Stampa questo copione

Falsetti: La questione, caro signor Annibale, è semplice, semplice

Il monumento

Libero adattamento teatrale della novella

di

Renato Fucini

Tratta dal libro

All’ARIA APERTA

Sceneggiatura

di

Fulvio Barni

e

Maria Letizia Ceccuzzi

Personaggi

13 uomini

Trama

I notabili del posto un giorno si accorgono che il loro paese non ha un monumento. Formano in quattro e quattro otto  un comitato e decidono che la statua sarà in bronzo, grandissima ed equestre. I fondi auspicati però non arrivano e il monumento si ridimensiona sempre più fino a diventare una lapide ........................

Falsetti: La questione, caro signor Annibale, è semplice, semplice. Noi in questa faccenda, se non si rimedia alla svelta, ci si fa una di quelle figure da vergognarsi tutte le volte che metteremo il capo fuori di casa nostra, a dire che siamo abitanti (con tono solenne) di questa ricca, di questa industriosa, di questa nobile terra.

Annibale: Verità sacrosanta, signor Falsetti!

Falsetti: Ma come? Un paesucolo di duemilacinquecento abitanti appena, un borghettaccio d’affamati come Nebbiano………………

Annibale: Un branchetto d’accattoni come loro, deve avere la sua brava statua di marmo al suo concittadino……….al suo illustre concittadino!

Falsetti: E noi, tremilacentosei anime, neanche un pezzettaccio di pietra serena da mostrare a un forestiero che capiti nel nostro paese?

Annibale: (sconsolato) E’ una vergogna!

Falsetti: Continueranno a vituperarci…………… e avranno ragione.

Annibale: Ci chiameranno incivili, e nessuno potrà dar loro torto.

Falsetti: Ci additeranno come ingrati verso i nostri grandi, e non avremo argomenti per tappar loro la bocca. Ce ne diranno di tutti i colori, caro signor Annibale, e noi dovremmo abbassar la testa.

Annibale: Alla fine di tutto però, lasciamoli dire e pensiamo  piuttosto ad un’altra cosa: pensiamo all’utile che potrebbe venirne al nostro amato paese.

Falsetti: Ma lei scherza? Ma ci pensa se si potesse arrivare allo scopo di erigere sopra una delle nostre piazze un monumento da fare strepito, il vantaggio che ne potrebbero ricavare gli alberghi, le trattorie, i caffè…………

Annibale: O i vetturini?

Falsetti: Giusto! O i vetturini?

Annibale: Frotte di turisti che si aggirerebbero per le strade…………….

Falsetti: E con i soldi che spenderebbero, farebbero sicuramente  di questo paese uno dei centri più ricchi della zona.

Annibale: Signor Falsetti! Bisogna che ci facciamo promotori di questa iniziativa a tutti i costi.

Falsetti: Sono d’accordo con lei. Anche il nostro paese deve avere una statua.

Annibale: Equestre però!

Falsetti: Sissignori! Equestre!

Annibale: Certamente equestre! E che crepino d’invidia tutti quelli che ci vogliono male.

Falsetti: O Equestre o niente. Quello che ci va ci vòle!

Annibale: Al naturale, o più grande del vero, Signor Falsetti?

Falsetti: Ma certamente più grande del vero, Permio!

Annibale: Due volte più grande? Potrebbe bastare?

Falsetti: Ma è poco!

Annibale: Facciamo quattro?

Falsetti: Vada per quattro e non se ne parli più.

Annibale: Siamo d’accordo?

Falsetti: Mi sta bene!

Annibale: Qua la mano.

Falsetti: Ecco la mano. (si stringono le mani)(gia da un po’ li stava seguendo a distanza il signor Leopoldo che aveva sentito tutto)

Leopoldo: (a voce alta mentre applaude) Bravi! Questa lodevole iniziativa vi fa onore e se riterrete opportuno aprire una sottoscrizione per costruire il monumento, io mi firmo subito per cinque lire.

Annibale: Grazie, signor Leopoldo.

Leopoldo: Ma le pare. Dovrebbe essere un dovere di tutti i cittadini interessarsi delle sorti del proprio paese.

Falsetti: E ora, non per presunzione, è………….ma se noi tre ci mettiamo all’opera sul serio, l’affare è fatto.

Leopoldo: Ben detto signor Falsetti. Con delle tempre d’uomini come noi, c’è poco da scherzare. (entra il Machioni con il figlio)

Annibale: Oh guarda! Proprio bene, ecco il computista Machioni con il suo figliolo avvocato.

Falsetti: Buon giorno signori Machioni.

Machioni p e f: Buongiorno a lor signori.

Falsetti: Capitate giusto a proposito. Vorremmo chiedervi se fosse vostra intenzione  far parte del nostro comitato, or ora insediatosi, per la raccolta di fondi, onde costruire un monumento equestre in una delle piazze del nostro paese.

Machioni p: Certamente si, signori, ne saremo ben lieti.

Machioni f: (al padre) Veramente babbo, io non mi sono pronunciato.

Machioni p: (parlandogli in confidenza) Fai come ti dico io. Tu sei un avvocato, e da cosa può nascere cosa. Ma perché non riesci mai a fiutare gli affari. Qualche volta dubito che tu sia mio figlio.

Machioni f: Prova a parlarne con la mamma di questo argomento, e poi fammi risapere. (arriva il professor Banderuoli)

Banderuoli: Buongiorno a tutti. A che cosa dobbiamo questa adunata? Qualcosa sta bollendo in pentola?

Annibale: Oh, buongiorno, esimio professore! Venga, venga, si avvicini, sicuramente potrà esserci di aiuto anche lei.

Machioni p: Stiamo formando un comitato cittadino per la costruzione di un monumento equestre da erigersi nel nostro paese.

Banderuoli: Ne farò parte più che volentieri. E quale sarebbe il mio incarico se mi è permesso chiederlo?

Machioni f: Per ora non deve far altro che darci il suo assenso, alla distribuzione degli incarichi penseremo certamente durante la prima riunione del costituito comitato.

Banderuoli: Ah! Ho capito perfettamente.

Falsetti: Io direi che a questo punto i membri potrebbero anche bastare. Se non sbaglio siamo in sei, e tutte persone molto serie sulle quali il paese può fare affidamento. (entra il signor Trabalzi)

Banderuoli: Aspettate, vedo arrivare il dottor Trabalzi, chiediamo anche a lui. E’ un elemento molto valido e quando c’è da lavorare non si tira mai indietro.

Leopoldo: Signor Trabalzi, mi dispiace ma non può dirci di no. Lei deve darci la sua adesione. Il paese ha bisogno di lei.

Trabalzi: Può darsi che aderirò senz’altro. Ma spero che prima vorrete spiegarmi di cosa si tratta.

Leopoldo: Non possiamo più permettere che un paese come il nostro non abbia un monumento. Stiamo fondando una commissione che si occuperà della sua costruzione.

Trabalzi: Ben volentieri! Giusto ieri, recandomi a Nebbiano, ho provato un immensa rabbia davanti al loro bel monumento nel centro della piazza principale.

Machioni p: Su, su, signori, non perdiamo più tempo e stabiliamo fin d’ora la data della nostra prima riunione.

Annibale: Io direi di cominciare subito, domani. Più presto facciamo e meglio sarà per tutta la cittadinanza.

Banderuoli: A me sta bene. Però dove ci riuniamo?

Machioni f: Ma non ci sono problemi. Nella sala riunioni del mio ufficio, dove io e mio padre saremo ben lieti di ospitarvi.

Machioni p: (al figlio) Ora però, non ti allargare più di tanto. Perché all’inizio saranno solo spese. I guadagni potrebbero arrivare soltanto in seguito.

Falsetti: (in maniera solenne indicando i Machioni) Signori, avete davanti a voi dei cittadini benemeriti che disinteressatamente mettono a disposizione di tutti le proprie sostanze.

Machioni: Su, via, signor Falsetti, adesso non esageri.

Falsetti: No, no! Non fate i modesti, quando ci vuole, ci vuole.

Banderuoli: Allora, arrivederci, ci vediamo domani.

Tutti gli altri: Va bene, d’accordo, arrivederci. A domani. (fanno per andare)

Leopoldo: Signori! Un momento! Non  fate prendervi dalle frette. Vada pure per domani, ma a che ora ci vediamo?

Trabalzi: Io proporrei alle dieci. Va bene a tutti come orario?

Tutti: Certamente. Vada per le dieci. Per me non ci sono problemi. Alle dieci va benissimo. Arrivederci……………Arrivederci. (escono tutti di scena e si fa buio nel palco) (la luce va sul narratore)

Narratore: Il giorno dopo, nell’ufficio dei Machioni, fu ratificata la costituzione del comitato. Fatta la nomina del presidente, nella persona del signor Falsetti, e delle varie cariche, si aprì la discussione. Fu, per prima cosa, deliberato all’unanimità che la statua sarebbe stata equestre sul serio, e, possibilmente, di bronzo. Fu anche convenuto che il monumento sarebbe sorto sulla piazza del Plebiscito, sebbene alcuni avessero addotto delle buone ragioni per preferire piazza Cavour. Furono sciolti inni al patriottismo, al progresso dell’umanità, alle glorie paesane, e venne fissato il modo di raccogliere la somma occorrente, mandando in giro schede di sottoscrizione, ma facendo assegnamento, più che sopra ogni altra cosa, sulle tombole pubbliche, sulle feste da ballo, sulle fiere di beneficenza, sulle accademie che gratuitamente avrebbe dato la banda cittadina, sulle recite dei dilettanti filodrammatici della società Ernesto Rossi e, specialmente, sui proventi d’un numero unico, che prometteva di diventare una vera meraviglia, se la signora Malvina avesse voluto dare quel bellissimo sonetto sulla virtù di Lucrezia, e il barbiere quelle sessantacinque ottave sul pellegrinaggio dell’anno passato.

Intanto, seguendo il nobile esempio del signor Leopoldo, e dopo aver spiegato a quattro membri del comitato che equestre voleva dire “a cavallo”, firmarono tutti per una offerta di cinque lire. (torna la luce) (Il comitato è riunito nell’ufficio dei Machioni)

Falsetti: (stropicciandosi le mani) Mi pare che il più sia fatto. E ora, prima di sciogliere l’adunanza……….Corpo di Bacco!………mi pareva d’ avere qualche altra cosa da dire, ma ora…….con la testa un po’ confusa……Ah! Eccola…….. Dicevo io…..e questo monumento, a chi lo facciamo?

Annibale: Acuta osservazione. E mi sembra anche meritevole d’attenzione.

Leopoldo: Certamente dobbiamo trovare un personaggio valido.

Machioni p: Proviamo a pensarci su. Qualche idea ci verrà.

Machioni f: E’ un bel dilemma! Non è cosa semplice trovare un personaggio che raccolga il favore di tutta la comunità.

Trabalzi: Via, signori. Mi stupite! Uomini come noi! …… che traboccano cultura da ogni poro della pelle.

Banderuoli: Io una proposta da fare ce l’avrei.

Falsetti: Parli! Dica, dica pure.

Banderuoli: (con fare solenne) Fra le molte glorie paesane, tra le più immacolate, tra le più fulgide gemme intellettuali della seconda metà del secolo passato, io non esito, o signori, a pronunziare un nome….. Il nome del canonico Palandri…….. (una grande risata dei presenti tronca il discorso del Banderuoli)

Falsetti: Ma no, ma no, caro professore…….ma che cosa dice!

Banderuoli: (battendo con forza i pugni sopra al tavolo) Lasciatemi parlare. Per Bacco!…..

Annibale: Ma via, professor Banderuoli, sia serio!

Leopoldo: Ma andiamo! Mi dica lei, dove s’è mai visto il monumento di un prete a cavallo! (un’altra grossa risata generale)

Banderuoli: (arrabbiatissimo) Va bene!  Si abbandoni l’idea del cavallo!…..Si abbandoni l’idea del cavallo!

Trabalzi: No, no,  professore. Non faccia così, la prego………

Banderuoli: Cari signori! Davanti a un nome come quello di Agostino Palandri, si abbandona qualunque idea preconcetta;……..

Machioni p: La preghiamo, signor professore…….

Banderuoli: (concitato) Il vostro riso, cari signori, è un’irriverenza indegna; è una profanazione sacrilega……è……oh,…Io me ne vado.

Machioni f: Senta, senta; mi dia retta professore.

Banderuoli: (in piedi mentre sta per uscire) Non sento e non do ascolto nessuno. Scancellino pure il mio nome e quelle cinque lire! Io me ne vado. (esce) (un attimo di silenzio con evidente imbarazzo, poi………)

Falsetti: Colpa nostra se ci ha abbandonati! Solo colpa nostra. Tra tutti siamo riusciti a far arrabbiare il professore.

Leopoldo: Lui che è sempre calmo………. Avete visto come roteava inveleniti quegli occhi abitualmente carichi di miele?

 Machioni p: E’ vero.  Avremmo potuto essere anche meno irriverenti. Senza esplodere in quelle risate sguaiate.

Annibale: Il monumento ad un canonico a cavallo! Ma andiamo!  Vogliamo proprio farci ridere dietro  da tutta la cittadinanza.

Trabalzi: Pazienza! Vorrà dire che faremo da noi.

Leopoldo: Però………se volessimo sostituire il vuoto lasciato dal professor Banderuoli, potremmo rimpiazzarlo con il dottor  Celestino Chiavacci, il farmacista. Lui è sempre molto sensibile alle iniziative prese in favore del paese.

Machioni f: Sono d’accordo. Infatti, ieri sera stesso, parlandogli della cosa, mi disse che se avessimo avuto bisogno di una mano, sarebbe stato ben lieto di darcela.

Falsetti: Bene! Bene, allora contatterò il Chiavacci e lo renderò edotto di quello che abbiamo deliberato finora………… ( si fa buio in scena)(luce sul narratore)

Narratore: Passarono alcuni giorni e il presidente del comitato invitò i membri ad una nuova adunanza, dove però intervennero tre soli membri. (si accende la luce sulla scena)

Falsetti: Dunque signori, vi ho di nuovo riunito per illustrarvi i progressi che sono stati fatti fino ad oggi e per ascoltare dalle vostre voci quello che avete potuto concludere voi. Primo: purtroppo, il professor Banderuoli non è stato possibile tirarlo nuovamente alla fede………

Annibale: Peggio per lui! Uno in meno ed un posto in più.

Falsetti: Il maestro della banda dice che aderisce all’iniziativa del comitato purché noi stessi ci prendiamo cura dell’illuminazione e delle spese di servizio. Secondo: il direttore della filodrammatica Ernesto Rossi mi ha detto che accetta, chiamandosi onorato, ma vuol essere libero da spese.

Machioni p: Forse, io posso dare notizie più belle……… Il gruppo delle più distinte gentildonne delle dame di carità, mi hanno espresso tutta la loro ammirazione, per la nostra nobile idea, e si metteranno subito all’opera per raccogliere doni e organizzare una fiera di beneficenza.

Trabalzi: Anche io ne ho una che vi risolleverà il morale: (gasato) la signora Malvina ha promesso per il numero unico il suo bellissimo sonetto sulla virtù di Lucrezia.

Annibale: (al settimo cielo dalla contentezza) E allora sentite questa: il barbiere mi ha gia date le sessantacinque ottave sul pellegrinaggio dell’anno passato e……….udite, udite………..con l’aggiunta di altre sei intitolate: Osanna, osanna! ovverosia Il Ritorno.

Tutti: (tra gli applausi) Evviva, evviva.

Trabalzi: Alla faccia del Banderuoli………

Machioni p: E a quella di quegli straccioni di Nebbiano. (sfuma la luce) (luce sul narratore)

Narratore: Soltanto pochi giorni più tardi l’idea della statua equestre era andata in fumo. Girando per il paese si sarebbero ravvisati, anche senza conoscerli personalmente, i membri del comitato e i loro aderenti, dallo sconforto che appariva sui loro volti. (torna la luce)

Falsetti: Amici, lo scultore mio amico, da me interpellato, mi ha scritto che, dando egli quasi gratuita la sua opera, il monumento, tutto compreso e calcolato, verrebbe a costare dalle cinquanta alle sessantamila lire.

Machioni f: Sorbe! (toccandosi il portafogli nella tasca interna della giacca) Ma di quale materiale lo farebbe? D’oro?

Leopoldo: Noccioli! (dando una manata sul tavolo per schiacciare una cimice) Lui i soldi deve averli presi per noccioli.

Trabalzi: (preso dallo sconforto) Questa notizia serve solo a far contento il professor Banderuoli, che vedrà aprirsi uno spiraglio di probabilità per il suo canonico Palandri.

Falsetti: E allora, signori miei, che si fa? Mi pare che ogni esitazione sia inutile.

Leopoldo: Purtroppo! Bisogna piegare il capo dinanzi alla ineluttabile difficoltà, e rinunziare coraggiosamente all’idea del cavallo.

Machioni f: Vorrà dire che faremo la sola statua, in piedi e a grandezza naturale.

Falsetti: Faremo così. Intanto scriverò di nuovo al mio amico scultore. (sfuma la luce) (luce sul narratore)

Narratore: Il paese, in generale, prese male la cosa.  Le signore, poi, erano inconsolabili, e specialmente quelle che avevano gia dato delle ordinazioni alla modista o alla sarta per andare in giro a raccogliere offerte. La popolazione, adagio, adagio, s’era tutta interessata della grave questione; e in ogni bottega e in ogni luogo di riunione erano discussioni, dove più dove meno, secondo l’ambiente, aspre e tumultuose. (torna la luce. Siamo sulla piazza) (entrano tre uomini che discutono animosamente)

Guido: Noi socialisti dobbiamo impedire a tutt’ i costi che si faccia una cosa del genere. Spenderemmo dei soldi inutilmente e non porterà nessun giovamento all’ economia nostro paese.

Felice: Sono d’accordo con te compagno. Queste sono solo cose ridicole. (disgustato) Soltanto ai clericali baciapile possono venire certe idèe. Costruire un monumento! E a chi, poi? ………ma per carità……………….

Camillo: Io però direi di aspettare ancora qualche giorno. Guardiamo come si muovono e se ce ne sarà bisogno interverremo.

Guido: Ben detto. Non facciamoci sempre chiamare disfattisti.

Felice: Mi pare giusto quello che hai detto. Però………… (indicando un occhio) occhio vigile, mi raccomando.

Camillo: Intanto indagheremo su quello che c’è davvero dietro a questo progetto, e comunque, ci terremo in contatto.

Guido: E ora, se siete d’accordo, proporrei di andare all’osteria a fare un bel goccino.

Felice: Paroline sante Guido! Queste sono lodevoli iniziative, altro che la costruzione di un monumento. (entrano due uomini che parlottano tra loro)

Camillo: Guardate chi arriva: Beppe e Oreste.

Guido: Sono gli anarchici più radicali di tutta la zona.

Felice: Ho sentito dire in giro che loro stessi, e tutta la loro compagnia, non sono assolutamente favorevoli a che si eriga il monumento.

Camillo: Meglio così! Vorrà dire che se anche  il comitato riuscisse a metterlo in piedi, ci penseranno loro con le sassate a demolirlo. (s’ incontrano e si salutano)

Oreste e Beppe: Buongiorno a tutti.

Guido, felice e Camillo: Buongiorno Oreste, buongiorno Beppe. (non escono ma rimangono in piazza a far capannello) 

Oreste: Secondo te Beppe che confabulavano quei tre socialistoni? Avranno parlato del monumento.

Beppe: Sono sicuro di si, ormai in paese non si parla d’altro.

Oreste: E chi sa come la pensano a proposito di questo scempio che vorrebbero fare in una delle nostre piazze.

Beppe: E che ne so io! Domandaglielo. Sono ancora lì.

Oreste: Ma non dire scemenze anche te, che gia se ne sentono abbastanza, ormai da molti giorni in paese. Eppure lo sai come sono fatti loro, rizzono subito il buco.

Beppe: E io invece glielo domando.

Oreste: (fa per fermarlo) Fermati, vieni qua, lasciali stare. Non andare a provocarli.

Beppe: (si avvicina al capannello dei tre) Scusate se v’interrompo, ma vi volevo domandare che ne pensate del monumento che si vuole costruire in paese.

Guido: Che questo monumento non si deve fare………. Figuratevi che neanche i clericali sono più d’accordo che si faccia.

Felice: Soffiano discordia da tutte le parti, dopo che è stata messa in ridicolo l’idea del canonico equestre.

Beppe: I vetturini, i caffettieri e gli albergatori però brontolano, perché vedono svanire le loro più belle speranze d’un monumento sbalorditoio, che, secondo loro, avrebbe potuto chiamare nel paese gli inglesi………..a branchi come le pecore.

Camillo:  Ma quello che mi fa specie è che in tutto il paese non c’è una………dico una,  persona civilmente equilibrata che si esprima su questo contendere.

Oreste: No, non è vero. Stai dicendo una cosa esagerata. Due, o tre ce ne sono, ma se ne guardano bene da far palese il loro pensiero. Non vogliono mica vedersi diradare i clienti nella loro bottega. (sfuma la luce e torna sulla sede del comitato)

Falsetti: Signori, ho ricevuto ieri la lettera del mio amico scultore. Per la sola statua in piedi e a grandezza naturale, occorrono ventimila lire. Ne una di più, ne una di meno.

Trabalzi: Troppe! Troppe! Sempre troppe. Per Bacco, baccone.

Machioni p: Certo che sono sempre troppe. Considerando poi tutte le defezioni di chi ci aveva promesso il proprio appoggio con tanto slancio.

Falsetti: Lo scultore, questo ve lo posso assicurare io perché ci diamo del tu, è un galantuomo di certo. Mah!…… M’informerò meglio. Sentirò magari qualcun altro. Secondo me, con tutti quest’affari d’Affrica, ci dev’essere stato l’aumento del marmo!

Annibale: Ma come l’aumento del Marmo? Perché, la statua non la facciamo più in bronzo?

Leopoldo: (rivolto ad Annibale) Dunque: senta lei se possiamo ancora permetterci di farla fare in bronzo: La banda civica è entrata in periodo di dissoluzione, e come quei vermi che a spezzarli diventano due, all’interno di essa, è sorta una fanfara di dissidenti, tutti suonatori di strumenti d’ottone.

Machioni f: (rivolto ad Annibale) I filodrammatici Ernesto Rossi si sono sciolti dopo che il loro presidente ha preso le difese di quattro abitanti di Nebbiano perché sere fa mentre attraversavano il nostro paese col barroccino furono presi a legnate.

Machioni p: (rivolto ad Annibale) Le signore delle dame di carità hanno detto che a stare in mezzo a questa cagnara ci va del loro decoro e hanno pure fatto sapere che se qualcuno vuole la fiera di beneficenza, se la facesse da sé.

Trabalzi: (rivolto ad Annibale) Ma lo sa lei che il sindaco, interpellato per sentire se si sarebbe adoperato per ottenere dal consiglio un sussidio, ci ha risposto che lo avrebbe fatto ben volentieri, ma soltanto dopo, a cose definitivamente stabilite.

Annibale: A me il deputato e il consigliere provinciale, badando, ben s’intende, a non perdere voti nel caso di nuove elezioni, hanno promesso il loro caloroso appoggio, lodando la patriottica iniziativa e che si onoravano altamente di rappresentare questo collegio.

Falsetti: Certo, ma non si sono mica espressi a favore di un contributo in denaro?

Annibale: In effetti no! Questo è vero!

Falsetti: Arrivati a questo punto, signori miei! Per tutti questi fatti, per la piega che hanno preso le cose in questi ultimi giorni. Ammettendo apertamente che ho fallito in pieno il mio obbiettivo. Con il dolore nel cuore, ma debbo annunciarvi che è mia intenzione dimettermi da presidente di questo comitato. (sfuma la luce) (luce sul narratore)

Narratore: Il Veterinario Trabalzi fu il nuovo presidente. Accettò questa carica, ma a condizione che si parlasse di un busto e non più di una statua, poiché lui a fare il pagliaccio non c’era avvezzo e, quando s’era ingolfato in un’impresa, lui non era uomo da tornare indietro. Sotto una mano di ferro come quella del nuovo presidente, pareva, dopo un paio di adunanze, che le cose accennassero a una piega migliore; ma tutti i nuovi progetti andarono in fumo quando un altro scultore ebbe scritto che un busto di marmo sopra una colonnetta di bardiglio sarebbe costato duemila lire circa. (ritorna la luce)

Trabalzi: (mentre sbatte una lettera sul tavolo) Che ladri questi scultori! Leggete, questa è la risposta del nuovo scultore interpellato.

Annibale: (prende la lettera e legge) P. S. “In quanto a quello che lei chiama “un ricordo marmoreo qualunque” gradirei una spiegazione. Se si trattasse d’un medaglione, si può andare, secondo le dimensioni, dalle cinquecento alle mille lire. Trattandosi di altra cosa, me lo sappia dire, e io sarò fortunato di mettermi a sua disposizione”.

Trabalzi: Che concludiamo signori?

Machioni p: Io avrei una proposta da fare.

Leopoldo: Sentiamo! Ce la dica. Se può risolvere i nostri problemi.

Machioni p: Non so se potrà risolvere i nostri problemi, ma di certo avremo un personaggio da onorare con  il monumento.

Annibale: O sentiamo, non ci faccia stare sulle spine.

Machioni p: Io propongo di erigere il busto (indicando il Trabalzi) al nonno del Trabalzi, a quel gran benefattore, il quale, sessant’anni addietro ha impiantato la florida industria delle mattonelle di asfalto impenetrabile per le terrazze scoperte.

Machioni f: Trabalzi, non me ne voglia………..non è per non voler fare il busto a suo nonno, ma allora, forse, sarebbe meglio riprendere la vecchia idea del professor Banderuoli e dedicare questo busto al canonico Palandri.

Trabalzi: Fate come volete, io su questa scelta sono parte interessata e mi astengo dal pronunciarmi.

Annibale: Ho io una proposta da fare. Vi assicuro che avremo il busto e  risparmieremo un sacco di soldi.

Trabalzi: Sentiamo, dia fiato alle trombe.

Annibale: Ho saputo, ieri sera, da mio cognato, che come tutti sapete commercia anche in marmi, che uno scalpellino di Fiesole ha nel magazzino un busto di Garibaldi. Si tratta di un avanzo del periodo in cui Firenze è stata capitale d’Italia, e che sarebbe disposto a lasciarcelo per trentacinque lire.

Trabalzi: Non sarebbe una cattiva idea.

Machioni f: Io sono d’accordo.

Machioni p: Vada per il busto di Garibaldi.

Leopoldo: A me sta  benissimo.

Trabalzi: Per quando fissiamo l’inaugurazione?

Machioni f: Io direi per la festa del Patrono.

Machioni p: E dove lo collochiamo?

Annibale: In una nicchia nella facciata del palazzo comunale.

Trabalzi: Il sindaco non ce lo permetterà. Figuriamoci se ci fa aprire una nicchia nella facciata storica del municipio.

Leopoldo: Allora mettiamolo di faccia, nella casa del Tempesti.

Machioni f: Li potrebbe anche star bene, ma il Tempesti vorrà essere pagato e profumatamente, poi.

Machioni p: Perché non metterlo in piazza, sotto alla loggia del Pierotti?

Annibale: Si! Così appena andiamo a chiederglielo al Pierotti, quello ci prende a calci nel sedere. Lui è uno di quelli che ha sempre sostenuto che il monumento non si doveva fare.

Trabalzi: Allora non ci rimane che fare una cosa. Mandare al diavolo tutti quelli che per filantropia o per amor patrio, noi compresi, si occupano di far del bene al proprio paese e spendere i soldi che abbiamo in cassa per una bella cena.

Annibale: Io approvo in pieno.

Leopoldo: Sono d’accordissimo.

Machioni f: Per quando facciamo?

Machioni p: Io direi per questa sera.

Trabalzi: Un momento signori, un momento. Almeno facciamo le cose regolari. Mettiamo ai voti la proposta!……… Alzi a mano chi è d’accordo. (tutti alzano la mano) Approvato all’unanimità!

Leopoldo: Oooooooh! Una bella cena da Beppe del Cervo d’Oro! Proprio quello che ci voleva.

Annibale: E in tasca a tutti i monumenti equestri, statue, busti e medaglioni.

Machioni p: Mandiamo subito il mio ragazzo d’ufficio a dire al sor Giuseppe che ci prepari da mangiare.

Machioni f: (a voce alta) Bavetta! Bavetta! Corri subito qua. (arriva il ragazzo)

Machioni f: Scendi giù, dal sor Giuseppe del Cervo d’Oro e digli che prepari per le nove il meglio che ci ha in trattoria………. (il ragazzo fa per andare) Ah! E digli anche che abbiamo cinque lire a testa da spendere.

Bavetta: Corro signor Machioni, corro subito. (il ragazzo esce)

Trabalzi: (estasiato) Si mangia certe pappardelle alla lepre da Beppe……….

Annibale: (estasiato) Perché, il cinghiale arrosto non l’avete mai assaggiato?

Leopoldo:Si, si, niente da dire. (estasiato) Ma perché forse non avete mai mangiato il fagiano al mattone.

Machioni f: (estasiato) Fa delle tagliatelle al sugo di carne che è roba da Dio.

Machioni p: (estasiato) E dell’oca ripiena che mi dite? èh! che mi dite? (rientra Bavetta)

Bavetta: Permesso? Sono Bavetta.

Machioni f: Sei gia tornato? Hai fatto alla svelta.

Bavetta: Ho incontrato Beppe appena sono uscito. Stava andando dal macellaio.

Trabalzi: Allora, tutto a posto?

Bavetta: Piu o meno!………Ha detto Beppe che per l’orario non ci sono problemi, ma per quello che vorreste mangiare si, e quindi o scegliete cose meno costose o allungate il prezzo se no, niente da fare. (si chiude il sipario)

Fine

         

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 1 volte nell' arco di un'anno