Il polemoscopio


IL POLEMOSCOPIO

Tragicommedia in tre atti

di GIACOMO CASANOVA

PERSONAGGI

La Contessa

Il Conte, suo marito

La Marchesa, vedova

Il Conte di Gisors, ufficiale francese

Il Maresciallo di Richelieu, comandante in capo

Mirabeau, servo del Conte

Nanette, serva del Conte

La scena si svolge a Cremona, in un salone della casa della Contessa.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

SCENA I

Il Conte e la Contessa

Sono seduti a un tavolino e stanno prendendo il caff.

Il Conte - Questa guerra assai poco divertente, ma quando sar finita ci accorgeremo di non aver perduto nulla. Anzi, ci sar pi denaro in circolazione. In fatto di costumi, poi, avremo meno pregiudizi. Inoltre potremo dire di aver conosciuto i francesi. Vero, mia cara moglie, che sono affascinanti?

La Contessa - Deliziosi. Ma non bisogna pensare che siano tutti uguali. Il carattere suppergi sempre il medesimo, ma le sfumature sono infinite.

Il Conte - Certo, tu devi conoscerli bene. Non ce n' uno che non ti faccia la corte. Qualche volta, quando ne vedo qualcuno che cerca di evitarmi, mi viene da ridere. Mi credono geloso, quei pazzerelloni.

La Contessa - Tu non lo sei proprio; e d'altra parte, avresti gran torto a esserlo, perch sono molto meno pericolosi di quanto non si pensi.

Il Conte - Verissimo. Ma mi sembra impossibile che fra tanti non ce ne sia neppure uno fatto per piacerti.

La Contessa - Hai ragione. Ne conosco uno.

Il Conte - il maresciallo di Richelieu?

La Contessa - Oh! Neanche per idea! Parlo di giovani. Il signor Maresciallo non c'entra. talmente conosciuto, che su di lui tutti dicono la stessa cosa: che in materia di galanteria un professore, dal quale bisogna guardarsi come ci si guarda dai giocatori di bussolotti coi quali non bisogna mettersi ad alcun gioco, o dai maestri di scherma, coi quali ognuno pu rifiutare di battersi. Il duca di Richelieu un uomo al quale nessuna conquista riesce difficile, tanto preponderante la sua forza, e tanto poco scrupolo ha nell'adoperarla quando mette l'occhio sopra un oggetto che lo interessa. un esperto, che ne sa una pi del diavolo, e che in fondo in fondo per il nostro sesso non ha che del disprezzo. un vero despota, che ogni donna di criterio deve temere, perch ha l'arte di stordire a forza di cortesia. Si direbbe che ostenti la sicurezza del successo; e nello stesso tempo ha l'aria di chi non pretende nulla. Pare che questo sistema in Francia sia in grande onore, e per me ci credo. Che il cielo, mio caro amico, ci aiuti a tenerlo lontano, perch divertendoci ci insulta. E noi ridiamo per non sembrare sciocche.

Il Conte - Qual dunque quello che ti sembra degno d'attenzione, e addirittura delizioso, per servirmi delle tue parole.

La Contessa - il conte di Gisors.

Il Conte - Il figlio del maresciallo di Belle-Isle?

La Contessa - Proprio lui. Non recita una parte: quello che appare. E non mi sono mai accorta che cerchi di evitarti o che tema di dar nell'occhio. Per me ha un rispetto cos naturale, che nessuno potrebbe scambiarlo per timidezza. Le sue premure non hanno mai carattere amoroso. Si direbbe che le sue attenzioni non gli costino nulla. Non cerca di farsi notare; i suoi discorsi non sono mai equivoci e non hanno mai un doppio senso. Contegnoso, misurato, piacevole, poco portato al ridere, e quelle poche volte sempre a proposito; capace invece di far ridere gli altri e senza ombra di maldicenza. Non l'ho mai sentito parlare di se stesso, neppure per darsi un minimo d'importanza, n di cose che lo riguardino troppo da vicino.

Il Conte - E oltre a tutto questo, anche un bel Giovane.

La Contessa - vero.

Il Conte - Credo, mia cara amica - e sia detto tra di noi - che quest'uomo potrebbe farti cascare.

La Contessa - Lo credo anch'io. Ma solo se fosse alloggiato presso di noi, e se, innamorandosi di me, fosse cos abile da farmelo capire senza parole; cosa impossibile per chi, come lui, solo di passaggio in questa citt.

Il Conte - Ma intanto corteggia te pi di ogni altra signora della citt.

La Contessa - Assiduamente, anche. Ma in modo diverso dal solito, perch si direbbe che tutto quello che fa non sia dovuto che al caso, tanto che sono quasi tentata di credergli.

Il Conte - Sei molto modesta, mia cara moglie; ma ieri, per esempio, all'uscita del teatro, quando la tua carrozza tardava ad arrivare, che la sua fosse l pronta, tanto che tu non hai potuto rifiutarti di approfittarne, mi parso qualche cosa di molto ben studiato. Devi convenirne...

La Contessa - Eppure, mio caro amico, scommetterei che fu un caso. Comunque sia, devi ammettere, a tua volta, che quell'attenzione fu tanto ingegnosa quanto delicata, perch essendo in compagnia del Maresciallo sapeva di non potersi allontanare da lui. Se non avesse avuto la cortesia di offrirmi la sua carrozza, avrei dovuto accettare quella del Maresciallo, oppure quella del cavaliere di Talvis, che talmente noioso e che mi capita continuamente tra i piedi.

Il Conte - Mi pare che il signor di Talvis si stia scaldando malamente. Non mi fa neppure l'onore di credermi geloso! O forse immagina, con questo espediente, di bloccare qualche mia reazione: a tavola, alle riunioni serali, dovunque, ha sempre gli occhi su di me.

La Contessa - Ma lo sai che quel pazzo mi fa una dichiarazione dopo l'altra? E siccome gli rido in faccia, fa il disperato. Ieri, alla commedia, dal principio alla fine sono stata il punto fisso di osservazione del suo occhialetto. Avrei potuto cambiar posto, ma ho preferito far finta di non notare la sua insolenza.

Il Conte - quel che fa ogni giorno! Gisors, invece, col suo occhialetto non sbircia che la marchesa. E pensare che si tratta di una vedova alla quale potrebbe far la corte apertamente.

La Contessa - strano: non le va per casa, e durante le riunioni non ha mai delle speciali attenzioni per lei.

Il Conte - Ma cosa c' di strano? Si tratta di un giovane innamorato e timido che divora in silenzio la sua fiamma.

La Contessa - Non sono d'accordo: la timidezza e il rispetto sono due cose inseparabili e... ma ecco che arriva Talvis.

SCENA II

La Contessa, il Conte e Talvis

La Contessa - Vedo, bel cavaliere, che inalberate un'acconciatura alla re degli uccelli . Avete forse mal di denti, stasera? Spero di no.

Talvis - Chi pu avervi fatto sapere, bellissima contessa, che soffro di mal di denti?

Il Conte - Tutti! E poi, non me l'avete detto voi?

Talvis - vero. Ora mi viene in mente. Ma non pensavo che la cosa vi potesse interessare.

Il Conte - Vi siete sbagliato. Un'ospite compita deve sempre interessarsi della salute dei suoi alloggiati.

La Contessa - Ho notato perfino il momento preciso della vostra partenza.

Il Conte - Guardate un po'! Ma ora debbo lasciarvi, perch sono aspettato. Spero, signor cavaliere, di vedervi alla commedia. Intanto tenete buona compagnia alla mia mogliettina.

SCENA III

La Contessa e Talvis

Talvis - Non stato il mal di denti, signora, che mi ha indotto ad abbandonare la compagnia, ma la disperazione.

La Contessa - E cosa mai poteva portarvi alla disperazione?

Talvis - Voi, signora. Il vostro modo di fare; orribile, inaudito.

La Contessa - Signore, voi sorprendete, per che non ho mai pensato di mancarvi in qualche cosa.

Talvis - In fatto di umanit, mi avete mancato. Perch incoraggiate Gisors a trattenersi presso di voi, sapendo che vi adoro e quindi soffro le pene dell'inferno?

La Contessa - Non potevo proprio immaginare nulla di tutto ci. E permettete, poi, che mi stupisca di sentirvi sempre parlare in questi termini. Fino ad ora ho cercato di credere che si trattasse di uno scherzo. Ah! davvero, non doveva essere altro che uno scherzo. Tenetevi per detto comunque, signore, che non voglio saperne un bel nulla delle vostre pene d'inferno, che non mi credo fatta che per venir rispettata e che non voglio per niente essere adorata da voi. In quanto alle mie maniere, vi consiglio di prenderle a modello, come fa il vostro amico Gisors.

Talvis - S, signora, perch allora forse mi amerete un po' di pi. Ma non imiter Gisors. Non sapete che segretamente innamorato della marchesa? E che non le si dichiara altrimenti che sbirciandola con l'occhialetto? Che volete! Il mio povero amico Gisors alquanto tonto.

La Contessa - Non lo credo per nulla un tonto. Ma se innamorato della marchesa, sappiate che non ne sono minimamente gelosa; e che la marchesa mia amica ha meno da dolersi del suo silenzio di quanto abbia a lagnarmi io della vostra indiscreta petulanza. Vi dir, inoltre, che se vero che amo Gisors, non sta che a voi di farvi egualmente amare. Purch ne siate capace. Arrivederci, signore. E per l'avvenire cercate di regolarvi meglio, se volete render piacevole la vostra compagnia.

SCENA IV

Talvis, poi la Marchesa

Talvis - Ah, che io mi regoli meglio! Ecco una richiesta di vero sapore italiano. Vuole dei damerini, la signora. Dei cicisbei. Ma a questa parte non mi adatter mai. certo che ama Gisors, bench non possa ignorare che lui innamorato della marchesa; ma mi sembra che Gisors, dal momento che fa solo finta di amare questa benedetta contessa, dovrebbe lasciarmi via libera. Basta, ma prevedo che mi toccher arrivare a una spiegazione perch voglio arrivare a questa donna o morire... Non sar mai detto che... Ma ecco la marchesa.

La Marchesa - Ah! Signore, siete qui? E solo! Io torno ora da una visita alla mia cara amica.

Talvis - La vostra cara amica, signora, appena entrata nel suo appartamento, infuriata con me perch non voglio sopportare un rivale. Voi sapete quanto la ami.

La Marchesa - Non lo so proprio, ma se me lo dite voi... Ma ditemi, per piacere, chi codesto rivale?

Talvis - Gisors.

La Marchesa - Gisors! Ah! Ah! Mi fate ridere. Se costui il vostro unico rivale, vi faccio i miei complimenti, perch la contessa non ci pensa neppure lontanamente a Gisors.

Talvis - Come non ci pensa, se dimostra ad ogni occasione e tutti i momenti di preferirlo a me?

La Marchesa - Non vuol dir nulla. Lo so, e lo vedo anch'io, che le fa la corte. Ma solo per ingannare quelli che lo osservano e per suscitare l'invidia di colei che egli ama davvero.

Talvis - Si dice, signora, che sareste voi quella che ama davvero.

La Marchesa - Ah, si dice questo? Mi fa molto piacere. Ma Gisors dev'essere incretinito, perch si dichiara solo attraverso l'uso del suo occhialetto.

Talvis - Siete dunque persuasa che Gisors innamorato di voi?

La Marchesa - Perch? Avete forse dei dubbi?

Talvis - Qualcuno. Ma vi assicuro che andr al fondo di questa storia.

La Marchesa - S, s. E ditegli pure che invece di limitarsi a sbirciare con l'occhialetto, pu venire a casa mia. Se sapr comportarsi, non sar certo mal ricevuto e neppure tiranneggiato. In quanto a voi, vi consiglio di moderarvi, e vedrete che la contessa vi far felice, perch ha un cuore eccellente.

Talvis - I vostri consigli mi sono molto cari, signora. Ma vi supplico di farle intendere ragione, perch in fede mia non resisto pi: sono alla disperazione.

SCENA V

La Marchesa, poi la Contessa

La Marchesa - Che tipi questi francesi! Amabili, galanti, ma cos esigenti! Poi, con certi modi... Ti fanno capire chiaramente che... un loro diritto. solo Gisors, che pure vale pi degli altri, ad avere dei dubbi sul suo fascino. Che peccato! Non sembra neppure un francese. Ma eccoti qua, mia cara amica.

La Contessa - Ti ho vista entrare, carissima, ma c'era quell'impertinente, e...

La Marchesa - Zitta! Mi ha detto tutto! disperato. Si raccomandato a me. Che pazzo! Pensa: convinto che tu gli preferisca Gisors.

La Contessa - Veramente non si sbaglia. Ma non ha alcun motivo per esserne geloso. E soprattutto fa molto male a far capire che ha delle pretese su di me. Non si rende conto che un insulto?

La Marchesa - Ma mai possibile che tu ami Gisors?

La Contessa - Che c' da meravigliarsi! Si pu forse fare a meno di amarlo?

La Marchesa - Siamo d'accordo: bench mi sembri una cosa sgradevole amare chi ama un'altra persona.

La Contessa - Ti assicuro che non mi darebbe alcun fastidio, perch l'amore che sento per lui solo una bella amicizia che non pu dar luogo a gelosia.

La Marchesa - Dunque non ti spiace sapere che Gisors mi ama?

La Contessa - Tanto meglio se ti ama. Spero che questo non gli impedisca di avere per me un'amicizia che mi lusinga infinitamente e della quale d'altra parte sono sicura, tante sono le attenzioni che ha per me.

La Marchesa - vero. Ma sapendo, come sa, che tu sei la mia migliore amica, le sue attenzioni potrebbero avere uno scopo diverso da quello che tu immagini. Ascolta, mia cara: sono venuta qui per dirti che Gisors non mi dispiace per nulla, e che se tu saprai trovare un'occasione propizia per condurlo a casa mia, mi farai un gran piacere. Se vero che non senti per lui che dell'amicizia, la mia richiesta non pu riuscirti minimamente penosa.

La Contessa - Minimamente, mia cara amica. E prometto di renderti questo servizio magari domani stesso. Ma sei ben certa che Gisors sospira per te?

La Marchesa - Nessuno ne dubita. Tutti mi danno la baia per questo. Perfino mio fratello si burla di me. Mi dice che faccio la difficile, e che dev'essere per qualche mia rustichezza che Gisors non viene nella mia casa come nelle vostre.

La Contessa - Certo, la cosa incomprensibile, dato il suo carattere. Ma se tu lo reputi innamorato di te per il solo fatto che ti guarda con l'occhialetto... Che so? La prova mi sembra molto debole.

La Marchesa - Debole? E perch mai mi guarda tanto, allora?

La Contessa - Che ti posso dire! Per distrazione, per curiosit, per qualche altra ragione non facile da capire. Poi, potrebbe anche darsi che si tratti di un errore, che non sia proprio tu quella che guarda.

La Marchesa - Ah, cos? Ora capisco! Amica mia, tu sei innamorata di lui. Ne sono certa. Ti leggo nell'anima!

La Contessa - Innamorata, io? Dio me ne guardi. Credi dunque che sia impazzita? Vorr dire che per convincerti che non ne sono gelosa, arriver a parlargli in tuo favore.

SCENA VI

Mirabeau, la Contessa, la Marchesa, poi Gisors

Mirabeau - Signora, il conte di Gisors chiede di vedervi, se consentite.

La Contessa - Aspettate. (Alla Marchesa) Lo faccio passare?

La Marchesa - Perch no? Anzi, mi fa piacere.

La Contessa - Ditegli di entrare. Gisors. Scusi, signora, ma non vorrei...

La Contessa - Niente affatto, signore. Mi fa sempre piacere vedervi, e particolarmente in questo momento. Perch stavo parlando proprio di voi. La marchesa felice di conoscervi.

Gisors - Oh, ne sono lusingatissimo. Ma da quando sono a Cremona, che ho l'onore di essere conosciuto dalla signora. O forse che la signora, per mia disgrazia, mi abbia dimenticato?

La Marchesa - Al contrario, signore. Non siete certamente persona che si possa dimenticare. Direi piuttosto che voi non vi fidate abbastanza delle vostre qualit. Non so se mi sono spiegata bene, quando, in casa del signor di Richelieu, vi ho detto che avreste molto onorato la mia casa venendovi tutte le volte che vi sarebbe piaciuto...

Gisors - Sarei molto biasimevole, signora, se non avessi tenuto la vostra offerta nel conto che meritava. Vi supplico soltanto di credere che se non sono venuto a casa vostra a presentarvi i miei omaggi stato solo per timore d'importunarvi.

La Marchesa - Codesti vostri timori, signore, sono i nemici dichiarati di tutte le signore che vi conoscono in questa citt. Ma... mia cara amica, tempo che me ne vada. Signore, potrei chiedervi un piacere? Ah! Ah! Ah!

Gisors - Ai vostri ordini, signora.

La Marchesa - Volete avere la cortesia di prestarmi il vostro occhialetto? Ah! Ah! Ah!

Gisors - (togliendosi premurosamente di tasca l'occhialetto). Eccolo, signora.

La Marchesa - (prendendolo e facendogli una profonda reverenza). Ve lo restituir domani se vorrete avere la compiacenza di passare a prenderlo da me. Ah! Ah! Ah! Addio, mia cara amica.

SCENA VII

La Contessa e Gisors

La Contessa - proprio il caso di farvi i pi gran complimenti. Avete ricevuto una dichiarazione formale e vi stato dato, con grande abilit, un appuntamento al quale non potrete mancare. Che ne pensate ora delle signore italiane?

Gisors - In verit, una cos raffinata cortesia non manca di sorprendermi.

La Contessa - Oh! Direi che si trattato di qualche cosa di pi di ci che si chiama cortesia.

Gisors - Vi chiedo scusa, ma non mi sento di dare troppa importanza a un segno di stima, n saprei chiamare appuntamento l'ordine di andare a riprendere il mio occhialetto senza neppure che mi sia stata indicata l'ora. Probabilmente la marchesa ha voluto soltanto incoraggiarmi.

La Contessa - Ammettete allora che il coraggio vi fa difetto.

Gisors - La mia professione, signora, m'impedisce questa ammissione. Ma posso dirvi che vi un genere di coraggio che in verit mi manca, e che non mi preoccupo di avere, perch mi sembra presunzione o temerit. Ho il dovere di non essere temerario, e mi conosco abbastanza per non essere presuntuoso. Sarebbe quindi ingiusto accusarmi d'essere fatuo o troppo timido.

La Contessa - La marchesa, come avete visto, pur senza attribuirvi il primo di codesti difetti, ha cercato di correggervi del secondo. Sono certa che domani andrete a riprendervi il vostro occhialetto.

Gisors - Rimander forse la cosa a un altro giorno. A meno che la marchesa non mi ordini di andare proprio domani a casa sua.

La Contessa - Eccovi felice!

Gisors - Lo credete proprio?

La Contessa - C' da dubitarne? Amate e siete certo d'essere riamato: penso che non potreste pretendere n desiderare di pi.

Gisors - Ammettiamo pure che io sia amato. In fondo, potrebbe essere vero. Ma come potete essere certa che io ami la marchesa?

La Contessa - evidente! Un'evidenza non di primo grado, ma molto sospetta. Permettetemi di parlarvi chiaramente, con candore: nessuno potrebbe credere che un uomo come voi, che si distingue non solo per il suo spirito ma anche per altri meriti, tutti i giorni in cui si danno delle commedie passi delle ore in un palco, solo, con l'occhialetto puntato verso un unico oggetto, sempre il medesimo, se non fosse innamorato di quell'oggetto, che tutti hanno benissimo individuato.

Gisors - Quello che voi dite ha l'apparenza della verit, ma tuttavia chi pensa questo si sbaglia.

La Contessa - Vorreste forse dire che ci si sbaglia nelle conclusioni, dal momento che voi non riconoscete di essere innamorato.

Gisors - Scusatemi tanto, ma io ammetto di essere innamorato!

La Contessa - E perch dite allora che c' errore? un enigma.

Gisors - In effetti la faccenda un po' enigmatica.

La Contessa - Non lo sar pi domani, e me ne complimento con voi. Sono perfino compiaciuta di aver contribuito un poco a questa bella soluzione.

Gisors - Domani, signora, sar come ieri e come oggi.

La Contessa - Comunque, sar sempre qualche cosa, uscire dall'incertezza. Poi, non sarete pi condannato all'occhialetto.

Gisors - Vorr dire che me ne asterr, in avvenire, non fosse altro che per far cessare le chiacchiere. Ma non per questo sar pi felice.

La Contessa - Non vi basta che i vostri ardori siano conosciuti? E accettati? A che altro aspirate dunque?

Gisors - Se i miei ardori, signora, fossero conosciuti e condivisi dall'oggetto che amo, non domanderei al cielo felicit pi grande. Ma la mia passione sar ignorata domani come oggi e come lo sar fino al mio ultimo respiro, perch la persona che amo giudicherebbe colpevole il mio ardore, ed io non devo, scoprendoglielo, rischiare di perdere la sua stima e quindi i sentimenti d'amicizia che credo di averle ispirato.

La Contessa - Il vostro amore non potrebbe mai sembrar colpevole alla marchesa, dal momento che voi siete scapolo e lei vedova. Non riesco a capire le vostre intenzioni e il vostro modo di pensare.

Gisors - Invece la mia infelicit viene proprio dal mio modo di pensare, troppo onesto. E dalla purezza delle mie intenzioni. Addio, signora.

La Contessa - (tra s, accompagnandolo con Io sguardo fino al corridoio). Addio, oracolo! Tutto ci che rivela inspiegabile, perch so benissimo che non gli manca n la vivezza della mente n la probit dell'animo. Malgrado ci che dice il suo occhialetto, debbo persuadermi che non ama

La Marchesa - E chi amer dunque?

ATTO SECONDO

SCENA I

La Contessa e la Marchesa

La Contessa - (ricevendo dalle mani della marchesa lo stesso occhialetto che costei aveva ricevuto da Gisors). Mia cara amica, non voglio scoprire le ragioni della tua collera, ma certo che tu vuoi fare di me lo strumento di un capriccio bello e buono. Che debba essere io a restituirgli l'occhialetto, mi sembra una scorrettezza.

La Marchesa - La scorrettezza semmai va attribuita interamente a

Gisors - Stai tranquilla che il mio non un capriccio, ma un passo ben meditato, conseguente a un ragionamento logico. Se mi sei amica, devi scrivere immediatamente a Gisors di venire a casa tua, dove gli dirai chiaro e netto di non presentarsi alla mia porta, perch gli verrebbe detto che non ci sono. Avrei potuto dare direttamente quest'ordine, senza dirti nulla, ma temevo di mancare a un riguardo, perch stato qui che l'ho invitato a casa mia, e con una premura della quale non posso che pentirmi.

La Contessa - Ma che diavolo pu aver combinato tra ieri e oggi, perch tu ti senta autorizzata a fargli un affronto simile? Ho notato che non mai uscito dal suo alloggio; e dopo la commedia nessuno l'ha veduto in casa del Maresciallo, dove invece ho visto te cos di cattivo umore. Si forse detto qualche cosa di poco favorevole sul suo conto durante la serata? Magari si tratta di cose non vere. Ti ho sempre conosciuta per un carattere un po' impetuoso... Credi a me: calmati, ricevilo in casa, digli le tue ragioni e mettilo in grado di giustificarsi, se pu. Solo cos potrai avere il piacere di vederlo smentito e confuso. E poi, restituiscigli tu questo occhialetto.

La Marchesa - Sappi, mia cara, che l'affare di un genere tale che quell'indegno potrebbe giustificarsi troppo facilmente. E sarebbe un'ingenuit, da parte mia, perch servirebbe soltanto ad umiliarmi ancora di pi. Ho bisogno che nessuno venga a sapere le paroline che gli ho detto ieri, perch tutti mi prenderebbero in giro.

La Contessa - Ma quando gli dir che tu non vuoi pi vederlo, cosa gli risponder se me ne domander la ragione?

La Marchesa - Non te la domander, perch temer che tu la sappia, e che sapendola tu gli faccia i rimproveri che merita. Comunque, se te la domandasse, potrai dirgli che e un cattivo soggetto, e che te l'ho detto io. Soprattutto, rendigli l'occhialetto.

La Contessa - Gli scrivo subito un biglietto. (Si mette a scrivere sullo stesso tavolo dove ha posato l'occhialetto).

SCENA II

II Conte, la Marchesa e la Contessa (che scrive)

Il Conte - A che debbo dunque, mia bella signora, l'onore di una vostra visita cos di buon'ora?

La Marchesa - Non ho segreti per voi. Sono venuta a pregare vostra moglie di volermi evitare la visita di un uomo che non voglio pi vedere.

Il Conte - E chi mai l'infelice, il disgraziato, che dovr ricevere dalla mia cara moglie questa cattiva notizia?

La Marchesa - L'adorabile

Gisors -

Il Conte - Veramente adorabile! Ma che pu avervi fatto? Mia moglie mi ha detto che ieri siete stata tanto affabile con lui.

La Marchesa - uno scaltro, che deve avere un animo molto volgare. E se mi dolgo di lui ho le mie buone ragioni.

Il Conte - Pu darsi. Ma, cara marchesa, consentitemi d'essere sorpreso, perch Gisors mi sembra un modello di correttezza.

La Contessa - Ecco un biglietto molto laconico e scritto in francese. Tieni (al Conte), e dimmi se va bene.

Il Conte - (leggendo il biglietto). Vi prego, signor conte, di non compiere oggi alcuna visita prima d'essere passato da casa mia. Ho qualche cosa di molto importante da dirvi . Magnifico! Chiudilo e Mirabeau glielo porter subito. Ma cosa dirai al conte quando verr qui?

La Contessa - (chiudendo e sigillando il biglietto). Mirabeau!

Mirabeau - Signora?

La Contessa - (consegnandogli il biglietto). Andate di corsa a recapitare questo biglietto al suo destinatario. Ma consegnatelo nelle sue mani. D'accordo? (Al Conte) Cosa gli dir? Ma quello che mi ha ordinato lei di dirgli! Di guardarsi bene dal presentarsi alla sua porta; perch non sar fatto passare. Non ho potuto rifiutarle questo piacere; perch lei l'ha invitato ieri a casa sua; e insistentemente, proprio qui in mia presenza.

Il Conte - Come mai cos volubile, bellezza mia?

La Marchesa - Perch il vostro correttissimo Gisors un cattivo soggetto. Un'anima nera. Addio! Vado a vestirmi per il pranzo in casa del Maresciallo. Non dimenticare di restituirgli l'occhialetto almeno... Maledetto occhialetto; maledetto mille volte!...

SCENA III

La Contessa e il Conte

Il Conte - Ce l'ha con l'occhialetto. Ma che diavolo pu averle fatto questo povero strumento? (Lo prende dal tavolo) un mistero impenetrabile!

La Contessa - Impenetrabile come molti altri. Tu la conosci la marchesa: leggera, incostante, impulsiva... Ma cosa trovi di strano in quell'oggetto? Non un occhialetto come tanti altri?

Il Conte - Lo sto esaminando per scoprire che cosa pu avergli attirato la maledizione della marchesa.

La Contessa - La ragione della maledizione sta nel fatto che fu a causa di questo occhialetto che lei si illuse di essere amata da

Gisors -

Il Conte - Lo so. Ma perch l'ha capito solo ora?

La Contessa - Lei non vuole dirlo. Ma lo sapr da Gisors, che me lo dir certamente.

Il Conte - Sono proprio curioso di saperlo anch'io, perch nulla mi diverte pi di queste sciocchezze. (Guarda pi volte con l'occhialetto a destra e a sinistra). Perbacco! Ma questo occhialetto proprio da maledire! diabolico!

La Contessa - Che cosa ha dunque di straordinario?

Il Conte - Ha la propriet di far vedere ci che non si vorrebbe.

La Contessa - Come sarebbe a dire, ci che non si vorrebbe vedere? Dammi! (Prende dalle mani del marito l'occhialetto e guarda da una parte e dall'altra) stranissimo! Hai ragione! composto in modo che invece di mostrare l'oggetto verso il quale puntato, ne fa vedere un altro, a destra o a sinistra. Ah! Ah! Ah! Che invenzione! Ma non credo che l'abbiano inventato solo per questo! Per, come risultato utile in questo caso!

Il Conte - Ah, certo, un affare simile indispensabile ad uno scaltro corteggiatore che non vuole far sapere quale la dama che gli interessa. Ma pu diventare una trappola! Ah! Ah! Ah! Che ridere! La povera marchesa caduta in trappola! Ma pazza ad affliggersi per questo!

La Contessa - S, s. La cosa da ridere, ma lo scherzo stato crudele, se Gisors l'ha studiato proprio per lei. uno scherzo di cattivo genere: un vero scherzo da prete! Oh, povera marchesa! Adesso la capisco.

Il Conte - Anch'io, almeno un pochino. Ma trovo che fa male a prendersela e a farne una tragedia. un'astuzia di guerra. E poi, direi che Gisors non capace d'una simile malvagit, perch questo un po' pi di uno scherzo, e la marchesa non gli ha mai dato una confidenza tale da permettergli un tiro di questo genere. In fondo, una gran buona donna. Ma io scommetto che Gisors non lo sa d'aver indotto in errore proprio lei.

La Contessa - Forse lo sapeva e non gliene importava. Sono curiosa di vedere come la prender e come riuscir a scusarsi.

Il Conte - Me lo farai sapere dopo, angelo mio, perch ora debbo andare. Ho qualche cosa da sbrigare. A presto, dunque.

SCENA IV

La Contessa, poi Gisors

La Contessa - chiaro: la marchesa caduta nel tranello solo per caso, e in quanto veniva a trovarsi l dove sembrava puntato l'occhialetto di

Gisors - Ma dove era puntato in realt? Ecco il mistero! Chi lo interessava veramente? E a quale fine? Forse non possibile arrivarci... Ma eccolo.

Gisors - Stavo gi uscendo di casa, signora, quando per fortuna mi stato portato il vostro biglietto. Un momento dopo nessuno avrebbe saputo dove scovarmi. Di quali ordini volete dunque onorarmi? Nulla potrebbe premermi di pi che l'obbedirvi.

La Contessa - La stessa marchesa, signore, che ieri vi aveva invitato con tanta insistenza ad onorare la sua casa con la vostra presenza, venuta da me stamattina per disdirsi. Ha stabilito, la marchesa, che l'amicizia che ho per lei doveva combinarsi con quella che ho per voi, in modo da farvi sapere che oggi pensa il contrario di quello che pensava ieri. Infatti mi ha dato ordine di avvertirvi che non vi potrebbe mai capitare di trovarla in casa. Sono mortificata, vedendomi forzata a questa odiosa commissione, e doppiamente mortificata per la pena che un cos crudele annuncio vi pu procurare.

Gisors - Indubbiamente, signora, un ordine mortificante quello che mi comunicate. Ma quando penso che mi evitate in questo modo l'affronto che mi sarebbe toccato alla porta della marchesa, debbo ringraziarvi. Sono tuttavia alquanto sorpreso d'un simile modo di procedere, da parte di una signora alla quale sono sicuro di non avere mai mancato in nulla.

La Contessa - No? Dite davvero? Non avete nulla da rimproverarvi? A proposito: mi ha incaricato di restituirvi l'occhialetto. Eccolo.

Gisors - (prendendolo). S, ricordo che ieri aveva detto di volermelo restituire oggi. Ma una cosa di nessun valore. Posso dirvi che sono pi felice di riaverlo dalle vostre belle mani che dalle sue?

La Contessa - Non ho difficolt a crederlo, perch ricevendolo dalle sue vi sareste trovato in obbligo di giustificarvi... e non so proprio come ve la sareste cavata.

Gisors - Ahim, signora! Di che cosa mai avrei dovuto giustificarmi? Vi domando, di grazia, di farmi sapere qual la colpa che mi si pu attribuire.

La Contessa - Ah, la ignorate la vostra colpa! Potete dunque negare che non era la marchesa che sbirciavate in teatro, sebbene tutti lo credessero?

Gisors - Ammetto che il mio occhialetto, essendo un polemoscopio, pu facilmente trarre in inganno. E ammetto anche che non guardavo

La Marchesa - Ma la marchesa non ha ragione d'offendersene, perch in fede mia non sapevo di indurre in errore proprio lei. D'altronde mi sarebbe stato impossibile vedere colei che mi interessava senza tenere l'occhialetto puntato in quella direzione. Sono spiacentissimo che la signora si trovasse giusto giusto sulla traiettoria apparente del mio strumento, e che ora si creda in diritto di lagnarsi. questo il mio delitto e me ne spiace moltissimo, ma debbo dichiararmene innocente perch il mio errore fu involontario. Qualunque altra dama si fosse trovata al posto della marchesa, avrebbe potuto credersi guardata e quindi offesa, dopo aver esaminato il mio occhialetto; bench non sia difficile conoscerne il meccanismo. talmente noto, che a Parigi nessuno si sentirebbe, in un caso simile, di affermare che il guardato questo piuttosto che quello. Sono veramente dispiaciuto per quanto capitato. E vi assicuro che oggi stesso far in mille pezzi il mio polemoscopio.

La Contessa - Voi dunque non sapevate che la dama situata nella direzione giusta del vostro strumento era la marchesa?

Gisors - Se l'avessi pensato, vi giuro che avrei preso un altro palco.

La Contessa - Senza bisogno di cambiare palco, avreste potuto fare a meno di guardare con l'occhialetto. Oppure potevate servirvi di un occhialetto normale e guardare lealmente la dama che vi interessava.

Gisors - Non direi, signora, che mi toccasse procedere in tal modo.

La Contessa - Ma dove guardavate, dunque, se permesso saperlo!

Gisors - Vi chiedo scusa: un segreto che non pu avere altro depositario del mio occhialetto.

La Contessa - Alla buon'ora! Ma dal momento che ieri l'avete lasciato uscire dalle vostre mani, dovete rendervi conto che pu aver rivelato il vostro segreto, perch la marchesa potrebbe aver calcolato le distanze e l'angolo di rifrazione in modo da venir a sapere con certezza dove guardavate. Quindi, se lo sa lei, non potete dire che sono troppo curiosa se desidero saperlo anch'io.

Gisors - Non facile come sembra, signora, perch la certezza sulla persona guardata dipende dalla distanza di chi guarda. Perci chi vuol scoprire il mio segreto, dovrebbe non solo andarsi a mettere nel palco al mio posto, ma sapere se guardavo a destra o a sinistra. Vedete dunque che la marchesa non pu esser certa di nulla e che per conseguenza rimango padrone del mio segreto.

La Contessa - Forse vi sbagliate. Ma fatemi dunque, per piacere, osservare questa singolare macchinetta. Voglio mettere alla prova la sua fedelt. O vi dispiace che io la interroghi?

Gisors - Al contrario, signora, la vostra curiosit mi lusinga. Eccovi l'occhialetto.

La Contessa - (tenendo l'occhialetto aperto in mano). La distanza tra il vostro palco e quello della marchesa pari alla larghezza della platea, e il suo palco di fronte al vostro. La larghezza della platea di dieci tese, cio quante ve ne sono dal posto dove sono in questo momento e il tavolino che vedete laggi. Ora guardo. (Puntando l'occhialetto) Invece di vedere il tavolino vedo la porta della mia camera. (Abbassa l'occhialetto, e dopo aver misurato con lo sguardo la distanza tra il tavolino e la porta) La porta dista dal tavolino pressappoco quattro tese. La larghezza dei palchi di una tesa. Voi guardavate quindi il quarto palco dopo quello del

La Marchesa - Il quarto a destra quello della vecchia contessa Manfredi che nessuno pu aver voglia di guardare. Il quarto a sinistra senza alcun dubbio quello della vostra umile serva, alla quale non dispiace per nulla di riuscirvi interessante e di avervi ispirato un'amicizia uguale a quella che lei sente per voi, bench trovi strano che voi vogliate nasconderla con tanta cura. Ammettete, signore, che il vostro occhialetto non un segretario sufficientemente discreto, e che la marchesa ha potuto certamente cavargli il vero, come ho fatto io. Ho ragionato esattamente? Siete d'accordo?

Gisors - (gettandosi ai suoi piedi). Signora! Non posso negarlo.

La Contessa - Alzatevi, alzatevi! E non ditemi nulla in quella posizione, perch non voglio assolutamente credervi colpevole. Pu darsi che essendo conscio delle vostre intenzioni, voi vi sentiate colpevole, ma delle due una: o vi ingannate o la vostra colpa sar di breve durata. I vostri sentimenti, credetemi, muteranno e diventeranno simili ai miei e a quelli di mio marito, che sono nati dall'amicizia tenera e sincera che avete saputo ispirarci. Riprendete dunque subito il vostro solito contegno. Sento Talvis che esce dal suo appartamento. Vi lascio per andarmi a cambiare d'abito. Ci vedremo dal Maresciallo, se desinate con lui, altrimenti spero di vedervi nel salone comune. State calmo e tranquillo: amateci come noi vi amiamo. Addio, conte! E per quanto riguarda questo mentitore, non abbiatevela a male se ve lo confisco. Non dovete averne pi bisogno. una cattiva compagnia quella di chi ci inganna. Ah! Ah! Ah!

SCENA V

Gisors, poi Talvis

Gisors - Donna meravigliosa! Come ha saputo superare tutto! Cognita e convinta della mia delittuosa passione, vuole considerarla nient'altro che una passeggera infatuazione, destinata a diventare col tempo una pura amicizia. Sono sicuro che questa metamorfosi impossibile, ma se lei ne certa e vi fa conto, debbo lasciarla nel suo errore. Mi incoraggia ad amarla. Ma quale idea hanno dell'amore le donne italiane? Infelice che sono! Dovrei diventare il suo sincero amico, come lei, che pretende di essere la mia sincera amica! Ma come posso desiderare una cosa simile, se ho dentro un fuoco che mi divora! Ci che mi ha permesso di sperare, una vera disgrazia per me. Bisogna tuttavia che io continui a vederla, e che, nuova salamandra, mi abitui a vivere nel fuoco senza timore di consumarmi. Arder per lei e sospirar sommesso, dev'essere il mio motto. Spesso le leggi dell'amore sono severe; ma dov' innamorato che non le accetta? Ecco Talvis: la sua sorte ben pi crudele della mia.

Talvis - Eccoti, mio caro amico, tra le unghie di una donna che credi di avere in mano.

Gisors - Sarei ben dispiaciuto se avessi una intenzione simile.

Talvis - Ma se tu l'ami sinceramente! Cattiva strada hai preso per conquistarla. A che fine, in che amore, un trucco che fatto apposta perch le tue intenzioni non vengano capite? Sappi tuttavia che io ti capisco benissimo e che vedo e intendo tutto. Tu sei come quel cacciatore che mira a due prede per essere certo di colpirne almeno una. Cattivo cacciatore! A questo modo tu vai a rischio di mancarle tutte e due. Intanto, con la tua pessima politica mi sbarri la strada.

Gisors - Credimi, amico: se fossi sicuro che smettendo di corteggiare la contessa contribuirei alla tua felicit, non metterei pi piede in questa casa. Ma questo sacrificio sarebbe inutile, perch non servirebbe ad avvantaggiarti in nessun modo. Tu sei violento, mentre bisogna soltanto essere ardenti! Ma ecco il conte che esce dal suo appartamento.

SCENA VI

II Conte, Gisors e Talvis

Il Conte - (tenendo in mano una lettera). Signori, mia moglie sta facendo toilette, e ne avr per un pezzo, perch va a pranzo in casa del signor duca. Mio caro Gisors, se volete la rivincita sono pronto a darvela al casino.

Gisors - Sicuro che la voglio! Andiamo.

Il Conte - (a Talvis). Ho un biglietto di mia moglie per voi. Tenete. (A Gisors) Andiamo.

Talvis - (che rimasto solo e sta aprendo il biglietto). molto lusinghiero per me. (Legge) Sono molto spiacente, signore, che abbiate previsto di trovare posto sulla mia carrozza per andare a pranzo dal Maresciallo senza parlarmene prima, perch essendo malato il cocchire della signora di San Secondo, le ho promesso ieri sera di passare a prenderla... . vergognoso! (Straccia il biglietto) Non buona la scusa ed scortese il modo, perch la sua carrozza un coup con uno strapuntino molto comodo. Questa donna mi fa perdere la pazienza. Non pensa che a farmi fare delle cattive figure. Non ne posso pi. Debbo cercare di vendicarmi e ne trover la maniera. Punir questa civetteria italiana in modo tale che la signora se ne pentir. Le dar una lezione, perbacco, atroce... e poi? Poi non la rivedr mai pi.

ATTO TERZO

SCENA I

Talvis, poi Gisors

Talvis - (uscendo dal suo appartamento). L'ho vista scendere dalla carrozza con il suo vecchio marito, ma scommetterei qualunque cosa che dal maresciallo ci andata da sola. La signora non ha voluto saperne di me. un'offesa, ancor pi grave perch non ha neppure saputo mascherarla a dovere. Non ne posso pi dalla rabbia. Ma ecco di nuovo la sua ombra. (A Gisors) Molto bene! Avete pranzato allegramente?

Gisors - A meraviglia. Come mai non c'eri?

Talvis - Ho pranzato nella mia camera con un amico che mi ha raccontato una storia sulla nostra bugiardona. Una storia che sta facendo rumore e che finir col metterti sulla bocca di tutti. La stessa marchesa ha cominciato a metterla in giro sottovoce. E non pensare che la storia ti faccia molto onore. Devi sapere che non te ne fa neanche un po', bench sia stata abilmente costruita secondo il gusto italiano. Pare che la contessa finga di trovar sublime la tua politica. Intanto ecco che la tua passione non pi un mistero per nessuno.

Gisors - Solo i fannulloni possono trovare interesse a simili pettegolezzi. La marchesa fa male a mettere in circolazione codeste sciocchezze, interpretandole malamente e dandovi troppa importanza. Tuttavia spero che si avr cura di non prendermi troppo in giro, perch mi potrebbe venire il capriccio di far finire lo scherzo.

Talvis - Penso che non vorrai impedirci un po' di divertimento. Sono qui ad aspettare che esca la contessa per domandarle senza troppi complimenti qual la ragione per la quale non ha voluto accompagnarmi a casa del maresciallo, quando so che vi andata da sola.

Gisors - Te la posso dire io la ragione. passata a prendere la signora di San Secondo, ma l'ha trovata con un forte mal di testa.

Talvis - Benissimo. Ma avrebbe potuto ugualmente prendermi con lei, perch la sua carrozza ha un comodissimo strapuntino.

Gisors - Direi che nonostante la tua accortezza, tu voglia ostinarti a rugare: vuoi riuscire piacevole e intanto fai tutto il possibile per renderti antipatico.

Talvis - perch sono sincero. E comincer col dirti che non ho bisogno delle tue lezioni. Non sarai tu a insegnarmi che bisogna servirsi di un inganno per arrivare a una dichiarazione. Non mi hanno insegnato mai ad usare delle astuzie per soddisfare i miei desideri. Il gioco dell'occhialetto pu essere piaciuto alla contessa, ma spiaciuto moltissimo alla marchesa, che non te lo perdoner mai. Se rimani potrai essere presente a una bella scena.

Gisors - Quale scena?

Talvis - Pretender che la contessa mi spieghi sui due piedi la ragione del suo affronto. Tocca a lei giustificarsi. Voglio persuaderla che il suo modo di fare disonesto, odioso, insopportabile.

Gisors - E il tuo violento, grossolano, ingiusto; perch alla fine ciascuno padrone di fare il proprio comodo, e una donna, in particolare, pu usare come crede i suoi favori, distribuirli a chi vuole come le pare. Tanto pi che questa donna ha dei doveri da rispettare e dei sentimenti da nascondere.

Talvis - Quello che tu dici pu essere vero in genere, ma non con chi sia, come me, poco disposto a sopportare. E cerca di capire che il tuo tono da apostolo con me ha poco successo.

Gisors - Il mio tono quello di un amico e di un leale compagno d'armi. Vorrei vederti tranquillo e ragionevole. Tu hai il privilegio di alloggiare qui e di sedere a tavola tutti i giorni con lei. La qualit di amico di casa dovrebbe bastarti, mi sembra, e indurti a vincere un'inclinazione che tu lasci capire troppo apertamente e che la contessa deve far finta di non capire, perch infine, in citt, non si mai detto nulla di men che rispettoso sul suo conto. Dovresti anche pensare che ha un marito e che la sua reputazione...

Talvis - Quale reputazione? Le tue prediche mi seccano. Tu parli all'aria.

Gisors - Non capisco cosa intendi, quando dici che parlo all'aria. Mi dispiace soltanto che tu disprezzi il buon consiglio che voglio darti.

Talvis - E quale consiglio mi darebbe la signoria vostra, per piacere?

Gisors - Quello di abbandonare il progetto di sedurla, perch un insulto per lei. Senza contare che non ne verresti mai a capo. Credilo: un consiglio d'amico.

Talvis - Questo quello che si dice parlare all'aria. Ma alle tue parole cos precise, devo dare una risposta altrettanto chiara. Innanzi tutto tieni per te il tuo consiglio, che ti servir; poi sappi che il progetto che tu credi impossibile, per me gi andato in porto; affare fatto. Ci che mi irrita, l'incostanza, e il dover far posto ad altri. Tocca quindi a te mollare. Ho parlato chiaro?

Gisors - Cosa mi tocca sentire! Tu menti, infame! Ne sono sicuro. L'onore di tutta la nostra nazione, quello della contessa e quello di questa casa che tu sei indegno di abitare, esigono che io ti faccia sputare l'anima o che tu mi strappi dal cuore la mia, che hai avvelenato. Mostro! Ma ci penser io alla reputazione della contessa! Seguimi, traditore, e andiamo ad ammazzarci in silenzio, dove nessuno potr intromettersi per separarci. Vendicher l'innocenza e l'ospitalit che tu offendi. Seguimi! (Si incammina).

Talvis - (trattenendolo). Fermati! Ascoltami! In questo momento ho bisogno di sangue freddo e ne ho abbastanza per darti una prova della mia amicizia. Calmati un momento, e poi andremo a batterci all'ultimo sangue, se lo vorrai. Te lo prometto. Ma ora, puoi ragionare un momento ed ascoltarmi?

Gisors - Parla!

Talvis - So benissimo che un uomo d'onore deve aver cura della reputazione di una dama, e che qualunque indiscrezione pu insozzarla. Ma, dimmi: possibile essere indiscreto senza essere mentitore?

Gisors - S. possibile.

Talvis - Allora ti dico che non sono un mentitore bench la mia ingiusta collera mi abbia reso indiscreto. E sostengo che tu non puoi obbligarmi a un duello se non nel caso in cui io non riesca a persuaderti di aver detto la verit.

Gisors - Scellerato! Come puoi pensare di persuadermi? Di farmi credere che hai trionfato della virt della contessa?

Talvis - S, e molto facilmente. Dopo, te lo ripeto, andremo a batterci, se ne avrai ancora voglia.

Gisors - Non riesco a capire come farai a convincermi di una cosa simile.

Talvis - Ci metteremo sopra anche cento luigi, se sei d'accordo.

Gisors - Vada per i cento luigi. E ti prometto, per di pi, che se dovessi perdere, rinuncer a battermi.

Talvis - Benissimo. La scommessa partita. E ho la tua parola che se la perderai non ci batteremo.

Gisors - Ma chi sar giudice tra di noi?

Talvis - Lei:

La Contessa - La sfider a negare il fatto.

Gisors - (alzando la voce). Come? La contessa? il colmo della scelleratezza, la pi orribile delle calunnie. (Sfodera la spada). Al rumore del ferro, la Contessa esce dalla sua camera e accorre, andando a mettersi davanti a Talvis. Il Conte suo marito resta immobile ad osservare la scena sulla porta del suo appartamento, senza che i due ufficiali lo vedano. All'apparizione della Contessa, Gisors rimette la spada nel fodero.

SCENA II

La Contessa, Gisors, Talvis e il Conte (in disparte)

La Contessa - (a Gisors). Cosa succede? Signor di Gisors, cosa pu essere accaduto di cos grave da farvi dimenticare che siete in casa mia?

Gisors - Ho torto, signora, ma nonostante che l'apparenza mi condanni, quel che avete visto non fu che una conseguenza del rispetto che ho per voi. Vi chiedo umilmente perdono. la prima volta in vita mia che vengo meno a un preciso dovere e sar l'ultima. Permettete, signora, che mi allontani.

La Contessa - (arretrando di qualche passo per impedirgli di uscire). No. Voi non uscirete da questa casa prima che io sia certa che non capiti altrove ci che per fortuna non accaduto qui. Posso conoscere la ragione della vostra disputa?

Talvis - S, signora. Dovete saperla, perch voi siete la sola che pronunziando una parola potr impedirci di andare altrove a risolvere la nostra questione. Abbiamo scommesso cento luigi sopra un fatto del quale solo voi potete essere giudice. Toccher a voi dire chi di noi due il vincitore. Quando avrete parlato, e il perdente avr pagato, diventer inutile il duello perch cos abbiamo convenuto e Gisors mi ha dato la sua parola.

Gisors - vero, signora.

La Contessa - Dite dunque di che si tratta e se la decisione deve proprio venire da me, sar felicissima di poter risolvere la vostra questione. Dir tutto quello che ne so.

Talvis - Ecco il fatto in poche parole. Mi lagnavo della vostra severit nei miei riguardi, quando il signore, per calmare le mie lamentele, pens di darmi un bel consiglio: smettere di farvi la corte. Perch, a suo dire, non sarei mai riuscito ad ottenere i vostri favori. Seccato da questi sciocchi consigli, gli ho risposto di tenerseli per lui, perch ai vostri favori ero gi arrivato. Egli mi ha chiamato mentitore e stavamo per ammazzarci quando sono riuscito a calmarlo con la promessa di arrivare a persuaderlo che dicevo il vero. Egli accett la mia proposta ed io non ho voluto mettere in gioco altro che la somma di cento luigi. Egli me la pagher se ho detto il vero, oppure la pagher io a lui se voi mi smentirete. Vedete dunque, signora, che solo voi potrete dar sentenza su questo affare e definirlo totalmente in un istante.

La Contessa - (fortemente turbata, guardando Gisors e con voce tremante). Avete dunque scommesso cento luigi con quest'uomo, sostenendo che ha mentito?

Gisors - (con voce affannosa). S, signora.

La Contessa - (si raccoglie in se stessa e tiene gli occhi rivolti a terra; poi, dopo breve riflessione, alza gli occhi su Gisors e con voce flebile) Signore di Gisors, avete perduto. Tocca a voi pagare i cento luigi. Signori! Vi prego di uscire da casa mia e di non mettervi pi piede.

I due rivali escono, Talvis precipitosamente. Gisors a passi lenti coprendosi il viso con le mani. La Contessa si volta per ritirarsi nella sua camera, ma vedendo suo marito sviene e cade nelle sue braccia.

SCENA III

Il Conte e la Contessa

Il Conte - Nanette! Mirabeau! Una poltrona, un po' d'acqua fresca! (La Contessa vien fatta sedere e riprendere i sensi) Stai tranquilla, angelo mio, che ho sentito tutto e sono convinto che non si tratta che di bugie. Mai una donna riuscita con pi spirito e prudenza a togliersi dai guai che gli stava procurando la pi sfrontata impudenza. Ti ammiro e ti ringrazio. Il tuo animo lo conosco a fondo. Talvis un mostro che domani non esister pi. Ti do la mia parola. E Gisors il pi onesto di tutti gli uomini: non avrebbe mai dovuto scommettere, ma lo scellerato lo ha tratto in inganno.

La Contessa - (tenendosi un fazzoletto premuto contro la guancia). Ho pensato di condannare l'innocente a pagare la scommessa per confondere l'infame.

Il Conte - Hai ragionato come un angelo. stato il cielo, e la tua intelligenza, che ti hanno ispirato a dichiarare vincente il calunniatore. Talvis fu come colpito da una folgore, quando sent la tua sentenza. Sperava di vedersi condannato a pagare per soddisfare il suo proposito di vendetta. Avrebbe pagato la scommessa allegramente e poi avrebbe raccontato l'avventura a tutta la guarnigione. L'opinione del mondo ti avrebbe giudicata colpevole proprio perch avevi voluto dichiararti innocente, e Gisors stesso, risultando vincitore, non avrebbe avuto di te la buona opinione che deve avere oggi malgrado la tua incredibile confessione. Penserebbe anche lui come tutti, che hai condannato Talvis a pagare solo per punirlo della sua indiscrezione. Invece, i cento luigi che quello sciagurato ha vinto gli costeranno cari.

La Contessa - Se penso alle chiacchiere che si faranno su questa storia...

Il Conte - Bisogna avere un po' di pazienza. La faccenda tale che terr per forza in sospeso ogni giudizio per alcune ore. Ma domani, ti assicuro che correr una sola voce sul tuo conto, e la verit apparir in tutta la sua evidenza. Risulterai pura come la rugiada del cielo, mia povera moglie. Intanto penso che stasera dovrai comparire con me alla serata in casa del Maresciallo. Mi farai questo favore?

La Contessa - Ah, mio caro amico, ti prego proprio di lasciarmi a casa. Capisco tutta la bellezza di questo passo, ma non avrei la forza di parteciparvi. Pensa al colpo mortale che ho subito. E poi, lo sai che gli sciocchi e i maligni sono pi numerosi dei buoni amici e delle persone intelligenti! Mi accaduta una cosa troppo grave. Nonostante la mia innocenza, l'avventura rimane una cosa mortificante per me. Debbo considerarmi in lutto, bench non si tratti che di una calunnia, fino a quando l'opinione pubblica pronunzier la sentenza con la quale verr dichiarata senza colpa.

Il Conte - Forse hai ragione, anima mia, ma non potrai impedire a me di comparire alla riunione.

La Contessa - Questo no. Anzi, ti prego di andarci. Ma ti scongiuro di non parlare per nulla della faccenda.

Il Conte - Te lo prometto e sono persuaso che nessuno oser parlarne per primo. Intanto ti lascio perch debbo prendere qualche disposizione che credo opportuna. Ecco la marchesa che viene a farci visita. Ne sono felice perch non voglio lasciarti sola. Cerca di recuperare il tuo buon umore.

SCENA IV

La Marchesa e la Contessa

La Marchesa - Vengo ad informarti, mia cara amica, su qualche cosa di molto interessante. Si tratta di una conversazione che durata solo un quarto d'ora, ma che stata vivacissima. I miei sentimenti di amicizia verso di te mi hanno fatto volare a casa tua per riferirti tutto.

La Contessa - Conosco troppo bene il tuo cuore. Non hai mai perso occasione per dimostrarmi la tua amicizia. Sono quindi sicura che tutto quanto mi dirai mi interesser. Di che si tratta, dunque?

La Marchesa - Tu sai che sono rimasta al palazzetto per terminare la partita a carte insieme al Maresciallo contro La Brignole che ci giocava contro. Stavamo proprio per finire, quando Gisors entr con dipinto sul suo viso, sempre interessante, i segni pi vivi del dolore e della disperazione. Che avete, Gisors? gli chiese sorpreso il maresciallo. Allora Gisors, mia cara amica, in presenza di pi d'una ventina di ufficiali e di tutte noi, raccont per filo e per segno e con i pi minuti particolari la storia inaudita capitata una mezz'ora prima. Avrebbe potuto accadere che il rapporto di Gisors, fatto cos pubblicamente, non venisse molto apprezzato dai presenti, o che qualcuno lo ritenesse un espediente per vendicarsi della perdita dei cento luigi, o per sollecitare l'intervento del maresciallo nel caso che, malgrado la sua promessa, volesse battersi con

Talvis - Invece, niente di tutto ci, mia cara, perch nel racconto di Gisors tutti hanno visto la pi grande sollecitudine per il tuo onore che lo scellerato Talvis aveva fatto pendere in dubbio per un momento, e il dolore che egli provava per essersi lasciato ingannare da quel mostro accettando una scommessa che poteva avere conseguenze funeste. Conseguenze che egli avrebbe dovuto prevedere! Tutta la compagnia fu presa dall'orrore, e il maresciallo, siccome sai non lascia mai apparire in viso i suoi sentimenti, non ha potuto nascondere ci che gli passava nell'animo nell'udire la narrazione di quell'obbrobrio. Alla fine del racconto di Gisors era pallido come la morte, ma un momento dopo era diventato di fuoco. Non disse una sola parola. Si alz, entr nel suo ufficio chiamando con s un aiutante e nessuno sa come si regoler. Ma certo che tu sarai vendicata. Ah! Che orribile mostro! Ma Gisors! disperato. Mi addolora, il pensiero che egli abbia avuto la disgrazia di comprometterti e che tu sia ormai obbligata a non riceverlo pi in casa tua nonostante la tua onest. Ma nelle buone usanze. Il tuo onore esige questo sacrificio. O m'inganno, forse?

La Contessa - No, che non t'inganni, mia cara amica: non pu essere diversamente. Ma ti potrei dire qualche cosa di pi.

La Marchesa - E che?

La Contessa - Che non vedr pi nessuno.

La Marchesa - Vuoi dire degli stranieri.

La Contessa - N stranieri n del luogo. Solo i miei parenti.

La Marchesa - Perci, la nostra buona societ la vedrai soltanto nelle case altrui.

La Contessa - Certo. E spero, che pur essendo oggetto di compassione per tutti, mi si accetti con piacere. Vorrei convincermi che questa brutta faccenda non mi ha fatto alcun torto. Ma la mia casa, sempre chiusa d'ora in avanti, costituir una specie di monumento degno di rispetto, utile per insegnare a vivere e a castigare l'imprudenza.

La Marchesa - Quel Talvis mi ha sempre fatto paura.

La Contessa - Cosa questo chiasso nel mio cortile?

La Marchesa - (dopo aver guardato da una finestra). I domestici di Talvis pare che si vogliano battere coi tuoi vicino ad un mucchio di valigie e di involti.

La Contessa - Evidentemente sono gli effetti di un ordine che mio marito deve aver dato uscendo. Il guardaroba di quel mostro viene gettato nella strada. E non che l'inizio.

La Marchesa - Il maresciallo far certamente ben di pi. Dispotico com' per suo carattere e cos geloso dell'onore francese, dar certo un grande esempio. Ma ecco tuo marito.

SCENA V

II Conte, la Contessa e la Marchesa

Il Conte - Sono andato a casa del maresciallo di Richelieu per parlargli, ma non ha voluto neppure lasciarmi aprir bocca: mi ha abbracciato e mi ha piantato in asso. Ho incontrato Gisors che si studiato di evitarmi. tenendo il viso coperto con le mani. Vi assicuro che quell'adorabile giovane fa piet. Deve avere l'animo in uno stato ancora peggiore del nostro. Un aiutante di monsignore mi ha detto che tutti gli ufficiali francesi sono in giro alla ricerca di Talvis che dovr essere messo in prigione incatenato. Ma intanto ho regolato le cose in un modo spero soddisfacente... Che c'? (Un paggio consegna un biglietto alla Contessa).

La Contessa - del signor maresciallo. (Legge a voce alta) Se la signora contessa vorr passare la sera in casa sua a ricever gente, il maresciallo di Richelieu avr l'onore di vederla insieme al suo seguito .

Il Conte - A meraviglia. Il duca di Richelieu quel che si dice un uomo di spirito. Scrivigli subito che sei onorata della sua richiesta e che non uscirai di casa. (Mentre la Contessa scrive) Cos va il mondo, bella marchesa: capitano delle cose inevitabili e tali da sconvolgere la buona societ. E non c' prudenza la pi consumata che possa scongiurarle. Cose che, a prima vista, sembrerebbero da coprire col pi profondo silenzio, ripensandoci, si capisce che invece meglio farle risplendere alla luce del sole.

La Contessa - (consegnando al paggio la risposta). Tu sai (al marito) che il maresciallo cena.

Il Conte - Ci ho gi pensato. Ma non te ne preoccupare: cerca solo di riprendere, se ti possibile, tutto il tuo buon umore.

La Marchesa - Devo tornare un momento a casa mia per dare qualche ordine. Ma ecco la carrozza del Maresciallo nel cortile. Allora rimango.

Il Conte - (alla moglie). Si vede che aspettava qui vicino la risposta al tuo biglietto.

SCENA VI

Il Maresciallo, la Contessa, il Conte e la Marchesa (in disparte)

Il Maresciallo - Vengo a rendere omaggio all'onest oltraggiata. Fra due ore tutta la nobilt di Cremona lo sapr. Vengo anche ad applaudire, signora contessa, una presenza di spirito della quale non vi sono esempi nella storia. Avete trionfato facendo vincere la scommessa a un mostro che avreste potuto impunemente far gettare dalla finestra.

La Contessa - Sono veramente felice, monsignore, di vedere la mia condotta approvata dal pi grande uomo di Francia.

Il Maresciallo - C' qualcuno fra i miei amici, signora, che vorreste escludere da questa compagnia?

La Contessa - Nessuno, signor duca, fosse pure un mio nemico.

Il Maresciallo - In tal caso sarebbe anche il mio! Voi permetterete dunque al figlio del maresciallo di Belle-Isle di entrare in casa vostra? in anticamera.

Il Conte - Andr io stesso a prenderlo. Tutte le illustrazioni per la commedia inedita di Casanova sono tratte dalle opere di Pietro Lon- ghi: 1) Dama e cavaliere sul di vano ; 2) La lettera del moro ; 3) La seduzione ; 4) L'indiscreto ; 5) Due gentiluomini in vestaglia .

SCENA VII

Gisors e detti

Il Maresciallo - (mentre Gisors entra tenuto per mano dal conte). Viene a ringraziarvi signora, di avergli fatto pagare con cento luigi la prima storditezza, credo, che abbia commesso nella sua vita. (A Gisors) Non vero? Confessate che non vorreste averli guadagnati.

Gisors - Vorrei pagarne mille, monsignore, ed essere stato tanto accorto da non accettare la scommessa.

La Marchesa - (a Gisors). incredibile che col vostro buon senso siate caduto in una trappola destinata a compromettere la contessa.

Gisors - Il buon senso, signora, non serve pi quando offuscato dalla collera. Ho perso tutta la fiducia che avevo nel mio, quando mi sono accorto di non aver saputo prevedere le conseguenze che potevano derivare da un falso ragionamento. Vorrei proprio essere ammesso a domandar perdono alla rispettabile dama che la mia sventatezza ha indotto in errore.

La Marchesa - Non avete bisogno di fargli le vostre scuse. Essa ha dimenticato tutto e vi rivedr sempre con piacere, tanto pi che in obbligo verso di voi, perch gli avete insegnato a temere per sempre... chi dice le bugie.

Il Maresciallo - (dopo aver sentito in un angolo ci che gli ha riferito un aiutante). strano che non si trovi Talvis in nessun posto. Ma finiremo con lo scoprirlo, perch deve essere degradato. una soddisfazione che bisogna dare a tutto il suo reggimento. Occorre un esempio spettacolare, affinch la cortesia francese possa mantenere la sua reputazione di superiorit su quella italiana. Ancora un biglietto. Sempre grane... (Legge a bassa voce) Mi pare di averne gi avute abbastanza. (Dopo aver finito di leggere) C' da stupire, ma solo per rapidit, perch il resto me lo aspettavo. Ascoltate tutti: molto interessante. Chi mi scrive l'ufficiale di guardia alla porta di Milano. (Legge) Un caporale, mentre si recava con quattro soldati a dare il cambio alle sentinelle, ha trovato a cinquanta passi dal bordo della strada il cavaliere di Talvis morto stecchito e l'ha fatto trasportare in questo momento al mio quartiere di guardia. L'ho fatto spogliare e non gli ho trovato alcuna ferita. Non stato derubato, apparentemente, perch sono stati trovati su di lui una borsa di danaro e degli orologi. P.S. Viene notato in questo momento il segno quasi impercettibile di una puntura in corrispondenza del polmone sinistro. Un chirurgo che presente dice che deve trattarsi di un colpo di lesina che gli ha forato il cuore . Far cercare l'assassino per farlo arrotare, ma con questo non si potr far risuscitare il pazzo, che poteva fare a meno, proprio oggi, di andarsene a passeggiare a piedi fuori della citt. Mi dispiace, signora contessa, che questo assassinio mi obblighi a rimandare ad un altro giorno il piacere di cenare con voi... Comprenderete certo i miei obblighi. Debbo andare ad emanare degli ordini per scoprire il colpevole di questo delitto. Voi vedete, signora, che il cielo ha fatto le vostre vendette, ma sono sicuro che il vostro cuore dovr soffrirne, anche se la vendetta fosse opera vostra.

Epilogo di Piero Chiara

La commedia casanoviana che abbiamo riesumato dopo quasi due secoli e che forse non fu mai portata in scena, sembra appartenere a un genere imprevedibile di teatro aperto ; il suo finale appare infatti suscettibile di ulteriore svolgimento. chiaro che la morte di Talvis stata comandata dal Conte e che il maresciallo di Richelieu non lascer impunito il delitto, ma la conclusione del dramma sembra affidata alla fantasia dello spettatore, la quale potrebbe coincidere con quella del Casanova, che aveva probabilmente pensato a un suo finale, ma che si era guardato bene dallo sceneggiarlo per timore di

offendere i suoi protettori con lo spettacolo di un cinismo e di una amoralit che poteva pi impunemente riversare nelle sue memorie autobiografiche.

Piero Chiara, che dopo aver curato la prima edizione integrale italiana della Storia della mia vita del Casanova, l'epistolario e le opere minori dell'avventuriero veneziano, ha riscoperto e tradotto II polemoscopio, si preso l'arbitrio di un'aggiunta, o meglio di una conclusione, che mette in linea l'opera con la morale casanoviana e con il clima dell'epoca libertina.

ATTO QUARTO

(EPILOGO)

SCENA I

Il Duca di Richelieu, il Conte, la Contessa, la Marchesa, i servi Mirabeau e Nanette

Il Duca - ( seguito da due ufficiali francesi in divisa, armati di spade che tengono sguainate e puntate verso terra). I miei ufficiali, dopo avere ispezionato il cadavere di Talvis, si sono dati alla ricerca del suo assassino. Raccolti alcuni indizi importanti, sono pervenuti all'arresto di un giovane calzolaio della citt, il quale interrogato da me e messo alle strette, non ha potuto continuare a lungo nel negare la sua partecipazione all'assassinio di

Talvis - Era evidente che il giovane non poteva aver agito di propria iniziativa, e che dietro al suo gesto, al suo barbaro gesto, vi era un mandante. Premuto dalle mie interrogazioni, il giovane calzolaio ha rivelato il nome del suo mandante. Conte, avete nulla da dire?

Il Conte - Nulla.

Il Duca - Ebbene, proseguir. Il giovane ha detto di aver avuto duecento luigi da voi, signor conte, per compiere il suo delitto. Egli ha ucciso Talvis per vostro incarico ed stato compensato con duecento luigi. Signor conte, vi dichiaro in arresto! Il Tribunale Militare giudicher voi e il giovane che dietro vostra istigazione ha compiuto l'assassinio. (Rivolgendosi ai due ufficiali che attendono alle sue spalle con le spade sguainate e indicando il Conte) Arrestatelo! (I due ufficiali avanzano, afferrano il Conte ciascuno per un braccio e lo portano fuori. Rivolto alla Contessa) Mi dispiace, signora. Sono veramente afflitto! Ma ci che accaduto mi obbliga a procedere con tutto il rigore possibile. Ho il dovere di portare a fondo le indagini, di individuare e di punire i responsabili. L'onore e l'integrit dell'armata sono affidati alle mie cure. Ero disposto a degradare pubblicamente Talvis per la mancanza di rispetto e per il comportamento scorretto che ha avuto nei vostri confronti. Ma ora debbo agire ben pi severamente contro chi lo ha tolto proditoriamente dal mondo, contro chi si reso colpevole dell'assassinio di un ufficiale francese!

La Contessa - Monsignore, l'offesa che io ho ricevuto era gravissima, ma mio marito si sarebbe accontentato, al pari di me, delle riparazioni che voi avevate promesso. Non penso che possa aver voluto la morte del povero

Talvis - Sono convinta che innocente. Confido nella vostra giustizia e spero che rimanderete a casa al pi presto.

Duca - Sar fatta giustizia! Non dubitate. (Esce coi due ufficiali e col conte).

La Contessa - (rivolgendosi alla Marchesa). Che ne pensi, mia cara?

La Marchesa - Secondo me il duca deve procedere. Ma vedrai che finiranno col giustiziare il giovane assassino e mandar libero tuo marito.

La Marchesa abbraccia la Contessa, poi esce. La Contessa si ritira nel suo appartamento. I servi riordinano il locale.

SCENA III

II Duca di Richelieu, Mirabeau, poi la Contessa

Il Duca - (battendo alla porta). Aprite!

Mirabeau - Eccomi.

Il Duca - La signora contessa?

Mirabeau - Vado a chiamarla. La Contessa - (entrando e inchinandosi leggermente). Monsignore...

Il Duca - Contessa, il Tribunale Militare, presieduto dall'ufficiale pi anziano della guarnigione e composto da ufficiali superiori, ha sentenziato.

La Contessa - Ahim! Quale triste presentimento mi coglie alle vostre parole.

Il Duca - Rassegnatevi, contessa. La sentenza stata durissima, ma quale si richiedeva per un fatto di tanta gravit. Il giovane responsabile materiale dell'assassinio sar impiccato. Vostro marito, per mio intervento, sar passato per le armi con tutti gli onori del suo rango. (La contessa sviene, con un gemito) Servi, accorrete! (Accorrono Mirabeau e Nanette e si piegano sulla Contessa. Il duca esce).

SCENA IV

La Contessa, Gisors e la Marchesa

La Contessa seduta da sola nel salotto. Entra Gisors.

La Contessa - Voi qui, Gisors? Quali notizie?

Gisors - (scuotendo il capo). Tristi notizie, contessa. Domani all'alba la sentenza sar eseguita. Vi stato concesso di incontrarvi con vostro marito per l'ultima volta. Qui fuori vi aspettano due ufficiali che vi scorteranno fino al carcere. A me stato dato soltanto l'incarico di riferirvi questa concessione del duca di Richelieu.

La Contessa - Grazie, Gisors (Gisors esce).

La Marchesa - (entrando in quel momento). Amica mia, che orrore! La notizia della sentenza ha atterrito tutta la citt. Molti giustificano il conte, altri giudicano severamente il suo operato. In quanto a me, non so che dire. Quel povero Talvis ucciso cos barbaramente... al margine di una strada e per mano di persona vile...

La Contessa - (sedendosi sopra una poltrona e lasciandovisi andare). Tutto ci che accaduto stata opera di

Talvis - Se quel miserabile non avesse tentato di trarre in inganno Gisors, se non avesse concepito per me un'indegna passione, se avesse rispettato le leggi dell'ospitalit e dell'onore, oggi non saremmo al tramonto di questo giorno terribile, sul quale domani si alzer un'alba sanguinosa. tu passassi questa notte cos sola, abbandonata da tutti. Posso farti compagnia fino a domattina?

La Contessa - Mi fa piacere questa tua visita, ma ti prego torna a casa tua. Preferisco star sola.

La Marchesa - Da un momento all'altro pu arrivare la notizia che al conte stata concessa la grazia. Si dice che Gisors abbia spedito un messo veloce all'accampamento di suo padre, il duca di Belle-Isle. Se il duca di Belle-Isle intervenisse...

La Contessa - Non oso sperare. Ma... Vattene pure, amica cara.

La Marchesa - Addio, mia cara. A domattina

Gisors - (entrando). Contessa.

La Contessa - (volgendosi vivamente verso Gisors). Gisors!

Gisors - (si guarda attorno, va a guardare dalle porte per assicurarsi che la servit non nelle adiacenze. Poi, avvicinandosi alla Contessa). Amore mio!

La Contessa - Amore mio! (/ due si stringono in un lungo abbraccio).

Gisors - (sciogliendosi dall'abbraccio e andando verso il proscenio con la Contessa per mano, che volge il capo quasi vergognosa). IlPolemoscopio! Uno strumento, dicono gli scienziati, che per effetto della rifrazione consente di guardare in un luogo e di

Gisors - (rientrando). Contessa, i due ufficiali vi aspettano.

La Contessa - Eccomi.

Uscita la Contessa, la scena si oscura lentamente e seguono rumori lontani di ronde che passano, le voci del Chi va l , il suono delle ore da una torre.

SCENA V

La Contessa, la Marchesa, Nanette e Mirabeau

notte. La scena oscurata. La Contessa in dsabill seduta su di un divano in atteggiamento doloroso.

Nanette. Signora contessa, perch non prova a distendersi un momento sul suo letto?

La Contessa - Vai pure a dormire, Nanette. Lasciami.

Mirabeau - (entrando). La marchesa al portone con due servi che l'hanno accompagnata con le fiaccole. Vuole vedervi.

La Contessa - (sconsolatamente). Fatela entrare.

La Marchesa - Mia cara, non ho voluto che

Sar qui prestissimo. (Esce. La scena si oscura completamente. Quando dopo un po' si rischiara, si ode un battere di ore in lontananza, poi il canto di un gallo. Si sente, sempre in lontananza, il passo cadenzato di squadroni che marciano, rumore di carrozze e rulli di tamburi. Lentamente la scena si rischiara del tutto. Viene la mattina). Nanette - (entrando con un vassoio). Signora contessa, la cioccolata...

La Contessa - (indicando un tavolino). Posate l, Nanette. (Nanette esegue poi esce. La Contessa si avvicina prima a una finestra poi ad un'altra).

SCENA VI

La Contessa, poi Gisors

La Contessa - ( avvolta in veli neri e si muove lentamente per il locale). Tutto finito. La sentenza stata eseguita. Nessun intervento ha potuto scongiurare la tragedia. N il vescovo, n i miei parenti, n i passi del maresciallo di Belle-Isle presso il duca di Richelieu, sono valsi a mutare la severa sentenza.

vedere in un altro. Ni ne abbiamo applicato il principio ai sentimenti o alle loro apparenze. Il povero conte ha visto in Talvis la passione che era in me. La marchesa si creduta amata da me, che invece pensavo solo a costei. (Accenna alla Contessa). Ed ecco il risultato di quegli effetti prodigiosi : il povero conte fa uccidere Talvis e il maresciallo, applicando la legge con giusto rigore, spedisce il conte all'altro mondo. Se questi sono i principi dell'ottica newtoniana, bisogna dire che li abbiamo saputi usare nel miglior modo possibile. (Si volge verso la Contessa, che ha continuato a tenere per mano, si allontana da lei sempre tenendola per mano come in un passo di danza e prova .a guardarla ora volgendo il capo da una parte ora dall'altra, con l'occhialetto che la Contessa gli riconsegna in quel momento togliendolo dal petto. Scosta l'occhialetto e di colpo attira a s la Contessa che stringe in un altro lungo abbraccio. Dietro le spalle della Contessa, il polemoscopio, tenuto nella mano del Conte, brilla vivamente colpito da un riflettore).

Piero Chiara

    Questo copione è stato visto: