Il pane amaro

IL PANE AMARO

Dramma postumo in tre atti

di MASSIMO GORKI

Traduzione dal testo originale stampatoa Mosca nel 1936, di Odoardo Campa

PERSONAGGI

VASSA GELIESNOVA

SERGIO GELIESNOF, suo marito, ex capitano di piccolo cabotaggio

NATALIA e LIUDMILA, loro figlie

RACHELE TOPAS, loro nuora

PROCOR CRAPOF, fratello di Vassa

ANNA, segretaria e confidente di Vassa

MELNIKOF, membro del Tribunale Distrettuale

EUGENIO, suo figlio

KROTKI, gerente dell'Impresa di navigazione

PIATIORKIN, ex soldato, marinaio della flottiglia fluviale

LISA e POLIA, cameriere.

L'azione si svolge in una cittadina di capoluogo sulle rive del medio Volga, intorno al 1908.

ATTO PRIMO

Un'ampia camera d'angolo. Qui Vassa ha trascorso una diecina d'anni e vive la maggior parte della giornata. Grande scrittoio davanti al quale un leggero seggiolone viennese. Una cassaforte. Sulla parete centrale pende una larga carta colorata dell'alto e medio corso del Volga, fra Ribinsk e Kasan. Sotto la carta Uno spazioso divano coperto di tappeti, con molti cuscini addossati alla parete. Un tavolino ovale in mezzo alla stanza. Varie sedie con alti schienali. Una vasta poltrona di cuoio. Una doppia vetrata conduce dalla terrazza in giardino. Sullo stesso lato altre due finestre. Sui loro davanzali piante di geranio. In terra, nello spazio compreso fra le due finestre, un vaso con una pianta di alloro. Su uno scaffaletto una piccola brocca d'argento e altri vasetti dorati. A sinistra del divano una porta che conduce nella camera da letto. Di fronte allo scrittoio altra porta comune. La camera, chiara e allegra, rischiarata attraverso la vetrata e le finestre dai vividi raggi solari di una mattina alla fine di marzo.

(Entrano Vassa e Krotkf).

Vassa - Tre rubli e cinquanta per mille pudi. Trentacinque centesimi di kopeco al pudo, questo naturalmente troppo poco per gli scaricatori; ci sono da percorrere venticinque metri e pi. Guadagnano in media un rublo il giorno e hanno bisogno di nutrirsi abbondantemente, di mangiar carne. Ecco ci che dovete tener presente. Per scrivere un articoletto sul giornale. Trovare qualcuno che parli con gli scaricatori. Avete qualcuno?

Kkotki - (allegro) Lo trover.

Vassa - Ecco, cos! Bisogna pressare le grosse societ di navigazione; la nostra una piccola azienda che trasporta solo merci minute ; noi abbiamo i nostri marinai che scaricano direttamente le merci sugli scali; solo di tanto in tanto ricorriamo agli scaricatori...

Kkotki - Gi, ma noi paghiamo ai nostri marinai ancora meno... Due rubli per mille pudi!

Vassa - Ma appunto... Fate in modo che le grandi societ aumentino agli scaricatori, allora si verr pi volentieri da noi e potremo aumentare ai nostri marinai. Cos, avrete ragione. Scusate se questo vostro appunto lo butto nel cestino.

Krotki - (corrugandosi) Vedete per, signora Vassa...

Vassa - Dovreste piuttosto rivolgervi ai fabbricanti di stoviglie, ai piccoli mulini e, soprattutto, al piccolo artigianato; potremo far loro delle concessioni, in modo che essi ci affidino le loro merci. Ecco cosa bisognerebbe fare...

Krotki - (con un certo orgoglio) L'anno scorso finito bene, i profitti sono stati notevoli.

Vassa - Che vuol dire? Che tutto vada bene, questo normale. Bisogna far di meglio. Se no che scopo c' a stare al mondo?... Dunque, arrivederci, ho mille cose da fare! (Krotki s'inchina in silenzio ed esce. Vassa, tendendo l'orecchio, chiama) Aniuta! (Entra Anna) Svelta, battimi una copia! Krotki brontolava?

Anna - S, sembrava scontento.

Vassa - Che diceva?

Anna - Non ho capito. Borbottava sui conservatori.

Vassa - Naturalmente. Lui socialista! Ma il socialismo per lui quello che Dio per mio fratello Prcor: prega per abitudine, ma interiormente non ci crede. Tu non fidarti alla sua eloquenza... Ieri di che cosa avete parlato?

Anna - Raccontava della collaborazione dei socialisti tedeschi col loro re.

Vassa - Sta attenta a non farti gonfiare la pancia dal suo socialismo!

Anna - Oh no, conosco gli uomini! Lui fa la corte alla signorina Natalia.

Vassa - Lo so. Per Natka non una stupida.

Anna - E lui corteggia anche la sorella...

Vassa - Vedi che variet di gusti! (Suona il telefono) S, son io. Prego. Vi aspetto... E' l'avvocato Melnkof. (Congeda Anna con un gesto della mano. Rimane in piedi presso lo scrittoio sovrapensiero, riordinando le carte e cambiando di posto qualche oggetto. Batte le ciglia guardando davanti a s).

Melnkof - (dalla porta dov' uscita Anna) Buongiorno, pregiatissima signora!

Vassa - Grazie, chiudete la porta. Sedete. Dunque, cosa c'?

Melnkof - Brutte novit. L'istruttoria preliminare chiusa, gli atti sono stati trasmessi al Pubblico Ministero. Il mio informatore crede che sar difficile sfuggire a un giudizio severo.

Vassa - Ma con tremila rubli si dovrebbe ottenere l'assoluzione.

Melnkof - E' impossibile. Io ho letto la deposizione della mezzana; fa una confessione completa.

Vassa - Vuol dire che si far il processo?

Melnkof - E' inevitabile.

Vassa - E quale potr essere la condanna?

Melnkof - I lavori forzati, probabilmente.

Vassa - Come si dice nel vostro gergo?...

Melnkof - Che cosa esattamente?

Vassa - Codesto divertimento con una minorenne?

Melnkof - Stupro...

Vassa - Che parola appiccicosa. Ed ora come si svolgeranno le faccende?

Melnkof - Il Pubblico Ministero istruisce l'atto d'accusa, lo notifica alla polizia ordinando l'arresto degli imputati.

Vassa - Tutti e tre? Anche la mezzana?

Melnkof - Naturalmente...

Vassa - Ma il Pubblico Ministero pu ancora ritirare l'accusa?

Melnkof - Potrebbe. Ma bisogna pensare alla sua carriera che difficilmente vorr compromettere. Bench corra voce che da parte dei complici si facciano dei tentativi...

Vassa - Ah, ah! Ebbene tentiamo anche noi. Vi prego, fate uno sforzo. Proponete un accomodamento per soffocare la faccenda. Occorre cancellare questo processo, cancellarlo completamente. Io ho delle figlie.

Melnkof - Signora Vassa, con tutto il rispetto che vi devo, vi sono interamente devoto, credetemi... la mia riconoscenza...

Vassa - Siate breve; di riconoscenza parleremo dopo, quando l'affare sar concluso in modo pacifico e decente. Agite!

Melnkof - Ma io non sono assolutamente in condizione... Non posso far nulla.

Vassa - Dovete considerare che io non rimpiango il danaro in un caso come questo. Posso aggiungere ancora un mille e cinquecento rubli. Faranno cos cinquemila. Saranno abbastanza?

Melnkof - S, ma... vedete, comunque io...

Vassa - E voi siate pi audace!

Melnkof - Sarebbe meglio che tentaste voi stessa...

Vassa - Eh, no, questo sarebbe esigere troppo... Son d'accordo di pagare, ma abbassarmi davanti al Pubblico Ministero, no; non posso! Io sono un essere ruvido, schietto. A me non riuscirebbe. Ma voi provate subito, oggi stesso, vi prego! Mi telefonerete che cifra occorre. Vi auguro di riuscire. Dunque?

Melnkof - Permettete, vi riverisco... Corro in tribunale. (Esce).

Vassa - S, s, fate presto. (Siede, chiude gli occhi. Poi apre un cassetto della scrivania e cerca qualcosa. Avendo trovato una scatolina, ne osserva il contenuto, smovendolo col manico della penna. Rumore dietro la porta. Nasconde rapidamente la scatolina in tasca).

Liudmila - (entrando) Buongiorno, mammina! Se sapessi che bel sogno ho fatto, un sogno maraviglioso.

Vassa - (la bacia) Per te, Lidok, ogni cosa bella.

Liudmila - No, ma stammi a sentire...

Vassa - Me lo racconterai a pranzo.

Liudmila - A pranzo, Natka si metter a ridere, oppure qualcuno ci disturber, o anche l'avr scordato. I sogni si dimenticano cos presto. Stammi a sentire.

Vassa - No, Lidok, va, e mandami subito Lisa. Svelta!

Liudmila - Ah, Dio mio, come sei cattiva oggi! (Esce).

Vassa - (sola, borbotta) Sono cattiva... Eh. stupidina... (Entra Lisa) Mio fratello si lagna che tu non gli ubbidisci. Hai dimenticato di ungere le sue serrature.

Lisa - Non mi stato possibile, signora. Son io sola, per tutta la casa... Mi rimane pesante! Datemi un aiuto, anche una bambina...

Vassa - Non ci pensare nemmeno! Non posso sopportare in casa gente superflua. T'aiutano le signorine. Ricevi un buon salario. Sforzati un poco. Dormi di meno. Mio fratello in casa?

Lisa - No, signora.

Vassa - Chiamami il padrone. (Lisa esce. Vassa rimane in mezzo alla camera sovrapensiero; fa schioccar le dita; si tasta la tasca. Entra Sergio in veste da camera. Capelli crespi arruffati. Guance non rasate da parecchi giorni. Grigi e spessi baffi) Ti sei alzato adesso o ti disponevi ad andare a letto?

Sergio - Cosa vuoi?

Vassa - (chiudendo la porta della camera di Lisa) Non gridare. Non mi fai paura.

Sergio - (fa l'atto di tornare indietro).

Vassa - (prevenendolo, chiude anche l'altra porta) Il Pubblico Ministero ha confermato la tua colpevolezza.

Sergio - (afferrandosi allo schienale d'una seggiola) Non ci credo! Menti!

Vassa - (calma) L'ha confermata.

Sergio - Canaglia! Mi son lasciato vincere da lui a carte novemila rubli: gli ho fatto capire che gli avrei potuto dare molto di pi...

Vassa - Fra qualche giorno riceverai l'atto d'accusa, dopo di che sarai arrestato e rinchiuso in prigione.

Sergio - Sei stata troppo avara, sei stata troppo avara! Hai dato troppo poco. Anche a Melnikof, evidente. Quanto gli hai dato, dimmi?

Vassa - Lo stupro di minore punito coi lavori forzati.

Sergio - (si seduto; scuote la testa, con voce sorda) Sei contenta, eh?

Vassa - Hai due figlie da marito. Che cosa sar di loro quando ti manderanno ai lavori forzati? Quale uomo dabbene vorr sposarle? Hai ii nipote che fra poco compir cinque anni. Avresti fatto meglio d'ammazzar qualcuno che eomjmettere un simile obbrobrio!

Sergio - Te dovrei ammazzare, ecco! Ucciderti, strapparti codesto cuore crudele e gettarlo ai cani. Tu vuoi confondermi. Tu...

Vassa - Non mentire, Sergio, non ti servir a nulla. A chi menti? A te stesso. Non mentire. Mi ripugna di starti a sentire. (S'avvicina al marito, gli posa una mano sulla fronte, gli rialza la tesa e lo guarda in viso) Ti scongiuro, non affrontare un giudizio che coprir di vergogna la tua famiglia. Io t'ho chiesto ben poco durante tutta la mia vita con te, ho sopportato la tua intemperanza, i tuoi stravizi. Ed ora ti chiedo, non per me, ma per i nostri figli...

Sergio - (con ansia) Cosa vuoi da me, cosa t'occorre? Che mi chiedi?

Vassa - Lo sai.

Sergio - No, questo non pu essere! No...

Vassa - Debbo forse chiedertelo in ginocchio? Mettermi ai tuoi piedi?

Sergio - Scostati! Lasciami andare! (Prova ad alzarsi).

Vassa - (premendogli una mano sul petto, obbligandolo a rimanere in poltrona) Prendi la polverina.

Sergio - Levati di qui...

Vassa - Rifletti; ti toccher di rimanere in prigione, poi tutta la citt assister al tuo processo, sarai esposto alla curiosit di tutti; dopo di che agonizzerai a lungo fra altri forzati, e morirai a poco a poco d'angoscia, di orrore e di ignominia! Con questa, invece, in un istante, senza dolore, senza vergogna. E' come se ti addormentassi.

Sergio - Va' via!... Lasciami andare... Che mi giudichino pure. M' indifferente.

Vassa - Ma i nostri figli? Lo scandalo?

Sergio - Chieder d'entrare in un monastero. Sar la clausura, la vita sottoterra, ma sempre la vita.

Vassa - Non dire sciocchezze. Prendila. (Continua ad offrirgli la scatoletta).

Sergio - (si alza) No, non la prender. Non mi uccider per farti piacere.

Vassa - Prendila volontariamente.

Sergio - Se no? Che cosa? Saresti anche capace di avvelenarmi?

Vassa - Sergio, pensa alle tue figlie! Esse debbono vivere. Non debbono pagare per le colpe del loro padre.

Sergio - E per quelle della madre?

Vassa - Dici delle assurdit. Comprendi che al processo io non potr tacere. Io racconter che tu m'hai portato in casa delle prostitute, che con loro ti sei fatto vedere da Natalia e da Liudmila. Dir che hai insegnato a bere a Liudmila.

Sergio - Menti! E' stato Prcor, tuo fratello, ad avvezzarla...

Vassa - Hai spaventata Liudmila ed perci che essa rimasta una deficente.

Sergio - Ma Natalia tutta te, tutta!

Vassa - Sei quindi avvertito: al processo parler chiaro!

Sergio - (in piedi, ruggendo) Scostati! Mi fai orrore. Lasciami passare! (Respingendola si dirige verso la porta).

Vassa - (seguendolo) Prendi questa scatola, Sergio...

Sergio - No! (Escono. Entra Lisa reggendo un vassoio su cui sono alcune serrature di vario genere. Al suo seguito viene Prcor con un grosso catenaccio in mano).

Prcor - (forte) Che avevano da litigare?

Lisa - Non so. Ho solamente udito che essa l'esortava a prendere qualche cosa; una medicina, mi pare.

Prcor - Che medicina?

Lisa - Non so.

Prcor - Come sei stupida! Sergio non ha bisogno di nessuna medicina. E' sano come un cammello. Passiamo le notti a giocare al macao, sostentandoci col cognac...

Lisa - Forse bicarbonato?

Prcor - Ti ripeto, sei una stupida. Il co-gnac non richiede bicarbonato. Beh, cosa stai l impalata? Posa le serrature sulla tavola. Tu non capisci nulla, non vedi nulla. Ma perch ti faccio dei regali?

Lisa - S, mi avete fatto dei regali! Presto tutti vedranno che specie di regali m'avete fatto!...

Prcor - Meglio che sia stato io, che Piatirkin. Rigira la poltrona di cuoio, si sciupa al sole. Non sai che costa sessantacinque rubli?

Lisa - Il sole?

Prcor - La poltrona. E' un regalo di mia sorella. Il sole non costa nulla. Eh, per aspetta! Cosa vuol dire? Ti permetti di scherzare? Per non mi mancare di rispetto! Il sole! Mia sorella ti ha viziato come il gatto d'una vecchia zitella. Vattene al diavolo! (Lisa esce. Prcor d un'occhiata agli incartamenti che sono sullo scrittoio. Poi canta, stonando, una canzone popolare).

Natalia - (entrando) Che bella giornata.

Prcor - Ancora non si sa nulla, siamo appena al principio. In che stato vai per casa. Tutta spettinata... scarmigliata!

Natalia - Sai, pare che il babbo sar processato.

Prcor - (atterrito) Chi l'ha detto?

Natalia - Eugenio Melnikof.

Prcor - (sedendosi) Maledizione! Il capitano non ha saputo evitare le secche. E' la fine delle nostre vecchie e onorate famiglie. Che cosa dovremo vedere! Il capitano porter la nostra barca in perdizione. Naufragheremo nel disonore.

Natalia - Forse sar assolto?

Prcor - Questo ha un'importanza relativa! E' il processo, lo scandalo che terribile. D'altra parte sar certamente condannato. Ora di moda cos. Quando uno ricco, vuol dire che colpevole. Disgraziata la gente ricca. Devi capire che si far il processo non tanto a tuo padre, quanto a noi suoi stretti congiunti.

Natalia - Ma non si pu far niente? Muoversi, cercare, provvedere?

Prcor - Fuggire in America. .

Natalia - Si pu comprare i giudici.

Prcor - E' stato fatto. Tua madre ha profuso non poche migliaia di rubli per soffocare lo scandalo. Si vede che non le riuscito. Ora non potr pi diventare sindaco della citt, e tu e Liudmila non troverete pi un marito della vostra condizione, anche avendo una ricca dote. Vostro padre, figlio d'un cane, maledetto, vi ha disonorato. Eh, idiota...

Natalia - Chi? La mamma?

Prcor - Eh, gi...

Natalia - No, la mamma .non una stupida...

Prcor - Ma come si fa? Sposare questo capitano, di quasi vent'anni pi vecchio di lei...

Natalia - Ma non sei stato tu, zio, a persuaderla? Non era amico tuo?

Prcor - Io, io? Io sono un uomo fuori del mondo! Io sono un essere bonario, una natura d'artista. Da giovane ho sognato di diventare artista d'operetta. Vostro padre era capitano di lungo corso, allora navigava sul mar Caspio... Nulla d'importante...

Natalia - Ma la mamma l'amava?

Prcor - Eh, va al diavolo, tu, con l'amore! Che amore poteva essere? Quando una fanciulla si stacca dal suo ambiente... Ma una pazzia! Questo per la nostra classe non un esempio, non una prescrizione da seguire...

Vassa - (entrando) Cosa non una prescrizione?

Prcor - Siamo qui con Natalia...

Vassa - Lo vedo che sei qui con Natalia.

Prcor - Come va, dunque, Sergio?

Vassa - Bene. Si lagna del suo cuore. Nata, di' che mi servano il t.

Natalia - Di' pure francamente che disturbo... (Esce).

Vassa - S, disturbi anche. Ma non ho ancora preso il t. Tu perch gridavi?

Prcor - Gridavo! Dunque non si potr evitare il processo?

Vassa - E parli di questo con le ragazze... Questo riguarda me.

Prcor - Natalia sa gi. E' lei che me ne ha informato.

Vassa - Ed a lei, chi glielo ha detto? (Liudmila entra in silenzio).

Prcor - Il figlio di Melnikof. Le ragazze hanno torto di riceverlo.

Liudmila - E' un giovinotto interessante, e noi ci annoiamo. Tutte le nostre amiche sono malate. Nessuno viene da noi.

Vassa - Tu, Liuda, vai ad aiutare Lisi- a fare le camere...

Liudmila - Ma io ho voglia di stare un poco con te. Perch mi mandi sempre via?

Vassa - Ho da fare, Liuda, per la nostra azienda.

Liudmila - Hai sempre da fare, sempre da fare! Non hai mai tempo per noi, neanche un minuto!

Vassa - Fra poco prender il t; verrai a tenermi compagnia, parleremo... ma ora va!

Liudmila - Mi vien voglia di piangere. Tanto lo so, tu vuoi rimproverare lo zio Prcor perch dice che pap un libertino, lo so!

Vassa - (guardando la figlia in faccia l'accompagna verso la porta) Libertino... Ma non una colpa essere libertino... Vuol dire amare la libert! Anch'io amo la libert.

Liudmila - Vuoi scherzare, mamma! Ma io so cosa vuol dire libertino! Per esempio, zio Prcor... (Vassa vuol chiudere la porta dietro di lei, ma non riesce nell'intento) Lo zio Prcor un libertino. Ha reso incinta la nostra Lisa! Non vuol bene al babbo, perci lo offende.

Prcor - Inventi! I vecchi, in genere, sono poco prodighi d'amore.

Liudmila - Ma tu vuoi bene alla mamma?

Vassa - Via, basta, basta!

Liudmila - Perch non lo ami? Si ubriaca, ma noi lo amiamo lo stesso. Ubriacarsi una malattia, dice Eugenio Melnkof...

Prcor - Al diavolo la fonte della saggezza!

Liudmila - Una malattia sul genere della... (Entra Lisa recando un piccolo samovar; dietro di lei Natalia con un vassoio col vasellame. Vassa, abbracciata la figlia, si muove con lei per la camera come in ascolto del seguito del discorso. E' sovreccitata, ma dissimula. Si ferma ad osservare le serrature. Lisa esce).

Vassa - (al fratello) Sei sempre preso dalla tua mana, non ti venuta ancora a noia?

Prcor - E' un'innocente mana; forse non nemmeno una mana...

Vassa - E allora, che cos'?

Prcor - Come si pu sapere? Nessuno fa collezione di vecchie serrature, ed io le raccolgo. Che cos' una serratura? Noi chiudiamo tutto, pi per abitudine che per timore. Se non ci fosse questa abitudine di rinchiudere la roba, le serrature non esisterebbero... Senza briglia non si doma il cavallo!

Vassa - Eh, come sei! Perfino intelligente. Natalia, versa il t.

Prcor - Tu credi ch'io getti i danari senza riflessione... Ho pagato questo catenaccio sette rubli, e gi me ne danno venticinque. Quando avr raccolto un migliaio di serrature le vender ad un museo per ventimila rubli.

Vassa - Va bene, va bene. Magari la indovinassi... (A Liudmila, forte e inattesamente) Mi innamorai di vostro padre quando non avevo ancora quindici anni. Ne avevo sedici quando ci sposammo. A diciassette anni ero incinta di vostro fratello Fedoro, e gi subivo la tirannia di tutta la famiglia di vostro padre, che non amava la mia... Vostro padre era di carattere allegro, gioviale.

Liudmila - Gli piaceva di scherzare?

Vassa - Ti ricordi, Natalia, di quella volta che ti divertivi a forare una parete della camera di tuo padre?...

Natalia - Mi ricordo...

Vassa - A un tratto corresti da me tutta in lacrime gridando: mandale via, mandale via!

Natalia - S, me ne ricordo, e poi avvenne Una gran confusione in casa...

Vassa - Dunque, te ne ricordi? E' bene che te ne ricordi, Natalia! Non si pu vivere senza ricordare. Io ho messo al mondo nove figli, e sono rimasta con tre. Uno nacque morto; due bambine non raggiunsero l'et di un anno; un bambino i cinque anni. Uno mor a sette... Ecco, figlie mie, come stanno le cose. Vi dico questo perch non abbiate troppo fretta di sposarvi...

Liudmila - Tu non ci hai mai raccontato nulla... in questo modo.

Vassa - Me ne mancato il tempo.

Liudmila - Perch sono tutti morti e noi siamo vive?

Vassa - Sar questa la vostra sorte. Gli altri son morti perch saranno nati deboli e saranno nati deboli perch vostro padre beveva troppo e mi batteva. Lo zio sa come stanno le cose...

Prcor - Eh, s, lo so, purtroppo. Quante volte m' toccato ad intervenire; il capitano aveva imparato coi marinai, perci picchiava sodo!

Liudmila - Ma tu, zio, perch non ti sei sposato?

Prqor - Come? Ma io mi sono sposato. Non conosci le strofe di quell'operetta? E' assai facile sposare Ma non in due viver tentare...

Liudmila - Tutte le tue canzoni hanno un unico motivo... zio.

Prcor - Cos pi semplice ed pi facile ricordare le parole. Ho vissuto insieme a mia moglie quattro anni. Di pi non m' stato possibile. Si vive meglio da soli, padroni di se stessi. Perch volere dei cavalli propri, quando si pu noleggiare una vettura?

Natalia - Fedoro verr a star con noi?

Vassa - Quando sar guarito, naturalmente.

Natalia - E Rachele?

Vassa - Anche lei, naturalmente. E' sua moglie.

Liudmila - Che cara persona lei, Rachele!

Natalia - Verranno a star con noi dopo il processo?

Vassa - (eccitandosi) Tu vuoi saper troppo, Natalia. La tua una morbosa curiosit.

Liudmila - Non t'arrabbiare, mamma, non il caso...

Lisa - (entrando, spaventata) Signora... il padrone...

Vassa - (come scossa da un tremito, ma calma) Che c'? Chiama?

Lisa - (esitante) Mi pare... non so... pallido... come morto...

Vassa - (furiosa) Sei impazzita! (Esce rapidamente con Lisa. Liudmila le segue. Natalia si alza, guarda lo zio, che la fissa confuso).

Pkcor - Tremo tutto. Va, Natalia, va! Che succede, che questo?

Natalia - Se morto vuol dire che non sar pi processato.

Pkcok - Ma va, ti dico! (Natalia esce. Prcor, rimasto solo, beve del t freddo e mormora, alcune parole incomprensibili).

Lisa - (tornando, dice a bassa voce, spaventata) Signore, come pu essere; era in perfetta salute...

Pkcor - Questo non vuol dir nulla; ma sar soltanto svenuto.

Lisa - Stava bene... Ha preso una medicina... una polverina...

Pkcor - (sbalordito) - Come, che dici?... (Furibondo lagguanta alla gola e la scrolla) Se tu, brutta carogna, non dimentichi questa parola... Se tu, serpente... Ma che cosa hai inventato? Come osi parlare?... (La respinge e s'asciuga il sudore sulla fronte calva).

Lisa - Ma voi stesso m'avete ordinato di raccontarvi tutto...

Pkcor - Che cosa t'ho detto? Di riferirmi ci che hai visto, ci che hai udito... Ma tu che hai visto? T'immagini d'aver veduto, ma non hai veduto. Va via, idiota! Te la d io! Una polverina! Dimentica questa parola! (La mette alla porta. Percorre la camera sovrapensiero, si avvicina alla porta, ma sembra non possa andar oltre. Entrano Vassa, Liudmila e dietro di loro Piatirkin) Ebbene, Vassa? Svenuto? Dimmi, parla!

Vassa - Morto.

Liudmila - Mamma, io prendo la pianta di alloro.

Vassa - S. prendila. (Piatirkin trascina via il vaso con la pianta d'alloro. Liudmila prende i vasi di fiori che sono sui davanzali, esce e poi ritorna).

Pkcor - E' incredibile, come ha fatto? Era in perfetta salute... Siamo stati alzati fino alle quattro del mattino...

Vassa - Avete vuotato una bottiglia di cognac...

Prcor - E' vero... Ma Lisa m'ha detto or ora che gli hai dato una polverina...

Vassa - Si lagnava di bruciori allo stomaco... Gli ho dato del bicarbonato.

Pkcor - (sghignazzando) Ah, ah, del bicarbonato!

Liudmila - Ma zio, sei impossibile! Pap morto e tu ridi! Cos'hai da ridere?

Prcor - Ma nulla, Lidok...

Vassa - (al telefono) ...6-53... Grazie. Pronto! Chi ? Siete voi, dottore? Favorite da noi. No, subito, immediatamente. S, Sergio morto. No, stava bene... Non si sa come avvenuto... s... grazie... prego. (Riabbassa il ricevitore).

Prcor - (a voce bassa, estatico) Davvero, sei prodigiosa!

Vassa - (sorpresa) Che c' ancora? Non esagerare, e ritorna in te. Stupido!

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Sono passati alcuni mesi.

(Vassa siede nella poltrona di cuoio. Sul divano Liudmila, Natalia, Anna ed Eugenio Melnkof. Si gi preso il t. Il samovar e il vasellame sono ancora sulla tavola. E' sera. Il lume acceso, ma nella stanza c' una velata penombra. Fuori, nel giardino, chiaro di luna; si scorgono i profili neri degli alberi).

Vassa - Vi ho dunque fatto un quadro delle antiche cerimonie nuziali, vi ho raccontato come vivevano fra loro nel tempo antico le mogli coi mariti...

Anna - (piano) Vivevano orribilmente.

Natalia - E molto stupidamente.

Liudmila - Ma perch la gente infelice, mamma?

Eugenio - E' infelice perch stupida.

Vassa - Perch infelice io non lo so, Liudka. Secondo Anighin e Natalia, l'umanit infelice per stupidit, ma invece, ed anche io stessa ho potuto constatarlo, gli intelligenti sono pi infelici degli stupidi.

Eugenio - Se si ammette che i ricchi sono pi intelligenti dei poveri...

Vassa - I ricchi saranno pi intelligenti, ma vivono in modo meschino. Non riescono mai a divertirsi con la semplicit e lo slancio dei poveri...

Anna - Questo vero.

Natalia - Vuol dire che meglio esser poveri.

Vassa - Ma certo, proprio cos. Tu prova, Natka. Fanne l'esperienza: sposa il tuo Anighin e vivete insieme. Lui ufficiale di fanteria, tu moglie d'ufficiale. Io non ti d alcuna dote, e vivrete con quaranta rubli il mese. Con questa somma dovrete vestirvi, calzarvi, bere, mangiare, ricevere gli amici, allevare i vostri figli,... naturalmente...

Natalia - Io non penso ad avere dei figlioli. Perch aumentare il numero degli infelici?

Vassa - Questo, certo, saggio. Perch, effettivamente? Dunque, Anighin ti verser i quaranta rubli, e la sua ordinanza vi cuciner ogni giorno le solite polpette di carne di seconda scelta, tutta nervi.

Eugenio - (cupo) Ma forse entrer in marina.

Liudmila - Anch'io non mi voglio sposare, una cosa terribile. Preferisco viaggiare, visitare giardini botanici, serre, pascoli alpini...

Natalia - Bisogna riformare tutto questo. Il matrimonio, tutta la vita, l'esistenza...

Vassa - Ecco, mettiti all'opera, riforma! Krotki t'insegner di dove cominciare.

Natalia - Io lo so senza di lui... Dalla rivoluzione.

Vassa - La rivoluzione scoppiata, ha continuato a bruciare, ma ha lasciato solo il fumo.

Anna - Voi, signora, siete per la Duma?

Vassa - Mah, se volete... La legna verde brucia male, e l ci son certi ceppi che crepitano... Ma Krotki c'insegna. A me per duecento rubli il mese insegna a dirigere l'azienda. Ed a te, per quindici rubli, un rublo e mezzo per lezione, t'insegner a fare la rivoluzione. Quando entr al mio servizio non aveva che un paio di calzoni, ed ora sua moglie carica di gioielli. Cos succede, ragazze! Allora vuoi entrare in marina, Anighin?

Eugenio - Ancora non deciso. Ma perch mi chiamate Anighin?

Vassa - Deciditi. Ti chiamo Anighin...

Natalia - Somiglia a Anghin, l'eroe di Puskin...

Vassa - Davvero? Ma non sei superbo come lui! Va bene. Certo tu, Natka, sai meglio di me a chi somiglia.

Natalia - Non somiglia a nessuno...

Vassa - ...degli esseri ragionevoli?

Eugenio - (offeso) Io non capisco assolutamente quando scherzate e quando parlate sul serio. Che strani modi!

Vassa - Non andare in collera, non voglio mica offenderti...

Natalia - Alla mamma piace di stuzzicare la gente.

Vassa - E in questo sono colpevole. Io non amo la gente.

Liudmila - No, mamma, non vero.

Vassa - No, vero. Non l'amo. E va bene! Ed ora che abbiamo parlato e scherzato, voi ragazze andate in camera vostra. Io ho un p da fare. Tu, Anna, rimani. Via, andate, andate! Ci rivedremo a cena. (Le due ragazze ed Eugenio escono. Ad Anna) E' vero che il padre d'Eugenio s' iscritto nell'Alleanza del popolo russo ?

Anna - E' vero.

Vassa - Cos questo stupido va contro gli interessi del figlio che si vuole espellere dal corpo dei cadetti. Temo che questo vanerello finir per guastare Natascia.

Anna - Io credo che la signorina s'interessa a lui solo per noia.

Vassa - Il male non conosce noia.

Anna - Dopo la morte del padre la signorina diventata melanconica. E naturalmente le dicerie...

Vassa - E le dicerie persistono?

Anna - S.

Vassa - E tu ci presti fede?

Anna - No, ma a me impression molto il suicidio di Lisa. Non posso capire perch una cos buona ragazza... Tutti le volevano bene.

Vassa - E' una vittima di mio fratello. La deve avere spaventata in qualche modo.

Anna - Era la sua amante?

Vassa - La forz a diventarla. Non si crede che Lisabetta si asfissi nel bagno?

Anna - Sono in pochi a crederlo. (Entra Plia).

Vassa - Che cosa c'? Parla. Che aspetti?

Plia - (piano) Di l c' una donna.

Vassa - Che donna?

Plia - E' arrivata ora... ha un nome strano... Rachele.

Vassa - Chi? (S'alza di scatto, rapida fa per uscire; sulla porta si ferma. Ad Anna) Non dir nulla alle ragazze. Voglio fare una sorpresa. Non ci sono per nessuno. (A Plia) Porta via il samovar e prepara quello piccolo. (Esce).

Anna - Dunque, ti ci abitui?

Plia - E' difficile. Credevo di dover servire soltanto le signorine e che la padrona avrebbe avuta la sua cameriera particolare. Al signor Prcor gli ci vorrebbe un cameriere, io non posso star dietro a lui...

Anna - Ti d noia?

Plia - E' un tale sfacciato! Proprio incredibile. Anche ora passeggia in camicia, e canta. Canta sempre la stessa canzone. lersera, dopo che tutti erano gi andati a detto, seguit a far rumore con dei ferri, ed a cantare. D un'angoscia tale... Che cos'ha, signorina Anna?

Anna - E' un anormale. E' alcoolizzato.

Plia - Vi sono molto riconoscente, signorina. La casa buona.

Anna - E la gente cattiva. Non questo che voi dire?

Plia - Non posso giudicare. Ho per sentito dire che la donna che era qui, prima di me, si impiccata.

Anna - No, falso. Mor asfissiata nel preparare il bagno. Era incinta.

Plia - Ecco, vedete? era incinta! (Escono tutte e due. Entra Liudmila portando in mano un panchetto rotondo; dietro di lei viene Piatirkin recando un vaso con una pianta).

Liudmila - Ecco, mettila qui, ha bisogno di molto sole. No, cos non va bene, spostala nel mezzo.

Piatirkin - (stando su un ginocchio) Ecco, cos va bene?

Liudmila - Benissimo. Che razza di capelli ispidi che hai. Debbono essere duri..

Piatirkin - E non poco: toccate.

Liudmila - (passandogli una mano sui capelli) Proprio come una criniera.

Piatirkin - E' vero. Lo dicono tutti.

Liudmila - Chi tutti?

Piatirkin - Ma, i conoscenti. Tutti, in genere.

Liudmila - Perch resti in ginocchio?

Piatirkin - Mi fa piacere di stare in ginocchio davanti a voi.

Liudmila - Ma cosa vai fantasticando! Io non mi metterei mai in ginocchio davanti a un uomo.

Piatirkin - Nessun uomo pu chiedervi questo; l'uomo che deve stare in ginocchio... Voi potete fare di un uomo tutto quello che volete.

Liudmila - Ma io non voglio nulla. Non ho nulla da chiedere.

Piatirkin - Se questa la vostra volont. (Si rialza).

Liudmila - Aspetta, io domando al giardiniere che cosa c' da riportare in giardino. (Esce).

Anna - (sulla porta della camera) Non per le tue forze, Piatirkin, abbattere questa pianta...

Piatirkin - E tu non essere gelosa. Chi pu sapere? Tutto pu essere, bisogna tentare...

Anna - Ma se la padrona viene a sapere dei tuoi discorsetti...

Piatirkin - Da chi lo pu venire a sapere?

Anna - Voli immediatamente di casa!

Piatirkin - Tu, non parlare. Quando Liudmila s'accorger a che gioco giochiamo sar troppo tardi. Tu, soltanto, non mi ostacolare. Non ti sarebbe di alcun vantaggio. Il tuo salario lo ricevi regolarmente; io posso essere licenziato anche domani. In questo caso le tue faconde si metteranno male.

Anna - A me che importa? Bench se dovessi metterti nel numero dei padroni mi sembrerebbe piuttosto un'offesa...

Liudmila - (ritornando) Puoi andare, Piatirkin, non c' bisogno d'altro.

Piatirkin - Ogni felicit, signorina, oggi come sempre! (Esce).

Liudmila - Che servitore compiacente.

Anna - S.

Liudmila - E come si lascia comandare! E' straordinario!

Anna - Sar; ma tu, Liuda, sta attenta con lui.

Liudmila - Che cosa pu farmi?

Anna - Regalarti un bambino...

Liudmila - Che orrore!

Anna - Il bambino?

Liudmila - Ma no, tu dici degli orrori. (Esce).

Anna - (la segue con lo sguardo. Entra Vassa. Con un largo gesto, fa cenno ad Anna di ritirarsi. Anna esce. Con Vassa entrata, seguendola, Rachele, elegantemente vestita, ma con rigida semplicit d'effetto. E' assai bella) Dunque, siedi, Rachele e raccontami come sei arrivata. Di dove vieni?

Rachele - Dall'estero.

Vassa - Ma gi, si capisce. T'hanno dato il visto ?

Rachele - No, sono venuta come facente parte di un'orchestra.

Vassa - Cio con un falso passaporto. Come sei coraggiosa! Ma brava! Sei diventata anche pi bella. Con la tua bellezza pi facile... Va bene. Come sta Federo? Dimmi la verit.

Rachele - Nascondere la verit, non nella mia intenzione, mamma. Fedia sta spegnendosi; non c' pi speranza. I dottori dicono che gli rimangono da vivere due o tre mesi.

Vassa - Si consuma proprio?

Rachele - E' diventato quasi trasparente. Capisce che condannato. Con tutto ci ancora gaio, ha del brio. E il mio Kolia come sta?

Vassa - Fedia, il mio erede, quello che avrebbe dovuto mettersi alla testa dell'azienda!

Rachele - Dov' Kolia? Dorme?

Vassa - Ah, Kolia... Non so. Dormir.

Rachele - Non posso vederlo?

Vassa - E' impossibile.

Rachele - Perch?

Vassa - Ma non qui.

Rachele - Come non qui? che vuol dire?

Vassa - Nulla di cattivo. Kolia in campagna, fra i pini. Sta benissimo. In citt l'aria non gli confaceva; un po' linfatico. Non troppo robusto.

Rachele - Sta lontano da qui?

Vassa - Una sessantina di verste.

Rachele - In che modo ci posso andare?

Vassa - Ma tu non ci devi andare. Ascolta, Rachele. Parliamoci chiaro, diciamoci tutto chiaramente una volta per sempre.

Rachele - Mi nascondi qualche cosa? E' morto?

Vassa - Allora non ci sarebbe nulla da dire. Con una parola sarebbe tutto detto. No, vivo, sano, un bel bambino, intelligente. Tu perch lo vuoi?

Rachele - Ho deciso di portarlo con me all'estero. Ho una sorella che sposata con un professore di chimica. E poich non hanno figli, farebbe loro piacere di averlo.

Vassa - Cos avevo pensato anch'io. Sicuramente Rachele riprender' suo figlio per portarlo nel suo ambiente... Ma io non ti d Kolia. Non lo avrai!

Rachele - Ma come? Sono la madre!

Vassa - Ed io sua nonna! Sono il capostipite. Comando io. I tuoi figli sono i miei. Lo capisci?

Rachele - Permetti... Non posso pensare che tu parli seriamente. Sei intelligente; non puoi pensare in questo modo.

Vassa - Per non dire parole superflue meglio che tu stia zitta ed obbedisca. Kolia non lo avrai.

Rachele - Ma questo non pu essere!

Vassa - Non lo avrai. Che cosa puoi fare per opporli alla mia volont? Nulla. Di fronte alla legge tu non esisti. La legge ti conosce come rivoluzionaria, come profuga. Se ti denuncio ti mettono in prigione.

Rachele - E' possibile che tu voglia approfittare della mia posizione? Non ci posso credere! Tu non farai questo. Tu mi renderai mio figlio.

Vassa - Dici delle sciocchezze. Sono parole inutili. Io far come ho deciso di fare.

Rachele - No!

Vassa - Non gridare! Sta calma. Kolia non Io avrai. La sua sorte stabilita diversamente.

Rachele - Ma cosa sei, una belva?

Vassa - Ti ripeto: non gridare! Mio nipote sar l'erede della nostra ditta; l'unico erede della nostra importante azienda. Natalia e Liudmila riceveranno una piccola parte dell'eredit, una diecina di mila rubli per ognuna. Tutto il resto sar per lui.

Rachele - Sbagli, se credi di potermi comprare o consolare con questo.

Vassa - Perch dovrei comprarti? Perch dovrei consolarti? Tu sai, Rachele, che io non non ti ho mai ritenuta una nemica, anche quando mi sono accorta che tu allontanavi mio figlio da me. A che cosa mi sarebbe servito un malato? Io non sono stata tenera per lui e capii che tu lo amavi. Allora ti dissi: amalo, fai bene! Un po' di gioia necessaria ad un malato. Ti fui perfino riconoscente per lui.

Rachele - (scattando) Tutto questo menzogna, mi fai orrore. E' crudelt!

Vassa - Non mi credi? mi offendi? E va bene. Offendimi. Vuol dire che non capisci. Rifletti: che cosa puoi dare tu a tuo figlio? Io ti conosco, tu sei ostinata. Non rinunzi ai tuoi sogni fantastici. Hai bisogno di suscitare nuove fiamme rivoluzionarie. Io debbo rinforzare i legami di famiglia. Tu sarai cacciata in prigione, in esilio. E tuo figlio dovr vivere fra estranei, in terra straniera, come un orfano. Mettiamoci d'accordo, Rachele, giacch io non ti ridar tuo figlio. Ti conviene non fare tragedie.

Rachele - (tranquilla) S. Ho capito, tu puoi anche consegnarmi alla polizia.

Vassa - Posso fare anche questo! Posso fare qualunque cosa.

Rachele - Come poter toccare la tua feroce ragione, il tuo cuore bestiale?

Vassa - Di nuovo parli di bestie, ma io ti dico che gli uomini sono peggiori! Peg-gio-ri! Io lo so! Ci sono uomini contro i quali si vorrebbe sfogare la propria rabbia, distruggere le loro case, bruciare tutto, spogliarli d'ogni cosa, lasciarli morire di fame e di freddo... Ecco!

Rachele - E' strano. C' in te, nel tuo odio feroce, qualche cosa di incomprensibile, ma allo...

Vassa - Tu, Rachele, sei intelligente. L'ho pensato sempre, ed avrei voluto che tu fossi mia figlia. Mi pare che ti ho gi detto questo. Io, vedi, dico sempre quello che penso.

Rachele - (guardando l'orologio) Posso pernottare da voi?

Vassa - Come? Ma certo! Le ragazze saranno felici di vederti. Molto felici, perch ti amano. Ma Kolia non lo avrai. Ricordalo bene.

Rachele - Lo vedremo.

Vassa - Vorresti tentare di rapirlo? Sciocchezze...

Rachele - No. Basta. Non parliamone pi. Sono stanca, ho i nervi tesi. Evidentemente mi hai stordita. Sei una strana donna! Ascoltandoti, si comprende che vi sono al mondo dei criminali nati.

Vassa - Sar cos. Non si pu immaginare nulla di peggio: tutto gi stato immaginato.

Rachele - Ma poca vita rimane per tutti della vostra classe: i padroni. Sta sorgendo una nuova forza, minacciosa, che cresce sempre pi, che ingigantisce rapidamente, e vi schiaccer.

Vassa - Eh, che cosa terribile! Vedi, Rachele, se io credessi a questo, ti direi: ecco, prendi tutte le mie ricchezze, e con esse anche la mia astuzia...

Rachele - Menti!

Vassa - Certo. Non ti credo, non posso credere alle tue profezie. Tu sogni e ci che dici non avverr. Ascolta: quando mio marito perse in una notte, a carte, tutti i vaporetti, i pontili, la casa, l'azienda, io mi rallegrai! Non mi credere, se vuoi, ma mi rallegrai. Avendo puntato su una carta il suo ultimo anello, mio marito riprese tutto quello che aveva perduto, e qualcosa di pi, per giunta. Ma poi sai, incominci a condurre una vita dissoluta, cos che da quindici anni son io che trascino il carro, che dirigo tutta la nostra grande azienda per amore dei figli. E quali forze vi ho prodigato! Ma i figli... Tutte le mie speranze sono invece riposte su tuo figlio; mio nipote giustifica ai miei occhi tutti i miei sforzi...

Rachele - Considera quanto mi sia gradevole udire che mio figlio destinato a giustificare i tuoi oscuri armeggi, le tue sordide speculazioni...

Vassa - Ti dispiace? Non nulla! Anche per me non era piacevole ascoltare le tue rimostranze. Su, ora prendiamo il t. Davanti alle ragazze comportiamoci da persone educate. Va bene?

Rachele - D'accordo. Non necessario dir loro che io sono qui illegalmente, e non importa sappiano della nostra discussione. Tanto non potrebbero decidervi nulla.

Vassa - S'intende, non necessario. (Entra Plia col samovar) Chiama le ragazze. Di' loro che non occorre venga anche l'ufficiale, ma parla piano perch egli non senta. Posa il samovar. Va'. (Plia esce) Ecco quale doveva essere il nostro incontro, Rachele!

Rachele - Incontro spiacevole!

Vassa - Che fare? Piacevolmente vivono solo i bambini, e neppure a lungo.

Liudmila - (entra correndo; dietro di lei viene Natalia) Oh, guarda chi c'? Come mai? Rachele... Rachele!

Natalia - Non hai telegrafato, perch?

Vassa - Natka ha la mania di interrogare: tu le dici buongiorno e lei ti domanda perche? .

Rachele - Tu, Liuda, non sei cambiata; sei sempre cos carina, mi sembra, perfino, che tu non sia cresciuta durante questi due anni.

Liudmila - Naturalmente, no! Ed ecco, Nata...

Natalia - Sono invecchiata.

Rachele - Delle ragazze si dice che sono da marito; si ha appunto quest'impressione.

Natalia - Si dice che son matura.

Rachele - Questa un'altra cosa. (Le ragazze manifestano la loro gioia per l'incontro. Rachele parla stanca, non distogliendo quasi lo sguardo da Vassa. Le ragazze la fanno sedere sul divano con loro. Vassa seduta alla tavola e prepara il t).

Liudmila - Siedi, racconta.

Natalia - Come sta Fedoro? Guarisce?

Rachele - No, Fedoro sta male.

Natalia - Ma perch allora lo hai lasciato?

Rachele - Son venuta per Kolia.

Vassa - Vorrebbe condurlo all'estero; una pazzia!

Liudmila - Rascia, mia cara, se vedessi com' diventato bello, Kolia! Forte, intelligente... Vive in piena foresta, a Xamtof, un villaggio incantevole. C' una magnica foresta di pini.

Natalia - Allora non sta pi a Bogodcof?

Liudmila - Anche Bogodf un posto incantevole, l ci son boschi di tigli, pascoli...

Rachele - Sembra che non sappiate neanche dove si trovi...

Vassa - Venite a tavola.

Rachele - (a Liudmila) Raccontami, come vivi...

Liudmila - Io? meravigliosamente bene. Vedi, ora venuta la primavera, e noi, con la mamma, abbiamo cominciato a lavorare in giardino. La mamma mi chiama la mattina presto: alzati! Si prende il t, e via in giardino. Ah, Rascia, se vedessi com' diventato il giardino! (Entra Anna, saluta in silenzio Rachele e dice qualcosa a Vassa. Questa esce subito con Anna. Liudmila continua) ... entriamo in giardino che ancora tutto stillante di rugiada, tutto risplendente nel sole... Come un broccato... E' cos bello che perfino il cuore spasima... Nessuno in citt ha i fiori che abbiamo noi... Io ho i libri di giardinaggio in tedesco e imparo la lingua... Lavoriamo in silenzio, come religiose. Non diciamo nulla, ma sappiamo quali sono i nostri pensieri... Oppure canto qualcosa; se smetto di cantare, la mamma grida: Canta! E scorgo in qualche parte, lontano, il suo viso buono, affabile...

Rachele - Vuol dire che siete felici... E' cos ?

Liudmila - Oh, s! Mi sento straordinariamente felice!

Rachele - E tu, Nata?

Natalia - Io? Anch'io sono felice. (Entra Prcor con la chitarra. " alquanto brillo e canta un ritornello).

Rachele - Voi, Prcor? Sempre lo stesso!

Prcor - N meglio, n peggio. Sempre della stessa idea.

Rachele - Vi divertite...

Prcor - Appunto. E' il mio mestiere, essere allegro. L'allegria franca innata, la mia stessa natura. Il capitano morto, cos ch'io debba ora, ad onore della famiglia e dell'impresa, spassarmela per due.

Rachele - Era ammalato da molto tempo?

Prcor - Era giunta la sua ora. (Liudmila ride).

Rachele - Forse ho sbagliato a domandare se era ammalato?

Prcor - No. Il capitano stava benissimo, ma improvvisamente: paff! (Canticchiando:) Ai santi riposi-i-i... .

Natalia - Zio, smettete. E' sconveniente.

Prcor - Come sconveniente? Tu, ragazza, pensa per te. (A Rachele) E tu di dove vieni, sterminatrice della vita? Dalla Svizzera? Fedoro vivo?

Rachele - E' vivo.

Prcor - Sta male?

Rachele - S, sta male.

Prcor - Non robusta la progenie dei Gelisnof. Noi, i Crpof, siamo pi vigorosi! peraltro tuo figlio Kolia un bel ragazzo, un vero bri-gante! E che osservatore! Una volta a pranzo ci siamo leticati io e il capitano. Il giorno dopo lo saluto: Buongiorno, Kolia!. E lui: Via, brutto ubriaco! . (Cambiando tono e discorso) Ebbene, che fate qui? Prendete il t? La gente per bene si toglie la sete col vino. All'istante apparir una bottiglia: vino di Porto, quale gli spagnoli non si sognano neanche. Ecco, Natalia lo pu dire... (Fa per uscire, ma incontra Vassa che rientra).

Vassa - Che cosa ti successo al club?

Pkcor - Al club? E tu come lo sai?

Vassa - L'ho saputo per telefono.

Pkcor - E' semplicissimo. C' stata baruffa per motivi politici.

Vassa - Di nuovo il giornale parler di te?

Pkcor - Perch di me? Io non ho tirato che un pugno...

Vassa - Ascolta, Prcor...

Pkcor - Aspetta, torno subito... (Esce canticchiando).

Liudmila - Com' buffo, non vero? Beve sempre di pi e ha insegnato a bere a Natascia...

Natalia - Avevo gi imparato.

Rachele - Dici sul serio, Nata?

Natalia - S, mi piace molto il vino. Mi piace ubriacarmi.

Vassa - Aggiungi: e non c' nessuno che mi batte!

Natalia - E non c' nessuno che mi batte.

Vassa - Natalia, non fare la smorfiosa.

Natalia - Ho detto quanto mi avete ordinato.

Vassa - Per tua fortuna mi manca il tempo di cacciarti il diavolo dal corpo!

Liudmila - Nata divenuta molto impertinente con mamm, lo vedi, Rascia? Secondo me, questo male.

Vassa - (irritata) Ecco come viviamo, Rachele!

Rachele - Male vivete; ma non meritate di viver meglio. Questa vita stupida ve la siete guadagnata interamente.

Vassa - Dici per me? Non vero!

Rachele - Non solo per voi personalmente, ma per la vostra casta, la vostra classe.

Vassa - Ecco, si ricomincia!

Rachele - Anche all'estero si vive male. E forse anche peggio, perch si pi pacifici e non ci si tormenta tanto l'un l'altro, come fate voi.

Natalia - Dici davvero? Oppure per consolarci?

Rachele - Dico sul serio, Natascia. Io non sono di quelle che consolano. Il mondo sta cadendo in rovina, bench all'estero si sia pi organizzati che da noi. Si dissolve tutto, a cominciare dalla famiglia. E la famiglia, laggi era una gabbia di ferro, mentre da noi sempre stata una gabbia di legno...

Vassa - Rachele!

Rachele - Che?

Vassa - Vieni a stare con noi. Fedoro morir; l'hai detto tu stessa. Hai abbastanza vagabondato, sfidando il pericolo, nascondendoti! Vieni a stare con noi. Potrai educare tuo figlio. Qui ci sono le mie ragazze che ti vogliono bene. E tu ami tuo figlio.

Rachele - C' qualcosa di pi grande, di pi alto dei nostri affetti e legami familiari.

Vassa - Lo so. Ma ci sono anche gli affari. Ed ecco ci che ne risulta: badi al guadagno e sai come impiegare il denaro.

Rachele - Pu essere che qualche volta gli affari ed il denaro vi diano un senso di euforia, ma capire ci che v' in essi di assurdo e di inumano, non potete. No. Io vi conosco. Siete sempre schiavi. Intelligenti, forti, ma schiavi.

Vassa - Molto profondo, ma forse non altrettanto vero! Io ti dico ci che vorrei, e posso parlare davanti alle ragazze liberamente. Vorrei che si pregasse non davanti alle icone, ma per noi stessi. Vorrei poter assolvere la mia anima dannata.

Rachele - Questo del Dostoievski. Non vi si addice.

Natalia - La mamma non conosce Dostoievski: non legge libri.

Vassa - Di che Dostoievski parlate? E' che mi sento offesa, ingiustamente offesa... Ecco, le ragazze lo sanno: proprio oggi raccontavo loro come io... (Entra Prcor portando sulle braccia due bottiglie di vino).

Prcor - Eccomi qua. Fate bene attenzione. Vassa, permetti che t'inviti. Non ti dispiacer. Una cosa rara.

Vassa - S, beviamo! Su, ragazze, sedete a tavola... Festeggiamo Rachele! Avanti, Prcor. (Ripensando alla telefonata ed al club) Chi hai accoppato?

Prcor - Ma che accoppato! Un pugno in viso ad un inquilino dei Melnkof, ed a qualche altro... Sciocchezze! Guariranno.

Vassa - Lo sai che Melnkof s' iscritto nell' Alleanza del popolo russo?

Prcor - Che importanza ha? Io sono iscritto nell'elenco del telefono e non m'insuperbisco per questo. I bicchieri! (Suona il campanello del telefono).

Vassa - E' per me. (Al telefono) S, son io. Quale vaporetto? Perch? Idioti! Chi l'ha caricato? Terientef? Bisogna licenziare quell'imbecille! Occorre la mia presenza, perch? Li hanno arrestati tutti? Come, c' la commissione sanitaria? Anche l'ispettore? Vengo subito. (Posa il ricevitore) Aspettatemi. E' successo un putiferio. Hanno arrestato il personale d'un barcone che trasportava pelli senza il certificato sanitario, senza il timbro. Bisogna che vada... (Esce con lo sguardo fisso su Rachele che pure la guarda).

Prcor - Va a dare il boccone alla polizia fluviale. Da noi la polizia fluviale una banda di briganti, lo stesso che la polizia terrestre. Ma al diavolo queste storie! Riempiamo i bicchieri. Natalosc'ka, questo anche meglio di quello che piace a te. (Intona, stonando, una canzone):

Mesci, mesci, mio diletto...

Fino all'ultimo goccetto...

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa camera

(Immediatamente dopo l'uscita di Vassa. Prcor fuma un sigaro. Liudmila sbocconcella con vivacit dei biscottini che intinge nella marmellata che ha nel suo piattino. Natalia accanto a Rachele e sorseggia il vino. Rachele sovrapensiero).

Pkcor - Ecco come viviamo, Rachele. Tribolati, viviamo. La polizia ci perseguita. (Ride).

Rachele - Ma voi non siete il capo dell'amministrazione comunale?

Prcor - Avevo sognato di diventarlo, ma poi ho cambiato idea: per che cosa caricarsi di un tale fardello? Meglio vivere libero cittadino...

Natalia - Questo non vero. Non hai accettato per vigliaccheria.

Prcor - E' incredibile come Natalia cerca di offendermi. Come fanno tutti, del resto. Liudmila poi una strega... S, le somiglia molto. Bench abbia giustamente detto ch'io sono un uomo prudente. Dopo la morte del capitano...

Natalia - Dopo la morte del babbo corsero delle voci che egli si era avvelenato... E perfino che l'avevamo avvelenato noi per evitare lo scandalo di non so quale processo.

Liudmila - Che sciocchezze!

Prcor - (turbato) Appunto, sciocchezze! Quel processo fu estinto in istruttoria.

Rachele - Dunque, esisteva effettivamente un'istruttoria ed un processo?!

Natalia - S. Ma fu estinto per insufficienza di prove. Tuttavia lo zio ebbe paura di quelle voci, e pens che non lo avrebbero pi eletto.

Prcor - Basta, Natka!

Natalia - Ma bisognava protestare contro quelle voci, contro la gente...

Prcor - Lei sempre cos: contro qualcosa o qualcuno!

Rachele - (lisciando una mano di Natalia) Cos bisogna essere!

Natalia - Se la colpabilit non stata provata, questo non vuol ancora dire che l'accusato non sia colpevole, vero, Rachele?

Rachele - S, certo.

Liudmila - E' dunque cos che bisogna vivere? Contro tutti? E' forse impossibile vivere...

Natalia - Stupidamente, come Liudmila.

Liudmila - Mi offendi inutilmente. Ma io non me la prendo.

Natalia - Liudmila ama i biscotti e la marmellata.

Liudmila - E tu m'invidi per questo. Tu sei irritata perch non hai appetito. Se mangiassi di pi faresti miglior sangue e saresti meno acida.

Prcor - (canta) Bench il dolore mi dilani il petto, io non m'adiro contro il fato...

Natalia - Oltre che i biscotti e ogni genere di dolciumi, Liudmila adora qualcosa di militare con le penne come portano gli indiani.

Liudmila - Questo non affatto vero.

Prcor - E va bene! Al diavolo tutte queste cose: la famiglia, il passato e tutto il resto. Facciamo baldoria finch non torna la massaia. A te, Rachele, far vedere un ballerino coi fiocchi! Su, Liuda, chiama Piatirkin.

Liudmila - Benissimo, benissimo!

Prcor - (con la chitarra s'avvicina a Rachele) Quando andrai a vedere tuo figlio?

Rachele - E' lontano?

Prcor - Ventitr verste, al massimo venticinque. E' un omino che consola, un po' gracile, ma bello!

Rachele - La nonna non me lo vuole ridare.

Prcor - Per questo, ha ragione! Nella tua vita nomade, non saprai cosa fare del figlio.

Rachele - E tu che ne pensi, Nata?

Natalia - Esigi che ti sia restituito. Se non te lo rende, portaglielo via!

Prcor - Oh, oh!

Natalia - Lo porti via, lontano, lo nascondi. Tu vedi come siamo noi tutti qui! Lo vedi dunque?...

Rachele - Portarlo via... Nasconderlo. Non posso far questo.

Natalia - Perch?

Rachele - Ho un'altra missione io; pi importante di mio figlio stesso.

Natalia - Pi importante di tuo figlio? Ma perch allora l'hai messo al mondo, perch?

Rachele - Questo stato il mio errore.

Natalia - Ma di quale missione parli? La stessa della quale mi parlasti due anni fa? Ti comprendo, ma...

Rachele - Ma non credi ch'io sia sincera...

Natalia - Non posso crederlo.

Rachele - Sei tu che non puoi comprendere. Ma per me non c' vita al di fuori di questa missione. Se non si pu fare diversamente, ch'io perda Kolia, che non lo veda pi.

Prcor - Aspetta! Si potrebbe rapirlo! Magnifico, Rascia! Eh, sorella, per te sar una spina nel cuore! Agisci, Rachele. Io e Natka t'aiuteremo, parola d'onore. Ci serviremo di Piatirkin; egli pu far qualunque cosa!

Rachele - Smettetela. Sono pazzie.

Prcor - Piatirkin rapirebbe non un ragazzo, ma anche un arcivescovo!

Rachele - Giocare cos con mio figlio... (Entra Piatirkin: porta un fitto ciuffo di capelli ispidi e baffi accuratamente pettinati).

Prcor - Ecco Piatirkin, prode guerriero! Ha servito nell'ambulanza! (Prende dalle mani di Piatirkin la chitarra e l'accorda. Liudmila ha preso un cembalo, che d alla sorella, e una balalaika).

Prcor - Ragazze, mi raccomando: con dolce melanconia; specialmente il cembalo! Come un mormorio!

Liudmila - Lo sappiamo.

Prcor - Incominciamo. (Prende a cantare, stonando, come sempre. Liudmila e Piatirkin ripetono. Piatirkin balla Barinia , famosa danza popolare, molto caratteristica. Liudmila canta con brio, Prcor in estasi. Natalia batte meccanicamente sul cembalo guardando Rachele, che siede immobile come in sogno. Dopo un poco, improvvisamente)

Natalia - Basta!

Prcor - Perch?

Natalia - Ne ho abbastanza!

Liudmila - Che capricciosa! (Rachele si alza, si scosta, va verso una finestra, dove la segue Natalia).

Natalia - Che hai?

Rachele - E' atroce.

Natalia - Ucciderei piuttosto mio figlio, che lasciarlo qui.

Rachele - (abbracciandola alle spalle) Io non posso portarlo all'estero senza l'aiuto di tua madre.

Natalia - Lo zio t'aiuter. Non gli par vero di dar noia in qualche modo alla mamma. Lo si rapisce, si nasconde. Poi ci sistemeremo.

Rachele - Dove andr? Non so dove vivr. Se mi riesce di ritornare in Svizzera, potr trattenermi laggi qualche settimana. Ma debbo vivere in Russia; non ho la possibilit di occuparmi di Kolia. In Svizzera, a Losanna, da mia sorella, sarebbe bello...

Prcor - (arrestando Piatirkin, grida) Non v' piaciuto?

Rachele - No.

Prcor - Non sentite l'arte!

Rachele - Cantate in modo insopportabile...

Prcor - Mi scuso. Per bere e giocare a carte sono quasi imbattibile, ma per il canto non ho doni di natura. L'anima sensibile, ma la gola secca, raschia... Piatirkin, vattene. Non hai talento; non siamo piaciuti! Rachele, vieni con me, ti far vedere la mia collezione di serrature. (Piatirkin, tranquillamente, esce).

Rachele - L'ho gi vista.

Prcor - Quando? Vieni a vederla ora! Ci sono trentasette chiavistelli, quattro catenacci da fortezza, quarantadue serrature da forzieri con suoneria. Non avrai mai veduto nulla di simile. E poi andiamo: debbo dirti qualche cosa di importante. (La prende per mano e la conduce fuori. Rachele lo segue svogliatamente).

Natalia - (guardando la sorella) Che pensi di fare?

Liudmila - Nulla, ho sonno.

Natalia -Va a dormire.

Liudmila -Mi annoio. Ho voglia di piangere.

Natalia -Va, coricati, piangi un poco e ti addormenti.

Liudmila - Cos mi succede sempre. Ma aspetto che torni la mamma; sto in pensiero quando non in casa...

Natalia - Perch stare in pensiero? Non una bambina...

Liudmila - Tu, Natalia, come somigli alla mamma!

Natalia - E' per questo che non ci vogliamo bene.

Liudmila - Lei per ti ama.

Natalia - Le piace di tormentarmi.

Liudmila - Sei tu che tormenti lei.

Natalia - S, anch'io la tormento.

Liudmila - Come sei sciocca! Anche lo zio fuori senno: propone di rapire Kolia.

Natalia - Tu non lo dire alla mamma.

Liudmila - Certo che glielo dir.

Natalia - Perch?

Liudmila - No, non voglio turbare la pace; non glielo dir.

Natalia - (sospirando) Tu sei una benedizione fra noi... Non somigli a nessuno.

Vassa - (entrando) Che cosa c'? Litigate?

Liudmila - No, parliamo, semplicemente.

Vassa - Sembrate in collera. Prcor ha fumato il sigaro. Quante volte l'ho pregato di non fumare sigari, qui, da me. Mi pare che Natalia abbia bevuto.

Natalia - Mi tengo sempre sulle gambe.

Vassa - (versando del vino di Porto) Il t freddo? Riempimi una tazza.

Natalia - (versa il t).

Vassa - Ho dovuto pagare seicento rubli! Come buttati dalla finestra. Ovunque sollecitatori. Tutte anime vendute. Che cosa avete fatto?

Natalia - Abbiamo preso il t.

Liudmila - Piatirkin ha ballato. Lo zio ha consigliato Rachele di rapire Kolia.

Vassa - Che buffone! E lei?

Liudmila - Non era d'accordo; sembrava infastidita. E' diventata pi cupa di quanto gi lo era. Non una persona piacevole. Tutte le persone troppo intelligenti, non sono piacevoli.

Vassa - Ed io, secondo te, sono una stupida?

Liudmila - N una cosa n l'altra. Tu sei semplicemente un essere umano.

Vassa - Ma questo cosa significa? Forse peggio che stupida? Beh! Vada per un essere umano . Prendi il samovar e facci aggiungere un po' di carbone. (Liudmila esce col samovar. Rivolta a Natalia, decisa) Natalia, vuoi andare all'estero?

Natalia - S, volentieri, lo sapete.

Vassa - Ci potresti andare con Anna.

Natalia - Con Anna, no.

Vassa - Perch?

Natalia - Mi annoia qui; figurati fuori.

Vassa - Sola non ti lascio andare. Eh, ragazza...

Natalia - Ebbene?

Vassa - Non ho il tempo di parlare con te.

Natalia - Ma per Kolia il tempo c'.

Vassa - Kolia piccino, ha bisogno di me.

Natalia - Non pi di quanto ne ho bisogno io.

Vassa - Parti con Anna. Potrai veder Fedoro.

Natalia - Questo non mi seduce affatto.

Vassa - (grida) Taci, diavolessa!

Natalia - Sta bene. Non parlo pi.

Rachele - (entrando) Che cosa avete?

Vassa - Nulla, ho gridato senza volere. Sono un po' agitata... Dunque, Rachele, Prcor ti ha proposto di rapire Kolia?

Rachele - Era ubriaco.

Vassa - Pu anche farlo in stato normale. Voi, ragazze, dovreste andare a dormire. E' tardi.

Liudmila - (che entrata da qualche istante) Ma non si cena?

Vassa - L'avevo dimenticato. Ho sete. Sete di t ben caldo. Allora andate, ed apparecchiate la tavola. (Le ragazze escono) Ebbene, Rachele, che hai deciso?

Rachele - Sentite, mamma, rendetemi mio figlio, ed io lo mander all'estero.

Vassa - Vuoi di nuovo litigare? Non hai capito che non riavrai tuo figlio?

Rachele - Non riesco assolutamente ad immaginare ci che farete di lui. Come lo educherete?

Vassa - Sta tranquilla. Lo sapremo. Noi siamo gente stabile. Abbiamo dei mezzi. Troveremo i migliori maestri, professori... Gli insegneremo quello che deve sapere.

Rachele - Ma non quello che deve sapere un uomo degno di questo nome. Come vivr Kolia in questa casa, fra balalaike e chitarre, con tuo fratello semi alcoolizzato e le due ragazze, una quasi deficiente, e l'altra inacidita? Io conosco abbastanza la vostra classe tanto qui che all'estero: una classe disperatamente malata! Voi vivete automaticamente, prigionieri della famiglia, sottomessi alla forza delle cose che non avete create. Vivete disprezzandovi e odiandovi l'uno con l'altro, senza mai porvi la domanda: perch vivete? A chi siete necessari? Perfino i migliori ed i pi intelligenti, vivono dominati soltanto dall'avversione per la morte e dal terrore che essi provano davanti a lei.

Vassa - Hai finito? Va a riposarti; dammi ascolto. Quello che non capisco in te questo: come avviene che il tuo cervellino pu essere cos ardito e cieco e zoppo nello stesso tempo, quando ti metti a parlare della vita! La classe, la classe! Ma, mia cara, riguardo alla classe, Krotki, il gerente della mia impresa, capisce le cose molto meglio di te: la rivoluzione legittima quando giova alla classe pi arretrata. Ma tu di quale rivoluzione mai parli? E di quali ideali sovraterrestri? Per Krotki la cosa chiara: i socialisti debbono unire le forze del lavoro nell'interesse dell'industria e del commercio. Ecco ci che propone, e la sua proposta non stupida, anche se poi una bestia negli affari.

Rachele - Si chiama Krotki? Per fare onore al suo nome sar un mite che predica la elevazione di un proletariato pacifico. S'incontrano spesso di tali tipi. Fedeli servitori, come sono per voi, permettete loro di innalzarsi abbastanza in alto.

Vassa - Prova a comprendere me, e lascia andare le classi. Io son sana, e l'azienda tutta nelle mie mani. Nessuno pu impedirmi di agire secondo la mia esperienza, nessuno pu incutermi timore. In vita mia non mi mancher nulla, e potr accumulare un gran capitale per mio nipote. Ecco tutto quello che penso e che volevo dirti. Kolia resta con me. Finiamola: ora di andare a cena. Sono stanca.

Rachele - Io non cener. E' un pane amaro, il vostro! Dove posso riposare?

Vassa - Va da Natalia, te l'indicher. (Rachele esce. Vassa s'alza a fatica dalla sedia, ma risiede e chiama) Anna!... (Nessuno risponde) Il mio pane amaro! Chi s'azzarda a parlare cos? Eh... strega! (Suona il campanello).

Polia - (entrando) La signora ha suonato?

Vassa - Dov' Anna?

Polia - Dalle signorine.

Vassa - Chiamala. (Plia esce. Vassa siede, tende lorecchio, si palpa il collo, e tossicchiando dice ad Anna che si presentata) Che cosa successo, qui, durante la mia assenza?

Anna - Vostro fratello ha proposto di rapire Kolia.

Vassa - E' proprio lui che l'ha proposto?

Anna - S. Ed ha aggiunto: sarebbe una spina nel cuore di mia sorella.

Vassa - E Natalia che diceva?

Anna - E' stata lei a proporre di rapirlo...

Vassa - Confondi. Non pu essere vero.

Anna - Non confondo: cos; quando vostra nuora disse che Kolia sarebbe rimasto presso di voi, vostro fratello esclam: Giusto. Allora Natascia propose di rapirlo, e lui pure...

Vassa - Solo per farmi del male. Magari solo azzannare, ma vuol mordere.

Anna - Ci serviremo - disse - di Piatirkin. E' capace di rapire non solo un ragazzo, ma anche un arcivescovo .

Vassa - Una bestia malefica, quel Piatirkin...

Anna - Un ignobile schiavo! N onore n co-scienza. E cos indolente...

Vassa - Lo dirozzeremo.

Anna - State poco bene?

Vassa - Perch?

Anna - Avete un certo viso.

Vassa - Le mie figlie non hanno notato nulla. Bene. Andresti all'estero, Anna?

Anna - (sorpresa) Io?

Vassa - Tu. Con Natalia. O forse anche sola.

Anna - O Dio, come sarei contenta! Non ho neanche parole per ringraziarvi!

Vassa - Non bisogna; te lo sei meritato. Tu mi dirai sempre la verit?

Anna - Sempre.

Vassa - Ecco: tu recapiterai una lettera a Fedoro. La lettera non la mostrerai a Natalia. Mi scriverai immediatamente come sta Fedoro, interrogando il medico. Tu capisci il tedesco?

Anna - S.

Vassa - Se Fedoro sta male... Ma di questo parleremo dopo, parleremo di tutto. Ma ora una altra cosa: va' alla direzione di polizia e chiedi del colonnello Popf. Bisogna trovarlo in tutti i modi. Che lo facciano venire. Dirai che cosa urgente ed importante.

Anna - Signora...

Vassa - Sta attenta: gli dirai che arrivata dall'estero Rachele Tpas, emigrata. Egli sa chi . Fu lui che l'arrest. E se la devono arrestare di nuovo, digli che l'arrestino per la strada; non in casa mia. Hai capito?

Anna - S, per...

Vassa - Fa come ti dico! Se vengono a prenderla in casa, allora chiaro che siamo stati noi, tu od io, a consegnarla. Ed io non voglio che corrano di nuovo stupide dicerie per la citt. Dunque hai capito?

Anna - Io non posso...

Vassa - (maravigliandosi) Non puoi? Perch?

Anna - Non posso decidermi a...

Vassa - Ti dispiace? E per Kolia non ti dispiace? Per lei lo stesso: sar arrestata certamente, e che lo sia oggi o domani lo stesso. Dunque perch ti rifiuti di fare come ti dico? E' strano! Quasi non riesco a crederlo!

Anna - Ma no, credetemi, per l'amor di Dio! Per voi darei la vita! Perch dovrei aver compassione di questa ebrea? D'altronde, lo sapete che mi ha sempre detestato!

Vassa - (sospettosa) Ma che cosa brontoli? Non capisco!

Anna - Ho paura di andare di notte alla direzione di polizia.

Vassa - Che stupidaggini... Cosa credi, che ti mangino? (Guarda Vorologio) Per, senza dubbio, tardi. Popf sar in qualche posto a giocare a carte. Va bene. Ci andrai domattina presto: alle sette. Fa in modo che lo sveglino.

Anna - Cos va bene, grazie... (Le bacia la mano).

Vassa - (asciugandosi la mano alla sottana) Sciocchina, sei tutta sudata, ti gocciola il viso. (Anna s'asciuga la faccia) Rachele vuol farmi paura e seguita a gridare: la classe, la classe! La classe son io! Mi detesta. S' presa mio figlio, ma non riavr il suo. (Tace e rimane pensierosa) Non mi sento troppo bene. Devo essere stanca... Fammi una camomilla. (Anna esce).

Liudmila - (entrando) Mamma, a cena!

Vassa - Tu hai fame?

Liudmila - S, molta!

Vassa - Ed io ti ho preparato qualche cosa di pi gradevole! Ma non da mangiare...

Liudmila - Sei sempre cara...

Vassa - Ho deciso di comprare la casa della vecchia Kugusceva; cos potremo ingrandire il nostro giardino, eh?

Liudmila - Oh, mammina, che bellezza!

Vassa - Proprio cos! Si vede che il giovane principe ha perduto a carte...

Liudmila - Che bellezza!

Vassa - La principessa ha fretta di vendere. Domani le verser la caparra.

Liudmila - Grazie. Sono molto contenta. Andiamo ora, andiamo a cena.

Vassa - Non ho voglia di cenare, non mi sento bene; ho degli strani brividi. Prender la camomilla ed andr a coricarmi. Cenate senza di me.

Liudmila - Ma il t?

Vassa - S, fa portare qui il samovar; ho sete. Rachele di l?

Liudmila - Si chiusa nella camera gialla; anche lei non vuol cenare. Com' divenuta sgradevole. Si d delle arie...

Vassa - Dunque, va, Liudka, va... (Rimasta sola si muove per la camera cautamente come se camminasse sul ghiaccio, sostenendosi alle spalliere delle sedie, tossisce, brontola) Gli affari... crescono gli affari... (Vuol sedersi, ma non si decide. Sta in piedi volgendo le spalle alla porta. E? evidente che sta producendosi in lei una lotta fisica, che tenta dominare con lautorit del suo carattere, ma pur senza riuscirvi. Le parole pronunciate con Rachele non riescono ad uscirle di mente, ad essere dimenticate. La dominano, e quasi involontariamente, le ripete) Il pane amaro! Il mio pane amaro. (Entra Piatirkin, ubriaco. I suoi capelli, irti sulla fronte, sono ancora pi arruffati. Ha un viso bestiale, alterato dalle libazioni. Con crudele impulso, orribile e nauseante, mostra la lingua alla padrona; prende rapido la chitarra e pizzica la corda bassa).

Vassa - (rabbrividendo perch continua a sentirsi male, non ha la forza di reagire all'offesa; ma ancora violenta) Che questo? che vuoi?

Piatikkin - Sono venuto a prendere la chitarra...

Vassa - Passa via... diavolo!

PiatiRKIN - Vado... Non sono mica un cane!

Vassa - Peggio di un cane. Bestia malefica, diavolo! (Piatirkn esce di corsa. La crisi acuta raggiunge Vassa, che barcolla comprimendosi il cuore, soffocando, nell'impossibilit di gridare. E' tremendo rabbattersi di questo essere, come un pachiderma che non pu nulla contro quel millesimo di secondo che ferma la vita e porta sulla soglia delleternit. Cade pesantemente sulla poltrona, abbattuta su un fianco. Qualche attimo di grande silenzio: il silenzio della presenza della morte).

Anna - (entrando con in mano un vassoio su cui una piccola teiera) Volete che lo porti in camera? (Si ferma aspettando una risposta. Il vassoio trema nelle sue mani e la teiera cozza con la tazza. Posa con precauzione il vassoio sulla tavola, s'inclina e guarda in viso la padrona. Istantaneamente si raddrizza e bisbiglia a voce alta) Dio santissimo... Signora Vassa... Cosa avete?... (Rimane in ascolto; a un tratto va allo scrittoio, apre un cassetto, fruga, trova del danaro e se lo nasconde in seno. Apre una cassettina che sulla tavola e l pure trova del danaro che nasconde; mette in tasca un mazzo di chiavi e richiude con rumore il coperchio della scatola. Poi esce correndo. Scena vuota. Entra rapidamente Natalia, dietro di lei Prcor. Successivamente, entrano Polla, Piatirkn e Anna).

Natalia - (palpando il viso della madre) Parlate piano. E' finita.

Prcor - (rivolto al cielo) Ehi, tu, capitano! Ora tocca a te: ricevila degnamente, se non hai dimenticato! Ed ora ricominceranno a correre delle stupide voci in citt... Diavolo, cane!

Natalia - Tacete, zio...

Prcor - Cosa c' da tacere? Nata, bisogna stare attenti a quell'Anna. Trovare le chiavi. Le chiavi della cassaforte... Sa tutto, l'Anna! Guarda nella tasca della sottana se non ci son le chiavi...

Natalia - No, non voglio, andate via.

Pkcor - Ma s, me ne vado, che m'importa!

Anna - (in lacrime) Natalia, Liudmila svenuta...

Natalia - Telefona al dottore...

Anna - Gli ho telefonato. Dio mio, che faremo?

Prcor - Le chiavi dove sono? Le chiavi della cassaforte?

Natalia - Avete avvertito Rachele?

Anna - La devo avvertire?

Natalia - Sei una canaglia... (Esce in fretta).

Anna - (sospirando) Ma perch?

Prcor - Eh, tu... non fare la stupida! Dove sono le chiavi della cassaforte? Dove sono?

Anna - Signor Prcor, io, non dimenticate che sono al vostro servizio da tredici anni... (Fruga nella tasca di Vassa).

Prcor - Sei pagata per quello che vali...

Anna - Vi ho dato tutta la mia giovinezza. Ecco le chiavi!

Prcok - (va alla cassaforte dicendo a Piatirkn) Non Lasciare entrare nessuno.,. Aspetta. Che questo? (Con gioia) S, vedi, io sar il tutore. Il diavolo ti porti! Eh, chi sono io? (Sghignazza, guardando Anna) Via, via, Anna! E' finita la tua vita di delatrice... Vattene al diavolo! Domani stesso. Svergognata, sudicia carogna!

Anna - Signor Prcor, ve ne pentirete... Non avete ragione...

Prcor - Vattene, vattene! Il tuo l'hai gi avuto; hai rubato abbastanza! Via!

Anna - No, ho ancora qualche cosa...

Pkcor - S, s! lo so. Ma a questo riguardo, ti dico... (Entra Rachele seguita da Natalia).

Rachele - (a Prcor, che fruga fra le carte sullo scrittoio) Rubate! Rubate!

Pkcor - Perch? Prendiamo il nostro. (Entra Plia portando fra le braccia Liudmila).

Liudmila - (staccandosi da Plia si precipita sul sof dove sar stata deposta Vassa) Mamma! Mamma!

Rachele - Il vostro? Il vostro... Che cosa c' da voi di vostro?...

FINE

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