IL MAESTRO PlP
Commedia in due tempi
di NELLO SAITO
PERSONAGGI
MAESTRO PIP
POP
UN BIDELLO MUTO
Commedia formattata da
Il maestro alto, magrissimo: il cappello nero ha larghe falde, il vestito filisteo dalla foggia ottocentesca, di gramo decoro. Ha solo lapparenza di un uomo. In realt si tratta della follia fatta carne, compressa come in un tubo. Pop viceversa un ragazzo dall''aspetto melenso, che indossa poveri abiti contadini. Condannato a una perenne obbedienza, cresciuto in un mondo ostile, invischiato in Passioni e Progetti che non lo riguardano. un servo, ma non si rassegna. La scena raffigura una scuola di campagna. Travi disposte a triangolo sostengono il soffitto. Quindici banchi logori sufficienti appena per trenta bambini. Una cattedra, il trono del maestro. Alta stretta, una lavagna sulla destra. Un armadio con un grosso lucchetto visibile, a sinistra. Un enorme cesto di vimini tra i banchi, al centro. Un antiquato telefono, siamo in una regione del Sud, in Europa, in Asia, America. Su di un banco si scorgono vari pacchi, in carta pesante, di color diversi. mattino. Il maestro e il ragazzo vengono sul davanti e si presentano. Recitano il prologo senza guardarsi, immobili.
Pip - Io sono il maestro Pip. Insegno a trenta alunni da vent'anni, qui a Sarringoza, estremo lembo della nostra grande Repubblica.
Pop - Io mi chiamo Pop. Ho quattordici anni, ripetente.
Pip - Io sono sempre stato in questo luogo, sono stato solo due volte nella capitale, vent'anni fa.
Pop - lo non so nemmeno come fatta una citt. Hanno detto che non mi deve interessare.
Pip - Io ormai non mi muovo pi da Sarringoza. La mia missione si compie qui. Mio padre era anche di qui. Insegnava anche lui a trenta bambini.
Pop - Se dipendesse da me io veramente vorrei venir via da questo buco... (Sputa).
Pip - Viaggiare la cosa pi stupida che possa fare un uomo.
Pop - Temo che non lascer mai Sarringoza. Sarringoza muoiono tutti a Sarringoza.
Pip - Eppoi pericoloso portare la testa in giro. Specie per chi non ha nessuno, n padre n madre.
Pop - Io non voglio portare la mia testa in giro. Vorrei solo uscire da questo buco...
Pip - Il nostro dovere lo dobbiamo compiere qui, come soldati.
Pop - Io non ho nessuno, n padre n madre.
Pip - Non vale la pena attraversare la foresta. Un uomo un uomo, dovunque.
Pop - (Pausa). Non capisco. Spesso non capisco le sue parole. Mi ronzano intorno al capo come le mosche, e non le capisco. Ma il mio maestro, il maestro
Pip - Obbedisco.
PRIMO TEMPO
Il maestro e il ragazzo escono dalla loro immobilit e cominciano a recitare.
Pip - Guarda,
Pop - Tutta questa roba ce la manda il Governo. (Scarta i pacchi) Le gomme. Le penne. Le matite. I temperamatite. Domani in classe le distribuirai. (Pop non risponde) Pop, hai sentito?
Pop - S, signor maestro. (Con meraviglia) Le gomme! Le penne. Le matite! (Arriva al pacco giallo che rimasto chiuso) E questo, signor maestro? Cos'? (Afferra il pacco, lo sta per aprire ma il maestro si precipita dalla cattedra e si riprende il pacco gi in mano a Pop).
Pip - Queste non si distribuiscono! Guai a te se le tocchi.
Pop - E perch?
Pip - Ordine del Governo.
Pop - Sono caramelle?
Pip - Sono quelle che sono. Ogni oggetto ha il suo destino.
Pop - Ho capito. Sono per i miei compagni pi piccoli. (// maestro mette al sicuro il pacco nellarmadio che ferma con il grosso lucchetto. Pop dietro). E manda anche queste il Governo?
Pip - Certo.
Pop - Perch?
Pip - Perch il nostro Governo premuroso, sollecito. Non ci fa mancare mai nulla. Ricordatelo, Pop.
Pop - il migliore Governo del mondo! Lei lo ha sempre detto, signor maestro.
Pip - Naturalmente.
Pop - Una volta Lei mi ha anche raccontato che hanno sostituito in paese l'unico poliziotto soltanto perch era basso. Avevano chiesto che fosse pi alto perch qui sono tutti alti come lei. E il poliziotto non ci faceva una bella figura.
Pip - E vero. Il Governo ci ha accontentati subito. Mi fa piacere che tu non l'abbia dimenticato. Ma ora non ti impicciare di politica. Vammi a prendere piuttosto il libro che hai lasciato sul banco, vicino alla porta, Pop.
Pop - Subito, signor maestro.
Pip - Ora prendimi il cappello.
Pop - Subito, signor maestro. (Va).
Pip - No, t'ho detto che si porta da sinistra, non da destra. Rifai il giro, avanti.
Pop - (Rifa il giro della cattedra, e porge il cappello come il maestro desidera) Le posso chiedere una cosa?
Pip - No.
Pop - Come Lei vuole.
Pip - Cosa hai detto?
Pop - Quasi nulla, signor maestro.
Pip - (Pausa). Vedi,
Pop - Tu sei un ragazzo rispettoso, obbediente... Ma asino.
Pop - Asino?
Pip - S, asino e obbediente: ma com' possibile?
Pop - (Angosciato). Perch, non possibile?
Pip - No, che non possibile! Nella nostra Repubblica gli asini sono per tre quarti ribelli.
Pop - Io non mi voglio ribellare, signor maestro! Io le volevo soltanto chiedere...
Pip - Silenzio!
Pop - Ma...
Pip - Niente! Silenzio! Non si fanno domande! perch dovrebbero essere aboliti dalla scuola! Ma che diamine!... perch! Ci infilzereste con i vostri perch!
Pop - (Tace, mortificato)
Pip - (Infuriato) Eppoi si perde tempo! Il maestro deve insegnare: non deve rispondere ai perch! Ci mancherebbe!
Pop - Lei mi deve perdonare, signor maestro. Io non lo faccio apposta. I perch qualche volta mi nascono qui, in testa, come i pidocchi...
Pip - E allora lavati la testa!
Pop - Me la lavo subito, signor maestro. (Fa per alzarsi).
Pip - Non ora, imbecille!
Pop - No, no, obbedisco. Non si arrabbi.
Pip - Ah, ma possibile, Pop, che tu non capisca mai quando una cosa si pu, si deve o non si deve fare. Hai un orologio nella pancia che va per conto proprio, Pop, non vai mai al ritmo degli altri! (Pop si guarda la pancia) Avanti, muoviti! Vieni qui! (Pop sempre pi stordito tra la volont di ubbidire e quella di contraddire si avvicina, e riceve dal maestro gomme, matite, penne e quaderni) Bene. Sei pronto?
Pop - S, signor maestro.
Pip - Oggi cominceremo allora con le gomme. Fammi vedere come insegnerai loro ad usarle. O hai gi dimenticato tutto dall'altro anno? (Pop torna al banco e con difficolt vi si assesta, il banco per troppo piccolo per la sua et. Poi apre il quaderno, impaurito, lentissimamente) Avanti, coraggio! (Pop si decide e comincia a cancellare con la mano destra. Furiosamente. Allora il maestro gli si precipita di nuovo addosso e gli strappa di mano la gomma) Ma sei ammattito? Possibile che non ti ricordi pi nulla?
Pop - Che ho fatto?
Pip - Come, che hai fatto? Cancelli troppo, troppo... Si cancella al massimo solo tre o quattro volte con una gomma. Delicatamente...
Pop - Cos?... (Esagera).
Pip - Appunto. E poi la gomma si butta, mi raccomando. Nel cesto. (Pop prova con altre due gomme che butta regolarmente nel grosso cesto collocato alle sue spalle al centro della stanza) Vedi,
Pop - cerca di capire. La gomma quando entra nel cerchio, anzi quando appena ne oltrepassa la circonferenza superiore, perde la sua figura, i suoi contorni, direi quasi la sua personalit di gomma. gi un'anticipazione, una particella minima, transustanziata di quel che sar un giorno, trasformata dalle officine del Governo.
Pop - E che cosa diventer?
Pip - E chi lo pu dire? Si muore gomma, e si rinasce fiore, automobile. La distruzione non che un ciclo di passaggio, di transizione. Una volta si diceva metempsicosi, oggi si direbbe una fase della produzione. Si muore quaderno, si rinasce scarpa...
Pop - Io non vorrei rinascere scarpa, signor maestro.
Pip - Tu muori e rinasci asino,
Pop - Sta' sicuro. Un asino mummificato. Fossile. Attraverso i secoli!
Pop - Signor maestro...
Pip - Silenzio, ho detto! Torniamo a noi. Domani mattina appena ognuno avr preso posto nel banco, tu distribuirai trenta gomme a testa, capito?
Pop - S, signor maestro. Le volevo soltanto chiedere...
Pip - Ma non fai che chiedere, Pop!
Pop - Le volevo soltanto chiedere se la scorsa settimana non ne avevamo distribuite altre trenta.
Pip - S, e con questo? Non dimenticare che l'anno passato di questi tempi avevamo dal Governo solo venticinque gomme a testa alla settimana.
Pop - (Pronto). Cinque gomme a testa in pi, signor maestro!
Pip - (Sorpreso). Io non ti capisco. Hai degli squarci nella scemenza, dei vuoti improvvisi nella tua infingardaggine che a volte metti paura... Come lampi bianchi nel buio...
Pop - Che ho detto? Ho sbagliato?
Pip - No, no. Al contrario. Bah. Ascoltami ora: se tu moltiplichi il numero delle gomme necessarie ad una piccola, sperduta scuola come questa per i milioni di ragazzi sparsi in tutte le scuole della nostra immensa Repubblica, ci significa centinaia di autocarri carichi di gomme da cancellare che percorrono il nostro grande territorio, ci significa che la produzione in aumento, che il lavoro non manca per migliaia di operai che fabbricano gomme...
Pop - Certo, signor maestro! Gli operai sono importanti.
Pip - Anche le gomme sono importanti, Pop
Pop - Le gomme sono prodotte dagli operai.
Pip - Ecco. Vuol dire allora che si pu guardare con ottimismo all'avvenire...
Pop - Che bellezza, ci saranno gomme per tutti... per i lavoratori, per i poveri...
Pip - S, ma anche gomme per uffici, per negozi, per enti pubblici. Tutte le gomme in fin dei conti necessarie a un paese moderno, dinamico, proiettato verso il futuro...
Pop - (Fregandosi le mani) ...Gomme per l'interno, per l'estero...
Pip - Ma vuoi lasciar stare l'estero?
Pop - Perch? Che ho detto?
Pip - Tu non le capisci queste cose.
Pop - Non ti occuperai mai di politica. (Pop volge verso il maestro la sua faccia di finto idiota) La politica degli inventori, insomma di chi ha idee...
Pop - Lei ha tante idee, signor maestro! Mi ricordo che una volta non erano arrivate le provviste del Governo, avevamo fame, e a lei venne l'idea di farci cantare tutti gli inni della Repubblica, fino a che ci addormentammo. Sognando il salame.
Pip - Fu per un incidente di frontiera. Non stata colpa del Governo.
Pop - Non volevo dare nessuna colpa al Governo, signor maestro.
Pip - Ci mancherebbe. Eppoi tu dimentichi, Pop, che siamo circondati da nemici...
Pop - Ah, gi, i nostri nemici. (Ride come un matto).
Pip - Che c'?
Pop - Non ci credo.
Pip - C' poco da ridere,
Pop - Sono attestati alle nostre frontiere, tutt'in giro, per migliaia di chilometri.
Pop - E come sono? Alti, bassi, quadrati? Feroci?
Pip - Sono nemici,
Pop - Se potessero, ci distruggerebbero.
Pop - Non ci credo. Neanche se li vedo.
Pip - Dico sul serio, Pop
Pop - Ma si pu sapere che diavolo fanno?
Pip - Niente, non fanno niente; non sanno far niente, non vogliono far niente. Sono soltanto divorati dall'invidia.
Pop - (Truce). Ah, s: e allora avanti! All'assalto! (Si alza e fa finta di sparare) Ta-ra-ta-t! Ta-ra-ta-t! Uccidiamoli, annientiamoli prima noi questi porci fannulloni!
Pip - Torna al tuo posto, Pop, avanti! Ogni pretesto buono per uscire dal banco.
Pop - ...Ma stato lei... signor maestro, che ha detto che bisogna difendersi. Io non voglio che entrino qui questi buonanulla...
Pip - Silenzio, ho detto! Siediti.
Pop - Obbedisco. Per non giusto...
Pip - Torniamo a noi piuttosto.
Pop - Come vuole, signor maestro. Torniamo. (Pausa) Allora butto? (Fa la mossa di buttare un'altra gomma).
Pip - No.
Pop - Prima devi scrivere qualcosa sul quaderno, non ti ricordi pi? Poi devi cancellare, e poi butterai la matita e la gomma. Avanti, fa' vedere. Copia qualche frase dal libro di classe, qui, per esempio, a pagina ventisette...
Pop - Subito, signor maestro. (Copiando legge ad alta voce) Noi siamo una grande famiglia. Io insegno a te, tu insegni a loro cos come loro insegneranno un giorno ai loro figli.... Amen. (Cancella vigorosamente).
Pip - Piano, piano, accidenti! Cos rovini tutto il quaderno!
Pop - Ma non devo buttare anche il quaderno?
Pip - Ma cosa dici, Pop?
Pop - Perch non lo debbo buttare pi? L'anno scorso Lei ce lo faceva buttare.
Pip - Non vero.
Pop - S, vero! Me lo ricordo benissimo. Perfino due o tre volte nello stesso giorno! E ora no? Perch?
Pip - Basta, Pop, con questi perch! Eppoi cosa credi che non ho sentito prima quando dopo aver letto le frasi hai detto Amen? Ho fatto finta di non sentire. Ma ho sentito benissimo. (Pop non risponde, occhi bassi) Ma non t'accorgi come sei riottoso. inutile che tu mi dica poi: Subito, signor maestro! . La tua allora una finta obbedienza.
Pop - Io le obbedisco sul serio, signor maestro.
Pip - Ma non ti vuoi ficcare in testa che le cose devono essere fatte una alla volta, per benino. Anche nel buttare via matite e gomme ci vuole precisione, misura. Eleganza. (Pop cerca di gettare ora gomme e matite nel cesto con smanceria) Siamo ai margini della Repubblica, e se non eseguiamo noi a puntino gli ordini del potere centrale, cosa succederebbe?
Pop - (Risvegliandosi). Si fermerebbero gli autocarri di gomme.
Pip - Gi. Le fabbriche verrebbero chiuse.
Pop - Gli operai rimarrebbero senza lavoro.
Pip - Nessuno cancellerebbe pi niente.
Pop - Pi niente, un disastro.
Pip - Gli operai scenderebbero nelle piazze.
Pop - Niente quaderni, niente gomme, niente pi scuola!
Pip - (Mutando tono). Niente scuola, Pop? Che vuoi dire?
Pop - Niente, si sciopera.
Pip - Si sciopera? Ma non sai che uno sciopero nella nostra Repubblica non si verifica da cinquantanni? Che sarebbe l'esempio peggiore che ci potrebbe essere per gli alunni di tutte le scuole. Che noi siamo sentinelle...
Pop - Sentinelle?
Pip - S, sentinelle avanzate ai limiti della foresta, Pop, e dobbiamo avere l'orgoglio del nostro compito, l'orgoglio di una missione cos difficile...
Pop - Gi. I nemici. Ci spiano.
Pip - Anche il Governo ci guarda. Dobbiamo esserne degni.
Pop - Allora non butto pi, signor maestro. Lasciamo perdere. (Fa per alzarsi e andarsene).
Pip - Pop, che fai? Vieni qui.
Pop - Cosa c'?
Pip - Non hai capito niente, come al solito.
Pop - una brutta giornata, signor maestro. Mi perdoni.
Pip - Vedi, se tu non butti, se migliaia di bambini nel Paese non butteranno pi le gomme, le matite, i quaderni, l'apparato di produzione si arrester, sar un sabotaggio... Lo capisci?
Pop - Insomma butto o non butto? Io non voglio che gli autocarri si fermino per colpa mia.
Pip - E allora devi buttare via ma con intelligenza, a tempo, con ritmo. Butta tutto ma, come dire, come se pentito volessi riprenderlo in aria, le gomme, le matite, i quaderni. Distruggi pure tutto, ma con dolore. Non dimenticare che stai distruggendo per il bene della nostra Repubblica!
Pop - Io voglio bene alla nostra Repubblica, signor maestro!
Pip - E allora avanti, Pop, butta, cos, bravo! S, anche la penna e il quaderno ora, butta! (Pop esegue, poi ripete ancora una volta lesercizio: scrive, cancella e butta gomma, matita e quaderno, fregandosi alla fine le mani. Qualche oggetto va a finire tuttavia sul davanti, al limite del proscenio. Squilla il telefono. Il maestro va a rispondere) S, signor Provveditore. Qui,
Pip - Agli ordini. Stiamo facendo le prove per il nuovo anno scolastico. No, nessuna riforma, non si preoccupi. No, no; nemmeno sperimentale. Non cambiato nulla, e poi non oserei mai... Come? Non ho sentito bene, signor Provveditore. Ah, il maestro Gek malato? Mi dispiace. Grave? S, purtroppo. Capisco. Lo so. Non facile. Ma se lo dico lei, io non obietto, si figuri. No, non obietto per principio. Bene. Vuol dire che far del mio meglio. Vedr. Far l'impossibile. Sa, la mattina, cosi d'improvviso... Le idee mi vengono sempre, ma pi sul tardi, dopo le undici... No, no, mi verranno, glielo assicuro. Mandi pure i trenta bambini. Li sistemer io... in qualche modo... Agli ordini, signor Provveditore, agli ordini. (Allarga le braccia e torna verso Pop, sconsolato) Gek, il maestro che insegna a otto chilometri da qui, si ammalato gravemente. Dobbiamo ospitare i suoi alunni, non c' altro rimedio. Chiss fino a quando purtroppo. Arriveranno oggi pomeriggio. (Pausa) Ci mancava anche questa ora...
Dalla destra, da fuori il sipario, viene avanti il bidello muto, attraversa il proscenio, raccoglie con estremo scrupolo ogni rifiuto, ogni pezzetto di carta, gomme e matite cadute al limite, guarda a lungo, immobile, gli spettatori, poi prosegue e sempre raccogliendo con amore i rifiuti esce dalla sinistra, sempre davanti al sipario. Pop si alza dal banco e fa ancora una volta la mossa di andarsene.
Pip - Che fai, Pop? Te ne vai?
Pop - No. L'aiuto, signor maestro. Cedo il posto agli altri.
Pip - (riacciuffandolo). Guai a te se ti muovi di qui.
Pop - Ma come c'entriamo tutti?
Pip - Bisogna che c'entriamo.
Pop - un ordine del signor Provveditore?
Pip - Certo,
Pop - E gli ordini vanno rispettati.
Pop - Rispettiamoli, signor maestro.
Pip - Altrimenti sarebbe il principio del caos.
Pop - Gi. Si fermerebbero gli autocarri. (Con la bocca e i gesti imita un autocarro che si ferma).
Pip - Hai ragione,
Pop - Siamo in una situazione delicata, accidenti. Non so nemmeno come definirla, una situazione dentro una situazione...
Pop - un bel pasticcio, signor maestro, altroch! Una volta, mi hanno raccontato, un mio parente si trov in una situazione simile: quattro nipoti gli offrirono quattro focacce nella stessa giornata. Non sapeva che fare nemmeno lui. Per non dispiacere a nessuno crep di indigestione.
Pip - Un momento,
Pop - Lasciami pensare!... Dunque... vediamo... Quattro per banco... impossibile...
(Via via che il maestro pensa alle diverse situazioni Pop le esegue mimando).
Pop - impossibile, signor maestro.
Pip - Allora, all'in piedi...
Pop - E i banchi, signor maestro? Li dobbiamo portar fuori? Li porto fuori? Proviamo? (Spinge un banco verso la porta, Pip lo ferma e rimette il banco al suo posto) Come Lei vuole, signor maestro. Obbedisco.
Pip - No, neanche cos possibile. Non si pu scrivere all'in piedi.
Pop - Perch non ce li mettiamo allora in spalla, signor maestro?
Pip - Sei matto, Pop?
Pop - Faremmo un'ora per uno. Ogni ora quello che sta sotto va sopra e viceversa. Non va, signor maestro?
Pip - E la dignit della scuola dove va a finire? Scrivere sulla testa dell'altro! E il Testo Unico? Letto sul groppone? Ma via! Appena lo venisse a sapere il Governo, poveretti noi!
Pop - Allora mettiamoci tutti per terra, leviamo i banchi e ognuno scrive sulle spalle del compagno davanti... Cos. (Mima).
Pip - impossibile, Pop! N all'in piedi n per terra. impossibile... Non c'entriamo!
Pop - Allora un problema che non si pu risolvere. Un problema con quindici operazioni.
Pip - Ma che operazioni. Il guaio che abbiamo solo poche ore per pensarci, maledizione!
Pop - Maledizione, signor maestro!
Pip - La scuola scoppia,
Pop - Gli alunni sono troppi, troppi. Tutti vogliono imparare, nessuno vuol rimanere asino da noi. Solo tu, Pop, sei un'eccezione...
Pop - Io vorrei aiutarla, signor maestro. Le giuro.
Pip - E allora parla, di' qualcosa, Pop
Pop - Io mi spremo, signor maestro. Ma non esce niente.
Pip - Gi, le idee... (Isolandosi) Ho sempre pensato che le idee risolvono le situazioni che poche idee sarebbero sufficienti per costringere il mondo una volta per tutte sulla via del progresso. E noi del Sud, cos lontani dal potere, con questa maledetta foresta che ci separa, possiamo collaborare soprattutto con le nostre povere idee. Non basta la buona volont, l'obbedienza...
Pop - (Che ha ripreso ad esercitarsi buttando nel cesto altro materiale scolastico preso dai pacchi). Non basta, signor maestro!
Pip - ...Ci vogliono idee per aiutare il Governo, per sciogliere ad esempio il nodo soffocante della sovrapproduzione. Idee che del resto esistono gi nell'aria o dentro di noi, basta riconoscerle e afferrarle a volo... Come quando ho immaginato di scoprire un germe da mescolare in un liquido che distruggesse le macchine ormai divenute invadenti come le mosche, oltre la foresta, nelle citt a migliaia di chilometri da qui, dove non hanno nemmeno pi il tempo di pensare. Poche fiale spruzzate nell'aria della citt prescelta, e le lamiere si ridurrebbero a una molle poltiglia...
Pop - (Si avvicina). Che , una nuova idea, signor maestro?
Pip - (esaltandosi sempre pi) ...I parafanghi conficcati nelle calandre, i paraurti che sfondano i tetti, i vetri liquefatti, colanti sui motori ancora accesi, i cofani a pezzi, e poi le ruote, gli sportelli, le balestre che via via si aggroviglie-rebbero accatastandosi come in una nera piramide!...
Pop - Che macello!
Pip - No,
Pop - Nessun macello. Al contrario. A questo punto interverrebbero gli uomini del Governo.
Pop - La polizia!
Pip - No,
Pop - Basterebbero dei semplici incaricati, che farebbero sgombrare le piramidi di rottami e annuncerebbero la vendita delle nuove vetture.
Pop - Meraviglioso!
Pip - Il parco macchine sarebbe rinnovato in pochissimi giorni, la produzione sarebbe salva...
Pop - (riprende a buttare i quaderni nel cesto, ma senzaccorgersene butta anche le copie del Testo Unico) un'idea meravigliosa, signor maestro!
Pip - Non basta avere un'idea meravigliosa,
Pop - Bisogna che il Governo la metta in pratica. Io tuttavia non ho avuto finora questa fortuna...
Pop - Peccato.
Pip - Veramente non ne ho avuto neanche il tempo...
Pop - Peccato. Lei dice sempre che si trova bene a Sarringoza, che non vorrebbe andar pi via di qui.
Pip - S,
Pop - Qui sto bene, vero. il luogo ideale per pensare. Il guaio che queste piccole faccende quotidiane mi infastidiscono, mi distolgono da quella che sarebbe la mia passione...
Pop - Non ho sentito bene, signor maestro. Cosa ha detto?
Pip - S, la mia passione: quella di pensare al di l della giornata, della settimana, dell'anno. Di pensare insomma al futuro, per il Governo beninteso... Non di pensare a come ficcare qui tra quattro mura, in questa scatola maledetta, altri trenta mocciosi... (Voltandosi verso il cesto) Ma cos'hai combinato, Pop?
Pop - Ho buttato tutto quello che c'era da buttare, signor maestro.
Pip - Ma cos'hai fatto, Pop! Ecco, uno non pu abbandonarsi per un minuto che tu subito ne approfitti.
Pop - No, signor maestro. Glielo giuro.
Pip - E anche il Testo Unico! Che Mao ti benedica. Ripescalo immediatamente dal cesto!
Pop - Subito, signor maestro.
Pip - Domani dobbiamo fare la distribuzione solenne. Non possiamo distribuire copie gualcite o sporche!
Pop - Ripesco subito tutto, signor maestro. Non si arrabbi per, non si arrabbi! (Obbedisce, ma per ripescare tutti i libri finisce con lo sprofondare nel cesto. Rimangono i piedi fuori e lui sottosopra).
Pip - Pop, vieni fuori, ho detto!
Suonano. Arriva altro materiale scolastico. Pip lo riceve e lo deposita sui banchi.
Pip - Vedi il Governo com' provvido, puntuale. E tu invece... sei un ingrato!
Pop - Se lei non m'aiuta, io non ce la faccio da solo, signor maestro! Ho i piedi al posto della testa!
Pip - Ah,
Pop - Ti ci lascerei qui dentro! Un giorno, due giorni, senza mangiare: affinch tu ti decida una buona volta o ad essere pi asino o pi ribelle. In modo da poterti cacciar via per sempre da qui!
Pop - Mi perdoni, signor maestro!
Pip - No.
Pop - La prego!... Per questa volta! Mi raffreddo i piedi.
Pip - Avanti, ecco qua. (Lo aiuta finalmente a uscire).
Pop - Grazie, signor maestro.
Pip - Esageri sempre, e che diamine!
Pop - Mi creda! L'ho fatto a fin di bene, signor maestro!
Pip - Ma non pensi che fra tre ore arriveranno qui altri trenta bambocci? Ed io non so dove metterli, non so neppure come insegnare loro...
Pop - Sono mortificato, signor maestro. Facciamo vacanza.
Pip - Vacanza? Cos'hai detto?
Pop - Ho detto vacanza. Cos anche il Governo sar contento. Risparmia le gomme.
Pip - E ci risiamo con il risparmio! Ma quando ti vorrai ficcare in testa, Pop, che il risparmio vietato da noi, che un delitto di Stato, che la pi grossa calamit che ci potrebbe capitare se questa decrepita mentalit si diffondesse di nuovo. Possibile che non lo capisci?
Pop - No.
Pip - Il risparmio qualcosa di superato, di immobile. Noi siamo un paese in movimento.
Pop - Moviamoci, signor maestro.
Pip - Si distrugge, si ricrea; si distrugge, si ricrea...
Pop - Un momento, un momento. Si fermi. Io non capisco pi nulla, signor maestro.
Pip - Che hai anche tu, oggi?...
Pop - Non lo so. Forse sono i piedi che non funzionano. una brutta giornata.
Pip - Ah,
Pop - Anch'io purtroppo comincio a veder grigio, confuso. Non trovo pi nell'aria quei segni divini, premonitori delle idee. La mia astronomia morta, le idee sono divenute indecifrabili... come una scrittura antica... un geroglifico di cui si smarrita la chiave... Al massimo...
Pop - (Trepido). Signor maestro... (// telefono squilla).
Pip - Un momento, Pop, questo maledetto telefono... (Accorre ma presto sbianca in viso) Cosa? Altri trenta? Ma signor Provveditore! Io no, non obietto mai nulla, ma le assicuro che questa volta proprio impossibile! Il maestro Rik stato nominato commissario nel Governo centrale? Ed dovuto partire all'istante? Oh, che guaio... No, no, volevo dire: sono felice per il maestro Rik, ma qui altri trenta non c'entrano... Glielo assicuro, signor Provveditore... Arriver il sostituto? Ma quando? E se ritardasse? Se ritardasse settimane? Io ho sempre idee? S, s vero, signor Provveditore, che ho delle idee, ma non a getto continuo; a volte non mi vengono, non mi vengono: soprattutto per queste piccole questioni. Vede, mi vengono pi facilmente per le grandi questioni, idee nazionali, idee per il futuro pi che per il presente... E va bene, agli ordini, signor Provveditore, obbedisco. (Rivolto a Pop) Ha riattaccato. Sono gi in cammino. Arriveranno pi o meno alla stessa ora degli altri. Oggi pomeriggio. In tutto siamo ora novanta.
SECONDO TEMPO
Pip - (farneticando, da solo). Buon giorno, signor maestro. - Buon giorno, signor maestro. - Buon giorno. - Entrate, avanti! - Sedetevi! - Alzatevi! - Mani sul banco! - Mani dietro la schiena! - Ora basta! - Avanti, continua! - Parla, ti ho detto! - Rispondi! - Stai zitto. - Parla! - Stai zitto! - Tutti zitti! - Parlo io. - Ma perch non parli? - Scrivete! - Alt! - Cancellate! - Leggete! - Non parlate, guai a chi dice una parola! In piedi! - Seduti!- Silenzio! - Uscite! In silenzio! - E non mettetevi le mani nel naso! - Silenzio, parlate! Silenzio, parlate! Parlate, ho detto!... Silenzio!
Pop - (Entra, candido). Signor maestro, buon giorno.
Pip - Ah, Pop, le idee hanno una geometria misteriosa dentro o fuori di noi, tocca a noi scoprirla, scavare nello spazio, operare una specie di archeologia dell'aria reperendo i segmenti, i semicerchi con cui le idee si presentano, e che magari gi vivono dentro di noi... e collegare punto con punto, centinaia di punti che formano linee e figure...
Pop - Non ho capito niente, signor maestro.
Pip - Non importa. Anche se non capisci, ascoltami.
Pop - S.
Pip - Perch le idee non fanno crescere solo gli uomini ma lo Stato.
Pop - Io non ho idee, per questo rimango basso...
Pip - La vuoi smettere di interrompermi?... Me le ammazzi tutte...
Pop - Cosa?
Pip - Le idee. Vedi, quand'io ho un'idea, lievito, mi sento come dire pi spiritualizzato, pi magro, pi alto... Sollevato nel mondo della geometria pura... Provo subito un istintivo bisogno di disegnare...
Pop - Ha bisogno di gesso, signor maestro?
Pip - S, da' qua. (Va alla lavagna) Qualche volta, vedi, tutto avviene per caso, anche all'assoluta razionalit il caso benigno non nuoce. Ma bisogna cooperare... Prima si cancella per bene tutto, poi si comincia a disegnare... Traccio prima una retta, cos... (Esegue) Mi stai seguendo?, e poi un'altra in gi, perpendicolare, e poi sulla prima retta disegno un cerchio, e poi altre due rette in modo da formare un cono gi, gi, che poi curva a destra... cos (Si stacca dalla lavagna e continua il disegno nellaria) in una sorta di imbuto... fino a questo punto... Tieni, Pop, s, con la mano... e poi la linea torna indietro sin qui (Pop tiene con la mano anche il secondo punto nell'aria) sino a ricollegarsi con il cono. (Pip si allontana a guardare lo schizzo come fosse un quadro).
Pop - Posso lasciare, signor maestro?
Pip - No, sento che debbo aggiungere altro. Un piano inclinato, un motivo elicoidale, forse due ruote dentate...
Pop - Beh, io lascio. Non ce la faccio pi.
Pip - Ecco, sento che si avvicina: diventa sempre pi chiara dentro di me, Pop... Assume forma... come una medusa biancastra, gelatinosa, che affiori dall'acqua...
Pop - (va vicino al maestro e si mette anche lui a guardare dalla stessa distanza il disegno alla lavagna). Io non vedo nulla.
Pip - Non importa. Guarda lo stesso, Pop.
Pop - inutile. Non vedo nulla.
Pip - magnifica!... Le giunture, i nodi, lo svincolo dei gas di ritorno...
Pop - Cos', una nuova macchina, signor maestro?
Pip - S. La macchina distruggi-tutto...
Pop - La macchina distruggi-tutto?
Pip - Sono mesi che la porto dentro di me... ed ora sta riemergendo... in un disegno, l, sulla lavagna...
Pop - E che cosa c' da distruggere?
Pip - L'immondizia, il superfluo.
Pop - Ma quale immondizia?
Pip - Quale immondizia? Ma guardati intorno, Pop...
Pop - Io ho buttato quasi tutto, signor maestro. Non c' pi immondizia in giro... Le assicuro.
Pip - C', c',
Pop - Tu non la vedi, ma l'immondizia cresce intorno a noi, cresce ogni giorno di pi nel mondo...
Pop - A proposito. Le volevo dire che da solo non ce l'ho fatta a vuotare il cesto... quasi pieno...
Pip - Lo vedi? Se non facciamo presto ci sommerger... E cos , anzi peggio, nelle citt. La gente butta ogni giorno di pi, pi cose: e poi non sa dove gettare a sua volta l'immondizia, le montagne di immondizia che aumentano e ci circondano...
Pop - Ma non ci sono gli spazzini?
Pip - Gli spazzini? Ah, s. Li ho visti, vent'anni fa, nella capitale. Esistono. Poveretti: raccoglievano con infinita pazienza tutto quello che gli altri gettavano via con disprezzo, e se lo caricavano sulle spalle. Come tanti babbi Natale!
Pop - Per questo lei ha pensato alla sua macchina trita-tutto...
Pip - Distruggi tutto, ho detto.
Pop - E lo stesso. Sostituisce insomma gli spazzini?
Pip - S.
Pop - Fantastico. Sono con Lei, signor maestro!
Pip - Sostituirebbe soprattutto la pattumiera.
Pop - Fantastico. Ora finalmente ho capito!
Pip - Patetico secchio dell'immondizia, finita per te...
Pop - Si, finita... Amen (Fa la mossa di prendere a calci il secchio ipotetico).
Pip - Il secchio dell'immondizia. Una pittura del passato. Una fioritura di scatole, di rifiuti, di ossi sputati, di carni malmasticate, le parti pi dure, indigeribili delle verdure, e poi bucce, liquidi gelatinosi, sughi rappresi...
Pop - ...ossi, cini, nccioli, vermi, polpe marce...
Pip - ...e poi di nuovo l'impasto di scatole schiacciate e cartocci sfondati... Tutto questo deve scomparire!
Pop - Distruggiamolo, signor maestro!
Pip - Eh, i giovani d'oggi non sanno distruggere bene...
Pop - Lei ordini, io obbedisco. Ci penso io.
Pip - Pop, non puoi capirmi. Ma come vorrei che capissi che la distruzione del di pi deve cominciare proprio dalla famiglia...
Pop - Io non ho nessuno, signor maestro. La mia famiglia gi distrutta!
Pip - La mia macchina sar invece il nuovo focolare, intorno a cui una volta al giorno ci riuniremo... Dovr essere in ogni casa... al centro...
Pop - Come qui, signor maestro? Al posto del cesto?
Pip - Certo, Pop, come qui.
Pop - Cos tutto quello che mander il Governo possiamo buttarlo l dentro?
Pip - Certo, Pop.
Pop - Ah, meno male! Non ci sar pi bisogno di vuotare ogni giorno il cesto. (Si frega le mani) E come funzioner?
Pip - Non lo so ancora. Potrebbe essere, chiss, in forma di una piccola caldaia, un forno... Un forno crematorio...
Pop - Un forno crematorio?
Pip - S, una macchina semplice, efficiente, che desse la possibilit di polverizzare ogni cosa, renderla un niente, disperderla nell'aria con un soffio... questa macchina che stavo appunto disegnando... anzi che si disegnava da s...
Pop - Allora sar meglio riempire il cesto... ( Riprende a buttare tutto ci che gli capita sotto le mani, i gessi, i fogli di carta sulla cattedra, il cancellino; sta per buttare anche il cappello del maestro che nella sua crescente esaltazione non vi bada).
Pip - S, butta tutto, Pop! Se non vogliamo che i giovani come te siano sommersi un giorno da quintali di roba inutile, da quintali di immondizia...
Pop - Ci sono altre cose da buttare, signor maestro?
Pip - (Tra s) Noi non possiamo continuare a seppellire i morti.
Pop - Perch? vietato dal Governo?
Pip - No. Ma se fra cento anni saremo miliardi, la puzza dei morti sottoterra ci sommerger... questo il pensiero che mi ossessiona... Puzza di sotto, immondizia di sopra...
Pop - (Si tura il naso). No, no, Lei ha ragione, signor maestro! Allora meglio bruciare tutto! Bruciamo tutto, signor maestro!
Pip - Noi vogliamo invece pulizia nella nostra Repubblica, pulizia dei luoghi, della coscienza, della memoria. Ricordatelo, Pop.
Pop - Non lo dimenticher mai, signor maestro! La puzza mi fa vomitare. Ah, passata... (Pausa) Chiss che un giorno Lei non inventer una macchina che distrugga tutti i nostri nemici, signor maestro.
Pip - Magari,
Pop - Distruggerli, come l'immondizia... Come vorrei!... Accidenti, la tegola di questi altri sessanta bambini per non ci voleva! Io non posso pensare alle mie macchine in queste condizioni! Non posso! Ogni tanto Pop butta nel cesto malinconicamente un ultimo oggetto residuo: un quadretto attaccato al muro, un arnese da giardino, ecc. A questo punto ripassa il bidello muto (guardato dai due, immobili) che con infinita pazienza raccoglie amorosamente gli oggetti finiti fuori bersaglio.
Pip - (Mutando improvvisamente tono e afferrando Pop per il collo). E tu me lo dici perch sei cos asino?
Pop - (Impaurito). Io? Ma, signor maestro...
Pip - Ah. Non c'entri?
Pop - Che ho fatto, signor maestro?
Pip - Niente.
Pop - E allora?
Pip - Appunto per questo. Sei un insulto per tutti con quella faccia.
Pop - Io non insulto nessuno, signor maestro! (Divincolandosi per la stretta) Mi lasci, la prego, mi lasci!...
Pip - Ora, per castigo, ti dar un libro, e leggerai da l dentro. (Prende dal cassetto della cattedra un libro e glielo d. Ma lo riafferra al collo).
Pop - Che libro?
Pip - Il libro del maestro.
Pop - E io che ci faccio?
Pip - Leggerai da l.
Pop - Ahi! Ahi! (Si torce sotto la stretta).
Pip - Pop, te l'ho detto. Una cosa insegnare, un'altra studiare. Studiare significa prima di tutto obbedire... obbedire... Lo vuoi capire, s o no?
Pop - Obbedisco, obbedisco, signor maestro. Ma Lei intanto mi lasci il collo... Mi fa male... Ahi! Per favore!... (Pip lo lascia andare).
Pip - Pop! Siamo due parallele che non si incontrano mai.
Pop - (Riprendendo fiato). Ed ora ci dobbiamo incontrare. Ho capito.
Pip - Tu non devi fare altro che leggere ad alta voce dal libro.
Pop - Io?...
Pip - S, tu,
Pop - Devi leggere e basta. Sarai tu il maestro.
Pop - E i miei compagni?...
Pip - Guai a chi fiata.
Pop - E Lei?
Pip - Io star qui vicino, al margine del bosco.
Pop - (Con aria improvvisamente melliflua, cercando di ammansirlo). Ah, dimenticavo. Lei pensa meglio nel bosco. Ho sentito una volta di un tale che non riusciva mai a fare i conti a casa. Andava nel bosco, e i conti gli riuscivano subito. Ora capisco. Lei pu pensare cos alle sue macchine... Per questo Lei vuole che io... Pip (Sempre minaccioso). Questo non ti interessa! Avanti, sali!
Pop - Ma dove, salgo?
Pip - Quass, sulla cattedra.
Pop - Ma Lei scherza, signor maestro! (Impaurito, fa per scappare) Io sono un asino!...
Pip - Sali, t'ho detto (lo costringe a salire) e poche storie. Per fare il maestro la prima cosa montare in cattedra.
Pop - Ma io non voglio fare il maestro!... (Sale) Uh, sembra di stare sul monte Ventix, di cui Lei ci ha parlato tante volte... Uno dei pi alti della nostra Repubblica... I banchi sono piccoli piccoli da quass... Il cesto un cratere, siamo sopra la luna, mi sento quasi un astronauta, brrr! Tutti i ragazzi sono seduti nei banchi, a testa china... Poveracci!...
Pip - Siediti, Pop!
Pop - Obbedisco, signor maestro.
Pip - Ora apri il libro e leggi.
Pop - Dove, leggo?
Pip - Dove vuoi, a caso. Io mi metter qui, seduto nel banco. Ma tu fa' come se non ci fossi. Capito?
Pop - Signors. (Legge, lentamente, con solennit) La Misigonia-Est una .repubblica di venti milioni di abitanti, che confina al nord con... .
Pip - (si precipita verso Pop). Ma cosa stai leggendo, Pop?!
Pop - La Misigonia-Est--una-Repubblica-di-venti-milioni-di... . C' scritto qui!
Pip - Non devi leggerlo! C' un frego nero. Non l'hai visto?
Pop - Mah... Credevo che non valesse. Eppoi, c' la figura...
Pip - Di cosa?
Pop - Della Misigonia-Est. come una nuvola, con tanti puntini neri qua e l, saranno le citt...
Pip - D'accordo. Ma per noi non esiste.
Pop - E queste macchie scure?... Saranno i monti... E poi ecco i fiumi, e i boschi, tanti boschi...
Pip - TI Governo ci ha comunicato che non bisogna pi parlare della Misigonia-Est. Tutti i Paesi annullati con il frego nero non esistono pi.
Pop - Bene. (Pausa) Non esistono pi neanche gli abitanti?
Pip - Non c'importa, t'ho detto.
Pop - Qui sotto c' scritto : La Misigonia-Est produce carbone, ferro, soda, alluminio... .
Pip - Non ci deve importare!
Pop - (Scende dalla cattedra e fa per tornarsene al banco, poi ci ripensa e si arresta). Ma perch non deve esistere la Misigonia-Est, porca miseria! Se c'!
Pip - Non c'!
Pop - C'. Eccola. (Indica sul libro) Io sar un asino, signor maestro, e va bene, ma la Misigonia-Est esiste!
Pip - C'era ma ora non c' pi, Pop! Esiste sul libro, non nella realt. Scegli un'altra pagina! Avanti!
Pop - Non c' pi, signor maestro?
Pip - No.
Pop - Pi, pi?
Pip - No, t'ho detto.
Pop - E il mare?
Pip - Che mare?
Pop - Questo qui, che segnato in azzurro... Lei me ne ha parlato... e io avrei voluto vederlo. (Pip non risponde) E che cosa c' allora oltre la foresta?
Pip - Niente. Ti ordino di tacere, Pop!
Pop - (Tace. Poi riesplode). Ma allora buttiamolo questo libro! Io lo butto! sbagliato!
Pip - Fermati, Pop! Ma che fai?
Pop - Lo butto. tutto sbagliato.
Pip - Questa tua mania di buttare. Ma lo vuoi capire che...
Pop - La Misigonia-Est esiste, signor maestro! Non pu essere scomparsa. Ci andrei a piedi a vedere se vero.
Pip - Non troveresti niente.
Pop - Non ci credo! Io sono sicuro che vero. (Pausa) Io non mi fido pi di te! Tu e il tuo Governo mi insegnate le bugie.
Pip - Sei ammattito,
Pop - Ssst! Rovinerai tutti qui! Rovinerai Sarringoza se ti sentono.
Pop - Me ne infischio io di Sarringoza!
Pip - Rovinerai anche le mie idee, pazzo, sconsiderato!
Pop - Voglio andare via di qui. Voglio andar via.
Pip - Ma si pu sapere che ti ha preso? Io non ti riconosco pi,
Pop - (Scende dalla cattedra ma Pop, girando dallaltra parte, ne approfitta per salirvi lui).
Pop - Ecco. Ora sono io il maestro! (Ride).
Pip - Ma Pop, come ti permetti... Scendi subito! (Girano intorno alla cattedra, si inseguono, poi per Pop riesce a risalirvi).
Pop - Ora ti interrogo io. Dimmi, quanti abitanti ha la Misigonia-Est?
Pip - (Stanco si accasciato su un banco). Non lo so. Non mi interessa!
Pop - Allora dimmi i nomi dei fiumi pi importanti, delle citt. Non li sai? Pip (Fremendo). No!
Pop - Bravo. Non sapevi nemmeno che la Misigonia-Est esisteva. Bocciato.
Pip - Tu sei uno scolaro,
Pop - Come ti permetti di parlare cos con me, di parlare cos del Governo... Scendi subito, o guai a te!
Pop - (Scendendo dalla cattedra). Sei tu che mi hai voluto lass come maestro. Pip (Riprende il suo posto). Il maestro sono io!
Pop - Perch hai il libro del Governo.
Pip - No. Perch questo il mio posto.
Pop - Tu in alto e io in basso. Bella roba!
Pip - No. Perch tu sei pi giovane, Pop
Pop - E per questo devo stare per terra?
Pip - Diventi tracotante, Pop!
Pop - Non mi fai paura, Pip!
Pip - Questa ribellione,
Pop - Sar costretto a riferire al Provveditore.
Pop - Pazienza. Rimarr asino.
Pip - Un asino gi un ribelle,
Pop - Attento: tu non hai nessuno, e il Governo intransigente in questi casi... Pop! Dove vai? (Pop butta il libro nel cesto ed esce sbattendo la porta) Ma cosa credi che senza di te, senza tanti mocciosi come te un maestro non esiste, cretino! Vieni qui! Pop! (Pausa) Se n' andato. Eppure era sempre stato remissivo, ossequioso. Non si era mai ribellato. Era l'obbedienza fatta carne. E ora... Eh, dei giovani non c' da fidarsi. Sono giovani, cio incomprensibili... Non hanno bisogno pi dei maestri. Credono di essere eguali. Come dire che la biada eguale al cavallo perch il cavallo la mangia. Imbecilli! Accidenti. Novanta. Ma dove diavolo li metto io novanta qui dentro? Li impicco?... Ssst, mi pare di sentire voci, rumori in lontananza. Pop, va' a vedere! Ah, gi, Pop non c' pi! Dove sei,Pop?Pop! Non si sente pi nessuno, si vede che mi ero ingannato. (Pausa) La verit che siamo troppi, troppi... Come le gomme... Come le auto... Tutto cresce ormai, come l'immondizia... un mare di immondizia...
Rumori che si avvicinano. Si odono in lontananza voci di bambini.
Pip - (Esaltandosi). Eppure io sento qualcosa. Sento gli autocarri carichi di gomme, di materiale scolastico, di bambini che gridano, autocarri che attraversano la foresta e si dirigono verso di noi... Saranno una decina, ma che sto dicendo, centinaia... Maledizione, ed io invece di aiutare il Governo me ne sto qui a pensare alle mie macchine... alle macchine di Pip, che ho sempre sognato sin da ragazzo... quando immaginavo di introdurre i profumi nelle marmitte delle auto, e cos tutte le citt si sarebbero profumate, magari con profumi diversi... Cose innocenti, da ragazzo appunto... e pensare che ora sono giunto all'ideazione della macchina distruggi-tutto che invece una possibilit reale, meravigliosa, scientifica... Quanto vorrei per aiutare il Governo a sbarazzarsi prima di tutto dei suoi, dei nostri nemici...
Di nuovo voci di bambini, poi di auto che si urtano, sfasciandosi, poi di bombe che scoppiano. La guerra. Dal di fuori la voce di Pop, ma ampliata e deformata nel megafono, come la voce di una coscienza.
Pop - Inventa allora un carro armato, Pip!
Pip - Un carro armato: s, ma che ne valesse cento: con dieci bocche da fuoco e proiettili che paralizzassero interi dadi di aria con dentro migliaia di nemici, ibernati per un secolo...
Pop - Inventa un aereo, Pip!
Pip - Gi, un aereo: ma che ne valesse mille da bombardamento: come un ippogrifo maligno, da sviare i nemici come una musica velenosa, s che perdessero il senso della direzione e i loro eserciti si aggrovigliassero come le liane della foresta, si mescolassero urtandosi, intersecandosi...
Pop - Inventa allora una guerra, Pip!
Pip - Eh, s, hai ragione,
Pop - Ci vorrebbe una guerra, una grande guerra. Le fabbriche di gomme potrebbero produrre proiettili invisibili o pi semplicemente gomme avvelenate...
Pop - Coraggio, Pip, inventa! Inventa!
Pip - Inventare,
Pop - I veri artisti sono oggi i generali. Sono loro che trasformano il mondo. Con arte. Inventano funghi nell'aria. Forano il cielo. Potrebbero fare della terra la luna, con buchi immensi, come funghi capovolti e deserti pallidi, o cambiare forma alle nuvole o uccidere milioni di uomini e bruciare tutte le piante, o abolire i pesci e gli uccelli. Questa s che arte... (Pop nel frattempo rientrato e in silenzio si andato a sedere nel suo banco. Ha aperto un quaderno e ha ripreso il suo lavoro di copiatura) Distruggere!... La mia piccola macchina per distruggere sar il primo passo su questa nuova via, ma noi dobbiamo diffondere, consolidare questa nuova mentalit. Dobbiamo anche affinarla, fare della distruzione un'arte, darle la forza della Poesia. Sono gli inventori, gli artisti, che debbono ormai guidare il mondo, e non importa se gli artisti si chiamino generali o i generali siano artisti. L'importante che venga distrutto il reale, cos com', che noioso e antipoetico; gli uomini cos come sono, che sono belve, e cio non ancora sufficientemente docili, la natura come noi la vediamo, che sorda e ci ostacola in tutto. L'importante inventare, sostituire tutto questo con le nostre idee, le nostre macchine... Ah, potessi distruggere un esercito, una foresta con una poesia! (Pausa) Pop, che ora ? Quanto ci manca?
Pop - vero che mi manda via, signor maestro? Che mi denuncia al Governo?
Pip - Pop, ti ho chiesto che ora . Il mio orologio si fermato, anche il tempo mi pare si sia fermato. Esci fuori, chiedilo.
Pop - Quando sono entrato erano le quattro, signor maestro.
Pip - Le quattro? Gi le quattro? (Squilla il telefono. Pip va air apparecchio) S, sono io, signor Provveditore, il maestro
Pip - Tra dieci minuti saranno qui? Ma impossibile! impossibile, signor Provveditore! Come? Niente impossibile per il maestro Pip? La ringrazio della stima, ma Lei capisce... Lei deve capire... S, la scuola, la scuola prima di tutto... (Cambiando tono) E va bene, provveder. Far del mio meglio, in qualunque modo. D'accordo. Agli ordini. (Lunga pausa).
Pop - (Legge ad alta voce, lentamente, il testo che sta ricopiando). L'immondizia del mondo crescer, e se sollevata ricadr fatalmente sulla terra che l'ha generata... (Appena terminato di scrivere chiude il quaderno e lo butta nel cesto) Arrivano tutti insieme, signor maestro?
Pip - S.
Pop - Allora vero che non mi manda pi via di qui? (Pip non risponde) Ma nella classe del signor maestro Gek non c'era Fix, quello che stava prima nella nostra classe?
Pip - Non lo so, non lo conosco, non posso conoscere tutti i tuoi amichetti. Eppoi, lasciami stare. Ho ben altro per la testa. Accidenti. Sarei capace di inventare macchine molto pi utili per il nostro Governo, di inventare tutto, e mi affibbiano la soluzione di un problema cos fastidioso, cos provvisorio, cos piccino, e in fondo di nessuna utilit per nessuno... L'unica cosa importante e che interessa loro che il sistema non si fermi, che la produzione non subisca un arresto, in nessun campo... E io? lo come faccio? (Pausa) Stammi a sentire, Pop.
Pop - S, signor maestro.
Pip - Va" a vedere qui fuori, sali sulla scala appoggiata al granaio. Appena li vedi spuntare sulla collina a sinistra, tutti e sessanta, torni e mi avvisi. Capito?
Pop - S, signor maestro. (Esce di corsa).
Pip - Non devo perdere il controllo dei nervi. Devo star calmo, calmo. I nemici ci spiano dalle colline, e ridono quando ci vedono incapaci di risolvere simili quisquilie... in gioco il nostro prestigio, la nostra ambizione di essere una Repubblica di signori, di dominatori, e poi, poi... Non sappiamo dare un esempio, non sappiamo insegnare n a loro n a noi... Ah, come mi sarebbe piaciuto insegnare a pochi, pochissimi, ecco, a Pop soltanto, se fosse stato diverso... O magari ai banchi vuoti, io solo sulla cattedra..., piuttosto che a novanta cani scatenati come saranno...
Pop - (Dafuori). Arrivano, signor maestro! (Pip si alza, indugia. Poi si decide. Si avvicina alVarmadio, prende il pacco delle caramelle. Nello stesso momento rientra Pop). Mi pare di aver riconosciuto Fix, signor maestro! quello che urla pi di tutti! Fra due minuti saranno tutti qui!
Pip - Tieni,
Pop - (Gli consegna il pacco) Fa' almeno questo esattamente, come ti dico. E senza protestare. Ne darai una a testa appena arriveranno davanti all'ingresso prima che entrino nell'atrio. Hai capito? Sono in tutto sessanta.
Pop - E perch?
Pip - Per tenerli buoni ancora un momento. Non voglio confusioni qui dentro.
Pop - Ma perch una sola? Di tutto c' il doppio, il triplo...
Pip - Ah. Di nuovo i tuoi maledetti perch! Una basta, t'ho detto.
Pop - Non le manda il Governo?
Pip - Questo non ti interessa. Prendi e distribuiscile. Ora fila.
Pop - (Indeciso). Non si arrabbi, signor maestro. Ma a noi non le ha mai date: perch a loro s e a noi no?
Pip - Perch ho deciso cos e basta! Guai a te se ne prendi una soltanto. Le ho contate.
Pop - (Si impunta di nuovo). Io non gliele d.
Pip - Ci risiamo. Ti ordino di ubbidire,
Pop - Bada. Questa volta telefoner subito. Ti verranno a prendere immediatamente...
Pop - (Ostinato). Non mi importa!
Pip - Attento,
Pop - Te lo dico per l'ultima volta. Bada. Ti far cacciare da questa scuola, cacciare da tutte le scuole della Repubblica... E tu sei solo, Pop, ricordatelo.
Pop - Non mi importa. (Le voci si avvicinano. Pop indeciso gira ancora intorno al pacco che ha posato su un banco).
Pip - Ti metteranno in prigione, Pop!
Pop - In prigione... Come ha detto la mamma a un mio amico, prima che tutte le mosche fossero distrutte. O mangi questa minestra subito o ci metter cinque mosche dentro e la mangerai lo stesso.
Pip - E allora deciditi, non hai altra scelta!
Pop - Ah! la voce di Fix, la riconosco! (Si decide, prende il pacco ed esce per correre incontro all'amico).
Pip - (Va al telefono). Il signor Provveditore? S, qui il maestro Pip, di Sarringoza. S, ho sistemato tutto. Scriver una relazione, dettagliata, si intende. Ma s, certo: il Governo non avr alcun fastidio. Non si fermer nulla, non dubiti. Nulla. Agli ordini, signor Provveditore, agli ordini. (Fuori il chiasso aumenta, si odono grida: A me, anche a me, Pop! Una anche a me!. Piano, piano; uno alla volta!. Infine Pop rientra)
Pip - Hai dato tutte le caramelle?
Pop - S, a tutti, signor maestro. Come ha detto Lei. C'era anche Fix.
Pip - Bene. (Lunga pausa. Pop riprende i suoi esercizi. Prende da s altri quaderni, gomme e matite dall'ultimo pacco rimasto chiuso. Scrive, cancella e butta nel cesto. Ogni tanto Pop e Pip si guardano senza par lare) Cosa stai copiando, Pop?
Pop - (legge ad alta voce). La scuola la nostra famiglia, ma il dovere del maestro pi di quello del padre. Il dovere dello scolaro dunque quello di ubbidirgli... ubbidirgli.... (Si ferma) Come mai stanno cos zitti, signor maestro?
Pip - (Non risponde).
Pop - Se avesse visto Fix, signor maestro! Ha sempre due occhi a paletta, come due uova sode... E quando ride... Voglio andare a vedere. (Fa per andare verso la porta, ma di nuovo fermato a tempo dal maestro).
Pip - Guai a te se ti muovi,
Pop - Se ti muovi, ti butto nel cesto, capito? E ti ci lascio. (Pausa).
Pop - Ma perch c' questo silenzio, signor maestro?
Pip - (Pausa). Con il chiasso non si fa nulla, Pop-E nemmeno con il disordine. Ci vuole ordine il Governo sa bene tutto questo. Ci vuole ordine fuori e dentro di noi. Ordine e pulizia. Ora s che puoi riprendere a studiare. Pop.
FINE
- Questo copione è stato visto:


