Il ritorno del simpatico zio parroco monsignore (ma non

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IL RITORNO DEL SIMPATICO ZIO PARROCO

IL RITORNO DEL SIMPATICO ZIO PARROCO

MONSIGNORE (MA NON TROPPO)

COMMEDIA BRILLANTISSIMA IN 3 ATTI

DI  FRANCO ROBERTO

Personaggi

DON AUGUSTO RAVELLO, parroco di campagna

CARLO RAVELLO, suo fratello

RENATA figlia di Carlo

PATRIZIA figlia di Carlo

GIUSTINO, sagrestano di don Augusto

PRISCILLA VALLALTA, nobildonna

CORNELIA, sua governante

ULDERICO FEDERICO, domestico di casa Ravello

Oggi, nella villa ¬ęRavello¬Ľ, alla periferia di una citt√†.¬† La scena (fissa per i tre atti): Una sala di soggiorno.¬† Al fondo una porta, oltre la quale si immagina una terrazza che s'affaccia al parco della villa.¬† Una seconda porta a destra, e una terza a sinistra.

Sopra un tavolino c'è un apparecchio telefonico normale ed un altro apparecchio telefonico  magari senza tastiera che funziona da citofono collegato al custode-giardiniere.

ATTO PRIMO

Mattino d'una luminosa giornata della prima settimana di settembre.

1 - RENATA E PATRIZIA

RENATA (in piedi, con il ricevitore del telefono all'orecchio, evidentemente impaziente di sentire qualcuno. Bella ed elegante signora venticinquenne, √® figlia di Carlo e nipote di don Augusto. Dopo un attimo sussulta) Ah, buongiorno suor Angela... Scusi se ho voluto parlare con lei, ma... Grazie e mi dica: l√¨, dalla ¬ęCasa del Fanciullo¬Ľ,don Augusto e mia sorella sono gi√† partiti?... (Guarda l'ora) Allora saranno qui da un momento all'altro... I bambini tutti bene?... La ringrazio, suor Angela. Buongiorno. (Posa il ricevitore, sospira e fa qualche passo, torcendosi le mani).

PATRIZIA (Entra dal fondo. Bella ed elegante signora ventiseienne, è sorella di Renata, figlia di Carlo e nipote di don Augusto) Ciao.

RENATA ‑ Finalmente!... E zio Augusto?

PATRIZIA - E’ andato a salutare il nostro parroco, e ad accordarsi per celebrare domani la Messa.

RENATA ‑ Gli hai detto, o almeno accennato qualcosa, della situazione?

PATRIZIA ‑ No.¬† Preferisco che ci senta insieme.

RENATA ‑ Sar√† incuriosito dalla nostra improvvisa chiamata, che sembra un ¬ęallarme¬Ľ.

PATRIZIA ‑ Forse s√¨. Per√≤ dubito che pensi a qualche guaio in azienda.

RENATA ‑ Fosse vero!... Sarebbe certamente meno grave.

PATRIZIA ‑ Per quanto riguarda il domestico‑maggiordomo, la solita agenzia ha mandato qualcuno?

RENATA ‑ Sinora no. D'altronde √® difficile trovarne uno che non faccia andare in bestia pap√†. (Patrizia sorride) Che c'√® da ridere?

PATRIZIA ‑ Mi sono venuti alla mente alcuni tipi.

RENATA ‑ Gi√†... Da quel Giorgio Gustavo Vercingetorige ¬ędiavolo in frak¬Ľ, a Gervasia Gervasio che cercava la rima alla parola ¬ęf√©gato¬Ľ, sino all'altra mezza dozzina di individui bizzarri, stravaganti.

PATRIZIA ‑ (divertita) Escluso Gastone, che si √® licenziato perch√© i tuoi due bambini gli avevano messo una rana nel letto.

RENATA ‑ (divertita) E i tuoi due marmocchi?... Norberto se n'√® andato... Anzi, √® fuggito, perch√© lo legarono a una sedia, gli fecero intorno la danza dei pellirosse, e poi... tentarono di scotennarlo con i coltelli di gomma del costume. (Ridono e squilla il citofono, a cui risponde) Pronto... S√¨, Giovanni. Lo aspettiamo nel soggiorno. (Posa il ricevitore) Dev'essere il domestico‑maggiordomo mandato dall'agenzia.

PATRIZIA ‑ Speriamo che sia un tipo... ¬ęnormale¬Ľ.

RENATA ‑ (annuisce) ... altrimenti siamo ancor pi√Ļ nei guai.

2 - ULDERICO RENATA E PATRIZIA

ULDERICO ‑ (appare al fondo‚Ķ Tipo distinto, austero. Pu√≤ avere qualsiasi et√† superiore ai vent'anni) E‚Äô permesso?... Il custode‑giardiniere mi ha detto...

RENATA ‑ (interrompe) Certo. S'accomodi. (Ulderico avanza) Lei sarebbe?...

ULDERICO ‑ Non ¬ęsarei¬Ľ... ¬ęSono¬Ľ.

PATRIZIA ‑ (ironica) La vediamo. Il suo nome?

ULDERICO ‑ Ulderico Federico.

RENATA ‑ Il cognome √® ¬ęUlderico¬Ľ?

ULDERICO ‑ No, signora. E‚Äô ¬ęFederico¬Ľ.

PATRIZIA ‑ Curioso, perch√© ¬ęUlderico¬Ľ, dei due, sembra proprio il cognome.

ULDERICO ‑ (categorico) Invece √® ¬ęFederico¬Ľ!... Quindi loro useranno la cortesia di chiamarmi ¬ęUlderico¬Ľ durante le ore di servizio; e ¬ęFederico¬Ľ nelle mie ore di libert√†.

RENATA ‑ (sarcastica) Prenderemo nota. lo sono Renata e questa √® mia sorella Patrizia.

ULDERICO ‑ (fa un lieve inchino) Onoratissimo, signore. Com'√® composto il nucleo famigliare residente in questa villa alla periferia della citt√†?

PATRIZIA ‑ Nostro padre, il ¬ęcommendatore¬Ľ, non lo dimentichi: ¬ęCommendator Carlo Ravello¬Ľ.

RENATA ‑ Mio marito, ingegner Fabrizio Cantone.

PATRIZIA ‑ Il mio, dottor Massimo Stellari.

ULDERICO ‑ (entusiasta) Un medico?

PATRIZIA ‑ No. Laureato in economia e commercio.

ULDERICO ‑ (deluso) Peccato.

RENATA ‑ Cosa?

ULDERICO ‑ Che il consorte della signora (indica Patrizia) non sia un ¬ęluminare¬Ľ della medicina. Loro capiranno... lo sono un appassionato studioso e cultore di tutto quanto riguarda la ¬ęscienza medica¬Ľ, e quindi ¬ęla salute¬Ľ.

PATRIZIA ‑ (ironica) Congratulazioni!...

ULDERICO ‑ (lusingato) Oh, s√¨!... Sono abbonato a dodici riviste sanitarie, e ho imparato come si fa per vivere a lungo, e con la vivacit√† dei vent'anni!... (Orgoglioso) Loro, insomma, non assumeranno solamente un domestico - maggiordomo, ma anche un igienista, un infermiere. (Patrizia e Renata si guardano perplesse) Comunque mi basta la tariffa sindacale.

RENATA ‑ (vede che Patrizia le annuisce) Assunto in prova. Sar√† aiutato da una cameriera‑cuoca e dal custode‑giardiniere.

PATRIZIA ‑ Ha il bagaglio con s√©?

ULDERICO ‑ Nooo... lo non porto mai valigie.

RENATA ‑ Perch√©?

ULDERICO ‑ Sovente d√†nno alle braccia quel curioso formicolio, sintomo di ostacolata circolazione sanguigna. Non lo sapevano? (Renata e Patrizia si guardano stupite, poi scuotono il capo) Male, signore. Tuttavia basta che telefoni all'agenzia, ed entro mezz'ora avr√≤ qui ogni cosa. (Indica il telefono) Permettono?

PATRIZIA ‑ Faccia pure.

ULDERICO ‑ (s'avvicina con cautela all'apparecchio, gli passa un dito sopra, lo guarda: inorridisce) Polvere!... (Estrae rapidamente di tasca un boccettino d'alcol e una scatoletta contenente cotone idrofilo. Si pulisce il dito, dicendo:) La polvere √® il primo e pi√Ļ potente nemico dell'umanit√†. (Con due dita solleva il ricevitore, poi compone un numero) Pronto, ¬ęLif¬Ľ?... Parla Ulderico Federico... S√¨, in casa Ravello... Dev'essere gente pulita... (Stupore di Patrizia e Renata) Provveda per il bagaglio... Grazie, buongiorno. (Posa il ricevitore) Sono a loro completa disposizione.

PATRIZIA ‑ La informiamo che per qualche giorno avremo come ospite nostro zio, parroco di Borgosole, dove soggiornano i nostri bimbi in villeggiatura.

ULDERICO ‑ Ho una particolare simpatia per i preti di campagna.

RENATA ‑ Ci fa piacere.

ULDERICO ‑ Beato lo zio parroco!... In campagna c'√® l'aria ossigenata, pulita... Qui in citt√†, purtroppo... Orrore! lo vorrei essere una donna turca.

PATRIZIA ‑ (molto sorpresa) Per quale motivo? (S'avvia a sinistra).

ULDERICO ‑ Avrei un velo sul viso che mi filtrerebbe l'aria. Prego, signora. (Cede il passo a Patrizia e la segue, uscendo a sinistra).

RENATA ‑ (scrolla il capo e sospira) Speriamo bene...

3 ‚Äď DON AUGUSTO E RENATA, POI PATRIZIA

AUGUSTO ‑ (appare al fondo. Indossa l'abito talare e un berretto nero tipo ¬ębasco¬Ľ. Tiene in mano il Breviario chiuso in custodia di pelle. Ha superato i sessantacinque anni, ma possiede lo spirito allegro e il temperamento dai gesti e toni energici dell'ex‑cappellano d'un reggimento alpini. Sorride) Giovanni mi ha detto: ¬ęAvanti, reverendo!¬Ľ, e mi ha fatto anche un inchino.

RENATA ‑ (abbraccia Augusto) Il nostro simpatico zio parroco!... (Indica una sedia o una poltrona) Accomodati.

AUGUSTO ‑ (siede e si toglie il berretto. Deciso) Allora?... Non perdiamo tempo. Cos'√® che vi preoccupa?... I vostri mariti, forse, hanno idee diverse sul come dirigere l'azienda?

RENATA ‑ No, zio Augusto... Lavorano in perfetto accordo.

AUGUSTO ‑ Mah!... Patrizia mi √® apparsa piuttosto preoccupata.

PATRIZIA ‑ (entra da sinistra) Oh, bravo!... Sei arrivato.

RENATA ‑ (imbarazzata, a Patrizia) Glielo dici tu?

PATRIZIA ‑ (altrettanto imbarazzata) No. Diglielo tu.

AUGUSTO ‑ Ehi! Non posso mica dirmelo da solo. Insomma! Perch√© mi avete fatto correre qui? Ditemi cosa succede.¬†

PATRIZIA e RENATA ‑ (esitano un attimo, poi sospirano insieme) Pap√†!

AUGUSTO ‑ (interrompe, allarmato) Non sta bene?

PATRIZIA ‑ Benissimo, sta. Anche troppo.

AUGUSTO ‑ (impaziente) Sentite, bambine Cio√®!¬† Care nipoti spose e madri di due bimbi ciascuna A me non piacciono i ¬ęrebus¬Ľ. Quindi: ¬ęFuori il rospo!¬Ľ, come di¬≠ cevo ai miei alpini. ‚Äď

PATRIZIA ‑ (molto imbarazzata) Ecco, zio Augusto‚Ķ Pap√†‚Ķ Pap√† (Non prosegue e si torce le mani).

AUGUSTO ‑ ¬ęPap√†¬Ľ? Va' avanti!

PATRIZIA ‑ (in fretta, dopo un attimo) Si √® innamorato.

AUGUSTO ‑ (ride) Tutto qui? (Patrizia e Renata annuiscono) Non c'√® nulla di male. Anzi Sono tanti anni che √® vedovo, voi avete ormai la vostra famiglia‚Ķ Desidera avere una moglie accanto. Tutto umano, e normale.

PATRIZIA ‑ S√¨, ma (E non prosegue).

RENATA ‑ (interviene, decisa) Non √® una donna adatta a lui !

AUGUSTO ‑ E voi come fate a saperlo?

PATRIZIA ‑ (a Renata) Dobbiamo dirgli ogni cosa, dall'inizio.

AUGUSTO ‑ (sarcastico) Giusto. Abitualmente non si comincia dalla fine.

RENATA ‑ Pap√†, sei mesi fa, √® andato a fare una crociera di due settimane nel Mediterraneo.

AUGUSTO ‑ (sorride) Me lo disse prima di decidere, col tono di un bimbo che chiede un giocattolo, caro Carlo‚Ķ

PATRIZIA ‑ (arguta) E si direbbe che il giocattolo l'ha avuto, poich√© in crociera ha diciamo ¬ęsimpatizzato¬Ľ con una signora.

AUGUSTO ‑ (preoccupato) Con marito?

RENATA ‑ (scrolla il capo)¬† vedova.

AUGUSTO ‑ (rasserenato) Quindi tutto regolare.

PATRIZIA ‑ Per quanto riguarda lo ¬ęstato civile¬Ľ, s√¨. Ma‚Ķ (e non prosegue).

AUGUSTO ‑ Troppo giovane?

RENATA ‑ Cinque o sei anni meno di pap√†.

AUGUSTO - Ragionevole.

PATRIZIA - Non dopo le informazioni che abbiamo fatto as­sumere.

AUGUSTO ‑ (indignato, balza in piedi) Voi non avevate il di¬≠ritto di‚Ķ

RENATA ‑ (interrompe, dicendo) Solo dopo quanto ci ha raccontato lui.

AUGUSTO ‑ Cio√®?

PATRIZIA - La signora si presenta ¬ębaronessa¬Ľ.

AUGUSTO - Perbacco!

PATRIZIA - Possedeva un castello ereditato dal marito, ma l'ha perso.

AUGUSTO - ¬ęPerso¬Ľ come?

PATRIZIA - Nelle case da gioco di mezzo mondo.

RENATA ‑ Ora vive, con una fedele e anziana camer√≠era ‑ go¬≠vernante nella ¬ęd√©pendance¬Ľ, ovvero nel piccolo edificio che l'acquirente del castello le ha lasciato per piet√†.

AUGUSTO ‑ Chi l'ha pagata la crociera per le due donne?

PATRIZIA ‑ Pare un ¬ęex‑ammiratore¬Ľ della baronessa.

RENATA ‑ A bordo non aveva neppure il denaro per pagarsi un caff√®.

AUGUSTO ‑ (amaro) Comunque, dal momento che ha cono¬≠sciuto mio fratello, immagino che non avr√† pi√Ļ avuto pro¬≠blemi.

PATRIZIA ‑ Per giunta risulta che beve molto, dalla birra ai liquori.

RENATA ‑ E che √® un'appassionata cultrice di cartomanzia, lettura della mano e astrologia.

AUGUSTO ‑ (storce le labbra in segno di disapprovazione, e borbotta) Sempre peggio... Per√≤, ditemi se questi ¬ęparticolari¬Ľ ve li ha raccontati pap√†.

RENATA ‑ Figurati! Lui, Nella baronessa, vede solamente la nobilt√†, il fascino, l'eleganza, l'originalit√†, l'intell‚Ķ.


AUGUSTO ‑ (interrompe) Basta, che ce n'√® da vendere. Dunque avete assunto informazioni. (Renata e Patrizia an nuiscono) A mezzo di chi?

PATRIZIA ‑ Massimo e Fabrizio hanno incaricato l'agenzia di cui si servono per le indagini bancarie e commerciali.

AUGUSTO ‑ (riflette un attimo, poi) Voi l'avete gi√† vista, almeno in fotografia, la baronessa?

RENATA ‑ No. Siamo sicure che pap√† ha delle fotografie con lei fatte in crociera, ma le tiene gelosamente nascoste.

PATRIZIA ‑ Ci risulta pure che la baronessa, forse dopo qualche bicchierino, si vanta con i contadini del luogo ‑ da lei chiamati pomposamente ¬ęmiei v√¨llici¬Ľ ‑ che sposer√† presto un ricco industriale.

AUGUSTO ‑ (annuisce) Ora capisco la vostra preoccupazione. (Sospira, sorridente) Va beh!¬† Mi tirer√≤ di nuovo su le

maniche, come ho fatto per sistemare voi. A proposito: dov'è Carlo?

RENATA ‑ (sarcastica) Da quando √® tornato dalla crociera fa ¬ęjogging¬Ľ. Dice che tutte le mattine corre pi√Ļ di un'ora.

AUGUSTO ‑ (ride) E‚Äô migliorato, perch√© una volta faceva solo ginnastica qui.

PATRIZIA ‑ Ha rinnovato o meglio‚Ķ ha ¬ęringiovanito¬Ľ l'intero guardaroba.

RENATA ‑ ‚Ķe il comportamento. Infatti fa il vivace, lo spiritoso.

PATRIZIA ‑ Racconta anche le barzellette.

RENATA ‑ (implora) Zio Augusto Speriamo molto nel tuo intervento.

PATRIZIA ‑ Anche perch√© la baronessa, da un momento all'altro, arriver√† invitata da pap√†, che vuole presentarle la famiglia.

AUGUSTO ‑ Grazie al Cielo i bambini sono tranquilli e felici a Borgosole. (Squilla il citofono una sola volta).

RENATA ‑ (Indica l'apparecchio) √ą il segnale di Giovanni, per avvertirci che pap√† √® in arrivo.

PATRIZIA ‑ (ad Augusto) Non stupirti se, appena entrato, sbuffer√† come una locomotiva.

RENATA ‑ (sorride) Noi sappiamo che comincia a correre solamente in vista della villa.

AUGUSTO ‑ (divertito) Che tipo! Io mi metto qui (Si pone, spalle al muro, di fianco all'entrata difondo). Voi (Fa cenno di tacere)¬† ¬ęsst¬Ľ.

 

4 - CARLO, AUGUSTO, RENATA E PATRIZIA

CARLO ‑ (appare al fondo e si ferma sulla soglia, ansimando e sbuffando. E‚Äô in abbigliamento da ¬ęjogging¬Ľ: scarpe

da ginnastica, pantaloncini, ¬ęt‑shirt¬Ľ, ovvero maglietta sbracciata, un berretto con visiera. Meglio se ¬ęt‑shirt¬Ľ e berretto hanno qualche scritta pubblicitaria. Intorno al collo ha un asciugamano di spugna, con cui si asciuga sovente il sudore della fronte e del viso. Siccome ha su¬≠perato la sessantina, appare molto ridicolo. Assume un'espressione fiera, e senza entrare dice) Avr√≤ fatto die¬≠ci chilometri di corsa.

AUGUSTO ‑ (fa un passo avanti) Bum!

CARLO ‑ (sussulta, spiacevolmente sorpreso. Avanza zoppi¬≠cando leggermente sulla gamba destra, poi si ferma e si

rivolge ad Augusto freddamente, quasi aggressivo) Cosa fai, qui?

AUGUSTO ‑ Una visita.

CARLO ‑ (angosciato e tormentato, come lo sar√† d'ora in poi) ¬ęLampo¬Ľ, suppongo.

AUGUSTO ‑ (divertito) No. ¬ęTuono¬Ľ.

CARLO ‑ Che significa?

AUGUSTO ‑ Che non ho alcuna fretta di ritornare a Borgoso¬≠le.

CARLO ‑ Ma la parrocchia‚Ķ la ¬ęCasa del Fanciullo¬Ľ‚Ķ

AUGUSTO ‑ Ormai vanno perfettamente avanti, anche senza di me.

CARLO ‚Äď Per√≤‚Ķ (Si guarda intorno, preoccupato) Almeno il sagrestano?

AUGUSTO ‑ (prosegue tempestivamente)¬† √® rimasto al paese.

CARLO ‑ Per fortuna. Vogliamo sederci?

AUGUSTO ‑ (annuisce e Siede)

CARLO ‚Äď Si avvicina zoppicando a una sedia, o a una poltrona, di fronte ad Augusto).

PATRIZIA ‑ (indica la gamba destra di Carlo) Hai Preso una storta?

CARLO ‑ (siede, spaccone) S√¨, alla caviglia, perch√© capirete‚Ķ Io corro mica piano come certe celebrit√†. Corro forte, io. Non ho visto una buca, e... zac

RENATA ‑ Ti d√≤ la Pomata per le distorsioni.

CARLO ‑ No! Passer√† presto. Piuttosto Voi due (Con intenzione) assicuratevi che sia tutto pronto, e in ordine, per ... ¬ęle ospiti¬Ľ, e per lui (indica Augusto).

AUGUSTO ‑ Aspetti altri?

CARLO ‑ (evasivo) Ti dir√≤, ti dir√≤... (A Patrizia e Renata) Andate.

RENATA e PATRIZIA ‑ (annuiscono, sorridono ad Augusto ed escono a destra).

CARLO ‑ (dopo un momento di imbarazzo) L'azienda va benone nelle mani dei miei generi.

AUGUSTO ‑ Lo vedo dai conti, e sono lieto che tu faccia finalmente ¬ęil pensionato¬Ľ.

CARLO ‑ (risentito) Non dire ¬ępensionato¬Ľ! Mi deprime. ¬†Diciamo che sono un manager che si √® ritirato. Un po‚Äô o per sempre, vedremo.

AUGUSTO ‑ (provocatorio) Comunque hai l'aria di un giovanotto.

CARLO ‑ (lusingato) Me lo dicono in tanti. E... (imbarazzato) ... stamane arriver√† una signora che ho conosciuto

in crociera‚Ķ Una ¬ęnobildonna¬Ľ‚Ķ

AUGUSTO ‑ (c. s.) Addirittura? (Carlo annuisce) Viene con il marito?

CARLO ‑ No. E‚Äô vedova. L'accompagna una governante.

AUGUSTO ‑ Bene, bene

CARLO ‑ Ti spiace?

AUGUSTO ‑ (gentile e scaltro, come lo sar√† nell'intero dialogo, per far confidare Carlo) Al contrario, mi far√† molto piacere conoscerla. (Sorride) Sai a Borgosole giudi¬≠co ¬ęnobildonne¬Ľ le madri di famiglia e le giovani conta¬≠dine che lavorano nei campi dall'alba al tramonto. Que¬≠sta, invece, da quanto mi dici, √® ¬ęautentica¬Ľ.

CARLO ‑ (incoraggiato dall'apparente benignit√† di Augu¬≠sto) Sicuro!... Da suo marito ha ereditato un castello, con

attorno un oliveto, una vigna e un grande giardino.

AUGUSTO ‑ Le chieder√≤ il piacere, e l'onore, di vedere le sue meraviglie.

CARLO ‑ (imbarazzato) Veramente √® stata costretta a ven¬≠derle.

AUGUSTO ‑ ¬ęCostretta¬Ľ¬† da chi?

CARLO ‑ (C. s.) Da‑da‚Ķ¬† Da‑dagli eventi. Capirai Oggi¬≠giorno molta nobilt√† √® decaduta.

AUGUSTO ‑ Peccato.

CARLO ‑ Ah, ma presto ricomprer√† tutto.

AUGUSTO ‑ (arguto) Chi la finanzier√†?

CARLO ‑ Beh, non so... Chiss√†... Si vedr√†.

AUGUSTO ‑ Come si chiama la ¬ęnobildonna¬Ľ?

CARLO ‑ Priscilla Vallalta. (Sorride e dice con tono confi¬≠denziale) Per√≤ mi ha rivelato che √® stata battezzata ¬ęCunegonda¬Ľ.

AUGUSTO ‑ Stai tranquillo, ch√© noi la chiameremo ¬ęPriscil¬≠la¬Ľ.

CARLO ‑ Grazie. Sei veramente gentile.

AUGUSTO - Certo!... Perch√© ho il ¬ęsospetto¬Ľ che tu desideri farla diventare ¬ęmia cognata¬Ľ.

CARLO ‑ (sussulta, lieto) L'hai capito?

AUGUSTO ‑ Subito. Ma non da quanto hai detto.

CARLO ‑ Da che cosa, allora?

AUGUSTO ‑ Dalle espressioni del tuo viso, dei tuoi occhi.

CARLO ‑ (ansioso) Allora approvi?

AUGUSTO ‑ Sei in grado di decidere da solo, sia per l'et√† che per (si batte un dito sulla fronte) Almeno lo spero.

CARLO ‑ (felice) Voglio abbracciarti! (Fa l'atto di balzare in piedi) Ahi! (E ricade a sedere, toccandosi la caviglia

destra) Ti abbraccer√≤ pi√Ļ tardi.

5 - ULDERICO E DETTI

ULDERICO ‑ (dall'esterno a destra, dice energicamente) No, signore!... E‚Äô mio dovere intervenire! (Entra da destra, seguito da Renata e Patrizia che allargano le braccia, rassegnate, mentre Ulderico guarda i due uomini) Non c'√® dubbio!... (Fa un inchino col capo verso Augusto) Reverendo... (Poi indica con gesto e tono quasi accusatore Carlo)

Il commendatore è lei! (E si precipita a inginocchiarsi davanti a Carlo) Qual è la caviglia che le fa male? (Fa l'atto dì palpargli le caviglie).

CARLO ‑ (d√† uno schiaffo sulle mani di Ulderico) Tenga le mani a posto! (Alle figlie, indicando Ulderico che si rimette in piedi umiliato) Chi √®, questo?

PATRIZIA ‑ Ulderico Federico, il cameriere‑maggiordomo che abbiamo assunto stamane.

CARLO ‑ (maligno) Pi√Ļ matto degli altri, eh?...

RENATA ‑ Siccome ha molta esperienza medica, appena ha saputo che hai preso una storta, si √® precipitato per toglierti il dolore.

CARLO ‑ Storie!... (A Ulderico) Mi porti una Coca Cola ghiacciata.

ULDERICO ‑ (indignato) Vuole suicidarsi? Qualsiasi bevanda ghiacciata, dopo aver fatto jogging¬Ľ, √® un ¬ękiller¬Ľ.

CARLO ‑ Le ripeto di portarmi...

ULDERICO ‑ (prosegue tempestivamente) ... una tazza di camomilla bollente.

CARLO ‑ (rivolto a tutti, implora) Noooo ...

AUGUSTO ‑ (divertito) Suvvia, Carlo. Il signore (indica Ulderico) lo dice per il tuo bene.

ULDERICO ‑ E per la sua longevit√† sana, energica, giovanile.

CARLO ‑ (favorevolmente impressionato) Ah!... La camomilla ridona anche l'aria ¬ęgiovanile¬Ľ?

ULDERICO ‑ Senza dubbio, commendatore. (Aiuta Carlo ad alzarsi) Venga con me. Prima la camomilla, poi un massaggio alla caviglia, e infine l'aiuter√≤ a cambiarsi l'abito, giacch√© sono informato che arriveranno ospiti.

CARLO ‑ (si agita) E‚Äô vero!... Devo sbrigarmi!

PATRIZIA ‑ (ad Augusto) Collaboriamo pure noi.

RENATA ‑ (prende sottobraccio Carlo dalla parte opposta a Ulderico) A presto, zio. (Con Carlo zoppicante escono a destra Ulderico e Renata).

PATRIZIA ‑ Scusa se ti lasciamo solo.

AuGusTo ‑ Con questo (fa vedere il Breviario) sono sempre in ottima compagnia. (Patrizia sorride ed esce a destra, mentre Augusto siede, estrae il Breviario dalla custodia e lo legge).

6 -  GIUSTINO E AUGUSTO

GIUSTINO ‑ (fa capolino al fondo. E‚Äô il sagrestano di don Augusto: sempliciotto, goffo, disorientato, ma sovente arguto. Indossa un abito ¬ęda festa¬Ľ, e un vecchio cappello in feltro sulle ventitr√©. Ha un'et√† indefinita, forse trentacinque anni) Din‑don... Din‑don...

AUGUSTO ‑ (Sorpreso, si volta a guardarlo) Che significa?

GIUSTINO ‑ (entra) Qui in citt√†, forse, si presentano facendo ¬ęcuc√Ļ¬Ľ, ma io che sono un sagrestano faccio ¬ęDin‑don¬Ľ, le campane.

AUGUSTO ‑ (ripone il Breviario nella custodia, e si alza in piedi) Chi ti ha portato?

GIUSTINO ‑ In macchina il signor Balducci, quello che ha la villa dietro la chiesa. E‚Äô tanto gentile.

AUGUSTO ‑ Lo so, ma gliel'hai chiesto tu?

GIUSTINO ‑ (ipocrita) Non avrei mai avuto il coraggio.

AUGUSTO ‑ Dunque doveva venire lui in citt√†?

GIUSTINO ‑ (C. s.) No no... Per√≤... Per√≤... (E non prosegue).

AUGUSTO ‑ Non ricominciare con i tuoi ¬ęper√≤¬Ľ.

GIUSTINO ‑ Per√≤, appena ha saputo che io avevo saputo da chi sapeva... una certa faccenda, mi ha detto: ¬ęTi porto subito da don Augusto¬Ľ.

AUGUSTO ‑ E quale sarebbe la ¬ęcerta faccenda¬Ľ che hai saputo da chi sapeva, eccetera eccetera?

GIUSTINO ‑ Non posso dirla. Per adesso, come dicono le spie nel cinema della parrocchia, √® ¬ętopo segreto¬Ľ.

AUGUSTO ‑ (sorride) ¬ęTop s√©cret¬Ľ, si dice.

GIUSTINO ‑ ¬ęTop¬Ľ, o ¬ętopo¬Ľ, non deve saperlo nemmeno un gatto.

AUGUSTO ‑ (gli indica il cappello) Via.

GIUSTINO ‑ (si guarda intorno) Chi?

AUGUSTO ‑ Il cappello.

GIUSTINO ‑ (malvolentieri se lo toglie, e lo guarda) E‚Äô un Borsalino di mio nonno, e lo tratto con molta cura. (Bruscamente lo piega e lo infila in una tasca della giacca).

AUGUSTO ‑ Cos√¨ lo rovini!

GIUSTINO ‑ (alza le spalle) Diventa pi√Ļ morbido. (Si d√† una manata sulla fronte) Le valigie! (Esce un attimo al fondo

e riappare, Portando due valigie che Posa per terra) il mio amico Giovanni (indica il fondo) voleva aiutarmi, ma io…

Sono un toro, io! Ecco Una per lei e l'altra per me.

AUGUSTO ‑ Perch√©, pensi che ci fermeremo un po' ?

GIUSTINO ‑ (annuisce e sorride) Non sono mica stupido come la gente crede! Ho capito che la signora Patrizia l'ha

pregato di correre, come se qui ci fosse stato il fuoco.  L'ha già fatto il pompiere?

AUGUSTO ‑ (Sorride) Per ora, no.

GIUSTINO ‑ Meno male che ci sono anch'io. Altrimenti cosa farebbe, don Augusto, senza di me?

7 - ULDERICO, DON AGUSTO E GIUSTINO

ULDERICO ‑ (entra da destra) Il commendatore si sta vestendo. (Sgradevolmente sorpreso, indica Giustino dalla

testa ai piedi) il signore sarebbe?

AUGUSTO ‑ Giustino, il mio sagrestano.

GIUSTINO ‑ (tendendo la mano a Ulderico, il quale la ignora) lo sono Giustino.

ULDERICO ‑ (ad Augusto) La Prego, reverendo, di scusarmi per non averla ossequiata prima, come dovevo.

AUGUSTO ‑ Non ha importanza. Mio fratello l'ha bevuta la camomilla?

ULDERICO ‑ Dopo alcuni capricci infantili, e molte smorfie sino all'ultima goccia.

AUGUSTO ‑ E la caviglia?

¬†ULDERICO ‑ (Orgoglioso) Il mio esperto massaggio ha tolto al commendatore ogni dolore, restituendogli una perfetta ¬ędeambulazione¬Ľ.

GIUSTINO ‑ (ad Augusto) Veramente ne ha sempre avuta tan¬≠ta ¬ędistrazione¬Ľ.

ULDERICO ‑ (indignato) ¬ęDeambulazione¬Ľ ossia ¬ęl'atto del camminare¬Ľ.

GIUSTINO ‑ (mentre Augusto annuisce, si rivolge a Ulderico, risentito) Ehi! Lo sa che io sono il padrino del primo

nipote del commendatore?

ULDERICO ‑ (Molto sorpreso) No. E non l'avrei mai immaginato.

GIUSTINO ‑Adesso lo sa! (Tende la mano verso Ulderico) lo sono Giustino!

ULDERICO ‑ (guarda la mano tesa, con orrore, e non la strin¬≠ge) Spiacente, ma le strette di mano sono come ¬ęponti¬Ľ

per i microbi.

GIUSTINO ‑ (si guarda il palmo) Non √® mica sporca!... Me la sono lavata l'altro ieri. (Augusto scrolla il capo e sorride).

ULDERICO ‑ Tutto... ¬ęTut‑to¬Ľ, anche le cose apparentemente pulite, oggigiorno sono impolverate.

GIUSTINO ‑ Provvedo! (Soffia sul palmo della mano, per scacciare l'immaginaria polvere).

ULDERICO ‑ (fa un balzo indietro) Peggio! Pi√Ļ grave!

AUGUSTO ‑ Abbia pazienza. Il mio sagrestano √® sempre vis¬≠suto in campagna, e certe ¬ęprudenze igieniche¬Ľ non le

comprende.

ULDERICO ‑ Tanta gente, purtroppo, √® nella sua (indica Giustino) ignoranza. Comunque, col suo permesso vado a far preparare la camera per (sprezzante, indica Giustino)... lui.

GIUSTINO ‑ Voglio la stanza dove non batte il sole. Fa cos√¨ caldo, oggi.

ULDERICO ‑ Caldo?... Vediamo. (Estrae dal taschino della giacca un piccolo termometro da muro, e lo consulta) Impossibile!... Non ci sono neanche venticinque gradi nel taschino.

GIUSTINO ‑ (molto sorpreso) Ah, perch√© lei porta sempre in tasca il termometro?

ULDERICO ‑ Sempre!... Potrei scordare il fazzoletto, ma questo ... (Accarezza il termometro, poi lo rimette nel taschino) ... mai! Ha una fondamentale importanza conoscere la temperatura dell'aria che respiriamo. Se mi fosse possibile porterei con me anche un barometro.

AUGUSTO ‑ Perch√©?

GIUSTINO ‑ Per sapere quando deve prendere l'ombrello!

ULDERICO ‑ Esatto. In parole povere, ma esatto. Vogliano scusarmi... (S'avvia verso destra).

GIUSTINO ‑ (gli urla) Deambulante!... (Ulderico sussulta, si ferma e si volta. Giustino dice ad Augusto) Vede che ho gi√† imparato? (Indica le valigie a Ulderico) Faccia ¬ędeambulare¬Ľ queste... La pi√Ļ grossa √® la sua (indica Augusto), l'altra √® la mia.

ULDERICO ‑ (piuttosto contrariato, prende le due valigie ed esce a destra).

AUGUSTO ‑ Adesso vuoi farmi un favore?

GIUSTINO ‑ Se non √® faticoso...

AUGUSTO ‑ Al contrario. Tu rimani qui, e io vado a fare due passi in giardino.

GIUSTINO ‑ (implora) Mi piacerebbe andare a trovare Palmira, la cuoca, che era la mia ¬ęsimpatia¬Ľ.

AUGUSTO ‑ Pi√Ļ tardi andremo insieme. Anzi, siedi. (Gli indica una sedia, o una poltrona che abbia lo schienale rivolto a destra).

GIUSTINO ‑ (rassegnato) Come vuole... (Siede, ovviamente con le spalle a destra).

AUGUSTO ‑ E l√¨ voglio ritrovarti. Chiaro?

GIUSTINO ‑ (annuisce) Roba da mettersi gli occhiali da sole.

AUGUSTO ‑ (sorride ed esce al fondo)

GIUSTINO ‑ (rassegnato, borbotta) Comanda lui, comanda.

8 - CARLO E GIUSTINO

CARLO ‑ (entra da destra, zoppicando come se avesse dolorante la caviglia sinistra, mentre prima aveva male alla destra. Indossa un abito chiaro, molto giovanile, con una cravatta dai colori vivaci e vistosi. Nota che c'√® qualcuno seduto, di cui non vede il viso. Gli gira intorno, e appena scopre che si tratta di Giustino, implora) Noooo...

GIUSTINO ‑ (balza in piedi, felice, e lo abbraccia, con grande fastidio di Carlo) Oh, Carlo‑commendatore!... (Ironico) Lo sa che se, invece di (rif√† il verso a Carlo) ¬ęNoooo ... ¬Ľ, avesse detto ¬ęCaro Giustino¬Ľ, mi sarei offeso?

CARLO ‑ (si scioglie dall'abbraccio e si rimette in ordine la giacca. Col tono di chiedere aiuto) Augusto!... Dov'√® Augusto?

GIUSTINO ‑ (indica il fondo) Fuori. Ma lo lasci in pace, perch√© quando legge il Breviario non √® pi√Ļ su questa terra. (Costringe Carlo a sedere, e poi gli si pone di fronte, in piedi) Sieda, e stia comodo. Come se fosse in casa sua.

CARLO ‑ (sarcastico) Grazie dell'ospitalit√†.

GIUSTINO ‑ Al paese i suoi nipotini e le sue nipotine stanno tutti bene.

CARLO ‑ Sono contento. Lei, per√≤...

GIUSTINO ‚Äď (Lo interrompe, battendogli confidenzialmente una mano sulla spalla) Come va, ¬ęCarlone¬Ľ?... Come va?

CARLO ‑ Non mi tocchi, e le proibisco di chiamarmi ¬ęCarlone¬Ľ

GIUSTINO ‑ (ironico) Ma chi √® che l'ha fatto commendatore?

CARLO ‑ E non ricominci con questa storia!

GIUSTINO ‑ S√¨ S√¨... Ma deve rassegnarsi ad essere chiamato ¬ęCarlone¬Ľ.

CARLO ‑ Ma perch√©, dico io!... Perch√©?

GIUSTINO - Siccome il mio figlioccio ‚Äď suo nipote, che √® ormai un ometto, non vuole pi√Ļ sentirsi chiamare ‚ÄúCarletto‚ÄĚ,

d‚Äôora in poi lo chiamer√≤ ‚ÄúCarlo‚ÄĚ, e lei diventa ‚ÄúCarlone‚ÄĚ.

CARLO - Non mi piace.

GIUSTINO - Eppure deve adattarsi.¬† Senn√≤ quando accarezzer√≤ il mio figlioccio, dicendogli: ‚ÄúMio caro Carlo‚ÄĚ, mi sembrer√† di accarezzare lei, e‚Ķ mi verr√† la nausea.

CARLO - (Testardo) Nossignore!‚Ķ Se adesso, nella nostra famiglia, c‚Äô√® un ‚ÄúCarlo‚ÄĚ di troppo, questo deve essere l‚Äôultimo arrivato.

GIUSTINO - (sornione) Ha ragione, ha ragione‚Ķ Lo chiameremo tutti con il secondo nome, cio√®‚Ķ ‚ÄúAugusto‚ÄĚ

CARLO - (colpito)  Eh, no!… Meglio Carlo

GIUSTINO - (misterioso) Perch√© io so una cosa che nessuno sa.¬† Ma √® inutile che mi chieda cos‚Äô√®, giacch√® le risponderei che‚Ķ non la so pi√Ļ.¬† (Con il tono infantile e sentimentale che user√† d‚Äôora in poi quando lo chiamer√† ‚ÄúCarlone‚ÄĚ) Carlone‚Ķ Diamoci del tu.

CARLO - (indignato) Cooosa?!?… Del tu, io e… lei?

GIUSTINO - Non c’è mica niente di male.  Sono diversi anni che siamo parenti.

CARLO - Lo dimentichi!‚Ķ E‚Äô stata la pi√Ļ grande fesseria della mia vitaconsentire che lei diventasse il nipote di mio padrino‚Ķ Cio√®!‚Ķ Il padrino di mio nipote.

GIUSTINO - Non si agiti, che dice delle asinate.

CARLO - Bene!… Parliamoci chiaro. (guarda l’ora) Fra non molto, là (indica il fondo) apparirà una donna.

GIUSTINO - (ebete) Un fantasma?

CARLO - Voglio dire che arriverà.  Lei, comunque, non deve vederla.

GIUSTINO - E’ tanto brutta?

CARLO - E’ incantevole!… Ma è la donna, cioè la baronessa, che non deve vedere lei.

GIUSTINO - Allora sono io quello brutto!

CARLO ‑ S√¨! No!... Insomma, se non sar√† proprio possibile evitarlo, la vedr√† in seguito.

GIUSTINO - E’ una baronessa sul serio, o come quelle che si vedono al cinema?

CARLO ‑ (perentorio) E‚Äô una baronessa ¬ęvera¬Ľ, ¬ęautentica¬Ľ. Quindi con lei si comporti bene, con riverenza.

GIUSTINO ‑ Le far√≤ l'inchino.

CARLO ‑ Magari si. (imbarazzato) Tanto pi√Ļ che, probabilmente... (Esita un momento, poi dice in fretta) ... diventer√† mia moglie

GIUSTINO ‑ (stupitissimo, rimane a bocca aperta, poi balbetta) Su‑su... Su‑sua moglie?!?...

CARLO ‑ (testardo) Precisamente. Del resto io ho l'energia e lo spirito di un giovanotto. Le pare?

GIUSTINO ‑ Se lei fosse un cavallo, glielo direi. Pensi che io, al paese, sono uno ¬ęspecializzato¬Ľ. Non ho neanche bisogno di guardarlo in bocca. Gli faccio un giro intorno, e poi dichiaro: ¬ęGiovane!¬Ľ, ¬ęVecchio!¬Ľ. Vuole che le giri intorno?

CARLO ‑ Glielo proibisco!

GIUSTINO ‑ Per√≤ non conosco il sistema per far diventare puledro un cavallo... (indica Carlo) ... quasi da macello.

CARLO ‑ Basta cos√¨! (Siede e si massaggia la caviglia sinistra, mentre dal fondo)

9 - AUGUSTO E DETTI

AUGUSTO ‑ (entra e nota che Carlo si massaggia la caviglia sinistra) Ma scusa... Non √® la caviglia destra che ti fa male?

CARLO ‑ (nervoso) Prima!... Prima che quel... (indica verso destra) quel ¬ęcoso¬Ľ... Come si chiama?... Ah! ¬ęUldefico

Fedantico¬Ľ.

AUGUSTO ‑ ¬ęUlderico Federico¬Ľ.

CARLO ‑ Quell'idiota, che mi ha massaggiato la caviglia destra, e il dolore √® sparito. Ma √® passato alla caviglia sinistra!

AUGUSTO ‑ (sorride) Hai il male che ¬ęcorre¬Ľ, come te.

10 - ULDERICO E DETTI

ULDERICO ‑ (entra da destra) Le valigie sono nelle rispettive camere. Uh, commendatore!... Tutto bene, vero?

CARLO ‑ (balza in piedi e fa qualche passo zoppicando) Peggio, invece!

ULDERICO ‑ Solamente perch√© lei √® un iperteso con tachicardia.

CARLO ‑ (impressionato) Co‑co... Co‑cosa sono, io?

ULDERICO ‑ Un individuo nel quale il sistema simpatico prevale sul vago.

GIUSTINO ‑ (a Carlo) Lei ha il ¬ęsistema¬Ľ del Totocalcio.

CARLO ‑ (sbotta, rivolto a Ulderico) Non ne posso pi√Ļ!... (Indica Giustino) Lo prenda e gli faccia fare qualcosa.

ULDERICO ‑ (indignato) Veramente... Non so se... (indica Giustino).

CARLO ‑ (interrompe infuriato) E‚Äô un ordine!... Ha capito, signor ¬ęFedanrico Ulde... Uldevattelapesca¬Ľ? (Ulderico, inorridito, si copre le orecchie con le mani) Si porti via il sagrestano. Gli faccia lavare i piatti, o suonare le campane, ma lontano da me... via!... Aria!

ULDERICO ‑ (seccato e offeso) Obbedisco. (Severo, a Giustino) L'avverto, in presenza del commendatore, che se combiner√† qualche guaio, io... (Estrae rapidamente di tasca unfischietto da arbitro di calcio, e fischia).

GIUSTINO - Gol!

ULDERICO - (superbo) No. ¬ęRigore¬Ľ! (Perentoriamente, indica a Giustino la sinistra) Significa ¬ępunizione per un

errore compiuto¬Ľ. (Fischia di nuovo).

GIUSTINO ‑ (rassegnato) Va beh... (Implora) Don Augusto...

AUGUSTO ‑ (divertito) Dimmi.

GIUSTINO ‑ Io vado a fare... (E non prosegue).

AUGUSTO ‑ Cosa?

GIUSTINO ‑ (dopo un attimo di esitazione) Una partita di calcio! (Ed esce a sinistra, seguito dal superbo e impettito Ulderico).

CARLO ‑ Scusa, Augusto, ma almeno il sagrestano potevi lasciarlo dov'era.

AUGUSTO - E’ venuto di sua iniziativa.

CARLO ‑ Con quale scusa?

AUGUSTO ‑ Ha detto che ha saputo da chi sapeva che aveva saputo... Insomma!... Sar√† una delle solite dicerie da paese. Nulla di importante. (Squillo del citofono).

CARLO ‑ (risponde al citofono) S√¨, Giovanni... Come?... (Emozionato e sempre pi√Ļ agitato, come sar√† sino alla fine dell'atto) Certo! Paghi lei il taxi, poi accompagni la baronessa e la sua governante sino alla terrazza, perch√© le riceviamo nel soggiorno. Pensi anche a ritirare i loro bagagli. (Posa il ricevitore. Ansante) E'‑√®‚Ķ E'‑√® qui.

AUGUSTO ‑ (ironico) L' ho capito dal taxi che hai pagato tu.

CARLO ‑ Una nobildonna non viaggia con il borsellino in mano.

AUGUSTO ‑ (C. s.) Cominciamo bene.

CARLO ‑ (spostandosi rapidamente, va a urlare alla porta di destra e a quella di sinistra) Patrizia! Renata!... U‑U... Ulderacco!... (Ad Augusto) Dobbiamo riceverla con tutti gli onori.

AUGUSTO ‑ (C. s.) lo ho gi√† l'abito migliore.

11 - PATRIZIA, RENATA, ULDERICO, GIUSTINO E DETTI

Contemporaneamente:

PATRIZIA e RENATA ‑ (entrano da destra, allarmate) Pap√†!... Cosa succede?

ULDERICO ‑ (entra da sinistra, risentito) Non sono ¬ęUlderacco¬Ľ, ma eccomi.

GIUSTINO ‑ (entra da sinistra, seguendo Ulderico) Questa volta c'√® il fuoco, eh?... (Poi)

CARLO ‑ Attenzione tutti!... Di l√†... (indica il fondo) ... sta per arrivare la baronessa Priscilla Vallalta!... (Va a sistemarsi vicino all'entrata di fondo).

PATRIZIA e RENATA ‑ (affiancate, si fermano a destra).

AUGUSTO ‑ (si pone a sinistra, e accanto a lui si allinea Ulderico).

GIUSTINO ‑ (Si mette di fianco a Ulderico, ovvero rimane il pi√Ļ lontano dal fondo e il pi√Ļ vicino alla ribalta)

TUTTI ‑ (guardano verso la porta di fondo. Un momento di silenziosa immobilit√†. Quindi).

Ultima scena -  PRISCILLA, CORNELIA E TUTTI

PRISCILLA ‑ (appare sorridente al fondo, dove si ferma e guarda tutti. Molto vicina alla sessantina ha un abbigliamento appariscente, chiassoso e troppo giovanile per la sua et√†.¬† Porta un ampio cappello, ornato di fronzoli. Nel caso che fosse introvabile un cappello simile, pu√≤ portare un cappello maschile chiaro. La truccatura degli occhi e del viso √® esagerata. A prima vista, insomma, deve sembrare ridicola).

CORNELIA ‑ (compare a mezzo passo e alle spalle di Priscilla, a testa bassa. E‚Äô la governante. Una donna di origine contadina oltre la cinquantina, molto semplice, timida. Indossa un lungo abito scuro e un modesto, buffo cappellino).

GIUSTINO ‑ (dopo tre secondi, durante i quali Carlo con sorriso ebete, e gli altri con stupore, sono rimasti incantati a guardare Priscilla, a braccio destro teso punta l'indice verso Priscilla, e urla) E‚Äô arrivato Carnevale?

Contemporaneamente urlano a Giustino:

AUGUSTO ‑ Sta' zitto!

CARLO ‑ Cretino!

ULDERICO ‑ Chieda scusa!

RENATA e PATRIZIA ‑ (portano una mano sulla bocca per nascondere la risata che le ha assalite, mentre il sipario si chiude).

FINE DEL PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

Il medesimo giorno degli avvenimenti del primo atto, dopo cena nel giardino. In scena, all'aprirsi del sipario, non c'è alcuno.

1 - GIUSTINO E CORNELIA

GIUSTINO ‑ (appare al fondo, poi si rivolge con estrema gentilezza verso l'esterno) Gentile signorina... prego.

CORNELIA ‑ (molto timorosa, entra dal fondo e si ferma dopo un passo) Grazie.

GIUSTINO - Coraggio, avanti!

CORNELIA - (immobile) E’ sicuro che non ci sgrideranno?

GIUSTINO - Chi?

CORNELIA - La baronessa, il commendatore, il suo parroco.

GIUSTINO - (spaccone) Lei non sa chi sono io!

CORNELIA ‑ Lo so, lo so... E‚Äô il sagrestano, ma...

GIUSTINO ‑ (interrompe) ¬ęMa¬Ľ niente!... Qui comando come se fossi in sagrestia. (Indica il centro) S'accomodi.

CORNELIA ‑ (avanza, affiancata da Giustino, e sospira) Speriamo bene.

GIUSTINO ‑ Per√≤ mi √® spiaciuto.

CORNELIA ‑ Cosa?

GIUSTINO ‑ Che lei, fuori in giardino (indica il fondo), tanto a pranzo quanto a cena abbia dovuto servire a tavola con Palmira, e... e quello del fischietto.

CORNELIA ‑ Mio dovere. Invece lei, giustamente, era seduto accanto al reverendo.

GIUSTINO ‑ (ride) ... e al commendatore sono andati molti bocconi di traverso.

CORNELIA ‑ (sorride) L'ho notato. E... forse per la prima volta dopo tanti anni, lei mi ha fatto ridere molto per ci√≤ che diceva al commendatore.

GIUSTINO ‑ S√¨, s√¨... Mi sono preso diversi calci che don Augusto mi tirava sotto il tavolo.

CORNELIA ‑ (ride) Simpatico!...

GIUSTINO ‑ Tempo fa me l'ha detto anche Palmira, la cuoca-cameriera, per la quale ho avuto una certa ¬ęs√≠mpatia¬Ľ.

CORNELIA ‑ (arguta) Simpatia... ¬ęsentimentale¬Ľ?

GIUSTINO ‑ (disorientato) Non lo so. Mi piaceva vederla pelare le patate. Ma adesso... Adesso... (Esita un attimo, poi dice:) ... ho quella ¬ęsimpatia¬Ľ per lei.

CORNELIA ‑ (piacevolmente confusa) Non me lo dica.

GIUSTINO ‑ Vuole che lo urli?

CORNELIA ‑ (ride) Per carit√†, no.

GIUSTINO ‑ Brava, Cornelia!... Rida. Rida pi√Ļ che pu√≤, perch√© mio nonno diceva: ¬ęOgni risata toglie un chiodo alla cassa da morto¬Ľ. E per togliere un altro ¬ęchiodo¬Ľ, vuole saperne una?... Mi sono comprato un orologio a sole...

CORNELIA ‑ (sorridente, interrompe tempestivamente) Scusi, ma non posso credere che lei abbia comprato un orologio ¬ęa sole¬Ľ, cio√® una ¬ęmeridiana¬Ľ.

GIUSTINO ‑ Le ripeto che ho comprato un orologio a sole ...

CORNELIA ‑ (C. s.) Non √® possibile!

GIUSTINO ‑ Invece s√¨!... Ho comprato un orologio a sole ... cinquemila lire!

CORNELIA ‑ (ride di cuore) E‚Äô una barzelletta, vero?

GIUSTINO ‑ (annuisce) ... migliore delle numerose che il commendatore racconta da questa mattina.

CORNELIA ‑ La baronessa ha riso a crepapelle.

GIUSTINO ‑ Detto tra noi, √® matta?

CORNELIA ‑ Nooo...

GIUSTINO ‑ Ma un po' s√¨, perch√© direi che beve di pi√Ļ della Ginetta.

CORNELIA ‑ (gelosa) Un'altra sua ¬ęsimpatia¬Ľ?

GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) La mucca di un mio amico.

CORNELIA ‑ Capir√†... La baronessa beve per dimenticare.

GIUSTINO ‑ (annuisce, maligno) ... il bicchiere che ha bevuto prima!

CORNELIA ‑ Poverina!... Dalla morte dei barone ha avuto tanti guai. Comunque cambiamo discorso. (Sincera) Mi piace il suo don Augusto.

GIUSTINO ‑ (misterioso, come sar√† per l'intero argomento) E magari entro oggi lo dovremo chiamare ¬ęmonsignore¬Ľ.

CORNELIA - (sinceramente lieta) Davvero?

GIUSTINO - (annuisce) Sicuro!

CORNELIA - Lei come lo sa?

GIUSTINO ‑ Dal mio collega di Borgonebbia, al quale vado a insegnare come si suonano le campane. Lui l'ha saputo ieri da don Giacomo, suo parroco, che l'ha sentito dire in Curia. lo ho gi√† telefonato la notizia a tutti i conoscenti, esclusi quelli di questa casa.

CORNELIA ‑ Allora, per don Augusto e per i suoi famigliari, sar√† una meravigliosa sorpresa.

GIUSTINO ‑ (annuisce) ... almeno come quella delle persone a cui ho telefonato. (Ride) Ero cos√¨ agitato al telefono... Uno al quale ho detto: ¬ęEvviva!... Don Augusto √® monsignore!¬Ľ, mi ha risposto: ¬ęIo sono Papa!¬Ľ, e ha troncato la comunicazione. Avevo sbagliato numero.

CORNELIA ‑ (ride) Lei √® un bel tipo!... A proposito: balla il ¬ęliscio¬Ľ?

GIUSTINO -¬† (scuote il capo) ... neanche ¬ęl'ondulato¬Ľ.

CORNELIA - Mi spiace.

GIUSTINO - Perché?

CORNELIA ‑ Arrivando in taxi ho notato che in una piazza qui vicina c'√® un ¬ęballo a palchetto¬Ľ.

GIUSTINO - Sarà per la festa della borgata.

CORNELIA - Sopra un grande cartello ho visto scritto: ¬ęStasera gara di ballo liscio¬Ľ. La baronessa mi permetterebbe certamente di partecipare a quella gara ... (Emozionata) ... con lei.

GIUSTINO ‑ (felice) Imparer√≤ in un attimo! ... (Implora) Faccia lei la ¬ęmaestra¬Ľ.

CORNELIA ‑ (lieta) Con entusiasmo. Dunque... Mi abbracci.

GIUSTINO ‑ (emozionato) Su‑su... Su‑sul serio?

CORNELIA ‑ Perch√© no?

GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Ci conosciamo appena, anche se... (e tace).

CORNELIA ‑ (lusingata) Dica, dica...

GIUSTINO ‑ (dopo un attimo di esitazione) Anche se lei √® tanto simpatica, e... mi piace.

CORNELIA ‑ (C. s., confusa) Pure lei... mi piace.

GIUSTINO ‑ (lieto) Allora diamoci almeno del ¬ętu¬Ľ.

CORNELIA ‑ Con molto piacere. Ciao, Giustino.

GIUSTINO ‑ (infantile) Ciao, Cornelia. (Rimangono un momento incantati a guardarsi; poi) Ho il sospetto che fra noi sia capitato un... (Cerca l'espressione. Quindi) ... Un temporale!

CORNELIA ‑ (ride) Vorrai dire ¬ęun colpo di fulmine¬Ľ.

GIUSTINO ‑ Proprio quello!

CORNELIA ‑ (timorosa) E... pensi che avr√† un... ¬ęseguito¬Ľ?

GIUSTINO ‑ Ah, s√¨!... Bisogna aprire l'ombrello.

CORNELIA ‑ (ride) Veramente volevo dire...

GIUSTINO ‑ (interrompe) Ho capito, anche se certa gente mi crede ¬ętutto scemo¬Ľ. (Attimo di pausa, poi deciso) Ne parler√≤ al pi√Ļ presto con don Augusto. Sai... Al giorno d'oggi √® pi√Ļ facile trovare un ingegnere che un sagrestano.

CORNELIA ‑ Capisco. Ma ora pensiamo al ballo. Attento! ... Assumo la posizione come se fossi io il cavaliere, e tu la dama.

GIUSTINO ‑ (preoccupato) Non sono capace di fare il ¬ędamo¬Ľ.

CORNELIA ‑ Lascia fare a me! (Gli passa energicamente la mano destra dietro la schiena, gli afferra la sinistra e se la passa sulla schiena, ; quindi gli prende la destra e la solleva nella posizione di inizio danza).

GIUSTINO ‑ Manca la musica!

CORNELIA ‑ La faccio io. (Canticchia un qualsiasi classico valzer di Strauss, e costringe Giustino a fare dei passi, naturalmente inciampando e barcollando).

2 - ULDERICO E DETTI

ULDERICO ‑ (appare al fondo e, non visto dai due, Si ferma un po'a guardarli, indignato e irritato. Poi estrae rapidamente di tasca il fischietto e fischia).

GIUSTINO e CORNELIA ‑ (sussultano, barcollando si allontanano l'uno dall'altra e, imbambolati, guardano Ulderico).

ULDERICO ‑ (severo, avanza e intasca il fischietto) Riferir√≤ questo loro atto di indisciplina ¬ęa chi di dovere¬Ľ.

CORNELIA ‑ (spaventata, implora) Alla baronessa, nooo...

ULDERICO ‑ (minaccioso) A tutti!

CORNELIA ‑ (C. s.) Per piet√†...

GIUSTINO ‑ (la interrompe, intervenendo deciso verso Ulderico) Ehi!... Se lei fa la spia la faccio anch'io!... Per esempio dico al commendatore che lei, in cucina, prende con le mani nei piatti che verranno portati in tavola.

ULDERICO ‑ (Colpito) Per controllare la cottura.

GIUSTINO ‑ (ironico, rivolto a Cornelia) Lo chiama ¬ęcontrollare¬Ľ, e ¬ępizzica¬Ľ ‑ e ¬ęsbafa¬Ľ! ‑ un paio di razioni di ogni pietanza.

ULDERICO ‑ (C. s.) Ma... Ecco... L'ho fatto in ogni casa in cui ho servito.

GIUSTINO ‑ Qui, per√≤, non lo far√† pi√Ļ. Capito?

ULDERICO ‑ (confuso) Certo, per√≤...

GIUSTINO ‑ (interrompe) Non ci sono ¬ęper√≤¬Ľ! (Affettuoso, a Cornelia) Vai pure dalla baronessa, e stai tranquilla. Lui... (indica Ulderico) ... ormai l'ho ¬ęimbavagliato¬Ľ.

CORNELIA ‑ Grazie, grazie. A presto. (Esce dal fondo).

ULDERICO ‑ (sincero) Creda che sono molto rammaricato di quanto √® accaduto.

GIUSTINO ‑ (cordiale, gli batte una mano sulla spalla) Va' l√†, ch√© non c'√® nulla di grave. Oh, mi scusi!... Forse, con la mia manata, ho fatto polvere.

ULDERICO ‑ Basta respirare a bocca chiusa, poich√© il naso √® un filtro efficacissimo. Cos√¨. (Respira profondamente e ripetutamente a bocca chiusa).

GIUSTINO ‑ Provo anch'io. (Respira come Ulderico).

3 - PATRIZIA, GIUSTINO E ULDERICO

PATRIZIA ‑ (entra da destra, in tempo per vedere i due che respirano a bocca chiusa. Sorride) Sono raffreddati?

GIUSTINO ‑ No no... ¬ęFiltriamo¬Ľ l'aria.

PATRIZIA ‑ (a Ulderico) Per favore, appena le sar√† possibile, porti quattro t√® freddi nel salotto al primo piano.

GIUSTINO ‑ C'√® anche don Augusto?

PATRIZIA ‑ No. Ci siamo io e Renata che leggiamo, e i nostri mariti che giocano a scacchi.

GIUSTINO ‑ lo sono solamente capace di giocare a ¬ęrubamazzetto¬Ľ.

PATRIZIA ‑ (sorride) Almeno √® un gioco rapido. Massimo e Fabrizio, invece, certe volte giocano partite a scacchi che durano diverse sere. Infatti mettono la scacchiera sopra un armadio, perch√© nessuno la tocchi.

ULDERICO ‑ Provvedo, signora. (Esce a sinistra).

PATRIZIA ‑ Lei rimane qui?

GIUSTINO ‑ S√¨, Patrizia. (Col tono di fare una confidenza) Dovrebbe tornare la signorina Cornelia, e allora...

PATRIZIA ‑ (comprende e sorride) Comprendo... (Maliziosa) Auguri!... (Esce a destra).

4 - PRISCILLA, CARLO E GIUSTINO

PRISCILLA ‑ (entra dal fondo sottobraccio a Carlo, il quale faticher√† sempre un po'per ¬ęmascherare¬Ľ che zoppica. Priscilla sar√† in ogni momento spumeggiante, ovvero vivace, brillante, spavalda, concitata; parler√† con toni festosi, frementi a voce alta. In realt√† appare inebriata da bevande alcoliche, e qualche volta avr√† l'equilibrio instabile. Da alcuni istanti prima dell'entrata si sente che comincia a dire) Carlo non puoi negarmi questa soddisfazione!...

CARLO ‑ (evidentemente contrariato di vedere Giustino) Figurati, cara. Comunque sediamoci e parliamone con calma.

PRISCILLA ‑ (batte i piedi per terra) No! No! No!... E‚Äô un'occasione che non voglio perdere. (Si allontana da Carlo e si rivolge a Giustino) Giudichi lei!

GIUSTINO ‑ (fa un buffo inchino) Baronessa... Prima di fare il sagrestano ho fatto il contadino e lo stalliere, ma il giudice mai.

PRISCILLA ‑ (scoppia in una risata stridula) Simpaticone!...

GIUSTINO ‑ Me lo dicono tutti.

PRISCILLA ‑ Mi ascolti. Ho saputo da Comelia che c'√® una gara di liscio in un ballo a palchetto poco lontano. (Batte i piedi per terra, capricciosa come prima) Io voglio parteciparvi con il commendatore!

GIUSTINO ‑ (ironico, a Carlo) Allora forza e coraggio!

PRISCILLA ‑ Io sono una campionessa di liscio!... (A Carlo, infervorata) Ho vinto tante gare, anche fra gente blasonata. Ho avuto per cavaliere un conte, un marchese, un barone...

GIUSTINO ‑ E stasera avr√† un... (indica Carlo) ... ¬ęCarlone¬Ľ. (Carlo fa un gesto di stizza verso Giustino).

PRISCILLA ‑ (riprende eccitata) Ho incantato tutti con il mio ¬ęcasch√©¬Ľ.

GIUSTINO - E quand'√® ¬ęcascata¬Ľ chi l'ha tirata su?

PRISCILLA - Gli applausi!... Gli applausi dei presenti!

GIUSTINO - (sarcastico) Meno male!... Perché se i presenti fossero stati assenti sarebbe sprofondata in cantina.

PRISCILLA ‑ Un successo!... Un trionfo! (Afferra bruscamente Carlo per un braccio e lo scuote) Andiamo!

CARLO ‑ (preoccupato e smarrito) Do‑dove?

PRISCILLA ‑ Al ballo!... Ho gi√† mandato Cornelia a iscriverci alla gara. (Col tono di un ordine) Ricordati di pagare appena arriviamo. (Carlo annuisce, rassegnato) Ho autorizzato Cornelia di iscriversi pure lei, alla gara. Naturalmente se trova un cavaliere.

GIUSTINO ‑ (dispiaciuto e contrariato) Pensa che... lo trover√†?

PRISCILLA ‑ Senza dubbio!

5 - PATRIZIA, RENATA E DETTI

PATRIZIA e RENATA ‑ (entrano da destra, sorridenti).

PRISCILLA ‑ (le indica) Oh!... Ecco finalmente la giovent√Ļ!...¬† Ma io non mi sento vecchia, eh?... (Voltegg√≠a, eseguendo giravolte e rapidi spostamenti) lo sono piena di brio, vivacit√†, entusiasmo! (Si ferma di colpo) Qui non si beve?

CARLO ‑ (preoccupato) Dopo, cara Il bar √® in giardino‚Ķ Piuttosto, solamente un po', ci sediamo?

PRISCILLA ‑ (seccata) Se proprio vuoi? (Si abbandona pesantemente sopra una sedia o una poltrona).

CARLO ‑ (con un sospiro siede accanto a Priscilla, borbottando) Questa caviglia.

RENATA ‑ Lei, signor Giustino, rimane in piedi?

PATRIZIA e RENATA ‑ (siedono di fronte ai due).

GIUSTINO ‑ (maligno) S√¨, per vedere meglio tutto lo ¬ęspettacolo¬Ľ.

PRISCILLA ‑ (a Giustino) Proprio lei! Mi faccia vedere la mano e le dir√≤ il suo passato e futuro. (Agli altri) Sono cos√¨ esperta in questa, e altre ¬ęarti misteriose¬Ľ, che... che una televisione privata voleva assumermi quale ¬ęchiromante¬Ľ.

RENATA ‑ (arguta) Chiss√† quanto l'avrebbero pagata.

PRISCILLA ‑ (superba) Il denaro, a me, non fa n√© caldo n√© freddo. (A Giustino) Suvvia! Mi porga la mano. (Patrizia e Renata assisteranno al seguente dialogo tra Priscilla e Giustino trattenendo a stento le risate. Carlo, invece, manifester√† con espressioni del viso, e nervosi movimenti da seduto, il suo fastidio, la sua seccatura).

GIUSTINO ‑ (timoroso, allunga la mano destra verso Priscilla).

PRISCILLA ‑ (urla) No!

GIUSTINO ‑ (sussulta e ritrae rapidamente la mano).

PRISCILLA ‑ La sinistra, diamine!... Quella del cuore. (Giustino si guarda le mani ed esita) Insomma! Lei sapr√† che il cuore sta a sinistra.

GIUSTINO ‑ Mah! Il maestro del paese dice sovente che: ¬ęAI cuore non si comanda¬Ľ. Magari il mio √® andato a spasso.

PRISCILLA ‑ (urla) La sinistra!

GIUSTINO ‑ (porge la mano sinistra a Priscilla, la quale la afferra violentemente, e la tira verso di s√©. Giustino barcolla) Dopo me la restituisce?

PRISCILLA - (esamina la mano di Giustino) Zitto! Invidiabile... Non ho mai visto una linea della vita profonda come la sua.

GIUSTINO - Me l'hanno fatta le corde delle campane.

PRISCILLA - La linea del cuore Fantastica! E’ interrotta e riprende come… come se pulsasse.

GIUSTINO - Colpa di Pasquino.

PRISCILLA  - Chi è?

GIUSTINO - L'asino del contadino mio amico Michele. Solo io sono capace di far camminare quell' asino ‑ asino!¬† Lo tiro per le orecchie, per il naso, per i denti Quindi¬† (indica la sua mano sinistra)¬† mi rovino tutt'e due le mani.

PRISCILLA - Quando è nato?

GIUSTINO - L' asino?

PRISCILLA - No. Lei. 

GIUSTINO Un giorno che nevicava tanto.

PRISCILLA ‑ Ma ¬ęquale¬Ľ giorno?

GIUSTINO ‑ Quello che la buon'anima di mia mamma mi di¬≠ceva che nevicava tanto.

PRISCILLA - Dunque tra dicembre e gennaio.

GIUSTINO - (scrolla le spalle) Faccia lei.

PRISCILLA ‑ Lei √® ¬ęCapricorno¬Ľ.

GIUSTINO - No. lo sono Giustino.

PRISCILLA - (quasi solenne) ¬ęCapricorno¬Ľ! Le linee della sua mano, pi√Ļ il segno zodiacale lo le predico che lei avr√† qualche guaio nella sua attivit√† professionale.

GIUSTINO ‑ Ha ragione! Una delle mie campane non suo¬≠na come dovrebbe.

PRISCILLA ‑ (C. s.) Per√≤ superer√† l'intralcio, con la certezza di futuri successi.

GIUSTINO ‑ Lo spero, perch√© molto presto dovr√≤ suonare ¬ęa festa¬Ľ per un giorno intero.

PRISCILLA ‑ Per quanto riguarda la vita sentimentale avr√† un felice incontro.

GIUSTINO ‑ Gi√† fatto!

PRISCILLA ‑ Non c'√® altro.

GIUSTINO ‑ Allora mi riprendo la mano. (Ritira la mano e se la mette in tasca).

6 - CORNELIA E DETTI

CORNELIA ‑ (entra dal fondo, tenendo in mano due foglietti) Spiacente di disturbare, signori, ma... (Porge i foglietti a Priscilla) Sono le prenotazioni per partecipare alla gara di ballo.

PRISCILLA ‑ (perentoria, a Carlo) Prendile tu!

CARLO ‑ S√¨ cara. (Prende i foglietti che Cornelia gli porge).

CORNELIA ‑ I biglietti regolari glieli daranno all'entrata, allorch√© pagher√†.

CARLO ‑ Certo, certo... Ci penso io.

PRISCILLA ‑ (a Cornelia) E tu?... L'hai trovato il cavaliere?

CORNELIA ‑ (imbarazzata) Beh ... s√¨, l'avrei trovato. Ma... (guarda sottecchi Giustino) ... preferisco rimanere qui.

PRISCILLA ‑ (briosa) E qui rimani!... Siedi dove ti pare.

GIUSTINO ‑ (timido) Guardi, signorina... Qui c'√® un bel posto. (Indica una sedia accanto a quella su cui va rapidamente a sedersi).

CORNELIA ‑Ah, grazie. (Siede a testa bassa vicino a Giustino).

PRISCILLA ‑ (eccitata) Allegro, Carlo!... (Guarda l'ora) Fra non molto entreremo in pista!

PATRIZIA ‑ Scusa, pap√†... Tu sei veramente capace a danzare?

CARLO ‑ (ride spaccone, rivolto a Priscilla) Mia figlia mi chiede se sono capace a danzare!... (Sghignazza) Rispondile tu.

PRISCILLA ‑ In crociera, nel salone delle feste, io e Carlo ballavamo tutte le sere, sino all'alba.

CARLO ‑ (orgoglioso) Ci chiamavano ¬ęi re del tango¬Ľ!

PRISCILLA ‑ Sovente le altre coppie si fermavano, facevano circolo e manifestavano la loro ammirazione.

CARLO ‑ Altroch√©!... E applaudivano, ridendo.

GIUSTINO ‑ (maligno) L' avrei giurato che ridevano.

RENATA ‑ (a Carlo) Noi non avremmo mai immaginato che tu, pap√†... In breve, dove hai imparato a ballare?

CARLO ‑ (sorride arguto) Eh, cari miei... Quando vi dicevo che andavo al Circolo a giocare alle bocce, correvo alla scuola ¬ęBelli in pista¬Ľ. (Infantile, contento) Ve l'ho fatta in barba a tutti! (Ride con Priscilla).

PATRIZIA e RENATA ‑ (sconcertate, sussurrano) Bene, bene.

GIUSTINO ‑ (ironico) A questo punto, Carlone, ci racconti ¬ęun'altra¬Ľ delle sue barzellette.

CARLO ‑ (a Priscilla) Posso?

PRISCILLA ‑ (annoiata) Racconta, racconta.

CARLO ‑ (lieto) La sapete quella del biglietto ferroviario? (tutti, esclusa Priscilla che sbuffa per la noia, scrollano il capo). Attenzione!... Una donna alla biglietteria d'una stazione: (Con toni dei diversi personaggi) ¬ęMi dia un biglietto per Genesio¬Ľ. L' impiegato sfoglia elenchi, guarda carte geografiche, ma non trova

¬ęGenesio¬Ľ. Allora si rivolge alla donna: ¬ęScusi, signora... Dov'√® Genesio?¬Ľ. La donna si volta, e indicando un ragazzino dice: ¬ęL√†, seduto sulla valigia!¬Ľ. (Ride, imitato rumorosamente solo da Giustino, mentre gli altri sorridono perpura compiacenza, esclusa Priscilla che scrolla le spalle, infastidita) Buona, eh?...

GIUSTINO ‑ Non l'ho capita, ma fa ridere lo stesso.

CARLO ‚Äď L‚Äô ho letta sul giornale di ieri.

GIUSTINO ‑ Io, sui giornali, leggo solamente lo ¬ęStato Civile¬Ľ.

CARLO ‑ (sorpreso) Cio√® l'elenco dei nati e dei morti?

GIUSTINO ‑ A me interessano i morti.

CARLO ‑ (maligno, sottovoce, rivolto a Priscilla) E‚Äô un poveretto. (A Giustino) E che ci trova in quei nomi di defunti?

GIUSTINO ‑ Niente. Per√≤, quando leggo che sono morte persone pi√Ļ anziane di me, penso: ¬ęHo ancora tempo¬Ľ; se invece sono giovani, penso: ¬ęHo gi√† vissuto di pi√Ļ¬Ľ.

CARLO ‑ E se hanno la sua stessa et√†, cosa pensa?

GIUSTINO ‑ Che io sono ancora vivo! (Ride).

PRISCILLA ‑ (ride, dicendo) Stupido. (A Carlo) Non perdiamo altro tempo. (Balza in piedi, ma barcolla, prontamente sostenuta da Carlo, che si alza. Brilla) Ho perso un po' l'equilibrio, ma sono in gamba.

CARLO ‑ (per temporeggiare, indugia) Aspetta cara. Vado a cambiarmi d'abito.

PRISCILLA ‑ (scoppia nella sua abituale risata stridula) Per il ¬ęliscio¬Ľ?... (Carlo allarga le braccia e annuisce. Lei, violenta) Macch√©!... Il ¬ęliscio¬Ľ si balla in ¬ęcasual¬Ľ, cio√® dal frac alla canottiera e brachetta. (Perentoria) Stai come sei!

CARLO ‑ (rassegnato) Come vuoi, cara. (Alle figlie) Fatemi tirar fuori la macchina.

PRISCILLA ‑ No!... Il ballo a palchetto √® poco lontano, e io... lo ho voglia di sgranchirmi le gambe. (Con uno strattone si libera da Carlo, fa un passo, barcolla).

CARLO ‑ (si affretta a sostenerla e guarda le figlie, come per chiedere loro aiuto).

RENATA ‑ (a Giustino) Per favore, vada a chiamare Ulderico.

GIUSTINO ‑ (balza in piedi) Di corsa!... (Ed esce al fondo).

PRISCILLA ‑ Ho sete!... Voglio un bicchiere di qualcosa di forte.

PATRIZIA - Il mobile bar è in giardino.

PRISCILLA ‑ Okay!... Uscendo faremo una rapida sosta a quel mobile. Vero, caro?

CARLO ‑ (annuisce) Come desideri, cara.

7 - ULDERICO E DETTI

ULDERICO ‑ (appare al fondo, seguito da Giustino, il quale torna a sedere accanto a Cornelia) Desiderano?...

RENATA ‑ Che lei accompagni la baronessa e il commendatore al ballo a palchetto.

ULDERICO ‑ (sussulta) Orrore!... E‚Äô un luogo antigienico, nocivo alla salute. (Fa gesti di schifo, ripugnanza) La polvere, il sudore, le trombe e le percussioni... Tutto dannoso, dannosissimo.

PRISCILLA ‑ (violenta) Ehi, bel tomo!... Tu sei dannoso, dannosissimo!... Noi (indica se stessa e Carlo) siamo indistruttibili.

ULDERICO ‑ Mi sia consentito ricordare che un recente convegno di ¬ęluminari¬Ľ di scienze mediche ha sentenziato che (solenne) ¬ęIl ballo liscio scatena in tanti anziani forme di ebefrenia¬Ľ.

CARLO ‑ Ebefre... cosa?! ?...

ULDERICO ‑ ¬ęEbefren√¨a¬Ľ, cio√® ¬ępazzia della giovinezza¬Ľ. Per giunta il famoso ¬ęre delle balere¬Ľ ha sostenuto che, purtroppo sovente, durante le serate danzanti a qualche anziano, o anziana, viene un infarto.

PRISCILLA ‑ Favole!

PATRIZIA ‑ (a Ulderico) Comunque √® meglio che lei li accompagni.

ULDERICO ‑ (impettito) Obbedisco, ma rimarr√≤ a debita distanza. Come se io fossi un'autoambulanza.

CARLO ‑ (con la mano fa le corna di scongiuro verso Ulderico, mentre)

PRISCILLA ‑ (si stringe al braccio di Carlo) Andiamo!... (Ed esce al fondo con Carlo, urlando) All'assalto del primo premio!

GIUSTINO ‑ (urla verso il fondo) Con fermata al mobile bar!

ULDERICO ‑ (rassegnato, a Patrizia e Renata) Spero che loro comprenderanno il mio enorme sacrificio.

RENATA ‑ Certo. E le saremo grate.

ULDERICO ‑ (esce al fondo, impettito, dicendo:) Sono una vittima del ballo a palchetto.

RENATA ‑ (a Giustino e Cornelia) Noi andiamo ad avvisare i mariti della situazione.

PATRIZIA ‑ Abbiano pazienza.

GIUSTINO ‑ (lieto) Ne abbiamo da vendere!

RENATA e PATRIZIA ‑ (sorridono ed escono a destra).

8 - GIUSTINO E CORNELIA

GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Siamo rimasti soli.

CORNELIA ‑ (confusa) Eh gi√†... Soli.

GIUSTINO ‑ Hai paura?

CORNELIA ‑ No. Di te, no.

GIUSTINO ‑ Tu dici bugie?

CORNELIA ‑ Solamente a fin d√¨ bene.

GIUSTINO ‑ Anch'io. Perci√≤ dimmi‚Ķ E‚Äô vero che al ballo non hai trovato un cavaliere?

CORNELIA ‑ (abbassa la testa e la scuote).

GIUSTINO ‑ (contento) Allora √® per‚Ķ (indica se stesso e Cornelia).

CORNELIA ‑ (C. s. e annuisce).

GIUSTINO ‑ Ma tira su la testa! (Cornelia, lentamente, solleva il capo e guarda Giustino, il quale dice) Dimmi

qualcosa.

CORNELIA ‑ Io, veramente, non oso.

GIUSTINO ‑ Comincio io! (Infervorato) Cornelia! (E poi tace).

CORNELIA ‑ S√¨?

GIUSTINO ‑ E' mica facile. Per√≤ mi faccio coraggio, e (infervorato) Cornelia! Tu sei signorina e io ¬ęsignorino¬Ľ. ¬†¬†Vogliamo sposarci?

CORNELIA ‑ (sussulta, ed emozionata si alza in piedi) Oh, Giust√¨no!

GIUSTINO ‑ (si alza in piedi e le si pone di fronte) Oh, Cornelia! (Attimo di pausa) A questo punto nel cinema si abbracciano. (Allarga le braccia) Ciao!

CORNELIA ‑ (abbraccia Giustino) Ciao! (Si sciolgono dall'abbraccio. Preoccupata) Chiss√† cosa dir√† la baronessa!

GIUSTINO ‑ (con il tono di Cornelia) Chiss√† cosa dir√† don Augusto!

CORNELIA ‑ Naturalmente, dopo il matrimonio, verrai ad abitare con noi.

GIUSTINO ‑ ¬ęNoi¬Ľ chi?

CORNELIA ‑ Con me e la baronessa. Ci faremo un nido nella ¬ęd√©pendance¬Ľ.

GIUSTINO - In ¬ęcosa¬Ľ?

CORNELIA - E’ una parte del castello.

GIUSTINO - (lieto) Andrò ad abitare in un castello?

CORNELIA ‑ (annuisce) Ma sovente saremo con la barones¬≠sa in giro per il mondo.

GIUSTINO ‑ (felice) Uh, che bello! Girer√≤ il mondo! (Ri¬≠de) Cos√¨ vedr√≤ se √® vero che √® rotondo! (Cornelia ride e Giustino la abbraccia di nuovo).

9 ‚Äď DON AUGUSTO E DETTI

AUGUSTO ‑ (appare al fondo con il Breviario in mano, e si ferma sulla soglia, sorpreso da quanto vede. Dopo una pausa) Disturbo?

GIUSTINO e CORNELIA ‑ (sussultano, e con un balzo si allon¬≠tanano l'uno dall'altra).

AUGUSTO ‑ (avanza, ironico) Vi abbracciavate, perch√© uno dei due deve partire?

GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Ecco‚Ķ lo‚Ķ Lei‚Ķ (indica Corne¬≠lia) Parlavamo del pi√Ļ e del meno.

CORNELIA ‑ (a capo chino) Vado a mettere in ordine la ca¬≠mera della baronessa. Con permesso. (Esce in fretta al fondo).

AUGUSTO ‑ Tu rimani qui?

GIUSTINO ‑ (estremamente imbarazzato) Non so dove andare.

AUGUSTO ‑ (sorride e apre il Breviario) Siedi.

GIUSTINO ‑ Non riesco a stare seduto.

AUGUSTO ‑ Io s√¨. (Siede) Cos'√® che ti agita?

GIUSTINO ‑ Niente, niente. Ma (Con il tono indeciso e im¬≠plorante di un bimbo che vorrebbe confessare una mara¬≠chella alla mamma) Don Augusto‚Ķ

AUGUSTO ‑ Dimmi.

GIUSTINO ‑ (C. s., dopo un attimo di pausa) Don Augusto‚Ķ

AUGUSTO ‑ Hai combinato qualche guaio?

GIUSTINO ‚Äď No, no‚Ķ (breve pausa) Per√≤‚Ķ (E tace).

AUGUSTO ‑ Continua, Giustino. Non farmi stare in pensiero.

GIUSTINO ‑ (fa alcuni passi avanti e indietro. Dopo una bre¬≠ve pausa dice tutto d'un tratto, ma bene scandito) Lei, don Augusto, non ha mai pensato a sposarsi?

AUGUSTO ‑ (balza in piedi) Sei diventato matto, come diversi anni fa, quando mi hai chiesto la medesima sciocchezza?

GIUSTINO ‑ Non mi guardi cos√¨, senn√≤ perdo le parole.

AUGUSTO ‑ Insomma, Giustino!... Cosa ti succede?

GIUSTINO - Ecco… Me… lo… (Attimo di pausa. Poi, solenne) Mio simpatico parroco. 

AUGUSTO ‑ (sorpreso) Hai bevuto?

GIUSTINO ‑ No. Ma visto che si sposano tanti, voglio sposarmi anche me!

AUGUSTO ‑ (sorride) Con chi?

GIUSTINO ‑ Con la signorina Cornelia, governante della baronessa.

AUGUSTO ‑ Sul serio? (Giustino annuisce) E perch√©?

GIUSTINO ‑ Perch√© ride a tutto quello che dico. Inoltre, come ¬ęmarito di una governante di una baronessa¬Ľ, sar√≤ ¬ęun po' nobile¬Ľ anch'io.

AUGUSTO ‑ (astuto, come lo sar√† d'ora in poi, giacch√© prevede i probabili sviluppi della situazione) Gi√† gi√† Sposala al pi√Ļ presto.

GIUSTINO ‑ (stupito) Non le spiace?

AUGUSTO ‑ Al contrario, sar√≤ lieto di benedire il tuo matrimonio. E dimmi La tua consorte la porterai al paese?

GIUSTINO - No. Andremo ad abitare con la baronessa nella (Cerca la parola) ... dop ... dip ... dup...

AUGUSTO ‑ (lo aiuta) ¬ęD√©pendance¬Ľ.

GIUSTINO ‑ (annuisce)¬† quella ¬ęroba¬Ľ l√¨.

AUGUSTO ‑ S√¨, √® ragionevole che, in certe occasioni, il marito segua la moglie nella sua residenza.

GIUSTINO ‑ (con sempre pi√Ļ grande stupore) Non avrei mai sperato che lei approvasse tanto facilmente il mio matrimonio.

AUGUSTO ‑ Sbagliavi. Anzi, ti faccio subito i miei migliori auguri.

GIUSTINO ‑ Ma riuscir√† a trovare un altro sagrestano come me?

AUGUSTO ‑ Con pazienza, perseveranza, s√¨: ne sono certo.

GIUSTINO ‑ (sconcertato) Beh, allora Tante grazie. Per√≤ non prenda un sagrestano come Paolino di don Giacomo a Borgonebbia. Non ha ancora imparato a suonare le cam¬≠pane ‑¬ęa festa¬Ľ.

AUGUSTO ‑ Imparer√†, imparer√† (Squillo del telefono) Ri¬≠spondi tu, visto che il telefono √® la tua passione.

GIUSTINO ‑ Con piacere. (Al telefono) Pronto, parla Giusti¬≠no... (Si emoziona) S√¨, don Luciano: √® qui vicino a me.¬† (Porge il ricevitore, con mano tremante, ad Augusto, dicendogli:) E‚Äô il ¬ęnostro¬Ľ vice‑parroco.

AUGUSTO ‑ (prende il ricevitore, ma prima di portarlo all'orecchio:) Per te ¬ęnostro¬Ľ ancora per poco. (Al telefono) Pronto (Ascolta con crescente emozione. Quindi, come assalito da un lieve capogiro, prima si appoggia allo schienale della sedia o poltrona vicina al telefono, poi s'abbandona a sedere sulla medesima sospirando) Non l'avrei mai neppure immaginato‚Ķ Le ha telefonato ilCancelliere della Curia?... Certamente! Entro domani,prima di tornare, andr√≤ da sua eccellenza il Vescovo‚Ķ Molte grazie, don Luciano, e a presto. (Posa il ricevito¬≠re. Poi, quasi sorridente, fissa nel vuoto).

GIUSTINO ‑ (felice, guarda Augusto, sorride e gli agita unamano dinanzi agli occhi) Ehi, ¬ęMonsignore¬Ľ! Ritorni a terra.

AUGUSTO - (scuote il capo, come per scacciare il pensiero) Hai capito cosa mi è accaduto?

GIUSTINO ‑ (spaccone) Euh! lo lo sapevo da stamane alle sei, quando ho parlato con Paolino, il sagrestano di Bor¬≠gonebbia.

AUGUSTO ‑ Allora lo sapeva anche don Giacomo?

GIUSTINO ‑ Eccome! E siamo tutti felici e contenti, perch√© lei, adesso, √® pi√Ļ di un ¬ędon¬Ľ. Un ¬ęMonsignore¬Ľ come si chiama?... ¬ęDon‑don¬Ľ?

AUGUSTO ‑ (sorride) Noo√≤ Tutti, comunque, per favore continuate a chiamarmi ¬ędon¬Ľ. Altrimenti sar√≤ tentato di darmi delle arie.

GIUSTINO ‑ Impossibile, per un ¬ęparroco‑alpino¬Ľ come lei. (Sorride) Adesso riesce ad alzarsi in piedi?

AUGUSTO ‑ (allegro, si alza) Grazie al Cielo... s√¨.

GIUSTINO ‑ Al paese stanno gi√† preparando grandi feste, anche con i fuochi artificiali. Non parliamo alla ¬ęCasa del Fanciullo‑Asilo Nido‑Scuola Materna¬Ľ!... Ci saranno i genitori e parenti di tutti i bambini.

AUGUSTO ‑ (sinceramente colpito) Ma... don Luciano me l'ha detto cinque minuti fa. Gli altri da chi l'hanno saputo?

GIUSTINO ‑ (Orgoglioso, si batte una mano sul petto) Da me!... Ho fatto tante di quelle telefonate che lei, quando vedr√† la bolletta, cadr√† per terra lungo e disteso.

AUGUSTO ‑ (Commosso, scrolla il capo. Poi abbraccia Giustino) Caro il mio Giustino!...

GIUSTINO ‑ (quando si scioglie dall'abbraccio √® felice e commosso) E' la prima volta che mi abbraccia cos√¨. E io so perch√© l'hanno fatto ¬ęMonsignore¬Ľ.

AUGUSTO - Sono curioso di saperlo anch'io.

GIUSTINO - (quasi misterioso) Don Giacomo l'ha sentito dire ieri pomeriggio in Curia. L‚Äôha detto al suo sagrestano che a me dice tutto, e... (solenne) Lei √® stato fatto ¬ęMonsignore¬Ľ per la grande opera che la ¬ęCasa del Fanciullo¬Ľ fa in tutta la provincia.

AUGUSTO ‑ (sincero) Allora il merito √® anche di mio fratello.

GIUSTINO ‑ (allarmato) Non faranno mica ¬ęMonsignore¬Ľ anche ¬ęCarlone¬Ľ?

AUGUSTO ‑ (sorride) Impossibile.

GIUSTINO ‑ Meno male!... Per√≤ adesso bisogna dirlo, urlarlo qui dentro.

AUGUSTO ‑ No. Per ora lasciamo che si calmi il bollore della passione danzante.

GIUSTINO ‑ Sar√≤ muto come un pesce in padella! (Ride, ma diventa di colpo serio) Ma... adesso che lei √® ¬ęMonsignore¬Ľ, il suo sagrestano sar√† ¬ęmongrestano¬Ľ?

AUGUSTO ‑ (sorride) No. Comunque la questione interesser√† il tuo ¬ęsuccessore¬Ľ. Sbaglio?

GIUSTINO ‑ (contrariato, scrolla il capo) ... che fortuna quel ¬ęsuccessore¬Ľ!...

AUGUSTO ‑ Perch√©?

GIUSTINO ‑ (C. s.) lo sono stato per tanti anni il fedele sagrestano di un ¬ędon¬Ľ qualsiasi... (Indica Augusto) Quello arriva e si trova al servizio di un ¬ęMonsignore¬Ľ. Che disdetta, la mia!

10 - ULDERICO, POI TUTTI

ULDERICO ‑ (dall'esterno al fondo prima lontano, poi avv√¨cinandosi, lancia i seguenti colpi con il suo fischietto, alternati a urla di aiuto. Quindi fischio. Urlo) Cornelia, aiuto!... (Fischio. Urlo) Tutti, aiuto!... (Fischio. Urlo) Aiutooo!...

AUGUSTO e GIUSTINO ‑ (al primo urlo sussultano e guardano verso Il fondo).

GIUSTINO ‑ (urla) Arrivo io!... (Ed esce di corsa al fondo)

AUGUSTO ‑ (s'avvicina al fondo guarda un momento verso l'esterno, poi si scosta dalla porta, rimanendo per√≤ vicino. Pausa, mentre dalfondo si sente un tramestio, ovvero il movimento di alcune persone e le voci di:)

GIUSTINO - Coraggio. Non è niente.

ULDERICO - La sorreggo io.

CORNELIA - Stia tranquilla, baronessa. (Altra breve pausa, poi dal fondo entrano:)

CARLO ‑ (che cammina a piccoli passi, con il torso quasi parallelo al pavimento e un'espressione di grande sofferenza, sostenuto da Ulderico e Giustino).

PRISCILLA ‑ (barcollante e con espressione ebete, sostenuta da Cornelia).

ULDERICO ‑ (con Giustino, accompagna Carlo davanti a una poltrona) Si fermi un po' qui. (E i due fanno dolcemente sedere Carlo, il quale ‑ ovviamente ‑ rimane sempre con la testa quasi sulle ginocchia).

CARLO ‑ (si lamenta) Ho un dolore terribile.

ULDERICO ‑ Lo so.

CORNELIA ‑ (contemporaneamente, accompagna a sedere Priscilla difronte a Carlo, e le rimane accanto, premurosa) Desidera qualcosa? (Priscilla scrolla il capo. Cornelia le rimane vicina, in piedi).

PATRIZIA e RENATA ‑ (allarmate, entrano da destra e vedono la situazione).

RENATA ‑ Cos'√® accaduto a pap√†?

ULDERICO ‑ (saccente) Il commendatore √® stato vittima del cosiddetto ¬ęcolpo della strega¬Ľ, ossia di un contraccolpo sub√¨to dalla sua colonna vertebrale.

PATRIZIA ‑ Come √® successo?

PRISCILLA ‑ (brilla) Lo spiego io. Eravamo nel bel mezzo di un tango incantevole. Quello (indica Sprezzante Carlo)¬† mi sussurra: ¬ęcasch√©¬Ľ. lo faccio il ¬ęcasch√©¬Ľ, e lui (lo indica come prima)¬† per poco non mi ha lasciato cadere sul palchetto, come una cretina.

CARLO ‑ (parla con molta fatica) Siccome la baronessa si √® gettata in modo violento, facendo una specie di tuffo, per afferrarla ho fatto un brusco movimento, e sono rimasto piegato in due.

PRISCILLA ‑ (sprezzante) Uomo fragile! Troppo fragile! Comunque dovevo immaginarlo che mi succedeva un

guaio. Il mio oroscopo (Si rivolge ad Augusto) Lei, reverendo, crede all'oroscopo?

AUGUSTO ‑ (scrolla il capo quindi con grande semplicit√† dice:) lo credo al Vangelo.

PRISCILLA ‑ (maligna e ironica) Gi√†, lei √® un prete ¬ęall'antica¬Ľ. (Sprezzante, indicando Augusto) Soprattutto con quella tonaca. (Sogghigna) Ma perch√© non porta il clergyman?

AUGUSTO ‑ (sorridente) Perch√© √® solo un segno di riconoscimento, come la giacca del ferroviere o del portabagagli, che se la toglie dopo il servizio.

PRISCILLA ‑ (sarcastica) La tonaca, invece, secondo lei cos'√®?

AUGUSTO ‑ (serio) Una seconda pelle, una corazza.

PRISCILLA ‑ (sogghigna) Addirittura?

AUGUSTO ‑ (annuisce) ed √® confezionata da due famosi sarti.

PRISCILLA ‑ (molto interessata) Fuori i nomi degli stilisti!

AUGUSTO ‑ Uno √® Dio, che la fa un po' stretta; l'altro √® il diavolo che la fa... troppo larga.

PRISCILLA ‑ (rimane un attimo assorta, poi scoppia in una risata nervosa).

PATRIZIA ‑ Scusate se intervengo, ma chiamo il medico per pap√†. (Fa l'atto di avvicinarsi al telefono).

ULDERICO ‑ Non √® il caso, signora. Siccome il ¬ęcolpo della strega¬Ľ immobilizzava sovente il ¬ęmanager¬Ľ di cui ero al servizio, provvedo io a rimettere il commendatore in po¬≠sizione verticale.

CARLO ‑ (implora) S√¨, S√¨‚Ķ Provveda, Ulderacchio.

ULDERICO ‑ (contrariato, precisa) Ul‑de‑ri‑co.

CARLO ‑ Faccia in fretta, ch√© peggio di cos√¨‚Ķ

ULDERICO ‑ Obbedisco. Mi occorre l'aiuto del reverendo e di Giustino.

AUGUSTO ‑ Siamo a disposizione.

ULDERICO ‑ Grazie, e attenzione. Loro (indica Augusto e Giustino) sostengano e aiutino il commendatore a spo¬≠starsi avanti di un paio di passi. Prego (Li aiuta a prov¬≠vedere).

AUGUSTO e GIUSTINO ‑ (uno a destra, l'altro a sinistra, af¬≠ferrano il braccio di Carlo e lo fanno spostare avanti).

ULDERICO ‑ Alt! (Si pone dietro a Carlo, gli afferra le spalle) √® il momento ¬ęclou¬Ľ. (Appoggia un ginocchio sul

fondo schiena di Carlo) Uno Due Tre! (Tira verso di sé le spalle di Carlo, energicamente).

CARLO ‑ (lancia un urlo di dolore, barcolla e, Augusto e Giustino, lo aiutano a risedere in posizione normale. So¬≠spira profondamente) Accidenti Mi √® sembrato d'esse¬≠re spaccato in due.

PATRIZIA ‑ (a Ulderico) Le siamo molto grati.

RENATA ‚Äď E‚Äô stato bravissimo.

ULDERICO ‑ (lusingato) Normale, per me.

CARLO ‑ (a Ulderico) Naturalmente tante grazie anche da parte mia.

ULDERICO ‑ Ora si metter√† a letto, le somministrer√≤ due compresse di analgesico e domattina sar√† in forma perfetta.

PRISCILLA ‑ (sprezzante) Chi?... Lui?... (Indica Carlo) Impossibile!

GIUSTINO ‑ (sottovoce ad Augusto, indicando Priscilla) Nessuno la fa stare zitta? (Augusto gli fa cenno di tacere).

PRISCILLA ‑ lo s√¨ che sono sempre in forma perfetta. Soprattutto quando faccio il ¬ęcasch√©¬Ľ.

ULDERICO ‑ Per la verit√†, signora baronessa, quando √® entrata sul palchetto, barcollava.

PRISCILLA ‑ La colpa √® sua!... (indica Carlo) Non √® capace di dare un braccio forte e fermo alla sua dama.

CARLO ‑ Ti prego di credere, cara, che io...

PRISCILLA ‑ (interrompe, violenta) No!... Inoltre come puoi permettere che quello (indica sprezzante Ulderico) mi faccia un'osservazione?... I miei antenati un servo cos√¨ l'avrebbero fatto impiccare.

AUGUSTO ‑ (interviene, calmo) Suvvia, per favore... Interrompiamo questo discorso di cattivo gusto.

ULDERICO ‑ La ringrazio, reverendo. Tanto pi√Ļ che questa irritazione ed esasperazione √® causata dall'aria infetta che abbiamo respirato nei pressi di quel ballo. Siamo tutti infestati da germi e batteri. Ma... Provvedo io! Con permesso. (Esce rapidamente a sinistra, facendosi aria con una mano davanti al viso).

PRISCILLA ‑ Siccome questa compagnia mi annoia... vado a dormire. (A Cornelia) Accompagnami e portami al pi√Ļ presto il solito whisky. Cio√®... La solita ¬ębottiglia¬Ľ, e buona notte a tutti! (Mentre Cornelia aiuta Priscilla ad alzarsi in piedi, da sinistra).

ULDERICO ‑ (entra agitatissimo, tenendo in mano una bomboletta aerosol spray di deodorante per ambienti con la quale spruzza il liquido in alto e intorno a s√©. Quindi si sposta dall'uno all'altro dei presenti per spruzzare poco sopra la testa di tutti, urlando) E‚Äô un condensato orientale dei profumi della natura!... E la natura si difende!... Abbasso i microbi!... Morte ai germi!

Contemporaneamente:

TUTTI ‑ (si spostano qua e l√† coprendosi gli occhi con le mani, urtandosi, e dicendo ad alta voce QUASI insieme:)

CARLO ‑ Fermatelo!

PATRIZIA ‑ Basta!

GIUSTINO ‚Äď E‚Äô matto!

RENATA ‑ La smetta!

PRISCILLA ‑ Ci asfissia!

CORNELIA ‑ Coraggio,baronessa!

AUGUSTO ‑ (in un angolo, sorride, scrolla la testa e allarga le braccia, mentre il sipario si chiude).

FINE DEL SECONDO ATTO

ATTO TERZO

E’ la mattina seguente gli avvenimenti del secondo atto.

1 -  CARLO E ULDERICO

CARLO ‑ (all'apertura del sipario √® solo in scena, seduto, e sta sfogliando un giornale).

ULDERICO ‑ (entra da sinistra, portando un vassoio sul quale c'√® un bicchiere d'acqua e un piattino su cui √® posata una compressa) Commendatore, perdoni il disturbo, ma per la sua salute sarebbe il momento giusto di assumere questa compressa.

CARLO ‑ (irritato) Cos'√®?

ULDERICO ‑ Un prezioso ed efficace ¬ęcocktail¬Ľ di vitamine ultraconcentrate.

CARLO ‑ (diffidente) Quella pillola (la indica) l'ha acquistata in farmacia?

ULDERICO ‑ (annuisce) ... ed √® consigliata dai pi√Ļ prestigiosi ed eminenti specialisti di funzionalit√† e integrit√† dell'organismo. (Porge il piattino) Prego.

CARLO ‑ (guarda di traverso la pillola con senso di ripugnanza, quindi si decide a prenderla e la inghiotte, bevendo l'acqua che Ulderico gli porge) E gli altri?... Si sono g√¨√† svegliati?

ULDERICO ‑ Una buona parte, s√¨.

CARLO ‑ Dove sono?

ULDERICO ‑ Le signore Patrizia e Renata sono uscite con suo fratello e il sagrestano.

CARLO ‑ Quando?

ULDERICO ‑ Circa un'ora fa. (Porter√† via il vassoio quando uscir√†).

CARLO ‑ (guarda l'ora) Addirittura? (Ulderico annuisce) Dove sono andati?

ULDERICO ‑ Nella vicina chiesa di ¬ęGes√Ļ Adolescente¬Ľ, dove don Augusto si √® recato a celebrare la Messa.

CARLO ‑ (contrariato e sincero) Se me l'avessero detto ci sarei andato anch'io... (Precisa, con evidente amarezza) Sempre che ¬ęqualcuna¬Ľ non me l'avesse impedito. (Lieve pausa) E la baronessa?

ULDERICO ‑ La sua governante √® venuta in cucina a prendere la colazione, e gliel'ha serv√¨ta a letto.

2 ‚Äď DON AUGUSTO, PATRIZIA, RENATA, GIUSTINO E DETTI

GIUSTINO ‑ (dall'esterno al fondo, avvicinandosi) Loro sono proprio nipoti d√¨ un parroco, perch√© alla lettura e al salmo sembravano due attrici della televisione. (Risatina di Patrizia, Renata e Augusto ‑ il quale ha il Breviario mentre tutt'e tre entrano dal fondo con Giustino e salutano a soggetto Carlo).

PATRIZIA ‑ Hai dormito, pap√†?

CARLO ‑ Abbastanza.

RENATA ‑ Bene.

ULDERICO ‑ (ai quattro) Il commendatore l'ho gi√† servito.

CARLO ‑ (annuisce, ironico) Con una pillola.

ULDERICO ‑ Loro cosa desiderano per colazione?

AUGUSTO ‑ Io un caff√®.

RENATA ‑ Anche per noi, vero Patr√¨z√¨a? (Patrizia annuisce).

GIUSTINO ‑ A me basta un ¬ępanino¬Ľ cos√¨... (Fa segno come se tenesse fra le mani un melone) ... pieno di salame crudo.

ULDERICO ‑ (fa un gesto e un'espressione di orrore) Dove servo?

PATRIZIA ‑ Senza fretta, quando saliremo nel salotto al primo piano.

ULDERICO ‑ (annuisce) A suo tempo provveder√≤. (Esce a sinistra).

CARLO ‑ (alle figlie) I vostri mariti?

PATRIZIA ‑ Sono stati a Messa con noi, e ora saranno gi√† in Azienda.

GIUSTINO ‑ (ai tre) Direi che farebbero bene a sedersi, perch√© devo dare a tutti una notizia.

RENATA ‑ Bella, speriamo.

GIUSTINO ‑ Bellissima. (Rivolto ad Augusto) Posso?

AUGUSTO ‑ Considerato che probabilmente √® pi√Ļ facile fermare un treno in corsa che la tua lingua... (Siede) ... va beh.

PATRIZIA ‑ (siede con Renata) Siamo tutt'orecchi.

GIUSTINO ‑ (al centro, in piedi, indica Augusto) Lui ... sanno cos'√®? (Perentorio, a Carlo) Risponda lei, ¬ęCarlone¬Ľ!

CARLO ‑ (sbuffa e si rivolge ad Augusto, indicando Giustino) Quando diventer√† un po' furbo?

GIUSTINO ‑ Risponda!... (Indica Augusto) Lui cos'√®?

CARLO ‑ (ironico) D'accordo: giochiamo ai ¬ęquiz¬Ľ. E‚Äô un sacerdote.

GIUSTINO ‑ E questo sacerdote, se non fosse suo fratello, come lo chiamerebbe?

CARLO ‑ Oh, bella!... Lo chiamerei ¬ędon¬Ľ.

GIUSTINO ‑ E sbaglierebbe!

CARLO ‑ (disorientato, ad Augusto) Perch√©?... Non si dice pi√Ļ ¬ędon¬Ľ?

GIUSTINO ‑ A lui (indica Augusto), da ieri, no.

CARLO ‑ (C. s., rivolto ad Augusto) Forse hai deciso di gettare... (Afferra la propria giacca e la scuote, per significare ¬ęl'abito talare¬Ľ di Augusto) ... alle ortiche?

GIUSTINO ‑ (a Carlo) Adesso chiedo a lei quando diventer√† almeno un po' furbo.

CARLO ‑ (offeso, ad Augusto) Come gli permetti?...

AUGUSTO ‑ (sorride) Lascialo dire, e capirai.

PATRIZIA ‑ Abbia pazienza, signor Giustino, e si spieghi.

GIUSTINO ‑ (solenne) Ho il grande onore, e l'immensa gioia, di presentare a tutti il... (indica Augusto) ... ¬ęMonsignor¬Ľ Augusto Ravello.

RENATA e PATRIZIA ‑ (emozionate e felici, balzano in piedi e si chinano ad abbracciare e baciare sulle guance Augusto) Zio!... Zio!...

PATRIZIA ‑ (dopo l'abbraccio) E‚Äô meraviglioso!...

RENATA - E’ un dono anche per noi!...

PATRIZIA ‑ (a Carlo, il quale √® rimasto a bocca aperta) Pap√†!... Tu non dici niente?

CARLO ‑ (emozionato) Co‑co... Co‑come no?... (Si alza e s'avvicina ad Augusto, sincero) Vorrei abbracciarti forte forte.

AUGUSTO ‑ (si alza) Grazie, Carlo.

CARLO ‑ (abbraccia energicamente Augusto e lo bacia sulle guance) Sono felice, e pure orgoglioso, credimi. (Si scioglie dall'abbraccio) Mio fratello ¬ęMonsignore¬Ľ... Lo dir√≤ al mondo intero!

RENATA ‑ Noi andiamo all'apparecchio del salotto (indica a destra) per urlarlo a Fabrizio e Massimo.

PATRIZIA e RENATA ‑ (sorridenti, con un lieve inchino verso Augusto) Con il tuo permesso... ¬ęMonsignore¬Ľ. (Ed escono a destra).

GIUSTINO ‑ (ad Augusto) lo... lo vado a mangiare il mio panino, e poi a cercare... (E tace).

AUGUSTO ‑ (comprende e sorride) Vai, vai.

GIUSTINO ‑ Molto gentile, ¬ęMonsignore¬Ľ (Ride ed esce al fondo).

CARLO ‑ (dopo evidente imbarazzo) Senti, Augusto... Visto che per la prima volta, da ieri, siamo a quattr'occhi, vogliamo sederci e parlare un po'?

AUGUSTO ‑ Con grande piacere. (Siede).

CARLO ‑ (C. s. e siede) Ecco... lo, come avrai capito, ho la seria intenzione di sposare la baronessa. Tu che ne dici?

AUGUSTO ‑ Che hai l'et√†, e quindi avrai il buonsenso di scegliere la strada della tua vita futura. (Lieve pausa. Con arguta intenzione) Perch√©?... Hai dei dubbi?

CARLO ‑ Assolutamente no. La sola cosa che mi turba, e mi preoccupa, √® la scelta della residenza dopo il matrimonio.

AUGUSTO ‑ (con la prudente astuzia che user√† d'ora in poi) La soluzione mi pare semplice. In questa villa, oltre che per le tue figlie, i tuoi generi e i tuoi nipotini, c'√® posto sia per la baronessa che per la sua governante.

CARLO ‑ Certo, certo... Ma lei non vuole abbandonare la ¬ęd√©pendance¬Ľ del castello. Sai... Il ricordo dei nobili antenati.

AUGUSTO ‑ Comprendo le sue ragioni sentimentali.

CARLO ‑ Dici bene. (Spaccone) Del resto pure a me piace la campagna e l'aria pura.

AUGUSTO ‑ Come a Giustino.

CARLO ‑ (allarmato) Che c'entra Giustino?

AUGUSTO ‑ Non lo sai?

CARLO ‑ (C. s.) Cosa dovrei sapere?

AUGUSTO ‑ Che Giustino sposer√† la governante della baronessa, e che verr√† ad abitare nella ¬ęd√©pendance¬Ľ con voi.

CARLO ‑ (implora) Noooo!...

AUGUSTO ‑ Perch√©?

CARLO ‑ Tu sei contro il matrimonio, vero?

AUGUSTO ‑ Io sono contro... il divorzio. I matrimoni li benedico.

CARLO ‑ (balza in piedi e si sposta, agitatissimo, qua e l√†) Eh no!... Questo matrimonio non s'ha da fare!

AUGUSTO ‑ (sorride, ironico) L'hanno gi√† detto i bravi a don Abbondio. Ma poi il matrimonio √® avvenuto.

CARLO ‑ Ho capito, sai!... Non ti piace la baronessa, e mi sbatti fra i piedi quel sagrestano che non posso vedere neppure in fotografia.

AUGUSTO ‑ Ti ricordo che √® il padrino del tuo primo nipote.

CARLO ‑ Grande sciocchezza, quella!... Ma adesso basta. Non mi lascio pi√Ļ suggestionare da te, fratello maggiore prete, e... monsignore!

AUGUSTO ‑ Rispetto la tua decisione, poich√© l'affetto non deve mai essere sopraffazione. Anzi, ti chiedo di scusarmi per ci√≤ che ho fatto di testa mia, a nome tuo.

CARLO ‑ (allarmato) Addirittura?!?... (Augusto allarga le braccia e annuisce) Cos'hai combinato a nome mio?

AUGUSTO ‑ Diversi anni fa la ¬ęCasa del Fanciullo Giulia Ravello¬Ľ.

CARLO ‑ (colpito e disarmato) Ah s√¨, ricordo. E sulla lapide di marmo hai scritto ¬ęDono di Carlo Ravello¬Ľ. Invece l'hai pagata tutta tu.

AUGUSTO ‑ Solamente con gli utili dell'Azienda paterna che mi corrispondevi puntualmente.

CARLO ‑ (sincero) E sempre con quelli l'hai ingrandita, e continui a perfezionarla. lo e le figlie, credimi, ti siamo da sempre riconoscenti. (Tormentato) Ma... Per piet√† tieniti stretto il sagrestano.

AUGUSTO ‑ (si alza) Giustino, purtroppo, mi mancher√† molto. Comunque n√© a lui n√© ad altri impedirei di formare una famiglia basata sul matrimonio. (Squillo del telefono).

CARLO ‑ (indispettito, sbuffa e solleva il ricevitore. Al telefono, violento) Chi √®? ... (Sorpreso) Il generale Pautasso?... Forse sbaglia num ...

AUGUSTO ‑ (interrompe, lietamente sorpreso) No! (Prende il ricevitore dalla mano di Carlo. Al telefono) Pronto, signor generale... (Sorride) Come dice gentilmente lei sono ¬ęmonsignor Ravello¬Ľ... Ma da chi l'ha saputo?... Giustino ha telefonato proprio a tutti... Certamente, signor generale: sar√≤ onorato e felicissimo di incontrarla domenica a Borgosole... S√¨ s√¨, l'abbraccer√† il suo cappellano ¬ętenente‑don Ravello¬Ľ... Tante grazie. Buongiorno. (Posa il ricevitore. Felice) E‚Äô il mio grande e buono generale Pautasso, da diversi anni ¬ęa riposo¬Ľ, ma sempre vispo alpino.

3 - ULDERICO, CARLO E DON AUGUSTO

ULDERICO ‑ (entra da sinistra e si rivolge ad Augusto, con sincera deferenza) Ho saputo dalle signore che lei √® stato insignito del titolo spettante a vescovi, arcivescovi ed ecclesiastici che si sono particolarmente distinti nel loro ministero. Quindi, Monsignore, mi conceda il privilegio di... (Fa l'atto di prendere la mano destra di Augusto per baciarla).

AUGUSTO ‑ (ritrae gentilmente la mano) Non √® il caso, e la ringrazio.

CARLO ‑ (seccato, a Ulderico) Lei √® qui solo per lui? (Indica Augusto).

ULDERICO ‑ No, commendatore. Con la viva approvazione delle signore sono venuto a farle eseguire qualche benefico esercizio di riabilitazione.

CARLO ‑ (nervoso) Sono gi√† tutto ¬ęriabilitato¬Ľ!

ULDERICO ‑ E un'illusione.

AUGUSTO ‑ Probabilmente no. Quindi tu fai gli esercizi fisici, e io vado a farne (batte una mano sul Breviario) di ¬ęspirituali¬Ľ. (Esce dal fondo).

CARLO ‑ (C. s.) Allora che devo fare?

ULDERICO ‑ Come me. Si sposti qua. (Gli indica il centro, e Carlo eseguir√† gli ordini di malavoglia, ovvero i movimenti che Ulderico far√† di fronte a lui) Schiena verso la parete e gambe divaricate, ben ferme sul pavimento. Mani sui fianchi. Ondeggiamento lento del torso a destra e a sinistra. Segua il mio ritmo. (Gli si pone davanti, anch'egli con la schiena rivolta al fondo, senza ovviamente coprirlo alla vista del pubblico) Uno, due, tre... via! (Ondeggia, imitato da Carlo).

4 - GIUSTINO, CARLO E ULDERICO

GIUSTINO ‑ (appare al fondo, evidentemente non visto dai due. Li osserva con molto stupore, poi scoppia a ridere, esclamando:) Bravi a fare il pendolo! (Carlo e Ulderico si fermano e si voltano. Giustino avanza) In sagrestia ne abbiamo uno che avr√† cent'anni.

CARLO ‑ (violento, a Giustino) Proprio lei!... (Giustino fa l'atto di arretrare) Voglio dire che desidero proprio parlare con lei.

GIUSTINO ‑ (fa un rumoroso starnuto).

ULDERICO ‑ (che gli √® vicino, fa un balzo indietro, coprendosi con un fazzoletto bocca e naso, mentre urla) No!

GIUSTINO - Che ho fatto?

ULDERICO - Ha starnutito!

GIUSTINO - E con ci√≤?... Al paese diciamo ¬ęsalute¬Ľ, e non facciamo salti da scimmia.

ULDERICO ‑ Altro che ¬ęsalute¬Ľ!... Lo starnuto proietta nell'aria miliardi di microbi. Diano retta a me: tengano in tasca una castagna d'India.

GIUSTINO ‑ Una castagna in tasca?!?

ULDERICO ‑ Sissignore! L' ha detto uno studioso di botanica in televisione.

GIUSTINO ‑ Lei ci crede?

ULDERICO ‑ Certo.

GIUSTINO ‑ Beato lei!..

ULDERICO ‑ (s'avvicina a Giustino) Gran parte dell'umanit√† sbaglia a considerare il raffreddore una cosa da nulla, giacch√© √® la porta aperta a tante malattie... (Pur rimanendo vicino a Giustino, si rivolge a Carlo) Lo starnuto diffonde... (Carlo solleva il capo e apre la bocca, come se fosse assalito da uno starnuto. Ulderico, allarmato, s'avvicina a Giustino. Contemporaneamente: Carlo chiude la bocca senza starnutire, e Giustino starnutisce rumorosamente. Quindi Ulderico fa un balzo ed esce a sinistra, con il fazzoletto premuto sulla bocca e sul naso, fra le risate di Carlo e Giustino).

GIUSTINO ‚Äď E‚Äô un bel tipo, quello!

CARLO ‑ (ipocrita come sar√† in tutto il seguente dialogo con Giustino) Anche lei, ¬ęcaro¬Ľ Giustino, √® un ¬ębel tipo¬Ľ.

GIUSTINO ‑ (sorpreso e ironico) E‚Äô sicuro di parlare con me?

CARLO ‑ Eccome!... Peraltro io parlo sempre molto volentieri con lei. Ecco!... Vogliamo sederci e chiacchierare un po' ?

GIUSTINO ‑ (C. s., siede borbottando) Domani nevica blu.

CARLO ‑ (siede vicino a Giustino) Ho meditato sulla sua gentile proposta.

GIUSTINO ‑ (non comprende) Ah, s√¨?... (Carlo annuisce) Quale?

CARLO ‑ Io e lei ¬ędobbiamo¬Ľ darci del ¬ętu¬Ľ.

GIUSTINO ‑ (sarcastico) Commendatore... Quando √® rimasto piegato in due ha sentito anche un forte mal di testa?

CARLO ‑ (sogghigna) Comprendo la sua ironia, ma... assolutamente no! Infatti le chiedo chiaro e tondo di usare il ¬ętu¬Ľ nei nostri rapporti.

GIUSTINO ‑ Visto che lo chiede lei... (Tende la mano verso Carlo) Ciao, ¬ęCarlone¬Ľ!

CARLO ‑ Altro che una stretta di mano!... Ci vuole un abbraccio. (Si alza e allarga le braccia verso Giustino).

GIUSTINO ‑ (si alza, diffidente) Per√≤ non mi stringa troppo.

CARLO ‑ (annuisce, sorride e abbraccia Giustino) Sediamoci di nuovo.

GIUSTINO ‑ (siede) Bello, questo gioco. In piedi‑seduti; seduti‑in piedi. E poi?

CARLO ‑ Pertanto, adesso, siamo ¬ępi√Ļ amici¬Ľ. Quindi, come tutti i ¬ęveri amici¬Ľ, ci comprenderemo meglio, e... e magari ci aiuteremo. Vero?

GIUSTINO ‑ (annuisce) ... se lo dici tu...

CARLO ‑ Per esempio, non hai mai pensato a sposarti?

GIUSTINO ‑ S√¨: ieri.

CARLO ‑ Gi√†... (Prudente) Immagino Palmira, la cuoca.

GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) ... Cornelia, la governante.

CARLO ‑ (sbotta) Sei pazzo?

GIUSTINO ‑ lo no. E tu?

CARLO ‑ Voglio dire: perch√© Cornelia?

GIUSTINO ‑ E io dico: perch√© ¬ęnon¬Ľ Cornelia?

CARLO ‑ Non insisto. Capisco che sposerai Cornelia, e... e naturalmente te la porterai al paese.

GIUSTINO ‑ (scrolla il capo)¬† dice che non pu√≤ abbandonare la baronessa.

CARLO ‑ (con tono accusatore) Tu, per√≤, non ti preoccupi di ¬ęabbandonare¬Ľ il tuo parroco.

GIUSTINO ‑ (colpito) Invece mi preoccupo. Tanto pi√Ļ che adesso √® ¬ęMonsignore¬Ľ.

CARLO ‑ Quindi dimentica Cornelia, che per giunta √® una donna svanita, incapace, debole, timida‚Ķ E non vedi quanto √® brutta quella poveretta?

GIUSTINO ‑ (risentito, con il tono che ha usato Carlo) E tu? Non vedi quanto √® brutta quella baronessa?

CARLO ‑ Forse non √® una delle tre Grazie

GIUSTINO ‑ (tempestivo) Per me √® una ¬ędis‑grazia¬Ľ.

CARLO ‑ (si controlla a fatica) In compenso √® colta, intelligente, simpatica, spiritosa.

GIUSTINO ‑ ¬ęSpiritosa¬Ľ di sicuro, con tutto l'alcol che butta gi√Ļ.

CARLO ‑ (balza in piedi e sbotta) Basta cos√¨! E le proibisco di darmi del ¬ętu¬Ľ.

GIUSTINO ‑ (si alza) Non vale! Ormai te lo tieni per sempre.

CARLO ‑ (sta per obiettare, ma rinuncia, poich√© da destra entrano Renata e Patrizia).

 

5 - RENATA, PATRIZIA, GIUSTINO E CARLO

RENATA e PATRIZIA ‑ (entrano sorridenti, ma notano l'espressione irritata di Carlo, e si sorprendono).

PATRIZIA ‑ (a Carlo) C'√® qualcosa che non va?

CARLO ‑ (evasivo) Niente, niente.

RENATA ‑ Non vi stiamo a descrivere la gioia di Fabrizio e Massimo alla notizia dello zio monsignore.

GIUSTINO ‑ (allegro) A proposito, visto che siamo in famiglia, mettiamoci d'accordo per donargli la nuova veste talare.

PATRIZIA Buona idea, signor Giustino!

GIUSTINO lo l'ho vista a un monsignore che alcuni anni fa √® venuto a visitare la ¬ęCasa del Fanciullo¬Ľ.

RENATA ‑ Bene. Com'√®?

GIUSTINO ‑ Naturalmente √® da prete. Per√≤ (Descrive la ve¬≠ste talare come se l'avesse indosso lui) Davanti, da cima a fondo, ha la chiusura bordata viola, con i bottoni viola, le maniche bordate viola, e qui ‑ in vita ‑ una fascia di se¬≠ta viola alta una spanna.

PATRIZIA ‑ Gli star√† benissimo, e dovr√† gi√† portarla dome¬≠nica alla festa.

RENATA ‑ Oggi √® marted√¨. Sar√† possibile averla in quattro giorni?

GIUSTINO ‑ Certo. Se costringeremo don Augusto a recarsi in una sartoria proprio vicina alla Curia, dove lui andr√† stamane.

PATRIZIA ‑ Ovviamente gliela doneremo noi.

CARLO ‑ (sincero) No. (Tutti lo guardano stupiti) Gliela regalo io.

RENATA ‑ Comprendiamo, pap√†, il tuo affettuoso intendi¬≠mento. Ma pure noi (indica Patrizia e se stessa) vorrem¬≠mo avere il piacere di partecipare.

PATRIZIA ‑ Tutti! Anche con i mariti e i bambini.

CARLO ‑ (testardo) Insisto! (Ad alta voce) Dev'essere,un MIO, e solamente MIO pensiero!

GIUSTINO ‑ Calma, per favore. D'altronde loro non potran¬≠no mai regalare ¬ętutto¬Ľ di quell'abito.

CARLO ‑ Perch√©?

GIUSTINO ‑ Perch√© a don Augusto, che per molto tempo l'ho visto con la veste rattoppata, la fascia da monsignore glie¬≠la compro e gliela regalo io!

CARLO ‑ Vedremo!

GIUSTINO ‑ Per il resto, secondo me, hanno ragione loro. (Indica Renata e Patrizia).

CARLO ‑ (urla) No!

GIUSTINO ‑ (urla come Carlo) S√¨!

¬†CARLO ‑ No!

GIUSTINO ‑ S√¨!

CARLO ‑ No!

GIUSTINO ‑ S√¨!

6 - PRISCILLA, CORNELIA E DETTI

PRISCILLA ‑ (√® apparsa al fondo, con Cornelia mezzo passo dietro di lei, in tempo per sentire dal primo ¬ęNo!¬Ľ di Carlo. Scoppia a ridere e avanza, seguita da Cornelia che guarda sottecchi Giustino, il quale le sorride) E un nuovo gioco del ¬ęno¬Ľ e del ¬ęs√¨¬Ľ?

RENATA e PATRIZIA ‑ Buongiorno, baronessa.

PRISCILLA ‑ (borbotta) Buongiorno a tutti.

CARLO ‑ (intanto si precipita a baciarle la mano) Oh, cara!... Hai riposato bene? (E l'accompagna a sedere accanto a s√©).

PRISCILLA ‑ (nervosa) Non ho chiuso occhio!

CARLO ‑ Mi spiace. Ti ha disturbata qualche rumore?

PRISCILLA ‑ S√¨!... (Indica la propria fronte) Qui dentro.

PATRIZIA ‑ Ha qualche preoccupazione?

PRISCILLA ‑ (sogghigna) ¬ęQualche?¬Ľ... Mille!

CARLO ‑ (premuroso) Se posso fare qualcosa per te...

PRISCILLA ‑ (interrompe seccamente) Non credo!

CORNELIA ‑ (che √® in piedi, alle spalle di Priscilla) Signora baronessa, desidera?...

PRISCILLA ‑ (C. s.) Nulla. Anzi, tu vai a passeggiare con lui (indica Giustino) .

CORNELIA ‑ (confusa) Ma io...

PRISCILLA ‑ (C. s.) E‚Äô un ordine!

GIUSTINO ‑ (contento e ironico) Allora dobbiamo obbedire. (A Cornelia) Andiamo. (Va a prendere per mano Cornelia, e con lei esce al fondo)

PRISCILLA ‑ (sorride e indica verso il fondo) I due colombi... (Di colpo si rivolge a tutti) Ma forse loro non sanno.

CARLO ‑ (maligno) lo s√¨.

PRISCILLA ‑ (a Renata e Patrizia) Loro, invece?... (Renata e Patrizia scrollano il capo) Tanto semplice quanto romantico... La mia Cornelia e il sagrestano dello zio parroco si sposeranno presto. (Renata e Patrizia si guardano stupite) Un amore senza malizia nato fra queste mura. Bello, vero?...

RENATA e PATRIZIA ‑ (disorientate, allargano le braccia e annuiscono).

PRISCILLA ‑ (si guarda intorno) Il fresco ¬ęMonsignore¬Ľ di cui mi ha detto ¬ęil servo¬Ľ non √® in casa?

CARLO ‑ S√¨, ma in giardino.

PRISCILLA ‑ Forse √® meglio, perch√© voglio parlare alla loro (indica Renata e Patrizia) presenza di alcune prospettive della nostra (indica Carlo e se stessa) vita insieme.

CARLO - E’ il caso?

PRISCILLA ‑ Senza dubbio, Carlo. (Invita Renata e Patrizia a sedere di fronte) Prego.

RENATA e PATRIZIA ‑ (siedono).

PRISCILLA ‑ Anzitutto risiederemo nella mia ¬ęd√©pendance¬Ľ.

CARLO ‑ (timido) Ci sar√† abbastanza spazio anche per Cornelia e... (Sprezzante) ... ¬ęl'altro¬Ľ?

PRISCILLA ‑ Baster√† che tu faccia erigere un tramezzo.

CARLO ‑ (implora) Sembrer√† un accampamento.

PRISCILLA ‑ Tanto noi ci staremo raramente. (Sorpresa di Carlo) Sicuro!... Saremo sovente in viaggio intorno al mondo. In auto, aereo, treno, piroscafo... al√©!

CARLO ‑ (disorientato) lo, veramente, vorrei fare una vita...

PRISCILLA ‑ (sprezzante, prosegue tempestiva) ... da ¬ępensionato¬Ľ. Vergognati!... (A Renata e Patrizia) Quest'uomo scialbo‑sbiadito‑privo di vivacit√†, che ha trascorso la sua vita casa‑ufficio lo trasformer√≤ in un brillantissimo ¬ęuomo di mondo¬Ľ!... D'accordo, Carlo?

CARLO ‑ E con noi avremo sempre Cornelia e il sagrestano?

PRISCILLA ‑ (annuisce) ... per servirci!... Cornelia la cameriera, e suo marito l'uomo di fatica, per portare i bagagli, lucidare le scarpe, eccetera eccetera. (A Renata e Patrizia) Il ¬ęsignore¬Ľ (sprezzante, indica Carlo) mi appare incerto, indeciso, esitante.

PATRIZIA ‑ Capir√†, baronessa... Per pap√† sar√† una vita totalmente nuova.

PRISCILLA ‑ Cos√¨ deve essere, per far diventare ¬ęnuovo¬Ľ pure lui. (A Carlo) E tu... sveglia!... Parla, spara un'opinione.

CARLO ‑ (disorientato) Non... Non saprei se... (Viene interrotto dallo squillo del telefono).

RENATA ‑ (va a rispondere all'apparecch√≠o) Pronto... S√¨, la baronessa √® qui.

PRISCILLA ‑ Chi Mi vuole?

RENATA ‑ (al telefono) Glielo dico io. (A Priscilla) E‚Äô il signor Gianpierfabio.

PRISCILLA ‑ (balza in piedi, emozionata) Gianpierfabio!... Dov'√® un altro apparecchio?

PATRIZIA ‑ (indica a destra) Di l√†, nel salotto.

PRISCILLA ‑ Molto bene!... Appena avr√≤ sollevato la cornetta, urler√≤ ¬ęgi√Ļ¬Ľ per quello (indica il telefono, ed esce agitata a destra).

RENATA ‑ (al telefono) Attenda un momento.

PRISCILLA ‑ (dall'esterno a destra, urla) Gi√Ļ!

RENATA ‑ Subito! (Posa il ricevitore sull'apparecchio).

CARLO ‑ (sospettoso) Chi sar√† quel Gian‑Gian... come?

RENATA ‑ Gian‑pier‑fabio.

PATRIZIA ‑ Dalla reazione della baronessa, direi che √® un suo gradito conoscente, amico... Magari nobile anche lui.

CARLO ‑ (C. s.) Perch√©, poi, non abbia potuto parlargli in nostra presenza... mah!

RENATA ‑ (sorride) Pap√†!... Non sarai mica geloso?

CARLO ‑ (spaccone) Figuratevi!... D'altronde le sue conoscenze femminili e maschili che sinora mi ha presentato sono tutte persone dabbene.

PATRIZIA ‑ (gentile) Non ne abbiamo il minimo dubbio.

CARLO ‑ (guarda verso destra, impaziente) La fa lunga, eh?...

RENATA ‑ Suvvia, pap√†!... Non sar√† trascorso neppure un minuto.

CARLO ‑ Per due parole di cordiale convenienza √® gi√† tanto. (Si alza).

PATRIZIA ‑ Non vorrai mica interromperla?

CARLO ‑ (tormentato) No, ma... Insomma, mi d√† fastidio.

PRISCILLA ‑ (dall'esterno a destra, urla) Evviva!... (Poi entra a catapulta, molto vivace, frizzante, emozionata, agitata) Gianpierfabio √® una bomba!... (Renata e Patrizia si alzano, e seguiranno quanto accadr√†, con evidente interesse e sorpresa).

CARLO ‑ Spiegati, cara.

PRISCILLA ‑ (parler√† spostandosi qua e l√†, agitatissima, seguita docilmente da Carlo) Gianpierfabio √® il figlio unico di un ricco industriale.

CARLO ‑ G√¨ovane?

PRISCILLA ‑ Sulla cinquantina, credo. E si gode la vita, mentre il genitore ultrasettantenne continua ad accumulare soldi.

CARLO ‑ Lo conosci da molto?

PRISCILLA ‑ Non ricordo. Dieci, vent'anni... Che importanza ha? Mi ha invitata, capite?

CARLO ‑ Dove?

PRISCILLA ‑ Sul suo nuovo, enorme, lussuoso, incantevole yacht, per una crociera intorno al mondo.

CARLO ‑ Quando?

PRISCILLA ‑ Immediatamente!... Salperemo dopodomani da Napoli.

CARLO ‑ (illuso) Hai detto ¬ęsalperemo¬Ľ. Quindi ci sar√≤ anch'√≠o.

PRISCILLA ‑ ¬ęSalperemo¬Ľ io e gli altri importanti ospiti di Gianpierfabio. Tu non c'entri!

CARLO ‑ (colpito) Allora questo significa ...

PRISCILLA ‑ (prosegue tempestivamente) ... che ti saluto!

CARLO ‑ (disorientato) Co‑come?...

PRISCILLA ‑ Adesso, e per sempre! Mi pare chiaro. (Rivolta a Renata e Patrizia) Sicuramente loro mi comprenderanno meglio, e pi√Ļ, di lui (indica Carlo).

RENATA e PATRIZIA ‑ (allargano le braccia e annuiscono).

PRISCILLA ‑ Non ho tempo da perdere!... (Perentoria, a Carlo) Chiama il tuo servo!

CARLO ‑ (avvilito e abbattuto, annuisce ed esce a sinistra, mentre)

PRISCILLA ‑ (va al fondo e urla verso l'esterno) Cornelia!... Cornelia, subito qui! (Si volta) Mi credono cinica e malvagia vero?

PATRIZIA ‑ Non √® nostra abitudine, baronessa, esprimere opinioni negative sul prossimo.

PRISCILLA ‑ (sarcastica e maligna) Sembra di sentire lo zio parroco! (Sogghigna) Comunque, riconosco che la loro accoglienza e ospitalit√† √® stata gentilissima, perfetta.

7 - ULDERICO, CORNELIA, GIUSTINO E DETTI

ULDERICO ‑ (entra da sinistra, seguito da Carlo molto mogio, e si rivolge a Priscilla) Comandi, baronessa.

CORNELIA ‑ (entra ansante dal fondo, seguita da Giustino) Scusi, signora baronessa, ma ero quasi al fondo del giardino.

GIUSTINO ‑ (ironico) Per urlare cos√¨... c'√® il fuoco?

PRISCILLA ‑ Zitto!... (A Ulderico, ordina) Mi segua con la cuoca!... Vi dir√≤ come preparare i bagagli.

GIUSTINO ‑ (rivolto a Patrizia e Renata) Se ne va?... (Renata e Patrizia gli fanno cenno di tacere).

PRISCILLA ‑ (violenta, a Giustino) S√¨, bel tomo di sagrestano!... Me ne vado. (Maligna) E con me viene Cornelia. (A Cornelia, esaltata) Andiamo sullo yacht di Gianpierfabio, per tutti i mari! (A Ulderico) Esegua il mio ordine!

ULDERICO ‑ Vado a chiamare Palmira. (Esce a sinistra).

CORNELIA ‑ (ansiosa) E io, signora baronessa?... Cosa devo fare?

PRISCILLA ‑ (quasi affettuosa) Rimani un po' qui, per dire ¬ęaddio¬Ľ a lui (indica Giustino, poi si rivolge agli altri). Direi di lasciarli soli.

RENATA e PATRIZIA ‑ (annuiscono ed escono a destra).

PRISCILLA ‑ (decisa) Carlo!

CARLO ‑ S√¨?...

PRISCILLA ‑ Mi occorre un tuo... chiamiamolo ¬ęprestito¬Ľ, per pagare il taxi sino all'aeroporto, due posti sull'aereo per Napoli, e il taxi per arrivare al porto.

CARLO ‑ (rassegnato) Stai tranquilla... Metter√≤ in una busta il ... ¬ęprestito¬Ľ, considerando anche le spese... ¬ęvoluttuarie¬Ľ.

PRISCILLA ‑ (felice) L' ho sempre detto che sei un tesoro!... Mandami subito sopra la busta del... ¬ęprestito¬Ľ. (Carlo annuisce, Priscilla lo abbraccia) Caro!... (Poi lo respinge bruscamente) Vai, vai...

CARLO ‑ (annuisce ed esce mogio a destra).

PRISCILLA ‑ (maliziosa, rivolta a Giustino e Cornelia) Ora tocca a voi. Per√≤ mi raccomando... senza lacrime! (Ride ed esce al fondo, gridando) Servo!... Cuoca!... Arrivo!

CORNELIA e GIUSTINO ‑ (rimangono un momento immobili, lontani una dall'altro, entrambi mogi, a testa bassa).

GIUSTINO ‑ (si d√† uno scrollone, per scuotersi dall'abbattimento) Ebbene?... Facciamo le belle statuine?

CORNELIA ‑ (solleva il capo) lo non so cosa dire.

GIUSTINO ‑ Ti aiuto io. (Le si avvicina, affettuoso) Non hai il coraggio di abbandonare la baronessa. (Cornelia annuisce) Mi spiace.

CORNELIA ‑ Anche a me, molto.

GIUSTINO ‑ Se √® solo per la paga che perdi... (E non prosegue).

CORNELIA ‑ (accenna un mesto sorriso) Sono anni che non mi d√† una lira.

GIUSTINO - (sorpreso) E tu continui a servirla?

CORNELIA - Che vuoi?... La buon'anima di mia mamma, rimasta vedova quando avevo appena tre anni, ha fatto tanti sacrifici per tirarmi su. Poi, a quindici anni, mi ha mandata a servizio nel castello dei nobili Vallalta.

GIUSTINO ‑ Era ancora vivo il barone?

CORNELIA ‑ (annuisce) Ho cominciato lavando i piatti, e mi piaceva tanto vedere da lontano tutta quella gente elegante che arrivava per le grandi feste.

GIUSTINO - Quando è mancato il barone?

CORNELIA Poco dopo i miei ventitré anni, mentre da quattro ero diventata la cameriera personale della baronessa.

GIUSTINO ‑ Capisco. Quindi ti sei affezionata a lei, e l'hai seguita nei guai, sino alla... (cerca la parola) ... ¬ędup‑dip-dop¬Ľ...

CORNELIA ‑ (sorride e interviene) ¬ęD√©pendance¬Ľ. (Sincera) Ti d√≤ tanto dolore?

GIUSTINO ‑ Allegria, no. Per√≤, che ci vuoi fare?... Dobbiamo rassegnarci. D'altronde anche per me... Pensi che mi fosse facile abbandonare il mio parroco?

CORNELIA ‑ No.

GIUSTINO ‑ Del resto, diversi anni fa, avevo gi√† ¬ęscoperto¬Ľ una cosa.

CORNELIA ‑ Dimmela.

GIUSTINO ‑ (sincero) Che le campane... Tutte! Quindi pure le mie... fanno ombra. E che all'ombra delle

campane si sta bene da soli!

CORNELIA ‑ (sincera) Hai ragione, Giustino. E adesso ti prego... Fammi ridere per l'ultima volta.

GIUSTINO ‑ (entusiasta) Ti racconto quando ho aiutato il veterinario.

CORNELIA ‑ (felice) Sono tutt'orecchi!

GIUSTINO ‑ Gina, la pi√Ļ bella mucca di Amilcare, ad un certo momento dava latte brusco. Il veterinario disse che era colpa dell'intestino pigro di Gina, e che doveva essere purgata. Ma come si fa a purgare una mucca?

CORNELIA ‑ (sorride) Non lo so.

GIUSTINO ‑ Il veterinario ordin√≤ di comprare un chilo di olio di ricino in polvere, di metterlo dentro a un tubo di cartone, di infilare il tubo nella bocca di Gina, e di soffiare, per costringerla a inghiottire il purgante.

CORNELIA ‑ Immagino che Amilcare segu√¨ il consiglio.

GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) ... non aveva il coraggio. Allora mi sono deciso io. Ho riempito il tubo con l'olio di ricino in polvere, ho infilato il tubo nella bocca della mucca...

CORNELIA ‑ (tempestiva, completa) ... e hai soffiato.

GIUSTINO - Ha soffiato prima lei!

CORNELIA - (scoppia in una bella risata) Tu, allora?...

GIUSTINO ‑ (fa con le mani un gesto, per significare: ¬ęUna tragedia¬Ľ) Hanno chiamato un'ambulanza.

CORNELIA ‑ (ride come prima).

GIUSTINO ‑ (sorridente e affettuoso) Non √® vero niente, ma ti ho fatto ridere.

CORNELIA - Grazie di cuore.

GIUSTINO - (si gratta la testa) Quasi quasi preferirei prendere quella tremenda purga.

CORNELIA ‑ Hai un problema?

GIUSTINO ‑ (annuisce) ... grande. Quello di dire al ¬ęMonsignore¬Ľ che ho cambiato idea.

CORNELIA ‑ Sono sicura che ti comprender√†.

8 ‚Äď DON AUGUSTO, GIUSTINO E CORNELIA

AUGUSTO ‑ (appare al fondo) Si sente la baronessa che urla al primo piano.

CORNELIA ‑ (timida) La scusi, monsignore, ma sta dando ordini per la preparazione dei bagagli.

AUGUSTO ‑ (Sorpreso) Parte?

CORNELIA ‑ (annuisce) ... ed √® giusto che vada anch'io ad aiutare. Con permesso. (Esce al fondo)

AUGUSTO ‑ Parte anche mio fratello?

GIUSTINO ‑ No.

AUGUSTO ‑ Allora la baronessa se ne va sola?

GIUSTINO ‑ S√¨, ma se ho capito bene l'aspetta un certo... (Cerca la parola) ... ¬ęGin‑Gion‑Giun‑Gian¬Ľ, pi√Ļ altri nomi.

AUGUSTO ‑ Dove l'aspetta?

GIUSTINO ‑ Sopra una di quelle barche da ricchi, che hanno un nome corto.

AUGUSTO ‑ Yacht?

GIUSTINO ‑ (annuisce) Lei sa proprio tutto.

AUGUSTO ‑ (sinceramente preoccupato) Carlo, dunque?...

GIUSTINO ‑ (ride) Resta con un palmo di naso.

AUGUSTO ‑ (C. s.) C'√® mica da ridere. In ogni modo tu non preoccuparti. La signorina Cornelia verr√† con noi.

GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Ecco... Precisamente di quello volevo parlarle.

AUGUSTO ‑ Ti ascolto.

GIUSTINO ‑ (C. s.) Lei √® sicuro che il mio ¬ęsuccessore¬Ľ sia capace di fare tutte le cose che facevo io?

AUGUSTO ‑ (comincia a capire) Gliele insegner√≤ personalmente.

GIUSTINO ‑ Impossibile!

AUGUSTO ‑ Sbagli.

GIUSTINO ‑ Come pu√≤, per esempio, insegnargli a fare l'idraulico come me?

AUGUSTO ‑ Non sovente ci sono perdite d'acqua.

GIUSTINO ‑ Per√≤ quella volta che nella sua camera, mentre lei dormiva, si √® spaccato il tubo che porta l'acqua nell'intera casa parrocchiale, se non c'ero io‚Ķ (E non prosegue).

AUGUSTO ‑ D' accordo: non ricordo come, ma riconosco che hai bloccato la perdita.

GIUSTINO ‑ E in gran fretta! Altrimenti lei avrebbe dovuto mettersi il salvagente sopra la camicia da notte. (Ride).

AUGUSTO ‑ Nulla da obiettare. Sei stato in gamba.

GIUSTINO ‚Äď Inoltre‚Ķ (Dopo un momento di esitazione) Non mi sposo pi√Ļ.

AUGUSTO ‑ (serio) Se alla signorina hai fatto una promessa, devi mantenerla.

GIUSTINO ‑ (sorridente) Non posso. Anche Cornelia va su quella barca.

AUGUSTO ‑ Siccome sorridi, significa che ti sei rassegnato.

GIUSTINO ‑ S√¨. Come lei dovrebbe rassegnarsi a riprender¬≠si (indica se stesso)¬† ¬ęquesto¬Ľ sagrestano.

AUGUSTO ‑ (lo guarda un attimo, poi lo abbraccia, dicendo:) Senza di te mi mancherebbe un braccio.

GIUSTINO ‑ (sciogliendosi dall'abbraccio) Lo so da sempre! (Ridono insieme, mentreda destra entra Carlo).

9 - CARLO, DON AUGUSTO, GIUSTINO

CARLO ‑ (mogio) Meno male che qualcuno √® allegro.¬†

AUGUSTO ‑ (affettuoso) Senti, Carlo... Ho saputo da Giustino che... Insomma!... Quanto √® accaduto spiace anche a me.¬†

CARLO ‑ Sul serio?¬†

AUGUSTO ‑ Eccome.

CARLO ‑ (Commosso, gli stringe una mano) Ti credo. (E poi volta le spalle ai due, per nascondere la sua com¬≠mozione).

GIUSTINO ‑ (s'avvicina a Carlo e gli posa una mano sulla spalla) Ehi, ¬ęCarlone¬Ľ! (Carlo si gira) Siccome Cor¬≠nelia segue la baronessa, penso che noi ‑ perdendo que¬≠sta occasione ‑ √® come se avessimo vinto alla lotteria! (Carlo. disapprova con un'occhiataccia. Quindi Giustino precisa:) ¬ęForse¬Ľ.

CARLO ‑ D'accordo: ¬ęforse¬Ľ. (Poi si rivolge ad Augusto con tono accusatore) Tu, per√≤ Tu dovevi intervenire!

AUGUSTO ‑ Come?

CARLO ‑ Facendomi capire che, probabilmente, facevo un'a¬≠sinata. Invece sei stato ad assistere. Dov'√® finito il cap¬≠pellano degli alpini deciso, rude?

AUGUSTO ‑ (calmo) E‚Äô sempre qui (indica se stesso), grazie al Cielo. Ma quando mi trovo di fronte a un ¬ęmuro¬Ľ, co¬≠me apparivi tu, lascio fare alla Provvidenza, che non sba¬≠glia mai.

10 - ULDERICO E DETTI, POI TUTTI

ULDERICO ‑ (entra dal fondo, e si rivolge a Carlo, sottovoce) Ho consegnato alla baronessa la busta che mi ha dato lei.

CARLO ‑ Cos'ha detto?

ULDERICO ‑ Neppure ¬ęgrazie¬Ľ, e l'ha scaraventata a Corne¬≠lia, ordinandole: ¬ęTienila ben stretta! ¬Ľ. Ora sta per scen¬≠dere. (Si sposta al fondo e si ferma a guardare verso l'e¬≠sterno) Ho gi√† chiamato il taxi e disposto che Giovanni aiuti a caricare i bagagli.

CARLO ‑ Bene.

RENATA e PATRIZIA ‑ (entrano da destra).

PATRIZIA ‑ Pare che la baronessa stia scendendo.

TUTTI ‑ (assumono la posizione di attesa che avevano al termine del primo atto).

ULDERICO ‑ (annuncia) La baronessa Priscilla Vallalta! (Quindi si sposta a sinistra).

PRISCILLA ‑ (appare sorridente al fondo, dove si ferma e guarda tutti, abbigliata come nel primo atto. A mezzo passo dalle sue spalle c'√® Cornelia a testa bassa).

CARLO ‑ (fa l'atto di andare verso Priscilla, per ossequiarla).

PRISCILLA ‑ (distende verso Carlo il braccio destro con la mano aperta) No!... (Solenne) Il pi√Ļ nobile commiato √® quello senza fronzoli sentimentali. Siete brava gente, ma fuori dal mio rango. Ebbene, se volete veramente rivolgermi un saluto, accetto quello gradito alle star. Applaudite!

TUTTI ‑ (applaudono: Augusto appena per cortesia, gli altri con viva cordialit√†).

PRISCILLA ‑ (solleva il capo, superba, poi si volta e scompare).

CORNELIA ‑ (sorride e, prima di seguire Priscilla, fa un rapido cenno di saluto a Giustino, il quale la contraccambia).

CARLO ‑ (rassegnato, sospira) Beh... E‚Äô finita cos√¨.

PATRIZIA ‑ (sorridente) Tu, pap√†, frequenterai di nuovo la scuola di ballo ¬ęBelli in pista¬Ľ?

CARLO ‑ (sincero) No, miei cari. lo... ¬ęfinalmente!¬Ľ, esclamer√† il nostro giovane parroco... accetter√≤ la presidenza dell'Associazione che assiste le famiglie in difficolt√†, gli anziani e gli handicappati. E far√≤ del mio meglio! (Ad Augusto) Che ne dici?

AUGUSTO ‑ Che ti guadagnerai un prezioso ¬ępassaporto¬Ľ.

CARLO ‑ (sorpreso) Per dove?

AUGUSTO ‑ (sorride e lo abbraccia) Per l'eternit√†.

CARLO ‑ (quando si scioglie dall'abbraccio) Adesso, per√≤, dobbiamo pensare solo a lui (indica Augusto).

GIUSTINO ‑ (trionfante) lo ho gi√† il programma! (Estrae di tasca un foglio di carta spiegazzato e lo distende).

CARLO ‑ Chi l'ha fatto?

AUGUSTO ‑ (ascolter√† quanto segue con crescente emozione e commozione che, per esempio, manifester√† passandosi una mano sugli occhi, mettendosi una mano sulla bocca, premendosi il naso).

GIUSTINO ‑ Il signor Balducci, e me l'ha dettato... come quand'ero a scuola. Attenzione!... (Legge) ¬ęOre dieci, Santa Messa. Presente il sindaco e i consiglieri¬Ľ.

RENATA ‑ Peccato che la chiesa √® piccola.

GIUSTINO ‑ Tutto calcolato!... (Legge) ¬ęUn impianto di... (fatica a leggere) ... di disinfunzione ... ¬Ľ.

CARLO ‑ (Stupito) Cos'√®?

GIUSTINO ‑ Accipicchia !... Scrivo male, e poi... Ah! (Legge) ¬ędi diffusione¬Ľ consentir√† a tutto Borgosole di partecipare alla Messa.

PATRIZIA ‑ Ottima idea.

GIUSTINO ‑ (legge) ¬ęOre tredici pranzo alla Casa del Fanciullo, per tutti quelli che... riusciranno a conquistare un piatto¬Ľ.

CARLO ‑ E gli altri?

GIUSTINO ‑ (legge) ¬ęGli altri pranzo al sacco sui prati vicini¬Ľ. ¬ęOre sedici Benedizione all'aperto, e per cena panini a volont√†¬Ľ.

RENATA ‑ Aiuteremo a prepararli. (Patrizia e Ulderico annuiscono).

GIUSTINO ‑ (legge) ¬ęAppena buio... fuochi artificiali¬Ľ.

PATRIZIA ‑ Sar√† una giornata indimenticabile.

RENATA ‑ Sei contento, zio?

AUGUSTO ‑ (con un nodo in gola) E‚Äô troppo... Troppo. (Estrae di tasca il fazzoletto, lo preme sulla bocca, poi si soffia il naso).

GIUSTINO ‑ (nota la commozione di Augusto, e affettuosamente lo indica agli altri) Guardate!... Anche i monsignori si commuovono.

CARLO ‑ Mi commuover√≤ anch'io quando vedr√≤ mio fratello in quell'abito talare che... che andiamo a ordinare di corsa!

AUGUSTO ‑ (implora) Io devo andare dal vescovo.

CARLO ‑ Ci andrai. (Agli altri) Sbrighiamoci! (Da questo momento tutti si agiteranno e interverranno concitati, senza lasciare una pausa).

GIUSTINO ‑ Tutti quanti!

PATRIZIA ‑ Il sarto ti prender√† le misure in un attimo!

ULDERICO ‑ Io solleciter√≤ la confezione!

RENATA ‑ Lascia fare a noi!

CARLO ‑ (affiancato dagli altri, spinge dolcemente Augusto verso il fondo) Andiamo, su!

AUGUSTO ‑ (giunto sulla soglia del fondo si ferma bruscamente, e si volta con espressione burbera) Ehi!... (Sorride) Non illudetevi che, d'ora in poi, potrete fare di me ci√≤ che vorrete.

TUTTI ‑ (affettuosamente fanno un lieve cenno d'inchino col capo e dicono in coro) Monsignore...

AUGUSTO ‑ S√¨ S√¨... ¬ęMonsignore¬Ľ, ma ... non troppo!

TUTTI ‑ (ridono, e i famigliari abbracciano Augusto, mentre Ulderico fa un saltello di gioia, d√† un colpo di fischietto e il sipario si chiude).

FINE DELLA COMMEDIA

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