Il rito

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IL RITO

ovvero: Lencul magnifique

di Carlo Terron

capriccio in vece di psicodramma

INTERLOCUTORI

Keller, otoiatra, colonnello e altro.

Jungher, notaio, maggiore e altro, anchesso.

Alcuni giovani indossatori, muti, aitanti, sfrontati, pronti a tutto;

Uno scultoreo Narciso biondo, insolentemente immorale, senza sapere di essere solo spontaneamente innocente;

e pronuncia, persino, qualche parola, non memorabile ma indicativa.

Trasgressione degradazione paradiso di volutt Crociera nellinconfessabile immaginario Facciamo conto che non sia vero niente? Facciamolo. O tutto? Ogni tanto nella vita, pazze fantasie, assolte dal rimaner fantasie (?) purch insinuate fra le maglie delle canzoni proibite di Milly, metafora decriminalizzante del limite consentito riportato alla normale liceit dun mancinismo tollerato. Un gioco? Siamo l. Se la va Linfrazione o la si consuma nella realt, o la si celebra, esorcizzandola, nella fantasia. A scelta. Lo schiudersi del sipario se ci sar, se no, pazienza svela, a prima vista, il quadro di una quotidiana banalit, corretta, anzi, contraddetta, da unambiguit che pu far sospettare un senso per leccentrica originalit, tra lottimo e il pessimo gusto, intesa a metter daccordo linaccordabile; vale a dire la comune funzionalit dun ordinario ufficio da normale professionista come tanti esempio: laccogliente e pretenziosa sala daspetto dun ambulatorio odontoiatrico per gente su colla bizzarria snobistica di un buen-retiro a morbide vanit vagamente decadenti, signoreggiate da una sorta di genius loci marziale, esaltato da una serie di sesquipedali panoplie sgargianti nei variopinti velluti; fitte di armi e triboli, i pi stravaganti, efferati ed ingegnosi; che non si capisce cosa ci stiano a fare, se non apparente quanto inatteso frutto, di un improponibile collezionismo o malsano o balordo; frammezzo a indiscrete se non proprio indecenti riproduzioni, quale a stampa, quale a scultura, di arcaiche personalit mitiche ineccezionalmente guerriere che ingolfano anche tutto il resto dellinvisibile appartamento. Non mancano, nel caso che trovino posto: Achille, Patroclo, Ettore, lErcole arnese, il Marte Ludovisi, il discobolo di Mirone, il Gallo morente della Loggia dei Lanzi, il Sangiorgio di Donatello, il Davide del Buonarroti, il Perseo del Cellini, e via discorrendo; due Sansebastiani non possono venir omessi: quello del Sodoma e quello del Preti, ma che siano proprio quei due, nous-nous entendos, onore allinclita compagnia. Donne ovviamente come se il secondo sesso non esistesse: n una Diana n unamazzone: rigorosamente assenti. Se lhanno, in trovarobato, e se ci sta, ci mettano invece un Gattamelata o un Colleoni; inequivocabilmente virili come sono, attraversati i secoli senza troppo insistenti pettegolezzi, inseveriranno lambiente contribuendo alla dispersione del malpensare, bench non sia mai detta lultima parola, la barba un alibi a doppio taglio e la grevit di quegli attributi equini Finanze permettendo, a completar lopera e far crescere la confusione, lungo le pareti fa spicco un clamoroso campionario di manichini rivestiti delle uniformi pi strambe, tronfie e sgargianti, anacronisticamente strappate alle spire dei tempi, dei luoghi e delle civilt pi incongrue, dalla corazza del cavaliere medievale, per dire, al kilt del montanaro scozzese snobismo emblematico strisciante che alimenta incessantemente lantico, inestinguibile fiume duna nobile, epper democratica mafia. Vivente o virente fra tanta gloria commemorativa di maschia belt, un ufficiale di nazionalit, prosapia, epoca indecifrabili la lussuosa stravaganza delluniforme arcaica, vagamente asburgica, non soccorre per niente rubato, chiss mai, alla foresta della storia, alle rocce della tragedia o ai giardini delloperetta, sta controllandosi la virile venust del volto abbronzato nello specchio abbagliante dei lustri stivali, pi lustri di qualsiasi cosa lustra, calzati or ora, e manca poco ad infilare le grandi mani magre, leste e toste, indiscrete e lussuriose aggettivi, ognuno messo, recidivamente, alla prova terminale ferino di nerboruti avambracci non deserti di pelo, e non sono i soli delladusto organismo; tesi nelle maniche duna giacca delluniforme di gala quanto pi imbustata, attillata ed elegante, sonora di medaglie, fulgida e tintinnante di decorazioni non mediocri. Egli ha gi lanimo irretito nella sensuale lusinga dellindiscutibile fascino testimoniatogli dalla propria immagine marziale, che la non ingiustificata piaggeria di una specchiera gli rimanda generosamente. Allerta, quando gli specchi cercano di accalappiarci facendoci la corte. Come si fa, se uno, che gi si piace, si sente dir mi piaci?! Sorprendono, considerati i suoi relativi verdi anni, i sontuosi gradi di colonnello dalle auree passamanerie che gli insuperbiscono la candida giubba, quando parrebbero prematuri quelli di capitano. Lo stesso, per, letterario, verso il morbido e linquietante: gli imprevedibili e volubili umori di non so che nervosa e sconcertante ambiguit, il vispo atletismo onnidisponibile bench con meno pelo il giovane maggiore, pronto, sullattenti, dietro luscio, in attesa di raggiungerlo a momenti Facciamo Marlon Brando in attesa di Alain Delon: uno dei tanti cari filmini di grande amicizia virile, sotto le armi: un altro piccolo passo avanti per capirci (e non ancora abbastanza n, proprio, cos). Innaturale naturalezza, realismo surreale, confessioni inconfessate ecco, pressappoco, la qualifica che, per prima, si raccomanda allambiguo, ogni tanto insolente umorismo, alla falsa sincerit o la sincera falsit che sia della paradossale recitazione, tutta sensi: carne e pelle parlanti e provocanti fin troppo. Ciononostante, gli attori e non parliamo del regista sono pregati, come dicevano i greci, di non servire crudo il cazzo in tavola cotto, non servirebbe. Che se ne senta, solo, comunque e sempre, prossimo il rischio, laroma e la tentazione. Quasi, ecco, che il cameriere, ricevuta lordinazione, se ne fosse, poi, dimenticato. Come si fa? Imparino, si analizzino: trovino in se stessi la disinvolta noncuranza nella genuina spontaneit del gioco enigmaticamente metaforico, contra se, pro se, dei personaggi, mai consapevoli e men che meno confessi, fino a qual punto siano nella sincerit, pur persuasi di no ma conta pur qualcosa anche solo la tentazione, e il piacere di quello o di questo enfatizzando una parte allegorica a cui credere e, nello stesso tempo, a cui rifiutarsi di credere, concedendosi nel momento medesimo che ci si ritrae Un rebus, un rompicapo. Esattamente cos; intenzionato a provocar casino in platea, senza sorprendersi e risentirsi di subirne le probabili conseguenze: seminar sospetti per minar certezze, in previsione di nonsisach. Chi ci sta. La volutt daver torto ! Un recitar sbilenco con raptus del kitsch pi sfrenato. Sacri oppure no, questi militari, questi ragazzi, che non sono n militari n ragazzi, n altro: sono, s, dei mostri; come ogni spettatore, quando, sotto lusbergo della provvida vilt che tutto protegge, lascia in libera uscita limmaginazione a bighellonare lungo gli angiporti meno raccomandabili, senza guinzaglio e priva di alibi L sopra, il personaggio deve venir spogliato e quindi, magari, rivestito e travestito o imbaracconato di panni allapparenza assurdi ed indecenti e, di conseguenza, inaccettabili. In platea, ci si deve sentir, pure, nudi, col ribrezzo e il malessere di rimanerlo durante il breve tempo della necessaria manipolazione. Come certe erbe velenose, qualche volta, anche le favole nere possono esser salutari. C pericolo: un pericolo, per, divertente la tentazione di cedere alla droga Semel in anno O, anche pi spesso, chi ce la fa. Assecondate, o gente, il gusto scambievole di vibrar pugnalate colla soavit delle carezze. una sera cos, stasera. In guardia. Si lavora ad occhi bendati, senza rete di sicurezza, mettendo a repentaglio losso del collo. Per capriccio Salotto e caserma, camp e club esclusivo. Inciampare un diritto (forse un dovere). nel preventivo. Fatto ci che si deve fare, Keller il nome del nostro eroe libera una radio, alla quale non par vero di mettersi a zampillare la malizia voluttuosa del canto di Milly, che modula Capriccio di De Filippis e Rulli, e porta, subito, fuoristrada. Poi, dimessa qualsiasi autorit di parata, si stravacca in una poltrona, estasiandosene a timpani spalancati. Non fa in tempo a volgere gli occhioni in su, rubando lo sguardo a una Madonna di Guido Reni, che gli esplode, villanamente, in faccia il telefono. Ne agguanta la cornetta, grinta truce che non preannuncia nulla di buono, e risponde incazzandosi progressivamente. Gli capita spesso, dapprincipio, poi, meno.

KELLER - Manifesti, allora Macch mobili Aiazzone, macch Biella!... Faccia conto, guardi, il gabinetto di un dentista, le va?... No, non della mutua: carissimo Cos!... Dubito che, uno come lei, possa permettersene il lusso: clientela supersu; ma pu, anche, pensare alla importante societ per la diffusione delle pipe; di marca, beninteso, non meno preziose; fornitori delle ultime case reali e delle prime presidenze repubblicane Non so cosa farci Possibile qualsiasi altra professione; alta o bassa, conta prevalentemente la qualit Appunto: unaristocratica holding multinazionale, funzionante col massimo della democrazia: aperta a tutti, purch S, che adesso sto a perdere tempo spiegandole il purch! Lo trovi da se stesso Ah, vorrebbe anche farsene unidea? Consideri, allora, che, in questo momento, lei sta telefonando alla Garibaldi La, s, la: Anita, se non le dispiace per gli intimi, altrimenti detta la pantera della steppa E lei ancora uno che si formalizza sul timbro di una voce da baritono! Non ha i numeri Ma faccia il piacere!... Di niente, di niente. Solo, stia pi attento con chi ha lonore di sbagliare, unaltra volta. Guai, sbagliare nella nostra societ. Riattacca con malagrazia; ma, frattanto, s bussato un paio di volte alluscio. Avanti. E compare il maggiore Jungher, amico per la vita. (Ma, pi esatto sarebbe dire per la pelle) Gli rassomiglia come il duttile leopardo somiglia al fiero leone.

JUNGHER - Tu o voi?

KELLER - Ora, e in seguito, ufficialmente il pi rigoroso voi. Tassativo.

JUNGHER - Agli ordini; basta intendersi. Uno scatto sullattenti, da manuale, con sbatter di tacchi e tutto il resto, non esclusa laggiunta di unaccentuata spinta in avanti del bacino, non troppo benaccetta dal superiore, pare. Schiavo, mio colonnello.

KELLER - Non maspetto di meno. Riposo, maggiore.

JUNGHER - Contento del mio nuovo attenti?

KELLER - Cos, cos, neanche molto. Troppo zelo confidenziale in quellimpeto in avancarica. Sembrava unintenzione di stupro. Che s che no, per caso?...

JUNGHER - (incauto) Ma lo era!

KELLER - Appunto. Cosa intendete espugnare? Non si tratta di un assalto alla baionetta.

JUNGHER - Vi trovo severo, oggi, signor colonnello. Mero sempre illuso duna vostra spiccata simpatia per la baionetta.

KELLER - Insoddisfatto della frenata, maggiore. Mettersi sullattenti non vuol dire marciare in processione armato di ostensorio come un fucile puntato.

JUNGHER - Non lho mai pensato. Di vederlo come un ostensorio, voglio dire. Come un fucile sempre possibile. Tenter (gli rif lattenti, stavolta retraendo il bacino)

KELLER - Ho capito. Adesso un fucile a retrocarica. Mai un fucile che corrisponda allaspettativa, sparando contro il bersaglio esatto al momento giusto. Sempre un attimo prima o un attimo dopo. Il tiro una cosa non meno seria della mira.

JUNGHER - (umiliato) Faccio quel che posso. Mi eserciter, maestro.

KELLER - (ma che dice?) Il santissimo deve essere unofferta, non unaggressione. Chiaro? (chiaro cosa?)

JUNGHER - (si vede che lui ha capito) Ne far tesoro, comandante. (frattanto s scordato di passare dallattenti al riposo)

KELLER - (stizzoso) Riposo, riposo; rammentatevi che ora siete un ufficiale superiore, per mia sfortuna.

JUNGHER - (deluso) Cos presto? Insomma, non vi garba proprio, il mio attenti. Mi costato ore di studio e me ne si priva gi?

KELLER - Un maggiore non lo si lascia sullattenti oltre i trenta secondi. Di pi abuso, di meno soggezione, dovreste saperlo.

JUNGHER - Sono le prime parole che sento. Faccio ammenda della mia ignoranza. Mi far, se voi mi fate. Ma non saranno insufficienti trenta secondi a gustarne tutta la volutt?

KELLER - (tagliando corto) Spiacente. Sta sul regolamento. Svisceratelo. (e ammette fra i denti) Daltra parte daltra parte lorgasmo tanto pi intenso quanto pi fugace.

JUNGHER - (perplesso) Dite?... Opinioni. Non sempre, trovo La mia promozione a maggiore, come la vostra a colonnello, datano da una settimana soltanto. Conosco solo il regolamento fino a capitano. Il resto silenzio. Ignoravo che il grado includesse un balzo di qualit, una contrazione dei tempi e un rinculo di soddisfazione. Sic stantibus, da invidiare la truppa, col suo attenti illimitato.

KELLER - (tutto dun pezzo, naturalmente) Coi vantaggi, il grado comporta dei sacrifici. Io conoscevo il regolamento parola per parola fin da sergente. Caddi sullAmba Alagi abbracciato al regolamento.

JUNGHER - (non essendone a conoscenza, lui cade dalle nuvole per non essere da meno) Cadeste, colonnello? Cosa sento? SullAmba Alagi? Ne sono desolato. Non mi dite!

KELLER - Sulla carcassa di un elefante inciampato in un baobab. Domando e dico se il luogo di andar ad agonizzare, un pachiderma incapace di rialzarsi, ingombrando il deserto, in tempo di guerra. Volevano darmi ad intendere che non laveva fatto apposta. Ipocriti!

JUNGHER - Ingenui, vorrete dire. Un mastodonte decantato per intelligenza e buona educazione e ti va ad inciampare in un baobab: poco normale.

KELLER - Sabotaggio o attentato alla persona: la conclusione a cui pervenni anchio. Una guerra in cui perfino gli elefanti tradirono. E poi, danno la colpa al Duce.

JUNGHER - (inconvinto) Non starete confondendo il deserto colla tundra? Mi son fatto tutta la mia compagnia attraversando al tundra. Ne so tutte le croci e le delizie. Nella tundra mi sorprenderebbe gi meno il tradimento di un elefante.

KELLER - Non era la tundra. Diversamente da voi, non ho molta familiarit colla tundra. Le tundre sono una passeggiata.

JUNGHER - Lo dite voi. Io lho amata molto, la tundra, viceversa.

KELLER - Sar prevenuto, ma per un militare autentico, la tundra scomodissima e piena di spuntoni falsi, come il letto truccato di un fachiro dilettante: non penetrano.

JUNGHER - Siete prevenuto. Questione solo di organizzarsi. Non c come la tundra che offra oasi di intimit che nemmeno una camera da letto chiusa a chiave e insonorizzata Quanto ho amato la tundra! Personalmente scusate la rammento come un luogo di delizie.

KELLER - (piuttosto seccato) Sar Mi fate andare avanti?

JUNGHER - Ah, gi, vi ho lasciato sotto lelefante. Mi figuro le delizie, schiacciato da quel peso, coi vostri gusti, tutto per la patria.

KELLER - Mi ebbero tutti, me compreso, per un uomo spacciato. Mai, come da morti, sha limpressione di esserlo.

JUNGHER - Non stento a credervi.

KELLER - Morti! Dovreste provare,

JUNGHER - : unestasi.

JUNGHER - (lapalissiano) Non mancher, comandante. Alla prima occasione: parola.

KELLER - (generosamente enigmatico) Vi dar una mano. Potete contarci.

JUNGHER - Con comodo. Non c fretta.

KELLER - (sibillino, prima di riprendere il racconto) Mica tanto Bene, non lo crederete: quando, come Dio volle, mi risollevarono, mi ritrovai il regolamento ancora intatto in bocca come una caramella tutta da succhiare.

JUNGHER - Carattere! Io non avrei resistito allimpulso di succhiare. Ma voi disponete di una testa da generale. Non da tutti. E lo diventerete presto. (inconvinto) Soltanto il privilegio di essere ammessi alla vostra presenza eroicizza la vista e tutto il resto.

KELLER - (modesto) Non merito, natura: ci si nasce.

JUNGHER - (pi modesto ancora) Ahim, io mi riconosco, a malapena una testa da tenente, colonnello.

KELLER - (che non ha percepito la virgola, esplosivo) Voi non siete che merda, con rispetto parlando. (un cachinno) Tenente colonnello, voi? Cos, avete vinto una guerra allinsaputa della Storia, infrangendo la nostra secolare e gloriosa tradizione delle sconfitte? Attenzione, potrebbe configurarsi il reato di alto tradimento. E, vi garantisco, nel vostro caso, sarebbe un dipi. Per vostra norma, le guerre, da noi, si sono sempre vinte perdendole. Cosa vhanno insegnato allAccademia militare?

JUNGHER - (correndo ai ripari) No, no, avete malcompreso: tutta colpa della punteggiatura: una testa da tenente io volevo dire, virgola, colonnello. Se non vi basta, scorretto che sia, lo cambiamo in un punto e virgola. Figurarsi se, in tanta pochezza, oserei mai mettere un dito delle mie mani, grondanti di peccato, nei delicati ingranaggi della Storia, a rischio di spezzarne la molla. Mai pi: pago della mia testa da semplice tenente tenente. Anzi, detto qua, tra noi, lungi da orecchie indiscrete: una testa da sottotenente nudo e crudo, punto e basta Massimo, con inconfessate propensioni a sergente, e sarebbe la mia vera marcia di crociera.

KELLER - Ora, per, siete maggiore

JUNGHER - (umile) Bont di vossignoria, signor colonnello.

KELLER - ed giocoforza adeguarvi. Non si guida una Mercedes come si guiderebbe una Fiat.

JUNGHER - (assecondandolo servilmente) Specialmente, quando si ha lonore immeritato di far da scorta a una Rolls- Royce.

KELLER - Cosa? Di preciso, cosa? (cpido) Non siate avaro di spiegazioni.

JUNGHER - (aumentando la dose) Obbligo primo del sottoposto, che abbia sete di rispetto e sottomissione: cambiar marcia senza mai superare. Dovere sentito, eccellenza.

KELLER - Non ancora eccellenza, non ancora. Nessuna piaggeria. Mi si dia solo quel che ho donato: sarebbe sufficiente.

JUNGHER - Questione di settimane, comandante. Che farebbe la patria privata di uomini come voi?

KELLER - (scoprendosi si fa per dire, non ancora il momento - ) Perch, ne vedete degli altri?

JUNGHER - Per carit, esemplare unico irripetibile.

KELLER - Via via meno meno E, mentre gli allunga la mano da baciare, di nuovo il telefono senza che egli batta ciglio.

JUNGHER - Posso?

KELLER - (magnanimo) Soddisfatevi pure. Per quale ragione, senn, marchiandomi di nepotismo, vavrei scelto come Aiutante Maggiore?

JUNGHER - Non lo so. Rimane un mistero. La psicologia della pelle incomprensibile.

KELLER - (inesplicabile) Sorvoliamo: taglio! Si risparmia una fatica a quella bestia del regista. Ma il telefono non d tregua e, a un gesto asseverativo del superiore, il sottoposto saffretta e portare il ricevitore allorecchio, pi che zelante, servile. Masochismo?

JUNGHER - Tout fait No: non Birra Peroni. Ici la gazelle des dunes En effet: la gazzella delle dune Oui, cest moi, personellement: mon surnom de guerre, monsieur Raisons?... Stratgiques Caprice des compagnons : Algerie, Liban, Vietnam, et autres agrables endroits Fatte tutte, ricordi inobliabili. Le estasi delle grandi saghe belliche del nostro tempo, non ne ho mancata una Au prsent ? Notaire Abbastanza: un assez jeune notaire Rien de tout. Il ny a pas de quoi Beau ? Pour lamour de Dieu sympathique, disons Mais non, mais non (lusingato, con rassegnazione) A votre plaisir Quest ce que vous direz de la couronne : notaio della corona, oui La vie est belle, monsieur !... Mais non, mais non, moi aussi Enchant. Au revoir, jespre. Jespre vraiment. E riattacca, rapito in un sorriso immotivato. Carino, proprio tanto carino.

KELLER - (invece, piuttosto truce) Quanto mi rompe questo parlar tradotto!

JUNGHER - (scusa non richiesta) Trattandosi di una multinazionale la cui ragione sociale si perde nelloceano dei secoli, mi parso doveroso (sibillino) Lui aussi, peut-tre. Vous mentendez, mon colonel.

KELLER - Il pluralismo parlato non mi trova consenziente. Perch no lesperanto, allora? Non sar lesperanto parlato a compromettere luniversalit del sodalizio millenario. Un esperanto tattile sempre stato pi che sufficiente.

JUNGHER - Conservatore!

KELLER -

JUNGHER - ! Non pi. Censura. Segreto di Stato. Possibile che non ve ne rendiate conto?

JUNGHER - Fatene carico alla dedizione alla causa.

KELLER - Sapete cos che vi manca, maggiore?

JUNGHER - Nossignore. Ma lo sapete voi e sto tranquillo.

KELLER - Vi manca lautorit e lo spirito di corpo, ecco ci che vi manca.

JUNGHER - Se lo dite voi, certo cos; bench, letteralmente parlando, per lo spirito di corpo, farei una certa eccezione, vossignoria permettendolo E grave?

KELLER - Chi non sa comandare non sa obbedire, specie quando si fa parte di una casta che non un sindacato.

JUNGHER - Ben detto, colonnello. Quanta saggezza di cui mi sento indegno!

KELLER - (tagliente) Basta l, maggiore: un ordine.

JUNGHER - Chiedo umilmente venia.

KELLER - Possibile che non vi rendiate conto che non ve lo posso concedere?

JUNGHER - Cielo, cosa? I soliti pregiudizi. Non toglietemi ogni speranza. Una cosa oggi, una cosa domani, la vostra severit mi priver di tutto.

KELLER - (a mitraglia) Codesta parola arcaica, antiquaria, imbelle, ormai fuori uso, sopravvivenza di un parlar fossile uscito dal tempo, sofisticato residuo da intellettuali decadenti, museificati e pavidi, non vi posso dare: venia, figurarsi. Tutto, ma venia non ve la do.

JUNGHER - (audace) Purch mi si dia il resto, pazienza.

KELLER - E una parola che blocca tutto, come la linea Maginot. Lo capite.

JUNGHER - Sta nel dizionario del Tommaseo, comandante, non colpa mia.

KELLER - Ma non nel mio.

JUNGHER - (moralmente distrutto) Con un verme come me, vostra generosit permettendolo, occorre indulgenza. Tutto deve dipendere dallaver frequentato il liceo classico con un certo immeritato successo, dipeso dallinsana passione del professore di Lettere nei miei riguardi; responsabile, oltre ai guasti evidenti tuttora, della pubblicazione minorenne, a diciassette anni, che, oltretutto, porta male di un libretto di poesie. Deliravo, a quellet, per Rimbaud e altri traviati della stessa risma: une jeunesse outrageuse. I successivi deliri, come si pu ben comprendere, sarebbero venuti inevitabilmente da s, col maturare delle gonadi E maturarono se Dio volle.

KELLER - (ma che dottore ?) Delle?... I coglioni volete dire?

JUNGHER - Non osavo, una parola che pochi dizionari registrano ma ci sono Sapete, quel Niente, un alcunch che ci sta dentro nascendo e, a una certa et, col crescere, si fa sempre pi sentire fuori.

KELLER - Ne sar fornito certo il Tommaseo di cui avete sempre le mani piene.

JUNGHER - E morto conservando il segreto. Dubito che possa aver ricavato qualche profitto da un dono del genere.

KELLER - Non lo sapete, insomma.

JUNGHER - (al fondo dellabiezione) No.

KELLER - Rimbaud viceversa.

JUNGHER - (illuminandosi) S, quello s, a rotta di collo. Poi, dalloggi al domani, trad; di punto in bianco, cambi direzione e pass al nemico. Non si seppe mai perch. Io sospetto un tumore che gli guast le gonadi. triste doverlo dire: si normalizz incorrendo nellira del Cielo Alcuni insinuano: per fare un dispetto allamico Verlaine che, dopo aver stravisto per le sue giovani gonadi, lo fece becco col preferirgli la grappa dei bistrots.

KELLER - E che gli accadde?

JUNGHER - Il meno che potesse accadergli: mor fra atroci spasimi. Che ci stava pi a fare a questo mondo?

KELLER - (severo) Quante notizie disdicevoli conoscete. Troppe per un notaio: discorso riprovevole, maggiore. Pessime compagnie. Non vi capisco Mah, io vengo dalla gavetta. Nella professione da generazioni. Il mio trisavolo mantenne, fino alla morte, lonore di tagliare le unghie dei piedi a sua maest cattolica Francesco Giuseppe, settimanalmente purch non cadesse di venerd, giorno di macerazione della carne. Lo sapevate, voi che sapete tutto, che non chiav mai un venerd vita natural durante?

JUNGHER - Me ne dispiace per lui. Ci perse molto. Personalmente, coltivo una predilezione per il venerd erotico.

KELLER - Di magro?

JUNGHER - Non faccio questione di taglia. Peso forma, chilogrammo pi, chilogrammo meno purch il magro non si annidi l.

KELLER - Figurarsi se rinunciavate a uneccentricit per diversificarvi dalla massa. C un altro segreto della Storia, gelosamente mantenuto, che, forse, vi interesser. Sua maest imperiale aveva unghie tenerissime, eccettuata una sola: quella dellalluce sinistro, dura non meno del diamante.

JUNGHER - Meno male che qualcosa di duro lo aveva anche Francesco Giuseppe. Fa piacere saperlo. E perch, perch?

KELLER - Purtroppo, per via dei calcioni coi quali aveva la cattiva abitudine di aprire le porte della reggia di Schnbrunn, cattiva abitudine contratta da piccolo.

JUNGHER - (pignolo) Lalluce sinistro? Sicuro?

KELLER - Era mancino.

JUNGHER - Di piedi? Ma tu pensa!

KELLER - (ma perch non fa che incazzarsi?) E un segreto che si custodisce nella mia famiglia da quattro generazioni!

JUNGHER - (meditabondo) Che macchina sorprendente il corpo umano! E non era mancino in alcunaltra parte? Ce ne sono. Pi di quanti non si creda.

KELLER - (ma che ha capito?) Che si sappia, nessuna. Andava a donne, questo provato. Prendete atto che qualcosa conosco anchio. Mise persino in circolazione un ceppo della cosiddetta spirocheta pallida asburgica, gelosamente riservato tuttora alle alte sfere.

JUNGHER - Non osta. Al pi, si tratterebbe di una prova di legittimismo e basta. Sul Kaiser, viceversa, sussiste pi dun ombra. Si tiene sempre troppo poco conto degli ambidestri: legioni.

KELLER - Quel monco maledetto? Non arruolabile. Inservibile, antipatico comera.

JUNGHER - Per, militare indiscutibile e ambibidestro presunto.

KELLER - Si dice e sar.

JUNGHER - Prove! Altroch!

KELLER - Io garantisco soltanto di ci di cui ho esperienza personale. Compreso le gonadi, tanto che lo sappiate. Di certe cose non ho fatto esperienza sui libri, io, come parrebbe, a sentir voi.

JUNGHER - (incalzando per comprometterlo?) E dove, dove?

KELLER - (sillabato) Direttamente sulla pelle della truppa, va bene? La pelle, maggiore. Qual pi alta scuola, per la conoscenza umana, del sano, diretto, assiduo, partecipe, diuturno e notturno contatto con lepidermide: la buccia, voglio dire col muscolo, in malora, della truppa? Ci si introduce allinterno di un uomo, soltanto attraversandone lesterno.

JUNGHER - Lo so, signor colonnello. Non faccio che darmi da fare a ripetere, senza essere ascoltato, che la sua decadenza cominciata il giorno che egli prese labbaglio di confondere una foglia di fico con un paio di slip di filanca, per via della forma che glieli ispir: una fatale catena di associazione di idee di cui lumanit sta pagando ancora lo scotto.

KELLER - Avr avuto freddo.

JUNGHER - Storie! Messe in giro dai moralisti e dai preti. Nel Paradiso Terrestre faceva un caldo da togliere il fiato. La ben nota micragnosit del Creatore: collocato a quella latitudine apposta, da Dio, per fargli risparmiare la spesa dei vestiti. In nuditas, libertas! Capirei, ancora, il contrario: perch non ha scelto il Polo Nord? Nessuno che sappia darmi una risposta.

KELLER - Problemi pi grandi di noi. Da far venire la meningite. troppo per la mia mente: io ho gi il malditesta. Non indaghiamo. Probabilmente perch al Polo Nord non cerano alberi di fico.

JUNGHER - Poteva metterceli. Non dipendeva che da lui.

KELLER - Vogliamo consentire una dimenticanza anche a Dio?

JUNGHER - E una dimenticanza, a dir poco, strana. Io penso: avarizia, piuttosto.

KELLER - Il solito sospettoso!

JUNGHER - E eludendoli, i problemi, che si perpetuano La gavetta Cosa credete? Anchio Che non mi sia dovuto arrangiare?... Che non mi sia dovuto fare da me non meno di voi?

KELLER - (spazientito, tagliando corto) Non avete bisogno di darne parola. Vi siete fatto fin troppo in fretta, e si trattasse solo di quello.

JUNGHER - (ritroso) Fatto?!... Pi che altro mi son lasciato fare.

KELLER - Gi, e continuando a lasciarsi fare, quando, forse, non era sconsigliabile ingranare una marcia inferiore.

JUNGHER - Nessuna preoccupazione: per me, tanta salute, lentusiasmo mi fa da ricostituente. Posso permettermi di dire che mi tira su? Mi d vigore.

KELLER - Evidentemente abbonda di vitamine.

JUNGHER - Vi dir: penso proprio di s. Conosco un biologo che ci giura, sta scrivendo un saggio sullargomento Potrebbe diventare, dice, un contributo non indifferente contro la piaga della fame nel mondo. E un vero idealista.

KELLER - Occhi negli occhi,

JUNGHER - , piuttosto.

JUNGHER - Non domando di meglio: mi fate felice.

KELLER - Ah, s?

JUNGHER - Ne dubitate?

KELLER - Sareste in grado di distinguere un M.16 da una mitragliatrice Thompson?

JUNGHER - Maspettavo ben altro test, colonnello. Questa la domanda da centomila dollari. Forse no. In compenso, posso garantirvi di vantare un abboccato in grado di distinguere un seme umano fra mille.

KELLER - Non ho mai avuto dubbi in proposito. Se vi avessero detto che gli M.16 servono ad arrostire i pollastri allo spiedo, ci avreste creduto, scommetto.

JUNGHER - Perch dubitarne? La tecnologia moderna capace di ben altro, mentre lumanit muore per scarsezza di vitamine.

KELLER - (pare Brecht da tanto epico parla) E avete scelto la carriera militare!

JUNGHER - (insolente) Scelto poco: adorato. Eravamo fatti lun per laltra: un predestino. Quel che si dice un matrimonio damore che meglio non avrebbe potuto riuscire.

KELLER - Non vha dubbio. E come fu? Dite: i contrari mi affascinano.

JUNGHER - (da schiaffi, o da baci, fa lo stesso) Forse, chiss, il complesso del travestimento. Voi, che ne pensate? Deliro allidea di una divisa. Produco sogni ingombrati da falangi di uniformi in gloria, che mi assalgono ostacolando il traffico. (sempre pi sul lirico) Si accavallano travolgendomi: lelmo sfavillante del corazziere e lispido colbacco del cosacco, londoso mantello turchino del cavalleggero e le mobili piume al vento del bersagliere; la penna solinga ed erta dellalpino col raggiante bolero del toreador, laltera alabarda della guardia svizzera di scorta alla porpora sontuosa e caudata dellaristocratico cardinale, come la rozza giubba grigia del brutale secondino; la sozza casacca scarlatta del manigoldo e il vermiglio cappuccio del carnefice, fianco a fianco allumile salopette del rude camionista tutte magnificate, nobili e plebee, da statuari torsi di superbi atleti che scoppiano di sesso e bramosia e, financo, io medesimo, silente, timido, solitario e indegno, conficcato e giulivo, stretto dentro una di esse. Un monumento ossessivo alla divisa, in altre parole Tu, pardon: voi non sognate, colonnello?

KELLER - Soltanto immiti cosacchi e guardie svizzere altere, purch sopra i 190 centimetri e sotto gli 85 chilogrammi, che schiacciano noci gigantesche fra pollice e indice.

JUNGHER - I meglio fichi del bigoncio. Io non faccio che sognare alacri marinai che mi adoperano. Di Livorno, tutti.

KELLER - Di Livorno. Ma tu pensa!

JUNGHER - Con un remo in mano, Livorno e poi pi.

KELLER - Chiacchiere inconcludenti, e, intanto, non fa che passare il tempo.

JUNGHER - E il suo mestiere.

KELLER - Non per il nostro. Questa sfilata, dunque?... Si vede o non si vede?

JUNGHER - Comincio? Vado?

KELLER - Uno che, diversamente da voi, fosse pi sollecito allandare che al venire, lavrebbe gi fatto. Nel tempo che s perso, si sarebbe potuta perdere una battaglia, cio vincerla, allitaliana. Il frivolo maggiore, titillando laria dun geroglifico liberty, le assesta un pizzicotto collo schiocco ed incipit il malizioso canto di Millj nelle saltellanti Caterinette di E. Frati e N. Ravasini. Senza ben rendersi conto se debbasi prendere per il numero dun nostalgico music-hall, oppure confuso con una riesumazione operettistica appena appena lombra di un recupero del tempo perduto, afferrato per la coda impercettibilmente ancheggiando un tocco della primordiale androginia custodita nella memoria fossile della specie, risalente alleterno Abele ecco, sullonda della suadente melodia, susseguirsi, lungo una pedana, un numerato ed emozionante gruppo, un po altezzoso, di atletici indossatori esplosivamente sexy: tronco, fianchi, cosce, natiche, fasciati e costretti nel fasto di iperboliche uniformi dun feerico stile impero; demenzialmente improbabili nella loro delirante sontuosit, una diversa dallaltra; solo accomunate da una sorta di indecente provocazione lussuriosa, sfacciatamente ostentata dalla sgargiante policromia dei panni, dei cuoi e dei velluti; dallo scintillio delle bandoliere e dal rigonfio delle giberne; dal barocchismo delle passamanerie e dal vol-au-vent dei pennacchi napoleonici che, dipendesse da loro, ritti ed osceni, farebbero il solletico al soffitto nonch dallilare e indecente ostentazione delle stupende creature che se ne gloriano -: altrettanto sfrontate quanto naturali metafore dunallegra e innocente erezione, come i valzer di Strass e le cabalette di Verdi. Conclusa laraldica pantomima sullultima nota della canzonetta, i procaci giovanotti briosamente compresi del senso e della responsabilit, poco e moltissimo parlanti, delluniforme che personificano, andranno a sedere lungo le pareti, coro muto e tuttaltro che impartecipe di ci che accade: estranei-presenti, dal principio alla fine, protagonisti, in silentium eloquentes. Ma non il caso che essi lo sappiano; n che lo sospettino, in platea, coloro che li stanno a guardare e gli si richiede solo di assorbire la scarica di sensualit, indifferenziata ma onnidisponibile, effusa dalla loro calda presenza. Et ed hoc satis et sufficit.

JUNGHER - (letteralmente incantato) Vive lempereur! Eh?...

KELLER - E queste sarebbero le nuove uniformi dellesercito di domani?

JUNGHER - Le grandi uniformi: di gala, da parata, beninteso; previa e salvo approvazione dello Stato Maggiore. Ma ci sta. Lo Stato Maggiore ci sta.

KELLER - Non mancher, con quello che c da guadagnarci su ognuna.

JUNGHER - Io le trovo esaltanti. Mi fanno venire in mente Austerlitz: una scossa elettrica: uniformi in erezione, per cos dire.

KELLER - Colla recluta dentro.

JUNGHER - Senza, non avrebbero senso. Ununiforme vuota addirittura inconcepibile alla mia mentalit. Deve dipendere dalla mia visione antropomorfa delluniverso.

KELLER - Ecco. Lo penso anchio: deve dipendere da quello.

JUNGHER - Si ha un bel dire, anche senza rendersene conto, si sempre influenzati dalla propria filosofia.

KELLER - Non potreste dir meglio. E adesso, colle piume in testa, gli sbattiamo in mano una mitragliatrice, e, tappati cos, li issiamo sui carri armati, per poi lamentarci di non aver vinto la guerra.

JUNGHER - Nessuna preoccupazione, colonnello: a quello ci pensa latomica in un fiat. Dovete scusarmi, ma io trovo che non ci sia miglior premio, per un militare, che finir atomizzato colle piume.

KELLER - Vi sorprender, io anche per un borghese, pensate un po.

JUNGHER - Diversamente, non sareste il soldato che siete Purtroppo temo che, per il lancio e il bersaglio dellatomica, il regolamento prescriva luniforme di fatica, sbaglio se mai ve ne furono. La stanno studiando.

KELLER - Il regolamento si pu, eccezionalmente, modificarlo, anche se non spetta a noi discuterlo. E ste uniformi da fatica, quando si avr la grazia che ci siano sottoposte in visione?

JUNGHER - Uno di questi giorni, appena Dior, Valentino e Cardin si saranno messi daccordo sul modello.

KELLER - E in che consiste lo storico motivo del contendere che paralizza gli eserciti alleati?

JUNGHER - La cerniera lampo, comandante. Siamo sempre l.

KELLER - Volevo ben dire, ci si ricasca. Evidente residuato di qualche traumatica esperienza infantile non rimossa, direbbe il vostro amico Freud.

JUNGHER - E il punto nevralgico delle moderne forze armate: il momento della verit, colonnello. Ne so qualcosa io la fatica, lo scoraggiamento a dominarla da allievo ufficiale, colle reclute imbranate alle prese con quellinfernale congegno: paralizzati loro, paralizzato io. I polpastrelli e le unghie che sacrificai sulle loro patte per arrecar loro qualche sollievo! Una lampo arrabbiata pu rivelarsi inespugnabile pi del vallo atlantico.

KELLER - Sciocchezze. Un vero soldato, la occupa di forza, la travolge, la sfonda, la riduce a brani. Nella sua storia ha trapassato armature dacciaio con strumenti rudimentali, figurarsi Beh, dunque, i contrasti di questi perplessi e problematici maestri dello zip?

JUNGHER - Il primo lo vuole davanti dove sempre stato e non ci si sbaglia a cercarlo: la tradizione. Il secondo lo preferisce didietro, dove non s mai visto, e, modestamente, la trovo una trascuratezza incomprensibile quanto imperdonabile: perch ogni diritto davanti, e didietro nessuno? uninnovazione considerevole, secondo me.

KELLER - E il terzo? Il terzo, piuttosto, come la pensa?

JUNGHER - Il terzo rigore calvinista: detesta le pieghe e i bozzi, - figurarsi: i bozzi! concepisce il corpo umano architettonicamente, liscio e diritto come unasse dappertutto: n davanti n didietro. Sta pensandoci, dice, ma non disposto a cedere: una fobia, una nevrosi cos E il caos.

KELLER - (montandogli la collera) Lui dove lo tiene?

JUNGHER - (vergognoso) Chiedo scusa, non lo so; non ho osato domandarglielo, non mi suscita alcuna curiosit. Dico uneresia: cos, a occhio nudo, vien da pensare che non abbia problema per mancanza di contenuto.

KELLER - Incredibile! E come mi pisciano, intanto che lui ci pensa, quei poveri ragazzi!

JUNGHER - E lultima cosa che lo preoccupa Se posso esser di qualche aiuto a dare una mano contate su di me, ordinate Mai vista unostinazione simile. Le ragioni che adduce: non cede di un palmo. informatissimo. Non fa che citare la Legione straniera come ci fosse domiciliato dentro.

KELLER - Non pisciano nella Legione straniera? E s, alla Legione straniera!...

JUNGHER - Al tempo mio, non facevano altro; ogni occasione era buon per chiedere aiuto a farsi dare una mano adesso, invece, pare che lo zip sia stato messo al bando, per via, dice, che i beduini del deserto, che fraternizzano tradizionalmente coi legionari ognuno il proprio e, qualcuno, anche pi di uno lo zip lo vedono come il fumo negli occhi; li innervosisce, li esaspera; capaci se insistono per aprirsi un varco, di sguainare la sciabola; e qualcuno ci ha rimesso cos quel che aveva di pi prezioso al mondo, voci che corrono di duna in duna Forse, lui lha perso cos, perci non ci d importanza. Chi lo sa? Ha assunto la dimensione di un ricordo. Se credete, mi posso diplomaticamente informare, con tatto, si fa per dire.

KELLER - E qui, coi nostri, come pensa di metterla per aprirgli il varco? Crede che si viva di ricordi anche qui?

JUNGHER - Secondo me, a quello l, il varco non gli passa nemmeno per la mente. O tutto spalancato, massima libert di andare e venire; o tutto chiuso, una parete di sesto grado come fosse Sing-Sing, non vedo vie di mezzo. Ad ogni buonconto, in fureria ho fatto ordinare due dozzine di forbici. Come soccorso di primo intervento contro la barbarie beduina, potrebbero essere di qualche aiuto.

KELLER - Il Ministro della Difesa ne stato informato?

JUNGHER - (unispirata indignazione, salutata da un applauso unanime dei giovinotti) Altro se ne stato informato! Ma non servir. Di questo passo, si fa la fine degli infelici, plagiati a colpi di risotto dalla malia bieca di un sadico commodoro nano, invasato da moralistico furore, responsabile Barbarossa redivivo daver proceduto a far radere al suolo tutti gli storici vespasiani delleroica Mediolanum che, colla loro aulente fragranza, il benefico aroma e la consolante solidariet, incivilivano onorandola, ad ogni pi sospinto, la citt di Ambrogio e di Leonardo, clienti assidui e fedeli. Tutto e unicamente al solo scopo, oscurantista e illiberale, di ammanettare, per atti osceni in luogo pubblico, i miseri pensionati, vecchi e valetudinari, afflitti da prostatite, notorio incomodo di incontinenza diuretica, costretti, dalla sua medievale barbarie, pavidi e furtivi, a cercar un illusorio sollievo nellangoscia di tentar di scaricare i reni lungo la sacra facciata del Duomo.

KELLER - Meditate la considerazione onde si tiene, nel vostro paese, la pi alta e naturale delle esigenze umane. un problema che toccher direttamente anche voi, domani.

JUNGHER - (ben accentuato) Anche oggi. E non soltanto per spander acqua. Si comincia contestando lo zip e si finisce nelle corsie di sterilizzazione. La parola dordine, secondo me, devessere: bottoni ad oltranza.

KELLER - (puntando lindice accusatore contro il gruppo dei giovinotti) Muti, loro! E sono i casi che i cittadini dovrebbero scendere in piazza a pretendere un referendum!

JUNGHER - Contratto! Muti, costavano meno, colonnello. Indossatori, fotomodelli e comparse hanno le loro tariffe stabilite dal sindacato. Parlanti, era tariffa doppia pi I.V.A. e non fate che raccomandare il risparmio. Dovevano indossare, non discorrere. Potrete giudicare la versatilit in seguito, al momento della sfilata della biancheria intima. Qui il giusto giusto il ministero non ha badato a spese: un sogno. Nemmeno la bella Otero, garantisce Dior che conobbe il marito sotto Non sono cari. Collaumento del costo della vita odierna, vengono relativamente per poco, si offrirebbero, probabilmente, gratis. Per chi vive come una canzonetta, il richiamo delluniforme rimane sempre irresistibile : la mercede solo un alibi quando lo .

KELLER - Alla patria, almeno, alla patria ci pensano?

JUNGHER - Parola donore comandante, glielo garantisco: se questo che le preme, non gli attraversa nemmeno la testa.

KELLER - Conseguenza delle mollezze in cui sono venuti su. Io che son cresciuto alcolizzato di patria!...

JUNGHER - Sono come grilli: questi sono astemi.

KELLER - Nemmeno nei momenti di di malinconia.

JUNGHER - Non si distraggono mai, per essi lavoro: giovent esemplare. Che volete?... Il Consumismo! (e, dopo una sberla sulla fronte) A proposito di esemplari, ce n un altro, il pi importante. Dove lho messo? Scusate tanto: il Jolly, la Mascotte. Un altro pizzicotto in aria e, al canto della Cocottina di Ripp, sfila, guizzante e solitario un bel biondo, flessuoso, nudo come un verme nudo, color del miele, coperto solo e avaramente, le vergogne opime, da un perizoma strettissimo, di seta lucida e sottile, color lavanda, e nientaltro. Ci che lascia sospettare , innegabilmente un po os per chi coltivi certi scrupoli, ma non c stato nulla da fare, o cos o niente: fierezza professionale. Piutt6osto che rinunciarvi, ci si adattati, censura permettendo.

KELLER - (indignato. O stupefatto?) Cosa?

JUNGHER - Il pigiama, colonnello.

KELLER - Alquanto ridotto. Economia di tessuto?

JUNGHER - Capriccio di stilista per figo di classe. Tinta unita, sette nuances differenti, a scelta; otto su dieci scelgono il verde pisello. Tenuta notturna, seta e lino.

KELLER - Bisogna mettergli le mani addosso per rendersi conto che lo porta.

JUNGHER - Terza misura. Gli scappa da tutte le parti. Conoscendo il vostro rigore etico, scongiurato in ginocchio di lasciarsi infilare almeno la quarta. Ha minacciato di non indossare niente del tutto, che pare il suo indumento da letto preferito. Prendere o lasciare Abbiamo preso.

KELLER - Ma peggio che nudo!

JUNGHER - Gli altri lo stesso: predilezione per lo stretto, tipica della giovent odierna, il sindacato gli d man forte.

KELLER - Si ordina.

JUNGHER - Potete provare voi se ci riuscite. gi un miracolo aver indotto una camerata, formicolante di giovani prede in libera circolazione, a imprigionare, in qualche modo, la parte del corpo che, a ventanni la meno disposta a lasciarsi imprigionare. un esperimento, mas non ci si fa troppo conto. Extra muros, poi, limprevisto.

KELLER - (indignato. Mah) Altro che esperimento: unindecenza, unoscenit bella e buona. Roba da riviste per uomini soli, sfogliate al buio facendosi lume con un cerino, e laltra mano libera sotto le lenzuola. E, per tutta risposta,

JUNGHER - , un bel sorriso complice, in perfetto silenzio, dallinequivocabile significato di appunto!

JUNGHER - (sentenzioso) Il futuro nudo, colonnello. Infelice colui che offende Eros pretendendo di separarlo da Priapo.

KELLER - E il loro motto?

JUNGHER - Di pi: la loro filosofia. Il biondo ha concluso il proprio assolo e si avvia a riunirsi ai suoi compagni.

IL BIONDO - Permettono?... Posso?... Io parlo. Volevo avvisare di questo.

JUNGHER - (al collega) Un leggero sovrapprezzo: categoria superiore. Spesa che era opportuno sostenere, come capirete fra poco.

IL BIONDO - (visto che nessuno gli d retta) Ho detto che io sono un parlante, se serve. Non gli ho fatto buttar via i quattrini. Se vogliono, mi domandino, anche discorsi scabrosi me la cavo bene. Son qua a disposizione, mi provino.

JUNGHER - Il colonnello ha udito. C tempo. Scrupolo professionale apprezzabile.

IL BIONDO - (dispiaciuto) Mica con lei che ho da parlare?

JUNGHER - (guidandolo a sedere fra gli altri) Non escluso. Ma non dipende da me soltanto. Pazienza. Non impossibile.

IL BIONDO - Per me, lavoro, ma ci terrei. Cerchi che dipenda.

JUNGHER - Adesso, accomodati. Se parli troppo, ora, i tuoi compagni potrebbero essere invidiosi e aversene a male. Surtout pas trop de zle, la raccomandazione del vostro sindacato.

IL BIONDO - Io me ne sbatto del sindacato. Faccio parte di una categoria sopra, io. Son costato di pi.

JUNGHER - Abbiamo capito, hai lambizione del libero professionista. Adesso non prendertela. Va, mettiti l; intanto osserva e taci.

IL BIONDO - Per faccia in modo che sia con lei. Sa, anche la simpatia vuol la sua parte, il lavoro riesce meglio.

JUNGHER - Va bene. Grazie, ma zitto Per quello che ci costato parla fin troppo questo qui.

KELLER - Tanto valeva noleggiare un muto di pi. Era uneconomia.

JUNGHER - (elusivo) Sarebbe mancato qualcosa. Poter scambiare parola un sollievo. Oggigiorno, si tende a comunicare sempre meno, specie nei momenti che si comunica di pi. Lincomunicabilit ha lasciato traccia.

KELLER - E vero, c tanta solitudine nel mondo.

JUNGHER - Daccordo?

KELLER - Daccordo. (una profonda riflessione) Se poi, si dice alienazione, diventa ancora pi grave e moderno: fa snob.

IL BIONDO - E pi figo.

KELLER - (aut aut) Ci si decide? Qua non si continua che a perder tempo per guadagnar tempo. Che ci si sta? A recitarsi reciprocamente la commedia?

JUNGHER - Il teatro ha le sue esigenze.

KELLER - Teatro? Lo si degrada a teatro? Trovate?

JUNGHER - Lo si promuove a teatro: totus mundus agit histrionem: ve ne siete dimenticato?

KELLER - Tutti delle marionette, in altre parole.

JUNGHER - A un patto: offrirsi come marionette per confessare tutto ci che necessario e decente nascondere e oltre, possibilmente.

KELLER - La quadratura del cerchio!

JUNGHER - Mica tanto. Spesso, pi che non si creda, tutto fuorch rotondo. Gioco: la maggiore delle risorse. Nulla di meglio per sgravare le coscienze gravide. (un passo verso la ribalta) In guardia, gente: non credere a niente di quanto si vedr e si udr, poich, essendo tutto esteriormente falso, tutto interiormente vero. (un aperto risvolto di scherno) Il cuore nascosto della menzogna la sincerit: regola generale.

KELLER - E viceversa?

JUNGHER - Manco per sogno: confessarsi recitando redimersi accusandosi.

KELLER - Il bisogno di scandalo, per voi, come la grappa per gli alpini: impossibile farne a meno.

JUNGHER - Ciascuno ha un modo personale di ubriacarsi Sono pronto, comandante. A vostra piena e incondizionata disposizione: sbranatemi: non batter ciglio. Per tutta risposta linquirente estrae dal cassetto della scrivania due copie eguali di un medesimo protocollo e gliene mette in mano una. Cos, il copione?

KELLER - Fate conto: sottospecie dellinchiesta, a termine del codice militare, a vostro carico. Non ve laspettavate?

JUNGHER - Mi domandavo perch tanto ritardo. Lintenzione, oggi, far saltare, finalmente, il piatto, dunque. E via, colla seriet, proprio come se recitassero.

KELLER - Vi sconsiglio lo scherzo, maggiore. Ce n abbastanza. Non dubitate.

JUNGHER - Lo credo: non si mai colpevoli a sufficienza per essere innocenti. E, questo s, vale anche viceversa.

KELLER - Bene. Nei due casi, a iosa per sprofondare nel disonore.

JUNGHER - Iosa! Buon recupero di un termine desueto. E magari. Ma, nove volte su dieci, la realt una delusione. Il male avido di fantasia e, spesso, soccombe per inedia diversamente dal bene, sempre pi tardo, al quale basta niente per ingrassare. E, con gesto amabile, gli restituisce il fascicolo.

KELLER - (non meno amabilmente) E per voi, il vostro copione come aveste lalzata dingegno di chiamarlo. Onde possiate verificare lincontestabilit degli addebiti. Servitevi, controllate, obiettate.

JUNGHER - Non mi serve. Prevedo la parte che m stata assegnata e preferisco andar a senso, certo di riuscir pi naturale, pi vero. La traccia la so. Difendo la commedia allimprovviso, perch quella che detesto.

KELLER - (sconcertato) A piacer vostro. Rinuncia al diritto della difesa solamente chi non in grado di difendersi. (lui, viceversa, segue il copione, sempre, per, meno, mano a mano che aumenta di severit)

JUNGHER - O chi lo sarebbe troppo.

KELLER - Mi domando, vivaddio, di che razza siete; addirittura, qualche volta, a che sesso apparteniate.

JUNGHER - Caro colonnello, se potessimo non essere n uomini n donne, saremmo tutti perfetti A turno: ecco! Or cos or cos. Lo ripeteva sempre un saggio: Arlecchino, pensate un po Fatti, se non vi spiace, bombardatemi di fatti. Nessun limite al tiro. Mirate al cuore, ma risparmiate il viso e linguine, possibilmente: due zone che mi sono care.

KELLER - A vostro rischio e pericolo. Ve la sarete voluta.

JUNGHER - Son tutto vostro.

KELLER - (dritto al bersaglio) Da quando in qua vi piacciono gli uomini,

JUNGHER - ?

JUNGHER - (senza aver fatto una piega) Tutte le volte che ho una delusione con una donna o con un uomo o con tutte due o prima di averla avuta. O dopo, o in previsione di averla. Lo troverete strano, ma sono un uomo pessimista e previdente. Non amo farmi scavalcare dalla realt.

KELLER - Tutto il tempo dellanno dalla mattina alla sera, praticamente.

JUNGHER - Esistono anche le notti, colonnello, e non presentano meno rischi: sta tutto l; non sai mai da dove il colpo ti arriva. Rimedio come posso, mi ingegno, mi arrangio, maggrappo a quel che trovo E prevedo una sorta di risarcimento preventivo. Lincrocio di due rasoi, ormai.

KELLER - Vi capisco. Legittima difesa.

JUNGHER - Cerco, mi illudo. Ma spossante, credetemi.

KELLER - Ignorate come siete soprannominato dalla truppa, maggiore

JUNGHER - ?

JUNGHER - Ne ebbi vaga notizia.

KELLER - E non arrosite di vergogna?

JUNGHER - Cogli anni, il senso della vergogna in me s un po atrofizzato, a vero dire. Ma, se un ordine, tenter una perquisizione della memoria nella speranza di trovarne una traccia. Cosa non farei, per voi, comandante? Ho idea, per, che si tratti di un portato del progresso. Comunque, ogni opinione rispettabile.

KELLER - Domando troppo suggerendovi di dare unocchiata a questo allegato? E gli caccia in mano un documento, parte del fascicolo.

JUNGHER - Per carit.

KELLER - Lo si trova scarabocchiato ovunque, per la caserma, ormai: sui muri dei cortili, in sala mensa, lungo i corridoi, sui tavoli, sopra la testata delle brande nei cessi; una delle reclute dovr essere riformata per esserselo fatto tatuare, in circolo, intorno allombelico.

JUNGHER - Non ditemi

KELLER - Nulla esclude che possa aver invaso anche altre zone corporali meno discrete in altri fanatici della vostra filosofia, plagiati da voi.

JUNGHER - (che ha letto, imperturbabile) Sapevo e non sapevo. Lusingato davvero, scoprire che la giovent ti stima.

KELLER - Trovate?

JUNGHER - Sarei un ingrato. Chi non lo sarebbe? Lencul magnifique Per, permettete, colonnello, poca lealt: non mi avete accennato allesultante evviva che, generalmente, lo precede.

KELLER - Due volte su quattro, purtroppo, e qui sta il grave.

JUNGHER - (mai smessa la faccia da schiaffi) Attenuante?

KELLER - Aggravante, vorrete dire. Malscelto il momento di scherzare.

JUNGHER - Ci vuol, pazienza, colonnello. Sono gli scherzi dei personaggi. Fate che aprano gli occhi un momento e scappano di mano a chi li ha partoriti, andandosene per conto loro e imboccando sentieri imprevisti. Succede nelle migliori famiglie ed allora che l encul magnifique pu scoprire e, addirittura, sfoderare il proprio orgoglio conculcato: conculqu.

KELLER - Strani consigli per la fierezza.

JUNGHER - Non avete idea, comandante, dove possa trovare rifugio la fierezza, quando saltano i pregiudizi. (serio oppur faceto) Pensate, cera stato un serpente il quale, pure lui, omesso quellevviva redentore che suona una corona in capo ad un re democraticamente intronizzato, aveva addirittura stravolto laggettivo riferendone un altro tutto diverso: maudit: lencul maudit. Sono ancora possibili mistificazioni del genere Son proprio dei cari ragazzi generosi e prodighi di fantasia Per, anche maudit, in fondo Quellalone inafferrabile di affettuosa perversit, a pensarci bene Ma ci vuole la classe del francese. Qualsiasi altra lingua e s sarebbe subito pornografia.

KELLER - In francese, viceversa

JUNGHER - (sempre istrione) Le parole non si pronunciano, si baciano tra di loro maudit! devi reprimere un brivido, un frisson lungo la schiena: il solo pensiero induce irresistibilmente a se tutoyer Vien su, naturalmente dai precordi.

KELLER - Non necessario accennare dove sono domiciliati i precordi, n di che si tratta.

JUNGHER - Non si mai abbastanza chiari, signore.

KELLER - Dopodich reo confesso e irrecuperabile traetene voi stesso le conseguenze.

JUNGHER - Come potrei azzardarmi?... Fate del vostro schiavo ci che vi pare. Non per altro che per questo siamo qui a recitare la commedia della colpa e della punizione. un hobby che vappartiene.

KELLER - Non incontra il vostro gusto, nevvero?

JUNGHER - Non troppo, ma Ognuno ha i classici che preferisce e lantagonista deve adattarvicisi, fino alla discesa del sipario: serata donore una volta per uno. Procedo. il sublime momento dellobbedienza pronta, cieca, assoluta. Assaporatela. (accentuatamente recitato) Bramerei soltanto

KELLER - Ah, voi bramate. Vi permettete di bramare?

JUNGHER - Cos. Bramo, oh bella.

KELLER - (misericordia, sar mica il solito ufficiale sadico?) Bramano, forse, i vermi?

JUNGHER - Anche i vermi hanno unanima, colonnello Il segreto scovarla Crepi lavarizia: rinuncio a bramare per concedermi il piacere del sorpasso di ogni vostra pi voluttuosa aspettativa, offrendovi il supremo atto di sottomissione che bramate voi. (accompagnando il detto alla posizione servile) La delizia della schiavit recata in dono allestasi della tirannia mi sento uno dei re magi, Baldassarre, se non avete nulla in contrario Suvvia: mettetemi il vostro calcagno sullosso del collo e maltrattatemi spingendo a pi non posso. emblematico se non vi viene da ridere. Approfittate della mia incipiente artrosi cervicale. (gigione!)

KELLER - Mai nulla di serio per voi! Guastare ogni cosa. E questo lhobby vostro. (irreplicabile) Fin quando credete di poter contare sulla nostra sopportazione? No! Voi tenetevi il vostro collo, come io tengo il mio calcagno.

JUNGHER - (non potrebbe essere pi crudele) Va bene. Vuol dire che il calcagno me lo far mettere dal caporale Brigidin. Lui va matto per maltrattare gli ossi del collo ed tanto meno permaloso di voi.

KELLER - (colpito a segno) Anche il mansueto Brigidin, la perla della caserma! Avete diffuso una lebbra che non risparmia pi niente e nessuno. Brigidin, proposto per il monumento al caporale ignoto! A tanto pu condurre lo sradicamento dei sensi, inculcato in una casta compagine di giovani fieri, sani di corpo e di spirito, inconsapevoli pur dellesistenza del male E non ghignate, corruttore che non siete altro, senn, vivaddio!... Cosa stavo dicendo? Ho perduto il filo, mi manca la battuta

JUNGHER - Senn, vivaddio!...

KELLER - No, non quello.

JUNGHER - Ve lo garantisco: avete appena finito di esclamare un vivaddio parlavate dellinnocenza delle giovani reclute caste, pensate un po gli scherzi della gelosia, pardon: della demagogia.

KELLER - Lho riafferrato!

JUNGHER - Cosa?

KELLER - Il filo. Dunque, ecco: le giovani e fiere reclute impazienti, che, nellattesa dellappello della patria al sacrificio, versano, versano cosa versano?... Versano le preziose stille di cui i loro animi traboccano ad alimentare le incontaminate amicizie che, in purezza danimo, solo nelle trincee, nelle caserme, nei collegi, nei seminari, nei campi di concentramento, nei riformatori e nelle carceri, s, persino nelle carceri, chi inciampato lungo larduo cammino, tanta lurgenza della dedizione e della solidariet umana, hanno i loro templi sacri e consacrati, che offrono allindifesa, pi spesso inconsapevole, giovent, la garanzia di riparo e di sicurezza di una reggia al protetto da un sovrano paterno e generoso ee?... Ah. E sul candore dei loro cuori, sulla trasparenza delle loro menti limpide, sulla pudibonda incontaminatezza dei loro corpi: sul miracolo della loro innocenza: nelle anime rudi e buone di tanti eroi forti e delicati (?!), voi spargete, a piene mani, il contagio della putrefazione e della morte, solo per lincapacit di trattenere i torbidi istinti e la contorta fantasia di una mente malata, indotta ad attribuire agli organi umani finalit innaturali che, per parlar con decenza, non centrano un cazzo con la funzione per cui furono concepiti quando al padreterno venne quella strana idea che avrebbe fatto meglio a risparmiarsi.

JUNGHER - Lo leggerei volentieri pubblicato dalle Edizioni Paoline questo discorso, e declamato da Vittorio Gassman durante unudienza di Sua Santit.

KELLER - (collerico) Ma mai possibile occhi negli occhi,

JUNGHER - ! mai possibile, ditemelo voi, che quando c bisogno di uno dei vostri organi riproduttori, non lo si trovi mai al posto giusto dove dovrebbe essere, e lo si deva andar a cercare nei recessi pi inimmaginabili dei corpi altrui?!... Attendo una risposta.

JUNGHER - Mi sento colpevole, son sempre stato disordinato e distratto fin da piccolo li dimenticavo dappertutto Propriet collettiva Fosse mai uninconscia vocazione al comunismo? Mi fu consigliato di consultare uno psicoanalista Nemmeno a farlo apposta, pi marxista di me: bravissimo. Destino.

KELLER - Altro che disordine e distrazione! da quel d,

JUNGHER - , che Sodoma e Gomorra fecero la fine di Hiroshima mettendo termine al caos del traffico per cui andarono vergognosamente superbe.

JUNGHER - Non ci si vuol mettere in testa che, come tutte le grandi localit turistiche, erano molto frequentate. Guardi, oggi, Las Vegas, le Bahamas, si fa per dire Ma anche a due passi da qui, basta scendere per la strada: uno no e uno s.

KELLER - Per caso, vi sareste messo in testa di riedificarle, Sodoma e Gomorra, per vostro uso e consumo turistico? Da voi ci si pu aspettare di tutto.

JUNGHER - Se rispondo che la seconda vada pure al diavolo, ma, quanto alla prima, forse, non sarebbe fuori luogo un pensierino di farcelo. Il turismo, in fondo, lasse portante delleconomia del nostro paese; cosa mi pu capitare?

KELLER - Che non rispondo pi della vostra vita.

JUNGHER - Bella fatica, in tal caso son costretto, per forza, a dir di no.

KELLER - Non solo dire, pensare, pure, lo dovete: pensare,

JUNGHER - , se ci fosse ancora tempo.

JUNGHER - Anche pensare, s, s, mi rendo conto, certo. Non per niente foste prigioniero in Russia dove avete subto il restauro del cervello: non ne vogliono sapere quelli l.

KELLER - Io ho avuto degli amici: dei grandi amici, di tutti gli eserciti e di ogni paese, lass.

JUNGHER - Non ne dubito. Le attivit clandestine fanno miracoli.

KELLER - Anche russi! E con nessuna vocazione al restauro.

JUNGHER - Perch i russi dovrebbero far eccezione? Abbiate pazienza, comandante. Solo hanno lobbligo di non far sapere di avere amici in occidente. Quanto a disordine e distrazione non sono secondi a nessuno. Fate che se ne presenti loccasione ed la fine del mondo Cuori grossi cos. Certe voci girano portate dal vento come i pollini, contribuendo alluguaglianza e allunit dei popoli sulla terra nonostante la censura: fa pi una sauna ben organizzata, per certi ideali, che non mille edizioni del Capitale. Non v mai venuta questa idea? C lass chi ha la sauna in casa: detto tutto.

KELLER - Io non ho rimorsi. Detesto i russi ma amo il russo, sia ben chiaro.

JUNGHER - Formula ideale. Non c da toccare una sillaba. Un russo oggi, un russo domani e si mette insieme la Russia: ci si fa la Russia. A conti fatti, ci che conta, no?

KELLER - (improvviso quanto inatteso: un raptus) Occhio nellocchio, distruttore di eserciti: riuscite ad immaginare la terra vuota di soldati?

JUNGHER - (naturale) Ma s.

KELLER - (stupefatto) Ma no! E di che la riempireste?

JUNGHER - (c.s.) Di coscritti e un sottotenente. Personalmente, trovo che basta.

KELLER - Irrecuperabile! Non c rimedio. Alta corte.

JUNGHER - Quale pensate che sar la sentenza?

KELLER - Tanto cos meno della degradazione, sarebbe uningiustizia. Davanti a tutta la truppa schierata in cortile, per quattro e sotto gli occhi del prediletto Brigidin.

JUNGHER - Spero che non singhiozzi. Devo evitare lincontro coi suoi occhi. cos sensibile. (volubile) Le bandiere, almeno; avr le bandiere che garriranno al vento; il cortile pieno di spifferi, fatto apposta, pare, per farle garrire. Ho la vostra parola.

KELLER - (non meno spietato di una Essesse) Le bandiere saranno assenti. Carcere, radiazione dallesercito: linfamia, il disonore, labominio, vita natural durante per voi e la vostra famiglia, lesecrazione e labbandono di chiunque vi abbia conosciuto e frequentato.

JUNGHER - Voi compreso? (un gemito) Nooo Questa scortesia no.

KELLER - Me per primo: tradito come amico, umiliato come uomo, offeso come superiore: uno spiraglio che uno spiraglio di scampo non sussiste; il Brigidin la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

JUNGHER - Tanto un bel vaso! La morte civile.

KELLER - La morte civile. Se vi va bene. Maledirete il giorno che veniste al mondo.

JUNGHER - Insomma, cosa dovrei fare secondo voi, per favorirvi? La grazia, almeno, dellultimo consiglio Karakiri? Cedervi Brigidin?... Ordinate!

KELLER - Dovete esser voi a sapere ci che dovete fare.

JUNGHER - (rassegnato come un bidone per la spazzatura vuoto) Se duopo duopo. Nessuno sconto a quel che sento.

KELLER - (in levare, molto giocato, dopo un tempo acconcio) Per Ora tutto ledificio retto dal per. Per, tenuto conto delle vostre innegabili doti di prode soldato, del passato valoroso, della fedelt e dellobbedienza sempre dimostrate verso il vostro superiore; delle medaglie collezionate, nonch della strenua difesa del bottone, ad onta duna deplorevole insensibilit al regolamento, in nome dellantica amicizia che ci avvinse, cadetti, sullAmba Alagi

JUNGHER - Meno male. Vedete? Lho sempre detto, io, che, sul per, si pu sempre far conto. E sullAmba Alagi ancor di pi.

KELLER - In nome di tutto questo, non posso non tendervi la mano, offrendovi la possibilit di sfuggire al pubblico ludibrio che meritereste e il cui fiato gi vi tallona la nuca.

JUNGHER - Per, cosa pu fare un per! Perfetta.

KELLER - Cosa?

JUNGHER - La battuta. Da applauso. Che non verr. Tant che

KELLER - estrae dal cassetto o dalla fondina un revolver, se stava sulla scrivania, e glielo mette in mano colla buonagrazia come si offre un bign a una signora nel corso dun rinfresco.

KELLER - Ecco, n pi n meno, ci che farebbe un uomo donore, per poco che gliene rimanesse.

JUNGHER - (concludendo una riflessione) Non ci si pu pi fidare nemmeno dei per, evidentemente. Dove andremo a finire?

KELLER - E una Peyton di precisione, calibro 38, lultimo amico sul quale possiate contare.

JUNGHER - Penso che vi aspetterete anche di sentirvi ringraziare.

KELLER - Sarebbe il minimo del vostro dovere di soldato nel caso che vi rimanga un residuo di dignit. Se non altro per la vostra famiglia.

JUNGHER - Personalmente, il rimedio mi sembra peggiore del male. Ma se la conclusione deve essere questa pur di farvi contento e che sia finita A quanto mi par di capire, non mi restano che due scelte: tempia oppure cuore. (che sospiro! Par vero) Peccato cos un belluomo e ancora in giovane et. Parlo per me.

KELLER - (spietato) Ne esiste una terza di scelta: bocca.

JUNGHER - (sgomento) Oh no, comandante! Dovete farlo apposta. No. Finire con in bocca la canna fredda ed inerte duna rivoltella - altra era la mia aspirazione sfigura orrendamente il volto che la seconda risorsa del mio superstite fascino. No. Mai. La canna duna rivoltella non da bocca!

KELLER - Che vi frega da morto?

JUNGHER - La memoria di chi mi am e tante promesse fatte.

KELLER - Sarete invisibile, chiuso in una cassa di palissandro con decorazioni, manigli e crocefisso dargento ageminato. (consolatorio) Il solito provvidenziale colpo sfuggito accidentalmente, questione di mezzo minuto neanche Parola: alle esequie non mancheranno la corona del reggimento e quella del circolo ufficiali. Non prometto nulla ma non escludo nemmeno quella del Presidente della Repubblica. Penso di farne un caso che non gli basti ciucciare la bandiera e due parole di circostanza.

JUNGHER - Grazie.

KELLER - Di niente. Lo faccio perch ne esca smacchiato lesercito.

JUNGHER - Dimenticate quella del caporale Brigidin. Capace di vendersi la camicia pur di non mancare.

KELLER - Ci tenete proprio tanto? Sar fomite di chiacchiere.

JUNGHER - Condizione sine qua non. Non sapete cosa perde la mia vedova bocca.

KELLER - Ostinato!

JUNGHER - Avevamo appuntamento per stanotte allalba (fissandolo negli occhi) Con chi sar costretto a sostituirmi, adesso, indomito com?

KELLER - Non preoccupatevi, maggiore. Si far di tutto per salvaguardare il vostro ricordo.

JUNGHER - Eravamo tanto bene affiatati. Sentir assai la mia mancanza.

KELLER - (come niente fosse) Non avr da rimpiangervi. Nessuno insostituibile.

JUNGHER - Mah! Porter nella tomba questo dubbIo. Conosco Brigidin.

KELLER - Pi presto accadr, meglio . un bubbone che non si deve perder tempo a estirpare dal corpo sano dellesercito.

JUNGHER - Una raccomandazione personale al commilitone di tante pugne affrontate insieme: rivendico la piena legittimit di quello che voi, e chiss quantI altri come voi, chiamate il mio peccato e non ho ancora deciso se non soccomber inneggiandovi. Non sono un malfattore. Non ho rubato le vitamine alla truppa. Ho, semmai, contribuito a un salutare scambio di ormoni.

KELLER - In altre parole, gli faceste del bene.

JUNGHER - Penso di s. Semen repento, venenum est. deplorevole che siano cos pochi a sapere il latino, anche fra coloro che lo praticano a tutto spiano. Per aver diritto di parlare, necessiterebbe conoscere lo strazio delle furibonde astinenze di una caserma condannata alla castit e che ha un solo pensiero in testa ventiquattrore su ventiquattro.

KELLER - Cos, una minaccia, un ricatto?

JUNGHER - (duro) Un avvertimento che pu diventarlo! (di colpo, un a l t r u o m o ) Stop?

KELLER - Stop, non divaghiamo: basta l, il resto silenzio.

JUNGHER - Soddisfatto? Va bene cos?

KELLER - Filodrammatico ancor pi del solito: la seriet, evidentemente, non mai stata il tuo forte. Lasciatelo dire: non fosti mai tanto cane come oggi. Dipender dal tempo.

JUNGHER - Fo quel che posso: mica, poi, tanto peggio di te che ce la metti tutta.

KELLER - Le crisi morali si sentono, oppure non si sentono. Non fanno per te.

JUNGHER - Non ero in vena. Ci guadagni tu. Ai voti. So daver perso. Era nelle previsioni. Prende su una gran coppa e percorre la fila dei ragazzi soffermandosi, un momento, davanti a ciascuno. (lideale sarebbe farlo con tutti gli spettatori in platea) A voialtri, come daccordo, ragazzi: giuria. Il voto. A chi spetta la mascotte? Quale il migliore, chi ha ragione? A chi il figo? Pallina bianca il colonnello, pallina nera il maggiore.

IL BIONDO - (essendo stato scavalcato) E io, non voto?

KELLER - (un benevolo sorriso respinto dal destinatario) Malizia dellingenuit!

JUNGHER - No, tu no. Tu sei la posta, il premio per chi, dei due risultato pi bravo a inventare e a recitare se stesso e la propria commedia. Eri stato avvertito, no?

IL BIONDO - Va bene, lo sapevo. Ma secondo me, di tutta la ghenga, ero anche colui che aveva maggior diritto a dire la sua. In fondo, poi, lui tocca a me. Son io a dovermelo sciroppare.

JUNGHER - No, sei tu che tocchi a lui, casomai. O pretenderesti paga e scelta?

IL BIONDO - Naturalmente: paga e scelta se dipendesse da me o mi devo considerare un ragazzo oggetto, oh bella?!

JUNGHER - (una strizzata docchio a

KELLER - ) Lo facciamo votare? Tanto, che ci rimetti? Il risultato scontato: riflesso condizionato.

KELLER - (accompagnato da unespressione di consenso di tutti i ragazzi concordi nei diritti della categoria) Ma s, che voti. (ambiguo) Quel che mio, tuo. Lo lasciano votare. Alla fine,

JUNGHER - fa la conta.

JUNGHER - Votanti sette Bianchi sei, nere una. La morale vince, come dovevasi dimostrare. Accade tutte le volte che la si identifica col regolamento. (sottolineatissimo lavverbio) quasi lunanimit. La festa con lui. Visto?

IL BIONDO - (abbassando tono, come ogni volta che si rivolge al preferito) Puttana miseria, me la sentivo.

JUNGHER - (c.s.) Calma, giovanotto. Lultima parola non mai detta. Il tempo non finisce stasera. Comunque, grazie. Avrebbe fatto piacere anche a me. E non soltanto per la ragione che tu credi.

IL BIONDO - E allora?

JUNGHER - (indecifrabile) Le regole del gioco vanno rispettate.

IL BIONDO - Cosa vorrebbe intendere lultima parola non mai detta?

JUNGHER - Tu che ne pensi?

IL BIONDO - Che cazzo vuole che ne pensi? Quando penso, io penso nei pantaloni. E tutto quel che mi dicono che mi son messo in un bel casino. E lei?

JUNGHER - Pi o meno Non so bene nemmeno io, per sento, mah che non finisce qui.

IL BIONDO - Avrei preferito un passaggio con lei. Non mi sta mica tanto bene il suo amico Meno di lei, voglio dire Insomma cio, ecco, niente, cos capito?... E sempre la pelle a decidere. A tu per tu, quasi sottovoce, mentre il colonnello, occupato a ordinare delle carte, continua a non seguire il loro furtivo discorso cos personalizzato. In due parole, mi ha smerdato di ingenuo e di malizioso. Domando e dico se ne avesse adoperate quattro. Ma chi glielha data la patente a quello l? Cosa crede di avere attaccato in fondo alla pancia, il bambin Ges? (non improbabile)

JUNGHER - Non bisogna guardare alle apparenze.

IL BIONDO - E a cosa bisogna guardare?

JUNGHER - (complice) Al loro contrario. Se ne avvantaggia. Fidati di me.

IL BIONDO - Come fa a saperlo?

JUNGHER - (elusivo) Curioso: lo so.

IL BIONDO - Sar. Io ci guardo Parola?

JUNGHER - E, giovanotto: ; non sar: parola.

IL BIONDO - Se garantisce lei Guardi che io non sono mica tanto facile di gusti.

JUNGHER - (divertito) Nemmeno lui.

IL BIONDO - (sussurrato) E sicuro che non sia uno stronzo? Mah Mi sa tanto Sar mica fuori servizio come le scale mobili della metropolitana?!...

JUNGHER - (stando al gioco, come da sua natura) Niente affatto Avrai delle sorprese Forse. Non sciuparti il presente pensando allavvenire. La vita offre, ogni momento, qualcosa di godibile, lastuzia saperlo afferrare.

IL BIONDO - Io mica mi riferivo al contrario dellapparenza. Su quello garantisce lei, dice Cos, a naso. Io dico sempre ci che mi passa per la mente. (e, da competente, non avendo fatto, intanto, che scrutare loggetto del contendere) Mah, mi sa tanto che abbia pure il divertimento un po basso. Lei, no?

JUNGHER - Trovi? Lui che ci tiene tanto alla sua gamba lunga!

IL BIONDO - Si tiene sempre a quello che non si ha.

JUNGHER - Tu, per esempio, sentiamo, a cos, di tuo, che tieni di pi?

IL BIONDO - (unorgogliosa naturalezza) Non ho da lamentarmi: a tutto quel che ho, come ce lho, fin che dura.

JUNGHER - Modesto!

IL BIONDO - Perch dovrei esserlo?

JUNGHER - Sicuro, perch dovresti esserlo? Bada, per, che anche lui passa per uno degli ufficiali pi sexy del distretto.

IL BIONDO - Non dico di no. Anzi. Parlavo per pura comodit personale, mica altro. (un sorriso che tira alla malizia senza farcela ad uscire dallambito dellingenuit) Un corpo umano, intendevo, non come una molla: si pu allungare ed accorciare solo fino a un certo punto, neanche poi tanto, e, se sforzi troppo, si rompe.

JUNGHER - (gran sorriso di simpatia irridente) Non il caso di scoraggiarsi. Uno si toglie le scarpe, laltro le tiene addosso e lo slivellamento , pi o meno compensato. Se tutti i problemi fossero questi

IL BIONDO - Perch non mi suggerisce di mettergli qualcosa sotto come alla gamba di un tavolo zoppo? sleale un consiglio del genere a un ragazzo, arrivato a ventun anni col fanatismo del piede nudo Ci ho fatto su la bocca al Beccarla (sensuale invasione duna rimembranza) Il Gionny!... Giorno e notte, culo e camicia col Gionny Le aveva, s, le palle il micco! Quanto ridere. Delirava per un paio di piedi. Perdeva la testa, non capiva pi niente Non ce nerano due meglio dei miei in tutti i riformatori che sera fatto La corte lui me la fece cos Dun bravo!... Quel che ci sapeva fare! Cose che, uno, neanche se le immagina E finisce che ci resta. Cavevo la predisposizione, si vede. O me la mise addosso lui E uno snob che ci si potrebbe fondare un partito, e neanche troppo piccolo il Gionny Un sogno, ha presente? La smania del piede glielaveva attaccata Salvador Dal.

JUNGHER - Ho presente che, qualcosa in comune fra noi, potrebbe saltar fuori.

IL BIONDO - (rotto completamente il ghiaccio) Lho ciccato al volo da come non hai fatto che slumarmeli dal momento che ho fatto il primo passo qua dentro.

JUNGHER - Non ho fatto che?

IL BIONDO - Slumarmeli: mangiarseli cogli occhi: lo sguardo che palpa e la saliva da inghiottire, non so se mi spiego. Sei un dritto, tu. Ci si deve, dunque, render conto, che chi sgalletta con me, scarpe nemmeno parlarne. Suole, per carit!

JUNGHER - (senza smettere di divertirsi) Neanche questo costituisce un problema. In punta di piedi e lostacolo rimosso. Duri, tesi, irrigiditi: addirittura un modo di valorizzarli, vi si concentra tutta lenergia.

IL BIONDO - (che denti, la scoperta di quel ferino sorriso!) Ma certo! Che bomba. Mai pensato. Un po scomodo, per hai ragione.

JUNGHER - Fa anche pi intimo, non ti pare? Quel pizzico di violenza E poi, mica esiste soltanto la posizione verticale; per chi va sul distensivo, dove la metti, quella orizzontale?

IL BIONDO - Buttala via!... Verticale pi bello ancora, io trovo.

JUNGHER - Va a momenti. E a stati danimo. Davvero, hai dei piedi di sogno.

IL BIONDO - Vedi? Con te unaltra cosa. Capisci al volo, di consigli Hai pure laltezza giusta Ai gusti non si comanda, te lo dissi.

JUNGHER - Non sar che mi sopravvaluti?

IL BIONDO - Lascia correre. Ho occhio e naso anchio, e te ne sei pure accorto; non diresti di no, sputa che non diresti di no.

JUNGHER - Pazienza, oggi andata cos.

IL BIONDO - Non vedresti lora, d che non vedresti lora. Io lo dico anche contro il mio interesse. Che male c?

JUNGHER - (meditativo) Il male della franchezza, che sempre un male Chiss (scherzo, o no?) Chiss Pensa, si potrebbero avere a disposizione quattro piedi uno meglio dellaltro a libero impiego, tutti per noi e tutti in una volta.

IL BIONDO - (buonsenso) Si hanno sempre quattro piedi a disposizione: il primo vantaggio quando si fa lamore in due; e di pi se si di pi (memorie?) Anche dodici, un ferragosto a Ostia

JUNGHER - Ma non sempre piedi di prima scelta (sottolineato al massimo; da ricordarsene in seguito) E ti dir anche che, forse, mhai dato lidea di unidea.

IL BIONDO - In attesa di meglio, son contento. Mi faccio vivo io?

JUNGHER - Come preferisci.

IL BIONDO - Sei tu che deve preferire. Io non appartengo a coloro che, uno di pi, si porta via un pezzetto donore e ne fanno un dramma. Quando qualcosa mi gusta, me la ciuccio e basta l. Me, le mie intenzioni, ora, le conosci. Sai dove rimorchiarmi, batto sempre nello stesso posto. un caso che non ci sia.

KELLER - (disoccupatosi) Vogliamo andare, giovanotto?

IL BIONDO - Di gi?

KELLER - Non hai chiacchierato abbastanza?

IL BIONDO - (strascicato) Vengo, s vengo. (allaltro in bassa voce) Parola?... Mi fido?

JUNGHER - Parola. Fidati. Sei prevenuto. Non te ne pentirai. Di tutti i tuoi compagni non ce n uno che non te lo invidierebbe, garantito.

IL BIONDO - e io Puttana Eva!... Deve avere anche la caviglia grossa.

JUNGHER - Va, ti ripeto: il rifiutato tutto perso. Perch un pesce solo quando esiste il fritto misto? Non farai mai carriera, esclusivista cos.

KELLER - Allora, ragazzo?

IL BIONDO - Uffa che strazio!... Eccomi.

KELLER - (nel portarselo dietro) Come fa il tuo nome?

IL BIONDO - Salvatore, ma mi chiamano Tore. Del sud, per settentrionalizzato come lei. Soltanto al nord mi sono realizzato. Lapprendistato me lo son fatto venendo su. Gi, non battevo un chiodo. Timidezza.

KELLER - E coshai perso in compenso?

IL BIONDO - (molto insolente) Tutto quello che cera da perderci per guadagnarci. Terminato linterrogatorio? La prima domanda di tutti: come ti chiami?

KELLER - Andiamo, su, facciamo presto.

IL BIONDO - La madonna, brucia il palazzo? Non scappo mica. (altra falsa uscita per le ultime parole in un orecchio a

JUNGHER - ) Quando ti guardo, mi vanno gli occhi in gondola e non ne ho ancora visto una (esalato in un sospiro che non consente equivoci) Tu non devi essere di quelli che hanno fretta

JUNGHER - Se il paesaggio merita, trovo che circolando in prima marcia, lo si esplora meglio.

IL BIONDO - Vuol dire che se sento qualcosa perch, intanto, penso di essere in viaggio con te. Daccordo? (una curiosit chiss perch) Canottiera? La porta?

JUNGHER - Quasi mai. Da dicembre a febbraio in caso di inverni molto rigidi.

IL BIONDO - Bene, so come orientarmi. Per fortuna, siamo di maggio, un fastidio meno.

JUNGHER - Di, animo, che la vita non mai tanto bella come quando pare brutta. Sotto, avrai delle sorprese comunque.

IL BIONDO - (appena prima di essere trascinato per un braccio, fuori, da

KELLER - ) Io mica mi lamento, per, qualche volta, potrebbe essere meglio. Figurati la bellezza quando bella, ti sfagiola e lavresti sottomano, porca vacca.

JUNGHER - Incontentabile. Mi riferirai, va bene?

IL BIONDO - Tanto tu lo sai gi tutto, no? (un franco ridere trattenuto) Una ripassata per tuo conto. Impegno! Dedicata a te.

KELLER - (uno strattone) E di! Deciditi. Solo

JUNGHER - , meditabondo, mentre il ragazzo, con un sospiro che sfonda i muri, scompare in compagnia del colonnello.

JUNGHER - Uno sempre poco e un milione non sarebbero mai abbastanza: il nostro destino. ( o la nostra dannazione?) Egli prende in mano la rivoltella e ci riflette su. Dilettante! Vecchi canovacci riciclati Come si fa? Hai voglia ad esortare uno ad essere se stesso quando non qualcuno!... Il peccato la Musa del moralista: povero

KELLER - , irrimediabilmente normale, fuori sesto. Solo le loro maest i fatti, subito degradati a fattacci: colpa ed espiazione, massimo reato e massima pena Come tutte le checche velate, si autopunisce Giustiziandosi nei compici; perch non comincia col suicidarsi? (il consueto ghigno) In fondo, non che un ibrido snob della convenzionalit borghese. Tutto s o tutto no, per tutto Ma amici si nasce, bisogna rassegnarsi e pazienza. Il cuore non che la metastasi di ben altro organo (ha accennato anche un gesto dindicar quale?) Aux armes, camarades! Peccato che arrivi in ritardo per scriversi addosso I due sergenti. Era il suo repertorio; lha sempre tenuto nel cuore e c rimasto. Non ha in mente che la guerra, come Radams, in quellafroidisiaca musica di Verdi, sempre in erezione, pronta se non stai attento a venirti in mano da un momento allaltro; a differenza di quella di Wagner che minaccia continuamente di venire e non si decide mai. E la diversit fra Manrico e Sigfrido sta tutta qui Mah Ha concluso, accarezzando il fascicolo, con lo sguardo malinconico e pesante di un disprezzo non alieno da una certa affettuosa comprensione (beffardo) Gratta gratta, vien fuori la gavetta plebea del parvenu: complessi radicati di gretta colpa antica (sprezzante) e psicodrammi stonati corrispondenti; fantasia anemica Lui incapace di scherzo recitando seriamente; io ostinato nella seriet, gigioneggiando per ischerzo. Senza capire, una volta per tutte, che Eros lunica verit strappata dalluomo allavarizia del cielo, non si potr non giungere presto ai ferri corti. (ambiguit di un mezzo sorriso) Dopotutto, eccitante la rissa di due astuzie sulla stessa linea di percorso uno stronzo e uno astuto. Monologando monologando, ha spalancato i battenti di un enorme armadio ridondante di splendide toilettes femminili, ha staccato un portentoso costume popolare russo completo del suo gemmato kokosnik dalle scollature vertiginose; e, smessa, in un baleno, luniforme militare, senza la bench minima sottolineatura caricaturale anzi duna inquietudine raffinatezza androgina, che, se pecca, pecca per eccesso di sensuale autenticit per quanto sfrontata se ne traveste con fascinosa naturalezza, lasciando intatto solo il bel volto procace e la massa bruna dei capelli, duna inequivoca quanto provocante maschier. Dallinizio al completamento dellallucinante metamorfosi in Ivonne, che ha la svelta grazia del gioco di prestigio e linterprete, ove se ne trovi uno, non dovr mai dimenticare fino allultima parola ( determinante); come, poco fa, quella di brillante ufficiale si diffonde, in crescere, il tango omonimo lo canta, naturalmente, Milly di Rulli e Cherubini. Ed ecco, balzar nella stanza

KELLER - , altrettanto trasformato, di fuori e di dentro, da fiero ed aitante del Don, cuoi, pelo, armi, passamaneria, giberne, anima e tutto. Per

JUNGHER - , gi Ivonne dal capo alle piante, nulla di pi naturale al mondo.

KELLER - (col massimo dello slancio istrionesco) Ivonne!

JUNGHER - (idem) Mio cosacco!?

KELLER - Io stesso: Pugacv, il Garibaldi della santa Russia. E sotto, un bacio, lingua in bocca, da sei mesi senza condizionale. E fosse finita. Oh, non si danno ad improvvisare un fugace quanto forbito pas-de-deux in tempo di tango, e magistrale? Eh?...

JUNGHER - La mia vita di scorta, caro per te.

KELLER - Ed io, per te, la mia. (in seguito, entrambi progressivamente calmandosi, ma, al momento, pi saltimbanco di lui) La grazia dellultima follia, se la mia fine dovr esser quella destinatami dal mio Signore

JUNGHER - Riappari in cerca di complimenti, sazio di steppa e di colbacchi?

KELLER - (mammola) Non li merito, forse?

JUNGHER - (ambiguo) Ed io che, dopo tanto aspettare, mi illudevo che fosse giunta la mia volta di protagonista.

KELLER - Prova ne come ti sei vestito.

JUNGHER - Prego: travestito: a. Rivendico il sacrosanto diritto al doppio sesso, nellora della rivalsa.

KELLER - A te, quindi, la mano: redimiti inventando il tuo disonore. Fremi gi dimpazienza. Il secondo tempo tuo, e vinca il migliore.

JUNGHER - Inventando? Confessando! Tema aperto, senza bisogno di copioni prefabbricati. La maggior parte di noi siamo attori senza repertorio. Creiamocelo. Impromptu allantica italiana: psicodramma in libera uscita: chiacchiera su chiacchiera da chiacchiera. Io lo sai credo alla parola, anche alla pi scombinata, mendace, sgangherata e pazza.

KELLER - Non troppo complicato, alla portata di tutti, possibilmente. Tu sei contorto come un cacciavite. Gente del tuo stampo siete inconcepibili.

JUNGHER - (giocoliere) Dacci la giustificazione di incarnare unipotesi.

KELLER - Cio?

JUNGHER - Se le dai un senso non ha pi senso. Ci invera li.m.p.r.o.b.a.b.i.l.i.t.. Squillo di telefono. La realt!

KELLER - (allapparecchio) Sofia?... (sua moglie) Ma cara, il lavoro. Per met pomeriggio, il trapano non mi ha funzionato. Ho dovuto rimandare tre otturazioni, una protesi e mezza dentiera Dopo s, come Dio ha voluto Che tho da dire?... No, no, non che mancasse la corrente; corrente ce nera anche troppa; solo che non voleva entrare, sfuggiva da tutte le parti Proprio, bocca strettissima E gi qui ad aspettarmi, saremo puntuali, ma, se vuoi che non facciamo tardi, adesso lasciami lavorare Certo, anatra allarancia. Lo sa, lo sa, la sua passione O la smetti di trattenermi al telefono o a mezzanotte siamo ancora qui Un paio di pazienti, s Auff!... Sofia!... E sbatte gi, di brutto, il ricevitore.

JUNGHER - Quindici anni che mi infliggete il tributo di frequentare la tua tavola e ancora non s resa conto che preferisco, a tavola, una bistecca al sangue, possibilmente cruda.

KELLER - Lanatra allarancia la sua specialit. Devi portar pazienza anche tu. Fa finta che ti piaccia come hai sempre fatto.

JUNGHER - E pensare che tutto dipeso da due parole, un complimento di circostanza, la prima volta che ci son venuto. Quando si dice come cominciano le persecuzioni.

KELLER - Che ci posso fare? Esiste.

JUNGHER - E resiste Dico il vero: quello che, per me, rimarr uno degli enigmi indecifrabili dellet contemporanea la ragione del tuo matrimonio. La lingua degli Etruschi un rebus che capirei di pi.

KELLER - Cosa dovrei dire del tuo?

JUNGHER - (e via, animandosi, partendo dai toni pi serafici) E molto semplice: uscivamo collo stesso ragazzo. Sai com, una distrazione sempre possibile Fa conto, hai presente? una stazione ferroviaria uninfinit di binari Ti confondi, perdi la cognizione del tuo e sali sul treno sbagliato Ecco, qualcosa del genere, una volta nella vita, succede a tutti.

KELLER - Lunica conclusione da trarne che tu avresti dovuto stare alla larga dalle stazioni ferroviarie.

JUNGHER - Quando si giovani, ogni viaggio una tentazione E poi, le stazioni, sai com Non manca mai il movimento. Fatto sta che, un giorno, rimase incinta lei. Scherzi della genetica. Tu non hai idea quanto possa rivelarsi dispettoso uno spermatozoo di carattere un po particolare, incazzato per aver sbagliato strada.

KELLER - Ha torto? Non si va a sparpagliar spermatozoi a vanvera lungo i binari di una stazione ferroviaria. da prevedere che qualcuno, pi avventuroso o vendicativo, scenda in una localit dove non dovrebbe scendere Di lui, incinta del ragazzo col quale uscivate insieme?

JUNGHER - (chinando il capo) Di me. Tirammo a sorte, tutto l.

KELLER - A sorte? Fammi comprendere.

JUNGHER - Cosa dovevamo fare, affiatati come si era?... E il destino scelse me: dovevo oppormi al destino? Ero un ragazzo padre e amen.

KELLER - Bel motivo per precipitarsi a capofitto nellabisso dun matrimonio fra le spire di una smaniosa vergine.

JUNGHER - Tu non sbagli solamente gli aggettivi, sbagli, insieme, i sostantivi, pure. Non era cos smaniosa, n vergine, se rimase incinta senza che nessuno lo sapesse.

KELLER - E ti par meglio?

JUNGHER - (seccato) Meglio o peggio, non c pericolo che tu ti sposti dalle tue posizioni. Stava, stavano cos, ecco tutto. Poco pi di mezzo secolo in tre, figurarsi: il pi vecchio non faceva ventanni. Il tempo spensierato dellignoranza, della timidezza, del pudore, della bicicletta sognando la moto e delle erezioni permanenti sognando i motociclisti: ladolescenza, tutto ci che fa diventar rossi - E triste, ci hai fatto caso? Scoprire di non aver pi niente che ti fa diventar rosso?

KELLER - Non eri adolescente soltanto tu.

JUNGHER - Non quello che ti sto dicendo?... Cerano delle ragioni, delle buone ragioni. Egli si defil subito con una commovente e umida scena di pianto sulla mia spalla, spergiurando che usciva soltanto per me.

KELLER - Per o con?

JUNGHER - Per per. Causa che gli avevo sconvolto la vita e altre cose carine.

KELLER - Carine?

JUNGHER - Carine, s.

KELLER - (gelosia? Forse, retrospettiva, un po) Quali altre cose carine, oltre la vita, gli avevi sconvolto? D, su, quali cose, per esempio?

JUNGHER - Che ne so? Facevano parte della vita. Riferisco le sue parole. Tieni conto che eravamo anche molto timidi tutti e tre.

KELLER - Beh?... Se poi non lo foste stati!...

JUNGHER - S, insomma, giuri e spergiuri che lei lei! non la vedeva manco per Non la vedeva proprio, ecco Hai capito per che cosa.

KELLER - Vedeva solo te, lui vedeva solo te! Si capisce.

JUNGHER - Non so cosa farci, mi dispiace che ti dispiaccia, ma era cos: inconcepibile addirittura il pensiero di un torto consapevole al mio amore, mettendo in moto alcunch in un grembo estraneo e cos via rendo lidea?

KELLER - Altroch! In altre parole, tendeva a star fermo lasciando muovere gli altri.

JUNGHER - Effettivamente, adesso che mi fai venire in mente, non era molto mobile. Avevamo avuto anche da dire in proposito. Non aveva fretta: pigro per costituzione. Ciononostante, per!

KELLER - (sarcastico) Effettivamente, ciononostante

JUNGHER - (incollerito) Effettivamente un cazzo!! Se ti va bene cos, cos, e se no, fattelo raccontare da un altro che sa mentire. Non sopporto leco.

KELLER - (gettando acqua sul fuoco) Allora?...

JUNGHER - (calmandosi) Allora? Dei due, in altri termini, chi aveva corso maggiori rischi di ingravidarla non poteva esser lui. Mancata era mancata sempre lintenzione. Capisci? Insistette molto sulla non intenzionalit Onde, per cui, lui non ci poteva entrare. Mi ricordo: abbracciandomi, disse proprio: scusa, sar per unaltra volta.

KELLER - Ma tu pensa!

JUNGHER - (che pazienza) anche se, occasionalmente, era potuto capitare come era capitato che ci fosse entrato. Chiaro?

KELLER - Senzaltro.

JUNGHER - La mise gi giuridicamente. Gioc molto di codice e ottenne la non intenzionalit Feci un paio di lagrime anchio e, per tirarci su, dovemmo far lamore, tanto per dirti.

KELLER - Pi che comprensibile. Tu e lui, o tu e lei?

JUNGHER - Sei curioso peggio di una scimmia in amore. Fammi ricordare: io e lui e lei ma s!...Ho in mente perch il letto era stretto e si doveva star uno sopra laltro. Duno scomodo!...

KELLER - Tutti e tre insieme?

JUNGHER - Accumulati. Stavamo l, cosa si doveva fare? Andar a passeggio a turno? Scusa Ti par delicato? Ci accumulammo. Il bisogno di fraternizzare. Dovevamo metterci a litigare, carino comera?

KELLER - Certo, certo, stavate l In te, viceversa, spiegami una cosa: lintenzione cera stata?!...

JUNGHER - Che ti devo dire? Si vede di s non me ne accorsi: nellinconscio, presumibilmente, se diventai padre Che ne so? Un momento di distrazione Il concepimento non mica molto chiaro neanche nel Vangelo, sai e non che io me ne intendessi molto neanche allora.

KELLER - No, no, questo no, non ho mai detto questo.

JUNGHER - Perch dovrebbe esserlo nel mio caso, abbi pazienza?

KELLER - Nessuna obiezione da parte mia.

JUNGHER - Mi pareva

KELLER - Ti garantisco. citato anche qualche caso di partenogenesi come i vermi, faccio per dire. Io, da medico, bench dentista, dovevo saperlo; meno,tu, che hai studiato da notaio.

JUNGHER - Mah (minimizzando) una rivalsa, un dispetto, un saltafosso della Natura, seccata, vendicativa, in un momento di malumore al fine, si vede, di darmi una lezione facendomi ammogliare, va a sapere Te la raccomando, la Natura: ha i rancori lunghi Ci si abbracciava talmente stretti che non rimaneva tanto cos di intercapedine per la circolazione dei sentimenti, figurarsi della prudenza. Deve aver approfittato di uno di quei momenti l. Quanto al resto, ammesso che ci sia, la mia Bice era gi allora, quello che adesso nessuna evoluzione - : una testa vuota come una chiesa vuota, che il massimo del vuoto e ci stai dentro come non ci fossi. Per, manda uneco deliziosa, mi spiego?

KELLER - Per me, neanche un po, ma c tanta gente ad ascoltarci e, se non hanno incominciato ancora a fischiare, non impossibile che qualcuno si trovi; il mondo formicola di tipi strani. Non il caso di abbattersi, prima del terremoto.

JUNGHER - Sta, vedi, che oggi, sono rimasti solo pi i conigli persuasi che la santa lussuria sia una trama escogitata da quella carogna della Natura a beneficio del crescete e moltiplicatevi. Giovinetto, non mera ancora ben chiaro che serve assai meglio per il contrario; pur di starci attenti a saper infilare i vasi comunicanti giusti; (una pausa di riflessione per concludere il concetto) crepi lavarizia e, se proprio non te la senti di avventurarti a sbarcare sulla sponda ancora in via di esplorazione, indossi un preservativo e ti metti il cuore in pace Del resto, nemmeno il mio scaltro compagno ebbe miglior sorte. Le batoste della vita! Rincasando un ventiquattro maggio, con una dozzina di bign ancora caldi, e pioveva indovina un po la sorpresa: lamante di sua moglie, che lo era anche di lui, a letto con unaltra donna donna - . Che fine abbiano fatto i bign di quella sera non son mai riuscito a saperlo, mangiati, certo, no Non si pi rimesso. Ha dovuto fuggire il cruccio e lonta emigrando. Per restaurare, nellunico modo ancora possibile, la propria virilit duplicemente lesionata, sai che ha fatto? Ha trasferito il suo bel fusto di derviscio stanco, come indossatore a forfait, in pelle viva naturale, su una spiaggia di nudisti alle Hawaii, arbiter elegantiarum delle isole felici. Le sue sfilate, senza niente addosso, salvo i pendenti personali della sua palpitante gioielleria individuale, non hanno prezzo dopo che furono sponsorizzati da Vogue. gi miliardario, ha una villa principesca a Honolulu e, naturalmente, non ha un soldo di spesa di guardaroba. Si ritirer a vita privata il mese che viene, nel giorno di San Ciro, ricorrenza del suo onomastico; passer a trovarmi e farsi fare, spero, e, quindi, per non lasciarsi travolgere dallozio e tener le mani in mano, organizzer dei seminari per lallevamento di giovani indossatori del suo genere eccezionalmente dotati. (applauso della tacita giovent presente) Una splendida carriera: dopo il servizio attivo, linsegnamento. Costretto a chiudere le iscrizioni in anticipo dalle richieste ricevute!

KELLER - Lhai rivisto?

JUNGHER - Lho letto su Homo. Ormai, troppo su per farsela con un modesto collezionista delle Forze Armate ma forse no. Chiss, anche, se si ricorda di me, si fa per dire E un arrivato Ma si ricorda, son sicuro. Certe esclamazioni durante, non te le fanno dimenticare neanche gli hawaiani, che, poi, sai, c il molto e il poco anche tra loro.

KELLER - Tu ce lhai ancora nella pelle, sputa il rospo.

JUNGHER - Per tua norma, io non sputo mai niente. Non mia abitudine, dovresti saperlo. E la mia pelle come la sua ha buona memoria, ecco tutto.

KELLER - Gi (inteso a riannodare il filo del discorso) E tu Finisci che lanatra ci sta ad aspettare, raffreddandosi, collarancia nel sedere.

JUNGHER - Becco mai, io. Non me lo posso permettere nella mia posizione. In compenso, sette mesi dopo, mi ritrovavo padre.

KELLER - (un residuo di scetticismo) Veramente, padre, sai, si dice, pu pure far piacere ma bisogna andare coi piedi di piombo. La paternit la pi aleatoria delle parentele.

JUNGHER - Padre padre, senza remissione. Stesso neo, stesso posto. Allora, te e le patrie milizie, che non fate correre di questi pericoli, eravate ancora di l da venire. Son trascorsi quasi diciannove anni e ho ancora da riprendermi.

KELLER - Me, vanno per i venti, e mi son ripreso meno ancora, senza manco lesca dei binari. Ci son piaghe che non si rimarginano, come Padre Pio le stimmate; suo padre era collezionista di cimeli garibaldini e il mio animo di vecchio scout non resistette. E pensare che se lavessi strozzata ventanni fa, a questora sarei gi fuori. Mah. Ci sono troppi mah nella nostra relazione, Kel.

JUNGHER - E chi ce li ha messi? Eh!... (la prende talmente alla lontana da non accorgersene probabilmente nemmeno lui stesso) Prendi mio figlio. Devi sapere che Fabio, ha linquietante mania di dormir nudo, inverno e estate, colla luce accesa ha paura dei vampiri, dice: lha contratta da bambino, in culla, dai racconti del terrore di sua nonna per addormentarlo, ma ne va ebbro; li gusta troppo alla televisione per affrontare il rischio di trovarseli in camera da letto, alla notte, a tu per tu, corpo a corpo, sotto le lenzuola. Hai capito tu perch del Dracula non si veda che la parte negativa: il dente anemizzante e omicida? Mai uno che tenga conto della parte positiva che poi, tutto il sottomascella, dal palato in gi e la dentatura stessa, chi la sappia gustare non trovi? Il canino sanguinario - Io, puntualmente, fra le due e le tre, ho la terribile necessit, attesa con angoscia, di dover attraversare la sua stanza, chiara come a mezzogiorno, e scivolare furtivamente, in bagno, per scaricar lacqua dalle olive, sfiorando pelle a pelle, Ben! il letto che effonde lodore delicato e fiero del suo corpo madido una vecchia spina nevrotica, residuata da quando dormivo in caserma, sottotenente di giornata, di guardia alle reclute, e facevo altrettanto attraversando la camerata tappezzata, ai due lati, di giovani prede; incapace di passar oltre lultima branda, dove giaceva sveglio, in attesa mai sazia, col suo tatuaggio osceno attorto allavambraccio, il gigantesco tunisino che seminava ombra intorno a s e non cera uno che, nel raggio di cinque chilometri, non lo chiamasse il figo delle F.F.A.A. Io quasi svenivo, ubriaco dallafrore di sudore e di sesso emanato dalle ascelle roride e buie e dai grembi tumidi e caldi di tutta quella giovane carne indocile e instancabile, pronta ad esplodere inondazioni, che mi assediava, anelante di peccato da ogni dove. Cos a far agitare quei ragazzi, finora composti, seduti e impennacchiati? Lo stimolo di segnalare la loro trascurata presenza? Fabio ha il culto della fisicit. Met di quanto gli passa, settimanalmente, sua madre, gli va in tennis e basket e laltra met in riviste di culturismo affollate di giovani atleti nerboruti, hai presente? Lesplosione di quelle muscolature che sembrano panettoni biscottati (un piccolo ridere indecifrabile) ne ghiottissimo.

KELLER - Del panettone?

JUNGHER - Del muscolo E anche del panettone che lo sembra Se le porta a letto le riviste e ci si addormenta su, nutrendo di ginnastica, penthatlon, lotta libera, pugilato e giavellotto i suoi sogni; collimponderabile fardello dellenigmatica disponibilit, curiosa e golosa di tutto, celata nellanima e nei sensi di ogni adolescente, lesto ad immergersi entro il dolce rumore della vita.

KELLER - Chi lo dice?

JUNGHER - I poeti, pensa un po. (una magica sospensione) Perch, sotto sotto, inconsciamente, per un adolescente, duro il pensiero della rinuncia alla possibilit di far parte di entrambi i sessi: fin che non ci si inchioda bene in testa questo non si capir mai niente n della giovent, n del sesso, n dellamore, n delluomo, unostia di niente!

KELLER - (si vorrebbe conoscere la ragione di quel sospiro. Ha dalla sua che non se ne rende conto) Mah Congetture: chiacchiere. Una fantasticheria vale laltra, tua o sua, lo stesso o magari pure dei poeti.

JUNGHER - I poeti sentono cantare la carne Fantasticheria? La mia qualcosa di diverso. Di pi la mia pesa una sorta di cupa e tesa vertigine le cui rotaie corrono in direzione contraria verso i paesi persi nel continente sommerso della trasgressione e del caos. Ma sa quel che dice? Lo sa, lo sa e ci gioca, indecifrabile, apposta.

KELLER - (il baluginare dunimpressione indefinita) Che niente, niente (il sospetto?) Sembri un poeta pure tu No, eh,

JUNGHER - , no!

JUNGHER - (impenetrabile) Non so da che dipenda, ma pi difficile essere intelligenti nudi che vestiti, hai notato?...

KELLER - (tardo o innocente?) Io, sai, son problemi che mi trovano estraneo, senza ripercussioni sulla corteccia cutanea, se questo che intendi.

JUNGHER - (un po sorpreso dal linguaggio) Cio, come? Spiegami la corteccia cutanea, l, mi incuriosisce.

KELLER - Non ho mai neanche fatto due passi per dire senza cravatta, io; n materialmente n metaforicamente, come sono abituati quegli scostumati del giorno doggi, n pi n meno mi spiego?

JUNGHER - Io, viceversa, chilometri e chilometri anche senza slip, materialmente e metaforicamente.

KELLER - (sconcertato) Confermo: circolo vestito e dormo col pigiama, ma non ho capito un cazzo lo stesso. Dettagliare, per piacere.

JUNGHER - Figurarsi senza Il protagonista sempre mio figlio, disteso l, sul suo letto senza pigiama. Tra di noi, a portata di mano. Ed ecco il problema: nudo davvero meno intelligente che vestito? Tutto qui.

KELLER - Perch?

JUNGHER - Mi farebbe comodo.

KELLER - Meno?

JUNGHER - Meno meno. Pi rassicurante. E ti spiego. Due attraversamenti, andata e ritorno, ogni notte, quando non sono quattro: diuresi emotiva, la chiamate cos?

KELLER - Li conti pure? Perch no una precoce prostatite?

JUNGHER - Che padre sarei, se no?... Per quanto felpato e soffice stia attento a muovermi, strisciandogli accanto in punta di piedi egli fa attenzione: il guaio davere il sonno leggero ereditato da sua madre socchiude gli occhi non una volta che non lo faccia e mi sorride mezzo addormentato ma forse semplice dubbio qualcosa meno di mezzo addormentato.

KELLER - Un quarto?

JUNGHER - Un pizzico dombra meno ancora. E non questo che mi turba, non nemmeno questo.

KELLER - Ah no?

JUNGHER - (se ci marcia!) No. E che sento sento che quel quarto dun quarto di sorriso, potrebbe essere, ipoteticamente, forse , ironico. Torno a letto e non chiudo pi occhio tutta notte. Hai capito?

KELLER - No.

JUNGHER - Era prevedibile. Come faccio a farti entrare nel mio animo?

KELLER - Lanimo, sai, bisogna accontentarsi di aggirarlo penetrandovi per traverse vie pi facili da percorrere Secondo me, la prima cosa da stabilire unaltra. Insomma, sveglio? S o no?

JUNGHER - Mah Impressione Ha lo sguardo puro, stupito, languido, rassicurato, consapevole, spavaldo e calmo anche, vagamente complice, mi sa (otto aggettivi e un avverbio. Non si esagera per un diciannovenne? Transeat) di chi sta risalendo da unestasi, volevo dire di chi si , da poco, masturbato onanismo, onanismo, quel traviato!

KELLER - Ma no! No.

JUNGHER - Va tranquillo. Te lo dico io che ho maggior spirito dosservazione e tanta pi esperienza di te nel leggere le fisionomie. Difficile che mi sbagli in queste cose, mi son troppo sempre controllato allo specchio prima e dopo. A proposito, nessuno te lo dir mai: si diventa pi belli, un po pi belli, pi belli e pi maschi, come lui che lo sarebbe gi abbastanza. E dura per un certo tempo.

KELLER - Adesso ho capito: deve stare tra la veglia e il sonno.

JUNGHER - Prova a immaginarmi mentre gli passo vicino, se ce la fai.

KELLER - Beh?

JUNGHER - Beh Io l, coi sensi spalancati e rosi, le ginocchia traballanti langoscia che lo abbassi, quello sguardo, verde e profondo lo abbassi e lo posi dove non lo dovrebbe posare, indovinando il mio turbamento. Ci sei arrivato, adesso? C un off-limit sul corpo dei padri che, i figli, non dovrebbero mai oltrepassare.

KELLER - (il candore) Ah, questo. Si vede?

JUNGHER - No Non so. Ma io so. Se si vedesse, pensa!, penso.

KELLER - (pensieroso) Di che pu essere capace un se!...

JUNGHER - , chiariscimi un dubbio: circoli per casa nudo anche tu, di notte?

JUNGHER - No. Ma non indispensabile. Nulla riesce a far tacere la voce della verit quando grida alto ed abbondante.

KELLER - La tua maniaca indecenza della biancheria intima due misure meno, per figurare una di pi, a rischio continuo di scoppiarti addosso appena alzi la voce Certo, non si pu negare, in casa tua, dalle due alle tre, si creano situazioni allarmanti.

JUNGHER - (ormai, sul sentiero di guerra sceltosi) Sfiorare quel suo gran piede magro e nerboruto, col secondo dito che gli sopravanza lalluce come una scultura greca: (lirico nellelogio del feticismo del piede, palese la simbologia) il pi lapidario e sensuale, senzaltro, guizzante ed altero, che mai calcasse il sacro suolo mediterraneo, superbo di tante e tante orme, nude e voluttuose, viste e conosciute, dal giorno che lo percossero i passi spietati, inobliabili e gloriosi di Alessandro giovinetto, servito, notoriamente, da modello al divino Prassitele e non per quella parte del corpo soltanto che, nel marmo, pari solo a Michelangelo, del piede fu il poeta insuperato.

KELLER - (scettico) Chi la bestia che lo dice?

JUNGHER - (sfacciato) Senofonte! Lavrai sentito nominare, no?

KELLER - (intimidito) Senofonte, altroch! Chi non ha sentito nominare Senofonte?

JUNGHER - Non per altro, Alessandro trascorse la gloria della sua fulminea esistenza sempre scalzo, evitando i calli, senza scampare i geloni.

KELLER - Per cui la storia non potr mai conoscere che numero di scarpa avrebbe calzato oggigiorno.

JUNGHER - Non il solo enigma che si sia portato nellavello.

KELLER - Che ne dici? Gli si prova un bel quarantacinque.

JUNGHER - Mezzo numero pi mezzo numero meno, un quarantacinque o sei, mi sta a pennello. Meglio sempre abbondante che scarso.

KELLER - (una riflessione) Davvero, per te, il piede tutto.

JUNGHER - La prima cosa, in un uomo, dopo intendi?

KELLER - Allora, scusa, la seconda. Non sa, poveruomo, che la stessa.

JUNGHER - Siamo l, guarda, non son ancora stato capace di prendere una decisione. Va a ore, una cala, laltra cresce Partecipano del medesimo saliscendi.

KELLER - E il piede del tuo ragazzo? Dimmi, dimmi, parliamone.

JUNGHER - E in crescita. Confido che possa arrivare a un buon quarantaquattro e, probabilmente, non si fermer l. Sai, fino ai ventiquattro anni la possibilit sussiste. In Cirenaica ebbi un attendente si chiamava Orazio, che, a ventisette non sera ancora fermato dal crescergli. Gli si blocc il giorno che calava un mese a compierne ventotto. Fu un sollievo per tutti. Non si sapeva pi cosa farne, dove metterlo: un paradosso: inservibile per eccesso. Imbarazzante.

KELLER - Congratulazioni, padre fortunato.

JUNGHER - Me? Le congratulazioni bisognerebbe farle a lui S, tutto mi induce a credere che, quello l, un piede destinato ad aumentare ancora.

KELLER - Purch non esageri. Sai, oltre una misura ragionevole, diventa scomodo per il suo stesso possessore. Non trova pi una scarpa dove infilarlo.

JUNGHER - Io te lho detto! Era, appunto, il caso dellOrazio: o sfondarle o farne a meno. Il reggimento ne era preoccupato. Aveva finito, di un dono di Dio, col vergognarsene. Gli era venuto il complesso.

KELLER - Del piede grosso?

JUNGHER - Grande, diciamo C, c. Ce ne son cos di complessi. Son drammi: grandezza dei piccoli drammi. Avrai conosciuto gente, specie nelle coscienze profondamente cristiane che si vergognano di essere ricchi Una variet del complesso dellabbondanza: il complesso di Mida.

KELLER - (divagando, ma non divaga) D un po, che non te lho mai domandato: e il tuo numero? Stai mica male di piede anche tu.

JUNGHER - Ce lhai sempre sotto gli occhi, a portata di mano e tutto: un quarantasei scarso. Per questo, presumo che ci possa contare anche mio figlio.

KELLER - Ma certo, unambizione ragionevole: buon sangue non mente. Sul quarantasei, lo blocchi.

JUNGHER - (un riaggancio secco) Perch porre limiti alla provvidenza? Basta che sappia fermarsi alla misura giusta Ma, in attesa del traguardo, intanto, tutte le pene dellinferno sono per me: sempre peggio, ho dei cattivi presentimenti.

KELLER - (a tentoni) Che ti ho da dire? Non vedo altre soluzioni fuor di quella di ogni famiglia per bene.

JUNGHER - (suscettibile) Perch, non una famiglia perbene, la mia?

KELLER - Intendo semplicemente insomma, tener la luce spenta, di notte, che pure un risparmio O, se no, obbligare il ragazzo a dormire almeno con le calze.

JUNGHER - Improponibile. Non ci riuscirebbe lui e non potrei io. C tutta, ormai, una rete di riflessi condizionati dalla quale non si riuscirebbe mai a districarsi. Comincerei, al buio, collinciamparci contro. Mi ci rovescio addosso e, o si rompe lui, o perdo il controllo io. No, no: pericolosissimo.

KELLER - Avete provato collaglio? Contro i vampiri, garantiscono, niente di meglio.

JUNGHER - Per carit, collodorato sensibile che ci si ritrova, roba da vomitare. Non riuscirei pi a metter piede in camera sua.

KELLER - E tu non mettercelo. Coi piedi tu hai un fatto personale: devi stare attento.

JUNGHER - E in bagno chi ci va? E poi lui, al buio, nellaglio! Neanche pensarci.

KELLER - Mi sa che c poca volont di rimuovere le cause.

JUNGHER - Per te, fai tutto semplicistico. La questione pi complessa pi profonda da sradicare evidentemente nel suo sinistrato subcosciente, non lo capisci? E proprio il succhiare del vampiro che anela senza saperlo e rifugge senza volerlo. Tutto alla merc della sua immaginazione: se mi cade preda di un vampiro ingordo che succhia di duro oppure di un vampiro porco che succhia di tenero. Nel primo caso rischia la vita, nel secondo lanemia.

KELLER - (gli inconvenienti dellassociazione delle idee) Sar poi vero, che lo sfinimento che si prova d una volutt sovrumana?

JUNGHER - La droga niente, a paragone: vampiro-dipendenza, un tunnel dal quale uno non esce pi.

KELLER - Te la fai, per caso, anche coi vampiri? C vizio che tu non abbia?

JUNGHER - Per sentito dire. Da mio figlio; pure lui per sentito dire: chi ha provato una volta perduto. (con accentuata intenzione) Che miracolo me lo potr salvare, deviandogli verso pi sani lidi la morbosa tendenza? Ci sono problemi, Kel, che, a un padre, non dato di risolvere, per il bene de propri figli!... (e, per il momento, la lascia l) Ah, quel piede, quel piede incontaminato mi ha ucciso il sonno La settimana passata, figurati, non ho resistito pi al suo notturno grido di aiuto e, la mattina dopo, gli ho portato in dono un paio di mocassini di pecary, firmati El vaqueiro, costati un occhio della testa.

KELLER - (qualcosa come linizio di una fascinazione) Colore?

JUNGHER - Grigioperla con fibbiolina dargento.

KELLER - Li vedo. Un guanto.

JUNGHER - Un guanto.

KELLER - Me lo sento tra i polpastrelli.

JUNGHER - E, tuttavia, indegni (un frisson per tutto il corpo) Me lo ha messo in mano.

KELLER - (un poco oltre la semplice curiosit) Cosa?

JUNGHER - Il piede perch glieli calzassi.

KELLER - Ma non ne ha due? Glieli regali a rate i mocassini, uno alla volta?

JUNGHER - Prima il sinistro le sue simpatie politiche e poi il destro uno alla volta. Pensa,

KELLER - , due volte di seguito.

KELLER - (?) Ci sto pensando.

JUNGHER - Pensaci bene E me lo son trovato teso e fremente tra le dita, irrigidirsi di gaiezza e riconoscenza. Spaventoso stato, poi, quando, ringraziandomi, mi ha voluto

KELLER - Che, che?

JUNGHER - Baciare.

KELLER - E dopo? Racconta, dai.

JUNGHER - (jena ridens) Niente Non so come, le labbra sai, succede gli son scivolate gi dalla guancia, mi segui? verso la bocca mi segui, Kel?

KELLER - Ti seguo. stato uno sbaglio creare la bocca delluomo a due dita dalle guance e a tre dalla fronte.

JUNGHER - Non son stato io, abbi pazienza.

KELLER - E vero, scusa (la curiosit personalizzata) Beh?... Beh?... E di!

JUNGHER - (centellinandogliele) Sai, lestasi dellattimo che precede uno svenimento, la vertigine che ti segnala che, forse, c anche una dolcezza al momento di morire?...

KELLER - Momento, ci sto arrivando.

JUNGHER - Come la sai lunga Ci sei?

KELLER - (piuttosto confusamente) Vengo Ecco. So E?

JUNGHER - E?!... (una domanda sussurrata che vale una risposta confidata) Conosci qualcosa pi sensuale del bacio casto di un uomo nudo che sembra ancora un adolescente vestito, o di un adolescente vestito che pare gi un uomo nudo? Se lo conosci, ti prego dimmelo: una malia torbida, Kel, la sofferenza voluttuosa della colpa inespiata.

KELLER - No, non lo conosco, uno cos non lo conosco, non mi entra in testa.

JUNGHER - Ostinato. Spingi un po che ce la fai.

KELLER - Mi riesce un po complicato, a dir la verit. Vuoi che provi uno alla volta? Forse, meno difficile per me. Non vorrei che, poi, mi venisse uno dei miei mali di testa. Con te, finisce sempre cos.

JUNGHER - Mi servono insieme. Uno alla volta sarebbe capace anche Liala.

KELLER - Insieme, come si fa? Ammesso che riuscissi, la trama assume una tinta poco morale, che, forse, disturba il tuo pensiero.

JUNGHER - Non farci caso per quello. (sarebbe anche ora di smetterla con questa citazione di Shaw riciclata dal Vangelo) Non solo conveniente, ogni tanto, scandalizzare il prossimo; ma proficuo scandalizzarlo il pi di frequente che sia possibile. Sta nelle Sacre Scritture, pi o meno e tu ti ostini a ignorarlo.

KELLER - Dove stia non lo so. Ti do soltanto un consiglio. (ingelosito di brutto): non metterti tra il drago e il suo furore.

JUNGHER - Mi piace, battuta niente male.

KELLER - Uomo avvisato. Cambiamo discorso, se non ti dispiace. Basta coi piedi di tuo figlio: me mi rompe, e te, mi accorgo che ti turba.

JUNGHER - (rovesciamento a vista: lazzo della mortificazione) Dormi i tuoi sonni tranquilli, coscienza mia!... Devi giudicarmi ben corrotto!... Mio figlio, Ben! (che bravo) E inservibile anche il Vangelo, pur cos di manica larga in tante altre circostanze, sapendolo adoperare come si deve.

KELLER - Te lo auguro.

JUNGHER - Anche ipotesi colla voglia, come? Come,

KELLER - ? Figli sono, figli. Tab possenti e millenari come le colonne dErcole si eleverebbero di guardia contro ogni tentazione. Lo stesso del Minotauro sulla soglia dl labirinto. Conosci il Minotauro, vero?

KELLER - (per fortuna, s) Lho sentito nominare. Quello che ti pregherei che tu la smettessi una buona volta con questi continui esami.

JUNGHER - (malinconia duna resa. In calare) Terribile: no pa_aran. Stirpe maledetta,

KELLER - , checch se ne dica.

KELLER - (fremebondo) Se no, vero?...

JUNGHER - (c. s.) Dai draghi ai minotauri, un destino da dannati. A monte, a monte! Non finita mai.

KELLER - (in crescere di minaccia) Se no, vero?...

JUNGHER - (lesca) Oddio, se no sai com debolezze della carne, Ben; si pur sempre esseri umani, golosi di peccato (si assottiglia rasentando lumilt del nulla) Cerco, come vedi, di scalare il tuo alto modo di pensare, e non m facile. Aiutami. Ti scongiuro a cambiar discorso. Da solo, non ce la faccio e non ho altro amico che te.

KELLER - (comprensivo, benevolo, consolatorio e mesto) Il neo, eh?!

JUNGHER - (figurarsi se non pronto ad approfittarne) Tu solo capisci e mi indovini. Gi, lora magica del neo, Kel, (sottolineatissimo) con tutte le sue angosciose implicazioni morali (scivolato) sul far della sera, quando i corpi della giovent diventano pi belli come il bronzo al neon, e se li accarezzi: velluto (checca maledetta!) Il neo che mi ammonisce: tuo figlio!

KELLER - (allungando una mano a stringergli la mano) E, meno male, puoi ancora prenderne possesso cogli occhi, ammirandoglielo, tastandoglielo, carezzandoglielo. pur sempre una soddisfazione che non puoi prenderti col tuo

JUNGHER - Che m ignoto. Conosciuto solo per sentito dire, per quello che me ne raccontate voi: attraverso i vostri occhi. Per me: inesistente.

KELLER - E non giusto, perch non una perdita da poco. Io ho fede, tu lo sai, per devo riconoscere che uno sbaglio del Creatore consistito nel non dotare luomo di un occhio posteriore per metterlo in grado di rendersi conto di ci che gli accade anche per didietro. La trovo francamente, uneconomia meschina. Tutto davanti. Perch?... Magra consolazione, ma, adesso, una mezza idea puoi fartela, specchiandotelo in tuo figlio. Ogni nal non vien per nuocere. (una strisciante insinuazione) Far pure la doccia

JUNGHER - La fa, e gli luccica al contatto dellacqua, vedessi come gli luccica: una fiamma accesa nella sua pelle pi segreta ma riman suo: il suo intangibile e intoccabile: estraneo, intendi, inaccessibile: un esilio, ecco il senso dun esilio! Che so? Un paradiso proibito, difeso da un invalicabile cordone sanitario. (?!)

KELLER - (stupito lui stesso) Intendo.

JUNGHER - (stupefatto non meno) Ma no. Non dirmi davvero intendi?

KELLER - Ma s. Te lo dico. Intendo.

JUNGHER - Proprio vero. Le sorprese della vita non sono mai finite.

KELLER - Puoi ben dirlo. Non lavrei mai creduto nemmeno io.

JUNGHER - Ti abbraccerei.

KELLER - Non farti riguardo. Tanto pi che la voglia mia sarebbe quella di strozzarti.

JUNGHER - (con slancio) E fallo! Che pausa, gente!...

JUNGHER - Eppure

KELLER - Ah, perch c anche un eppure?

JUNGHER - Certo! E scioglierebbe il nodo forse. Ma il tuo giusto rigor moralis pi chiuso e inespugnabile dellarmatura dun crociato.

KELLER - (imprudente) Cosa vuoi che sia dopo la scoperta della nitroglicerina?

JUNGHER - Ti riferisci ad Alfredo Nobel? No, sai, non risulta: estraneo.

KELLER - Per lappunto. Dopo di lui, mi sai dire cos rimasto di inespugnabile?

JUNGHER - Gi, non ci si pensa mai, altro che per i milioni dei premi distribuiti a gente come Eugenio Montale, istituiti per farsela perdonare

KELLER - Ah, senti (oh dio cambia discorso?): a proposito, facesti poco fa il nome di Alessandro, fulmine di guerra che non aveva bisogno di nitroglicerina di sicuro Al tuo ragazzo, non manca alcun presupposto ho idea per foggiarne un prossimo Cavaliere senza macchia, salvo il neo; un lucente Lohengrin; un immacolato eroe in pectore, in altre parole, da intasare, col proprio monumento a cavallo, la circolazione di tutte le piazze del mondo Come se lo figura, la tua ambizione paterna, lavvenire di codesto figlio della sbadataggine? Armi e bandiere, immagino, nest pas? Minimo!

JUNGHER - (procedendo sulla traccia della demenza lirica appropriatasi della conversazione) Giammai. Massimo: cipria e colonia Coty, parole dhonneur, ma foi.

KELLER - Mais non!

JUNGHER - Mais oui! Ombra inulta della Wanda indimenticabile, accomodati, mentre, in sottofondo, Milly sussurra Addio tabarin di Rulli e Borella. Unebbra e indocile insania non la smette di raffigurarmelo ossessivamente da affascinante Star, che ancheggia in unambigua apoteosi androgina di valzer lenti, mentre discende, con mollezza, uno scalone di finto marmo cipollino che si guarda bene dal sembrar vero, alle Folies Bergres, sul quale facilissimo scivolare e non scivola: Helne. Nudo, in tutto il fulgore della sua plastica fisicit solo la vampa di una rosa a met corpo: l circonfuso dun sentore di Arpge che d le vertigini, sotto riflettori accecanti, e una nuvola di cipria ros da far starnutire una piazza darmi, lanciando insulti, baci, raffinate oscenit orchidee avvelenate ed atti lubrici e laidi addosso alla platea che mugola e si convelle di desiderio e di malabrama sussurrando: ancora! E, naturalmente, militari, studenti e pensionati met prezzo e i dannunziani gratis.

KELLER - (preso. inutile perseverare nel nasconderlo) E piume, piume? Piume, vessillo dellEros?

JUNGHER - (una doccia gelata) Piume no. Nemmeno lombra di una piuma. Abbandono le futili piume al dopolavoro della tua indigente fantasia naive: nature, spoglio, superbo, procace, aitante e delicato come leterno Adamo.

KELLER - (deluso) Perch mai privarcene? Piuma dritta, onor del capitano.

JUNGHER - (arreso, spalancando le braccia) Allergia. Ha la febbre della piuma. Una sola piuma lo distruggerebbe a forza di starnuti, in men che non si dica. Per il suo primo guanciale, da piccolo, rischi la vita. Fatalit cos. (triste) Per lui, non hanno piume gli uccelli.

KELLER - Peccato uccello senza piume: era il segno (?)

JUNGHER - (di colpo, sparato; ma che, sarrabbia?) Pelle, unicamente pelle il segno supremo. E quella vampa l, beninteso. Senza, la sola vista fulminerebbe lincauto che ne osa lo sguardo come Orfeo. Il resto fragile contorno effimero.

KELLER - (scaldandosi) S, s; la vampa, s.

JUNGHER - L!... (amichevolmente confidenziale) Perderesti la testa anche senza piume, Kel; d retta a me che, nel pensier, lo spiumo ogni momento.

KELLER - (prudente., ma perch?) Teoricamente, non che lo escluda a priori (glissando) Lo imparerei volentieri, non dico di no Di me, non m figlio dopotutto, or che mi rammento, nest pas?

JUNGHER - (gi ben pi oltre in medias res) Perch imparerei?

KELLER - (stupito?) Dissi imparerei?

JUNGHER - Mi parve.

KELLER - Mi sfugg. Da considerarsi un lapsus, vuoi?

JUNGHER - (collautorit conferita alla battuta da trenta secondi di mutismo davanti e nemmeno uno didietro) Ti stupir: in un certo senso, anche la mia idea apparteneva alla famiglia dei lapsus che tu frequenti tanto volentieri Stammi a sentire e poi lamentati della mia ingenerosit o scandalizzati del mio deficitario senso morale Dunque

KELLER - Allora?... Su, che il lapsus preme.

JUNGHER - Eh, non facile non la cosa, il discorrerne Dico, per te, lascolto, e per me la proposta. Accade sempre quando s innocenti e naturali.

KELLER - (una malcelata impazienza) E di. Conosco la manfrina Risparmiamela. Siam gi lunghi a venire di natura.

JUNGHER - (la circolarit di quelle labbra! Morbide e lente, lente) Farti il dono, il dono anelante, del mio impossibile per, esimendolo da ogni colpa (un sussurro appena) Visto che non t figlio Amicizia, quante perversit in tuo nome!

KELLER - (sinceramente interdetto) Fammi capire

JUNGHER - Mai perder tempo a capire nella vita: guai. Afferrare ci che ti passa a tiro: intuire, e gi ne avanza. Chiarire dopo.

KELLER - Ma capire che io voglio: riflettere.

JUNGHER - (cinico e sprezzante) Per capire, si capisce. E, nove volte su dieci, significa sciupare. (persuaso a un moncherino di spiegazione) Trenta secondi sono sufficienti ai guasti dei tuoi nobili scrupoli?

KELLER - (poveretto) Non basterebbero trenta ore da tanto mi suona enorme.

JUNGHER - Non uno di pi: secondi: trenta. Son gi troppi a degradare il dono. (orologio alla mano, ne trascorrono ben trentatr):

KELLER - Non si sono. Ma gi meno vero. E avanti, smagliandosi nella morbida insania di compiaciute dimensioni irreali, impercettibili, ma precisamente individuate, parole e musica, dallelegante ironia del canto, in precario sottofondo sempre Milly dellindimenticabile Vipera di E.A. Mario.

JUNGHER - (il sorriso della Gioconda) S che ci sei, ceri gi, Kel, ma il teatro psicodrammi compresi ha i propri cerimoniali da rispettare. Ci che non si pu offrire in vetrina, a un prezzo proibitivo; lo si contrabbanda gratis, pur che circoli, altrimenti ce lo si sogna: arrivare dove il cuore mira ad arrivare e sa sempre dove mira darrivare anche quando, in buonafede, persuaso di non esserne persuaso.

KELLER - (autenticamente scandalizzato) Enorme. No!

JUNGHER - (imperturbabile) Hai tutto il tempo: non t figlio: approfittane lascia o consuma.

KELLER - (c.s.) Ma come puoi, come potrei?

JUNGHER - Si finisce col poter sempre ci che si desidera. Dipende dal grado del desiderio E come la febbre. Quando supera i quaranta febbre; meno, solo innocua temperatura. (che, poi, non nemmeno vero).

KELLER - (meditabondo, eppur, chiss, gi tentato) Mi domando fin dove saresti capace di arrivare, tu.

JUNGHER - (candido) Domandati, piuttosto, fin dove son capace di scherzare oppure no. Quanto alla meta del mio viaggiare: pi in l, sempre una stazione pi in l. Il gran segreto sta nel non arrivar mai.

KELLER - Se tu fossi la met buon soldato quanto sei corrotto, Ivonne!... Quale eroina saresti!

JUNGHER - Me lo faresti un piacere?

KELLER - Mille, mia cara.

JUNGHER - Cambia aggettivo: non mi va corrotto.

KELLER - Quale?

JUNGHER - Lo devi trovar tu, altrimenti, che gusto c?

KELLER - Perverso?

JUNGHER - Non che un sinonimo, appena un po meno volgare di corrotto.

KELLER - Non me ne vengono in mente altri e tu non sei mai contento.

JUNGHER - E questo il guaio Fantasia,

KELLER - ; esci, una volta, dalla tua parte. Sintonizzati sulla nostra lunghezza donda. La percepisci pure, te la senti correre lungo ogni nervo. Metti un po di coraggio dentro alle tue divise vuote Ah, Kel, ragionare lirragionevole: che sogno!... Ma non precisamente ci che stanno facendo?

KELLER - Detto cos, col sorriso sulle labbra?!... Ma si pu? Scusa se son costretto a ripetere le battute.

JUNGHER - E come, senn?... Mi dona?... D che mi dona. Non c che il sorriso in grado di dar ali al Male, colonnello. Dei cosacchi, al momento. Sforzati. Pi fantasia, per piacere, se vogliamo che limmaginazione diventi realt.

KELLER - (duro, nello stacco subitaneo) E va bene: consumo. Ipotesi. Che ci guadagnerei?

JUNGHER - (una sghignazzata insultante) Che centra? Ci guadagno io; una prova daffetto che ti chiedo. A te, posso chiederla. Unico al mondo Non farmi quella faccia, non ti dona Adesso, te lo spiego. Che tu tu, tu: laltro me stesso lo conosca, non c altra maniera, per me, come posso dire?... di penetrare, di sfondare il mistero di mio figlio che m precluso (aereo) Conoscerei, finalmente, alcunch del mio neo, se tu non me lo avessi raccontato?... Ecco. Fa conto. (altrettanto repentinamente serio nella volubilit della costante leggerezza) Cinque minuti ma nemmeno: quellattimo di sesso partecipato insieme, -anche da due sconosciuti riesce ad inoltrarsi pi in profondit di ventanni di vita normale in comune Il caso di noi due fa testo.

KELLER - (imbarazzato) Non c di che Per

JUNGHER - Ahinoi. Non hai limpressione che si sia gi perso tempo abbastanza a forza di per. Il freno del per!... Per la facciata dovrebbe essere sufficiente, tanto gi, alla nostra esibizione, i fischi non li toglie nessuno. Noi io stiamo facendo del manierismo dialogico accademico, fine a se stesso. Ma esiste anche il gusto dun raffinato onanismo della chiacchiera perversa, no?...

KELLER - Solo, per cortesia, pi lentamente. Al tuo ritmo non ti tengo dietro. Una marcia in meno, se non ti dispiace: un figlio non un neo, solo per questo.

JUNGHER - Credi? (e pi lento sia) Abbi pazienza, chi altri, se non te, dal profondo inesplorato della tua brutale sensualit io, che lho stanata, la conosco pi di te stesso la tua sensualit, puritanamente repressa, intendo saprebbe condividere, educare, suscitare, al caso; e trasmettere la languida vertigine, il fiore fragrante, di quel chiuso enigma ancora tutto da investigare intus et in cute?

KELLER - Et?

JUNGHER - (unebbrezza istrionica che sorvola sulla provocazione) in cute, caro: anima e corpo. (non manca neanche il kitsch spirituale le cui pompe non sono meno libidinosamente gratificanti. Dovevamo arrivare a quello) Ti raffiguri lestasi di inconfessate comunioni, cio variet occulte violentate, riferendone, punto per punto, come un segreto diario, ogni trasalimento, al pi intimo, caro e complice dei tuoi amici: me, nato colpevole Tal quale lo conoscessi io stesso: membro medesimo un po vergognoso del mio corpo, che tutto sa col solo rammarico di essergli rimasto impenetrato, unicamente lui E senza averlo toccato: illibatamente. Arcane e soavi affabulazioni (sferzante): compensate appena dal piacere rebours della vergogna, da te sentito tanto profondamente e tanto poco in me Una chiave doro: te, ad aprirmi i cancelli del labirinto coi suoi conturbanti orrori (ormai lanciato) Ah, c da svenirci su al solo pensiero (da strozzare) Nous nous entendons entre nous, mon colonel, nest ce pas? au dehors de la parole.

KELLER - (gli sta scappando di bocca) Un un per interposta persona e, per giunta, innaturale, te ne rendi conto?

JUNGHER - (ricorrente lazzo della finta delusione) Uno dei tuoi difetti, e non lultimo, Ben, una brutalit di linguaggio: da caserma, se non appreso nella steppa Mai imparato a sfumare, tu: una delle insostituibili risorse del linguaggio Quindi, adesso, per carit di patria e rispetto del dizionario, evitiamo di castrarci colle nostre mani pronunciando una certa parola Suvvia, reingoiala, non sputarla, nellinteresse di entrambi.

KELLER - (tanto per dir qualcosa) Ma che orrore!

JUNGHER - (inagitato e placido: la celia dun angelo) Talvolta non c nulla di meglio dellorrore per contemplare il fondo di se stessi e fornirsi la prova che gli innocenti non esistono o che lo si tutti, a scelta e a turno. Ma chi convinto di essere? Il cangiante serpente durante quellestenuante crepuscolo di maggio, avvinto al melo, ed Eva ipnotizzata ai piedi con qualcosa di Adamo sonnecchiante in mano? Non saccorgono della bufera che monta dalla platea? (vago e sognante, una remota cantilena, si fa per dire) Al caso in seguito, ma non c urgenza pu venire anche a te la fantasia, no?... (un velluto) io, se credi, potrei restituirti il favore Il tuo ragazzo un cos aitante granatiere - Tieni, pur, anche tu, un figlio da allevare (un soffio) e non m figlio (pare che muti discorso, mentre non fa che approfondirlo) Potrebbero essere gemelli t mai passato per la mente? un idea che mha sempre affascinato. Due specchi a specchio (intimi, dopo una sospensione che non finisce pi) Noi sappiamo come si fa Lo stesso mistero non pu non inquietare anche unanima sensibile e delicata come te. (lento, lento, lento) Io non sono da meno a captare, a condividere, a comunicare; pensa, stavo per dire a educare; forse, modestamente, pi attento e delicato petulante ancora (appenato? Ma, forse, e sinceramente, non fa parte che del plagio. Quanto lo deve odiare. E amare. Ah Eros, Eros) Pesano,

KELLER - , i misteri dei figli, i loro turbamenti Sui padri pesano: gli eterni esclusi (ribadito) e noi sappiamo come si fa. Ah, non ci si inoltra mai abbastanza allinterno delle proprie creature!... (molto discorsivamente sfumato) Sarebbe, sar, lestremo anello della catena, a saldare lindissolubilit di unamicizia impareggiabile alla quale se permetti mai fatto caso? Una cosa sola sempre mancata

KELLER - (a conoscenza di tutto quanto han combinato insieme) Dici?... E ch, ch?...

JUNGHER - (lambiguit assisa sulle sue labbra) Un segreto, Kel, entre nous: tutto per noi: inconfessabile almeno uno: un tradimento vero da perdonarci (quasi non si sente) da non assolvere mai e da punire sempre La rivolta contro lultimo tab.

KELLER - (cauto) Dalle tue parole, sembrerebbe una necessit.

JUNGHER - (epico da far contento il Brecht e immalinconire il Pasolini) Come il terzo atto di una commedia in tre atti: coerente e inevitabile (detto, oppur pensato, fa lo stesso) nonch, sincero, possibilmente E adesso? Il surreale, lassurdo: da automa, contemporaneamente replicato, come obbediente a un misterioso tropismo, preso al rallentatore, - una vertigine han cominciato a sfilarsi gli indumenti mentre semplice e disinvolto ignaro prosegue verso la conclusione il discorso. E poi, e poi sempre che tu sia daccordo, che tu ci tenga all espiazione che senza lesperimento

KELLER - (affascinato, o siamo l) E poi?...

JUNGHER - Ti va di conoscere il termine del mio impalesato ideale per ribadire il cerchio dunaristocrazia destinata, un giorno, a soggiogare il mondo? (siamo al delirio?) Par di no.

KELLER - (nemmeno mica tanto pi sconcertato) D su, di. Anche se ancora sconcertato, son curioso.

JUNGHER - Ecco. Restaci: Vorrei, con tutto lessere (perch non lo chiama cuore?), vorrei che i nostri figliuoli diventassero amici.

KELLER - (proprio cos candido?) Perch? Non lo sono gi, come lo sono le nostre mogli?

JUNGHER - Certo: come lo sono i nostri suoceri, e i nostri cognati, le nostre cuoche, i nostri autisti, i nostri colleghi: le nostre esemplari famiglie Ma, Fabio e Teo, vorrei che diventassero amici come noi: me e te. (con feroce durezza) e che, tra di essi, a loro volta, i ragazzi si confidassero i loro pap: la medesima effusione di intima sensualit Lunghissimo silenzio; se non fossero attesi a cena, anche unora. (circospetto) Eh?...!

KELLER - Eh

JUNGHER - Nella vita, lamicizia un punto pi di tutto, liniziazione sacra di una conquista demoniaca. Si fanno sempre pi rari gli iniziati che lo sanno. Il buon seme non deve andar disperso Eh?... Non hai nulla da dire? Affabuliamo insieme, Kel! Due braccia si allungano, due mani si stringono in silenzio. Cosa stai pensando? Lo trovo talmente insolito che tu pensi.

KELLER - (checca! Chi ha orecchio per accorgersene, lo usi) Scusa, ne parli come fosse una filosofia.

JUNGHER - (serio e perfin autorevole) Ma lo : vivere leccezione come si trattasse della regola. Di colpo, totale capovolgimento di tono.

KELLER - Affabuliamo!... Battuto. Bene, perdio. Superbo. Complimenti. Hai superato te stesso: il mio

JUNGHER - !... (fin troppo discorsivo) Non ti si tiene dietro. E tutto allimprovviso. Che istrione! Da Oscar.

JUNGHER - Bont tua.

KELLER - Lascia andare. Geniale trovo ammirevole, soprattutto, sai cosa?... Nella tua relativa ignoranza, lastuzia di mettere a frutto, magari a capocchia, le quattro approssimative cognizioni classiche che sei riuscito a racimolare sui banchi di scuola.

JUNGHER - Per carit.

KELLER - Sul serio. Aldil di ogni aspettativa. Per tanto disprezzo deve essere anche maggiore la stima. E nemmeno adesso lo coglie il sospetto che i termini disprezzo e stima andrebbero letti odio e amore. Pazienza, cos fatto. Ti ho sentito. Dappertutto, in ogni senso e i ogni momento. E non escluso che proprio cos sia stato. Hai vinto tu. Non possono esistere dubbi. Il premio era prematuro e abusivo. Spettava a te.

JUNGHER - (lusingato fino alla volgarit) Scommettici le chiappe, colonnello!

KELLER - Comunque, non mi d per vinto. La rivincita al prossimo scontro; pago pegno e passo la mano.

JUNGHER - Inteso. Psicodramma contro psicodramma, e, ognuno, punti, lealmente, le proprie artiglierie. (e, nellimprovviso scarto di, finalmente, inequivoca sincerit) Ma tutto vero,

KELLER - . Lunica fatica che ci ho speso, per una volta, stato il coraggio della franchezza. (sar stato proprio cos?)

KELLER - (ma ci crede?) Cosa sei!... Ivonne!...

JUNGHER - (gli cascano le braccia. Un pizzico di tristezza) Il mio cosacco stanco! (al posto di stanco va inteso fesso)

KELLER - (di sorpresa in sorpresa. Esaltandosi disinibito) Soldato bello, lascia andare.

JUNGHER - (piuttosto preoccupato, probabilmente reinfilatosi in un loro vecchio gioco diventato una seconda natura) S, va bene,, per distanti da drammi, da problemi e da esecuzioni capitali. Non la tonalit che va bene per noi: souplesse: la verit ha il respiro lieve e sereno (estenuandosi) Ambiguit, Ben, ambiguit essere e non essere: e, mica o: e. Capito? O un errore di stampa. Si rende conto che sta correggendo Shakespeare? Gli pare il caso?

KELLER - (perch impaziente?) Basta l. A proposito, ora che mi tolga le scarpe.

JUNGHER - Sempre distratto come in battaglia, il mio Kel. Te le ho gi tolte io. E infatti, sta da un po, prono, a sfogliargli le dita dei piedi come i petali duna margherita, mi ama non mi ama Quindi, si rialza ridente, galante e mansueto. Ah, ritornato restituito anche il biondo. Ora, ha indosso una sgargiante vestaglia di seta, verde a draghi ed a pennuti, evidentemente non sua. Sta l, vicino, da un bel po, a guardare ad ascoltare affascinato, tutto dalla parte del serpente. Hai aspettato abbastanza

KELLER - . Seconda ripresa. Ora tocca a me per te.

KELLER - Non aver timore di sciuparmi. Nel mio paradiso, i maggiori gaudii costeggiano lagonia (?!)

JUNGHER - Non darti pensiero. Non la pratica che mi manca: i castighi erano la mia incombenza, alla Bandiera. Stacca un elegante frustino da una delle panoplie rigurgitanti di triboli altrettanto fa con un secondo che mette in mano al biondo, non eccessivamente stupito, accompagnato dallistruzione: E lavoro di polso: lentamente ma con energia. Il tempo di respirare per assaporare il castigo e dopo aver accarezzato latletica schiena nuda al suppliziando, e, forsanche depostogli un bacio sulle labbra frementi per non fu riferito e i ragazzi, ora trentacinquenni, non ne fecero parola mai, comincia a farlo sibilare scudisciando laria, mentre recupera un antico pensiero. Ma la chimera suprema destinata a rimaner irraggiungibile

KELLER - E sarebbe?

JUNGHER - Eh lonore di inventare la gloria del proprio disonore.

KELLER - Spiegarsi!

JUNGHER - (sfumando nellirrealt) Fare (due sole parole impercettibili sussurrategli allorecchio) a (concluso con un gesto dellindice ad indicare, inequivocabilmente, il cielo).

IL BIONDO - (che ha capito al volo; esclamativo, piacevolmente esterrefatto) Oh, Ges!... Urca, tutto dipende se ci sta.

JUNGHER - (il solo fremito delle labbra) Non ci sta. questo il suo limite

KELLER - (inattesa esclamazione) Snobista!

JUNGHER - (la modestia fatta persona) Mon cot mistique; al solo fine di dimostrare lincarnazione, beninteso non di altro.

KELLER - Piuttosto estremista e blasfemo come stile di vita, se vogliamo.

JUNGHER - (sar veritiero? Siamo sempre l) Nessuno, in fondo, pi religioso di colui che bestemmia, non si stancava di ripetermi, un giovane pope, duro, selvaggio ed aspro e forte, devastato dalla colpa di non sentirsi colpevole, col quale me la vidi in Russia, durante la ritirata, (lirico? A suo modo) nel gelo delle notti, stretti, riscaldandoci corpo a corpo, sotto il fulgore delle pleiadi Lo sguardo sterminato invaso di paura, dei suoi occhi immensi, pi grandi della bocca! (un esiguo riso libertino)

KELLER - I soliti russi, traviati da Dostoevskij!

JUNGHER - Aveva anche altre idee sue, empie e interessanti: sanno far bene lamore, usava dire, solo coloro che non sono belli

IL BIONDO - (toccato sul vivo) Non vero!

JUNGHER - Parlava in generale o per s Chiss, anelito allespiazione in una rinuncia umiliante: i sofisticati piaceri della colpa Lui era orribile.

KELLER - Come mai, pi bravi i meno belli?

JUNGHER - I belli, lamore se lo lasciano fare, i non belli lo sanno fare.

KELLER - E perch? perch?

JUNGHER - Per farsi perdonare per compensare di non essere belli e per punire forse coloro che lo sono.

IL BIONDO - (c.s.) Sar stato perch non era bello lui.

JUNGHER - Tanto poco da risultar affascinante: un volto da galera capace di tutto, con unespressione dangelo. Ma non impermalirti: ad onta, (della bellezza) son sicuro che tu lo sai fare benissimo. Non c regola senza eccezione (rapito nel ricordo) Vladimiro le mie dita ne sono ancora tiepide Quantera biondo, Vladimiro il biondo, dappertutto biondo sotto il sole bianco della Russia!...

IL BIONDO - Ti piacciono, dunque, i biondi!

JUNGHER - (jena) Anche. Non ho pregiudiziali per i colori: larcobaleno mio.

IL BIONDO - Me, chi mi prende per biondo, chi mi prende per bruno. So castano.

JUNGHER - Limportante esser presi, caro; il colore secondario.

KELLER - E che fine ha fatto il tuo profeta biondo.

JUNGHER - Morto assiderato nella steppa.

KELLER - Cos impara Ah, chiariscimi, piuttosto, ancora una cosa: la tua sacrilega chimera: padre, figliolo, o nonno? Quello l?

JUNGHER - (e non cessa lirritante fluire del suo ambiguo sorridere) Si domanda, Kel? Figliuolo, si capisce, ho pur ricevuto lacqua del battesimo, no?... (equanime nellumilt) Modestia permettendo, non rimarrebbe insoddisfatto e tu lo sai se vuoi esser sincero.

KELLER - Presuntuoso!

IL BIONDO - E poi, era biondo, lo sanno tutti.

JUNGHER - Ma lideal fu sogno: ognora i conti colla realt.

IL BIONDO - (preceduto da un fischio che forerebbe una lamiera) Hai detto un prospero! Questo qui non da perdere.

KELLER - Per te, non esiste nulla di sacro.

JUNGHER - (ormai unaltalena dalle oscillazioni incomprensibili) Metti che si tratti del prezzo richiesto alluomo per lacquisto della libert: metti!

KELLER - Una curiosit: perch me lhai mormorato che non si udisse, te, tanto coraggioso, con tutto il tuo scandalistico snobismo?

JUNGHER - (spingendolo alla ribalta ed indicandogli la platea rovente) Prova tu a confessarlo ad alta voce, occhi negli occhi colla belva in calore, se te la senti. Io ti aspetto di fuori.

KELLER - (lo fa? Non lo fa?... Non lo fa) Probabilmente, non hai torto: ancora non venuto il momento. Come si fa?... Scostati. Mi stai incorporando nella tua chimera. E mi preoccupa.

IL BIONDO - (smagandosi) Schifosa vacca, io avrei rischiato!

KELLER - (malevolo) Tu parli troppo per il poco che costi.

IL BIONDO - Lo so: mi svendo.

JUNGHER - Non dargli retta, ragazzo: il domani tuo. E non lontano. Hai davanti a te la vita. Non perderne un attimo: bene e male, mai porti la domanda: non nascono colla lettera maiuscola. la nostra prudenza che glielappiccica. Unicamente la vita ce lha, ed riconoscendogliela che la si rende preziosa.

IL BIONDO - (poco pi dun sussurro, ricambiato da un sorriso appena) Qua si mette mica male, vacca, se mi eccita! Ho trovato luomo da tre palle, cacchio!...

JUNGHER - Riuscire a gestire e saper amministrare la propria follia Confessare tutto ci che decente tener nascosto e oltre. Solo come gioco, la vita pu osare di osarlo.

KELLER - E brava la nostra Ivonne! Un repentino silenzio lacerante come il mistero crudele del momento immediatamente precedente una decapitazione:

JUNGHER - Grazie, lo so. Il giorno che compivo quattordici anni, ebbi in dono una bicicletta; allo scopo di ricambiarlo, nella mia testa, onde rimanesse nella mia testa, e v rimasto e rimane, io rinchiusi un piano minuzioso e preciso per far fuori mio padre mio padre, s -. Mi stava antipatico. La fissazione, sapete, del delitto perfetto. E perfetto era, come perfetto rimasto: non un particolare da mutare: da brevetto Sta qua, sempre buono, utilizzabile ogni momento, voglio dire, chi ne avesse la necessit, lopportunit la fantasia Poi, mio padre mi sorpass morendo dispettosamente in proprio. Ma se? Domanda: se quelluomo sempre di fretta, per una volta, avesse avuto un po di pazienza, che sarebbe stato del mio piano sempre rimasto presente e vivo?... Quel che venne dopo, voglio dire, il meno: venialit I nostri figli hanno gi qualche anno in pi di quattordici anni,

KELLER - .

KELLER - E il diritto di pensare, naturalmente, vero?

JUNGHER - (sibillino) Non il tempo che gli manca. Eccezione?... Lumanit lenta di riflessi, arriva sempre qualche generazione dopo per arriva (e fissando ostentatamente il biondo) Quando non arriva prima (che fa? Si mette pure a parlar tra s?) Smarrirsi nellebbrezza di azioni tali che il giorno si oscurerebbe dovendo illuminarle per quello che veramente sono. (come lo direbbe Paola Borboni, sola giustificazione) Me la lasci chiamare un epifania?

IL BIONDO - (tra s, ma che si senta) Quanto mi gusterei unepifania con quel duro l!

KELLER - (oddio, sarrabbia) Travestiti: in maschera, pervertiti dellimmaginazione, bellaffare, grazie tante. A pigliarti sul serio faresti paura. Sempre fuori dalla realt.

JUNGHER - Non capisci un cazzo,

KELLER - .

KELLER - (la modestia consapevole del Giusto) Se c un rimprovero che non mi merito, codesto.

JUNGHER - (pieno di rispetto) Non mi permetterei mai (sempre laPaola). La mia osservazione era solo decriminalizzante: a futura memoria (puntando il dito verso il biondo) diretta a quella generazione l. Eh, tu che ne dici? Il giovanotto non ha bisogno di parole; risponde con un eloquente gesto di disponibilit allargando le braccia. Vedi, Kel, il fascino irresistibile dellinnocenza sta nel parer peccato.

KELLER - (finalmente) E viceversa.

JUNGHER - E viceversa. Non mai il caso dandar troppo in fondo: ci si rimette Ci sei arrivato. Questo va cacciato bene nella testa. Le reclute non attendono che il march per porsi in moto a viso scoperto.

KELLER - Ma noi?... Che ti salta in mente? Teniamo famiglia, cavaliere. (?)

JUNGHER - Ah, gi. Me ne scordo sempre, commendatore. (?) (in realt, io sono forse)

KELLER - Sera daccordo, no? Non ancora tempo. Bisogna star attenti: dal dire al fare c di mezzo il focolare.

JUNGHER - Guai, per, anche se ci si dovesse accorgere, per prudenza o per vilt, che il tempo gi passato e non s saputo approfittarne.

KELLER - Cosa sarebbe? Lapocalisse?

JUNGHER - (mordace) Non aspettarti un granch nemmeno dallapocalisse. Si dice, si dice, e poi, magari, il solito bidone. (e, perdendosi nellultima chiacchiera. Ma pu anche limitarsi a tenerselo dentro. Se qualcuno non gli mette lalt, chiss quanto tira in lungo, quello l) Gli orrori conosciuti non fanno paura. Rendono vivi, ti fanno sentir qualcuno. Solo gli orrori imprevisti, che non si conoscono, recano spavento. Sono la morte e non sai pi chi sei. Lorrore un amico suscettibile, Kel, va meritato. Occorre imparare il coraggio di convivere collorrore E il solo modo di esorcizzarlo. (con accentuata intenzionalit) E a chi lo merita ne degno farne dono (tenero) con affettuosa crudelt.

KELLER - (se annoiato, non guasta) Sai chi mi stai facendo venire in mente?

JUNGHER - Senza dubbio, qualcuno in cui non mi riconosco.

KELLER - Mi stai facendo venire in mente uno di quei marci intellettuali domiciliati nei film di Antonioni. Solo un po meno noioso; la loro fine.

JUNGHER - Come dovevasi dimostrare. Evidentemente, o hai sbagliato autore tu, o ho sbagliato autori io. Succede spesso colle proprie guide spirituali. Tutto da rifare. Sar per il prossimo week-end. Quel che importa il pretesto per arrivare al momento al quale si deve arrivare e, oggi si perso pi tempo del solito. Domando scusa. Laltro non ha tempo a balbettare una qualsiasi risposta, che, gloriose e fiere, le fruste esultano finalmente, ghiotte della carne cruda, ricominciando a scudisciare laria. Il seguito a sipario gi, appena intravisto come unallucinazione, lapplauso, silente e au ralenti, denigmatica approvazione, dei giovani indossatori affascinati, tra fragorosi fischi e lancio contundente di proiettili impropri, provenienti dalla platea in tumulto, mentre, da nonsisadove, Milly ci prova a giocondare latmosfera intonando, in levare, Si fa ma non si dice di Mendes e Mascheroni

FINE

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