Il papocchio

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Samy Fayad

Samy Fayad

IL PAPOCCHIO

OSSIA LA QUESTIONE SETTENTRIONALE

Commedia in tre atti

LE PERSONE:

Alfonso Russolillo

Amelia

Adinolfi

Caruso

Lettieri

Gilda

Luigino

Zia Margherita

Wanda

Odoardo

1^ Dama

2^ Dama

3^ Dama

LA SCENA

Studio dell'avvocato Russolillo.È arredato con tipica austerità meridionale, che indulge tuttavia ad una certa qual pompa: scaffali sovraccarichi, ritratti di trapassati, tricromie, una « Giustizia bendata ».

La scrivania è ingombra di fascicoli, carte, riviste, telefono, fotografie e un bronzetto di Torquato Tasso. A destra, un'ampia finestra.

A sinistra, verso la ribalta, una porticina che immette nell'ufficio dell'avvocato giovane (Lettieri) e delle dattilografe.

Sul fondo, al centro, una porta scorrevole dà nell'anticamera dalla quale si accede alla porta d'ingresso dell'appartamento (a destra, celata) e al resto della casa (a sinistra).

ATTO PRIMO

Un mattino inoltrato di gennaio. Piove. Caruso - età indefinibile - è in piedi vicino alla finestra e guarda fuori con aria trasognata, le braccia abbandonate lungo i fianchi.

Dalla piccola porta di sinistra, aperta, da dove giunge il ticchettio di una macchina per scrivere, entra l'avvocato Alfonso Russolillo. Ha cinquant'anni, i baffi ben curati e l'aria dell'uomo « arrivato ».

RUSSOLILLO (verso l'interno} Lettieri, sviolinate ad libitum sull'aspetto religioso: quello il giudice è terziario francescano. E spicciatevi perché a momenti arriva don Maglione. (Chiude la porta. Alla vista di Caruso, ha un attimo di stizza; poi, con un sospiro di rassegnazione, si avvicina alla scrivania e incomincia a scartabellare impazientemente nel maremagnum che la sommerge) E vedi se si trova una volta quello che uno cerca... Una volta!... Caruso, il fascicolo di don Maglione!

CARUSO (senza voltarsi, flemmatico) Guardate sotto Torquato Tasso, avvocato. (Russolillo solleva il bronzetto e sfila la cartella}.

RUSSOLILLO E ti pareva! (guarda Caruso con intenzione) Io vorrei capire com'è che quando non trovo una cosa quella è andata a finire sotto Torquato Tasso! (Risentito) Caruso, tra le tue incombenze, mi devi tenere la scrivania in ordine.

CARUSO (c.s.) Ma perché, serve?

RUSSOLILLO Non serve?

CARUSO No. Primo pensiero mio. Al mattino, riordino la scrivania; poi arrivate voi e in cinque minuti (dà un'occhiata alla scrivania)... ecco qua, in cinque minuti quella sta come prima.

RUSSOLILLO E tu rimetti in ordine! (Caruso si volta, unendo il palmo delle mani).

CARUSO Avvocato, vi pare che dobbiamo passare la vita io a rimettere in ordine e voi a scombinare una scrivania? Tanto, quando non trovate una pratica, quella sta sotto Torquato Tasso. (E riprende a guardare dalla finestra).

RUSSOLILLO (dominandosi, con tono paterno) Caruso, tu oggi non tieni che fare?

CARUSO (accompagnando la negazione con un movimento della testa, dal basso in alto) No.

RUSSOLILLO E vedi di trovarti qualche occupazione, figlio bello. È il lavoro che ti deve redimere. Mo, per esempio, che tieni da guardare dalla finestra?

CARUSO Sto aspettando la bella stagione.

RUSSOLILLO La che?

CARUSO La bella stagione.

RUSSOLILLO E ti metti ad aspettare sotto l'Epifania?

CARUSO Ma perché, quella sa l'Epifania?

RUSSOLILLO (compiendo uno sforzo per dominarsi) Caruso, vieni qua. (Caruso si avvicina alla scrivania) Metti che capita una dama del comitato di zia Margherita e vede che invece di lavorare te ne stai alla finestra e aspetti il tempo delle ciliege e delle albicocche. Se la dama dice: «Che schifezza di redenzione è questa! », le puoi dare torto?

CARUSO Scusate, avvocato, da tre mesi che sono uscito, voi, le dame o zia Margherita mi avete visto mettere le mani in tasca a qualcuno?

RUSSOLILLO No, ti crediamo sulla parola.

CARUSO E allora lo scopo è raggiunto: mi avete redento. Che altro andate cercando da me?

RUSSOLILLO No, figlio mio, no. Vedi, la redenzione non consiste nel non fare, ma nel fare qualche cosa. Devi formarti una coscienza sociale, inserirti, collaborare.

CARUSO Eh. Io rassetto, introduco i clienti, spiccio faccende; due volte la settimana lucido Torquato Tasso.

RUSSOLILLO Sì, ma obtorto collo, come dire con una fune in canna.

CARUSO Ma voi niente niente andate trovando che lo faccio allegro allegro?

RUSSOLILLO Certo. Il lavoro - in quanto disciplina, in quanto esercizio all'ordine - deve procurarti gioia.

CARUSO (muovendo sconsolatamente il capo) Avvocato, a me non mi fa ne caldo ne freddo. (Un tempo) Quando facevo il delinquente era un'altra cosa...

RUSSOLILLO Lo credo bene!

CARUSO (nostalgico) Ogni mattina mi domandavo: chi sa oggi che succede, chi sa a quale commissariato debbo salire... Avvocato, allora potevo campare allegro allegro. Ma mo che mi avete redento, che vi debbo dire? Pare che non ci sta più sfizio. Mi sveglio e so già quello che debbo fare. La verità? Non mi piace.

RUSSOLILLO Dimmi allora quello che ti piace.

CARUSO (illuminandosi) La bella stagione.

RUSSOLILLO (impaziente) E pure a me mi piace. Ma le vogliamo lasciare il tempo di arrivare?

CARUSO Perché, non può arrivare subito?

RUSSOLILLO Mo, a gennaio?

CARUSO (misterioso) Eh, a gennaio. (Un tempo} Non si sa mai. Voi dite; è inverno, fa freddo, piove. Sissignore, è vero. Ma chi vi garantisce che con un po' di buona volontà quella - tac! - (Un tempo) Pigliate l'emisfero australe.

RUSSOLILLO Che piglio?

CARUSO L'emisfero australe. Da quelle parti, mo. Non ci sta la bella stagione?

RUSSOLILLO (gridando) E con ciò?

CARUSO (misterioso) Avvocato, il mondo cambia... Chi mi dice che all'emisfero australe non gli viene un'impennata?

RUSSOLILLO E perché gli deve venire l'impennata?

CARUSO Non c'è una spiegazione. Così!

RUSSOLILLO Ma che è, un cavallo? Caruso, che stai accocchiando? Va ad aspettare l'impennata a un'altra finestra, va! (Spinto da Russolillo, Caruso esce ingobbito dal fondo. Russolillo ritorna alla finestra, osserva fuori e allarga le broccia, desolato) L'emisfero australe!( intanto, dalla porticina di sinistra, è entrato l'avvocato Lettieri, trentacinque anni, alto, massiccio, dai capelli corvini, ciglia cespugliose e tonante voce baritonale. Si avvicina a Russolillo e gli grida alle spalle).

LETTIERI San Cipriano teneva la barba? (A quel tuono, Russolillo piega le gambe e si porta una mano al petto,appoggiandosi alla spalliera di una sedia}.

RUSSOLILLO Lettieri, mannaggia 'a capa vostra! Vi ho pregato: quando parlate alle spalle dovete usare il falsetto!

LETTIERI Perdonate, avvocato, ma io tengo la voce impostata.

RUSSOLILLO E spostatela.

LETTIERI Non posso. Dacché ho studiato per baritono, quella mi è rimasta così.

RUSSOLILLO Ma qua non state al San Carlo, figlio bello; questo è uno studio legale. Ma vi pare che mentre sto concentrato con l'emisfero australe mi debbo sentire 'o Rigoletto alle spalle? (Un tempo) Che è 'sto fatto della barba?

LETTIERI San Cipriano la teneva?

RUSSOLILLO E a voi che ve ne importa?

LETTIERI I fratelli Gordini di Parma possono appellarsi alla tradizione iconografica.

RUSSOLILLO Lettiè, la barba di San Cipriano, così come l'avete pensata mi fate il piacere di scordarvela. I fatti, Lettiè, i fatti. E i fatti sono questi: i cittadini di Serialta sul Volturno, per celebrare il centenario della miracolosa apparizione, fanno una colletta e commissionano ai fratelli Gordini di Parma una statua di San Cipriano. Le parti stipulano regolare contratto e fissano le modalità di esecuzione.

LETTIERI Questo è il punto: nelle modalità di esecuzione non c'è scritto se San Cipriano deve tenere la barba.

RUSSOLILLO Lettiè, è sottinteso. Quando uno commissiona un santo lo commissiona completo di accessori, non vi pare? Se la Fiat vi consegna una Cinquecento senza la ruota di scorta, voi ve la pigliate?

LETTIERI Nossignore.

RUSSOLILLO E questi sono i fatti. Andiamo avanti. Il giorno fissato per l'arrivo della statua, il comitato organizzatore si reca alla stazione ferroviaria; ci stanno tutti: don Maglione, autorità, fedeli, banda. Arriva il treno e scaricano la cassa. Che c'è scritto sulla cassa?

LETTIERI « Contiene San Cipriano ».

RUSSOLILLO   II sindaco piglia martello e tenaglia, schioda la cassa e che risulta invece?

LETTIERI Che la cassa contiene San Luigi Gonzaga.

RUSSOLILLO Punto e a capo. La folla si inferocisce, si riversa sulla statua e sul comitato e li sommerge di pomodori, fischi e pernacchie. Perché? Perché in quel giovane santo intruso, barba o non barba, non riconoscono il loro protettore, anche se i fratelli Gordini sostengono il contrario. Ergo: ci rifiutiamo di pagare San Luigi Gonzaga, confutiamo la tesi che un santo vale l'altro e chiediamo il risarcimento dei danni materiali e morali: consegna del vero San Cipriano, rimborso delle spese per i festeggiamenti e risarcimento dei danni ai feriti e ai contusi. Mo ditemi che c'entra la barba.

LETTIERI I fratelli Gordini possono sollevare il sospetto che San Cipriano non la teneva.

RUSSOLILLO Come lo sanno?

LETTIERI Si menano.

RUSSOLILLO E noi chiediamo ragguagli a zia Margherita; o, meglio ancora, al Vaticano.

LETTIERI Ma pure che il Vaticano dice che la teneva, i fratelli Gordini possono addurre che l'artista ha raffigurato il santo da giovane, quando non se l'era fatta crescere ancora.

RUSSOLILLO Neh, Lettiè, voi lavorate nel mio studio o con i fratelli Gordini?

LETTIERI Avvocato, io debbo prevedere le mosse della parte avversa.

RUSSOLILLO Non prevedete niente, Lettiè, non prevedete. Vi dovete attenere ai fatti. Andate a sviscerare i fatti, jammo. Sviscerate e sviolinate. (Lo sospinge verso sinistra e chiude la porta. Va alla scrivania, sbuffando, e incomincia a rovistare. Poi, battendo un pugno, grida} Caruso!

CARUSO (apparendo dal fondo) Comandate.

RUSSOLILLO Dove stanno le deduzioni della controparte?

CARUSO Guardate sotto Torquato Tasso. (Russolillo sfila il fascicolo. Poi guarda fisso Caruso e, brandendo il bronzetto, gli si avvicina con fare minaccioso. In quel momento si ode il suono del campanello).

RUSSOLILLO Va ad aprire a don Maglione, animale, va! (Caruso esce dal fondo, verso destra, mentre Russolillo si ricompone).

CARUSO (fuori di scena) Siete don Maglione?

AMELIA (c.s.) No, Adinolfi.

CARUSO (c.s.) Avete appuntamento?

AMELIA (c.s.) No! (Entra dal fondo. È una donna piacente, ma dall'aria, aggressiva. Squadra criticamente Russolillo). Siete avvocato?

RUSSOLILLO Per servirvi.

AMELIA (Presentandosi) Amelia Adinilfi. (Un tempo) Nasco D'Onofrio.

RUSSOLILLO Come?

AMELIA AMELIA ADINOLFI. (Un tempo) Nasco D'Onofrio.

RUSSOLILLO (realizzando) Ah, nata D'Onofrio.

AMELIA Conoscete un'altra D'Onofrio?

RUSSOLILLO Voi siete la prima.

AMELIA Siccome avete detto: n'ata D'Onofrio.

RUSSOLILLO Ho detto nata. Siete nata D'Onofrio.

AMELIA E chi è l'altra?

RUSSOLILLO Signora, avete capito n'ata con l'apostrofo. Invece io ho detto nata senza.

AMELIA Nata senza che?

RUSSOLILLO Senza apostrofo.

AMELIA Avvocato, una preghiera...

RUSSOLILLO (con un sospiro) Quando siete venuta alla luce, quando mammà vi ha fatta, vi chiamavate D'Onofrio.

AMELIA E io che ho detto?

RUSSOLILLO Nasco. Invece dovevate dire nata.

AMELIA Non è la stessa cosa?

RUSSOLILLO No, perché se dite nasco, pare che state nascendo nel tempo presente, mo mo.

AMELIA Eh, già, a quarantacinque anni venivo a nascere in uno studio legale!

RUSSOLILLO Perciò...

AMELIA Semmai da un ostetrico. Avvocato, ho bisogno di un parere urgente.

RUSSOLILLO Avete appuntamento?

AMELIA No, ma è questione di vita o di morte.

RUSSOLILLO Allora accomodatevi. (A Caruso, che si è andato a collocare dietro la finestra) Neh, Caruso, tu lo conosci a don Maglione?

CARUSO Eeeeh!

RUSSOLILLO Allora perché hai domandato alla signora: « Siete don Maglione?»

CARUSO E se quello viene vestito da femmina?

RUSSOLILLO Ma come, un canonico va girando vestito da femmina?

CARUSO Avvocato, i tempi sono quelli che sono... Qua succedono cose che non vi spiegate...

RUSSOLILLO Va ad aspettare a un'altra finestra, va. Va, Caruso! (Caruso esce dal fondo. Amelia si è seduta) Ma guardate, con tanti delinquenti da redimere, a me va a capitare proprio quello! (Si mette a sedere) Dunque, signora...

AMELIA Avvocato, questione di vita o di morte. (Un tempo) Mettiamo che io ammazzo mio marito... (Pausa. Russolillo la guarda fisso) Avvocato, mettiamo che ammazzo mio marito.

RUSSOLILLO Vogliamo dare ordine alle idee, signora? Mettiamo o lo volete ammazzare veramente?

AMELIA (ringhiosa) Lo voglio ammazzare.

RUSSOLILLO Andiamo avanti.

AMELIA Quanto mi fate avere?

RUSSOLILLO Di premio?

AMELIA Di galera.

RUSSOLILLO Non sono io che decido; è il giudice.

AMELIA E quanto mi dà il giudice?

RUSSOLILLO Perché siete simpatica, l'ergastolo.

AMELIA Eeeh! Calate!

RUSSOLILLO Trent'anni vi stanno bene?

AMELIA Eeeh! Calate!

RUSSOLILLO Se riusciamo ad avere le attenuanti, ventiquattro...

AMELIA Avvocato, vi sto pregando di calare.

RUSSOLILLO Che calo? Se riusciamo a dimostrare l'ingiuria grave, la provocazione... facciamo da quindici a dodici?

AMELIA (pacata) Calate.

RUSSOLILLO {perdendo la pazienza) Signora, quanto volete spendere?... {riprendendosi) quanti anni di galera volete fare?

AMELIA Sei mesi.

RUSSOLILLO Vi accontentate di poco. Signora, le pene per omicidio non si comminano a mesi. Quindi, o vi tenete quello che vi danno o se no è meglio che non lo ammazzate.

AMELIA Quant'è bello l'avvocato: « È meglio che non l'ammazzate! ». Siccome il grande invalido non vi è marito a voi! {un tempo) Mettiamo che lo faccio morire di subito anziché di morte lenta...

RUSSOLILLO Non fa differenza. (Un tempo) Scusate, volete uccidere vostro marito solo perché è un grande invalido?

AMELIA (insorgendo) No, lo voglio ammazzare per questo. (Prende una carta dal seno e la porge a Russolillo)

RUSSOLILLO (leggendo) « Hotel Impero, Cremona ». Infedeltà a Cremona?

AMELIA Leggete dietro.

RUSSOLILLO (leggendo sul retro) « Sconto del cinquanta per cento per prestazione speciale ». (Sogguarda Amelia con aria interrogativa) Embè?

AMELIA Secondo il grande invalido Ainolfi mio marito, uno dei nostri figli è frutto di questa prestazione speciale. E’ chiaro?

RUSSOLILLO No

AMELIA II grande invalido sostiene che lo sconto lo abbiamo avuto praticato perché mi sono prestata.

RUSSOLILLO A fare che?

AMELIA Avvocato, i figli nascono in seguito a quale prestazione?

RUSSOLILLO Mammà vostra non ve l'ha detto?

AMELIA La mia sì, ma la vostra pare che il segreto se l'è portato nella tomba. Secondo il grande invalido, a Cremona io mi sono prestata.

RUSSOLILLO Ah! (Un tempo) E secondo voi?

AMELIA La verità?

RUSSOLILLO Quando vi prego.

AMELIA La verità verità, non me lo ricordo.

RUSSOLILLO Eh, no, signora, abbiate bontà; quando io mi presto, poi me lo ricordo. Su questo punto ha ragione il grande invalido. Scusate, uno mo perché è grande invalido deve passare pure per fesso?

AMELIA (scoppiando a piangere} Ma come, pure voi, il mio avvocato, mettete in dubbio la mia onestà?

RUSSOLILLO Un momento, non sono ancora il vostro avvocato... Torniamo a 'sta famosa prestazione... La quale sarebbe avvenuta... nove, dieci mesi fa.

AMELIA (piagnucolando} La data sta sul conto dell'albergo.

RUSSOLILLO {leggendo} « Ventidue febbraio 1948 »...1948, leggo bene? (Amelia annuisce} E da vent'anni - dico da vent'anni - il grande invalido sta col pensiero fisso a Cremona?

AMELIA No, da due giorni, da quando siamo venuti a stare all'appartamento di sopra. Durante il trasloco si è rotta una cassa e a quello gli è venuto il golìo di rileggersi le vecchie carte che teniamo conservare, (Sul fondo si affaccia Caruso).

CARUSO (euforico) Avvocato, capite niente? Ha smesso di piovere.

RUSSOLILLO E a me che me ne importa?

CARUSO Non piove più. Lo vedete che c'è una speranzella?

RUSSOLILLO [urlando) Caruso! (Caruso esce, ingobbito e intristito).

AMELIA (disperata) Da due giorni non vivo più; non mi da pace, mi ha tolto sonno e appetito. Mi ha tolto il rispetto dei figli. Avvocato, quello mi vuole ammazzare.

RUSSOLILLO Pure lui a voi?

AMELIA Sì, ma io voglio fare prima.

RUSSOLILLO Signora, una soluzione ci sarebbe.

AMELIA (ansiosa) Dite, dite.

RUSSOLILLO Combinate un duello!

AMELIA Quanto mi fate avere con le ingiurie e le minacce?

RUSSOLILLO Quattordici anni.

AMELIA ( gridando ). Più di sei mesi non mi voglio fare!

RUSSOLILLO (scattando) E allora andate a riformare il codice! Abbiamo avviato la giornata: la barba di San Cipriano, l'emisfero australe, la prestazione speciale! (Campanello) Caruso, va ad aprire a don Maglione. Abbiate bontà, signora (agitando il fascicolo) stamattina tengo a don Maglione.

CARUSO (fuori di scena) Siete don Maglione?

ADINOLFI(c.s.) No! (Appare dal fondo. È un uomo tarchiato, con i capelli arruffati e gli occhi spiritati. Punta un dito contro Amelia) Eccola qua! (Pacato) Io ti sparo... (A Russolillo) La sparo!! (Si slancia su Amelia che trova riparo dietro Russolillo).

AMELIA (gridando' nell'orecchio di Russolillo) Prendete nota.

RUSSOLILLO (ad Adinolfi, cercando di f erniario) Neh, egregio signore...

ADINOLFI (a Russolillo) Voi chi siete? Che fate qua?

RUSSOLILLO Sono l'avvocato Russolillo e sto in casa mia.

ADINOLFI (ad Amelia, con un largo sorriso) Aaah, dall'avvocato! (Fa per afferrarla) Coda di paglia! Coda di paglia !

AMELIA (gridando nell'orecchio di Russolillo) Avvocato, prendete nota!

ADINOLFI (a Russolillo) Io l'ammazzo! (ad Amelia) Coda di paglia! (A Russolillo) Quanto mi fate avere?

AMELIA (gridando nell'orecchio di Russolillo) L'ho domandato prima io.

RUSSOLILLO (ad Adinolfi) Ma voi chi siete?

ADINOLFI II grande invalido Adinolfi! (Balza su Amelia, che scappa. Adinolfi brandisce il bronzetto di Torquato Tasso) Io tè scasso 'a capa co' Enrico De Nicola!

RUSSOLILLO Quale Enrico De Nicola? Neh, amico, mollate; mollate 'o bronzetto! (Si appende ad Adinolfi, impedendogli di colpire Amelia, la quale ripara dietro di lui) Neh, grande invalido, mollate Torquato Tasso!

AMELIA (gridando nell'orecchio di Russolillo) Prendete nota!

RUSSOLILLO (ad Amelia) E voi levateve d' 'e rrecchie mie!(Pesta un piede ad Adinolfi) Fermi! (I due finalmente si placano) E questo che è? Rispetto! Contegno! Prima di venire a fare il quarantotto nel mio studio dovete telefonare per l'appuntamento. Questo è l'uso! (Riprende fiato) Grande invalido! Figuriamoci se eravate sano... (Realizzando) Grande invalido come? Che vi manca?

ADINOLFI Dite a me?

RUSSOLILLO Eh, a voi, Che vi manca?

ADINOLFI Mi deve mancare qualche cosa? (Lunga pausa. Russolillo lo studia).

RUSSOLILLO Scusate, vi chiamano grande invalido?

ADINOLFI Sì, e me ne vanto.

RUSSOLILLO Le gambe le avete, le braccia anche; saltate, alluccate... (Alterato) Neh, che vi manca?

ADINOLFI Non ve lo voglio dire, va bene? (Si fissano}.

RUSSOLILLO (ad Amelia) Signora, che gli manca? (Amelia si chiude in un mutismo ermetico. Russolillo si agita) Eh, no, se vi fate chiamare grande invalido e ve ne vantate un perché ci deve stare. O me lo dite o di qua non ci muoviamo. (Adinolfi corre a chiudere la porta di fondo).

ADINOLFI Ma noi non ci dobbiamo muovere di qua. (Ad Amelia) Sei venuta dall'avvocato! È una confessione. (A Russolillo) La signora confessa.

AMELIA Non confesso niente. Dall'avvocato sono venuta a chiedere protezione.

ADINOLFI E tu la protezione la cerchi negando l'evidenza? (Agita in aria il conto dell'albergo, che ha raccolto dalla scrivania). « Prestazione speciale ». (Si schiaffeggia e sta per scoppiare in pianto).

RUSSOLILLO Grande invalido, posso dire una vrenzola di parola?

ADINOLFI A che servono le parole? (Leggendo) « Prestazione speciale ». (Si schiaffeggia).

RUSSOLILLO Grande invalido, quella carta non prova niente.

ADINOLFI (con finta ingenuità) Ah no? E 'sta prestazione speciale che è stata, una partito a ramino?

RUSSOLILLO Se fondate le vostre accuse su questa carta, ve le smonto subito. (Prende il conto dalla mano di Adinolfi) Facciamo 'na cosa fritta e mangiata, va. Che ci sta scritto qua! Un nome, un cognome? No, ci sta solo il numero di una camera. Quindi, la famosa frase a chi la riferisco?

ADINOLFI A chi occupava la camera.

RUSSOLILLO Ma chi occupava quella camera? Grande invalido, trovatemi il vostro riverito nome scritto da qualche parte e io mi impegno a riconoscervi le corna su carta bollata.

ADINOLFI Avvocato, io non vado trovando il vostro riconoscimento. Io le corna me le sento pesare.

RUSSOLILLO Ammesso che ci siano, sono corna di carta.

ADINOLFI Di carta o d'osso, sempre corna sono e io non me le tengo.

RUSSOLILLO Voi le corna non le tenete.

ADINOLFI Lo dite voi!

RUSSOLILLO Ve lo provo. Qual è il numero della camera che avete occupato quella sera?

ADINOLFI Eh, vi pare che dopo vent'anni...

RUSSOLILLO (ad Amelia) Voi ve lo ricordate? (Amelia fa di no col capo) Eh, già, con la memoria vostra!...Grande invalido, leggete qua.

ADINOLFI (leggendo) Camera 61.

RUSSOLILLO Siccome il conto è in vostro possesso, debbo dedurre che quella notte avete occupato la camera 61... Dico bene?

ADINOLFI Camera 61.

RUSSOLILLO E invece mi posso sbagliare. (Gira il foglio) Leggete mo qua.

ADINOLFI  19.

RUSSOLILLO Sissignore, il 61 è diventato 19.

ADINOLFI Perché avete girato il foglio.

RUSSOLILLO E perché l'ho girato?

ADINOLFI Perché siete avvocato e state cercando di farmi fesso.

RUSSOLILLO Niente affatto. L'ho girato in séguito al legittimo sospetto che chi ha fatto il conto ha commesso un errore. Prima di accusare vostra moglie, mi dovete dimostrare che questo conto vi appartiene e non appartiene ad un ipotetico cliente della camera numero 19.

ADINOLFI Telefoniamo a Cremona.

RUSSOLILLO Quelli non tengono i registri da vent'anni per fare piacere a voi. Ma io posso ricostruire l'errore. Vedete, grande invalido, alle chiavi degli alberghi c'è attaccata una piastrina con il numero della camera. Se voi gettate la chiave sul bancone, chi sta dall'altra parte, secondo come cade la piastrina, può leggere 61 o 19. E siccome la signora si difende con un'esasperazione che da sola prova la sua innocenza, la logica mi porta a concludere che la chiave è caduta in modo da ingenerare l'equivoco.

AMELIA Bravo, avvocato.

RUSSOLILLO (ad Adinolfi) Quindi, se corna vi furono a Cremona, non vi spettano; spettano a chi occupò la camera 19, se voi stavate nella 61 o viceversa. E con questo, signori miei, vi saluto e sono..... Tra poco arriva don Maglione e (ad Adinolfi) io non posso passa 'a mattinata smontando 'e ccorna vostre!

ADINOLFI Dunque riconoscete che le tengo!

RUSSOLILLO Immaginarie.

ADINOLFI (convinto) Avvocato, io le tengo! (Si schiaffeggia, si morde una mano) Provato, che avete provato? 19 e 61 sulla ruota di Cremona! Numeri, parole, chiacchiere...

RUSSOLILLO Un fondato sospetto.

ADINOLFI E che è un sospetto? Un sospiro di neonato, una spira di fumo. Che consistenza tiene un sospetto?

RUSSOLILLO Vi state dando la zappa sui piedi, scusate; voi vostra moglie l'accusate in base a un sospetto!

ADINOLFI Sospetto? Avvocato, questo pezzo di carta è prova. Prova! Questa non è carta, ma carne, sangue, lacrime! Le lacrime mie, la carne mia tradita e maciullata da un coltello. E sapete perché? Perché mi fa capire quello che non capivo, mi fa vedere quello che non vedevo. Questa carta risponde ai perché e ai per come che non mi hanno fatto dormire per vent'anni. Adesso ho l'evidenza, ce l'ho in pugno. E l'evidenza ve la posso far toccare con mano...

AMELIA (insorgendo} Michele, non mettere in mezzo due anime innocenti!

ADINOLFI (a Russolillo) Avvocato, io ve la faccio toccare.

RUSSOLILLO Abbiate bontà, tocco un'altra volta. Questa mattina tengo a don Maglione.

ADINOLFI Non potete rifiutarvi, avvocato. Non dovete far schiattare un povero infelice.

RUSSOLILLO E va bene, fatemi toccare.

ADINOLFI Vado e torno.

RUSSOLILLO Dove andate?

ADINOLFI Al « Caffè degli azzurri » e all'« Istituto Superiore di studi sociali ».

RUSSOLILLO Allora il fatto è lungo.

ADINOLFI Pochi minuti. Avvocato, vi porto la prova vivente.

AMELIA Michele, lasciali stare.Le anime innocenti no!

ADINOLFI Vado e torno! (Esce di corsa dal fondo con un ghigno di trionfo).

RUSSOLILLO Signora, vostro marito sembra sicuro del fatto suo.

AMELIA (il viso nascosto dietro le mani) La vergogna mia! I miei figli! Poveri figli miei!

RUSSOLILLO Quello ha parlato di prova vivente.

AMELIA Mannaggia il trasloco! Mannaggia la cassa delle vecchie carte! (Altro tono) Avvocato troviamoci a metà strada... Fatemi avere non più di due anni e mezzo.

RUSSOLILLO Signora, se le prove sono veramente tali e quello vi spara per motivi d'onore, io poco posso fare. Cercate di ricordare. Jammo, jà! Da uomo, posso capire che a Cremona avete provato quei cinque minuti di debolezza che le donne, nella vita, provano ogni mezz'ora. Ma dovete confidarvi... Dovete dirmi tutto... Debbo sapere...

AMELIA Avvocato, quello che posso fare è raccontarvi quel poco che ricordo.

RUSSOLILLO È già una cosa. Andate dicendo.

AMELIA Andammo a Cremona perché il grande invalido doveva trattare certe partite di salumi... lui è proprietario del « Risorgimento suino »... Scendemmo in albergo e sapete com'è, la novità del viaggio, il movimento del treno... l'ambiente nuovo... eravamo giovani... Insomma, quei cinque minuti di debolezza. (Giustificandosi) II grande invalido lo tiene per vizio: appena arriva in albergo, prima cosa la prestazione.

RUSSOLILLO Allora vi siete prestata col grande invalido?

AMELIA Gesù, e con chi, sennò?

RUSSOLILLO E potevate dirlo subito, sangue del diavolo. E in séguito a quella prestazione è avvenuta la nascita?

AMELIA Sì, ma lui dice che non è vero.

RUSSOLILLO Perché?

AMELIA (piangendo) Avvocato, quello tiene un asso nella manica!

RUSSOLILLO {asciugandosi il sudore) Ma perché, c'è un séguito? Dopo la prestazione, che avete fatto?

AMELIA Andammo a cenare, anzi cenai io sola, e poi me ne tornai in camera.

RUSSOLILLO Perché cenaste sola?

AMELIA Perché lui aveva un appuntamento con i fornitori e quelli gli affari li trattano a tavola.

RUSSOLILLO Va bene; in camera, che faceste?

AMELIA Mi coricai e mi svegliai il giorno dopo.

RUSSOLILLO E il grande invalido non rincasò?

AMELIA Sì, ma io dormivo.

RUSSOLILLO Signora, mo fate lo sforzo. Durante la notte, che so, non ci fu qualcuno che... diciamo così...sbagliò stanza? Sapete, si usa. Uno apre, ci sta 'na femmina. « Scusate, ho sbagliato ». Poi dagli occhi della femmina uno capisce se ha sbagliato o no.

AMELIA Avvocato, io dormii sodo. A cena avevo bevuto parecchio, e a me basta un bicchiere per farmi partire.

RUSSOLILLO Allora non entrò nessuno.

AMELIA (piangendo) E invece sì.

RUSSOLILLO (inebetito) Se mo mo avete finito di dire...

AMELIA Avvocato, entrò uno struzzo. (Lunga pausa).

RUSSOLILLO Signora, avete detto struzzo...

AMELIA Uno struzzo.

RUSSOLILLO Struzzo, animale, quelli con il collo lungo che vanno nascondendo 'a capa sottoterra.

AMELIA Proprio quello.

RUSSOLILLO Ah, ecco, a Cremona tengono gli struzzi sciolti negli alberghi.

AMELIA Ma no, che avete capito? Vi sto parlando di un sogno. (Impaurita) Quello me lo ricordo... Che feci un sogno... (Terrorizzata} Un sogno terribile!

RUSSOLILLO Forza, forza, può darsi che nel sogno troviamo la chiave del mistero. Raccontatemi questo sogno terribile.

AMELIA (pacata) Non me lo ricordo, (Pausa)

RUSSOLILLO Signora, voi che vi ricordate?

AMELIA  Solo lo struzzo.

RUSSOLILLO E come fate a dire che è stato un sogno terribile se non ve lo ricordate?

AMELIA Mi è rimasta l'impressione... Il terrore... Ma i particolari non me li ricordo.

RUSSOLILLO Perché non vi fate una curetta di glicerofosfato... di valerosfosfer... Signora, uno struzzo non solo non basta, ma non spiega niente. Se quel sogno è stato veramente terrorizzante, dovete sforzarvi di ricordarvelo. Cercate di andare da un neurologo...

AMELIA Ci sono stata una volta.

RUSSOLILLO E il risultato?

AMELIA Mi diede una purghetta. (Campanello).

RUSSOLILLO Caruso! (Caruso appare sul fondo). Se è quel santo uomo di don Maglione, fallo accomodare nel salottino di zia Margherita. (Caruso va via da destra). Mo come la mettiamo? Il grande invalido sa almeno dello struzzo?

AMELIA Per carità!

CARUSO (dal fondo) È zia Margherita, avvocato.

RUSSOLILLO Ahè, la giornata è completa! (Mentre Caruso esce verso sinistra, appare ed entra zia Margherita, una vecchietta imbronciata, con coppellino, ombrello e medaglione al collo).

ZIA MARGHERITA Alfonsino, tieni da fare? (Ad Amelia) Buongiorno.

AMELIA Buongiorno.

ZIA MARGHERITA Che stai facendo?

RUSSOLILLO Sto giocando a battaglia navale con la signora.

ZIA MARGHERITA Alfonsi, non fare lo spiritoso. È venuto don Maglione?

RUSSOLILLO Non ancora.

ZIA MARGHERITA E Lettieri sta facendo il suo dovere? Non è che la faccenda di San Cipriano piglia l'avvio della mia pensione, è vero? (Indicando Amelia) La signora è una cliente?

RUSSOLILLO È l'inquilina del piano di sopra.

ZIA MARGHERITA (ad Amelia) Piacere. (Realizzando) Ah voi siete la signora che è venuta a stare al numero 12?

AMELIA Per servirvi.

ZIA MARGHERITA Allora toglietemi una curiosità: com'è che fate quel quarantotto spostando i mobili?

AMELIA Non li sposto, signora: li sfascio in testa a mio marito.

ZIA MARGHERITA E fate bene! Ma non è che glieli potete sfasciare senza aspettare mezzanotte, quando io sto per pigliare sonno?

AMELIA Dovete perdonare, ma quello si ritira tardi.

ZIA MARGHERITA (arrendendosi alla forza dell'argomento) Ah, be'! {Altro tono} Scusate che dico una parola a mio nipote. (A Russolillo) Alfonsi, sai la novità? Mandarano ha detto che bisogna aspettare la delibera della commissione paritetica. Che è 'sta commissione paritetica, mo?

RUSSOLILLO Mandarano non ve l'ha detto?

ZIA MARGHERITA Sì, ma quello cacaglia e io poco lo capisco.

RUSSOLILLO Mo Mandarano non va più bene!

ZIA MARGHERITA Alfonsi, lo sai o non lo sai?

RUSSOLILLO Che ne so a chi si è rivolto Mandarano? No, non lo so.

ZIA MARGHERITA (ad AMELIA) Ma voi vedete! Da trenta anni sto in mano agli avvocati e non ne vedo la fine. Vi state mettendo nelle mani di Alfonsino per qualche pratica?

AMELIA Sissignora.

ZIA MARGHERITA (con cupo pessimismo} Ahè! Cent'anni di salute a vostro marito, signora, ma non voglia Dio quello chiude gli occhi e vi mettete nelle mani degli avvocati per la pensione... non ne vedete la fine. Se vi rivolgete ad Alfonsino, poi, ahè!...

RUSSOLILLO Zia Margherita, tengo che fa!

ZIA MARGHERITA Tu mi devi dire com'è che dopo trent'anni esce in mezzo questa commissione paritetica.

RUSSOLILLO {scattando} E domandatelo a Mandarano! Vi siete voluta mettere nelle sue mani?

ZIA MARGHERITA Sì, dopo quindici anni che la pratica stava nelle tue. Io in tè non ci ho fiducia, va bene? non tengo fiducia. (Ad Amelia} E voi vi state mettendo nelle mani sue!

RUSSOLILLO (calmo} Zia Margherita, pure io debbo campare.

ZIA MARGHERITA E io no? Alfonsi, pur'io aggia campa! Che sei stato capace di combinare in quindici anni? Ricorso al Ministero delle Finanze, ricorso al Ministero del Tesoro, ricorso alla Società Autofilotramviaria. E io ne ho avuto niente?

RUSSOLILLO Niente. E niente potete avere. Ve lo volete mettere in testa che non avete diritto alla pensione, che zio Peppino non è morto in servizio?

ZIA MARGHERITA Perché, il tram che l'ha messo sotto non stava in servizio?

RUSSOLILLO II tram sì, ma zio Peppino stava in licenza premio.

ZIA MARGHERITA Eh no, quello è andato sotto il tram mentre scappava per andare al ricovero. E siccome stava in licenza e c'era la guerra, la sirena l'ha rimesso automaticamente in servizio. Questa è la tesi della buonanima dell'avvocato Caroleo. (Si mette a sedere e incrocia le braccio) Alfonsi, io debbo sapere che è questa commissione paritetica.

RUSSOLILLO (per liberarsene} Va bene. Appena spiccio lo struzzo della signora, telefono a Mandarano e me lo faccio spiegare.

ZIA MARGHERITA (fiduciosa} Veramente gli telefoni?

RUSSOLILLO Ve l'ho promesso.

ZIA MARGHERITA È lungo 'sto fatto dello struzzo?

RUSSOLILLO Mo vediamo di abbreviare.

ZIA MARGHERITA (alzandosi} Bravo, Alfonsino. E vediamo di non far passare altri quindici anni con questa commissione. Oh, dato che ti trovi, prima fai la telefonata, ti informi, poi - con garbo - dici a Mandarano che cambio avvocato.

RUSSOLILLO Un'altra volta?

ZIA MARGHERITA Ho pigliato appuntamento con Caccese. Quello è figlio d'un amico della buonanima di zio Peppino.

RUSSOLILLO Zia Margherita, Caccese si occupa di diritto marittimo.

ZIA MARGHERITA E che fa?

RUSSOLILLO Fa che al primo turno di chiamata marittimi, vi trovate imbarcata su una petroliera.

ZIA MARGHERITA Ehhh! Ce ne vuole per farmi imbarcare, a me! Fa' la telefonata, fa'. Signora, con permesso.

RUSSOLILLO (prendendola in disparte} Zia Margherita, un'informazione: San Cipriano teneva la barba?

ZIA MARGHERITA Si capisce. Tutti i santi la tengono.

RUSSOLILLO E com'è che San Luigi Gonzaga non la teneva?

ZIA MARGHERITA (sommamente indignata, minacciando Russolillo con l'ombrello') Alfonsi, non mi nominare quel signore! E che è un santo, quello? In questa casa non voglio sentire quel nome! (Un tempo) Vado da Caccese! (Via dal fondo, a destra, indignata. Incrocia Adinolfi, che spinge due giovani di vent'anni. La ragazza - Gilda - è alta, snella, vestita e pettinata all'ultima moda. Ha in mano una valigetta «ventiquattr'ore» II ragazzo - Luigino - è molto più basso di lei, grasso, trasandato, col basco in testa. In tasca porta ripiegato un giornale sportivo e mangia del porp-corn da un sacchetto}.

ADINOLFI (solenne} Avvocato, l'evidenza! (Chiude violentemente la porta di fondo).

AMELIA (in uno slancio di commozione} No, i figli no! Avvocato, difendete queste due anime innocenti. (Abbraccia e bacia Gilda e Luigino} Michele, passami le scarpe sulla faccia, fa di me quello che vuoi, ma i figli no! Quelli perdono il rispetto. I figli sono figli, Michele!

ADINOLFI (precisando} Quando sono figli!

GILDA (con accento nordico} Vi dispiace se non partecipo alla riunione? (Consulta l'orologio) II rapido mi parte fra venti minuti e ho appena il tempo di pescare un tassì.

AMELIA Sì; parti, figlia bella, parti. Non perdere il rapido.

ADINOLFI Ti pigli l'accelerato.

AMELIA Almeno Luigino; fallo tornare al « Bar degli azzurri ». Luigino è un'anima candida!

ADINOLFI (terribile} Luigino è fesso! (Amelia cade a sedere su una sedia, singhiozzando).

ADINOLFI Avvocato, (con ironia) questi due sono figli miei.

RUSSOLILLO Piacere.

ADINOLFI Non vi dicono niente?

RUSSOLILLO Due bei ragazzi, complimenti. Certo; il giovanotto è un po' nutrito.

ADINOLFI Nutrito? Questo è flaccido e fesso! (Smuove il ventre di Luigino, che lascia fare, gli occhi al soffitto). E mangia; mangia sempre!

luigino Papà, uno sportivo si deve tenere in forza (II suo accento, naturalmente, è inconfondibile napoletano).

ADINOLFI Ma come, avvocato, questi due non vi dicono niente? Gilda, bella di papà, ripeti all'avvocato quello che vai dicendo da due giorni.

GILDA (a Russolillo, con accento nordico) Ho deprecato questa incivile costumanza di esporre in pubblico i panni di famiglia. Bisognerebbe invece sedersi intorno a un tavolo e discuterne pacatamente. Il mio parere è presto riassunto: non è il caso di drammatizzare. Un postulato della scuola inglese che riguarda l'adulterio può esserci di conforto: quando esso è occasionale, il più delle volte contribuisce al rafforzamento del vincolo coniugale.

ADINOLFI (a Russolillo, terribile) Perché parla così?

AMELIA (singhiozzando) Perché ha studiato dalle suore veneziane.

ADINOLFI E i capelli chiari?

AMELIA Li ha pigliati da zio Roberto.

ADINOLFI (ridendo da folle) Mo sentite questo qua. Luigì, dì come ti chiami: nome e cognome, perché più di questo tu non sai dire. Parla.

LUIGINO (facendo schioccare la lingua e muovendo la testa dal basso in alto) Tst! (Ingolla del pop-corn).

ADINOLFI (a Russolillo) Ha detto che no. (A Luigino) Vuoi dire all'avvocato dove passi le mattinate?

LUIGINO (c.s.) Tst!

ADINOLFI (a Russolillo) Ha detto che no. (A Luigino) Vuoi dire a quanti anni hai lasciato la scuola elementare?

LUIGINO (c.s.) Tst!

RUSSOLILLO (prevenendo Adinolfi) Ha detto che no.

ADINOLFI Avvocato, lo volete sentire parlare?

RUSSOLILLO Perché, parla?

ADINOLFI Neh, Luigì, com'è che il  Napoli le ha prese domenica ?

LUIGINO (con forte accento napoletano) È scivolato in terra veneta perché il Vicenza era in giornata sì e sovrattutto perché il portiere ha parato l'imparabile. Si aggiunga che malgrado Juliano mettesse ordine a centrocampo e lanciasse i compagni con passaggi millimetrici, l'arbitro, che era dichiaratamente casalingo, giusto in apertura di gara ha lasciato correre un fallo in area grande come una casa. Se avesse beneficiato di quel rigore sacrosanto, trovatosi in vantaggio a soli tré minuti dall'inizio, il Napoli avrebbe impresso tutt'altro andamento all'incontro, sicché il fischio finale avrebbe sancito ben altro risultato.

RUSSOLILLO (ammirato)'O guaglione parla.

ADINOLFI (a Russolillo) La signora sostiene che Gilda parla così perché è stata a scuola dalle suore veneziane e ha pigliato i capelli chiari da zio Roberto... Ve lo concedo. Ma guardateli bene tutti e due, avvocato, guardate l'evidenza; e prima di rispondere passatevi una mano sulla coscienza. (Un tempo) Questi due tengono qualche cosa in comune?

RUSSOLILLO (con un gesto significativo) La verità...

ADINOLFI (stringendogli la mano) Siete un uomo.

RUSSOLILLO Però, vedete, grande invalido, la spiegazione può stare nel fatto che la signorina ha preso da zio Roberto che era bello e il giovanotto da voi che - detto senza offesa - siete brutto. (Dalla porticina di sinistra è entrato da qualche istante Lettieri).

LETTIERI (gridando alle spalle di Russolillo) Avvocato, li teniamo fatti! (Russolillopiega le gambe e si appoggia a una sedia portandosi una mano al petto) Ho attinto informazioni in Curia.

RUSSOLILLO {tirando il fiato) Uh, Madonna!

LETTIERI Che è, avvocato?

RUSSOLILLO (minimizzando) Niente, niente, un collasso.

LETTIERI Sedetevi... (Fa per sorreggerlo).

RUSSOLILLO Lettiè, non mi toccate! Ma è possibile che quando state in ufficio mi debbo mettere uno specchio retrovisivo sulle spalle? Preannunciatevi, sangue del diavolo, fate un colpo di tosse. Sapete tossire?

LETTIERI Sissignore. (Tossisce).

RUSSOLILLO Bravo, Tossite! (Un tempo) Che avete attinto?

LETTIERI I fratelli Gordini li teniamo fatti. San Cipriano teneva la barba a pizzo e i baffi verticali ascendenti (Pausa).

RUSSOLILLO   Lettiè, voi avete attinto informazioni su San Cipriano o su Vittorio Emanuele secondo?

LETTIERI (dubbioso) Uh, Gesù! (Riflettendo) Ma voi vedete... (Un tempo) Forse quelli hanno detto baffi verticali discendenti. Mo telefono per ulteriori ragguagli.

RUSSOLILLO   Eh, telefonate, telefonate. E vi raccomando, Lettieri, quando mi trovate concentrato, un bel colpo di tosse.

LETTIERI Sarete servito. (Via da sinistra).

RUSSOLILLO (ad Adinolfi) Dove eravamo rimasti?

ADINOLFI Che zio Roberto era bello e io sono brutto.

RUSSOLILLO Senza offesa, vero?

ADINOLFI Senza offesa. Ma c'è una cosa che non sapete, avvocato, che non potete sapere.

AMELIA (gridando) No, Miche!

ADINOLFI Avvocato, avete riconosciuto che questi due non tengono nessuna somiglianza...

RUSSOLILLO È vero, ma se voi vedete mia sorella...

ADINOLFI Ne occhi, ne capelli, ne forma della testa. Ne statura. Se li incontrate per strada li prendete per fratello e sorella?

RUSSOLILLO no.

ADINOLFI Cugini?

RUSSOLILLO No, ma se mi consentite, mia sorella...

ADINOLFI Non me ne frega niente di vostra sorella!

RUSSOLILLO Neh, non vi permetto! Quella è monaca!

ADINOLFI Avvocato, questi due appaiono ai vostri occhi come due estranei.

RUSSOLILLO Sissignore. Ma abbiamo chiarito che ci stanno di mezzo le suore veneziane e zio Roberto.

ADINOLFI Le suore e zio Roberto? (Adinolfi si schiaffeggia, alza una mano su Amelia, se la morde, diventa improvvisamente calmo).

ADINOLFI Avvocato... Questi due... guardateli bene!..questi due... (gridando) Sono gemelli! (Amelia si copre il viso con le mani).

RUSSOLILLO Gemelli?

ADINOLFI Ge-mel-li! Questo... (scuote Luigino}... e questa (scuote Gilda). Questa faccia e questa faccia sono gemelle!

RUSSOLILLO Gesù!

ADINOLFI Eh, Gesù, Gesù. Mo dite Gesù! Io lo sto dicendo da vent'anni! Da vent'anni campo senza trovare una risposta... Ma come: questo e questa... Gesù! Me li andavo a guardare di notte mentre dormivano, li seguivo per strada... Gesù, Gesù... E quando, dopo vent'anni, per un caso, leggo « prestazione speciale », che debbo pensare? Questa carta è prova o no? O debbo passare la vita dicendo Gesù Gesù? (Lunga pausa).

RUSSOLILLO (ad Amelia, molto pacato) Signora, non per sapere i fatti vostri, questi gemelli come li avete fatti?

AMELIA (piangendo) Sono nati così.

RUSSOLILLO O che? O che? (Infervorandosi) Quello il grande invalido - beato lui! - pensa solo alle corna, ma la spiegazione scientifica dov'è? Gemelli! Quali gemelli? Una è nord, l'altro è sud!

ADINOLFI Nord, nord! Cremona! (Si accascia su una sedia. Russolillo gli si avvicina e gli mette una mano sulla spalla con gesto di protezione. Adinolfi, grato, preme una mano su quella di Russolillo che grava sulla sua spalla. Gilda e Luigino sono indifferenti: la ragazza consulta spesso l'orologio, lui continua a masticare).

RUSSOLILLO E questo che è? Signora, i casi sono due: a) nel reparto maternità vi hanno portato un pulcino d'un altro pollaio...

ADINOLFI (muovendo sconsolatamente il capo) Sono nati in casa.

RUSSOLILLO E allora: b) voi ci state facendo fessi da vent'anni! (Accarezza la fronte di Adinolfi). Signora, stiamo aspettando una spiegazione.

AMELIA (piangendo) Ma voi siete avvocato mio e suo?

RUSSOLILLO (gridando) Non sono avvocato di nessuno: io aggia capì!

ADINOLFI Bravo, avvocato. (Un tempo) Avvocato, che massaggiate?

RUSSOLILLO La fronte. Non avete mal di testa?

ADINOLFI No. Il dolore è qui, nel cuore.

RUSSOLILLO Mi credevo, scusate. (Ad Amelia) Allora?

ADINOLFI (con un ghigno) Non parla. Non può parlare.

AMELIA Che parlo? Che dico? Sono tutti e due figli miei!

RUSSOLILLO Ma uno solo è nostro!

ADINOLFI (piangendo) II più fesso: Luigino!

AMELIA (insorgendo) Tutti e due! Tutti e due sono figli tuoi!

RUSSOLILLO Eh no, signora, no. Obiettivamente, tecnicamente no! Il fatto non quadra. La differenza tra i due è troppo sensibile e non solo differenza apparente, ma sostanziale. Voi ve ne venite con lo struzzo! La ragazza è vivace, ottimista, tutta protesa verso l'avvenire e i treni rapidi, mentre Luigino...

ADINOLFI È flaccido è fesso!

RUSSOLILLO In altri termini, è un abulico, un rassegnato, un giovane senza avvenire... (Colloca uno accanto all'altra Luigino e Gilda) Più che di corna, scusate, grande invalido, qua si pone un problema scientifico e sociale. E bisogna che vi decidete a parlare, signora, per il vostro bene. Altrimenti la soluzione l'andiamo a cercare alla Cassa per il Mezzogiorno. Eh, sì, cara signora, perché voi altro che gemelli avete partorito! Voi avete partorito la Questione Meridionale!

ADINOLFI (insorgendo} Meridionale? Avvocato, la questione è settentrionale.

RUSSOLILLO Quando vi prego, grande invalido: meridionale.

ADINOLFI Settentrionale!

RUSSOLILLO So quel che mi dico: meridionale!

ADINOLFI Settentrionale!

RUSSOLILLO Meridionale!

ADINOLFI  Settentrionale (Sul loro battibecco cala il sipario).

ATTO SECONDO

La stessa scena. Nel pomeriggio.Tré dame del comitato dei festeggiamenti in onore di San Cipriano sono sedute a semicerchio intorno alla scrivania: una ha la fronte incerottata, un'altra il braccio al collo, la terza il capo vistosamente fasciato. Russolillo, sprofondato nella poltrona dietro la scrivania, è immerso in profonda meditazione e non bada al cicaleccio delle tré donne.

I dama Donna Emilia, quando affermate che San Giuseppe tiene una mazza in mano, dite una inesattezza.

II dama (sempre alla terza) Un giglio, dovete dire... Infatti: « II casto Giuseppe »...

III dama Eppure io mi ricordo la mazza.

I dama State confondendo con San Cristoforo.

III dama Eh, confondo! Non conosco San Cristoforo, mo! Quello porta il bambinello sulle spalle.

II dama E appunto la mazza per appoggiarsi mentre passa il fiume.

III dama (pertinace) Allora spiegatemi perché il basso ceto usa l'espressione: sfrocoliare la mazzarella di San Giuseppe...

II dama È un modo di dire, donna Emilia, come – che so? - « gatta ci cova » o « qualcosa bolle in pentola », dove non ci stanno ne gatte ne pentole.

III dama (tagliando corto) Sentite, se lo dicono, una mazza ci deve stare. (A Russolillo) È vero. avvocato? (Russolillo è altrove con il pensiero} Avvocato!

RUSSOLILLO (di soprassalto) Eh?

III dama Tiene la mazza o il giglio?

RUSSOLILLO Chi?

III dama San Giuseppe.

RUSSOLILLO Mo lo domandiamo a Lettieri. (Chiama) Lettieri! (Lettieri appare sulla soglia della porta di sinistra e tossisce violentemente) Che è, tenete la bronchite?

LETTIERI No, mi preannuncio, come avete comandato.

RUSSOLILLO Lettiè, voi vi dovete preannunziare quando sto distratto. (Irritato) E non pigliate tutto alla lettera! (Un tempo) Lettiè, San Cipriano tiene la mazza o lo struzzo?

LETTIERI (tristemente allarmato) Mazza e struzzo, mo?

I dama (a Russolillo) No, avvocato, quale San Cipriano? San Giuseppe, mazza o giglio.

RUSSOLILLO (a Lettieri) San Giuseppe, allora.

LETTIERI (imbarazzato) Avvocato, io per le mani tengo la barba di San Cipriano. Che ne saccio di mazze e gigli?

RUSSOLILLO (alla I dama) Scusate, signora, quale intenzione vi muove verso la mazza di San Giuseppe?

I dama Siccome donna Emilia ha detto un'inesattezza...

II dama (a Lettieri) Vi dispiace appurare?

RUSSOLILLO (paziente) Lettiè, telefonate in Curia.

LETTIERI Sissignore. (Fa per avviarsi, ma si arresta) Non è possibile: oggi è sabato e in Curia fanno la settimana corta.

I dama Ma voi vedete! E fino a domani dobbiamo restare col dubbio...

II dama Fosse reperibile almeno don Maglione.

III dama A proposito, avvocato, che fine ha fatto il caro don Maglione?

RUSSOLILLO Lo vorrei sapere pure io. Da stamattina che lo aspetto.

III dama Quello, niente niente, scattoso com'è, s'è pigliato il treno ed è andato a malmenare i fratelli Cordini di Parma.

RUSSOLILLO Bravo! Così perdiamo San Cipriano e la causa. (A Lettieri) Intanto che si fa vivo don Maglione, limate la relazione, Lettieri, limate. (Indicando verso l'alto). Novità?

LETTIERI Sono andati dallo psicanalista per far ricordare il sogno della signora.

RUSSOLILLO Va bene. Andate a limare. (Col pensiero fisso, alla I dama) Signora, a Serralta sul Volturno ci stanno fratelli gemelli? (Lettieri esce da sinistra).

I dama Sì, i Perrotta.

II dama Ai gemelli risarciscono doppi danni?

RUSSOLILLO No, non è per questo. E questi famosi Perrotta si somigliano?

I dama Gesù, se sono gemelli!

II dama Due gocce d'acqua.

III dama Siccome uno si è fidanzato, si è dovuto far crescere i baffi, per evitare che il fratello... voi capite... Allora se li è fatti crescere pure l'altro.

II dama 'A povera guagliona stava impazzendo. Avvocato, per tagliare corto, si è dovuta fare monaca.

I dama Si è sposata a Gesù, il quale, ringraziando Iddio, una faccia tiene e quella è.

II dama Allora, avvocato, che ci dite dei danni? Io ho avuta prescritta una cura di fanghi a Ischia, senza contare il viaggio al Rizzoli di Bologna.

I dama A me resta sempre la sospetta frattura della base cranica.

III dama E io mi trovo un indebolimento del nervo ottico, l'ecchimosi dove sapete e la lesione al coccige.

RUSSOLILLO Per chi è stato ricoverato in ospedale abbiamo chiesto il rimborso delle spese di degenza; per chi, invece, si è fatto medicare in ambulatorio, rimborso secondo notula medica.

III dama E in caso di invalidità e seminvalidità?

RUSSOLILLO Ci sarà una perizia. Comunque, non dovevate disturbarvi a venire; ho scritto tutto al sindaco.

I dama Noi, la verità, queste cose ve le domandiamo dato che ci troviamo. Ma lo scopo della visita è di augurare buon viaggio a donna Margherita.

RUSSOLILLO (alzandosi) Ah, be'. Mo ve la chiamo. (Realizzando) Perché, zia Margherita parte?

II dama Come, non sapete niente?

RUSSOLILLO E dove se ne va?

I dama In America.

RUSSOLILLO In America? (Va verso il fondo,,chiamando) Zia Margherita!

III dama (alla II) Forse non dovevamo dirglielo. Donna Margherita, magari, lo voleva preparare un po' alla volta. (Dal fondo appare zia Margherita, che corre ad abbracciare le tré dame).

ZIA MARGHERITA (effondendosi) Donna Emilia, Carmiluccia, Luciana...

I dama Ma come, ci fate questo affronto?

II dama (compunta) Siete una donna senza cuore.

III dama E mo come fa il comitato senza la vostra guida?

ZIA MARGHERITA (consolandole) Jammo, jà, che sono sedici anni? Passano in un momento.

RUSSOLILLO Zia Margherita, ho sentito bene? Ve ne andate in America?

ZIA MARGHERITA Eh! Seguo il consiglio di Caccese.

RUSSOLILLO Caccese? Ve l'ho detto che quello vi faceva imbarcare. E che vi manda a fare in America?

ZIA MARGHERITA La pratica per la pensione di zio Peppino.

RUSSOLILLO In America? Zia Margherita, quello è andato sotto un tram italiano!

ZIA MARGHERITA (con un sorrise fio sarcastico) Ohe, tè pareva! (Alle dame) Che vi dico sempre di Alfonsino?

I dama Che ha scarsa iniziativa...

II dama Ed è di orizzonti limitati.

RUSSOLILLO (a zia Margherita) Grazie per la pubblicità.

ZIA MARGHERITA Alfonsi, è così. Quello che tu, Caroleo e Mandarano non avete saputo risolvere in trent'anni, Caccese l'ha sistemato in due ore. Quando gli ho detto che zio Peppino è stato quindici anni in America prima della guerra, quello ha consultato un libretto e mi ha detto che ho diritto alla pensione USA.

RUSSOLILLO Perché, zio Peppino è stato investito pure da un tram americano?

ZIA MARGHERITA Nossignore, ha fatto il cascatore indiano nei film di Tom Mix; una volta è stato sbalzato di sella e si è scassato il femore.

RUSSOLILLO E il femore di zio Peppino non ve lo potete far pagare standovene in Italia?

ZIA MARGHERITA Nossignore, ci sta una prassi da rispettare. Vado in America e, dopo cinque anni di residenza, chiedo la cittadinanza. Dopo un anno, in forza delle leggi sindacali, la Paramount mi riconosce la pensione. Poi ritorno in Italia e riprendo la pratica per la pensione di guerra. Essendo cittadina americana, mi portano rispetto e soggezione e in un massimo di dieci anni me la danno. Alfonsi: è un fioretto: sedici anni di pazienza e ottengo finalmente giustizia.

RUSSOLILLO Sedici anni. Neh, ma voi quando dovete campare?

ZIA MARGHERITA Finché mi riconoscono la pensione. È una questione di principio. (Si apre la porta di sinistra e Lettieri tossisce violentemente dalla soglia).

RUSSOLILLO (alterato) Lettiè, pigliatevi la Bronchiolina! Non è che abbiamo finito col San Carlo e mo cominciamo col sanatorio!

LETTIERI Mazza, avvocato.

RUSSOLILLO Chi è 'sto Mazza?

LETTIERI San Giuseppe porta la mazza. Mi sono ricordato che la prima comunione l'ho fatta nella Chiesa di San Giuseppe e il particolare mi è rimasto impresso.

III dama Avete visto?

II dama Eppure io non sono convinta. Lo debbo vedere con gli occhi miei.

I dama (a Lettieri) Quello doveva essere San Giuseppe da Copertino.

ZIA MARGHERITA Che è questo fatto della mazza?

III dama (a zia Margherita) Abbiamo posto il quesito all'avvocato se San Giuseppe porta la mazza o il giglio.

ZIA MARGHERITA Che domande! Porta mazza e giglio.

II dama Tutti e due?

ZIA MARGHERITA E che è, una novità? Alfonsi, nemmeno questo sai? Ma tu che avvocato sei? (Alle dame) Venite di là che ve lo faccio vedere. (Un tempo. Squadrando Russolillo) Gesù Gesù, e questo ha fatto pure l'Università! (Con un « con permesso » collettivo diretto a Russolillo, le dame seguono zia Margherita nell'interno dell'appartamento}.

RUSSOLILLO Lettiè, avete fatto quelle ricerche scientifiche?

LETTIERI Sissignore.

RUSSOLILLO Avete scoperto qualche cosa?

LETTIERI Sissignore; la legge di Mendel.

RUSSOLILLO Chi è?

LETTIERI Un monaco austriaco.

RUSSOLILLO Ma perché, mo i monaci si interessano di parti gemellar!? (Un tempo) E questa sarà un'altra pensata del Concilio!

LETTIERI Avvocato, la legge risale a settant’anni fa. Dunque, un giorno il monaco prese due piantine di pisello: una da frutto giallo e una da frutto verde.

RUSSOLILLO  Piselli?

LETTIERI Piselli. (Russolillo lo fissa a lungo}.

RUSSOLILLO Lettiè, quando vi ho pregato di fare delle ricerche, ho parlato di genetica. Non è che avete capito botanica? Sapete, tante volte, uno dice genetica e l'altro, che sta un po' distratto, o malgrado tiene un accesso di tosse, capisce botanica. Voi, poi, avete studiato per baritono. Sentite il suono? genetica, botanica, baritono... Sentite il suono? Botà-nica... ba-rì-tono...

LETTIERI (sulle sue} Avvocato, voi avete detto genetica e io genetica ho sentito e capito.

RUSSOLILLO E avendo capito genetica, siete andato a imbattervi in un monaco che coltivava piselli...

LETTIERI Sissignore.

RUSSOLILLO Non insisto. (Un tempo) Quindi, il monaco prese due piantine di pisello. A questo punto – senza offesa per voi e per il monaco - vi dispiace dirmi perché prese 'ste piante di pisello?

LETTIERI Perché, essendo monaco, non poteva pigliare due femmine. (Pausa) Avvocato, che è?

RUSSOLILLO (la fronte appoggiata sulla mano) Vi sto seguendo.

LETTIERI Dunque, il monaco incrociò le due piantine. E siccome era uno spirito osservatore notò che dalla prima generazione dell'incrocio si avevano frutti tutti gialli e dalla seconda un quarto di piante a frutto giallo e tré quarti verde. Ma mentre le piante a frutto verde, unite ad altre pure verdi, davano frutti tutti verdi, delle tré piante gialle una aveva discendenti gialli e due avevano un quarto di figli verdi.

RUSSOLILLO Figli.

LETTIERI  Figli.

RUSSOLILLO Del monaco e dei piselli...

LETTIERI Nossignore, solo dei piselli.

RUSSOLILLO Perché i piselli fanno figli?

LETTIERI In linguaggio scientifico i frutti si chiamano anche figli.

RUSSOLILLO (molto pacato) Lettiè, una preghiera: tra San Cipriano, lo struzzo di Cremona, la mazza di San Giuseppe, 'o femore di zio Peppino, la pensione di zia Margherita e i gemelli Adinolfi, la pressione mi è arrivata a duecentoventi. Non vi ci mettete pure voi mo con i legumi del monaco. (Gridando) Che cacchio ci azzeccano 'sti piselli verdi e gialli? Al grande invalido gli vado a parlare di piselli?

LETTIERI Avvocato, questa è la legge di Mendel.

RUSSOLILLO Non la conosco e non la voglio conoscere, va bene? Per me le leggi si fanno in Parlamento!

LETTIERI Ma questa è una legge scientifica che può spiegare tutto, perché dai piselli passiamo agli esseri umani. Ecco qua. (Prende di tasca un foglietto e legge] « La conoscenza della legge e particolarmente il carattere recessivo latente, ci permette di comprendere come un ragazzo possa avere un carattere che risale a lontani antenati e che non compare nei suoi genitori ». (Un tempo) Pigliate due siciliani adulti. (Russolillo lo fissa) Avvocato, che è?

RUSSOLILLO Avete detto che debbo pigliare due siciliani adulti, vero?

LETTIERI Eh.

RUSSOLILLO Ci aggiungiamo un etto di lardo, un cerasiello, un sedano, tré melenzane e il tutto lo sbatto in faccia a chi vi è stravivo! (Gridando) Lettiè, 'ste ricerche le avete fatte all'Istituto di Genetica o sul « Tesoro della cucina italiana? ».

LETTIERI (gridando a sua volta} Ma insomma, l'esempio lo debbo fare o no?

RUSSOLILLO E voi questo me lo chiamate esempio?! {Gridando'} Va bene, pigliamo i due siciliani!

LETTIERI Pigliate due siciliani e fateli sposare. È noto che la maggioranza dei siciliani hanno gli occhi neri. Ma se uno dei due che avete fatto sposare è portatore di un carattere latente - facciamo l'azzurro degli occhi - può darsi che qualche figlio nasce con gli occhi azzurri. E sapete perché?

RUSSOLILLO Perché la siciliana ha combinato 'o pastrocchio con un cremonese.

LETTIERI Nossignore. Per via dei normanni. {Pausa lunga. Russolillo si scompone i capelli) I normanni che sono stati lungamente in Sicilia. (Russolillo si alza lentamente, si avvicina a Lettieri e gli accarezza paternamente il mento).

RUSSOLILLO Lettiè, per il bene che vi voglio, me lo fareste un piacere?

LETTIERI Comandate.

RUSSOLILLO (terribile) Andate a limare la relazione! (Lo spinge in malo modo verso sinistra. Russolillo cammina nervosamente lungo lo studio, tormentandosi la faccia. Si ferma dinanzi alla finestra. Lettieri  entra di nuovo e va a prendere un volume da uno scaffale. Mentre è in punta di piedi per raggiungerlo, Russolillo  si volta, gli si avviano e gli grida alle spalle) Come si chiama quel professore... (Alle prime parole Lettieri  piega le gambe e si appoggia a una spalliera portandosi una mano al petto} Vedete che succede quando uno non si preannuncia? {Lettieri si rialza) Come si chiama quel professore che sta nel palazzo appresso?

LETTIERI {con un fil di voce) Menichella.

RUSSOLILLO Allora mo faccio un salto da Menichella per cercare di capire senza mettere in mezzo il mercato ortofrutticolo.

LETTIERI Avvocato, le informazioni sul monaco e i piselli le ho attinte da Menichella. (Esce da sinistra, ingobbito e mortificato).

RUSSOLILLO Caruso! {Caruso compare dal fondo).

CARUSO Comandate.

RUSSOLILLO Novità sull'emisfero australe? (Caruso fa un cenno di diniego}. Mi assento per un'ora; vado all'Università. Se telefona qualcuno...

CARUSO ...prendo nota del nome e vi lascio l'appunto sotto Torquato Tasso.

RUSSOLILLO E se viene don Maglione, vedi 'e nun me fa trova pur'isso sotto Torquato Tasso, ma possibilmente in poltrona.

CARUSO (rispettoso) Avvocato, avete il nervo scosso?

RUSSOLILLO E che ti credi, che i miei nervi sono di nylon come i tuoi? Caruso, se non appuro questo fatto dei gemelli, me ne vado al manicomio!

CARUSO Ahè, appurare! Avvocato, non potete appurare niente. Non c'è spiegazione. Pigliate a me: nato mariolo, mi trovo inopinatamente redento. E che mi metto ad appurare com'è andato il fatto? Mi avete voluto redento? Qua sto, senza domandarmi il perché e il percome.

RUSSOLILLO Ma che c'entri tu con i gemelli?

CARUSO Non lo so e non lo voglio sapere. Avvocato, non ci sta spiegazione. (Indicando fuori) Guardate là, per esempio; ha smesso di piovere da cinque ore e sul Vesuvio sta comparendo una striscia di azzurro. Se spingete lo sguardo oltre l'azzurro, che vedete?

RUSSOLILLO Che vedo?

CARUSO Non ve lo posso dire. Siccome la cosa non si può spiegare, sono sicuro che vi pigliate collera.

RUSSOLILLO No, tu mo me lo dici!

CARUSO L'emisfero australe. (Russolillo fa per avventarsi contro Caruso} Lo vedete che vi pigliate collera? Ma scusate, il vostro è uno strano modo di ragionare. Mi avete redento e non vi fate le croci dalla meraviglia, e solo perché io mi permetto di vedere l'emisfero australe, un altro poco vi fate afferrare per pazzo. Avvocato, per il fatto dei gemelli, non ci sta spiegazione. Ma voi girate per le strade? Guardate la faccia della gente, leggete i giornali, sentite la radio, parlate col vostro vicino di casa, pigliate l'autobus... Tutto quello che vedete e leggete tiene spiegazione? Avvocato, la vita è diventata un papocchio. Quello è un funzionario integerrimo? Una mattina vi svegliate e apprendete che l'hanno schiaffato in galera perché si è appropriato di un po' di spiccioli: un paio di miliardi. Quell'altro fino a ieri girava con le pezze sui calzoni? Ve lo ritrovate padrone di palazzi e terre demaniali. Vi debbo fare l'elenco completo? Qua per trovare una persona perbene bisogna cercare tra i ministri. Quelli stanno là da vent'anni e nessuno è riuscito a smuoverne neanche uno, segno che sul loro conto non ci sta niente da dire. Avvocato, i tempi sono questi. Accettiamoli. {Campanello} Vado ad aprire a don Maglione. {Esce dal fondo, verso destra. Entra Amelia sorretta da Adinolfi, mentre Caruso va via da sinistra}.

AMELIA {allucinata} Avvocato, il sogno!

ADINOLFI Se l'è ricordato.

AMELIA Fatemi sedere. (I due la fanno sedere su una poltrona}.

RUSSOLILLO Allora...

AMELIA (terrorizzata) Avvocato, io stavo in mezzo a una campagna... E su una macchina ministeriale, a un certo punto... chi arriva? [Con voce tremula} II famoso struzzo!

RUSSOLILLO Gesù! Lo struzzo su una macchina ministeriale!

AMELIA E questo è ancora niente. Teneva un cilindro in testa!

RUSSOLILLO Lo struzzo! {Amelia annuisce, terrorizzata). Lo psicanalista vi ha spiegato il significato?

ADINOLFI No. È svenuto. Abbiamo chiamato un medico che gli ha praticato un'iniezione di sparto-canfora.

AMELIA Appena lo struzzo scende dalla macchina, si sente un coro di voci: “Onorevole! Evviva l'onorevole!”.

RUSSOLILLO E lo struzzo?

AMELIA Salutava levandosi il cilindro e poi andava tagliando nastri. A un tratto mi scorge, si liscia un baffo e {con voce melliflua) « Signorina, dove ci siamo già incontrati? ». Io capisco che è un pretesto per attaccare discorso e non rispondo. {Un tempo} E che fa lo struzzo? {Terrorizzata} Piglia le forbici e fa per tagliarmi la... (Si interrompe. Cade riversa sulla poltrona).

RUSSOLILLO Che vi voleva tagliare?

AMELIA {dibattendosi} Questo non lo dico. Non lo posso dire!

ADINOLFI Amelia, parla, che ti voleva tagliare?

AMELIA {urlando} Non lo dico! Non posso perdere il rispetto dei figli!

RUSSOLILLO Va bene, basta che state calma. Poi che è successo?

AMELIA {pacata} A questo punto è comparso il monaco. (Un tempo}.

RUSSOLILLO Avete detto un monaco? {Amelia annuisce. Russolillo guarda verso la stanza di Lettieri).

AMELIA E un coro di voci: « Eccellenza! Viva l'Eccellenza! ».

RUSSOLILLO Signora, una domanda marginale: questo monaco coltivava piselli?

AMELIA Sì, come lo sapete? C'eravate pure voi?

RUSSOLILLO {guardando verso la porta di Lettieri} No, c'era Lettieri.

ADINOLFI {minaccioso) Chi è questo Lettieri.

RUSSOLILLO Un baritono.

ADINOLFI E che faceva?

RUSSOLILLO Stava nel coro. Signora, andate dicendo.

'AMELIA « Che fate nella mia campagna?, domanda il monaco. E lo struzzo: « La campagna è vostra quanto mia ». Non l'avesse mai detto! Il monaco si scioglie il cordone e glielo sbatte in faccia. Lo struzzo si leva il cilindro e fa lo stesso, poi, senza dire ne a ne ba,nasconde la testa sottoterra. Il monaco non se la tiene e gli sferra un calcio nel sedere, lo struzzo caccia la capa e dice: « Ah, è così?... » E, allora, avvocato, incomincia il quarantotto. Con le sottane in mano, il monaco si mette a correre per la campagna inseguito dallo struzzo, mentre il coro: «Onorevole! Eccellenza! Pace, concordia!». Niente. Nessuno li fermava. E correndo correndo, andavano calpestando quelle povere piantine di pisello, che si abboccavano e morivano. Che potevo fare io, povera donna sola? (Indicando Adinolfi) Lui stava a cena con i fornitori... In mezzo a quell'ammoina, presa di pietà, mi chinavo a raccogliere le piantine: ma erano schiacciate, calpestate, morte. Le lasciavo cadere e al posto di ciascuna compariva una croce. Avvocato, in meno di mezz'ora, quella bella campagna era diventata un cimitero. A questo punto, visto che non c'era più niente da fare, lo struzzo e il monaco si fermano di colpo, si guardano in giro e si abbracciano scoppiando a piangere. Poi salgono insieme sulla stessa macchina e se ne vanno tra gli evviva del coro. Io, ferma, con gli occhi pieni di lacrime, mi guardo un'ultima volta in giro. E che vedo? Che ai miei piedi, chi sa per quale miracolo, erano rimaste in vita due piantine: una verde e una gialla. Mi chino, le raccolgo, le metto sotto lo scialle e me ne ritorno in albergo. (Pausa).

RUSSOLILLO E così finisce il sogno. [Amelia annuisce} Lo psicanalista che ha detto?

ADINOLFI Le ha dato una purga da prendere subito e due compresse di Bellergyl per un mese.

RUSSOLILLO Ma questo sogno non spiega niente. (Un tempo) Signora, avete detto che, raccolte le due piantine, ve ne siete tornata in albergo... (Amelia annuisce) Quindi la campagna stava vicino Cremona... (Un tempo) Non c'è che fare; la spiegazione bisogna cercarla a Cremona.

AMELIA (con improvvisa decisione) Sì, avvocato, cerchiamola. Smuovete mari e monti, non badate a spese, ma io debbo sapere.

ADINOLFI Che devi sapere? Sono io il disgraziato!

AMELIA (angosciata) E anch'io, Miche, anch'io! Sono una povera disgraziata pure io!

ADINOLFI Allora confessi?

AMELIA Sì, confesso che da vent'anni non sto campando neanche io! Notti in bianco, pianti... e quello struzzo, quello struzzo sempre davanti agli occhi.

ADINOLFI (fissando intensamente la moglie) Amè, tu veramente non ti ricordi niente all'infuori del sogno?

AMELIA L'ho giurato: i miei occhi non debbono più vedere quelle creature se dico una bugia.

ADINOLFI (a Russolillo, speranzoso) Allora una speranza c'è...

AMELIA (con gli occhi sbarrati) Miche, guardami negli negli occhi: una probabilità ci può essere, che uno struzzo o un monaco sia entrato nella mia camera e abbia approfittato che dormivo per godere delle mie grazie. (Adinolfi arretra fulminato) Ma una cosa aggiungo e mi devi credere. (Solenne) Se prestazione vi fu, semplice o speciale, essa fu del tutto involontaria da parte mia!

ADINOLFI (schiaffeggiandosi) Avvocato, andiamo a Cremona!

RUSSOLILLO Ormai non c'è altra soluzione; qualcuno ci deve andare.

ADINOLFI Io.

RUSSOLILLO No, siete troppo passionale.

AMELIA (timida) Io.

ADINOLFI (subito) No!

RUSSOLILLO Ne voi, ne voi, ne io. Ci serve una persona neutrale, istruita da me e che porti a compimento un piano abilmente congegnato. State a sentire. La logica ci dice che chi ha praticato lo sconto doveva essere una persona in grado di farlo: proprietario, direttore o gerente dell'albergo. Quindi, le ricerche vanno limitate nell'ambito dell'Hotel Impero di Cremona... Bisogna individuare l'uomo e...

ADINOLFI Tirarci il sangue.

RUSSOLILLO II sangue? E che ne volete fare?

ADINOLFI L'accertamento della paternità.

RUSSOLILLO E vi pare che andiamo tirando il sangue a tutto il personale dell'albergo? Grande invalido, lasciatemi congegnare il piano. {Cammina in giro stringendoci il mento) Qualcuno... ecco... qualcuno si deve fingere un orfanello andato a Cremona in cerca del padre... Un orfanello ricco... (Un tempo) Caruso! (Va alla porta) Caruso! (Appare Caruso) Ecco il nostro uomo. Entra, Caruso (Caruso entra) Siediti.

CARUSO È meglio che resto in piedi.

RUSSOLILLO Quando ti prego.

CARUSO Quando vi prego io.

RUSSOLILLO (spingendolo giù) Siediti! (Caruso resta a sedere, ma in bilico, movendosi a disagio sulla sedia) CARUSO devi andare a Cremona. (Caruso si alza con decisione} Dove vai?

CARUSO A Cremona.

RUSSOLILLO {ributtandolo a sedere) Lo sai che ci vai a fare?

CARUSO [alzandosi) No.

RUSSOLILLO Allora perché ti alzi?

CARUSO Perché i calzoni mi vanno stretti. Ve l'ho detto che era meglio che restavo in piedi.

RUSSOLILLO Sbottonati i calzoni.

CARUSO In presenza della signora?

AMELIA Sbottonatevi, Caruso.

CARUSO Non pare brutto?

AMELIA Vi sto pregando. {CarusoO si sbottona alla vita e fa un sospiro di sollievo).

RUSSOLILLO E mo che stai a tuo agio, mettiti a sedere. (Lo ributta giù). Dunque, Caruso, a Cremona ti mando in missione delicata e confidenziale.

ADINOLFI (facendogli eco) Delicata e confidenziale. (Caruso annuisce, preso dall'aria di mistero di Russolillo).

RUSSOLILLO (calcando le parole) A Cremona, vai a cercare a papà tuo.

ADINOLFI (facendo eco) Papa tuo.

CARUSO (illuminandosi) Sono figlio di cremonese?

RUSSOLILLO Proprio così.

CARUSO Pure mammà sta a Cremona?

RUSSOLILLO Nossignore; mammà è la signora Adinolfi. (Caruso fissa intensamente Russolillo, poi guarda Amelia e si alza. come in stato di sonnambulismo).

CARUSO {con un fil di voce, tenero) Mammà...

RUSSOLILLO {agganciandolo per la giacca) Neh, Caruso, niente niente mi stai pigliando alla lettera?

CARUSO Perché, no?

RUSSOLILLO Io ti sto istruendo per la missione, animale! (Caruso si rimette a sedere e guarda mestamente Amelia).

CARUSO {ad Amelia) Quando mi dispiace, signora. A voi no?

AMELIA Pure a me. Ma che ci possiamo fare?

CARUSO Ma siete proprio sicura sicura che no?

a"melia Ne sono sicura.

CARUSO {a Russolillo) Peccato. Una signora così bella e garbata... (Ad Amelia) Speriamo in un'altra occasione. (A Russolillo) Avvocato, dal momento che debbo affrontare il viaggio, se per voi fa lo stesso, invece che papà, posso andare a cercare mammà a Cremona?

RUSSOLILLO Perché, mammà tua sta a Cremona?

CARUSO Dal momento che ci sta papà...

RUSSOLILLO Eh, e non ti basta?

CARUSO (con un gesto di diniego) Tst! Preferirei mammà.

RUSSOLILLO Perché?

CARUSO Perché deve essere una santa donna che ha sofferto assai. Avvocato, che sforzo ci sta a fare il padre? Padre si diventa in un momento di sfizio. Pigliate invece una povera ragazza; quella magari fa la fioraia, la sartina, la commessa, va! Le si presenta un giovanotto con i baffi sfumati e una macchina con la trazione anteriore. « Signorina, l'accompagno... Signorina, che belle manine... » Ubriacano più le parole del vino e quello la fa diventare papà. Avvocato, per lui è finita. E invece lei! Voi ci pensate? Quella vi porta in seno, vi nutre di sangue e lacrime... e quando nascete... Eh, quando nascete... ecco il momento tragico... Quella non tiene latte per sfamarvi nè legna per scaldarvi. E allora vi abbandona sui gradini dell'Annunziata. Ma vi abbandona per amore, perché non vi manchi latte e legna. Lei non ha più niente all'infuori di voi. Se è commessa o sartina è stata licenziata o cacciata di casa; se è fioraia, è scivolata mentre nevicava e si è fratturata le due braccia. (Amelia, durante il racconto, si è commossa e si asciuga le lacrime. Adinolfi annuisce tristemente. Russolillo si liscia i baffi, impaziente). Avvocato... (piangendo) senza mamma, io sono un infelice!

RUSSOLILLO Caruso, sai che facciamo? Mo che ritorni da Cremona queste belle cose le scrivi e io te le faccio pubblicare su « Bolero-film ». (Gridando) Mo, intanto, vogliamo pensare alla missione? (Un tempo) Dunque, a Cremona vai a cercare a papà tuo!

CARUSO Va bene, ma sia chiaro che è un comando!

RUSSOLILLO Arrivato a Cremona, tè ne vai all'Hotel Impero. Quello che devi appurare è quanto segue: se la sera del 22 febbraio 1948 qualche struzzo o qualche monaco (correggendosi) se qualcuno ha avuto rapporti intimi con una giovane signora napoletana di passaggio.

CARUSO Mammà. (Russolillo si scompone i capelli).

ADINOLFI Avvocato, forse è meglio che mandiamo qualche investigatore privato.

RUSSOLILLO Nossignore, ci deve andare questo fetentone e deve fare quello che gli dico io! Caruso, hai capito che devi domandare all'Hotel Impero?

CARUSO Se qualcuno ha avuto rapporti intimi con una signora napoletana di passaggio. E con quale diritto lo vado domandando?

RUSSOLILLO Col diritto del sangue. Ti devi presentare come il « figlio della colpa ». Mammà ti ha rivelato chi sei e come sei nato in séguito a quell'episodio.

CARUSO Ah, me l'ha raccontato mammà. (Ad Amelia e Adinolfi) Avete sentito che l'ha detto lui. (Incrociando le braccio) E dove sta mammà?

RUSSOLILLO È la signora Adinolfi, animale! (Caruso resta basito, poi si volta a guardare Amelia, che annuisce tristemente) Adesso mammà, rimasta vedova e ricca, vuole che quel qualcuno - papà tuo - conosca il frutto di quella notte di pazzia giovanile.

CARUSO Allora, per capirci, la signora Adinolfi è mamma mia.

RUSSOLILLO Sissignore.

CARUSO Ed è la moglie del grande invalido.

RUSSOLILLO Sissignore.

CARUSO Allora se papa e mammà stanno qua, io che ci debbo andare a fare a Cremona?

RUSSOLILLO A scoprire se qualcuno, quella sera...

CARUSO Ha avuto rapporti intimi con la signora Adinolfi, è così?

RUSSOLILLO Mo incominci a capire.

CARUSO Ma scusate, senza che mi scomodo fino a Cremona, il nome di quel qualcuno non ce lo può dire (indicando Amelia) l'interessata?

RUSSOLILLO Senti, Caruso, redento t'ho redento, ma se sei e rimani fesso io non posso farci niente. La signora non se lo ricorda, non lo sa... È un mistero, hai capito?

CARUSO Uno di quelle cose, per intenderci, che non tengono spiegazione...

RUSSOLILLO Eh, chiamala come vuoi tu...

CARUSO Aaaah, mo è chiaro. Noi dobbiamo appurare se la signora, quella sera a Cremona (unisce gli indici) con un cremonese.

RUSSOLILLO Appunto.

CARUSO (ad Amelia) Veramente non ve lo ricordate, signora?

AMELIA (piangendo) No. Ero ubriaca, dormivo, non so...

CARUSO (ad Adinolfi) E voi?

ADINOLFI Io stavo contrattando una partita di salumi.

CARUSO E mentre voi contrattavate... (unisce gli indici} la signora...

ADINOLFI (piangendo) Proprio così...

AMELIA Non è vero! Io mi sognavo lo struzzo e il monaco!

CARUSO (ad Amelia, con rimprovero) Uno struzzo e un monaco, mentre un povero disgraziato fatica... Gesù!

RUSSOLILLO Caruso, la vogliamo concordare questa vrenzola di missione delicata e confidenziale?

CARUSO Concordiamo.

RUSSOLILLO Dunque; Cremona, Hotel Impero, « dov'è papà mio? », « dov'è papà mio? ».

CARUSO E una volta che l'ho trovato...

ADINOLFI Ci tirate il sangue.

CARUSO Gli tiro il sangue.

RUSSOLILLO Gli tiri il sangue. (Riprendendosi) Grande invalido, abbiate bontà (A Caruso) Una volta trovato, ti fai raccontare com'è andata e te ne torni a Napoli.

ADINOLFI Ma come, se ne torna? E noi quando interveniamo?

RUSSOLILLO Grande invalido, io prima debbo sapere e poi intervengo.

ADINOLFI Ma voi state leggendo un libro giallo o dovete chiarire se nella mia vita c'è una tragedia?

RUSSOLILLO Tutt'è due le cose. Dunque, Caruso...

CARUSO Appuro e me ne torno a Napoli.

RUSSOLILLO Col primo treno.

CARUSO E con papà.

RUSSOLILLO Nossignore, quello lo lasci a Cremona. Poi ci pensa il grande invalido. Tu mi devi portare nome e cognome e racconto particolareggiato del fatto, dall'a alla zeta. È chiaro?

CARUSO Chiarissimo.

RUSSOLILLO (soddisfatto) Ah! Noi ti forniremo di soldi e di biglietto. Ti raccomando, spendi e spandi come un gran signore.

CARUSO (sulle mosse per uscire) Avvocato, dato che mi trovo, a mie spese, posso fare qualche ricerca... semmai ci uscisse pure mammà mia? (Russolillo brandisce il bronzo di Torquato Tasso) Va bene, va bene. (Piangendo) Ma sappiate che senza mammà, mi sento un infelice. (Via dal fondo, singhiozzando).

RUSSOLILLO Ci è voluto, ma ormai tutto è chiaro. Fra pochi giorni avremo la risposta. (Campanello). Caruso attraversa l'anticamera da sinistra verso destra).

CARUSO (a Russolillo) Senza mammà sono un infelice.  (Via da destra. Entrano Luigino e Gilda, quell'ultima ancora con la valigetta in mano).

ADINOLFI (nascondendo il viso nelle mani) Non li voglio vedere! Non li voglio vedere!

AMELIA Michele, sono i figli nostri!

GILDA Vi prego di scusarmi, ma non posso rinviare oltre la partenza. Gerardo ha telefonato tre volte.

LUIGINO (ad Adinolfi) A proposito, ha telefonato pure Roberti.

ADINOLFI, (con scarso interesse) Vuoi dire che forse è arrivata la merce.

LUIGINO Speriamo.

ADINOLFI Come speriamo? Quello telefona e tu non glielo domandi?

LUIGINO E perché glielo dovevo domandare? Quello andava cercando voi. Se quello non lo dice...

ADINOLFI Se quello non lo dice, glielo domandi, animale!

LUIGINO Papà, io debbo risparmiare energie per domenica. Arriva l’Inter.

GILDA Scusate se insisto, ma... (Entra Lettieri e grida alle spalle di Russolillo).

LETTIERI Avvocato, avevate ragione. (Russolillo piega le gambe) Era Vittorio Emanuele secondo.

RUSSOLILLO Chi?

LETTIERI Quello con i baffi verticali ascendenti.

RUSSOLILLO Lettiè, me lo fate un piacere?

LETTIERI Comandate.

RUSSOLILLO Pigliatevi le ferie.

LETTIERI Ma come, a gennaio?

RUSSOLILLO Eh, a gennaio. Andate a sciare, andate a fare una crociera alle Canarie. (Gridando) Andate a limare! (Nel girarsi, Lettieri scorge Luigino. Un sorriso buono gli illumina il viso. Mette una mano in tasca e gli si avvicina).

LETTIERI (a Luigino) Voi state qua? (Gli da la moneta, che Luigino intasca, mentre Lettieri muove compassionevolmente la testa. A quel gesto, Adinolfi e Amelia crollano a sedere nascondendo il viso tra le mani. Adinolfi, dei due, sembra il più prossimo al collasso. Russolillo, frastornato, gli si avvicina e cerca di rianimarlo),

RUSSOLILLO Grande invalido! Don Miche! Uh Madonna, questo sta diventando verde. (A Lettieri) Lettieri, muovetevi, correte a pigliare qualche cosa per rianimarlo! {Lettieri esce di corsa da sinistra. Russolillo da buffetti ad Ainolfi) Grande invalido, aprite gli occhi. Ma che è successo? (Lettieri rientra di corsa con una bottiglietta, che porge a Russolillo. Questi ne svita il tappo e fa bere un sorso ad Adinolfi) Su, bevete, questo vi rianima! (Adinolfi beve un sorso e di colpo, strabuzzando gli occhi, si raddrizza e sputa il liquido, urlando. Russolillo odora il contenuto della bottiglietta) Neh, Lettiè, ma questo che è?

LETTIERI La benzina per pulire le macchine da scrivere.

RUSSOLILLO E voi gli portate la benzina da bere?

LETTIERI Che ne sapevo che la doveva bere. Voi avete detto di pigliare una cosa per rianimarlo.

RUSSOLILLO E che è, un carburatore, che pigliate la benzina? (Gli rida la bottiglia) Grande invalido, vi sentite meglio?

ADINOLFI (schiaffeggiandosi) Perché non me la sono bevuta tutta? Voglio morire!

AMELIA Pure io. Michele!

ADINOLFI (slanciandosi su Lettieri) Datemi la benzinai (Russolillo lo trattiene in tempo. Poi afferra anche Amelia e fa sedere entrambi).

RUSSOLILLO Mi volete far capire che sta succedendo?

AMELIA Avete visto che ha fatto Lettieri?

RUSSOLILLO Ha dato una cosa a Luigino. (Lettieri esce)

LUIGINO (controllando) Cento lire.

RUSSOLILLO Va bene, forse giocano in società al Totocalcio.

ADINOLFI Totocalcio? Avvocato, Luigino così campa: di elemosina! Almeno questo ve lo volevo tenere nascosto, ma non è stato possibile. Debbo bere la feccia fino all'ultima stilla!

RUSSOLILLO (a Luigino) Ma come, con un padre padrone del «Risorgimento suino», voi campate d'elemosina?

GILDA (impaziente, guardando l'orologio) Signori, perdo anche il rapido del pomeriggio!

RUSSOLILLO (a Luigino) Rispondete!

LUIGINO Eh, rispondo. Quelli i soldi me li danno e io li debbo rifiutare?

RUSSOLILLO Ve li danno? E che siete, cassiere di banca?

ADINOLFI È vero, avvocato, è vero: glieli danno. (Piangendo) La vergogna mia! La croce della mia vita! È’ vero, glieli danno.

RUSSOLILLO Ma perché? Combina numeri al lotto, sta in una catena di Sant'Antonio, mantiene una missione in Africa?

ADINOLFI No, glieli danno per la faccia. Guardatelo. Faccia di miseria e simpatia, faccia di indigenza e di canzonette. La faccia di Napoli, avvocato. Guardate: gli occhi gialli di un cane affamato, ma che d'improvviso si mettono a cantare « Oj Mari »; il naso di chi si ferma a un angolo di strada e fa colazione con l'odore che esce da un vapoforno. E questa non è un'altra prova? Guardate Gilda, invece.

GILDA Babbo, perdo il treno!

ADINOLFI Vedete? Il treno, l'Istituto di Alti Studi Sociali; mo se ne va a Roma a un congresso radicale sulla climatica.

GILDA Sulla semantica, babbo.

ADINOLFI Tempo fa, dico: Luigino, bello di papà tuo, tu non tieni nè arte nè parte: vieni a darmi una mano al «Risorgimento suino». Quando chiudo gli occhi, quello diventa tuo. (Un tempo) «Tst!». Allora gli domando da dove si fa uscire i soldi per andare allo stadio, per seguire il Napoli in trasferta, per mandare cassette natalizie ai titolari e alle riserve della squadra.Tè li da la mamma? (Un tempo) «Tst!». Vai mettendo scale sui muri la notte.

Tieni una bancarella a Forcella? « Tst! ». Così, un pomeriggio decido di pedinarlo. Fa via Ghiaia e si ferma all'angolo di Santa Caterina, si appoggia con le spalle a un palazzo e si mette a guardare il cielo. Quegli occhi, avvocato! Che ci stava in quegli occhi! C'era la tristezza d'un uccello in gabbia, il pianto d'un orfano che s'aspetta di vedere la madre passare a cavallo di una nuvola, l'invocazione di un santo protettore. A un certo momento passa un tale; me lo ricordo: vestito di gabardina, baffi gialli e una borsa sotto il braccio. Si ferma, guarda Luigino, si mette la mano in tasca e prende due cose; una centolire e un fazzoletto. La cento lire per Luigino e il fazzoletto per asciugarsi una lacrima. Poi ne passa un altro e un altro ancora. Passa mezza Napoli. E ognuno: teh, teh, cento lire.

LUIGINO Qualcuno pure cinquanta.

ADINOLFI Quelli con idee di sinistra. Quelli che dicono: « Ecco l'Italia! Ecco come il boom economico ha toccato il Mezzogiorno ». Voi capite? Il « Risorgimento suino » a sua disposizione e quello si va pigliando le cento lire dai passanti.

LUIGINO E che ci posso fare se tengo questa faccia? Me la debbo cambiare? Sissignore, le cose sono andate come ha detto papa. Io un giorno stavo fermo per i fatti miei, passa un tale e mi mette cento lire in mano...E con ciò? Noi andiamo chiedendo provvidenze collettive per il Mezzogiorno e dobbiamo rifiutare quelle individuali?

ADINOLFI Avvocato, s'è fatto il conto in banca. E sapete dove? Nell'agenzia del «Banco di Roma» di SantaCaterina. Neanche la fatica di fare due passi per trovarsene un'altra!

LUIGINO Papa, io sono sportivo e debbo risparmiare energie per la domenica!

ADINOLFI (terribile) Lettieri! (Lettieri appare sulla soglia della porta di sinistra} Lettieri, portatemi la benzina!Me la voglio bere tutta! ( Russolillo spinge Lettieri di là e chiude la porta).

RUSSOLILLO Gesù Gesù! Questi sono numeri. (Amelia conforta Adinolfi) Grande invalido, come uomo vi capisco... Ma dovete trovare una ragione di vita... Del resto, la signorina - malgrado i vostri sospetti – pare che qualche soddisfazione ve la da.

ADINOLFI (con immensa tenerezza) Questa? Questa è la luce degli occhi miei; questa è la consolazione della mia vita... (L'accarezza e la bacia con trasporto) Sta per laurearsi, sa tré lingue, fa parte del « Gruppo 66 »e sta in corrispondenza con Alberto Moravia.

RUSSOLILLO Allora le volete bene?

ADINOLFI Bene? Le darei la mia vita. Mo specialmente che è pure incinta.

RUSSOLILLO Auguri! E chi è il fortunato marito?

ADINOLFI Marito? (Naturale) È nubile.

RUSSOLILLO Nubile incinta?

ADINOLFI Eh, ragazza madre. Avvocato, che c'entra, questa ha un'altra mentalità. Mentalità settentrionale. Ha incontrato un radicale quarantenne e brizzolato; erano entrambi sessualmente maturi e si sono uniti. Ci vo-gliamo formalizzare?

AMELIA È un bravo giovane, avvocato. Proprio un bravo giovane. (A Gilda) Va, bella di mammà, non perdere il rapido; quello Gerardo già starà in pensiero.

GILDA Sì, mammà, scappo. Ciao. (La bacia) Ciao, babbo.(Bacia Adinolfi).

RUSSOLILLO Un momento, signorina; mi debbo snebbiare la mente. (Ad Adinolfi) La data delle nozze l'avete fissata?

ADINOLFI Noi? Ci debbono pensare loro, sempre se è il caso.

GILDA (superiore) Suvvia, avvocato, lei è un uomo intelligente: un certificato di matrimonio non costituisce matrimonio. E poi, ricordi i principi della « Deutschen Bundès fùr Mutterschutz und Sexuaireform » che ri-salgono addirittura al 1922: « Noi respingiamo l'antitesi tra il corpo e l'anima. Non ammettiamo che una naturale attrazione sessuale sia bollata come « peccato », come istinto basso e sordido e che il principio basilare della morale sia la « mortificazione della carne ». Del resto - lei m'insegna - come ha lasciato scritto Reich, a reprimere la sessualità si creano difese moralistiche ed estetiche che portano alla nevrosi. (Con un sorriso) II suo problema, è chiaro, consiste nel sapere se Gerardo ed io ci sposeremo. Forse sì. E se verrà il momento, mi sposerò in abito bianco, con banchetto nuziale e telegramma papale. Ciao, babbo!Ciao, mamma; {Via dal fondo, destra).

ADINOLFI Avete visto che intelligenza, che preparazione,che mentalità! E il figlio mio deve essere questo qua: fesso, flaccido e con la faccia da cane affamato. Io voglio quella là! Quella voglio per figlia. (Si rivolge rab-biosamente ad Amelia) E io non ti dovrei sparare?

RUSSOLILLO (aprendo la porta di sinistra) Lettieri.

LETTIERI Agli ordini.

RUSSOLILLO (una preghiera) La benzina. (Entra Lettieri che gli porge la bottiglia. Dal fondo, entrano Margherita  e le tré dame).

ZIA MARGHERITA Alfonsì, che è questo movimento?America... Cremona... Caruso parte per Cremona?

RUSSOLILLO (inebetito) Sì, va a cercare papà suo.

ZIA MARGHERITA (di soprassalto) Perché, Caruso tiene un padre?

RUSSOLILLO (c.s.) Sì, a Cremona.

LE TRE DAME (in un raptus mistico) Caruso ha trovato suo padre! (Si segnano devotamente).

I dama San Cipriano ha fatto la grazia a Caruso!

II dama San Cipriano ha fatto la grazia!

ZIA MARGHERITA E che ci fa a Cremona il padre di Caruso?

RUSSOLILLO (c.s.) È un pezzo grosso dell'Hotel Impero.

ZIA MARGHERITA Hai Capito!

LE TRE DAME San Cipriano ha fatto la grazia a Caruso!( Russolillo ha svitato il tappo della bottiglia di benzina e inala profondamente, mentre le tré dame, come possedute, cadono in ginocchio e incominciano a dimenarsi gridando istericamente) San Cipriano ha fatto la grazia!San Cipriano ha fatto la grazia!

SIPARIO

ATTO TERZO

Quattro giorni più tardi.

Lettieri consulta un volume accanto a uno scaffale,volgendo le spalle alla porta di fondo. Dalla quale,alcuni istanti dopo, entrano Wanda ed Odoardo. Malgrado i suoi quarantadue anni, Wanda è ancora attraente, vistosa e appetitosa. Odoardo, il figlio, è un diciannovenne longilineo, fronte bassa e larghe spalle da atleta. Veste in modo sportivo, mastica perennemente della gomma e compie delle figurazioni (dribbling, agganci, tiri) con  un immaginario pallone.Parlano entrambi con accetto lombardo.Alla vista di Lettieri, ignaro di quelle due presenze, il volto di Wanda si illumina di gioia e di commozione.La donna si avvicina in punta di piedi al giovane avvocato e, restandogli alle spalle, gli copre gli occhi con le mani.

WANDA (falsando la voce) Indovina, indovinella, sono brutta o sono bella?

LETTIERI {con un sussulto, lasciando cadere il volume} Siete bello, avvocato.

WANDA (c.s.) Nè avvocato nè soldato, vengo da molto più in alto!

LETTIERI (un po' spaventato) San Cipriano!

WANDA Acquina!

LETTIERI Donna Margherita.

WANDA Acquina. (Gli morde il lobo d'un orecchio).

LETTIERI  Ahi!

WANDA Ricordi, adesso?

LETTIERI Compar Alfio! (Wanda toglie le mani. Lettieri si  volta e incontra lo sguardo radioso della donna).

WANDA (aprendogli le broccia) Torello! (Lo sguardo inquieto di Lettieri corre da Wanda a Odoardo, che continua a palleggiare) Che tocch de moretton sei rimasto. E dico che almeno cinquantasei anni li devi avere...(Lo bacia impetuosamente. Lettieri è annichilito)

LETTIERI Signora, io ho trentacinque anni.

WANDA Va là! (Furbesca) Ormoni e massaggini, eh?(Commossa) Lo sapevo che non mi avresti dimenticata. E neanche io, stella, sai? Se tè avesset come t'amo ancora. La fiamma era troppo ardente perché potesse spegnersi in soli vent'anni! (Indicando il giovanotto)Eccolo!

LETTIERI Chi è?

WANDA (con tenerezza) Si chiamaOdoardo.

LETTIERI (presentandosi) Piacere.

ODOARDO Sciao!

WANDA Avvocato! Solo da due giorni l'ho saputo. Quella sera m'ha fatto credere d'essere maggiore dei bersaglieri. (Con furbesca e nostalgica complicità) Certo, per giustificare le cariche impetuose. (Seducente) Non ne ho dimenticata neanche una. Dodici cariche! Torello! (Indicando il giovane) Ed ecco il frutto della battaglia combattuta e vinta. (Un tempo) Odoardo, ecco l'uomo al quale devi i tuoi natali.

ODOARDO (senza smettere di giostrare} Sciao, babo.

WANDA (confidenziale, a Lettieri) Ma più che uomo, dovrei dire toro Simmenthal!

LETTIERI Signora, mi piacerebbe essere il Simmenthal in questione, ma purtroppo c'è uno scambio di tori.Voglio dire che c'è un equivoco.

WANDA Quale equivoco, Alfonso?

LETTIERI Proprio questo: non sono Alfonso, ma l'avvocato giovane dello studio, Lettieri (Odoardo, continuando nel gioco, dribbla Lettieri che si sottrae a malapena).

wanda (a Lettieri) Non sei tu? Che peccato! Un così bel tocch de moretton!

LETTIERI Sì; ma neanche Alfonso è male.

WANDA E dove l'è che l'è? Ch'el vegna!

LETTIERI Da cinque giorni, purtroppo, sta attendato nelle anticamere dei primari.

WANDA (allarmata) Sta male? Povera stella! Del resto, se poeu minga vess semper san. (A Odoardo, che colpisce di testa l'immaginario pallone) Odoardo, il babo sta male.

ODOARDO Por nano!

WANDA Ecco perché ha voluto conoscerti. Vuoi dettare le sue ultime volontà. Caro. Stella! (A Lettieri) II torello è ammogliato?

LETTIERI Con quel carattere, signora mia? Solo un torero se lo può pigliare!

WANDA Mio, mio, l'è rimasto mio. Me l'aveva giurato.(Un tempo) È grave?

LETTIERI L'avvocato? Quello campa cent'anni.

WANDA E cosa va a fare dai primari, allora?

LETTIERI  Fa delle ricerche sui piselli.

WANDA Piselli? Strano uomo.

LETTIERI Se non sono indiscreto, con chi ho il piacere di parlare.

WANDA Wanda Pastronchi, la madre di suo figlio. (Odoardo gioca).

LETTIERI Quel giovane è il figlio dell'avvocato Russolillo?

WANDA Solo da due giorni so che si chiama Russolillo. Per vent'anni egli è stato per me il maggiore Simmenthal.

LETTIERI Quindi non siete la moglie...

WANDA Sono di più: il sogno di una notte di febbraio, la fiamma che arde e non consuma, l'incontro che segna una vita con un marchio di fuoco.

LETTIERI E bravo l'avvocato! E chi ne sapeva niente?

WANDA Neanche lui poteva sapere del frutto del nostro amore: l'incontro fu troppo breve... Ma la provvidenza, al momento opportuno l'ha illuminato e gli ha dato l'ispirazione di mandare a Cremona quel giovane...come l'è ch'el se chiama? Caruso.

LETTIERI (realizzando) Ah, voi siete la missione delicata e confidenziale di Caruso. Mo si spiega. (Si rabbuia). Ma quello non è andato a cercare un padre?

WANDA II destino ho disposto altrimenti, caro Mestieri...

LETTIERI Caro Lettieri.

WANDA II destino ha disposto altrimenti, caro Lettieri. Il destino non poteva spegnere la fiamma ardente. L'è propri vera, caro: la vita è intensità: basta un giorno- che dico: basta una notte come quella, dodici cariche consecutive - per dare sapore e significato a un'intera esistenza. (Odoardo tira di destro con mossa plastica).

ODOARDO Gol, babo, gol!

WANDA L'avvocato non è il babo, Odoardo! (Si affaccia zia Margherita. Odoardo la aggira, dribblandola. La vecchia ne segue i movimenti finche può, poi la coglie una vertigine. Allora entra nel gioco, lo carica di spalle e gli fa perdere l'equilibrio).

ODOARDO Fallo! Arbitroooo!

ZIA MARGHERITA Neh, Lettieri, qualche caso di interdizione di minore?

LETTIERI No, donna Margherita. Questo giovane è Odoardo.

WANDA La sciora l'è la mamma del torello?

ZIA MARGHERITA (a Lrttieri) Che ha detto?

LETTIERI Ha domandato se siete la mamma del torello.

ZIA MARGHERITA Torello... da toro.

LETTIERIEh.

ZIA MARGHERITA E io sarei madre di toro... Quindi vacca.

LETTIERI È un'immagine, donna Margherita; un'immagine, se così posso esprimermi, erotica.

ZIA MARGHERITA Sta per mandrillo, insomma.

LETTIERI L'avete detto.

ZIA MARGHERITA Ah! E chi sarebbe questo torello o mandrillo che dir si voglia?

LETTIERI Vostro nipote Alfonsino. (Zia Margherita ha un traballamento, ma non ha il tempo di realizzare, che Wanda le piomba addosso).

WANDA La zia! (Abbracciandola) Zietta cara! Sont-chi per Alfonsino. La fiamma era troppo ardente perché potesse spegnersi in vent'anni!

ZIA MARGHERITA Lettiè, questa mi sta chiamando zia.

LETTIERI Infatti, vostro nipote Alfonsino è il padre di Odoardo. (Indica il ragazzo).

ZIA MARGHERITA Alfonsino è il padre...Il  padre? (Pacata) Carnale o putativo?

WANDA (gioiosa) Carnale!

LETTIERI Capirete: dodici cariche. (Senza un lamento, zia Margherita si affloscia, sostenuta in tempo da Wanda e Lettieri). Donna Margherita...

WANDA Zietta! (Le soffiano sul viso) La se sent mal! Pora vegia! Roba che strascia el coeur!

ZIA MARGHERITA Quel fetentone, invece di pensare alla pratica mia, con zio Peppino fresco sotto a nu tram, andava facendo corride a Cremona! (Sviene).

LETTIERI Datemi una mano. Portiamola di là. (la sollevano e la trascinano).

WANDA (uscendo) II suo ritratto! Povera donna. Del resto, se poeu minga vess semper san! (Via i due dal fondo,sinistra, trascinando zia Margherita. Rimasto solo, mani in tasca e masticando sempre gomma, Odoardo da calci a destra e a manca. Dal fondo entra Luigino,nota - interessato - il gioco del giovane cremonese e si appoggia allo stipite della porta per osservarlo meglio. Anche Odoardo, adesso si accorge della presenza di Luigino.  Si arresta, lo osserva, muove mestamente il capo, prende una moneta dalla tasca e gliela da).

LUIGINO (intascando la moneta) 'A Maronna v' 'o renda!Ha ritelefonato Roberti. Sta ccà paterno?

ODOARDO Se gh'è?

LUIGINO Avite parlato?

ODOARDO Se gh'è?

LUIGINO Ma chisto che lingua parla? (Un tempo ! Sta cca paterno?

ODOARDO Ma cosa l'è ch'el dis?

LUIGINO Aggio capito. Chisto ha da essere tedesco. Do you speak english?

ODOARDO A mì? Ch'el guarda che mi sont minga vum de farm i scherzi.

LUIGINO Ma che site, norvegese, turco, cinese? (Sforzandosi) Ho domandato si paterno sta ccà. Paterno:

papà.

ODOARDO Ah, el papà! (El ga de vess spagnol, quès chi! ).(Sillabando) No, mi sont chi a spettà a la mamma. T'è capii?

LUIGINO Non voglio mammà. Vaco truvanno a papà.

ODOARDO Anca mi. Mi spett il papà e la mamma.

LUIGINO Neh, ma chisto che lingua parla?

ODOARDO Comencem mal in 'sta Napoli. Me piasaria savè chi l'è che l'è 'sto tocch de manz. (Si rimette a giocare. Luigino è interessato).

LUIGINO (realizzando) Fosse qualche calciatore d'importazione? (A Odoardo) Tu giocare futbol? Tu futbolista.

ODOARDO (mostrando il distintivo sportivo all'occhiello)  Mi gh'hoo el talent del centrocampista.

LUIGINO Hai capito? (Un tempo) Oriundo?

ODOARDO Sì, di Cremona. (Inizia di nuovo il gioco, nel quale si inserisce goffamente Luigino} Che la  me daga un ballon tagliato! {Luigino calcia, Odoardo scatta}.

LUIGINO Lo scatto non c'è male.

ODOARDO L'è propri per lo scatto, car el me giuvin, che ho avuto una proposta d'ingaggio dalla Samp.

LUIGINO Hai capito!

ODOARDO Permette la presentazione? Pastronchi Odoardo, centrocampista.

LUIGINO Adinolfi Luigino, sportivo. (Un tempo) E bravo, la Sampdoria; squadra coriacea, temibile sul proprio campo.

ODOARDO Merito del mister, che ha rinunciato alle tattiche catenacciare.

LUIGINO Avversario da non sottovalutare. Comunque, all'andata,  il Napoli vi ha fatto vedere i sorci verdi.

ODOARDO Sì, ma con un arbitro antirigorista ci poteva andar meglio.

LUIGINO È opinabile. Con un Josè giustiziere in gran vena il bottino poteva essere più pingue. Ventunesimo del primo tempo. Tutto solo, dopo aver seminato tré avversari blucerchiati, il brasiliano viene spintonato alle spalle in piena area. Rigore sacrosanto che lo stesso Altafini si incarica di trasformare con un rasoterra angolatissimo che sbilancia il pur bravo Battara.

ODOARDO Ma ecco la pronta risposta dei blucerchiati, pungolati nell'orgoglio. Il numero sette, tutto solo, fugge sulla destra e rimette di precisione al centro dove trova la testa di Bernasconi pronta all'appuntamento per battere imparabilmente il pur bravo Zoff. La tifoseria locale sentiva crescere in petto l'esultanza per la vittoria ormai vicina, quando un cross di Barison tagliato dalla sinistra ha trovato pronto Orlando a scattare e a battere irrimediabilmente il pur bravo Battara.

LUIGINO Ottimo lo schieramento tattico. Stenti libero, tre terzini sulle tre punte avversarie, tre centrocampisti con Montefusco stabilmente più arretrato, Bianchi pendolante tra difesa e attacco.

ODOARDO Le due ali molto risolute e il centravanti poderoso nel fisico e nello scatto avrebbero fatto grossi danni se i terzini del Napoli non avessero risposto a risolutezza con risolutezza, a scatto con scatto, mentre Stenti chiudeva i varchi con la consueta eleganza.

LUIGINO Possente il libero.

ODOARDO Sempre lucido l'uomo d'ordine.

LUIGINO Bellamente contenuta la manovra offensiva in apertura di ripresa.

ODOARDO Notevoli le sgroppate di alleggerimento di Crispin.

LUIGINO Sapientemente sfruttato il contropiede.

ODOARDO Positiva la tenuta della difesa con un Francescon superlativo.

LUIGINO Invalicabile il blocco imposto nella zona vitale.

ODOARDO I difensori sono stati messi alla frusta.

LUIGINO Impeccabile l'arbitraggio.

ODOARDO Tempo primaverile.

LUIGINO Trentamila spettatori circa.

ODOARDO II risultato da a ognuno il suo. (Riprendono fiato).

LUIGINO E mo me vo dicere si s'è visto paterno?

ODOARDO S'el dis?

LUIGINO Paterno.'O vaco truvanno urgentemente.

ODOARDO Ma s'el parla ques' chi?

LUIGINO Beh, parola d'onore, io nun 'o capisco. Siente, Eduà, vulimmo ascì a fa' quattro passi?

ODOARDO Se gh'è?

LUIGINO Uscire. U-sci-re... Tu e io... iammo a fa' na sgambatura.

ODOARDO Ah, sgambatura. Va ben. Andem! (Si avviano verso il fondo}.

LUIGINO Madonna, però, che fatica, pe' se fa capì da questi polentoni.

ODOARDO (muovendo sconsolatamente la testa) El capis minga; el capis nagotta. (Via dal fondo, destra. Dal fondo, sinistra, entra Lettieri, prende un cuscino da una poltrona e ritorna di corsa nell'interno dell'appartamento. Dal fondo entra Caruso, vestito in modo sgargiante e con una valigia in mano, spinto in  malomodo da Russolillo).

RUSSOLILLO Cammina, animale!

CARUSO (lisciandosi il vestito) Avvocato, questo è un pettinato di lana fresco di stireria!

RUSSOLILLO E io tè lo riduco una mappina, va bene? Ma come, da quattro giorni io vivo sulle spine e il signor Caruso sta alloggiato all’'Excelsior.  Chi hai borseggiato a Cremona, disgraziato?

CARUSO (con fierezza) Avvocato, un uomo redento non borseggia. A Cremona ho compiuto la missione.

RUSSOLILLO E questo pettinato di lana?

CARUSO Comperato con i soldi della missione. Dovevo fare l'orfanello abbiente o no?

RUSSOLILLO E tu l'orfanello lo fai alloggiato all’Excelsior con veduta sulla Sesta Flotta?

CARUSO A Cremona mi sono spicciato, sono avanzati dei soldi e mi sono preso lo sfizio di concedermi un week-end.

RUSSOLILLO Un telegramma non lo potevi mandare... « Missione compiuta ».

CARUSO Eh già, per sprecare soldi! (Russolillo lo spinge verso la poltrona).

RUSSOLILLO II telegramma no e l’Excelsior sì! Parla, animale. Voglio una relazione completa.

CARUSO Debbo parlare subito?

RUSSOLILLO (mellifluo) Vuoi che prima ti faccia servire tè e pasticcini? (Gridando) Che hai scoperto?

CARUSO (ammiccando, gli da una gomitata) Un maggiore dei bersaglieri.

RUSSOLILLO (soddisfatto) Aaah! (Lo bacia in fronte} Finalmente sappiamo: è un maggiore di bersaglieri.

CARUSO (con un sorriso di complicità) Avvocato, c'era bisogno che andavo a Cremona per farvelo sapere?

RUSSOLILLO Ma perché, il fatto sta scritto nell'Annuario dell'Arma?

CARUSO (con intenzione, marcando bene le parole) Avvocato, ho detto un maggiore dei bersaglieri...

RUSSOLILLO Ho capito. Non sono sordo.

CARUSO Ma scusate, voi dove avete fatto il maggiore dei bersaglieri?

RUSSOLILLO Io? In nessun posto.

CARUSO (guardandosi in giro, circospetto) Avvocato, siamo soli e tra uomini...

RUSSOLILLO Caruso, io ho fatto il sergente motociclista.

CARUSO Allora quella sera vi siete vantato.

RUSSOLILLO Quella sera?

CARUSO Meno male che in camera c'era una femmina e non un colonnello; altrimenti quello vi deferiva alla corte marziale per usurpazione di grado.

RUSSOLILLO Caruso, tu di quale colonnello stai accocchiando! Vogliamo parlare della missione sì o no?

CARUSO E io di quella sto parlando.

RUSSOLILLO Ma perché, ti ho mandato a Cremona in missione militare?

CARUSO Avvocato, avvocato, va bene che sono passati venti anni e certe cose si possono pure affievolire nella memoria... Ma dal momento che dicendovi maggiore dei bersaglieri vi dò a capire di essere al corrente di tutto, che bisogno c'è di insistere nella commedia? Avvocato, siamo uomini: anch'io, con una femmina come quella, altro che dodici cariche in una notte!

RUSSOLILLO (premendosi la fronte) Uh Madonna (Un tempo, con gentilezza) Caruso, diamo ordine alle idee, va bene? Procediamo a domanda e risposta, ti sta bene?

CARUSO Mi sta bene.

RUSSOLILLO Cominciamo: hai trovato quello che dovevi trovare?

CARUSO Sissignore.

RUSSOLILLO  Subito?

CARUSO Nossignore: c'era la nebbia.

RUSSOLILLO Perché, andavi cercando papà tuo in mezzo alla nebbia?

CARUSO No, ho dovuto cercare l'Hotel Impero.

RUSSOLILLO Caruso, la per-so-na!

CARUSO La persona? In neanche mezz'ora. Entro. «Papà mio, dov'è papà mio?», eccetera. « Scusate, venti anni fa c'è stata una prestazione speciale tra un signore e una signora? », eccetera. Non finisco di dirlo, che una signora mi domanda chi mi manda, «L'avvocato Russolillo, da Napoli», dico, e spiego il fatto. Non finisco di spiegare, che quella fa un allucco, mi getta le braccia al collo e mi copre di baci. Era la signora Wanda. (un tempo) Avvocato, pigliamo Cristoforo Colombo. (Russolillo lo guarda fisso).

RUSSOLILLO (molto pacato) Caruso, hai detto la signora Wanda, è vero?

CARUSO Proprio così.

RUSSOLILLO Poi - se sbaglio correggimi - hai detto pigliamo Cristoforo Colombo.

CARUSO Sissignore.

RUSSOLILLO Se ti faccio una domanda, mi rispondi col cuore in mano?

CARUSO Ci potete contare.

RUSSOLILLO Se invece di Cristoforo Colombo piglio Torquato Tasso e ti scasso 'a capa, tu che fai?

CARUSO Mi mettete in condizione di non potervi fare l'esempio.

RUSSOLILLO Ah, perché devi fare un esempio...

CARUSO Sissignore. E mi serve Cristoforo Colombo.

RUSSOLILLO Allora pigliati Cristoforo Colombo e fa l'esempio.

CARUSO Come sapete, Colombo partì per raggiungere le Indie: e dove arrivò, invece?

RUSSOLILLO In America.

CARUSO Lo stesso è successo a me. Sono andato a cercare papà e chi ti trovo, invece? Mammà! (Russolillo gli si avvicina armato di Torquato Tasso, ma Caruso riesce ad evitarlo) Avvocato, che avete capito? La mamma che ho trovato non è la mia.

RUSSOLILLO La mamma di chi?

CARUSO Di Odoardo,

RUSSOLILLO Chi è Odoardo?

CARUSO Certo, non potevate sapere nè del nome nè della sua esistenza; ma chi vuoi capire capisca: Odoardo è il figlio del maggiore dei bersaglieri che quella famosa sera caricò dodici volte la signora Wanda.L'ho trovata, le ho detto che la cercate e che doveva presentarsi da voi. (Russolillo crolla a sedere mantenendosi la testa con le mani).

RUSSOLILLO  Caruso, chi èla signora Wanda?

CARUSO Avvocato, frugate nella memoria: i furori erotici, la complicità della chiave... Il toro Simmenthal...

RUSSOLILLO II toro Simmenthal... (Dal fondo appare Lettieri).

LETTIERI Avvocato, in questa casa bisogna fornirsi di aceto.

RUSSOLILLO (spento) Che dovete fare con l'aceto, Lettieri?

LETTIERI Rianimare donna Margherita. Ha avuto una mossa.

RUSSOLILLO (c. s.) È arrivata la notizia della pensione?

LETTIERI No, è arrivato il pronipote. (Gli da una gomtata nel fianco, con un sorriso di complicità) II figlio della signora Wanda. (Correndo verso sinistra} Vediamo se è rimasto un po' di benzina. (esce da sinistra).

RUSSOLILLO (distrutto) Caruso, tengo una brutta faccia, è vero?

CARUSO No, avvocato; quello che vi difetta è la memoria. (Lettieri esce di corsa con la bottiglia di benzina).

LETTIERI (dando una pacca sulla schiena a Russolillo) E bravo il toro Simmenthai! (Esce di corsa dal fondo,sinistra).

RUSSOLILLO (come in stato di sonnambulismo) Struzzi, tori, monaci, piselli... (Un tempo) Caruso, una preghiera, solleva il bronzetto di Torquato Tasso. (Caruso lo solleva) Ce stesse qualche coccodrillo, sotto?

CARUSO No, solo la pratica di don Maglione.

RUSSOLILLO Mi fai un altro piacere?

CARUSO Agli ordini.

RUSSOLILLO Lo sai l'ospedale Morvillo, vero? (Caruso annuisce) Telefona al Morvillo e fatti passare il reparto neurodeliri; dottor Mastrangelo; quello mi rianima a pacchere in faccia.

CARUSO Ma state scherzando? Basta che rivedete la signora Wanda e vedere come vi rianimate!

RUSSOLILLO La signora Wanda sta qua?

CARUSO L'ho preceduta di qualche giorno. A momenti la vedete arrivare. (Entra di corsa Lettieri).

LETTIERI (gridando) L'estintore! (Esce di corsa da sinistra)

RUSSOLILLO Che ha detto?

CARUSO L'estintore. (Lettieri entra da sinistra sorreggendo un estintore).

LETTIERI Donna Margherita ha preso fuoco! (Via di corsa dal fondo, sinistra).

CARUSO Uh, povera signora! (Segue di corsa Lettieri. Russolillo resta sprofondato nella poltrona, gli occhi semiaperti, la mascella pendula, un leggero tremito al braccio destro. Alle sue spalle appare Wanda, unisce le mani in gesto di gioia e un radioso sorriso le illuminail volto. Si avvicina a Russolillo, gli sfiora con una carezza il lobo dell'orecchio. Russolillo introduce il mignolo nell'orecchio e lo scuote).

WANDA (in un sussurro appena percettibile} Torello...(Russolillo,senza abbandonare l'espressione ebete, fa girare intorno lo sguardo. Al che Wanda, in un impeto di passione, si lascia sfuggire un grido) Torello! (Russolillo si affloscia sulla poltrona e guarda atterrito la donna, la quale si inginocchia accanto a lui e incomincia a coprirlo di baci. Sul fondo, sorretta da Lettieri e Caruso, appare zia Margherita. Alla vista di quella scena,perde di nuovo i sensi e viene ricondotta di là).

RUSSOLILLO Signora, avete sbagliato toro...

WANDA Torello! Torello! (lo bacia, gli scompone i capelli, gli liscia i baffi) I tuoi baffi... Quanti ricordi...I tuoi bei baffi da bersagliere! Che tocch de morettonsei rimasto... Vedessi Odoardo: il tuo ritratto! (Si guarda in giro) Dov'è Odoardo?

RUSSOLILLO (inebetito) Dov'è Odoardo?

WANDA L'ho lasciato qui che giocava a calcio.

RUSSOLILLO Qui, nel mio studio...

WANDA Se lo vedessi, Alfonsino: il tuo ritratto. Gli mancano solo i baffi.

RUSSOLILLO Non ci vuole niente a farli crescere.

WANDA Sei contento di vedermi? Sono cambiata molto da allora?

RUSSOLILLODa quando?

WANDA Hai ragione, stella; non contiamo gli anni. Per me niente è cambiato, sai? La fiamma era troppo ardente perché potesse spegnersi in soli vent'anni... Quelle cinque ore non le dimenticherò mai! Se tè savesser stella, quanto ti amo ancora. Ora che sono vicina a te mi sento ridiventare una pivella di vent'anni, come allora. Ricordi? G'hoo semper l'albergo, sai? Una bella posizione...

RUSSOLILLO (rianimandosi) L'albergo... l'Hotel Impero?

WANDA Sempre quello. Ricordi quella sera? [Perduta nel ricordo) Sento la chiave girare nella toppa. « Chi è, domando. E tu: « Un maggiore dei bersaglieri o, se preferisce, un toro Simmenthai». Quasi me ciapa un colpo. E tu: « Scusi, forse ho sbagliato stanza »; guardi il numero della chiave e: « Infatti, il portiere mi ha dato il numero 19 anziché il 61 ». Ma a me era bastato guardarti per capire che eri l'uomo della mia vita. Son rimasta longa e distesa sul letto e tè g'hoodit: « Vieni, torello ». (Lo abbraccia stretto) Dodici cariche... Le promesse, i furori, i giuramenti... E dire che tè ne andasti senza neanche dirmi il tuo nome. E io, poveretta, che ti potevo offrire in cambio di quella notte di sogno? Un fiore, un piccolo fiore: il cinquanta per cento di sconto. (Russolillo, via via che Wanda procede nel racconto, si è andato rianimando e ora un ghigno crudele gli deforma il viso. Corre alla porta difondo).

RUSSOLILLO Caruso (appare Caruso) Come sta zia Margherita?

CARUSO Abbiamo circoscritto le fiamme.

RUSSOLILLO Bravo. Mo fa una cosa: va di sopra e fa scendere il toro Simmenthal.

CARUSO (dopo un breve ripensamento) Ma non siete voi?

RUSSOLILLO (spingendolo in modo brusco} Fa' scendere Adinolfi, animale (Caruso via da destra. A Wanda) Signora, il ghiotto episodio è avvenuto la notte del 22 febbraio 1948, vero?

WANDA Vedo che neanche tè hai dimenticato la data.

RUSSOLILLO La data la ricordo, ma vi debbo dare una delusione: il toro non sono io.

WANDA No? (Disperata, battendo un piede a terra) Ma chi l'è, allora, questo benedetto toro?

RUSSOLILLO Tra poco lo vedete comparire, (camminando su e giù) Maggiore dei bersaglieri! Toro Simmenthal! Dodici cariche... E bravo il grande invalido! (Ha un ripensamento) A proposito, signora, per mia scienza, che invalidità tiene?

WANDA Chi?

RUSSOLILLO II toro.

WANDA (con una risata) Invalido il toro?

RUSSOLILLO (rabbuiandosi) No, eh?

WANDA Toro da corrida, caro lui!

RUSSOLILLO Ahé, buonanotte! (Entrano Caruso, Adinolfi e Amelia).

ADINOLFI Avvocato, Caruso è tornato...

AMELIA Novità? Novità?

WANDA (alla vista di Adinolfi) II mio torello!

ADINOLFI (interdetto, ma realizzando) Wan... Wan...

RUSSOLILLO Eh, Wanda. (Recitando} « Chi è? » - « Un maggiore dei bersaglieri, o, se preferisce, un toro Simmenthal ». (Indicando Wanda) Quasi le ciapa un colpo.

WANDA Proprio.

RUSSOLILLO Le promesse... i furori... i giuramenti...

AMELIA Avvocato, fatemi capire...

WANDA (andando incontro ad Adinolfi) Se tè savesset come ti amo ancora. La fiamma era troppo ardente

perché potesse spegnersi in vent'anni.

ADINOLFI (con un sorrisetto ebete) Uh, Gesù... guardate... Wanda!

WANDA Stella (Lo abbraccia).

AMELIA Avvocato, fatemi capire!

RUSSOLILLO Dopo, signora, dopo. (Ad Adinolfi) E lei, poveretta che vi poteva offrire in cambio di quella notte di sogno? Un fiore, un piccolo fiore. Il cinquanta per cento di sconto.

AMELIA Avvocato, fatemi capire: state preparando un romanzo sceneggiato per la televisione?

RUSSOLILLO Sì, signora; e invece di Alberto Lupo ci mettiamo Mike Simmenthal.

AMELIA Chi è?

RUSSOLILLO II nome d'arte di vostro marito. Vedete la scena? Questa è la scena finale. Ma ci manca ancora Odoardo,

AMELIA Chi è Odoardo?

RUSSOLILLO II figlio del toro.

AMELIA Del toro... C'entra pure un toro?

RUSSOLILLO E lo struzzo ci entrava? Voi ci avete messo lo struzzo e io ci metto il toro.

AMELIA Avvocato, vi sentite bene?

RUSSOLILLO (urlando) No! Dove sta Odoardo?

ADINOLFI Ma chi è Odoardo?

WANDA (ad Adinolfi} Tuo figlio, stella.

ADINOLFI Mio figlio? Io tengo un figlio a Cremona?

AMELIA (strozzata} II figlio di... di...

RUSSOLILLO Sì, di Mike Simmenthai e della signora...grande invalido, quando uno entra nella camera di una giovane di vent'anni, si fa passare per maggiore dei bersaglieri e carica dodici volte...

AMELIA (sul punto di svenire) Tu... Michele... Tu... a Cremona...

RUSSOLILLO La notte del 22 febbraio 1948.

AMELIA La famosa notte...

RUSSOLILLO Eh, la famosa notte che voi vi sognavate lo struzzo.

ADINOLFI Amelia, i fornitori, a cena, mi avevano abboffato di tartufi e ostriche... Io ero un fuoco... Torno in albergo e - adesso mi ricordo - il portiere mi da la chiave sbagliata.

AMELIA Ah, adesso tè lo ricordi.

ADINOLFI (minimizzando) Amelia, cose di vent'anni fa...Mezz'ora di sfizio.

RUSSOLILLO Cinque ore.

WANDA Dodici cariche. (Amelia sviene).

RUSSOLILLO Caruso, va' a pigliare la benzina. (Caruso esce dal fondo).

WANDA Ma chi è questa donna?

RUSSOLILLO Sua moglie.

WANDA (ad Adinolfi) Tè tè set spusà? Tè me ghet tradì in sta manera! Moster! (Piangendo) Infam! Traditori

RUSSOLILLO Grande invalido, come la mettiamo?

ADINOLFI Avvocato, io stavo abboffato di tartufi, (Rientra di corsa Caruso e fa odorare la benzina ad Amelia, che rinviene).

AMELIA (con un fil di voce) Avvocato, trovate il modo di farmi avere non più di sei mesi.

RUSSOLILLO Signora, per sei mesi la soddisfazione mela levo io.

ADINOLFI Ma perché, le corna le ho messe a voi?

RUSSOLILLO Peggio! In casa mi avete messo monaci e piselli, struzzi e tori; mi avete fatto 'na capa tanta con corna di carta e d'ossa. (Afferrandolo per il bavero) E poi, sentite, tengo un peso sullo stomaco e me lo debbo levare; se siete uomo, mi dovete dire perché vi chiamano grande invalido.

ADINOLFI Perché ve lo debbo dire?

RUSSOLILLO Perché lo voglio sapere, va bene? Se non me lo dite, di qua non uscite.

AMELIA (minacciosa) Avvocato, non è il momento...

RUSSOLILLO Lo è! Sono cinque notti che non dormo, sangue del diavolo! Adinolfi, voi che invalidità nascondete? Parlate. È meglio che parlate subito perché altrimenti vi spoglio nudo, vi porto al Policlinico e vi faccio passare ai raggi X dalla testa ai piedi.

AMELIA (c.s.) Avvocato, prima debbo sistemare io un conto.

RUSSOLILLO (terribile) Statevi zitta!

AMELIA Ma come, per vent'anni ho dovuto subire sospetti e ingiurie, ho perduto il rispetto dei figli e mo che il codice mi da il diritto di strappargli il cuore mi debbo stare zitta?

WANDA E io che per vent'anni ho impedito che la fiamma si spegnesse...

RUSSOLILLO Adinolfi, parlate! (Lo scuote) Non parlate?(Adinolfi è impassibile. Russolillo lo fissa, lo molla e si tormenta la faccia. Amelia e Wanda fanno per slanciarsi sul traditore, ma Russolillo glielo impedisce, costringendole bruscamente a sedere) Sentite, Adinolfi ho appena compiuto un atto di cui mi sto pentendo...Invece di salvarvi la vita, le potevo lasciar fare... Non vedevo e non sentivo niente... (Adinolfi tace) E va bene, prima ho trasceso e vi chiedo scusa. Facciamo una cosa, va'. Vi pago. Sissignore: io vi pago e voi mi spiegate il fatto, va bene? (Adinilfi tace. Russolillo estrae  il libretto degli assegni) Ecco qua. Io mo stacco un assegno, lo firmo e la cifra ce la mettere voi. (Adinolfi tace) Senza limiti... (Un tempo) Adinolfì, non vi pongo limiti... (Quasi piangendo) Ma io debbo sapere...debbo sapete... (Pausa) Adinolfi, il vostro atteggiamento si  configura come provocazione grave; ve lo dice un. uomo di legge... Adinolfi, se vi metto le mani addosso, o, peggio ancora, se addosso vi metto Torquato Tasso, ho le attenuanti... Più di cinque anni non mi danno...Tra amnistie e buona condotta, tra sei mesi sono fuori.

AMELIA (scattando) Sei mesi! L'ammazzo io!

RUSSOLILLO No, io!

WANDA Io! (Amelia, Russolillo e Wanda piombano su Adinolfi, che si sottrae rapidamente. Caruso si interpone}.

CARUSO Avvocato! Signore! E questo che è: tré contro uno! (I tré si arrestano).

RUSSOLILLO (ad Adinolfi) Carogna! Ma non finisce così, non finisce! Io vi spoglio nudo... Ma guardate... Un professionista... Vengono da me... vent'anni fa... Cremona... I gemelli... (Realizzando) Ma veniamo al fatto. Il grande invalido stava abboffato di tartufi, e va bene; il portiere ha sbagliato chiave, e va bene. Ma i gemelli, signori miei? Caruso, tu a Cremona hai sentito parlare di qualche struzzo dotato di facoltà particolari?

CARUSO No.

RUSSOLILLO No. Allora? Come ci spieghiamo i gemelli?

CARUSO Ahé. (Pausa. Russolillo lo fissa).

RUSSOLILLO Caruso, qua ci sta un assegno in bianco.Me lo spieghi tu questo fatto?

CARUSO Avvocato, non ci sta spiegazione. (Dal fondo entrano Luigino ed Odoardo}.

WANDA Odoardo, tornem indré. Tuo padre l'è un moster.

ODOARDO Chi l'è il papà?

WANDA (indicando Adinolfi} Lui.

ODOARDO Sciao, papà.

ADINOLFI Gesù, tale e quale a Gilda!

WANDA Andiamo via.

LUIGINO Ohe, ohe, dove volete andare?

WANDA A Cremona.

LUIGINO Non è possibile. Quello mo mo ha passato la visita medica.

WANDA Perché, el sta mal?

LUIGINO No, l'ho venduto al Napoli: mediano di spinta. Ecco il contratto. (Mostra una carta).

RUSSOLILLO Ma come, avete venduto vostro fratello?

LUIGINO Ma perché, questo m'è frate a me? Fratello in Cristo?

AMELIA No, fratello da parte di tuo padre.

LUIGINO Gesù, Gesù.

AMELIA E da parte di questa baldraccona!

wanda A me? (Fa per slanciarsi su Amelia, ma Caruso glielo impedisce. Wanda, comunque, riesce a strappare

il contratto dalle mani di Luigino).

LUIGINO Neh, signora, questa carta vale milioni!

AMELIA (ad Adinolfi, rimboccandosi le maniche) E mo facciamo i conti...

WANDA No, prima li fa con me. (Si rimbocca le maniche a sua volta. Le due donne piombano su Adinolfi, che

scappa dal fondo, verso destra).

AMELIA (inseguendolo) Fetentone!

WANDA (c.s.) Moster!

LUIGINO (seguendoli, assieme a Odoardo} II contratto, il contratto! (Silenzio. Russolillo crolla su una poltrona,esausto, e si porta una mano alla fronte. Caruso va a collocarsi davanti alla finestra).

RUSSOLILLO Carogna! Carogna! A un professionista come me... (Un tempo, forma un numero al telefono) Associazione Mutilati e Invalidi? Qui parla l'avvocato Russolillo. Una pratica urgente. Fra i vostri iscritti ci sta un Adinolfi Michele Sì? Per piacere, potreste dirmi che gli manca? Come? Non sono fatti miei? Grazie lo stesso. (Riaggancia) Caruso, dove sono arrivati?

CARUSO Hanno imboccato la salita di Capodichino e tra poco si immettono nell'autostrada del Sole. (Si affaccia Lettieri}.

RUSSOLILLO (prevenendolo) Lettiè, risparmiatevi la tosse: non sto distratto. Che c'è?.

LETTIERI Andiamo male, avvocato: secondo la Chiesa orientale, San Cipriano portava la barba: secondo la Chiesa  di Roma, no. Neanche il Concilio è riuscito a metterli d'accordo.

RUSSOLILLO E ti pareva! (Lettieri esce da destra) E non diamo retta, va'! Rinunciamo a capire e torniamo alle usate fatiche di ogni giorno. (Fruga tra le carte}Caruso, dove sta il fascicolo di don Maglione?

CARUSO Vedete sotto Torquato Tasso. (Russolillo vorrebbe reagire, ma non ne ha la forza. Prende il fascicolo).

RUSSOLILLO S'è visto don Maglione?

CARUSO  No.

RUSSOLILLO Ha telefonato?

CARUSO No.

RUSSOLILLO Sta nei necrologi del « Mattino »?

CARUSO No.

RUSSOLILLO (rassegnato) S'è dissolto don Maglione... (Un tempo) Caruso, noi che chiediamo alla vita? Di sapere come sono nati due gemelli combinati in quella maniera; e non ci è dato di saperlo. Che gli manca al grande invalido? Non lo appuriamo. La barba di San Cipriano? Hai sentito: le chiese si stanno appiccicando tra di loro. La pensione di zia Margherita? Ahé! Ustionata come stà, tra cure, convalescenza, Caccese, la Paramount e la commissione paritetica, se ne parla nel secondo centenario di Roma capitale. Che ci resta?(Caruso ha aperto la finestra e guarda fuori con aria estatica).

CARUSO La bella stagione, avvocato. (Respira profondo)Guardate che giornata è uscita... Consoliamoci, avvocato: la bella stagione - almeno quella - prima o poi la vediamo arrivare. (Il cielo si oscura di colpo. Fulmini e tuoni fanno arretrare Caruso, che richiude precipitosamente la finestra).

RUSSOLILLO La bella stagione? Neanche quella, Caruso!(Buttando all'aria le carte, sconsolato, irato, rassegnato) CARUSO, qua tutto è diventato un papocchio... (Gridando)Un papocchio! (Urlando)Un papocchio grosso assai!

SIPARIO

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