IL MOSTRO DELLA TORRE
RACCONTO TEATRALE IN QUATTRO QUADRI
di ALDO CIRRI
PERSONAGGI:
IL NARRATORE
GIOVANNI PASSANNANTE
GIOVANNINO BAMBINO - anni 9
GIOVANNINO ADULTO - anni 37
ANNA MARIA MOZZONI - 73
PRIMO RAGAZZO
SECONDO RAGAZZO
Liberamente tratto dallomonimo racconto
di Aldo Cirri
SIPARIO
PRIMO QUADRO
SCENA
(DURATA 10 5)
Inizialmente la scena vuota. Sul fondale verranno proiettate immagini (che potranno anche occupare lintera scena) relative alla storia. La scena nella penombra. Da sinistra entra il narratore, si ferma al centro della scena e, contemporaneamente, uno spot lo illumina dallalto. Il narratore ha con se dei fogli (potr disporre, eventualmente, anche di un leggio, Il narratore potrebbe indossare un cappello che si toglier alla fine del racconto). Nota: ovviamente le pause riportate nel testo sono solo indicative. a durata dellintero lavoro, come la durata dei singoli quadri, stata inserita qualora si avverta la necessit dellinserimento di un commento musicale.
NARRATORE - Nel 1879 un giovane poeta ventiduenne, che militava con gli internazionalisti, in seguito ad uno scontro, durante il quale un gruppo di monarchici fu messo in fuga, esaltato dal successo scrisse, improvvisandola, un Ode a Passannante. In una successiva riunione del gruppo, il poeta lesse pi volte quei versi e subito dopo distrusse il foglietto. Di quella composizione ci sono stati tramandati solo gli ultimi due versi:
Il narratore apre il volume e legge.
Con la berretta del cuoco,
faremo una bandiera!
Il narratore chiude il volume.
NARRATORE - In seguito a quellepisodio, il 7 settembre 1879 il giovane fu incarcerato con laccusa di oltraggio allautorit per aver partecipato ad una manifestazione anarchico-socialista in difesa dellattentatore di Re Umberto I. Arrestato il 7 settembre, trascorse tre mesi in carcere. Processato il 22 dicembre fu assolto per non aver commesso il fatto.
Pausa.(Foto n. 1: Giovanni Pascoli).
NARRATORE - Quel giovane poeta si chiamava Giovanni Pascoli.
Pausa. (Foto n. 1: Giovanni Pascoli).
NARRATORE - Ma cosa successe veramente? E chi era questo Passannante che aveva provocato un simile terremoto nellItalia monarchica di fine secolo.
Pausa. (Foto n. 1: Giovanni Pascoli).
NARRATORE - Facciamo un passo indietro.
Pausa. (Foto n. 2: Umberto I).
NARRATORE - Nellestate del 1878, Umberto I, accompagnato dalla regina Margherita e dal principe di Napoli - il futuro Vittorio Emanuele III - visit diverse citt dItalia.
Pausa. (Foto n. 3: la partenza da Napoli).
NARRATORE - Partito da Roma il 6 luglio. Il 10 arriv a La Spezia. Dall11 al 29 si ferm a Torino, il 30 fu a Milano, poi a Brescia. Il 16 settembre a Monza, dove assistette allinaugurazione del primo monumento a Vittorio Emanuele II. Il 4 novembre la famiglia reale giunse a Bologna. (Ironico) Fu in proprio in quelloccasione che Giosu Carducci da repubblicano divent monarchico. Il 7 la famiglia reale giunse a Firenze. Il 9 a Pisa e a Livorno, il 12 ad Ancona. Il 13 a Chieti. Il 14 a Bari. Il 17, dopo di aver brevemente sostato a Foggia, il sovrano giungeva a Napoli.
Pausa. (Foto n. 4, 5, 6: Napoli in festa).
NARRATORE - A Napoli il re fu accolto da una folla festosa e straripante, i preparativi per accogliere il sovrano erano stati eccezionali. Quel giorno la carrozza, che portava la famiglia reale ed il presidente del Consiglio Benedetto Cairoli, procedeva lentissima nei pressi di Largo Carriera Grande tra due ali di gente che applaudiva frenetica. (pi concitato) Improvvisamente un uomo si avvicin alla carrozza. In un primo momento nessuno gli bad. Ogni tanto accadeva che qualcuno riuscisse a passare il plotone di scorta per porgere una supplica o un omaggio al re, ma questa volta fu diverso. Luomo sal fulmineo sul predellino, tir fuori un pugnale, che teneva avvolto in un panno rosso, e assest un colpo contro il re.
Il narratore apre di nuovo il volume e legge. (Foto 7: lattentato).
NARRATORE - Il 17 novembre 1878, alle ore 14,25, Umberto I, re dItalia, assieme alla moglie regina Margherita, con la carrozza reale attraversa Napoli, quandecco un uomo, male in arnese, sottile di persona, brutto di volto, feroce negli occhi, avente la mano avvolta in un panno rosso, si slanci dalla folla allo sportello della carrozza; salt sullo scalino del montatorio e cerc, con un coltello, di colpire il re.
Pausa. Il narratore richiude il volume. (Foto 8: lattentato).
NARRATORE - Cos lo scrittore Felice Venosta, nella sua biografia di Umberto I di Savoia, descrive lattentato.
Pausa. (Foto 9: Passannante con coltello).
NARRATORE - Ma chi era quelluomo male in arnese, brutto di volto e feroce negli occhi che ha la mano avvolta in un panno rosso?
Pausa. (Foto 10: ritratto di Passannante).
NARRATORE - Il suo nome era Giovanni Passannante, un giovane di ventinove anni, nativo di Salvia di Lucania, un paese in provincia di Potenza, di professione cuoco. Stampa e opinione pubblica furono concordi nel dire che Passannante era un anarchico, parola molto di moda allora per indicare i dissidenti, gli emarginati, i reietti. Passannante, in effetti, una sorpresa per tutti, un guastafeste, quasi una scocciatura, ma rappresenta quellItalia stanca delle elemosine, dei falsi sorrisi e del trasformismo a cui Umberto I aveva costretto i vari governi di quegli anni.
Pausa. (Foto 11: ritratto Passannante).
NARRATORE - Per mettere in opera il suo disegno Passannante sfrutt il fatto che, anche se il re si muoveva sotto scorta, praticamente non esisteva quello che oggi si chiamerebbe servizio di sicurezza, per cui la possibilit di un attentato non veniva troppo presa sul serio. Le carrozze erano scoperte e le precauzioni erano pi formali che sostanziali. Passannante si avvicin alla carrozza nascondendo un pugnale sotto un panno rosso - qualcuno sostenne che si trattava di un mazzo di garofani - i corazzieri che trottavano in ordine aperto, lo notarono, ma non gli prestarono troppa attenzione. Passannante si slanci fulmineo sul predellino e vibr una prima coltellata. Umberto I fu sfiorato ad un braccio, ma con il fodero della sciabola riusc a schivare lattentatore. La regina grid al primo ministro: "Salvi il re!", Cairoli afferr luomo per i capelli, ma ricevette una terribile pugnalata sulla coscia destra. Un attimo dopo il capitano dei corazzieri De Giovanni si precipit sullaggressore colpendolo con una sciabolata in testa, finalmente, grazie allintervento di altri carabinieri, Passannante fu immobilizzato e subito arrestato. Il re fece ricoverare durgenza Cairoli, ma non volle interrompere il protocollo. Successivamente per due volte, nella sala del trono, il sovrano ringrazi personalmente il capitano, che avrebbe ricevuto dalla citt di Napoli una spada donore ed una medaglia dargento al valor militare.
Pausa. (Foto 12: ritratto Passannante).
NARRATORE - Sullimpugnatura del coltello usato da Passannante furono trovate incise le parole: Viva la Repubblica Internazionale. Addosso gli fu trovata una piccola bandiera rossa con la scritta: Viva la Repubblica! Viva Orsini!. Dopo qualche giorno il re ricevette nella reggia i sindaci della Basilicata. Tra loro cera anche Giovanni Parrella sindaco di Salvia, il paese originario di Passannante, un piccolo proprietario che non aveva neanche i soldi per la giacca nera, ed il consiglio comunale, convocato durgenza, deliber lacquisto della giacca affinch potesse presentarsi al cospetto del sovrano. Quando Parrella si trov davanti al re riusc appena a balbettare: Io rappresento la disgraziata Salvia. Il re gli tese la mano e disse: Gli assassini non hanno patria. Lindignazione che produsse in tutta Italia lannuncio del vile attentato fu grande poi, quando si seppe che il re era salvo, diminu dintensit. In diverse citt si svolsero manifestazioni popolari di solidariet al sovrano. Da ogni parte, anche dalle file dei repubblicani, si levarono voci di riprovazione del misfatto. Il consiglio comunale di Salvia deliber che da quel momento, per lavare la vergogna, il paese si sarebbe chiamato Savoia di Lucania.
Pausa. (Foto 13: larrivo a Napoli dei rappresentanti delle province).
NARRATORE - (cupo) Il processo contro lattentatore si tenne il 6 ed il 7 marzo del 1879. I professori Tommasi, Verga, Buonomo, Biffi e Tamburini, chiamati dai giudici istruttori a redigere la perizia medico-psichiatrica sullimputato, conclusero cos la loro relazione: (riapre il volume e legge) Abbiamo lungamente esaminate le qualit psichiche del prevenuto e non vi abbiamo trovato nulla di anormale. Lattivit produttiva delle idee in lui, esce dallordinario: le espressioni di cui si serve non sono quali importerebbe la sua condizione sociale, le sue idee sono spesso elevate ed appoggiate a manifeste conoscenze storiche. Le sue risposte rivelano una finezza ed una forza di pensiero poco comuni. Interrogato da noi se egli si credeva in diritto di far violenza ai sentimenti della maggioranza e di turbarne la tranquillit, ci ha risposto testualmente: la maggioranza che si rassegna colpevole, la minoranza ha diritto di resistere. Lassociazione delle idee si compie nel prevenuto in modo rapido e regolare. Lesposizione calma, piena di convinzione: la memoria pronta e tenace; i sentimenti sviluppatissimi, quelli altruisti pi che gli egoisti. Alla nostra domanda come mai egli, povero cuoco, potesse coltivar la presunzione di scrivere opuscoli, rispose: spesso gli ignoranti riescono dove i sapienti falliscono.
Il narratore resta con il volume aperto. (Foto 14 e 15: ritratti di Passannante).
NARRATORE - Incaricato della difesa dufficio di Passannante fu il celebre avvocato Leopoldo Tarantini il quale, prima di accettare il mandato si rec dal re per giustificarsi. Tuttavia, in un successivo colloquio con i giornalisti, dichiar che quando vide per la prima volta Passannante, temeva di incontrare un (quasi schifato) ceffo dassassino o un uomo di cervello esaltato, un fanatico, invece incontr un giovane smilzo che parlava con calma e pacatezza misurando le parole e che leggeva piano, con attenzione e senza errori.
Pausa. (Foto 16 e 17: il processo).
NARRATORE - (solenne) Giovanni Passannante fu condannato a morte.
Pausa. Il narratore chiude il volume. (Foto 18: Passannante durante il processo).
NARRATORE - (rallentando) Il 29 marzo 1879 la Gazzetta Ufficiale annunci che Umberto I aveva generosamente commutato la pena capitale in quella dei lavori forzati.
Pausa. (Foto 19: Passannante sbarca allElba).
NARRATORE - Nella notte del 30 Passannante fu imbarcato sulla nave Laguna, una piccola nave militare da quaranta tonnellate e, sotto stretta scorta, lasci Napoli per essere condotto nel carcere di Portoferraio dove rimase per dieci anni.
Pausa.
SECONDO QUADRO
SCENA
PRIMO ALLESTIMENTO SCENICO
(DURATA 14 10)
I singoli elementi entreranno in scena via via che il narratore li raffigurer con la sua descrizione. Al termine della descrizione la scena apparir cos: lato destro, un grande torrione la cui base poggia su una scogliera e, in altezza, si perde oltre il boccascena. Il torrione sale a tronco di cono per oltre due metri poi diventa cilindrico, le due parti sono separate da uno stretto cornicione. A due metri dalla base, nella parte conica, si apre una stretta fessura verticale, rivolta di tre quarti verso il lato sinistro della scena, la fessura la finestra alla cella di Passannante. Sullo sfondo un alto muro che poggia sulla scogliera parallelo al fondale. Sulla destra del torrione, parallelamente al lato destro della scena, un altro muro che poggia direttamente sul torrione e che, nella parte, bassa presenta un passaggio, come se quella parte di muro fosse crollata. Questo passaggio servir a Giovannino per entrare in scena e da esso arriveranno i riflessi del mare. Il tutto dovr rappresentare unatmosfera cupa e oscura. Ovviamente la scena indicativa, in caso di esigenze diverse o contingenti, gli elementi potranno avere una diversa disposizione oppure essere rappresentati simbolicamente.
(Foto 20: Portoferraio alla fine dell800).
NARRATORE - (lugubre) Nel carcere di Portoferraio Giovanni Passannante vive in condizioni disumane. Per i primi due anni e mezzo segregato nella Torre del Martello, un antico torrione cinquecentesco, chiamato cos per la sua forma, in una cella posta sotto del livello del mare, (rallentare) nel buio quasi totale. Lumidit, le infiltrazioni saline e lo scorbuto gli fanno perdere tutti i peli, la pelle perde completamente il colore, le palpebre gli si rovesciano sugli occhi, e il corpo si gonfia orribilmente. In questo stato, grazie allintervento del medico e parlamentare Agostino Bertani, viene in una cella sopra il livello del mare. I carcerieri hanno cura di non permettergli di vedere il cielo nemmeno durante il trasferimento. Ormai non riesce pi a sopportare la catena di diciotto chili che costantemente gli stringe le reni. I pescatori che, con le loro barche, passano vicino alla torre, odono giorno e notte il rumore della catena trascinata ed i lamenti del prigioniero. A volte di dolore. A volte di rabbia.
Pausa. (Foto 21: Portoferraio fine 800).
NARRATORE - Per strana sorte nel terribile buio degli anni di detenzione di Giovanni Passannante, ci fu un piccolo raggio di sole che la storia ufficiale ignora completamente e che forse leggenda, ma a noi piace ricordarla cos.
Pausa. (Foto 22: la punta della Linguella e la torre del Martello).
NARRATORE - La nostra storia comincia a Portoferraio nel settembre del 1882. Giovannino allora aveva nove anni e la sua passione era il mare. Adorava andare in barca con il babbo, ovviamente non lo seguiva nelle lunghe battute di pesca a largo nel cuore del vecchio Tirreno ma, quando nelle calde e tranquille sere destate il vento lasciava il posto al silenzio, il babbo lo portava con se. Alla luce della lampara, seguivano lentamente a remi il profilo della scogliera e, alternandosi alla fiocina, cacciavano tutto quello che si muoveva nel basso fondo. Per Giovannino era uno spettacolo. Non si stancava mai di quelle lunghe serate e, la vita che si muoveva nellacqua tra gli scogli e la sabbia, era mille volte pi avvincente del teatrino dei burattini che, un paio di volte lanno, veniva montato in piazza durante la fiera del paese. Stava sempre sul molo ad aspettare il ritorno del babbo e non vedeva lora che lui gli dicesse: Andiamo? Quello era il segnale. Giovannino afferrava tutti i suoi attrezzi di pesca e si precipitava sulla barca pronto per una nuova avventura. Giovannino era felice ma, in tutta quella beatitudine cullata dal mare, ci fu una cosa lo turb profondamente, (rallentare) una terribile presenza che viveva nelle viscere delle antiche mura del carcere: il mostro della torre!
Pausa. (Foto 23: la punta della linguella e la torre del Martello)
NARRATORE - Il babbo di Giovannino teneva ormeggiata la barca nella parte pi interna e riparata del porto. Quando uscivano insieme per andare a pescare lungo la scogliera, una volta arrivati allimboccatura del porto, erano costretti a voltare a sinistra e a rasentare la Torre del Martello, un tozzo fortilizio a sezione esagonale di granito rosa che, praticamente, faceva da sentinella alla rada e chiudeva lestremit della punta della Linguella, una lunga striscia di terra che, ancora oggi, protegge la parte orientale del golfo e forma la rada vera e propria.
Pausa. (Foto 24: lingresso al bagno penale di Portoferraio)
NARRATORE - In quel tempo, lungo la parte finale della Linguella aveva sede il bagno penale di Portoferraio, un piccolo e tetro carcere allinterno del quale erano rinchiusi ergastolani, detenuti politici e delinquenti comuni, tutti destinati ai lavori forzati. Il penitenziario ovviamente era di estremo rigore e la torre del Martello era quello che oggi chiameremmo il braccio di massima sicurezza. In pratica lisolamento. Nessuno sapeva quanti prigionieri erano rinchiusi dentro quel cupo baluardo, ma le condizioni dovevano essere terribili e, quando la barca del babbo, uscendo dal porto rasentava la torre, a Giovannino veniva la tremarella.
Pausa. (Foto 25: linterno del bagno penale)
NARRATORE - Una sera, dopo uno spensierato pomeriggio passato a raccogliere granchi sulle rocce nere della scogliera del Grgolo, padre e figlio stavano rientrando tranquillamente in rada. Come sempre il babbo stava ai remi e Giovannino al timone. Al momento di doppiare la Punta della Linguella, da sud-est si lev un leggero scirocco che, prendendo di lato la barca, la fece scarrocciare per alcuni metri verso dritta avvicinandola alla torre. In quel preciso momento dalle viscere del vecchio bastione si lev un lungo, soffocato e lugubre lamento, seguito da un inconfondibile rumore di catene. Giovannino divent smorto ma, ci che lo fece sobbalzare, fu il fatto che quei terribili suoni provenivano da sotto il mare! (rallentare) Giovannino aveva una sua dignit e mai si sarebbe precipitato a cercare conforto tra le braccia del babbo, ma quella volta lavrebbe fatto volentieri. Cerc in qualche modo di dominare la paura, anche se non riusc a fermare il tremore che si era impadronito di lui. Il babbo se naccorse e, a suo modo, cerc di calmarlo.
Il narratore dovr fare attenzione nel modulare le voci di Giovannino e del Babbo.
NARRATORE:
Stai attento, altrimenti il vento ci fa sbattere sulla torre!
Giovannino era un timoniere provetto, il babbo lanci lavvertimento solo per distrarlo dalla forte emozione che gli aveva attanagliato la gola. In qualche modo, riprese il controllo di se stesso e del timone, cos dopo alcuni minuti, attraccarono felicemente alla banchina del vecchio porto. Ormeggiarono la barca, sistemarono lattrezzatura da pesca poi, senza scambiare una parola, si avviarono verso casa. Giovannino avrebbe voluto fare mille domande, ma temeva di fare la figura del fifone, fortunatamente il babbo lo precedette.
Stai attento quando rasenti la torre, in quel punto c sempre uno scambio di venti, potresti prendere una folata sul fianco e ritrovarti troppo vicino alle mura con poco spazio per manovrare.
Giovannino resistette finch pot, poi non ce la fece pi.
C... coserano quei rumori?
Sono i lamenti dei condannati rinchiusi dentro la torre.
Ma venivano da sottacqua!
Purtroppo ci sono alcune celle che si trovano sotto il livello del mare.
E i condannati non affogano?
Evidentemente no.
E quanti ce ne sono in quelle celle?
Ormai credo che ce ne sia rimasto solo uno.
Chi ?
Si chiama Passannante.
E che cosa ha fatto?
un anarchico qualche anno fa tent di uccidere il re.
Che cos un anarchico?
Te lo spiegher stasera a casa.
La sera dopo cena il babbo gli raccont la storia.
Cinque anni fa re Umberto, assieme alla regina Margherita, stava attraversando Napoli. Ad un certo momento un uomo si slanci verso la carrozza e cerc di colpire il re con un coltello, ma lo fer leggermente ad un braccio. Il primo ministro si gett in avanti per proteggere il re e si prese una coltellata sulla coscia. Quelluomo si chiamava
Pausa. Lincertezza deve far capire che il babbo parla di Passannante al passato come se gi fosse morto.
NARRATORE:
(rallentando) si chiama appunto Passannante, pare che facesse il cuoco di mestiere e fosse originario della Lucania
Pausa.
NARRATORE:
Fu subito condannato a morte, ma il re commut la pena con i lavori forzati a vita.
Perch voleva ammazzare il re?
Perch Passannante un anarchico.
Che cos un anarchico un assassino?
Dopo lattentato, quando a Passannante sequestrarono il coltello, sul manico cerano incise le parole: Viva la Repubblica Internazionale!
Che cos una repubblica?
Una repubblica un posto dove pochi uomini saggi e istruiti, nominati da tutto il popolo, guidano e governano il popolo stesso.
Senza un re?
Senza un re.
E com possibile?
Pausa
NARRATORE:
Dimmi una cosa. Secondo te un uomo solo pu governare un bastimento?
No.
E perch?
Perch ci vogliono quelli che stanno alle vele, quello che sta al timone e
Bene, e tutti questi uomini insieme potrebbero navigare senza un capitano?
No come farebbero?
E un capitano potrebbe guidare la sua nave da terra?
Ma che matto?
(rallentare) Ecco, un re fa proprio questo: guida una nazione, un regno, ma non vive mai in mezzo alla gente, non sa come si fa a lavorare duro per guadagnarsi il pane. Mentre in una repubblica gli uomini che guidano il popolo, vengono dal popolo e conoscono i problemi e la vita della gente (esitante) Passannante era uno del popolo che non voleva essere governato da un re, ma da uomini come lui.
Allora un anarchico uno che non vuole essere governato da un re?
Un anarchico uno che vuole essere un uomo, non un suddito.
E per questo che gli anarchici ammazzano i re?
(paziente) Se i marinai del bastimento scoprono che il capitano non capisce niente, che fanno?
Giovannino ci pens su, poi rispose a modo suo: Gli dicono, mettiti da parte, che al bastimento ci pensiamo noi, altrimenti tu ci fai andare a sbattere contro gli scogli!
Ecco, (rallentare) questo i sudditi di un re non possono farlo.
Ma non possono ammazzarlo!
Pausa.
NARRATORE:
(con voce esitante) No certo, ma spesso nella storia di un popolo occorre qualcuno che dia lesempio, che faccia capire agli altri che necessario fare gesti grandi per ottenere piccoli cambiamenti e che sacrifichi se stesso per questo scopo.
Pausa
NARRATORE:
Non parlare mai di queste cose, n a scuola, n con gli amici, se mai un giorno vivremo da uomini a non da sudditi sar proprio per merito di gente come Passannante.
Quella notte Giovannino non chiuse occhio. Lavor parecchio di fantasia, immagin orde danarchici armati fino ai denti con gli occhi iniettati di sangue che, con la bava alla bocca, si gettavano come belve fameliche addosso a schiere di sovrani inermi. Non riusciva a capire come un uomo con dei pensieri delle idee, un uomo con un lavoro decoroso, potesse accoltellare un re, il simbolo stesso della nazione - come gli avevano insegnato a scuola - lincaricato da Dio a vegliare sul regno dItalia! Alla fine di una serie interminabile di ragionamenti, Giovannino si addorment con un chiodo fisso in testa: Ma come diavolo sar fatto un anarchico?.
Con la stessa domanda si risvegli la mattina dopo.
Pausa.
NARRATORE - Nel pomeriggio Giovannino si ritrov con i suoi amici e raccont la storia di Passannante. Alla fine del racconto uno dei ragazzi domand:
Che cos un anarchico?
Io lo so, fece un altro, uno che va in giro ad ammazzare la gente con le pistole e le bombe!
Non vero, gli anarchici ammazzano solo i nobili e i padroni.
Ho sentito dire che stanno sempre nascosti a preparare polvere da sparo e pallottole!
e che girano di notte, si nascondono nelle strade buie e aspettano i passanti.
Ma no! Quelli sono i briganti!
E che differenza c?
Gli anarchici non rubano, ammazzano per la libert.
Per la libert?
(schifato) Il mio babbo ha sentito dire che Passannante uno brutto, deforme, e con gli occhi feroci!
Mamma mia, sar un mostro!
Pausa.
La paura cominci a dilagare nel gruppetto, ma insieme ad essa crebbe anche la curiosit.
Mio zio, che fa la guardia nel carcere, mi ha detto che Passannante rinchiuso in una cella buia e stretta, che tutto bianco e gonfio e che ruggisce e puzza come un caprone!
Che schifo!
Ma gli anarchici saranno tutti cos?
Dopo una lunga discussione, nella fantasia dei ragazzini, Passannante divent una specie di vampiro, un demonio, un essere orribile racchiuso dalla giustizia nelle viscere della torre affinch non potesse uscire sulla terra a seminare terrore e morte. Solo Giovannino continu a chiedersi se un uomo, anche se si trattava di un criminale assassino, poteva essere condannato a finire i suoi giorni in un modo cos orribile.
Pausa.
NARRATORE - Il giorno dopo tutti i ragazzini della banda del quartiere conoscevano la storia di Passannante. Nel pomeriggio il gruppo si riun di nuovo per parlare ancora del prigioniero della torre. Comera da prevedere, se il giorno prima i racconti si erano limitati alle cronache, quella volta cominciarono ad essere infarciti di leggende e di invenzioni, (lugubre) al punto che qualcuno arriv a dire che lanarchico usciva nottetempo dalla torre e andava nei cimiteri a scoperchiare le tombe e a divorare i cadaveri.
Pausa.
NARRATORE - Ad un certo momento qualcuno lanci lesca.
Io so come si fa ad avvicinarsi alla torre senza essere visti dalle guardie.
E come?
Basta seguire le mura fuori del porto, le guardie non si affacciano mai da quella parte, alla base del muraglione c il cornicione.
Mica possiamo camminare sopra il cornicione, ci vedrebbero dal mare!
Non occorre, sotto il cornicione il mare ha scavato la roccia, con la bassa mare c spazio per camminarci.
Il piano per raggiungere la torre era pronto, i ragazzi si guardarono fra loro in silenzio come se aspettassero la decisione del capo, ma un capo non cera.
Va bene, disse alla fine Giovannino, dopodomani tenteremo di avvicinarci alla torre. da quel momento il gruppo ebbe un capo.
TERZO QUADRO
SCENA
(DURATA 10 7)
La scena la stessa del secondo quadro. Dal passaggio del muro, sulla destra della scena, si sentono delle voci.
PRIMO RAGAZZO - (da fuori scena) E ora che facciamo?
SECONDO RAGAZZO - (da fuori scena) Accendi la lanterna.
Dopo qualche secondo una luce azzurrognola illumina tremolante il passaggio. Dopo un secondo Giovannino entra in scena, attraverso la breccia nel muro, con una lanterna in mano tenendosi in equilibrio sugli scogli e comincia ad avanzare lungo il perimetro della torre.
PRIMO RAGAZZO - (da fuori scena) Dove vai?
GIOVANNINO - Voglio vedere dove finisce.
SECONDO RAGAZZO - (da fuori scena) Torna indietro!
Dopo alcuni metri Giovannino si ferma davanti alla stretta finestra a feritoia della cella di Passannante.
SECONDO RAGAZZO - (da fuori scena) Che c? Che vedi?
GIOVANNINO - Un buco, Una specie di finestra stretta.
PRIMO RAGAZZO - (da fuori scena) Che si vede?
Giovannino alza la lanterna. Improvvisamente, una specie di spaventosa maschera bianca, spunta dal buio. Giovannino urla terrorizzato. Fuori scena si sentono gli altri due fuggire spaventati. Giovannino perde lequilibrio e sta per precipitare sulla scogliera, quando un braccio esce dalla feritoia e lo afferra, il ragazzino resta a penzoloni nel vuoto.
PASSANNANTE - (da dentro la cella con voce tossicchiante e catarrosa) Tutto bene? Dammi, laltra mano.
Giovannino allunga laltra mano e si afferra al braccio di Passannante che lo tira su. Il ragazzino si appoggia spaventato ed ansimante al muraglione della torre, recupera la lanterna che e si era fermata sul ciglio di uno scoglio e la solleva per illuminare la feritoia. Dal buco spunta la stessa spaventosa maschera di prima. Giovannino fa uno sforzo per non cadere nel panico. Il viso di Passannante di un molliccio biancore cadaverico, gonfio e senza capelli, dai lati della bocca cola un muco giallastro, dallinterno della cella proviene un odore nauseabondo e Giovannino fa una smorfia di disgusto. Durante il dialogo tra i due, il viso di Passannante si vedr solo alcune volte e sempre per pochi secondi.
GIOVANNINO - Ch...chi sei?
PASSANNANTE - Mi chiamo Giovanni... Giovanni Passannante. E tu chi sei?
La voce di Passannante rauca, ma tranquilla e gentile.
GIOVANNINO - Gio... Giovannino Ma... Mazzei.
PASSANNANTE - Abbiamo lo stesso nome.
GIOVANNINO - Tu... sei... quello che ha tentato di ammazzare il re?
PASSANNANTE - S.
Pausa, poi Passannante emette un gemito.
GIOVANNINO - Che hai?
PASSANNANTE - Le reni... la catena mi fa male alle reni.
GIOVANNINO - Ti danno da mangiare?
PASSANNANTE - S, ma la carne puzza... e non riesco a tenerla nello stomaco... dopo poco vomito.
Improvvisamente dallapertura del muro si sentono le voci degli altri due ragazzi.
PRIMO RAGAZZO - (da fuori scena sussurrando) Giovannino!
GIOVANNINO - Sono qui!
SECONDO RAGAZZO - (da fuori scena) Oddio che spavento! Ma... non sei caduto?
GIOVANNINO - No, mi ha salv... (esita), mi sono salvato aggrappandomi al bordo del buco.
SECONDO RAGAZZO - (da fuori scena) Meno male... ma che c l dentro?
GIOVANNINO - (guardando Passannante) Niente, non c niente.
PRIMO RAGAZZO - (da fuori scena) Torniamo indietro.
GIOVANNINO - Va bene, andate avanti, vi raggiungo subito e... cercate di non farvi vedere dalle guardie.
SECONDO RAGAZZO - (da fuori scena) Ti aspettiamo al Grgolo.
Da fuori scena, sulla destra, si sentono i rumori dei due ragazzi che si allontanano.
GIOVANNINO - Io devo andare.
Pausa.
GIOVANNINO - Torner a trovarti.
PASSANNANTE - Grazie.
GIOVANNINO - Arrivederci.
PASSANNANTE - Aspetta, dimmi una cosa.
GIOVANNINO - S?
PASSANNANTE - Hai notizie di Garibaldi?
GIOVANNINO - morto questestate .
Pausa. Giovannino riprende la via del ritorno. Dallinterno della cella si sentono sommesse alcune parole dellorazione per i defunti. Da sinistra rientra il narratore. Uno spot dallalto lo illumina
NARRATORE - Per oltre due settimane, la storia dellesplorazione del cunicolo, fu largomento principale dei discorsi dei ragazzini. Lunico che tent in ogni modo di far dimenticare la vicenda fu proprio Giovannino, ed alla fine ci riusc. Il suo scopo era quello di tornare da solo indisturbato a parlare con il prigioniero della torre. Ci riusc solo tre settimane dopo. Ormai la pena per quel disperato, aveva sostituito la paura del buio e del mostro. Giovannino avrebbe voluto far qualcosa per quelluomo, ma non sapeva cosa, cos il giorno in cui si decise a ritornare nelle viscere della fortezza port con se un piccolo dono.
Mentre il narratore finisce di parlare, dal passaggio del muro rientra Giovannino. Ha la solita lanterna, lentamente e con cautela, si avvicina alla feritoia.
GIOVANNINO - (sussurrando) Passannante!
Per un attimo si intravede lorrenda faccia del prigioniero.
GIOVANNINO - (da un sacchetto di carta tira fuori un grappolo duva) Ti ho portato questo.
PASSANNANTE - Grazie... qui la frutta non la danno mai... sono anni che non la mangio.
Passannante fa uscire la mano dalla feritoia e, tremando, prende il grappolo. Dopo qualche secondo Passannante emette un lamento.
GIOVANNINO - Che ti succede?
PASSANNANTE - I... denti... mi fanno male...
Giovannino continua a guardare verso la feritoia.
GIOVANNINO - Ma la tua cella sempre al buio?
PASSANNANTE - S... e non posso vedere nessuno.
GIOVANNINO - Non vedi nemmeno il carceriere?
PASSANNANTE - Tu sei il primo che vedo da tanto tempo.
GIOVANNINO - Quanto?
PASSANNANTE - Non lo so... credo che siano passati quattro anni forse.
Giovannino spalanca gli occhi.
GIOVANNINO - (esitante) Perch hai tentato di ammazzare re Umberto?
PASSANNANTE - Io volevo ammazzare il re, non Umberto.
GIOVANNINO - Co... come...
PASSANNANTE - Io non ho nulla contro Umberto, ma contro il re s.
GIOVANNINO - Ma... sono la stessa persona.
PASSANNANTE - S, ma mentre Umberto un tizio che ha avuto solo la fortuna... o la sfortuna di nascere in una famiglia ricca e potente, il re rappresenta il potere, la sovranit... (ironico) il diritto divino, non il diritto dato da un popolo!
GIOVANNINO - Ma... un re non si ammazza!
PASSANNANTE - Infatti i re non si ammazzano, si ammazza ci che rappresentano.
GIOVANNINO - Ma un re sempre un re, il simbolo della Patria!
PASSANNANTE - Quale patria? Quella dove degli uomini si devono chinare di fronte ad un altro uomo?
GIOVANNINO - Ma ci sinchina sempre di fronte ad un re!
PASSANNANTE - E perch?
GIOVANNINO - Perch Dio che lha messo a capo della Patria.
PASSANNANTE - E perch proprio lui e non un altro?
Giovannino tace pensieroso.
PASSANNANTE - Dimmi una cosa, tu conosci gente povera?
GIOVANNINO - S, in paese ce ne sono tanti.
PASSANNANTE - Secondo te perch Dio avrebbe deciso che un uomo solo debba fare il re e tutti gli altri debbano fare i poveri? (rallentare) Non sarebbe meglio che invece di re e poveri ci fossero solo uomini liberi?
GIOVANNINO - (ricordando le parole del babbo) Come in una repubblica?
PASSANNANTE - (con voce esaltata) Si, una repubblica, dove uomini liberi, guidano e governano uomini liberi!
GIOVANNINO - Le stesse parole del babbo!
Pausa.
GIOVANNINO - Io devo andare... torno a trovarti.
PASSANNANTE - Grazie.
GIOVANNINO - Ti porter ancora uva.
PASSANNANTE - Grazie... posso chiederti un altro favore?
GIOVANNINO - S.
PASSANNANTE - Se ci riesci, potresti portarmi un pezzo di specchio?
Giovannino incredulo.
GIOVANNINO - U... uno specchio? Grande quanto?
PASSANNANTE - Che possa passare da questo buco.
GIOVANNINO - Ma che ci devi fare?
PASSANNANTE - Se tengo uno specchio in mano fuori del buco, forse riesco a vederlo oltre lapertura da dove sei venuto, da qui riesco solo a intravedere un po luce e a sentirne il rumore.
GIOVANNINO - Ma che cosa vuoi vedere?
PASSANNANTE - Il mare! tanto tempo che non lo vedo.
Giovannino senza dire altro esce tristemente di scena riattraversando il passaggio. Da sinistra rientra il narratore e si riaccende lo spot e si abbassano le luci in scena. Inizia lo smontaggio del primo allestimento scenico.
NARRATORE - Qualche giorno dopo Giovannino riusc a procurarsi lo specchietto, ma le speranze di riuscire a portarlo a Passannante crollarono tutte. Lamico che aveva lo zio guardiano del carcere, gli raccont che un deputato del parlamento si era interessato al prigioniero e che riusc a farlo trasferire in una cella al piano superiore.
Pausa. (Foto 26: Agostino Bertani).
NARRATORE - Il deputato si chiamava Agostino Bertani. Medico chirurgo di idee mazziniane, era stato uno dei fautori delle cinque giornate di Milano. Una volta eletto deputato, capeggi lestrema sinistra ed il partito radicale e fu promotore dellinchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori della terra in Italia. Il Bertani riusc ad ottenere il permesso per vedere il prigioniero, ma pot farlo solo attraverso il buco della porta della cella e con lobbligo di avvicinarsi in punta di piedi. Non ottenne il permesso di essere visto, e nemmeno quello di parlargli, perch il condannato, non solo non poteva parlare con nessuno, ma non doveva nemmeno mai avvertire la presenza di anima viva.
Pausa. (Foto 26: Agostino Bertani).
NARRATORE - (lugubre) Lo spettacolo che si gli si present agli occhi fu orribile.
Pausa. (Foto 26 Agostino Bertani).
NARRATORE - (lugubre) Sul pavimento della cella vide immobile un essere gonfio, gessoso, rantolante, evidentemente non pi in senno. Si sent dire che era arrivato ad inghiottire i propri escrementi. Il deputato usc dal carcere profondamente turbato e inorridito. Scriver: questo non un castigo, una vendetta peggiore del patibolo.
Pausa. (Foto 26 Agostino Bertani).
NARRATORE - Giovannino domand allamico se sapeva in quale cella avessero messo Passannante. Ma lui scosse la testa e Giovannino fu preso dallo sconforto...
Pausa.
NARRATORE - Passannante non avrebbe pi rivisto il mare!
Pausa.
NARRATORE - Una settimana dopo Giovannino e il babbo rientravano con la barca in porto. Era primo pomeriggio e il sole era alto nel cielo. Guardando la Torre del Martello pens con angoscia allamico chiuso tra quelle mura, con il desiderio struggente di vedere il mare. (cambia tono) Improvvisamente ebbe unidea: aveva ancora con se lo specchietto, lo tir fuori, lo punt sul sole e ne riflett la luce sulla torre illuminando a turno tutte le feritoie che si affacciavano sullesterno.
Che fai? gli domand incuriosito il babbo.
Se ci sono dei prigionieri che stanno al buio, almeno per un istante potranno avere un po di luce.
Il babbo non disse niente limitandosi a rallentare la vogata in modo che il sole potesse restare pi a lungo nelle celle della torre.
(Finisce lo smontaggio della scena precedente ed inizia il montaggio della successiva)
QUARTO QUADRO
SCENA
SECONDO ALLESTIMENTO SCENICO
(DURATA 5 13)
La scena si svolge nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino il 14 febbraio 1920, Giovannino adulto ed diventato medico. Una stanza di ospedale (che pu essere anche rappresentata da pochi elementi). Sul fondo della scena una finestra che d sulla campagna assolata. Al centro della stanza un letto rivolto di tre quarti verso il lato destro del fondale. Passannante disteso sul letto, ma si vede soltanto il braccio destro disteso lungo il fianco. Durante il cambio di scena il narratore prosegue nel racconto. Sulla sinistra la porta di ingresso con il battente spalancato.
NARRATORE - Dopo la visita al penitenziario, il Bertani riusc a far muovere il governo. Il Professor Biffi, che nellistruttoria del processo aveva dichiarato la sanit di mente di Passannante, fu chiamato nuovamente a redigere una seconda perizia.
Pausa. (Foto 27 Passannante a Montelupo Fiorentino).
NARRATORE - Questa volta il Biffi stabil che il condannato non era pi sano di mente.
Pausa. (Foto 27 Passannante a Montelupo Fiorentino).
NARRATORE - Passannante fu trasferito al manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, presso Firenze. Era il 1889, ed esplose lo scandalo: Francesco Saverio Merlino disse che il regime carcerario borbonico, al confronto, ci guadagnava parecchio e che la pazzia del Passannante era conseguenza diretta ed esclusiva del trattamento spaventoso che gli era stato inflitto nel penitenziario di Portoferraio. Trattamento che nessun regolamento carcerario avrebbe mai permesso. La giornalista Anna Maria Mozzoni, scrivendo su Critica sociale, ricord il giorno in cui accompagn Bertani fino al cancello della torre, quando il medico del penitenziario gli raccont dellindole dolce del prigioniero, che tenuto, da anni, con tanti rigori, mai si era mai lasciato sfuggire una parola di impazienza. Il medico disse che volgeva allascetismo, ed aggiunse: un San Luigi.
Qui dovrebbe terminare lallestimento della nuova scena. Il narratore esce da sinistra. La conversazione tra Anna Maria Mozzoni e Giovannino avviene tutta fuori scena, come se fosse fatta nel corridoio dellospedale proprio sulla soglia della porta, senza che i due entrino in scena.
MOZZONI - (da fuori scena) Da quanto tempo lo avete in cura dottore?
GIOVANNINO - (da fuori scena) Da cinque anni, praticamente da quando sono qui.
MOZZONI - (da fuori scena) Ha mai dato in escandescenze?
GIOVANNINO - (da fuori scena) Non ho mai conosciuto una persona pi dolce e tranquilla.
Pausa. (Foto 27 Passannante a Montelupo Fiorentino).
MOZZONI - (da fuori scena) Ma sta scherzando?
GIOVANNINO - (da fuori scena) Non oserei mai di fronte ad una signora.
MOZZONI - (da fuori scena) Lei mi dice che non...
GIOVANNINO - (da fuori scena) Non si mai lamentato, non ha mai manifestato n intolleranza n impazienza nei confronti della sua condizione, non ha mai imprecato contro nulla e nessuno, e molte volte lho sentito pregare.
MOZZONI - (da fuori scena) Ora non mi dir che un santo?
GIOVANNINO - (da fuori scena) Signora Mozzoni, facile pensare che Dio sia molto lontano da luoghi come questo, ma proprio per questa sua lontananza che, molti di quelli che vivono qui, lo rincorrono e cercano di avvicinarsi a lui. Quanti, di quelli che vivono una vita normale fuori da queste mura lo fanno?
Pausa.
MOZZONI - (da fuori scena) Dottore, lei ne aveva sentito parlare prima di venire qui?
GIOVANNINO - (da fuori scena. Nella voce di Giovannino si sente il sorriso) Oh, s lo conosco da sempre.
MOZZONI - (da fuori scena) Come...?
Dal letto si sente un lungo lamento soffocato. Dal corridoio si sentono dei passi affrettati
MOZZONI - (da fuori scena) Dottore, ma che succede?
GIOVANNINO - (si sente che sta correndo) Il suo anarchico pazzoide se ne sta andando.
Giovannino entra di corsa nella stanza ma, prima di entrare, si rivolge alla Mozzoni fermandola sulla porta. La donna non apparir in scena. Giovannino indossa ovviamente il camice bianco.
GIOVANNINO - Aspetti qui
Giovannino chiude lentamente la porta, si avvicina al letto, si siede sulla sponda sinistra e sorride allinfermo. Passannante tira fuori una mano scheletrica da sotto le coperte e accarezza il viso del medico.
GIOVANNINO - Come stai Giovanni?
PASSANNANTE - (con voce flebile e catarrosa) Sono stanco.
Lentamente dalla finestra una lama di luce si stende sopra la coperta. Giovannino si volta verso la finestra.
GIOVANNINO - Hai troppa luce? Vuoi che accosti un po le persiane?
PASSANNANTE - No, per tanto tempo non mi hanno fatto toccare il sole... lascia che sia lui a toccare me ora...
GIOVANNINO - Mi dispiace di non essere riuscito a portarti lo specchio quella volta.
PASSANNANTE - Me lhai detto tante volte... non preoccuparti... ti sei rifatto dopo, anche con i riflessi sulla finestra della cella.
Il vecchio tossisce alcune volte e si accascia sfinito, poi si rivolge di nuovo verso Giovannino.
PASSANNANTE - Dammi la mano.
Il medico stringe fra le sue quella del vecchio.
PASSANNANTE - lora vado a dire due parole a quel vecchio bacucco del re questa volta mi sentir
Giovannino sorride. La mano di Passannante scivola via da quelle di Giovannino. Giovannino infila una mano in tasca, tira fuori lo specchietto e lo mette tra le mani di Passannante.
GIOVANNINO - (mormorando con un nodo alla gola) Non ti servir per vedere il mare, ma solo per ricordarti di me.
Le luci si abbassano lentamente e, la scena dellospedale scivola nella penombra (gli elementi potranno essere lasciati in scena oppure, scenografia e attori potranno uscire favoriti dalla penombra). Sullo sfondo sar proiettato il ritratto di Passannante da galeotto. Da sinistra rientra il narratore, si ferma al centro della scena illuminato dalla luce spot. (Foto 28 ritratto di Passannante a Montelupo Fiorentino).
NARRATORE - Quando qualche anno prima, il parlamentare fiorentino Giovanni Rosadi laveva incontrato nel manicomio di Montelupo, durante tutto il colloquio Passannante era rimasto ad occhi chiusi. Quando Rosadi gli domand: ...ma perch non aprite gli occhi? lui rispose: E perch dovrei aprirli? Per vedere il sole, se non me lo lasciano toccare?
Pausa. Il narratore si volta verso il ritratto di Passannante proiettato. (Foto 28 ritratto di Passannante a Montelupo Fiorentino).
NARRATORE - (solenne, rallentando) Giovanni Passannante mor a Montelupo Fiorentino il 14 febbraio 1910. Sul suo cadavere inveirono gli scienziati dellepoca che, a scopo scientifico, staccarono la testa e la conservarono presso il Museo di Criminologia di Roma. Nel 1999 due parlamentari scoprirono la testa del Passannante nel Museo e ne chiesero al Ministro di Grazia e Giustizia il seppellimento.
Nellultima scena o, eventualmente durante tutta la storia, il narratore. Lo spot sopra il narratore si spegne e resta proiettato il ritratto.
(Foto 29- la torre di Passannante com oggi).
SIPARIO
FINE
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