Il prigioniero della seconda strada

Stampa questo copione

IL PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA

IL PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA

Due atti di

Neil Simon

Personaggi:

                                               Mel Edison…………… il prigioniero

                                               Edna Edison………….. moglie di Mel

                                               Harry Edison…..……..  fratello di Mel

                                               Jessie…………………. sorella di Mel

                                               Pauline……………….. sorella di Mel

                                               Pearl………………….. sorella di Mel 

                                               Voce di uomo fuori scena

                                               Voce di donna fuori scena

                                               Kenneth Murpy………… speaker radiofonico

                                               Roger Keating………….. speaker radiofonico

Un appartamento al 14° piano di uno di quegli edifici nati come funghi nell’East Side di New York, situato fra l’ottantottesima e la seconda strada. Visibili per noi, soggiorno con porta-finestra che da su un balconcino. Dal balcone si vedono solo gli edifici che stanno i fronte.  

Murphy           (voce alla radio) S, si, si, è sempre la voce della notte, di stanotte e di ogni notte. A voce del “credetemi vostro” Kenneth Murphy, che vi racconta il raccontabile e l’irraccontabile di New York. (riflessivo) C’è qualcosa di raccontabile a New York? Ragazzi ottavo giorno consecutivo di caldo record, questo è il raccontabile a NewYork! Boccheggia la grande signora… 40 gradi! La sua febbre di vivere è febbre da crepare. Mettiamo in frigo la Grande Mela o la troviamo cotta. 40 gradi, ragazzi, si, si, si, da domani i deodoranti saranno quotati in borsa. Di questo passo, parola di Kenneth Murphy, avremo una tale siccità che a Central park vedremo gli alberi inseguire i cani. Baaasta con le brutte notizie… vai con le faaantastiche! Aaaaltre sospensioni di energia elettrica nella City. Agli abitanti di Queens, Jackson Height e della zona di Bedford a Brooklin, è mancata la luce per diciotto ore! Peggio che andar di notte! In municipio gli assessori si sono riuniti in seduta permanente per decidere cosa faranno mancare domani a New York. Sempre la voce della notte, di stanotte  di ogni notte. (su uno sbadiglio) La voce del “credetemi sempre vostro” Kenneth Murphy che vi racconta… (sfuma)

    

ATTO PRIMO

Scena 1

All’alzarsi del sipario è buio. Sono le due del mattino di una  torrida notte d’estate. Mel, in pigiama, vestaglia e ciabatte, siede sul divano gemendo.

Mel                 Oh, Dio, Oh Dio onnipotente… (si accende la luce)

Edna               (entra in camicia da notte) Che cos’hai?

Mel                 Non ho niente, torna a letto.

Edna               Sei sicuro?

Mel                 Sicuro, torna a letto. (lei torna in camera e spegne la luce) Oh Dio, oh Dio, Dio…

Edna               (rientra infilandosi la vestaglia  e riaccende la luce) Cosa c’è, non riesci a dormire?

Mel                 Se ci riuscissi starei qui a invocare Dio alle due del mattino?

Edna               Che cos’hai?

Mel                 Sai che ci sono 4 gradi qua dentro? Il 23 luglio in piena ondata di calore, qua dentro ci sono 4 gradi.

Edna               Ti avevo detto di spegnere il condizionatore.

Mel                 E poi come respiriamo? (indica la porta-finestra) 40 gradi fuori e 4 in casa. Beh, in fondo c’è facoltà di scelta: polmonite o colpo di calore.

Edna               Possiamo spegnere il condizionatore per un’ora, poi quando ricomincia a far caldo lo riaccendiamo.

Mel                 Ogni ora? Sette volte per notte? Buona idea non c’è male come condizionamento da condizionatore!

Edna               Mi alzerò io.

Mel                 Ti ho detto un migliaio di volte di chiamare il tecnico, sono due anni che quell’affare non funziona.

Edna               Li ho chiamati, sono venuti e non hanno trovato nessun guasto.

Mel                 Come sarebbe “nessun guasto?” E’ su “minimo”  e abbiamo 4 gradi!

Edna               (si siede e sospira)  Mel, non sono quattro gradi, fa freddino ma non sono 4 gradi.

Mel                 E va bene, 6 gradi, otto, dieci ma non sono i 25 previsti sul “minimo".

Edna               Domani ritelefonerò.

Mel                 (si alza) Perché si disturbano a scrivere minimo, medio, massimo? E sempre massimo! Un giorno voglio regolarlo sul massimo; dovranno venire a scongelarci col lanciafiamme!

Edna               Mel, che cosa vuoi da me? Vuoi che lo spenga, che lo lasci acceso? Dimmi solo cosa devo fare.

Mel                 Torna a dormire.

Edna               Non posso dormire mentre sei così teso.

Mel                 Non sono teso… sono solo assiderato il 23 di luglio. (torna a sedere)

Edna               Sei teso, lo sei da una settimana. Preferisci dormire qui? Ti porto una coperta.

Mel                 Qui non si può stare neanche seduti. (si toglie un cuscino da dietro la schiena) Perché diavolo tieni ‘sti brutti cuscini qua sopra? Spendi 100.000 dollari di poltrone e non puoi sederti perché ti trovi ‘sti affari piantati nella schiena. (li butta a terra)

Edna               Toglierò i cuscini.

Mel                 Edna, ti prego, torna a letto, poi ti raggiungo.

Edna               Non è il condizionatore, non sono i cuscini; è qualcos’altro. Cos’è che ti preoccupa, Mel? Cosa c’è?

Mel                 (si passa una mano sulla fronte) Niente, sono stanco, tutto qui. (si alza e va verso la porta-finestra)

Edna               Sono sveglia, tanto vale che tu m lo dica.

Mel                 Non lo so… è tutto. E’ questo appartamento, questo edificio, questa città. Lo senti? (apre la porta-finestra, si sente il rumore del traffico) Al 14° piano si pensa che ci sia silenzio, sono le due del mattino e anche se passa una macchina col motore spento, noi la sentiamo. Quassù sento la metropolitana meglio di quando sono in metropolitana. Siamo una specie di ripetitore, ogni rumore, prima di fare il giro della città, passa per questa casa.

Edna               Siamo qui da sei anni e non te ne sei mai preoccupato.

Mel                 Si vede che divento più vecchio, più sensibile ai suoni, al rumore, a tutto. (richiude e si esamina) Guarda qua, ho aperto per dieci secondi e questo pigiama è già da lavare.

Edna               (per farlo contento) Dammelo te ne prendo uno pulito.

Mel                 Le due e mezza di notte e di la va ancora avanti. (indica una parete)

Edna               Cosa va avanti?

Mel                 Fai la spiritosa? Non senti?

Edna               (sbalordita) Sento cosa?

Mel                 Loro, loro, non senti? Ma sei sorda?

Edna               Forse sono sorda, ma io non sento niente.

Mel                 Ascolta. Non senti il cri-cri delle molle del letto e il tonfo cadenzato della spalliera contro il muro?... E i sospiri non li senti?

Edna               Con te che ti agiti e strilli, non sento niente.

Mel                 (indicando il muro) Sono quelle maledette hostess tedesche. Ogni notte hanno qualcuno: giocatori di hockey, di baseball… una polisportiva al completo e tutti incontri amichevoli! Ogni stramaledetta notte! (afferra Edna) Vieni qua… Non vorrai dire che non senti.

Edna               (appoggia l’orecchio alla parete)  Si, adesso sento.

Mel                 E ti meravigli che non riesco a dormire?

Edna               Invece di dormire con la testa contro il muro, vieni a dormire in camera.

Mel                 (battendo contro la parete) Piantatela, sono quasi le tre! Piantatela! Un fabbricato da tre milioni di dollari con le pareti che si sgretolano. Fortuna che non ho provato ad attaccare un quadro; saremo rimasti sotto le macerie.

Edna               Sanno di quella crepa in cucina, verranno a sistemarla lunedì.

Mel                 Non lunedì, domani. Voglio quel muro a posto domani! E mi devono sistemare tutta a parete o io non caccio un dollaro chiaro?

Edna               Glielo dirò.

Mel                 E che dire della finestra in camera da letto che si apre solo quando piove e che si riesce a chiuderla solo quando hai l’acqua alle ginocchia… e lo sciacquone? Che continua a perdere?

Edna                           Quello con due colpetti smette.

Mel                 Perché devo dargli due colpetti?  Con quello che pago d’affitto devo stare ai comodi dello sciacquone? Devo salire in piedi sul water nel cuore della notte e dargli due colpetti ogni volta che faccio la pipì?

Edna               Quando l’hai fatta, torna a letto e dimmelo: glieli do io i due colpetti. Tanto non posso dormire con te qui in piena crisi.

Mel                 Io non ho nessuna crisi… sono solo un po’ teso.

Edna               Prendi un Valium.

Mel                 L’ho già preso.

Edna               Allora prendine un altro.

Mel                 Già fatto. Non mi fanno più effetto. (si siede)

Edna               Due Valium devono fare effetto.

Mel                 Dillo a loro, si vede che non hanno letto le istruzioni. Dovrebbero calmare, io sono calmo? (si alza e va a battere alla parete) Ma non volate mai? Perché non andate a tenere sveglio qualcuno in Europa!?           

Edna               Smettila, Mel. Adesso cominci davvero a preoccuparmi. Cosa c’è, è successo qualcosa, hai qualche preoccupazione?

Mel                 Perché viviamo così, Edna? Perché spendiamo centinaia di dollari per vivere in una tanica che perde?

Edna               Non mi pace come stai, sei pallido, hai l’aria stanca.

Mel                 Sarà perché non avevo in programma notti in bianco. (si massaggia lo stomaco)

Edna               Perché ti massaggi lo stomaco?

Mel                 Non me lo massaggio, me lo reggo.

Edna               Perché ti reggi lo stomaco?

Mel                 Colpa di quello schifo che ho mangiato a pranzo.

Edna               Dove hai mangiato?

Mel                 In un ristorante macrobiotico. Se ti fregano i macrobiotici di chi ti fidi più.

Edna               Forse è perché hai lo stomaco vuoto. Vuoi che ti faccia qualcosa?

Mel                 Non c’è più niente di sicuro. Un tempo era tutto buono, mangiavo di gusto.

Edna               Vuoi che ti cucini qualcosa? (sorrisino) Mi ricordo ancora come si fa a cucinare.

Mel                 Non mangio un pezzo di pane vero da trent’anni. Se l’avessi previsto, da piccolo avrei messo da parte dei filoncini… Non si respira qua dentro. (va al balcone) Dio che puzza! Dl 14° piano si sente l’immondizia. Perché la mettono fuori con 40 gradi all’ombra? Edna, vieni qui che ti faccio sentire l’immondizia.

Edna               La sento, la sento.

Mel                 Non puoi sentirla da li. Vieni qui che la senti bene.

Edna               (va sul balcone e fiuta) Hai ragione. (ironicamente) Per sentirla bene devi metterti proprio qui.

Mel                 Tutto il paese è sepolto da montagne di rifiuti sempre più alte. Tempo tre anni e quest’appartamento sarà al secondo piano.

Edna               E cosa dobbiamo fare? Conservarli e metterli fuori solo d’inverno? Dobbiamo buttarli prima o poi; perciò si chiamano rifiuti.

Mel                 Con te non si può parlare.

Edna               Io sono un essere umano come te e come te sento il freddo, il caldo, la puzza di immondizia e il rumore, o riesci a conviverci o te ne vai. (improvvisamente un cane ulula e abbaia)

Mel                 Sei un essere umano, quindi ti avvali del diritto di lamentarti e di protestare. Se ci rinunci non esisti più. Io protesto contro la puzza dell’immondizia, gli sciacquoni da colpetti e i cani che abbaiano. (grida da terrazzo) Zitto, porca miseria!

Edna               Io vado a dormire. Tu cosa fai? Resti qui a gridare col cane? (il cane abbia ancora)

Mel                 Come fai a dormire con un cane che abbaia così? (abbaia di nuovo e lui grida verso il basso) Fate tacere quel cane! Qua ci sono esseri umani che dormono!  

 Voce              (da sopra) Vuole stare zitto, qua ci sono dei bambini che dormono!

Mel                 (gridando verso l‘alto) Che accidenti ha da gridare con me? Se cerca rogna vada giù a  farsela attaccare dal cane!

Edna               Mel, smettila, santa pazienza, smettila!

Mel                 (rientra gridando) Non dirmi di smetterla! Non dirmelo!

Edna               Io non capisco cosa ti ha preso, se qui non resisti, affittati una cella in un convento, ma non prendertela con me, io voglio dormire. Adesso! (si dirige rabbiosamente verso la camera da letto, quando ha quasi raggiunto la porta lui la chiama)

Mel                 Edna! Aspetta, parliamo pochi minuti, ho la testa che mi va via…(lei si ferma lo guarda e torna indietro)

Edna               Cosa c’è?

Mel                 Io sto crollando, annaspo. Mi capita di non sapere dove sono, cammino per Madison Avenue e mi sembra di essere all’estero.

Edna               Mel, sono solo sensazioni…

Mel                 Non è una sensazione, sento che mi sta succedendo qualcosa… Perdo il contatto… Mi perdo nelle cose più semplici. Il telefono sulla mia scrivania suona setto o otto volte prima che rispondo. Oggi mi sono scordato come funziona il fai da te al distributore. Son stato li col tubo in mano e la benzina che mi colava sulle scarpe.

Edna               Non sei il solo, tutti al giorno d’oggi sono sottoposti a tensioni.

Mel                 Magari sentissi la tensione… Darei 1.000 dollari per sentirla. Quando sei teso… a qualcosa sei aggrappato. Io non so a cosa aggrapparmi. Edna, io precipito, ho paura.

Edna               E se tornassi dall’analista?

 Mel                Da chi? Dal dottor Pike? E’ morto. Sei anni della mia vita e 28.000 dollari. Un bell’investimento.

Edna               Ci sono altri bravi dottori, sentine qualcuno.

Mel                 E ricominciare tutto daccapo? “Salve, si sieda, che problema abbiamo?” Spenderò altri 28.000 dollari per dare al nuovo dottore informazioni già date al morto.

Edna               E un po’ di terapia di gruppo?

Mel                 Io non so più chi sono, dove sono. Mi sento perso. Io non devo andare in analisi, io devo andare agli oggetti smarriti.

Edna               Ascolta, e se ce ne andassimo per un paio di settimane? Una bella vacanza, in qualche posto al sole, lontano dalla città. Puoi prenderti due settimane di vacanza, no Mel? (lui non risponde) Mel, rispondimi, non puoi chiedere due settimane di ferie?

Mel                             (si versa uno scotch) Si posso prendere due settimane di ferie… quello che mi preoccupa è che mi chiedano di prendermi anche le altre 50. (beve)

Edna               A te? Ma cosa dici? Sei lì da 25 anni… Mel, è questo? E’ per questo che ti tormenti, hai paura di perdere il posto?

Mel                 Non mi preoccupa perderlo, mi preoccupa conservarlo. Perderlo è facile.

Edna               E’ successo qualcosa? Ti hanno detto qualcosa?

Mel                 Non hanno bisogno di dire. La società perde tre milioni di dollari l’anno, sono al risparmio dei centesimi.

Edna               Ma a te non hanno detto niente.

Mel                 Hanno chiuso la mensa dei dirigenti. Nessuno esce più per il pranzo, si portano i panini da casa. Dirigenti da 100.000 dollari l’anno che mangiano tonno e insalata su un foglio di carta recuperato dal cestino.

Edna               Ma ancora non è successo niente, non ha senso preoccuparsi ora.

Mel                 Nessuno arriva più in ritardo, hanno tutti paura che se non arrivano in tempo, gli vendono la scrivania.

Edna               E anche se fosse? Vivremo o stesso, ne verremo fuori. Troverai un altro posto.

Mel                 Dove? A gennaio avrò 54 anni. 54! Con metà del mi stipendio ne prendono due da 27.

Edna               E va bene, metti che succeda il peggio. Metti che tu abbia perso il posto: non è la fine del mondo. Non dobbiamo per forza vivere in città, potremmo trasferirci in campagna o nel west.

Mel                 E cosa faccio per campare? Il cowboy di mezza età? Ma che discorsi fai?

Edna               Le ragazze sono al college, abbiamo di che portarle alla laurea… Noi non abbiamo troppe esigenze.

Mel                 Hai bisogno di una casa, dei vestiti, di mangiare. Una scatoletta di tonno al mercurio costa un dollaro e venti.

Edna               Potremmo trasferirci in Europa, Magari in Spagna, li si vive con 1.800 dollari l’anno.

Mel                 (annuisce) Ci vivono gli spagnoli. Ho 54 anni, la periartrite e la pressione alta, come vivo in Spagna? Insegnando il flamenco?  

Edna               Potresti fare il tuo lavoro, con la tua esperienza…

Mel                 Dirigente amministrativo della pubblicità? A Malaga o a Valencia? Sono già tutti li, sul molo con le bandierine in mano ad aspettarmi.

Edna               (alterata)  Cosa c’è d’irrinunciabile qui? Cosa ti mancherebbe così tanto, santa pazienza!

Mel                 Valgo ancora qualcosa, io. La mia vita non è finita è ancora degna…

Edna               Che razza di vita è questa? Vivi come un animale in gabbia in questo zoo della seconda strada, troppo caldo in una stanza, troppo freddo nell’altra e che strapaghi per un buco nell’edificio che chiamano terrazza e che non basta neanche a un cactus, figuriamoci a due cristiani. E’ questa per te è una vita degna di essere vissuta? Dar botte sui muri e colpetti agli sciacquoni?

Mel                 (gridando) Credi che sia meglio nella tierra del sol? Un’ora sulla spiaggia e passi una vita a toglierti il catrame sotto i piedi…

Edna               (interrompendolo) Niente Spagna. Ci sono tanti altri posti anche da noi.

Mel                 A Washington? Nell’Oregon? Nell’Oregon i taglialegna disoccupati per la disperazione segano le gambe alle sedie.

Edna               Verrò in qualsiasi posto al mondo piacerà a te. Vivrò in una grotta in una capanna o su un albero, ovunque tu vorrai.

Mel                 E va bene, telefona a un’agenzia viaggi, cerchiamo le vaste distese Prenota due turistiche per l’Australia. Ho avuto un’idea: venderemo chiusure lampo ai canguri.

Edna               Non trattarmi come una pazza!

Mel                 Io sono già a metà strada per diventarlo… tanto vale che tu mi raggiunga.

Edna               Io sto cercando di darti consigli ragionevoli. Non sono io la responsabile, non sono io a farti queste cose.

Mel                 Io non ho detto che sei tu.

Edna               Allora cosa vuoi da me?

Mel                 Solo un piccolo spazio per respirare… solo un attimo di… (suona il telefono) Chi può essere? (lei scuote la testa) Non può essere l’ufficio, vero?

Edna               A quest’ora del mattino?

Mel                 Forse mandano il guardiano notturno a licenziarmi, così risparmiano un giorno di stipendio.

Edna               Dai rispondi, sono nervosa.

Mel                 Pronto? Si, si appartamento 14°, beh che c‘è? Cooosa? Vi sto tenendo sveglie?! Chi cavolo crede che abbia tenuto sveglio me prima che tenessi sveglie voi? Non mi dica che avete un volo che parte domattina per Stoccarda! Io parlo forte quanto voglio! Qui non si fanno riunioni atletiche. Ho preso questa casa per uso abitazione io. Batta, batta pure sul muro! E noi cosa crede che faremo? (copre il ricevitore e a Edna) Se lei batte tu ribatti.

Edna               Mel, ma che intenzioni hai? (dall’altra parte si sente battere sulla parete)

Mel                 Ok, ribatti.

Edna               Ma lasciale perdere, sono quasi le tre, si riaddormenteranno.

Mel                 Vuoi ribattere per favore?

Edna               Se io ribatto, loro ribatteranno.

Mel                 Ribatti o no?

Edna               Ribatto, ribatto. (batte due volte sul muro)        

Mel                             (al telefono)  Va bene? (dall’altra parte battono ancora. A Edna) Ribatti. (lei esegue, dall’altra parte rispondono)       Ribatti (lei esegue, di la rispondono) Ribatti! (lei esegue)

BUIO – SIPARIO

Scena 2

Tardo pomeriggio qualche giorno dopo. All’aprirsi del sipario l’appartamento è nel caos; divani

rovesciati, cassetti aperti il cui contenuto e sparso a terra, capi d’abbigliamento  libri sparsi dap-

pertutto. E’ evidente quello che è successo. Edna è al telefono.

Edna               (singhiozzando) Edison… la signora Edison. Ho avuto i ladri in casa, sono appena rientrata… Hanno preso tutto. Ho trovato la porta aperta, forse sono andati via da poco… Al 385 East della seconda strada… due minuti prima e potevano uccidermi… Appartamento 14… Ancora non lo so. Televisore, giradischi, vestiti, le mie pellicce, i vestiti di mio marito nel suo armadio non è rimasto più niente… Ancora non ho guardato dappertutto. Per favore, mandate subito qualcuno sono sola… No mio marito non è ancora rientrato dall’ufficio… Signora Edison, potevano uccidermi… Grazie. (riattacca. Si guarda intorno e cerca di rimettere un po’ in ordine, ad ogni scoperta di qualcosa che manca emette un singhiozzo) Avanti, calmati… Un drink, ci vuole un drink. (corre in cucina e torna con un bicchiere con dentro del ghiaccio. Guarda nel mobile bar: non ci sono bottiglie)  I liquori… hanno preso anche i liquori! (posa il bicchiere e singhiozza) l Valium, voglio un Valium… (corre in camera da letto e a sentiamo rovistare)

Mel                 (entra, ha a giacca e il New York Post sotto il braccio a le maniche della camicia rimboccate e appare accaldato. Preso dai suoi pensieri non sembra notare il disordine. Su butta esausto su una poltrona, rovescia la testa all’indietro e sospira. Poi apre gli occhi, si guarda intorno sbalordito. Dall’interno la voce di Edna)

Edna               (dalla camera) Sei tu Mel? (lui si sta ancora guardando attorno sconcertato mentre lei entra circospetta. Regge un’anfora per il manico)

Mel                 Mildred non è venuta per le  pulizie?

Edna               Oggi no… il lunedì e il giovedì…

Mel                 Cos’è successo qui, cos’è tutta ‘sta baraonda?

Edna               Siamo stati derubati. (lui la guarda sconcertato e guarda la stanza con una nuova prospettiva)

Mel                 Come sarebbe “derubati”?

Edna               (esplodendo) Derubati. Derubati! Che vuol dire derubati? Entrano e ti portano via la roba. Ci hanno derubati.

Mel                 (continua a guardarsi intorno incredulo) Non capisco. Intendi dire che qualcuno è entrato e ci ha derubati?

Edna               Siii!!! Derubati.

Mel                 Va bene, calmati sto facendo una semplice domanda. Che hanno preso?

Edna               Ancora non lo so. Ero a fare la spesa. Sono stata fuori cinque minuti, sono tornata e ho trovato questo.

Mel                 Non possono essere stati cinque minuti, guarda questa casa…

Edna               Cinque minuti, cinque minuti d’orologio.

Mel                 Cinque minuti eh? Allora è meglio chiamare l’FBI, perché qui ci sono stati tutti i ladri di New York.

Edna               Sembra di si perché sono stata fuori solo cinque minuti.

Mel                 Quando sei tornata, hai notato qualcuno con l’aria sospetta nell’edificio?

Edna               Tutti in questo edificio hanno l’aria sospetta!

Mel                 Non hai notato nessuno che portasse  pacchi o fagotti?

Edna               No, non l’ho notato. Credi che guardi la gente per vedere se esce col mio televisore?

Mel                 Hanno preso il televisore? (si avvia verso la camera, poi si ferma) Il televisore a colori nuovo?

Edna               Quelli non li vogliono in  bianco e nero. Oh Dio, mi manca il respiro.

Mel                 Dai, siediti qui, ti do un drink.

Edna               Non voglio un drink.

Mel                 Un po’ di scotch ti calmerà.

Edna               Non mi calmerà perché lo scotch non c’è. Hanno preso anche quello.

Mel                 Tutto lo scotch?

Edna               Tutto.

Mel                 Anche il Chivas Regal?

Edna               No, quelli prendono solo lo scotch andante e lasciano il Chivas.Tutto si sono presi.

Mel                 Bastardi! (corre alla finestra, la spalanca, va sul balcone e urla) Porci! Bastardi! (chiude e torna dentro) Tutto in  cinque minuti eh?

Edna               Cinque. D’orologio.

Mel                 In sette Hanno impiegato due giorni  farci il trasloco, come hanno fatto un paio di ladri a vuotare la casa in cinque minti?

Edna               Saranno degli specialisti. Comunque a momenti arriva la polizia, li ho appena chiamati.

Mel                 Hai chiamato la polizia? E gli hai detto che siamo stati derubati?

Edna               Ma che razza di domande fai? Li ho chiamati per quello, che altro dovevo dire?  

Mel                 Va bene, calmati, non essere isterica.

Edna               Io non sono isterica.

Mel                 Si che lo sei.

Edna               Tu mi rendi isterica! Non capisci che la mia casa è stata svaligiata?

Mel                 E io cosa sono, un pensionante? Anche la mia casa è stata svaligiata!

Edna               Non gridare con me! Io sono sconvolta!

Mel                 Scusa, hai ragione, ora ti do un po’ di Valium, ti calmerà.

Edna               Non voglio il Valium.

Mel                 Prendine uno, ti sentirai meglio.

Edna               Non prendo Valium.

 Mel                Perché sei così testona? (va verso la camera)

Edna               Non sono testona. Il Valium non l’abbiamo: hanno rubato anche quello.

Mel                 (si blocca) Hanno rubato il Valium?

Edna               Tutto quello che c’era nell’armadietto dei medicinali. Aspirina, lamette, dentifricio… Ti hanno asciato solo lo spazzolino; se vuoi lavarti i denti, puoi ancora farlo.

Mel                 (sorride incredulo) Non ci credo. Non è possibile. (si precipita  in bagno. Edna si alza e raccoglie un libro dal pavimento. Da fuori) Schifosi bastardi! (lei tiene il libro per la costola e lo scuote nella speranza che ne esca qualcosa. Mel rientra) Che possano crepare! Che si schiantino contro un albero, che la loro auto rubata si ribalti, prenda fuoco e crepino arrostiti!

Edna               Ogni giorno si legge di furti, ma quando capita a te no riesci a crederci.

Mel                 Posso capire il televisore, ma la crema da barba? E quanto può dargli un ricettatore per del filo interdentale usato?

Edna               Forse erano disperati e hanno preso tutto quello che potevano portare via. (scuote di nuovo il libro) Hanno preso anche i miei risparmi.

Mel                 Quali risparmi? 

Edna               Quelli della spesa. Li tenevo qua dentro, 102 dollari.

Mel                 E perché li tenevi li dentro?

Edna               Perché nessuno li trovasse, dove li dovevo tenere se no?

Mel                 In un barattolo, nello zucchero, in qualche posto dove non vanno a cercare.

Edna               Guardano fra le medicine, vuoi che non guardino nello zucchero? 

Mel                 Nessuno guarda nello zucchero.

Edna               Nessuno ruba il filo interdentale e il colluttorio. Solo gente morbosa lo fa, gente morbosa, morbosa, morbosa! (si siede prostrata. Mel le siede accanto e le mette un braccio attorno alle spalle)

Mel                 Pazienza, Edna, a te non hanno fatto niente e questo è l’importante.

Edna               Ci pensi, se entravo qui e li trovavo? Cosa avrei fatto, Mel?

Mel                 Avresti detto “scusate” e saresti tornata più tardi. Ma perché mi fai queste domande? Non è successo, no?

Edna               E’ quasi successo; bastava che tornassi cinque minuti prima.

Mel                 (allontanandosi da lei) Cinque minuti, sette, otto minuti che importanza ha? L’importante è che non li hai trovati. (va a controllare la porta) Strano, la serratura non sembra nemmeno forzata, com’è che sono entrati?

Edna               Forse hanno trovato la mia chiave per la strada.

Mel                 (richiude la porta) Come sarebbe “trovato la tu chiave”?

Edna               Beh, l’ho persa. Credevo che fosse in casa, da qualche parte… forse l’ho persa per strada.

Mel                 Ma se non avevi la chiave, come facevi a rientrare dopo la spesa?

Edna               Ho lasciato la porta aperta.

Mel                 Hai-lasciato-la-porta-aperta?

Edna               Se no come facevo a rientrare senza la chiave?

Mel                 In una città col più alto tasso di criminalità del mondo,  tu lasci la porta aperta!?

Edna               E che cosa dovevo fare? Portarmi dietro i mobili? Sono stata via solo cinque minuti, come sapevano che c’era la porta aperta?

Mel                 Lo sanno, lo sanno! Lasci la porta aperta e tutto il mondo dei ladri si passa la parola: “porta aperta al 14° piano nella seconda strada”. Lo sanno.

Edna               Non sanno proprio niente. Si vede che vanno in giro a provarle le porte.

Mel                 E pensavi forse che provassero tutte le porte tranne la tua? “Ragazzi, lasciamo stare la porta del 14°, una così bella porticina”.

Edna               Dovevo fare la spesa, non c’era niente in casa per cena.

Mel                 Evviva. Ora hai qualcosa per cena ma non hai le posate per mangiarlo. Perchè non hai ordinato tutto per telefono?

Edna               Perché compro in un negozio modesto che non fa consegna domicilio. L’altra notte mi ha preoccupata: cercavo di risparmiare. (comincia a raccogliere la roba)

Mel                 Cosa fai?

Edna               Metto in ordine.

Mel                 Adesso?

Edna               E’ un caos e fra pochi minuti arriva gente.

Mel                 La polizia? E tu metti in ordine la casa per la polizia? Hai paura che ti iscrivano nel casellario come “pessima massaia”?

Edna               Non posso sapere cosa manca se prima non rimetto tutto a posto.

Mel                 Lo sai già cosa manca: televisore, liquori, risparmi per la spesa, le medicine e lo scotch. Che altro hanno preso?

Edna               Non sono mica un detective io! Senti, lo vedrai da te… (la guarda male, poi si guarda attorno indeciso, poi decide di guardare in camera da letto. Lei, sapendo cosa l’attende, si siede su una poltrona, poi guarda fuori dalla finestra, si alza, tira fuori un fazzoletto e pulisce il davanzale)

Mel                 (rientra. Calmo, almeno all’apparenza)  Dove sono i miei vestiti?

Edna               Stamane erano là. Ora non ci sono più, significa che se li sono presi.

Mel                 Sette completi, tre giacche sportive e otto paia di pantaloni?

Edna               Se è quello che avevi tu, adesso è quello che hanno loro.

Mel                 Fortuna che lo smoking era in tintoria…

Edna               Era: lo avevano riportato proprio stamattina.

Mel                 Un bel lavoro davvero. Ripulito a secco. Hanno lasciato un paio di calzoni kaki e il berretto da golf. Se qualcuno ci invita a cena chiedigli se vado bene in pantaloni kaki e berretto da golf. SPORCHI BASTADI! (in un accesso d’ira sbatte per aria tutto quello che gli capita a tiro, finchè si ferma)  

Edna               Sono solo cose, Mel, qualche vestito già portato e qualche giacca, possiamo sostituirli, li compreremo nuovi.

Mel                 E con che? Con che? Mi hanno licenziato. (crolla a sedere)

Edna               Oh mio Dio, non  me lo dire.

Mel                 Te lo sto dicendo: m’hanno licenziato. Me, Hal Chesterman, Mike Ambrosi, Arnold Strauss e altri tre di cui neanche mi ricordo il nome. In sette, di punto in bianco.

Edna               (è talmente sconvolta che non riesce nemmeno ad alzarsi) Dio, non è possibile!

Mel                 Ci hanno chiamati in direzione uno alla volta. Manco cera bisogno che lo dicessero, lo sapevamo già, era nell’aria. Perfino le segretarie lo sapevano. Ragazze che prendono 100 dollari la settimana, che facevano a gara per pagarmi caffè e cornetti.  E’ da quello che l’avevo capito.

Edna               Oh, Mel, Mel…

Mel                 Hanno detto che non avevano scelta. Dovevano fare tagli alla spesa, sette dirigenti, 12 venditori, 24 impiagati. Quarantatrè persone in un pomeriggio. Ci sono voluti due viaggi di tre ascensori per liberarsi di tutti i silurati. Domattina, quando lo saprà il gestore del bar, mi sa che si butterà dalla finestra.

Edna               Ti licenziano e torni a casa e la trovi svaligiata.

Mel                 Non è successo oggi, è successo lunedì.

Edna               Vuoi dire che lo sapevi a quattro giorni e non mi hai detto niente.

Mel                 Non sapevo come dirtelo. Non trovavo il coraggio. Credevo che saltasse fuori un altro lavoro, che succedesse un miracolo… I miracoli non succedono a 54 anni. (va in cucina e torna con una lattina i birra)

Edna               E cos’hai fatto fino ad oggi? Dove sei stato?

Mel                 (siede e beve) La mattina, telefonate. Ho cercato di vedere qualcuno ma quando cerchi aiuto, sono tutti fuori a pranzo già alle 10 del mattino. Nel pomeriggio ho girato per musei, aste… Ho visto un film italiano, uno polacco, due pornofilm…

Edna               Dovevi venire a casa.

Mel                 Perché? Avevo una bella panchina nel parco, a pranzo la mia mela glassata e la mia aranciata. Sono stato vicinissimo a un’avventura con una tata inglese settantenne. Eravamo partiti bene, ma non piacevo al bambino. (lei si alza e gli si avvicina, lui l’afferra alla vita e la stringe a se) Me a caverò, non voglio che ti preoccupi per me, me la caverò.

Edna               Ne sono sicura.

Mel                 Troverò un altro posto, vedrai.

Edna               Certamente.

Mel                 Staccherai le tende del soggiorno e mi ci farai un completo e cercherò un atro lavoro.

Edna               Ne usciremo, Mel ne usciremo. (si sciolgono dall’abbraccio)   

Mel                 Ho giocato due riprese di baseball, oggi.

Edna               (incredula e divertita) Non ci credo! (Lui si siede mentre li raccoglie le cose sparse a terra)

Mel                 In un incontro fra quattordicenni… Ho sostituito Harvey, l’esterno destro, doveva andare a lezioni di violino.

Edna               E hai battuto un fuori campo?

Mel                 No, sono stato eliminato, ho mancato due lanci volanti e perso la partita. Volevano linciarmi.

Edna               Vorrei esserci stata. Ti va una tazza di caffè? (va verso la cucina)

Mel                 Ci hanno lasciato il caffè? Come mai?

Edna               (dalla cucina) I ladri non vanno mai in cucina.

Mel                 E allora perché non hai messo i soldi nel barattolo dello zucchero?

Edna               (dalla cucina) Siamo assicurati, riavremo indietro tutto, soldi compresi.

Mel                 Sarà una fortuna se ce ne danno la metà. Ti danno forse 400 dollari per una giacca da 400 dollari? Te la infili una volta e per loro ne vale 70. Adesso ci aumenteranno la polizza che ti costerà il doppio di quello che ti  avranno rimborsato. 

Edna               (rientrando) Non preoccuparti per i soldi. Abbiamo qualcosa da parte. Non siamo spendaccioni, possiamo vivere tranquillamente per un po’.

Mel                 Con due ragazze al college, l’affitto e quello che si spende per mangiare e nessuna entrata? Dobbiamo andarcene, Edna, Dobbiamo andare via da tutto. (cammina per la stanza)

Edna               Verrò ovunque vuoi tu, Mel.

Mel                 Non dico fuori di qui, dico fuori dalle cose inutili che ci soffocano… Lascerò la palestra non ho bisogno di una palestra che mi costa 500 dollari l’anno. Farò jogging in camera. Sarà anche il solo modo di scaldarsi qua dentro. E queste maledette riviste! Non spenderò i miei ultimi dollari per sapere che la disoccupazione  aumentata. (getta le riviste nel cestino) Robaccia. (getta altra roba nel cestino) La robaccia che compriamo, inutile, insignificante robaccia che ci riempie la casa finchè non la buttiamo fuori e diventa immondizia che ci rientra in casa dalle finestre sotto forma di puzza. E per cosa, Edna? Per cosa?

Edna               Non lo so, Mel.

Mel                 Cibo da due dollari in confezioni che ne costano tre. Cibi, mai mangiati, libri ai letti, dischi mai suonati.  (tira fuori dal bar un oggetto)  Guarda qui: 20 dollari per un mesci whisky musicale, venti dollari! Non sia mai che ci si annoi mentre ci versiamo del whisky! Gingilli, banalità, gadget, immondizia. Cazzate! (getta il cestino  terra)

Edna               Basta, non compreremo più niente, te lo giuro.

Mel                 (freme di rabbia) Ventidue anni ho dato alla compagnia, e per che cosa? Per un mesci whisky musicale!

Edna               Va bene, ma non fare così, che cos’hai, Mel, cosa cè?

Mel                 Ho dei dolori al petto, ma sta tranquilla, non è un infarto.

Edna               (nervosamente) Cosa significa? Perché dici che non è un infarto?

Mel                 Perchè non è un infarto: sono dolori al petto.   

Edna               Perché hai dolori al petto?

Mel                 Perché non lavoro! Perché non ho un vestito da mettermi, perché ho un maledetto esaurimento e non m’hanno lasciato nemmeno il Valium! (corre di nuovo sul balcone e urla) Bastardi! Sporchi bastardi!

Voce               Zitto! Qui ci sono dei bambini!

Mel                 (sporgendosi)  Non gridi con me! Mi hanno preso tutto, tutto! Mi hanno lasciato solo uno schifo di calzoni e un berretto da golf!

Voce               Ci sono bambini quassù. Ma che cos’è, ubriaco?

Mel                 Ubriaco? Ma se m’hanno fregato persino i liquori! Se non vuole che le freghino i bambini li meta in cassaforte!

Edna               Mel, ti prego, ti fa male.

Voce               Ma non ha nessun rispetto per gli altri?

Mel                 Rispetto? E per chi dovrei avere rispetto? (secchiata d’acqua. Rientra, troppo sbalordito per parlare)

Edna               Oh, Dio, Oh mio Dio…

Mel                 (sommessamente, come un bambino cui abbiano fatto un torto) Che cosa cattiva… Non si fa così. (crolla sul divano e inizia a singhiozzare)

Edna               (corre al balcone e grida) Dio vi punirà per questo! Io mi scuso per mio marito, ma Dio vi punirà! (piange, raccoglie la biancheria da terra e comincia ad asciugarlo) Su, su tesoro…

Mel                 Che cosa cattiva. Edna. Io non lo fareimai  nessuno.

Edna               Lo so, sei troppo buono tu. Vedrai, andrà tutto bene, Mel, te lo dico io. Troverai un altro lavoro e ce ne andremo via di qui. Sai che potremmo fare? Ti piacciono tanto i ragazzini, potremmo fare un campeggio estivo. Tu ne saresti il direttore, io cucinerei e le ragazze potrebbero dare lezioni di nuoto e di equitazione. Ti piacerebbe, vero Mel? Basta che rimediamo un po’ di soldi e se non trovi subito un altro impiego, posso sempre tornare a fare la segretaria. Posso lavorare, io sono forte, Mel: Ma tu non devi ammalarti e morire perchè io non voglio vivere senza di te. Non voglio che mi lasci sola. Gliela faremo vedere, Mel, gliela faremo vedere a tutti.

   SIPARIO


ATTO SECONDO

Scena 1

Circa sei settimane dopo. Metà settembre. Primo pomeriggio. Dalla radio: musica. Dalla camera da letto si sentono colpi ritmici, sordi, che si ripetono ogni pochi secondi. Mel esce dalla camera da letto. Indossa calzoni kaki, giacca del pigiama, vestaglia aperta sul avanti e un paio di ciabatte. Ha un guanto da baseball nella mano sinistra e una palla da baseball nella destra. Continua a lanciare la palla dalla mano al guanto. Sei settimane da disoccupato hanno fatto di lui un altro uomo: barba non rasata, occhi cerchiati, torvo, ostile. Ha l’aspetto di uno che soffre di depressione con tendenze paranoiche. Vaga per la stanza e sembra non vedere niente, come un prigioniero nell’ora d’aria. Poi va in cucina a cercare qualcosa da mangiare.

Si apre la porta di casa ed entra Edna. Frettolosa elegantemente vestita. Ha in mano un sacchetto di carta con dentro qualcosa da mangiare. Posa una rivista sul tavolo e chiama)

Edna                           Mel? Sono io. (spegne la radio, poi va verso la cucina) Sarai affamato. Un momeno e preparo. (toglie qualcosa dalla busta) Non ho potuto lasciare l’ufficio fino alla una meno un quarto, pi ho dovuto aspettare l’autobus per un quarto d’ora… Dio, che traffico nella Terza Avenue all’ora di pranzo! Ho preso un sufflèdi formaggio, ti va bene? Non ho proprio tempo di cucinare, oggi. (inizia ad apparecchiare la tavola) Il signor Cooperman vuole che torni per le due. Questa settimana siamo sommersi di lavoro, mi ha chiesto se posso andare anche di sabato almeno fino a Natale. Gli ho detto che vedrò. Oddio, qualche soldo in più farebbe comodo, ma non voglio impegnarmi anche i sabati; ci vediamo già così poco… Vieni, parliamo un po’ mentre ti scaldo qualcosa, abbiamo solo 35 minuti. (mette il vassoio nel forno) Ho i piedi che mi uccidono. Non capisco perché mi hanno dato una scrivania, sarà da un mese che non mici siedo. (entra Mel) Ciao, amore,  ho comprato Sport Illustrato. (lui la prende e la getta via con disprezzo) Non si passa dalla Terza Avenue, c’è una manifestazione: 15.000 donne in pelliccia che gridano “salvate l’ambiente”, Dio he ipocrisia! Dai siediti… Un po’ d’aranciata? (versa in due bicchieri. Lu distaccato siede a tavola) Uhm, buona.  E’ la prima cosa che mando giù da stamattina, abbiamo talmente tanto da fare che non abbiamo neppure il tempo per la pausa caffè. Non so dove la prendo l’energia! (beve un altro sorso) Come stai caro? I senti bene? (lui immobile fissa l’aranciata)  Me-el? Stai bene?

Mel                 Uhm.

Edna               Non ti va di parlare?

Mel                 Uhm.

Edna                           Oh, andiamo, Mel. Tra pochi minuti devo uscire e non sarò di ritorno almeno fino alle sette, Parlami. Cos’hai fatto oggi?

Mel                 (la guarda e passa un po’ di tempo prima che risponda) Passeggiata.

Edna               A si? E dove?

Mel                 Dalla camera al soggiorno.

Edna               E basta?

Mel                 No. Sono tornato a piedi in camera. Una volta sono anche andato a bere un bicchiere d’acqua in cucina e quello è stato l’avvenimento della giornata. Che altro vuoi sapere?

Edna               Ho capito; non ti va di parlare. Va bene.

Mel                 No, mi sento di parlare, vuoi sapere il resto della mattinata?

Edna               Ho detto che va bene.

Mel                 Mi sono affacciato tre volte alla finestra. Ho ascoltato “Edwina, lady in cucina” e sono andato in bagno ma non ho dato colpetti allo sciacquone perché so quanto ci tieni a darli tu quando torni a casa.

Edna               (sospira) E va bene, cosa c’è, Mel?

Mel                 Niente. Ti racconto la mia travolgente mattinata. Pronta per alcune notizie esplosive? Lady Edwina domani sarà ospite  de ”L’angolo dell’intingolo”. Fantastico, vero? Darà ricette di cinque personaggi famosi e noi dovremo indovinare in quale pentola è la ricetta i ognuno di loro. Peccato: te la perderai.

Edna               Stanotte hai dormito male, vero?

Mel                 Stanotte? Era la notte prima di oggi? Faccio confusione; ho una vita troppo convulsa.

Edna               Credevo che stamattina avresti fatto una passeggiata nel parco.

Mel                 Non mi sono rimasti più posti dove passeggiare. Conosco ogni sentiero, ogni ponticello, ogni pietra. Conosco ogni scoiattolo, di tutti so dove nascondono le noci.

Edna               Capisco che ti senti un prigioniero quando resti in casa tutto il giorno… Senti, domattina esco dall’ufficio un’ora prima e facciamo colazione insieme, allo zoo.

Mel                 Non ci vengo allo zoo; ci sono stato tutti i giorni per un mese. Quando passo davanti alla gabbia delle scimmie, si danno di gomito e dicono “rieccolo”.

Edna               Pensavo che potresti fare un po’ di moto… una partita di baseball o che ne so...

Mel                 Niente baseball. E’ settembre, la mia squadra va  scuola.

Edna               Si ma escono alle tre, potresti aspettarli.

Mel                 Potrei essere il nonno del lanciatore.

Edna               (dopo una breve pausa) Ha telefonato nessuno?

Mel                 Tua madre. Ci siamo scambiati le ricette.

Edna               (tamburellando nervosamente con le dita sul tavolo cercando di controllarsi) Nessun altro?   

Mel                 Mica sono una centralinista. Le serve una centralinista? Mi assuma, ho bisogno di un lavoro.

Edna               Ho capito: non c’era niente sul giornale di oggi.

Mel                 Si invece. L’ospedale Monte Sinai cerca tecnici chirurgici. Il problema è che ho i calzoni kaki e li richiedono bianchi.

Edna               Stavo solo chiedendo.

Mel                 E io sto rispondendo. Ad Harlem cercano un cassiere. Il problema è che ho la faccia verde e la richiedono nera. La Delta Airlaines cerca hostess, ma mi hanno rubato tutte le minigonne.

Edna               Mel, ti prego.

Mel                 Sai qual è a più grande chance? Maurice le Pen cerca un parrucchiere. Stasera provo a farti un taglio e se non ti azzero i capelli, domattina mi presento.

Edna               (sbatte il tovagliolo sul tavolo) Ma che cos’hai? Che diavolo hai oggi?

Mel                 (fa lo stesso col suo tovagliolo) Oggi? Come oggi? Sono quasi due mesi che faccio il leone in gabbia in questo schifoso appartamento. Prima passavo da una stanza all’altra, ora cammino rasentando i muri per fare passeggiate più lunghe. Ho letto ogni pagina di ogni libro, ho letto tutte le etichette sulle scatolette in cucina. Domani leggerò quelle sulla biancheria, dopodiché ho finito. Non avrò altre motivazioni per vivere. 

Edna               (si alza) Mi spiace, Mel. So che sei depresso che sei infelice, ma dimmi almeno come posso aiutarti.

Mel                 Ho 54 anni. Che bisogno c’è che torni a casa per farmi da mangiare?

Edna               Io voglio farti da mangiare. Lavoro e non ti vedo mai, così almeno passiamo un’ora assieme.

Mel                 Ma non capisci come quant’è umiliante? Tutti nel condominio sanno che vieni a casa a farmi da mangiare. Gli unici cui scaldano la pappa tutti i giorni siamo io e il neonato del quarto piano.

Edna               Non m’importa di quello che pensa la gente.

Mel                 A me si, invece. Posso farmi da mangiare da me, oppure posso andare a mangiare fuori.

Edna               Io cercavo di risparmiare un po’.

Mel                 Cosa farai d’inverno, quando nevica? Tonerai per infilarmi i moonboots?             

Edna               E’ questo che fai tutta la mattina? Cammini rasente al muro e pensi queste cose e ti torturi?

Mel                 Non c’è bisogno che mi torturi da me. Ci pensano  cani, gli sciacquoni che perdono e la pattuglia acrobatica unna di la.

Edna               Cosa ti hanno fatto oggi, Mel? Dimmelo.

Mel                 No, senti, non voglio annoiarti, so che hai i tuoi problemi in ufficio, devi guadagnarti la vita non preoccuparti per me, questo è affar mio.

Edna               Non eravamo d’accordo che io lavorassi? Che prendessi questo posto finché non veniva fuori qualcosa per te?

Mel                 Io non mi lamento, sei stata molto carina con me… Paghi l’affitto, il vitto, mi hai comprato una bella giacca sportiva, forse l’anno prossimo mi porterai in crociera alle Hawaii.

Edna               Vuoi che lasci il posto? Mi licenzio se vuoi, lo sai benissimo.

Mel                 Non questa settimana. Venerdì Lady Edwina avrà ospite in studio un robot rosticciere. Non voglio perdermelo… (lei scappa disperata in cucina dove comincia a battere i pugni sui fornelli) Pensi che non abbia cercato? E questo che pensi, vero?

Edna               (dalla cucina) No, Mel, te lo giuro, so quanto ti sei affannato.

Mel                 Non ci sono posti per i 54enni, niente. (prende il New York Times) Ecco, leggi c’è tutto sul New York Times… l’ho fregato a quelli della porta accanto. Io rubo i giornali, Edna!

Edna               (torna portando una pentola con qualcosa di caldo) Ti prego, non parliamone più.

Mel                 Vuoi del latte? Posso procurarti due litri di latte ogni mattina, se mi metto le pantofole non mi sentono.

Edna               Smettila, non lo trovo spiritoso. (mette il cibo nei piatti) Adesso mangia, per favore. E’ l’ultima volta, giuro che non ti farò più da mangiare.

Mel                 Ci te lo fa fare? Potresti essere in qualche bel ristorantino  giapponese seduta in terra a piedi scalzi a mangiare sukyaki col signor Cooperman.

Edna               Non ho mai mangiato sukyaki col signor Cooperman.

Mel                 Senti, so cosa succede negli uffici, ci sono stato negli uffici, sono stato uno di quelli anch’io.

Edna               Beh, io non sono una di quelle.

Mel                 Com’è che torni a casa alle sette, quando tutti sanno che non lavora più nessuno dopo le cinque?

Edna               Beh, io lavoro dopo le cinque!

Mel                 A si? E dove? Al Charly O? Guarda che io lo capisco un drinkino per scaricarti prima dell’impatto con l’ometto qui.

Edna               (scuote il capo malinconicamente) Non posso crederci.

Mel                 Credi che sia divertente stare a casa tutto il giorno a chiedersi cosa succede in quell’ufficio?

Edna               Mi sembra di vedere tutta la mia vita scorrere all’indietro, come su una moviola…

Mel                 Forse è per quello che non trovo lavoro. Forse dovrei mettermi una parrucca e una mini a fil di culo; mi assumerebbero in un secondo.

Edna               (mette giù il piatto) Ti lascio qui il sufflè. Mangialo, lascialo fa un po’ quello che vuoi. Io me ne vado, non posso parlare con te quando sei così.

Mel                 (sfottente) Buona giornata, bambina. Non lavorare troppo.

Edna               (già quasi alla porta si ferma) Sai cosa ti consiglierei?

 Mel                Cosa?

Edna               O torni ad essere te stesso o ti cerchi qualcuno che ti aiuti.

Mel                 Io non ho bisogno di aiuto. A non far niente ci riesco da solo.

Edna               Sai di cosa sto parlando. Di aiuto medico, di qualcuno che ti rimetta in sesto perché io sto esaurendo energia e pazienza.

Mel                 (la guarda scuotendo la testa e sorride) Tu credi che dipenda dal mio cervello, vero? Tu non hai la più pallida idea di quello che sta accadendo, sei così ingenua, così patetica.

Edna               Ma di cosa stai parlando? Cosa starebbe accadendo?

Mel                 (furbesco, come se avesse in segreto) Credi che sia per caso che non trovo lavoro? Non hai nemmeno l’ombra di un sospetto sulla verità, vero?

Edna               Ma quale verità stai parlando, sant’Iddio!?

Mel                 Io sto parlando della congiura, Edna, della congiura.

Edna               Io non so di che congiura stai parlando.

Mel                 La congiura-social-economico-politica-per-minare-le-classi-lavoratici-di-questo-paese.

Edna               Ah, quella congiura!

Mel                 Già, quella congiura. Invece di correre in centro ogni mattina, resta in casa e asolta la radio ogni tanto. Scopri cosa succede in questo paese. Dopo dieci minuti vorrai trasferirti in Svizzera.

Edna               Se ti deprime non ascoltarla, ascolta un po’ di buona musica.

Mel                 Buona musica… (ride) Incredibile! Ma che bambina ignorante e disinformata! Ci hanno soppiantato, Edna. La nostra musica, la nostra cultura non sono più nostre: sono loro.

Edna               (perplessa) Hanno preso la nostra musica?

Mel                 Tutto. Le arti, ogni forma di comunicazione di massa, tutto in mano loro.

Edna               Non arrabbiarti, ma loro chi? Ti prego, Mel, fra venti minuti devo essere in ufficio, dimmi subito chi ci soppianta se no faccio tardi in ufficio.   

Mel                 Va bene, siediti.

Edna               Non puoi dirmi chi ci soppianta anche se resto in piedi?

Mel                 Insomma, vuoi sederti?

Edna               Devo proprio? E’un nome tanto lungo?

Mel                 Siediti ti dico. (lei siede, lui comincia a passeggiare per la stanza) Dunque… se togli il ceto medio cosa resta?

Edna               Cosa resta? Dopo che togli il ceto medio? (lui annuisce) Il basso e l’alto ceto?

Mel                 (la fissa incredulo) Non si può parlare con te. Capacità di giudizio, zero. Va, va a lavorare che è meglio.

Edna               Vuoi dire che oltre al medio al basso e all’alto c’e un altro ceto?

Mel                 (si porta al centro della stanza e si guarda attorno sospettoso) Vieni qui. (lei lo guarda) Lontana dalle pareti.

Edna               (gli si avvicina) Se è tanto segreto, forse è meglio che non lo sappia.

Mel                 (la pende per un braccio e l’avvicina a se. Sottovoce) C’è una congiura. Molto complessa, molto sofisticata, quasi impalpabile. Forse solo cinque o sei persone nel paese lo sanno veramente.

Edna               L’hanno detto alla radio?

Mel                 Si.

Edna               Allora hanno sentito tutti.

Mel                 Tu hai sentito?

Edna               No.

Mel                 Allora non hanno sentito tutti. Quante persone credi che ascoltino la radio alle dieci del mattino? Lavorano tutti, ma io ho sentito: in questo paese è in atto una congiura.

Edna               Contro chi?

Mel                 Contro di me.

Edna               Tutto il paese?

Mel                 Non contro di me personalmente, è una congiura per cambiare il sistema, sistruggere lo status quo. Non danno addosso solo a me, Edna, danno addosso a te, alle nostre figlie, alle mie sorelle, a tutti  nostri amici, ecco a ci danno addosso.

Edna               (allarmata dal suo comportamento paranoico, non sa più come prenderlo) Mel.. Mel, vieni qui un momento, siediti qui con me un minuto. (si siedono) Mel, sai che ti amo e che ti ho sempre creduto a occhi chiusi. Però voglio dirti una cosa… non mi fraintendere però…

Mel                 Mi credi un paranoico, credi che sia malato perché non ho un lavoro, è cosi vero?

Edna               Si, è così. Esattamente così. Vorrei andarci più leggera, ma è così.

Mel                 Vuoi la prova? Vuoi che ti dia la vera inconfutabile prova?     

Edna               (condiscendete) Ma di che cosa?

Mel                 Che il sei virgola sette percento della forza lavoro di questo paese è disoccupata non per la recessione, non per i salari bassi e i prezzi alti, ma per una congiura calcolata dia-bo-lica-men-te, vuoi che te ne dia la prova qui, ora, in questa stanza?

 Edna              (esitante) Si… se proprio vuoi…

Mel                 (urla) Io non osso darti nessuna prova! Che prova ho io? Sono senza lavoro, ecco la mia prova, non mi fanno lavorare.

Edna               Chi sono Mel? (urla) Ma chi accidenti sono?

Mel                 La razza umana! E’ l’improvviso irrevocabile deterioramento della razza umana. E’ l’uomo che mina e stesso, autodistruzione imposta: ecco chi è!

Edna               La razza umana? La razza umana è responsabile della disoccupazione?

Mel                 Sorpresa eh?

Edna               (ironica) Non l’avrei mai creduto. Credevo fosse qualcun altro.    

Mel                 Non sfottermi, non esser condiscendente. Non sfottermi.

Edna               Io non ti sotto.

Mel                 Si invece. Tu lavori, hai un impiego e questa cosa non ti tocca.

Edna               Mi tocca eccome, Mel. Neanche immagini quanto.

Mel                 Non ne hai neanche la più pallida idea. Tu non sei stata in coda coi disoccupati, aspettando l’indennità  in camicia e cravatta per dare l’impressione che tu di quei soldi non ne hai bisogno. Tu entrando giù dal portone, non hai mai subito un portiere ottantenne, asmatico, sdentato e puzzolente di birra che ghigna perché lui ha un lavoro e tu no. Tu non hai mai preso una secchiata d’acqua addosso sul tuo balcone. (si avventura fuori, ma non troppo, e grida) Non ti ho dimenticato, bastardo!

Edna               Mel, non ricominciare ti prego, non ricominciare.

Mel                 Lo aspetto al varco. Ora è lassù, ma un giorno sarà laggiù e io sarò quassù  e allora la vedremo! In un freddo e nevoso giorno d‘inverno qualche bastardo di questo edificio sarà sepolto sotto un metro di neve. Non lo troveranno fino a primavera. (si avventura come prima) Non ti ritroveranno fino a primavera, hai capito? Bastardo!

Edna               Mel, ascoltami molto attentamente. Voglio che tu vada a un medico, e voglio che tu ci vada al più presto. Oggi, Mel. Subito.

Mel                 (ignorandola) Lui crede che non sappia che faccia ha… di tutti loro conosco la faccia, le ho stampate qui, nel cervello

Edna               (cercando nella sua agendina)  Mi hanno dato il nome di un dottore, dicono che sia bravissimo e pratico di gente che ha passato quello che stai passando tu. Lo chiamo e ti fisso un appuntamento. 

Mel                 (c. s.) Possono prenderti i tuoi vestiti, il Valium, il televisore, il tuo whisky, il tuo lavoro, possono prenderti tutto, ma non il tuo cervello! Quello è la mia arma segreta. Prego Iddio che domani nevichi, l’aspetto al varco. Oggi ho comprato un pala. Edna,            (ha trovato il numero) Io lo chiamo… lo chiamo subito. (va al telefono, lui all’armadio e tira fuori una pala la cui parte metallica e ancora nella scatola)

Mel                 Andrò senza scarpe quest’inverno, ma non senza un pala.. Gli butterò addosso tanta di quella neve che non basterà un camion di sale per tirarlo fuori.

Edna               (al telefono, mentre forma il numero) Non vado a lavorare nel pomeriggio, se il dottore è libero ti ci accompagno io. (lui, apre la scatola e scopre la pala nuova, scintillante)

Mel                 Io per quella vivo, per la prima neve dell’inverno. Lui torna a casa alle 5 e 15, ho controllato col portiere, gli ho dato 5 dollari di mancia. So a che ora torni a casa, bastardo.

Edna               Pronto…  Il dottor Frankel per favore…. La signora Edison.

Mel                 (a Edna, ignorando che è al telefono)  Ma tu hai idea della forza d’impatto di un mucchio di neve ghiacciata che ti arriva in testa dal 14° piano? Dovranno raschiarlo dal marciapiede con le lamette. (verso l’alto) Bastardo! O che faccia hai!

Edna               Dottor Frankel? Scusi il disturbo ma è urgentissimo… No, è per mio marito, ho bisogno di un appuntamento al più presto.

Mel                 (esce sul terrazzo) E se non nevica quest’inverno, t’aspetto al prossimo, non ho fretta, io. (grida) Tanto ne ho di tempo… Non ho altro che quello, ragazzo! (risata)

BUIO – SIPARIO

Scena 2

Due settimane dopo. Metà pomeriggio. All’aprirsi del sipario vediamo tre donne molto ben vestite.

Due sono sul divano e una in poltrona. Sono le sorelle di Mel. Una lavora all’uncinetto. In piedi, il

 fratello di Mel, porta un abito elegante. Sta guardando fuori dalla finestra. Sul tavolo, un bricco di

caffè, tazzine e zuccheriera.

Jessie               Era sempre nervoso.

Pearl                Sempre.

Jessie               Non stava mai fermo un minuto, e saltava giù e saltava giù, dico bene, Pearl.

Pearl                Se non lo sappiamo noi che siamo sue sorelle… Su e giù, su e giù. Vuoi un po’ di caffè, Harry? Prendi un po’ di caffè.

Harry              Io non prendo caffè.

Jessie               E’ sempre stato agitato… Parlava come una mitragliatrice. Masticava come un coniglio… Ricordi come masticava?

Pearl                Eh, figurati se non mi ricordo… Harry, perché non pendi un po’ di caffè?

Harry              Mi hai mai visto rendere il caffè? Sei mia sorella, non mi hai mai visto prendere un caffè. Perché dovrei prenderlo ora?

Pearl                Per quel poco che ti vedo… Due volte l’anno? Pensavo che adesso…

Pauline            Comunque non era nervoso, Mel era ipersensibile.

Pearl                Io lo chiamo nervoso. Da bambino era nervoso, da ragazzo era nervoso, da militare era nervoso… A proposito, quanto è durato nell’esercito?

Jessie               Due settimane.

Pearl                Ecco, visto? Era nervoso.

Pauline            Da cosa credi che vengano i nervi? Dall’essere ipersensibile.

Pearl                E allora come mai nessuna di noi è ipersensibile? Abbiamo avuto gli stessi genitori. Lui era nervoso, agitato, masticava svelto… Non l’ho mai visto inghiottire.

Jessie               Nessuno riusciva a parlarci, neanche papà riusciva a parlarci, io me lo ricordo.

Pauline            E come faceva a parlarci? Mel aveva due anni quando papà è morto.

Pearl                Se non fosse stato così nervoso, papà sarebbe riuscito a parlarci.

Harry              Mai preso n caffè in via mia. E’ veleno; picchia dritto sul sistema nervoso. (guarda verso la camera da letto) Ma lei con chi è al telefono là dentro?

Pearl                Ha avuto la stessa cosa al liceo. Ricordate l’esaurimento nervoso che ha avuto al liceo.

Harry              Di chi state parlando?

Pearl                Di Mel. Ha avuto l’esaurimento nervoso al liceo, non te lo ricordi?

Harry              Ma cosa state dicendo… non ha avuto l’esaurimento nervoso, al liceo si è rotto un braccio.

Pearl                Io non parlo di quella volta.

Harry              E allora di quando stai parlando?

Pearl                Di quella volta che ha avuto l’esaurimento nervoso al liceo. Me lo ricordo come fosse ieri, diglielo Pauline.

Pauline            Mel non ha mai avuto l’esaurimento nervoso.

Pearl                Strano, ero convinta che l’avesse avuto l’esaurimento nervoso. Allora chi è che ha ha avuto l’esaurimento nervoso?

Harry              Ma se non ti ricordi nemmeno che non prendo caffè.

Pauline            Nell’esercito deve aver avuto qualche esperienza tremenda.

Harry              In due settimane? Ma se non sono neanche riusciti a mettergli a divisa! Non sapete quello che dite. Non ha mai avuto niente di anomale, Mel. Mai. Aveva solo un guaio: era troppo coccolato. Da tutte e tre!

Jessie               Perché non avremmo dovuto coccolarlo? Era il più piccolo, no?

Harry              Troppo coccolato… Troppo. Da bambino non ha mai avuto le responsabilità che ho auto io. Perciò non sa affrontare i problemi, perciò fa le bizze. E’ un bambino capriccioso.

Pearl                E se ti mettessi un po’ di latte nel caffè?

Harry              (gridando) Il caffè non lo voglio!!!

Jessie               Se non vuole il caffè, lascialo in pace.

Pauline            Correggetemi se sbaglio, ma non vi pare che Mel da piccolo aveva la testa troppo grossa?

Pearl                Mel? Mel aveva una testa bellissima.

Pauline            Io non ho detto che non era bella. Ho detto che era troppo grossa rispetto al corpo. La teneva piegata da una parte. (esegue)

Pearl                Tutti i bambini tengono la testa piegata da una parte. (esegue)

Harry              Io, mai stato coccolato. Papà non lo avrebbe permesso. Mai auto un bacio dopo i sette anni.. Mai.

Jessie               Ma certo che l’hai avuto!

Harry                          Mai avuto. Non avevo bisogno di baci. Tutti baciavano Mel e guardate oggi come si ritrova. (guarda verso la camera)  Ma con chi parla tutto questo tempo?

Pearl                Ricordate l’estate che scappò?

Pauline            Non scappò per tuta l’estate. Scappò per una sola notte.

Pearl                chi ha detto che è scappò per tutta l’estate?

Pauline            L’hai detto tu. Hai detto “ricordate l’estate che scappò?

Pearl                E allora?  Quell’estate scappò per una notte.

Pauline            E’ così che lo dovevi dire. Non come se fosse scappato per tutta l’estate. Pazzo da fare certe cose non lo è mai stato.

Pearl                Ho forse detto che Mel era pazzo? Chi ha sentito dire da me la parola pazzo? Jessie, ho detto pazzo, io?

Jessie               Un “pazzo” mi è arrivato, ma non ho visto da dove.

Pearl                (a Pauline) Se è questo che pensi di Mel, la pazza sei tu!

Pauline            Va bene, se è per farti contenta, la pazza sono io.

Pearl                Sono d’accordo.

Harry                          Sentite, io devo tornare in ufficio, vediamo di sistemare le cose. Che si fa?

Pauline            Riguardo a che?

Harry                          (la guarda come se fosse matta) Come sarebbe “riguardo a che”? Perché siamo qui? Che c’è venuta a fare Jessie fin da Lakewood? Che ci facciamo tutti in casa di quella donna (indica la camera da letto) dove da anni non ci ha invitato? Riguardo a nostro fratello, a nostro fratello malato di esaurimento nervoso, vigliacca la miseria!

Jessie               (tira su col naso e si asciuga gli occhi col fazzoletto) Ogni volta che lo sento dire…

Harry                          Cos’hai da piangere ora? Non è una novità: lo sai da una settimana.

Jessie               Credi che non abbia pianto tutta la settimana? E’ mio fratello, ci soffro.

Harry                          Ci soffriamo tutti. Per questo siamo qui, per cercare di fare qualcosa.

Pauline            Harry, lasciala piangere, se vuole e va avanti.

Harry                          Punto primo: Mel ha l’esaurimento nervoso. Punto secondo: oltre all’esaurimento nervoso, Mel è senza lavoro, disoccupato al 100 per 100.

Jessie               (come prima) Credi che non soffra anche per questo?

Pauline            Jessie, lascialo finire. puoi sempre piangere durante il viaggio di ritorno. Continua coi punti, Harry.

Harry                          Punto terzo: Oltre all’esaurimento nervoso e all’essere senza lavoro Mel è completamente al verde. Dio mi guardi dal far commenti su come quei due hanno buttato via i soldi in 27 anni e sul fatto che uno si fotta i risparmi di una vita in investimenti sballati, senza mai chiedere consigli a me, che con la mia esperienza, che mi ha fruttato sicurezza e una signora casa in campagna. Ma non sono fatti miei… A me l’esaurimento non verrà mai, grazie a Dio… Insomma, quanto gli diamo? Qualcuno proponga una cifra. (nessuno parla, nessuno guarda l’altro, bevono il caffè ma non viene fuori nessuna offerta. Dopo un lungo silenzio)  Beh?

Pearl                Sei tu l’uomo d’affari. Proponi tu una cifra.

Harry                          (riflette un istante) Datemi del caffè! (Pearl esegue) Allora affrontiamo la situazione… Quest’uomo ha bisogno di aiuto. A chi può ricorrere se non a noi? Ecco la mia proposta: gli facciamo un prestito. Ci quotiamo tutti per un X di dollari la settimana e poi, quando si sarà rimesso in sesto e avrà trovato un lavoro ce li potrà rendere. (momento di silenzio. Pauline, bisbiglia all’orecchio di Pearl che annuisce)

Pearl                Pauline ha una domanda.

Harry                          Qual è la domanda?

Pauline            Quant’è un X di dollari?       

Harry                          X è X. Dobbiamo stabilire quanto è x. Parleremo e decideremo.

Pauline            Voglio dire… è una X grossa o una x piccola?

Harry                          Non è neanche una X… è in bianco finchè non la riempiamo con una cifra.

Pauline            Non per darti contro, ma quando dici un X di dollari, sa di un sacco di soldi; io non navigo nell’oro, lo sapete.

Jessie               Nessuno naviga nell’oro. Pearl, tu navighi nell’oro?

Pearl                Io? Magari! Darei a Mel un x di dollari seduta stante.

Pauline            Io chiedo solo quant’è X. Io con le lettere non ci capisco, capisco le cifre.

Jessie               Harry, non dire più X. Dì una cifra che sa chiara.

Harry                          Non posso dire una cifra finchè non calcolo: A. di quanto ha bisogno Mel alla settimana. B. Quanto gli vogliamo dare noi. Finchè non quantifico A e B non osso dire quant’è X.

Pearl                Va bene, mettiamo che si sappia quanto sono A e B, saputo questo sappiamo quant’è X. Giusto?   

Harry                          Giusto.

Pearl                Ora, mettiamo che siamo tutti d’accordo tranne uno, che dice che X è troppo, non ci arriva e vorrebbe dare M o che so, Z. Allora che si fa?

Harry                          Scordatevi X, cancellatela. Non ho mai detto X. (si gratta la testa, beve dell’altro caffè) Calcoliamo quanto serve a Mel per superare il suo esaurimento nervoso… La spesa maggiore è l’analista. Edna dice che è un padreterno e che lui ci andrà cinque volte la settimana.

Pauline            Cinque volte la settimana dal padreterno? Comincio a farmi un’idea di quanto è X.

Jessie               Forse non è neanche esaurimento nervoso, anche dottori sbagliano. Ricordi i tuoi dolori l’anno scorso, Pearl?

Pearl                E’ vero: mi tolsero la cistifellea e poi scoprirono che erano calcoli renali.

Harry                          Non credo alle mie orecchie! Fate 160 in tre e non avete un po’ di criterio. Se state zitte un momento, sistemo io la questione.

Pearl                Va bene, stiamo zitte. Sistemala tu, Harry.

Harry                          La cosa più importante è che Mel guarisca, vero?

LE TRE          D’accordo.

Harry                          E il solo modo di guarire è che vada dal dottore, d’accordo?

LE TRE          D’accordo.

Harry                          E andremo fino in fondo, che ci voglia una settimana, un mese o un anno o anche cinque anni. D’accordo? (silenzio) Ok, questo è il primo disaccordo.

Pauline            Ma che disaccordo! Siamo tutte d’accordo. Tranne di quando parli di 5 anni… In questo non ci vedo un gran criterio; guarire Mel e noi finire all’ospizio. Se questo dovesse succedere, Dio non voglia, lui sarebbe in grado di aiutarci? Non saprebbe neanche da che parte cominciare.

Jssie                Allora, Harry, tu che sai risolvere queste cose, cosa dovremmo fare?

Harry                          Beh, è chiaro che non possiamo permetterci che Mel stia male a vita. Bisogna stabilire un limite, d’accordo?

LE TRE          D’accordo.

Harry                          Quanto gli diamo per rimettersi? Sei mesi?

Pauline            Non dovrebbe metterci sei mesi, visto che è in cura dal padreterno. (si sente chiudere la porta della camera)

Pearl                Zitti. E’ lei…

Pauline            Facciamo parlare Harry.

Pearl                Si così sistemiamo tutto. Grazie a Dio è quasi finita! Assumono tutte e tre un atteggiamento di calma e candore)

Edna               (entrando) Scusate, è stata lunga. Parlavocol dottor Frankel. Mel sta tornando a casa, sarà qui a minuti.

Harry                          Come sta? Cosa dice il dottore?

Edna               Beh, non è una cosa semplice. Mel sta attraversando un periodo tremendo. Ha una grave depressione, non è più lui. Completamente distaccato. A volte sta seduto per ore su quella poltrona senza dire una parola. Vedrete quando arriva; è un altro.

Jessie               (si asciuga gli occhi col fazzoletto, tira su col naso) Piango ogni vota che lo sento.

Pauline            Allora cos’è? Esaurimento nervoso? Ce lo puoi dire, siamo della famiglia.

Edna               Si, in un certo senso credo che si possa dire che è un esaurimento nervoso.

Pearl                Lo sapevo. Lo sapevo. Ebbe la stessa cosa al liceo.

Harry                          E questo dottore cosa dice?

Edna               (si stringe nelle spalle) Ha bisogno di molte cure. Il dottore pensa che guarirà, ma ci vuole tempo.

Pauline            Si ma quanto tempo? Un mese, due mesi o più di due mesi?

Edna               Ancora non può dirlo.

Pauline            Ma avrà pure un’idea! Tre mesi? Quattro mesi o più di quattro mesi.

Edna               Non si può dire adesso. Potrebbe essere un mese, due mesi come potrebbero essere due anni.

Pauline            No, due anni neanche a parlarne. Mi rifiuto d andare avanti per due anni!

Edna               Non dico che saranno due anni, dico che ancora non si sa.

Harry                          Posso dire una parla? Posso?

Pauline            Harry, vorrei che dicessi qualcosa, che fossi tu a parlare.

Harry                          Grazie infinite.

Pauline            Perchè due anni è assurdo!

Harry                                      Mel ci sta molto a cuore, Edna. Dopotutto è nostro fratello.

Jessie               Fin da quando era bambino. 

Harry                          Posso parlare, per favore?

Pearl                Jessie, vuoi lasciarlo parlare? Avanti, Harry.

Harry                          Ci rendiamo conto che tu sei sua moglie e che farai tutto il possibile, ma sappiamo che non basterà. Vogliamo aiutarlo. Ne abbiamo parlato tra noi e siamo pronti ad accollarci la spesa del medico. Tu pensi al resto, noi paghiamo i conti del dottore, la cifra che sarà.

Edna               Io sono confusa… Sarò molto franca: non me l’aspettavo… Sono profondamente commossa, non so cosa dire.

Harry                          Tu non devi dire niente.

Pauline            Dicci solo a quanto pensi che ammonteranno i conti.

Edna               E’ molto generoso da parte vostra ma non ve lo posso permettere. Mel non lo vorrebbe.

Harry                          Non essere ridicola. Dove li prendereste i soldi, da una banca? E per garanzia cosa date, un esaurimento nervoso?

Edna               Non ho idea di quanto resterà in analisi. Potrebbe costare un patrimonio. Si potrebbe arrivare fino a venti, venticinquemila dollari.

Pauline            Harry, posso dirti una cosa in privato?

Harry                          Non c’è bisogno di parlare in privato.

Pauline            Ora che sappiamo quanto è X, non dovremmo discutere un altro po’ sulla X?

Harry                          Non è necessario, non importa quanto costerà. Voi tre parteciperete secondo le vostre possibilità, al resto penserò io, sia che siano 15, 20 o anche 25.000 dollari. Purchè Mel abbia le cure migliori. Non ho altro a dire. (abbassa la testa come un piccolo inchino)

Edna               (commossa) Io… Io sono senza parole. Cosa posso dire?

Harry                          Se sei senza parole, non dire nulla.

Pearl                Noi vogliamo solo fare la cosa più giusta.

Edna               Lo so che non siamo stati molto vicini negli ultimi anni…

Pauline            Nove. Nove anni fa siamo state invitate l’ultima volta.

Edna               E’ passato tanto tempo? Forse è stata colpa mia, forse io non ho cercato di capire voi e voi non avete cercato di capire me. Comunque lo apprezzo più di quanto immaginate, ma davvero non ne abbiamo bisogno.

Harry                          Ma che stai dicendo? Certo che ne avete bisogno!

Edna               In tutti questi anni abbiamo messo qualcosa da parte. Io ho qualche gioiello che posso vendere …

Harry                          Tu non venerai nessun gioiello.

Pauline            Forse non i porta più. Lascia parlare lei.

Edna               Mel può riscattare i soldi della sua assicurazione e io ho il mio impiego; ce la caveremo… Ma se proprio volete aiutarci… Quello che mi preoccupa è ‘avvenire di Mel.

Jessie                          Tutti noi siamo preoccupati, cara.

Edna               Oggi per un uomo delle sua età è difficile trovare un impiego.

Harry                          Se capisse qualcosa di impianti elettrici lo assumerei all’istante.

Edna               Se potessimo andarcene da New York, trasferirci in qualche posto in campagna, Mel starebbe meglio al 100 per 100.

Harry                          Sono d’accordo al 1.000 per 100.

Edna               Pensavo a un campeggio estivo. Mel è fantastico in fatto d bambini e di sport. Io potrei cucinare e le ragazze darebbero una mano. C’è una bella casa in vendita nel Vermont, potremmo averla per la prossima estate. Pensate che Mel starebbe meglio laggiù?

Harry                          Al 1.000 per 100.

Edna               Vogliono 25.000 dollari d’anticipo. Allora invece di prestarceli per il dottore, non ce li prestereste per il campeggio? (silenzio di toma. Harry la guarda)

Harry                          Un campeggio estivo? 25.000 dollari per un campeggio estivo?

Edna               Il prezzo è 100.000; 25.000 è l’anticipo.

Harry                          100.000 dollari per un campeggio estivo gestito da un uomo con l’esaurimento nervoso?!

Edna               Entro l’estate sarà ormai guarito.

Harry                          Sai cosa significa per una persona normale la responsabilità di tanti ragazzini?

Edna               Io non capisco, eravate disposti a prestare a Mel i soldi per il dottore, non potreste prestarglieli per un campeggio?

Harry                          Perché con un campeggio si può fallire… con un dottore lo stesso. Ma può anche succedere che Mel guarisca.

Edna               Va bene; vorrà dire che voi pagate il dottore e io mi occupo del campeggio.

Harry                          Cioè no dovremmo pagare per far guarire Mel, affinché tu possa perdere tutto in un campeggio e farlo riammalare? E poi che fai, vieni a chiederci i sodi per un altro dottore?

Edna               Credevo che volevate far qualcosa, cercare di aiutarlo.

Harry                          Ma noi vogliamo aiutarlo.

Edna               Allora aiutatelo!

Harry                          Non adesso che sta male… Quando starà meglio lo aiuteremo.

Edna               (rivolta alle sorelle) La pensate tutte così? Siete tutte d’accordo con Harry? (tutte si guardano con sconforto)

Pauline            (con gli occhi bassi) Non sono pratica di campeggi.

Jessie               Io direi subito di si, a il portavoce è Harry.

Pearl                Io prima vorrei andare laggiù a vedere, ma con la mia gamba i vaggi…

Edna               Va bene. Come non detto. Lasciate perdere i soldi: non ne abbiamo bisogno, ce la caveremo lo stesso. Già la vostra offerta è arrivata inaspettata ed è comunque bello sapere che quando Mel sarà guarito, potrà contare sul vostro aiuto. Adesso se volete scusarmi devo fare alcune telefonate prima di andare in ufficio.(sia avvia verso la camera da letto) In caso non dovessi vedervi per i prossimi nove anni… (indica il vassoio) mangiate qualche biscotto. (esce sbattendo la porta. Tutti si guardano sbaloriti)

Harry                          Che cos’ho detto di male? Mi siete testimoni, cos’ho detto di male?

Pearl                Niente. Siamo testimoni.

Pauline            La verità è che non vuole che l’aiutiamo. E’ gelosa. Pensare che io ero disposta a fare qualsiasi cosa.

Jessie               Questo vuol dire che non li diamo più neanche per i dottore?

Pearl                Perché non ascolti? Ma non stai mai attenta. Mai!

Harry                          Un uomo in quelle condizioni dirigere un campeggio estivo! Gli ho parlato assime per telefono giovedì, a stento riusciva a dire “pronto”.

Pauline            Perché lei ci odia? Che cosa le abbiamo fatto? E’ gelosa, ecco cos’è.

Pearl                Si è tutto li.

Pauline            E’ la gelosia… Mi piacerebbe portar via Mel da qui… potrebbe stare da me, mi piacerebbe occuparmi di lui.

Harry                          Un uomo in quelle condizioni dirigere un campeggio estivo!

Jessie               Beh, se ancora non è stato deciso niente, io lascio la delega a Pauline. Devo andare a fare un po’ di shopping. (si alza)

Harry                                      Siediti! Dovremo decidere con Mel.

Pearl                Con Mel? Ma come fa a decidere in quello stato?

Harry                          Con lui posso ragionare; ha solo l’esaurimento nervoso, lui. Mentre quella donna è pazza! Datemi un altro goccio di caffè.

                        (Quando Pearl comincia a versargli l caffè, si sente il rumore della serratura, si apre la porta ed entra Mel. Sembra invecchiato, distante, ha lo sguardo vitreo. Chiude la porta, si mette la chiave in tasca, attraversa la stanza e va in cucina senza accorgersi degli altri, li seduti, che lo guardano sconcertati. In cucina, riempie un bicchier d’acqua, tira fuori un flaconcino di pillole, ne rende una se la mete in bocca e beve un sorso d’acqua. Torna nel soggiorno. Non sembra affatto sorpreso, non un accenno di reazione e quando parla nella sua voce non c’è emozione)

Mel                 Fatto una bella passeggiata.

Harry              (gli va incontro) Ciao, Mel.

Mel                 (lo guarda)Fra la 18a e il parco. (sussurra) Non dirlo a Edna, non vuole che mi allontani troppo.

Harry                          (indicandosi) Mel, lo sai chi sono? 

Mel                 Che vuoi dire, Harry?

Harry                          Niente, niente. (indica le donne) Guarda chi è venuto a trovarti.

Mel                 (le guarda, sorride) Perché non dovrebbero venire a trovarmi? Sono le mia sorelle, no?  (apre le braccia e va verso) Pauline! Come stai? L’abbraccia e la bacia)

Pualine            Caro, Mel…

Mel                 E Jessie, Jessica, la dolce Jessie… (la bacia)

Jessie               Ti trovo benissimo, Mel…  (tira su col naso, reprimendo le lacrime e intanto impalla Pearl)

Mel                 Tutti qui tranne Pearl.

Pearl                Sono qua, Mel.

Mel                 Eccola che si nasconde… Sempre a giocare a rimpiattino col tuo fratellino.

Pearl                Non mi rimpiattavo, ero solo seduta.

Harry                          (lo prende per un braccio) Siediti, Mel, vogliamo parlare con te.

Mel                 (lo guarda sospettoso) Qualcosa di grave in famiglia?

Harry                          No, niente di grave. A tutto c‘è rimedio.

Mel                 (siede) Che bella passeggiata ho fatto.

Pearl                Ti è sempre piaciuto tanto camminare. (poi si alza e di nascosto si asciuga gli occhi, voltandogli le spalle e va alla finestra)

Mel                 Jessie, ti ricordi come mi piaceva passeggiare?

Jessie               Eccome, lo stavo appunto dicendo.

Pauline            Stai proprio benissimo caro.                

Mel                Grazie.

Pauline            Ti senti bene?

Mel                 Si, si. Ho fatto una bella passeggiata.

Pauline            Oh, ma che bello!

Mel                 (si guarda intorno) Dov’è Pearl? E’ andata a casa?

Pearl                (alla finestra, dietro di lui) Sono qui Mel.

Mel                 (si volta) Lo dico io: si rimpiatta… Si nascondeva sempre da me…

Harry                          (facendo su e giù per la stanza) Mel…

Mel                 Si, Harry?

Harry                          (si ferma) Mel…

Pearl                Harry ti vuol dire qualcosa.

Mel                 Cosa mi vuoi dire, Harry?

Harry                          Niente, niente.

Mel                 Non mi piace come stai, tu lavori troppo. Non lavorare troppo, Harry.

Harry                          Va bene, Mel.

Mel                 Devi rilassarti. Tre cose ho imparato dai dottori: bisogna rilassarsi, non bisogna prendere il mondo troppo sul serio e si deve stare molto attenti a quel che si dice sui balconi. 

BUIO – SIPARIO

Scena 3

Sei settimane dopo. Metà dicembre, tardo pomeriggio. All’alzarsi del sipario Edna è al telefono.

Indossa un cappotto e ha un sacchetto di provviste in mano. E’ appena rientrata ed è piuttosto agtata.

Edna               (al telefono) Pronto? C’è l’amministratore? La signora Edison del 14°. Manca l’acqua. Da me non ce n’è un filo… Come uscito? Io non ho acqua, sono appena rientrata… Beh, se riparano i tubi lui no dovrebbe essere qui? E’ pagato per questo, no? …. Io non ho visto nessun cartello nell’ascensore, ho altre cose per la testa che leggere i cartelli in ascensore… Mi manca la corrente in cucina! Non lo so perché, non sono un elettricista…. Non posso aspettare fino alle sette… Ho il frigo spento e lei mi dice che suo marito è fuori?.. Non la biasimo, non ci starei anch’io in questo condominio se non ci fossi costretta. (nel frattempo Mel è entrato. Lei riappende) Non c’è acqua… hanno chiuso l’acqua, riparano i tubi, non l’avremo fino alle cinque, 

                        le sei, le sette, non sono sicuri… E in cucina anca la corrente, il frigo è spento. Ho chiamato l’amministratore, è fuori. (si siede, lui va al tavolo, rimette i colori nella scatola. C’è una tela montata su un cavalletto)

 

Mel                 Io da quel dottore non ci torno, è un ciarlatano. Sene sta lì seduto, si pulisce la pipa, giocherella con la catena dell’orologio e non sa di cosa cavolo sto parlando. E’ un ciarlatano. Se sto meglio è perché mi curo da me. (nel frattempo ha riposto colori e cavalletto nell’armadio) Vedo che faccia hai quando torni a casa la sera. Ti stai ammazzando, ti rompi la schiena e per che cosa? Per dare 40 dollari l’ora a uno sturapipe! Non posso vedere che ti trasformi in una vecchia per me. Quando mi sarò rimesso sarò tropo giovane per te.

Edna               (trattenendo le lacrime) Beh, di questo non ti devi preoccupare. Oggi ci siamo ritirati dagli affari.

Mel                 Noi chi?

Edna               Noi… la ditta ove lavo.

Mel                 E si lasciano scappare un elemento come te?

Edna               Il fatto è che sono scappati loro. Sono falliti.

Mel                 Non si fallisce da un giorno all’altro. Avrai pure avuto qualche sentore…

Edna               (piange) L’ho avuto si, ma non ci volevo pensare. Mel, che sta succedendo? Tutto il mondo chiude bottega?

Mel                 (va verso di lei) Su, su, Edna, su.

Edna               (in singhiozzi) Credevo che fossimo un paese così forte… Se non puoi più contare sull’America, su chi altro puoi contare?

Mel                 Su noi stessi, Edna. Solo su noi stessi.

Edna               Io non capisco come un’impresa così grossa posa andare a picco. Non è un ufficetto, è un palazzone tutto marmi e con tanto di cariatidi. Avrà almeno un secolo e presto arriveranno coi martelli pneumatici e distruggeranno tutto… anche le cariatidi.

Mel                 Hai perso il posto, Edna, non tutta la vita.

Edna               Sai a cosa pensavo tornando a casa? A una cosa sola, avevo una sola cosa in mente: n bel bagno caldo! E anche l’acqua si è ritirata dagli affari! (grida) Voglio fare il bagno! Voglio l’acqua! Diglielo tu che voglio fare il bagno.

Mel                 Non c’è l’acqua, Edna, non ci posso fare niente.

Edna               (grida) Batti sui tubi, digli che c’è una donna che ha un disperato bisogno di un bagno! Batti sui tubi!

Mel                 Edna, sii ragionevole…

Edna               (grida) Io ho battuto per te, perché tu non batti per me?

Mel                 Shh… Va bene, va tutto bene.

Edna               (singhiozzando) No che non va bene. Perché dici così? Sei diventato matto? Oh, scusa non volevo dire cosi, perdonami, Mel.

Mel                 Non fa niente, ma adesso calmati.

Edna               Non so neanche più quello che dico, non ho più forza. Sull’autobus non riuscivo più neanche ad aprire il portamonete, ha dovuto aiutarmi un bambino.

Mel                 Ma certo che hai forza.

Edna               Non è forza, è rabbia… Se mi ammalo io chi provvederà a noi?

Mel                 Provvederò io per entrambi.

Edna               Tu, Mel?

Mel                 Non hai più fiducia in me?

Edna               Andiamo via, arrendiamoci e andiamo via, che se la prendano gli altri questa città. Che si tengano l’immondizia, la delinquenza, i posti di lavoro  le cariatidi a pezzi. A me basta vivere con te, vedere le ragazze sane e felici e avere l’acqua per fare il bagno!

Mel                 Va bene, andremo via. (suona il campanello)

Edna               (grida) L’amministratore!

Mel                 Me ne occupo io. Perché non vai di la?  Ti siedi dentro la vasca, ti rilassi e aspetti che arrivi l’acqua.  

Edna               Va bene… scusa se ti metto in agitazione. (le va nel bagno e lui ad aprire la porta)

Harry                          (con una valigetta) Ciao, Mel… Posso entrare?

Mel                 (sorpreso) Certo accomodati. Non sapevo che fossi a New York.

Harry                          Avevo qualche affaruccio da sbrigare e poi volevo parlare con te. Come ti senti?

Mel                 Sto bene. Cos’è questo tono di circostanza?

Harry                          Ti ho portato delle mele dalla campagna. (apre la valigetta) Sentirai come sono buone. (tira fuori delle mele) Ti sono sempre piaciute le mele.

Mel                 Grazie, sei stato molto gentile.

Harry                          Edna c’è?

Mel                 Si, è dentro la vasca, non si sente troppo bene.

Harry                          Capisco, non vuole vedermi.

Mel                 Ma no, è che è stanchissima.

Harry                          A quella donna non sono mai piaciuto. Pazienza. Non si può piacere a tutti. Mi trattengo solo due minuti.

Mel                 Hai fatto otto miglia per portarmi sei mele e poi il pazzo sono io.

Harry                          Non solo per le mele. Ho anche qualcosa di più sostanzioso delle mele. (toglie di tasca un assegno) Questo è per te e per Edna… Le mele sono a parte.

Mel                 (prendendo l’assegno) E questo cos’è?

Harry                          Un assegno. Soldi. Va a comprarci un campeggio estivo e divertiti. (si alza per andarsene)

Mel                 Harry, questi sono 25.000 dollari!

Harry                          Io e le tue sorelle abbiamo contribuito in pari uguali.

Mel                 Non capisco…

Harry                          Nemmeno io capisco perché uno voglia investire in campeggi estivi, ma contento te, contenti tutti.

Mel                 Te l‘ha chiesto Edna? 

Harry                          Che importanza ha? Prendili e comprati il campeggio.

Mel                 Harry.

Harry                          Si?

Mel                 In primo luogo, grazie. In secondo luogo, non posso accettarli.

Harry                          Non cominciare, c’abbiamo messo sei settimane per decidere di darteli.

Mel                 Davvero, non posso accettarli.

Harry                          Perchè non mi lasci fare questa cosa per te? Perché non mi dai la soddisfazione di farti felice?

Mel                 Ci sei riuscito. Ma ora fammi ancora più felice e strappa l’assegno.

Harry                          Tu sei sempre stato il cocco della famiglia. Io invece o dovuto mettermi a lavorare  13 anni…

Mel                 Senti, non torniamo a battere su vecchi chiodi. Vuoi essere tu il cocco? Ti servo subito, stasera avverto le nostre sorelle che da ora il cocco sei tu.

Harry                          Devi capire che non ce l’ho con te. E’ naturale che se in famiglia ci sono due fratelli e uno sta via tutto il giorno per lavorare, quello che resta in casa è il coccolato.

Mel                 Senti, non è per maleducazione, ma Edna no si sente bene, siamo senz’acqua e in frigo sta andando tutto a male, quindi non ho la disposizione d’animo per discutere sul perché il cocco non sei tu.

Harry                          Ho vissuto 31 anni in quella casa e mai una volta che a me abbiano cantato Happy Birthday.

Mel                 (esasperato) Non è vero!  Si è sempre festeggiato il tuo compleanno e hai sempre avuto la tua brava torta!

Harry                          Avrò avuto anche le feste e le torte, ma per me non ha mai cantato nessuno.

Mel                 E va bene, quest’anno scritturò il coro del Metropolitan così avrai un Happy Birthday come non lo ha mai avuto nessuno.

Harry                          A 11 anni portavo già i pantaloni e avevo già baffetti, al cinema dovevo potare il certificato di nascita altrimenti mi facevano pagare l’intero.

Mel                 Lo so eri il più vecchio teenager americano.

Harry                          Hai mai visto l’album di famiglia di Pearl? Non una sola foto di me ragazzo, sono un uomo senza adolescenza. Di te: foto a migliaia, su biciclette, pony, poltrone di parrucchiere… Di me una sola, su una Buick del 38 dove sembro Buster Keaton.

Mel                 Harry mi dispiace…

Harry                          Ora ti dico una cosa che non ho ai detto a nessuno. Tu non hai il cervello per gli affari e non l’hai neanche per i problemi seri. Sei come un bambino un marmocchio viziato… Ma che Dio mi perdoni, a volte di notte mi rigiro nel letto pensando a te e ti invidio! Capisci? Un uomo nella mia posizione che invidia uno come te! Tu, quello che ho io non l’avrai mai... Ma quello che hai tu, vorrei averlo io per sapere cosa vuol dire essere coccolato.

Mel                 Se vuoi te le  posso fare subito io un paio di coccole.

Harry                          Provaci e ti prendo a pugni. Scordati quello che ho detto, ho cambiato idea; non voglio essere io il cocco.

Mel                 Magari ti piacerebbe.

Harry                          (calmandosi all’improvviso) Senti, e se te e prestassi 12.000?  Prendi un campeggio più piccolo…

Mel                 Che ne dici di un bacino sulle guanciotte?

Harry                          Tu non stai ancora bene. Il dottore può dire quello che vuole, ma tu non stai bene! (esce sbattendola porta)

Mel                 Edna! Edna!

Edna               (entra in accappatoio) Cosa c’è?

Mel                 (cammina irosamente cercando le parole giuste) Tu hai chiesto a Harry 25.000 dollari per un campeggio estivo?

Edna               Io non ho chiesto. Volevano darti dei soldi per il dottore… Io gli ho detto che non ci servivano per il dottore, ci servivano per un campeggio.

Mel                 Non capisci quanto sia umiliante per me chiedere dei soldi alla famiglia?

Edna               No glieli ha chiesti tu, non sei stato tu a umiliarti. Io ero qui seduta davanti alla grande inquisizione! Tu eri fuori a far una bella distensiva passeggiata nel parco!

Mel                 Non distensiva: ansiolitica. Mi aggiravo come uno zombi, ero sotto sedativi.

Edna               (grida) Non me ne frega niente a cosa eri sotto. IO ero otto le forche caudine! La prossima volta a te l’umiliazione, a me la passeggiata.

Mel                 (cupo) Ti rendi conto che parli con un uomo che ha appena avuto un esaurimento nervoso? Non hai nessun riguardo per un convalescente?

Edna               (grida) Non mi sembri convalescente, mi sembri come sei sempre stato!

Mel                 Io sto parlando di com’ero allora. Ero inebetito, Edna inebetito.

Edna               (grida) Volesse Dio che tornassi ebete e la smettessi di gridare con me1

Voce donna    Volete stare zitti, la sotto? Cialtroni!

Edna               (corre sul balcone e sbraita) A chi ha dato di cialtroni?

Voce donna    A lei e a quel buffone di suo marito!

Edna               Suo marito non vale neanche la metà del mio! E non ci siamo scordati la secchiata d’acqua; ce la ricordiamo benissimo.

Voce donna    Mio marito torna tra un’ora e se non state zitti, vene tira un’altra!

Edna               Si? E dove la prende l’acqua? Dove ce l’hai l’acqua, trombona?

Mel                 (tirandola via) Vieni, togliti di qui. (esce sul balcone) Ci scusi, mia moglie non voleva litigare. Sa, stavamo discute… (secchiata d’acqua, rientra fradicio) L’hanno fatto ancora… (crolla a sedere)

Edna               Ma dove l’anno presa l’acqua? Dove l’hanno presa?

Mel                 Gente così ce l’ha sempre l’acqua. La mettono da parte per quelli come noi. (pausa. Sono entrambi seduti)

Edna               (lo guarda) Penso che ti stai comportando molto bene, l’hai presa molto bene stavolta, è la dimostrazione di un vero progresso. (improvvisamente fuori si mette a nevicare) Forse ha ragione, non hai più bisogno di tornare al dottore. Sono così fiera di te, così fiera… Tu sei migliore d loro, di tutti loro.

                        (la neve cade sempre più fitta. Mel percepisce qualcosa e si volta a guardare la finestra. Edna guarda Mel, poi si volta e vede quello che vede lui. Si guardano, poi guardano ancora la neve. Lui consulta l’orologio, guarda di nuovo la neve poi si alza e va all’armadio e tira fuori la pala. Poi torna a sedersi. Con una mano regge la pale e con l’altra cinge le spalle di Edna)

Speaker           Qui è Roger Keating per il notiziario delle sei. Stanotte, lungo la costa orientale si segnalano abbondanti nevicate. Qui a New York si prevedono 80 cm. di neve. E’ stato allertato il servizio di spazzaneve e si è lanciato un appello alla popolazione di munirsi di pale per uno sforzo comune a ulteriore riprova di solidarietà fra i cittadini di New York City.

SIPARIO

 

    

      

           

       

                           

                       

         

    

    Questo copione è stato visto
  • 1 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 13 volte nell' ultimo mese
  • 45 volte nell' arco di un'anno