Il pellicano ribelle

 


Due atti e un epilogo

di Enrico Bassano

da IL DRAMMA n. 205 del 15 maggio 1954

LE PERSONE

ANDREA

SUSI

GIORGIO

STEFANO

GIANNI

TERESA

Epoca: Oggi

ATTO PRIMO

Fine cena, in un semplice ma gustoso tinello. Andrea e Giorgio, alla tavola ancora apparecchiata. Un terzo coperto, intoccato. Lungo silenzio. Gesti semplici e controllati di Andrea. Evidente nervosismo in Giorgio. Le nove, battute da una pendola).

GiorgioAdesso si comincia a esagerare. Sono le nove. E' troppo, per essere un semplice ritardo. Non ti pare?

Andrea Un'ora. Non eccessivo. Un guasto alla macchina...

Giorgio Ma uscita alle nove di stamani. E' fuori da dodici ore.

Andrea Gi. Ma aveva lasciato detto a Teresa che alle otto...

Giorgio Lo sai, tu, con chi passa le sue giornate? Con chi consuma queste gite?

Andrea Amiche, amici... Non vedo la ragione...

Giorgio Tu. Tu non vedi la ragione. E io s. Io la vedo, questa ragione.

(Andrea, interrompendolo col gesto, resta in ascolto come se qualcuno avesse suonato alla porta di casa)

Nessuno. Non ha suonato nessuno. Eppoi, tu credi che lei suoni, per entrare in casa? Lei ha la chiave, caro, ha la sua chiave in borsetta, apre, chiude, entra, esce. Non ha bisogno di suonare il campanello. E' libera, indipendente, pi di te...

(Andrea fa un gesto) ...e pi di me.

Teresa(entrando da sinistra) E adesso che debbo fare?

Giorgio Niente. Niente da fare. Pap ed io abbiamo pranzato, e bene. Siamo soddisfatti. Pap adesso siede sulla sua poltrona e accende il suo sigaro. Io la sigaretta. E tu sparecchi.

Teresa Ma la signorina? Dovr pranzare...

Giorgio E invece non pranzer. (Con ira improvvisa, un'ira quasi infantile, in cui trema la voglia di far dispetto pi che punire) Dirai che abbiamo mangiato tutto noi, e con ottimo appetito. Con formidabile appetito. Senza nemmeno accorgerci della sua mancanza. Capito?

Teresa Se me lo comanda.

Giorgio Te lo comando, s. Te lo comando io. E anche pap. Vero, pap? Niente cena. Impari.

Andrea(candido) Io direi...

Giorgio Lo so benissimo.

(Teresa comincia a sparecchiare. Pausa. Andrea si sdraiato sulla poltrona, accende un sigaro; Giorgio si installa su quella di fronte, accende una sigaretta).

Andrea(seguendo il filo di un pensiero) Susi ha la testa sul collo.

Giorgio(secco) Non si pu mai dire.

Andrea Oh! Questo, poi...

Giorgio Che ne sai tu? Che ne so io? Ci siamo sempre, con lei, per seguirne gli atti? Per studiarne i pensieri?

Andrea Bisogna fidarsi, scusa.

Giorgio Tu dici bisogna fidarsi , cos, con una sicurezza... Sei ingenuo, pap.

Andrea Sar ingenuo. Ma io di Susi mi fido. Come mi fido di te.

Giorgio Come ti sei sempre fidato di tutti.

Andrea Precisamente. E non me ne sono mai trovato troppo male. E' un'ottima morale, a quanto pare.

Giorgio Forse ai tuoi tempi.

Andrea Ma io vivo anche in questi, direi.

Giorgio Li vivi, s, ma a tuo modo. Qui, in casa, tappato nel tuo studio, coi tuoi libri... Noi, scusa, ci conosci?

Andrea Ma certo. Conosco Susi, conosco te...

Giorgio Pap, dicevo noi per dire noi tutti, noi giovani. Non soltanto Susi e me. Noi giovani d'oggi.

Andrea Perch? Siete molto cambiati dai giovani di ieri?

Giorgio Pap, non fare troppo l'ingenuo, adesso. Sono cambiati i tempi, no? E sono mutati anche i giovani, che sono i figli del tempo.

Andrea Tu, per esempio...

Giorgio Lascia andare, papa. Io sono una specie di mummia. Io non vivo. Guardo vivere gli altri.

Andrea Non direi.

Giorgio Ma Susi, no. Susi vive. Susi non si accontenta dello studio, te lo dico io. E' da un po' che la osservo, che la guardo vivere. E non mi piace. Tu, pap, non te ne puoi accorgere, ma io s. Ha cambiato anche fisionomia. Non pi la Susi di prima. Ha una strana luce negli occhi...

Andrea Vediamo. Da quanto tempo, tu dici?...

Giorgio Oh! Non si pu fare una data. Ecco: forse da un anno a questa parte, ecco.

Andrea Allora una data c'. Tu credi che...

Giorgio Non so, non posso dire, papa. Certo che il suo cambiamento l'ho notato da allora.

Andrea(piattissimo) E' molto grave, sai, quello che adesso tu mi dici. Investe in pieno tutta la mia responsabilit. Perch se da allora, insomma, io sono il colpevole di non esservi stato vicino abbastanza, di non aver sorvegliato... di non avervi capito, ecco. E' molto grave, questo. (Pausa) Avrei dovuto fare anche le sue veci... Ma io credo che tu esageri. Tu vuoi molto bene a Susi. E si sempre un po' gelosi, di una sorella. Deve pur fare la sua vita. Trover il compagno, si sposer...

Giorgio(amaro, ironico) Lo ha gi trovato.

Andrea Tu sai?

Giorgio Se quello che penso io, bell'acquisto.

Andrea Lo conosco? Giorgio Lo conosci, s. E non ti piace.

Andrea Ma non deve piacere a me.

Giorgio Non dico fisicamente. Come fisico, forse, una bella bestia.

Andrea E per il resto?

Giorgio Non mi va. (Pausa) E' Camilloni, detto Geg.

Andrea(sorpreso) Ah!

Giorgio Hai visto? Hai detto: ah! Vuol dire che non piace neppure a te.

Andrea Infatti, non mi simpatico. Sar magari un bravo giovane, non dico di no, ma...

Giorgio Ma c' qualche cosa che non va, vero? Anch'io la penso cos. Eppure, di tutti i nostri amici e conoscenti, Geg il pi vicino a Susi.

Andrea Ne sei certo?

Giorgio Sempre attaccati. Varano d'accordo.

Andrea Con Susi?

Giorgio Con Susi. Prima credevo lo pigliasse in giro, sciocco e vuoto com'. Poi mi sono accorto che non solo ne tollerava la compagnia, ma quasi la cercava. Infine... Beh, credo che ci sia qualche cosa, tra loro due.

Andrea Una faccenda seria, dunque.

Giorgio Pare.

Andrea E a me non ha mai detto nulla...

Giorgio Nemmeno a me. A me che le sono - scusa sai - pi vicino di te. Soltanto una sera, tornando da teatro, se n' parlato, per la strada. Le ho detto che non mi pareva bello, accettare la corte di uno scemo di quel calibro.

Andrea E lei?

GiorgioUna litigata. Mi ha detto di occuparmi dei fatti miei, di non giudicare troppo superficialmente le persone, e che lui, insomma, valeva assai pi di molti altri... Ma non mi mai sembrata troppo convinta. Ho sempre avuto l'impressione che se lo tenesse accanto... che so, quasi per forza, per fare rabbia a qualcuno... Come se lo avesse portato via a un'amica, ecco. Per dispetto.

Andrea E tu credi che oggi?...

Giorgio Sono andati fuori insieme, a fare una gita. Con la sua macchina. Dodici ore. Chiss dove. Soli. (Rabbioso) Ma stavolta mi sente. Prima lei, poi lui. A lui voglio dire due paroline... Gli romperei il muso volentieri.

Andrea Bravo. Cos li appiccichi per sempre. Non la strada buona. (Risoluto) Le parler io.

Giorgio Neppure questa la strada che ci vuole, con un tipo come Susi.

Andrea E allora il meglio aspettare. Se ne stancher.

Giorgio Pu essere. Ma intanto? Nella migliore delle ipotesi, Susi si compromette.

Andrea Ma insomma, esattamente che tipo questo Camilloni?

Giorgio Un fesso. Ma di quelli dorati, cio elegante, sfasato, buono a nulla, cinico, spavaldo, vuoto come una canna.

Andrea Avr almeno una posizione...

Giorgio Quella del padre. Una grossa azienda: legnami, credo. Lui spende molto, ha piantato gli studi, s' messo a fare il corridore automobilista, ha scassato non so quante macchine, alle Mille Miglia s' mezzofracassato. Ma non morto. Uno zero, tondo cos.

Andrea Parler io.

Giorgio Non ne caverai nulla, pap. Eppoi, ormai, troppo tardi.

Andrea Come, tardi?

Giorgio Tardi, tardi. Perch lei s' incaponita, capisci? E non c' di peggio.

Andrea Dovr ubbidirmi, infine.

Giorgio Vedi? Hai detto: infine. Cio in fondo. Bisogna dunque toccare questo fondo.

AndreaMa neppure per sogno. Le parler subito, magari questa sera stessa. Ah! La vedremo. Se cos, non c' tempo da perdere.

Giorgio Lo vedi, pap, come sei combinato tu? Stai un anno cos, senza accorgerti di nulla, senza occuparti di lei, poi, d'improvviso, vorresti risolvere tutto in cinque minuti, con un colloquio, una sgridata... Ci vuol altro.

Andrea E allora?

Giorgio Mah!

Andrea Qualche cosa bisogna pur fare. Non si pu aspettare il peggio.

Giorgio Prima debbo parlarle io. Poi...

Andrea Insomma, voglio sapere.

GiorgioE saprai. Ma bisogna aspettare il momento adatto. Tu non immagini quale cataclisma pu accadere precipitando le cose, con un tipo come lei.

(Frenata di una macchina, sotto le finestre).

Teresa(accorrendo) La signorina...

Giorgio Tu mi farai il grande favore di startene chiusa in cucina, senza fiatare. Anzi, potresti andare a dormire.

Teresa Ma se la signorina avesse ancora da pranzare?

Giorgio Andr in cucina, a prepararsi il pranzo da sola. Non croller il mondo per questo.

(Teresa esce a malincuore: non convinta)

E anche tu, pap, vattene nel tuo studio, in camera da letto, in salotto, dove ti pare. Ma lasciami un po' solo con lei. Se no, mi levi la forza di parlare. Poi t'informer. Stai tranquillo.

(Andrea tentennando la testa, lentamente esce. Giorgio siede su una poltrona, accende una sigaretta. Ha un'aria calma, ma si capisce che tutta forza di nervi. Silenzio. Poi lo sbattere della porta di casa).

Susi (appare da sinistra, in abito sportivo. La vista di Giorgio, tutto solo, che ha l'aria di attenderla, la ferma un poco sulla soglia. Poi prende coraggio, si inoltra nella camera con passo ostentatamente sicuro, disinvolto) Ciao, Giorgio.

Giorgio(trascurato) Ciao.

Susi Non si pranza, qui?

Giorgio Gi pranzato.

Susi Bene. Ho gi mangiato anch'io. (Siede su una poltrona di fronte a Giorgio, accende una sigaretta) Pap?

Giorgio di l.

Susi E Teresa?

Giorgio (serio) A teatro, al Lohengrin .

Susi (sinceramente meravigliata) Davvero?

Giorgio Lo vedi? Sei cos poco te, che quasi lai creduto davvero la nostra Teresa a teatro, in poltrona, ad ascoltare il Lohengrin !

Susi (fredda) Cosa vuol dire: poco me ?

Giorgio Ma s, che trucchi, che ti nascondi, che suoni falso.

Susi E perch dovrei fare tutto questo?

Giorgio Perch ti secca di essere rincasata tardi. Ti secca che io sia qui, solo, ad aspettarti. E infine perch ancora ti secca d'aver capito che adesso io avr qualche cosa da dirti, e tu, perdio, avrai qualche cosa da rispondermi. Ecco.

Susi E sei proprio sicuro di non sbagliare?

Giorgio Sicurissimo.

Susi Comincia pure, allora. (Ha ripreso tutta la sua padronanza, chiaro che si prepara alla lotta con tutte le forze).

Giorgio Voleva parlarti pap, perch stufo anche lui, di te e del tuo modo di agire. Ma gli ho detto di aver pazienza, perch prima ho qualche cosa da dirti io, e adesso non posso pi aspettare.

Susi Grazie!

Giorgio Grazie di che?

Susi Di avermi risparmiato il colloquio con nostro padre.

Giorgio Ritardato.

Susi Bene, ritardato. Incomincia tu, allora.

Giorgio E non cercare di provocarmi, sai, con questo tono e queste arie da principessa offesa. Non farmi perdere la calma.

Susi Non sono per niente offesa. Aspetto.

Giorgio(una pausa, come per raccogliere le idee. Poi, con ira) Insomma, si pu sapere che cos' che ti ha schifato, nella vita, per buttarti allo sbaraglio in questo modo? Che cosa ti successo? Che cosa ti hanno fatto? Aspetta. Io non avrei parlato, se tu non mi avessi tirato per i capelli. Ti guardavo, mi accorgevo che cambiavi da un giorno all'altro, da un'ora all'altra. Aspettavo che tu ti fermassi, che tu tornassi indietro. Non so che cosa avrei pagato, per vederti fermare da te, stanca di battere zuccate contro i vetri, come le mosche. Ma non ti sei fermata. E allora ti debbo fermare io. Io, s. Perch non c' nessun altro che lo possa fare. Io, perch nostro padre non sa farlo, e nostra madre non c' pi. Io, perch sono tuo fratello, e sento una certa responsabilit della tua vita, del tuo avvenire. Ecco. Devi cambiare. Devi fermarti. Devi tornare quella di una volta. Subito, da stasera. Da adesso. Domattina devi gi essere un'altra. Cambiata in tutto. Da capo a piedi.

(Susi ride stridula)

E devi cambiare anche quella risata l. Non mi piace. E' falsa. Non ti arriva nemmeno al pomo della gola.

Susi Eppoi?

Giorgio Eppoi basta.

Susi Va bene. (Alzandosi, fredda) Buonanotte. (S'avvia).

Giorgio(balzando in piedi) Eh! no, perdio. Cos te la vuoi cavare? Troppo alla svelta. E troppo a buon mercato. Adesso devi parlare tu. Adesso tocca a te, a dar fuori tutto quello che ti tieni l dentro da un bel po' di tempo.

Susi Non ho niente da dire.

Giorgio Dopo tutto quello che ti ho detto io, tu, per tutta risposta, non senti di dovermi dire neppure una parola? Cos?

Susi Ti ho detto: va bene. Non ti basta?

Giorgio No. Non basta. Va bene detto cos, come l'hai detto tu, non vuoi dire niente. Vuoi dire, tutto al pi : auff! Finita, amen. Ma non mi basta. Perch io, cara, se tu non l'hai capito, ti ho parlato proprio col cuore. Ed esigo una risposta. Netta. Precisa. Che non ammetta equivoci d'interpretazione.

Susi E se io ti pregassi di pensare ai fatti tuoi? Di non occuparti assolutamente di me? Di lasciarmi andare per la mia strada? Che ne diresti?

Giorgio Direi che ad un fratello come me non si pu rispondere cos. Che non si deve, rispondermi cos. Perch io... (Con un tremore nella voce, cercando, ma inutilmente, di vincere la commozione che lo invade) Io dovrei essere calcolato qualcosa di pi che un fratello, da te. Credo di avere acquistato questo diritto in questi ultimi tempi, no? Di', ti pare che non abbia fatto abbastanza, per te? Che non ti sia stato vicino sempre, specie dopo... S, insomma, dopo che la mamma ci ha lasciati? (A voce pi bassa) Ricordi la prima notte che passammo senza di lei, senza la certezza di poterla rivedere il domani? Nostro padre era chiuso nella sua camera, per lunghe ore lo udimmo camminare su e gi, senza posa, dalla porta alla finestra, dalla finestra alla porta. Io e te, soli, con quel telegramma davanti agli occhi. Eravamo passati da una camera all'altra, eravamo entrati nella sua stanza, ci eravamo seduti sulla sua poltroncina bassa, quella che lei portava accanto alla finestra quando c'era il sole... Passammo la notte l, vicino al suo piccolo letto vuoto. Tu, ad un certo punto, ti addormentasti di schianto, come una bambina. Tenni il tuo capo sulla mia spalla per lungo tempo. E pensavo: ecco, io non la lascer mai. Io veglier su di lei, come un padre, pi di un padre. Finch vorr, io le sar vicino, la sorveglier, la difender, come nessuno potr n sapr difenderla. E cominciai subito, vivendoti accanto pi che potevo, facendo mie le tue amicizie anche se non mi piacevano, anche se non le potevo soffrite... Come quel Camilloni.

Susi (con un gesto di sufficienza) Oh! lui...

Giorgio Lascia andare. Parleremo anche di lui, dopo. Anzi, meglio parlarne subito. Per mettere tutto in chiaro e levarci tutti i pesi dallo stomaco. Che te ne vuoi fare, di quel tipo l?

(Susi non risponde)

Perch con lui che passi le giornate, vero? E' con lui, lo sanno tutti. Ti comporti come una sciocca qualunque. Beh, che cosa dovr essere? Tuo marito?

(Susi ride stridula. Giorgio, balzando in piedi)

E ridi, anche? Ridi se ti domando se Camilloni sar tuo marito? Vuol dire che tu non ci pensi nemmeno, all'eventualit che Camilloni diventi tuo marito?

Susi Ma si capisce.

Giorgio Che cosa, si capisce?

Susi Che non lo sar mai, mio marito. Prima di tutto perch io non ho alcuna voglia di sposarmi; e poi perch un uomo come Camilloni, legato a me per tutta la vita, mi parrebbe la pi atroce delle condanne.

Giorgio E allora che te ne fai? Perch ti comprometti con lui, perch fai chiacchierare tutta la citt?

(Susi si stringe nelle spalle)

Brava. Qui ti volevo. Non lo sai nemmeno tu, vero? E allora perch agisci cos? Di', non lo sai? (Le afferra un braccio, la scuote).

Susi Lasciami stare.

Giorgio Perch ti vuoi buttar via, vero? E non te ne vergogni? Non pensi a nessuno, non credi pi a niente? Nemmeno se tu fossi sola al mondo, avresti il diritto di agire cos. Perch quando si decide di buttarsi via, bisogna farlo per qualche cosa, per qualcuno. Tu, invece, lo fai senza scopo, a vuoto, come una insensata, come una... (La scuote ancora, rabbiosamente) Non pensi a tuo padre. Non pensi neppure a me. Vuol dire che non abbiamo saputo, n lui n io, farci voler bene da te. La colpa sar nostra. (Piano, fermissimo) Ma alla memoria di nostra madre, di', non ti senti di pensare? Non sei pi legata nemmeno a lei?

Susi (con una risata stridula) Ah! Nostra madre!

Giorgio(con un grido, facendo quasi l'atto di schiaffeggiarla) Susi! Fino a questo punto!

(Resta impietrito, ritto davanti a lei, proteso quasi a balzarle contro. Susi chiude il viso tra le mani, con un gesto colmo di disperazione. Lungo silenzio. Giorgio piano, con una calma evidentemente studiata, ma con non minore forza di decisione)

Tu lo capisci che adesso, pi di prima, devi parlare. Devi dirmi qualche cosa. Poi, dopo, farai tutto quello che vorrai. Potrai anche andartene di casa, se ti piacer. Ma prima debbo sapere. Voglio sapere.

Susi (faticosamente, come se ogni parola le costasse gran pena) Bada, non fa bene a nessuno, farmi parlare. Non risolvi niente, non salvi nulla. Te ne pentirai, e mi farai pentire.

Giorgio Non importa. Se c' qualche cosa da sapere, voglio sapere.

Susi Va bene. Soltanto... E' un po' difficile. (Pausa) S, cos. Non m'importa pi niente di me, di te, di tutti. Per questo ho deciso di fare soltanto quello che mi passa per la resta. Senza ragionare. Senza pensarci su nemmeno un istante. E lo so benissimo che proprio questo che ti addolora tanto. Sulle prime faceva male anche a me. Adesso mi ci sono abituata. (Pausa) Adesso capisco anche quelli che bevono, quelli che si danno agli stupefacenti, quelli che... Se avessi avuto un poco pi di coraggio...

Giorgio(troncando, disperato) Ma perch, perch, perch?

Susi Mi venuto a mancare lo scopo preciso di vivere come si deve. Ti basta?

Giorgio Non mi basta, perch non dici nulla. A rutti noi, ad un ceno punto, pare inutile il vivere come si deve , o anche soltanto vivere . C' tutta una letteratura...

Susi Ma quando ci sono dei fatti reali? (Precipitata, incontrollata) Quando ti viene a mancare il motivo per cui si deve vivere in un certo modo piuttosto che in un altro? Quando tu ti sei fatto un'idea, della vita, e ti accorgi che tutta sbagliata, che rutto inutile, che tutto falso? Quando ti accorgi di essere stato tradito proprio in quello che di pi caro avevi sulla terra? Che cosa dici, che cosa fai, allora? Che cosa ti resta da fare?

Giorgio Ma tu...

Susi S, io. E tu, con me. Tutti noi. (Gridando con voce rauca) Siamo stati tutti traditi. Io ho voluto tacere fino a oggi, ma adesso tu mi torturi, tu mi porti all'esasperazione con i tuoi interrogatori, con la tua smania di voler sapere... Peggio per te. Peggio per tutti... ( affranta. Lunga pausa).

Giorgio Avanti. (Duramente) Adesso non pi il caso di tacere neppure una parola. Parla.

Susi (lentamente, come ricostruendo visivamente la scena) Quella sera, quando arriv il baule della roba della mamma, tu e pap mi deste l'incarico di vuotarlo, di riporre ogni cosa al suo posto... Avrei voluto cominciare subito, ma non ne ebbi la forza... Aspettai l'indomani. E l'indomani mandai fuori anche la donna di servizio, per essere sola. Poi mi chiusi nella camera della mamma, aprii il baule, m'inginocchiai davanti, incominciai a tirar fuori tutte le sue care cose, le vesti, la biancheria che aveva portata con s, laggi nella casa di salute... Mi tremavano le mani. Ogni oggetto mi parlava di lei, era ancora caldo di lei, come se l'avesse smesso allora, come quando io l'aiutavo a vestirsi e a spogliarsi - come una bambina, come per gioco - e la mettevo a letto prima di me... Poi, ad un tratto, l in fondo, in un angolo, un pacchetto di lettere legato con un nastro...

(Giorgio si chiude di colpo il capo tra le mani)

Hai voluto sapere? Adesso devi sapere tutto, come ho saputo io, allora, e sono rimasta senza fiato, e non ho avuto neppure la forza di piangere, e non ho voluto dire niente a nessuno... Le ho lette tutte, capisci? Tutte. Ti sembrer enorme quello che ho fatto. Ma l'ho fatto. Qualcosa pi forte di me mi ha costretto a farlo. Come andare incontro a un baratro ad occhi aperti. Non ne ho scartata una. Tutte le pagine. Tutte le parole. Anche i respiri. Anche... S, tutto. (Con un grido) Nostra madre, capisci? La mamma. E chiss da quanto tempo. Con quel suo viso dolce, con quella sua voce, con quelle sue furie improvvise di abbracciarci, di rincorrerci per la casa, di ridere squillante... Quando rincasava - di', te lo ricordi? - e sbatteva sempre la porta, facendoci sobbalzare tutti? Ricordi, di'? E quella sua canzone, quando ci faceva sedere sui braccioli della sua poltroncina bassa, e lei sepolta fra noi due? (Pausa) Che cosa avresti fatto tu? Che cosa avresti fatto? Io ho taciuto. Ma dentro di me... Eh! lo so io, che cosa passato dentro di me. Prima un gran languore, come la voglia di morire. E l'ho sperato, di andarmene cos all'improvviso, come se n'era andata lei. Poi una furia, poi una voglia di sciupare tutto, di gettare via il passato, di cancellare i ricordi, tutti i ricordi, di romperli, di stracciarli... Di bruciare tutto. Di fare sparire ogni giorno della vita. Hai capito, adesso? Sei contento, sei contento di avermi fatto parlare? Ti pare di aver salvato qualcosa? Credi di aver fatto bene a qualcuno?

Giorgio(dopo una brevissima pausa, con un grido improvviso) La colpa non pu essere sua! No, no, no, la colpa non sua! Non lo avrebbe mai fatto, la mamma... La colpa non sua... Susi Che cosa vuoi dire, adesso? Che cosa credi?

Giorgio(testardo, con un gemito) Non colpa sua... La mamma... Oh! Noi la conoscevamo troppo bene... era come una bambina... No, non possibile, non stata colpa sua...

(Si apre la porta da cui uscito Andrea. Il padre sulla soglia, si ferma un istante. 1 due ragazzi balzano in piedi, di fronte a lui, come spaventati dalla sua apparizione).

Andrea(con voce tranquilla) Che cosa c', ragazzi? Vi ho sentito discutere, di l... Giungevano le vostre voci... Che diavolo succede?

(A Susi, avvicinandosele)

E tu, sei rincasata finalmente? Ci hai fatto stare in pena... (Fa il gesto di accarezzarla sui capelli. Susi con un rapido chinare del capo evita la carezza, s'allontana, esce rapidissima. Andrea rimane con la mano fermata a mezz'aria) Insomma, che cosa succede qui?

Giorgio(guardandolo fisso, con lo sguardo duro, come se gi lo avesse condannato) Nulla. Qualche parola tra Susi e me. Ora finito tutto.

Andrea Niente di grave, vero?

Giorgio(lo guarda fisso) Ma no. (Rapido) Buonanotte. (Via).

Andrea Buonanotte. (Si guarda intorno, un poco incuriosito dal contegno dei figli. Poi, crollando il capo, con le spalle un po' curve, va verso l'uscita della camera, spegne la luce, esce).


ATTO SECONDO

Lo studio di Andrea. Pochi mobili semplici. Sulla scrivania un ritratto incorniciato. Una libreria con libri rilegati. Andrea seduto alla scrivania. Gianni Gavazzi seduto sulla poltrona accanto alla scrivania.

Andrea(continuando un discorso iniziato) M'intendi? Cos, d'improvviso, come se avessero scoperto chiss quale malefatta, come se io avessi commesso verso di loro chiss quale grave azione, li ho trovati ritti innanzi a me come nemici, muti ma eloquentissimi nel loro silenzio, accusatori senza una parola, implacabili nella loro ostinatezza nell'evitare ogni spiegazione. Che ne dici, tu?

Gianni Da quanto tempo hanno assunto questo contegno?

Andrea Quindici, venti giorni. Forse un mese. Adesso non saprei dire preciso. Ma certo da un giorno all'altro, questo s. Dopo una disputa tra loro.

Gianni Non vanno d'accordo?

Andrea Per il carattere di Susi. una ragazza strana. Buona, ma estrosa. Guai a volerla prendere di petto. E Giorgio s'era intestardito a piegarla, per certe sue libert nello scegliersi le compagnie, per cert'arie di indipendenza ch'io non ritenevo n ritengo pericolose... Un carattere non facile, certo.

Gianni Sua madre...

Andrea(dopo una breve pausa) Forse. Ma sua madre era diversa. Pi mutevole, pi giovane... Certo, era pi necessaria di me, accanto a loro due. Pareva la loro sorella. Giocava coi suoi figli come una bambina, pi fresca di loro. (Pausa) Nella sua camera, una cameretta che era rimasta per sua volont arredata coi mobili di quando lei era ragazza, sedeva spesso su di una poltroncina bassa, quasi un giocattolo, e si tirava addosso i suoi figli e cantava con loro una canzone con un ritornello che mi rimasto qui, impigliato nelle orecchie... Quando lei entrava in casa, sbatteva invariabilmente l'uscio e i suoi figli la imitavano tornando da scuola: tre monelli... (Pausa) L'ho mai capita, io? (Altra pausa) Vedi, io non ho mai saputo esserle marito, come adesso non so essere padre.

Gianni Ma via!

Andrea No, credi. So quello che mi dico. Ci sono individui fatti cosi, come me. Che non sanno acquistarsi la fiducia, la confidenza, la tenerezza dei figli... Che non sanno guardare nel cuore della loro compagna... Sordi nell'anima, ecco...

Gianni Idee. Sciocchezze.

Andrea Per chi non sa analizzarsi. Ma io mi guardo, mi studio, ho capito e so molte cose di me (Pausa) Sono molto infelice.

Gianni Capisco.

Andrea Non puoi capirmi. La mia infelicit non soltanto quella che tu e gli altri conoscono. Non la morte di lei (accenna al ritratto) e non l'atteggiamento dei miei figli, ora. qualche cosa di pi sottile, di invisibile a tutti, come un male segreto. (Pausa) l'infelicit del muto davanti a una bella musica, davanti ad un grande spettacolo della natura. Gioisci te soltanto, ma non basta. Bisogna saperla trasfondere negli altri, la tua gioia, per viverla appieno. Se no soltanto egoismo. E se non ti riesce di comunicare, se sei isolato, ti si crea il vuoto intorno/e sei costretto a disseccarti come una pianta colpita alle radici. Resti solo, anche se hai una famiglia attorno che apparentemente ti ama e che tu ami. Solo nell'anima. E quando ti accorgi di questa solitudine, sei gi condannato. Anche se la vita continua, tu ne resti tagliato fuori.

Gianni Non supponevo questo dolore in te... Ti conosco da anni, ti ho sempre veduto cos sereno... Ti ho anche invidiato, spesso. Avevi la tua compagna, i tuoi figli...

Andrea Che cosa avrei potuto fare, di diverso? Lamentarmi di non essere capito? Di non capire? Sfumature, per chi non le vive...

Gianni Ma una spiegazione...

Andrea Quando si cominciato a tacere, bisogna continuare.

Gianni E intanto la vita si riempie di zone grigie...

Andrea Senza scampo. Ad un tratto te ne trovi tutto circondato, sommerso...

Gianni(accennando al ritratto di lei) Tu le hai voluto molto bene?

Andrea Le ho voluto un gran bene. Ma eravamo troppo diversi. Lei giovane, sempre giovane, troppo giovane... Io gi vecchio, cos, sempre grigio, troppo grigio...

Gianni Ma pure lei te ne ha voluto...

Andrea Forse, sui primi tempi... Poi si staccata : e io non ho saputo far nulla per tenerla vicino a me, per farne la mia donna... Non potevo far nulla, per lei; ho dovuto lasciar cadere le ombre, fra noi... Quando ho capito quello che avrei dovuto fare, era troppo tardi: qualcosa lo impediva, con una forza quasi selvaggia... Una condanna, amico. Una condanna crudele.

Gianni Devi aver sofferto quanto umanamente possibile soffrire...

Andrea Tanto. (Pausa) E adesso, loro. Il male peggiore, un male che affiora ad ogni istante, ad ogni loro gesto, direi ad ogni loro respiro...

GianniMa il motivo esatto, di questa loro posizione cos crudele, cos, scusa, inammissibile...

Andrea Cos. Non amano il padre. Non amano questo loro padre che non li comprende, che non moderno, che sta troppo chiuso nello studio... Sono... Ecco: sono un padre antipatico.

Gianni Ma via!

Andrea cos, credi. E lo capisco. Forse gli amici, i coetanei dei miei figlioli hanno dei padri diversi. Oggi molto di moda essere, come padri, amici dei propri figli. Pi complici che confidenti, pi compagni di scappate che giudici retti e severi. E io non ho saputo adeguarmi. Io sono... all'antica. Io sono vecchio, vecchio anche per loro, come lo sono stato per lei...

Gianni Ma tu mi parlavi di un dissidio pi recente... Di che cosa, se cos posso esprimermi, i tuoi figli ti incolpano?

Andrea(amaro) Gi. Perch questi sono i tempi in cui i figli possono incolpare i genitori. Hai detto giusto. Oggi i figli mettono sotto processo i padri, le madri... Oggi i figli indagano nell'animo di chi li ha messi al monde E il loro sguardo senza piet, senza misura, senza ritegno... E condannano. Lo so. Oggi i figli sono i giudici dei padri.

Gianni(insistendo) Una ragione, allora? Un motivo chiaramente individuabile?...

Andrea(dopo una pausa) Dopo la morte di lei, la loro avversione per me ha subito un inasprimento. Non ci si parla quasi pi. Cercano ogni scusa per non sedere a tavola con me. Se dobbiamo cenare assieme, non ci si parla che a monosillabi. Io non so pi nulla di loro, essi non chiedono nulla a me...

Gianni Ma tu devi pretendere una spiegazione...

Andrea Ora? Non so pi farlo. Te loconfesso: non ho pi la forza di agire, di chiedere... Perch...

Gianni Perch?...

Andrea(con difficolt) Perch un sospetto amaro mi entrato nell'anima, nel cuore... Una cosa tre-menda, amico mio...

Gianni Parla, se questo pu esserti di sollievo.

Andrea Temo, e il mio timore, bada, non campato che su sfumature, su parole vaghe, sospese nell'aria, fili di ragnatela, respiro, temo ch'essi mi addossano ogni colpa della infelicit della loro madre, e finanche, tremo nel dirtelo, di questa sua fine cos improvvisa, cos tremendamente inattesa...

Gianni Oh! Questo, poi...

Andrea Un sospetto, bada. Ma essi mi guardano non pi come un pap che non si pu amare, ma come un nemico... Non possono, i figli, essere nemici del loro padre solo perch non si sono stabiliti vincoli di reciproca simpatia nel campo affettivo... Essi, dopo la morte di lei, mi accusano senza piet. (Pausa. Poi disperato) E io non merito quest'accusa. Io ho compiuto sempre il mio dovere di marito e di padre... Pi d'ogni altro uomo nelle mie condizioni, credi. Ho fatto tutto il possibile, per mutare corso al mio, al suo destino... stata una lotta continua, la mia. Ma come vincermi? Si nasce, fatti cos. E ho voluto tanto bene a lei, ed ho voluto e voglio tanto bene a loro.... Ma lei... Lei ha scelto un'altra strada, e loro, adesso, mi sono nemici e lontani. finito, finito tutto, caro amico. E cos adesso, tu sai.

Gianni(con l'aria di iniziare un discorso) Caro amico...

Andrea(interrompendolo) Per carit, non una parola. Io... non debbo essere compatito. La mia vita, il mio destino erano segnati. Tutto era predisposto... (Bussano alla porta) Avanti.

Teresa Scusi, signore. C' una persona... (Porge un biglietto da visita).

Andrea(legge) Com'?

Teresa Non l'ho mai visto. Un giovane.

Andrea Aspetta. Quando il signor Gavazzi...

Gianni(interrompendolo) Io vado, Andrea. (Stringendogli fortemente, a lungo la mano) Arrivederci, Andrea. Se posso esserti utile...

Andrea Grazie. So la tua amicizia. (A Teresa) Fai passare.

(Gianni e Teresa escono; poi, subito, la domestica rientra e fa passare il visitatore).

Stefano(entra, si ferma quasi sull'attenti davanti alla scrivania di Andrea) Sono Stefano Cambi.

Andrea(accennando al biglietto) Ho visto. Mi dica in che cosa... Si accomodi...

Stefano(siede, dopo un'esitazione. Parla con voce un po' commossa, ma tuttavia con decisa franchezza) Sono stato un compagno di studi di sua figlia... Di Susi.

Andrea Bene. Non la conoscevo. Ho conosciuto parecchi amici di scuola dei miei figli. Venivano spesso, a casa nostra, nei tempi passati. (Squadrandolo) Lei no. Oppure non ricordo.

Stefano Non sono mai entrato in casa sua. Ero tra quelli che non venivano invitati.

Andrea Scartato?

Stefano Poco gradito.

Andrea Dai miei figli?...

Stefano Oh! Non da loro. Gli altri. Non piacevo alla comitiva. Quindi...

Andrea E Giorgio?

StefanoGiorgio mi ha sempre voluto bene. Io pure. Ma non sono mai riuscito a dimostrarglielo. Per questo, forse, ci siamo perduti un poco di vista. (Pausa) Io sono... Come dire? Ecco: poco comunicativo, poco espansivo. Perci...

Andrea Capisco. E adesso?

Stefano(dopo una riflessione) Adesso mi sono deciso a compiere un passo che da tempo mi assilla. (Pausa, poi rapidamente) Sono venuto a chiederle se avrebbe nulla in contrario ad un matrimonio tra Susi e me.

Andrea(sorpreso) Come?

Stefano Inatteso, vero? Sconosciuto a lei, non appartenente al gruppo d'amici intimi dei suoi figli... Gi. D'altra parte non avevo da scegliere. Ho preso la strada pi breve.

Andrea Non pretender una risposta immediata, immagino... La sua domanda mi trova totalmente impreparato... Sa, come padre, anche la prima volta che mi capita una richiesta di questo genere...

Stefano Pi che giusto. Lei avr modo di riflettere, di prendere informazioni sul mio conto, di...

Andrea(interrompendolo) E Susi, scusi? Qual l'opinione di Susi?

Stefano(candido) Susi non immagina neppure lontanamente che io sia venuto a compiere questa... Come dire? Questa formalit, ecco.

Andrea Non immagina?...

Stefano No, certo; e chiss il suo stupore.

Andrea Ma allora Susi non sa nemmeno...

Stefano Ch'io ho intenzione di sposarla? Oh! No. Affatto.

Andrea E allora?

Stefano Allora ci penser anche lei, ci rifletter, dar anche lei la sua risposta...

Andrea Ma in questo caso, caro... (guarda il biglietto) caro... Cambi, la decisione di mia figlia ha ben pi valore della mia! Eh! S, perch se mia figlia, mettiamo, accetta, il mio veto potrebbe avere un valore, diciamo cos, tutto particolare, ma non decisivo; mentre se io accettassi, ma Susi non ne volesse sapere... Eh! Avrei ben poca fiducia in un'opera di persuasione...

Stefano(fermo, serio) Accetter.

Andrea(fissandolo) Ne cos certo?

Stefano(c. s.) S.

Andrea E potrei sapere da che cosa proviene tanta certezza? (Stefano fa un gesto, come per dire inutile) Eh! No, scusi, la cosa m'interessa abbastanza. Debbo sapere anch'io, non le pare? D'altra parte, non avendo lei aperto l'animo alla figlia, lo apra almeno col padre... (Con l'intenzione di favorirlo) Io sono un uomo semplice, sa. Con me lei pu parlare liberamente. Anzi, guardi, io credo senz'altro che noi due finiremo per intenderci... Forse abbiamo qualche cosa, dei nostri caratteri, in comune. E questo vale ad avvicinarci. Se crede di poter parlare...

Stefano Certo. Non facile...

Andrea Basta volere. Anch'io, per tanti anni, non sono riuscito a parlare...

Stefano un male, lo so. Si soffre molto, d'essere cos. Ma difficile cambiare. (Pausa) da molto tempo ch'io penso a... a Susi, ecco, come ad una compagna della mia vita. Forse dai tempi della scuola, da quando si era nello stesso banco, ci si aiutava, qualche volta si bisticciava... Non le ho mai parlato del mio... del mio bene. Mai. Poi ho dovuto interrompere gli studi : la morte di mio padre, la necessit di aiutare mia madre e una sorella minore. Ho lavorato, la fortuna mi ha aiutato, ho fatto relativamente presto a trovarmi in una posizione... discreta, buona, ecco. Lei potr sapere di pi, dettagliatamente. Ora mia sorella si sposata, mia madre andata ad abitare con lei, non ho pi impegni familiari. Solo, posso pensare alla mia famiglia... (Un gesto: ecco ).

Andrea Ma l'idea di Susi?

Stefano(come richiamato d'improvviso) Ha ragione. Ecco. Ieri sera ho incontrato Susi, dopo molto tempo che non ci si vedeva. L'ho trovata molto cambiata, apparentemente; sempre lei in fondo. Siamo stati insieme parecchio, forse due ore, forse anche pi. Prima ai giardini, poi gi nel portone di casa. (Fermo) Sono sicuro che Susi ha bisogno di me.

Andrea(con aria interrogativa) Bisogno di lei?

Stefano Di me, o di un altro. Di qualcuno.

Andrea Ma qui c' un padre, c' anche un fratello...

Stefano Non bastano. A tutti accade, ad un certo punto, di aver bisogno di qualcuno, e la madre o un padre o un fratello non possono bastare. Susi ha bisogno di qualcuno che la prenda per mano, la porti lontano da qui, la scuota, le faccia respirare un'altra aria. (Pausa) Presto. Subito.

Andrea E lei ha la sicurezza di aver capito bene, nell'anima di Susi?

Stefano Sono certo. Posso anche aggiungere che, quasi, non pensavo pi, a Susi. Ma da ieri sera mi pare di dover compiere questo gesto come un dovere. Susi mi ha detto...

Andrea Che le ha detto?

(Stefano fa un gesto indefinito come per dire: questo non importa )

Eh! no. Tutto ha importanza, adesso, per me. Sono il padre. Un padre un po' all'oscuro delle faccende e dei sentimenti dei propri figli, a quanto pare. M'illumini dunque lei.

Stefano Mi ha raccontato molte cose della sua vita. Credo mi abbia raccontato tutto. Le persone che le sono state vicine, quelle che hanno avuto importanza, quelle che hanno lasciato traccia del loro passaggio...

Andrea Addirittura.

Stefano Credo di essere ancora in tempo per fare qualche cosa di buono, per Susi. (Pausa, come a se stesso) Domani potrebbe essere tardi...

Andrea Ma lei mi fa intravedere le cose sotto un tale aspetto di gravit... O forse non mi riesce di afferrare compiutamente il senso delle sue parole... (Ad un tratto, come per decisione improvvisa, suona il campanello che ha sul tavolo).

Stefano Che fa? (Andrea fa cenno di aspettare).

Teresa(aprendo l'uscio) Comandi, signore?

Andrea in casa Susi?

Teresa Se non uscita adesso, poco fa era in camera sua.

Andrea Dille di venire subito qui da me.

Teresa Bene. (Via).

Stefano(alzandosi) Ma io non volevo questo. Io volevo soltanto parlare con lei.

Andrea Non basta. Adesso occorre spiegarci bene, chiaro, preciso. Bisogna capire tutto.

Stefano(fa l'atto di avviarsi alla porta) Non credo che un colloquio tra Susi e me...

Andrea(reciso) Aspetti.

(L'uscio si apre, entra Susi).

Susi (alla vista di Stefano ha un moto di sorpresa) Tu qui, Stefano?

(Stefano tace. Susi, al padre)

Volevi me?

Andrea(accennando) Per lui. Dobbiamo parlare un poco, noi tre.

Susi (sempre pi meravigliata) Davvero... Non capisco.

Andrea Capirai subito. (A tutt'e due) Sedete. (Pausa, guarda fisso i due giovani. Una grande calma sembra guidarlo sia nei gesti che nelle parole. Parla lento, non studiato, ma sicuro di s, come se le parole dovessero imprimersi chiaramente nell'animo degli ascoltatori) Susi, questo tuo compagno di scuola, questo giovane ch'io conosco soltanto da pochi minuti, venuto da me, ed ha chiesto la tua mano. E io, naturalmente, voglio sapere che cosa ne pensi tu...

Susi (balzando in piedi) Stefano! Ma cosa ti saltato? Ah! Scusa: questa grossa! (Ridendo, senza potersi trattenere) Qualunque cosa mi sarei aspettata, in questo momento... Ma perch? Perch?

Andrea(calmo, pacato) Perch ti vuol bene. chiaro.

Susi Ma no, scusa! Siamo stati vicini di banco per tanti anni, io non mi sono mai accorta di nulla... Mai! Eri un musone di prima forza! Poi ci siamo perduti di vista. Poi, iersera, ci siamo incontrati...

Andrea So tutto. Mi ha raccontato.

Susi E oggi, cos, di punto in bianco, ti salta il ticchio di venire addirittura da mio padre... (Gli va vicino, gli mette una mano sulla spalla) Scusami, Stefano, ma proprio non ci capisco niente...

Stefano Io non volevo parlare con te. L'ho detto a tuo padre. Ma lui ha voluto...

Susi Ma giusto, scusa. Lui non ti conosce. Lui vuole sapere la mia opinione in proposito.

Stefano Non importa. La capisco gi. A me bastava sapere che tuo padre non si sarebbe opposto. Poi... Per il resto baster intenderci noi due. Col tempo, si capisce.

Susi Ma mi vuoi dire chiaro perch...

Stefano Inutile. Eppoi te lo ha gi detto tuo padre.

Susi Ma cos, all'improvviso...

Stefano da tanto tempo. Ma tu non potevi accorgertene.

Susi E che cosa sai di me? Potrei anche non essere degna di te. Non hai pensato a questo?

Stefano Non m'importa. Susi E ti sei deciso adesso?

Stefano Perch tu, iersera, hai parlato...

Susi Ah! Per quello che ti ho detto ieri sera?

Andrea Ha detto che tu hai bisogno di lui. Bisogno di qualcuno che non sia tuo padre, che non sia tuo fratello. Bisogno di qualcuno che ti porti via di qui, via da noi. vero questo?

Susi (a Stefano con accorata semplicit) Oh! Stefano. Io non so pi che cosa ho detto ieri sera. Ieri sera mi faceva male il cuore. Non bisogna ascoltarmi, allora. E tu hai creduto...

StefanoPerch non avrei dovuto credere? Ti ho sentita cos sincera. E allora mi sono deciso. Ecco...

Susi Mi dispiace.

Andrea Di che? Adesso devi spiegare anche a me. A me che sono tuo padre, e debbo sapere. Che cosa gli hai detto?

Susi Non mette conto parlarne pi, ormai. Sono stata una sciocca. Certe volte s'inventa, cos, senza sapere il perch... Ti chiedo scusa, Stefano. Tu sei un caro ragazzo, intelligente, buono... tu devi capirmi e perdonarmi.

Stefano Insomma, non debbo pi pensare a te?

Susi Ecco. Ma devi farlo semplicemente, senza provarne il minimo dolore. Non ne vale la pena. Non lo merito, ecco.

Andrea(intervenendo con tono deciso) E tu credi che possa bastare, ad un uomo che ti vuol bene, una ragione di questo genere? E credi che possa bastare a me, a me che sono tuo padre, che ho bisogno di saperti un giorno accanto a un uomo buono e generoso come ritengo sia questo? Che cosa mi rispondi, che cosa rispondi a tutt'e due, adesso? Susi (con moto di aperta ribellione) Che voglio essere lasciata in pace, che non ho nulla da dire. (Fa l'atto di uscire).

Andrea Susi. Voglio una risposta. tuo padre che la chiede. Che la esige.

Susi (concitata) E l'avrai. Subito. Perch non ho nessun desiderio di sposarmi, n oggi n mai. Aspetta. Perch se dicessi di s a Stefano, cos, per far piacere a lui e a te, farei un infelice di pi. Non ho mai pensato a Stefano come ad un marito, cio come ad un uomo al quale legare tutta la mia vita. Dovrei stargli vicina come un'infermiera sta accanto ad un malato. Per piet. Ma la piet ha un limite, capisci, mi capite? E io dovrei sforzarmi di stargli vicino, finch un giorno... (Con un tremito nella voce) Un giorno potrei incontrare un altro uomo, verso il quale sentirmi veramente attratta; e che sarebbe di me? (Al padre, quasi con intenzione) Potrei essere giudicata una cattiva moglie? O la colpa non sarebbe piuttosto di chi mi ha forzata a sposare un uomo per il quale sentivo solo della stima, dell'amicizia, ma non l'amore, non l'affetto? Chi potrebbe condannarmi? Due infelici, saremmo, Stefano. Io lo sento. E potremmo rendere infelici anche altre persone. I nostri figli, per esempio. Tu capisci questo, nevvero?

(Stefano china il capo, in silenzio. Susi si avvicina a Stefano, gli mette una mano sulla spalla, con tono quasi materno)

Sono certa che tu mi capisci, Stefano. E capirai anche il perch di questo mio tono cos deciso, cos... definitivo. (Pausa) Ho imparato, capisci? E a mie spese.

Andrea(visibilmente colpito) Che cosa hai imparato? E a quali spese?

Susi Dopo. Aspetta. Non il caso, ora...

Stefano(alzandosi) Domando scusa. Sento tutta la responsabilit di questo mio gesto cos... cos inutile e, forse, cos dannoso... Del resto, non mi stupisce. Sbaglio sempre. il mio destino.

Susi Stefano...

Stefano(avvicinandosi ad Andrea) Mi scusi...

Andrea(con sincera commozione, mettendogli le mani sulle spalle) Scusi lei. Ci scusi tutte due. Lei davvero un bravo giovane. L'avrei accolta con tanta gioia, nella mia famiglia cos... cos ristretta, e cos... disgraziata... Vede: non ci intendiamo pi. (Pausa. Amaro) Forse non ci siamo mai intesi. E ce lo diciamo solo adesso. Apriamo soltanto ora gli occhi sulla nostra vita. Finora abbiamo saputo solo tacere. Susi Pap...

Andrea Gi. Dopo. Ho capito. Arrivederci, caro amico. (Quasi lo abbraccerebbe, ma si trattiene).

Stefano(balbettando) E ancora: mi scusi...

(Andrea gli stringe la mano, lo accompagna verso la porta).

Susi Ciao, Stefano. Sono...

Stefano(con l'indice alle labbra, fa cenno di non pronunciare parola) Addio.

(Andrea e Stefano escono. Susi porta le mani alle tempie, come a raccogliere i pensieri; ritta in mezzo allo studio. Poi si guarda attorno, come smarrita. Ma l'uscio si riapre: rientra il padre. E Susi si riprende immediatamente).

Andrea(chiudendosi la porta alle spalle, resta immobile, con lo sguardo rivolto a Susi; lunga pausa. Poi, lentamente, pronunciando con grande difficolt le parole) E adesso mi dirai...

Susi Con Giorgio.

Andrea Giorgio?

Susi Certo. Voglio sia presente anche lui. Deve essere presente. (Suona il campanello; pausa).

Teresa(entrando) Comanda?

Susi Mio fratello?

Teresa Rientrato adesso. Ha chiesto di lei...

Susi Digli di venire subito qui.

Teresa Bene. (Via).

(Andrea va a sedersi alla sua scrivania; Susi sempre in piedi. Si tormenta nervo-samente le mani).

Giorgio(entrando) Che c'? Vuoi me?

Susi accaduto qualcosa, qui, poco fa. Ti dir poi. Non ha importanza, ora. Aspetta. Ma appunto in seguito a quanto avvenuto, pap... pap vuole sapere. Non so che cosa vuole sapere, di preciso. Ma vuole sapere qualcosa. E io... (Trattenendosi a stento) E io sono decisa di parlare. Non posso pi tacere... (Con voce alterata) Non dobbiamo pi tacere.

Giorgio(sinceramente addolorato) Susi!

Susi S, s, so benissimo che cosa vuoi dirmi. Vuoi ricordarmi le nostre reciproche promesse, i nostri colloqui, le nostre decisioni... Non si pu pi tacere, vuoi capirlo? (Disperata) Bisognava andarcene subito, se volevamo tacere. Ma siamo rimasti. Quello stato il nostro sbaglio. E rimanendo...

Andrea Rimanendo avete processato e condannato vostro padre.

Giorgio Ma...

Andrea(lo interrompe: ha assunto un tono deciso, autoritario; sembra mutato anche nel fisico: ha una maschera improntata ad un grande, immenso dolore, ma anche ad una eccezionale fermezza) Aspetta. Prima che voi a me, debbo dire io qualcosa a voi. Qualcosa che solitamente non si comunica tra padre e figli. Ma voi siete figli moderni; voi siete la nuovissima generazione. Io... io ero della vecchia. Ma mi sono messo al corrente. Piano piano, in questi ultimi tempi, mi sono trasformato in un padre giovane, alla moda, sul filo della corrente... Mi hanno mutato i tempi, mi hanno scavato i vostri silenzi; la vostra assenza, il vostro distacco... Ho capito tutto. E aspettavo soltanto il momento adatto per parlare. Per... Ecco, come dite voi, mi pare, per buttar fuori il malloppo. Ce l'ho anch'io il malloppo, qui (si batte una mano chiusa sul petto) e debbo farlo uscire. Siete pronti?

(Susi e Giorgio fanno un gesto evasivo)

Sedete.

(Susi e Giorgio, come allibiti, siedono automaticamente. Andrea prende posto dietro la scrivania)

Io mi spacco il petto e vi mostro il mio cuore.

Giorgio(quasi implorante) Pap...

Andrea(semplice, fermo) Io sono un padre che voi, figli, avete condannato. Ma prima di condannare un uomo, lo si ascolta. Lasciatemi dunque parlare.

(Pausa; un grande sforzo, come se le parole fossero piombo fuso da staccare dal cuore)

Voi mi incolpate di non aver fatto felice vostra madre.

(A una reazione di Giorgio, mentre Susi immobile)

Non dir nulla, cos. Lo so. L'ho sentito e capito benissimo. Mi accusate di non averla amata abbastanza. Forse spingete l'accusa fino all'estremo limite: mi giudicate anche colpevole, indiretto, ma colpevole, dellasua... del suo viaggio intrapreso cos presto. Io sarei stato il cattivo marito di una donna buona, bella, giovane, ridente, la compagna di giochi dei suoi figli bambini, l'amica tenera comprensiva affettuosa dei suoi figli cresciuti... nato, dentro il vostro cuore, un oscuro sentimento di avversione per me, finda quando eravate ragazzi, forse fin dalla vostra nascita. (A Susi) Non ho mai potuto farti una carezza sui capelli, hai schivato la mia mano che eri ancora una bambina, non ho compiuto quel gesto mai pi... Ho sofferto e taciuto per anni ed anni. Mi sono ritiratonel mio angolo oscuro, in castigo, ho lasciato che la mamma si impossessasse di voi, diventasse la vostra amica e confidente. Avevamo trovato, cos, un nostro equilibrio. Io qui, al buio, in castigo, legato a questi libri e a questo tavolo, voi felici, di l, ridenti,. con il sole dentro le finestre e dentro il cuore. Due esistenze diverse nella stessa famiglia: la mia e la vostra. Io, solo; voi, uniti, saldi, gonfi di vita. (Pausa) Non si esce, da una situazione simile. Si pu uscire, e di schianto, dalle grandi tragedie, dai gesti grossi, dalle parole pesanti, estreme, definitive. Ma in un angolo morto come quello nel quale, senza diverbi, senza discussioni, ci eravamo posti, si resta prigionieri per tutta la vita. E prigionieri saremmo stati ancora oggi, se...

Susi (con un grido) Se qualcosa di assai pi grave di quanto tu dici non fosse accaduto!

Giorgio(con altro grido di spavento) Susi!

Susi Oh! Lasciami dire. Non si pu pi tacere...

Andrea Certo: devi parlare. Ma io non ho ancora detto tutto, di me. Poi tu potrai parlare. (Pausa) Voi due avete sempre e soltanto pensato al dolore di vostra madre. All'isolamento che l'avrebbe circondata se voi non le foste stati sempre accanto... E a me, voi, avete mai pensato? Come avete potuto credere ch'io fossi nato e cresciuto per vivere solo, appartato, isolato come certi orsi dei giardini zoologici? Chi di voi venuto accanto a me, per tentare di capire la mia pena, il mio tormento, la cagione del gelo che mi si era impietrito dentro e fuori? Lo avete mai saputo, per esempio, che tra me e vostra madre non mai accaduto non dico una lite, ma neppure uno screzio, neppure una semplice parola aspra o di rancore? Vi rendete conto che il nostro stato un dramma, vissuto nel silenzio pi completo, nell'isolamento pi feroce? E divenuti grandi, con tutti i vostri studi, con tutte le vostre ansie di vita, con tutto il vostro orgoglio di giovani nuovi , come non avete potuto capire che esistono casi in cui i figli hanno dei doveri almeno altrettanto sottili e delicati di quelli dei genitori? Forse, con un vostro intervento, avreste potuto sciogliere il gelo tremendo che si era stabilito tra me e vostra madre. Non avrebbero potuto far questo i giovani della mia generazione, che non osavano neppur pensare alla vita dei grandi, che non volgevano neppure gli occhi e la mente ai loro pensieri e alle loro azioni. Ma voi, voi giovani d'oggi, voi che chiedete e vi prendete una libert estrema nel vostro modo di vivere, voi vi dovete assumere anche certi doveri umani, e il primo dovere era quello di cercare di capire vostro padre e vostra madre, e di avvicinarvi al loro male, se malati li avevate scoperti... (Pausa) Oh! non si pu capovolgere la vita soltanto sotto certi aspetti... Se la vita muta il suo corso, tutti abbiamo l'obbligo di seguirla. Voi dovevate essere i primi a compiere questo gesto. E io... Io, vi giuro, se voi mi aveste teso una mano, ve le avrei abbandonate tutt'e due. Ciecamente. Con tutta la fiducia. Con tutto il cuore. Io... io avevo tanto bisogno che qualcuno mi venisse incontro, che qualcuno mi togliesse dal buio gelido dell'animo, e che mi avesse scaldato al calore di un affetto che in me non aveva potuto alimentarsi... Avreste saputo tutto di noi, di me e di lei. Potevate essere la nostra salvezza...

Susi (dura, inflessibile) Era tardi, pap.

Andrea Tardi? Quando cardi?

Susi Quando tu dici che noi avremmo dovuto intervenire. Per compiere un gesto simile, dovevamo entrare nel vivo di una situazione che a noi aveva procurato soltanto un'esistenza diversa da quella dei nostri compagni di giochi e di studio. Per compiere quanto tu oggi ci rinfacci di non aver compiuto, avevamo bisogno di vedere fino in fondo. E quando abbiamo visto... Tardi, pap.

Andrea(disperato) Di', di' tutto!

Giorgio(implorante) Susi...

Susi Il male era gi avanti, pap. Non si poteva pi operare. (Con un grido) E di questo noi ti accusiamo! S, tu parli di gelo, di isolamento, di incomprensione... Ma tu solo ti eri gelato dentro, tu solo ti eri appartato... La mamma, no. La mamma non era fatta per chiudersi in s, la mamma aveva bisogno di vita, di affetto, di calore, di luce... La mamma era una creatura viva, pap!

Andrea(con infinita amarezza) Avanti, non ti fermare. Non tenerti nulla, dentro.

Susi Certo. la sua memoria, ora, che noi dobbiamo difendere.

Andrea Difendere da chi?

Susi Da te, da noi stessi. Noi dobbiamo ritrovare l'immagine di nostra madre come l'abbiamo avuta accanto per tanti anni, capisci? Noi dobbiamo ricomporre il bene che le volevamo, rifarne la tessitura, non lasciarla offuscare e svanire giorno per giorno... Tu credi di fare il nostro bene e il bene di tutti, dicendoci che nulla, mai nulla di grave accaduto fra te e la mamma? Ma non sai che se questa certezza entrasse in noi, tutto sarebbe perduto? Non ti rendi conto, tu, che noi dobbiamo avere invece le prove della tua colpa? Tu cerchi, invece, la tua salvezza. Tu vuoi offrirci le prove della tua innocenza. Ti vuoi salvare, pap. (Disperata) Ma non capisci che se tu ti salvi, se ci costringi a piegare il capo davanti a te e alla tua vita, e a chiederti perdono in ginocchio, tu scavi in noi un abisso ancora pi fondo di quello che ci svuota adesso? Capisci, pap! Tu devi capire, soltanto tu puoi capire... (Con una violenza estrema, quasi forsennata) Tua la colpa, tua, soltanto tua! Nostra madre stata infelice per colpa tua! Tu non hai potuto darle nessuna felicit. Tu le sei sempre stato lontano. Tu le hai fatto mancare ogni affetto, ogni calore di vita... La mamma era sola! Noi accanto, suoi figli, s... Ma sola nell'affetto che non dei figli... Sola in quella pane del cuore in cui i figli non possono entrare... Capisci, pap? cos, non pu e non deve essere che cos! (Aggrappandosi a Giorgio) Oh! Giorgio, digli anche tu, gridagli anche tu che non pu essere che cos! Digli che non pu voler guastare tutto, in noi! Digli tu che la mamma non si tocca, guai se osa... Io non rispondo pi di me...

Andrea(annientato) Io... Io debbo accettare questo?

Giorgio Per lei, pap... (Accenna a Susi) lei che ora dobbiamo salvare! Io non so che cosa potr accadere, adesso, se tu le togli l'unico filo di speranza che tiene chiuso nel suo pugno... Pap, tu devi capire, devi capire tutto, adesso... Siamo da tanto tempo sull'orlo di un precipizio, non ci siamo ancora lasciati ingoiare perch un filo di speranza ci teneva in equilibrio... Una spinta, pap, un soffio... Basta un nulla, pap, e tutto finito... (Avvicinandosi ancora pi a lui, a voce bassa) Pap, Susi ha ancora un velo davanti agli occhi... Non dobbiamo toglierglielo... Lei salta nel buio, pap...

Susi (alzandosi di scatto, come se una decisione estrema si fosse impossessata di lei) Tardi, pap. Sempre troppo tardi, fra noi, per capirci. Adesso io vado di l, nella mia camera, e trover la forza per afferrare con le mie mani qualcosa da portare qui. a te, perch tu apra finalmente gli occhi, perch tu veda quello che ho visto io... Dobbiamo essere in tre, ad aver visto... Non io sola, per la prima, e poi lui, che ha voluto sapere... Devi vedere e sapere anche tu, tu che hai potuto, fino ad oggi, vivere in quel tuo buio che chiami a testimone del tuo male, e che invece ti ha risparmiato un dolore immenso... Cos. pap, saremo pari : tutt'e tre sullo stesso piano. (Fa per avviarsi).

Giorgio(le sbarra il passa) No, Susi, non puoi fare questo...

Andrea(un grido, folgorato, trasfigurato, come se una forza arcana lo muovesse nei gesti e nelle parole, va innanzi ai suoi figli, le mani strette al petto) S, figli, io sono il colpevole. Figli, io sono stato il cattivo compagno di vostra madre... Figli, non ho saputo darle nulla di quanto lei chiedeva alla vita... Figli... (Cade loro innanzi, sta per inginocchiarsi) Vi chiedo perdono, chiedo perdono a lei...

Susi e Giorgio (rialzandolo) Pap...

Andrea(smarrito, guardandosi attorno, poi, con un grido tremendo, di belva ferita, come se tutto in lui si ribellasse al gesto estremo compiuto)

No, no, per Dio, che cosa ho detto?

(Ai figli, con un'ira dolorosa, fonda, irresistibile) Che cosa volete ch'io dica ancora? Che cosa volete ancora da me? Non vi basta ancora? Non basta che io mi sia messo in ginocchio davanti a voi? E allora io vi dir dell'altro... Vi dir ancora qualche cosa di me, e non sar soltanto il petto che io mi sar squarciato per voi, figli...

(Una pausa; si capisce che una lotta estrema si combatte nel suo cuore; ad un tratto porta una mano al cuore, con l'altra tenta afferrarsi a qualcosa, a qualcuno, poi si abbatte con la testa sul piano della scrivania).

Giorgio e Susi (balzano in piedi, accorrono a lui con un duplice grido) Pap! Pap!

(La scena si abbuia totalmente. Poi un suono di musica lontano. In lentissima resistenza, la luce ritorna, pi fioca. Andrea alla ribalta, si rivolge al pubblico).

Andrea(semplice, indicando il punto in cui era poc'anzi) Io sono morto in quel preciso istante. La mia morte fu davvero una grazia di Dio. Un istante ancora di vita, e l, sulla terra, un padre avrebbe tradito le sue creature. Un istante ancora, e l, nella vita un padre si sarebbe smarrito. (Pausa) Stavo per togliermi dalla carne il peso di tanti anni di dolore. Ma un padre non si pu aprire le carni per liberare se stesso di un atroce male. Non per il nostro sollievo che ci apriamo il petto. Avrei urlato: di che mi accusate, figli? Di quale colpa volete ch'io mi confessi, figli? Non bastato il mio silenzio di tutta la vita, per fare di me un padre da adorare in ginocchio? Perch io, figli, io sapevo tutto, di lei... Ho saputo portar bene la mia croce: cos bene che voi avete potuto accusare me, soltanto me, del male di tutti. Dir loro: sapevo, figli, che nella vita di lei era entrato un altro uomo. Un uomo arrivato sul suo cammino dopo di me, per quello stupido destino che non sa quasi mai predisporre gli incontri delle creature umane... L'uomo della sua vita, quello. Non me. Ed io ho saputo, ho subito. Le prove, ho avuto. Prove che ho trovato nella nostra casa, sotto il nostro tetto... Ho taciuto. Per voi, figli; per non farvi del male. Per tre anni ho taciuto, gli ultimi della sua vita. E l'ho fatta felice: cos, sapendo e tacendo. S, stata felice, lo so. Ne ho avuto la certezza. E' l'unica felicit che ho saputo darle. Tacendo. Senza far chiasso. Senza protestare, senza chiamare in soccorso la stupida legge degli uomini... E voi, mi incolpate di quella sua infelicit, e mi condannate come il solo, il vero colpevole di tutto... Che cuore avete, figli? (Pausa)

Se avessi detto tutto questo, certo, qualcosa di tremendo sarebbe accaduto fra noi. Non avremmo mai pi potuto toccarci, guardarci in viso, sentire il battito reciproco dei nostri cuori... Ed io ero pronto a farlo. Lo sentivo in me, per la prima volta nella mia vita, una sorda e infrenabile ribellione, come se mi fossi accorto soltanto allora di essere un uomo simile a tutti gli altri, dotato di una volont, di una dignit, di un cuore e di un'anima da difendere... Ero giunto, ecco, al punto estremo di una resistenza che era durata tutta la vita. Avrei forse urlato, picchiato i pugni sulla scrivania, forse l'indomani, o pochi istanti dopo, li avrei visti uscire di casa per sempre, i miei figli, e andarsene per il mondo, avvelenati del mio stesso veleno, svuotati di speranza e d'affetti, gelidi nella loro avversione per un padre come me... Tutto rovinato, tutto perduto... Invece...

(Pausa. Teneramente, quasi con gioia sgorgante dal cuore)

Invece io sono morto, le mie labbra non hanno potuto pronunciare una sola parola di discolpa... E, subito dopo, io ho potuto scoprire una grande, una bella, una consolante verit: si pu essere utili ai propri figli anche da morti. Anzi, credetemi, forse pi in morte che in vita... Da vivi come se una barriera fosse sempre alzata tra padri e figli : noi di qua, con i nostri anni di esperienza che ci invecchiano, con il nostro cuore che non sempre sa farsi intendere, con i nostri timori assurdi e dolcissimi, con il nostro egoismo chiuso e dolente; e loro, l, sull'altra sponda, smaniosi di andare, di correre, di cercare una loro strada, di non lasciarsi legare dai nostri gesti d'affetto, gi consumati da una febbre arcana, come se avessero paura di non fare a tempo a vivere, come se la nostra presenza fisica intralciasse il loro cammino, fermasse i loro passi...

(Pausa)

Noi scomparsi, i figli s'arrendono pi facilmente alle memorie che abbiamo lasciato accanto a loro. La barriera fisica sparita, la eco delle nostre parole ha fatto carne con la loro carne, i consigli si tramutano da sillabe assurde a fatti concreti che guidano pensieri e azioni... Tutto diventa pi chiaro e pi sicuro, per loro, quando l, nella povera vita, i legami familiari si sono trasformati in un ricordo che intenerisce, in una piet che cancella le incomprensioni, in un fluire di caddi e sicuri sentimenti... E noi, qui, ci si consola.

(Pausa)

Bisogna morire, per essere veramente amati e compresi. Questa la verit che noi scopriamo, poco dopo il nostro distacco dal mondo... E di qui seguiamo la vita delle nostre creature, e la guidiamo coi fili invisibili che sempre ci tengono a loro uniti... Siamo tra loro, a raccogliere il frutto del nostro passato cos gremito di amarezze, di dolore, di sacrifici... Ogni male che abbiamo patito e sofferto, laggi, fiorisce come un ramo di pesco a primavera... Ogni sacrificio che abbiamo compiuto si illumina di una chiara luce... Ogni silenzio amaro si trasforma in un canto tenerissimo...

(Pausa)

la nostra vita, che i figli esigono. L'hanno sempre voluta, la chiederanno sempre.

(Pausa)

Dio ci aiuti a dargliela in tempo...

(Le ultime parole sono coperte da una musica dolcissima; la luce che sovrasta Andrea lentamente si spegne).

F I N E

* Questa commedia stata rappresentata la prima volta, dalla Compagnia di Renzo Ricci ed Eva Magni, al Teatro Odeon di Milano, il 18 dicembre 1953. Le parti furono cosi distribuite: Andrea (Renzo Ricci): Susi (Eva Magni); Giorgio (Aldo Giuffr); Stefano (Gianni Galavotti); Teresa (Ada Vaschetti).

* Copyright by Enrico Bassano.

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