Il Natale di Martin

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MARTIN: Samuele

NARRATORE: Molinaro Ary

PELLEGRINO: Storino Simone

STEPANIC: Curtino Marco

MADRE: Giorgia Biancotti.

BAMBINO: Alessandro Mascarello

VOCE DI CRISTO:

VENDITRICE AMBULANTE: Debora

RAGAZZO: Gregorio

NARRATORE

In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.

SIPARIO - LUCI SUL PALCOSCENICO

MARTIN

Sta lavorando seduto al tavolo. Alcune azioni a soggetto.

NARRATORE

Era rimasto solo, da quando anni prima, era morta la moglie e poco dopo anche i suoi due figli. Quella perdita aveva segnato la sua vita e Martin aveva perso il gusto della vita. Poi un giorno, un vecchio amico del suo villaggio natale, andò a trovarlo mentre era in viaggio verso un santuario.

SI SENTE BUSSARE ALLA PORTA

MARTIN

Si alza e va alla porta.

PELLEGRINO

Entra scrollandosi la neve di dosso. Ti saluto Martin.

MARTIN

Si abbracciano. Sei il benvenuto caro amico. La tua visita mi è di conforto. Su vieni. Siediti. Versa del vino all’ospite. Bevono.

PELLEGRINO

Beve. Poi … Allora dimmi, amico mio. Come stai? La tua ultima lettera mi ha molto preoccupato. Cosa c’è che non và?

MARTIN

Non ho più speranza.

PELLEGRINO

Ma cosa dici? Non hai più speranza. Perché?

MARTIN

Perché la vita è crudele. Perché Dio ce l’ha con me. Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

PELLEGRINO

Non ti so rispondere, mio povero amico. Quello che so è che Dio permette il male per un bene più grande.

MARTIN

Un bene più grande? Io avevo già un bene più grande: la mia famiglia. E lui me l’ha portata via.

PELLEGRINO

Il tuo cuore è molto amareggiato, ed io ti rispetto. Ma ti invito a non perdere la speranza.

MARTIN

Scusami se ti ho offeso. Non volevo. Avevo bisogno solo di trovare qualcuno con cui potermi sfogare. Tu sei sempre stato per me un buon amico. Grazie.

PELLEGRINO

Adesso è bene che mi rimetta in cammino. Ma al mio ritorno ti prometto che ripasserò a trovarti. Allora mi fermerò un po’ di più da te. Si alza e saluta con un abbraccio Martin. Mentre sta per uscire si gira e… Caro Martin vorrei lasciarti questo dono. È vecchio, ma è la cosa più preziosa che possiedo: è il mio Vangelo…

MARTIN

Non lo posso accettare. So che ti sta particolarmente a cuore.

PELLEGRINO

No insisto. Tienilo pure.

MARTIN

No. Davvero! Non potrei… e poi francamente non ho nessuna voglia di leggerlo.

PELLEGRINO

Allora facciamo così: te lo lascio in prestito. Me lo riprenderò al mio ritorno. Cosa ne dici?

MARTIN

Và bene. Te lo conservo volentieri.

PELLEGRINO

Saluta ed esce.

NARRATORE

Rimasto solo, Martin riprese il suo lavoro. Ripensava alle parole dell’amico pellegrino e il suo invito a non perdere la speranza. Una frase l’aveva particolarmente colpito: “Dio permette il male per un bene migliore”. Mentre pensava a quelle parole, si ricordò del Vangelo lasciato dall’amico. Lo prese in mano e cominciò a sfogliarlo. Lesse un po’ qua, un po’ la. Infine si fermò su una pagina e la legge.

MARTIN

Mima quello che dice il narratore.

VOCE DI CRISTO

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi».

MARTIN

Signore, come puoi chiamare “beati” gli afflitti… scrolla la testa. Chiude il vangelo e lo depone sul tavolo.

NARRATORE

La giornata volgeva al termine. Martin, stanco ripose gli attrezzi del mestiere e si preparò ad andare a letto. Prima però, voleva leggere qualche altra pagina del vangelo con la speranza di trovare una risposta alle sue domande. Sfogliandolo trovò il brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Nel racconto si diceva anche che una donna, una peccatrice, venne ad ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo:

VOCE DI CRISTO

«Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi».


NARRATORE

Che ingrato quel fariseo, pensava: “Se il Signore venisse da me, lo tratterei con rispetto. Mi farebbe un immenso piacere una sua visita”. Mentre pensava a queste cose, Martin si addormentò.

LUCI IN SCENA SI ABBASSANO

MUSICA NATALIZIA DI SOTTOFONDO (Romance) UNA LUCE FORTE DALL’ALTO ILLUMINA MARTIN

VOCE DI CRISTO

Martin… Martin.

MARTIN

Chi sei? Chi è che parla?

VOCE DI CRISTO

Domani verrò a farti visita.

NARRATORE

Martin stentava a crederlo. Quella voce… gli diceva: “Domani verrò a farti visita”. Era il Signore! Domani lo avrebbe potuto incontrare. Avrebbe potuto confidargli la sua amarezza. A stento riprese a dormire. Era troppa la gioia. Poi, finalmente, venne l’alba. Un gallo annunciò il nuovo giorno.

CANTO DEL GALLO

MARTIN

Si alza. Si guarda intorno. Sfregandosi un po’ gli occhi … Aveva ragione il mio buon amico: devi avere speranza, mi diceva. Il Signore mi ha parlato. Il Signore mi ha detto: «Domani verrò a farti visita».

Che bello: il Signore in casa mia. Mi devo preparare. Voglio che tutto sia in ordine. Esce e rientra con una scopa e pulisce per terra. Poi ordina un po’ di cose. Si guarda intorno soddisfatto. Si. Mi pare che possa andare. Non sarà una reggia, ma fa la sua figura.

NARRATORE

Poi Martin pensò che non sarebbe stato decoroso aspettare il Signore senza far nulla. Avrebbe potuto pensare che fosse uno scansafatiche. Si rimise quindi al lavoro. Ogni tanto guardava la finestra. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.  Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e si stava riposando, tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece cenno di entrare.

MARTIN

Si è alzato mimando quello che il narratore diceva. Esce. Poi rientra con il vecchio Stepanic. Su entra Stepanic. Vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.

STEPANIC

Che Dio ti benedica! Entra, scuotendosi di dosso la neve.

MARTIN

Su vieni. Accomodati qui, vicino al fuoco. È bello caldo.

STEPANIC

Oh, grazie buon Martin. Oggi fa particolarmente freddo. Mi fermerò un pochino. Lo sai che il mio padrone vuole che quella neve sia tolta al più presto.

MARTIN

Nel frattempo ha preso una teiera dal fuoco e sta versando del thé. Non ti preoccupare. Se il tuo padrone avrà da ridire, gli dirò che ti ho chiamato io. Su bevi questo thé finché è caldo. Ogni tanto continua a guardare la finestra.

STEPANIC

Uhmm. È proprio buono. È quello che ci voleva. Eh, sai? Alla mia età… Beve il thè.

Scusa Martin. Stai aspettando qualcuno? Da quando sono entrato non fai che guardare la finestra?

MARTIN

Si, in effetti. Ma non ti preoccupare … non c’è nessuna fretta. Bevi con calma il tuo thé.

STEPANIC

Grazie. Magari ci fossero tante persone premurose come te. Invece sono tutti egoisti. Anch’io sai? Il mondo sarebbe migliore se tutti sapessero aprire gli occhi e il cuore sugli altri. Sarebbe proprio bello! Poi si alza e saluta. Bé adesso è meglio che vada. Grazie Martin. Dio ti benedica.

MARTIN

Dio benedica anche te Stepanic. Lo accompagna alla porta. Ancora niente. Allarga le braccia. Ma sono sicuro: il Signore non tarderà. Eh si. Me l’ha promesso. Si rimette a lavorare.

NARRATORE

Martin si rimise al lavoro. Mentre lavorava ripensava al vecchio Stepanic costretto, nonostante la sua età, a spalar via la neve tutto il giorno. Eh si, pensò Martin. In fondo non serve poi molto perché il mondo diventi più bello: un po’ più di bontà.

In quel momento Martin sentì del rumore giungere dalla strada. Guardò fuori dalla finestra, e vide una donna con scarpe da contadina. Passava di lì e si era fermata accanto al suo muro. Era vestita miseramente. Volgendo la schiena al vento, tentava di ripararsi dal vento gelido. Martin uscì e la invitò a entrare.

MARTIN

Entra con la donna avvolta da uno scialle lungo e logoro. Sono visibili delle grosse pezze di rattoppo. Su entra. Vieni. Vieni più avanti. La, vai vicino al fuoco mentre io cerco qualcosa che ti possa essere utile.

DONNA

Grazie. Grazie signore. Io e il mio bambino… togliendosi lo scialle scopre un bambino piccolo… ci fermeremo solo un poco. Non vogliamo disturbarti.

MARTIN

Rivolto al bambino. E tu chi sei?

BAMBINO

Io sono Ivan. Signore.

MARTIN

Ridendo. Non sarai mica Ivan il terribile spero.

BAMBINO

No. Signore. Solo Ivan.

MARTIN

Su sedetevi alla tavola. Ho ancora del thé caldo. Versa. Su bevete. Bevete. Io intanto cerco qualcosa da mettervi addosso. Cerca e ritorna con due paia di scarpe. Ecco qui. Queste andranno bene.

BAMBINO

Che belle. Guarda mamma come sono belle.

DONNA

Oh no signore, non ce le possiamo permettere. Sono la moglie di un soldato. Da quando è partito – otto mesi fa – non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare.

MARTIN

Non ti preoccupare. Non mi devi niente. Te le regalo.

DONNA

Voi siete tanto generoso, ma … io non posso accettare. Vedete, sono venuta in città a vendere le ultime cose preziose che avevo.

MARTIN

Insisto. Prendetele. Sono le scarpe della mia povera sposa e queste di uno dei miei bambini. Loro non ne hanno più bisogno perché sono andati in cielo. Su coraggio, prendetete. Le vostre lasciatemele. Cercherò di accomodarvele.

DONNA

Si sfilano entrambi le scarpe e indossano quelle regalate da Martin. Come sono belle.

BAMBINO

Ha infilato le scarpe che gli ha regalato Martin. E sono anche comode. Guarda mamma. Fa qualche passo per provarle.

DONNA

Come potremo mai sdebitarci?

MARTIN

Non vi dovete preoccupare. È già tutto a posto. 

DONNA

Dio vi benedica signore. Ora, però dobbiamo proprio andare. La strada che dobbiamo fare per tornare a casa è ancora molto lunga. Grazie. Grazie.

BAMBINO

Ciao. Tu sei un nonnino simpatico sai?

MARTIN

Ciao piccolo. E mi raccomando…. ubbidisci alla tua mamma.

DONNA E BAMBINO

Escono.

NARRATORE

Martin si sentiva felice d’aver alleviato i disagi di quelle persone. Nuovamente riordinò la tavola. Guardò verso la finestra. Guardò bene per vedere chi passava. Niente. Del Signore neppure l’ombra. Mah – pensò tra se – il Signore è sempre tanto impegnato. Arriverà! Dopo un po', udì lo strepito di alcune persone che litigavano.

MARTIN

Ma cosa succede. Come mai questo baccano? Meglio andare a vedere. Esce.

VERDURIERA

Entra strattonando un ragazzo. Che cosa succede? Succede che questo ladro mi stava rubando le mie mele. Brutto disgraziato.

RAGAZZO

Scusate signora. Avevo fame. Sono tre giorni che non mangio.

VERDURIERA

E questa ti sembra una buona ragione per rubare proprio a me?

MARTIN

Su, buona signora adesso calmatevi. Su venite qui e sedetevi un po’. Pagherò io la vostre mele. Intanto bevete un po’ di thè.

VERDURIERA

Ah in che mondo viviamo. Ladro. Sei un brutto ladro. In galera ti devono mandare.

RAGAZZO

No, per pietà. Non ho più i miei genitori e devo occuparmi io dei miei fratelli. Lavoro, ma il mio padrone non mi paga. Dice sempre “domani”, domani ti pagherò. Piange…

MARTIN

Su, su. Calmati adesso. Bevi, bevi il thè finché è caldo. Al tuo padrone ci penserò io. Vedrai, ti pagherà.

VERDURIERA

E così la passerà liscia. E no. Non ci sto!

MARTIN

E via buona signora. Avete sentito? È un bravo ragazzo. Ladro è il padrone che lo sfrutta e non lo paga. Merita un’altra possibilità. Anzi sai cosa facciamo ragazzo. Se il tuo padrone non ti vorrà pagare ti assumerò io. A me il lavoro non manca e se ti impegnerai ti darò una bella paga. Allora che ne dici?

VERDURIERA

Che cosa? Vi fidate a tirarvi in casa un ladro?

RAGAZZO

Davvero signore farete questo per me? Si alza in piedi. Vi prometto che non vi pentirete. Grazie. Grazie. Posso cominciare quando volete!

MARTIN

Domani andrà bene. Che ne dici? Ti aspetto. Ciao.

RAGAZZO

Rivolto alla donna…Vi chiedo ancora di perdonarmi signora.

VERDURIERA

Si è calmata. Cambiando tono… No, non c’è nulla da perdonare! Questo signore ha ragione. Sei un bravo ragazzo. Riperdono ma… ad una condizione.

RAGAZZO

Dite, dite pure. Qualunque condizione.

VERDURIERA

Mi devi promettere che ogni tanto verrai a salutarmi e se ti dimostrerai un buon lavoratore, ti regalerò qualche bella mela per i tuoi fratelli. D’accordo?

RAGAZZO

Si. D’accordo. Lo farò senz’altro. Evviva. Grazie. Grazie. Esce.

VERDURIERA

Buon uomo. Grazie per aver insegnato a questa povera vecchia che tra poveri ci si deve aiutare. Dio vi benedica. Esce.

NARRATORE

Nel frattempo si stava facendo buio. “Ormai – pensò tra sé Martin – non verrà più!”. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Prese il vangelo e… spontaneamente si aprì in un punto preciso. In quel momento udì dei passi. Martin alzò lo sguardo e si guardò intorno. Allora sentì una voce:

PERSONAGGI CON VOCE FUORI CAMPO

Potrebbe essere una voce fuori campo, oppure il personaggio potrebbe essere illuminato dall’occhio di bue come se si trattasse di un’apparizione.

STEPANIC

Martin… Martin, non mi riconosci?

MARTIN

Chi sei?

STEPANIC

Sono io Stepanic. Volevo ringraziarti per avermi accolto in casa tua e per avermi fatto scaldare al tuo fuoco. Grazie.

DONNA COL BAMBINO

Salve Martin. Grazie per le belle scarpe che ci hai regalato. Grazie per averci accolti in casa tua.

RAGAZZO

Grazie Martin per avermi dato fiducia. Grazie per avermi creduto.

VERDURIERA

Grazie Martin per avermi fatto comprendere che nella vita bisogna fare del bene.

MARTIN

Ma che cosa sta succedendo? Queste voci… sono le voci delle persone che ho accolto in casa mia. Che cosa significa?

NARRATORE

Martin si sentiva confuso. Non era spaventato, però. Anzi, per la prima volta dopo tanto tempo, si sentiva leggero e felice. In quel momento sentì di nuovo la voce che gli aveva parlato la sera prima e che gli aveva promesso la sua visita:

VOCE DI CRISTO

Avevo fame …. e mi avete dato da mangiare.

Avevo sete …. e mi avete dato da bere.

Ero forestiero…..  e mi avete accolto.

Ogni volta che avrete fatto queste cose anche ad uno solo dei miei fratelli più piccoli… lo avete fatto a me.

NARRATORE

In quel momento Martin comprese. Il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.

MUSICA FINALE - SIPARIO

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