IL RITORNO DEL SIMPATICO ZIO PARROCO
MONSIGNORE (MA NON TROPPO)
COMMEDIA BRILLANTISSIMA IN 3 ATTI
DI FRANCO ROBERTO
Personaggi
DON AUGUSTO RAVELLO, parroco di campagna
CARLO RAVELLO, suo fratello
RENATA figlia di Carlo
PATRIZIA figlia di Carlo
GIUSTINO, sagrestano di don Augusto
PRISCILLA VALLALTA, nobildonna
CORNELIA, sua governante
ULDERICO FEDERICO, domestico di casa Ravello
Oggi, nella villa Ravello, alla periferia di una citt. La scena (fissa per i tre atti): Una sala di soggiorno. Al fondo una porta, oltre la quale si immagina una terrazza che s'affaccia al parco della villa. Una seconda porta a destra, e una terza a sinistra.
Sopra un tavolino c' un apparecchio telefonico normale ed un altro apparecchio telefonico magari senza tastiera che funziona da citofono collegato al custode-giardiniere.
ATTO PRIMO
Mattino d'una luminosa giornata della prima settimana di settembre.
1 - RENATA E PATRIZIA
RENATA ‑ (in piedi, con il ricevitore del telefono all'orecchio, evidentemente impaziente di sentire qualcuno. Bella ed elegante signora venticinquenne, figlia di Carlo e nipote di don Augusto. Dopo un attimo sussulta) Ah, buongiorno suor Angela... Scusi se ho voluto parlare con lei, ma... Grazie e mi dica: l, dalla Casa del Fanciullo,don Augusto e mia sorella sono gi partiti?... (Guarda l'ora) Allora saranno qui da un momento all'altro... I bambini tutti bene?... La ringrazio, suor Angela. Buongiorno. (Posa il ricevitore, sospira e fa qualche passo, torcendosi le mani).
PATRIZIA ‑ (Entra dal fondo. Bella ed elegante signora ventiseienne, sorella di Renata, figlia di Carlo e nipote di don Augusto) Ciao.
RENATA ‑ Finalmente!... E zio Augusto?
PATRIZIA - E andato a salutare il nostro parroco, e ad accordarsi per celebrare domani la Messa.
RENATA ‑ Gli hai detto, o almeno accennato qualcosa, della situazione?
PATRIZIA ‑ No. Preferisco che ci senta insieme.
RENATA ‑ Sar incuriosito dalla nostra improvvisa chiamata, che sembra un allarme.
PATRIZIA ‑ Forse s. Per dubito che pensi a qualche guaio in azienda.
RENATA ‑ Fosse vero!... Sarebbe certamente meno grave.
PATRIZIA ‑ Per quanto riguarda il domestico‑maggiordomo, la solita agenzia ha mandato qualcuno?
RENATA ‑ Sinora no. D'altronde difficile trovarne uno che non faccia andare in bestia pap. (Patrizia sorride) Che c' da ridere?
PATRIZIA ‑ Mi sono venuti alla mente alcuni tipi.
RENATA ‑ Gi... Da quel Giorgio Gustavo Vercingetorige diavolo in frak, a Gervasia Gervasio che cercava la rima alla parola fgato, sino all'altra mezza dozzina di individui bizzarri, stravaganti.
PATRIZIA ‑ (divertita) Escluso Gastone, che si licenziato perch i tuoi due bambini gli avevano messo una rana nel letto.
RENATA ‑ (divertita) E i tuoi due marmocchi?... Norberto se n' andato... Anzi, fuggito, perch lo legarono a una sedia, gli fecero intorno la danza dei pellirosse, e poi... tentarono di scotennarlo con i coltelli di gomma del costume. (Ridono e squilla il citofono, a cui risponde) Pronto... S, Giovanni. Lo aspettiamo nel soggiorno. (Posa il ricevitore) Dev'essere il domestico‑maggiordomo mandato dall'agenzia.
PATRIZIA ‑ Speriamo che sia un tipo... normale.
RENATA ‑ (annuisce) ... altrimenti siamo ancor pi nei guai.
2 - ULDERICO RENATA E PATRIZIA
ULDERICO ‑ (appare al fondo Tipo distinto, austero. Pu avere qualsiasi et superiore ai vent'anni) E permesso?... Il custode‑giardiniere mi ha detto...
RENATA ‑ (interrompe) Certo. S'accomodi. (Ulderico avanza) Lei sarebbe?...
ULDERICO ‑ Non sarei... Sono.
PATRIZIA ‑ (ironica) La vediamo. Il suo nome?
ULDERICO ‑ Ulderico Federico.
RENATA ‑ Il cognome Ulderico?
ULDERICO ‑ No, signora. E Federico.
PATRIZIA ‑ Curioso, perch Ulderico, dei due, sembra proprio il cognome.
ULDERICO ‑ (categorico) Invece Federico!... Quindi loro useranno la cortesia di chiamarmi Ulderico durante le ore di servizio; e Federico nelle mie ore di libert.
RENATA ‑ (sarcastica) Prenderemo nota. lo sono Renata e questa mia sorella Patrizia.
ULDERICO ‑ (fa un lieve inchino) Onoratissimo, signore. Com' composto il nucleo famigliare residente in questa villa alla periferia della citt?
PATRIZIA ‑ Nostro padre, il commendatore, non lo dimentichi: Commendator Carlo Ravello.
RENATA ‑ Mio marito, ingegner Fabrizio Cantone.
PATRIZIA ‑ Il mio, dottor Massimo Stellari.
ULDERICO ‑ (entusiasta) Un medico?
PATRIZIA ‑ No. Laureato in economia e commercio.
ULDERICO ‑ (deluso) Peccato.
RENATA ‑ Cosa?
ULDERICO ‑ Che il consorte della signora (indica Patrizia) non sia un luminare della medicina. Loro capiranno... lo sono un appassionato studioso e cultore di tutto quanto riguarda la scienza medica, e quindi la salute.
PATRIZIA ‑ (ironica) Congratulazioni!...
ULDERICO ‑ (lusingato) Oh, s!... Sono abbonato a dodici riviste sanitarie, e ho imparato come si fa per vivere a lungo, e con la vivacit dei vent'anni!... (Orgoglioso) Loro, insomma, non assumeranno solamente un domestico - maggiordomo, ma anche un igienista, un infermiere. (Patrizia e Renata si guardano perplesse) Comunque mi basta la tariffa sindacale.
RENATA ‑ (vede che Patrizia le annuisce) Assunto in prova. Sar aiutato da una cameriera‑cuoca e dal custode‑giardiniere.
PATRIZIA ‑ Ha il bagaglio con s?
ULDERICO ‑ Nooo... lo non porto mai valigie.
RENATA ‑ Perch?
ULDERICO ‑ Sovente dnno alle braccia quel curioso formicolio, sintomo di ostacolata circolazione sanguigna. Non lo sapevano? (Renata e Patrizia si guardano stupite, poi scuotono il capo) Male, signore. Tuttavia basta che telefoni all'agenzia, ed entro mezz'ora avr qui ogni cosa. (Indica il telefono) Permettono?
PATRIZIA ‑ Faccia pure.
ULDERICO ‑ (s'avvicina con cautela all'apparecchio, gli passa un dito sopra, lo guarda: inorridisce) Polvere!... (Estrae rapidamente di tasca un boccettino d'alcol e una scatoletta contenente cotone idrofilo. Si pulisce il dito, dicendo:) La polvere il primo e pi potente nemico dell'umanit. (Con due dita solleva il ricevitore, poi compone un numero) Pronto, Lif?... Parla Ulderico Federico... S, in casa Ravello... Dev'essere gente pulita... (Stupore di Patrizia e Renata) Provveda per il bagaglio... Grazie, buongiorno. (Posa il ricevitore) Sono a loro completa disposizione.
PATRIZIA ‑ La informiamo che per qualche giorno avremo come ospite nostro zio, parroco di Borgosole, dove soggiornano i nostri bimbi in villeggiatura.
ULDERICO ‑ Ho una particolare simpatia per i preti di campagna.
RENATA ‑ Ci fa piacere.
ULDERICO ‑ Beato lo zio parroco!... In campagna c' l'aria ossigenata, pulita... Qui in citt, purtroppo... Orrore! lo vorrei essere una donna turca.
PATRIZIA ‑ (molto sorpresa) Per quale motivo? (S'avvia a sinistra).
ULDERICO ‑ Avrei un velo sul viso che mi filtrerebbe l'aria. Prego, signora. (Cede il passo a Patrizia e la segue, uscendo a sinistra).
RENATA ‑ (scrolla il capo e sospira) Speriamo bene...
3 DON AUGUSTO E RENATA, POI PATRIZIA
AUGUSTO ‑ (appare al fondo. Indossa l'abito talare e un berretto nero tipo basco. Tiene in mano il Breviario chiuso in custodia di pelle. Ha superato i sessantacinque anni, ma possiede lo spirito allegro e il temperamento dai gesti e toni energici dell'ex‑cappellano d'un reggimento alpini. Sorride) Giovanni mi ha detto: Avanti, reverendo!, e mi ha fatto anche un inchino.
RENATA ‑ (abbraccia Augusto) Il nostro simpatico zio parroco!... (Indica una sedia o una poltrona) Accomodati.
AUGUSTO ‑ (siede e si toglie il berretto. Deciso) Allora?... Non perdiamo tempo. Cos' che vi preoccupa?... I vostri mariti, forse, hanno idee diverse sul come dirigere l'azienda?
RENATA ‑ No, zio Augusto... Lavorano in perfetto accordo.
AUGUSTO ‑ Mah!... Patrizia mi apparsa piuttosto preoccupata.
PATRIZIA ‑ (entra da sinistra) Oh, bravo!... Sei arrivato.
RENATA ‑ (imbarazzata, a Patrizia) Glielo dici tu?
PATRIZIA ‑ (altrettanto imbarazzata) No. Diglielo tu.
AUGUSTO ‑ Ehi! Non posso mica dirmelo da solo. Insomma! Perch mi avete fatto correre qui? Ditemi cosa succede.
PATRIZIA e RENATA ‑ (esitano un attimo, poi sospirano insieme) Pap!
AUGUSTO ‑ (interrompe, allarmato) Non sta bene?
PATRIZIA ‑ Benissimo, sta. Anche troppo.
AUGUSTO ‑ (impaziente) Sentite, bambine Cio! Care nipoti spose e madri di due bimbi ciascuna A me non piacciono i rebus. Quindi: Fuori il rospo!, come di cevo ai miei alpini.
PATRIZIA ‑ (molto imbarazzata) Ecco, zio Augusto Pap Pap (Non prosegue e si torce le mani).
AUGUSTO ‑ Pap? Va' avanti!
PATRIZIA ‑ (in fretta, dopo un attimo) Si innamorato.
AUGUSTO ‑ (ride) Tutto qui? (Patrizia e Renata annuiscono) Non c' nulla di male. Anzi Sono tanti anni che vedovo, voi avete ormai la vostra famiglia Desidera avere una moglie accanto. Tutto umano, e normale.
PATRIZIA ‑ S, ma (E non prosegue).
RENATA ‑ (interviene, decisa) Non una donna adatta a lui !
AUGUSTO ‑ E voi come fate a saperlo?
PATRIZIA ‑ (a Renata) Dobbiamo dirgli ogni cosa, dall'inizio.
AUGUSTO ‑ (sarcastico) Giusto. Abitualmente non si comincia dalla fine.
RENATA ‑ Pap, sei mesi fa, andato a fare una crociera di due settimane nel Mediterraneo.
AUGUSTO ‑ (sorride) Me lo disse prima di decidere, col tono di un bimbo che chiede un giocattolo, caro Carlo
PATRIZIA ‑ (arguta) E si direbbe che il giocattolo l'ha avuto, poich in crociera ha diciamo simpatizzato con una signora.
AUGUSTO ‑ (preoccupato) Con marito?
RENATA ‑ (scrolla il capo) vedova.
AUGUSTO ‑ (rasserenato) Quindi tutto regolare.
PATRIZIA ‑ Per quanto riguarda lo stato civile, s. Ma (e non prosegue).
AUGUSTO ‑ Troppo giovane?
RENATA ‑ Cinque o sei anni meno di pap.
AUGUSTO - Ragionevole.
PATRIZIA - Non dopo le informazioni che abbiamo fatto assumere.
AUGUSTO ‑ (indignato, balza in piedi) Voi non avevate il diritto di
RENATA ‑ (interrompe, dicendo) Solo dopo quanto ci ha raccontato lui.
AUGUSTO ‑ Cio?
PATRIZIA - La signora si presenta baronessa.
AUGUSTO - Perbacco!
PATRIZIA - Possedeva un castello ereditato dal marito, ma l'ha perso.
AUGUSTO - Perso come?
PATRIZIA - Nelle case da gioco di mezzo mondo.
RENATA ‑ Ora vive, con una fedele e anziana camerera ‑ governante nella dpendance, ovvero nel piccolo edificio che l'acquirente del castello le ha lasciato per piet.
AUGUSTO ‑ Chi l'ha pagata la crociera per le due donne?
PATRIZIA ‑ Pare un ex‑ammiratore della baronessa.
RENATA ‑ A bordo non aveva neppure il denaro per pagarsi un caff.
AUGUSTO ‑ (amaro) Comunque, dal momento che ha conosciuto mio fratello, immagino che non avr pi avuto problemi.
PATRIZIA ‑ Per giunta risulta che beve molto, dalla birra ai liquori.
RENATA ‑ E che un'appassionata cultrice di cartomanzia, lettura della mano e astrologia.
AUGUSTO ‑ (storce le labbra in segno di disapprovazione, e borbotta) Sempre peggio... Per, ditemi se questi particolari ve li ha raccontati pap.
RENATA ‑ Figurati! Lui, Nella baronessa, vede solamente la nobilt, il fascino, l'eleganza, l'originalit, l'intell.
AUGUSTO ‑ (interrompe) Basta, che ce n' da vendere. Dunque avete assunto informazioni. (Renata e Patrizia an nuiscono) A mezzo di chi?
PATRIZIA ‑ Massimo e Fabrizio hanno incaricato l'agenzia di cui si servono per le indagini bancarie e commerciali.
AUGUSTO ‑ (riflette un attimo, poi) Voi l'avete gi vista, almeno in fotografia, la baronessa?
RENATA ‑ No. Siamo sicure che pap ha delle fotografie con lei fatte in crociera, ma le tiene gelosamente nascoste.
PATRIZIA ‑ Ci risulta pure che la baronessa, forse dopo qualche bicchierino, si vanta con i contadini del luogo ‑ da lei chiamati pomposamente miei vllici ‑ che sposer presto un ricco industriale.
AUGUSTO ‑ (annuisce) Ora capisco la vostra preoccupazione. (Sospira, sorridente) Va beh! Mi tirer di nuovo su le
maniche, come ho fatto per sistemare voi. A proposito: dov' Carlo?
RENATA ‑ (sarcastica) Da quando tornato dalla crociera fa jogging. Dice che tutte le mattine corre pi di un'ora.
AUGUSTO ‑ (ride) E migliorato, perch una volta faceva solo ginnastica qui.
PATRIZIA ‑ Ha rinnovato o meglio ha ringiovanito l'intero guardaroba.
RENATA ‑ e il comportamento. Infatti fa il vivace, lo spiritoso.
PATRIZIA ‑ Racconta anche le barzellette.
RENATA ‑ (implora) Zio Augusto Speriamo molto nel tuo intervento.
PATRIZIA ‑ Anche perch la baronessa, da un momento all'altro, arriver invitata da pap, che vuole presentarle la famiglia.
AUGUSTO ‑ Grazie al Cielo i bambini sono tranquilli e felici a Borgosole. (Squilla il citofono una sola volta).
RENATA ‑ (Indica l'apparecchio) il segnale di Giovanni, per avvertirci che pap in arrivo.
PATRIZIA ‑ (ad Augusto) Non stupirti se, appena entrato, sbuffer come una locomotiva.
RENATA ‑ (sorride) Noi sappiamo che comincia a correre solamente in vista della villa.
AUGUSTO ‑ (divertito) Che tipo! Io mi metto qui (Si pone, spalle al muro, di fianco all'entrata difondo). Voi (Fa cenno di tacere) sst.
4 - CARLO, AUGUSTO, RENATA E PATRIZIA
CARLO ‑ (appare al fondo e si ferma sulla soglia, ansimando e sbuffando. E in abbigliamento da jogging: scarpe
da ginnastica, pantaloncini, t‑shirt, ovvero maglietta sbracciata, un berretto con visiera. Meglio se t‑shirt e berretto hanno qualche scritta pubblicitaria. Intorno al collo ha un asciugamano di spugna, con cui si asciuga sovente il sudore della fronte e del viso. Siccome ha superato la sessantina, appare molto ridicolo. Assume un'espressione fiera, e senza entrare dice) Avr fatto dieci chilometri di corsa.
AUGUSTO ‑ (fa un passo avanti) Bum!
CARLO ‑ (sussulta, spiacevolmente sorpreso. Avanza zoppicando leggermente sulla gamba destra, poi si ferma e si
rivolge ad Augusto freddamente, quasi aggressivo) Cosa fai, qui?
AUGUSTO ‑ Una visita.
CARLO ‑ (angosciato e tormentato, come lo sar d'ora in poi) Lampo, suppongo.
AUGUSTO ‑ (divertito) No. Tuono.
CARLO ‑ Che significa?
AUGUSTO ‑ Che non ho alcuna fretta di ritornare a Borgosole.
CARLO ‑ Ma la parrocchia la Casa del Fanciullo
AUGUSTO ‑ Ormai vanno perfettamente avanti, anche senza di me.
CARLO Per (Si guarda intorno, preoccupato) Almeno il sagrestano?
AUGUSTO ‑ (prosegue tempestivamente) rimasto al paese.
CARLO ‑ Per fortuna. Vogliamo sederci?
AUGUSTO ‑ (annuisce e Siede)
CARLO Si avvicina zoppicando a una sedia, o a una poltrona, di fronte ad Augusto).
PATRIZIA ‑ (indica la gamba destra di Carlo) Hai Preso una storta?
CARLO ‑ (siede, spaccone) S, alla caviglia, perch capirete Io corro mica piano come certe celebrit. Corro forte, io. Non ho visto una buca, e... zac
RENATA ‑ Ti d la Pomata per le distorsioni.
CARLO ‑ No! Passer presto. Piuttosto Voi due (Con intenzione) assicuratevi che sia tutto pronto, e in ordine, per ... le ospiti, e per lui (indica Augusto).
AUGUSTO ‑ Aspetti altri?
CARLO ‑ (evasivo) Ti dir, ti dir... (A Patrizia e Renata) Andate.
RENATA e PATRIZIA ‑ (annuiscono, sorridono ad Augusto ed escono a destra).
CARLO ‑ (dopo un momento di imbarazzo) L'azienda va benone nelle mani dei miei generi.
AUGUSTO ‑ Lo vedo dai conti, e sono lieto che tu faccia finalmente il pensionato.
CARLO ‑ (risentito) Non dire pensionato! Mi deprime. Diciamo che sono un manager che si ritirato. Un po o per sempre, vedremo.
AUGUSTO ‑ (provocatorio) Comunque hai l'aria di un giovanotto.
CARLO ‑ (lusingato) Me lo dicono in tanti. E... (imbarazzato) ... stamane arriver una signora che ho conosciuto
in crociera Una nobildonna
AUGUSTO ‑ (c. s.) Addirittura? (Carlo annuisce) Viene con il marito?
CARLO ‑ No. E vedova. L'accompagna una governante.
AUGUSTO ‑ Bene, bene
CARLO ‑ Ti spiace?
AUGUSTO ‑ (gentile e scaltro, come lo sar nell'intero dialogo, per far confidare Carlo) Al contrario, mi far molto piacere conoscerla. (Sorride) Sai a Borgosole giudico nobildonne le madri di famiglia e le giovani contadine che lavorano nei campi dall'alba al tramonto. Questa, invece, da quanto mi dici, autentica.
CARLO ‑ (incoraggiato dall'apparente benignit di Augusto) Sicuro!... Da suo marito ha ereditato un castello, con
attorno un oliveto, una vigna e un grande giardino.
AUGUSTO ‑ Le chieder il piacere, e l'onore, di vedere le sue meraviglie.
CARLO ‑ (imbarazzato) Veramente stata costretta a venderle.
AUGUSTO ‑ Costretta da chi?
CARLO ‑ (C. s.) Da‑da Da‑dagli eventi. Capirai Oggigiorno molta nobilt decaduta.
AUGUSTO ‑ Peccato.
CARLO ‑ Ah, ma presto ricomprer tutto.
AUGUSTO ‑ (arguto) Chi la finanzier?
CARLO ‑ Beh, non so... Chiss... Si vedr.
AUGUSTO ‑ Come si chiama la nobildonna?
CARLO ‑ Priscilla Vallalta. (Sorride e dice con tono confidenziale) Per mi ha rivelato che stata battezzata Cunegonda.
AUGUSTO ‑ Stai tranquillo, ch noi la chiameremo Priscilla.
CARLO ‑ Grazie. Sei veramente gentile.
AUGUSTO - Certo!... Perch ho il sospetto che tu desideri farla diventare mia cognata.
CARLO ‑ (sussulta, lieto) L'hai capito?
AUGUSTO ‑ Subito. Ma non da quanto hai detto.
CARLO ‑ Da che cosa, allora?
AUGUSTO ‑ Dalle espressioni del tuo viso, dei tuoi occhi.
CARLO ‑ (ansioso) Allora approvi?
AUGUSTO ‑ Sei in grado di decidere da solo, sia per l'et che per (si batte un dito sulla fronte) Almeno lo spero.
CARLO ‑ (felice) Voglio abbracciarti! (Fa l'atto di balzare in piedi) Ahi! (E ricade a sedere, toccandosi la caviglia
destra) Ti abbraccer pi tardi.
5 - ULDERICO E DETTI
ULDERICO ‑ (dall'esterno a destra, dice energicamente) No, signore!... E mio dovere intervenire! (Entra da destra, seguito da Renata e Patrizia che allargano le braccia, rassegnate, mentre Ulderico guarda i due uomini) Non c' dubbio!... (Fa un inchino col capo verso Augusto) Reverendo... (Poi indica con gesto e tono quasi accusatore Carlo)
Il commendatore lei! (E si precipita a inginocchiarsi davanti a Carlo) Qual la caviglia che le fa male? (Fa l'atto d palpargli le caviglie).
CARLO ‑ (d uno schiaffo sulle mani di Ulderico) Tenga le mani a posto! (Alle figlie, indicando Ulderico che si rimette in piedi umiliato) Chi , questo?
PATRIZIA ‑ Ulderico Federico, il cameriere‑maggiordomo che abbiamo assunto stamane.
CARLO ‑ (maligno) Pi matto degli altri, eh?...
RENATA ‑ Siccome ha molta esperienza medica, appena ha saputo che hai preso una storta, si precipitato per toglierti il dolore.
CARLO ‑ Storie!... (A Ulderico) Mi porti una Coca Cola ghiacciata.
ULDERICO ‑ (indignato) Vuole suicidarsi? Qualsiasi bevanda ghiacciata, dopo aver fatto jogging, un killer.
CARLO ‑ Le ripeto di portarmi...
ULDERICO ‑ (prosegue tempestivamente) ... una tazza di camomilla bollente.
CARLO ‑ (rivolto a tutti, implora) Noooo ...
AUGUSTO ‑ (divertito) Suvvia, Carlo. Il signore (indica Ulderico) lo dice per il tuo bene.
ULDERICO ‑ E per la sua longevit sana, energica, giovanile.
CARLO ‑ (favorevolmente impressionato) Ah!... La camomilla ridona anche l'aria giovanile?
ULDERICO ‑ Senza dubbio, commendatore. (Aiuta Carlo ad alzarsi) Venga con me. Prima la camomilla, poi un massaggio alla caviglia, e infine l'aiuter a cambiarsi l'abito, giacch sono informato che arriveranno ospiti.
CARLO ‑ (si agita) E vero!... Devo sbrigarmi!
PATRIZIA ‑ (ad Augusto) Collaboriamo pure noi.
RENATA ‑ (prende sottobraccio Carlo dalla parte opposta a Ulderico) A presto, zio. (Con Carlo zoppicante escono a destra Ulderico e Renata).
PATRIZIA ‑ Scusa se ti lasciamo solo.
AuGusTo ‑ Con questo (fa vedere il Breviario) sono sempre in ottima compagnia. (Patrizia sorride ed esce a destra, mentre Augusto siede, estrae il Breviario dalla custodia e lo legge).
6 - GIUSTINO E AUGUSTO
GIUSTINO ‑ (fa capolino al fondo. E il sagrestano di don Augusto: sempliciotto, goffo, disorientato, ma sovente arguto. Indossa un abito da festa, e un vecchio cappello in feltro sulle ventitr. Ha un'et indefinita, forse trentacinque anni) Din‑don... Din‑don...
AUGUSTO ‑ (Sorpreso, si volta a guardarlo) Che significa?
GIUSTINO ‑ (entra) Qui in citt, forse, si presentano facendo cuc, ma io che sono un sagrestano faccio Din‑don, le campane.
AUGUSTO ‑ (ripone il Breviario nella custodia, e si alza in piedi) Chi ti ha portato?
GIUSTINO ‑ In macchina il signor Balducci, quello che ha la villa dietro la chiesa. E tanto gentile.
AUGUSTO ‑ Lo so, ma gliel'hai chiesto tu?
GIUSTINO ‑ (ipocrita) Non avrei mai avuto il coraggio.
AUGUSTO ‑ Dunque doveva venire lui in citt?
GIUSTINO ‑ (C. s.) No no... Per... Per... (E non prosegue).
AUGUSTO ‑ Non ricominciare con i tuoi per.
GIUSTINO ‑ Per, appena ha saputo che io avevo saputo da chi sapeva... una certa faccenda, mi ha detto: Ti porto subito da don Augusto.
AUGUSTO ‑ E quale sarebbe la certa faccenda che hai saputo da chi sapeva, eccetera eccetera?
GIUSTINO ‑ Non posso dirla. Per adesso, come dicono le spie nel cinema della parrocchia, topo segreto.
AUGUSTO ‑ (sorride) Top scret, si dice.
GIUSTINO ‑ Top, o topo, non deve saperlo nemmeno un gatto.
AUGUSTO ‑ (gli indica il cappello) Via.
GIUSTINO ‑ (si guarda intorno) Chi?
AUGUSTO ‑ Il cappello.
GIUSTINO ‑ (malvolentieri se lo toglie, e lo guarda) E un Borsalino di mio nonno, e lo tratto con molta cura. (Bruscamente lo piega e lo infila in una tasca della giacca).
AUGUSTO ‑ Cos lo rovini!
GIUSTINO ‑ (alza le spalle) Diventa pi morbido. (Si d una manata sulla fronte) Le valigie! (Esce un attimo al fondo
e riappare, Portando due valigie che Posa per terra) il mio amico Giovanni (indica il fondo) voleva aiutarmi, ma io
Sono un toro, io! Ecco Una per lei e l'altra per me.
AUGUSTO ‑ Perch, pensi che ci fermeremo un po' ?
GIUSTINO ‑ (annuisce e sorride) Non sono mica stupido come la gente crede! Ho capito che la signora Patrizia l'ha
pregato di correre, come se qui ci fosse stato il fuoco. L'ha gi fatto il pompiere?
AUGUSTO ‑ (Sorride) Per ora, no.
GIUSTINO ‑ Meno male che ci sono anch'io. Altrimenti cosa farebbe, don Augusto, senza di me?
7 - ULDERICO, DON AGUSTO E GIUSTINO
ULDERICO ‑ (entra da destra) Il commendatore si sta vestendo. (Sgradevolmente sorpreso, indica Giustino dalla
testa ai piedi) il signore sarebbe?
AUGUSTO ‑ Giustino, il mio sagrestano.
GIUSTINO ‑ (tendendo la mano a Ulderico, il quale la ignora) lo sono Giustino.
ULDERICO ‑ (ad Augusto) La Prego, reverendo, di scusarmi per non averla ossequiata prima, come dovevo.
AUGUSTO ‑ Non ha importanza. Mio fratello l'ha bevuta la camomilla?
ULDERICO ‑ Dopo alcuni capricci infantili, e molte smorfie sino all'ultima goccia.
AUGUSTO ‑ E la caviglia?
ULDERICO ‑ (Orgoglioso) Il mio esperto massaggio ha tolto al commendatore ogni dolore, restituendogli una perfetta deambulazione.
GIUSTINO ‑ (ad Augusto) Veramente ne ha sempre avuta tanta distrazione.
ULDERICO ‑ (indignato) Deambulazione ossia l'atto del camminare.
GIUSTINO ‑ (mentre Augusto annuisce, si rivolge a Ulderico, risentito) Ehi! Lo sa che io sono il padrino del primo
nipote del commendatore?
ULDERICO ‑ (Molto sorpreso) No. E non l'avrei mai immaginato.
GIUSTINO ‑Adesso lo sa! (Tende la mano verso Ulderico) lo sono Giustino!
ULDERICO ‑ (guarda la mano tesa, con orrore, e non la stringe) Spiacente, ma le strette di mano sono come ponti
per i microbi.
GIUSTINO ‑ (si guarda il palmo) Non mica sporca!... Me la sono lavata l'altro ieri. (Augusto scrolla il capo e sorride).
ULDERICO ‑ Tutto... Tut‑to, anche le cose apparentemente pulite, oggigiorno sono impolverate.
GIUSTINO ‑ Provvedo! (Soffia sul palmo della mano, per scacciare l'immaginaria polvere).
ULDERICO ‑ (fa un balzo indietro) Peggio! Pi grave!
AUGUSTO ‑ Abbia pazienza. Il mio sagrestano sempre vissuto in campagna, e certe prudenze igieniche non le
comprende.
ULDERICO ‑ Tanta gente, purtroppo, nella sua (indica Giustino) ignoranza. Comunque, col suo permesso vado a far preparare la camera per (sprezzante, indica Giustino)... lui.
GIUSTINO ‑ Voglio la stanza dove non batte il sole. Fa cos caldo, oggi.
ULDERICO ‑ Caldo?... Vediamo. (Estrae dal taschino della giacca un piccolo termometro da muro, e lo consulta) Impossibile!... Non ci sono neanche venticinque gradi nel taschino.
GIUSTINO ‑ (molto sorpreso) Ah, perch lei porta sempre in tasca il termometro?
ULDERICO ‑ Sempre!... Potrei scordare il fazzoletto, ma questo ... (Accarezza il termometro, poi lo rimette nel taschino) ... mai! Ha una fondamentale importanza conoscere la temperatura dell'aria che respiriamo. Se mi fosse possibile porterei con me anche un barometro.
AUGUSTO ‑ Perch?
GIUSTINO ‑ Per sapere quando deve prendere l'ombrello!
ULDERICO ‑ Esatto. In parole povere, ma esatto. Vogliano scusarmi... (S'avvia verso destra).
GIUSTINO ‑ (gli urla) Deambulante!... (Ulderico sussulta, si ferma e si volta. Giustino dice ad Augusto) Vede che ho gi imparato? (Indica le valigie a Ulderico) Faccia deambulare queste... La pi grossa la sua (indica Augusto), l'altra la mia.
ULDERICO ‑ (piuttosto contrariato, prende le due valigie ed esce a destra).
AUGUSTO ‑ Adesso vuoi farmi un favore?
GIUSTINO ‑ Se non faticoso...
AUGUSTO ‑ Al contrario. Tu rimani qui, e io vado a fare due passi in giardino.
GIUSTINO ‑ (implora) Mi piacerebbe andare a trovare Palmira, la cuoca, che era la mia simpatia.
AUGUSTO ‑ Pi tardi andremo insieme. Anzi, siedi. (Gli indica una sedia, o una poltrona che abbia lo schienale rivolto a destra).
GIUSTINO ‑ (rassegnato) Come vuole... (Siede, ovviamente con le spalle a destra).
AUGUSTO ‑ E l voglio ritrovarti. Chiaro?
GIUSTINO ‑ (annuisce) Roba da mettersi gli occhiali da sole.
AUGUSTO ‑ (sorride ed esce al fondo)
GIUSTINO ‑ (rassegnato, borbotta) Comanda lui, comanda.
8 - CARLO E GIUSTINO
CARLO ‑ (entra da destra, zoppicando come se avesse dolorante la caviglia sinistra, mentre prima aveva male alla destra. Indossa un abito chiaro, molto giovanile, con una cravatta dai colori vivaci e vistosi. Nota che c' qualcuno seduto, di cui non vede il viso. Gli gira intorno, e appena scopre che si tratta di Giustino, implora) Noooo...
GIUSTINO ‑ (balza in piedi, felice, e lo abbraccia, con grande fastidio di Carlo) Oh, Carlo‑commendatore!... (Ironico) Lo sa che se, invece di (rif il verso a Carlo) Noooo ... , avesse detto Caro Giustino, mi sarei offeso?
CARLO ‑ (si scioglie dall'abbraccio e si rimette in ordine la giacca. Col tono di chiedere aiuto) Augusto!... Dov' Augusto?
GIUSTINO ‑ (indica il fondo) Fuori. Ma lo lasci in pace, perch quando legge il Breviario non pi su questa terra. (Costringe Carlo a sedere, e poi gli si pone di fronte, in piedi) Sieda, e stia comodo. Come se fosse in casa sua.
CARLO ‑ (sarcastico) Grazie dell'ospitalit.
GIUSTINO ‑ Al paese i suoi nipotini e le sue nipotine stanno tutti bene.
CARLO ‑ Sono contento. Lei, per...
GIUSTINO (Lo interrompe, battendogli confidenzialmente una mano sulla spalla) Come va, Carlone?... Come va?
CARLO ‑ Non mi tocchi, e le proibisco di chiamarmi Carlone
GIUSTINO ‑ (ironico) Ma chi che l'ha fatto commendatore?
CARLO ‑ E non ricominci con questa storia!
GIUSTINO ‑ S S... Ma deve rassegnarsi ad essere chiamato Carlone.
CARLO ‑ Ma perch, dico io!... Perch?
GIUSTINO - Siccome il mio figlioccio suo nipote, che ormai un ometto, non vuole pi sentirsi chiamare Carletto,
dora in poi lo chiamer Carlo, e lei diventa Carlone.
CARLO - Non mi piace.
GIUSTINO - Eppure deve adattarsi. Senn quando accarezzer il mio figlioccio, dicendogli: Mio caro Carlo, mi sembrer di accarezzare lei, e mi verr la nausea.
CARLO - (Testardo) Nossignore! Se adesso, nella nostra famiglia, c un Carlo di troppo, questo deve essere lultimo arrivato.
GIUSTINO - (sornione) Ha ragione, ha ragione Lo chiameremo tutti con il secondo nome, cio Augusto
CARLO - (colpito) Eh, no! Meglio Carlo
GIUSTINO - (misterioso) Perch io so una cosa che nessuno sa. Ma inutile che mi chieda cos, giacch le risponderei che non la so pi. (Con il tono infantile e sentimentale che user dora in poi quando lo chiamer Carlone) Carlone Diamoci del tu.
CARLO - (indignato) Cooosa?!? Del tu, io e lei?
GIUSTINO - Non c mica niente di male. Sono diversi anni che siamo parenti.
CARLO - Lo dimentichi! E stata la pi grande fesseria della mia vitaconsentire che lei diventasse il nipote di mio padrino Cio! Il padrino di mio nipote.
GIUSTINO - Non si agiti, che dice delle asinate.
CARLO - Bene! Parliamoci chiaro. (guarda lora) Fra non molto, l (indica il fondo) apparir una donna.
GIUSTINO - (ebete) Un fantasma?
CARLO - Voglio dire che arriver. Lei, comunque, non deve vederla.
GIUSTINO - E tanto brutta?
CARLO - E incantevole! Ma la donna, cio la baronessa, che non deve vedere lei.
GIUSTINO - Allora sono io quello brutto!
CARLO ‑ S! No!... Insomma, se non sar proprio possibile evitarlo, la vedr in seguito.
GIUSTINO - E una baronessa sul serio, o come quelle che si vedono al cinema?
CARLO ‑ (perentorio) E una baronessa vera, autentica. Quindi con lei si comporti bene, con riverenza.
GIUSTINO ‑ Le far l'inchino.
CARLO ‑ Magari si. (imbarazzato) Tanto pi che, probabilmente... (Esita un momento, poi dice in fretta) ... diventer mia moglie
GIUSTINO ‑ (stupitissimo, rimane a bocca aperta, poi balbetta) Su‑su... Su‑sua moglie?!?...
CARLO ‑ (testardo) Precisamente. Del resto io ho l'energia e lo spirito di un giovanotto. Le pare?
GIUSTINO ‑ Se lei fosse un cavallo, glielo direi. Pensi che io, al paese, sono uno specializzato. Non ho neanche bisogno di guardarlo in bocca. Gli faccio un giro intorno, e poi dichiaro: Giovane!, Vecchio!. Vuole che le giri intorno?
CARLO ‑ Glielo proibisco!
GIUSTINO ‑ Per non conosco il sistema per far diventare puledro un cavallo... (indica Carlo) ... quasi da macello.
CARLO ‑ Basta cos! (Siede e si massaggia la caviglia sinistra, mentre dal fondo)
9 - AUGUSTO E DETTI
AUGUSTO ‑ (entra e nota che Carlo si massaggia la caviglia sinistra) Ma scusa... Non la caviglia destra che ti fa male?
CARLO ‑ (nervoso) Prima!... Prima che quel... (indica verso destra) quel coso... Come si chiama?... Ah! Uldefico
Fedantico.
AUGUSTO ‑ Ulderico Federico.
CARLO ‑ Quell'idiota, che mi ha massaggiato la caviglia destra, e il dolore sparito. Ma passato alla caviglia sinistra!
AUGUSTO ‑ (sorride) Hai il male che corre, come te.
10 - ULDERICO E DETTI
ULDERICO ‑ (entra da destra) Le valigie sono nelle rispettive camere. Uh, commendatore!... Tutto bene, vero?
CARLO ‑ (balza in piedi e fa qualche passo zoppicando) Peggio, invece!
ULDERICO ‑ Solamente perch lei un iperteso con tachicardia.
CARLO ‑ (impressionato) Co‑co... Co‑cosa sono, io?
ULDERICO ‑ Un individuo nel quale il sistema simpatico prevale sul vago.
GIUSTINO ‑ (a Carlo) Lei ha il sistema del Totocalcio.
CARLO ‑ (sbotta, rivolto a Ulderico) Non ne posso pi!... (Indica Giustino) Lo prenda e gli faccia fare qualcosa.
ULDERICO ‑ (indignato) Veramente... Non so se... (indica Giustino).
CARLO ‑ (interrompe infuriato) E un ordine!... Ha capito, signor Fedanrico Ulde... Uldevattelapesca? (Ulderico, inorridito, si copre le orecchie con le mani) Si porti via il sagrestano. Gli faccia lavare i piatti, o suonare le campane, ma lontano da me... via!... Aria!
ULDERICO ‑ (seccato e offeso) Obbedisco. (Severo, a Giustino) L'avverto, in presenza del commendatore, che se combiner qualche guaio, io... (Estrae rapidamente di tasca unfischietto da arbitro di calcio, e fischia).
GIUSTINO - Gol!
ULDERICO - (superbo) No. Rigore! (Perentoriamente, indica a Giustino la sinistra) Significa punizione per un
errore compiuto. (Fischia di nuovo).
GIUSTINO ‑ (rassegnato) Va beh... (Implora) Don Augusto...
AUGUSTO ‑ (divertito) Dimmi.
GIUSTINO ‑ Io vado a fare... (E non prosegue).
AUGUSTO ‑ Cosa?
GIUSTINO ‑ (dopo un attimo di esitazione) Una partita di calcio! (Ed esce a sinistra, seguito dal superbo e impettito Ulderico).
CARLO ‑ Scusa, Augusto, ma almeno il sagrestano potevi lasciarlo dov'era.
AUGUSTO - E venuto di sua iniziativa.
CARLO ‑ Con quale scusa?
AUGUSTO ‑ Ha detto che ha saputo da chi sapeva che aveva saputo... Insomma!... Sar una delle solite dicerie da paese. Nulla di importante. (Squillo del citofono).
CARLO ‑ (risponde al citofono) S, Giovanni... Come?... (Emozionato e sempre pi agitato, come sar sino alla fine dell'atto) Certo! Paghi lei il taxi, poi accompagni la baronessa e la sua governante sino alla terrazza, perch le riceviamo nel soggiorno. Pensi anche a ritirare i loro bagagli. (Posa il ricevitore. Ansante) E'‑ E'‑ qui.
AUGUSTO ‑ (ironico) L' ho capito dal taxi che hai pagato tu.
CARLO ‑ Una nobildonna non viaggia con il borsellino in mano.
AUGUSTO ‑ (C. s.) Cominciamo bene.
CARLO ‑ (spostandosi rapidamente, va a urlare alla porta di destra e a quella di sinistra) Patrizia! Renata!... U‑U... Ulderacco!... (Ad Augusto) Dobbiamo riceverla con tutti gli onori.
AUGUSTO ‑ (C. s.) lo ho gi l'abito migliore.
11 - PATRIZIA, RENATA, ULDERICO, GIUSTINO E DETTI
Contemporaneamente:
PATRIZIA e RENATA ‑ (entrano da destra, allarmate) Pap!... Cosa succede?
ULDERICO ‑ (entra da sinistra, risentito) Non sono Ulderacco, ma eccomi.
GIUSTINO ‑ (entra da sinistra, seguendo Ulderico) Questa volta c' il fuoco, eh?... (Poi)
CARLO ‑ Attenzione tutti!... Di l... (indica il fondo) ... sta per arrivare la baronessa Priscilla Vallalta!... (Va a sistemarsi vicino all'entrata di fondo).
PATRIZIA e RENATA ‑ (affiancate, si fermano a destra).
AUGUSTO ‑ (si pone a sinistra, e accanto a lui si allinea Ulderico).
GIUSTINO ‑ (Si mette di fianco a Ulderico, ovvero rimane il pi lontano dal fondo e il pi vicino alla ribalta)
TUTTI ‑ (guardano verso la porta di fondo. Un momento di silenziosa immobilit. Quindi).
Ultima scena - PRISCILLA, CORNELIA E TUTTI
PRISCILLA ‑ (appare sorridente al fondo, dove si ferma e guarda tutti. Molto vicina alla sessantina ha un abbigliamento appariscente, chiassoso e troppo giovanile per la sua et. Porta un ampio cappello, ornato di fronzoli. Nel caso che fosse introvabile un cappello simile, pu portare un cappello maschile chiaro. La truccatura degli occhi e del viso esagerata. A prima vista, insomma, deve sembrare ridicola).
CORNELIA ‑ (compare a mezzo passo e alle spalle di Priscilla, a testa bassa. E la governante. Una donna di origine contadina oltre la cinquantina, molto semplice, timida. Indossa un lungo abito scuro e un modesto, buffo cappellino).
GIUSTINO ‑ (dopo tre secondi, durante i quali Carlo con sorriso ebete, e gli altri con stupore, sono rimasti incantati a guardare Priscilla, a braccio destro teso punta l'indice verso Priscilla, e urla) E arrivato Carnevale?
Contemporaneamente urlano a Giustino:
AUGUSTO ‑ Sta' zitto!
CARLO ‑ Cretino!
ULDERICO ‑ Chieda scusa!
RENATA e PATRIZIA ‑ (portano una mano sulla bocca per nascondere la risata che le ha assalite, mentre il sipario si chiude).
FINE DEL PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
Il medesimo giorno degli avvenimenti del primo atto, dopo cena nel giardino. In scena, all'aprirsi del sipario, non c' alcuno.
1 - GIUSTINO E CORNELIA
GIUSTINO ‑ (appare al fondo, poi si rivolge con estrema gentilezza verso l'esterno) Gentile signorina... prego.
CORNELIA ‑ (molto timorosa, entra dal fondo e si ferma dopo un passo) Grazie.
GIUSTINO - Coraggio, avanti!
CORNELIA - (immobile) E sicuro che non ci sgrideranno?
GIUSTINO - Chi?
CORNELIA - La baronessa, il commendatore, il suo parroco.
GIUSTINO - (spaccone) Lei non sa chi sono io!
CORNELIA ‑ Lo so, lo so... E il sagrestano, ma...
GIUSTINO ‑ (interrompe) Ma niente!... Qui comando come se fossi in sagrestia. (Indica il centro) S'accomodi.
CORNELIA ‑ (avanza, affiancata da Giustino, e sospira) Speriamo bene.
GIUSTINO ‑ Per mi spiaciuto.
CORNELIA ‑ Cosa?
GIUSTINO ‑ Che lei, fuori in giardino (indica il fondo), tanto a pranzo quanto a cena abbia dovuto servire a tavola con Palmira, e... e quello del fischietto.
CORNELIA ‑ Mio dovere. Invece lei, giustamente, era seduto accanto al reverendo.
GIUSTINO ‑ (ride) ... e al commendatore sono andati molti bocconi di traverso.
CORNELIA ‑ (sorride) L'ho notato. E... forse per la prima volta dopo tanti anni, lei mi ha fatto ridere molto per ci che diceva al commendatore.
GIUSTINO ‑ S, s... Mi sono preso diversi calci che don Augusto mi tirava sotto il tavolo.
CORNELIA ‑ (ride) Simpatico!...
GIUSTINO ‑ Tempo fa me l'ha detto anche Palmira, la cuoca-cameriera, per la quale ho avuto una certa smpatia.
CORNELIA ‑ (arguta) Simpatia... sentimentale?
GIUSTINO ‑ (disorientato) Non lo so. Mi piaceva vederla pelare le patate. Ma adesso... Adesso... (Esita un attimo, poi dice:) ... ho quella simpatia per lei.
CORNELIA ‑ (piacevolmente confusa) Non me lo dica.
GIUSTINO ‑ Vuole che lo urli?
CORNELIA ‑ (ride) Per carit, no.
GIUSTINO ‑ Brava, Cornelia!... Rida. Rida pi che pu, perch mio nonno diceva: Ogni risata toglie un chiodo alla cassa da morto. E per togliere un altro chiodo, vuole saperne una?... Mi sono comprato un orologio a sole...
CORNELIA ‑ (sorridente, interrompe tempestivamente) Scusi, ma non posso credere che lei abbia comprato un orologio a sole, cio una meridiana.
GIUSTINO ‑ Le ripeto che ho comprato un orologio a sole ...
CORNELIA ‑ (C. s.) Non possibile!
GIUSTINO ‑ Invece s!... Ho comprato un orologio a sole ... cinquemila lire!
CORNELIA ‑ (ride di cuore) E una barzelletta, vero?
GIUSTINO ‑ (annuisce) ... migliore delle numerose che il commendatore racconta da questa mattina.
CORNELIA ‑ La baronessa ha riso a crepapelle.
GIUSTINO ‑ Detto tra noi, matta?
CORNELIA ‑ Nooo...
GIUSTINO ‑ Ma un po' s, perch direi che beve di pi della Ginetta.
CORNELIA ‑ (gelosa) Un'altra sua simpatia?
GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) La mucca di un mio amico.
CORNELIA ‑ Capir... La baronessa beve per dimenticare.
GIUSTINO ‑ (annuisce, maligno) ... il bicchiere che ha bevuto prima!
CORNELIA ‑ Poverina!... Dalla morte dei barone ha avuto tanti guai. Comunque cambiamo discorso. (Sincera) Mi piace il suo don Augusto.
GIUSTINO ‑ (misterioso, come sar per l'intero argomento) E magari entro oggi lo dovremo chiamare monsignore.
CORNELIA - (sinceramente lieta) Davvero?
GIUSTINO - (annuisce) Sicuro!
CORNELIA - Lei come lo sa?
GIUSTINO ‑ Dal mio collega di Borgonebbia, al quale vado a insegnare come si suonano le campane. Lui l'ha saputo ieri da don Giacomo, suo parroco, che l'ha sentito dire in Curia. lo ho gi telefonato la notizia a tutti i conoscenti, esclusi quelli di questa casa.
CORNELIA ‑ Allora, per don Augusto e per i suoi famigliari, sar una meravigliosa sorpresa.
GIUSTINO ‑ (annuisce) ... almeno come quella delle persone a cui ho telefonato. (Ride) Ero cos agitato al telefono... Uno al quale ho detto: Evviva!... Don Augusto monsignore!, mi ha risposto: Io sono Papa!, e ha troncato la comunicazione. Avevo sbagliato numero.
CORNELIA ‑ (ride) Lei un bel tipo!... A proposito: balla il liscio?
GIUSTINO - (scuote il capo) ... neanche l'ondulato.
CORNELIA - Mi spiace.
GIUSTINO - Perch?
CORNELIA ‑ Arrivando in taxi ho notato che in una piazza qui vicina c' un ballo a palchetto.
GIUSTINO - Sar per la festa della borgata.
CORNELIA - Sopra un grande cartello ho visto scritto: Stasera gara di ballo liscio. La baronessa mi permetterebbe certamente di partecipare a quella gara ... (Emozionata) ... con lei.
GIUSTINO ‑ (felice) Imparer in un attimo! ... (Implora) Faccia lei la maestra.
CORNELIA ‑ (lieta) Con entusiasmo. Dunque... Mi abbracci.
GIUSTINO ‑ (emozionato) Su‑su... Su‑sul serio?
CORNELIA ‑ Perch no?
GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Ci conosciamo appena, anche se... (e tace).
CORNELIA ‑ (lusingata) Dica, dica...
GIUSTINO ‑ (dopo un attimo di esitazione) Anche se lei tanto simpatica, e... mi piace.
CORNELIA ‑ (C. s., confusa) Pure lei... mi piace.
GIUSTINO ‑ (lieto) Allora diamoci almeno del tu.
CORNELIA ‑ Con molto piacere. Ciao, Giustino.
GIUSTINO ‑ (infantile) Ciao, Cornelia. (Rimangono un momento incantati a guardarsi; poi) Ho il sospetto che fra noi sia capitato un... (Cerca l'espressione. Quindi) ... Un temporale!
CORNELIA ‑ (ride) Vorrai dire un colpo di fulmine.
GIUSTINO ‑ Proprio quello!
CORNELIA ‑ (timorosa) E... pensi che avr un... seguito?
GIUSTINO ‑ Ah, s!... Bisogna aprire l'ombrello.
CORNELIA ‑ (ride) Veramente volevo dire...
GIUSTINO ‑ (interrompe) Ho capito, anche se certa gente mi crede tutto scemo. (Attimo di pausa, poi deciso) Ne parler al pi presto con don Augusto. Sai... Al giorno d'oggi pi facile trovare un ingegnere che un sagrestano.
CORNELIA ‑ Capisco. Ma ora pensiamo al ballo. Attento! ... Assumo la posizione come se fossi io il cavaliere, e tu la dama.
GIUSTINO ‑ (preoccupato) Non sono capace di fare il damo.
CORNELIA ‑ Lascia fare a me! (Gli passa energicamente la mano destra dietro la schiena, gli afferra la sinistra e se la passa sulla schiena, ; quindi gli prende la destra e la solleva nella posizione di inizio danza).
GIUSTINO ‑ Manca la musica!
CORNELIA ‑ La faccio io. (Canticchia un qualsiasi classico valzer di Strauss, e costringe Giustino a fare dei passi, naturalmente inciampando e barcollando).
2 - ULDERICO E DETTI
ULDERICO ‑ (appare al fondo e, non visto dai due, Si ferma un po'a guardarli, indignato e irritato. Poi estrae rapidamente di tasca il fischietto e fischia).
GIUSTINO e CORNELIA ‑ (sussultano, barcollando si allontanano l'uno dall'altra e, imbambolati, guardano Ulderico).
ULDERICO ‑ (severo, avanza e intasca il fischietto) Riferir questo loro atto di indisciplina a chi di dovere.
CORNELIA ‑ (spaventata, implora) Alla baronessa, nooo...
ULDERICO ‑ (minaccioso) A tutti!
CORNELIA ‑ (C. s.) Per piet...
GIUSTINO ‑ (la interrompe, intervenendo deciso verso Ulderico) Ehi!... Se lei fa la spia la faccio anch'io!... Per esempio dico al commendatore che lei, in cucina, prende con le mani nei piatti che verranno portati in tavola.
ULDERICO ‑ (Colpito) Per controllare la cottura.
GIUSTINO ‑ (ironico, rivolto a Cornelia) Lo chiama controllare, e pizzica ‑ e sbafa! ‑ un paio di razioni di ogni pietanza.
ULDERICO ‑ (C. s.) Ma... Ecco... L'ho fatto in ogni casa in cui ho servito.
GIUSTINO ‑ Qui, per, non lo far pi. Capito?
ULDERICO ‑ (confuso) Certo, per...
GIUSTINO ‑ (interrompe) Non ci sono per! (Affettuoso, a Cornelia) Vai pure dalla baronessa, e stai tranquilla. Lui... (indica Ulderico) ... ormai l'ho imbavagliato.
CORNELIA ‑ Grazie, grazie. A presto. (Esce dal fondo).
ULDERICO ‑ (sincero) Creda che sono molto rammaricato di quanto accaduto.
GIUSTINO ‑ (cordiale, gli batte una mano sulla spalla) Va' l, ch non c' nulla di grave. Oh, mi scusi!... Forse, con la mia manata, ho fatto polvere.
ULDERICO ‑ Basta respirare a bocca chiusa, poich il naso un filtro efficacissimo. Cos. (Respira profondamente e ripetutamente a bocca chiusa).
GIUSTINO ‑ Provo anch'io. (Respira come Ulderico).
3 - PATRIZIA, GIUSTINO E ULDERICO
PATRIZIA ‑ (entra da destra, in tempo per vedere i due che respirano a bocca chiusa. Sorride) Sono raffreddati?
GIUSTINO ‑ No no... Filtriamo l'aria.
PATRIZIA ‑ (a Ulderico) Per favore, appena le sar possibile, porti quattro t freddi nel salotto al primo piano.
GIUSTINO ‑ C' anche don Augusto?
PATRIZIA ‑ No. Ci siamo io e Renata che leggiamo, e i nostri mariti che giocano a scacchi.
GIUSTINO ‑ lo sono solamente capace di giocare a rubamazzetto.
PATRIZIA ‑ (sorride) Almeno un gioco rapido. Massimo e Fabrizio, invece, certe volte giocano partite a scacchi che durano diverse sere. Infatti mettono la scacchiera sopra un armadio, perch nessuno la tocchi.
ULDERICO ‑ Provvedo, signora. (Esce a sinistra).
PATRIZIA ‑ Lei rimane qui?
GIUSTINO ‑ S, Patrizia. (Col tono di fare una confidenza) Dovrebbe tornare la signorina Cornelia, e allora...
PATRIZIA ‑ (comprende e sorride) Comprendo... (Maliziosa) Auguri!... (Esce a destra).
4 - PRISCILLA, CARLO E GIUSTINO
PRISCILLA ‑ (entra dal fondo sottobraccio a Carlo, il quale faticher sempre un po'per mascherare che zoppica. Priscilla sar in ogni momento spumeggiante, ovvero vivace, brillante, spavalda, concitata; parler con toni festosi, frementi a voce alta. In realt appare inebriata da bevande alcoliche, e qualche volta avr l'equilibrio instabile. Da alcuni istanti prima dell'entrata si sente che comincia a dire) Carlo non puoi negarmi questa soddisfazione!...
CARLO ‑ (evidentemente contrariato di vedere Giustino) Figurati, cara. Comunque sediamoci e parliamone con calma.
PRISCILLA ‑ (batte i piedi per terra) No! No! No!... E un'occasione che non voglio perdere. (Si allontana da Carlo e si rivolge a Giustino) Giudichi lei!
GIUSTINO ‑ (fa un buffo inchino) Baronessa... Prima di fare il sagrestano ho fatto il contadino e lo stalliere, ma il giudice mai.
PRISCILLA ‑ (scoppia in una risata stridula) Simpaticone!...
GIUSTINO ‑ Me lo dicono tutti.
PRISCILLA ‑ Mi ascolti. Ho saputo da Comelia che c' una gara di liscio in un ballo a palchetto poco lontano. (Batte i piedi per terra, capricciosa come prima) Io voglio parteciparvi con il commendatore!
GIUSTINO ‑ (ironico, a Carlo) Allora forza e coraggio!
PRISCILLA ‑ Io sono una campionessa di liscio!... (A Carlo, infervorata) Ho vinto tante gare, anche fra gente blasonata. Ho avuto per cavaliere un conte, un marchese, un barone...
GIUSTINO ‑ E stasera avr un... (indica Carlo) ... Carlone. (Carlo fa un gesto di stizza verso Giustino).
PRISCILLA ‑ (riprende eccitata) Ho incantato tutti con il mio casch.
GIUSTINO - E quand' cascata chi l'ha tirata su?
PRISCILLA - Gli applausi!... Gli applausi dei presenti!
GIUSTINO - (sarcastico) Meno male!... Perch se i presenti fossero stati assenti sarebbe sprofondata in cantina.
PRISCILLA ‑ Un successo!... Un trionfo! (Afferra bruscamente Carlo per un braccio e lo scuote) Andiamo!
CARLO ‑ (preoccupato e smarrito) Do‑dove?
PRISCILLA ‑ Al ballo!... Ho gi mandato Cornelia a iscriverci alla gara. (Col tono di un ordine) Ricordati di pagare appena arriviamo. (Carlo annuisce, rassegnato) Ho autorizzato Cornelia di iscriversi pure lei, alla gara. Naturalmente se trova un cavaliere.
GIUSTINO ‑ (dispiaciuto e contrariato) Pensa che... lo trover?
PRISCILLA ‑ Senza dubbio!
5 - PATRIZIA, RENATA E DETTI
PATRIZIA e RENATA ‑ (entrano da destra, sorridenti).
PRISCILLA ‑ (le indica) Oh!... Ecco finalmente la giovent!... Ma io non mi sento vecchia, eh?... (Voltegga, eseguendo giravolte e rapidi spostamenti) lo sono piena di brio, vivacit, entusiasmo! (Si ferma di colpo) Qui non si beve?
CARLO ‑ (preoccupato) Dopo, cara Il bar in giardino Piuttosto, solamente un po', ci sediamo?
PRISCILLA ‑ (seccata) Se proprio vuoi? (Si abbandona pesantemente sopra una sedia o una poltrona).
CARLO ‑ (con un sospiro siede accanto a Priscilla, borbottando) Questa caviglia.
RENATA ‑ Lei, signor Giustino, rimane in piedi?
PATRIZIA e RENATA ‑ (siedono di fronte ai due).
GIUSTINO ‑ (maligno) S, per vedere meglio tutto lo spettacolo.
PRISCILLA ‑ (a Giustino) Proprio lei! Mi faccia vedere la mano e le dir il suo passato e futuro. (Agli altri) Sono cos esperta in questa, e altre arti misteriose, che... che una televisione privata voleva assumermi quale chiromante.
RENATA ‑ (arguta) Chiss quanto l'avrebbero pagata.
PRISCILLA ‑ (superba) Il denaro, a me, non fa n caldo n freddo. (A Giustino) Suvvia! Mi porga la mano. (Patrizia e Renata assisteranno al seguente dialogo tra Priscilla e Giustino trattenendo a stento le risate. Carlo, invece, manifester con espressioni del viso, e nervosi movimenti da seduto, il suo fastidio, la sua seccatura).
GIUSTINO ‑ (timoroso, allunga la mano destra verso Priscilla).
PRISCILLA ‑ (urla) No!
GIUSTINO ‑ (sussulta e ritrae rapidamente la mano).
PRISCILLA ‑ La sinistra, diamine!... Quella del cuore. (Giustino si guarda le mani ed esita) Insomma! Lei sapr che il cuore sta a sinistra.
GIUSTINO ‑ Mah! Il maestro del paese dice sovente che: AI cuore non si comanda. Magari il mio andato a spasso.
PRISCILLA ‑ (urla) La sinistra!
GIUSTINO ‑ (porge la mano sinistra a Priscilla, la quale la afferra violentemente, e la tira verso di s. Giustino barcolla) Dopo me la restituisce?
PRISCILLA - (esamina la mano di Giustino) Zitto! Invidiabile... Non ho mai visto una linea della vita profonda come la sua.
GIUSTINO - Me l'hanno fatta le corde delle campane.
PRISCILLA - La linea del cuore Fantastica! E interrotta e riprende come come se pulsasse.
GIUSTINO - Colpa di Pasquino.
PRISCILLA - Chi ?
GIUSTINO - L'asino del contadino mio amico Michele. Solo io sono capace di far camminare quell' asino ‑ asino! Lo tiro per le orecchie, per il naso, per i denti Quindi (indica la sua mano sinistra) mi rovino tutt'e due le mani.
PRISCILLA - Quando nato?
GIUSTINO - L' asino?
PRISCILLA - No. Lei.
GIUSTINO Un giorno che nevicava tanto.
PRISCILLA ‑ Ma quale giorno?
GIUSTINO ‑ Quello che la buon'anima di mia mamma mi diceva che nevicava tanto.
PRISCILLA - Dunque tra dicembre e gennaio.
GIUSTINO - (scrolla le spalle) Faccia lei.
PRISCILLA ‑ Lei Capricorno.
GIUSTINO - No. lo sono Giustino.
PRISCILLA - (quasi solenne) Capricorno! Le linee della sua mano, pi il segno zodiacale lo le predico che lei avr qualche guaio nella sua attivit professionale.
GIUSTINO ‑ Ha ragione! Una delle mie campane non suona come dovrebbe.
PRISCILLA ‑ (C. s.) Per superer l'intralcio, con la certezza di futuri successi.
GIUSTINO ‑ Lo spero, perch molto presto dovr suonare a festa per un giorno intero.
PRISCILLA ‑ Per quanto riguarda la vita sentimentale avr un felice incontro.
GIUSTINO ‑ Gi fatto!
PRISCILLA ‑ Non c' altro.
GIUSTINO ‑ Allora mi riprendo la mano. (Ritira la mano e se la mette in tasca).
6 - CORNELIA E DETTI
CORNELIA ‑ (entra dal fondo, tenendo in mano due foglietti) Spiacente di disturbare, signori, ma... (Porge i foglietti a Priscilla) Sono le prenotazioni per partecipare alla gara di ballo.
PRISCILLA ‑ (perentoria, a Carlo) Prendile tu!
CARLO ‑ S cara. (Prende i foglietti che Cornelia gli porge).
CORNELIA ‑ I biglietti regolari glieli daranno all'entrata, allorch pagher.
CARLO ‑ Certo, certo... Ci penso io.
PRISCILLA ‑ (a Cornelia) E tu?... L'hai trovato il cavaliere?
CORNELIA ‑ (imbarazzata) Beh ... s, l'avrei trovato. Ma... (guarda sottecchi Giustino) ... preferisco rimanere qui.
PRISCILLA ‑ (briosa) E qui rimani!... Siedi dove ti pare.
GIUSTINO ‑ (timido) Guardi, signorina... Qui c' un bel posto. (Indica una sedia accanto a quella su cui va rapidamente a sedersi).
CORNELIA ‑Ah, grazie. (Siede a testa bassa vicino a Giustino).
PRISCILLA ‑ (eccitata) Allegro, Carlo!... (Guarda l'ora) Fra non molto entreremo in pista!
PATRIZIA ‑ Scusa, pap... Tu sei veramente capace a danzare?
CARLO ‑ (ride spaccone, rivolto a Priscilla) Mia figlia mi chiede se sono capace a danzare!... (Sghignazza) Rispondile tu.
PRISCILLA ‑ In crociera, nel salone delle feste, io e Carlo ballavamo tutte le sere, sino all'alba.
CARLO ‑ (orgoglioso) Ci chiamavano i re del tango!
PRISCILLA ‑ Sovente le altre coppie si fermavano, facevano circolo e manifestavano la loro ammirazione.
CARLO ‑ Altroch!... E applaudivano, ridendo.
GIUSTINO ‑ (maligno) L' avrei giurato che ridevano.
RENATA ‑ (a Carlo) Noi non avremmo mai immaginato che tu, pap... In breve, dove hai imparato a ballare?
CARLO ‑ (sorride arguto) Eh, cari miei... Quando vi dicevo che andavo al Circolo a giocare alle bocce, correvo alla scuola Belli in pista. (Infantile, contento) Ve l'ho fatta in barba a tutti! (Ride con Priscilla).
PATRIZIA e RENATA ‑ (sconcertate, sussurrano) Bene, bene.
GIUSTINO ‑ (ironico) A questo punto, Carlone, ci racconti un'altra delle sue barzellette.
CARLO ‑ (a Priscilla) Posso?
PRISCILLA ‑ (annoiata) Racconta, racconta.
CARLO ‑ (lieto) La sapete quella del biglietto ferroviario? (tutti, esclusa Priscilla che sbuffa per la noia, scrollano il capo). Attenzione!... Una donna alla biglietteria d'una stazione: (Con toni dei diversi personaggi) Mi dia un biglietto per Genesio. L' impiegato sfoglia elenchi, guarda carte geografiche, ma non trova
Genesio. Allora si rivolge alla donna: Scusi, signora... Dov' Genesio?. La donna si volta, e indicando un ragazzino dice: L, seduto sulla valigia!. (Ride, imitato rumorosamente solo da Giustino, mentre gli altri sorridono perpura compiacenza, esclusa Priscilla che scrolla le spalle, infastidita) Buona, eh?...
GIUSTINO ‑ Non l'ho capita, ma fa ridere lo stesso.
CARLO L ho letta sul giornale di ieri.
GIUSTINO ‑ Io, sui giornali, leggo solamente lo Stato Civile.
CARLO ‑ (sorpreso) Cio l'elenco dei nati e dei morti?
GIUSTINO ‑ A me interessano i morti.
CARLO ‑ (maligno, sottovoce, rivolto a Priscilla) E un poveretto. (A Giustino) E che ci trova in quei nomi di defunti?
GIUSTINO ‑ Niente. Per, quando leggo che sono morte persone pi anziane di me, penso: Ho ancora tempo; se invece sono giovani, penso: Ho gi vissuto di pi.
CARLO ‑ E se hanno la sua stessa et, cosa pensa?
GIUSTINO ‑ Che io sono ancora vivo! (Ride).
PRISCILLA ‑ (ride, dicendo) Stupido. (A Carlo) Non perdiamo altro tempo. (Balza in piedi, ma barcolla, prontamente sostenuta da Carlo, che si alza. Brilla) Ho perso un po' l'equilibrio, ma sono in gamba.
CARLO ‑ (per temporeggiare, indugia) Aspetta cara. Vado a cambiarmi d'abito.
PRISCILLA ‑ (scoppia nella sua abituale risata stridula) Per il liscio?... (Carlo allarga le braccia e annuisce. Lei, violenta) Macch!... Il liscio si balla in casual, cio dal frac alla canottiera e brachetta. (Perentoria) Stai come sei!
CARLO ‑ (rassegnato) Come vuoi, cara. (Alle figlie) Fatemi tirar fuori la macchina.
PRISCILLA ‑ No!... Il ballo a palchetto poco lontano, e io... lo ho voglia di sgranchirmi le gambe. (Con uno strattone si libera da Carlo, fa un passo, barcolla).
CARLO ‑ (si affretta a sostenerla e guarda le figlie, come per chiedere loro aiuto).
RENATA ‑ (a Giustino) Per favore, vada a chiamare Ulderico.
GIUSTINO ‑ (balza in piedi) Di corsa!... (Ed esce al fondo).
PRISCILLA ‑ Ho sete!... Voglio un bicchiere di qualcosa di forte.
PATRIZIA - Il mobile bar in giardino.
PRISCILLA ‑ Okay!... Uscendo faremo una rapida sosta a quel mobile. Vero, caro?
CARLO ‑ (annuisce) Come desideri, cara.
7 - ULDERICO E DETTI
ULDERICO ‑ (appare al fondo, seguito da Giustino, il quale torna a sedere accanto a Cornelia) Desiderano?...
RENATA ‑ Che lei accompagni la baronessa e il commendatore al ballo a palchetto.
ULDERICO ‑ (sussulta) Orrore!... E un luogo antigienico, nocivo alla salute. (Fa gesti di schifo, ripugnanza) La polvere, il sudore, le trombe e le percussioni... Tutto dannoso, dannosissimo.
PRISCILLA ‑ (violenta) Ehi, bel tomo!... Tu sei dannoso, dannosissimo!... Noi (indica se stessa e Carlo) siamo indistruttibili.
ULDERICO ‑ Mi sia consentito ricordare che un recente convegno di luminari di scienze mediche ha sentenziato che (solenne) Il ballo liscio scatena in tanti anziani forme di ebefrenia.
CARLO ‑ Ebefre... cosa?! ?...
ULDERICO ‑ Ebefrena, cio pazzia della giovinezza. Per giunta il famoso re delle balere ha sostenuto che, purtroppo sovente, durante le serate danzanti a qualche anziano, o anziana, viene un infarto.
PRISCILLA ‑ Favole!
PATRIZIA ‑ (a Ulderico) Comunque meglio che lei li accompagni.
ULDERICO ‑ (impettito) Obbedisco, ma rimarr a debita distanza. Come se io fossi un'autoambulanza.
CARLO ‑ (con la mano fa le corna di scongiuro verso Ulderico, mentre)
PRISCILLA ‑ (si stringe al braccio di Carlo) Andiamo!... (Ed esce al fondo con Carlo, urlando) All'assalto del primo premio!
GIUSTINO ‑ (urla verso il fondo) Con fermata al mobile bar!
ULDERICO ‑ (rassegnato, a Patrizia e Renata) Spero che loro comprenderanno il mio enorme sacrificio.
RENATA ‑ Certo. E le saremo grate.
ULDERICO ‑ (esce al fondo, impettito, dicendo:) Sono una vittima del ballo a palchetto.
RENATA ‑ (a Giustino e Cornelia) Noi andiamo ad avvisare i mariti della situazione.
PATRIZIA ‑ Abbiano pazienza.
GIUSTINO ‑ (lieto) Ne abbiamo da vendere!
RENATA e PATRIZIA ‑ (sorridono ed escono a destra).
8 - GIUSTINO E CORNELIA
GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Siamo rimasti soli.
CORNELIA ‑ (confusa) Eh gi... Soli.
GIUSTINO ‑ Hai paura?
CORNELIA ‑ No. Di te, no.
GIUSTINO ‑ Tu dici bugie?
CORNELIA ‑ Solamente a fin d bene.
GIUSTINO ‑ Anch'io. Perci dimmi E vero che al ballo non hai trovato un cavaliere?
CORNELIA ‑ (abbassa la testa e la scuote).
GIUSTINO ‑ (contento) Allora per (indica se stesso e Cornelia).
CORNELIA ‑ (C. s. e annuisce).
GIUSTINO ‑ Ma tira su la testa! (Cornelia, lentamente, solleva il capo e guarda Giustino, il quale dice) Dimmi
qualcosa.
CORNELIA ‑ Io, veramente, non oso.
GIUSTINO ‑ Comincio io! (Infervorato) Cornelia! (E poi tace).
CORNELIA ‑ S?
GIUSTINO ‑ E' mica facile. Per mi faccio coraggio, e (infervorato) Cornelia! Tu sei signorina e io signorino. Vogliamo sposarci?
CORNELIA ‑ (sussulta, ed emozionata si alza in piedi) Oh, Giustno!
GIUSTINO ‑ (si alza in piedi e le si pone di fronte) Oh, Cornelia! (Attimo di pausa) A questo punto nel cinema si abbracciano. (Allarga le braccia) Ciao!
CORNELIA ‑ (abbraccia Giustino) Ciao! (Si sciolgono dall'abbraccio. Preoccupata) Chiss cosa dir la baronessa!
GIUSTINO ‑ (con il tono di Cornelia) Chiss cosa dir don Augusto!
CORNELIA ‑ Naturalmente, dopo il matrimonio, verrai ad abitare con noi.
GIUSTINO ‑ Noi chi?
CORNELIA ‑ Con me e la baronessa. Ci faremo un nido nella dpendance.
GIUSTINO - In cosa?
CORNELIA - E una parte del castello.
GIUSTINO - (lieto) Andr ad abitare in un castello?
CORNELIA ‑ (annuisce) Ma sovente saremo con la baronessa in giro per il mondo.
GIUSTINO ‑ (felice) Uh, che bello! Girer il mondo! (Ride) Cos vedr se vero che rotondo! (Cornelia ride e Giustino la abbraccia di nuovo).
9 DON AUGUSTO E DETTI
AUGUSTO ‑ (appare al fondo con il Breviario in mano, e si ferma sulla soglia, sorpreso da quanto vede. Dopo una pausa) Disturbo?
GIUSTINO e CORNELIA ‑ (sussultano, e con un balzo si allontanano l'uno dall'altra).
AUGUSTO ‑ (avanza, ironico) Vi abbracciavate, perch uno dei due deve partire?
GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Ecco lo Lei (indica Cornelia) Parlavamo del pi e del meno.
CORNELIA ‑ (a capo chino) Vado a mettere in ordine la camera della baronessa. Con permesso. (Esce in fretta al fondo).
AUGUSTO ‑ Tu rimani qui?
GIUSTINO ‑ (estremamente imbarazzato) Non so dove andare.
AUGUSTO ‑ (sorride e apre il Breviario) Siedi.
GIUSTINO ‑ Non riesco a stare seduto.
AUGUSTO ‑ Io s. (Siede) Cos' che ti agita?
GIUSTINO ‑ Niente, niente. Ma (Con il tono indeciso e implorante di un bimbo che vorrebbe confessare una marachella alla mamma) Don Augusto
AUGUSTO ‑ Dimmi.
GIUSTINO ‑ (C. s., dopo un attimo di pausa) Don Augusto
AUGUSTO ‑ Hai combinato qualche guaio?
GIUSTINO No, no (breve pausa) Per (E tace).
AUGUSTO ‑ Continua, Giustino. Non farmi stare in pensiero.
GIUSTINO ‑ (fa alcuni passi avanti e indietro. Dopo una breve pausa dice tutto d'un tratto, ma bene scandito) Lei, don Augusto, non ha mai pensato a sposarsi?
AUGUSTO ‑ (balza in piedi) Sei diventato matto, come diversi anni fa, quando mi hai chiesto la medesima sciocchezza?
GIUSTINO ‑ Non mi guardi cos, senn perdo le parole.
AUGUSTO ‑ Insomma, Giustino!... Cosa ti succede?
GIUSTINO - Ecco Me lo (Attimo di pausa. Poi, solenne) Mio simpatico parroco.
AUGUSTO ‑ (sorpreso) Hai bevuto?
GIUSTINO ‑ No. Ma visto che si sposano tanti, voglio sposarmi anche me!
AUGUSTO ‑ (sorride) Con chi?
GIUSTINO ‑ Con la signorina Cornelia, governante della baronessa.
AUGUSTO ‑ Sul serio? (Giustino annuisce) E perch?
GIUSTINO ‑ Perch ride a tutto quello che dico. Inoltre, come marito di una governante di una baronessa, sar un po' nobile anch'io.
AUGUSTO ‑ (astuto, come lo sar d'ora in poi, giacch prevede i probabili sviluppi della situazione) Gi gi Sposala al pi presto.
GIUSTINO ‑ (stupito) Non le spiace?
AUGUSTO ‑ Al contrario, sar lieto di benedire il tuo matrimonio. E dimmi La tua consorte la porterai al paese?
GIUSTINO - No. Andremo ad abitare con la baronessa nella (Cerca la parola) ... dop ... dip ... dup...
AUGUSTO ‑ (lo aiuta) Dpendance.
GIUSTINO ‑ (annuisce) quella roba l.
AUGUSTO ‑ S, ragionevole che, in certe occasioni, il marito segua la moglie nella sua residenza.
GIUSTINO ‑ (con sempre pi grande stupore) Non avrei mai sperato che lei approvasse tanto facilmente il mio matrimonio.
AUGUSTO ‑ Sbagliavi. Anzi, ti faccio subito i miei migliori auguri.
GIUSTINO ‑ Ma riuscir a trovare un altro sagrestano come me?
AUGUSTO ‑ Con pazienza, perseveranza, s: ne sono certo.
GIUSTINO ‑ (sconcertato) Beh, allora Tante grazie. Per non prenda un sagrestano come Paolino di don Giacomo a Borgonebbia. Non ha ancora imparato a suonare le campane ‑a festa.
AUGUSTO ‑ Imparer, imparer (Squillo del telefono) Rispondi tu, visto che il telefono la tua passione.
GIUSTINO ‑ Con piacere. (Al telefono) Pronto, parla Giustino... (Si emoziona) S, don Luciano: qui vicino a me. (Porge il ricevitore, con mano tremante, ad Augusto, dicendogli:) E il nostro vice‑parroco.
AUGUSTO ‑ (prende il ricevitore, ma prima di portarlo all'orecchio:) Per te nostro ancora per poco. (Al telefono) Pronto (Ascolta con crescente emozione. Quindi, come assalito da un lieve capogiro, prima si appoggia allo schienale della sedia o poltrona vicina al telefono, poi s'abbandona a sedere sulla medesima sospirando) Non l'avrei mai neppure immaginato Le ha telefonato ilCancelliere della Curia?... Certamente! Entro domani,prima di tornare, andr da sua eccellenza il Vescovo Molte grazie, don Luciano, e a presto. (Posa il ricevitore. Poi, quasi sorridente, fissa nel vuoto).
GIUSTINO ‑ (felice, guarda Augusto, sorride e gli agita unamano dinanzi agli occhi) Ehi, Monsignore! Ritorni a terra.
AUGUSTO - (scuote il capo, come per scacciare il pensiero) Hai capito cosa mi accaduto?
GIUSTINO ‑ (spaccone) Euh! lo lo sapevo da stamane alle sei, quando ho parlato con Paolino, il sagrestano di Borgonebbia.
AUGUSTO ‑ Allora lo sapeva anche don Giacomo?
GIUSTINO ‑ Eccome! E siamo tutti felici e contenti, perch lei, adesso, pi di un don. Un Monsignore come si chiama?... Don‑don?
AUGUSTO ‑ (sorride) Noo Tutti, comunque, per favore continuate a chiamarmi don. Altrimenti sar tentato di darmi delle arie.
GIUSTINO ‑ Impossibile, per un parroco‑alpino come lei. (Sorride) Adesso riesce ad alzarsi in piedi?
AUGUSTO ‑ (allegro, si alza) Grazie al Cielo... s.
GIUSTINO ‑ Al paese stanno gi preparando grandi feste, anche con i fuochi artificiali. Non parliamo alla Casa del Fanciullo‑Asilo Nido‑Scuola Materna!... Ci saranno i genitori e parenti di tutti i bambini.
AUGUSTO ‑ (sinceramente colpito) Ma... don Luciano me l'ha detto cinque minuti fa. Gli altri da chi l'hanno saputo?
GIUSTINO ‑ (Orgoglioso, si batte una mano sul petto) Da me!... Ho fatto tante di quelle telefonate che lei, quando vedr la bolletta, cadr per terra lungo e disteso.
AUGUSTO ‑ (Commosso, scrolla il capo. Poi abbraccia Giustino) Caro il mio Giustino!...
GIUSTINO ‑ (quando si scioglie dall'abbraccio felice e commosso) E' la prima volta che mi abbraccia cos. E io so perch l'hanno fatto Monsignore.
AUGUSTO - Sono curioso di saperlo anch'io.
GIUSTINO - (quasi misterioso) Don Giacomo l'ha sentito dire ieri pomeriggio in Curia. Lha detto al suo sagrestano che a me dice tutto, e... (solenne) Lei stato fatto Monsignore per la grande opera che la Casa del Fanciullo fa in tutta la provincia.
AUGUSTO ‑ (sincero) Allora il merito anche di mio fratello.
GIUSTINO ‑ (allarmato) Non faranno mica Monsignore anche Carlone?
AUGUSTO ‑ (sorride) Impossibile.
GIUSTINO ‑ Meno male!... Per adesso bisogna dirlo, urlarlo qui dentro.
AUGUSTO ‑ No. Per ora lasciamo che si calmi il bollore della passione danzante.
GIUSTINO ‑ Sar muto come un pesce in padella! (Ride, ma diventa di colpo serio) Ma... adesso che lei Monsignore, il suo sagrestano sar mongrestano?
AUGUSTO ‑ (sorride) No. Comunque la questione interesser il tuo successore. Sbaglio?
GIUSTINO ‑ (contrariato, scrolla il capo) ... che fortuna quel successore!...
AUGUSTO ‑ Perch?
GIUSTINO ‑ (C. s.) lo sono stato per tanti anni il fedele sagrestano di un don qualsiasi... (Indica Augusto) Quello arriva e si trova al servizio di un Monsignore. Che disdetta, la mia!
10 - ULDERICO, POI TUTTI
ULDERICO ‑ (dall'esterno al fondo prima lontano, poi avvcinandosi, lancia i seguenti colpi con il suo fischietto, alternati a urla di aiuto. Quindi fischio. Urlo) Cornelia, aiuto!... (Fischio. Urlo) Tutti, aiuto!... (Fischio. Urlo) Aiutooo!...
AUGUSTO e GIUSTINO ‑ (al primo urlo sussultano e guardano verso Il fondo).
GIUSTINO ‑ (urla) Arrivo io!... (Ed esce di corsa al fondo)
AUGUSTO ‑ (s'avvicina al fondo guarda un momento verso l'esterno, poi si scosta dalla porta, rimanendo per vicino. Pausa, mentre dalfondo si sente un tramestio, ovvero il movimento di alcune persone e le voci di:)
GIUSTINO - Coraggio. Non niente.
ULDERICO - La sorreggo io.
CORNELIA - Stia tranquilla, baronessa. (Altra breve pausa, poi dal fondo entrano:)
CARLO ‑ (che cammina a piccoli passi, con il torso quasi parallelo al pavimento e un'espressione di grande sofferenza, sostenuto da Ulderico e Giustino).
PRISCILLA ‑ (barcollante e con espressione ebete, sostenuta da Cornelia).
ULDERICO ‑ (con Giustino, accompagna Carlo davanti a una poltrona) Si fermi un po' qui. (E i due fanno dolcemente sedere Carlo, il quale ‑ ovviamente ‑ rimane sempre con la testa quasi sulle ginocchia).
CARLO ‑ (si lamenta) Ho un dolore terribile.
ULDERICO ‑ Lo so.
CORNELIA ‑ (contemporaneamente, accompagna a sedere Priscilla difronte a Carlo, e le rimane accanto, premurosa) Desidera qualcosa? (Priscilla scrolla il capo. Cornelia le rimane vicina, in piedi).
PATRIZIA e RENATA ‑ (allarmate, entrano da destra e vedono la situazione).
RENATA ‑ Cos' accaduto a pap?
ULDERICO ‑ (saccente) Il commendatore stato vittima del cosiddetto colpo della strega, ossia di un contraccolpo subto dalla sua colonna vertebrale.
PATRIZIA ‑ Come successo?
PRISCILLA ‑ (brilla) Lo spiego io. Eravamo nel bel mezzo di un tango incantevole. Quello (indica Sprezzante Carlo) mi sussurra: casch. lo faccio il casch, e lui (lo indica come prima) per poco non mi ha lasciato cadere sul palchetto, come una cretina.
CARLO ‑ (parla con molta fatica) Siccome la baronessa si gettata in modo violento, facendo una specie di tuffo, per afferrarla ho fatto un brusco movimento, e sono rimasto piegato in due.
PRISCILLA ‑ (sprezzante) Uomo fragile! Troppo fragile! Comunque dovevo immaginarlo che mi succedeva un
guaio. Il mio oroscopo (Si rivolge ad Augusto) Lei, reverendo, crede all'oroscopo?
AUGUSTO ‑ (scrolla il capo quindi con grande semplicit dice:) lo credo al Vangelo.
PRISCILLA ‑ (maligna e ironica) Gi, lei un prete all'antica. (Sprezzante, indicando Augusto) Soprattutto con quella tonaca. (Sogghigna) Ma perch non porta il clergyman?
AUGUSTO ‑ (sorridente) Perch solo un segno di riconoscimento, come la giacca del ferroviere o del portabagagli, che se la toglie dopo il servizio.
PRISCILLA ‑ (sarcastica) La tonaca, invece, secondo lei cos'?
AUGUSTO ‑ (serio) Una seconda pelle, una corazza.
PRISCILLA ‑ (sogghigna) Addirittura?
AUGUSTO ‑ (annuisce) ed confezionata da due famosi sarti.
PRISCILLA ‑ (molto interessata) Fuori i nomi degli stilisti!
AUGUSTO ‑ Uno Dio, che la fa un po' stretta; l'altro il diavolo che la fa... troppo larga.
PRISCILLA ‑ (rimane un attimo assorta, poi scoppia in una risata nervosa).
PATRIZIA ‑ Scusate se intervengo, ma chiamo il medico per pap. (Fa l'atto di avvicinarsi al telefono).
ULDERICO ‑ Non il caso, signora. Siccome il colpo della strega immobilizzava sovente il manager di cui ero al servizio, provvedo io a rimettere il commendatore in posizione verticale.
CARLO ‑ (implora) S, S Provveda, Ulderacchio.
ULDERICO ‑ (contrariato, precisa) Ul‑de‑ri‑co.
CARLO ‑ Faccia in fretta, ch peggio di cos
ULDERICO ‑ Obbedisco. Mi occorre l'aiuto del reverendo e di Giustino.
AUGUSTO ‑ Siamo a disposizione.
ULDERICO ‑ Grazie, e attenzione. Loro (indica Augusto e Giustino) sostengano e aiutino il commendatore a spostarsi avanti di un paio di passi. Prego (Li aiuta a provvedere).
AUGUSTO e GIUSTINO ‑ (uno a destra, l'altro a sinistra, afferrano il braccio di Carlo e lo fanno spostare avanti).
ULDERICO ‑ Alt! (Si pone dietro a Carlo, gli afferra le spalle) il momento clou. (Appoggia un ginocchio sul
fondo schiena di Carlo) Uno Due Tre! (Tira verso di s le spalle di Carlo, energicamente).
CARLO ‑ (lancia un urlo di dolore, barcolla e, Augusto e Giustino, lo aiutano a risedere in posizione normale. Sospira profondamente) Accidenti Mi sembrato d'essere spaccato in due.
PATRIZIA ‑ (a Ulderico) Le siamo molto grati.
RENATA E stato bravissimo.
ULDERICO ‑ (lusingato) Normale, per me.
CARLO ‑ (a Ulderico) Naturalmente tante grazie anche da parte mia.
ULDERICO ‑ Ora si metter a letto, le somministrer due compresse di analgesico e domattina sar in forma perfetta.
PRISCILLA ‑ (sprezzante) Chi?... Lui?... (Indica Carlo) Impossibile!
GIUSTINO ‑ (sottovoce ad Augusto, indicando Priscilla) Nessuno la fa stare zitta? (Augusto gli fa cenno di tacere).
PRISCILLA ‑ lo s che sono sempre in forma perfetta. Soprattutto quando faccio il casch.
ULDERICO ‑ Per la verit, signora baronessa, quando entrata sul palchetto, barcollava.
PRISCILLA ‑ La colpa sua!... (indica Carlo) Non capace di dare un braccio forte e fermo alla sua dama.
CARLO ‑ Ti prego di credere, cara, che io...
PRISCILLA ‑ (interrompe, violenta) No!... Inoltre come puoi permettere che quello (indica sprezzante Ulderico) mi faccia un'osservazione?... I miei antenati un servo cos l'avrebbero fatto impiccare.
AUGUSTO ‑ (interviene, calmo) Suvvia, per favore... Interrompiamo questo discorso di cattivo gusto.
ULDERICO ‑ La ringrazio, reverendo. Tanto pi che questa irritazione ed esasperazione causata dall'aria infetta che abbiamo respirato nei pressi di quel ballo. Siamo tutti infestati da germi e batteri. Ma... Provvedo io! Con permesso. (Esce rapidamente a sinistra, facendosi aria con una mano davanti al viso).
PRISCILLA ‑ Siccome questa compagnia mi annoia... vado a dormire. (A Cornelia) Accompagnami e portami al pi presto il solito whisky. Cio... La solita bottiglia, e buona notte a tutti! (Mentre Cornelia aiuta Priscilla ad alzarsi in piedi, da sinistra).
ULDERICO ‑ (entra agitatissimo, tenendo in mano una bomboletta aerosol spray di deodorante per ambienti con la quale spruzza il liquido in alto e intorno a s. Quindi si sposta dall'uno all'altro dei presenti per spruzzare poco sopra la testa di tutti, urlando) E un condensato orientale dei profumi della natura!... E la natura si difende!... Abbasso i microbi!... Morte ai germi!
Contemporaneamente:
TUTTI ‑ (si spostano qua e l coprendosi gli occhi con le mani, urtandosi, e dicendo ad alta voce QUASI insieme:)
CARLO ‑ Fermatelo!
PATRIZIA ‑ Basta!
GIUSTINO E matto!
RENATA ‑ La smetta!
PRISCILLA ‑ Ci asfissia!
CORNELIA ‑ Coraggio,baronessa!
AUGUSTO ‑ (in un angolo, sorride, scrolla la testa e allarga le braccia, mentre il sipario si chiude).
FINE DEL SECONDO ATTO
ATTO TERZO
E la mattina seguente gli avvenimenti del secondo atto.
1 - CARLO E ULDERICO
CARLO ‑ (all'apertura del sipario solo in scena, seduto, e sta sfogliando un giornale).
ULDERICO ‑ (entra da sinistra, portando un vassoio sul quale c' un bicchiere d'acqua e un piattino su cui posata una compressa) Commendatore, perdoni il disturbo, ma per la sua salute sarebbe il momento giusto di assumere questa compressa.
CARLO ‑ (irritato) Cos'?
ULDERICO ‑ Un prezioso ed efficace cocktail di vitamine ultraconcentrate.
CARLO ‑ (diffidente) Quella pillola (la indica) l'ha acquistata in farmacia?
ULDERICO ‑ (annuisce) ... ed consigliata dai pi prestigiosi ed eminenti specialisti di funzionalit e integrit dell'organismo. (Porge il piattino) Prego.
CARLO ‑ (guarda di traverso la pillola con senso di ripugnanza, quindi si decide a prenderla e la inghiotte, bevendo l'acqua che Ulderico gli porge) E gli altri?... Si sono g svegliati?
ULDERICO ‑ Una buona parte, s.
CARLO ‑ Dove sono?
ULDERICO ‑ Le signore Patrizia e Renata sono uscite con suo fratello e il sagrestano.
CARLO ‑ Quando?
ULDERICO ‑ Circa un'ora fa. (Porter via il vassoio quando uscir).
CARLO ‑ (guarda l'ora) Addirittura? (Ulderico annuisce) Dove sono andati?
ULDERICO ‑ Nella vicina chiesa di Ges Adolescente, dove don Augusto si recato a celebrare la Messa.
CARLO ‑ (contrariato e sincero) Se me l'avessero detto ci sarei andato anch'io... (Precisa, con evidente amarezza) Sempre che qualcuna non me l'avesse impedito. (Lieve pausa) E la baronessa?
ULDERICO ‑ La sua governante venuta in cucina a prendere la colazione, e gliel'ha servta a letto.
2 DON AUGUSTO, PATRIZIA, RENATA, GIUSTINO E DETTI
GIUSTINO ‑ (dall'esterno al fondo, avvicinandosi) Loro sono proprio nipoti d un parroco, perch alla lettura e al salmo sembravano due attrici della televisione. (Risatina di Patrizia, Renata e Augusto ‑ il quale ha il Breviario mentre tutt'e tre entrano dal fondo con Giustino e salutano a soggetto Carlo).
PATRIZIA ‑ Hai dormito, pap?
CARLO ‑ Abbastanza.
RENATA ‑ Bene.
ULDERICO ‑ (ai quattro) Il commendatore l'ho gi servito.
CARLO ‑ (annuisce, ironico) Con una pillola.
ULDERICO ‑ Loro cosa desiderano per colazione?
AUGUSTO ‑ Io un caff.
RENATA ‑ Anche per noi, vero Patrza? (Patrizia annuisce).
GIUSTINO ‑ A me basta un panino cos... (Fa segno come se tenesse fra le mani un melone) ... pieno di salame crudo.
ULDERICO ‑ (fa un gesto e un'espressione di orrore) Dove servo?
PATRIZIA ‑ Senza fretta, quando saliremo nel salotto al primo piano.
ULDERICO ‑ (annuisce) A suo tempo provveder. (Esce a sinistra).
CARLO ‑ (alle figlie) I vostri mariti?
PATRIZIA ‑ Sono stati a Messa con noi, e ora saranno gi in Azienda.
GIUSTINO ‑ (ai tre) Direi che farebbero bene a sedersi, perch devo dare a tutti una notizia.
RENATA ‑ Bella, speriamo.
GIUSTINO ‑ Bellissima. (Rivolto ad Augusto) Posso?
AUGUSTO ‑ Considerato che probabilmente pi facile fermare un treno in corsa che la tua lingua... (Siede) ... va beh.
PATRIZIA ‑ (siede con Renata) Siamo tutt'orecchi.
GIUSTINO ‑ (al centro, in piedi, indica Augusto) Lui ... sanno cos'? (Perentorio, a Carlo) Risponda lei, Carlone!
CARLO ‑ (sbuffa e si rivolge ad Augusto, indicando Giustino) Quando diventer un po' furbo?
GIUSTINO ‑ Risponda!... (Indica Augusto) Lui cos'?
CARLO ‑ (ironico) D'accordo: giochiamo ai quiz. E un sacerdote.
GIUSTINO ‑ E questo sacerdote, se non fosse suo fratello, come lo chiamerebbe?
CARLO ‑ Oh, bella!... Lo chiamerei don.
GIUSTINO ‑ E sbaglierebbe!
CARLO ‑ (disorientato, ad Augusto) Perch?... Non si dice pi don?
GIUSTINO ‑ A lui (indica Augusto), da ieri, no.
CARLO ‑ (C. s., rivolto ad Augusto) Forse hai deciso di gettare... (Afferra la propria giacca e la scuote, per significare l'abito talare di Augusto) ... alle ortiche?
GIUSTINO ‑ (a Carlo) Adesso chiedo a lei quando diventer almeno un po' furbo.
CARLO ‑ (offeso, ad Augusto) Come gli permetti?...
AUGUSTO ‑ (sorride) Lascialo dire, e capirai.
PATRIZIA ‑ Abbia pazienza, signor Giustino, e si spieghi.
GIUSTINO ‑ (solenne) Ho il grande onore, e l'immensa gioia, di presentare a tutti il... (indica Augusto) ... Monsignor Augusto Ravello.
RENATA e PATRIZIA ‑ (emozionate e felici, balzano in piedi e si chinano ad abbracciare e baciare sulle guance Augusto) Zio!... Zio!...
PATRIZIA ‑ (dopo l'abbraccio) E meraviglioso!...
RENATA - E un dono anche per noi!...
PATRIZIA ‑ (a Carlo, il quale rimasto a bocca aperta) Pap!... Tu non dici niente?
CARLO ‑ (emozionato) Co‑co... Co‑come no?... (Si alza e s'avvicina ad Augusto, sincero) Vorrei abbracciarti forte forte.
AUGUSTO ‑ (si alza) Grazie, Carlo.
CARLO ‑ (abbraccia energicamente Augusto e lo bacia sulle guance) Sono felice, e pure orgoglioso, credimi. (Si scioglie dall'abbraccio) Mio fratello Monsignore... Lo dir al mondo intero!
RENATA ‑ Noi andiamo all'apparecchio del salotto (indica a destra) per urlarlo a Fabrizio e Massimo.
PATRIZIA e RENATA ‑ (sorridenti, con un lieve inchino verso Augusto) Con il tuo permesso... Monsignore. (Ed escono a destra).
GIUSTINO ‑ (ad Augusto) lo... lo vado a mangiare il mio panino, e poi a cercare... (E tace).
AUGUSTO ‑ (comprende e sorride) Vai, vai.
GIUSTINO ‑ Molto gentile, Monsignore (Ride ed esce al fondo).
CARLO ‑ (dopo evidente imbarazzo) Senti, Augusto... Visto che per la prima volta, da ieri, siamo a quattr'occhi, vogliamo sederci e parlare un po'?
AUGUSTO ‑ Con grande piacere. (Siede).
CARLO ‑ (C. s. e siede) Ecco... lo, come avrai capito, ho la seria intenzione di sposare la baronessa. Tu che ne dici?
AUGUSTO ‑ Che hai l'et, e quindi avrai il buonsenso di scegliere la strada della tua vita futura. (Lieve pausa. Con arguta intenzione) Perch?... Hai dei dubbi?
CARLO ‑ Assolutamente no. La sola cosa che mi turba, e mi preoccupa, la scelta della residenza dopo il matrimonio.
AUGUSTO ‑ (con la prudente astuzia che user d'ora in poi) La soluzione mi pare semplice. In questa villa, oltre che per le tue figlie, i tuoi generi e i tuoi nipotini, c' posto sia per la baronessa che per la sua governante.
CARLO ‑ Certo, certo... Ma lei non vuole abbandonare la dpendance del castello. Sai... Il ricordo dei nobili antenati.
AUGUSTO ‑ Comprendo le sue ragioni sentimentali.
CARLO ‑ Dici bene. (Spaccone) Del resto pure a me piace la campagna e l'aria pura.
AUGUSTO ‑ Come a Giustino.
CARLO ‑ (allarmato) Che c'entra Giustino?
AUGUSTO ‑ Non lo sai?
CARLO ‑ (C. s.) Cosa dovrei sapere?
AUGUSTO ‑ Che Giustino sposer la governante della baronessa, e che verr ad abitare nella dpendance con voi.
CARLO ‑ (implora) Noooo!...
AUGUSTO ‑ Perch?
CARLO ‑ Tu sei contro il matrimonio, vero?
AUGUSTO ‑ Io sono contro... il divorzio. I matrimoni li benedico.
CARLO ‑ (balza in piedi e si sposta, agitatissimo, qua e l) Eh no!... Questo matrimonio non s'ha da fare!
AUGUSTO ‑ (sorride, ironico) L'hanno gi detto i bravi a don Abbondio. Ma poi il matrimonio avvenuto.
CARLO ‑ Ho capito, sai!... Non ti piace la baronessa, e mi sbatti fra i piedi quel sagrestano che non posso vedere neppure in fotografia.
AUGUSTO ‑ Ti ricordo che il padrino del tuo primo nipote.
CARLO ‑ Grande sciocchezza, quella!... Ma adesso basta. Non mi lascio pi suggestionare da te, fratello maggiore prete, e... monsignore!
AUGUSTO ‑ Rispetto la tua decisione, poich l'affetto non deve mai essere sopraffazione. Anzi, ti chiedo di scusarmi per ci che ho fatto di testa mia, a nome tuo.
CARLO ‑ (allarmato) Addirittura?!?... (Augusto allarga le braccia e annuisce) Cos'hai combinato a nome mio?
AUGUSTO ‑ Diversi anni fa la Casa del Fanciullo Giulia Ravello.
CARLO ‑ (colpito e disarmato) Ah s, ricordo. E sulla lapide di marmo hai scritto Dono di Carlo Ravello. Invece l'hai pagata tutta tu.
AUGUSTO ‑ Solamente con gli utili dell'Azienda paterna che mi corrispondevi puntualmente.
CARLO ‑ (sincero) E sempre con quelli l'hai ingrandita, e continui a perfezionarla. lo e le figlie, credimi, ti siamo da sempre riconoscenti. (Tormentato) Ma... Per piet tieniti stretto il sagrestano.
AUGUSTO ‑ (si alza) Giustino, purtroppo, mi mancher molto. Comunque n a lui n ad altri impedirei di formare una famiglia basata sul matrimonio. (Squillo del telefono).
CARLO ‑ (indispettito, sbuffa e solleva il ricevitore. Al telefono, violento) Chi ? ... (Sorpreso) Il generale Pautasso?... Forse sbaglia num ...
AUGUSTO ‑ (interrompe, lietamente sorpreso) No! (Prende il ricevitore dalla mano di Carlo. Al telefono) Pronto, signor generale... (Sorride) Come dice gentilmente lei sono monsignor Ravello... Ma da chi l'ha saputo?... Giustino ha telefonato proprio a tutti... Certamente, signor generale: sar onorato e felicissimo di incontrarla domenica a Borgosole... S s, l'abbraccer il suo cappellano tenente‑don Ravello... Tante grazie. Buongiorno. (Posa il ricevitore. Felice) E il mio grande e buono generale Pautasso, da diversi anni a riposo, ma sempre vispo alpino.
3 - ULDERICO, CARLO E DON AUGUSTO
ULDERICO ‑ (entra da sinistra e si rivolge ad Augusto, con sincera deferenza) Ho saputo dalle signore che lei stato insignito del titolo spettante a vescovi, arcivescovi ed ecclesiastici che si sono particolarmente distinti nel loro ministero. Quindi, Monsignore, mi conceda il privilegio di... (Fa l'atto di prendere la mano destra di Augusto per baciarla).
AUGUSTO ‑ (ritrae gentilmente la mano) Non il caso, e la ringrazio.
CARLO ‑ (seccato, a Ulderico) Lei qui solo per lui? (Indica Augusto).
ULDERICO ‑ No, commendatore. Con la viva approvazione delle signore sono venuto a farle eseguire qualche benefico esercizio di riabilitazione.
CARLO ‑ (nervoso) Sono gi tutto riabilitato!
ULDERICO ‑ E un'illusione.
AUGUSTO ‑ Probabilmente no. Quindi tu fai gli esercizi fisici, e io vado a farne (batte una mano sul Breviario) di spirituali. (Esce dal fondo).
CARLO ‑ (C. s.) Allora che devo fare?
ULDERICO ‑ Come me. Si sposti qua. (Gli indica il centro, e Carlo eseguir gli ordini di malavoglia, ovvero i movimenti che Ulderico far di fronte a lui) Schiena verso la parete e gambe divaricate, ben ferme sul pavimento. Mani sui fianchi. Ondeggiamento lento del torso a destra e a sinistra. Segua il mio ritmo. (Gli si pone davanti, anch'egli con la schiena rivolta al fondo, senza ovviamente coprirlo alla vista del pubblico) Uno, due, tre... via! (Ondeggia, imitato da Carlo).
4 - GIUSTINO, CARLO E ULDERICO
GIUSTINO ‑ (appare al fondo, evidentemente non visto dai due. Li osserva con molto stupore, poi scoppia a ridere, esclamando:) Bravi a fare il pendolo! (Carlo e Ulderico si fermano e si voltano. Giustino avanza) In sagrestia ne abbiamo uno che avr cent'anni.
CARLO ‑ (violento, a Giustino) Proprio lei!... (Giustino fa l'atto di arretrare) Voglio dire che desidero proprio parlare con lei.
GIUSTINO ‑ (fa un rumoroso starnuto).
ULDERICO ‑ (che gli vicino, fa un balzo indietro, coprendosi con un fazzoletto bocca e naso, mentre urla) No!
GIUSTINO - Che ho fatto?
ULDERICO - Ha starnutito!
GIUSTINO - E con ci?... Al paese diciamo salute, e non facciamo salti da scimmia.
ULDERICO ‑ Altro che salute!... Lo starnuto proietta nell'aria miliardi di microbi. Diano retta a me: tengano in tasca una castagna d'India.
GIUSTINO ‑ Una castagna in tasca?!?
ULDERICO ‑ Sissignore! L' ha detto uno studioso di botanica in televisione.
GIUSTINO ‑ Lei ci crede?
ULDERICO ‑ Certo.
GIUSTINO ‑ Beato lei!..
ULDERICO ‑ (s'avvicina a Giustino) Gran parte dell'umanit sbaglia a considerare il raffreddore una cosa da nulla, giacch la porta aperta a tante malattie... (Pur rimanendo vicino a Giustino, si rivolge a Carlo) Lo starnuto diffonde... (Carlo solleva il capo e apre la bocca, come se fosse assalito da uno starnuto. Ulderico, allarmato, s'avvicina a Giustino. Contemporaneamente: Carlo chiude la bocca senza starnutire, e Giustino starnutisce rumorosamente. Quindi Ulderico fa un balzo ed esce a sinistra, con il fazzoletto premuto sulla bocca e sul naso, fra le risate di Carlo e Giustino).
GIUSTINO E un bel tipo, quello!
CARLO ‑ (ipocrita come sar in tutto il seguente dialogo con Giustino) Anche lei, caro Giustino, un bel tipo.
GIUSTINO ‑ (sorpreso e ironico) E sicuro di parlare con me?
CARLO ‑ Eccome!... Peraltro io parlo sempre molto volentieri con lei. Ecco!... Vogliamo sederci e chiacchierare un po' ?
GIUSTINO ‑ (C. s., siede borbottando) Domani nevica blu.
CARLO ‑ (siede vicino a Giustino) Ho meditato sulla sua gentile proposta.
GIUSTINO ‑ (non comprende) Ah, s?... (Carlo annuisce) Quale?
CARLO ‑ Io e lei dobbiamo darci del tu.
GIUSTINO ‑ (sarcastico) Commendatore... Quando rimasto piegato in due ha sentito anche un forte mal di testa?
CARLO ‑ (sogghigna) Comprendo la sua ironia, ma... assolutamente no! Infatti le chiedo chiaro e tondo di usare il tu nei nostri rapporti.
GIUSTINO ‑ Visto che lo chiede lei... (Tende la mano verso Carlo) Ciao, Carlone!
CARLO ‑ Altro che una stretta di mano!... Ci vuole un abbraccio. (Si alza e allarga le braccia verso Giustino).
GIUSTINO ‑ (si alza, diffidente) Per non mi stringa troppo.
CARLO ‑ (annuisce, sorride e abbraccia Giustino) Sediamoci di nuovo.
GIUSTINO ‑ (siede) Bello, questo gioco. In piedi‑seduti; seduti‑in piedi. E poi?
CARLO ‑ Pertanto, adesso, siamo pi amici. Quindi, come tutti i veri amici, ci comprenderemo meglio, e... e magari ci aiuteremo. Vero?
GIUSTINO ‑ (annuisce) ... se lo dici tu...
CARLO ‑ Per esempio, non hai mai pensato a sposarti?
GIUSTINO ‑ S: ieri.
CARLO ‑ Gi... (Prudente) Immagino Palmira, la cuoca.
GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) ... Cornelia, la governante.
CARLO ‑ (sbotta) Sei pazzo?
GIUSTINO ‑ lo no. E tu?
CARLO ‑ Voglio dire: perch Cornelia?
GIUSTINO ‑ E io dico: perch non Cornelia?
CARLO ‑ Non insisto. Capisco che sposerai Cornelia, e... e naturalmente te la porterai al paese.
GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) dice che non pu abbandonare la baronessa.
CARLO ‑ (con tono accusatore) Tu, per, non ti preoccupi di abbandonare il tuo parroco.
GIUSTINO ‑ (colpito) Invece mi preoccupo. Tanto pi che adesso Monsignore.
CARLO ‑ Quindi dimentica Cornelia, che per giunta una donna svanita, incapace, debole, timida E non vedi quanto brutta quella poveretta?
GIUSTINO ‑ (risentito, con il tono che ha usato Carlo) E tu? Non vedi quanto brutta quella baronessa?
CARLO ‑ Forse non una delle tre Grazie
GIUSTINO ‑ (tempestivo) Per me una dis‑grazia.
CARLO ‑ (si controlla a fatica) In compenso colta, intelligente, simpatica, spiritosa.
GIUSTINO ‑ Spiritosa di sicuro, con tutto l'alcol che butta gi.
CARLO ‑ (balza in piedi e sbotta) Basta cos! E le proibisco di darmi del tu.
GIUSTINO ‑ (si alza) Non vale! Ormai te lo tieni per sempre.
CARLO ‑ (sta per obiettare, ma rinuncia, poich da destra entrano Renata e Patrizia).
5 - RENATA, PATRIZIA, GIUSTINO E CARLO
RENATA e PATRIZIA ‑ (entrano sorridenti, ma notano l'espressione irritata di Carlo, e si sorprendono).
PATRIZIA ‑ (a Carlo) C' qualcosa che non va?
CARLO ‑ (evasivo) Niente, niente.
RENATA ‑ Non vi stiamo a descrivere la gioia di Fabrizio e Massimo alla notizia dello zio monsignore.
GIUSTINO ‑ (allegro) A proposito, visto che siamo in famiglia, mettiamoci d'accordo per donargli la nuova veste talare.
PATRIZIA Buona idea, signor Giustino!
GIUSTINO lo l'ho vista a un monsignore che alcuni anni fa venuto a visitare la Casa del Fanciullo.
RENATA ‑ Bene. Com'?
GIUSTINO ‑ Naturalmente da prete. Per (Descrive la veste talare come se l'avesse indosso lui) Davanti, da cima a fondo, ha la chiusura bordata viola, con i bottoni viola, le maniche bordate viola, e qui ‑ in vita ‑ una fascia di seta viola alta una spanna.
PATRIZIA ‑ Gli star benissimo, e dovr gi portarla domenica alla festa.
RENATA ‑ Oggi marted. Sar possibile averla in quattro giorni?
GIUSTINO ‑ Certo. Se costringeremo don Augusto a recarsi in una sartoria proprio vicina alla Curia, dove lui andr stamane.
PATRIZIA ‑ Ovviamente gliela doneremo noi.
CARLO ‑ (sincero) No. (Tutti lo guardano stupiti) Gliela regalo io.
RENATA ‑ Comprendiamo, pap, il tuo affettuoso intendimento. Ma pure noi (indica Patrizia e se stessa) vorremmo avere il piacere di partecipare.
PATRIZIA ‑ Tutti! Anche con i mariti e i bambini.
CARLO ‑ (testardo) Insisto! (Ad alta voce) Dev'essere,un MIO, e solamente MIO pensiero!
GIUSTINO ‑ Calma, per favore. D'altronde loro non potranno mai regalare tutto di quell'abito.
CARLO ‑ Perch?
GIUSTINO ‑ Perch a don Augusto, che per molto tempo l'ho visto con la veste rattoppata, la fascia da monsignore gliela compro e gliela regalo io!
CARLO ‑ Vedremo!
GIUSTINO ‑ Per il resto, secondo me, hanno ragione loro. (Indica Renata e Patrizia).
CARLO ‑ (urla) No!
GIUSTINO ‑ (urla come Carlo) S!
CARLO ‑ No!
GIUSTINO ‑ S!
CARLO ‑ No!
GIUSTINO ‑ S!
6 - PRISCILLA, CORNELIA E DETTI
PRISCILLA ‑ ( apparsa al fondo, con Cornelia mezzo passo dietro di lei, in tempo per sentire dal primo No! di Carlo. Scoppia a ridere e avanza, seguita da Cornelia che guarda sottecchi Giustino, il quale le sorride) E un nuovo gioco del no e del s?
RENATA e PATRIZIA ‑ Buongiorno, baronessa.
PRISCILLA ‑ (borbotta) Buongiorno a tutti.
CARLO ‑ (intanto si precipita a baciarle la mano) Oh, cara!... Hai riposato bene? (E l'accompagna a sedere accanto a s).
PRISCILLA ‑ (nervosa) Non ho chiuso occhio!
CARLO ‑ Mi spiace. Ti ha disturbata qualche rumore?
PRISCILLA ‑ S!... (Indica la propria fronte) Qui dentro.
PATRIZIA ‑ Ha qualche preoccupazione?
PRISCILLA ‑ (sogghigna) Qualche?... Mille!
CARLO ‑ (premuroso) Se posso fare qualcosa per te...
PRISCILLA ‑ (interrompe seccamente) Non credo!
CORNELIA ‑ (che in piedi, alle spalle di Priscilla) Signora baronessa, desidera?...
PRISCILLA ‑ (C. s.) Nulla. Anzi, tu vai a passeggiare con lui (indica Giustino) .
CORNELIA ‑ (confusa) Ma io...
PRISCILLA ‑ (C. s.) E un ordine!
GIUSTINO ‑ (contento e ironico) Allora dobbiamo obbedire. (A Cornelia) Andiamo. (Va a prendere per mano Cornelia, e con lei esce al fondo)
PRISCILLA ‑ (sorride e indica verso il fondo) I due colombi... (Di colpo si rivolge a tutti) Ma forse loro non sanno.
CARLO ‑ (maligno) lo s.
PRISCILLA ‑ (a Renata e Patrizia) Loro, invece?... (Renata e Patrizia scrollano il capo) Tanto semplice quanto romantico... La mia Cornelia e il sagrestano dello zio parroco si sposeranno presto. (Renata e Patrizia si guardano stupite) Un amore senza malizia nato fra queste mura. Bello, vero?...
RENATA e PATRIZIA ‑ (disorientate, allargano le braccia e annuiscono).
PRISCILLA ‑ (si guarda intorno) Il fresco Monsignore di cui mi ha detto il servo non in casa?
CARLO ‑ S, ma in giardino.
PRISCILLA ‑ Forse meglio, perch voglio parlare alla loro (indica Renata e Patrizia) presenza di alcune prospettive della nostra (indica Carlo e se stessa) vita insieme.
CARLO - E il caso?
PRISCILLA ‑ Senza dubbio, Carlo. (Invita Renata e Patrizia a sedere di fronte) Prego.
RENATA e PATRIZIA ‑ (siedono).
PRISCILLA ‑ Anzitutto risiederemo nella mia dpendance.
CARLO ‑ (timido) Ci sar abbastanza spazio anche per Cornelia e... (Sprezzante) ... l'altro?
PRISCILLA ‑ Baster che tu faccia erigere un tramezzo.
CARLO ‑ (implora) Sembrer un accampamento.
PRISCILLA ‑ Tanto noi ci staremo raramente. (Sorpresa di Carlo) Sicuro!... Saremo sovente in viaggio intorno al mondo. In auto, aereo, treno, piroscafo... al!
CARLO ‑ (disorientato) lo, veramente, vorrei fare una vita...
PRISCILLA ‑ (sprezzante, prosegue tempestiva) ... da pensionato. Vergognati!... (A Renata e Patrizia) Quest'uomo scialbo‑sbiadito‑privo di vivacit, che ha trascorso la sua vita casa‑ufficio lo trasformer in un brillantissimo uomo di mondo!... D'accordo, Carlo?
CARLO ‑ E con noi avremo sempre Cornelia e il sagrestano?
PRISCILLA ‑ (annuisce) ... per servirci!... Cornelia la cameriera, e suo marito l'uomo di fatica, per portare i bagagli, lucidare le scarpe, eccetera eccetera. (A Renata e Patrizia) Il signore (sprezzante, indica Carlo) mi appare incerto, indeciso, esitante.
PATRIZIA ‑ Capir, baronessa... Per pap sar una vita totalmente nuova.
PRISCILLA ‑ Cos deve essere, per far diventare nuovo pure lui. (A Carlo) E tu... sveglia!... Parla, spara un'opinione.
CARLO ‑ (disorientato) Non... Non saprei se... (Viene interrotto dallo squillo del telefono).
RENATA ‑ (va a rispondere all'appareccho) Pronto... S, la baronessa qui.
PRISCILLA ‑ Chi Mi vuole?
RENATA ‑ (al telefono) Glielo dico io. (A Priscilla) E il signor Gianpierfabio.
PRISCILLA ‑ (balza in piedi, emozionata) Gianpierfabio!... Dov' un altro apparecchio?
PATRIZIA ‑ (indica a destra) Di l, nel salotto.
PRISCILLA ‑ Molto bene!... Appena avr sollevato la cornetta, urler gi per quello (indica il telefono, ed esce agitata a destra).
RENATA ‑ (al telefono) Attenda un momento.
PRISCILLA ‑ (dall'esterno a destra, urla) Gi!
RENATA ‑ Subito! (Posa il ricevitore sull'apparecchio).
CARLO ‑ (sospettoso) Chi sar quel Gian‑Gian... come?
RENATA ‑ Gian‑pier‑fabio.
PATRIZIA ‑ Dalla reazione della baronessa, direi che un suo gradito conoscente, amico... Magari nobile anche lui.
CARLO ‑ (C. s.) Perch, poi, non abbia potuto parlargli in nostra presenza... mah!
RENATA ‑ (sorride) Pap!... Non sarai mica geloso?
CARLO ‑ (spaccone) Figuratevi!... D'altronde le sue conoscenze femminili e maschili che sinora mi ha presentato sono tutte persone dabbene.
PATRIZIA ‑ (gentile) Non ne abbiamo il minimo dubbio.
CARLO ‑ (guarda verso destra, impaziente) La fa lunga, eh?...
RENATA ‑ Suvvia, pap!... Non sar trascorso neppure un minuto.
CARLO ‑ Per due parole di cordiale convenienza gi tanto. (Si alza).
PATRIZIA ‑ Non vorrai mica interromperla?
CARLO ‑ (tormentato) No, ma... Insomma, mi d fastidio.
PRISCILLA ‑ (dall'esterno a destra, urla) Evviva!... (Poi entra a catapulta, molto vivace, frizzante, emozionata, agitata) Gianpierfabio una bomba!... (Renata e Patrizia si alzano, e seguiranno quanto accadr, con evidente interesse e sorpresa).
CARLO ‑ Spiegati, cara.
PRISCILLA ‑ (parler spostandosi qua e l, agitatissima, seguita docilmente da Carlo) Gianpierfabio il figlio unico di un ricco industriale.
CARLO ‑ Govane?
PRISCILLA ‑ Sulla cinquantina, credo. E si gode la vita, mentre il genitore ultrasettantenne continua ad accumulare soldi.
CARLO ‑ Lo conosci da molto?
PRISCILLA ‑ Non ricordo. Dieci, vent'anni... Che importanza ha? Mi ha invitata, capite?
CARLO ‑ Dove?
PRISCILLA ‑ Sul suo nuovo, enorme, lussuoso, incantevole yacht, per una crociera intorno al mondo.
CARLO ‑ Quando?
PRISCILLA ‑ Immediatamente!... Salperemo dopodomani da Napoli.
CARLO ‑ (illuso) Hai detto salperemo. Quindi ci sar anch'o.
PRISCILLA ‑ Salperemo io e gli altri importanti ospiti di Gianpierfabio. Tu non c'entri!
CARLO ‑ (colpito) Allora questo significa ...
PRISCILLA ‑ (prosegue tempestivamente) ... che ti saluto!
CARLO ‑ (disorientato) Co‑come?...
PRISCILLA ‑ Adesso, e per sempre! Mi pare chiaro. (Rivolta a Renata e Patrizia) Sicuramente loro mi comprenderanno meglio, e pi, di lui (indica Carlo).
RENATA e PATRIZIA ‑ (allargano le braccia e annuiscono).
PRISCILLA ‑ Non ho tempo da perdere!... (Perentoria, a Carlo) Chiama il tuo servo!
CARLO ‑ (avvilito e abbattuto, annuisce ed esce a sinistra, mentre)
PRISCILLA ‑ (va al fondo e urla verso l'esterno) Cornelia!... Cornelia, subito qui! (Si volta) Mi credono cinica e malvagia vero?
PATRIZIA ‑ Non nostra abitudine, baronessa, esprimere opinioni negative sul prossimo.
PRISCILLA ‑ (sarcastica e maligna) Sembra di sentire lo zio parroco! (Sogghigna) Comunque, riconosco che la loro accoglienza e ospitalit stata gentilissima, perfetta.
7 - ULDERICO, CORNELIA, GIUSTINO E DETTI
ULDERICO ‑ (entra da sinistra, seguito da Carlo molto mogio, e si rivolge a Priscilla) Comandi, baronessa.
CORNELIA ‑ (entra ansante dal fondo, seguita da Giustino) Scusi, signora baronessa, ma ero quasi al fondo del giardino.
GIUSTINO ‑ (ironico) Per urlare cos... c' il fuoco?
PRISCILLA ‑ Zitto!... (A Ulderico, ordina) Mi segua con la cuoca!... Vi dir come preparare i bagagli.
GIUSTINO ‑ (rivolto a Patrizia e Renata) Se ne va?... (Renata e Patrizia gli fanno cenno di tacere).
PRISCILLA ‑ (violenta, a Giustino) S, bel tomo di sagrestano!... Me ne vado. (Maligna) E con me viene Cornelia. (A Cornelia, esaltata) Andiamo sullo yacht di Gianpierfabio, per tutti i mari! (A Ulderico) Esegua il mio ordine!
ULDERICO ‑ Vado a chiamare Palmira. (Esce a sinistra).
CORNELIA ‑ (ansiosa) E io, signora baronessa?... Cosa devo fare?
PRISCILLA ‑ (quasi affettuosa) Rimani un po' qui, per dire addio a lui (indica Giustino, poi si rivolge agli altri). Direi di lasciarli soli.
RENATA e PATRIZIA ‑ (annuiscono ed escono a destra).
PRISCILLA ‑ (decisa) Carlo!
CARLO ‑ S?...
PRISCILLA ‑ Mi occorre un tuo... chiamiamolo prestito, per pagare il taxi sino all'aeroporto, due posti sull'aereo per Napoli, e il taxi per arrivare al porto.
CARLO ‑ (rassegnato) Stai tranquilla... Metter in una busta il ... prestito, considerando anche le spese... voluttuarie.
PRISCILLA ‑ (felice) L' ho sempre detto che sei un tesoro!... Mandami subito sopra la busta del... prestito. (Carlo annuisce, Priscilla lo abbraccia) Caro!... (Poi lo respinge bruscamente) Vai, vai...
CARLO ‑ (annuisce ed esce mogio a destra).
PRISCILLA ‑ (maliziosa, rivolta a Giustino e Cornelia) Ora tocca a voi. Per mi raccomando... senza lacrime! (Ride ed esce al fondo, gridando) Servo!... Cuoca!... Arrivo!
CORNELIA e GIUSTINO ‑ (rimangono un momento immobili, lontani una dall'altro, entrambi mogi, a testa bassa).
GIUSTINO ‑ (si d uno scrollone, per scuotersi dall'abbattimento) Ebbene?... Facciamo le belle statuine?
CORNELIA ‑ (solleva il capo) lo non so cosa dire.
GIUSTINO ‑ Ti aiuto io. (Le si avvicina, affettuoso) Non hai il coraggio di abbandonare la baronessa. (Cornelia annuisce) Mi spiace.
CORNELIA ‑ Anche a me, molto.
GIUSTINO ‑ Se solo per la paga che perdi... (E non prosegue).
CORNELIA ‑ (accenna un mesto sorriso) Sono anni che non mi d una lira.
GIUSTINO - (sorpreso) E tu continui a servirla?
CORNELIA - Che vuoi?... La buon'anima di mia mamma, rimasta vedova quando avevo appena tre anni, ha fatto tanti sacrifici per tirarmi su. Poi, a quindici anni, mi ha mandata a servizio nel castello dei nobili Vallalta.
GIUSTINO ‑ Era ancora vivo il barone?
CORNELIA ‑ (annuisce) Ho cominciato lavando i piatti, e mi piaceva tanto vedere da lontano tutta quella gente elegante che arrivava per le grandi feste.
GIUSTINO - Quando mancato il barone?
CORNELIA Poco dopo i miei ventitr anni, mentre da quattro ero diventata la cameriera personale della baronessa.
GIUSTINO ‑ Capisco. Quindi ti sei affezionata a lei, e l'hai seguita nei guai, sino alla... (cerca la parola) ... dup‑dip-dop...
CORNELIA ‑ (sorride e interviene) Dpendance. (Sincera) Ti d tanto dolore?
GIUSTINO ‑ Allegria, no. Per, che ci vuoi fare?... Dobbiamo rassegnarci. D'altronde anche per me... Pensi che mi fosse facile abbandonare il mio parroco?
CORNELIA ‑ No.
GIUSTINO ‑ Del resto, diversi anni fa, avevo gi scoperto una cosa.
CORNELIA ‑ Dimmela.
GIUSTINO ‑ (sincero) Che le campane... Tutte! Quindi pure le mie... fanno ombra. E che all'ombra delle
campane si sta bene da soli!
CORNELIA ‑ (sincera) Hai ragione, Giustino. E adesso ti prego... Fammi ridere per l'ultima volta.
GIUSTINO ‑ (entusiasta) Ti racconto quando ho aiutato il veterinario.
CORNELIA ‑ (felice) Sono tutt'orecchi!
GIUSTINO ‑ Gina, la pi bella mucca di Amilcare, ad un certo momento dava latte brusco. Il veterinario disse che era colpa dell'intestino pigro di Gina, e che doveva essere purgata. Ma come si fa a purgare una mucca?
CORNELIA ‑ (sorride) Non lo so.
GIUSTINO ‑ Il veterinario ordin di comprare un chilo di olio di ricino in polvere, di metterlo dentro a un tubo di cartone, di infilare il tubo nella bocca di Gina, e di soffiare, per costringerla a inghiottire il purgante.
CORNELIA ‑ Immagino che Amilcare segu il consiglio.
GIUSTINO ‑ (scrolla il capo) ... non aveva il coraggio. Allora mi sono deciso io. Ho riempito il tubo con l'olio di ricino in polvere, ho infilato il tubo nella bocca della mucca...
CORNELIA ‑ (tempestiva, completa) ... e hai soffiato.
GIUSTINO - Ha soffiato prima lei!
CORNELIA - (scoppia in una bella risata) Tu, allora?...
GIUSTINO ‑ (fa con le mani un gesto, per significare: Una tragedia) Hanno chiamato un'ambulanza.
CORNELIA ‑ (ride come prima).
GIUSTINO ‑ (sorridente e affettuoso) Non vero niente, ma ti ho fatto ridere.
CORNELIA - Grazie di cuore.
GIUSTINO - (si gratta la testa) Quasi quasi preferirei prendere quella tremenda purga.
CORNELIA ‑ Hai un problema?
GIUSTINO ‑ (annuisce) ... grande. Quello di dire al Monsignore che ho cambiato idea.
CORNELIA ‑ Sono sicura che ti comprender.
8 DON AUGUSTO, GIUSTINO E CORNELIA
AUGUSTO ‑ (appare al fondo) Si sente la baronessa che urla al primo piano.
CORNELIA ‑ (timida) La scusi, monsignore, ma sta dando ordini per la preparazione dei bagagli.
AUGUSTO ‑ (Sorpreso) Parte?
CORNELIA ‑ (annuisce) ... ed giusto che vada anch'io ad aiutare. Con permesso. (Esce al fondo)
AUGUSTO ‑ Parte anche mio fratello?
GIUSTINO ‑ No.
AUGUSTO ‑ Allora la baronessa se ne va sola?
GIUSTINO ‑ S, ma se ho capito bene l'aspetta un certo... (Cerca la parola) ... Gin‑Gion‑Giun‑Gian, pi altri nomi.
AUGUSTO ‑ Dove l'aspetta?
GIUSTINO ‑ Sopra una di quelle barche da ricchi, che hanno un nome corto.
AUGUSTO ‑ Yacht?
GIUSTINO ‑ (annuisce) Lei sa proprio tutto.
AUGUSTO ‑ (sinceramente preoccupato) Carlo, dunque?...
GIUSTINO ‑ (ride) Resta con un palmo di naso.
AUGUSTO ‑ (C. s.) C' mica da ridere. In ogni modo tu non preoccuparti. La signorina Cornelia verr con noi.
GIUSTINO ‑ (imbarazzato) Ecco... Precisamente di quello volevo parlarle.
AUGUSTO ‑ Ti ascolto.
GIUSTINO ‑ (C. s.) Lei sicuro che il mio successore sia capace di fare tutte le cose che facevo io?
AUGUSTO ‑ (comincia a capire) Gliele insegner personalmente.
GIUSTINO ‑ Impossibile!
AUGUSTO ‑ Sbagli.
GIUSTINO ‑ Come pu, per esempio, insegnargli a fare l'idraulico come me?
AUGUSTO ‑ Non sovente ci sono perdite d'acqua.
GIUSTINO ‑ Per quella volta che nella sua camera, mentre lei dormiva, si spaccato il tubo che porta l'acqua nell'intera casa parrocchiale, se non c'ero io (E non prosegue).
AUGUSTO ‑ D' accordo: non ricordo come, ma riconosco che hai bloccato la perdita.
GIUSTINO ‑ E in gran fretta! Altrimenti lei avrebbe dovuto mettersi il salvagente sopra la camicia da notte. (Ride).
AUGUSTO ‑ Nulla da obiettare. Sei stato in gamba.
GIUSTINO Inoltre (Dopo un momento di esitazione) Non mi sposo pi.
AUGUSTO ‑ (serio) Se alla signorina hai fatto una promessa, devi mantenerla.
GIUSTINO ‑ (sorridente) Non posso. Anche Cornelia va su quella barca.
AUGUSTO ‑ Siccome sorridi, significa che ti sei rassegnato.
GIUSTINO ‑ S. Come lei dovrebbe rassegnarsi a riprendersi (indica se stesso) questo sagrestano.
AUGUSTO ‑ (lo guarda un attimo, poi lo abbraccia, dicendo:) Senza di te mi mancherebbe un braccio.
GIUSTINO ‑ (sciogliendosi dall'abbraccio) Lo so da sempre! (Ridono insieme, mentreda destra entra Carlo).
9 - CARLO, DON AUGUSTO, GIUSTINO
CARLO ‑ (mogio) Meno male che qualcuno allegro.
AUGUSTO ‑ (affettuoso) Senti, Carlo... Ho saputo da Giustino che... Insomma!... Quanto accaduto spiace anche a me.
CARLO ‑ Sul serio?
AUGUSTO ‑ Eccome.
CARLO ‑ (Commosso, gli stringe una mano) Ti credo. (E poi volta le spalle ai due, per nascondere la sua commozione).
GIUSTINO ‑ (s'avvicina a Carlo e gli posa una mano sulla spalla) Ehi, Carlone! (Carlo si gira) Siccome Cornelia segue la baronessa, penso che noi ‑ perdendo questa occasione ‑ come se avessimo vinto alla lotteria! (Carlo. disapprova con un'occhiataccia. Quindi Giustino precisa:) Forse.
CARLO ‑ D'accordo: forse. (Poi si rivolge ad Augusto con tono accusatore) Tu, per Tu dovevi intervenire!
AUGUSTO ‑ Come?
CARLO ‑ Facendomi capire che, probabilmente, facevo un'asinata. Invece sei stato ad assistere. Dov' finito il cappellano degli alpini deciso, rude?
AUGUSTO ‑ (calmo) E sempre qui (indica se stesso), grazie al Cielo. Ma quando mi trovo di fronte a un muro, come apparivi tu, lascio fare alla Provvidenza, che non sbaglia mai.
10 - ULDERICO E DETTI, POI TUTTI
ULDERICO ‑ (entra dal fondo, e si rivolge a Carlo, sottovoce) Ho consegnato alla baronessa la busta che mi ha dato lei.
CARLO ‑ Cos'ha detto?
ULDERICO ‑ Neppure grazie, e l'ha scaraventata a Cornelia, ordinandole: Tienila ben stretta! . Ora sta per scendere. (Si sposta al fondo e si ferma a guardare verso l'esterno) Ho gi chiamato il taxi e disposto che Giovanni aiuti a caricare i bagagli.
CARLO ‑ Bene.
RENATA e PATRIZIA ‑ (entrano da destra).
PATRIZIA ‑ Pare che la baronessa stia scendendo.
TUTTI ‑ (assumono la posizione di attesa che avevano al termine del primo atto).
ULDERICO ‑ (annuncia) La baronessa Priscilla Vallalta! (Quindi si sposta a sinistra).
PRISCILLA ‑ (appare sorridente al fondo, dove si ferma e guarda tutti, abbigliata come nel primo atto. A mezzo passo dalle sue spalle c' Cornelia a testa bassa).
CARLO ‑ (fa l'atto di andare verso Priscilla, per ossequiarla).
PRISCILLA ‑ (distende verso Carlo il braccio destro con la mano aperta) No!... (Solenne) Il pi nobile commiato quello senza fronzoli sentimentali. Siete brava gente, ma fuori dal mio rango. Ebbene, se volete veramente rivolgermi un saluto, accetto quello gradito alle star. Applaudite!
TUTTI ‑ (applaudono: Augusto appena per cortesia, gli altri con viva cordialit).
PRISCILLA ‑ (solleva il capo, superba, poi si volta e scompare).
CORNELIA ‑ (sorride e, prima di seguire Priscilla, fa un rapido cenno di saluto a Giustino, il quale la contraccambia).
CARLO ‑ (rassegnato, sospira) Beh... E finita cos.
PATRIZIA ‑ (sorridente) Tu, pap, frequenterai di nuovo la scuola di ballo Belli in pista?
CARLO ‑ (sincero) No, miei cari. lo... finalmente!, esclamer il nostro giovane parroco... accetter la presidenza dell'Associazione che assiste le famiglie in difficolt, gli anziani e gli handicappati. E far del mio meglio! (Ad Augusto) Che ne dici?
AUGUSTO ‑ Che ti guadagnerai un prezioso passaporto.
CARLO ‑ (sorpreso) Per dove?
AUGUSTO ‑ (sorride e lo abbraccia) Per l'eternit.
CARLO ‑ (quando si scioglie dall'abbraccio) Adesso, per, dobbiamo pensare solo a lui (indica Augusto).
GIUSTINO ‑ (trionfante) lo ho gi il programma! (Estrae di tasca un foglio di carta spiegazzato e lo distende).
CARLO ‑ Chi l'ha fatto?
AUGUSTO ‑ (ascolter quanto segue con crescente emozione e commozione che, per esempio, manifester passandosi una mano sugli occhi, mettendosi una mano sulla bocca, premendosi il naso).
GIUSTINO ‑ Il signor Balducci, e me l'ha dettato... come quand'ero a scuola. Attenzione!... (Legge) Ore dieci, Santa Messa. Presente il sindaco e i consiglieri.
RENATA ‑ Peccato che la chiesa piccola.
GIUSTINO ‑ Tutto calcolato!... (Legge) Un impianto di... (fatica a leggere) ... di disinfunzione ... .
CARLO ‑ (Stupito) Cos'?
GIUSTINO ‑ Accipicchia !... Scrivo male, e poi... Ah! (Legge) di diffusione consentir a tutto Borgosole di partecipare alla Messa.
PATRIZIA ‑ Ottima idea.
GIUSTINO ‑ (legge) Ore tredici pranzo alla Casa del Fanciullo, per tutti quelli che... riusciranno a conquistare un piatto.
CARLO ‑ E gli altri?
GIUSTINO ‑ (legge) Gli altri pranzo al sacco sui prati vicini. Ore sedici Benedizione all'aperto, e per cena panini a volont.
RENATA ‑ Aiuteremo a prepararli. (Patrizia e Ulderico annuiscono).
GIUSTINO ‑ (legge) Appena buio... fuochi artificiali.
PATRIZIA ‑ Sar una giornata indimenticabile.
RENATA ‑ Sei contento, zio?
AUGUSTO ‑ (con un nodo in gola) E troppo... Troppo. (Estrae di tasca il fazzoletto, lo preme sulla bocca, poi si soffia il naso).
GIUSTINO ‑ (nota la commozione di Augusto, e affettuosamente lo indica agli altri) Guardate!... Anche i monsignori si commuovono.
CARLO ‑ Mi commuover anch'io quando vedr mio fratello in quell'abito talare che... che andiamo a ordinare di corsa!
AUGUSTO ‑ (implora) Io devo andare dal vescovo.
CARLO ‑ Ci andrai. (Agli altri) Sbrighiamoci! (Da questo momento tutti si agiteranno e interverranno concitati, senza lasciare una pausa).
GIUSTINO ‑ Tutti quanti!
PATRIZIA ‑ Il sarto ti prender le misure in un attimo!
ULDERICO ‑ Io solleciter la confezione!
RENATA ‑ Lascia fare a noi!
CARLO ‑ (affiancato dagli altri, spinge dolcemente Augusto verso il fondo) Andiamo, su!
AUGUSTO ‑ (giunto sulla soglia del fondo si ferma bruscamente, e si volta con espressione burbera) Ehi!... (Sorride) Non illudetevi che, d'ora in poi, potrete fare di me ci che vorrete.
TUTTI ‑ (affettuosamente fanno un lieve cenno d'inchino col capo e dicono in coro) Monsignore...
AUGUSTO ‑ S S... Monsignore, ma ... non troppo!
TUTTI ‑ (ridono, e i famigliari abbracciano Augusto, mentre Ulderico fa un saltello di gioia, d un colpo di fischietto e il sipario si chiude).
FINE DELLA COMMEDIA
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