 Tu, te la cavi sempre. 
(un tempo) 
Se penso che fu proprio per questo che mi sei piaciuto! Non c’era nessuno che parlasse come te, ti chiamavano “bocca d’oro”. 
(un tempo) 
E’ vero, per una donna, non è poi così importante, il fisico di un uomo.
DIDEROT
Ti ringrazio.
 ANTOINETTE
Insomma, stamane mi sono sentita  più cornuta del solito e ho deciso di troncare tutto... Ma visto che mi vuoi ancora un po’ di bene…
 DIDEROT
Molto….
 ANTOINETTE
Promettimi che la farai finita.
 DIDEROT
No! Sarebbe contro natura.
 ANTOINETTE
Un po’ di castità, come per i ragazzi, non può far che bene.
 DIDEROT
Non è affatto vero. Io ho radiato la castità dal catalogo delle virtù. Ammetti che non c’è niente di più puerile, ridicolo, assurdo, malsano, spregevole che trattenere dentro di sè tutti quegli umori. Danno alla testa. Ti fanno uscire pazzo.
 ANTOINETTE
E le suore? E i monaci?
 DIDEROT
Mi auguro che pratichino azioni solitarie.
 ANTOINETTE
Cosa?!
 DIDEROT
E perché dovrebbero proibirsi un momento necessario e delizioso? E’ come un salasso, per di più piacevole.
 ANTOINETTE
Ah!
 DIDEROT
Che importanza ha la natura dell’umore in eccesso e il come liberarsene. ISe, risucchiato dai suoi serbatoi, fosse messo in circolazione, e trovasse la via del cervello, via ben più tortuosa e rischiosa, andrebbe comunque perso. La natura non sopporta nulla di inutile; e allora come possiamo condannare i monaci di aiutarla, quando chiede aiuto con segnali così espliciti. Non dobbiamo mai provocarla, la natura, però quando è il momento, è meglio aiutarla.
 ANTOINETTE
Va bene, va bene, fai quello che vuoi, ma non voglio che tu mi tradisca...  troppo. Siamo sposati! L’hai dimenticato?
 DIDEROT
Il matrimonio è una mostruosità nell’ordine della natura.
 ANTOINETTE
Oh!...
 DIDEROT
Il matrimonio pretende di essere un vincolo indissolubile, e il saggio trema all’idea di un unico impegno indissolubile. L’idea di un sacramento che voglia impedire il cambiamento che è in noi è insensata. Osserva tutti quei giovani sposi condotti all’altare: Non ti  sembra di vedere una coppia di buoi condotti al macello! Poveri ragazzi! Costretti a promettere una fedeltà che limita il più capriccioso dei piaceri a una sola persona, condannati a soffocare i loro desideri con le catene della fedeltà!
 ANTOINETTE
Non ti ascolto più.
  DIDEROT
 E le promesse d’amore! Mi par di sentirlo, il primo giuramento di due esseri in carne e ossa, davanti a un torrente in piena, sotto un cielo in movimento, ai piedi di una roccia che si sgretola, all’ombra di un albero schiantato, seduti su una pietra coperta di muschio. Tutto, in loro e  intorno a loro, cambia, nasce, muore, e loro si  fanno promesse eterne, illusi che i loro cuori siano immuni dalle sofferenze della vita. Bambini, eterni bambini…
 ANTOINETTE
Quanto è brutto, quello che dici.
 DIDEROT
I desideri mi attraversano, le donne mi intersecano, io non sono che il punto d’incontro di forze che mi oltrepassano e mi plasmano.
 ANTOINETTE
Tante belle parole per dire che sei un gran porco!
 DIDEROT
Sono quello che sono. Nient’altro. Tutto ciò che è non può essere né contro la natura né fuori la natura.
 ANTOINETTE
Tutti però ti danno del libertino.
 DIDEROT
Il libertinaggio è la facoltà di dissociare il sesso dall’amore, la coppia dall’accoppiamento, deriva  dal concetto di finezza e esattezza.
 ANTOINETTE
Tu non hai alcun senso morale.
 DIDEROT
E invece sì!  Sono convinto che la morale non sia altro che l’arte di essere felici.
 (si precipita verso i suoi fogli) 
Ecco, guarda, cosa stavo scrivendo per la voce “Morale” dell’Enciclopedia. 
(e parlando si mette a scrivere quello che dice a sua moglie) 
“Ognuno cerca la propria felicità. C’è una sola passione nella vita, quella di essere felici. Non c’è che un dovere, quello di essere felici. La morale è la scienza che fa derivare i doveri e le giuste leggi dall’idea della vera felicità.”
 ANTOINETTE
Sì, caro il mio pensatore, ma quello che fa felice te, non sempre fa felice me!
 DIDEROT
Come puoi immaginare che la stessa felicità vada bene per tutti! (scrive)
 “La maggior parte dei saggi sulla morale non sono che il resoconto della felicità di quelli che li hanno scritti.”
(scrive con gran piacere)
 ANTOINETTE
(con espressione interrogativa)
Hanno affidato a te l’articolo sulla morale per l’Enciclopedia? Io non capisco! Allora perché non quello sul “manzo brasato” o magari sugli “spiedini di vitello”?
 DIDEROT
Non vedo il rapporto.
 ANTOINETTE
In cucina, fai schifo.
(Diderot gli lancia uno sguardo di fuoco)
Capito, ognuno al suo posto. Torno a casa.
 DIDEROT
Parli come una moglie, sei pesante come una moglie, mi soffochi come una moglie. Il tuo sogno è rinchiudermi in una prigione.
 ANTOINETTE
Io?
 DIDEROT
Chi è, l’uomo o la donna, che desidera di più la casa, la coppia, i figli? Chi preferisce l’amore alla passione? Il sentimento al sesso? Chi vuole sicurezza? Chi vorrebbe fermare il tempo, arrestare il fluire delle cose? Su questo le donne e i preti vanno a braccetto. Vogliono  fabbricare statue con esseri viventi, preferiscono il marmo alla carne, il loro regno sono i cimiteri. L’uomo vuole essere un lupo senza collare, libero; la donna vorrebbe farne un cane alla catena, uno schiavo. La donna, per natura, è reazionaria.
 ANTOINETTE
Basta, mi stai facendo la testa come un pallone con tutte queste chiacchere! Tanto lo so come va a finire. Fra poco finirò per convincermi che hai ragione tu e ti chiederò anche scusa. E’ così che mi hai sempre  ingannato.
 DIDEROT
Io non ti inganno. Io ti spiego le cose da un punto di vista filosofico.
 ANTOINETTE
Filosofico, appunto. Credo che ti sei inventato la filosofia  solo per giusticare  le tue malefatte, ecco cosa credo.
 DIDEROT
(ridendo)
 Cara moglie, ti adoro.
 ANTOINETTE
Lo credo! Dove la trovi un’altra più arrendevole di me? Mammà me l’aveva detto:”Quello, con i suoi occhioni da bravo ragazzo, ti cucinerà a fuoco lento, povera la mia Nanette”. E io me lo sono sposato.
 DIDEROT
Antoinette, che vita avresti vissuto se avessi dato retta a tua madre?
 (un tempo) 
La sua stessa vita?
 ANTOINETTE
( Lo guarda. Un tempo. Sorride e confessa)
Mi sarei annoiata a morte.
 DIDEROT
Anch’io.
 ANTOINETTE
Davvero?
 DIDEROT
Giuro.
(si baciano come due vecchi bambini. In quel momento si sente il rumore di qualcosa che cade nell’anticamera)
 ANTOINETTE
C’è qualcuno di là?
 DIDEROT
No.
 ANTOINETTE
Mi prendi per scema? C’è qualcuno.
 DIDEROT
Ti giuro che non c’è nessuno.
 ANTOINETTE
(si dirige verso la porta e cerca di aprirla)
Chi c’è di là? Chi è? Uscite! 
(torna da Diderot) 
Voglio sapere chi è!
 DIDEROT
E’ moro, peloso con dei lunghi baffi e si chiama Albert.
 ANTOINETTE
Cosa?
 DIDEROT
Il gatto del barone.
 ANTOINETTE
Il gatto del barone? Mai sentito un gatto fare un tale baccano. E’ una delle tue baldracche.
 DIDEROT
(fa per darle la chiave) 
E allora, tieni, guarda tu stessa, invece di farti saltare i nervi.
(lei guarda la chiave ma esita. Lui insiste con un gesto)
 ANTOINETTE
Mi coprirò ancora una volta di ridicolo.
 DIDEROT
Se c’è qualcuno o se non c’è nessuno?
 ANTOINETTE
In tutti e due i casi. 
(un tempo)
 Non me lo dici?
 DIDEROT
Il dubbio è mille volte più eccitante della verità.
 ANTOINETTE
Mmmm? Allora è vero!
 DIDEROT
Vai a vedere.
(lei esita ancora un istante poi decide di non aprire. Va verso l’uscita che da sul parco)
 ANTOINETTE
Passo. Non è battendo l’acqua che si fa il ghiaccio.
(sulla soglia si gira e sorride) 
Ah! Naturalmente, tu credi che ti sia fedele, vero?
DIDEROT
Non so.
(inquieto)
Sì, lo credo. Perchè?
 (un tempo) 
No?
 ANTOINETTE
Chi lo sa!
(Sta per uscire lasciando Diderot pensieroso.Ma lui la ferma)
 DIDEROT
No, aspetta. Che cosa vuoi dire?
 ANTOINETTE
Niente.
 DIDEROT
Mi hai tradito?
 ANTOINETTE
Voi ,uomini, fate tante chiacchere per giustificare le vostre passioni. Noi,  donne...le assecondiamo. 
(sorride)
 Chissà?
 DIDEROT
Aspetta... non puoi andartene così....
 ANTOINETTE
Come hai detto poco fa? Il dubbio è mille volte più eccitante della verità. 
(esce per riapparire,molto divertita)
E’ vero! Mille, mille volte di più…almeno…
(e se ne va decisa lasciando il marito alquanto perplesso. Subito Mme Therbouche si mette a battere alla porta dell’anticamera)
 
 
 

SCENA DECIMA

 MME THERBOUCHE, DIDEROT
(Diderot sebbene preoccupato obbedisce al richiamo di Mme. Lei esce dall’anticamera ed emette un piccolo fischio di ammirazione)
 MME THERBOUCHE
Sconvolgente! Che virtuosimo!
 DIDEROT
(contrariato)
 Secondo voi, cosa voleva dire? Credete che mi abbia tradito?
 MME THERBOUCHE
Che importanza ha? Considerata la vostra teoria sul matrimonio, l’avrete già perdonata, no?
 DIDEROT
Certamente! Comunque... mi piacerebbe sapere se…
MME THERBOUCHE
Sì?
DIDEROT
( furioso, rendendosi conto del ridicolo) 
Niente.
 MME THERBOUCHE
Una vera donna…vi ha lasciato in buona compagnia: il dubbio…
(un tempo)
 Da dove vengono i bellissimi quadri accatastati in quella stanza?
 DIDEROT
Sono il compratore di Caterina di Russia.
 MME THERBOUCHE
(fingendo stupore) 
La Zarina?
 DIDEROT
Sì. Ha apprezzato i miei resoconti sulle ultime mostre e mi ha incaricato di rifornire San Pietrburgo di pittura francese. Il barone d’Holbach mi permette di conservarli quì. Sono più al sicuro che a casa mia...
 MME THERBOUCHE
Varranno una fortuna! Almeno cento mila luigi!
 DIDEROT
(sorpreso) 
Sì...esattamente, cento mila luigi.
 (improvvisamente preoccupato)
 Mi raccomando, acqua in bocca!
 MME THERBOUCHE
(complice) 
Acqua in bocca. 
(un tempo) 
E’ per questo che chiudete  quella porta a chiave?
 DIDEROT
Sì, ma acqua in bocca!
 MME THERBOUCHE
Assolutamente! 
(sorride misteriosamente)
 Su, finite il vostro articolo, così, forse, saremo più tranquilli.
(Diderot va a chiudere la porta a chiave poi riprende le sue carte)
 DIDEROT
Allora cosa stavo scrivendo: “la morale è la scienza che fa derivare i doveri e le giuste leggi dall’idea della vera felicità.” 
(a se stesso)
 Rousseau e Helvètius hanno torto. Non credo che l’uomo sia buono o cattivo per natura; non è questa la sua preoccupazione; l’uomo cerca semplicemente la felicità.
 MME THERBOUCHE
Sono assolutamente d’accordo con voi. Io non corro mai dietro al Bene, ma a ciò che è bene per me.
 DIDEROT
Noi non siamo liberi. Viviamo sotto la spinta delle nostre inclinazioni. 
(la guarda con uno sguardo carnivoro) 
Già…e se sapeste quanto spingono le mie inclinazioni…
 MME THERBOUCHE
(con lo stesso sorriso)
 Anche le mie…
(si accarezzano, attratti l’uno all’altra, mentre Diderot continua a scrivere)
Ditemi, ho sentito quel che dicevate a vostra moglie a proposito degli umori che bisogna espellere…ma è proprio così?
 DIDEROT
Certo! L’uomo è come una pompa. Va spurgata regolarmente. 
 MME THERBOUCHE
Che espressione graziosa !
(sognante)
Mi chiedo se forse non è proprio questa la vostra debolezza. Di voi uomini.
 DIDEROT
Di noi?
 MME THERBOUCHE
Voi non saziate i vostri desideri, ve ne liberate. La debolezza dell’uomo dipende dal fatto che eiacula. Noi, donne, abbiamo una vitalità senza fine perchè non abbiamo nulla da perdere nell’amore, siamo…inesauribili.
 DIDEROT
(conquistato) 
E’ una promessa?
 MME THERBOUCHE
Voi, uomini, sarete sempre e soltanto dei viziosi. Mai dei passionali.
 DIDEROT
Dov’ è la differenza?
 MME THERBOUCHE
Il vizioso scarica e ricomincia. Il passionale gode ti ciò che precede, di ciò che segue, di tutto ciò che esiste. Che stupidi! Credete che tutto finisca lì, la vita come il desiderio.
 DIDEROT
Non fatevi ingannare dal lato spettacolare del nostro godimento. Credetemi, non tutto è in quel getto del tubo di scarico.. C’è anche il prima e il dopo; personalmente mi considero un vizioso molto appassionato.
 MME THERBOUCHE
Non mi dite…
 DIDEROT
Sempre pronto a migliorarmi…ho molta fiducia nel progresso. 
(la bacia)
 Allora…ditemi? Cosa prova una donna quando fa l’amore?
 MME THERBOUCHE
Scopritelo da solo…
 DIDEROT
Chi prova più piacere?
(bussano alla porta del parco. Contrariato) 
No!
(ribussano, questa volta leggermente)
Ho detto no!
(ribussano. A Mme con un sospiro))
Mi perdonate?
 MME THERBOUCHE
Non ce la faccio più, svengo…
 DIDEROT
Vi prego...
 MME THERBOUCHE
(con un sospiro) 
Va bene…torno alla collezione della Zarina.
(Diderot le apre la porta dell’anticamera)
 DIDEROT
Grazie, Faccio in un baleno.
(da un giro di chiave ma lascia la chiave nella serratura)
Avanti!
 
 
 

SCENA UNDICESIMA
LA GIOVANE D’HOLBACH, DIDEROT
(La figlia del barone D’Holbach, un incantevole ragazza di circa vent’anni, entra nello studio di Diderot)
 D'HOLBACH
Monsieur Diderot?
 DIDEROT
(fingendosi sorpreso, lascia cadere la penna) 
Oh, mademoiselle d’Holbach! Vi credevo in visita con tutta la compagnia.
 D'HOLBACH
No, grazie! Troppo divertente per me…
 DIDEROT
Angelica non è con voi?
 D'HOLBACH
No, vostra figlia mi raggiunge più tardi.
(un tempo. Osserva il cavalletto) 
Mme Therbouche non è con voi.
 DIDEROT
(spingendola verso la porta)
Se la vedo le  dico che siete passata. A presto.
(lei si libera dolcemente e riguadagna la stanza)
 D'HOLBACH
Lavorate?
 DIDEROT
( un po’ infastidito) 
Sì, cercavo di  lavorare.
 D'HOLBACH
(non coglie l’allusione e indicando i fogli)
Io non riuscirei a raccapezzarmi tra tutti quei fogli.
 DIDEROT
Neanch’io mi ci raccapezzo. E’che scrivo senza un particolare ordine, scrivo come viene; così sono sicuro di non perdermi le idee per strada; i metodi mi fanno orrore. 
(un tempo) 
Volevate dirmi qualcosa?
 D'HOLBACH
(esitando)
No…sì…una domanda.
 DIDEROT
Vi ascolto.
 D'HOLBACH
Mi sapete dire perché sono gli uomini a fare la corte alle donne e non le donne agli uomini?
 DIDEROT
Perché non fate questa domanda a vostro padre?
 D'HOLBACH
Perché conosco già la risposta.
 DIDEROT
Quale sarebbe?
 D'HOLBACH
Il contrario di ciò che pensa. I padri per salvaguardare l’onestà delle loro figlie non fanno che mentire. Allora, voi, cosa dite: perché è sempre degli uomini, la prima mossa in amore?
 DIDEROT
(getta uno sguardo verso l’anticamera e facendo eco alle ultime parole di Mme) 
Mi sembra  naturale chiedere a chi è sempre nelle condizioni di dare.
(fa finta di rimettersi a lavorare ma la giovane non è affatto d’accordo)
 D'HOLBACH
Voglio sottomettervi un caso.
 DIDEROT
(molto disturbato)
Sì.
 D'HOLBACH
Si tratta di una ragazza di venti, ventidue anni, sufficentemente intelligente, coraggiosa, una certa esperienza, in buona salute, graziosa più che bella, una discreta dote, che non vuole sposarsi perché ha visto quanto può essere infelice un matrimonio sbagliato, e, comunque, quanto sia frequente, sposandosi, essere infelici. Ma vuole assolutamente avere un figlio, perché sente che deve essere dolcissimo essere mamma, convinta anche che sarebbe una bravissima educatrice, se avesse un figlio da allevare.
(Diderot si gira interessato)
Sa perfettamente cosa vuole. Così ha messo gli occhi su un uomo, di quarant’anni. Lo ha osservato a lungo. Il suo aspetto le piace; Il suo modo di pensare, la sua sensibilità, con sua gran sorpresa, anche di più.
(tace. Diderot aspetta che riprenda a parlare, ma lei resta silenziosa avendo ormai gettato l’amo. Lui la sollecita)
 DIDEROT
E poi?
 D'HOLBACH
Ecco cosa gli ha detto: “signore, non c’è nessuno al mondo che stimi più di voi; ma non sono innamorata di voi, non lo sarò mai, e non voglio che lo siate voi. Se accadesse, uno a mille, non potrei corrispondervi: si tratta soltanto di avere un figlio.”
(Diderot accusa il colpo di questa dichiarazione)
“Signore -ha continuato- volete rendermi questo servizio? Se rifiutate, non vi nacondo, che soffrirò moltissimo.”
(Diderot si alza per avvicinarsi a lei, confuso. Ma lei ferma  a sua vanzata continuando la sua dichiarazione)
“So che siete sposato”.
(Diderot accusa il colpo) 
Ha continuato...E anche se, in questo momento, siete impegnato in un’ altra storia, non voglio, per tutto l’oro del mondo, che vi rinunciate. Assolutamente, no!
(Diderot aggrotta la ciglia)
 Ah, c’è un’altra cosa. Se vi venisse in mente di abbandonare tutto e tutti, questo non farebbe di voi il padre di mio figlio.
(Diderot si siede. La giovane diviene più pressante) 
Di voi voglio soltanto un atomo di vita. Pensateci su. Ho deciso che non nasconderò la mia gravidanza. Se volete che il nostro patto non si sappia, non si saprà, io non aprirò bocca.”
(un tempo. Si guardano intensamente. Il silenzio è difficile da rompere)
 DIDEROT
Cosa ha risposto?
 D'HOLBACH
Chi?
 DIDEROT
L’uomo a cui fu fatta questa domanda.
 D'HOLBACH
Con altre domande.
 DIDEROT
La ragazza, forse, era più graziosa di quanto lei stessa pensasse.
 D'HOLBACH
(seducente) 
Forse. O forse non immaginava quanto la vanità potesse aiutare la sua causa.
 DIDEROT
Forse.
(si avvicinano l’uno all’altra. Diderot fa una certa qual fatica a respirare tanto è attratto dalla giovane. Ma, improvvisamente, vede il volto di Mme Therbouche apparire nella finestrella, sopra la porta dell’anticamera. Ha un soprassalto e riprende il controllo)
Date questo consiglio alla vostra amica.
 D'HOLBACH
Sì.
 DIDEROT
Mai forzare un uomo. Non farà mai ciò che gli si chiede.
(si allontana da lei vittorioso)
 D'HOLBACH
Quanto orgoglio!
 DIDEROT
I primi approcci devono essere molto più ambigui. L’uomo deve illudersi di essere lui l’artefice di ciò che gli accade.
 D'HOLBACH
(irresistibilmente sottomessa)
Ma lo è, credetemi, lo è. Lui può tutto.
(la giovane è vicinissma, quasi contro di lui. Un tempo. Diderot lancia uno sguardo alla finestrella e vede che Mme non c’è più. Fatica sempre di più a resistere alla fanciulla)
 DIDEROT
(bisbigliando)
Avete detto che sono andati via tutti? Vostro padre, vostra madre...tutti?
 D'HOLBACH
Tutti.
 DIDEROT
Forse si potrebbe studiare il problema….
 D'HOLBACH
…Più da vicino?…
 DIDEROT
…Sì, si potrebbe analizzarlo…
 D'HOLBACH
…Studiarne i particolari…
 DIDEROT
…Valutarne le difficoltà…
 D'HOLBACH
E alla fine...si potrebbe mettere tutto nero su bianco.
 DIDEROT
Come?
 D'HOLBACH
La mia amica vuole così. Vuole un attestato. Secondo il quale il ventre è suo, con tutti i suoi derivati.
 DIDEROT
Perché essere così formali?
(la giovane gli da un foglio con un bel sorriso)
 D'HOLBACH
Ci tengo…
(prende il foglio e scarabocchia in fretta)
 DIDEROT
“Consiglio questa ragazza di ascoltare la voce
 del cuore. La natura non sbaglia mai.” Fatto. Contenta?
(la giovane afferra il foglio e d’improvviso grida)
 D'HOLBACH
Angelique! Angelique!
 
 
 

SCENA DODICESIMA

ANGELIQUE, LA GIOVANE D’HOLBACH, DIDEROT
(Angelique Diderot entra di corsa e si getta tra le braccia di suo padre)
 ANGELIQUE
Oh, papà! Papà! Sono felice !
(lui la riceve tra le braccia senza capire) 
 DIDEROT
Angelique! Che ci fai qui? Non dovevi venire più tardi?
(Angelique si allontana da suo padre per correre a baciare sulle guance la giovane d’Holbach)
 ANGELIQUE
Che amica meravigliosa sei! Ti ricambierò dieci, cento volte. Quando e come vorrai!
 DIDEROT
Ma di che cosa state parlando voi due?
 ANGELIQUE
(a suo padre) 
Papà, confesso che  io non ce l’avrei mai fatta a sottoporti questo problema. 
(rilegge il foglio scarabocchiato dal padre, sospira felice)
Papà, sono innamorata del cavaliere Danceny.
 DIDEROT
Il piccolo Danceny? Ma se ha nove anni!
 ANGELIQUE
(ridendo)
Ma no, non del figlio del cavaliere. Di lui, del cavaliere.
 DIDEROT
(sobbalzando)
Il cavaliere? Ma ha la mia…Oh Cristo!
 ANGELIQUE
L’altro giorno quando l’ho visto rientrare dalla caccia, tutto sporco, sudato, gli stivali incrostati di fango, non ho più avuto dubbi: “E’ lui... è lui il padre di mio figlio.”
 DIDEROT
Mi stai dicendo che sei incinta?
 ANGELIQUE
No, è lui il padre del figlio che voglio avere. E’ lui l’uomo di cui voglio il seme.
 DIDEROT
(stordito)
Il seme?... io pensavo che le ragazze sognassero meravigliose storie d’amore…
 ANGELIQUE
Io non voglio creargli complicazioni, capisci, non voglio che lasci sua moglie. La sua vita è così bene organizzata. No, ho troppo rispetto per lui. Voglio solo che faccia l’amore con me qualche volta. Cioè, tutte le volte che sarà 
necessario affinchè il fatto si compia.
 DIDEROT
Mia piccola Angelique, cosa ti fa credere che debba essere proprio lui il padre del tuo primo figlio?
ANGELIQUE
Le mie voci.
DIDEROT
Come?
 ANGELIQUE
Le mie voci. Quando lo guardo, delle voci dentro di me mi dicono che è lui.
 DIDEROT
(furioso)
Delle voci! Un pò come Giovanna d’Arco ma più spinte?
 ANGELIQUE
(candida)
Esatto!
(Diderot si alza, pronto a esplodere. Tuttavia cerca di controllarsi ma vedendo la giovane d’Holbach sfoga la sua collera su di lei)
 DIDEROT
E voi cosa fate lì? Vi dispiace lasciarci soli?
 D'HOLBACH
La vostra discussione mi appasiona. Imparo! Imparo!
 DIDEROT
Perché. non avete imparato a sufficienza oggi?
 D'HOLBACH
Ho la sensazione che il meglio debba ancora ancora venire.
 DIDEROT
Levatevi di torno!
 ANGELIQUE
Ti prego, lasciami sola con lui.
 D'HOLBACH
Come sei fortunata, Angelique. Tuo padre è molto più divertente del mio.
(esce)
 
 
 

SCENA TREDICESIMA

ANGELIQUE, DIDEROT
 DIDEROT
Mia piccola Angelique non credo di essere d’accordo.
 ANGELIQUE
(tranquillamente) 
Ti sbagli. Siamo perfettamente d’accordo.
 DIDEROT
Ah sì?
 ANGELIQUE
Assolutamente! Non faccio che rispettare tutto ciò che ti ho sempre sentito dire. Nostra unica preoccupazione non è essere felici senza danneggiare gli altri? Bene, la mia felicità è avere un figlio da Danceny ma non voglio rovinare la sua famiglia.
 DIDEROT
(lentamente)
Angelique, prima devi sposarti.
 ANGELIQUE
Con Danceny?
 DIDEROT
Ma no, ti devi sposare con l’uomo che sarà il padre dei tuoi figli.
 ANGELIQUE
Ma Danceny è già sposato…
 DIDEROT
(la sua collera esplode)
Insomma alla malora questo Danceny! Non voglio che tu vada a letto con un imbecille che pensa solo  ai cavalli e che non ha mai letto una riga di filosofia senza sbadigliare.
 ANGELIQUE
Credevo fosse tuo amico.
 DIDEROT
Sarà anche mio amico, ma non sarà mai l’amante di mia figlia e ancora meno il padre di mio nipote. Non ho nessuna voglia di far saltare sulle mie ginocchia un piccolo Danceny.
 ANGELIQUE
Io invece ne ho una gran voglia. E tanto basta!
(si alza, decisa, e sta per uscire. Lui la ferma. Lei gentilmente si libera e lo affronta con piglio da ragazza di carattere)
 ANGELIQUE
Papà, è tardi, non puoi rimangiarti tutto. Mi hai sempre ripetuto che avrei scelto io la mia vita, secondo i miei desideri. Ho sperato tanto che tu fossi d’accordo, ma se non lo sei, tanto peggio. Io sono libera. Il dado è tratto.
 DIDEROT
Angelique, ma cosa stai dicendo, perché non vuoi aspettare di innamorarti di un uomo della tua età per sposarti? Sei così giovane.
 ANGELIQUE
Papà, non stai parlando sul serio, vero? Non fai che dire peste e corna del matrimonio.
 DIDEROT
E invece voglio che tu ti sposi. Dal momento che vuoi avere dei figli devi sposarti. Il…il…matrimonio è necessario alla specie umana!
 ANGELIQUE
(incredula)
No...mi prendi in giro!
 DIDEROT
Assolutamente no! Se vuoi mettere su famiglia, voglio che ti sposi.
 ANGELIQUE
(prendendolo in giro)
Con un uomo?
 DIDEROT
Preferibilmente.
 ANGELIQUE
(stesso atteggiamento)
Uno solo?
 DIDEROT
(esasperato)
Non vorrai sposarti con un reggimento. (si prende la fronte tra le mani) Ma che cos’ha nella testa, mio Dio, ce cosa ha in quella testa! Che educazione ha avuto?
 ANGELIQUE
Indovina. 
(un tempo,poi seria)
Io non capisco una parola di quello che dici.
 DIDEROT
Angelique, guarda, sei capitata a proposito. Quando sei entrata stavo appunto scrivendo un articolo sulla morale per l’Enciclopedia. E nell’articolo tratto proprio il tema della nostra discussione. 
 (afferra il foglio e cancella tutto quello che ha scritto) 
Scrivevo dell’unione degli esseri.
(lei lo guarda cercando di capire dove vuole arrivare. Lui si mette a scrivere parlando.)
Dal punto di vista dell’individuo non c’è alcun dubbio che il matrimonio è un giuramento assolutamente inutile…
 ANGELIQUE
…e contro natura!
 DIDEROT
(borbottando)
Va bene, contro natura, se vuoi…ma senza esagerare…
(riprende con tono professorale)
 Ma...“Dal punto di vista della società il matrimonio resta una istituzione necessaria. Marito e moglie non hanno alcun obbligo di  fedeltà tra di loro, ma lo hanno nei confronti dei figli. E’ la presenza dei figli che vieta loro di separarsi.”
(si sente un rumore nell’anticamera)
 ANGELIQUE
Che cos’è?
 DIDEROT
Il gatto. 
 (riprende)
“E’la presenza dei figli che vieta ai genitori di separarsi.”
 ANGELIQUE
E tu, tu scrivi questo? Proprio tu ?
 DIDEROT
(sferzante)
Perchè, ho forse piantato tua madre, io?
 ANGELIQUE
Mi auguro che tu non sia restato con mammà  per me. Perché in questo caso  potevi anche risparmiartelo.
 DIDEROT
Non ho mai pensato di andarmene, primo perché voglio troppo bene  a tua madre, secondo, e soprattutto, per il mio senso del dovere. Sì! Per dovere! Perché c’eri tu. Il matrimonio è la garanzia giuridica dell’avvenire dei figli. Sarei stato un volgare mascalzone se avessi abbandonato la madre dei miei figli.
 ANGELIQUE
Oh!
 DIDEROT
(perentorio)
L’esistenza di un figlio è  sufficiente a giustificare l’indissolubilità del matrimonio. Moglie e marito sono condannati l’una all’altro se sono madre e padre.
 ANGELIQUE,
Adesso ho capito…
(riflettendo e cercando di rispondere)
Però, tu mi hai insegnato che le donne sono libere esattamente quanto gli uomini, non è vero?...e che hanno il diritto di decidere loro del proprio corpo secondo la loro volontà, non è vero?…Allora, se io voglio che il mio ventre porti un figlio, io non devo…
 DIDEROT
Bisogna che questo bambino abbia un padre, un padre che lo allevi, lo educhi, gli insegni tutto quello che sa.
 ANGELIQUE
Chi, Danceny? Che gli insegni cosa? L’hai detto anche tu che è un idiota. No, io ho scelto Danceny perché è decorativo. Sarò io a occuparmi di mio figlio. Poi, dopo qualche anno,  se io dovessi accorgermi…
 DIDEROT
“Io, io, io…” Che mi tocca sentire. Allora, secondo te, l’ordine del mondo dovrebbe farsi da parte per far piacere a te? Le leggi che governano uomini e donne dovrebbero annullarsi di fronte a te? “Io! Io!” Il tuo io ti acceca, non ti fa vedere nient’altro. Un bambino ha bisogno di tutti e due i suoi genitori, ha bisogno di una educazione maschile e di una femminile.
 ANGELIQUE
Nessun problema. Riceverà quella di suo nonno. Così l’educazione maschile è sistemata.
 DIDEROT
Io non voglio un nipote così.
 ANGELIQUE
Allora gli farai da padre. Ti conosco: al primo sorriso perdi la testa.
 DIDEROT
(nel panico)
Io non ho mai avuto un figlio maschio!
 ANGELIQUE
Sarai perfetto, ne sono sicura.
 DIDEROT
Angelique, guardami. Ti dimentichi che sto invecchiando, ho un piede nella fossa, e l’altro non è lontano.
 ANGELIQUE
Tu ti ricordi della tua età solo per giustificare la tua pigrizia. Qualche giorno fa hai fatto lo stesso con mammà quando ti ha chiesto di spostare il clavicembalo. Io, preferirei che mio figlio…
 DIDEROT
Io, ancora questo io! Smettila di piazzarti al pricipio, al centro e alla fine delle tue frasi. Questo bambino deve avere una famiglia anche se tu ancora non ne vuoi una. L’interesse della specie deve prevalere su quella dell’individuo. Dimentica un istante il posto che tu occupi nello spazio e nel tempo, proietta il tuo sguardo sui secoli futuri, sui territori più sperduti e i popoli a venire, pensa alla nostra specie. Se i nostri progenitori non avessero fatto nulla per noi e noi non facessimo altrettanto per i nostri pronipoti, la natura perchè avrebbe fatto l’uomo perfettibile? Dopo di me il diluvio! Una società di individui che pensano solo al proprio interesse è una società di mostri. “Io, io”! L’individuo muore, ma la specie non finisce con la sua morte. Ecco cosa giustifica il sacrificio, cosa giustifica l’olocausto dell’io sacrificato sull’altare della posterità.
(tace.Osserva l’effetto del suo discorso sulla figlia)
 ANGELIQUE
Non mi hai convinto.
 DIDEROT
Vuol dire che non mi hai ascoltato. Convinco sempre tutti.
 ANGELIQUE
Non me.
 DIDEROT
Promettimi che ci rifletterai.
 ANGELIQUE
Te lo prometto.
(si sente ancora del rumore nella stanza accanto)
 ANGELIQUE
Ma cos’è?
 DIDEROT
Il gatto.
 ANGELIQUE
Strano,dove ci sei tu i gatti perdono sempre l’equilibrio.
(si alza e si avvicina alla porta)
 DIDEROT
Dove vai adesso?
 ANGELIQUE
Vado a vedere Danceny. Mi aiuterà a riflettere.
(esce)
 
 
 

SCENA QUATTORDICESIMA

MME THERBOUCHE, DIDEROT
(Diderot va ad aprire a Mme che appare un po’ ansimante e ha un quadro in mano)
 MME THERBOUCHE
Giornata dura!
 DIDEROT
Già!
 MME THERBOUCHE
(chiudendo la porta dietro di lei)
Ditemi la verità, eravate sincero, con vostra figlia?
 DIDEROT
Eccome.
(si precipita sui fogli e comincia a scrivere)
Anzi voglio annotarlo subito. L’Enciclopedia deve aiutare anche i padri.
 MME THERBOUCHE
Mi meraviglia.
(un tempo. Lui scrive. Lei lo osserva)
Come potete difendere il piacere individuale e, nello stesso tempo, dire che l’individuo deve rinunciare al proprio piacere per il bene della specie?
 DIDEROT
(in malafede)
E’ una contraddizione?
 MME THERBOUCHE
Ci assomiglia.
 DIDEROT
E perchè una morale non può essere contraddittoria?
 MME THERBOUCHE
Perché non sarebbe più una morale ma due. La morale dell’individuo e la morale della specie. E una non ha niente a che vedere con l’altra.
 DIDEROT
(smettendo di fingere)
Seccante...
(guarda i suoi fogli e con un sospiro si mette a cancellare tutto quello cha scritto. Guarda Mme. Lei gli sorride. Gli mostra il quadro che tiene in mano)
 MME THERBOUCHE
Questa carne fredda, questo pesce, queste lische, cosa sono?
 DIDEROT
Una tela di Chardin.
MME THERBOUCHE
Chardin?
DIDEROT
Un pittore nel quale credo molto.
 MME THERBOUCHE
(dubbiosa)
E’ sinistro.
(appoggia il quadro e si avvicina a Diderot. Gli massaggia le spalle mentre scrive)
Voi… siete il mio secondo filosofo
 DIDEROT
Ah sì?
 MME THERBOUCHE
Ho fatto il ritratto anche a Voltaire.
 DIDEROT
Il ritratto...soltanto?
 MME THERBOUCHE
No. Ho studiato il soggetto anche più da vicino.
 DIDEROT
(interessato)
Ebbene?
 MME THERBOUCHE
E’ un amante di ghiaccio. Appena lo tocchi ti si scioglie in mano.
(ridono insieme. Diderot è felice della brutta figura di Voltaire. Mette giù la penna)
 DIDEROT
Io non mi faccio troppe illusioni. Non lascerò un gran chè ai posteri.
MME THERBOUCHE
Perché?
DIDEROT
Perchè sono più bravo a letto che alla scrivania.
(torna il desiderio. Lui si gira e la bacia sul collo, coprendo di piccoli baci le sue spalle)
Ho l’impressione che la vostra vicinanza mi aiuti a riflettere.
 MME THERBOUCHE
Cosa farete? con vostra figlia?
 DIDEROT
Danceny non la toccherà neanche con un dito. Neanche la guarderà.
 MME THERBOUCHE
Ha il fuoco addosso, scongelerebbe un seminarista.
 DIDEROT
Non lui.
 MME THERBOUCHE
Ne siete sicuro? Dicono abbia molte amanti.
 DIDEROT
Fa credere di averne. 
(le bacia l’orecchio) 
Io lo so più portato verso gli uomini.
MME THERBOUCHE
Lui?
DIDEROT
E’ un tipo strano. Cavalca senza lasciare orfani.
MME THERBOUCHE
Deplorevole.
DIDEROT
Perchè mai? Meno stupido dell’onanismo. Se è solo questione di piacere tanto vale dare piacere a due piuttosto che a uno. Molto meglio essere partecipativi. Quando Danceny si unisce a uno o a più dei suoi amici non fa  che abbandonarsi...a una masturbazione altruista. 
 MME THERBOUCHE
Il risultato è lo stesso!.
 DIDEROT
Non vedo nessuna perversione o vizio a livello individuale, a meno che non ci siano pericoli per la salute. Gli unici atti colpevoli sono quelli che danneggiano il corpo.
(continua a baciarla)
Dove eravamo?…
 MME THERBOUCHE
(baciandolo anche lei)
Alla morale dell’individuo…
(ridono e si sdraiano voluttuosamente sul lettino-divano. Bussano furiosamente alla porta)
 
 
 

SCENA QUINDICESIMA

BARONNET, MME THERBOUCHE, DIDEROT
(senza aspettare risposta Baronnet entra)
 BARONNET
Monsieur...
 DIDEROT
Baronnet, prima di entrare, si bussa.
 BARONNET
E’ quello che ho fatto, monsieur.
 DIDEROT
E poi si aspetta la risposta. Ma dove ti hanno allevato? In un bordello?
 BARONNET
Monsieur devo assolutamente avere il vostro articolo. Altrimenti la tipografia non avrà più tempo per comporlo.
(Diderot molla bruscamente Mme e torna al tavolo)
 DIDEROT
Giusto. Perdonatemi, mia cara, allungo un po’ il brodo e sono da voi.
(afferra il foglio e lo osserva: è coperto di frasi cancellate. Baronnet osserva Diderot con ammirazione)
 BARONNET
Ah, monsieur, non c’è nulla d’impossibile per voi. Ero sicuro che in quattro e quattr’otto vi sareste inventato qualche cosa.
 DIDEROT
(scontento)
Bravo, è la parola giusta: inventare.
(rimettendo il foglio sul tavolo)
No, no, mio piccolo Baronnet, devi aspettare. Devo riflettere ancora un po’.
 BARONNET
(cercando di afferrare il foglio)
Sono sicuro che è perfetto. E comunque non c’è più tempo per la perfezione…
 DIDEROT
Oh! Io e la perfezione è  da molto tempo che abitiamo in camere separate. No, mio piccolo Baronnet, dammi dieci minuti e avrai l’articolo.
 BARONNET
Va bene, signore. 
(si avvia)
Dieci minuti, non di più.
 DIDEROT
Dieci minuti…d’accordo…
(si gratta furiosamente la testa)
Mia cara amica posso rubarvi ancora dieci minuti?
MME THERBOUCHE
Come? Non abbiamo ancora cominciato e già devo aspettarvi?
 DIDEROT
Vi prego…
 MME THERBOUCHE
State esagerando. E sia. Per la filosofia. Vado in anticamera ad ammirare i vostri quadri così sarete più tranquillo. Ma è l’ultima volta che mi prendo per amante un uomo di lettere.
(esce. All’ultimo momento afferra il quadro che aveva portato prima e chiude con cura al porta)
 DIDEROT
(a se stesso, con ironia)
Che saranno dieci minuti per chiudere un problema che nessuno, in mille anni, è mai riuscito a risolvere…Mio caro Diderot ti vedo particolarmente  impacciato questo pomeriggio. Hai voluto diventare filosofo per farti delle domande ed ecco che tutti vogliono risposte. Che equivoco!
(comincia a scrivere)

FINE PRIMA PARTE


SECONDA PARTE

SCENA SEDICESIMA

LA GIOVANE D’HOLBACH, DIDEROT
(Non ha ancora scarabocchiato qualche parola che la giovane d’Holbach apre lentamente la porta esterna e infila la testa nella stanza, Da un occhiata verso l’anticamera poi si decide a entrare)
 D'HOLBACH
Disturbo?
 DIDEROT
Sì. Cioè...no…
(rendendosi conto della gaffe)
E’casa vostra…
 D'HOLBACH
Non ci credrete, ma una volta, mi nascondevo quì a giocare. 
(si avvicina al cavalletto)
Mme Therbouche, ha finito il suo quadro?
(Diderot cerca di scrivere e non risponde. Lei solleva il telo che copre il quadro e con sorpresa scopre il disegno)
Siete voi?
 DIDEROT
Non si vede?
D'HOLBACH
Non saprei. Manca la testa…il resto, però, c’è tutto.
(Diderot realizza ciò che può essere il disegno. Corre a vedere e scoprendo la sua anatomia ricopre il quadro. La giovane ride)
 D'HOLBACH
Mme lavora dal vero o di fantasia.
 DIDEROT
(arrossendo)
Ognuno lavora come meglio crede. Ora però devo chiudere un articolo che verranno a ritirare fra qualche minuto. Ho bisogno di concentrarmi , cosa alquanto laboriosa oggi. Non sono ancora riuscito a mettere insieme tre parole in croce.
 D'HOLBACH
Qual’è il soggetto?
 DIDEROT
La morale.
 D'HOLBACH
Niente di più facile !
(Diderot alza gli occhi al cielo. Poi si ributta sul suo foglio a scrivere. Lei lo giudica con severità)
Fossi in voi non insisterei! Se alla vostra età non siete ancora riuscito a rispondere a una domanda così semplice in trenta secondi vuol dire che la cosa non fa per voi. Non ne verrete mai a capo, sia che restiate lì dieci minuti, tre ore o sei mesi...
 DIDEROT
Sentite, ho già redatto tre mila pagine dell’Encilopedia e vi trovo piuttosto categorica per una analfabeta di vent’anni.
(ricomincia a scrivere. Si sente nuovamente un rumore di qualche cosa che cade nell’anticamera)
 DIDEROT
(per riflesso)
Cos’è?
(la giovane con un gesto rapido apre la porta dell’anticamera mette la testa dentro un attimo e poi richiude)
 D'HOLBACH
Niente. E’ il gatto!
 DIDEROT
Il gatto?
(un tempo. Poi realizza il comico della situazione e si mette a ridere silenziosamente)
 D'HOLBACH
Ho detto qualcosa di spiritoso?
 DIDEROT
(cercando di trattenere la sua ilarità)
No, no. Pensavo, che tutto sommato…la vita è bella.
 D'HOLBACH
(col medesimo tono)
Mi da ai nervi che perdiate il vostro tempo con quella Mme Therbouche.
 DIDEROT
(tornando serio)
Non vedo il nesso?
 D'HOLBACH
Non c’è. Ma avevo voglia di dirvelo. Perchè dovete essere sempre voi a scegliere il soggetto della conversazione.
(con forza)
La odio. Non sopporto quei suoi modi prussiani. 
(Diderot si mette davanti alla porta dell’anticamera come per impedire che Mme possa sentire)
Si getta sugli uomini come una mosca su una meringa. Scommetto che ha assalito anche voi…là sopra, vero?
 DIDEROT
Sì, e allora? E’ stato niente male.
 D'HOLBACH
E scommeto che siete convinto di essere stato voi a fare il primo passo. Quando è lei che ha architettato tutto.
(Diderot non risponde)
Diffidate! Ha certamente qualcosa da chiedervi. 
 DIDEROT
(decidendo di non dare peso all’avvertimento)
Grazie del consiglio.        
 D'HOLBACH
Vi sta  prendendo in giro, io vi ho avvertito.
 DIDEROT
Calma, piccola, risparmiatemi le vostre prediche. Conosco le donne. 
 D'HOLBACH
Non le conoscete affatto. E’ il vostro fascino. Appena una vi guarda  pensa subito:”Carino, non deve essere difficile farlo fesso”.
 DIDEROT
Vi prego!
 D'HOLBACH
No! Voi non potete avere ua relazione con Mme Therbouche, è troppo brutta.
(si sente un gran rumore provenire dall’anticamera. Si capisce che Mme ascolta e manifesta in qualche modo la sua rabbia)
 DIDEROT
E’ il gatto.
 D'HOLBACH
Ma certo!
(ricominciando)
Anche se a questo proposito dovrei piu compatirla che condannarla.
DIDEROT
Perché?
 D'HOLBACH
L’età!
(un tempo)
E’ un flagello!
 DIDEROT
L’età è giusta, non guarda in faccia a nessuno.
 D'HOLBACH
Beh, non proprio!
(seducente, si avvicina a lui)
Con gli uomini il tempo è molto più generoso. Una spolveratina di neve sui capelli, qualche tratto più delicato, un gesto più incerto, trasformano l’acquaforte in un acquarello. Adoro gli acquarelli. Le donne invece…la donna è votata al piacere dell’uomo. Quando il suo fascino svanisce, per lei è la fine. Non è così?
(Diderot prudentemente va a chiudere la porta dell’anticamera a chiave. Così si sente più sicuro)
 DIDEROT
Non tutti i volti si decompongono.
D'HOLBACH
Ah, no? Guardate il suo!
(Mme Therbouche appare nella finestrella e guarda dentro la stanza)
Non sta mai fermo, lo tiene sempre in movimento, ed ha ragione, non ha più scelta: se si ferma un attimo crolla tutto, l’occhio, la guancia, la bocca.
(Si avvicina a Diderot seducente. Lui, essendosi accorto di Mme alla finestrella, deliberatamente conduce la giovane in qualche angolo della stanza dove Mme non possa vederli)
E mentre lei passa il suo tempo a scodinzolare e a mentire, voi andate incontro alla vostra verità: a testa nuda, la trama delle vostre rughe racconterà la vostra vita, la lunga barba bianca renderà il vostro volto degno di rispetto: nulla vi toccherà, sotto la pelle segnata e brunita i vostri muscoli saranno saldi e forti.
(Mme scompare dalla finestrella e fa di nuovo rumore)
 DIDEROT
Il gatto graffia.
 D'HOLBACH
(ormai lanciata)
Nelle donne tutto crolla e si appiattisce. A diciott’anni siamo belle perchè formose e minute. Ma le forme, essenza della nostra bellezza, svaniscono presto…
 DIDEROT
Andiamo.. sembra che passiate il vostro tempo chiusa in casa. Avete mai incontrato Mme Helvètius?
 D'HOLBACH
Mme Helvètius non è una bella vecchia ma una vecchia, brutta, che fa la giovane.)
(Diderot ride suo malgrado)
 DIDEROT
Non siete generosa.
 D'HOLBACH
Perché dovrei. Ho vent’anni.
(lui ride ancora. Anche lei. Una giocosa complicità venata di desiderio si è instaurata tra di loro)  
E lei, secodo voi quanti anni ha? Cento venti?
 DIDEROT
(divertito)
Diciamo, cento trenta.
(Diderot, affascinato, si china verso la giovane)
Che cosa eravate venuta a dirmi, piccola iena? Devo assolutamente scrivere sulla morale.
(la giovane si avvicina, è vicinissima. Pianta i suoi occhi in quelli di lui)
 D'HOLBACH
Poco fa, quando peroravo la causa della mia amica Angelique, a un tratto, ho sentito…come dire?…un calore…un fuoco, sì, un fuoco violentissimo, che mi bruciava dentro. Sapete perché? Perché, per un istante, ho creduto di essere Angelique, e che voi… eravate Danceny.
 DIDEROT
Ah!
 D'HOLBACH
E mi è piaciuta la sua risposta.
 DIDEROT
Di chi?
 D'HOLBACH
Di Danceny. Cioè la vostra.
 DIDEROT
(turbato)
Ah!
(un tempo)
Anche a me, è piaciuta la sua domanda.
 D'HOLBACH
Di chi?
 DIDEROT
Di lei…cioè la vostra.
 D'HOLBACH
Ah…
(stanno per baciarsi.Di nuovo si sente del rumore nell’anticamera. La giovane corre alla porta, gira la chiave, mette la testa dentro e grida)
Adesso, basta! A cuccia!
(poi sbatte la porta e ritorna da Diderot ritrovando subito il clima di seduzione)
 DIDEROT
(un po sorpreso)
Vi obbedisce?
 D'HOLBACH
Chi?
 DIDEROT
Il gatto.
 D'HOLBACH
Tutti mi obbediscono.
(di nuovo accesa e vibrante)
Ah!  Prima…non riesco a dimenticare quel momento…ho ancora il fuoco addosso…
 DIDEROT
Mia piccola, cara, bambina, non mi tentate. Io non ce la faccio più.
(mette la mano sulla spalla della giovane)
 
 
 

SCENA DICIASETTESIMA

MME THERBOUCHE, LA GIOVANE D'HOLBACH,DIDEROT
(Mme apre la porta con un calcio e punta l’indice accusatore contro la coppia)
 MME THERBOUCHE
Giù le mani da quella ragazzina!
 DIDEROT
(non sapendo cosa dire)
Oh! Cara, carissima amica…come...eravate di là?
 MME THERBOUCHE
Sì, con il gatto! Voi occupatevi del vostro articolo che a lei ci penso io.
(si avvicina alla giovane d’Holbach) 
Non è la prima volta che cerca di farmela. E’ una piromane.
 DIDEROT
Piromane?
 MME THERBOUCHE
Sì, accende fuochi che poi non spegne. Fra un pò, appena cotto a dovere, se ne sarebbe andata lasciandovi a bocca asciutta. Lei adora far salire la febbre.
 D'HOLBACH
Vi ricordo che siete ospite di mio padre.
MME THERBOUCHE
Ah,sì? Mi piacerebbe fare quattro chiacchere con lui e dirgli delle vostre imprese. Commediante. Ipocrita. Stavate facendo impazzire il povero Diderot.
 D'HOLBACH
Non è vero. A me, Monsieur, piace molto.
MME THERBOUCHE
Bugiarda. Cosa mai può piacervi di lui.
 D'HOLBACH
Adoro quando mi parla.
MME THERBOUCHE
Ah? E cosa volete capire con quella testolina piena di segatura.
Lui è mio.
 D'HOLBACH
No, mio.
 DIDEROT
Sentite tutto ciò è molto lusinghiero, ma vorrei precisare che da quando non faccio più pipi a letto, e cioè dall’età più o meno di due anni, credo di non appartenere più a nessuno.
 MME THERBOUCHE
Dite a questa impertinente chi è che preferite.
 D'HOLBACH
Sì, avanti, dite.
 DIDEROT
Beh…
 MME THERBOUCHE
Non abbiate riguardo per lei, rispondete.
 D'HOLBACH
Siete ridicola! Vi siete appiccicata a lui come una pulce a un pelato.
 MME THERBOUCHE
Scegliete, altrimenti la prendo a schiaffi.
 DIDEROT
Scegliere…scegliere...è una parola che odio.
 MME THERBOUCHE
Allora concentratevi sulla cosa.
 DIDEROT
Il fatto è che ho due desideri…
 D'HOLBACH
Ma ce ne sarà uno un po’ più forte dell’altro, no?
 DIDEROT
Uno più forte dell’altro? Com’è possibile? Son due desideri diversi.
 D'HOLBACH
Se non volete confrontare i desideri, confrontate le due donne.
MME THERBOUCHE
Due donne? E dove sono? Io ne vedo una sola. Con accanto una piccola mocciosa.
 D'HOLBACH
Anch’io ne vedo una, con accanto una patetica vegliarda.
 MME THERBOUCHE
Un nome, dite un nome.
 DIDEROT
(definitivo, con forza)
Impossibile. E’ filosoficamente impossibile.
MME THERBOUCHE
Prego?
DIDEROT
(stessa attitudine)
E’ colpa dell’asino di Buridano!
 D'HOLBACH
Cosa?
 DIDEROT
(cercando di convincere e convincersi)
Sì l’asino di Buridano. Buridano era un monaco del Medio Evo. Dimostrò che l’asino, non avendo il libero arbitrio, non poteva scegliere. Seguitemi. Questo asino aveva sia fame che sete. Capito? Sia fame che sete. Allora cosa ha fatto Buridano? Ha messo davanti all’asino, a uguale distanza, un secchio d’acqua e uno di avena.
 MME THERBOUCHE
E allora?
 DIDEROT
Allora l’asino non ce l’ha fatta a scegliere tra il secchio d’acqua e quello di avena ed è morto di sete e di fame in mezzo ai due secchi. Non aveva il libero arbitrio.
 MME THERBOUCHE
Il vostro asino era proprio un asino!
 D'HOLBACH
Voi però non siete un asino.
 DIDEROT
E’ tutto da dimostrare. Comunque anch’io non sono libero. 
 D'HOLBACH
E’ la prima volta che mi si paragona a un secchio di avena.
 MME THERBOUCHE
(correggendo la giovane)
Meglio il secchio d’acqua è più insapore. E ora basta con le finezze teologiche, scegliete monsieur.
 D'HOLBACH
Sì, scegliete.
 MME THERBOUCHE
C’è una mocciosa di troppo quì.
 D'HOLBACH
La crosta si secca!
(Diderot improvvisamente esplode, si mette a urlare)
 DIDEROT
Basta!
(piccolo stop delle due donne)
 MME THERBOUCHE
Prego?
 DIDEROT
(forte e chiaro)
Ho detto basta!
(breve pausa)
 D'HOLBACH
(a Mme)
Come basta ?
 MME THERBOUCHE
(alla giovane)
Avete sentito “ basta”?
 D'HOLBACH
Sì, ha detto “ basta”!
 DIDEROT
Sì, ho detto basta! Smettetela di tormentarmi. Non sono un bamboccio da sbattere sul letto. Pace. Tregua. E’ da stamattina che, tette all’aria, spalle nude, sguardo minaccioso e capelli al vento state soffocando un pover’uomo che non chiede altro che riposo, pace e meditazione!
 MME THERBOUCH
Non vi sembra un tantino forte.
 DIDEROT
Tregua. Sì, lo confesso, avevo fatto un pensierino su di voi, su tutte e due...voi, ma questo non vuol dire niente perché io amo un’altra.
MME THERBOUCHE
Eh?
DIDEROT
Sì ! Da quando sono nato sono fedele a un solo amore: la filosofia.
 D'HOLBACH
Carino! Cioè prima il lavoro?
 DIDEROT
Assolutamente! In fondo non siete che due donne.
 MME THERBOUCHE
Ma che dice?
 DIDEROT
Calma! Ora devo finire l’articolo per l’Enciclopedia. In questo momento non c’è niente che conti di più, capito, niente.
(grandioso) 
E’ in gioco l’avvenire dei lumi! Lasciate riposare la carne! E meditate! E’ il momento dello spirito!
 MME THERBOUCHE
Io voglio…
 DIDEROT
(superbo)
Fuori!
 D'HOLBACH
Non permetterete che lei…
 DIDEROT
(terribile)
Fuori! Devo concentrarmi, concentrarmi! Non ho più tempo da dedicarvi. L’Enciclopedia mi attende.
(le accompagna con decisione alla porta)
Signore, a più tardi. Riprenderemo questa discussione quando avrò distrutto la morale.
MME THERBOUCHE
Io…
DIDEROT
Silenzio. Shhh!
(lo stesso alla giovane prevenendo la sua reazione)
Shh! Il dovere mi attende.
(e le spinge fuori senza meravigliarsi che non si oppongano più di tanto)
 
 
 

SCENA DICIOTTESIMA

(Diderot solo. Tira un sospiro di sollievo)
 DIDEROT
(felice)
Sono una vittima!
(si guarda nello specchio, fatuo, abbastanza soddisfatto di sè)
Una vittima delle violenze dell’amore! Del ricatto dei sensi! Una vittima del sesso!
(Si contempla, poi si riprende)
Devo concentrarmi, devo concentrarmi..
(deliziosamente ipocrita)
Che orrore di giornata!
(sorride allo specchio)
E che nobile rinuncia!
(riprende il suo articolo. Fa una smorfia e, questa volta con più sincerità, dice…)
Accidenti all’articolo! Al diavolo Rousseau!
(sognante)
Quella piccola d’Holbach... non è mia figlia, no, sia chiaro, non è mia figlia!…E la Therbouche!…
(sospirando)
Mai avuto fortuna: mi hanno sempre regalato sandali con la neve e ombrelli con il sole.
(si china sul foglio e tira un gran sospiro, scoraggiato)
Qualche volta non vorrei più essere io ma Rousseau, Helvètius o Voltaire, una testa dura di quella fatta, con tutte le loro idee ben inquadrate, ben definite, congelate prima nelle formule, poi nei libri, idee che resistono a tutto, che non mollano di fronte a nulla, colate nel bronzo…Io invece appena vedo passare una donna cambio idea, non ho nessuna difficoltà a passare dalla gavotta al minuetto a metà dello stesso pezzo, le idee mi solleticano, mi travolgono, e non resta nulla. Mi sveglio a favore e mi addormento contro. Maledette molecole!…Allora …dicevamo... la morale…già: la morale.
 
 
 

SCENA DICIANNOVESIMA

ANGELIQUE, DIDEROT
(Angelique entra di corsa, piangendo.Si getta tra le braccia del padre)
 ANGELIQUE
Ah, papà, avevi ragione, mille volte ragione. Ho appena visto il cavaliere Danceny: è mostruoso, gli manca un dente.
 DIDEROT
Meglio così.
 ANGELIQUE
E poi è pieno di peli, ce li ha dappertutto…
 DIDEROT
Lui? Ma se l’altro giorno l’ho visto senza parrucca e non aveva più un pelo in zucca.
 ANGELIQUE
Allora la natura fa uscire dalle orecchie tutti i peli che toglie alla testa.
 DIDEROT
Cosa?
(preoccupato,senza riflettere, si tocca le orecchie)
 ANGELIQUE
Ho aperto gli occhi, papà. L’ho visto per quel che è. Ho capito l’errore che stavo per fare. Avevi ragione, accoppiarmi con lui, sarebbe ridicolo: è troppo... vecchio!
 DIDEROT
Danceny? Ma, se ha la mia età!
 DIDEROT
Appunto! Ti rendi conto? E’ proprio questo. La tua età! Improvvisamente ho ripensato a tutto quello che mi hai detto sulla salvezza della specie, sulla necessità di pensare ai nostri figli. Non posso avere un figlio da un vecchio. Rischierebbe di nascere gracile o deforme. A quell’età, il sangue ormai deve essere inquinato... lo sperma... rancido. Rischierei di dare alla luce un mostriciattolo.
(Diderot abbassa la testa, sopraffatto da quello che ascolta)
 DIDEROT
Se lo dici tu…
(Angelique si siede sulle sue ginocchia)
 ANGELIQUE
Papà, in nome della moltiplicazione della specie ti annuncio che non andrò a letto con Danceny.
 DIDEROT
Meglio così!
(Angelique lo guarda)
 ANGELIQUE
Non sei contento?
 DIDEROT
(tristemente ironico)
Sì, sì..lo sono. Sono pazzo di gioia.  E’ una giornata...stupenda.
 
 
 

SCENA VENTESIMA

BARONNET, DIDEROT, ANGELIQUE
(Baronnet entra di corsa com’è sua abitudine)
 DIDEROT
Baronnet, no... ti avverto, questa pressione sta diventando insopportabile: non pronunciare più la parola “morale” davanti a me. E ti proibisco di chiedermi ancora quell’articolo.
 BARONNET
Monsieur, non venivo per questo.
DIDEROT
Ah, no? E per cosa sei venuto allora?
 BARONNET
No, mi chiedevo perché avete affidato la vostra collezione di quadri a Mme Therbouche?
 DIDEROT
(alzando le spalle)
Ma...che stai dicendo?
 BARONNET
Mi avevate promesso che li avrei portati io a San Pietroburgo: era il  sogno della mia vita andare in Russia.
 DIDEROT
Ma che cosa stai dicendo. Io non ho affidato un bel niente a Mme Therbouche. Abbiamo rotto.
 BARONNET
Ah! Comunque, lei e mademoiselle d’Holbach stanno riempiendo fino all’orlo un calesse con i vostri quadri.
 DIDEROT
Stai scherzando? I quadri sono qui, nella stanza accanto.
(preso da un dubbio corre in anticamera. Lo si sente lanciare un grido)
Oh mio Dio!
(sempre più forte)
 Oh mio Dio, oh mio Dio…
 ANGELIQUE
(calma, a Baronnet)
Divertente... per essere ateo.
 VOCE DI DIDEROT
Oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio…
(riappare sconvolto con un piccolo quadro in mano)
Ha lasciato solo questo. Il Chardin! Ha fatto piazza pulita! Li ha fatti uscire dalla finestra mentre io… con la piccola d’Holbach…Ah! Oh mio Dio!
 BARONNET
Monsieur, per l’articolo cosa faccio?

(ma Diderot è già sparito a gran velocità per cercare di riagguantare i suoi quadri)
 
 
 

SCENA VENTUNESIMA

BARONNET, ANGELIQUE
 ANGELIQUE
Ho paura che papà si sia fatto prendere in giro un’altra volta.
 BARONNET
Monsieur, è così disponibile... 
 ANGELIQUE
E’ un bambinone. Sono anni che cerco di svegliarlo un po’. Niente da fare! Che fatica educare i genitori.
 BARONNET
Sì?
 ANGELIQUE
Sì. E quando sono intelligenti è ancora più dura: Sono dei gran testoni!
 
 
 

SCENA VENTIDUESIMA

DIDEROT, MME THERBOUCHE, D'HOLBACH, ANGELIQUE,
BARONNET
(Diderot rientra spingendo Mme Therbouche colta sul fatto)
 MME THERBOUCHE
Toglietemi le mani di dosso, specie di bruto. Non toccatemi!
 DIDEROT
Ladra!
 MME THERBOUCHE
Insultatemi quanto volete ma non toccatemi!
 DIDEROT
Vi lascerò davanti alla polizia!
 D'HOLBACH
(accorrendo per soccorrere Mme)
Ma insomma, lasciatela!
 DIDEROT
Disgraziata, ma vi rendete conto di cosa stavate per fare aiutandola? Mi  derubava! Avevate ragione a non fidarvi di lei! E’ una disgraziata, una disgraziata.
 D'HOLBACH
Non vi permetto di parlare di lei, in questo modo.
 DIDEROT
Stavate per essere complice di un furto. Non sapete che quei quadri appartengono a Caterina II di Russia? 
 D'HOLBACH
Se non ci aveste beccato tra mezz’ora sarebbero stati nostri.
 DIDEROT
(sbalordito)
Mi devo essere perso in uno dei miei incubi.
(Mme si libera dalla presa di Diderot, si massaggia i polsi, e si rivolge agli altri con autorità)
 MME THERBOUCHE
Lasciatemi sola con lui. Dobbiamo parlare seriamente.
 D'HOLBACH
Io resto con voi.
 MME THERBOUCHE
Non temere, dolcezza, vatti a rinfrescare, sistemo tutto.
 D'HOLBACH
E se ricomincia?
 MME THERBOUCHE
Ma no, mia cara, non aver paura.
 DIDEROT
(interrompendo)
“Mia cara”…”dolcezza”…un momento..ora mi sveglio.
(Mme prende dolcemente ma decisamente la giovane per mano. Mentre Angelique fa segno a Baronnet di seguirla)
 ANGELIQUE
Vieni, devono parlare.
 BARONNET
Monsieur, io vado a riprendere i quadri. 
(i tre giovani escono, lasciando Mme e Diderot scrutarsi come due belve)
 
 
 

SCENA VENTITREESIMA

MME THERBOUCHE, DIDEROT
 DIDEROT
Così, siete un ladro.
(Mme alza la testa, un lampo di orgoglio negli occhi)
 MME THERBOUCHE
Usate il femminile, se non vi dispiace. Preferisco, se dite “una ladra”.
 DIDEROT
(nero)
Al femminile, direi: puttana!
(Mme scoppia in una risata, felice)
 MME THERBOUCHE
Puttana! Ah, che meraviglia smettere di recitare! 
(improvvisamente, diretta)
Troia, falsa, imbrogliona, ruffiana, ladra, ecco, sì, restituitemi i miei indumenti... Vado a casa della gente solo per derubarla, la pittura non è che un pretesto per arrivare ai gioielli, all’argenteria, alla cassaforte, a tutto ciò che si può prendere. Contento?
 DIDEROT
(maligno)
Sapete dipingere almeno?
MME THERBOUCHE
Accenno. E’ raro che finisca un quadro. Soprattutto la testa. Sono tutti così presi dalla prospettiva di posare per la posterità che si fidano ciecamente. Li derubo dopo le prime sedute prima di finire il ritratto.
 DIDEROT
Come mai non si è mai saputo?
 MME THERBOUCHE
A chi piace passare per cretino? E poi salto da un paese all’altro.
 DIDEROT
Ho sempre diffidato delle persone che parlano più lingue.
 MME THERBOUCHE
Avete ragione, hanno sicuramente qualcosa da nascondere.
(un tempo)
 DIDEROT
E la piccola d’Holbach?
 MME THERBOUCHE
Avevo bsogno di un complice che vi tenesse occupato mentre ”traslocavo” i vostri quadri. Poi che mi desse un pretesto qualunque per andar via. La nostra piccola baruffa era improvvisata bene, non vi pare?
(ride)
Queste vergini sono tutte in calore per penuria di uomini. Qualche complimento, un pizzico di attenzione in più, due o tre paroline sussurrate all’orecchio ed è abbastanza facile farsele amiche. In pochi giorni le ho fatto da madrina, in camera da letto, le ho promesso che le avrei insegnato tutti trucchi per diventare un vera donna, per mettere in riga gli uomini…e così via.
(un tempo)
L’ho anche iniziata all’amore!
 DIDEROT
(senza fiato)
Voi?
 MME THERBOUCHE
Oh, niente di serio. Qualche carezza senza conseguenza, la grammatica dei baci, la geografia dei luoghi del piacere. Per qualche notte. Tutto questo parlandole dei maschi, naturalmente. Era così eccitata che credo non si sia neanche accorta che la toccassi.
 DIDEROT
Vi piacciono le donne?
 MME THERBOUCHE
No, avevo bisogno di un complice.
 DIDEROT
Siete diabolica.
MME THERBOUCHE
Determinata.
(un tempo)
Mi sono molto divertita con lei. Le ho letto anche la mano. Le ho predetto che scoprirà l’amore con un uomo circonciso.
 DIDEROT
Circonciso?
 MME THERBOUCHE
(ridendo)
Sì. Mi ha creduto. Ora le tocca aspettare un turco o un ebreo.
 DIDEROT
E’ crudele. Il barone D’Holbach non ha mai frequentato turchi. E per ragioni abbastanza stupide evita anche gli ebrei.
 MME THERBOUCHE
Proprio come pensavo. La profezia terrà la piccola in caldo a lungo.
 DIDEROT
Vi piace far soffrire!
 MME THERBOUCHE
(Con semplicità)
Molto.
 DIDEROT
A me no.
 MME THERBOUCHE
Soprattutto gli uomini.
(Diderot si avvicina, un po’ in collera)
 DIDEROT
Vedo. E’ tutto il giorno che mi prendete in giro. Non avevate nessuna intenzione di farmi il ritratto, avete rubato i miei quadri, mi avete buttato tra le braccia quella ragazzina per avere campo libero, e, naturalmente, né lei, né voi, avete mai pensato di dividere un momento di piacere con me.
 MME THERBOUCHE
Che ne sapete? La superiorità della donna sull’uomo ta nel fatto che non si è mai sicuri se ne ha voglia oppure no.
(si guatano)
Le donne sono diverse dagli uomini. Più misteriose, meno bestiali. Siamo un corpo aperto all’enigma.
 DIDEROT
Alla menzogna, direi. Poco fa, quando gongolavate tra le mie braccia, non ditemi che eravate sincera.
 MME THERBOUCHE
Voi lo eravate?
 DIDEROT
Naturalmente!
 MME THERBOUCHE
E con la piccola d’Holbach?
 DIDEROT
Anche!
 MME THERBOUCHE
(ironica)
La vostra sincerità è inesauribile.
 DIDEROT
Le mie sincerità non vanno sempre d’accordo, tutto qui. Ma io non prendo mai in giro le persone.
(lei scoppia a ridere, un tempo)
 MME THERBOUCHE
(allegra)
Prima...scherzavo.
 DIDEROT
Ah, smettetela!
 MME THERBOUCHE
(più dolce)
Davvero. In quei momenti...avevo voglia.
 DIDEROT
(meravigliato, quasi sollevato)
Veramente?
 MME THERBOUCHE
(allegra)
Veramente. Avevo voglia di sfinirvi, di succhiarvi l’anima, e poi soffocarvi nel sonno. Avevo una gran voglia di farvi morire tra le mie braccia.
 DIDEROT
Voi siete completamente pazza.
 MME THERBOUCHE
Il sesso è guerra, monsieur!  Al mattino, davanti alllo specchio, mi guardo e affilo le mie armi: pettini, parrucche, ciprie, nei, ombretti; il decolletè, le calze, la biancheria di pizzo, sono la mia divisa. Mi preparo per l’attacco. Voglio piacere! Ah! voi uomini, questo non potrete mai capirlo…Piacere per voi non è che una passatoia per arrivare al letto, un mezzo per raggiungere il vostro scopo. Per noi donne “piacere” è il fine stesso, è la vittoria. Sedurre…è volere che niente si sottragga al nostro potere. E’ volerlo esercitare su tutti i maschi. Non dar loro respiro…Sedurre… con o senza piacere…Far crescere, piano piano,  il desiderio. Illuderli di chiedere qualcosa che si vuol rifiutare. E, 
finalmente, quando sicuri di aver vinto, di possedere te e il tuo corpo, come un trofeo, ti schiacciano, nuda, contro di loro, assaporare il trionfo... Ah... che spettacolo, osservare il gran conquistatore addormentato tra le tue braccia, il cuore in gola, il codino tra le gambe umido del suo misero orgasmo. Per me, l’orgasmo è quello: lungo, assoluto. Quando è abbandonato sopra di me disarmato, ottuso, sfinito; quando è debole, fragile, alla mia mercè. Il potere e la forza sono nelle sue mani? Allora io lo riporto a zero, lo faccio tornare al punto di partenza, nudo, inerme, a pochi giorni di vita, un bel bebè col culetto roseo tra le cosce di una donna. Il mio piacere mi suggerisce che potrei anche andare oltre; che dopo averlo svuotato della sua forza e del suo sperma potrei anche ucciderlo…chissà…due dita che stringono un po’ più del necessario, un leggero colpo di rasoio sulla vena che batte…Sì, in quel momento, poteri anche ucciderlo, con naturalezza, senza che se ne accorga. L’amore è questo mio caro: un esecuzione.
Cari monsieurs, non vi si può prendere di petto? Allora vi si mente. Vi si mente esalando gridolini di piacere, fingendo di accettare l’omaggio di un desiderio che noi abbiamo acceso. Io provo piacere solo nell’inganno, nella simulazione, nel bluff, nel tradimento. Una donna intelligente, se vuole essere degna di questo nome, e non vergognarsi di se stessa, deve mentire, mentire sempre. Non c’è miglior destino per lei che riuscire a diventare “puttana”, in tutti i sensi, ma una gran puttana, una puttana imperiale, per esercitare il suo potere sugli uomini e far loro espiare la maledizione di essere nata donna.
 DIDEROT
Devono avervi molto umiliato in passato.
(Mme improvvisamente ha gli occhi che brillano di una collera selvaggia, furiosa di essere stata compresa così chiaramente)
 MME THERBOUCHE
Preda o cacciatore non c’è alternativa. Così va il mondo.
(un tempo.Mme guarda con attenzione Diserot)
Per i quadri, mi denuncerete?
 DIDEROT
(con uno sguardo acceso)
No.
 MME THERBOUCHE
Mi perdonate?
 DIDEROT
No. Rinuncio a punirvi. A cosa servirebbe.
(un tempo. La guarda con interesse)
Ho paura.
MME THERBOUCHE
Paura?
DIDEROT
Paura.
 MME THERBOUCHE
Di che cosa ?
 DIDEROT
Della bellezza del crimine.
(un tempo. Senza smettere di guardarla seducente…o sedotto)
Il mondo è una bolgia senza capo né coda, un tugurio maleodorante, un pozzo nero, un imprevedibile via vai di molecole che si urtano e si aggregano a caso, un ribollire assurdo, dove tutti spingono, sgomitano, restano in piedi grazie a equilibri molto precari. Poi, improvvisamente, in mezzo a tutta questa putrefazione rigenerativa, appare una forma, un qualcosa di definito, che esprime un senso. Può essere un bel volto, un bel corpo, una bella statua, una bella frase... una bella vita,
(un tempo)
Anche un bel crimine.
(un tempo)
Quando vi guardo, mi rendo conto di quanto io sia pazzo a cercare il bene, a volerlo catturare con le parole. Che ipocrita! Io me ne frego del bene, a me interessa solo la bellezza.
(un tempo.La osserva e l’assapora)
E stasera, il male è davvero molto bello.
 MME THERBOUCHE
(turbata e arrabbiata di essere turbata)
Oh, basta! Sono abituata a complimenti molto più volgari.
 DIDEROT
(in un soffio)
Peccato non esserci incontrati prima.
 MME THERBOUCHE
Attento… sono una ladra.
 DIDEROT
 Un’artista, anche in questo.
(ancora più seducente, le si avvicina ancora un pò)
Ho paura. Non di voi, di ciò che sento vicino a voi. Avete mai sofferto di vertigini? Non si ha paura del vuoto, ma di essere attratti dal vuoto, tentati dal suo richiamo, si ha paura di volerci saltare dentro. La vertigine come ultima seduzione.
 MME THERBOUCHE
(cercando di resistere al suo turbamento)
Non voglio che mi parliate così. Voi dovete avercela con me. Da due ore non faccio che ingannarvi, una, due, tre volte.
 DIDEROT
(sempre avvicinandosi)
Anche la vita non fa che ingannarci. Non per questo rinunciamo a vivere.
 MME THERBOUCHE
(precipitosamente)
Devo partire.
 DIDEROT
Perché? I quadri sono di nuovo qui.
 MME THERBOUCHE
Lo rifarei.
(Mme infila il suo mantello)
 DIDEROT
No.
 MME THERBOUCHE
Voglio partire.
 DIDEROT
Io direi che fuggite.
 MME THERBOUCHE
Non ci vedremo mai più. Lascerò la Francia.
 
 
 

SCENA VENTIQUATTRESIMA

D'HOLBACH, MME THERBOUCHE, DIDEROT
(la giovane d’Holbach apre la porta e impedisce a Mme di passare)
 D'HOLBACH
Parto con voi.
 MME THERBOUCHE
E il denaro per mantenerti dove lo prendo?
 D'HOLBACH
Ce l’ho io.
 (correggendosi)
 …cioè, papà. Glielo rubo.
 MME THERBOUCH
Il denaro che non prendo io non mi piace. Tu non hai capito, piccola.  A me piace il furto non la refurtiva.
 D'HOLBACH
Voglio venire con voi, saremo felici…
 MME THERBOUCHE
Ma neanche per sogno. Io posso essere felice solo a spese di qualcuno. Fammi passare.
 D'HOLBACH
(scansandosi)
Non mi volete?
MME THERBOUCHE
Neanche un pò. Addio.
(stordita, la giovane sprofonda in una sedia)
Risparmiati le lacrime. Se ti vuoi rimettere in fretta…
(accennando a Diderot)
…falli soffrire. E’ un ottimo ricostituente.
(Mme esce. Diderot la ferma all’ultimo momento)
 DIDEROT
Ho un’ultima cosa da chiedervi. La risposta a quella domanda... ricordate?.
MME THERBOUCHE
Ah, sì!
DIDEROT
Mi direte la verità?
MME THERBOUCHE
Perchè no. Non devo più piacervi.
 DIDEROT
(infastidito)
Era a proposito degli uomini e delle donne…
(decidendo)
..Quando un uomo e una donna fanno l’amore chi prova più piacere?
 MME THERBOUCHE
(con lo stesso tono)
Quando vi solleticate l’orecchio con il mignolo chi prova più piacere? L’orecchio o il mignolo?
 DIDEROT
(senza riflettere)
L’orecchio, naturalmente.
 MME THERBOUCHE
Eccovi la risposta. Addio.
(scompare nel crepuscolo del parco. Dopo un attimo di esitazione la giovane la segue)
 D'HOLBACH
Madame… Madame…
 
 
 

SCENA VENTICINQUESIMA

BARONNET, DIDEROT
(Baronnet interrompe la pensosa meditazione di Diderot)
 BARONNET
Fatto. Ho sistemato i quadri nella biblioteca del barone. Ora però... devo assolutamente portare a comporre l’articolo…
(Diderot guarda il foglio davanti a lui. Baronnet senza aspettare lo afferra e lo legge. Meravigliato…)
 BARONNET
Ma è tutto cancellato!
 DIDEROT
Mmm…
 BARONNET
Non è possibile che non vi sia venuta un’idea?
 DIDEROT
Me ne fosse venuta una sola…
(un tempo)
 BARONNET
Che facciamo?
 DIDEROT
(si siede e riflette)
Cosa abbiamo messo nei volumi precedenti alla voce “Etica”?
 BARONNET
“Etica”?
(ricordando)
 Ah, sì...abbiamo messo…“vedere Morale”.
 DIDEROT
Bene. Ecco cosa metterai a “Morale”. Scrivi.
(Baronnet si siede, sollecito, e afferra la penna)
 BARONNET
Sì?
 DIDEROT
Sei pronto?
 BARONNET
(entusiasta)
Sì, sì!
 DIDEROT
“Morale”: vedere “Etica”.
(Baronnet posa la penna)
 BARONNET
Ma…
 DIDEROT
Non una parola!
 BARONNET
Ma è una truffa!
 DIDEROT
La morale? Sì!  Anche l’assenza di morale.
 BARONNET
I nostri lettori faranno avanti e indietro dal tomo cinque al tomo otto senza trovare niente!
 DIDEROT
(leggero)
Così impareranno a riflettere.
(un tempo. Diderot non si sente molto soddisfatto. Baronnet con semplicità confessa)
 BARONNET
Monsieur, sono deluso.
 DIDEROT
(sincero)
Anch’io, mio caro Baronnet.
 BARONNET
E’ così che va, la vita?
 DIDEROT
(dolcemente)
Non la vita, la filosofia.
 BARONNET
Credevo che essere filosofo fosse dire ciò che si pensa...
 DIDEROT
Ma anche pensare  un mucchio di cose…
 BARONNET
Per poi afferrarne  una e non mollarla più.
 DIDEROT
No, quello è un cretino non un filosofo.
(un tempo)
Il cretino non dice quello che pensa ma quello che vorrebbe pensare.
(Baronnet sospira. Diderot lo guarda con tenerezza)
Sei come tutti i giovani: in attesa del grande amore, della vera filosofia. Al singolare, tutto al singolare. Questo è il vostro peccato: il singolare. Siete convinti che ci sia una sola donna, una sola morale. Ah, quanto male può fare  la passione per le idee semplici! Vedrai! Verrà il giorno, mio piccolo Baronnet, che ti costringerai ad amare una sola donna, a vivere solo per lei, anche quando lei non sarà più lei e tu non sarai più tu: e così ti ritroverai imbottigliato nel primo malinteso, un malinteso terribile, quello del grande amore. Poi, dal momento che sei un ragazzo sveglio, perderai la testa per la filosofia, la grande, l’unica filosofia, quella che ha tutte le risposte: secondo malinteso. 
(batte sulle spalla di Baronnet)
Non esiste una sola donna. Non esiste una sola filosofia. Come fai ad afferrare l’inafferrabile. Trasformare le ipotesi in certezze, che presunzione! Rinunciare a un mare di idee per una! Il fanatismo nasce da quì. Mio piccolo Baronnet, sii leggero. Abbandona il tuo spirito al libertinaggio. Addormentati con una, svegliati con un’altra- parlo delle idee- abbandona questa per quell’altra, amale tutte, non affezionarti a nessuna. Le idee sono donne, Baronnet, si annusano, si corteggiano, si amano, e quando’ improvvisamente, il desiderio cambia direzione, se ne cercano altre…E’ una bella donna di passaggio, la filosofia; non prenderla per il grande amore. Un accademia di filosofia è un bordello pieno di puttane mantenute da vecchi ruffiani occhialuti e sdentati. Sii leggero Baronnet, il più leggero possibile, il tuo pensiero sia leggero come una piuma. Quale uomo ha mai posseduto, del tutto,una donna; quale uomo ha mai posseduto la verità? Illusioni…Gli uomini e le donne si conosceranno mai? Il sole e la luna si avvicinano, si sfiorano ma non si toccano, nè, tanto meno, si fondono. Non ti fidare di nessuno, mai, neanche di te stesso.
(ha accompagnato Baronnet alla porta. La notte è calata durante la scena)
 
 
 

SCENA VENTISEIESIMA

D'HOLBACH, DIDEROT
(la giovane è entrata lentamente sulle ultime parole di Diderot.Triste, un po’ in disordine, è andata a sedersi in un angolo della stanza, con quel atteggiamento di bambina sola che doveva aver avuto, un tempo, in quella stanza dei giochi. Diderot si avvicina dolcemente)
 DIDEROT
Siete triste?
 D'HOLBACH
Sono sola, qui nessuno si occupa di me. Mio padre pensa, mia madre dorme, i possibili amanti sono tutti impegnati. Mi annoio. Almeno Mme Therbouche si interessava a me.
 DIDEROT
(avvicinandosi)
Credo sia meglio dimenticare questo momento della vostra vita.
 D'HOLBACH
No, non avvicinatevi. Non sopporto l’idea che qualcuno conosca un mio segreto. Mi umilia. Non potrei più guardarvi negli occhi.
(la fissa con tenerezza. Siede di fronte a lei)
 DIDEROT
E se vi confidassi anch’io un segreto? Saremmo pari.
 D'HOLBACH
Perché mi dovreste confidare un segreto?
 DIDEROT
Perchè... sono gentile.
 D'HOLBACH
Mmmm…
 DIDEROT
(falsamente in collera)
Va bene…basta. Come volete.
(la giovane si accorge di essere stata troppo scortese. Si avvicina delicatamente a lui)
 D'HOLBACH
Cos’è questo segreto?
 DIDEROT
E’ una cosa che se venisse a saperla vostro padre mi sbatterebbe subito fuori di casa: sono... ebreo!
 D'HOLBACH
(spalancando gli occhi molto interessata)
Voi... siete ebreo?
 DIDEROT
(guardando altrove)
Sì, sono ebreo.
 D'HOLBACH
(stesso tono)
Ebreo! Allora... siete circonciso?
 DIDEROT
Alquanto.
 D'HOLBACH
Ma... Diderot non è un nome ebreo.
 DIDEROT
Lo sono per parte di madre. Sono loro che trasmettono “il titolo”.
 D'HOLBACH
Ah…
(si guardano. Poi lei decide di rompere il silenzio)
Voglio farvi una confidenza: anch’io ho un segreto.
 DIDEROT
Ah, si?
 D'HOLBACH
(esitando)
Mi hanno detto…qualcuno che ne sa abbastanza…insomma, mi hanno letto la mano..e…
 DIDEROT
(ipocrita)
Credete a queste cose?
 D'HOLBACH
Certamente. Voi no?
 DIDEROT
(prudente)
Sì..sì…E cosa hanno letto in quella graziosa mano.
 D'HOLBACH
(con slancio)
Che perderò la mia innocenza per opera di un ebreo.
 DIDEROT
No?
(lei si avvicina a lui e dice chiaramente con slancio)
 D'HOLBACH
Eccomi.
(sembra che aspetti una reazione. Diderot la guarda con desiderio ma non si muove)
 D'HOLBACH
Allora?
 DIDEROT
Siete sicura che quell’uomo sia io?
 D'HOLBACH
A parte voi, non ho altri ebrei sotto mano.
 DIDEROT
Grazie per la scelta.
(aprendo le braccia)
Venite.
(lei sprofonda tra le sue braccia.Lui comincia a carezzarla ma si capisce che è incerto.Lei si lascia fare, seguendo con interesse)
 D'HOLBACH
Vi piaccio?
 DIDEROT
Sì.
 D'HOLBACH
E Mme Therbouche?
 DIDEROT
E’ un’altra cosa.
 D'HOLBACH
Avete fatto l’amore con lei?
 DIDEROT
No.
(sinceramente)
E mi dispiace.
 D'HOLBACH
Perchè?
 DIDEROT
Ho un debole per l’intelligenza.
(continua a carezzarla ma si capisce che le ultime parole lo fanno esitare ancora di più. Poi, improvvisamente, la allontana dolcemente, con una fermezza affettuosa)
 DIDEROT
No.
 D'HOLBACH
Cosa?
 DIDEROT
Domani piangerei lacrime amare.
 D'HOLBACH
Prego?
 DIDEROT
Piango sempre quando non sono d’accordo con me.
 D'HOLBACH
Cosa ho fatto?
(Diderot si allontana, toglie il telo che copre il quadro sul cavalletto, afferra la tela e la mostra alla giovane)
 DIDEROT
Guardate. Sono io, oggi. Guardate bene…
(senza veramente comprendere, la giovane guarda la tela. A un tratto lancia un grido)
 D'HOLBACH
Ma voi, non siete ebreo!
(Diderot fa un gesto pietoso con le mani. La rabbia si impossessa della giovane. E si scaglia contro di lui per picchiarlo)
 
 
 

SCENA VENTISETTESIMA

MME THERBOUCHE, D'HOLBACH, DIDEROT
(Mme appare sulla porta col mantello da viaggio) 
 MME THERBOUCHE
Non stategli troppo addosso, è un maschio, fa quel che può.
 DIDEROT
(con un gran sorriso)
Ah!
 D'HOLBACH
Siete tornata!
 MME THERBOUCHE
Avevo in testa un pensiero che non mi dava pace.
(sorride a Diderot poi si china verso la giovane)
Sono sicura che vi stava mentendo. Avrà preteso di essere turco.
 D'HOLBACH
No, ebreo.
 MME THERBOUCHE
Ah!
 D'HOLBACH
Come lo sapevate?
 MME THERBOUCHE
E’ stata una giornata molto dura per lui. Mia cara, credo sia meglio tu vada a casa, tuo padre è tornato e ti cerca. Va.
 D'HOLBACH
(guardando Diderot con rimprovero)
Sì, è meglio, quì non ho più niente da fare.
(a Mmme)
Resterete con noi per un pò?
 MME THERBOUCHE
(strizzando l’occhio a Diderot che sorride)
Per un po’! 
 D'HOLBACH
Bene!
 MME THERBOUCHE
(spingendola dolcemente verso la porta)
Domani voglio guardare di nuovo la tua mano. L’ultima volta, c’era poca luce, non credo di averla osservata bene.
(la giovane scompare)
 
 
 

SCENA VENTOTTESIMA

MME THERBOUCHE, DIDEROT
 DIDEROT
Vi aspettavo. Sono felice di rivedervi.
 MME THERBOUCHE
Sapevo che vi avrebbe fatto piacere.
 DIDEROT
Stavo per scaricare sulla  piccola un disperato desiderio…
 MME THERBOUCHE
Di me?
 DIDEROT
Ho sempre sognato di passare una notte con una ladra.
(sorridono.Ma nessuno ancora osa avvicinarsi)
 MME THERBOUCHE
Di fronte a voi, poco fa, ho provato un sensazione assolutamente nuova. Voi mi guardavate com’ero, con tutti i miei difetti, le mie debolezze, e tuttavia mi sentivo bella. Come avete fatto?
 DIDEROT
Ero affascinato dalla bellezza del crimine.  Come avventuriera,vi trovo irresistibile.
 MME THERBOUCHE
Vicino a voi mi sento nuda. Sento che potrei deporre le armi e finirla con la guerra dei sessi. Essere donna’ non mi è più di peso.
 DIDEROT
Venite. E’ tregua.
(lei si avvicina. Lui le ruba un bacio. Lei lo lascia fare poi sfugge, un po’ imbarazzata)
 DIDEROT
Arrossite?
 MME THERBOUCHE
E’ ridicolo alla mia età avere diciott’anni!
 DIDEROT
No. Emozionante!
(questa  volta è lei che gli ruba un bacio. Poi si toglie il mantello e si siede di fronte a lui)
 MME THERBOUCHE
E ora, visto che siamo tra uomini, ditemi..
 DIDEROT
Tra donne…
 MME THERBOUCHE
Cosa scriverete nel vostro articolo sulla morale?
 DIDEROT
Non ci sarà nessun articolo. Nella vita, per quanto riguarda la morale, mi accontenterò di navigare a vista, facendo il meno male possibile agli altri e a me. Improvvisando. Ma soprattutto eviterò di esibire qualsiasi filosofia morale. Mi limiterò al buon senso e alla buona volontà, come tutti. Qualche volta mi chiedo se la vera saggezza non sia rinunciare alla filosofia.
 MME THERBOUCHE
Vi mangerei.
(Lei si avvicina a lui. Lui fa finta di non capire il senso di quel gesto per far levitare il desiderio)
 DIDEROT
Posso sapere cos’è che vi ha fatto tornare?
 MME THERBOUCHE
Sono tornata per il tomo tredicesimo.
 DIDEROT
Prego?
 MME THERBOUCHE
Il tomo tredicesimo dell’”Enciclopedia”, dove dovrete redigere l’articolo sul “piacere”.
 DIDEROT
(sciogliendosi)
Ah, così…siete tornata per il tomo tredicesimo!
(la stringe a se. Lei si abbandona)
 MME THERBOUCHE
Attento però, non sopravvalutate la mia cultura, sono una donna…
 DIDEROT
E’ vero, ma quello è un articolo che va scritto a due mani.
(si allungano uno vicino all’altra. La luce si abbassa ancora)
Allora…vi sottopongo il programma. Prima facciamo l’amore tutta la sera.
 MME THERBOUCHE
E dopo?
 DIDEROT
Facciamo l’amore durante tutta la cena.
 MME THERBOUCHE
E dopo?
 DIDEROT
Facciamo l’amore tutta la notte.
 MME THERBOUCHE
E dopo?
 DIDEROT
All’alba, faremo anche di meglio…
MME THERBOUCHE
Possibile?
DIDEROT
Parleremo!

FINE DELLA COMMEDIA

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