Il mago e l’attrice

IL MAGO E LATTRICE

IL MAGO E LATTRICE

( Ovvero: lImmaginazione e la Poesia)

Atto Unico

di

Antonio Sapienza

Tratto dalla commedia in tre atto di Luigi Pirandello: I Giganti della Montagna.

Personaggi:

Il Mago Cotronecapo degli scalognati;

La Contessa Ilse attrice;

Quaqueo ( o la Sgricia)*..scalognato.

E le due Vicine .apparizioni

E, inoltre, alcuni giganti della montagna*.

* Personaggi a discrezione della regia.

Sulla scena sono state poste tre pedane (una sar posta davanti alle altre due) sulle quale operer il solo Cotrone; a destra vi sono tre gradini di unipotetica casa che sfuma nel nulla; sulla sinistra vi un cipresso che sfuma nel cielo; e in fondo alla scena un telo azzurro per scene in trasparenza ed effetti luminosi.

Allapertura del sipario ci sar buio in scena. Con una musica adatta, man mano si far chiarore lunare.

Sul palco, allimpiedi vi il Mago Cotrone che indossa uno spolverino aperto sul davanti che lascia intravedere pantaloni sdruciti, grigi, tenuti da bretelle nere; e una maglia di color rosso; calza un malandato cappellaccio a falde larghe. Egli, facendo dei giochi di luce, fa divertire Quaqueo, suo aiutante, sgorbio nel corpo, che indossa pantaloni troppo corti che regge con una sola bretella, su di uno striminzito girocollo. Egli regge in mano una tromba e, di tanto in tanto, la suona. ( se fosse la Sgricia, vestirla con gonna lunga, scura e scialle)

Un minuto dopo, si ode una voce in lontananza e Quaqueo si reca subito a vedere chi viene.

Qua.- O-Oh, arriva gente (poi corre verso il cipresso) Arriva qualcuno.E una donna!

E sola!-

Cot.- Sar una Regina spodestata (ironico). Dimmi nuda?-

Qua.- Nuda? No, nuda non mi pare(osserva meglio).-

Cot.- Nuda, sciocco! Su un carretto di fieno, una donna nuda, coi seni allaria e i capelli rossi sparsi come sangue di tragedia! I suoi Ministri la tirano sudati, in maniche di camicia Suvvia! Svegliati: Immaginazione! Ecco, gi notte, il regno nostro-

Qua.- Seguita a salire.-

Cot.- Sale? Devessere la contessaLa villa grande.-

Qua.- Eccola. Com pallida pare morta.-

Entra da sinistra, da dietro il cipresso, Ilse, la contessa-attrice. Indossa un abito da sera che una volta doveva essere elegante e prezioso, ma che ora malandato, sporco e sdrucito. E come se si trovasse in stato di sonnambulismo, gesticola e declama come se seguisse un

filo di pensiero.

Cot.- Silenzio Quaqueo.-

Ils.- Se volete ascoltare questa nuova favola,

credete a questa mia veste di povera donna;

ma credete di pi a questo mio pianto di madre per una sciagura,

per una sciagura (sode una risata di sarcasmo)

Ne ridono tutti cos la gente istruita che pure vede che piango,

e non se ne commuove-

Cot.- Ma sta recitando!-

Qua.- E unattrice? Oh bella.-

Ils.- ne prova anzi fastidio, e:

Stupida! Stupida!

mi grida in faccia, perch

non crede che possa esser vero che il figlio mio,

la creatura mia

Ma voi dovete credere a me; a loro

Son povere madri, come me, del mio vicinato,

che ci conosciamo tutte e sappiamo c vero(si agita tutta)

Le donne.. le donne!-

Cot.- Ma le donne per ora non ci sono-

Ils.- ( come svegliandosi) Non ci sono? Perch? (guardandosi attorno) Dove sono?-

Cot.- Non tema Contessa, tra amici!-

Qua.- Ma davvero una Contessa? O delira, forse ha la febbre-

Cot.- Sta zitto Quaqueo!-

Ils.- Mi chiamavo Ilse Paulsen-

Cot.- Lo so Contessa.-

Isl.- avevo lasciato un buon ricordo di me, sulle scene. Sposai un Conte. Lasciai le sceneMa un Poeta venne, una sera, a leggermi unopera che stava scrivendo per me- disse ma senza speranza perch ormai io non ero pi attrice.

Lopera era cos bella che mi esalt; e lo incoraggiai, incautamente, a portare al termine il suo lavoro. Ma quando fu compiuta mi ritrassi da quel fuoco e lui, disilluso, succise.

Mi sono ridotta cos perch la vita che negai a lui, ho dovuto darla alla sua opera; e sono tornata a recitare per questopera sola!-

Cot.- E questopera, in mezzo alla gente, stata la sua rovina.. Ah come comprendo, contessa.-

Ils.- Fin dalla prima rappresentazione nessuno volle saperne. Tutti contrari! Fischi che tramavano i muri! A nulla valse anche lo stupore dei scenari - mai visti. E le luci? tutti i prodigi della messinscena spettacolosa: quarantasei tra attori e comparse.

Avvilire lOpera, lincomprensione della poesia, il disprezzo della gente, le risa-

Cot.- Ma io ho in odio questa gente. Vivo qua per questo, e da cristiano mi sono fatto turco! Ma niente a che vedere con Maometto!

Turco per il fallimento della Poesia della cristianit.-

Ils.- e le imprese han disdetto i contratti e negato i teatri nelle grandi citt.

E il patrimonio di mio marito andato in fumo.. poi i piccoli teatri sempre pi vuoti le nottate passate nelle sale daspetto delle stazioni oddio! Pure nelle stalle la Compagnia dispersa, quei pochi fedelissimi, divorati dal freddo e dalla fame-

Cot.- Io ammiro il suo animo, signora Contessa, ma creda che con me non ha bisogno di far valere la bellezza dellopera e la bont dello spettacolo.

Veda, ella stata indirizzata a me da un mio lontano amico che probabilmente non ha fatto in tempo, o non ha trovato il modo, di comunicarle il consiglio che gli davo di impedire che savventurasse fin qua.-

Ils.- Ah si? e perch non c un teatro in paese?-

Cot.- C, si, ma per i topi: sempre chiuso pensano di abbatterloper farci uno stadio o una fiera per il bestiame.

Non ci pensi neppure!-

Ils.- E allora dove? Qua non c abitatomi hanno raccomandato a lei-

Cot.- e io son qua, tutto per lei. Non si confonda signora Contessa, vedremo, studieremo, troveremo.

Intanto provvediamo ad alloggiarla per questa sera alla villa, ma sar bene che prenda un po regola da noi.-

Ils.- Sarebbe a dire?-

Qua.- Fare a meno di tutto e non aver bisogno di nulla. Le preparo la stanza..

Cot.- lunica con la chiave che ho io... ( da la chiave a Quaqueo che esce)-

Ils.- E quando si ha bisogno di tutto? Come si fa senza nulla?-

Cot.- e l sapr che si pu aver tutto, solo quando non si ha pi niente...-

Cambio di luci. Musica soave. Ilse si siede sui gradini e con voce sognante declama.

Ils.- Cinque gatti per una gatta:

cinque, pronti, tuttintorno,

che si struggono agguattati

di vederla cos spasimare;

ma appena uno si muove,

tutti gli altri gli saltano addosso,

sazzuffano, si graffiano, si mordono,

scappano, si rincorrono-

Cot.- (piano) Si ripassa la parte?-

Ils.- ( con voce dispettosa) Gi, gi, gi! ( poi quasi stralunata)

E sono allora le gatte

Che fanno sul capo dei bambini

Di questi scherzi? Guardate!

Guardate!

Cot.- ( incuriosito) Che debbo guardare?-

Ils.- Qua, questo codino di capelli accatricchiati. ( quindi emette un urlo)

No, figlio mio doro! ( ripigliando con voce rassegnata)

Lo vedete? Guai se il pettine lo tocca; o la forbice lo taglia:

Il bambino morrebbe-

Cot.- Contessa, lei ha una voce che incanta, ma io credo che dovrebbe entrare e riposare; nella villa manca il necessario, ma il superfluo di una tale abbondanza; stia a vedere, anche di fuoriOl! ( con le mani a imbuto davanti alla bocca e lo sfondo sillumina di giochi di luce)-

Ils.- ( incantata) Oh bello! Ma comha fatto?

Cot.- Mi chiamano il Mago Cotrone. Vivo modestamente di questi incantesimi. Li creo.

( si rimette le mani davanti alla bocca e grida) Nero! ( e tutto torna come prima) Questo Nero, la notte, pare che lo faccia per le lucciole, che volando non sindovina dove ora qua ora l, vi aprono un momento, quel loro languido sprazzo verde. Ebbene, guardi .. l, ll ( appena dice e indica un punto, appaiono tre puntini verdi evanescenti).-

Ils.- Oh, Dio, com? Che sono?-

Cot.- Lucciole! Le mie. Di mago.

Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, ad un comando, si distaccano; entra linvisibile; vaporano i fantasmi.

E cosa naturale. Avviene ci che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto.

I sogni, la musica, la preghiera, lamoretutto linfinito che negli uomini. Lei lo trover dentro e intorno a questa villa che laiutano a entrare in unaltra verit, lontana dalla sua, pur cos labile e mutevole-

Ils.- Ma io-

Cot.- rimanga, rimanga cos lontana. Non bisogna pi ragionare. Qua si vive di questo.

Privi di tutto, ma con tutto il tempo per noi: ricchezza indecifrabile, ebullizione di chimere.

Le cose che ci stanno attorno parlano e hanno senso soltanto nellarbitrio in cui per disperazione ci viene di cangiarle. Disperazione a modo nostro, badiamo!

Siamo piuttosto placidi e pigri; seduti, concepiamo enormit, come potrei dire? Mitologiche; naturalissime dato il genere della nostra esistenza.

Non si pu campare di niente; e allora una continua sbornia celeste. Respiriamo aria favolosa, gli angeli possono come niente calare in mezzo a noi; e tutte le cose che ci nascono dentro sono per noi stessi uno stupore.

Udiamo voci, risa; vediamo sorgere incanti figurati da ogni gomito dombra, creati dai colori che ci restano scomposti negli occhi abbacinati dal troppo sole della nostra isola.

Sordit dombra non possiamo soffrirne.

Le figure le inventiamo; sono un desiderio dei nostri stessi occhi; e accade qui, da noi.-

Ils.- E questa villa vostra?-

Cot.- Nostra e di nessuno. Degli spiriti.-

Ils.- Come, degli spiriti?-

Cot.- Si. La villa ha fama dessere abitata da spiriti. E fu perci abbandonata dagli antichi padroni, che per terrore scapparono anche dallisola, tempo fa. Da allora fu chiamata Villa Scalogna e noi siamo i legittimi scalognati.-

Ils.- Ma voi non credete negli spiriti?-

Cot.- Come no? Li creiamo!-

Ils.- Ah, li create-

Cot.- Perdoni Contessa, non maspettavo da lei che mi dovesse dire cos. Non possibile che non ci creda anche lei, come noi. Voi attori date corpo ai fantasmi perch vivano e vivono! Noi facciamo al contrario: dei nostri corpi, fantasmi: e li facciamo ugualmente vivere.

I fantasmi non c mica bisogno dandarli a cercare lontano: basta farli uscire da noi stessi. E come la verit-

Ils.- lei inventa la verit?-

Cot.- Sempre! Non ho fatto altro in vita mia. Senza volerlo, Contessa. Tutte quelle verit che la coscienza rifiuta.

Le faccio venir fuori dal segreto dei sensi, o a seconda, le pi spaventose, dalle caverne dellistinto... Ne inventai tanti al paese, che me ne dovetti scappare, perseguitato dagli scandali

Mi provo ora qua a dissolvere fantasmi, in evanescenze. Ombre che passano. Mingegno di sfumare sotto diffusi chiarori anche la realt di fuori, versando, come fiocchi di neve colorata, lanima dentro la notte che sogna. Come fuochi dartificio, ma senza spari. Incanti silenziosi.

La gente sciocca nha paura e si tiene lontana; e cos noi restiamo qua padroni. Padroni di niente e di tutto.-

Ils.- Ma di cosa vivete?-

Cot.- Cos. Di niente e di tutto-

Qua.- ( rientrando) Senza letto si pu dormire, male ma si dorme.-

Cot.- Chi ti pu impedire il sonno, quando Dio che ti vuol sano te lo manda, come una grazia, con la stanchezza? E ci vuol fame, eh Quaqueo? Perch un tozzo di pane ti dia la gioia del mangiare, come non te la potrebbero dare, sazio o disappetente, tutti i cibi pi prelibati.

E solo quando non hai pi casa, tutto il mondo diventa tuo. Vai e vai, poi tabbandoni tra lerba al silenzio dei cieli; e sei tutto e niente e sei niente e tutto.

Ecco come parlano i mendicanti, gente sopraffina, Contessa, e di gusti rari, che han potuto ridursi alla condizione di squisito privilegio, che la mendicit.

Non c mendicanti mediocri. I mediocri sono tutti sennati e risparmiatori.

Doccia, il nostro compagno banchiere, ha accumulato per trentanni quel soldo di pi con cui gli uomini importanti si pagano il lusso della carit, ed venuto qua ad offrirlo alla libert dei sogni. Paga tutto lui. ( fa cenno alla villa)

Potevo essere anchio, forse, un granduomo, Contessa, ma mi sono dimesso! Dimesso da tutto: onore, decoro, dignit, virt, cose che le bestie, per grazia di Dio, ignorano nella loro beata innocenza.

Liberata da tutti questi impacci, ecco che lanima ci resta grande come laria piena di sole e di nuvole- aperta a tutti i lampi, abbandonata a tutti i venti superflua e misteriosa materia di prodigi che ci solleva e disperde in favolose lontananze.

Guardiamo alla terra, che tristezza! C forse qualcuno laggi che sillude di star vivendo la nostra vita; ma non vero. Non nel corpo che laltro ci vede, ma nellanima che parla chiss da dove: apparenza tra apparenze, con questo buffo nome di Cotrone, di Quaqueo,

e poi di Sgricia, di Mara- Mara, di Duccio i nostri compagni che dormono dentro la villa i loro sogni inventati.

Un corpo la morte: tenebra e pietra. Guai a chi si vede nel suo corpo e nel suo nome.

Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giochi, la meraviglia che c in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne facciamo incantare, fino agli eccessi della demenza.

Ebbene, Contessa, come si diceva un tempo ai pellegrini: sciolga i calzari e deponga il bordone, ella arrivata alla meta.

Da tempo attendevo gente come lei per far vivere altri fantasmi che ho in mente. Ma rappresenteremo anche la sua Favola del figlio cambiato, come un prodigio che sappaghi da se, senza chiedere niente a nessuno.-

Ils.- Qua?-

Cot.- Solo per noi.-

Ils.- Non possibile.-

Cot.- Non vuole che lopera viva per se stessa come potrebbe essere soltanto qua?-

Ils.- Vive in me; ma non basta! Deve vivere in mezzo agli uomini!-

Cot.- Povera opera! Non avr dagli uomini la gloria. Per, visto che rifiuta, ho unidea che proporr domani allalba.-

Ils.- Che idea?-

Cot.- Domani allalba.

Il giorno abbagliato; la notte dei sogni, e solo i crepuscoli sono chiaroveggenti per gli uomini.

Lalba per lavvenire;

il tramonto per il passato.-

Lentamente sulla scena cala il buio. Musica adatta.

Gli attori siedono sui gradini e mettono la testa tra le mani, coi gomiti appoggiati sulle ginocchia. Un minuto dopo riprende la scena. Gli attori, come se si svegliassero da un torpore, si alzano, si stiracchiano e fanno qualche passo.

Cot.- Signora Contessa, lalba vicina, e io le promisi che avrei comunicato la mia idea che m venuta per lei: dove potr andare a rappresentare la sua Favola del figlio cambiato; se proprio non vuol rimanere con noi.

Dunque sappia che si celebra oggi, con una festa di nozze colossale, lunione delle due famiglie dette dei Giganti della Montagna-

Ils.- Giganti?-

Cot.- Non proprio giganti, signora Contessa, sono detti cos perch gente dalta e potente corporatura, che stanno sulla montagna che c vicina.

La forza fisica, il coraggio e i rischi delle grandi imprese, hanno indurito la loro mente e gonfiato lorgoglio. Ma lasci fare a me, lisciati a dovere, diventeranno malleabili e potr chiedere anche una grossa somma; anzi pi grossa sar e pi importante diventer, per loro, la sua offerta.

Piuttosto, come far a rappresentarla?-

Ils.- Non hanno un teatro lass?-

Cot.- Non per il teatro. E per lei. Ho letto tutta la notte la sua Favola, e dico: ehi, ci vuole un bel coraggio a pensare di rappresentarla da sola.

Contessa, via, questopera fatta proprio per vivere qua, in mezzo a noi in mezzo a noi che crediamo alla realt dei fantasmi pi che a quella dei corpi.-

Ils.- E come?-

Cot.- Le ho detto che la villa abitata dagli spiriti, Contessa. Abitanti della terra non uomini, spiriti della natura, che vivono in mezzo a noi, invisibili, nelle rocce, nei boschi, nellaria, nellacqua, nel fuoco.: lo sapevano bene gli antichi: e il popolo lha sempre saputo; lo sappiamo bene noi qua, che siamo in gara con loro e spesso vinciamo, assoggettandoli a dare ai nostri prodigi, col loro concorso, un senso che essi non sanno, o di cui non si curano.

Se lei Contessa, vede la vita dentro i limiti del naturale e del possibile, lavverto che lei qua non comprender mai nulla!

Noi siamo fuori da questi limiti. A noi basta immaginare, e subito le immagini si fanno da se. Al pi, al pi, agevoliamo la loro nascita.

E il miracolo vero non sar mai la rappresentazione, creda, sar sempre la fantasia del poeta dal quale quei personaggi sono nati, anche se non hanno vita corporea.

Tradurli in realt fittizia sulla scena ci che si fa comunemente nei teatri; il suo ufficio dattrice.

Ils.- Sarei curiosa di vedere questo miracolo.-

Col.- Ah, lei sarebbe curiosa? Ma sa che non si vedono per curiosit questi miracoli?

Il suo poeta ha immaginato una Madre che crede le sia stato cambiato, in fasce, il figlio da quelle streghe della notte, streghe del vento, che il popolo chiama le Donne-

Qua.-La gente istruita se ne ride, si sa; e forse anche voi; invece io vi dico che ci sono davvero: sissignore, Le donne.

Le notti dinverno tempestose, tante volte noi qua le abbiamo sentite gridare e, con voci squarciate, fuggendo col vento, da queste parti.-

Cot.- Ecco volendo le possiamo anche evocare. (musica adatta).-

Qua.- Entrano di notte nelle case

Per la gola dei camini

Come un fumo nero-

Cot.- una povera madre che sa?

Dorme stanca di una giornata;

e quelle chinate ne buio,

allungano le dita sottili-

Ils.- (meravigliata) Ah, sapete gi persino i versi a memoria?-

Cot.- Persino? Ma se noi possiamo rappresentare la Favola da cima a fondo, per fare una prova di tutti gli elementi di cui lei ha di bisogno - non noi.

Provi la sua parte di Madre, e glielo faccio vedere. Le do un assaggio.

Quando le fu cambiato il figlio?-

Ils.- Dice, nella Favola? (occhio di bue su Ilse)-

Cot.- E dove altrimenti?-

Ils.- Una notte, mentre dormivo, sento un vagito, mi sveglio,

tasto nel buio, sul letto, al mio fianco:

non c;

di dove marriva quel pianto?

Da se, in fasce, non poteva muoversi il mio bambino. ( si ferma come per chiedere)-

Cot.- E perch si ferma? Vada oltre, domandi, domandi, come nel testo: Non vero? Non vero?. ( locchio di bue si allarga e ai lati di Ilse si trovano le Vicine della Favola)-

1^ Vic.- Vero! Vero!-

2^ Vic.- Bambino di due mesi, come poteva?-

Ils.- (spaventata) Oh, Dio, queste?-

Cot.- Prosegua! Prosegua! Di che si stupisce? Le ha attratte lei! Non rompa lincanto. Dica:

Quando lo presi-

Ils.- ( con riluttanza ) Quando lo presi buttato l- sotto il letto-

Si ode una voce con tono irrisorio che grida:

Caduto! Caduto!

Cot.- ( vedendo Ilse titubante) Non si smarrisca! E nel testo, prosegua!-

Ils.- (pi convinta) Eh, lo so! Cos dicono: caduto.-

1^ Vic.- Ma come caduto? Pu dirlo chi non lo vide

l sotto il letto, come fu trovato.-

Ils.- Ecco, ecco, ditelo voi come fu trovato,

voi che occorreste per prime, alle mie grida:

Come fu trovato?-

1^ Vic.- Voltato-

2^ Vic.- coi piedini verso la testata-

1^ Vic.- Le fasce intatte, avvolte strette attorno alle gambette-

2^ Vic.- ed annodate con la cordellina-

1^ Vic.- perfette.-

2^ Vic.- Dunque preso,

preso con le mani, daccanto alla madre,

e messo per dispetto l sotto il letto.-

1^ Vic.- Ma fosse stato per dispetto soltanto!-

Ils.- Quando lo presi-

1^ Vic.- Che pianto!-

Scoppia dallinterno una grande risata di incredulit, Le due Vicine si voltano e gridano verso quella risata:

Era un altro!

Non era pi lui!

Lo possiamo giurare!

Locchio di bue si restringe su Ilse annichilita, le due Vicine escono di scena.

Ils.- Ho recitato. Ho recitato con le Vicine( piacevolmente sbalordita)-

Cot.- Immagini uscite vive dalla fantasia del suo poeta.-

Ils.- Dove sono andate?-

Cot.- Sparite!-

Ils. Ah no! Son tutti trucchi e combinazioni, signore.-

Cot.- Ma no, ma no. Si lasci abbagliare, Contessa, si lasci abbagliare. Impari dai bambini, che fanno il gioco e poi ci credono e lo vivono come vero!-

Ils.- Non sono una bambina.-

Cot.- Se lo siamo stati una volta, bambini possiamo esserlo sempre! E difatti anche lei rimasta sbalordita appena quelle immagini sono apparse qua!-

Ils.- Ma come sono apparse? Come sono apparse?-

Cot.- A tempo!

E hanno detto a tempo ci che dovevano dire; non basta? Io le ho voluto dare un saggio, Contessa, che la sua Favola pu vivere, ormai, soltanto qua; ma lei vuol seguitare a portarla in mezzo agli uomini, e sia!

Fuori di qua, per, non ho pi potere di valermi in suo servizio. Ci pensi.-

Si mode, quindi, come un frastuono di una cavalcata selvaggia. Sono i giganti che scendono dalla Montagna. Quaqueo va ad affacciarsi dietro il pino.

Qua.- Eccoli! Eccoli! I giganti! Sono tutti parati a festa Sentite? Sentite? Paiono i Re del mondo!-

Cot.- Vanno in chiesa per la consacrazione delle nozze.-

Ils.- Andiamo a vedere.(tenta di dirigersi verso il pino)-

Cot.- ( con voce imperiosa larresta) No! Non si muova! Non si faccia vedere, se deve andare alla recita, resti qua e concerti la prova! Vado io a proporre la rappresentazione.-

( Cotrone esce da dietro il pino)

Ils.- ( a Quaqueo) Ma li senti? Ma tu non hai paura? Pare la cavalcata di unorda di selvaggi! Tremano i muri!-

Intanto il frastuono sallonter. Musica adatta. Fermo di scena di Ilse e Quaqueo.

Poi buio in scena (escono Ilse e Quaqueo) con il fondale che torner a illuminarsi con effetti di luce. Da un siparietto trasparente, che caler da destra, si vedranno Uma e Lopardo, gli sposi, e gli altri Giganti che banchettano sfrenatamente.

Poi, cessati gli strepiti, apparir Cotrone che tratter con loro. Subito dopo, con cambi di luce, la Contessa sar su di una pedana e reciter quella parte della Favola che in precedenza aveva gi declamato.

I Giganti prima lascolteranno in silenzio, poi inizieranno una caciara sghignazzando, come per scherzare, prima tra loro; poi con Ilse, strattonandola e scrollandola finch non sar caduta per terra. Ilse rester immobile.

I giganti, paghi, andranno via rumorosamente. Poi silenzio assoluto. Luci del caso. Musica adatta.

Si alzer il siparietto e Cotrone entrer in scena da sinistra, prender Ilse, esanime, in braccio e, seguito da Quaqueo, entrato da destra, che suoner una malinconica musica con la tromba, escir, lentamente, dirigendosi verso sinistra.

Quando sar a met del palco, si accorger che Uma lo star seguendo. Con la mimica si dovr far capire questo: Cotrone chiede a Uma cosa vuole; Uma fa cenno verso la Contessa; Cotrone non capisce; Uma mima la ninna nanna di un bimbo; Cotrone comprende che Uma vuol sentire il seguito della Favola e le fa cenno di seguirlo.

Gli attori, sempre con la musica di Quaqueo, usciranno lentamente da sinistra.

Sipario.

Fine.

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