Il prisma

IL PRISMA

Commedia in un atto

Di ENRICO RAGGIO

PERSONAGGI

LEDITORE

IL SIGNORE AZZURRO

IL SIGNORE VERDE

IL SIGNORE ROSSO

IL SIGNORE GIALLO

IL SIGNORE ARANCIONE

IL SIGNORE INDACO

IL SIGNORE VIOLETTO

IL SIGNOR LAPILLO

UN USCIERE

Uno studio luminoso, ordinato, moderno. L'Editore seduto davanti a una grande scrivania ed ha alla sua sinistra una tastiera di campanelli e alla sua destra il telefono. Gli vicino in una poltrona, il Signore Azzurro, giovane di simpatico aspetto e di modi garbati.

Il Signore Azzurro - (all'Editore che esamina tranquillamente alcune carte) Il mio soggetto non stato ancora trattato. Da nessuno. (L'Editore alza, per un momento, le ciglia) Non ha precedenti nella storia del teatro.

L'Editore - (passando a un altro foglio, serafico) Lo credo senza difficolt.

Il Signore Azzurro - Certo mi occorrono attori eccezionali. La parte della prima attrice non la pu fare che la Melato. (Con prudente riserva) Per quanto... E la parte dell'uomo: Ruggeri. Ecco: la Melato e Ruggeri. Si comincerebbe ad essere a posto

LEditore - E poi?

Il Signore Azzurro - (preoccupato) E poi! Non facile. C' un primo attor giovane importante. Chi potrebbe farlo? Mah!!!... L'amorosa... ah, quella s: ha una grande responsabilit. Deve dire al secondo atto una battuta, ma che battuta! Dopo, cosa c'? Un cameriere. Basta un generico. Mi per necessario un buon attore. Ecco fatto.

L'Editore - (terminando d scrivere) Anch'io. (Grande pausa. Alla signorina di studio che entra) Questo telegramma. Urgente. (Le porge un foglio. La signorina, esce).

Usciere - (annunziando) Il Signore Verde.

L'Editore - Si accomodi. (L'Usciere esce. Subito dopo entra il Signore Verde).

Il Signore Verde - Ciao, caro. Disturbo?

L'Editore - Figurati. Sono qui per questo. Desideri?

Il Signore Verde - La mia novit minaccia di non andare nemmeno in questa stagione.

L'Editore - Davvero?

Il Signore Verde - Proprio cos. Le repliche di Forzano non accennano a finire. Ci blocca tutti quell'uomo! Quanto ha fatto ieri sera?

LEditore - Otto.

Il Signore Verde - (che vuole mitigare la sua amarezza) Lorde?

LEditore - Lorde. (Piccolo sospiro di sollievo da parte del Signore Verde).

Il Signore Verde - Ebbene, cosa vuoi che ti dica: speriamo! (Evidentemente la speranza per la sollecita interruzione delle repliche di Forzano) Ripasser domani. (Vorrebbe aggiungere ad accertarmi dell'incasso , ma non lo dice).

LEditore - A domani. (Stretta di mano. Il Signore Verde esce).

Il Signore Azzurro - La mia commedia..

LEditore - Scusi se non l'ho presentata. Questa stanza un vero porto di mare. Un continuo andirivieni. Seduto l, potr vedere, ascoltare, imparare. I suoi colleghi professionisti, ignorandola come autore, parleranno liberamente. Dunque, diceva?

Il Signore Azzurro - La mia commedia ha dei finali d'atto meravigliosi. Se permette glieli dico. Primo atto...

LEditore - Quanti sono?

Il Signore Azzurro - Cinque.

LEditore - Ah! (Prendendo il ricevitore del telefono) Pardon. (Telefonando) Signorina, mi faccia prenotare un palco; per domani sera al Manzoni. Di proscenio. Serve per due signori. Miop?. Entrambi. (Depone il ricevitore).

Il Signore Azzurro - Il primo atto...

Usciere - (annunciando) Il Signore Rosso.

Il Signore Rosso - Novit?

LEditore - Ti ho fatto attraversare l'oceano. (Apre il tiretto e tira fuori un foglio) Ecco il contratto. Firmato.

Il Signore Rosso - E l'anticipo?

LEditore - Arrivato anche quello. Millecinquecento dollari.

Il Signore Rosso - Dove sono?

LEditore - Li verser alla tua banca. Deposito vincolato Perch tu non possa toccarli.

Il Signore Rosso - Scherzi.

LEditore - Non scherzo affatto. Da qualche tempo spendi troppo. Oltre che l'editore debbo essere il buon amministratore della tua sostanza. Previdenza, caro. (Richiude il tiretto).

Il Signore Rosso - Un acconto, almeno.

LEditore - Questo s. Purch tu vada per quindici giorni in campagna a terminare la nuova commedia. (Scrive un biglietto).

Il Signore Rosso - Te lo prometto.

LEditore - Bravo! (Preme un tasto, appare la signorina di studio) Ecco: la Signoria Vostra servita. (Consegna il biglietto alla signorina) Se vuoi accomodarti in amministrazione.

Il Signore Rosso - Grazie.

LEditore - Ciao. (Il signore Rosso esce se-guito dalla signorina. Al Signore Azzurro) Come vede, li considero un po' come figlioli. (In altro tono) Se non sbaglio, eravamo rimasti al secondo atto della sua commedia.

Il Signore Azzurro - No, al primo.

LEditore - Gi, al primo.

Il Signore Azzurro - Per raccontarle il finale devo prima descrivere la scena. Una grande sala: gotica. Siamo in un castello. Enormi fine-stroni in fondo. LTn camino acceso. Fuori infuria la tempesta.

LEditore - Naturalmente.

Il Signore Azzurro - Eh?

LEditore - Niente. Prosegua.

Il Signore Azzurro - Fuori infuria la tempesta. Pioggia, lampi, saette. I due protagonisti sono in scena: la Melato e Ruggeri. A un tratto s sente \ suono di un violino...

LEditore - Nella tempesta? (Appare l'usciere) Che c'?

L'Usciere - Il Signore Giallo.

LEditore - Si accomodi. (L'usciere esce. Subito dopo entra il Signore Giallo).

Il Signore Giallo - (precipitandosi) Mi hanno massacrato, aggredito. Furfanti!

LEditore - Come? dove? quando?

Il Signore Giallo - Ieri. A Torino. (Tirando fuori un giornale) Leggi!

L'Editore - (rimettendosi a sedere, con un sospiro) Ah! mi avevi spaventato!

Il Signore Giallo - Ha ragione Becojue. La critica non serve a niente. Bisogna abolirla. Dimmi s' lecito trattare cos un autore! Come se avesse commesso un delitto!

L'Editore - (legge il giornale) Eccessivo.

Il Signore Giallo - Ah, per te semplicemente eccessivo?

LEditore - Eccessivo ed ingiusto.

Il Signore Giallo - Soltanto?

LEditore - Eccessivo, ingiusto, e non riguardoso.

Il Signore Giallo - Non basta. Sleale, infamante. Una vigliaccheria! Sai cosa ti dico? Non prender pi la penna in mano. Pi. Finch a quei signori sar permesso scrivere.

LEditore - E cosa farai?

Il Signore Giallo - Qualunque mestiere meno che il commediografo. Passi dei mesi a pensare, costruire, scrivere; sali un calvario per vedere collocato il tuo lavoro, e poi viene un signore che in dieci righe ti distrugge tutto. E' mostruoso! Basta, basta! Lo giuro. (Pausa).

LEditore - E' venuta a trovarmi la Galli.

Il Signore Giallo - (alzando una spalla) Salutamela.

LEditore - Le ho raccontate; l'intreccio della tua nuova commedia. Entusiasta.

Il Signore Giallo - (aggiustandosi il colletto) Davvero?

LEditore - Me l'ha gi impegnata per il Valle, a dicembre.

Il Signore Giallo - (aggiustandosi il gilet) Le piace quella parte?

LEditore - Te l'ho gi detto. Entusiasta.

Il Signore Giallo - Ma non ho ancora deciso in che modo chiudere il lavoro...

LEditore - Non importa. Sei1 libero domani sera?

Il Signore Giallo - S.

LEditore - Allora, domani sera, alle otto, a casa mia. Un delizioso pranzo, due tazze di buon caff, e sprofondati nelle nostre poltrone troveremo una fine sorprendente. Intesi?

Il Signore Giallo - Ma...

LEditore - Nessun ma. Pensa al divertimento di muovere le pedine della tua commedia. Altro che partita a scacchi! Ce la godremo un mondo.

Il Signore Giallo - (tutto rianimato) Il soggetto indovinato, non ti sembra?

LEditore - Una trovata. Una vera trovata.

Il Signore Giallo - Ebbene, da quella situazione scaturiscono tre sorprese. Una pi ridicola dell'altra. Vedrai. Sar una rivincita.

LEditore - Non lo dubito. Allora, a domani sera. Non lo dimenticare. (Gli tende la mano).

Il Signore Giallo - Buona sera. (Si avvia).

L'Editore - (richiamandolo) Senti. Dammi quel giornale.

Il Signore Giallo - Perch? (Glielo porge).

LEditore - Niente. Cos. (Lo straccia in quattro e lo butta nel cestino) Se te l'avessi lasciato sarei stato un pessimo allenatore. Buona sera. (Il Signore Giallo esce. Al signore Azzurro) Ritorniamo a noi. Questa volta non sbaglio: siamo rimasti al violino.

Il Signore Azzurro - Precisamente. Il violino singhiozza...

LEditore - Chi sa Perch il violino deve sempre singhiozzare. Scusi, una mila osservazione.

Il Signore Azzurro - Il violino singhiozza. L'uomo e la donna sono in piedi, illuminati dalla fiamma del caminetto. Un lungo silenzio. Non si sente che il violino;. Poi il vento fa spalancare una finestra. I due trasaliscono, immobili. Si vede, fuori, la tempesta. Cala lentamente la tela. Bello, eh?

L'Editore -... Bello. Soltanto troverei naturale che uno dei due, almeno, corresse a chiudere la finestra. Non le sembra?

Il Signore Azzurro - Oh, se vuole, posso modificare. (Entra la signorina che depone alcune lettere sul tavolo dell'Editore).

L'Editore - (legge e firma. Fermandosi sopra una lettera, alla signorina) Troppo blanda. Questo signore ha l'abitudine di' non insistere nelle repliche. Io, invece, esigo che le novit dei miei autori siano validamente difese. (Stracciando il foglio) Gli scriver i'o in forma privata. Avr pi effetto. (La signorina prende le lettere firmate ed esce).

Il Signore Azzurro - (imperturbabile) Il fi. naie del secondo atto , invece, il seguente.

L'Usciere - (annunzia) Il Signore Indaco.

LEditore - Si accomodi. (L'usciere esce. Subito dopo entra il Signore Indaco).

Il Signore Indaco - (che non osa avanzare) Non vorrei, commendatore, disturbare...

LEditore - Prego, venga avanti...

Il Signore Indaco - (supplice e cerimonioso) So che il suo tempo tanto prezioso. Le ruber cinque minuti. Cinque minutini soltanto.

L'Editore - (che dal preambolo intuisce una visita lunga, si alza) In che posso favorirla?

Il Signore Indaco - Sono venuto per un lavoretto.

LEditore - Ah!

Il Signore Indaco - Un lavoretto di mia moglie. (L'Editore non ha la forza di replicare) La mia signora ha una grande, un'enorme passione per il teatro. E non alle prime armi.

LEditore - No?

Il Signore Indaco - Ha gi fatto rappresentare degli atti unici. In famiglia. Tutti i nostri amici dicono ch' un delitto non affrontare le scene regolari. Ma, cosa vuole, sino ad oggi non ci sentivamo maturi.

LEditore - Il lavoro l'ha scritto lei in collaborazione con la sua signora?

Il Signore Indaco - No, io no. Io mi sono limitato a qualche ritocco, a qualche suggerimento, ma la commedia di mia moglie. C' dentro il meglio di lei stessa.

LEditore - Davvero?

Il Signore Indaco - S, voglio dire tutto il suo tormento, tutto il suo desiderilo di espandersi. Se vuol darvi un'occhiata... (Estrae dalla tasca del soprabito un rotolino legato con un nastro di seta rosa).

LEditore - Mi duole doverle dire che, per il momento, mi impossibile accettare nuovi lavori. Ho esuberanza di novit e non so come collocarle.

Il Signore Indaco - Commendatore, non mi opponga un rifiuto! Si tratta della pace di una famiglia. Questo - gli porge con gesto implorante il rotolino) il nostro figliolo! Da quando l'abbiamo non c' pi ora per i pasti. Non dormiamo pi. Se lo riporto a casa mila moglie avr una crisi di nervi.

LEditore - Si calmi, signore. Non voglio essere, affatto, la causa della sua infelicit. Per questa stagione, inutile parlarne. Tutta presa. Vedremo in primavera. Sta dunque tanto cortese di ritornare fra tre mesi. Va bene?

Il Signore Indaco - Grazie, grazie. Ma ci sar allora qualche speranza?

LEditore - La speranza l'ultima cosa che si perde. (Stendendogli la mano) Buona sera.

Il Signore Indaco - Buona sera. (Si avvia per uscire. Giunto sulla porta si volta) Se vuol venire a prendere un t da noi...

LEditore - Grazie, non posso disporre di un minuto della mia giornata. Buona sera. (Il signore Indaco esce. Al Signore Azzurro) Collaborazione coniugale. Lavori dei quali la moglie il gerente responsabile. Potrei citarle esempi classici, ma lei impaziente d'espormi il secondo finale d'atto.

Il Signore Azzurro - (sollecito) La scena del secondo atto un giardino. Meglio, un parco. Cio, proprio un parco, no. Perch nello sfondo si deve vedere la facciata di un grande albergo. E' notte.

LEditore - Anche qui?

Il Signore Azzurro - Notte, ma non c' la tempesta. Al contrario, un magnifico plenilunio. In scena ci sono la Melato e Buggeri. Non una trovata? Tutti e cinque gli atti si chiudono con la Melato e Ruggeri. In quest'atto la Melato seduta sopra una balaustrata di marmo e Ruggeri le vicino. Si tengono per mano. Un gran silenzio. Si sente, di tanto in tanto, il caldo profumo degli alberi di magnolia in fiore

LEditore - Come si fa a sentire?

Il Signore Azzurro - Lo dicono. Le finestre dell'albergo s'illuminano. Prima una, poi un'altra. Cala lentamente la tela.

L'Usciere - (entrando) E' venuto il signor Lapillo.

LEditore - Avanti, lavanti. Finalmente! (Entra il Signor Lapillo) Mi ha portato tutti i copioni? Siamo in ritardo.

Il Signor Lapillo - Non colpa mia, commendatore. Ho avuto tante ordinazioni in questa settimana, e tutte urgenti.

LEditore - Dio mio, quante commedie si scrivono! Occorrerebbero eserciti di attori per rappresentarle tutte. Dia pure. (// Signor Lapillo gli consegna il pacco) Una, due, tre, quattro: benissimo. Senza errori?

Il Signor Lapillo - Garantisco.

L'Editore - (sfogliando alcuni copioni) Caro Signor Lapillo, bisogna cambiare pi spesso la carta carbone. Gliel'ho gi detto.

Il Signor Lapillo - (indicando un copione) Quella commedia, Solitudine, magnifica. Successo assicurato.

LEditore - Bravo, signor Lapillo!

Il Signor Lapillo - Mentre la battevo a macchina piangevo.

LEditore - Santo cielo, chiss quanti errori ci saranno! La prego, signor Lapillo, di reprimere in futuro la sua commozione.

Il Signor Lapillo - Sar fatto. Signor Commendatore, dovrei farle una preghiera.

LEditore - Passi, passi pure alla cassa. Glieli pago subito.

Il Signor Lapillo - Lei mi offende, commen-datire. La mia preghiera un'altra..

LEditore - Dica.

Il Signor Lapillo - (tirando fuori un rotolo) Avrei un lavoretto... mio!

LEditore - Eh?

Il Signor Lapillo - Se il signor commendatore volesse darci un'occhiata...

LEditore - Caro signor Lapillo, siamo ottimi amici. Perch vuol perdere un cliente? Passi alla cassa.

Il Signor Lapillo - Sia per non detto. Scusi, commendatore. Ma comprender, un destino crudele dover battere, per tutta la vita, i lavori degli altri... (E' commosso).

LEditore - Comprendo, comprendo... Sar per un'altra volta. Non disperi.

Il Signor Lapillo - Grazie. (Esce mortifica-tissimo).

L'Editore - (si alza e passeggia agitato per la stanza) Copioni! Copioni! Sbucano dovunque. Stringi, innocentemente, la mano del primo che passa, e dalla manica gli scivola un copione! Non sai come difenderti.

L'Usciere - (annunzia) Il Signore Arancione.

LEditore - Si accomodi. (Andando incontro al nuovo venuto) Oh, caro! Lascia che ti abbracci. Con tutto il cuore. (Abbraccio) Successo clamoroso. Sei contento? Ti confesso che ieri sera ero molto nervoso. Pi di te. Temevo per il terzo atto. Troppo audace. E, invece, che trionfo! Per poco non abbracciavo, dalla gioia, un pompiere. Confessa che ce la siamo meritata quella vittoria. Quante pene!

Il Signore Arancione - E la vendita per questa sera?

LEditore - Esaurito. Andr avanti un mese.

Il Signore Arancione - Mi puoi dare un anticipo?

LEditore - Ecco: io nuoto in un mare di felicit e tu mi richiami subito a terra. Impossibile avere con voi delle emozioni pure! (Con altro tono) Quanto ti occorre?

Il Signore Arancione - Il massimo.

LEditore - Decisamente tu non sei per le mezze misure.

Il Signore Arancione - Tanto andr avanti un mese.

LEditore - Eh?

Il Signor Arancione - L'hai detto tu.

L'Editore - (scrivendo sopra un foglio una. ci-fra) Va bene cos?

Il Signore Arancione - Accettato. E ora permetti che sia io ad abbracciarti. (Abbraccio) Corro alla cassa. Non si sa mai: potresti pentirti.

L'Editore - (battendogli affettuosamente sulla spalla) Corri, corri... (// Signore Arandone esce. Al Signore Azzurro) Ecco: queste sono le gioie del mio mestiere. Cos'ha?

Il Signore Azzurro - Sono commosso. Mi domando se un giorno potr anch'io abbracciarla!

L'Usciere - (annunzia) Il Signore Violetto.

LEditore - Basta. E' l'ultimo che ricevo. Fatelo passare.

Il Signore Violetto - Buona sera.

LEditore - Buona sera. Le ho detto, l'altro giorno, di ripassare fra un mese. Anzi, senta: per evitarle viaggi inutili le scriver appena avr qualche novit da comunicarle. Intesi?

Il Signore Violetto - (tetro) Non posso pi aspettare.

LEditore - Sarebbe a dire?

Il Signore Violetto - Da cinque mesi le ho congegnato il copione. A quest'ora, se lei avesse voluto interessarsene, sarebbe stato rappresentato.

L'Editore - (calmo) Me ne sono interessato.

Il Signore Violetto - Se lo avesse fatto leggere alla Melato o a Ruggeri... (Il Signore Azzurro lo fulmina con lo sguardo).

LEditore - Lo hanno letto e rifiutato. Identico risultato con altri quattro capocomici. Me ne duole.

Il Signore Violetto - La mia commedia non inferiore a quante se ne rappresentano. Certo che se lei la manda in giro eenza un rigo di accompagnamento... Potrei farlo anch'io.

L'Editore - (suona il campanello, appare la signorina di studio) Il copione del signore. L'Occaso, se non sbaglio. (La signorina esce, l'Editore tempera una matita, il Signore Violetto lo guarda disorientato. Pausa. Rientra la signorina con il manoscritto) Eccole il suo Occaso. (Gli porge il copione) Le mander le altre copie appena mi saranno reftituite. Si amministri da se o vada da un altro editore. Buona sera.

Il Signore Violetto - Questo non il modo di trattare un autore. Ma gi lo sappiamo chi sono i suoi autori. Lei non vede che per quelli. Perch la fanno guadagnare. Faroritismi, soprusi. Ecco come fi agisce con i giovani: alla porta. (Sbatte il copione sulla scrivania).

L'Editore - (alzandosi) - La prego di andarsene. Non tollero villanie. Capito?

Il Signore Violetto - Villanie? Far pubblicare sui giornali...

LEditore - Faccia pubblicare quello che vuole. Se ne vada.

Il Signore Violetto - Me ne vado, ma avr a pentirsene. E' ora di finirla con gli sfruttatori! (Esce sbattendo la porta).

LEditore - Inaudito! (Cammina in lungo e in largo. Al Signore Azzurro) Ha sentito? Io l'ho sfiuttato! Io che ho sprecato inutilmente tempo e denaro a mandare in giro il suo capolavoro. Questi sono gli incerti del mestiere!

L'Usciere - (entrando) Posso andare?

LEditore - Andate pure. E dite anche alla signorina di andare. Andiamocene via tutti.

- (L'usciere esce. L'editore chiude i tiretti della scrivania, spegne la lampada. Al Signore Azzurro) Credo di non averle fatto perdere il suo tempo. Interessante, eh? E' cos tutti i giorni. Lei si chieder come faccio a resistere. Bah!... se non ci fosse questa maledetta passione per il teatro... (Pausa) Per gli autori, per la maggioranza almeno, noi non siamo che analfabeti, o gi di l. Nulla da eccepire. Perdo, invece, il controllo quando al titolo di analfabeta aggiungono quello di sfruttatore. (Rovistando fra le carte) Sfruttatore!... Certo nella nostra categoria ci saranno anche persone di pochi scrupoli, dispostissime a spogliare di ogni dignit il teatro pur di ricavarne lucro, ma quale professione non ha le sue pecore nere?... L'essenziale conservare, anche nei momenti d'inevitabile amarezza, un po' di poesia per questo nostro lavoro che ci accomuna agli autori. Essere, in certo qual modo, i loro collaboratori... Ma, forse, pretendere troppo... Pazienza!... Mi accontento della mi'a funzione di prisma: intercettare, quasi fossero raggi luminosi, gli autori e contemplare, nella rifrazione, i colori che li compongono. Fra questi colori c' sempre una tinta che predomina e che non a tutti si rivela. Di tale prerogativa siamo, ovviamente, fieri. (Continuando a esaminare alcuni fogli che mette in una cartella) Anche lei passata attraverso il prisma e la sua luce si scomposta. Cosa ho visto? Mio gentile amico, io prediligo i giovani Perch sono quelli che destano maggiore interesse. Si tratta di formarli, allenarli, far loro vincere i grandi premi del domani. Compilo delicato che impone il massimo rigore nella scella. Guai essere indulgenti con i giovani, guai incoraggiare le loro illusioni: c' da rovinare una intera esistenza. Da quanto mi ha esposto dovrei, senza esitazione, dirle: cambi mestiere. Ci sono al mondo tante professioni pi tranquille! Se poi non pu proprio vivere senza scrivere commedie, laceri, laceri senza piet tutto quanto non la soddisfa appieno. Non abbia fretta di efisere rappresentato. Tanto sul teatro si fa presto a ricuperare quel tempo che si crede perduto, mentre un infelice debutto pu, talvolta, stroncare le gambe. Ha compreso? (Alza la testa e vede la poltrona vuota. Evidentemente il Signore Azzurro si eclissato approfittando della penombra della stanza) Partito! E pensare che stavo compiendo una delle poche buono azioni della mia vita!

FINE

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