Il pane di casa

IL PANE DI CASA

Commedia in un atto

di Jules Renard

Tradotto da Giovanni Marcellini

PERSONAGGI

MARTA

PIETRO

Salotto d'una casa di campagna. Finestre che s'affacciano in giardino. Una porta a destra, un'altra a sinistra. Sera. Pietro passeggia da una finestra allltra. Marta e seduta accanto al tavoli netto da t..

Marta - (che ha il volto stupito e canzonatorio della donna che non vuol credere a quel che le si dice) Come? Da quando vi siete ammogliato non avete mai avuto un'amante?

Pietro - Mai.

Marta - A me potete dirlo: stiamo parlando liberamente. O avete paura che qualcuno ascolti? (Addita uno dei lati della casa) Vostra moglie veglia accanto alla bambina, che a pranzo non ha fatto che frignare. Essa teme una cattiva notte, ma non sar nulla.

Pietro - Speriamo.

Marta - I denti, forse.

Pietro - Certo... non so.

Marta - Che cara piccina! Sua madre non la lascie-rebbe sola neanche per cogliervi ai piedi di un'altra donna. Avanti, ditemelo...

Pietro - Ve l'ho gi detto: mai.

Marta - Non me lo volete dire.

Pietro - Ve lo direi, se non altro per farmene un vanto.

Marta - Avrete avuto, almeno, qualche tentazione.

Pietro - No!... Ah, s, una.

Marta - Dite.

Pietro - Ricordo che un giorno, per la strada, a non so quale passaggio di principi esotici, ho urtato una giovane signora non brutta, anzi bellissima, la quale si degn di accogliere le mie scuse con un sorriso. C'era tanta gente, senza contare un chiosco di giornali che non voleva scansarsi, per cui essa non vedeva nulla ed io altrettanto. Ci traemmo allora da parte, e siccome le sciorinavo in termini vaghi delle galanterie, mi diede il suo indirizzo e m'invit a farle una visita. Ho mandato in mia vece una scatola per guanti... vuota.

Marta - Perch vuota?

Pietro - Perch costa meno.

Marta - Valeva cos poco, la vostra signora?

Pietro - Questo quanto di pi mondano ho da offrirvi. Il resto, non mette conto di parlarne.

Marta - S, s, m'interessa moltissimo. Io vado pazza per queste confidenze.

Pietro - Ricordo che un'altra volta... Ah, no...

Marta - S, s.

Pietro - ... stavo guardando una servetta, ch'era appena entrata al nostro servizio. Spolverava i mobili del mio studio con uno zelo sornione. Girava da un piede della scrivania al piuolo della seggiola. Era una giornata afosa, col temporale vicino. Essa brillava come una fetta di pane spalmata di burro. Mi dava fastidio. Bruscamente... ma voi mi fate arrossire... 'bruscamente l'ho presa e l'ho baciata.

Marta - Che orrore! Sulla guancia?

Pietro - Non so; cos, senza guardare. Eppoi, sono fuggito.

Marta - Ah, vile!

Pietro - Vile e malvagio, perch al primo pretesto l'ho fatta mettere alla porta. Non so neanche se ha capito qualcosa di quel che le era successo.

Marta - Avrebbe dovuto chiedere spiegazioni a vostra moglie. E... un'altra volta?

Pietro - Questo tutto. O Dio, non gran che. Abbiate piet d'un pover'uomo. Ci sono pure dei mariti fedeli. Io sono uno di questi.

Marta - Voi credete alla fedelt degli uomini?

Pietro - Credo alla mia... per forza! Credo anche a quella di vostro marito. E voi ci credete?

Marta - Senza difficolt. Da quanti anni siete ammogliato?

Pietro - Dodici. Mi sono sposato giovane, appena raggiunta l'et della ragione.

Marta - (si alza; poi, in tono ironico) Dodici!

Pietro - Senza contare i mesi del fidanzamento.

Marta - Lasciate che vi guardi un poco.

Pietro - Guardate. Guardiamoci. Non temo di apparire ridicolo dinanzi a voi. So che non vi fidate delle apparenze.

Marta - Ridicolo voi! Ma voi meritate una statua di bronzo e una nicchia. Siete un santo, voi.

Pietro - Ma voi che fate tanto la maliziosa, volete dirmi se avete avuto degli amanti?

Marta - Una simile domanda, a me? Degli amanti... al plurale? E per che farne?

Pietro - Per tradire parecchie volte vostro marito... Esagero?

Marta - Completamente.

Pietro - Non vi confidereste?

Marta - Ma s; ci mi metterebbe in evidenza.

Pietro - Quanta corte debbono avervi fatta glJ uomini!

Marta - Meno di quanto credete.

Pietro - Storie.

Marta - Civetteria a parte, no. Da signorina ho infiammato, come tutte le altre, uno o due cuori. Ci fu anche una caduta da cavallo sotto le mie finestre...

Pietro - Oh!

Marta - - Fatta con cautela, si capisce; ma per il mio amor proprio, fu lo stesso. Ma dopo, pi niente. Dopo maritata, mi pass la curiosit di guardare dalla finestra.

Pietro - Temete che vostro marito ascolti? La caccia, oggi, l'ha spossato. Dorme. (Accenna all'altro lato della casa). Dorme nel uo letto, completamente tranquillo. Voi osate dirmi che nessun uomo si finora permesso...

Marta - Lo sostengo!

Pietro - La memoria non vi assiste troppo. Vi hanno scritto delle lettere?

Marta - Si sapeva che mio marito, dopo averle lette, mi avrebbe proibito di rispondere.

Pietro - E' enorme.

Marta - E' cos.

Pietro - Io mi domando come occupano i loro ozi gli uomini che vi conoscono.

Marta - Amico mio, coteste cose avvengono press'a poco allo stesso modo, dovunque. Gli uomini sono, vero, sempre in agguato, ma non si avvicinano che quando si fa loro il cenno.

Pietro - Quale cenno?

Marta - Oh, un cenno che varia secondo gli ambienti, e che sfugge agli indifferenti come voi. Ma un cenno c', sempre.

Pietro - Fatemelo; cos, per vedere...

Marta - No, non voglio far cenni a nessuno. Questo il mio segreto.

Pietro - Come! Non avete nulla sulla coscienza ch'io potrei rimproverarvi... un peccatuccio, una macchia appena percettibile?

Marta - Di esseri immacolati non ci siete che voi, amico mio. Vi assicuro che se fosse il caso ve lo direi. Fra noi, ci non ha nessuna importanza.

Pietro - Nessuna. Vedete bene che anche voi siete, e sarete sempre, nient'altro che una donna onesta.

Marta - Lo dite con una cert'aria di disprezzo...

Pietro - Ve lo dico con rispetto: ma voi sarete, sempre, niente altro che una donna onesta.

Marta - Oh! oh!

Pietro - Ah! ah!

Marta - Voi mi state impegnando troppo. Finora sono una donna onesta; ma non vado per questo a gridare sui tetti che sar sempre una donna onesta. E che ne so io? Niente, in verit. Non ho nessuna intenzione di tradire Alfredo; nondimeno sarei desolata se avessi la certezza di non tradirlo mai. Sarebbe una certezza un po' ingenua, un po' umiliante. Rispondo di ieri, rispondo anche di oggi; non pretendo che ci sia eroico, dico che sufficiente.

Pietro - E intanto fate le vostre riserve per l'avvenire.

Marta - Concedo la sua parte all'imprevisto, alle ore di crisi, quando tutto quel che si giurato e niente, valgono la stessa cosa. Mi rifiuto di pronunciar voti di fedelt eterna. Io sono una donna onesta che dubita talvolta della sua resistenza. Sino ad oggi, la mia vita sorvolata lieta e facile, come su una tersa lastra di cristallo. Ma bisogna temere l'incidente imprevisto. Io lo temo. Me lo immagino, e ne abbrividisco di paura. Una sensazione deliziosa.

Pietro - Ecco, ecco: voi parlate da donna che sa il fatto suo; se necessario cadrete, domani o dopodomani, giacche non si pu fissare la data d'un accidente.

Marta - Io ammetto soltanto che possibile.

Pietro - Probabile.

Marta - No, precisare di pi mi ripugna. Da principio l'idea perversa mi diverte; ma poi sento subito che la cosa non avrebbe niente di piacevole, non importa quando e non importa con chi. Perch l'immagine dell'adulterio non mi faccia abbassare gli occhi di disgusto, bisogna che rimanga distante e indeterminata.

Pietro - Cotesta immagine pu condurvi lontano.

Marta - Ma io non ho fretta.

Pietro - Neanche io, e neanche vostro marito, e neanche mia moglie. E cos, in questa rustica casetta di campagna, dove vi offriamo amichevole ospitalit per qualche settimana d'autunno, si trovano riunite quattro persone coniugate, e, per un caso straordinario, queste persone sono tutt'e quattro d'una fedelt al sicuro dai cosidetti colpi di fulmine. Voi amate sul serio vostro marito, vostro marito vi ama sul serio, mia moglie mi ama sul serio ed io amo sul serio mia moglie. Sotto lo stesso tetto, su due famiglie, ci sono due famiglie modello. Due su due! Noi realizziamo il maximum , salvo errore...

Marta - Io non vado a cercare...

Pietro - Avreste torto: vostro marito giovane, e anche un bel giovane...

Marta - Distinto.

Pietro - Bello, pi bello di me. E1 meno forte, ma ha una buona salute.

Marta - Eccellente; soltanto va un po' soggetto alla emicrania.

Pietro - Niente di grave. Ci dipende dal fatto ch'egli possiede, in tutta l'estensione del termine, la donna pi graziosa di Parigi.

Marta - Diciamo, una delle pi graziose.

Pietro - Oh, giacch sono sulla via dei complimenti!... E come vi ama vostro marito... molto...

Marta - Molto.

Pietro - E voi pure l'amate molto?

Marta - Molto.

Pietro - Conclusione: voi non dovete annoiarvi, insieme.

Marta - Raramente. Ma voi che avete da lamentarvi? Sotto questo riguardo, non state male neanche voi.

Pietro - Io sto pi che bene.

Marta - In quanto a vostra moglie...

'Pietro - Avete una maniera veramente discreta d'insistere sui miei meriti personali.

Marta - Gli che ho fretta di tessere l'elogio di vostra moglie, la quale, qualunque sia il vostro valore, vale pi di voi. E' una perla.

Pietro - (gravemente) Inestimabile.

Marta - Essa ha un genere di bellezza che le conviene pienamente.

Pietro - Conviene anche a me.

Marta - Io non le conosco che qualit: le ha tutte.

Pietro - Possiede anche delle virt. E' la sola donna del nostro mondo che possegga delle virt.

IL PANE DI CASA

Marta - La sola?

Pietro - Non protestate; una virt, una vera virt, una cosa troppo seria per voi.

Marta - Ah! Allora citatemi, in cortesia, una sola, virt alla quale io non possa pretendere.

Pietro - Cito a caso, la prima che mi viene He labbra: la bont.

Marta - Io non sono buona?

Pietro - > S, di quella specie di bont che non guasta la salute.

Marta - Come? Io non sono buona, con mio marito, coi miei bambini, coi miei amici?

Pietro - E coi vostri poveri. Infatti, vostro marito vi tortura, i vostri bambini sono altrettanto mostri che i fotografi fanno a gara per ritrarre, i vostri amici vi subissano di complimenti, e i poveri non vi dicono neanche grazie. E siccome con tutta questa gente la vostra bont si consuma, cos non ne avete mai un piccolo residuo.

Marta - Vostra moglie pi generosa?

Pietro - Oh, non tentate di competere con lei. In qualunque occasione, nella quale occorresse sacrificarsi, Berta vi sconfggerebbe.

Marta - Ad esempio?

Pietro - Ad esempio, se vostro marito vi tradisse, che fareste voi?

Marta - (senza esitare) Ho gi due progetti bell'e pronti, a mia scelta: se mio marito mi tradisce, io tradisco lui genza pensarci due volte, col pi vicino dei suoi amici. La cosa sar cos immediata che, tanto io che mio marito, non si apra chi dei due sar stato il primo a incominciare.

Pietro - Quantunque un po' abusato, questo metodo non mi dispiace. A Parigi, noi abitiamo nella stessa via: ho, dunque, delle probabilit. Sentiamo l'altro.

Marta - La sera stessa in cui mi accorgessi di qualche cosa, e cos ogni sera, sinch la lezione non avesse dato i suoi frutti, diventerei cos tenera ed esigente, che mio marito finirebbe con l'apparire alla sua complice un amante fuor d'uso.

Pietro - Progetto abbastanza originale, ma di esecuzione penosa.

Marta - E' quel che si dice un tour de force . Posso anche non riuscirvi, ma se vi riesco, che disprezzo s avrebbe per Alfredo, quando l'avessi ridotto in quello stato.

Pietro - Ma come siete buona!

Marta - Sono giusta.

Pietro - La bont se ne ride della giustizia.

Marta - E che farebbe vostra moglie nei miei panni?

Pietro - Glielo chiedo spesso. Che faresti? le dico. Non parliamo di queste cose, dice lei. Parliamone: tutto pu accadere . Io non posso credere che possa accasermi una disgrazia simile. Io neppure: faccio una supposizione. Taci: tu mi tormenti, dice lei. Mia cara - le dico io - impossibile che tu non abbia le tue idee sull'adulterio, una teoria come tutte le donne. Devi pur pensarci qualche volta . Mai , risponde. Pensaci un poco, rifletti un minuto e rispondi: si fa per celia. Se ti tradissi, che faresti tu? Ne avrei un gran dolore. Spero bene: del resto, il mio dolore sarebbe, forse, pi grande del tuo. Ma dopo? Ti vendicheresti? Mi perdoneresti? Che faresti?. Niente, niente. E se cerco d'insistere, si mette senz'altro a piangere.

Marta - E questa voi la chiamate bont?

Pietro - Tutte le donne che ne sono incapaci, la chiamerebbero stupidaggine.

Marta - Ma, amico mio, quando si ha una moglie come la vostra, si resta a casa. (Ella si allontana un poco).

Pietro - E' quello che faccio, infatti, da dodici anni. Buona sera.

Marta - (con semplicit) Oh, scusate... buona sera!

Pietro - Naturalmente, buona sera. Dal momento che voi siete la pi felice delle donne ed io il pi fortunato degli uomini, e che l'unione delle nostre famiglie indissolubile, che stiamo a fare qui, tutt'e due, alle dieci passate, mentre mia moglie veglia e vostro marito dorme? Non vale la pena di coricarsi cos tardi. Voi andate a raggiungere vostro marito; io torno da mia moglie.

Marta - Andiamo.

Pietro - Per inesplicabile il nostro debole per questo argomento di conversazione. Appena ci troviamo soli in questo salotto, in giardino o a passeggio, improvvisamente il vostro sguardo si accende, e io sento che sto per Langiarvi a bruciapelo: Che ne pensate dell'amore? .

Marta - Avete un'amante? .

Pietro - State per farvi un'amante? Dove lo nasconderete? . Questo il nostro piccolo gioco preferito.

Marta - Un gioco innocente, visto che ogni volta finisce col reciproco elogio di vostra moglie e di mio marito.

Pietro - Ma perch noi parliamo d'altro in loro presenza?

Marta - Perch di certe coe non si parla bene che a due.

Pietro - Ma allora, signora, con vostro marito che dovreste parlarne. Vi sfido a farlo. Dopo un poco, incomincereste a sbadigliare. Perch?

Marta - Ma perch Alfredo pu amarmi senza sentire il bisogno di parlarmi d'amore. E' un appassionato a denti stretti. Detesta questo genere di conversazione. Lo trova stupido. Sostiene che non si dicono altro che sciocchezze.

Pietro - Gl'imbecilli: ma voi ed io?

Marta - Noi siamo le persone pi spiritose che conosciamo.

Pietro - Vorreste dire che prendete piacere alle nostre chiacchiere?

Marta - S, lo confesso. (Si sono nuovamente seduti),

Pietro - Un piacere che voi non dovete a vostro marito, che amate, ma a me, che non amate - giacche voi non mi amate! - e non me ne importa, dal momento che neanch'io vi amo.

Marta - Dio sia lodato! Lo dir subito a vostra moglie.

Pietro - Berta non vi crederebbe. E' tranquillissima, Noi siamo tutti tranquilli. Dal momento che, pur senza amarci, cara signora, noi non prendiamo piacere che a parlar d'amore, che razza di piacere questo che non mira a nessuno scopo?

Marta - Un piacere che sempre di moda. Il piacere di flirtare.

Pietro - E una parola che mi d ai nervi, flirtare. Flirt! Flirt! urta come sentire un'automobile sotto pressione. Lasciate agli inglesi i loro mozziconi di parole.

Marta - Io non ci tengo alle parole. Mettiamo che sia un piacere platonico.

Pietro - Oh, platonico! Termine anche pi brutto. Sa di ufficio e di farmacia. Di grazia, scegliete un po' meglio le vostre espressioni quando si tratta...

Marta - Di che? Mi sembra che voi non siate pi molto chiaro...

Pietro - Della nostra stessa felicit. S, s, s, del piacere di sentirci qui, soli, l'uno vicino all'altra, di dire cose da nulla, con mistero, di celebrare pomposamente le lodi delle nostre famiglie e di trattare, come se fossimo psicologi di mestiere, ma di nascosto, tutte le questioni d'amore, questa la prova che voi ed io millantiamo una felicit che, per essere troppo perfetta, esagerata.

Marta - V'ingannate. Per conto mio, mi sento assolutamente felice.

Pietro - Non vero.

Marta - Badate alle parole, amico mio.

PrETRO - Ci bado. Mi guarderei bene dall'insinuare il menomo scherzo volgare sul conto di vostro marito. E' un uomo che io tengo molto in alto nella mia stima, e che mi vale certamente.

Marta - Ora lo adulate.

Pietro - Gli rendo giustizia.

Marta - I vostri sentimenti e quelli di mio marito sono reciproci.

Pietro - D'accordo. Eppure, vi sono cose che lui non saprebbe dirvele, come ve le saprei dire io. E voi ne sentite la mancanza, oh, s! Siete donna, o no?

Marta - No. Quali cose?

Pietro - Lui non sa dirvi, come me, che siete una donna d'un gusto squisito e che vestite come... un fiore!

Marta - Anche Berta veste molto bene.

Pietro - S, ma non si allontana dalla linea classica. Vostro marito non si ricorda, come me, d'un certo cappello dell'anno passato, tutto guarnito di ciliege rosse. Ci volevate proprio voi per portare, con una temerit da vecchio rivoluzionario, un cappello cos audace. Faceva chiasso sul boulevard . Abbagliava gli occhi. Non si vedevano che le vostre ciliege. Ai monelli doveva venir voglia di arrampicarcisi e di non lasciarvene appesa neanche una. E vi stava cos bene, cos bene!...

Marta - Mi stava bene davvero?

Pietro - Vi si addiceva, come il bel tempo si addice alla natura.

Marta - E' un complimento molto gentile.

Pietro - Lo credo bene. Complimenti come questo, ve li farebbe vostro marito?

Marta - Me li ha fatti.

Pietro - Ma ora non ve ne dice pi.

Marta - Qualcuno...

Pietro - Non spesso.

Marta - Qualche volta.

Pietro - Ve ne dir di meno in meno, vi assicuro. Ed io lo trovo scusabile. Alla lunga, un esercizio che stanca. Deve averne perduto l'abitudine. Scommetto che non vi dice che siete intelligente?

Marta - Oh, questo, poi...

Pietro - Non dico che vi passino per la mente i pensieri di Pascal; ma voi avete l'intelligenza del gesto, dello sguardo, del sorriso, della risposta! Quando un tratto del discorso vi colpisce, voi scintillate tutta...

Marta - All'occasione, so dire, come qualunque altra, una parola giusta, attinta pi dal cuore che dallo spirito.

Pietro - Che aria modesta sapete darvi! Ma voi siete una donna eccezionale e brillante, che sa tutto, che legge tutto, che pu dire tutto e giudicare tutto. E' incredibile: avreste il diritto di essere frivola, svaporata, eterea, e invece siete piena di buon senso, di buon senso comune.

Marta - Ho le mie piccole idee e ci tengo.

Pietro - E' inaudito. Se foste pi intelligente di quanto siete, lo sareste troppo. Non lascereste nulla da dire agli uomini che vi detestassero. Ecco ci che vostro marito non vi dice mai. Non vi dice neanche pi che siete deliziosa. (Marta, distratta, non risponde) Lo immaginavo. Eppure, lo sa; tutti lo sanno, del resto; voi siete deliziosa per consenso unanime.

Marta - (tra s) E' sempre pi che mai gentile! Che avr, questa sera?

Pietro - Non potete dire ch'io vi colmo d'ingiurie, eh? Provatevi ad offendervi.

Marta - Non posso.

Pietro - Provate a andare in collera perch vi dico che quando apparite sui Campi Elisi c' subito un movimento di curiosit sul viale, e un vivace rimescolo di sedie. Tutto sembra inchinarsi sulla scia che lasciate sul vostro passaggio. Il vostro cocchiere si raddrizza con sussiego a cassetta, e tra le altre carrozze che sembrano arrestarsi, la vostra fila come un carro di vittoria verso l'Arco di Trionfo.

Marta - (ridendo) Originali, questi vostri paragoni!

Pietro - Oh, cotesto riso musicale! Cotesta allodola che pare spicchi il volo dalla vostra bocca! La sera, a teatro, se qualcuno mormora: Oh, che bella signora! io non ho bisogno di cercare con gli occhi. Indovino che voi siete nello sala, e, subito, sento che passer una serata piacevole. La commedia mi sembra migliore e il lampadario mi pare che diffonda maggior luce del solito.

Marta - E voi dite che questa esercitazione galante stanca?

Pietro - Ho appena incominciato. Voi non immaginate il numero di volte che io potrei ripetervi che siete non una deliziosa donna, ma la donna deliziosa per eccellenza, l'ideale!

Marta - Oh! oh! Dove volete che mi metta?

Pietro - Pi vicino a me. (Marta si scosta) E ve ne direi delle altre. Vi direi ad una ad una tutte le vostre grazie, e non mi priverei del piacere d'inventarne anche, se non foste una donna onesta ed io un uomo fedele. Invece, mia cara amica, dobbiamo tutt'e due rinunciare alle dichiarazioni d'amore: io a farle, voi ad ascoltarle.

Marta - E' un peccato.

Pietro - E' un'assurdit. Vi dicevo poc'anzi che io non sono uomo da burlarmi di vostro marito. Non sono neanche cos spregevole da permettermi di fare dell'ironia a proposito di mia moglie, che amo dal profondo del cuore e ammiro.

Marta - Io non ve lo permetterei.

Pietro - Ma dopo dodici anni di matrimonio, io non posso - io che adoro queste cose, io che sono nato apposta per questo - non posso filare ai suoi piedi frasi d'amore.

Marta - Forse Berta non se ne lamenterebbe.

Pietro - Evidentemente. Sarebbe sensibilissima ; arrossirebbe, stupita. Ma essa cos donna di casa che, per la sorpresa, sarebbe capacissima di rispondermi con una frase come questa: Bada che rovesci la tazza del mio caff! . Ormai sar sempre cos, io avr sempre paura, se mi abbandono a certe manifestazioni, di rompere qualche oggetto casalingo.

Marta - Capisco. Capisco.

Pietro - Non vi pare?

Marta - S, voi finite per amare Berta come una sorella.

Pietro - Quasi. Tra lei e me, se non siamo ancora all'amicizia, siamo gi all'amore sobrio, illanguidito, incolore, spoglio dei suoi fiori. Sapete, un amore che mi fa pensare agli alberi nani, risecchiti e scortecciati, che si vedono nelle gabbie dei giardini zoologici. Gli uccelli se ne debbono necessariamente accontentare; i fiori, no. (Stupore di Marta) Ci non ha alcun rapporto col nostro discorso, ma voi sentite quello che voglio dire?

Marta - Oh, benissimo. E' come se voi spiegaste i miei sogni, o piuttosto, le mie fantasticherie. Per, per qualche fiore...

Pietro - Come, per qualche fiore? In fatto di felicit, non c' niente di facoltativo. Finche non si ha tutto, si ha sempre il diritto di reclamare.

Marta - La parte che ne abbiamo gi invidiabile.

Pietro - Oh, d'accordo! Io non mi ribello, non mi atteggio a martire, e voi neppure. Le nostre famiglie non sono l'inferno. Ah, se noi avessimo il menomo pretesto, il pi futile motivo di lamentarci, noi che non siamo meno abili degli altri, sapremmo cavarcela, come fanno tutti, con un banale adulterio. E' gi abbastanza difficile tradire un marito o una moglie che se lo meritano!

Marta - Ed essi non se lo meritano!

Pietro - Ah, qualora se lo meritassero, vi assicuro che io non perderei tempo. Il diritto, il dovere di un uomo che non ama pi una donna, di correre ad amarne un'altra, immediatamente, affinch in questo triste mondo, dove la gioia cos rara, non ne vada perduta neanche una briciola.

Marta - Ed essi non vogliono metterci nella necessit di obbedire a questo dovere. Niente da fare. Miserabili!

Pietro - Vi do la mia parola d'onore che spesso io attraverso dei brutti momenti. Mi arrabbio da solo. Per calmarmi, apro un libro di versi, mi metto a declamarli a squarciagola, gonfiandomi fino agli occhi di lirismo.

Marta - E questo vi calma?

Pietro - Sempre. Nessun cattivo pensiero capace di resistere a un bel verso.

Marta - Vedo che non siete difficile da curare.

Pietro - No. Il rimedio infallibile, ma purtroppo momentaneo; la mia gola s'arrochisce presto, il volume mi scivola dalle mani, i miei occhi si riaprono alla realt, e rivedo allora la mia felicit, in tutto simile alla vostra, infinita e piatta, cos sciocca da far venir le lacrime.

Marta - Tanto peggio per noi: dobbiamo rassegnarci alla felicit che ci concessa.

Pietro - La nostra non felicit, beatitudine. E sarebbe ancora sopportabile se oggi si potesse dire: Oh, non durer sempre! Ma io ho appena trentacinque anni, signora. Si pu dire che incomincio adesso. E voi, che et avete?

Marta - Neanch'io ho finito.

Pietro - E voi siete bella per vivere un secolo.

Marta - Una mia nonna, che stata una vera bellezza, vissuta ottantasette anni.

Pietro - E' desolante! Ah, noi ne vuoteremo di coppe gioconde alle nozze d'argento, a quelle d'oro!

Marta - E alle nozze di diamante!

Pietro - Non saranno che orge, per tutta la vita, fino alla morte!

Marta - E' opprimente.

Pietro - E' troppo, troppo; finirei col dire cose disgustose, se continuassi. Sentite: io credo che i vedovi che sembrano tanto da compiangere...

Marta - Non sono da compiangere?

Pietro - S, nei primi giorni essi si lamentano, si disperano, ma tuttavia io sono certo, come la campanula nell'ombra nera dell'abete, si leva dal loro dolore questo piccolo pensiero crudele: ormai inevitabile, non posso farne a meno, necessario che presto o tardi io conosca un'altra donna!

Marta - Commovente pensiero da portare sul cuore, come un medaglione.

Pietro - Un pensiero che finisce per consolare.

Marta - Sta bene; ma noi non siamo vedovi. E allora, il rimedio?

Pietro - Un permesso, un permesso rinnovabile di quando in quando. Non abbiamo neanche le domeniche. Io non ne posso pi. Ho promesso troppo, ho fatto eccessivo assegnamento sulla mia saggezza. Io scappo, vado a prendere aria, a camminare un poco. Venite con me, sotto il mio braccio, a fare quattro passi nel giardino.

Marta - Con questo chiaro di luna?

Pietro - Ci aspetta, il chiaro di luna. Venite, sono stanco di poter soltanto amare. Ho bisogno di adorare. Volete che vi adori?

Marta - Lo vorrei volentieri.

Pietro - Non rifiutate quel che io ho di meglio, la mia maniera di fare la corte a una donna, di prodigarle le tenerezze fuggitive, le attenzioni gentili, i regali, le galanterie, le piccole cose necessarie, e parlarle un linguaggio che le sconosciuto. Vi giuro che sono un vero poeta e che ho il dono d'incantare. Un dono che non mi serviva pi a nulla; ma non l'avevo perduto; l'ho serbato senza sapere per chi. Ed era per voi. Vi reco tutte le mie economie di adorazione.

Marta - Tacete, oh, tacete; non voglio saperne dei vostri doni di mago incantatore.

Pietro - Ed io, invece, voglio incantarvi...

Marta - Tacete, vi dico, tacete; o mi farete fare pazzie.

Pietro - S, s, facciamo finalmente un poco i pazzi. Io non vi domando delle cose complicate; facciamo, facciamo finalmente una sciocchezza. Non rispondete?... Di che sospirate?

Marta - Ahim! Una sciocchezza...

Pietro - Una bella sciocchezza! (Marta si alza) Marta!

Marta - (con tristezza) Non siamo neppure abbastanza sciocchi! (Poi, quasi con gaiezza) No, no, no; la vostra idea non pratica. Oh, seducente, ma non pratica.

Pietro - Oh, amica mia, state diventando ragionevole.

Marta - Era tempo.

Pietro - Io le so a memoria le vostre ragioni.

Marta - Io non ragiono solo per voi, ragiono anche per me, per convincermi; e me ne costa, sapete.

Pietro - Una parola amabile fa sempre bene. Vi ringrazio.

Marta - In fondo, io la penso come voi. Sarebbe eccitante questo breve permesso, questa sosta matrimoniale, questa tregua alle affezioni cotidiane del focolare domestico. Si metterebbe sulla porta un avviso: Riposo in famiglia e, come dite voi, si andrebbe a fare un giro... che durerebbe?

Pietro - Quello che durerebbe. Io non posso precisarvelo un quarto d'ora prima.

Marta - E' quello che si dice impegnarsi a fondo, e per questo vale la pena che io distrugga la mia vita?

Pietro - Essere adorata per una settimana... neanche il buon Die sicuro di aver tanto da chicchessia.

Marta - E, caro il mio adoratore, che esigete come ricompensa?

Pietro - Niente.

Marta - E' poco.

Pietro - Una donna cos adorata concede tutto senza che si esiga niente da lei.

Marta - Eccoci gi arrivati alla realt!

Pietro - Ci siamo arrivati, perch voi vi avete fatt allusione. Voi donne pensate sempre a questo!

Marta - Invece, voi uomini non ci pensate mai!

Pietro - Non subito. Certo, a momento opportuno, io saprei baciare molto bene una donna.

Marta - Ah, cos, senz'altro?

Pietro - Poco fa sembrava che mi comprendevate; ora non pi. Ma no, ma no, non si tratta di far scandali, di distruggere la vita a nessuno, di storie poco decenti. Io non immaginavo che qualche cosa di raro, di breve durata, di molto dolce e d'inoffensivo; un fuoco di paglia sul quale non avremmo bruciato che dei sentimenti e che non ci avrebbe fatto al cuore pi male di questo raggio di luna che attraversa, senza alterarla, la vetrata.

Marta - Ma trovatore, delizioso trovatore che altro non siete, siate dunque una volta tanto concreto nella vita. Un permesso bisogna pure passarlo in qualche posto. Eccomi. Io sono pronta. Partiamo.

Pietro - Cara Marta!

Marta - S, partiamo. Io non resisto pi alle mie deboli ragioni, e non dubito pi della vostra sincerit. Non possibile che un uomo come voi si pigli il gusto di stoidire una donna con delle parole, senza sapere dove la trascina. Voi lo sapete. Io vi credo, vi credo, ed ora sono io che vi dico: partiamo, amico mio, partiamo subito. Ah!

Pietro - Quando vorrete, Marta.

Marta - Subito, oh, subito ; non lasciatemi il tempo di riprendermi. Partiamo cos, come vi trovate, come io mi trovo, senza valigie, senz'abiti. Fuggiamo presto, presto. Dove andiamo?

Pietro - Dove vorrete.

Marta - Non avete gi stabilito?

Pietro - Ma s, ma s; non importa dove, al mare, in montagna (voi siete donna da armonizzare con qualunque paesaggio); in capo al mondo.

Marta - A Marsiglia?

Pietro - In paradiso.

Marta - Il paradiso non c' sull'orario ferroviario. Ebbene, io vi assicuro che non arriveremo neppure a Nizza, e che il nostro viaggio in capo al mondo finir a Marsiglia, a tredici ore da Parigi. Io vi concedo volentieri che il vostro lirismo potr resistere sin laggi ai disagi del viaggio. Ma poi, dopo una notte passata all'albergo, nello stesso letto - la cosa inevitabile - in quelle strade che sanno d'olio, di sapone e di prosa, .sotto quel sole bruciante, tutto sparirebbe, si dissolverebbe, il mio incarnato biondo e il vostro pallore romantico.

Pietro - I viaggi vi deformano ino a cotesto punto?

Marta - Questo il tiro che ci giuocherebbe, amico mio, la seconda citt di Francia.

Pietro - La terza.

Marta - La terza, se vi fa piacere. Tuttavia ci sentiremmo meno mortificati se avessimo avuto la precauzione di prendere un biglietto di andata e ritorno per tornarcene economicamente col diretto.

Pietro - E guai a chi ce l'avesse fatto perdere. S, ma tutto questo sarebbe una vittoria troppo facile!

Marta - E quando fossimo tornati? Ah, il ritorno! (Indicando gli usci dei due appartamenti) Non le vedete di qui, le loro facce?

Pietro - C' una bella distanza.

Marta - Crederebbero di sognare, o fors'anche si prenderebbero anch'essi un po' di permesso.

Pietro - Liberissimi di prenderselo.

Marta - Non sperate che ne approfitterebbero. Ci toccherebbe affrontarli come giudici. Mi vien freddo, a pensarci.

Pietro - Avete paura? Forse, vostro marito vi ucciderebbe?

Marta - Mi ucciderebbe? Si ucciderebbe? Oppure l'avventura gli parrebbe estremamente comica? Non saprei; ma indovino, invece, lucidamente, l'accoglienza di vostra moglie. Povera Berta! La vedo alla prova, con la sua bont d'angelo, una bont che arriva a tutto, della quale voi abusate un poco, amico mio, e della quale abuso anch'io, giacch ho notato che da quando viviamo insieme qui in campagna, io mi piglio della vita in comune tutti i piaceri e lascio a lei tutti i fastidi. Oh, con lei voi non sareste in pericolo di morte. Nessuna scena. Ne un rimprovero, n un gesto di disprezzo. La vostra vergogna non le si leggerebbe sul viso. Non direbbe nulla; eviterebbe persino di guardarvi. Vi appa-recchierebbe la tavola, vi servirebbe colle sue stesse mani, e vi lascierebbe solo a riparare le vostre forze. Poi cotesta evangelica donna se ne andrebbe a piangere in cucina.

Pietro - Quando adoperate l'ironia, siete sinistra.

Marta - E quando vi foste ben rinfrescato, lavato, rimesso a nuovo, chi che sarebbe seccato e irritato contro se stesso e contro di me?

Pietro - Oh, contro di voi, poi!

Marta - Chi che non mi troverebbe pi n elegante, n spiritosa, n carina, ed eviterebbe persino di togliersi il cappello alla mia presenza?

Pietro - Io.

Marta - (spossata) Vedete che ho ragione.

Pietro - Non insisto.

Marta - Non c' mezzo, purtroppo non c' mezzo.

Pietro - E' spiacevole!... Forse, se invece d'esser calmo e cortese, fossi intraprendente...

Marta - Che volete dire? Ah, voi vi dite: Ingenuo, avrei dovuto.... Capisco: forse la violenza...

Pietro - Certo.

Makta - Oh, no, niente pentimenti, e lasciate in pace la forza armata.

Pietro - Sapete, si dice sempre cos, per fare l'uomo; ma in realt...

Marta - Sareste imbarazzato quanto me. Io vi conosco: la vostra immaginazione ha ali d'aquila e un appetito di passerotto. Vi basta spostare un mobile per credere che state cambiando appartamento, come vi basta aprire una finestra per credere che siete libero. La libert della strada solleva troppa polvere.

Pietro - Dovr sentirne delle altre? State diventando cattiva.

Marta - E vi basta baciare la mano a una donna per credere d'aver tradito vostra moglie. (Tendendogli la mano) Via, prendete, amico mio.

Pietro - E' un piccolo, troppo piccolo, eccessivamente piccolo compenso.

Marta - E dire che vi fate ancora redarguire!

Pietro - Ea un'et cos adulta! Ma non lo far pi.

Marta - Dovreste essermi riconoscente!

Pietro - Vi prego di credere alla mia sincera gratitudine.

Marta - Non temiate che io ve ne serbi rancore.

Pietro - Oh, lo sapevo gi, che siete buona!

Marta - Le parole che mi avete detto non sono di quelle che feriscono a morte una donna.

Pietro - Ma io non ritiro niente.

Marta - Mi avete viziata.

Pietro i - Ho improvvisato del mio meglio.

Marta - Mi avete trattata come una dea. Mi avete commossa.

Pietro - Non troppo.

Marta - Mi avete quasi turbata, e se la mia amicizia

Pietro - Ora voi confondete i generi.

Marta - Non volete la mia amicizia?

Pietro - No, questa sera no.

Marta - Un'amicizia cordiale!

Pietro - Oh, cordiale; un'amicizia da capo d'anno! No, niente cerimonie. Domani... a domani la trattazione di argomenti simpatici.

Marta - Addio! Rientriamo nelle nostre gabbie dorate. Voi di l, vicino a Berta; io qui...

Pietro - Vicino ad Alfredo.

Marta - Ad Alfredo.

Pietro - Io non sono geloso... Per, sentite, questo malcreato di Alfredo, che dorme come un egoista, che russa...

Marta - Oh, appena un ronzio.

Pietro - Fatemi un favore: questa sera lasciatelo tranquillo. Non lo destate.

Marta - Ve lo prometto.

Pietro - Grazie.

Marta - E voi, in cambio?

Pietro - Oh, ve lo giuro!

Marta - Vostra moglie non dev'essersi ancora addormentata. Sono certa che sta sempre vegliando, accanto alla lampada, la bambina che s' calmata. Andate, avvicinatevi a lei e, con tutto il cuore, datele un bacio.

FINE DELLA COMMEDIA

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