Il reuccio malinconico

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IL REUCCIO MALINCONICO

                 

IL REUCCIO MALINCONICO

Commedia in un atto

Di Carlo VENEZIANI

PERSONAGGI

Il Reuccio

Le due principesse

Il Primo Ministro

Il Cerimoniere

I tre dottoroni

La pastorella

I paggetti

Cateragia per il Sito GTTEMPO

In regno lontano e in tempo lontanissimo

L'appartamento del Reuccio: marmi preziosi, stoffe ricamate, mobili d'oro, d'argento e d'avo­rio. Due porte grandi ed una porticina quasi nascosta tra gli ornati d'una parete. Una vetrata larga ed istoriata da cui irrompe tanta luce mul­ticolore.

Mattina chiara. Silenzio.

(Entra il Cerimoniere dalla prima porta ac­compagnando il Primo Ministro seguito dai tre Dottoroni solenni e barbuti. Il Cerimoniere si inchina ed esce dalla seconda porta. Il Primo Ministro indica ai tre Dottoroni i seggi predi­sposti. Seggono tutti. Colpetti di tosse, effetti di barba, gravità di posa. Finalmente il Ministro si alza e parla).

Primo Ministro

Colendi Dottoroni, illustri Saggi scelti nel mondo per guarire il Re,

eccovi di ritorno tutti tre dai vostri romitaggi,

dove ponzaste un anno senza tregua ne pausa,

per iscoprir la causa della malinconia del nostro Re.

Dite, dunque, è magìa? destino? affanno? indole? infermità?

Ditelo a me! Sono il Primo Ministro del Reame,

debbo informare il popolo affinchè sappia del come,

dopo il lungo esame, i Dottoroni or guariranno il Re.

Primo Dottorone         - (con un sospiro di sconforto) Ahimè!

Secondo Dottorone    - (in tono minore) Ahimè!

Terzo Dottorone         - (in tono maggiore) Ahimè!

Primo Ministro            - Che c'è? Non iscopriste nulla? a nulla è valso un anno d'alto studio su cataste di libri? Allora, o voi non studiaste, o quel saper che voi vantate è falso! I tre Dottoroni (balzano in piedi, offesi) Signor Primate, siam celebri nel mondo!

Primo Ministro            - (facendoli risedere) sedetevi e calmate  lo sdegno furibondo. Non serve accalorarsi... Siam d'estate.

Primo Dottorone         - (si alza) Qualche domanda a Vostra Signoria.

Primo Ministro            - Risponderò, parlate.

Primo Dottorone         - Questa malinconia del Reuccio da quando cominciò?

Primo Ministro            - Dall'anno prima che veniste voi.

Secondo Dottorone    - (alzandosi) Non rise mai, dipoi?

Primo Ministro            - No.

Terzo Dottorone         - (si alza a sua volta) E dai sudditi suoi non ha dolori?

Primo Ministro            - L'amano tutti.

Primo Dottorone         - Il regno è prosperoso?

Primo Ministro            - Siam pieni di tesori.

Secondo Dottorone    - Mai discordie né lutti?

Primo Ministro            - Mai.

Terzo Dottorone         - Sta bene? Mangia bene? Il suo riposo è regolare? Non paventa guai?

Primo Ministro            - Vi dico ch'è felice!

Primo Dottorone         - Non è felice poi ch'è malinconico!

Primo Ministro            - Fin dalla balia, dalla levatrice, egli ebbe un buonumor continuo, cronico. Nacque ire, crebbe re tra la fortuna. Una mattina s'immalinconì senza ragione alcuna, e non parla e non ride da quel dì. E vive solo e vuol restare solo, e da solo s'accascia come avesse chi sa quali tempeste...

Secondo Dottorone    - Gli avete offerto feste?

Primo Ministro            - Oh, tante! Il nostro è un regno festaiolo.

Terzo Dottorone         - Svaghi, teatri, circhi, danze, corse e partite di caccia?

Primo Ministro            - Tutto, e tutto lo lascia nella sua muta ambascia, indifferente e con la stessa faccia.

Primo Dottorone         - Fiero malanno è il tedio!

Primo Ministro            - Non esiston per caso altre risorse?

Secondo Dottorone    - Sì. Tentare il rimedio di presentargli a un tratto i più grandi buffoni della terra.

Primo Ministro            - Inutile anche questo; l'ho già fatto.

Primo Dottorone         - Menatelo in viaggio per la Spagna, l'Italia, l'Inghilterra.

Primo Ministro            - L'ho già condotto sen'alcun vantaggio.

Terzo Dottorone         - E allora resta la mia l'idea più pratica: applicar con coraggio una cura omeopatica!

 Primo Ministro           - Ossia?

Terzo Dottorone         - Ossia guarire la malinconia con la malinconia, signor Ministro.

Primo Dottorone         - Condurre il nostro Sire al cimiter per farlo divertire.

Secondo Dottorone    - Trarlo ad uno spettacolo sinistro, per esempio e vedere un impiccato pendente dalla forca.

Terzo Dottorone         - Mettergli i crisantemi ed i papaveri intorno, raccontargli a perdifiato storie d'orror, di brividi e cadaveri...

Primo Ministro            - Credete che in tal guisa ei si contorca dal ridere di gioia?

Primo Dottorone         - In modo sorprendente!

Terzo Dottorone         - Fatelo un poco praticar col boia.

Primo Ministro            - E, dico... e se gli viene un accidente?

Secondo Dottorone    - Ebbene... guarirà istantaneamente.

Primo Ministro            - Ma siete.savi o matti tutti tre?

I tre dottoroni             - (dignitosi e rigidi) Signor, la dio mercè...

(// Cerimoniere interrompe la sfuriata en­trando dalla seconda porta e annunziando:)

Cerimoniere                - Il Re!

(/ Dottoroni si calmarlo d'incanto. Preceduto dai paggi, che fanno ala, viene avanti il Reuccio malinconico. E' poco più di un adolescente, pallido, bellissimo. Va diritto a sedersi su la poltrona reale. Tutti si sono inchinati, poi seg­gono ad un cenno del Sovrano).

Primo Ministro            - (si alza) Reale Maestà, questi tre decantati sapientoni ciottoli in tutte l'Università, consiglieri di cento e cento troni, a recar loro omaggi tornan qua se udirli piaccia a Vostra Maestà.

Cerimoniere                - (dopo un cenno del Re) Il Sire ascolterà.

Primo Dottorone         - (si alza e avanza) Corsi per l'Agrica, per l'Asia andai, libri antichissimi non visti mai meco portai. Svaghi i più vaghi ci son descritti da render paghi tutti gli afflitti; giochi e burlette, scherzi e novelle, le barzellette più gaie e belle a pie del trono depongo e dono!

Secondo Dottorone    - (venendo accanto al primo) Per i monti e per i piani strani insetti e bruchi strani ho raccolto in vita mia. Api allegre e bachi arzilli ed un grillo ch'è tra i grilli il più buffo che ci sia. E tarantole pregiate che san far tarantolate, centopiedi di Turchia, saltabecchi di Cirene, ragni, lucciole e falene ch'hanno addosso l'allegria, e libellule e cicale da scacciar qualunque male, tutto questo io metto al pie del mio giovane bel Re!

Terzo Dottorone         - (si pone accanto agli altri due) Trovai su le rupi, pei gelidi avelli, nei luoghi più cupi gli oggetti più belli? veleni, coltelli, due stinchi contorti, sei corvi defunti, tre teste di morti, di morti consunti. Per terra, per mare cornacchie mai viste da far allietare chiunque sia triste, tra larve ed orgasmi, miasmi e fantasmi. Regalo con gioia quest'orridità per romper la noia di Vostra Maestà! (/ tre Dottoroni s'inchinano insieme. Entrano alcuni paggetti portando tre cofani d'oro e bril­lanti entro cui sono chiusi i doni dei tre grandi Saggi. Il Reuccio fa con la testa un cenno di ringraziamento. I tre cofani vengono deposti per terra e aperti. Tutti, tranne il Monarca, si chinano sui doni. Una voce femminile canta nella strada. Il Re si alza vivacemente). La voce che canta « Perfino il girasole s'è distratto quand'io passavo per venir da te, dov'era il sol non s'è girato affatto e s'è girato invece a guardar me. Amar ti voglio molto perchè m'ài visto il cuore e me l'ai tolto... »

Primo Dottorone         - (indicando le meraviglie nei cofani) Quel librone cascò da una cometa.

Secondo Dottorone    - E' quella una vanessa di Dalmazia.

Terzo Dottorone         - Quel teschio è d'un poeta.

Cerimoniere                - Qui la vista s'allieta!

Primo Ministro            - Qui la mente si spazia!

Il Reuccio                   - (fa un cenno al cerimoniere)

Cerimoniere                - (in tono di congedo) Il Sire vi ringrazia!

(E tutti escono indietreggiando inchinati pro­fondamente. Il Reuccio trae un sospiro di sod­disfazione e cambia immediatamente faccia. Chiude le porte, butta per aria coróna ed er­mellino, scoppio in una schietta risata, salta verso la porticina nascosta e la spalanca. La Pa­storella entra precipitandoglisi fra le braccia, offrendogli un diluvio di baci).

 La Pastorella              - Gioia mia!

Il Reuccio                   - Labbra buone!

La Pastorella               - L'hai sentita la canzone?

Il Reuccio                   - L'ho mandati tutti via non appena l'ho sentita.

La Pastorella               - E il consulto?

Il Reuccio                   - L'han tenuto grave e occulto!

 La Pastorella              - T'analizzano la vita?

Il Reuccio                   - Lascia andar! Qui, sul mio cuore ricantiam tutto l'amore, ricantiam le rime in « ore »: cuore, ardore, arsor, bollore, fiore, albore e mai dolore! Sì, son mesto, gioia mia, sono il Re malinconia, sono il Re senza sorriso se da te sono diviso se con te non sono assiso... Sì, son pallido e m'emacio sul tuo seno, sul tuo viso... Dammi un bacio, un bacio, un bacio...

La Pastorella               - ( avvicinandoglisi) Re, mio Re, ti sospiravo... Re, mio Re, t'ho fatto schiavo!

Il Reuccio                   - O ministri e dottoroni tabaccosi parrucconi, mai nessuno ha dunque detto quel eh'è vero e chiaro e netto? Ho vent'anni ed a vent'anni son malati tutti quanti, tutti quanti agonizzanti d'un sanissimo malore ch'è l'amore, ch'è l'amore! tutti quanti, sissignore, tranne i grulli ed i pedanti più che mai quadrupedanti... Dammi un bacio, amore mio, lo vogl'io, lo vuole Dio!

La Pastorella               - (dopo un po' carezzandolo come un bimbo) Un anno fa davvero eri smagrato, furon chiamati i medici a raccolta.

Il Reuccio                   - Ero di solitudine malato. Ma t'incontrai per campi, andando solo.

La Pastorella               - lo conducevo il gregge. Ogni mattina ti vedevo passare, ed una volta, ch'io facevo la caccia a un rosignolo, tu mi guardasti a lungo e mi dicesti...

Il Reuccio                   - «Pastorella, tu sei la medicina! »

La Pastorella               - Chinai lo sguardo, m'aggiustai le vesti...

Il Reuccio                   - Gli abeti erano fitti e molto ombrosi...

La Pastorella               - Tu mi baciasti ed io ti corrisposi...

Il Reuccio                   - Or è un anno che varchi dal giardino l'usciolo clandestino.

La Pastorella               - E le pecore aspettano ogni giorno, sotto guardia del cane, il mio ritorno.

Il Reuccio                   - Tutti a Corte mi credono finito...

La Pastorella               - Invece io t'ho allegrato e t'ho guarito!

Il Reuccio                   - Quando al mattin la tua canzone ascolto, non la gaiezza ma un intenso duolo mi si dipinge in volto. Via tutti! Il Re vuol rimanere solo! L'Uggia con l'etichetta di rigore esce solenne. Io t'apro. Entra l'Amore. (si picchia alla prima porta)

Il Reuccio                   - (seccato) Chi è?

Cerimoniere                - (dall'esterno) Una notizia al Re.

Il Reuccio                   - (infastidito, accompagna la fanciulla alla por­ticina). Aspetta pochi istanti.

La Pastorella               - (esce pazientemente)

Il Reuccio                   - (si rimette corona ed ermellino)Avanti!

Cerimoniere                - (entra) Sire, due Principesse d'Oriente che nel Reame sono di passaggio, vengono per omaggio alla Vostra Maestà.

Il Reuccio                   - (dopo un po' di riflessione) E sia! Purché si faccia lessamente, (Il  Cerimoniere esce e rientra subito accom­pagnando le due Principesse, una Bruna, una Bionda. I paggetti fanno ala. I tre Dottor come il  Primo Ministro vengono in ultimo tenendosi in disparte).

Il Cerimoniere             - (presentando) La Principessa Rionda del Regno di Giocondaj la Principessa Bruna - del Regno di Fortuna. (inchini e sorrisi delle due fanciulle. Il Reuccio bacia loro le mani e le osserva a lungo, con compiacenza).

La Principessa Bionda - Il mio reale genitor saluta la Vostra Maestà.

La Principessa Bruna  -  Il mio Vi manda invito a una battuta di caccia col Rajà.

Primo Ministro            - (parlando piano coi Dottoroni) Poiché osservar conviene in ogni gesto il Re, osservatelo bene.

Primo Dottorone         - Non ha l'aspetto come avea teste.

Secondo Dottorone    - Guarda guarda...

Terzo Dottorone         - Ha perfino un buon colore.

Primo Dottorone         - Come chiacchiera e s'attarda...

Secondo Dottorone    - Guarda guarda guarda...

Terzo Dottorone         - Quasi per di buonumore.

Primo Dottorone         - A sorridere s'azzarda.

Secondo Dottorone    - Guarda, guarda, guarda, guarda...

Terzo Dottorone         - Ride! Oh Dio! Gesù! Signore!

Primo Ministro            - Zitti, perbacco! L'ho capita alfine quale fatai malinconia lo coglie. Udite, alme Dottrine:

Il Reuccio                   - ha bisogno d'una moglie!

Primo Dottorone         - Poffarilmondo, è vero!

Secondo Dottorone    - E chi diavolo mai ci avea pensato?

Terzo Dottorone         - Ecco svelato tutto il mistero!

Primo Ministro            - Zitti! Stiamo a sentire!

Il Reuccio                   - (galante, alle Principesse) Bei giardin l'Oriente se possiede dei fiori come voi... La principessa Bruna (pudica) Oh, Sire...

Il Reuccio                   - E saremmo felici pure noi se nel brullo Occidente godessimo di simili beltà.

La Principessa Bionda (modesta) Maestà...

Il Reuccio                   - Beato il re che suddito diventa di due pupille azzurre... oppure nere. Allorché del potere il peso mi tormenta, oh s'io potessi carezzare un'onda di capelli, una chioma bruna... o bionda! (Le due Principesse abbassano gli occhi con bel garbo).

Primo Ministro            - (ai Dottoroni) Diamogli moglie e le tristezze sue spariranno d'incanto, fo' scommessa!

Primo Dottorone         - Ebbene, diamogli una Principessa!

Secondo Dottorone    - Sicuro, ma qua! delle due?

Terzo Dottorone         - Lasciamolo solo con una.

Primo Ministro            - Ma quale? la bionda o la bruna?

Primo Dottorone         - Stiam fermi, che sceglie da sé.

Il Reuccio                   - (continuando il discorso con le due Princi­pesse, imbarazzato se dar la preferenza all'una o all'altra)Tra nugoli e ronde di brune e di bionde, non già tra consigli ed elogi di mogi ministri barbogi dovrebbero vivere i re.

La Principessa Bionda Al cuore reale d'altronde saranno più accette le brune.

La Principessa Bruna O forse più care le bionde.

Il Reuccio                   - Secondo l'amore e le lune! (Frattanto il Primo Ministro fa dei gesti di intesa al Cerimoniere; tutti indietreggiano piano e senza rumore, lasciando il Sovrano cùn le due fanciulle).

Il Reuccio                   - Se Amore è comune l'ardor si confonde: tant'amo le brune tant'amo le bionde. Se Amore profonde le brame importune, sospiro le bionde, sospiro le brune. Il cuore non immune da gare infeconde: mi piaccion le brune, mi piaccion le bionde! (Prende le mani delle Principesse e le porta alle labbra).

La Principessa Bionda (ritirando la propria mano, poiché s'accorge che il Re bacia più a lungo quella dell'altra). Oh come siam distratte! Non ancora abbiam recato i nostri doni al Sire!

La Principessa Bruna Stoffe con i ricami dell'Aurora e tre gioielli con le gemme assire.

La Principessa Bionda Io stessa vado, con Vostra licenza! (s'inchina ed esce)

Il Reuccio                   - (prende ora le due mani della Bruna) 0 Principessa Bruna del Regno di Fortuna, sarebbe negligenza senza baci lasciar queste tue mani! Sarebbe da villani non baciarti la gola in conseguenza! Sarebbe da incapaci lasciarti questa bocca senza baci!

(Ed egli scocca baci da per tutto)

La Principessa Bruna (schernendosi ma non troppo) Piano, Sire! Che fuoco! Mi amate molto... o poco?

Il Reuccio                   - (con foga crescente) Se t'amo? Ma ti adoro su ogni cosa! Sei la Sognata, sei l'Attesa, sei quando ti piaccia d'essere, mia sposa! Sono stanco d'amar di sotterfugio, sono stanco di baci in nascondiglio, voglio canti, risate, urla, scompiglio... Principessa, ti sposo sen'indugio!

La Principessa Bruna (confusa, disorientata, vinta) Sire, questa domanda repentina mi sconvolge... Mi piace, lo confesso... ma... vi chieggo il permesso d'informar mia cugina! (ed esce rapida non celando una certa letizia)

Il Reuccio                   - (è gaio, ora. Spalanca la finestra gioiosamente. Ma di colpo si ricorda della Pastorella. Corre ad aprire e fa per parlare quasi in tono di scusa). Stammi a sentire...

La Pastorella               - (entra timidamente, ha gli occhi rossi, l'aspetto avvilito, tronca subito le parole del giovi­ne Re). No! taci... taci... non parlar! non dire, non dire nulla! ho inteso tutto... So!

Il Reuccio                   - (incerto) Ma no...

La Pastorella               - Sì, zitto! via, te ne scongiuro... Taci! Addio... Chiudi la porta clandestina... Tu sei guarito ormai... La medicina se ne va... non parlar! se ne va via... T'ho dato tutto: la mia vita, i baci, il cuore, tutto... La malinconia adesso non l'hai più. Sei risanato ed il compito mio l'ho terminato... Non so se neil tuo cuor resti una traccia, ma non importa... Io torno a dar la caccia ai rosignoli... Addio... No! state là, non vi muovete... So il dovere mio. Perdonatemi... Addio, Reale Maestà!

(E si ritira umilmente, inchinandosi, fre­nando i singhiozzi fin che può. La porticina si richiude dietro di lei, per sempre).

Il Reuccio                   - (si poggia ad un mobile per non cadere. Ha la gola chiusa da un nodo di pianto. Le voci del­la gente che s'avvicina lo scuotono. Egli si drizza, si domina, si sforza di sorridere).

 (Le Due Principesse, i tre Dottoroni, il Primo Ministro, il Cerimoniere e i Paggetti tornano insieme dalla prima porta, ed hanno tutti un aspetto di giubilo. Due Paggetti recano le offer­te su cuscini di damasco dorato).

 Il Cerimoniere            - (presentando) Per la Vostra Maestà!

Il Primo Ministro        - (cominciando una conclone) Sire, il giubilo nostro alla notizia...

Primo Dottorone         - (altro tentativo di concione) Sire, grazie alla nostra alta perizia... Gli altri (con lo stesso sussiego) Sire, ci sia concessa...

Il Reuccio                   - (con un gesto secco tronca ogni discorso) No! lasciate là! non sopporto discorsi!... Principessa... (sta per offrirle il braccio)

 Il Cerimoniere            - I gentiluomini di Corte sono in grande attesa nel salon del Trono! (Dalla strada giunge il canto della Pastorella  che s'allontana).

La voce che canta       - « Egli m'amava molto, è giuta una straniera e me l'ha tolto... ». (Il Reuccio - vacilla. Fa un passo verso la fi­nestra, ascoltando).

La Principessa Bruna (lo tocca) Che ascolti? Cosa dice? Cos'è? un richiamo?

Il Reuccio                   - (dominandosi e sorridendo) No, nulla, cara... Una stornellatrice canta di gioia... Fatela tacere, messer Cerimoniere!Dammi il tuo braccio, Reginella. Andiamo!

(Ed Il Reuccio s'avvia con la Sposa verso il salone del trono, mentre tutti fanno ala con l'inchino rituale in cui la punta delle mani va a toccare le punta dei piedi).

FINE

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