Il mago Prestibidon

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IL MAGO PRESTIBIDON

Sketch completamente mimato, perciò occorre la musica di sottofondo. Sulla scena c’è solamente un tavolino, con sopra un telo di raso nero, sul quale il prestigiatore appoggerà la sua cassetta da mago.

Dopo che si sono accese le luci ed è partita la musica, entra il mago. Questi batte due volte le mani, ed entra l’aiutante.

Il mago tira fuori dalla sua cassetta una bottiglia di birra, la mostra al pubblico, la gira e la rigira per mostrare che non vi è alcun trucco. Poi la consegna al suo aiutante, che la appoggia sul tavolo. Quindi il prestigiatore tira fuori dal taschino della sua camicia una penna, la mostra e la infila nella bottiglia. Poi si concentra e la penna comincia a risalire, fino ad uscire per metà dalla bottiglia. L’operazione viene ripetuta due o tre volte, poi il prestigiatore va verso il pubblico e si inchina per ricevere l’applauso. Nel farlo, si dimentica di staccare il filo di nylon che unisce la penna ad un bottone della camicia; l’aiutante deficiente strappa via la penna al prestigiatore.

Si continua. Due battiti di mani e l’aiutante prende dalla cassetta una fune di 50 centimetri circa e la porge al prestigiatore. Questi la tira un po’ per far vedere che è vera, poi la fa controllare da una persona del pubblico. Infine, è pronto per eseguire la magia: tende con le due mani la corda davanti a sé, verticalmente. Il suo scopo è quello di far irrigidire la corda, che dovrà restare dritta anche quando il mago toglierà la mano che la regge dall’alto. Ostentando concentrazione, il mago lascia la presa e, maldestramente, la corda si affloscia. L’assistente, con un tovagliolo, gli asciuga il sudore dalla fronte. Il mago ci riprova. Concentrazione, la corda si affloscia di nuovo. Altro intervento dell’assistente cretino, che gli asciuga nuovamente il sudore. Per tutto il tempo, l’assistente ha uno sguardo ebete perso nel vuoto. Questa volta il mago si concentra per alcuni secondi molto intensamente. Poi lascia la corda con la mano che sta sotto e la corda naturalmente sta dritta. Applauso dell’assistente deficiente e sicuramente anche del pubblico.

Terza prova del mago, che stavolta tenta un esperimento di teletrasporto. L’assistente prepara sul tavolino due piattini con due tazze capovolte sopra. Il mago si avvicina e tira fuori dal taschino una moneta. Prima di cominciare, mostra al pubblico che le tazze sono vuote e non hanno doppiofondo, così come pure i piattini. Poi morde la moneta, per provarne l’autenticità. Inizia l’esperimento. Il mago mette la moneta sotto una delle due tazze, poi si concentra e con la sua bacchetta magica tocca la tazza, fa quattro o cinque evoluzioni con la bacchetta, quindi tocca l’altra tazza. Nel momento in cui la tocca, si sente forte e chiaro un “dling”, in quanto un vostro compagno dello staff, nascosto, avrà fatto cadere una moneta dentro una tazza, amplificandone il rumore con un microfono. Poi il mago si concentra nuovamente, naturalmente evitando di mostrare la moneta che dovrebbe essere caduta nell’altra tazza. Quindi prosegue con altre evoluzioni della bacchetta magica, finché non tocca un’altra volta la prima tazza e si sente nuovamente un “dling”. Tutto soddisfatto il mago alza la tazza e fa vedere che la moneta è “ritornata” lì. Applausi. Nel frattempo l’aiutante è andato a mettersi la palandrana che occorre per il numero successivo: la levitazione del corpo.

L’aiutante si è messo a sedere in un punto del palco, con un mantello che lo copre fino ai piedi. Le braccia sono coperte e tiene in mano due bastoni, in fondo ai quali sono state fissate due scarpe. Alzandosi, l’aiutante cammina mandando avanti le scarpe finte. Quando arriva di fronte al mago, questi lo ipnotizza. A questo punto, il mago, messosi dietro l’aiutante, con ampi gesti ne fa lentamente levitare il corpo. L’aiutante non deve far altro che sollevare pian piano le gambe finte di fronte a sé ed inclinare all’indietro il busto: in questo modo si ottiene l’effetto di una persona sospesa orizzontalmente nel vuoto. Quando si raggiunge l’effetto voluto, il mago va a ricevere gli applausi del pubblico e l’assistente fa lo stesso, inchinandosi più volte e scoprendo così il trucco. Il mago lo caccia via a calci.

L’ultimo numero in programma prevede un esperimento difficilissimo: il mago dovrà spegnere tre candele, disponendo di una pistola con tre soli proiettili e completamente bendato. L’assistente prepara le tre candele, le mette sul tavolino e le accende; quindi va dal mago, che in questo momento volge le spalle al pubblico, con le braccia alzate al cielo, concentrato al massimo. L’assistente lo benda, ma il mago si gira, sconsolato, perché gli ha messo una benda con i buchi per gli occhi. Altro ceffone all’aiutante, che immediatamente rimedia all’errore mettendo un’altra benda sopra gli occhi del prestigiatore. Successivamente gli porta la pistola, su un vassoio. Il mago fatica un attimo a trovarla, poi la impugna, si porta a quattro-cinque metri di distanza dalle candele, punta la pistola con il braccio teso. La direzione del braccio è sbagliata, e l’assistente posto di fianco a lui gli corregge il tiro per due o tre volte. Ogni volta che il mago sbaglia direzione, punta la pistola contro l’aiutante, il quale prontamente riporta il braccio nella giusta direzione. Compiuta questa operazione, l’aiutante va verso le candele, mettendosi di fianco al tavolo. Dopo il primo sparo, i rumori degli spari dovranno essere registrati, non succede nulla: l’aiutante fa cenno con le mani di sparare più basso. Secondo sparo, ancora niente. Terzo sparo, sempre a vuoto. Il mago a questo punto tira fuori dalla giacca un mitra e comincia a sparare all’impazzata. Dopo dieci secondi di raffiche continue, getta a terra il mitra per vedere se ha colpito le candele, ma sono tutte e tre ancora accese. L’aiutante, colpito a morte, barcolla vistosamente. Si sente squillare un telefono. L’aiutante si dirige verso il tavolino, alza la cornetta e, prima di stramazzare a terra, la passa al mago. Questo ascolta all’apparecchio, diventando man mano più triste; quasi piangendo riattacca. Poi mestamente si dirige a prendere la sua cassetta dei giochi di prestigio, la gira, e mostra al pubblico l’altra facciata della scatola, su cui è scritto “Gelati”. Mogio mogio se ne va. Buio.

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