IL RE DELLA FESTA
Titolo originale: Le roi de la fete
Commedia in tre atti
di CLAUDE ANDRE PUGET
Versione italiana di Ada Salvatore
PERSONAGGI
IL CAVALIERE FILIPPO DE HELDEN
CARLO I
ELISABETTA, moglie di Carlo I
LA VISCONTESSA WANDA DI DENHOFF, dama d'onore di Elisabetta
IL CONTE DI KALENBERG, primo ministro
VITZTHUM, tenente-generale della polizia
JOBST, saltimbanco
ZWIRBI, poliziotto
Valletti -Capi gruppi montanari
ATTO PRIMO
L'azione ha luogo nella capitale di un piccolo regno immaginario, in una zona montagnosa dell'Europa. Epoca imprecisata: questo consente qualsiasi fantasia nella scelta dei costumi della Corte. Il gabinetto del conte di Kalenberg, primo ministro del re Carlo. Grande porta - finestra che da su un balcone. Porte a destra e a sinistra. Sono circa le cinque pomeridiane.
(Al levar del sipario, sono in scena il conte di Kalenberg, il poliziotto Zwirbi e il saltimbanco Jabst. Il conte ha circa cinquanta anni, ma non li dimostra. Alto, magro, distintissimo. Zwirbi un tipo robusto e sanguigno. Jobst un povero diavolo, di aspetto famelico. La conversazione appena incominciata).
Kalenberg - (senza ombra di malumore) Ma inverosimile, ve lo assicuro, signor Zwirbi. Inverosimile.
Zwirbi - Ma, signor ministro...
Kalenberg - (interrompendolo) Abbiamo preso questa decisione poco dopo mezzogiorno, vero? Quando abbiamo visto che le cose cominciavano ad andar male... (Guarda la pendola) Ora sono quasi le cinque... Sono dunque pi di quattro ore e mezzo che ho dato al capo della polizia l'incarico di fare delle ricerche in tutte le carceri della citt... (gesto verso Jobst) ...e non siete capaci di portarmi altro che questo?
Zwirbi - Non vi era da scegliere, Eccellenza.
Kalenberg - Per carit! Che per disgrazia non si abbia sotto mano qualche condannato a morte, e che in questo momento le carceri della citt non siano molto frequentate, posso anche ammetterlo, ma...
Zwirbi - Non potete prendervela con noi, Vostro Onore.
Kalenberg - Comunque, avreste dovuto preoccuparvi un po' di pi dell'apparenza. Avevo detto: un tipo robusto, con una faccia da delinquente...
Zwirbi - S, s, lo so, Eccellenza.
Kalenberg - E allora?
Zwirbi - Siamo proprio disgraziati! In questo momento non ne abbiamo nemmeno uno dietro le sbarre! (Pausa) Bisogna riconoscere che l'onest sta facendo progressi spaventosi in questo paese.
Kalenberg - (sorridendo) Evidentemente precipitiamo in basso... (Ride, alza le spalle) Insomma, tanto peggio. (A Jobst) Da quanto siete in carcere?
Jobst - Da iersera, signor ministro.
Kalenberg - Per che cosa?
Jobst - Per debiti.
Kalenberg - Per debiti?!
Jobst - S, signor ministro. Come se fosse colpa mia se nella vostra capitale il teatro amato cos poco.
Kalenberg - Ah, siete attore?
Zwirbi - Saltimbanco, Vostro Onore. Niente di pi.
Jobst - (protestando) Oh, permettete...
Kalenberg - (a Zwirbi) Badate: offendete il signore.
Jobst - Vado da un paese all'altro col mio carrettone: vero. Ma questo non m'impedisce di recitare un ottimo repertorio quando sono davanti a un pubblico capace di apprezzarlo. Qui ho tentato, ma che disastro; allora ho ripiegato su ci che non fallisce mai col pubblico: i salti mortali sulla piazza.
Kalenberg - (a Zwirbi) La cosa stata almeno fatta con discrezione?
Zwirbi - L'arresto?
Kalenberg - Voglio dire: la sua venuta qui... Basterebbe che qualcuno lo avesse visto...
Zwirbi - Nessun pericolo. L'ho condotto in carrozza chiusa. Del resto stato un eccesso di precauzione, perch il pubblico lo ha sempre visto truccato, e per soprappi sempre di sera e con la faccia impiastricciata. Quindi, praticamente irriconoscibile. Dianzi quando sono andato a prenderlo, neanche i carcerieri lo hanno riconosciuto. Infine, non bisogna dimenticare, Eccellenza, che quest'uomo non del paese. E' la prima volta che si esibisce qui per la festa...
Jobst - E spero anche l'ultima, per grazia di Dio.
Kalenberg - Diciamo la penultima, giacch...
Jobst - Ah, gi. E' vero.
Kalenberg - Avete famiglia?
Jobst - Famiglia... ecco... ho la mia compagnia. Ma lo stesso perch tocca a me mantenere tutti quanti... aver cura d'anime...
Kalenberg - Capisco.
Jobst - Notate che se si trattasse solo delle anime me la caverei discretamente...
Kalenberg - (a Zwrhi) Dove sono gli altri? Tolti di mezzo?
Zwirbi - Li abbiamo fatti accompagnare alla frontiera. A Gincz.
Jobst - A Gincz? (Desolato) Ma non era affatto il nostro itinerario! Avreste potuto farmi chiedere...
Kalenberg - (interrompendolo) Siete naturalmente informato di quello che vi chiediamo di fare!
Jobst - No! Cio, approssimativamente... (Esitando) Ma...
Kalenberg - Che cosa? Siete forse preoccupato?
Jobst - Preoccupato, signor ministro? Volete dire che muoio di paura, con rispetto parlando.
Kalenberg - Diamine, eppure non siete un principiante...
Jobst - Oh no, quanto a questo, sono pratico.
Kalenberg - E non sar perch vi chiediamo di esercitare la vostra arte per una volta tanto nella vita, anzich sulla scena...
Jobst - No, no. Neanche per questo. Io recito sempre insieme al pubblico, e spesso anche in mezzo al pubblico.
Kalenberg - Allora che cos'? Avete paura che si dubiti della vostra personalit?
Jobst - Ecco. Avete messo il dito sulla piaga, Eccellenza. E' una parte che non sento.
Kalenberg - Perbacco!
Jobst - E notate una cosa: difficile essere pi sinceri di come lo sono io in scena. Quando mi impadronisco di una situazione, arrivo sino in fondo. Se mi vedeste recitare Molire...
Kalenberg - (interrompendolo) Allora non c' da desiderare nulla di meglio, mi pare!
Jobst - Eh no, signor ministro. C' un guaio.
Kalenberg - Quale?
Jobst - Questo. Che io sono un attor comico. Faccio ridere. Solo a vedermi, la gente ride. Ho tentato una volta una parte tragica. Ridevano pi che mai. Non ho voglia di ricominciare.
Kalenberg - (seccato) Ma il nostro personaggio non l'eroe di una tragedia...
Jobst - Come! Un individuo che vien condannato a morte e che diventa re, o meglio prende il posto del re durante tutta la giornata che precede l'esecuzione della condanna! Non mi pare davvero una! parte comica! No, no. E poi, un re pur sempre una persona seria... una parte di primo attore, non di brillante. (Con speranza) Almeno si trattasse di un re idiota, che mi permettesse un poco di lasciarmi andare ai miei lazzi, ma...
Kalenberg - Neanche per idea.
Jobst - (agghiacciato) Gi. E' proprio quello che avevo pensato. (Angosciato) Allora... un re... con tanto di corona?
Kalenberg - No, no.
Jobst - (sollevato) Meno male! Vi figurate, vedermi con la corona? (Nuovamente inquieto) Ma... in uniforme?
Kalenberg - S.
Jobst - Basta che non sia di misura troppo grande! Le maniche lunghe fanno ridere immediatamente; questo sicuro. E se per disgrazia ci sono anche gli stivaloni...
Kalenberg - Ci sono.
Jobst - (terrorizzato) Con gli speroni?
Kalenberg - E' probabile.
Jobst - Ecco! E' la cosa di cui avevo pi paura.
Kalenberg - Perch?
Jobst - Perch inciamper e cadr lungo disteso, Eccellenza, E' garantito.
Kalenberg - Questa un'idea vostra!
Jobst - No, no; lo so con certezza. Del resto, cadere a terra la mia specialit. Mi rialzo e faccio il salto mortale.
Zwirbi - (non si domina pi) Se ti permetti di fare il salto mortale con l'uniforme di Sua Maest, sarai impiccato sul serio.
Kalenberg - (richiamandolo all'ordine): Via, via, signor Zwirbi! (Bussano alla porta) Avanti!
Il Valletto - (annuncia) Il signor tenente generale della Polizia. (Entra Witzthum).
Kalenberg - Ah, caro Witzthum, arrivate proprio a proposito.
Witzthum - Perch, Eccellenza? Che c'?
Kalenberg - C' che il vostro individuo ritiene di essere troppo comico per rappresentare la parte.
Witzthum - Come?
Kalenberg - Scrupoli artistici, mio caro! Cosa infinitamente rispettabile, ne convengo...
Witzthum - Ma pazzo! Aspettate... Permettete che...
Kalenberg - Fate pure.
Witzthum - (a Jobst) Ascoltami bene, mascal-zoncello. Potevamo benissimo lasciarti marcire in prigione sino alla fine dei tuoi giorni; dipendeva soltanto da noi... (Jobst fa per parlare) Non mi interrompere! Abbiamo preferito un'altra soluzione perch abbiamo l'abitudine di proteggere le arti quando gli artisti sono disposti a fare quello che chiediamo loro...
Jobst - S, ma...
Witzthum - Niente ma: silenzio. Non ti riconosco il diritto di ritornare sui nostri patti. Chiaro? (Minaccioso) E se discuti ancora... Vorrei che mi capissi senza altre parole!
Jobst - Oh, capisco, signor generale.
Witzthum - Benone. Non vi nulla di meglio di uno scambio di idee tra persone ragionevoli. (A Kalenherg) Ecco fatto, signor ministro.
Kalenberg - Bravo!
Witzthum - (tornando a Jobst) Ed ora, continua a prestarmi la tua benevola attenzione. Tu hai gi recitato qualche volta a soggetto, non vero?
Jobst - Diamine, se dovessimo imparare sempre a memoria il testo, non si finirebbe pi.
Witzthum - Magnifico! Dunque, uscirai da qui insieme al signor Zwirbi.
Jobst - Per andar dove?
Witzthum - Aspetta! Zwirbi ti consegner una pistola che dovrai nascondere, ma tenendola a portata di mano...
Jobst - Vi avverto che ho una tremenda paura delle armi da fuoco.
Witzthum - (a Jobst) Il signor Zwirbi ti condurr qui vicino, all'angolo della strada che sbocca sulla Piazza Reale. Ti apposterai in quel punto, su una scala.
Jobst - Perch su una scala?
Witzthum - Per veder bene e per essere bene in vista. Intorno alla scala ho disposto dei nostri uomini, ma nulla potr farli distinguere dai curiosi che attendono il passaggio del re. A proposito: forse non sai che il re assente da una settimana e sta per tornare?
Jobst - No, non lo sapevo.
Witzthum - Beh, ora lo sai. Appena lo vedrai, tirerai fuori la pistola e nel momento in cui ti passer davanti...
Jobst - E come faccio a riconoscerlo?
Witzthum - Non puoi sbagliare: sar a cavallo, davanti a tutti, solo; io sar al suo seguito, immediatamente dietro a lui.
Jobst - Va bene.
Witzthum - Dunque, quando sar quasi di faccia a te, lo prenderai di mira gridando: Morte al tiranno.
Kalenberg - Sar meglio evitare quella parola...
Witzthum - Mi pareva che desse pi verit...
Kalenberg - Senza dubbio. Ma in un regime come il nostro, preferibile non ridestare certi echi. Ho l'impressione che despota sia sufficiente.
Witzthum - Benissimo. (A Jobst) Hai sentito? Griderai: Morte al despota, e sparerai.
Jobst - Un momento, un momento. E se lo colpisco? Per quanto io sia, in fatto di mira, assolutamente incapace...
Witzthum - Nessun pericolo. L'arma caricata a polvere.
Jobst - Meno male. E dopo? Che debbo fare? Rimanere sulla scala?
Witzthum - I miei uomini penseranno a farti scendere. E' il loro mestiere. Non ci pensare.
Jobst - (un p inquieto) I vostri uomini?
Witzthum - Oh Dio, da principio saranno un po' rudi... ti maltratteranno... cos per la forma...
Jobst - Mi maltratteranno... per la forma?
Witzthum - S.
Kalenberg - Faranno del loro meglio... come poliziotti. Capisci?
Jobst - Eh s. Li conosco gi abbastanza...
Witzthum - Allora di che ti meravigli? Ti trascineranno davanti al tribunale...
Jobst - Cos subito? Ci vorr almeno il tempo di riunirlo, no?
Witzthum - No, no. E' gi riunito. Sta redigendo la tua sentenza.
Jobst - Ah! (Assume un'aria pensosa e muove le labbra).
Witzthum - Eccoti dunque davanti ai tuoi giudici... Che stai borbottando ora?
Jobst - Preparo la frase che dovr dire...
Witzthum - A chi?
Jobst - Al tribunale, perbacco! Mi esercito per non impaperarmi...
Witzthum - Fanne a meno. Non dovrai dir niente.
Jobst - Come? Non devo dire nemmeno una battuta? Ma che razza di parte questa? Non sono mica una comparsa...
Kalenberg - S. Direte il vostro nome quando ve lo chiederanno.
Jobst - E' una battuta piccola: mi chiamo Jobst.
Witzthum - Tanto meglio. E immediatamente dopo ti leggeranno la sentenza che ti condanna a morte.
Jobst - S, E mi metto a piangere...
Witzthum - Ma no, nemmeno per idea...
Jobst - Insomma, mi togliete tutto. A questo modo non prender mai nemmeno un applauso...
Kalenberg - Dovrete soltanto assumere un atteggiamento di circostanza.
Jobst - Ah, bene! Dir: Grazie, signori ! Molto seccamente per dimostrare che non sono contento.
Witzthum - Neppure una parola, ti ho detto. Non una.
Jobst - Ma allora una pantomima! Dovevate dirmelo subito!
Witzthum - Come credi. Dopo di che, il resto semplicissimo. Esci dal tribunale... questa volta in gran pompa...
Jobst - Perch?
Witzthum - Perch cos vuole la tradizione. Solo un condannato a morte pu essere Re della Festa. Ma dal momento che lo diventa, onorato come tale.
Jobst - Allora, io sono il Re della Festa?
Witzthum - S.
Jobst - Ed una parte che nessuno ha pi rappresentato da cinquant'anni in qua?
Witzthum - Vedi che fortuna? Subito si forma il tuo corteo. I capi delle trib montanare ti circondano e verranno a prendere possesso del palazzo reale insieme a te. Tu rispondi alle ovazioni della folla...
Jobst - In che modo?
Witzthum - Salutando. Con dignit.
Jobst - Sempre a soggetto?
Witzthum - Sempre. Arrivi qui. Ti vestono. Tu incarni il re... Andrai a letto prestissimo e domattina all'alba ti spediranno con la massima segretezza a Gincz, dove raggiungerai la tua compagnia...
Jobst - Scusate... ma allora? L'esecuzione della sentenza? Il popolo accetter?
Witzthum - Fingeremo che tu sia riuscito ad evadere. Del resto, domattina il popolo penser a smaltire la sua sbornia. E se qualche testa calda reclamer, malgrado tutto, un'impiccagione, li serviremo con un fantoccio. E' gi pronto: uomo o manichino, all'estremit di una corda... non fa differenza. Ecco tutto. (Si volge a Kalenberg) Spero di non avere dimenticato nulla, Eccellenza.
Kalenberg - Non mi pare.
Witzthum - Allora conducetelo via, Zwirbi. Andate pure.
Kalenberg - E Dio vi accompagni. (Escono) Uff! Speriamo che tutto vada bene!
Witzthum - Ma non v' nessun dubbio!
Kalenberg - Il cielo vi ascolti. Ed ora che siamo soli, ditemi presto: come vanno le cose?
Witzthum - Maluccio... Avete ricevuto il mio ultimo rapporto?
Kalenberg - S. E... poi?
Witzthum - Beh... il malumore si diffonde. Quelli l rifiutano di partecipare alla festa.
Kalenberg - Allora c' da prevedere... il peggio?
Witzthum - S. Il peggio. La festivit non significa pi nulla per questa gente se noi non diamo loro, prima di tutto, un Re della Festa, conforme alle loro tradizioni. Un Re della Festa... dunque: un condannato a morte. Altrimenti...
Kalenberg - Perci abbiamo fatto bene a... Ma chi poteva prevedere una cosa simile? Sembra perfino impossibile! (Pausa) Avete informato il re?
Witzthum - Ogni ora, a mezzo di corrieri. E anche la regina. Le ho mandato or ora un riassunto...
Kalenberg - (interrompendolo) La regina non pensa che al ritorno del suo sposo, caro! Una settimana di separazione lunga per un'innamorata. E poi, non dei nostri, la regina. Viene da un paese civile. Se sapeste che cosa mi ci voluto per farle prendere sul serio questa tradizione: i documenti che ho dovuto metterle sotto gli occhi...
Witzthum - Sia detto fra noi, non posso darle torto. Di questi tempi, la cosa talmente ridicola... Non trovate?
Kalenberg - S... Ma disgraziatamente il ridicolo non mai servito ad aggiustar nulla. Se bastasse il ridicolo perch tutto andasse bene a questo mondo, tutto sarebbe perfetto da molto tempo, caro Witzthum!
Witzthum - Almeno voi non avete illusioni, signor ministro.
Kalenberg - Oh no davvero! Non servono a niente, le illusioni! Anzi sono dannose... Si comincia con le illusioni e si finisce con gli scrupoli. (Bussano alla porta) Avanti. (Entra il valletto).
Il Valletto - (annuncia) La viscontessa di Denhoff chiede se Sua Eccellenza pu riceverla.
Kalenberg - Ma sicuro. Avanti, fatela passare. (Il valletto esce lasciando la porta aperta. Witzthum accenna a volersene andare).
Witzthum - Eccellenza...
Kalenberg - Ma no, rimanete. Perch tanta fretta? E' una donna adorabile la viscontessa. Vedrete. E' arrivata ieri sera dal mio castello di Kalenberg dove mi fa la grazia di abitare da quando rimasta vedova; la regina ha voluto, dietro mia richiesta, prenderla con s come dama di palazzo.
Wanda - (entrando) Non vi distrurbo?
Kalenberg - Mai! Carissima Wanda, vi presento il signor Witzthum, tenente generale di polizia.
Witzthum - (inchinandosi) Ho conosciuto assai bene in altri tempi il visconte di Denhoff, signora.
Wanda - (ridendo) Anch'io. Troppo! (A Kalenberg) Ho incontrato nel vestibolo il vostro pretendente al trono. Mi sono permessa di fermarmi un momento a discorrere con lui. Complimenti. E' impeccabile. (Ridono tutte e tre) Scherzi a parte, c' qualche cosa che non ho ben capito...
Kalenberg - Cio?
Wanda - Ecco. Ammettiamo che non aveste avuto l'idea di questo gustoso sotterfugio e che, per conseguenza, non aveste la possibilit di fare, fra poco, un sovrano provvisorio a coloro che lo reclamano...
Kalenberg - Ebbene?
Wanda - ..che sarebbe accaduto di tanto grave? Qualche sommossa?
Kalenberg - E' molto probabile.
Wanda - Davvero?
Witzthum - E tanto pi grave, contessa, in quanto i capi zona, i capi dei vari clans sono discesi dalle loro montagne, come sapete, fiancheggiati dai loro fidi...
Wanda - (lo interrompe esclamando) Ma vedete come sono ingenua! Credevo d'essere in Europa, io, ed invece chiss mai dove mi trovo effettivamente...
Kalenberg - Anche noi! Lo credevamo, fino a ieri. Ma ci siamo dovuti ricredere. Vedete, mia cara: noi viviamo ai confini di una Marca orientale, e, salvo qualche apparenza, apparteniamo ancora al Medioevo. E' proprio cos...
Wanda - Ma in fin dei conti, che cosa importa al popolo, e anche ai vostri spaccamontagne, questo trascurabile particolare del Re della Festa, visto che, dopo tutto, la festa glie la offrite lo stesso?
Kalenberg - E lo stesso errore che avevamo commesso noi, cara Wanda. Anche noi avevamo fatto lo stesso calcolo. Soltanto, avevamo dimenticato un particolare che cambia completamente l'aspetto della faccenda...
Wanda - Sarebbe?
Kalenberg - Sarebbe questo. La festa, sta bene. Ma prima di tutto, quello che l'autorizza. Nonch - com' il caso, visto che c'entra anche la religione -ci che la consacra e l'assolve.
Wanda - La religione? Che c'entra? Non sono cristiani?
Kalenberg - Per modo di dire. Il fondo rimasto pagano.
Witzthum - E ci vorrebbe ben poco perch tornassero ad adorare i loro idoli.
Kalenberg - Ma li adorano! Che cos' la festa di oggi se non la continuazione del culto del Dio Luna?
Wanda - Il Dio Luna? Chi ?
Witzthum - Come? Non sapete, signora, che le trib semiselvagge che hanno in altri tempi conquistato il nostro paese erano governate dal Dio Luna, fondatore della razza?
Wanda - Mai saputo! Ma volete dire, il Dio Luna in persona?
Witzthum - Proprio lui.
Wanda - Molto lusinghiero.
Kalenberg - Molto. Anche perch era immortale. Soltanto, si trattava di un'immortalit sui generis, perch quel Dio passava la vita - se cos posso esprimermi - a nascere, morire e risuscitare. Finch un giorno...
Wanda - (interrompendo) Decise di non ridiscendere pi dal cielo,
Kalenberg - Bravissima... attenzione! Siccome pare che la sua morte e la sua resurrezione fossero la" garanzia della nostra salvezza, egli lasci a un re e ai suoi discendenti il privilegio di morire in sua vece a certe date stabilite.
Wanda - Come? I re sarebbero allora, obbediente-mente, morti quando occorreva, all'ora prefissa?
Witzthum - S.
Wanda - Ma come? Naturalmente?
Witzthum - Certo. Nulla di pi naturale che passare dalla vita alla morte quando si ha una solida corda intorno al collo, e questa viene stretta con forza sufficiente e abbastanza a lungo!
Wanda - E... sebbene debitamente strangolato, il re tornava a nascere il giorno seguente?
Kalenberg - S. Per lo meno, era incarnato da un altro re.
Wanda - E allora? Sono curiosa come una bambina... Ditemi il seguito!
Kalenberg - Ecco. Dopo un certo tempo, i nostri re hanno preferito un'altra soluzione.
Witzthum - Hanno cominciato con lo stabilire che la cerimonia si sarebbe svolta ogni cinquant'anni, partendo da una certa eclissi. Questo avrebbe intanto dato loro il tempo di prender fiato... Poi hanno inventato di farsi sostituire da un condannato a morte...
Kalenberg - Soluzione ideale, perch come ben capite, quei miserabili non potevano nicchiare, visto che comunque...
Wanda - Si capisce!
Kalenberg - E siccome impersonavano il re che si sarebbe dovuto strangolare, durante un giorno intero - l'ultimo della loro esistenza - rappresentavano la parte del re, di cui avevano tutte le prerogative. Mi sembra, mia cara, che ora ne sappiate quanto noi.
Wanda - Scusate... ma la regina, in tutto questo?
Kalenberg - Che volete dire?
Wanda - Si trovava una... sostituta anche per lei, suppongo!
Witzthum - Oh no.
Wanda - Nooo?
Kalenberg - Cara Wanda, voi siete intelligentissima ma non avete spirito teologico. No, non si mai sostituita la regina. Si trattava, in certo qual modo, di un debito sacro: bisognava pagarlo. Il re, che sarebbe morto... per procura, serviva come domestico il suo sostituto e lo accompagnava egli stesso al talamo regale: pagava! E la regina...
Wanda - Pagava anche lei!
Witzthum - Diamine.
Wanda - Ma dico. Pagava di persona.
Kalenberg - Ognuno paga con quello che ha...
Wanda - E nessuna si mai rifiutata?
Kalenberg - Oh, era un'epoca d'oro. L'opinione delle donne non contava nulla.
Wanda - E nessun re si mai ribellato all'idea?
Kalenberg - No... visto che con tutto il rispetto, c'era da scegliere fra questo e il capestro. In simili condizioni, un po' difficile esitare.
Wanda - Immagino che vi saranno state delle notti piuttosto... tumultuose, no? Quanti drammi.
Witzthum - S, ma anche quante commedie. Per esempio, la storia di quel condannato, bel giovine, che rifiut categoricamente di andare a letto con la regina perch - disse - gli dava nausea,
Wanda - (ridendo) Davvero? Che scandalo!
Kalenberg - Pi grave di quanto credete. Perch si fu costretti a modificare la tradizione accordando al Re della Festa il diritto di scegliere, invece della regina, una delle dame del seguito.
Wanda - Oh, l l. Non facciamo scherzi.
Kalenberg - No, no, state tranquilla. Ma potete dire di scamparla bella! (Ridono. Pausa).
Wanda - E ditemi, la regina - la nostra - al corrente di tutti questi particolari?
Kalenberg - Ho passato il pomeriggio di ieri a informarla.
Wanda - Allora... (Ride) Dio mio, mi viene in mente adesso... se stanotte il vostro saltimbanco esigesse...
Kalenberg - Per carit, Wanda, non complicate le cose. Abbiamo gi abbastanza grattacapi.
Witzthum - Sicuro! (Si alza per accomiatarsi) E questo mi richiama al dovere, signora bella. Il piacere di chiacchierare con voi, me l'aveva fatto dimenticare. Il re arriver fra un'ora, al massimo. Bisogna che io gli vada incontro e... Permettete, Eccellenza?
Kalenberg - Andate, andate! E spiegategli bene quello che abbiamo combinato, prima che entri in citt. Un consiglio, per: non parlategli della scala. E' talmente superstizioso che non possiamo prevedere che conclusioni sarebbe capace di trarne...
Witzthum - E' vero. Non ci avevo pensato.
Wanda - E' superstizioso?
Kalenberg - Come uno stregone africano! (A Witzthum) Arrivederci, caro amico. E auguriamoci a vicenda in bocca al lupo. (Convenevoli a soggetto con Wanda. Witzthum esce).
Wanda - Simpatico tipo.
Kalenberg - S, non c' male. Lo volete?
Wanda - Io? Che idea!
Kalenberg - In mancanza di quello che speravamo, forse non sarebbe da scartare. Il re potrebbe, su mia domanda, crearlo barone...
Wanda - Ma parlate sul serio?
Kalenberg - Certo.
Wanda - Avete voglia di liberarvi di me?
Kalenberg - Non dite sciocchezze! Penso al vostro avvenire. Io sono un presente molto provvisorio. Non ne avr pi per molto, di questa mia falsa giovent...
Wanda - Non direi.
Kalenberg - Adulatrice. Pi vi guardo, pi vi ascolto e meno mi consolo di dover rinunciare alle ambizioni che abbiamo accarezzato insieme..
Wanda - Carezze anche quelle... Ma bisogna proprio rinunciarvi? Abbandonare il nostro progetto?
Kalenberg - Ve ne renderete conto voi stessa. Vedrete, l'estasi che proveranno, malgrado due anni di vita in comune, nel ritrovarsi dopo otto giorni d'assenza. Si adorano, mia cara. Niente da fare.
Wanda - Pazienza! (Pausa) Ma in fin dei conti, se foste riuscito a farmi diventare l'amante del re, che cosa vi sarebbe di mutato nella vostra posizione? Siete al potere...
Kalenberg - S... Ma chi mi garantisce di rimanervi? Mentre con voi...
Wanda - Beh! Avete tanto ascendente su Sua Maest; non c' nessuna ragione perch questo venga meno...
Kalenberg - Si dominano le persone soltanto quando si assecondano i loro vizi...
Wanda - E il re non ne ha nessuno?
Kalenberg - Un mollusco.
Wanda - Oh poveretto... qualche difetto, almeno? Qualche mania? Avete parlato di superstizione, poco fa...
Kalenberg - Morbosa.
Wanda - Paura della morte?
Kalenberg - Tremenda.
Wanda - Ma non crede nel Dio Luna, spero?
Kalenberg - Non giurerei!
Wanda - Beh... ma sapete che questo pu servire? Non alzate le spalle. Basterebbe che il caso ci aiutasse un pochino...
Kalenberg - Il caso? Nella monotona tranquillit di questa Corte, morirebbe di consunzione, il caso! Non ci fate assegnamento, per carit.
Wanda - Far allora assegnamento solo su me stessa. Fidatevi, Eric. Vedrete. Forse vi far stupire...
Il Valletto - (entra senza aver bussato. Annuncia) Sua Maest la Regina! (Apre i due battenti della porta. Appare Elisabetta. E' carina ed elegantissima; ma nulla la distinguerebbe, a prima vista, da qualsiasi altra dama di Corte, per esempio da Wanda. E nulla denoterebbe il suo rango se ella non portasse fra i capelli, in modo assai visibile, un piccolo diadema in brillanti. E' molto gaia. Tutta la scena seguente va recitata in tono assai leggero e scherzoso. Al suo ingresso, Wanda si sprofondata in una riverenza e Kalenberg ha fatto un inchino molto profondo).
Elisabetta - (ridendo) Ah, ah, vi ho colti!
Kalenberg - A far che cosa, Maest?
Elisabetta - A divertirvi senza di me! Perch sono certa che vi divertite: ci si diverte sempre, col conte di Kalenberg!
Kalenberg - Sua Maest mi lusinga...
Elisabetta - (a Wanda) Almeno, non vi ha detto troppo male di me?
Wanda - (protestando) Male?!
Elisabetta - Come? Non sapete ancora che Sua Eccellenza ha di noi una pessima opinione? (Kalenberg sta per protestare, ma la regina non gliene d il tempo) Siamo austriaci, dunque sentimentali. Non pi di moda. Il re non vi trova nulla a ridere, ma Sua Eccellenza ne scandalizzatissima. Si vergogna di noi, Sua Eccellenza! Non forse vero, signor Ragione di Stato ?
Kalenberg - Se lo affermo, contraddico Vostra Maest. Non si ha il diritto di mettere un cortigiano in una situazione tanto difficile!
Elisabetta - Comunque, dovete essere contento: tutto rientrer nella regola, visto che la legge di questo bel paese mi obbliga a tradire il mio diletto con un malvivente... A proposito, dov'? Che ne avete fatto? E' gi sulla breccia? Parlatemi di lui, vi prego! Com'?
Wanda - Oh, voglio assolutamente lasciarvi la sorpresa, Vostra Grazia! Sar troppo bello vedere l'espressione del vostro volto...
Elisabetta - Come si chiama?
Kalenberg - Jobst.
Elisabetta - Iobst I: suona abbastanza bene!
Wanda - Jobst l'unico!
Elisabetta - Meglio ancora!
Kalenberg - Aggiungete che fa il salto mortale in modo ammirevole.
Elisabetta - Guarda un po' che fortuna!
Wanda - (rincarando la dose) S, utilissimo nella vita coniugale.
Elisabetta - E anche in un governo... Ah, scusate, sto confondendo: il salto mortale un esercizio riserbato ai ministri?
Kalenberg - Oh, per i ministri bastano le capriole! (Ridono).
Elisabetta - Come ho fatto bene a venire di qua! Ero sola e mi annoiavo talmente... Ma ormai il re non dovrebbe pi tardare molto, credo.
Kalenberg - Oh, questione di poco.
Elisabetta - Un'ora?
Kalenberg - Circa. Forse anche meno.
Wanda - (con dolcezza) Siamo agli sgoccioli...
Kalenberg - Per me no. Ho ancora il mio da fare.
Elisabetta - Ma non avete pi motivo di essere inquieto, mi pare?
Kalenberg - In linea di massima, no. Ma gli avvenimenti predisposti da noi sono a volte dei figli indocili: non si mai sicuri di loro fino all'ultimo momento.
Elisabetta - (ridendo) Oh! Siete preoccupato?
Kalenberg - In certi momenti, s.
Wanda - (ridendo) Ma non vi si addice affatto!
Elisabetta - Davvero!
Wanda - Figuriamoci se aveste a che fare con un vero Re della Festa!
Elisabetta - (colpita) Per carit! Non dite una cosa simile, Wanda! (Tocca legno) Non vi ha messa al corrente, il conte di Kalenberg, di tutte le atroci storie?
Wanda - (seria) S, Maest. E mentre me le raccontava, non potevo fare a meno di pensare che se la sventura avesse voluto...
Elisabetta - (grave, ma molto semplice) Se la sventura avesse voluto un simile abominio, Wanda... sarei morta. (Pausa. Improvvisamente s ode il fragore di una detonazione, seguito da un rumore sordo> dapprima lontano poi sempre pi vicino. Elisabetta sussulta) Che cos'?
Kalenberg - Come?! Di gi?!
Wanda - Dio, che spavento.
Elisabetta - Oh Dio, non pensavo pi che...
Wanda - Siete ben certo che si tratta di...
Kalenberg - Diamine! Che cosa volete che sia?
Wanda - Si capisce! Come sono sciocca! Le detonazioni mi rendono sempre nervosa... Ma non sapevo che dovesse essere cos vicino al Palazzo...
Kalenberg - S, s. Lo abbiamo fatto apposta.
Elisabetta - Perch?
Kalenberg - Perch non si sapesse esattamente che cosa era successo al re e l'emozione fosse maggiore. Del resto, ascoltate: siamo riusciti. Mi pare che si faccia molto chiasso...
Elisabetta - Dio mio! Ma il re entrer qui da un momento all'altro...
Kalenberg - Evidentemente ha anticipato di molto sul previsto... La sua impazienza di rivedere Vostra Maest...
Elisabetta - Non sono troppo rossa, viscontessa? O troppo pallida?
Wanda - Siete deliziosa, signora.
Kalenberg - (che andato alla finestra) Eccolo, Maest. Sta scendendo da cavallo. C' Witzthum con lui. Tutto va bene.
Elisabetta - Oh, voglio vederlo!
Kalenberg - Troppo tardi: gi entrato. (Va verso la porta che apre. Dice verso l'interno) Prevenite Sua Maest che la regina nel mio ufficio. (Lascia la porta aperta e torna). Voci di Valletti - (sempre pi vicine che annunciano successivamente) Sua Maest il Re! Sua Maest il Re! Sua Maest il Re!
Elisabetta - (franando ha sussurrato a Wanda) Che bella cosa l'amore! Soprattutto per un essere che stimiamo e ammiriamo... E' una gioia che vorrei provaste anche voi un giorno...
Il Valletto - (annuncia) Sua Maest il Re! (Le due donne fanno riverenza, Kalenberg si inchina. Carlo entra, seguito da Witzthum. E' molto hello. Indossa l'uniforme di colonnello della propria guardia. Ma a testa nuda. Va subito verso la regina).
Elisabetta - (mlto commossa) Sire! Carlo - (le prende le mani e la rialza teneramente) Signora! (Sono vicinissimi uno all'altra).
Elisabetta - (piano) Carlo, Carlo!
Carlo - Elisabetta, amor mio...
Elisabetta - Vi sono delle settimane, Carlo, che sono pi lunghe delle altre...
Carlo - Lo so. (Si guardano amorosamente. Pausa.
1 due tornano al senso delle convenienze).
Kalenberg - Mi permetta Vostra Maest di esprimerle la gioia che proviamo tutti nel rivederla fra noi.
Carlo - Anch'io sono ben lieto di rivedervi, caro conte... E... di potermi congratulare con voi. Avete escogitato un'astuzia veramente geniale.
Kalenberg - (modesto) Oh, geniale!
Carlo - S, s, geniale. Bisogna chiamare le cose col loro nome.
Elisabetta - Sire, vi presento la viscontessa di Denhoff, amica del nostro caro ministro. Le ho chiesto di rimanere con me. Sarei felice di avere la vostra approvazione.
Carlo - Potreste dubitarne? (A Wanda) Da quando siete alla nostra Corte, signora?
Wanda - Da ieri sera, Maest.
Carlo - Non immaginerete, spero, che vi sia sempre tanta confusione... Avete scelto bene il momento. Comunque, fino a domani non avrete il tempo di annoiarvi.
Wanda - Non ho mai pensato che ci si potesse annoiare accanto a Vostra Maest.
Carlo - Veramente neanch'io mi annoio mai con me stesso. La noia mi sfugge. E sapete perch? Perch non va d'accordo con la felicit; e la felicit mi accompagna sempre e dovunque. (Tocca legno) Sono davvero fortunato, viscontessa. E ve ne d la prova: chiedete alla regina. (A questa) Potreste dire che non sono felice?
Elisabetta - Se giudico dalla felicit mia... E' troppa per una persona sola. Quindi c' anche la vostra parte... (Carlo le bacia la mano. Si sorridono e si parlano all'orecchio).
Kalenberg - (a mezza voce a Witzthum) Mi sembrate poco tranquillo... Che c'?
Witzthum - Niente di grave... Ma il nostro individuo non ha sparato dal punto prestabilito. Per quale motivo? Non riesco a capire.
Wanda - Non era sulla scala?
Witzthum - No. Un centinaio di metri pi avanti.
Kalenberg - (preoccupato) Strano!
Carlo - (distogliendosi da Elisabetta) E ora, permettete che faccia dei complimenti a me stesso. Devo dirvi che ho rappresentato magnificamente la mia parte. Vero, signor tenente generale? Sentendo sparare sono rimasto immobile per tre secondi: il tempo occorrente perch la folla provasse un pochino di angoscia. Poi, prima di spronare il cavallo mi sono rizzato sulle staffe per far vedere a tutti che non ero stato colpito ed ho sguainata la spada. Il mio gesto stato cos brusco che mi caduta la feluca. Se avessi voluto farlo apposta, non sarei riuscito cos bene. Quella feluca che ruzzola a terra... un effetto mirabile.
Kalenberg - E' un cappello che ha il senso dell'opportunit...
Wanda - Soltanto del buon senso. Si vede che a contatto con quello di Sua Maest.
Carlo - (lievissimo inchino col capo verso Wanda, sorridendo) Allora... che acclamazioni, che entusiasmo! Un delirio... Mi sono sentito veramente commosso. Ed ho pronunciato una parola storica!
Elisabetta - Ah s?
Carlo - Certo: bisogner dire che l'ho pronunciata. Mi fido di voi, caro ministro. Qualcosa di spontaneo. Secondo l'ispirazione del momento.
Witzthum - (avanzandosi) Se Vostra Maest permette, vorrei andare a rendermi conto personalmente...
Carlo - Ma prego, signor tenente generale. Fate j pure.
Witzthum - Grazie, Maest. (Fa per uscire quan-do si sente bussare).
Carlo - Avanti!
Il Valletto - (entra portando su un cuscino un cito bicorno piumato) Hanno riportato la feluca di Vostra Maest.
Tutti - (con curiosit divertita) Ah!... Ah!
Carlo - (prende il bicorno e il valletto esce. Scherzoso) Un cimelio storico, miei cari. Una reliquia che metteremo in una vetrina, all'ammirazione di tutti i visitatori! (Improvvisamente) Ma scusate... Ma guarda. Perbacco! Signor Witzthum!
Witzthum - (inquieto) Maest?
Carlo - Il vostro individuo ha sparato con un proiettile? (Movimento generale).
Witzthum - Oh no, sire! Ho caricato io stesso l'arma, con sola polvere.
Carlo - Allora si sono serviti di un'altra. Non sono un ragazzo, diamine! E riconosco benissimo il foro di un proiettile. Guardate anche voi. Non sto sognando... Qui... Questo forellino... sul corno anteriore...
Wanda - E intorno il feltro abbruciacchiato!
Kalenberg - E la penna spezzata nettamente!
Elisabetta - Fatemi vedere... Ma s! Proprio cos.
Kalenberg - (severo a Witzthum) Che significa questo?
Witzthum - (balbettando) Non so... non capisco... una pallottola... di pistola... Nessun dubbio...
Elisabetta - Dio mio, spaventoso! Qualche centimetro pi in l...
Carlo - Il proiettile mi colpiva alla tempia.
Wanda - Che orrore! Ci mancato poco che vi uccidessero?!
Kalenberg - (a Witzthum) Come spiegate questo, signor Witzthum? E' di una gravit enorme.
Witzthum - (balbetta sempre pi) Non spiego, Eccellenza. Sono disperato. Non capisco che cosa successo... Non so... che Zwirbi abbia sbagliato nel consegnare l'arma... Ma un agente cos serio...
Carlo - Non abbastanza. Lo destituisco.
Kalenberg - Se la cava con poco! Se fossi io...
Carlo - (a Witzthum) E destituisco anche voi. Vi ritengo responsabile. Domani sera presenterete le vostre dimissioni.
Wanda - (piano a Kalenberg) Addio, titolo di barone!
Witzthum - (smarrito) Giuro a Vostra Maest che avevo preparato tutto con la massima cura; non avevo dimenticato assolutamente nulla...
Carlo - Difatti: neanche il proiettile.
Witzthum - (sempre pi smarrito) Come attentato, non si poteva far nulla di meglio... Doveva perfino salire sulla scala... Devono averla tolta all'ultimo momento...
Carlo - Che diavolo dite? Che cosa hanno tolto?
Witzthum - La scala.
Carlo - La scala?
Wanda - (ipocrita) Che scala?
Elisabetta - Doveva salire su una scala? Per far che?
Witzthum - Per vedere meglio il re...
Carlo - (soffocando) Per potermi... Ah, beh, sarete contento, credo. Mi pare che mi abbia visto.
Elisabetta - Questo sarebbe un altro particolare pittoresco, no?
Witzthum - Realistico, signora. Avevo pensato...
Elisabetta - Trovo che pensate troppo.
Carlo - (molto impressionato) La scala... la scala... Evidentemente non potevo passarci sotto, essendo a cavallo... ma solo l'idea... (Strepito di violenta discussione all'interno) Che c' adesso? Chi si permette? Dove credono di essere? (La porta si apre bruscamente. Appare Zwirbi, agitatissimo, alle prese con un valletto che vuole impedirgli di entrare).
Zwirbi - (al valletto) Altro che annunziarmi! Non la vuoi capire? (Spiccicando le parole a voce molto alta) Ti dico che il re stato fatto segno ad un vero attentato. (Movimento generale).
Carlo - Che cosa?
Kalenberg - (al valletto) Lasciatelo, Guglielmo.
Tutti - Che diavolo dite? Un vero attentato? Non stato il saltimbanco a sparare?
Zwirbi - No.
Carlo - Ma chi, allora? Chi?
Zwirbi - Uno straniero. Appostato a qualche metro da noi.
Carlo - Uno straniero? Che voleva assassinarmi... assassinarmi davvero?
Zwirbi - Proprio davvero, Maest.
Carlo - Uccidere me? Uccidere il re. Arrestate tutti.
Elisabetta - (spaurita) Carlo.
Wanda - Ma perch? Perch?
Carlo - Sicuro. Che cosa gli ho fatto? Che ha da rimproverarmi?
Elisabetta - E' un rivoluzionario? Uno squilibrato?
Zwirbi - Non ne so nulla.
Kalenberg - Come si chiama?
Zwirbi - Non so neanche questo.
Witzthum - Ma allora, che cosa sapete?
Kalenberg - Non potevate informarvi?
Zwirbi - Mi son dovuto occupare di Jobst.
Carlo - Chi quest'altro?
Elisabetta - Quello che doveva sparare.
Witzthum - Senza proiettile.
Carlo - Che ne avete fatto?
Zwirbi - L'ho fatto spedire a Gincz.
Carlo - Ma me ne infischio di lui! Mi interessa l'altro... Che ne avete fatto?
Witzthum - Non l'hanno lasciato sfuggire, almeno?
Zwirbi - No, no. Del resto, non ha neanche tentato di mettersi in salvo.
Wanda - No?
Zwirbi - Non ha neanche fatto resistenza quando lo hanno afferrato.
Carlo - Dove lo hanno condotto?
Zwirbi - Al tribunale. Come era stabilito.
Carlo - Stabilito? Come sarebbe a dire?
Zwirbi - S. Per il saltimbanco.
Wanda - E la folla non l'ha linciato?
Zwirbi - Al contrario! Gli hanno fatto un'ovazione... indescrivibile!
Elisabetta - Come dite?
Zwirbi - Alcuni volevano addirittura portarlo in trionfo...
Carlo - Ma come? Non erano per me le acclamazioni?
Zwirbi - No. Erano... per il Re della Festa! (E' molto imbarazzato. Una pausa. Tutti si guardano).
Carlo - Gi... il... Re della Festa.
Elisabetta - Dio mio! E ora questo qui... (Pausa. Si getta fra le braccia del marito) Carlo.
Carlo - Calmatevi, Elisabetta. Vi supplico.
Elisabetta - (tremante) Non voglio, Carlo... non voglio.
Carlo - E credete forse che io lo voglia?... Vediamo... vediamo. Un po' di calma. S... sangue freddo. Hm... Witzthum!
Witzthum - (premuroso) Maest!
Carlo - Correte al Tribunale!
Witzthum - Subito, Maest!
Carlo - E dite al presidente... s... ditegli che gli ordino di sospendere immediatamente il dibattito... e che... che... istruir personalmente il processo... Presto! Non avete un minuto da perdere.
Elisabetta - S, correte...
Kalenberg - (frapponendosi) Disgraziatamente, Sire... Tutto era gi preparato. Mancava soltanto il nome. Oramai la sentenza sar gi stata pronunciata.
Carlo - Casser la sentenza. E' semplicissimo. Ne ho il diritto. E se non lo ho, me lo prendo. Non ammetto che vengano discussi i miei ordini.
Kalenberg - Vostra Maest mi perdoni... Ma se questo accadr, vi sar una rivolta in tutto il paese.
Carlo - Volete scherzare?
Kalenberg - No, no. Chiedete 'a Witzthum. Gli animi sono talmente sovreccitati...
Carlo - E va bene. La domeremo, la rivolta! Non sar la prima.
Kalenberg - E in che modo, Sire?
Carlo - Ho ancora degli uomini fedeli, no?
Kalenberg - Pochi. E li farete uccidere senza scopo.
Wanda - E soprattutto, ricordate i precedenti, Sire: domani si vendicherebbero su Vostra Maest.
Elisabetta - Carlo.
Carlo - Ma io sono il re!
Kalenberg - (un no' infastidito) Ma Vostra Maest conosce la legge e la storia del nostro paese meglio di tutti noi.
Elisabetta - Questo paese esecrabile! Lo detesto, capite! Lo detesto.
Kalenberg - Signora.
Elisabetta - S! Con tutte le mie forze! Perch, poi, dobbiamo regnare su questi barbari? Che ce ne importa?
Carlo - Ah no, mia cara! A me importa moltissimo.
Elisabetta - Perch? Abbiamo bisogno di regnare per essere felici? Fuggiamo, Carlo. Ne abbiamo ancora la possibilit.
Carlo - Sragionate, mia cara. Non ho nessuna voglia di fuggire.
Elisabetta - Preferireste...
Carlo - Non preferisco niente. Voglio che... Andiamo, via! Eccellenza, non vorrete dire che fra tutti noi, qui, non si sia capaci di trovare una soluzione?! Un mezzo...
Kalenberg - In cinque minuti?
Elisabetta - Perch in cinque minuti?
Kalenberg - Perch quest'uomo, accompagnato dai capi dei clans, sar qui tra pochi minuti. (Si sentono acclamazioni) Ecco. Li sentite. Escono dall'udienza.
Carlo - Ma Dio santissimo! Non capite che se non trovate un rimedio io sar nuovamente alla merc di quest'assassino? E che se si tratta, per caso, di una vendetta personale, costui non penser ad altro che a ricominciare?
Witzthum - Questo no. Sar sorvegliato strettamente.
Carlo - Ad ogni modo, mi vedete costretto a faida domestico fino a domattina a questo mascalzone?
Elisabetta - Pensi solo a questo?
Carlo - Ah, non so pi dove ho la testa... Comunque, vi avverto che se passa quella soglia, gli spacco la faccia con un colpo di pistola. Questo sicuro. Una volta per uno.
Kalenberg - Per l'ultima volta sono costretto a I ripetere a Vostra Maest che questo significherebbe esporsi al furore di qualche fanatico; e Vostra Maest potrebbe anche pagare questo gesto con la propria vita.
Carlo - Possibile che oggi si parli soltanto della mia morte? Non pensate ad altro, voi! Se continuate, finirete col chiamarla.
Witzthum - Io vedrei una via d'uscita, ma...
Carlo - Quale, quale?
Witzthum - Promettete a quest'individuo la vita salva se rinuncia ai suoi diritti, e all'alba lo facciamo evadere come si era combinato di fare per quell'altro.
Elisabetta - Ma sicuro, Carlo!
Kalenberg - E se rifiuta?
Elisabetta - Questo lo vedremo!
Carlo - Vedremo che cosa? E poi, dimenticate che costui ha gi fatto sacrificio della propria vita - non meno della mia - e non rinuncer certo al suo proposito. Credete che in queste condizioni potrei ancora respirare tranquillamente? No, no. mai. Voglio essere certo che domani sar impiccato.
Elisabetta - (dolorosamente) Allora che possiamo fare, Carlo? Che possiamo fare?
Wanda - (interviene molto calma e decisa) Ascoltatemi, vi prego...
Elisabetta - Dite...
Wanda - La soluzione che vi propongo forse soltanto provvisoria, ma almeno ci dar il tempo di riflettere. Datemi il vostro diadema, signora.
Elisabetta - Il mio diadema? (Glielo d).
Wanda - (ss lo mette fra i capelli) Prendo il vostro posto, signora. Quest'uomo straniero; senza dubbio non vi conosce. Da questo momento io sono la regina e voi siete la viscontessa di Denhoff.
Elisabetta - Come? Accettereste...
Kalenberg - (approvando) Brava, signora.
Carlo - Ma signora... non so... non posso...
Wanda - Sono sola al mondo. Non amo nessuno e nessuno mi ama. E la mia persona non ha alcuna importanza quando il trono, la felicit e anche la vita delle Loro Maest in giuoco.
Elisabetta - Ah, Wanda, non dimenticher mai...
Carlo - Signora, vi faccio duchessa!
Wanda - No, Sire. Non voglio alcun compenso. Semmai pi tardi, molto pi tardi, quando questo dramma sar un ricordo. Per il momento, mi basta il titolo di regina. Ma avvertite il vostro personale. Subito. Basta un piccolo errore per far crollare tutto l'edificio.
Kalenberg - Giustissimo.
Witzthum - (a Zwirhi) Provvedete voi. Avvertite tutti nel palazzo. Immediatamente. Zwirei - Volo. (Si avvia alla porta in fretta. Si sentono passi che si avvicinano).
Elisabetta - (prendendo le mani di Wanda) Wanda... Mia cara Wanda... (Zwirhi giunto porta. Ma questa si spalanca mentre egli sta per toccare la maniglia. Due giovani giganteschi appaiono e si collocano ai lati).
Zwirbi - (indietreggiando) Ah! (Tutti guardano verso il vestibolo).
Carlo - (colpito da stupore, sottovoce) Filippo! Filippo de Helden!
Elisabetta - Come'?! Lo conoscete?
Carlo - Lo credevo in carcere... a Widebol.
Elisabetta - Un vostro nemico?
Carlo - Mortale.
Elisabetta - Mortale! Ma perch1? (Filippo de Helden appare sulla soglia, si sofferma, getta uno sguardo su ciascuno degli astanti. Poi si volge verso i due capi-montanari che sono di fazione presso la porta).
Filippo - Signori, vi ringrazio. (I due si inchinano ed escono richiudendo la porta. Filippo aspetta che siano usciti, poi si volta e si mette quasi sull'attenti. Con il tono da gran maestro di cerimonie) 11 Re! (Scoppia a ridere. Fa due o tre passi) Bisogna che mi annunci da me, visto che nessuno se ne incarica. Come'? Nessuno si inchina quando appare il re? Non si usa nessun cerimoniale in questa Corte? Lo far dunque da me. (Si inchina alle due signore) Mi piace dare il buon esempio. Come rio dimostrato sparando contro questo signore. Ottimo esempio da seguire, ma - spero - con maggiore abilit. (Moto di Carlo) Domando scusa, caro Bruto, di avere tardato tanto a farvi questa visita... Ero trattenuto altrove. Ma certo non lo ignoravate. Dunque, mi tenete per iscusato. Carina questa citt. Sognavo da tanto tempo di tornarvi-, i sogni a volte si realizzano. E siccome sognavo anche -oh, proprio incidentalmente! di ammazzarvi, ho pensato di prendere come si dice, due piccioni con una fava. Come1? Tutti muti? Vi intimidisco tanto?... Ah, capisco. Non siete ancora abituati ad un vero re! Naturalmente alludo alla regalit che emana da un'anima nobile e di cui, infatti, dovete esservi sentiti veramente privi fino ad oggi.
Wanda - Signore!
Filippo - L'osservazione non riguarda voi, signora. Vi conosco soltanto di fama, ma so che voi avete l'essenza di una regina. E oserei dire altrettanto di quella personcina che vi sta accanto cos modestamente. La vostra dama d'onore, senza dubbio. Il suo volto e il suo atteggiamento sono rivelatori: si vede che l'avete scelta della vostra stessa razza. (Si inchina leggermente) E se vi qualche cosa che m'impedisce di rammaricarmi di avere stupidamente mancato il bersaglio e nello stesso tempo di rappresentare davanti a voi la parte di una scimmia incoronata, il pensiero di potervi fare compagnia questa notte senza aver le mani imbrattate di sangue. Pochi re, al mio posto, potrebbero dire altrettanto. Non vero, Bruto?
Wanda - Perch chiamate Sua Maest, Bruto?
Filippo - E' un nome che qui non gli vien dato... Ma un nome evocatore. Un nome che aveva avuto egli stesso il candore di scegliere per s. E che ha il suono di una speranza: non vi pare? Come una promessa, come un impegno. Bruto: uccisore di tiranni! (Scoppia a ridere).
Carlo - (prorompe) Fatelo tacere! (Witzthum si avanza minaccioso insieme a Zwirbi).
Filippo - (fa un piccolo gesto per tenerli a distanza) No, miei cari. Ora non pi. Non dimenticate che fino a mezzogiorno di domani, dispongo di guardie del corpo... abbastanza robuste. E sono a portata di mano. (I due si immbilizzano) Dove sono stato fino a poco tempo fa, Bruto, regnava il silenzio. E dopo aver taciuto tanto tempo, provo il bisogno di parlare. Reazione naturale, no? Per farmi perdonare, cercher di non essere noioso. E... desidero che nulla sia mutato nelle abitudini quotidiane. Non vorrei dar fastidio alla padrona di casa. Per - debbo essere schietto - non aspettatevi che io rinunci all'essenziale delle mie prerogative. (A Wanda) Tengo molto, signora, ad allontanarvi da questo signore perch non possa raccontarvi sul mio conto delle storie non vere; tengo a sostituirlo presso di voi, ad accompagnarvi stasera in camera vostra... (In questo momento una formidabile acclamazione giunge dalla strada. Entra un valletto).
Il Valletto - La folla chiede di vedere il re...
Carlo - Ah...
Il Valletto - ...gridano: Il Re della Festa, Sire! (Lo strepito aumenta).
Filippo - Ah, ah! Sono impazienti! Non facciamo attendere il nostro diletto popolo! (Guarda Wanda) Ma bisogna che la regina sia accanto a me, immagino. (Wanda si avanza) Brava signora! (Sorride) Siete molto coraggiosa. Ma ho scherzato abbastanza e desidero rassicurarvi. So, come tutti sanno, l'amore che vi lega a vostro marito. Non meritate in alcun modo di essere una vittima-, quindi non vi imporr in alcun modo la mia compagnia. Ci che significa - lo avrete gi capito -che stanotte non entrer nella vostra camera.
Wanda - Ah?
Filippo - No, signora. Non intendo, per, rimaner solo. Le ore che precedono l'alba sarebbero penose se non avessi altra compagnia che quella di me stesso... E poich la vostra tradizione, a quanto pare, me ne d il diritto... (s volge verso Elisabetta) pregher la signora di passare la notte accanto a me. (Movimento generale).
Elisabetta - (sul punto di svenire) A me... me?...
Filippo - S, signora, a voi. (Le porge la mano) Venite: il mio popolo, il nostro popolo ci reclama. (La finestra stata aperta) E con che entusiasmo! E' davvero commovente! Dire che se non fosse giorno di festa, avrebbero messo lo stesso entusiasmo per farmi a pezzi! (Elisabetta ha posato la mano tremante su quella di Filippo. Getta uno sguardo smarrito a Carlo, mentre Filippo l'accompagna alla finestra).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
(Il boudoir della regina. Ambiente caldo di colore, morbido di tappeti, tendaggi, arazzi, pelli, cuscini. Un caminetto, un'ampia poltrona, un sof, una toeletta, un secrtaire e un tavolino rotondo, in legno chiaro, da poter far girare facilmente alla maniera d uno sgabello da pianoforte. Due porte a destra:, una, in primo piano, mette nella camera del re; la seconda, nell'anticamera. A sinistra, porta che d nella camera della regina. In fondo, d faccia, un grande arazzo che nasconde l'entrata d un guardaroba un po' rientrante. Sera dello stesso giorno, verso le undici. La scena illuminata da appliques e candelabri. Un valletto che volge le spalle al pubblico, accoccolato davanti al camino, vi dispone della legna. La porta dell'anticamera si apre. Entrano rapidamente Wanda, la quale indossa, come per una mascherata, il costume popolare delle donne del luogo e Kalenberg, in abito da sera sul quale ondeggia, aperto, un domino carnevalesco).
Kalenberg - (vedendo il valletto) Ditemi, sapete per caso se... (Il valletto s volta. E' il re Carlo in livrea. Kalenberg interdetto) Oh!...
Wanda - (anche lei interdetta) Sire!
Kalenberg - Sono mortificato...
Wanda - Dio, Maest, che state facendo?
Carlo - (amaro e sarcastico) Evidentemente, signora, il mio nuovo mestiere di domestico: preparo il fuoco per il mio assassino, per il caso che non abbia abbastanza caldo, fra poco, con mia moglie.
Wanda - (falsamente compassionevole) Oh Sire!... Voi!... (Gli prende le mani) Con queste belle mani?
Carlo - Ho chiesto io stesso questo compito, per farmi liberare; altrimenti sarei ancora in una stanza di servizio senza finestre, dove sono conservati vecchi trofei di caccia. C' quasi da credere che sia stato fatto apposta.
Wanda - (fingendosi indignata) Oh, ma perch sequestrarvi cos? Non vedo...
Carlo - Per allontanarmi dalla regina e impedirmi di informarla di quella vecchia storia...
Kalenberg - Giusto, Maest, a proposito...
Carlo - Pi tardi, pi tardi. Per il momento... (Mutando tono) Come sta la regina? E' sempre tanto disperata?
Kalenberg - (occhiata complice a Wanda) Ohi Dio, un po' meno.
Carlo - Davvero?
Kalenberg - Quasi tranquillizzata. (A Wanda) Vero?
Wanda - In apparenza, si capisce.
Kalenberg - Vi dir anzi che sono pieno di ammirazione.
Wanda - Anch'io.
Carlo - Per che cosa?
Kalenberg - Per il modo in cui rappresenta la sua parte...
Wanda - E come finge di divertirsi.
Carlo - Di divertirsi? La conosco abbastanza per sapere che non si diverte affatto.
Wanda - Lo so, ma finge. E talmente bene che chiunque crederebbe...
Kalenberg - La prova che lui, certamente crede...
Carlo - Helden?
Kalenberg - Sicuro. E vedendola abbandonarsi cos a poco a poco a... all'ebbrezza del momento, giunto ad offrirle di visitare insieme tutti i locali di divertimento...
Wanda - Scopo al quale, evidentemente tendeva la regina...
Carlo - Perch?
Kalenberg - Per guadagnar tempo il pi possibile e ritardare cos il momento del ritorno a Palazzo.
Carlo - Oh! Non lo avrei mai pensato...
Kalenberg - Neanche la regina deve averci pensato subito perch durante la sfilata del corteo attraverso la citt, mentre cavalcava accanto al suo cavalier servente...
Wanda - Era ancora molto turbata, poverina... ma poi ha trovato la forza di sorridere...
Carlo - Non a lui, spero...
Wanda - A noi, ai sindaci, ai convitati e... Dio mio, s anche a lui... (A Kalenberg) Non vero? Bisogna anche render giustizia al cavaliere de Helden: parla parecchio, come ci aveva gi detto, ma parla piacevolmente.
Carlo - (irritato) Trovate?
Wanda - (vivamente) Vostra Maest il miglior giudice, ma forse questo un punto di vista femminile...
Carlo - Femminile? Allora anche la regina...
Wanda - No, non credo. E' poco probabile. Se gli ha sorriso, sar stato per non sembrare insensibile, cos per principio.
Carlo - (acre) Magari lo trovate spiritoso.
Kalenberg - Spiritoso... forse troppo... Ma certo buon umore... comunicativo.
Carlo - Diamine! Nella posizione che occupa in questo momento...
Kalenberg - Per se si pensa al supplizio che lo attende domani... e che egli non ignora davvero.
Carlo - E con questo?
Kalenberg - Beh... dimostra un certo coraggio!
Carlo - (esasperato) Ditemi addirittura che vi ha conquistato!
Wanda - Oh noi no, Maest. Che orrore.
Carlo - No? E chi ha conquistato, allora? La folla?
Wanda - Ecco... s.
Kalenberg - S. Soprattutto nelle sale di danza.
Carlo - Perch ha ballato con voi?
Wanda - Oh, solo due volte. Per cortesia. Diamo: a titolo di omaggio, visto che, per lui, io sono la regina...
Carlo - E invece con Elisabetta?
Wanda - Oh, con lei ha ballato senza interruzione! Proprio per suo piacere. E non soltanto nei dancing, ma dovunque ha trovato un organetto: nelle riunioni popolari, agli angoli delle strade...
Carlo - Per la strada?!
Wanda - S, dovunque.
Carlo - (esplodendo) Sicch se ho ben capito quello che mi raccontate, io sono, a quest'ora, il re pi ufficialmente becco che sia mai esistito.
Kalenberg - Ma no! no!
Carlo - Come potete dire ma no ?
Wanda - E' innegabile ch'egli si dimostra molto galante, ma non conosce effettivamente chi la persona che con lui... forse si creder autorizzato a parole... magari anche a gesti...
Carlo - (fuori di s) Ma non posso sopportare quest'idea, signora. Dove li avete lasciati adesso?
Kalenberg - Ad ammirare i fuochi artificiali. Il cavaliere teneva la mano della regina, perch essa potesse dar fuoco al primo razzo...
Carlo - Teneva la mano... in modo visibile?
Kalenberg - Visibilissimo.
Carlo - E naturalmente il popolaccio se la godeva un mondo!
Kalenberg - Non si pu negarlo.
Carlo - Diamine! La cornificazione garantita del suo sovrano! Figuratevi! (Pausa) Da domani sera raddoppierete tutte le tasse.
Kalenberg - Bisogna aver fiducia nella regina, Sire. Se ha commesso qualche imprudenza, non pu averlo fatto se non per assoluta necessit, a fin di bene... Ma se Sua Maest credesse opportuno... o efficace, appena la regina sar tornata... spargere la voce, che siccome era sofferente, stata sostituita da me presso il Re della Festa... sono pronta a confermarlo dinanzi a chiunque...
Carlo - Davvero, signora, acconsentireste?
Wanda - Ho acconsentito a molto di pi oggi, Maest. E acconsento ancora volentierissimo...
Carlo - Ma allora... allora., perch non... (E' interrotto dall'entrata della regina e di Filippo. Anche la regina indossa il costume delle popolane. Filippo in grande uniforme. Sono molto animati. Entrano ridendo e discutendo).
Elisabetta - Ma no, no, signor cavaliere!
Filippo - S... ve lo assicuro.
Elisabetta - Neanche per sogno! (A Carlo) Perdonate, Sire. (A Wanda) E anche voi, signora. Discutevamo: io dico che sono quarantadue e sono certa di non ingannarmi perch ho contato bene.
Filippo - Ed io che sono altrettanto certo, dico cinquantasei.
Carlo - Ma che cosa quarantadue o cinquantasei?
Filippo - Le donne che non erano con i propri mariti.
Carlo - Che razza di scherzo stupido questo?
Filippo - Non tanto stupido. Ci siamo divertiti moltissimo.
Elisabetta - La sola concessione che posso fare il riconoscere che qualcuna l'ho vista due volte... e la seconda volta, con un uomo diverso.
Wanda - (divertita) Ah s?
Carlo - Non avete bevuto un po' troppo?
Elisabetta - Oh s. Ho bevuto... e chiedo scusa a Vostra Maest... e alla regina! D'altronde, vorrei continuare... Muoio di sete!
Carlo - (brutalmente) No. (Piccola pausa di imbarazzo).
Kalenberg - (a Elisabetta) Volete che dia degli ordini, viscontessa?
Elisabetta - S, per favore... Naturalmente, se Sua Maest permette...
Carlo - Io?
Elisabetta - (scherzosa) No... hm... (A Filippo) Sire!
Filippo - Ma tutto quello che volete, signora. (Kalenberg si dirige all'anticamera. Filippo lo ferma) Non vi disturbate, signor ministro. Me ne occuper io stesso1. (Esce lasciando la porta aperta).
Carlo - (a mezza voce, a Elisabetta) State perdendo la testa?
Elisabetta - (in tono assai diverso dal precedente) Io? No, no, Carlo. Non credo. Affatto.
Carlo - Il vostro modo di comportarvi con quell'individuo...
Elisabetta - Ebbene? Serve ad addormentare ogni sua diffidenza.
Carlo - Con che scopo?
Elisabetta - Con lo scopo di condurlo dove voglio.
Carlo - E che cosa volete? I vostri incoraggiamenti...
Elisabetta - Non dite cos! In fin dei conti, non ci troviamo di fronte a un carrettiere o a un vagabondo. Appartiene ad una delle pi grandi famiglie della Svezia. Me lo avete detto voi stesso. Anzi la sola cosa che abbiate avuto il tempo di dirmi...
Carlo - Sicuro. Una famiglia di ribelli; scacciata dalla sua patria. E lui... uno sviato, un avventuriero della specie pi temibile: quella degli incantatori!
Elisabetta - Non vorrete accusarmi di aver subito il suo fascino?
Carlo - Non ne so nulla!
Elisabetta - (urtata) Oh!
Carlo - Comunque, vi rimprovero di lasciarglielo credere. Se tutti noi non gli facciamo sentire la nostra ostilit...
Kalenberg - Mi spiace non essere della vostra opinione, Sire.
Wanda - Neanch'io. Chiedo scusa a Vostra Maest...
Elisabetta - (a Carlo) Vedete?
Carlo - Sar! Ma io vi avverto... (E' interrotto dal ritorno di Filippo).
Filippo - (rientra e richiude la porta) Ecco fatto. Ho chiesto del Tokay. Ho immaginato...
Elisabetta - Benissimo. Vi ringrazio.
Filippo - Soltanto ci vorr qualche minuto di pi. La maggior parte dei domestici sono alla festa.
Elisabetta - Pazienza.
Filippo - (a Wanda) A proposito della festa: mi spiaciuto, signora, che non abbiate assistito ai fuochi d'artificio: era una vera gioia vedere l'entusiasmo del popolo. E farete i miei rallegramenti ai vostri agenti di polizia, signor ministro: il vino che scorre dalle fontane non li ha spaventati. Tutti si sono subito adattati.
Carlo - Sulla polizia non sono del vostro parere. Domani proceder con rigore.
Filippo - (a Wanda) Ma ditemi, signora: sempre cos noioso? (A Carlo) S, mio caro: siete proprio noioso. Ma non riuscirete a sciuparmi la serata... una serata che ricorder finch vivo.
Carlo - (feroce) Finch vivrete? Vorr dire avere la memoria corta. (Movimento. Senso di gelo).
Filippo - Meglio di una coscienza che rimorde... E per lo meno, voi avrete nei miei ricordi il posto che meritate. (Si misurano con lo sguardo).
Wanda - (per sviare il discorso) E ditemi... le donne continuano a gettarvi dei baci?
Elisabetta - (per coadiuvarla) Tutte, signora, tutte. Da ogni parte.
Filippo - (riprendendo il tono gaio) Senza dubbio molti si sono persi per via... ma saranno stati raccolti da altri.
Wanda - Certo. Stanotte non andr perduto nulla.
Filippo - (guardando Carlo) Per conto mio, ne sono sicuro. Sono deciso a respirare a pieni polmoni questa felicit che si sente nell'aria. (Prende la mano di Elisabetta e se la porta alle labbra) Naturalmente, se la mia regina vi acconsente.
Carlo - Oh, basta. Non sono disposto a tollerare! di pi.
Filippo - (a Wanda) Non immaginavo, signora, che il re sorvegliasse cos gelosamente la virt delle, vostre dame d'onore.
Carlo - Ma che dama d'onore! (Sbottando) Von parlate con la regina in persona.
Elisabetta - (con rimprovero) Oh, Carlo.
Filippo - Avete detto?
Carlo - No, questo trucco non pu pi durare. La verit finirebbe sempre col venire a galla... Meglio adesso che pi tardi!
Filippo - (a Wanda) Allora... siete voi, signora, la; viscontessa di Denhoff?
Wanda - S, signore.
Filippo - (sorridendo) Ma un'avventura grazio-sissima.
Carlo - Graziosa?
Filippo - (a Carlo) Ma come? Mi preparate una trappola e vi rimanete impigliato voi. (Ride).
Kalenberg - Non una trappola, signore. Un espediente dell'ultim minuto, al massimo. E che non vi concerneva neanche personalmente: ignoravamo ancora chi fosse il condannato. Tengo anche a precisarvi che Sua Maest non c'entra affatto.
Filippo - Difatti mi stupiva: so che completamente privo di immaginazione. (Pausa) E' stata un'idea vostra, signor ministro?
Wanda - No. Mia.
Filippo - Vostra? Vi siete offerta in olocausto... Cos, spontaneamente?
Wanda - Nulla mi sembrato pi normale... Dedicandomi alle Loro Maest... (occhiata di sbieco al re) ...mi ero preparata ad ogni dedizione.
Filippo - Rallegramenti. Una bella spavalderia. (A Elisabetta) E voi, signora... come avete potuto accettare?
Carlo - Perch non avremmo dovuto accettare, dal momento che ci veniva proposto? Ci si difende come si pu.
Filippo - E la conclusione?
Carlo - Mi sembra tanto chiaro.
Filippo - Non tanto. C' forse qualche cosa di mutato, nella situazione.
Carlo - Tutto, che diamine. Con finezza di sentimento di cui, veramente, non vi credevo capace, avete dichiarato che rinunciavate ad importunare la regina e che avreste pregato la sua dama d'onore di farvi compagnia sino a domattina. Siamo dunque di nuovo allo stesso punto.
Filippo - Non precisamente.
Carlo - Come? Non vorreste pi mantenere il vostro impegno? Non siete pi d'accordo?
Elisabetta - (molto decisa) Comunque, non lo sono pi io!
Carlo - (a Elisabetta) Che diamine dite?
Elisabetta - Dico che se, nello smarrimento del primo momento, ho potuto acconsentire ad un sotterfugio che non era degno n di voi, n di me, ora non sono pi disposta ad aderirvi.
Carlo - Andiamo, ridicolo.
Filippo - Chi o che cosa, ridicolo?
Elisabetta - (a Filippo) La legge di questo paese,, il cui carattere odioso non vi sfuggito. E ce lo avete dimostrato. Ma poich essa impone alla regina i\ dovere di intrattenersi col Re della Festa quando questi ne ha il desiderio, e poich si tratta di voi, nel quale ho fiducia, rimarr al posto che mi assegnato. Salvo che voi vogliate fissare altrove la vostra scelta, come ne avete il diritto.
Filippo - Dimenticate, signora, che vi avevo gi scelta senza sapere chi eravate? Certo la viscontessa di Denhoff non se ne avr per male...
Wanda - Oh, vi pare!...
Filippo - Non mancanza di galanteria, giacch la signora merita tutti i miei omaggi... ma...
Wanda - Non insistete, vi prego!
Filippo - (ridendo) Avete ragione. Qualunque cosa io dica in questo momento, pu trovare un'interpretazione che certo non il mio pensiero... In questi casi, la miglior cosa scomparire. E questa un'ottima idea. Vado a cambiarmi d'abito. L'assenza, anche di pochi minuti, pu sempre essere utile. E al mio ritorno, berremo tutti un bicchiere di Tokay prima di separarci per la notte. Purch si decidano a portarcelo. Ma andr io stesso a sollecitare. (E' andato verso la camera del re) Vado in camera vostra, caro Bruto. Mi farete il favore di venire ad aiutarmi... Vi aspetto. (Esce in fretta).
Carlo - (ad Elisabetta) Ma sapete che questa un po' forte? Volete proprio farmi venire un accidente?
Elisabetta - (cow dolcezza e decisione) No davvero. Vi supplico, Carlo: i miei minuti sono preziosi. Non posso rimanere con questo travestimento; devo andare a cambiarmi d'abito e voi... avete sentito, siete aspettato. Perci... rimandiamo i rimproveri a pi tardi. Se dovrete ancora rivolgermene: cosa che mi stupirebbe molto.
Carlo - Come sarebbe a dire pi tardi ?
Elisabetta - (con malizia) Ma s: quando verr a raggiungervi.
Cario - (stupefatto) Mi raggiungerete?
Elisabetta - Naturalmente. Malgrado le vostre insinuazioni, non crederete che io abbia l'intenzione di far durare questo scherzo tutta la notte!
Carlo - Come se dipendesse soltanto da voi.
Elisabetta - Unicamente da me, mio caro!
Carlo - Ma che state dicendo? Avete voglia di scherzare? Raggiungermi. In che modo?
Elisabetta - (va a sollevare l'arazzo in fondo) Passando di qua. Altrimenti a che servirebbero i passaggi segreti per gli innamorati? Credo che nessuno dei vostri montanari lo conosca, questo.
Wanda - (ridendo) Una scala segreta come nell' Emani!
Kalenberg - (a Elisabetta) Ma non ricordate che comunica con la biblioteca?
Elisabetta - E con questo?
Kalenberg - Non credo che al re sar accordata l'autorizzazione di recarvisi...
Elisabetta - Ma s, caro conte: gliel'accorde-ranno, se lo chiedo io.
Carlo - Ne siete certa?
Elisabetta - Altrimenti, non varrebbe la pena di stabilire dei buoni rapporti.
Carlo - E immaginate che vi sar accordata anche la libert di raggiungermi?
Elisabetta - Oh, quella penser a prendermela da sola.
Wanda - Ma come farete, signora?
Elisabetta - (birichina) Bisogna proprio spiegarvi tutto? Non avr neanche il diritto di tenere per me un segreto piccolo piccolo?
Wanda - (ridendo) No, niente!
Elisabetta - (traendo dal cassetto della toeletta una boccettina) Ecco qua. Mi servir di questo.
Carlo - Che cos'? Veleno? Magnifico.
Elisabetta - Oh, esagerato. Non riconoscete la boccetta del mio sonnifero?
Wanda - Ma insomma, non manca proprio niente. Fantastico.
Elisabetta - Ora capite perch ho detto che dovevo vincere la sua diffidenza e perch ho finto di aver sete?
Kalenberg - Vi applaudo con tutte le mie forze, signora! Che idea geniale!
Carlo - (ammirato) Beh, avrei preferito un veleno... ma anche cos, l'idea non cattiva.
Elisabetta - (trionfante, a Carlo) Sospetterete ancora di me?
Carlo - Purch quest'idea sia realizzata immediatamente! Costui un mio nemico per-so-na-le e far di tutto per farmi fare un figura ridicola.
Elisabetta - Che altro potete temere, adesso?
Carlo - Perbacco! Temo che mi faccia...
Elisabetta - (con dignit) Dimenticate che per quello bisogna essere in due.
Carlo - (caparbio) No. Basta che uno non indietreggi davanti a nulla.
Elisabetta - -Ancora una volta, Carlo: il cavaliere pu essere odioso ma non un mascalzone. Non immaginerete davvero che appena saremo soli mi si butter addosso, o che mi far legare sul letto per violentarmi a suo piacere.
Carlo - Perch no? E' capace di tutto.
Elisabetta - No. Affatto. E certo, non di questo.
Kalenberg - Chiedo scusa di intervenire in questa discussione, signora... ma mi sembra che il re non abbia torto chiedendovi di utilizzare quella roba al pi presto. Non tanto per le ragioni invocate da lui quanto per un'altra assai pi semplice: che il vostro compagno, potrebbe non aver pi desiderio di bere quando sembrer giunto il momento.
Elisabetta - Questo vero.
Kalenberg - Mentre che adesso... a momenti... lo ha proposto lui stesso... Non pare anche a voi, viscontessa?
Wanda - S.
Carlo - (felice) Ma evidente!
Kalenberg - (a Elisabetta) E se mi permettete un altro suggerimento... Non tenete questa boccetta: affidatela alla viscontessa. Avr pi facilit... occupandosi, per esempio, del servizio...
Elisabetta - (con lievissima esitazione) S forse... (Porge la boccetta a Wanda) Per... rimettetela nella toeletta prima di andar via. Perch io possa, se il cavaliere resistesse alla prima dose...
Wanda - A proposito: com' la dose?
Elisabetta - Dieci gocce. Al massimo, dodici.
Carlo - Soltanto?
Elisabetta - S. Con dieci gocce ci si addormenta tranquillamente dopo un quarto d'ora.
Carlo - Un quarto d'ora? E' troppo. Mettetene venti. Tutta la boccetta. Visto che disgraziatamente inoffensivo. Cos lo vedr crollare davanti a me.
Elisabetta - No, no. E' talmente amaro che se ne accorgerebbe. E se avesse ancora la forza di chiamare, tutto sarebbe perduto.
Carlo - Ad ogni modo, voglio essere presente. Trovate voi il modo. Non voglio perdere questo spettacolo.
Elisabetta - D'accordo. E adesso...
Carlo - Vi accompagno.
Elisabetta - Ah no!
Carlo - (sottovoce) Voglio chiederti perdono amore mio. Abbracciandoti con tutta la mia tenerezza...
Elisabetta - Pi tardi, Sire, pi tardi. Quando vi avr provato di averlo meritato.
Carlo - Non mi punire, tesoro... Devi scusarmi... Sai come sono impaziente...
Elisabetta - S, ma io ho bisogno di conservare tutto il mio sangue freddo. Ho bisogno di riflettere... e... di persuadermi che mi amate almeno tanto quanto amate voi stesso.
Carlo - Oh, come potete? (Bussano alla porta).
Kalenberg - Avanti! (Entra un valletto che porta un vassoio con caraffe di vino e bicchieri. Posa sul tavolino tondo).
Il Valletto - (al re) Sua Maest reclama Vostra \ Maest, perch vada ad aiutare Sua Maest a vestirsi.
Carlo - Non ci voglio andare. Il Valletto - Chiedo scusa a Vostra Maest di dover ripetere testualmente quello che Sua Maest mi ha incaricato di dire; ma Sua Maest previene Vostra Maest, che se la fa ancora aspettare, Sua Maest sar costretta a mandare le proprie guardie del corpo a prelevare Vostra Maest.
Carlo - (ruggendo) Cooosa?
Il Valletto - Sono le parole di cui si servito Sua Maest. Chiedo ancora rispettosamente perdono a Vostra Maest. (Si inchina ed esce).
Carlo - (furibondo, a Wanda) Trenta gocce, Gliene verserete trenta gocce.
Elisabetta - (uscendo in fretta) A fra poco, Sire.
Carlo - (correndo alla porta e chiamando) Un momento, Lisele! Liscie! Ah, si chiusa! (Torna indietro) Perbacco, dimenticavo... (Tira fuori d tasca tre pistole) ...Non si sa mai quel che pu succedere... Le precauzioni non sono mai troppe...
Wanda - Dio mio, Sire, vi siete trasformato in un arsenale.
Carlo - Sono cariche tutte tre... Ditelo alla regina... Non c' che da premere il grilletto... Ne metto una qui... (Sotto al cuscino del sof) Un'altra... qui! (Cassetto del secrtaire) E... l'altra... qui. (Cassetto della toeletta) E se il miserabile si arrischia... ditele che non esiti a tenerlo a distanza. Che spari in aria. Il primo colpo si spara sempre in aria. Accorrer subito. Ne ho anche una quarta, ma non so dove metterla: la terr in tasca... (Sta per uscire) Conto su voi, viscontessa: trenta gocce. (Esce).
Kalenberg - (appena uscito) Recitiamo bene?
Wanda - Benone. (La porta della regina si apre).
Kalenberg - Zitta.
Elisabetta - (rientrando) Siate buona, Wanda mia cara: solo cinque o sei gocce, non pi. Capito? Ci sono delle cose che voglio assolutamente chiarire.
Wanda - Ah s?
Elisabetta - S; e non sar possibile se non lascio al cavaliere una mezz'ora di lucidit.
Wanda - Va bene.
Elisabetta - Non vi pare... che sia un po' bizzarra, tutta quest'avventura?
Wanda - Oh s!
Elisabetta - Ho l'impressione che vi sia un tragico malinteso fra il re e quell'uomo. Voglio sapere. Per, se il re invece ha ragione, bisogna che io abbia la sicurezza di ritrovare la boccetta nel cassetto. Mi capite?
Wanda - Perfettamente.
Elisabetta - Allora siamo d'accordo: cinque gocce. E naturalmente non una parola al re.
Wanda - Naturalmente. (Elisabetta esce in fretta richiudendo la porta).
Kalenberg - Vi rendete conto, non vero, che avete nelle vostre mani la sorte degli esseri... che amiamo di pi?
Wanda - Dite pure che amiamo... esclusivamente.
Kalenberg - Dio mio, non egoismo...
Wanda - Tutt'altro. Forse... carit ben ragionata?
Kalenberg - Ecco! Ora capirete che una distrazione, un semplice scambio di bicchieri... Ma pensate se il narcotico fosse bevuto... dal re: vi rendete conto delle conseguenze?
Wanda - Me ne rendo conto benissimo.
Kalenberg - Capisco che qualcuno potrebbe anche desiderarlo... pensando che se il re si addormentasse nella biblioteca non potrebbe controllare quello che accadr qui... e non potrebbe esser preso dal ghiribizzo di servirsi delle pistole, altro che in sogno. Insomma, sarebbe cosa prudente, diretta a salvaguardare... e domani, poi... oh, domani...
Wanda - E' un altro giorno, no?
Kalenberg - Sicuro. E se la gelosia lo spingesse a pensare qualcosa di offensivo sul conto della regina e... la sua vanit lo inducesse ad amarla meno... non mancherebbero, a Corte, delle donne squisite pronte a consacrarsi a lui con ogni sollecitudine per consolarlo.
Wanda - Oh, non mi dite che qualcuno potrebbe architettare tutto questo, Eccellenza. C' da farsi venire la nausea.
Kalenberg - Non vero? (Si guardano sorridendo. Una pausa) E ora, come direbbe il re...
Wanda - Che cosa?
Kalenberg - Desidererei proprio di abbracciarvi...
Wanda - (imitando Elisabetta) Pi tardi. Quando vi avr provato di averlo meritato... Ho bisogno di conservare tutto il mio sangue freddo... bisogno di riflettere e di persuadermi che vi amo almeno tanto quanto voi amate voi stesso.
Kalenberg - Non chiedo altro. (Le bacia la mano e si dirige verso l'anticamera) Sarete tanto gentile da fare le mie scuse ai vari sovrani... (Sta per uscire quando entra Filippo, proveniente dalla camera del re).
Filippo - Come? Ci abbandonate, Eccellenza?
Kalenberg - Il dovere mi chiama...
Filippo - A quest'ora?
Kalenberg - A quest'ora, il primo dovere non quello di andare a dormire?
Filippo - Oh guarda. Credevo che i ministri non dormissero mai... Non dovete aver sempre un occhio aperto, come si dice, per la salvezza della Nazione?
Kalenberg - Si dice, infatti.
Filippo - A domani, dunque.
Kalenberg - A domani, senza fallo. (Esce).
Wanda - Che ne avete fatto del re?
Filippo - Ero stufo di aspettarlo ed ho finito col vestirmi da solo. Quando arrivato l'ho mandato a prendersi un raffreddore nel vestibolo: gli far bene. (Comincia a frugacchiare dappertutto, in ogni angolo) Dov' la regina?
Wanda - (che lo osserva continuamente) E' andata a cambiar d'abito. Che avete? Sembrate distratto...
Filippo - Io? No, no. Interessato, piuttosto. Molto interessato, ma non distratto. (Apre il cassetto1 della toeletta, lo ispeziona e richiude).
Wanda - Interesse o curiosit?
Filippo - (fa lo stesso col cassetto del secrtaire) L'uno e l'altra. Ho sempre avuto l'anima dell'esploratore.
Wanda - E questa regione vi piace?
Filippo - Moltissimo. (Solleva il cuscino del sof) Piena di imprevisto.
Wanda - Eppure, osservandovi non si direbbe che non avete previsto nulla.
Filippo - Non prevedevo tanto, per: troppa grazia! (Prende il revolver che sotto al cuscino) E' un paese fertile in pistole (l'esamina) cariche... di tutti i loro fiori. (Lo rimette dove l'ha preso).
Wanda - E non li cogliete?
Filippo - (va verso il fondo) Sarebbe indiscreto. (Solleva l'arazzo e ispeziona il vano) Oh, guarda che bel boschetto.
Wanda - Vero? E cos pratico per gli innamorati.
Filippo - Anche per i gelosi. Evidentemente lo spazio piuttosto scarso... l'aria un po' rarefatta... roba da rimanere asfissiati in poco tempo... Per... per... se volessi sorvegliare una donna che temo mi tradisca...
Wanda - (interrompendolo) Vi gi capitato?
Filippo - Semplice supposizione. (Riprendendo) Mi metterei qui, buono buono... Arriverei da quella porticina.
Wanda - E' condannata.
Filippo - Le farei grazia per compensarla di questo servigio. (Pausa) Dove metteva, prima di essere condannata?
Wanda - Alla biblioteca che proprio qui sotto.
Filippo - Grazie. (Pausa) Beh, che aspettate per avvertire chi deve essere avvertito?
Wanda - E non quello che sto facendo?
Filippo - Gi, vero. (Pausa) E... il vostro scopo? Vendetta, amore, ripicca, ambizione?
Wanda - Siamo vicini.
Filippo - E io la servirei?
Wanda - Chi sa.
Filippo - Guarda, guarda. (E' vicino al tavolino tondo, si diverte a farlo girare con la punta delle dita) Guarda!
Wanda - Non mi credete?
Filippo - S, s... Se mi aveste detto che lo facevate per bont d'animo, avrei diffidato. Ma...
Wanda - Mi giudicate male. Ho sempre il cuore in mano, io...
Filippo - (le afferra bruscamente un polso) Perci stringete il pugno in questo' modo?
Wanda - Forse.
Filippo - Oh, fatemi vedere. Non ho mai visto un cuore di donna cos da vicino... (Le apre le dita e prende la boccetta) E' tanto fragile che dovete metterlo sotto vetro?
Wanda - No, no. E' che lo d soltanto col contagocce.
Filippo - Come tutti gli elisir. E dopo, non rimane altro che morire fra atroci sofferenze! Morire d'amore, naturalmente.
Wanda - Non sono cos pretenziosa. E neanche tanto crudele. Non un. veleno, ma un filtro; mi basta per produrre soltanto una dolce incoscienza.
Filippo - Fate addormentare gli uomini?
Wanda - Misura di prudenza.
Filippo - E allora, se io bevessi?
Wanda - Vi addormentereste come gli altri. E' una medicina gi sperimentata: non dannosa, ma il suo effetto sicuro.
Filippo - E mi addormenterei... subito?
Wanda - Prendendone dieci gocce, resistereste ancora un quarto d'ora, venti minuti... sbadigliando ogni tre secondi...
Filippo - E non sognerei che voi?
Wanda - E' fatto apposta per questo. A meno che... non voleste dimenticarmi completamente, e dimenticare con me tutto il resto, per un po' di tempo...
Filippo - E allora?
Wanda - Allora, met della boccetta. Piombate nell'oscurit e per mezza giornata non se ne parla pi.
Filippo - Prodigioso. Vediamo... (Dispone i bicchieri) Il bicchiere del re... quello della regina... il mio... (Staffa la boccetta) Verso nel mio, naturalmente... Che debbo scegliere: l'oblio brutale?
Wanda - Perch tanta fretta?
Filippo - Avete ragione. Bisogna lasciarmi il tempo di andarmene a fare un bel sonno in biblioteca... (Versa) Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci... undici, dodici e tredici. E' un numero che porta fortuna. Posso tenere la boccetta, per ricordo?
Wanda - No. Assolutamente. Mettetela nel cassetto, della toeletta, per favore. Deve - capitemi bene, deve - essere trovata l dentro.
Filippo - (eseguisce) La ritroveranno. C' gi una pistola: il segreto sar dunque ben difeso. (Torna al tavolino) Vediamo dunque. Ripetiamo ancora una volta: il mio bicchiere... quello della regina il vostro... quello del re... (Bruscamente fa girare il tavolino) Signori, il giuoco fatto.
Wanda - (sinceramente sgomenta) Oh, ma che avete fatto? E' assurdo.
Filippo - Sono un giocatore, signora.
Wanda - Ma cos arrischiate... No, no, vuotati i bicchieri, presto. E preparate di nuovo...
Filippo - (scoppia a ridere) Via, signora, tranquilizzatevi. Sono giuocatore, ma metto le probabilit dalla mia parte. Il mio bicchiere, viscontessa, su questa rosa bianca, intarsiata nel legno. Mi sono voluto divertire un momento...
Wanda - Mi avete fatto sudar freddo. Sentite. (Gli fa sentire la mano).
Filippo - E soprattutto ho voluto dare a tutti e due un punto di riferimento che si possa riconoscerti facilmente! (Pausa).
Wanda - (con sincerit) Mi piacete molto, signor cavaliere. (Pausa) Peccato.
Filippo - Peccato?
Wanda - S... In certi momenti si ha il rammarico di non essere una donna... un po' meno positiva. (Pausa, per cambiare discorso) La vostra famiglia svedese, a quanto pare. Di che parte della Svezia? Conosco un po' il vostro paese...
Filippo - Io no. Siamo proscritti. Non vi sono neanche nato.
Wanda - Davvero? E dove siete nato?
Filippo - Qui.
Wanda - Proprio in questa citt?
Filippo - S. Le vicende dell'esilio... Una tappa come tante altre... Ma ho passato tutta la giovinezza, a Widebol.
Wanda - Tutta la giovinezza; parlate come se fosti vecchio.
Filippo - Ho trentatr anni, signora. L'et a cui muoiono gli di.
Wanda - Avete la stessa et del re.
Filippo - Esattamente.
Wanda - Ma sembrate molto pi giovane di lui!
Filippo - Eppure c' solo differenza di qualche ora. Siamo nati lo stesso giorno. Vi dir anche che stata proprio questa coincidenza che mi fece avvicinare a lui, all'Universit... Mi ero messo in mente che dovevamo avere gli stessi gusti e lo stesso destino... Perch sorridete?
Wanda - Niente. Un'idea. Avete letto Paracelso?!
Filippo - Come tutti; si dice sempre cos. Senza approfondirlo.
Wanda - Ricordate il capitolo sul parallelismo e gli studi sulle corrispondenze misteriose fra gli esseri ?
Filippo - Vagamente.
Wanda - E sapete che il re la superstizione personificata?
Filippo - Perch mi dite tutto questo?
Wanda - Cos... (Pausa) Decisamente, farei volentieri qualche cosa per voi, signor cavaliere. E credo che la far. Vedrete.
Filippo - Certo non potete riempire i bicchieri fin d'ora. Eppure sarebbe la cosa pi urgente.
Wanda - (prendendo una caraffa di vino) Invece proprio quello che far. Mi avete detto che il bicchiere del re proprio quello sulla rosa bianca? Siamo d'accordo?
Filippo - D'accordissimo.
Wanda - (versando) Allora, tout seigneur... (Riempie anche gli altri) Devo andare a chiamarlo?
Filippo - Non osavo pregarvene.
Wanda - (ridendo) Per timidezza, senza dubbio! (Va verso la porta dell'anticamera. La apre e chiama) Signore, volete avere la cortesia?... - (Entra un montanaro) Volete pregare il re di favorire? (II montanaro interroga Filippo con lo sguardo).
Filippo - S. (II montanaro esce. Quasi subito dopo entra Carlo) Avanti, avanti, caro Bruto! Il vino versato: bisogna berlo, naturalmente se accettate di bere insieme a me...
Carlo - Certo. Ho sete, per l'appunto...
Filippo - Spero che il vostro Tokay sia buono.
Carlo - Eccezionale!
Filippo - Tanto meglio! Mi piacciono i vini genuini...
Carlo - Ma questo un vino lavorato. Soltanto non ci se ne accorge e sembra assolutamente schietto. (Entra la regina).
Elisabetta - Scusate se mi sono fatta aspettare... Il conte Kalenberg andato via? Peccato. (Scena muta. Wanda, attentamente sorvegliata da Filippo, porge a ciascuno il suo bicchiere. Comincia dalla regina. Questa le rivolge uno sguardo interrogativo al quale risponde con un "batter d palpebre. Poi prende il bicchiere che contiene il narcotico, d una occhiata rapida a Filippo e va a presentarlo al re. Poi la volta di Filippo. Approfittando del fatto che si trova voltata di spalle agli altri, gli fa un piccolo cenno rassicurativi mentre torna al tavolinetto a prendere il proprio bicchiere).
Filippo - (sorridendo) Debbo rendervi omaggio, viscontessa: siete una dama perfetta.
Carlo - Non immaginate fino a che punto.
Filippo - Ma s, me ne accorgo benissimo! (Pausa. A Elisabetta) Alla vostra futura felicit, signora.
Elisabetta - Sar la stessa di quella d'oggi, cavaliere.
Filippo - Non lo affermate. Con la felicit, bisogna sempre essere diffidenti! E non bisogna mai. parlare troppo di quella attuale: pericoloso.
Carlo - (toccando legno) Verissimo: porta disgrazia. Ne ho fatto la prova: oggi ne ho parlato e vedete il risultato.
Filippo - Oh, non intendevo in questo senso. Volevo dire che parlandone tanto, si finisce a volte ad accorgersi che quella felicit non era la vera... La felicit vera arriva all'improvviso... (A Wanda) Viscontessa, bevo all'adempimento dei vostri voti; per quanto le vostre mire, siano alte, siete ben degna di raggiungerle. (A Carlo) Quanto a noi, mi sembra difficile fare reciprocamente un brindisi senza una grande ipocrisia. Auguriamoci soltanto una buona notte: mi sembra meno impegnativo, no?
Carlo - Pare anche a me.
Filippo - Alla tedesca?
Carlo - (accettando) Alla tedesca! (Battono i tacchi, alzano il bicchiere dicendo Prosit e trangugiano il contenuto d'un sol fiato).
Elisabetta - Dio mio, come fate a bere in quel modo? A me andrebbe di traverso, se tentassi... (Risatina imbarazzata, seguita da un silenzio un po' pesante. Filippo posa il bicchiere).
Filippo - Ecco!
Wanda - Ecco! (Posa il proprio e va a prendere gli altri due).
Carlo - (ha un brusco singulto) Pardon... (Pausa imbarazzata).
Wanda - Credo che sia abbastanza tardi... Vorrei chiedere il permesso, Maest...
Elisabetta - Prego.
Carlo - Allora credo che anch'io... (Altro singulto) Perdonatemi, non so davvero...
Filippo - (a Carlo) Non posso lasciarvi andar via in queste condizioni... Volete che vi batta sulla schiena? Vi giuro che non ho un pugnale. (Carlo alza le spalle).
Elisabetta - (a Filippo) Posso chiedervi un favore per il re?
Filippo - Per il re? (Pausa) Strana richiesta, ma mi viene da voi...
Elisabetta - Autorizzatelo, vi prego, a passare la notte nella sua biblioteca... (Carlo sbadiglia).
Filippo - (a Carlo) Nella biblioteca? Avete desiderio di leggere?
Carlo - S. Ma non so cos'ho. (Sbadiglia) Dev'essere quel vino...
Filippo - Certo. (Ve ad aprire la porta dell'anticamera) Guardia. (Entra un montanaro) Conducete il signore nella sua biblioteca...
Carlo - (a Elisabetta) A domani mia cara. (Nuovo singulto) Perdonate, pi forte di me. Non so proprio che cosa sia.
Wanda - Singulto, Maest. Scendo con voi.
Elisabetta - A domani, Sire. (Carlo esce. Wanda fa la riverenza e lo segue. Il montanaro esce per ultimo chiudendo la porta. Pausa).
Filippo - Non trovate che vostro marito accetti tutto ad un tratto le cose con la massima indifferenza?
Elisabetta - Gli ho fatto la predica.
Filippo - Ah, ecco. (Pausa) Siete stanca?
Elisabetta - No. Del resto non ho quasi mai sonno... Voi vi addormentate facilmente?
Filippo - Se mi lascio andare s. Altrimenti resisto. Potrei dire che praticamente dormo quando decido di dormire.
Elisabetta - (piccolo sorriso) Un'abilit speciale. Mi piacerebbe vederlo...
Filippo - Semplice questione di allenamento. Da principio mi riuscito difficile. Durante i cinque anni passati in prigione mi ero abituato a dormire molto. Sapete, per evitar di pensare... Ma dopo la mia evasione...
Elisabetta - Siete evaso?
Filippo - S, tre anni fa... Ma stato soprattutto l'anno scorso, nel periodo delle guerriglie, che ho imparato a lottare contro il sonno. Ricordo ancora certe volte, al finire della notte, quando la stanchezza scorreva nelle vene come un narcotico... S, proprio come un narcotico... Beh, mi ci ero abituato e resistevo. (Pausa) Non so perch vi racconto tutto questo...
Elisabetta - Oh, mi interessa moltissimo. In queste conversazioni cos, senza un argomento definito... sfuggono a poco a poco delle confidenze... Senza accorgersene... In questo modo, pu darsi che io riesca a sapere che cosa siete...
Filippo - Tenete proprio a saperlo?
Elisabetta - Mi pare che valga la pena.
Filippo - E quando vi avr detto che sono umilmente - e in pari tempo orgogliosamente - un uomo... ne saprete forse di pi?
Elisabetta - Cio?
Filippo - Un essere che non accetta la verit della propria vita trovandosela bell'e pronta, ma che la cerca; e che per arrivare a conoscerla non si accontenta, una volta per tutte, come la maggior parte degli uomini, di una sola menzogna.
Elisabetta - E allora come fate?
Filippo - (allegramente) Le provo tutte, una dopo l'altra. Ma ognuna contiene una particella di verit che appartiene a me solo.
Elisabetta - E se, in fin dei conti, la verit non piacevole?
Filippo - Questo lo dir l'avvenire, signora; non io. Io vivo soltanto nel presente. E gli debbo tutto ci che d sapore alla vita: i dadi che vengon gettati e sui quali uno gioca tutto se stesso.
Elisabetta - E se dai dadi risultasse un giorno la gioia, quella vera che riuscite a realizzare... tentereste ugualmente di agitare ancora il bussolotto? Vi arrischiereste di nuovo?
Filippo - Immagino che alludiate all'amore.
Elisabetta - Precisamente
Filippo - In quel caso mi fermerei. E' il pi bello appuntamento che si possa dare a se stesso. Dir di pi: mi fermerei anche se fossi solo a provarla, questa gioia, anche se la creatura che me la d non la condividesse. (Pausa) Ebbene? Siete un pochino pi edotta sul conto mio, adesso?
Elisabetta - Tutt'altro. Vedo anche meno chiaro di prima. Dite che vivete solo dell'attimo presente e intanto vi vendicate. Un uomo che si vendica un uomo che ricorda il suo passato.
Filippo - Ci siamo. (Pausa) E se in ci che ho fatto oggi non vi fosse alcun desiderio di vendetta, mi credereste? (In questo momento Elisabetta guarda macchinalmente verso l'arazzo, ed ha lo stupore di scorgere Carlo in piedi, appoggiato al guardaroba, con gli occhi appesantiti dal sonno. Evidentemente egli non capisce pi bene ci che sta facendo, magli manca l'aria ed ha allontanato alquanto la stoffa per respirare. Si serve della mano che agita davanti al naso come un ventaglio'. Nel suo stupore, Elisabetta non riesce a trattenere un gesto per imporgli di nascondersi; gesto al quale Carlo obbedisce subito lasciando ricadere il tendaggio. Filippo che volgeva le spalle al guardaroba e non guardava Elisabetta, non si accorto di nulla. Ma riportando' lo sguardo su di lei, colpito dall'alterazione del suo volto) Che avete, signora?
Elisabetta - Niente... niente...
Filippo - Siete pallida. Non vi sentite bene?
Elisabetta - Non molto, se devo dire la verit. Ma non ci badate; ora mi passa... A volte... vado' soggetta a questi malesseri... niente di grave, ma una cosa antipatica: pare di vedere tante mosche davanti agli occhi... In questi casi, mi basta fai qualche passo... (Va a mettersi poco lontana dal tendaggio).
Filippo - Forse se odoraste dei sali? Dove li avete? Nella toeletta? (Si dirige verso la toeletta).
Elisabetta - (si precipita e si mette davanti al mobile) No, vi prego!
Filippo - Eh, Dio mio, di che avete paura? Nascondete qualche segreto in quei cassetti?
Elisabetta - (sforzandosi di scherzare) I pi intimi. Sapete che una donna non rivela mai quello che c' nella sua toeletta.
Filippo - Scusatemi, non ci avevo pensato. (Si scosta) Allora, un po' di Tokay?
Elisabetta - Volentieri. (Filippo lo versa e le porta il bicchiere) Grazie. E voi non bevete?
Filippo - No... Ho bevuto molto stasera... sento gi la testa un po' pesante...
Elisabetta - (vuol riprendere la conversazione) Dicevate che non avete voluto vendicarvi?
Filippo - Proprio cos.
Elisabetta - E allora perch quel tentativo di assassinio? Ne avevate avuto l'ordine?
Filippo - L'ordine? Io? E da chi?
Elisabetta - (urtata) Insomma, non avete sparato contro il re, cos, per vostro piacere!
Filippo - Certo non soltanto per il piacere di sparare.
Elisabetta - Se l'aveste ucciso o soltanto ferito...
Filippo - Ma non l'ho n ucciso n ferito...
Elisabetta - Non ve ne sar mancata l'intenzione.
Filippo - (ridendo) L'intenzione? Ma se avessi voluto uccidere vostro marito, se avessi premeditato il mio gesto, immaginate che lo avrei premeditato cos stupidamente, mescolandomi alla folla, in modo da essere immediatamente consegnato alla polizia?
Elisabetta - Ma...
Filippo - Avete detto una cosa giusta, poco fa. Un uomo che vive come me, non s nutre del suo passato. Se nei miei cinque anni di prigione non avessi fatto altro che progettare una vendetta cos misera, cos sterile, mi giudicherei assai severamente, signora. Vi prego di crederlo. No. Quando sono arrivato qui, otto giorni fa, per ricuperare certi documenti di famiglia...
Elisabetta - Siete qui da otto giorni?
Filippo - S. (Riprendendo) ...avevo in mente di ripartire il giorno dopo. Non avevo dimenticato certamente vostro marito, ma mi importava assai poco di lui, D'altronde, avevo saputo, arrivando, che si era assentato per una settimana...
Elisabetta - E allora perch siete rimasto?
Filippo - Esigete proprio una risposta?
Elisabetta - Certo!
Filippo - Non sar colpa mia se poi vi dispiacer di avermela chiesta! Non sono stato io a condurre la conversazione su questo terreno. (Elisabetta lo guarda interrogativa e stupita) Sono rimasto, signora, perch vi ho vista.
Elisabetta - Avete visto me?
Filippo - Voi.
Elisabetta - Che cos' questa storiella? Un'ora fa credevate ancora che la viscontessa di Denhoff fosse la regina.
Filippo - Oh, ora mi date un dispiacere. Mi prendete per un ragazzo. Il vostro piccolo tentativo di sostituzione stato una delle cose pi divertenti di quest'avventura: poco meno della faccia di Bruto quando mi ha visto entrare. E ne ho approfittato per stabilire pi rapidamente con voi, un certo tono di familiarit. Ma non crediate di avermi ingannato. (Una pausa) La sera del mio arrivo vi ho vista per la prima volta, all'Opera, in compagnia del Primo Ministro. Non feci che guardarvi, e per una settimana ho continuato come ho potuto. Vi ho seguita dovunque: al Bosco dei Pioppi dove cavalcavate una bella giumenta bianca; nei quartieri poveri dove vi recavate a visitare gli ammalati; alla vostra residenza d'estate, dove avete trascorso una giornata...
Elisabetta - A momenti vorrete darmi ad intendere che avete sparato contro il re per gelosia.
Filippo - Ma no, signora. Sono troppo orgoglioso per essere geloso. Soprattutto di lui.
Elisabetta - (innervosita) Oh, smettetela. Vi rivolgo la domanda per l'ultima volta, perch dopo vi chieder il permesso di ritirarmi. Perch avete sparato contro il re?
Filippo - Per passare la notte con voi, signora. Anche se dovesse essere la mia ultima notte, ho creduto.,.
Elisabetta - (scossa) Avreste sacrificato la vita per passare una notte con me? (Filippo non risponde) No, non vero, non possibile. Nessun desiderio pu condurre a una simile follia. Dovrebbe essere un amore che non ascolta pi che se stesso, e per cui tutto il resto vano...
Filippo - E' quello che vi ho detto ora, difatti.
Elisabetta - Ma no. A che scopo? Un uomo capace di un sentimento simile non pu avere un'anima vile; non agirebbe cos per ottenere a forza quello che sa che gli sarebbe rifiutato.
Filippo - Vi ringrazio di averlo capito.
Elisabetta - E per quanto coraggioso, non pu restare cos padrone di s come lo siete voi... I suoi nervi lo tradiscono. Dunque, mentite. (Pausa. Lo guarda) Continuate a mentire. (Pausa) Sempre.
Filippo - (molto dolcemente) Verissimo. Ma non sempre. Ho mentito... almeno in parte.
Elisabetta - (un po' delusa) Ah, dunque non vero che mi amate da otto giorni,
Filippo - No. Ma il tempo non ha importanza.
Elisabetta - Vuol dire che mi amate da oggi?
Filippo - S.
Elisabetta - E chi vi ha informato cos bene sull'impiego del mio tempo?
Filippo - La Gazzetta di cui ho sfogliato la collezione ieri sera al caff. Mi annoiavo.
Elisabetta - E per farvi passare la noia avete sparato contro il re?
Filippo - No, E' stato a causa della feluca: detesto quei cappelli.
Elisabetta - (offesa, fa per andarsene) Andiamo, basta,
Filippo - (molto sincero) Vi giuro che dico la verit. E' una cosa idiota, lo so. Mi sono mescolato alla folla che aspettava il passaggio del re. Vi giuro ancora una volta che non pensavo affatto a fargli del male. Ma quando l'ho visto davanti a me che caracollava tutto soddisfatto, col capo incoronato da quella specie di fetta di cocomero impennacchiata... ridicola, vi assicuro, pur chiedendovi scusa... non mi son potuto frenare. Ho compiuto quel gesto -piuttosto irriverente, lo confesso - che soddisfaceva in pari tempo il mio gusto estetico e il mio vecchio rancore... Ristabilivo un certo equilibrio, capite?
Elisabetta - Finitela. Per nascondere un motivo di cui forse vi vergognate...
Filippo - Mi vergogno per lui o per me stesso?
Elisabetta - (esasperata) Ecco, ancora queste insinuazioni. Ma ditelo, alla fine, che cosa gli rimproverate. Non vedete che non ne posso pi, e che non avr requie finch non lo sapr? (Una pausa).
Filippo - E va bene. Allora... immaginate un uomo giovine. Molto giovine: venticinque anni. Termina i suoi studi. Abita a Widebol. In quella terra che divenuta per lui il suo paese, regna una feroce oppressione, l'oppressione austriaca.
Elisabetta - L'Austria il mio paese.
Filippo - Voi non c'entrate. Dunque: il giovine vede che attorno a lui si soffre, ma si spera e ci si prepara ad agire. C' una societ segreta: il giovine diventa in breve capo del suo gruppo. Pochi mesi prima dell'insurrezione e della violenta repressione che segu, gli presentano un nuovo affiliato: un principe ereditario. Non il solo individuo di sangue reale: vi Francesco, futuro duca di Widebol che pi tardi fece giustiziare il suo miglior compagno. Vi Carlo, il neofita di cui vi parlo, principe d Grubenhgen che, secondo un'usanza puerile, viene soprannominato Bruto...
Elisabetta - Carlo?
Filippo - Proprio lui. Il vostro Carlo. La fortuita combinazione di una data e il luogo di nascita, una simpatia giovanile, fanno s che io gli diventi amico. Alla mia amicizia egli risponde con ipocrisia. Nella nostra associazione briga per togliermi il posto che desidera occupare egli stesso; non vi riesce e da allora nutre verso di me un'animosit sempre pi aspra. Un giorno, per una sciocchezza, mi provoca e ci battiamo...
Elisabetta - Lo avete ferito?
Filippo - Oh, feci le cose con molta perizia. Mirai il lobo dell'orecchio e gliene portai via meno di mezzo centimetro...
Elisabetta - Eravate ben certo della vostra abilit di tiratore!
Filippo - Tale e quale come oggi.
Elisabetta - Ah, gi. Dimenticavo che oggi avete mirato soltanto alla parte anteriore della feluca; non vero?
Filippo - Verissimo.
Elisabetta - Continuate a sostenere... Ma insomma mi credete proprio l'ultima delle cretine?
Filippo - (siede sul sof) Ma cara signora, taglio a met un filo a trenta metri di distanza. Mi pare! dunque, che posso bucare il davanti di un bicorno' che si trova a tre o quattro passi, no? Non mi credete? Eppure la mia abilit di tiratore proverbiale, I almeno fra quelli che mi conoscono. (Mentre parla, Filippo ha ficcato la mano sotto il cuscino dove sii trova la pistola, la prende, senza che Elisabetta se nei accorga. La nasconde dietro la schiena, si alza, cercai un bersaglio) Come posso darvene la prova? Ecco,; vedete quel piccolo insetto rosso, nel disegno di I quella tenda... vicino alla mano di Cupido? E' piccolissimo... lo vedete?
Elisabetta - (senza capire) S. E poi?
Filippo - (con la rapidit del lampo) Ebbene, sparo e lo colpisco. (Detonazione).
Elisabetta - (grido di terrore) Dio! (Si precipiti al tendaggio che scosta. Si vede Carlo accovacciato a terra, appoggiato al muro con le spalle e la testa) Carlo!
Filippo - (stupito) Ma come? Era l?
Elisabetta - Questa volta lo avete ucciso davvero.
Filippo - Ma no. Aspettate. Calmatevi. (La porta s apre. Entra un montanaro) Che c'? Ah! No, non niente. Grazie.
Elisabetta - (al montanaro, disperata) E' il re, il vostro re che... (A Filippo) Oh, vi supplico! Fate chiamare il medico. Forse si pu ancora salvarlo.
Filippo - Aspettate, signora... Non vi allarmate cos. Sono anch'io un po' medico... (Al montanaro) ; Aiutatemi, per favore. (Portano Carlo sul sof e ve lo stendono) Accidenti come pesa. (Elisabetta ficca un cuscino sotto il cupo di Carlo. Filippo gli sbottona la giubba) Morto, non di sicuro... Il cuore batte f regolarmente... Non vedo traccia di ferita... di I sangue...
Elisabetta - Dio mio, Dio mio! Carlo! Amor mio! (Ad un tratto Carlo russa) Misericordia. Rantola.
Filippo - (rialzandosi) No, signora: russa.
Elisabetta - Come?
Filippo - Ascoltate un momento... (Carlo russa) ...Forse non un sonno assolutamente naturale, g ma insomma, dorme. E doveva essere gi addormentato quando ho sparato: pu dire di aver fortuna. ( Oramai certo che quest'uomo non morr mai per mano mia. (Al montanaro) Ora potete andare. Grazie, (Il montanaro esce).
Elisabetta - (interdetta) Ma... che significa questo?
Filippo - Ho l'impressione che un certo narcotico di cui avete la boccetta nel cassetto della vostra toeletta... (Va a prenderlo. Intanto Carlo russa ogni tanto) ... Eccolo... e di cui la vostra amabile viscontessa, prima di riporlo, mi aveva generosamente destinato un certo numero di gocce... passato, per E non so quale strano fenomeno, dal mio corpo nel suo... (Indica Carlo che continua a russare ad intervalli) Insomma, gli ho salvato la vita.
Elisabetta - (scossa) Come? Avevate visto?
Filippo - Avevo visto. Per fortuna avete un tavolino girevole che, se pure non serve ad evocare gli spiriti, fa prova di avere dello spirito... al momento buono. Vedete: una piccola spinta (eseguisce) e i bicchieri cambiano destinazione. (Pausa. Pi aspro) Avete voluto prendervi gioco di me, signora. E questo non gentile. Avete... (Russare fortissimo) Ah, ma non ci si sente pi neanche a parlare! (Va rapidamente alla porta dell'anticamera e chiama) Guardie... S, voi quattro. (Entrano quattro montanari) Portatelo via. Non abbiate paura: non gli accaduto nulla. (I quattro afferrano Carlo e lo trasportano verso il vestibolo) Buttatelo sul letto di uno dei domestici, questa volta. E che nessuno entri pi nella biblioteca. Nessuno. Capito? (Escono. Filippo richiude la porta con violenza. Una pausa) Eppure Vi siete resa conto, durante la serata, che non correvate alcun pericolo con me. Allora, perch farvi complice di vostro marito contro un uomo che deve morire fra poche ore e che vi chiedeva soltanto la finzione della vostra presenza? Perch questi mezzi sleali? Il narcotico, la scala segreta... le pistole cariche a portata di mano... Perch gli appartenete, non vero? Poco fa mi avete accusato di conservare troppo bene il dominio su me stesso; ora lo sto perdendo. Nessuno pu pi intervenire. Non so perch non mi getto sopra di voi. O meglio, lo so. E' il mio amore per voi, quello che mi trattiene. (Pausa) Gi: non volete credere che vi amo. Lo capisco. Eppure quest'amore si impadronito di me, appena vi ho vista. In queste ore meravigliose che ho passato con voi, mi ha penetrato a poco a poco, completamente. Ed un amore senza egoismo, signora. Lo vedrete subito1. Ormai non ho pi altro bene, in queste poche ore che mi restano, se non la gioia di guardarvi, di ascoltarvi, di respirarvi. Il solo bene che mi rimane... ve lo regalo.
Elisabetta - Che dite?
Filippo - Questo. Che me ne privo. D'altronde, siamo sinceri: come potrei giurare che in queste ore un improvviso furibondo desiderio non potrebbe spingermi a sfondare la vostra porta? Meglio tranquillizzarvi a questo proposito, e poich abbiamo a nostra disposizione il sonno... (Dicendo cos ha versato ostensibilmente tutto il contenuto della boccetta che aveva tenuto in mano, nel bicchiere della regina).
Elisabetta - No... no... non fate questo...
Filippo - Lasciatemi fare. Sono arrivato al punto in cui non potrei pi sopportare la vostra indifferenza. Questa dunque la miglior soluzione. (Trangugia d'un fiato il contenuto del bicchiere).
Elisabetta - (desolata) Oh, perch? Perch?
Filippo - (smorfia) Puah! Com' cattivo! (Sorridercelo) Che importa? Il vostro incubo finito... (Barcolla) Diamine! (Cade sul sof) Complimenti al vostro farmacista: un effetto fulmineo. (Si allunga sul sof) Scusatemi, ma tutto mi gira intorno... (Pausa. La guarda) Venite a sedervi... qui, vicino a me. Avete paura? Di che, adesso? (Elisabetta siede sull'orlo del sof. Le prende la mano) Conoscete il Mediterraneo, signora? (Elisabetta accenna di no) Il pi bel mare del mondo.. Come ci stareste bene. La sera i paesucoli, bruscamente privati del sole, infilano il panciotto di lana... La mattina, nelle isole, la nebbia a volte cos fitta che non si vede nulla... e improvvisamente la nebbia si dirada e ci si trova davanti a un cipresso ammantato di verde che pare vi sia venuto incontro... E poi c' una luce d'oro... Mi sarebbe piaciuto vivere con voi sul Mediterraneo... (Pausa) Perdonatemi tutto, signora... (Sorride. Chiude gli occhi) Spero... di non russare... almeno cos forte come vostro marito. (Il suo capo ricade sul cuscino. Si addormenta).
Elisabetta - (lo guarda a lungo) Non bisognava far questo... Ormai non avevo pi paura di voi... (Una pausa) E non mi avete spiegato quello che desideravo tanto sapere... Niente... (Ad un tratto si alza, pallidissima) Dio mio, e se fosse stato Carlo a tradirlo?
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
(La stessa scena. La mattina seguente, fra le undici e mezzogiorno. La stanza stata riordinata, ed illuminata dal sole. Al levar del sipario, Wanda in agguato presso la porta della stanza della regina. Origlia. La porta della stanza del re s apre piano. Appare Kalenberg che esita visibilmente ad entrare ed interroga Wanda con gli occhi. Lei gli fa cenno di ritirarsi. Kalenberg obbedisce senza indugio. Wanda si rimette ad ascoltare. S sentono voci che si avvicinano. Wanda s raddrizza, cerca in fretta dove nascondersi e si precipita dietro il tendaggio in fondo. Pausa breve. La porta della stanza della regina si apre).
Voce di
Carlo - Perch aprite quella porta? Non avete contemplato il sonno del cavaliere abbastanza a lungo?
Elisabetta - (entrando. Seccata) Oh, basta, Carlo. Vi prego.
Carlo - (entrando) Oh, scusate. Fra noi due, sono io che desidero porre termine a questo piacevole colloquio.
Elisabetta - E allora che aspettate?
Carlo - Voglio prima farvi sentire l'illogicit scandalosa delle vostre parole e del vostro atteggiamento.
Elisabetta - Superfluo.
Carlo - Davvero? Ma come? Ho la piacevole sorpresa di svegliarmi sul giaciglio di uno sguattero e di accorgermi che vi ho dormito, mio malgrado, dieci ore filate, mentre mia moglie - che non dormiva - se ne stava chiusa con un uomo che non dormiva neanche lui. Faccio subito l'impossibile per schiarirmi le idee e riuscire a capire qualche cosa: bevo mezzo litro di caff, faccio un bagno gelato, riesco finalmente a penetrare in questo maledetto salotto ed ho la graziosa sorpresa di trovarvi intenta a vegliare devotamente il riposo del signor cavaliere de Helden che russa maledettamente. Vi faccio notare che russa. Perch alzate le spalle? Russo forse io?
Elisabetta - S.
Carlo - Come? Io russo? Come potete affermare questo se detto chiaramente, negli annali della nostra dinastia, che i personaggi maschili della famiglia russano soltanto il giorno in cui debbono morire. Ora, se non vi spiace, mi sembra che nulla faccia presumere che dovr rendere l'anima proprio oggi. (Tocca legno) Vi chiedo dunque di fornirmi qualche schiarimento su quanto- avvenuto, ed ho la terza sorpresa: quella di sentirvi raccontare non so quali invenzioni...
Elisabetta - Torno a dirvi che non c' nulla di inventato.
Carlo - ...dalle quali risulterebbe almeno questo: che quest'individuo, non contento di essersi nuovamente burlato di me, facendomi bere il narcotico che gli era destinato... ha tentato, per la seconda volta di uccidermi...
Elisabetta - Senza intenzione; non poteva sapere.
Carlo - ...e, fingendo grandezza d'animo, ha voluto sfuggire alla giusta punizione trangugiando tutto il narcotico che era rimasto. Ma tutto questo nulla di fronte alla pi amara delle sorprese che quella di vedervi erigere a mia accusatrice e giudice. Mi allontanate da voi dandomi la pi atroce delusione. Ah, debbo riconoscere che quell'uomo non ha perso tempo. Deve avere una singolare abilit, se in poche ore ha fatto di mia moglie, un'estranea, se non proprio una nemica. Bisogna proprio...
Elisabetta - (interrompendolo) Non ubriacatevi con le vostre stesse parole. Tutto molto pi semplice: voi avete commesso, anni fa, una grave colpa verso un uomo che non vi aveva fatto nulla. Ammettetelo francamente e tutto sar risolto. Tutti possono commettere un errore. Il vero orgoglio consiste nel non insistervi.
Carlo - E' proprio quello che dissi a me stesso otto anni fa. Mi ero smarrito in mezzo a individui senza fede, e seppi ravvedermi in tempo...
Elisabetta - Ma il ravvedimento non consisteva nel denunciare una congiura della quale avevate fatto parte. Il male che faceste al cavaliere...
Carlo - Non gliene feci abbastanza, dovevo farlo impiccare allora, oggi non saremmo a questo punto,
Elisabetta - Non vi ostinate, Carlo. L'ostinazione non pu giustificarvi. Se avete ancora un po' d'amore per me, non fate che io mi allontani in modo irrimediabile. Basterebbe un gesto.
Carlo - Ieri, quando il cavaliere entrato qui subito dopo l'attentato, sareste stata capace di impiccarlo con le vostre mani... Come siete cambiata.
Elisabetta - Ieri non sapevo tutto quello che oggi so. Sentite, Carlo. Per l'ultima volta perch sono morta di stanchezza e affranta dal dolore.! Qualunque cosa diciate, quell'uomo stato vostra! vittima. E non ha avuto alcuna ritorsione verso di voi. Stanotte si condotto con me nel modo pi nobile e pi generoso...
Carlo - E con me?
Elisabetta - Anche con voi. Vi ha sollevato, vi ha trascinato fino al sof, vi ha sbottonato gli abiti...!
Carlo - Per assicurarsi se ero morto, ingenua che
siete!
Elisabetta - Non siate inesorabile, Carlo. Penso a voi non meno che a lui. Date ordine che smettano di drizzare quella forca davanti alle finestre del palazzo.
Carlo - Mi dispiace, ma non saprei dove farla collocare.
Elisabetta - Ma non si tratta di collocarla altrove!
Carlo - (duro) Non vorrete che sia impiccato ad un albero. Il popolo non sarebbe contento...
Elisabetta - Oh, Carlo, andate a parlare con lui. Rappacificatevi. Parlategli da solo, non difficile spegnere l'odio; e vi sentirete meglio tutti e due, Dove lo avete fatto trasportare?
Carlo - Nel posto di guardia. C' il medico di palazzo vicino a lui. Si incarica di svegliarlo.
Elisabetta - Come? Non ancora sveglio?
Carlo - Spero di s. Dovete constatare che ho per lui le maggiori attenzioni: voglio che non perda il pi piccolo particolare dello spettacolo.
Elisabetta - Se ho ben capito, non vi basta ucciderlo, ma volete che veda la propria morte.
Carlo - Altrimenti dove sarebbe il piacere della rivincita?
Elisabetta - Ma un'atrocit di pi.
Carlo - Sciocchezze! E ora basta. Non ascolter altre parole.
Elisabetta - Va bene. Rinuncio. Non avrei mai creduto di dover lottare contro di voi, cos inutilmente, per una cosa tanto giusta. Inutile dirvi che non assister a questa orrenda cerimonia...
Carlo - Nessuno vi obbliga.
Elisabetta - ...e che non sopporter neanche di udirne l'eco. Lascer la citt immediatamente...
Carlo - Siete libera. La campagna bellissima in questa stagione. Una passeggiata nei dintorni, fino a stasera, non potr che farvi bene alla salute.
Elisabetta - Non baster. Vi chiedo l'autorizzazione di andare da mia madre e dalle mie sorelle.
Carlo - Ottima idea. Vostra madre ha sempre dato prova di un gran buon senso. La sua compagnia non potr che giovarvi. Ne avete bisogno. E se non sar qui quando partirete, vi auguro buon viaggio. E vi auguro di imparare finalmente quali sono i doveri di una regina. E di capire che non con le lagrime e coi sentimenti di una sartina che si governa un paese e si modificano gli uomini.
Elisabetta - Giustissimo. (Via in camera sua).
Carlo - (rimasto solo) Insomma, sono o non sono il re? (Pausa) Quello che pi mi preoccupa, adesso, questa faccenda del russare... (Riflette) No... sar quella schifosa medicina... (Pausa, Si guarda attorno) Ah, il tavolino... (Lo fa girare) S... probabile che sia stato proprio cos... (Perplesso) Ma la pistola? Come diavolo a fatto a scoprirne una, mentre le avevo nascoste cos bene? Avr aperto i cassetti... (Li apre) No... Qui ci sono ancora... Ah, capisco. E' quella del sof... (Mette una pistola sotto al cuscino) Sicuro; si sar seduto... (siede) ...e nel parlare, avr ficcato la mano macchinalmente... cos... (Eseguisce) Ha sentito l'arme, l'ha tirata fuori all'improvviso, alzandosi... ha mirato il tendaggio e pan...
Wanda - (sbucando fuori) Non sparate, Sire.
Carlo - Come? Eravate l dietro?
Wanda - (finge di essere sul punto d svenire) Ah, Sire!... Che spavento.
Carlo - Fatevi coraggio... (Va a rimettere la pistola nel cassetto) Non avevo l'intenzione di sparare. Ma che facevate l dietro?
Wanda - Non si respira in quel vano...
Carlo - A chi lo dite.
Wanda - Mi si piegano le gambe...
Carlo - (si precipita a sorreggerla) Ma no, state su.
Wanda - (si lascia andare fra le sue braccia) Aaah!
Carlo - Niente paura... Ora passa...
Wanda - Ero entrata l... per vedere il luogo dove c'era mancato poco che morisse il mio diletto sovrano... Non riuscivo a pensare ad altro...
Carlo - Via, non bisogna essere tanto sensibile...
Wanda - Per quello che vi riguarda? Oh s...
Carlo - Venite a sedere.
Wanda - No, non vi muovete... Mi gira ancora la testa... E poi... tenere il capo contro il vostro petto... che sensazione meravigliosa! Questa felicit... quando sto per perdervi...
Carlo - Perdermi?
Wanda - S... Se la regina se ne va...
Carlo - Beh?
Wanda - Non potr rimanere... nella vostra intimit...
Carlo - Perch no? Al contrario.
Wanda - Davvero? Che gioia. Vi ammiro talmente...
Carlo - Credevo invece che foste affezionata alla regina...
Wanda - Ho un gran rispetto per la regina; ma questo sentimento non si pu paragonare con...
Carlo - Nooo?
Wanda - D'altronde, come pu rimproverarvi di aver fatto otto anni fa il vostro dovere di principe?
Carlo - (felice) Ah! Pare anche a voi?
Wanda - Dovete avere avuto un gran coraggio. Bastava che uno dei congiurati l'avesse fatta franca...
Carlo - Precisamente. Oh, avevo preso tutte le precauzioni; ma non si sa mai... (Pausa) Hmm... Vi sentite meglio?
Wanda - S. Per merito vostro.
Carlo - Allora andiamo fino a quella poltrona. Piano, piano... appoggiandovi a me...
Wanda - Come siete buono! (Panno due o tre passi) Oh!
Carlo - Che c'? Vi riprende?
Wanda - No, no... vedo tutto nero... (Si abbandona completamente) Aaah!
Carlo - (la solleva e la porta in braccio) Non niente. Coraggio! (La depone sulla poltrona. Prende qualcosa e la sventola) Respirate profondamente.
Wanda - Non posso... Mi sento male... I sali. Presto!
Carlo - Dove sono?
Wanda - La mia boccetta... In seno.
Carlo - (la fruga in seno) Ma non ci sono boccette!
Wanda - Dio mio, l'avr dimenticata...
Carlo - Aspettate! Forse nella toeletta...
Wanda - (trattenendolo) No! Muoio! Slacciatemi...
Carlo - E' una parola! Come se fosse comodo spogliare una donna svenuta. (Entra Kalenberg che ipocritamente fa il gesto di ritirarsi).
Kalenberg - Pardon!
Carlo - (furente) Perch pardon ? Che c'entra pardon ? Che cosa credete? Non vedete che la viscontessa s' sentita male?
Kalenberg - Oh! Che le successo?
Carlo - Non lo so. Un capogiro. Chi ci capisce niente con le donne? (Kalenberg annuisce) Venite qui. Stropicciatele la fronte. Battetele il palmo delle mani. Vado a prendere del cognac, dell'acqua di colonia, non so che cosa. Pare impossibile, ma in questa corte non si trovano pi che sonniferi. A proposito: si svegliato?
Kalenberg - S, Maest.
Carlo - Meno male.
Kalenberg - C' Witzthum con lui. Ora verr a riferire...
Carlo - Va bene. (Esce in fretta)..
Wanda - (appena uscito Carlo, si raddrizza. Sottovoce) Avete sentito tutto?
Kalenberg - Quasi.
Wanda - La regina ci lascia libero il campo.
Kalenberg - Meglio di quanto osavamo sperare.
Wanda - Perci mi sono lanciata subito a fondo.
Kalenberg - Brava!
Wanda - E Witzthum?
Kalenberg - E' d'accordo.
Wanda - Ha il documento? Gli avete spiegato bene?
Kalenberg - Ha capito benissimo. E voi, avete ben riflettuto?
Wanda - A che cosa?
Kalenberg - Volete ancora tentare di salvare il cavaliere?
Wanda - Naturalmente. Perch?
Kalenberg - Perch se lo impiccano... significa la separazione definitiva fra il re e la regina: un mezzo radicale.
Wanda - Forse. Ma mi ripugnerebbe dovere la mia posizione ad un'azione cos perversa. Ci porterebbe disgrazia.
Kalenberg - Diventate superstiziosa?
Wanda - S. E' l'ambiente. Ma soprattutto, sarebbe una cosa inutile: sono sicura di fare del re tutto quello che voglio. A proposito: non me lo avevate detto che era cos poco intelligente.
Kalenberg - Vi ho parlato solo di quello che non si vede a tutta prima.
Wanda - Pensare che sacrifica una creatura come la regina...
Kalenberg - Vi dispiace che sia troppo cretino?
Wanda - No. Ma la regina mi fa pena. Vorrei quasi rassicurarla sulla sorte del cavaliere.
Kalenberg - Aspettate. Non siamo ancora ben certi... L'odio pi forte della paura. E' gi stato pi forte dell'amore...
Wanda - Credete? Ah, sarebbe...
Kalenberg - (interrompendola) Attenzione. (Wanda si getta nuovamente indietro richiudendo gli occhi. Emette qualche sospiro. Carlo rientra con una caraffa di cognac e un bicchiere)
Carlo - Non riuscivo a trovarlo. Ha ripreso i sensi?
Kalenberg - Non ancora.
Carlo - Ah! Mi era parso di aver sentito parlare... (Riempie il bicchiere).
Kalenberg - Difatti. Ha pronunciato delle parole! sconnesse, ma...
Wanda - (come in uno stato di semi-incoscienza) No, no... non bisogna... Sarebbe male...
Kalenberg - Sentite?
Wanda - Carlo... il mio re...
Kalenberg - Ah, questa volta pi preciso...! Pare che si difenda contro di voi...
Wanda - Carlo... amore mio...
Carlo - (contento e imbarazzato) Che dice?
Kalenberg - Ha detto: Carlo, amore mio...!
Carlo - Mi era sembrato...
Kalenberg - Possibile che questa squisita creatura si sia innamorata di voi?
Carlo - Scherzate! E' incosciente...
Kalenberg - Ragione di pi per credere alle sue! parole.
Carlo - Ma no, no... (Tracanna d'un fiato il contenuto del bicchiere che ha in mano. Wanda apre gli occhi) Oh, ecco che rinviene... Ebbene, cara, come va?
Wanda - Domando scusa... Non so che cosa ho avuto... E' talmente ridicolo...
Carlo - (ha riempito di nuovo il bicchiere) Ma I niente affatto. Su, bevete questo... Vedrete che starete subito bene.
Wanda - Grazie, Maest... no... sopporto malissimo l'alcool...
Carlo - Sul serio? Beh, me ne dispiace per voi... (Beve) Avete torto. Non c' niente che rianimi meglio.
Wanda - Dio mio, in che stato...
Elisabetta - (entra, vestita da viaggio) Che sue-1 cede? Vi sentite poco bene, Wanda?
Carlo - Ha avuto un piccolo malessere.
Elisabetta - Perch non mi avete chiamata? Sapete che ho un ottimo rimedio contro questi disturbi: cinque gocce in due dita d'acqua e...
Carlo - Ah, no, basta con le gocce. Ce ne sono state abbastanza, da ieri sera. Del resto, me la sono cavata benissimo da solo.
Elisabetta - (lo guarda) Gi... (Pausa. A Wanda) Devo aiutarvi a rimettervi in ordine?
Wanda - No, signora, scusatemi. Il re, troppo premuroso, mi ha slacciato il corpetto completamente...
Elisabetta - Ah, stato il re che...
Carlo - Naturalmente. Ho fatto quello che bisognava fare.
Elisabetta - Vedo. (Pausa. A Wanda) Vi ha detto che parto?
Wanda - S, Maest.
Elisabetta - (a Kalenberg) Lo sapevate anche voi, Eccellenza?
Kalenberg - L'ho saputo poco fa, per gli ordini che avete dati...
Wanda - (sguardo verso il re) Volevo per l'appunto sapere... se devo accompagnare Vostra Maest.
Elisabetta - Come volete, Wanda. (Occhiata verso il re).
Carlo - Mi oppongo. Non voglio rimaner privo anche della nostra deliziosa amica... E' pur necessario che un maestro di palazzo vi sostituisca durante la vostra assenza; beh, sar una maestra di palazzo, e la duchessa di Denhoff potr farlo molto bene.
Wanda - Duchessa, Maest? Ho inteso bene?
Carlo - Mi credete uomo da dimenticare le mie promesse?
Wanda - Oh, Sire! Non so come ringraziarvi... come riuscir mai a sdebitarmi...
Elisabetta - Ma s, duchessa! Sono certa che vi riuscirete benissimo.
Wanda - Signora...
Elisabetta - Credetemi: ne ho avuto la rivelazione improvvisa. Del resto oggi la giornata delle
rivelazioni.
Carlo - Come sarebbe a dire?
Elisabetta - Nient'altro che quello che ho detto, Carlo. Aggiunger solo che sono felice di lasciarvi tra cos belle mani... (Un attimo di imbarazzo. Bussano alla porta dell'anticamera).
Carlo - Avanti!
Witzthum - Oh Sire! Da un pezzo stiamo aspettando che piaccia a Vostra Maest... ma disgraziatamente... un avvenimento imprevisto... un fatto nuovo... spiacevole... e soprattutto sconcertante... molto sconcertante..
Elisabetta - (sconvolta) Dio mio! Il cavaliere si suicidato. E' questo?
Witzthum - No, no, Maest. Affatto. Fortunatamente per la saltue del re, il cavaliere ha ripreso tutte le sue forze...
Carlo - Che c'entra la mia salute?
Witzhum - (occhiata a Wanda) Ecco, Sire... se gli studi di Paracelso....
Carlo - Paracelso? Ma che bestialit state dicendo?
Kalenberg - Spiegatevi!
Witzhum - Non vi adirate, Sire. Quando avrete dato un'occhiata al documento che vi ho portato.
Carlo - Che cos'?
Witzthum - La copia dell'atto di nascita del cavaliere de Helden, Maest. Quando ho saputo che era nato qui, ho voluto fare le cose in regola; sono andato alla Legazione di Svezia, ho chiesto di vedere il registro dello Stato Civile ed stata davvero un'ottima ispirazione la mia.
Kalenberg - Perch? ,
Witzthum - Perch... roba da rimanere sbalorditi: il cavaliere nato nello stesso anno, lo stesso giorno, la stessa ora del nostro' sovrano.
Carlo - Infatti, cos. Lo avevo dimenticato.
Witzthum - Vostra Maest lo sapeva?
Carlo - S. Ricordo anzi che quando ci conoscemmo a Widebol la circostanza ci divert parecchio. Ma non vedo la ragione del vostro turbamento...
Witzthum - Ma sire! Il cavaliere di Helden , secondo ogni probabilit, il vostro parallelo.
Wanda - Santo cielo.
Kalenberg - E che significa questo?
Wanda - E' una cosa spaventosa!
Carlo - Non capisco...
Wanda - (a Kalenberg) Non avete letto Paracelso?
Kalenberg - S, come tutti. Almeno si dice cos.
Wanda - E non ricordate che cosa dice del parallelismo ?
Kalenberg - No.
Wanda - Ma il re se ne ricorda di certo.
Carlo - Veramente...
Elisabetta - Di che si tratta?
Wanda - D'una delle scoperte pi mirabolanti fatte da quel sapiente. C' tutto un capitolo su questo, nel suo libro sulle Rispondenze in natura . Ricordo ancora come ne fui colpita quando lo lessi. Dimostra che ogni essere umano ha, nascendo unicorne dire?... un gemello, ignorato; o meglio un simmetrico, un parallelo che nasce nello stesso luogo e nella stessa ora e che muore - capite bene? - muore (scandendo) nello stesso momento.
Carlo - (colpito) Cooosa?
Elisabetta - Che scherzo questo?
Wanda - Non affatto uno scherzo.
Kalenberg - Andiamo, via! Uno giovine e sano... il suo omologo muore per disgrazia in un luogo qualsiasi della terra e nello stesso momento dovrebbe morire anche l'altro? Ma a chi volete far credere queste sciocchezze?
Wanda - Vi assicuro, signor ministro, che il vostro scetticismo in questo momento fuori luogo. Avete torto di prendere alla leggera delle cose che sono pi forti di noi... E la morte una cosa seria.
Witzthum - Tanto pi in quanto si tratta della vita del nostro sovrano...
Kalenberg - Ho capito, ho capito... E Dio mi guardi dall'esporre il re al pi piccolo rischio, sia pure immaginario. Ma ammettendo che la teoria sia giusta, senza dubbio nella nostra citt esistono molte altre creature nate nello stesso giorno e ora del re e che potrebbero essere dei paralleli centenari...
Witzthum - E' la prima idea che ho avuto anch'io, signor ministro, ed ho voluto verificare subito, Ho fatto esaminare i registri di tutte le parrocchie Ho mandato perfino alla moschea e alla sinagoga.. Ma non si trovato nessuno...
Kalenberg - Nessuno?
- (a mezza voce) Nessuno.
Witzthum - S.
Kalenberg - In questo caso, ritiro tutto quello che ho detto. Il problema merita di essere esaminato. Non ci fosse che una possibilit su cento, voi non avete il diritto di correre un pericolo. Nessuno mette in dubbio il vostro coraggio.
Wanda - No davvero!
Kalenberg - E d'altra parte, che ci importa del destino di quell'individuo?
Carlo - Maledetto, anche quest'altra mi avr combinato.
Wanda - Che decidete, Sire? Tremo all'idea che per un malinteso punto d'onore...
Carlo - Che volete che decida? Non ho che un parallelo e la mia vita dipende dalla sua... e devo mandare a morte proprio lui! Che razza di situazione! Che ora ?
Witzthum - Mezzogiorno meno venti.
Carlo - Meno venti? Non va avanti, il vostro orologio?
Witzthum - No, Maest.
Carlo - Fermate tutti gli orologi. Dio mio, e stanotte ho russato; era un avvertimento.
Wanda - Allora, che pensate di fare?
Carlo - Come, che penso di fare? Vi pare che voglia suicidarmi per gli occhi di quel mascalzone?
Wanda - Oh grazie, Maest. Avevo talmente paura...
Carlo - Ma sono disperato. Mi tolgono la gioia pi bella della mia vita. Lo avevo fra le mani, finalmente, e all'ultimo minuto mi sfugge. Non posso neanche condannarlo ai lavori forzati per tutta la vita, perch soffrirei anch'io con lui!
Witzthum - Consolatevi, Sire. Sfuggite provvidenzialmente ad una tale minaccia...
Kalenberg - Provvidenziale la parola giusta. E' evidente che siete protetto dall'Alto...
Carlo - (toccando legno) Credete?
Wanda - Certo, il fatto che il signor Witzthum abbia scoperto in tempo quell'atto di nascita...
Kalenberg - E che conosca cos bene Paracelso...
Wanda - Sicuro. E' la prova che la Provvidenza...
Carlo - Difatti vi debbo la vita, signor Witzthum.
Witzthum - Sire!
Carlo - Non lo dimenticher mai, signor barone.
Witzthum - Oh, Sire!
Carlo - Inoltre, vi conferisco la Croce dell'Aquila Bianca.
Witzthum - Oh... oh... Sire.
Carlo - Niente ringraziamenti. Sono io che debbo essere grato a voi. Ora andate a cercare il cavaliere.
Witzthum - Subito, Maest.
Carlo - Senza dirgli nulla, per. E fate tirar fuori il manichino che avevate fatto preparare per il false Re della Festa.
Witzthum - Ci avevo gi pensato. E' pronto.
Carlo - Redigete un proclama che sar letto alle cantonate.
Witzthum - Va bene.
Carlo - E dite al medico di non lasciare il palazzo,
Witzthum - S, pi prudente! (Esce in fretta)
Carlo - Forse sarebbe bene che mi facessi visitare subito, no?
Kalenberg - Perch? Vostra Maest ha un aspetto magnifico.
Carlo - Perch ho il sangue alla testa. Chi sa il male che doveva uccidermi fra venti minuti non si sta gi manifestando. Il polso... Duchessa, sentitemi il polso.
Wanda - (eseguisce) Mio Dio, s: un po' agitato...
Carlo - Ecco: vedete? Chiss quale scompiglio gi avvenuto nel mio corpo...
Elisabetta - (disgustata) Ma Carlo...
Carlo - (voltandosi) Come? Siete ancora qui! Credevo che foste andata via da un pezzo... Perch siete rimasta?
Elisabetta - Me ne rammarico gi abbastanza.
Carlo - Non vi capisco. Vi faccio fare quel che volete, cedo alle vostre suppliche, ascolto la voce della misericordia e... (Bussano) Avanti! (Un valletti) introduce Filippo).
Filippo - (sulla soglia) Dovete parlarmi?
Carlo - S.
Filippo - Scegliete male il momento. Stavo peri raccogliermi un poco... Sbrigatevi. (Si avanza e vede Elisabetta) Oh, siete qui anche voi, signora? Era soltanto per pensare a voi che desideravo qualche minuto di solitudine. Ma preferisco senza dubbio la felicit di rivedervi... Vedo che siete in abito dal viaggio. Partite? Prima che mi...
Elisabetta - S, cavaliere. Parto subito.
Filippo - Questo mi commuove. Mi desolava lai prospettiva dell'immagine che vi sarebbe rimasta di I me, penzolante da una corda... Davvero vi ringrazio: un sollievo! (Pausa. A Wanda) I miei omaggi, signora. (A Kalenberg) I miei rispetti, Eccellenza, (Pausa. A Carlo) Vostra Maest ha dormito bene? (Gesto di collera di Carlo. Come a un bambino) Buono. Buono. (Pausa) Insomma, che si vuole da me? (Silenzio prolungato) Hum! L'angelo che passa deve aver viaggiato molto; un po' stanco e impiega un certo tempo ad attraversare la stanza... (Elisabetta sorride).
Carlo - (si decide) Hm... Come vi sentite?
Filippo - (sorpreso) Benissimo, grazie. Ma se anche avessi male, vi garantisco che sapr essere un impiccato elegante e corretto.
Carlo - Ma chi parla ancora di impiccarvi?
Filippo - Avete cambiato idea?
Carlo - (cerca di avere il tono scherzoso) Ma s! Ho pensato che la forca non era degna di voi: meritavate qualcosa di meglio.
Filippo - Ah, vi siete ricordato che sono un gentiluomo e avete optato per la decapitazione? Molto signorile, questo.
Carlo - Ma no, niente decapitazione. Che altro vi verr in mente adesso?
Filippo - Non saprei. Di che si tratta, insomma?
Carlo - Di ridarvi la vita e la libert. Semplicemente.
Filippo - (a Elisabetta) Siete stata voi, signora, che avete ottenuto la grazia per me?
Elisabetta - No, cavaliere. I miei sforzi in questo senso non hanno avuto alcun risultato. Anzi. Il re ha obbedito a delle considerazioni... ulteriori... strettamente personali.
Filippo - Quali? Non ho sollecitato e non sollecito nulla. Quali considerazioni?
Carlo - Vi metter al corrente.
Kalenberg - (un po' inquieto) Vostra Maest ritiene?
Carlo - Spero che il cavaliere mi giudicher meglio, quando avr saputo. E che accetter questa grazia come io gliela concedo: con cuore rinnovato.
Filippo - Come?
Carlo - S; perch a che servirebbe questa grazia se mi rimanesse nemico e mi volesse ancora del male? (A Filippo) Ascoltatemi, Filippo... Mi permettete di chiamarvi Filippo, come una volta?
Filippo - Veramente...
Carlo - Non dovete credere a un rivolgimento subitaneo. Quest'idea mi perseguita da quando vi ho riveduto. Il rimorso si nuovamente impadronito di me.
Filippo - Nuovamente? Vorrebbe dire che avete gi provato dei rimorsi?
Carlo - S, Filippo. Non siete forse stato... in certo modo... la mia vittima?
Filippo - Perbacco. Avete avuto qualche visione celeste che vi ha trasformato?
Carlo - Vedete, Filippo... in quella brutta storia di Widebol c' stato soprattutto della giovinezza... troppa giovinezza esuberante ed incontrollata. Ma passato molto tempo. Qualunque odio si pu spegnere: questo gesto ci guarir del nostro. (Pausa) Vi porgo la mano, Filippo: rifiutate di stringerla?
Filippo - No, no... Sono assai sensibile ai sentimenti che mi esprimete... sebbene mi stupiscano molto. E acconsento volentieri a stringervi la mano, se per farvi dormire tranquillo... (eseguisce) ma...
Carlo - Grazie, Filippo.
Kalenberg - Avete scritto una pagina sublime della vostra storia, Maest.
Wanda - Mi sento tutta sconvolta...
Filippo - (continuando) ... ma c', purtroppo, una piccola difficolt.
Carlo - Quale?
Filippo - Che io tengo a morire. (Movimento di tutti) O piuttosto... mi esprimo male... Non che tengo proprio a morire... Ma non tengo pi a vivere... Capite la sfumatura?
Carlo - No, non capisco affatto.
Filippo - (sorridendo) Ecco: ieri mattina - Dio, come passa il tempo - trovavo ancora la vita piena di attrattive... Ieri sera, non ne vedevo gi pi che una sola; un'attrattiva potente, che valeva tutte le altre. Oggi, pi niente...
Kalenberg - Suvvia, siate serio.
Filippo - Sono serissimo, signor ministro. Ve lo giuro. La mia decisione irrevocabile. Mi ripugnerebbe sopprimermi di mia mano; ma poich la vostra tradizione mi d il diritto di essere giustiziato, non mi lascer sfuggire un'occasione cos bella. Sono ben deciso, se occorre, a fare appello ai vostri capi delle trib di montagna, al popolo che scende in questo momento nelle piazze...
Carlo - E' impazzito! Pazzo, completamente pazzo.
Filippo - Sono forse pazzo; ma non al modo che voi credete.
Carlo - Dunque c' qualche speranza... E qual questo motivo?
Filippo - (a Elisabetta) Debbo dirlo, signora? Giacch voi, naturalmente, lo avete indovinato.
Elisabetta - Ma...
Filippo - (a Carlo) E voi non lo indovinate?
Carlo - No.
Filippo - Eppure, ieri sera non eravate ancora addormentato completamente, dietro quella tenda, quando ho detto alla regina che l'amavo pi della mia vita. (Kalenberg e Wanda si guardano stupiti).
Carlo - E con questo?
Filippo - Non era una frase vana.
Carlo - Volete morire perch credete di essere innamorato di mia moglie?
Filippo - Non perch credo di esserne innamorato, ma perch la amo di un amore senza speranze. E poich senza speranza, la vita non mi interessa pi.
Carlo - Sentite, Filippo: non il momento di fare delle stupidaggini...
Filippo - Stupidaggini! (A Elisabetta) Perdonategli, signora. Non capisce quello che eccezionale. Per me, la sola idea di respirare un'aria diversa da quella che respirate voi, mi d la nausea.
Carlo - Ma respiratela, diamine! Chi ve lo impedisce?
Filippo - Voi. Io sono esclusivo e sono anche troppo onesto: non mi piace l'adulterio, non mi piacciono gli amori clandestini. No, no. Meglio finirla subito. La situazione senz'altra uscita. (A Elisabetta) Addio, signora. Perdonatemi se vi ho rivolto delle parole d'amore attraverso vostro marito... (A Kalenberg) Andiamo, Eccellenza.
Carlo - (agli altri) Ma che aspettate, voialtri, per intervenire? Perch mi lasciate solo a discutere con questo pazzo? (A Elisabetta) Soprattutto voi! Perch tacete? In fin dei conti, siete voi la responsabile di questa situazione. Non trovate una parola da dirgli?
Elisabetta - S. Ma prima volevo vedere fin dove arrivava la vostra grandezza d'animo. E poi, quello che intendo dire al cavaliere, desidero dirglielo da sola.
Carlo - Da sola?
Elisabetta - Si.
Kalenberg - Sua Maest ha ragione, Sire. Sono sicuro che senza la nostra presenza, la regina sapr trovare gli argomenti che occorrono per ricondurre il signor de Helden alla giusta visione delle cose. Venite, Maest. Scommetto che non ci vorr molto tempo alla regina...
Elisabetta - Mi bastano pochi minuti.
Carlo - Davvero? E con che mezzo misterioso?
Elisabetta - Non ci pensate. La cosa riguarda me.
Carlo - Ah? Bene, bene. Mi fido di voi.
Elisabetta - Lo so, Carlo. Far del mio meglio.
Carlo - (a Wanda) Venite, duchessa?
Filippo - (a Wanda) Duchessa? Di gi? Complimenti!
Wanda - (a Carlo) Un momento, Maest. Dico una parola alla regina e vi raggiungo.
Carlo - (a Elisabetta) Quanti minuti avete detto?
Elisabetta - Non pi di cinque.
Carlo - Mi sembreranno cinque secoli... (Esce con Kalenberg).
Filippo - Ma che cos'ha? E' inconcepibile...
Wanda - (alla regina) Addio, signora. E buona fortuna. Qualunque cosa possiate pensare, vi ammiro e vi voglio bene. (A Filippo) Vi avevo promesso di fare qualche cosa per voi, cavaliere. L'ho fatto. Ma gli avvenimenti oltrepassano le vostre speranze. (Esce).
Filippo - Da mezz'ora non capisco pi niente e nessuno.
Elisabetta - Si vede che stamattina non avete la mente molto sveglia, Filippo.
Filippo - Anche voi mi chiamate Filippo per addolcirmi?
Elisabetta - Non per raddolcirvi; ma bisogna pur cominciare...
Filippo - Come sarebbe a dire?
Elisabetta - Sarebbe... Non dovr sempre chiamarvi cos, adesso?
Filippo - Proprio davvero?
Elisabetta - S, Filippo.
Filippo - Signora, se vi avvicinate a me per piet per delusione, per dispetto, non potrei accontentar mene. Voglio il vostro amore o niente.
Elisabetta - Siete esigente!
Filippo - Lo sono per amore: potete perdonarmi
Elisabetta - (sorridendo) Allora se non posso ancora sapere se vi amo, so per che non mi piacerebbe affatto viaggiare senza di voi nella carrozzi che pronta e mi aspetta...
Filippo - Ma come?
Elisabetta - ... e che non mi piacerebbe neanche andare stasera senza di voi a vedere lo spettacolo...
Filippo - Quale spettacolo?
Elisabetta - Al teatro di Gincz. E soprattutto, non mi piacerebbe sbarcare fra qualche giorno, senza di voi, in una piccola isola dove pare che ci attenda un grande cipresso ammantato di verde...
Filippo - (dopo un attimo le tende le mani) Dunque i miracoli avvengono?
Elisabetta - Pare di s. (Pausa. Bussano alla patta. Sorpresa) Avanti. (Kalenberg entra).
Kalenberg - Perdonate, signora, ma il re talmente ansioso...
Elisabetta - Rassicuratelo, signor ministro. Il cavaliere ritornato ai suoi sentimenti migliori.
Kalenberg - Che buona notizia. Ma non ne dubitavo affatto. (Va verso la finestra che apre. Si affaccia e agita il fazzoletto).
Elisabetta - Che fate?
Kalenberg - Il re sul balcone del suo studio e gli faccio il segnale convenuto. Vostra Maest parte ugualmente?
Elisabetta - S, Eccellenza. Anzi, a proposito., volete informare il re che non ho creduto opportuno lasciare il cavaliere alla merc di un possibile colpo di testa e perci lo conduco con me? Credo che non trover nulla da ridire...
Kalenberg - Diamine! Ma la soluzione logica; la soluzione ideale per tutti.
Elisabetta - Vero? (Colpo di cannone. Impressionata) Oh! Che cos'?
Kalenberg - Il segnale dell'impiccagione, Maest, Ora lasciano pendere il manichino. (Colpo di cannone) Ecco fatto. (Altro colpo) Il Re della Festa! morto. Viva il Re!
Elisabetta - (ha posato la mano su quella d Filippo e si dirige con lui verso la porta dicendo piano, dolcemente) La vera festa incomincia!
FINE
- Questo copione è stato visto:


