Il processo Squiccheri

IL PROCESSO SQUICCHERI

PERSONAGGI

Antonio Squccheri, imputato, anni 35;

Giudice, anni 50-60;

Cancelliere, anni 60-65;

Margherita Sfornapane, parte lesa, anni 25;

Arnaldo Bentivoglio, fidanzato di Margherita, anni 40;

Avvocato difensore, anni 35; (uomo o donna)

Pubblica accusa, anni 35; (uomo o donna)

Mario Carobbi, primo testimone, anni 30;

Geltrude Teladetti, secondo testimone, anni 50-60.

I due atti sono ambientati all'interno

di un'aula di un tribunale.

ATTO I

ALL'APRIRSI DEL SIPARIO LA SCENA E' VUOTA, ED UNA VOCE DI FUORI DICE:

"ENTRA LA CORTE"; ENTRANO IN ORDINE PRIMA IL GIUDICE E POI IL CANCEL-

LIERE.

GIUD. Ed eccoci all'inizio di un nuovo giorno... Cancelliere, cosa abbiamo

in programma oggi?

CANC. Io subito dopo il processo vado a pescare, ma se lei ha qualche altra

idea...

GIUD. Certo che ho un'altra idea! Mi vado a cercare un'altro cancel-

liere! Intendevo dire cosa abbiamo da discutere qui in aula!

CANC. Ah, il processo! E chi lo sa? Non ho ancora esaminato gli

incartamenti...

GIUD. Non ha ancora... ma possibile che dopo quarant'anni di servizio

presso questo tribunale non sappia ancora quali sono le sue mansioni?

CANC. Via, signor giudice, non mi tratti cos... lo so che prima di ogni

altra cosa dovrei esaminare gli incartamenti, ma avevo fame...

GIUD. E allora? Non mi dir che ha mangiato gli incartamenti !?!?

CANC. Ma no... sono andato a fare colazione, e non ho avuto il tempo di

leggerli...

GIUD. E va bene, dia qua...(Leggendo)...ah! Oggi abbiamo il processo Squiccheri.

CANC. Cosa abbiamo?

GIUD. Il processo Squiccheri.

CANC. Squiccheri, Squiccheri... questo nome non mi nuovo... devo avere

avuto un professore al liceo che si chiamava cos...o forse no...

GIUD. Noto con piacere che la sua memoria pari alla sua vista.

CANC. Via signor giudice, non il caso di infierire su un pover'uomo

ormai prossimo alla pensione...lo sanno tutti che non distinguo una

lucertola da un coccodrillo a due metri di distanza...

GIUD. Lasciamo perdere, che meglio... (Continuando a leggere) Questo

signor Squiccheri accusato di violenza carnale.

CANC. Con una donna?

GIUD. No, con un cavallo! Cancelliere, eviti le domande idiote!

CANC. Va bene, va bene...se il signor giudice d'accordo, direi di far

entrare l'imputato.

GIUD. D'accordissimo...vediamo un po che faccia ha...(Forte) GUARDIA,

FACCIA ENTRARE L'IMPUTATO!

ANTO. (Entrando con gli occhi bassi) Buongiorno...

CANC. (Velocemente) Cognome nome et professione.

ANT. Eh?!?

CANC. Cognome nome et professione.

ANTO. Squiccheri Antonio, ho trentacinque anni e faccio il montatore.

CANC. Lo sospettavo!

GIUD. Cancelliere, per favore! (All'imputato) Dunque, lei sa di che cosa

accusato?

ANTO. S, ed proprio per questo che vorrei...

GIUD. SILENZIO! Si limiti di rispondere alle domande che le verranno

rivolte! Lei accusato di aver usato violenza carnale ad una donna!

ANTO. Che voleva, che violentassi un cavallo?

GIUD. SILENZIO! Cancelliere, faccia entrare la parte lesa ed i rispettivi

avvocati.

CANC. Subito, signor giudice...(Esce e rientra quasi subito seguito da

Margherita insieme alla pubblica accusa; dietro segue l'avvocato

difensore).

GIUD. Accomodatevi... Cancelliere, diamo inizio alla lettura degli atti.

CANC. Subito...(Tenendo il foglio molto vicino agli occhi) Dunque...

In questo giorno, ventidue maggio 1996, siamo in questa pubblica

aula per giudicare un prosciutto...

GIUD. CANCELLIERE! Ma cosa sta dicendo?

CANC. (Guardando meglio) Mi scusi, signor giudice, ma il riflesso mi ha

ingannato... dunque, continuo: Per giudicare un presunto atto di

violenza carnale che tal Squiccheri Antonio, di professione...emh...

montatore... avrebbe commesso ai danni della qui presente signorina

Margherita Sfornapane, di anni trenta, di professione... maiala GIUD. CANCELLIERE!

CANC. Eh no, stavolta ho letto quello che c' scritto! (Mostrandogli il

foglio) Guardi, signor giudice, guardi... che c' scritto qui?

GIUD. (Guardando il foglio) Ehm... veramente ci sarebbe scritto proprio

maia...ehm, cos... ma cos'hanno combinato quei cretini della

segreteria?

CANC. Li devo far chiamare?

GIUD. No, no, lasci fare... signorina, lei che mestiere esercita?

MARG. Signor giudice, io non faccio quella roba che c' scritto l...io

faccio la magliaia...

GIUD. La magliaia? Ma allora si spiega tutto benissimo...si tratta solamente

di un errore di scrittura... cancelliere, continui a leggere.

CANC. Subito...dunque...dov'ero rimasto? (Scorrendo il foglio velocemente)

Eeeeeeeee....Squiccheri.....Eeeeeeeeeee....montatore....Eeeeeeee....

GIUD. Che cos', un'ambulanza?

CANC. No, no...stavo solo ricercando il segno...ah, eccolo! Dunque...

allora maiala lo correggo con magliaia... ecco... nella tarda serata

del 14 aprile 1996. Ho finito.

GIUD. Dopo aver dato lettura degli atti riassuntivi del caso in questione,

dichiaro aperto il dibattito. La parola alla pubblica accusa.

P.A. (Alzandosi di scatto e parlando forte) SIGNOR GIUDICE!

GIUD. Oh Dio, e che ?

CANC. Invito la pubblica accusa a moderare un p il tono della voce onde

evitare collassi in aula. Grazie.

P.A. Signor giudice, nella notte del 14 aprile, e pi precisamente alle

ore ventitr e trenta, questo verme schifoso...

A.D. MI OPPONGO!!! La pubblica accusa sta cercando di suggestionare la

corte con valutazioni strettamente personali!

GIUD. Mi chiedo dove andr a finire un processo che comincia in questo modo.

Opposizione accolta. La pubblica accusa si limiti ai fatti astenendosi

dal sottolineare eventuali difetti o pregi dell'imputato.

ANTO. (Scattando) E POI VERME SARAI TE!

GIUD. SILENZIO! Silenzio o faccio sgombrare l'aula!

ANTO. Ah, per me faccia pure...

GIUD. (Alla Pubblica accusa) Continui pure.

P.A. Dicevo dunque, che alle ore ventitre e trenta del 14 aprile, il qui

presente Squiccheri Antonio, di professione montatore, dopo aver

consumato una lauta cena a casa della qui presente signorina Margheri-

ta Sfornapane, la faceva ubriacare con della grappa, ed approfittava

ignobilmente del suo corpo per trarne piacere.

GIUD. Imputato, alzatevi. I fatti esposti dalla Pubblica accusa corrispondo-

no a verit?

ANTO. S... tutto all'arrovescia, per ci siamo quasi...

GIUD. Ma cosa dite? Spiegatevi meglio!

ANTO. Mi spiego subito...i fatti si sarebbero svolti cos se al posto mio ci

fosse stata lei...

GIUD. IO?!?

ANTO. Ma no, non lei-lei, intendevo dire lei-Margherita! Dicevo che i fatti

si sarebbero svolti cos se al posto mio ci fosse stata lei, e al

posto suo ci fossi stato io... chiaro?

GIUD. No.

ANTO. Ma come no! E' semplicissimo, stia a sentire: Io sono io e lei lei..

giusto? E allora le cose non si sono svolte cos. Ma se io fossi

stato lei e lei fosse stata me le cose si sarebbero svolte proprio

cos... ma siccome la realt questa, e cio che io non sono lei e

che lei non me, qui non torna pi nulla... ha capito ora?

GIUD. Senta, signor Squiccheri, fino ad ora ho avuto la bont di ascoltarla,

ma lei sta facendo dei discorsi talmente assurdi che non vedo il

modo di continuare...perci, sia cos cortese da tapparsi quella sua

dannatissima bocca, e lasci parlare il suo avvocato difensore...

HA CAPITO?

ANTO. (Piano) S..

A.D. Poich mi sembrato che mi sia stata data la parola, e volendo io

porre fine ad ogni equivoco, chiamo a testimoniare proprio l'imputato

stesso, Squiccheri Antonio, di professione...

CANC. (Trionfale) MONTATORE!

GIUD. Questo lo avevamo gi capito. Proceda, cancelliere.

CANC. (Ad Antonio, che si gi seduto al banco degli imputati) Imputato,

alzatevi. Giurate di dire tutta la verit solo la verit e nient'altro

che la verit? Alzate la mano destra e dite "Lo giuro".

ANTO. Lo giuro.

A.D. La sera del 14 aprile 1996 voi eravate in compagnia della qui presente

Margherita Sfornapane?

ANTO. S, maveva invitato a cena a casa sua.

A.D. E da chi eravate stato invitato?

ANTO. Dalla signorina stessa.

A.D. Bene. Finito di mangiare, che faceste?

ANTO. Il ruttino.

GIUD. IMPUTATO!

ANTO. Oh?

GIUD. Queste sono cose che non ci interessano!

ANTO. E allora perch me le chiedete?

GIUD. Voglio dire che non hanno alcun fine nel dibattito in corso!

ANTO. Senta signor giudice, io ho giurato di dire la verit, e siccome

per me la verit una sola, o vi prendete tutto o io non vi rac-

conto pi nulla.

GIUD. Oddio le mie pasticche per il cuore... dove sono le mie pasticche per

il cuore? (Le trova in una tasca e ne butta gi una con un gesto

violento della testa) Avvocato, procedete.

A.D. Dunque, cosa faceste?

ANTO. Siccome la cena era stata un p pesantina, Margherita mi chiese se

volevo un goccino di grappa per digerire meglio... dopo il sesto bic-

chierino persi il conto, anche perch la stanza cominci a girare

come il cestello di una lavatrice... quando fui finalmente in grado

di capire qualcosa, mi ritrovai sdraiato sul letto, nudo come un

bagnino senza costume, con la Margherita sopra che saltava e urlava:

Trotta cavallo, trotta che si vince la corsa!"

(Margherita e la Pubblica accusa scattano in piedi)

P.A. E' INAUDITO!

MARG. (Coprendosi il viso) Che vergogna!

CANC. (Al giudice) Visto che il cavallo c'era?

GIUD. (All'imputato) Signor caval... Signor Squiccheri, sono costretto a

chiederle di moderare il linguaggio.

ANTO. E da chi?

GIUD. Da chi che?

ANTO. Da chi che che?

GIUD. IMPUTATO! Si prende forse gioco di me?!?

ANTO. Non mi permetterei mai, signor giudice... no, che lei ha detto

"Sono costretto a chiederle di moderare il linguaggio..." volevo

solo sapere chi che la costringe...

A.D. Dunque, voi asserite che fu la signorina Sfornapane ad usarvi

violenza, e non il contrario?

ANTO. S.

MARG. PORCO!

GIUD. Signorina, non mi costringa ad allontanarla dall'aula! Avvocato,

continui.

A.D. Vorrei soffermarmi un attimo su quello che fu il men di quella

famosa cena...

P.A. MI OPPONGO! Non vedo come questo possa avere attinenza col processo

in corso.

A.D. Signor Giudice, qualunque fatto, anche apparentemente insignificante,

pu avere un peso determinante al fine dell'acquisizione della verit.

Non dimentichiamoci che stiamo processando un uomo accusato di uno

dei delitti pi abominevoli che la mente umana possa concepire.

Ebbene, diamo a quest uomo la possibilit di difendersi!

ANTO. (Battendo le mani) BRAVO! Meglio di Perry Mason!

GIUD. SILENZIO! Opposizione respinta. Proceda pure.

A.D. (All'imputato) Vuol essere cos cortese da ripetere alla corte quello

che ha detto a me prima del processo? E cio in che cosa consisteva

il men della cena di quel 14 aprile?

ANTO. Facile: L'antipasto era a base di caviale e pepata di cozze, il primo

dei semplicissimi tagliolini al tartufo, di secondo gamberoni al pepe

verde, e di dolce una specialit di Margherita: sformato di peperonci-

ni flamb!

A.D. Signor giudice, qualunque uomo dopo una cena come questa avrebbe

violentato non solo una donna, ma anche un cavallo!

GIUD. E dai con questo cavallo! Insomma, se ho ben capito voi sostenete che

da parte della signorina Sfornapane c'era premeditazione?

A.D. Senza dubbio, signor giudice... non avete sentito il men? Tutta roba

altamente afrodisiaca... roba da far resuscitare un morto! Lascio

all'intelligenza della corte le debite conclusioni...ho finito.

GIUD. La parola alla Pubblica accusa.

P.A. Grazie, signor giudice... (Avvicinandosi all'imputato) Dunque, voi

asserite che fu la mia cliente ad usare violenza?

ANTO. Violenza? Ma quale violenza! Magari tutte le violenze fossero cos!

Io so solo che mi ritrovai sdraiato sul letto, nudo come un bagnino..

P.A. Sappiamo, sappiamo... ricorda solo quello?

ANTO. Molte altre cose. Mi ha fatto sedere, e poi montata sopra come...

GIUD. (Urlando) MA INSOMMA, CHE COS'E' QUESTO, UN PROCESSO A LUCI ROSSE?

P.A. Signor Squiccheri, io volevo sapere se a parte questi particolari

non ricorda altro!

ANTO. No. A parte la cena e le quattro...violenze, non ricordo altro.

GIUD. QUATTRO?!?

CANC. All'anima del montatore!

ANTO. Specializzato.

GIUD. Ah, su questo non c' dubbio...se la Pubblica accusa ha finito, darei

di nuovo la parola alla difesa.

P.A. Ho finito.

A.D. Chiamo a testimoniare la cos detta parte lesa, la signorina

Margherita Sfornapane. (Margherita si siede)

CANC. Alzatevi. Giurate di dire tutta la verit solo la verit nient'altro

che la verit? Alzate la mano destra e dite lo giuro.

MARG. (Tenendo la mano alzata) Lo giuro.

GIUD. Volete andare in bagno?

MARG. No signor giudice.

GIUD. E allora abbassate quella mano. Avvocato, proceda.

A.D. Signorina Sfornapane, lei stata vista molte volte in compagnia del-

l'imputato... devo dedurre che tra voi esiste, diciamo cos, un

rapporto che va un p pi in l della semplice amicizia?

P.A. (Si alza in piedi e sta per urlare, ma il giudice lo ferma con un

gesto della mano; tutti restano immobili, mentre il giudice mangia

velocemente due pasticche per il cuore; poi abbassa la mano.)

MI OPPONGO!!!! La difesa non ha alcun diritto di indagare sulla vita

privata della mia cliente!

A.D. Per chiarire certi fatti non esiste che questa procedura.

GIUD. Opposizione respinta. Signorina, rispondete alla domanda dell'av-

vocato.

MARG. S..no...cio...eravamo amici, ecco!

ANTO. AMICI?!? Ma non ti ricordi pi, cinque mesi fa, quando ci trovammo

nel vagone letto del diretto Firenze-Milano? O che forse passammo tut-

ta la notte a chiacchierare?

MARG. No... leggemmo... giocammo a carte...

CANC. A scopa?

GIUD. UN'ALTRA OSSERVAZIONE COME QUESTA E LEI PASSA SECONDINO A REGINACELI!!

A.D. Dunque, lei ha appena ammesso che tra voi due esistito un rapporto..

come dire...intimo?

MARG. S, ma a quel tempo non stavo per sposarmi...

ANTO. Ti...ti sposi?!? E con chi?

GIUD. SILENZIO!

ANTO. SILENZIO?!?!? Vado a casa sua, ceno, bevo, faccio un poker, e poi

non devo nemmeno sapere chi la sposa?

MARG. Mi sposo con Arnaldo!

ANTO. ARNALDO?!? Quello tutto intelito che sembra inzuppato nell'amido?

Ma l'hai visto bene?

MARG. L'ho visto, s, ed cento volte meglio di te... MOSTRO!!!

GIUD. ORA BASTA!!!! Vista l'impossibilit di continuare questo processo,

la seduta aggiornata a domani 23 maggio alle ore nove dell'anno

di grazia 1996.

ANTO. Di-grazia?!? A me sembra DI-SGRAZIA!

FINE I ATTO

ATTO II

STESSA SCENA DEL PRIMO ATTO; ALL'APRIRSI DEL SIPARIO IN SCENA CISONO SOLO MARGHERITA E ARNALDO.

ARNA. Non preoccuparti, Margherita... io ti voglio bene, e credo a te, e

non a quel... quel...

ANTO. (Entrando alla fine della frase) Fermo l! Non una parola di pi

senn ti batto in terra come un coniglio! Non penserai mica di offendermi

in un'aula di tribunale, eh?!?

MARG. Guarda che qui nessuno ti offende! E comunque ci non toglie che

tu sia un porco! Ma ti rendi conto, no, dico, ti rendi conto di

come mi hai trattata ieri, proprio qui, davanti a tutti?

ANTO. E secondo te come ti dovevo trattare? E poi non ho forse giurato

di dire tutta la verit, solo la verit, nient'altro che la verit?

ARNA. Ma quale verit! La "tua" verit!

ANTO. O bravo! Ma lo sai che sei un fenomeno? Parli come se a quella famosa

cena tu fossi stato presente!

MARG. ANTONIO !

ANTO. Scusa, ma quell'affare l tira fuori certi discorsi...

ARNA. (Scaldandosi) Senti Antonio, tu hai infangato l'onore della mia futura

moglie con delle menzogne; hai compromesso forse irrimediabilmente

il futuro di una famiglia; e ora cosa pretendi, che stia qui calmo

e impassibile mentre continui con queste fantasie da depravato?

MA IO T'AMMAZZO!

ANT. S, ecco, bravo. Cos si cambia processo... guarda, Arnaldo, che non

sono stato io a portare tutta questa faccenda in tribunale. Se era

per me si stava tutti zitti zitti, cos io ero contento, Margherita

era contenta, e tu eri... uno stambecco!

ARNA. (Scattando) T'AMMAZZO!!!!

MARG. Arnaldo, calmati! Ma non lo vedi che lo fa apposta? Non fare il suo

gioco!

(Voce di fuori) ENTRA LA CORTE! (Entrano in ordine: Giudice,

Cancelliere, Pubblica accusa e Avvocato difensore; le persone gi

in scena si alzano, quindi si rimettono sedute; Arnaldo andr tra

il pubblico in sala).

GIUD. Cancelliere, dia inizio alla lettura degli atti, ma faccia molta at-

tenzione.

CANC. In questo giorno, 23 Maggio 1996, siamo riuniti in quest'aula per

la seconda parte del processo Squiccheri, in cui sar giudicato

l'imputato Antonio Squiccheri, di professione montatore specializ-

zato, accusato di violenza carnale nei confronti della qui presente

signorina Margherita Sfornapane, di professione "magliaia"... devo

dare anche lettura dei fatti accaduti ieri?

GIUD. No, basta cos, vedremo se sar necessario in seguito.

CANC. Signor giudice, posso rivolgere una domanda all'imputato?

GIUD. Purch faccia presto.

CANC. Signor Squiccheri, la mia una domanda di carattere personale...

questa notte non ho chiuso occhio cercando di ricordare dove ho

sentito il suo strano cognome...poi mi sembrato di ricordare che

devo avere avuto un professore di liceo che si chiamava come lei...

e a questo punto le domando: aveva o ha qualche parente che insegna-

va al liceo?

ANTO. No, per mio padre ha fatto il liceo...

CANC. Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima? Suo padre stato un

mio compagno di studi! E mi dica... che liceo ha frequentato suo

padre?

ANTO. Il liceo classico Machiavelli.

CANC. (Trionfale) ANCH'IO!(Al giudice) Visto com' piccolo il mondo? Ho

trovato il figlio di un mio ex compagno di scuola!

GIUD. S,s..ma ora cerchiamo di andare avanti col processo. Vorrei cercare

di finirlo prima della pensione.

A.D. Col permesso della corte, ho portato a testimoniare un vicino di casa

della signorina Sfornapane, e sono propenso a credere che questo ag-

giunga dei fatti nuovi al processo, perci chiedo la parola.

GIUD. Se la pubblica accusa d'accordo per me va bene.

P.A. Non sono affatto d'accordo, in quanto di solito la pubblica accusa

ha la precedenza.

A.D. Di solito... ma oggi vorrei io per primo la parola, poich sono certo che le

rivelazioni del mio teste daranno una svolta decisiva al processo

in corso.

GIUD. D'accodo, avvocato, inizi pure lei, ma cerchi di restare nei limiti

di tempo concessi.

A.D. Chiamo a testimoniare il signor Carobbi Mario.

CANC. (Forte) IL SIGNOR CAROBBI MARIO!

(Entra il Carobbi dal pubblico e va al banco dei testimoni)

CANC. Si sieda. (Pausa) In piedi. Giuri di dire la verit solo la verit

nient'altro che la verit. Alzi la mano destra e dica "Lo giuro".

CARO. Lo giuro.

A.D. Vuole dire alla corte il suo nome?

CARO. Carobbi Mario, nato a Firenze il 7 marzo del 1955.

A.D. Lei abita vicino alla signorina Sfornapane?

CARO. S, la parete della sua camera comune con la mia, e siccome

abitiamo nelle case popolari, sento anche quando respira troppo

forte...

A.D. Allora lei ricorder senz'altro cose avvenne quella famosa notte del

14 Aprile del 1996...

CARO. E come potrei dimenticarlo? Che notte, ragazzi! Sembrava una trasmis-

sione radiofonica a luci rosse!

GIUD. (Ingoiando una pillola) Le saremo grati se volesse esporci i fatti

senza opinioni personali.

A.D. Dunque lei pu dirci cosa ud quella famosa notte?

CARO. Subito...quella sera rincasai verso le dieci; andai a letto,

e come mia abitudine presi un libro e cominciai a leggere. Stavo

quasi per prendere sonno, quando dalla stanza accanto mi giunsero

dei gridolini...

A.D. Pu dirci esattamente cosa intende per gridolini?

CARO. S, erano sul tipo... Ahhhh....Uhhhh....Ihhhh....

A.D. Ehm... bene, basta cos...poi ud altro?

CAR. S, sentii un gran trambusto, e riconobbi il rumore della testata

del letto della signorina Sfornapane contro la mia parete. Dapprima

lento, tipo Bum....bum...bum. Poi sempre pi veloce... dopo dieci

minuti sembrava il diretto Firenze-Roma: Bu-bum,bu-bum,bu-bum...

A.D. E questa musica dur tanto?

CARO. Quattro volte! Cio, fino a mezzanotte circa...

A.D. Ed oltre ai rumori prodotti dal letto non ha sentito altro?

CARO. Oh s! Devo ripetere?

CANC. (Piuttosto eccitato) Ripeta, ripeta!

CARO. Dunque, a parte i soliti gridolini di lui e di lei, c'erano frasi

come "Va bene cos, Dai ora, Scendi dalla spalliera del letto

altrimenti ti fai del male"... poi ad un certo punto lui ha detto

"Vengo" e lei "Aspettami che vengo anch'io" ed io ho pensato" Meno

male che vanno via, cos almeno dormo"...

GIUD. (Pasticca) Basta cos! Avvocato, continui...

A.D. Nessuna frase l'ha colpita in modo particolare?

CARO. Oh, s, due... e mi hanno lasciato abbastanza perplesso... la prima

era una voce maschile che diceva:"Hai visto com' facile? Basta reg-

gersi bene al lampadario!" La seconda era la signorina Sfornapane che

diceva:Trotta, cavallino, trotta che si vince la corsa alle Cascine!"

CANC. (Con la bava alla bocca) Continui, continui...

GIUD. BASTA COSI'! Ha finito, avvocato?

A.D. Ho finito, signor giudice... come ha potuto sentire, una delle due

frasi corrisponde perfettamente a quella gi citata dal mio cliente

nella prima parte del processo.

GIUD. Bene...la pubblica accusa ha qualche obbiezione da fare?

P.A. Con il permesso della corte vorrei rivolgere una domanda al signor

Carobbi.

GIUD. Proceda.

P.A. Signor Carobbi, lei ha asserito che stava leggendo un libro... posso

sapere di che libro si trattava?

CARO. Ma...veramente...non so se....

GIUD. Le ricordo che lei sotto giuramento!

CARO. (Abbassando gli occhi) Era intitolato ...:" Il vizietto di Lul"...

CANC. Quando l'ha finito, me lo presta?

GIUD. SILENZIO!

P.A. Finalmente tutto chiaro! Lei era talmente eccitato dalla lettura

di quella porcheria che chiss cosa si immaginato!

CARO. E no signor avvocato! Forse ero eccitato, ma non cretino! Se le dico

che ho sentito ho sentito!

GIUD. Grazie, signor Carobbi, ora pu andare... invito la Pubblica accusa

a introdurre il suo teste.

P.A. Chiamo a testimoniare la signorina Geltrude Teladetti.

CANC. (Forte) GELTRUDE TELADETTI! (Poi ripensa al nome e scoppia in una

risata; mentre sta ridendo col volto coperto entra dal pubblico la

teste, la quale si siede al banco degli imputati) Si sieda pure...

TELA. Ma io sono gi seduta!

CANC. Allora si alzi. Giuri di dire tutta la verit, solo la verit, niente

altro che la verit... alzi la mano destra e dica "Lo giuro".

TELA. Lo giuro.

P.A. Il suo nome?

TEL. Geltrude Teladetti.

P.A. Et?

TELA. (Pianissimo) ...aantadue...

P.A. Come ha detto?

CANC. Centodue?

GIUD. CANCELLIERE! Lasci, avvocato, lasci...

P.A. Professione?

TELA. Casalinga.

P.A. Signorina Teladetti anche lei una vicina di casa della qui presente

Margherita Sfornapane?

TELA. Purtroppo s.

P.A. Purtroppo? Perch purtroppo?

TELA. Perch rientra tardi la sera, perch tiene troppo alta la radio,

perch...

GIUD. Basta cos. Atteniamoci ai fatti.

P.A. La sera del 14 Aprile lei era in casa? Pu ripetere alla corte quello

che ha detto a me prima del processo?

TELA. S, quella sera ero in casa, e stavo leggendo l'ultimo numero di

Famiglia Cristiana, quando sentii dei rumori provenire dalla cucina

di quella l.... allora feci un po di attenzione...

CARO. (Dal pubblico) DICA PURE CHE APPICCICO' L'ORECCHIO ALLA PARETE COME FA SEMPRE!!!

GIUD. SILENZIO LA' IN FONDO! Continui, la prego...

TEL. Ad un certo punto sentii dire: "Antonio, siccome abbiamo mangiato

troppo, non vorresti mica un goccio di grappa?" E lui "S, a patto che

tu beva con me" e lei "Ma non lo sai che l'alcool mi da alla testa?"

e lui " Via, solo un goccio per farmi contento!" e lei...

CANC. All'anima dell'attenzione! Questa non una donna, una segreteria

telefonica!

GIUD. SILENZIO! Signorina, continui...

TEL. Dov'ero arrivata? Ah s... e lei "E va bene, ma solo un goccio..."

a questo punto cominciarono a bere, e dopo circa un'ora cantarono

tutto il repertorio degli alpini, dalla Valsugana al Mazzolin di

fiori. Poi lei disse: "E ora?" e lui "Ora andiamo a letto" e lei

"A letto? A fare cosa?" e lui " Andiamo a giocare a Ciccia eccomi!"

e lei "No, non voglio!"

P.A. Basta cos! Avete sentito? AVETE SENTITO? La mia cliente disse

"Non voglio".... e quando una persona non vuole, per fare certe cose

si deve ricorrere alla violenza!

GIUD. La Pubblica accusa ha finito?

P.A. Ho finito.

A.D. Se la corte d'accordo, avrei da rivolgere una domanda alla teste.

GIUD. Proceda.

A.D. Le dispiacerebbe continuare il discorso da dove stata interrotta?

TELA. Ma certo! Disse:" No, non voglio! Figurati se vengo a letto con te

per giocare a Ciccia eccomi! " e lui "Ci si leva eccomi e ci si

lascia la ciccia!" e lei "Cos s che mi piaci! Andiamo?"

A.D. (Trionfante) Sentito? Altro che violenza! La signorina Sfornapane sapeva bene quello che la aspettava andando a letto con l'imputato!

ANTO. Lo dice come se si trattasse di una tortura!

CANC. SILENZIO!

ANTO. PAPA', NON POSSO STARE SEMPRE ZITTO!

CANC. Come...come ha detto?

ANTO. Ho detto che non posso stare sempre zitto!

CANC. No, no...prima...come mi avete chiamato?!?

ANTO. Come vi ho chiamato?

CANC. Mi avete chiamato...mi hai chiamato pap!

ANTO. (Abbassa gli occhi) Ah s?

CANC. SI'! Che cretino sono stato! Il mio compagno di Liceo ero io! Io sono

Augusto Squicchri!

GIUD. (Ingoiando due pastiglie) Volete dire che voi...che voi... siete il

padre dell'imputato? (Augusto annuisce; ad Antonio) E che voi siete

il figlio?!?!?

ANTO. Non vedo altra soluzione.

GIUD. Questa poi! (Ingoia altre due pasticche) Cancelliere, ma come avete

fatto a non riconoscere vostro figlio?

CANC. Sar perch ci vedo cos poco...

GIUD. E come avete fatto a dimenticare il vostro cognome?!?

CANC. Lo pronunciavano in maniera diversa... dicevano tutti Squicchri...

invece la pronuncia esatta Squccheri...(Ad Antonio) Ma appena

torni a casa t'aggiusto per le feste!

GIUD. Calma, calma... queste sono cose che sistemerete in famiglia...prego

l'imputato e la parte lesa di avvicinarsi a questa corte, poich

devo rivolgere una domanda comune ad ambedue...(I due si avvicinano,

e dopo un brevissimo colloquio col giudice tornano ai loro posti).

GIUD. Se gli avvocati delle due parti non hanno altro da aggiungere, vorrei

dire due parole io.

Bene, mi sembra di poter affermare senza ombra di dubbio che questo

il processo pi insolito che io abbia presieduto in trentacinque anni

di onorata carriera; un processo in cui le due parti sostengono di e-

sere state violentate l'una dall'altra... io mi sono chiesto: Ma non

possibile che la grappa di quella famosa sera abbia agito allo stes-

so modo su tutti e due? Che i fumi dell'alcool abbiano avuto la parte

pi importante in questa sequenza di fatti, e che i due abbiano fat-

to tutto quello che hanno fatto di comune accordo? (Pausa)

Dopo aver parlato con tutte e due le parti posso affermare che erano

ubriachi. Dichiaro perci sciolto il processo, ed invito le parti in

causa a dividersi le spese processuali. La seduta tolta!

ARNA. (Entrando dal pubblico) Un momento...e io?

GIUD. E costui chi sarebbe?

ARNA. Sono, anzi, ero il fidanzato di Margherita, e la dovevo sposare tra

pochi giorni.

MARG. Mi dovevi? Perch, ora non mi vuoi pi?

ARNA. No! Non ti voglio pi! Bella figura che mi hai fatto fare! Ma lo sai

che ieri sera gli amici mi presero e mi gettarono in aria? E diceva-

no :"Uh, guarda, un cervo volante!"

ANTO. Ma scherzavano...

ARNA. SCHERZAVANO UN CORNO!

CANC. A me veramente sembrano due...

ARNA. (Ad Antonio) Ma perch non te la sposi te?

ANTO. IO?!? Anche subito! Per ho paura che lei...

MARG. DAVVERO?!? Antonio, guardami! Ma lo sai che andavo con quell'affare

l solo perch pensavo che tu non mi volessi?

ANTO. Non ho mai trovato il coraggio per dirtelo...

CANC. In tutta questa faccenda quello che ci guadagna di pi sono io...

vengo a fare un processo e mi porto a casa una nuora... e forse tra

non molto sar anche nonno! Per c' una cosa che non ho capito...

GIUD. Quale?

CANC. L'hanno poi vinta la corsa alle Cascine?

FINE

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