Il re si diverte

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IL RE SI DIVERTE

IL RE SI DIVERTE

di

Victor Hugo

PERSONAGGI

FRANCESCO I

TRIBOULET

BIANCA

IL SIGNOR DI SAINT-VALLIER

SALTABADIL

MAGUELONNE

CLÉMENT MAROT

IL SIGNOR DI PIENNE

IL SIGNOR DI GORDES

IL SIGNOR DI PARDAILLAN

IL SIGNOR DI BRION

IL SIGNOR DI MONTCHENU

IL SIGNOR DI MONTMORENCY

IL SIGNOR DI COSSÉ

IL SIGNOR DI LA TOUR-LANDRY

IL SIGNOR DI VIC

LA SIGNORA DI COSSÉ

BERARDA

Un Gentiluomo della regina

Un Valletto del re

Il Chirurgo

Signori, Paggi, Popolo.

Parigi, 152...

ATTO PRIMO

IL SIGNOR DI SAINT-VALLIER

Una festa notturna al Louvre. Magnifiche sale piene di uomini e donne sontuosamente vestiti. Fiaccole, musica, danze, risate. I valletti portano in giro piatti d'oro e vasellame di smalto, gruppi di dame e gentiluomini vanno avanti e indietro. La festa sta per finire, l'alba spunta dietro le vetrate. Regna ovunque una libertà sfrenata: la festa ha degenerato, sembra quasi un'orgia. Nell'architettura, nei mobili, negli abiti il gusto del Rinascimento.

Scena prima

Il re, come è stato raffigurato da Tiziano, il signor di La Tour-Landry.

IL RE

Conte, voglio condurre in porto questa avventura: è vero, è solo una fanciulla borghese, di origini modeste. Ma è affascinante!

LA TOUR-LANDRY

La vedete in chiesa, la domenica?

IL RE

A Saint-Germain-des-Prés. Ci vado tutte le domeniche.

LA TOUR-LANDRY

Da quando è cominciata? Da due mesi?

IL RE

Sì.

LA TOUR-LANDRY

Dove abita la bella creatura?

IL RE

Nel vicoletto di Bussy.

LA TOUR-LANDRY

Vicino al palazzo di Cossé?

IL RE (con un cenno affermativo)

Proprio là, dove s'innalza quel muro altissimo.

LA TOUR-LANDRY

Ah! Capisco. E voi la seguite, sire?

IL RE

Una vecchia spaventosa non l'abbandona neanche per un attimo. Le tappa gli occhi, gli orecchi, la bocca.

LA TOUR-LANDRY

Davvero?

IL RE

Ma la cosa più strana è che, la sera, entra in casa un uomo dall'aria misteriosa, avvolto in un mantello scuro e protetto dalle tenebre notturne, per confondersi e svanire nell'ombra.

LA TOUR-LANDRY

Seguite il suo esempio!

IL RE

Come avete detto? La casa è chiusa, sbarrata, nessuno vi può accedere.

LA TOUR-LANDRY

Ma quando Vostra Maestà la segue per strada, la fanciulla dà segno di vita?

IL RE

Da certi sguardi, e non credo di sbagliarmi, mi sembra di non averle ispirato un orrore invincibile.

LA TOUR-LANDRY

Sa che il re l'ama?

IL RE (con un cenno negativo)

Mi nascondo sotto una pesante livrea e sono sempre avvolto in un mantello grigio.

LA TOUR-LANDRY (ridendo)

È probabile che l'oggetto del vostro purissimo amore sia una stolida contadina, amante di un curato!

Entrano numerosi gentiluomini, Triboulet è con loro.

IL RE (al signor di La Tour-Landry)

Zitto! Viene qualcuno. In amore, se si vuol riuscire, bisogna saper tacere. (Rivolgendosi a Triboulet che si è avvicinato alla fine del loro colloquio e ha sentito le ultime parole) Non è vero?

TRIBOULET

Il mistero è l'unico involucro che preserva la fragilità di un intrigo amoroso!

Scena seconda

Il re, Triboulet, il signor di Gordes. Altri gentiluomini sontuosamente vestiti. Triboulet indossa il costume da buffone come l'ha dipinto Boniface. Il re guarda un gruppo di donne che passa.

LA TOUR-LANDRY

La signora di Vendosme è divina!

GORDES

Ma le signore d'Albe e di Montchevreuil sono splendide!

IL RE

La signora di Cossé è molto più bella di loro.

GORDES

La signora di Cossé! Sire, parlate sottovoce. (Indicando il signor di Cossé che attraversa la scena sul fondo. È un uomo enorme, di bassa statura, che Brantôme ha definito "uno dei quattro gentiluomini più grassi di Francia") Il marito vi ascolta.

IL RE

Eh! Mio caro Simiane, che me ne importa!

GORDES

Lo riferirà alla signora Diana.

IL RE

Che importa! (Va in fondo alla scena e s'intrattiene con altre donne che passano)

TRIBOULET (al signor di Gordes)

Farà andare in collera Diana di Poitiers. Ormai non le rivolge la parola da otto giorni.

GORDES

Se le ordinasse di tornare dal marito?

TRIBOULET

Spero di no

GORDES

Ormai ha pagato la grazia di suo padre. Lei e Sua Maestà adesso sono pari.

TRIBOULET

A proposito del signor di Saint-Vallier, che idea è mai venuta a quel vecchio pazzo di infilare Diana, sua figlia, quella bellezza diafana, incomparabile, quell'angelo che il cielo ha graziosamente concesso alla terra, nel letto nuziale di un siniscalco gobbo!

GORDES

È fuori di sé. Ero accanto a lui, sul patibolo, quando è stato graziato. Un vecchio severo, dallo sguardo livido. Gli ero più vicino di quanto, ora, tu stia addosso a me. Non disse neanche una parola. Solo "Dio salvi il re!". Adesso ha perso completamente la ragione.

IL RE (passando con la signora di Cossé)

Che crudeltà! Partite davvero?

SIGNORA DI COSSÉ (sospirando)

Per Soissons, con mio marito.

IL RE

Non è una vergogna che, mentre tutta Parigi, dai gentiluomini più nobili agli spiriti più squisiti, fissa su di voi un occhio ardente d'amorosa fiamma; nel momento trionfale di una vita destinata al trionfo, quando tutti coloro che sanno abilmente destreggiarsi tra i duelli e i sonetti, vi riservano i versi più armoniosi e le stoccate più temerarie; nell'ora in cui i vostri begli occhi che suscitano ovunque la passione costringono le altre donne a sorvegliare severamente i loro amanti; che proprio voi, che abbagliate la corte con un tale splendore da far dubitare che il giorno possa ancora esistere una volta tramontato il vostro sole, ve ne andiate! Che abbiate deciso di sparire disprezzando duchi e principi, re e imperatori per brillare, come un astro qualunque, in un cielo di provincia!

SIGNORA DI COSSÉ

Calmatevi!

IL RE

No, non mi rassegno! Che stupido capriccio spegnere la luce durante il ballo! (Entra il signor di Cossé)

SIGNORA DI COSSÉ

Ecco il mio geloso, sire! (Lascia rapidamente il re)

IL RE

Ah! Che il diavolo se lo porti! (A Triboulet) Comunque, ho scritto dei versi sulla bellezza di sua moglie. Marot te li ha mostrati?

TRIBOULET

Io non leggo i vostri versi. I versi composti dai re sono sempre ignobili.

IL RE

Che farabutto!

TRIBOULET (senza minimamente scomporsi)

Lasciate che gli imbecilli facciano rimare amore con cuore, per quel che vale! Ma in presenza della bellezza, sire, voi e i poeti dovete limitarvi al vostro campo specifico: voi dovete solo far l'amore e lasciare che Marot faccia i versi. Un re che compone madrigali va al di là del suo mandato.

IL RE (con entusiasmo)

Ah! Ma scrivere versi per le belle donne ridà nuovo slancio al cuore. Voglio far spuntare le ali al mio palazzo avito.

TRIBOULET

Ne farete un mulino a vento.

IL RE

Se non vedessi laggiù la signora di Coislin, ti farei frustare. (Si precipita dalla signora di Coislin per renderle omaggio)

TRIBOULET (tra sé)

Segui il vento, che ti trascina anche verso di lei!

GORDES (avvicinandosi a Triboulet e facendogli notare quel che accade in fondo alla sala)

Ecco la signora di Cossé che entra dall'altra porta! Scommetto che lascerà cadere il suo guanto perché il re lo raccolga.

TRIBOULET

Vediamo.

La signora di Cossé che osserva stizzita le attenzioni che il re prodiga alla signora di Coislin, lascia effettivamente cadere a terra un mazzolino che porta alla cintura. Il re lascia la signora di Coislin e raccoglie il mazzolino della signora di Cossé con la quale inizia una conversazione galante.

GORDES (a Triboulet)

Cosa avevo detto?

TRIBOULET

Un comportamento ammirevole!

GORDES

II re è stato ancora ripreso all'amo.

TRIBOULET

La donna è un demonio giunto al livello della perfezione.

Il re afferra alla vita la signora di Cossé e le bacia la mano. La donna ride e chiacchiera allegramente. All'improvviso, alla porta di fondo, appare il signor di Cossé. Il signor di Gordes lo fa notare a Triboulet. Il signor di Cossé si ferma, fissando con ostentazione il gruppo formato dal re e dalla signora di Cossé.

GORDES (a Triboulet)

Il marito!

SIGNORA DI COSSÉ (scorgendo il marito, al re che la tiene stretta tra le braccia)

Lasciamoci! (Sfugge dalle mani del re e scompare sul fondo)

TRIBOULET

Cosa viene a fare qui dentro, quel pancione geloso?

Il re si dirige verso il fondo scena e si fa versare da bere.

COSSÉ (venendo avanti pensieroso)

Cosa si stavano dicendo? (Si avvicina vivacemente al signor di La Tour-Landry, che gli fa cenno di avere qualcosa da dirgli) Cosa c'è?

LA TOUR-LANDRY (misteriosamente)

Vostra moglie è molto bella! (Il signor di Cossé, irritato, si avvicina al signor di Gordes, che sembra abbia qualcosa da comunicargli)

GORDES (sottovoce)

Cosa vi passa per la testa? Perché ve ne andate in giro lanciando occhiate sospettose in ogni direzione? (Il signor di Cossé lo lascia furente e quasi si scontra con Triboulet che lo attira con discrezione in un angolo mentre il signor di Gordes e il signor di La Tour-Landry ridono a squarciagola)

TRIBOULET (sottovoce, al signor di Cossé)

Signor mio, sembrate tutto sottosopra! (Scoppia a ridere e volta le spalle al signor di Cossé, che se ne va adirato)

IL RE (tornando)

Oh, come sono felice! Paragonati a me Ercole e Giove non sono che degli sciocchi, dei manichini ridicoli! E l'Olimpo non è che un tugurio! Che meraviglia, queste signore! Sono proprio soddisfatto! E tu?

TRIBOULET

Non mi lamento. Io derido sottovoce il ballo, i madrigali, le passioni del cuore. Io giudico, mentre voi ve la spassate. Voi, sire, siete felice come un re. Io sono felice come un gobbo.

IL RE

Che giorno lieto è stato quello in cui mia madre mi ha concepito ridendo! (Osservando il signor di Cossé che lascia la sala) Quel signor di Cossé è la sola nota stonata della festa. Cosa te ne pare?

TRIBOULET

È spaventosamente idiota.

IL RE

Ah! Non importa! Tranne quello sciocco geloso, è tutto un incanto! Posso fare tutto, volere tutto e avere tutto! Triboulet, com'è bello stare al mondo, com'è bello vivere! Che immenso piacere!

TRIBOULET

Lo credo bene, sire, siete ubriaco!

IL RE

Ma ecco là, sul fondo... che occhi scintillanti, che splendide braccia!

TRIBOULET

È la signora di Cossé?

IL RE

Vieni! Ci farai la guardia!

(Canta:)

                Con le feste più matte

                si allieta il parigino!

                Le donne son di latte...

TRIBOULET (cantando)

                ... e i maschi son di vino!

Escono. Entrano numerosi gentiluomini.

Scena terza

Il signor di Gordes, il signor di Pardaillan giovane paggio biondo, il signor di Vic, il poeta di corte Clément Marot che indossa la livrea dei domestici del re, inoltre il signor di Pienne e altri gentiluomini. Di tanto in tanto appare il signor di Cossé, che passeggia immerso in profonde meditazioni.

MAROT (salutando il signor di Gordes)

Che c'è di nuovo, stasera?

GORDES

Niente: la festa è splendida e il re si diverte.

MAROT

Ah, questa sì che è una notizia! Il re si diverte? Diavolo!

COSSÉ (che passa alle loro spalle)

È una cattiva notizia: un re che si diverte è molto pericoloso. (Si allontana)

GORDES

Quel povero grassone di Cossé mi fa molta pena.

MAROT (sottovoce)

È vero che il re non dà tregua a sua moglie?

Il signor di Gordes gli risponde con un cenno affermativo. Entra il signor di Pienne.

GORDES

Ah, ecco il nostro caro duca! (Si salutano)

PIENNE (con aria di mistero)

Amici miei, una novità sconcertante! Da turbare la mente più equilibrata del mondo! Una cosa stupefacente, una cosa grottesca! Una cosa assurda! Una cosa che ha a che fare con l'amore!

GORDES

Ma cos è?

PIENNE (raccogliendo un gruppo attorno a sé)

Zitti! (A Marot, che s'intrattiene a parlare con altri gentiluomini in un angolo) Venite qui, mastro Clément Marot!

MAROT (avvicinandosi)

Cosa desiderate, monsignore?

PIENNE

Siete proprio uno sciocco.

MAROT

Non ho mai avuto una grande opinione di me stesso.

PIENNE

Nel vostro scritto sull'assedio di Peschiera ho letto questi versi su Triboulet: "Pazzo dalla testa deforme, dotato a trent'anni dell'intelligenza difforme avuta in sorte dalla sua nascita informe". Siete proprio uno sciocco.

MAROT

Che Cupido mi lanci i suoi strali se vi capisco!

PIENNE

Basta così! (Al signor di Gordes) Signor di Simiane, (al signor di Pardaillan), Signor di Pardaillan. (Il signor di Gordes, il signor di Pardaillan, Marot e il signor di Cossé che si è unito al gruppo fanno cerchio attorno al duca) Per favore, provate a indovinare! A Triboulet è accaduta una cosa incredibile!

PARDAILLAN

Gli si è raddrizzata la schiena?

COSSÉ

È stato nominato conestabile?

MAROT

È stato servito cotto in tavola, per caso?

PIENNE

No, meglio ancora. Ha... Indovinate cos'ha. Da non credersi.

GORDES

Ha sfidato Gargantua a singolar tenzone?

PIENNE

Ma no!

PARDAILLAN

Ha incontrato una scimmia più brutta di lui?

PIENNE

Macché.

MAROT

Ha le tasche piene di scudi?

COSSÉ

Fa girare lo spiedo al posto del cane?

MAROT

Ha un appuntamento con la Vergine in paradiso?

GORDES

Ha un'anima, per caso?

PIENNE

Dieci contro uno che non l'indovinerete mai! Triboulet il buffone, Triboulet il gobbo, su sforzatevi di scoprire cosa ci nasconde... ha... qualcosa di stupefacente!

MAROT

La sua gobba?

PIENNE

No. Ha... Ve la do a cento contro uno! Ha un'amante!

Tutti scoppiano a ridere.

MAROT

Ah! Ah! Il duca è molto spiritoso.

PARDAILLAN

Che bella storia!

PIENNE

Signori, ve lo giuro sull'anima mia, vi farò toccare con mano la porta della sua bella. Tutte le sere, nascosto da un mantello nerissimo, con l'aspetto scontroso e disperato di un poeta costretto al digiuno, si reca là, da lei. Voglio fargli uno scherzo. Mentre mi aggiravo, a notte fonda, vicino al palazzo di Cossé, ho fatto questa scoperta. Mantenete il segreto.

MAROT

Che soggetto per un rondò! Ma come! Triboulet che, di notte, si trasforma in Cupido!

PARDAILLAN (ridendo)

Una donna per messer Triboulet!

GORDES (ridendo)

Una sella su un cavallo di legno!

MAROT (ridendo)

Credo che la fanciulla, se un nuovo Bedford dovesse sbarcare a Calais, avrebbe quanto basta per scacciare gli inglesi! (Tutti ridono. Si avvicina il signor di Vic. Il signor di Pienne si mette un dito sulle labbra)

PIENNE

Zitto!

PARDAILLAN (al signor di Pienne)

Come mai anche Sua Maestà esce da solo tutti i giorni all'imbrunire, quasi andasse in cerca d'avventure?

PIENNE

Ce lo dirà Vic.

VIC

Posso soltanto dirvi che Sua Maestà si diverte molto.

COSSÉ (sospirando)

Ah, non me ne parlate!

VIC

D'altronde, non mi preoccupo di appurare da che parte il vento sospinga le sue fantasie... Né come mai esca di sera, avvolto in un pesante mantello che lo rende irriconoscibile, che altera la sua statura, il suo portamento... Se trasformi o meno la finestra in una via d'accesso, questo - non essendo sposato- è un problema che non mi riguarda, amici miei!

COSSÉ (scuotendo il capo)

Un sovrano - cari signori, è un assioma ben noto ai vecchi gentiluomini - ricava sempre il suo piacere sottraendolo a qualcun altro. Stia in guardia chi ha una sorella, una sposa, una figlia che ispirino il desiderio! Un potente che vuol divertirsi pensa solo a nuocere al prossimo. È un argomento spiacevole, che riserva molte amarezze. Una bocca che ride esibisce con orgoglio tutti i suoi denti.

VIC (sottovoce agli altri)

Come teme Sua Maestà!

PARDAILLAN

La sua incantevole sposa lo teme assai meno.

MAROT

È questo che gli fa paura.

GORDES

Cossé, avete torto. È importante mantenere il re in questo stato d'animo: gaio, soddisfatto e prodigo.

PIENNE (al signor di Gordes)

Sono del tuo parere, caro conte. Un re che s'annoia è come una ragazza in lutto o un'estate piovosa.

PARDAILLAN

O un amore che non provoca nessun duello.

VIC

O una caraffa d'acqua.

MAROT (sottovoce)

Il re torna con Triboulet-Cupido.

Entrano il re e Triboulet. I cortigiani si fanno rispettosamente da parte.

Scena quarta

Il re, Triboulet e gli astanti.

TRIBOULET (entrando, come continuando una conversazione iniziata fuori scena)

Dei letterati a corte! Che noia mostruosa!

IL RE

Cerca di persuadere mia sorella di Navarra. Vuole ad ogni costo circondarmi di questa genìa.

TRIBOULET

Convenite con me, a quattr'occhi: ho bevuto meno di voi! Quindi, sire, per essere assolutamente imparziale e giudicare gli avvenimenti nelle cause e negli effetti ho un vantaggio considerevole su di voi, anzi ne ho due: non sono ubriaco e non sono re! Piuttosto che accogliere un cenacolo di letterati, attiratevi addosso la peste o le febbri più spaventose!

IL RE

È un consiglio un po' avventato: mia sorella vuole circondarmi di intellettuali.

TRIBOULET

È un delitto, da parte di una sorella. Non c'è una bestia, dal corvo ingordo al lupo, alla civetta, all'anatra, al bue e persino al poeta, non c'è un maomettano, un teologo, uno scabino fiammingo, un orso o un cane che sia più orrendo, peloso, d'aspetto più raccapricciante, più enfiato di enormi mostruosità, più irsuto, più fetido e traboccante d'arie eccessive e smodate di quell'asino bardato che si chiama "l'intellettuale"! Forse non avete piaceri, potere, conquiste e belle donne a sufficienza che brillino nelle vostre feste?

IL RE

Ahimè! Una sera mia sorella Margherita mi ha sussurrato che, prima o poi, le donne non mi basteranno più, e quando sarò vittima della noia...

TRIBOULET

Che rimedio inverosimile! Consigliare a un uomo che s'annoia di circondarsi d'intellettuali! Dovete convenire che la principessa Margherita parteggia sempre per le soluzioni estreme!

IL RE

Va bene! Allora, niente intellettuali, ma cinque o sei poeti..

TRIBOULET

Se fossi nei vostri panni, sire, avrei più paura di un poeta imbrattato di rime di quanta ne abbia Belzebù di fronte a un aspersorio bagnato d'acqua santa!

IL RE

Cinque o sei...

TRIBOULET

Cinque o sei! Ma sono già una scuderia, un'accademia, un serraglio! (Indicando Marot) Non ci basta vederci sempre attorno Marot, senza avvelenarci con altri procacciatori di rime?

MAROT

Grazie tante! (Tra sé) Il buffone avrebbe fatto meglio a tacere.

TRIBOULET

Le donne, sire! Ah, Dio! Sono il cielo, sono la terra! Sono tutto! Ma voi avete le donne, avete tutte le donne che volete! Lasciatemi in pace! Perché sognarvi di intrattenere dei filosofi!

IL RE

Ti giuro, sulla mia fede di gentiluomo, che per loro provo la stessa attrazione che i pesci hanno per le mele! (Scoppio di risa in un gruppo in fondo alla scena. A Triboulet) Guarda, là ci sono dei cortigiani che si fanno beffe di te. (Triboulet va ad ascoltarli e torna indietro)

TRIBOULET

No, ridono di un altro pazzo.

IL RE

Davvero? Di chi si tratta?

TRIBOULET

Del re.

IL RE

Ma guarda! Cosa dicono?

TRIBOULET

Dicono che siete avaro, sire. Che tutto il denaro e tutti i favori li riservate alla Navarra e che, per loro, non resta nulla.

IL RE

Sì, li vedo benissimo tutti e tre: Montchenu, Brion e Montmorency.

TRIBOULET

Esatto.

IL RE

I cortigiani! Che razza spregevole! Ho nominato ammiraglio il primo, conestabile il secondo e gran ciambellano il terzo, Montchenu. Con quale risultato? Non sono soddisfatti! Hai mai visto niente di simile?

TRIBOULET

Tuttavia, per rendere loro giustizia, potete farli salire molto di più.

IL RE

Come?

TRIBOULET

Potete farli impiccare.

PIENNE (ridendo, ai tre gentiluomini che stanno ancora in fondo alla scena)

Avete sentito, signori, cosa dice Triboulet?

BRION (lanciando un'occhiata furiosa al buffone)

Sì, certo!

MONTMORENCY

Ce la pagherà!

MONTCHENU

Che servo ignobile!

TRIBOULET (al re)

Eppure, sire, a volte dovrete sentire come un vuoto nell'anima... intorno a voi non c'è neanche una donna che vi incoraggia nell'intimo mentre, in apparenza, vi respinge...

IL RE

E tu che ne sai?

TRIBOULET

Essere amati solo dai cuori storditi dalla nostra magnificenza, vuol dire non essere amati.

IL RE

Come sai se esista o no una donna al mondo che mi ami per me stesso?

TRIBOULET

Senza conoscere la vostra identità?

IL RE

Certo. (Tra sé) Non voglio compromettere la mia bella fanciulla che scompare nel buio vicoletto di Bussy.

TRIBOULET

Volete dire una fanciulla borghese?

IL RE

Perché no ?

TRIBOULET (di slancio)

Fate attenzione. Una borghese, per carità! In amori come questi, i rischi sono incalcolabili. Il concetto dell'onore, nella borghesia, è pari a quello dell'antica Roma! Se tentiamo di insidiare i loro averi, sulle nostre mani resta impresso per sempre quel marchio infamante! Voi siete il re ed io il pazzo del re: stiamo tra di noi, accontentiamoci delle sorelle e delle spose dei gentiluomini di corte!

IL RE

Hai ragione. La moglie di Cossé non mi dispiace.

TRIBOULET

Prendetela.

IL RE (ridendo)

Facile a dirsi, più difficile a farsi.

TRIBOULET

Andiamo a rapirla stanotte.

IL RE (indicando il signor di Cossé)

E il conte?

TRIBOULET

E la Bastiglia?

IL RE

Oh, no!

TRIBOULET

Come indennizzo nominatelo duca.

IL RE

È più geloso di un borghese qualunque. Rifiuterà qualsiasi onore e griderà sui tetti allo scandalo!

TRIBOULET (meditando)

È un bel problema quell'uomo: sia pagarlo che mandarlo in esilio non è una soluzione. (Da qualche istante il signor di Cossé si è avvicinato alle spalle del re e del buffone, e ascolta la loro conversazione. D'improvviso Triboulet si batte una mano sulla fronte ed esclama felice) Ma c'è un mezzo semplicissimo, che non presenta nessuna difficoltà! Avrei dovuto pensarci subito! (Il signor di Cossé si avvicina ancora e ascolta) Fategli tagliare la testa! (Il signor di Cossé indietreggia, atterrito) Si inventa una congiura con la Spagna o con Roma...

COSSÉ (sbottando)

Che piccolo demonio!

IL RE (ridendo, batte una mano sulle spalle del signor di Cossé. A Triboulet)

Ma via, in fede di gentiluomo, cosa vai almanaccando? Tagliare una testa come questa! Guardala con attenzione, amico mio: la vedi bene? Anche se partorisce un'idea, nasce già cornuta.

TRIBOULET

Come lo stampo che la conteneva.

COSSÉ

Farmi decapitare!

TRIBOULET

Cosa ne dite?

IL RE (a Triboulet)

Lo stai provocando.

TRIBOULET

Diavolo! Si è re per lasciarsi sopraffare dalla minima cosa, senza concedersi neppure un innocuo capriccio?

COSSÉ

Farmi tagliare la testa! Ah, non ho più sangue nelle vene!

TRIBOULET

Eppure è tanto semplice. Perché vi si dovrebbe lasciare la testa sul collo?

COSSÉ

Bada a quello che dico! Saprò vendicarmi, furfante!

TRIBOULET

Ah! Ma io non vi temo affatto! Circondato da potenti a cui dichiaro incessantemente guerra, non ho nessun timore: sul mio collo c'è solo la testa di un buffone! Il mio unico timore, caro signore, è che la gobba d'improvviso mi rientri nel corpo e mi gonfi la pancia, come ha fatto con voi! Questo sì mi imbruttirebbe!

COSSÉ (con la mano sull'elsa della spada)

Miserabile!

IL RE

Fermatevi, conte. E tu, pazzo vieni con me! (Si allontana ridendo con Triboulet)

GORDES

Il re si tiene i fianchi dal gran ridere!

PARDAILLAN

Non riesce a trattenersi! Ride per la minima facezia!

MAROT

È un fatto insolito vedere un re che si diverte tanto! Non appena il re e il buffone si sono allontanati, i cortigiani si avvicinano e gettano sguardi carichi d'odio in direzione di Triboulet.

BRION

Vendichiamoci del buffone!

TUTTI

Hum!

MAROT

È ben protetto. Da che parte prenderlo? Dove colpirlo?

PIENNE

Lo so io. Ognuno di noi ha i suoi buoni motivi per odiarlo e abbiamo la possibilità di vendicarci. (Tutti si avvicinano incuriositi al signor di Pienne) Stasera, all'imbrunire, venite tutti, bene armati, al vicolo cieco di Bussy vicino al palazzo di Cossé. Non una parola di più.

MAROT

Credo di aver indovinato.

PIENNE

Siamo d accordo?

TUTTI

D'accordo.

PIENNE

Silenzio! Torna qui.

Rientrano Triboulet e il re, in gaia compagnia femminile.

TRIBOULET (solo in un angolo, tra sé)

Adesso a chi si potrebbe fare una burla? Al re? Diamine!

UN DOMESTICO (entrando, sottovoce, a Triboulet)

Il signor di Saint-Vallier, un gentiluomo anziano, vestito di nero, chiede di vedere Sua Maestà.

TRIBOULET (fregandosi le mani)

Perdinci! Fatecelo vedere, il signor di Saint-Vallier! (Il domestico esce) Benissimo! Corpo di mille diavoli! Scoppierà uno scandalo coi fiocchi!

Rumori, tumulto in fondo alla scena, alla porta centrale.

UNA VOCE (dall'esterno)

Voglio parlare al re!

IL RE (interrompendo la conversazione)

No! Chi è entrato qua dentro?

LA STESSA VOCE

Parlare al re!

IL RE (vivacemente)

No, no!

Un vecchio, vestito a lutto, fende la calca e giunge davanti al re che guarda fisso negli occhi. I cortigiani, sbalorditi, gli cedono il passo.

Scena quinta

Il signor di Saint-Vallier, in lutto stretto, barba e capelli bianchi e gli astanti.

SAINT-VALLIER (al re)

Sire, devo parlarvi!

IL RE

Il signor di Saint-Vallier!

SAINT-VALLIER (immobile sulla soglia)

È questo il mio nome. Il re, adirato, muove un passo verso di lui. Triboulet lo ferma.

TRIBOULET

Oh, sire, lasciate che parli io a questo brav'uomo! (Al signor di Saint-Vallier, con atteggiamento teatrale) Monsignore! Voi avete cospirato contro di noi e noi, da sovrani saggi e clementi, vi abbiamo concesso la grazia. Meglio così. Ma adesso, che smodato desiderio vi spinge a sollecitare dei nipoti da vostro genero? Avete un genero ripugnante, dal fisico sgraziato, malfatto, con una bella verruca proprio in mezzo al naso! Si dice persino che sia orbo. Inoltre è peloso, gracile, verdastro; ha la stessa pancia mostruosa di questo signore (indica il signor di Cossé che si irrita visibilmente) ed è gobbo come me. Solo a immaginare vostra figlia accanto a un uomo come lui, c'è da morir dal ridere! Se non intervenisse Sua Maestà coi suoi buoni uffici, avreste dei discendenti rachitici, dei nipotini mostruosi, di pelo rosso, sdentati, degli aborti di natura grotteschi e patetici, con la pancia di questo signore (indica di nuovo il signor di Cossé che saluta, provocando l'indignazione di quest'ultimo) e una gobba identica alla mia! Avete un genero troppo brutto! Se invece lasciate campo libero al re, un giorno vi ritroverete con dei nipotini in gamba che vi si arrampicheranno sulle ginocchia per tirarvi la barba!

I cortigiani applaudono Triboulet con grida veementi e osceni scoppi di risa.

SAINT-VALLIER (senza prestare la minima attenzione al buffone)

Un altro insulto, come se non bastasse! Sire, ascoltatemi, come è vostro dovere di sovrano! Un giorno mi avete fatto condurre a piedi nudi sulla piazza di Grève e là, come avviene nei sogni, mi avete graziato. Vi ho benedetto, allora, non potendo sapere cosa si nascondesse dietro la grazia concessa da un monarca. Adesso so che l'apparente beneficio che mi è stato accordato aveva un solo scopo: occultare la mia vergogna! Sì, sire. Perché voi, senza nessun rispetto per l'antica stirpe e per il sangue dei Poitiers, nobile da mille anni, mentre tornavo lentamente dalla piazza di Grève e, in cuor mio, pregavo il dio della vittoria perché tramutasse i giorni che mi restavano da vivere in giorni di gloria per voi, quella stessa sera voi - Francesco di Valois - senza nessuna remora, senza la minima indulgenza, senza pudore e senza amore, in quel letto che è la tomba della virtù femminile, con le vostre infami carezze avete freddamente disonorato, macchiato, insozzato e irreparabilmente offuscato il buon nome di Diana di Poitiers, contessa di Brézé! Come! Mentre io attendevo la lettura della sentenza di morte, tu correvi verso il Louvre, povera e casta Diana! E lui, un re nominato cavaliere da Bayard, un giovane che si pasce della lussuria e della concupiscenza di un vecchio, in cambio degli ultimi giorni della mia vita di cui solo Dio conosce l'esatto ammontare, mentre calpestava tuo padre pattuiva con te il prezzo della tua vergogna! Che pensiero tremendo: il palco orribile che il carnefice apprestava al mattino in piazza di Grève, doveva prima che finisse il giorno tramutarsi nel letto della figlia o nel patibolo del padre! O Signore, che ci giudichi, cos'hai detto dall'alto dei cieli quando il tuo occhio ha scorto, accovacciata su quel patibolo, la bieca, l'infame, la turpe, la sanguinaria lussuria mascherata da clemenza sovrana? Sire, operando in quel modo, vi siete macchiato di una grave colpa. Se aveste fatto scorrere il sangue del vecchio sulle pietre del selciato, vi sareste limitato ad esercitare un diritto: anche se quel vecchio era degno di tutto il rispetto, avendo militato tra le file del conestabile, meritava la sua sorte. Ma prendere, al posto del vecchio, sua figlia e schiacciare sotto i vostri piedi orgogliosi una povera donna in lacrime, che era tanto facile ridurre alla disperazione, questo è qualcosa di sacrilego, di cui dovrete rendere conto! Avete oltrepassato i limiti in cui si esercita un diritto! Potevate rivalervi sul padre, non sulla figlia. Ma già - dimenticavo - mi avete concesso la grazia! Questa, voi, la chiamate grazia! E io sarei solo un ingrato, non è così? Sire, perché - invece di abusare di mia figlia - non siete penetrato nella mia cella? Vi avrei gridato: "Concedetemi la grazia di morire! Grazia per mia figlia, grazia per la mia stirpe! Oh, fatemi morire! Preferisco il sepolcro al disonore! E meglio che la testa venga spiccata di netto dal corpo, piuttosto che dover ostentare una macchia sulla propria fronte! Oh, Vostra Maestà sovrana - dato che questo è il titolo che vi compete - credete davvero che un cristiano, un conte, un gentiluomo sia più ferocemente annientato nell'intimo del suo essere dalla decapitazione del capo o dalla decapitazione dell'onore?" Questo vi avrei detto, signore, e di sera, in chiesa, baciando la mia barba grigia dentro la bara coperta di sangue, la mia Diana, dal puro cuore e dalla casta fronte, protetta dal suo onore avrebbe pregato per un padre morto conservando l'onore! Sire, non sono qui a reclamare la restituzione di mia figlia: quando si è perduto l'onore, non si ha più una famiglia! Che vi ami o no di un amore insensato, non ho nulla da riprendermi dove si è insediata la vergogna. Tenetevela. Io vi annuncio la mia decisione: tornerò a turbarvi nel corso di tutte le vostre feste e finché un padre, un fratello o un consorte - ed avverrà, potete starne certo! - non mi avrà vendicato, io sarò là, pallido, ai vostri banchetti per dirvi "Siete stato ignobile, vi siete macchiato di una colpa orribile, sire!". Voi sarete costretto ad ascoltarmi e la vostra fronte, cupa, si risolleverà solo quando avrò finito. Forse pensate di mettermi a tacere riconsegnandomi al boia? No, non oserete farlo per timore che il mio spettro, domani, (indicando il suo capo) torni ad accusarvi con questa testa in mano!

IL RE (soffocato dall'ira)

A questi estremi ci può condurre l'audacia, la follia! (Al signor di Pienne) Duca, arrestate quest'uomo! (Il signor di Pienne fa un cenno e due alabardieri si schierano accanto al signor di Saint-Vallier dall'uno e dall'altro lato)

TRIBOULET (ridendo)

È solo un povero pazzo, sire!

SAINT-VALLIER (alzando un braccio)

Vi maledico, tutti e due! (Al re) Sire, è una cosa indegna: voi mettete un cane rabbioso alle calcagna di un leone che muore! (A Triboulet) E tu, servo dalla lingua di vipera, chiunque tu sia, tu che ti fai beffe del dolore di un padre, ti maledico! (Al re) Avevo tutti i diritti di essere trattato alla pari, da sovrano a sovrano. Voi siete re, ma io sono padre e la vecchiaia è sacra come il trono. A entrambi pesa sulla fronte una corona che nessuno può permettersi di disprezzare: la vostra è di gigli d'oro, la mia di capelli bianchi. Maestà, quando un empio insulta la vostra, siete voi a vendicare il sopruso ma, quando si reca offesa alla mia corona, è Dio stesso che interviene a vendicarmi!

ATTO SECONDO

SALTABADIL

L'angolo più deserto del vicolo cieco di Bussy. A destra una casetta modesta, con un cortiletto circondato da un muro che occupa una parte della scena. Nel cortile, una panchina di pietra e qualche albero. Nel muro, una porta che dà sulla strada Sul muro, una terrazza stretta sormontata da un tetto sostenuto da archi di stile rinascimentale. L'uscio del primo piano della casa dà su questa terrazza, che un gradino mette in comunicazione col cortile. A sinistra, i muri altissimi che cingono il parco del palazzo di Cossé. In lontananza qualche casa isolata e il campanile di Saint-Sévérin.

Scena prima

Triboulet, Saltabadil. Durante parte della scena, il signor di Pienne e il signor di Gordes, sul fondo. Triboulet compare in strada e si avvicina alla porta praticata nel muro. Nessuno riconoscerebbe in lui il buffone di corte: un ampio mantello lo nasconde completamente. È seguito da un uomo vestito di nero. Anche lo sconosciuto è avvolto in un mantello ma, dal lembo inferiore, si scorge la punta di una spada.

TRIBOULET (pensoso)

Quel vecchio mi ha maledetto!

L'UOMO (salutandolo)

Signore...

TRIBOULET (voltandosi dalla parte opposta, irritato)

Ah! (Frugandosi in tasca) Non ho nulla.

L'UOMO

Io non vi chiedo niente, signore! Ci mancherebbe altro!

TRIBOULET (facendogli cenno di lasciarlo in pace e di allontanarsi)

Tanto meglio!

Entrano il signor di Pienne e il signor di Gordes, che si fermano sul fondo ad osservare indisturbati.

L'UOMO (salutandolo)

Il signore mi giudica male. Sono uomo di spada.

TRIBOULET (indietreggiando, tra sé)

Sarà un ladro?

L'UOMO (avvicinandosi con aria melliflua)

Il signore sembra preoccupato. Lo vedo passare di qui tutte le sere. Ha l'aria di chi sorveglia coscienziosamente una donna.

TRIBOULET (tra sé)

Diamine! (Ad alta voce) Non vado in giro a raccontare i fatti miei. (Vuole allontanarsi, l'uomo lo trattiene)

L'UOMO

Se mi prendo cura dei fatti vostri, è solo per il vostro bene. Se mi conosceste, mi trattereste meglio. (Avvicinandosi) Forse un imbecille ha adocchiato vostra moglie e ne siete geloso?

TRIBOULET (spazientito)

Ma insomma, cosa volete?

L'UOMO (in fretta, sottovoce, con un sorriso amabile)

Per pochi spiccioli, sono pronto a liberarvi di quell'uomo.

TRIBOULET (respirando)

Ah, così va bene!

L'UOMO

Come vedete, signore, sono una persona onesta.

TRIBOULET

Maledizione!

L'UOMO

E vi seguo con intenzioni... lodevoli.

TRIBOULET

Oh, certo, siete un uomo utile!

L'UOMO (modestamente)

Custodisco l'onore delle donne della città.

TRIBOULET

E quanto prendete per ammazzare un bellimbusto?

L'UOMO

Dipende dal bellimbusto che si deve togliere di mezzo, e dalle nostre capacità.

TRIBOULET

E per eliminare un gentiluomo?

L'UOMO

Diavolo! Si corrono gravi rischi, non lo sapete? È gente che va in giro armata, quella. Si rischia la pelle o, perlomeno, qualche brutta ferita al ventre. I signori costano cari.

TRIBOULET

I signori costano cari! Ditemi, per caso, anche i borghesi si permettono il lusso di farsi ammazzare su commissione, tra loro?

L'UOMO (sorridendo)

A volte ci provano. Ma è sempre uno sperpero, un lusso - voi mi capite - che si può permettere soltanto la nobiltà. Ci sono dei furfanti che, per una grossa cifra, vogliono farsi passare per nobili, e richiedono i miei servigi. Mi fanno solo pietà. Io chiedo la metà in anticipo e il resto a cosa fatta.

TRIBOULET (scuotendo il capo)

Certo, voi rischiate la forca, la tortura...

L'UOMO (sorridendo)

No, paghiamo una tangente alla polizia.

TRIBOULET

C'è una tariffa fissa, per ogni vittima?

L'UOMO (con un cenno affermativo)

Sì. A meno che- come dire? - che non si sia fatto fuori, Dio mio!, il re, per esempio!

TRIBOULET

Tu come ti regoli?

L'UOMO

Uccido all'aperto o a casa mia, signore. Secondo il desiderio del cliente.

TRIBOULET

Una procedura corretta.

L'UOMO

Per uccidere all'aperto, mi servo di una buona lama. Aspetto l'uomo di sera...

TRIBOULET

E a casa, come procedi?

L'UOMO

Mi aiuta mia sorella Maguelonne. È una bella ragazza: danza per le strade e gli uomini la guardano con ammirazione. Attira la vittima prescelta, di sera l'uomo la segue a casa...

TRIBOULET

Capisco.

L'UOMO

Come vedete, si fa tutto tranquillamente, con decoro. Affidatevi a me, signore, e rimarrete soddisfatto. Io non ho seguaci, e non mi piace farmi notare. Detesto quelle volgari accozzaglie di sicari che, stretti nel loro giustacuore, vanno all'assalto in dieci contro uno e hanno un coraggio corto come la lama della loro spada. (Sfodera sotto al mantello una spada di lunghezza spropositata) Ecco il mio arnese da lavoro. (Triboulet arretra spaventato) Al vostro servizio.

TRIBOULET (osservando stupito la spada)

Guarda guarda! Grazie, per il momento non ho bisogno di niente.

L'UOMO (rimettendo la spada nel fodero)

Tanto peggio. Se ne aveste la necessità, mi trovate tutti i giorni, a mezzodì, davanti a Palazzo Borbone. Il mio nome è Saltabadil.

TRIBOULET

Zingaro?

L'UOMO (salutando)

E borgognone.

GORDES (prendendo nota, in fondo alla scena. Al signor di Pienne, sottovoce)

Un uomo prezioso: voglio scrivermi il suo nome.

L'UOMO (a Triboulet)

Vi prego, signore, non fatevi una cattiva opinione di me.

TRIBOULET

Ma no, per carità! Bisogna pur avere un mestiere!

L'UOMO

A meno di mendicare, di far l'accattone o il pezzente. Ho quattro figli...

TRIBOULET

... e sarebbe un peccato non provvedere alla loro educazione! (Accomiatandosi) Che il cielo ti dia gioia!

PIENNE (al signor di Gordes, dal fondo, indicando Triboulet)

Fa ancora chiaro, ho paura che ci veda. (Escono tutti e due)

TRIBOULET (all'uomo)

Buonasera!

L'UOMO (salutandolo)

Adiusias. Servitor vostro. (Esce)

TRIBOULET (guardandolo mentre si allontana)

Siamo allo stesso livello, io e lui. Una lingua affilata e una lama appuntita. Io sono l'uomo che ride e lui l'uomo che uccide.

Scena seconda

Scomparso l'uomo, Triboulet apre senza far rumore la porticina praticata nel muro del cortile. Guarda fuori cautamente, poi toglie la chiave dalla serratura e richiude adagio la porta dall'interno. Fa qualche passo in cortile. È inquieto, agitato.

TRIBOULET (solo)

Quel vecchio mi ha maledetto! Mentre parlava, mentre mi urlava dietro "Servo, ti maledico!", io mi prendevo gioco del suo dolore! Sì, è vero, mi sono comportato in modo abominevole, ho riso, ma la paura mi divorava l'anima! (Si siede sulla panchina accanto al tavolo di pietra) Sono maledetto! (Immerso nei suoi pensieri, si passa una mano sulla fronte) Ah! La natura e gli uomini mi hanno reso vile, malvagio, spietato! Che pena essere buffone, che rabbia essere deforme! Sempre lo stesso pensiero: sia nella coscienza della veglia che nell'incoscienza del sonno, quando il sogno ci porta a fare il giro del mondo, ricadere sempre sullo stesso tasto: sono il buffone di corte! Non volere e non potere, non dovere e non far altro che ridere! Che vergogna, che immensa miseria! Come! Il privilegio che hanno i soldati, schierati come un gregge dietro a quello straccio che chiamano bandiera, la possibilità che non è stata sottratta né al mendicante spagnolo, né allo schiavo di Tunisi, né al forzato nel bagno penale, come ad ogni uomo che vive e che respira, il diritto di scacciare il riso e di versare le lacrime ogni volta che ne sente il bisogno, io non ce l'ho! Dio mio! Triste, sfiduciato, prigioniero di un corpo atrocemente ridicolo che sfigura i miei gesti, colmo di disgusto per la mia mostruosa anomalia, invidioso della bellezza e della forza fisica, circondato da una magnificenza che accentua la mia spaventosa diversità quando, a volte, nella mia dolorosa solitudine cerco di isolarmi nell'ombra per rimettere in sesto e placare, sia pure un solo istante, il tumulto e la pena del mio spirito che urla dentro di me tutta la sua disperazione, allora d'improvviso arriva il mio padrone, il mio signore ricco e gaio, lui che detiene i pieni poteri, che le donne adorano, che è felice di esistere, che scoppia di gioia al punto di scordare la nostra sorte mortale! L'alto, il giovane, l'affascinante, il bellissimo re di Francia mi allunga una pedata nell'ombra in cui mi lamento e, sbadigliando, mi ordina: "Su, buffone, fammi ridere!". Povero giullare di corte! Dopo tutto, è un uomo. Ebbene: la passione che gli arde nel petto, l'orgoglio e il rancore, la superbia e la collera, il furore e l'invidia che si agitano nel suo povero corpo come la spaventosa macchinazione di infami progetti, tutte queste atroci sensazioni che lo consumano nel profondo subito, a un cenno del padrone, ecco lui le annienta e, per chiunque lo desideri, le tramuta in occasione di divertimento! Che umiliazione! Tutte le volte che fa un passo, che si alza o ricade supino, si sente sempre tirare da un filo, il filo che lo costringe a muoversi a comando! Tutti lo disprezzano, ogni uomo è libero di umiliarlo, anche le donne. A volte una regina, una donna bella e affascinante gli appare davanti seminuda, lo eccita e lo obbliga a giocare sul suo letto, lì, come un cane! Per questo, signori miei, cari e spiritosi gentiluomini, egli vi odia! Siamo nemici mortali, voi ed io! E a volte lui, il buffone, vi fa pagar caro il vostro disprezzo e sa rispondere crudelmente alle vostre offese! È diventato il demone oscuro che consiglia il padrone. Signori, le vostre fortune non hanno il tempo di nascere perché, non appena il giullare ne afferra una tra le unghie, la sfoglia, la sciupa, la distrugge! Siete voi che l'avete trasformato in un mostro! Che desolazione! È questo, vivere? Mescolare il fiele al vino di cui si ubriacano gli altri, estirpare i buoni istinti che sorgono nel proprio cuore, stornare col rumore dei sonagli i profondi pensieri di uno spirito proteso alla conoscenza, attraversare tutti i giorni come un genio malefico feste e tripudi che per il giullare non sono che atroce ironia, annientare la felicità degli altri per noia, coltivare l'unica ambizione di distruggere il prossimo e contro tutti, dovunque ci spinga il caso, custodire nell'intimo, mescolare a tutto, proteggere e nascondere sotto una risata di scherno quell'odio antico e profondo, che ormai ci alberga nel cuore! Oh! Io sono disperato! (Alzandosi dalla panchina dov'era seduto) Ma qui, che importanza ha tutto ciò? Al di là di quest'uscio, non divento un altro? Devo dimenticare, per un attimo, da dove vengo e non far trapelare, qua dentro, nulla del mondo esterno. (Di nuovo assorto nei suoi pensieri) Quel vecchio mi ha maledetto! Come mai, dopo averlo scacciato, questo pensiero torna sempre, sempre? Purché non mi accada nulla! (Stringendosi nelle spalle) Sono pazzo? (Si avvicina alla porta della casa e bussa. Gli viene aperto. Una fanciulla vestita di bianco esce e si getta felice tra le sue braccia)

Scena terza

Triboulet, Bianca, poi Berarda.

TRIBOULET

Figlia mia! (Commosso, se la stringe al petto) Oh! Stringimi al collo con le tue braccia, vieni sul mio cuore! Tutto sorride accanto a te, gli affanni svaniscono. Bambina mia, sono felice, mi sento bene, respiro! (La guarda con profondo affetto) Ogni giorno diventi più bella! Dimmi, non ti manca nulla? Stai bene? Dammi un bacio, Bianca!

BIANCA (tra le sue braccia)

Come siete buono, padre mio!

TRIBOULET (sedendosi)

No, ma ti voglio bene: ecco tutto. Non sei il mio sangue e la mia vita? Se non avessi te cosa farei, Dio mio!

BIANCA (posandogli una mano sulla fronte)

Un sospiro! C'è qualcosa che vi tormenta? Un dolore segreto? Confidatelo a vostra figlia. Ahimè, la mia famiglia io non la conosco!

TRIBOULET

Tu non ne hai, bambina mia!

BIANCA

Non so nemmeno come vi chiamate.

TRIBOULET

Che importanza ha il mio nome?

BIANCA

A Chinon, il villaggio dove sono stata educata, i nostri vicini mi credevano orfana, prima del vostro arrivo.

TRIBOULET

Non avrei dovuto farti venire qui, sarebbe stato più prudente. Ma non potevo più resistere. Avevo bisogno di te, avevo bisogno di sentirmi amato. (La stringe ancora tra le braccia)

BIANCA

Se non volete parlarmi di voi...

TRIBOULET

Non uscire mai!

BIANCA

Sono qui da due mesi, e sono andata in chiesa solo otto volte!

TRIBOULET

Bene.

BIANCA

Padre, vi supplico, parlatemi almeno di mia madre!

TRIBOULET

Ah, non ridestare in me il ricordo più triste della mia vita, non farmi pensare che un tempo - crederei di aver sognato, se tu ora non fossi qui davanti a me - ho incontrato una donna diversa dalle altre che, in questo mondo dove niente accomuna gli spiriti vedendomi solo, povero, odiato da tutti e in queste condizioni, mi amò per le mie sofferenze e la mia deformità. Ora è morta e ha portato con sé nella tomba il divino mistero della sua appassionata dedizione, il segreto di un amore che è passato come un lampo sopra di me, simile a un raggio celeste penetrato per caso nel mio inferno! Che la terra da sempre preparata a riceverci, abbracci lieve quel corpo su cui tante volte ho posato il capo! Solo tu mi sei rimasta! (Alzando gli occhi al cielo) Ti ringrazio, mio Dio! (Piange, nascondendosi la fronte tra le mani)

BIANCA

Ma voi soffrite! No, non posso vedervi piangere, mi straziate il cuore!

TRIBOULET (amaramente)

Chissà cosa diresti se mi vedessi ridere!

BIANCA

Padre mio, cosa avete? Ditemi il vostro nome. Confidatemi tutto ciò che vi tormenta.

TRIBOULET

No. Perché dovrei dirti il mio nome? Sono tuo padre. Ascoltami. Fuori di qui, capisci, forse qualcuno mi teme e, chissà, forse c'è chi mi disprezza, chi mi odia. Anche se te lo dicessi, a cosa ti servirebbe il mio nome? Voglio che almeno qui, davanti a te, nel solo luogo al mondo dove regna l'innocenza, per te io sia solo un padre, un padre teneramente amato, qualcosa di santo, di venerabile, di sacro!

BIANCA

Padre mio!

TRIBOULET (stringendola con affetto tra le braccia)

C'è un altro cuore al mondo che risponda al mio affetto? Oh, ti amo per tutto ciò che odio su questa terra! Siediti qui, accanto a me. Parliamo. Dimmi, vuoi bene a tuo padre? Eccoci qui, insieme, posso tenerti per mano, perché dovremmo cambiare argomento? Figlia mia, l'unica gioia che il cielo mi ha concesso, altri hanno genitori, fratelli, amici, una moglie, un marito, uno stuolo di antenati e di alleati, tanti figli, che ne so? Io, invece, non ho che te. C'è chi è ricco mentre tu, solo tu, sei il mio tesoro, solo tu sei tutta la mia ricchezza! C'è chi crede in Dio, io credo nella tua anima pura! C'è chi possiede la giovinezza, l'amore di una donna, la fama e l'orgoglio, la grazia, il vigore fisico, l'armonia dei lineamenti: io ho la tua bellezza! Bambina cara! La mia città, il mio paese, la mia famiglia, la mia sposa, mia madre, mia sorella e mia figlia, la mia ricchezza, la mia felicità, la mia religione, la mia legge, il mio universo sei tu, sempre tu, solo tu! Tranne te, la mia povera anima riceve ingiurie da ogni parte. Oh, se non ti avessi più! No, è un pensiero che non posso sopportare! Sorridimi un poco. Hai un sorriso così bello, sembri proprio tua madre! Era tanto bella e anche tu, come lei, ti copri spesso la fronte con la mano come se volessi tergerla perché la purezza del cuore esige una fronte innocente e un cielo eternamente azzurro. Davanti a me tu splendi di una fiamma angelica e, attraverso la bellezza del tuo corpo, la mia anima scorge la tua. Riesco a vederti anche se tengo gli occhi chiusi. Tutta la luce del giorno mi viene da te. A volte vorrei essere cieco, vorrei che una profonda oscurità si abbattesse sulle mie pupille per non avere un altro sole al mondo!

BIANCA

Vorrei tanto farvi felice!

TRIBOULET

Di chi parli? Di me? Ma qui io sono felice! Figlia mia, mi basta vederti perché il cuore mi si riempia di dolcezza! (Sorridendo, le carezza i capelli) Che bei capelli neri! Da bambina, eri bionda. Chi lo crederebbe?

BIANCA (in tono affettuoso)

Una volta, prima del coprifuoco, mi piacerebbe uscir di casa e vedere Parigi.

TRIBOULET (con impeto)

No, mai! Bambina mia, non sei mai uscita con Berarda, spero!

BIANCA (tremando)

No.

TRIBOULET

Sta attenta!

BIANCA

Vado solo in chiesa.

TRIBOULET (tra sé)

Dio mio! Se qualcuno la vedesse, potrebbe seguirla e forse rapirla! La figlia di un giullare è la preda adatta: prima la si disonora, e poi se ne ride! Oh! (Ad alta voce) Ti scongiuro, resta chiusa qua dentro! Se sapessi, bambina mia, com'è nociva alle donne l'aria di Parigi! E quanti libertini corrono per le strade! Oh, i gentiluomini soprattutto! (Alzando gli occhi al cielo) Signore! Fa' che in questo asilo cresca sotto il tuo sguardo, preservala dal dolore e dalle tempeste che fanno avvizzire gli altri fiori, allontana ogni alito impuro, persino dai sogni, da questa rosa di grazia e di verginità perché un padre infelice, in un attimo di tregua, possa respirarne il casto profumo! (Si nasconde la testa tra le mani e piange)

BIANCA

Non vi chiederò più di uscire, vi scongiuro, non piangete così!

TRIBOULET

No, piangere mi fa bene. Ho riso tanto l'altra notte! (Alzandosi in piedi) Ma adesso dimentico i miei doveri. Bianca, è ora che ricada sotto il giogo. Addio.

Cala la sera.

BIANCA (baciandolo)

Tornerete presto?

TRIBOULET

Forse. Devi sapere, bambina mia, che non sono padrone di me stesso. (Chiamando) Berarda! (Una vecchia governante compare sulla porta di casa)

BERARDA

Desiderate qualcosa, signore?

TRIBOULET

Quando arrivo, nessuno mi vede entrare?

BERARDA

Chi volete che vi noti, siamo completamente isolati!

È quasi notte. Dall'altra parte del muro, in strada, appare il re vestito modestamente di scuro. Esamina l'altezza del muro e la porta chiusa. È indispettito e non fa nulla per nasconderlo.

TRIBOULET (stringendo Bianca tra le braccia)

Addio, figlia adorata! (A Berarda) Tenete sempre chiusa la porta che dà sul fiume? (Berarda fa un cenno d'assenso) Mi hanno parlato di una casa ancor più isolata, dietro Saint-Germain. Domani andrò a vederla.

BIANCA

Padre mio, questa mi piace perché dalla terrazza si vedono i giardini.

TRIBOULET

Per favore, non salire lassù! (Ascoltando) C'è qualcuno che cammina, là fuori?

Si avvicina alla porta del cortile, l'apre e guarda preoccupato in strada. Il re si nasconde in una rientranza del muro, accanto alla porta che Triboulet lascia socchiusa.

BIANCA (indicando la terrazza)

Ma come! Non posso nemmeno di sera andare a respirare là in alto?

TRIBOULET (tornando)

Sta attenta, qualcuno potrebbe vederti! (Mentre volta le spalle, il re entra in cortile dalla porta socchiusa e si nasconde dietro a un albero. A Berarda) Mi raccomando, non mettete mai lampade alla finestra!

BERARDA (giungendo le mani)

Come volete che un uomo possa entrare qua dentro? (Si volta e vede il re dietro l'albero. Si ferma sbalordita. Quando apre la bocca per gridare, il re le getta in grembo una borsa. La donna la afferra a volo, la soppesa e decide di tacere)

BIANCA (a Triboulet, che è andato a perlustrare la terrazza con una lanterna)

Quante precauzioni! Ditemi, padre mio, cosa temete?

TRIBOULET

Per me nulla, ma per te tutto! (La stringe ancora una volta tra le braccia) Bianca, figlia mia, addio! (Un raggio della lanterna che Berarda tiene in mano rischiara Triboulet e Bianca)

IL RE (tra sé, dietro l'albero)

Triboulet! (Ride) Diavolo! È la figlia di Triboulet! Questa sì che è bella!

TRIBOULET (sul punto di uscire, torna indietro)

A proposito, quando vai in chiesa non ti segue nessuno? (Bianca abbassa gli occhi imbarazzata)

BERARDA

Mai!

TRIBOULET

Se vi seguisse qualcuno, gridate!

BERARDA

Invocherei subito aiuto!

TRIBOULET

Non aprite se bussano alla porta.

BERARDA (quasi sottolineando le precauzioni di Triboulet)

Neanche se fosse il re!

TRIBOULET

Soprattutto se fosse il re! (Bacia ancora una volta la figlia ed esce richiudendo la porta con cura)

Scena quarta

Bianca, Berarda, Il Re. Durante la prima parte della scena, il re rimane nascosto dietro l'albero.

BIANCA (pensierosa, ascoltando i passi del padre che si allontana)

Ho qualche rimorso!

BERARDA

Dei rimorsi? Perché?

BIANCA

Si spaventa tanto, la minima cosa gli fa paura! Mentre usciva ho visto brillare una lacrima nei suoi occhi! Caro padre! È tanto buono! Avrei dovuto dirgli che la domenica, quando possiamo uscire, un giovane ci segue. L'hai notato anche tu, quel bel giovane?

BERARDA

Perché raccontarglielo? Insomma, avete un padre molto severo, quasi maniaco. Lo odiate tanto quel bel cavaliere?

BIANCA

Odiarlo? Oh, no! Ahimè, proprio il contrario! Da quando l'ho visto, ci penso continuamente: dal giorno che i suoi occhi incontrarono i miei, per me non conta nient'altro al mondo, lo vedo sempre qui, io appartengo a lui! Vedi, mi sembra persino che la sua statura sia tanto superiore a quella degli altri! È nobile, coraggioso, fiero e gentile. Berarda, come dev'essere bello a cavallo!

BERARDA

È proprio un giovane affascinante!

Passa vicino al re che le dà una manciata di monete d'oro. La donna intasca rapidamente.

BIANCA

Un uomo come lui dev'essere...

BERARDA (tendendo la mano al re, che si affretta a darle altro oro)

... di un'educazione perfetta.

BIANCA

Dai suoi occhi traspare il suo cuore, un gran cuore!

BERARDA

Certo, un cuore straordinario!

Ad ogni parola che pronuncia, Berarda tende la mano al re che gliela riempie di monete d'oro.

BIANCA

Valoroso.

BERARDA (continuando l'azione precedente)

Incomparabile!

BIANCA

Di un'immensa bontà!

BERARDA (tendendo la mano)

Premuroso.

BIANCA

E, soprattutto, generoso!

BERARDA (tendendo la mano)

Munifico!

BIANCA (con un profondo sospiro)

Mi piace tanto!

BERARDA (sempre tendendo la mano ad ogni parola che pronuncia)

Una figura affascinante! Quegli occhi, quel naso, quella fronte!

IL RE (tra sé)

Oddìo, questa vecchia ruffiana fa l'inventario completo delle mie qualità! Mi ha completamente depredato!

BIANCA

Ti sono grata di parlarmi così di lui.

BERARDA

Lo so, cara.

IL RE (tra sé)

Butta l'olio sul fuoco!

BERARDA

È buono, affettuoso, ha un gran cuore, è coraggioso, generoso...

IL RE (vuotandosi le tasche)

Diamine, ecco che ricomincia!

BERARDA (proseguendo)

È un gran signore, si vede dal portamento: ho notato un sigillo d'oro ricamato sul guanto.

Tende la mano, il re le fa cenno di non avere più nulla.

BIANCA

No, non vorrei che fosse un principe o un gran signore. Preferirei che fosse uno studente, venuto dalla provincia. Le persone della sua condizione sanno cosa significa amare!

BERARDA

È possibile che tutto ciò corrisponda alla verità, se è questo che volete. (Tra sé) Che gusti stravaganti! Ha proprio il cervello di una ragazzina: vive in un'eterna contraddizione. (Cercando di tendere ancora la mano al re) Quel bel giovane vi ama alla follia... (Il re non le dà nulla. Tra sé) Il nostro uomo è a secco. Se non vedo un'altra moneta, da me non sentirà più una parola.

BIANCA (sempre senza scorgere il re)

Per me la domenica non arriva mai. Mi sento così triste quando non lo vedo. Pensa che l'altro giorno, al momento dell'offertorio, ho creduto che si fosse deciso a parlarmi: il mio povero cuore batteva colpi all'impazzata! Penso giorno e notte solo a lui! Sono sicura che anche lui, da parte sua, è vittima dell'amore che prova per me. Non ho dubbi in proposito, sono certa che pensa a me, che continua a evocare il mio viso. È un uomo capace di un sentimento come questo, oh, lo si vede subito! Tranne me, le donne non sono niente per lui. Pensa soltanto a me, per lui non esiste altro: né giochi, né feste, né passatempi.

BERARDA (in un ultimo sforzo tende la mano al re)

Ci scommetterei la testa!

IL RE (sfilandosi l'anello e dandoglielo)

Il mio anello per quella testa!

BIANCA

Ah, come vorrei - dopo aver pensato a lui tutto il giorno e averlo sognato di notte - ritrovarlo qui, davanti a me (Il re esce dal suo nascondiglio e si inginocchia di fronte a Bianca che ha il viso voltato dalla parte opposta) e potergli dire: devi essere felice, devi essere lieto, sì, perché io ti a... (Si volta, vede il re ai suoi piedi e si interrompe stupita)

IL RE (tendendole le braccia)

Io ti amo! Su, finisci la frase! Dì: ti amo! Non aver paura. È tanto dolce una parola d'amore che esca dalle tue labbra!

BIANCA (spaventata, cerca con gli occhi Berarda che è scomparsa)

Berarda! Dio mio, non c'è più nessuno che mi risponda!

IL RE (sempre in ginocchio)

Due persone che si amano sono già un mondo!

BIANCA (tremando)

Da dove venite, signore?

IL RE

Ha importanza che venga dal cielo o dall'inferno? Che sia l'arcangelo Gabriele o Satana, io ti amo!

BIANCA

Oh cielo! Pietà, vi supplico! Spero che nessuno vi abbia visto. Uscite! Dio! Se mio padre...

IL RE

Andarmene mentre sei qui, tra le mie braccia, quando tu mi appartieni ed io ti appartengo! Quando stai dicendo che mi ami!

BIANCA (confusa)

Ha sentito tutto!

IL RE

Certo. Mi faresti ascoltare un concerto più divino di questo?

BIANCA (supplichevole)

Ah, mi avete parlato! Ma ora, ti prego, esci subito!

IL RE

Andarmene quando il mio destino è ormai legato al tuo, quando le nostre stelle brillano insieme all'orizzonte, quando ho ridestato il tuo cuore di fanciulla, quando il cielo mi ha scelto per dischiudere all'amore la tua anima ancora pura, per aprire le tue palpebre alla luce! Vieni con me, guarda: l'amore è il sole dell'anima! Non senti il calore del suo fuoco ardente? Lo scettro che la morte ci dona e ci .riprende, la gloria che con eroiche imprese ci regala la guerra, diventare celebri, avere proprietà immense, essere imperatori e re sono tutte cose umane: a questo mondo dove tutto ha un termine prefissato, destinato a svanire, c'è solo una cosa divina: l'amore! Bianca, il tuo innamorato ti porta la felicità, quella felicità che attendeva sulla soglia, timorosa di entrare! Se la vita è un fiore, l'amore è il polline di quel fiore. È la colomba che in cielo raggiunge l'aquila, è la timida grazia che cerca l'appoggio della forza, è la tua mano che riposa dolcemente nella mia mano. Amami! Amiamoci! (Cerca di baciarla, la fanciulla gli resiste)

BIANCA

No, lasciatemi!

Il re la stringe tra le braccia e le strappa un bacio.

BERARDA (sulla terrazza, in fondo alla scena, tra sé)

A gonfie vele!

IL RE (tra sé)

È mia! (Ad alta voce) Dimmi che mi ami!

BERARDA (dal fondo, tra sé)

Furfante!

IL RE

Bianca! Dimmelo ancora!

BIANCA (abbassando gli occhi)

Mi avete sentito parlare. Lo sapete, ormai.

IL RE (baciandola di nuovo con trasporto)

Sono felice!

BIANCA

Sono perduta!

IL RE

No, tu sei felice, con me!

BIANCA (svincolandosi)

Ma io non so chi siete. Come vi chiamate?

BERARDA (dal fondo, tra sé)

Era ora di pensarci!

BIANCA

Non sarete per caso un nobile o un gentiluomo? Mio padre li teme tanto!

IL RE

Dio mio, no! Mi chiamo... (Tra sé) Vediamo... (Pensando) Gaucher Mahiet. Sono uno studente, e non sono ricco.

BERARDA (mentre conta il denaro che è riuscita a estorcere al re)

Che bugiardo!

Appaiono in strada il signor di Pienne e il signor di Pardaillan, avvolti in mantelli, con una lanterna cieca in mano.

PIENNE (sottovoce, al signor di Pardaillan)

Eccoci arrivati, cavaliere.

BERARDA (sottovoce, scendendo precipitosamente le scale)

C'è qualcuno fuori!

BIANCA (spaventata)

Forse è mio padre!

BERARDA (al re)

Andatevene, signore!

IL RE

Ah, se avessi tra le mani quel furfante che osa disturbarmi!

BIANCA (a Berarda)

Presto, fallo uscire dal retro, sul fiume!

IL RE (a Bianca)

Come, lasciarti adesso? Mi amerai ancora domani?

BIANCA

E voi?

IL RE

Tutta la vita!

BIANCA

Ah, sento che mi tradirete come io tradisco mio padre!

IL RE

Mai! Un bacio, solo un bacio, Bianca, sui tuoi begli occhi!

BERARDA (tra sé)

Ma è proprio insaziabile, i baci non gli bastano mai!

BIANCA (opponendo una debole resistenza)

No, no!

Il re la bacia, prima di seguire Berarda all'interno della casa. Per qualche minuto Bianca guarda fisso la porta da cui è uscito, poi rientra in casa a sua volta. Nel frattempo, la strada si popola di gentiluomini. Tutti avvolti nei mantelli, armati, travestiti. Il signor di Gordes, i signori di Cossé, di Montchenu, di Brion e di Montmorency e Clément Marot raggiungono successivamente il signor di Pienne e il signor di Pardaillan. La notte è cupa, le lanterne cieche di tutti questi gentiluomini non sono accese. Gli astanti si rivolgono cenni di riconoscimento indicandosi l'un l'altro la casa di Bianca. Li segue un servo con una scala.

Scena quinta

I gentiluomini, poi Triboulet, poi Bianca. La fanciulla esce dalla porta del primo piano, sulla terrazza. Ha in mano una torcia che le illumina il viso.

BIANCA (sulla terrazza)

Gaucher Mahiet! Nome dell'uomo che amo, imprimiti per sempre nel mio cuore!

PIENNE (ai gentiluomini)

È lei, signori!

PARDAILLAN

Vediamo.

GORDES (sprezzantemente)

Una bellezza borghese! (Al signor di Pienne) Mi fai pena davvero, se ti diverti con le donne dei contadini!

In questo istante Bianca si volta e i gentiluomini la vedono in viso.

PIENNE (al signor di Gordes)

Cosa te ne pare?

MAROT

Mica male come contadinella!

GORDES

È una fata, un angelo, un'apparizione celeste!

PARDAILLAN

Come! È quella l'amante di messer Triboulet? Che ipocrita!

GORDES

Che briccone!

MAROT

La più bella è toccata al mostro. Mi pare giusto. A Giove piace mescolare le razze.

Bianca rientra in casa, una sola finestra è illuminata.

PIENNE

Signori, non perdiamo tempo con queste sciocchezze. Abbiamo deciso di punire Triboulet. Sarà un castigo esemplare: siamo tutti qui, a quest'ora, pieni di rancore, abbiamo la scala, scavalchiamo il muro, e portiamogli via la fanciulla. La trasporteremo al Louvre così domani, alzandosi, Sua Maestà troverà questa bellezza.

COSSÉ

Scommetto che il re ci metterà sopra le mani.

MAROT

Ci penserà il diavolo a sbrogliare la matassa

PIENNE

Ben detto. Su, al lavoro!

GORDES

È proprio un boccone da re! (Entra Triboulet)

TRIBOULET (pensieroso, in fondo alla scena)

Torno qui... perché? Ah, non so darmi una risposta!

COSSÉ (ai gentiluomini)

Trovate giusto, signori, che il re se le prenda tutte, bionde e brune, e le porti via ai loro mariti? Vorrei sapere cosa direbbe se qualcuno gli portasse via la regina!

TRIBOULET (avanzando di qualche passo)

Oh, il mio segreto! Quel vecchio mi ha maledetto! Sono profondamente turbato! (Il buio è così fitto che non vede il signor di Gordes accanto a lui e lo urta passando) Chi va là?

GORDES (si allontana spaventato. Sottovoce, ai gentiluomini)

C'è Triboulet, signori!

COSSÉ (sottovoce)

Doppia vittoria! Sbarazziamoci di quel traditore!

PIENNE

Oh no!

COSSÉ

L'abbiamo in pugno.

PIENNE

Ma così non l'avremo più per ridere, domani!

GORDES

Già, se lo uccidiamo, lo scherzo non ha più senso.

COSSÉ

Ma adesso ci disturba.

MAROT

Lasciate che gli parli io. Accomoderò tutto.

TRIBOULET (che è rimasto nel suo angolo con l'orecchio teso, in ansia)

Parlano sottovoce.

MAROT (avvicinandosi)

Triboulet!

TRIBOULET (con una voce terribile)

Chi va là?

MAROT

Su, non vorrai mangiarmi, sono io!

TRIBOULET

Chi sei, tu?

MAROT

Marot.

TRIBOULET

Ah, la notte è così scura!

MAROT

Già, il diavolo ha scambiato il cielo per un calamaio!

TRIBOULET

Cosa fate qui?

MAROT

Non l'hai ancora indovinato? Dobbiamo rapire la signora di Cossé e portarla dal re.

TRIBOULET (riprendendo fiato)

Ah, benissimo!

COSSÉ (tra sé)

Vorrei spaccargli le ossa!

TRIBOULET (a Marot)

Ma come farete a entrare in camera sua?

MAROT (sottovoce, al signor di Cossé)

Datemi la vostra chiave. (Il signor di Cossé gli consegna una chiave che Marot passa a Triboulet) Prendi questa chiave, toccala: non senti sotto le dita il blasone cesellato dei Cossé?

TRIBOULET (toccando la chiave)

Ma certo, le tre bande dal bordo seghettato. (Tra sé) Dio mio, sono proprio uno sciocco! (Indicando il muro a sinistra) E qui c'è il palazzo dei Cossé. Cosa diavolo mi ero messo in testa? (A Marot, restituendogli la chiave) State per rapire la moglie di quel grassone di Cossé? Voglio essere anch'io della partita!

MAROT

Ma siamo tutti mascherati.

TRIBOULET

Date anche a me una maschera! (Marot gli mette una maschera e vi aggiunge un bavaglio che gli lega sugli occhi e sulle orecchie) E poi?

MAROT

Ci reggerai la scala.

I gentiluomini appoggiano la scala al muro della terrazza. Marot vi conduce Triboulet e gliela fa reggere.

TRIBOULET (con le mani sulla scala)

Bah! Quanti siete? Non vedo più niente.

MAROT

Fa buio pesto stanotte. (Agli altri, ridendo) Potete gridare quanto vi pare e persino correre! Il bavaglio non gli permette né di sentire né di vedere!

I gentiluomini salgono sulla scala, sfondano la porta del primo piano che dà sulla terrazza e penetrano in casa. Un attimo dopo, uno di loro appare in cortile ed apre la porta dall'interno. Tutti quanti allora entrano nel cortile, varcano la soglia dell'uscio e portano via Bianca, seminuda e imbavagliata, che si agita invano.

BIANCA (scarmigliata, in lontananza)

Padre, padre mio, aiuto!

VOCI DEI GENTILUOMINI (in lontananza)

Vittoria! (Scompaiono con Bianca)

TRIBOULET (rimasto solo ai piedi della scala)

Ma come! Hanno intenzione di farmi scontare qui il purgatorio? Non hanno ancora finito? Che farsa insulsa! (Abbandona la scala, porta la mano alla maschera e scopre di essere stato imbavagliato) Ho gli occhi bendati! (Si strappa il bavaglio e la maschera. Alla luce della lanterna cieca che è stata dimenticata per terra, scorge qualcosa di bianco, lo raccoglie e riconosce il velo di sua figlia. Si volta di scatto, vede la scala appoggiata al muro della terrazza di casa sua, scorge la porta spalancata. Entra come un pazzo, per riapparire subito dopo trascinando con sé Berarda, seminuda e imbavagliata. La guarda stupefatto, poi si strappa i capelli ed emette grida inarticolate. Finalmente gli torna la voce) Oh! La maledizione! (Cade svenuto)

ATTO TERZO

IL RE

L'anticamera del re, al Louvre. Mobili, arazzi, modanature dorate e vasellame cesellato, di stile rinascimentale. Al proscenio, un tavolo, una poltrona, un sedile pieghevole. In fondo alla scena, una grande porta dorata. A sinistra, la porta della camera da letto del re, ricoperta da uno splendido arazzo. A destra, un mobile carico di vasellame prezioso, d'oro e di smalto. La porta di fondo lascia intravedere i cortigiani che giocano al maglio.

Scena prima

I gentiluomini.

GORDES

Adesso dobbiamo portare a buon fine ciò che abbiamo intrapreso...

PARDAILLAN

Triboulet deve soffrire, torturarsi e, soprattutto, non deve neanche sospettare che la sua bella sia finita qui!

COSSÉ

Che vada in giro disperato alla sua ricerca, mi sta bene, ma se gli uscieri ci avessero visto mentre la portavamo dentro?

MONTCHENU

Tutti gli uscieri del Louvre hanno l'ordine di dirgli che, stanotte, a palazzo non è entrata nessuna donna.

PARDAILLAN

Inoltre uno dei miei lacchè, particolarmente abile nell'ordire insidie, si è appostato qui, a palazzo, davanti alla sua porta, per trarlo in inganno. Chiacchierando coi servi ha avuto modo di spargere la voce di uno strano rapimento, protagonista una povera donna che, a mezzanotte, si dibatteva mentre veniva trascinata al palazzo di Hautefort.

COSSÉ (ridendo)

Benissimo, il palazzo di Hautefort lo mette proprio fuori strada, ben lontano da qui!

GORDES

Non allentiamo la presa, teniamogli sempre la benda sugli occhi.

MAROT

Stamani ho fatto recapitare questo bigliettino al nostro uomo: (tira fuori un foglietto e legge) "Triboulet, la tua bella è caduta nelle mie mani: se ci tieni a saperlo, la porto via con me, fuori di Francia". (Tutti ridono)

GORDES (a Marot)

La firma?

MAROT

"Jean de Nivelle!" (Gli scoppi di risa raddoppiano)

PARDAILLAN

Oh! La cercherà parecchio!

COSSÉ

Lo aspetto con impazienza.

GORDES

Povero pazzo, ci pagherà in un giorno tutti i debiti che ha contratto con noi: coi pugni chiusi, stringendo i denti per l'ira, con la disperazione nel cuore! (Si apre la porta laterale. Entra il re, splendidamente abbigliato, in una lunga veste da camera, seguito dal signor di Pienne. Tutti i cortigiani si schierano e si scoprono il capo. Il re e il signor di Pienne si abbandonano a fragorose risate)

IL RE (indicando la porta di fondo)

La fanciulla è là dentro?

PIENNE

L'amante di Triboulet!

IL RE

Davvero! Ah, portar via l'amante al mio giullare! Che burla incredibile!

PIENNE

L'amante o la moglie!

IL RE (tra sé)

Una moglie! Una figlia! Non sapevo che avesse una vocazione così spiccata per la vita familiare!

PIENNE

Sua Maestà desidera vederla?

IL RE

Perbacco!

Il signor di Pienne esce, e torna subito dopo sorreggendo Bianca, velata, dal passo malfermo. Il re siede nel suo seggio, impassibile.

PIENNE (a Bianca)

Entrate, bella giovane. Dopo, potrete tremare a volontà. Vi informo che siete alla presenza del re.

BIANCA (sempre velata)

Il re! Quel giovane è il re!

Corre a gettarsi ai suoi piedi. Sentendo la sua voce il re trasale e fa cenno a tutti di lasciarlo solo con lei.

Scena seconda

Il re, Bianca. Rimasto solo con Bianca, il re solleva il velo che la nasconde.

IL RE

Bianca!

BIANCA

Mio Dio! Gaucher Mahiet!

IL RE (scoppiando a ridere)

Lo giuro sulla mia fede di gentiluomo, sia benedetta questa burla! Che importa se è stata fatta di proposito o se dobbiamo a un equivoco il fatto che tu sia qui! Ti ringrazio, mio Dio! Bianca, fanciulla cara, vieni tra le mie braccia, amor mio!

BIANCA (indietreggiando)

Il re! Il re! Lasciatemi, maestà! Non so più come devo comportarmi, cosa rispondere... Gaucher Mahiet... no, no, voi siete il re... (Ricadendo in ginocchio) Oh, chiunque siate, abbiate pietà di me!

IL RE

Tu, Bianca adorata, mi scongiuri di aver pietà! Ma Francesco è pronto a sottoscrivere quello che prometteva Gaucher! Tu mi ami come io ti amo, noi due siamo felici! Il fatto che io sia il re non cancella il mio amore per te. Bambina mia! Credevi che fossi un borghese qualunque, un chierico, forse qualcosa di peggio! Ma se il caso mi ha fatto nascere con ben altre prerogative, se sono il re, questa non è una buona ragione per accogliermi con tanta avversione! Se non ho avuto la fortuna di nascere povero, che male c'è?

BIANCA (tra sé)

Come si diverte! Dio mio, vorrei essere morta!

IL RE (sorridendo e ridendo di gusto)

Oh, le feste, i giochi, le danze, i tornei, i dolci colloqui d'amore che si mormorano al calar del sole nel folto del bosco, cento piaceri che la notte coprirà con le sue ali, è questo l'avvenire che condividerai con me! Vieni, saremo felici, sposi, amanti! Un giorno saremo vecchi e la vita, credimi, questa stoffa incessantemente corrosa dagli anni dove, qua e là, balena il lampo intermittente dell'amore, è solo un cencio volgare se non è confortata da quella luce scintillante! (Ridendo) Credimi, Bianca, ho riflettuto a lungo su questo argomento, ed ecco la lezione che ne ho ricavato: onoriamo Dio padre, amiamoci e non sottovalutiamo il piacere, profittiamo delle gioie del mondo!

BIANCA (atterrita, indietreggiando)

Come mi sono illusa! Com'è diversa la realtà dal sogno!

IL RE

Perché? Pensavi che fossi un timido innamorato, un pedante, uno di quegli esaltati lugubri e noiosi che costringono alla resa i cuori femminili sollecitando comprensione coi loro sospiri lacrimosi?

BIANCA (respingendolo)

Lasciatemi! Come sono infelice!

IL RE

Ma hai capito o no chi ti sta di fronte? La Francia, un popolo intero, quindici milioni di persone, ricchezze, onori, piaceri, un potere illimitato, tutto questo obbedisce al mio volere e mi appartiene perché sono il re! Ebbene, tu sarai la padrona indiscussa del sovrano: Bianca, io sono il re e tu sarai la regina!

BIANCA

Io, regina! E la vostra sposa?

IL RE (ridendo)

Che ingenuità! E quanta virtù! Mia moglie non è la mia amante, lo capisci questo?

BIANCA

Essere la vostra amante! No, che infamia!

IL RE

Quanto orgoglio!

BIANCA

Io non appartengo a voi, io dipendo da mio padre.

IL RE

Tuo padre! I mio buffone, il mio giullare, Triboulet! Ma tuo padre appartiene a me! Posso farne quello che voglio! E lui deve sottostare a tutti i miei desideri!

BIANCA (piangendo amaramente, con la testa tra le mani)

Oh Dio! I mio povero padre! Ma come! Tutto dipende da voi? (Singhiozza, il re le si getta ai piedi per consolarla)

IL RE (in tono carezzevole)

Bianca! Non piangere, ti supplico, vieni tra le mie braccia!

BIANCA

Mai!

IL RE (teneramente)

Non hai più ripetuto che mi ami.

BIANCA

È tutto finito!

IL RE

Senza volere, ti ho ferita. Ti prego, non piangere come se fossi stata brutalmente abbandonata. Piuttosto che vedere il pianto sgorgare ancora dai tuoi occhi io, Bianca preferirei morire. Sì, preferirei che in tutto il regno si dicesse che non ho sangue nelle vene, che manco di spirito cavalleresco. Un re che fa piangere una donna è sinonimo di viltà!

BIANCA (fuori di sé, singhiozzando)

Tutto questo è un gioco, non è vero? Se voi siete il re, a me resta sempre un padre. Che si tormenta per me. Riportatemi da lui. Abito di fronte al palazzo di Cossé. Ma questo lo sapete già. Ah! Ma chi siete, allora? Non capisco più. Li rivedo, mi hanno rapita tra grida di giubilo! Mi sembra tutto confuso, come un sogno! (Piangendo) Vi credevo gentile, affettuoso. Adesso non so più se vi amo o no. (Indietreggiando, in un soprassalto di terrore) Voi siete il re! Ho paura!

IL RE (cercando di attirarla tra le sue braccia)

Che cattiva, ti faccio paura!

BIANCA (respingendolo)

Lasciatemi!

IL RE (tentando di abbracciarla)

Ma cosa sento! Su, un bacio di perdono!

BIANCA (dibattendosi)

No!

IL RE (ridendo, tra sé)

Che strana bambina!

BIANCA (sfuggendogli)

Lasciatemi! Oh, quella porta!

Vede aperto l'uscio della camera da letto del re, si precipita dentro e si richiude la porta alle spalle con violenza.

IL RE (sfilando dalla cintura una piccola chiave d'oro)

Oh eccola qui, la chiave!

Apre la porta, la spinge con impeto, entra e se la richiude alle spalle.

MAROT (da qualche minuto in osservazione dalla porta di fondo, ridendo)

È andata a nascondersi nella camera del re! Povera fanciulla! (Chiamando il signor di Gordes) Ehi, conte!

Scena terza

Marot, poi i Gentiluomini, poi Triboulet.

GORDES (a Marot)

Si può entrare?

MAROT

Sì, il leone ha attirato la pecora nel suo antro.

PARDAILLAN (pazzo di gioia)

Oh, povero Triboulet!

PIENNE (che è rimasto sulla soglia, con gli occhi fissi verso l'esterno)

Zitti! Eccolo!

GORDES (sottovoce, ai gentiluomini)

Calma! Facciamo finta di niente, comportiamoci normalmente!

MAROT

Signori, l'unico che possa riconoscere sono io. Ha parlato solo con me.

PIENNE

Calma! Non deve avere il minimo sospetto!

Entra Triboulet. Non appare cambiato, ha il costume e ostenta l'indifferenza abituale del giullare. Ma è molto pallido.

PIENNE (come se proseguisse una conversazione intavolata da tempo, con occhiate allusive ai gentiluomini più giovani che, vedendo Triboulet, trattengono a fatica le risa)

Sì, è stato proprio allora, signori - oh, buongiorno Triboulet - che è stata scritta questa canzoncina: (canta)

                "Quando vide Marsiglia

                ai suoi Borbone urlò:

                perdio, che capitano

                là dentro troverò?"

TRIBOULET (continuando la canzone)

                "Su, fino alla Coulombe

                è stretta la salita:

                ci montarono insieme

                soffiando sulle dita."

Risatine ironiche, applausi.

TUTTI

Splendido!

TRIBOULET (che è arrivato lentamente al proscenio, tra sé)

Dove può essere? (Riprende a canterellare)

                "Ci montarono insieme

                soffiando sulle dita."

GORDES (applaudendo)

Ah, Triboulet! Bravo!

TRIBOULET (osservando attentamente tutti quei visi che gli ridono intorno. Tra sé)

Sono stati loro, tutti quanti, questo è certo!

COSSÉ (battendo sulla spalla di Triboulet, in un osceno scoppio di risa)

Che c'è di nuovo, buffone?

TRIBOULET (agli altri, indicando il signor di Cossé)

Che cosa lugubre vederlo ridere! (Facendogli il verso) Che c'è di nuovo, buffone?

COSSÉ (sempre ridendo)

Allora, cosa ci racconti di bello?

TRIBOULET (esaminandolo dalla testa ai piedi)

Che quando volete piacere ad ogni costo, riuscite solo a diventare asfissiante!

Durante la prima parte della scena, Triboulet è completamente assorbito dalla ricerca di Bianca: esamina, osserva, fruga. Ma solo i suoi occhi mostrano esteriormente la gravità delle preoccupazioni che lo affliggono. Quando crede di passare inosservato, sposta un mobile o afferra la maniglia di una porta per assicurarsi che sia chiusa. Continua, comunque, a parlare con tutti in modo affabile e beffardo, distaccato e disinvolto. Dal canto loro, i gentiluomini ammiccano furbescamente e si scambiano cenni d'intesa mentre chiacchierano di banalità quotidiane.

Dove l'avranno nascosta? Ah, se glielo domandassi mi riderebbero in faccia! (Avvicinandosi a Marot con un lazzo giocoso) Sono proprio felice, Marot: vedo che il vento di stanotte non ti ha provocato nessun raffreddore!

MAROT (fingendosi sorpreso)

Stanotte?

TRIBOULET (strizzando l'occhio con aria d'intesa)

Una burla riuscita, che mi ha tanto divertito!

MAROT

Che burla?

TRIBOULET (scuotendo il capo)

Ma sì, che lo sai!

MAROT (con finta ingenuità)

L'unico diversivo che mi sono preso è stato quello di mettermi a letto quando è suonato il coprifuoco e di alzarmi solo a giorno fatto.

TRIBOULET

Ah! Così stanotte non sei uscito di casa? Si vede che me lo sono sognato! (Scorge un fazzoletto dimenticato sul tavolo e lo prende in mano)

PARDAILLAN (sottovoce, al signor di Pienne)

Vedete, duca? Sta osservando le iniziali ricamate sul mio fazzoletto.

TRIBOULET (gettando via il fazzoletto, tra sé)

No, non è il suo.

PIENNE (ad alcuni giovani che ridono in fondo alla scena)

Signori!

TRIBOULET (tra sé)

Dove può essere?

PIENNE (al signor di Gordes)

Cosa c'è da ridere?

GORDES (indicando Marot)

Perbacco, è lui che ci fa ridere!

TRIBOULET (tra sé)

Come sono allegri oggi!

GORDES (a Marot, ridendo)

Non guardarmi con quell'aria strafottente o ti butto in pasto a Triboulet!

TRIBOULET (al signor di Pienne)

Il re non s'è ancora svegliato?

PIENNE

Pare proprio di no!

TRIBOULET

Ma questo rumore non viene dalle sue stanze?

Cerca di avvicinarsi alla porta, il signor di Pardaillan glielo impedisce.

PARDAILLAN

Non puoi svegliare Sua Maestà!

GORDES (al signor di Pardaillan)

Caro visconte, quel briccone di Marot ci raccontava una storiella piccante. I tre Guidi che l'altra sera erano fuori, non so dove, al ritorno a casa hanno scoperto - cosa ne dice il nostro signor giullare? - le loro consorti, tutte e tre, in...

MAROT

... piacevole compagnia.

TRIBOULET

Al giorno d'oggi la moralità è talmente elastica!

COSSÉ

E tanto spesso le donne sono infedeli!

TRIBOULET (al signor di Cossé)

Vi prego, fate attenzione!

COSSÉ

A cosa?

TRIBOULET

State attento, signor di Cossé!

COSSÉ

A cosa?

TRIBOULET

Vedo una cosa orribile che vi pende dall'orecchio.

COSSÉ

Ma cosa?

TRIBOULET (ridendogli in faccia)

Un fatterello analogo a quello che c'è stato riferito!

COSSÉ (minacciandolo con ira)

Ehi!

TRIBOULET

Signori, vi prego! Questo animale si comporta in modo inconsueto: quando è adirato emette un grido come questo! (Imitando il signor di Cossé) Ehi! (Ridono tutti, entra un gentiluomo che indossa la livrea della regina)

PIENNE

Cosa c'è, Vaudragon?

GENTILUOMO

Sua Maestà la regina chiede di vedere il re per un affare urgente.

Il signor di Pienne gli fa segno che non è possibile, ma il gentiluomo insiste.

Eppure non è in compagnia della signora di Brézé.

PIENNE

Sua Maestà non è ancora sveglio.

GENTILUOMO

Ma come, duca? Se era con voi un momento fa!

PIENNE (sempre più irritato, fa al gentiluomo dei cenni che quest'ultimo non afferra mentre Triboulet li coglie e li vaglia attentamente)

Il re è a caccia!

GENTILUOMO

Senza paggi né scudieri, perché il suo seguito è ancora a palazzo.

PIENNE (tra sé)

Diavolo! (Parlando al gentiluomo con ira, guardandolo fisso) Vi è stato detto - almeno questo lo capirete, spero! - che il re non può vedere nessuno!

TRIBOULET (esplode fragorosamente)

Lei è qui! È col re! (Stupore dei gentiluomini)

GORDES

Ma cosa dice? Delira! Di chi sta parlando?

TRIBOULET

Oh, voi lo sapete benissimo, nobili signori! E non verrete a dirmi che non sono affari miei, che me ne devo andare! La povera fanciulla che voi - Cossé, Pienne, Brion, Montmorency e il diavolo sa chi altri - avete rapito ieri da casa mia - sì, c'eravate anche voi, signor di Pardaillan! - adesso è qui e io saprò riprendermela!

PIENNE (ridendo)

Triboulet non ha più la sua bella! Ma, bella o brutta che sia, dovrà cercarla altrove!

TRIBOULET (minaccioso)

Rivoglio mia figlia!

TUTTI

Sua figlia! (Stupore generale)

TRIBOULET (incrociando le braccia)

Sì, mia figlia! Ridete quanto vi pare! Ah, adesso non parlate più perché ha dell'incredibile, per voi, che un buffone sia padre, che abbia una figlia! I nobili e i lupi non hanno anche loro una prole? Perché non dovrei averne anch'io? Ma ora basta! (Con voce terribile) Sì, la burla è riuscita, ve lo concedo, ma ogni cosa a suo tempo. Voglio riavere mia figlia, lo capite o no? Ah, certo, voi ne parlate, ne ridete, ne mormorate. Ma i vostri sorrisi di superiorità mi lasciano indifferente: vi ripeto, signori, rivoglio mia figlia! (Gettandosi contro la porta degli appartamenti reali) E là dentro!

Tutti i gentiluomini sorvegliano l'accesso alle stanze del re e gli impediscono il minimo tentativo.

MAROT

Nel buffone la follia professionale è diventata pazzia furiosa.

TRIBOULET (retrocedendo, disperato)

Cortigiani! Non siete che dei cortigiani, dei demoni, una razza dannata! Non ci sono più dubbi, sono stati questi sciagurati a rapire mia figlia! Per loro, ve lo dico io, cos'è una donna? Meno di niente! Se, per fortuna loro, sono governati da un re interamente assorbito dalla licenza e dall'orgia, le mogli dei cortigiani possono essere molto utili alla carriera dei mariti, sempre che non siano sposate a degli imbecilli! Ma per loro l'onore di una fanciulla è un lusso inaudito, un peso quasi insostenibile! Una donna dev'essere un terreno che dà utili ingenti, una fattoria concessa in affitto al sovrano che, ad ogni decorrenza, paga degli interessi salati. Una donna significa un'infinità di favori inauditi che non si sa da dove piovano, come un governatorato, una nomina regia o, meglio ancora, dei benefici continui, incessanti, destinati ad aumentare! (Squadrandoli ad uno ad uno) Chi di voi è in grado di smentirmi? Non è vero, forse, signori? Quando (andando dall'uno all'altro) tutti voi, se ancora non l'avete fatto, sareste pronti a vendergli per un nome, per un titolo o per chissà quale ambizione (al signor di Brion) tu, tua moglie, Brion! (al signor di Gordes) tu, tua sorella! (al giovane paggio Pardaillan) e tu, tua madre!

UN PAGGIO (si versa un bicchiere di vino, e comincia a bere canticchiando)

                "Quando vide Marsiglia,

                ai suoi Borbone urlò:

                perdio, che capitano..."

TRIBOULET (voltandosi)

Visconte d'Aubusson, non so proprio perché non ti caccio tra i denti la coppa e la canzone! (A tutti) Chi potrebbe mai supporlo? Dei duchi, dei pari del regno, dei Grandi di Spagna, che obbrobrio! Un Vermandois che discende da Carlo Magno, un Brion nipote del duca di Milano, un Gordes-Simiane, un Pienne, un Pardaillan - e voi, un Montmorency! - i nomi più illustri che si conoscano, si abbassano a rapire la figlia a un pover'uomo! No, non si addice a casati tanto nobili nascondere una simile viltà sotto i loro insigni blasoni! No, voi non avete quel sangue! Tra mille risa oscene, le vostre madri hanno prostituito ai lacchè la loro virtù e voi non siete altro che dei bastardi!

GORDES

Miserabile, questo è troppo!

TRIBOULET

Quale prezzo avete pattuito con Sua Maestà per vendergli la mia creatura? Avrà pagato bene la vostra sortita, no? (Strappandosi i capelli) Ho solo lei al mondo! Ah, se volessi, certo, è così giovane e bella che me la pagherebbe bene! (Guardandoli tutti) I vostro re crede di poter fare qualcosa per me? È in grado di nascondere il mio nome plebeo sotto un nome altisonante come il vostro? Può tramutare il mio scheletro deforme in un corpo agile e bello, uguale a quello degli altri? Dannazione! Mi ha preso tutto! Oh com'è vile, orribile, atroce questa burla spassosa! Con quale colpevole bassezza è stata condotta a termine! Miserabili, assassini, ladri infami, furfanti che godono a torturare le donne! Signori, io devo riavere mia figlia! Devo riaverla, lo capite? Avete intenzione di restituirmela o no? Guardate la mia mano! È una mano che non ha niente di nobile, è la mano di un servo, di un uomo del popolo, di un villano qualsiasi, una mano disarmata che voi esperti nel dileggio giudicate innocua, eppure se questa mano non impugna la spada è sempre in grado di straziare con le unghie! Signori, sto aspettando da troppo tempo, ormai! Rendetemi la mia bambina! Aprite quella porta!

Si scaglia ancora, disperato, contro la porta degli appartamenti reali, difesa - da tutti i gentiluomini. Per un poco Triboulet cerca di contrastarli, alla fine torna in proscenio, cade in ginocchio, stroncato, esausto, ansante.

Tutti uniti contro di me! In dieci contro uno! (Scoppia in lacrime, singhiozza) Sì, è vero, piango! (A Marot) Marot, non ti sei già divertito abbastanza con me? Se hai ancora un'anima, se la mente governa ancora le tue azioni se sotto la livrea che porti hai conservato il cuore schietto del popolo cui appartieni, dimmi dove l'hanno portata, dimmi: cosa ne hanno fatto? E là dentro, non è vero? Oh, ti prego, io e te che siamo fratelli, uniamoci contro questi dannati! Solo tu, in questo covo di nobili, hai conservato una coscienza! Marot, mio buon Marot, perché taci? (Trascinandosi verso i gentiluomini) Mi vedete qui, ai vostri piedi, a implorare perdono! Pietà, vi supplico, sto male! Una volta avrei fatto un'accoglienza ben diversa... agli scherzi! Ma forse voi non sapete che, spesso, il minimo movimento mi strappa dolori atroci: io non parlo mai delle mie sofferenze. Quando si è nelle mie condizioni, tante volte i giorni sono lunghi, penosi da sopportare! Da molti anni vi diverto coi miei lazzi, vi supplico, abbiate pietà! Grazia! Non spezzate tra le dita con brutale indifferenza questo balocco, il povero Triboulet che vi divertiva tanto! Non so più cosa dirvi, adesso. Restituitemi la mia creatura, signori, rendetemi mia figlia, che mi vien tenuta nascosta nella stanza del re! È la mia unica gioia! Vi scongiuro, signori! Cosa volete che faccia, ormai, senza di lei! Mi è già toccata una sorte tanto dolorosa! Avevo solo lei a questo mondo! (Tutti tacciono, Triboulet si rialza disperato) Ah, Dio! Ma voi sapete solo ridere o tacere! Dev'essere molto divertente assistere al tormento di un padre che si batte il petto e si strappa dal capo dei capelli che, dopo una notte simile, diventeranno più bianchi della neve!

La porta della camera del re si apre d'improvviso. Bianca esce sconvolta, in disordine, con lo sguardo perso nel vuoto. Si getta con un grido terribile tra le braccia del padre.

BIANCA

Padre mio! Ah!

TRIBOULET (stringendola tra le braccia)

Bambina mia! Ah, è proprio lei! Figlia, figlia mia! Ah, signori! (Ride istericamente, soffocato dai singhiozzi) Guardatela: è tutta la mia famiglia! Angelo mio! Se lei non ci fosse, la mia casa diventerebbe la sede del dolore. Adesso, signori, sarete costretti a darmi ragione: potete rimproverarmi le mie grida disperate? Si può perdere una fanciulla tanto dolce e cara, che solo a vederla fa nascere la bontà nei cuori, senza cadere nella più atroce disperazione? (A Bianca) Non aver paura. È tutto finito, è stata solo una burla. Volevano scherzare. Ti hanno fatto paura, è vero, ma non per crudeltà. Vedi, Bianca, si sono resi conto dell'amore che ti porto e d'ora in poi ci lasceranno in pace. (Ai gentiluomini) Non è così? (A Bianca, stringendola tra le braccia) Che gioia poterti rivedere! I mio cuore trabocca di felicità al punto che ora non so più se sia meglio - adesso rido dopo essere stato travolto dalle lacrime - perderti un attimo per avere, poi, la certezza di ritrovarti! (Guardandola con inquietudine) Ma perché piangi?

BIANCA (coprendosi con le mani il viso inondato dal pianto, soffuso di rossore)

Siamo due infelici! I disonore...

TRIBOULET (trasalendo)

Cosa dici?

BIANCA (nascondendo il capo sul petto del padre)

Non davanti a loro! Voglio arrossire solo davanti a voi!

TRIBOULET (voltandosi adirato verso la porta degli appartamenti reali)

Oh, l'infame! Anche lei!

BIANCA (gli cade ai piedi singhiozzando)

Voglio restare sola con voi!

TRIBOULET (fa tre passi avanti e scaccia con la mano i gentiluomini, pietrificati dallo stupore)

Andatevene, fuori di qui! E se disgraziatamente il re Francesco passasse da queste parti (al signor di Vermandois) voi, che fate parte del suo corpo di guardia, ditegli che io sono qui e che lui non può entrare!

PIENNE

Non ho mai visto nessuno più pazzo di lui!

GORDES (facendogli cenno di allontanarsi)

Bisogna sempre accondiscendere ai desideri dei pazzi e dei bambini. Ma non allontaniamoci: vorrei evitare qualche spiacevole incidente.

Escono.

TRIBOULET (si siede sulla poltrona del re, risolleva Bianca da terra. Con voce insieme calma e sinistra)

Adesso parla, raccontami tutto. (Si volta e, scorgendo il signor di Cossé che è rimasto nella sala, si volta verso di lui e gli indica severamente la porta) Mi avete sentito o no, signore?

COSSÉ (ritirandosi, soggiogato dall'autorità del buffone)

In fede mia, solo i pazzi credono di poter fare tutto ciò che vogliono! (Esce)

Scena quarta

Bianca, Triboulet.

TRIBOULET (severo)

Puoi parlare, adesso.

BIANCA (ad occhi bassi, scossa dai singhiozzi)

Padre mio, dovete sapere che ieri è entrato in casa di nascosto... (Piange e si copre gli occhi con le mani) Mi vergogno! (Triboulet la stringe tra le braccia e le asciuga dolcemente la fronte) Da molto tempo - avrei dovuto dirvelo prima - mi seguiva. (Si interrompe ancora) Devo rifarmi a molto tempo fa. Non mi rivolgeva mai la parola. Dovete sapere che quel giovane veniva in chiesa ogni domenica...

TRIBOULET

Come! Il re!

BIANCA (proseguendo)

... e che ogni volta, per attrarre la mia attenzione, passandomi accanto urtava la mia seggiola. (Con voce sempre più fioca) Ieri è riuscito a introdursi in casa...

TRIBOULET

Ti voglio risparmiare l'angoscia della confessione. Posso facilmente indovinare il seguito. (Si rialza in piedi) Per deturpare la purezza della tua fronte, ha assoldato l'infamia e il disprezzo! I suo fiato ha contaminato l'aria limpida che ti circonda! Ha brutalmente strappato le foglie della tua corona! Bianca! Mio solo rifugio nello stato in cui mi trovo! Eri il giorno che mi richiamava in vita quando uscivo dalle loro tenebre! Eri lo spirito che richiamava il mio spirito al severo esercizio della virtù! Eri il velo dell'onore che cancellava la mia abiezione! La sola protezione del rinnegato da cui tutti si sono allontanati con orrore! L'angelo che la misericordia del Signore mi aveva posto accanto! Cielo! Perduta, sprofondata nell'orrore del fango, proprio tu, l'unica cosa che ritenevo sacra! Dopo un fatto simile che sarà di me, io che in una corte prostituita al male, sia fuori che dentro di me, scorgevo ovunque sulla terra impudenza e protervia, vizio e adulterio, infamia e corruzione e, sotto l'ampia volta del cielo, avevo solo il tuo onore su cui posare i miei occhi? Di tutto mi ero fatto una ragione, accettavo la mia miseria: le lacrime; la prostrazione profonda, assoluta; l'orgoglio che sanguina in un cuore spezzato; il sarcasmo tagliente, altero, che si accanisce sempre sulla mia disgrazia; sì, tutte queste sofferenze cui si accompagna il disonore, le avevo prese tutte su di me, mio Dio, perché non se ne facesse mai carico a lei! Più ero caduto in basso, più volevo che lei volasse in alto! Vicino al patibolo ci dev'essere sempre un altare, e ora l'altare è stato fatto a pezzi! Sì, copriti la fronte, piangi, bambina mia! Ti ho strappato troppe parole poco fa, non è così? Piangi liberamente. I peso più grave della sofferenza in genere alla tua età, scorre via con le lacrime. Disfati del tuo dolore, se puoi, nel cuore di tuo padre! (Riflettendo) Bianca, quando avrò finito ciò che devo compiere, noi due lasceremo Parigi e non vi faremo ritorno mai più! Sempre che riesca nel mio intento! (Riflettendo ancora) Com'è possibile che in un giorno solo tutto cambi radicalmente! (Rialzandosi furente) Oh, maledizione! Chi l'avrebbe mai detto che questa corte ignobile, corrotta, dissoluta che corre, si precipita addosso, travolge donne e bambini, che irride e calpesta le sanzioni del Signore, che cancella una colpa con un'altra ancora più imperdonabile, che semina ovunque fango e sangue, sarebbe arrivata al punto di strapparti dall'ombra discreta in cui vivevi lontana dal suo sguardo per disonorare la casta purezza della tua fronte! (Voltandosi in direzione della stanza del re) O re Francesco I, che il Dio che imploro ti faccia rovinosamente cadere su questa strada! Che domani ti si spalanchi davanti il sepolcro verso cui t'incammini!

BIANCA (alzando gli occhi al cielo, tra sé)

Dio mio, non ascoltarlo, perché io lo amo ancora!

Rumore di passi in fondo alla scena. Nella galleria esterna compare uno stuolo di nobili e di soldati. Alla loro testa, il signor di Pienne.

PIENNE (chiamando)

Signor di Montchenu, fate aprire il cancello per il signor di Saint-Vallier che è condotto alla Bastiglia.

Il gruppo dei soldati sfila a due sul fondo. Nel momento in cui il signor di Saint-Vallier, in mezzo a loro, passa davanti alla porta, si ferma e si volta verso la stanza del re.

SAINT-VALLIER (ad alta voce)

Poiché, dopo essere stato orrendamente vilipeso dal vostro sovrano, la maledizione che ho scagliato non ha trovato eco né qui né lassù, dato che nel mondo non s'è levato nessun braccio robusto e dal cielo non è caduta una sola folgore, non spero più in nulla. I re è benedetto dalla prosperità.

TRIBOULET (rialzando il capo e guardandolo negli occhi)

Conte, vi ingannate! C'è già chi è pronto a far sua la vostra vendetta!

ATTO QUARTO

BIANCA

Lo spiazzo deserto vicino alla Tournelle (antica porta di Parigi). A destra, un tugurio miseramente arredato con sedili di quercia e vasellame volgare. Il primo piano ricorda più una soffitta che un'abitazione: dalla finestra s'intravede, al suolo, un pagliericcio. Il lato della stamberga di fronte al pubblico è ridotto in un tale stato d'incuria da permettere di scorgere tutto ciò che contiene: un tavolo, un caminetto e una scala ripida che conduce in solaio. Nella parete della catapecchia (a sinistra degli attori), una porta che si apre dall'interno. Il muro è in pessimo stato, tutto crepe e fessure che lasciano scorgere tutto quanto avviene in casa. L'uscio, che ha uno spioncino con la grata, è protetto dall'esterno da una tettoia ed è sormontato da un'insegna di locanda. Il resto della scena rappresenta lo spiazzo deserto. A sinistra, un vecchio parapetto in rovina che reca infisso il sostegno della campana del traghetto. Sotto scorre la Senna. In fondo, oltre il fiume, la vecchia Parigi.

Scena prima

All'esterno, Triboulet e Bianca; all'interno della casa, Saltabadil. Durante tutta la scena Triboulet deve suggerire l'impressione di un uomo perseguitato dal terrore di essere scoperto, notato, importunato. Deve continuare a guardarsi intorno, soprattutto dalla parte della catapecchia. Saltabadil, seduto all'interno della locanda, è intento a lucidare il suo cinturone e non sente nulla di ciò che avviene nelle immediate vicinanze.

TRIBOULET

E tu lo ami!

BIANCA

Sempre.

TRIBOULET

Eppure ti ho lasciato il tempo di guarire da questa follia amorosa.

BIANCA

Lo amo.

TRIBOULET

Povero cuore di donna! Fammi capire, almeno, perché continui ad amarlo.

BIANCA

Non lo so.

TRIBOULET

Ma è inaudito, è pazzesco!

BIANCA

Oh, no! È proprio questa la ragione del mio amore. A volte si incontra un uomo che ci salva la vita o uno sposo che, donandoci le sue ricchezze, ci fa invidiare da tutti. Ma questi non sono mai gli uomini di cui ci si innamora. È vero lui mi ha fatto solo del male, eppure io lo amo e non ne so il perché. Dovete sapere che lo amo al punto di non riuscire a scacciarlo dai miei pensieri: se fosse necessario - che follia, non è vero? - nonostante lui rappresenti la mia rovina e voi la mia sola fortuna, io sarei pronta a morire per lui come per voi!

TRIBOULET

Ti perdono, bambina!

BIANCA

Vedete, anche lui mi ama.

TRIBOULET

No, questa è una follia!

BIANCA

Me l'ha confessato, me l'ha giurato! Parla così bene, con un tono talmente rassicurante, della passione, dell'amore, della tenerezza! Le sue parole scendono fino al cuore! Con che dolcezza i suoi occhi si posano su una donna! È un sovrano nobile, bello, coraggioso!

TRIBOULET (non reggendo più)

È un essere ignobile! Non sia mai detto che quell'infame libertino mi abbia sottratto impunemente la mia felicità!

BIANCA

Ma avevate perdonato, padre mio...

TRIBOULET

Tu bestemmi! Avevo solo bisogno di tempo per piazzare la trappola mortale.

BIANCA

Da un mese, ve lo dico tremando, date l'impressione di amarlo.

TRIBOULET

Recito la mia parte. (Con ira) Saprò vendicarti, Bianca!

BIANCA (a mani giunte)

Padre mio, risparmiatemi!

TRIBOULET

L'ira, il rancore avrebbero finalmente il sopravvento se ti fosse infedele?

BIANCA

È impossibile che mi tradisca. Non ci credo.

TRIBOULET

E se lo vedessi coi tuoi occhi? Se non ti amasse più, lo ameresti ancora?

BIANCA

Non so. Lui mi ama, giura che mi adora. Me l'ha detto anche ieri.

TRIBOULET (amaramente)

Quando?

BIANCA

Ieri sera.

TRIBOULET

Benissimo! Da' un'occhiata tu stessa, guarda coi tuoi occhi! (Indica a Bianca una crepa nel muro della casa, la fanciulla obbedisce)

BIANCA (sottovoce)

Vedo solo un uomo.

TRIBOULET (abbassando la voce a sua volta)

Aspetta un poco.

Il re, vestito da semplice ufficiale, compare nella camera a pianterreno della locanda. Entra da una porticina che comunica con la stanza accanto.

BIANCA (trasalendo)

Padre mio!

Durante la scena successiva, Bianca continua a guardare attraverso la fessura del muro. Ascolta attentamente tutto ciò che avviene all'interno della stanza, dimentica di tutto, scossa di tanto in tanto da un tremito convulso.

Scena seconda

Il re, poi Maguelonne. Il re dà una pacca sulle spalle di Saltabadil che si volta, irritato per essere stato distolto dalle sue occupazioni.

IL RE

Voglio due cose, subito.

SALTABADIL

Cosa?

IL RE

Tua sorella e del vino.

TRIBOULET (dall'esterno)

Sono queste le sue abitudini. Il signore, re per grazia di Dio, frequenta volentieri i luoghi malfamati e il vino che predilige, che lo eccita di più è quello che gli versa la prima Ebe da taverna.

IL RE (nella locanda, cantando)

                "La donna è un'infedele,

                Non credere al suo miele!

                Se una è fedele, cento

                Son come piume al vento!"

In silenzio Saltabadil è andato nella stanza accanto a prendere una bottiglia e un bicchiere che porta sul tavolo. Poi, col pomo della spada, batte due colpi sul soffitto. A questo segnale, una bella ragazza, fresca e sorridente, vestita da zingara, scende la scala saltando. Non appena compare, il re cerca di baciarla ma la ragazza gli sfugge dalle mani.

IL RE (a Saltabadil, che si è rimesso d'impegno a forbire il cinturone)

Amico, credo che faresti meglio a uscire all'aperto per pulire a fondo il cinturone.

SALTABADIL

Ho capito.

Si alza in piedi, saluta goffamente il re, apre la porta di strada ed esce richiudendosela alle spalle. Non appena si trova all'aperto, raggiunge Triboulet e, con aria misteriosa, si avvicina a lui. Mentre si scambiano poche parole, la ragazza si diverte a provocare l'interesse del re e Bianca assiste terrorizzata al loro approccio. Saltabadil mormora sottovoce le battute successive a Triboulet, indicando la casa con un dito.

Allora volete che viva o che muoia? Il vostro uomo noi l'abbiamo in pugno, ormai: là dentro.

TRIBOULET

Torna tra poco.

Gli fa cenno di allontanarsi. Saltabadil scompare lentamente dietro al vecchio parapetto. Nel frattempo il re si diverte a stuzzicare la provocante zingarella, che si libera di lui ridendo.

MAGUELONNE (mentre il re cerca di baciarla)

No, e poi no!

IL RE

Benissimo! Un momento fa, quando tentavo di baciarti, tu mi hai picchiato. "No, e poi no!" è un progresso incredibile, "No, e poi no!" è un passo avanti. Guarda un po' come si tira indietro! Su, parliamo. (La zingara si riavvicina) Otto giorni fa - è stato da Ercole mi pare... Chi mi ci aveva portato? Ah, Triboulet, ma certo! - ho visto per la prima volta questi begli occhi! Da otto giorni, cara la mia bambina, sono pazzo di te, voglio solo te!

MAGUELONNE (ridendo)

E venti altre insieme! Io li conosco bene, signore, i libertini come voi!

IL RE (ridendo a sua volta)

Sì, è vero, ne ho rovinate parecchie. Devo confessarlo, sono proprio un mostro.

MAGUELONNE

Ah, che presuntuoso!

ILRE

Te lo assicuro, parola d'onore! Ma tu, stamattina, mi hai portato a casa tua, in questa locanda disgustosa dove si mangia male e si beve il vino fatto da tuo fratello, una bestia ripugnante che dev'essere un furfante matricolato se, col suo bel muso, ha l'ardire di accostarsi alla tua bocca! Ma non me ne importa niente. Voglio passare qui la notte.

MAGUELONNE (tra sé)

Bene! Non c'è neanche bisogno di metterlo sulla buona strada! (Al re, che cerca ancora di baciarla) Lasciatemi in pace!

IL RE

Quante storie!

MAGUELONNE

Su, comportatevi bene!

IL RE

Vuoi sapere cosa vuol dire, per me, comportarmi bene? Amare, godere e mangiare allegramente. In questo, mi trovo d'accordo con le massime di re Salomone.

MAGUELONNE

Un tipo come te frequenta più le osterie che le chiese.

IL RE (tendendo le braccia verso di lei)

Maguelonne!

MAGUELONNE (sfuggendogli)

Domani!

IL RE

Rovescio il tavolo se pronunci ancora quella parola odiosa e crudele! Una bella donna non deve mai dire 'domani'.

MAGUELONNE (calmandosi subito e venendo a sedersi allegramente a tavola accanto al re)

Va bene, facciamo la pace.

IL RE (prendendole la mano)

Dio mio, che bella mano! Ti giuro che preferirei - senza sentirmi in obbligo, però, di seguire l'esempio degli apostoli! - ricevere uno schiaffo da questa mano piuttosto che carezze da un'altra!

MAGUELONNE (ammaliata)

Vi prendete gioco di me!

IL RE

Mai!

MAGUELONNE

Sono brutta.

IL RE

Non è vero! Impara ad apprezzare le tue forme divine! Il tuo fuoco mi divora! Ma forse tu, che sei la regina della perfidia femminile, non sai qual è il potere dell'amore su di noi, rozzi soldati! Quando la bellezza ci abbassa al rango di schiavi, diventiamo di fuoco e di bracia ardente anche nella terra dei russi!

MAGUELONNE (scoppiando a ridere)

Questa roba l'avrete letta in un libro!

IL RE (tra sé)

Può darsi. (Ad alta voce) Un bacio!

MAGUELONNE

Ma via, siete ubriaco!

IL RE (sorridendo)

D'amore!

MAGUELONNE

Vi prendete gioco di me, con le vostre amabili attenzioni! Siete troppo allegro e spensierato, caro signore!

IL RE

Oh, no! (Il re la bacia)

MAGUELONNE

Adesso basta!

IL RE

Ma io voglio sposarti.

MAGUELONNE (ridendo)

Mi dai la tua parola?

IL RE

Che bambina incantevole, che bambina folle!

Se la prende sulle ginocchia e le parla sottovoce. Maguelonne ride e si ritrae scherzosa. Bianca non sopporta oltre e si volta, pallida e tremante, verso Triboulet immobile.

TRIBOULET (dopo averla guardata un momento in silenzio)

Mi vuoi dire cosa pensi della vendetta, figlia mia?

BIANCA (quasi incapace di parlare, con un filo di voce)

Che tradimento orribile! Ingrato! Dio mio, mi si spezza il cuore! Fino a questo punto mi era infedele! Ma allora non ha un'anima! È spaventoso, sta ripetendo a quella donna le stesse frasi che mi sussurrava a fior di labbra! (Nascondendo il capo sul petto del padre) E quella donna non ha il minimo pudore! Oh!

TRIBOULET (cupo, sottovoce)

Taci, non piangere. Sarò io a vendicarti!

BIANCA (distrutta)

Ahimè! Fate ciò che volete.

TRIBOULET (con un grido di gioia)

Grazie!

BIANCA

Gran Dio! Mi fate paura, cosa avete in mente?

TRIBOULET (di slancio)

È già stabilito da tempo. Adesso non cambiare idea, manderesti tutto all'aria! Ascoltami bene: torna a casa, prendi degli abiti maschili, un cavallo e del denaro. Non importa quanto. Parti subito, senza fermarti neanche un attimo lungo la strada finché non sarai a Evreux. Dopodomani ti raggiungerò. L'abito è nella cassapanca, vicino al ritratto di tua madre. L'ho fatto fare apposta, da molto tempo. Il cavallo è sellato. Esegui i miei ordini alla lettera. Va' pure, ma bada di non tornare qui per nessuna ragione: sta per accadere una cosa terribile! Va'!

BIANCA (atterrita)

Accompagnatemi, padre mio!

TRIBOULET

Non è possibile. (Le dà un bacio e le fa cenno di allontanarsi)

BIANCA

Ah, io tremo!

TRIBOULET

A presto! (Le dà ancora un bacio, Bianca esce vacillando) Fa' come ti ho detto. (Durante questa scena e la successiva, il re e Maguelonne, sempre soli nella stanza a pianterreno, continuano a ridere e a scherzare parlando sottovoce. Non appena Bianca si è allontanata, Triboulet si avvicina al parapetto e fa un segno convenuto. Saltabadil riappare. È il crepuscolo)

Scena terza

Triboulet, Saltabadil, fuori. Maguelonne e il Re, in casa.

TRIBOULET (contando degli scudi d'oro in presenza di Saltabadil)

Me ne hai chiesti venti, eccotene dieci! (S'interrompe nell'atto di consegnargli il denaro) È sicuro che passerà la notte qui?

SALTABADIL (che stava esaminando con attenzione il cielo, prima di rispondergli)

Le nuvole coprono il cielo.

TRIBOULET (tra sé)

È risaputo che non sempre torna a dormire a palazzo.

SALTABADIL

Potete star tranquillo. Tra un'ora o anche meno, pioverà. Tra il temporale e mia sorella, stasera non si azzarderà a uscire.

TRIBOULET

Tornerò a mezzanotte.

SALTABADIL

Credetemi, non ne vale la pena. Non ho bisogno d'aiuto per gettare il suo cadavere nella Senna.

TRIBOULET

No, tornerò. Nel fiume voglio gettarlo io.

SALTABADIL

Come preferite. Ve lo darò cucito a dovere dentro il suo sacco.

TRIBOULET (consegnandogli il denaro)

D'accordo. A mezzanotte! Porterò il resto della somma.

SALTABADIL

Sarà tutto finito. Come si chiama il giovanotto?

TRIBOULET

T'interessa saperlo? Vuoi sapere anche il mio nome? Lui si chiama Delitto e io mi chiamo Castigo!

Esce.

Scena quarta

Gli stessi, tranne Triboulet.

SALTABADIL (solo, continua a scrutare l'orizzonte che si copre di nuvole. È quasi notte. Lampi intermittenti)

Il temporale si avvicina. Sta coprendo tutta la città. Tanto meglio! Tra poco questo luogo sarà completamente deserto. (Riflettendo) Stando a quel che vedo, questi signori si comportano tutti in maniera ben strana! Che il diavolo mi porti, se ci capisco qualcosa!

Scruta ancora il cielo scuotendo il capo. Nel frattempo il re continua a scherzare con Maguelonne.

IL RE (cercando di afferrarla alla vita)

Maguelonne!

MAGUELONNE (sfuggendogli)

Aspettate!

IL RE

Ah, che bambina cattiva!

MAGUELONNE (cantando)

                "Il tralcio fiorito in aprile

                dà poco vino al barile!"

IL RE

Che spalle! Che braccia! Che splendida carnagione, mia incantevole nemica! Per Giove, che forme seducenti! Come mai il buon Dio, che ha creato delle braccia così belle, ha voluto mettere il cuore di un turco dentro il corpo di questa Venere?

MAGUELONNE

Trallallallà! (Respingendo ancora il re) Non c'è niente da fare. Sta arrivando mio fratello.

Entra Saltabadil, che si chiude la porta alle spalle.

IL RE

Che me ne importa! (Si sente un tuono lontano)

MAGUELONNE

Il tuono!

SALTABADIL

Sta per piovere a catinelle.

IL RE (battendo sulla spalla a Saltabadil)

Che piova pure! Voglio dormire in camera tua stanotte.

MAGUELONNE (sarcastica)

Se volete proprio... vi comportate da padrone, come se foste il re! Ma la vostra famiglia starà in pensiero, signore.

Saltabadil la afferra per un braccio e le fa dei cenni.

IL RE

Non ho avi, non ho figli, non devo render conto a nessuno.

SALTABADIL (tra sé)

Meglio così!

Comincia a piovere, la notte è cupa.

IL RE (a Saltabadil)

Mio caro, va' a dormire nel fienile o al diavolo, dove ti pare.

SALTABADIL (salutando)

Grazie.

MAGUELONNE (al re, sottovoce, in un soffio, mentre accende il lume)

Vattene!

IL RE (ad alta voce, scoppiando a ridere)

Piove! Vuoi cacciarmi fuori con un tempo simile? Stanotte non si lascerebbe all'addiaccio neanche un poeta! (Guarda fuori dalla finestra)

SALTABADIL (sottovoce a Maguelonne mostrandole il denaro che stringe nel pugno)

Fallo restare! Vale già dieci scudi d'oro e ce ne saranno altri dieci a mezzanotte! (Al re educatamente) Sono proprio felice che il signore passi la notte in camera mia!

IL RE (ridendo)

In luglio si scoppia dal caldo e in dicembre si gela dal freddo, non è vero?

SALTABADIL

Volete vedere la stanza, signore?

IL RE

Ma certo!

Saltabadil prende il lume mentre il re mormora ridendo qualche parola all'orecchio di Maguelonne. Poi salgono entrambi la scala che porta al primo piano. Saltabadil fa strada al re.

MAGUELONNE (sola)

Povero giovane! (Avvicinandosi alla finestra) Com'è buio, Dio mio!

Dall'abbaino, in alto, si vedono il Re e Saltabadil in solaio.

SALTABADIL (al re)

Ecco il letto, signore, la seggiola e il tavolo.

IL RE

Quanti piedi in tutto? (Guarda alternativamente il letto, la seggiola e il tavolo) Tre, sei, nove... sorprendente! I tuoi mobili sono tutti sciancati: hanno combattuto a Marignan per caso? (Avvicinandosi all'abbaino, che ha i vetri rotti) Qua si dorme all'aperto! Non ci sono né vetri né imposte. È impossibile trattare meglio il vento, quando ha voglia di entrare! (A Saltabadil, che ha acceso sul tavolo un lume da notte) Buonanotte.

SALTABADIL

Dio vi guardi!

Esce, si tira dietro l'uscio. Si sente il suo passo pesante sulla scala.

IL RE (solo, slacciandosi il cinturone)

Perdio, sono stanco da morire! In attesa del meglio, tanto vale dormire un po'. (Mette il cappello e la spada sulla seggiola, si slaccia gli stivali e si stende sul letto) Com'è fresca, amabile, piena di vita questa Maguelonne! (Rialzandosi) Spero che abbia lasciato la porta aperta! Sì, per fortuna! (Si corica di nuovo e, dopo qualche minuto, cade riverso sul letto profondamente addormentato).

Maguelonne e Saltabadil sono nella stanza a pianterreno. È appena scoppiato il temporale. La pioggia e i lampi imperversano frammisti al rombo del tuono. Maguelonne cuce seduta accanto al tavolo. Saltabadil, pensieroso, tracanna il vino dalla bottiglia da cui beveva il re. Nessuno dei due parla, come se entrambi fossero perseguitati da un'idea fissa.

MAGUELONNE (sospirando)

Quel giovane è tanto bello!

SALTABADIL

Lo credo bene! Mi ha già fruttato venti scudi d'oro!

MAGUELONNE

Quanto?

SALTABADIL

Venti scudi.

MAGUELONNE

Valeva molto di più!

SALTABADIL

Sciocchina! Va' a vedere se dorme, adesso, e portami giù la sua spada.

Maguelonne obbedisce. Il temporale scoppia in tutta la sua violenza. In fondo alla scena si staglia il profilo cupo di Bianca. È vestita da uomo, pronta a balzare in sella, con gli speroni e gli stivali. Avanza lentamente verso la casupola mentre Saltabadil beve e Maguelonne, in soffitta, solleva il lume per contemplare il re addormentato.

MAGUELONNE (con le lacrime agli occhi)

Che peccato! (Prende la spada) Dorme, povero ragazzo! (Ridiscende e porta la spada al fratello)

Scena quinta

Il Re, addormentato in soffitta; Saltabadil e Maguelonne, nella stanza a pianterreno; Bianca, fuori.

BIANCA (avanzando lentamente nel buio, rischiarata dai lampi e accompagnata dal fragore spaventoso del tuono)

"Una cosa terribile!". Ah, io perdo la ragione! Ha deciso di passare la notte in questa casa. Mio Dio, sono a una svolta del mio destino! Padre, vi chiedo perdono! Voi non siete più qui e, tornando, io vi ho disobbedito. Ma non ho potuto agire diversamente. (Avvicinandosi alla casa) Cosa succederà? Io che fino a poco tempo fa non conoscevo nulla dell'avvenire, del mondo e della sofferenza umana; io, una povera fanciulla che viveva nascosta in mezzo ai fiori, sono stata coinvolta all'improvviso in questo orrore! Ahimè, la felicità, l'onore non esistono più! Tutto è lutto e pianto! Nei cuori arsi dalla sua fiamma, l'amore lascia solo infelicità e miseria? Solo un po' di cenere è il risultato di questo incendio spaventoso! Non mi ama più! (Piange amaramente. Rialzando il capo) Poco fa attraverso i miei pensieri si è fatto strada un orrendo frastuono. È scoppiato proprio su di me, sul mio capo. Forse è stato il tuono. Che notte orribile! Una donna disperata è capace di tutto. E pensare che avevo paura della mia ombra! (Scorgendo la luce nella casa) Oh, cosa accade? (Avanza, poi indietreggia) Qui, in questo momento, mi si stringe il cuore. Non si starà per commettere un delitto?

Maguelonne e Saltabadil riprendono a parlare, a pianterreno.

SALTABADIL

Che tempo!

MAGUELONNE

Tuono e pioggia.

SALTABADIL

Sì, sembra ci sia una gran battaglia in cielo. C'è uno che urla e uno che piange!

BIANCA

Se mio padre sapesse dove sono!

MAGUELONNE

Fratello!

BIANCA (trasalendo)

Ho sentito delle voci.

Si avvicina tremando alla casa, spia attraverso la fessura del muro e ascolta attentamente.

MAGUELONNE

Fratello!

SALTABADIL

Allora?

MAGUELONNE

Sai a cosa penso?

SALTABADIL

No.

MAGUELONNE

Indovina.

SALTABADIL

Al diavolo!

MAGUELONNE

È così bello quel giovane. È alto, coraggioso, fiero come un Apollo e sa come si conquista una donna! Mi ama teneramente e dorme come il bambin Gesù! Non uccidiamolo!

BIANCA (che sente e vede tutto, terrorizzata)

Cielo!

SALTABADIL (mentre estrae da un cassone un vecchio sacco di tela e una pietra che consegna, impassibile, a Maguelonne)

Ricuci subito questo vecchio sacco.

MAGUELONNE

Perché?

SALTABADIL

Per nasconderci dentro, non appena lassù mi sarò sbarazzato del tuo Apollo, il suo cadavere in compagnia di questa pietra, e gettarli nel fiume.

MAGUELONNE

Ma...

SALTABADIL

Resta fuori da questa storia, Maguelonne.

MAGUELONNE

Se...

SALTABADIL

Se ti dessi retta, non ucciderei più nessuno. Su, accomoda il sacco.

BIANCA

Chi sono questi due? Forse sto guardando dalla soglia dell'inferno?

MAGUELONNE (accomodando il sacco)

Eseguo gli ordini! Ma nessuno ci vieta di parlare.

SALTABADIL

Va bene.

MAGUELONNE

Hai dei rancori personali contro il mio bel cavaliere?

SALTABADIL

Io! Ma se è un capitano! Io rispetto chi porta la spada: non appartengo alla stessa categoria?

MAGUELONNE

Uccidere un bel ragazzo che non è certo un plebeo per conto di un gobbo orrendo dal corpo a forma di esse!

SALTABADIL

Poche storie! Mi sono impegnato con un gobbo per uccidere un bell'uomo. Tutto il resto non conta: dieci scudi d'anticipo ed altri dieci alla consegna del cadavere. Diamogli il corpo per cui ha pagato. Non c'è altro da dire.

MAGUELONNE

Puoi uccidere il gobbo quando tornerà col resto della somma. Non ci perdi niente.

BIANCA

Oh, padre mio!

MAGUELONNE

Allora siamo d'accordo?

SALTABADIL (fissando Maguelonne)

Ehi! Per chi mi prendi, sorella? Per un ladro, per un bandito? Uccidere un cliente che mi paga!

MAGUELONNE (mostrandogli un fagotto)

Allora riempi il sacco con questi rami secchi. Il buio lo ingannerà, crederà di avere in mano il suo uomo.

SALTABADIL

Questa poi! Credi davvero che quattro fascine si possano scambiare per un corpo? Il legno è secco e rigido, duro e immobile, tutto d'un pezzo. Non è una cosa viva.

BIANCA

La pioggia mi gela nelle ossa.

MAGUELONNE

Ti prego, risparmialo.

SALTABADIL

Sciocchezze!

MAGUELONNE

Mio caro fratello!

SALTABADIL

Non parlare così forte! Deve morire! Taci, adesso!

MAGUELONNE (irritata)

Ma io non voglio! Lo sveglierò, lo farò uscire di qui!

BIANCA

Brava ragazza!

SALTABADIL

E i dieci scudi d'oro?

MAGUELONNE

È vero.

SALTABADIL

Stai buona e lasciami lavorare in pace, bambina!

MAGUELONNE

No, voglio salvarlo!

Maguelonne, con aria decisa, si piazza davanti alla scala per impedirne l'accesso al fratello. Scoraggiato dalla sua resistenza, Saltabadil torna in proscenio e medita sulla piega presa dagli eventi per trovare una via d'uscita soddisfacente per entrambi.

SALTABADIL

Vediamo. A mezzanotte, l'altro tornerà qui. Se nel frattempo arrivasse qualcuno, che ne so?, un viandante, chiunque, e bussasse alla porta per chiedere ospitalità, io potrei prenderlo alle spalle, ucciderlo e metterlo nel sacco al posto del tuo spasimante. Il gobbo non si accorgerà di nulla. In una notte buia come questa, la sua soddisfazione rimarrà invariata purché possa gettare una cosa qualunque nel fiume. Ecco quello che posso fare per te.

MAGUELONNE

Grazie. Ma chi vuoi che venga da queste parti?

SALTABADIL

È l'unica alternativa che mi si offre per salvare la vita al tuo uomo.

MAGUELONNE

A un'ora simile?

BIANCA

Dio! Voi mi mettete alla prova, voi esigete la mia vita! Dovrò sottostare a tanto per chi mi è stato infedele? Oh, no! Sono troppo giovane! Mio Dio, non spingetemi su questa china! (Tuona)

MAGUELONNE

È più facile che il mare entri tutto nel mio paniere piuttosto che un cristiano capiti qui, in una notte come questa!

SALTABADIL

Se non viene nessuno, il bel giovane che ti sta tanto a cuore morrà.

BIANCA (rabbrividendo)

Che orrore! Se chiamassi la ronda? A che scopo? Non c'è nessuno! E poi, quell'uomo denuncerebbe mio padre! Ma io non voglio morire. Ho ben altro da fare: devo badare a mio padre, devo proteggerlo. Quando non si hanno ancora sedici anni, è orribile il pensiero della morte! No, non posso! Dio mio, sentire un'arma squarciarmi il petto! Ah! (Un orologio batte un colpo)

SALTABADIL

Sorella, l'orologio qua accanto ha battuto un colpo. (Altri due colpi) Sono le undici e tre quarti. Non verrà nessuno prima di mezzanotte. Non senti nessun rumore fuori? Non posso più transigere, ormai. Ho solo un quarto d'ora.

Comincia a salire la scala. Maguelonne lo trattiene singhiozzando.

MAGUELONNE

Fratello, aspetta ancora!

BIANCA

Come! Quella donna è capace di piangere! Mentre io, che posso salvarlo, non faccio nulla! Se non mi ama più, posso solo morire, e allora morrò per lui! (Esitando un attimo) Ma decidersi è atroce!

SALTABADIL (a Maguelonne)

No, non posso più aspettare. È impossibile.

BIANCA

Se almeno sapessi come mi uccideranno! Se non dovessi soffrire! Ma se mi colpiscono sulla fronte, sul viso... Oh, mio Dio!

SALTABADIL (cercando di liberarsi di Maguelonne che vuole impedirgli di salire)

Cosa vuoi che faccia? T'illudi che arrivi qualcuno a prendere il suo posto?

BIANCA (rabbrividendo sotto la pioggia)

Ho tanto freddo! (Avvicinandosi alla porta) Andiamo! (Fermandosi) Morire così, attanagliata dal gelo.

Si trascina barcollando fino all'uscio del tugurio e batte debolmente un colpo.

MAGUELONNE

Bussano!

SALTABADIL

È solo il vento che sbatte le tegole sul tetto.

Bianca bussa di nuovo.

MAGUELONNE

Bussano! (Va ad aprire lo spioncino e guarda fuori)

SALTABADIL

È strano!

MAGUELONNE (a Bianca)

Ehi, c'è qualcuno? (A Saltabadil) È un giovane.

BIANCA

Datemi asilo per la notte!

SALTABADIL

Sarà un sonno ben profondo!

MAGUELONNE

Sì, sarà una lunga notte.

BIANCA

Aprite!

SALTABADIL

Aspetta! Perbacco! Dammi il coltello, voglio

Maguelonne gli dà il coltello, che Saltabadil affila sulla lama di una falce.

BIANCA

Cielo! Sento che stanno affilando il coltello!

MAGUELONNE

Povero giovane, bussa alla sua tomba.

BIANCA

Sto tremando! Come! Sto per morire! (Inginocchiandosi) O Signore a cui sto per presentarmi, perdono tutti coloro che mi han fatto del male. Padre e voi, mio Dio, perdonateli, vi supplico: perdonate il re Francesco I, a cui offro la mia pietà e il mio amore, e tutti gli altri, anche quel demonio, quel dannato che, col pugnale alzato, mi attende nell'ombra! Sacrifico la mia vita a chi mi è stato infedele! Se ciò che sto per compiere può ridargli la gioia di vivere, oh, mi auguro che si scordi di me e che, in un'eterna prosperità inattaccabile dagli eventi, possa vivere a lungo l'uomo a cui sacrifico la vita! (Rialzandosi) Bisogna essere pronti! (Bussa di nuovo alla porta)

MAGUELONNE (a Saltabadil)

Sbrigati, rischia di stancarsi.

SALTABADIL (provando la lama sul tavolo)

Bene. Lascia che mi metta al posto giusto, dietro la porta.

BIANCA

Ho sentito ogni parola! Ahimè!

Saltabadil va a mettersi dietro la porta in modo che il battente, aprendosi verso l'interno, lo nasconda a chi entra lasciandolo, tuttavia, visibile allo spettatore.

MAGUELONNE (a Saltabadil)

Aspetto il segnale.

SALTABADIL (dietro la porta, col coltello in mano)

Apri.

MAGUELONNE (aprendo a Bianca)

Entrate.

BIANCA (tra sé)

Cielo! Che atroci sofferenze mi attendono! (Retrocede)

MAGUELONNE

Allora, cosa aspettate?

BIANCA (con orrore, tra sé)

La sorella aiuta il fratello. Dio mio, perdonateli! Perdonatemi, padre mio!

Entra. Nel momento in cui appare sulla soglia della casupola, Saltabadil alza il pugnale Cala la tela.

ATTO QUINTO

TRIBOULET

La scena è la stessa. L'unica differenza, quando si alza il sipario, è costituita dalla casa di Saltabadil divenuta assolutamente impenetrabile allo sguardo e alla curiosità del prossimo: le imposte sono ermeticamente chiuse e tutto affonda nelle tenebre.

Scena prima

Triboulet, solo. Avanza lentamente dal fondo, avviluppato nel mantello. Il temporale volge al termine: si sentono solo, in lontananza, dei tuoni e, a tratti, qualche lampo solca l'orizzonte. Triboulet è assorto in profonda meditazione, una cupa soddisfazione gli brilla negli occhi.

TRIBOULET

Mi vendicherò, finalmente! È cosa fatta, ormai! Da un mese attendo, spio, continuo a recitare il mio ruolo di giullare, nascondo a tutti l'angoscia che mi divora e piango lacrime di sangue invisibili sotto la maschera beffarda del Pazzo! (Esaminando una porticina bassa sulla facciata della casa) Questa porta... Oh, poter stringere, toccare la vendetta! È da qui che usciranno, e me lo porteranno! L'ora non è ancora scoccata ma io sono già qui. Aspetterò, sorvegliando questa uscita. Sì, farò così. (Tuona) Che tempo! Che notte misteriosa! Nel cielo infuria l'uragano, e sulla terra si commette un delitto! Mi elevo a una grande altezza, stanotte! Il fuoco della mia collera rispecchia l'ira divina. Che grande sovrano sto uccidendo! Un monarca che ha in pugno la sorte di altri venti re, le cui mani spargono ovunque sia la pace che la guerra! Un re che porta sulle spalle il peso del mondo. Quando sarà morto, tutto rovinerà con lui! Quando sottrarrò bruscamente questo perno che sostiene il mondo, la scossa sarà inaudita e terribile e la mia mano, artefice della caduta, farà vacillare l'Europa in pianto, la costringerà a cercare altrove un valido punto d'appoggio! E pensare che se domani Dio dicesse alla terra: "O terra, quale vulcano ha spalancato il suo cratere? Chi ha ridotto alla disperazione il cristiano, l'ottomano, Clemente VII, Doria, Carlo V, Solimano? Chi è quel Cesare, quel Cristo, quel guerriero o quell'apostolo che getta ogni paese l'uno contro l'altro? Quale braccio ti fa tremare, terra, per assecondare il suo volere?" La terra, terrorizzata, risponderebbe: "Triboulet!". Oh, rallegrati povero giullare, afferma la sovranità del tuo orgoglio. La vendetta di un Pazzo fa vacillare il mondo! (Tra gli ultimi rombi di tuono, si sente suonare la mezzanotte a un orologio lontano. Triboulet ascolta) Mezzanotte! (Corre verso la casa, bussa alla porticina)

VOCE DALL'INTERNO

Chi va là?

TRIBOULET

Sono io.

VOCE

Bene.

Si apre solo il battente inferiore della porta.

TRIBOULET (curvo e ansante)

Presto!

VOCE

Non entrate.

Saltabadil esce strisciando dal pannello aperto. Da quella fessura estrae un involucro pesante, un fagotto di forma oblunga che si distingue a fatica nel buio. Non ha lume in mano, e in casa non brilla nessuna luce.

Scena seconda

Triboulet, Saltabadil.

SALTABADIL

Uffa! È pesante. Aiutatemi, signore, sono pochi passi.

Triboulet, scosso da un tremito di gioia convulsa, lo aiuta a trasportare in proscenio un gran sacco di colore scuro che sembra contenga un cadavere.

Il vostro uomo è qua dentro, in questo sacco!

TRIBOULET

Voglio vederlo! Oh, gioia! Una torcia!

SALTABADIL

No, perdio!

TRIBOULET

Chi temi che ci scopra?

SALTABADIL

Gli arcieri, la ronda di notte. Diavolo! Niente torcia! Stiamo facendo fin troppo chiasso! I soldi, adesso!

TRIBOULET (allungandogli una borsa)

Tieni! (Esaminando con cura il sacco gettato a terra mentre l'altro conta il denaro) C'è anche la gioia che viene dall'odio!

SALTABADIL

Volete che vi aiuti a gettarlo nella Senna?

TRIBOULET

Ce la farò da solo.

SALTABADIL (insistendo)

In due faremo prima.

TRIBOULET

Non costa nessuna fatica seppellire un nemico!

SALTABADIL

Volete dire che lo seppellite nella Senna? Allora, padrone, fate come vi pare! (Avvicinandosi a un punto del parapetto) Non gettatelo qui. È un posto che non si presta. (Indicandogli una breccia nel parapetto) Qui, invece, è più profondo. Fate in fretta. Buonasera.

Rientra in casa e si chiude la porta alle spalle.

Scena terza

Triboulet, solo.

TRIBOULET (fissando il sacco)

È qui! Morto! Vorrei proprio vederlo! (Tastando il sacco) Non c'è dubbio: è proprio lui! Lo sento, sotto la tela. Ecco i suoi speroni che quasi bucano il sacco. È proprio lui! (Rialzandosi e mettendo un piede sul sacco) Adesso guardami, mondo! Qua c'è un buffone, e qua dentro c'è un re! E che re! Il più grande di tutti, quello che sovrasta il mondo! Eccolo sotto i miei piedi, è in mio potere. È lui. Ha la Senna per sepolcro, e questo sacco per sudario. Chi l'ha ridotto così? (Incrociando le braccia) Ebbene, sì! È solo opera mia. Non riesco ancora a credere di averlo tanto ignominiosamente sconfitto, tutti i popoli domani non riusciranno a crederci. Cosa dirà il futuro? Che immenso stupore susciterà tra le nazioni un fatto di questa portata! Destino, che innalzi a questa altezza, come fai presto a precipitarci! Uno dei sovrani più potenti del mondo, Francesco I, il principe dal cuore di fuoco, rivale di Carlo V, un sovrano di Francia, un dio - anche se non possedeva l'immortalità - uno stratega vittorioso che, con un passo, faceva vacillare la base delle mura, (tuona a intermittenza) l'uomo di Marignan, colui che per un'intera notte spinse con un fragore terribile le divisioni al campo di battaglia e, quando spuntò il sole, con le mani coperte di sangue, sollevò fiero l'ultimo moncone di tre grandi spade, questo re, Dio!, avrà bruscamente abbandonato l'universo costellato della sua gloria! Sottratto d'improvviso alla vita con tutta la sua potenza, col suo nome, con l'eco che tramandava ogni suo gesto riflesso nelle adulazioni della corte, rapito da uno sconosciuto in una notte di tempesta, come un neonato venuto al mondo deforme! Come! Questa corte, questo secolo, questo regno ridotti in fumo! Questo sovrano che si innalzava in un'alba di fuoco, disintegrato, svanito, dissolto nell'aria! Apparso e scomparso come un lampo che solca il cielo! Forse, a partire da domani, gli araldi, offrendo inutilmente una montagna d'oro, correranno per città e villaggi e grideranno al passante stordito, ammutolito dallo stupore: "Tutto questo a chi ritroverà lo scomparso Francesco I!". Ah, che gioia! (Dopo un attimo di pausa) Figlia mia, povera infelice, eccolo punito per sempre, eccoti vendicata! Oh, quanto bisogno avevo del suo sangue! E bastato un pugno d'oro, ed ora è mio per sempre! (Curvandosi con ira sul cadavere) Scellerato, sei ancora in grado di sentirmi? Mia figlia, che vale molto di più della tua corona, mia figlia, che non aveva fatto del male a nessuno, tu me l'hai invidiata, tu me l'hai presa! Per restituirmela macchiata dall'infelicità e dal disonore, ahimé! Ebbene, ora dimmi - mi ascolti? - anche se ti pare strano, sono io, proprio io che rido e mi vendico di te! Dormivi tranquillo, non è vero?, poiché io fingevo di aver dimenticato l'affronto! Che miseria poter credere che l'ira di un padre perdesse i denti con tanta facilità! Oh no! Nella lotta dichiarata tra me e te, nel contrasto tra il debole e il forte, è il debole che ha riportato la vittoria. Chi ti leccava i piedi, adesso ti divora il cuore! Sei nelle mie mani. (Curvandosi sempre più sul sacco) Mi senti? Sono io, nobile re, io, quel Pazzo, quel buffone; io, quel mezzo uomo, quel curioso animale che tu chiamavi "cane!". (Colpisce il cadavere) Devi sapere che quando la vendetta allunga le sue spire in un essere umano, anche nel cuore più insensibile la minima articolazione si risveglia, chi è debole rinnega la sua fragilità, la viltà si tramuta in coraggio, lo schiavo estrae l'odio dal fodero della spada, il gobbo diventa una tigre e il giullare si trasforma in carnefice! (Rialzandosi a metà) Oh, come vorrei che fosse in grado di sentire le mie parole, senza poter reagire! (Chinandosi ancora) Mi senti? Io ti odio! Va' a vedere in fondo al fiume, dove concluderai la tua giornata terrena, se c'è qualche corrente che risalga fino a Saint-Denis! (Rialzandosi) Ti getto nel fiume, Francesco I!

Prende il sacco per uno dei capi e lo trascina in riva al fiume. Nel momento in cui lo appoggia sul parapetto, la porticina della casa si apre con precauzione. Maguelonne esce, si guarda attorno inquieta, esprime a gesti la sensazione di non scorgere anima viva e rientra per riaffacciarsi, subito dopo, col re. Gli spiega a cenni che non c'è nessuno e può andarsene. Maguelonne rientra chiudendo la porta e il re attraversa lo spiazzo nella direzione indicatagli dalla ragazza. È il momento in cui Triboulet si appresta a gettare il sacco nella Senna.

TRIBOULET (con la mano sul sacco)

Andiamo!

IL RE (cantando in fondo alla scena)

                "La donna è un'infedele!

                Non credere al suo miele!"

TRIBOULET (sussultando)

Che voce è mai questa? Come! Vi prendete gioco di me, vaghi fantasmi della notte?

Si volta e ascolta spaventato. Il re è scomparso, ma la sua voce si sente svanire a grande distanza.

VOCE DEL RE

                "La donna è un'infedele!

                Non credere al suo miele!"

TRIBOULET

Maledizione! Non è lui! Non l'ho in pugno! L'hanno salvato, qualcuno ha protetto la sua fuga, sono stato ingannato! (Correndo verso la casa, di cui è rimasta aperta solo la finestra del primo piano) Furfante! (Misurando a occhio l'altezza, come se volesse tentare di scalarla) Quella finestra è troppo alta! (Tornando furente verso il sacco) Chi ha ficcato qua dentro al suo posto, quel traditore? Un povero innocente? Io tremo... (Tastando il sacco) Non c'è dubbio, è un corpo umano. (Lacera il sacco, dall'alto in basso, col pugnale e ci guarda dentro ansioso) Non vedo niente! È notte fonda! (Voltandosi, smarrito) Ah! Non c'è una luce sul sentiero, nessun lume in casa! Neanche una torcia accesa! (Appoggiandosi coi gomiti sul corpo sconosciuto) Aspettiamo un lampo.

Resta per qualche minuto con lo sguardo fisso sul sacco semiaperto da cui ha estratto, fino alla vita, il corpo esanime di Bianca.

Scena quarta

Triboulet, Bianca.

TRIBOULET (alla luce di un lampo, si rialza e indietreggia con un grido terribile)

Mia figlia! Ah, Dio! Mia figlia! Mia figlia! Cielo e terra! Si tratta di mia figlia! (Toccandosi la mano) Dio! La mia mano è bagnata! Di chi è questo sangue! Mia figlia! Oh, io perdo la ragione! Che orribile incubo! È una visione! Oh no, non è possibile, è partita, è in viaggio per Evreux! (Cadendo in ginocchio vicino al corpo, con gli occhi rivolti al cielo) Oh, mio Dio! Dimmi che sono vittima di un sogno spaventoso, che mia figlia è sotto la tua protezione, che non si tratta di lei, non è così, Dio mio? (Un altro lampo splende in cielo e illumina il pallido viso e gli occhi chiusi di Bianca) Sì! È lei! È proprio lei! (Gettandosi singhiozzando sul corpo) Figlia, bambina mia! Rispondimi, dimmi: ti hanno assassinata? Oh, rispondi! Assassini! Dio mio, non c'è nessuno qui, oltre a quella coppia orribile, sinistra! Parlami, parlami! Figlia mia, cielo, figlia mia!

BIANCA (come se fosse stata richiamata in vita dalle grida del padre, socchiude le palpebre e parla con un filo di voce)

Chi mi chiama?

TRIBOULET (fuori di sé)

Ha detto qualcosa! Si è mossa! Il suo cuore batte! Apre gli occhi! Dio mio, è viva!

BIANCA (si solleva a metà, è in camicia, coi capelli sciolti, coperta di sangue. La parte inferiore del corpo, avvolta negli indumenti maschili, è nascosta nel sacco)

Dove sono?

TRIBOULET (sollevandola tra le braccia)

Bambina mia, il solo bene che ho sulla terra, dimmi, mi senti, riconosci la mia voce?

BIANCA

Padre mio!...

TRIBOULET

Bianca, cosa t'hanno fatto? Che mistero infernale...? Ho paura di farti male, a toccarti. Non ci vedo. Figlia mia, sei ferita? Guida la mia mano!

BIANCA (con voce rotta)

La lama ha trapassato il cuore, ne sono certa, l'ho sentita...

TRIBOULET

Ma chi ha vibrato il colpo?

BIANCA

Ah, è stata tutta colpa mia. Vi ho ingannato. Lo amavo troppo, e ora muoio per lui.

TRIBOULET

Sorte implacabile! Sei stata trascinata nella mia vendetta! Ah, Dio ha voluto distruggermi! Ma come hanno fatto? Spiegamelo tu, bambina mia! Rispondimi!

BIANCA (morente)

Non mi fate parlare!

TRIBOULET (coprendola di baci)

Perdonami, ma non posso perderti senza sapere cosa è avvenuto! Oh, la tua fronte si piega, cade!

BIANCA (cerca di voltarsi, con grande fatica)

Oh!... Dall'altra parte! ... Soffoco!

TRIBOULET (sollevandola con angoscia)

Bianca! Bianca! Non morire! (Voltandosi, in preda alla disperazione) Aiuto! C'è qualcuno? Non c'è nessuno qui? Mia figlia dovrà morire così? Ah, là sul muro c'è la campana del traghetto! Cara bambina, puoi aspettare un attimo, il tempo di andare a prendere dell'acqua, di suonare perché venga qualcuno? Solo un attimo! (Bianca fa cenno che è inutile) No, non vuoi? Eppure è necessario! (Chiamando, senza lasciarla) C'è qualcuno? (Silenzio assoluto. La casa è muta, nell'ombra) Dio mio, quella casa è una tomba! (Bianca è in agonia) Oh, non morire! Bambina, tesoro mio, dolce colomba, Bianca! Se tu mi lasci, io non avrò più niente! Ti supplico, non morire!

BIANCA

Oh! ...

TRIBOULET

II mio braccio non deve star qui, non è vero? Ti dà fastidio. Aspetta, mi metto dall'altra parte. Stai meglio, così? Ti scongiuro, cerca di respirare finché venga qualcuno ad assisterci! Nessuno ci aiuta! Nessuno!

BIANCA (con grande sforzo, con voce spenta)

Perdonategli! Padre mio... Addio! (Il suo capo ricade)

TRIBOULET (strappandosi i capelli)

Bianca! Sta spirando! (Corre alla campana del traghetto e la scuote furiosamente) Aiuto! All'assassinio! Al fuoco! (Tornando da Bianca) Ti prego, dimmi ancora una parola, una sola! Parlami, ti supplico! (Cercando di sollevarla) Perché vuoi restare col corpo in questa posizione? Sedici anni! No, è troppo giovane! No, tu non sei morta! Bianca, come hai potuto lasciare così tuo padre? Non dovrò più sentire la tua voce? Dio mio, perché? (Accorrendo alle sue grida, entra gente del popolo reggendo le torce) È stato crudele il cielo, quando me l'ha data! Perché, povera cara, non ti ha ripreso prima di rivelarmi la bellezza della tua anima? Perché ha voluto che conoscessi il tesoro che possedevo? Ahimè, perché non sei morta da piccola, il giorno in cui giocando dei bambini ti ferirono? Bambina mia, bambina mia!

Scena quinta

Gli astanti, uomini e donne del popolo.

UNA DONNA

Le sue parole mi straziano il cuore.

TRIBOULET (voltandosi)

Ah, eccovi! Finalmente arrivate! Era ora! (Prendendo per il bavero un carrettiere, che ha in mano una frusta) Senti tu, briccone, non hai dei cavalli? Una carrozza? Dì?

IL CARRETTIERE

Sì. Perché mi scuote così?

TRIBOULET

Davvero? Prendi la mia testa e schiacciala sotto le tue ruote! (Gettandosi ancora sul corpo di Bianca) Figlia mia!

UNO DEGLI SPETTATORI

Un omicidio? Un padre ridotto alla disperazione? Dividiamoli. (Tentano di trascinare Triboulet, che si dibatte, lontano dal corpo di Bianca)

TRIBOULET

Voglio restare qui! Voglio vederla! Che male vi ho fatto perché me la portiate via? Non vi ho mai visto. Ascoltatemi, per carità! (A una donna) State piangendo, dovete essere buona! Signora, ditegli di non portarmi via! (La donna intercede per lui Triboulet cade in ginocchio davanti a Bianca) In ginocchio! Mettiti in ginocchio, miserabile! Muori accanto a lei!

LA DONNA

Calmatevi. Se continuate a gridare così, vi porteranno via.

TRIBOULET (fuori di sé)

No, no! Lasciatemi! (Prendendo Bianca tra le braccia) Sono certo che respira ancora! Ha bisogno di me! Presto, andate a cercare aiuto in città! Lasciatela qui, tra le mie braccia. Starò calmo. (La prende tra le braccia e la culla come fa una madre col suo bimbo addormentato) No, non è morta! Dio non lo permetterebbe. Perché lo sa bene, Lui, che ho solo lei a questo mondo! Tutti odiano chi è deforme, tutti lo evitano con ribrezzo nessuno si interessa delle sue sofferenze... lei sola mi amai Lei è la mia gioia, il mio sostegno. Se qualcuno deride suo padre, lei piange con lui. Così bella... e morta! Oh, no! Datemi qualcosa per asciugarle la fronte. (Le asciuga la fronte) Le sue labbra sono ancora rosee. Oh se l'aveste veduta, oh la vedo ancora, a due anni, coi suoi capelli d'oro! Era bionda a quel tempo! (Stringendola al cuore con trasporto) Oh, povera vittima! La mia Bianca, la mia gioia, la mia figlia adorata! (Calmandosi e contemplandola) La tenevo tra le braccia così, quand'era bambina... Dormiva proprio così, come in questo momento! E quando si svegliava, se poteste immaginare che angelo! Dovevo sembrarle ben strano, eppure mi sorrideva coi suoi occhi celestiali mentre le baciavo le sue piccole mani! Povero agnellino! No, non è morta: dorme, sta riposando. Poco fa, signori miei, era tutto diverso, e tuttavia si è svegliata. Oh, bisogna saper attendere. Tra un attimo, vedrete che riaprirà gli occhi. Vi renderete conto, spero, che sono ritornato padrone delle mie azioni, che sono calmo e tranquillo, che non offendo nessuno e, poiché non ho la minima intenzione di infrangere i vostri divieti, sono libero di contemplare la mia creatura. (La contempla) Nessuna ruga turba la purezza della sua fronte! Nessuna grave sofferenza! Le ho già riscaldato le mani nelle mie, vedete: toccatele pure! (Entra un medico)

LA DONNA (a Triboulet)

Il chirurgo.

TRIBOULET (al chirurgo che si avvicina)

Ecco, esaminatela, non ve lo impedirò. È svenuta, non è vero?

IL CHIRURGO (esaminando Bianca)

È morta.

Triboulet si alza in piedi in preda a un'estrema agitazione, il medico prosegue il suo freddo referto.

Presenta una piaga profonda al fianco sinistro. Il sangue, uscendo, l'ha soffocata causando il decesso.

TRIBOULET

Ho ucciso la mia creatura! Ho ucciso la mia creatura!

Cade esanime al suolo.

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