Trilogia tragica in tre parti
e 14 quadri
di EUGENIO O'NEILL
Testo integrale e integralmente rappresentato al Teatro delle Arti in Roma,
diretto da ANTON GIULIO BRAGAGLIA, il 28 marzo 1941-XIX
Prima traduzione italiana di ADELCHI MOLTEDO
Pubblicata su IL DRAMMA Anno XVII
n. 361-362, 1 e 15 Settembre 1941 - XIX
Come Agamennone venne ucciso da Clitennestra e Egisto, al suo ritorno dalla guerra li Troia: come Elettra istig Oreste a punire con la morte il delitto della madre e del suo amante; cos il tragico fato della famiglia di Agamennone si ripete in questa trilogia che narra la storia della famiglia Mannon.
PARTE PRIMA
AZIONE IN QUATTRO ATTI
Personaggi
Il brigadiere generale EZRA MANNON
CRISTINA, sua moglie
LAVINIA, loro figlia
ADAMO BRANT, capitano del clipper Flying Trades
PIETRO NILES, capitano di artiglieria nell'esercito degli Stati Uniti
HAZEL NILES, sua sorella
SETH BECKWITH
AMOS AMES
LUISA, sua moglie
MINNIE, loro cugina.
PRIMO ATTO
L'esterno della casa dei Mannon, in un tardo pomeriggio dell'aprile 1865.
Di fronte: il viale, che porta alla casa dalle due entrate sulla strada. Dietro il viale, il portico, simile ad un bianco tempio greco, si estende, con le sue sei colonne, su tutta la larghezza della scena. Un grande pino, sul margine del prato confinante col viale, si erge sull'angolo destro della casa. La nera colonna del suo tronco contrasta vivacemente con il candore delle colonne del portico. Sul margine del viale, a sinistra, una folta siepe di arbusti di lill. Sul prato, di fronte a tale siepe, una panca, che parzialmente nasconde chi vi si siede, rispetto a chi guarda dalla facciata della casa. Manca poco al tramonto e la luce delicata del sole declinante illumina in pieno la facciata, avvolgendo in una nebbia fosforescente il portico bianco e il retrostante muro di pietra grigia, accentuando il candore delle colonne, il cupo grigiore del muro, ilverde delle imposte aperte, il verde del prato e della siepe ed il verde del pino. Le bianche colonne proiettano nere sbarre di ombra sul retrostante muro di pietra grigia. Le finestre del pianterreno riflettono intensamente i raggi del sole. Il portico, simile ad un tempio, sembra una bianca maschera inconcludente, fissata sulla casa per nascondere la sua bruttezza squallida e grigia. Giunga dulia citt l'eco di una banda, che suona // corpo di John Brown . Portata dal soffio intermittente della brezza, la musica talora forte e talora svanisce.
(Dall'interno, a sinistra, una voce maschile canta Shenandoah canzone che, pi di ogni altra, pervasa dal ritmo accorato del mare. Ben presto la voce si avvicina. E' esile . vecchia, ma rivela che un tempo stata una buona voce di baritono :
Oh! Shenandoah, come vorrei sentirti,
Fiume mio rapinoso.
Oh! Shenandoah, ma non posso raggiungerti,
Ahi, ahi! sono diretto lontano
Attraverso l'immenso Missouri .
Il cantante, Seth Beckwith, finisce l'ultimo verso non appena entra in scena dall'angolo della casa, seguito da Amos Ames e da Luisa e da Minnie.
Seth Beckwith, giardiniere e uomo a tutto fare dei Mannon, un vecchio di 75 anni, con barba e capelli bianchi, alto, asciutto e un po' curvo, dalle giunture anchilosate dai reumatismi, ma ancora vegeto e arzillo. Ha un viso emaciato, che quando a riposo, d la strana impressione d'una maschera animata. L'espressione del suo volto dura, ma i suoi occhi, piccoli e acuti, si affissano sulla vita con una avidit curiosa e intensa. Indossa il vestito di fatica macchiato di terriccio.
Amos Ames, di professione falegname ma attualmente in vacanza, vestito a festa come sua moglie e sua cugina. E' un uomo grasso sulla cinquantina. E' il prototipo del pettegolo cittadino, privo per di malignit: rappresentando lo scandalo soltanto l'argomento pi in voga del suo ambiente. Sua moglie Luisa pi alta e pi robusta di lui e circa della stessa et. E' anch'essa pettegola, per la sua lingua affilata dalla malvagit. Sua cugina Minnie una donnetta grassoccia sulla quarantina, mite, ma avida ascoltatrice di pettegolezzi. Ha una piccola faccia rotonda con occhi stupidi e tondi, e una bocca anche rotonda, come protesa a bere la maldicenza.
Questi ultimi sono tipi di cittadini, anzich dei personaggi veri e propri; un coro, rappresentante la citt, venuto a vedere, ascoltare e spiare i ricchi ed alteri Mannon. Guidati da Seth, non oltrepassano la siepe dei lill e rimangono a fissare la casa. Seth si sforza di essere in qualche modo spiritoso per cercare di far colpo su Minnie. Ha infatti cantato solo per lei. Richiama la sua attenzione, toccandola col gomito e abbozzando un sorriso).
Seth (alludendo alla sua voce) Per un uomo della mia et, mi pare che non ci sia male. Sono stato sempre famoso per le mie canzoni. (Accorgendosi che ella non gli presta attenzione, perch intenta a fissare la casa con meraviglia e sgomento, si rivolge ad Ames, giubilante) Se la notizia vera, non vi sar stanotte in citt un solo nomo che si regga sulle gambe! E' nostro dovere patriottico celebrare la vittoria!
Ames (con una smorfia) Sicuro che dovremo; certo.
Luisa Non me lo farete mica ubriacare, mio marito, resa o non resa. Un vecchio scomunicato, ecco quello che siete!
Seth (compiaciuto) Vecchio un corno! solo 75! Mio padre vissuto sino a 90! Trincare non ammazzer mai un Beckwith. (Ride assieme ad Ames. Anche Luisa ride suo malgrado. Minnie come assente, perduta nella contemplazione della casa).
Minnie In fede mia! Che razza di casa!
Seth Gi! Avevo promesso ad Ames che ve l'avrei fatta vedere quando sareste venuta da loro. Non tutti possono vedere cos da vicino la casa dei Mannon. Tengono la porta chiusa a tutti.
Minnie Accidenti, devono essere ricchi. Dove l hanno fatti i soldi?
Seth Ezra ne ha fatti un mucchio e prima di lui suo padre eredit qualcosa e mise su un mucchio ancora pi grande, facendo l'armatore. E' stato uno dei primi a creare una linea regolare per l'Oceano Pacifico.
Minnie Ezra generale, vero?
Seth (con orgoglio) S. E' il miglior soldato d tutto l'esercito di Grant.
Minnie Ma che razza diuomo ?
Seth Bravissimo. Tutti lo credono freddo e superbo, perch non ha mai molto da dire agli estranei. Ma il modo di fare dei Mannon. Hanno dominato qui per duecento anni e non vogliono che lo si dimentichi.
Minnie E perch se ne andato a fare il soldato, se tanto ricco?
Seth Oh, era stato in servizio anche prima di questa guerra. Suo padre lo aveva mandato a West Point. Fece la guerra del Messico e ritorn maggiore. Abele mor proprio quell'anno ed Ezra si dimise per dirigere la sua azienda. Ma non ai ferm qui. Studi legge e divenne giudice. Si dette alla politica e fu eletto sindaco. Era maggiore quando scoppi questa guerra e allora si dimise da giudice e si fece richiamare. Ora intanto arrivato a generale. Oh, Ezra bravissimo.
Ames La citt veramente orgogliosa di lui.
Luisa - Non si pu dire lo stesso di sua moglie. Non la pu vedere nessuno. Non dei Mannon. Deve essere di discendenza francese o olandese. Suo padre fa il medico a Nuova York: ma lei non rappresenta niente, perch non ha portato neanche un centesimo di dote,
Seth (assumendo un'espressione truce, con tono aspro) Lasciatela in pace. Non stiamo parlando di lei. Be' devo vedere Vinia. Vado dalla parte della cucina. Aspettatemi qui. E se la moglie di Ezra vi vuol mandar via, ditele che mi ha dato Vinia il permesso di farvi entrare. (Esce dalla sinistra).
(I tre si guardano attorno, disorientati, impauriti e a disagio. Parlano a bassa voce).
Luisa Come fiero Seth del suo padrone. Ma non ho potuto fare a meno di dargli una botta nei riguardi della moglie di Ezra.
Ames Potevi farne a meno, tanto tutti la odiano.
Luisa Zitti! Sta uscendo qualcuno: nascondiamoci.
(Si ammassano dietro la panca vicino al cespuglio dei lill e spiano attraverso il fogliame. La porta di ingresso si apre e Cristina Mannon appare sul portico, fermandosi alla sommit della scala).
Luisa (richiama l'attenzione della cugina e sussurra eccitata) Eccola.
(Cristina Mannon una donna alta ed appariscente. Sebbene sulla quarantina, sembra molto pi giovane. Ha una figura fine e voluttuosa e si muove con una flessuosa grazia animale. Indossa una costosa veste di seta verde, di taglio elegante, che fa risaltare lo speciale colore della sua chioma folta e ondulata, in parte rame-scuro e in parte bronzo-dorato. Toni nettamente distinti eppure armonizzanti fra loro. Il suo viso non comune, pi ben fatto che bello. Si subito colpiti dalla strana impressione, che esso suscita, quando in riposo: di non essere fatto di carne viva, ma di essere una pallida maschera, meravigliosamente animata, in cui soltanto gli occhi, in fondo alle orbite incavate e d'un colore fra il violetto e l'azzurro, sono vivi. Le sopracciglia nere, in linea retta decisamente pronunciata, si congiungono sul naso forte. Il suo mento forte, la bocca larga e sensuale, il labbro inferiore carnoso e quello superiore sottile, arcuato e ombreggiato da una lieve peluria. Rimane in ascolto, in una specie di attitudine difensiva, come se la musica avesse per lei un significato minaccioso. Poi scrolla le spalle con disprezzo, scende i gradini e s'avvia verso il giardino, passando dietro il cespuglio dei lill, senza accorgersi di Ames e delle donne).
Minnie (con un senso di ammirazione e di fervore) Dio, come altera!
Luisa Troppo, per il mio gusto.
Minnie Gi, c' qualcosa di strano nel suo viso.
Ames C' del mistero. Come se si fosse messa una maschera. E' l'aria dei Mannon. Tutti cos. E l'attaccano anche alle loro mogli. Anche ai servi, anche a Seth, non lo vedi? Non vogliono che la gente scopra i loro segreti.
Minnie (col respiro mozzo per l'ansia di sapere) Segreti?
Luisa I Mannon si tengono in casa gli scheletri dei loro morti. (Abbassando la voce e bisbigliando al marito) Racconta a Minnie qualche cosa del fratello del vecchio Abele Mannon, che dovette sposare quella ragazza francese canucca, dopo averla messa nei guai.
Ames Sst! Finiscila! Non puoi star zitta? Ecco Seth. (Bisbigliando in fretta a Minnie) Sono cose accadute quando ero giovane. Te le dir poi. (Seth apparso dall'angolo sinistro della casa e va a raggiungerli).
Seth Quella maledetta cuoca negra ha voluto che le portassi la legna. Non penserete mica che sia il suo schiavo. Ecco il guadagno che abbiamo fatto emancipandoli. Be', andiamo, gente? Voglio mostrarvi la mia serra e il mio frutteto. Non mi riuscito di trovare Vinia.
(Stanno per andarsene, quando la porta della casa si apre e appare Lavinia che s'avvia verso il sommo della scala, dove prima si fermata sua madre. Ha 23 anni, ma sembra pi vecchia. Ha la stessa altezza di sua madre, ma il corpo sottile, angoloso e dai seni appiattiti. La sua inattrattiva accentuata dalla semplice veste nera. I tuoi movimenti sono secchi e cammina con un rigido e duro portamento militare. Ha la voce perentoria e l'abitudine d parlare alla maniera di un ufficiale che impartisca degli ordini. Ma nonostante queste diversit, si subito colpito dalla somiglianza del suo volto con quello della madre. Ella ha i capelli dello stesso tono particolare rame-oro, lo stesso pallore, gli stessi occhi fra l'azzurro ed il violetto cupo, le nere sopracciglia che si incontrano in linea retta sul naso, la stessa bocca sensuale e lo stesso mento forte. Ma, pi. che d'ogni altra cosa, si colpiti dall'impressione di maschera animata suscitata dal suo volto in riposo. E' evidente che Lavinia fa tutto il possibile per accentuare la dissomiglianza anzich la somiglianza con la madre. Porta i capelli stretti in un nodo dietro la nuca, come se volesse nascondere la loro ondulazione naturale. Tutto il suo insieme assolutamente privo di qualsiasi femminilit. La testa grande come quella della madre, ma sul suo gracile corpo pare pi pesante e pi grossa).
Seth (scorgendola) Ah! Eccola! (S'avvia verso i gradini affrettatamente, ma, appena s'accorge che ella non si avvista della sua presenza, s'arresta perplesso, colpito da qualche cosa di strano nel comportamento di Lavinia. Ella fissa lo sguardo a destra, seguendo con locchio la madre, mentre questa si dirige verso la serra attraverso il giardino, i suoi occhi freddi e duri hanno una espressione di inimicizia amara e intensa. Dopo poco, la madre ha certamente dovuto sparire nella serra, perch Lavinia gira il capo, sempre per senza notare Seth e i suoi amici, poi guarda verso sinistra, attratta dalla banda, la cui musica, portata da una brezza pi viva, all'improvviso diventata pi forte. La banda suona ancora Il corpo di John Brown . Lavinia rimane in ascolto, come ha fatto la madre poco prima, ma la sua reazione assolutamente diversa da quella materna. I suoi occhi si illuminano di malvagia soddisfazione e le si disegna sul viso una espressione di strano e vendicativo trionfo).
Minnie Di viso somiglia alla madre: lo stesso aspetto strano. Per, meno di razza.
Seth Andate verso il frutteto, gente. Vi raggiungo.
(Escono dalla sinistra della casa. Seth va in fretta verso Lavinia) Oh! Ho delle buone notizie per te. Al telegrafo mi hanno detto che Lee si arreso davvero, stavolta. Puoi far conto che tuo padre torna presto.
Lavinia (cupa) Lo spero. Era ora.
Seth (scrutandola) Gi!
Lavinia Che vuoi dire, Seth?
Seth (sfuggendo il suo sguardo evasivo) Niente. Lo stesso che vuoi dire tu. (Egli cerca sempre di sfuggire il suo sguardo, e poi con tono grave e come per caso) Dove sei stata l'altr'ieri notte e tutto ieri?
Lavinia (trasale). Da Hazel e Pietro.
Seth Gi. Proprio come hai detto ad Anna. Per,guarda un po', ho incontrato ieri Pietro e mi ha chiesto perch non ti si vedeva.
Lavinia (trasale di nuovo, poi lentamente, come se ammettesse una segreta intesa fra lei e Seth) Sono stata a Nuova York, Seth.
Seth Eh, me l'ero immaginato. Non da te, Vinia. Vergogna!
Lavinia (con tono duro e reciso) Non capisco di che cosa parli.
Seth (annuendo, come chi abbia compreso) Bene, Vinia. Come vuoi tu. (Una pausa, poi, dopo avere alquanto esitato, non pu pi contenersi) E' un po' che ho in testa una cosa e volevo metterti in guardia. Si tratta di quello che ti angustia, se ho indovinato.
Lavinia (dura) Non c' niente che mi angustia. (Aggressiva) Mettermi in guardia? Perch?
Seth Oh, niente, forse. Ma pu darsi che abbia ragione, e se l'ho, devo metterti in guardia. Si tratta del capitano Brant.
Lavinia (trasale di nuovo mantenendo il suo tono freddo e misurato) Che c'entra?
Seth C' qualcosa che ho notato solo io, perch... (S'arresta e poi in fretta, vedendo venire gente dal viale) ... Ma ecco Pietro e Hazel. Te lo dir pi tardi, Vinia. Adesso non ho proprio tempo. C' quella gente che mi aspetta.
Lavinia T'aspetter qui. Torna pi tardi. (La maschera fredda e disciplinata le si allenta per un attimo, con intensit) Ma che vengono a fare proprio ora, Pietro e Hazel? Non voglio vedere nessuno! (Fa per dirigersi verso casa).
Seth Va dentro. Ci penso io.
Lavinia (riprendendosi e tagliando corto) No, lasciali venire.
(Seth esce dalla sinistra. Dopo poco Pietro ed Hazel entrano dal viale in fondo a sinistra. Hazel una fanciulla diciannovenne sana e graziosa dai capelli e dagli occhi neri. Ha lineamenti delicati, ma modellati con sufficiente rilievo. Ha un mento pronunciato e una bocce mobile e sorridente. Il suo carattere si rivela ad un semplice sguardo, franco, innocente, cordiale e buono. Suo fratello Pietro le assomiglia molto per carattere: retto, impeccabile e materiato di bont. E' un giovane robusto di ventidue anni, impacciato nei movimenti ed esitante nell'esprimersi. Ha un viso largo, comune, naso corto, capelli neri e ricciuti, occhi grigi e bocca larga. Veste l'uniforme di capitano d'artiglieria).
Lavinia (con una cordialit forzata) Buona sera. Come state? (Bacia Hazel e stringe la mano a Pietro).
Hazel Noi benissimo. Dicci piuttosto tu come stai. E' una eternit che non ti si vede.
Lavinia Ho avuto uno stupido raffreddore. Ma perdio non vi sedete?
(Prendono posto sulla panca: Lavinia al centro, Hazel a sinistra e Pietro a destra, alquanto discosto da Lavinia).
Hazel Sono venuta un momento per sentire sehai notizie di Ori.
Lavinia No, dall'ultima lettera che ti ho fatta leggere.
Hazel Ma di un secolo fa! Sono mesi e mesi che non mi scrive. Si sar trovata un'altra ragazza e mi ha piantata. (Abbozza un sorriso, senza per riuscire a nascondere la pena che prova).
Pietro Che Ori non scriva non vuol dire niente. Scrivere non stato mai il suo forte.
Hazel Lo so, ma non potrebbe essere ferito?
Lavinia Ma no. Il babbo ce lo avrebbe scritto.
Pietro Sicuro. Non dire sciocchezze, Hazel. Ori avrebbe dovuto essere gi a casa. Naturalmente Vinia, hai sentito la buona notizia?
Hazel Pietro non ha pi da tornare via. Non sei contenta?
Pietro Ormai sono guarito della mia ferita. Avevo avuto ordine di presentarmi domani: ma ci sar certo il contrordine.
Hazel (impulsivamente) Oh! Che bello rivedere Ori! (Poi imbarazzata, ride forzatamente e bacia Lavinia) Ma bisogna che scappi. Ho un appuntamento con Emilia. Addio, Vinia. Riguardati e vieni presto a trovarci. (Con uno sguardo significativo al fratello) E sii buona con Pietro. Muore dal desiderio di chiederti una cosa.
Pietro (assai confuso) Maledizione!
(Hazel si allontana ridendo. Pietro si agita, disorientato e con gli occhi fissi a terra. Lavinia l'osserva. L'ammonimento di Hazel l'ha fatta rientrare in s e mettere sulla difensiva. Finalmente Pietro alza gli occhi e si mette a parlare con imbarazzo)
Hazel interpreta male il silenzio di Ori. Credi che le voglia bene davvero?
Lavinia (irrigidendosi, con tono brusco) Non me ne intendo d'amore! Non voglio saperne niente! (Con intensit) Odio l'amore!
Pietro (annientato da tale dichiarazione, ma sforzandosi di prendere la cosa coraggiosamente a scherzo) E allora, se la pensi cos, meglio non domandarti una cosa che avevo in mente, oggi.
Lavinia E' quello che m'hai chiesto l'anno scorso, quando sei venuto in licenza, no?
Pietro E tu mi hai detto, aspetta che la guerra finita. Beh, la guerra finita.
Lavinia (lentamente) Non posso sposare nessuno, Pietro. Devo restare a casa. Mio padre ha bisogno di me.
Pietro Ma c' tua madre.
Lavinia (tagliente) Gli sono pi necessaria io. (Una pausa. Poi gli si volge compassionevole e gli posa le mani sulle spalle) Mi dispiace, Pietro.
Pietro Bene.
Lavinia Lo so. le ragazze lo dicono sempre nei ro-nzi, ma ti voglio bene come a un fratello, Pietro. A nessun casto vorrei perderti come fratello. E siamo stati cos fin da bambini, da quando giocavamo assieme. Ti prego, non mettere questo tra noi.
Pietro Bene. Beh, d'altra parte non perdo la speranza che cambierai idea col tempo. (Pausa) Cio, se non sei innamorata di un altro.
Lavinia (ritirando le mani) Non dire sciocchezze, Pietro.
Pietro E quel misterioso capitano di mare, che viene qui?
Lavinia (con rabbia) E puoi credere che possa curarmi di quel... quel...
Pietro Non ti arrabbiare. Del resto, lo dicono tutti che ti fa la corte.
Lavinia Se la gente si occupasse dei propri affari!
Pietro Allora non te ne importa? Non te ne importa proprio niente di lui?
Lavinia (con impeto) Non lo posso nemmeno vedere.
Pietro Sono contento di sentirti dire cos! Credevo, pensavo che piacesse a tutte le ragazze. Ha un aspetto cos romantico. Sembra un giocatore o un poeta, pi che un capitano di mare. L'ho visto di sfuggita, mentre usciva dal cancello, l'ultima volta che venuto qui. Strano per, mi ricorda qualcuno, ma non so chi.
Lavinia (colpita, lo fissa perplesso) Nessuno di qui, certo. Viene dal West. Il nonno Hamel lo ha conosciuto a Nuova York e lo ha preso in simpatia. La mamma lo ha conosciuto in casa del nonno.
Pietro Ma che tipo ?
Lavinia Lo conosco appena, nonostante quello che pensi. Mi ha raccontato la storia della sua vita, per fare il romantico, ma non gli ho fatto molta attenzione. Ha cominciato a navigare da ragazzo e si trovato in California al tempo della febbre dell'oro. Ha navigato in tutto il mondo e una volta ha passato un certo tempo in un'isola dei mari del Sud, cos mi ha detto.
Pietro Una esperienza romantica non comune, pare, se gli si deve credere.
Lavinia (amara) E' la sua moneta spicciola, il romanticismo. (Agitata) Ma finiamola di parlare di lui. (S'alza e s'avvia verso la destra per nascondere la sua agitazione, rimanendo con le spalle voltate a Pietro).
Pietro Proprio lo stesso mio desiderio. Ho da pensare a cose pi interessanti.
(Cristina Mannon appare dalla destra fra la siepe dei lill e la casa. Lavinia avverte la sua presenza e si volta di scatto. Per un momento madre e figlia si fissano negli occhi. La loro attitudine tesa rivela l'acre antagonismo, che vi fra loro. Ma Cristina riprende immediatamente il proprio dominio e quella sua aria di disdegnosa distanza).
Cristina Ah! Finalmente ti si vede! (Si accorge di Pietro, visibilmente imbarazzato dalla sua presenza) Ah, buon giorno, Pietro! Non ti avevo visto.
Pietro Buona sera, signora Mannon. Passavo di qui e sono entrato un momento. Ma meglio che me ne vada, Vinia.
Lavinia (senza celare il desiderio di levarselo d'attorno, in fretta) Va bene. Arrivederci, Pietro.
Pietro Arrivederci. Arrivederci, signora Mannon.
Cristina Arrivederci, Pietro. (Egli esce dalla sinistra. Cristina si avanza) A quanto pare, tratti abbastanza male il tuo unico spasimante. (Lavinia non risponde. Cristina continua con freddezza) Mentre venivo qui, pensavo che l'altra notte, quando sono tornata da Nuova York, sembra che tu fossi andata a letto.
Lavinia Ero a letto.
Cristina Hai l'abitudine di leggere troppo a letto. Ho cercato d'aprire la porta della tua camera, ma ti eri chiusa a chiave. Tutte le volte che ti chiudi cos, per una giornata intera, sono sicura che lo fai per evitarmi. Ma Anna mi ha detto che avevi l'emicrania.
(Parlando, si avvicinata alla figlia, sin quasi a toccarla. La somiglianza dei loro volti, mentre se ne stanno di fronte, straordinaria. Cristina la fissa freddamente, ma si indovina che quella sua attitudine forzata)
Ti faceva proprio male la testa?
Lavinia No. Volevo star sola, e... pensare.
Cristina A che cosa, se lecito? (Ma, come spaventata dalla risposta che potrebbe ricevere, cambio argomento) Chi quella gente, che ho visto girare per casa?
Lavinia Amici di Seth.
Cristina E per il semplice fatto che sono amici di quel vecchio scemo si sentono in diritto di entrarci in casa?
Lavinia Ho dato io il permesso a Seth.
Cristina E da quando di il permesso, senza nemmeno avvertirmi?
Lavinia Non mi era possibile, quando Seth me lo ha chiesto. Tu eri a Nuova York... (si ferma un momento, poi aggiunge, scandendo le parole e con lo sguardo fisso sulla madre) a trovare il nonno. Sta un po' meglio? E' stato ammalato spesso, quest'anno.
Cristina (con indifferenza forzata, senza guardare la figlia) Gi. Ma ora sta molto meglio. Tra poco riprender il suo lavoro, almeno spera. (Come desiderosa di cambiare argomento, guardando i fiori che porta) Sono stata a coglierli nella serra. Mi sembra che la nostra tomba avesse bisogno di essere un po' ravvivata. (Accenna alla casa con un gesto sprezzante del capo) Tutte le volte che ci ritorno, dopo essere stata via, mi sembra sempre pi simile a un sepolcro. Il sepolcro imbiancato della Bibbia. Il frontale di tempio pagano appiccicato come una maschera sul grigio squallore puritano. Solo il vecchio Mannon poteva costruire un tale orrore. Scusami, Vinia. Dimenticavo che ti piace. E hai ragione. S'accorda con il tuo temperamento.
(Lavinia la fissa senza replicare. Cristina posa di nuovo lo sguardo sui fiori, ma, nell'avviarsi verso la casa, si volta con una studiata indifferenza)
A proposito, prima che me ne dimentichi, a Nuova York ho incontrato il capitano Brant. Mi ha detto che sarebbe arrivato oggi e mi ha chiesto se poteva passare da noi per vederti. Gli ho detto di si e l'ho anche invitato a cena.
(Senza guardare Lavinia, che la fissa con una espressione cupa e dura)
Non ti va? Vuoi rimanere fedele a Pietro, al tuo unico e solo amore?
Lavinia E' per questo che sei andata a cogliere i fiori? Perch viene lui? (La madre non le risponde. Continua, con un accento di minaccia nella voce) Hai sentito? Il babbo torner presto a casa.
Cristina (senza guardarla: freddamente) Corrono tante voci. Del resto la notizia non stata ancora confermata. E poi non si ancora sentito sparare dal forte.
Lavinia Lo sentirai presto!
Cristina Lo spero almeno quanto te.
Lavinia E lo dici anche?
Cristina (dissimulando la propria apprensione: freddamente) Che intendi? Non prenderai questo tono con me, immagino, (tagliando corto) ma se vuoi proprio litigare, entriamo in casa. Qui ci possono sentire.
(Si volta e vede Seth, entrato proprio allora dall'angolo della casa a sinistra e che se ne sta fermo ad osservare)
L c' il tuo vecchio, che fa di tutto per ascoltare. (S'avvia verso la scala) Vado a riposare un poco. (Comincia a salire).
Lavinia (aspra) Mamma, ho bisogno di parlarti, e subito...
Cristina (volgendosi con aria di sfida) Quando vuoi. Stasera, dopo che se ne andato il capitano Brant. se ti va. Ma di che si tratta?
Lavinia Lo saprai abbastanza presto.
Cristina Hai la mania dei misteri, eh, Vinia? (Entra in casa e chiude la porta).
(Seth, che s'era ritirato dietro l'angolo sinistra della casa, riappare. Lavinia gli fa cenno di seguirla e va a sedersi sulla panca. Una pausa. Lavinia rimane a guardare dinanzi a s, col viso impietrito e gli occhi cattivi. Seth la fissa in modo significativo).
Lavinia (all'improvviso) Ebbene, dimmi: cos' che volevi dirmi del capitano Brant? Voglio sapere tutto di lui, perch pare che venga qui per farmi la corte.
Seth (cercando di condensare in un monosillabo tutta la sua incredulit) Aah!
Lavinia (aspra) Cos'? Non mi credi?
Seth Credo a tutto quello che mi dici di credere, io. Non son stato sessant'anni con i Mannon senza impararlo. (Pensa, poi lentamente) Non hai mai notato che questo Brant ricorda qualcuno?
Lavinia (colpita) S. Da quando l'ho visto la prima volta. Ma non so a chi.
Seth Tuo padre, non ti pare, Vinia?
Lavinia (agitatissima) Il babbo? No! Non pu essere. (Poi come se la convinzione si facesse strada dentro di lei, contro la Sua volont) Gi. E' vero. Qualche osa nel viso. Per questo ebbi la strana impressione di averlo gi conosciuto. Per questo ho sentito... No. Non ci creder mai. Ti devi essere sbagliato, Seth. Sarebbe troppo.
Seth E non solo assomiglia a tuo padre, ma anche ad Ori e a tutti i Mannon che ho conosciuto.
Lavinia (atterrita) Ma perch? Perch?
Seth Ma specialmente mi ricorda Davide, il fratello di tuo nonno. Che sai tu di Davide, Vinia? Tra i Mannon non stato pi permesso nemmeno nominarlo dal giorno che... Ma ne avrai sentito parlare anche tu, anche se successo prima che tu nascessi.
Lavinia Ho sentito dire che si innamorato della canucca, governante della sorellina di mio padre; e dovette sposarla perch stava per avere un bimbo. Ho sentito dire che il nonno li mise alla porta, e poi fece abbattere la casa e costruire questa, perch non voleva vivere dove suo fratello aveva disonorato la famiglia. Ma che c'entra questo vecchio scandalo?...
Seth Aspetta. Appena cacciati di casa si sposarono e partirono. Si dice che erano andati nel West, ma nessuno seppe pi niente di loro. Solo tuo nonno si lasci sfuggire una volta con me che avevano avuto un bambino. (Come chi voglia far colpo) A quel bambino pensavo, Vinia.
Lavinia (il terrore di aver compreso le si disegna sul volto) Ah!
Seth Vinia, quanti anni ha Brant?
Lavinia Trentasei, mi pare.
Seth Ah! Il conto torna giusto. E poi, un'altra cosa strana: il suo nome. Che razza di nome: Brant! Non ho mai sentito un nome simile. Mi sa di posticcio, come un'abbreviazione. Ti ricordi Vinia, come si chiamava la ragazza canucca? Maria Brantme! Hai capito?
Lavinia (agitata e lottando contro una convinzione che si fa sempre pi forte) Ma non dire sciocchezze, Seth. Si chiamerebbe Mannon e ne sarebbe orgoglioso.
Seth Dev'avere le sue buone ragioni per non portare il nome dei Mannon, venendo qui, no? Se tuo padre lo riconoscesse...
Lavinia (con irruenza) No! Non pu essere! Dio non pu permetterlo. Sarebbe troppo orribile! Non voglio neanche pensarci, mi capisci? Ma perch me lo hai detto?
Seth (cercando di calmarla) Calma, calma, Vinia. Non prendertela cos. Volevo dire che strano, la faccia e il nome, e che dovresti sincerartene, per il bene di tuo padre.
Lavinia In che modo?
Seth Pescalo alla sprovvista e parlagliene come se tu lo sapessi, e vedi se ci casca. (Accenna ad andarsene, guardando il viale) Eccolo che viene. Anche il modo di camminare ricorda Davide Mannon. Se non sapessi che lui, lo crederei lo spirito di Davide di ritorno a casa (Si volta di scatto)... e torniamo al lavoro. (Esce da sinistra).
(Una pausa. Il capitano Brant entra dal fondo a sinistra. Trasale nel vedere Lavinia, ma immediatamente si riprende, assumendo l'aria pi corretta e pi attirante. Basta guardarlo per esser colpito dalla peculiarit del suo viso in riposo, che d l'im-pressione di essere una maschera animata anzich esser fatto di carne viva. Ha fronte spaziosa, ma bassa, incorniciata da capelli nerissimi, che porta notevolmente lunghi, buttati dietro la fronte. Pare la pettinatura di un poeta. Ha naso aquilino, sopracciglia folte, colorito bruno e occhi castani. La bocca larga, sensuale e mutevole nell'espressione. Porta i baffi, ma il suo mento largo e pronunciato accuratamente raso. E' di statura alta, robusto e quadrato di spalle. D l'impressione di essere sempre sulla offensiva e sulla difensiva, costantemente in lotta con la vita. E' vestito con una stravaganza quasi affettata, con qualche tocco di estrema noncuranza, come se l'ideale propostosi fosse un romantico aspetto byroniano. Non c' in lui quasi nulla del convenzionale capitano marittimo, se se ne accentuano le mani forti e grandi e la voce profonda).
Brant (inchinandosi con esagerata cortesia) Buona sera. (Le si avvicina e le prende la mano, che ella si sforza di non dargli) Non ve ne avrete a male se vi sono venuto incontro senza cerimonie. Vostra madre mi disse...
Lavinia Lo so; mi ha incaricato di tenervi compagnia fino al suo ritorno.
Brant (galantemente) Bene. Allora ho fortuna. Speriamo che non torni presto a farci la guardia. Non ho pi avuto occasione di restare solo con voi da... da quella notte che andammo a passeggiare sotto la luna, ricordate? (Le ha preso la mano e parla a voce sempre pi bassa. Lavinia non pu reprimere un sussulto, libera con violenza la mano dalla stretta e volta la testa).
Lavinia (riprendendo il dominio su se stessa: lentamente) Che ne dite della resa di Lee, capitano? Si aspetta mio padre da un momento all'altro. (Qualche cosa nella voce di Lavinia lo induce a fissarla con un certo sospetto; ma lei guarda diritto davanti a se) Perch non vi sedete?
Brant Grazie. (Si siede sulla panca alla sua destra. S fatto prudente, avvertendo qualcosa di strano nel suo atteggiamento senza riuscire per a comprendere a che miri. Come a caso) Dovete essere molto contenta al pensiero di rivedere vostro padre. Vostra madre mi ha detto come gli siete affezionata.
Lavinia Lei? (Aspra) Amo mio padre pi di tutto. Non so che cosa farei per evitargli un dolore.
Brant (osservandola attentamente e sempre come distratto) Pi di vostra madre?
Lavinia S.
Brant E' normale. Le figlie sono pi attaccate al padre e i figli alla madre. Credevo per che voi foste un'eccezione a questa regola.
Lavinia Perch?
Brant Siete cos simile a vostra madre, in certe cose. Il vostro viso la copia fedele del suo. E guardate i vostri capelli, poi! Non incontrereste dei capelli come i vostri e i suoi in un mese tutto di domeniche. Conosco solo un'altra donna che li aveva cos. Vi sembrer strano a dirvelo: era mia madre.
Lavinia (trasalendo) Ah!
Brant (dando alla voce un tono rispettoso e smorzato) Aveva capelli meravigliosi, come vostra madre. Le scendevano fino alle ginocchia; e i suoi occhi grandi, fondi, tristi erano azzurri come il mare dei Caraibi.
Lavinia (aspra) Che conta l'aspetto? Non le somiglio per niente. Tutti sanno che ho preso da mio padre.
Brant (richiamato di colpo alla realt e meravigliato del suo tono) Ma non siete in collera perch vi ho detto questo, no? Che avete contro di me? Forse mi sono illuso. Credevo di piacervi. Avete dimenticato quella passeggiata, di notte, lungo la spiaggia?
Lavinia (dura e fredda) No. Ve l'aveva detto mia madre che potevate baciarmi?
Brant Ma... che dite? (In un primo momento attribuisce la domanda alla sua ingenuit: scherzosamente) Ah! capisco. Su, Lavinia, non vorrete dire che dovevo chiederle il permesso.
Lavinia Ah no! Non dovevate?...
Brant (disorientato cercando di volgerla in scherzo) Veramente, a questo punto non ci sono arrivato, e ad ogni modo - dovere o non dovere - non glie l'ho chiesto non per questo stato meno dolce. (Qualche cosa nel viso di Lavinia lo consiglia a cambiare argomento) Ho paura per di aver chiacchierato troppo, quella notte; forse vi ho annoiata a furia di parlarvi della mia passione per i velieri.
Lavinia (seccamente) I tre alberi bianchi e alti, li chiamavate; dicevate che erano per voi come donne pallide e belle. Che li amavate come non avete mai amato nessuna donna. E' vero, capitano?
Brant (con sforzata galanteria) Gi. Ma intendevo, prima di avervi conosciuto. (Ridendo, convinto di aver finalmente compreso la ragione del mutato atteggiamento di Lavinia verso di lui) Ah, per questo che ce l'avevate con me? Dovevo immaginarlo. Le donne sono gelose dello navi. (Ride di nuovo, ma con minor sicurezza, accorgendosi dell'espressione cupa e ferma di Lavinia) Ma se non sbaglio, vi siete interessata quando parlavo delle isole del Sud, dove naufragai al mio primo viaggio.
Lavinia (in tono secco e superficiale) Mi ricordo la vostra ammirazione per le indigene nude. Diceste che possedevano il segreto della felicit, perch non sapevano che l'amore peccato.
Bbant (sorpreso) Ricordate questo? (In tono romantico) S. sono le uniche creature della terra, che vivono nel giardino del paradiso in assoluta innocenza del peccato. Non potete immaginare la verde bellezza della loro terra stesa nell'azzurro del mare. Le nubi come prati sulle cime dei monti, il sole che vi penetra nel sangue e l'onda che di continuo si frange sui banchi e vi canta agli orecchi come una nenia. Isole Beate, le chiamai. Soltanto l puoi dimenticare gli sporchi sogni di ingordigia e di potere degli uomini.
Lavinia E i loro sporchi sogni... d'amore?
Brant (di nuovo sorpreso, la guarda disorientato) Perch dite questo? Che volete dire, Lavinia?
Lavinia Niente. Pensavo soltanto... alle vostre isole Beate.
Brant (incerto) Oh. Ma voi... dicevate... (Poi con una stupida e confusa persistenza le si avvicina di pi, abbassando il tono della voce e cercando di renderla carezzevole) Tutte le volte che penso a quelle isole, mi ricordo di voi che quella notte mi camminavate accanto, coi capelli disciolti nel vento e con gli occhi pieni di luce lunare. (Cerca di prenderle la mano, ma al suo tocco, ella si arresta e balza in piedi).
Lavinia (con fredda rabbia) Non mi toccate. Come osate? Bugiardo. (Non appena egli si arretra confuso, ella comprende che quello il momento di seguire il suggerimento di Seth e lo fissa con un'espressione deliberata di insolente disprezzo) Gi, sarebbe assurdo aspettarsi altro che storielle romantiche da poco prezzo dal figlio della serva canucca.
Brant (stupito) Che? Che? (Poi dominato dall'ira per l'insulto scagliato contro sua madre, mettendo da parte ogni considerazione di prudenza, balza in piedi minaccioso) Basta, maledetta, o mi dimentico che siete una donna. Nessun Mannon pu insultarla, finch io...
Lavinia (atterrita dalla verit che ha scoperto) Allora vero? Siete suo figlio!
Brant (lottando per riprendere la propria padronanza, acre e diffidente) E se lo sono? Sono orgoglioso di esserlo. L'unica mia vergogna questo lurido sangue dei Mannon! Ecco perch prima non potevate sopportare che vi toccassi. Vero? Siete troppo per il figlio di una serva. Perdio, ma prima eravate abbastanza contenta.
Lavinia Non vero. Cercavo solo di farvi confessare la verit.
Brant Ah, no. Solo da quando avete cominciato a sospettare. Certamente vostro padre vi ha riempito la testa di calunnie contro mia madre. Ma, perdio, vi dir tutta la verit, ora che sapete chi sono. E vedrete se voi, o chiunque altro dei Mannon, avete diritto di guardarci dall'alto in basso.
Lavinia Non m'interessa. (Fa per avviarsi verso casa).
Brant (afferrandola per il braccio) Vigliacca anche voi, come tutti i Mannon, quando si tratta di affrontare la verit che vi riguarda. (Lavinia lo affronta con aria di sfida. Egli le lascia il braccio e continua aspro) Lo sapete che vostro nonno, era innamorato di mia madre? Lavinia Non vero.
Brant Per vendetta e gelosia disered mio padre e lo truff della sua parte dell'eredit.
Lavinia Non lo truff. Compr la sua parte.
Brant Lo costrinse a venderla per un decimo del valore. E' questo che volete dire! Lui sapeva che i miei genitori morivano di fame. Ma il denaro non dur a lungo, a mio padre. Aveva preso il vizio di bere. E quando si accorse di essere disperato, divent un vigliacco, come tutti i Mannon. Cominci ad isolarsi, a sfuggire tutti. Fin col vergognarsi di mia madre e di me. Si abbrut sempre di pi e mia madre a lavorare per vivere. Quando dall'osteria all'angolo lo portavano a casa, cadeva sulla soglia come una carcassa satura d'alcol. Una sera, quando ero ancora un ragazzo, ritorn a casa ubriaco fradicio e schiaffeggi mia madre. Era la prima volta. Come pazzo mi sentii. Gli ruppi la testa con l'attizzatoio. Mia madre cerc di nascondermi e poi pianse, pianse su di lui, perch l'amava sempre.
Lavinia Perch mi raccontate queste cose? Ve l'ho gi detto che non mi interessano.
Brant (duro e minaccioso) Vedrete dove voglio arrivare. (Assente, come se la scena gli fosse ancora dinanzi agli occhi) Se ne stette per giorni e giorni con lo sguardo perduto nel vuoto. Una volta, mentre eravamo soli, mi preg di perdonarlo. Ma io l'odiavo e non potevo. Finalmente una notte usc e non ritorn. L'indomani lo trovarono impiccato in un granaio.
Lavinia (con un brivido) Oh!
Brant (selvaggiamente) L'unica cosa decente che abbia saputo fare!
Lavinia Mentite! Mentite! Nessun Mannon si sarebbe mai...
Brant Ah! Nessuno si sarebbe? Tutti gentiluomini li credete. Ma abbiate pazienza d'ascoltarmi ancora un po' e sentirete qualcosa sul conto di un altro dei loro. Per vivere, mia madre si mise a fare lavori di cucito e cos mi mand a scuola. Era molto severa con me. Pensava che fossi responsabile del suicidio di mio padre. Aveva deciso di fare di me un gentiluomo. Come lui. Anche se avesse dovuto spendere fino all'ultimo centesimo e dare l'ultima striscia di pelle! (Con un sorriso acre) Come vedete, non c' riuscita. A diciassette anni scappai per imbarcarmi. Dimenticai di avere una madre, se non per prendere una parte del suo cognome. Brant, era breve e comodo a bordo, e poi non volevo portare il cognome dei Mannon. La dimenticai fino a due anni fa, al mio ritorno dall'oriente. Di tanto in tanto le avevo scritto e mandato del denaro, quando avevo potuto. Ritornai a Nuova York, la trovai morente: morente di malattia e di fame! E venni cos a scoprire che quando s'era messa a letto per non alzarsi pi e non poteva lavorare, non sapendo dove fossi, aveva gettato via l'ultimo briciolo di dignit e di orgoglio, rivolgendoti a vostro padre per un prestito. Non le rispose mai. E io arrivai troppo tardi. Mi mor fra le braccia. (In un impeto di vendetta) Avrebbe potuto salvarla, ed invece volle farla morire. Assassino, come di quelli che ha mandato alla forca, quando era giudice!
Lavinia (balzando in piedi, furiosa) - Voi osate parlare cos di mio padre! Se fosse qui...
Brant Magari ci fosse! Gli direi - come lo dico a voi che ho giurato sul cadavere di mia madre di vendicarla.
Lavinia (con freddo ed implacabile impeto) L'avete gi fatto nella maniera pi vile, degna del figlio d'una serva, quale siete.
Brant (di nuovo fuori di s, furioso) Attenzione con questi discorsi: ve l'ho detto.
Lavinia E lei, lei rappresenta l'unico mezzo per vendicarvi di mio padre, vero?
Brant (disorientato e confuso) Cosa? Lei? Chi? A chi volete alludere?
Lavinia Lo capirete presto. E anche lei. Ho saputo da voi ci che volevo. Vado in casa a parlarle. Aspettatemi qui finch non vi chiamo io.
Brant (furioso per il suo tono) Dio mi fulmini se accetter ordini da voi, come un servo.
Lavinia (glaciale) Se avete un poco di riguardo per lei, fate come vi dico e non obbligatemi a scrivere a mio padre. (Gli volta le spalle e s'avvia verso i gradini, rigida ed impettita).
Brant (disperatamente, con un tentativo grottesco di assumere un tono di amoroso) Io non so che volete dire, Lavinia. Giuro dinanzi a Dio che siete soltanto voi quella, che io... (Lavinia, che gi al sommo delle scale, si volge verso di lui e lo fissa con tale espressione di odio da ridurlo al silenzio. Le sue labbra si muovono, come se stesse per parlare, ma ella rimanda gi le parole. Si avvia rigida verso la casa e ci entra, chiudendosi la porta alle spalle).
FINE DEL PRIMO ATTO
SECONDO ATTO
Subito dopo il primo atto, nello studio di Ezra Mannon.
E' una stanza spaziosa dall'atmosfera austera e greve. Il mobilio di vecchio stile coloniale. Le pareti lisce tono dipinte d'un grigio cupo con una semplice bordura bianca. In fondo, a sinistra, una porta comunicante col vestibolo. Sulla parete destra un ritratto di Giorgio Washington, in una cornice dorata, con ai lati i ritratti pi piccoli di Alessandro Hamilton e di Giovanni Marshall. In fondo, nel centro, un camino. A sinistra di questo, uno scaffale pieno di opere giuridiche. Sul camino, in una cornice disadorna, un grande ritratto di Ezra Mannon, dipinto dieci anni prima.
Si subito colpiti dalla impressionante somiglianza fra lui e Adamo Brant. E' un uomo alto e magro sulla quarantina, rigidamente assiso in una poltrona con le mani posate sui braccioli e vestito della toga nera da giudice. Ha un viso ben fatto, dall'espressione rigida e austera, freddo e incapace d'emozione, viso che assomiglia ad una maschera animata, somiglianza gi notata nei volti della moglie, della figlia e di Brant. A sinistra: due finestre. Fra esse una scrivania. Al centro della stanza, un'ampia tavola con una poltrona da ogni lato. Un'altra sedia al centro, a destra. Tappeti sul pavimento.
Fuori, il sole si avvicina al tramonto e il suo bagliore riempie la stanza di un pulviscolo d'oro, che, man mano che l'azione procede, diventa pi splendente, poi pende nel cremisi ed infine si incupisce sino a diventar tenebra.
Si vede Lavinia in piedi, accanto alla tavola. Lotta per mantenere la padronanza su se stessa; ma il suo viso come devastato dall'espressione d'angoscia contenuta. Si volge lenta verso il ritratto del padre e rimane a fissarlo per qualche tempo. Poi si avvicina al dipinto e posa la mano su una delle mani del padre con un gesto di amorosa protezione. Sentendo rumore nel vestibolo, si scosta subito dal ritratto. La porta comunicante col vestibolo si apre ed appare Cristina. E' abbattuta, ma simula una violenta indignazione).
Cristina Quella notizia, non confermata, deve proprio averti esaltato, se no, non so spiegarmi perch mi hai fatto disturbare da Anna, sapendo che riposavo.
Lavinia T'avevo detto che dovevo parlarti.
Cristina (guardando attorno con avversione) E perch proprie in questa tana?
Lavinia (calma, accennando al ritratto) Perch lo studio di mio padre.
Cristina (trasale, guarda il ritratto e abbassa subito gli occhi. Lavinia va a chiudere la porta. Cristina, sforzandosi d'indignarsi) Qualche altro mistero?
Lavinia E' meglio che tu sieda.
(Cristina prende posto nella sedia al centro e Lavinia nella poltrona del padre).
Cristina Ecco. Puoi cominciare.
Lavinia Credo che Anna ti abbia detto che durante la tua assenza sono stata da Hazel e Pietro.
Cristina S. Mi parso per strano. Andare a fare visita di notte. Come t' venuta una tale idea?
Lavinia A me, mai.
Cristina Allora, non ci sei stata?
Lavinia No.
Cristina E allora, dove sei andata?
Lavinia (con tono accusatore) A Nuova York!
(Cristina trasale. Lavinia continua con frasi affrettate e alquanto incoerenti)
Avevo sospettato qualcosa su tutti quei pretesti per le tue continue gite a Nuova York, il nonno ammalato, eccetera. (Cristina accenna a protestare indignata) Lo so che stato ammalato e che ti sei fermata da lui, ma non era quella la vera ragione: posso dimostrarlo. Ti ho aspettata davanti alla casa del nonno, e ti ho seguita. Ho visto che ti sei incontrata con Brant!
Cristina (allarmata ma dissimulando freddamente) E che c' di strano? Te l'ho detto io stessa che l'ho incontrato.
Lavinia Sei andata nella sua camera!
Cristina (scossa) Mi preg di incontrarmi con una signora sua conoscente. E siamo andati appunto in casa di questa.
Lavinia No. Mi sono informata dalla portinaia. Brant ha affittato una camera eotto altro nome. Mi ha detto che ci andavate anche l'anno scorso.
Cristina (disperatamente) E' la prima volta che sono andata. Ha insistito tanto. Diceva che mi doveva parlare di te. Aveva bisogno del mio aiuto per avvicinare tuo padre.
Lavinia (furiosa) Come puoi mentire fino a questo punto? Come puoi servirti di me per nascondere il tuo tradimento?
Cristina (balzando in piedi, senza coraggio di portare all'estremo la sua indignazione) Vinia!
Lavinia Il tuo tradimento, ripeto!
Cristina No!
Lavinia Sono salita su. T'ho sentito dirgli: ti amo. E baciarlo. Non m'importa che tu sia mia madre!
(Cristina la fissa, sopraffatta da tanta irruenza e dalla perdita momentanea del suo equilibrio. Si sforza di dare un tono indifferente alla propria voce, ma questa tuttavia alquanto tremula).
Cristina Sapevo che mi odiavi ma non con tanta ferocia. (Ripresa dalla sua provocante freddezza) Bene, amo Brant. E con questo?
Lavinia E lo dici cos? senza vergogna? E non hai nemmeno un pensiero per mio padre, cos buono e che ha tanta fiducia in te? Ma come, come hai potuto fare una cosa simile a mio padre! Come hai potuto?
Cristina Capiresti se fossi moglie di un uomo che odii!
Lavinia (presa da un senso di orrore, dando uno sguardo al ritratto) No, non dirlo davanti a lui. Non voglio sentirlo.
Cristina (afferrandola per un braccio) Devi ascoltarmi! Ti parlo da donna a donna e non da madre a figlia! Questo non avrebbe senso tra noi. Mi giudichi vile; quello che ho pensato io stessa di me per oltre venti anni, dandomi ad un uomo che...
Lavinia (cercando di svincolarsi e di turarsi gli orecchi con le mani) Smettila! Non parlare di cose simili. Lasciami. (Si svincola e s'allontana dalla madre con un'espressione di repulsione profonda).
(Una pausa). (Balbettando) Tu allora hai sempre odiato mio padre?
Cristina (con amarezza) No. Una volta lo amavo, prima che ci sposassimo. Ora non si crederebbe. Era bello nella sua uniforme di tenente. Silenzioso, misterioso, romantico. Ma il matrimonio ha mutato presto questo romanzo, in disgusto.
Lavinia (balbettando, aspra) Cos io sono nata dal tuo disgusto? L'ho sempre intuito, mamma, fin da quando ero piccola, che ti correvo incontro con amore e tu mi respingevi sempre. Sin da quando posso ricordare l'ho capito quel tuo disgusto. (In una vampata di odio) Oh! Ti odio! E' pi che giusto che ti odii!
Cristina (scossa, come per scusarsi) Ho fatto di tutto per volerti bene. Mi sono detta che era inumano odiare la creatura uscita dalla mia carne. Non mi son mai potuto liberare dall'idea che tu eri nata dalla sua carne. Sei stata il ricordo continuo della mia prima notte di matrimonio e della luna di miele.
Lavinia Basta! Basta. Come puoi essere cos. (D'un
tratto con una strana e gelosa amarezza) E invece hai voluto bene ad Ori! Perch non hai odiato anche lui?
Cristina Per quasi tutto il tempo che sono stata incinta di lui, tuo padre si trovava nel Messico. Lo avevo dimenticato. E quando nacque Ori, mi parve che egli fosse soltanto figlio mio, una creatura tutta mia. Perci l'ho amato. (Con amarezza) L'ho amato, fino a quando s'arrese alle suggestioni tue e di tuo padre perch partisse per la guerra, anche se io lo supplicavo di non lasciarmi. (Fissando con odio Lavinia) Lo so, Vinia. che la sua partenza stata tutta opera tua.
Lavinia (severa) E' un Mannon. Doveva andare. Se non l'avesse fatto se ne sarebbe pentito. Ma io gli voglio bene pi di te. Il mio pensiero lo ha sempre seguito.
Cristina Non mi sarei mai innamorata di Brant se Ori fosse rimasto con me. Quando se ne and, non c'era che odio e desiderio di vendetta e bisogno d'amore. Proprio allora incontrai Adamo Brant. Mi amava.
Lavinia (sarcastica e irridente) Non ti ama! Per lui tu sei solo la sua vendetta contro mio padre! Lo sai chi ? Il figlio di quella volgare governante, che il nonno mise alla porta!
Cristina (sarcastica) Hai saputo anche questo? Credevi forse che la tua rivelazione mi avrebbe schiacciata? Lo sapevo, me lo ha detto lui stesso il giorno che mi disse che mi amava.
Lavinia Penso che sapere chi era, abbia aumentato la tua soddisfazione per questa bassezza.
Cristina (recisa) Vuoi ritornare al punto di partenza e dirmi che vuoi fare? Scommetto che tuo padre non far neanche a tempo a entrare e gi gli avrai detto tutto!
Lavinia (ridiventando fredda e rigida: lentamente) No. A meno che tu non mi costringa a farlo. (Notando la sorpresa della madre, dura) Non mi meraviglio che tu ti sorprenda. Sai di meritare il peggior castigo. Mio padre sarebbe capace di ripudiarti, pubblicamente, senza preoccuparsi delle conseguenze dello scandalo.
Cristina Ne sono pienamente convinta. Lo conosco meglio di te.
Lavinia Come vorrei vederti punita! Ma bada che non per te, ma solo per mio padre. E' ancora malato. Devo risparmiarlo! Proteggerlo da te.
Cristina Non chiedo la tua generosit.
Lavinia Non gli dir nulla, a patto che tu smetta con Brant, e ti impegni a non vederlo pi, a essere una moglie conscia dei suoi doveri verso mio padre, e compensarlo del male che gli hai fatto.
Cristina (fissa la figlia: una pausa. Poi rompendo in un riso secco) Come sei noiosa con questi discorsi sui doveri e su tuo padre. Ammetto che tu voglia salvaguardare la sua dignit. So come desideri salvare la famiglia da ogni scandalo. Ma non questa la vera ragione che ti induce a risparmiarmi.
Lavinia (confusa, accorgendosi che la madre ha colto nel segno) E' questa.
Cristina Adamo Brant lo volevi per te.
Lavinia Non vero.
Cristina E ora che sai di non poterlo avere, sei decisa ed allontanarlo almeno da me.
Lavinia No.
Cristina Ma se tu lo dicessi a tuo padre, io me ne dovrei andare via con Adamo. E sarebbe ancora mio. Non puoi sopportare questo pensiero, anche a prezzo della mia disgrazia.
Lavinia Il tuo animo malvagio...
Cristina Ti conosco, Vinia. Fin da quando eri bimba, ti osservavo, hai sempre cercato di fare cos. Gelosa della moglie di tuo padre e della madre di Ori. Hai cercato di rubarmi il mio pasto.
Lavinia (selvaggiamente) No. Tu mi hai tolto tutto, fin da quando son nata. (Minacciosa) Non voglio pi sentire le tue scuse e le tue bugie. Voglio sapere subito se farai quello che ti ho detto.
Cristina E se rifiuto? Se me ne vado pubblicamente con Adamo? Che ne sar di te, di tuo padre e del buon nome della famiglia, dopo tale scandalo? E se io stessa volessi la mia rovina? Avrei l'uomo che amo, almeno.
Lavinia (aspra) Non per molto. Mio padre lo farebbe cacciare dalla flotta. Sai che cosa rappresenta la sua nave per lui. Mio padre non divorzierebbe mai da te, non potresti mai sposarlo. Tu gli saresti un peso al collo. E ricordati anche che hai cinque anni pi di lui! Sar ancora un uomo nel pieno vigore, quando tu sarai vecchia, senza attrattive. Giunger a non sopportare pi la tua vista.
Cristina (atrocemente colpita, fa per slanciarsi contro la figlia e schiaffeggiarla) Demonio.
(Lavinia la fissa freddamente negli occhi; Cristina si domina e lascia cadere la mano).
Lavinia Se fossi in te, eviterei le ingiurie. Ti chiamerei io, col nome che meriti!
Cristina (con voce tremante) Che sciocchezza perdere la mia calma, per la tua malvagit gelosa.
(Una pausa. Lavinia la fissa. Cristina pare assorta in un suo pensiero. Il suo viso assume un'espressione sinistra. Freddamente)
Volevi una risposta. Bene. Ti prometto, da stasera, non rivedr pi Adamo. Sei soddisfatta?
Lavinia (la fissa con sospetto) Te ne liberi in modo piuttosto sbrigativo!
Cristina (in fretta) Vorresti la soddisfazione di vedermi soffrire? No, cara, rinunziaci pure!
Lavinia (sempre sospettosa, con una punta di disprezzo) Se io amassi qualcuno...
Cristina (con tono insultante) Se... tu lo ami, disperatamente! (In un improvviso impeto di gelosia) Stupida. Non ti sei accorta che l'ho lasciato farti la corte solo per sviare i tuoi sospetti?
Lavinia (ha un piccolo brivido. Poi aggressiva) Non ci sono caduta. Ho capito benissimo che razza di mentitore era; gli ho dato corda solo per scoprire la verit. E l'ho sempre odiato.
(Cristina ha un sorriso di scherno e accenna ad uscire. Lavinia ridiventa minacciosa)
Aspetta. Non mi fido! Gi pensi come ingannarmi. Non manterrai la promessa che ora mi hai fatto. Ma meglio non tentarlo. Ti spier minuto per minuto! E non io sola. Ho scritto a mio padre e a Ori, non appena tornata da Nuova York.
Cristina (con ansia) Di Adamo?
Lavinia Quel che basta a metterli in guardia e indurli a sorvegliarti. Ho scritto che un certo capitano Brant veniva a farci visita e la gente cominciava a mormorare.
Cristina Ah! So a che cosa vuoi arrivare. Che tu avrai sempre questo per schiacciarmi, e rester sotto il tuo pollice per tutta la vita! (Incapace di contenere la sua ira, minacciosa) Bada, Vinia! Ne avrai tu la colpa, se...
Lavinia (sospettosa) Se, cosa?
Cristina (in fretta) Niente. Volevo dire se me ne andr con Brant. Ma, naturalmente, sai che non lo far. E sai che ora non posso far altro che ubbidire ai tuoi ordini.
Lavinia (continua a fissarla sospettosa) Ai doveri che hai verso mio padre dovresti ubbidire, non ai miei ordini, se tu fossi ancora capace di sentimenti di onest o di onore. (Brusca) Brant di l che aspetta. Puoi dirgli che hai deciso che non si faccia vedere pi. (Contenendo la propria rabbia) Va', cerca di liberarti subito di lui. Vado a sentire le ultime notizie. Rester fuori al massimo mezz'ora. Al mio ritorno intendo non trovarlo pi. Intesi? Se lo trover ancora qui, scriver tutto a mio padre. Senza aspettare il suo ritorno. (Volge le spalle alla madre ed esce rigida ed eretta, senza degnarla neanche di uno sguardo).
(Cristina la segue con gli occhi e rimane in attesa sino a quando, sentita chiudersi la porta all'in-gresso, sicura che la figlia uscita. Allora si gira e rimane assorta macchinando mentalmente il suo piano. Il suo viso si trasformato in una maschera sinistra e cattiva. Finalmente, come se avesse presa la sua irrevocabile decisione, s'avvicina alla scrivania, strappa un foglietto di carta, vi scrive su due parole e se lo mette nella manica. Va poi ad aprire la finestra e chiama).
Cristina Adamo! (Va alla porta per attendere. I suoi occhi sono attratti da quelli del ritratto del marito. Lo fissa con odio e gli si rivolge con tono vendicativo, quasi senza fiato)
Puoi ringraziare Vinia, Ezra.
(Arriva alla soglia della porta, nel momento in cui Brant appare dal vestibolo. Lo afferra per mano, lo trascina nella stanza e chiude la porta. Si subito colpiti dalla somiglianza tra il suo volto e quello di Ezra Mannon).
Brant (guardandosi a disagio, non appena sono al centro della stanza) Lo sa?
Cristina S. Mi ha seguito a Nuova York. E ha scoperto anche chi sei.
Brant (con un sorriso amaro) Lo so. E' riuscita a cavarmelo di bocca. Senza accorgermene ci sono cascato.
Cristina Deve aver notato la tua somiglianza con Ori. Ho sempre temuto che questo l'avrebbe messa in sospetto.
Brani (accorgendosi del ritratto di Ezra Mannon, prende immediatamente un atteggiamento combattivo, come, se stesse per avventarsi contro il dipinto. Chiede lentamente) E questo, scommetto, il generale Mannon?
Cristina Allora, il giudice Mannon. Non dimenticare che stato giudice. Lui non se ne dimentica.
Brant (fissando sempre il ritratto, va a prender posto a sinistra del tavolo, nella poltrona di Mannon. Incoscientemente ne prende lo stesso atteggiamento, col busto eretto e con le mani posate sui braccioli) Ori somiglia anche a suo padre?
Cristina (lo fissa agitata) No. Chi ti ha messo in testa questa stupida idea?
Brant Sarebbe curioso che tu ti fossi innamorato di me perch ti ricordavo Ezra Mannon.
Cbistina (gli si avvicina e gli cinge le spalle con un braccio) No, no. Ad Ori soltanto mi hai fatto pensare. Ad Ori soltanto.
Brant Mi ricordo quella sera, che ti son stato presentato, quando sentii il tuo nome. La signora Ezra Mannon. Come ti ho odiato, perch eri sua. Perdio, pensai, gliela toglier e far parte della mia vendetta. E da quell'odio nacque il mio amore. Strano, no?
Cristina (stringendolo al seno) E ora mi lascerai portar via da te, Adamo?
Brant (appassionato) C' bisogno di chiedermi?
Cristina Giurami che non vuoi qualunque cosa tu debba fare... Giuri?
Brani Te lo giuro.
Cristina (lo bacia) Ricordati questo giuramento. (Guarda il ritratto, poi si volta di nuovo verso Brant con un piccolo brivido, nervosamente) Perch ti sei seduto proprio qui? E' la sua poltrona. L'ho visto tante volte seduto a questo posto. (Con un sorriso forzato) I tuoi stupidi discorsi sulla somiglianza. Alzati. (Va verso la sedia al centro a destra. Lui accosta la poltrona).
Brant Bisogna decidere che dobbiamo fare. Non si pu pi mentire e dissimulare. Sono contento. Questo un giuoco da vili, non adatto al mio temperamento. (Cristina fissa il ritratto) Perch non ti siedi, Cristina?
Cristina Pensavo che meglio andare in salotto. (Con tono di sfida) No, per troppo tempo m'hai fatto paura, Ezra. (Si siede).
Brant Appena ho visto Vinia, ho capito che qualcosa non andava. Ho fatto del mio meglio per sviarla, dicendole paroline dolci, come mi avevi consigliato, per abbagliarla. (Aggrottando la fronte) E' stato un errore, Cristina. Non ho fatto altro che attirare la sua attenzione su di me e farle aprire gli occhi.
Cristina Ho commesso sciocchezze su sciocchezze. Come se l'amore mi costringesse a fare proprio quello che non dovevo. Non avrei mai dovuto farti venire qui. Avrebbe dovuto bastarmi vederti a Nuova York. Ma t'amavo troppo. Ti volevo accanto in ogni momento che potessimo cogliere. Mi pareva d'aver la certezza che lui non sarebbe pi ritornato. Ho pregato perch rimanesse ucciso, tanto da credere che sarei stata esaudita. (Con intensit selvaggia) Ah! Se fosse morto!
Brant Oh, anche questa probabilit non c' pi. ormai.
Cristina (piano senza guardarlo) Gi... in quel modo.
Brant (fissandola) Che vuoi dire? (Cristina rimane in silenzio. Poi egli cambia argomento, con un certo imbarazzo) C' una sola cosa da fare! Appena ritorna lo aspetto senza dare a Vinia la soddisfazione di accusarci. Glielo dico io. (Vendicativo) Perdo, darei l'anima per vedere la faccia che far a sentire che ami il figlio di Maria Brantme. E ti porto via apertamente e me ne rido di lui. E se per caso s'azzarda ad opporsi... (S'arresta e fissa con odio selvaggio il ritratto).
Cristina Che farai?
Brant Se arrivo a mettergli le mani addosso, lo uccido.
Cristina Eppoi? Sarai impiccato per assassinio. E di me che ne sar? Non mi rester che uccidermi.
Brant Se lo potessi agguantare da solo a solo, senza testimoni, e ne uscisse vivo il pi bravo, come ho visto fare nel West.
Cristina Ma qui non siamo nel West.
Brant Potrei insultarlo per strada e costringerlo a sfidarmi. Lo lascerei sparare per primo e poi lo ammazzerei per legittima difesa.
Cristina E credi che lo costringeresti a battersi con te? Farebbe soltanto il suo dovere di ex giudice e ti farebbe arrestare. (Con calcolo, accorgendosi dell'ira che gli bolle dentro) Sarebbe una ridicola vendetta per la morte di tua madre. Esporti al ridicolo.
Brant Ma quando ti porter via, al ridicolo sar esposto lui! Potrai venire sulla mia nave.
Cristina (lo rimprovera con calcolo) Credo che non mi faresti una tale proposta, Adamo, se avessi smesso per un momento di pensare alla tua vendetta per pensare a me. Ma non capisci che, a nessun costo chieder il divorzio? Che cosa sar io agli occhi del mondo? La mia vita sar rovinata e tu con me. Finirai con l'odiarmi!
Brani Non parlare cos. Sai, che non possibile!
Cristina Potessi crederlo, Adamo! Diventer vecchia cos presto. E ho paura del tempo. (Cambiando tono) E poi, la tua nave, pensa che non l'avrai pi. Ti far includere nella lista mera e non potrai pi navigare.
Brant Gi. Pu farlo, se ci si mette.
Cristina (con calcolo, senza guardarlo) Se fosse stato ucciso, ora potremmo essere sposati e io ti porterei la mia parte della fortuna dei Mannon. Quella che ti spetta; che ti ha rubato suo padre.
Brant E' vero, che Dio l'impicchi.
Cristina E allora non dovresti affannarti in cerca di navi e armatori. Ti compreresti la tua nave e ne saresti il padrone.
Brant E' stato sempre il mio isogno essere un giorno padrone del mio trealberi. E Clark e Dawson sarebbero disposti a vendere il Flying Trades . (Poi dimenticando ogni cosa nel suo entusiasmo) Tu l'hai vista la mia nave. Ed una bella nave, come tu sei una bella donna. Come due sorelle. Se fosse mia andremmo a passarci la nostra luna di miele. In Cina, e al ritorno, scalo a quelle isole del Pacifico. Perdio. Proprio il posto per amarsi e farci la luna di miele.
Cristina (lenta) S, ma Ezra vivo.
Brant (richiamato alla realt, cupo) . Lo so che un sogno.
Cristina (volgendosi a guardarlo, lenta) Tu puoi far vero il tuo sogno, e il mio. Il mezzo c'. (Girando il capo dall'altra parte) Ti ho detto una volta che aveva scritto di sentirsi male al cuore?
Brant Non... crederai?
Cristina No. Diceva che non era niente di grave. Io ho per spargo la voce che soffre di cuore. Sono stata dal nostro vecchio medico di famiglia e gli ho riferito quel che Ezra aveva scritto. E' la peggiore lingua della citt. Ormai tutti sanno che Ezra ammalato di cuore.
Brant Dove vuoi arrivare, Cristina?
Cristina Ci ho pensato quando ho saputo che ritornava. Eppoi, Vinia... Anche se non dovessimo preoccuparci di lei, sarebbe l'unico mezzo. Non posso ingannarlo a lungo. Un uomo cos strano e chiuso. Il suo silenzio s'insinua nei miei pensieri. Qualche notte, distesa accanto a lui, mi sentirei impazzire e ucciderei il suo silenzio, gridandogli la verit. (Ha parlato con gli occhi fissi nel vuoto. Ora si volge verso Brant, lentamente) Se morisse all'improvviso tutti penserebbero al suo mal di cuore. Ho letto un trattato di medicina, quando sono stata da mio padre. Mi capitato sotto gli occhi circa tre settimane fa, come se il destino me lo avesse messo dinanzi. (Trae dalla manica il foglietto) Ho iscritto qualcosa su questo pezzo di carta. Vorrei che tu me lo procurassi.
(Le dita di Brant si chiudono automaticamente sul biglietto. Egli fissa la carta con uno strano e stupido terrore. Ella parla in fretta per non dargli tempo di riflettere).
Le riparazioni alla tua nave sono finite, vero? .Domani dunque, parti per Boston, per caricare?
Brant S.
Cristina Compra questa medicina in una farmacia del porto. Dirai per un cane ammalato che hai a bordo. Spediscimela per posta. Io star in guardia, che Vinia non si accorga dell'arrivo. Attendimi finch non avrai notizie sulla tua nave. Ma forse, dopo, verr direttamente da te.
Brant Ma come puoi... senza che nessuno sospetti...
Cristina Prende tante medicine e gli dar la sua medicina. Tutto stato predisposto.
Brant E se muore d'improvviso, non pu darsi che Vinia...
Cristina Niente la insospettir. E' gi preoccu-pata per la malattia di cuore del padre e poi, anche con tutto il suo odio per me, non potr mai pensare...
Briant Anche Ori, ritorner tra poco.
Cristina Ori creder a quello che voglio io. Gli altri poi non potranno neanche sospettare che una cosa simile avvenga nella casa dei Mannon. E pi presto agisco, tanto meno dar luogo a sospetti. Penseranno che il suo cuore gi debole non ha sopportato l'emozione del ritorno e le fatiche passate. Sar anche l'opinione del nostro medico. Ne sono certa.
Brant Il veleno! Che vile espediente!
Cristina (con sferzante ironia, intuendo la necessit di istigarlo) Sarebbe pi coraggioso lasciarmi a lui e farti portar via la tua nave?
Brant No.
Cristina Non hai detto che volevi ucciderlo?
Brant S, ma lasciandogli la possibilit di fare altrettanto con me.
Cristina Come ha agito lui con tua madre?
Brant Da vile.
Cristina (ironica) E allora? Cosa sono tanti scrupoli per la sua morte? Ecco il Mannon che viene fuori, la prima volta che il tuo amore messo davvero alla prova. Vuoi dimostrare che sei un debole vigliacco come tuo padre?
Brant Cristina! Se fosse un uomo a parlarmi cos!
Cristina Non pensi a che significa, anche il suo ritorno? Significa ritorno nel mio letto. Se mi amassi, come dici, credo che non ti rimarrebbero scrupoli. Se una donna ti contendesse a me, non andrei per il sottile nello scegliere il modo di ucciderla. (Ancora pi sferzante). Ma forse il tuo amore non stato che una finzione, per vendicarti di lui, facendo il damerino da sottoscala.
Brant (colpito, afferrandola per le spalle, selvaggiamente) Smettila. Far ci che vuoi. Lo sai. (Assumendo un'espressione cupa e malvagia, mette il foglio in tasca) Hai ragione. Sono stupido ad avere preoccupazioni sul modo di morire di Ezra.
Cristina (il suo volto si illumina di soddisfazione. Lo stringe tra le braccia e lo bacia appassionatamente) Ah! Ora sei l'uomo che amo e non un ipocrita Mannon. Niente pi scrupoli romantici. Promettilo!
Brant Te lo prometto.
(Un rombo di cannone dal forte. Egli e Cristina. trasaliscono atterriti e si fissano negli occhi. Un altro rombo, che fa vibrare le vetrate delle finestre. Cristina si riprende).
Cristina Senti? Salutano il suo ritorno. (Lo bacia con insistenza) Ricordati della morte di tua madre! Ricorda il sogno di una nave tua. Ma sopra-tutto ricorda che avrai me, tua, tua moglie! (In fretta) Ed ora va', Lavinia sta per tornare, e tu non sai dissimulare. (Spingendolo verso la porta) Presto, non voglio che ti incontri.
(Le salve del forte si susseguono fino alla fine dell'atto. Brant esce dalla porta comunicante col vestibolo e dopo poco si sente la porta d'ingresso chiudere dietro di lui. Cristina corre dalla porta alla finestra e rimane dietro alla tenda a seguirlo con lo sguardo mentre egli scende per il viale. Ella in uno stato di eccitazione acuta ed esultante. Poi, come presa da una idea improvvisa, parla con una strana e sinistra aria d'orgoglio a Brant che si allontana).
Cristina Ormai, Adamo, non potrai pi lasciarmi per le tue navi. Per il tuo mare e le nude ragazze delle isole, anche se diventer vecchia e brutta! (Si allontana dalla finestra. I suoi occhi sono attratti da quelli del ritratto del marito e per un momento rimane a fissarli, come affascinata. Poi distoglie lo sguardo e con un lieve brivido, che non riesce a reprimere, si allontana in fretta dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle).
FINE DEL SECONDO ATTO
TERZO ATTO
L'esterno della casa dei Mannon, come nel primo atto. Sono circa le nove di sera, una settimana dopo. La luce della mezza luna cade sulla casa, trasformandola in qualche cosa di pauroso, di irreale e di lontano. Il frontone del candido tempio sembra pi che mai simile ad una maschera inconcludente, appiccicata sulla facciata grigia della casa. Tutte le imposte sono chiuse. Le bianche colonne del panico proiettano nere sbarre di ombra sul retrostante muro grigio. Il tronco del pino a destra come un pilastro D'ebano e la sua chioma una massa d'ombra.
(Lavinia seduta in cima alle scale del portico, sempre vestita severamente di nero. La sua esile persona, seduta col busto rigidamente eretto, con le braccia distese lungo i fianchi, le gambe strette, le spalle quadrale, e la testa sallevata, ha l'aspetto di una statua egizia. Ella ha gli occhi fissi nel vuoto, ha voce, una volta di baritono, di Seth, che canta melanconicamente Shenandoah , sale dal fondo del viale. Man mano che si avvicina, si avverte pi distinta.
Oh ! Shenandoah come ti vorrei sentire,
Fiume mio rapinoso.
Oh! Shenandoah, non ti posso avvicinare:
Son diretto lontano,
attraverso l'immenso Missouri,
Oh, Shenandoah, io amo tua figlia,
Fiume mio rapinoso .
Appare Cristina. Il contorno della sua persona si disegna sullo sfondo luminoso del vestibolo. Indossa un abito di velluto verde, che fa risaltare il colore dei suoi capelli. La luce che la investe alle spalle, mette uno sfavillio sui margini del suo abito e sui capelli. Chiude la porta e s'avanza nella luce lunare sino all'orlo del primo gradino, rimanendo un poco a destra di Lavinia. Il chiaro di luna, illuminandole insieme, accentua stranamente la somiglianza dei loro volti e nel tempo stesso la differenza ostile fra i loro corpi e il loro abbigliamento. Lavinia non si volta, n accenna d'essersi accorta della presenza della madre. Una pausa incresciosa. Seth s'avvia a sinistra).
Seth E' meglio filarsela! (Scompare dietro l'angolo della casa).
(Un'altra pausa. Poi Cristina parla con un tono di sferzante ironia).
Cristina Che stai guardando, la luna? Le giovinette puritane non devono indagare troppo nella primavera. La bellezza non abiezione? E l'amore una cosa spregevole? (Ride beffarda e amara, poi con tono insultante) Perch non sposi Pietro? O vuoi restare una vecchia zitella?
Lavinia (con tono calmo) Non sperare di liberarti cos di me. Non sposer nessuno. Vivr solo per compiere il dovere che mi tono imposta verso il babbo.
Cristina Dovere! dovere! Quante volte ho sentito pronunciare questa parola in questa casa! Ma non puoi dire che, per tutti questi anni, io non abbia fatto il mio. Ma tutto ha una fine.
Lavinia Ma c' anche un'altra fine e devi fare di nuovo il tuo dovere.
Cristina (sta per ritorcere le parole della figlia, poi dice calma) Gi, proprio cos.
Lavinia (dopo una pausa, sospettosa) Che cosa ti succede? Tu macchini qualcosa.
Cristina (sta per trasalire ma si contiene in tempo) Non dire sciocchezze.
Lavinia (calma) Stai studiando il modo di rivedere Adamo, non vero? Meglio per te se ci rinunci.
Cristina (calma) Non sono pazza. Gli ho detto addio per sempre. E vuoi che mi renda io stessa la cosa pi dura?
Lavinia Ti stata dura? Me l'immaginavo e ti ho sorvegliata...
Cristina Ti ho detto che non t'avrei dato la gioia di godere della mia sofferenza. (Una pausa) Quando credi che potr arrivare tuo padre? Se vuoi che al suo ritorno reciti bene la mia parte, non mancare di avvertirmi.
Lavinia Mi ha scritto che non avrebbe atteso lo scioglimento della sua brigata e che avrebbe cercato di esser lasciato libero al pi presto. Pu arrivare stasera, domani o dopodomani, forse.
Cristina (con un sorriso ironico) Crdi che possa arrivare anche stasera? Cosicch lui l'amato che stai aspettando in questa notte di luna? (Ancora una pausa) Ma il treno della notte gi arrivato da un po'...
Lavinia (guarda gi nel viale, poi balza in piedi eccitata) C' qualcuno!
(Cristina si alza lentamente. Si sentono risuonare dei passi; poco dopo Ezra Mannon entra dalla sinistra; si arresta d'un tratto nell'ombra e, rigido ed impettito nella posizione d'attenti, rimane a guardare la casa, la moglie, la figlia. E' un uomo sulla cinquantina, alto, asciutto e di robusta ossatura. Veste l'uniforme di brigadiere generale. Si subito colpiti dall'espressione di maschera del suo volto in riposo, espressione pi pronunciata in lui che negli altri. Rassomiglia perfettamente al ritratto, che nello studio, se se ne eccettuino una maggiore magrezza del volto, solcato ora da rughe e i capelli e la barba brizzolati. Ha movimenti precisi e compassati ed il vezzo di starsene in piedi o seduto in una attitudine rigida e quasi manierata che ricorda quella delle statue dei guerrieri. Quando parla, la sua voce profonda di una qualit cupa e repressa, come se cercasse continuamente di vuotarla d'ogni emozione. La sua aria brusca ed autoritaria).
Lavinia (vedendo una figura maschile fermarsi nell'ombra, chiede eccitata) Chi ?
Mannon (uscendo dall'ombra) Sono io.
Lavinia (con un grido di gioia) Babbo! (Gli corre incontro, gli butta le braccia al collo e lo bacia). Oh! babbo! (Scoppia in pianto, nascondendogli il volto sullo spalla).
Mannon (imbarazzato, sfiorandole con la mano i capelli, rude) Via! Credevo d'averti insegnato a non piangere.
Lavinia (obbediente, cerca di trattenere le lacrime) Perdonami, babbo, ma sono cos felice!
Mannon (con rude commozione) Le lacrime sono una strana manifestazione di felicit! Ma comprendo le tue lacrime.
Cristina (ha disceso intanto lentamente i gradini, con gli occhi fissi sul marito, sostenuta) Ma sei proprio tu, Ezra? Avevamo gi rinunciato alla speranza di vederti stasera.
Mannon (andandole incontro con la sua solita rigidezza) Il treno ha ritardato. La ferrovia era gremita. Sono stati tutti congedati. (Si incontra con lei ai piedi della scala e la bacia con fredda dignit per puro rispetto delle convenzioni) Sono lieto di rivederti, Cristina. Hai un bell'aspetto! (Fa un passo indietro per guardarla meglio, poi con una voce, che tradisce una commozione profonda, contenuta) Sei cambiata, per. Sei pi bella che mai. Ma lo sei sempre stata.
Cristina (con tono forzatamente leggero) Che strano ricevere dei complimenti dal proprio marito. Sei diventato galante. Ezra. (Poi con premura) Ma devi essere stanco... Ti vuoi sedere un poco? La notte cos bella.
Lavinia (che si aggira attorno in uno stato di eccitazione nervosa, fa in modo di insinuarsi fra i due, aspra) Andiamo, c' troppo umido qui fuori. E poi il babbo deve aver fame. (Pigliandolo per il braccio) Vieni in casa con me; ti d qualche cosa da mangiare. Povero pap mio, devi essere affamato.
Mannon (pur lusingato dalla premura della figlia, non pu nascondere l'imbarazzo che ne prova a causa della presenza della moglie; liberando il braccio brusco) No, grazie. Preferisco riposare un po' qui fuori. Siediti, Vinia.
(Cristina siede su l'ultimo gradino in alto al centro. Mannon sul gradino centrale a destra e Lavinia su quello pi basso a sinistra. Egli continua a parlare a scatti, come se si sforzasse di nascondere un segreto senso di disagio)
Ho pochi giorni di licenza. Devo tornare a sciogliere la mia brigata. La pace sar firmata presto. L'assassinio del Presidente stato una grande sventura, ma non pu mutare il corso degli eventi.
Lavinia Poveretto! E' terribile dover morire proprio al momento della vittoria.
Mannon Gi. (Dopo una pausa) Ogni vittoria si conchiude con la disfatta della morte. E' certo. Anche la disfatta finisce con la vittoria della morte? E' questo che mi domando.
(Le due donne lo fissano: Lavinia sorpresa, Cristina sconcertata. Una pausa).
Cristina E Ori dov'? Non potevi ottenere un po' di licenza tinche per lui?
Mannon (esita, poi brusco) Non ve l'ho mai scritto. Ori stato ferito.
Lavinia Ferito? Gravemente?
Cristina (scatta in piedi impulsiva, pi per irosa amarezza che per dolore) Eh, lo sapevo! Sin da quando lo hai costretto ad andare alla tua guerra. (Si siede, dura) E' inutile che ti preoccupi di darci la notizia a poco a poco, Ezra. Ori morto, dimmi.
Lavinia No. No, non vero, babbo!
Mannon (reciso, con un lieve tono di gelosia nella voce) Ma no, non morto! Se tua madre mi fa finire, invece di saltare senz'altro alla conclusione. Il tuo piccolino, che ora non pi piccolino, ne ho fatto un uomo, ha compiuto l'atto pi coraggioso che ho visto durante la guerra: stato ferito alla testa. Una semplice scalfittura che per produsse una meningite. E' stato molto grave. Non l'avrei immaginato. Nervi. Io non ho dato mai eccessiva importanza ai nervi. E' sempre stato inquieto. (Alla moglie) Ha preso da te.
Cristina Ma quando potr ritornare a casa?
Mannon Presto. Il medico ha consigliato ancora alcuni giorni di riposo. E' ancora malato. E' stato molto tempo fuori di conoscenza, si comportava come se fosse ridiventato bambino. Gli sembrava che tu fossi vicino a lui. Parlava continuamente alla mamma.
Cristina (trattenendo il respiro) Ah!
Lavinia (compassionevole ma con una punta di dileggio) Povero Ori!
Mannon Non voglio che tu lo tratti come un bambino, quando ritorner a casa, Cristina. Gli farebbe male riattaccarsi alle tue gonne.
Cristina Non preoccupartene. Questo passato, da quando mi ha lasciata.
(Una pausa).
Lavinia E tu, i tuoi disturbi di cuore? Ho temuto sempre tanto che tu li facessi meno gravi per non allarmarci.
Mannon Se si fosse trattato di cosa seria ve l'avrei detto. Se aveste veduto tanta morte quanta ne ho vista io in questi quattro anni, non ne avreste pi paura. Ora desidero soltanto dimenticarmene.
(Si mette a passeggiare sul lato destro del gradino. Lavinia lo guarda preoccupata)
E' un dolore, come una trafittura. Quando mi prende sono incapace di fare qualunque cosa. Il medico mi ha ordinato di evitare eccitazioni e dispiaceri.
Cristina (fissandolo) Hai l'aspetto di chi non sta bene. Forse perch sei stanco. Devi andare subito a letto, Ezra.
Mannon (smette di passeggiare, fermandosi dinanzi a lei, la fissa negli occhi. Una pausa, poi dice con tono che vorrebbe essere indifferente) S, subito; ne ho bisogno.
Lavinia (che rimasta ad osservarlo con gelosia, lo afferra pel braccio, con volubilit fanciullesca) No, non ancora. Per favore, babbo. Sei appena arrivato. E abbiamo scambiato solo qualche parola. (Rivolgendosi alla madre con tono insolente) Ma come puoi dire che ha l'aspetto stanco? Non l'ho mai visto cos bene! (Poi al padre, lanciando uno sguardo vendicativo a Cristina) Abbiamo tante cose da dirti. Ti dobbiamo parlare del capitano Brant. (Se si attendeva di veder la madre trasalire a tale accenno, rimane delusa. Cristina era preparata e rimane perci impassibile, e sotto lo sguardo scrutatore e sospettoso di Mannon).
Mannon Vinia mi ha scritto che avevi trovato compagnia. Non lo avevo mai sentito nominare. Che venuto a fare qui?
Cristina Domandalo a Vinia. E' il suo ultimo spasimante. Grandi passeggiate con lui al chiaro di luna!
Lavinia (trattenendo il respiro, nel sentirsi provocata cos sfacciatamente) Oh!
Mannon (geloso e sospettoso di sua figlia) Questo non me lo avevi scritto nella tua lettera, signorina.
Lavinia Sono andata una volta sola a passeggio con lui, ma, prima... (Si interrompe di colpo).
Mannon Prima di che?
Lavinia Prima di accorgermi che uno di quelli che corrono dietro ad ogni donna.
Mannon (con ira a Cristina) Oh! un bell'ospite da ricevere in mia assenza.
Lavinia Credo che cercasse di filare anche con la mamma. Ecco perch mi sono sentita in dovere di scriverti. Tu sai come sparlano in citt. Anche tu avresti dovuto avvertire la mamma che era imprudente permettergli di venir qui.
Mannon Altro che imprudente.
Cristina (freddamente) Ezra, preferirei rimandare questa discussione a quando saremo soli, a meno che tu non ci tenga. Vinia una scervellata ad annoiarti con queste ridicole sciocchezze, non appena hai rimesso piede in casa! (Volgendosi alla figlia) Mi pare che male ne hai fatto abbastanza. Vuoi lasciarci soli, per cortesia?
Lavinia No.
Mannon Finitela di litigare. Speravo che l'avreste smessa con questa storia. Non posso pi tollerarlo in casa mia!
Lavinia (obbediente) S, babbo.
Mannon E' ora di andare a letto, Vinia.
Lavinia S, babbo. (Lo bacia eccitata) Sono cos felice che tu sia qui. Ma non dare ascolto alla mamma. Tu sei l'unico uomo che io amo. Non mi staccher mai da te.
Mannon (carezzandole i capelli, con molta tenerezza) Lo spero. Voglio che tu rimanga sempre la mia piccola, almeno per molto tempo ancora. (Poi incontrando lo sguardo beffardo di Cristina, la allontana con violenza, brusco) E ora, a letto.
Lavinia S, babbo. (Sale i gradini, senza degnare di uno sguardo la madre, nel passarle accanto. Quando nel portico si ferma e si volta) Non ti preoccupare di nulla, babbo. Avr sempre cura di te. (Entra).
(Mannon guarda la moglie, assorta, poi ricomincia a passeggiare sul gradino).
Cristina (forzatamente cortese) Siediti, Ezra. Ti stancherai ancora, stando cos in piedi.
(Mannon siede sul gradino pi basso, girato da un lato per poterla guardare. Cristina, con una semplicit che disarma)
E ora. dimmi, di che cosa mi sospetti?
Mannon (disorientato) Perch mai pensi che sospetti di te?
Cristina Per tutto! Ho sentito la tua diffidenza da quando sei arrivato. I tuoi occhi mi hanno scrutata come se tu fossi di nuovo giudice ed io il reo.
Mannon (come pentito) Io?
Cristina E tutto per una stupida ed inopportuna lettera di Lavinia. Mi sembra un po' troppo tardi, oramai che sono vecchia e con dei figli gi grandi, accusarmi di amoreggiare con uno sciocco capitano di mare!
Mannon (colpito e risollevato, con un tono conciliante) Nessuno ti vuole accusare di questo. Soltanto, sei stata imprudente a provocare cos le chiacchiere della gente.
Cristina Veramente non hai altro contro di me?
Mannon Ma no, certo. E che altro? (Le accarezza la mano imbarazzato) Non parliamo pi di questo. (Poi aggiunge burbero) Per vorrei che tu mi spiegassi come capitato qui questo Brant.
Cristina Ma certo. L'ho incontrato in casa di mio padre, che l'ha preso in simpatia; cos quando venuto qui, non potevo essere scortese con lui. Gli ho fatto garbatamente capire che le sue visite erano inopportune. Ma gli uomini di questo genere non le capiscono, certe cose. In fondo mi sembra che sia venuto qui solo quattro volte. E che le sue visite abbiano provocate chiacchiere, stupido. Hanno detto che veniva a corteggiare Vinia. Puoi domandarlo a tutti in citt.
Mannon Un bel tipo di sfacciato. Dovevi dirglielo chiaro che non era gradito.
Cristina (con aria forzatamente contrita) Ma, ti devo confessare che non ci ho badato molto. Mi portava notizie di mio padre, che, come sai, stato ammalato. (Poi tenendo le labbra come per trattenere un sorriso di scherno) Non puoi immaginare in che pena sono stata con la preoccupazione di Ori, di mio padre e di te.
Mannon (profondamente commosso, stringe la mano di Cristina tra le sue) Cristina, mi dispiace davvero di essere stato ingiusto. (Le bacia impulsivamente la mano, poi imbarazzato di aver manifestato la propria commozione, aggiunge con tono burbero e scherzoso) Paura che il vecchio Johnny Reb mi avesse scelto dal mazzo?
Cristina (trattenendo un violento impulso di scoppiare in una risata di scherno) E devi chiedermelo? (Una pausa. La fissa, affascinato ed eccitato).
Mannon (senza potersi pi contenere) Ho sognato di ritornare a casa per te, Cristina! (Si china verso di lei con la voce tremante di desiderio e con un sentimento di strana paura, toccandole i capelli con una carezza maldestra) Tu sei bella! Sei pi bella che mai, lontana da me. Non ti conosco. Tu sei pi giovane. Mi sento come un vecchio accanto a te. Solo i tuoi capelli sono gli stessi, i tuoi strani magnifici capelli, che sempre...
Cristina (con uno scatto di repulsione ai sottrae alle carezza del marito) No! (Ma come egli si scosta, offeso e contrariato dal diniego, ella dice in fretta) Scusami Ezra. Non volevo, sono cos nervosa questa sera.
(Mannon va a destra e rimane a fissare gli alberi. Cristina fissa la sua schiena con un'espressione di odio. Sospira con una stanchezza affettata, posa le spalle contro la colonna e chiude gli occhi).
Cristina Sono stanca. Ezra.
Mannon Mi dispiace annoiarti con queste cose. (Abbozza un sorriso) Ero un po' geloso, a dirti la verit. (Si volta, facendo quasi uno sforzo su se stesso; vedendola con gli occhi chiusi le si avvicina e si china goffamente su lei per baciarla. Ma trattenuto dalla sua strana immobilit).
Cristina (avvertendo il suo desiderio si scosta istintivamente senza aprire gli occhi) Perch mi guardi cos?
Mannon (si volta come preso in fallo) Come? (A disagio) Come te ne sei accorta con gli occhi chiusi? (Come liberandosi da un senso di oppressione, cupo) Non mi so abituare alla casa. E' cos solitaria. M'ero abituato a sentire di notte l'accampamento con migliaia di uomini attorno a me. Forse un senso di protezione... (Improvvisamente, di nuovo a disagio) Non tenere gli occhi chiusi. Perch stai cos immobile? (Poi mentre ella apre gli occhi, con un tono inconsueto, tanto esso intenso) Dio mio, voglio parlarti, Cristina; devo spiegarti qualcosa che dentro di me... almeno tentarlo. (Le siede vicino) Chiudi ancora gli occhi! Posso parlare meglio. Mi stato sempre difficile parlare dei miei sentimenti. Non ci riuscivo mai quando mi guardavi. I tuoi occhi erano sempre cos pieni di silenzio. (Pausa) Ed stato sempre cos, fin da quando ci siamo sposati. Prima no, da fidanzati. Avevano l'abitudine di parlare, allora, e mi facevano parlare, perch mi rispondevano.
Cristina (con gli occhi chiusi, dura) Taci, Ezra.
Mannon (come se avesse deciso, una volta cominciato, di continuare ostinatamente, senza tener conto delle interruzioni) La vista continua della morte, in guerra, mi ha fatto pensare al nostro passato. La morte era una cosa cos comune, non significava pi nulla. E questo mi lasci modo di pensare alla vita. Strano, no? La morte mi ha indotto a pensare alla vita. Prima la vita mi aveva fatto pensare alla morte.
Cristina (sempre con gli occhi chiusi) Ma perch parli della morte?
Mannon Cos hanno sempre pensato i Mannon. Ogni sabato si riunivano nel tempio per meditare Bulla morte. Vivere morire. Esser nato vuol dire cominciare a morire. La morte nella nascita. (Scuotendo la testa) Dove va a pescarle certe idee, la gente. La casa bianca di riunione! Mi si fitta in testa, imbiancata come un tempio funebre. Ma, durante questa guerra, ho visto tanti muri bianchi chiazzati di sangue, che non valeva pi dell'acqua sporca! Mi son visto attorno cadaveri e cadaveri, non ci si badava pi che a della spazzatura. La bianca casa di riunione mi sembrava cos una cosa senza senso, con tutto quel suo chiasso, inutilmente solenne, sulla morte.
Cristina (apre gli occhi e lo fissa con uno strano terrore) Ma che cosa c'entra con me tutto questo discorso sulla morte?
Mannon (evitando il suo sguardo: con insistenza) Stai con gli occhi chiusi. Ascoltami e saprai. (Ella chiude gli occhi. Mannon con una nota di disperazione nella voce) Ho pensato, in lunghe notti d'insonnia, alla mia vita, alla tua vita. Nel mezzo della battaglia ho pensato che avrei potuto morire da un momento all'altro. Ma la mia fine e tutta la mia vita non mi parevano degne neanche del minimo pensiero. Stammi a sentire. Mi sembrava strano e ingiusto che io tuo marito dovessi rimanere ucciso: una cosa che muore senza aver mai vissuto. E allora tutti gli anni del nostro matrimonio riaffioravano alla mia memoria, cercavo di guardarli. Niente era chiaro, solo una specie di muro tra noi due, che ci nascondeva a vicenda. Mi sono sforzato di scoprire che cosa fosse quel muro, ma non ci sono mai riuscito. (Con un gesto implorante) Mi comprendi?
Cristina No.
Mannon Ma anche tu hai sentito che c'era qualcosa che ci divideva. Non mentire, Cristina. (Fissa il viso immobile della moglie, che sta con gli occhi chiusi e continua ostinato) Forse tu hai sempre saputo di non amarmi. Ricordi la guerra del Messico? Mi accorsi che tu desideravi che io ci andassi. Sentivo che mi odiavi. E' vero? (Ella non risponde) E questo mi fece partire. Speravo di restare ucciso. Forse anche tu lo speravi. E' vero?
Cristina (balbetta) No, no... perch dici cos?
Mannon Al mio ritorno eri tutta presa dal tuo bambino, da Ori. Per te non contavo quasi pi nulla. Me ne accorsi. Feci di tutto per non odiarlo. Mi attaccai a Vinia; ma una figlia non la moglie. Mi diedi allora alla vita pubblica, deciso a lasciarti alla tua vita, a non curarmene. Ecco perch non mi bast pi la mia attivit d'armatore e divenni giudice e sindaco, perch i miei concittadini mi dimostravano tanta stima e mi credevano cos bravo. Ah; ma bravo in che? Non in quello che pi desideravo nella vita. Non per il tuo amore. No. Capace soltanto di allontanare il mio pensiero da ci che avevo perduto. (La fissa, poi le chiede con tono di giustificazione) Perch tu mi amavi prima che ci sposassimo. Non puoi negarlo.
Cristina (disperatamente) Non nego nulla.
Mannon (si alza dignitoso e superbo, con l'aria di chi si dichiara vinto) Sta bene. Son tornato per dirti quello che ho dentro. Ti ho amato allora, dopo e anche adesso.
Cristina (distrattamente) Per favore, Ezra.
Mannon Sono contento di sentire da te questo nome. Forse l'avevi dimenticato. Non te ne rimprovero. Mi accorgo che non avrei dovuto parlare cos e che mi sono forse troppo aperto. C' qualcosa di strano in me, che mi serra le labbra, tutte le volte che vorrei parlare di quello che mi sta pi a cuore, e che mi costringe a nascondere appunto quello che vorrei mostrare. Qualche cosa che mi fa rimanere asisiso senza parole, nel mio cuore, come la statua di un morto in una piazza. (Si riprende d'un tratto e le piglia una mano) Devo cercare cos' questa barriera che il matrimonio ha alzato tra noi! E tu devi aiutarmi ad abbatterla! Abbiamo ancora vent'anni davanti a noi! Ho pensato molto a quel che dovremmo fare per tornare l'uno all'altro. Ho pensato di lasciare i ragazzi e di partire assieme, andare in un'altra parte del mondo, e trovare un'isola per restare soli qualche tempo. Ti accorgerai che sono mutato, Cristina. Sono stanco di morte! Voglio la vita! Forse ora potrai amarmi! (Con accento di estrema supplica disperata) E voglio farmi amare da te!
Cristina (ritrae la mano da quella del marito e balza in piedi, selvaggia) Per amor di Dio, finiscila! Non ti capisco; quel che deve essere, deve essere, mi snervi. (Di colpo) E' tardi.
Mannon (profondamente ferito, si ricompone nella sua rigidezza militare, tira fuori automaticamente l'orologio) S. Sono le undici e sei. E' ora di entrare. (Sale due gradini col viso rivolto alla porta. Esclama con amarezza) Mi dici di tacere! E' strano, perdio!
Cristina (ritornata in se stessa e con calcolo, gli prende il braccio con aria di seduzione) Volevo dire: che bene ne viene da tante parole? Non c' nessun muro tra noi. Ti amo.
Mannon (l'afferra per le spalle e la fissa in viso) Cristina, darei l'anima per crederci, ma ho paura! (Ella lo bacia. Egli se la stringe forte fra le braccia, con passione) Cristina!
(La porta alle spalle di lui si apre ad un tratto e appare Lavinia al limite del portico. Ha i piedi nudi calzati di pantofole e l'abito nero gettato sulla veste da notte. Ella si ritrae con avversione, nello scoprirli abbracciati. Essi si separano, trasalendo).
Mannon (confuso, con irritazione) Ti credevo gi a letto, Signorina!
Lavinia (dura) Non riuscivo a dormire, ho pensato di fare una passeggiata. La notte cos bella.
Cristina Stavamo per andare a letto. Tuo padre stanco. (S'avvia verso la porta, conducendo il marito per mano).
Mannon Non ora di passeggiate. Torna in casa.
Lavinia S, babbo.
Mannon Buona notte.
(La porta si chiude dietro a Mannon e alla moglie. Lavinia rimane con lo sguardo perduto nel vuoto, poi scende rigida la scala e, discesala, si ferma di nuovo. Dalle imposte della camera da letto, al secondo piano a sinistra, filtra della luce. Lavinia guarda in quella direzione).
Lavinia (in un accesso di odio e di gelosia) Ti odio! Mi rubi anche l'amore di mio padre. Ogni amore mi hai tolto da quando sono nata. (Poi, quasi con un singhiozzo, nascondendo il volto tra le mani) Oh! mamma! Perch hai fatto questo? Che male ti ho fatto? (Alzando di nuovo gli occhi alla finestra, con intenso disgusto) Padre, come puoi amare quella svergognata? (Forsennata) Non posso sopportarlo! Non voglio sopportarlo Devo dirglielo! Devo! (Chiama disperata) Babbo! Babbo!
(L'imposta della camera da letto si apre di colpo e s'affaccia Mannon).
Mannon (aspro) Che c'? Non gridare cos!
Lavinia Mi venuto in mente che non ti ho dato la buona notte, babbo!
Mannon (esasperato) Santo cielo! (Addolcendo la voce) Oh! Va bene; buona notte, Vinia. Va a letto presto.
Lavinia S, babbo, buona notte.
(Mannon richiude la finestra. Ella rimane a fissarla come affascinata e si torce disperatamente le mani).
FINE DEL TERZO ATTO
QUARTO ATTO
La camera da letto di Ezra Mannon. Un grande letto al centro della parete in fondo, con i piedi rivolti verso il proscenio. A capo del letto, a sinistra un comodino e su di esso una candela. A sinistra del comodino, la porta comunicante con la camera di Cristina: essa aperta. Nella parete di sinistra due finestre. A sinistra, davanti, una tavola con un lume e con una sedia accanto. Nella parete destra, la porta comunicante col vestibolo. Pi indietro, contro il muro, una scrivania.
(Da principio, non possibile scorgere nessuno di questi particolari, poich la camera al buio, se se ne eccettui quel poco chiaro di luna, che filtra dagli spiragli delle imposte. E' quasi l'alba del giorno seguente. Si scorge la forma confusa di Cristina, pallido fantasma nelle tenebre, mentre scivola piano e furtiva dal letto. S'avvicina in punta di piedi alla tavola. Leva dalla sedia una vestaglia a colori, gettata sulla spalliera, e se la butta sulle spalle. Rimane in ascolto per accertarsi che non arrivi nessun suono dal letto. Una pausa. Poi risuona la voce di Mannon dal fondo del letto, cupa e senza vita).
Mannon Cristina!
Cristina (trasalendo violentemente con voce forzata) S.
Mannon Sar quasi l'alba, vero?
Cristina S, comincia a far giorno.
Mannon Perch hai trasalito, sentendomi parlare? Ti riesce cos strana la mia voce?
Cristina Credevo che dormissi.
Mannon Non ho potuto dormire. Sono rimasto disteso a pensare. Ma perch sei cos inquieta?
Cristina Neanch'io ho potuto dormire.
Mannon Sei sgusciata dal letto cos piano.
Cristina Non volevo svegliarti.
Mannon (con amarezza) Non sopportavi di restare accanto a me?
Cristina Non volevo disturbarti, rigirandomi continuamente.
Mannon Forse meglio accendere la luce e parlare un poco.
Cristina (atterrita) Non ho voglia di parlare. Preferisco il buio.
Mannon Ti voglio vedere. (Prende i fiammiferi dal comodino e accende la candela. Cristina siede in fretta sulla sedia accanto al tavolo e la colloca in modo da volgergli la faccia di appena un quarto. Mannon si leva a sedere sul letto, appoggiando la schiena alla spalliera. Il suo viso, nella luce tremula della candela, ha un'espressione paurosa e amara) Preferisci il buio, per non vedere questo vecchio marito, non vero?
Cristina Non dire cos, Ezra. Se continui a parlare cos me ne vado nella mia camera. (Si alza, distogliendo sempre il viso dagli occhi del marito).
Mannon Un momento! (Con un tono implorante nella voce) Non te ne andare. Non voglio rimaner solo. (Ella siede di nuovo riassumendo la posizione di prima. Egli continua umile) Non volevo. C' in me dell'amarezza e talvolta viene fuori senza che riesca a soffocarla.
Cristina Sei sempre stato amaro.
Mannon Anche prima che ci sposassimo?
Cristina Non ricordo.
Mannon Non vuoi ricordare che una volta mi hai amato.
Cristina Non voglio parlare del passato. (Mutando d'un tratto argomento) Hai sentito Vinia sul principio della notte? Ha passeggiato su e gi davanti alla casa come una sentinella che ti facesse la guardia. Non andata a letto fino alle due. Ho sentito battere le ore.
Mannon C' almeno qualcuno che mi ama. (Una pausa) Mi sento strano, Cristina.
Cristina Il cuore, forse? Non stai bene?
Mannon (aspro) No. (Una pausa, poi accusatore) E' questo che aspetti? E' per questo che ti sei data cos volentieri, stanotte? Speravi...
Cristina (balzando in piedi) Ezra! Smetti di parlare cos! Non posso sopportarlo. (Accenna ad uscire).
Mannon Aspetta. Mi dispiace di aver detto cos. (Ella risiede; continua cupo) Non il cuore. E' un'inquietudine che mi assilla, come se qualcosa in me stesse in guardia, in attesa di qualcosa che stia per accadere.
Cristina Cosa dovrebbe accadere?
Mannon Non so. (Una pausa) Questa non la mia casa. Questa non la mia camera e questo non il mio letto. Sono vuoti e attendono qualcun'altro. E tu non sei mia moglie! Aspetti qualche cosa, tu.
Cristina (cominciando a fremere sotto la violenza, che fa a se stessa, balza di nuovo in piedi) Ma cosa starei aspettando?
Mannon La mia morte, per esser libera!
Cristina Lasciami stare! Finiscila di torturarmi con i tuoi stupidi sospetti. (Con un tono di collera e d'odio nella voce) Non sono tua moglie? Ma poco fa mi hai trattala proprio come tua moglie, come cosa tua.
Mannon (con onta) Il tuo corpo? Che conta il corpo per me? Ne ho visto tanti che imputridivano al sole per fare l'erba pi verde. Cenere su cenere, fango su fango. Cos tu concepisci l'amore? Ma credi forse che io abbia sposato un corpo? (Poi, come se tutta l'amarezza e tutta l'umiliazione accumulatesi in cuore, spezzassero all'improvviso ogni argine) Tu mentivi con me questa notte, mi hai sempre mentito. Tu fingevi l'amore. E ti sei lasciata prendere come una schiava negra che avessi comprata all'asta. Mi hai fatto apparire ai miei stessi ocelli come una bestia in foia, come hai fatto sempre fin dalla prima notte di matrimonio! Mi sentirei pi pulito ora, se fossi stato in un postribolo. Sentirei pi onore tra me e la vita.
Cristina (con voce soffocata) Bada, Ezra. Non sopporter.
Mannon (con un riso duro) E io avevo sperato che il mio ritorno avrebbe segnato un nuovo inizio, un nuovo amore tra noi due. Ti ho detto i miei sentimenti pi segreti, mi sono strappato il cuore per te, sperando che avresti compreso! Perdio! Sono un vecchio pazzo!
Cristina (con voce sempre pi stridente) Speravi di farmi debole, di farmi dimenticare il passato? E, no, Ezra, troppo tardi, ormai. (La sua voce si trasforma, come se avesse deciso d'un tratto di attuare un piano e diventa deliberatamente insultante) Vuoi la verit? Eccola. Mi hai fatto fare dei figli, ma non sono stata tua, nemmeno una volta. Non potrei esserlo mai! Di chi la colpa? Ti amavo, quando ci siamo sposati. De-sideravo darti tutto di me, e non l'ho potuto per causa tua! Mi hai riempita di disgusto.
Mannon (furioso) E me lo dici! (Poi tenta di calmarsi e balbetta) No! Calmati! Non ci mettiamo l'uno contro l'altro. Non devo perdere la mia calma! Questo potrebbe esser causa...
Cristina (istigandolo, con crudelt calcolata) Oh, no! Non hai bisogno d'adoperare questo tono compassionevole. Volevi la verit? Ora l'ascolterai.
Mannon (atterrito, quasi supplichevole) Calmati, Cristina.
Cristina Ho mentito su tutto. Ho mentito sul capitano Brant. E' il figlio di Maria Brantme. Ed venuto qui per me, non per Vinia! Io l'ho fatto venire!
Mannon (cieco di rabbia) Hai osato... quel figlio d'una serva !
Cristina S, ho osato. E quando andavo a Nuova York era per incontrare Adamo Brant, non per vedere mio padre! Lui affettuoso, dolce, tutto ci che tu non sei mai stato. E' quello che ho desiderato in tutti questi anni, con te, un amante. Io lo amo! Ed ora sai la verit.
Mannon (forsennato, cercando di balzare dal letto) Sgualdrina! Sgualdrina! Ti ammazzo! (Si abbatte di colpo, con un gemito, raggomitolandosi sul fianco sinistro, come preso nella morsa d'uno spasimo atroce).
Cristina (con soddisfazione selvaggia) Ah! (Va di corsa nella sua camera e ritorna con una scatoletta in mano. Mannon volge le spalle alla porta e anche se lo spasimo intenso gli avesse lasciato un barlume di percezione, non avrebbe potuto accorgersi dell'uscita e del ritorno della moglie, tanto silenziosamente ella si mossa).
Mannon (respirando a stento) Presto, la medicina.
Cristina (distogliendo il viso da quello del marito, prende una pillola dalla scatola e, nel far ci, chiede ansiosa) Dov' la tua medicina?
Mannon Sul tavolino. Presto!
Cristina Aspetta! Ah! Eccola! (Finge di prendere qualche cosa dal comodino, poi gli porge la pillola e un bicchier d'acqua, che sullo stesso mobile) Eccola. (Mannon si volta verso di lei, con un lamento e apre la bocca. Ella gli posa la pillola sulla lingua e gli avvicina il bicchiere alle labbra) Bevi!
Mannon (beve un sorso d'acqua; all'improvviso il volto gli si copre di una mortale espressione di terrore, rantola) Ma non la mia medicina!
(Ella si ritrae verso il tavolo, con la mano, che stringe la scatola, distesa, come se cercasse un posto per nasconderla. Allenta le dita e lascia cadere la scatola al centro del tavolo. Fatto ci mostra la mano, come istintivamente costretta a provare che non nascondeva nulla. Gli occhi di Mannon si affissano su lei con una terribile espressione accusatrice. Egli tenta di chiamare aiuto, ma la sua voce e appena un bisbiglio)
Aiuto, Vinia! (Cade in coma rantolando).
(Cristina lo fissa come affascinata, poi trasale terrorizzata, nel sentire del rumore nel vestibolo. Afferra allora furiosa la scatola e se la nasconde dietro il dorso volgendo il viso alla porta, quando questa si apre e appare sulla soglia Lavinia. E' abbagliata, impaurita ed esitante, come se si fosse svegliata allora. Quest'ultima vestita come alla fine del terzo atto).
Lavinia Ho fatto un orribile sogno. Mi sembrava che il babbo mi chiamasse: mi sono svegliata.
Cristina (tremando di colpevole terrore, balbetta) Proprio ora, ha avuto un attacco.
Lavinia (corre verso il letto) Babbo! (Lo cinge con le braccia) E' svenuto!
Cristina No. E' passata ora. Lascialo dormire.
(In questo momento Mannon, con uno sforzo estremo, riesce a sollevarsi sul letto fra le braccia di Lavinia, con gli occhi fiammeggianti fissi sulla moglie e cercando di alzare il braccio e di mostrarla a dito come per accu-sarla).
Mannon (rantolante) Lei stata... non medicina... (Cade riverso di colpo).
Lavinia Babbo! (Atterrita gli cerca il polso, gli mette l'orecchio sul cuore per sentirne il palpito),
Cristina Lascialo in pace. Non vedi che dorme?
Lavinia E' morto!
Cristina (ripete come un automa) Morto? (Poi con uno strano tono addolcito) Che riposi in pace!
Lavinia (aggressiva, con odio) E cos... Volevi che morisse...! Tu! (Si ferma e fissa la madre con un orribile sospetto, con tono aspro d'accusa) Perch ti ha indicata? Perch ha detto che eri stata tu? Rispondimi.
Cristina Gli ho confessato che Adamo il mio amante.
Lavinia (pietrificata dall'orrore) Gli hai detto questo e sapevi del suo cuore? L'hai fatto apposta! L'hai ucciso.
Cristina No, la colpa tua, tu l'hai messo in sospetto, continuava a parlare d'amore e di morte e mi ha costretta a parlare. (La sua voce diviene spessa, come se fosse ubriaca e cadesse dal sonno. Gli occhi le si chiudono quasi).
Lavinia (afferrandola per le spalle, feroce) Stammi a sentire! Guardami in faccia! Ha detto: Non la medicina. Che ha voluto dire?
Cristina (tenendo sempre nascosta dietro la schiena la mano che stringe il veleno) Non lo so.
Lavinia Lo sai. Che cos'era? Dimmelo.
Cristina (con un ultimo sforzo di volont cerca di alzarsi in piedi e parla, simulando di sentirsi offesa) Tu accusi tua madre di...
Lavinia S... Io... (Poi perplessa) No, non puoi essere cos malvagia.
Cristina (con le forze che le vengono meno) Non so che stai dicendo. (Si scosta dalla figlia avviandosi a piccoli passi verso la porta della sua camera, con la mano che stringe il veleno nascosta dietro il dorso; con un tono appena percettibile) Mi sento male. Vado a stendermi un poco... (Si volta, come se volesse andare di corsa nella sua camera ma i ginocchi le mancano ad un tratto e cade svenuta ai piedi del letto. Nel battere con la mano a terra le dita s'allentano e lasciano cadere la scatoletta sul tappeto).
Lavinia (non se ne accorge. Colpita dallo svenimento della madre, si china meccanicamente su di lei, appoggiando un ginocchio a terra e le cerca in fretta il polso. Vede che un semplice svenimento; ripresa dal suo odio e parla come se l'accusasse in presenza di testimoni) L'hai ucciso lo stesso, con la tua confessione... Hai commesso lo stesso un assassinio. Forse pensi di essere libera, ora, di sposare Adamo. Ma io non voglio. Almeno finch vivr io. Devo farti pagare il tuo delitto. Trover il modo di punirti.
(Nell'alzarsi le cadono gli occhi sulla scatoletta sul tappeto. L'afferra in fretta e la fissa, mutando l'espressione di sospetto del suo sguardo in una di paurosa, orrenda certezza. Poi con un grido di orrore, balza indietro sino a raggiungere la sponda del letto e stringendo sempre la scato-letta in mano getta le braccia attorno al cadavere)
Babbo! Non lasciarmi sola. Torna con me e dimmi che devo fare.
FINE DELLA PRIMA PARTE
PARTE SECONDA
AZIONE IN CINQUE ATTI
PERSONAGGI
CRISTINA, vedova di Ezra Mannon
LAVINIA, sua figlia
ORI, suo figlio, primo tenente di fanteria
ADAMO BRANT, il capitano marittimo
HAZEL NILES
PIETRO, suo fratello, capitano d'artiglieria
JOSIAH BORDEN, direttore della Compagnia di navigazione
EMMA, sua moglie
EVERETT HILLS, dottore in teologia della prima chiesa congregazionista
LA MOGLIE di Everett Hills
Il dottor GIUSEPPE BLAKE
SETH BECKWITH IL CANTORE
PRIMO ATTO
L'esterno della casa dei Mannon, come nel primo e nel terzo atto del Ritorno .
E' una notte di luna due giorni dopo l'assassinio di Ezra Mannon. Come in quella notte, la casa ha lo stesso aspetto lugubre e strano e come in quella notte il candido portico sembra una maschera, nel chiaro di luna. Una corona mortuaria fissata alla colonna a destra dei gradini. Un'altra corona fissata alla porta.
(Si sentono delle voci dall'interno, poi la porta si apre, ed escono Josiah Borden e la moglie, il pastore Everett Hills e la moglie e il dottore Blake, medico di famiglia dei Mannon.
S'intravede Cristina nel vestibolo, quasi ferma sulla soglia della porta. Tutti scambiano con lei la buona notte e poi la porta si chiude.
I Borden, gli Hills e il dottore Blake sono, come gli Ames del primo atto del Ritorno , tipi di cittadini, un coro, che rappresenta alla stessa maniera degli Ames, ma in un diverso livello sociale, la citt come uno sfondo umano al dramma dei Mannon.
Josiah Borden, direttore della Compagnia di navigazione Mannon, un uomo astuto e competente. E' sulla sessantina, piccolo e asciutto, con barba e capelli bianchi, voce nasale e aspra e occhi piccoli e acuti. Sua moglie, di circa dieci anni pi giovane di lui, una tipica donna della Nuova Inghilterra, di pura discendenza britannica, col volto equino, denti di coniglio e piedi immensi. Ha modi taglienti e perentori.
Hills il tipo del pastore ben nutrito di una piccola e ricca comunit, corpulento e untuoso, volgare insinuante, consapevole della sua qualit di Ministro del culto, ma al tempo stesso timido e cauto. E' sulla cinquantina. Sua moglie moglie di pastore, flaccida, gialliccia e proclive a tirarsi in disparte.
Il dottor Blake il tipo di medico curante delle migliori famiglie: un vecchio imponente e pieno di s, testardo, ostinato.
Scendono le scale e si dirigono verso il viale. La signora Borden e la signora Hills s'avviano a sinistra e si fermano presso la panca ad aspettare i mariti e il dottor Blake, che si sono arrestati ai piedi della scala per accendere i sigari).
La signora Borden (acida) Quella donna non mi va proprio gi!
La signora Hills Gi. Ha qualcosa di strano.
La signora Borden (con forzata sincerit) Per, quasi quasi mi diventa simpatica, ora che la vedo cos abbattuta per la morte del marito.
La signora Hills E' vero! Ha una cera spaventosa. Il dottor Blake ha detto che, se non si ha riguardo, si ammaler certamente.
La signora Borden Eppure, non mi immaginavo che fosse cos sensibile. Non stata sempre una moglie fedele, a quanto si dice.
La signora Hills Gi, pare che sia cos.
La signora Borden E questo dimostra come, senza volerlo, si possa giudicar male una persona, specialmente poi, una Mannon. Non gente che si giudica con facilit. Strano: che differenza tra lei e Lavinia, come hanno preso la morte di Ezra Mannon. Lavinia fredda e calma come un pezzo di ghiaccio.
La signora Hills Gi! Non pare che provi il dolore che dovrebbe.
La signora Borden Oh, in questo vi sbagliate, signora. Lo sente quanto sua madre, soltanto lei troppo Mannon per mostrare quello che sente. Ma avete notato l'espressione dei suoi occhi?
La signora Hills Ho notato che non ha rivolto parola a nessuno. Dov' scomparsa cos all'improvviso?
La signora Borden E' andata alla stazione con Pietro Niles incontro a Ori. Ho sentito la madre che parlava a Lavinia nel vestibolo. Insisteva perch Pietro l'accompagnasse; Lavinia invece insisteva per andar sola. La madre sembrava proprio infuriata per questo. (Guardando verso i tre uomini, che ancora fermi ai piedi della scala, parlano sottovoce tra loro) Ma di che diamine parlano quei tre? Josiah, ora d'andare a casa.
Borden Vengo, Emma. (I tre raggiungono le donne accanto alla panca. Borden continua a parlare, mentre si avvicinano) Non tocca a me, discutere quello che lei ha disposto, Joe; ma mi sembra che Ezra doveva essere esposto nel salone del Municipio, dove tutta la citt potesse rendergli omaggio e fargli pubbliche onoranze domani.
Hills Lo penso anch'io. Era sindaco della citt e un eroe della guerra nazionale.
Blake Lei ha detto che Ezra spesso manifest la volont che si facesse tutto semplicemente e in silenzio. Era proprio il suo modo di pensare. Non era uno che si mettesse in mostra. Lui lavorava e lasciava il merito agli altri.
Hills (untuosamente) Un grande uomo. La sua morte una vera perdita per tutti noi, Era una forza del bene.
Borden E' vero. Faceva andare avanti le cose.
Hills Che tragedia morire, la prima notte appena tornato, e dopo aver fatto tutta la guerra!
Borden Non ci potevo credere. Chi l'avrebbe immaginato? E' strano. Come un destino.
La signora Hills (intervenendo inopportunamente) Chiss se il destino. Ti ricordi, Everett, che hai sempre detto dei Mannon che l'orgoglio spinge alla rovina e che un giorno Iddio li avrebbe umiliati nel loro peccaminoso orgoglio?
(Tutti la fissano, scandalizzati e irritati).
Hills (confuso) Non mi ricordo d'averlo detto.
Blake (offeso) Se lo dite per scusarvi, stupido. Sono stato sempre amico di Ezra Mannon e con quelli che gli andavano a genio era cos semplice e alla buona!
Hills (in fretta) Certo, dottore. Mia moglie non mi ha capito bene. Mi riferivo, forse a torto, alla signora Mannon.
Blake Oh, ma anche lei molto per bene, basta conoscerla.
Hills (secco) Non ne dubito.
Blake E non mi sembra, ora che questa famiglia colpita improvvisamente dalla morte, il momento di...
Hills Avete perfettamente ragione, dottore. Mia moglie avrebbe dovuto ricordare...
La signora Hills (mortificata e confusa) Non volevo dire nulla di male, dottore.
Blake (addolcito) Non ne parliamo pi. (Rivolgendosi a Borden soddisfatto e pretenzioso) Quanto a quello che dicevate, che nessuno se lo sarebbe aspettato, beh, voi ed Emma sapete che avevo gi previsto che Ezra non sarebbe vissuto a lungo.
Borden S, mi ricordo che eravate preoccupato per lo stato del suo cuore.
La signora Borden Me ne ricordo anch'io.
Blake Dai sintomi che la signora Mannon aveva desunto dalla lettera del marito, ero certo, come se lo avessi visitato, che soffriva di angina. E non me ne sorpresi. Avevo molte volte ammonito Ezra che egli si affaticava troppo e che se non si fosse riposato, alla fine non avrebbe resistito. Al momento in cui mi mandarono a chiamare, intuii subito di che cosa si trattava. Lei mi ha raccontato che si era svegliata, richiamata dai suoi lamenti, e l'aveva trovato raggomitolalo suse stesso e gli aveva dato la sua medicina - quella che io stesso avrei prescritto ma era troppo tardi. Quando poi alla sua morte, proprio la prima notte del suo ritorno: ebbene, la guerra era terminata, egli era esaurito e aveva sopportato un lungo e faticoso viaggio e l'angina non rispetta n i tempi n i luoghi, colpisce quando ne ha voglia.
Borden (scuotendo il capo) E' terribile! E' terribile! La citt non trover cos su due piedi un altro che possa sostituirlo!
(Tutti scuotono il capo e paiono tristi. Una pausa).
La sicnora Borden Perch continuiamo a stare qui? (Al marito) Andiamo a casa.
La signora Hills S. Dobbiamo andare anche noi, Everett.
(Cominciano ad avviarsi lentamente verso sinistra. Hills assieme alle due donne. Il dottore Blake tocca Borden col gomito e gli fa cenno di rallentare il passo. Quando gli altri sono scomparsi, mormora con una smorfia significativa).
Blake Vi dir un segreto, Josiah, ma che resti assolutamente tra noi.
Borden (premuroso) Naturalmente. Di che si tratta?
Blake Non ho rivolto a Cristina Mannon nessuna domanda imbarazzante; ma sospetto molto che sia stato l'amore ad uccidere Ezra!
Borden L'amore?
Blake Proprio cos! In breve, l'amore ha messo l'angina in grado di ucciderlo, se afferrate ci che voglio dire. Lei una bella donna e lui era stato tanto tempo lontano. Cosa naturale fra marito e moglie ma non proprio la cura prescritta. Avrebbe dovuto essere pi prudente ma anche lui era un uomo.
Borden (con un riso salace) Non posso dire di biasimarlo. E' un tipo! Non mi piace e non mi mai piaciuta, ma penso che ci siano maniere peggiori di morire! (Abbozzano dei sorrisi) Via, andiamo a raggiungere gli altri.
(Escono dalla sinistra. Non appena scomparsi, si apre la porta d'ingresso della casa ed appare Cristina Mannon. Si ferma un attimo in cima alla scala, poi discende e s'avvia verso il viale. E' in un terribile stato di tensione nervosa dietro la maschera impiallacciata del suo volto. Ha rughe profonde attorno alla bocca. Gli occhi risplendono d'una luce febbrile. Sentendosi al riparo da chi possa osservarla, si lascia andare per un attimo: la bocca si contrae e gli occhi guardano disperatamente per ogni dove, come se desiderasse sfuggire a qualche cosa. Hazel Niles esce dalla casa e si ferma in cima alla scala. E' la stessa che nel
Ritorno . Cristina avverte immediatamente la sua presenza e riprende il controllo su se stessa).
Hazel (con aria consolatrice e affettuosa) Ah! Siete qui? Vi ho cercata per tutta la casa, senza trovarvi.
Cristina Non potevo restar dentro. Sono cos nervosa. E' stato cos tormentoso, tutta quella gente che gira a guardare il morto e me.
Hazel Avete ragione. Ora non verr pi nessuno. (Poi con un tono impetuoso, sfuggitole suo malgrado) Ma Pietro e Vinia dovrebbero essere ritornati, a meno che il treno non sia in ritardo. Oh, spero che Ori torni davvero.
Cristina (dolce, come assente) Lo stesso treno! Era in ritardo la sera che arrivato! Appena due giorni fa! Pare un secolo! Sono diventata vecchia.
Hazel (dolce) Cercate di non pensarci.
Cristina (con impeto) Come se non l'avessi tentato! Ma il mio cervello continua a...
Hazel Ho paura che v'ammaliate.
Cristina (riprendendosi e sforzandosi di sorridere) Ecco. Sto bene. Non devo sembrare troppo vecchia e sofferente quando Ori arriva. Voleva che io fossi sempre bella.
Hazel Che piacere rivederlo! (In fretta) Dovrebbe essere un conforto per voi nel vostro dolore.
Cristina S. (Stranamente) Egli era il mio piccolo, lo sai, prima che mi lasciasse. (D'un tratto fissa Hazel, come colpita da un'idea) Tu ami Ori, vero?
Hazel (confusa e vergognosa balbetta) Io... io...
Cristina Ne sono tanto contenta. Voglio che tu lo ami e che vi sposiate. (Cingendola con un braccio, con tono forzato) Saremo in segreto alleate e io aiuter te e tu me, no?
Hazel Non capisco.
Cristina Sai che Vinia considera suo fratello come sua propriet assoluta. E' stata sempre gelosa di te. Ti avverto che far di tutto per fare che non ti sposi.
Hazel (scossa) No, signora Mannon, non posso credere che Vinia...
Cristina (senza badarle) Per questo devi aiutarmi. Non dobbiamo lasciare che Ori ritorni sotto la sua influenza. E specialmente ora, nello stato di squilibrio e di dolore, in cui lei si trova. Hai notato come divenuta strana? Non ha pi aperto bocca dalla morte del padre. Se le parlo, non mi risponde. E per mi segue come un'ombra. E' molto se mi lascia sola qualche momento. (Con un riso forzato) Mi urta i nervi da farmi gridare.
Hazel Povera Vinia, voleva tanto bene a suo padre. Non mi stupisce.
Cristina (fissandola stranamente) Tu sei davvero buona e pura, no?
Hazel (imbarazzata) No, non sono affatto...
Cristina Una volta ero come te, tanto tempo fa, prima. (Con amara nostalgia) Se potessi essere come allora! Perch non si pu restare tutti innocenti, pieni di amore e di fiducia? Ma Iddio non ci vuole lasciar soli! Egli congiunge intreccia e tortura le nostre vite con quelle degli altri, finch ci avveleniamo gli uni con gli altri a morte! (Vedendo l'espressione sconcertata di Hazel, si riprende immediatamente) Non badare a ci che ho detto. Entriamo? Preferirei aspettare Ori in casa. Non posso stare ad attenderlo qui e vederlo salire per il viale, proprio come... assomiglia tanto a suo padre... o come... ma quante sciocchezze sto dicendo. Entriamo. Odio la luce della luna; rende tutto cos spettrale.
(Cristina si volta di scatto ed entra in casa. Hazel la segue e chiude la porta. Una pausa. Si odono da destra delle voci e un rumore di passi e dopo poco entra Ori, accompagnato da Pietro e da Lavinia. Si subito colpiti dalla sua impressionante somiglianza con Ezra Mannon e Adamo Brant. Il suo viso in riposo ha la stessa apparenza di maschera animata, lo stesso naso aquilino, le stesse sopracciglia folte, lo stesso colorito abbronzato, gli stessi capelli neri e folti e gli stessi occhi bruni. La sua bocca e il suo mento hanno le stesse caratteristiche di quelli del padre; ma l'espres-sione della sua bocca d l'impressione di una estrema ipersensibilit, che era estranea a quella di suo padre. Il suo mento una versione attenuata e raffinata di quello del morto. E' quasi della stessa altezza di Mannon e di Brant ; ma il corpo pi gracile e il suo colorito abbronzato ha un tono giallastro. Ha la fronte fasciata. Ha un suo portamento a volte trasandato a volte esageratamente rigido, cosa che. dimostra che il portamento militare non aderente alla sua natura. Parla a scatti, con un'aria strana, preoccupata e vaga. Ma, quando spontaneamente sorride, il suo volto ha un gentile fascino fanciullesco, che risveglia nelle donne un tenero istinto materno nei suoi riguardi. Porta baffi come Brant, i quali accentuano la somiglianza fra i due. Sebbene abbia appena venti anni, ne dimostra trenta. Indossa l'uniforme, troppo ampia e mal fatta, di primo tenente di fanteria nell'esercito dell'Unione).
Ori (nell'entrare guarda con impazienza verso casa, poi con una espressione di amaro disappunto) Dov' la mamma? Ero certo che stesse ad aspettarmi. (Guarda la casa) Dio come ho sognato questo ritorno! Mi pareva che non dovesse finire pi e che avremmo dovuto continuare ad uccidere e ad essere uccisi, sino a che nessuno pi fosse rimasto vivo! Finalmente a casa! Ma no, forse sogno ancora! (Con voce atterrita) Ma come sembra strana la casa, oppure sono io che porto questo senso di stranezza? Sono rimasto per tanto fuori di me e tutto mi sembra cos strano da quando sono ritornato sulla terra. Ma la casa sempre etata osi funebre e spettrale?
Pietro Sciocco, perch c' la luna!
Ori Come una tomba! E' quello che veniva sem-pre in mente alla mamma, mi ricordo!
Lavinia (con un tono di rimprovero) Adesso una tomba, Ori!
Ori (in fretta, mortificato) Avevo... avevo... dimenticato! Non posso proprio convincermi che sia morto. Forse mi pareva che ormai dovesse sempre vivere. (Con un certo risentimento nella voce) O almeno sopravvivermi. Non avevo pensato mai che il suo cuore fosse debole. Mi aveva detto che i suoi disturbi non erano per nulla gravi.
Lavinia (colpita) Il babbo ti disse questo? Lo speravo. (A Pietro) Va avanti tu, Pietro, di' che siamo rimasti un poco indietro. Desidero parlare un momento con Ori.
Pietro Certamente, Vinia. (Entra in casa, chiudendo dietro di s la porta).
Ori Hai fatto bene a mandarlo via. Pietro un bravo ragazzo, ma desideravo parlare da solo con te. (Cingendola con un braccio, con un'aria infantile e fraterna) Come fa bene vederti, dopo tanto dolore, Vinia. Come sta la mia cara Fussi-Buzzi? Perbacco, mi sembra tanto naturale chiamarti ancora con quel vecchio nomignolo! Sei contenta di rivedermi?
Lavinia (affettuosamente) Certo, che lo sono!
Ori E chi l'avrebbe immaginato? Da quando mi hai visto non mi hai detto nemmeno una parola. Che ti successo? (Poi, mentre ella lo guarda con un'espressione di rimprovero, egli ritira il braccio, con una certa impazienza) Ti ho detto che non posso abituarmi all'idea della sua morte. Perdonami, Vinia. Comprendo che colpo dev'essere stato per te.
Lavinia Per te non stato un colpo, Ori?
Ori Certo! Che cosa credi che sia; oh non riesco a spiegarmi. Non si pu capire, se non si stati al fronte. Mi sono abituato ad attendere la mia morte o quella di qualunque altro, senza farne nessun conto. Quello che dovevo fare, era rimanere vivo e mostrare ilei coraggio. Questo faceva parte della educazione militare che lui mi ha dato. Fu lui ad insegnarmelo, puoi dire. Cosicch, venuto il suo turno, non pu certo aspettarsi... (Ha parlato con crescente amarezza).
Lavinia Ori, come puoi essere cos insensibile?
Ori (di nuovo mortificato) Non volevo dir questo. La mia mente ancora piena di spettri. Non posso pensare ad altro che alla guerra, nella quale lui era cos vivo. Lui era la guerra per me, la guerra che non sarebbe finita mai finch non morissi. Non posso capire la pace, la sua fine. (Esasperato) Maledizione, Vinia, aiutami a riabituarmi alla casa.
Lavinia Ori!
Ori (con risentimento) Scusami! Oh! So che stai pensando. Una volta ero cos caro e gentile, ti ricordi? Ma ora! Ebbene, tu volevi che fossi un eroe, e perci rassegnati! Far la guerra non raffina certo le buone maniere. (Cambiando d'un tratto argomento) Ma perch diamine stiamo parlando di me? Ascoltami, Vinia, c' qualcosa che dovrei chiederti prima di vedere la mamma.
Lavinia Allora, sbrigati! Pu uscire da un momento all'altro. Anch'io ho qualche cosa da dirti.
Ori Cos' quella storia che hai scritto a proposito di un certo capitano Brant, che veniva a vedere la mamma? Volevi dire che si sono fatte delle chiacchiere sul suo conto? (Poi, senz'attendere risposta, scoppiando in un impeto di rabbia e di gelosia) Perdio, se osa ritornare, lo far pentire io come si merita.
Lavinia Sono contenta che tu la pensi cos su di lui. Ma ora non tempo di parlare. Voglio solo avvertirti di stare in guardia. Non ti fare trattare pi da bambino, come una volta. Non credere, alle menzogne che ti racconter. Aspetta fino a che non avrai parlato con me. Me lo prometti?
Ori (fissandola disorientato) Vuoi dire che... la mamma? (Con ira) Ma di che diamine parli? Davvero, Vinia, mi pare che la tua continua animosit contro la mamma stia per passare i limiti! Dovresti vergognartene. (Sospettoso) Perch sei tanto misteriosa? Si tratta forse di Brant?
Lavinia (avvertendo dei rumori provenienti dall'in-terno della casa) Sst!
(Cristina esce di corsa dalla porta d'ingresso).
Cristina (irata a Pietro, che si trova nel vestibolo) Pietro, perch non mi hai avvertita? Non dovevi lasciarlo solo! Ori!
Ori Mamma!
(Ella fa i gradini di corsa e gli butta le braccia al collo).
Cristina Piccolo, piccolo mio! (Lo bacia).
Ori (commosso e dimentico di ogni sospetto) Mamma! Come bello vederti! (Rude, scostandola e fissandola) Come sei cambiata! Cos' successo?
Cristina (con un sorriso forzato) Io cambiata? Non mi pare, caro. Almeno non per te, spero. (Toccandogli la benda attorno alla fronte, con tenerezza) La tua testa! Ti fa tanto male? Quanto hai dovuto soffrire, povero piccolo mio! (Lo bacia) Ma, grazie a Dio, ora tutto passato. Finalmente ti ho un'altra volta con me! (Cingendolo con un braccio lo guida su per i gradini) Entriamo. C' anche un'altra persona che ti aspetta e che sar 'contenta di rivederti!
Lavinia (dai piedi della scala: aspra) Ricordati, Ori!
(Cristina si volge a guardarla. Si scambiano uno sguardo carico d'odio. Ori guarda sospettoso la madre e si libera del suo braccio).
Cristina (subito si riprende: ad Ori, come se Lavinia non avesse parlato) Entriamo, caro. Fa freddo. La tua povera testa. (Lo prende per mano e lo conduce dentro, chiudendo la porta).
(Lavinia ai piedi della scala li segue con lo sguardo. Dopo poco, la porta si riapre di colpo e ne esce Cristina, che, dopo averla chiusa, s'avvia verso la sommit dei gradini. Per un momento, la madre e la figlia si fissano negli occhi. Poi Cristina comincia parlare esitante e con un tono, che si sforza vanamente di rendere cortese e persuasivo).
Cristina Vinia: ora debbo parlarti un momento. Adesso che Ori qui. Mi rendo conto che il dolore abbia potuto metterti in uno stato non completamente normale e ti giustifico. Ma ci che non mi spiego il tuo atteggiamento verso di ime. Perch mi segui dappertutto, e mi guardi sempre a quel modo? Sono stata una buona moglie per ventitr anni: sino a quando ho incontrato Adamo. Ammetto di essere stata colpevole. Ma mi sono pentita e l'ho cancellato dalla mia vita. Sarei stata di nuovo una buona moglie se tuo padre fosse vissuto. Ma, Vinia, dopo tutto sono tua madre! Io t'ho messa al mondo! E dovresti provare qualche casa per me!
(Sale in attesa d'una risposta; ma Lavinia continua solo a fissarla, gelida e in silenzio. Nella voce di Cristina comincia ad affiorare un senso di paura)
Ma non guardarmi cos! A che pensi? Non possibile che tu abbia ancora il sospetto che io... ma che hai fatto quella notte, dopo che sono svenuta? Io... avevo perduto qualche cosa, una medicina che prendevo per dormire.
(Le labbra di Lavinia si atteggiano ad un feroce sorriso di soddisfazione. Cristina esclama atterrita)
Oh! tu... tu l'hai trovata... e suppongo che riferisca questo a... ma non vedi che pazzia... sospettare quando il dottor Blake sa che morto per... (Con ira) Ma lo soperch hai atteso: per raccontare ad Ori le tue menzogne e indurlo a denunciarmi! Non osi prenderti questa responsabilit, ma se pu farlo Ori, non vero? Non questo che sei andata tramando in questi due giorni? Dimmelo!
(Siccome Lavinia rimane in silenzio, Cristina si abbandona alla sua furia, si precipita per i gradini, l'afferra per un braccio e la scuote)
Rispondimi, quando ti parlo! Che stai tramando? Che hai deciso di fare? Dimmelo!
(Lavinia si mantiene rigida, con gli occhi fissi in quelli della madre. Cristina la lascia e si ritrae da lei. Lavinia, volgendole le spalle, si avvia rigida e lenta verso la sinistra e scompare fra i cespugli di lill e la casa).
Cristina la segue con gli occhi,pare che le forze l'abbandonino e trema atterrita. Giunge alla casa la voce di Ori, che chiama aspra: Mamma! dove sei? . Cristina trasale e con uno sforzo supremo di volont riprende subito il dominio di se stessa. Sale di corsa le scale e apre la porta. Risponde al figlio con voce forzatamente calma e normale)
Eccomi, caro! (Chiude la porta dietro di s).
FINE DEL PRIMO ATTO
SECONDO ATTO
Il salotto di casa Mannon, simile allo studio, ma pi spazioso, un interno composto di linee rigide e severe con particolari pesanti. Le pareti sono intonacate e senza decorazioni e tinteggiate in grigio-chiaro con bordura bianca. E' una stanza fredda e senza intimit, pervasa da un'atmosfera di inquieta e affettata incertezza. Il mobilio disposto con esatta precisione. Sul davanti a sinistra, la porta, comunicante con la sala da pranzo. Pi in fondo a sinistra un tavolinetto addossato al muro con una sedia, davanti a uno scrittoio con un'altra sedia. Nella parete in fondo, al centro, la porta comunicante col vestibolo e con le scale. A destra, un camino di marmo nero, fiancheggiato da due finestre. Alle pareti, ritratti di antenati. Contro il camino, a destra, c' il ritratto di un ministro dalla espressione crudele, vissuto al tempo in cui si bruciavano le streghe. Tra il camino e il fondo un ritratto del nonno di Ezra Mannon nella uniforme di ufficiale dell'esercito di Washington. Sul camino un ritratto del padre di Ezra, Abete Mannon, fatto quando aveva sessanta anni. Salvo la differenza di et, il suo viso perfettamente simile a quello di Ezra nel ritratto appeso nello studio. Dei tre ritratti sull'altra parete, due sono di donne: la moglie di Abele Mannon e la moglie dell'ufficiale di Washington. L'uomo poi, raffigurato nel terzo ritratto, ha l'aspetto di un prospero armatore del periodo coloniale. Tutti i volti dei ritratti hanno la stessa caratteristica di maschera, come quelli dei personaggi del dramma.
Nel centro della stanza a sinistra, una tavola con due sedie. Un'altra sedia al centro e un divano s destra, rivolto verso sinistra.
(Hazel seduta sulla sedia al centro. Pietro sul divano a destra. Dal vestibolo si ode la voce di Ori: Mamma, dove sei? come alla fine dell'atto precedente).
Hazel Dove pu essere andata? E' tormentata da un dolore cos intenso che non sa quello che fa.
Pietro Vinia poi completamente distrutta.
Hazel E il povero Ori: che terribile ritorno per lui! Come mutato e sofferente, non ti sembra, Pietro?
Pietro Le ferite alla testa non sono uno scherzo. E' gi fortunato d'essersela scampata.
(Tacciono all'entrare di Cristina e di Ori. Quest'ultimo la sta interrogando sospettoso).
Ori Perch ti sei allontanata cos? Che stavi facendo ?
Cristina (con un sorriso forzato) Ho paura, caro, che la felicit di rivederti sia troppo forte per me! Mi parso ad un tratto di sentirmi venir meno, e sono corsa all'aria aperta.
Ori (subito mortificato, la cinge teneramente con un braccio) Povera mamma! Mi dispiace! Guarda, ma ora... siediti e riposati. Forse meglio che te ne vada subito a letto.
Hazel E' bene che vada, Ori. Ho cercato dicon-vincerla, ma non ha voluto ascoltarmi.
Cristina Andare a letto, proprio quando tu torni a casa. Ma non possibile.
Ori (contrariato e compiaciuto nel tempo stesso) Ma tu non devi fare niente che...
Cristina (carezzandogli la guancia) Sciocchezze! Averti vicino l'unico rimedio che mi dia la forza di sopportare le cose. (Rivolgendosi ad Hazel) Lo senti, Hazel? Sembra quasi che il ferito sia io e non lui.
Hazel S. Bisogna che ti riguardi, Ori.
Ori Non ve ne preoccupate. Sto bene.
Cristina Ti faremo noi da infermiere. Hazel ed io, e presto starai come prima. Vero Hazel?
Hazel (con un sorriso di felicit) Naturalmente.
Cristina Non stare in piedi, caro, devi essere sfinito. Aspetta. Vedrai come starai comodo. Hazel, per favore, mi dai un cuscino?
(Hazel prende un cuscino e aiuta Cristina a collocarlo dietro le spalle di Ori, sulla poltrona a destra della tavola. Gli si illuminano gli occhi e fa una smorfia soddisfatta, divertito nel vedersi cos vezzeggiato).
Ori Che ne dici della comodit della famiglia, Pietro?
Pietro Almeno lo noti tu.
Ori (ammiccando ad Hazel) Pietro diventer geloso. E' meglio chiamare Vinia perch venga a mettere anche a lui un cuscino dietro la schiena.
Hazel (sorridendo) Non mi riesce di immaginare Vinia cos dolce.
Ori (con un risentimento geloso nella voce) All'occasione, Vinia sa essere dolce. Ha avuto sempre tante affettuose premure per il babbo e lui ne felice, per quanto pretenda.
Cristina (distogliendo il volto e reprimendo un brivido) Ori! Ne parli come se fosse vivo!
(Un silenzio gelato. Hazel riprende il suo posto. Cristina gira attorno Ma tavola e va a sedersi nella poltrona di fronte ad Ori)
Ori (con un sorriso forzato) Ci siamo tutti dimenticati che morto. Non cos? Eppure, non passo crederci ancora! Lo sento in casa, vivo!
Cristina Ori !
Ori (stramimente) Tutto cambiato in una strana maniera: la casa, Vinia, tu; tutto, ma non lui. E' rimasto lo stesso e rimarr sempre - qui - lo stesso! Non pare anche a te, mamma?
(Cristina rabbrividisce e rimane senza rispondere, con lo sguardo perduto nel vuoto).
Hazel (dolce) Non dovresti farla pensare a questo, Ori.
Ori (fissandola con una strana espressione di gratitudine nella voce) Tu sei la stessa, Hazel, dolce e buona. (Alla madre, con tono di rimprovero) Almeno Hazel non cambiata, grazie a Dio.
Cristina (cerca di rimettersi e si volge sforzandosi di sorridergli) Hazel non cambier mai, spero. Sono contenta che tu l'apprezzi.
(Hazel guarda imbarazzata Cristina continua con sollecitudine materna) Ti sei molto affaticato in questo lungo viaggio in treno, caro?
Ori Beh, non era certo un viaggio di piacere. La testa mi faceva tanto male che sembrava volesse scoppiare.
Cristina (si china su lui e gli posa la mano sulla fronte) Povero caro! Ti fa male, ora?
Ori Non troppo. E niente quando ci si posa la tua mano. (Le prende di scatto la mano e gliela bacia fanciullescamente) Mamma, come si sta bene a casa, con te. (La fissa di nuovo sospettoso) Ma lasciati guardare bene! Ti sei tanto mutata! Me ne sono accorto da fuori. Come mai?
Cristina (distogliendo lo sguardo e sforzandosi di sorridere) Perch sto invecchiando, ho paura, caro.
Ori No. Tu sei pi bella che mai. Sei anche pi giovane, in qualche modo. Ma non questo. (Allontanando quasi brusco la sua mano, con amarezza) Forse, l'indovino!
Cristina (ridendo sempre forzatamente) Pi giovane e pi bella! Hai sentito come parla, Hazel? Ha imparato ad essere galante!
(Lavinia appare dalla porta in fondo, ferma sulla soglia, rimane a fissare la madre e il fratello).
Ori (guardando Hazel, di nuovo aspro) Ti ricordi, Hazel, agitavi il fazzoletto, il giorno che sono partito. Temevo che ti slogassi il polso. E tutte le madri, le mogli, le sorelle e le fidanzate facevano lo stesso! In una prossima guerra bisognerebbe far prendere alle donne, per un mese, il posto degli uomini. Far provare anche a loro il gusto dell'assassinio!
Cristina Ori!
Ori Fate loro schizzare i cervelli a colpi di calcio di fucile e squarciare il ventre a colpi di baionetta! Dopo di che credo che finirebbero di sventolare i fazzoletti e di ciarlare degli eroi!
(Hazel d in una esclamazione di indignazione).
Cristina Per favore!
Pietro (burbero) Falla finita, Ori! Ormai passata. Cerca di dimenticarla. Eri pi entusiasta di tutti.
Ori (mortificato) Hai ragione, Pietro. Sono uno scemo a lamentarmi. Scusami Hazel.
Hazel Non nulla, Ori, capisco come ti senti. Davvero.
Ori Non resistevo, se non mi sfogavo. (D'un tratto) Canti ancora, Hazel? Ti sentivo cantare anche laggi. E mi faceva sentire che la vita poteva essere ancora viva in qualche modo. Questo e il sognare la mamma e il ricordo di Vinia mi erano sempre accanto come un sergente alle manovre. Ti sentivo cantare nei momenti pi strani: cos dolce, chiara e pura! E il canto sovrastava gli urli dei moribondi.
Cristina Ti prego, non parlare di morte.
Lavinia (dalla soglia, con tono brusco ed imperativo come suo padre) Ori! Vieni a vedere il babbo!
Ori (balza in piedi e fa automaticamente il gesto del saluto: meccanicamente) S, signore. (Poi confuso) Ma che diamine! La tua voce pareva proprio la sua! Non farlo pi, per amor di Dio! (Cerca di sorridere. poi mortificato) Volevo subito andare a vedere ma poi ho cominciato a parlare. Vengo subito.
Cristina No, aspetta! (Con ira a Lavinia) Ma non puoi lasciarlo riposare almeno un minuto. Non vedi com' sfinito? (Ad Ori) Non ti ho potuto dire ancora neanche una parola: ed tanto. Resta un poco con me.
Ori (commosso, ritorna verso la mamma) Ma certo, mamma, tu vieni prima di tutto.
Lavinia (sta per dare una risposta amara. Lancia uno sguardo a Pietro e ad Hazel, si limita a dire con calma) Sta bene. Ricordati solo di quanto ti ho detto, Ori. (Si volta e fa per uscire nel vestibolo).
Cristina (atterrita) Vinia dove vai?
Lavinia (non le risponde e rivolgendosi al fratello da sopra la spalla) Allora a tra poco. (Scompare nel vestibolo).
(Ori lancia di sfuggita uno sguardo inquieto e sospettoso alla madre. Cristina fa degli sforzi disperati per mostrarsi calma. Pietro ed Hazel si alzano, a disagio).
Hazel Pietro, credo proprio che sia ora di tornare.
Pietro S.
Cristina Siete stati tanto gentili a venire.
Hazel (tendendo la mano ad Ori) Adesso devi riposarti quanto pi puoi, e cerca di non pensare troppo.
Ori Sei proprio tanto gentile, Hazel! E' bello rivederti la stessa di prima.
Hazel (compiaciuta, ma ritirando timidamente la mano) Anche per me. Buona notte, Ori.
Pietro (stringendo la mano ad Ori) Buona notte. Riposati e prenditela con calma.
Ori Buona notte, Pietro. E grazie d'essere venuto.
Cristina Mi dispiace che ora questa non sia una casa molto lieta, ma venite a rivederci presto. E tu, Hazel, puoi far bene a Ori pi di ogni altro.
(Negli occhi di Ori ritorna lo sguardo sospettoso. Si siede nella poltrona a sinistra della tavola e guarda cupo davanti a s. Cristina ritorna e chiude piano la porta scorrevole. Rimane un poco a guardare il figlio, raccogliendosi visibilmente per la prova del colloquio che sta per iniziare. Ha gli occhi pieni di un'espressione d'intensa paura).
Ori (senza guardarla) Come ti venuta tntta questa simpatia per Hazel? Non te ne sei mai curata. Prima non volevi nemmeno che andassi in giro con lei?
Cristina (viene avanti e siede all'altro lato della tavola. Con un dolce tono, materno) Allora ero un'egoista. Ero anche gelosa: te lo confesso. Ma ora desidero solo la tua felicit, se Hazel ti piace.
Ori (violento) Solo per ingelosirti. Ma ora che sei vedova ed io non sono a casa che da un'ora, cerchi di farmi sposare. Devi avere una maledetta ansia di liberarti di me. Perch?
Cristina Ti sbagli. Se sapessi come sono stata sola senza di te!
Ori Cos sola, che mi hai scritto appena due lettere in sei mesi!
Cristina Ti ho scritto molto di pi, si saranno smarrite.
Ori Ma quelle di Hazel e di Vinia le ho ricevute tutte. E' strano che siano state le tue le uniche a perdersi. (Incapace di contenersi ancora) Ma chi questo tale capitano Brant, che veniva a farti visita?
Cristina (preparata a ci, con ben simulato stupore) A me? Vorrai dire a Vinia. (Ori sembra colto alla sprovvista) Ma come t' venuta questa stupida idea? Ah! gi! Vinia ti avr certamente scritto le stesse sciocchezze, che scrisse a tuo padre.
Ori Gli ha scritto? E lui che cosa ha fatto?
Cristina Cosa? Ci ha riso su, naturalmente. Tuo padre era molto affezionato a Vinia, ma sapeva quanto gelosa di me e che capace di inventare qualsiasi menzogna pur di...
Ori Via, mamma! Solo perch vi date sui nervi l'una con l'altra, non vuol dire che Vinia di proposito...
Cristina Ah, non vuol dire? Non tarderai molto a scoprire come nulla possa arrestare tua sorella e che capace di accusarmi anche delle cose pi orribili!
Ori (prendendole la mano) Davvero. Non devi parlare cos.
Cristina Lo penso, Ori. Non lo direi a nessun altro che a te. Siamo stati sempre cos intimamente vicini, noi due. Tu sei veramente la mia carne e il mio sangue, lei no, lei carne e sangue di suo padre! Tu sei veramente una parte di me!
Ori (con uno strano ardore) Lo sento anch'io, mamma!
Cristina Sono sicura che tu mi comprenderai adesso, come hai fatto sempre. (Con un tenero sorriso) Nei giorni lontani avevamo un piccolo mondo tutto nostro, ti ricordi? Che nessuno conosceva all'infuori di noi.
Ori (felice) E come lo avevamo! La nostra parola d'ordine era: Vietato ai Mannon , ricordi?
Cristina Ed proprio questo che tuo padre e Vinia non potevano perdonarci. Ma noi lo rifaremo, quel piccolo mondo tutto per noi, vero?
Ori S.
Cristina Voglio compensarti delle ingiustizie che hai sofferto a causa di tuo padre. Pu essere penoso dirlo ora che morto, ma era geloso di te. Ti odiava perch sapeva che ti amavo pi di ogni altra cosa al mondo.
Ori (stringendole le mani tra le sue) Ma vero? E' proprio vero, mamma? (Poi, come colpito da ci che lei ha detto sul conto di suo padre, ferito) Lo so cosa sentiva per me. Ma non ho mai pensato che giungesse ad odiarmi.
Cristina Te lo assicuro: ti odiava.
Ori (con amaro risentimento) Ma s! Ti dir la verit, mamma, non mi finger addolorato per la sua morte.
Cristina (a bassa voce) S! sono contenta anch'io che ci abbia lasciati soli. Come potremo essere felici, se non lascerai avvelenare la tua mente contro di me, da Lavinia, con le sue menzogne.
Ori (di nuovo inquieto) Che menzogne? (Le lascia la mano e la fissa con sospetto) Ma non mi hai detto ancora niente di quel tale Brant.
Cristina Non c' niente da dire, se non nell'immaginazione malata e vendicativa di Lavinia. Non puoi immaginare come sa cambiata, durante la tua assenza. E' stata sempre una ragazza malinconica e strana, ma dopo la tua partenza si tanto tormentata e macerata che credo proprio sia diventata un po' pazza. Si fissata a inventar le cose pi orribili sul conto di tutti. Tu non mi crederesti se te ne raccontassi qualcuna. Credo che il colpo della morte di tuo padre l'abbia fatta uscire di senno. Non ti ha colpito il suo strano modo di fare?
Ori S, ho visto che molto cambiata: mi parsa strana... ma...
Cristina E la sua pazzia si rivolge col suo odio verso di me. Ne vuoi un esempio? L'affare del capitano Brant.
Ori Ah!
Cristina Un'insignificante capitano di mare, incontrato per caso da tuo nonno e che ha avuto la stupida idea di venirci a trovare qualche volta, senza essere invitato. Vinia immaginava che venisse per lei. Credo davvero che Vinia se ne sia innamorata, Ori. Ma ben presto ha dovuto accorgersi che non andava per nulla dietro a lei.
Ori E a chi andava dietro... a te?
Cristina (aspra) Ori, dovrei andare in collera se non fosse proprio ridicolo. (Con un riso forzato) Mi sembra che non ti rendi conto che sono ormai vecchia e con due figli gi grandi. No, egli tendeva solo a diventare nostro intimo e ottenere da tuo padre, al suo ritorno, un imbarco migliore. Mi sono accorta subito del suo piano meschino e - te lo assicuro - non ha pi messo piede da noi. (Ride con aria ironica) Questo tutto lo scandalo del capitano Brant!
Ori (pentito e felice) Che stupido! La ferita mi ha istupidito. Se sapessi per che inferno son passato.
Cristina E' colpa di Vinia se sei partito. Non glie lo perdoner mai. La tua partenza mi ha spezzato il cuore. (Poi in fretta) Ma voglio darti un altro esempio degli sciocchi sospetti di Vinia sul capitano Brant. Figurati che per il semplice fatto che si chiama Brant andata a escogitare che deve essere il figlio di quella governante Maria Brantme. Non ti sembra una pazzia? Il pensare soltanto che, se lo fosse, avrebbe osato venire da noi?
Ori (con un'espressione dura e cupa) Perdio. Avrei voluto vederlo. Sua madre ha gi dato abbastanza guai alla nostra famiglia, senza...
Cristin\ (arretra, atterrita) Ori, non fare cos, come somigli a tuo padre. (In fretta) Ma non ti ho ancora detto il peggio. Vinia accusa me, tua madre, di essermi innamorata di quell'idiota, di averlo incontrato a Nuova York e seguito nella sua camera! Non sono che una prostituta, per tua sorella.
Ori (stordito) Non ci credo! Non possibile che Vinia...
Cristina Ti ho detto che impazzita! Mi ha seguito anche a Nuova York, quando sono andata da tuo nonno ammalato, per spiarmi; mi ha visto per la strada con un uomo e alla sua fantasia, malata naturalmente, quest'uomo apparve come Brant. E' disgustoso, Ori. Se sapessi tutto quello che ho dovuto soffrire per Vinia, avresti piet di me.
Ori Gran Dio, ha raccontato questo al babbo? Si capisce che morto! (Aspro) Chi era quell'uomo che hai incontrato a Nuova York?
Cristina Il signor Lamarr, vecchio amico di tuo nonno e che mi conosce da bambina. Lo incontrai per caso e mi preg di andare con lui a far visita a suo figlio. (Accorgendosi dell'incredulit del figlio) Oh Ori, e dici di volermi bene, e mi interroghi come se anche tu mi sospettassi. E non hai scuse, come Vinia, non sei fuori di senno. (S'abbandona ad uno scoppio di pianto).
Ori (sopraffatto dal rimorso e dall'affetto) No! Te lo giuro. (Le si inginocchia accanto e la cinge con un braccio) Mamma ti scongiuro, non piangere pi! Ti voglio bene. Ti voglio bene.
Cristina Ti dico che pazza, pazza al punto di sospettare che io abbia avvelenato tuo padre!
Ori (atterrito) Come? No, questo troppo, perdio! Se vero, bisogna ricoverarla.
Cristina Mi ha trovato una medicina che prendo per dormire, ma cos pazza che forse pensa... (Presa da un profondo senso di terrore, si avvinghia al figlio) Ho tanta paura di lei, Ori! Lo sa Dio di che cosa pu essere capace in questo stato. Potrebbe anche andare alla polizia e... Non lasciarti metter su contro di me. Ricordati che tu solo puoi proteggermi. Tu sei tutto quello che ho di pi caro al mondo.
Ori (calmandola teneramente) Mettermi su contro di te? Non sar cos pazza da provarcisi. Ma ascolta. Io credo sinceramente che tu... Tu sei un po' nervosa, riconoscilo. Quest'affare... del babbo... una tale assurdit. E poi che lei vada alla polizia, credi che non lo eviterei... per cento ragioni: il nome della famiglia, il bene mio e di Vinia, anche, cos come il tuo. Perfino se sapessi...
Cristina (fissandolo, a bassa voce) Se sapessi... Ori, ma non crederai?
Ori No, per amor di Dio; volevo dire che qual-siasi cosa tu possa aver fatto, ti amo pi di tutto e...
Cristina (in un impeto di gratitudine e di gioia se lo stringe al petto e lo bacia) Ori. Sei il mio piccolo. Ti amo.
Ori Mamma! (L'afferra per le spalle e la fissa negli occhi, con una cupa intensit) Tutto in mia madre potrei perdonare: non quella storia di Brant.
Cristina Ti giuro...
Ori Se pensassi che quel maledetto... (Selvaggio e vendicativo) Perdio, ti mostrerei allora che non per niente ho imparato ad uccidere!
Cristina (presa da un nuovo terrore, temendo per la vita di Brant, fuori di s) Per amor di Dio, non parlare cos! Non sei pi il mio Ori. Sei crudele e terribile. Mi spaventi.
Ori (subito pentito, con tenerezza, cercando di calmarla) Su, su mamma! Non ci penseremo pi. Parliamo di altro. Ti devo dire qualcosa. (Le si siede ai piedi e la guarda in viso. Una pausa. Le chiede teneramente, prendendole una mano) Mamma, desideravi proprio che ritornassi?
Cristina (sebbene si sia calmata, ha lo sguardo ancora atterrito e la voce tremante) Che sciocca domanda caro!
Ori Ma le tue lettere erano sempre pi rare e sembravano cos fredde. Era da impazzire; mi veniva voglia di fuggire e correre a casa. O di farmi ammazzare. Se sapessi quanto ho desiderato di essere qui con te, cos. (Le abbandona il capo sulle ginocchia. La voce gli diventa sognante, bassa e carezzevole) Sognavo di te cose meravigliose. Hai mai letto un libro intitolato Typee sulle isole dei mari del Sud?
Cristina (sussultando stranamente) Isole? Dove c' la pace?
Ori L'hai letto, allora?
Cristina No.
Ori Qualcuno mi port il libro e lo lessi e rilessi finch quelle isole finirono per significare per me tutto ci che non era guerra, tutto ci che era pace, calore e sicurezza. Sognavo di essere l. E poi, per tutto il tempo che deliravo mi sembrava di esserci realmente. L non c'era nessuno all'infuori di te e di me. eppure non ti vedevo mai, questo lo strano. Ti sentivo, soltanto, attorno a me. Il rompersi delle onde era la tua voce. Il cielo era lo stesso colore dei tuoi occhi, la sabbia calda era la tua pelle. Tutta l'isola eri tu. (Sorride con tenerezza sognante) Che strana idea, no? Ma tu non devi sentirtene offesa, a sentirti un'isola, perch era l'isola pi bella del mondo. Bella come te, mamma.
Cristina( rimasta, guardando al di sopra della sua vita, ad ascoltare affascinata, sempre pi profondamente commossa. Quando egli tace, una spasimante tenerezza per lui le sale dal cuore, con un desiderio torturante) Oh, se tu non fossi mai andato via. Se non ti fossi lasciato strappare da me.
Ori (inquieto) Ma sono tornato. Tutto come prima, ora, no?
Cristina (in fretta) S, non volevo dir questo, doveva accadere.
Ori E io non ti lascer pi, ora. Non voglio n Hazel, n nessun'altra. (Con una tenera smorfia) Tu sei la mia sola innamorata.
Cristina (di nuovo con tenerezza, accarezzandogli i capelli e sorridendo) Ora sei un uomo. Non posso crederci. Mi sembra ieri, quando titrovavo in camicia da notte, nascosto sulla scala, e speravi che io salissi e ti dessi ancora il bacio della notte. Ti ricordi?
Ori (con una smorfia infantile) Se me ne ricordo! E che tragedia quando il babbo mi scopriva. E ti ricordi quando mi lasciavi pettinare i tuoi capelli... e come mi piaceva? Lui non poteva sopportare che lo facessi. Hai sempre gli stessi bei capelli, mamma. Non sono cambiati.
(Le carezza i capelli. Cristina ha un lieve brivido di repulsione e si scosta; ma egli troppo felice per notarlo)
Oh, mamma, sar cos bello da ora in poi. Faremo sposare Vinia e Pietro e allora saremo soli io e te.
(Le porte scorrevoli in fondo si aprono di quel tanto necessario per lasciar passare Lavinia, che entra silenziosa e rimane a fissarli).
Cristina (avvertendo immediatamente la presenza della figlia, reprimendo un sobbalzo, aspra) Che vuoi?
(Ori si volta a guardare risentito la sorella).
Lavinia (con voce fredda e impassibile) Non vieni avedere il babbo, Ori?
Ori (alzandosi, irritato) S, va bene, adesso vengo.
(Esce, in fretta con l'aria di chi voglia liberarsi una buona volta di un dovere increscioso e chiude con furia la porta. Lavinia fissa un momento la madre, poi si gira rigida per seguire il fratello).
Cristina (balza in piedi) Vinia! (Aspra, come la figlia si volge) Vieni qui. Non ho voglia di gridare attraverso la stanza.
(Lavinia s'avanza piano e si ferma a pochi passi dalla madre. I suoi occhi si incupiscono e le labbra le diventano ancora pi sottili. Mentre si fissano, colpisce straordinariamente la somiglianza fra loro due. Cristina comincia a parlare a bassa voce, freddamente, con tono provocatorio e quasi di trionfo)
Ed ora puoi seguitare a raccontare ad Ori tutto quello che vuoi: gliel'ho gi detto io, perci, se vuoi, puoi risparmiarti questa fatica. Mi ha detto che devi essere pazza. Gli ho raccontato le tue menzogne sui miei viaggi a Nuova York, per vendicarti, perch anche tu amavi Adamo.
(Lavinia ha come un lieve brivido, ma immediatamente ritorna gelida e rigida. Cristina sorride in tono provocatorio)
Cos non ti pare che sia meglio lasciare Ori in pace? Non riuscirai a farlo andare alla polizia. E anche se tu lo convincessi che io ho avvelenato tuo padre, non lo farebbe. Non vuole come te, come tutti i Mannon, non vuole un disonore cos pubblico come un processo per assassinio. Perch tutto verrebbe a galla. Tutto. Chi Adamo, il mio adulterio e che tu lo sapevi e il tuo amore per Adamo. Oh, credimi che non mi lascer sfuggire nessuna occasione, al processo. Ti mostrer a tutti come una figlia che ha desiderato l'amante della madre e poi per gelosia e odio ha tentato di far impiccare sua madre.
(Ha un riso di scherno. Lavinia trema, ma il viso le rimane impassibile e duro. Le si schiudono le labbra, come se volesse parlare, ma subito si richiudono. Cristina sembra ebbra della sua temerariet provocatrice)
Avanti, cerca di convincere Ori della mia colpa. Egli mi ama. Odiava tuo padre! Ed felice che sia morto! Anche se sapesse che l'ho ucciso, mi proteggerebbe.
(D'un tratto la sua attitudine provocatrice cade ed ella supplica, come in preda ad un folle terrore, ad una paura che ha tenuta nascosta) Per amor di Dio, tieni Ori all'oscuro di tutto. E' ancora ammalato. E' mutato. Divenuto duro e crudele e non pensa che alla morte. Non dirgli nulla d'Adamo! L'ucciderebbe. E non potrei vivere allora! M'ucciderei anche io.
(Lavinia trasale e le si illuminano gli occhi d'un odio crudele. Le sue pallide labbra si riaprono, come se ella stesse per parlare; ma reprime il proprio impulso, si gira di colpo ed esce dalla stanza col passo di una tragica bambola meccanica. Cristina la segue con lo sguardo; ma appena la figlia scomparsa si sente venir meno e si afferra alla tavola per non cadere. Con tono atterrito)
Devo vedere Adamo! Devo avvertirlo! (Si abbandona sulla poltrona a destra della tavola)
FINE DEL SECONDO ATTO
TERZO ATTO
Lo studio di Ezra Mannon come nel secondo atto del Ritorno .
(Il cadavere, in gran divisa, giace su una bara drappeggiata in nero collocata per lungo sotto il ritratto appeso sul camino. La testa a destra. Il suo volto simile ad una maschera una sorprendente riproduzione di quello del ritratto, ma cupamente remoto ed austero nella morte, come il viso scolpito d'una statua. La tavola e le sedie, che erano al centro, sono state scostate a sinistra. Sulla tavola c' un lume. Due candelabri, con tre candele accese ognuno, ardono alle due estremit della mensola di marmo nero del camino e spandono la loro luce sul ritratto e sul cadavere. Una sedia, in direzione della testa del cadavere, di fronte alla bara. Ori in piedi, a capo della bara, nella posizione rigida d'una sentinella sull'attenti. Anzich guardare suo padre, ha gli occhi fissi dinanzi a s, come assorto in una profonda meditazione. Nella luce delle candele il suo viso straordinariamente somigliante a quello del ritratto e a quello del morto. L'atto s'inizia pochi minuti dopo la fine del precedente).
Ori (confuso e pentito, parlando in uno scoppio improvviso contro se stesso, con tono irato) Cristo ! Basta con questi pensieri. Sono un lurido porco a... sia maledetta Vinia! E' pazza. E' pazza!
(Poi come per distogliere il pensiero da tali riflessioni, si mette a fissare suo padre. Nello stesso momento Lavinia appare sulla porta del vestibolo, e rimame a guardarlo. Egli non si accorge, della sua presenza: continua a fissare la maschera del padre, apostrofandolo con una specie di ironia stranamente amichevole)
Chi sei? Un altro cadavere! E dire che tu ed io abbiamo visto seminati di essi campi e colline; e non avevano nessun senso; nessuno se non quello di un macabro scherzo che la vita gioca alla vita. (Con un arido sorriso) La morte ti sta cos bene. La morte si addice ai Mannon. Tu sei sempre stato come la statua d'un eminente defunto, seduto su una sedia in un parco o a cavallo in una pubblica piazza, guardando dall'alto al basso la vita, senza un segno di comprensione e soffocandola per l'incapacit di vivere. (Ride tra s con una strana aria divertita e affettuosa) Non ti sei mai curato di conoscermi in vita, ma credo che potremmo essere amici ora che sei morto!
Lavinia (duramente) Ori!
Ori (si volge, trasalendo) Accidenti, non strisciare cos! Che cerchi di fare? Sono gi eccitato abbastanza, anche senza... (Poi mentre Lavinia chiude dietro di s la porta a chiave) Perch chiudi la porta a chiave?
Lavinia Devo parlarti, e voglio che nessuno ci disturbi. (Duramente) Come hai potuto dire simili cose? Non avrei creduto che tu fossi diventato cos insensibile a ogni sentimento di rispetto.
Ori (colpevole e risentito) Ma voi di casa prendete la morte con tal solennit! Al fronte, avreste subito imparato che non che uno scherzo. Non puoi capire, Vinia! Sei costretto a riderne, o a impazzire. Non ho voluto dire nulla di spiacevole. Mi colpisce il fatto che egli sembri cos stranamente familiare, lo stesso familiare straniero, che non ho mai conosciuto. (Fissando il cadavere con un sorriso divertito) Sai che soprannome aveva nell'esercito? Vecchio bastone, abbreviazione di Bastone nel fango . E' stato proprio Grant a metterglielo, perch diceva che nostro padre non era abile nell'offensiva, ma che gli avrebbe affidato il compito di affondare nel fango e di tenere la posizione sino a che l'inferno non gli fosse ghiacciato sopra.
Lavinia Ori, non capisci che era tuo padre, ed morto?
Ori In fondo, le parole di Grant erano un bel complimento !
Lavinia Quando penso a come era fiero di te quando torn a casa. Vantava che avevi compiuto uno degli atti pi audaci che avesse visto in tutta la guerra!
Ori (sorpreso, con amara ironia) Uno degli atti pi audaci che avesse visto! Ah, troppo. Lascia che ti racconti quella mia eroica impresa. Essa cominci di fatto la notte prima, quando penetrai di soppiatto nelle linee nemiche. Mi offrivo sempre volontario per le azioni pi pericolose. Ero cos atterrito. Temevo che qualcuno si accorgesse che avevo paura. C'era una nebbia fitta e tanto silenzio da sentir cadere le gocce sul terreno. Incontrai un Reb che s'avanzava strisciando verso le nostre linee. La sua faccia emerse dalla nebbia contro la mia. Alzai la spada e gli portai la punta sotto l'orecchio. Mi fiss con uno sguardo ebete, come se si fosse seduto all'improvviso su un chiodo, e i suoi occhi si oscurarono e si spensero.
(La sua voce diventata sempre pi bassa, come se parlasse fra s. S'arresta e fissa lo sguardo nel vuoto, come affascinato dal corpo del padre).
Lavinia (con un brivido) Non ci pensare pi.
Ori (continua con la stessa espressione) Prima di ritornarmene, dovevo uccidere qualche altro alla stessa maniera. Era come uccidere due volte lo stesso uomo. Avevo uno strano senso che la guerra significasse uccidere lo stesso uomo pi e pi volte e che alla fine avrei scoperto che quell'uomo ero io! I loro visi continuano a ritornarmi in sogno e si trasformano in quello di nostro padre, nel mio. Che cosa significa, Vinia?
Lavinia Non lo so. Ascoltami: devo assolutamente parlarti! Per amor del cielo, non pensare pi a queste cose. Sono passate ormai!
Ori Ma non per noi. (Rapido, con tono amaramente scherzoso) I resto giuoco! L'indomani ero in trincea - questo succedeva a Petersburg - non avevo dormito, mi sentivo la testa strana. Pensai che sarebbe stato un bel tiro per i generali, stupidi come nostro padre, se tutti, dall'una e dall'altra parte, si fossero improvvisamente accorti che la guerra era uno scherzo alle loro spalle e si fossero messi a ridere, stringendosi le mani! Cominciai perci a ridere e ad avviarmi verso le loro linee, con la mano tesa. Naturalmente, lo scherzo ricasc su me, che mi buscai questa ferita alla testa per il mio disturbo. Impazzii, ero assetato di strage e mi misi a correre, urlando. Allora un mucchio d'imbecilli, preso anch'esso da pazzia, mi venne dietro e conquistammo cos una parte della linea avversaria, che prima non avevamo mai osato di attaccare. Avevo agito di mia iniziativa naturalmente: ma nostro padre decise che era pi politico non farci caso e farmi passare da eroe. Cos ti sembra strano che rida!
Lavinia (gli si avvicina e gli prende un braccio, calmandolo) Sei stato coraggioso e lo sai. Anch'io sono fiera di te.
Ori Va bene, sii fiera, allora. (Va a sedersi nella poltrona a sinistra della tavola) Allora vuota il sacco e non parliamo di questo. Ma sprecherai il fiato. So gi che cosa mi vuoi dire. La mamma mi ha avvertito. (E' assalito dal ricordo di ci che gli ha detto la madre) Perdio, come puoi pensare cose simili sulla mamma? Che diavolo ti succede? (Cambiando tono) Capisco che non sei in te. So come ti ha profondamente scosso la sua morte. Non credi che sia meglio rimandare il nostro colloquio sino...
Lavinia (amara) No! E' riuscita a convincerti che sono pazza. Ma Ori, come fai ad essere cos stupido? (Gli si avvicina, lo afferra per le spalle e con la faccia contro la faccia del fratello, con tono autoritario) Guardami! Tu sai dentro te stesso che sono quella che sono sempre stata per te - tua sorella, che ti ama, Ori.
Ori (commosso) Non volevo dire... Solo che il colpo della sua morte...
Lavinia Non ti ho mai mentito, vero? Anche quand'eravamo bambini sai che ti dicevo sempre la verit. E' vero?
Ori S, ma...
Lavinia E allora devi credere che non ti mentirei adesso.
Ori Nessuno dice che tu menta volutamente. Si tratta solo...
Lavinia E se anche lei ti ha di nuovo cos stretto in pugno da farti dubitare della mia parola, non puoi certo dubitare della prova.
Ohi (rude) Non mi importa di quelle che chiami prove. So gi tutto di loro. (Eccitato) Se pensi di raccontarmi un mucchio di stupide storie sulla mamma, ti avverto che non le ascolter. Cos finisci prima di incominciare.
Lavinia (minacciosa) Se non mi ascolti tu, andr alla polizia!
Ori Ma sei pazza!
Lavinia Come ultima carta, lo far, se tu mi costringi.
Ori Perdio, devi essere proprio pazza, soltanto a dirlo...
Lavinia La polizia non la penser cos!
Ori Vinia, ti rendi conto che vorrebbe dire?
Lavinia Sin troppo. Noi due che siamo innocenti dovremmo sopportare una pena maggiore della colpevole, perch dovremmo continuare a vivere. Vorrebbe dire che la memoria di nostro padre e quella di tutti gli onorati defunti Mannon sarebbe trascinata nel disonore di un processo per assassinio. Ma preferirei soffrire questo piuttosto che lasciare impunito l'assassinio di nostro padre.
Ori Ma, Dio buono, tu credi sul serio?...
Lavinia S, la accuso di assassinio. (Leva dal petto la scatoletta trovata nella camera del padre subito dopo il delitto e gliela mostra) Vedi? L'ho trovata dopo la morte del babbo.
Ori Ma non farneticare. Mi ha gi detto tutto; non che un intruglio che le serve per addormentarsi.
Lavinia (continuando implacabile, senza curarsi della interruzione) E nostro padre sapeva che lei lo aveva avvelenato! Mi disse: E' stata lei! .
Ori Ma la tua mente malata! Dio, come puoi pensare... capisci che stai deliberatamente accusando tua madre? E' orribile, pazzesco. Ti far dichiarare pazza dal dottor Blake e ti chiuder in manicomio!
Lavinia Ti giuro sulla memoria di nostro padre che dico la verit. (Tende le mani sul cadavere e lo apostrofa) Babbo, fa che Ori mi creda!
Ori (rude) Lascialo in pace. Lui stato sempre dalla tua parte, contro me e la mamma. (Le strappa la scatoletta di mano) Dammela. (Se la mette in tasca).
Lavinia Ah, hai paura che sia vero.
Ori No! Ma fermer, la tua maledetta... Ma sono uno stupido a starti a sentire. E' troppo assurdo! Non voglio parlare a una pazza. Ma, perdio, bada, Vinia; o lasci in pace la mamma, o...
Lavinia (guardandolo sconsolata e amara) Povero babbo. Credeva che la guerra avesse fatto un uomo di te. E invece sei rimasto ancora il bambino viziato di una volta, che lei prende per il naso quando vuole.
Ori (punto) Smettila!
Lavinia Oh, lei stessa mi ha avvertito di quello che mi dovevo aspettare. Poco fa si vantata che non mi avresti creduto e che, se avessi scoperto che nostro padre era stato ucciso da lei, ne saresti stato contento, perch l'odiavi. (Con tono implorante) Per amor di Dio, qui, davanti a lui, dimmi che non vero, almeno.
Ori (vinto dal rimorso, violentemente difensivo) Naturalmente, non ho mai detto questo n credo che l'abbia detto lei. Ma la mamma vuol dire per me mille volte pi di lui. E lo dico davanti a lui ora, come lo direi se mi potesse sentire.
Lavinia (con tono di calcolato e sferzante disprezzo) Ebbene! Se non posso farti capire il tuo dovere in un modo, lo far in un altro. Se non vuoi aiutarmi a punirla, spero che non sarai cos vile da lasciarti sfuggire il suo amante.
Ori Che vuoi dire?
Lavinia Voglio dire l'uomo che ha preparato con lei l'assassinio di nostro padre, e che deve averle procurato il veleno. Voglio dire il capitano Brant, di cui ti scrissi.
Ori (cercando di soffocare il sospetto geloso) Tu menti: mi ha raccontato le tue sudice menzogne su lui e che l'hai seguita a Nuova York. L'uomo che incontr era il signor Lamarr.
Lavinia Ti ha detto questo! Come se potessi scambiare Lamarr per Adamo Brant. Come sei stupido, Ori. Ti bacia e finge di volerti bene, mentre aveva dimenticato che eri vivo e non pensava che a questo suo amante.
Ori (selvaggiamente) Basta! Non permetter...
Lavinia Mentre ora non pensa che al modo di servirsi di te per farmi star quieta, cos le sar possibile fuggire e sposarselo.
Ori Non vero.
Lavinia Ti accarezza e fa la madre amorosa e tu sei cos cieco da non poter vedere dentro di lei. Ti assicuro che andata nella camera di Brant. L'ho seguita per le scale. L'ho sentita esclamare: Adamo, ti amo. Lo stava baciando.
Ori (l'afferra per le spalle e la fa cadere in ginocchio come folle) Maledetta! Dimmi che menti, se no...
Lavinia (impassibile e fredda fissandolo negli occhi) Sai che non mento. E' andata a Nuova York col pretesto di vedere il nonno, ma in realt per darsi a...
Ori E' falso, maledetta! (Minaccioso) E osi dir questo della mamma? Ora me lo provi, se no... Non sei pazza! Sai quello che dici. Allora provalo... o, perdio!
Lavinia (si libera le spalle dalle mani del fratello e si alza) Quello che chiedo di poterlo provare. (Con intensit) Ma quando l'avr fatto mi aiuterai a punire gli assassini di nostro padre?
Ori (in un impeto di rabbia omicida) Lo ammazzer quel bastardo! (Ripreso da paurosa incertezza) Ma non hai provato ancora niente! Solo le tue parole contro di lei. Non ti credo. Dici che Brant il suo amante. Se vero, la odier. Sapr allora che lei ha ucciso il babbo. Ti aiuter a punirla. Ma devi provarmelo.
Lavinia (freddamente) Potr farlo molto presto. Non pi in s dalla paura. Alla prima occasione favorevole andr da Brant. Diamole l'occasione. Mi crederai quando li vedrai assieme?
Ori (con angoscia) S! (In un impeto di rabbia) Iddio lo maledica, io lo...
Lavinia (con voce acuta) Sst! Silenzio! C' qualcuno nel vestibolo. (Rimangono in ascolto, fissando la porta).
(Si sente battere forte dall'esterno).
Cristina (da fuori, con voce sconvolta) Ori!
Ori (balbetta) Dio! Non posso vederla ora...
Lavinia (a bassa voce, in fretta) Non farle capire che la sospetti. Fingi di esser convinto della mia pazzia, come lei voleva.
Cristina Ori, perch non rispondi? (Forza la maniglia della porta, ma s'accorge che essa chiusa a chiave; la sua voce si fa sempre pi atterrita) Perch ti sei chiuso dentro? Fammi entrare. (Fa violentemente forza contro la porta).
Lavinia (a bassa voce) Rispondile. Falla entrare. Ori (obbedendo come un automa, con voce soffocata) S, vengo. (S'avvia riluttante verso la porta).
Lavinia (colpita da un'idea improvvisa, l'afferra per un braccio) Aspetta! (Prima che egli possa prevenire il tuo gesto, Lavinia gli prende dalla tasca la scatoletta e la posa in modo da esser ben visibile, sul petto del morto) Osservala quando la vedr, se vuoi avere una prova.
Cristina Apri la porta!
(Ori apre vincendo la propria riluttanza e si scosta da un lato. Cristina, nell'entrare, sta quasi per cadere. E' in uno stato prossimo al deliquio. Getta le braccia al collo del figlio, come se cercasse la sua protezione) Ori! Che paura, quando ho trovato la porta chiusa a chiave!
Ori (reprimendo a stento l'impulso, provocato dalla sua gelosia, di staccarla violentemente da s, aspro) Che ti ha fatto paura, madre?
Cristina (balbettando) Perch mi guardi... cos? Somigli tanto a tuo padre!
Ori Sono suo figlio: ricordatene!
Lavinia (con tono ammonitore) Ori!
Cristina (rivolgendosi a Lavinia, in piedi presso la bara) Immagino che gli avrai raccontato le tue basse menzogne.
Ori (ricordando il suo proposito, si sforza a dire) Ma lei... lei pazza, mamma!
Cristina Non te l'avevo detto? Ero certa che l'avresti visto anche tu. (Con ansia, fissando Lavinia) Ti ha detto che vuol fare, Ori? So che sta macchinando qualche cosa... pazza! Ha minacciato d'andare alla polizia! L, potrebbero non credere che pazza! (Supplichevole, disperatamente, con gli occhi sempre su Lavinia) Ma tu non le lascerai commettere una cosa cos mostruosa, vero?
Ori (acquistando sempre pi la certezza della colpa della madre, balbetta) No, mamma!
Cristina (gli occhi che hanno sempre evitato la salma, si fissano ora sul viso del cadavere, come attratti da un fascino di orrore) No. Ricordati che tuo padre non voleva scandali, ha bisogno di pace e riposo. (Apostrofa il cadavere con uno strano tono di provocante disprezzo) Anche morto, mi sembri lo stesso, Ezra! Sei stato sempre un morto per me! Io odio la vista della morte! Ne odio il pensiero! (Il suo sguardo scorre dal viso al petto del cadavere e scorge la scatoletta del veleno. Arretra con un balzo, con un grido soffocato e rimane a fissarla con una espressione di colpevole paura).
Ori Mamma, calmati, per amor di Dio! (Non potendo pi dominarsi, ride, con selvaggia ironia) Dio! E pensare che avevo sperato che la casa fosse uno scampare dalla morte! Non avrei dovuto pi ritornare alla vita, dalla mia isola di pace! (Fissando stranamente la madre) Ma questo perduto ora! Tu sei la mia isola perduta, vero, mamma?
(Si volta ed esce barcollando come un cieco. Lavinia stende furtivamente la mano e afferra la scatoletta. Questo gesto spezza quella specie di fascinazione provata da Cristina, i cui occhi erano rimasti fissi sulla scatoletta, come ipnotizzati. Guarda selvaggiamente il viso gelido ed accusatore della figlia).
Lavinia (fredda e cupa) E' stato Brant a procurarti questa medicina per farti dormire, non vero?
Cristina (fuori di s) No! No! No!
Lavinia Lo stai dicendo che lui. Lo sapevo, ma volevo essere sicura. (Nasconde la scatoletta in seno, poi esce rigida, ed eretta e col passo fermo).
Cristina (la segue con uno sguardo selvaggio, poi posa di nuovo gli occhi sul volto del cadavere. D'un tratto lo apostrofa, fuori di s) Ezra! Non farle fare del male ad Adamo! Sono io sola la colpevole! Non fare che Ori... (Poi, come se leggesse una risposta sul viso del morto, s'arresta atterrita e con gli occhi sempre fissi sulla salma arretra sino alla porta ed esce di corsa).
FINE DEL TERZO ATTO
QUARTO ATTO
La parte poppiera d'un clipper, ormeggiato al molo di East Boston. Sullo sfondo, la banchina del molo.
La nave scarica e la sua murata nera si eleva di oltre due metri sul piano della banchina. Sul cassero, a destra, la ruota del timone. A sinistra, la camera nautica e il tambugio della scala, che porta alle sottostanti cabine.
All'estrema sinistra, l'albero di mezzana, col pennone di contromezzana soltanto visibile e con la boma della randa ammainata abbozzata a diritta. Dai portellini sotto coperta si diffonde il tenue riverbero delle cabine illuminate. Sul molo, a sinistra, l'estremit di un capannone.
(Sono trascorsi due giorni dal terzo atto. E' la notte del giorno successivo ai funerali di Ezra Mannon. La luna si sta allora levando sull'orizzonte e il suo chiarore accentua la sagoma nera del veliero. Da una nave, che sta salpando dal porto, fluttua sull'acqua, portalo dal vento, il malinconico ritornello di Shenandoah , intonato da un cantore e accompagnato dal coro dell'equipaggio. Met dentro e met fuori dell'ombra del capannone, il cantore giace disteso sul dorso e russa nel suo sonno di ubriaco. Pare per che la canzone tocchi una corda sensibile del suo cervello, poich egli si agita, borbotta con uno sforzo, si mette a sedere. In tal modo emerge dall'ombra, apparendo tutto nel chiaro di luna. E' un uomo di circa 65 anni, magro e curvo, con un ciuffo scomposto di capelli neri, con i baffi neri e barba nera incolta. Il suo viso porta le stigmate delle intemperie, e del vizio, ed come disfatto. Ha bocca cascante, occhi azzurri e rotondi iniettati di sangue, occhi di sognatore o di ubriaco? Ma la sua personal sprigiona un certo che di romantico, che lo fa stranamente assomigliare ad una specie di trovatore del mare).
Il Cantore (ascolta, dimostrando una viva disapprovazione) Che razzadi cantore! Stridule civette sembrano i cantanti d'opera di fronte a lui! Gli far sentire io come si deve cantare Shenandoah !
(Comincia a cantare con una sorprendente voce di tenore, ora alquanto confusa per l'ubriachezza, ora troppo sentimentalmente lacrimosa, ma con una espressione tale da rendere perfettamente il senso della canzone):
Oh ! Shenandoah ! Come ti vorrei sentire.
Fiume mio rapinoso.
Oh! Shenandoah! Non posso avvicinarmi a te:
lontano, lontano sono diretto
attraverso l'immenso Missouri!
Oh! Shenandoah! Io amo la figlia tua,
fiume mio rapinoso! .
(Si arresta di colpo, scuotendo il capo, con tristezza) Male! Troppo ubriaco per farmi onore! Smettila, Giovanni! Dormici sopra! (Si rimette a giacere sul dorso, poggiandosi sui gomiti, confusamente)
Dove sono? Che importa? C' tanta aria fresca e la luna fa da lume! Via, non esser cos schizzinoso! Ma che vuoi? Un letto di piume? (Si mette a cantare in preda alla ubriachezza) :
Una bottiglia di vino, e una di birra,
e una di whisky irlandese Oh
assai presto la mattina
al marinaio piace la sua bottiglia Oh! .
(Borbotta) Chi paga un bicchiere al cantore pi grande dell'occidente e di qualche altro oceano maledetto? Al diavolo, allora! Posso pagarmelo io! (Si cerca nelle tasche dei calzoni) Eppure, li avevo in questa tasca, mi ricordo di averli messi proprio qui: dieci dollari in questa tasca. (Rivolta la tasca con rabbia di ubriaco) Per Cristo, sono spariti! Mi hanno lasciato pulito pulito! (Cerca di mettersi a sedere) Ma dove sono stato ultimamente? Ah! Mi ricordo! Quella sgualdrinella coi capelli gialli e il vestito rosa! Mi ha abbracciato cos teneramente, mi ha detto che cantavo cos bene! (Si alza, reggendosi a stento sulle gambe) Perdio, ritorno da lei e le appioppo un colpo di ciabatta sulla sua grossa coda e cos le insegno. (Fa un passo, ma sbanda nell'ombra, s'appoggia al capannone) Ammaina tutto! Grosse burrasche attorno a Capo Stilfo! Tutto andato a fondo, tranne l'onore come si dice ma ben poco a galla!
(Rimane appoggiato al capannone in attesa che la terra gli smetta di barcollare sotto i piedi).
(Si apre la porta del tambugio di poppa della nave e ne esce cautamente Adamo Brant. Si guarda attorno, sospettoso. Veste la divisa di capitano marittimo. Soddisfatto che non c' nessuno in coperta, va alla murata e guarda ansioso sul molo. La sua attitudine rivela che in uno stato di nervosa aspettativa. Ha una mano nella tasca della giacca. Il cantore, perduto l'equilibrio, cade a terra con un tonfo. Brant trasale e arretra dalla murata, tirando immediatamente la rivoltella dalla tasca. Poi si riaffaccia e grida minaccioso).
Brant Chi l? Vieni fuori e fatti vedere o, perdio, sparo.
Il Cantore (guarda in direzione della voce, trasalendo a sua volta e temporaneamente guarito della sua sbornia, in fretta) Adagio, adagio, capitano! Mettete via quella rivoltella. Non faccio niente di male! (Barcollando, esce nel chiaro di luna nella zona illuminata dalla luna; d'un tratto aggressivo) Non che abbia paura di voi o della vostra rivoltella! Chi diavolo siete voi, per minacciare la vita di un onesto cantore? Volete farmi passare la sbornia, cos? Questa notte sono stato derubato! Voglio andare all'ufficio di polizia a denunciare che qui c' un ladro.
Brant (in fretta e con tono conciliante) Non abbiate paura. Sono il capitano di questa nave e c' un mucchio di ladri in giro nel porto. Non ho il guardiano e devo tenere sempre gli occhi aperti.
Il Cantore (di nuovo momentaneamente sobrio, battendosi la fronte) Gi, gi, signore. Tenete gli occhi aperti. Mi hanno detto che due notti fa dei ladri sono stati nella cabina dell' Annie Lodge . Hanno fracassato tutto e derubato il capitano di duecento dollari. E sono anche assassini. Per poco non hanno rotto il cranio al guardiano. (Ripreso dalla sua ebbrezza, di nuovo aggressivo) Se io fossi proprio uno di quelli? Scendete, scendete, e vi far vedere io che cos' un ladro! Me ne frego che siate un capitano! Potreste essere anche Bully Watermann e non vi permetterei di disturbarmi! Non sono iscritto sulla vostra vecchia ciabatta. E non avete perci nessun diritto su me! Sono sulla terraferma, perdio, e questo un paese libero e... (La sua voce si sempre pi alzata di tono sino a diventare urlo. Brant preoccupato che tale chiasso possa attrarre qualcuno. Si rimette in fretta la rivoltella in tasca e guarda ansioso sul molo. Interrompe la tirata del cantore con un ordine secco).
Brant Ferma la tua maledetta lingua, altrimenti scendo gi e ti pesto qualcosa sulla testa.
Il Cantore (reagendo automaticamente all'energica imposizione, calmo) S, sissignore. Non avete bisogno di un cantore per il vostro prossimo viaggio?
Brant Non partir prima di un mese. Se allora sarete ancora a terra...
Il Cantore (con orgoglio) Si vede che non mi conoscete! Sono il miglior cantore che abbia mai cantato. Non sono io ad andare in cerca di cuccette: mi cercano loro. Gi. E troppo contenti i capitani, avermi. Quante volte ho visto capitani ed ufficiali sudar sangue, senza ricavare niente per ottenere che l'equipaggio lavorasse; ma non riuscivano a niente finch io non intonavo un motivo e tutte le vele erano spiegate prima che se ne accorgessero !
Brant (impaziente) Non metto in dubbio la vostra abilit. Ma vi consiglio d'andarvene a dormirci su.
Il Cantore (senza tener conto delle parole di Brant, con tristezza) S, ma non durer troppo; ora c' il vapore e il 'mare pieno di teiere fumanti. I vecchi giorni passano e allora dove saremo io e voi? (la sbornia lo riprende e gli suscita delle idee lugubri) Tutto muore. Abele Lincoln morto. Navigavo sulle navi dei Mannon e ho letto sul giornale che Ezra Mannon morto. (Brant trasale) Male di cuore lo ha ucciso, cos si dice, ma so io... Ho navigato sui bastimenti Mannon e lavorato come una bestia a furia di sbornie e so che non aveva cuore, dentro. Apritelo e troverete una rapa secca. E denaro ne avr lasciato quel sordito avaro! E chi se lo prender? Ha lasciato una vedova, eh?
Brant (aspro) Che ne so? (Cambiando a bella posta argomento) Ma che fate qui, cantore? Un uomo colla vostra voce dovrebbe essere in una sala a cantare e a spassarsela!
Il Cantore Potessi farlo! Ma sono stato derubato, sissignore, e so chi mi ha derubato: una sgualdrinella biondiccia, che mi ha abbracciato. Occhio a queste persone, o vi tolgono la pelle per farne un tappeto. Attento, capitano! Non sono per dei marittimi come voi e come me, a meno che non cerchiamo dispiaceri. (Con fare insinuante) Non ho i soldi per un bicchiere: ecco perch son qui, signore.
Brant (si cerca nella tasca e gli getta un dollaro d'argento) T!
Il Cantore (cerca attorno barcollando e trova il dollaro) Grazie, signore. (Con tono di adulatore) Che bella nave avete, signore! Metteteci una vela e batter tutte le altre! E voi siete il tipo di metter vela, posso dirlo a occhio.
Brant (compiaciuto, guardando l'alta e slanciata alberatura) Gi! Riesco a farla camminare abbastanza.
Il Cantore Ma ci che vi occorre un cantore, che vi aiuti. Ecco : Jonny il boia per voi.
(Brant trasalisce. Il cantore inizia la canzone con sentimentalit accorata)
Oh! Mi chiamano Jonny il boia
Ahi - Ahi - Oh!
E dicono che impicco per denaro.
Oh! Impiccate, impiccate, ragazzi! .
Brant (aspro) Smettila, con questo maledetto lagno! E levati dai piedi! Su, un po' pi di allegria!
Il Cantore (nell'andarsene) S, s, signore! (Risentito) Vedo che non avete molto orecchio per la musica. Buona notte!
Brani (esasperato) Buona notte.
Il Cantore (esce, barcollando, dalla sinistra fra il capannone e la nave. Poi riprende la lugubre canzone, che si smorza man mano che egli si allontana).
Dicono che ho impiccato mia madre
Ahi - ahi - oh!
Dicono che ho impiccato mia madre.
Oh! Impiccate, impiccate, ragazzi! .
(Brant, appoggiato alla murata, lo segue con lo sguardo, gli lancia una imprecazione e poi si mette a passeggiare in coperta).
Brant Maledetta canzone! E' triste come la morte! Ho il presentimento che non porter mai in mare la mia nave! Ora non mi vuole pi, non vuole pi un vigliacco nascosto dietro le sottane d'una donna! Il mare odia i vigliacchi.
(Una figura femminile a lutto, nascosta da un velo, s'avanza incerta dalla zona di tenebre fra la nave e il capannone a sinistra. Vede un uomo che passeggia in coperta e arretra col respiro mozzato dalla paura. Brant sente il rumore. Colla rivoltella in pugno, scruta la zona d'ombra del capannone)
Brant Chi ?
Cristina (con un grido di sollievo) Adamo!
Brant Cristina! (In fretta) Va' alla passerella. Ti vengo incontro. (Ella ritorna sui suoi passi. Brant si allontana in fretta. Si sentono le loro voci e poco dopo appaiono sul cassero. Ella si appoggia a lui, che la sostiene, tenendola abbracciata) Ho dovuto farti passare di qui: ho chiuso a chiave la porta del ponte principale.
Cristina Ero cos spaventata! Non sapevo che nave fosse. Ho incontrato un ubriaco che cantava.
Brant Gi. Me l'ero proprio allora levato dai piedi. Stamattina ho licenziato il guardiano per rimaner solo questa notte. Speravo che saresti venuta presto. Quell'ubriaco ti ha vista?
Cristina No. Mi sono nascosta dietro a delle casse. (Impaurita) Perch hai preso la rivoltella?
Brant Volevo farla pagar cara, se le cose fossero andate male.
Cristina Adamo!
Brant Non pensi certo, perdio, che voglia farmi prendere vivo.
Cristina Ti prego, per un momento non parlare. Tienimi stretta! Dimmi che mi ami.
Brant (aspro) Non il momento! Voglio sapere che successo. (Subito pentito, la bacia con rude tenerezza) Non badarci. I miei nervi se ne sono andati a furia di aspettare qui, solo, senza sapere altro che quello che leggevo sui giornali, che morto. Questi ultimi giorni sono stati infernali.
Cristina Se sapessi che cosa sono stati per me !
Brant Ci dev'esser qualcosa che andata male! Te lo leggo in viso! Cos' Cristina?
Cristina (esitante) Vinia sa. Entr in camera quando lui moriva. E le disse...
Brant (violento) Dio! Che pensa di fare? (Poi, senza darle tempo di rispondere alla sua domanda, si guarda intorno con ansia) Come hai fatto a venir via? Stavolta non creder che tu sia andata da tuo padre. Ti ha seguita gi una volta prima...
Cristina No. E' tutto a posto. Stamane, Ori ha detto che sarebbe andato con la sorella dai cugini Bradford. Io l'ho persuaso. Ha detto che i cugini Bradford hanno invitato lui e Vinia ad andarli a trovare a Blackridge e che ci avrebbe condotto Vinia perch sperava che una distrazione l'avrebbe fatta tornare in s. Sono riuscita a fargli credere che Vinia impazzita dal dolore. Cos non le dar ascolto.
Brant (con ansia) E lui ci crede?
Cristina (esitante) S, ci crede ora, ma non so... per quanto.
Brant Ah!
Cristina Cos gli ho detto in tutti i modi di andare. Ho avuto l'occasione che aspettavo, di venire da te. Sono andati via stamattina. Non sanno che mi sono allontanata e anche se lo scoprono, non possono provare dove sono andata. Posso rimaner poco, Adamo; necessario che stabiliamo un piano: sono accadute tante cose che non potevo prevedere. Sono venuta per avvertirti.
Brant Vieni in cabina. Siamo pazzi, a parlare qui fuori. (La guida, cingendole sempre la vita, verso il tambugio della porta delle scale e, entrati, chiude tranquillamente la porta).
(Una pausa, durante la quale il canto dell'equipaggio della nave, che salpa dal porto, giunge accorato e triste sull'acqua. Appaiono Lavinia e Ori che avanzano furtivi sul molo. Lavinia sempre vestita di nero. Ori porta un lungo mantello sull'uniforme e un cappello floscio con la falda abbassata sugli occhi. Si avvicinano al finestrino della cabina, in silenzio. Ori si curva ad ascoltare. Il suo viso si contrae in un impeto di rabbia e di gelosia. Lavinia lo trattiene per un braccio. La scena si immerge nel buio. Quando torna ad illuminarsi, appare l'interno della cabina, non troppo grande, e con le pareti dipinte di fresco in marrone chiaro. L'osterigio, che d in coperta al centro del soffitto. Sotto l'osterigio sospesa una bussola. Sotto di essa, una tavola con tre sedie: una al centro ed una ad ogni lato. Sulla tavola, un bicchiere e una bottiglia smezzata di whisky e un bicchiere e una caraffa d'acqua. Contro la parete destra, un lungo e stretto divano con cuscini di cuoio. Nella parete in fondo, a destra, la porta dell'alloggio del capitano. Al centro della parete di sinistra: un pesante cassettone e su di esso un orologio di bordo. Pi indietro, la porta di comunicazione con il ponte principale della nave. Sul cassettone un lume acceso e alla estremit a destra della tavola un fanale di bordo anche acceso. Cristina e Brant sono seduti accanto alla tavola: Cristina al centro e Brant a destra. Il viso di Cristina invecchiato e disfatto con la bocca cascante agli angoli: tutto il suo aspetto e l'acconciatura dei capelli e delle vesti rivelano la fretta con la quale fuggita. Sta finendo il racconto dell'assassinio e degli eventi succedutisi. Brant ascolta ansioso. Si vedono in coperta Ori e Lavinia. Ori curvo, in ascolto, presso l'osterigio).
Cristina Mentre stava morendo mi indicava col dito e le disse che ero stata io. Dopo, lei ha trovato il veleno.
Brant (balzando in piedi) Ma santo cielo, perch non...
Cristina (compatendosi) Sono svenuta prima di poterlo nascondere! Ed avevo predisposto tutto con tanta cura. Ma come potevo prevedere che lei sarebbe entrata proprio in quel momento? E come potevo sapere che lui mi avrebbe parlato in quel modo? Mi faceva impazzire. Seguitava a parlare di morte, mi torturava! Desiderai solo che morisse e mi lasciasse in pace!
Brant (con gli occhi accesi di soddisfazione selvaggia) Ha saputo, prima di morire, di chi ero figlio, no? Perdio, scommetto che questo lo avr fatto impazzire!
Cristina Avevo predisposto tutto con tanta cura, ma qualcosa ha fatto che andasse cos.
Brant (sopraffatto da un cupo abbattimento, si lascia cadere sulla sedia) Lo sapevo, ne avevo il presentimento nelle ossa! Mi sta bene quello che successo e quello che succeder. Non era quella la vendetta, che avevo giurato sul cadavere di mia madre! Avrei dovuto fare come volevo: battermi con Ezra Mannon. (Con amaro disprezzo) Ho anch'io il sangue sporco e vile di mio padre.
Cristina Adamo! Mi sento cos colpevole!
Brant Non avevo l'intenzione di rimproverarti, Cristina, tardi per rimpianti. Ora, in ogni modo, dobbiamo pensare al da farsi.
Cristina S! Ho un tale terrore di Vinia! Promettimi, Adamo, di stare sempre all'erta. Se convince Ori che tu sei il mio amante... Perch non possiamo andar via? Una volta lontani Lavinia non potr farci pi nulla.
Brant Ci vuole un mese e pi per la partenza del Flying Trades . Non possiamo avere il carico presto, come credevano gli armatori.
Cristina Non possiamo andare su un'altra nave come passeggeri per l'Est? Potremo sposarci laggi.
Brant (cupo) Ma tutti, in citt, saprebbero che sei fuggita. Desterebbe dei sospetti.
Cristina No. Ori e Vinia mentirebbero a tutti. Dovrebbero farlo per salvare se stessi. Direbbero che sono andata a Nuova York da mio padre. Oh! Adamo, l'unica cosa che possiamo fare. Se non ci mettiamo al pi presto in salvo da Vinia, so che accadr qualche cosa di terribile.
Brani (avvilito) Gi, non abbiamo altra via di scampo, ora. L' Atlantis parte venerd per la Cina. Mi metter d'accordo col capitano perche ci dia un passaggio e tenga la bocca chiusa. Parte venerd all'una. E' meglio che ci vediamo gioved sera. (Con dolore) Questa sera stessa scriver a Clark e Dawson che si trovino un altro capitano per il Flying Trades .
Cristina (notando il tono doloroso della sua voce) Povero Adamo quanto ti costa lasciar la tua nave!
Brant Di navi ce ne sono tante, ma tu sei sola, Cristina!
Cristina Ho rimorso! Ti ho portato soltanto disgrazie.
Brant Mi hai portato amore: il resto ne soltanto il prezzo. E vale un milione di pi. Ora sei tutta mia! (Se la stringe forte e guarda al disopra della lesta di Cristina con occhi tristi ed assenti).
Cristina (con voce tremante) Ma temo che non ci sia da inorgoglirsi di avermi adesso. Questi ultimi giorni mi hanno invecchiata. Sono brutta. Ma ridiventer bella, per te! Sapr ricompensarti di tutto! Cerca di non rimpiangere troppo la tua nave, Adamo.
Brant (brusco) Non parliamone pi! Abbandoner il mare. Credo che ormai sia finita per me. il mare odia i vigliacchi.
Cristina (cercando di sollevarlo) Non dire cos! Ci sono io, Adamo. Sono tua e saremo felici, una volta arrivati alle tue Isole Beate. (Con un brivido quasi impercettibile) E' strano: Ori mi parlava di un'isola. (In coperta Ori, che si sempre pi avvicinato all'osterigio per meglio ascoltare, fa l'atto di scagliarsi. Lavinia lo trattiene, afferrandolo per un braccio).
Brant (con un senso di nostalgia amaro e disperato) Gi. Le Isole Beate! Forse possiamo ancora trovare la felicit e dimenticare! (Stranamente, come ne parlasse a se stesso) Posso vederle ora... cos vicine e lontane un milione di miglia! La terra calda nel chiarore lunare, gli alisei, che fanno stormire gli alberi di cocco e Io sciacquio delle onde sulla scogliera, che come una ninna nanna. Gi laggi per noi c' pace e oblio, se potremo trovarle quelle isole, ora.
Cristina (disperata) Le troveremo! Le troveremo! (Lo bacia. Una pausa. Guarda impaurita lorologio) E' tardi! E' tardi! Devo andare.
Brant Per amor di Dio, bada a Vinia. Se dovesse accaderti qualcosa...
Cristina Non m'accadr nulla! Tu stai in guardia nel caso che Ori... Addio, amore! Devo andarmene! Devo andarmene ! (Si strappa dalle sue braccia, ma subito ci si butta di nuovo, atterrita) Oh! Mi sento cos inquieta, cos triste, come se non dovessi rivederti pi! (Rompe in una crisi di pianto) Dimmi, dimmi che non sei pentito! Dimmi che saremo felici! Non passo sopportare questo orribile senso di disperazione.
Brant Certo che saremo felici! Su. E' solo per un paio di giorni. (Si avviano verso la porta) Passiamo sotto coperta. Si fa pi presto. Verr con te sino al molo, non pi in l. Ci potrebbero vedere.
Cristina E allora abbiamo ancora qualche minuto, prima di dirci addio. Dio, ti ringrazio! (Escono e Brant chiude la porta).
(In coperta Ori, impugnando la rivoltella, fa per slanciarsi dietro Brant e la madre. Lavinia, che temeva appunto ci, gli si para dinanzi e gli afferra il braccio).
Ori (furioso) Lasciami!
Lavinia (lottando per non farselo sfuggire) No! Fermo! Zitto! Sono in coperta. Presto! Scendiamo nella cabina!
(Lo spinge verso la porta del tambugio, lo fa entrare e poi entra anche lei, chiudendosi la porta alle spalle. Poco dopo entrano dalla porta a sinistra nella cabina).
Lavinia Andr sino al molo. Abbiamo solo pochi minuti. Volevi la prova. Sei soddisfatto, ora?
Ori Che Iddio lo maledica! La morte troppo poco per lui! Dovrebbe essere...
Lavinia (aspra e recisa) Ricordati che hai promesso di non perdere la testa! Di fare tutto come stabilito, che non ci siano sospetti su noi. Non sarebbe giusto che... Ori (impaziente) Me l'hai gi detto. Credi che sia stupido? Non ho proprio voglia di finire impiccato per quel somaro. E lei gli chiedeva di baciarlo. E l'ha messo in guardia contro di me... e la mia isola, di cui le avevo parlato... che era lei ed io... vuole andarci con lui. (Furioso) Maledetta! Perch mi hai fermato? Gli avrei tirato nella pancia davanti a lei.
Lavinia (ironica) Gi, in coperta, dove il colpo si sarebbe sentito? Ci avrebbero arrestati e avrei dovuto dire la verit per salvarci. Lei sarebbe impiccata e, anche a cavarcela, la nostra vita sarebbe stata rovinata. L'unico ad uscirsene sempre, sarebbe stato Brant. Sarebbe morto felice, sapendo di essersi vendicato di noi pi di quanto aveva osato sperare. E' questo, che vuoi?
Ori No.
Lavinia E allora non fare di nuovo come uno stupido. (Osserva la cabina con calcolo, poi con tono di comando) Va a nasconderti fuori. Non ti vedr passando nel corridoio, al buio. Verr direttamente qui. E sar allora il momento che tu...
Ori Non c' bisogno che me lo dica tu, cosa devo fare. Mi sono allenato grazie a te e a nostro padre.
Lavinia Presto! Va' fuori! Non star molto.
Ori (va alla porta) Lo sento venire. (Sguscia fuori silenziosamente).
(Lavinia si nasconde in fretta accanto al cassettone. Poco dopo entra Brant, ma si ferma sulla soglia, abbagliato dalla luce. Gira intorno lo sguardo con una espressione di tristezza).
Brant E cos, addio Flying Trades . E hai ragione. Non ero abbastanza uomo per te.
(Appare Ori sulla porta e spara due colpi a bruciapelo contro Brant, che cade morto. Ori balza accanto al cadavere con la pistola puntata, pronto a fare ancora fuoco).
Lavinia (fissa affascinata il viso di Brant) E' morto?
Ori S.
Lavinia (aspra) Muoviti! Dov' lo scalpello? Rompi tutto nella cabina. Dobbiamo far credere che sia stato ucciso dai ladri, ricordati. Prendi tutto quello che c' di valore. Lo getteremo in mare, dopo. Presto!
(Ori posa la pistola sulla tavola e, preso lo scalpello dalla cintola, entra nella cabina. Si sente il rumore della scassinatura).
Lavinia (s'avvicina piano al cadavere e rimane a fissarlo in volto. Il suo viso gelido ed impassibile. Una pausa. Si sente sempre il rumore provocato da Ori nello scassinare. Finalmente Lavinia parla al cadavere con tono cupo ed amaro) Come hai potuto amarla tanto quella donna infame? (Si libera con violenza da questo pensiero, aspra) Ma sei morto. E' finita. (Gira risoluta le spalle al cadavere. Poi si volge di nuovo verso di esso e rigidamente eretta accanto alla salma prega freddamente come per compiere un dovere) Possa Iddio trovare perdono ai tuoi peccati. Possa l'anima di nostro cugino, Adamo Mannon, riposare in pace! (Ori nell'entrare, sente le ultime parole della sua preghiera).
Ori Che riposi all'inferno, vorrai dire! Ho scassinato tutto quello che ho trovato.
Lavinia Allora vieni. Sbrigati. Ecco la pistola. Non dimenticarla. (Va alla porta).
Ori (mettendosi l'arma in tasca) Bisogna rovistargli anche le tasche, perch sembri una rapina. (Raccoglie tutto ci che trova nelle tasche: rivoltella, danaro, orologio, catena, ecc.) Li butteremo in mare dal molo assieme a ci che stava nella stanza. (Finita la perquisizione rimane a fissare il volto di Brant, con una strana espressione di fascino negli occhi).
Lavinia Ori!
Ori Perdio, somiglia a nostro padre!
Lavinia No! Andiamo!
Ori (fra s) E' come il mio sogno! L'ho ammazzato gi... tante altre volte.
Lavinia Ori!
Ori Ti ricordi che ti dicevo che i visi di quelli che ho ucciso ritornavano e si trasformavano nel viso di nostro padre e poi nel mio? (Ride cupo) Somiglia anche a me. Forse mi sono suicidato.
Lavinia (atterrita, afferrandolo per un braccio) Presto, pu venire qualcuno.
Ori (senza darle retta, fissa sempre Brant Se fossi stato al suo posto avrei fatto come lui. L'avrei amata come l'ha amata lui. Avrei ucciso anche mio padre, per amore di lei.
Lavinia (scuotendolo per il braccio) Ori, per amor di Dio, vuoi smetterla di dir sciocchezze? Andiamo. Vuoi proprio che ci trovino qui? (Lo trascina a forza).
Ori (dando un ultimo sguardo al cadavere) E' strano. E' uno scherzo indegno alle spalle di qualcuno. (Si lascia trascinare verso il corridoio).
FINE DEL QUARTO ATTO
QUINTO ATTO
L'esterno della casa dei Mannon, come nel terzo atto del Ritorno . E' la notte successiva a quella del quarto atto. La luna allora sorta. La met destra della casa immersa nella zona d'ombra proiettata dai pini; mentre la met di sinistra battuta in pieno dalla luna. La porta d'ingresso aperta e s'intravede il vestibolo illuminato. Tutte le imposte delle finestre sono chiuse.
(Si scorge Cristina, che passeggia su e gi pel viale dinanzi al portico, passando dalla zona illuminata dalla luna a quella invasa dall'ombra dei pini e viceversa. E' in un terribile stato di tensione, incapace di rimanersene ferma. Vede venire qualcuno, di cui in attesa, e gli corre incontro sino alla panca, ove s'imbatte in Hazel, che entra dalla sinistra).
Hazel (entra dalla sinistra sorridendo dolcemente) Eccomi; Seth mi ha dato il vostro biglietto e sono venuta subito.
Cristina (baciandola, con effusione esagerata) Sono contenta che tu sia venuta. So che non avrei dovuto disturbarti.
Hazel Nessun disturbo, signora Mannon. Sono tanto felice di tenervi compagnia.
Cristina Mi sentivo cos terribilmente triste e ner vosa. Ho dato ad Hannah e ad Annie il permesso di pernottare fuori. Sono completamente sola. (Si siede sulla panca) Sediamoci qui fuori. Non mi posso vedere in casa. (Hazel le si siede accanto).
Hazel (compatendola) Lo comprendo. Vi dovete sentire molto sola. Dovete sentir molto la sua mancanza.
Cristina (con un brivido) Ti prego, non parlare di lui. E' sepolto e se ne andato!
Hazel (dolce) E' in pace, signora Mannon!
Cristina (con amara ironia) Una volta ero come te. Credevo nel paradiso. E ora so che c' solo l'inferno!
Hazel No! Non dovete dir questo.
Cristina (risollevandosi e sorridendo appena) Temo di non essere la compagnia pi adatta per una ragazza. Dovresti avere giovent, bellezza e libert intorno a te. Io sono vecchia brutta, e ossessionata dalla morte! (Poi come fra s, con un tono basso e disperato) E non posso, non posso esser brutta!
Hazel Siete soltanto molto esaurita. Dovreste cercare di dormire.
Cristina Non credo che sulla terra esista pi qualcosa come il sonno! Solo sottoterra si pu dormire. Ci si deve sentire cos in pace... finalmente ogni paura finita. (Sforzandosi a ridere) Ma che fastidio deve essere per te ascoltare i miei lugubri discorsi! T'ho mandata a chiamare per sapere qualcosa di Ori e Vinia.
Hazel (sorpresa) Non li abbiamo visti dopo i funerali.
Cristina (sforzandosi sempre di sorridere) Sembra che mi abbiano abbandonato. Voglio dire che avrebbero dovuto gi essere ritornati. Non so che cosa li abbia potuti trattenere. Sono andati a Blackridge a passare una notte dai Bradford.
Hazel E allora non c' da preoccuparsi. Ma non so come abbiano potuto lasciarvi sola, proprio ora.
Cristina Non ne hanno colpa. Ho insistito io perch andassero. Sono partiti subito dopo i funerali ed io ho poi pensato di profittare della loro assenza per andare a Nuova York a vedere mio padre. E' ammalato, lo sai, ma l'ho trovato tanto migliorato da decidermi a ritornare senz'altro ieri notte. Aspettavo Ori e Vinia per mezzogiorno; gi sera e non si vedono ancora. Devo... devo confessarti che sono preoccupata e atterrita. Non puoi comprendere l'orrore di stare tutta la notte sola in casa! (Guarda con un brivido la casa).
Hazel Se vi fa piacere questa notte resto con voi... sempre che non vengano.
Cristina Davvero? (D in un pianto nervoso. Bacia Hazel in un impeto di gratitudine) Non puoi immaginare quanto te ne sarei grata! Come sei buona! (Cercando di ridere) Ma troppo chiedertelo. Non posso star tranquilla. Il minimo rumore mi atterrisce. Non potrai chiudere occhio.
Hazel Perdere un po' di sonno non mi disturba.
Cristina Non devo dormire! Promettimi di svegliarmi se m'addormento.
Hazel Ma ne avete bisogno!
Cristina S... dopo. Ma ora no. Devo rimanere sveglia. (Con intensa disperazione) Vorrei che Ori e Vinia ritornassero.
Hazel (preoccupata) Forse Ori star male, non avr potuto. Oh! Spero che non sia cos! (Riprendendosi) Se devo rimanere qui bisogna che corra un momento a casa a dirlo alla mamma, cos non star in pensiero.
Cristina S, va. (Atterrita) Non starai molto, vero? Ho paura a star sola!
Hazel (la bacia) Far il pi presto possibile. (S'allontana per il viale, salutandola con la mano.
(Cristina rimane ferma presso la panca, poi ricomincia a camminare avanti e indietro).
Cristina (fra s, guardando il viale) Deve aver incontrato qualcuno al cancello. Ma perche ho tanta paura? (Si volta, vinta dal panico, e si precipita verso la casa. Si arresta in cima alla scala e guarda attorno, sostenendosi ad una colonna) Oh, Dio, ho paura di saperlo!
(Poco dopo, Ori e Lavinia entrano dal viale a sinistra. Lavinia ha la sua solita andatura, lo sguardo duro e cattivo e le labbra serrate. Ori in uno stato di grande eccitazione ed ha in mano un giornale).
Ori (a Lavinia, mentre entrano, aspro) Lascia parlare a me! Voglio essere io a... (Trasale, scorgendo all'improvviso la madre) Mamma! (Con un tono di vendicativa ironia) Ah! Almeno ora stai ad aspettarmi quando torno.
Cristina (balbettando) Ori! Che vi ha trattenuti?
Ori Abbiamo visto Hazel, ci ha detto che eri molto spaventata a star qui sola. E' strano: hai per compagnia il ricordo del babbo.
Cristina Siete... siete rimasti tutto questo tempo... dai Bradford?
Ori Non siamo stati dai Bradford!
Cristina (come inebetita) Non siete andati... a Blackridge?
Ori Avevamo preso il treno, ma abbiamo cambiato idea e siamo andati a Boston.
Cristina (atterrita) A Boston?
Ori E a Boston abbiamo aspettato il treno della sera. Abbiamo preso quel treno.
Cristina Ah!
Ori E c' venuta l'idea che avresti approfittato della nostra gita a Blackridge per prenderlo e c'eri! E ti abbiamo seguita: sei andata a trovare il tuo amante nella sua cabina.
Cristina (sforzandosi di mostrarsi indignata) Ori! Come osi dire! (A frasi spezzate) Ori! Non mi guardare cos! Dimmi!
Ori Il tuo amante! Non mentire! Hai mentito abbastanza, mamma! Io ero in coperta ad ascoltare. Che avresti fatto se mi scoprivi? Avresti spinto il tuo amante ad uccidermi? Ti ho sentita che lo mettevi in guardia contro di me! Ma il tuo avvertimento non servito !
Cristina Che?... Parla.
Ori L'ho ucciso!
Cristina (rompe in grido di terrore) No! (Stringendosi al figlio) No, Ori, tu mi dici questo per punirmi, vero? Hai detto che mi amavi, che mi avresti protetta... protetto tua madre... che non potevi uccidere!
Ori (aspro, respingendola con violenza) Hai potuto uccidere nostro padre, no? (Le mette il giornale in mano, indicando il punto, ove riportata la notizia) Qui! Leggi qui se non mi credi. L'abbiamo comprato a Boston per vedere che cosa sospetta la polizia. Sono solo poche righe. Brant non era importante. Salvo che per te.
(Cristina guarda il giornale, come impietrita dall'orrore. Poi se lo lascia cadere di mano, s'abbatte sul gradino pi basso e comincia a lamentarsi, torcendosi le mani. Ori distoglie la sguardo dalla madre e si mette a passeggiare su e gi presso la gradinata. Lavinia rimane a sinistra dei gradini, nella sua attitudine consueta, col volto impassibile come una maschera).
Ori Pensano proprio quello che avevamo stabilito che pensassero... che sia stato ucciso dai ladri. Non c' nulla che ci implichi nella sua morte! (Si ferma presso la madre, che ha lo sguardo perduto nel vuoto e continua a lamentarsi e a torcersi le mani) Mamma! Non lamentarti cos. (La madre non d segno di averlo inteso. Ori continua a passeggiare, con feroce risentimento) Perch ti affliggi tanto per quel bastardo di una serva? E' stato lui certo a meditare d'uccidere il babbo. Tu non hai potuto farlo. Ti ha tenuto sotto la sua influenza per vendicarsi! Ti ha suggestionata. M'ero accorto che non eri pi tu, al mio ritorno, ricordi? Ma chi poteva pensare che tu amassi quell'abbietto maiale? (Le si ferma davanti) Ho sentito che progettavi con lui di andare nell'isola, di cui ti avevo parlato, la nostra isola, che era tu ed io. (Riprende a passeggiare. Il lamento di Cristina va affievolendosi. Ori si ferma di nuovo dinanzi alla madre, la afferra per le spalle, sedendosi sul gradino accanto a lei) Basta mamma... non lamentarti cos. Sei ancora sotto la sua influenza! Ma lo dimenticherai! Io ti far dimenticare! Ti far felice! Lasceremo Vinia qui e noi partiremo per un lungo viaggio nei mari del Sud.
Lavinia (aspra) Ori!
Ori (non raccoglie l'interruzione della sorella e fissa in viso la madre. Cristina non si lamenta pi, gli occhi che erano pieni di terrore, perdono a poco a poco ogni espressione. La bocca si contrae in una stereotipata espressione di dolore. Rimane immobile e muta. Ori la scuote, disperatamente) Mamma! non mi senti! Perch non vuoi parlarmi? Lo amerai sempre? Mi odii allora? (Le si butta dinanzi in ginocchio) Mamma rispondimi. Dimmi che mi perdoni!
Lavinia (con amara ironia) Ori! Ora dopo tutto questo ridiventi il suo piccolo piagnucoloso? (Ori trasale e balza in piedi. La guarda confuso e sorpreso, come se avesse dimenticato la sua esistenza. Lavinia con tono imperativo, che ricorda quello del padre) Lasciala sola! Va dentro! (Siccome egli esita, pi aspra) Mi senti? Dentro!
Ori (accenna come un automa ad una specie di saluto militare... vagamente) Sissignore! (Sale sempre come un automa la gradinata, fissando la casa) Perch le imposte son chiuse? Il babbo se n' andato... lasciamo entrare la luce. (Entra).
(Lavinia, si mette in piedi accanto alla madre. Cristina continua ad avere lo sguardo fisso nel vuoto. Si trasformata in una tragica maschera di morte. Non d nessun segno d'accorgersi della presenza della figlia. Lavinia la guarda con una fredda espressione di condanna).
Lavinia Ha espiato il suo delitto. Sai bene che era un atto di giustizia, l'unico mezzo perch fosse fatta giustizia.
(La madre trasale. Queste parole la strappano da quel suo stato di misericordioso torpore e la rimettono di fronte alla realt del suo dolore. Balza in piedi e rimane a fissare la figlia con uno sguardo terribile, in cui un odio selvaggio lotta con l'orrore e con la paura. Nonostante il freddo dominio di se stessa, Lavinia istintivamente si arretra. Fissando sempre la figlia, Cristina retrocede sui gradini. Arrivata in cima, si ferma fra le due colonne del portico in corrispondenza della porta d'ingresso).
Lavinia (ha un moto improvviso, come se volesse trattenerla. Grida a scatti, come se le parole le fossero strappate contro la sua volont) Mamma! Che vuoi fare? Puoi vivere!
Cristina (la fissa come se queste parole fossero l'estremo insulto: con stridula ironia) Vivere!
(Scoppia in un riso acuto, lo smorza d'un tratto. Fa schermo delle mani tra i suoi occhi e la figlia, con un gesto che vuol significare che vuol cancellarla per sempre dalla sua vista. Lavinia accenna di nuovo a seguirla. Ma d'un tratto frena il suo impulso. Volge deliberatamente le spalle alla casa e rimane, rigida ed eretta, come una cupa sentinella in nero).
Lavinia (implacabilmente, fra s) E' la giustizia.
(Dalla strada giunge la voce di Seth, che canta la sua canzone favorita, di ritorno dalla visita serale alla osteria). Oh Shenandoah! Come vorrei sentirti Fiume mio rapinoso ! Oh Shenandoah, non posso appressarmiti : Lontano lontano sono diretto Attraverso l'immenso... .
(Risuona un colpo secco di arma da fuoco dall'interno della casa).
Lavinia (trasale, fa per salire in corsa la scala, ma si ferma e balbetta) E' la giustizia! E' la tua giustizia, babbo.
(Si sente sbattere una porta. Dopo poco giunge il grido di orrore di Ori dallo studio di Ezra, ove ha trovato il cadavere della madre. Dopo poco esce, slanciandosi come forsennato verso Lavinia).
Ori Vinia! (Le afferra un braccio e balbetta fuori di se) La mamma si uccisa... la pistola del babbo... un medico! (Con angoscia disperata) No. E' tardi... E' morta. (Selvaggio) Perch, perch l'ha fatto, Vinia? (Con rimorso) Io l'ho spinta. L'ho voluta torturare. Non poteva perdonarmi. Perch mi sono vantato d'averlo ucciso? Perch?
Lavinia (atterrita, gli chiude la bocca con la mano) Taci!
Ori (si libera la bocca dalla mano della sorella, con violenza) E perch non le ho lasciato credere che era stato ucciso da altri? Non m'avrebbe odiato, allora, lo avrebbe dimenticato! E sarebbe tornata a me! (Disperato) Io l'ho ammazzata.
Lavinia (afferrandolo per le spalle) Per amor di Dio, vuoi tacere?
Ori (forsennato, cercando di svincolarsi) Lasciami! Devo trovarla ! Devo ottenere il suo perdono! Io! (Rompe in un pianto dirotto e disperato. Lavinia lo abbraccia, cercando di calmarlo) Ma morta; andata via e come potr fare perch mi perdoni, ora?
Lavinia Taci! Hai me, no? Ti amo. Ti aiuter a dimenticare.
(Ori entra in casa, singhiozzando disperatamente. Da sinistra giunge vicina la voce di Seth)
Ed ella lontana, al di l dell'acqua tempestosa
lontano - lontano io sono diretto .
Lavinia (si volta all'entrata di Seth).
Seth D, Vinia, hai inteso un colpo?
Lavinia Corri dal dottor Blake. Digli che la mamma si uccisa in un impeto di dolore per la morte di nostro padre.
(Siccome Seth rimasto a fissarla muto e sorpreso, pur mantenendo il volto impassibile, il tono di Lavinia si fa pi perentorio)
Ti ricorderai di dirgli cos?
Seth (lentamente) Gi, gli dir tutto quello che vuoi.
(Esce dalla destra. Lavinia, rigida ed eretta, col viso duro e simile ad una maschera, segue in casa il fratello).
FINE DELLA SECONDA PARTE
PARTE TERZA
AZIONE IN QUATTRO ATTI E CINQUE QUADRI
PERSONAGGI
ORI MANNON
LAVINIA, sua sorella
PIETRO NILES
HAZEL, sua sorella
SETH
AMES
MACKEL
SILVA
SMALL
PRIMO ATTO
QUADRO PRIMO
L'esterno della casa dei Mannon in una limpida sera di estate, un anno dopo. Il sole appena tramontato; ma il crepuscolo bagna il portico del candido tempio in una luce rossa. Le colonne proiettano sbarre d'ombra sul muro retrostante. Tutte le imposte sono chiuse e la porta d'ingresso inchiodata. S'avverte cos che la casa disabitata.
(Un gruppo di cinque uomini fermo presso la panca e cio: Seth Beckwith, Ames, Small, Silva e Mackel. Questi ultimi quattro sono come i cittadini del primo atto del Ritorno e dell' Agguato : un coro, che rappresenta la citt come uno sfondo umano al dramma dei Mannon.
Small un vecchietto segaligno di 65 anni, commesso in un negozio d'utensili di metallo. Ha capelli bianchi, una barbetta da capra, occhi lucenti e scrutatori, colorito acceso, e una vocetta aspra e acuta. Silva, di nazionalit portoghese, un capitano di barche da pesca: grasso, rumoroso e con una cupa voce di basso. Ha folti capelli grigi e baffi grigiastri ed sui 60 anni. Mackel, di profes-sione fattore, zoppica e cammina appoggiandosi ad un bastone. Il suo viso rugoso e oblungo, termina con una barba bianca e quadrata. E' calvo. Ha occhi astuti d'un color marrone scuro. Parla in una maniera strascicata e asmatica. Sono tutti e cinque ubriachi. Seth ha in mano un boccale. Tutti e cinque sembrano dei ragazzi, intenti a compiere qualche cosa di proibito).
Small Dio onnipotente, Seth, ti sei incollato a quel boccale?
Mackel Dio lo benedica, con gli anni diventa sempre pi avaro.
Silva (canta)
Una bottiglia di birra e una bottiglia di gin.
E una bottiglia di wisky irlandese, oh!
La mattina presto.
Al marinaio piace la una bottiglia, oh! .
Ames (ridendo) Ti piace bere, quando la tua vecchia non ti sta con gli occhi addosso.
Silva E' andata dai sUoi a Nuova Bedford. Che diavolo me ne importa! (Cantando) Hurrah! Hurrah! Hurrah! Canto il giubileo! Hurrah! Hurrah! I suoi m'hanno dato la libert!
Ames (battendogli sulla spalla) Che Dio ti maledica, Joe, sta a vedere che diventi anche poeta!
(Tutti ridono).
Small Seth, non hai un pizzico di cuore? Mi vedi morire senza wisky e te ne stai attaccato al boccale. (Cerca di prenderglielo).
Seth No, tu no. Ho capito il trucco. (Con un'occhiata agli altri) Cerca di ingollare tanto coraggio, da non far caso se uno spirito gli salta sulle ginocchia. Bel furbo, sei, Small. Bevi il mio wisky, e poi mi soffi la scommessa.
Mackel E' cos. Seth! Bada che non ti faccia questo scherzo !
Silva Perdio, se gli spettri somigliano ai vivi, mi piacerebbe che lo spettro della moglie di Ezra mi sedesse sulle ginocchia. (Schiocca le labbra con una espressione lasciva).
Ames Anch'io! Che donna era!
Small (guardando sconcertato la casa) E' il suo fantasma, dicono, che frequenta la casa, vero?
Seth (ammiccando agli altri) Il suo e quello di tanti altri. Il cimitero stracarico di Mannon ed essi passano le loro notti a ronzare qui intorno. Non ci pensare, Abner, ne avrai della compagnia.
(Gli altri ridono con un'allegria alquanto forzata; ma Small sembra piuttosto preoccupato).
Small Non nei patti mettermi di queste idee in testa prima che entri, no? (Cercando di assumere una aria coraggiosa) Credi di mettermi paura? Non esistono gli spiriti.
Seth La paura l'avrai a provarlo. Stabiliamo per bene i patti della scommessa davanti a testimoni. Ti faccio entrare nella casa dei Mannon e scommetto dieci dollari e un litro di wisky che non avrai il coraggio di rimanerci fino stasera alle dieci. Se esci prima, perdi. E devi stare al buio, senza accendere nemmeno un fiammifero. D'accordo?
Small (cercando d'assumere un'aria coraggiosa) D'accordo, ma come se ti rubassi dieci dollari.
Seth Staremo a vedere. (Con una smorfia) E dovresti entrarci senza aver bevuto troppo. Non sono cos duro di cuore. Non vorrei andarci io nemmeno con un litro in pancia. (Porgendogli il boccale) Su! Una bella bevuta! Mi sembri per gi palliduccio!
Small Finiscila! (Tuttavia porta il boccale alle labbra e ne beve un enorme sorso).
Ames Accidenti, non berrai per tutti.
(Small gli passa il boccale, beve, lo passa in giro, finch non torna a Seth).
Small (intanto a Seth) Fa lo stesso se entro prima che faccia scuro? Vorrei almeno sapere dove sto fin che posso vederci.
Seth Beh, penso di s. Non vorrei che tu urtassi nei mobili e rompessi qualcosa quando gli spettri ti daranno la caccia. Vinia e Ori possono tornare dalla Cina tra non molto, se Vinia trova qualcosa rotto mi aggiusta lei.
(Il boccale, dopo aver fatto il giro di tutti, arriva a Seth, che, dopo aver bevuto, lo posa a terra)
Andiamo! Ho schiodato la porta. Ti porto subito dentro.
(Va verso la porta, seguito da Small, che fischietta con forzata indifferenza).
Small Arrivederci! Ci piglieremo una buona sbornia con quei dieci dollari!
Silva Chi lo sa? Abner, mi vuoi come portatore della tua bara?
Ames Ed io conforter la tua vecchia, supposto che abbia bisogno di conforto, cosa improbabile.
Silva E io innaffier la tua tomba tutte le domeniche, dopo la messa. Sono fatto cos... non dimentico gli amici, che se ne sono andati.
(Intanto Seth e Small hanno raggiunto la porta. Seth apre).
Seth Entriamo, ti mostrer il posto pi carino per recitare le tue preghiere. Andremo dentro tutti, Joe. Se non ancora morto perdio, lo seppelliremo l dentro.
(Risa. Small guarda torvo, come fosse insensibile allo scherzo che non lo tocca; il cielo diviene pi scuro).
Small All'inferno, con voi!
(Seth entra dalla porta inchiodata e apre la porta interna. Entrano. Il gruppo rimasto fuori diventa serio).
Ames (esprimendo l'opinione di tutti) Beh, tuttavia non vorrei essere nei panni di Abner.
Mackel Credi agli spiriti, Ames?
Ames Forse. Chi dice che non vi sono?
Mackel Beh, io ci credo. Guardate la casa di Nim. Asa Nim aveva ucciso la moglie a colpi di accetta - lo torturava sempre - poi si impicc nel solaio. Conosco Ben Willet, che compr la casa; non pot viverci; dovette sloggiare. Ora caduto in rovina. Ben sentiva sempre raspare alla parete e vedeva muoversi le sedie. Non era n un bugiardo, n un coniglio.
Silva Ci sono gli spiriti, perdio! Mio cugino Emanuele ne ha visto uno! Nell'Oceano, su una baleniera, un marinaio fu accoltellato e gettato in mare. Dopo le notti di luna lo vedevano su un pennone e lo sentivano lamentarsi. S, signore, mio cugino Emanuele non un bugiardo, salvo quando ha bevuto, e lo ha visto con i suoi occhi!
Ames (con un'occhiata inquieta va a prendere il boccale) Su, via beviamo un sorso. (Ne beve un gran sorso, nel momento in cui Seth esce dalla casa, chiudendosi la porta alle spalle).
Mackel Ecco Seth. Non ha voglia di restarci troppo, mi pare!
(Seth, pur correndo loro incontro, cerca di mostrare di non essere spinto a ci dalla paura).
Seth (con una nota sforzata nel suo fare scherzoso) Gran Dio, dovrete vedere Abner! Trasale dinanzi alle federe dei mobili e gli battono gi i denti. Tra poco correr fuori. Quello che vorrei sapere se ha i dieci dollari.
Mackel (malizioso) Sembri anche tu un po' agitato.
Seth (in collera) Sei un bugiardo! Ma perch guardate attorno come tante civette?
Mackel Parlavamo di spiriti. In coscienza, Seth, credi davvero che nella casa ci siano gli spiriti oppure solo per prenderti gioco di Abner?
Seth (aspro) Non fare lo stupido, lo sto prendendo in giro, naturalmente.
Mackel (insistente) Sarebbe pi che naturale se ci fossero. Lei si ammazzata. Credete che lo abbia fatto per il dolore della morte del marito, come sua figlia ha detto a tutti?
Seth Certo.
Mackel E poi Ezra che muore proprio la sera del suo ritorno maledettamente strano!
Seth (con ira) E' maledettamente strano che dei vecchi rimbecilliti come te, con il piede nella fossa, non pensino ai loro affari nel poco tempo che hanno. Questo strano!
Mackel (a sua volta irato) Ebbene, ti dir che se non fossero stati i Mannon, ai quali tutta la citt lecca le scarpe, ci sarebbero state delle belle sorprese. Se io poi sono un vecchio rimbecillito, tu sei pi vecchio e pi rimbecillito di me! E il tuo piede dentro la fossa pi del mio!
Seth (col pugno teso sul viso di Mackel) Non pi del tuo!
Silva (intervenendo) Via, vecchi galli! Non permesso azzuffarsi!
Mackel (calmandosi) E' un paese libero o no? Ho il diritto delle mie opinioni!
Ames (guardando in basso a sinistra) Zitti! Seth, viene gente dal viale.
Seth (guardando in quella direzione) Chi diavolo? Ah! S. Sono Pietro e Hazel. Nascondete quel boccale, dannazione! (Nasconde il boccale sotto i lill. Dopo poco entrano Pietro e Hazel, che si Fermano sorpresi vedendo Seth e i suoi amici) Buona sera. Stavo mostrando a questi amici...
Pietro Ah! Seth! Proprio te cercavamo. Abbiamo ricevuto adesso un telegramma. Vinia e Ori sono sbarcati a Nuova York...
(E' interrotto da un mal represso urlo di terrore proveniente dalla casa. Tutti si voltano a guardare. Ad un tratto si spalanca la porta d'ingresso e ne esce di corsa Small, che si precipita per i gradini del portico, con la faccia bianca e con gli occhi stralunati).
Small (appena vicino al gruppo, atterrito) Buon Dio, me li sono sentiti venire dietro e sono corso nella stanza di fronte e ho visto lo spettro di Ezra, vestito da giudice, passare attraverso alla parete e, perdio (tira un biglietto di banca dalla tasca e lo porge a Seth) ecco il tuo maledetto denaro! Non starei l dentro neanche per un milione!
(Questa dichiarazione allenta la tensione e i vecchi si abbandonano a scoppi di risa rumorosi, ad una allegrezza da ubriachi e si danno scambievolmente dei pugni nella schiena).
Pietro (duro) Che significa questo? Che faceva l dentro?
Seth (trattenendo il riso, confuso) Oh! Un semplice scherzo, Pietro. (Volgendosi a Small con disprezzo) Era il ritratto di Ezra appeso alla parete, non uno spettro, maledetto idiota!
Small (indignato) So riconoscere un ritratto quando lo vedo. L'ho riconosciuto! Era lui! Andiamocene! Ne ho abbastanza di questo luogo maledetto.
Seth Vattene. Vi raggiunger fra poco.
(Escono dalla sinistra, dopo aver borbottato buona notte a Pietro e ad Hazel. Si sente sempre pi fievole, man mano che si allontana, la voce eccitata di Small, che ricama sugli orrori della sua avventura).
Seth (si volge a Pietro con tono di scusa) Abner Small si vanta sempre del suo coraggio, cos ho scommesso con lui che non avrebbe osato rimanere l dentro.
Hazel (indignata) Seth! Che direbbe Vinia se sapesse che fate di queste cose?
Seth Non si fatto niente. Avevo previsto che Abner non avrebbe rotto nulla. E a Vinia non importer quando sapr perche l'ho fatto. Avevo l'intenzione di far smettere lechiacchiere che corrono in citt che nella casa ci sono gli spiriti. Non ne avete sentito parlare anche voi?
Pietro Ho sentito delle stupide storie, ma non ci ho badato.
Seth La voce stata messa in giro da quell'idiota di donna, che avevo preso per la pulizia, un mese dopo la partenza di Ori e di Vinia. Diceva che aveva visto girare gli spiriti, sapete come crescono queste cose. Mi parso allora che le vanterie di Abner mi davano una buona occasione di troncare la cosa buttandola in uno scherzo: la gente avrebbe riso. Cos quando domani me ne andr in giro a raccontare la storia vedrete che la gente non parler pi o almeno non piglier pi la cosa sul serio.
Pietro (approvando) E' giusto, Seth. Che sciocchezze. Niente di meglio di uno scherzo per far sparire gli spiriti.
Seth Gi. Ma... (Esita, poi si decide a parlare) Fra voi e me, non sono uno scherzo come sembra, gli spiriti voglio dire.
Pietro (incredulo) Non verrai certo a dirmi che anche tu credi che la casa sia stregata.
Seth (cupo) Forse s e forse no. Quello che so che non ci starei dentro una notte, neanche se mi regalaste tutta la citt!
Hazel (impressionata, ma con un falso tono di rimprovero) Seth, mi meraviglio di te!
Pietro E' la prima volta che ti sento dire che hai paura di qualcosa!
Seth Ci sono momenti in cui si stupidi a non aver paura. Non pensate che io creda agli spiriti che vanno in giro colle lenzuola addosso e a simili fandonie. Ma l dentro c' come uno spirito diabolico. E ho avvertito, entrando a dare un'occhiata di giorno, come qualche cosa di marcio nei mari!
Pietro Sciocchezze!
Seth (con calma) Non sono sciocchezze. Pietro! C' stato il male in questa casa fin da quando stata costruita con l'odio, ed sempre continuato a crescere come lo dimostra quello che accaduto. Voi capite bene che queste cose non le dico che a voi. E lo dico a voi per una ragione: perch siete pi vicini di ogni altro a Vinia e a Ori, e dovreste convincerli, ora che tornano, a non viverci dentro. (Aggiunge, con intenzione) Per il loro bene! (Cambiando tono) Ed ora che mi son liberato da questo peso, ditemi: quando ritornano?
Pietro Domani. Vinia ci ha pregati di aprire la casa. Cos entriamo subito.
Seth (con manifesta riluttanza) Volete farlo stasera?
Hazel Bisogna, Seth. C' cos poco tempo. Possiamo almeno mettere le stanze un po' in ordine e togliere le federe dai mobili.
Seth Beh. Vado a prendere due fanali. In casa, ci sono delle candele. (Esce dalla sinistra).
Hazel (seguendolo con lo sguardo inquieto) Non riesco a rendermi conto del modo di fare cos strano di Seth.
Pietro Non ci badare. E' il rum e la vecchiaia.
Hazel (scuotendo il capo, lentamente) No. C' qualcosa di strano in questa casa. L'ho sempre sentito anche prima della morte del generale e del suicidio di lei. (Con un brivido) La vedo ancora seduta su quella panca, come l'ultima sera. Era cos atterrita di star sola. Ma, pensai, quando tornano Ori e Vinia, star bene. (Triste) Povero Ori! Non dimenticher mai il suo viso quando lo vedemmo ai funerali. Lo riconobbi appena.
Pietro Gi. Doveva essere affranto.
Hazel E il suo modo di fare... come trasognato. Non credo che quando Vinia lo ha trascinato in questo viaggio in Oriente, sapesse cosa stava facendo e dove andava.
Pietro Un viaggio lungo come questo era la cosa migliore per aiutarli a dimenticare.
Hazel (senza convinzione) S. Ma... (S'arresta e sospira). Chi sa come sta Ori. Le lettere di Vinia non hanno detto molto di lui, n di lei, a questo riguardo.
(Seth compare dalla sinistra con due fanali accesi e fischiando forte) Ecco Seth!
(Hazel sale i gradini del portico, seguita da Pietro. Rimane a guardare esitante la casa... a bassa voce, con paura)
Seth ha ragione. C' un freddo che ti afferra, nel momento in cui ci si mette piede.
Pietro Oh! Che sciocchezza! Sentilo come fischia per farsi coraggio!
Seth (porgendo un fanale a Pietro), Eccovi, Pietro.
Hazel Allora, entriamo. E' meglio che tu venga prima in cucina ad aiutarmi. Bisogner accendere il fuoco.
(Entrano. Una pausa, durante la quale si sente Pietro, che apre le vetrate dietro le imposte delle stanze a pianterreno. Un'altra pausa. Lavinia entra dal viale. Rimane a guardare la casa. Si avverte subito la straordinaria trasformazione avvenuta in lei. Il suo corpo, prima cos gracile e cos poco sviluppato, si ora coperto di carne. Le sue movenze, hanno perduto ogni rigidezza. Rassomiglia ora in modo sorprendente alla madre; tanto pi che vestita di verde - colore che la madre prediligeva. Va verso il cespuglio dei lill e da l rimane a fissare la casa).
Lavinia (si volta e chiama con lo stesso tono, con et si chiama un bambino) Non ti fermare, Ori! Di che hai paura? Avanti.
(Ori entra dalla sinistra, piano ed esitante. Ha un'andatura impettita da militare. I suoi movimenti e la sua attitudine hanno quella certa qualit statuaria, che era cos marcata nel padre. Porta ora, oltre i baffi, anche la barba e ci accentua la somiglianza con il padre. La peculiarit dei Mannon - cio la somiglianza dei loro volti in riposo ad una maschera - si in lui pi che mai accentuata. E' straordinariamente dimagrito e il vestito nero pare che gli caschi d'addosso, tanto gli va largo. Il viso ha un'espressione assente e senza vita).
Lavinia (lo fissa sconcertata, nascondendo la sua apprensione sotto un tono di materno rimprovero) Devi essere bravo. Questa la prova! E' necessario che l'affronti! (Con ansia, di fronte al silenzio del fratello) Senti che potrai? Ora che ci siamo?
Ori (monotono) Lo far: con te.
Lavinia (carezzandogli la mano, come per incoraggiarlo) E' quello che volevo, sentirti dir questo. (Volgendosi verso la casa) Guarda, vedo della luce attraverso le imposte. Devono essere Hazel e Pietro. (Vedendo che egli mantiene sempre gli occhi distolti dalla casa) Ma perch non guardi la casa? Hai paura? (Autoritaria) Ori! Voglio che la guardi! Mi senti?
Ori S, Vinia. (Gira la testa, fissa la casa ed emette un profondo sospiro di paura).
Lavinia (fissandolo, come se volesse trasfondergli la sua forza) Ebbene? Non vedi nessun spettro, vero? Dimmi.
Ori (obbediente) No!
Lavinia Perch non ce ne sono! Dimmi che non cene sono, Ori.
Ori (docile) S.
Lavinia (lo scruta preoccupata) Vieni entriamo!
(Gli prende un braccio e lo guida per le scale. Ori cammina come un automa. Quando raggiungono il posto, ove la madre era seduta a piangere, l'ultima volta che egli l'ha vista ancora in vita, si ferma trasalendo).
Ori (balbetta indicando il posto) E' stato qui... che lei... l'ultima volta che l'ho vista viva.
Lavinia (sollecitandolo, con tono di comando) Tutto questo passato e finito. I morti ci hanno dimenticato! Noi abbiamo dimenticato loro. Vieni!
(Egli obbedisce. Gli fa salire l'ultimo gradino ed entrano in casa).
QUADRO SECONDO
Il salotto dei Mannon, come nel secondo atto de L'agguato . Pietro ha acceso due candele sulla mensola del caminetto e posto i due fanali sulla tavola. Nella luce debole e tremula, la stanza piena d'ombra. Ha l'aspetto morto d'un ambiente rimasto lungamente chiuso. I mobili ricoperti hanno un'apparenza spettrale. Nella tremula luce delle candele gli occhi dei ritratti dei Mannon sembrano cupi e ostili.
(Lavinia entra dalla porta in fondo. Nella stanza illuminata si avverte ancora pi la trasformazione avvenuta in lei. A prima vista, la si potrebbe scambiare con la madre, come apparsa nel primo atto del Ritorno . Ha l'aspetto d'una donna matura, conscia della sua attrattiva. Ha pettinato i suoi capelli oro scuro nella stessa foggia della madre. Il suo abito verde una copia di quello indossato dalla madre nel primo atto del Ritorno . Si avanza piano. Le sue movenze hanno la stessa grazia femminea di quelle materne. Il suo sguardo attratto degli occhi dei ritratti dei Mannon e si avvicina, come spinta a suo malgrado, sino ad arrestarsi sotto di essi, di fronte al camino. Si rivolge loro con voce aspra e risentita).
Lavinia Perch mi guardate cos? Ho compiuto il mio dovere con voi. (Distoglie lo sguardo dai ritratti e si accorge che Ori non l'ha seguita. Impaurita e preoccupata corre alla porta e chiama) Ori!
Ori (dal vestibolo) Eccomi.
Lavinia Che fai l fuori? Vieni!
(Ori appare sulla soglia. Ha il viso sconvolto e gli occhi smarriti. Corre verso la sorella, come per cercare protezione. Lavinia gli chiede ansiosa e impaurita)
Ori! Che c'?
Ori (con tono strano) Sono stato nello studio. Ero sicuro che lei stesse ad aspettarmi l, dove... (Disperato) Ma non c'era! Non in nessun luogo. Ci sono soltanto loro. (Accenna ai ritratti). Sono dappertutto! Ma lei se ne andata per sempre... non mi perdoner pi ora.
Lavinia (aspra) Ori! Vuoi tacere?
Ori (senza badarle, preso ad un tratto da rancore e sfida) Bene, se ne vada! Che cos' per me? Non sono pi suo figlio! Sono figlio di mio padre! Sono un Mannon! Ed essi mi daranno il benvenuto!
Lavinia (perentoria ed irata) Smettila, mi senti? Ori (richiamato alla realt dal tono di Lavinia, umile e mortificato) Io... non... non andare in collera, Vinia!
Lavinia (calmandolo) Non vado in collera, caro, soltanto, dominati e fatti coraggio. (Accompagnandolo verso il divano) Qui, vieni, sediamoci un momento, vuoi? Abituiamoci alla nostra casa. (Seggono. Lo cinge con un braccio, con tono di rimprovero) Ma non sai quanta paura mi fai quando sei cos strano? Non vuoi farmi soffrire, vero?
Ori (profondamente commosso) Lo sa Iddio che non lo voglio, Vinia! Tu sei tutto ci che ho al mondo! (Le prende la mano e gliela bacia umilmente).
Lavinia (dolce e persuasiva) Ora s che sei bravo. (Con tono giocondo) Hazel e Pietro devono essere in cucina. Non hai piacere di rivedere Hazel?
Ori Non hai fatto che parlare di loro durante tutta la traversata di ritorno. Perch? Cosa hanno pi con noi ora?
Lavinia Molto! Dobbiamo tornare alle cose semplici e normali e cominciare una nuova vita. La loro amicizia e il loro amore ci aiuteranno pi di qualsiasi cosa a dimenticare.
Ori (con asprezza improvvisa) A dimenticare? Credevo che avessi gi dimenticato da tanto... seppure hai mai ricordato... e ne dubito. (Con cupa amarezza) L'amore! Ma che diritto ho io - o tu - all'amore?
Lavinia (con tono di sfida) Ogni diritto.
Ori La mamma la pensava cos. (La fissa in modo strano e intenso) Vinia, non puoi immaginare come sei diventata simile alla mamma. Non voglio dire soltanto di come sei diventata bella.
Lavinia (con una timida e strana curiosit) Credi davvero che sia diventata bella come era lei, Ori?
Ori (senza badare all'interruzione) Voglio dire il cambiamento della tua anima. L'ho notato da quando siamo partiti per l'Oriente. A poco a poco sei diventata come l'anima della mamma: come se tu gliela rubassi a poco a poco... come se la sua morte ti avesse liberata... per diventar lei!
Lavinia (inquieta) Non ricominciare a dire assurdit.
Ori Allora, tu non credi pi alle anime? Penso che lo farai quando avremo vissuto per un poco in questa casa! Tutti i morti Mannon ti convertiranno! (Indica i ritratti con tono di scherno) Chiedi loro se non ho ragione!
Lavinia Ori! Che ti accaduto? Non hai pi avuto nessuna di quelle allucinazioni da quando abbiamo lasciato le isole. Mi hai giurato che te n'eri liberato, se no non t'avrei permesso di ritornare.
Ori (con un'aria strana e maliziosa) Dovevo allontanarti da quell'isola. Dovere fraterno! Se fossi rimasta ancora... (Ride in maniera sgradevolmente significativa).
Lavinia (alquanto confusa) Non capisco di che vuoi parlare. Ci sono venuta solo per il tuo bene.
Ori (ridendo come prima) S, ma dopo...
Lavinia (recisa) M'hai promesso che non avresti pi detto delle stramberie. Ricordati quello che ho attraversato per causa tua. Per mesi, dopo la nostra partenza, non sapevi che cosa facevi. Dovevo vivere con la continua paura di quello che avresti potuto dire. Non vorrei riattraversare quei giorni orribili per nulla al mondo. E ricordati che questo ritorno l'hai voluto tu. Mi dicesti che se potevi tornare a casa e affrontare i tuoi spettri, sapevi di poterti completamente liberare dei tuoi stupidi rimorsi sul passato.
Ori Lo so Vinia.
Lavinia E t'ho creduto, sembravi cos sicuro di te. Ma adesso diventi di nuovo strano. Mi fai paura. Tutto dipende da come cominci ora che siamo a casa. (Recisa ed energica) Ascoltami, Ori! Voglio che cominci di nuovo affrontando ora stesso tutti i tuoi spettri! (Egli si volge e rimane tutto il resto del dialogo con gli occhi fissi in quelli della sorella, che domanda severa) Chi ha ucciso il babbo?
Ori (esitante) Brant, per vendetta... perch?
Lavinia (pi severa) Chi ha ucciso il babbo? Rispondi!
Ori (con un brivido) La mamma era sotto l'influenza di Brant.
Lavinia Non vero! Lui era sotto la sua influenza! La verit la sai!
Ori S.
Lavinia Lei stata un'adultera ed un'assassina: non vero?
Ori S.
Lavinia Se avessimo compiuto il nostro dovere secondo la legge, sarebbe stata impiccata: non cos?
Ori S.
Lavinia Invece, l'abbiamo protetta. Avrebbe potuto vivere, no? Ma ha preferito uccidersi per espiare il suo delitto, di sua piena volont! E' stato un atto di giustizia! Tu non c'entri! Lo capisci, o no? (Siccome egli esita, tremando violentemente, ella lo scuote per un braccio) Parla!
Ori (con voce appena percettibile) S.
Lavinia E la tua idea di essere responsabile della sua morte non era che la tua fantasia malata! Non l'hai pi ora. Non l'avrai mai pi.
Ori No.
Lavinia (grata e debole, perch la forza che ha trasfuso in lui l'ha esaurita) Ecco vedi? Quando vuoi puoi farlo. (Lo bacia. Ori le si abbandona sul petto, piangendo. Ella lo calma) Su! Dovresti essere orgoglioso. Hai dimostrato che d'ora innanzi puoi ridertene dei tuoi spettri. Vieni ora. Aiutami a togliere le fodere dai mobili. Cominciamo a renderci utili anche noi. (Esegue).
(Per un poco egli l'aiuta, poi va verso una finestra, apre un'imposta e rimane a guardare fuori. Dalla porta in fondo entra Pietro. Alla vista di Lavinia si ferma trasalendo e crede per un attimo che sia lo spettro della signora Mannon. D un'esclamazione di paura. In quel momento Lavinia lo scorge e lo fissa con una strana e ardente espressione di possesso).
Lavinia (dolce) Pietro! (Gli va incontro con lo stesso sorriso, che avrebbe avuto la madre) Non mi riconosci pi, Pietro?
Pietro Vinia! Ho pensato che tu fossi... non posso pensare che sei tu. Sei diventata cos somigliante a tua... (Cercando di correggersi) Voglio dire... sei cos cambiata e poi non vi aspettavamo fino... (Le prende la mano e la guarda stupito).
Lavinia Gi. Avevamo intenzione di pernottare a Nuova York, ma poi abbiamo deciso di tornare a casa subito. Lasciati guardare, Pietro. Non ti sei cambiato. Grazie a Dio! Per tutto il viaggio ho pensato a te e ho immaginato... avevo tanta paura di trovarti cambiato.
Pietro (ricorrendo a tutto il suo coraggio) Tu dovresti sapete che non cambierei mai... con te! (Impaurito dalla sua audacia, volge gli occhi altrove).
Lavinia (provocante) Ma non mi hai ancora detto che sei contento di rivedermi.
Pietro (la fissa affascinato. Un'ondata di desiderio e di amore ha ragione della sua timidezza) Io, lo sai quanto io... (Volge di nuovo il capo confuso e cerca di vincere ti proprio imbarazzo, accavallando frasi su frasi) Avresti dovuto avvertirmi prima del vostro ritorno. Abbiamo appena avuto il tempo di aprire la casa. Ero in cucina con Hazel ad accendere il fuoco.
Lavinia (sorridendo) S. Sei sempre il vecchio Pietro d'una volta! Hai sempre paura di me! Ma adesso, non pi. Lo so che una volta ero un vecchio eorribile ba-stone, ma...
Pietro Diamine, sei cos maledettamente bella; certo il viaggio ti ha fatto bene. (Fissandola, ancora come se la volesse bere con gli occhi) Non credo ai miei occhi nel vederti. Una volta vestivi sempre di nero.
Lavinia (con uno strano sorriso) Ero morta, allora.
Pietro Dovresti sempre vestirti cos.
Lavinia (compiaciuta) Pensi?
Pietro S. Ti si addice molto. Ma... (Imbarazzato, cambia argomento) Ma dov' Ori?
Lavinia (guardando attorno) Come? Era qui! (Lo vede accanto alla finestra) Ori, che stai facendo? C' Pietro.
(Ori richiude l'imposta e si allontana dalla finestra. Si avanza verso i due con gli occhi smarriti, come preso da una strana preoccupazione e come se non s'accorgesse della loro presenza. Lavinia lo guarda perplessa, con tono aspro)
Non vedi Pietro? Perch non gli parli? Sii un poco pi gentile.
Pietro (conciliante) Ciao Ori. Sono molto felice di rivederti.
(Si stringono la mano. Pietro dissimula con difficolt la sua penosa sorpresa di fronte all'aspetto malaticcio di Ori).
Ori (cerca di sollevarsi, con un sorriso forzato e cercando di riprendere il tono amichevole d'una volta) Ciao, Pietro! Tu sai che sono felice di rivederti, senza tante cerimonie. Vinia sempre la solita bambina, ricordi? Che ha la mania d'insegnarmi le buone maniere.
Pietro Diamine, se ricordo. Ma di', non cambiata? Non la riconoscevo tanto ingrassata. Le stavo dicendo che sta tanto bene vestita a colore. Non ti pare?
Ori (malizioso e sarcastico) Le hai chiesto perch ha rubato il colore della mamma? Non so capire il perch, e credo che neanche lei lo sappia. Ma sar un motivo ben strano, quando sar riuscito a scoprirlo, ne sono sicuro.
Lavinia (fa segno a Pietro di non far caso alle parole del fratello con un sorriso forzato) Non gli badare, Pietro.
Ori (con tono sarcastico, insinuante e tendenzioso) Ed diventata romantica. Pensa. Influenza del cupo e profondo azzurro oceano e delle isole, non vero. Vinia?
Pietro (sorpreso) Vi siete fermati alle isole?
Ori S. Approfittando del fatto che viaggiavamo su una nostra nave abbiamo fatto fermare l il capitano, sulla via del ritorno. Ci siamo rimasti un mese. (Con amaro risentimento) Ma alla fine si scopr che erano le isole di Vinia e non le mie. Mi sono soltanto ammalato, e le donne nude mi disgustavano. Temo di essere troppo un Mannon, dopo tutto, per trasformarmi in un pagano! Ma avresti dovuto vedere Vinia con gli uomini.
Lavinia (indignata) Come puoi!
Ori (sarcastico) Piacenti e romantici erano, no, Vinia? Con stracci colorati alla cintola e con fiori piantati sugli orecchi! Oh, da principio era un po' scandalizzata dalle loro danze, ma poi ha finito con innamorarsi degli isolani. Se ci fossimo rimasti un altro mese, sono certo che una notte di luna l'avrei trovata a danzare sotto le palme, nuda come gli altri.
Lavinia Ori! Non essere disgustoso. Ori (indicando sarcastico i ritratti) Immagina, se ti riesce, i sentimenti dei morti Mannon timorati di Dio, a quello spettacolo!
Lavinia (guarda ansiosa Pietro) Come puoi immaginare tante disgustose fandonie?
Ori (ammiccando maliziosamente) Oh! Non ero cos cieco come sembravo. Ti ricordi di Avahanni?
Lavinia (incollerita) Smettila di dire sciocchezze! (Egli si arrende. Lavinia con un sorriso forzato e con tono materno) Sei un cattivo ragazzo. Che penser Pietro? Lo so che vuoi solo farmi inquietare ma non devi continuare cos, non gentile. (Cambiando all'improvviso argomento) Perch non vai a trovare Hazel? Vieni, lasciati guardare. Voglio che tu sia bello quando ti vede. (Con fare materno gli mette in ordine la camicia e la cravatta. Ori la lascia fare, rimanendo immobile nella posizione di attenti) Ma non startene cos impalato! E come saresti pi carino se ti tagliassi questa stupida barba e non ti muovessi come un soldatino di piombo!
Ori (con tono significativo) E non somigliassi troppo a nostro padre, eh? Ma ad un romantico capitano di velieri non cos? (Siccome la sorella lo guarda atterrita, egli ride in una maniera sarcastica e cattiva) Non ti spaventare cos, Vinia!
Lavinia (d un'occhiata apprensiva a Pietro; poi con tono di scusa e di ammonimento) Ricordati che non devi pi dire sciocchezze! (Dando un ultimo tocco per mettergli in ordine il vestito) Ecco! Ed ora corri da Hazel!
Ori (guardando sospettoso Pietro e la sorella) Mi pare che abbiate una voglia maledetta di liberarvi di me. (Si volta ed esce rigido e solenne, nascondendo la sua dignit ferita. Lavinia si volge a Pietro con una espressione di stanchezza e di paura).
Pietro (meravigliato e urtato) Che gli successo?
Lavinia Sempre lo stesso: gli effetti della ferita, e poi la morte di nostro padre, e il colpo del suicidio della mamma.
Pietro (la cinge con un braccio, confortandola) Tutto si aggiuster! Non ti preoccupare, Vinia!
Lavinia (stringendosi a lui, grata) Grazie, Pietro. Sei cos buono! (Guardandolo negli occhi) Mi ami ancora, Pietro?
Pietro Non c' bisogno di chiederlo. Ma pensi che - tu forse - puoi amarmi?
Lavinia S.
Pietro Lo dici davvero?
Lavinia S, ti amo! E ho tanto pensato a te. Tutto mi faceva ricordare di te, la nave e il mare, tutto quello che era sincero e puro! E anche gli abitanti delle isole mi facevano ricordare di te. Erano cos semplici e belli. (In fretta) Non devi badare a quello che Ori ha detto delle isole. E' diventato un perfetto Mannon bigotto.
Pietro (stupito) Ma, Vinia!
Lavinia Lo so che ti deve sembrar strano sentirmi parlare cos. Ma ricordati che io sono una Mannon soltanto a met. (Guarda i ritratti con aria di sfida) E ho compiuto il mio dovere, secondo la loro volont! Non possono negarlo!
Pietro (perplesso, ma felice) Diamine, sei proprio trasformata! Ma sono contento!
Lavinia Ori continua a tormentarmi dicendo che lo amoreggiavo con quell'indigeno, solo perch lui mi sorrideva e io gli ricambiavo il sorriso.
Pietro Comincio a diventare geloso anch'io, ora.
Lavinia Non devi. Mi faceva pensare a te. E mi faceva sognare che ti sposavo.
Pietro Allora, ritiro quello che ho detto. Gli devo essere grato. (La stringe forte).
Lavinia Amavo quelle isole. Hanno finito con liberarmi. Cera qualche cosa di misterioso e di bello: uno spirito benigno di amore che si sprigionava dalla terra a dal mare. Mi ha fatto dimenticare la morte. Non c'era pi avvenire. C'era solo questo mondo... La terra calda nel chiaro di luna, gli alisei fra gli alberi di cocco, lo sciacquio sugli scogli, i fuochi notturni, il tamburo che mi batteva in cuore, gli indigeni, che danzavano nudi e innocenti, senza conoscere il peccato! (Si riprende d'un tratto, come impaurita) Ma che diamine. Sto chiacchierando come una ciarlona. Mi crederai una gran sciocca.
Pietro Anzi ne sono felice. Non dicevi mai una parola se non ericostretta.
Lavinia (piena di gratitudine e di amore, si abbandona all'onda delle sue parole e gli getta le braccia al collo) Pietro, tienimi stretta! Voglio sentire l'amore! L'amore tutto bello! Non lo conoscevo! Ero stupida! (Lo bacia appassionatamente. Egli la bacia, eccitato ma nel tempo stesso un poco scandalizzato dalla sua audacia) Ci sposeremo, presto, no? E andremo a stabilirci in campagna, lontano dalla gente e dalle loro chiacchiere infernali. Creeremo un'isola per noi sulla terra e avremo dei bambini e li ameremo e insegneremo loro ad amare la vita, cos non saranno mai preda dell'odio e della morte! (Trasale, a bassa voce come fra s) Ma dimentico Ori.
Pietro Che c'entra Ori col nostro matrimonio?
Lavinia Non posso lasciarlo, sino a che non stia di nuovo bene. Avrei paura.
Pietro Fallo venire con noi.
Lavinia (con forza) Voglio liberarmi del passato! (Lo guarda di sfuggita, con tono confidenziale) Voglio dirti cos' che va male a Ori, cos tu ed Hazel potrete aiutarmi. Si sente colpevole che la mamma si sia uccisa. Capisci, aveva avuto un alterco con lei; l'ultima sera. Era pazzamente geloso, ha detto cose di cui poi si pentito. Quest'idea s' impadronita talmente di lui che ora si accusa della sua morte.
Pietro Ma una pazzia!
Lavinia Lo so, Pietro, ma non c' niente da fare quando lo assalgono le allucinazioni. Non voglio dire che egli sia sempre come stasera. Abitualmente in s. Soltanto calmo e triste, cos triste che mi si spezza il cuore a guardarlo, come un bambino, punito per qualche cosa che non ha commesso. Ti prego di dirlo a Hazel quel che t'ho detto, cos che non badi alle pazzie che potr dirle.
Pietro L'avvertir. Ora non preoccuparti per lui, lo faremo ritornare in s in qualche modo.
Lavinia (grata della sua bont) Dio ti benedica, Pietro.
(Lo bacia, ma in quel momento Hazel e Ori appaiono dalla porta in fondo. Hazel rimane alquanto scandalizzata, poi sorride felice. Ori trasale come se avesse ricevuto un colpo. Li fissa con rabbia gelosa e stringe i pugni, come se volesse scagliarsi su loro).
Hazel Disturbiamo, Ori.
(Pietro e Vinia si staccano confusi).
Ori (minaccioso) Allora cos! Perdio!
Lavinia (atterrita, ma con forzata severit) Ori!
Ori (si riprende, confuso, con un sorriso stentato) Non esser cos solenne Fussi-Buzzi! Ho voluto soltanto farti paura, per scherzo! (Rivolgendosi a Pietro e tendendogli la mano, con un orribile sorriso) Credo che le congratulazioni siano d'obbligo, sono felice!
(Pietro gli stringe la mano quasi riluttante. Hazel va a congratularsi con Lavinia, con un'espressione di ansia e di sbigottimento. Lavinia fissa il fratello con gli occhi pieni di paura).
FINE DEL PRIMO ATTO
SECONDO ATTO
Lo studio di Ezra Mannon, come nel terzo atto de L'agguato . E' trascorso un mese dal primo atto ed sera. Le imposte delle finestre sono chiuse. Le candele accese sulla mensola del camino proiettano la loro luce sul ritratto di Ezra Mannon, vestito da giudice.
(Ori seduto alla scrivania, al posto del padre, e scrive alla luce di una lampada. Alla sua destra un mucchio di fogli gi riempiti. E' assorbito dal suo lavoro. Si invecchiato durante il mese che trascorso. Dimostra quasi la stessa et del padre nel ritratto. E' vestito di nero e la somiglianza fra i due veramente portentosa. Un sorriso di malvagia soddisfazione gli increspa le labbra, nel rileggere, dopo aver posato la penna, ci che ha allora finito di scrivere.
Posa il foglio sulla scrivania e fissa il ritratto, abbandonandosi sulla spalliera della poltrona).
Ori (rivolgendosi al ritratto, con tono sarcastico) La verit, tutta la verit e niente altro che la verit! E' questo che domandi, padre? Sei sicuro di voler tutta la verit? Ma che diranno i vicini se tutta la verit sar conosciuta? E' una decisione scabrosa per voi, Vostro Onore! (Si sente battere alla porta. Raccoglie in fretta i fogli e li mette nel cassetto della scrivania) Chi ?
Lavinia Sono io.
Ori (chiude in fretta il cassetto a chiave e mette la chiave in tasca) Che vuoi?
Lavinia (recisa) Per piacere, apri la porta!
Ori Va bene. Un momento.
(Riordina in fretta la scrivania, prende a caso un libro dallo scaffale e se lo mette aperto dinanzi, come se fosse stato a leggerlo. Poi va ad aprire la porta e ritorna alla sua poltrona, mentre entra Lavinia, che indossa un abito di velluto verde, come quello portato dalla madre nel terzo atto del Ritorno . Il colore della veste fa risaltare straordinariamente quello dei capelli e quello degli occhi. Si intuisce che sotto una calma apparente nasconde un senso di disperazione e di paura).
Lavinia (pur mostrandosi indifferente, lo guarda sospettosa) Perch ti sei chiuso a chiave? (Si avvicina alla scrivania) Che stai facendo?
Ori Leggo.
Lavinia (osserva il libro) I libri di diritto del babbo?
Ori (ironico) Perch no? Sto pensando di studiar legge. Se ricordi, era un suo desiderio.
Lavinia E vuoi che ci creda, Ori? Che stavi facendo davvero?
Ori Curiosa, eh?
Lavinia (con un sorriso forzato) Buon Dio, perch non potrei esserlo? Da un po' ti comporti in una maniera cos strana chiudendoti qui dentro a chiave, con le imposte chiuse e il lume acceso anche di giorno. Non ti fa bene rimanertene in questa stanza soffocante. Dovresti uscire, con questo tempo.
Ori (aspro) Odio la luce del giorno. E' come un occhio accusatore! Noi abbiamo rinnegato il giorno, in cui vive la gente normale, o piuttosto esso ha rinnegato noi. Perpetua notte... oscurit della morte nella vita... questo l'ambiente che si addice alla colpa! Tu credi di potervi sfuggire, ma io non sono cos pazzo!
Lavinia Adesso ricominci a fare lo strano.
Ori E trovo la luce artificiale pi adatta per il mio lavoro. La luce dell'uomo, non quella di Dio... il debole tentativo dell'uomo di comprendere se stesso, di esistere per se stesso nelle tenebre! E' un simbolo della sua vita, una lampada che brucia in una camera di ombre in attesa!
Lavinia Il tuo lavoro? Che lavoro?
Ori (beffardo) Lo studio della legge sul delitto e sulla pena, come hai visto.
Lavinia (sforzandosi un'altra volta di sorridere) Beh, se non me lo vuoi dire, va', continua a fare il misterioso. E' cos chiuso qui. Si soffoca! Ti fa male! (Va alla finestra, spalanca le imposte e guarda fuori) Stasera buio come un pozzo. Non c' una stella.
Ori (cupo) Tenebre senza una stella a guidarli! Dove andiamo, Vinia? (Ironico) Oh! So che tu sai dove vai, ma ci sono tanti passi falsi, ricorda!
Lavinia (con voce aspra e mordente) Quietati! Non puoi pensare ad altro. (Si controlla, gli si avvicina, con tono dolce) Scusami. Sono tanto nervosa questa sera. E' il caldo, credo. E mi preoccupi con questo tuo continuo rinvangare il passato. La cosa peggiore per la tua salute. (Gli batte amorevolmente sul braccio) A questo penso, caro!
Ori Grazie della tua attenzione per la mia salute! Ma temo che non ci siano speranze per te. Mi sento proprio bene.
Lavinia (lo affronta, come fuori di s) Come puoi insinuare una cos orribile... (Dominandosi a viva forza e sforzandosi di sorridere) Ma tu cerchi solo di irritarmi e io non lo far. Sono felice che ti senta meglio. Stasera hai mangiato con appetito. La lunga passeggiata, che abbiamo fatto con Hazel, ti ha fatto bene.
Ori Gi! Perch non mi lasci neanche un momento solo con lei? Hai acconsentito che le chiedessi di sposarmi e ora che siamo fidanzati, non ci lasci mai soli! (Con un sorriso amaro) Ma capisco bene il motivo. Hai paura che mi lasci sfuggire qualche cosa.
Lavinia (gli si siede di fronte, stancamente) Come puoi rimproverarmi, se poi fai cos...
Ori (cupo) No. Ho paura io stesso di rimanere troppo a lungo solo con lei, paura di me. Non ho diritto di stare nel suo mondo e intanto come mi sento attratto dalla sua purezza! Il suo amore mi fa sembrare meno vile ai miei occhi. (Con una risata cattiva) E nello stesso tempo un milione di volte pi vile! E' questo l'orrore. Cos temo che non potrai sperare di liberarti di me, per mezzo di Hazel. E' un'altra isola perduta. E' pi saggio da parte tua tenerla lontana da me, ti avverto. Perch quando vedo nei suoi occhi l'amore per un assassino, la colpa mi rigurgita in gola come un vomito velenoso e sento il bisogno di cacciarlo fuori e confessare !
Lavinia (a bassa voce) E' per questo che vivo nel terrore: che in uno dei tuoi accessi tu dica qualche cosa dinanzi ad estraneo, ora che tutto passato e dimenticato... quando non c' il minimo sospetto.
Ori (duro) Credi di sfuggire all'espiazione! Non puoi... confessa e espia nel senso pi completo della legge! E' l'unico mezzo per lavare le nostre anime dal rimorso del sangue di nostra madre!
Lavinia Zitto! Smettila!
Ori Domanda a nostro padre, il giudice, se non cos! Lo sa! Continua a dirmelo.
Lavinia Oh Dio! E ancora, ancora e ancora! Non ti lascer mai questo tuo stupido rimorso? Non vedi come mi torturi? Stai diventando il mio rimorso, anche. (Riaffiora in lei la sua vecchia gelosia) Ma come puoi continuare ad amarla quando sai che voleva lasciarti per sposare quell'uomo?
Ori (con tono violento di accusa) S! Proprio come tu pensi, ora, a lasciarmi per sposare Pietro! Ma, perdio, non lo farai! Smetterai queste idee molto presto quando saprai quello che ho scritto!
Lavinia (con ansia) Che hai scritto?
Ori (l'ira gli cade ed preso da una soddisfazione malvagia) Ah! ti spaventa questo, eh! Fai bene a spaventarti !
Lavinia Dimmi che hai scritto.
Ori Niente dei tuoi maledetti affari!
Lavinia Devo saperlo!
Ori Ho quasi finito, posso anche dirtelo, in seguito alle sue vive sollecitazioni. (Indica con aria ironica il ritratto del padre) Quale ultimo rampollo dei Mannon - e di ci rendo grazie a Dio - ho scritto la storia della nostra famiglia! (Aggiunge con una occhiata al ritratto e con un malizioso schioccare delle labbra) Non intendo per dire che lui approvi tutto quello che ho buttato gi.
Lavinia (cercando di mantenersi calma, con ansia) Che storia racconti?
Ori La vera storia di tutti i delitti della nostra famiglia: a cominciare dal nonno Abele. Di tutti i delitti, compresi i nostri, capisci?
Lavinia (atterrita) Vuoi dire che hai davvero...?
Ori S! Ho cercato di rintracciare nel suo segreto pi intimo il passato dei Mannon, la malvagia fatalit che sta dietro alle nostre vite! Ho pensato che se avessi potuto vedere chiaramente tutto questo nel passato, sarei stato capace di predire il destino, che riservato a noi, Vinia, ma non ho osato predirlo, non ancora, sebbene possa immaginare.
Lavinia Ori!
Ori La maggior parte di ci che ho scritto riguarda te. Ho scoperto che, fra tutti noi, sei la criminale pi interessante!
Lavinia Ma come puoi dirmi queste orribili cose, dopo tutto quello che io...
Ori (come se non l'avesse udita, inesorabile) Tante strane cose nascoste nel passato dei Mannon si combinano con te. Per darti un esempio, ricordi il primo ufficiale Wilkins, durante la traversata per San Francisco? Oh! Lo so che mi credevi istupidito dal dolore, ma io non ero cieco. Ho visto che lo desideravi!
Lavinia (con collera, senza poter reprimere un moto di colpevole confusione) Non l'ho mai considerato. Era un ufficiale di bordo per me e basta.
Ori (ironico) Anche Adamo Brant era ufficiale di bordo. E Wilkins ti ricordava Brant.
Lavinia No!
Ori Ed ecco perch a San Francisco hai messo immediatamente il lutto e hai comprato dei vestiti nuovi, coi colori della mamma!
Lavinia (furiosa) Smettila di parlare di lei! Tu pensi, a sentirti, che io non ho una vita tutta mia!
Ori Desideravi Wilkins come desideravi Brant!
Lavinia E' una menzogna!
Ori Sei tu che menti! Sai perfettamente che, dietro la tua pretesa di considerare l'assassinio di nostra madre un atto di giustizia, c'era il tuo odio geloso ! Me ne aveva avvisato ed ora lo vedo chiaramente! Volevi Brant per te!
Lavinia Non vero! L'odiavo!
Ori S, ma quando hai saputo che era il suo amante! Ma lasciamo stare questo, adesso. So che l'ultima cosa che potresti ammettere di fronte a te stessa. Veniamo a quello che ho scritto sulle tue avventure nelle mie isole perdute. O, dovrei dire, nelle isole di Adamo Brant! Lui pure ci era stato, se te ne ricordi. Probabilmente era andato con una delle indigene. Era fatto cos. E' questo che pensavi quando eravamo l.
Lavinia Basta! Basta! Ti avverto che non sopporter pi a lungo.
Ori (senza badarle e sempre con lo stesso tono sarcastico) Che paradiso quelle isole, per te! Tutti quegli uomini ben fatti che guardavano te e i tuoi capelli belli e strani. Allora sei diventata finalmente bella come la mamma! Sapevi che tutti ti desideravano, no? Ti riempiva d'orgoglio. Specialmente Avahanni! L'osservavi, mentre ti guardava il corpo attraverso le vesti, come se ti volesse denudare con gli occhi! E lo desideravi!
Lavinia No!
Ori Non mentire! (La accusa, spinto da violenta gelosia) Cosa hai fatto con lui quella notte, che ero ammalato e sei andata ad assistere alle loro danze spudorate? Qualcosa accaduto tra voi due! Ho visto il tuo viso quando sei tornata e sei rimasta con lui di fronte alla nostra capanna!
Lavinia (calma e dignitosa) L'ho soltanto baciato per dargli la buona notte... per gratitudine! Era innocente e buono. M'aveva fatto capire, per la prima volta nella vita, che l'amore pu essere dolce e naturale.
Ori Cos, l'hai baciato? Ed tutto?
Lavinia (con un improvviso scoppio di provocazione deliberata e cattiva, che ricorda la madre nell'ultimo atto del Ritorno , quando eccitava la rabbia gelosa di Ezra Mannon poco prima di avvelenarlo) E se non fosse tutto? Non sono cosa tua! Ho il diritto di amare!
Ori (reagendo come suo padre, col volto divenuto livido, con un orribile e furioso grido l'afferra alla gola) Sgualdrina! Sgualdrina! Ti ammazzo! (D'un tratto gli cade tutta l'ira; debole e supplichevole) No, tu menti! E' vero che menti? Per amor di Dio, Vinia, dimmi che hai mentito!
Lavinia (commossa e tremante, balbetta) S, ho mentito... come hai potuto credere che io... Oh! Ori, qualcosa mi ha costretto a parlare cos... contro la mia volont... qualcosa sorta in me... come uno spirito malvagio !
Ori (con un riso feroce) Gli spettri! Ma sei stata simile alla mamma come in quel momento...
Lavinia Non parlarmi pi! Perdonami! Dimentichiamo! Ti prego, dimentica!
Ori S, purch gli spettri ci lascino dimenticare! (La fissa un momento... poi soddisfatto) Ti credo sul conto di Avahanni. Ho sempre sperato il contrario. Non ho mai sospettato realmente o lo avrei ucciso e anche te. Credo che tu lo sappia. (Poi con la sua solita e ossessionante insistenza) Ma tu eri lo stesso colpevole, nel tuo cuore.
Lavinia Smettila di rinvangare tutto questo! Smetti di torturarmi, altrimenti... Ti ho avvisato! Ti avviso anche ora! Non ne posso pi!
Ori (con una smorfia sarcastica e diabolica: calmo) E allora perch non mi uccidi? Ti aiuter io a fare il piano come abbiamo fatto per Brant, cos non sarai sospettata! E te ne sar grato! Io odio la mia vita!
Lavinia (muta dall'orrore, pu profferire soltanto) Oh!
Ori (con folle e tranquilla insistenza) Non vedi che io sono ora al posto di nostro padre e tu sei la mamma? E' questa la terribile fatalit, che non ho osato predire! Io sono il Mannon, al quale sei incatenata! Cos non ti pare chiaro...
Lavinia (coprendosi gli orecchi con le mani) Per amor di Dio, taci! (D'un tratto l'orrore le si trasforma in una collera violenta e ripete inconsciamente la stessa minaccia, che, con la sua provocazione, ha strappata alla madre nel secondo atto del Ritorno ) Bada, Ori! Sar colpa tua... se...! (Si arresta, atterrita dalle sue parole).
Ori (con sarcasmo diabolico) Se cosa? Se morr misteriosamente di mal di cuore?
Lavinia Lasciami stare. Lasciami stare. Non parlare cos. Come puoi essere cos cattivo? Ma non lo sai che sono tua sorella... tua sorella, che ti ama e che darebbe la vita per la tua pace?
Ori (con tono aspro e minaccioso) Non ti credo. Lo so che stai macchinando qualche cosa! Ma bada! Non ti perdo di vista! Ti avverto che non ti permetter di lasciarmi per Pietro! Affider la confessione che ho scritto perch sia letta nel caso che tu cerchi di sposarlo... o nel caso che io muoia.
Lavinia (come pazza, l'afferra per il braccio e lo scuote forte) Smettila con queste idee! Sei un demonio che mi tortura! Non voglio sentire! (Rompe in singhiozzi. Ori la fissa sorpreso: pare che ritorni quasi nel suo stato normale e lo sguardo selvaggio gli scompare dagli occhi, lasciandoli vitrei e senza vita).
Ori (con tono strano) Non piangere. I dannati non piangono. (Cade pesantemente nella poltrona del padre e rimane con gli occhi fissi a terra. D'un tratto, con voce aspra) Va' via! Voglio rimanere solo... per finire il mio lavoro.
(Sempre singhiozzando, con una mano sugli occhi, Lavinia cerca l'uscita alla cieca e trovatala, esce, chiudendosi la porta alle spalle. Ori riapre il cassetto, tira fuori il manoscritto e si rimette a scrivere).
FINE DEL SECONDO ATTO
TERZO ATTO
Il salotto, come nel secondo quadro del primo atto. Sulla mensola del camino due candele accese, che illuminano con la loro luce tremula i ritratti di Abele Mannon, al centro, e quelli degli altri Mannon, appesi ai due lati. Pare che gli occhi dei ritratti posseggano una vita intensa e amara per quello sguardo glaciale, che si posa sprezzante sulla vita e la isterilisce per L' incapacit di vivere , come ha detto Ori di suo padre nel secondo atto dell'Agguato. Non trascorso nessun intervallo tra la fine dell'atto precedente e l'inizio di quest'atto.
(Lavinia entra dal vestibolo, proveniente direttamente dallo studio. Si avvicina al tavolo ed alza la luce della lampada, che vi accesa. E' in un terribile stato di tensione. Gli angoli della bocca hanno una continua contrazione. Intreccia e scioglie le dita delle mani congiunte con un movimento lento e tormentoso, che ricorda sua madre nell'ultimo atto dell' Agguato ).
Lavinia (passeggiando per la stanza) Non ne posso pi! Perch si ostina a mettermi in testa l'idea della sua morte? Farebbe meglio a... Perch non ha il coraggio? (In un impeto di angoscioso rimorso, i suoi occhi si posano inconsciamente sui ritratti dei Mannon sulla parete a destra, come se fossero il visibile simbolo del suo Dio) Liberatemi da questi pensieri, Signore! Sapete che amo Ori. Mostratemi la via per salvarlo! Non mi fate pensare alla morte! Non posso sopportare un'altra morte! Vi prego! Vi prego! (Sentendo venir del rumore dal vestibolo, si riprende e finge di scorrere un libro, che sul tavolo).
Seth (dalla soglia) Vinia!
Lavinia Che c', Seth?
Seth Quella maledetta idiota di Hannah da capo con le sue convulsioni. Dice che in cantina dei fantasmi le hanno strisciato dietro. Faresti bene a calmarla, o se ne andr. (Indignato) Ecco che abbiamo guadagnato a emanciparli!
Lavinia (stancamente) S, le parler. (Esce con Seth).
(Una pausa. Si sente squillare il campanello di ingresso. Poco dopo si vede Seth attraversare il vestibolo per andare ad aprire e lo si sente salutare Pietro ed Hazel, che entrano seguiti da lui).
Seth Vinia per il momento occupata. Sedetevi. Verr subito.
Pietro Bene, Seth.
(Seth esce. I due si siedono. Pietro ha il suo solito aspetto cordiale e buono. Hazel ho invece un'espressione di disagio e di nervosismo e un'aria decisa).
Pietro Bisogna che faccia una corsa alla riunione del Consiglio. Non posso farne a meno. Torner fra una mezz'ora, forse prima.
Hazel (con un lieve brivido) Odio questa casa, adesso. Odio venire qui. Se non fosse per Ori che va sempre peggio! Tenerlo chiuso qui la peggior cosa che Vinia possa fare.
Pietro E' lui che non vuole uscire. Sai benissimo che deve costringerlo per farlo passeggiare con te.
Hazel E viene anche lei. Non lo lascia solo un minuto.
Pietro Ah! Per questo hai rancore per lei!
Hazel Non dir sciocchezze, Pietro! Penso semplicemente e sono pronta a dirglielo in faccia - che ha una cattiva influenza su Ori. Sento che c' in qualche maniera, qualcosa di spaventoso. Certe volte mi atterrisce... e Vinia... l'ho osservata quando ti guarda. E' cos cambiata! C' qualcosa di sfacciato, in lei.
Pietro Adesso comincia anche tu... Dovresti vergognarti, Hazel!
Hazel Non mi vergogno! Ho un certo diritto a dire la mia opinione sul come trattato. Ho deciso di farlo d'ora in poi. La convincer a farlo venire per qualche tempo da noi. Ho chiesto il permesso alla mamma e la mamma contenta.
Pietro S, credo che sia un'ottima trovata per tutti e due. Lei ha bisogno di sposarsi lontana da lui.
Hazel Vinia non dello stesso parere! Gliene ho parlato ieri e mi ha guardato in un modo. (Risoluta) Ma ho deciso di farmi promettere da lui che verr da domani, qualunque cosa lei dica.
Pietro (battendo una mano sulla spalla) Ma non t'inquietare per niente. Ti aiuter a convincerla. Ti aiuter in tutto, purch Ori stia meglio. E anche solo per ragioni mie. Fino a che Vinia sar legata a lui non potremo sposarci.
Hazel (lo fissa lentamente) Vuoi proprio sposarla... ora?
Pietro Perch questa stupida domanda? Che significa, vuoi sposarla ora?
Hazel (con voce tremante e sul punto di scoppiare a piangere) Oh, non lo so! Non lo so. Pietro!
Pietro Che diamine hai?
Hazel (sentendo rumore dal vestibolo, si ricompone) Zitto! (Ori appare sulla soglia. Li guarda, poi gira attorno lo sguardo per accertarsi che non vi sia Lavinia).
Pietro e Hazel Buona sera, Ori.
Ori Buona sera. (Eccitato, si avvicina ai due e chiede a bassa voce) Dov' Lavinia?
Hazel Seth ci ha detto che gi a vedere qualcosa.
Pietro (guardando lorologio) Bisogna che vada a questa maledetta riunione del Consiglio.
Ori (con ansia) Te ne vai?
Pietro (scherzoso) E non farti vedere cos contento per questo. Non gentile.
Ori Volevo star solo con Hazel!
Pietro S. Ma non hai bisogno di mettermi alta porta. (Esce, dopo aver battuto sulla spalla di Ori. Ori lo segue con lo sguardo sino a quando lo sente chiudere la porta d'ingresso).
Ori (eccitato) Senti, Hazel! Desidero che tu faccia una cosa. Ma aspetta! Devo andare a... (Esce in fretta e lo si sente andare dal vestibolo nello studio. Poco dopo ritorna con una grande busta sigillata in mano, che consegna ad Hazel, parlando precipitoso e girando nervosamente il capo, mentre fissa con apprensione la porta) Ecco! Prendi questa! Presto, non farla vedere a lei! Desidero che tu la conservi in luogo sicuro e senza far mai sapere a nessuno che nelle tue mani! Se la tenessi qui potrebbe essermi rubata. La conosco bene! Me lo prometti?
Hazel Ma... che cos', Ori?
Ori Non posso dirtelo. Non domandarmelo. E mi devi promettere che non l'aprirai mai... a meno che non m'accada qualcosa.
Hazel (impaurita) Che vuoi dire?
Ori Se io morissi, o - questa la cosa pi importante - se lei cerca di sposare Pietro... la vigilia delle nozze... desidero che tu faccia leggere a Pietro quello che contiene.
Hazel Non vuoi che sposi Pietro?
Ori No! Non pu avere felicit. Deve essere punita. (Le prende la mano: eccitato) Ascoltami, Hazel! Non mi devi amare pi. L'unico amore, che sono ora capace di concepire, l'amore della colpa per la colpa, che reca colpa maggiore finch non si arriva cos in fondo all'inferno da non poter affondare ancora pi in basso, e l si riposa in pace. (Rompe in una risata cattiva e volge il capo dall'altra parte).
Hazel Ori! Non dire cos! (Vincendo il proprio orrore, tenera e pacificatrice) Povero caro! Vieni vicino a me! (Le si avvicina e lo cinge con un braccio) Senti. Lo so che qualcosa ti tormenta e non voglio sembrare indiscreta, ma sono cos sicura che ti solleverebbe dirmi che cosa hai. Non ci hai pensato, Ori?
Ori S! S. Voglio confessarmi. Confessarmi alla tua purezza! Voglio essere perdonato! (Si riprende in tempo) No. Non posso. Non me lo domandare. Io l'amo.
Hazel Ma sciocco. Vinia stessa lo ha raccontato a Pietro e gli disse di dirmelo.
Ori (fissandola, stravolto) Cosa gli ha detto?
Hazel Che hai avuto un alterco con la mamma la sera prima che... e che questo ti ha angustiato fino ad accusarti della sua morte.
Ori (aspro) Ah, s? (Ironico) Cos, nel caso ti raccontassi... Oh! E' furba. Ma non abbastanza, stavolta. (Vendicativo) Ricordati che cosa ti ho dato Hazel e fa esattamente quello che ti ho detto. (Con un tono di implorazione disperata) Per amor di Dio, Hazel, se mi vuoi bene... fammi andar via di qui o accadr qualcosa di terribile!
Hazel E' proprio quello che voglio fare. Domani verrai a stare con noi.
Ori (con amarezza) E credi che lei mi lascer venire?
Hazel Ma non hai il diritto di fare quello che vuoi?
Ori Potrei svignarmela alla chetichella, a 6ua insaputa, e allora tu mi potresti nascondere se venisse a cercarmi, dirla che non ci sono.
Hazel (indignata) Non far una cosa simile! Non sono abituata a mentire! Come puoi avere tanta paura di Vinia?
Ori (sentendo dei rumori dal vestibolo, le fa segno di tacere e poi in fretta) Sta venendo! Non farle vedere quello che ti ho dato. Va subito a casa e chiudilo a chiave. (Si scosta in punta di piedi, come se avesse paura d'essere scoperto accanto a lei e va a sedersi sul divano, assumendo un'attitudine troppo palesemente indifferente).
(Lavinia, non appena sulla soglia, trasale nel vedere soli Hazel ed il fratello. Avverte subito che c' qualcosa nell'aria e fissa insistentemente sia l'uno che l'altra).
Lavinia (cercando di assumere un contegno indifferente) Mi rincresce di aver tardato tanto!
Hazel Non importa.
Lavinia (sedendo sulla sedia al centro) Dov' Pietro?
Hazel Ha dovuto andare ad una riunione del Consiglio. Ritorner fra poco.
Lavinia (nel suo tono si avverte la sua preoccupazione) E' andato via da molto?
Hazel Non da molto.
Lavinia (aspra al fratello) Credevo che tu fossi nello studio.
Ori (intuendo la preoccupazione della sorella, sarcastico) Ho finito il mio lavoro.
Lavinia Hai finito...? (Fissa attentamente Hazel; con un forzato tono scherzoso) Che aria misteriosa avete. Che stavate macchinando?
Hazel (con un riso stentato) Perch Vinia? Che cosa ti fa pensare?
Lavinia Mi nascondete qualche cosa. (Hazel trasale e muove istintivamente la mano, che regge la busta, per nasconderla meglio dietro la schiena. Lavinia se ne avvede. Se ne accorge anche Ori, che cerca di venire in aiuto di Hazel).
Ori Non nascondiamo proprio niente. Hazel mi ha invitato ad andare qualche giorno da loro... e ci vado.
Hazel (recisa) S. Ori verr domani.
Lavinia (allarmata e risentita, con freddezza) Sei veramente gentile. So che lo fai per il suo bene. Ma non pu venire.
Hazel (aspra) Perch?
Lavinia Non credo che sia il caso di discuterne, Hazel. Dovresti sapere...
Hazel (con collera) Non so nulla! Ori in et di andare dove vuole!
Ori Lasciala dire quello che vuole, Hazel! Ho le migliori carte in mano da ora in poi! (Lavinia lo guarda atterrita dalla trionfante soddisfazione della sua voce).
Hazel Mi pare che dovresti essere contenta. E' la cosa migliore per lui.
Lavinia (in collera) Ti prego di immischiarti nei tuoi affari, Hazel!
Hazel (balza in piedi e nella collera dimentica di continuare a tener nascosta la busta, che ha in mano) Ed proprio affare mio. Amo Ori pi di te! Credo che tu non lo ami per niente, dal tuo modo di fare!
Ori (vedendo la busta in mostra, la chiama per avvertirla) Hazel! (Comprende e nasconde subito la busta dietro la schiena. Lavinia vede tale mossa, ma per il momento non si rende conto dello scopo) Hai detto che dovevi tornare presto a casa. Non voglio ricordartelo ma...
Hazel (in fretta) Hai ragione. (Accenna ad andarsene, cercando di nasconder meglio la busta, conscia che Lavinia la sorveglia sospettosa. Con tono di sfida ad Ori) Ti aspettiamo domani, la tua camera gi pronta. (A Lavinia, fredda) Dopo che mi hai insultato cos Vinia, spero che tu stessa veda che non possiamo pi essere amiche. (Cerca, in modo maldestro, di raggiungere la porta).
Lavinia (mettendosi fra lei e la porta, con collera e con tono di accusa) Che nascondi dietro la schiena? (Hazel arrossisce, ma, non volendo mentire, non risponde. Lavinia si rivolge ad Ori) Le hai dato quello che hai scritto? (Siccome egli esita: violenta) Rispondimi!
Ori E' affar mio. Se glielo avessi dato?
Lavinia Vigliacco! (Con forza ad Hazel) Dammela. Hai capito ?
Hazel Come osi parlarmi con questo tono? (Cerca di uscire, ma Lavinia le sbarra la strada, mettendosi fra lei e la porta).
Lavinia Non te ne andrai fino a che... (Supplichevole) Ori. Pensa a quello che fai! Dille che me la dia!
Ori No!
Lavinia (lo abbraccia implorante, mentre egli distoglie lo sguardo da lei) Sii ragionevole un momento. Non puoi far questo. Sei un Mannon!
Ori (aspro) Appunto perch lo sono.
Lavinia Per amor della mamma, non puoi. Tu l'amavi.
Ori Gliene importava tanto... Lasciala in pace!
Lavinia (disperata) Per amor mio, allora! Lo sai che ti voglio bene! Fammela dare da Hazel ed io far qualunque cosa... qualunque cosa tu voglia!
Ori (la fissa negli occhi, piegando il capo sino ad essere col viso contro il viso della sorella) Proprio?
Lavinia (arretrando, esitante) S.
Ori (rompe in un riso di folle trionfo che lo soffoca. Si avvicina ad Hazel, che rimasta come intontita, senza comprendere che ci sia dietro le loro parole, ma intuendo tuttavia qualcosa di sinistro, che l'atterrisce. Ori, autoritario, con gli occhi fissi su Lavinia) Dammela, Hazel.
Hazel (gli porge la busta, con voce tremante) Andr a casa. Credo che non ti aspetteremo domani, ormai.
Ori No. Dimenticami. L'Ori che amavi stato ucciso in guerra. (Con un sorriso forzato) Ricorda il morto eroe, non il suo putrido spettro. (Aspro) Vattene. Addio. (Hazel, singhiozzando, esce in fretta dalla stanza. Ori si avvicina a Lavinia, e le consegna la busta; rude) Tieni! Comprendi che la promessa che hai fatto significa rinunciare a Pietro? E non vederlo pi?
Lavinia S.
Ori Ma forse tu pensi che essa si limiti solo a questo e che io sar pago d'una promessa, che ti ho strappata a forza e che farai di tutto per non mantenere. Ah! No! Non sono cos stupido. Devo essere sicuro. (Ella rimane senza rispondere e senza guardarlo. Egli la fissa e a poco a poco il suo volto assume una perversa espressione di desiderio) Hai detto che avresti fatto qualunque cosa per me. E' una promessa grande, Vinia, qualunque cosa!
Lavinia (ritraendosi con ribrezzo) Che vuoi dire? Che orribili cose mediti dietro i tuoi discorsi di pazzo? No, non voglio saperlo! Perch mi guardi in questo modo?
Ori Sembra che tu non capisca quello che significa per me ora... quello che tu stessa hai voluto dire da quando abbiamo ucciso nostra madre!
Lavinia Ori!
Ori Ora ti amo con tutta la colpa che in me... la colpa che dividiamo! Forse ti amo troppo, Vinia!
Lavinia Non sai ci che dici!
Ori Ci sono momenti in cui tu non sembri mia sorella, n la mamma, ma un'estranea con gli stessi magnifici capelli. (Le tocca carezzevole i capelli. Ella si ritrae con violenza. Egli ride in modo strano) Forse sei Maria Brantme? E dici che non ci sono spettri in questa casa!
Lavinia (fissandolo, come affascinata dall'orrore) Per amor di Dio! No! Tu sei pazzo! Non puoi pensare... Ori E come, se no, sarei sicuro che non mi lasci? Non oseresti pi lasciarmi. Ti sentiresti colpevole come mi sento io, allora... E saresti dannata come me! (Con collera improvvisa, nel veder crescere l'espressione di orribile repulsione sul viso della sorella) Devo in qualche modo trovare una certezza o impazzire. E tu non vuoi che impazzisca, vero? Parlerei troppo! Confesserei. (Come se questa parola suscitasse qualche cosa entro di lui, il suo tono immediatamente si trasforma in una implorazione appassionata) Vinia, per amor di Dio, andiamo a confessare, ad espiare l'assassinio di nostra madre, a trovare assieme la pace.
Lavinia (tentata e torturata, con un sussurro carico di desiderio) La pace! (Facendo appello alla sua volont, balza in piedi selvaggia) No! Vigliacco! Non c' niente da confessare. Si fatta solo giustizia.
Ori (si rivolge ai ritratti con folle sarcasmo) L'avete udita? Lavinia Mannon pi dura a spezzarsi di me. E dovrete perci apparirle e perseguitarla per tutta la vita!
Lavinia (senza potersi pi dominare, lo affronta in un accesso di furore e di odio) Ti odio! Vorrei che fossi morto! Sei troppo vile per vivere! Ti ammazzeresti, se non fossi un vigliacco!
Ori (arretra come se avesse ricevuto un colpo. Lespressione folle e dolorosa del suo viso si trasforma in una espressione di terrore) Vinia!
Lavinia Lo ripeto! Lo ripeto! (Rompe in singhiozzi).
Ori (implorante) Vinia! (La fissa ancora una volta con un'espressione di terrore, poi gli occhi riprendono lo sguardo selvaggio e ossessionato. Con feroce sarcasmo) Un altro atto di giustizia, eh? Mi vuoi spingere al suicidio, come ho fatto io con la mamma! Occhio per occhio, vero? Ma... (S'arresta di colpo e guarda dinanzi a s, come se quest'idea s'impadronisse d'un tratto della sua torturata fantasia e parla a se stesso, come affascinato) S! questa appunto sarebbe giustizia... ora che sei la mamma! Lei parla attraverso te! (Sempre pi ipnotizzato dal corso del suo pensiero) S! E' la via che porta alla pace... a ritrovar lei, la mia isola perduta. Anche la morte un'isola di pace, e la mamma star ad aspettarmi. (Immagina di parlare alla morta) Mamma ! Sai che far allora? Mi butter in ginocchio e ti chieder perdono, e dir... (La bocca gli diviene convulsa, come se vomitasse del veleno) Ti dir che sono felice che tu abbia trovato l'amore, mamma! Auguro felicit a te e ad Adamo! (Ride esultante) Tu mi ascolti! Tu sei ora qui! E mi chiami! E m'aspetti per ricondurmi a casa! (S'avvia verso la porta).
Lavinia (che ha sollevato il capo ed rimasta a fissarlo atterrita durante l'ultima parte del suo discorso, lacerata dal rimorso, lo raggiunge e gli butta le braccia al collo) No! Ori, no!
Ori (la scosta con violenza, con una irritazione fraternamente rude) Levati di mezzo. Hai capito? La mamma mi aspetta. (Sulla soglia, si volge e dice aspro) Taci! C' Pietro! Basta ora.
(Ritorna nella stanza, non appena Pietro sulla soglia).
Pietro Scusatemi se sono entrato direttamente. La porta era aperta. Dov' Hazel?
Ori (con studiata indifferenza) E' andata a casa. (Con un'occhiata rapida, significativa e ironica a Lavinia) Stavo andando nello studio a pulire la mia pistola. E' impressionante come arrugginita. Sono contento che tu sia venuto, Pietro. Puoi fare compagnia a Vinia.
(Esce. Pietro lo segue con lo sguardo perplesso).
Lavinia (con un grido soffocato) Ori! (Nessuna risposta... solo il rumore della porta dello studio, che si chiude. Fa per seguirlo, si arresta e si getta poi fra le braccia di Pietro, come per protezione contro se stessa e comincia a parlare con volubilit, come se volesse affogare il suo pensiero) Tienimi stretta, Pietro! Non c' che l'amore. Non vero? L'amore conta pi di tutto. Nessun prezzo troppo grande! O la pace! Bisogna aver la pace. Si troppo deboli per dimenticare e nessuno ha il diritto di togliere la pace. (Fa un gesto per coprirsi gli orecchi con le mani).
Pietro (allarmato dall'eccitazione febbrile di Lavinia) E' pazzesco andare a smontare una pistola... nel suo stato. Vado a togliergliela?
Lavinia (stringendolo pi forte) Oh, non sar meraviglioso, Pietro, quando ci saremo sposati e avremo una casa con un giardino e gli alberi! Saremo cos felici. Amo tutto quello che cresce semplicemente - verso il sole tutto quello che forte e diritto! Odio tutto quello che contorto, che striscia, che divora se stesso e muore, dopo aver vissuto sempre nell'ombra. (La sua voce diventa pi forte. Rif il gesto di coprirsi gli orecchi con le mani) E non posso attendere... attendere.
(Dallo studio viene l'eco d'un colpo d'arma da fuoco).
Pietro (liberandosi dalla stretta di Lavinia e uscendo di corsa) Dio mio! Che ?
Lavinia (barcolla e s'appoggia al tavolo, con voce debole e tremante) Ori, perdonami! (Riprende il proprio dominio con un terribile sforzo di volont. Come un automa, nasconde la busta sigillata in un cassetto della scrivania, che chiude a chiave) Debbo andare dentro.
(Nell'avviarsi, i suoi occhi s'incontrano con quelli dei ritratti dei Mannon, fissi su lei con un'espressione accusatrice: con tono di sfida) Perch mi guardate cos? Non era l'unico mezzo per mantenere anche il vostro segreto? Ma ora mi sono finalmente liberata di voi, capite? Io sono la figlia della mamma... non una di voi! Vivr a vostro dispetto!
(Alza le spalle, con un ritorno del secco portamento militare d'una volta, imitato dal padre, come se, mediante lo stesso atto, con il quale ha rinnegato i Mannon, fosse ritornata al suo ceppo originario, ed esce dalla stanza rigida ed eretta).
FINE DEL TERZO ATTO
QUARTO ATTO
L'esterno della casa, come nel primo quadro del primo atto.
(E' un tardo pomeriggio, tre giorni dopo l'azione dell'atto precedente. La casa dei Mannon ha lo stesso aspetto che aveva nel primo atto del Ritorno . La luce del sole, morbida e dorata, avvolge in un pulviscolo tremulo e luminoso il portico del tempio greco, accentuando il candore delle colonne, il verde cupo delle imposte, il verde della siepe e il verde e il nero dei pini. Le colonne proiettano sbarre d'ombra sul retrostante muro grigio.
Le imposte e le vetrate delle finestre sono spalancate. Il sole si riflette nelle vetrate a pianterreno. E quel riflesso come lo sguardo smorzato di occhi intenti e vendicatricI).
Seth (entra dal viale. Ha in mAno un paio di cesoie e livella svogliatamente l'erba del prato, che fiancheggia il viale. In realt, cerca solo d'ammazzare il tempo, masticando tabacco e canticchiando fra i denti con un tono accorato, con la sua voce un tempo di baritono, ma ora lamentevole e invecchiata, la canzone Shenandoah ) Oh Shenandoah, come vorrei sentirti,
fiume mio rapinoso.
Oh Shenandoah
come vorrei avvicinarmi a te;
ma lontano, lontano sono diretto
attraverso l'immenso Missouri
Oh, Shenandoah, io amo tua figlia,
ahi! ahi! fiume mio rapinoso! .
(Smette di cantare e aguzza lo sguardo verso le aiuole fiorite... scuote il capo e borbotta tra s) E' un'altra volta l a cogliere i miei fiori. Come faceva la madre. Ha riempito tutte le stanze di fiori. Diamine speravo che la smettesse finiti i funerali. Non me rimarr nemmeno uno nel mio giardino! (Distoglie lo sguardo e riprende svogliato il lavoro, borbottando cupo) E' maledettamente strano per un soldato rimanere ucciso, pulendo la propria pistola... almeno la gente dice cos.
(Lavinia entra dalla sinistra. I tre giorni trascorsi l'hanno straordinariamente cambiata. Vestita di nero, sembra un'altra volta esile e appiattita. La somiglianzA del viso con una maschera ancora pi accentuata. Ha il volto solcato da rughe, devastato dall'insonnia e come solidificato in una espressione impassibile e dura. Le labbra sono esangui, stirate in una linea severa. Porta un gran fascio di fiori. Lo d a Seth e parla con una voce strana e senza tono).
Lavinia Prendi questi, Seth, e dalli ad Hannah. Di' che li metta in tutte le stanze. Voglio che la casa sia piena di fiori. Pietro sta per venire: voglio che tutto sia bello e allegro. (Va a sedersi in cima alla scala. Rimane col busto eretto, con le braccia rigide lungo i fianchi, con le gambe e i piedi uniti, e, in tale attitudine, fissa il riverbero del sole con occhi immobili e duri).
Seth (guardandola preoccupato) T'ho vista seduta qui anche stamattina alle cinque... e ogni mattina da quando Ori... ma non hai dormito nemmeno un po'? (Lavinia non gli risponde, continuando a guardare dinanzi a se) Vuoi che ti porti fuori un divano? Forse potresti dormire un po' e ti farebbe bene.
Lavinia No. Grazie, Seth. Aspetto Pietro. (Dopo una pausa, con curiosit) Perch non m'hai detto d'andare a dormire in casa? (Seth finge di non avere inteso la domanda e cerca d'evitare il suo sguardo) Capisci, vero? Sei da tanto con noi Mannon. Sai che non c' riposo in questa casa, costruita dal nonno come un tempio d'odio e di morte!
Seth (senza potersi pi contenere) Cerca di non vivere qui, Vinia. Sposati Pietro e falla finita.
Lavinia Lo sposer. E me ne andr lontano con lui e dimenticher questa casa e quello che vi accaduto!
Seth Questo parlare, Vinia!
Lavinia La chiuder e la lascer morire al sole e alla pioggia. I ritratti dei Mannon si decomporranno alle pareti e gli spettri si dissolveranno nella morte. E i Mannon saranno dimenticati. Sono l'ultima e non per molto. Sar la signora Niles. E loro saranno finiti, grazie a Dio. (Si protende verso il sole e chiude gli occhi. Seth la fissa preoccupato; scuote il capo e sputa. Sentendo un rumore di passi nel viale, guarda in quella direzione).
Seth Vinia, sta venendo Hazel.
Lavinia (riprende la sua attitudine rigida, con una certa apprensione) Hazel? E che vuole? (Balza in piedi, come se volesse correre in casa. Si ferma poi in cima alla scala, con voce dura) Seth, va a lavorare di l.
Seth Sta bene. (Esce dietro la siepe dei lill, mentre Hazel entra da sinistra. Lo si sente dare la buona sera ad Hazel) Buona sera, Hazel.
Hazel Buona sera, Seth.
(S'arresta di colpo e fissa Lavinia. Questa la fissa a sua volta con un duro sguardo di sfida. Hazel a lutto. Il suo viso pallido e triste, i suoi occhi dimostrano che ha molto pianto, ma c' in lei un'attitudine ferma e risoluta, quando, decisasi ad attuare il suo proposito, va verso i piedi della scala).
Lavinia Che vuoi? Ho molto da fare.
Hazel (calma) Non ci vorr molto a dirti quel che ti voglio dire, Vinia. (D'un tratto la investe) Non vero che Ori si sia ucciso per disgrazia! Lo so! Ha voluto uccidersi.
Lavinia Faresti meglio a badare a quello che dici. Posso provare quello che accaduto. C'era anche Pietro.
Hazel Non mi importa di quello che si dice!
Lavinia Credevo che tu saresti stata l'ultima ad accusare Ori.
Hazel Non accuso lui! Non dirlo. Te accuso! Sei stata tu a spingerlo! So di non poterlo provare come non posso provare tante cose, che Ori mi ha fatto intuire. Ma so che sono accadute... e che in qualche modo tu ne sei responsabile!
Lavinia (nascondendo un sussulto di paura, con un tono forzato di rimprovero) Che penserebbe Ori della tua venuta qui, il giorno dei tuoi funerali, per accusarmi della sciagura che ha colpito la nostra famiglia?
Hazel (pentita ma nel tempo stesso aggressiva e sicura della sua ragione) Sta bene, Vinia. Non ne parlo pi. Ma so che c' qualcosa... e tu lo sai... qualcosa che ha portato Ori alla pazzia. (Rompe in singhiozzi) Povero Ori!
Lavinia (con lo sguardo perduto nel vuoto, torce le labbra con voce soffocata e a denti stretti) Non far cos!
Hazel (dominandosi... dopo una pausa) Mi dispiace; non sono venuta qui per parlare di Ori.
Lavinia (inquieta) Perch sei venuta?
Hazel Per Pietro.
Lavinia (come se questa risposta contenesse appunto ci che temeva, aspra) Lascia in pace me e Pietro.
Hazel No! Stai per sposare Pietro e per rovinargli la vita! (Supplichevole) Non puoi farlo! Non vedi che non potrebbe esser mai felice con te, che lo trascineresti in questa cosa terribile... qualunque essa sia, e che dovrebbe dividerla con te.
Lavinia Non c' nessuna cosa terribile!
Hazel So che Pietro incapace di pensare male, ma, vivendo solo con te, una volta sposati non potresti nascondergliela e finirebbe col provare ci che io provo. Non potreste mai esser felici, perch quello si frapporrebbe tra voi. (Un'altra volta supplichevole) Vinia, te ne scongiuro, sii buona con Pietro! Devi pensare alla sua felicit, se veramente lo ami!
Lavinia (con voce roca) Se lo amo!
Hazel Ed ha gi cominciato ad essere infelice, per causa tua!
Lavinia Non vero!
Hazel Ieri sera ha litigato con la mamma quando lei ha cercato di parlargli... ed la prima volta che ha fatto una cosa simile. Non nel suo carattere, l'hai cambiato. Se n' andato da casa. Ha detto che non parler pi n alla mamma e n a me. E' stato sempre un cos bravo ragazzo. Siamo stati cos felici noi tre. E' stato un colpo al cuore per la mamma. Non fa che piangere. (Disperatamente) Oh! Vinia, non puoi fare tanto male! Sarai punita se lo fai. Pietro finir con l'odiarti, dopo.
Lavinia No!
Hazel Vuoi allora rischiare di trascinare Pietro a fare quello che ha fatto Ori? Lo farebbe... se scoprisse la verit!
Lavinia Che verit, pazza che sei? Scoprire che cosa?
Hazel Non lo so, ma tu lo sai! Guardati in cuore e interroga la tua coscienza davanti a Dio se sei decisa a sposare Pietro!
Lavinia (disperata) S, davanti a Dio! Davanti a tutto. (Come se la volesse fulminare con lo sguardo in un impeto d'ira) Lasciami in pace; vattene o prendo la pistola di Ori! (Le cade tutta l'ira e appare prostrata e scossa).
Hazel Oh! Sei cattiva! Credo che...! Chi ti ha cambiata cos?
Lavinia Vattene !
Hazel Vinia! (Lavinia chiude gli occhi, Hazel continua a fissarla. Dopo una pausa... con voce tremante) Sta bene. Me ne vado. Quel che posso fare aver fiducia in te. So che nel tuo cuore non pu esser morto ogni senso di giustizia e d'onore: in te, una Mannon! (Lavinia irrompe in una risata amara, restando sempre con gli occhi chiusi) Ma almeno, devi far leggere a Pietro ci che Ori ha lasciato scritto in quella busta. Mi aveva incaricato di farglielo leggere prima che ti sposasse. E Pietro lo sa, Vinia.
Lavinia (senza aprire gli occhi, stranamente, come se parlasse fra se) I morti! Perch i morti non possono morire!
Hazel (la fissa con terrore, senza saper che fare. Si guarda incerta d'intorno. Vede venir qualcuno dal viole e dice in fretta) E' lui. Esco dall'altra parte. Non voglio incontrarlo qui. (Fa per andarsene, poi si avvia verso i lill: con tono commiserevole) So che tu soffri, Vinia, e so che la tua coscienza ti far fare quello che giusto... e Dio ti perdoner! (Esce).
Lavinia (seguendola con lo sguardo, con tono di sfida) Non chiedo perdono n a Dio n agli uomini! Io perdono me stessa. (Chiude gli occhi, con amarezza) Spero che vi sia anche un inferno per i buoni!
(Pietro entra dalla sinistra. E' stravolto e addolorato. Cammina piano, con gli occhi a terra. Non appena scorge Lavinia, cerca di riprendersi e di mostrarsi allegro).
Pietro Oh! Vinia! (Si siede al margine del portico accanto a lei. Lavinia ancora con gli occhi chiusi, come se avesse paura di aprirli. Egli la fissa preoccupato) Sei cos sciupata. Non hai dormito. Hai passato momenti terribili, ma non ci pensare, presto ci sposeremo.
Lavinia (sempre con gli occhi chiusi, con ardente desiderio) Mi amerai sempre e mi eviterai di ricordare?
Pietro S, Vinia. Ma la prima cosa strapparti da questa maledetta casa! Sar uno stupido, ma comincio anch'io a diventare superstizioso.
Lavinia (senza mai aprire gli occhi: stranamente) S! L'amore non ci pu vivere. E ce ne andremo e l'abbandoneremo alla morte e dimenticheremo i morti.
Pietro Nessun posto per me abbastanza lontano da qui! Odio questa citt e tutto quello che c' adesso.
Lavinia (apre gli occhi e lo guarda sorpresa) Pietro, non ti avevo mai sentito parlare in quel modo... cos amaro.
Pietro (sfuggendo al suo sguardo) Certe cose ti rendono amaro.
Lavinia Hai avuto un alterco con tua madre e con Hazel per causa mia, cos?
Pietro Come lo hai saputo?
Lavinia Hazel stata qui poco fa.
Pietro E te l'ha detto? Che stupida. Perch?
Lavinia Non vuole che ti sposi.
Pietro Maledetta! Che diritto ha? (Alquanto a disagio, con un sorriso forzato) Non darle retta!
Lavinia (come se rispondesse ad una voce, che ha risuonato in lei, e non gi a lui, con tono di sfida) No!
Pietro Lei e la mamma si son messe in testa tante idee assurde. Ma se le toglieranno ben presto.
Lavinia (fissandolo con ansia... a disagio) E se non sar cos?
Pietro Lo sar dopo il nostro matrimonio... se no la rompo definitivamente con loro!
Lavinia (una pausa. Poi gli prende il viso fra le mani, volgendolo verso il suo) Pietro! Lasciati guardare! Tu soffri. I tuoi occhi hanno uno sguardo cos triste. Sono stati sempre cos fiduciosi! Ed ora sono invece pieni di sospetto e di timore della vita! Ti ho gi fatto questo, Pietro? Cominci gi a sospettare di me? Pensi a quello che Ori ha lasciato scritto?
Pietro (protestando con violenza) No ! Non ci penso per niente... te l'assicuro! Non lo so che Ori era pazzo? E perch dovrei credere...
Lavinia Giurami che non sospetterai mai di me... per nulla?
Pietro Certo che no.
Lavinia E che non permetterai mai a nessuno di frapporsi fra noi? E che nulla ci potr proibire di esser felici? (Con crescente disperazione) Voglio che tu mi sposi subito, Pietro! Ho paura! Vuoi sposarmi stasera? Ci sar facile trovare un prete. Mi cambio d'abito in un momento e mi vesto del colore, che ti piace! Sposami oggi Pietro. Ho paura ad attendere.
Pietro (stupefatto e alquanto scandalizzato) Ma... non vorrai certo... non possibile. Non sarebbe corretto nello stesso giorno che Ori... sarebbe mancanza di rispetto alla sua memoria. (Sospettoso, suo malgrado) Non capisco perch tu abbia tanta paura d'aspettare. Cosa vuoi che succeda? Forse Ori ha lasciato scritto qualcosa, che possa impedirci di... Sarebbe...
Lavinia (con un riso selvaggio) Ecco i morti, che si frappongono! Sarebbe sempre cos Pietro. Tu mi hai affidato la tua felicit. Ma questo significa avere fiducia nei Mannon morti... e in loro non si pu riporre amore! Li conosco troppo! E non potrei sopportare di vedere i tuoi occhi diventare amari, e celati a me, feriti nella loro fiducia nella vita! Ti amo troppo!
Pietro (ancora pi perplesso e sospettoso per queste parole) Ma di che parli, Vinia? Mi fai pensare che c'era qualcosa.
Lavinia (disperata) No... niente! (Gettandogli le braccia al collo) No! Non pensare a questo... non ancora! Concedimi solo un momento di felicit... a dispetto di tutti i morti! Me lo sono guadagnato! Ho fatto abbastanza! (Con crescente disperazione... supplichevole) Ascoltami Pietro! Perch dobbiamo aspettare il matrimonio? Desidero un momento di gioia - un momento solo di amore che mi compensi di ci che sta per venire! Lo voglio ora! Non puoi esser forte, Pietro? Non puoi esser semplice e puro? Non puoi dimenticare il passato e vedere che tutto l'amore bello? (Lo bacia con passione disperata) Baciami! Desiderami! Desiderami tanto da esser capace anche di uccidere per avermi! Questo ho fatto... per te! Portami in questa casa dei morti e amami! Il nostro amore scaccer i morti! Li coprir di vergogna e li ricaccer nella morte. (Al sommo del suo abbandono folle e disperato) Desiderami! Prendimi, Adamo! (Questo nome, che le sfuggito, la fa ritornare in s, attonita e con un sorriso da ebete) Adamo! Ma perch ti ho chiamato Adamo? E' un nome che ho letto solo nella Bibbia! (Concludendo disperata) Sempre i morti tra noi! E' inutile tentare!
Pietro (convinto che ella ha agito in un accesso d'isterismo e tuttavia scandalizzato e disgustato dalla manifestazione di passione) Vinia! Stai parlando come una pazza! Non sai ci che dici! E tu non sei... cos!
Lavinia (con voce fioca) Non ti posso sposare, Pietro. Non dovrai vedermi pi. Ritorna a casa. Riconciliati con tua madre e con Hazel... sposa un'altra. A me non concesso l'amore. I morti sono troppo forti!
Pietro Vinia! Non possibile... sei impazzita! Ma che cosa ti ha cambiata cos? Forse quello che ha scritto Ori? E' quello? Ho il diritto di sapere. (Ella continua a tacere) Era cos strano quando parlava di quello che ti avvenne nelle isole. C' stato qualcosa... qualcosa con quell'indigeno?
Lavinia (offesa) Pietro! Come puoi! (Poi considerando l'allusione fattale come una scappatoia, con brutalit calcolata) Sta bene! S, se lo vuoi proprio sapere! Ori sospettava che avessi avuto dei rapporti con lui! E li ho avuti!
Pietro (sciogliendosi da lei) Vinia! Sei impazzita! (Ferito) Non ti credo! Non lo credo! Non potevi!
Lavinia Perch non lo potevo? Lo desideravo. Desideravo imparare da lui l'amore... l'amore che non era peccato. E l'ho fatto. Mi ha avuta! Sono stata la sua amante !
Pietro (arretrando, come se ella lo avesse colpito con uno schiaffo, rimane a fissarla con un intenso sguardo di repulsione e d'orrore. Con collera amara) Allora, la mamma e Hazel non avevano torto. Tu sei cattiva... e nessuna meraviglia che Ori si sia ucciso. Spero che Dio ti punisca e io... io... (Esce di corsa dalla sinistra).
Lavinia (lo segue con lo sguardo, poi con un piccolo grido disperato gli corre dietro) Pietro, Pietro, non vero! Non ho fatto... (Si ferma di scatto e riprende la sua attitudine rigida ed eretta. Lo segue con gli occhi, mentre egli s'allontana per il viale. Poi si volta e con un tono vano e perduto) Addio, Pietro!
(Seth entra dalla sinistra. Si ferma ad osservarla, poi, per richiamare la sua attenzione comincia a cantare a bassa voce la sua malinconica aria di Shenandoah guardando a terra, come se cercasse qualche cosa).
Seth Oh, Shenandoah non posso avvicinarmi a te.
Ahi ahi sono diretto lontano .
Lavinia (senza guardarlo, afferra le parole della canzone increspando le labbra ad un amaro sorriso) E io non sono diretta lontano, almeno per ora, Seth. Sono incatenata qui... ai morti... Mannon. (D in una risata secca e si volge come per entrare in casa).
Seth (impaurito dalla sua espressione, l'afferra per un braccio) Vinia no. Non entrare.
Lavinia (cupa) Non aver paura. Non m'avvio per la stessa strada seguita dalla mamma e da Ori. Significherebbe sfuggire alla pena. E non rimasto nessuno che possa punirmi. Sono l'ultima dei Mannon. E perci sono costretta a punirmi da me! Vivere qui, sola con i morti, un atto di giustizia peggiore della morte e della prigione. Non uscir pi, non vedr pi nessuno! Far inchiodare le imposte perch la luce del sole non entri mai dentro. Vivr sola con i morti e manterr i loro segreti e lascer che mi perseguitino fino a quando la maledizione sar stata espiata e si consentir all'ultima dei Mannon di morire! (Con uno strano e crudele sorriso di soddisfazione, pregustando gli anni di auto-tortura) So ch'essi avranno cura di farmi vivere a lungo! E' la sorte dei Mannon. Punire se stessi per il fatto di esser nati!
Seth Gi. Non ho sentito neanche una parola di tutto quello che hai detto. (Facendo finta di cercare ancora per terra) Ho lasciato le mie cesoie in qualche posto.
Lavinia (decisa) Va a chiudere le imposte e inchiodale.
Seth S.
Lavinia E di' ad Hannah di gettar via tutti i fiori.
Seth S. (Sale le scale ed entra in casa).
(Lavinia ascende sino al portico, poi si volta e, rigida ed eretta, rimane un poco a fissare la luce con occhi assenti. Seth si sporge dalla finestra a destra della porta e chiude con violenza le imposte. Come se ci fosse una parola d'ordine, Lavinia gira rapida sui tacchi e, rigida ed eretta, entra in casa, chiudendosi la porta alle spalle).
FINE DELLA TRILOGIA


