Il riso degli dei

IL RISO DEGLI DEI

Un atto in tre quadri

di LORD DUNSANY

Versione di Vinicio Marinucci

PERSONAGGI

RE KARNOS

VOCE-DEGLI-DEI, profeta

ICTARION

LUDIBRAS

ARPAGAS

LA PRIMA SENTINELLA

LA SECONDA SENTINELLA

UNA GUARDIA

IL CARNEFICE

LA REGINA

TARMIA, moglie di Ictarion

AROLEVD, moglie di Ludibras

CAROLIX, moglie di Arpagas

SERVITORI.

La citt-giungla di Tek, nel regno di Re Karnos, verso il periodo della decadenza di Babilonia.

QUADRO PRIMO

La citt-giungla di Tek, nel regno di Re Karnos.

Tarmia - Sapete che la mia discendenza quasi divina.

Arolind - La spada di mio padre era cosi terribile, he egli doveva nasconderla otto un mantello.

Tarmia - Probabilmente ilo faceva perch non c'era nessun gioiello sul fodero.

Arolind - C'erano degli smeraldi che sorpassavano lo splendore del mare.

Tarmia - Ora devo lasciarvi e ifare un giro per i ne gozi, che ancora non ho visitato da quando siamo giunti in Tek. i

Ictarion - Non hai portato nulla da Barbul-el-Sciarnak?

Tarmia - Non era necessario. iH Re non avrebbe condotto la sua corte in un luogo dove non si pu trovare ci che serve.

Arolind - Posso venire con Vostra Sincerit?

Tarmia - Certo, Principessa Signora, sar lieta della vostra compagnia.

Arolind - (a Ludibras) Voglio vedere gli altri palazzi di Tek (a Tarmia) e poi potremo andare fuori le mura a vedere quali principi vivono nelle vicinanze.

TaRMIA - Sar delizioso. (Escono Tarmia e Arolind).

Ictarion - Bene, eccoci in Tek.

Ludibras - Che fortuna che il Re sia venuto a Tek. Temevo che non si sarebbe mai deciso.

Ictarion - E' una bellissima citt.

Ludibras - Quando rimaneva anno dopo anno nella mostruosa BairbuI-el-Sciarnak, temevo che non avrei visto mai pi il sole sorgere nella splendida campagna ventosa. Pensavo che avremmo Vissuto sempre in Barbul-el-Sciarnak e saremmo stati isepolti tra le case.

Ictarion - Non ci sono fiorii laggi. Mi domando come il vento ci arrivi.

Ludibras - Lo sai che ;sono tato io a farlo decidere a venire qui? Ogni giorno .gli portavo orchidee che veni-vano da un paese lontano. Alla fine le not e disse: Questi sono bei fiori . Vengono da Tek - dissi io - e Tek piena di fiori. Da lontano sembra rossa, sulla abbia, ai cammellieri . Allora...

Ictarion - No, non sei stato tu a farlo venire. Una volta vide una farfalla in Barbul-l-Sciarnak. Non ve ne erano tate da sette anni. Io ne mandavo a prendere a centinaia, ma tutte morivano quando giungevano in Barbul-el-Sciarnak. Soltanto quella visse, per nostra fortuna. Il Re la vide.

Ludibras - Eppure, venuto a Tek per vedere le mie orchidee.

Ictarion - Ma il suo pensiero si cambi da quando vide la farfalla. Se non fosse stato per essa, non avrebbe mai notato il fiore.

Ludibras - Andiamo, andiamo, ora siamo qui e nien-t'altro importa.

Ictarion - Che cosa meravigliosa l'aria fresca della mattina! Mi sono alzato presto per respirarla. Ci sono voluti tre giorni per giungere qui da Barbul-el-Sciarnak. Ricordi come igli uomini fissavano i nostri cammelli? Nessuno si era allontanato dalla citt da anni.

Ludibras - Credo che non sia facile lasciare una cosi igrande citt. Essa si stringe intorno a noi, e ci fa dimenticare i eampi.

Ictarion - (guardando lontano) La giungla come un mare che giace sotto di noi.

Ludibras - E le orchidee sono come fievoli, heiile canzoni di un invisibile cantore, come la tentazione ad uno sconosciuto peccato. Mi fanno pensare alle tigri che scivolano nell'oscurit sotto di esse. (Entrano Arpagas e servitori con lance e cinture di cuoio).

Ictarion - Dove andate, voi?

Arpacas - Andiamo a caccia.

Ictarion - A caccia! Che bellezza!

Arpagas - Un sentiero discende dalla porta del palazzo, e la sua estremit tocca il limite della giungla.

Ludibras - Oh, paradisiaca citt di Tek!

Ictarion - Siete mai andato a caccia, prima?

Arpagas - No. Ho sognato di andarvi. In Barbul-el-Sciarnak avevo quasi dimenticato il mio sogno.

Ictarion - L'uomo non stato fatto per le citt. Non lo sapevo, prima.

Ludibras - Verr con ,voi.

Ictarion - Anch'io. Andremo gi per il sentiero, e ci sar la giungla. Prender una lancia passando.

Ludibras - Cacceremo nella giungla?

Arpagas - Dicono che ci siano krut e abbax; anche le tigri sono state sentite. Non dobbiamo tornare mai pi & Barhul-el-Sciarnak.

Ictarion - Potete contare su di noi.

Ludibras - Faremo restare il Re a Tek. (Escono, lasciando due sentinelle in piedi ai lati del trono).

La prima Sentinella - Sono tutti contenti di essere in Tek. Anch'io sono contento.

La seconda Sentinella - una citt molto piccola. Duecento di queste citt non farebbero Barbul-el-Sciarnak.

La prima Sentinella - Certo, ma la reggia pi bella. E' stata costruita fin dai tempi del Progenitore,

La seconda Sentinella - Non credevo che potesse esistere un palazzo simile al di fuori di Barbul-el-Sciarnak.

(Entrano Tarmia e Arolind piangendo).

Tarmia - Oh, terribile.

Arolind - Oh, oh, oh!

La prima Sentinella - (alla seconda) Qualcosa successo. (Entra Carolix).

Carolix - Che cosa c', principesche signore? (Alle sentinelle) Via. Andate via. (Le sentinelle escono) Che cosa successo?

Tarmia - Oh, andavamo per una piccola strada...

Carolix - S, ebbene...?

Arolind - La strada principale della citt... (Entrambe piangono).

iCarolix - S, s...

Tarmia - Essa finisce nella giungla.

Carolix - Siete andate nella giungla! Ma devono esserci le tigri!

Tarmia - No.

Arolind - No.

Carolix - Che cosa avete fatto?

Tarmia - Siamo tornate indietro.

Carolix - (in tono di tormento) Che cosa avete visto lungo la strada?

Tarmia - Nulla.

Arolind - Nulla.

Carolix - Nulla?

Tarmia - Non ci 30110 negozi.

Arolind - Non abbiamo potuto comprare stoffe.

Tarmia - Non abbiamo potuto comprare (singhiozza) polvere d'oro da mettere sui nostri capelli.

Arolind - E non ci sono (singhiozza) principi nelle vicinanze. (Carolix rompe amaramente in lagrime).

Tarmia - Barbul-el-Sciarnak, Barbul-el-Sciarnak. Oh, perch il Re ha lasciato Barbul-el-Sciarnak?

Arolind - Barbul-el-Sciarnak. Le sue strade erano tutte di agata.

Tarmia - E c'erano negozi dove si comperavano cose meravigliose.

Carolix - Il Be deve tornare immediatamente.

Tarmia - (ora pi calma) Partir domani. Mio marito gli paniera.

Arolind - Forse mio marito potrebbe avere pi influenza.

Tarmia e Arolind - Mio marito l'ha condotto qui.

Tarmia - Che?!

Arolind - Niente. Che avete detto?

Tarmia - Io non ho detto niente. Credevo che voi aveste parlato.

Carolix - Sar meglio che mio marito persuada il Re, dato che lui era sempre contrario alla sua venuta in Tek.

Tarmia - (ad Arolind) Non credo che possa avere grande influenza, se il Re ha finito col venire a Tek.

Arolind - No. Sar meglio che ci pensino i nostri mariti. 76

Carolix - Io personalmente ho una certa influenza 6ulla Regina.

Tarmia - T mutile. I suoi nervi sono allo scoperto. Piange quando le si parla. Se discutete di qualcosa con lei, piange a gran voce, e le ancelle devono venire a farle vento e a metterle profumo sulle mani.

Arolind - Non lascia mai le sue camere, e il Re non l'ascolterebbe.

Tarmia - Eccoli, sono essi che tornano. Cantano una canzone di caccia... Oh, hanno ucciso una bestia. Quattro uomini la portano su due rami.

Arolind - (annoiata) Che bestia ?

Tarmia - Non so. Mi pare che ahbia delle corna fra-stagliate.

Carolix - Dobbiamo andare ad incontrarli. (Il canto alto e gioioso. Escono dal lato per il quale sono andate le sentinelle. Le sentinelle entrano).

La prima Sentinella - Non lasceremo pi Tek, ora.

La seconda Sentinella - Perch non la lasceremo pi?

La prima Sentinella - Non hai sentito quanto erano felici nel cantare la canzone di caccia? Continueranno a cacciare...

La seconda Sentinella - Ma il Re vorr rimanere?

La prima Sentinella - Egli fa sempre quello che Ictarion e Ludibras gli consigliano. Non ascolta mai la Regina.

La seconda Sentinella - La Regina pazza.

La prima Sentinella - Non pazza, ma ha una curiosa malattia, si spaventa sempre, anche se non c' nulla da temere.

La seconda Sentinella - Dev'essere una malattia tremenda; preferirei essere pazzo...

La prima Sentinella - (guardando dinanzi a se) Ssss! (Entrano il Re e il suo seguito. Egli siede sul trono. Entrano dall'altro lato Ictarion, Ludibras e Arpagas, ciascuno con la moglie al fianco, tenendosi per mano. Ogni coppia si inchina dinanzi al Re, sempre tenendosi per mano; quindi seggono. Il Re risponde con un cenno del capo a ciascuna coppia).

Il Re - (a Tarmia) Bene, Vostra Sincerit, spero che siate felice di essere venuta a Tek.

Tarmia - Molto felice, Maest.

Il Re - (ad Arolind) E' molto pi piacevole di Barbul-el-Sciarnak, non vero?

Arolind - Molto pi piacevole, Maest.

Il Re - E voi, principessa aignora Carolix, trovate tutto ci che vi occorre in Tek?

Carolix - Pi che tutto, Maest.

Il Re - (ad Arpagas) Allora, possiamo rimanere qui a lungo...

Arpagas - Vi sono ragioni di Stato per le quali sarebbe pericoloso...

Il Re - Ragioni di Stato? Perch non dovremmo rimanere qui?

Arpagas - Maest, v' una leggenda che dice che colui che il pi grande in Banbul-el-Sciarnak il pi grande nel mondo.

Il Re - Non avevo mai sentito questa leggenda.

Arpagas - Maest le piccole leggende non giungono alle sacre orecchie dei re; tuttavia esse circolano tra 'gli uomini pi piccoli di generazione in generazione.

Il Re - lo non torner a Barbul-el-Sciarnak per una leggenda.

Arpacas - Maest, molto pericoloso...

Il Re - (alle signore) Stiamo discutendo cose di Stato, che interessano poco le Vostre Sincerit...

Tarmia - (alzandosi) Maest, noi siamo ignoranti di queste cose. (Escono).

Il Re - (a ictarion e a Ludibras) Ci riposeremo dagli alluri di tato per un po' di tempo. Saremo ielici, in questo splendido antico palazzo.

Ludibras - Se Vostra Maest comanda, noi dobbiamo obbedire.

Il Kb - Ma Tek non forse meravigliosa? E le orchidee della giungla non sono forse stupende?

Ludibras - Credo che sarebbero splendide se fossero blu, e ce ne fossero di meno.

Il Re - lo non credo. Ma voi, Ictarion, non credete che la citt sia bella?

Ictarion - Si, Maest.

Il Ke - Ah! Sono lieto che (vi piaccia. iPer me adorabile.

Ictarion - Non mi piace, Maest. Ma so che bella perche Vostra Maest io ha detto.

Ludibbas - Questa citt pericolosamente insalubre, Maest.

Arpagas - Ed dannoso rimanere assenti da Barbul-el-Sciarnak.

Ictarion - Noi imploriamo Vostra Maest di ritornare nei centro del monito.

Il Ke - lo non ritorner a Barbul-el-Sciarnak. (Escono il He con i servitori, ictarion, Ludibras e Arpagas rimangono. Entrano Arolind e Carolix; ciascuna va da suo marito molto ajjeltuosamente).

Arolind - Avete parlato al Ke?

Ludibras - S.

Abolino - Gii avete detto che deve ritornare subito a Kamul-el-Sciarnak?

Ludibbas - Bene, io.

Arolind - Quando partir?

Ludibbas - INon ha detto che partir.

Arolind - Che!?

Carolix - Non si torna?! (Arolind e Carolix piangono e si allontanano dai loro mariti).

Ludibbas - Ma noi abbiamo parlato al Re.

Arolind - Oh, dobbiamo rimanere a morire qui!

Ludibbas - Abbiamo fatto tutto ci che potevamo.

Arolind - Oh, io sar sepolta in Tek!

Ludibbas - Non si poteva fare di pi.

Abollnd - Le mie vesti sono .strappate, i miei capelli rovinati. Sono in cenci...

Ludibbas - Mi sembra che tu sia benissimo vestita.

Arolind - (levandosi) Benissimo vestita! Certo che lo sono! Ma chi c' qui che mi veda? Sono sola nella giungla, e qui sar sepolta!

Ludibras - Ma..

Arolind - Oh, non vorrai lasciarmi sola? Non c' pi nulla di sacro per te? Nemmeno il mio dolore? (Arolind e Carolix escono).

Arpagas - (a Ludibras) Che cosa dobbiamo fare?

Ludibras - Le donne sono tutte uguali.

Ictarion - Io non permetto a mia moglie di parlarmi in quel modo. (Arpagas e Ludibras escono) Spero che Tarmia non pianger. E' molto penoso veder piangere una donna. (Entra Tarmia) Non essere triste, ti prego, non essere triste. Non sono riuscito a persuadere il Re a tornare a Barbul-el-Sciarnak, ma vedrai, sai-ai felice qui, dopo un po' di tempo.

Tarmia - (dando in una gran risata) E tu sei il consigliere del Re! Ah, ah, ah! Tu sei il Gran Visir della Corte! Ah, ah, ah! Tu sei il Guardiano dello Scettro d'oro! Ah, ah, ah! Oh, va a gettare biscotti al cane del Re!

Ictarion - Che?

Tarmia - Getta biscottini al cane del Re, forse ti obbedir. Forse avrai qualche influenza sui cane del Re, se lo nutrirai di biscottini. Tu... (tilde ed esce, ictarion siede avvilito, col capo Jra le mani. Ludibras e Arpagas rientrano).

Ludibbas - Sua Sincerit, la principessa signora Tarmia, ha parlato con voi?

Ictarion - Ma detto qualche parola... (Ludibras e Arpagas sospirano) tUouummo lasciare lek, domnumo partire da 'lek.

Ludibras - Come, senza il Re?

Arpagas - Mai.

Ictarion - No. A Barbul-el-Sciarnak si direbbe: a quelli una volta erano a Corte, e gli uomini che abbiamo latto staliiiare ci sputerennero in faccia.

Ludibras - Chi pu comandare a un Re?

Arpagas - Soltanto gli dei.

Ludibras - Gli dei? INon ci sono pi dei, ora. Siamo civili da pi di tremila anni. Gii dei che hanno nutrito la nostra inlanzia sono morti, o sono andati a nutrire nazioni pi giovani.

Ictarion i - lo mi rifiuto di ascoltare una... Oh, le sentinelle non ci sono. No, gli dei non ci servono a nulla. Sono slati portati via dalla decadenza.

Arpagas - Qui non siamo nella decadenza. Barbul-el-Sciarnak vive in un'et diversa. La citt di Tek scarsamente civilizzata.

Ictarion - Ma tutti vivono in Barbul-el-Sciarnak.

Arpagas - Gli dei.

Ludibras - Il vecchio profeta sta venendo.

Arpagas - Quello crede negli dei quanto voi ed io.

Ludibras - S, ma dobbiamo parlare come >se non lo sapessimo. (Voce-degldei, il profeta, attraversa la scena).

Voce-degli-dei - Essi sono benigni. (Esce).

Ictarion, Ludibras e Arpagas (alzandosi) Gli dei sono buoni.

Ictarion - Ascoltate! Facciamogli fare una profezia al Re. Facciamogli ordinare al Re di andare via, altrimenti gli dei distruggeranno la citt.

Ludibras - Potremmo convincerlo?

Ictarion - Credo di s.

Arpagas - Il Re pi civilizzato di noi. Non se ne importer degli dei.

Ictarion - Egli non pu ignorarli; gli dei incoronarono i noi antenati e se non ci sono gli dei, chi che Io ha fatto Re?

Ludibras - Gi, vero. Deve obbedire a una profezia.

Ictarion - Se il Re 'disobbedisce agli dei, il popolo Io caccer, sia che gli dei abbiano creato il popolo o he il popolo abbia creato gli dei. (Arpagas scivola sulle tracce del profeta).

Ludibras - Se il Re scopre questo, saremo atrocemente torturati.

Ictarion - Come potrebbe scoprirlo?

Ludibras - Egli sa che gli del non esistono.

Ictarion - Nessun uomo lo a con certezza.

Ludibras - Ma se ci sono... (Entra il profeta con Ar-pagas. Ictarion manda via rapidamente Ludibras e Ar-pagas).

Ictarion - C' una questione delicata che riguarda il Re.

Voce-decli-dei - Allora, posso aiutarvi poco, perch io servo soltanto gli dei.

Ictarion - E una cosa che riguarda anche gli del.

Voce-decli-dei - Ah! Vi ascolto, allora.

Ictarion - Questa citt molto insalubre per il Re, che ha una costituzione delicata. Inoltre, qui non c' nessun lavoro proficuo che il Re possa fare. E anche pericoloso per Barbul-el-Sciarnak rimanere a lungo senza Re, a meno che...

Voce-degli-dei - E questo riguarda gli dei?

Ictarion - LI riguarda sotto questo aspetto, che e gli dei lo sapessero, avviserebbero il Re, ispirando voi a fare una profezia. Ma siccome non lo anno...

Voce-degli-dei - Gli dei sanno tutto.

Ictarion - Gli dei non sanno le cose che non sono vere. Questo non strettamente vero...

Voce-degli-dei - E' stato scritto e detto che gli dei non possono mentire.

Ictarion - Naturalmente, ,gli dei non possono mentire, ma un profeta qualche volta pu enunciare una profezia che sia utile agli uomini, e quindi gradita agli dei, anche e questa profezia non sia del tutto vera.

Voce-degli-dei - Gli dei parlano per bocca mia; il mio respiro mio, io sono umano e mortale, ma la mia voce quella degli dei, e gli dei non possono mentire.

Ictarion - E' .saggio, in un'et in cui gli dei hanno perduto la loro potenza, causare l'ira di uomini potenti, per amore degli dei?

Voce-degli-dei - E' saggio.

Ictarion - Noi siamo tre e voi siete solo fra di noi. Vi salverebbero, gli dei, se noi volessimo mettervi a morte e fare scomparire il vostro corpo nella giungla?

Voce-decli-dei - Se voi faceste ci, gli dei lo avrebbero voluto. Se non lo volessero, non potreste farlo.

Ictarion - Noi non vogliamo farlo. Tuttavia, voi pronuncerete questa profezia. Andrete dinanzi al Re e gli direte che gli dei hanno parlato e che entro tre giorni, e causa di una vendetta su di uno sconosciuto che vive in questa citt, essi distruggeranno l'intera Tek, a meno che tutti gli abitanti non ne ciano partiti.

Voce-degli-dei - Io non lo far, perch gli dei non possono (mentire.

Ictarion - Non usanza, fin dai tempi immemorabili, per un profeta quella di avere due mogli?

Voce-degli-dei - Ma certamente. Questa la legge. (Ictarion alza tre dita) Che?!

Ictarion - Tre.

Voce-degli-dei - Non mi tradite. E' passato tanto tempo...

Ictarion i - Non vi sar pi permesso di servire gli dei, se gli nomini lo sapranno. E nemmeno gli dei vi proteggeranno, perch li avete offesi.

Voce-degli-dei - E' peggio che gli dei mentiscano. Non mi tradite.

Ictarion - Dir a tutti quello che so.

Voce-degli-dei - Far la profezia.

Ictarion - Ah! Avete deciso saggiamente.

Voce-degli-dei - Quando gli dei mi puniranno per averli fatto mentire, sapranno come punire anche voi.

Ictarion - Gli dei non ci puniranno. E' da molto tempo che igli dei non puniscono pi gli uomini.

Voce-degli-dei - Gli dei ci puniranno.

FINE PRIMO QUADRO

QUADRO SECONDO

Ld stessa scena. Lo Messo giorno.

Il Re - (indicando fuori scena, a sinistra) Guardatele ora, non sono belle? Prendono gli ultimi raggi del sole all'orizzonte. Potete dire che le orchidee non sono belle, ora?

Ictarion - Maest, eravamo in errore, sono bellissime. Si innalzano dalla giungla per prendere il sole. Sono come il diadema di un re esultante.

Il Re - Ah! Anche voi amate la bellezza di Tek, ora.

Ictarion - {Si, s, Maest, ora la vedo. Vorrei vivere in questa citt per sempre.

Il Re - S, e noi vivremo qui per sempre. Non c' luogo pi bello di Tek. Non ho ragione?

Ludibras - Vostra Maest ha ragione, non c' luogo pi hello.

Il Re - Ah! Io ho sempre ragione.

Tarmia - Quanto bella Tek!

Asolino - iS, proprio divina! (Tre colpi sono battuti u di un gong sonoro).

Mormorii - C' stata una profezia. C' stata una profezia.

Il Re - Ah! C' stata una profezia. Fate venire A profeta. (Esce un servitore. Entra cupamente, con aria abbattuta e camminando con molta lentezza, Voce-degli-dei) Voi avete fatto una profezia.

Voce-degli-dei - Io ho fatto una profezia.

Il Re - Vorrei sentire questa profezia. (Pausa).

Voce-degli-dei - Maest, gli dei, entro tre giorni-

Il Re - Fermo! Non si usa cominciare con certe parole? (Pausa).

Voce-decli-dei - F/ stato scritto ed tato detto. P stato scritto ed stato detto... che gli dei non possono mentire.

Il Re - Cos va bene.

Voce-degli-dei - Che gli dei non possono mentire.

Il Re - S.

Voce-degli-dei - Entro tre giorni gli dei distruggeranno questa icitt fper vendetta su di xin uomo, a meno che tutti gli abitanti non la abbandonino.

Il Re - Gli dei distruggeranno Tek?

Voce-degli-dei - S.

Il Re - Quando dovr .succedere?

Voo.e-degli-dei - Fra tre giorni.

Il Re - E tome succeder?

Voce-degli-dei - ' Oh... Succeder.

Il Re - Come?

Voce-degli-dei - Oh... Si udr un rumore... come Io spaccarsi del legno... un rumore come di un tuono che venga su dalla terra. Una fenditura correr come un topo attraverso il pavimento. Verr una luce rossa, poi nessuna luce pi e, nell'oscuro, Tek croller. (Il Re siede, immerso in profondi pensieri. Il profeta esce lentamente; comincia a piangere, poi si getta il mantello sul viso. Stende le braccia per dirigere il suo cammino, ed condotto via per mano. Il Re siede pensieroso).

Tarmia - Salvateci, Maest.

Arolind - Salvateci.

Ictarion - Dobbiamo fuggire, Maest.

Ludirras - Dobbiamo fuggire rapidamente. (Il Re siede sempre in silenzio. Leva un bastoncino alla sua destra, per battere una campanella d'argento, ma lo depone. Alla fine lo riprende e batte la campana. Entra un servitore).

Il Re - Fate tornare il profeta. (Il servo si inchina ed esce. Il Re pensieroso, gli altri impauriti. Il profeta rientra) Quando gli dei profetizzano la pioggia nella stagione della pioggia, o la morte di Un vecchio, noi li crediamo. Ma quando profetizzano qualcosa di incredibile e di ridicolo, come accade ora, e che non si udito fin dalla caduta di Bleth, la nostra credulit superata. E' possibile che un uomo mentisca; non possibile che gli dei distruggano una citt, oggi.

Voce-degli-dei - O Re, abbi piet.

Il Re - Come, vorresti essere rimandato salvo, mentre il tuo Re distrutto dagli dei?

Voce-degli-dei - INo, no, Maest. Io rimarr in citt, Maest. Ma se gli dei non la distruggeranno, se gli dei mi avessero ingannato?

Il Re - iSe gli dei ti hanno ingannato, hanno segnato la tua condanna. Perch chiedere piet a me?

Voce-degli-dei - Se gli dei mi hanno ingannato, e non mi puniscono pi oltre, io chido piet a voi, o Re.

Il Re - Se .gli dei ti hanno ingannato, fa che ti proteggano dal mio carnefice.

La prima Sentinella - (ride. A parte, alla seconda sentinella) Questa buona.

La seconda Sentinella - 'Proprio! (Ride).

Il Re - Se al tramonto del sole la maledizione non cadr, allora il carnefice...

Voce-degli-dei - Maest!

Il Re - Basta! Senza dubbio gli dei distruggeranno la citt al tramonto. (Le sentinelle ridacchiano. Il profeta condotto via).

Ictarion - Maest! E' prudente uccidere un profeta, anche se colpevole? Non credete che il popolo...

Il Re - Finch un profeta, s; ma quando egli ha profetato falsamente, la sua morte dovuta agli dei. Una volta lo stesso popolo 'bruci un profeta perch aveva avuto tre mogli.

Ictarion - (a parte, a Ludibras) E* una disgrazia, ma che possiamo fare?

Ludibras - Non sar ucciso se ci tradir...

Ictarion - Oh... vero...! (Tutti sussurrano).

Il Re - Che mormorate?

Tarmia - Maest, noi temiamo che gli dei ci distruggano tutti, e...

Il Re - Non temete. (Silenzio di morte. Un lamento fuori scena. Entra la Regina, pallidissima).

La Regina - O Maest, Maest, ho udito il suonatore di liuto.

Il Re - Essa intende il suonatore di liuto che udito da coloro che stanno per morire.

La Regina - Ho sentito Gog-Owza, il suonatore, suonare il suo liuto. E io morir, oh, io morir!

Il Re - No. No. No. Tu non hai sentito Gog-Owza. Chiamate le sue ancelle. Chiamate le ancelle della Regina.

La Regina - Ho sentito Gog-Owza suonare, e morir.

Il Re - Silenzio! Lo sento anch'io. Non Gog-Owza, soltanto un uomo con un liuto. Lo sento anch'io.

La Recina - Oh, anche il Re lo sente! Od Re morir. Il grande Re morir. I miei bambini saranno desolati perch il Re morir. Piangi, popolo della giungla. Piangete, cittadini di Tek. E tu, o iBarbul-el-Sciarnak, o grande metropoli, piangi nel mezzo dei popoli, perch il grande Re morir.

Il Re - No. No. No. (Al pi vecchio dei presenti) Ascolta. Lo odi?

Il Vecchio - S, Maest.

Il Re - Vedete? E un vero liuto. Non c' nessuno spirito che suona.

La Regina - Oh, ma egli vecchio, e fra poco morir. E' Gog-Owza, e il Re morir.

Il Re - No, no, soltanto un uomo. Guardate fuori della finestra. (A un giovane).

Il Giovane - E* scuro, Maest, e non posso vedere.

La Regina - E' lo spirito di Gog-Owza.

Il Giovane - Odo la (musica chiaramente.

Il Re - Eppure, egli giovane.

La Regina - I giovani sono sempre in pericolo, per infiniti motivi. Anch'egli morir, e il grande Re, ed io. Tra pochi giorni saremo tutti morti.

Il Re - Ascoltiamo tutti; impossibile che tutti dobbiamo morire fra pochi giorni.

Tarmia - Io lo odo chiaramente.

La Regina - Le donne sono fiori nelle mani della morte. Anche lei morir.

Tutti - Io lo odo. Io lo odo. Anch'io. Anch'io. Anch'io. Non che un uomo col liuto.

La Regina - Vorrei vederlo, e allora ne sarei certa. (Guarda fuori) No, troppo scuro.

Il iRe - Lo chiameremo, se vuoi.

La Regina - S, sar tranquilla, allora, e potr dormire. (Il Re d ordine ai servitori di fare ricerche. La Regina sempre alla finestra).

Il Re - E' qualche uomo lungo il fiume che suona il suo liuto. Mi dicono che a volte suonano per tutta la notte.

Tarmia - (a parte) E il loro divertimento, qui.

Arolind - (a parte) E' l'unica musica che si sente.

Tarmia - Proprio cos.

Arolind - Oh, come desidero la Sala dorata dei Canti in Barbul-el-Sciamak ! Credo che conterrebbe quasi tutta Tek. (Rientra un servitore).

Il Servitore - Non che hi comune liuto, Maest. Tutti lo odono, eccetto un uomo.

Il Re - Tutti eccetto uno, dici? Ah, grazie. (Alla Regina) Non che un liuto comune.

La Regina - Un uomo non l'ha udito. Chi era? Dov'? Perch?

Il Servitore - Si disponeva a tornare a Barbul-el-Sciarnak, Stava proprio per partire. Ha detto che non lo ha udito.

La Regina - Oh, mandatelo a chiamare.

Il Servitore - E' partito, Maest.

La Regina - Raggiungetelo, svelto, raggiungetelo. (Il servitore esce).

Tarmia - (a parte, ad Arolind) Vorrei essere in viaggio per Barhul-el-Sciarnak.

Arolind - Oh, essere di nuovo nel centro del mondo!

Tarmia - Stavamo parlando della Sala dorata,

Arolind - Ah, s. Quanto era bella! Strani suonatori venivano da terre lontane, con piume fra i capelli e suonavano strumenti a noi sconosciuti.

Tarmia - La Regina stava meglio, allora. La musica la calmava.

Arolind - Questo suonatore di liuto ila fa impazzire.

Tarmia - Beh, non c' da meravigliarsene. Ha un nono lugubre. Ascoltate!

Arolind - Non ascoltiamo. Mi ifa venir freddo.

Tarmia - Non sa suonare come Nagra o come il caro Trehannion. E' perch abbiamo ascoltato Trehannion, che non ci piace sentirlo.

Arolind - Non mi piace sentirlo perch provo freddo.

Tarmia - Sentiamo freddo perch la Regina ha aperto la finestra. (A un servo) Trovate l'uomo che suona, dategli questo, e fatelo cessare. (Il servo esce).

Ictarion - Sentite! Sta suonando ancora!

Il Re - Si, lutti lo sentiamo. Non che un uomo. (A un altro o allo slesso servo) Fatelo smettere.

Il Servo - S, Maest. (Esce. Entra un servo con un uomo).

Il Servo - Questo l'uomo che non ode il liuto.

Il Re - Ah. Siete sordo, vero?

L'Uomo - No, Maest.

Il Re - Mi udite chiaramente?

L'Uomo - S, Maest.

Il Re - Ascoltate! (Pausa) Udite il liuto, ora?

L'Uomo - No, Maest.

Il Re - Chi vi ha mandato a Barbul-el^Sciarnak?

L'Uomo - Il capitano delle guardie a cammello, Maest.

Il Re - Andate e non tornate mai pi. Siete sordo e pazzo, per giunta. (A se stesso) La Regina non dormir. (A un servo) Fate venire della musica, musica, svelto! (// servo esce. Borbottando) La Regina non dormir. (L'uomo si inchina profondamente e si parte. Dice addio a una sentinella. La Regina si sporge dalla finestra mormorando. Si ode musica fuori scena).

La Regina - Ah, questa musica terrena, ma di quell'altra che ho paura.

Il Re - Tutti l'abbiamo udita. Confortati. Calmati.

La Regina - Un uomo non l'ha udita.

Il Re - Ma andato via. Tutti l'udiamo, ora.

La Regina - Vorrei poterlo vedere.

Il Re - Un uomo una piccola cosa e la notte molto grande e piena di meraviglie. Pu darsi benissimo che non si veda.

La Regina - Mi piacerebbe vederlo. Perch non posso vederlo?

Il Re - Ho mandato la guardia a cammello in cerca di lui, per farlo tacere. (A Ictarion) Non fate sapere alla Regina della profezia. Potrebbe credere - Non so che cosa potrebbe credere.

Ictarion - No, Maest.

Il Re - La Regina ha una particolare paura degli dei.

Ictarion - S, Maest.

La Recina - Parlate di me?

Il Re - Oh, mo. Parliamo degli dei. (La musica terrena cessa).

La Regina - Oh, non parlate degli dei. Gli dei sono molto terribili. In nebulosi anfratti di remote colline, forgiano il futuro come su di un'incudine. H futuro mi spaventa.

Il Re - Chiamate le ancelle della Regina. Mandate subito a chiamarle. Non lasciarti spaventare dal futuro.

La Regina - Gli uomini ridono degli dei; essi ridono spesso degli dei. Ma io sono sicura che anche gli dei ridono. E' tremendo pensare al riso degli dei. Oh, il liuto! Il liuto! Come odo chiaramente il liuto! Ma voi tutti lo udite. Non vero? Voi giurate di udirlo tutti.

Il Re - S, s. Tutti udiamo il liuto. Non altro che un uomo che suona.

La Regina - Vorrei poterlo vedere. Potrei dormire, allora.

Il Re - (quietandola) S, s. (Entra un servitore) Ecco l'uomo che ho mandato a cercarlo. Avete trovato il suonatore? Dite alba Regina che avete trovato il suonatore.

Il Servitore - Le guardie hanno cercato, Maest, ma non hanno potuto trovare nessun uomo che stesse suonando un liuto.

FINE SECONDO QUADRO

QUADRO TERZO

Tre giorni dopo.

Tarmia - Abbiamo osato troppo. Abbiamo osato troppo. I nostri mariti verranno messi a morte. Il profeta li tradir ed essi verranno condannati.

Arolind - Oh, che possiamo fare?

Tarmia - Sarebbe stato meglio per noi essere vestite di stracci, piuttosto che condurre a morte i nostri mariti per quello che li abbiamo indotti a fare.

Arolind - - Abbiamo osato troppo e abbiamo fatto adirare il Re e, chiss, potremmo aver fatto adirare anche gli dei.

Tarmia - Anche gli dei! Siamo divenute come Elena. Quando mia madre era bambina, una volta la vide. Mi diceva che era la pi calma e pacifica delle creature e desiderava soltanto essere amata, eppure, a 'causa di lei, vi fu una guerra di quattro o cinque anni a Troia, e fu bruciata la citt, che aveva pregevoli torri; e alcuni degli di dei Greci si schierarono a fianco di lei, diceva mia madre, e altri contro di lei, e si contrastavano nell'Olimpo, dove essi abitano, tutto per causa di Elena.

Abolind - Oh, no, no. Mi spaventa. Io voglio soltanto essere graziosamente vestita e vedere mio marito felice.

Tarmia - Avete visto il profeta?

Arolind - Oh, s, l'ho visto. Cammina per il palazzo. E' libero ma non pu fuggire.

Tarmia - Che aspetto ha? Ha l'aria spaventata?

Arolind - Borbotta mentre cammina. A volte piange; e poi si mette il mantello sul viso.

Tarmia - Ho paura che li tradir.

Arolind - Io non mi fido di un profeta. E' l'intermediario tra gli dei e gli uomini. Essi sono tanto lontani. Come pu essere sincero icon entrambi?

Tarmia - Questo profeta falso eon gli dei. E' una cosa odiosa per un profeta dire false profezie. (Il profeta attraversa la scena a capo chino e borbottando).

Voce-degli-dei - Gli dei hanno detto una menzogna. Gli idei hanno detto una menzogna. Potr mai tutta la loro vendetta riparare a ruesto...?

Tarmia - Ha parlato di vendetta.

Arolind - Oh, li tradir! (Piangono. Entra la Regina).

La Regina - Perch piangete? Ah, voi dovete morire. Avete sentito il suonatore di liuto. Fate bene a piangere.

Tarmia - No, Maest. Era un uomo che ha suonato per questi tre giorni. Tutti lo abbiamo sentito.

La Regina - Tre .giorni. S, s, sono tre giorni. Gog-Owza non suona mai pi a lungo di tre igiorni. Egli ha dato il suo messaggio.

Tarmia - Tutti lo abbiamo udito, Maest, tranne quel giovane sordo che tornava a Barbul-el-Sciarnak. Lo udiamo anche ora.

La Regina - S, ma nessuno lo ha visto! Le mie ancelle lo hanno cercato ma non hanno potuto trovarlo.

Tarmia - Maest, mio marito lo ha udito, e anche Ludibras, e finch essi vivono, sappiamo che non c' nulla da temere. Ma se il Re si adirasse con loro - per qualche menzogna ehe un uomo geloso potrebbe raccontare - qualche criminale he volesse rinviare la sua punizione - se il Re si adirasse con loro, essi si aprirebbero le vene; non potrebbero sopravvivere alla sua ira. Allora tutti noi dovremmo dire: Forse era proprio Gog-Owza che Ictarion e Ludibras udivano .

La Regina - Il Re non si adirer mai con Ictarion e con Ludibras.

Tarmia - Vostra Maest non potrebbe dormire se il Re si adirasse eon loro.

La Recina - Oh, no ; non potrei dormire. Sarebbe terribile.

Tarmia - Vostra Maest sarebbe desta tutta la notte a piangere.

La Regina - Oh, s; io non potrei dormire; piangerei tutta la notte. (Esce).

Arolind - Non ha nessuna influenza sul Re.

Tarmia - No, ma egli non pu sopportare di sentirla piangere tutta la notte. (Entra Ictarion) Sono sicura che il profeta ti tradir. Ma noi abbiamo parlato alla Regina. Le abbiamo detto che sarebbe terribile se il Re si adirasse con voi, ed ella pensa che piangerebbe tutta la notte se accadesse.

Ictarion - Povera mente spaventata! Come sono forti, le piccole immaginazioni! Sarebbe una bella Regina, ma va errando bianca e piangente, in timore degli dei. Gli dei, che non sono altro che ombre nella luce della luna. La paura dell'uomo si leva grande e fatale in tutto questo mistero, fa un'ombra di se stessa sulla terra e l'uomo sussulta e dice gli dei . Ed essi sono meno che ombre; noi abbiamo visto le ombre, ma non abbiamo mai visto gli dei.

Tarmia - Oh, non parlate cos. Una volta c'erano gli dei. Essi rovesciarono Bleth atrocemente. E se vivono ancora nell'oscurit delle colline, oh!, essi potrebbero udire le tue parole!

Ictarion - Oh, anche tu ti spaventi. Non temere. Noi andremo a parlare al profeta, mentre voi seguirete la Regina; siate a lungo con lei, e non fatele dimenticare che piangerebbe amaramente se il Re si adirasse con noi.

Arolind - Ho quasi paura, quando sono con la Regina. Non mi piace essere vicino a lei.

Tarmia - Non pu farci del male, ha paura di ogni cosa.

Arolind - Mi fa venire grandi paure di eventi prodigiosi. (Tarmia e Arolind escono. Entra Ludibras).

Ludibras - Il profeta sta venendo da questa parte.

Ictarion - Siedi. Dobbiamo parlargli. Egli ci tradir

Ludibras - Perch dovrebbe tradirci?

Ictarion - Perch la colpa della falsa profezia non sua, nostra, e il Re potrebbe risparmiarlo se glielo raccontasse. Inoltre, egli va mormorando di vendetta mentre cammina; molti me lo hanno detto.

Ludibras - Il Re non lo risparmier anche se ci tradir. E' 6tato lui a pronunciare la falsa profezia.

Ictarion - Il Re nel suo cuore non crede agli dei. Il profeta deve morire perch lo ha ingannato. Ma se egli sa che noi lo abbiamo indotto...

Ludibras - Che cosa possiamo dire al profeta?

Ictabion - Mah, non possiamo dir nulla. Per, possiamo sapere iquello che ha intenzione di fare.

Ludibras - Eccolo. Dobbiamo ricordarci di tutto quello che dir.

Ictarion - Osserva i suoi occhi. (Entra il profeta, gli occhi nascosti dal mantello).

Ictarion e Ludibras - Gli dei sono buoni.

Voce-degli-dei - Essi sono benigni.

Ictarion - Io sono molto da biasimare. Sono moltissimo da biasimare.

Ludibras - Noi confidiamo che il Re si placher.

Ictarion - Spesso ai placa i tramonto; guarda le orchidee nella sera. Esse sono molto belle, allora, e se egli adirato la sua ira passa, al levarsi del vento fresco della era.

Ludibras - Certamente egli si placher al tramonto.

Ictarion - Non vi adirate. Io eono da 'biasimare. Non vi adirate.

Voce-degli-dei - Io non voglio che il Re si plachi al tramonto.

Ictarion - Non vi adirate.

Voce-degli-dei - E' stato detto fin dai tempi pi antichi :ohe gli dei non possono mentire. E' stato scritto ed stato detto. Io ho complottato con voi e li ho fatti mentire, perch la mia voce la voce degli dei.

Ludibras - Noi speriamo he il Re vi perdoner.

Voce-degli-dei - Io voglio morire.

Ictarion - No, no. Pregheremo il Re di perdonarvi.

Voce-degli-dei - i Io voglio morire.

Ludibras - No, no.

Voce-degli-dei - Per causa mia i eacri dei hanno mentito; essi che hanno detto la verit per migliaia di profezie. (Per eausa mia hanno mentito. Essi rimarranno d'ora in poi orgogliosamente silenziosi e non ispireranno pi nessun profeta, e i popoli andranno errando ciecamente e cadranno inavvertiti nel loro fato. E anche e parlassero di nuovo, come gli uomini potrebbero pi credere in loro? Io ho portato un flagello sulle generazioni che non hanno ancora conosciuto il mondo.

Ictarion - No, no, non idite questo.

Voce-degli-dei - E il mio nome sar una maledizione culle labbra di molti popoli .gettati al loro destino.

Ictarion - Non siate infelice. Tutti (gli uomini debbono morire, ma morire infelici...

Voce-degli-dei - Io ho tradito gli dei che parlavano attraverso di me!

Ictarion - Non siate infelice.

Voce-degli-dei - Vi dico che ho tradito gli dei.

Ictarion - Ascoltatemi. Non siate cos infelice. Gli dei non esistono. Lo sanno tutti, che non vi sono dei. Anche il Re lo sa.

Vcce-degli-dei - Voi avete udito mentire il loro profeta e credete che gli dei siano morti.

Ludibras - Non ci sono dei. Lo sanno tutti.

Voce-degli-dei - Vi sono gli dei, ed essi hanno una vendetta anche per voi. Ascoltate, ed io vi dir quale sar. S, anche per voi... Ascoltate!... No, no, essi tacio-no, nel cupo .silenzio dei colli. Non hanno pi parlato a me dacch ho mentito.

Ictarion i - Avete ragione, gli dei ei puniranno. E' naturale che essi non parlino ora, ma certamente ci puniranno. Perci non necessario che alcun uomo ei vendichi su di noi, anche se ne avesse motivo.

Voce-degli-dei - Non necessario.

Ictarion - Infatti, potrebbe adirare gli dei ancora di pi se un uomo volesse prevenirli nel punirci.

Voce-degli-dei - Gli dei sono molto veloci. Nessuno li previene.

JLudibras - Per un nomo sarebbe rischioso il tentarlo.

Voce-degli-dei - Il sole discende. Ora vi lascio, perch ho sempre amato il ole al tramento. Lo osservo scivolare tra le nubi dorate e rendere meravigliosa ogni cosa familiare. Dopo il tramonto, la notte, e dopo un'azione cattiva, la vendetta degli dei. (Esce).

Ludibras - Egli crede realmente negli dei.

Ictarion - E' matto come la Regina; dobbiamo far divagare la sua follia se lo rivediamo. Io credo che tutto andr bene. (Il carnefice scivola dietro al profeta; egli vestito di rosso fino alle ginocchia, porta una cintura di cuoio e un'ascia).

Ludibras - La sua voce era adirata, mentre 6i allontanava. Temo che possa tradirci.

Ictarion - Non credo. Egli pensa he gli dei ci puniranno.

Ludibras - Per quanto tempo lo penser ancora?

Ictarion - Il carnefice si tiene molto vicino a Ini, ogni ora pi vicino. Non ha molto tempo per mutare i cuoi pensieri. Guarda quanto basso il sole. |Non ha tempo per tradirci. Il Re non ancora qui

Ludibras - Sta venendo.

Ictarion - Ma il profeta non qui.

Ludibras - No, non ancora venuto. (Entra il Re).

Il Re - Le ancelle hanno persuaso la Regina che non vi nulla da temere. Sono eccellenti ragazze; danzeranno dinanzi a me. La Regina dormir. Sono eccellenti ragazze. Ah, Ictarion. Vieni da me, Ictarion.

Ludibras - Perch il Re ti chiama?

Il Re - Avevi torto, Ictarion.

Ictarion - Maest... (Ludibras rimane ad osservare).

Il Re - Avevi torto a pensare che Tek non sia molto amabile.

Ictarion - S, avevo torto, e sono molto da biasimare.

Il Re - S, molto bella a sera. Osserver il sole discendere sulle orchidee. Non vedr mai pi Barbul-el-Sciarnak. Sieder a guardare il sole discendere sulle orchidee, finch sar scomparso, e i loro colori svaniranno.

Ictarion - E molto bello, ora. iChe calma! Non ho mai visto un tramonto cos calmo.

Il Re - E' come un quadro dipinto da un pittore morente. Anche se tutte queste orchidee morissero stanotte, pure la loro bellezza sarebbe una memoria indistruttibile.

Ludibras - (da parte, a Ictarion) Il profeta sta venendo da questa parte.

Ictarion - Maest, il profeta cammina per il palazzo, e il carnefice vicino dietro di lui. Se la Regina lo vedesse, il carnefice non la turberebbe? Non sarebbe meglio se fosse giustiziato subito? Chiamo il carnefice, ora?

Il Re - Non ora. Ho detto al tramonto.

Ictarion - Maest, misericordioso uccidere un uomo prima del tramonto. Infatti naturale che un nomo ami il sole. Ma vederlo tramontare e sapere che non sorger pi per lui, come una seconda morte. Sarebbe misericordioso ucciderlo ora.

Ix Re - Ho detto al tramonto. Sarebbe ingiusto ucciderlo prima che la sua profezia sia dimostrata falsa.

Ictarion - Ma noi sappiamo che falsa, Maest. Anche lui lo a.

Il Re - Morir al tramonto.

Ludibras - Maest, il profeta vi supplicher per la sua vita, se non ilo farete uccidere ora. Sarebbe penoso ascoltarlo.

Il Re - La parola di un re non pu mutare. Ho detto che morir al tramonto. (Entra il profeta. Il carnefice serpeggia strettamente dietro a lui).

Voce-degli-dei - Tra poco gli dei avranno mentito. Ho falsamente profetizzato, e gli dei avranno mentito. N la mia morte n la punizione di altri potranno cancellarlo. (Ictarion e Ludibras sussultano).

Ictarion - Ci tradir.

Voce-degli-dei - O perch avete permesso alla vostra Toce di venire attraverso le mie labbra? O perch avete permesso alla vostra voce di mentire? (Per secoli stato detto di citt in citt: gli dei non possono mentire . I nomadi l'hanno saputo sugli altipiani, i montanari vicino all'alba. Tutto finito ora. O Re, lascia che io muoia in questo momento. Perch ho profetizzato falsamente e al tramonto gli dei avranno mentito.

Il Re - Non ancora il tramonto. Non c' d'ubino che abbiale parlato sinceramente. (Entra la Regina) Che ottimo aspetto ha la Regina. Le sue ancelle sono davvero eccellenti.

Ludibras - (a Ictarion) C' (qualcosa che mi sgomenta on poco, nel vedere la 'Regina cos calma. E' come un tramonto senza vento, (prima che si scateni un uragano.

Ictarion - Non mi piacciono i tramonti calmi; mi fanno pensare che qualche cosa sta per avvenire. S, la Regina assai quieta. Dormir bene stanotte.

La Regina - Non sono pi spaventata. Tutte le selvagge fantasie della mia mente sono scomparse. Vi ho spesso turbati con piccole paure. Ora sono tutte tranquille ed io non temo pi.

Il Re - Questo bene. Sono molto felice. Dormirai questa notte.

La Regina - Dormire. Oh, s, dormir. Oh, s, dormiremo tutti.

Il Re - Le ancelle ti hanno detto che non c' nulla da temere.

La Regina - Nulla da temere? No, le piccole paure non mi turbano pi.

Il Re - Ti hanno detto che non c' assolutamente nulla da temere. E infatti non vi nulla.

La Regina - Non pi piccole paure. Solo una grande paura.

Il Re - Una grande paura! Perch, che cosa mai?!

La Regina - Non devo dirlo. Non sarebbe giusto che, dopo avervi cos spesso epaventati, vi turbassi anche all'ultimo.

Il Re - Qual la tua paura? Devo far chiamare di nuovo le tue ancelle?

La Regina - No, non la mia paura. E la paura di tutti gli uomini, se lo sapessero.

Il Re - (guardandosi intorno) Oh, hai visto il mio nomo in rosso. Lo mander via. Lo mander via.

La Regina - No, no. La mia non una paura terrena. Io non ho pi paura delle piccole cose.

Il Re - Che cos', allora?

La Regina - Non lo so bene. Ma tu sai quanto abbia sempre temuto gli dei. Gli dei stanno per fare qualcosa idi terribile.

Il Re - Credi a me, gli dei non fanno pi nulla, oggi.

La Recina - Sei stato molto buono con me. Sembra trascorso poco tempo da quando i cammelli vennero ad Argun-Zeerith, presso le paludi iridate, i cammelli con il palanchino d'oro e le campanelle sulle teste, alte nell'aria, le campanelle nuziali d'argento. Sembra trascorso pochissimo tempo. Allora non apevo quanto rapidamente sarebbe giunta la fine.

Il Re - Quale fine? A chi sta per giungere la fine?

La Regina - Non turbarti. Noi non dobbiamo permettere che il Destino ci turbi. Il mondo e le sue cure giornaliere, essi fanno paura; ma il Destino... io sorrido al Destino. Il Destino non pu farci male se noi gli sorridiamo.

Il Re - Quale fine dici che sta per venire?

La Regina - Non so. Qualcosa che stato presto non sar pi.

Il Re - No, no. Guarda su Tek. E costruita di roccia, e il nostro palazzo tutto di marmo. Il tempo non lo ha scalfito in sette secoli. D. nostro trono d'oro, fondato sul marmo. La morte qualche giorno mi trover, vero, ma io eono ancora giovane. Re dopo re sono morti in Barbul-el-Sciarnak o in Tek, ma hanno lasciato la nostra dinastia a ridere aul viso del Tempo da queste antichissime mura.

La Regina - Dimmi addio ora, se qualcosa accadesse.

Il Re - No, no, non diremo cose tristi.

Il Carnefice - Il sole tramontato.

Il Re - < Non ancora. La giungla lo nasconde. Non ancora tramontato. Guardate la bellezza della luce sulle orchidee. Per quanto tempo hanno riflesso i loro colori sulle mura scintillanti di Tek! Per quanto tempo li rifletteranno sul nostro immortale palazzo, immortale nel marmo e nei canti. Oh, come muta il colore! (Al carnefice) Il sole tramontato. Portalo via. (Alla Regina) E la fine di lui, che hai previsto. (Il carnefice afferra il profeta per il braccio).

Voce-degli-dei - Gli dei hanno mentito !

Il Re - La giungla crolla! E' precipitata nella terra! (La Regina sorride un poco, tenendogli la mano) La citt rovina! Le case si abbattono sopra di noi! (Tuono lontano).

Ictarion - Si rovesciano come un'ondata e la tenebra viene con esso. (Alto e prolungato tuono. Sprazzi di luce rossa e quindi oscurit totale. Una piccola luce ritorna, mostrando figure prostrate, pilastri infranti e pezzi di marmo bianco. La schiena del profeta spezzata, ma egli riesce a sollevare il suo torso per un momento).

Voce-degli-dei - (tronfalmente) Gli dei non hanno mentito !

Ictarion - Oh, io muoio. (Una risata si ode daWesterno) Qualcuno ride. Ride perfino in Tek! E l'intera citt abbattuta. (La risata cresce, diviene demoniaca) Che cos' questo riso tremendo?

Voce-degli-dei - E' il riso degli dei che non possono mentire, e che se ne ritornano alle loro colline. (Muore).

FINE

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