Il re buffone e il buffone del re

IL RE BUFFONE

E

IL BUFFONE DEL RE

1) LA RITIRATA

2) IL VIANDANTE

3) HONG

4) IL FUOCO

LA RITIRATA

Esagramma in un quadro

di Kiennkenn

Personaggi:

Il cavaliere

Lo scudiero

(una scena qualunque)

Cavaliere: (la voce arriva dalle quinte)

Dopo trentadue giorni di battaglie, amico mio, oggi siamo costretti- ma ancora non detto- a rimaner buoni e cheti

(entrano in scena)

qui, s, qui mi pare un posto favorevole.

(si siedono)

E tutto questo (sguaina la spada)

mentre la mia compagna inseparabile ha pronte mille canzoni da cantare che impazienti passeggiano sul filo.

Scudiero: Mio buon signore, non forse questo un bene?

Il giorno occupa solo met della ruota del tempo, essendo laltra met della notte.

Cavaliere: (si alza seguito dallo scudiero)

Sei tu davvero convinto che la nostra pi intima essenza, il nostro pi riposto profumo giri in tondo per farsi sbranare or da questo e or da quello?

(lo afferra ad un braccio)

Queste tue carni pesanti e dipendenti, s sono pasto per ogni stagione, questo tuo sguardo spento, s ancorato alla volgare circolare alternanza, ma la tua vita, quella che pur nutrendosi di fiato e di sfiato oltre ogni aria, una e vastissima con la Vita Eterna che muove ogni cosa e la penetra e la avvolge.

Scudiero: Da Oriente a Occidente, i saggi da sempre hanno detto a gran voce che ogni cosa cerchio e che

Cavaliere: e che la massima delle verit tutta contenuta, anzi, sarebbe tutta contenuta in quellantica figura del serpente che si morde la coda. questo che volevi dire?

Scudiero: appunto.

Cavaliere: e no, caro il mio scudiero, alle vecchie figure di un tempo, nuove figure si sono sovrapposte e si andranno sempre pi sovrapponendo: la spada! (la alza). Ecco qual il mio serpente che si morde la coda; e quando gira, lo fa sui campi dellEssere sconfinato per tagliare la cresta alle erbacce che oscurano il sole.

Come deve esserti grave amica mia (alla spada) questo forzato silenzio. Le tue taciute cantate, in sibilanti acuti afferrano il mio braccio e il mio cuore e si perdono in gesti scomposti ed in frasi sconnesse.

Scudiero, il cavallo!

Scudiero: Ma mio buon signore, non possono i ferri cantare in perpetuo.

(Il cavaliere si avvicina allo scudiero e lo afferra al giubbetto)

Cavaliere: Tu, misero, fiacco, molle omiciattolo; tu vile portatore indegno di vita che combatti allombra della coda del mio purosangue. Come osi chiamar ferro questarma che parte di me.

Via indegno, lontano.

(lo lascia spingendolo con disprezzo)

Perdona lignoranza, amica mia. Il loro braccio ahim si perde nella punta delle dita, la loro mano vuota, e quando cacciano mosche sono convinti di combattere mostri.

Sono pochi coloro che ti portano con mano possente.

Scudiero! Il cavallo tho detto. Presto!

Scudiero: Il mio signore mi perdoni ma il nemico avanza e scendere adesso in battaglia non prudente n saggio.

Al vostro coraggio io son testimone ma lo sono altrettanto alla vostra imprudenza.

Il giusto da fare, con vostra licenza, starsene qui ritirati e aspettare.

Cavaliere: Ma io sono un guerriero, vigliacco duno scudiero, ed un guerriero non deve aspettare n pu. Il mio compito uno solo: combattere e vincere.

Scudiero: giusto quel che dite signore, ma non sempre combattere vincere. Ci che pi conta la vittoria finale. A volte una prudente ritirata la chiave per un futuro finale successo. Col sole sugli occhi la mischia imprudente. Guarda mio signore, osserva bene come i raggi del sole ora ti sono nemici. E non per loro natura, essendo essi buoni, ma perch disarmonici con il momento e lopera che ti preme compiere.

Cavaliere: Per quello che hai detto ti perdono quasi ogni insolenza scudiero. Hai parlato saggiamente, mi sei degno amico. Hai sposato la nostra ritirata allattesa. Ebbene aspetteremo che il sole ci sia alle spalle, ed allora

(sguaina la spada)

e allora faremo cantare le nostre compagne e le faremo ruotare sugli sconfinati campi dellEssere per tagliare le creste maligne che rubano luce.

Tu forse non lo sai ragazzo, ma il nostro esercito si arricchito del braccio grazioso e robusto duna nuova pulzella che dopo anni di scorrerie e brigantaggi ha inciso sullelsa della sua spada affilata il segno dei giusti.

Su, andiamo a riposarci scudiero e che il tempo segua il suo corso.

(I due sognano: indossano due veli e alzandosi, con gesti lenti,

continuano il dialogo).

Scudiero Vedo, mio signore, un nobile (indica un luogo).

Adesso entra dentro un monte. il monte. Sopra di esso splende un cielo limpidissimo ricco di soli

Chi quel nobile, e cos quel mantello rosso che ha lasciato cadere prima di essere monte?

Cavaliere: Quel nobile lanima della donzella, amico mio. Essa ha deciso di non essere per ESSERE. Si arresa al cielo, al suo Dio.

Il Cielo sceso, ed il monte, oramai terra e non pi guglia isolata, si portato in alto: la Pace: il piccolo se ne va, il Grande se ne viene.

Quel mantello rosso che hai visto cadere lira: quella persona ha dominato i sensi. Nelluomo che pensa agli oggetti dei sensi sorge lattrazione per essi; dallattrazione prodotto il desiderio e dal desiderio insoddisfatto nasce lira *

Luomo col mantello era ignobile, il monte il nobile.

Scudiero: Ma allora, signore, noi, chi siamo?

Cavaliere: Siamo solo un pretesto, ma un pretesto vero, perch siamo veri. Pensa, lo saremmo stati anche fuori da questo sogno e senza queste tavole di scena. La mente illumina, i personaggi si muovono. Nulla che gi non sia, amico mio. Quando la mente costante, staccata dagli oggetti dei sensi ed il suo occhio vede ci che . I pensieri sono pensati in quanto realt esistenti in forma: tu non potresti pensare ci che non , perch ci sarebbe creare. Solo Dio Crea ed i suoi figli lo sanno. Noi siamo certi di essere nulla nella nostra realt perch sua energia in essere. Apparenza, manifestazione di divina energia.

Un pretesto, ecco cosa siamo, un umilissimo pretesto.

Scudiero: Quindi adesso dovremmo ritirarci ben tre volte, mio signore?

Cavaliere: S compagno mio:

-una prima volta dal sogno (tolgono i veli)

-una seconda dal personaggio (uno getta la spada, laltro il giubbetto)

-una terza volta da personaggi.

* B. Gita

(il cavaliere e lo scudiero dicono il nome dellattore che li anima, fanno un inchino e vanno.

Non rimasto Nessuno, oppure: rimasto Nessuno.

QUELLO!)

IL VIANDANTE

Il re entra nella sala del trono insieme con il suo buffone e comincia a

passeggiare nervosamente. Il buffone lo osserva per un po, quindi va a

sedersi sul trono, e:

Buffone: se non la smetti di passeggiare a questo modo, chiamo le guardie e ti faccio rinchiudere nella torre a pane e acqua, e poi

(sinterrompe perch il re gli si avvicina minaccioso. Il buffone si alza e si rifugia dietro al trono).

Re: se riesco a metterti le mani addosso mi risolvo tutti i problemi.

Ho cercato inutilmente di pestarli e ripestarli passeggiando, ma sono rimasti tutti qua (si tocca la fronte) dentro questa scatola cinese.

Poi hai aperto il rubinetto delle balle, e i miei problemini sono passati dalla testa alle mani (le protende).

Buffone: (da dietro al trono) Se vostra maest riuscisse a far pervenire i suoi problemi dalle mani, avide del mio gracile collo, alla lingua, e volesse graziosamente parlarne, prima o dopo riuscirebbe sicuramente ad attrarre qualche tipo di risoluzione.

Per ora dovresti gi ringraziarmi sovranello mio: da che cerchi di acchiapparmi, per un po hai allontanato da te il problema di

(aspetta che il re si confidi) quello di (il re si calma e si siede sugli scalini del trono)

Re: qui, amico mio, vieni a sederti qui accanto a me; anzi no, siedi su questo trono il cui emblema bugiardo unaquila con le ali spiegate e con gli artigli in mostra. Se essa rappresentasse davvero il mio spirito, avrebbe di gi catturato con volo radente questi miei pensieri, che come roditori stanno distruggendo il mio campo.

Siedi, siedi amico mio, ascoltami, e se puoi consigliami.

Buffone: ma vostra maest ha fra la sua corte una vera schiera di saggi.

alle orecchie di tali sapienti che devono giungere i vostri interrogativi inquietanti. (Si alza, va verso la porta, la apre e chiama) guardie! (il re lo lascia fare. Entrano le guardie)

Guardie: maest, agli ordini. (aspettano)

(il re si alza e si avvicina a loro, li osserva. Poi indicandone uno)

Re: tu, come ti chiami?

Guardia: il mio nome Lorenzo, maest.

Re: dimmi Lorenzo (gli mette la mano sulla spalla e lo porta a spasso per la sala) dimmi un po: quando tu hai un problema, cosa fai?

Guardia: lo risolvo, maest.

Re: S, va bene, logico, Lorenzo, ma come lo risolvi?

Guardia: semplice, maest; se un problema di fuoco, con lacqua; se di acqua, con la terra, se di terra, col legno; se di legno, col fuoco maest.

Re: e laria? Ti sei scordato laria, (al buffone) s scordato laria Maest! (con ironia)

Guardia: beh, laria, maest, serve per prender fiato mentre risolvo.

(il re gli volta le spalle e sorride compiaciuto. Rigirandosi e fingendosi arrabbiato)

Re: Impertinente duna guardia dei miei buffoni, fuori! Fuori di qui, o parola mia (guardando dintesa il buffone) ti faccio rinchiudere nella torre a pane e acqua per il resto dei tuoi giorni. Via! (escono).

(il re si siede sul trono)

Re: ma lo hai sentito, buffone? Altro che schiera di saggi. Quello s che ha un cervello fino. Sono attorniato da falsi sapienti, che parlano, parlano, parlano di cose che non hanno mai vissuto, e si riempiono la bocca di paroloni, di citazioni, di frasi fatte. Ieri sera me li sono radunati tutti, e ad ognuno di loro ho chiesto: chi il viandante, il ricercatore della Verit? Cos la Verit? Nessuno che mi abbia parlato del suo viandare, della sua verit: tutti hanno citato questo o quello, forse senza nemmanco capire quello che andavano dicendomi. N, purtroppo, ci ho capito qualcosa. Concetti, buffone, solo concetti.

Buffone: Ma i sapienti sono sempre prodighi di giuste risposte, maest.

Avranno certamente annientato i vostri interrogativi, a prescindere da ogni comprensione: pi o meno come fa la medicina, di cui conosciamo niente, con la malattia.

Re: hai detto bene, buffone, sono pieni di risposte belle e pronte, una per ogni quesito. Ho provato davanti alle loro risposte questa sensazione: ho sete da morire, ti chiedo dellacqua, e tu mi porti il dipinto di una sorgente. Mi hanno solo raccontato un sacco di bugie, buffone; quella guardia, come si chiama

Buffone: Lorenzo, maest.

Re: quel Lorenzo l sicuramente pi avanti di loro, amico mio.

Buffone: ma pi avanti rispetto a che, mio caro re?

Re: pi avanti rispetto a rispetto a

Buffone: ma non vede maest come il mondo circolare, e come un qualunque punto della sfera nel giusto posto, contribuendo esso alla perfezione del Bello-Giusto?

Re: che vuoi dire, buffetto?

Buffone: voglio semplicemente dire a sua maest, che in un mondo di briganti il migliore il pi disonesto, mentre in un mondo di giusti il migliore il pi onesto. Tutto com, maest: voi siete il re, io il buffone: io sono pi avanti di voi rispetto alla buffoneria, voi siete pi avanti di me rispetto alla regalit.

Re: ti concedo, ti voglio concedere per buono quel che hai detto. Supponiamo che sia cos. Ma, se cos , dimmi, ognuno di noi dove diretto, e che cosa cerca?

Buffone: colui che convinto di essere solo un corpo, va verso la tomba. Colui che sa di essere un corpo-anima, va verso la Gloria; colui che ha la certezza di essere una bolla daria, va verso il Vuoto, il Nulla, il Tutto.

Re: Bada a te, buffone, perch se ti azzardi a giocare al saggio da strapazzo ti sistemo per le feste, e ti

(il buffone lo interrompe e prosegue il discorso)

Buffone: e ti faccio rinchiudere nella torre a pane e acqua. No, no maest. Io sono solo un buffone, e quello che dico frutto dei miei sogni ad occhi aperti: quando ho un problema, visualizzo un vecchio saggio, fisso limmagine con locchio della mente, e aspetto la risposta, che prima o dopo arriva puntuale. Non capisco a volte manco quello che mi dicono, ma quel che sento, so che vero.

Re: se le cose stanno cos chiedi al tuo vecchio di dirmi cos la Verit e cos il Viandante? O guai a te.

(il buffone fissa un punto indeterminato del soffitto)

Buffone: se a pormi la domanda il corpo del mio sovrano, non ho alcuna risposta da dare, perch essa avrebbe fine con la fine di quel corpo, e quindi sarebbe falsa. Se a chiedere il cuore-mente del mio re, direi che la verit pu solo essere indicata dalle parole ed intuita nei simboli, nelle parabole, nei miti, nelle favole, nelle poesie, nellarte, nella scienza. Se a porre la domanda lo spirito insoddisfatto e prigioniero nella carne di vostra maest, direi che la Verit siete voi maest, e potrei aggiungere, come fanno i sapienti, che: colui che cerca (il vostro spirito prigioniero fatto ad immagine dello Spirito Universale) la cosa cercata.

Re: ma allora, io, dove sto andando, carissimo buffo?

Buffone: Voi siete un viandante, maest, ma non perch vi muovete nello spazio-tempo, no, quello roba per soli corpi (tranne eccezioni): voi siete uno spirito in un corpo, e da oggi vi muovete nellESSERE. Colui che pi avanti di tutti, maest, chi riesce pi di tutti a Esser Qui, cubo di sabbia in un deserto di sabbia. QuellIo Sono di Mos, mio re, la Vita Universale che respira in ogni cosa, lessenza di ognuno di noi che si dato il privilegio di dimorare in un corpo, e che fa di un uomo un santuomo, allorch: a guardare non pi locchio, ma colui che sta dietro; a parlare non pi la lingua, ma colui che sta dietro. Il viandante, maest, un bimbo che per gioco reca al Padre un messaggio del Padre.

Diffidate maest di chi non gioca per troppa seriet, di chi non ama sporcarsi le mani con la terra. Viandate lontano, maest, da chi piccolo nel cuore, perch lAmore la Vita-Infinita-Viandante.

Re: ma allora chi sono io, amico mio, un corpo che parla e che sente, e che non ha agganci con questa Vita di cui mi parli e che nessuno dei miei saggi mi aveva mai presentata cos? Chi sono io, un miserabile, un poveretto che credeva di essere ricco e di avere in abbondanza, e che invece nulla possiede pur tutto possedendo in copia?

Buffone: questa non vera copia, non vera abbondanza mio re.

I Budda, maest, sono delle bolle daria esplose in vita; sono, pur avendo un corpo, dentro e fuori: aria di bolla ed aria daria. Ma ti prego maest non chiedermi come fa un Sakiamuni ad avere apparenza di corpo dopo lesplosione. Io sono solo un buffone, e quello che dico non sono che balle, maest, bolle di corte.

(Il re chiede al buffone di sedersi sul trono e poi gli sinchina).

HONG

Esagramma in un atto di Sunn Cenn

Personaggi: .. Il re Il giullare

La guardia

Il silenzio

Scena prima: sala del trono. Il giullare con una piuma in mano saltella intorno al re seduto sul trono. Addobbo della sala a piacere.

Il re con un cenno brusco intima al buffone di star fermo.

Con molta lentezza si alza, prende sottobraccio laltro e, mettendo la mano a un orecchio come ad ascoltare un rumore lontano e strano dice:

Re: (quasi con paura mista ad angoscia) lo senti? Senti come sgranocchia inesorabile? (lo scuote) lo senti? I suoi denti sono bianchi e tremendi

(il buffone preso da paura si svincola poi gli va alle spalle e vorrebbe spaventarlo ma il re rimane impassibile e continua)

I bianchi denti del silenzio

masticano le cose del tempo (prende un teschio posato

su un mobiletto e lo tiene

stretto al fianco)

I millenni tacciono per sempre. (riprende sotto braccio

il buffone)

Non senti come il silenzio,

in questistante,

afferra la voce stridula di un vecchio cinese

che indica una strada

anchessa addentata e sbriciolata?

Annienta persino il rumore dei suoi denti.

Ecco, il vecchio finito, scomparso.

Adesso, quei bianchi orribili,

si stanno posando su un estremo tentativo,

quello di qualcuno che vorrebbe sentire

linafferrabile Causa (si copre col braccio la faccia e

si gira)

Sta divorando lestrema volont di chi

gli si offre come cibo

purch nellistante del sacrificio

coaguli lEssenza di ogni essenza.

Locchio di quei terribili denti

si lancia sul pi sottile anelito,

divora questo mio gracchiare,

il tuo ascoltare,

il nostro inferiore silenzio.

Divora Santi, demoni, re, ministri (fa finta di

aggredirlo)

divora giullari (si fa meno serio come se avesse

perso lispirazione)

Se il Silenzio sincarnasse qui adesso

sbranerebbe le sue stesse carni,

perch questa la Legge.

Ma forse forse farebbe sentire la sua Voce,

e allora io

(il buffone lo interrompe)

Giullare: E allora tu, per invidia, per gelosia, per orgoglio diresti:

non possibile che il Silenzio sincarni; non possibile che esista un uomo migliore di me,

ed allora (poggia il dito sul teschio) lo elimineresti, lo inchioderesti al primo legno che ti capita.

A quel punto si ricomincerebbe e tu diresti.

(invita il re a continuare)

Re: perch mi tormenti cos? (gli grida disprezzando) BUFFONE!

(lo prende per un orecchio) il tuo solo compito di farmi ridere, e non di

(il giullare lo interrompe)

Giullare: il sovrano comandava

disponeva stabiliva.

Quando un poco riposava

ricercava e non trovava,

ch puntava la sua mira

su qualcosa che non era,

perch ci che lui cercava

non moriva non nasceva.

(il re lo rincorre)

Re: tu vuoi distruggermi, ma se tacchiappo ti riduco a

(il giullare si ferma, lo punta con lindice)

Giullare: Attento tu bada a quel che pensi e pi ancora a quel che fai: per tuo stesso ordine chiunque mi faccia del male nel tuo regno un uomo morto.

(il re ritende lorecchio e come se seguisse un rumore)

Re: Ma non taccorgi di come questo Silenzio, piano piano divori te e me, senza nulla dire, senza alcuna spiegazione?

(alza la voce) LO SENTI!

Giullare: ma certo che lo sento (alza la voce) LO SENTO! (la abbassa) lo sento bene. I tuoi interrogativi sono pesanti ed io come buffone dovrei riderci sopra, e invece no. Per questa volta ti do un consiglio: perch non vai in giro in cerca del Silenzio?

Forse si incarnato e si trova in qualche grotta su qualche montagna della zona, o forse gira comodamente e in silenzio per le vie del tuo regno. Se fossi in te lo andrei a cercare e poi gli chiederei:

(viene interrotto da un gong)

Re: chi osa disturbare sua maest a questora insolita? (al giullare)

D alla guardia che il re non vuole vedere nessuno. Va.

(il giullare si avvia. Poi si arresta, si volta)

Giullare: e se fosse il Silenzio? (si riavvicina al re)

Lo manderesti cos senza porgli nemmeno una domanda?

Re: e gi e se fosse davvero il Silenzio?

su via svelto, vai a vedere chi .

(Il giullare si affaccia sullesterno dalla soglia della porta, sinforma con la guardia e riferisce)

Giullare: la guardia non vuol dirmi chi che desidera la tua maest.

Re: e allora fallo entrare, BUFFONE!

(entra la guardia)

Guardia: Uno strano personaggio chiede a vostra maest di essere ricevuto.

Re: Uno strano personaggio? (afferra per un braccio il buffone e rivolgendoglisi) scommetti che si tratta proprio del

(alla guardia) qual il suo nome?

Guardia: dice di essere il Silenzio, vostra maest mi perdoni, ma io riferisco solo ci

Re: fai passare immediatamente.

Giullare: un momento! Come sai che il Silenzio? Il Silenzio non pu aver voce. Spiega.

Guardia: (infila una mano in tasca) mi ha dato questo da leggere (lo porge al buffone che lo legge)

Giullare: Il Silenzio in carne ed ossa chiede al sua Maest di essere ricevuto subito

Re: proprio il Silenzio, e anzich pregare, chiede a sua Maest, mi chiede, direi quasi mi costringe a riceverlo

Guardia, fai passare subito.

(Il Silenzio entra. Veste un mantello molto ampio ed un copricapo sulla cui cima una piccola elica gira continuamente. Si appoggia ad un bastone. Il re lo guarda e gli si avvicina seguito dal buffone aggrappato al suo mantello. Gli fa mezzo giro intorno.)

Re: Come fa un Silenzio senza confini ad essere qui davanti ai miei occhi? Come potr un Silenzio rispondermi? Chi sei tu; da dove vieni?

(Il Silenzio si avvicina al re per allontanarlo dal buffone, su cui soffia dopo aver incamerato molta aria: un effetto vento con un tuono finale Il buffone si tappa le orecchie. Dopo un po per toglie le mani da esse ed alza le braccia al cielo come per esultare. Si avvicina al re e lo prende per il mantello)

Giullare: terribile maest, ma bello. Io conosco questo strano linguaggio: esso come il vento che soffiando sulle foglie del pioppo dice pioppo, e soffiando sulle foglie della quercia dice quercia. Nellistante in cui quello strano vento mi ha soffiato , io sono diventato la sua voce e nello stesso momento me stesso. Ed eccomi qui a parlare

(con tono ancora pi serio)

la stessa voce che poco fa ha soffiato su me, ora soffia su di te, amico mio e sovrano. Essa un vento contagioso, un muro che blocca ogni mio pensiero e che da un luogo e un tempo senza spazio e senza ore fa scaturire il soffio dellEterno Silenzio.

Come una canna, il mio corpo, suonato da esso, parla non pi la mia lingua, ma la sua. Ecco cos la Voce del Silenzio: un parlare che non pi mio, un dire che non di nessuno.

(il re fa un passo indietro e guarda il giullare in modo curioso)

Re: Ma tu non sei il mio amato buffone! Chi sei tu dunque? nei tuoi occhi, ahim, non riesco pi a vedere quella luce divertita e divertente che mi era allegra compagna. Adesso scorgo una luce tagliente come una spada, eppure serena. Che ne stato del mio amato giullare?

(gli si avvicina)

dove ti sei nascosto amico mio?

Buffone: sono qua, sono sempre io maest, e sapr ancora (fa un salto) divertirti. Ma da oggi non potr pi fare a meno di parlare con la Voce (indica il Silenzio) sua.

(Il Silenzio soffia ancora sul giullare, poi fa un inchino e se ne va)

Giullare: Il Silenzio inchinandosi alla vostra maest si dice contento daver soffiato entro le mura del vostro regno. Rimarrebbe di gran cuore perch ama la nostra compagnia, ma costretto ad andare laddove stato chiamato, perch ogni volta che qualcuno lo invoca lui si manifesta, gli soffia sopra, accende una canzone, e poi (accompagna con la mano il Silenzio che esce) va.

Re: tutto un po strano, buffone, eppure laccetto. Non forse altrettanto strano ogni fatto della vita? Non strano il tuo buffoneggiare, il mio guardarti, il pensiero, il parlare, il ballare (fa un passo di danza) il pensare, il pensare e pensare pensare pensare

(prende sotto braccio il giullare)

perch, amico mio, la mente ha tanta paura? Fra tutte le cose di me, essa quella che pi teme il Silenzio. Dimmi, perch cos?

Buffone: la tua mente, mio re,

una cosa che c ma non c;

fa ma non fa,

sa ma non sa,

ma non .

Re: e cio?

Giullare: la tua mente, maest,

unamara abitudine, ma

tu cerca cos che in te

muove la men..te.

capisci? La tua mente in te ma non te. Essa una parte di te, un po meno di te. Quel vento la svuota e soffiando la suona, ti suona come una canna vuota di bamb. E tu fischi la sua canzone. Da ora in avanti, mio re, mi chiamerai Hong.

Re: e perch, amico mio?

Giullare: perch potr soffiare un po come il Silenzio, maest, ed io lo far su di te. Egli ti suoner, ed anche tu ti chiamerai Hong. Hong vuol dire Durata: la Voce del Silenzio non finir mai.

(soffia sul re)

(Il giullare esce mentre il re si copre le orecchie. Dopo un po alza le braccia e grida forte ed esultando)

Re: Hong! HONG! (fa alcuni saltarelli)

Guardia! Guardia! (entra la guardia ed il re gli soffia. La guardia mette le mani alle orecchie e dopo alza le braccia).

Guardia: Comandi maest.

Re: D ora innanzi riceveremo chiunque si presenter al palazzo.

Giusto guardia?

Guardia: Giusto maest, anzi dobbligo.

Re: Vieni guardia (lo porta al proscenio)

Guarda gi e dimmi: com il campo?

Guardia: pieno, maest. Il campo piena di selvaggina, ma il Vento del Silenzio prima o dopo soffier ed allora essa verr addomesticata.

Re: Sei pronto guardia?

Guardia: Pronto maest.

(soffiano sul pubblico e si chiude il sipario).

IL FUOCO

(Il re passeggia nervosamente. Con lui, nella sala del trono, c il giullare, che gli gironzola intorno e cerca di distrarlo con buffonate puerili)

Giullare: e fu cos che il grande giullare blocc il povero re: ohl

(gli tira il mantello costringendolo a fermarsi. Il re si gira e con lindice puntato, in crescendo di voce)

Re: Se non la smetti immediatamente ti faccio rinchiudere nella torre di ponente, a pane e acqua, per unintera luna. (gridando) E DOPO TI FARO

Giullare: ed ecco come avvenne che il matto ubbid alla voce della follia

(pronuncia le due parolette dun sol fiato e velocemente mentre molla il mantello. Poi, allennesima minaccia del re, cambiando tono)

ricordo a Vostra Maest, che sono pagato per far tutto questo, e rammento ancora che colui che mi paga, Vostra Maest. Tuttavia la smetto e taccio, dopo aver chiesto al mio signore

(gli si avvicina, gli riprende il mantello con affetto)

cos che oggi fa resistenza alla mia follia, vittoriosa sempre su tutti i passati problemi di vostra sovranit? triste, o mio re, vedervi e sentirvi cos. Parlate dunque: la riaffilata lama della mia pazzia sconfigger ogni vostro nemico. Il fuoco del matto vincer.

(il re si siede sul trono)

Re: Sentirti parlare di bruciante matteria, amico mio, mi rattrista ancora di pi, perch, vedi, il mio problema proprio un fuoco divorante, su cui strani venti, soffiando, lalimentano sempre di pi. E non riesco a controllare tale forza. Mi sento quasi come un poeta in preda al delirio dei versi che irrompono da tutte le parti: un aquilone non pi retto e guidato dal filo, ormai in preda al vento. Ecco, mio caro ranocchietto, cosa angustia il tuo re.

Giullare: Ah, ecco che finalmente scorgo nelle vostre graziose parole il colore del fumo di tale incendio. Parlatene ancora signore, e sapr ben scoprire il piromaneincendiariopirofilo. Lo consegner alle vostre guardie (va verso la porta, la apre, e grida) guardie, guardie, tenetevi pronte, perch tra poco (il re linterrompe, ed alle guardie)

Re: via, via di qua! (al buffone) chiudi quella porta, e siedi qui, qui accanto a me: il tuo re ha bisogno di parlare, e tu mi ascolterai. Ascoltami dunque, ascoltami bene.

(il buffone gli si avvicina e siede sul pavimento ai piedi del trono)

IL FUOCO di cui ti parlo, un fuoco vecchio come il mondo, ma allo stesso tempo sempre nuovo e sempre fresco, tanto che a volte sembra raggelarmi il sangue nelle vene.

(lo invita a sedersi sugli scalini del trono)

Questa vita che si muove dentro di me e dentro ogni cosa, un bel giorno ha alzato la voce, ha vibrato pi in fretta, ha cambiato lottava modulando in pianissimo. Un mondo di legno, improvvisamente, ha preso fuoco, ed ogni mio atomo pur ritenendosi di diritto un sole a mezzogiorno, pur ritenendo, io, me stesso, un universo di soli, stento a sentire il motore del fuoco che avvampa di fuori e non trova al porta.

(avvicina alla faccia del giullare la sua faccia angosciata)

Mi consuma, mi prosciuga, mi divora, e non so come esserlo.

(con voce strozzata) capisci!

Giullare: Vostra Maest distratto, sbadato. Davvero, mio re, non riesci a vedere la porta che tu chiaramente mi mostri?

Re: Ma non capisci che a divorarmi la voglia di esserne il senso, lessenza? come se a consumarmi fosse non quel fuoco, ma il fuoco di quel fuoco che sento qui dentro, ma che non riesco a far incontrare con quello. E questo mio volerli riunire come un terzo fuoco, che

(smette di parlare e osserva naso contro naso il buffone)

riesci a capirmi?

Giullare: Ma proprio questa la porta, signor mio. Non hai sentito come un quarto fuoco arde nelle tue parole tanto da farle diventare disperata preghiera di comunione? Eccola qui la porta, e tu lhai a dir poco, spalancata: i simili, e questa una vecchia storia, si uniscono, ed ecco come di tanti fuocherelli se ne crea uno, o meglio, ecco come il piccolo fuoco del volere del cuore ha abbattuto le barriere che spezzettavano lunico fuoco che esiste, quellantica Luce Primordiale con cui la Sapienza una con essa e con il Creatore ha fatto, creato ogni cosa.

Quel fuoco un amore che unisce le genti e tutte le cose. Amare bollire nellUNO, non pi come acqua sul fuoco, ma come spirito ardente. IL CUORE la porta: se metti ogni cosa l dentro, costringi allEssenza lAmore, mio sire. Quando si ama, o mia sovrana Maest, si di pi pur non avendo di pi, perch si comprende ci che si ama e quindi ci si unisce ad esso. Similia similibus, Maest: per fare loro ci vuole loro, per accendere il fuoco occorre il fuoco.

Ma in senso pi generale, essendo lEssenza di ogni cosa FUOCO, sufficiente essere. Maest (ricomincia a tirargli il mantello. Il re si alza, si toglie la corona e la poggia sul capo del folle).

Giullare: Quando due ladri sincontrano non hanno bisogno di presentazioni: si riconoscono lun laltro senza incertezze*

*(Mumonkan Adelphi 49 Koan)

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