Il morto in casa

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aa Madona me, i suna amò de mort

IL MORTO IN CASA

COMMEDIA IN DUE ATTI

Autore

CAMILLO VITTICI

vitt@sfera.net

Iscrizione S.I.A.E. N.118123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera

PERSONAGGI

Maria

La padrona di casa

Girolamo

Marito di Maria

Bortolo

L'amico di Girolamo

Diomira

Amica di Maria

Cesarina

Amica di Maria

Don Gaudenzio

Il Parroco

Tristano

Impresario di Pompe Funebri

Agente

Agente dell'Assicurazione

Beppino

Il chierichetto

 

La storia si svolge in un modesto soggiorno

La storia

A causa di un tragico equivoco Girolamo apprende di essere stato vittima di un incidente. Per vari motivi, fra cui un'assicurazione sulla vita stipulata dalla moglie, decide di interpretare davvero la parte del …cadavere! E' una provocazione e una satira di tutto quello che normalmente succede quando si ha un morto in casa

PRIMO ATTO

(Stanza modesta. Maria sta riassettando la casa e Cesarina sta bevendo un caffè. Sottofondo di suono di campana a morto)

MARIA:   Madonna mia, suonano ancora da morto. Chissà a chi è toccato stavolta… Signore, accogli l'anima di questo morto defunto e fa che voli in cielo in mezzo ai tuoi santi, ai tuoi angeli, ai rubini e ai serafini. E, se proprio dovesse passare per il purgatorio, fa che si purghi in fretta e ribatta in fretta in paradiso. Amen.

CESARINA:  Amen.

MARIA:   Due giorni fa' è toccata alla Cesarina delle Acciughe, poverina…

CESARINA:   Guarda Maria che aveva 98 anni…

MARIA:   D'accordo Cesarina, ma è sempre una perdita…

CESARINA:   Per chi, per il governo? Guarda che quello, quando se ne va qualcuno all'altro mondo, è tutto contento; una pensione in meno da pagare…

MARIA:  Deve essere stata l'influenza… A quella età è facile che la febbre le abbia dato una riscaldata al cervello o una bronchite scatarrale fulminante. Io per esempio, quando arriva l'inverno, faccio sempre il profilattico per l'influenza… Senti come suona quella campana….

CESARINA:   Il nostro dottore ha colpito ancora!

MARIA:   Non contare delle stronzate Cesarina; guarda tu cosa devo sentire... Allora vuol dire che, tutte le volte che qualcuno va al mondo di là, è colpa del dottore…

CESARINA:   Insomma Maria, prima, come dici tu, di partire per il mondo di là, li visita quasi tutti lui. Mi dici, per esempio, perché non lo vedi mai al cimitero nemmeno il due di novembre?

MARIA:   Cosa vuoi che sappia io perché il nostro dottore non va mai al cimitero nemmeno il due di novembre!

CESARINA:   Secondo me perché, quando guarda verso le fotografie dei morti, gli deve sembrare che tutti lo guardino di traverso e gli dicano: "Guardalo lì quel tale che ci ha fatto crepare in quattro e quattr'otto!".

MARIA:   Ma piantala pentola di fagioli…

CESARINA:   Basta però che non mi succeda come il sogno che ho fatto questa notte…

MARIA:   Di cosa ti sei sognata 'stanotte? Magari lo giochiamo al lotto

CESARINA:   Insomma, arrivo in paradiso e mi fanno subito entrare nello studio di San Pietro. "E tu chi sei?" mi dice subito come entro dalla porta. Io sono la Cesarina delle Barbette". "A me non interessa chi è tuo padre; voglio sapere come ti chiami e basta". A dire il vero era un po' incazzato… "Cesarina, Cesarina Belsedere". Fatto sta che, dopo aver fatto passare un grosso libro pagina per pagina, quello mi dice: "Qui il tuo nome non c'è".

MARIA:   Ma aveva almeno gli occhiali?

CESARINA:   O dio, veramente non mi ricordo, ma non penso che in paradiso ci siano le botteghe dove vendono gli occhiali… Allora… dopo aver sfogliato ancora una volta il librone pagina per pagina, mi dice: "Aspetta che telefono al piano di sotto, in purgatorio". Insomma, per farla corta, cerca e ricerca, nemmeno là il mio nome non c'era

MARIA:   Certo che almeno al purgatorio ti avrebbero potuto trovare. Non dico in paradiso, perché, con tutte le chiacchiere che fai sparlando della gente che conosciamo, qualche annetto ti avrebbe fatto davvero bene

CESARINA:   "Allora- mi fa- sicuramente sarai segnata sul libro dell'inferno…

MARIA:   (Si fa il segno della croce) Gesù, Giuseppe, Maria proteggete l'anima mia.

CESARINA:   Veramente l'anima era la mia, non la tua…

MARIA:   E allora?

CESARINA:   Allora che cosa?

MARIA:   Com'è andata a finire?

CESARINA:   E' andata a finire che, dopo aver buttato per aria tutto l'archivio del paradiso, del purgatorio e dell'inferno, il mio nome non è proprio saltato fuori. Allora San Piero mi guarda bene dritta nelle palle degli occhi e mi fa: "Si può sapere chi è il tuo medico?" "E' il dottore di …" (inserire il nome del paese in cui si svolge la recita), gli rispondo" "Per forza! Adesso si spiega tutto! Guarda che quello li manda sempre su almeno quindici giorni prima!". Beh, io me ne vado a preparare la cena. Ciao Maria, magari ci rivediamo più tardi. E grazie del caffè. (Esce).

MARIA:   (Rassettando la stanza) Io, per esempio, non mi posso lamentare del mio dottore… A me ha fatto fare un sacco di esami e di malattie, non faccio per dire, ne ho avute parecchie. Ho avuto più malattie io di quelle che sono sull'enciclopedia medica. Per esempio… Mi ha morsicato un'ape e m'è venuto lo shoc profilattico, ho avuto i calcoli alla cistisferica che erano grossi come uova di Pasqua. Quella volta mi hanno portato all'ospedale con l'ambulanza a sirene spietate. Quando ho avuto i dolori allo stomaco mi ha mandato dal dottore idraulico e mi hanno fatto la disastroscopia e mi hanno trovato l'elicottero; dopo mi hanno curato per le vene vanitose. Insomma, io posso dire onestamente che il mio dottore, almeno fino ad oggi, non mi ha mai fatto morire. Giuro! (Riprendono i tocchi della campana a morto). Devo proprio chiedere a qualcuno chi è morto così stasera vado a recitargli il rosario con le mie amiche e poi sarà ottima la scusa per andare al bar a bere il cappuccio con la brioche. Certo che non manca mai nemmeno la Diomira quando c'è da andare al bar, ma quella però si crede d'essere una santarellina, ma è la prima che, quando c'è da sparlare di qualcuno, non si tira affatto indietro. E' già la terza volta che, quando sono a messa, vedo la Diomira che va a confessarsi. Vuol dire, quindi, che ne deve fare di peccati lungo la settimana… Quella, con quella faccina da madonnina infilzata, guarda gli uomini come se dovesse sbranarli e succhiarne le ossa. Perfino quel tanghero del mio Girolamo, quando la vede, rimane lì a fissarla come un baccalà andato a male; insomma, è come se si fosse preso un colpo apostolico in testa. E pensare che, da quando è andato in pensione, avere in parte sua moglie o un aspirapolvere gli fa lo stesso effetto. Almeno quello si chiama Folletto, invece lui è solo in folle.

DIOMIRA:  (Precipitandosi in casa) Madonna mia Maria, come mi dispiace! Proprio a lui doveva capitare. Un bravo uomo come lui che non ha mai fatto male nemmeno ad una mosca.

MARIA:   E chi sarebbe quel bravo uomo come lui che non avrebbe mai fatto male nemmeno ad una mosca? Magari ad una mosca no, ma io non ne conosco di uomini che non hanno mai fatto male alla loro donna. E chi sarebbe quel tale fenomeno?

DIOMIRA:   Ma… ma… Sei proprio sicura di non sapere niente?

MARIA:   Se tu non mi dici che cosa dovrei sapere… io continuo a non sapere niente. Come tutte le mattine ho sfogliato il calendario del Frate Indovino e sulla data di oggi c'è scritto: "Per oggi grandi novità. Si avvererà un vostro desiderio". Tutto qui! Ma fino a questo istante non è successo proprio nulla

DIOMIRA:   Ma… Ascolta Maria, sei sicura che non mi stai prendendo in giro?

MARIA:   Ascolta Diomira, non giriamo tanto in giro alla torta; parla chiaro e che sia finita

DIOMIRA:   Ma non vorrai dire che tu non sai niente…

MARIA:   Infatti, non so proprio niente

DIOMIRA:   Ma allora… il tuo Girolamo…

MARIA:  Il mio Girolamo sarà all'osteria come al solito e lui dovrebbe di sicuro sapere qualcosa perché, fra una partita a carte e una a bocce, chissà quante ne contano quei malnati. Da quando è andato in pensione ha detto che non vuol più fare niente, perché prima, in quanto al lavoro, non ne ha mai fatte tante di fatiche. Pensa che, fra ferie, malattia e infortuni, non lavorava più di tre mesi all'anno. E pensare che lavorava in campagna che è tutta salute… Il fattore ce l'aveva sempre con lui perché diceva che era un uomo che non rendeva. Il suo lavoro era di seguire l'allevamento dei polli. Però il suo mestiere, quando però ne aveva voglia, lo faceva davvero bene. Un giorno non gli scappa una gallina? Quella attraversa la strada e non va a finire sotto una macchina? Quello dell'auto, allora, scende e la raccoglie subito, ma in quel momento gli arriva addosso il Girolamo. "Cosa ne vuoi fare di quella gallina? Non mi dirai per caso che la vuoi portare all'ospedale…". Tuttavia, invece di riportarla al padrone, l'ha portata qui a casa. Magari avrà avuto intenzione di farle la respirazione artificiale… Era diventato un vero esperto di polli; peggio di un veterinario. Lui mi spiegava che le galline hanno tutti i giorni l'ovulazione, perché tutti i giorni facevano il loro bell'uovo. Tuttavia la sua passione era il gallo… Pensa che, quando cambiavano l'ora legale, era capace di perdergli dietro due o tre giorni perchè non riusciva a portarlo avanti di un'ora quando doveva cantare al mattino. D'accordo che si era molto affezionato a quel gallo, ma a volte esagerava. Tornava a casa  e ogni giorno mi parlava di lui. Mi diceva: "Lo sai perché il mio gallo guarda verso il cielo quando canta? Perché ringrazia il Signore di aver fatto le galline senza le mutande". Ormai aveva imparato a capire quello che il suo gallo voleva dire e quando cantava mi spiegava che era solito esclamare: "Meglio una gallina oggi che un uovo domani". A volte, tuttavia, lo mandavano a pascolare le mucche. Ma quelle non gli piacevano più di tanto e ancora di meno il bue perché diceva che quello era cornuto, castrato e figlio di una vacca

DIOMIRA:   Lo sai Maria che in India le mucche sono sacre?

MARIA:  Magari i vitelli, che sono i loro figli, sono beati…

DIOMIRA:   Non contare delle stronzate Maria e proprio in questo momento… Allora Maria vuoi dire che nessuno ti ha detto che…

MARIA:  Veramente due minuti fa' la Cesarina mi ha detto che in paese è morta la Esterina delle Acciughe. Ma, dopo tutto, aveva 98 anni e non penso sia il caso di disperarsi…

CESARINA:   (Entra trafelata) Maria… Maria… Che disgrazia! Non ti poteva capitare più brutta! Ma per fortuna ci sono qua io, la tua amica Cesarina. Coraggio Maria, coraggio. Devi essere forte…

MARIA:   Per forza bisogna essere forti per fare questa vita. Dalla mattina alla sera si deve lavorare tutto il santo giorno. Ma, ascolta Cesarina, si può sapere cos'è questa storia?

CESARINA:   Questa storia? Ma Diomira, non sa niente la Maria? Non le hai detto niente?

DIOMIRA:    Che devo dirti… Io ho tentato di dirle qualcosa, ma lei mi ha parlato solo del gallo…

CESARINA:   Quale gallo?

DIOMIRA:    Il gallo del suo Girolamo, quello che bisogna tirarlo avanti quando cambia l'ora legale…

CESARINA:   Ma allora… allora… Davvero Maria non sai nulla?

MARIA:   Ascoltate ragazze, mi volete tirar matta? Si può sapere cos'è questa storia?

(Suona il campanello. Cesarina esce e rientra con un mazzo di fiori)

CESARINA:   Sono per te Maria.

MARIA:   Dei fiori per me? Ma perchè? Vuoi vedere che ho un ammiratore segreto?. E tu Diomira non andarlo a dire a tutti adesso… Ma non poteva arrivare almeno trent'anni prima che non ci sarei cascata col mio Girolamo? Va bé che l'amore e il cuore non hanno età… Forse il cuore sì, perché a volte sento di quelle polpettazioni… Per me devono essersi sbagliati. Di sicuro non deve essere stato mio marito. Il Girolamo a me di fiori non ne ha mai mandati, nemmeno quando eravamo morosi. Immaginiamoci ora, a meno che non sia ubriaco come al solito. Anzi no, una volta me li ha mandati i fiori, ma erano fiori di zucca perché voleva che glieli impannassi per pranzo. Ma allora questi fiori…

DIOMIRA:    Sono per te Maria, solo per te

MARIA:   Ma chi me li ha mandati allora?

DIOMIRA:    A me sembra che ci sia dentro un biglietto…

MARIA:   Lasciami vedere… "Con tute le nostre condoglianze. Famiglia Bruschetta". Cosa vuol dire condoglianze Diomira?

DIOMIRA:    Condoglianze vuol dire che ci deve essere un morto in casa

MARIA:   Mah, qui, di morta, c'è solo la stufa. Di sicuro ha sbagliato il fiorista. La famiglia Bruschetta... Chi è la famiglia Bruschetta? Ah, adesso mi ricordo… Deve essere il fattore dell'azienda dove lavorava il Girolamo. Però continuo a non capirci niente…

BORTOLO:   Permesso… Condoglianze Maria, condoglianze. Come, non mi conosce? Sono il Bortolo, il Bortolo Salamini, l'amico del suo Girolamo. Lavoravamo assieme all'azienda del Piero Bruschetta. Quanti ricordi signora Maria! Quante bevute! Quante ciucche. Pensi che il Girolamo diceva sempre: " Io non bevo mai, a meno che sia da solo o in compagnia". E io gli facevo sempre compagnia. Beati i poveri di spirito, perché non si ubriacheranno mai! Povero Girolamo, che fine ha fatto!

MARIA:   Aspetta, aspetta… Cos'hai detto Bortolo? Di che Girolamo parli?

BORTOLO:   Insomma Maria, quanti Girolamo ci sono in paese? Solo due, Il Girolamo dei Bagoli e il tuo, il Girolamo Tappabuchi

MARIA:   E tu di che Girolamo parli Bortolo?

BORTOLO:   Insomma Maria, ma… ma vorreste dire che la Maria…

CESARINA:   A me sembra che la Maria non sappia nulla... Non le hai detto niente tu Diomira?

DIOMIRA:    Io ho provato a dirglielo, ma lei… E' vero Maria che sei sconvolta dal dolore?

MARIA:   Ma si può sapere di che dolore parli? Forse parli del mio mal di schiena che mi prende tutta la colonna cerebrale fino ai calcagni…

BORTOLO:   Ma no Maria. Guardi, mi dia ascolto, si accomodi su questa seggiola e stia bene a sentire quello che le dico. Allora… Certo, non è facile tirarla assieme con le parole giuste… Lei sa come fanno la sera gli uomini quando ritornano a casa dall'osteria…

MARIA:   Non me lo dica; il mio Girolamo, per esempio, ci va tutte le sante sere

BORTOLO:   Proprio così. E anche stasera c'è andato. E cosa fa il Girolamo quando è all'osteria?

MARIA:   Il rosario non lo dice di sicuro…

BORTOLO:   Brava; invece di dire il rosario ne butta giù qualche bicchiere. E quando uno butta giù qualche bicchiere come diventa?

MARIA:   Prima allegro, poi ubriaco

BORTOLO:   Brava Maria. E quando esce dall'osteria ubriaco cosa può succedere?

MARIA:   Che con l'aria fresca si risveglia

BORTOLO:   Ma a volte, invece di svegliarsi, passa come un treno dalla vita al sonno …eterno

MARIA:   Ma ascolta Bortolo, ha bevuto anche lei stasera? Io non riesco proprio a capire cosa sta raccontando. Insomma la tenga corta e venga al dunque!

BORTOLO:   Insomma, io non ero lì presente, perché a me l'ha detto la Geltrude, la tabaccaia

DIOMIRA:    Anche a me l'ha detto la Geltrude.

CESARINA:   Anche a me

MARIA:   E cos'ha detto la Geltrude, la bocca della verità, la gazzetta del paese, quella sparaballe, quella campionessa della chiacchiera gratuita?

BORTOLO:   Il povero Girolamo…

MARIA:   Veramente non è mai stato ricco e quei quattro soldi della pensione li spendeva quasi tutti all'osteria, quel vagabondo…

CESARINA:   Cosa dici Maria. Era così buono…

MARIA:   Una volta era buono; a suo modo però. Quando si è sposato con me mi ha chiesto quale posto avrei desiderato vedere per il viaggio di nozze. Allora gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto vedere Napoli, giù in Sicilia. E sapete cosa ha fatto per accontentarmi?

CESARINA:   Ti ha portato a Napoli.

MARIA:   No, è andato in un'agenzia di viaggi, ha preso un depliant, me lo apre sul tavolo e mi dice: "Volevi vedere Napoli? Pronti, eccolo qua!". Ma non era così che io volevo vedere Napoli… Ma io, un giorno o l'altro, lo ammazzo quello lì!

BORTOLO:   Non c'è bisogno signora Maria...

MARIA:   Perché non c'è bisogno?

BORTOLO:   Perché… perché… insomma, perché è… è già morto. Pensi, era talmente buono che le ha risparmiato la fatica di ammazzarlo

MARIA:   (Si accascia sulla sedia) Ascolti Bortolo, mi faccia capire bene. Vorrebbe dire che il Girolamo si è dato delle bastonate sulla testa da solo per risparmiare a me la fatica…

BORTOLO:   No Maria, non sono state le bastonate, ma è stato un motocarro che l'ha preso sotto proprio fuori dall'osteria. L'ha allungato sull'asfalto come un'acciuga sottosale, anzi, come un foglio di carta velina. E' passato dalla terra… volevo dire, dall'asfalto al paradiso senza dire bàh!

MARIA:   Ma allora… allora…

DIOMIRA:    Allora sei vedova Maria.

CESARINA:   Ricordati però di iscriverti all'Associazione delle Vedove Cristiane. Ci troviamo in parrocchia tutti i venerdì

DIOMIRA:    Se sentissi che belle prediche ci fa il don Gaudenzio…

BORTOLO:   Coraggio Maria. Ormai è un angelo del cielo che prega per lei

DIOMIRA:    Veramente io non l'ha mai visto tante volte a Messa…

CESARINA:   Per me, anche se è diventato un angelo, deve avere un bel paio di cornini…

MARIA:   Io veramente al mio Girolamo di corna non ne ho mai fatte. Il mio Girolamo… Il mio povero Girolamo…

DIOMIRA:    Così buono…

CESARINA:   Così bravo…

BORTOLO:   Così lavoratore…

DIOMIRA:    Così affezionato alla sua casa…

CESARINA:   Così affezionato alla Maria…

BORTOLO:   Così affezionato all'osteria…

MARIA:   Pensate ragazze che non ha mai voluto fare l'assicurazione sulla vita, quel disgraz… quel discoletto. "Fa l'assicurazione sulla vita Girolamo", continuavo a dirgli. "E perché dovrei fare l'assicurazione sulla vita?" mi rispondeva sempre. "Perché almeno, quando morirai, la tua Maria sarebbe apposto". "E chi ti dice che dovrei essere proprio io a crepare per primo? Non potrebbe invece capitare a te?" "Guarda Girolamo che ci sono più vedove che vedovi a questo mondo…", ma lui non la voleva capire quel delinq… delicato di un uomo…

CESARINA:   Ma ti rimarrà almeno la pensione…

DIOMIRA:    Sì, ma metà però, la reversale…

MARIA:   Certo, invece de mangiare un pane dovrò accontentarmi di mezzo, invece di un etto di mortadella almeno di mezzo etto…

BORTOLO:   E magari, quando dovrà comperare qualcosa da mettersi addosso, che ne so… un reggipetto, ne dovrà comperare solo metà…

DIOMIRA:    Vorrà dire che lo userà per farsi un cappello quando piove

PARROCO:   (Entrando quasi senza farsi accorgere) Pace e bene in questa casa, soprattutto pace e coraggio. Quando la Geltrude mi ha detto del Girolamo non le volevo credere. Ho subito detto al mio sacrestano di suonare da morto perché uno dei miei parrocchiani è volato in cielo. Certo però, Maria, che tuo marito non frequentava quasi mai la chiesa…. Ogni tanto, quando lo incontravo, tentavo di parlargli del Signore, per poter recuperare la pecorella smarrita, ma quella pecorella non riuscivo mai a farla entrare nell'ovile. Gli dicevo:" Mi vuoi dire Girolamo cos'è un uomo senza la fede?" E sapete cosa mi ha risposto? (Mostrando l'anulare della mano sinistra) "Un uomo senza fede è solo un uomo che non è sposato". Lui aveva le sue teorie; mi diceva: " Se il Signore sta con i più deboli, perché vincono sempre i più forti? E perché, se lui ha lavorato solo sette giorni nella sua vita ed è fatto a nostra immagine e somiglianza, non ha fatto lavorare anche noi per sette giorni e poi tutti in pensione?".  "Ma guarda Girolamo che è stato lui a farti". E lui… "Allora, quando ha fatto i neri, vuol dire che gli sono venuti piuttosto bruciati". Ah , ve lo posso proprio dire, non era tanto facile parlare col Girolamo. Una volta gli ho perfino detto che prima o poi il Signore gli avrebbe mandato un segno della sua presenza, ma lui mi ha subito risposto che, più che un segno, avrebbe preferito un assegno… Guarda Girolamo che il Signore è perfetto… E lui: "Proprio perfetto non direi". "Perché Girolamo?" gli dico io". "Perché ha fatto un errore". "Quale errore?". "Ha creato la donna!".

MARIA:   E' sempre stato originale…

BORTOLO:  Però aveva ragione! (Suona il campanello)

DIOMIRA:    Vado io. (Rientra con una corona di fiori) Guarda che bella Maria… Che bella corona. Lasciami vedere chi l'ha mandata. "Al Girolamo i tuoi coscritti".

MARIA:   Veramente potevano scrivere: "Al Girolamo i suoi compagni di osteria", che era la stessa cosa.

PARROCO:   Guarda Maria che magari fra qualche minuto lo porteranno a casa e bisognerà che prepari un letto per distenderlo sopra e magari un paio di candele. Ti raccomando… La corona fra le mani

CESARINA:   Ti aiutiamo noi Maria.

(Trambusto per far entrare in scena un letto ad una piazza che verrà disposto in centro al palcoscenico con la testata un po' più alta. I fiori vengono disposti ai lati con due candele)

CESARINA:   Adesso che la casa è apposto dovresti pensare al cimitero, Maria. Non gli fai una bella tomba?

DIOMIRA:   Mi sembra già di vederla… Una bella spianata di marmo, lì in parte una bella lampada di ottone tutta bella lustra col Sidol, un po' più in qua un gran vaso per i fiori freschi e in mezzo una bella statua alta due metri della madonna addolorata

BORTOLO:  E magari, tutto attorno, una bella aiola di orchidee

CESARINA:  Altrimenti una bella tomba familiare col posto pronto anche per te. Dovresti solo metterci la tua fotografia, la data di quando sei nata e quella della morte. No, quella della morte, no; quella la metterà qualcuno dopo la tua morte. Magari ci penseremo noi, la Cesarina e la Diomira. Contenta Maria?

MARIA:   Muoio davvero dalla felicità! Per me voi dovete essere diventati tutti matti! Sì, la tomba di famiglia… Ma se se stiamo ancora pagando il mutuo quarantennale della casa! In terra quello lì lo sotterro, nella nuda e fredda terra! Anzi, darò una bella mancia al becchino perché la buca la faccia un paio di metri ancora più profonda

PARROCO:   Maria Maria, capisco che tu sia sconvolta dal dolore, ma non devi dire queste cose proprio ora che sta arrivando la salma... (Suono di campanello)

CESARINA:  Vado io Maria; tu sta' tranquilla che pensano a tutto le tue amiche. (Esce e rientra con due bandiere listate a lutto con le scritte delle Associazioni di appartenenza)

MARIA:  Cosa sono quelle cose?

BORTOLO:  E' cieca Maria? Sono bandiere. Devono essere quelle delle associazioni del paese. Non mancano mai ai funerali…

CESARINA:  Questa è quella dei Combattenti e Reduci…

MARIA:  Ma se l'hanno scartato dal militare!

CESARINA:  Aveva qualche malattia?

MARIA:  No, non gli arrivava al turacciolo, insomma era magro e smilzo come un chiodo… Dopo però ha messo su dei bei chili di polpa per quello che gli preparava la sua Maria. Trippa, lucanica, pancetta, cotechini…

DIOMIRA: E i grassi nel sangue? Il monasterolo? I tricicli? Guarda che mio nonno, il Piero Mangiamosche, aveva quelle cose lì e ha preso la vagina pèttoris…

MARIA:  Io però non ho mai sentito che i grassi nel sangue facessero finire qualcuno sotto un motocarro… E l'altra di chi è?

CESARINA:  Aspetta che guardo sul nastro… A.I.DI.ESSE. Associazione Italiana Donne Sopravvissute. Ah, ho capito, l'associazione delle vedove

MARIA:  Cosa centro io con le vedove?

BORTOLO:  Insomma Maria, adesso ci sei dentro anche tu…

MARIA:  Urca, non mi ricordavo più. Va bè, mettetele lì in parte al letto. (Pongono le bandiere alla testa del letto)

PARROCO:  Forse, cari figlioli, sarebbe buona cosa che noi ce ne andassimo. Lasciamo che la Maria possa sfogare il suo dolore con un pianto liberatorio. (Salutano abbracciandola ed escono, meno Diomira)

MARIA:   Dovrò davvero farne dire molte di messe a quel povero cristo del mio Girolamo. E per fortuna, senza che lui lo sapesse, io ho fatto un'assicurazione sulla sua pelle. Non certo una gran cifra, ma abbastanza per sistemare il mio futuro.

DIOMIRA:  Meno male; va bene pensare agli altri, ma non è certo un peccato mortale pensare alla nostra triste solitudine…

MARIA:   Aspetta, aspetta che metto le cose subito apposto… (Va al telefono, sfoglia la guida…) Pronto, è l'Assicurazione La Previdenza? Volevo dirle che il signor Girolamo Tappabuchi è morto defunto sotto un motocarro e io vi ho pagato l'assicurazione e ora dovete tirar fuori i soldi. Come? Passerà un agente? Quale agente? Della polizia? Dei vigili? …Ah, della Compagnia. Così va già meglio. Va bene, grazie. Cos'ha detto? Se ho pagato il premio? Quale premio? Veramente siete voi che dovete dare il premio a me che vi ho pagato tutti questi anni senza saltare una rata…. Cos'ha detto? Condo… condo cosa? Ah, condoglianze, l'ho già sentita questa parola. Grazie, altrettanto. Guardi che lo aspetto. E in fretta! Vi raccomando… Tutte cartelle da cento neuro, belle e lisce appena uscite dalla fabbrica. (Riattacca)

DIOMIRA:  Brava Maria, è così che si deve fare. Decise e senza piume sulla lingua

MARIA:   Pensa che disgrazia doveva capitarmi Diomira, andare a finire sotto un motocarro… Ancora ancora sotto un'auto, magari di quelle belle e lunghe di quelle dei signori, almeno l'assicurazione avrebbe pagato di più. Ma lui no, sotto un motocarro, e magari non assicurato! Vedi, la Margherita delle Polpette, quando il suo Faustino è andato a infilarsi sotto la corriera ed è rimasto lì secco e più piatto di una sogliola, deve aver preso almeno 50.000 euro. Magari il Girolamo, sotto un motocarro, almeno 40.000…

DIOMIRA:  Pensa se fosse andato a finire sotto una bicicletta…

MARIA:   E' stata proprio una grazia ricevuta; per fortuna non è andato a finire sotto una bicicletta, altrimenti… ciao 40.000 euro. Magari avrei dovuto pagare anche la bicicletta. E spero l'abbiano trovato pulito perchè, quello sporcaccione, la doccia la faceva solo quando pioveva e veniva a casa dall'osteria senza ombrello. 40.000 euro! Certo che, se non ha mai reso da vivo, almeno da morto è riuscito a fare qualcosa di buono per la sua Maria. Magari faccio così, gli faccio dire una messa ogni 10.000 euro. 40.000… quattro messe.

DIOMIRA: E se arriva ai 50.000?

MARIA:   Beh, se arriva ai 50.000 come il Faustino, anche l'ufficio funebre con la scuola cantorum. O Dio, tra messe, ufficio, cassa da morto, funerale e lapide ho già capito che i 40.000 euro arrivano a 30…

DIOMIRA:  E comperarti una pelliccia? Pensaci Maria che forse è la volta buona. Io adesso però scappo. Ma sta tranquilla che non ti lascio da sola. Le tue amiche non mancheranno mai. Ciao. (Esce)

MARIA:   Vuoi vedere che ha ragione la Diomira, vuoi vedere che è la volta che la Maria si fa davvero la pelliccia? Non certo come quella che mi ha regalato al venticinquesimo di matrimonio… L'avevo stancato tanto e poi tanto perché le mie amiche avevano la pelliccia e io solo un cappotto striminzito che avevo già rivoltato un paio di volte che un giorno si è deciso. E' andato nell'azienda dove lavorava, ha raccattato tutte le pelli dei conigli che avevano ucciso il mese prima e proprio lui, con le sue manine, mi ha tirato assieme una pelliccia che mi faceva sembrare più ad un orso polare che ad una persona normale. L'omino della Michelìn era più magro di me. Infatti non l'ho mai indossata! 5.000 per la pelliccia e ne restano 45. 1000 per andare al mare che non ho mai visto e che mi hanno detto che è pieno di acqua fino all'orlo, 500 per la sarta, altri 500 per la saponetta, il profumo, il fondo tinta, il rimmèl e magari un salto dalla pettinatrice per farmi fare le besciamèl sui capelli e per i colpi di… non mi ricordo come si chiamano… colpi di sonno… o di sole… Poi tolgo dal cassetto 2.000 euro…

GIROLAMO:   (E' comparso pochi attimi prima sulla porta) Si potrebbe sapere, per favore, in che cassetto tieni quei 2.000 euro?

MARIA:   (Accasciandosi sulla sedia e balbettando per l'emozione) Mah… sei tu Girolamo? Sei sicuro di essere proprio tu?

GIROLAMO:   No, non sono il Girolamo, sono sua maestà il Re d'Inghilterra, mi manca solo la corona. Sai, l'ho persa dieci minuti fa alle bocce… Ma sei diventata rimbambita Maria?

MARIA:   Anime sante, anime purganti…

GIROLAMO:   Io non so se alle anime danno la purga…

MARIA:   Sei lo spirito del Girolamo?

GIROLAMO:  Di spirito ne devo aver addosso un bel po' perché ho la vaga impressione che le mie gambe stiano andando in giostra. (Si guarda attorno) Ma, dimmi un po' Maria, io avrò magari le gambe un po' malconce per via dello spirito, dello spirito di… vino, ma gli occhi funzionano perdio! Cosa ci fa quel letto in mezzo al soggiorno?

MARIA:   Quel letto in mezzo al soggiorno… E' per…

GIROLAMO:   E quei fiori? E' la festa del patrono?

MARIA:   Quei fiori sono per……

GIROLAMO:   E quelle due candele… E' saltato il contatore?

MARIA:   Quelle due candele sono per…

GIROLAMO:   Forza Maria, t'è venuta la paralisi infantile alla lingua? Sarebbe la prima volta. Meglio tardi che mai! Allora, mi vuole favorire una gentile spiegazione bella signora?

MARIA:   Stai bene Girolamo?

GIROLAMO:   Lo sai bene che dopo un quartino, sì, insomma, dopo qualche quartino, io sto benone. Mai stato così bene

MARIA:   Non senti del freddo addosso o nelle ossa?

GIROLAMO:   Nemmeno un po'!

MARIA:   Non senti le ossa e i muscoli un po'… rigidi?

GIROLAMO:   No, morbidi e bei caldi, come sempre

MARIA:   Magari un cerchio alla testa?

GIROLAMO:   Mi hai per caso preso per un santo per avere un cerchio sulla testa?

MARIA:   Siediti un attimo Girolamo che ti devo dire una cosa…

GIROLAMO:   Parla, donna dei miei sogni, anzi, dei miei incubi

MARIA:   Forse Girolamo tu non te ne sei accorto, ma magari potresti essere… in paradiso

GIROLAMO:   Impossibile Maria.

MARIA:   Perché impossibile?

GIROLAMO:   Perché in paradiso spero di non avere più la Maria lì in parte

MARIA:   Insomma Girolamo… sei sicuro di non essere morto?

GIROLAMO:   Sei scema Maria? In quanto a cervello non sei mai stata un'aquila, ma guarda che ti consiglio di farti subito visitare dal dottore nevrologo o pissicologo perché per me devi avere il morbo dell'Alsàmer.

MARIA:   E cos'è quel morbo lì?

GIROLAMO:   E' una malattia che, se non diventi scemo, come minimo non capisci più niente. E' come se uno avesse i tarli nella testa che la rodono, la rodono, la rodono…

MARIA:   E allora me lo dici tu il perché di tutti questi fiori, delle corone, delle candele…

GIROLAMO:   Ma se è almeno mezz'ora che te lo sto domandando!

MARIA:   Sono per te Girolamo, solo per te

GIROLAMO:   Che l'Alsàmer stia venendo anche a me? Io continuo a non capirci niente…

MARIA:   Allora, tornando indietro un passo, vengono qua la Diomira e la Cesarina e mi annunciano angosciate che, nell'uscire dall'osteria, sei andato a finire sotto un motocarro e sei rimasto lì secco come un baccalà. E pensa che è arrivato anche il prevosto

GIROLAMO:   Ma chi ha inventato tutta questa storia?

MARIA:   Girolamo, a loro l'ha detto la Geltrude.

GIROLAMO:   La Geltrude? La tabaccaia?

MARIA:   Sì, proprio lei

GIROLAMO:   Ma possibile che non la conoscano ancora quella chiacchierona? Quella gran sparaballe? Pensa che il mese scorso corre dal Giorgio delle Pistole e gli dice che ha fatto il 6+1 al superenalotto. Lo sai, è lei che gioca le schedine a tutto il paese. Gli dice: "Giorgio, pensa che hai fatto il 6+1 e hai vinto 21 milioni di euro!". E lui, quel sacramento, senza prima controllare i numeri, prima offre da bere a tutti, ma questo sarebbe il meno, poi va in un autosalone e ordina una Ferrari, regala la sua casa ai marocchini perché aveva già adocchiato un palazzo… Insomma, per tenerla corta, ancora oggi sta nuotando e affogando nei debiti per colpa della Geltrude che si era semplicemente sbagliata, per non parlare di sua moglie che lo sta ancora rincorrendo col pestasale di bronzo in mano. E l'altra volta? Vede che sta uscendo del fumo dalla casa del Battista Saponetta e corre al telefono più in fretta di una littorina. Nel giro di due minuti sono arrivate tre squadre di pompieri, la protezione civile, il sindaco e non so ancora quant'altra gente per scoprire poi che il Battista era lì tranquillo, pacifico e beato a cuocersi le costine e i cotechini in mezzo al cortile

MARIA:  Però eri davvero all'osteria…

GIROLAMO:  E dopo sono venuto a casa dritto; forse proprio proprio dritto no, magari un po' di qua e un po' di là… a onde insomma. Stasera abbiamo bevuto un calice di più per consolare l'Antonio Sanguetta. Poveretto; gli è toccata proprio grossa… Va a casa, apre la porta e non trova lì la sua Gina lunga e tirata lì sul pavimento? Ha preso un colpo!

MARIA:  Chi, la Gina?

GIROLAMO:  No, l'Antonio. Era morta stinca, con gli occhi spalancati come se gli volesse dire… Cosa farai da ora in avanti senza la tua Gina? E pensare che le voleva così bene… Quella sera le aveva portato due costine che avevamo cucinato all'osteria…

MARIA:  Certo che non le costava poi tanto a mantenerla… Due costine…

GIROLAMO:  Aveva ancora la sua bella catena al collo…

MARIA:  Una catena d'oro?

GIROLAMO:  No, non penso fosse d'oro… Però bastava per non farsela scappare

MARIA:  Era così geloso?

GIROLAMO:  Questo non ce l'ha mai detto… Aveva ancora la sua pelliccia dorata, il suo pelo biondo…

MARIA:  Non avrà fatto a tempo a farsi la ceretta…Tuttavia… donna pelosa, donna virtuosa!

GIROLAMO:  Beh, proprio virtuosa non ne sono tanto convinto, perchè da quando se l'è portata in casa, era scappata quattro o cinque volte e tutte le volte è tornata incinta. Lo sai, con tutti i maschi che le stavano dietro…

MARIA:  Allora, più che virtuosa, era un po'… troietta. E continuava a tenersela lo stesso?

GIROLAMO:  Che vuoi… Le era talmente affezionato…

MARIA:  Avrei voluto vedere io cosa avrebbe fatto il Girolamo se la sua Maria avesse fatto come la Gina… Certo che non avrebbe potuto trovare una donna più infedele di lei…

GIROLAMO:  Ma di che donna parli?

MARIA:  Della Gina.

GIROLAMO:  Maria, stordita, guarda che la Gina era la sua cagnetta!

MARIA:   Ma piantala di raccontare tutte quelle stronzate proprio oggi che sei morto… Allora, cosa facciamo adesso Girolamo? Guarda che anche il tuo padrone, il Piero bruschetta, ti ha mandato i fiori…

GIROLAMO:   Ulla madonna, anche lui?

MARIA:   Proprio, anche lui

GIROLAMO:  Non ti ha per caso detto come sta il mio gallo?

MARIA:  No, i fiori non li ha portati lui in persona…

GIROLAMO:   E allora cosa facciamo Maria?

MARIA:   Certo che non possiamo fare la figuraccia di rimandare i fiori a tutti… Cosa direbbe la gente? Che l'abbiamo presa in giro?

GIROLAMO:   Questa è proprio bella! Per me sono vivo, per gli altri sono morto. E' proprio così Maria?

MARIA:   E' proprio così Girolamo

GIROLAMO:   E adesso che si fa?

MARIA:   Vedi Girolamo… Io, con i miei risparmi, ho fatto un'assicurazione sulla tua vita e magari…

GIROLAMO:   Magari che cosa? Sentiamo anche questa. In tutta la mia vita non ho mai sentito tante stronzate in un giorno solo

MARIA:   Girolamo… Non potresti far finta di… di essere morto?

GIROLAMO:   Far finta di essere morto? Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo Maria? Hai gettato il cervello nella discarica dei rifiuti?

MARIA:  E allora vallo tu a spiegare a tutta quella gente perché sei ancora vivo! E all'assicurazione che ti ho fatto non ci pensi? Guarda che sono parecchie migliaia di euro… Vai, corri Girolamo; va di là a metterti il vestito della festa, quello nero, e lasciagli dentro un paio di grani di naftalina che almeno puzzerà di morto e fa' in fretta perché fra poco potrebbe arrivare qualcuno

GIROLAMO:   Sicchè io dovrei… E le scarpe? Devo indossare anche le scarpe?

MARIA:   Ma Girolamo, hai visto ancora un morto che va a passeggio?

GIROLAMO:   E il cappello?

MARIA:   Guarda che qui dentro non piove. Abbiamo cambiato travi e tegole l'anno scorso…

GIROLAMO:   Allora… vado?

MARIA:   Vai, sbrigati! (Girolamo esce) Signore, guarda giù con occhi misericordiosi, ti prego, perché qui o diventiamo ricchi o andiamo tutti in galera.

SECONDO ATTO

(Girolamo è steso sul letto con classica corona in mano. Il letto è più alto dalla parte della testiera perché si veda il …defunto. Le candele sono accese. Accanto Maria, vestita a lutto, recita il rosario con Diomira)

MARIA:  (Recita la prima parte dell'Ave Maria)

DIOMIRA:   Santa Maria, mater dei, prega per lui peccatore…

MARIA:   Veramente Diomira l'Ave Maria dice di pregare per noi peccatori…

DIOMIRA:   Dai Maria, guarda che il tuo Girolamo non era poi tanto un santino… E, se vogliamo essere sinceri, era anche un po’ cattivello... Lo sai almeno che, quando era giovane, ha portato il suo amico, il Pierino Mortadella, che era orbo, a vedere un film muto?

MARIA:   Per quello, allora, era anche un avaro; pensa che il giorno dopo il carnevale raccoglieva tutti i coriandoli e li portava a casa

DIOMIRA:   Per farne?

MARIA:   Li usava come carta igienica e, alle volte, anche dall’altra parte per risparmiare…

DIOMIRA:   Ave Maria grazia piena dominus teco… Pensa che tutte le volte che mi incontrava  per strada mi fermava e mi raccontava una stronzata. Diomira, mi diceva, lo sai qual è il colmo per un cimitero? Essere chiuso per lutto! Per non parlare di quelle più grosse... Lo sai Diomira qual è il colmo per un contadino? Avere le balle di paglia! E per un fruttivendolo? Avere un figlio finocchio e non riuscire a venderlo. E per una suora? Per colazione farsi portare un cappuccino a letto! Hai capito Maria che tipo era il tuo povero Girolamo?

MARIA:   Santa Maria mater Dei, ora pro nobis pecatoribus… io, però, non sono mai riuscita a capire cosa vuol dire pecatoribus…

DIOMIRA:   Mah, sarà un autobus pieno di peccatori che va dalla terra fino all’inferno… Ave maria mater Dei… Ah, adesso me ne è venuta in mente un’altra… Lo sai Diomira, lui, sempre lui, il tuo Girolamo che Dio l’abbia in gloria, lo sai solo un paio di giorni fa' cosa mi dice? Diomira qual è il colmo per una persona stitica? Essere nato a Cicago! Ora pro nobis pecatoribus…

(Girolamo non riesce a trattenere uno starnuto. Diomira strabuzza gli occhi) Hai sentito qualcosa Maria?

MARIA: (Si porta accanto al viso di Girolamo. A voce più alta…) Requiem eterno, Girolamo sta fermo, se tu starnutisci, qui male finisci. Requiem eterno, Girolamo sta fermo, se non fai il morto vero, ti ammazzo davvero.

DIOMIRA: Io non ho mai sentito quel requiem aeterna qui…

MARIA: E’ quello del Consiglio Vaticano secondo. (Stessa scena. Questa volta Girolamo accenna ad un singhiozzo. Di nuovo Maria gli si pone accanto) Requiem eterno, Girolamo sta fermo, se fai lo stupidello, ti rompo il cervello. Requiem eterno, Girolamo sta fermo, se non fai il morto vero, ti ammazzo davvero.

DIOMIRA: Sempre il Consiglio Vaticano secondo…

MARIA: Sempre il Consiglio Vaticano secondo.

(Bussano alla porta ed entra vestito di nero…)

TRISTANO:   Permesso… Buon giorno signore. Mi presento. Sono il Commendator Tristano Angosciati. Sono il titolare della Ditta L'Eterno Riposo che da più di cent'anni si dedica al servizio della Pompe Funebri della zona. Specializzata in decessi violenti e tranquilli e di altro genere. Il defunto è la nostra specialità quotidiana e il nostro pane quotidiano. Più cadaveri ci sono, più pane mangiamo. Posso gentilmente sapere chi è la vedova fortunata?

MARIA:   Sono io la vedova… fortunata non lo so ancora. Dipenderà da come andrà a finire con l’assicurazione… Allora, mi dica tutto signor pomparo.

TRISTANO:   Le mostro il nostro catalogo. (Lo appoggia al tavolo)  Come vede il nostro catalogo è a colori, sa, per dare un tocco di allegria… Da dove incominciamo?

MARIA:   Dalla prima pagina direi…

TRISTANO:   Iniziamo dunque dalla vera dimora del defunto, la cassa. Guardate signori e signore… Su questa pubblica piassa andrò a mostrarvi prodotti che sicuramente non avete mai usato in vita, ma che scoppierete dall'impazienza di poterne usufruirne in morte. (Le donne fanno gli scongiuri) Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i prezzi. Vi espongo i principali. Cassa tipo 1: cassa in mogano rivestita internamente di velluto rosa shocking e di broccati. Maniglie laccate in oro zecchino. Scolpita a mano con motivi sacri e grande croce di platino. Predisposta internamente con riproduttore stereo con cuffie incorporate riproducente musiche gregoriane e canti funebri. Volendo anche rock. Cellulare incorporato per chiamate da parte del defunto in caso di risveglio per catalessi.

MARIA:   Mi scusi, ma non c’è il forno a microonde?

TRISTANO:   Scusi signora? Il forno a microonde?

MARIA:   Sì, ha capito bene signor Pompista, il forno a microonde per fare in modo che, se dovesse per caso svegliarsi in cotalèttis, mentre attende che lo recuperino, si fa una bistecca, giusto per rimanere vivo

TRISTANO:   A questo non abbiamo pensato. Riferirò in Ditta. Prezzo del la Cassa del tipo 1 è di lire 5 mila euro, IVA esclusa. Cassa tipo 2: cassa in legno pregiato con radica di noce massiccio con rivestimento di seta. All'interno un televisore di 5 pollici all'altezza degli occhi della salma sul quale scorrono le immagini del volto addolorato della vedova e del resto della famiglia precocemente lasciata.

MARIA:   E’ a colori o in bianco e nero?

TRISTANO:   Rigorosamente a colori signora.

MARIA:   A me sembra che il bianco e nero dia più il segno del lutto… e poi costerebbe meno…

TRISTANO:   Costo della cassa tipo 2 quattromila euro,  IVA esclusa.

MARIA:   Mi scusi signor pompista, invece di stare a leggermi tutto il suo libro, salti pure all’ultima pagina e mi dica la più economica

TRISTANO:   Allora… (Sfoglia) Cassa tipo 64…

MARIA:   Non c’è quella tipo 90 o 100?

TRISTANO:   Spiacente signora, il tipo più… infimo è la 64.

MARIA:   E allora mi legga la 64.

TRISTANO:   Cassa tipo 64. Costruita con scarti di legname raccattato in discarica comunale e disinfettato con pennellata veloce di alcool denaturato e trattato all'uopo per uccidere i tarli.

MARIA:   Cosa sono quelle cose lì?

DIOMIRA:  I tarli, Maria, devono essere i bacherozzi del legno

TRISTANO:   Sì, perché il loro rumore disturberebbe il sonno eterno del defunto. L'interno è rivestito in legno, che, poi, è l'altra parete dell'asse esterno. Le assi sono trattenute da chiodi, raccattati nei cantieri edilizi della zona, cui prima è stata preventivamente asportata la ruggine. La croce sopra la cassa è disegnata con gessetto bianco da scuola.

MARIA:   Tutto lì?

TRISTANO:   Cosa voleva signora? Una cassapanca autentica del seicento?

MARIA:   E, a palanche, cosa viene a costare quel tipo lì?

TRISTANO:   150 euro signora.

MARIA:   IVA esclusa…

TRISTANO:   Esatto signora, IVA esclusa.

MARIA:   A me va bene quella

DIOMIRA:   Ma non si lamenterà il Girolamo, Maria?

MARIA:   Che provi a lamentarsi quella testa di morto lì, che dopo farà i conti con me!

DIOMIRA:   Ma Maria, come farebbe a lamentarsi se è morto stinco?  E se poi, alla notte, venisse a grattarti i piedi?

MARIA:   Digli che provi! Da oggi in avanti non mi laverò più i piedi, e, quando mi puzzano, non faccio per dire, schizza indietro anche il gatto!

TRISTANO:   Scusate se v'interrompo signore. Avete delle richieste particolari e di vostro gradimento per il carro funebre? Abbiamo automobili che vanno dalla Limousine alla Ferrari Testa Rossa ovvero carro trainato da pariglia con otto cavalli bardati di nero e poi giù giù fino alla Cinquecento con portabagagli.

MARIA:   Lasci perdere il carro funebre signor Pompadùr. Per il Girolamo basta un motocarro o una carretta o una carriola…

TRISTANO:   E per l'annuncio sul giornale?

MARIA:   Quale giornale?

TRISTANO:   L'Eco di Bergamo (leggasi un giornale locale). A meno che non vogliate pubblicarlo anche su…

MARIA:   No no; ne basta solo uno, non vorrei pagare il doppio…

TRISTANO:   Abbiamo dei testi già predisposti… E' mancato all'affetto dei suoi cari Girolamo Tappabuchi. Lo piange la vedova inconsolabile…

TRISTANO:   No, stop; al testo ci penso io. Scriva… Finalmente ci ha lasciati Girolamo Tappabuchi. La vedova allegra lo annuncia a tutta la gente che lo aveva conosciuto e che capiranno che era meglio perderlo che trovarlo…

DIOMIRA:   Ma Maria, cosa stai dicendo? Ma non ti sembra troppo?

MARIA:   Per quello lì il troppo non esiste! Anzi… scriva, scriva signor pomposo… Non fiori ma opere di bene, per esempio… salami, spinaci, lucanica e stracchini vari.

TRISTANO:   Ma mi sembra un testo alquanto originale…

MARIA:   Perché? Guardi che il mio Girolamo in quanto a originalità non lo batteva nessuno. La testa non ce l'aveva mica tanto apposto, sa… Lasci perdere, lasci perdere il giornale che qui basta la Geltrude, la tabaccaia, a farlo sapere a tutti

TRISTANO:   E per la lapide? Che facciamo? Ce l'ha una foto del defunto?

MARIA:   Sì, la foto; come dire che il Girolamo avrebbe speso dei soldi per andare dal fotografo… Pensi che, quando ha fatto la foto coi coscritti alla festa della classe, è venuto così male e così brutto che, quando in casa di qualcuno c'era qualche bambino che faceva i capricci, gli dicevano che, se non avesse smesso subito, gli avrebbero mostrato il muso del Girolamo. Stava subito zitto! Pensa Diomira che, per non spendere a farsi fare la foto per la tomba, mi aveva più volte raccomandato di farlo sotterrare con la faccia fuori terra

TRISTANO:   Ma sulla lapide dovremo ben scrivere qualcosa.

MARIA:   Non scriva niente. Scriva solo che è morto e basta! E se proprio è necessario scriverci qualcosa… "Qui giace Girolamo Tappabuchi, nato da pochi, ma onesti genitori e morto sempre troppo tardi"

TRISTANO:   Benissimo signora vedova. Vado a dar disposizioni. La lascio con i miei ossequi. Che la pace sia con voi. (Esce)

MARIA:   Cos'ha detto Diomira?

DIOMIRA:   Con i suoi ossequi.

MARIA:   Magari avrà voluto dire… esequie.

DIOMIRA:   Io adesso vado. Ci vediamo al funerale. Ciao nèh Maria. Fatti coraggio... Magari è già in paradiso in mezzo ai santi…

MARIA:   Per me sta in parte solo ad un unico santo, San Giovese. (Si baciano ed esce).

GIROLAMO:   (Si leva sul letto e si strofina il collo) Se quella capra della Diomira con tutti i suoi rosari e le sue chiacchiere non se ne fosse andata mi stava venendo un torcicollo della madonna. Ricordami che domani vado dal dottore…

MARIA:   Girolamo, svampito, non contare stronzate; hai mai visto un morto che va dal dottore?

GIROLAMO:   E' vero, hai ragione Maria, prima bisogna ammalarsi e poi pensa lui a farti crepare… Ma dimmi un po' Maria… Cos'è questa storia della cassa? Bell'amore di moglie…

MARIA:   Se mai di vedova…

GIROLAMO:   Bell'amore di vedova! Fatto sta che tu mi infileresti in una cassa di legno marcio e pieno di tarli…

MARIA:   Una vale l'altra. O il conte preferisce quella con la televisione a colori, così si lustrerebbe gli occhi con le Veline per l'eternità?

GIROLAMO:   Però io non riesco a capire una cosa…

MARIA:   Sono tante le cose che non capisci Girolamo…

GIROLAMO:   Ma se portano qui la cassa… poi qualcuno mi dovrebbe infilare dentro…

MARIA:   Girolamo, hai mai visto un morto che lo portano al cimitero con la cassa e lui che gli va tranquillamente dietro?

GIROLAMO:   Ma… ma, se mi mettono nella cassa, vuol dire che prima mi portano al cimitero e poi, magari, mi sotterrano…

MARIA:   Questa è bella… Il Girolamo Tappabuchi vorrebbe essere inumato nei giardini pubblici… magari vicino ai cessi pubblici… Sta giù, sta giù Girolamo che mi sembra stia arrivando qualcuno (Girolamo corre a ridistendersi su letto)

AGENTE:  Permesso… Sto cercando la signora Maria Scatolera.

MARIA:  Sono io la signora Maria Scatolera. E lei chi sarebbe?

AGENTE:  Sono l'agente dell'assicurazione La Previdente Nullafacente.

MARIA:  Si accomodi subito sulla sedia. E' apposto bene? Comodo?

AGENTE:  Comodissimo

MARIA: Gradisce qualcosa da bere? Un caffè? Un amaro Giuliani? Una lavanda gastrica?

AGENTE: Nulla signora. Grazie; sto bene così

MARIA:  Che bella valigetta che ha… E' lì dentro che tiene i miei soldi?

AGENTE:  Quali soldi?

MARIA: Beh, quelle dei morti sotto i motocarri…

AGENTE:  Mi scusi, ma mi ha preso per uno di quelli che vanno a fare la questua per il due di novembre?

MARIA:  No, forse non ci siamo capiti. Mi riferivo ai soldi che dovete dare alle vedove dei defunti. Insomma, quelle signore che hanno fatto l'assicurazione sulla vita dei loro mariti amati, adorati e trapassati. … Mi dica una cosa… E' piena di soldi quella bella valigetta che ha lì?

AGENTE:  Di soldi no; solo di documenti

MARIA:  Quali documenti?

AGENTE:  Il contratto assicurativo, i premi che sono stati versati

MARIA:  E i soldi?… Ah, che stupidina, ho capito; quelli li tiene nel portafoglio. Cosa aspetta a togliere e consegnarmi il mio assegno?

AGENTE:  Calma, calma; prima dobbiamo fare quattro conti. Verificare, insomma… (Apre la valigetta) Allora… La cifra che le spetta è di 18.000 euro. Le va bene?

MARIA:  Urca se mi va bene!

AGENTE:  Quanti anni aveva il suo povero marito?

MARIA:  Sessantaquattro

AGENTE:  Clausola numero 12: La somma viene dimezzata se il defunto non supera i sessantacinque anni di età. Allora i 18.000 diventano 9.000

MARIA:  Cosa… Cos'è questa storia?

AGENTE:  Ma come? Non ha letto queste righe scritte sotto il contratto?

MARIA:  Quali righe?

AGENTE:  Queste…

MARIA:  Ma per leggere queste righe ci vuole il cannocchiale…

AGENTE:  Però ci sono e lei ha firmato. Ha avuto delle malattie quest'anno il signor Girolamo Tappabuchi?

MARIA:  In febbraio ha fatto l'influenza…

AGENTE:  Clausola numero 24: La somma viene dimezzata se il defunto, in corso dell'anno corrente, ha avuto qualche malattia di sorta. Allora i 9.000 diventano 4.500…

MARIA:  Per me qui c'è qualcosa che non quadra…

AGENTE:  Quadra… quadra… Glielo assicuro io che quadra

MARIA:  Sempre nelle righe da leggere col cannocchiale?

AGENTE:  Sempre lì e qui c'è la sua firma. Quanti figli ci sono in famiglia?

MARIA:  Nemmeno uno, per via che il Girolamo da piccolo ha fatto la …testicolite. Il dottore aveva detto che era orecchione.

AGENTE:  Gli piacevano gli uomini?

MARIA:  A chi?

AGENTE:  Al Girolamo…

MARIA:  Veramente gli uomini gli piacevano solo all'osteria…

AGENTE:  Ma se me l'ha detto lei che era orecchione…

MARIA:  Io ho detto solo che aveva fatto gli orecchioni, non che era…

AGENTE:  Va bé, va bé. Allora; clausola numero 36: In caso di assenza di figli minori o maggiori la somma viene…

MARIA:  Dimezzata…

AGENTE:  No, viene decurtata di 4.000 euro. Allora i 4.500 diventano 500. Su questi deve versare l'IVA, l'IRPEF, l'ICI, la tassa sui cani, le spese per la pratica e la marca da bollo. Allora, mi permetta di fare due conti… (Fa strani calcoli ad alta voce) Allora, ho qui il totale

MARIA:  E il totale quanto sarebbe?

AGENTE:  Dovrebbe dare a me 750 euro

MARIA:  Come… da dare a me… Io a voi?

AGENTE:  Per forza, i conti parlano chiaro…

MARIA:  Allora adesso le parlo chiaro, anzi, chiarissimo io! Imbroglioni, farabutti, avvoltoi, mangiasoldi a tradimento, brutta razza di traditori… Fuori dalla mia casa!

AGENTE:  Io vado, ma le arriverà l'ufficiale giudiziario…

MARIA:  Può venire anche il generale…

AGENTE:  Ah, dimenticavo… Ci sarebbe anche un'altra tassa …

MARIA:  Ah sì? Gliela do io la tassa, anzi, una tazza, una tazza del caffè… (Prende una tazzina e la getta verso l'agente che scappa all'esterno). Imbroglioni, farabutti, avvoltoi, mangiasoldi a tradimento, brutta razza di traditori…

BORTOLO:   Permesso… E' arrabbiata Maria?

MARIA:  Non ci badi Bortolo, è il dolore…

BORTOLO:  (Si avvicina al letto) Guardalo qua il mio amico Girolamo… Sembra che dorma… Sembra che sorrida… Sembra che respiri… Era così bravo… Era così buono… E' proprio vero che, quando la pelle si distende, i i morti sembrano più belli… A proposito di morti… Due minuti fa' sono andato a comperare i toscani dalla Geltrude…

MARIA:   Buona quella…

BORTOLO:   Pensi Maria che ha messo in vetrina un cartello con i numeri del Girolamo… Il morto… 48, l'ubriaco… 24, incidente sulla strada… 87 e l'avaro… 53. Dovremmo giocarli anche noi… non si sa mai…

MARIA:   Ecco Bortolo. Prendi questi soldi, giocali per me quando ci ripassi

BORTOLO:   Va bé Maria. Ah, mi dimenticavo… Ero passato appositamente per dirle una cosa. La Geltrude mi ha detto che si è sbagliata. Non è stato il tuo Girolamo Tappabuchi a rimanere secco sotto il motocarro, ma l'altro Girolamo, il Girolamo dei Bagoli

MARIA:   Ma… Dice davvero Bortolo?

BORTOLO:   Insomma, così mi ha detto la Geltrude.

CESARINA:   Permèsso? Meno male, sono arrivata a tempo a dire il rosario. Dove siete arrivati?

BORTOLO:   Al sesto mistero.

CESARINA:   Ma guarda Bortolo che i misteri del rosario sono solo cinque…

BORTOLO:   Quelli del rosario sì. Il sesto è quello che non riesco a capire come ha fatto a morire il Girolamo Tappabuchi se sotto il motocarro è finito il Girolamo dei Bagoli…

CESARINA:   La volontà del Signore è un mistero…

MARIA:   Le vie del Signore sono infinite…

BORTOLO:   Tutte le strade portano a Roma…

CESARINA:   Cosa centra Roma Bortolo?

BORTOLO:   Non lo so, ma non ho trovato un altro proverbio…

PARROCO:   Permesso… Eccolo qui il nostro Girolamo; sembra un angioletto del paradiso… Brava Maria, brava; vedo con piacere che gli hai messo la corona fra le mani

MARIA:   Si vede proprio, don Gaudenzio, che non lo conosceva bene quando era vivo… Lo lasci dire a me se era un angioletto… Pensi, a dirlo in confidenza… il Girolamo era … astemio.

PARROCO:  Come astemio? Ma se trascorreva tutto il santo giorno all'osteria…

MARIA:   Insomma, non credeva nel Signore

PARROCO:  Guarda Maria che non si dice astemio, ma ateo.

MARIA:   Bravo, proprio quella parola lì. E aveva in tasca la tessera del partito comunista perché mi raccontava che lo Stalino e il Lenino dicevano che tutti dovevano essere uguali su questa terra. Insomma che i soldi di chi lavorava dovessero andare a tutti quelli che non lavoravano, o qualcosa del genere…

PARROCO:  Lascia perdere Maria…Allora, sono passato a dirti che il funerale lo faremo domani alle cinque

MARIA:   Perché così tardi?

PARROCO:   Perché alle quattro facciamo quello del Girolamo dei Bagoli. Ci ha lasciati anche lui poveretto. Era così bravo…

TUTTI:  Era così buono…

BORTOLO:   Per fortuna il Girolamo dei Bagoli è crepato sotto il motocarro. Pensate che gli puzzava talmente il fiato che sua moglie non avrebbe mai voluto essere presente nel momento in cui esalava l'ultimo respiro. (Suona il campanello)

CESARINA:  Sta lì Maria; vado io a vedere chi c'è. (Esce e rientra con alcuni fogli in mano) Era il postino; ha consegnato questi telegrammi

MARIA:  Leggeteli voi che io non trovo gli occhiali

CESARINA: Leggine qualcuno anche tu Bortolo. (Gliene consegna alcuni) La Pia Associazione delle Vedove Sconsolate e Consolate porgono alla collega le loro espressioni di cordoglio, assicurandole che la vedovanza non è così brutta come può pensare. A tal uopo comunicano di aver fondato una discoteca denominata "Vedova Allegra Club" aperta ogni sabato e domenica dalle 23 alle 4 del mattino dove sarà possibile incontrare vedovi piacenti e selezionati in base al reddito.

MARIA:  Mah, veramente io so solo ballare il valzer e la mazurca. Magari lì ballano solo quelli moderni… No, scartalo, scartalo quello lì

BORTOLO:  Il Convento dei Frati di San Vagabondo Martire invia la propria offerta per le Messe ai defunti. 1 messa L. 25 euro, 2 Messe 40 euro, dopo la terza paghi 2 compri 3. Si fanno anche abbonamenti per Messe Perpetue. Il tutto si intende IVA esclusa e senza ricevuta fiscale.

MARIA:  Questo va già meglio. Bisognerebbe tuttavia sapere qual è il periodo in cui le messe perpetue sono in offerta, insomma quando fanno il paghi 2 compri 3. La metta in parte Bortolo

CESARINA: La rinomata Fioreria il Crisantemo Triste, specializzata per fiori sulle tombe, si rende disponibile a sostituire quotidianamente ai vostri cari estinti un omaggio floreale sulla lapide. Il nostro motto è "Dal campo coltivato al camposanto". Sono ampiamente disponibili crisantemi d'ogni specie e, per il loro particolare significato, i Nontiscordardimè.

MARIA:  Stracciare, stracciare subito. Per il Girolamo quattro fiori di plastica vanno fin troppo bene

BORTOLO: La Premiata Agenzia Matrimoniale Cuori Infranti da Riparare è lieta di offrirle il suo catalogo con nomi e fotografie di agiati e arzilli pensionati ansiosi di lenire la sua solitudine. Si assicurano esenti da AIDS, epatite B, epatite C e tutto il resto dell'alfabeto e sessualmente funzionanti con o senza Viagra.

MARIA:  Quelli lì, Bortolo, non sanno che, in quanto a malattie, io sono un'intera enciclopedia. Andrebbe a finire che sarei io ad attaccarle a loro. Stracciare, stracciare subito!

CESARINA:  La Premiata Ditta La Luminaria Triste si offre di impiantare su ogni lapide una luce che faccia compagnia alla salma nel giorno e nella notte. A secondo del listino di va dal lumino semplice, alla finta fiamma, al faretto, al lampione finto ottone fino all'impianto completo di luci psichedeliche da discoteca.

MARIA:  Mancherebbe anche quella! Riesco sì e no a pagare la bolletta della luce della casa… Un bel niente; sta al buio, come le strade che faceva di notte quando tornava a casa ubriaco fradicio

BORTOLO:  Il famoso Medium  Funesto Sepolcrini, Diplomato in Stregoneria e in Magia nera e a colori,  per il modico compenso di 100 euro si rende disponibile a venire al suo domicilio per una seduta spiritica per farle ricomparire il suo defunto e compianto marito. Gli potrà sicuramente parlare e, magari, riabbracciare.

MARIA:  Questo non solo lo stracciamo, ma lo bruciamo subito! Mancherebbe solo di rivederlo anche dopo morto! Abbracciare? Ma quando mai mi ha abbracciato quel salame. Pensate che una volta stavo per svenire e mi sono diretta verso la sedia per sedermi. Lui era proprio lì davanti a me, ma, invece di prendermi stretta ed assistermi, è scattato come un grillo per riuscire a togliere il cappello dalla sedia per paura che glielo rovinassi…

BORTOLO:  Bèh, allora io me ne vado. Devo assistere la Giulia…

CESARINA:  Assistere la Giulia?

BORTOLO: Sì, assistere la Giulia, la mia mucca che mi deve fare il vitello. Allora ci vediamo domani alle cinque. Però prima corro dalla Geltrude, Maria, per fare la… commissione.(Esce)

PARROCO:   (Entra con Beppino, il chierichetto) Permesso… Come va Maria? Sono ripassato per portarti ancora qualche parola di conforto religioso e una bella benedizione al tuo Girolamo. Dai Beppino, tira fuori il secchiello dell'acqua santa

BEPPINO:  Non vede signor prevosto? E' qui, attaccato alla mia mano. Basta parlare...

PARROCO:  Tu… Questo, più che un chierichetto è un chiacchieretto. O lo vuoi fare tu il parroco?

BEPPINO:  Io, o il papa o niente!

PARROCO:  Dai, dammi questo benedetto secchiello e che sia finita. (Il chierichetto porge il secchiello) E l'affare per benedire? L'aspersorio?

BEPPINO:  Osti! L'ho dimenticato in sacrestia. Insomma, aveva così fretta… Un'altra volta, al posto di un chierichetto, si trovi un cane da caccia che con quello le cose le troverà subito

PARROCO:  E adesso come facciamo?

BEPPINO:  Si potrebbe usare un… pennello; quello innaffierebbe meglio. Non avete per casa un pennello donne?

MARIA:  (Lo toglie da un cassetto) Pronti.

PARROCO:  Allora, dove eravamo rimasti?

BEPPINO:  Veramente non siamo nemmeno partiti

PARROCO:  (Facendo ampi gesti di benedizione) Adiutorium Domini in nomine Domini…

CESARINA:  Certo che deve essere speciale quell'acqua qui…

PARROCO:  Perché, cosa avrebbe di speciale quest'acqua santa?

CESARINA:  Forse sbaglierò, ma a me sembra dolce…

MARIA:  Anche a me sembra dolce…

PARROCO:  (La assaggia) Ma questa è… Ma questa è…

BEPPINO:  E' gazzosa signor prevosto

TUTTI:  Gazzosa?

BEPPINO:  Sì, gazzosa. Vede signor prevosto, prima di uscire dalla sacrestia, mi sono dimenticato di metterla nel secchiello e, quando siamo giunti in strada, mentre lei parlava con la Geltrude, la tabaccaia delle notizie fresche, ho fatto le scale di corsa, sono andato in cucina e l'ho riempito di gazzosa. Ma non mi aspettavo che la Cesarina mi facesse fare tombola. Ma insomma donne, non sapete che quando si prendono le benedizioni bisogna tenere la bocca chiusa? Certo che devo insegnarvi proprio tutto…

PARROCO:  (Gli da uno scapaccione) Chiudila tu quella boccaccia invece! Stasera racconto tutto a tuo padre

BEPPINO:  Allora prima vengo a confessarmi

PARROCO:  E perché dovresti confessarti?

BEPPINO:  Le confesso che ho messo nel secchiello la gazzosa al posto dell'acqua santa e lei, siccome è legato al segreto professionale, non potrà più dirlo a mio padre

PARROCO: Con te faremo i conti più tardi. Ascolta Maria, a me sembra che quella del tuo Girolamo sia una morte piuttosto inspiegabile… Ma non s'era mai fatto dare un'occhiata dal dottore?

MARIA:   Sì, il mese scorso gli era venuta la pancia gonfia. Ma quando è tornato ha detto che dal nostro medico non si sarebbe mai più fatto vedere. Piuttosto, in caso di assoluto bisogno, sarebbe andato a farsi visitare dal veterinario

CESARINA:   Perchè Maria?

MARIA:   Perché l'ha fatto rimanere male. Entra in ambulatorio, si fa visitare e il dottore gli diche che ha la… cittosa pallida.

CESARINA:   Che malattia è?

PARROCO:   Ma no, avrà detto cirrosi apatica. Viene spesso anche a chi beve e, quando beveva, il Girolamo non stava certo indietro

MARIA:   E allora lui, un po' spaventato, gli ha chiesto: "E cosa dovrei fare per guarire?" E il dottore: "Prova a fare i bagni con i fanghi". "E dopo guarisco?". "Guarire no, ma ti abituerai a stare sotto terra"

PARROCO:   Ad ogni modo la morte non deve far paura perché, dopo, tutti voleremo in paradiso

BEPPINO:   Signor prevosto, come farà il Giovanni dei Baghetti a volare in paradiso?

PARROCO:  Cosa centra il Giovanni dei Baghetti?

BEPPINO:   Accidenti… Pesa centoventi chili… Per andare in paradiso dovrebbe prendere l'elicottero, quello dei trasporti eccezionali

PARROCO:  Elicottero o no, non dobbiamo aver paura della morte

BEPPINO:    Io, don Gaudenzio, non ho per niente paura di morire. Però non vorrei essere lì presente quando succede…

PARROCO:   Quando moriremo diverremo tutti polvere.

BEPPINO:    Tutti no, perché quando muore un esquimese là dove fa così freddo, come minimo, invece di polvere, magari diventa una granatina…

PARROCO:   Finiscila di contare stronzate! Dai che diamo l'estremo saluto al povero Girolamo. (Si dispongono attorno al letto) Signore, tu che sei la bontà infinita, quando il nostro Girolamo verrà al tuo cospetto, chiudi un occhio, anzi due e, magari, mettici sopra anche una benda per non guardare quello che ha combinato in vita e lascialo entrare nel regno dei cieli. Amen.

TUTTI:  Amen.

CESARINA:  Signore, tu che sei buono come il pane e magari come la Nutella, quando il Girolamo arriva dalle tue parti, chiuditi il naso con due tappi di sughero e, magari, con la molletta dei panni e fa finta di non sentire il suo fiato che puzza dell'odore del vino e della grappa. Magari inondalo di deodorante e lascia entrare anche lui nel regno dei cieli. Amen.

TUTTI:  Amen.

MARIA: Signore, quando il mio Girolamo sarà arrivato da te dopo non so quante migliaia di anni di purgatorio, cerca di tenerlo su  e di non mollarlo anche se dovesse tirare giù un bestemmione di quelli che gli scappavano quando era ubriaco. Almeno, da quelle parti, non penso che ci siano le osterie e chissà che, dopo morto, diventi più intelligente, meno ubriacone e meno avaro. E, già che ci sei, dammi una mano per uscire da questa situazione. Per tutti i secoli dei secola. Amen.

TUTTI:  Amen. (Si raccolgono in meditazione con la testa fra le mani)

GIROLAMO:   (Fa uno sbadiglio e, stiracchiandosi, si leva sul letto. Ho proprio fatto una bella dormita… (Reazione di terrore degli astanti) Che ora è? Magari i miei amici sono già tutti all'osteria che mi stanno aspettando. E voi che fate lì? E' la prima volta che mi trovo attorno tutta la servitù quando mi sveglio…

MARIA:   (Fingendo gran meraviglia) Miracolo! Miracolo! Il mio Girolamo è come il Lazzaro! Crepato e resuscitato!

(Il prete benedice a destra e a manca)

CESARINA:  Mah… mah… Ma sei sicura Maria che tuo marito fosse davvero morto?

MARIA:   Insomma Cesarina, quando sono arrivata in questa stanza era allungato per terra. Gli ho messo un orecchio sul cuore… (mette la mano sul petto a destra), ho sentito che non batteva più e ho pensato che fosse morto per intossicazione alcolica

PARROCO:   Ma Maria, sconsiderata, guarda che il cuore è a sinistra, non alla destra dove l'hai ascoltato tu…

MARIA:   Guarda che io non faccio il dottore di mestiere altrimenti non so quante volte l'avrei avvelenato io quel Lazzaro qui. Anzi, più che Lazzaro, lazzarone!

GIROLAMO:   La volete smettere di cianciare? Nessuno ha pensato di prepararmi un caffè?

PARROCO:   Io, veramente, ho preparato l'acqua santa…

BEPPINO:   Veramente era gazzosa…

CESARINA:   Allora Maria puoi ancora lavarti i piedi…

MARIA:   Perché posso ancora lavarmi i piedi?

CESARINA:   Beh, ora a grattarteli non verrà più di sicuro…

BORTOLO:   (Precipitandosi in casa assieme a Diomira) Maria! Maria! Un miracolo! E' successo un miracolo!

MARIA:   Calmati Bortolo; lo sappiamo già. E' resuscitato il Girolamo

DIOMIRA:   (Vedendo Girolamo) Ma… ma… ma… ma…

CESARINA:   Ti si è rotto il disco Diomira?

BORTOLO:   Ma cos'è questa storia?

DIOMIRA:   E' stato lei don Gaudenzio a fare il miracolo della resurrezione del Girolamo? Il nostro prevosto è un santo, peggio ancora, un angelo, peggio ancora, un serafino, peggio ancora, un cherubino, peggio ancora …

PARROCO:   Smettila, donna di poca fede!

MARIA:   E quale sarebbe Bortolo quel miracolo di cui parlavi quando stavi entrando?

BORTOLO:   Non mi ricordo più… Ah, l'emozione! Anzi sì; Maria, tieniti forte

MARIA:   Mi tengo forte…

BORTOLO:   Hai il cuore apposto?

MARIA:   Fino a due minuti fa' stava battendo ancora. Fammi sentire… (Mette la mano sul petto a destra)

PARROCO:   Sulla sinistra, Maria, sulla sinistra…

BORTOLO:   Lo sai Maria che hai fatto una quaterna secca con in numeri del Girolamo?

MARIA:   (Si emoziona) Una… Ho capito bene? Una… qua… qua… qua…

GIROLAMO:   Sei diventata un'oca Maria?

MARIA:   Una quaterna? E avrei vinto…

BORTOLO:   Quasi 150.000 euro!

MARIA:   Qua… qua… qua…

DIOMIRA:   Hai ragione Girolamo… Per l'emozione crede di essere diventata un'oca…

MARIA:   Qua… quasi …cen… cen… 150.000 euro? Madonna mia il mio cuore! Ha ragione signor prevosto; questa volta lo sento davvero a sinistra… Signore aiutami… Mi sento… Mi sento… Mi sento che sto… per… morire. (Si accascia al suolo)

GIROLAMO:   Vuoi vedere che stavolta è toccato davvero alla Maria? (La sollevano e la mettono sul letto e risistemano attorno fiori, candele, ecc..) Maria, Maria… Guardami Maria; ti prego… Non vorrai lasciare qui il tuo Girolamo con 150.000 euro… Come farò a berli tutti da solo?

TUTTI:  (Recitando a soggetto, mentre il prete benedice) Che disgrazia… Era così buona… Era così brava… Sembra che dorma…

MARIA:   (Sollevandosi piano piano) No Girolamo. Questa volta il Lazzaro lo faccio io. Pensavi di spendere tutti quei soldi all'osteria… Invece no! Quei soldi sono miei, appena miei…

GIROLAMO:  Ma sei ancora viva Maria?

MARIA: Preferisco morire piuttosto di darti la soddisfazione di vedermi morta. E non avrai certo nemmeno la soddisfazione di fare il vedovo allegro con le mie palanche…

GIROLAMO:   Ma guarda Maria che i numeri, per quello che mi è sembrato di capire, sono quelli della mia morte…

MARIA:  Non importa! I soldi per giocare al lotto erano miei, quelli della mia pensione. (Scende dal letto) Ma, ascoltami bene Bortolo, sei proprio sicuro sicuro che quella bella sommetta l'ho vinta proprio io?

BORTOLO:   Veramente… a me l'ha detto la… Geltrude

TUTTI:  Chi?

BORTOLO:  (Urlando) La Geltrude, la tabaccaia

(Tutti si mettono disperatamente le mani nei capelli imprecando a soggetto verso la Geltrude con esclamazioni tipo Madonna mia! Ancora lei quella disgraziata! Ecc...).

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