Il mostro marino

ALBERTO DRER

OVVEROSSIA

IL MOSTRO MARINO

Atto unico

di RAOUL MARIA DE ANGELIS

PERSONAGGI

Alberto Drer

Il Padre Agnes

Prima voce

Seconda voce

Il Narratore

WINIBALD PIRCKHEIMER

Il Timoniere

Il Borgomastro

Un Giovane

Una Ragazza

Voci di marinai

Turista tedesco

Panorama della citt di Norimberga visto dall'alto. Di notte, 1944.

Fragore di bombe, grida di gente agonizzante, e poi, nel silenzio smisurato che sempre succede alla distruzione e alla morte, un grido cantilenato come un versetto biblico.

Commedia formattata da

Prima voce - Hanno centrato la casa di Alberto Drer. Anche il suo monumento. Ora s che Norimberga distrutta.

Seconda voce - Rimane la sua tomba. I bastioni e il castello sono intatti. E molti campanili. No, la citt esiste ancora. E la guerra finir un giorno.

Prima voce - Ma intanto la casa che fu di Drer...

Seconda voce - Tutte le case di Norimberga appartengono al maestro, tutta la citt, la Germania intera...

Trombe che squillano a comandare, a imporre il silenzio nella lunga interminabile notte.

Scena Prima

Una bottega di orafo.

Il Padre - (brusco). A che ti serve incidere il legno e il rame? Non ti basta lavorare a punta di argento? Da quando in qua, si lascia il certo per l'incerto? Quello che tenti un gioco o un'arte? Drer. Magari lo sapessi.

Il Padre - Bel modo di rispondere. Anzi, di non rispondere. Se continui di questo passo, dovrai guadagnarti la vita per tuo conto, e fuori da questa bottega che quella di un orafo, come tu dovresti ricordare.

Drer - Dammi tempo, e vedrai. Io moltiplicher l'opera d'arte con il torchio la carta e l'inchiostro; l'arte, come la intendo io, dev'essere alla portata di ogni tasca.

Il Padre - Gi, l'arte per il popolo, un discorso vecchio, stantio. Ma se aspetti che un mercante o un pescatore di aringhe sborsi un fiorino per un foglio di carta malamente stampato... il tuo stomaco potr fare la muffa. E alla casa, alla famiglia, ai tuoi fratelli chi ci pensa? Io, da solo, non basto ormai pi. E tu hai la mano fatata. Solo se volessi adoperarla... Drer. Ma non capisci? L'incisione sul rame si pu riprodurre sino a 60 volte, e quella su legno ancora di pi. Basta incidere una volta sola e riprodurre: si lavora meno e si guadagna molto. Ci ho provato, nell'officina di mastro Wolgemut: l'inchiostro litografico odora in modo magico, e la stampa, il foglio stampato, appena lo stacchi dalla lastra, nitido e fresco, ti inebria come vino del Reno.

Il Padre - E' un lavoro che mi sa di negromanzia.

Drer - E' proprio quello che volevo dire.

Il Padre - Ti rendi conto che sotto il torchio si annida il diavolo?

Drer - (ispirato). Il diavolo? Perch il diavole? Sotto le mie mani sbocciano angeli e madonne. Il diavolo, ebbene, lo metter sotto i piedi della Vergine incoronata di rose e di stelle. E da quelle rose, da quelle stelle...

Il Padre - Cadr la manna: latte e miele e vino dolce moscato.

Drer - Perch ti prendi beffe di me? Non te lo permetto.

Il Padre - Sciocco. Io sono tuo padre. Il tuo maestro. Dovrei frustarti; ma debbo continuare il mio lavoro che mi stato commissionato e che mi verr pagato solo alla consegna. Caparbio. Eccoti dunque una lastra di rame, me la sono fatta regalare per te. Vedremo quello che ne saprai cavare.

Drer - (sorridendo, riconoscente). Grazie. Sei un vero padre. Ebbene, non muoverti. Vi incider il tuo ritratto, per i posteri.

Il Padre - I posteri non pagano a suon di fiorini.

Drer - Chi lo dice? Pagano meglio. Col ricordo, la fama, la gloria. Io sono assetato di gloria.

Il Padre - E intanto... Alberto, ragazzo mio, cerca di guadagnarti quel tanto che basti per la zuppa. E aiutami a pagare l'ipoteca che grava sulla casa. I tuoi diciassette fratelli...

Drer - (cominciando ad incidere). Stai ferme, ora. Non cos, mostrami il viso di tre quarti. Lo sai, vecchio, che hai un volto da profeta? Ti manca solo la barba. E le tue mani... Nel palmo di esse inciso un grande destino.

Il Padre - Stai vaneggiando. Ma possibile che alla tua et, i sogni abbiano ancora il sopravvento? Se ti sentisse tua madre...

Drer - Ma lei mi sente, mi ascolta. E mi incoraggia. Anche tu, del resto. Il dono di questa lastra di rame non ne la prova?

Il Padre - E' soltanto un segno di debolezza. Come questo di farmi ritrattare da te. Un segno di vanit, oltre tutto, che dovr scontare a caro prezzo: allontanandoti da me, dalla casa. Forse arrivato, figlio mio, il momento di metterti in viaggio, di affrontare la vita, di guadagnarti il pane con l'arte che ti ho insegnato.

Drer - Sar come tu vuoi. Ora fammi terminare il tuo ritratto. Un giorno avremo una casa senza ipoteche. La linea della bocca, il lampo degli occhi... Padre, non essere in collera... Altrimenti... altrimenti... sarai tu il diavolo, o l'angelo vendicatore.

Voce del Narratore - Finito l'apprendistato, dal 1490 al 1494, il ragazzo Drer si mette in viaggio e si ferma dove trova lavoro. E' un viaggio che gli consente qualche rapporto con i pittori tedeschi dell'epoca e forse con qualche maestro olandese; ma , soprattutto, un tirocinio pi duro, che lo mette contatto con le esigenze reali della vita. Nel 1492 a Basilea, e lo salva l'arie del silografo che non gli ignota e in cui subito eccelle: ne prova il San Girolamo pubblicato da Kaessel quell'anno stesso. A Strasburgo si imbatte in Hans Baldung Grien, che Drer venera come un genio, sebbene sia suo coetaneo. Incide, disegna, dipinge, e sbarca il lunario, aprendo la mente all'arte in continui paragoni. Tocca Ulma, Costanza, di nuovo Basilea: nell'aprile del 1494 ritorna a Norimberga, dove il padre, impaziente, gli ha trovato moglie. Drer sposa Agnes che gli porta duecento fiorini in dote. Ma soltanto nel 1507, dopo un secondo viaggio a Venezia, Drer riesce ad estinguere l'ipoteca sulla casa. Pi tardi ne acquista persino una seconda. Certo, per garantirsi da ogni pericolo, e certamente per adempiere la promessa fatta al padre, gi morto da tempo.

Scena Seconda

Autunno 1494. Un caff, a Venezia, tra un ponte e una calle.

Turista tedesco - Se tu, per vivere, hai bisogno di vendere stampe, sarebbe meglio che non fossi partito da Norimberga. Gli Italiani sono intriganti e pettegoli e non tollerano che un artista straniero sia povero e senza protettori.

Drer - Io sono sceso in Italia per imparare: non sono ancora un artista, sono appena un allievo. Non posso paragonarmi certo a un Giambellino, a un Pollaiolo e soprattutto a un Leonardo da Vinci.

Turista tedesco - Eccoti qualche moneta per le tue stampe; anzi, le compro tutte io; ma che non mi imbatta ancora in te carico di mappe e fogli! Tu sei gi un maestro, mettitelo bene in testa, E non fare l'ipocrita: lo sai da te che sei un maestro. Perch non mi fai vedere l'opera che hai terminata e di cui tutti parlano come di un capolavoro?

Drer - Non un capolavoro: per questo non te la mostrer.

Turista tedesco - Se ti avevano offerto sinanche di lavorare qui, a Venezia, in uno studio... La tua opera ha suscitato molta ammirazione e qualche critica dettata dall'invidia. Quindi, deve essere davvero bella, anzi perfetta.

Drer - Ahim, non come tu dici. Ogni opera umana lontana dalla perfezione; e quelle degli artisti ubbidiscono spesso ai capricci della moda o ai precetti di una scuola. S, vero, mi hanno fatto la proposta di restare a Venezia. Ho rifiutato.

Turista tedesco - E per quale ragione, se lecito?

Drer - Ho avuto paura.

Turista tedesco - Di che?

Drer - Non oso confessartelo.

Turista tedesco - Tirer a indovinare. Per via di una donna?

Drer - Macch. Sono appena sposato.

Turista tedesco - Serba allora i tuoi segreti per gli amici di Norimberga.

Drer - Nessun segreto.

Turista tedesco - E allora?

Drer - Ho avuto paura di essere avvelenato.

Turista tedesco - Avvelenato?

Drer - Per gelosia di mestiere.

Turista tedesco - Ah, ah, ah! Ci sei cascato. Dunque, la tua opera cos bella - e tu lo sai - che ha suscitato un vero pandemonio. Ti hanno teso un agguato. Non mi ignoto che gli Italiani sono lesti di mano e nascondono minuscole boccette di cristallo nel cavo del palmo durante la cena. Farai bene a partire, al pi presto, se hai gi rifiutato. Persino le statue sono armate di pugnale, la notte, agli incroci delle calli, in questa citt tenebrosa.

Drer - Partir. Ma non prima di aver appreso l'uso di certe vernici e misture, la composizione di certi colori ed inchiostri. In quanto ai pugnali, io vado sempre armato e mai solo, durante la notte.

Turista tedesco - Bada che l'orgoglio e l'ambizione sono pessimi consiglieri. Hai appreso abbastanza. Parti, dunque. Il destino non bisogna sfidarlo con la cocciutaggine.

Drer - Ma neanche con la vilt e la fuga. E poi, Venezia cos bella la notte, e l'alba sulla laguna... Oh, io torner ancora una volta, soltanto per dipingerla.

Turista tedesco - Gi, se ne avrai il tempo.

Drer - Grazie, comunque, per il tuo aiuto. Hai fatto un ottimo investimento, d'accordo, ma io ho apprezzato la tua generosit.

Turista tedesco - La mia generosit s, il mio consiglio no. Stolto come tutti i giovani, queste monete io te le ho date per il viaggio di ritorno, non per le tue stampe. Ci fosse una tua incisione tra esse, io avrei raddoppiato la cifra.

Drer - Grazie anche per la tua ammirazione: deve essere sincera e cieca se la paghi cos a caro prezzo, ipotecando persino il futuro. Certo, qualcosa ho imparato dai maestri italiani; ma mio padre maestro orafo e disegna e incide a punta di argento. Io, l'incisione, l'ho nel sangue da prima di esser nato. Il disegno non tutto, le proporzioni, la simmetria... Occorre la luce, quel clima ineffabile che cristallizza e fa splendere forme ed aspetti della natura. Giorno verr...

Si odono voci di maschere che danzano e cantano in un girotondo scherzoso: Cavaliere, basta con il lavoro. Vieni con noi. La vita breve. Che aspetti? Quale giorno? . Musica di scena.

Drer - (quasi sottovoce). Il giorno in cui il mio nome appena pronunziato far spalancare le porte dei potenti e dei re.

Scena Terza

1498. Bottega di Drer.

Winibald - (entrando come un tornado). Alberto, maestro, caro amico mio, dove sei, che ti abbracci.

Drer - Eccomi, qual buon vento?

Winibald - Oh, Alberto, ipocrita e santo, come fai ad essere cos? Ecco il tuo libro, ecco le quindici incisioni dell'Apocalisse. E tu osi incidere anche oggi?

Agnes - Da noi si mangia ogni giorno, e non siamo noi due soli a mangiare.

Winibald - Ma tutta Norimberga, e tra poco tutta la Germania - che dico?, l'Europa intera - parla del libro santo, in cui si sente la voce dell'apostolo Giovanni. E, attraverso il segno inciso da Alberto, le visioni, le profezie, la vita e la morte, l'inferno e il paradiso, tutto diventa vero e fantastico, la realt si inciela.

Drer - (trasalendo, con voce rotta dall'emozione). Non stai esagerando?

Winibald - Ipocrita. Vanaglorioso.

Agnes - Ma perch smetti di lavorare, vai avanti, puoi ascoltare lo stesso, lavorando, gli elogi del tuo amico prediletto...

Drer - Hai ragione. E che altro sto facendo, da che ci siamo sposati? Lavorare senza un respiro, senza una vacanza, sempre con la mente rivolta al denaro e al successo.

Winibald - Ma che c'entra il denaro e il successo? Con queste incisioni, con queste poema sacro, tu sei nella gloria dell'arte. Giammai nessun altro prima di te ha raggiunto una simile perfezione nell'incisione in legno, e tu dai ragione a tua moglie che non distingue la Vergine delle Rocce da una lavandaia?

Agnes - (offesa). Ah, cos. Se non ci fosse stato il mio denaro, la mia dote di duecento fiorini, se non fossi andata alla Fiera di Francoforte a vendere le sue acqueforti, il vostro Alberto inciderebbe ancora tabacchiere per i mercanti e i marinai. Io vado via, salgo in casa, debbo lavorare, io, e non gridare al miracolo per quattro segni che incutono terrore.

Winibald - Lo hai detto, Agnes, e per quello che hai detto ti perdono: l'Apocalisse incute terrore. Come lo hai capito?

Agnes - C' poco da capire. Basta guardare, e inorridire.

Winibald - Sii benedetta. Anche io ho dovuto, durante la notte, chiudere gli cechi, per non aprire la finestra e gridare alle tenebre, a sfida, i versetti dell'apostolo. Ero come folgorato. Per fortuna mi mancata la voce.

Agnes - (sghignazza, scappando via). A quel che sento, ti ritornata e di timbro pi sonoro.

Drer - (con un gesto di fastidio e un tono di voce astioso). Parla sempre della sua dote. Ogni occasione buona per ferirmi. E s che ne ho guadagnati di fiorini. Ora la casa mi appartiene.

Winibald - Tutta la citt ti appartiene. Perch non vieni ad abitare in casa mia? Saresti libero e lontano da tua moglie.

Drer - Grazie, mio buon amico. Ma non hai ascoltato Agnes? Non siamo noi due soli a mangiare. Tra poco mia madre verr ad abitare con noi. Dopo la morte di mio padre, soffre a star sola, di notte ha paura.

Winibald - Alberto, perdonami, ma le tue cure familiari questa volta non mi commuovono. Parliamo dell'Apocalisse. Come hai fatto, chi ti ha guidato la mano, chi ti ha ispirato, chi ha infuso nei volti l'attesa del miracolo, la luce del miracolo, il terrore del miracolo?

Drer - Winibald, perch me lo chiedi? Se ne conosci, anche tu, a memoria i versetti?

Winibald - (scandendo le sillabe). Ah, s. L'apostolo Giovanni.

Musica di scena; l'Introduzione di un canto liturgico in sottofondo.

Scena Quarta

Primavera 1971. Una piazza della cittdi Norimberga.

Prima voce - Ma dov' la casa di Drer?

Seconda voce - Distrutta. E' andata in polvere.

Prima voce - Niente, dunque, resiste all'invasore?

Seconda voce - La gloria. Solo quella resiste alla guerra e alla distruzione. Il nome di Drer scritto nel cielo di Norimberga/sugli altari delle chiese.

Prima voce - Anche molte chiese sono state distrutte.

Seconda voce - Ma qualcuna ha resistito persino alle bombe. Al fuoco. La gloria di Dio anch'essa scritta nel cielo di Norimberga.

Prima voce - Cos sia.

Un suono di fanfara.

Scena Quinta

1519. Sala comunale delle udienze.

Borgomastro - Sia introdotto il maestro Albert Drer.

Drer - Eccomi, signor Borgomastro.

Borgomastro - Abbiamo letto il tuo esposto. Lo riteniamo fondato. Tuttavia, se il re Carlo V non riconferma la pensione che la citt ti paga gi da tre anni, tu sai, il comune povero, io non mi sento autorizzato a continuare nei versamenti.

Drer - Io ho fatto tanto per questa citt, la pensione un riconoscimento dei miei meriti artistici. Rappresenta poca spesa per il comune. Perch mi stata tolta? Tu sai che sulla mia nuova casa grava un'ipoteca perenne. Morir senza una casa ch'io possa dire veramente mia.

Borgomastro - Se ti ho detto - e te lo riconfermo - che ritengo fondato il tuo reclamo. Fatti rinnovare il riconoscimento da re Carlo. Io sono tuo amico e ammiratore. Da solo non posso lottare contro il consiglio di mercanti. Mettiti in viaggio, maestro, e che Dio ti protegga. Massimiliano ti ha protetto e radunava le tue opere dovunque le trovasse. Non avrai alcuna difficolt a farti riconoscere il provvedimento da Carlo V con la sua firma.

Drer - E' triste, alla mia et, mettersi ancora in viaggio, bussare alle porte dei potenti. Non giusto distogliermi dal mio vero lavoro, per dedicarmi a un'altra opera di cui sono scontento, insoddisfatto.

Borgomastro - Chi l'ha intravvista, ne canta lodi e meraviglie, di questa opera in onore di Massimiliano. Perch dubiti sempre di quello che fai? La gloria ti appartiene gi da tempo. E questa non ha bisogno di firme di duchi o di re: nessuno te la pu togliere, maestro. Buon viaggio, allora. Sar lieto di versarti anche gli arretrati, al tuo ritorno.

Drer - Mi hai dato coraggio. Al mio ritorno, non lo dimenticher, dedicandoti la prima copia del libro che sto impaginando. E un altro dono far al Municipio della citt. Sto dipingendo apposta le tavole degli apostoli.

Scena Sesta

1519. Sala del palazzo di Winibald.

Winibald - Sei afflitto per la pensione o per l'opera che stai facendo per riguadagnartela?

Drer - Sono afflitto per l'ipoteca che grava sulla nuova casa. Morir senza casa. Ne ho il presentimento. Mia moglie mi considera un inetto.

Winibald - (ridendo). La tua tenera Santippe. Ti sprona al lavoro. Vuole essere ricca, alla tua lontana morte. Ma tu, perch le hai promesso di morire prima di lei? Dove scritto? Potrai sempre disdire il patto!

Drer - Te felice che non hai da rendere conto a nessuno e puoi trascorrere la vita tra i libri che ti aprono la mente...

Winibald - Ti conosco. Dimmi quello che ti occorre, amico. Io non sono n grande elettore, n monarca, n imperatore. N Borgomastro, dovrei aggiungere.

Drer - Ebbene, intercdi per me: scrivi al re.

Winibald - Ti nuocerei. Tu non hai bisogno di protezioni. Anche se ancora non hai dato alla stampa il trionfoper Massimiliano, da Carlo V avrai pi di quanto desideri. Piuttosto, ascolta questi versi che parlano di mostri marini: sono un brano dell'Odissea. Omero. Il mostro dei poeti e degli artisti...

Scena Settima

Voce del Narratore - Nonostante il parere di Winibald, il Drer si mette in viaggio - il 15 luglio del 1520 - in compagnia della sposa, di quella Agnes che gli moglie da anni, ma che non riesce a fruttificare. Quale differenza dalla madre Barbara che di figli ne mise al mondo diciotto, e senza eccessivo sforzo. Un matrimonio di convenienza, il suo: una dote di duecento fiorini, e una donna dal volto severo, glaciale, con la mente sempre rivolta all'oro, al tornaconto, al mercato. Del resto, il Drer stesso ad incaricarla di vendere fogli sciolti di incisioni, stampe, come costretto a fare anche lui, se vuol visitare una prima volta l'Italia. Durante il viaggio verso Bruxelles, per incontrarsi con Carlo V, ormai famoso, accolto dovunque come inviato dal cielo: le sue opere sono conosciute e lodate, vescovi e re se lo contendono e lo ospitano ricoprendolo di doni... Da Francoforte a Magonza ad Anversa ad Aquisgrana a Bruxelles, dove infine Carlo V, dopo l'incoronazione, gli rinnova la pensione. E' un viaggio trionfale.

Scena Ottava

Autunno del 1520. Il ponte di un veliero sul mare in tempesta.

Drer - (avvolto nel tabarro, in coperta accanto al timoniere). Che vedi, timoniere? Ancora tenebra?

Timoniere - L'alba non lontana, maestro. Perch non cerchi di dormire, intanto?

Drer - Dormire? Ma tu non capisci, allora, la ragione del mio viaggio notturno?

Timoniere - Il mostro, vuoi vedere il mostro incagliato tra le rupi di Zierikse. Sar un balenottere

Drer - O una balena. O un elefante marino. O il Leviathan. O chiss che.

Timoniere - Sei curioso. E affronti il mare, la notte, i pericoli del viaggio, per saziare la tua curiosit.

Drer - Sguiti a non capire. O lo fai apposta. Io vedr con i miei occhi mortali quello di cui i marinai di ogni tempo hanno favoleggiato. E potr inciderne le fattezze e le proporzioni sulle lastre di rame: io solo fra tanti artisti, scelto dal destino per tramandare ai posteri l'apparizione di un prodigio.

Timoniere - Che gusto c'? Aggrappati alla fune, maestro, altrimenti il mare ti avr per scagliarti contro le rocce.

Drer - Non temere. Sto saldo. Il mare non mi fa paura. E' quanto vedr, pi tardi, a infondermi un terrore indefinibile: il terrore dell'ignoto.

Timoniere - Calmati. Anche se una balena, la troveremo pancia all'aria, con i denti in mostra, divorata ai fianchi dagli altri pesci per fame e per vendetta.

Drer - Ma non sar una balena. Il mare nasconde misteri, meraviglie e mostri che tu non conosci.

Timoniere - E che tu immagini con la tua fantasia.

Rumore di vento e cigolo di legni investiti dalla furia del mare.

Drer - Chiss quale forma avr, ripeto, quali proporzioni. Pinne, scaglie, artigli, denti affilati in pi file? E l'apertura della bocca? E la circonferenza del corpo gigantesco?

Timoniere - Perch gigantesco?

Drer - Cos hanno riportato i marinai che l'hanno intravvisto tra onde e rupi. Ora io mi domando: perch venuta a morire in Zelanda, a poche miglia dal luogo dove io son tornato da poco?

Timoniere - Come faceva a saperlo che tu eri tornato?

Drer - Tu irridi, vecchio ribaldo. E dici di conoscermi. E di aver visto e adorato le mie madonne.

Timoniere - Appunto per questo, maestro. Io ho terrore dei mostri. E se non mi avessero versato un fiorino in anticipo, non avrei affrontato questo viaggio, nemmeno in tua compagnia.

Drer - E gli altri, perch mi hanno accompagnato, secondo te?

Timoniere - Per farti cosa grata, suppongo, mossi dalla tua stessa curiosit. E poi, s'intende, il tuo amico e protettore Winibald curioso pi di te. E' lui che ha pagato.

Drer - Gi, lui ricco, potente e generoso. Un vero amico.

Timoniere - Dorme?

Drer - Riposa. Lui non ama il mare in tempesta.

Timoniere - E' un vero saggio. Nemmeno io, se per questo. E tu?

Drer - Io amo tutto quello che non conosco, che si nasconde dietro il velo del mistero: i mostri, le apparizioni e il mistero stesso della natura. Il mare ne fa parte. Anzi, ne grandissima parte.

Timoniere - Questo vero. Ma tu che vi cerchi, dentro il mare?

Drer - La verit, la forma, la simmetria.

Timoniere - Non capisco.

Drer - Ecco, vedi, nel mare come nel cielo, che sono le dimensioni dello spazio, le forme sono vaghe, instabili, fluttuanti: ad esempio le nuvole, le onde, i pesci e gli uccelli sempre in movimento. Nuvole onde pesci ed uccelli popolano lo spazio, lo fanno accessibile ed umano. Pi umano e drammatico esso diventa con la tempesta: fulmini e saette, tuoni e vortici, vento e maree. Allora ti domandi: Che cosa vi si nasconde? .

Timoniere - Ci sono i libri sui tifoni e i maremoti, sul cielo e sul mare. Altrimenti, senza carte e bussole, i mari non sarebbero navigabili. E nemmeno i cieli, che un giorno lo saranno.

Drer - E tu credi che basti una bussola, una carta?

Timoniere - Per navigare basta.

Drer - Forse. Io cerco altro, l'esatta misura delle cose, anche, e soprattutto, dei fenomeni, persino delle apparenze, che ingannano, se non paragonate e riportate a una regola fissa e immutabile.

Timoniere - Dove vuoi arrivare?

Drer - Ad un porto.

Timoniere - Arriveremo.

Drer - Non alludevo a quello di Zierikse, dove arenato il mostro, o la balena che sia.

Timoniere - Chi ti capisce, bravo. Parli per enigmi. Sfidi la tempesta per arrivare alla costa di Zierikse e questo non ti basta, non la tua meta.

Drer - E' anche una meta, manon l'ultima. Tu dici di ammirare lemie madonne. Ebbene, ti sei chiestoche cosa esse rappresentino?

Timoniere - Quello che tu dici di cercare: la verit.

Drer - Gi, appunto: la verit rivelata, la suprema bellezza, l'armonia della forma, l'essenza originaria della donna resa immortale dalla divinit. Ebbene, e l'uomo? E io, e tu, e il mio amico Winibald? E gli animali che vivono a noi dintorno? E gli stessi alberi? Basta dipingerli, gli aspetti della natura, le creature umane, come sono, per essere fedeli all'arte, per essere immortali con le opere d'arte?

Timoniere - Ah, tu vuoi essere immortale, dunque. Non un peccato di superbia?

Drer - No. T'inganni. Io non lo voglio per me, lo voglio per testimoniare della grandezza e infallibilit di Dio, attraverso le opere che lui mi ispira. Hai visto le tavole dell'Apocalisse? Io ho ripetuto col segno i messaggi di Dio attraverso la testimonianza dell'apostolo Giovanni. Io sono scampato alla peste, ma pochi scampano a quella del vizio, del peccato, della lussuria. Non pensano all'arrivo dei quattro cavalieri, alla peste, alla fame, alla guerra, alla morte. Io ci penso, ci ho pensato, timoniere, come tu a dirigere il naviglio tra i furori della tempesta. Essi, i cavalieri della distruzione, mi sono sempre davanti con le parole solenni di Giovanni. E non sono una gradevole compagnia. Sono un ammonimento per il giorno fatale che verr. Quando? Il fuoco cadr dall'alto, e Norimberga sar distrutta. Anche i templi. Anche le pale di altare da me dipinte, forse. Ma sino a quel giorno, timoniere, che l'Arte sia testimonianza della gloria di Dio.

Timoniere - Anche i mostri sono stati creati da Dio. Perch?

Drer - E perch questo si arenato tra le rocce del mare di Zelanda? E' un messaggio. I mostri assediano la terra? E' l'annunzio di una guerra, di una pestilenza? O la voce del mare che svela una meraviglia degli abissi?

Timoniere - Tutto pu essere. Ma perch non aspetti di poterlo esaminare da vicino? Tra poco lo potrai.

Drer - Ma se si fosse arenato tra Scilla e Cariddi, non lo potrei. Non tutto accade alla portata dei miei occhi. Di molte cose arrivano al mio orecchio notizie inesatte, e incontrollate. E tuttavia la sola notizia di un'apparizione sommuove la mia fantasia. Vorrei avere io il dono della profezia, essere simile a quel Giovanni apostolo. Ma non ne sono degno. La mia testimonianza si limita a un riscontro della realt nelle sue esatte proporzioni ed immagini.

Timoniere - Io ho adorato le tue madonne, maestro. C'era una luce sul loro volto, che non di questo mondo.

Drer - Oh, stolto adulatore, oh ribaldo, oh avanzo di galera... Se quello che dici fosse vero...

Timoniere - E' vero. Io sono caduto in ginocchio. Dunque, vero.

Drer - Grazie, fratello. Tu non sai il dono che mi fai, l'ansia che plachi (almeno per oggi, almeno per questo momento). Gli Italiani mi hanno insegnato a raffigurare il vero, trasfigurandolo. Essi sono insuperabili nel far splendere i colori in luce, specie un tal Leonardo da Vinci che opera a Milano, o un tal Giovanni Bellini che opera in Venezia. Ma zitto, ecco Winibald che arriva, incapace di dormire.

Winibald - Che fai cos avvolto in tetri pensieri come lo sei nel gabbano? E' ancora notte, che scruti?

Drer - L'alba non lontana. E tu, nemmeno tu hai resistito, al solito vinto dall'insonnia.

Timoniere - Ecco l'alba, ecco la prima luce.

Winibald - Sembrano, le tue parole, uno squillo di tromba che laceri le tenebre.

Drer - E' cos. Ecco l'alba. Ma baster, l'alba, a diradare le tenebre, le tenebre della nostra notte?

Timoniere - Si placata persino la tempesta. Pace, maestro. Potrei abbandonare la ruota del timone; ma non lo far, non l'ho mai fatto.

Drer - Nemmeno io l'ho fatto: n mai lo farei.

Winibald - E' un tratto di costa deserto, quello che ci sta dinanzi. Se non ci fossero rupi che si alzano dal mare, sarebbe del tutto deserto. Stridio di gabbiani. Voci dalla riva e dal naviglio.

Timoniere - I gabbiani. Volano intorno alle rupi. Ma non scorgo altra presenza, oltre quella di rare persone sulla riva. Ehi, voialtri, buttate l'ancora, presto. Calate una scialuppa in mare. Stridio di catene e di gabbiani.

Drer - Ma che cosa accaduto? Ehi, voi di terra! Dov' la balena? Dov' il mostro?

Una voce - L'alta marea l'ha portata via. Nemmeno noi l'abbiamo vista.

Timoniere - Era una balena, o un balenottere?

Seconda voce - E chi lo sa? I marinai raccontano favole, come i cacciatori.

Winibald - Dunque, non era un mostro?

Prima voce - Un mostro? Chiss! Era un cetaceo gigantesco, a quel che dicono.

Drer - Ma dove sono i marinai che l'hanno visto?

Seconda voce - Partiti prima dell'alba con il loro naviglio. Erano marinai forestieri. Il naviglio aveva un nome strano. Essi, i marinai, sapevano solo poche parole della nostra lingua.

Drer - E di voi, di voi nessuno pu darci notizie pi sicure?

Prima voce - Nessuno di noi ha potuto vederlo. Anche noi abbiamo fatto un inutile viaggio dall'interno.

Winibald - Prendiamo terra,

Timoniere - Ci sar bene un'osteria tra le case, pi in dentro. Abbiamo bisogno di ristorarci, e l'oste ne sapr pi di ogni altra persona.

Drer - Io non vengo. Io resto qui nella scialuppa. Io non voglio sapere altro. Non ci resta che ritornare a bordo, rifare il viaggio di ritorno. Dio mi ha punito.

Winibald - Che cosa butti in mare?

Drer - Le lastre di rame che avevo portato con me. Che il mare abbia il mio dono, se ha rifiutato di mostrarmi il proprio.

Winibald - L'alta marea. E ora il mostro sar di nuovo sprofondato negli abissi; portato al largo dalla forza delle correnti. Forse lo incontreremo sulla rotta. Animo, Alberto.

Timoniere - Perch vuoi consolarlo con le parole? Le parole certe volte non bastano.

Drer - Come deserta questa spiaggia! Sembra davvero l'altra riva. Non scorgo case, n alberi. Solo queste rupi e le onde che vi si increspano in un fluttuante e sinistro riso di spume. Mi ricorder di questo luogo, della solitudine infinita di questo spazio che la voce del mare riempie solo nelle notti di tempesta.

Scena Nona

Luglio 1971. La nuova casa di Drer, di fronte al tunnel dei bastioni che conducono al castello di Norimberga.

Ragazza - Cosicch, quanto abbiamo visto una copia, nemmeno un calco, della casa che appartenne a Drer?

Giovane - Che importa? Quest'anno dedicato alla celebrazione del maestro - cinquecento anni dalla nascita - e la gente ha piacere di poter vedere - e raccontare di aver visto - il torchio che appartenne all'incisore, il letto dove egli ripos, il caminetto, la brocca dell'acqua.

Ragazza - Andiamo a visitare la sua tomba nella chiesa. Drer vi riposa sotto una pietra. O anche questo leggenda? O persino la chiesa saltata in aria?

Giovane - Quella no. E sotto quella pietra sono le spoglie mortali del maestro. Ma il suo spirito non ha requie. E' morto di dolore, deluso per la scarsa combattivit di Erasmo, senza aver mai potuto vedere in viso Martin Lutero. Avrebbe voluto ritrattarlo. Tante cose gli riuscirono, ma il ritratto di Lutero non pot inciderlo.

Ragazza - Erasmo, tuttavia, gli rese giustizia. Ti ricordi quello che scrive sull'arte dell'incisore? Aspetta. Ne so un brano a memoria: Apelle fu aiutato dal colore, anche se distribuito solo con parsimonia, ma Drer quali mirabili effetti ha ottenuto anche solo col bianco e nero. Ombre e luci, illuminazione brillante, alture, depressioni. Dipinge ci che non pu essere dipinto: fuoco, raggi di luce, il fulmine, il lampo biforcuto, il lampo fiammeggiante, nuvole su una parete...

Giovane - Nuvola su una parete . Che avr mai voluto dire? Una macchia, un'ombra, un sogno che passa senza quasi lasciar traccia?

Ragazza - Chiss. Tutto e niente, forse. Ombra e luce. Leonardo part dalle macchie sul muro...

Giovane - Ma non in questo senso. Drer era un visionario, un mistico, forse riusc davvero a fissare sul legno e sul rame l'ombra del nulla, il riflesso del sogno inconsistente e luminoso come il pulviscolo...

Ragazza - Ecco la chiesa. Entriamo?

Giovane - Aspetta. E se la pietra fosse stata spostata? E se il sepolcro non esistesse pi, anch'esso distrutto dalle bombe? Passi per la casa ricostruita sul disegno di quella vera, per la quale egli tanto pat prima di poterla riscattare. Ma la sua tomba? Quella che dovrebbe essere la sua eterna dimora?

Ragazza - Allora rinunziamo. Corriamo alla mostra. Sono le opere che contano, quello che veramente rimasto di lui. E dire che mor di dolore. Mentre stava realizzando il trattato delle proporzioni. Lo fin pochi giorni prima della morte.

Giovane - Era un riepilogo, il suo. Lo spirito si affinava e pretendeva altro nutrimento. Ma lui era nato per carpire il segreto della nuvola sulla parete, il balenio della luce in contrasto con la matrice dell'ombra. Per questo, le sue figure rilucono dei raggi indiretti del martirio. Persino la statua della Malinconia, grave, solenne, ieratica in quel suo incorruttibile spazio.

Ragazza - Corriamo, prima che la mostra chiuda.

Giovane - E quand'anche fosse? La visiteremo domani, e domani l'altro. O andremo a cercare le opere del maestro sparse di nuovo per il mondo. Hai notato come ti guardano le sue figure riprodotte e ingrandite, agli angoli della citt, sui tabelloni?

Ragazza - S, sembrano popolare la citt.

Giovane - O farne la guardia. O difenderla. O proteggerla. Ti confesso che la tomba di Drer esiste. Io ci sono stato da solo. Ascolta. Ho composto questi versi, l'epitaffio che vorrei incidere su quella pietra.

Ragazza - No, ti prego. Anche tu vuoi distruggere il passato? Lascia le cose come stanno. Ascolta tu, invece. E' l'epitaffio che ha dettato il grande amico del maestro, Winibald Pirckheimer. Me ne ricordo solo qualche verso: Albrecht Drer ha dapprima ornato il mondo con le sue pitture. Ha riempito ogni luogo con la sua arte suprema. Ora non gli rimane che adornare il cielo con i suoi colori. Abbandonata la terra, risale verso le stelle . (Dopo una pausa). E lasciamolo l, nella gloria dei cieli che si guadagnato oltretutto con tanto dolore

Musica dissolve...

FINE