Il marchese di Ruvolito

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ATTO PRIMO

Il marchese di Ruvolito

di Nino Martoglio

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Il marchese, don Jabicu e il capostazione.

IL MARCHESE (riprende il suo rotolo, cominciando a slegarlo).

DON JABICU (seguendo il capostazione, che esce dalla seconda a sinistra): Ha capito, signor capo? Lei questi mortificazioni non ce le deve dare!... Non siamo degni di riceverla, la sua signora?

IL CAPOSTAZIONE: Ma che dice, don Giacomo!? Mia moglie sarà felicissima di frequentare il salotto della signora Placida... Non è venuta perché temeva di disturbare...

DON JABICU: Oh!!...

IL CAPOSTAZIONE: Sarà per un'altra volta...

DON JABICU: Piglio atto della promessa e guai a lei si non la manterrà! Intanto, scusassi (mette mano al portafogli e ne cava una busta chiosa, che fa l’atto di consegnargli), la prego di gradire questo piccolo fiore, per tutte le gentilezze...

IL CAPOSTAZIONE (con finta mortificazione e finto risentimento, facendo atto di respingere): Ma che fa, che dice, don Giacomo?!...

DON JABICU: E che è per lei, scusi?.. Che  c'entra?.. Mi guarderei bene!... Per i manovali, al solito, i capoturno, il basso personale del movimento... Glieli do personalmente, prima di tutto perché ho l’onore d’averla in casa e poi perché, trattasi, scusi, d'una sommetta ragguardevole, stavolta; consegnandogliela di persona sono sicuro che non se ne disperde per strada... Mi spiego?.

La distribuisca lei, a criterio suo... lo non saprei dove metter le mani!... (Guardandolo negli occhi.) Con lei, poi, lo so io come mi devo disobbligare... che c'entra?

IL CAPOSTAZIONE (intascando la busta) Ma non parli di me, la prego! Ci guasteremmo, sa?

DON JABICU: E se mi voglio guastare, con lei, non sono padrone?

IL CAPOSTAZIONE (sorridendo): Che tipo questo don Giacomo!...

DON JABICU (stringendogli forte la mano ): Le voglio bene, signor  capo….. assai assai, manco?... sinceramente, vah!... (mentre il capo sorride, cambiando tono.) Che faccio, ci posso contare sopra quei dieci vagoni, in settimana entrante?

IL CAPOSTAZIONE: Per quanto dipenda da me...

DON JABICU: Da lei, da lei dipende, signor capo!... Ed io ci conto.

IL CAPOSTAZIONE: Farò il possibile. (Si avvia alla comene, poi, fermandosi e trattenendo don Jabicu.) Ma si fermi, la prego, so la strada!... so la strada! (Lo forza a restare.)

DON JABICU: Come vuole lei... Tanti ossequi alla signora e ci dicesse che mia moglie l' aspetta.

IL CAPOSTAZIONE: Onoratissimo... A rivederla.

DON JABICU: A rivederla. (Torna, soddisfatto, sui suoi passi, mentre il capo si riavvia alla comene.)

SCENA SECONDA

Il marchese e il capostazione.

IL MARCHESE (………)

IL CAPOSTAZIONE (………..): Scusi...

IL MARCHESE (………..): Posso offrire?..

IL CAPOSTAZIONE: Grazie... (S'inchina.) A rivederla. (Riguadagna la comene, in fretta, e scompare.)

IL MARCHESE (…………..).

SCENA TERZA

Il servitore, la signora Mangialardo, sua sorella e il marchese.

IL SERVITORE (venendo dalla comene, seguito dalla signora Mangialardo e sorella): Favoriscano. (Li invita, col gesto, a sedere.) Hanno detto, scusino? La signora Pappalardo e suocera, mi pare...

LA SIGNORA MANGIALARDO (lo guarda indignata).

LA SORELLA: Mangia, mangia, non pappa! E sorella, non suocera!... Ho detto: la signora Mangialardo con la sorella, non cci sente, lei ?

IL SERVITORE: Ah, scusino! (Ripete.) Mangialardo, signora e sorella.

LA SIGNORA MANGIALARDO: Oh, sia lodato Dio!... Ora ha 'ngarrato!..(Si sbottona la giacca..)

IL SERVITORE: Vuole deporre la giacca?

LA SIGNORA MANGIALARDO: No, per ora non sento caldo. (Alla sorella.) Tu ti vuoi mettere in libertà?

LA SORELLA: No, magari dopo .....

IL SERVITORE (andando per la seconda a sinistra): Attendano.

LA SIGNORA MANGIALARDO (………….): Mio marito ha detto che se Giacomo ci cede cinque vagoni e va bene, se no ci mettimo in concorrenza e cu' avi cchiù corda tira il porco!

LA SORELLA: Tu diccello bello chiaro chiaro.

LA SIGNORA MANGIALARDO: Assèttati, Rosalia.

LASORELLA: No, non m'assettu, ca 'ngrasso... io sempre penso e dico ca ' la megghio cosa sarìa chidda di mittirsi d'accordo direttamente ccu 'u capostazione.

LA SIGNORA MANGIALARDO: Ma quando!... Si s'accorge ca ci mettimo in concorrenza, per ogni vagone nni fa sudari migghiara e migghiara...

IL MARCHESE (ha un assalto di tosse).

LA SIGNORA MANGIALARDO (sorpreso e turbato): Cu' cc'è, là dietro?

IL MARCHESE (si alza e saluta, dietro il paravento ).

LA SIGNORA MANGIALARDO (e la sorella si alzano, anche perché il)

SERVITORE (riapparendo, le invita): Favoriscano.

LA SIGNORA MANGIALARDO (accostandoglisi gli chiede, piano): Cu' è,il signore là dietro?

IL SERVITORE, (osserva dietro il paravento, si inchina al marchese e chiede): E un pezzo che attende, lei?..

IL MARCHESE. Non c’è male.

IL SERVITORE: Lo dirò alla signora. (S'inchina e torna verso la signora Mangialardo, alla quale dice, piano.) E’ il signor marchese di Ruvuoleto, amico di casa. (Indi si fa presso la soglia di fondo a sinistra, per lasciar passare.)

LA SORELLA (piano, al signor Mangialardo): Ora, se ha inteso e cci conta tutto?

LA SIGNORA MANGIALARDO (levandosi la giacca): Tanto meglio!...Cc'avemo detto di male? (Consegna la giacca al servitore, che fa per andarla a riporre, ma lo ferma con la voce.) Favorisca. (Toglie dal portafogli un biglietto da cinquanta lire e mettendoglielo in mano, aperto.) Questo per il suo piccolo incomodo. (Va con la sorella, tutta tronfia, per la sinistra.)

IL SERVITORE (va, con la giacca, per la comene): Grazie, signora.

(Breve scena vuota, lungo la quale)

IL MARCHESE (si alza, guarda in giro, sbadiglia e torna a sedere presso il camino, come chi si rassegni a più lunga attesa).

BREVE INTERVALLO -  LUCI BASSE – VOCI

SCENA QUARTA

Teresina e il marchese.

TERESINA (entrando dalla seconda a sinistra e appressandosi al marchese): La signora domanda scusa se non può... perché... lei 'u capisci...

IL MARCHESE: Ma non si dia pena, non si dia pena, le dico.

TERESINA: Oggi è giornata di ricevimento, e quindi...

IL MARCHESE: Ma sì, ma sì...

TERESINA: Perciò... Sentivo dire...

IL MARCHESE: Posso aspettare, non si preoccupi, aspetterò.

TERESINA: Mi dispiaci di non poterci tenere compagnia... anche io, capirà, sono indispensabile di là.....

IL MARCHESE: Me l'immagino... Vada, vada, non faccia complimenti.

TERESINA (prendendo. dal tavolo di centro una rivista illustrata e offrendogliela): Se vuole leggere, intanto...

IL MARCHESE (prendendo la rivista): Molto gentile, grazie.

TERESINA: Dovere. (Fa un grazioso inchino) Mi permetta.

IL MARCHESE: Faccia, distintissima signorina, faccia!

TERESINA (sorridendo di compiacenza s'inchina…….. e va via).

IL MARCHESE (torna verso il camino e, senza sedere, prende ancora un fondant dalla bomboniera e se lo porta in bocca).

SCENA QUINTA

Don Jabicu. Tano e il marchese.

DON JABICU (stavolta entra dalla prima a sinistra, parlando calorosamente con Tano, che lo segue): Sul posto? Quale posto, che si' pazzu? (Notando il marchese, che Tano saluta con grande rispetto.) Oh, signor marchese. Vossignoria cca è?.. Quant'avi c'aspetta?

IL MARCHESE (che non può rispondere perché ha la bocca piena, fa un gesto come per dire: Un bel po').

DONJABICU: E com'è, lo lasciarono solo?

IL MARCHESE (c.s. quasi per dire: Non importa).

DON JABICU: Ma mia moglie lo sa, che lei è qui?

IL MARCHESE (c.s., fa cenno di sì).

DON JABICU: Lo sa e lo lascia solo?

IL MARCHESE (che finalmente ha inghiottito e può parlare): Non si dia pena, signor Giacomo, la signora ha visite più importanti...

DON JABICU: Ma che cchiù importanti, passi, passi anche lei, co’ l' altri, le farà piacere...

IL MARCHESE: No, veda, sono io che non voglio incontrarmi con altre visite, sa... Posso attendere...

DON JABICU: Ma come, cca, solo? Non permetterò mai! Senta. Allora facciamo accussì: passi di qua. (Accenna alla prima di sinistra, rimasta aperta.) Troverà mia figlia Immacolata che cci terrà cumpagnia... E anche donn' Adolfo Grisi, ca lei conosce... S'accomodi... prego...

IL MARCHESE (muovendosi): Mi dispiace, creda. di dare tanto disturbo...

DON JABICU: Ma che dici, marchese?! Lei dà sempre onore.

IL MARCHESE (che è gionto sull'uscio. s 'inchina a ringraziare e passa di là).

SCENA SESTA

Don Jabicu e Tano.

DON JABICU (ripigliando il discorso): 'U postu 'u saccio io solo e non l'avi a sapere manco 'u Patreternu!... Tu che mi volesse fare passari, qualche guaio'?

TANO: Io? Vi vogghio fare guadagnari tricentumila lire! Anzi, si vuliti, macari novicentumila...

DON JABICU: Mai, tutto non me lo levo. L' olio ancora deve crescere, di prezzo... Eh, altro!... io, per fare un piacere a tia, non posso cedere duemila ziri a undici lire mezza al litro. (Notando che Tano fa uba smorfia.) Ti devo dare la senseria a te, o me lo fai per favore?.. E dunque? 'Na mezza lirata a litro te la devo dare?

TANO: Poco è, don Jabicu.

DON JABICU: Zittati, ca assai è!... Che capitali rischi, tu? E l'affare, se cci conviene, a quest’ amico tuo, si fa accussì: Metà di l'importo me l'ha da dare anticipato, a tutto rischio e pericolo suo. (Smorfia di Tano.) -Metà risico io e metà lui! -Noi pigghiamo l'appuntamento di notte, sotto l' acquedotto; io passo ccu camion, tu ti trovi al posto, con gli amici; io fermo, mi consegnano l'altra metà dell'importo, lascio il volante io e lo pigliano loro……

TANO: E la senseria ca mi spetta a mia?.

DON JABICU: Appena ti presenti in garage cc' 'u camion vuoto, ti saldo la senseria.

TANO: Sta bene. Stasera, all’ufficio, vi do la risposta.

DON JABICU: Vah, arrivederci.

TANO: Baciamo le mani. (Fa per andar via.)

DON JABICU (fermandolo con la voce): Senti... per il formaggio….cc'hai fatto?.. Dove è messo non si può governare,  sta diventando come un calcestruzzo...

TANO: Ma allora... perchè non cci 'u date a chiddu ca vi offrì novecento lire a quintale?

DON JABICU: Vah, ca tu pazzo si' !... Mi contento di gettarlo…..

TANO: E gettate quasi trecentomila lire  per non ribassarlo di cinquanta? ...

DON JABICU (a Tano, con calore): Si capisci, 'gnurante!... Il giorno che s’abbassasse il prezzo del formaggio, altro che trecentomila lire perdessi! Vah, vedi che puoi fare...

TANO (andandosene, soddisfatto): Baciamo le mani.

SCENA SETTIMA

Detto, più la signora Mangialardo e sorella, il servitore.

LA SIGNORA MANGIALARDO (preceduta dal servitore……, alla sorella): Bello, bello, tutto a

puntino, tutto senza risparmio: casa, mobilio, tappetame, servitù, trattamento, servizi. (Notando don Giacomo) Meno male, caro don Giacomo, ca non si sparlava di voi.

DON JABICU: (Alla sorella) Che vi stava dicendo?

LA SORELLA: Diceva che la vostra casa è casa di principi... Tutto coi fiocchi!

LA SIGNORA MANGIALARDO: Davvero, davvero, vah!... E mia sorella se ne intende, sa', don Giacomo?..

LA SORELLA: Ah, irreprensibile, ogni cosa, bravo!

DON JABICU: Questa è la bontà degli amici.

LA SIGNORA MANGIALARDO: Allora ci dico a mio marito che siamo rimasti d'accordo per tre vagoni... 'A verità giosta glie nn'occurrevano cinque, ma dal momento ca avete cchiù premura di lui siete il padrone!... Si capisce che la regalia sta tutta a carico nostro... Allora arrivederci, compare; grazie della bella accoglienza ca c’avite fatto, del magnifico trattamento…e arrivederci a domenica sera.

DON JABICU: Faremo il possibile, carissima commara.

LA SORELLA: No, senza possibile! V'aspittamo a qualunque costo, con la commara e con 'Mmaculata...

LA SIGNORA MANGIALARDO: E non si comincia il trattamento se non sieti presenti... Perciò... sappiativi regolare. Si non venite ma la piglio ad offesa.

DON JABICU (stringendole la mano): Veniamo, veniamo tutti, commara, arrivederci. Arrivederci.

LA SORELLA: (stringendo la mano a don Jabicu): Benessimo.

LA SIGNORA MANGIALARDO: Accussì si parla, bravo! (Va via, con la sorella, per la destra.)

DON JABICU (rimasto solo, preme il bottone del campanello).

IL SERVITORE (c.s.): Comandi?

DON JABICU: Cc'è cchiù gente dalla signora?

IL SERVITORE: Nessuno.

DON JABICU: Sta bene, vi potete ritirare. (Andato via il servitore, va presso l'uscio di sinistra in seconda e chiama prima piano, poi più forte) Prazzita!... Prazzita!...

SCENA OTTAVA

Don Jabicu e donna Prazzita.

DONNA PRAZZITA (dall'interno, seccata, pigiando sul nome del marito): Che voi, Jabicu?

DON JABICU: Vedi ca io esco.

DONNA PRAZZITA (apparendo, tutta imbellettata, sfarzosamente vestita, carica di gioielli e abbastanza scollata): Unni vai? Al solito, nelle mie giornate di ricevimento non cci sei mai!...

DON JABICU: Che cci avessi a fare, ccu tia? ...Le femmine ricevono, che non hanno che fare... Io ho certe cose urgenti da sbrigare e mancherò 'na mezz'oretta. (Addolcendo la voce, persuasivo.) Se venissero 'i Grisi, ricevili ccu gentilizza, e non precipitare le cose, 'u senti, 'u maritu?

DONNA PRAZZITA (che s'è seduta su un canapè sulla sinistra e si fa vento con un meraviglioso ventaglio di piome, dalle stecche di tartaruga tempestate di gemme): Senti, se ti compromittisti, mala figura ti faccio fare!...

DON JABICU: Quali compromittisti, io non mi comprometto mai, ma non desidero manco ca tu ti jucassi tutto sopra 'na carta, ccu 'na botta di nervi... Tieniti sulle generali, ne si ne no... pigghia tempo, per consultarti... Che possiamo sapere?

DONNA PRAZZITA: Che voi sapere, che? ...Nostra figghia non è olio d'oliva o formaggio picorino, ca  la devi commerciare a chi ti offri di cchiù!... Denari, per grazia di Dio, nn'ave ca nni può gettare ai cani; e si pigghia un milionario o un nobile decaduto, per idda è tutto uguale! Il Signore la fece dritta come 'na candela, bedda  come 'na bandiera, elegante e distinta che nel signorio cci pari nata... è di casato nobile, oltre, e se non deve diventare una titolata, ccu tanto di corona, non s'ha maritata e manco si marita, parola di gentildonna.

DON JABICU (sedendole accanto, con un sorrisetto bonario e intelligente): Vieni cca, vieni cca, senti: Di casato nobile?.. Da dove ci venne questa nobiltà? Tu, a causa dell'amicizia dei Mezzomondello  e di quel buon’uomo del marchese, t’empisti la testa di fumo e ti 'mbriacasti del tutto.

DONNA PRAZZITA: E perché so’ chiacchere? Che me lo sono inventato io? Se ne sono venuti con un libro stampato, dove cc'è la storia della nostra discendenza, stampata cent'anni indietro...

DON JABICU (c.s.): Ma io domando e dico: Santa intelligenza, com'è ca poi t’hanno persuaso che discendiamo da Gelone, tiranno di Siracusa?

DONNA PRAZZITA: Non si ha detto Gelone, si ha detto la moglie di Gelone.

DON JABICU: Già... Demarata, è vero? Noialtri ci chiamiamo Timorata!...

DONNA PRAZZITA (convinta): Per corruzioni, per sbaglio di gente bassa e 'ngnurante. Com'è ca certi, per esempio, dicono: A jatta, 'a cresia, per dire: La gatta, la chiesa? Demarata la fecero deventare addimurata, attimurata, timurata... Ma il vero nome del nostro casato è Demarata e discennemo di nobiltà antichissima!

DON JABICU (ride d'incredulità): Prazzita,  Prazzita, che dici?..

DONNA PRAZZITA: Mi potessi chiamari Placida, si non ti dispiaci!...

I)ONJABICU: Placida, va bene?.. Che mi conti, Placida?. Me lo ricordo a tuo nonno, che andava vendendo pesce, a piedi scalzi, e mio padre, ca manco sapeva fare 'a so' firma!...

DONNA PRAZZITA (imperterrita): E chistu è il vero segno ca era nobile! Domandaci al marchese: I nobili antichi non sapevano né leggere, né scrivere per 'ristocrazia!... Tanto è vero che negli atti notarili antichi si metteva: «Il sottoscritto non sottoscrive perché nobile...»

DON JABICU (ridendo di cuore): Prazzita!...  Prazzita!...

DONNA PRAZZITA (risentita): E torna!...

DON JABICU: Ah, già, me l'avevo scordato!... Placida!... Dunque, senti, Placidina, parliamo di cose serie: Adolfo Grisi non sarà nobile, ma è ricco quanto nostra figghia, bel giovane, istruito, attivo, intelligente ed esperto negli affare, ca si po' dire ca la fortuna della famiglia si deve a iddu solo...

DONNA PRAZZITA: Niente, si non è nobile, a me' figghia non cce la do! Con gente volgare e plebea, villana rifatta, non mi cci vogghio imparentare.

DON JABICU: Villana rifatta?.. Ma noialtri, chi siamo?

DONNA PRAZZITA: Noialtri?.. Ah, mio caro, cc'è 'na bella differenza!

DON JABICU: Sì,  a differenza è chidda ca noialtri arricchemmo un anno prima e iddi un anno dopo; noi con l’olio e con il cacio pecorino e iddi col sapone e con la potassa...

DONNA PRAZZITA: Niente affatto! Noi siamo di discendenza e iddi no!

DUN JABICU: Già... me l'avevo scurdato!... Demarata! T'avverto in ogni modo, che i due si piacciano e credo ca fanno all'amore da un pezzo.

DONNA PRAZZITA (scattando): Chi?

DON JABICU: Come chi, 'Mmaculata e Adolfo Grisi.

DONNA PRAZZITA (furibonda): A donn' Adolfo cci  levo subito l'occasione di 'ncuntrarisi con mia figghia!...

DON JABICU: Non gridare, ca di là è.

DONNA PRAZZITA: Adolfo Grisi?

DON JABICU: Adolfo Grisi.

DONNA PRAZZITA: A la faccia mia, ca cci ho permesso di venire in casa!... E tu, sapenno 'na cosa di chisti, li lasciavi soli? Che cci fai il ruffiano?. ...

DONJABICU: Non dire sciocchezze!... Non sono soli, cc'è il marchese... lo feci passare di là per non lasciarlo solo... anzi, quanto l'hai a fare aspittari, ancora?

DONNA PRAZZITA: Non cci fa niente... Iddu perchè viene a ore scomode? ...Quando venne avevo visite e non potevo lasciare. (Facendosi al primo uscio di sinistra e ammorbidendo la voce, per farla signorile.) 'Mmaculata!... Immacolata!... Passa di quane.

SCENA NONA

‘Mmaculata, Adolfo e detti.

‘MMACULATA (apparendo sull'uscio anch'essa vestita sfarzosamente): Che vuoi, mamà?.. (Ad Adolfo, che la segue.) Oh, papà è ancora cca, signor Grisi...

ADOLFO (a donna Prazzita): Signora, i miei omaggi. (A don Jabicu.) Credevo che lei tornasse di là e perciò l'aspettavo.

DON JABICU: Mi dovete dare comandi, caro donn' Adolfo?

ADOLFO: Ecco: ci sarebbe una partita di lana, a un prezzo che mi pare conveniente... Però, siccome non sono molto pratico, vorrei farle vedere il campione e possiamo fare l' affare insieme...

DON JABICU: Se conviene, perché no? Unn'è, questo campione?

ADOLFO: A casa, ma cchiù tardi, si non cci dispiaci, cce lo porto all’ufficio.

DON JABICU: A piacer vostro, grazie.

DONNA PRAZZITA (……): Scusi, signor Grisi, ma questi discorsi d'affare, lei, a mio marito, perché non va a farceli all’ufficio?

'MMACULATA (quasi in tono di rimprovero): E che male cc'è, mamà?

DONNA PRAZZITA: Nessun male, ma noialtre donne che nne sapemo, d'affari?

ADOLFO: Troppo giusto, le domando scusa... Veramente, sa, non ero venuto per questo solo, ma anche per ossequiare lei e la signorina.{Guarda 'Mmaculata che abbassa gli occhi.)

DONNA PRAZZITA: Ah!... Siccome m'aveva ossequiato ieri e l’altro ieri.

ADOI.FO: ...E anche per avvertirla che mammà e papà verranno a momenti, a farle una visita... Oggi mi pare che è il suo giorno...

DONNA PRAZZITA: Per l’appunto: l’ultimo giorno e il primo di ogni mese sono in casa per gli amici... Accussì mi levo il pensiero in due giorni e resto libera e senza seccatori tutto il resto del mese…..

DON JABICU (come per correggere): Ma per la vostra famiglia, caro donn ' Adolfo, giorno di ricevimento o no, la nostra casa è sempre aperta...

DONNA PRAZZITA (dando un'occhiataccia al marito): Ah certo, che cc'entra? ...

ADOLFO: E allora, signora, a ben rivederla. (S'inchina.)

DONNA PRAZZITA: A rivederli.

ADOLFO (a don Iabicu): Con lei ci rivedremo più tardi, a studio.

DON JABICU: A vostra disposizione...

ADOLFO: Signorina, a ben rivederla.

'MMACULATA: A rivederla... e grazie della bella visita.

SCENA DECIMA

Don Jabicu, donna Prazzita e 'Mmaculata.

DONNA PRAZZITA (appena uscito Adolfo, rifacendo la figlia e ammiccandola con severità): Grazie della bella visita!...

‘MMACULATA: Perché, come cci aveva a dire?

DONNA PRAZZITA: Non cci avevi a dire niente!... E 'n'altra vota, quanno non cci sono io, tu non devi ricevere a nessuno, hai capito?

‘MMACULATA: Perché, che cc'è di male?

DONNA PRAZZITA: Tutto il male possibile e immaginabile!... Specialmente trattannosi di certa gente nuova arricchita ca chi sa' che pretenne!... Che ti pare, ca perchè parla italiano e veste pulito è diventato  arristocratico, chistu? Sempre arripulito è!

'MMACULATA: Vossia vede ca non è arripulito. Che cci pare, ca si tratta di uno qualunque?

DONNA PRAZZITA (con disprezzo): Adolfo Grisi, figurativi!

.MMACULATA: È ragionieri laureato e sa tre lingue.

DONNA PRAZZITA: E quattro nasi.

.MMACULATA: Addimannaci alle persone colte e istruite...

DON JABICU (sorridendo): Ho capito, vah!... Ha parlato con il marchese, di là... (A Prazzita.) A proposito, quanto lo devi fare aspettare, ancora?

DONNA PRAZZITA (alla figlia): Vah, vattinne di là e mandami il marchese. In quanto  a tia non ti

presentare si non ti chiamo.

‘MMACULATA (fa una scrollata di spalle e se ne rivà, imbronciata).

SCENA UNDICESIMA

Don Jabicu e donna Prazzita, poi il marchese.

DONNA PRAZZITA (rimasta sola col marito): Per farla corta: Oggi aspetto 'u barone e 'a baronessa di Mezzomondello con il figghio. Hai capito?

DON JABICU: Ho capito che?

DONNA PRAZZITA: Questi sono nobili veri e aristocratici!...

DON JABICU: Si, hanno 'na fame ! Ma fame arretrata, di tre generazioni!... Figurati ca don Neddu Grisi ha tre cambiali del signor barone, per novemila lire, le vuolesse dare per tremila lire e non le vuole nessuno, manco per mille lire!...

DONNA PRAZZITA: Non fa niente; caso mai le compreremo noi.

DON JABICU: Per farcene che? Un paralume? e che significa: Caso mai?

DONNA PRAZZITA: Dico, nel caso che nne avessimo a' mparentare.

DON JABICU: Ccu chi ?

DONNA PRAZZITA: Cch' 'i Mezzomondello... Idda è contessa di SantaTinnirina...

DON JABICU (segnandosi): In nome del padre, del figlio e dello spirito santo... A tua figghia cci vuoi dare quel morto.di fame del baronello, tutto 'mpumatato e liscio leccato dalla vacca?

DONNA PRAZZITA: E’ barone genuino e, sposandola, nostra figlia diventa baronessa!... Si non ave denari non importa, i denari ce li diamo noi.

DON JABICU: Chi? Io?

DONNA PRAZZITA: Ce li do io... Non ti scordare che i denari sono mei fino all'ultimo centesimo.

DON JABICU: Si non ti l'avessi industriati io, i tuoi denari, a quest’ora, che avessi, tu? Diecimila lire miserabili, ca non ti bastassero per le sole scarpe di un anno!

DONNA PRAZZITA: E se non fosse stato per queste diecimila lire miserabili, tu come ti avessi industriato? Ccu la pietra pomice o con la polvere di marmo? ...ad ogni buon conto sono tutte cose intestate a mia.

DON JABICU: E che vuoi dire?

DONNA PRAZZITA: Voglio dire che  a mia figghia, uno qualunque non cce lo voglio dare, no. O nobile o niente! Parola di gentildonna!

SCENA DODICESIMA

Il marchese e detti.

IL MARCHESE: Si può riverire la signora Placidina?

DONNA PRAZZITA: Buongiorno, marchese, s'accomodasse....

Il. MARCHESE (stringendole la mano): Placida di nome e placida di fatto!... Quando la guardo, se mi crede, mi s'apre il cuore come un boccaporto... Che bella figura di matrona antica, calma e maestosa... Mi scusi se mi metto a sedere e se mi presento oggi, con queste scarpe... Sa, una recrudescenza della gotta!...

DON JABICU: Lo sa che è, marchese! Forse lei mangia troppo polli, e i polli fanno venire la pellagra.

IL MARCIIESE (lo guarda ……………….): Eh, già... può darsi!...

DON JABICU: vado un momento a studio, marchese... Se al mio ritorno non l'avessi a trovare, lo saluto ora.

IL MARCHESE: Faccia, faccia i suoi comodi. A rivederla, don Giacomo carissimo.

DON JABICU: Restiamo d'accordo, ah? Se venissero quei tali, anche se vuoi dire di no, fallo con maniera... e anche volendo dir di sì a quegli altri... non precipitare... piglia tempo.

DONNA PRAZZITA: Sta bene, sta bene, arrivederci.

DON JABICU (andando via}: Arrivederci.

SCENA TREDICESIMA

Donna Prazzita e il marchese, poi Teresina.

IL MARCHESE (appena rimasto solo con donna Prazzita, cava il rotolo di carta ……): La ricerca del disegno mi è costata fatica, creda. Perché delle nove torri di Demarata non si trova traccia di

grafica in nessun libro, quindi ho dovuto lavorare anche un po' di fantasia. Capirà, io faccio il paleografo, non faccio il pittore.Glielo dico per il caso in chi qualche bello spirito volesse fare

delle critiche. (Aperto il foglio……… } Che cce ne pare?

DONNA PRAZZITA: Ah, che galantaria!... Cci faccio fare 'na bella cornice d'oro...

IL MARCHESE: No, no, signora, per carità!... Oro dentro e oro fuori stona!... Lei la cornice deve farla fare di palissandro scuro, il più scuro che può... E vedrà che spicco!...

DONNA PRAZZITA: Sì, vero è!... Grazie. (Rifà il cartoccio, lo lega e va a riporlo …} Marchese,

sono tanto contenta e soddisfatta, ca se lei non s'offende invece di duecento lire cce ne mando trecento.

IL MARCHESE: No, che c'entra?..

DONNA PRAZZITA: Ho detto se non s'offende, perché se s'offende cce ne mando ducento...

IL MARCHESE: No, non dico per la cifra... perche mi dovrei offendere? ... anche quattrocento; ma dico: Che c'entra che lei s'incomodi a mandarmeli?.. Me li può dare così, breve manu... ora stesso, e

tutto è a posto.

DONNA PRAZZITA: Ah, è indifferente, per me. {Si alza, va in fretta di là. torna subito con un biglietto da mille e, porgendoglielo.) Ecco cca, mi dassi settecento lire di resto.

IL MARCHESE: Eh... veda... questa è la difficoltà... che giusto giusto mi trovo tutte carte da mille...

DONNA PRAZZITA: E io non mi trovo biglietti cchiù piccoli...

IL MARCHESE {afflitto): Neanche un biglietto da cento?...uno da cinquanta ...uno da venticinque? DONNA PRAZZITA: Niente, manco uno di cinque!... Tutti biglietti da mille. Se ne vanno come l'acqua!

TERESINA: Ci sono i signori Grisi.

DONNA PRAZZITA: Avanti, avanti. {Al marchese, mentre Teresina rivà via.) Mi dispiace, caro marchese...

IL MARCHESE: Posso anche andare a cambiare, se crede...

DONNA PRAZZITA {quasi scandalizzata): Ah, che dici, marchese? ...Lei? e ci pari che potessi permettere?  manco per sogno! Come torna Giacomo, ca porta biglietti di mezzo taglio, ce li

mando fino a' casa...

IL MARCHESE: Sta bene, sta bene!... Tanto... suo marito ha detto che tornerà presto... io non ho premura d'andarmene... a meno che non disturbo...

DONNA PRAZZITA: No, niente disturbo... {Vedendo apparire i Crisi, preceduti da Teresina, senza alzarsi, sostenuta.) Carissimo don Neddu... cara signora 'Nzula... s'accomodassero.

SCENA QUATfORDICESIMA

Don Neddu, donna 'Nzula e detti.

DON NEDDU {entrando): Ossequii, signora Placida.

DONNA 'NZULA {c.s.): Signora gentilissima. {Le porge la mano.)

DONNA PRAZZITA {presentando): Questo è il marchese di Ruvuoleto, amico nostro intimo, come fosse di famiglia. {Al marchese.) Chisti sono ' i signori Grisi, padre e madre  del giovanotto ca lei conoscette poco fa …...

IL MARCHESE: Oh, bravo, tanto piacereI...

DON NEDDU: Piacere e onure nostro.

DONNA 'NZULA: Onore particolare e sopirlativo, signor marchese, di conoscerla personalmente ... Giosto appunto me' figghio Adolfo, un momento fa, mi parlava di lei, di tutte le sue gentilezze, della sua scienza. E Adolfo si nn'intendi, se sape…

IL MARCHESE: Un giovine intelligente, suo figlio, mi piace...

DONNA 'NZULA: Intelligente solo? E beddo, elegante, signore!...

IL MARCHESE: Avrà un bell ' avvenire, senza dubbio.

DON NEDDU: Bontà sua, grazie.

DONNA PRAZZITA {per variare il discorso che non le garba): Che cci posso offrire, a lor signori? The, cioccolato, caffè, granita di limone, d'arancio, strega, anisetta, sciattrosa? (Preme il bottone del

campanello elettrico.)

DONNA 'NZULA: Non si disturbassi, signora, grazie; abbiamo preso uno di tutto, prima di uscire di casa.

DONNA PRAZZITA: Sa, roba genoina, fatta in casa, non si cridi ca è presa a bottega, come si soli fare oggi.

DONNA .NZULA: Cumprenno, cumprenno; ma anche in casa nostra, signora, quando mai si manna a cumprare fora? A bottega, si sape, so' tutte misture e schifiarei !.,. Quanto vale la cosa sincera, fatta in casa propria!.,.

DONNA PRAZZITA (premendo ancora sul bottone del campanello): Ah, per questo, cca siamo tutti fanatici, al riguardo, io, mio marito, me' figghia... Immacolata, poi, non è contenta mai!

DONNA 'NZULA: Per quanto sia, signora, cci assicuro che, ad atto di roba di mangiare e di bere, non po' essere mai e poi mai tanto schifittosa  quanto a mia. Se qualche giorno, come spero, e sogno sicura, mi favorisce in casa nel palazzo nuovo, 'nfaccia all'Orto Botanico, cci fazzo assaggiare certo caffè e certo ciccolato, ca lei si devi alliccare l'unghie!.. Non si guarda a spesa. sa'? Le meglio qualità, le meglio machine e machinette espresse, venuti da Lontra... Lassate fare a me' figghio Adolfo!...

DONNA PRAZZITA (con un sorrisetto di compiacimento): Basta, ora cci fazzo sentire 'na tazza di caffè di chiddu mio (ripreme il bottone, irritata) e lei giodicherà si è megghio o peggio del suo,., Ma che facino, di là, morsero tutti: cammareri, servituri, cucineri, sguatteri…..

DONNA 'NZULA: Basta, signora mia, assaggirò questo caffè, ma mi pari difficile anzi impossibilissimo, ca fusse megghio d' 'u mio.

DONNA PRAZZITA: E lei non parla, marchese?

IL MARCHESE: Per educazione, signora Placida!... Non ho voluto turbare lo scambio di cortesie che vi siete fatte voialtre signore!...

DON NEDDU: Un marchese non po' agire diversamente. Bravo!

DONNA ‘NZULA: Signor marchese, spero ca qualche volta, lei cci vorrebbe favorire, in casa nostra.

IL MARCHESE: Onoratissimo, grazie !

DONNA PRAZZITA (furibonda): Ma io non capiscio!.,. Scusassero un momento, quanto vido che cci è successo di là! (Va via, concitata, per la seconda a sinistra)

SCENA QUINDICESIMA

Don Neddu, donna 'Nzula e il marchese,

DONNA .NZULA: Lei, signor marchese, lo sa dove abitiamo? Dirimpetto l'Orto Botanico, ddà susu… Sa', nni comprammmo il palazzo di Bordonaro: un milione e duecentomila lire!... Caretto se vogliamo, ma cci vale, sa'?.. E’ un palazzo tutto di marmo, di dentro e di fuori... E poi dentro!... Ogni cammera ha il suo termosifon, il suo perchè di legno... E il mobilio tutto nuovo di lusso....Una cosa sblendida, vah!... Tutto a gusto di me' figghio Adolfo, si puo figurare...

IL MARCHESE: Me l'immagino! Un giovane di gusto signorile, suo figlio.

DONNA 'NZULA (imbambolata, raggiante): Benedetto tutto, signor marchese! Chista è la santa virità. Ch'è beddu. E quant'è istruito!

SCENA SEDICESIMA

Donna Prazzita, Teresina, il servitore e detti.

DONNA PRAZZITA (rientrando, seguita dal servitore e da Teresina): Aveva vogghia di toccare bottoni!,.. Mancava la currente e il campanello non finzionava!." (Facendo largo sul tavolo di centro, al servitore.) Cca, posate cca...

IL SERVITORE (depone sul tavolo ……): Desidera altro?

DONNA PRAZZITA: .No, caso mai vi chiamo. (ll servitore s'inchina e va via.)

TERESINA (deponendo su un tavuolenetto ……): A lei la solita cioccolata, è vero?

IL MARCHESE: Si, grazie.

TERESINA (gli serve la cioccolata ……).

IL MARCHESE (con molto garbo ha presi quattro savoiardi e intingendo e parlando con disinvoltura li mangia, un dopo l'altro).

DONNA PRAZZITA: Signora 'Nzula: the, caffè o ciccolato?

DONNA 'NZULA: Signora Placida, non si dovesse offendere, ma io prendo solamente un caffè, per non fare la sdignosa, che potrebbe parere che non cci accetto niente. (Sorbisce il caffè che le porge donna Prazzita, mentre il marito prende il the e poi un bicchierino di liquore.)

DONNA PRAZZITA: Chi cce nne pare, signora?

DONNA 'NZULA: Dico la verità, signora, non cci ho fatto caso, perché pensavo a un discorso ca cci dovessemo fare. Non cc'è male, però.

DONNA PRAZZITA: Un discorso a mia? ...Parlassero...

DONNA 'NZULA: No, non è cosa d'oggi.,. sarà ppe 'n'altra vota, quann'è cchiù libera.

DONNA PRAZZITA: Senta, si è discorso da fare in secreto, il marchese si ni stava andando...

DON NEDDU: No, non volessemo ca per causa nostra...

II. MARCHESE (sulle spine): Veramente, io... signora Placida, arrivato a quest'ora, e dal momento che il signor Giacomo non può tardare ancora assai, lo avrei aspettato... ma se lor signori devono restar soli...

DONNA PRAZZITA (a donna 'Nzula): Se il  marchese non può assistere...

DONNA ‘NZULA: Veramente... sarebbe discorso di solo a solo... ma il signor marchese, cca, mi pare ca è intimo di casa...

IL MARCHESE (pronto): Ma io posso anche attendere di là...

DONNA PRAZZITA: Oh, si è per questo nni può parlare liberamente, ca 'u marchese cca è persona di famiglia, come fusse un parenti.

IL MARCHESE: Grazie, signora Placida. (Per prudenza si scosta un pochino, va presso il tavuoleno e si riattacca alle pastine e ai fondants).

DON NEDDU: Dunque, signora Placida, io mi spiego in quattro parole: Adolfo nostro, come lei sa, ha una posizione di principe: figlio unico, esperto negli affare, istruito...

DONNA .NZULA: Intelligente, elegante...

DON NEDDU: Insomma... sembra che lo dobbiamo vantare noi, che siamo i genitori...

DONNA .NZULA: E che cc'è? Quando se dice la verità!... Porta l'automobile, signora mia, ca non cc'è nessuno sciofferre di professione ca cci può stare a paro…..

DON NEDDU: Insomma, colto, colto in tutto e per tutto!...

DONNA .NZULA: Senza contare ca è un bellissimo giovine, senza offesa...

DONNA PRAZZITA: Lo credo!... Basta essere so’ figghio... e di suo marito!

DONNA 'NZULA: Bontà sua!... Ora a 'sto picciriddo nostro cci hanno venuti un sacco e una sporta di matrimoni, anche di giovinette titolate, ma iddu niente!

DON NEDDU: Ne iddu, ne noi, devi dire!

DONNA PRAZZITA: E perché?.. Avendo tanto da scegliere.

DONNA 'NZULA: Perché?.. Non si capisce perché?

DON NEDDU: 'Nzula, cci permetti?.. (A donna Prazzita.) A noi non poteva piacere nessun partito perché tanto mio figghio quanto noi abbiamo messo l'occhi sopra una persona cchiù meritevole di tutti. (Le sorride con intenzione.) Comprenni?

DONNA PRAZZITA (facendo lo gnorri): Non comprendo!... Chi sarebbe questa persona tanto furtunata?

DONNA .NZULA: E come, non si capisce? Questa persona tanto fortunata, nata per davvero con la cammisa, è sua figghia 'Mmaculata!

DON NEDDU: Come al solito!... Ti sdivacasti  tutta in una volta!

DONNA PRAZZITA (con un sorrisetto di compatimento): E niente, don Neddu caro, o in una volta o a poco a poco è lo stesso.

DONNA 'NZULA: Si capisce!... Quando 'na cosa si deve dire, specialmente si è cosa bella, meglio dirla subito.

DONNA PRAZZITA: E subito cci rispondo, signora mia, ca questo matrimonio è impossibili.

DON NEDDU (e donna 'Nzula, insieme, sbalorditi): Impossibili?

DONNA PRAZZITA: Mi dispiaci, ma è accussì...

DON NEDDU: Segno ca semo arrivati tardi? La signorina Immacolata è impignata?

DONNA PRAZZITA: No, me' figghia è libera come l'aria.

DONNA .NZULA: E allora?

DONNA PRAZZITA: E allora, cara signora e caro signore, 'Mmaculata è figghia unica, come vostro figghio, denari nn'avi senza contarli, se trova un marito ricco o povero, per noi è tutto uguale, ma quello che deve sposare mia figlia deve avere un titolo di nobiltà, e sopra questa partita non transigo! (Breve silenzio, lungo il quale i coniogi Grisi ……… cercano di riaversi.)

DONNA PRAZZITA (ripigliando): Noialtri discendiamo, amici miei, e senza titolo, nostra figlia, non la maritamo. Signora, suo figghio si può titolari almeno almeno barone? Porta stemma? Porta corona?

DONNA .NZULA: Corona, signora bedda, mi’ figghio non nni porta, ma porta la sua istruzione e l'abilità sua che è grande, non si credesse ca è di chiddi da quattro soldi!... Me' figghio viene da alto  assai, sa'?...

DONNA PRAZZITA: 'O saccio, da l'Orto Botanico, quartieri alti!

DONNA .NZULA: Signora, lei è troppo superbiosa e disprezzativa!

DON NEDDU: Lassa stare, 'Nzula!... Come sia sia, signora Prazzita, c'è  un'altra circostanza...

DONNA PRAZZITA: Mi chiamassi Placida, si non cci dispiaci: che è, questa circostanza?

DON NEDDU: La circostanza è chidda, signora Placida, che i due giovani già si amano.

DONNA PRAZZITA (inviperita): Sì? ...E io allora cci risponno, signora cara, ca mia figghia, o ama o non ama, deve fare la mia volontà, perché se no, cci tagghio 'i capiddi a punta di fobicia e la chiodo in un monastero, ha' capito? (Alzandosi.) Anzi cce lo vado a dire ora stesso e si m'arrisponne cci rompo il muso!... (Va adiratissima, per la prima a sinistra.)

SCENA DICIASSETTESIMA

Detti, meno donna Prazzita.

DON NEDDU (alzandosi prima, alla signora Prazzita, mentre va): E va bene, signora, e che è?.. Non cc'è bisogno ca si altera tanto, lei!... (Poi a 'Nzula.) Susati, 'Nzula, jemoninni.

DONNA .NZULA (alzandosi): Si, jemoninni, ragione hai. (Al marchese.) Si persuade, lei? Ha' 'nteso? Ha' visto come mi ha' trattato?..

IL MARCHESE: Sa, la signora Placida è un po' nervosa, non bisogna farci caso...

DON NEDDU: Come, non bisogna farci caso?.. Nni 'nzulta di questa maniera, come se cci avessimo proposto 'na mala azione!...

IL MARCHESE: Bisogna rispettare certe fisime della signora Placida, veda….

DONNA 'NZULA: Che fisime e fisime! Di fronte a me' figghio, ca è 'na gioja? E che era, un sgorbio, un morto di fami?,. Me' figghio li po' seppellire a tutti di denari, signor marchese!... Ed è ragionere lauriato, canosce tre lingue e scrive come un angelo!... A paro di qualunque professore d'Università.. Jemoninni, se no faccio voci ca faccio correre gente.

IL MARCHESE: No, signora, la prego, si calmi!

DON NEDDU: Dice giusto il signor marchese, non fare voci, per decoro nostro!... Ella si persuadi, signor marchese, tutto nn'aspettavamo all'infuori di questo!,.. E la questione è grave, perché questi

due giovinotti sono 'nnamurati forti... Cu' cci l'ha' a dire, 'na notizia di queste, a me' figghio?

DONNA 'NZULA: Chiddu è capace di fare cose di pazzi!

IL MARCHESE: Ma lor signori, per ora, non cci devono dire niente... Chi lo sa che col tempo le cose non si aggiustino... Si  possono mettere persone in mezzo...

DON NEDDU: Ca se cci si volesse mettere lei, ca è tanto influente... Bisogna farci capire la ragione, a questa signora.

IL MARCHESE: Io? Signori miei, farò quello che è in me.

DONNA 'NZULA: Per 'ssa cosa, se si cci mette lei, chiddu ca vuole, po'…

IL MARCHESE: Vedremo, cercherò di convincerla... Il padre mi pare ben disposto, chi lo sa?..

DONNA 'NZULA: Lei cci ha' a fare capire ca è la so' fortuna, altro che!... Un figghio d'oro, istruito, elegante...

DON NEDDU: Bene, 'Nzula, lassa fare al signor marchese... e 'ntanto cerchiamo di confortare Adolfo. Quando cii vediamo, con lei, signor marchese?

IL MARCHESE: Verrò a trovarli a casa.

DONNA 'NZULA: L 'aspettamo, sapete? Si ricorda unni stiamo?

IL MARCHESE: Dirimpetto l'Orto Botanico, palazzo Bordonari.

DONNA 'NZULA: Benessimo. E venisse a cose fatte!

IL MARCHESE: Speriamo, signora, farò del mio meglio,..

DON NEDDU: Grazie, signor marchese, grazie con tutto il cuore... Camina, 'Nzula... a rivederla.

IL MARCHESE: A rivederci... e speriamo...

DONNA 'NZULA: Lei, chiddu ca vuole, po'.

IL MARCHESE (accompagnandoli alla comune): Farò del mio meglio.

SCENA DICIOTTESIMA

Donna Prazzita e il marchese, poi Teresina.

IL MARCHESE (rimasto solo….. ).

DONNA PRAZZITA (rientrando): Si nnijeru?.. Meno male!...

IL MARCHESE: Veda, signora Placida, lei è stata forse un po' dura, coi signori...

DONNA PRAZZITA (interrompendolo severa): Marchese, 'u sa ca lei fa come ' u piscaturi ca gettava la rete, pigghiava pesci grossi e piccoli e li metteva tutti drento a un panaro? Troppe belle qualità cci scopri, a tutti chiddi ca conusci!... Quanti galli cci vuole mettere, drento a un pollaio?

IL MARCHESE: Signora Placida, che mi dice? lo faccio qualche complimento per ragione di educazione... I signori Grisi, del resto, se lei lo permette, senza adombrarsi...

DONNA PRAZZITA (a Teresina. che rientra, additandole il vassoio e il trionfino): Pigghia questa roba, tu, e portala di là...

TERESINA (con dignità): Ora cci mando il servitore.

DONNA PRAZZITA: Perché, tu non hai vrazza?

TERESINA: Sì, nn'haju, ma chistu ca mi cumanna lei non m'appartiene.

DONNA PRAZZITA: Ah, sì? E chi t'appartiene, a tia, per saperlo? Di cumannare a l’altri e fare 'a signora, dentro la mia casa?

TERESINA (sostenuta): Beh, signora, mentre semu a chistu, allora cci dicu ca ju sono venuta cca per cammarera fina: si lei mi vuole, d'accussì, come fossi una governante, una specie di donna di cumpagnia, e sta bene; si no mi licenzio di oggi stesso...

DONNA PRAZZITA: Oh!... E di dove ti venne tutta 'ssa superbia? Che ti sognasti d'essere deventata signora?

TERESINA: Non cc'è bisogno di sognarmelo, signora mia! Non perché la sorte 'nfame mi volse portare a servirie... ma io cci sono nata signora! (Andandosene ...) Ora cci mando il servitore.

SCENA DICIANNOVESIMA

Donna Prazzita e il marchese, poi il servitore.

DONNA PRAZZITA (che è rimasta ……..).

IL MARCHESE: La compatisca, signora, è ragazza.

DONNA PRAZZITA: Sì, ma a lei vedo che cci piace, lo scherzetto!...

IL MARCHESE: Con chi, signora?

DONNA PRAZZITA: Ccu Teresina.

IL MARCHESE (interpretando falsamente): Ma che dice?.. Alla mia età….

IL SERVITORE (entra, recando una carta da visita in un piccolo vassoio d'argento).

DONNA PRAZZITA (prende la carta ……): Portate di là.

IL SERVITORE (porta via gli oggetti … e torna in iscena da lì a qualche tempo).

DONNA PRAZZITA (leggendo forte la carta): Il barone e la baronessa di Mezzomondello. (……..) Mi dicesse, queste che corone sono?

IL MARCHESE: Una è corona baronale, vede, la greca con cinque palline basse, come teste di chiodo; l'altra, più slanciata, con nove palle in alto, è corona comitale... E già, la baronessa, per parte del suo casato, è contessa.

DONNA PRAZZITA: E ha quattro palle di più? ...Caspita, cc'è 'na bella differenza, tra barone e conti! (Al servitore.) Fate passare. (Il servitore va; al marchese.) E mi dicesse: Che vale di cchiù la corona di conte o chidda di marchese?

IL MARCHESE: La corona marchionale.

DONNA PRAZZITA: Come disse?..

IL MARCHESE: Marchionale, da marchese.

DONNA PRAZZITA: Caspita... E allora, lei, quante palle ha?

IL MARCHESE: No, non ho palle, cara signora Placida. La corona marchionale ha i gigli, non ha palle. È più ricca, più maestosa...

DONNA PRAZZITA: Me l'immagino!... Da una parte questi pallini, sono ridicoli, supra 'na corona!...  (Andando incontro …….) Quanto onore in casa mia, oggi!... Signor barone,

signora baronessa, signor baroneddo!... Vogliono restare qua o passiamo nel rococò?

SCENA VENTESIMA

Il barone, la baronessa, il baronello e detti.

IL BARONE: No, restiamo qua, signora, è così bello!...

DONNA PRAZZITA: S'accomodassero, allora... Col signor marchese si conosciono, è vero?

IL BARONE (confidenzialmente, salutandolo): Caro marchese, come state?

IL MARCHESE: Tiriamo avanti... (Bacia la mano alla baronessa.) Signora baronessa!...

LA BARONESSA (con sussiego): Buon giorno, marchese.

IL BARONELLO (rigido, impettito, impomatato, si inchina a tutti senza parlare).

IL BARONE: Mi diceva, qui, la contessa. (Accennando alla moglie.) Chi sa cosa penserà di noi, la signora Timorata, che non ci siamo fatti più vedere!

DONNA PRAZZITA: No, che cc'entra!... Ero convinta e persuasa che avete avuto che fare... si capisce, di questa stagione cci sono tante feste e tanti ricevimenti, nell'aristocrazia!... Unni maggiori cc'è, minuri cessa!...

IL MARCHESE: Non dica così, signora Placida, lei non ha nulla  da invidiare a nessuno.

LA BARONESSA: Certo, certo!... C'è un'alta borghesia che può stare alla pari col padreziato... .

DONNA PRAZZITA (lusingata): Bontà sua, signora contessa, grazie!...

IL BARONELLO: Già... Per quanto certi nuovi arricchiti si lusinghino di potere acquistare titoli di nobiltà dando ascolto alle chiacchiere di qualche sfaccendato.

IL MARCHESE (sulle spine, cava di tasca l'orologio ….): Tardi s'è fatto!...

IL BARONE: C'è da ridere veramente! Ci dev'essere qualche mattacchione che si diverte a inventare discendenze cervellotiche e titoli di nobiltà ridicoli, fabbricando stemmi che sono tanti capolavori.

DONNA PRAZZITA (guarda c.s. il marchese ….-poi il barone): .Che mi dice!

IL BARONE: E come'no, signora mia? ...Ci sono dei bottegai nuovi arricchiti che fanno sfoggio di un grande stemma nella loro anticamera e fregiano i loro biglietti da visita di certe corone!... (Al marchese, con intenzione.) Come se bastasse appiccicare una corona qualunque in una carta, per farli entrare nel nostro mondo.

IL BARONELLo: No, papà, in qualche parte serve, a farli entrare.

J.A BARONESSA: Ma dove, scusa?

IL BARONELLO: In gattabuia, mamma cara!... Per abuso di titolo...

IL MARCHESE (pallido, irritato): Non esageriamo, baronello!

IL BARONELLO (con vivacità, quasi con acredine): Vedrà, caro marchese, vedrà!... Un giorno di questi vedrà qualcuno di questi sedicenti nobili andar dentro insieme con colui o coloro che gli

avranno venduto del fumo!

IL MARCHESE (con il coraggio della disperazione): E che possiamo sapere, baronello, se per taluni i titoli ci sono davvero?

DONNA PRAZZITA: E già... Che possiamo sapere, per taluni... non tutti, ma per taluni...

IL BARONELLO: Ma che vuol sapere, signora mia!...

IL MARCHESE (incoraggiato): Eh!... bisogna andarci piano, con le smentite!... In un paese come questo, in Sicilia, voglio dire, dove, carissimo baronello, tra dominazione greca, romana, saracena,

normanna, longobarda, sveva, aragonese, catalana, angioina, spagnuola... è rimasto un sedimento enorme di nobiltà, a spuntare dei nuovi titolati ci vuole niente!... Basta fare un po' di ricerche ... negli archivi...

IL BARONE (aggressivo, anche perche ha notato che donna Prazzita è ancora disposta a prestar fede): Dentro quali archivi, marchese!... Voi ccu mia parlate, non parlate con delle donnaccole ignoranti!...E dovreste essere di quelli -voi, marchese autentico, e di che sorta di nobiltà antica e genoina -dovreste essere di quelli, ripeto, che si uniscono a noi per far cessare questa goffa e deplorevole gazzarra!... Per la tutela e il decoro della nostra casta!...

IL BARONELLO (continuando nel tono del padre): Il giorno in chi il procuratore del Re avrà spiccato mandato di cattura contro uno di questi pretesi nobili e avrà fatto sequestrare stemmi e carte con corone e titoli inventati e portati abusivamente, questa fregola di volere appa-

rire titolati cci passerà a tutti, credetelo!... Ognuno al suo posto!

DONNA PRAZZITA (fulmina con gli occhi il marchese che non ribatte, poi….): Ma per essere legittimo, un titolo di nobiltà, che cosa occorre?

LA BARONESSA: Occorre, signora mia, che la discendenza sia autentica, e venga riconosciota legalmente.

IL BARONE: Oppure che sua Maestà, di motu proprio, lo conferisca Lui, il titolo.

IL BARONELLO: In ultimo, può derivare da un matrimonio in piena regola, con un titolato autentico.

DONNA PRAZZITA (guarda il marchese, c.s.): Questo dicevo, io!...

IL MARCHESE (si alza, …...): Precisamente... Hanno ragione la signora baronessa, il barone e il baronello... Mi permettano, intanto, perche s'è fatto tardi assai e m'attendono in casa. ( si avvia...)

DONNA PRAZZITA (si alza e lo raggionge).

IL MARCHESE (voltandosi, le dice piano): Vale a dire che per quell'affare... ci penserà lei, come ha detto, appena torna don Giacomo.

DONNA PRAZZITA: No, no, aspettassi…... Non cc'è bisogno. (Va ……..) Tenesse cca!... dopo quello che ho inteso!...

IL MARCHESE (……….): E come?. Me lo rende, signora? ...E che me ne faccio, ora?

DONNA PRAZZfTA (piano, ma non tanto da non farsi udire): Cce lo dasse a qualcuno di tutti 'ss'amici distintissimi ca avi lei; a Adolfo 'Nglisi, per esempio... A Teresina!...

IL MARCHESE: Ma lei mi colpisce, signora, perche? ...Che c'entrano i Grisi e Teresina? che ho fatto per loro?

DONNA PRAZZITA: Eh! caro marchese, io, per conto mio, non vogghio tenere corpo di reato in casa... s' 'u purtassi, s' 'u purtassi...

IL MARCHESE (……): Ma che corpo di reato, che dice?.. Che era, tubo di dinamite, bomba a mano? ...

DONNA PRAZZITA: Niente, niente, non lo voglio in casa, sono padrona?

IL MARCHESE: Ca, padrona è, signora!... Lei è padrona anche di cacciarmi via! … E’ in casa sua!  DONNA PRAZZITA (per troncare, forte): Buongiorno, marchese. (Tornando verso gli ospiti.) Scusassero... (Risiede.)

IL MARCHESE (con un fil di voce): Buongiorno!... (Barcollando ……. quasi con le lacrime agli occhi.)

Cala la tela

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Il marchese solo, poi l'elemosinante,

IL MARCHESE (… Si ode il suono del campanello d'ingresso, alza l'occhio verso il medesimo, poi seccato, dice, forte): Che vi scordaste la chiave, al solito? ...(Nessuna risposta e il campanello risuona, si alza, lentamente, stentatamente e, strascinando le gambe, va ad aprire.)

L'ELEMOSINANTE (entrando, rapidamente, con un bambino in braccio): Voscenza scusa, signoria, non sogno imprudenti!... La necessità mi lu fa fare...

IL MARCHESE: Che volete, buona donna? ...

L'ELEMOSINANTE: Un poco di lemosina, 'ccillenza, ci la dimanno pe’ l’anima benedetta di li so' morti!... Non posso stari cchiù all'impedi, per la fame e la stanchezza!...

IL MARCHESE (irritato contro il suo destino): Non haju che vi dari, figghia!.. Il signore vi accompagna!

EMOSINANTE (….): Macari un tozzo di pane duro, voscenza!... se mi credi sono digiuna da ieri equesta criaturedda 'nnuccente chianci!... Vedova sono, signore, e ccu questo picciriddu lattante manco mi vogliono a serva!...

IL MARCHESE (……): Non haju spicci, buona donna, passate un altro giorno...

L'ELEMOSINANTE: Un pezzo di pane duro... chi cci costa a voscenza? ...

IL MARCHESE (c.s.): Ma si non nn'haju, come vi l'haju adire?

L'ELEMOSINANTE (sconfortata ed acre): Ah chi tutti 'accussì siti, vualtri signori, senza pietà?. Com'è ca putiti lassari moriri 'mmenzu a 'na strata du' criaturi 'nnuccenti, per non cci dari chiddu ca tanti voti jttati a la munnizza...! ...Oh, Dio di misericordia, ca non cci nn’è giustizia!

IL MARCHESE (più forte di lei, con le lacrime agli occhi): Non cci nn ' è,non cci nn'è, no!... L’ELEMOSINANTE (………..appare Marianna, con una caffettiera e un involtino in mano ).

SCENA SECONDA

Marianna e detti.

IL MARCHESE (vedendola apparire): Oh, sia lodato Dio! (All'elemosinante.) Venite cca, buona donna, non ve ne andate!...

L.ELEMOSINANTE (siferma, si rivolta e lo guarda, attonita).

IL MARCHESE (addolcendo la voce): Assittativi, non vi scantati, assittativi. (A Marianna.) Posate qua, e portatemi una tazza, presto!...

MARIANNA (……….. ): Subito, , ccillenza.

IL MARCHESE (che ………): Mangia papparedda di latte, 'u picciriddu?..

L.ELEMOSINANTE (……): Che saccio?..

IL MARCHESE: Ora vedremo. (……….. poi a Marianna.) Chiudete la porta e jtavinni, voi.

MARIANNA (esegue, ma ……….).

IL MARCHESE (…….. alla madre): Pigghiativillu voi, vi farà bene.

L'ELEMOSINANTE: 'Ccillenza... si serviva per voscenza!...

IL MARCHESE: lo... posso mangiare... altri cose, io... pigghiativillu!...

L'ELEMOSINANTE (…): il signor cci la renni, 'ccillenza! (Si alza e vorrebbe baciargli la mano.)

IL MARCHESE: Dio v'accompagna, figghia mia!.. Affacciatevi di qua a qualche giorno….

L'ELEMOSINANTE: Sissignori, grazie!... il signor cci nn'ha' dari tanto bene e salute!... (Da se riapre la porta, risoluta.) Voscenza benedica! (E va via.)

SCENA TERZA

Il marchese e Marianna.

IL MARCHESE (andata via l'elemosinante, sospira, ……..).

MARIANNA (riaffacciandosi, per la terza o quarta volta, sull'uscio di destra, dietro le spalle di lui): Signor marchese... Signor marchese…

IL MARCHESE (come destandosi): Ah!... (Volgendo il capo e guardandola.) Che vulite?

MARIANNA (dolce): Voscenza veni a mangiari...

IL MARCHESE (irritato): Che state dicendo?.. Siete stonata?..

MARIANNA (…): Ragione avi... E come nfatti, se non ero stonata, stamatina non cci dicevo ca non cc' era niente di mangiari... Trovai, drento l'armadio, un poco di provolone, due fichi secchi...

IL MARCHESE: E un quarto di vino, vero?

MARIANNA: No, vino non nni truvai, ' ccillenza.

IL MARCHESE: Dentro l’armadio!... Marianna!... Che mi volete fare seccare?..

MARIANNA (che ha ripreso spirito): Gesù, quant'è curioso, voscenza!... Venisse qua, via!

IL MARCHESE: Ma vi pare che posso accettare, Marianna? Da voi? La vostra colazione?..

MARIANNA: Chi vuole dire di mia?.. Perchè non può, di mia?.. Forse perché non sono nobile come a voscenza?

IL MARCHESE: Zitta, zitta, che dite? ...

MARIANNA: E Dunque? Caminasse, vah!... Non mi facisse fare forza, ca non posso!... Settant'anni haju, sa' chi cci pari?.. Chi fa, come quann'era picciriddu, ca era caparbiu?

IL MARCHESE (che s 'è alzato, facendosi quasi trascinare): Ah, Marianna, Marianna!...

SCENA QUARTA

L 'usciere e Marianna.

Breve scena vuota. Si riode il campanello dell'ingresso.

MARIANNA (rientrando in iscena): Veni, vengo. (Si affretta ad aprire.)

L'USCIERE (restando presso la soglia, legge, ..): Giambattista Paternò, marchese di Ruvuoleto e di Gebbiagrande... sta qua?

MARIANNA: Siisss... Sta cca, ma non gridate, perche è incomodato e 'nta questo mumentu riposa.

L'USCIERE: Posso andarci in camera, se permettete...

MARIANNA (parandoglisi davanti): Non po' essere, non haju ordini.

L'USCIERE: Voi cu' siti?

MARIANNA: La sua persona di servizio.

L'USCIERE: E vi chiamate?

MARIANNA: Marianna Benencasa.

L.USCIERE (segna, ..): Ecco cca, quando si sveglia cci 'a cunsignati. (Fa per andarsene.)

MARIANNA (trattenendolo per la giacca, piano ): Scusati, di chi si tratta?

L'USCIERE: Una notifica di sentenza di sfratto.

MARIANNA (stupita, addolorata): Gesù... E chi 'u sfratTano di cca, ora?.. povero marchese; e cu' cci l'ha' a' dari, 'na nutizia di chisti? Ma.. chista, scusati, non è casa sua?...

L'USCIERE (sorridendo): Era!... A tempi antichi!...

MARIANNA:  Dio!... Un palazzo di tredici botteghe, a quattro piani, che non finisce mai!... Un casteddu!... A poco a poco, lo ridussiro all'ingresso, ccu 'na cammaredda e 'na cucina scura, e

ora cci levano macari chisti?.. Ccu quali cori lu putiti mettere ‘n mezzo a' na strata, a un galantomo come a iddu?...

L'USCIERE: A mia m' 'u cuntati? Io ufficiali di cumannamento sono!... Buongiomo.

MARIANNA (andato via l'usciere): Quale buongiorno!... (………….)

SCENA QUINTA

Marianna e il marchese, poi don Neddu e donna 'Nzula.

IL MARCHESE (riappare, da lì a poco, forbendosi la bocca): Cu' era, Marianna?

MARIANNA: Ah, nessuno, 'ccillenza.

IL MARCHESE: Come, nessuno? Suonarono per menz'ora!...

MARIANNA: Niente, ‘ccillenza, era un fatturino ca sbagghiò porta. ..O'accussì presto finio di mangiare?

IL MARCHESE: Sl... vi lasciai per voi.

MARJANNA: Ca quale per mia, chi fece, voscenza? Siccome nn'aveva in abbunnanza!...

IL MARCHESE: Signo ca sono soddisfatto… andate a mangiare!.

MARIANNA: Ma si io haju mangiatu!

IL MARCHESE: Quando?

MARJANNA: Prima di venire cca.

IL MARCHESE: Unn'è ca mangiastuu, al Gambrinus o alla Birreria Svizzera?.. Vah, facitimi questo piaceri!... Se non mangiate mi facte seccare, vah! (Si riode il campanello.)

MARIANNA (andando ad aprire): 'U sta vidennu quant'è capricciosu, voscenza?

DONNA 'NZULA: Il signor marchese cc'è? Riceve?.. Ah! Eccolo qua!..

DON NEDDU: Egregio signor marchese!.. Lei non ha voluto onorci, e noi vinemu a truvarlu in casa!... Si persuadi ca non putemu ristari appisi a' corda.

IL MARCHESE (a Marianna): Via, spicciativi. Mi dispiace che si siano disturbati... lo non sono venuto perché, a dirla francamente, non avevo buone notizie da dare a lor signori.

DONNA 'NZULA: Niente, ah? Sempri ostinata 'a signora Prazzita?..

IL MARCHESE: Cchiù dura d'una pietra! Si figuri ca non cci vado cchiù in casa...

DONNA 'NZULA (si alza, avvilita): Se mi credi, signor marchese, me ne torno ccu l'ossa rotte!... Solo solo pinsannu a la mala sorti di questo me' figghiu, ca si 'nnamurau di una ccu 'na matri, Dio nni scanza, d'accussì fastidiosa, petulante e superbiosa. Cu' cci l'ha' dari questa notizia?  Dopo che gli abbiamo detto che vossignoria aveva promesso d’aggiustare tutto?.. E poi cc'è un altro fatto!... Di dariccilla vinta a questi morti di fame leccati e imbalsamati d' 'i Mezzomondello, ca, ccu 'ddu miserabile titolo di barone ca hanno, su' deventati li patruni di casa Timurata e finisci ca si portano 'dda bedda giovane 'nnuccente, ccu du' milioni di dote!... (Al marito.) Oh, appena usciamo di qua protestici le cambiali, altrimenti mi vidiraì fare cose di pazzi!... Chissi sunnu genti ca si devono svergognare davanti a tutta la nobiltà e la mastranza!... Livamicci il disturbo, al signor marchese, ca  avi chi fare...

DON NEDDU (porgendogli la mano): Scusassi l'incomedo, signor marchese...

IL MARCHESE: Niente, quali incomedo!... Mi dispiaci, replico, che non sono riuscito a niente.

DONNA .NZULA: E vossignoria che cci ha colpa?... Sventurati ca siamo tutti per la gran superbia di una donna di strada arriccuta!... Signori mei, guardate come devo perire un figghiu ca pareva un gigante di Messina, quant'era alto e rubusto!... E ora!...

DON NEDDU (accalorandosi): Iddu solo?.. Siamo malati tutti, signor marchese!... Noi stiamo seccando dentro le robbe!... Vossia guarda!... (Si sbottona la giacca per fargli notare ch'è dimagrito.) Ma si 'n casa nostra non si mangia cchiù!...

DONNA .NZULA: Vih, ca quali mangiari!... Quanto bene di Dio gettato a li cani e ai miserabili, ca macari si lamenta la Provvidenza!...

DON NEDDU: Ieri  accattai  un dentice tanto! (Fa il gesto.) Vivo vivo ca ancora sbatteva! Dico, vediamo se mangia pesce. Lo feci fare a brudetto, ccu ogghio, agghio e prizzemulu, per

cunservarci l'odore del mare. (Il marchese dilata le narici e abbozza uno sbadiglio.) Signor marchese, a mia vossia senti!...

IL MARCHESE (frenando lo sbadiglio ): A lei staju sintennu.

DON NEDDU: Si porta a tavola... Nn'avisse assaggiato un'ugna!... Io e 'Nzula, di conseguenza, a stomaco chioso, l’abbiamo dato, sano sano, al giardiniere, per non gettarlo!...

DONNA .NZULA: E il capretto della sera, dove lo metti?

DON NEDDU: Vah, vah, non mi cci fare pinsari!... Un capretto tanto (gesto c.s.), sano sano, grasso!... Lo feci fare al forno con le patate, signor marchese, vossignoria ca mangia finu e se nne 'ntende...

IL MARCHESE: Sicuro!

DON NEDDU: Si porta a tavola con tutto il tegame … Un odore!... che riempie la stanza e che avisse fatto risuscitaci li morti... Le patate, signor marchese, arrosolate ca parevunu di cosa dolce... Unni? Manco lo volsi guardare!... E noialtri, per conseguenza, niente!... Cci li dessimo ai poveretti!... Di questi tempi il bene di Dio, 'nta la nostra casa, va tutto perso di questa maniera!... Dici, nni mancassi la Provvidenza, pacenzia; ma accussì, signor marchese, ca 'nta la nostra casa il mangiare si spreca e non siamo buoni di assaggiare l’acqua l'acqua? E se nne hanno a godere quattro nemici salariati?.. Mi nni vaju, prima che ni piglia un colpo!... Voscenza benedica!... Camina, 'Nzula.

DONNA 'NZULA (svincolandosi): Un mumento. (Tornando indietro.) Cci dico questa sola, signor marchese, ca vale per tutte. Mi promise per oggi, a colazione, ca si pigghiava 'na tazza di brodo. Ieri sera cci feci ammazzare un tacchino ca pareva 'n muntagna, cci faccio fare un brodo ristretto che poteva andare in presenza a un Re... arriva a tavola... Niente!

DON NEDDU: Chissu solo? (A 'Nzula.) Ca allora, mentri cci si', diccilla tutta!... Cci portai 'na cassata di ricotta, signor marchese, fatta fare appositamente!.. Dico, siccome ha stato sempre goloso, chi lo sa... Cci nni tagghio 'na bella fetta, cce la metto nel piatto... ca quando mai!... Arristau ddà come tutte l'altre cose!

IL MARCHESE: Il portinaio, ah? ...

DON,NEDDU: Manco!... Se la mangiarono le mosche, sopra il buffé. Dopo si sintiva un poco d'acido di ricotta, che vuoli? E si dovette gettare… Questa gettata proprio, nell’immondizia...

DONNA 'NZULA: Sono dispiaceri, signor marchese, non cci pare a vossignoria?...

IL MARCHESE: Eh, comprendo...

DON NEDDU (a 'Nzula): Camina. (La trascina, poi, tornando verso il marchese.) Sono vendette di Dio, signor marchese, perchè mentri noialtri gettiamo tanto beddu mangiari, che sa’ quanta gente cc'è ca desidera pane e companatico!

DONNA ‘NZULA: E tutto per che? Per 'na formaggiara rifatta!...Non si disturba, signor marchese, non si disturba!...

DON NEDDU: 'Nt' 'a nostra casa, 'i megghio pietanzi, 'i megghio dulci, nell’immondizia!... Stassi comodo, signor marchese!...

IL MARCHESE: No... un poco di moto... servirà per farmi digerire tutto quello... che ho mangiato.

DON NEDDU: Beato vossignoria ca po' mangiare a piacere suo! Passa, 'Nzula!...

DONNA 'NZULA: Davvero!... Cci bacio le mani…..

DON NEDDU (stringe la mano): Cci auguro, signor marchese, di non trovarisi mai nelle circostanze nostre...

IL MARCHESE: Quali ?

DON NEDDU: Quelle di dover buttare il bene di Dio per mancanza di appetito!

IL MARCHESE: No, non cc'è pericolo!...

DON NEDDU: Sempre accussì, e ccu bene e saluti.

SCENA SESTA

Tano e il marchese.

TANO (in fondo al ripiano delle scale): Voscenza non chiudi, signor marchese!

IL MARCHESE (curioso, sulla porta): A mia cercate?

TANO (c.s.): Sissignori, a voscenza. Voscenza benedica!... Non mi conosci cchiù, voscenza?.. Accussì mi pari... In casa di don Jabicu Timurata, cci 'u vuleva dire, a voscenza: 'U sa chi sono? ...

IL MARCIIESE: E m' 'u putiti diri ora, perché sinceramenti non mi ricordo. (inforca gli occhiali…)

TANO (sorridendogli): 'U figghiu di Rosario Conti!...Saro! … Ca come, non si ricorda quando cci portava il pesce, a voscenza?.. Allora stava qua sotto, al piano nobile...

IL MARCHESE: Ah, Tano!... Ca come mi potevo ricordare, se sono vent'anni ca non ti vedo?.. L'ultima volta che ti vidi avevi i calzoni corti …..

TANO: Ragione avi, voscenzal...

IL MARCHESE: Non solo, ma eri anche scalzo! Mentri ca ora ti vedo accussì, che pari un signore...

TANO: Mi sono portato avanti, 'u sa? Specialmente durante 'a guerra mi sono arrangiato e mi sono fatto 'na posizioncella... a vossia cci 'u posso dire: Una posizione... non certu come chidda di vossignoria, ma buona, vah, buona! Specialmenti travagghiannu ccu 'i Timurata... chiddi ca ora su' nobili, voscenza 'u sa...

IL MARCHESE: Bravo, bravo!

TANO: E giusto appunto venni da voscenza, perché... mi nascette 'na fantasia...

IL MARCHESE: Che fantasia, sentiamo?

TANO: Voscenza mi dici 'na cosa: Ch'è giusto ca mi chiamu Conti e non sono conti di niente? Che conti potessi essere?

IL MARCHESE (lo guarda e ride).

TANO: Voscenza cci ride, ma a mia mi necessita!...

IL MARCHESE: Che ti necessita?

TANO: Mi necessita un nome da mettere dopo il Conte.

IL MARCHESE: E non l'hai?.. Che vai cercando?

TANO: L’haju? E quale? Conti, di?

IL MARCHESE: Di Rosario.

TANO: Guarda ch'è bellal...

IL MARCHESE: E cce nne puoi aggiungere 'n'altro.. Tua madre come si chiama?

TANO: Cuncetta, Concetta Somma.

IL MARCHESE: Benessimo, tu, dunque, sei Gaetano Conti di Rosario e di Somma Concetta. Che bisogno hai di cercare titoli in prestito? Nn'hai due!.. E nessuno ti può dire che sono falsi…

TANO: 'U sa ca voscenza mi apre una strada ca manco se pagavo du' mila lire, la trovavo?..

IL MARCHESE: Per chi non ti conosce, sfoderaci un nome accussì pomposo, dirà: Chistu deve essere un nobile spittaculoso!... (Ride.) Mi fai ridire!... Perché ti serve, questa nobiltà?

TANO: Voscenza chi nn'ha' a fare?.. Ma... mi dicissi 'na cosa: Per quelli che mi conoscono?..

IL MARCHESE: E che possono dire? Tuo padre si chiama Rosario? Tua madre è Somma Concetta? Dunque tu sei Conte di Rosario e di Somma Concetta… legittimo... come io sono marchese legittimo di Ruvulito e di Gebbiagrande.

TANO (allegro e soddisfatto): Benedetta 'dda matri ca lo fece!

IL MARCHESE: Sei un tipo allegro, caro Tano!... Vah, jtavinni, ora, signor Conti, c'haju da fare.

TANO: Voscenza senti... E chi stemma mi potessi mettere?

IL MARCHESE: Quello che vuoi, tutto il mondo è tuo!

TANO: Che senti dire, voscenza?

IL MARCHESE: Sento dire che sei allegro, e uomo allegro Dio l'aiuta e tutto il mondo è suo….

TANO: Ma... mi dicissi 'na cosa... .scusassi l'imprudenza... Non l'avi quarche stemma ca non cci serve?

IL MARCHESE: A tia 'i stemmi che ti parono cazzarole vecchie?

TANO: E via, voscenza nn'avi tanti!

IL MARCHESE: Tano, ti dissi ca haju che fare!...

TANO: Voscenza che si crede, ca 'u vogghio gratis? Lo pago quanto vale.

IL MARCHESE (…..): Qua dentro cce nn'è cinquecento stemmi, puoi scegliere a piacere!

TANO: A mia non mi possono dire niente, perché conti cci sono per davvero, conti cci sono nato!... (Cava dal portafogli tre biglietti da cento lire ……...) Voscenza pigghia.

IL MARCHESE (impacciato, non li ritira subito).

TANO: Che cci parono, pochi?.. Voscenza parla!

IL MARCHESE (……..): No, ma mi secca ca si' troppo rumoroso...

TANO: Me ne sto andando, voscienza benedica!

IL MARCHESE: No... intendo dire che sono convinto che ora tu, ccu 'ssu libro, chi sa' che chiasso farai e quante volte mi metterai in bocca alla gente….

TANO: Chi dici, voscenza?.. Non mi conosci, allora!... Se è interesse mio di non fare sapere niente a nessuno, da dove vengo e da dove non vengo!... Benediciti e grazie a voscenza!

SCENA SETTIMA

Il marchese solo, poi Marianna.

Il. MARCHESE (……): Venite cca, vecchia!...

MARIANNA: Che vuole, Eccellenza?

IL MARCHESE: Quante mesate avanzate?

MARIANNA Perché, 'ccillenza, che è successo, cc'haju fattu? ...

IL MARCHESE: Rispondete a mia: Quante mesati v'haju a dari?

MARIANNA (c.s.): Chi fa, voscenza, mi nni vuole mannari? ...

IL MARCHESE: Ma che vi passa pp' 'a testa? Rispunniti...

MARIANNA: Non saccio, 'ccillenza... credo quattro  ...o tri... non cci penso bene (c.s.)... ma

forse sono due... non saccio fare il conto, 'ccillenza, perdonasse...

IL MARCHESE: Saranno quattro per lo meno!... Mettiamo quattro... a ventidue lire al mese... già siamo ancora con i prezzi d'anteguerra... ma per ora non vi posso aumentare, come vorrei, in seguito si vedrà...

MARIANNA: Ma che discorsi fa, vossignoria? ...Mi fa stare in pensiero... Che si sente?

IL MARCHESE: Dunque: quattro mesate, a ventidue lire, fanno ottantotto lire... (…) e dodici di regalia, per tutte l'attenzioni ca m'avete usato... cca cci nn'è cento e siamo pari. (…)

MARIANNA (indietreggiando): Signor marchese, ma che sta dicendo, Voscenza?

IL MARCHESE {severo): Andiamo, Marianna!...

MARIANNA: Mi vuole pagare l'attenzioni?.. E che cci haju fattu, per mortificarimi d'accussì?

IL MARCHESE: No, no, Marianna, che c'entra?.. Non interpretate male... Quale pagare!... Certe cose non si pagano neanche con cento milioni. Vah, tenete!

MARIANNA Niente, 'ccillenza, non mi servono...

IL MARCHESE: Avanti, che mi colete fare infuriare?... Ubbidite!...

MARIANNA: E basta, basta!... Basta ca voscenza non se ne va in collera... Voscenza senti: ce lo vado a prendere un caffè e latte, al bar?

IL MARCHESE: No, oramai... si è fatto tardi, e poi non mi andrebbe più...

MARIANNA: Un caffè espresso allora?

IL MARCHESE: Si, brava Marianna, un caffè espresso!

MARIANNA (allegra): Vo' pigghio 'a cafittera. (Fa per correre in cucina, ma si ferma e dice, titubante.) Voscenza senti... Dal mumento ca sta un poco cchiù sereno, cci vogghio dire ' na cosa ca non m'aveva bastato l'animo di direcci prima.

IL MARCHESE (preoccupato) : Di chi si tratta ?

MARIANNA: Poco fa, quando voscenza ha ‘nteso suonare... non è vero ch'era un fatturino c'aveva sbagghiato porta...

IL MARCHESE: E cu' era?

MARIANNA: Era un usciere... ca purtò questa carta!,.. (…….)

IL MARCHESE (……..): Ma che su' pazzi?.. Che diavulo di magistrati avemu 'nta questo paisi?.. Che ponnu dare sfrattu?.. Cc'è tanto di decretu luogotenenziale!... E poi, e poi, un momentu: questo in

linea subordinata; ma in linea diretta c'è un errore più grave!... Guardati chi faciti, Marianna: scendendo, per ansare al bar, passate dal notaio Mazzarò, e cci dicite che lo prego caldamente di favorirmi cca subito, con la copia dell'atto di mutuo supra sopra il palazzo...

MARIANNA: Voscenza si. (………) Voscenza vidi ca cc'è il baronello di Mezzomondello

ca sta salendo le scale... Non saccio si veni nni voscenza...

IL MARCHESE: Nni mia?. (Scrolla le spalle.) E c'avessi a fare, nni mia, 'ssu don …………?..

MARIANNA (riaprendo la porta): Signor baruneddu, chi cerca 'u signor marchese?

SCENA OTTAVA

Il baronello e detti.

ILBARONELLO (dalle scale, forte): Per l'appunto. È in casa?

IL MARCHESE (pronto e piano ): Diciticci ca non cci sono! Diciticci di no...

MARIANNA (che non ode il marchese): Sissignori, in casa è, favurisca!

IL MARCHESE: Brava! Benedetta tutta!

MARIANNA (voltandosi): Chi dici, voscenza?

IL MARCHESE: Ca cc'haju a dici, Marianna!... Sorda del tutto, benedetta vecchiaia!...

MARIANNA (……….. ).

SCENA NONA

Il baronello e il marchese.

IL BARONELLO (tendendo la mano al marchese, che non la prende): Evviva, egregio marchese!

IL MARCIIESE: Salute a lei.

IL BARONELLO (con improntitudine): Siedo, perche sono stanco. (Siede.)

IL MARCHESE: Ed io le sedie le tengo apposta, per sedere.

IL BARONELLO (dopo breve silenzio, lungo il quale l' ha osservato ): Lei,marchese, sarà un po' sorpreso della mia visita... Dopo l'incidente del mese scorso, in casa Timorata...

IL MARCHESE: Che incidente? ...Perche lo chiama così quel nostro incontro?

IL BARONELLO: Eh, via, siamo sinceri... Quel giorno, io e i miei, siamo venuti a... come dire?.. a romperle un po' le uova nel paniere...

IL MARCHESE (alzandosi, irritato): Senta, per sua norma, lei non m'ha rotto niente, perche io, ad onta della mia età e dei miei acciacchi, sono sempre buono a rompere qualcosa agli altri e non mi faccio rompere... le uova da nessuno, ha capito?

IL BARONELLO (guardandolo e sorridendo ): Bello, sempre bello, il marchese!... Fiero come un hidalgo e vivace come un folletto!... Mi congratulol...

IL MARCHESE (c.s.): Senta, veniamo al grano: Lo scopo della sua visita?

IL BARONELLO: Quando gliel' avrò detto, lei non mi serberà più rancore, perchè io vengo ad offrirle il destro di rifarsi di quello che, senza volere, le abbiamo fatto perdere.

IL MARCHESE: Non capisco niente.

IL BARONELLO: Non importa, comprenderà in seguito.

IL MARCHESE: Perche? Lei intenzione di parlare a lungo ha?.. Badi che attendo persone.

IL BARONELLO (sorride c.s.): II signor marchese è impaziente, comprendo. Eccomi, adunque: Mio padre avrebbe dovuto venire lui, a parlarle, ma sa... è un uomo ancora pieno di scrupoli e di fisime...Nella mia generazione, per fortuna, tutti i pregiudizi sono scomparsi.

IL MARCHESE: Già... voialtri giovani avete cchiù facci tosta!...

IL BARONELLO: Dica meno ipocrisie, signor marchese.

IL MARCHESE: Veniamo al busillis.

IL BARONELLO: Ci sono. Lei sa che i Timorata, anzi, per essere più esatti, la signora Timorata -che è, poi, la padrona e despota della casa -smania perche la figlia, sposando, acquisti un titolo di nobiltà (con malezia)... Perche si è convinta che non c'è altra via per conseguirlo...

IL MARCHESE (impaziente): Non faccia digressioni, la prego.

IL BARONELLO: Essa mi ha lasciato intendere, in tutti i modi, che sarebbe lieta e orgogliosa di offrirmela in moglie, pur sapendo che la posizione mia e della mia famiglia è... come dire? un po' scossa.

IL MARCHESE: Scossa?. E perche non dice che è un terremoto ondulatorio e sussultorio permanente, la loro posizione?.

IL BARONELLO: Giosto appunto! Mettiamo che sia, a un di presso, come la sua, che non è allegra, egregio marchese.

IL MARCHESE: Senta, lei che è venuto qui per insultarmi?

IL BARONELLO: Abbia pazienza: Lei mi può dire che sono uno spiantato ed io non le posso dire: Caro collega?

IL MARCHESE: ...Prosegua.

IL BARONELLO: E, giusto perché, per dirla con lei, sono uno spiantato, mi vedo costretto a sposare la figlia di un volgare pescecane e di una volgarissima balena -ora ddocu cci vuole! -per -come dicesi -rinverdire il mio blasone. Si può essere più nudi e crudi di così?

IL MARCHESE: Certamente, no.

IL BARONELLO: Di bene in meglio; vedrà che ci intenderemo subito! Dunque, io sposo, e sposo per interesse. Mi vendo.

IL MARCHF.SE: Dal momento che c'è chi lo compraI...

IL BARONELLO: Ma io intendo semplicemente vendermi, non rendermi schiavo!...

IL MARCHESE: Non capisco la distinzione.

IL BARONBLLO: Ecco: Chi cci pari, a lei, che io sposo la figlia di un mercante d'olio arricchito, che ancora porta addosso il tanfo della morchia, per fare il figlio di famiglia, il marito, il piccolo parassita, che ogni volta che gli occorressero mille lire, per suoi minuti bisogni, dovrebbe chiederle alla moglie, o al suocero, o alla suocera? !

IL MARCHESE (edificato di tanta sfacciataggine): No?!

IL BARONELLO: Ah, no, amico mio!... E allora, dove andrebbe a finire il mio decoro?

IL MARCHESE (ironico): Capisco, lei ne fa una questione di decoro!...

IL BARONELLO: Naturale!... Dunque: La signora Timorata compra da me, per sua figlia, un titolo di baronessa...

IL MARCHESE (all'udire questa frase………..).

IL BARONELLO (con calore): Ora questo titolo lo deve pagare; e lo deve ...pagare all'atto del matrimonio, anzi prima; all'atto della stipula dei capitoli matrimoniali!...

IL MARCHESE (che è rimasto per un po' assorto nel suo pensiero): Avanti.

IL BARONELLO: Mi ha capito, caro marchese? Prima di sposare, io devo ricevere dai coniugi Timorata, miei futuri suoceri, -all ' infuori della dote -una donazione di almeno seicentomila lire, che deve rappresentare il padremonio sul quale, un barone come me, deve poter fare assegnamento, sposando, per non dipendere dalla moglie. Mi spiego?

IL MARCIIESE: Come un libro stampato!

IL BARONELLO: Le potranno fare un' eccezione -bisogna pensare a tutto...

IL MARCHESE (meravigliato): A me?

IL BARONELLO: Sì, a lei, ora le spiegherò il perche: Le potranno eccepire che il capitale liquido io potrei... come dire?.. liquidarlo in pochi anni e gravare ugualmente sulla fortuna di mia moglie...

Il MARCHESE: Eh!... Data la sua disinvoltura, il dubbio sarebbe legittimo!

IL BARONELLO: E allora, in cambio, io m' accontenterò di una rendita vitalizia di trentaseimila lire, come fosse il frutto del sei per cento... cento lire al giorno, insomma.

IL MARCHESE: E sì... lei, in fondo, si contenta d'un boccon di pane!... Ma mi vuole spiegari come cci posso entrari io, in tutti questi 'mbrogghi? ...Insomma, in tutti questi suoi disegni?

IL BARONELLO: Ecco: Tutto questo, così, brutalmente, non possiamo dirlo ai Timorata, ne io ne i miei parenti... Capirà...

IL MARCHESE (……): E già... Sempre per quel tale decoro chi accennava poco fa...

IL BARONELLO: Per l'appuntol... Vede che mi viene incontro?.. E allora abbiamo pensato a lei, che è tanto amico della famiglia Timorata, è un padrezio, come noi, e può parlare con maggior persuasione e coscienza di causa...

IL MARCHESE (c.s.): Ah, troppo onore, caro barone!...

IL BARONELLO: Un momento, mi lasci finire... Naturalmente, tutto questo, lei non deve farlo per niente...

IL MARCHESE (c.s.): E già... questo dicevo...

IL BARONELLO: Marchese!... Son cose che si sottintendono!... Ehl... Non sarei un giovanotto di mondo, se non capissi certe cosel...

IL MARCHESE: Lei, vede, capisce tante cose, che io, a prima vista, non capisco, e ne pensa certe altre che io non avrei neanche sognato! Che vuole, più si.vive e più s'imparaI... (Cambiando tono.) Ma mi dicissi 'na cosa: E sicuru, lei, ca facennu una proposta di chisti ai Timurata, non finisc a bastonate?

IL BARONELLO (convinto, enfatico): Senta, marchese: La signora Timorata è talmente infatuata del titolo, che se io le dettassi delle condizioni anche più dure, sono certo che le accetterebbe!... Si lasci pregare da me, che...

IL MARCHESE (interrompendolo): Che capisce tante cose che io non capisco!... Ma comincio a capire anch'io, finalmente, sa?..

IL BARONELLO: Che intende dire?

IL MARCHESE: Intendo dire che lei, benche tanto più giovane, mi ha ammaestrato un tantino nella vita, e vedrà, vedrà che saprò trarne profitto.

IL BARONELLO: Oh, benessimo!... Qua la mano! (…….)

IL MARCHESE (per tema d'essersi tradito, cambia discorso): Insomma lei si contenta di seicentomila lire odi trentaseimila all'anno, vita natural durante...

Il BARONEl.LO: Benessimo...

IL MARCHESE: Perche è generoso, altrimenti potrebbe chiedere e ottenere di più... E’ generoso.

IL BARONELLO: Se ne accorgerà quando verrà l'ora di disobbligarmi con lei.

IL MARCHESE: Lo credo, barone, lo credo.

IL BARONELLO (…...): Vede che ci siamo intesi perfettamente?.. Dunque: Quando andrà, lei?.

IL MARCHESE: Presto, prestissimo, domani stesso.

IL BARONELLO: E come farò a sapere l'esito della sua conversazione con mia suocera?

IL MARCHESE: Penserò io a comenicarglielo fino a casa.

IL BARONELLO: Benessimo. (….} Marchese... Per il momento non le dico niente, perche

potrebbe sembrarle che io intenda disobbligarmi a parole, preventivamente...

IL MARCHESE: All'ultimo, all'ultimo, a cose fatte!

IL BARONELLO (trattenendolo}: Si fermi, si fermi, non s'incomodi!...

Arrivederla!... In bocca al lupo!... (………..}

SCENA DECIMA

Il marchese solo, poi Marianna.

IL MARCHESE (rimasto solo, …….chiama}: Marianna!... Marianna!... (………} Oh, finalmenti!... Presto, presto, sali , presto!...

MARIANNA (……………}:'o notaio, ora veni!...

IL MARCHESE (togliendole di mano la caffettiera}: Dati cca, scinniti subito 'nt' 'o droghieri cca 'nfacci e pregatilu di farevi telefonari... numero... numero... {Scottandosi le mani alla caffettiera, corre a deporla sulla scrivania.} Accidenti!... Numero... chi nummiru è'!...

{Cerca …… legge.} Trecentosessantuno!... Tre, sei, uno, ricurdativi.

MARIANNA (per fissarsi meglio i numeri in mente}: tre gatti, sei cani e uno solo...

IL MARCHESE: Che vi state giocando un terno?

MARIANNA: Per ricurdarimi megghio, ‘ccillenza.

IL MARCHESE: Tricentusissantuno. Dimannati si cc' è Adolfo Grisi, stati attenta...

MARIANNA: Stoffa ‘nglese, sissignori!...

IL MARCHESE: Mai, villuto di sita!... Quali stoffa 'nglisi, surda ca siti!... Adolfo, Adolfo, Grisi!...

MARIANNA: Ah, sissignori, donn' Adolfo, 'u conuscio!...

IL MARCHESESE: Diciticci di veniri cca subitu, a precipizio, per affare importantissimo!

MARIANNA: Sissignori... 'U notaio ora veni, appena...

IL MARCHESE: Non me ne importa un corno, correte!...

MARIANNA: Vaju, vaju!... (Corre alla porta……..

II.. MARCIIESE (……): Cc'avete? Perché vi fermati'?

MARIANNA: Gesù, Giusepper e Maria, e chi è, arti abolica?

IL MARCHESE: Ma chi vi successi, chi vi pigghiau?

MARIANNA: ca é, manco s’avesse stato uno spirito.

IL MARCHESE: Chi?

MARIANNA: Donn' Adolfo, sta sta salendo le scale

IL MARCHESE: Adolfo Grisi? (Si muove verso la porta.)

MARIANNA: Iddu! alluccà! Vossignoria trasi, ca 'u marchese a vossignoria aspetta.

SCENA UNDICESIMA

Adolfo Crisi e detti.

AOOLFO (……..): Se mi crede, signor marchese, sono avvilito!

IL MARCHESE: E perché, avvilito? Coraggio.

ADOLFO: Eh, vossignoria può immaginarlo!... Avevo la speranza che lei mi mettesse in grado, vincendo la testardaggine della signora Timorata, di vincere alla mia volta la concorrenza sleale di di quel morto di fame del baronetto... ma ora che vossignoria ai miei genitori ha aperto le braccia, vedo tutto compromesso, tutto buio!

IL MARCHESE: Le sto dicendo non si avvilisca!... Lei ha modo di capovolgere la situazione...

ADOLFO (vivamente): E come?

IL MARCHESE: Come? (Volge gli occhi verso Marianna.)

MARIANNA (alzando la caffettiera, gliela mostra).

IL MARCHESE: Che avete?

MARIANNA: Arrifriddau!

IL MARCHESE: Non importa.

MARIANNA: Ce lo devo riscaldare, per forza...

IL MARCHESE: Fate quello che volete, ma lasciatemi parlare, Marianna! (Ad Adolfo.) Lei, caro donn' Adolfo, con le sue ricchezze...

ADOLFO (……..): Senta, signor marchese, magari mi potesse costare un milione, ma quel saltimbanco fatto a baronetto non cci arriva, a sposarsela, a Immacolata!... Già, stasera stessa, appena lo vedo entrare a teatro e sedersi nel palco, gli assesto uno schiaffo che la botta la dovete sentire fino qua!... (Si ode il campanello dell'ingresso.)

MARIANNA (che è già andata in cucina, con la caffettiera, riappare e va ad aprire).

IL MARCHESE (c.s.): Non cc'è bisogno, caro donn' Adolfo... lo le offro il destro...

SCENA DODICESIMA

Il notaio e detti..

IL NOTAIO (appena Marianna apre la porta, entra…): Egregio signor marchese, ai suoi ordini... Signor mio... (Apre la busta e ne toglie un fascicolo.)

MARIANNA (richiude la porta e ritorna in cucina).

IL MARCHESE: Carissimo notaio!... Vi ho incomodato per una faccenduola che possiamo discutere stasera o domani... In questo momento avrei per le mani tutt'altro affare...

IL NOTAIO (stava per sedersi, risollevandosi): Ah, sta bene... L’aspetterò in curia, allora... lo ero corso per renderle servizio, perché la sua donna m'informò, sommariamente, e mi fece premura...

IL MARCHESE: Cioè, cioè, no!... Fermatevi, notaio!... (Volgendosi ad Adolfo.) Ma se è la mano del destino!... Quando una cosa deve accadere, si verificano tante circostanze, si combinano tante cose insieme, che sembrano fatte apposta per agevolarne il corso!...

ADOLFO (vorrebbe parlare).

IL MARCHESE: Siisss!... Non dicesse niente, caro don Adolfo!.. Vede! Nel breve giro d'una mezz'oretta si è maturata, per lei e per me, quella tale pera che ci pareva non dovesse maturare mai!... Avevamo voglia d'assaltare l'albero, di scuoterlo dalle radici, la pera non si staccava. Neanche un temporale sarebbe bastato... Ma ora è matura a tal segno che basta un soffio per farla cadere!... E noi siamo sotto l'albero, stendiamo la mano (fa il segno) e l'acchiappiamo, al volo, accussì!... E sapete di chi è il soffio, nel caso nostro? Ecco qua, il notaio, che si presenta inconsapevole di tutto...

IL NOTAIO: lo? Se mi volesse spiegare, signor marchese...

IL MARCHESE: Siisss... Non ditei niente manco voi. (Ad Adolfo.) Le pere mature sono due, amico mio, una per lei e una per me, fratelli ed amici.

ADOLFO (ritenta di parlare…..).

IL MARCHESE (con autorità): L'ho pregata di non dire niente!... Lei non ha bisogno di parlare! Non deve fare altro che stendere la mano e prendere la sua pera matura, mentre sta per cadere... Notaio, pensiamo a scuotere l'albero... leggermente, non cc'è bisogno di fare forza... Avete carta bollata?

Il. NOTAIO: Sempre, signor marchese, nella mia borsa ce n'è d'ogni taglio.

IL MARCHESE: Di bene in meglio. Sedtevi alla scrivania. (il notaio esegue.) II signor Adolfo Grisi, vi detterà un atto, che voi, dopo la firma, farete regolarmente registrare; dopo di che ci recheremo in tribunale, dove io compirò un atto ben più importante.

ADOLFO (si alza, interrogandolo con gli occhi).

IL MARCHESE: Marianna!...

MARIANNA (dall'interno): Comandi!..

IL MARCHESE: Non venite, per adesso, avete capito?

MARIANNA: E il caffè?..

IL MARCHESE: Non importa, lo prtate quando vi chiamo.

MARIANNA (c.s): Come vuole voscenza!...

IL MARCHESE (………): Lì, si accomodi lì, accanto al notaio.

ADOLFO (esegue).

IL MARCHESE: Benissimo! Ed ora, a noi.

Cala la tela

ATTO TERZO !

La stessa scena del primo atto. Due giorni dopo l'azione del secondo.

SCENA PRIMA

Donna Prazzita e don Jabicu.

DONNA PRAZZITA (……nervosa, a sedere su una poltrona).

DONJABICU (all'impiedi, presso di lei, persuasivo, ma fermo): Non ci devi andare per cento e una ragione!... Prima di tutto per il nostro decoro!... Che diventò, nostra figghia, che ce la dobbiamo strofinare sul muso noialtri?.. Qualche vacca o qualche capra maltese?..

DONNA PRAZZITA: Ma allora, questo trasi e nesci non finisce mai!... Quando lo dobbiamo sapere, di chi morte si deve morire?

DONJABICU: Ma se a quei signori, per esempio, manco cci passa pp' 'a capa, che cci vuoi fare? ...L' afferri per il collo e cci dici: Pigghiativi a mia figghia perché ho urgenza di farla diventare baronessa?.. Insomma, tu, se io non t'avessi sconsigliato e fermato a mezza strada, che cosa cci avessi detto, a questi signori, andando a trovarli in casa?

DONNA PRAZZITA: Avessi uscito un discorso, alla larga, per farci capire ca questo signore baronetto o si spiega formalemmente o in casa nostra non cci viene cchiù! In quanto a non passaricci pp' 'a capa, sta' tranquillo che non è accussì, perché si vede di cento migghia lontano che è innamorato!

DON JABICU: Di chi?.. Di 'Mmaculata?.. Se l'ha' vista tre volte in tutto?!...

DONNA PRAZZITA (in tono di collera): Dopo che quel boia di tua figghia non si vuole presentare mai, quando cc'è il baronello, e non sa che fare per farci capire ca non cci piace!...

DON JABICU: Ma allora, benedetta Maria Santissima, come ragioni, tu? A tua figghia non piace, iddu non si spiega e tu ti 'ncapunisci con questo matrimonio, ca non va a genio manco a mia?

DONNA PRAZZITA: Io, di te e di tua figghia non me nne preoccupo!... Se questo benedetto cristiano si decidesse a dimannalla, vi facessi vedere quanto valete, tutti e dui!... O abbassate la capa o abbassate la capa!...

DON JABICU: Ah!... Meno male ca si' bene ‘ntenzionata!... Quello, se mai, farebbe un matrimonio d'interessi... e tu sacrificassi a tua figghia, perché?.. Per il fumo di dire ca hai 'na figghia baronessa!... E chiddu, poi, te la lascia in casa, come 'na pezza vecchia, e cci mangia la dote, a la faccia tua!...

DONNA PRAZZITA: Tua!...

DON JABICU: Nostra! Va bene?

DONNA PRAZZITA (alzandosi): Quando? La doti di mia figghia, prima di tutto si dovesse costituire in modo ca non la può toccare nessuno e dovesse restare ai figghi ca nasceranno, e, usufruttuaria, solamente idda, 'Mmaculata!... Oh, allora bello fosse!... Idda, idda sola!... Di questa maniera il marito non potesse fare tanti capricci!... Se si comporta bene, la tratta con amore, la presenta in società baronessa di cca, baronessa di ddà e allora, mia figghia, sopra il fruttato della dote cci dona qualche soldo, diversamente niente, cci leva l'acqua e lo lascia all’asciutto!...

DON JABICU: Insomma, il fatto è quello ca tutti questi sono castelli in aria ca fai tu. Quel signore, per fortuna nostra, non s'è spiegato, e credo ca non si spiegherà mai.

DONNA PRAZZITA: Beh, a la fine, per farla corta: lo sono convinta ca non s'ha spiegato perché non si trova in condizioni per la quale...

DON JABICU: Chi significa in condizioni per la quale?

DONNA PRAZZITA: In condizioni, insomma, di potere fare spese, per il momento: regali di fidanzamento, mobilio di casa, argentaria... tutto l'occorrente, insomma, per 'na casa di nobiltà come la sua!... E io cci vorrebbe fare sapere ca tutto questo non occorre... perchè, sotto sotto,  cci penseremo noi, senza farci fare mala figura.

DON JABICU: Ah, tu hai queste buone intenzioni?

DONNA PRAZZITA: Centomila lire cchiù, centomila meno non su' chiddi ca cci possono fare fallire !

DON JABICU: E tu volevi andare a dirci tutto questo?

DONNA PRAZZITA: Accussì... parlando sotto metafora... Ma ora ho pensato 'na cosa megghio...

DON JABICU: Ah sì? E che è, si po' sapere?

DONNA PRAZZITA: Ho pensato di farcelo sciosciare nell’orecchio … di farcelo dire nell’orecchio da qualche persona fidata...

SCENA SECONDA

'Mmaculata e detti.

.MMACULATA: Mamà, non cci fare sciosciare niente, perché io, o si spiega, o

non si spiega, non lo volglio e tu mi puoi chiudere ora stesso in un monastero, com'hai detto, perché non cangio opinione!

DONNA PRAZZITA (furibonda): Ah, brava!... Che facevi, ah, ascoltavi dietro la porta?!... Guardate che sfacciata!...

DON JABICU: Lasciala stare, Prazzita!...

DONNA PRAZZITA: Signori mei, che tracotanza!... Passa di là, e non ti intricare nei fatti ca non ti riguardano!...

'MMACULATA (ritirandosi): Basta, io te l’ho detto, regolati come ti pare e piace, ora!

SCENA TERZA

Detti, meno 'Mmaculata.

DONNA PRAZZITA: Sciarra e diavolo e vogghio dire, guarda dove siamo arrivati!

DON JABICU: Come, sono cose che non la riguardano, Prazzita? Che l'hai pigliata per pupa di pezza a tua figghia?..

DONNA PRAZZITA: Peggio! Lo sai perché fa accussì? Perché si è incaponita di quel saponaro del figghio di Grisi!...

DON JABICU: Per mia vali due milioni di volte cchiù del baronello di Mezzomondello, spilorcio e laccasarde!...

DONNA PRAZZITA: Tu non sai chiddu ca dici!... Quando penso a quello sciancato del marchese, che me lo ha messo ‘n mezzo ai piedi!...

DONJABICU: Che cc'entra, il marchese? Se quel poveretto l’ha conosciuto qua dentro!?

DONNA PRAZZITA: Si, ma fu il signor marchese ca scoprette ca era un giovine bello, intelligente, istruito, di grande avvenire... Meno male ca non s'ha fatto vedere cchiù, quel vecchio stortignaccolo, perché se no!...

SCENA QUARTA

'Teresina e detti.

TERESINA: C'è il signor marchese di Ruvolito.

DON JABICU (ridendo): Oh, guarda che combinazione!...

DONNA PRAZZITA: E chi è, il diavolo dietro all’altare? (A Teresina.) Cci dici ca non cci sono!... Non è giornata di ricevimento!... Si andasse a fare benedire! ...

DONJABICU: No, Placida!... E perché, meschino?.. Aspetta, Teresina!... Se la signora non vuole riceverlo lo ricevo io; fallo passare.

DONNA PRAZZITA: Divertiti! (Va via.)

.

SCENA QUINTA

II marchese e don Jabicu.

IL MARCHESE (……….): Si può?

DON JABICU: Avanti, avanti, caro signor marchese. Come va?

IL MARCHESE: Non c'è male... Lei sta benissimo...

DON JABICU: S'accomodi.

IL MARCHESE (sedendo): Grazie... E la signora?

DON JABICU: Non saccio se è in casa...

IL MARCHESE: Ah, se non ci fosse mi dorrebbe molto!

DONJABICU: Perché?.. Non po' parlare ccu mia?

IL MARCHESE: Sicuro che posso e debbo parlare con lei, ma mi occorre anche la presenza della signora.

DON JABICU: Replico, non saccio s'è in casa... Ma di che si tratta?

IL MARCHESE: D'una richiesta di matrimonio per la loro figliola.

DON JABICU: Da parti di chi?

IL MARCHESE: Da parte del baronello di Mezzomondello... C'è da fare un discorsetto lungo, però... Ecco perché...

DON JABICU: E allora mi permetta, scusassi: vediamo se Placida è in casa e si può presentare.

SCENA SESTA

Donna Prazzita, don Jabicu e il marchese.

IX)NNA PRAZZITA: Oh, gentilissimo signor marchese, che voglia che avevo di vederlo!... E come, si dimenticò di noi, lei!? Che cci abbiamo fatto? ...S'accomodasse, s'accomodasse... Che cci posso offrire?

IL MARCHESE: Niente, egregia signora, niente, la prego.

DONNA PRAZZITA: Mi dicesse, parlasse, che notizie mi porta?

IL MARCHESE: Non so se suo marito le ha accennato.....

DONNA PRAZZITA: Sì, in aria in aria... Ma parlasse lei.

IL MARCHESE: Ecco: L 'eccellentissimo signor barone di Mezzomondello e la sua nobile consorte, contessa di Santa Tenerina, sono disposti a far loro l'onore...

OONNA PRAZZITA: Prego, l'onore è tutto nostro!...

IL MARCHESE: Per l'appunto: di chiedere la mano della signorina Immacolata per il baronello.

DONNA PRAZZITA (trionfante, al marito): Ti persuadi?

DONJABICU: Un mumento. (AI marchese.) Chi viene a dire sono disposti? La chiedono o non la chiedono?

IL MARCHESE: Ecco: La chiederebbero qualora lei e la signora Placida fossero disposti, alla loro volta, ad accettare certe condizioni che il baronello metterebbe per addivenire a questa richiesta.

DONNA PRAZZITA (al marito): Voi vedere ca si tratta di chiddu ca dicevo io? Certamente per taluni discorsi, di genere delicato, cci voleva una persona fidata e seria, come 'u nostro carissimo marchese, cca.

DON JABICU: Lassalo parlare, Placida. Quali sarebbero questi condizioni?

IL MARCHESE: Ecco, il signor baronello fa questo ragionamento: io sono un nobile autentico e i signori Timorata sono nuovi arricchiti, villani rifatti, ripuliti; un pescecane e una balena autentici..

DONNAPRAZZITA (scattando): Ehi, ehi, un momento!... Che sta dicenno lei, marchese?

DON JABICU: Così ci insulta, gratuitamente?

DONNA PRAZZITA: Accussì parla, lei?

IL MARCHESE: Io? Nossignora, iddu parla, il baronello!...

DONNA PRAZZITA: E parla accussì?..

IL MARCHESE: Le giuro, signora, che non ci metto una parola del mio.

DON JABICU: Oh, questa è bella!...

DONNA PRAZZITA: Presequa, marchese, presequa.

IL MARCHESE: Se mi vogliono dare -dice -e mi sbattono sulla faccia la loro figghia, pur sapendo che sono uno spiantato...

DONNA PRAZZITA (c.s.): Chi è, ca cce la sbatte sulla faccia?..

IL MARCHESE: Parole sue, sempre, parole del baronello...

DON JABICU: Magari quella dello spiantato?

IL MARCIIESE: Tutto! Il baronello parla sempre con proprietà di limguaggio.

DON JABICU: Bella sfacciataggine!...

IL MARCHESE: Dunque: Se me la vogliono dare -dice -ad onta che sono uno spiantato, è perché la signora Timorata, che è un cavallucio di stalla, patrona e signora della casa...

DONNA PRAZZITA: Che?..

IL MARCHESE: Parole testuali del baronello, io sono un fonografo, e niente più... si è perché la signora Prazzita è smaniosa di fare ereditare un titolo di baronessa alla figlia, il giorno in cui morirà il barone, mio padre.

DONNA PRAZZIT A: Com' è che disse, aspetta un po' ? ...II giorno in cui morirà il vecchio barone?

IL MARCHESE: Sicuro, e ha detto giustissimo. Perché, fino a che campa, il barune è il padre, non è il figghio, e di conseguenza baronessa la suocera, non la nuora!...

DONNA PRAZZITA (….. sconcertata).

DON JABICU: Prosequa, quanto sento, per curiosità...

IL MARCHESE: Vogliono comprarmi -dice il baronello -per il titolo, ed io sono disposto a vendermi: ma non sono disposto a rendermi schiavo. Che cci pare -dice -a lei, che io mi carico una donnetta ca ancora fete di morchia, per fare il figghio di famigghia, che ogni volta c'ave bisogno di mille lire per uso suo personale, le deve domandare alla moglie o a quei vilissimi e volgarissimi mercanti d' olio e di cacio dei suoi genitori?

DONNA PRAZZITA (e don Jabicu. scattando insieme): Signor marchese!...

IL MARCHESE: Io? lddu dovete dire!... Ma lasciatemi finire, non badate alle parole, che le parole non fanno farina. La signora Timorata, dice, compra da me, per sua figlia, un titolo di baronessa e questo titolo lo deve pagare; ma non all'atto del matrimonio...

DON JABICU: Ah, no?

IL MARCHESE: Bensì all'atto della stipula dei capitoli matrimoniali...

DONNA PRAZZITA: Vuole dire prima del matrimonio?

IL MARCHESE: Naturalmente. Prima di sposare -dice -i miei futuri suoceri, all'infuori della dote, che non potrò mangiare -dice - perché sarà costituita e vincolata...

DONNA PRAZZITA: E chistu è sicuro, anche si mia figghia si sposa ccu Vittorio Emanuele!

IL MARCHESE: Mi devono fare donazione d'una somma di non meno di seicentomila lire, che deve rappresentare il mio padremonio, del quale non dovrò render conto a nessuno.

DONNA PRAZZITA (ironica): Quant'è che disse, seicentomila lire?

IL MARCHESE: Per l'appunto. Oppure, dice, se hanno dubbi che mi potessi mangiare il capitale in pochi anni, mi contento del solo frutto al sei per cento e cioè d'una rendita vitalizia di trentaseimila lire, pari a cento lirette al giorno.

DONNA PRAZZITA (c.s.): E bravo il signor baronello!...

DON JABICU: E tu che ti credevi che si vergognava a parlare!

DONNA PRAZZITA: E chi nni porta, questo signore, per pretendere tutto questo?

DON JABICU: Panza e presenza.

IL MARCHESE: E il titolo... quando muore suo padre? ...Dove lo mette, lei, il titolo?

DONNA PRAZZITA: Ma che per davvero, sta dicendo, marchese, o è scherzo ca mi vuole fare lei?

IL MARCHESE: Signora, io non mi permetterei mai di scherzare con queste cose, le pare?.. Anzi debbo aggiungere che queste condizioni il baronello le fa perché è generoso.

DON JABICU (fuori dai gangheri): Generoso con chi, questo morto di fame?

DONNA PRAZZITA (c.s.): Per saperlo, mia figghia, con quello che possiede, può fare un matrimonio con un re di corona!...

IL MARCHESE: Signora, abbreviamo: La risposta?

DON JABICU: La risposta è quella che questi villani rifatti, arripulitii, cci possono stare con i piedi sopra alla faccia!...

DONNA PRAZZITA: Cci dicesse ca a lei, ca cc'ha riferito tutti i suoi 'nsulti, non cci avemo rotto l'ossa e non l'avemo iettato di la finestra perché è vecchio e non si può difendere, ma a lui, se semplicemente una volta si mette a mia figlia in bocca, cci faccio dare una fraccata di legnate tali ca se nn'ha ire dritto dritto all’ospedale!,..

IL MARCHESE: Signori, avete riflettuto bene, prima di rispondere?

DONNA PRAZZITA: Vih, guarda questo vecchio stolito!. Vah, se ne andasse! E un’altra volta, di queste 'mbasciate, non nne portasse cchiù.

IL MARCHESE: Signora, ambasciator non porta pena, e lei non mi dovrebbe scacciare così...

DON JABICU: Ma caro marchese, certi incarichi lei non se li dovrebbe pigliare!

DONNA PRAZZITA: Ma come, non si vergognava d'accettare un'incombenza di queste, e a proporci un negozio... di questo generi…. con un sacco d'insulti per giunta, fatti di faccia a faccia?..

IL MARCHESE: Non io, non io, ho insultato, distinguiamo. Riferivo,.. riferivo…

DON JABICU: E sta bene, ora riferisca quello che le abbiamo detto.

DONNA PRAZZITA: Si capisce, cce nne facemo obbligo!

IL MARCHESE (………),

DON JABICU : E si abbruciò il baronato!... Spero ca ti sarà finita, 'a smania d' 'a nobiltà!

DONNA PRAZZITA: Chisto è niente! Come si mancassero titolati bisognosi, disposti a fare un buon matrimonio!

SCENA SETTIMA

Teresina e detti,

TERESINA (……..),

IL MARCHESE (……….),

TERESINA (…….),

TERESINA: Questo signore desidera parlare con lor signori.

DONNA PRAZZITA (……….): Il marchese di Gebbiagrande. .

DON JABICU (……….): Che significa?

TE,RESINA: Favorisca.

IL MARCHESE (…..): Ho l'onore di parlare ai coniugi Timorata?

DONNA PRAZZITA : Signor marchese, ma chi fa, lei, oggi, rappresentazioni di teatro?

DON JABICU: Scusi, lei è il marchese di Gebbiagrande?

IL MARCHESE: Non lo sapeva, signor Giacomo?

DONNA PRAZZITA: Noi sapevamo che è marchese di Ruvolito.

IL MARCHESE: .E di Gebbiagrande. E vengo a loro per una domanda di matrimonio.

DONNA PRAZZITA (piano): Chistu pazzo ne uscì, Maria Santissima!...

IL MARCHESE: No, signora, non sono impazzito, sono sanissimo di mente e di corpo e vengo a sollecitare l'onore della mano di sua figlia per mio figlio, il marchese di Gebbiagrande.

(Teresina esce)

DONNA PRAZZITA: (Forte.) Teresina!... Che significa? Non te nne persuadevi ca cci partirono i sensi?

DON JABICU (a donna Prazzita, piano): Zittati, babba, non ti spaventare! Ma scusi, suo figlio, ha detto?

IL MARCHESE: Precisamente, mio figlio.

DON JABICU: Ma se lei figghi non nn'ha' mai avuti!

IL MARCHESE: Verissimo, fino a ieri non avevo figli, ma da oggi ne ho uno, ha venti sette anni, per il quale chiedo la mano della signorina Immacolata.

DONNA PRAZZITA (c.s.): E che saccio, mi sta girando 'a capa!... (Al marito, piano.) Meno male ca non è furioso!... (Al marchese.) A lei 'i figghi tutta 'na botta cci nasciono, belli cresciuti,  di ventisett'anni'! ...

IL MARCHESE (con un sorriso bonario): Venga qua, non abbia paura, signora Placida... In questo momento torno dal Tribunale, dove sono stato coi signori Grisi, ed ho adottato, col pieno loro consenso, il loro figliuolo Adolfo, che in forza di ciò, fin da questo momento, è marchese di Gebbiagrande, titolo che nella nostra famiglia spetta al primogenito. Ha capito, ora?. Ha capito il fine di tutta la mia commedia?.

DON JABICU (entusiasta): Marchese, lei è 'n'altro Bismarche!...

IL MARCHESE (a donna Prazzita, che è rimasta intontita): Vah, chiamasse a sua figghia e cci dasse la buona novella... io scendo quaggiù per far salire suo genero e i suoi parenti, ca m'aspettano!... I due giovani si amano e seduta stante fisseremo la data del matrimonio.

SCENA OTTAVA

Donna Prazzita e donJabicu, poi 'Mmaculata.

DONNA PRAZZITA (dopo aver guardato il marito): Ca s'è vera 'na cosa di chissi!

DON JABICU: E perché non dovesse essere vera? Il marchese non ave figghi, non ave eredi, Adolfo è ricco... Si misero d'accordo... Bravo!

DONNA PRAZZITA: Benedetti tutti!... E com'è, ca non cci pensammo prima?.. Vih, ca manco mi pare vero!... E accussì, è marchesa, mia figghia? ...Cchiù di baronessa e cchiù di contessa? …..'Mmaculata!... 'Mmaculata!... Vieni cca, figghia mia d'oro!...

.MMACULATA: Cc'avete, oggi, si po' sapere?

DONNA PRAZZITA (abbracciandola): Vieni cca, bedda, che stai entrando dentro la Gebbiagrande!...

DONJABICU (ridendo): Dov’è che sto entrando??

DONNA PRAZZITA (correggendosi): Nella nobiltà, volevo dire. Nella 'ristocrazia! Vieni cca, abbracciami, marchesa di Gebbia, figghia mia liggittima!

IMMACULATA: Ma come ve l'ho a fare capire, ca non mi vogghio maritare?

DONNAPRAZZITA: Manco ccu Adolfo tuo?.. Adolfo Grisi?.. Quel bell giovine ca pare 'na bandiera, pare San Bastiano?..

.MMACULATA: Papà, ma che significa? Che mi volete fare uscire pazza?

DONNA PRAZZITA: Iddu, iddu è il marchese di Gebbiagrande, l’amore tuo!... Il marchese se lo ha allattato oggi stesso.

DON JABICU: Già, ca era ‘na balia, il marchese!... Se lo è adottato!...

DONNA PRAZZITA: L 'ha dettato!... Insomma, diventò marchese, vah, manco?.. Per il momento di Gebbiagrande, e poi, a morte del vecchio, anche di Ruvolito!... Ah, figghia mia marchesa doppia, ca si' la gioia de la nostra casa! ...E perché ti scompisci? Assettati!...

‘MMACULATA (pallida, tremante): Che saccio... mi pare un sogno!...

DONNA PRAZZITA: Ora ora, cci ha stato cca il marchese, e ha' domandato la tua mano per suo figlio Astolfo Inglese... E a momenti tornerà ccu iddu, la madre e il padre!... Ti stai capacitando?.. Non vedi quanto sono contenta? ...

‘MMACULATA: Papa…

DON JABICU: Sì, 'Mmaculata, accussì è... Ed io sono 'u cchiù contento di tutti, ti puoi immaginare! ... Via, animo!... Susati e cammina!...

DONNA PRAZZITA: Corri, vestiti, non ti presentare accussì modesta!...

DON JABICU: No, lassala stare, che cci fa? Megghio accussì…

‘MMACULATA (rianimandosi): Sì, mamà, megghio accussì...

DONNA PRAZZITA: Come voi tu, figghia!... Del resto, come si veste si veste, sempre marchesa sei, con tanto di corona!... Oh,… e… corona con i gigli, non con le palle!... Che nne dovevi fare dei pallini di quei morti di fame?.. Che cci dovevi giocare a …………….…?

SCENA NONA

(Il servitore e detti, poi don Neddu, donna 'Nzula e Adolfo).

IL SERVITORE: Il signor marchese di Ruvolito, col marchese di Gebbiagrande e famiglia.

DONNA PRAZZITA (……): Favoriscano. (Alla figlia.) Susati, e sappiti presentare a secondo del

tuo stato 'ristocratico! Comportati di marchisa, 'u senti, figghia mia?

DONNA .NZULA (…..): Carissima commara, carissima nuora!...

DON NEDDU: Miiiiih, don Jabbicu bbeddu…Bbeddu je simbadicuooone…Miiiiih, quant’ è tandu!…

DONNA PRAZZITA (inchinandosi): Commara mia nobilissima, compare, patroni e signori in casa mia!… (Don Neddu, compiaciuto:… “Troppa ggrazzia, cummara cara… Sembre iesaggerrosa ccu’ nnuautri, aaah!”)…

IL MARCHESE (…..): Presento mio figlio adottivo, marchese di Gebbiagrande, il quale, come ho detto, sollecita l'onore di sposare la signorina Immacolata, qui presente, senza fare alcuna condizione di dote o d'altro.

DON JABICU: Carissimo signor marchese, noialtri non sappiamo come corrispondere a questo suo disturbo... ca si ha voluto pigliare…

DONNA PRAZZITA: Lassa parlare a mia, Giacumo, ca sono la madre, e si tratta di figghia femmina. Gentilissimo signor marchese e nobilissimi compara e compare, a me e alla mia famiglia ci dovete perdonare se non ci trovate preparati a secondo del vostro merito, per questa domanda di matrimonio. Ma quello che non si fa oggi si farà domani ccu tanto di cchiù... Percomora rispondo, a

nome mio e di mio marito, che siamo superbiosi di tanto onore che ci volete fare ricevere. Adolfo Grisi, marchese di Gebbiagrande e ben presto marchese di Ruvolito.....

IL MARCHESE (corre ai ripari)… (Don Neddu a ‘Nzula:… “Coprete”)…

DONNA PRAZZITA (….): Ha stato sempre non solo nel cuore di mia figlia, qua presente -è vero, figlia? -ma anche nel mio cuore, che l'ho mentovato sempre colla schiuma alla bocca, sia per lui, sia per la nobile sua madre... e padre...

DONNA 'NZULA: Grazie, non possiamo dubitare.

DON NEDDU: (Irritato)… Je cucisciti ssà bbocca, ‘Nzula, ca ci stai scassanno i muluni, aaah!… Capiiisti?… Aaaaahhhhh!…

DONNA PRAZZITA: Noialtri acconsentiamo a questo matrimonio con tutto il cuore; e, benché il signor marchese di Gebbia non fa questioni di doti, è bene ca si sappi ca noi a nostra figghia cci la dotiamo di  due milioni; oltre di un curredo ca costa cinquantamila lire e di duecentomila lire di gioielli, peetre preziose, pendantiffi e briosce ca sono tutti all ' ordini !

DONNA 'NZULA: Noialtri, a nostro figghio, non cci diamo niente… (Stupore generale e Don Neddu:… “Cu schifìu stai dicennu, fimmina fitusa je rrimbambida, aaah?”)…  per la ragione ca tutto quello che possediamo è suo, fino al punto ca se cce nne vuole gettare fuori di casa, è padrone…

ADOLFO: Mamà, chi dici? Tu e papà sarete sempre nel nostro cuore: E’ vero, ‘Mmaculata?

‘MMACULATA: Certo!… (Don Neddu, soddisfatto:… “Miiiiih, guaidda che coppia ddi picciuni, aaah”)...

DONNA PRAZZITA (rialzandosi): Un momento, ca non ho finito!... In quanto al signor marchese di Ruvolito, non essendo giusto, dopo quello c’ha fatto, ca lo lassassimo ccu 'na mano davanti e una di dietro, sino che campa cci assignamo un quarto in questo stesso piano nobile e tavola franca fino a quando muore!...

IL MARCHESE: Grazie, signora Placida, io la ringrazio, ma non c'è bisogno, perché resterò nel mio palazzo, che Adolfo ha già riscattato, lasciandomene l'usufrutto, finché vivrò...

DONNA .NZULA: Cosa fatta, cummara!... (Don Neddu a ‘Nzula:… “Coprete”)…

DONNA PRAZZITA: Bravo.

DONNA  ‘NZULA: A mano di notaio!... (Don Neddu: “Diccìllu ‘Nzula, diccìllu, diccillu…”)…    E cci rende cchiù di cinquantamila lire all'anno!

DONNA PRAZZITA: Ne ho piacere!... Arrivai tardi!...

IL MARCHESE: Se lei mi vuole fare un regalo, signora Placida...

DONNA PRAZZITA: Con tutto il cuore!...

IL MARCHESE: ...Mi cede Teresina... Perché ho 'na certa Marianna ch'è vecchiaredda e cci tocca il ritiro, quindi ho bisogno d'una persona fidata e a modo per affidarle il governo della casa.

DONNA PRAZZITA: Con tutto il cuore signor marchese!... Specialmente da quando Teresina ha messo un poco la nasca dritta!... (Suona il campanello.)

IL MARCHESE: Grazie.

DON NEDDU: (A Teresina)… Avandi,… facci vìdiri commo cammini a cculu rrittu… (Ride sguaiato)…

SCENA DECIMA

(Teresina e detti.)

DONNA PRAZZITA (a Teresina…..): Senti qua, Teresina, figlia. Il signor marchese ti volesse per governante della sua casa, se tu non cci hai difficoltà, per mia, tutta santa e benedetta.

TERESINA: Oh, tanto onore e piacere, signor marchese, s'immagini!... Servire in casa d'un vero nobile per me sarà una festa.

DONNA PRAZZITA: Del resto, ora è tutta una famiglia, perché il tuo nuovo padrone sarà il soggero di mia figlia. Ma, davero, quanti soggeri ave accussì mia figghia?

IL MARCHESE: Ne suocero ne papà, cara signora, io non voglio essere altro che il buon amico di tutti. Godermi gli ultimi giorni che mi restano, in pace, senza preoccupazioni e senza fastidi, con quella buona vecchietta di Marianna (prendendo una mano a Teresina)... e con Teresina, che mi governerà la casa a puntino, è vero?.. Veni cca, ora, figlia mia, accompagnami a casa, che sono stanco di fatiche e d'emozioni. Ti farò prendere subito possesso, e poi. quando il palazzo, dal quale mi volevano sfrattare, sarà sloggiato da tutti gl'intrusi, metteremo su un appartamento scicche e faremo ricevimenti che dovranno restare celebri!... Anzi veni cca, facciamo gl'inviti fin da ora...

DONNA PRAZZITA (a donna 'Nzula): Quant'è simpatico questo marchese, è vero? ...

DONNA 'NZULA: Oh, simpatico e dolce: zuccaro e miele!...

DON NEDDU: Muuuuuta!… Je veggognadi, sveggognaida veggognosa… je ggrandissima bbotta… (Don Jabicu gli tappa la bocca con la mano)… Non zi preoccupasse, signo’ mmacchese, ca noi cci amiamo … je schezziamo sembre ddi ‘sta maneira… (Poi, ridendo a denti stretti)… Jè vvero, ‘Nzula !?!?…

IL MARCHESE (………): Possiamo ricevere l'onore, signori Grisi... signora Placida, signor

Giacomo... signora marchesa di Gebbiagrande? ...

DONNA PRAZZITA (………): Che bello, che simpatico, te’.. te’… benedetto tutto!…

SIPARIO…

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