Il medico e l’ammalato

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Farsa in un atto

di Luis Quiñones de Benavente

Traduzione di Cesco Vian

da FARSE SPAGNOLE del secolo d'oro

Edipem Novara 1974

PERSONAGGI

Don   CRISPINO

AVENDAÑO

CASTAÑEDA

Il DOTTOREMoina

Donna TOMMASA, sua figlia

MUGUGNO,  scemo

SUONATORI


IL MEDICO E L'AMMALATO

Entra don crispino con un pugnale nudo in mano, come se volesse ferirsi, e con lui avendaño e castañedaappesi alle sue braccia per im­pedirgli di farsi del male, e quello insistendo nel cercare di ammazzarsi.

castañedaUomo di tutti i diavoli, sei pazzo? Fermati, aspetta un momento! Che cosa ti è saltato in mente, matto che non sei altro?

avendaño  Fermo, aspetta, quieto!

crispino     Stavolta faccio uno sproposito!

castañedaAlmeno spiegateci il motivo! Perché fate codeste follie?

crispino     È mai possibile, Avendaño e Castañeda, voi che mi cono­scete e vedete che voglio uccidermi, che non comprendiate che quel che mi fa uscir di senno è l'amore?

avendaño  Siamo noi indovini, da capire al volo le cause delle tue mattane?

castañedaE chi è mai l'ingrata che ti spinge alla morte?

crispino     Il dottor Moina è colui che mi uccide.

castañedaSiete innamorato del dottore?

crispino     O siete tonto o non sapete che cosa sia l'amore! Il dottore non ha forse una figlia, scimunito?

avendaño  E voi, cosa pretendete, se gliela portate via?

crispino     Matrimonio ha da essere; matrimonio voglio! Questo amore mi ha avvinto nell'amore!

castañedaE lei, corrisponde?

crispino     Ci si strugge, e mille volte me l'ha fatto comprendere. Ma suo padre veglia peggio di un Argo.

castañedaQui ci vuole un mercurio, allora! Se io ti faccio entrare in casa, a dispetto di tanta vigilanza, che cosa mi darai?

crispino      Eccetto che l'oro e l'argento delle mie miniere, che sarebbe assurdo chiedere, chiedimi tutto quello che ti pare, ed io ti darò l'impossibile!

castañedaL'unico mezzo è che tu ti finga ammalato, e la fortuna farà il resto. Avendaño ed io saremo i tuoi servi, e in abito da viaggio andremo a chiamare il dottore dicendo che un gentiluomo, ricco di denaro e gioielli, si è sentito male, e che ti curi in casa sua. Una volta fatto ciò, potrai agevolmente buscherare il vecchio.

crispino     Eccellente trucco! Basta, non voglio più ammazzarmi! Me­glio vivere, e vivere con la mia Tommasa a piacere e gusto mio, sia pur con la seccatura di avere un suocero.

avendaño  Andiamo dunque subito ad attuare il piano.

crispino     Andiamo, che già respiro e mi rallegro.

Escono, ed entrano il dottore Moina, con la barba, in abito da medico, i guanti infilati nella cintola e cappello dottorale, e mugugno, scemo. Il dottore rincorre armato di bastone lo Scemo, e questi fugge di qua e di là.

mugugnoIo non voglio più stare in casa vostra.

dottore      Lo vuole vostro padre, fratello; lo sapete.

mugugno   Non voglio stare con un dottore, dovessi finir col servire un acquaiolo o una levatrice! I medici non sono come Dio vuole che siano i cristiani, perché Dio ordina che ci amiamo gli uni gli altri, e voi invece fate il contrario, e anziché amarci come comanda la legge divina, ci augurate dolori ai fianchi, febbre, terzane e altri malanni, con cui si ammalano anche i nostri soldi.

dottore      Ma se non ci fossero i medici, selvaggio che sei, chi mai potrebbe curare?

mugugno   Chi? Il veterinario, ché tanto sarebbe lo stesso! Con tutti i vostri « sentiamo il polso » e « datemi il polso », alla fine non fate altro che purgare, salassare e applicar sanguisughe!

dottore       Tutte cose molto utili alla salute.

mugugno   Una volta chiamarono un medico, e costui disse: « Mentre io faccio sellare la mula, dite che intanto gli facciano un bel salasso! »

dottore      Stai dicendo un mucchio di sciocchezze, degne della tua intelligenza.

mugugno   Il dottore arriva a casa sul mezzogiorno, e dice fin giù dal portone: «È venuto qualcuno a cercarmi, donna Maria?»— « Nossignore », risponde questa. E lui allora: « Non gli conceda Iddio la salute, così se gli manca verranno a cercarmi, come desidero ».

dottore       Vuoi insultare o solo fare dello spirito?

mugugno   Raccontano di un medico di bassa taglia che, per darsi aria di saper molto del suo mestiere, tutte le volte che visitava un paziente guardava se per terra c'era qualche buccia di melone o di melagrana, e tastando il polso al malato sentenziava, pieno di suffi­cienza: « Vossignoria ha mangiato questo o quell'altro », secondo le bucce che aveva notato; e cosi la sua fama di bravura cresceva. Solo che un giorno, vedendo sotto il letto dell'infermo della paglia di cereali, sentenziò con gravità e preoccupazione: «Vossignoria oggi ha mangiato un basto!»

dottore       Sei molto faceto, oggi.

mugugno  Faceto o no, non voglio più stare in casa vostra!

dottore       Ti ci farò stare a bastonate! Fila dentro alla svelta!

mugugno  Non voglio più saperne della mula, poiché sono un vecchio cristiano, e fornito di bolla[1], e non debbo permettere che mi parli in latino una mula veneranda.

avendano e castañeda, entrando, dicono:

castañedaIl dottore è in casa?

dottore      Guarda chi mi desidera.

mugugno  Non ce n'è bisogno, sono già entrati.

castañedaBen trovato, signor mio! Sappia vossignoria che noi due siamo servi di un gentiluomo che viene dall'America, ed è malato, e sapendo che nella di lei casa sarà curato nel miglior modo possibile, desideriamo che ella lo curi. E sappia anche, — e non se ne mera­vigli, — che le darà in compenso gran quantità di oro, argento e perle, che se ella riuscirà a vederle rimarrà a bocca aperta, perché ne ha di grosse come zucche, e diamanti come macine da molino.

mugugno   (a parte)     Aggiungete un altro paio di frottole!

dottore      Rispondo, signori, che curerò molto volentieri il loro pa­drone. Me lo conducano subito.

castañedaIl vostro consenso gli sarà di grande sollievo. (Se ne vanno.)

dottore       Ecco l'utilità dell'esser medico. Che ne dici?

mugugno   Dico che l'avaro e il truffatore hanno fatto presto a met­tersi d'accordo.

dottore       Ehi, Tommasina!

Entra donna tommasa, molto contegnosa.

tommasa    Che cosa comanda il signor padre? Vossignoria è molto contento, a quel che vedo.

dottore      Una fortuna non da poco è capitata a te e a me, figlia. Viene da noi per curarsi un reduce dall'America, possessore di gran quan­tità d'oro, d'argento e di gioielli. Grazie a lui, se la sorte ci assiste, saremo ricchi, e tu avrai una dote tale, che un Ventiquattro di Siviglia[2] sarà ancora poco come genero del dottor Moina.

tommasa    (fra sé) Che sicumera! Non è lecito parlare con tanta sicurezza, fino a quando non si è ben sicuri di una cosa.

mugugno   Piaccia a Dio che non succeda un patatrac, a guastare la festa all'ultimo momento.

Entrano castañedae avendano che portano a braccia Don crispino, il quale si lamenta fingendosi ammalato.

crispino     Ahi, ahi! Fate piano! Ahi, muoio!

dottore      (a Mugugno)     Presto, porta una sedia, idiota!  (Mettono a sedere il malato.) Mi dica, vossignoria: che cosa si sente?

crispino     Un inferno, un vulcano, un accidente, che mi fanno essere adulto e malinconico. Vossignoria mi stia a sentire, la prego.

dottore       Sì, sì, stia calmo!

tommasa    (fra sé) Dio mio, è il mio don Crispino colui che vedo! Senza dubbio si finge malato per amor mio. Ingegnoso strattagemma d'innamorato!

dottore       Vossignoria dica pure:  prosegua.

crispino     Mi prendono, ahimè, certi gorgoglii nelle basi, così forti e strazianti e improvvisi, che mi fanno venire il magone, come ai bambini; e mi assediano i peduncoli, mi circoncidono le borracce e mi gonfiano muscoli ed arterie, sicché col frenetico pulsare delle materie...

dottore       O sono ammattito, o non capisco niente di quel che dite...

crispino     Mi spiegherò meglio, stia attento, prego!

mugugno  Critica malattia dev'essere, se non si capisce.

crispino     Il male mi va su e giù con tanta forza per i telegrifi, che non c'è modo di allontanarlo da questi metodi rigidi del tutto; e gli spinizii in mille modi uggiosi, piccanti e riottosi, in nessun modo accettano di fare la pace con le mie ossa.

dottore       Vivaddio, comincio a perdere la sindéresi.

crispino     Stia bene attento e riuscirà a capirmi. Voi andate a vedere se sono arrivati i miei bagagli, perché il dottore mi piace molto e voglio regalargli un gioiello o un brillante. Vossignoria, messer dot­tore, venga con me.

dottore       Continui a spiegarsi vossignoria.

crispino     Come dicevo, signore, il sangue surriscaldato, con le gran­di flemme congelato... Ahi, ahi, il male mi colpisce in un fianco!... Oh... adesso sto un po' meglio...

Si piega verso donna tommasa e la afferra per la gonna, mugugno lo vede e la passa dall'altra parte col braccio.

mugugno  Passi da quest'altra parte, padrona.

crispino     Ahi, ahi, ora si divide e si ridistribuisce!

tommasa    Fa pena davvero vedere un uomo simile afflitto da tanti spasimi.

mugugno  Sospetto che non sia venuto a farsi curare.

dottore       Continui vossignoria a parlare.

crispino     Un barbiere di Lima, cognato di una mia cugina, mi fece un salasso, e mi graffiò una vena come fanno gli Indios; da ciò ebbe l'impulso qualche dolore, retrocedendo il muscolo alla parte dove il calore distribuisce la sua agilità.

dottore       Non comprendo né il male né vossignoria.

crispino     Mi farò comprendere meglio, vossignoria mi stia bene attento. Ormai la malinconia si è svincolata e mi piega con maggior forza da questa parte. (Si piega verso Tommasa.) Ora mi sento al­quanto meglio; non allontanatevi da me, bella fanciulla.

mugugno   (mettendosi in mezzo) Belzebù si porti il padre che ti fece! È un male di voglie codesto.

crispino     La debolezza mi abbatte in modo tale che non so più dove ho la testa.

mugugno  Qui ce l'avete! (Gli dà una botta in testa.)

crispino     Ahi, ahi, ahi! Mi ha picchiato!

mugugno  Ahi, hai, ahi!  La teneva troppo bassa!

dottore     Io vado a predisporre ciò che è necessario affinché la cura sia breve ed efficace.  Tommasina, tu resta qui fin che io torno.

(Esce.)

tommasa   Ti obbedisco volentieri.

crispino     (a Mugugno)     Voi andate a prendere della marmellata di pere.

mugugno  Sorbole vi ci vorrebbero, piuttosto!

crispino            Amico mio, ho un caldo da morire. Portatemi un bucchero d'acqua bella fresca.

mugugno  Un che?...[3]

tommasa   Una caraffa d'acqua, vuol dire. Suvvia, spicciati, per la tua vita eterna!

mugugno  Vado di corsa. (Esce.)

crispino     (alzandosi)     Finalmente! Stavo aspettando questo momento!

tommasa   Don Crispino, vita mia: che significa codesto?

crispino     Mi sono risolto a compiacerti in tutto e per tutto.

Rientra mugugno e don crispino si rimette a sedere e a lamentarsi.

mugugno  Non ho trovato nessun bécero.

crispino     Ahi, ahi! Ohi, ohi!

mugugno   Satanasso ti porti! Sono io un basilisco che uccide solo con la vista, o un gatto selvatico?

crispino     Signora dell'anima mia, mi sento morire!

mugugno  Eravate ben vivo quando son tornato qua.

crispino     Ahi, Gesù, ho visto la morte! Prenderei volentieri qualche biscotto!

mugugno  Possa tu mangiarteli in galera, viva Cristo!

tommasa    Mugugno, amico mio, va a prenderli; ce ne dev'essere nella credenza.

mugugno  Va bene, vado. (Esce.)

tommasa    Don Crispino mio, già che sei entrato con codesto stratta­gemma, io dico che non devi perdere l'occasione.

crispino     Dammi un abbraccio, mia Tommasa, e con tale legame il mio amore sarà confermato.

La abbraccia, ma rientra mugugno, e crispino si lascia nuovamente cadere sulla sedia.

mugugno  Non trovo la chiave della credenza.

crispino     Ahi, sto male! Gesù, confessione! ((Sviene.)

mugugno  Il demonio ti assista! Basta che mi veda, e casca giù! Sei forse il porco di Gian d'Avila, prima vivo e poi morto?

tommasa   È svenuto! Va subito a prendere una brocca d'acqua.

mugugno  Scommetto che il defunto rivive nell'attimo che io esco.

(Esce.)

crispino     Tommasa mia, quel che dobbiamo fare è fuggire insieme e sposarci;  ché poi, passando il tempo, tuo padre dovrà finire per forza col perdonarci.

tommasa    Codesto dico anch'io; e che è una cosa barbara continuare a questa maniera, con la paura sempre del babau che ci può sor­prendere.

crispino     Fuggiamo, mio bene, ché mi sento impazzire d'amore.

Escono tenendosi per mano, mentre entra mugugno con una brocca d'acqua.

mugugno   Ehi, padrona, padrona!... Si sono squagliati ! Permìo, sta­volta ci hanno fatti fessi!

Entra il dottore.

dottore       Dov'è l'ammalato?

mugugno  È guarito ! È bastato che ci mettesse la mano tua figlia!

dottore       Era dunque un inganno? Ma, vivaddio, non la passerà liscia. lo inseguirò in ogni angolo della terra!

Entrano crispino e tommasa tenendosi per mano, e s'inginocchiano davanti al dottore, che è molto adirato.

tommasa    Eccomi, o padre mio, umile e piena di vergogna ai tuoi piedi. Perdonami, e pensa che si tratta d'un peccato d'amore!

dottore       Solo vedentoti, mi sento ribollire la collera!

crispino     Per sant'Egidio, non fare spropositi, suocero mio!

mugugno   Ah, brutto ladro! Ti fingevi malatino per fare il salasso alla mia padrona?

dottore       Va bene, vi perdono!

Li benedice e quelli si alzano. Entrano i suonatori.

tommasa    Questi signori giungono molto a proposito, per far festa alla nostra felicità. Suonino i loro strumenti e balleremo.

suonatoriSaremo felicissimi di servirvi.

dottore      Suonate il rastreado[4]e lo danzi lei sola, ché non voglio troppo baccano a casa mia.

Suonano il Rastro e balla donna Tommasa sola.


[1]   Bolla pontificia che garantiva privilegi spirituali agli spagnoli.

[2]   Alto magistrato municipale sivigliano, in  genere ricco e aristocratico.

[3]   Nel testo c'è un intraducibile gioco  di parole fra bùcaro (bucchero), e picaro (briccone, furfante).

[4]   Da questo testo e dalla didascalia seguente sembra potersi dedurre che, almeno ai tempi di Quiñones de Benavente, il rastro e il rastreado erano lo stesso ballo (mentre altri autori sembrano distinguerli: cfr. Cervantes, intermezzo del Malandrino vedovo, Quevedo, Vélez de Guevare, ecc.) È certo comunque che si trattava di una danza d'origine plebea (Rastro era il Mattatoio, e rastreros i macellatori del bestiame), divenuta famosa, come tante altre del genere, nel secolo XVII, anche presso il mondo  aristocratico.

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