Il Ministro di sua Maestà

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La chat di Mario

Il Ministro di Sua Maestà

Commedia in tre atti

di

Salvatore Macri

Autore Posizione SIAE 184727 - Codice Opera SIAE 903397A

mail: macrisa@libero.it - anno 2012

Personaggi:

Pietro, Conte di Amantea e Ministro di Sua Maestà                                              U

Paola, Contessa consorte di Pietro                                                D

Silvana, Contessina figlia                                                                    D

Consolata, Contessa sorella di Paola                                             D

Celeste, Principessa di Borgopetroso                                           D

Vittorio, Cavaliere                                                                                                U

Valerio, Cavaliere                                                                                                 U

 

Scena:           Ambiente contemporaneo di nobiltà decaduta: fondali con stinti rivestimenti damascati, quadri con sontuose cornici aggiustate alla meglio, un campanello a tirante; altri mobili moderni bassi, in contrasto con il tavolo e le sedie in stile; su un mobiletto bar ci saranno alcune bottiglie di liquore semivuote, del tipo di quelle fatte artigianalmente; appendiabiti, soprammobili e portafoto un po’ dovunque; comune sul fondo; vani senza porta a destra e sinistra per l’interno. Il bagno sarà invece dotato di porta in stile arte povera con maniglia esterna che dovrà produrre cigolio udibile dagli spettatori. E’ necessario un generatore di fumo.


Costumi:      Il periodo di riferimento è contemporaneo, ma i personaggi vivono in una nicchia ottocentesca; i loro costumi saranno pertanto in quello stile, tranne quelli di Consolata, che vestirà modernamente.


Atto primo, scena prima: Silvana, Paola, Pietro

Silvana                                  (in scena; gira per il palco e risistema qualche soprammobile)

Paola                                     (entra) Silvana… ma che fai? Stai pulezzando?

Silvana                                  (fermandosi un minuto) No… sto solo sistemando meglio qualcosa… ecco… più in evidenza, così quella strega si ricorda con chi ha a che fare! (sposta dei portafoto da un posto all’altro) Quella è una maleducata! Io la odio!

Paola                                     (sedendosi) Ricorda che è pur sempre la madre del tuo fidanzato, e tu la devi rispettare!

Silvana                                  Certo! Ma anche lei deve rispettare me e la nostra famiglia!

Paola                                     Non tutti hanno la nostra nobile sensibilità… cosa ci vuoi fare, con i nuovi ricchi… pazienza! Con il dovuto distacco, senza alterarci, useremo l’occasione per dirle chiaramente come la pensiamo… e che tu vuoi sposare Giulio, non lei!

Silvana                                  Infatti… se fa tanto di dire qualcosa… le dongo ‘nfaccia ‘a primma cosa che me trovo ‘mano! (pausa) L’unico inconveniente è ‘o Ministro… l’incontrollabilità fatta persona che potrebbe rovinare tutto! Dov’è adesso?

Paola                                     Nella sua camera, come al solito… però gli ho detto di farsi gli affari suoi e di non intervenire! Al momento giusto lo chiamo, si presenta, prende il suo pasticciotto senza parlare, saluta e se ne va!

Silvana                                  Non è che gli viene qualche idea all’improvviso…? Se poi se ne uscisse con qualcuna delle sue…? Se ci sarà anche il marito di quella…

Paola                                     Credo proprio che verrà pure lui! Però stai tranquilla! Tuo padre… sarà calmo e rilassato, anche stamattina invece del caffè, gli ho dato una tisana di camomilla e valeriana a colazione, e l’ho fatta molto concentrata!

Silvana                                  A colazione? Che schifo! E lui… l’ha bevuta?

Paola                                     Prima ha protestato come il solito, poi si è distratto e l’ha bevuta! Peccato che non ti piaccia, ne è rimasta ancora un bel po'!  (girandosi) Mi sembra che le foto vadano bene…

Silvana                                  Sì, allora io vado nella mia camera, se ci sono novità, chiamami! (si alza)

Pietro                                    (entra, in giacca da camera e pantofole, con un giornale in mano) Ohè, avete visto che bella giornata calduccia…’a primmavera è bella!

Paola                                     Già… (cantilenando) l’aucielli cantano già e i caproni vanno in giro a vede’ chi hanna scuccia’!

Pietro                                    Nun aggio capito… io fussi auciello o… caprone?

Silvana                                  Papà, nun ‘a fa’ longa… auciello, caprone… è ‘o stesso, comunque te mitti dint’ ‘e recchie! Pecchè parli in dialetto? E che si’ venuto a fa’?

Pietro                                    Ah! Io… parlo in dialetto? Scusate tanto, nobilissima figlia… sapevo che oggi usciva l’articolo sulla Mostra e me lo so fatto portare di prima mattina… c’è una notizia che vi volevo fare leggere… riguarda pure la tua futura suocera! Ecco… ‘a pagina è chesta! (depone il giornale sul tavolo)

Paola                                     Leva subito ‘a copp’ ‘a tavola questo sporco giornale! Qui si fatica per tenere tutto pulito! E poi si mappecea il centro… vai via!

Pietro                                    Scusa… (si allontana dal tavolo e riapre il giornale tenendolo tra le mani) Che pacienza che ci vuole… dov’è? Ah, ecco… sentite, sentite… si parla della mostra dei liquori, dove sono state esposte le mie creazioni… “la Mostra è stata inaugurata dalla Madrina d’Onore, la spumeggiante Teresa di Santabarbara…”

Silvana                                  Che cosa? Famme vede'! (strappa il giornale a Pietro e lo distende con impeto sul tavolo, spiegazzando le pagine) Mammà, guarda… è scritto proprio “di Santabarbara”! Io a quella… la odio! Mò si spaccia pure pe’ nobile!

Paola                                     Vergognoso! Però… forse ha sbagliato il giornalista…

Pietro                                    (sarcastico) Avete finito di leggere il mio giornale? Posso riaverlo, adesso? E… il centro non si è mappeciato?

Paola                                     Ma quando mai? Noi sappiamo come si deve fare!

Silvana                                  Papà, questo giornale mi serve! E’ la prova del reato! Io… vado subito a protestare al giornale, poi dal Sindaco! E poi dal Prefetto! E poi in Tribunale! La faccio condannare… la faccio mettere in galera, poi la faccio mandare anche all’inferno! (prende il giornale ed esce per la comune)

Pietro                                    Il mio giornale! Mi serve per la mia collezione… e non ho neppure letto la pagina sportiva! (a Paola) Ma come si deve fare con quella schianculiata? Quella pagina è preziosa, per me…

Paola                                     Tu non capisci niente! Statte zitto! Quella è nervosa, e questa è una cosa che non doveva succedere, con la visita di oggi! Ma non ti potevi fare i fatti tuoi, cretino?

Pietro                                    Ehi, calmati un poco! (sbadiglia) Io ho solo pensato che Teresa sarebbe entrata in merito… anche il Commendatore… e se non si sapeva niente, facevamo la figura degli sprovveduti…

Paola                                     Intanto, per colpa tua, quella adesso è uscita in quello stato… potrebbe fare qualcosa d’imprudente… che so… attraversa distratta… e ‘a menano sotto! Ho capito il tuo gioco, assassino! Tu vuoi che muoia tua figlia! E ti stai augurando che crepo pure io, così fai i comodi tuoi in casa, ti vendi tutto, compri una casa al mare e ci fai pure la tua distilleria segreta! Maiale!

Pietro                                    Pure oggi non è cosa… fosse ‘na jurnata che nun te magni scorpioni ‘e primma matina… (sbadiglia) me ne torno nella mia stanza… almeno lavoro… o me stendo ‘nu poco…

Paola                                     Te piacesse! Io non mi posso allontanare da casa, te lo ricordi che oggi viene Teresa e il figlio in visita ufficiale? Allora esci tu, vai a cercare Silvana, quella povera figlia mia… e la riporti a casa!

Pietro                                    Chi… la schianculiata? Ma te sienti bona? Pure si riuscissi a truvarla… ce vonno l’infermieri del manicomio! (guardando Paola che assume un atteggiamento minaccioso) Va buono, vado a cambiarmi!

Paola                                     (guardando sul tavolo) Ecco! Lo sapevo! Non osare venire più qua dentro! Il centro si è mappeciato! (suona furiosamente il campanello)

Pietro                                    E calmati con questa campanella… la prima Messa già è uscita, stamattina!

Paola                                     Spiritoso! Il centro si deve stirare, subito! E tu che fai ancora qui? Vestiti, cambiati questi panni puzzolenti, datti da fare, che non fai mai niente e vai dalla Principessa, è sicuro che Silvana sta là!

Pietro                                    Da quella? Povero a me… (uscendo a destra) ma chi m’ ‘a fatto fa’… stevo tanto bello dint’ ‘a stanza mia… c’ ‘o giurnale! (sbadiglia)


Atto primo, scena seconda: Paola, Consolata

Paola                                     (suona nuovamente il campanello tirando la fascia)

Consolata                            (entra da sinistra) Paola… che ti prende? Lo sai che Carmela non c’è più… che suoni a fare?

Paola                                     Forza dell’abitudine… senti, mi serve che si stiri questo centro! (lo prende con impeto e lo tende a Consolata)

Consolata                            (impassibile) Bene… ora che lo hai preso, stiralo!

Paola                                     Ma lo sai che io non so stirare!

Consolata                            Ma lo sai che ora devi imparare pure questo… come cucire, pulire, cucinare, lavare i piatti! ‘A cammeriera… nun ce sta cchiu’!

Paola                                     E tu… non mi dai una mano?

Consolata                            Sicuro… vieni con me, il centro lo stiro a metà mentre guardi come faccio, ed il resto lo fai tu, così cominci a imparare!

Paola                                     Ma io… aspetto Teresa!

Consolata                            La vuoi finire di fare storie? (infervorandosi) ‘A vuo’ ferni’ ‘e fa’ ‘a scema, illustre consorte del Ministro delle Reali Pozioni eccetera eccetera? ‘O capisci, o no, che ‘e tiempi belli so’ fernuti? Qua dentro se c’è qualcosa di pulito è perché ci penso io! Tu e figliete tenite ‘na capa ‘e… meglio che me stongo zitta, va'!

Paola                                     E che vulisse dicere? Che tu ‘e fatto l’innocentina?

Consolata                            Io perlomeno me so truvata ‘na fatica… e guadagno… comme ‘a fatto maritete… e stammo paganne ‘e debiti! Tu e figliete… facite sulo ‘a ricotta!

Paola                                     Ahhh! Io… discendente di…

Consolata                            (cantilenando) …Bernardino di Amantea, nobile senza Baronia né Cuntea! M’avete scucciato cu’ ‘sta nobiltà! ‘O vuo’ veni’ a stira’ cu’ me, ‘sto centro, o t’ ‘a vidi tu sola?

Paola                                     Io… sono costretta! Jammucenne… nun pozzo fa’ ‘a figura che ce sta ‘o centro mappeciato ‘ncopp’ ‘a tavula! Però tu ferniscela ‘e sfrugulia’!

Consolata                            (prende il centro) E damme ccà, che ‘o stai facenne ‘na mappina! (lo spiega) Tè, tè… jammo a vede’… vieni!

(escono insieme a sinistra, brontolando)


Atto primo, scena terza: Silvana, Paola, Pietro, Celeste

Pietro                                    (entra dalla sua camera, vestito di tutto punto) Paola… allora io vado… Paola, ‘e capito? Io vado!

Silvana                                  (entra dalla comune, sbuffando, con il giornale ridotto a un rotolo informe tra le mani; ignorando Pietro, si va a sedere e dimostra nervosismo)

Pietro                                    Ah! Sei tornata! Meno male! Allora me ne posso turna’ a ‘ncopp’ ‘o lietto! (sbadiglia)

Silvana                                  Sono tornata, sì! Tutti chiusi, non risponde nessuno… neppure a casa della Principessa…

Pietro                                    Forse perché è un poco presto ed è domenica, che ne dici?

Silvana                                  Oggi è domenica? Ah… già, è overo!

Pietro                                    Infatti… tra poco si va a Messa! Fosse stato un altro giorno sarei al lavoro, adesso… mi stavo rilassando… (sbadiglia) leggevo quel giornale in santa pace… forse sarebbe stato meglio andare a lavorare dal Commendatore… ma non ti sei accorta che io stavo ‘a casa?

Silvana                                  Uffa, papà… e chi ci penza, a cheste cose? Tu, pure quanno nun ce stai, stai sempe pe’ miezo ‘e pieri! (esce a sinistra, lasciando il giornale sul tavolo)

Pietro                                    (prende il giornale con cautela, alzandolo per un angolo e tenendolo sospeso sul tavolo) E che vuo’ leggere cchiu’? Tiè, pare mangiato dai surici!

Paola                                     (rientra, portando il centro stirato, teso tra le mani, lasciando sporgere solo la testa) E io ‘o sapevo! Sempe a pazzia' ‘ncopp’ ‘a tavola! Lievete ‘a lloco, tu e ‘sto giornale zuzzoso!

Pietro                                    (impaurito dall’apparizione improvvisa) Te pozzano… mò me facivi veni’ n’infarto!

Paola                                     Guarda che ‘e fatto! ‘A tavola tutta sporca! Mò comme ce lo metto il centro sopra?

Pietro                                    (rassegnato) Ho capito… levo pure ‘a povere… (fa per pulire col giornale)

Paola                                     Fermati, assassino! Stai sulo spurcando! Vieni cà, fa’ ‘na cosa, ‘na vota tanto… mantieni ‘o centro… comme ‘o tengo io!

Pietro                                    (lascia cadere il giornale a terra ed esegue) E mò?

Paola                                     Mò aspietti! (prende il giornale da terra e lo strofina vigorosamente sul tavolo; non soddisfatta, ci sputa sopra e rinnova l’operazione)

Pietro                                    Povero giurnale mio! Manco si me cecano n’uocchio vengo cchiu’ a purta’ ‘na nutizia! Ma te pare chisto ‘o modo ‘e pulezza’?

(bussano)

Paola                                     Già… ‘a cameriera se n’è ghiuta… aspetta ccà, vado a vede' chi è!

Pietro                                    Ohe’… e io che faccio? ‘Sto coso… ce lo pozzo mettere sul tavolo?

Paola                                     (andando via) No! Nun ‘o vidi che ‘o tavolo è ‘nfuso? Aspetta cinche minuti! Nun te movere!

Pietro                                    Che? Ma tu fussi scema… almeno nun fa’ trasi’ nisciuno! Che figura ce faccio?

Paola                                     (aprendo la porta comune) Tu non capisci niente! Statte zitto e… fa’ ‘o mobile!  (fa entrare Celeste)

Pietro                                    (senza parlare, si porta al fondo scena, tra i mobili di fondo, muovendosi a passettini, sempre tenendo disteso il centro, lasciando sporgere la testa e abbassandola per nasconderla quando l’attenzione è su di lui; sbadiglia ogni tanto)

Paola                                     Principessa, quale onore! Prego, io non pensavo che… e i vostri valletti?

Celeste                                 (si alza la veletta) Facimmo ampressa! So’ venuta senza chaperon, chili so’ musci, e io tengo che fare! Che l’è succieso a figlieta? E’ venuta, ‘a sbraitato fore ‘a porta che se trattava ‘e l’onore d’ ‘a casa… e se n’è ghiuta!

Paola                                     Eccellentissima… prego, accomodatevi! Posso offrire qualcosa? Un aperitivo? Un cordiale? (indica verso le bottiglie)

Celeste                                 (si siedono) Lassa perdere! Fa’ ampressa, t’aggio ditto… che è succieso? Uh… e che è? (indica il centro) Te fai stennere ‘o bucato dint’ ‘ a casa?

Paola                                     Maestà… ah, ‘o centro… sta appoggiato… aspetta che ‘o tavolo… ma nun fa niente… insomma ‘o prublema gruosso è Teresa!

Celeste                                 Teresa Santabarbara, ‘a mugliera d’ ‘o pasticciere?

Paola                                     Proprio essa! ‘O sapite che ci ha fatto scrivere ‘ncopp’ ‘o giurnale? Chella povera figlia mia nun ce po’ penza’… ha fatto scrivere “Teresa di Santabarbara”!

Celeste                                 E chella è scema! Io ‘o sapevo che vuleva cierti cose… ma ha fatto ‘na mossa sbagliata!

Paola                                     (verso Pietro, che si era mosso un poco verso l’uscita) Fermati subito! (Pietro ritorna al fondo scena, sempre nascondendo il viso e a passettini) Cioè, volevo dicere… bisogna fermarla!

Celeste                                 Sì, però figlieta l’ha pigliata troppo a core… pe’ poco nun me sgraregava ‘o campaniello, ha fatto correre pure ‘e cani!

Paola                                     Perdonatela, Principessa… è che oggi pomeriggio aspettiamo che Teresa e il figlio vengano a casa nostra… per la prima visita ufficiale… la ragazza è nervosa… come ci suggerite di comportarci, al riguardo?

Celeste                                 Distaccata albagia! Lo so che è un incontro che decide il futuro di figlieta, ma nisciuno deve poter pensare di usurpare ciò che non è suo, e tanto meno voi potete assumere un atteggiamento remissivo… costi quel che costi! Anche se tuo marito si dovesse licenziare da quel cosiddetto Commendatore, non permettete che s’instauri il ricatto! Buoni sì, ma fessi, no!

Pietro                                    (sporge la testa e fa scena)

Paola                                     (con intenzione) Sicuro! Ce lo dico io a quel… Ministro delle Reali Pozioni e Sciroppi di sua Maestà … che nun se sta mai fermo… e nun sape aspetta’ cinche minuti senza fa’ danno! Io sono confusa, vostra Altezza… pure io avevo pensato ‘na cosa così… ma certamente non al livello che avete suggerito voi! Seguiremo il vostro prezioso consiglio!

Celeste                                 Vulesse vede’… sienti, io me ne vaco… e fai mettere a posto chillo centro… me da’ fastidio, pare quasi che ce sta quaccheduno che spia! (si alza)

Paola                                     (si alza e s’inchina) Certamente, Principessa… mi dispiace che avete questa sensazione… ma noi simmo sempe fedeli ‘a bandiera del nostro amato Regno, … e ccà spie nun ce ne stanno!

Celeste                                 Abbiate la nostra benedizione! (si abbassa la veletta; uscendo) E dici a figlieta che non facesse ‘a schianculiata! Ce vedimmo ‘a Messa tra un’oretta!

Paola                                     (si profonde in inchini e l’accompagna alla comune) Grazie Altezza, grazie per esservi incomodata… non mancheremo….


Atto primo, scena quarta: Paola, Pietro, Consolata

Paola                                     (ritornata al centro palco, verso Pietro) Vieni ccà… mò sicuro si è asciugato… ma nun te putive sta’ ‘nu poco fermo? Pe’ poco ‘a Principessa nun ha capito tutte cose!

Pietro                                    (lascia che il centro si stenda sul tavolo e poi lo molla) Lassa fa’ a Dio! Me facevano male ‘e braccia… e po’, che è ‘sta storia che io mi dovrei licenziare? Ma te sienti bona? ‘E diebiti… ‘e pavi tu?

Paola                                     (sistemando millimetricamente il centro) I creditori aspetteranno! Noi non possiamo rinunciare alla nostra dignità! Troverai un altro posto di lavoro…

Pietro                                    Alla mia età? (sbadigliando) Ma tu si’ scema proprio!

Paola                                     (squadrandolo) Come ti sei vestuto bello… me pare che stai proprio buono in salute… (facendolo girare su se stesso)

Pietro                                    Me so’ dovuto vesti’ buono… mica me potevo mettere ‘na cosa qualunque… pe’ ghi’ ‘a casa della Principessa! A proposito, po’ nun so’ uscito… Silvana è turnata!

Paola                                     L’aggio vista… e pare che s’è calmata ‘nu poco… ma ‘o sai che… nun fa niente che tieni ‘a capa ‘e… però… che fisico, che colorito… nun se vere che tieni l’ipertensione… ‘e visto te sienti meglio quanno nun te bivi vino e liquore? ‘O sai… me pari ‘nu giovanotto!

Pietro                                    Infatti… me sento ‘nu lione! (sbadiglia)

Paola                                     Lione… vulissi fa’ ‘na bona azione… te vulissi vennere ‘nu rene?

Pietro                                    A chi? (per dire “sciocchezze”) Maronna… tu si’ scema!

Paola                                     (con aria saputa) A chi? Se trova, se trova… ce sta penuria pure ‘e fegato… ‘o sai che ‘o fegato si rigenera? Te ne vennissi ‘nu pezzicciullo… e nuie facessimo soldi! Tanto, po’… te ricresce!

Pietro                                    Ma ‘na cura pe’ fa’ crescere ‘e cerevelle in capa… quanne t’ ‘a fai? (andando verso la sua camera) Giesu’, Giesu’… ccà ce vo’ proprio ‘nu miracolo!

Paola                                     (andandogli dietro) E dai… tanto, nun facimmo brutta figura! Nun ‘o facimmo sape’ a nisciuno! E po’… te faccio bere ‘nu poco ‘e grappa!

Pietro                                    Nun se ne parla proprio! Io… me ne torno in camera mia, e me chiuro ‘a rento! Accussì sono sicuro che nun traseno ladri… o macellai! (sbadiglia)

Consolata                            (entra da sinistra) Paola… addò stai? Cose ‘a pazzi, vieni a vede’!

Paola                                     Ma insomma che vuo’? Stevo quasi cunvincenne a chisto…

Consolata                            Ce sta ‘na carrozza annanze ‘a casa Santabarbara!

Paola                                     Ma che dici? ‘Na carrozza? E addò l’hanno pigliata?

Consolata                            Ce sta pure ‘o cocchiere in livrea! Vieni a vede’! Io chiammo pure a Silvana, adda vede’ pure essa!

 (escono a sinistra)

Paolo                                     (rimasto solo si affaccia guardingo nella loro direzione, esce per il suo vano e rientra subito, portando un tipico bricco da colazione e un bicchiere; depone il tutto vicino alle bottiglie, ne sceglie una e si versa un po’ di liquore nel bicchiere, e lo assaggia, approvando; vuota tutta la bottiglia nel bicchiere e poi la rifornisce dal bricco; controlla colore ed odore, facendo una faccia nauseata; si pone in riflessione, guardando la bottiglia, poi esce correndo nella sua stanza e ritorna con altri contenitori; ne aggiunge il contenuto di un paio alla brocca e controlla; non soddisfatto, aggiunge delle gocce a caso dagli altri, vuotandone completamente alcuni; infine rimette a posto la bottiglia)

E mò… facimmo pulizia! (versa tutto il contenuto dei contenitori nel bricco) Ecco qua! Questi… sono bellilli, ‘e pozzo lassa’ ccà… e chisto… quanne loro escono loro, ‘o lavo! (mette i contenitori vuoti dietro le bottiglie ed esce a destra tenendo a distanza il bricco e portando con cura religiosa il bicchiere pieno)


Atto primo, scena quinta: Silvana, Paola, Consolata

Paola                                     (rientra con Consolata) Che cafoni! ‘Na machina non jeva bona!

Consolata                            E Pietro che fine ‘a fatto?

Paola                                     Se ne sarà fiuto… peccato, ‘o stevo quasi convincenne! Io… me vaco a cagna’… e avviso pure a Silvana ‘e ‘sto fatto… tu si’ già pronta pe ghi’ ‘a Messa?

Consolata                            Sicuro che si! Però dincello pure a Pietro! Se facesse truva’ pronto! Chillo è capace che s’addorme n’ata vota!

Paola                                     E’ meglio che dorme… te si’ scurdata? Adda sta’ calmo… quante vene ‘a famiglia Santagata, primma parliamo noi, poi viene lui…

Consolata                            (assentisce) sì, sì… piglia il pasticciotto senza parlare, saluta e se ne va!

Paola                                     Va buono… allora… guarda n’ata vota tutte cose, tavola, segge, piattini, posate, bicchieri, controlla pure ‘o centro… spero che la Principessa accetti l’aperitivo dopo ‘a funzione… io vaco! (esce a sinistra)

Consolata                            Ma che aggia controlla’? (gira per il palco) Sta tutto a posto… ‘o centro è diritto… ‘e seggie so’ pulite… piattini e bicchieri… pure! ‘O liquore ce sta… però… possibile mai? (prende la bottiglia e la esamina) Chesta bottiglia… me ricordavo che ce ne steva cchiu’ poco… mah… fosse stato allungato? Nun voglio spurca’ ‘nu bicchiere… (si gira intorno, guardinga, poi dà una robusta sorsata direttamente alla bottiglia e rimane ferma un attimo, a bocca aperta) Mamma d’ ‘o Carmine! S’è fatto… cchiu’ forte! E comme sape… strano! Però… è buono! (dà un’altra sorsata, poi rimette a posto la bottiglia) Sape proprio… profumato! Nun m’ ‘o ricurdavo! Ah, ecco! Forse Paola l’ha cambiato… sì, sì… deve essere accussì… (riprende a girare per il palco, controllando le sedie) Questa sta a posto… chesta macchiulella… sulo ‘nu poco ‘e povere… (si blocca e si porta improvvisamente una mano alla bocca ed una allo stomaco, sgranando gli occhi) Mamma d’ ‘o Carmene… io aggia fui’… (camminando a passettini, reggendosi dove capita, va nel bagno) me gira pure ‘a capa… l’aggio pigliato a digiuno… e m’ ‘a fatto male!

Paola                                     (entra con vestito più elegante e si siede, assumendo una posa statuaria) Che dici, Consolata, faccio una bella figura? Solo le scarpe… non le ho cambiate, le nuove mi fanno un poco male e non pozzo rischiare figuracce mentre vado a leggere all’ambone… di fronte a tutti, e specialmente davanti a quella postulante! Lo sai che ha cercato… anzi non ha cercato… si è proprio dichiarata nobile… ha fatto scrivere “Teresa di Santabarbara” sul giornale! Che impudenza! Ma io le faccio vedere i sorci verdi… e pure tu… Consolata… perché non rispondi? Consolata… dove sei? Maronna! Dove stai? T’hanno rapita? E io comme faccio? Silvana! Pietro! Venite, Consolata è scomparsa! Spicciatevi!

Silvana                                  (entra da sinistra) Mammà, calmati! Te se sente ‘a fore… che succere?

Paola                                     Consolata è sparita! L’ho lasciata qui… e non c’è più! E’ scappata via… o l’hanno rapita e ce chiedono ‘o riscatto! E tuo padre nun risponde! Lo hai visto? Avessero rapito pure a isso?

Silvana                                  No, no, calmati… ma nun ‘e visto dint’ ‘a stanza soia? (esce un istante e rientra subito) Te pareva… s’è miso ‘ncopp’ ‘o lietto vestuto buono e sta runfanne, tisico che quasi pari ‘nu muorto! E po’… se sape che nun tenimmo denari… chi pienzi che tenesse ‘o curaggio ‘e chiedere ‘nu riscatto… addirittura pe’ papà?

Paola                                     Ma… Consulata? Tu dici che nun l’hanno rapita? Allora… trovammo a Consolata! Io vaco di qua… tu vai di là! (esce a sinistra)

Silvana                                  (con flemma olimpica) Mammà, e comme vai ‘e corsa! Arò l’aggia cerca’… fore nun è asciuta… Consolata sicuro se starrà cagnanne pe’ ghi’ ‘a Messa! Ce va tutt’ ‘o paese, non possiamo sfigurare… già… ce vanno pure loro… faranno tutt’ ‘a via principale e ‘a chiesa ce arrivano c’ ‘a carrozza a passo lento… chilli vonno impressiuna’ ‘a gente… io nun ce pozzo pensare ancora… me sagliono n’ata vota ‘e niervi… aggia fa’ coccosa, mi debbo calmare… mò mi piglio ‘nu poco ‘e chesto… (va vicino ai liquori) ecco, si me ne bevo ‘nu poco, nun se vede! (versa del liquore in un bicchiere, poi ci ripensa e ne versa dell’altro) Ecco qua… (beve rovesciando la testa in un sorso, poi depone il bicchiere e si siede) Hmmm… buono, nun ‘a manco perso ‘o profumo!

Paola                                     (entra e va nel bagno; riesce dopo un istante) Aggio trovato a Consolata! Però… nun se sente bona… me servesse ‘na mano, può veni’ ‘nu minuto?

Silvana                                  Che te serve?

Paola                                     E’ che… s’essa pulezza’ ‘nu poco ‘o bagno… cagna’ aria…

Silvana                                  E non ‘o può fa’ tu? Io nun tengo voglia… e po’, sto accussi’ bella vestuta…

Paola                                     Ma fai sempe storie? Curri, fa’ ampressa! Silvana ha rimesso pure chello che nun teneva dint’ ‘o stommaco… sta tutta sudata e le gira ‘a capa… mò sta assettata, ma l’aggia purta’ ‘ncopp’ ‘o lietto!

Silvana                                  Uh, poverella… chi sa che l’ha fatto male! (si alza all’improvviso e si porta una mano alla bocca ed una allo stomaco, sgranando gli occhi) Mamma d’ ‘o Carmine… levateve ‘a nanze! (scansa Paola e si infila nel bagno di corsa)

Paola                                     Ah, meno male… ‘na vota tanto mia figlia che corre a fatica’! Povera Consolata… chi sa comme tene ‘a vocca… mò faccio ‘na cosa! (versa del liquore in un bicchiere, lo assaggia, approvando; se ne versa ancora e lo beve con soddisfazione; poi riempie nuovamente il bicchiere e lo porta con riverenza) Consolata… chesto sicuro che te rimette subito in moto! (esce per il bagno)

Fine primo atto


Atto secondo, scena prima: Pietro, Paola, Vittorio, Valerio, Celeste

Pietro                                    (entra) Mamma mia, che male ‘e capa! (si va a sedere) S’è fermato pure l’orologio… chi sa che ore sono… anzi… chi sa che giorno è! (chiama) Paola! Silvana! (scuote la testa, sconsolato) E già… e quelle quanne mai risponnono? Si nun m’ ‘è vaco a truva’ io… Consolata! Paola!

Paola                                     (si affaccia dal bagno, semivestita e con la faccia e le mani imbiancate di talco) E ferniscela ‘e chiamma’… nun me sento bona… e pure Silvana e Consolata…

Pietro                                    Ah, state insieme? Ma che state facenne? Ve state truccanne?

Paola                                     Dicimmo che sì… stammo tutt’ ‘e tre dint’ ‘ o bagno… a turno!

Pietro                                    Beh, spicciatevi, serve pure a me!

Paola                                     Hai voglia! ‘A comme stanno ‘e cose… è riservato pe’ tutt’ ‘a jurnata!

Pietro                                    Tutt’ ‘a jurnata? E io comme faccio? E ‘a Messa?

Paola                                     ‘A Messa… a chest’ora è fernuta e non ce simmo jute… pe’ scelta nostra! Non ‘ammo vuluto assistere all’arrivo trionfale ‘e Teresa e Danilo in carrozza, chilli cafoni! E si tu hai bisogno d’ ‘o bagno… t’arrangi! (esce e chiude la porta)

Pietro                                    Oh mamma mia! E comme faccio? Aro’ me arrangio? L’ati bagni so’ sporchi e scassati… e io stammatina aggio bevuto assai! Tutta chella camomilla! Mamma mia bella… mò vaco int’ ‘o giardino… sì… tanto non vene nisciuno…

(bussano)

                                                Maronna! E chi sarrà? Chelle stanno tutte… aggia arapì proprio io! (va alla comune e fa entrare Vittorio)

Vittorio                                 Buongiorno, Conte! Annuncio la Principessa Celeste di Borgopetroso! (si fa largo, sistema una sedia al centro, e rimane in piedi al fianco della stessa)

Valerio                                  (entra, porgendo un braccio a Celeste) La Principessa Celeste di Borgopetroso!

Pietro                                    Prego, Principessa, accomodatevi! (fa un inchino e rimane bloccato)

Valerio                                  (accompagna Celeste e si mette in piedi dall’altro lato della sedia)

Celeste                                 (si siede) Conte… nun esagerate co’ l’inchino… grazie, potete rialzarvi!

Pietro                                    Io ‘o vulesse fa’… ma è troppo forte lo stimolo che sento… di fronte alla vostra Magnificenza!

Celeste                                 Ohè, che ve piglia? Nun site mai stato così ossequioso!

Pietro                                    Le cose cambiano Principessa… la mancanza di… certe cose ce fa’ apprezza’ meglio… ‘e tiempi ‘e ‘na vota… quanne ‘e cose nun ce mancavano…

Celeste                                 A chi ‘o dicite, Conte! E la Contessa? Come mai non siete venuti a Messa? Io so’ venuta pe’ fa’ duje ‘nciuci… sapesseve che è succieso… roba che ve facesse torcere d’ ‘e risate!

Pietro                                    Principessa… forse overamente tra poco me cumincio ‘a torcere… sulo p’ ‘o penziero… ‘e chello che è succieso… mò ve chiammo mia moglie e le altre, scusate… stanno facennese ‘o trucco… int’ ‘o bagno… accussì escono tutte quante… almeno spero! Perdonatemi un istante… (bussa alla porta del bagno, camminando a cassettini; parlotta, poi ritorna, sempre camminando con difficoltà, teso in avanti in modo che sembra inchinarsi) Principessa… ho significato la vostra presenza a mia moglie, mia figlia e mia cognata… implorano il vostro perdono… hanno un problema… di bustier!

Celeste                                 Che è, se so’ ingrassate tutte quante e nun se chiure?

Pietro                                    Esattamente… però non è il sovrappeso che le tormenta… è uno strano gonfiore di stomaco… mia moglie sarà qui in un istante… appena le porto un vestito piu’ largo…

Celeste                                 E forza a fa’ ampressa! Io tengo che fa’, facitela veni’ senza busto! E basta cu’ l’inchino, me vulite piglia’ pe’ scema?

Pietro                                    Subito, Principessa! Scusate Principessa! Vado a prendere i loro vestiti, Principessa! (esce a sinistra, camminando come al solito e mimando che non resiste)

Celeste                                 (guarda Vittorio) Mah… voi avete capito che è successo, Cavaliere?

Vittorio                                 (leziosamente) Assolutamente niente, Principessa!

Celeste                                 (a Valerio) E voi?

Valerio                                  (leziosamente) Io, con il permesso di vostra Altezza, aggio capito di meno del mio nobile amico Vittorio! E neppure comprendo come la tradizionale ospitalità del Conte si sia come dire… affievolita! Oggi s’è scurdato tutte cose!

Celeste                                 Avete ragione! Di solito sua moglie ci accoglie con un profumato the, dei biscottini…

Vittorio                                 …con un robusto bicchiere di Vinsanto… o di uno dei suoi infusi di acquavite alle erbe, che fa tanto bene al colorito di vostra Altezza, facennove sagli’ chelli belle schiocche ‘n faccia!

Celeste                                 Vittorio, grazie d’ ‘o complimento… mi state facenne veni’ ‘nu desiderio e ‘nu scrupolo…

Vittorio                                 Principessa… il Conte ritarda… potrei permettermi di offrirvi un cordiale, in sua vece?

Valerio                                  Ed il vostro scrupolo, Principessa, evidenzia il vostro tatto e la sensibilità verso i propri sudditi! Ma quel che è dei sudditi è vostro di diritto, Altezza, ccà è tutta roba vostra e potete disporne come volete!

Celeste                                 Allora… quasi quasi… versatemi un rosolio… o forse no, qualcosa che non mi lasci in bocca l’amaro zuccherino!

Vittorio                                 Venite con me, Valerio… consigliatemi, vi prego! (entrambi vanno a scegliere un liquore)

Celeste                                 Guagliu’, facite ampressa, e nun ve ‘nciuccate!

Valerio                                  (ritorna al suo posto) La Principessa è servita!

Vittorio                                 (ritorna al suo posto dopo aver dato a Celeste un bicchiere colmo) Ecco, Principessa!

Celeste                                 (sente l’odore del liquido) Buono… voi l’avete assaggiato?

Vittorio                                 Non ci permetteremmo mai di bere prima di vostra Altezza!

Valerio                                  Abbiamo scelto solo con l’olfatto… che ha gratificato il nostro senso… Principessa … chisto tene n’addore che… mena ‘nterra! Il Conte ha pienamente meritato la nomina a Ministro delle Reali Pozioni e Sciroppi di sua Maestà, vostro amatissimo padre… che Dio lo abbia in gloria!

Vittorio                                 Amen! Ma non turbiamo la nostra sovrana con spiacevoli ricordi… mia Principessa… approvate la nostra scelta?

Celeste                                 Sì, l’aroma è molto gradevole, complimenti! (assaggia appena) ‘A faccia mia, comm’è forte! E’ roba per robusti cavalieri… però… potete prenderne anche voi, se volete!

Valerio e Vittorio              (declinano l’invito con gesti leziosi)

Pietro                                    (rientra da sinistra con dei vestiti tra le braccia, sempre camminando contratto) Ecco Principessa, adesso, possono mettere il bustino… (bussa alla porta del bagno e consegna i vestiti; ritorna davanti a Celeste) Principessa… mia moglie verrà in un istante… ho bisogno della licenza di vostra Altezza… devo andare solo un momento nella mia camera… c’è una brocca… verifico un istante il livello del liquido… voi sapete… (esce per la sua stanza, a marcia indietro)

Paola                                     (entra indossando sotto il vestito, slacciato sul dietro, un’imbottitura sullo stomaco; si inchina con difficoltà) Principessa, scusate il ritardo… s’è pure rotto ‘o laccio d’ ‘o busto! Consolata si scusa, non sta ancora bene e non vuole sfigurare di fronte a voi!

Celeste                                 Vieni ccà, assettate… t’aggia dicere coccosa! Ma tua figlia nun ce sta?

Silvana                                  (entra, anche lei con stomaco prominente sotto il vestito non allacciato sulla schiena; si inchina come può) Principessa, eccomi! Scusate per come sono vestita e per stamattina… ero sotto l’influenza di quella notizia… tenevo ‘nu diavolo pe’ capillo!

Celeste                                 Tu nun ‘e fa’ ‘a schianculiata, ce rimetti sulamente! Jammo, assettateve!

(Silvana e Paola eseguono)


Atto secondo, scena seconda: Pietro, Paola, Vittorio, Valerio, Celeste, Silvana

Pietro                                    (entra, completamente rilassato)

Celeste                                 Conte… vi vedo come… sollevato, ve site fatto ‘o bicchiariello, eh?

Pietro                                    Veramente, Principessa … non è proprio quel che ho fatto, io non posso bere liquori… però mi sento come un lione, adesso!

Paola                                     Me fa piacere… ma Consolata è asciuta d’ ‘o… da… quella stanza?

Pietro                                    No, sta ancora chiusa ‘e rento!

Paola                                     Ah! E tu comm’ ‘e fatto…?

Silvana                                  Non scucciate a sua Altezza con le nostre cose! Principessa perdonateli… se siete venuta qua credo che volevate parlarci…

Celeste                                 Sì, ma so’ cose ‘e femmine… (verso Pietro) lio’, vavattenne!

Pietro                                    Prendo congedo da vostra Altezza… (si inchina)

Vittorio                                 Conte, col vostro permesso… veniamo a tenervi compagnia!

Celeste                                 Sempre compito, Vittorio! Purtateve pure a Valerio… faciteve ‘na partita a carte!

Pietro                                    Con il permesso di vostra Altezza, era previsto che prendessimo dei dolci all’uscita della Messa… essendo mancati a quella… ci rechiamo nel negozio e li prendiamo adesso!

Celeste                                 Andate! E purtatemi ‘na sfugliatella!

Valerio                                  Sarà fatto, Principessa! Cavaliere Vittorio, per noi… andrà bene un pasticciotto!

Vittorio                                 Sì, sì! Il pasticciotto va benissimo… io sono goloso! (a Pietro) Ruberei pure il vostro!

Pietro                                    (uscendo per la comune) Ah! Allora… forse è meglio si io me piglio n’ata cosa!

(escono Pietro, Vittorio e Valerio)


Atto secondo, scena terza: Paola, Celeste, Silvana

Paola                                     Eccoci sole Principessa … dicite pure, tanto a Consolata ce lo possiamo riferire noi!

Celeste                                 E sì, io tengo che fare, non posso stare tanto tempo… (sorseggia dal bicchiere) il Ministro ha fatto proprio un buon liquore… comunque… sapite che ‘a fatto Teresa? Essa, Danilo e ‘o figlio se so’ presentati c’ ‘a carrozza… tutta nera, comme chelle d’ ‘e muorti! ‘O cucchiere teneva ‘na livrea tutta sculurita e ‘nu cappiello niro, ma se vereva che ce steva ‘a pubblicità d’ ‘e pompe funebri ‘ncopp’ ‘e spalle! (sorseggia) Pe’ poco Teresa nun è caruta, scennenno d’ ‘a carrozza… e s’ è sentito ‘nu rumore ‘e na cosa che se stracciava… comunque so’ trasuti, se so’ assettati… e ‘e cose pareva che ievano bone… quann’ ‘è venuto ‘o mumento d’ ‘e letture, s’è aizata ‘e scatto, è corsa annanze a tutti e è ghiuta essa all’ambone! S’è fatta ‘a primma, ‘o salmo e pure ‘a siconda! (sorseggia)

Silvana                                  Che esibizionista! E m’ha arrubbato ‘o posto! Quelle le dovevo leggere io! E manco sape leggere!

Celeste                                 Infatti… ha sbagliato accenti, cadenze, a ‘nu certo punto me steva scappanne a ridere, quanno, invece ‘e leggere “Tessalonicesi”, ha ditto “Tessaloni-cessi”! (sorseggia)

Paola                                     Maronna! E ‘o prevete, che ‘a fatto?

Celeste                                 Che ‘eva fa’? ‘A dovuto abbuzza’! Ma nun è fernuta ccà… (sorseggia) è turnata ‘o banco suojo e, durante ‘a funzione, continuava a moversi; se vere che ce steva coccosa dint’ ‘o vestito che nun ghieva… e se tuccava, se girava una continuazione, arapeva e chiureva ‘o ventaglio, ha dato ‘nu sacco e fastidio… e quanne s’è aizata pe’ piglia’ l’ostia… ecco… (sorseggia) certo che ‘a casa vostra fa… ‘nu poco caldo! Comunque… credo che ha miso ‘o pere ‘ncopp’ ‘all’orlo d’ ‘o vestito… ‘o mumento era solenne, tutti zitti… e s’è sentuto ‘nu rummore d’ ‘o vestito che se stracciava… se so’ girati tutti quanti! S’è dovuta mantene’ ‘a vunnella cu’ doje mani… si no rimaneva senza… Maronna, che calore che fa ccà… stongo abbianne a suda’… (si alza e depone il bicchiere)

Paola                                     (si alza, allarmata) Principessa … volete che apriamo la finestra, che chiamiamo il vostro medico, che vi accompagniamo al palazzo?

Silvana                                  (si alza anche lei)

Celeste                                 No, no… è passato… era solo una vampata di calore… ora sto meglio…. (si siede di nuovo)


Atto secondo, scena quarta: Pietro, Paola, Vittorio, Valerio, Celeste, Silvana

(rientrano Pietro, Vittorio e Valerio)

Pietro                                    (portando un pacchetto di pasticceria) E’ permesso, Principessa? Qui ci sono i dolci, il pasticciere li ha fatti apposta per noi… non per niente lavoro lì… e qui c’è la vostra regale sfogliatella!

Paola                                     Bravo a Pietro! (prende dei piattini da un mobile, apre il pacchetto e depone un dolce per ciascuno nei piattini, servendo prima Celeste) Ecco, Principessa … cu’ salute, pe’ cient’anni!

Celeste                                 Sono sicura che avete fatto del vostro meglio, Conte! I nostri ringraziamenti!

Valerio e Vittorio              Alla salute di sua Altezza!

Tutti                                       (mangiano il dolce, Valerio e Vittorio in piedi, magnificando il suo sapore)

Valerio                                  Quanto è buono!

Vittorio                                 Hmmm! (sbirciando nei piatti prima di Valerio, poi di Pietro) Il mio è più buono del vostro! Ma quello del Conte… è il migliore di tutti! Glielo ruberei, se potessi!

Valerio                                  Siete davvero un golosaccio, Cavaliere! (sbirciando anche lui nel piatto di Pietro) Però devo dire che avete ragione… deve essere proprio buono, il suo pasticciotto!

Pietro                                    (si alza cerca di isolarsi, con Vittorio e Valerio che lo seguono discretamente)

Paola                                     Adesso… un liquorino per il brindisi!

Silvana                                  Certamente! Questo è il migliore che abbia mai fatto papà! (prende dei bicchieri, li distribuisce, e fa per riempirli dalla bottiglia)

Pietro                                    No, grazie… io questo non lo voglio…

Paola                                     Hai ragione… scusate Principessa … il liquore gli fa male… adesso ti prendo un poco della tisana di stamattina…

Pietro                                    No! Quella… no! Anzi… buttala via! Lo dovevo fare io… poi mi sono distratto…

Paola                                     Ma come ti ha fatto così bene… dicitancello pure vuje, Principessa! E’ per il suo bene!

Silvana                                  ‘A vado a pigliare io! La brocca sta ‘o solito posto, overo? (esce per la stanza di Pietro)

Pietro                                    Fermati, fermatela! Nun ‘a voglio!

Celeste                                 Conte… e fernitela ‘e fa’ ‘o difficile… è ‘na tisana, mica è pipì ‘e jatta!

Pietro                                    Principessa … chella… no, non è così… in casa nun ce stanno gatti…

Celeste                                 E allora unitevi a noi per un brindisi, altrimenti dovrò concludere che non volete bere alla nostra salute!

Silvana                                  (entra con la brocca) Eccomi, papà… se sente che è ancora bella calduccia!

Paola                                     E chella è ‘a brocca che mantene buono… damme ccà! (prende la brocca e riempie il bicchiere di Pietro)

Pietro                                    Maronna… e io m’essa bere chesta robba?

Paola                                     Nun fa’ ‘o difficile! Stamattina te ne si’ bevuto ‘nu bello bicchiere, anzi… tre o quattro… e t’ha fatto effetto, sì stato calmo e pacifico! Po’ devi fare gli auguri alla nostra Principessa!

Celeste                                 (levando il bicchiere) Allora… ci siete tutti?

Tutti                                       Sì, sì, siamo pronti!

Paola                                     Mi permetto io di esprimere a nome di tutti gli auguri di un radioso avvenire alla nostra regale Sovrana, che i fasti del passato possano rinnovarsi per lei, per la nostra terra e tutti i suoi sudditi!

Tutti                                       Evviva e lunga vita alla Principessa Celeste di Borgopetroso! (bevono)

Pietro                                    (finge di bere; Paola gli alza il bicchiere, costringendolo a deglutire)

Paola                                     Povero lione mio… bevi… è tutta salute e nun pensa’ ‘a grappa! Quella te la dongo… dopo quel fatto, m’ ‘e capito?

Pietro                                    (si libera e sputacchia) Mamma d’ ‘o Carmine… scusate… m’è andato un poco storto!

Celeste                                 Bevete ancora, Conte… vi passerà subito… (si alza) ora… scusatemi, devo proprio andare… tra l’altro, sento un po’ caldo…

Vittorio e Valerio              (accorrono ai lati di Celeste)

Vittorio                                 (protende un braccio) Io sono pronto, Principessa!

Valerio                                  (tende un braccio) Eccomi, mia Sovrana!

Celeste                                 Grazie, Cavalieri… ringrazio per la cordiale accoglienza i Conti di Amantea… e lascio la regale benedizione… (agli chaperon) Cavalieri… facimmo ampressa… m’aggia leva’ ‘o busto! (esce accompagnata dai due – inchino generale)

Paola                                     (regge la porta e si inchina al passaggio di Celeste)

Pietro                                    Io vaco a sciacquarmi ‘a bocca… che schifo, sto schiattando… (comincia ad avvicinarsi alla porta del bagno)

Paola                                     Aspetta, non puoi entrare… Consolata sta ancora dentro… pigliati ‘nu poco ‘e liquore e statte zitto! E poi vedimmo comme ‘amma fa’ pe’ chillo fatto… t’arricuordi? (mette la mano sulla bocca) Famme passa’, è urgente! (lo scosta di corsa, bussa furiosamente sulla porta del bagno, che viene dischiusa ed esce)

Pietro                                    E io m’essa piglia’ chello liquore… là? Ma tu’ si’ pazza! Io me voglio solo sciacqua’… e ghiammo, sulo ‘nu mumento… (si porta una mano alla bocca ed una allo stomaco, sgranando gli occhi) Maronna… nun è sulo ‘a vocca!

Silvana                                  (si porta una mano alla bocca ed una allo stomaco) Mamma d’ ‘o Carmine… levateve ‘a nanze tutti quanti! Consolata, arapi ‘a porta! (corre e scosta Pietro dalla porta del bagno, bussa ed esce di corsa)

Pietro                                    Ohè… e io comme faccio? Arapite ‘a porta! (bussa sulla porta del bagno, che rimane chiusa)

Fine secondo atto

Atto terzo, scena prima: Pietro, Paola, Silvana

Pietro                                    (seduto, scrive con una penna d’oca)

Paola                                     (entra, portando la brocca ed una tazza vuota) Jammo bello… oggi è una  bella giornata… m’arraccumanno, nun guasta’ niente, oggi… quando staranno qua, tu vieni e po’… ti ricordi?

Pietro                                    (continuando a scrivere) Sì, sì… vengo, saluto, me piglio ‘o pasticciotto senza parlare e me ne vaco subito a scrivere! Ho l’ispirazione giusta oggi!

Paola                                     (versa il liquido nel bicchiere) Bravo… e fermati ‘nu momento! Oggi visto che te trovi ccà, ‘a camomilla nun t’ ‘a pigli dint’ ‘a stanza toja…

Pietro                                    (distratto, non nota la brocca) Tu non capisci… fare un liquore è come… comporre una poesia! Hai visto il Commendatore come apprezza le mie ricette? (smette di scrivere) E quando arriva l’idea giusta… se non la metti giù, la perdi! Quella scocciante di Consolata mi ha buttato fuori dalla mia camera, ha voluto cambiare il letto… vabbè che era pure ora, però io ho sentito l’ispirazione all’improvviso, e mi sono dovuto mettere qui… dove mi trovavo… (vede la brocca) Maronna! La camomilla… l’hai messa… qui dentro? ‘Sta brocca… me ricorda ‘na cosa assai brutta…

Paola                                     Solo chesta ci sta, l’ate se so’ rotte… e chella d’argento non si tocca! Non fare storie! Bevi!

Pietro                                    No! Mi fa schifo! (si alza) Io sono un… poeta! Sua Maestà, che Dio lo abbia in gloria, mi ha nominato Ministro delle Reali Pozioni e Sciroppi di …

Paola                                     E io sono quella che se non ti bevi la camomilla, te la caccia in gola! Nun me fa’ strilla’, ‘e capito? E stavolta ci ho messo pure la passiflora, così l’effetto è ancora migliore! Assiettate e bivi! (gli mette il bicchiere davanti)

Pietro                                    (si risiede borbottando, riprende a scrivere; meccanicamente prende il bicchiere e beve ogni tanto) Bah… la passiflora… è inutile, non ha manco il colore… le donne… non capiscono niente di ricette… se non c’ero io… il Commendatore falliva proprio… Silvana come sta?

Paola                                     (riprendendo il bicchiere vuoto e riempiendolo di nuovo, predisposta per continuare l’operazione) E’ uscita stamattina presto… tutto a posto!

Silvana                                  (entra dalla comune portando un tipico pacchetto di pasticceria e si blocca) Mamma, ecco i dolci! Che cosa? (a Pietro) Mò ti sei trasferito qui? Ma lo sai che oggi viene il mio fidanzato?

Pietro                                    (continuando a scrivere) Sì, lo so… saluto, me piglio ‘o pasticciotto senza parlare e me ne vado a scrivere nella mia stanza! Spero che Consolata abbia finito, per allora!

Silvana                                  Mammà, come dobbiamo fare? Qui… serve spazio! Se ne deve andare!

Paola                                     (prendendola in disparte) Zitta! Fagli prima prendere tutto l’infuso, poi lo spediamo! (ritorna a riempire il bicchiere)

Pietro                                    (beve meccanicamente, assorto nella scrittura)

Silvana                                  Mammà… mò sistemo ‘sti pasticciotti nei piattini, così facimmo ‘na bella figura! (prende dei piattini, apre il pacco e sistema i dolci in bell’ordine su un mobiletto)

Paola                                     Sì, va bene! (ritorna a riempire il bicchiere)

Silvana                                  Ma non gli farà male tutta ‘sta camomilla?

Paola                                     ‘A camomilla nun fa male… e po’, si succedesse qualcosa… chillo che adda fa’? Non si muove… nun fa mai niente… nun ha voluto neppure farsi chella piccola operazione… è proprio inutile! (ritorna a riempire il bicchiere) Ecco, bravo… te la si' bevuta quasi tutta… mò sai che faccio? Te la porto nella tua stanza… accussì, si te viene sete, te bevi chesta! Te fa tanto bene! (esce per il vano stanza di Pietro)


Atto terzo, scena seconda: Pietro, Paola, Silvana, Consolata

Consolata                            (entra con un fazzoletto legato in testa, scopa e un secchio dell’immondizia stracolmo) Pietro! Ma comme faceva, chella povera Carmelina? Giesu’… io te vulevo cagna’ sulo ‘o lietto… ma che ce fai là dento? Era ‘nu secolo che nun ce trasevo… tutte chelli burzetella appese, chiene ‘e povere e muffa, chelli carte mappeceate, tutte chiene ‘e macchie puzzolenti…

Silvana                                  (sistema la carta ormai vuota della pasticceria nel secchio)

Pietro                                    (scrive e recepisce lentamente la notizia) Aspetta… adesso ti spiego, ecco … lì ci stanno le mie bustine di erbe rare essiccate… il grimorio erbaceo medievale… e poi i semi tropicali, me li sono procurati con tanta fatica… sono come dei figli per me, figurati, gli ho fatto la culletta di coltura, li bagno col contagocce… sentono la primavera e stanno cacciando i germogli… ma non ci sta ‘a muffa! Perciò le tengo tutte appese, con quei fili…

Paola                                     (rientra, senza brocca) Brava Consolata! ‘e fatto ‘na cosa grande… mò ce se vede pure, int’ ‘ a chella stanza!

Consolata                            ‘E visto? Ce vuleva proprio! Pietro, io aggio jettato tutte cose…, pure i fili arò steveno appese ‘e burzetelle! Facevano schifo!

Pietro                                    Che ‘e fatto? Maronna… (si accascia sulla sedia)

Silvana                                  (va verso di lui e lo abbraccia) Povero papà mio! E’ muorto!

Consolata                            Uh, overo? Allora s’è liberata ‘a stanza… m’ ‘a piglio io!

Paola                                     Quanne mai? ‘A stanza serve a me, me l’aggia affitta’, facimmo sordi!

Silvana                                  Ma nun ve mettite scuorno? E che diamine… almeno… almeno purtammolo primma ‘o cimitero! Però… mammà… che dici sta vestito buono, p’ ‘o funerale? Nun è che facimmo ‘na brutta figura?

Paola                                     No… sicondo me sta buono… ce vò sulo ‘a fascia pè tene’ chiusa ‘a vocca! Consolata… damme chella che porti ‘n capo!

Consolata                            (levandosela) Ma è sporca…

Paola                                     Che fa? Tanto isso è muorto… (prendendola e girandola tra le mani) ecco... mò ‘o spuorco nun se vere! (cominciando a mettere la fascia a Pietro) Però chisto pesa… comme facimmo a purtarlo ‘ncopp’ ‘o lietto?

Pietro                                    (ripigliandosi) Madonna… aggio visto ‘a morte cu’ l’uocchi! Me chiamavano ‘e poveri figli miei…

Silvana                                  Uh… è ancora vivo! (saltella di gioia) Che bellezza! Allora quanno me sposo me po’ accumpagna’ all’altare!

Paola                                     (ritira la fascia e la nasconde dietro le spalle) ‘O dico io, che nun è buono a niente… se puteva leva’ ‘o pensiero… nonsignore!

Consolata                            Pietro… comme te sienti?

Pietro                                    Madonna, me sento male… ma tu… ‘e distrutto cose rare, introvabili… preziose! Si tenessi ‘a forza… te facesse ‘na mazziata… ah… v’aggio sentito mentre steveve parlanne…

Paola                                     E che ‘e sentito?

Pietro                                    Che me vuleveve purta’ ‘ncopp’ ‘o lietto… grazie… tengo ‘na famiglia d’oro… ah… povere burzetelle mie… poveri figli miei…. (si accascia di nuovo)

Consolata                            Ohe’, verite comme parlate… stateve accorte, chisto è capace ‘e senti’ tutte cose!

Silvana                                  Ma è svenuto n’ata vota! Che ‘amma fa?

Paola                                     Nun te preoccupa’, nun è svenimento, è l’effetto d’ ‘a camomilla… e poi d’ ‘a valeriana… e ‘o papavero! ‘A prossima vota ce ne metto cchiu’ assai…  nun me piace ‘sto fatto che dorme e se sceta una continuazione… quanno serve, adda durmi’ e basta!

Silvana                                  Ma comunque nun po’ sta’ cca’! Mò vene chella… Danilo… e Giulio!

Paola                                     Già… l’amma purta’ pe’ forza ‘ncopp’ ‘o lietto… ce vulesse ‘na barella…

Consolata                            (alzando la scopa) ‘A scopa nun è bona, è overo?

Paola                                     Me sape che no… si ce ‘a ‘nfilammo ‘mmocca… va a ferni’ che se spezza ‘a rinto!

Silvana                                  Zitte! M’è venuta n’idea… ‘o nascunnimmo sotto ‘a tavula… e mettimmo ‘nu centro che scenne fino ‘nterra! Guardate… ce va! Nun se vere niente!

Paola                                     Se potesse fa’… e si se sceta? Chilo è pure capace ‘e asci’ pe’ pigliarsi ‘o pasticciotto! Facessimo ‘na brutta figura… no, nun se po’ fa’!

Consolata                            E si l’attaccammo mani e pieri?

Pietro                                    (si lamenta debolmente)

Paola                                     (alzando la fascia) Pe’ forza! L’amma pure imbavaglia’… oppure… ce mettimmo ‘nu tappo ‘e damigiana ‘mmocca… (mimando) tanto ch’ ‘e mani attaccate, nun s’ ‘o po’ leva’!

Silvana                                  Sì, sì! Meglio ‘o tappo!

Consolata                            E chi t’ ‘o passa? Se so’ rotte pure ‘e damigiane! Miettici ‘a fascia, va’… io piglio chelli cordicelle… (recupera delle cordine dal secchio della spazzatura)

Paola                                     Forza, movimmece! (mentre imbavaglia Pietro) Silva’, va’ a piglia’ ‘na bella tovaglia!

Silvana                                  Corro! Ma nun fa niente si nun è stirata?

Consolata                            Pigliala ‘a sotto a tutte! ‘O peso ‘e chelle ‘e coppa l’ha levato ‘e segni!

Silvana                                  Va bene, corro! (esce a sinistra)

Paola                                     Consola’… damme ‘na mano… a sistemarlo… l’attaccammo dopo che l’ammo miso sotto ‘a tavula!

(Paola e Consolata fanno scivolare Pietro sotto il tavolo, lui si lascia guidare, lamentandosi sommessamente a bocca chiusa)

Paola                                     Si ‘o sapevo, ce ‘o devo primma, ‘o papavero… funziona buono! (legandogli i piedi)  Comme pesa… tiralo ‘nu poco… va bene! Ecco fatto!

Consolata                            (lega le mani dietro la schiena) Finito pure io!

Silvana                                  (entra, portando un cuscino e la tovaglia) Eccola qua… overamente nun tene segni! E l’aggio purtato pure ‘nu cuscino, povero papà mio… me serve che chillo adda sta’ buono!

(Consolata mette la tovaglia sul tavolo, Paola l’aggiusta e Silvana mette il cuscino sotto la testa di Pietro; alla fine tendono la tovaglia sul davanti, in modo da renderlo non visibile al pubblico; si scostano tutte dal tavolo per ammirare il lavoro fatto)

Paola                                     Va proprio buono!

Consolata                            Nun se vere niente… io me vaco a cagna’… ma primma me faccio ‘nu bagno… ce vo’ mez’ora, pe’ leva’ ‘a puzza ‘e muffa che tengo ‘ncuollo!  (esce per vano bagno)

Silvana                                  Overo nun se vere niente… speriamo che dura! Che dicimmo?

Paola                                     Dicimmo… che sta durmenne! Silvana… che diamine… non si dicono le bugie!


Atto terzo, scena terza: Pietro, Paola, Vittorio, Valerio, Celeste, Silvana

(bussano)

Paola                                     Madonna! Chisti stanno già ccà! Silvana… ricomponiti! (si liscia l’abito e toglie dei granelli di polvere immaginaria)

Silvana                                  Ma nun è possibile! Troppo ampressa… cioè, sono in un anticipo inconcepibile! (si liscia il vestito e va ad aprire)

Vittorio                                 (entra) Buongiorno, Contessa! Annuncio la Principessa Celeste di Borgopetroso! (si fa largo, sistema una sedia al centro, e rimane in piedi al fianco della stessa)

Valerio                                  (entra, porgendo un braccio a Celeste) La Principessa Celeste di Borgopetroso!

Paola                                     Prego, Principessa, accomodatevi! (fa un inchino)

Silvana                                  (si inchina al passaggio di Celeste) Grazie per averci onorati… buon giorno!

Celeste                                 (si siede) Ahhh… chesta bella chesta seggia… Contessa, Contessina, buongiorno! Ma che fate in piedi? Assettatevi anche voi! Allora, saccio che state aspettanne ‘a famiglia Santabarbara!

(Vittorio e Valerio si dispongono in piedi ai fianchi di Celeste; Paola e Silvana si siedono in prossimità del tavolo)

Paola                                     Sì, Principessa … dovrebbero essere qui… ma non subito…

(Vittorio e Valerio fanno delle sommesse risatine)

Celeste                                 Beh, ‘ata rimanda’ ancora! ‘A primma vota è stata per cause ‘e salute vostra…  mò è tuccato a loro!

Silvana                                  Noi non sappiamo niente… Principessa … per caso è coinvolto ‘o fidanzato mio?

Paola                                     Non interrompere la Principessa! Scusate Altezza… approfitto per chiedervi… che cosa posso offrirvi? Per caso gradite un tonico… (rivolta ai Cavalieri) Anche voi, cosa gradite? Lì abbiamo anche il dessert!

(Vittorio e Valerio si scherniscono, con gesti leziosi)

Celeste                                 No, io nun voglio niente, grazie… è troppo ampressa! E tu nun te preoccupa’, ‘o fidanzato tuoio sta… beh, sta buono! E’ quasi cosa ‘e niente, però… nun se ponno movere d’ ‘a casa!

Paola                                     Uh, comme me dispiace! Ma… voi sapete il motivo?

Celeste                                 ‘O sape tutt’ ‘o paese! Se vede che nun site asciuti… ‘a tenite presente ‘a Mostra Enogastronomia che s’è fatta?

Silvana                                  Sicuro! Papà ci ha abbottati… scusate, Principessa… ha raccolto tutti gli articoli dei giornali e ce li ha mostrati!

Celeste                                 Tutti… meno uno, quello che è uscito stamattina!

Paola                                     Infatti non l’ha ancora comprato…

Celeste                                 Ma ‘o Conte addò sta? Comme mai nun se fa vede’?

Silvana                                  Ah… forse… ecco, è uscito… forse per comprare il giornale, sì… io non l’ho visto in casa, stamattina!

Celeste                                 Peccato! Ero venuta proprio pecchè gli volevo parlare prima che si facesse vedere in giro… beh, lo scoprirà direttamente… speriamo che si ‘o cogliono, nun ‘o mazzeano troppo…

Paola                                     Maronna, che ‘a fatto?

Celeste                                 ‘A Mostra! Chella specie ‘e Commendatore… ‘a fatto ‘o stand d’ ‘e liquori fatti ch’ ‘e ricette ‘e tuo marito… ohé, ce sta scritto pure isso ‘ncopp’ ‘all’etichetta d’ ‘e bottiglie… beh aieri s’è chiusa… e ‘o Commendatore, forse pe’ leva’ ‘a miezo ‘e bottiglie che l’erano rimaste, ‘a fatto l’assaggio gratuito!

Silvana                                  Ah, ma allora nun so’ accussì tirati… cioè… risparmiatori!

Celeste                                 Nun te penza’! So’ sicura che l’ha fatto pe’ sparagna’ ‘e spese pe’ purta’ addereto ‘e bottiglie! Comunque… m’hanno ditto che s’è fatta ‘a folla, ‘nu sacco ‘e gente che jeva a bere… ognuno parecchie vote… ‘o sapite, ‘o sciroppo fa veni’ sete!

Paola                                     E allora?

Celeste                                 Se so’ ‘nciuccati buoni e meglio… cocche parulella… ‘a gente ce ne steva assai… cocche votta-votta… nun s’è capito buono… comunque s’è scatenato n’appiccico generale!

Paola                                     Principessa, scusate… ma che c’entra mio marito?

Celeste                                 C’entra, c’entra… mentre se stevano vattenne, se so’ fermati all’improvviso… cioè… nun è che se ne so’ scappati fore… si sono andati tutti a chiudersi nei… ehm, ehm…

Silvana                                  Comme? E che è succieso… cioè…

Paola                                     E nun interrompere a sua Altezza, e che maniere!

Celeste                                 Non fa niente, ‘a capisco… comunque qualche porta d’ ‘e bagni s’ è rotta, qualcheduno  s’è fatto ‘nu poco male… e ‘a gente s’è incazzata ‘a cominciato a pensa’ comme mai tutti quanti… beh… hanno avuto bisogno… hanno fatto doie e doie quatto… e se la so’ andati a pigliare cu’ Danilo, Teresa e pure cu’ Giulio, che steva aiutanne!

Silvana                                  Madonna! L’hanno fatti male?

Celeste                                 Ma che? Nun tenevano tiempo… era gente… debilitata! Cocche carezza ‘nu poco pesante ìn capa l’hanno avuta… qualche uocchio niro… ma robba ‘e niente, quanno va’ ‘a culata, se leva! Però coccheduno s’è ricordato che ce steva ‘a ricetta ‘ncopp’ ‘all’ etichetta d’ ‘e bottiglie… e ce steva scritto chi ‘a fatto ‘a ricetta!

Paola                                     (scatta in piedi) Quindi… mò veneno ccà? Maronna! Aiuto! Chillo fetente! Guarda che guaio ‘a cumbinato!

Silvana                                  (si alza anche lei) Mammà, scappammacenne! Lassammolo sulo… che s’à spicciasse isso…tanto si l’acchiappano comme sta mo’, nuje ‘a scampammo!

(Vittorio e Valerio si allarmano)

Vittorio                                 (va davanti a Celeste) Altezza, non è prudente per voi, restare qui!

Valerio                                  (si mette anche lui davanti a Celeste) Il mio nobile amico ha ragione… mon Dieu! Dei facinorosi… che potrebbero anche usare… violenza a chi non c’entrasse! (si guarda alle spalle) Contessa, ma la porta sta chiusa bona?

Celeste                                 Ohé, nun v’allarmate… Contessa, Contessina… Cavalieri, jammo belli! Faciteme ferni’ ‘e parla’!

Paola                                     (si siede) Scusate Principessa, dicevate?

(Silvana si siede, Vittorio e Valerio riprendono i loro posti)

Celeste                                 Allora… ‘ncopp’ ‘e bottiglie ce sta sulo ‘o titolo d’ ‘o Conte… “Ministro delle Reali Pozioni e Sciroppi di sua Maestà”! Nun ce sta l’indirizzo… e questi miei sudditi… repubblicani… non sanno arò sta ‘e casa! Però se sulo se permette ‘e dicere in giro che è isso ‘o Ministro… nun ‘a passa liscia! ‘O fanno nuovo nuovo! Chesto è chello che le vulevo dicere!

Paola                                     Ah, grazie, Principessa… riferiremo noi…  ma comme sta combinato mò… non credo che dice a coccheruno chi è ‘o Ministro delle Reali Pozioni e Sciroppi di sua Maestà!

(Pietro emette un prolungato gemito sotto il tavolo - Vittorio e Valerio si allarmano)

Celeste                                 Ma che è? Arò vene?

Silvana                                  Principessa, non vi preoccupate… ogni tanto se sente, in questa casa… forse è un fantasma! (mette l’enfasi sull’ultima parola) Sulo che mò s’essa sta’ zitto…. ‘e lamentazioni soje ce le facesse quando non ci sono ospiti! E’ chiaro… fantasma? (dà di soppiatto un calcio sotto il tavolo)

Pietro                                    (da sotto il tavolo, emette un lamento più lungo)

Paola                                     ‘O dico io, che chisto fantasma (enfasi sulla parola)  nun è buono a niente… se puteva leva’ ‘o pensiero… nossignore!

Celeste                                 Ma che fantasma? Io non lo sapevo… mica è uno dei vostri avi? E che pensiero s’eva leva’?

Valerio                                  Principessa… io il pensiero ce l’ho ancora … ho paura!

Silvana                                  Cavaliere… nun ve preoccupate… nun fanno male! Sono bonaccioni… e quando se so’ magnati ‘o pasticciotto… che fanno? (enfasi) Se stanno zitti e se ne vanno! E’ overo, fantasma?

Vittorio                                 Ah, pure loro se magnano ‘o pasticciotto?

Celeste                                 Tenite certi fantasmi veramente strani, int’ ‘a sta casa! Però ‘o vulesse conoscere… (si alza) me pare che ‘o lamento veniva ‘a sotto ‘a tavula…

Paola                                     No, fermatevi Principessa…. Non viene ‘a là!


Atto terzo, scena quarta: Pietro, Paola, Vittorio, Valerio, Celeste, Silvana, Consolata

Consolata                            (apre piano la porta del bagno facendo sentire il cigolio; dalla porta esce del fumo, a simulazione del vapore acqueo prodotto da abbondate acqua molto calda; tutti si pongono in attesa, mettendosi cautamente in circolo; alla fine, Consolata apre la porta, mostrandosi in accappatoio con il cappuccio sulla testa) Ohé’, quanta bella gente! C’è pure la Principessa… che piacere!

Pietro                                    (emette un profondo gemito in contemporanea all’apparizione di Consolata)

Valerio e Vittorio              (urlano terrorizzati; si nascondono dietro la sedia di Celeste, cercando di coprirsi il più possibile e facendo scena tra loro)

Celeste                                 (senza indietreggiare) Anima dannata… come conosci il mio nome?

Paola                                     Principessa… è che siete famosa, tra le persone di alto rango!

Silvana                                  E questa è un… una… nobile!

Consolata                            (tristemente) Una volta! Adesso è tutto perduto… la nostra vita è grama, carica di catene e legacci… siamo tormentati da aguzzini che sono come pezzi di brace ardente sulla pelle… che vogliono il loro obolo infernale… che ci legano mani e piedi….

Pietro                                    (pronunciando, con difficoltà) Scioglietemi… che male v’aggio fatto?

Valerio                                  (sempre ostacolandosi con Vittorio, sbirciando da dietro la sedia) Vi’ comm’ è brutto! E comme se scioglie questo maleficio infernale?

Vittorio                                 Anima dannata… vulisse ‘nu pasticciotto, per andartene?

Celeste                                 Madonna d’ ‘o Carmine, comme state inguaiati! Chi sei? Comme te chiammi?

Consolata                            Ma come, Altezza… non mi riconoscete? (si scopre il capo) Sono l’ex Contessa Consolata di Amantea… ormai ridotta a fare l’operaia per vivere e per pagare i debiti!

Celeste                                 Che te pozzano accidere! M’ ‘e fatto veni’ ‘na cosa dint’ ‘o stomaco! T’evo pigliata pe’ ‘nu spirito, overamente!

Silvana                                  Principessa, ci dispiace…

Paola                                     Siamo veramente addolorati per l’equivoco…

Consolata                            Beh, scusate… io me vado a vestire… Altezza, Cavalieri… i miei rispetti! (si inchina lievemente ed esce a sinistra)

Valerio                                  Contessa… scusatemi l’ardire… il bagno è libero adesso? Io… ho una necessità… con il permesso della mia Sovrana…

Celeste                                 Cavaliere… sono sicura che non lascerete solo il vostro amico...

Vittorio                                 Quando mai? Principessa… con il vostro permesso… io gli tengo compagnia… pecchè pure io…insomma… (esce di corsa per il bagno, tenendosi i pantaloni)

Valerio                                  Cavaliere, non lasciate la porta chiusa! (corre anche lui nel bagno, tenendosi i pantaloni allo stesso modo)

Silvana                                  Uh… certo che era… urgente!

Celeste                                 (sventagliandosi)  Che figura, che figura! Adesso come faccio, io, a tornare al mio palazzo? Con questo… codazzo… aromatico… che se portano appriesso chisti duje?

Paola                                     Altezza… io e mia figlia non siamo al loro livello… però se gradite…potremmo accompagnarvi noi… poi loro si… sistemeranno per bene e vi raggiungeranno!

Celeste                                 E pecchè no? Site overamente gentile…

Silvana                                  Mammà… aspetta… Consolata s’è portato via l’accappatoio... i Cavalieri… si se lavano ‘e mani… comme s’asciugano?

Paola                                     Hai ragione! Altezza, scusate un minuto solo… Silva’, va a piglia’ due asciugamani e due accappatoi puliti!

Silvana                                  Vado! Permettete, Altezza! (esce di corsa a sinistra)

Paola                                     (prende l’appendiabiti e lo mette vicino alla porta del bagno) Ecco… li mettiamo qui sopra, così saranno facilitati!

Celeste                                 Ottima idea! Però… ce vulessero pure ‘e chiavi d’ ‘a porta… si ‘o Conte nun torna… comme fanno a chiudere ‘a porta, quando se ne vanno?

Paola                                     E mò ci mettiamo anche le chiavi di scorta, qua sopra! (apre un cassetto, prende delle chiavi e le mette su un braccio dell’appendiabiti)

Silvana                                  (torna con degli asciugamani piccoli e un paio di lenzuola) Mammà… l’accappatoi puliti so’ finiti… ho portato degli asciugamani piccoli e queste lenzuola di flanella… si dovranno arrangiare!

Paola                                     L’importante è che siano puliti! (li sistema sull’appendiabiti, aprendoli; si avvicina alla porta del bagno)  Cavalieri… mi sentite? Fuori la porta c’è di che asciugarvi… accompagniamo noi la Principessa… fate con comodo e chiudete a chiave la porta quando uscite! Poi la chiave ce la portate al palazzo della Principessa! Vi aspettiamo lì!

Silvana                                  Ma hanno sentito?

Paola                                     Sì, la voce era debole, ma hanno sentito buono!

Celeste                                 Allora ci siamo! Siete pronte? ‘Ata piglia’ qualche cosa? ‘A chiave d’ ‘o purtone?

Silvana                                  (alza la sua borsetta) Sta ccà! Cioè, la tengo io, Principessa!

Celeste                                 E allora jammucenne! Datemi ‘a mano!

(Paola e silvana si sistemano ai lati di Celeste e le tre escono insieme per la comune)


Atto terzo, scena quinta: Pietro, Vittorio, Valerio

(si apre lentamente, cigolando, la porta del bagno; un braccio nudo si protende e prende, uno alla volta, gli asciugamani e le lenzuola – pausa tre secondi)

Vittorio                                 (coperto dal lenzuolo che gli copre anche la testa, sbircia sul palco, poi rassicurato, entra a marcia indietro) Potete venire, Cavaliere! La casa è deserta!

Valerio                                  (entra anche lui, coperto dal lenzuolo fino alla testa) Meno male che sono andati… che cosa imbarazzante!

Vittorio                                 Abbiamo offeso la nostra Sovrana, siamo veramente riprovevoli!

Valerio                                  Faremo onorevole ammenda alla prima occasione, dobbiamo sbrigarci a raggiungerla! Cavaliere… le vostre nari sono ormai sgombre da quel terribile odore? Potete avvertire anche voi un effluvio… che mi sta colpendo con una fragranza indicibile? Da dove proviene… (annusando rumorosamente, si gira sul palco, poi va verso il mobile con i dolci, di spalle al tavolo) ecco la sorgente! Venite… gratificate anche la vista, oltre che l’olfatto!

Vittorio                                 (lo raggiunge) Cavaliere, avevate parlato di onorevole ammenda…

Valerio                                  Sì, ma quella si fa in pubblico! Qui… non c’è nessuno, sarebbe inutile!

Vittorio                                 E dannoso, direi…

Valerio                                  Ordunque, Cavaliere?

Vittorio                                 Per me… questo!

Valerio                                  In gloria di sua Maestà, quest’altro per me!

(entrambi prendono un dolce e lo degustano, magnificandolo con i gesti ed emettendo mormorii di piacere)

Pietro                                    (sotto il tavolo, emette anche lui dei lunghi mormorii)

Valerio                                  Cavaliere, dominatevi! E’ davvero squisito… ma tutti questi gemiti… sembrano quasi di dolore!

Vittorio                                 Mi avete tolto le parole di bocca, Cavaliere… ma io ho smesso… pensavo foste voi…

Valerio                                  Anche io pensavo foste voi… ma qui non c’è nessuno… visibile… allora è uno spirito! Lo spirito c’è davvero! E noi… abbiamo forse preso un pasticciotto sacrificale! Perciò si lamentava! Si vendicherà… scappiamo! (depone il piattino)

Vittorio                                 (depone il piattino) Fermo, Cavaliere! Prendo le scarpe! (corre in bagno ed esce con un fagotto informe sulla spalla) La porta! La Contessa ci ha raccomandato di chiudere la porta a chiave!

Valerio                                  Ci penso io, Cavaliere! (corre in bagno, prende la chiave e chiude la porta dall’esterno, tenendo la chiave in mano) Ecco, possiamo andare, questa la portiamo alla Contessa… copritevi meglio Cavaliere… così il volgo non distinguerà il vostro volto! (serra il lenzuolo sulla faccia ed esce per la comune)

Vittorio                                 Cavaliere, aspettatemi! (esce anche lui per la comune)

Atto terzo, scena sesta: Pietro, Consolata

(un istante di silenzio, poi Pietro dalla sua posizione muoverà lievemente il centro sul tavolo, denunciando i tentativi di liberarsi, ed alla fine apparirà in piedi, con le mani libere e la fascia sulla testa, che toglierà in pubblico)

Pietro                                    Finalmente! Chi sa comme so’ capitato ccà sotto, e a chi  l’he venuto ‘o sfizio ‘e m’attacca’! Me gira ‘a capa… me sento debole! E… forse aggio bevuto troppo… (va alla porta del bagno e gira la maniglia per entrare; dopo un paio di tentativi, si va a sedere) E te pareva! Ma dico io, dint’ ‘a chesta casa pare che ce sta ‘nu reggimento ‘e femmene! ‘O bagno sempe occupato… chillo è uno sulo… comme aggia fa’? (bussa alla porta) E nun te danno manco aurienzio!

Consolata                            (esce da sinistra e si porta al centro palco, guardando con interesse Pietro)

Pietro                                    (con l’orecchio vicino alla porta) Ma chi è? Consolata?

Consolata                            Certo che sono io!

Pietro                                    (rivolto al bagno) Sienti… stai ascenne?

Consolata                            Certo che stongo ascenne! E’ ora di lavorare per me!

Pietro                                    Meno male… io… non mi sento bene! Aggio bisogno di…

Consolata                            E quanto ‘a fai longa! Arapi e fa’ chello che ‘e fa’! Ma te l’aggia arapi’ io ‘a porta?

Pietro                                    Madonna mia… ma si tu nun jesci… io comme faccio?  Io me metto scuorno!

Consolata                            Neh, ma tu fussi scemo? (gli va vicino e lo picchietta sulla spalla)  Pecchè nun trasi…

Pietro                                    (urla per la paura, poi si mette una mano al petto, simulando una fitta ) ‘O spirito! Ah… si’ tu… ma tu stivi ccà? Ma allora chi ce sta….

Consolata                            (guardando i piattini sporchi) Pietro! Te si’ magnato duje pasticciotti… come te si’ permesso? Te si’ scurdato che vene ‘a famiglia Santabarbara… mò comme facimmo?

Pietro                                    (smarrito) Ma io… no, io… me piglio ‘o pasticciotto zitto zitto, saluto e me ne vaco! Ma io… mò… aggio bisogno!

Consolata                            (aggressiva) Tu nun te pigli niente e nun hai bisogno ‘e niente! Te ne si’ magnati già due!

Pietro                                    Madonna! Io nun aggio tuccato….

Consolata                            Guarda! (indica i piatti sporchi) Simmo suli tu e io, e io nun aggio tuccato niente! Vulissi nega’ l’evidenza? Tu si’ ‘nu spurcaccione! Ccà pulezzo sulo io, ‘e capito? ‘E ridotto chella stanza comme a n’ora ‘e notte, mò vulissi fa’ ‘o stesso pure ccà? Io te meno!

Pietro                                    (sottraendosi alla collera di Consolata, pur camminando con difficoltà) Ma nun so’ stato io… ‘e spiriti…

Consolata                            Ma quali spiriti? Tu nun si buono a niente, ave ragione mugliereta!

Pietro                                    Ma come io sono il Ministro…

Consolata                            Vallo a dicere ‘miez’ ‘a via, ‘e capito? Viri che accoglienza che te fanno! Sienti… io nun pozzo fa’ tardi pe’ parla’ cu’ te…. Ce verimmo doppo, io vado (con enfasi) a lavorare… signor Ministro! (esce per la comune)

Pietro                                    Madonna mia… comme me fa male… (va alla porta del bagno e cerca di aprirla, poi desiste) Aggio capito… ccà dentro ce stanno i duje spiriti… chilli che se so’ magnati pure ‘o pasticciotto mio… non vi preoccupate, non vi disturbo più… (va verso la sua stanza, camminando con difficoltà) oramai… saccio chello che aggia fa’! E dopo… faccio comme ‘a ditto Consolata! Sì, sì… (andando verso la sua stanza e fermandosi spesso) io ho bisogno di stima, di sentirmi utile… se non me lo danno in casa mia… me cerco fuori! Trovo ‘o punto cchiu’ affollato d’ ‘a città… e faccio senti’ a tutti quanti che io sono il Ministro delle Reali Pozioni e Sciroppi di sua Maestà! E po’ vedimmo che succede! (esce)

Fine

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