Il maestro
di
Giuseppe Manfridi
Una sera sul far dellestate. C di quellaria che si potrebbe dire: scintilla. Tanto tersa che i suoni e le voci sembrano trasmettersi con eccezionale velocit.
In uno striminzito giardinetto che allude allappartamento di cui la prosecuzione.
N vento n afa. Una serata perfetta per ritrovarsi a conversare tra amici.
Una tavola con su i resti di una cena per quattro. Tanti sono gli intuibili coperti senza pi ordine nella mescolanza dei piatti, delle bottiglie semivuote e dei bicchieri semipieni. Pallottole di tovagliolini di carta e croste danguria. Torsi di frutta spolpata e uninsalatiera di plastica trasparente con pi niente dentro se non tracce dunto. Da filamenti elettrici che terminano aggrovigliati tra rami sparuti, laffanno mite di piccole luci. Suoni soffici da fuori, anche di musiche lontane, e ronzii che scendono dai piani alti.
Sono in tre attorno alla tavola. Tre giovani uomini. Legati tra loro da pochissimo affetto. Ma non per dei motivi detti, bens perch cos, nella vita di chi realmente vive, normale che sia. Costoro hanno condiviso poche cose insieme, e quelle poche non per loro volont e sono ormai lontanissime. Gli anni di scuola. Alcuni anni di scuola.
Stanno masticando i loro ultimi bocconi e attardandosi in qualche sorso ancora.
Sapremo di uno che si chiama Marco, e di un altro che si chiama Luca.
Laltro, poich mai cpita che venga chiamato, non mai nominato.
Da ultimo sopraggiunger anche il personaggio che, in qualche modo, d titolo alla storia. Diciamo: luomo. Pure di lui non si sa il nome. Si sa solo chi .
La battute dei quattro personaggi vengono specificate da simboli che sono:
, per colui che viene chiamato Marco;
&, per colui che viene chiamato Luca;
X, per colui che non viene chiamato mai;
@, per luomo.
Questo perch le cose dette mantengano anche al colpo docchio tutta la loro superiorit su chi le dice. I nomi propri raramente intarsiati nelle battute sono, qui, un fatto che appartiene a chi li pronuncia e non a coloro che, tramite questi nomi, vengono, apparentemente, chiamati.
Le prime battute provengono come da una lunga pausa.
Nessuno dei tre sembra smaniare per parlare con laltro.
......................................................................
&: Ma per telefono, esattamente, cosa ti ha detto?
X: Che era daccordo. Poteva. E che gli faceva anche molto piacere.
&: Dunque, sicuro.
X: Sicurissimo.
: E la voce?
X: La sua. Non stanca.
&: Forse si poteva proporgli di passarlo a prendere.
: Mica un vecchio. Ne avesse avuto bisogno lo avrebbe chiesto. Non ha mai nascosto le sue necessit.
&: Non sar vecchio, ma lhanno ridotto a fare una vita da vecchio.
X: Non credo che labbiano obbligato a smettere.
&: Di fatto, per.
X: A quanto sapevo io, lha voluto lui.
: Possibile, ce lo vedo.
&: Io no. Magari la decisone sar anche stata sua, ma va a sapere cosera successo.
: Semplice, che non gli andava pi.
&: Mah.
(Uno di loro esce per tornare con una bottiglia di liquore. Si gi servito e sta bevendo. Lascia la bottiglia sul tavolo per gli altri. Dice: "Di fresco non c pi niente. Solo acqua di rubinetto". Prende una caraffa quasi vuota dal tavolo e, centellinandone il liquido residuo, annaffia qualche pianta.
Quello chiamato Marco approfitta del liquore appena portato. Sempre che non sia stato lui ad alzarsi)
: Ah, non ve lho detto. Lho cercato tempo addietro per proporgli una lezione allUniversit.
X: Da te, a Legge? E che centrava?
: Col Diritto moltissimo. Dal mio punto di vista, almeno, moltissimo.
&: E allora?
: Mha risposto che sarebbe stato disposto a venire, ma solo per sentirla non per farla. Confesso, non lho presa bene. Ce ne ho messo un po per convincermi che non lo aveva detto in modo sarcastico.
&: Logico. Una tua lezione che fosse specchio di una sua: questo avrebbe voluto sentire.
: Lavrei deluso. Meglio per tutti e due che sia finita l. Ma stasera, francamente, ci tenevo.
X: Tu, ad esempio, cosa gli devi? Ci hai mai... ci avete mai riflettuto bene? Noi tutti: cosa gli dobbiamo?
&: A me ha aiutato, ma una risposta in chiave del tutto personale, a superare una crisi.
X: Va bene, ma seppure il tuo problema era personale, e non ne dubito, lutilit ti venuta da un rapporto non personale. In pratica: quello che diceva a te lo diceva anche a noi.
&: S, ma io gli davo il senso necessario alla mia crisi personale. La chiave nella premessa di ogni sua lezione: "Parlo a tutti, ma solo ognuno di voi mascolta. Ciascuno di voi, perci, faccia - come lo sentissi adesso - buon uso di me."
X: "Io non mi interpreto: voi mi interpretate." - Questo mi ricordo io.
: A me qualche volta stordiva. Confesso, non mi ha lasciato molto.
X: E come mai sei stato proprio tu a volerlo qui con noi stasera?
: Non in aggiunta a noi. D bene: a volere noi qui con lui stasera. Per questo. Per riaverlo di fronte. E non lho voluto pi di voi.
&: Diciamo che sei quello che ha lanciato il sasso.
: Non pi di voi.
X: Addirittura una sassaiola.
: O lo stesso sasso lanciato a tre mani.
&: Qualcuno prende ancora qualcosa?
X: Non mi sembra sia rimasto molto.
&: Del vino s.
X: No, grazie.
&: Tu?
: Ne ho, mi basta.
&: Che in fondo, se ci pensate, quasi impossibile recuperare il momento vero e proprio, dico listante esatto, di un primo incontro fra noi. Intendo: fra noi tutti della nostra classe, e lui. Quasi neanche fosse mai successo. Nessuno che se ne ricordi. Cio, come di un fatto tanto importante quanto poi si rivelato.
: Che elucubrazioni. Se ti sentisse, tapplaudirebbe.
&: No, davvero. Il primo giorno del primo anno, quando entr che ancora non lo conoscevamo, in fondo chi entr? Uno qualsiasi. E tale rimase a lungo. Per me, come per tutti. Vero o no? Daltronde una sensazione che ci siamo gi confidati reciprocamente e che ha trovato riscontri puntualissimi dalluno allaltro. Tanto per cominciare, pure tra noi. Non cos?
X: S, effettivamente.
&: E questo fin quando lui ha cominciato, non un termine che uso a caso, ad apparire in noi. Separatamente per ciascuno, in modi e in tempi diversi, ma ad apparire. Ecco come stanno le cose. Per questo gli restiamo cos legati. Vero o no?
(Silenzio. Gli altri due bevono)
&: E una domanda che vi rivolgo seriamente: vero o no?
: Sei famelico di conferme. Daccordo, vero.
&: Lui apparso in noi come il nostro maestro. Non subito. Perci accaduto. Ovviamente non stato, almeno per me ma ritengo anche per te e per te, il coup de foudre della fanciullina per il suo professore. No, dopo. Nella distanza. Tanto che tu un giorno mi hai chiamato, e io proprio quel giorno avevo chiamato lui - (laltro) dico te - per la stessa identica ragione ma senza trovarti. E pochi giorni appresso, come per telepatia, abbiamo ricevuto entrambi una tua lettera in cui la proposta era messa per iscritto.
X: Non avevo francamente intenzione di scrivere solo a voi, ma eravate gli unici di cui avessi ancora gli indirizzi.
&: Da quant che ci pensavi?
X: Molto. Sono un nostalgico. Io mi volto spesso indietro per cercare di rimettere al passo le truppe del passato.
&: E tu, perch mi hai chiamato?
: Mi andava di rivederlo ma non da solo.
&: Trovi stonato quello che ho detto?
: E una metafora. D lidea ma non il fatto.
&: E te?
X: S, mi ci ritrovo. Ora non so se con tutto il tuo entusiasmo, ma neppure con tutta la sua accidia. A ogni modo s. Ne avevo bisogno. Era un po che volevo farlo ma non da solo.
: No, aspetta un attimo. Accidia di chi? Mia?
X: Ormai leggenda. Tientela e vanne fiero.
&: Nel mio caso considerate che io non ho seguito, come voi, le stesse ombre. Io non trasmetto ad altri. Non ho cattedre. N scolastiche n universitarie. Solo qualche supplenza a suo tempo che non certo bastata a verificarmi in tal senso. No. Io ingerisco. Ho fatto di me la mia classe. Quel che tento di capire me lo insegno. Scrivendo. Finora solo due libri, che mhanno dato un grande successo, il primo, e un grande insuccesso, il secondo.
X: S, abbiamo saputo di entrambi.
: Non li ho potuti leggere. Il tuo primo lho chiesto due volte e due volte lho trovato esaurito. Per il secondo sono arrivato che gi lo avevano ritirato dalle librerie.
&: Se lui avesse mai scritto qualcosa, fossanche poco ma indicativo del suo pensiero, oggi sarebbero in molti a vedere in me solo un epigono. Per mio buona fortuna, la sua fonte dacqua magica. Disseta solo l dov. A trasportarla svanisce. Per il mondo non esiste.
X: Ma per noi s. Ti abbiamo in pugno. Sta attento a te.
&: E tu mi hai letto?
X: Solo il primo, che mi parso invece un corpo a corpo con i mostri della sua logica. S, lui c. E presente, eccome. Pervade tutto. Ma come un nemico.
&: Un nemico a cui, nel mio secondo, ho restituito la palma della vittoria. Ed andata come andata.
: Tale e quale alla nostra serata. Abbandonati a noi stessi. Riflesso eufemistico di ci che avvenuto qualche annetto fa.
X: Parecchi anni fa.
: Evitiamo di contarli.
&: Io provo a richiamarlo.
: Ormai non troverebbe neanche pi nulla da mangiare.
&: Per stare tranquilli.
(Va)
X: E non a dire che ci fossero dubbi. Mi sembra molto strano.
(Un silenzio che tempo di attesa. Viene versato e bevuto vino. Finch laltro torna)
X: Novit?
&: Zero.
: Diciamolo. Ci ha mandato in bianco.
X: Almeno ci siamo rivisti noi.
&: Si rifar?
: Per me, purch rimanga una cosa nostra, s.
&: Ma riprovando a coinvolgere anche lui?
X: Innanzitutto ci sarebbe da capire che diavolo successo stasera.
: Io non ci ho parlato, ma se laveva dato per certo.
&: A me ha detto s al cento per cento. Si pure offerto di portare un dolce.
: Che, difatti, ci mancato.
X: Si pu sempre uscire. Chiudere la cena andando a prendere qualcosa fuori.
&: Direi di no. Potrebbero arrivare notizie.
: Voi cosa avete saputo di lui in questi anni?
&: Io niente di niente.
X: Quelluomo fa parlare di s solo quando presente. Altrimenti sembra che il mondo nemmeno lo contempli.
: Ora, per, stiamo parlando di lui.
&: In ragione della sua assenza, in quanto presenza irrealizzata.
: Ma ne avrete pur sempre parlato qualche volta a qualcuno. Tu?
X: Poco. Direi pi no che s. No.
: E tu?
&: Se s, vagamente. Cio, non ho, in questo senso, ricordi particolari. E non che non ci abbia pensato. Perch tu, invece?
: Ne ho fatto, una volta, argomento di una lezione. Ma senza citarlo.
X: Come mai?
: Sarebbe rimasto ugualmente anonimo, ma con meno suggestione. E, dato quel che avevo da dire, la soggezione doveva avere una gran parte.
(Da oltre la grata che d sulla strada , velato dalle fronde scure dei rampicanti, compare lospite atteso ma ormai impreveduto. Sottile come una lisca di pesce e limpido come la luna. Ha con s una scatola di pasticceria confezionata a cupola. Una volta entrato la pogger su un angolo del tavolo dimenticandola l)
@: Allora? Come mi avete ripescato, birbanti?
&: Professore!
&: Non pensavamo pi, oramai. Che piacere!
X: Venga, entri. E aperto.
(Luomo si porta allinterno del giardino. Scruta per bene i tre, uno alla volta)
@: Tu sei Marco o ricordo male?
: No, benissimo. Buonasera, Professore.
@: Con te, invece, ho parlato per telefono.
X: Difatti stavo giusto dicendo... eravamo, capisce, un po preoccupati.
@: E tu?... Ah, la mia testa.
&: Luca.
@: Luca, vero. Ho letto di te.
&: O forse proprio che mi ha letto? Pu essere.
@: No. Ti ho, ma non ti ho letto. Grazie, a proposito, per avermi fatto avere i tuoi scritti. Ma io non leggo pi. Ci non significa che non mi abbia fatto piacere riceverli. N, tanto meno, che la mia libreria non sia in continua crescita. Altroch. La carta importante possederla. Che ci sia. Ma leggere, no. Basta. Non posso, mi spiace. Comunque i tuoi volumi sono l in prima fila. Traspirano. Prima o poi ne capir qualcosa, e senza bisogno di leggerli. Dunque. Come mi avete ripescato? Ma scusate, intanto mi siedo.
X: Facile. Dalla scuola. Hanno registrato tutti i suoi cambi dindirizzo.
@: Anche dopo che ho smesso?
X: Gi. Vede? Non smettono di interessarsi a lei.
@: E odioso.
&: Lavranno fatto per la comodit di chi vuol fare altrettanto.
@: Ancora pi odioso.
&: Direi affettuoso, piuttosto.
@: E voi? Rimasti sempre in contatto?
&: A distanza. E non solo noi tre. Lei ha sfornato una classe di pensatori, lo sa?
@: Temo pi di una.
X: La nostra di sicuro. Siamo quasi costretti a rubarci il lavoro lun laltro.
@: Pure se ho saputo di qualche sciagura.
X: Eh, purtroppo.
@: E di altri destini un po sviati. Mentre voi, invece: i migliori prima e adesso. Io fumo, tanto siamo allaperto. Lo dico perch fumo pesante.
(E fuma. Sigari)
: Pensavamo che non avrebbe smesso mai di insegnare. Perch ha voluto farlo tanto presto?
@: Da quando ho smesso di leggere. Il che ha coinciso con la mia impossibilit di restituire ci che assorbivo. Vale a dire: non davo pi. Il grave non era tanto per chi non riceveva. Questo, ancora ancora, pur se censurabile lavrei potuto sopportare e far sopportare - ma per me, che non eliminavo. E tutto, dentro, cresceva. Niente veniva assorbito n espulso. I pensieri avevano cessato di replicarsi e ramificavano. Se parlavo dicevo cose nuove senza pi ripetere le vecchie. Orrendo. Non potevo evitarlo ma dovevo evitarlo. Io, lo sapete, mi sono sempre rinfrancato nel riazzerare i miei discorsi. Bene: non mi accadeva pi. Una somma continua. Ero come colui che fosse arrivato prossimo al numero delle parole apprendibili. A me accaduto con le connessioni. Nessuna che ripiegasse pi sulla precedente invertendo la rotta. Esteriormente, una crisi. Per me, una falla a cui metter mano al pi presto. Cos ho preferito ritirarmi in buon ordine, badare a me, e rimettermi in sesto. Ma veniamo a noi. Poi, con calma, vi spiegher tutto. Ma prima voi.
&: Siamo qui. Felicissimi di rivederla.
@: Oh... con chi che ho parlato?... Con te. Purch non sia, gli ho detto, una rimpatriata. Vero o no?
X: Verissimo.
@: Rimpatriate, mai.
X: Glielho promesso sul mio onore.
@: Niente misture sentimentali. Qualsiasi cosa, ma inchiodata al presente. Tu, Marco: a occhio e croce, se ho buona memoria, sei quello che pi di tutti dovrebbe essere daccordo.
: Non so a che pensa. Forse ricorda qualcosa che mi sfugge.
@: Niente in particolare. Gli impulsi del tuo carattere. A dirlo in una parola: refrattario. Ti ci ritrovi?
: Pi oggi che allora.
@: Era un punto in cui mi somigliavi, perci non lho dimenticato. E da certe posizioni, sta tranquillo, non si recede pi.
: Ma che a me sono accadute certe cose. Sono queste che mi hanno fatto cos.
@: Gravi? Mi spiace.
: Determinanti.
@: E io che ho detto? Un punto in cui ci somigliamo. Sar un punto in cui, evidentemente, si somiglieranno anche le nostre vite. Fra le cose c attinenza. Ma inutile indagare. Perch mostrarsi la biancheria a vicenda? Meglio lasciar perdere - E voi?
X: Come ci vede.
&: Cera una gran voglia di rincontrarla. E bastato farsi un fischio, poi cercarla, e non mi pare vero: riaverla qui.
@: Quel che si si vuole, accade. Ma non chiedetemi troppo, la delusione sarebbe certa. Se poi, addirittura, a te basta solo che mi mostri: a tua disposizione.
&: Sa che vorrei, Professore? Confrontarci su quello che rimasto di quanto ci ha insegnato.
@: Vuoi che scappi? Ti prego, non pensarci nemmeno. Io per anni vi ho parlato di tutto. Anche di troppo. Per dirla col poeta: del troppo pieno che simula il vuoto. Ma mai, mai!, ho usato la parola insegnare. Smentitemi, se potete.
X: Vero, altroch. O almeno solo per negarla. Ogni lezione la finiva cos: "Vi ho insegnato qualcosa? Speriamo di no."
@: Io vi ho solo dato risposte a domande che vi costringevo a formulare, dopo, da soli. La risposta era una, le domande tante. Una per ciascuno di voi. Una per te, una per te, una per te. Se questo sia insegnare francamente non lo so.
&: Non mi mai sembrato che fosse questo il suo metodo. Perlomeno, non lha mai dichiarato.
@: Linsieme delle mie risposte era , in s, risposta alla domanda che molti dei tuoi compagni, invece, sono sicuro, dopo e da soli si sono posti. Prova a dirla tu, provaci adesso: che domanda?
(Un silenzio)
&: Quale il suo metodo? - Ho detto bene? E giusto?
@: Quale il mio metodo. Perfettamente.
: Mi dispiace, a me sfuggita. Sar pi tardo di comprendonio. Almeno questa potr essere una discriminante o no?
@: Affatto. La mia dialettica apparentemente inversa, dalla risposta la domanda e cos via, non un sistema che si aggiunga ai precedenti, e che perci vada capito. Tuttaltro. E un modo di perseguire listinto umano. Non di manipolarlo, ma di scrutarlo. - Che dire? Un cane sotto padrone abbaia perch, mettiamo, vuole essere portato fuori. In questo caso, essochiede. Se abbaiasse dopo che fosse stato portato fuori, lo farebbe per ringraziare. Ringraziare per ci che non si chiesto come porsi la domanda per ci che si gi saputo.
X: Difatti non nellistinto del cane abbaiare dopo.
@: S, che lo : nellistinto del cane migliore.
: E se io non intendessi diventare migliore?
@: Ma tu non devi diventarlo. Tu gi lo sei: prima di diventarlo. Se vuoi evitare te stesso, fa pure. E a te che resisti, non a me.
: Facile.
@: La mia risposta s, quel che ti tocca meno.
: Che mi tocca perch?
@: Per sceglierti. E per scegliere nel nugolo che ti si affolla dentro il migliore che c. Il cane non abbaia per ringraziare, vero, ma potrebbe farlo. Se non lo fa solo perch non si fida abbastanza di se stesso finendo anchesso, in tal modo, con levitarsi. Peccato per lui, spero non per te. Potrei avere un goccio di vino, per cortesia?
(Luca gliene versa e dice)
&: Ti ha messo a tappeto.
: Non pensavo fosse un duello.
@: Difatti Luca ha detto una sciocchezza. Giustificata dalla lietezza della serata.
&: Per carit, era solo una battuta.
@: Che, difatti, cosa lieta.
: Benvenuto sul tappeto.
X: Com che ha fatto cos tardi, Professore?
&: Davvero non vuole che le si vada a prendere qualcosa? Non rimasto molto ma qualcosa s.
@: Non potrei mandar gi un boccone, credimi.
X: Dicevo del ritardo.
@: Ho avuto un incidente.
X: Dio mio, grave?
@: Lho causato, e dunque lho avuto.
&: Gi, ha del sangue l sulla mano. Me ne accorgo solo adesso.
@: Ho sangue, ma non ferite. Questo sangue non mio.
X: E anche l, sulla scarpa.
@: Gi, lho visto. Sulla scarpa non grave, sui vestiti di pi.
(Luomo beve, e con grande godimento. Sino a vuotare il bicchiere. Schiocca la lingua. Li guarda che lo guardano in attesa)
@: Com difficile essere nel presente. Ma che beatitudine a riuscirvi. Raggiungendovi mi tormentava lidea se dirvelo o no. Stavo malissimo. Naturale. Fuggivo il presente. Venendo, io non pensavo al mio venire da voi, ma al mio stare qui. Ragionavo con la testa di chi viene presumendo di capire la natura di chi sta. Errore gravissimo. Motivo per cui si trattato di una pessima passeggiata. Lo prova il fatto che avevo deciso per il no. Ma ora, qui, con voi, tutto aderisce: il presente di ci che , al presente di ci che vivo. E il mettervi a parte del mio incidente ne la prova lampante.
: Ci ha detto solo che lha avuto, ma non di che si trattato.
@: Ah. Gi. - Ho massacrato mia moglie e mia figlia. Non era previsto. Perci ho tardato.
X: Massacrato nel senso che avete avuto una discussione?
@: No. Col ferro da stiro. Ma non questo che importa. Un altro goccio, per piacere.
: E cos che importa?
@: Un altro goccio.
X: Ah, s. Mero distratto.
(E il bicchiere viene riempito di nuovo)
: Cos che importa?
@: La domanda. La domanda che prendeva sostanza nel mio massacrarle: "Voi mi amate?". La domanda a cui loro hanno risposto per anni senza che io mai la formulassi. Inevitabilmente, quando lo avessi fatto, come stasera accaduto, non avrebbe pi potuto avere prosecuzione quel fragile legame su cui il nostro piccolo nucleo si fondava. - Vi vedo un po vuoti. Ne vogliamo discutere insieme?
: Capiamoci. E un gioco.
@: Se tu lo vuoi, s.
: Non se io lo voglio. La storia del massacro: un absurdum.
@: S.
: Ah, ecco.
@: In quanto esemplificazione di un punto di vanit.
: Insomma: loro non sono morte.
@: Questo non importante.
: Ma importantissimo, invece! Sapere se si tratta di parlarne in teoria o nel concreto.
@: Nel qual caso ne parleresti comunque?
: No, agirei.
@: Cio?
: Chiamerei qualcuno. Per forza. Non potrei non farlo.
@: Mi faresti arrestare?
: Ma certo. Anzi, pi che certo.
@: E tu?
&: S, pur io credo di s.
@: E tu?
X: Quantomeno, se ne avessi il coraggio, andrei a vedere se sono ancora vive. S, questo lo farei. Coraggio o no.
@: Nel primo caso, invece, ne parlereste.
X: Ovvio.
@: Ma se io vi proponessi la questione in teoria , per una mia reale esigenza di approfondimento, e quindi sobbarcandomi in toto la certezza della teoria come un fatto compiuto, voi perch non dovreste fare altrettanto? La questione che pongo pi che legittima, e lo dal momento che in quel caso, lavete detto, voi simulereste. Tanto da poterne parlare. E mi tradireste nella mia richiesta di aiuto. Vi prego di non deludermi cos. Accettare in teoria vuol dire accettare in pratica. Ragion per cui, se vi dicessi: "Mia moglie e mia figlia sono state massacrate teoricamente ma a me serve, come presupposto, che ci sia avvenuto realmente. Lo accettate questo?... Non vi costa nulla.", voi senzaltro lo accettereste. Ma, allora, se avete detto che agireste, perch in questo caso non agireste?
(Un tempo di sbandamento)
: Lei non ha massacrato sua moglie e sua figlia.
@: Questo non importante.
&: Ma come? Due vite umane.
@: Se sostengo di averlo gi fatto ci significherebbe che non ci sarebbe pi nulla da fare. Perci, comunque, si tratterebbe di due vite teoriche. Non pi ipotizzabili se non come ipotizzabili e basta. Ovvero, come materia di discussione. Se largomento, piuttosto, fosse: "Io le massacrer!", - sentite il r: futuro, r - allora s avrebbe senso parlare di vite umane con quello slancio che hai avuto tu prima.
: Professore, ora forse mi chiaro il punto per cui tante volte ho avuto ripugnanza per i suoi discorsi.
@: Oh, finalmente. D.
: Lei non riesce ad avere unimmaginazione etica. Mai.
@: Mai?
: Mai.
@: Non ci riesco?
: No, non ci riesce.
@: Ti sembra che ci provi? Chio passi le mie giornate a provarci?
: Io non le conosco le sue giornate.
@: Meglio. Presumile. Io ho saputo presumerti.
: Sapendo che tanto non riuscirebbe ad averla, avr anche smesso di provarci.
@: Ahim, che brutti momenti debbo aver passato deludendomi sino a tal punto.
: Probabilmente.
@: Se io ti dico: tu non riesci a cavalcare un bufalo impazzito, non lo dico perch ti abbia mai visto provarci e non riuscirci, ma perch, appunto, lo presumo. Avendo una certa idea di te e avendo una certa idea di quello che pu essere un bufalo impazzito posso formulare una terza idea che mi mostra lassoluta improponibilit di te su quello. Ma il mio dirtelo non ti cambia. A te non serve cavalcare un bufalo impazzito. N, ritengo, ti piacerebbe. In pi: essendo cosa del tutto al di l dei tuoi interessi nemmeno tinteresserebbe replicare: "Chi glielha detto?". Dun lampo il tuo ragionamento coinciderebbe col mio e capiresti che nessuno me lha detto, e che ovviamente lo so come lo sanno tutti. Te compreso.
: Questo senzaltro. Ma forse le domanderei: "Perch me lha detto?"
@: E tu perch mi hai detto: lei non riesce ad avere unimmaginazione etica?
: Perch cos.
@: E questa sarebbe pure la mia risposta a te.
X: Ma, alle strette, per dire che?
@: Quello che ho gi detto. Che la volont davere una fantasia etica sta a me, quanto a lui, a Marco, quella di cavalcare un bufalo impazzito.
&: Insomma, per lei la piet non nulla?
@: La piet segreta.
&: Ma o no? E qualcosa o no?
X: Anzi, ancor meglio - scusami, Luca, se specifico - : la piet pu qualcosa o no?
@: La piet pu ed . Pu/essere. E pu essere cosa? Un segreto.
: Non giochi con le parole. Risponda, una volta tanto!
@: Stupido.
: Ora perch?
@: Per non giocare con le parole. Quello che mi urgeva ho detto.
: Pur di non rispondere, certo.
@: Tu vuoi, impudicamente, che io ti dica quanto ho sofferto e se ho sofferto nel massacrare quelle due poverette. Quanto prima, quanto durante, e quanto dopo. Tu mi dici: Professore, si spogli. Per cosa? Per una sciocchezza. Perch sei curioso di una sciocchezza. Di sapere quanto soffro.
: No. Di sapere quanto hanno sofferto loro.
@: Bene. Vuoi nudi anche i miei defunti.
: E quanto, mi faccia terminare, il pensiero della loro sofferenza avrebbe potuto condizionarla. Ecco quello che vorrei sapere. Insomma: quanto e quale, per lei, il potere della piet?
@: Immenso, ma non sui fatti. E tanto meno sui fatti compiuti. La mia piet era immensa, ma questi sono i fatti.
X: Ma allora dov che si affettuerebbe il suo potere?
@: Nella manipolazione che essa opera sul nostro tempo presente. La piet di ciascuno, sul tempo di ciascuno. Dunque, sulle nostre singole vite. Perci il suo potere immenso. Voi, ad esempio, state parlando con un uomo che vi si offre nel pieno di uno stato di piet. Ogni sillaba che ci scambiamo ne condizionata. Ne condizionata la nostra comunicazione e quel che ne porteremo via. Perci, infine, ne saremo condizionati in futuro, e nella misura in cui questa comunicazione che qui ci lega sapr pesare sui nostri rispettivi futuri.
X: Lei provava piet, e le ha uccise lo stesso?
: Non lo stesso. Diversamente, anzi. Diversamente da come lavrei fatto se non avessi provato piet.
&: E cio?
@: Le avrei uccise senza piet.
: Bella questa. Con un ferro da stiro, invece! Ci sarebbe stato da augurarglielo che non ne avesse provata.
@: Un ferro da stiro un ferro da stiro per chi lo usa come tale. Per una testa che lo riceva addosso solo un colpo. A te, ammettilo, raccapriccia soprattutto la traslitterazione del codice. Un bastone avrebbe fatto meno effetto, perch non avrei dovuto sottrarlo a unaltra sua funzione come col ferro da stiro ho fatto usandolo per quello che, sostanzialmente, : un peso pesante al massimo grado. Tanto che si dice: uccidere a bastonate. Plurale. O: con un colpo di ferro da stiro. Singolare. La barbarie inerente al ferro , in definitiva, un tuo preconcetto. Di te in quanto depositario in differita del mio gesto. Lo scandalo, insomma, tu lo trovi essenzialmente nel linguaggio. Posso assicurarti che, nel darsi del mio gesto, una volta risolutomi per il ferro, n il ferro si in alcun modo opposto a essere soprattutto peso, n mia moglie n la mia piccola hanno gemuto: "No, proprio col ferro da stiro, no!"
: Non ne avranno avuto il tempo.
@: Non nego che abbiano gemuto, questo s. Ma nego che lo abbiano fatto in ragione del ferro da stiro. Lavessero fatto per questo ma allora linterezza della loro esclamazione - quandomai avessero avuto il tempo di svilupparla in discorso - avrebbe potuto essere: "No, col ferro da stiro, no! Con quello, se proprio devi, al massimo stiraci!"
X: Sta di fatto che quel ferro da stiro le ha ammazzate.
@: Per piacere, vediamo di non perdere il terreno conquistato. Siamo precisi: quel peso le ha ammazzate. Il ferro da stiro, s detto - addirittura lho fatto artificiosamente dire a quelle sciagurate per compiacervi - poteva solo stirarmele. Ma, grazie a Dio, nelloggetto la funzione non naturale. Se cos fosse, pur volendo io colpirle quello me le avrebbe comunque, per lappunto, stirate. Invece, con listantanea e plurime intelligenza che solo gli oggetti hanno, quel ferro da stiro, tra i pi sofisticati e costosi, si dun lampo trasformato in puro peso senza valore. Io lho solo dovuto sostenere, e sollevare. Dopodich, landar gi stata tutta opera sua. La direzione della caduta ha specificato il colpo. I due colpi.
&: Ma quella direzione era voluta da lei.
@: Certo, essendo io il richiedente e, quello, solo un complice.
X: In termini cinematografici, si direbbe una soggettiva del ferro da stiro. Come vista da lui.
@: No, casomai dal peso.
X: Gi, dal peso. Come vista dal peso. In avvicinamento rapido.
@: Rapidissimo.
: E le ha massacrate.
@: Ormai s, inevitabilmente.
: Inevitabile che? Laverlo fatto o laverlo dovuto fare?
@: La risposta nel nesso fra queste due proposizioni: farlo e averlo dovuto.
: E troppo chiederle la compiacenza di tradurre?
@: Semplice. Io non volevo farlo, ma se dovevo ho voluto, e ho cos esaudito il mio dovere che, in quanto dovere, gi un assurdo dichiararlo mio. Se debbo pentirmi, lEtica che deve pentirsi.
: Lha frantumata, Professore. Lei ci ha messo a parte di un delitto inutile.
@: Ma questo stato unora fa. Tutto ci che stato unora fa argomenta lora presente che, se avesse voce, direbbe: per essere come sono, quel delitto mi utile. Anzi, indispensabile.
X: Ma se lei non lavesse commesso, lora presente sarebbe comunque giunta.
@: Non cos com.
X: E che opportunit ha lora presente ad essere cos com?
@: Di esistere. Essendo cos essa , ed se stessa e non unaltra.
X: E che opportunit ha il mondo per il fatto che lora sia questa e non unaltra?
@: Quella che hai tu nellessere castano.
X: Mi creda, non ucciderei nessuno per rinascere biondo.
@: Ma pu essere che tu sia castano perch qualcuno, ab origine, abbia ucciso qualcun altro. E oggi tu non rinunceresti pi a essere nato castano.
: Ma questo un inferno tautologico. Nulla dice nulla.
@: E allora perch vi accalorate per un delitto che non pu dirsi nulla? Voi avete lumana tendenza, e queste sono scorie delle quali mi dolgo di non avervi a suo tempo spurgato, ad allestire teatrini emotivi. Avete dato, insomma, per implicito che dicendovi: "Ho fatto questo e questo" io avessi intenzione di sfogare. Voi avete dato corso a una situazione inerente a me che non mi contempla affatto. E perch mai? Perch voi, forse, avreste sfogato. Certo: vi sembra naturale e giusto che in simili circostanze ci si sfoghi. Che tristezza! Io ho solo pronunciato le parole che pronunciano laccaduto. E basta. Ricapitolando. Ho massacrato mia moglie e mia figlia: A. Ho preso il mio pacco e il mio cappello: B. Sono venuto da voi: C. - Ma A, B e C costituiscono unassemblea democratica. Nessuno vale pi dellaltro. O dove trovate che C sia meglio di A? La questione vostra. Per me non c questione. Io sto sulle cose: evidente come esse.
X: Se io lammazzassi?
@: A me?
X: S, a lei.
@: Morirei.
X: Non si difenderebbe?
@: Senzaltro s.
X: Linguisticamente?
@: Nientaffatto, con le mani. Per quanto posso.
X: Dunque, avrebbe paura?
@: Anche tu, probabilmente, ma non sarebbe la mia.
X: E la sua paura di che sarebbe il frutto?
@: Immagino del mio sistema nervoso.
X: Che, dunque, ha un valore.
@: Ma anche il tuo ha un valore.
X: E con ci?
@: E dal tuo che viene il tuo impulso ad uccidermi.
X: Che lei non troverebbe ingiusto?
@: Io moltissimo. Mentre tu, se lo persegui, significa che lo trovi giusto.
X: E, quindi, meritevole di compimento?
@: Oggettivamente per te, s.
X: Mi dia il senso di tutto questo?
@: E nel tuo errore. Tu prescindi puntualmente dal fatto che io e te siamo creature separate. Con due legislazioni, una mia e una tua. Solo per caso coincidenti in qualche punto.
X: Sicch il suo sopravvivere o meno dipenderebbe unicamente dalla sua capacit fisica di contrastarmi?
@: A meno che qualcuno non sia nei pressi e mi soccorra. Sempre che non intenda soccorrere te.
: Ecco il nodo. Lei nega le Leggi.
@: Tutti le neghiamo. Possiamo, al pi, averne spavento. Anche qui: esse interferiscono con noi solo quando interferiscono col nostro sistema nervoso.
&: Ma s. S, certo!
: Certo che?
&: Professore, lei d conferma a un mio rovello cruciale! Dio la benedica. E questo, proprio questo, che sta scritto nel mio libro. Nel secondo, il meno compreso. La moltitudine una mescolanza di libert, anche se inapparenti. Io debbo obbedire alle mie norme, poich le mie norme dicono ci che voglio, e ci che voglio sono io. E questo? Lo dica: cos?
@: Anzi, replicando con unesclamazione a unesclamazione, ti dir di pi: beato chi riesce a sentire le voci delle proprie norme. Ecco cosa ti dico.
&: Ma a lei, stasera, questo quello che accaduto. Lei le ha sentite.
@: Io, forse, non dovevo fare quello che ho fatto. Ma se lo volevo ho dovuto.
&: (Agli altri) A me, ora, chiarissimo. Possibile a voi no? A me del tutto.
: Buon per te. Divulga.
&: In pratica questo: la Societ una sottostruttura. E la moltitudine che organizza la vita. E com che lo pu? Cos: col suo intrecciarsi di legislazioni avverse (Indicandolo) Eccone la prova. Qui, lui. E lei me lo dica se sbaglio.
@: Hai ripetuto quel che ho detto. Come potrei risponderti di no?
&: Ripeterla il mio orgoglio. Ma ripeterla capendola il mio massimo orgoglio. Sapevo che, in realt, il mio libro risolutivo non era il primo ma il secondo. Deve solo aspettare il suo tempo.
@: Quel tuo libro, se buono, non lo sta aspettando, se lo sta costruendo.
: Io, invece, non avevo ancora colto che fosse una sorta di bieco anarchismo lintento dei suoi progetti sociali.
&: Io s. A parte il bieco.
@: Lintento dei miei progetti sociali, che pessimo italiano, solo la non interruzione del pensiero. Vorrei due dita di bianco, se possibile.
Un lunghissimo silenzio fatto di piccolissime azioni. Mani che spostano cose dal tavolo, che scacciano zanzare, che misurano distanze sui volti; gambe che si stirano; schiene che si accomodano; gole che si schiariscono e residui, sul tavolo, che fermentano. Qualcuno, chiss, vorrebbe libri da consultare o carta su cui scrivere. Altri, invece, ha ancora il desiderio di addentare qualcosa e si prova a farlo recuperando resti di cibo dai margini di un piatto. Alcuni gesti vengono compiuti allunisono, come, ad esempio, lascoltare la notte; o come, ad esempio, il cercare di non darlo a vedere. E la notte si sente. Si sentono le falene allo sbaraglio, dirottate da luci incerte e vibranti, come di candele; si sente il muschio che raggriccia, le gomme dei pneumatici tese dallafa, il cicaleccio di lontane oasi umane. I lumi, vaghi e sparpagliati, dilatano albume a chiazze scontornate. Vengono intesi da occhi che, ancora, non vogliono dichiarare i loro sguardi.
Luomo accavalla e scavalla le gambe fra le quali, a tratti, si tocca. Come per un reale fastidio fisico.
Marco si alza e si allontana. La sua assenza fomenta limbarazzo. Viene atteso. Infine torna. Non si siede. Porge alluomo un fazzoletto bagnato.)
: La prego di pulirsi. Glielo chiedo per favore.
(Luomo prende il fazzoletto, ma lo usa per detergersi la fronte, poi lo poggia dun lato)
@: Insomma, quale pu essere il tuo massimo rimprovero? Che ho unanima vuota. E vero. Ma il tuo un rimprovero allumanit. Per qualcosa che scovi in essa e non ti piace. A te infastidisce che io abbia verificato il vuoto della mia anima poich temi di leggervi una verifica che riguarda la tua. E cos. Io ho unanima; lho messa alla prova. Perci ti dico: quando lanima agisce, agisce il vuoto. Che vuoto linguistico. Mentre i gesti compongono la realt. E laddensano. Il mio gesto, nel reale, corrisponde a un punto nel vuoto dellanima. Dunque, alla sua interezza. Non potevo agire altrimenti.
: Perch non si decide a pulirsi quel sangue di dosso? Ormai il suo scopo lha raggiunto. Lo vede: stiamo al gioco. Non serve pi.
@: Non pesa. Per cortesia, non restartene in piedi. Te lo chiedo per favore.
(Marco si siede. Ma solo un istante per rialzarsi subito poi)
@: Io bevo ancora.
(Si versa e beve)
&: Mangiare, davvero niente? Non c molto ma.
@: Niente, niente. Davvero. Ho solo sete.
: Ho gi dedicato buona parte della mia vita allo studio del Diritto. Anzi: al Diritto e basta. Imparandolo prima e insegnandolo adesso. Circonvoluzioni a parte: le pare davvero cos sorprendente che io possa turbarmi, e molto, dinanzi allipotesi che sia stato commesso un delitto tanto raccapricciante?
@: Per carit, mi sarei sorpreso del contrario. Tant vero che non mi turba. Curioso: la mia assenza di turbamento dinanzi al tuo ti fa credere che questultimo mi sorprenda. Lo vedi da te: illogico..
: Ma a me quello che turba la sua assenza di turbamento dinanzi al delitto.
@: Marco, ragiona. Io ho cominciato col dire: tutto stato in ragione di una domanda che ha partorito un desiderio. Bada: la domanda non era in s richiesta della cosa desiderata. Assolutamente. La domanda risolveva un processo di comprensione a seguito del quale come se un uomo nuovo mavesse sottoposto il senso della sua fame e della sua sete. Nuove entrambe. Come se mavesse detto: "Di questo malimento e di questo mi disseto. E io, da ora, sono te. Se vuoi vivere, fammi vivere. Se vuoi proseguire, fammi proseguire. Sfamami e dissetami.". Questo mi ha detto. Ed al chiarirsi dogni domanda che saggiunge in noi, sempre, un uomo nuovo. E, ciascuno, con nuova fame e nuova sete. Ebbene, col suo avvento tutti gli altri di prima debbono mettersi in riga. Da quel momento, sino a un nuovo avvento, a dettare legge sar lui. A meno che non lo si voglia sottrarre a quelle leggi, e dunque al suo mondo. Dunque, alla sua vita. Che, peraltro, la nostra.
X: E saremmo cos in balia di avventi tanto perentori?
@: Perentori come queste sedie. Com perentorio lessere dal momento in cui . Luomo nuovo, che al presente noi gi siamo, demandato a costruire il proprio successore, e in ci lo aiutano, in gerarchia a scalare, i suoi predecessori. S, davvero cos: come se fosse in noi un officina a noi segreta e in lavoro perenne. Il desiderio futuro, anche se nostro, imprevedibile. E il desiderio consiste sempre nel determinarsi di una domanda relativa a un desiderio il cui esaudirsi gi in atto. Mi seguite? Gi in atto. In pratica, io stavo esaudendo gi da tempo la mia ansia di dare quei due colpi di ferro. Ma, diamine, non lo sapevo. Ero io a farlo, e non lo sapevo. Quellansia era, in me, come un fiume sotterraneo nascosto alla vista, finch la sua emersione ha coinciso col chiarirsi del desiderio stesso. Ovvero, con la domanda. Il che, in definitiva, ha coinciso col gesto. Nellintera vicenda del mio desiderio vedete bene come esso non fosse la risposta ma, giustappunto, -
X: La domanda!
@: La domanda.
&: Sicch le domande sono sempre conclusive.
@: Come un punto qualsiasi conclude il cerchio in qualsiasi punto, e qualsiasi punto esso sia.
: Dica: quelle due le lascer l cos? O deve auscultare il suo desiderio in proposito finch non sbocci la domanda: "Voglio dar loro sepoltura?". Faranno i vermi.
@: Nulla in atto a questo proposito. Se lo far sar un gesto di carit. Donato. Non si sa a chi, ma donato.
: Comunque dovr prendere una decisione.
@: Bel tema. La cosa ti riguarda.
: Me?
@: Sicuro. Poich il tuo impeto rivela che il problema in atto proprio in te. Hai saputo di due morte abbandonate e ti preoccupi per loro. Non andrai a dormire in pace. E a poco varr dirti: "Ma perch non vuole farlo?". In realt penserai: "Perch non lo faccio io?". Dunque, non: deve farlo, ma: debbo farlo. Tieni, queste sono le chiavi di casa mia. Va.
(E un mazzo di chiavi ricasca sul tavolo tra croste di anguria. Marco, che non ha potuto starsene seduto, le guarda e non fa. Gli altri intendono distrarsi da lui che guarda)
X: Professore, parlava di carit. Potrebbe, dunque, avere un ruolo?
@: Se volessi compiacere me stesso abbellendomi ai miei stessi occhi, s. Purtroppo per la morale comune la mia vanit minima.
&: Non posso sperare che legger mai il mio libro?
@: Il libro c, io pure. La lettura, dunque, connessione possibile. Speralo.
&: Ma con quante possibilit?
@: Pochissime.
X: E perch? Ci spieghi. Davvero non la interessa affatto?
@: Io sono uno, i libri no. Pensate a quante connessioni possibili si diano. E questo sempre presupponendo che la lettura sia una connessione inevitabile solo per il fatto che esisto io e che esistono i libri. Assurdo. Ad esempio. Io ho denti per masticare ed esiste la corteccia che masticabile, ma non perci la mastico.
(Marco, infine, prende le chiavi ed esce)
&: E lei pu accettare che lui vada cos? Che invada tanto brutalmente il suo gesto?
@: Quel ragazzo sta compiendo un atto veramente filosofico.
(Rumore di un motore che si accende e si allontana)
@: Vuole toccare il fondo di unidea. Lui va a vedere, non a fare. Ma, con umilt, si convinto di andare per questo e non per quello. Veramente un gesto da buon filosofo. Anche se egli non si ritiene tale. Non sar, per, un percorso facile. Si pu fallire. Per cominciare: sa dove abito?
&: Dovrebbe. E lui che si procurato il suo indirizzo.
@: Per quanto ne sapete, ha una vita soddisfacente?
&: Ci siamo raccontati poco luno dellaltro. Io sono quello che ha detto di pi.
X: Ne ho qualche notizia io. So che apprezzato. Se poi la cosa lo soddisfi abbastanza questo non posso dirlo. La sua posizione, certo, invidiabile. Perlomeno da me, su questo non c dubbio. Io sono ancora in attesa di una cattedra definitiva. E nemmeno allUniversit. Nelle scuole.
&: Quello che ho provato a fare pur io. Fortunatamente avevo altre inclinazioni.
(Rumore di un motore che si avvicina. E che si spegne. Unattesa. Rientra Marco. Butta le chiavi sul tavolo fra le stoviglie che ne tremano)
: Non spetta a me.
(Qui lazione pu sospendersi per un breve intervallo
Quando riprender, troveremo i personaggi come stavano. Marco in piedi, luomo lo guarda. Gli altri due guardano prima lui, poi, non allunisono, il loro compagno.
Luomo recupera le chiavi. Le offre ai due seduti, come a dire: "Per caso vuole andare uno di voi?". Ma entrambi non sembrano averne la minima intenzione.
Luomo, infine, rivolgendosi a Marco, si rimette le chiavi in tasca)
@: Allora siediti.
: Ha capito che ho detto? Non spetta a me.
@: Il fatto che non spetti a te non implica che spetti, per forza, a qualcun altro.
(Marco stavolta si siede e resta seduto. Come stanchissimo)
@: Ah, come questa serata potrebbe essere solamente fresca!
: Lei sa che non possiamo distrarci da quello che ci ha detto. Che questa serata sia fresca o meno non fa pi per noi. E non credo di parlare solo a nome mio. (Volgendosi ai compagni) O forse s?
X: Siamo qui per stabilirlo. La questione affascinante.
: A me sembra pi che altro macabra.
&: Tempo al tempo.
@: Signori, ma, insomma, tanto difficile capirlo? Quello che vi ho detto prosegue proprio in questa freschezza. Per questo la noto. E se io la noto, e la noto con forza, perch provengo da dove vi ho detto.
: Ed proprio da questo che non possiamo distrarci. Perlomeno io.
@: Mi incomprensibile perch tu sia sempre l pronto, dio sa per quale motivo, a cogliere in ogni mio atteggiamento tracce di superficialit. Per me questa serata estremamente fresca. E senza alcun disagio. E mi riferisco a disagi che di questo periodo, in genere, patisco molto. Le zanzare, tanto per dirne una.
: Ce ne sono.
@: E pungono, altroch. Ma non mi danno fastidio. Io vorrei parlarvi solo della freschezza di questa serata. Senza il vostro invito sarebbe andata persa. Ho cominciato a godermela avvicinandomi qui. A voi.
: Lei sa che durer pochissimo.
@: Per adesso ci sto dentro.
: Lei sa cosa laspetta dopo.
@: Quello che so debole. Non prende il posto di quel che sento. Siete voi che volete distrarre me, non viceversa. E tu soprattutto. Ma se c una cosa che davvero impossibile, ebbene questa nel tentativo di distrarre un corpo da se stesso. Follia assoluta. Nel caso di due amanti quel che dico apparirebbe di tutta evidenza. O nel caso di un corpo sottoposto a sevizie. Provate a dirgli: "Distraiti!" mentre ha un ferro rovente nelle carni. Ho usato gli esempi pi rozzi e banali perch mi sembrate molto disattenti.
: Non siamo in classe, Professore.
@: Mi fai torto. Come se io, quando eravamo in classe, ve lavessi mai fatto pesare.
X: Dica: aveva mai supposto di poter uccidere?
@: Come no. Mi ci sono addestrato.
X: A supporlo?
@: A farlo. Tutto sta a prender pratica nel compiere un gesto, il che non molto, e nel capire che cosa significhi, il che gi pi difficile.
&: Ma nel concreto?
(Luomo, con una violenta manata, schiaccia una zanzara sul tavolo).
@: Ecco un gesto che ho commesso molte volte.
: Come, credo, chiunque.
@: Fortunatamente per il mondo non proprio allo stesso modo.
(Mostra il palmo della mano come se vi fosse su una stimmata. La impone allo sguardo degli altri che ancora non sanno decifrare)
@: Fateci caso: tutta una questione di quantit. Di mole. Di mole fisica. Io, con la mia manata, ho spazzato via dalla faccia della terra una minima quantit di vita. E non una parte, bens un tutto. Eppure tanto minimo che non metterebbe neanche conto di essere riferito. N che esisteva, n che stato ucciso. Per, insisto, questa vita, minima, era in s completa. Non poteva essere di pi. Era grande per se stessa quanto un elefante per se stesso grande. Non di meno. E il mondo, per essa, era normale cos comera. Non assurdo perch tanto gigantesco, ma normale. Questa zanzara ci si trovava bene. Se, dun tratto, il mondo si fosse fatto pi piccolo, le sarebbe sembrato addirittura troppo piccolo. Lei aveva mercati con esso. Come noi, ma dun tipo che noi non conosceremo mai. Io non so se, in assoluto, mi sia capitato duccidere pi o meno zanzare di voi, ma ogni volta che lo faccio questo che vi ho detto io lo penso. Ogni volta. E cosa a cui mi obbligo. Il che mi ha addestrato. A che? A non soffrire pi il razzismo della quantit. Che il pi tenace e subdolo fra tutti i razzismi. In pratica: io sento di aver commesso, a questo tavolo, un autentico delitto.
: Di questo passo finir come certi bonzi a girare con la retina sul viso per evitare di ingurgitare microbi.
@: Di questo passo ho ammazzato mia moglie e mia figlia.
(Si pulisce la mano)
@: E le ho lasciate insepolte. Come questa zanzara.
(Nessuno, per un po, dice nulla)
X: Io, avevo pi o meno diecianni, ho passato un anno della mia vita, diciamo un intero inverno, nella certezza di aver ucciso uno. Gi. Si trattava di un compagno, data let: di un compagnuccio, che era abitudine per me ritrovare ogni stagione, tutte le estati in vacanza, sin da quando ero piccolissimo. No, avevo un po pi di diecianni. Comunque. Lultimo giorno di quellanno in cui successe il fatto io e lui ce ne stavamo fuori a giocare tra di noi e senza nessun altro finch, insomma, mi capit di dargli tipo uno spintone che lo fece ruzzolare in fondo a una specie di fosso. Rimase l senza muoversi. Presi a chiamarlo. Niente. Allora mi spostai l dal ciglio del fosso, e senza nemmeno pensare per un attimo a scendere gi. Me ne andai a sedere su un masso poco distante chiudendo gli occhi e tappandomi le orecchie. Imposi al tempo di passare il pi possibile. Non in fretta, ma il pi possibile. Poi tornai al fosso. A vedere. Il mio compagno stava sempre laggi. Immobile. Lo feci altre volte. Andavo al masso e mi sedevo, con le mani cos e gli occhi chiusi. Stavo un po, poi tornavo a vedere. E lo ritrovavo sempre l. Ogni volta l, e immobile. Questo fino a che, da casa, non mi sentii chiamare. Erano i miei che mi cercavano. Quella sera stessa si doveva ripartire. Beh. Me ne andai con la certezza di averlo lasciato morto. Nei mesi successivi mi fu chiaro che il mio restare e controllare non era stato nella speranza, che so, di ritrovarlo sveglio o di non ritrovarlo pi. Anzi, nel timore che questo potesse avvenire: che egli si risollevasse e andasse a dire che lo avevo ucciso. Non ferito o spinto, proprio ucciso. Anche si fosse alzato senza un graffio addosso, io sapevo che questo sarebbe andato a dire: "Lo vedete? Mi ammazzato". Insomma, io ero rimasto per vegliare il mio morto, e, soprattutto, per evitare che facesse danni. Nella piena consapevolezza che egli fosse morto. Il che equivale alla consapevolezza del mio averlo potuto uccidere. Mi comportai cos, e con molta intelligenza, per tutto il tempo in cui mi sapevo ancora a rischio. Vale a dire per il tempo della mia contiguit con lui. Chiaro che dico? Della compartecipazione di un medesimo spazio. Dopodich, nella promessa della lontananza, abbandonai il campo. E superfluo aggiungere che lanno dopo lo ritrovai vivo e sbeffeggiante per lo scherzo che aveva avuto la determinazione di farmi. Lorrore che mi aveva animato sul finire di quellestate precedente si inverava allora: lanno appresso. Ma inefficace. Laddove era cessata, col nostro rincontrarci, la lontananza nello spazio, a difendermi cera per quella nel tempo. Nessun pericolo. La mia carriera di assassino si era comunque conclusa impunemente.
@: Cosa ricordi della serata in cui partisti? Innanzitutto, ne ricordi qualcosa?
X: S.
@: Che?
X: Il suo tepore. Ne godevo a ogni sosta dai finestrini abbassati.
@: Quali abbracci possono darsi tra unet e laltra! Fossi tu qui adesso al termine di quella giornata l, io e te avremmo di che confidarci allinfinito.
: Santiddio, non pu, tutto questo, trasformarsi addirittura in un idillio.
@: A te di non consentirlo.
(Gli lancia un torso di mela. Laltro lafferra e, schifato, lo getta via lontano. Ma il gioco non termina qui. Luomo sembra diverticisi. Prende una crosta danguria e nuovamente gliela lancia e laltro nuovamente la getta via)
: Ma la smetta! Che fa?
@: Ti chiamo in causa, ecco che faccio.
(E si intestardisce a lanciargli contro tovagliolini appallottolati, croste di pane e chiss che altro. Laltro schiva o getta via)
: Non mi tengo da parte. Quello penso glielo dico. Per piacere, la pianti!
@: Non dai fondo a una briciola di te. Speravo, prima, che arrivassi sino in fondo, non lhai fatto. Quando hai preso le chiavi. Ecco, mi son detto, un uomo che va a concludere un percorso. Un mio antico allievo capace di darmi questa bella prova. Era come se tu mi avessi dichiarato a pieni polmoni: "Cos penso, e cos penso sino allultimo." - Macch. Niente. Non mi stavi dicendo niente. N stavi dicendo niente a te stesso. Peggio che se non ti fossi alzato. Tu sei uscito per la strada e non ti sei trovato pi. Pensavi desserci e non ceri. E penoso dover usare un luogo comune ma mi tocca: sei tornato, come suol dirsi, con la coda tra le gambe. Che figura barbina. Meglio per me, ma mi hai deluso. E hai deluso anche loro. Ci hai deluso tutti. A cominciare da te stesso. Per non dire della notte spaventosa che taspetta. Implorerai per riavere queste chiavi. Te la sei cercata. Sei andato a petto nudo contro la tua mediocrit, e ha vinto lei.
(Marco non ne pu pi, gli getta addosso il vino del primo bicchiere che si trova a portata di mano. Ma il suo gesto tanto scomposto che laltro non viene centrato nemmeno da una goccia, e senza neppure bisogno di scansarsi pi di tanto)
@: Non questione di pessima mira. Ma hai fatto una cosa che non volevi fare. Perci il farla ha partorito il non farla. Ti sei dato ascolto senza esserti capito.
(Si volta a guardare dietro)
@: Comunque le piante ringraziano. Avevano bisogno di essere annaffiate un po.
(Marco riempie il bicchiere che ha vuotato e lo svuota nuovamente, ma stavolta bevendo)
X: Senta, Professore, lei per, ha iniziato col dire: ho avuto un incidente.
@: Non avrei altrimenti ritardato. In genere io sono puntualissimo.
X: Ma dov, in tutto ci, la natura incidentale? Forse che, stasera, sua moglie o sua figlia avrebbero fatto qualcosa che non avrebbero dovuto?
(Un lungo silenzio)
@: Scusatemi, il bagno?...
&: Di l.
(Luomo si allontana)
: Che si fa?
&: Io, confesso, ancora non ne sono venuto a capo.
X: Per me lha fatto.
: Per me no.
X: Ma come? Proprio tu, il pi aggressivo?
: Appunto. Gli piace tirare la corda. Anche in assenza di corde. E insultante.
X: Dio sa cosa vuole dimostrarci.
&: Nulla. Non hai mai inteso dimostrare nulla. Lui vuole darsi solo come continua conferma dellevidenza e vocazione ad essa.
X: Cio, lui vocazione allevidenza?
&: Come dire: guardate me: non esiste nulla che non sia normale. Io nemmeno.
: Quindi?
&: Non ha fini. Tutto qui.
X: Nel senso che non ha secondi fini?
&: S, neanche quelli.
X: A ogni modo si aspetta qualcosa. Non so che, ma qualcosa di sicuro.
: Non lo sapr nemmeno lui.
X: Oh, invece s che lo sa, e benissimo.
&: Dubito. Se non sa perch non c nulla da sapere. Oltretutto lha detto chiaro e tondo: la parola vale listante in cui sta, non uno di pi.
: Chiaro e tondo? E quando?
&: Prima; pi volte.
: Tavr parlato in un orecchio. Non me lo ricordo per niente.
&: Giuro. E stato molto preciso.
: Con queste parole esatte?
&: Insomma, pi o meno.
X: Comunque io dico che saspetta qualcosa da noi.
: Se cos, se la prender da s. Mestiere suo.
X: Ma se laspetta perch poi serva a noi, non per s.
: Ci metteresti la mano sul fuoco?
X: Scherzi? Senza pensarci un attimo.
(Luomo torna. Sembra rinfrancato. Respira profondo)
@: E da quando sono arrivato che avevo unerezione. ( a X) La tua domanda, carissimo, stata decisiva e, curiosamente, mi ha fatto eiaculare. Ho dovuto pulirmi.
(Si siede. Ha unespressione beata. Scrolla le gambe a saggiare il disagio scomparso)
@: Ah, s. Ora va bene. E da parecchio che soffro di un certo priapismo. Perci m sempre toccato usare indumenti intimi molto compressivi. E repressivi. Ne soffrivo di gi ai tempi nostri: anche in classe con voi. Ma mai sino a sfogare. Vi assicuro che per quanto sia un disturbo esposto o ogni genere di fescennino, per chi lo patisce davvero insopportabile. Dunque, di nuovo a noi. Il punto sempre quello: se la felicit varia da un individuo allaltro, potr mai essere un intento sociale oppure no?
X: La mia domanda, veramente, era...
@: Me la ricordo la tua domanda. Altri ne hanno altre?
: Per adesso ci basterebbe una risposta a questa: dove lincidente in tutto ci?
@: Se anche tu ti senti di rivolgermela, dovresti ormai saperlo come la penso, perch evidentemente ti ho gi risposto.
: Perdoni, ma questa perspicacia a ritroso non che sia il mio forte. Qua pare che tutti ne siano grandi esperti tranne me.
@: Diciamo che non vi ho risposto aneddoticamente. Vi ho detto solo, e non poco, di un tributo damore a cui stato messo fine dal momento in cui s capito che avrebbe dovuto essere richiesto. Da me, a loro. A mia moglie e a mia figlia. Compresa la richiesta, terminata lofferta. Vi avessi riferito in modo pi pedestre gli eventi ne avreste pi facilmente colto la natura incidentale. Sempre che sia incidente il fatto, che so, che un vulcano erutti. Ma hai voglia a dire: se mai dovesse eruttare domani alle cinque e io domani alle cinque dovessi trovarmi l, il suo coprirmi di lava sar tanto incidentale per me quanto per la lava il mio trovarmi sul suo cammino. Certo, io posso sempre sperare che il vulcano, il quale prima o poi erutter senzaltro, non erutti finch mi trovi nei suoi pressi; o che il mondo, che prima o poi finir senzaltro, non finisca fintanto che sono vivo io. Ebbene, allo stesso modo, lattesa del punto di rottura allinterno della mia famiglia avrebbe potuto protrarsi anche oltre il termine della mia vita e io, col mio morire, avrei di fatto estinto sia lattesa che il senso dellattesa. E questo sarebbe stato un caso fortunato. Anzi: il caso fortunato. Ma altrettanto vero che lattesa avrebbe potuto cogliermi ancora in forze, assai reattivo, e, per soprammercato, con un ferro da stiro a portata di mano. Ed quel che successo. Da cui i due colpi. Tutto qui. Spero, finalmente, di essere stato, se non conciso, chiaro. Vino! Vino! Stasera, chiss perch, mi va di bere.
X: Un po di dolce?
@: Solo vino, grazie.
(Se ne fa versare e beve)
@: Ma, poich tanto vi preme, veniamo anche allaneddoto. Ovverosia al dettaglio di quello che successo. Mi stavo preparando per venire qua. Mia moglie, ginocchioni, si stava, per contro, adoperando per placare un mio empito priapico.
X: Per carit, non le chiediamo di raccontarci tanto.
@: Invece proprio quello che avete fatto.
: Anche per rispetto della povera signora.
@: Vassicuro: si sentirebbe rispettata eccome pure se sapesse di questo mio racconto. Dunque. Non potendo, per la sua postura, darmi repliche, se ne stava intenta al duplice atto del fare e dellascoltare. Come io a quello del farmi fare e del parlare. Cose che avvengono spesso merc una dislocazione di cervelli nei nostri corpi. Praticamente eravamo in quattro. Lei che mascoltava, io che linvadevo, lei che mi suggeva, io che le parlavo. A questo punto per sopraggiunge, nel nostro gruppo, un quinto. Vale a dire: un terzo me. Un terzo me che la guarda, e che non ascolta quello che il me parlante dice. E che nemmeno partecipa a quello di cui il me pi eretto gode. Un terzo che la guarda e basta. Dallalto. Perch io ero sempre in piedi, mentre lei no, lei ce lavevo abbassata di fronte.
: S, capito, capito.
@: E, quel terzo me, vede la nuca che si muove flemmatica avanti e indietro. Le guance ingombre e gonfie. Gli angoli delle labbra tesi e umidi di saliva che un pochino cola gi, ma non bene: appena appena. Il terzo me estremamente elaborativo. Fuori dalla porta del bagno la mia piccola aspetta di entrare per fare la pip. So che pi o meno sa che, l dentro, ogni tanto, si fa qualcosa.. Il terzo me guarda la porta, poi la donna che fa e che ascolta. Saccorge che tra le mani, tra ambo le mani, lei ha qualcosa. Un mestolino nelluna, e nellaltra qualcosaltro. Una ciotola colma di una pasta chiara. Alch varie cose si sono composte in un attimo. Il linguaggio, a posteriori, sempre assai analitico. Lei stava preparando una crema. Per tutti e tre. Certo, non le avevo detto che sarei uscito. E quando glielho detto nemmeno mi ha detto: non me lavevi detto. E quando dal bagno, chiamandola, le ho detto: "Vieni, facciamo", mestolino e ciotola, lei, non li ha mica lasciati ma li ha portati con s. Gi. Poich lei veniva solo per me e neanche un po per s. Come se io avessi, in realt, detto: "Vieni, aiutami". Il terzo me allora esclama: "Neanche un po per s? E tutte le volte per lei : neanche un po? Se non tutte le volte, quando: almeno un po? Mai? Mai almeno un po?" - Era esplosa, insomma, la domanda. E ormai definitiva. Inarginabile. Come inarginabile e implicita da tempo la risposta: mai. Non smetto di fissare dallalto in gi quella povera donna. La fisso a m di trafittura che lei non sente. Guardo la sua nuca. Non ha occhi la sua nuca. N ha sorriso. Tanta assenza docchi e di sorrisi mi permette, o gli permette: al terzo me, di progettare perci qualcosa. Perch il progetto venisse interrotto sarebbe bastato che mia figlia avesse dato un piccolo segno di impazienza, non di pi. In genere, quando c uno solo di noi due nel bagno e lei ha bisogno di entrare subito, lo fa. Invece, ora, nulla. So che aspetta. E sta, zitta. Come quando, in visita da un parente malato, le si chiede: "Ora, da brava, fa silenzio". Ma l, in quel caso, sono io a dirglielo, o sua madre, o noi due insieme. Ma ora, perch stia zitta adesso, chi che glielha detto? Altra domanda che saccorpa alle precedenti, e capisco. Sono io il parente malato. La mia bambina, vagamente, sa quel che accade. Che la sua mamma si sta prendendo cura del suo pap. Che il suo pap cos e bisogna fare cos. E se esce e non lo dice, non bisogna dirgli nulla. E siamo cos al dunque. Nella vasca l affianco, la nostra casa non ha molti spazi, c la tavola da stiro con su il ferro. Dico a mia moglie: smetti. Lei non capisce. E zelante. Sa che non ha finito, perci non capisce. Ma il mio terzo me ha molta pi fretta di quellaltro me periferico e bisognoso. Poggio la mano destra sulla sua fronte e le spingo indietro la testa. Lei, automaticamente, alza gli occhi sgomenta a guardarmi e, allunisono, riavvalendosi della sua pi consona natura, si rimette a sbattere la crema dentro al bricco. Ma smette allistante. Gli occhi, gi sollevati, li rovescia ancora pi s e pi allindietro. Forse per vedersi almeno un attimo riflessa nel piatto del ferro. E strilla: No!. Da questo momento il tempo ha la brutalit di un rogo. Di un rogo in pieno vento. La mia bambina ha fretta. Io stesso ho fretta. I pensieri si affastellano con tale densit che neanche un bisturi potrebbe sceverarli luno dallaltro. Neppure al no strillato di sua madre mi giunge da fuori una reazione. Apro. La vedo. La mia mano, per prima cosa, la stringe al viso. Cos. Come una cavezza. Perch non veda nulla, per questo la stringe. Poi la volta di spalle. Lei ha un risolino rapido, nel risolino mormora: "Meglio, pap?". E il mio ferro, l, si fa peso per la seconda volta. Qualcosa danimale si allora mosso in me, ma dopo. Appena dopo. La convenzione della paura. Il miserabile spavento che induce allistinto del rimettere ordine, ordine, ordine. Ma non per nascondere. Perch sia chiaro, invece, come niente deccezionale possa mai avvenire e che ogni cosa sempre naturale. Anche in me, dunque, si scatenato un simile istinto, ma concentrandosi tutto e solo in un solo progetto: sottrarre alla vista del mondo il pi nero responsabile di ci che era accaduto: quel peso che mai pi avrebbe potuto farsi ferro. Gemeva, denaturato, pendendo dal mio braccio, pesantissimo. Cos, venendo, me ne sono liberato. Ecco a chi ho dato sepoltura. Ma a loro due no. Non me la chiedevano. Perch farlo? Stanno l. Sacre a sufficienza come stanno. Conformi perfette allultimo slancio delle loro vite. Che fu, in mia moglie, quello per difendersi da me. E nella mia bambina, per lo sforzo di trattenere la pip.
(E tace, fra gli altri che gi tacevano)
&: Lei, Professore, non ci aveva mai detto di essere sposato, n di avere figli.
@: Vi ho mai detto, per caso, se ho fratelli e sorelle?
: Li avesse, mi auguro per loro che non stia formulando domande che li riguardino.
@: Chi pu dirlo.
: Sa qual la cosa che pi di tutte mi preoccupa?
@: D.
: La totale assenza di ironia del suo racconto.
(Laltro gli d uno schiaffo. Se c da alzarsi per farlo, lo fa)
@: Ecco lironia. Portatela a casa.
(Marco si alza feroce. Uno degli altri due lo trattiene. Pi probabile che a farlo non sia quello che viene chiamato Luca il quale, invece, riprende a dire)
&: In effetti, non vedo dove avrebbe potuto esserci.
: Ma come dove? Cio, vogliamo credere che questo non volesse essere un racconto umoristico? Lo . Solo, piccolo difetto: un racconto umoristico fallito.
@: Questo racconto, Marco, non racconta niente attorno a cui vi abbia chiamato a banchettare. N te, n voi. A ogni modo tu dici umoristico. Per cosa? Per latto sessuale? Per il bricco? Per lesuberante disfunzione di cui soffre il mio pene? Ma questo, allora, sarebbe comico. Lumorismo nellintenzione del narrante. La comicit nel narrato.
X: Ecco, questo forse s. Non fosse vero sarebbe comico.
@: Mentre se vero?
X: Direi tragico.
@: (A quello che viene chiamato Luca) Sottoscrivi anche tu? Il giudizio unanime?
&: In qualche modo. Perch no? - Se cintendiamo sulle parole comico e tragico.
@: Non sono loro il problema. Nessuno dubita del loro significato. Il problema altrove: nel fatto che voi, miei poveri ingenui, ricascate puntualmente nella fissazione che avete di scindere il vero dal falso. Se falso comico, se vero tragico. Se mia moglie stesse davvero stecchita sul pavimento di un bagno tanto piccolo che bisogna tenere la tavola da stiro nella vasca, allora tutto si farebbe lugubre: la crema, la donna ginocchioni, il suo sgrufolare, la pip della bambina, il ferro da stiro. Se io invece avessi una casa comoda e grande e nessuna moglie e nessuna figlia, allora tutto, per prodigio, diventerebbe buffo: la crema, la donna ginocchioni, il suo sgrufolare, la pip della bambina, il ferro da stiro. Attenti a duplicare la realt: fra le due facce di un doppio si danno crepacci stracolmi dossa.
: Bene. Deciso. Io, per me, il caso lho risolto. La denuncio.
@: Ti sei convinto di s? Che lho fatto davvero?
&: Discutiamone, per. Vorrei che la decisione venisse presa insieme.
@: Fammi sentire che dice. (Allaltro) Sicch ti sei convinto.
: Mi sono convinto che tutta la vicenda meriti che io la denunci.
@: Sii chiaro: tu non dici quella da cui provengo, vero?
: No, per niente.
@: Ma questa nostra di noi quattro adesso.
: Proprio. Esattamente questa.
@: Bravo, Marco. Meglio di cos non potevi esprimerti. Per usare un gergo poliziesco: hai davvero risolto il caso. Anche davanti ai miei occhi. Bravo davvero, e senza ironia. Hai toccato con mano il senso delle mie responsabilit e il senso che tu le attribuisci. A questo punto, che io abbia massacrato o meno, anche per te di nessunissima importanza. Come per me. Uguale. Quel che pi conta la mia colpa nei tuoi confronti. Carissimi, ora a tutti voi che mi rivolgo. Mi sembra che vi sia sfuggito, comunque, un dato basilare. Ovverosia, il mio essere venuto qui. Daltronde la prima cosa che ho sottolineato raggiungendovi: il valore del mio raggiungervi. Avrei dovuto venire prima del massacro, prima di sapere che lavrei compiuto, e sono comunque venuto anche dopo averlo compiuto. A prescindere dallintento di parlarvene o no. Se peraltro, come previsto, fossi venuto prima, non avrei avuto nulla da dirvi a questo proposito. E sarei venuto comunque. Ecco, questa la cosa veramente importante. La mia assoluta istanza di obiettivit. E importante che, per il mio venire qui, non fosse importante il massacrare o meno mia moglie e mia figlia.
&: Ma ormai, anche se non importante, imprescindibile.
@: Per le cronache. Che sono cose piccine e pedanti. E, soprattutto, transeunti.
: Anche il finire i suoi giorni in galera sarebbe cosa piccina o pedante?
@: Non ho progetti alternativi. Il sostituire le pareti della mia casa con le pareti di una cella non significher dover sostituire anche i miei pensieri.
: Ah, lo dovr per forza.
@: Vieni a abitarci dentro e lo saprai.
: Le garantisco: come se lavessi gi fatto.
@: Tu nei miei pensieri non ci sei mai stato, tavrei sentito.
: Come se, come se.
@: Non ingannarti con quelli tuoi posticci rifatti a mia misura. Gi valgono poco i miei, mi figuro i loro derivati. Ma bando alle metafore, che ci fanno dire le peggiori cretinate: il fatto che tutto in una vita si pu sostituire - una citt, una famiglia, una donna, un padre, tutto - ma non un flusso di pensieri con un altro.
: E se in galera la picchiassero? O la violentassero?
@: Sarebbe una temporanea e brusca interruzione del mio pensare, ma non un suo dover cessare. N, soprattutto, un suo dover cambiare.
X: Possibile? Ha tanto poco rispetto di s?
@: Tuttaltro. Ho pazienza.
&: Ma listinto animale: non era da questo che voleva salvarla?
@: Da nulla che non fosse l presente. L a casa, l nel bagno. Dallidea del caos. Da questo e basta. Confermarmi che era solo unapparenza, ma nientaffatto la realt.
X: E basta?
@: Assolutamente.
: Sia pure. Fosse vero il massacro e noi non la denunciassimo. Poi le conseguenze sarebbero anche nostre. Non ci vuole la mia esperienza in materia per saperlo.
@: Fallo!
: Pu starne certo.
@: Cosa taspetti? Che te limpedisca? Ma nemmeno per idea. Il mio orgoglio, per, sarebbe se tu lo facessi anche nella piena certezza che non ho massacrato nessuno; che lo facessi solo per aver aderito in partenza allipotesi data: cio, che io labbia fatto, ma che labbia fatto in teoria. Questa s sarebbe unautentica presa di dominio sulla realt.
X: Oppure lincontrario: una presa di dominio della realt su di noi.
@: Bravo, lhai detto.
&: Oppure, e ancor meglio, il contrario nellaltro senso!
X: Che contrario?
&: Non denunciarlo, ma nella certezza che labbia fatto. E non in teoria: realmente.
@: Bravissimo anche tu.
X: Non capisco. Che significherebbe?
&: Una scelta di campo che mi coinvolgerebbe in maniera totale. Mi spiego: sarebbe come se lui lavesse fatto e noi alla fine ce ne fossimo convinti, ma avendo accettato in partenza di parlarne teoricamente questo bastasse a non farci agire. Perlomeno non contro di lui. Non escluso, difatti, che, io stesso poi, spinto dai rimorsi, possa sentirmi obbligato a costituirmi. A denunciarmi. Da me. E magari a denunciare anche voi. Ma voi, non lui.
X: Allora perch non farlo tutti insieme?
&: Tutti e tre, certo. Avrebbe una sua logica. Perci lo proponevo.
@: O tutti e quattro. Io stesso potrei denunciarmi da me.
&: Ah, certo. Cos s.
: E questo cosa risolverebbe?
&: Ma come cosa? Effettuerebbe un miracolo. Trasformando un dato di cronaca in un concetto.
X: S, carnalizzandolo.
: E ci copriremmo di ridicolo.
@: Non pi di quanto stia accadendo a me con voi. Ditemelo voi: quanto?
&: E vero. Ha perfettamente ragione. Che differenza ci sarebbe?
@: Ho trovato il mio discepolo prediletto.
: No, no, no, no. Altol. Tutti questi abbracci e baci non mi convincono per niente. (Alluomo) Una volta per tutte, voglio saperlo: ci ha mai parlato sinceramente stasera?
@: Ti risponder come un oracolo, ovvero non per bocca mia: ogni vera emozione ha unespressione falsa. Esprimersi dire ci che non si sente.
: (Esasperato, gli va quasi contro) Mi risponda, invece, per bocca sua.
@: S, molto. No, poco.
: Di nuovo? Ma la finisca! - Cosa vuole da me? Si pu sapere che accidenti vuole da me?
(E stavolta non regge oltre. Dicendo, lo prende per il bavero, lo tira su e lo scuote. Gli altri due intervengono immediatamente. La colluttazione rapida e vivace. Senza parole, n gemiti, n esclamazioni. Marco viene trascinato dai suoi compagni in un angolo del giardino e tenuto fermo fino a che non appaia meno congestionato. Luomo si preoccupa infinitamente per il proprio vestito. Lo alliscia, lo rassetta, e si massaggia il collo sofferente)
@: Io vi ho detto quello che dovevo. Quello che mi premeva. Non esiste un vento che sia sincero o insincero. Al massimo, gradevole o sgradevole.
: Ha massacrato o no?
@: (Ai due che ancora lo tengono stretto) Potete lasciarlo. Mi sembra padrone di s.
(E i due si scostano, ma tenendolo docchio con molta apprensione)
: Ha massacrato o no?
@: Mi pare di averti gi detto di s. E, sempre a conferma delle mie opinioni, te lho detto prima che tu lo domandassi. E la tua domanda, dunque, a chiudere il cerchio, non la mia affermazione. Esattamente quel che sostengo. Quando una donna, ad esempio, saccorge come dimprovviso di qualcosa che non funziona e si domanda: "Questo rapporto vale la pena di essere vissuto?", eccolo l che il rapporto, da quellistante, gi finito. Chiuso il cerchio e buonanotte. Non mi sembra che ci voglia molto per capirlo.
: E, nel caso specifico, chi sarebbe la donna? Io?
&: Ma ovvio. S, tu. Per forza.
: Che dunque, lei dice, domandando avrei gi risolto il mio enigma.
@: Deo Gratias. Lhai capita.
: Ha massacrato o no?
X: E di, Marco, te lha detto.
@: Non avrei potuto essere pi chiaro.
: Ha massacrato o no?
@: Se ti ripeto per lennesima volta s, tu che rispondi?
: Che non le credo.
@: Vedi? Il mio s non ti serviva a nulla. Le vere domande, quelle ultime e definitive, sono sempre un po isteriche.
: Sta il fatto che io non le credo sul serio.
@: Plausibile. Dire implica il rischio di essere rifiutati. Ma, come vedi, tutto ci non mi ha impedito di onorare il mio impegno con voi e di venire a trovarvi.
: Lei venuto per sfruttarci.
@: Lo so, questo il tuo punto di doleance.
: E non dico solo oggi. Ma per tutti gli anni passati insieme. Ci ha sfruttati. Eravamo il suo quaderno dappunti. Lei che in altro non fissa quel che dice se non nelle orecchie di chi lascolta. Per fare di costoro la sua carta vivente, di carne e sangue, sparpagliata per il mondo. Bellutopia: trasformare chi la conosce in libri, e il mondo nella sua biblioteca. Vivesse tanto a lungo, potrebbe anche riuscirci.
@: Strana bibloteca: riempita da scritti senza firma. Di chi il guadagno?
: Sempre suo. E secondo una misura che nota solo a lei. Magari potessi accusarla di vanit. Saremmo tra umani.
@: Ti dibatti in questo dialogo come un puledro in un recinto. Ma allora salta lo steccato e scappa. Non ti manca lagilit per farlo.
: Lei per poter non essere malato dovrebbe solo essere un santo. Allora s. Ma non credo che lo sia. Perci maccanisco. Dei fogli: ecco cosa eravamo noi al suo appello. Lo ammetta. Puri e semplici fogli. A malapena in diritto di correggere qualche errore dortografia che poteva averci lasciato addosso. Tutto qui. O aggiungiamoci, se vuole, le sue erezioni da circo equestre. Fogli per scrivere, e fogli per pulirsi.
@: Difatti stavo per chiedervi unultima volta il bagno. Poi vado. So la strada, scusatemi un attimo.
(Si allontana di nuovo)
X: Non esagerare. Hai esagerato.
: Non quanto avrei voluto.
X: Comunque hai esagerato.
&: La sua testa lo sai come funziona. Per questo stato tanto importante, e per tutti noi. Intendo che non mi riferisco solo a noi tre.
: Appunto. E noi che ha massacrato. E pur io non mi riferisco solo a noi che siamo qui. La nostra classe ha partorito destini catastrofici. Come mai?
&: Non per colpa sua.
: E la mia di adesso minaccia la stessa sorte. Come mai?
&: Non per colpa tua.
: Che ne sai? Mi hai mai visto mentre parlo? Li hai mai visti mentre mi ascoltano? Vieni, controlla.
X: A scuola da me invece no. Ed giusto pi il mio esempio del tuo che stai allUniversit. I miei hanno la stessa et nostra di allora, i tuoi no. Let, in queste cose, cruciale. I miei ragazzi seguono con passione. E non a dire che io mi sia lasciato influenzare meno di te, o di te. Eppure, credimi, se ne pu davvero cavare qualcosa di propositivo.
&: S, certo, sono daccordo anchio. Fare tabula rasa. Questa la base. Non poco. E a me lha insegnato bene. Mai temere quello che tutti temono: l la forza. Mai temere la vanit delle cose, ad esempio, poich la vanit chiarezza. Mai temere la contraddizione che regola i comportamenti umani, poich se la conosci ti metter in vantaggio su tutti gli altri.
: Ma vi rendete conto che ora andato di l a masturbarsi?
&: Gi, ma supponiamo per assurdo che lui abbia veramente fatto quello che ha detto.
X: Ecco, per assurdo.
&: In tal caso come negare che egli sia stato capace, comunque, di spogliare di carne un evento tanto spaventoso per farne un puro supporto logico? E questo un fatto concreto, che si consumato sotto i nostri occhi. Hai voglia a dire no.
: Spogliare di carne? Ma linverso esatto di quello che ti attraeva prima: carnalizzarlo, un concetto. Lhai detto tu.
X: No, veramente io.
: Come che sia. Facevate un bel coro. Ora cos, avete cambiato idea? Oppure ogni strada vi si fa buona purch il dito che ve la indichi sia il suo? Ma quello, ci scommetto, ha moncherini al posto delle mani e non indica un bel niente.
&: Insomma, che diavolo pretendiamo dalla vita? Che sia nelle nostre mani o no?
X: Io, a questo punto, vi confesso, lo denuncerei solo se fossi certo, come peraltro sono, che non ha fatto nulla. Altrimenti no.
&: Ah, pur io.
: Meno male. Ben contento che siate daccordo.
X: Ma solo se siete certi che.
&: Ah, io s. Ormai s. Tu?
: Io? Figurarsi. Non lo dico da adesso.
X: Allora, daccordo?
&: Daccordissimo.
: Per me non c bisogno che ve lo stia a ripetere.
X: E quando?
&: Direi appena se ne va.
X: Sar orgoglioso di noi.
: Ma tu davvero credi che sia venuto a chiederci una prova? Possibile?
X: S, per me s. Senza il minimo dubbio.
&: Me lo auguro. Perch a me va, e moltissimo, di essere degno di lui.
X: Per, pensiamoci. Un nostro ex-professore viene a proporci un raccontino dimostrativo e noi lo denunciamo. Rischiamo davvero di coprirci tutti di ridicolo.
&: Non ai suoi occhi.
: Poi non sarebbe affatto dimostrativo se non arrivasse a nessuna dimostrazione.
&: S, lui che ce lo chiede.
(Luomo rientra. Si sta nettando le mani con un fazzoletto di carta)
@: Ragazzi, vi saluto. Si fatto tardi. Buona prosecuzione. Io mi sento un po stremato.
: Comprensibile.
@: Considerate, in ultima analisi, come spesso frasi elaborate raggiungano un assioma e l si critallizzino.
&: Del tipo?
@: Qualsiasi.
&: Uno che le viene in mente! Il primo.
(Un breve silenzio di voci, ma non di ronzii e di foglie)
@: Ecco. Tutti gli uomini si pentono.
&: Non solo un esempio fatto a caso, vero?
@: E un esempio e un assioma.
&: Ma avrebbe anche potuto sceglierne un altro?
@: Abbiamo talmente parlato di colpa.
: Perch la disgusta tanto rispondere con un s o con un no? Non lo fa mai.
@: Perch la tua frase non potr mai essere la mia. A meno di non usare il no e il s in modo stonato. Nel qual caso li accetto.
X: Ad esempio?
@: S.
X: Allora?
@: Lho appena fatto. Punto. Vado davvero. Crollo.
X: Arrivederci, Professore.
&: Arrivederci.
: Lei sa come la penso. E pure loro la pensano come me.
@: Sicuramente.
: Ce lo siamo detto.
@: Lo so, lo so. Vedremo i risultati. -E verificheremo. Buonanotte.
(E va. Non passa poco prima che i tre riprendano a parlare. Forse per essere certi che lui sia lontano, o forse perch una notte tanto sonora induce a molte premure prima di immettervi una qualsiasi voce.
Quello fra i tre che non viene mai chiamato per nome corre a sbirciare tra le foglie oltre la grata. E evidente che la strada si rifatta vuota)
X: Allora che faccio? Vado a chiamare?
&: Abbiamo detto daccordo.
: Vorrei, per, che poi ci confrontassimo su cosa significhi per noi essere degni di lui. Labbiamo lasciato un po in sospeso, invece merita.
&: Tu non ci tieni ad esserlo?
(La replica si fa aspettare)
: Se per questo, s. E tanto. Dovessi dirvi perch non lo so.
&: Quelluomo ne ha il diritto. E ha il diritto che gli venga dimostrato. Prima che diventi del tutto invisibile. Le idee gli stanno sciogliendo le carni.
: (Allaltro, che rimasto trepidante in piedi) Ci pensi tu a telefonare?
X: S, vado.
(E va)
&: Che pensi? Avr mai sofferto di solitudine?
: Dio, quanto sei patetico! Ma come ti viene in mente?
&: Casomai banale, non patetico. Chiunque lo conosca il problema se lo pone. Insomma, dimmi che pensi.
: Ho sempre ritenuto di s, ma stasera ho cambiato idea. La solitudine gli vitale. A sottrargliela morirebbe. Inutile tentare di somigliargli troppo. Se non nasci pesce, potrai solo sforzarti di allungare le tue apnee ma nellacqua non potrai abitarci mai. Te lo prendi un po di dolce?
&: S, un po.
(Marco avvicina a s il dolce ancora confezionato. Tira via gli spicchi di cartone chiusi a cupola. Fatto il che, si blocca)
: Forse ci siamo ingannati lun laltro. Corri, digli di non chiamare. Se lo denunciassimo dimostreremmo di non aver capito nulla.
X: Perch?
: E molto probabile che quelle due siano esistite davvero.
(E tira fuori dal cartone aperto a corolla un ferro da stiro insanguinato.)
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