Il miracolo

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IL MIRACOLO

Commedia in un atto per attori mimi

di W.B. YEATS

Versione italiana di Agar  Pampanini

PERSONAGGI

UN  MENDICANTE  CIECO

UN MENDICANTE ZOPPO

TRE MUSICI

Commedia formattata da

Un luogo qualunque e spoglio davanti a un muro con­tro il quale c'è un telaio dipinto, oppure vi è appesa una tenda dipinta raffigurante il pozzo di San Colmano. Tre musici con cetra, tamburo e flauto sono seduti vicino al muro. Saranno truccati in modo da raffigurare delle ma­schere.

Primo Musico             - (cantando):

Il Gatto se ne andò qua e là vagando;

Girò in tondo la Luna, argentea trottola;

E il parente più stretto della Luna

-  Detto il Gatto strisciante    -  guardò in alto.

Guardò fisso la Luna il Gatto nero:

Benché fosse randagio  e miagolante

Quella luce lassù limpida, fredda,

Il suo sangue di bestia conturbava.

 (Entrano due mendicanti: uno cieco con uno zoppo sulle spalle. Portano maschere grottesche. Il mendicante cieco conta i passi).

Mendicante cieco       - Mille e sei, mille e sette, mille e nove. Guarda bene ora, perché si dovrebbe essere in vista del pozzo benedetto di San Colmano. Il povero al crocicchio ha detto che c'erano mille passi o poco più, da dove stava lui. Guarda bene ora, riesci a vedere il grande frassino che gli fa ombra?

Mendicante zoppo      - (scendendo dalle spalle del cieco) No, non ancora.

Mendicante cieco       -  Allora può darsi che abbiamo sbagliato strada; fosti sempre uno sventato e chissà che prima del calar del sole tu non mi faccia annegare nel Kiltartan o addirittura in mare!

Mendicante zoppo      -  Io ti ho condotto sulla via giu­sta, ma tu sei un gran pigro, cieco mio: fai i passi corti corti.

Mendicante cieco       -  Hai un bel coraggio! E come potrei fare i passi lunghi con te sul groppone dal levar del sole?

Mendicante zoppo      -  Forse il povero del crocicchio avrà detto così press'a poco, mille passi o poco più. Noi due che siamo poveri conosciamo bene i modi dei po­veri; e forse lui non li ha mai contati, perché è un gran pigro.

Mendicante cieco       -  Risali su, invece di chiacchierar tanto.

Mendicante zoppo      - (risalendo sulle spalle del cieco) Ma siccome stavo dicendo che è un gran pigro... Oh, oh, smettila di pizzicarmi il polpaccio! Non apro più bocca finché non parli tu.

(Fanno il giro del palcoscenico, muovendosi sul ritmo del tamburo; frattanto si canta h strofa seguente)

Corre sull'erba il Gatto nero: svelte

E delicate sono le sue zampe.

Forse che danzi, Gatto? Allorché vengono

Ad incontrarsi due parenti stretti,

Cosa di meglio  d'un invito al ballo?

Anche  la  Luna,  stanca  d'eleganze,

Potrà imparare qualche  danza nuova.

Ora lo vedo: il muro di sotto...

la pietra liscia... gli oggetti[1] sopra la pietra;

e qui c'è un buon posticino asciutto per inginocchiarsi.

Mendicante cieco       -  Puoi scendere allora. (Il mendi­cante zoppo scende) Incomincio a credere d'essere un grande sciocco. Sei stato tu ad incitarmi coi tuoi discorsi a vanvera.

Mendicante zoppo      -  Perché dovresti essere uno sciocco se domandi al santo di ridarti gli occhi?

Mendicante cieco       -  Perché chiunque farebbe l'ele­mosina a un cieco; ma per un uomo sano non ci son che bestemmie. E se non fosse per una certa cosa... Ma non importa, in ogni modo.

Mendicante zoppo      -  Se ti dico tutto quello che ho in mente non mi bastoni?

Mendicante cieco       -  Per questa volta no.

Mendicante zoppo      -  Allora te lo dico perché non sei proprio un grande sciocco. Quando te ne vai a rubac­chiare una gallina, o, se ti riesce, un'oca smarrita sulla strada, o un cavolo nell'orto del vicino, devo venirci io in groppa alla tua schiena; e se ho voglia io di un'oi d'una gallina o d'un cavolo, devo avere le gambe sotto di me.

Mendicante cieco       -  Questo è proprio vero, e se n due si risanasse e si andasse per differenti vie, si fini­rebbe poi col rimettersi insieme.

Mendicante zoppo      -  E tu sei infelice perché sei cieco.

Mendicante cieco       -  Noi siamo tutti furfanti e vaga­bondi, ma c'è qualcuno che quando ci vedrò gli voglio metter  gli  occhi addosso  in particolare.

Mendicante zoppo      -  Se ci sei tu solo, non c'è nessuno che veda un tale mentre scivola dentro una porta o sca­valca il muro del cortile. Così tu rappresenti una tre­menda tentazione per più di qualche poveraccio, e io dico che non è giusto, no. Ci sono dei poveracci che perché tu sei cieco saranno trattenuti in purgatorio.

Mendicante cieco       -  Per quanto briccone, zoppo mio, forse non hai torto.

Mendicante zoppo      -  E può darsi che vediamo il santo oggi stesso, perché c'è un tale che l'ha visto; e può darsi che sia una cosa anche meglio che di avere le gambe, benché le gambe siano una gran cosa.

Mendicante cieco       -  Ecco che dici daccapo delle scioc­chezze, zoppo mio. Che cosa può esserci di meglio per te che aver le tue gambe?

Mendicante zoppo      -  E tu credi che il santo ascolterà proprio noi che non gli sapremo recitare un'« Ave » e un « Pater » ne prima né dopo avergli rivolto la nostra supplica?

Mendicante cieco       -  Benché tu sia furbo e sventato e benché tu getti l'occhio a destra e a sinistra, ci sono molte cose che non sai del cuore dell'uomo.

Mendicante zoppo      -  Ma ci vuol poco a capire che non si farà vedere, se niente gli piace il latino.

Mendicante cieco       -  Credi a me: il santo sarà più contento che non si sappia nessuna preghiera, e che gli si dica quello che desideriamo col nostro parlare schietto. Che piacere può fargli tutta quella santa compagnia che s'inginocchia al suo pozzo nei giorni di festa e la domenica é che forse sono puri di cuore come lui?

Mendicante zoppo      -  E' un pensiero molto strano, e lo dici come potrei dirlo io o un altro, o lo dici da cieco?

Mendicante cieco       -  Da cieco, lo dico, perché da quando lo diventai, che ero intorno ai dieci anni, non ho fatto che ascoltare e ricordare e ho molta esperienza del mondo.

Mendicante zoppo      -  E tu che sei cieco dici che un santo, che vive in un pozzo d'acqua benedetta, preferirà di parlare con un peccatore?

Mendicante cieco       -  Ricordi cosa ti ha detto quel povero a proposito di quel sant'uomo che vive nella grande casa di Laban?

Mendicante zoppo      -  A me non resta mai nulla in mente, cieco mio.

Mendicante cieco       -  E che altro fa egli se non andar­sene girovagando per le strade in compagnia d'un vec­chio libertino della contea di Mayo, lui che detesta le donne dal giorno che nacque? E di che cosa credi che parlino, sia alla luce del sole che a quella delle can­dele? Il vecchio libertino gli va ripetendo tutti i peccati che ha commesso, o che forse non ha mai commesso, e l'uomo di Laban cerca di opporsi e di calmarlo, perché la smetta di raccontarglieli.

Mendicante zoppo      -  Forse lo sta convertendo.

Mendicante cieco       -  Se tu fossi un cieco non avresti detto una cosa tanto sciocca. Non lo vorrebbe differente da come è, no, neanche se gli offrissero in cambio tutta l'Irlanda. Se fosse differente come è, di che cosa po­trebbero  discorrere   insieme,  mi vuoi  rispondere   ora?

Mendicante zoppo      -  Tra tutti e due siamo davvero molto furbi.

Mendicante cieco       -  Bene, la Chiesa dice che è un pensiero buono e un pensiero dolce e confortante che ogni uomo abbia un santo che si prenda cura di lui. E io che sono cieco, scommetto per tutto l'oro del mondo che più grande è il peccatore e più contento è il santo. Sono certo e sicuro che san Colmano non vorrebbe che noi si fosse differenti da quelli che siamo.

Mendicante zoppo      -  No, non sono convinto; perché, come ti dicevo, può darsi che a lui piaccia il latino.

Mendicante cieco       -  Mi contraddici?!  Sei a portata del mio braccio! (Agita il bastone).

Mendicante zoppo      - No, cieco mio, non puoi toccarmi. Ma come stavo dicendo...

 Primo Musico            - (parlando) Volete essere guariti o volete essere benedetti?

Mendicante zoppo      -  Che Iddio ci salvi! Questa è la voce del santo, e noi non siamo inginocchiati. (Si ingi­nocchiano).

Mendicante cieco       -  E' davanti a noi, zoppo mio?

Mendicante zoppo      -  Non lo vedo. O è tra le foglie del frassino o su nell'aria.

Primo Musico             -  Volete essere guariti o volete essere benedetti?

Mendicante zoppo      -  Eccolo di nuovo.

Mendicante cieco       -  Io voglio guarire della mia cecità.

Primo Musico             -  Io sono santo e solitario. Vuoi rima­nere cieco, ma essere benedetto e restare con me per sempre?

Mendicante cieco       -  No, no, vostra signoria, se devo scegliere desidero la vista dei miei due occhi, perché quelli che hanno la vista mi ruban sempre le cose mie e mi dicono bugie e magari si tratta di qualcuno che è qui vicino a me. Perciò non avertene a male, santo uomo, se io domando di vederci con i miei due occhi.

Mendicante zoppo      -  Nessuno lo deruba e nessuno gli racconta bugie, è una fissazione la sua. Mi ha fatto tanto di testa tutto il giorno perché crede che gli abbia rubato una pecora.

Mendicante cieco       -  Mi è venuto in mente toccando la sua giubba di pelle di pecora; ma la mia pecora era nera, dicono, santo uomo, e lui mi assicura che la sua pelle di pecora è della più bella lana bianca che èuna gioia guardarla.

Primo Musico             -  Uomo zoppo, vuoi tu essere guarito o benedetto?

Mendicante zoppo      -  E cosa vuol dire essere bene­detto?

Primo Musico             -  Tu saresti della specie dei santi e dei martiri.

Mendicante zoppo      -  E' poi vero che hanno un libro e che ci scrivono i nomi dei benedetti, in quel libro?

Primo Musico             -  Ho visto molte volte quel libro, e ci sarà dentro anche il tuo nome.

Mendicante zoppo      -  Sarebbe una cosa magnifica avere due gambe, ma credo che sarebbe una cosa più grande ancora vedere il mio nome scritto in quel libro.

Primo Musico             -  Sì, sarebbe una cosa più grande.

Mendicante  zoppo     -  Voglio  rimanere  zoppo,  santo uomo,  ed essere benedetto.

Primo Musico             -  Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo io dò a quest'uomo cieco la vista e faccio benedetto questo uomo  zoppo.

Mendicante cieco       -  Vedo tutto, ora... Il cielo azzurro e il grande frassino e il pozzo e la pietra liscia... tutto quello che ho sentito dire... e le cose che la gente devota ha posto sulla pietra; i grani del rosario e le candele e i fogli strappati dai libri di preghiere, e le forcine e i bottoni... E' una gran vista e una vista benedetta, ma io non vedo te, santo uomo... sei lassù, sul grande al­bero?

Mendicante zoppo      -  Come? E' qui, di fronte a te; e scoppia dal ridere nella sua faccia grinzosa.

Mendicante cieco       -  Dove, dove?

Mendicante zoppo      -  Come, dove? Qui, fra te il fras­sino.

 Mendicante cieco      -  Non c'è nessuno qui... ecco che menti ancora.

Mendicante zoppo      -  Io sono benedetto ed è per questo che posso vedere il santo.

Mendicante cieco       -  Il cielo azzurro e le foglie verdi sono una grande vista, e una vista strana, per uno che è stato a lungo cieco. Ma c'è una vista ancora più strana di questa ed è la pelle della mia pecora nera sulle tue spalle.

Mendicante zoppo      -  Ma non sto dicendoti dal levar del sole che la mia pelle è di un bianco che ti abba-glierebbe ?

Mendicante cieco       -  Ti lasci tanto trasportare dalle parole da non aver mai pensato che quando avrei avuto i miei due occhi avrei visto di che colore era?

Mendicante zoppo      - (mortificato e contrariato) Non ci avevo mai pensato.

Mendicante cieco       -  Sei proprio  così sventato?

Mendicante zoppo      -  Sì, sono così sventato. (Riani­mandosi) Ma non sono io benedetto? E non è peccato di parlare contro i benedetti?

Mendicante cieco       -  Già; ma io parlerò contro il be­nedetto, e ti dirò che io voglio anche fare qualche cosa di più. Mentre stavi dicendomi se io avessi avuto i miei occhi come avrei potuto rubacchiare una gallina qui e un'oca là quando i vicini erano a letto, sai cosa stavo pensando?

Mendicante zoppo      -  Qualche pensiero cattivo da vero cieco.

Mendicante cieco       -  Sì, e non mi è ancora passato di mente. Dicevo fra me e me: Io ho il braccio lungo e forte e pesante, e quando avrò di nuovo i miei due occhi saprò dove picchiare.

Mendicante zoppo      -  Ma non lo sai che io sono bene­detto? Vorresti esser cattivo quanto Cesare, Erode e Nerone e gli altri imperatori crudeli dell'antichità?

Mendicante cieco       -  Dove lo picchio, Dio grazia, dove lo picchio? (Il mendicante cieco batte lo zoppo. La bastonatura prende forma di danza ed è accompagnata dal tamburo e dal flauto. Il mendicante cieco esce).

Mendicante zoppo      -  Ecco un'anima perduta, uomo santo.

Primo Musico             -  Può darsi.

Mendicante zoppo      -  E' meglio che me ne vada, santo uomo, perché solleverà tutto il paese contro di me.

Primo Musico             -  Questo è certo.

Mendicante zoppo      -  E poi penso di non mettermi più all'altezza dei santi e dei martiri finché non mi sarò abituato meglio ad essere benedetto.

Primo Musico             -  Curva la schiena.

Mendicante zoppo      -  Perché, santo uomo?

Primo Musico             -  Per farmi salire.

Mendicante zoppo      -  Ma la mia gamba zoppa non potrà mai reggere il tuo peso.

Primo Musico             -  Ti sono già sopra.

Mendicante zoppo      -  Ma io non ti sento affatto.

Primo Musico             -  Peso quanto una cavalletta.

Mendicante zoppo      -  E' vero.

Primo Musico             -  Sei felice?

Mendicante zoppo      -  Lo sarei se fossi proprio certo d'essere benedetto.

Primo Musico             -  Non hai guadagnato in me un amico?

Mendicante zoppo      -  Sì, è giusto. 

Primo Musico             -  Dunque sei benedetto.

Mendicante zoppo      -  Guarderai se metteranno il mio nome nel libro?

Primo Musico             -  Certamente.

Mendicante zoppo      -  Andiamo, santo uomo.

Primo Musico             -  Però tu devi benedire la strada.

Mendicante zoppo      -  Ma non so le parole giuste...

Primo Musico             -  Perché vuoi delle parole? Inchinali davanti, inchinati indietro, inchinati alla sinistra, inchi­nati alla destra. (Lo zoppo incomincia a inchinarsi) Così non va.

Mendicante zoppo      -  Non va bene, santo uomo?

Primo Musico             -  Non va bene per niente. Devi ballare.

Mendicante zoppo      -  Ma come ballare, se sono zoppo?

Primo Musico             -  Non sei benedetto?

Mendicante zoppo      -  Forse.

Primo Musico             -  Non sei un miracolo?

Mendicante zoppo      -  Sì, lo sono, santo uomo.

Primo Musico             -  E allora balla, e questo sarà un mi­racolo.

 (Lo zoppo incomincia a danzare: dapprima gof­famente, girando intorno col suo bastone, poi getta via il bastone e danza sempre più veloce. Ogni qualvolta batte con forza sul pavimento col piede zoppo, c'è un colpo di piatti. Poi lo zoppo esce danzando, e segue il canto del primo musico):

Da che si alzò la Luna, il Gatto nero

Altro non fa che strisciare nell'erba.

La Luna è entrata in una nuova fase.

Oh, lo sa bene il Gatto che i suoi allievi

Sbucheran  d'ogni parte, in  ogni tempo:

Dalla Luna calante a quella piena,

E dalla Luna piena alla crescente.

Striscia nell'erba il Gatto:

solitario, Astuto,  grave;  alla  cangiante

Luna Alza gli occhi cangianti, lassù in cielo.

FINE


[1] Per il culto. Sopravvivenze di riti pagani.

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