IL RE, IL BUFFONE E IL FANTASMA DI GALILEO
Atto unico
Di NATALE MISSALE
PERSONAGGI
RE
REGINA
BENEDETTO
GALILEO
BUFFONE
INQUISITORE
CROCE
Commedia formattata da
La sala del regno in penombra. Il re legge un libro passeggiando. Il buffone gli cammina dietro tenendo lo stesso passo.
Re: - Dimmi, spiritoso ragazzo, tu credi alle ombre?
Buffone: - Certo, mia sovranit! L c' il sole, qua ci sono io, l c' la mia ombra. Io credo nelle ombre.
Re: - Non fare lo spiritoso e rispondi alla mia domanda.
Buffone: - Ma io devo essere spiritoso! Tu, mio coronato sire, una volta stavi per farmi saltare la testa per non essere riuscito a farti sorridere, e adesso mi imponi di essere serio? Ho risposto:- credo nelle ombre. Punto.
Re: - Ti ordino di essere serio, buffonetto della malora, se no davvero ti faccio solleticare il collo dal mio boia di fiducia. Ombre, fantasmi, capito?
Buffone - (toccandosi il collo) Ho gi risposto e ribadisco:- credo alle ombre e ai fantasmi, o mio tiranno. Ma perch, mia maest, pensi ai morti? Osserva la vita che ti circonda e ti ama.
Re: - un re deve osservare tutto, ometto buffo (va verso il trono. Si siede). Vieni, compagnuccio mio, qui, vicino a me, su questo scalino (gli mette una mano sulla testa). Io non credo ai fantasmi(viene interrotto dal buffone)
Buffone: - Nenach'io credo alle ombre fantasmiche, mio re, mio tutto e mio collo (toccandosi il collo).
Re: - Non essere sciocco, buffone, e ascolta. Io non credo ai fantasmi:- ho la certezza della loro esistenza.
Buffone: - Non devi, mio scettrico sovrano, non devi commerciare con gli spiriti, pericoloso.
Re: - Ma non commercio con nessuno, folletto. La mia certezza deriva da una sensata esperienza. Poco fa, mentre leggevo questo libro, ho cominciato a sentire una voce distintamente dirmi all'orecchio:- "oggi cade l'anniversario, maest, e gli astri occupano lo stesso identico posto di quell'anno triste e doloroso". (Viene interrotto da Buffone)
Buffone: - (Si alza e corre verso la porta-quinta) Vado a chiamare i medici di corte (torna indietro di corsa) Oh mio Dio, il mio re sta male (gli tocca la fronte).
Re: - Se non la smetti di saltare qua e l come un grillo
Buffone: - (Interrompendolo) s, lo so:- il tuo boia di fiducia mi solleticher il collo.
Re: - (Quasi gridando) Ed quello che accadr, se non ti fermi immediatamente (il buffone si stoppa e rimane immobile). Oh, ecco, bravo, qui. (Buffone torna a sedersi piano piano). Dicevo questa voce, dopo, aggiungeva:- "date ordine al vostro astronomo di corte di accendere un cero alla memoria del grande astronomo costretto all' ingiusta abiura".
Buffone: - Le voci le sentono i malati di mente, sire, tu non puoi
Re: - Non posso cosa, nanetto? Guardami, osservami bene e dimmi:- ti sembro uno squinternato?
Buffone: - (Pi tranquillo) A dire il vero, no, mio reuccio. La tua figura, il tuo spirito radioso, come sempre. Tu non sei matto, sei a posto di cervello, re caro.
Re: - Grazie, folletto, grazie di cuore. Adesso per ti alzi, e di corsa vai a chiamarmi l'astronomo di corte, e prega anche la tua regina di raggiungermi:- ho voglia della sua gentile presenza. Va, presto.
Buffone: - Volo, tirannuccio mio. Fra poco avrai qui, ai tuoi piedi, l'astronomo di corte, ed al tuo fianco la tua regale consorte. (Esce)
Re: - (mentre sfoglia il libro sente la voce. Si alza) Di chi sei tu figlia, voce di vecchio? Perch rivolgi a me la tua supplica? Mostrati ombra, affinch io possa conoscere il parlatore?
Galileo: - (voce) Perch io mi mostri, occorre che tu, mio sovrano, pronunci tre volte di seguito il mio nome.
Re: - Dimmi il nome tuo, vecchio venerando, ed io ti invocher per tre volte, come tu vuoi.
Galileo: - Il mio nome Galileo Galilei, maest.
Re : - Mostrati GalileoGalileoGalileo! (ripete il nome in crescendo. Musica, entra il vecchio Galileo e si dirige a passi lenti e con busto eretto verso il re, che si toglie la corona e pone lo scettro ai piedi del trono). La mia corona ed il mio scettro, davanti al tuo ingegno, grandissimo vecchio, devono metter da parte la loro boria. Se i miei obblighi di sovrano non me lo impedissero, ben volentieri mi inchinerei alla tua sapienza. Siedi qui, su questo seggio regale, ti prego (scansa la corona); ecco, scanso l'impiccio.
Galileo: - La bont di vostra maest mi confonde. Non sono degno di tante premure, sire, e credetemi, la vostra regalit risplende anche senza orpelli: - la grandezza di un uomo risiede nella sua anima.
Re: - Ti prego buon vecchio di scusarmi un attimo, dico alla guardia di far portare subito una comoda sedia. (Va verso la quinta) Guardia, che si porti una comoda sedia! (Va verso il trono e si siede. Intanto portano una sedia). Ti prego di sedere, buon vecchio. Sai, la tua voce, appena l'ho sentita mi ha suscitato pi che paura o confusione mentale, una sorta di compassione. Nelle tue parole avvertivo un dolore profondo che mi rendeva triste. La tua un'anima buona, Galileo, ed io l'ho ascoltata con amore. Ma adesso che so a chi essa appartiene, l'ascolter con stima e ammirazione.
Galileo: - Vostra maest mi fa troppo onore, le vostre parole (viene interrotto dall'ingresso dell'astronomo di corte, della regina e del buffone. L'astronomo di corte Benedetto Castelli, un monaco benedettino che fu discepolo e collaboratore di Galileo. Appena vede il suo maestro gli corre incontro, si inginocchia ai suoi piedi e gli bacia le vesti)
Benedetto: - Oh maestro, mai avrei pensato di incontrarvi ancora. Se da vivo per me eravate un sole splendente, da morto siete diventato un'immensa nebulosa, un'ammasso di miliardi di soli.
Galileo: - Il tuo affetto per me rimasto intatto, figliolo. Ma fatti da parte, e lascia che io mi inchini alla graziosa regina (sta per far un inchino alla regina, ma lei lo tira su per un braccio)
Regina: - Sono io che dovrei inchinarmi alla vostra testa canuta ed alla vostra intelligenza, venerabile vecchio. Voi siete per me un maestro. Io amo l'astronomia, e attraverso padre Benedetto Castelli vi ho avuto per docente. Ogni esplorazione del cielo stellato procedeva dietro la spinta dell'entusiasmo vostro e delle vostre conoscenze. Grazie, vecchio, grazie di cuore.
Galileo: - Le vostre maest mi commuovono, e se non mi siedo
Benedetto: - (Sorreggendolo) Col permesso del re (che fa cenno di s) vi aiuto io, maestro Galilei. Ecco, cos.
Buffone: - Avete assoldato un nuovo buffone, vedo. Non mi posso allontanare un attimo, che cercate di liberarvi di me. (A Galileo) Buon vecchio, la farsa finita, il buffone del re, quello vero ed agile (fa un saltello) riprende il posto suo (sta per sollevarlo perun braccio) vieni ti accompagno fra la servit, mangerai un boccone, berrai un po' di vino regale, e poi
Re: - Se non la smetti
Buffone: - (Toccandosi il collo) Il buffone la smette subito. Siedi buon vecchio, stai comodo qui.
Galileo: - Non ti preoccupare buffone di corte, mi tratterr un poco e poi andr via. Non temere, dunque, devo solo comunicare il mio vero pensiero a queste eccellenti maest. Sono solo un vuoto guscio, un fantasma d'uomo, ma per tutto il tempo in cui la mia voce avr la forza di farsi sentire, se invitato, mi presenter sotto cotali spoglie fumose ma reali.
Regina: - Ma io ti vedo maestro, tu sei una sensata esperienza, per cui sei vivo, vero, sempre grande.
Galileo: - La stima che la regina nutre nei miei confronti mi riscalda, e per un momento mi allevia il dolore di quella doppia ferita che mai potr sanarsi.
Re: - Di quali ferite parli, grande vecchio?
Galileo: - Parlo della morte della mia adorata figlia Virginia, la mia cara suor Maria Celeste morta nell'Aprile del 1634, trentaquattrenne, e della mia abiura dell'anno prima.
Re: - E', dunque, per questo che la tua voce mi parlava con insistenza all'orecchio?
Regina: - Se possiamo fare qualcosa per te, dillo, vecchio pensatore.
Galileo: - No, mia regina, non chiedo nulla. (al re) Non sono qui per riparlare di tali ferite. Forse ne dovr far cenno indirettamente. Quello di cui intendo parlare una spina nel fianco che mi ha accompagnato sia negli ultimi sventurati anni della mia vita terrena, sia per tutti gli anni di questa mia vita metafisica.
Buffone: - Quanti giri di parole, quanti ricami, quante formule di matematica! Non puoi andare al nocciolo del problema? Non vedi come ogni marmo di questa sala del trono reclama brevit? (Il re minaccia il buffone con l'indice teso) S, lo so, lo so: - ceppo, scure, boia di fiducia, collo, cesta, sangue (il buffone accompagna ogni parola con gesti che, in crescendo, sfociano nel terrore).
Re: - Ti prego di continuare, acuto osservatore della Natura. Parlaci, dunque di questa spina nel fianco. Tuttavia non trascurare di darci anche qualche particolare delle tue sempre aperte ferite, nonostante la storia ci abbia oramai detto tutto o quasi di esse.
Galileo: - Orbene, Da queste due mie sanguinanti ferite nato quello che io ho sempre chiamato il grande equivoco. La vis polemica, l'insistenza, la volont con cui ho difeso le mie certe dimostrazioni e le mie sensate esperienze, la quantit di lettere che ho scritto, sia ad ecclesiastici, sia ad uomini di scienza, per cercare di convincerli che in nessun modo le mie conclusioni scientifiche potevano scalfire le verit racchiuse nelle sacre scritture - ebbene, tutto questo ha fatto nascere la convinzione, presso i miei sostenitori, che io, in quanto uomo di scienza, non potessi nello stesso tempo essere uomo di fede.
Buffone: - Io ho letto le tue lettere cosiddette eretiche, ed il sospetto che tu, Galileo Galilei, cercassi di far passare per mere fantasie interi brani biblici, non ti nascondo che mi nato. Anche se
Re: - Senti, nanetto, o stai zitto o ti sbatto fuori da questa sala e ti priver della compagnia di questo grande della storia.
Buffone: - Ma io sono un suo (indica Galileo) discepolo, non puoi farmi questo! Se non la smetti di minacciarmi continuamente chiamer le guardie e ti far allontanare da questo trono per un mese! (Galileo ride garbatamente)
Galileo: - Non privarti e non privarmi di questa allegra compagnia, saggio re. Che il buffone partecipi al nostro dialogo, intervenendo se ha da dire qualcosa.
Re: - E cos sia, buon matematico. Stavi parlando di fede e di scienza, se non sbaglio.
Galileo: - Dell'oscurantismo clericale di quei tristi tempi hanno parlato gli storici di ogni luogo, mie graziose maest e mio caro folletto. Ma spesso stato taciuto che fra i miei amici ed estimatori parecchi erano uomini di chiesa per nulla oscurantisti. A tal proposito mi preme ricordare che dei dieci ecclesiastici che costituivano la corte, tre non sottoscrissero il verdetto. Essi erano, mi preme ricordarlo, Gasparo Borgia, Laudivio Zacchia e Francesco Barberini. E poi, non forse un uomo di chiesa questo mio discepolo vostro astronomo di corte, questo nostro Benedetto Castelli benedettino?
Benedetto: - Col permesso di vostra maest (il re lo invita a continuare) Ho imparato anche questo da voi, maestro carissimo: - armonizzare scienza e fede. Per me eravate un filosofo a 360, perch nei vostri libri e nelle vostre lettere appassionate ho trovato spunti di riflessione religiosa non indifferenti.
Buffone: - Ma Benedetto figliolo, taci infine! Se tu continui a ciarlare costringerai ancora al silenzio il nostro scopritore di mondi e di leggi. Reuccino mio, fammi zittire questo chierichetto per pochi minuti:- non posso pi sopportare che da morta questa canizie taccia ancora per colpa di chiesa-astronoma.
Galileo: - Grazie, buffoncino, grazie, ma dimmi, cosa ti spinge a tanto amore verso la mia umilissima persona?
Buffone: - Ho studiato le vostre opere, maestro, e le apprezzo, perch esse hanno cambiato la storia, hanno dato vita a quel metodo sperimentale che ancora oggi rappresenta i binari della scienza. Vedi vecchio, io amo soprattutto il tuo cervello, la tua mente, le tue intuizioni, le tue osservazioni, i tuoi metodi matematici. Ma lo sai che le leggi universali tue e di Newton ancora oggi, entro certi limiti sono valide, e che senza di esse il sig. Einstein non avrebbe potuto innestare le sue convinzioni? Certo, quando i tuoi ragionamenti conducono a calcoli difficili, comprendo poco, ma il tuo modo di esporre talmente semplice e chiaro che, nonostante questo, capisco tutto.
Galileo: - Il mio modo semplice di scrivere ha un motivo serio, buffone. (Al re) Maest, per tutta la vita ho cercato di dare la risonanza massima alle mie opere. Molte di esse l'ho scritte in vulgare, perch volevo che ogni persona potesse leggerle. Ma ci non mi impediva di accendere fra le righe di esse ardenti polemiche contro tutti quei boriosi studiosi che spesso criticavano l'opera mia senza averla nemmeno letta. Ed anche qui, molti si sono sbagliati sul mio carattere.
Regina: - In che senso si sono sbagliati, vecchio inventore?
Galileo: - Poich mi mostravo remissivo e umile verso gli uomini di chiesa, e soprattutto gli inquisitori, molti hanno creduto che questa umilt facesse parte del mio carattere di uomo di scienza. Non affatto cos. Coloro che hanno detto che il mio Saggiatore "la pi bell'opera polemica che abbia avuto l'Italia" e che "uno stupendo capolavoro di letteratura polemica", hanno visto giusto. Ero furibondo con tutti coloro che mi attaccavano per mera invidia, che mi rubavano la paternit di certe scoperte accusando se stessi del furto nei macroscopici errori delle loro opere, che mi giudicavano senza avere compreso le mie opere o addirittura senza averle lette. Maest, quando ero certo di una mia scoperta o invenzione, forte dell'esperienza, attaccavo a testa bassa chiunque la contestasse senza addurre motivazioni scientifiche. Solo davanti ai roghi dell'inquisizione diventavo umile.
Benedetto: - E come non comprendervi, maestro. Avete proprio ragione quando dite di essere spesso stato attaccato per invidia: - io ho potuto verificare tante volte che i vostri avversari erano mossi da tale vizio. Ma la chiesa
Buffone: - (Declamando) Ma la chiesa, mia regina e mio re, la chiesa, ragazzi miei, da certe scoperte vedeva minacciata l'autorit delle sacre scritture e doveva difendersi. Si lo sappiamo, Benedetto benedettino, lo sappiamo: - due verit non possono coesistere, ma (viene interrotto dal re, che con l'indice lo minaccia ancora una volta)
Re: - Ti volevo fare una domanda, vecchio.
Galileo: - Ed io sono pronto a rispondere, maest.
Re: - Non ho mai capito se tu ritenevi te stesso filosofo. Sei tu un filosofo?
Galileo: - Vostra maest ha toccato un tasto pericoloso. Se affronto questo argomento, questa sala, miei sovrani, rischia di affollarsi, perch tutte le volte che io affermo, come sto per fare: - s, sono un filosofo, succede questo (dalle quinte arrivano due voci disputanti: - " un filosofo, come il Bruno e il Campanella"; "no, non un filosofo, solo un uomo di scienza".
Re: - Fate entrare questi due, e che tacciano immediatamente! (Entrano Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Si inchinano ai sovrani) Chi siete? Come osate disturbare i colloqui del re, perch siete qui?
Galileo: - Col permesso di vostra maest, posso spiegare io la loro presenza. Questi due signori sono due filosofi, o mio re. Uno Giovanni Gentile e l'altro Benedetto Croce. Come stavo dicendo, ogni volta che affermo di essere un filosofo, entrano in ballo loro. Uno, il Croce, afferma che io sono un filosofo, l'altro, il Gentile, afferma il contrario. Sono figure evanescenti, mia regina, sono della mia stessa natura. Diciamo che oramai fanno parte del mio bagaglio storico, ecco.
Buffone: - Ma qui nessuno si seduto attorno al tavolino per evocare spiriti! Che siano filosofi o duchi, conti, baroni, poco importa. Qui non vogliamo spettri. Il Galileo ammesso, ma che l'intera Ade si precipiti qui (si blocca) Un momento, non che fra poco, quando cominceremo a parlare di inquisizione, ci troveremo davanti il santo uffizio al completo, vero? La storia non pu essere riproposta, noi non crediamo all'eterno ritorno dell'uguale: - la stessa acqua del fiume non pu bagnarci due volte, essa scorre, muta continuamente. (A Croce e Gentile) Via, via signori, qui non siete graditi!
Re: - Non date retta al mio spiritoso folletto, miei cari filosofi, e accomodatevi. Vogliamo sentire le vostre opinioni. Perch litigate su Galileo filosofo?
Croce: - Sappiate, maest, che il nostro non affatto un litigio. Noi due, io e Giovanni, siamo sempre stati amici, e dall'altra parte del mondo, in quel meraviglioso luogo da cui veniamo, non facciamo altro che confrontare i nostri pensieri e le nostrre intuizioni filosofiche.
Regina: - E lei, signore?
Gentile: - Come ha detto Benedetto (a Benedetto benedettino), s abbiamo un altro Benedetto, amico mio. Come ha appena detto il mio amico Croce, il nostro un litigio procurato. Maest, sono stati i politici a ideare le nostre divergenze. Filosoficamente, i contrasti ci sono, e parecchi, ma il rispetto che io ho per lui, e che lui ha per me, sono inossidabili.
Croce: - Se andate a scavare nelle nostre corpose opere, vi capiter di trovare tutto e il contrario di tutto. Porto un esempio. Di me si sempre detto che sono ateo, ed vero, ma sentite cosa ho scritto in un mio breve saggio dal titolo "perch non possiamo non dirci cristiani":- Il cristianesimo stato la pi grande rivoluzione che l'umanit abbia mai compiuta; cos grande, cos comprensiva e profonda, cos feconda di conseguenze, cos inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non maraviglia che sia apparso o possa ancora apparire, un miracolo, una rivelazione dall'alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo Noi, nella vita morale e nel pensiero, ci sentiamo direttamente figli del cristianesimo".
Gentile: - Maest, a me non piace citare i pensieri altrui, soprattutto i suoi, ma sono costretto a farlo. Visto che siamo qui per disputare sui pensieri di questo grande vecchio (fa un inchino a Galileo), veniamo al sodo. Il mio Croce - forse dovrei dire la mia Croce - pur considerando filosofo questo immenso cervello, questa mente potente, sentite cosa scrive in un altro saggio dal titolo La disgregazione dell'atomo e la vita dell'uomo:- "Le scoperte della scienza non sono luci di verit, della sola verit che quella che rischiara e fortifica, quella che giova all'anima, e che non gli scienziati inventori apportano, ma solo i geni religiosi, filosofici e poetici, che si chiamino Ges di Nazareth o Socrate, Omero o Shakespeare. Essi soli ci creano interiormente uomini".
Buffone: - Ma qui a che gioco giochiamo? Io ho letto le opere di questo grande vecchio. Della vostra filosofia, non mi importa un fico secco stagionato. Reginetta mia, reuccino caro, dite che come me preferite conversare pi con l'intelligenza pratica e teorica del nostro Galileo, piuttosto che con le chiacchiere di questi due filosofastri. Le loro parole non fanno che rincorrersi. Benedetto benedettino, dimmi che anche tu la pensi come il santo buffone di corte. Via, via questa filosofia! A me voi non la fate, io conosco pure le vostre opere, e pur apprezzzando di pi quella di Giovannino, devo dire francamente che il vostro pensiero non affatto originale: - senza Hegel, voi due sareste una gentil-crocettina.
Galileo: - Col permesso delle maest vostre (al buffone). Quello che dici vero, folletto, ma esso vale per ogni scienza, arte, poesia, ecc. E' tutto un continuo innesto sulla pianta precedente: - il pensiero umano da considerarsi uno, perch con molte probabilit, ad essere una proprio la mente. Quanto al mio pensiero, vi prego, miei cari filosofi, di riflettere su ci: - "La mia scienza del moto matematica purissima". Ebbene, cosa pensate sia la pura matematica? E' Filosofia? Fantasia? O cosa?
Croce : - La scienza "un sapere pratico operativo" che non pu avere valore conoscitivo. L'approccio del filosofo deve essere teorico e non sperimentale e laboratoriale.
Gentile: - La scienza ha valore conoscitivo. Essa deve avere due gambe: - la teoria e la sperimentazione. Diglielo, diglielo tu, buon vecchio che, "chi pensa di dover scoprire a caso, senza basi teoriche, non va da nessuna parte". La scienza non pu essere ridotta ad un saper fare.
Croce: - Tutte le scoperte scientifiche non sono verit assolute, mio grande scopritore di cielo, ma ipotesi verosimili.
Galileo: - Devo essere sincero, maest e signori, questo l'ho capito dopo morto. In vita pensavo di trovarmi davanti a verit assolute. Quando ho saputo di Einstein e di come le sue intuizioni abbiano ridimensionato le mie verit assolute, ho capito.
Gentile: - "I matematici chiacchierano di filosofia", non si pu mischiare coscienza umana e reazioni chimiche, io penso che (viene interrotto da Galileo)
Galileo: - Scusate l'interruzione, ma prego lor signori di dirmi cosa ne pensano se dico che per me ogni numero una stella, e che una formula matematica una galassia di stelle?
Re: - Voi, astronomo di corte, che pensate di tutto quello che si detto?
Benedetto: - Sul mio maestro posso solo dire quanto espresso egregiamente dal mio confratello Tarcisio Bertone: - Galileo stato chiamato a ragione divin uomo perch ha saputo leggere e studiare la scienza attraverso gli occhi della fede. Questi due filosofi, maest, devono recitare non solo un litigio che bacati cervelli politici hanno loro imposto. Essi sono costretti anche a dichiararsi atei: - lo impone la loro "boriosa" categoria. Dico "boriosa" non per offendere, ma con simpatia. Fino a che la filosofia nega che la mistica possa esplorare territori ad essa sconosciuti, il nichilismo sar inevitabile. Il Mistico
Buffone: - Continuo io, Benedetto benedettino: - il mistico molto simile allo scienziato, perch anche lui ha certe esperienze sensate, ma il senso attraverso cui l'esperienza viene colta sottile, borderline, per dirlo con parola moderna. Quando la filosofia, umilmente esplorer i territori della mistica, forse (viene interrotto dal re)
Re: - Ed il nostro Galileo, cosa pensa di tutto questo?
Galileo: - Vostra maest vuole farmi ripetere quanto a suo tempo dissi a uomini di chiesa, scienziati, e regnanti, ad amici e a nemici, e cio che Dio manifesta la sua grandezza e la sua verit in due modi:- attraverso la Natura ed attraverso i sacri testi. Io, oltre che studioso, mia regina, sono un uomo di profonda fede, e dico che ognuno deve occuparsi delle cose cui preposto:- l'ecclesiastico dell'interpretazione delle sacre scritture, e lo scienziato dello studio delle leggi della Natura. Desidero che finalmente si sappia la verit, mie regali presenze. Ebbene, in tutte quelle mie opere e quelle mie lettere che sono state usate contro di me per l'accusa di eresia, vi si pu trovare molto pi zelo nei confronti della Sanrta Chiesa e delle Sacre Lettere che in quei miei persecutori. Io credo in Dio, sono uomo di profonda fede. (A Benedetto) Benedetto, la stanchezza comincia a farsi sentire, oggi stata una giornata movimentata per me. Vorresti ricordare a queste luminose maest quanto scrivevo a Monsignor Pietro Dini in Roma nella seconda lettera del 1615?
Benedetto: - (Tira fuori dalla tasca un libro) Queste, maest, sono state raccolte come lettere eretiche, ma vorrei si vedesse come trasudano di vera fede, piuttosto che di eresia. Il mio venerato maestro qui presente, oltre che di scienza, scriveva in questa lettera di brani della Scrittura Sacra, e con metodo interpretativo - che ha sicuramente stimolato il cervelletto al dott. Freud, che tutti conosciamo come interprete dei sogni - si avventurava in ardite interpretazioni, che poneva sotto la tutela delle stesse Sacre Scritture. Vi legger qualche brano, che la mia regina conosce bene. Una mia amica, Angela Cerinotti, l'ha "tradotta" dal volgare, per meglio farla scorrere: - "A me sembra che nella natura si ritrovi una sostanza del tutto spirituale, leggerissima e velocissima la quale, diffondendosi per l'universo, penetra in tutto senza trovare ostacolo, riscalda, vivifica e rende feconde tutte le creature viventi. Mi pare altres che il corpo del Sole dia sensibilmente prova di essere il principale ricettacolo di questa sostanza spirituale Si pu ragionevolmente ritenere che si tratti di qualcosa di pi che di luce, perch penetra e si diffonde in tutti i corpi, anche i pi densi, rispetto a molti dei quali la luce non in grado di fare altrettanto ci mi pare sia evidente nelle Sacre Scritture, in cui leggiamo di uno spirito con la sua virt calorifica e feconda, prima della creazione del Sole, 'che riscaldava le acque o si stendeva sopra le acque' Parimenti leggiamo della creazione della luce il primo giorno, mentre il corpo solare viene creato nel quarto. Da ci possiamo verosimilmente affermare che questo spirito fecondante e questa luce diffusa per tutto il mondo sarebbero concorsi a unirsi e fortificarsi nel corpo solare Mi sembrerebbe che il Sole, nel famoso passo del Salmo 18 'Il Signore pose nel sole il suo Tabernacolo', debba intendersi come la sede pi nobile di tutto il mondo sensibile". (Non legge pi) E da qui in poi interpreter in maniera esemplare tutti i passi citati.
Galileo: - Tutto questo, maest, per far capire come, a sostegno della teoria Kopernicana da me compiutamente sposata e dimostrata, moltissimi passi della Sacra Scrittura muovevono a sostegno. E invece, no! I miei nemici, mossi solo da invidia - non saprei spiegarmi altrimenti i settant'anni di silenzio sulla teoria di Kopernico, che mai fu accusato di eresia - continuavano a sostenere che Giosu ferm per un intero giorno il sole ecc. Ho cercato di far capire che certi passi biblici sono stati scritti a beneficio della comprensione dei pi ignoranti e che non vanno, pertanto, presi alla lettera. E siccome anche queste mie ardite interpretazioni potevano costarmi l'accusa di eresia, a mio favore citai al buon Monsignore quel passo della Scrittura che dice:- "Le parole del Signore sono vere e rendono savi gli sprovveduti". Maest, dovetti sigillare quella lettera alla presenza di ben quattro testimoni - Buonarroti, Guiducci, Soldani e Guraldi - perch l'inquisizione incombeva.
Croce: - E' davvero triste per me dover ascoltare simili cose.
Gentile: - Ed altrettanto per me, buon vecchio. Non sopporto proprio le prepotenze, e con licenza di vostra maest, se il mio collega daccordo
Croce: - Col permesso vostro, mio re e mia regina, vorremmo ritirarci.
Re: - Buffone, accompagna questi signori (i due si inchinano e vanno accompagnati dal buffone). Dimmi, buon vecchio, cosa pensi di questi due filosofi?
Galileo: - Sono molto stanco per pensare, maest. Sono due buoni cervelli, non v' dubbio, ma quanto alla loro e alla mia filosofia, posso ripetere quanto dissi a suo tempo al sig. Lotario Sarsi Sigensano per mezzo del mio Il Saggiatore:- "Sig. Sarsi, infinita la turba de gli sciocchi, cio di quelli che non sanno nulla; assai son quelli che sanno pochissimo di filosofia; pochi son quelli che ne sanno qualche piccola cosetta; pochissimi quelli che ne sanno qualche particella; un solo Dio quello che la sa tutta". N, maest, il numero di seguaci di una persona pu garantire della bont delle sue idee. "Il giudicare dunque dall'opinioni d'alcuno in materia di filosofia dal numero de i seguaci, lo tengo poco sicuro". Ma d'altra parte, non giudico certo perfette le dottrine di tutti coloro che hanno pochi seguaci. Io volevo solo che, attraverso le mie scoperte scientifiche, la religione potesse guadagnarci, mia regina e mio re, ma hanno voluto vedere in me un nemico della chiesa: - cosa non vera. Io sono uomo di fede. La mia vita, le mie opere, tutti i miei scritti lo confermano. Ma ho dovuto sopportare tutto questo (Entrano il buffone ed un corteo di inquisitori. Il primo porta in alto una croce di legno. Parler uno solo). Solo Dio pu rendere i cervelli umani atti a distinguere il vero dal falso.
Inquisitore: - (srotonando una pergamena e leggendo) Roma, 22 Giugno 1633 - "Noi Cardinali di Santa Romana Chiesa per la misericordia di Dio, inquisitori generali deputati dalla Santa Sede Apostolica contro il veleno dell'eresiaPoich tu, Galileo, fu Vncenzo Galilei, fosti denunziato come colui che riteneva vera la falsa dottrina, insegnata da alcuni, secondo la quale il Sole al centro del mondo e immobile e la terra compie anche un moto diurno, Bl bl, bl bl, bl bl, poich la suddetta teoria contraria alla Sacra Scrittura diciamo, pronunciamo, sentenziamo e dichiariamo, che tu, nominato Galileo, ti sei attirato il sospetto di essere veramente eretico. Tuttavia bl bl, tu potrai essere assolto, purch con cuore sincero e autentica fede, in nostra presenza abiuri, maledica e respinga i suddetti errori ed eresie, nel modo e nella forma che ti saranno da noi prescritti. Bl bl bl ordiniamo che con pubblico editto sia proibito il libro dei Dialoghi di Galileo Galilei Cos pronunciamo noi sottoscritti Cardinali bl bl bl.
Galileo: - "Io Galileo, fiorentino di anni 70 con cuore sincero e autentica fede abiuro maledico e detesto i suddetti errori ed eresie. Bl bl bl bl. Roma, Convento di Santa Maria sopra Minerva , oggi, 22 Giugno 1633" (escono i cardinali. Appena usciti Galileo continua il dialogo con re e regina) Questo, maest, quello che un uomo di vera fede ha dovuto subire. Ecco cosa mi fa pi male: - non che lo scienziato abbia dovuto abiurare, ma che sia stato costretto all'abiura un pio uomo di Dio, mia regina.
Buffone: - Protesto! Protesto con tutte le mie forze, anzi di pi! Protesto con (viene interrotto dal re)
Re: - Abbiamo capito buffoncino:- tu, protesti. Ma pure noi protestiamo, e non contro la Chiesa, ma contro cervelli ottusi che dall'interno di essa hanno fatto ingiustizia. Ti vedo provato Galileo. Vuoi ancora regalarci preziosi momenti di tua compagnia?
Galileo: - No, Maest, sono stanco e addolorato, devo solo tornare al mio luogo di riposo. Lasciate che questo simpatico spiritoso buffone mi accompagni oltre le quinte di questa buffonesca esistenza. Da l posso continuare ad esaltare la Grandezza di Dio attraverso lo studio delle Sue leggi di Natura.
Benedetto: - Mia regina e mio re, lasciate che accompagni fino alla soglia questo sant'uomo, vi prego.
Re: - E cos sia, astronomo di corte.
Regina: - Addio, maestro, e che la Luce vi illumini sempre. (I tre escono).
Re: - (Al buffone, prima che sparisca dietro le quinte) Buffonello! Vai dal cerimoniere, di corsa, e digli che per questa sera venga allestito lo spettacolo teatrale di Bertolt Brecht Vita di Galileo, e se il buon vecchio ancora fra noi, gli venga preparata una comoda poltrona da mettere accanto ai nostri seggi regali. Va, corri! E adesso, mia regina, andiamo un p a riposare (Le porge il braccio ed escono).
FINE
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