Il malato immaginario

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Il teatro di Molière è qui presentato nella traduzione di Luigi Lunari, che per la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ne sta traducendo l’opera omnia.

I testi sono qui pubblicati senza presentazioni o note: gli interessati possono comunque risalire – almeno per i titoli più noti – ai singoli volumetti pubblicati nella BUR, e per vari titoli minori al volume antologico  “Molière – Commedie”, sempre a cura di Luigi Lunari, nella collana “radiciBUR”.

Le traduzioni sono condotte su testi originali  in tutta fedeltà filologica;  ma di alcuni di essi esistono anche versioni e adattamenti – sempre ad opera del sottoscritto Luigi Lunari –  in occasione di particolari allestimenti, con interventi drammaturigici e aggiunte di canzoni (come ad esempio per Il Borghese Gentiluomo e per Le Furberie di Scapino). Queste rielaborazioni – ove interessino – si possono leggere chiedendone i testi a Luigi Lunari, tel. 039.883177 o via e-mail luigi.lunari@libero.it


M O L I E R E

IL MALATO IMMAGINARIO

Traduzione di Luigi Lunari

Copyright  Luigi Lunari Via Volturno 80  20047 Brugherio (MB)

Tel. +39.039.883177    e.mail   luigi.lunari@libero.it


PERSONAGGI

ARGANTE, malato immaginario

BELINA , seconda moglie di Argante

ANGELICA, figlia di Argante, e innamorata di Cicante

LUIGINA, figlioletta di Argante, e sorella di Angelica

BERALDO, fratello di Argante

CLEANTE, innamorato di Angelica

IL DOTTOR DIAFOIRUS,medico

TOMMASO DIAFOIRUS, figlio suo, e innamorato di Angelica

IL DOTTOR PURGONE, medico di Argante

IL SIGNOR FLEURANT, farmacista

IL SIGNOR BONAFÉ, notaio

TONINA, cameriera

La scena è a Parigi


ATTO I

I – ARGANTE, solo nella sua camera, seduto davanti a un tavolino, spunta

con dei gettoni alcuni conti del farmacista; parlando a se stesso, conduce

il dialogo che segue.

Tre più due cinque, e cinque dieci, e dieci venti.Tre più due cinque.

«E inoltre, in data ventiquattro, un piccolo clistere insinuativo,

preparatorio ed emolliente, per ammorbidire, umettare e

rinfrescare le viscere di sua Signoria.» Quel che mi piace del

mio farmacista, il signor Fleurant, è che le sue note sono sempre

scritte con molta eleganza: «le viscere di sua Signoria, trenta

soldi». Sì, ma non basta l’eleganza, signor Fleurant, bisogna

anche esser ragionevoli, e non scorticare i pazienti. Trenta soldi

per un lassativo: servo vostro, ma ve l’avevo già detto. Le altre

volte me lo avevate messo venti soldi, e venti soldi nel linguaggio

dei farmacisti vogliono dire dieci soldi; eccoli qua, dieci soldi.

«E inoltre, alla stessa data, un bel clistere detergente, con

doppia dose di catholicon, rabarbaro, miele di rosa, e altro, secondo

ricetta, per sgomberare, ripulire e disinfettare gli intestini

di sua Signoria, trenta soldi.» Col vostro permesso, dieci soldi.

«E inoltre, alla stessa data, di sera, un giulebbe epatico, soporifero

e sonnifero, preparato per far riposare sua Signoria,

trentacinque soldi.» Di questo non mi lamento, perché mi ha

fatto dormire bene davvero. Dieci, quindici, sedici e diciassette

soldi, e sei danari. «E inoltre, in data venticinque, una buona

medicina purgativa e corroborante, composta di cassia fresca,

senna levantina, eccetera, secondo la ricetta del dottor Purgone,

per espellere ed evacuare la bile di sua Signoria, quattro

franchi.» Ah, signor Fleurant, voi volete prendermi in giro: bisogna

saperli comprendere, gli ammalati. Nella ricetta del dottor

Purgone i quattro franchi non c’erano. Segnate, segnate tre

franchi, se non vi dispiace.Venti soldi, e trenta soldi. «E inoltre,

alla stessa data, una pozione analgesica e astringente, per far ri-

posare sua Signoria, trenta soldi.» Bene; dieci, e quindici soldi.

«E inoltre, in data ventisei, un clistere carminativo, onde eliminare

le flatulenze di sua Signoria, trenta soldi.» Signor Fleurant,

dieci soldi. «E inoltre, in data ventisette, una buona medicina

per andare di corpo, ed eliminare i cattivi umori di sua Signoria,

tre franchi.» Bene; venti e trenta soldi: mi fa piacere vedere

che siete ragionevole. «E inoltre, in data ventotto, una dose di

fermenti lattici filtrati ed edulcorati per addolcire, alleggerire,

temperare e rinfrescare il sangue di sua Signoria, venti soldi.»

Bene; dieci soldi. «E inoltre, una pozione cordiale e preservativa,

contenente dodici grani di bézoard,sciroppo di citrone e

melagrana, eccetera, secondo ricetta, cinque franchi.» Ah, signor

Fleurant, piano, piano, per piacere; se voi ne approfittate

così nessuno accetterà più di ammalarsi: accontentatevi di quattro

franchi.Venti e quaranta soldi. Tre più due cinque, e cinque

dieci, e dieci venti. Sessantatré franchi, quattro soldi e sei denari.

Così, questo mese ho preso una, due, tre, quattro, cinque, sei,

sette e otto medicine; e uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette,

otto, nove, dieci, undici e dodici clisteri; e il mese scorso, invece,

dodici medicine e venti clisteri. Nessuna meraviglia che questo

mese io mi senta meno bene del mese scorso. Glielo dirò al dottor

Purgone, che pensi lui a far qualcosa. Su, via tutta questa roba.

Non c’è nessuno: ho un bel dire, mi lasciano sempre solo;

non c’è verso di farli star qui. (Suona un campanello per chiamare

la servitù) Loro non sentono, e questo campanello suona

troppo piano. Drelin, drelin, drelin: niente da fare. Drelin, drelin,

drelin: tutti sordi. Tonina! Drelin, drelin, drelin: proprio come

se neanche suonassi! Brutta bestia, poltrona! Drelin, drelin,

drelin: divento matto. (Smette di suonare e grida) Drelin, drelin,

drelin: carogna, per tutti i diavoli! È possibile abbandonare a

questo modo un povero ammalato? Drelin, drelin, drelin: è una

cosa penosa! Drelin, drelin, drelin: ah, mio dio, quelli mi lascian

qui a morire! Drelin, drelin, drelin.

II – TONINA, ARGANTE

TONINA (entrando nella stanza) Eccola qua.

ARGANTE Ah, bestia! Ah, carogna...!

TONINA (fingendo di aver battuto la testa) Accidenti alla vostra

furia! Mettete tanta fretta addosso alla gente che mi son presa

una gran botta in testa contro lo spigolo di una finestra.

ARGANTE (in collera) Ah, traditrice...!

TONINA (per interromperlo e impedirgli di gridare, continua a lamentarsi

dicendo) Ah!

ARGANTE Sarà...

TONINA Ah!

ARGANTE Sarà un’ora...

TONINA Ah!

ARGANTE Che m’hai piantato qui...

TONINA Ah!

ARGANTE E sta zitta, bestia, che devo sgridarti.

TONINA Accidenti, proprio! Mi pare giusto, dopo quello che mi

son fatta.

ARGANTE Tu mi hai fatto sgolare, carogna.

TONINA E voi m’avete fatto, voi, rompere la testa: l’uno vale l’altro;

e siamo pari, se non vi dispiace.

ARGANTE Come? Furfante...

TONINA Se gridate, mi metto a piangere.

ARGANTE Abbandonarmi qui, traditrice...

TONINA (sempre per interromperlo) Ah!

ARGANTE Bestia, tu vorresti...

TONINA Ah!

ARGANTE Ma insomma, dovrei rinunciare anche alla soddisfazione

di sgridarti?

TONINA Gridate finché volete, per me è lo stesso.

ARGANTE Sei tu che me lo impedisci, bestia, che m’interrompi

di continuo.

TONINA Se voi volete avere la soddisfazione di gridare, bisogna

pure che anch’io abbia quella di piangere: un po’ per uno non

fa male a nessuno.Ah!

ARGANTE Insomma, non c’è niente da fare. Porta via questa roba,

sfaticata, porta via tutto. (Argante si alza dalla poltrona) Il

clistere di stamattina ha fatto effetto?

TONINA Il clistere?

ARGANTE Sì. Ho buttato fuori della bile?

TONINA Parola mia, in queste cose io non c’entro: tocca al signor

Fleurant metterci il naso, visto che è lui che ci guadagna.

ARGANTE Bisogna stare attenti a tenermi pronto un brodo caldo,

per l’altro clistere che dovrò fare tra poco.

TONINA Il signor Fleurant e il dottor Purgone si danno un bel

daffare col vostro corpo; hanno trovato una bella vacca da

mungere; e io ho una gran voglia di chiedergli che razza di malattia

è che avete, per farvi tutte queste cure.

ARGANTE Taci, ignorante, non spetta a te sindacare le prescrizioni

dei medici.Voglio che mia figlia Angelica venga qui, devo

dirle una cosa.

TONINA Eccola che viene: vi ha letto nel pensiero.

III – ANGELICA, TONINA, ARGANTE

ARGANTE Avvicinati, Angelica; giungi a proposito: devo parlarti.

ANGELICA Eccomi pronta ad ascoltarvi.

ARGANTE (correndo al gabinetto) Aspetta. Dammi il bastone.

Torno subito.

TONINA (scherzandolo) Di corsa, signore, di corsa. Il signor

Fleurant ci tiene molto occupati.

IV – ANGELICA, TONINA

ANGELICA (guardandola con occhi languidi, le dice in tono confidenziale)

Tonina.

TONINA Eh?

ANGELICA Guardami.

TONINA Ebbene? Vi guardo.

ANGELICA Tonina.

TONINA E allora? «Tonina» che cosa?

ANGELICA Non indovini di che cosa ho voglia di parlare?

TONINA Credo proprio di sì: del nostro giovane innamorato;

perché son sei giorni che tutti i discorsi che facciamo non riguardano

che lui; e voi non state bene se non ne parlate di continuo.

ANGELICA Visto che lo sai, perché non cominci tu, invece di lasciare

sempre a me la fatica di entrare in argomento?

TONINA Perché non me ne lasciate il tempo; e vi ci mettete con

tanto impegno che è impossibile arrivare prima.

ANGELICA Ti confesso che non mi stancherei mai di parlare di

lui, e che il mio cuore approfitta con entusiasmo di ogni pretesto

per aprirsi con te. Ma dimmi, Tonina; tu li biasimi, forse, i

sentimenti che provo per lui?

TONINA Me ne guardo bene.

ANGELICA Ho forse torto ad abbandonarmi a queste dolci sensazioni?

TONINA Non lo dico di certo.

ANGELICA E vorresti che fossi insensibile alle tenere proteste

dell’ardente passione che egli manifesta per me?

TONINA Dio non voglia!

ANGELICA Dimmi un po’, non sei d’accordo con me, che c’è la

mano del cielo, la volontà del destino, nel modo imprevedibile

e strano in cui ci siamo conosciuti?

TONINA Sì.

ANGELICA Non trovi anche tu, che quell’assumere le mie difese

senza neppure conoscermi sia un gesto da vero gentiluomo?

TONINA Sì.

ANGELICA E che era impossibile comportarsi con maggior grandezza

d’animo?

TONINA D’accordo.

ANGELICA E che ha fatto tutto questo con estrema semplicità?

TONINA Oh, sì!

ANGELICA E non trovi,Tonina, che è molto bello?

TONINA Certamente.

ANGELICA E che ha un portamento straordinario?

TONINA Senza dubbio.

ANGELICA E che il suo modo di parlare, i suoi gesti, hanno qualcosa

di nobile?

TONINA Questo è sicuro.

ANGELICA E che non esistono parole più appassionate di quelle

che mi dice?

TONINA È vero.

ANGELICA E che nulla è più fastidioso della soggezione in cui

sono tenuta, che preclude ogni scambio dei dolci trasporti di

questo reciproco ardore che il cielo ci ispira?

TONINA Avete ragione.

ANGELICA Ma tu cosa pensi, cara Tonina: mi ama davvero quanto

dice?

TONINA Eh, eh! Queste cose, qualche volta, vanno prese con beneficio

d’inventario. Le smorfie d’amore assomigliano molto

alla verità; ma in questo campo ci sono molti grandi attori.

ANGELICA Ah,Tonina, che cosa vuoi dire? Ahimè! Lo dice così

bene, è possibile che non sia vero?

TONINA Comunque, lo saprete presto; l’intenzione di cui vi ha

scritto ieri, di far chiedere la vostra mano, è il modo migliore

per farvi capire se dice o no la verità: sarà la prova del nove.

ANGELICA Ah, Tonina! Se colui mi ha ingannata non crederò

più a nessun uomo per tutta la vita.

TONINA Ecco vostro padre che torna.

V – ARGANTE, ANGELICA, TONINA

ARGANTE (siede in poltrona) Dunque, figlia mia, voglio darti

una notizia che probabilmente non ti aspetti: mi è stata chiesta

la tua mano. Che cosa c’è? Ridi? Dev’essere divertente, sì, l’idea

del matrimonio; non c’è niente che faccia ridere tanto le signorine.

Ah, natura, natura! A quanto vedo, figlia mia, non c’è

bisogno che ti chieda se acconsenti a prender marito.

ANGELICA E mio dovere, padre mio, fare tutto ciò che vi piacerà

comandarmi.

ARGANTE Sono contento di avere una figlia così obbediente. La

cosa è dunque conclusa, dal momento che ti ho già promessa.

ANGELICA A me non tocca, padre mio, che affidarmi ciecamente

alla vostra volontà.

ARGANTE Mia moglie, la tua matrigna, voleva che ti facessi far

suora, e così pure tua sorellina Luisa, e non ha fatto altro che

intestardirsi su questo.

TONINA (a bassa voce) Quella bestiaccia ha le sue brave ragioni.

ARGANTE Di questo matrimonio non voleva neanche sentir parlare,

ma io l’ho spuntata, e ho dato la mia parola.

ANGELICA Ah, padre mio, quanto vi sono grata per tutte le vostre

bontà!

TONINA In verità, ve ne sono grata anch’io, questa è certo la decisione

più saggia che abbiate mai preso in vita vostra.

ARGANTE Io non ho ancora visto la persona; ma mi hanno assicurato

che mi piacerà e che piacerà anche a te.

ANGELICA È vero, padre mio.

ARGANTE Come: lo conosci?

ANGELICA Dal momento che il vostro assenso mi autorizza ad

aprirvi il mio cuore, non esito a dirvi che il caso ha voluto che ci

incontrassimo, or son sei giorni, e che la richiesta che vi è stata fatta

nasce dalla simpatia che fin dal primo sguardo è corsa tra noi.

ARGANTE Questo non me l’avevano detto. Comunque mi fa piacere:

tanto meglio se le cose stanno così. Dicono che è un gran

bel ragazzo.

ANGELICA Sì, papà.

ARGANTE Bella statura.

ANGELICA Senz’altro.

ARGANTE Aspetto piacevole.

ANGELICA Verissimo.

ARGANTE Simpatico.

ANGELICA Simpaticissimo.

ARGANTE Giudizioso e di buona famiglia.

ANGELICA Perfettamente.

ARGANTE Molto per bene.

ANGELICA Perbenissimo.

ARGANTE Che parla correntemente il latino e il greco.

ANGELICA Questo non lo sapevo.

ARGANTE E che tra tre giorni prenderà la laurea in medicina.

ANGELICA Chi, papà: lui?

ARGANTE Sì. Non te l’ha detto?

ANGELICA Veramente no. E a voi chi l’ha detto?

ARGANTE Il dottor Purgone.

ANGELICA Il dottor Purgone lo conosce?

ARGANTE Che domanda! È suo nipote: vuoi che non lo conosca?

ANGELICA Cleante è nipote del dottor Purgone?

ARGANTE Ma quale Cleante? Stiamo parlando del giovanotto

per il quale è stata chiesta la tua mano.

ANGELICA Beh, sì!

ARGANTE Ebbene, si tratta del nipote del dottor Purgone, che è

figlio di un suo cognato medico, il dottor Diafoirus; e questo figlio

si chiama Tommaso Diafoirus, mica Cleante; e noi abbiamo

concluso il matrimonio stamattina, il dottor Purgone, il signor

Fleurant e io; e domani il promesso sposo verrà qui, accompagnato

da suo padre. Che cosa c’è? Sei tutta...

ANGELICA È che ora mi rendo conto, padre mio, che voi parlavate

di una persona, e io credevo steste parlando di un’altra.

TONINA Come, signore? Voi davvero avreste avuto questa ridicola

idea? E con tutto quel che avete al mondo vorreste far

sposare a vostra figlia un medico?

ARGANTE Sì. E tu di che t’impicci, bestia, sfacciata che non sei

altro?

TONINA Mio dio! piano: voi cominciate subito a offendere. Possibile

che non si riesca a ragionare un momento senza lasciarsi

prendere dai nervi? Là, calma e sangue freddo. Che motivi avete,

di grazia, per un matrimonio del genere?

ARGANTE Il motivo è che, essendo infermo e malato come sono,

voglio avere un genero medico, dei parenti medici, in modo da

assicurarmi un valido aiuto contro le mie malattie, e in modo

d’avere in famiglia uno che mi dica sempre quel che devo fare,

e idem per le visite e per le ricette.

TONINA Bene, questo è senz’altro un motivo! Vedete come è

bello discutere con calma, l’uno con l’altro? Però, signore, mettetevi

una mano sulla coscienza: siete proprio ammalato?

ARGANTE Come, bestia, se sono ammalato? Se sono ammalato,

sfacciata?

TONINA Va bene: sì, siete ammalato, non litighiamo per questo;

sì, siete ammalato, sono d’accordo anch’io, e più ammalato ancora

di quanto non crediate: ecco fatto. Ma è vostra figlia che

deve prendere marito; e siccome lei non è ammalata, non è necessario

che sposi proprio un medico.

ARGANTE E per me, che le faccio sposare un medico; e una brava

figlia dovrebbe essere felice di sposare una persona che può

far tanto bene alla salute di suo padre.

TONINA In coscienza, signore, volete che vi dia un consiglio da

amica?

ARGANTE Sentiamo il consiglio.

TONINA Non pensate più a questo matrimonio.

ARGANTE Eh! E il motivo?

TONINA Il motivo? Che vostra figlia non acconsentirà mai.

ARGANTE Non acconsentirà mai?

TONINA Mai.

ARGANTE Mia figlia?

TONINA Vostra figlia.Vi dirà che non sa cosa farsene, né del dottor

Diafoirus, né di suo figlio Tommaso Diafoirus, né di tutti i

Diafoirus del mondo.

ARGANTE Io so cosa farmene; a parte il fatto che è un partito

migliore di quanto tu non creda. Il dottor Diafoirus non ha altri

eredi che questo figlio; e per di più, il dottor Purgone, che non

ha né moglie né figli, gli lascerà tutto quel che ha, proprio grazie

a questo matrimonio; e il dottor Purgone è un uomo che ha

ottomila franchi, belli e puliti, di rendita.

TONINA Deve averne ammazzata di gente, per essere così ricco.

ARGANTE Ottomila franchi di rendita sono un bel colpo, senza

contare il patrimonio del padre.

TONINA Signore, questo è tutto bello e buono, ma io resto della

mia idea; e, detto tra noi, vi consiglio di scegliere per vostra figlia

un altro marito, perché Angelica non è fatta per essere la

signora Diafoirus.

ARGANTE E io, invece, voglio che lo diventi.

TONINA Pff! Non fatevi neanche sentire.

ARGANTE Come, non dovrei farmi sentire?

TONINA Eh, no!

ARGANTE E perché no?

TONINA Diranno che parlate senza pensare a quel che dite.

ARGANTE Dicano quel che vogliono; io ti dico che voglio che

Angelica tenga fede all’impegno che ho preso.

TONINA No: io sono sicura che non lo farà.

ARGANTE Glielo farò fare per forza.

TONINA Non lo farà, ve lo dico io.

ARGANTE O lo farà, o la chiuderò in un convento.

TONINA Voi?

ARGANTE Io.

TONINA Buona questa.

ARGANTE Come sarebbe a dire, buona questa?

TONINA Non la chiuderete in convento neanche per sogno.

ARGANTE Non la chiuderò in convento neanche per sogno?

TONINA No.

ARGANTE No?

TONINA No.

ARGANTE Beh, questa è bella! io, se voglio, non metterò mia figlia

in un convento?

TONINA Vi dico di no.

ARGANTE E chi me lo impedirà?

TONINA Voi stesso.

ARGANTE Io?

TONINA Sì, non ne avrete il coraggio.

ARGANTE Ce l’avrò sì.

TONINA State scherzando.

ARGANTE Non sto scherzando un bel niente.

TONINA Voi cederete al vostro cuore di padre.

ARGANTE Non cederò un bel niente.

TONINA Un paio di lacrimucce, le braccia al collo, un «paparino

caro» pronunciato con tenerezza; basterà questo a commuovervi.

ARGANTE Non servirà a niente.

TONINA Sì, Sì.

ARGANTE Ti dico che non cambierò idea.

TONINA Sciocchezzuole.

ARGANTE E non dire «sciocchezzuole».

TONINA Ma dio mio, io vi conosco, voi siete d’animo buono.

ARGANTE (con uno scatto d’ira) Non sono buono un bel niente,

e quando voglio so essere cattivo.

TONINA Piano, signore: vi dimenticate che siete ammalato?

ARGANTE Io le ordino categoricamente di prepararsi a sposare

chi voglio io.

TONINA E io le ordino categoricamente di guardarsene bene.

ARGANTE Ma dove siamo andati a finire? Una bestia di

una serva ha il coraggio di parlare in questo modo al suo padrone?

TONINA Quando il padrone non pensa a quel che fa, una serva

giudiziosa ha tutto il diritto di raddrizzarlo.

ARGANTE (corre dietro a Tonina) Ah, insolente, bisogna proprio

che ti bastoni.

TONINA (mettendosi in salvo) Fa parte del mio dovere ribellarmi

a tutto quello che può farvi disonore.

ARGANTE (in collera, le corre dietro attorno alla poltrona, col bastone

in mano) Vieni, vieni qui, che ti insegno io a parlare.

TONINA (correndo, e mettendosi in salvo dalla parte opposta

della poltrona rispetto a quella ove si trova Argante) Io sto

cercando, come è mio dovere, di non lasciarvi fare una sciocchezza.

ARGANTE Bestia!

TONINA No, non darò mai il mio consenso a questo matrimonio.

ARGANTE Pendaglio da forca!

TONINA Non voglio che Angelica sposi il vostro Tommaso

Diafoirus.

ARGANTE Carogna!

TONINA E vedremo a chi obbedirà, tra voi e me.

ARGANTE Angelica, vuoi aiutarmi a prendere quella scellerata?

ANGELICA Eh, padre mio, state attento a non ammalarvi.

ARGANTE Se non me la fermi ti do la mia maledizione.

TONINA E io, se vi dà retta la diseredo.

ARGANTE (si getta sulla poltrona, stanco di correrle dietro) Ah,

ah, non ne posso più! Così mi fate morire.

VI – BELINA, ANGELICA, TONINA, ARGANTE

ARGANTE Ah, moglie mia, venite qui.

BELINA Che cosa avete, maritino mio?

ARGANTE Venite ad aiutarmi.

BELINA Che cosa è successo, piccolino mio?

ARGANTE Ciccina.

BELINA Ciccino.

ARGANTE Mi hanno fatto arrabbiare!

BELINA Oh, povero maritino mio. E chi v’ha fatto arrabbiare,

ciccino?

ARGANTE Quella bestia della vostra Tonina, che è diventata più

insolente che mai.

BELINA Non agitatevi così.

ARGANTE Mi ha fatto diventar matto.

BELINA Piano, piccolino mio.

ARGANTE È un’ora che non fa che darmi contro, in tutto quel

che dico.

BELINA Su, su, buono.

ARGANTE Ha avuto il coraggio di dirmi che non è vero che sono

ammalato.

BELINA È una maleducata.

ARGANTE Voi lo sapete, cuoricino mio, come sono ridotto.

BELINA Sì, cuoricino mio,Tonina ha fatto male.

ARGANTE Ciccina, quella bestia mi farà morire.

BELINA Su, Su!

ARGANTE È lei la causa della bile che ho dentro.

BELINA Non prendetevela così.

ARGANTE E non so quanto tempo è che vi dico di mandarla via.

BELINA Oh dio, ciccino, servitori e cameriere che non abbiano

difetti non ne esistono. E qualche volta bisogna sopportare i loro

lati cattivi per amore di quelli buoni.Tonina è brava, premurosa,

diligente, e soprattutto è fidata, e voi sapete che al giorno

d’oggi bisogna stare molto attenti a chi si prende in casa. Olà,

Tonina!

TONINA Signora.

BELINA Si può sapere perché fai arrabbiare mio marito?

TONINA (con tono zuccheroso) Io, signora? Ahimè! Non so proprio

quel che intendete dire, io non penso che a compiacere il

signore in tutto e per tutto.

ARGANTE Ah, traditrice!

TONINA Ci ha detto che vuol fare sposare ad Angelica il figlio

del dottor Diafoirus; e io gli ho risposto che è senz’altro un

buon partito, ma che secondo me avrebbe fatto meglio a metterla

in un convento.

BELINA Non c’è niente di male, in questo; io trovo anzi che Tonina

abbia ragione.

ARGANTE Ah, amore mio, e voi le credete? È una scellerata: mi

ha detto un sacco di insolenze.

BELINA Va bene, credo a voi, amore mio. Su, calmatevi. Tonina,

ascolta: se fai arrabbiare ancora una volta mio marito, ti caccio

di casa. Su, dammi il mantello di pelliccia, e dei cuscini, che voglio

sistemarlo bene nella sua poltrona. Siete tutto mal messo.

Calcatevi bene il berretto sulle orecchie. I peggiori colpi d’aria

sono quelli che si prendono alle orecchie.

ARGANTE Ah, ciccina, quanto vi sono grato per tutte le cure che

vi date per me!

BELINA (sistemando i cuscini che mette attorno ad Argante) Sol-

levatevi, che questo ve lo metto sotto. Questo lo mettiamo qui

così potete appoggiarvi, e questo dall’altra parte. Questo qui

dietro la schiena, e quest’altro per sostenere la testa.

TONINA (mettendogli bruscamente un cuscino sopra la testa, e

poi fuggendo) E questo per ripararvi dal bel tempo.

ARGANTE (si alza in collera e scaglia tutti i cuscini contro Tonina)

Ah, bestia, vuoi soffocarmi?

BELINA Ehi là! Ehi là! Che cosa succede?

ARGANTE (senza fiato, si lascia cadere in poltrona) Ah, ah, ah,

non ne posso più!

BELINA Perché vi agitate tanto? Credeva di far bene.

ARGANTE Voi non sapete, amore mio, com’è piena di malizia

quella scellerata. Ah, mi ha tutto sconvolto; mi ci vorranno almeno

otto medicine, e dodici clisteri, per rimettermi a posto.

BELINA Su, su, ciccino, calmatevi un pochino.

ARGANTE Ciccina, voi siete l’unica mia consolazione.

BELINA Piccolino mio.

ARGANTE Per tentar di compensare l’amore che mi portate,

ho deciso, cuoricino mio, come già vi ho detto, di fare testamento.

BELINA Ah, amore mio, non parliamone neanche, vi prego! È

un pensiero che non potrei sopportare: la sola parola testamento

mi fa trasalire dal dolore.

ARGANTE Vi avevo detto di parlarne al vostro notaio.

BELINA È lì fuori, l’ho portato con me.

ARGANTE Ma fatelo entrare, subito, ciccina.

BELINA Ahimè, ciccino! Quando si ama tanto il proprio marito,

a queste cose non si riesce neanche a pensare.

VII – IL NOTAIO, BELINA, ARGANTE

ARGANTE Venite avanti, signor di Bonafé, venite avanti. Prendete

una sedia, vi prego. Mia moglie mi ha detto, signore, che

siete persona di grande fiducia, e molto amico suo; e l’ho incaricata

di interpellarvi per un testamento che vorrei fare.

BELINA Ahimè, di cose come queste non riesco neppure a parlare!

IL NOTAIO La signora mi ha detto delle vostre intenzioni, signore,

e di quello che volete fare per lei; ma a questo proposito devo

dire che a vostra moglie, per testamento, non potrete lasciare

nulla.

ARGANTE Ma perché?

IL NOTAIO La consuetudine lo vieta. Se fossimo in un paese dove

vige il diritto scritto, questo sarebbe fattibile; ma a Parigi, e

in tutti gli altri paesi in cui vige la consuetudine, o per lo meno

nella maggior parte, questo non è possibile, e il lascito sarebbe

nullo. Il solo beneficio che un uomo e una donna congiunti in

matrimonio possano farsi l’un l’altro è quello di una donazione

reciproca tra vivi; ma anche per questo è necessario che non vi

siano figli, né dei due coniugi, né di uno solo dei due, al momento

del decesso di quello tra i coniugi che muore per primo.

ARGANTE È una consuetudine un po’ assurda, che un uomo non

possa lasciare niente alla donna da cui è tanto teneramente

amato, e che di lui si prende tanta cura. Mi vien voglia di consultare

il mio avvocato, per vedere come potrei fare.

IL NOTAIO Non è dagli avvocati che bisogna andare, perché sono

molto severi in queste cose, e per loro è sempre un gran delitto

cercar di farla franca con la legge. È gente intrattabile, che

non ha nessuna pratica di compromessi con la propria coscienza.

Altre sono le persone da consultare, molto più accomodanti,

e che sanno a che artifici ricorrere per evitare elegantemente

una legge, e rendere giusto ciò che non è permesso; che sanno

appianare le difficoltà di un affare, e che trovano il modo di eludere

le consuetudini con un certo profitto, diretto o indiretto.

Se non fosse così, in che razza di pasticci non ci troveremmo

ogni giorno? Bisogna cercare di semplificare le cose; altrimenti

non riusciremmo a far niente, e il mio mestiere, poi, non varrebbe

un soldo.

ARGANTE Mia moglie me lo aveva detto, signore, che voi avete

molta esperienza, e che siete un gran galantuomo. Come posso

fare, per piacere, per lasciare a lei tutte le mie sostanze senza

dover dare niente alle mie figlie?

IL NOTAIO Come potete fare? Potete scegliere, con calma, un

amico fidato di vostra moglie, e lasciargli per testamento, nelle

debite forme, tutto quello che vorrete; e questo amico, dopo, le

renderà tutto. Potete anche far figurare di avere una certa

quantità di debiti, insospettabili, verso certi creditori, che presteranno

il loro nome a vostra moglie, e che le rilasceranno una

dichiarazione in cui si dica che quello che hanno fatto lo hanno

fatto unicamente per farle un favore. Potete anche, prima di

morire, consegnarle materialmente del danaro contante, e quei

titoli al portatore che per caso avete.

BELINA Mio dio, non tormentatevi per questo! Se mi venite a

mancare, ciccino, io al mondo non ci sto più.

ARGANTE Ciccina!

BELINA Sì, amore mio, se avrò la disgrazia di perdervi...

ARGANTE Moglie mia!

BELINA Non mi importerà più nulla della vita.

ARGANTE Amore mio!

BELINA E vi seguirò, per farvi vedere quanto grande è l’amore

che porto.

ARGANTE Ciccina, mi spezzate il cuore. Consolatevi, vi prego.

IL NOTAIO Queste lacrime sono fuori stagione, non siamo a questo

punto.

BELINA Ah, signore, voi non sapete che cosa vuol dire amare

tanto il proprio sposo!

ARGANTE Il mio più grande dispiacere, se muoio, amore mio,

sarà quello di non avervi dato un figlio. Il dottor Purgone mi

aveva detto che me ne avrebbe fatto fare uno.

IL NOTAIO Non è detta l’ultima parola.

ARGANTE Il testamento, amore mio, bisogna farlo come dice il

signor notaio; ma, per precauzione, voglio darvi con le mie mani

i ventimila franchi d’oro che ho in uno stipo della mia camera

da letto, e due ricevute, pagabili al portatore, per dei soldi

che ho prestato al signor Damone e al signor Gerante.

BELINA No, no, non li voglio neanche vedere! Ah, quanto avete

detto che c’è nella vostra camera da letto?

ARGANTE Ventimila franchi, ciccina.

BELINA Non parlatemi di soldi, vi prego. Ah, di quanto sono le

due ricevute?

ARGANTE Una di quattromila franchi, ciccina, e l’altra di sei.

BELINA Tutto l’oro del mondo, ciccino, non è niente per me in

confronto a voi.

IL NOTAIO Volete allora che procediamo al testamento?

ARGANTE Sì, signore; ma staremo meglio nel mio studiolo. Ciccina,

accompagnatemi, vi prego.

BELINA Venite, piccolino mio.

VIII – ANGELICA, TONINA

TONINA Eccoli là con un notaio, e ho sentito parlar di testamento.

La vostra matrigna non è una che dorme, e certamente sta

tramando per spingere vostro padre a far qualcosa contro i vostri

interessi.

ANGELICA Dei suoi soldi faccia pure quel che vuole, purché non

pretenda di disporre del mio cuore.Vedi, Tonina, come lo for-

zano a fare quel che vogliono. Non abbandonarmi, ti prego, in

questa situazione disperata.

TONINA Io abbandonarvi? Preferirei morire. La vostra matrigna

ha un bel far di me la sua confidente, e un bel cercar di legarmi

ai suoi interessi, non l’ho mai potuta soffrire, e sono sempre stata

dalla vostra parte. Lasciate fare a me: farò di tutto per aiutarvi;

ma per aiutarvi con più efficacia ho intenzione di cambiare

tattica, nascondere la simpatia che ho per voi, e fingere di esser

dalla parte di vostro padre e della vostra matrigna.

ANGELICA E cerca, ti supplico, di avvertire Cleante di questo

matrimonio che è stato deciso.

TONINA Non ho nessuno a cui affidare questo incarico, se non

quel vecchio usuraio di Pulcinella, il mio innamorato, che vorrà

in cambio qualche parolina dolce; ma di buon grado gliela dirò

per amor vostro. Per oggi è tardi, ma domani, di primo mattino,

lo farò cercare, e lui sarà felice di...

BELINA Tonina.

TONINA Ecco che mi chiamano. Buonasera. Fidatevi di me.

ATTO II

I – TONINA, CLEANTE

TONINA Il signore desidera?

CLEANTE Che cosa desidero?

TONINA Ah, ah, siete voi? Che sorpresa! Che cosa venite a fare

qui dentro?

CLEANTE A cercar di sapere qual è il mio destino, di parlare con

l’amabile Angelica, saggiare i sentimenti del suo cuore, e domandarle

quali sono le sue decisioni a proposito di questo malaugurato

matrimonio di cui sono stato informato.

TONINA Sì, ma non si parla con Angelica così in quattro e quattr’otto;

occorre un qualche trucco misterioso, poiché sapete anche

voi a quale stretta sorveglianza è sottoposta, che non la lasciano

uscire né parlare con nessuno, e che solo la curiosità di

una vecchia zia ci è valsa la libertà di andare quella sera a teatro,

là dove è nata la vostra passione: un’avventura di cui ci siamo

ben guardate dal parlare.

CLEANTE Appunto per questo io non sono qui come Cleante, e

nella veste del suo innamorato, ma come amico del suo maestro

di musica, che mi ha concesso di venire al suo posto.

TONINA Ecco suo padre. Ritiratevi un momento, e lasciate che

sia io ad annunciarvi.

II – ARGANTE, TONINA, CLEANTE

ARGANTE Il dottor Purgone mi ha detto di passeggiare ogni

mattina in camera mia, avanti e indietro, dodici volte; ma mi sono

dimenticato di chiedergli se per il lungo o per il largo.

TONINA Signore, c’è qui...

ARGANTE Non gridare, bestia: vieni sempre qui a farmi scoppiare il

cervello. Non lo sai che non bisogna parlar forte con gli ammalati?

TONINA Volevo dirvi, signore...

ARGANTE Non gridare, ti ho detto.

TONINA Signore... (Fa finta di parlare)

ARGANTE Eh?

TONINA Volevo dire che... (Fa finta di parlare)

ARGANTE Cosa dici?

TONINA (forte) Che c’è un signore che vuol parlare con voi.

ARGANTE Venga avanti. (Tonina fa segno a Cleante di farsi avanti)

CLEANTE Signore...

TONINA (ironicamente) Non parlate così forte! Volete fargli

scoppiare il cervello?

CLEANTE Signore, sono lieto di trovarvi in piedi e di constatare

che state molto meglio.

TONINA (fingendo d’essere in collera) Come «che sta molto meglio

»? È falso: il signor Argante sta sempre male.

CLEANTE Ho sentito dire che stava meglio, e trovo infatti che ha

una bella cera.

TONINA Come sarebbe a dire «una bella cera»? Il signor Argante

ha una pessima cera, e quelli che vi hanno detto che sta meglio

sono dei gran ficcanaso. Non è mai stato peggio.

ARGANTE Ha ragione.

TONINA Cammina, dorme, mangia e beve come chiunque altro,

ma questo non gli impedisce di essere molto malato.

ARGANTE È vero.

CLEANTE Signore, sono desolato.Vengo da parte del maestro di

canto della signorina Angelica. Si è visto obbligato ad andare per

qualche giorno in campagna, e quale suo intimo amico ha mandato

me a proseguire le lezioni in sua vece, per paura che, interrompendole,

la signorina possa dimenticare quello che già ha imparato.

ARGANTE Benissimo.Va a chiamare Angelica.

TONINA Secondo me, signore, è meglio accompagnare il signore

in camera sua.

ARGANTE No: che venga qui lei.

TONINA Non potrà farle bene lezione, se non sono soli.

ARGANTE Non importa, non importa.

TONINA Signore, vi faranno chissà che confusione; nelle vostre

condizioni basta un niente per mettervi in agitazione e per farvi

scoppiare il cervello.

ARGANTE Macché, macché; mi piace la musica, e sarò anzi ben

contento di... Ah, eccola qua! E tu via, va a vedere se mia moglie

si è vestita.

III – ARGANTE, ANGELICA, CLEANTE

ARGANTE Vieni, figlia mia; il tuo maestro di musica è andato in

campagna, e ha mandato il signore a farti lezione al suo posto.

ANGELICA Ah, cielo!

ARGANTE Cosa c’è? Perché questa sorpresa?

ANGELICA È che...

ARGANTE Come? Chi è che ti fa tanto agitare?

ANGELICA È che si sta verificando, padre mio, una cosa davvero

straordinaria.

ARGANTE E cioè?

ANGELICA Ho sognato stanotte che mi trovavo nella più spaventosa

situazione che si possa immaginare, e che una persona in tutto

simile al signore mi si è presentata, e io gli ho chiesto aiuto, ed

egli mi ha liberata dalla pena in cui mi trovavo; per questo è stata

grande la mia sorpresa nel vedere all’improvviso entrando qui la

persona che per l’intera notte ha occupato la mia immaginazione.

CLEANTE Occupare i vostri pensieri, sia nel sonno che nella veglia,

non può essere certo una sventura; e la mia felicità sarebbe

grande senz’altro se voi davvero foste in qualche pena e giudicaste

me degno di liberarvene; e non vi è nulla che non sarei

pronto a fare...

IV – TONINA, CLEANTE, ANGELICA, ARGANTE

TONINA (con ironia) Parola mia, signore, d’ora in avanti tengo per

voi e ritiro tutto quel che ho detto ieri. Il dottor Diafoirus padre

e il dottor Diafoirus figlio sono venuti a farvi visita. Ah, come

vi imparentate bene! Vedrete tra poco il più bel giovanotto

del mondo, e il più simpatico. Ha detto solo due parole, ma sono

bastate a conquistarmi, e vostra figlia ne sarà estasiata.

ARGANTE (a Cleante, che fa il gesto di andarsene) Non andatevene,

signore. Sto per dar marito a mia figlia; e per l’appunto le presenteranno

ora il suo promesso sposo, che lei ancora non conosce.

CLEANTE È per me un grande onore, signore, che mi sia concesso

essere testimone a un sì gradevole incontro.

ARGANTE È il figlio di un bravissimo dottore, e il matrimonio si

farà fra quattro giorni.

CLEANTE Benissimo.

ARGANTE Fatelo sapere anche al suo maestro di musica, che sia

presente alle nozze.

CLEANTE Non mancherò.

ARGANTE E siete invitato anche voi.

CLEANTE Molto onorato.

TONINA Su, tutti a posto, eccoli.

V – IL DOTTOR DIAFOIRUS, TOMMASO DIAFOIRUS, ARGANTE,

ANGELICA, CLEANTE, TONINA

ARGANTE (porta la mano al berretto senza toglierselo) Il dottor

Purgone, signore, mi ha proibito di scoprirmi la testa.Voi siete

del mestiere, e sapete le conseguenze.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Scopo di tutte le nostre visite è il sollievo

ai malati, non il loro disagio.

ARGANTE Accolgo, o signore... Parlano tutti e due insieme, interrompendosi

e confondendosi

IL DOTTOR DIAFOIRUS Noi siamo qui, o signore...

ARGANTE Con grandissima gioia...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Mio figlio Tommaso ed io...

ARGANTE L’onore che mi fate...

IL DOTTOR DIAFOIRUS A testimoniarvi, o signore...

ARGANTE E avrei anzi auspicato...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Quanto siamo incantati...

ARGANTE Di poter venire io a casa vostra...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Per la grazia che ci fate...

ARGANTE Onde assicurarvene...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Acconsentendo a riceverci...

ARGANTE Ma voi sapete, o signore...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Onoratissimi, o signore...

ARGANTE Che cosa vuol dire essere un povero ammalato...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Della vostra amicizia...

ARGANTE Cui altro non è concesso fare...

IL DOTTOR DIAFOIRUS E assicurarvi nel contempo...

ARGANTE Che dirvi in questa casa...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Che in tutto ciò che concerne la nostra

professione...

ARGANTE Che cercherà ogni possibile occasione...

IL DOTTOR DIAFOIRUS E in tutto il resto...

ARGANTE Per farvi constatare, o signore...

IL DOTTOR DIAFOIRUS Noi saremo sempre pronti, o signore...

ARGANTE Che egli è in tutto e per tutto servo vostro...

IL DOTTOR DIAFOIRUS A testimoniarvi il nostro zelo. (Si volge al

figlio e gli dice) Tommaso, venite avanti. Pronunciate il vostro

indirizzo di saluto.

TOMMASO DIAFOIRUS (è un grande allocco, da poco uscito dalla

Scuola, che fa tutto in modo goffo e a sproposito.) Non è meglio

cominciare col padre?

IL DOTTOR DIAFOIRUS Sì.

TOMMASO DIAFOIRUS Signore, io sono qui giunto a salutare, a

omaggiare, a vagheggiare e a riverire in voi un secondo padre;

ma un secondo padre al quale, oserei dire, mi sento più debitore

che non al primo. Il primo mi ha generato, ma voi mi avete scelto.

Quegli mi ha accolto per volontà del fato, voi mi avete accettato

per bontà vostra. Ciò che ho avuto da colui è opera del suo

corpo, ma ciò che ricevo da voi è frutto della vostra volontà; e

quanto più le facoltà spirituali sono superiori a quelle corporali,

tanto più io sono vostro debitore, e tanto più considero preziosa

questa futura filiazione per la quale oggi anticipatamente vi rendo

umilissimi e rispettosissimi tributi d’omaggio.

TONINA Evviva la scuola da cui si esce con tanta eloquenza!

TOMMASO DIAFOIRUS È andata bene, papà?

IL DOTTOR DIAFOIRUS Optime.

ARGANTE (ad Angelica) Su, saluta il signore.

TOMMASO DIAFOIRUS Bacio?

IL DOTTOR DIAFOIRUS Sì, Sì.

TOMMASO DIAFOIRUS (ad Angelica) Signora, ben a ragione il

Cielo vi concede il nome di madre della sposa...

ARGANTE Questa non è mia moglie: è mia figlia.

TOMMASO DIAFOIRUS E lei dov’è?

ARGANTE Viene subito.

TOMMASO DIAFOIRUS Papà, devo aspettarla

IL DOTTOR DIAFOIRUS Passa al saluto per la signorina.

TOMMASO DIAFOIRUS Madamigella, come dalla statua di Memnone

si sprigionava un armonioso suono allorché la illuminavano

i raggi del sole, così un dolce trasporto mi coglie allorché mi

appare il sole delle vostre beltà. E come i naturalisti hanno osservato

che il fiore detto eliotropo si rivolge senza posa all’astro

diurno, così il mio cuore d’ora in avanti si rivolgerà sempre

verso gli astri risplendenti dei vostri adorabili occhi, come verso

il suo unico polo. Tollerate ordunque, madamigella, che io

appenda oggi all’ara delle vostre grazie l’olocausto di questo

cuore, che non respira né ambisce altra gloria che quella di essere

per tutta la vita, Madamigella, il vostro umilissimo, obedientissimo,

fedelissimo servitore e marito.

TONINA (con ironia) Ecco le belle cose che si imparano, a studiare.

ARGANTE Eh, che ve ne pare?

CLEANTE Che il signore è stupefacente, e che se il medico è all’altezza

dell’oratore sarà un piacere esser curato da lui.

TONINA Senza dubbio. Sarà una cosa meravigliosa, se le cure assomigliano

ai discorsi.

ARGANTE Su, presto, la mia poltrona, e da sedere per tutti. Sie-

diti lì, figlia mia.Voi vedete, signore, come tutti ammirano vostro

figlio, penso che siate davvero fortunato ad avere un ragazzo

come questo.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Signore, non perché io ne sia il padre,ma

posso dire d’aver ben donde d’essere contento di lui, e che tutti

coloro che lo conoscono ne parlano come di un ragazzo assolutamente

privo di malvagità d’animo. Egli non è mai stato dotato di

quella fervida fantasia né di quello spirito brillante che si notano

a volte in taluni; ma proprio da questo fatto ho sempre tratto favorevoli

auspici per la sua capacità diagnostica, dote tanto necessaria

nell’esercizio dell’arte medica. Ancora piccino, non si è mai

dimostrato quel che si suol dire un bambino sveglio e vivace. Lo si

poteva vedere sempre quieto, tranquillo e taciturno; non parlava

mai, e mai si dedicava a quei piccoli giochi che si sogliono definire

infantili. Grande è stata la fatica per insegnargli a leggere; tanto

che ancora a nove anni distingueva a malapena le lettere dell’alfabeto.

«Bene» dicevo io a me stesso: «sono gli alberi tardivi quelli

che danno i frutti migliori; incidere sul marmo è assai meno agevole

che scrivere sulla sabbia, ma le cose vi si conservano molto

più a lungo, e questa sua lentezza nel capire le cose, questa pesantezza

dell’immaginazione, sono indubbi indizi di una futura saldezza

di giudizio.» Quando si è trattato di mandarlo in collegio,

ha fatto molta fatica; ma tanto soleva accanirsi contro le difficoltà

che i suoi superiori non mancavano mai di elogiarmi la sua costanza

e il suo impegno. Finalmente, a forza di provare e riprovare

in tutti i modi, trionfalmente ha ottenuto il suo diploma; e posso

ora dire senza peccare di modestia che in questi due anni durante

i quali egli ha occupato i banchi della nostra Scuola, nessuno

ha fatto più chiasso di lui in tutte le dispute che vi si tengono.

Egli ha saputo ben presto farsi rispettare, e non vi è argomento

nel quale egli non si impegni a fondo a favore della tesi contraria.

Nelle discussioni è categorico, fermo nei suoi principi come un

turco, mai che rinunci alla propria opinione, e sa sviluppare un ragionamento

fino ai più reconditi meandri della logica. Ma soprattutto

quel che piace in lui, e in questo egli segue il mio esempio, è

il cieco attaccamento alle opinioni dei nostri antichi, e il perenne

rifiuto di capire o anche solo di ascoltare le argomentazioni e i

fatti delle cosiddette scoperte dell’età moderna, come ad esempio

la circolazione del sangue, o altre teorie di consimile crusca.

TOMMASO DIAFOIRUS (tira fuori di tasca una grande pergamena

arrotolata e la porge ad Angelica) Contro i circolazionisti ho

composto un saggio che, col permesso del signor Argante, mi

permetto offrire a madamigella, quale dovuto omaggio delle

primizie del mio talento.

ANGELICA Signore, questo è per me un oggetto inutile, poiché io

non mi intendo affatto di queste cose.

TONINA Date qua, date qua, se non altro ci sono le figure: la attaccheremo

su in camera nostra.

TOMMASO DIAFOIRUS Sempre con il permesso del signor Argante, vi

invito ad assistere, uno dei prossimi giorni, per vostro divertimento,

alla dissezione di una donna, con mio personale commento.

TONINA Sarà un divertimento delizioso.Gli uomini, di solito, invitano

la loro bella alla commedia, ma offrire la dissezione di

un cadavere è molto più raffinato.

IL DOTTOR DIAFOIRUS E quanto al resto, per ciò che riguarda le

qualità richieste per il matrimonio e per la moltiplicazione della

specie, vi assicuro che stando alle regole della medicina ufficiale

egli è quanto di meglio si possa desiderare, possedendo un

lodevole grado di virtù prolifica e il giusto temperamento per

generare e procreare figli di buona complessione.

ARGANTE Non avete mai pensato, dottor Diafoirus, di dargli

una spintarella e di fargli avere un qualche incarico di medico

di corte?

IL DOTTOR DIAFOIRUS A dirvela con franchezza, l’esercitare la nostra

professione presso le persone importanti non mi è mai parsa

cosa troppo simpatica, e ho sempre pensato anzi che per noi medici

è meglio dedicarsi al grande pubblico. Il grande pubblico è più

accomodante. Di quello che fate, non dovete rispondere a nessuno;

e una volta che si seguano bene le regole della professione,non

c’è nessun bisogno di preoccuparsi per le eventuali conseguenze.

Mentre il gran fastidio con le persone importanti è che quando si

ammalano pretendono a tutti i costi che il dottore li guarisca.

TONINA Questa è bella! Sono dei gran maleducati, a volere che

voi signori li facciate guarire; come se fosse compito vostro,

quando è chiaro che voi siete lì per prendere lo stipendio e per

ordinargli le cure; guarire tocca a loro, se ce la fanno.

IL DOTTOR DIAFOIRUS È vero. L’unico nostro dovere è quello di

trattare la gente secondo le regole.

ARGANTE (a Cleante) Signore, fate cantare qualcosa a mia figlia,

per questa bella compagnia.

CLEANTE Stavo attendendo i vostri ordini, signore, e ho pensato

che per intrattenere i presenti potrei cantare con la signorina

una scena di un’operina composta di recente. Ecco, questa è la

vostra parte.

ANGELICA Io?

CLEANTE Non rifiutatevi, vi prego, e lasciate che vi spieghi la

scena che dobbiamo cantare. Io non ho una voce adatta al canto;

ma per questa volta basterà che mi faccia sentire, e di questo

mi si perdonerà come di un necessario accompagnamento al

canto della signorina Angelica.

ARGANTE Le parole sono belle?

CLEANTE In realtà si tratta di una piccola opera improvvisata, e

pertanto non sentirete cantare che della prosa cadenzata, o dei

versi liberi, quali la passione e la necessità possono suggerire a due

persone che dicono le cose come le sentono e senza prepararle.

ARGANTE Benissimo. Sentiamo.

CLEANTE (sotto il nome di un pastore, descrive alla innamorata

il proprio amore nato dal loro incontro, e in seguito ambedue si

scambiano i loro pensieri cantando) L’argomento della scena è

questo: un pastore stava seguendo con attenzione le varie attrattive

di uno spettacolo appena iniziato, quando la sua attenzione

fu distratta da un rumore che egli intese poco discosto. Si

volta, e vede un bruto che con parole insolenti maltrattava una

pastorella. Subito egli assume le difese del sesso cui tutti gli uomini

devono omaggio; e dopo aver inferto al bruto il giusto castigo

per la sua insolenza, si avvicina alla pastorella, ed ecco

che vede una fanciulla che, dagli occhi più belli che egli avesse

mai visto, versava lacrime che furono tosto giudicate le più belle

che esistere potessero. «Ahimè!» disse il pastore a se stesso

«come è possibile tormentare una sì amabile persona? Quale

essere brutale e inumano potrebbe restare insensibile alla vista

di simili lacrime?» Si adoperò allora per arrestarle, quelle lacrime

che tanto gli paiono belle; e l’amabile pastorella si dà premura

intanto di ringraziarlo per quel piccolo servigio, e lo fa

con tanta grazia, tanta delicatezza, e tanta passione che il pastore

non può farvi fronte; e ogni parola, ogni sguardo è una

punta infocata da cui il cuore si sente trafitto. «Esiste qualcosa

» pensava «che possa meritare le amabili parole di un tal ringraziamento?

Che cosa non sarebbe chiunque disposto a fare,

quale servizio, quale pericolo non sarebbe chiunque lieto di affrontare,

pur di averne in premio, anche per un solo istante, le

commoventi dolcezze di un’anima tanto capace di riconoscenza?

» La rappresentazione si conclude senza che egli vi presti

più la minima attenzione; pure, egli si lamenta che essa finisca

troppo presto, poiché questo lo separa dall’adorabile pastorella;

e da quel primo sguardo, da quel primo istante egli porta ora

dentro di sé tutto ciò che un annoso amore può avere di più

violento. Eccolo, che tosto avverte tutte le sofferenze della lontananza,

il tormento di non vedere più ciò che per troppo breve

istante ha visto. Egli fa tutto ciò che è in suo potere onde riconcedersi

quella visione di cui conserva notte e giorno la cara

immagine; ma la soggezione in cui è tenuta la pastorella gliene

sbarra ogni via. La violenza della passione lo risolve a chiedere

la mano dell’adorabile beltà senza la quale non gli è più possibile

vivere, e da lei ottiene l’assenso al suo progetto grazie a un

biglietto che egli riesce a farle avere. Ma al tempo stesso lo si

avverte che il padre della bella si è impegnato a darla in sposa

a un altro, e tutto già si sta preparando per celebrare le nozze.

Immaginate voi quale crudele attentato al cuore dell’infelice

pastore. Eccolo affranto in un dolore mortale. La spaventosa

immagine del suo unico amore tra le braccia di un altro gli risulta

intollerabile; quand’ecco che, ridotto alla disperazione,

l’amore gli suggerisce un modo per introdursi in casa della pastorella,

onde sapere quali sono i suoi sentimenti, e sentire da

lei a quale destino convien che ormai si rassegni. In quella casa

egli vede fervere i preparativi di ciò che soprattutto egli teme;

vede convenirvi l’indegno rivale che il capriccio di un padre

oppone al suo tenero amore. Lo vede trionfante, questo ridicolo

avversario, accanto all’amabile pastorella, come accanto a

una preda ormai sicura; e questa visione lo riempie di una collera

che a gran fatica padroneggia. Getta a colei che adora

sguardi addolorati, poiché il rispetto e la presenza del padre gli

impediscono di parlarle altrimenti che con gli occhi. Ma finalmente

egli spezza ogni catena, e la passione amorosa lo forza a

parlarle così: (Canta)

Bella Filli, è troppo, è troppo il soffrire;

Spezziamo il silenzio e l’animo mi aprite.

Il mio destino mi dite:

Vivere potrò o dovrò morire?

ANGELICA (risponde cantando)

Voi mi vedete,Tirsi, malinconica e triste,

Prepararmi alle nozze che vi fan tanto orrore:

Al cielo alzo gli occhi, vi guardo, sospiro,

E questo non basta a mostrarvi il mio cuore?

ARGANTE Ohilà, non avrei mai creduto che mia figlia fosse tanto

brava da cantare così a prima vista, senza la minima esitazione.

CLEANTE Ahimè, bella Filli,

È possibile che l’amoroso Tirsi

Abbia tanta fortuna in questo amore

Da non essere ingrato al vostro cuore?

ANGELICA Negar non posso in queste pene estreme

Che Filli, o Tirsi, v’ama e vi vuol bene.

CLEANTE Oh, parola piena di contento!

È dunque vero quello che io sento?

Ditela ancora affinché sia convinto.

ANGELICA Sì,Tirsi, vi amo.

CLEANTE Di grazia, Filli, ancora.

ANGELICA Vi amo.

CLEANTE Cento volte ancor: non vi stancate.

ANGELICA Vi amo, vi amo, Sì,Tirsi, vi amo.

CLEANTE O dèi, o re, che ai vostri piedi avete tutto il mondo,

Al mio gaudio comparar potete il vostro?

Eppure, Filli, un pensiero

Viene a turbar questa dolce passione:

Un rivale, un rivale...

ANGELICA Che io odio assai più che la morte;

E come per voi la sua presenza

È un crudele supplizio anche per me.

CLEANTE Ma un padre ai suoi capricci vi vuole asservire.

ANGELICA Piuttosto, piuttosto morire,

Che a questo acconsentire;

Piuttosto, piuttosto morire, piuttosto morire.

ARGANTE E il padre che cosa dice?

CLEANTE Non dice niente.

ARGANTE Bello stupido di un padre, che sta a sentire tutte queste

stupidaggini senza dir niente.

CLEANTE Ah, amore mio...

ARGANTE No, no, basta così. Questa vostra operina è di pessimo

esempio. Il pastore Tirsi è un bell’impertinente, e la pastorella

Filli è una bella sfacciata, a mettersi a parlare così davanti a suo

padre. Fammi vedere quel foglio. Ah, ah. E le parole che hai

cantato, dove sono? Qui c’è solo la musica!

CLEANTE Ma non sapete, signore, che recentemente è stato inventato

il modo di scrivere le parole assieme alle note?

ARGANTE Va bene. Signore, servo vostro: a presto.Avremmo

fatto volentieri a meno di questa vostra operina impertinente.

CLEANTE Credevo dovesse divertirvi.

ARGANTE Le stupidaggini non divertono nessuno. Ah, ecco mia

moglie!

VI – BELINA, ARGANTE, TONINA, ANGELICA,

IL DOTTOR DIAFOIRUS, TOMMASO DIAFOIRUS

ARGANTE Ciccina, ecco il figlio del dottor Diafoirus.

TOMMASO DIAFOIRUS (dà inizio al complimento che aveva preparato,

ma venendogli a mancare la memoria non riesce a continuarlo)

Signora, ben a ragione il Cielo vi concede il nome di

madre della sposa, poiché ben si vede sul vostro viso...

BELINA Signore, sono lieta di essere giunta a proposito, onde

avere l’onore di conoscervi.

TOMMASO DIAFOIRUS Poiché ben si vede sul vostro viso... poiché

ben si vede sul vostro viso... Signora, mi avete interrotto a metà

del periodo, e adesso non me lo ricordo più.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Tommaso, tienlo da parte per la prossima

volta.

ARGANTE Che peccato, ciccina, che non eravate qui poco fa!

TONINA Ah, signora, non sapete quel che vi siete persa, col secondo

padre, la statua di Memnone, e il fiore che si chiama eliotropo.

ARGANTE Su, figlia mia, porgete la mano al signor Tommaso, e

giurategli eterna fede, come a vostro marito.

ANGELICA Padre mio.

ARGANTE E allora? Come sarebbe a dire, «padre mio»?

ANGELICA Di grazia, non precipitate le cose. Lasciateci almeno

il tempo di conoscerci, e di permettere che nasca in noi quella

reciproca inclinazione così necessaria a un’unione perfetta.

TOMMASO DIAFOIRUS Per quel che mi riguarda, madamigella, l’inclinazione

in me è già nata, e non ho bisogno d’aspettare altro.

ANGELICA Se voi fate tanto in fretta, signore, non altrettanto

posso dire di me stessa, e vi confesso che i vostri meriti non

hanno ancora prodotto nel mio animo un’impressione sufficientemente

favorevole.

ARGANTE Oh beh, beh! Per queste cose avrete tutto il tempo

una volta che sarete sposati.

ANGELICA Eh, padre mio, lasciatemi qualche istante, vi prego! Il

matrimonio è una catena cui non bisogna legare un cuore con

la forza; e se il signore è un uomo dabbene non vorrà accettare

una persona che diverrebbe sua soltanto perché costretta.

TOMMASO DIAFOIRUS Nego consequentiam, madamigella: si può

essere uomini dabbene, e acconsentire a ricevervi dalle mani di

vostro padre.

ANGELICA È un pessimo modo di farsi amare da una donna, il

farle violenza.

TOMMASO DIAFOIRUS Noi leggiamo che presso gli antichi, madamigella,

vigeva l’usanza di rapire con la forza dalle case paterne

le fanciulle destinate alle nozze, onde non apparisse che col loro

consenso esse convolassero tra le braccia di un uomo.

ANGELICA Gli antichi sono antichi, signore, e noi siamo gente

d’oggidì. Ai nostri giorni non occorrono tante finzioni, e quando

un matrimonio ci è gradito sappiamo benissimo corrervi incontro

senza che nessuno debba trascinarvici a forza. Sappiate

esser paziente: se davvero mi amate, signore, non potete che desiderare

ciò che io desidero.

TOMMASO DIAFOIRUS Sì, madamigella, ma compatibilmente con

gli interessi del mio amore.

ANGELICA La vera prova d’amore è quella di piegarsi alla volontà

della donna amata.

TOMMASO DIAFOIRUS Discerno, madamigella: per quanto non ne

concerne il possesso, concedo; per quanto concerne, nego.

TONINA È inutile che discutiate: il signor Tommaso è fresco di

collegio, e vi darà sempre la paga. Ma perché fate tante difficoltà,

e rifiutate l’onore di entrare a far parte della Facoltà?

BELINA Forse ha qualche altra passioncella in testa.

ANGELICA Se l’avessi, signora, sarebbe tale che ragione e onestà

non potrebbero che approvarla.

ARGANTE Ohi, sto facendo proprio una bella parte.

BELINA Fossi in voi, amico mio, non farei nulla per farla sposare,

so io cosa farei!

ANGELICA So quel che volete dire, signora, e conosco le vostre

bontà nei miei riguardi; ma forse ai vostri consigli mancherà la

fortuna di essere seguiti.

BELINA A quanto vedo, le figlie sagge e perbene come voi se ne

infischiano di obbedire e di piegarsi alla volontà dei genitori.

Cose che andavano bene una volta.

ANGELICA Il dovere di una figlia ha dei limiti, signora, e né la

ragione né la legge intendono debba valere in tutto e per tutto.

BELINA Sarebbe a dire che voi non pensate che al matrimonio,

ma che il marito volete scegliervelo secondo il vostro capriccio.

ANGELICA Se mio padre non vorrà darmi un marito che mi piaccia,

lo scongiurerò almeno di non forzarmi a sposare un uomo

che non potrò mai amare.

ARGANTE Signori, vi chiedo scusa di tutto questo.

ANGELICA Ogni donna, sposandosi, ha un suo scopo. Per me,

che se desidero un marito è per amarlo di vero amore e per

farne il compagno di tutta la mia vita, vi confesso che non mi

sposerò senza le debite precauzioni.Vi sono delle donne che

prendono marito solo per liberarsi dalla sorveglianza dei genitori

e mettersi in condizione di fare tutto quello che vogliono.

Ve ne sono altre, signora, che del matrimonio fanno una pura e

semplice questione di interesse; che si sposano soltanto per

conquistare un’eredità, per arricchirsi con la morte degli uomini

che sposano, e che passano senza scrupoli da un marito all’altro

per impadronirsi delle loro spoglie. Queste donne, è

chiaro, non fanno tante storie e per loro un uomo o un altro è

lo stesso.

BELINA Vedo che oggi ragionate in modo particolarmente brillante,

e mi piacerebbe sapere che cosa volete dire con questo.

ANGELICA Io, signora? Che cosa potrei voler dire se non quello

che ho detto?

BELINA Siete così stupida, carina, che non so come faccio a sopportarvi.

ANGELICA Vi piacerebbe, signora, che vi rispondessi con qualche

impertinenza; ma vi avverto che non vi farò questo favore.

BELINA Non vi è nulla che eguagli la vostra insolenza.

ANGELICA No, signora, potete dir quel che volete.

BELINA Il vostro orgoglio è ridicolo, e la vostra presunzione così

impertinente che tutti vi ridono dietro.

ANGELICA È tutto inutile, signora. Sarò giudiziosa, a vostro dispetto;

e per togliervi anche la speranza di riuscire in quel che

vi proponete, mi tolgo dalla vostra vista.

ARGANTE Tu sta a sentire, non esiste altra scelta: entro quattro

giorni ti sposi, o il signor Tommaso o un convento. (Angelica

esce) Non preoccupatevi, la sistemerò io.

BELINA Mi dispiace dovervi lasciare, piccolino mio, ma ho da

sbrigare una faccenda in città, e non posso farne a meno. Tornerò

presto.

ARGANTE Andate pure, amorino mio, e passate dal notaio, che

faccia in fretta quello che sapete.

BELINA Addio, ciccino.

ARGANTE Addio, ciccina. Ecco una moglie che vuol bene al marito...

è incredibile.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Signore, ci congediamo da voi.

ARGANTE Vi prego, signore, volete dirmi come sto?

IL DOTTOR DIAFOIRUS (gli tasta il polso) Su, Tommaso, prendete

l’altro braccio del signor Argante, e vediamo se sapete giudicare

bene il suo polso. Quid dicis?

TOMMASO DIAFOIRUS Affirmo che il polso del signor Argante è

il polso di un uomo che non sta affatto bene.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Già.

TOMMASO DIAFOIRUS Che è un po’ legnosetto, per non dire legnoso.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Molto bene.

TOMMASO DIAFOIRUS Recalcitrante.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Bene.

TOMMASO DIAFOIRUS E perfino un po’ saltabeccante.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Optime.

TOMMASO DIAFOIRUS Il che è sintomo di uno scompenso del parenchima

splenico, ovvero milza.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Molto bene.

ARGANTE Ma no: il dottor Purgone dice che è il fegato che è malato.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Beh, sì: dicendo parenchima si dice l’uno

e l’altro, a causa della stretta simpatia che essi sentono reciprocamente,

grazie al vas breve del piloro, e spesso anche dei meati

coledochi.Vi avrà ordinato senz’altro di mangiare dei grandi

arrosti.

ARGANTE No, solo bolliti.

IL DOTTOR DIAFOIRUS Beh, sì: arrosti, bolliti, stessa cosa.Vi cura

con molta prudenza, e voi non potreste essere in mani migliori.

ARGANTE Signore, quanti grani di sale bisogna mettere su un

uovo?

IL DOTTOR DIAFOIRUS Sei, otto, dieci, sempre in numero pari;

così come per le medicine, sempre in numero dispari.

ARGANTE A presto, signore.

VII – BELINA, ARGANTE

BELINA Prima di uscire, piccolino mio, volevo avvertirvi di una

cosa alla quale dovreste fare attenzione. Passando davanti alla

camera di Angelica, ho visto con lei un giovanotto, che come mi

ha vista è fuggito.

ARGANTE Un giovanotto con mia figlia?

BELINA Sì. E c’era anche la vostra figlioletta Luigina, che potrà

darvi notizie in proposito.

ARGANTE Mandatemela qui, amore mio, mandatemela qui. (Belina

esce) Ah, la sfrontata! Adesso capisco perché si impunta

tanto!

VIII – LUIGINA, ARGANTE

LUIGINA Che cosa volete, papà? La mia matrigna mi ha detto

che avete chiesto di me.

ARGANTE Sì, vieni qui, vieni avanti.Voltati, alza gli occhi, guardami

in faccia. Beh?

LUIGINA Che cosa, papà?

ARGANTE Dài.

LUIGINA Che cosa?

ARGANTE Non hai niente da dirmi?

LUIGINA Se volete, se vi state annoiando, potrei raccontarvi la

storia di Pelle d’Asino, o anche la favola del Corvo e la Volpe,

che mi hanno insegnato poco fa.

ARGANTE Non è questo che voglio.

LUIGINA E che cosa allora?

ARGANTE Ah, birbante, sai benissimo quel che voglio dire.

LUIGINA Chiedo scusa, papà.

ARGANTE È così che mi obbedisci?

LUIGINA Come?

ARGANTE Non ti avevo raccomandato di venire sempre a raccontarmi

tutto quel che vedi?

LUIGINA Sì, papà.

ARGANTE E lo hai fatto?

LUIGINA Sì, papà.Vi ho sempre detto tutto quel che ho visto.

ARGANTE E oggi non hai visto niente?

LUIGINA No, papà.

ARGANTE No?

LUIGINA No, papà.

ARGANTE Sicura?

LUIGINA Sicura.

ARGANTE E va bene! Adesso ti darò io qualcosa. (Va a prendere

un fascio di verghe.)

LUIGINA Ah, papà!

ARGANTE Ah, ah, piccola strega! Non me lo dici, eh? che hai visto

un uomo in camera di tua sorella!

LUIGINA Papà!

ARGANTE Adesso ti insegno io a dir bugie.

LUIGINA (si getta in ginocchio) Ah, papà, vi chiedo perdono.È stata

mia sorella a dirmi di non dirvi niente; ma adesso vi dico tutto.

ARGANTE Prima ti prendi le frustate per aver mentito. Poi penseremo

al resto.

LUIGINA Perdono, papà!

ARGANTE No, no.

LUIGINA Paparino mio, non con la frusta!

ARGANTE E invece sì.

LUIGINA Per l’amor di Dio, papà, non fatelo!

ARGANTE (afferrandola per frustarla) Su, su.

LUIGINA Ah, papà, mi avete ferita. Un momento: muoio. Finge

di essere morta.

ARGANTE Olà! Cosa succede? Luigina, Luigina. Ah, dio mio!

Luigina. Ah, figlia mia! Ah, disgraziato, la mia bambina è morta.

Che cosa ho fatto, miserabile? Ah, maledette verghe! Che la

peste vi colga. Ah, mia povera bambina, mia povera piccola

Luigina.

LUIGINA Su, su, papà, non disperatevi tanto, non sono morta per

niente.

ARGANTE Visto che birba? Oh beh, beh! Ti perdono, per questa

volta, purché tu mi dica tutto per bene.

LUIGINA Oh, sì, papà.

ARGANTE E sta molto attenta, perché questo è un mignolino

che sa tutto, e che mi avverte se dici bugie.

LUIGINA Però, papà, non dite a mia sorella che ve l’ho detto.

ARGANTE No, no.

LUIGINA È successo, papà, che mentre ero in camera di mia sorella

è entrato un uomo.

ARGANTE E allora?

LUIGINA Io gli ho chiesto che cosa voleva, e lui mi ha detto che

era il suo maestro di canto.

ARGANTE Uhm, uhm. Capita l’antifona. E allora?

LUIGINA Dopo è arrivata mia sorella.

ARGANTE E allora?

LUIGINA E gli ha detto: «Uscite, uscite, uscite, mio dio, uscite!

Volete ridurmi alla disperazione?».

ARGANTE E allora?

LUIGINA E lui non voleva andarsene.

ARGANTE E che cosa le diceva?

LUIGINA Le diceva non so che cose.

ARGANTE E cioè?

LUIGINA Le diceva di questo e di quello, e che l’amava, e che lei

era la più bella del mondo.

ARGANTE E poi?

LUIGINA E poi, le si è inginocchiato davanti.

ARGANTE E poi?

LUIGINA E poi, le baciava le mani.

ARGANTE E poi?

LUIGINA E poi, la matrigna si è affacciata alla porta, e lui è scappato

via.

ARGANTE Non c’è altro?

LUIGINA No, papà.

ARGANTE C’è qui il mignolino che sta dicendo qualcosa. (Porta

il dito all’orecchio) Un momento! Eh? Ah, ah! Sì? Oh, oh! C’è

qui il mignolino che mi dice che c’è qualcosa che hai visto e che

però non mi hai detto.

LUIGINA Ah, papà, quel mignolino è un bugiardo.

ARGANTE Sta attenta.

LUIGINA No, papà, non credetegli, dice una bugia, ve lo assicuro.

ARGANTE Oh, bene, bene, questo lo vedremo! Adesso va pure, e

sta bene attenta a tutto: via. (Luigina esce) Ah, i bambini non

esistono più! Ah, che storie! Non riesco neanche a trovare il

tempo di pensare alla mia malattia.Veramente non ne posso

più. (Ritorna in poltrona)

IX – BERALDO, ARGANTE

BERALDO Ebbene, fratello mio, che novità? Come vi sentite?

ARGANTE Ah, fratello mio, molto male!

BERALDO Come, «molto male»?

ARGANTE Sì, sono in uno stato di tal debolezza, che è una cosa

incredibile.

BERALDO È una bella seccatura.

ARGANTE Non ho neppure la forza di parlare.

BERALDO Ero venuto qui, fratello mio, a proporvi un buon partito

per mia nipote Angelica.

ARGANTE (parlando con veemenza e alzandosi in piedi) Non

parlatemi di quella bestia! È un discolo, una maleducata, una

sfrontata, e tempo due giorni la chiuderò in convento.

BERALDO Ah, così va bene: mi fa piacere vedere che un po’ di

energia vi è ritornata, e che la mia visita vi fa bene. Oh beh,

parleremo d’affari a suo tempo.Vi ho portato qui uno spettacolino

che ho avuto modo di vedere, e che dovrebbe farvi sparire

la malinconia e predisporvi lo spirito alle cose che avremo

da dirci. Sono degli Zingari, vestiti da Mori, che ballano con

l’accompagnamento di canzoni, e sono sicuro che vi piaceranno;

e questo varrà almeno quanto una ricetta del dottor Purgone.

Andiamo.

ATTO III

I – BERALDO, ARGANTE, TONINA

BERALDO Ebbene, fratello mio, che cosa ne dite? Non valeva almeno

quanto una dose di cassia?

TONINA Eh, la buona cassia è buona!

BERALDO Allora, volete che parliamo un momento?

ARGANTE Un momento di pazienza, fratello mio, torno subito.

TONINA Signore, vi dimenticate sempre che senza bastone non

riuscite a camminare

ARGANTE Hai ragione.

II – BERALDO, TONINA

TONINA Per piacere, difendete gli interessi di vostra nipote.

BERALDO Farò di tutto per ottenerle ciò che desidera.

TONINA Bisogna assolutamente impedire questo ridicolo matrimonio

che si è ficcato in testa, e avevo pensato dentro di me

che sarebbe una bella idea quella di riuscire a introdurre in

questa casa un dottore che faccia al caso nostro, e che lo disgusti

del suo dottor Purgone, screditandone i metodi. Ma siccome

non abbiamo nessuno per le mani, ho deciso di fare uno scherzo

di mia invenzione.

BERALDO E cioè?

TONINA È una divertente fantasia, che potrebbe anche essere

più fortunata che saggia. Lasciate fare a me: voi continuate per

la vostra strada. Ecco il nostro uomo.

III – ARGANTE, BERALDO

BERALDO Permettetemi anzitutto di chiedervi, fratello mio, di

non scaldarvi troppo durante la conversazione che avremo.

ARGANTE Fatto.

BERALDO Di reagire senza acrimonia alle cose che mi capiterà

di dirvi.

ARGANTE Va bene.

BERALDO E di riflettere con me sulle questioni di cui parleremo,

con animo del tutto spassionato.

ARGANTE Mio dio, va bene! Che razza di preambolo!

BERALDO Come mai, fratello, avendo tutti i soldi che avete, e

non avendo altra figlia che Angelica, poiché la piccola non la

conto nemmeno, come mai, dicevo, vi è venuto in niente di metterla

in convento?

ARGANTE E come mai, fratello, in casa mia sono padrone di fare

quel che credo meglio?

BERALDO Vostra moglie non fa che consigliarvi di liberarvi così

delle bambine, e certamente è per pura ragione di carità che sarebbe

felice di vederle tutte e due suore.

ARGANTE Oh, già, ci siamo! Subito addosso a quella povera

donna: lei è la causa di tutto, e tutti ce l’hanno con lei.

BERALDO No, fratello mio, lasciamola pure perdere; è una donna

che per le vostre figlie ha le migliori intenzioni del mondo, che è

lontana da qualsiasi interesse personale, che ha per voi una tenerezza

meravigliosa, e che per le bambine dimostra un affetto

e una bontà inimmaginabili: questo è fuori di discussione.Ma

non parliamo di lei, e torniamo ad Angelica. In base a quale

idea, fratello mio, volete farle sposare il figlio di un medico?

ARGANTE In base all’idea, fratello mio, di procurarmi il genero

di cui ho bisogno.

BERALDO Quello non è l’uomo che fa per vostra figlia, fratello

mio; e ci sarebbe l’occasione di un partito molto più conveniente

per lei.

ARGANTE Sì, ma questo, fratello mio, è molto più conveniente

per me.

BERALDO Ma l’uomo che deve sposare, fratello mio, lo si sceglie

per lei o per te?

ARGANTE Lo si sceglie, fratello mio, e per lei e per me, perché io

voglio mettermi in casa la gente di cui ho bisogno.

BERALDO A questa stregua, se la piccola fosse già grande, le fareste

sposare un farmacista.

ARGANTE E perché no?

BERALDO È possibile che voi dobbiate essere così schiavo di

medici e farmacisti, e che insistiate tanto a essere ammalato, a

dispetto di Dio e degli uomini?

ARGANTE Come sarebbe a dire, fratello?

BERALDO Sarebbe a dire, fratello, che non conosco nessuno al

mondo meno ammalato di voi, e che io non chiederei di meglio

che avere la vostra costituzione. La grande prova che voi state

benissimo e che avete un fisico perfetto, è che con tutte le cure

che avete fatto non siete ancora riuscito a rovinarvi la salute, e

che con tutte le medicine che vi han fatto prendere non siete

ancora scoppiato.

ARGANTE Ma non lo sapete, fratello, che è proprio questo che

mi fa tirare avanti? E che il dottor Purgone dice che se stesse

solo tre giorni senza prendersi cura di me, io me ne andrei?

BERALDO Se non state attento, si prenderà tanta cura di voi da

mandarvi all’altro mondo.

ARGANTE Ma ragioniamo un momento, fratello mio. Voi,

insomma, alla medicina non credete proprio.

BERALDO No, fratello mio, e non penso neanche che il crederci

faccia bene alla salute.

ARGANTE Ma come, voi non avete fiducia in una cosa riconosciuta

in tutto il mondo, e che tutte le epoche hanno trattato

con reverenza?

BERALDO Ben lontano dall’averne fiducia, io la giudico, detto

fra noi, una delle più grandi follie di cui l’uomo sia capace; a

giudicare le cose da un punto di vista razionale, non esiste pagliacciata

maggiore, e niente di più grottesco di un uomo che

pretenda di guarirne un altro.

ARGANTE E perché, fratello mio, non volete che un uomo possa

guarirne un altro?

BERALDO Per la semplice ragione, fratello mio, che il funzionamento

della macchina umana è un mistero, per il momento, di cui gli

uomini non capiscono niente; e la natura ci ha messo davanti agli

occhi dei veli troppo spessi perché si riesca a vederne qualcosa.

ARGANTE Dunque, secondo voi, i medici non sanno niente!

BERALDO Oh sì, fratello mio. Sono dei dotti umanisti, parlano

un bel latino, sanno i nomi greci di tutte le malattie, e le descrivono

e le catalogano assai bene; ma quanto a guarire la gente,

non sanno neanche da che parte si cominci.

ARGANTE Comunque bisogna riconoscere che su questo argomento

ne sanno sempre più degli altri.

BERALDO Sanno, fratello mio, quello che vi ho detto, il che non

è che serva molto a guarire; e il massimo della loro abilità consiste

in un pomposo sproloquiare, in un gracidare fine a se stesso,

che serve solo a spacciare parole invece di ragionamenti, e

promesse invece di risultati.

ARGANTE Eppure, fratello mio, al mondo c’è tanta gente saggia

e furba come voi; e si sa che quando si ammalano tutti fanno ricorso

ai medici.

BERALDO Questo prova che l’uomo è debole, non che i medici

abbiano ragione.

ARGANTE Ma bisogna pure che almeno i medici credano alla loro

scienza, dal momento che se ne servono anche per se stessi.

BERALDO Il fatto è che anche tra di loro molti sono invischiati

nello stesso errore popolare di cui approfittano, e altri ne approfittano

senza restarvi invischiati. Il vostro dottor Purgone,

per esempio, non ha certo una grande fantasia, è il medico integrale,

medico dalla testa ai piedi; un uomo che crede nelle sue

formule più che in qualsiasi dimostrazione matematica, e che

considererebbe un delitto il solo volerle discutere; che nella

medicina non vede niente di poco chiaro, niente di ancora incerto,

niente di difficile, e che con un istintivo pregiudizio, una

credulità intransigente, una logica e un criterio di assoluta brutalità,

distribuisce a destra e a manca purghe e salassi, senza tener

conto di niente. Non bisogna neanche volergli male, per tutto

quello che potrà farvi: vi spedirà all’altro mondo, ma in perfetta

buona fede, e per ammazzarvi non farà niente di diverso

da quello che fa a sua moglie e ai suoi figli, e che all’occorrenza

farebbe a se stesso.

ARGANTE Secondo me, fratello mio, voi avete il dente avvelenato

nei suoi riguardi. Ma veniamo al nocciolo della questione. E

quando ci si ammala, che cosa si deve fare?

BERALDO Niente, fratello.

ARGANTE Niente?

BERALDO Niente. Non c’è altro da fare che fermarsi e riposare.

E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si

risolleverà dal disordine in cui era caduta. Quello che guasta

tutto è la nostra inquietudine, la nostra impazienza; e quasi tutti

gli uomini muoiono per colpa delle cure che subiscono, non

per colpa delle malattie che hanno.

ARGANTE Ma bisogna pur convenire, fratello mio, che si può anche

cercar di aiutare in qualche modo la natura.

BERALDO Mio dio, fratello, queste sono vuote idee con cui cerchiamo

di illuderci! Fanno parte di quelle belle fantasie che da

sempre si insinuano tra gli uomini, e alle quali noi crediamo

perché ci lusingano e perché sarebbe da augurarsi che fossero

vere. Quando un medico parla di aiutare, di soccorrere, di agevolare

la natura, di eliminare ciò che le nuoce e di darle ciò che

le abbisogna, di ristabilire l’ordine e di ricondurlo alla perfetta

normalità delle sue funzioni; quando vi dice che lui rettificherà

il sangue, tempererà le viscere e il cervello, decongestionerà la

milza, risistemerà i polmoni, riaggiusterà il fegato, corroborerà

il cuore, ristabilirà e conserverà il colore naturale, e userà dei

suoi segreti per allungare di chissà quanti anni il corso della vita,

egli non vi racconta né più né meno che le fantasie della medicina.

Ma se vi limitate alla realtà e ai risultati dell’esperienza,

di tutto questo non trovate un bel niente, e tutto finisce come

uno di quei bei sogni che al risveglio ci lasciano soltanto il disappunto

di averci creduto.

ARGANTE Sarebbe a dire che tutta la scienza del mondo è chiusa

nella vostra testa, e che voi ne sapete di più di tutti i grandi

medici del nostro tempo.

BERALDO A seconda se li giudicate dalle parole o dai fatti, i vostri

grandi medici hanno una doppia faccia. Ascoltateli quando

parlano: nessuno ne sa più di loro. Osservateli quando agiscono:

i più ignoranti tra gli uomini.

ARGANTE Ohi! Voi siete un grande sapiente, a quanto vedo; ma

a me piacerebbe tanto che ci fosse qui qualcuno di quei signori,

a rintuzzare i vostri discorsi e a farvi calare un po’ le arie.

BERALDO Io, fratello, non mi prendo certo la briga di combattere

la medicina; e ciascuno, a suo rischio e pericolo, è libero di

credere tutto ciò che vuole. Queste cose le dico solo qui tra noi,

nella speranza di tirarvi un po’ fuori dall’errore in cui siete e di

portarvi a vedere, per vostro divertimento, una delle commedie

che Molière ha scritto su questo tema.

ARGANTE È un bell’impertinente, quel vostro Molière, con le

sue commedie, e mi pare proprio di buon gusto prendere in giro

delle brave persone come i medici.

BERALDO Lui non prende in giro i medici, ma i lati grotteschi

della medicina.

ARGANTE E chi gli ha dato il diritto di giudicare la medicina?

Un bell’idiota, e un bel villano, farsi beffe dei consulti e delle

prescrizioni, prendersela con la corporazione dei medici, e mettere

in scena nel suo teatro persone stimabilissime come quei

signori.

BERALDO E che cosa può mettere in scena se non le varie professioni

degli uomini? Vi si vedono sempre anche i re e i principi,

che non sono certo meno persone per bene dei medici.

ARGANTE Per la morte del diavolo! Fossi un medico, mi vendicherei

io della sua sfacciataggine; e il giorno che si ammala, lo la-

scerei morire senza aiuto. Potrà dire e fare quel che vuole, non gli

prescriverei il minimo salasso, il minimo clistere, e gli direi: «Crepa,

crepa! E un’altra volta impara a farti beffe della Facoltà».

BERALDO Siete proprio in collera con lui.

ARGANTE Sì, è un poco di buono, e se i medici hanno un briciolo

di giudizio, faranno come ho detto io.

BERALDO E lui avrà ancora più giudizio dei vostri medici, perché

si guarderà bene dal chiedergli aiuto.

ARGANTE Tanto peggio per lui se non vorrà curarsi.

BERALDO Ha le sue buone ragioni per non farlo, dice che questo

è lecito solo alle persone molto vigorose e robuste, che hanno

la forza necessaria per resistere sia alle malattie che alle cure;

ma per quel che lo riguarda, lui ha giuste giuste le forze per

resistere ai suoi malanni.

ARGANTE Che stupidaggini! Basta, fratello mio, non parliamo

più di quell’uomo, perché mi si riscalda la bile e potreste farmi

venire un attacco.

BERALDO D’accordo, fratello mio; e per cambiare discorso, vi

dirò che se vostra figlia si mostra un po’ riluttante, voi non dovreste

reagire con violenza e chiuderla in convento; vi dirò che

per scegliere un genero non dovete affidarvi ciecamente alle

vostre manie, e che in una cosa di tanta importanza bisogna trovare

un accomodamento con le preferenze di vostra figlia, dal

momento che è una scelta che si compie per tutta la vita, e dalla

quale dipende la buona riuscita di un matrimonio.

IV – IL SIGNOR FLEURANT con in mano una siringa per clisteri,

ARGANTE, BERALDO

ARGANTE Ah, fratello! Col vostro permesso.

BERALDO Come? Cosa volete fare?

ARGANTE Un clistere: è presto fatto.

BERALDO Volete scherzare! Proprio non potete stare un attimo

senza clisteri e senza medicine? Ditegli di ripassare, e statevene

un po’ tranquillo.

ARGANTE Signor Fleurant, a stasera, o a domattina.

IL SIGNOR FLEURANT (a Beraldo) Di che cosa vi impicciate, voi,

che venite qui a contrastare le prescrizioni della scienza medica,

e a impedire al signor Argante di farsi fare il mio clistere?

Un bel coraggio davvero!

BERALDO Orsù, signore, evidentemente non siete abituato a

trattare con persone di qualità.

IL SIGNOR FLEURANT Non è questo il modo di farsi beffe delle

cure mediche, né di farmi perdere il mio tempo. Ero venuto qui

sulla base di una precisa prescrizione, e dirò io al dottor Purgone

come mi sia stato impedito di eseguire i suoi ordini e di svolgere

la mia funzione.Vedrete, vedrete... (Esce)

ARGANTE Fratello mio, avete combinato un bel guaio.

BERALDO Un gran guaio non farsi fare un clistere ordinato dal

dottor Purgone. Insomma, fratello mio, possibile che non ci sia

modo di guarirvi da questa mania dei medici, e che vogliate

starvene per tutta la vita seppellito sotto le loro ricette?

ARGANTE Mio dio, fratello, fate presto a parlare così, voi che

state sempre bene; ma se foste al mio posto, vi esprimereste in

un altro modo. È comodo parlare male delle medicine quando

si scoppia di salute.

BERALDO Ma si può sapere che malattia avete?

ARGANTE Potreste farmi diventar matto.Vorrei che l’aveste voi

la mia malattia, e vedere se anche in quel caso scherzereste tanto.

Ah, ecco il dottor Purgone!

V – IL DOTTOR PURGONE, ARGANTE, BERALDO, TONINA

IL DOTTOR PURGONE Bella notizia quella che ho appresa or ora,

qui dabbasso, davanti alla porta: che ci si fa beffe delle mie prescrizioni,

e che ci si rifiuta di eseguire la cura che avevo ordinato.

ARGANTE Dottore, non è che...

IL DOTTOR PURGONE Smisurata audacia, incredibile ribellione

di un paziente contro il suo medico curante.

TONINA È spaventoso.

IL DOTTOR PURGONE Un clistere che mi ero dilettato di comporre

con le mie proprie mani!

ARGANTE Non sono io che...

IL DOTTOR PURGONE Ideato e realizzato secondo tutte le regole

dell’arte medica.

TONINA Ha fatto molto male.

IL DOTTOR PURGONE Destinato a produrre nelle interiora prodigiosi

effetti.

ARGANTE Fratello?

IL DOTTOR PURGONE Respingerlo con disprezzo!

ARGANTE È lui...

IL DOTTOR PURGONE Un gesto inconcepibile.

TONINA È vero.

IL DOTTOR PURGONE Un infame attentato all’arte medica.

ARGANTE La causa è lui che...

IL DOTTOR PURGONE Un delitto di lesa Facoltà per il quale non

esiste pena bastevole.

TONINA Avete ragione

IL DOTTOR PURGONE Dichiaro che tra me e voi tutto è finito.

ARGANTE È mio fratello...

IL DOTTOR PURGONE Che nessuna parentela sarà più possibile

tra noi.

TONINA Fate bene.

IL DOTTOR PURGONE E per porre termine a ogni nostro rapporto,

ecco la donazione che avevo fatto a mio nipote in vista del

suo matrimonio. (La straccia)

ARGANTE È mio fratello la causa di tutto.

IL DOTTOR PURGONE Disprezzare un mio clistere!

ARGANTE Mandatemelo subito, lo prenderò senza indugio.

IL DOTTOR PURGONE Vi avrei rimesso in sesto in poco tempo.

TONINA Non se lo merita.

IL DOTTOR PURGONE Avrei nettato il vostro corpo evacuandone

ogni e qualsivoglia cattiva secrezione.

ARGANTE Ah, fratello mio!

IL DOTTOR PURGONE Non più di una dozzina di medicine, e avrei

vuotato il sacco.

TONINA Non è degno delle vostre cure.

IL DOTTOR PURGONE Ma poiché non avete voluto guarire per

mia mano...

ARGANTE Non è colpa mia.

IL DOTTOR PURGONE Poiché vi siete sottratto all’obbedienza dovuta

al medico curante...

TONINA È una cosa che grida vendetta.

IL DOTTOR PURGONE Poiché vi siete esplicitamente ribellato alle

cure prescritte...

ARGANTE Ma no, assolutamente!

IL DOTTOR PURGONE Dichiaro di abbandonarvi alla vostra cattiva

salute, alle intemperie delle vostre viscere, al vostro sangue

corrotto, all’acrimonia della vostra bile e alla letulenza delle

vostre secrezioni.

TONINA Più che giusto.

ARGANTE Mio dio!

IL DOTTOR PURGONE E decreto che entro quattro giorni vi ritroviate

in condizioni di assoluta incurabilità.

ARGANTE Ah, misericordia!

IL DOTTOR PURGONE E che cadiate nella bradipepsia.

ARGANTE Dottor Purgone!

IL DOTTOR PURGONE Dalla bradipepsia alla dispepsia.

ARGANTE Dottor Purgone!

IL DOTTOR PURGONE Dalla dispepsia all’apepsia.

ARGANTE Dottor Purgone!

IL DOTTOR PURGONE Dall’apepsia alla lienteria...

ARGANTE Dottor Purgone!

IL DOTTOR PURGONE Dalla lienteria alla dissenteria...

ARGANTE Dottor Purgone!

IL DOTTOR PURGONE Dalla dissenteria all’idropisia...

ARGANTE Dottor Purgone!

IL DOTTOR PURGONE E dall’idropisia alla privazione della vita,

cui la vostra follia vi avrà condotto.

VI – ARGANTE, BERALDO

ARGANTE Ah, dio mio, sono morto! Fratello, mi avete rovinato.

BERALDO Perché? Cos’è successo?

ARGANTE Non ne posso più. Sento già la medicina che si sta

vendicando.

BERALDO Parola mia, fratello, voi siete pazzo, e per nulla al

mondo vorrei che la gente vi vedesse comportarvi così. Datevi

un pizzicotto, per piacere, tornate in voi, e non date tanta corda

alla vostra fantasia.

ARGANTE Non avete sentito le terribili malattie di cui mi ha minacciato?

BERALDO Si può essere così ingenui?

ARGANTE Ha detto che fra quattro giorni sarò incurabile.

BERALDO E che potere hanno le sue parole? Ha parlato l’oracolo?

A sentir voi, si direbbe che il dottor Purgone tenga in mano

il filo della vostra vita e che abbia l’autorità suprema di allungarlo

o di accorciarlo a suo capriccio. Pensate invece che le

leggi della vostra vita sono dentro di voi, e che le ire del dottor

Purgone sono tanto poco in grado di farvi morire quanto le ricette

di farvi vivere. Ecco una buona occasione, se volete, per

disfarvi dei vostri medici, oppure, se proprio siete destinato a

non poter farne senza, per lo meno per trovarvene un altro, col

quale, fratello mio, possiate correre un po’ meno rischi.

ARGANTE Ah, fratello mio, lui sa tutto di come son fatto e di come

bisogna trattarmi!

9BERALDO Bisogna riconoscere che siete pieno di preconcetti, e

che vedete le cose con degli altri occhi.

VII – TONINA, ARGANTE, BERALDO

TONINA Signore, c’è un medico che chiede di vedervi.

ARGANTE Che medico?

TONINA Un medico di medicina.

ARGANTE Ti ho chiesto chi è.

TONINA Non lo conosco; so solo che assomiglia a me come due

gocce d’acqua, e che se non fossi sicura che mia madre era una

donna per bene, direi che si tratta di un fratellino che mi ha regalato

dopo la morte di mio padre.

ARGANTE Fallo venire. (Tonina esce)

BERALDO Siete servito a puntino: un medico vi pianta e un altro

vi si presenta.

ARGANTE Ho una gran paura che abbiate combinato un bel guaio.

BERALDO Ancora! Ma siamo sempre lì?

ARGANTE Ecco, vedete? Io mi sento addosso tutte quelle malattie

che non conosco, quelle...

VIII – TONINA vestita da medico, ARGANTE, BERALDO

TONINA Signor Argante, consentitemi di rendervi visita e di offrirvi

i miei servigi per tutti i salassi e le purghe di cui possiate

aver bisogno.

ARGANTE Signor dottore, vi sono molto obbligato. Parola mia,

sembra Tonina fatta e finita!

TONINA Signore, vi prego di scusarmi; ho dimenticato di affidare

una commissione al mio valletto; torno subito. (Esce)

ARGANTE Eh, non si direbbe che sia proprio Tonina?

BERALDO È vero che la somiglianza è notevole. Ma non è la prima

volta che si vedono cose di questo genere, e le cronache sono

piene di simili scherzi di natura.

ARGANTE Io sono stupefatto, e...

IX – TONINA, ARGANTE, BERALDO

TONINA (ha lasciato il suo abito da medico con tanta rapidità che

è difficile credere che sia stata lei a comparire in quella veste) Il

signore desidera?

ARGANTE Come?

TONINA Non mi avete chiamata?

ARGANTE Io? No.

TONINA Si vede che mi han fischiato le orecchie.

ARGANTE Resta qui un momento a vedere come ti assomiglia

quel medico.

TONINA (uscendo dice) Sì, proprio, con tutto il daffare che ho

dabbasso; e poi l’ho già visto anche troppo.

ARGANTE Se non li avessi visti tutti e due, direi che ce n’è uno

solo.

BERALDO Io ho letto delle cose incredibili, sulle somiglianze di

questo genere; e anche ai giorni nostri se ne son viste di quelle,

in cui tutti sono rimasti ingannati.

ARGANTE Io, in questa, ci sarei cascato senz’altro, e avrei giurato

che è la stessa persona.

X – TONINA vestita da medico, ARGANTE, BERALDO

TONINA Signor Argante, vi chiedo scusa di tutto cuore.

ARGANTE Incredibile!

TONINA Spero non giudicherete male, signore, la mia curiosità

di vedere un illustre malato quale voi siete; la vostra fama, diffusa

ormai dovunque, può giustificare la libertà che mi son

presa.

ARGANTE Signore, sono a vostra disposizione.

TONINA Vedo, signore, che mi guardate con insistenza. Che età

credete ch’io abbia?

ARGANTE Direi che dovreste avere non più di ventisei o ventisette

anni.

TONINA Ah, ah, ah, ah, ah! Ho novant’anni.

ARGANTE Novant’anni?

TONINA Sì.E l’essermi conservato così fresco e vigoroso è un effetto

dei segreti della mia arte.

ARGANTE Parola mia, è un vecchio ben giovanile, per aver novant’anni!

TONINA Sono un medico itinerante, e vado di città in città, di provincia

in provincia, di regione in regione, a cercare degne occasioni

per la mia abilità, a trovare pazienti in grado di impegnarmi,

di mettere alla prova i grandi e meravigliosi segreti che ho

scoperto nell’ambito della scienza medica. Io non mi abbasso a

gingillarmi con le quisquilie delle comuni malattie, reumatismi,

flussioni e bagatelle del genere, febbriciattole, debolezze, emicranie...

Io chiedo malattie d’eccezione: delle belle febbri croniche

con risentimenti al cervello, delle belle febbri petecchiali,

una bella peste, una bella idropisia a regola d’arte, una bella

pleurite con infiammazione dei polmoni: questo è il mio pane,

qui io trionfo; e io vorrei, signore, che voi aveste tutte le malattie

che ho nominato, che vi trovaste abbandonato da tutti i medici,

disperato, agonizzante, per dimostrarvi allora la bontà dei miei

metodi curativi e il mio grande desiderio d’esservi di aiuto.

ARGANTE Signore, vi ringrazio per la bontà che mi dimostrate.

TONINA Datemi il polso. Su, batti come si deve. Ahi, ti metterò

io al tempo giusto. Ohi, questo polso è un po’ indisciplinato: vedo

che non mi conosci ancora. Chi è il vostro medico?

ARGANTE Il dottor Purgone.

TONINA Questo nome non figura nel mio elenco di grandi medici.

Dove dice che siete ammalato?

ARGANTE Lui dice al fegato, altri dicono alla milza.

TONINA Tutti ignoranti: siete ammalato ai polmoni.

ARGANTE Ai polmoni?

TONINA Sì. Che cosa sentite?

ARGANTE Sento, ogni tanto, dei dolori alla testa.

TONINA Esatto: i polmoni.

ARGANTE E qualche volta mi sembra di avere un velo davanti

agli occhi.

TONINA I polmoni.

ARGANTE E di tanto in tanto delle fitte al cuore.

TONINA I polmoni.

ARGANTE E qualche volta una specie di stanchezza in tutto il

corpo.

TONINA I polmoni.

ARGANTE E ogni tanto mi prendono dei dolori al ventre, come

se avessi una colica.

TONINA I polmoni. Mangiate con appetito?

ARGANTE Sì, signore.

TONINA I polmoni. Un bel bicchiere di vino lo bevete volentieri?

ARGANTE Sì, signore.

TONINA I polmoni. Dopo pranzo avvertite un po’ di sonnolenza,

e dormite volentieri?

ARGANTE Sì, signore.

TONINA I polmoni, i polmoni, come dico io. E il vostro medico,

che cosa vi fa mangiare?

ARGANTE Mi fa mangiare passato di verdura.

TONINA Ignorante.

ARGANTE Pollame.

TONINA Ignorante.

ARGANTE Vitello.

TONINA Ignorante.

ARGANTE Brodini.

TONINA Ignorante.

ARGANTE Uova di giornata.

TONINA Ignorante.

ARGANTE E alla sera delle prugne cotte per stimolare il ventre.

TONINA Ignorante.

ARGANTE E soprattutto, bere il vino molto allungato.

TONINA Ignorantus, ignoranta, ignorantum. Il vostro vino dovete

berlo puro; e per irrobustire un po’ il sangue, che è troppo leggero,

dovete mangiare dei bei pezzi di carne di manzo, dei bei

pezzi di maiale, del buon formaggio olandese, polenta, riso, castagne

e ciambelle, per conglobare e conglutinare il tutto. Il vostro

dottore è una bestia.Ve ne manderò uno di mia fiducia, e

di tanto in tanto, finché resterò in questa città, verrò a vedervi

io stesso.

ARGANTE Vi sono molto grato.

TONINA Che cosa ve ne fate di questo braccio?

ARGANTE Come?

TONINA Questo è un braccio che io, se fossi in voi, mi farei tagliare

immediatamente.

ARGANTE E perché?

TONINA Non vedete che si prende per sé tutto il nutrimento, e

ne lascia senza l’altro?

ARGANTE Sì, ma a me il braccio serve.

TONINA E avete anche un occhio destro che io mi farei strappare,

se fossi al vostro posto.

ARGANTE Farmi strappare un occhio?

TONINA Non vedete che danneggia l’altro, e che gli sottrae tutto

il nutrimento? Date retta a me, fatevi strappare quell’occhio al

più presto, e vedrete come vedrete meglio con l’altro.

ARGANTE Non c’è fretta.

TONINA Addio. Mi dispiace dovervi lasciare così presto; ma devo

recarmi a un grande consulto per un uomo che è morto ieri.

ARGANTE Per un uomo morto ieri?

TONINA Sì, per vedere che cosa si sarebbe dovuto fare per guarirlo.

A presto. (Esce)

ARGANTE Voi sapete che i malati non riaccompagnano.

BERALDO Questo è un medico che mi sembra senz’altro molto

bravo.

ARGANTE Sì, però va un po’ in fretta.

BERALDO Tutti i grandi medici sono così.

ARGANTE Tagliarmi un braccio, strapparmi un occhio, perché

l’altro stia meglio? Preferisco che stia un po’ meno bene. Bella

operazione, ridurmi orbo e monco!

XI – TONINA, ARGANTE, BERALDO

TONINA Via, via, sono serva vostra, ma non ho voglia di scherzare.

ARGANTE Che cosa c’è?

TONINA Il vostro medico, bella roba, che voleva tastarmi il polso!

ARGANTE Ma guarda un po’, a novant’anni!

BERALDO E allora, fratello mio, visto che vi siete guastato col

dottor Purgone, non volete che vi parli del partito che ci si offre

per mia nipote?

ARGANTE No, fratello: ho deciso di metterla in convento, visto

che si è opposta ai miei voleri. So benissimo che qui sotto c’è

un qualche amoretto, ho scoperto un incontro segreto, e nessuno

sa che ne sono al corrente.

BERALDO Ebbene, fratello mio, quand’anche ci fosse già una

simpatia, che cosa ci sarebbe di male, e in che cosa potrebbe offendervi,

quando tutto non ha altro scopo che l’onesta soluzione

del matrimonio?

ARGANTE Sia come si sia, fratello, Angelica sarà suora; è cosa

decisa.

BERALDO Volete fare un favore a qualcuno.

ARGANTE Ho capito: battete sempre sullo stesso chiodo, mia

moglie vi dà sui nervi.

BERALDO Ebbene, sì, fratello mio! Dal momento che bisogna

parlare a cuore aperto, sto pensando proprio a vostra moglie; e

quel che non riesco a tollerare in voi, oltre alla vostra mania

per la medicina, è l’aver tanto perso la testa per quella donna, e

il vedere come cadete a testa bassa in tutti i trabocchetti che vi

prepara.

TONINA Ah, signore, non parlate così della signora! È una donna

di cui non si può proprio dir niente, una donna senza finzioni

di sorta, e che ama suo marito, che lo ama... Non potete dire

così.

ARGANTE Chiedete un po’ a lei quante gentilezze mi fa.

TONINA È vero.

ARGANTE E come si preoccupa per la mia salute.

TONINA Senz’altro.

ARGANTE E le cure e i fastidi che si prende per me.

TONINA Verissimo. (A Beraldo) Volete che pensi io a convincervi,

e che vi faccia vedere subito quanto la signora vuol bene al

signore? (Ad Argante) Signore, lasciate che lo faccia restare a

bocca aperta e che lo convinca del suo errore.

ARGANTE Come?

TONINA La signora tornerà tra poco. Sdraiatevi in quella poltrona,

e fate finta di essere morto. Vedrete la sua disperazione,

quando le darò la notizia.

ARGANTE D’accordo.

TONINA Sì; ma non lasciate che si disperi troppo a lungo, potrebbe

anche morire.

ARGANTE Lascia fare a me.

TONINA (a Beraldo) E voi, nascondetevi, in quell’angolo là.

ARGANTE Non è che ci sia pericolo a far finta d’esser morto?

TONINA No, no. Che pericolo volete che ci sia? Sdraiatevi in poltrona

e non pensate ad altro. (A bassa voce) Sarà divertente

confondere vostro fratello. Ecco la signora. Fermo.

XII – BELINA, TONINA, ARGANTE, BERALDO

TONINA (grida) Ah, dio mio! Ah, che disgrazia! Che terribile

sciagura!

BELINA Che cosa c’è,Tonina?

TONINA Ah, signora!

BELINA Che cosa è successo?

TONINA Vostro marito è morto.

BELINA Mio marito è morto?

TONINA Ahimè, sì! Il povero defunto è spirato.

BELINA Sei sicura?

TONINA Sicurissima. Nessuno lo sa ancora, perché mi son trovata

qui tutta sola. È morto or ora tra le mie braccia. Guardate,

eccolo lì stecchito in poltrona.

BELINA Il cielo sia lodato! Eccomi finalmente liberata da un

grande fardello. Che stupida che sei, Tonina, a disperarti tanto

per questa morte!

TONINA Ma io, signora, credevo che bisognasse piangere.

BELINA Va, va, non ne vale la pena.Ti pare una grande perdita?

Che cosa ci stava a fare, a questo mondo? Un uomo fastidioso

per tutti, disordinato, disgustoso, con la pancia sempre piena di

clisteri e di medicine, che non faceva che soffiarsi il naso, scatarrare,

sputacchiare, senza spirito, noioso, di cattivo umore, che

tormentava tutti di continuo, e che sbraitava giorno e notte con

le cameriere e con i servi.

TONINA Che bella orazione funebre.

BELINA Ora, Tonina, bisogna che tu mi aiuti a mettere in atto il

mio piano, e sii pur certa che se mi servirai bene avrai senz’altro

la tua ricompensa.Visto che fortunatamente nessuno è stato

ancora avvertito, portiamolo nel suo letto, e teniamo segreta

la sua morte, finché non avrò sistemato le mie cose. Ci sono dei

documenti, ci sono dei soldi su cui voglio mettere le mani, perché

non è giusto che io abbia trascorso accanto a lui i miei anni

più belli senza un qualche vantaggio.Vieni, Tonina, cominciamo

col prendergli tutte le chiavi.

ARGANTE (alzandosi bruscamente) Un momento.

BELINA (sorpresa e spaventata) Ahi!

ARGANTE Sì, mia signora moglie, è così che mi amate?

TONINA Ah, ah, il defunto non è morto!

ARGANTE (a Belina, che esce) Mi fa molto piacere di aver toccato

con mano il vostro affetto, e di aver sentito il bel panegirico

che avete fatto su di me. Questa è un’istruzione per l’uso che

mi renderà più prudente in avvenire, e che mi impedirà di fare

moltissime cose.

BERALDO (uscendo dall’angolo in cui si era nascosto) Ebbene,

fratello mio, avete visto!

TONINA Parola mia, non l’avrei mai creduto. Ma sento venire

vostra figlia: tornate a mettervi come prima, e vediamo come

reagirà alla vostra morte. È un esperimento che conviene fare;

e dal momento che siete in ballo, potrete conoscere i sentimenti

di tutta la famiglia.

XIII – ANGELICA, ARGANTE, TONINA, BERALDO

TONINA (grida) Oh cielo! Ah, terribile evento! Giorno sciagurato!

ANGELICA Che cos’hai,Tonina? Perché piangi?

TONINA Ahimè, devo darvi una triste notizia!

ANGELICA Eh, che cosa?

TONINA Vostro padre è morto.

ANGELICA Mio padre è morto,Tonina?

TONINA Sì, eccolo lì. È morto or ora, per un mancamento improvviso.

ANGELICA O cielo! Che disgrazia! Che colpo crudele! Ahimè! E

dovevo io perdere mio padre, la sola cosa che mi restava al

mondo? E per giunta, a mia maggior disgrazia, perderlo in un

momento in cui era in collera contro di me? Che sarà ora di me,

povera infelice, e quale consolazione potrò mai trovare dopo

una perdita sì grande?

XIV – CLEANTE, ANGELICA, ARGANTE, TONINA, BERALDO

CLEANTE Che avete mai, bella Angelica? E per quale disgrazia

piangete?

ANGELICA Ahimè! Piango tutto ciò che nella vita potevo perdere

di più caro e di più prezioso: piango la morte di mio padre.

CLEANTE O cielo, che sciagura! Che colpo inatteso! Ahimè! Dopo

la richiesta che avevo pregato vostro zio di presentargli, venivo

a presentarmi a lui per tentare con rispettose preghiere di

predisporre il suo cuore a concedere la vostra mano ai miei voti.

ANGELICA Ah, Cleante, non si parli più di nulla! Abbandoniamo

ogni pensiero di matrimonio. Dopo la scomparsa di mio padre,

non voglio più fare parte del mondo, e vi rinuncio per sempre.

Sì, padre mio, se poco fa mi sono opposta ai vostri voleri,

voglio ora seguire almeno una delle vostre intenzioni, e riparare

così al dispiacere che vi ho dato e di cui mi accuso. Concedete,

padre mio, che qui ve ne dia la mia parola, e che con un bacio

vi testimoni i sentimenti che provo.

ARGANTE (si alza) Ah, figlia mia!

ANGELICA (spaventata) Ahi!

ARGANTE Vieni. Non aver paura, non sono morto. Sì, tu sei sangue

del mio sangue, tu sei mia figlia davvero; e io sono felice

d’aver constatato la bontà del tuo animo.

ANGELICA Ah, che lieta sorpresa, padre mio! Poiché per un tratto

di somma fortuna il Cielo vi restituisce ai miei voti, consentite che

io mi getti ai vostri piedi per supplicarvi di una cosa. Se non siete

favorevolmente disposto verso l’inclinazione del mio cuore, se mi

negate Cleante per sposo, vi scongiuro almeno di non costringermi

a sposare un altro uomo.È la sola grazia che vi chiedo.

CLEANTE (si getta in ginocchio) Eh! Signore, lasciatevi commuovere

dalle sue preghiere e dalle mie, e non vogliate mostrarvi

contrario al reciproco ardore di una sì bella simpatia.

BERALDO Fratello mio, davvero potete ancora dir di no?

TONINA Signore, potete restare insensibile a tanto amore?

ARGANTE Si faccia medico, acconsento al matrimonio. Sì, fatevi

medico e vi darò mia figlia.

CLEANTE Molto volentieri, signore, se il diventare vostro genero

non dipende che da questo, diventerò medico, e anche farmacista,

se lo desiderate. Non è assolutamente un problema, e io farei

ben altro pur d’ottenere la mano della bella Angelica.

BERALDO Però, fratello mio, mi è venuta un’idea: perché non vi

fate medico voi? Sarà ancora più comodo, l’avere in voi stesso

tutto quello che vi occorre.

TONINA È vero. Ed è il modo migliore per guarire subito: quale malattia

avrà il coraggio di prendersela con un medico in persona?

ARGANTE Io credo, fratello mio, che voi mi prendiate in giro, vi

pare che alla mia età possa mettermi a studiare?

BERALDO Bah, studiare! Ne sapete già abbastanza; tra quei signori

ve ne sono molti che non sono certo più preparati di voi.

ARGANTE Ma bisogna saper bene il latino, conoscere le malattie,

e le cure che bisogna far fare.

BERALDO Quando vi daranno la toga e il cappello da medico,

imparerete tutto questo, e diventerete subito più esperto di

quanto mai possiate immaginare.

ARGANTE Come? Basta indossare quell’abito, e si è in grado di

discutere su tutte le malattie?

BERALDO Sì. Con una toga e un cappello non si deve far altro

che parlare: qualsiasi chiacchiera diventa oro colato, e qualsiasi

sciocchezza diventa vangelo.

TONINA Ecco, signore, quand’anche non aveste che la barba e i

baffi, sarebbe già molto, perché una bella barba è mezzo medico

fatto.

CLEANTE In ogni caso, io sono pronto a tutto.

BERALDO Volete che combiniamo subito?

ARGANTE Come, subito?

BERALDO Sì, e qui in casa vostra.

ARGANTE In casa mia?

BERALDO Sì. Conosco una Facoltà di amici miei che verranno

qui tra poco per fare la cerimonia in questa sala. E non vi costerà

niente.

ARGANTE Ma io, cosa dire, come rispondere?

BERALDO Vi daranno le istruzioni in due parole, e avrete in mano

per iscritto tutto quello che dovete dire. Andate a mettervi

un vestito decente, e io mando subito a chiamarli.

ARGANTE Beh, proviamo anche questa. (Esce)

CLEANTE Che intenzioni avete, e che cosa sarebbe questa Facoltà

di amici vostri...?

TONINA Qual è il vostro piano?

BERALDO Di divertirci un poco questa sera. Gli attori hanno composto

un piccolo intermezzo, con musica e danze, che ha per soggetto

la proclamazione di un novello medico; voglio che vi assistiamo

tutti insieme e che mio fratello faccia la parte del protagonista.

ANGELICA Però, zio caro, mi pare che vi divertiate un po’ troppo

alle spalle di mio padre.

BERALDO Nipote cara, non è tanto un divertirsi alle sue spalle,

quanto il dare un po’ di corda alle sue fantasie.Tutto questo rimane

tra noi. Possiamo anche noi interpretare ciascuno un personaggio,

e far del teatro gli uni per gli altri. Il carnevale ce lo

permette. Andiamo subito a preparare ogni cosa.

CLEANTE (ad Angelica) E voi, acconsentite?

ANGELICA Sì, poiché è lo zio che ci guida.

È la cerimonia burlesca della proclamazione di un medico, fatta

recitando, cantando e danzando.

INTERVENTO DEL BALLETTO

Vari tappezzieri vengono a preparare la sala e a disporre i banchi, in cadenza;

dopo di che tutta l’assemblea (composta di otto portasiringhe, sei farmacisti,

ventidue dottori, il candidato al ruolo di medico, otto chirurghi che

danzano, e due cantanti) entra, e tutti prendono posto a seconda del rango.

PRAESES

Sapientissimi doctores,

Medicinae professores,

Qui hic assemblati estis,

Et vos, altri Signores,

Sententiarum Facultatis

Fideles executores,

Chirurgiani et farmacisti,

Atque tota compagnia,

Salus, honor et danarum,

Atque bonum appetitum.

Non possum, docti Confratres,

In me satis admirati

Qualis bona inventio

Est medica professio,

Quam bella cosa est, et bene trovata,

Medicina illa benedicta,

Quae suo nomine solo,

Surprendenti miraculo,

Da sic longo tempore

Facit a gogò vivere

Tantam gentem omni genere.

Per totam terram videmus

Grandem vogam ubi sumus,

Et quod grandes et piccoli

Sunt de nobis infatuati.

Totus mundus, currens ad nostros remedios,

Nos regardat sicut Deos;

Et nostris prescritionibus

Principes et reges sottomissos videtis.

Dunque pertinet nos trae sapientiae,

Bono sensus atque prudentiae,

Fortissimamente laborare

A nos bene conservare

In tale credito, voga, et honore,

Et fare attentionem a ricevere

In nostro docto corpore

Solum personas abiles,

Et totas dignas occupare

Questos postos honorevoles.

Ecco perché ora qui convocati estis:

Et credo quod troveretis

Dignam materiam ad medicum facendum

In questo sapienti homine qui,

Il quale, in cosis omnibus,

Dono ad interrogandum,

Et a fondo examinandum

Vostris capacitatibus.

PRIMUS DOCTOR

Si mihi licentiam dat Dominus Praeses,

Et tanti docti Doctores,

Et assistentes illustres,

Al sapientissimo Candidato

Quem estimo et honoro

Domandabo causam et rationem quare

Opium facit dormire.

CANDIDATUS

Mihi a docto Doctore

Domandatur causam et rationem quare

Opium facit dormire:

Ad hoc respondo,

Quia est in eo

Potentia dormitiva,

Cuius est natura

Sensus assopire.

CHORUS

Bene, bene, bene, bene respondere:

Dignus, dignus est entrare

In nostro docto corpore.

SECUNDUS DOCTOR

Cum permissione Domini Praesidis,

Doctissimae Facultatis,

Et totius his nostris actis

Companiae assistentis,

Domandabo tibi, docte Candidate,

Quae sunt remedia Quae in malattia

Detta hydropisia

Convenit facere.

CANDIDATUS

Clysterium praticare,

Postea salassare,

Infinem purgare.

CHORUS

Bene, bene, bene, bene respondere.

Dignus, dignus est entrare

In nostro docto corpore.

TERTIUS DOCTOR

Si bonum sembrat Domino Praesidi,

Doctissimae Facultati,

Et companiae praesenti,

Domandabo tibi, dotte Candidate,

Quae remedia hominibus tisicis,

pulmonicis, atque asmaticis,

Giudicas opportunum facere.

CANDIDATUS

Clysterium praticare,

Postea salassare,

Infinem purgare.

CHORUS

Bene, bene, bene, bene respondere.

Dignus, dignus est entrare

In nostro docto corpore.

QUARTUS DOCTOR

Super questas malattias

Doctus Candidatus dixit mirabilias

Ma si non annoio Dominum Praesidem,

Doctissimam Facultatem,

Et totam honorevolem

Companiam ascoltantem,

Farò ad illum unam domandam.

Proprium ieri unus malatus

Cadevit in meas manus:

Habet grandem febrem cum attacchis violentis,

Grandem dolorem capitis,

Et grandum malum al costatus,

Cum granda difficultate

et poena a respirare;

Voglias mihi dicere,

Docte Candidate,

Quid si debet facere?

CANDIDATUS

Clysterium praticare,

Postea salassare,

Infinem purgare.

QUINTUS DOCTOR

Ma se malattia

Recalcitrantis

Non vult guarire,

Quid si debet facere?

CANDIDATUS

Clysterium donare,

Postea salassare,

Infinem purgare.

CHORUS

Bene, bene, bene, bene respondere:

Dignus, dignus est entrare

In nostro dotto corpore.

PRAESES

Iuras tu osservare statutos

Per Facultatem praescriptos

Cum sensu et ratiocinio?

CANDIDATUS

Lo iuro.

PRAESES

Iuras tu essere, in omnibus

Consultationibus,

Semper de antica opinione,

Bona aut cattiva che sia?

CANDIDATUS

Lo iuro.

PRAESES

Iuras tu di mai te servire

De remediis altris

Quam de quellis approvatis doctae Facultatis,

Quandanchem malatus crepasset

et de suo malo morisset?

CANDIDATUS

Lo iuro.

PRAESES

Ego, cum isto cappello

Venerabili et docto,

Dono tibi et concedo

Poterem et licentiam

Medicandi,

Purgandi,

Salassandi,

Bucandi,

Tagliandi,

Mutilandi,

Et ammazzandi

Impunementiter per totam terram.

INTERVENTO DEL BALLETTO

I Chirurghi e i Farmacisti vengono tutti in cadenza a fare la riverenza al

Candidato.

CANDIDATUS

Grandes doctores doctrinae

Del rabarbarus et della senna,

Sarta senza dubbius in me cosa folles,

Inepta et ridicola,

Se voluissi me cimentare

In vostram laudationem facere,

Et se tentassim aumentare

la lucem del sole

et delle stelle nel cielum,

le ondas dell’Oceanus,

et le rosas del mese di maggius.

Acconsentite che con questus impulsus,

Pro toto ringratiamentus,

Rendam gratiam a un corpus tanto dottus.

A vobis, a vobis debeo

Ben plus quam a Natura et patri meo:

Natura et Pater meus

Hominem me habent factum:

Vos inveces, quod est ben plus,

Avetis me factum medicum,

Honor, favor, et gratia

Qui, in questo corde meo,

Imprimunt sentimentos

Qui durabunt per saecula.

CHORUS

Vivat, vivat, vivat, vivai, cento volte vivat,

Novus Doctor, qui tam bene parlat!

Mille, mille annis et mangiat et bibat

Et salassit et ammazzit!

INTERVENTO DEL BALLETTO

Chirurghi e i Farmacisti danzano al suono degli strumenti e delle voci,

dei battiti di mano e dei pestelli da farmacisti.

CHIRURGUS

Possat ille vedere

Suas doctas ricettas

Omnium Chirurgorum

Et apothiquarum

Riempire bottegas!

CHORUS

Vivat, vivat, vivat, vivat, cento volte vivat

Novus Doctor, qui tam bene parlat!

Mille, mille annis et mangiat et bibat,

Et salassit et ammazzit!

CHIRURGUS

Possant toti anni

Illi essere boni

Et favorabiles,

Et non habere giammai

Quam pestes, vaiolos,

Febbres, pleurites,

Fluxus di sangue, et dissenterias!

CHORUS

Vivat, vivat, vivat, vivat, cento volte vivat

Novus Doctor, qui tam bene parlat!

Mille, mille annis et mangiat et bibat,

Et salassit et ammazzit!

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