Il mondo finisce oggi

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Il mondo finisce oggi di Giuseppina Cattaneo

AUTRICE

GIUSEPPINA CATTANEO

         

POSIZIONE S.I.A.E. N° 193077

http://copioni.dnsalias.org

TITOLO

IL MONDO

FINISCE OGGI

ATTO UNICO

Personaggi

GINA

RINA

PINA

MINA

TRAMA

Le ormai famose sorelle Gina e Rina con l’immancabile amica Pina e la sorella Mina, alle prese con la fine del mondo del 21 dicembre 2012. Divertenti e spassosi equivoci a non finire.

ATTO PRIMO

In casa della sorelle Gina e Rina.

SCENA I

Gina e Rina

GINA. (In scena mentre sta piegando i panni. Ha un bella pancetta).

RINA. (Rientra da sinistra) Gina, come mai tutta quella spesa di là? Hai per caso svaligiato il supermercato “Il Mondo”?

GINA. No! È venuta qui da sola!

RINA. Non cominciare a prendermi in giro! Posso sapere perchè comprato tutta quella roba?

GINA. Non iniziare ad avercela con me! Stavo facendo la spesa al Mondo come faccio al solito … (al pubblico alzando la voce) perché “la spesa” in casa di mia sorella la faccio sempre io …

RINA. Brava, hai detto una cosa esatta.

GINA. Che sono sempre io a fare la spesa?

RINA. No! Che questa è casa mia! Vai avanti! (Al pubblico) è lunga come la fame.

GINA. Allora, ero al supermercato e ho sentito dire che … anche se non ho capito bene, che … (viene interrotta).

RINA. (Al pubblico) su questo ci avrei scommesso. Allora, si può sapere che cosa hai sentito?

GINA. Stai calma né? Ti ho appena detto che non ho capito bene, dammi allora il tempo di mettere insieme le idee in testa.

RINA. (Al pubblico ridendo ironica) le idee in testa … non ha nemmeno la testa, come farà ad averci dentro le idee!

GINA. Ecco che le idee sono arrivate alla base. Nel momento in cui stavo acquistanto il formaggio per me e una cipolla per te …

RINA. (Al pubblico) servono due ore prima che inizi un discorso … (a Gina) vieni poi al dunque Gina!

GINA. Come farò ad andare avanti se tu mi interrompi di continuo! Allora! Stavo dicendo che stavo acquistando il formaggio solo per me perché tu hai il polistirolo alle stelle e allora …

RINA. Alla luna, non alle stelle!

GINA. Cosa c’èntra la luna che oggi poi è nuvoloso! Allora, dato che non puoi mangiare i formaggi ma solo odorarli …

RINA. La vuoi smettere di raccontare le mie cose che a nessuno qui interessa sapere se io posso o non posso mangiare i formaggi?!

GINA. Nessuno? Ti ricordo che se il pubblico è venuto per vederci vuol dire che gli interessa tutto quello che abbiamo da raccontare.

RINA. Brava, hai centrato il punto.

GINA. Il punto? Quale punto? Il punto noce della Pina?

RINA. Si dice punto “croce”! E poi, non è quello il punto che io intendevo, ma del perché di là, c’è tutta quella spesa che hai acquistato al Mondo quando invece di solito compri a malapena quello che occorre per due giorni.

GINA. Dammi il tempo di arrivare al punto! E poi, ti ricordo che anche il Signore ha impiegato sette giorni per creare il mondo!

RINA. E con ciò che vorresti dire? Che vorresti impiegarci anche tu sette giorni per spiegarmi il motivo del “container” di spesa che si trova di là in cucina?  

GINA. Ma sei stupida? Non ci impiegherò sette giorni ora! Non sono il Signore io!  (Al pubblico) mi vedete voi con la barba? E poi, portare quella croce così pesante, chissà che stanchezza avrei!

RINA. Mai pesante come avere te come sorella. Vai avanti altrimenti viene notte! Come mai … (viene interrotta).

GINA. Arrivo! Allora, stavo dicendo che non ho capito bene ma ho sentito dire: “Ai maià! Ai maia!”(QUESTO E’ RIFERITO AI “MAIA” E IN DIALETTO BERGAMASCO VUOL DIRE CHE MANGIANO. SPERO CHE VADA BENE ANCHE NEL DIALETTO MANTOVANO) E che Il Mondo sarebbe sparito! Tu cosa avresti fatto al mio posto? Quello che io ho fatto per la paura che tutti mangiassero quello che c’era al supermercato Il Mondo: fare una bella spesa.

RINA. Una spesona vorrai dire forse! Venti borse di spesa!

SCENA II

Gina, Rina e Pina

PINA. (Entrando dal fondo) ragazze, è arrivata!

GINA. La camera d’aria della mia bici?

RINA. La serva del parroco nuova?

PINA. Cosa state dicendo?! Vi ricordo che questa non è la commedia dell’anno scorso. (RIFERITA ALLA COMMEDIA “OL CENSIMENT”) ragazze, oggi arriva davvero!

GINA. (Al pubblico) l’anno scorso alla fine della fiera era sua sorella che doveva arrivare …

RINA. … e quest’anno sarà ancora lei.

PINA. Sta arrivando la “fine del mondo”!

GINA. Che ti avevo detto Rina? Il supermercato Il mondo chiude.

RINA. Sei sicura Pina? (Al pubblico) sarebbe la prima volta che mia sorella dice qualcosa di giusto.

GINA. Ho proprio fatto bene a fare tutta quella spesa!

PINA. Che hai capito? Non quel Mondo, ma il mondo intero! Tutto il mondo non ci sarà più. Avete capito ora?

GINA. Certo! (A Rina) tutti i supermercati Il Mondo del mondo chiuderanno! Che disgrazia! Ah, questa crisi!

RINA. Che bestia d’una crisi!

PINA. Cosa c’entra la crisi ora?! (Al pubblico) una volta che sia una volta che capiscano qualcosa di giusto! (Alle due) a mezzanotte finisce il mondo!

GINA. (Triste) Rina, tengono aperto fino a mezzanotte …

RINA. Non fare così Gina, ne apriranno ancora di supermercati, non preoccuparti.

PINA. Ma ragazze, c’è la fine del mondo! Domani saremo tutte morte! A mezzanotte, non ci sarà più nessuno al mondo! Il supermercato Il Mondo non c’entra. Avete capito ora?

GINA. (Preoccupata) non starai dicendo sul serio?!

PINA. Certo che dico sul serio! Lo sanno tutti! Possibile che voi non lo sappiate?

RINA. Non farmi paura Pina!

GINA. Non scherzare Pina.

PINA. Non è uno scherzo ragazze! È la pura verità! A mezzanotte più nessuno sarà vivo.

GINA. Madonnamia che disgrazia. Ma perché proprio domani che ho un appuntamento con la parrucchiera? Pina, non si può spostare la fine del mondo ad un altro giorno? Mi dispiacerebbe, è già da un mese che ho prenotato!

PINA. Gina ma tu capirai qualcosa? Ora facciamo spostare la fine del mondo che è stata decisa un sacco di tempo fa solo per te!

RINA. Gina, esci con delle scoperte a volte. A pensarci bene però, anch’io domani avrei un appuntamento … (viene interrotta).

GINA. Anche tu dalla parrucchiera?

RINA. Io non dalla parrucchiera, i miei capelli sono belli così.

GINA. (Al pubblico) proprio, ha in testa solo pennacchi!

RINA. (Con timidezza) io ho … un appuntamento … galante.

GINA. Lo credo bene allora che arriva la fine del mondo!

PINA. Ragazze, cosa state raccontando? Mettete da parte tutti i vostri appuntamenti perché domani non farete proprio un bel niente. Lo hanno detto i Maia.

GINA. Cosa? Quei mangioni che andavano al supermercato Il Mondo? Sono stati loro che han detto che sarebbe venuta la fine del mondo? Pina, hai visto che c'entra il supermercato Il Mondo?

RINA. Perché l’ho sentita io, altrimenti non ci crederei.

GINA. Ascoltami Pina un attimo, io domani devo andare dalla parrucchiera, mia sorella ha un appuntamento con un uomo … (al pubblico) scommetto che sarà brutto come il peccato … Senti Pina, non potremmo noi raccogliere qualche firma per spostare la fine del mondo a … l'anno prossimo?

RINA. Brava Gina! Come ho fatto a non pensarci io?!

GINA. Perché io sono più intelligente di te, come sempre.

RINA. Sapientona, e perché non spostare la fine del mondo a fra due anni invece?

GINA. Brava Rina! E perché non facciamo di qui a cinque anni?

PINA. E se invece facessimo dieci anni? Smettetela di raccontare eresie! Non siamo noi che possiamo decidere.

GINA. Ah già che sono quelli che mangiano. (Pensando) Pina, guarda che anche io e mia sorella mangiamo sai? E perché noi non possiamo decidere allora?

RINA. Si vede che non abbiamo mangiato abbastanza Gina, hai sempre comprato cibo contato! A parte oggi, ovviamente, ma si vede che è stato troppo tardi.

SCENA III

Gina, Rina, Pina e Mina

MINA. (Da fuori, preoccupata) ragazze! Avete sentito anche voi?

GINA. (Al pubblico) come mai è ancora viva la Mina! Non c'è forse il fuso orario a Bagnatica? PAESE CONFINANTE DOPO BRUSAPORTO).

MINA. (Sempre preoccupata. Entra con una valigia).) ragazze, non sapete cosa si dice a Bagnatica? Che domani ci sarà la fine del mondo!

PINA. Lo sappiamo anche noi Mina.

MINA. Ma io non sono stupida del tutto e sono venuta qua a Brusa.

RINA. Mina, la Pina ha detto che arriva anche qui a Brusa la fine del mondo.

MINA. Cosa? Anche a Brusa arriva? Meglio che vada subito a Seriate allora! (Fa per uscire di nuovo). (SERIATE E’ IL PAESE CONFINANTE PRIMA DI BRUSAPORTO).

GINA. Dove vai Mina! Non sai che Seriate è prima di Brusa? E perciò, la fine del mondo arriva prima là che da noi.

PINA. Dai sorella, siediti qui che aspetteremo con le nostre amiche la fine del mondo. Che bello morire tutti insieme!

RINA. Ho capito, ma io non sarei ancora pronta per morire …

MINA. Perché io sono pronta? Ho ancora tante di quelle cose da fare …

GINA. Per esempio? Scegliere la tomba?

MINA. Quella l'ho già pronta, lontano da mio marito almeno cento metri. Ho già litigato tanto con lui quando era in vita, che da morta, vorrei riposare un po' in pace.

PINA. E tu Gina sei pronta a morire?

GINA. Io sono pronta. Ho fatto tanto allenamento. Una volta mi sono sdraiata sul letto, come fanno i morti e ho indossato il vestito che mi piaceva di più. Ho provato a non respirare e devo dire che penso di essere stata anche brava, perché la Rina, quando mi ha vista, ha urlato come una matta.

RINA. Per forza, io la chiamavo e lei non mi rispondeva e così pensavo fosse morta davvero. (Al pubblico) non che sarebbe stato questo grande dispiacere … (Alle tre) però poi ho dovuto andare a “segnare i vermi” perché non dormivo più la notte. L'avrei uccisa io ho davvero per quello scherzo!

PINA. Mina, che cos'hai in quella valigia?

MINA. Delle cose che voglio portare con me quando sarò morta. Non vorrei che andassero persi con la scusa della fine del mondo.

GINA. Mina, è proprio una bella idea. Lo faccio subito anch'io. (Esce a sinistra).

RINA. Dove starà andando! Senti Mina, non ha mai pensato che quando tu sarai morta, non ti occorrerà nulla?

MINA. Questo lo dici tu. Io sono sicura del contrario invece. E poi, scusa, non ho portato con me degli stupidate.

PINA. Fammi vedere allora.

MINA. (Inizia a togliere: 1 camicia da notte) questa è per la prima notte da morta. (1 paio di mutandoni) questi sono per il ricambio, almeno un paio ci vogliono sempre in tutte le occasioni. (1 dentiera) questa per forza, altrimenti non riuscirei a mangiare. (1 boccale) questo viene sempre come, qualunque posto io vada, non si sa mai …

RINA. Se queste sono le cose che ti preme da portare, forse è meglio che ti fermi qui, perché sono sicura che faresti scappare tutto il nostro pubblico.

PINA. Con tutte che le cose che avresti potuto prendere proprio quelle sorella?!

MINA. Perché, non ti vanno bene?

GINA. (Rientra con una valigia) ecco pronta la mia valigia. (Vede le cose di Mina sul tavolo) e quelle, cosa sono?

MINA. Sono le cose che voglio prendere quando sono morta.

GINA. Il boccale e la dentiera? (Alzando il viso al cielo) ma Signore, non potresti farmi un favore senza aspettare mezzanotte? Prendila subito con te ora.

RINA. Dai Gina, non trattare così la gente anche l'ultimo giorno che la vedi.

GINA. Senti bella, guarda che io non tratto sempre così la gente sai? Faccio così solo con la Mina.

PINA. Fammi vedere Gina che cos’hai in quella valigia.

MINA. (Al pubblico) chissà quante cianfrusaglie avrà messo dentro.

GINA. Ho sentito quello che hai detto al pubblico, sai? E ti zittiscono subito. (Toglie una spazzola per capelli).

RINA. Cosa ne farai di una spazzola per capelli?

PINA. Per quei tre capelli che hai Gina?!

MINA. Due capelli, non tre.

GINA. Come siete tagliate fuori dal mondo voi altre. Il mondo o quello che c’è nell'aldilà. Questa spazzola non è per me ma per il Signore.

PINA. MINA. RINA. Per il Signore?

GINA. Certo. Quando noi saremo morte, saremo a fianco al Signore o no? Cioè "io" sarò a fianco del Signore perché voi andrete all'inferno. E tutti sanno che il Signore ha i capelli lunghi e tutti spettinati. E io sarò quella che per la prima volta nella storia, pettinerà i capelli del Signore.

RINA. Mah! Io ho dei dubbi su tutto ma non dico nulla perché almeno questo ultimo giorno di vita non voglio litigare.

MINA. (Toglie la pancera dalla valigia di Gina) e questa cos'è?

GINA. Giù le mani dalla mia pancera.

PINA. E a cosa ti serve?

GINA. Conoscete voi la Celsa della Costa? (PAESE DOPO BAGNATICA).

PINA. È la figlia della cugina della mia povera madre.

RINA. Neanche a farlo apposta, l'ho vista l'altro giorno, dopo tanti anni.

GINA. Io invece sono sempre rimasta amica anche se ora è un po' che non ci si vede e ci sentiamo solo per telefolo.

MINA. E cosa ha a che fare la pancera con la Celsa, quando sarai morta?

GINA. Ho detto alla Celsa che sono ancora bella magra come quando mi ha conosciuto e fino all'anno scorso era così, invece da un po' di tempo … 

PINA. … hai messo una bella pancetta.

GINA. Eh dai, pancetta! Due o tri chili.

RINA. Fai anche dieci chili.

GINA. E così ora ho paura di incontrarla nell'aldilà e che mi veda come sono diventata. Ma io furba, porto con me la pancera e mi stringo dentro tutta la mia bella pancettina e così sono a posto.

RINA. (Al pubblico, ironica) a posto proprio del tutto!

MINA. (Vede Gina con in mano scatole di pastiglie) e quelle cosa sono?

GINA. Non ci vedete più? Sono pastiglie per la pressione. Non sono forse come le tue Pina?

PINA. (Le guarda) sì, sono uguali a quelle che prendo io. Scusa ma, a cosa ti servono le pastiglie per la pressione, da morta? Io non ci penso nemmeno di prendere con me.

MINA. (Ironica, al pubblico) che anche le pastiglie per la pressione servano al Signore?

GINA. Ne avrò bisogno solo io, perché sarò solo io che andrò in paradiso! Ti ricordi Rina quando siamo andate sul Monte di Nese che mi si era alzata la pressione? (UN MONTE DELLA BERGAMASCA) e, chissà andare in paradiso che è più in alto, che pressione altissima mi verrà. Ma io la fermerò subito con le mie belle pastigliette.

PINA. Gina, ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?

GINA. Domandalo a mia sorella se non stavo male quando mi trovavo sul Monte di Nese.

PINA. Non parlavo del Monte di Nese ma del paradiso che tu vedrai “nemmeno col binocolo”!

RINA. Pina, mi hai tolto le parole di bocca: la mia sorella vedrà il paradiso “di qua”! (Fa il gesto col gomito).

MINA. L'ho pensato subito anch'io: la Gina in paradiso? “Dal buco della chiave” lo vedrà il paradiso!

GINA. A me non interessa quello che state dicendo perché io andrò in paradiso diritta. E voi tre invece, andrete dritte drittente all'inferno!

PINA. (Fa le corna) tiè! Sei tu che andrai all'inferno!

RINA. (Al pubblico) con tutte le sorelle che ci sono in giro, proprio una sorella del genere doveva capitarmi?!

MINA. E io che sono venuta qui da te Gina con la speranza che mi avresti aiutato e invece  … mi vuoi mandare all'inferno.

GINA. Ragazze, ma io vi voglio bene e per questo ho preparato questa pomata da darvi.

RINA. E di che pomata si tratta?

GINA. Quella delle scottature no? (Ironica) per andare all'inferno volevi forse la crema  … del sole?

PINA. Su ragazze, persino l'ultimo giorno di vita litighiamo. Cerchiamo di andare un attimo d'accordo.

GINA. È quello che dico anch'io.

RINA. Ma se sei sempre tu a cominciare!

MINA. Dai ragazze! Non buttiamo al vento le poche ore che ci rimangono a dire sempre le stesse cose … non sappiamo se domani ci vedremo ancora!

GINA. Voi? Voi tre vi vedrete ancora tutte. (Al pubblico) all'inferno si vedranno. Ma io dal mio bel paradiso per fortuna non le vedrò più.

RINA. (Pensando) perché non facciamo così: perché in queste poche ore che ci restano da vivere non ci diciamo quello che non ci siamo mai dette fino ad ora? Pensate a quante belle cose o brutte che tanta gente non fa in tempo a dirsi perché, o una delle due persone muore o perché non hanno il coraggio.

PINA. Proprio una bella idea. Una specie di confessione vuoi dire.

RINA. Sì, proprio così: una specie di confessione e che spesso riesce a mettere a posto anche un po' la coscienza.

GINA. La tua coscienza sicuramente sarà nera come il petrolio. La mia invece è bianchissima. (Al pubblico) bianchissima come le tonache che mi faranno indossare quando arriverò in paradiso. Ma poi io, farò in fretta a cambiare il colore di quelle tonache. Dovranno stare alla moda anche loro, lassù. Su, chi parte per prima?

RINA. Se volete parto io…

MINA. Dai, sbrigati allora.

RINA. (Al pubblico) speriamo bene. (Titubante) Gina, ti ricordi l'anno scorso quando abbiamo compilato il censimento?

GINA. Guarda, non ricordarmelo! Ho dovuto cambiare paese perché in comune dicevano che non avevo consegnato il censimento e così ho dovuto andare ad abitare a Bagnatica per tre mesi.

RINA. (Al pubblico) senza di lei, una pace che non vi dico.

MINA. (Al pubblico) e io tre mesi d'inferno: abitava da me!

PINA. (Al pubblico) e questa cosa a me non è mai andata giù.

RINA. Stavo dicendo che dopo aver compilato il censimento sono andata per consegnarlo in comune.

GINA. E quegli stupidi che ci sono là, hanno detto che loro non hanno visto nemmeno l'ombra del mio censimento. Rina per favore, parla d'altro e non di questo che sto ancora male come stavo allora.

RINA. Gina non interrompermi per piacere, lasciami dire quello che devo dire!

GINA. (Al pubblico) dobbiamo morire di qua a qualche ora e lei mi va a rivangare il censimento!

RINA. E quando sono andata per consegnarlo … prima di arrivare in comune … io … io … ho buttato in un cestino dello sporco il tuo censimento.

GINA. (Incredula) cosa? Cosa ne hai fatto del mio censimento?

RINA. Gina! Scusami! Perdonami! Non so che cosa mi sia preso in quel momento!

GINA. Tu hai buttato via di proposito il mio censimento?

RINA. Sì ma, dopo mi sono subito pentita e sono andata a toglierlo e l'ho portato qui a casa.

GINA. Lo hai portato a casa e non in comune?

RINA. Si, proprio. Vuoi che vada a prenderlo che l'ho nella mia stanza?

GINA. (Arrabbiatissima si alza e la rincorre) tu di qua non ti muovi perché ora io ti strozzo! O forse è meglio che ti avveleni? Perché non una bella coltellata! Io ti faccio morire senza aspettare stasera! (Si fermano ansanti e si siedono).

PINA. Gina, non fare così! Guarda il fatto che è stata onesta nel dirtelo.

MINA. Perdonala, in fondo sei qui ancora a casa tua.

RINA. Nella mia casa!

PINA. Ah già che la tua casa Gina è quella adiacente a questa e non hai mai avuto i soldi per sistemarla.

GINA. Ne avete ancora per molto?

MINA. Ora tocca a me a fare la mia specie di confessione.

GINA. Speriamo sia almeno qualcosa di interessante …

MINA. Ecco … devo dire una cosa, ma non ho molto coraggio …

PINA. Sorella, di pure tutto quello che vuoi senza paura, siamo fra amiche poi!

GINA. (Ironica) amicone, non amiche! Dai Mina, parla, sarà di sicuro nulla a confronto di quello che ha raccontato la mia “fedele” sorèla.

MINA. Ecco  … ecco io … Gina …

GINA. (Meravigliata) ancora io?

MINA. (Affrettandosi) no, no! Volevo dire… Rina! Rina … sono stata io a dire al sindaco di Bagnatica che, quando la Gina abitava con me, appunto a Bagnatica, bagnava la sua siepe … con l’acido.

GINA. Cosa!? Tu sei andata a dire al tuo sindaco che io bagnavo la sua siepe con l’acido? Io dico che non ci capiamo più! Certo che io la bagnavo perché la vedevo un po' secca, ma solo con l'acqua e non con l'acido!

RINA. Mina, perché raccontare storie al tuo sindaco?

MINA. Io non ho raccontato storie! Sono ancora convinta di quello che ho detto.

PINA. E come mai sei ancora convinta dopo quello che la Gina ha detto?

MINA. Perché la siepe  … è morta!

GINA. E se è morta non è stata certo stata per colpa mia: io gli ho dato sempre e solo acqua. Mettetevelo in quella zucca vuota!

RINA. Ammettiamo anche che sia così …

GINA. È così! (Al pubblico) avete visto a far del bene alle persone? Em … ciòè … volevo dire… alle piante.

RINA. Ammettiamo anche … cioè … è così … ma scusa Mina, non potevi tralasciare di andare a ruffianare il tutto al sindaco?

MINA. Oltre al fatto che ero proprio convinta che fosse stata davvero la Gina a farla morire, ho detto al sindaco tutto questo … perché  …  perché  … volevo che venisse cacciata via da Bagnatica e perciò da casa mia perché io non ne potevo più di te Gina.

GINA. (Al pubblico) queste sì che sono amicone (La rincorre) non potevi domandarlo a me senza andare dal sindaco?!

MINA. Non ho avuto il coraggio. Avevo paura di offenderti …

GINA. Sono circondata da persone proprio per bene. (Si siedono).

RINA. Gina, ti do ragione. Mina, ti sei comportata male.

GINA. Tu fai silenzio, Giuda di un Giuda!

PINA. Hai ragione Gina, è meglio non fidarsi più di mia sorella che si è proprio comportata male con te.

GINA. E io non so il motivo per cui non l'ho ancora allontanata dalla mia vista. Dai Pina, di qualcosa tu di giusto.

PINA. (Con paura) tocca già… a me!?

RINA. Si Pina, ci sei tu e la Gina.

PINA. Ma io, se volete dico anche nulla. Non ho poi queste grandi confessioni come le vostre

GINA. No, di pure tutto quello che vuoi Pina e senza paura. Di te io mi fido ciecamente.

PINA. Ecco, il fatto è che … è che … Gina …

GINA. Gina? Ancora io?

PINA. Mina! Volevo dire Mina! Ecco … Mina …

GINA. (Al pubblico) per fortuna questa volta ne sono fuori.

PINA. Mina, a ragione la Gina quando diceva che dava l'acqua da bere alla siepe del tuo sindaco.

GINA. (Al pubblico) per fortuna c'è ancora qualcuno che mi crede. (A Pina) Pina, ho sempre detto che tu sei un'amica ma di quelle vere!

MINA. Sorella, sarà anche come dici, ma intanto la siepe del sindaco è morta.

GINA. Si vede che era il suo destino. Guardate che anche le piante muoiono sapete!? E più delle persone.

RINA. (Ironica) secondo te allora si deve fare il funerale anche ad una pianta?

GINA. No. Vedi, siamo sorelle ma tu non mi conosci ancora. A persone come te e la Mina io non vi farei il funerale nemmeno … da morte! A te Pina, due funerali solo perché ti voglio bene.

RINA. Fai silenzio lömaga böta corègn! (TRADUZIONE LETTERALE: LUMACA BUTTA CORNA. E’ UNA PAROLACCIA IN DIALETTO BERGAMACO) Pina, vai avanti altrimenti non so come va a finire questa sera.

PINA. Sì ma, non ho poi sto granché da dire. Posso anche tralasciare.

GINA. No Pina, vai avanti a dire pure quello che stavi dicendo e cioè che io avevo ragione e che davo da bere l'acqua alla siepe del sindaco. Dopo io ho detto che si vede che era il suo destino.

PINA. (Con paura) non è stata colpa del destino, ma … dell’acido …

MINA. Dell'acido? Ma se hai appena detto che la Gina le dava l'acqua!

PINA. Si, lei le dava l’acqua … ma io poi … le davo … l’acido …

GINA. Cosa, Pina?

MINA. Tu davi alla siepe del mio sindaco … l’acido? E come mai?

PINA. Io le davo da bere l'acido dopo che la Gina le dava l'acqua perché … perché ... ero gelosa che tu tenessi la Gina con te a casa tua. E volevo così che venisse mandata via.

GINA. E ti pareva che io non c'entrassi! Pina, bella amica sei! Sono qui con tre gabane! Fortuna che fra (guarda l’orologio) tre ore non vi vedo più! Incolparmi della morte della siepe del sindaco di Bagnatica … ci vuole proprio tutta! Non tre gabane ma tre … tre …marsune! (ANCHE QUESTA PAROLACCIA IN DIALETTO CHE EQUIVALE IN ITALIANO A MARCIONE.

RINA. Dai Gina, non trattarci così, siamo state solo sincere.

GINA. Io vi tratto così non perché siete state sincere ma per quello che mi avete fatto! Sincere! Io con voi non parlo più! E ora dormo piuttosto di vedervi ancora. (Accomoda le braccia sul tavolo e vi appoggia la testa).

PINA. (Dopo qualche secondo) ma, dorme davvero?

RINA. Dai Gina, scusaci…

MINA. Quello che è successo, è successo. (Silenzio).

GINA. (Si mette a russare).

PINA. Dorme davvero!

RINA. (Sbadigliando) sapete che anche a me viene sonno?

MINA. (Sbadigliando) mi stai contagiando Rina …

RINA. (Si mette a dormire come la Gina) scusate ma io a “pise i pom”. (MODO DI DIRE BERGAMASCO DI QUANDO SI CHIUDONO SPESSO GLI OCCHI PERCHE’ SI HA SONNO: PESO LE MELE).

PINA. (Sbadigliando) io schiaccio un pisolino di cinque minuti ragazze…

MINA. (Si mette a dormire) brava e dopo al risveglio ci salutiamo…

TUTTE DORMONO RUSSANDO E FISCHIETTANDO

GINA. (Si sveglia e si stira) mamma mia mi sono addormentata davvero! E chissà quanto ho dormito. (Si sentono che campane che suonano tre volte) sono le tre! Ho dormito per sei ore filate! (Rendendosi conto) le tre? Ma, allora la mezzanotte è passata … e … io non sono morta. (Guarda l’orologio) sono davvero le tre e io sono ancora viva! (Felice) non sono morta! (Si mette a ballare. Canticchiando) non sono morta, non sono morta, non c'è stata la fine del mondo… (Poi si accorge delle tre che stanno dormendo al tavolo) se non è venuta per me allora non è venuta neanche per loro tre. E se invece fossero morte? (Va vicino a Mina per constatare).

MINA. (Russa).

GINA. No, no, sono vive-vivente. A pensarci forse sarebbe stato meglio che fossi morta così almeno non avrei più visto le facce di queste traditrici. (Prende il lenzuolo) che voglia avrei di strozzarle con questo! (Si avvicina pèr farlo ma poi ci ripensa) dai che che lo piego e lo metto via, tanto nulla è cambiato ! (Non si sa come ma Gina se lo mette in testa).

IN QUESTO MOMENTO LE TRE INIZIANO A SVEGLIARSI

PINA. (Stirandosi e poi svegliando le altre) ragazze svegliatevi che ci salutiamo prima che sia troppo tardi.

RINA. (Stirandosi) dormivo così bene… Mina, svegliati che sono già (guarda l’orologio) le tre.

MINA. (Stirandosi) le tre! Ma se sono le tre e noi siamo ancora qui ciò vuol dire che … che siamo ancora vive!

PINA. (Contenta) e se siamo ancora vive vuol dire che la fine del mondo non c'è stata.

RINA. (Guardando il posto dove dormiva Gina) ma … e la Gina?

MINA. (Al pubblico) volete vedere che è morta solo la Gina?!

PINA. Non sarebbe poi questa gran perdita!

RINA. (Al pubblico) volete vedere che mi va bene anche quest'anno nel stare senza mia sorella?

MINA. Ma non raccontare e stupidaggini! (Al pubblico) magari fosse così! (Alle due) sarà andata di là. (Si gira e vede il fantasma. URLA) mamma mia!

GINA. (Urla anche lei).

PINA. Perché urli! (Si gira e vede anche il fantasma. URLA.) Signur!

GINA. (Urla anche lei).

RINA. (Si gira e vede il fantasma. Spaventata) Dio salvi il Presidente della Repubblica! Ragazze siamo morte altro che vive!

MINA. (Disperada) ragazze è proprio finita per noi. C'è qui il fantasma!

GINA. (Al pubblico) il fantasma? (Spaventata) e dov’è che io ho paura dei fantasmi?!

PINA. (Tremante) signor fantasma, la prego, non mi faccia del male, io in vita sono stata buona. Loro non tanto.

RINA. Pensa per te Pina! Signor fantasma non le dia retta, la Pina non sarà stata cattiva ma però racconta frottole.

GINA. Ma state parlando a me?

MINA. (Alle tre) ci sta prendendo persino in giro. Certo Signor fantasma che stiamo parlando di lei non parleremo forse … del parroco!

GINA. Il parroco? E cosa c'entra il parroco ora?

MINA. Nulla! (Titubante perché ha paura) il parroco non c'entra proprio nulla col fatto che lei è un fantasma. Il parroco poi è vestito di nero.

RINA. Ma cosa gli fai a dire! Vuoi farlo arrabbiare con noi? (Al pubblico pensando teneramente) la risposta del fantasma mi ha fatto ricordare la mia Gina che metteva parroco dappertutto. (IN RIFERIMENTO SEMPRE ALLA COMMEDIA PRECEDENTE, IL CENSIMENTO) La mia Ginì. La mia Ginetta. Chissà dove sarà!

GINA. (Al pubblico) pensano di essere morte e mi hanno scambiato per il fantasma. (Contenta) allora, adesso, gliela faccio pagare io a tutte e tre per quello che mi hanno fatto! (Alle tre) voi tre siete morte e siete qui all'inferno!

PINA. (Guardandosi in giro) ragazze guardate come c'è brutto qui all'inferno!

MINA. Hai ragione Pina! Non si chiamerebbe nemmeno inferno! (Fermandosi un attimo) ma, sembra persino un po' la tua casa Rina.

RINA. Ma cosa state dicendo! La mia casa è molto più bella di questa!

GINA. Avete finito o è ancora lunga? Vi ricordo che io sono il diavolo e non il fantasma.

MINA. Ci scusi signor diavolo se l'abbiamo scambiato per il fantasma, il fatto è che non avevamo visto le corna.

GINA. Le corna ci sono … qui sotto (indica la sotto il lenzuolo che sta in testa). (Al pubblico) ce ne sono in giro tante di corna che non si vedono.

PINA. Mi scusi signor diavolo ma è stato il suo vestito che ci ha ingannato. Ma  … come mai è vestito di bianco e non di rosso?

GINA. Il mio vestito… non è rosso? (Al pubblico) che cosa rispondo ora?

RINA. Infatti, come mai non ha il vestito rosso? No, non che ci abbiano sbagliato posto è?

PINA. Che non si sia all’inferno-inferno quello giù in fondo, ma quello un po' più in su?

GINA. (Decisa) no! Questo è l'inferno che più in fondo di qui non si può. E io non sono vestito di rosso perché … perché … il vestito rosso è a lavare in lavanderia!

TRE. (Si guardano) in lavanderia?

GINA. Perché? Credete che la lavanderia ci sia solo sulla terra? Guardate che anche qui in fondo è arrivato il progresso.

RINA. Ah certo, non avevo pensato a questo punto. Anche se c'è ancora una cosa che non capisco … ma lei signor diavolo, ha soltanto … un vestito?

GINA. (Pensando di essere Gina) un vestito? Ne ho tanti del guardaroba di la che … (Ricordandosi chi impersona) cosa interessa a voi quello che il padrone di casa veste! Il monaco non fa l’abito.

RINA. Voleva forse dire che l’abito non fa il monaco.

GINA. Ricordatevi bene che sono solo io che comando perché voi siete in casa mia! (Al pubblico) per una volta posso dire anch'io che questa è casa mia.

PINA. Fai silenzio Rina, non farlo arrabbiare per carità! Ci scusi sempre signor diavolo, ma come mai qui all'inferno non c'è il fuoco e nemmeno le fiamme?

MINA. Fai silenzio Pina, cosa vai a chiedergli? Vuoi forse farlo infiammare così ci brucia tutte? (Al pubblico) devo distrarlo. Signor diavolo ma sa che è proprio accomodato bene?

GINA. (Alzando la voce) qui non ci sono fuoco e fiamme perché … perché … (al pubblico) che cosa invento ora? Non ci sono fuoco e fiamme perché … pèrchè ... per doppia penitenza ho voluto creare tutto come quando in vita avete trattato male la Gina. Dovete star male e soffrire qui, in questa casa, dove la Gina ha sofferto a causa mostra.

RINA. (A Mina, piano) Mina, stai soffrendo tu?

MINA. (Pinao) io no. E tu Pina?

PINA. Nemmeno io.

RINA. Forse penso sia il caso di farci vedere un po' sofferenti prima che ci cambi posto dato che non ci troviamo poi così male qui. (Fingendo) madonnamia come sto male!

MINA. (Fingendo) mea culpa che ho trattato male la Gina!

PINA. (Fingendo) ah, se potessi tornare indietro! Povera Gina che ti abbiamo fatto soffrire così tanto!

GINA. (Al publico) avete visto come si fa a mettere paura a queste tre?! (Alle tre) ora è arrivato il momento delle penitenze.

TUTTE TRE. Le penitenze?

RINA. Come mai?

MINA. Guardi che non siamo proprio così cattive?

PINA. Non abbiamo né rubato e né ucciso.

RINA. E non abbiamo nemmeno giocato alle macchinette.

GINA. (Al pubblico) alle macchinette? (Alle tre) e cosa c'entrano ora macchinette?

MINA. (Al pubblico) all'inferno sarà arrivata anche la lavanderia, ma sono sempre arretrati. (A Gina) non sa cosa sono le macchinette?

GINA. Certo che so cosa sono. Cosa pensate voialtri? Noi qui all'inferno abbiamo anche tutte le brutte cose che voi fate sulla terra.

PINA. Allora saprà benissimo che quello delle macchinette è l'ultimo peccato che è arrivato.

RINA. Ce ne sono tante di persone a Brüsa che giocano alle macchinette.

MINA. Perché a Bagnatica nò?

PINA. Sì, ma quelle di Bagnatica vanno a fare il peccato ha Brüsa e quelle di Brüsa vanno a fare il peccato a Bagnatica.

GINA. E quale sarebbe quel peccato di cui state parlando?

RINA. Ma se lo abbiamo appena detto! Quello delle macchinette o no? Cerchi di stare un po' attento signor diavolo per favore!

MINA. (Al pubblico) con con tutti i diavoli con cui potevamo capitare, proprio con uno interdetto!

PINA. E che già di interdetto da sulla terra c'era la Gina …

RINA. Brava Pina, hai parlato bene. Però ragazze, per essere all'inferno fa un po' troppo freddo. Non trovate anche voi?

MINA. Rina, mi hai tolto le parole dalla bocca.

PINA. Certo signor diavolo che qui fa proprio un gran freddo. Non potrebbe dare una fiammata?

RINA. Una fiammata qui a casa mia? Pina, toglitelo dalla testa.

MINA. Rina, ti ricordo che questa non è casa tua, è una somiglianza. Guarda che qui siamo l'inferno.

RINA. Ah già! Hai ragione, non ricordavo che siamo morte e non siamo vive.

PINA. Allora signor diavolo, riscalda un po’?

GINA. (Al pubblico) è da un po' che sto pensando a cosa rispondere, ma non mi viene in mente nulla!

RINA. Si sbrighi! Guardi che se non fa nulla lei, faccio qualcosa io: un bel reclamo.

MINA. Mi dica chi è il suo superiore che scrivo subito una bella lettera di protesta.

PINA. Chi vuoi che sia il suo superiore se non il Lucifero …

RINA. (Meravigliata) il Lucifero? Il figlio della Luciferina che abita in fondo alla strada?

MINA. No, non quello! (Al pubblico) tutta sua sorella. (A Rina) ma Rina il Lucifero o no! Quello che abita alla Tezza! (FRAZIONE DI BAGNATICA)

PINA. Cosa stai dicendo?! Il Lucifero, il Satana!

GINA. (Al pubblico) è meglio che fermi subito queste, altrimenti non so dove potrebbero arrivare. (Alle tre) ferme! Fermatevi subito! Qui di Luciferi e di Satani non ce ne sono. Qui ci sono solo io.

RINA. E lei chi sarebbe? Qual è il suo nome?

GINA. (Pensando di essere Gina) il mio nome? Ma lo sapete che io mi chiamo Gi … (al pubblico) madonnamia cosa stavo dicendo!

TRE. Gi …

GINA. Gi … Gi … Giandiavolone! Io mi chiamo Giandiavolone e solo il capo dei capi di tutti i diavoli.

MINA. Ecco allora signor Giandiavolone, riscaldi un po' per favore perché noi tre stiamo gelando dal freddo.

GINA. Non … posso.

PINA. Come non può? Siamo o non siamo l'inferno?

GINA. Certo! Il fatto è che … che … come anche qui come sulla terra c'è un po' di crisi … e allora…

RINA. E allora?

GINA. E allora si deve risparmiare sui caloriferi.

MINA. Sui caloriferi?

GINA. Em … volevo dire… la stufa!

PINA. La stufa?

GINA. Il … fuoco! Qui all'inferno dobbiamo risparmiare sul fuoco e poi, gelare dal freddo è una penitenza che i peccatori della terra come voi devono subire.

MINA. Cosa abbiamo mai fatto di così grave per meritare questo castigo?

GINA. E la Gina, quella non conta più?

MINA. (Rassegnata) vabbè, se dobbiamo contarla conteremo anche lei. Dai, inizia tu Rina.

RINA. Proprio a me che non piace nemmeno la matemattica. Allora, 1 2 3 4, la Gina, 5 6 7 8 la Gina …

GINA. Cosa stai facendo?

MINA. Sta contando anche la Gina come lei prima detto di fare.

GINA. (Arrabbiata) smettetela di prendermi in giro o vi mando … all’inferno!

PINA. Ma se ci siamo già!

GINA. Basta ho detto! Ora voi tre fate silenzio o vi uccido!

RINA. Ma se siamo già morte!

GINA. Ho detto di far silenzio! (Al pubblico) adesso gli faccio fare una bella penitenza che si ricorderanno per tutta la vita. (Alle tre) siete pronte per la penitenza?

TRE. (Tremano di paura).

GINA. Una di quelle penitenze che non si sono mai viste! Cominciate a tremare!

TRE. (Hanno sempre più paura).

RINA. Abbia un po' di pietà di noi, signor del diavolo …

MINA. La prego signor Giandiavolone non ci faccia… (viene interrotta).

PINA. Mina, ma dici di pregare ad un diavolo? Ma non sai che è come bestemmiare!?

MINA. Hai ragione Pina, non avevo pensato. Signor Giandiavolone questa volta non la prego, però cerchi di avere un po' di compassione per noi.

PINA. Siamo già morte, la scongiuro, non ci faccia soffrire le pene dell'inferno.

MINA. Che cosa gli dici che siamo già all'inferno?!

GINA. Io vi faccio vedere le pene che voi avete fatto passare alla Gina.

RINA. Io le volevo bene alla Gina, era lei che … (viene interrotta).

GINA. Che … cosa?

RINA. (Si corregge subito) la Gina era troppo per me. Intelligente fino a mai. Ah, se potessi tornare indietro! La adorerei quella Gina!

MINA. La Gina? Una santa donna!

PINA. (Piano a Mina) Santa? Lo sai che non devi nominare cose di Chiesa ai diavoli!

MINA. (Piano a Pina) hai ragione! (A Gina) la Gina? Una donna di classe! Una donna da ammirare! Una donna che così brava non se ne sono viste in giro. Una donna … (viene interrotta).

RINA. (Piano a Mina) smettila però ora.

MINA. (A Mina) lasciami finire. Ah se potessi tornare indietro, la ospiterei a vita.

PINA. Ce ne vorrebbero di persone come la Gina! Ah se potessi tornare indietro, la farei la mia amica del cuore.

GINA. (Al pubblico) che bugiardone e falsone! Ma le sistemo io. (Alle tre) troppo tardi. La prima penitenza è … (viene interrotta).

TRE. (Urlano disperate) no! Perché proprio noi! Pietà!

GINA. Come prima dovete dirmi… le tabeline!

RINA. (Disperata) no! Le tabelline nò!

MINA. (Disperata) con tutte le penitenze che ci sono, perché proprio le tabelline! Perché, perché!

PINA. (Disperata) io conosco solo quella del cinque!

RINA. Beata te, io nemmeno quella!

MINA. Ma perché proprio le tabelline!

PINA. Si vede che è un diavolo che ha studiato da ragioniere. Mi ascolti signor diavolo: 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50. Va bene?

GINA. (Al pubblico) come faccio a sapere se va bene se io non la so? Ora le metto a posto io queste. (Alle tre) ora c'è la seconda penitenza e questa vi lascerà il segno.

RINA. No, basta penitenze!

MINA. Pietà! Pietà!

PINA. Perché questa tortura!

GINA. Ora dovete … cantare una canzone. Una canzone che volete voi ma senza stonare.

RINA. (Al pubblico) una penitenza più brutta dall'altra.

MINA. Ma perché proprio cantare?

PINA. Si vede che oltre a studiare da ragioniere è stato anche un intenditore di musica.

GINA. Allora cominciate a cantare o preferite che vi faccia ballare!?

RINA. Ballare? Ci mancherebbe altro!

MINA. Guardi signor diavolo che noi abbiamo una certa età e certe cose sono tacù. (Rina la guarda, si corregge) tabù!

PINA. Mina, parla per te per favore.

GINA. (Arrabbiata) ne avete per molto?

RINA. No! Abbiamo finito! Non si arrabbi, ora cantiamo subito. Dai Mina comincia tu.

MINA. Chi io? Io no, comincia la Pina a cantare dato che lei si sente giovane perché non ha una certa età.

PINA. Certo che io sono giovane più di tutte voi e di tante carte d’identichità. E ve lo dimostrerò anche cantando una canzone moderna. Modernissima.

RINA. (Al pubblico) bestia, l'abbiamo fatta infiammare!

MINA. (Al pubblico) è piccolina l’Argentina, ma è una dritta. A proposito di Argentina, Argentina, ma quando ci dici perché ti chiami Argentina? (L’ATTRICE PINA, SI CHIAMA ARGENTINA E COME NELLA COMMEDIA PRECEDENTE, IL CENSIMENTO, LE E’ STATA RIVOLTA QUESTA DOMANDA.

PINA. Non iniziate come avete fatto nell'altra commedia nè? Ora non posso rispondervi perché siamo alla fine della farsa.

RINA. Ora non puoi, l'anno scorso non era il momento, in somma dobbiamo aspettare fino a quando?

PINA. Zitta che mi deconcentri, ora devo cantare. (Inizia a cantare) UNA CANZONE CHE CONOSCE DI VECCHIA DATA.

GINA. (Al pubblico) non è stonata per nulla.

RINA. Sì, peccato però che la canzone sia del Carlo Codega.

MINA. (Ironica) sei proprio moderna.

PINA. (Cadendo dalle nuvole) non è di quest'anno questa canzone? (Pensando) avete ragione ragazze, scusatemi. Non ricordavo più che era dell'anno scorso.

GINA. (Al pubblico) avete visto quanti spropositi hanno raccontato fino ad ora? Come potrebbero non meritare l’inferno? Ah ma ora faccio vedere io a queste tre, la strega. (Alle tre) ora come penitenza dovrete ballare come si balla in discoteca.

MINA. (Al pubblico) ma non ci poteva capitare un diavolo normale?

RINA. E no signor Giandiavolone. Lei prima ha detto che se avessimo cantato non avremmo ballato.

PINA. Io sono abituata ad andare a ballare e perciò io non ho di questi problemi, ma che esempio per il pubblico, signor diavolo! Raccontare balle!

GINA. Se sono un diavolo, ci sarà pure un motivo no?

PINA. I diavoli raccontano balle?

GINA. I diavoli raccontano balle, sono villani, sono cattivi … come voi tre avete fatto con la Gina! Domandate subito scusa alla Gina altrimenti vi disintegro all'istante!

RINA. No! Non faccia così! Gina … Gina scusami… tu eri una… (viene interrotta).

GINA. Tu ieri? Tu sei!

RINA. Ho detto tu eri perché è morta.

GINA. Perché voi siete vive forse? No, siete morti come lei e perciò fra morte si parla al presente.

RINA. Certo, ha proprio ragione. Domando scusa alla Gina che è la sorella più brava che ho.

MINA. Ovvio, è l'unica sorella che hai!

GINA. Silenzio! Prosegui Rina…

RINA. (Che non sa più che dire) guardi che direche era brava racchiude tutto.

GINA. E tu Mina.

MINA. (Pensa un attimo) la Gina è brava.

GINA. Lo ha appena detto la Rina.

MINA. Mi scusi signor diavolo ma quando si dice che una brava racchiude tutto.

GINA. Anche questo lo ha appena detto la Rina. (Alzando la voce) allora queste scuse alla Gina?!

MINA. Ma come mai è così fissato con queste scuse alla Gina? Guardi che anche la Gina ne ha fatte passare a noi, sa?

PINA. (Piano a Mina) silenzio, altrimenti ricomincia con le penitenze.

RINA. Non ha tutti i torti la Mina invece, la Gina aveva il suo bel caratterino.

GINA. Sì, intanto lei però è in paradiso e invece voi siete qui all'inferno.

NON SI SA COME MA A GINA, INVOLONTARIAMENTE, LE SCIVOLA IL LENZUOLO.

RINA. Cosa? La Gina?

MINA. La Gina è quì all'inferno con noi?

PINA. Macchè inferno! Siamo vive ed è lei che ci ha fatto uno scherzo!

GINA. Ma no! Siamo tutti in paradiso!

LA RINCORRONO

RINA. Farci credere che eravamo morte!

MINA. Questa c'è la paghi cara!

PINA. Sei sempre la solita!

GINA. (Al pubblico) battete le mani così la finiamo qui altrimenti queste me le suonano davvero!

SIPARIO

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