Il re, il buffone e Baruch Spinoza

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IL RE, IL BUFFONE E BARUCH SPINOZA

Atto unico

Di NATALE MISSALE

PERSONAGGI

Re

Regina

Buffone

Sidorf       Principe d'Olanda

Frodis -  Principessa d'Olanda

Lady Episteme  -  Filosofa di corte

Rabbi  A     -        Rabbino

Baruch Spinoza -  Filosofo

Commedia formattata da

 (All'apertura del sipario  la scena presenta una sala del palazzo reale con la regina e la principessa d'Olanda, ciascuna con un libro aperto in mano. Sfogliano: stanno cercando qualcosa)

Frodis                       - Da quando mi sono consegnata alla filosofia, mia regina, la mia mente ha scoperto prospettive impensabili.

Regina                      - Queste stesse prospettive, mia cara principessa Frodis, me le ha fatte scoprire tanti anni fa lady Episteme, la nostra filosofa di corte.

Frodis                       - Persona molto istruita e molto bella, la vostra Episteme. Ho avuto modo di incontrarla in biblioteca questa mattina, e abbiamo avuto una lunga conversazione sui filosofi.

Regina                      - E di chi avete parlato, mia cara? Dei socratici? O di Platone e Aristotele?

Frodis                       - Abbiamo parlato anche di costoro, amata regina, ma soprattutto ci siamo soffermati su Eraclito. Ebbene, dopo un'ora di conversazione, grazie all'entusiamo filosofico della vostra Episteme, regina, mi sono innamorata del pensiero di tale filosofo.

Regina                      - Sì, ti capisco   - la nostra Episteme è riuscita a far innamorare anche me del pensiero di costui. Sono bastati pochi aforismi, per esserne conquistata. Quelle poche frasi che ci sono rimaste del suo filosofare, come spade taglienti, hanno segato gomitoli di dubbi con un solo colpo.

Frodis                       - Ho avuto anch'io la stessa impressione, regina- come un ariete, la filosofia di Eraclito ha abbattuto il portone della mia chiusa mente, ed ha consentito l'ingresso a fiotti di saggezza. E' un vero peccato che oggi non esistano più simili pensatori.

Regina                      - Eppure la vostra Olanda riesce a far convergere ad Armsterdam filosofi che altrove verrebbero dati alle fiamme come eretici o messi in carcere a vita per i loro arditi scritti. Non è così?

Frodis                       - Sì, maestà, è proprio così. L'inquisizione vede streghe ed eretici dappertutto, ma grazie a Dio il pensiero non può essere incatenato, torturato o bruciato.

Regina                      - Il pensiero no, mia cara, ma il pensatore sì, purtroppo! (Entra il buffone) Ecco che il nostro buffone di corte ha decretato la fine della nostra conversazione, bambina mia.

Buffone                    - (Il buffone toglie il libro di mano alla regina e legge il titolo) "Storia della filosofia dalle origini ad oggi".Come puoi, reginotta mia, regalare il tuo tempo a codesti pasticcieri del pensiero? Come può la mia amata regina, sciupare i suoi giorni nel disperato tentativo di spremere un improbabile succo da queste arance di carta?

Regina                      - I pasticcieri stanno nelle cucine, buffone. Le persone che tu disprezzi hanno fatto la storia del mondo.

Buffone                    - Chi ha scoperto il fuoco? Chi inventato la ruota, l'ago, le porte, le serratura, (le tocca l'abito) le vesti? Chi ha inventato l'arco, le frecce, la canna da pesca, i piatti e le posate? Chi ha costruito per primo una casa, chi ha inventato il cuscino, chi ha costruito il primo cola-pasta? Un filosofo? No di certo. Ad inventare tutto questo sono stati i geni dell'umanità, gli inventori, gli uomini di scienza, coloro che davvero hanno fatto la storia dell'uomo.

Frodis                       - Ma tu vaneggi, buffone! I filosofi hanno fatto di noi tutti degli uomini, togliendoci dallo stato animale, istintivo. Non è forse la ragione che distingue l'uomo dalla bestia?

Buffone                    - Se vogliamo chiamare uomini, mandrie selvagge di esseri che si scannano in guerre infinite, beh, chiamiamoli pure uomini, ma non diciamo che sono migliori delle bestie, ragazzina olandese.

Regina                      - Comincio ad averne abbastanza delle tue acrobazie mentali, odiato buffoncino. Se non la smetti ti faccio allontanare dalle guardie. Che ne diresti di rivisitare la torre con le sue corpose umidità e le sue finestre sempre aperte sul mondo?

Buffone                    - Dico che la mia regina oggi non è in vena di scherzi. Va bene- taccio. Ma…

Regina                      - No! Quel ma è di troppo, per un tacere regolare. Ingoialo!

Buffone                    - (Riacchiappando il suo ma nell'aria e portandolo alla bocca) Am! (Entrano il re e Sidorf, il principe d'Olanda. Il buffone gli corre incontro e gli abbraccia una gamba) Quella persona è sgradevole, reale amico, vuole umidarmi nella torre sfinestrata e fredda.

Re                             - Non vedo persone sgradevoli in questa stanza, ma amabili, anzi- adorabili. Che succede, allegro nanerottolo mio, hai perso la vista del corpo e della mente?

Buffone                    - La mia vista è perfetta, sovranità assoluta, sia nel corpo che nella mente. (indica la regina) Ha deciso di liberarsi di me, sol perché ho chiamato per nome i suoi filosofi.

Re                             - E come li avresti battezzati, folletto?

Buffone                    - Pasticcieri del pensiero, altezzosa altezza.

Re                             - E per così poco, mia regina, mettiamo in ghiacciaia l'ometto buffo, privandoci così di un po' d'allegria?

Regina                      - Se l'allegria deve sbocciare come fiore estraneo sulla mala pianta della insolenza, rinuncio al sorriso, mio re. Quest'ometto è proprio insopportabile            - lo voglio congelare per un paio d'ore, così impara le buone maniere.

Buffone                    - Ma tu, reginella bella (le prende la mano e gliela bacia con eleganza) mi paghi per avere qualche grammo d'allegria. Il mio compito consiste nell'estirpare dalle tue graziose labbra regali (le tocca il mento con adorazione) qualunque smorfia di dolore, di male, di insofferenza, delusione, contrarietà, eccetera eccetera eccetera.

Sidorf                       - Con licenza delle maestà vostre, credo proprio che questo buffone abbia qualche grammo di ragione.

Frodis                       - Sì, mia regina, meglio tenerselo accanto quest'insolente- la filosofia spesso ruba talmente la mente, da sembrare un vampiro insaziabile- lascia esausti, privi di voglia di vivere. E in quei momenti una bella e sonora risata è la giusta medicina per riprendere la voglia d'esistere. Lasciamo che il buffone resti, e che parli. Detto fra noi, maestà, tolti i più grandi, la maggior parte dei filosofi sembrano davvero dei pasticcieri del pensiero.

Regina                      - Pasticcieri del pensiero! Ah ah ah!…(guarda il re e gli ospiti- ridono tutti). E sia pure. Il buffone resti con noi, e che parli pure!

Buffone                    - Non ho mai dubitato della saggezza tua, consorte regale, oltre che bella, sei anche buona, e questa, mia regina amatissima è filosofia pratica- niente chiacchiere, ma azione saggia.

Regina                      - Adesso non adulare, se no mi pento di quanto appena detto.

Buffone                    - Non può il tuo buffone manifestare qualche grammo di sincero affetto? Sai, coronata sovrana, anche i buffoni hanno un cuore e una mente, e come me, fra il popolo ce n'è in abbondanza.

Re                             - Adesso basta, buffon. E' ora di pensare a come passare la serata. La gente è convinta che nei castelli le ore scorrano in letizia per virtù di non si sa cosa. Non sa che le cose non vengono da se, ma che bisogna dapprima idearle, poi prepararle ed infine organizzarle. Se vuoi fabbricare una sedia, per prima cosa devi vederla con l'occhio della mente in un certo modo, poi devi preparare tutto il materiale occorrente per la sua formazione, ed infine costruirla secondo l'idea. Come passeremo questa lunga serata?

Sidorf                       - Potremmo far leggere e commentare un buon libro a lady Episteme.

Frodis                       - Oppure, armarci di strumenti musicali e suonare della buona musica, e magari cantare.

Regina                      - L'idea del libro mi sembra la migliore, però sarebbe un tantino noiosa una serata di lettura. Occorrerebbe inventarsi qualcosa di più …

Buffone                    - … Più interessante, vero? Ebbene, il vostro buffone di corte, ha la giusta soluzione. Basta aprire la finestra della mente (mima un'apertura di finestra sulla fronte, dal centro ai lati) ed ecco l'idea. In omaggio alla passione filosofica della mia adorabile regina, propongo che si metta in scena la vita di uno fra i maggiori filosofi di ogni tempo- Baruch Spinoza.

Sidorf                       - Come fa il buffoncino a conoscere un filosofo le cui opere principali sono uscite postume da poco?

Frodis                       - Spinoza ha vissuto nella nostra Olanda per tutta la vita.

Regina                      - La nostra biblioteca possiede tutti i suoi scritti, principessa. Piuttosto mi domando come fa il buffone ignorante a sapere della sua esistenza.

Buffone                    - Anche i buffonelli frequentano la biblioteca di corte e conversano con la graziosa Episteme. Dio mio quanta grazia in questa filosofa di corte. Parlare con lei è una gioia. Trasuda saggezza da ogni poro      - il suo cuore e la sua mente ruotano costantemente attorno a Sophia.

Re                             - Un buffone innamorato della filosofa di corte! Bella questa.

Regina                      - Innamorato cotto! Ehi, buffone, bada di stare al tuo posto, o ti giuro che…

Buffone                    - Ebbene sì- amo quella donna (tutti si alzano) ma… come si ama una insegnate a scuola, un'amica cara    - fraternamente (si siedono tutti). Conversare con lei dà serenità, fa sentire migliori.

Re                             - Ancora quattro chiacchiere, e la serata è bella che finita. L'idea di quest'ometto allegro mi pare accettabile. Buffone, come realizzeresti questa rappresentazione?

Buffone                    - E' così che l'ho concepita. Lady Episteme impersonerà il narratore e potrà intervenire nel corso della rappresentazione in qualunque momento, come fosse la regista. Poi basteranno tre personaggi         - Baruch Spinoza, un rabbino che chiameremo Rabbi A, e un calvinista, anzi Calvino in persona. Quindi, Baruch, Rabbi A e Calvino. Per non costringere lady Episteme ad imparare a memoria lunghi brani, metteremo su un leggio i suoi appunti su tale filosofo che lei stessa leggerà. Ovviamente, or signori potranno intervenire quando vogliono.

Regina                      - L'idea mi pare buona, sempre che ai nostri amati ospiti non dispiaccia.

Frodis                       - Ne siamo entusiasti, maestà. Quindi… (fa cenno al marito di continuare)

Sidorf                       - Quindi, che teatro sia.

Re                             - Buffone, a questo punto non rimane che convocare lady Episteme e tre istitutori in grado di rappresentare quei tre personaggi. Ma… dimmi un po', piccoletto     - come faranno costoro a dire battute di una commedia inesistente?

Buffone                    - Semplice, reotto mio  - di volta in volta improvviseranno sulle imbeccate del narratore. Se mi si lascia andare organizzo tutto io in men che non si dica, (guarda verso una quinta) la luna sta per dare il cambio ad un sole prossimo all'orizzonte occidentale, bisogna sbrigarsi. (va)

Regina                      - Noi siederemo da questa parte, signori (prenderanno posto su quattro sedie)

Re                             - (parlando verso le quinte) Che siano spente alcune candele (le luci vengono smorzate),e soprattutto che nessuno venga a disturbarci. Ecco che arriva la nostra promettente compagnia teatrale. (Entrano il Buffone, lady Episteme, tre istitutori, di cui due con in testa la chippà).

Buffone                    - Maestà, la compagnia (I tre si inchinano)

Regina                      - Lady Episteme, oggi, è più graziosa che mai. Si direbbe che, fra i libri della biblioteca, si nutra di bellezza. (Episteme si inchina)

Episteme                  - Le parole della mia regina sono molto carezzevoli, ma in questa corte, come anche in quella d'Olanda, la bellezza dei bibliotecari e dei filosofi di corte è solo figlia della grazia di regnanti illuminati. Che Iddio benedica corpo, cuore e mente delle vostre maestà.

Re                             - Siamo sempre felici di avervi presso di noi, lady Episteme, ma l'idea lanciata dal nostro buffone, richiede una pronta realizzazione. Penso ne siate al corrente.

Episteme                  - Rappresentare il pensiero di Baruch Spinoza, maestà, è un privilegio per tutti noi. Ma bando alle chiacchiere. Signori, vi presento Baruch Spinoza, filosofo (Baruch si inchina); Rabbi A, rabbino portoghese; Giovanni Calvino, religioso (si inchinano).

Re                             - Prima che si cominci, però, devo porre una domanda- posso capire il copricapo di Rabbi A  - un rabbino deve sempre portarlo - Ma che Baruch ne porti uno uguale, non so…mi pare un po' fuori luogo, dal momento…

Regina                      - … Dal momento che per mano di rabbini è stato non solo cacciato, ma anche maledetto per sempre.

Episteme                  - L'osservazione fatta dai miei amati sovrani è corretta, tuttavia, e di questo non si può non tenerne conto, nessuna maledizione può mai cancellare la circoncisione di un figlio di Abramo. La chippà in testa a Baruch, maestà, è una provocazione       - per noi questo filosofo, pur essendo stato allontanato dalla comunità ebraica, non ha mai smesso di essere un ebreo praticante          - per tutta la vita non ha fatto altro che osservare la legge di Mosé. Sarà lo stesso Baruch a chiarire questo punto.

Baruch                      - (Apre una Bibbia e legge)      Levitico 19 , 17 " Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo… non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso…" Così parlava il Signore a Mosé, ma così parla anche a me che leggo, Rabbi A. Non ho fatto altro che seguire la parola divina, signori- con le mie opere ho voluto solo "correggere" gli errori del mio prossimo, ma non ho mai covato vendetta per quello che mi è stato fatto, né ho mai odiato i miei fratelli.

Rabbi A                    - Io non posso parlare con questo individuo, per via della sua maledizione   - nessuno della nostra comunità può avere rapporti scritti od orali con costui, e devo stargli lontano minimo quattro passi (si allontana). Non potrei stare qui sotto lo stesso tetto, maestà. Quella persona, con una potente maledizione è stato reciso dal ceppo d'Israele.

Episteme                  - Signori, questo rabbino non può dire male di Baruch Spinoza. La vita di quest'uomo dovrebbe essere sbandierata come emblema di obbedienza alle leggi di Dio. Ha vissuto ubbidendo ad esse. (Al rabbino) Lo avete accusato di ateismo, ma egli è uomo credente e religioso, e la sua filosofia ha fondamento in Dio, lo stesso vostro Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

Rabbi A                    - (Arrabbiato)L'uomo di cui trattasi, non solo è ateo, si è permesso anche di ridicolizzare le sacre scritture, ritenendole opera di uomini e non divina, e si è anche inventato un Dio che non esiste  - Deus, sive Natura     - Dio, ovvero Natura!

Episteme                  - La vostra rabbia, signore, fa coppia con il vostro nome. Come potete accusare quest'uomo di ateismo, sol perché, scavando nella lettera della sacra scrittura, ne ha ricavato degli evidenti paradossi? Quanto al Dio di Baruch… beh, lasciamo che sia lui stesso a parlarne.

Baruch                      - Lo faccio con piacere, perché parlare di Dio, mi fa espandere in Lui. (Si avvicina al re) Chiedo a vostra maestà in quanto conoscitore delle mie opere           - sono io ateo?

Re                             - In fede mia, signore, lei è un uomo di Dio, nonostante il suo pensare e filosofare.

Baruch                      - E la regina cosa pensa?

Regina                      - Ritengo Baruch Spinoza non solo uomo di Dio, ma anche uomo pio, giusto, profondo.

Baruch                      - Ringrazio le maestà vostre e ricordo a tutti che, cominciando la mia opera Etica con alcune definizioni, così scrivevo          - "Per Dio intendo l'Ente assolutamente infinito, cioè la sostanza che consta di infiniti attributi, ognuno dei quali esprime un' essenza eterna e infinita". Io credo in questo Dio, perché così lo concepisce la mia mente finita. Io ho il massimo rispetto per la sacra scrittura, i cui insegnamenti morali sono semplici e comprensibili, ma tutto ciò che è oscuro lo ritengo frutto dell'immaginazione dei profeti. Immaginare, maestà, non è conoscere. (Si fa avanti Calvino) Né ho mai invitato qualcuno a non leggerle. Anzi, invito tutti ad approfondirle, perché sono frutto di saggezza.

Calvino                     - (A Baruch)Io non ho l'obbligo di stare a quattro passi da lei, signor filosofo, né mi è stato vietato di parlarle. Ascolti, figliolo, si penta- accetti la divinità del Cristo, e sarà salvo. Io purtroppo ho letto le sue opere blasfeme. Perché non viene a Ginevra con me? La convincerò della bontà dei vangeli, e si sarà guadagnata la vita eterna.

Episteme                  - Il mio amico filosofo non verrà da nessuna parte. I pensatori arrostiti nelle pubbliche piazze d'Europa ancora fumano, messer Calvino. Baruch rimarrà ospite d'Olanda e colà morirà di morte naturale quando Dio vorrà, nonostante le schiere di calvinisti olandesi arrabbiati e tuttavia tollerati da sovrani liberali.

Baruch                      - Come lor signori vedono, sono circondato da gente molto arrabbiata. Ebbene, sappiate che i miei scritti teologici (basta leggere il mio Trattato teolocigo - politico) non sono mai stati confutati con altri scritti. Costoro non possono farlo, perché io ho interpretato la scrittura con la scrittura. Sul piano squisitamente filologico le sacre scritture dicono quello che dicono e non possono essere alterate.

Calvino                     - (Arrabbiato) Tu le hai dissacrate, figlio del demonio!

Baruch                      - Mio padre è Abramo, signore, perché sono nato da circoncisi, sono stato allattato a Torah e Talmud, ed ho passato la vita amando ogni cosa, voi compreso, messere. Non mi sono mai arrabbiato, e se talvolta il mio pensiero sembra scagliarsi contro voi religiosi è perché mi preme troppo far capire i motivi della vostra rabbia. Vostra, dico, nel senso di voi religiosi.

Rabbi A                    - (Arrabbiato) Le radici di questa mala pianta (indica Baruch solo col dito, senza guardarlo), signori, sono state recise per sempre. Nessun figlio d'Israele può negare l'immortalità dell'anima.

Re                             - (Alzandosi) Propongo di fare una pausa. Voi tre potete andare a riposare un po', mentre noi ci intratteniamo con lady Episteme (I tre vanno).

Regina                      - Vorrei proprio capire perché mai una comunità debba privarsi di un tale pensatore.

Frodis                       - Ho sempre rifiutato di credere che persone intelligenti come i figli di Abramo possano avere rinnegato un figlio così grande. Che ne pensa lady Episteme?

Episteme                  - Penso che tutta l'opera di questo maestro del pensiero debba essere presa come un grido di libertà. Baruch non solo non volle sottomettersi all'autorità dei religiosi, rifiutò anche una cattedra universitaria pur di avere libertà di pensiero. Egli era uno spirito libero che non dava niente per scontato, che metteva in gioco tutto, e che passava al setaccio della propria ragione ogni dogma, ogni tradizione, persino ogni profezia,.

Sidorf                       - Ma così facendo diventava nemico di tutti.

Episteme                  - Sì, è così, ma suo scopo, come quello di ogni filosofo, era di comprendere, di giungere alla verità attraverso un sentiero creato dai suoi passi. Non si accontentava di percorrere vecchie strade. E questo è il messaggio più importante che egli ci ha dato     - ognuno deve ragionare con la propria testa.

Re                             - Ma tutto ciò porta all'anarchia, al caos!

Episteme                  - Baruch non ha mai detto di agire contro il potere delle autorità, ma ha sempre rivendicato la libertà di pensiero, di parola e di giudizio in merito ai decreti di essa, purché si parli e insegni senza inganno, ira, odio, né con l'intento di sovvertire l'istituzione.

Regina                      - Non mi ricordo d'aver letto nelle opere di Spinoza simili precisazioni.

Episteme                  - E' nel Trattato teologico-politico che ne parla, anzi, se vostra maestà ricorda, egli conclude questo trattato con le parole     - "so di essere uomo e di avere potuto errare; ma per non errare ho cercato accuratamente, e prima di ogni cosa, che tutto quanto venissi scrivendo fosse interamente conforme alle leggi della patria, alla pietà e ai buoni costumi".

Regina                      - Sì, adesso ricordo. Ma forse è tempo di riprendere la rappresentazione, lady Episteme. Ecco che rientra la compagnia (entrano i tre, mentre i reali si siedono).

Episteme                  - Non so perché, signori, io continui a parlare di un uomo, che trovandosi qui fra noi può parlare egli stesso di sé.

Calvino                     - Quest'uomo ha parlato già troppo, dovrebbe solo tacere e pentirsi.

Rabbi A                    - Ma prima dovrebbe farsi frustare dall'autorità religiosa del suo popolo e poi farsi calpestare dai confratelli, così come stabilisce la legge.

Baruch                      - Nessuno mai potrà impedirmi di pensare e di ragionare, ma non fraintendetemi, questo non deve essere preso come mero atto di ribellione. Il mio ragionare presuppone una purificazione delle passioni per rendere la mente più libera dagli affetti. Lo capite questo? Non vi accorgete di essere pieni fino all'orlo di odio nei miei confronti? Non capite di parlare sotto la spinta dell'ira, della superbia? Pulite lo specchio della vostra mente ed il mondo verrà specchiato senza distorsioni.

Calvino                     - Solo il fuoco può ormai purificarti, figlio delle tenebre! Vade retro! Che siano quattro i metri che ci separano! Abbraccia Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio

Rabbi A                    - Eresia! Dio mio, proteggimi da questi due eretici!

Episteme                  - Signori, non lasciamoci sfuggire questa rappresentazione dalle mani, per favore. Rimaniamo sul moderato. Un po' di rabbia, va bene, ma senza esagerare.

Baruch                      - Per tornare all'argomento religione, adesso vi svelerò il perché di tutta questa rabbia, sia da parte rabbinica, che da parte cristiana. Tutto nasce da una frase scritta nel Trattato teologico - politico, nel capitolo 14°, quello che parla della Fede, e cioè questa- "Separare la fede dalla filosofia … costituisce lo scopo principale di tutta l'opera" (cioè dello stesso trattato).

Re                             - No! Qui c'è qualcosa che non quadra. Da un lato voi pretendete di cercare Dio autonomamente e filosoficamente, d'altra parte asserite che la sola ragione non lo può mai trovare. E allora?

Baruch                      - Chiarirò tutto, maestà. Non è proprio la pura ragione che deve operare, ma l' Intuizione. Però di questo avremo modo di parlare. Stavo dicendo di quella frase. Essa ha scatenato la rabbia in chi voleva governare il popolo attraverso la religione. Questi signori non capivano come io, pur ammettendo che la Bibbia sia lettera di Dio inviata agli uomini, possa trovare in essa "errori, lacune, guasti, incoerenze".

Regina                      - Ed è quello che ci chiediamo tutti noi, Baruch.

Baruch                      - Maestà, (al pubblico) signori, basta leggere i profeti e gli apostoli per capire come Dio abbia scritto il suo patto direttamente nel cuore degli uomini. Basta leggere Deuteronomio 30, 6 - Geremia 31, 33, e le Lettere di Paolo. "Io temo che costoro si preoccupino troppo di essere santi e che convertano la religione in superstizione, anzi, che comincino ad adorare le apparenze e le immagini, cioè la carta e l'inchiostro al posto della parola di Dio".

Sidorf                       - Ma la lettera è importante!

Baruch                      - Sì, signore, ed il mio studio filologico delle scritture lo prova, ma ancora più importante è la sostanza. Qui stiamo precipitando verso settarismi portatori di odio e di guerra       - nessuno può avere l'esclusiva della verità. "Tutti i popoli hanno avuto profeti che hanno insegnato a praticare la virtù e a raggiungere la beatitudine". Ed è per questo che rispetto sia l'Antico che il Nuovo Testamento ed altre religioni. "Tutta la Legge consiste solo nell'amore verso il prossimo". (Rivolgendosi ai due preti) Io vi amo come me stesso, prete e rabbino, ma voi mi odiate- io ubbidisco alla legge divina che secondo voi avrei offeso, e voi, al contrario, odiandomi e disprezzandomi, non ubbidite ad Essa. "Chiunque ama il prossimo, - si legge in I Giovanni, 4, 7-8 - evidentemente è nato da Dio e conosce Dio, e chi non lo ama non lo conosce; infatti Dio è amore".

Episteme                  - Sì, Baruch, Dio è amore, e chi Lo cerca Lo ama. La ricerca della Verità è già mezza conoscenza della Verità. Ci fanno solo ridere quelle schiere di adoratori del nulla che, senza avere ricercato neanche per un solo minuto la Verita, Dio, in virtù della loro limitatissima ragione e supportati dalle idee di nichilisti per professione, hanno concluso che non c'è nessuna Verità. Come possiamo ignorare la storia dei mistici di ogni luogo e tempo? La storia di profeti e fondatori di Religione, la storia cioè di Illuminati, il cui Fuoco dello Spirito arde ancora oggi, sia pure sotto le ceneri di un clero universale quasi del tutto secolarizzato?

Baruch                      - Credere che il diritto divino sia un diritto per natura è un atto d'arroganza            - perché mai Dio avrebbe sottoscritto allora un contratto con gli uomini? Costoro, maestà, credono di possedere la verità per nascita, ma sono solo dei poveretti in cerca di potere temporale. Ma sappiate, signori, (si rivolge ai due preti) che nessuno mai potrà impossessarsi del mio diritto, della mia facoltà di ragionare liberamente, e di giudicare di qualunque cosa. Nessuno potrà mai costringermi a cedere questa mia libertà. Questo, signori, è un diritto irrinunciabile.

Buffone                    - Io, di tante chiacchiere non ne posso proprio più. Lady Episteme sa quanto io ami il tuo pensiero, Baruch, ma per amor di Dio- basta! Basta filosofia! E per zittirti, filosofoncino mio, uso le tue parole per affondare la lama della mia ragione sul tuo castelletto di parole. Dimmi, Barucchino, non hai mai trovato nulla di errato nella tua costruzione geometrica della verità?

Baruch                      - Fino ad oggi, no.

Buffone                    - E allora te lo scopro io il neo, il difettuccio, l'incrinatura, la macchiolina sul tuo tessuto teorico. Qualificando fantasiose e immaginative tutte le profezie e soprattutto le cose incomprensibili di esse, hai commesso un grossissimo errore, perché hai ritenuto in malafede milioni di mistici e di santi che in ogni religione hanno "vissuto" esperienze simili, ed hanno allo stesso tempo cercato di comunicarne i contenuti servendosi di allegorie, metafore, e spesso paradossi inaccettabili razionalmente.. No, Baruch, i mistici andavano studiati meglio, indagati più a fondo. Dicendo che hanno solo immaginato tutto, hai tentato di cancellare una metafisica che da sempre ha costituito il binario perpendicolare della fisica, l'armonia (metafisica) di una melodia (fisica). (Va dalla regina) Questo pasticciere di parolette va punito- è lui che va inumidato nella torre, non io buffone-filosofo correttore di filosofi. Lady Episteme, convenite?

Episteme                  - Convengo ometto, convengo e approvo la tua acuta analisi critica.

Re                             - Va bene tutto- la filosofia di Baruch, la preoccupazione di salvaguardare la tradizione da parte del rabbino, la paura del prete per come potrebbe diventare questa nostra società se la Scrittura dovesse essere messa da parte. Tutto mi sta bene, ma io sono un sovrano, e siccome si è parlato solo di religione, vorrei si approfondisse il punto di vista politico di Baruch, perché l'ultima parte del suo Trattato non l'ho ancora letta.

Episteme                  - E' bene che si sappia, maestà, che teologia e politica, in Baruch Spinoza, vanno di pari passo, ma forse è meglio che si lasci parlare il nostro filosofo, dopo aver detto solamente che secondo lui "è massimamente libero quello Stato le cui leggi sono fondate sulla retta ragione". (Fa cenno a Baruch di parlare)

Baruch                      - Poiché, maestà, "ciascuno crede di sapere da solo tutto… e giudica la cosa giusta o ingiusta nella misura in cui ritiene che vada a suo vantaggio o danno… bisogna disporre tutte le cose in modo che tutti preferiscano il diritto pubblico agli interessi privati, questa è l'impresa da realizzare". Devo dire, però, che i miei studi politici, maestà, li ho condotti seguendo passo passo la storia della Stato ebraico, concludendo che le cose andavano in un certo modo se a governare fosse lo stato, e in altro modo se a governare fosse la "chiesa". Per non tediare le maestà vostre, citerò una delle tante conclusioni a cui sono giunto    - sono dell'avviso che solo un giudice può giudicare o condannare un suddito, e non un ministro di Dio. Che si sappia solo questo     - finché fu il popolo ebraico a detenere il potere, ci fu una sola guerra civile.

Episteme                  - Vorrei lasciar riposare Baruch, per sintetizzare alcune cose del suo pensiero. Secondo il suo pensiero (indica Baruch), mia regina, è dannoso "tanto per la religione quanto per lo Stato, concedere ai ministri del culto il diritto di decretare o di trattare gli affari del governo. "Si regna in modo assai violento là dove sono considerate un crimine le opinioni che appartengono al diritto di ciascuno, diritto al quale nessuno può rinunciare".

Baruch                      - Forse, lady Episteme, potremmo riposare entrambi, se racchiudessimo tutto in questa frase- "Il fine dello Stato, dunque, è la libertà".

Re                             - Adesso Basta. Non abbiamo certo esaurito tutto il pensiero del nostro filosofo, ma ne sappiamo abbastanza. (Ai due preti e a Baruch) Voi potete andare. Siete stati bravi a recitare concetti. Più tardi vi ricompenserò. (Vanno) Principessa Frodis, principe Sidorf, spero siate soddisfatti della serata teatrale.

Sidorf                       - Molto soddisfatti, maestà. Questa corte è ricca in sapienza.

Frodis                       - Spero di potere ulteriormente approfondire gli studi di tale filosofo con la mia regina.

Regina                      - Scaveremo senz'altro più a fondo, magari con i preziosi suggerimenti di lady Episteme.

Episteme                  - Per me la filosofia è come l'aria, mia regina  - più me ne nutro, più respiro, più mi sento viva. La saggezza affina sempre più il palato mentale.

Buffone                    - Ed al palato-palato chi ci pensa, nessuno? Io, buffone di corte, lady Episteme, sono uomo naturale, ed al momento sento forti richiami dal palato boccale. Il mio stomaco insieme con gli intestini contorti canta strane canzoni. Se non mangio qualcosa sarò costretto a divorare qualche trattato filosofico, ma temo indigestioni. Che bisogno c'è, dico io, di tanto parlare, quanto c'è tanto, ma tanto da fare! (Episteme si dirige verso il buffone gli dà un bacio in fronte)

Episteme                  - Intanto mastica questa affettuosità, buffone d'un Buffone (il buffone barcolla, si tocca la guancia)

Buffone                    - Sono stato baciato dalla saggezza in persona. Comincio a volare, realino mio, mi appare tutto chiaro, limpido, semplice. Si approssimi (Episteme si avvicina un po') Si approssimi ancora di più, mia Sophia-Saggezza.

Episteme                  - Dimmi una sola cosa per cui dovrei farlo, e mi approssimerò.

Buffone                    - Se lady Episteme si approssima ancora di più, prometto di amare il prossimo mio più di me stesso. (Tutti ridono di cuore e applaudono il buffone).

FINE

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