IL REGALO ROTTO
di
Angelo Callipo
diritti s.i.a.e. riservati
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Questo monologo vero.
Veri i nomi, con buona pace di Gardenia, vere le circostanze, i sentimenti, le smanie, le stanchezze, gli incubi.
Soprattutto gli incubi.
Veri anche i luoghi che nel testo non sono specificati, ma che nella realt dei fatti hanno una loro collocazione e cio la terra che bagna Napoli. Per questo motivo il linguaggio utilizzato zoppica su cadenze partenopee e nel personaggio del parcheggiatore si traveste addirittura da clich.
Il testo contiene un solo riferimento musicale, necessario a contestualizzare la radiocronaca dellarrivo in ospedale.
Molti altri riferimenti musicali sono stati immaginati.
Ma solo immaginati.
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La scena debolmente illuminata.
A sinistra del pubblico una luce pi intensa arriva dallesterno.
Un mobile da cucina, una credenza, troneggia al centro. E un totem disarticolato, quel mobile, uno scheletro. Le ante sono aperte, la parete di fondo mancante, lo sguardo, dunque, lo attraversa da parte a parte. Sui ripiani sistemato tutto quanto possa essere utile, ma c anche di pi. Molto di pi. E un deposito dellesistenza quel mobile.
Per il resto lo spazio occupato da tutto ci che pu rendere tale una cucina: qualche pensile, lavandino e fuochi, frigorifero e cassetti. Davanti alla credenza c un tavolo con le sedie. Sul tavolo sono sistemate bottigline e scatole di medicinali.
Luomo indossa giacca e pantaloni di un pigiama chiaro a righe, ai piedi pantofole. Entra da sinistra, stando attento a non fare rumore. Si volta, ha un moto di disappunto per la luce che ha lasciato alle sue spalle e torna indietro. Sentiamo il rumore di una porta che si chiude e la luce che viene da sinistra diminuisce. Luomo rientra e va al tavolo, guarda i medicinali. Suona lorologio del campanile vicino. Le tre del mattino. Luomo si allontana dal tavolo, prende dalla credenza la caffettiera, il barattolo del caff e quello dello zucchero.
La preparazione del caff, tra alterne vicende, durer fino allalba.
La notte la sua traccia. Lo accompagna. Enello spazio di una notte che dir tutto quello che sta per dire.
Si guarda intorno, controlla di essere solo, tende lorecchio per percepire rumori. La solitudine e il silenzio lo tranquillizzano.
Mi stai per caso dicendo che ti senti minacciato da me? Tu? Ma com possibile? Tu sei Dio, il supremo, lonnipotente, lamministratore delegato dei cieli e della terra, a te innalziamo preghiere, sai?, accendiamo candele, siamo noi gli imperfetti, quelli che scompigliano il tuo ordine maniacale guarda, sarai anche sublime ed ineffabile, ma manchi totalmente di elasticit, non riesci a vedere le cose da un altro punto di vista, non hai il minimo senso pratico, sei troppo pieno di te, troppo troppo troppo Dio, ecco! Immobile, imperturbabile, con uno schiocco tiri su luniverso dal caos e pretendi che rimanga uguale a se stesso per sempre! Troppo comodo. Tu sei abituato a misurarti con leternit, qui invece facciamo i conti con gli anni che passano, con i giorni, con le ore, finanche con gli attimi. Ho visto uomini e donne perdersi in un attimo e lattimo dopo ritrovarsi, e lattimo dopo ancora perdersi unaltra volta e poi e poi basta. Nessun attimo che arriva pu garantire lattimo che verr dopo. Ma tu sei lEterno e hai un concetto tutto tuo del tempo, tu sei quello dei secoli nei secoli e dunque perch mai dovresti rinunciare alla stabilit rassicurante del tuo ordine? (in confidenza) Il fatto che il tuo ordine, visto da qui, non sempre facile da comprendere. Non sto dicendo che hai difficolt di comunicazione, quello che voglio dire che magari potresti provare a rendere tutto pi semplice ma scusa, Dio, perch mai uno
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dovrebbe capirti vedendo un rovo che brucia? E' che Mos doveva essere un tipo particolarmente intelligente, sveglio insomma, ma non cos che funziona. E poi c la faccenda dei santi, quelli che parlano per tuo conto. Tu credi che ci si possa davvero fidare di uno che passa il suo tempo a parlare con gli uccelli e poi si mete nudo sulla piazza del paese? Andiamo, hai capito benissimo di chi sto parlando, quello l, il figlio di Bernardone. E le parabole? Il regno dei cieli simile ad un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo, il regno dei cieli simile ad un re che volle fare i conti con i suoi servi, il regno dei cieli simile a dieci vergini o simile ad un padrone di casa tu lo capisci, vero, che noi abbiamo bisogno di certezze? Noi dobbiamo sapere che cosa ci aspetta. Sai Dio, trovare nel regno dei cieli un padrone di casa non proprio il massimo! E una vita che vivo in affitto, capisci? Mi sentirei molto pi tranquillo se potessi contare sulle dieci vergini. Il fatto che di fronte a questa poca chiarezza c sempre qualcuno pronto a riconoscere la tua volont comunque e dovunque. Un terremoto, una terribile malattia, perfino un aereo che precipita sarebbero la tua volont. E come la faccenda del rovo, insomma. Ma davvero migliaia di innocenti sotto le macerie sono la tua volont? La leucemia, il potere dispotico e assassino, la falsa testimonianza, i sentimenti ipocriti, le bombe di Capaci e via DAmelio, la solitudine, lassedio di Sarajevo ma cosa significano? Chiara che cosa significa lei? Perch mi hai fatto un regalo rotto?
Luomo fruga nel mobile, ne tira fuori un camice bianco che indossa, al collo ha uno stetoscopio e in mano una cartellina, di quelle che contengono analisi cliniche.
Dunque signor... (sbircia velocemente nella cartellina) Tarallo? S, giusto, signor Tarallo (lasciandosi scappare una risatina) scusi sa, ma il suo nome piuttosto buffo, se ne rende conto anche lei, no? (ricomponendosi e ritrovando un'aria professionale) Dunque, direi che con oggi abbiamo finito,nono mese signor... (sbircia di nuovo nella cartellina) Tarallo, ecografie non ne se ne faranno pi...
d'altronde tutto va secondo parametri che definirei nella norma, il bambino, no, scusi, la bambina (colto da un improvviso pensiero) io ho un bambino, veramente ne ho tre, tre maschi, sa?, e Stefano stamattina aveva la febbre, anzi (tira fuori il cellulare) permette? (compone il numero e attende risposta) Paola, sono io Stefano? A scuola? E la febbre? Come quale febbre? Lafebbre di Stefano! Ah, Stefano stamattina non aveva la febbre, ma s, che ce laveva la febbre, sono un medico sapr capire se qualcuno ha la febbre ah, ce laveva la settimana scorsa bene, sono contento per lui (chiude velocemente il cellulare), a volte faccio un po di confusione e poi che significa? Un padre non smette mai di preoccuparsi per suo figlio, giusto? Febbre o non febbre! Torniamo alla nostra ecografia, (riapre la cartellina) tutti i valori, come dicevo, sono nella norma, la signora ha gi avuto un taglio cesareo cinque anni fa e dunque sar necessario fare lo stesso anche questa volta, non possiamo rischiare con un parto naturale, la signora daccordo e appena si sar rivestita verr lei stessa a confermarglielo. Lei daccordo? (senza aspettare una possibile risposta), benissimo, allora deve solo mettermi una bella firma (sfoglia nella cartellina) ah, no, non ce n bisogno, ha gi firmato sua moglie daltronde la mamma che decide in questi casi, lei decider su altre cose, forse io non riesco a decidere neanche se Stefano ha la febbre, forse avrei dovuto impormi, eh? Dico, potr avere voce in capitolo sulla salute di mio figlio? Lasciamo perdere, signor Tarallo adesso per dobbiamo programmarlo questo taglio cesareo, siamo a fine novembre, non vogliamo mica farla nascere il 25 dicembre questa bambina? No, dico, ma lei si rende conto che cos il 25 dicembre in questo ospedale? Il deserto, il vuoto pneumatico, linferno senza dannati,
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spariscono tutti, anche i pastori dal presepe del secondo piano. Vabb, quelli se li ruba Magliocca, il radiologo, li fa emigrare nel presepe di casa sua, lasciamo perdere... Ma questo non cambia i fatti, non possiamo partorire il giorno di Natale! E neanche il 24 la vigilia si sta a casa, in famiglia, si aprono i regali, il 23 c il poker con quelli del circolo no, no il 22 no, dico, almeno una giornata sulla neve, una che sia una dobbiamo andare indietro, che so il 19 e il 20 sono a Stoccolma con mia moglie, lanniversario sa?, il 18 sicuramente ci sono gli ultimi acquisti prima della partenza, il 17 no, cade di venerd, lei superstizioso signor Tarallo? io no, guardi, per niente, ma lanestesista s e dice che la superstizione, da contratto, pu essere motivo di obiezione di coscienza veda un po lei come siamo messi dunque arriviamo al 16 che ne dice? (si ferma di colpo) Come per lei non possibile? Signor Tarallo la nascita di un figlio una cosa importante,lei ha una vaga idea di cosa significhi mettere al mondo un bambino oggi? Linquinamento, le discariche a cielo aperto, fumi tossici che causano malformazioni e sa Dio quante altre cose terribili, sapesse quello che vedo io tutti i giorni, partorire oggi come fare uno slalom, schivare ogni sorta di pericoli e giungere sani e salvi alla meta. Non certo il suo caso, ma proprio per questo una nascita senza problemi deve avere la precedenza su tutto, su tutto, capisce cosa voglio dire? E poi signor Tarallo cosa avr da fare di tanto importante il 16 dicembre! (aspetta la risposta, poi come se non avesse capito bene) mi scusi, non ho capito babbo che? Lei il 16 dicembre faBabbo Natale?
E mica solo il 16! Io sono Babbo Natale in servizio permanente per tutto il mese di dicembre e se dovesse essere necessario salgo pure sopra una scopa e faccio la Befana. Questo per al dottore non gliel'ho detto. Non glielho detto che di mestiere faccio lattore. (imitando la voce di chi gli fa una domanda) Quelli che si mettono la parrucca gialla, le scarpe grosse e fanno ridere i bambini?(rispondendo alla domanda con una certa rassegnazione) Veramente quelli sono i clown. Comunque, io i bambini li faccio ridere lo stesso. Racconto le storie, faccio la voce di pulcinella, le capriole e le imitazioni, il mio pezzo forte sono i tre porcellini. Ma a dicembre non si scappa. A dicembre sono Babbo Natale. (toglie il camice, stetoscopio e cartellina) Insomma io al dottore questo non glielho detto. Per non impressionarlo e perch, in fondo, cosaltro avrei potuto aggiungere alla mia felicit? Ma s, quel giorno, quello dell'ultima ecografia, quando ormai, parole del dottore, la bambina in dirittura d'arrivo, quel giorno avrei potuto essere qualsiasi cosa, Babbo Natale, la Befana, i Re Magi, Benino addormentato davanti alla grotta, pure la stella cometa...
pensa un po'... mia figlia a cavalcioni sulla mia bellissima coda luminosa... (comincia a raccontare la sua personale fiaba) s, perch le code delle stelle comete sono dense, a noi sembrano fluttuantisolo perch le guardiamo da lontano, invece hanno una loro consistenza. Certo, sono anche soffici, di quel soffice in cui puoi sprofondare, ma senza volare gi... quello che voglio dire che quando vedi una stella cometa devi fare molta attenzione alla sua coda, l che si nasconde il segreto di una stella cometa. Su quella coda densa e soffice al tempo stesso, puoi vederci seduti tutti i bambini del mondo... sono tanti, s, lo so, ma chi crede che la coda di una stella cometa non li possa contenere tutti si sbaglia, si sbaglia di grosso... arrivano, arrivano di continuo e opl si siedono sulla coda luminosa, scivolano dai pancioni delle loro mamme, centinaia di pancioni disegnati come sagome nel cielo, arrivano da l tutti i bambini del mondo, poi per rischiano di
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capitombolare sulla terra, ma un vento, un vento che soffia chiss da dove, dalla bocca di un vecchio barbuto che vive tra le nuvole, un vento li raccoglie e li porta su, su fino alla coda luminosa... no, da lontano li distingui appena, ma io, io che sono, io stesso, una stella cometa, li ho sentiti appoggiarsi su di me, ho dovuto solo rallentare un po', perch non sono esperti, sanno appena piangere, come vuoi che sappiano salire in fretta e furia sulla mia coda? Ma poi quando tutti hanno preso il loro posto, eh s, allora sono andato molto, molto pi veloce e sai perch? Perch volevo sparire e lasciare solo la scia luminosa dietro di me, come un cavallo al galoppo con i suoi mille fantini sul dorso... e tra quei mille coraggiosi fantini ci sei stata un tempo anche tu, lo sai vero? io s, io lo sapevo, lo sapevo, l'ho sempre saputo che la mia piccola Chiara era un fantino coraggioso... (come se d'improvviso si risvegliasse) basta! Dove mai si visto un Babbo Natale che sogna di essere una stella cometa! Soprattutto, basta sognare! Non il momento. Chiara sta per arrivare e tutto dev'essere pronto, vorrei solo avere pi tempo per Marina, lei ha cinque anni, suo padre Babbo Natale e sua madre ha un enorme pancione che guarda con sospetto... vedi, Marina, anche tu sei nata da l, certo, proprio da quel pancione... abbiamo una sola mamma e mamma ha una sola pancia, dunque bisogna che tu la divida con la tua sorellina... come avere la stessa stanzetta, in fondo, cosa cambia? Solo che la pancia di mamma l'avete usata una volta per uno, quando nascer avr bisogno di tutto il nostro affetto, magari all'inizio a te sembrer di essere messa un po' da parte, che insomma noi ci occupiamo pi di lei... non cos, adesso ti dico come stanno davvero le cose... lei il nuovo angioletto che aspettiamo, mamma la fata che conosce gli incantesimi giusti per farlo arrivare, la nostra casa il castello pi fatato dellintero quartiere e tu... tu sei la nostra bellissima principessa... parola di Babbo Natale!
Ritorna al mobile, prende un radiolone e lo sistema sul tavolo. Sceglie un cd tra quelli impilati su un ripiano e lo fa partire. Si diffonde nellaria la musica di A Taste of Honey di Herb Alpert and the Tijuana Brass, mitica sigla di Domenica Sprint. Poi si siede, inforca un paio di cuffie e comincia la sua radiocronaca.
Di nuovo un buongiorno a tutti i nostri radioascoltatori, ancora in diretta con voi e per voi dalla postazione mobile di pronto soccorso, ma riassumiamo i fatti per chi si fosse messo solo ora allascolto. Poco prima delle tre, Marina, febbricitante, chiede di dormire con mamma e pap, la madre, svegliata di soprassalto, avverte piccole fitte, ma del tutto simili a quelle dei giorni precedenti, passata unora, sono dunque le quattro circa, i dolori aumentano, le fitte si fanno pi intense, colpo di telefono allamica di famiglia e nel giro di un quarto dora Marina non pi sola nel lettone, comincia la corsa in ospedale rallentata solo dallasfalto insidioso per la pioggia. Ormai dovrebbero esserci, anzi li vediamo proprio in questo momento. La macchina inchioda, lui scende e apre lo sportello dalla parte del passeggero, un infermiere si avvicina con molta calma, sembra addirittura immobile, conduce una sedia a rotelle, vecchia, sgangherata, probabilmente un reperto archeologico, un altro infermiere, di poco pi solerte, ferma lascensore e carica tutti, direzione ginecologia, in ascensore la madre vomita, il padre osserva il liquido giallastro e ne tenta
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velocemente unanalisi senza per giungere a sicure conclusioni, i dolori sono sempre pi forti, il pancione adesso duro come il marmo, medico di turno e infermiera si consultano, il padre continua a pensare al vomito, qualcosa sicuramente gli sfugge, sono le scarpe di lei cadute dal mucchio degli altri vestiti che ha tra le braccia, lui si china a raccoglierle, lei intanto stata caricata in un'altra ascensore, terzo piano, sala operatoria, anestesia, lui rimasto da solo, si guarda intorno, non vede pi nessuno, ascensore, terzo piano, sale operatorie, linfermiera agita le braccia per indicare la direzione delle scale, lascensore solo per il personale e gli ammalati, eccolo sulle rampe, deve assolutamente migliorare lintermedio al passaggio del secondo piano, alluscita della chicane del terzo si ritrova in un atrio del tutto simile a quello precedente, anche qui non cnessuno, solo lodore, fortissimo, dellammoniaca da pavimenti... il tempo passa inesorabile, al decimo ha gi fumato la terza sigaretta, al diciottesimo ha gi fatto la terza telefonata, al ventiquattresimo ha gi importunato la terza infermiera di passaggio... ma ecco finalmente latteso capovolgimento, in fondo al corridoio c agitazione, avanza la prima linea, dottore, infermiera, infermiera in seconda, anestesista, avanzano compatti e impenetrabili, eccoli, sono a meno di un metro da lui, alle spalle del gruppo si stacca un infermiere grosso e barbuto, spinge un piccolo cubo di plastica con fili e rotelle... lincubatrice... sono passati trenta minuti, signore e signori, e non c pi tempo per il recupero...
La musica si interrompe dimprovviso, il cd si devessere inceppato. Luomo si alza e armeggia intorno al radiolone, ma non riesce a farlo ripartire. Ha ancora le cuffie in testa.
Come dice? (toglie le cuffie per sentire meglio) Distacco della placenta? Ma andato tutto bene, no? Quella l dentro mia figlia... Chiara... il suo nome, ci abbiamo pensato a lungo, sa?, ci siamo anche fatti un sacco di scrupoli, sa come vanno queste cose qui da noi, io mi chiamo Michele perch mio nonno si chiamava cos... c stato qualche problema?... no, le dicevo del nome, non volevamo scontentare nessuno, per carit, ai nonni bisognerebbe fargli una statua doro, per Chiara un nome dolce, no? Ci sempre piaciuto, Chiara era innamorata di Francesco... Francesco dAssisi intendo, quello l, il figlio di Bernardone... certo, certo che lascolto, che crede?, sono qui per questo... volevo solo che lei sapesse, Chiara di Assisi era mite, docile, aveva dentro di s tutta la pace del mondo... distacco della placenta, la bambina rimasta in asfissia per molto tempo, per troppo tempo... va bene, ma adesso respira... no? Ah, sussulta, sussulta perch respiraartificialmente, il suo cuore batte quasi al minimo... ma certo, un cuoricino, no?, piccolo piccolo, lo vede da lei, dottore, Chiara tutta l, il suo cuore, che sar mai? Come.. come un chicco di pasta... per un cuore del genere gi battere al minimo devessere un grande sforzo... in casi come questi cerchiamo di salvare almeno una vita, stavolta pare che abbiamo fatto il miracolo, madre e figlia sono vive... bene, allora ce ne andiamo tutti a casa, devo firmare qualcosa? Che so, unaliberatoria, un consenso, mi presti la sua penna, fuori ormai sar giorno, questa notte finita e... lo sa che prima uninfermiera, gi, eravamo ancora al pronto soccorso, mi ha preso per un venditore ambulante? E certo, ho pensato io, ho in mano i vestiti di mia moglie e mi ha scambiato per uno di quelli. Sa per cosa mi ha veramente sorpreso? Il fatto che lei fosse, come dire, abituata a vederne qui dentro, no, scusi, sa, forse non il momento, ma mi venuto da pensare, ma come? In ospedale ci entrano pure i vu cumpr? La bambina non pu tornare a casa e non pu restare qui,
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incubatrici per casi come questi ce ne sono solo a cento chilometri cento chilometri da qui? S, un ospedale che sta messo meglio di noi, buona fortuna... grazie... ah... la sua penna...
Di nuovo al mobile, si veste di unenorme tuta asettica, compresa di calosce e cuffia. Le luci intanto sono diventate blu, luci notturne da ospedale.
La terapia intensiva neonatale dellospedale un luogo in bilico su se stesso, oscilla di continuo tra la calma surreale di monotone procedure e limprovvisa frenesia di un fuggi fuggi generale, di un parapiglia disordinato che scoppia quando meno te lo aspetti. Tutto ritmato e scandito dai beep. Dal mio angolino della sala di attesa osservo e ascolto. E il suono dei beep a regolare i movimenti di medici e infermieri. Hanno lorecchio allenato, si vede, parlano tra loro, prendono il caff al distributore, si scambiano cartelle cliniche, come se quei beep di sottofondo non li riguardassero, ma poi una lieve, impercettibile variazione del suono li allarma e si precipitano. Altre volte, invece, un beep sobbalza, impazzisce, si fa stridulo fino quasi a strozzarsi, tu correresti a vedere, sudando per la preoccupazione, e invece loro no, si voltano solo un attimo in direzione di quel beep, ma si tratta solo di un attimo, niente di pi. E un linguaggio in codice, questo dei beep, come un alfabeto morse, non lintensit dei beep ad avere un significato, no, il ritmo, che per molto, molto pi difficile da decifrare. E poi di ritmi ce ne sono tanti, non basta capire che cambiato, necessario riconoscere il ritmo nuovo. E questa la parte pi difficile. Ogni beep un neonato, la sua voce, sono le prove generali per quando parler davvero, adesso solo un beep, poi sar mamma, pap, fame, cacca. Il fatto che io non li so distinguere questi beep, mi dispiacerebbe molto se Chiara beeppasse e io non mi accorgessi che era lei. A Chiara stata applicata lipotermia,
come se fosse stato ibernato lintero organismo per evitare che il cervello continui a lavorare, perch l il problema, Chiara rimasta troppo tempo in asfissia. Tre giorni in ipotermia e poi vedremo, ha detto il dottore. Vedremo se ce la far o no. Io avrei voluto dire tante cose e dentro di me le ho pure dette, ma a lui ho detto solo... fatela vivere, come sar sar, ma fatela vivere...
Si toglie tuta, calosce e cuffia. Vanno via le luci blu. Ritorna ai medicinali che sono sul tavolo.
Scusate ma lavete portata a Roma? Questo lo dice sempre Gardenia, quella dellultimo piano, lachiamano cos perch ha il pollice verde e si prende cura delle due piante che stanno nellandrone del palazzo, le innaffia, cambia la terra, toglie le foglie vecchie e piange quando ogni tanto sembra che stanno per morire. Da quando arrivata Chiara, per, si occupa anche di lei, strano, dicono gli altri, quella ha sempre pensato solo alle piante, per questo non si mai sposata. In verit, con noi stata onesta, un pomeriggio venuta per il caff e ci ha detto... io a Chiara le voglio bene come a una petunia... poi ha guardato tutti i medicinali in fila sulla tavola e ha aggiunto... ma voi dove le prendete tutte queste specie di concime? Per questo motivo evitiamo di lasciarla sola con labambina. Dunque, Gardenia convinta che dobbiamo portare Chiara a Roma, perch l ci sono i migliori specialisti, mentre qua, dalle parti nostre, sono tutti una manica di ladri, si fottono i soldi e non risolvono niente, a Roma, invece, lo sapete perch ci stanno i migliori specialisti? Perch ci sta il Papa... uh, Gard, e che centra il Papa? Centra, centra. Il Papa, quando non si sente bene, mica si pu mettere a fare il giro dellItalia per trovare un medico buono. La signora Audino, dal suobalcone sul marciapiede di fronte, fa invece il tifo per Milano, perch quando i problemi sono seri
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solo a Milano si possono risolvere, per esempio le tonsille di mio figlio le cheee? Le-ton-sil-le! Signora mia se si trattasse pure per Chiara di tonsille, comunque terremo presente il consiglio, appena le vediamo poco poco gonfie, le tonsille dico, facciamo subito il biglietto. Poi ci sono i cosiddetti transoceanici... scusate ma lavete fatta vedere in America? Che detta cos sembra che la dobbiamo portare in processione per le strade di New York. Questa tendenza, chiss perch, si concentra soprattutto nella famiglia. Zie, cugini, parenti periferici a vario titolo, tutti con il sogno americano... lAmerica piena di studiosi che inventano le cure miracolose, e che ci vuole? basta bussare alla porta di uno di questi laboratori... toc, toc... scusate il disturbo signor scienziato, miafiglia ha la sindrome di West che ora, in verit, diventata sindrome di Lennox-gastault, una forma estrema di epilessia che... uh, perdonatemi, lo vengo a spiegare proprio a voi che siete scienziato americano originale... e lo scienziato in questione si gratta un poco la barbetta da scienziato, si pulisce gli occhiali, dentro i laboratori americani il fumo appanna i vetri, si gira e senza neanche dire una parola ti mette in mano la pozione giusta, quella con letichetta sopra che dice contro la sindrome di West, che diventa poi sindrome di Lennox-gastault, forma estrema di epilessia che...
eccetera, eccetera, eccetera... veramente sulla pozione sta scritto in americano, direbbe zia Saveria, ma il concetto, guagli, lo stesso. In queste riunioni di famiglia dopo lAmerica c Israele, ma qui le percentuali cominciano a scendere u so sempre ebrei, quelli hanno messo a Ges Cristo sulla croce, dice uno, vabb per qualcosa di buono pure loro lhanno fatto, dice un altro. Poche voci isolate stanno con il Giappone e infine c Domenico, prozio o qualcosa che ci assomiglia, che si spende per lAustralia, perch mica so' tutta canguri quella gente l! Insomma, se escludiamo lAfrica Nera, lIran, lIraq e la Palestina, per carit l ci sta sempre la guerra, Andorra, Capo Verde e Liechtenstein perch nessuno sa dove si trovano precisamente, le cure di Chiara dovrebbero consistere in un lungo, lunghissimo giro del mondo. E io che credevo fosse gi abbastanza faticoso arrivare fino a Pisa. S, s a Pisa, ma perch non lo sapevate che noi andiamo a Pisa almeno una volta al mese? Nooo? A Pisa c lAmerica, proprio cos, lAmerica, unAmerica tutta nostra, personale, a misura di Chiara. Si arriva con lautostrada e non c bisogno dellaereo, parliamo la stessa lingua e ci capiamo, i dottori ti guardano negli occhi e non hanno le lenti appannate, le infermiere sono dolci e ci sanno fare, con i bambini e anche con le mamme, perch la sindrome una ma le sofferenze sono tante. La prima cosa che mi ha colpito del centro di cura di Pisa il nome... Stella Maris... mi ricordava qualcosa, ma non riuscivo a mettere a fuoco... (va allarmadio, ne tira fuori un volante) la prima volta che siamo andati a Pisa (facendo cenno al volante) avevo ancora la citroen (torna sedersi, in macchina e sta guidando, si rivolge a chi gli sta affianco) senti Monica, ma questo nome, Stella Maris, a te non ti fa venire in mente niente? Nooo?sai invece a che mi fa pensare? Le colonie, s quelle di quando eravamo piccoli, adesso mi sembra che non esistono neanche pi, le colonie al mare, quelle delle suore... non te le ricordi? Ce ne stavano tante, io non ci sono mai andato, ma mi ricordo un sacco di compagni miei delle elementari che ci andavano, un mese, quindici giorni, non si divertivano molto, perch cerano le suore e poi, a quellet, tu vuoi stare ancora con i tuoi genitori. Erano posti tristi. Tu pensi che questo sar un posto triste? Eh, lo so che non una colonia, ma il nome, mi stavo riferendo solo al nome. Che sta facendo Chiara? Dorme? Gi, se non stesse dormendo si sarebbe fatta sentire, invece se dorme, non piange, e abbiamo la speranza di arrivare senza un principio di esaurimento nervoso. Per, siamo diventati bravi con il Rivotril, eh? E una questione di tempi, con lultimo
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boccone mi sembra perfetto. Prima no, glielo davamo troppo presto, si addormentava che ancora stava masticando, il fatto che non sapevamo quanto ci avrebbe messo a fare effetto su di lei. Lultimo boccone giusto, il tempo di ingoiare e dorme. E cos per tutte le cose, non credi? la perfezione non mai veramente assoluta, no, sempre il risultato di una serie di tentativi. Anzi, solo lultimo tentativo quello che ti d lidea della perfezione, quando in pratica hai deciso che di tentativi non ne farai pi. Che centra tutto questo con il Rivotril? Non lo so, forse niente, o forse perch anche noi, a forza di tentativi, siamo arrivati ad una perfezione, quella del Rivotril nellultimo boccone. S, il Rivotril nellultimo boccone di Chiara la nostra perfezione, la nostra perfezione quotidiana, capisci? Trovare la propria perfezione in un piccolo, banale, atto quotidiano
sicuramente uno scherzo della felicit. Che dici? ci fermiamo al prossimo autogrill? Se si sveglia e si mette a piangere un caff non ce lo prendiamo pi.
Posa il volante che aveva tra le mani
S, vero, tutti i bambini piangono e tutti i bambini, quando piangono, ti fanno perdere la testa. C il pianto a sirena, quello a singulto, quello a strascico, quello disperato, quello provocatorio e sghignazzante, quello esplosivo, quello sommesso ma lunghissimo, quello con il regolatore di volume incorporato, il pianto del sonno, della fame, della cacca, della pip, della pip e la cacca insieme, del giocattolo che non funziona pi, del ciucciotto sparito, del fratello assassino, del televisore troppo alto, de lo voglio anchio quello l che ha in mano la mamma, ma tesoro un coltello, non importa il pericolo il mio mestiere! S, vero, tutti i bambini piangono e ogni pianto si pu ridurre a due categorie di pensiero: voglio qualcosa o non voglio qualcosa. Per noi diverso. Chiara riesce a riprodurre contemporaneamente ogni tipologia di pianto. Chiara su (schioccando in continuazione le dita), guarda, guarda pap che fa? E bella Chiara, bella no, no, no e chesono tutte queste lacrime a pap? Mamma mia quando piangi e come diventi brutta, brutta diventi e invece tu sei bella, vero? vero che sei bella? E fammi vedere quanto sei bella? E fallo vedere a pap? E lo sai quand che diventi bella? Quando ridi, ridi a pap, ridi e soprattutto non piangere, perch quando piangi diventi brutta e questo gi lho detto (tira fuori uno di quei sonaglini che servono a far giocare i bambini) senti, senti a pap, senti senti che fa pap con questo (fa suonare il sonaglino, fischiettando un motivetto e scimmiottando goffi passi di danza; aumenta sempre pi la velocit in modo parossistico, fino a fermarsi stremato e respirando affannosamente; il respiro affannoso gli fa venire unidea: modula il respiro stesso per renderlo pi profondo e prolungato, poi comincia ad assumere latteggiamento e la postura di uno scimpanz, stando attento ad essere pi ridicolo e buffo che pauroso; atteggia anche la voce come si conviene) io sonoil goooriiillaaa e lo sai come faccio io? Io faccio cos (imita il verso del gorilla e di tutti gli animali che verranno), ma posso essere anche una gallinae ora chi arriva? (procede sempre pi spedito e sicuro di s, imitando il verso degli animali) Il cane, il gatto, il leone, la tigre, lasinello e il cavallo,la mucca, il gufo, il ragno (si ferma di colpo, non ha la minima idea di come imitare il verso del ragno e affannosamente cerca nuovi animali, finendo per elencare tutti quelli dal verso improbabile) la la la zanzara! No, no volevo dire lo stambecco, no, no la talpa, no lafarfalla (sempre pi disperato), il ghiro, la zebra, il fagiano, il cammello, il salmone, la sogliola, lo spa-spa-rviero, lo sp-sp-ntero lo spntero! (a questo punto intuisce che meglio inventarne di animali, per poterne anche inventare liberamente il verso, sembra aver ritrovato la sua sicurezza) lo
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spntero fa (verso dello spntero), poi ecco arrivare il fibonio che vola s, s, vola il fibonio (verso del fibonio) e infine la regina di tutti gli animali, ecco la ca ca carbonara! (finisce qui, di colpo, il gioco degli animali, per la stanchezza e per averla detta grossa: la carbonara, ne consapevole, non potr mai essere un animale) Niente, il pianto di Chiara non teme abitatori disavane e foreste tropicali. Noi non sappiamo perch pianga, lei non riesce a dirlo, non pu mandarci nessun segnale e noi siamo cos, cos impotenti. Il suo pianto come una mano invisibile che spegne linterruttore della luce in tutte le nostre stanze, ovunque ci troviamo, qualunque cosa stiamo facendo, veniamo risucchiati, una telefonata, una corsa in bagno, la sigaretta sul balcone di casa, la giustifica di Marina per la scuola, la lampadina fulminata, la lavatrice, lo zucchero caduto in cucina, perfino avvitare il tappo di una bottiglia, in quel momento, diventa una montagna, unenorme montagna da scalare. Di notte, poi, la montagna cresce, Chiara piange dimprovviso, lacera il buio e il silenzio, come una scarica da milioni di volt brucia i nostri residui di sonno, noi sappiamo perfettamente cosa fare, siamo una squadra piccola ma ben organizzata. Ci trasferiamo qui, in cucina, le palpebre appiccicate come gommalacca, Chiara sgambetta oppure al contrario rigida, ferma come una lastra di marmo, una lastra di marmo sonora, per, mentre la cucina diventa la nostra corsia di terapia intensiva notturna. Di giorno questa una cucina come le altre, ci mangiamo, ci guardiamo la televisione e qualche volta ci litighiamo anche, come tutti, ma di notte in cucina che sperimentiamo soluzioni e misuriamo la nostra resistenza. Da bravi specialisti, cominciamo ad analizzare le possibili cause del pianto, poi, proprio come fanno i bravi specialisti, tiriamo a indovinare, ci inventiamo soluzioni, di solito alla terza o alla quarta facciamo centro. Chiara sbadiglia, questo il segnale atteso, la lancetta grande dellorologio ha fatto almeno due volte il giro dellintero quadrante, dopo lo sbadiglio arriva il colpo di testa allindietro e il totale, completo, irrigidimento. E fatta! Anche per stanotte andata. Il nostro codice rosso rientrato, tra poco sar lalba. (guarda la caffettiera ormai pronta) Ma si potr fare il caff in una terapia intensiva? Forse no. Meno che mai fumare una sigaretta. Apro la finestra del balcone e metto un piede fuori, conto i rintocchi del campanile, quasi le cinque, mi giro verso i fornelli, ma s, ora che questa torni ad essere una cucina e mentre metto su la caffettiera (d unultima stretta alla moka e la sistema sui fuochi, poi accende, intanto nelle tazzine mette lo zucchero) con la sigaretta prontanella mano destra, alle cinque e tre quarti del mattino, mi chiedo esister mai la citt dei disabili?
Infila un giubbotto multitasche, simile a quello dei pescatori, da cui pendono fischietti, penne e blocchetti con i biglietti per la riffa e in testa si cala un berretto dalla visiera rigida. Si sistema seduto al centro della cucina.
Buongiorno sign, mi lasciate le chiavi? Come chi so? Parcheggiatore abusivo regolare. Abusivo perch non dovrei esserci e regolare perch invece ci sto, regolarmente, mi trovate qua tutti i giorni, festivi compresi. Allora me le lasciate queste chiavi? Ah, non siete sicura di parcheggiare. Ma dove dovete andare? Via Luminalette? E semplicissimo, vi spiego in due minuti. Allora, proseguite diritto per di qua, proprio qua davanti a voi. Sign ma voi fusseve nu poco cecata? Non
che per caso dovete andare a piazza Cataratta o a vicolo della Retina? Sicura? Guardate che Luminalette serve per stare tranquilli, per non avere le convulsioni. Vabb, vabb, se siete sicura voi. E la prima volta che venite qua? Eh, si capisce, non avete le idee chiare. Confusione mentale?
Improvvisa assenza di orientamento? Deficit della memoria prolungato? No, no, sign, non vi
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alterate, uno le domande le fa per sapere, mica per innervosire! Comunque una visita ai Magazzini Tavor la consiglierei vabb, vabb, ho capito, come non detto via Luminalette allora proprio di fronte a voi ci sta viale Depakin, quello lo dovete fare tutto fino alla fine, per per dalla settimana passata ci stanno Crisi in corso, stanno facendo un attacco tonico-clonico-mioclonico alla rete epilettica. Allora, fate cos, appena imboccato viale Depakin fate subito una deviazione a destra in via Zarontin, attenzione che quello sciroppo, si slitta come niente, ce lavete le catene anticonvulsive? Vabb, procedete piano e con attenzione, eventualmente in caso di deficit di attenzione allangolo vedete un distributore di Ritalin e Rubifen, se necessario fate rifornimento.Uscita da via Zarontin percorrete la parallela di viale Depakin, a un certo punto vi rimettete proprio su viale Depakin e subito a sinistra su via Topamax sign Topamax sono compresse, e pure grandi, allora bisogna salire e scendere, salire e scendere con la macchina brava, brava, assomigliano un poco alle montagne russe, solo che qua si chiamano Cunette di West... la sindrome, sign, la sindrome di West, che avete capito?, sceriffi e indiani non centrano proprio niente Per carit, io mica me la sto prendendo con voi, io me la prendo con tutte le persone normali in genere. Sapete da quanti anni sto seduto su questa sedia? Da sempre. Sono nato cos e sempre qua sono stato, devono tutti passare davanti a me. E i normali subito li riconosco, spavaldi e sicuri di s e poi si schiattano una ruota sulle Cunette di West, perch, mia cara signora, il problema proprio questo, di limiti ce ne sono per tutti, dico bene? Torniamo a noi. Dopo cinquecento metri vi trovate un semaforo, aspettate il codice verde per passare e svoltate a destra. Quella si chiama via Rivotril. Mi raccomando piano, a passo duomo e senza farvi sentire con il clacson, l dormono tutti, una strada soporifera, per se vi accostate un attimo una capatina alla Maison du Rivotril ve la consiglio, comprate un distillato, pure uno piccolo, di base diciamo, vi portate un souvenir e ve lo trovate a casa. Sign, sentite a me, meglio di una Filtrofiore Bonomelli. Proprio in fondo a via Rivotril sbucate su piazza Rufinamide, la riconoscete subito perch tutto intorno ci stanno i canali di sodio, una piazza nuova, quella per per voi zona a traffico limitato vabbu vuje smerzate nu poco a capa e ogni tanto faciteve ven na mossa, accuss ve pigliano pure a vuje pe nhandiccapato (ride) uh, scusate, sign, vi siete offesa? E non dovete qua handicappato la stessa cosa che dire cittadino, perch da voi no? Comunque, su piazza Rufinamide dovete chiedere, via Luminalette una stradina piccola piccola e stretta stretta, perch la usano solo bambini piccolissimi. No, no, con la macchina non ci riuscite a entrare. Sentite a me, parcheggiate qua e facitavelle a pere che arrivate primma. Se mi lasciate le chiavi, la macchina ve la faccio spostare da mio figlio. Si chiama Enrico, tiene la sindrome di down ma nunn a maje schiattate na rota!
Dunque, torniamo a noi. (si libera di giubbotto e berretto) Non hai risposto alla mia domanda. Va bene, mi hai regalato un giocattolo, rotto per giunta, ma hai dimenticato di lasciarmi le istruzioni. Tipico di certi padri, daltronde. Mettono un regalo davanti al figlio, poi aprono la porta di casa ed escono, lavoro, impegni, relazioni sociali, traiettorie lontanissime e intanto il bambino, seduto sul tappeto al centro della stanza, con il suo giocattolo tra le mani che non sa come funziona. A tarda sera il padre ritorna, stanco, molto stanco, accarezza il suo bambino e chiede se gli sia piaciuto il giocattolo nuovo, il bambino non sa rispondere, forse se fosse riuscito a farlo funzionare avrebbe una risposta, se fosse riuscito a farlo funzionare ci avrebbe giocato e allora s che saprebbe dire se
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gli piaciuto oppure no. Ma come?, lo rimprovera il padre, io ti ho voluto mettere alla prova, toccava a te farlo funzionare, era nel potere del tuo libero arbitrio. Il bambino non conosce questa parola, sa solo che si ritrova tra le mani un giocattolo che non funziona, stufo e va a letto, ma il giorno dopo ricomincia ad armeggiare e prima poi compir il miracolo di farlo funzionare, quel suo giocattolo. Gi, il miracolo. Pur riconoscendo la tua onnipotenza, devo avvertirti che il miracolo lo fa il bambino e non il padre, cio noi e non tu. Vedi, per noi il miracolo che Chiara sia viva e questo primo miracolo ne ha fatti nascere altri, abbiamo visto le nostre vite per quelle che sono, difetti, aspettative, fallimenti, amore, odio, gi noi siamo uomini, che credi?, soffriamo per amore e non sempre sappiamo rinunciare allodio, la nostra umanit, un altro dei tuoi regali, se vuoi. Chiara ci mette a nudo e lo fa senza parlare e senza muoversi, non un miracolo questo? No, non una domanda che faccio a te, la faccio a me stesso, la faccio a quelli che mi stanno intorno, che ogni giorno mi propongono una ricetta risolutiva, n io n loro possiamo rispondere e in questo un po ti assomigliamo, no? Il fatto che da quando nata io cerco il silenzio. Nel cuore della notte, una notte come questa, quando lei finalmente dorme tranquilla, nel silenzio sono io a piangere, da solo, con la testa nascosta nel cuscino, strano no? In notti come questa sono io a piangere. E a chiedere a te, s, proprio a te, mica agli amici, mica alla nonna, mica alla dottoressa di turno, a te, proprio a te, a chiedere aiuto. Dio, Dio mio aiutami, io non ce la faccio pi. Ma poi il mattino dopo sono di nuovo l, ad armeggiare con il mio giocattolo rotto e il miracolo ricomincia a compiersi, torno a vedere che siamo niente su questa terra e allora allora, mi dico, tanto vale sorridere e fare il bene che possiamo fare. Ah, unultima cosa, non ti chiedo di mettere a posto tutto, di aggiustare tu il mio giocattolo rotto, ma solo di darmi la forza, quella che serve per andare avanti, per non lasciarsi sviare da ci che futile e banale. Solo questo. Nientaltro. Tu sei Dio e questo lo puoi fare, no?
(suona il campanile) Le cinque e tre quarti. E quasi ora dellalzabandiera. In questa casa lalzabandiera un rito. Consiste in questo, scegliere la bandiera del colore giusto (prende dal mobile tre pezzi di stoffa, uno giallo, uno arancione e uno rosso) e annodarlaallasta(tira fuori una mazza di scopa). Poi sistemare il tutto nel portaombrelli, quello che sta di fianco alla portadingresso e la bandiera resta l per tutta la giornata. (esegue, annodando i tre pezzi di stoffa alla mazza di scopa e infilando questultima in un portaombrelli, tirato fuori anche questo dalla credenza) Ogni bandiera un colore. Ogni colore il codice di difficolt che prevediamo nel corsodella giornata. Giallo (indica la bandierina di quel colore), il codice giallo la scala pi bassa, Chiara non piange, pi che altro emette versi dolci e prolungati, ci sta chiamando e vuole alzarsi. Eh s, la giornata si annuncia leggera, nessuna particolare difficolt allorizzonte, possiamo programmare le prossime ore senza alcun affanno, intorno al tavolo della cucina latmosfera distesa e ogni cosa appare al suo posto, io e Monica ci scambiamo un fuggevole sguardo dintesa, il latte sembra pi latte, il caff pi caff, i biscotti hanno ancora il profumo del forno, per tutti questi motivi il codice giallo detto anche codice Mulino Bianco. Arancione (indica la bandierina di quel colore), Chiara emette versi misti a pianto, forse vuole giocare, forse ha fame, forse il dubbio ci dice che qualcosa non andr per il verso giusto, i nostri programmi possono essere in parte compromessi, il codice arancione, perci, chiamato anche vedimme nu poco si tratta di aspettare, intanto facciamo colazione, parliamo a bassa voce, Marina sorride appena, io e Monica ci lanciamo sguardi
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preoccupati. Questo il secondo livello della scala. Rosso (indica la bandierina di quel colore) terzo livello o terremoto Chiara apre gli occhi e piange nervosamente, annulliamo tutti gli appuntamenti, spediamo Marina a scuola con tre quarti dora di anticipo, io e Monica non ci guardiamo neanche di striscio, sappiamo perfettamente che tutto il giorno sar cos, un unico pianto lamentoso che niente potr interrompere, nessuna carezza, nessuna nuova posizione, nessun abbraccio, niente di niente. Non sappiamo che fare, non riusciamo a valutare, schizziamo da una parte allaltra della casa come se fossimo indaffaratissimi, come se avessimo la soluzione nascosta in qualche angolo, dietro una porta, sotto un tavolo, tra le maglie in un cassetto, come se lavessimo l a portata di mano e dovessimo solo cercarla, trovare il posto giusto dove si andata a ficcare. Ma non cos, non assolutamente cos, ci muoviamo frenetici, urtandoci a volte e senza dire una parola, Chiara continua il suo pianto, noi facciamo le azioni di sempre, spazzolino e dentifricio, letto rifatto, pigiama a posto. Nessuno parla, il respiro ridotto al minimo, io vorrei solo tapparmi le orecchie, come quando allimprovviso un antifurto parte dalla casa di fronte o da una macchina parcheggiata di sotto. Vorresti scendere in strada e prendere a calci la macchina, sfondare la porta di quellappartamento e staccare ogni filo elettrico che ti capiti tra le mani. Vorresti, ma non puoi. Puoi solo tapparti le orecchie per non sentire. E se anche Chiara fosse un antifurto? Cercherei sul manuale delle istruzioni come si fa a spegnerlo niente... allora esasperato lo prendo a martellate, lo sradico dal muro, lo butto a terra, ci salto sopra con i miei scarponi da trekking io non ho mai avuto scarponi da trekking, ma non importa ci salto sopra con i miei scarponi da trekking, una volta, due, tre volte non smette, non smette afferro una tanica di benzina, gliela svuoto completamente sopra un accendino, mi serve un accendino (si fruga nelle tasche del pigiama e ne estrae un accendino, si guarda intorno con apprensione, come se qualcuno potesse vederlo, poi lo accende) perch piangi? Dimmi perch piangi? Dimmi solo questo. Io nonti ho mai chiesto niente. Io lo so che mi ascolti, ascolti tutto quello che dico, riconosci il tono della mia voce, le mie mani, i miei baci, anche i battiti del mio cuore riconosci quando ti appoggio sul mio petto, riconosci i miei passi quando arrivo e quando me ne vado. Quando me ne vado, perch non ne posso pi. Perch noi stiamo in piedi e tu no? Perch noi cambiamo mille volte posizione e tu non riesci a tenere il collo diritto? Perch noi abbiamo un espressione del volto per ogni cosa che ci piace o ci fa schifo e tu no? Perch ti contorci come uno zombie e non muovi le braccia come tutti gli altri? Perch vuoi essere speciale? (si ferma dimprovviso, impaurito dello stesso tono che hanno assunto le sue parole, si guarda di nuovo intorno, ripone in fretta laccendino in tasca; si avvicina alla scopa, slaccia le bandiere gialla e arancione, lascia solo la rossa) Se il codice rosso ilsegnale deve rimanere bene in vista, come succede sulle spiagge a fine stagione, quando il tempo
ormai guasto, il bagnino alza bandiera rossa e chi entra in mare lo fa a proprio rischio e pericolo.
Da piccolo, se cera vento o minaccia di pioggia, mia madre non mi lasciava entrare in acqua e io non capivo. Non capivo perch doveva essere sempre cos gli ultimi giorni di vacanza, alzavo gli occhi al cielo per prendermela con lui ed eccola l, proprio davanti a me, la bandiera rossa, mi voltavo verso mia madre e lei mi faceva un cenno con la testa. S, proprio cos, mi diceva con la testa, per via di quella bandiera rossa che non ti lascio fare il bagno. Ogni volta che nel nostro portaombrelli compare il codice rosso mi sento come allora, la stessa sensazione di impotenza.
Lestate finita, gli ombrelloni quasi tutti chiusi, il vento mi fa venire la pelle doca e io io vorrei solo fare il mio ultimo bagno, ma c quella maledetta bandiera rossa
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Ritorna al tavolo.
Il caff. Dovrebbe essere pronto...
Apre il coperchio della macchinetta per controllare, versa il caff nelle tazzine e gira. Poi si avvia verso la quinta alla sinistra del pubblico. Sentiamo, come allinizio, il rumore di una porta che stavolta si apre e vediamo la luce dalla quinta aumentare di intensit. Luomo dir la sua ultima battuta investito da questa luce, vedremo solo la sua ombra proiettata in scena e sentiremo la sua voce.
Monica ce lo beviamo il caff? Se si sveglia Chiara e comincia a piangere, va a finire che non ce lo prendiamo pi...
Buio
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