Il rompiballe

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IL ROMPIBALLE

di Francis Veber

traduzione di Filippo Ottoni

Personaggi:

FRANÇOIS PIGNON, il rompiballe

RALPH, sicario

FELIX, assistente di Ralph

CAMERIERE, dell’albergo

LUOISE, moglie di Pignon

DOTTOR WOLF, compagno di Louise

Scena:

Una stanza d’albergo, moderna e gradevole. Due porte: una conduce al corridoio; l’altra al bagno. Una grande finestra, senza terrazzo, è situata in modo da essere ben visibile dal pubblico. Una radio presso il letto.


PRIMO TEMPO

Il cameriere del piano introduce Ralph nella stanza. Ralph indossa un vestito sobrio, di buona taglia, ed ha in mano una lunga valigia piatta e nera.

CAMERIERE -            …fa brutto tutta la settimana, e poi tutt’a un tratto, stamattina, si apre! Un angolino di cielo azzurro verso le sette-otto, e ci siamo, adesso è completamente sereno! (Ralph posa la sua valigia accanto al letto. Il cameriere va ad aprire la porta del bagno) Ci si sente subito meglio quando fa bello, non trova?… C’è la 220 per il rasoio elettrico. (Il cameriere torna verso Ralph, che tira fuori una moneta dalla tasca) Davvero: io mi sono svegliato che non mi reggevo in piedi, poi ho visto quel piccolo raggio di sole e… vruum… ho preso il via! (Non prende la moneta che gli porge Ralph e va verso la finestra, lasciando Ralph con la mano sospesa in aria) È carino il viale con tutte le bandiere, no?

RALPH -         (Avvicinandosi al cameriere) Veda che nessuno mi disturbi; vorrei riposarmi un po’. (Porge ancora la moneta al cameriere, che fa di tutto per evitare di prenderla)

CAMERIERE -                        È venuto in macchina? Ci saranno degli ingorghi pazzeschi all’entrata in città. Se sapevo che voleva riposarsi, la mettevo in una stanza che dà sul cortile; così stava più tranquillo. (Ralph si rimette la moneta in tasca. Il cameriere cambia tono) Ha ragione, signore, non ne vale la pena. (Ralph lo guarda, sorpreso. Il cameriere va a chiudere la porta) La tenga, gliela regalo… E ho anche una sorpresa per lei. (Torna verso Ralph) La stanza è gratis.

RALPH -         Come?

CAMERIERE -            La stanza è gratis, lei non deve pagare niente, penso a tutto io. (Tira fuori di soldi dalla tasca e li posa sul mobile)

RALPH -         Non capisco.

CAMERIERE - Aspetti, non ho finito: le aggiungo cinquanta euro di supplemento. (Posa un’altra banconota sul mobile)

RALPH -         Che significa questo?

CAMERIERE - Non si lamenti, via: lei prende una stanza d’albergo che non solo non le costa niente, ma le fa anche guadagnare qualcosina! È una bella sorpresa, no?

RALPH -         (Gelido) Bellissima. (Pausetta) Dov’è l’inghippo? (Il cameriere tira fuori un pacchetto di sigarette e ne offre una a Ralph, che rifiuta)

CAMERIERE - Mi sono preso la libertà di dare un’occhiata alla sua scheda: lei è rappresentante di commercio, giusto? (Ralph non risponde. Il cameriere si accende una sigaretta) A me sono simpatici i rappresentanti di commercio, davvero! Ci vado molto d’accordo. In generale, sono tipetti svegli che raramente si lasciano sfuggire una buona occasione… Giusto?

RALPH -         Vada avanti. (Il cameriere va ad aprire la finestra)

CAMERIERE - Il corteo passa qua sotto alle quattro. Tirano giù la capote all’ingresso del viale e la ritirano su all’uscita. (Ralph resta impassibile. Il cameriere torna verso di lui) Stamattina sono passati dei fotografi giù alla reception. Fotografi che venivano da Parigi. Cercavano tutti una finestra ben situata per scattare delle foto. (Va a spegnere la sigaretta in un posacenere. Ralph non si muove) Compresa la sua, io ho solo quattro stanze che danno sul viale, ma nelle altre tre ci sono delle coppie. Ed è un po’… come dire… delicato andare a chiedere a una coppia che viene in albergo di fare entrare un commando di fotografi.

RALPH -         E allora?

CAMERIERE - Gli ho detto di salire qui alle quattro meno cinque. Scattano le loro foto, alle quattro è tutto finito, e ci dividiamo gli utili.

RALPH -         No.

CAMERIERE - (Sorpreso) Come no? Non le va di guadagnarsi cento euro in cinque minuti?

RALPH -         La ringrazio, ma non voglio dei fotografi sul mio balcone. Preferisco pagarmi la stanza e stare tranquillo.

CAMERIERE - Ma via, si faccia due conti anche lei: quattro fotografi che pagano cinquanta euro ciascuno, si divide per due…

RALPH -         (Secco) Non insista, non m’interessa. (Ralph va ad aprire la porta, il cameriere lo segue, visibilmente contrariato)

CAMERIERE - Va bene, faccia come vuole, ma è un peccato! Non capita tutti i giorni un’occasione come questa! (Ralph tira fuori una moneta dalla tasca) Però decide lei: è la sua stanza, è lei il padrone!

RALPH -         (Porge la moneta al cameriere) Grazie.

CAMERIERE - (Prende la moneta) Grazie a lei, signore. (Il cameriere esce. Ralph espone il cartellino “Non disturbare” sulla porta e si chiude dentro a doppia mandata. Poi posa la valigia sul letto e ne tira fiori un fucile con cannocchiale. Con gesti da specialista, inserisce un caricatore nell’arma. Bussano alla porta con modalità convenuta. Ralph ripone il fucile e va ad aprire. Entra Felix, un bonario malandrino sui trent’anni che, senza proferire parola, si dirige verso la finestra. Ralph chiude la porta a chiave, torna verso il letto e riprende l’ispezione del fucile)

FELIX -           (Guardando fuori dalla finestra) Viene a tiro quando esce dall’ippocastano, fino al fioraio. Il tratto buono è di un venticinque metri. (Ralph non risponde. Felix si volta verso di lui) Se la macchina fa i trenta all’ora, venticinque metri ci danno…

RALPH -         Tre secondi.

FELIX -           Sono più che sufficienti, tre secondi. (Si volta di nuovo verso la finestra) È carino il viale con tutte le bandiere… Il cielo è completamente sereno adesso. (Si volta verso Ralph) Meglio così, sennò magari non tiravano giù la capote. (Ralph prende una pelle di daino dalla valigia e si mette a pulire il cannocchiale del fucile. Felix torna verso la finestra e decifra una scritta lontana) “Viva… la… Repubblica”. (Ralph solleva il capo) C’è una torta nella vetrina di fronte, alla crema di burro e nocciolato, e sopra c’è scritto: “Viva la Repubblica” con la crema Chantilly. (Ralph non risponde. Felix si allontana dalla finestra) Ho il diploma da pasticcere, perciò me ne intendo di torte. (Ralph continua a sistemare il fucile. Felix si lascia cadere su una poltrona. Pausa. Guarda l’orologio) Ancora due ore e nove minuti. (Ralph non risponde. Felix si alza e va a dare un’occhiata al bagno) Che buffe quelle piastrelle arancioni, sembrano quasi delle mattonelle, ma più allegre… La mattonella è in cotto semplice, mentre la piastrella colorata viene sottoposta a monocottura e perciò…

RALPH -         (Interrompendolo) Hai anche il diploma da piastrellista?

FELIX -           No, da pasticcere. Perché? (Ralph non risponde. Felix esita un momento, poi entra nel bagno. F.S.) Non è male questo bagno… (Si ode un rumore di vetro in frantumi. Felix rientra dal bagno) Ho rotto uno specchio!

RALPH -         Non importa.

FELIX -           Sette anni di disgrazie.

RALPH -         No, minimo venti, se dice proprio bene; ma sette no di sicuro. (Felix torna a sedersi nella poltrona. impressionato)

FELIX -           Era meglio se aspettavo in macchina!

RALPH -         Il cameriere mi voleva piazzare una mezza dozzina di fotografi sul balcone.

FELIX -           Come?

RALPH -         T’ho fatto salire perché ho bisogno di te. Ficcati bene in testa che è un albergo questo, mica un deposito o un palazzo in costruzione. Può entrare chiunque nel momento meno indicato: dei fotografi, il cameriere al piano, una donna delle pulizie o un cliente distratto. (Posa il fucile sul letto e si alza) Peggio di così non si poteva trovare come posto, ma non c’era niente di meglio che dà sul viale. (Va verso la finestra) Perciò, ci dividiamo il lavoro: io alla finestra; tu alla porta. Io adesso mi piazzo al mio posto e non mi muovo più, non perdo più d’occhio il viale, capito? (Felix tira fuori una pistola e controlla il caricatore)

FELIX -           Non sarai disturbato. (Ralph torna verso il letto e prende il fucile)

RALPH -         Ho accettato questo contratto e andrò fino in fondo. Non ho mai mancato un contratto, io.

FELIX -           Lo so, sono informato… Ho sentito quelli dell’Organizzazione che parlavano di te: dicevano che hanno fatto i salti mortali per ingaggiarti e che costi tantissimo, ma che sono tutti soldi ben spesi.

RALPH -         Metti la poltrona vicino alla finestra.

FELIX -           (Spinge la poltrona verso la finestra) Sono sicuro che andrà tutto bene; non sono per niente nervoso, io… (Guarda giù dalla finestra e sussulta) Porca troia!

RALPH -         Che c’è?

FELIX -           Portano via le macchine! (Ralph si precipita alla finestra)

RALPH -         Dove sei parcheggiato?

FELIX -           Laggiù, davanti a…

RALPH -         Ma che cavolo! Hai parcheggiato sul viale!

FELIX -           Non potevo mica sapere che…

RALPH -         Ma è normale che sgombrano il passaggio, imbecille! Corri, se no ti ritroverai in questura! (Felix si precipita verso la porta) Parcheggia dietro l’albergo, davanti all’uscita di servizio!

FELIX -           È lo specchio che ho rotto…

RALPH -         Corri, porca troia! (Felix esce. Ralph scuote il capo, furibondo, e va a chiudere la porta a chiave. Poi torna verso la finestra. La tapparella è abbassata per metà. Ralph tenta di tirarla su, ma la tapparella crolla bruscamente, facendo piombare la stanza nella semioscurità) Ma che cavolo succede ancora?! (Agisce nervosamente sulla manovella della tapparella, che gira a vuoto, poi va a sollevare il telefono) Pronto?… La mia tapparella è rotta… Sì, la tapparella della mia stanza… Sì, c’è la manovella, ma gira a vuoto! (Innervosendosi) Ma certo che è urgente, non voglio mica stare qui al buio! Mi mandi subito il cameriere!… (Riattacca e va a riporre il fucile nella valigia. Bussano alla porta) Vengo… (Apre la porta e si trova davanti non il cameriere, ma un uomo sulla quarantina, Wolf. È grande e grosso e manifestamente assai nervoso)

WOLF -           François Pignon?

RALPH -         (Sorpreso) Come? (Wolf lo afferra per il risvolto della giacca e lo scuote)

WOLF -           Sono il dottor Wolf e ti porto la risposta di Louise: lei non ne vuole sapere, capito? E io ti proibisco di ronzarle intorno! (Wolf spintona Ralph che attraversa la scena rinculando e si accascia sul letto) Questo è il mio ultimo avvertimento! (Wolf esce, sbattendo la porta. Ralph si solleva a sedere, sbalordito, e dopo un momento di sconcerto si precipita verso la porta. Si trova davanti il cameriere)

CAMERIERE - Fanno proprio schifo queste tapparelle, si sganciano continuamente! (Ralph sposta il cameriere e scompare nel corridoio) Che succede?

RALPH -         (Torna verso il cameriere) Wolf!

CAMERIERE - Come, scusi?

RALPH -         È appena uscito. Un tipo sui quaranta, grande e grosso!

CAMERIERE - Wolf?

RALPH -         (nervoso) Sì! Wolf! Wolf!

CAMERIERE - Io non l’ho visto. (Ralph reprime un moto d’impazienza e si dirige verso la finestra) Che ha fatto, questo Wolf?

RALPH -         Niente, non importa… uno che ha sbagliato stanza. (Gira la manovella della tapparella) Gira a vuoto. Dev’essersi rotto il cavo.

CAMERIERE - (Raggiunge Ralph presso la finestra) Se non importa, come mai lei abbaia tanto? Wolf! Wolf! Mi ha fatto paura. Lo sa cosa ho pensato?

RALPH -         (Freddo) Sia gentile, sistemi la tapparella.

CAMERIERE - Ho pensato: “Mi voleva mordere, ‘sto cagnaccio!” (Scoppia a ridere, ma, sotto lo sguardo gelido di Ralph, torna subito serio) È una vecchia barzelletta, lei la conosce di sicuro. Quella del padre che dice al figlio piccolo: “Mangia la minestra!”. E il piccolo che gli risponde: “La mangio se tu mi fai il cane!” “Mangia la minestra!”, “Fammi il cane!”, “Mangia la minestra!”, “Fammi il…”

RALPH -         Ha finito?!

CAMERIERE - Non è lunga, stia tranquillo…

RALPH -         Io l’ho fatto venire per riparare la tapparella.

CAMERIERE - (Esamina la manovella) È la molla che è saltata. Ci vuole un attimo. (Tira fuori un cacciavite dalla tasca e si mette ad armeggiare) E, alla fine, il padre accetta di mettersi a quattro zampe e abbaia. E lo sa che cosa fa allora il piccolo? Gli molla un calcione sul viso e dice: “Mi voleva mordere, ‘sto cagnaccio!” (Scoppia a ridere, ma viene di nuovo raggelato dallo sguardo di Ralph) Certo, conoscendo il finale, non c’è più la sorpresa. È meno… è meno divertente. (Fa risalire la tapparella) Ecco, è a posto.

RALPH -         La ringrazio.

CAMERIERE - Ma si figuri, mi fa piacere esserle utile. Qui, almeno, mi distendo un po’! È proprio vero che coi rappresentanti si fanno quattro risate, si raccontano barzellette, si entra subito in confidenza… A proposito, volevo dirle che un tipo del settimanale Paris-Match è passato poco fa. Uno molto educato per essere un fotografo, molto discreto. Non si fermerebbe più di tre minuti, e sa quanto offre? Dica una cifra.

RALPH -         Le ho già detto di non scocciarmi con questa stona.

CAMERIERE - Sì, no, ma io dicevo così, per dire… Sono di una generosità pazzesca quelli del Paris-Match! Comunque, peccato…(Il cameriere si dirige verso la porta, ma la sua attenzione viene attratta da qualcosa che si trova nel bagno. Vi entra e ne riesce con un pezzetto dello specchio rotto da Felix) Sono costretto a metterglielo sul conto; non era rotto un attimo fa.

RALPH -         Faccia pure. (Va ad aprirgli la porta)

CAMERIERE - Lei non è superstizioso?

RALPH -         No, per niente.

CAMERIERE - Ha ragione, nemmeno io ci credo a… (Lo squillo del telefono lo interrompe. Ralph solleva la cornetta)

RALPH -         Pronto?

CAMERIERE - Beh, io la lascio.

RALPH -         (Voltandosi verso il cameriere che sta uscendo) È per lei.

CAMERIERE - (Sorpreso) Per me? (Prende il telefono) Pronto?… Sì?… Cosa?!… (Incredulo) No!… Non è possibile!… No!… Sul serio?… Eh, beh, certo che…

RALPH -         Che succede?

CAMERIERE - (Al telefono) Un momento. (Si volta verso Ralph con aria seccata) È la reception, signore; c’è un problema…

RALPH -         E allora? Non è un buon motivo per piantare le tende nella mia stanza!

CAMERIERE - Ma è che… è che si tratta proprio della sua stanza, signore… C’è un problema con la sua stanza…

RALPH -         (Innervosito) Cioè? Che problema?

CAMERIERE - (Imbarazzato) Ecco, la reception ha fatto uno sbaglio. L’impiegato si è… come dire… imbrogliato con le prenotazioni; ha fatto… ha fatto casino con le assegnazioni delle stanze, ecco!

RALPH -         Non ho capito.

CAMERIERE - Ha affittato questa stanza due volte.

RALPH -         Come?!

CAMERIERE - È molto dispiaciuto, signore, non gli era mai successo. È per via dell’affollamento, tutti gli alberghi sono stati presi d’assalto…

RALPH -         (In tono gelido) Porca troia!

CAMERIERE - Certo, è un bel fastidio!… E l’altro cliente è già arrivato…

RALPH -         L’altro cliente?

CAMERIERE - Il signore che ha la stessa stanza che ha lei! È di sotto e sta sbraitando. Si metta al suo posto…cioè, per modo di dire, visto che lei c’è già al suo posto…

RALPH -         Ma io me ne frego; sbraiti quanto vuole! È un problema vostro, sbrigatevela voi!

CAMERIERE - (Assorto) Che possiamo fare? (Al telefono) Pronto?… Si, beh, che vuoi che ti dica, io? Bisogna trovargli un’altra stanza, tutto qua… (A Ralph) Non sarà facile: c’è il tutto esaurito in città. (Al telefono) Come?… Tre settimane? Ma!… Certo, un bel casino!…

RALPH -         Bene, adesso basta! Vada a discuterne di sotto.

CAMERIERE - (Al telefono) Riattacca, adesso scendo. (Riattacca e si volta verso Ralph) Ha prenotato tre settimane fa; è un bel casino.

RALPH -         Cioè?

CAMERIERE - L’altro cliente ha prenotato tre settimane fa, mentre la sua prenotazione è stata fatta solo dieci giorni fa. Perciò, lui sostiene di avere la priorità: e, a pensarci bene…

RALPH -         Ma quale priorità? Voi mi avete sistemato in questa stanza mezz’ora fa: è questa la vera priorità! Che lui abbia prenotato sei mesi fa o dieci anni fa non frega niente a nessuno!

CAMERIERE - Ah, ma a lui frega. Gli frega e come! Lui prenota una stanza tre settimane fa, arriva e si sente dire che la stanza è occupata da un altro. Chiaramente, non gli fa piacere, bisogna capirlo… Non ha nessuna voglia di dormire in macchina o sotto a un ponte… (Si avvia verso la porta) Ma stia tranquillo, si risolverà in qualche modo: l’impiegato della reception è un vecchio marpione, saprà calmarlo e metterlo alla porta con le buone…

(La porta si apre ed entra François, indignato)

FRANÇOIS -   Non ho mai visto un albergo come questo! Mai! (François posa sul letto una valigia ingombrante e malridotta, poi si volta verso Ralph) Scusi tanto, sa, ma io non mi faccio fregare!… Mi dispiace, ma non mi faccio fregare! (Apre la valigia e ne tira fuori un paio di pantaloni)

RALPH -         (Sbalordito, al cameriere) Ma., ma cos’è questa roba?

FRANÇOIS -   È alpaca, si spiegazza facilmente. Se non li appendo subito, diventano uno straccio. (Va ad appendere i pantaloni nel guardaroba. Ralph e il cameriere lo guardano stupefatti)

RALPH -         (Al cameriere) Allora? Che cosa aspetta lei?!

CAMERIERE - (A François) Signore, senta, per favore…

FRANÇOIS -   Non ci sono stampelle per i pantaloni?

CAMERIERE - Come?

FRANÇOIS -   Non ci sono stampelle per i pantaloni?

CAMERIERE - Non ce ne sono più. Prima c’erano, ma i clienti se le portano via.

FRANÇOIS -   Ma senti! Solo qui da noi succedono cose simili!

RALPH -         (Irritato, al cameriere) Che cos’è questa commedia?

FRANÇOIS -   Sono desolato, signore, lo so che non è colpa sua, ma se non mi difendo questi mi fregano: mi sbattono fuori. C’è quel cretino giù alla reception che continua a chiedere scusa, e quando gli chiedo di farmi parlare col direttore, lui risponde che non c’è. (Tira fuori una giacca dalla valigia e l’appende nel guardaroba) Perciò, ora mi piazzo qui e poi chiamino pure la polizia, i pompieri, o la fanteria, dalla mia stanza io non mi muovo! (Al cameriere) Dov’è il lavabo?

CAMERIERE - Ma guardi, signore, che il signore qui è arrivato prima di lei…

FRANÇOIS -   No, no, no, no, io so di essere nel mio diritto. Ho prenotato tre settimane fa e ho la priorità. (A Ralph) Lei quando ha prenotato?

RALPH -         (Gelido, al cameriere) Le concedo dieci secondi per sgomberare la mia stanza!

CAMERIERE - (A François) La prego, signore, sia ragionevole.

FRANÇOIS -   Mi chiami il direttore.

CAMERIERE - Non c’è il direttore, è in Municipio.

FRANÇOIS -   E perché è in Municipio? Che ci fa in Municipio?

CAMERIERE - È consigliere municipale.

FRANÇOIS -   Mi chiami il Municipio.

CAMERIERE - Non glielo chiamo il Municipio; hanno altro da fare lì.

FRANÇOIS -   Allora mi chiami il Commissariato.

CAMERIERE - Il Commissariato?

FRANÇOIS -   Visto che non ci sono responsabili in questo albergo, sottoponiamo la questione alle autorità. (Va verso il telefono) E vedrà che sarà tutto sistemato in quattro e quattr’otto! (Ralph si precipita a fermare François, che sta sollevando la cornetta)

RALPH -         Ma no, via, è assurdo! Che c’entra la polizia? (Fa allontanare FRANÇOIS - dal telefono) Non è il caso di arrivare a tanto, possiamo sistemare la cosa tra di noi…

CAMERIERE - Ma certo, non occorre chiamare la polizia…

FRANÇOIS -   Io so di essere nel mio diritto, non ci piove su questo: ho prenotato tre settimane fa.

RALPH -         Va bene, si calmi, le dico che troveremo una soluzione.

CAMERIERE - Non è il caso di arrabbiarsi, non serve a niente…

RALPH -         (Furibondo, al cameriere) Adesso lei va giù alla reception e cerca un’altra stanza in questa fottuta città! Telefoni alla Pro Loco, all’Ufficio Turistico, ma si sbrighi, porca troia, faccia qualcosa!

CAMERIERE - Sissignore… (Va verso la porta e si volta verso Ralph) Non sarà facile, però, c’è il tutto esaurito…

RALPH -         Non lo voglio sapere; si arrangi!

CAMERIERE - Bene, signore. (Il cameriere esce. Ralph si rivolge a François)

RALPH -         Troveremo una soluzione.

FRANÇOIS -   No, ma è una cosa incredibile! Ha visto che roba? Mi volevano sbattere fiori! A che serve prenotare, allora? Io ho fatto le cose per tempo, ho telefonato tre settimane fa!

RALPH -         Questo lo ha già detto.

FRANÇOIS -   Che razza di gente ci mettono alla reception? Uno che piazza due clienti nella stessa stanza! Ma dove l’ha fatta la scuola alberghiera quello, in un Kibbutz?! (Ralph controlla l’orologio e va a dare un’occhiata dalla finestra) Ammetterà anche lei che è roba da matti, ci mettono in una situazione di disagio…

RALPH -         Niente di grave: adesso le trovano una stanza e tutto si sistema.

FRANÇOIS -   Una stanza dove?

RALPH -         Che differenza fa? Quello che conta è che le trovino una sistemazione.

FRANÇOIS -   Ma nemmeno per sogno: io ho appuntamento qui!

RALPH -         Lei ha un appuntamento qui?

FRANÇOIS -   Sì, qui, all’Hotel du Commerce, non ci vado in un altro albergo!

RALPH -         Perché? Se lascia l’indirizzo alla reception, la persona con la quale ha appuntamento la seguirà lì!

FRANÇOIS -   Ma è assurdo: io l’appuntamento ce l’ho qui! E non ho nessuna intenzione di organizzare un rallie o una gimkana: è più logico che resti dove sono!

RALPH -         (Contratto) Senta, io sto facendo del mio meglio per trovare una soluzione, ma lei dovrebbe collaborare un po’.

FRANÇOIS -   La sua soluzione è quella di sbattermi fuori! E io dovrei anche collaborare?

RALPH -         (Spazientito) Io sono sistemato qua dentro già da un’ora. Non penserà mica che sarò io a fare la valigia?!

FRANÇOIS -   Io ho prenotato tre settimane fa, non le dico altro. So di essere nel mio diritto, non ci piove su questo: ho prenotato tre settimane fa…

RALPH -         (Urlando) Basta!

FRANÇOIS -   (A bassa voce) Ho prenotato tre settimane fa. (Entra il cameriere)

CAMERIERE - Niente! Non c’è più niente negli alberghi, hanno affittato anche le vasche da bagno!

FRANÇOIS -   E allora?

CAMERIERE - Stiamo cercando nelle case private.

FRANÇOIS -   Nelle case private?

CAMERIERE - C’è una vedova che affitta delle camere vicino alla stazione, ma non ha il telefono. Abbiamo mandato un fattorino.

FRANÇOIS -   (A Ralph) Beh, non le dice tanto male: una vedova, vicino alla stazione… Ci si troverà sicuramente bene. (Al cameriere) Com’è, giovane, la vedova?

CAMERIERE - Non lo so, non la conosco, ma pare che sia molto pulita.

RALPH -         È tutto quello che lei ha da proporci?

CAMERIERE - No, ci sarebbe anche un’altra possibilità, ma dipende da voi…

FRANÇOIS -   E cioè?

CAMERIERE - (Un po’ imbarazzato) Beh, ecco, tutti e due avete prenotato la stanza per la giornata; se accettate di… sopportarvi per qualche ora…

FRANÇOIS -   Sopportarci?

CAMERIERE - Sì, insomma, coabitare… e, si capisce, ognuno pagherà metà prezzo.

FRANÇOIS -   E dormiremmo nello stesso letto?

CAMERIERE - No, possiamo sempre mettervi un lettino da campo…

FRANÇOIS -   Un lettino da campo? E perché non un’amaca, giacché ci siete? Anzi, potreste appenderne più d’una, così ci sentiremmo meno soli!

CAMERIERE - Ma…

FRANÇOIS -   …e potreste anche procurarci un po’ di musica, così facciamo quattro salti prima di dormire!

CAMERIERE - (Difendendosi) Io faccio quello che posso, signore, non sono responsabile…

RALPH -         (Interrompendolo) Me la vedrò io con lui; lei se ne vada!

CAMERIERE - Come?

RALPH -         Lasci perdere: ce la sbrighiamo da soli.

FRANÇOIS -   Un lettino da campo! Roba da matti!…

RALPH -         (A François) Mi dia due minuti. Se non sistemo tutto tra due minuti, me ne vado.

FRANÇOIS -   (Sorpreso) E mi… mi lascia la stanza?

RALPH -         Non avrà più preoccupazioni tra due minuti, si fidi pure di me.

CAMERIERE - (Incredulo) Cioè, gli lascia la stanza?

RALPH -         Al posto suo, io non farei domande e me ne andrei in punta di piedi.

CAMERIERE - (Si dirige verso la porta) Sì, signore.

RALPH -         Se la sta cavando a buon mercato, mi creda.

CAMERIERE - Sì, signore.

RALPH -         E si risparmi di tornare quassù se è per proporci una stanza dai baraccati o un lettino da campo, chiaro?

CAMERIERE - Sì, signore. Grazie, signore.

(Il cameriere esce. Ralph chiude la porta alle sue spalle)

FRANÇOIS -   Di sicuro non mi ci rivedranno in quest’albergo!

RALPH -         Di sicuro, sì.

FRANÇOIS -   Come?

(Ralph non risponde e va a dare un’occhiata dalla finestra)

RALPH -         A che ora ce l’ha l’appuntamento?

FRANÇOIS -   Alle due.

RALPH -         Una donna?

FRANÇOIS -   Sì, perché?

RALPH -         Io aspetto un amico; risalirà da un momento all’altro, è andato a parcheggiare.

FRANÇOIS -   Ah, sì?

RALPH -         Suo padre ha un alberghetto nelle vicinanze. Il posto ideale per gli amanti: il bosco davanti alla finestra, il fuoco a legna nel caminetto, le tende che profumano di lavanda…

FRANÇOIS -   Io aspetto mia moglie.

RALPH -         (Bloccato in pieno slancio) Ah, beh… allora come non detto… (Ralph torna alla finestra, François lo osserva, sorridendo)

FRANÇOIS -   Però potrebbe approfittarne lei, è straordinario! (Ralph non risponde. François gli si avvicina, rilassato) Ci starebbe come un pascià lei, lì! Pensi che fortuna: un po’ di footing la mattina per tenersi in forma; e la sera una bella dormita tra il profumo di lavanda! (Dà una pacca a Ralph, che si scansa, gelido) Comunque, mi fa piacere che si trovi una soluzione, davvero. Mi preoccupavo per lei, mi disturbava vedere un collega a disagio…

RALPH -         Cioè?

FRANÇOIS -   Giù alla reception m’hanno detto che lei è rappresentante. Lo sono anch’io, di biancheria da dosso… Lavoro per “Tricotel”, è la quarta casa di Francia, la conoscerà di sicuro… (Ralph torna presso la finestra. François lo osserva un attimo) Strano, perché di solito indovino subito il genere di rappresentante che ho di fronte. Da come si muove, dal suo modo di presentarsi. “Questo è Vini e Liquori”, oppure “Elettrodomestici“, oppure “Biancheria-Maglieria”. (Ralph guarda l’orologio, poi va ad accendere la radio) Ma lei, non riesco a inquadrarla… (La radio interrompe François, È un breve notiziario)

VOCE GIORNALISTA - …del Municipio, dove ha pronunciato un breve discorso. Poi il corteo ha ripreso il suo cammino… Ma apprendiamo in questo momento che un folto gruppo di braccianti si è radunato all’ingresso del borgo di Montcoulèche, bloccando con una cinquantina di trattori la Nazionale 18. Questo potrebbe obbligare il corteo a fare una deviazione e ad evitare Montcoulèche. Una tappa in meno, dunque, per il corteo che era atteso a Maubeuge alle ore 16 e che ora rischia di arrivare in quella cittadina prima del previsto. Torneremo alle 14 e 30 e sentiremo uno dei nostri inviati speciali che ci farà il punto della situazione…

(Ralph spegne la radio)

FRANÇOIS -   Se passa prima del previsto, le conviene partire subito, se no si ritroverà bloccato dalla folla.

(Ralph va di nuovo a guardare dalla finestra)

RALPH -         Ma che combina quell’imbecille?!

FRANÇOIS -   Senta, scusi se glielo chiedo, ma le dispiacerebbe andare ad aspettarlo di sotto? Mia moglie sta per arrivare e…

RALPH -         Lui arriverà prima di lei: sono già dieci minuti che è uscito. (Si accende una sigaretta. François va ad aprire la sua valigia e tira fuori un deodorante spray)

FRANÇOIS -   È per mia moglie: non sopporta l’odore del tabacco, è allergica. (Si mette a spruzzare per la stanza) Ha un buon odore, vero? È all’essenza di pino. (Spruzza) Io ho dovuto smettere di fumare, ho troncato di netto tre anni fa e non ho mai più ripreso. È questione di volontà, credo. (Si ferma davanti a Ralph) Mi scusi, ma se lei fuma mentre io spruzzo non serve a niente… (Ralph va a schiacciare la sigaretta in un posacenere con un gesto nervoso) Sia gentile, non mi lasci il mozzicone nel posacenere, è proprio questo che le dà fastidio. (Ralph getta il mozzicone dalla finestra, visibilmente contrariato) Grazie… (Va a riporre la bomboletta nella valigia) Bene, ecco fatto… (Breve pausa, François si avvicina a Ralph con aria un po’ impacciata) Prima di lasciarci, io… volevo scusarmi…

RALPH -         Eh?

FRANÇOIS -   Mi sono un po’ alterato poco fa, e lo trovo ridicolo adesso.

RALPH -         (Indifferente) Ma no…

FRANÇOIS -   Sì, volevo chiamare la polizia, ho alzato la voce e lei è rimasto calmo, tranquillo…

RALPH -         Ma no, si figuri…

FRANÇOIS -   Volevo dirle che di solito sono più tranquillo anch’io, ma… sto attraversando un brutto periodo, sa, e non ho più i nervi tanto saldi.

RALPH -         Ve bene, non parliamone più.

FRANÇOIS -   Volevo ringraziarla di aver preso la cosa con tanto sangue freddo, senza alterarsi, senza urlare, senza… (Parlando, François giocherella con la maniglia della tapparella. Ralph lo aggredisce)

RALPH -         Lasci stare quella maniglia!

FRANÇOIS -   (Sussulta) Come, scusi?

RALPH -         Non tocchi la tapparella, s’è sganciata poco fa!

FRANÇOIS -   Mi ha fatto paura.

RALPH -         Quando si sgancia, bisogna chiamare il cameriere ed è tutta una giostra…

FRANÇOIS -   Non è un buon motivo per urlare tanto; che diamine, per poco non salto giù dalla finestra!

RALPH -         Io non ho urlato; non esageriamo!

FRANÇOIS -   Le ho detto che non ho i nervi tanto saldi in questo momento, mi scusi, sa, ma non sopporto la gente che urla.

RALPH -         Le chiedo scusa.

FRANÇOIS -   Prego, non importa. (Riprende la poltrona presso la finestra e la riporta al centro della stanza)

RALPH -         Che cosa fa?

FRANÇOIS -   Niente, rimetto a posto la poltrona.

RALPH -         Perché, le dà fastidio lì?

FRANÇOIS -   No, ma non è al suo posto accanto alla finestra.

RALPH -         Non potrebbe aspettare che io me ne sia andato per risistemare la mobilia?

FRANÇOIS -   Certo, ma non è il caso che lei si arrabbi, è una sciocchezza…(Ralph va a guardare dalla finestra) Cos’è, nervoso?

RALPH -         (Secco) No, per niente. (François va a prendere la valigia del fucile)

FRANÇOIS -   Ha solo questa di bagaglio?

RALPH -         (Lo aggredisce di nuovo) Dia qua quella valigia, porca troia! (Gliela strappa di mano)

FRANÇOIS -   (In tono piatto, dopo una breve pausa) Io sto uscendo da una grave depressione nervosa e ho bisogno di calma.

RALPH -         Io non vado a frugare nei suoi bagagli!

FRANÇOIS -   (Nello stesso tono piatto) Ho bisogno di riguardo, sono ancora sotto tranquillanti e non mi si può trattare in modo brusco.

RALPH -         Non mi piace che si frughi nelle mie cose.

FRANÇOIS -   (Urlando) Ma è pazzo a darmi addosso in questo modo?!

RALPH -         (Inquieto) Non gridi.

FRANÇOIS -   Mi stavo solo chiedendo che cosa si possa mettere dentro una valigia così piatta; non mi pare il caso di strapparmi gli occhi! (Va verso la porta) Se deve saltarmi addosso ogni volta che faccio un gesto, preferisco che lei aspetti di sotto. (Squilla il telefono. François, che si trova più vicino, risponde) Pronto?… Sì?… Ah, davvero?…

RALPH -         È per me?

(François fa un gesto vago, continuando a rispondere)

FRANÇOIS -   Ma non mi dica; sul serio?!… (incredulo) No!… Veramente?… Ma è meraviglioso!…

RALPH -         Che succede?

FRANÇOIS -   (Al telefono) Glielo riferisco subito; la ringrazio, arrivederla. (Riattacca e si rivolge a Ralph) Era un signore che telefonava da parte del suo amico: ha avuto uno scontro.

RALPH -         Cosa?!

FRANÇOIS -   Stia tranquillo, lui non ha niente: è l’altra macchina che ha avuto la peggio… È fuori uso, mentre la sua ha solo qualche graffio alla carrozzeria.

RALPH -         Ma che fa, allora?! Dov’è?

FRANÇOIS -   (Gioioso) In Maternità.

RALPH -         (Sbalordito) In Maternità?

FRANÇOIS -   Eh, sì. C’era una donna incinta nell’altra macchina, che stava andando all’ospedale col marito. Perciò il vigile che ha fatto la constatazione ha chiesto al suo amico di accompagnarli, perché l’altra macchina era fuori uso. Lo hanno requisito, insomma.

RALPH -         Ma perché? Non poteva aspettare un’ambulanza, quella?

FRANÇOIS -   Devo pensare di no.

(Ralph si siede lentamente su una poltrona, l’aria sconvolta. François gli si avvicina)

FRANÇOIS -   È commovente, non trova?

RALPH -         (Assente) Eh?

FRANÇOIS -   Quella donna che avverte le prime doglie per strada e il destino che sceglie il suo amico per aiutare una creatura a vedere la luce, una giovane vita che si schiude…

RALPH -         Quando ha detto che sarebbe venuto?

FRANÇOIS -   Il bebè?

RALPH -         Ma che bebè; me ne frego del bebè!

FRANÇOIS -   Ah, il suo amico? Oh tra non più di dieci minuti, la maternità è qui vicino. (Ralph si alza e si mette a camminare per la scena) Se tutto va bene, naturalmente.

RALPH -         (Bloccandosi) Come sarebbe “se tutto va bene”?

FRANÇOIS -   Se il bebè viene al mondo in macchina i tempi si allungano, si capisce.

RALPH -         (Con orrore) Non farà mica una cosa del genere!

FRANÇOIS -   E perché no? Capita, sa! Ogni giorno c’è qualche bambino che nasce in aereo, in nave, nell’ascensore, in macchina, sulle…

RALPH -         (Disperato) Ci sarà pure qualcuno che nasce in clinica, no!

FRANÇOIS -   (Con semplicità) Sì, io. Io sono venuto al mondo in una clinica. L'Hopital des "Belles Feuilles", a Limoges. Pesavo quattro chili e pare che avessi una specie di toupet biondo buffissimo…

RALPH -         Me ne frego del suo toupet biondo!

FRANÇOIS -   Come, scusi?

RALPH -         (Controllandosi a stento) No, niente; sono un po’ nervoso, mi scusi. (Ralph riprende a passeggiare. François va a sollevare il telefono)

FRANÇOIS -   Pronto? Parla il signor Pignon… Sto aspettando una signora, quando viene fatela salire direttamente… Esatto: Pignon, stanza 24. Grazie. (Riattacca e si rivolge a Ralph) Mi dispiace, ma sono quasi le due e un quarto, e…

RALPH -         (Interrompendolo) Lei si chiama Pignon?

FRANÇOIS -   Sì. (Porge la mano a Ralph) È vero, non ci siamo nemmeno presentati. François Pignon…

RALPH -         (Senza prendere la mano di François) Il dottor Wolf, le dice qualcosa?

(François lascia ricadere lentamente la mano, l’espressione del viso improvvisamente raggelata)

FRANÇOIS -   (Con voce piatta) Perché mi fa questa domanda?

RALPH -         Poco fa un pazzoide per poco non mi ammazzava… Cercava François Pignon.

FRANÇOIS -   Wolf è venuto qui?

RALPH -         Ma certo, adesso capisco! Avrà chiesto di lei alla reception e quello me l’ha mandato su! Un altro regalo dell’impiegato; me ne ha fatte abbastanza oggi!

FRANÇOIS -   (Spento) Non è possibile! Ha osato venire qui!

RALPH -         Mi ha lasciato un messaggio per lei. Riguardo a una certa Louise, che non verrà all’appuntamento.

FRANÇOIS -   Che cos’ha detto esattamente?

RALPH -         Che Louise non la vuole più vedere. (François va a sedersi sul letto, l’aria sconvolta) Ah, sì: le proibisce d’importunarla, anche… “Ti proibisco di ronzare intorno a Louise!” Ha detto proprio così, credo.

FRANÇOIS -   (Inerte) Che mascalzone.

RALPH -         Chi è Louise?

FRANÇOIS -   Mia moglie.

RALPH -         (Sorpreso) Non capisco… Wolf le proibisce di gironzolare intorno a sua moglie?

FRANÇOIS -   Lei mi ha lasciato tre mesi fa. Se n’è andata via con lui.

RALPH -         Ah, ecco. Si è rifatta una vita con Wolf.

FRANÇOIS -   (Sobriamente) Io le ho scritto prima di partire da Parigi, l’ho supplicata di venire qui, e lei gli ha fatto vedere la mia lettera. (Ralph guarda l’orologio, poi si china su François, prostrato sul letto)

RALPH -         Bene, allora la cosa mi sembra chiara adesso! Dato che Louise non vuole venire qui e che lei vuole vederla, non le resta che andare da lei.

FRANÇOIS -   Come ha potuto fare una cosa simile?! Gli ha fatto vedere la mia lettera!

RALPH -         Mi segue? Lei non ha più niente da fare in questa stanza! Non è piagnucolando su un letto che sistemerà questa faccenda! (François non risponde. Ralph lo scuote) Allora? Che cosa aspetta? Si dia una mossa!

FRANÇOIS -   (Si libera di Ralph e si alza) Se ne vada.

RALPH -         Come?

FRANÇOIS -   Se ne vada, voglio restare solo!

RALPH -         Ma…

FRANÇOIS -   (Gridando) Le ho detto che voglio restare solo! (Va ad aprire la porta) Mi lasci in pace!

RALPH -         (Inquieto) E non gridi così, andiamo! Metterà in subbuglio tutto l’albergo!

FRANÇOIS -   Non m’importa. Se ne vada, o chiamo il cameriere!

RALPH -         (Raggelato) Va bene, me ne vado. (Prende su la sua valigia e si ferma davanti a François) Io ho solo cercato di aiutarla, non capisco perché lei…

(François spinge Ralph fuori e chiude la porta. Poi esita un istante e va verso il telefono)

FRANÇOIS -   Mi dia il 77, per favore. (Pausa) Pronto? È la clinica del dottor Wolf?… Vorrei parlare con la signora Pignon, per favore. (Pausa) Louise?… Sono io…

(Si fa buio in scena, mentre si ode la voce del giornalista radiofonico che dà un secondo flash d’informazione)

VOCE GIORNALISTA - Ci comunicano in questo istante che la manifestazione di braccianti in corso di svolgimento a pochi chilometri da Maubeuge ha assunto proporzioni maggiori. Poco fa è stato istituito un importante servizio d’ordine per disperdere i manifestanti, ma appare sempre più probabile che il corteo verrà deviato e che raggiungerà direttamente Maubeuge. Se così sarà, il corteo dovrebbe entrare in città tra una mezz’ora circa…

(Torna la luce in scena nel momento in cui François riattacca la cornetta del telefono, lentamente, il volto inespressivo. Muove qualche passo per la stanza, sprofondato nei suoi pensieri, e poi entra bruscamente in bagno, chiudendosi la porta alle spalle. Dopo un secondo, entrano Ralph e Felix. Ralph indica la porta del bagno, Felix tira fuori una pistola dalla tasca)

RALPH -         Sbrigati, mi servi qui!

FELIX -           Io mi devo concentrare prima di farlo fuori; mi ci vorranno almeno dieci minuti.

(Ralph si dirige verso la porta dietro la quale è scomparso François, mentre si ode un gran fracasso provenire dal bagno. Ralph e Felix si bloccano per un istante, poi si precipitano verso il bagno, ma cozzano contro una porta chiusa a chiave. Nello stesso istante, qualcuno bussa alla porta della stanza. Ralph e Felix si voltano, esasperati)

RALPH -         Chi è?

CAMERIERE - (f.s.) Il cameriere. (Ralph esita un attimo e fa segno a Felix di nascondere la pistola. Poi va ad aprire la porta. Il cameriere entra, è molto contento) Ce l’abbiamo fatta, abbiamo trovato una stanza. (Si blocca davanti a Felix) E il signore?…

FELIX -           Salve.

CAMERIERE - (A Ralph) Siete in tre adesso?

RALPH -         No, lui è un amico…

CAMERIERE - E l’altro dov’è?

RALPH -         (Sospinge il cameriere verso la porta) In bagno. E non occorre più la stanza, grazie; ce la siamo sbrigata diversamente.

CAMERIERE - Non occorre più la…? Ma allora non era il caso di farsi tanti problemi! Avevamo trovato a cento metri da qui, in un albergo che fa angolo…

(Il cameriere viene interrotto da François che esce dal bagno. È mezzo soffocato da un pezzo di corda che gli serra la gola. Barcolla per la stanza e va a crollare sul letto)

RALPH -         (In tono sordo) Porca troia!

CAMERIERE - (Stupefatto, gli occhi fissi su François) Una stanza in un albergo che fa angolo, a cento metri da qui… (Improvvisamente, grida) Aaahhh! (Ralph corre verso François e allenta il nodo scorsoio che lo strangola. Il cameriere si avvicina al letto, inorridito)

CAMERIERE - Ma che… che succede?

(Felix tira fuori la pistola per ammazzare il cameriere, chino su François. Ma Ralph gli strappa l’arma di mano e lo spinge verso la porta)

RALPH -         Aspettami di sotto!

FELIX -           Ma…

RALPH -         Va’ giù, t’ho detto! E aspetta che ti chiami!

(Ralph restituisce la pistola a Felix e lo spinge fiori dalla porta, poi torna verso François)

CAMERIERE - Ma… ma s’è impiccato?

RALPH -         (In malafede) Macché, macché!

CAMERIERE - Non s’è impiccato?

RALPH -         Ma no, ha avuto un piccolo incidente, niente di grave.

CAMERIERE - Un piccolo incidente? (Si precipita verso il bagno e ricompare, agitatissimo) S’è impiccato allo scaldabagno con la corda del vasistas!

RALPH -         Ma via, via; non stiamo a drammatizzare.

CAMERIERE - (Lugubre) E lo scaldabagno s’è staccato e nel bagno c’è un’alluvione.

RALPH -         Ma no, lo scaldabagno non funzionava e lui ha cercato di ripararlo. Mi spiace deluderla, ma non c’è proprio niente di tragico in tutto questo.

CAMERIERE - (Incredulo) Ha cercato di riparare lo scaldabagno appendendosi per il collo con una corda?

RALPH -         Ha fatto quello che ha potuto: non è mica un idraulico!

CAMERIERE - (Con voce tremula) Lui non sarà un idraulico, però lei non penserà mica che io sia…

RALPH -         (Interrompendolo) Ah, mi lasci in pace! (François si agita sul letto) Guardi, non è mica morto! Perciò, vada ad asciugare in bagno, anziché stare qui a dire sciocchezze!

CAMERIERE - Ma…

RALPH -         Se l’acqua filtra nella stanza di sotto, lei avrà il doppio del lavoro da fare.

CAMERIERE - (Con un filo di voce) Però lui s’è impiccato.

RALPH -         Guardi che m’arrabbio! (François si tira su e guarda alternativamente Ralph e il cameriere)

FRANÇOIS -   Eppure sembrava che dovesse tenere quella corda.

RALPH -         (Precipitosamente) Va tutto bene, stia tranquillo, lei ha solo avuto uno choc, si deve riposare…

FRANÇOIS -   E poi lo scaldabagno che si stacca: davvero, ho avuto proprio tutte le sfortune!

RALPH -         (Risospinge François sul letto) È tutto a posto, non si preoccupi, è tutto risolto. (Al cameriere) Lei che cosa aspetta per mettersi al lavoro?

CAMERIERE - Permette? (Sospettoso, a François) Lei ha preso la corda del vasistas, vero?

FRANÇOIS -   Sì.

CAMERIERE - E se l’è legata intorno al collo?

FRANÇOIS -   Sì.

RALPH -         Vuole smettere di seccarlo con le sue domande?

CAMERIERE - (Deciso) Permette? (A François) Con un nodo scorsoio?

FRANÇOIS -   Sì.

CAMERIERE - Per fare cosa?

FRANÇOIS -   (A Ralph) Ma che fa, mi prende in giro?!

RALPH -         Sì, è incredibile! C’è un’inondazione in bagno e lui chiacchiera! Fa domande! S’impiccia! (Al cameriere) Se non va subito ad asciugare, chiamo il direttore e la faccio sbattere fuori! No, ma è davvero incredibile il personale in questo albergo! Un rimbambito alla reception e un rincretinito ai piani! Spero per lei che il servizio sia compreso!

(Il cameriere esita un attimo, poi si dirige verso il bagno, sconfitto, incurvato. François si raddrizza sul letto)

FRANÇOIS -   Comunque, ho fatto ancora cilecca. (Il cameriere si blocca. Ralph, disperato, fa segno a François di tacere, ma questi è ormai lanciato) È colpa mia, anche: uno non si può impiccare con dei materiali simili!

CAMERIERE - (Lancia un urlo di trionfo) Ah! (Si precipita verso Ralph) Ha sentito? S’è impiccato! Lo ha detto lui stesso! Mi sono impiccato! (Scoppia a ridere) S’è impiccato! S’è impiccato! S’è impiccato!

FRANÇOIS -   (Sorpreso) Non credevo che lo avrebbe divertito tanto!

CAMERIERE - (Si rifà serio) La polizia! (Si dirige verso il telefono) Bisogna chiamare la polizia! (Ralph si frappone tra il cameriere e il telefono)

RALPH -         Un momento…

CAMERIERE - Ah, no, questo è grave! Un suicidio in una albergo è una cosa grave! E lei ha cercato di occultarlo, per di più! Ha tentato di sviarmi! Ma adesso io chiamo la polizia e lei svuoterà il sacco!

RALPH -         (Trattiene il cameriere) Senta…

CAMERIERE - No, mi lasci!

RALPH -         (Lo lascia) Va bene. Chiami la polizia, ma così lei gli dà il colpo di grazia.

CAMERIERE - (Si blocca, la mano sul telefono. Si volta verso Ralph) Eh??

RALPH -         Se io ho cercato di occultare il suo suicidio, è stato solo per impedire questo.

CAMERIERE - (Attonito) Per impedire cosa?

RALPH -         Chiamando la polizia, lei lo ammazza.

CAMERIERE - Ma mi faccia il piacere!…

RALPH -         Perché ha voluto morire, secondo lei?

CAMERIERE - E che ne so, io?

RALPH -         Ha voluto morire per sottrarsi a un mondo inumano, a un mondo spietato che si rifiutava di capirlo, che si rifiutava di aiutarlo…

FRANÇOIS -   (Tira su col naso) È un po’ vero, sì…

RALPH -         (Al cameriere) E dove si ritroverà per causa sua? Dentro un furgone della polizia! Un furgone pieno zeppo di sbirri maldestri, brutali, che lo interrogano, lo tormentano!

CAMERIERE - Ma niente affatto; lo porteranno all’ospedale!

RALPH -         Esatto. Lo porteranno all’ospedale, in una corsia comune, insieme ai barboni e ai moribondi.

FRANÇOIS -   (Tira fuori un fazzoletto dalla tasca) Non dica altro. (Si soffia il naso)

RALPH -         (Drammatico) Una corsia comune dalle pareti grigie e la luce fioca; ecco dove lo porteranno! Ecco l’universo che lo accoglierà al suo risveglio. Quando poi lei verrà a sapere che s’è buttato dalla finestra e che s’è sfracellato sul cemento del cortile dell’ospizio, allora potrà dirsi che è stato lei a spingerlo a questo.

FRANÇOIS -   (Nello stesso tono) Con la sfiga che ho, mi metteranno al piano terra! (Il cameriere esita, la mano sul telefono, palesemente a disagio)

CAMERIERE - No, no, se c’è un suicidio in un albergo bisogna chiamare la polizia… È il regolamento…

RALPH -         (A François) Mi dispiace, le è capitato un integralista. (Al cameriere) Va bene, proceda, applichi il regolamento! Lo faccia pure uscire di qui tra due gendarmi, come un criminale!

FRANÇOIS -   (Patetico) Non ci voglio andare in ospedale!

RALPH -         Poverino; io ho fatto di tutto!

CAMERIERE - (Dopo una breve pausa) Ce l’ha la Mutua?

RALPH -         (Sorpreso) Come?

CAMERIERE - Ci sono delle cliniche convenzionate con stanze singole e bagno privato; se ha la Mutua lo rimborsano all’ottanta per cento.

RALPH -         S’è impiccato; che cosa gli rimborsano, la corda?

CAMERIERE - Lo curano. E sono ben attrezzati nelle cliniche convenzionate. Mia moglie ha avuto un bambino prematuro l’anno scorso: l’hanno messo in un’incubatrice americana.

RALPH -         Non vedo il nesso.

CAMERIERE - Come no! Non ci sono né corsie comuni, né barboni in una clinica che si può permettere le incubatrici americane! Ci si troverà molto bene.

RALPH -         In un’incubatrice?

FRANÇOIS -   Forse sono un po’ troppo grosso, non crede?

CAMERIERE - (Furibondo) Se fate apposta a non capire!…(Solleva la cornetta)

RALPH -         (Precipitosamente) Ma no, i medici non possono fare niente per lui!

CAMERIERE - E perché non possono fare niente per lui, i medici?

RALPH -         Perché lui ha bisogno di comprensione, di compassione, di umanità; tutta roba che non si trova in farmacia.

FRANÇOIS -   E poi non ce l’ho più la Mutua: non ho versato i contributi.

CAMERIERE - Non è possibile! Lei non ha versato i contributi per la Mutua e si va a… Ma è assurdo questo!

RALPH -         Non staremo a rimproverargli di essersi impiccato senza prima mettersi in cassa malattia! (Gli prende il telefono di mano e riattacca) Invece di stare qui a chiacchierare, vada ad asciugare in bagno e lasci che mi occupi io di lui.

CAMERIERE - E se ricomincia? Se lei non riesce a convincerlo e lui ci riprova, qui in albergo? È responsabilità mia, sa! Ci vado a finire io dentro un furgone della polizia!

RALPH -         Mi assumo io tutta la responsabilità; mi dia dieci minuti. Se tra dieci minuti lui non ha cambiato idea, chiamerò io stesso la polizia.

CAMERIERE - Lei sta correndo un bel rischio, sa!

RALPH -         Ma no, si figuri!

CAMERIERE - Se succede qualcosa, io dico ai poliziotti che lei mi ha impedito di chiamarli.

RALPH -         Va bene. Avanti, al lavoro, adesso!

CAMERIERE - (Si avvia verso il bagno) Mamma mia, che casino! Ma non è possibile! Venga a dare un’occhiata!

RALPH -         (Si avvicina al cameriere) Che cosa c’è?

CAMERIERE - Con che cosa l’asciugo tutta quest’acqua? Adesso si può dire che c’è la piscina in questo albergo!

RALPH -         Cominci con gli asciugamani, poi andrà a prendere uno strofinaccio. Ma si sbrighi! (Il cameriere scompare in bagno, mugugnando. Ralph torna verso François e gli parla con voce portata che suona un po’ falsa) Allora, abbiamo perso la trebisonda!

FRANÇOIS -   (In tono piatto) Io le ho telefonato e lei mi ha riattaccato in faccia.

RALPH -         Via, via, è finita ormai! Adesso promettiamo di essere ragionevole e di non fare altre stronzate!

FRANÇOIS -   Cinque minuti; le ho chiesto di venire da me cinque minuti e lei si è rifiutata; mi ha riattaccato in faccia.

RALPH -         Adesso scacciamo via tutti i brutti pensieri e ci rimettiamo in carreggiata, vero?

FRANÇOIS -   Adesso non ci rimettiamo da nessuna parte e ci buttiamo giù dalla finestra.

RALPH -         (Abbassando la voce) Finirà col ritrovarsi in gabbia, se continua a fare lo stronzo! (Alzando la voce) La vita è una cosa meravigliosa! Pensi a tutto quello che stava per perdere in un momento di follia! (Il cameriere appare sulla porta del bagno, un asciugamano fradicio tra le mani)

CAMERIERE - La natura, gli uccelli, i fiori… (Ralph e François si voltano verso di lui, senza espressione)

RALPH -         (Freddo) Che c’è?

CAMERIERE - (Lirico) Tutto quello che stava per perdere: la natura, gli uccelli, i fiori, il cielo azzurro…

RALPH -         (Interrompendolo) E lo scaldabagno?

CAMERIERE - (Sempre lirico) …lo scaldabagno… (Si riprende) Lo scaldabagno, cosa?

RALPH -         L’ha riparato?

CAMERIERE - Ma è pazzo? Mica crederà che si ripari così!

RALPH -         È appunto per questo che mi sono permesso d’interromperla. (Il cameriere esita un istante, poi torna in bagno)

CAMERIERE - (Mugugnando) Vado bene solo per occuparmi dello scaldabagno, io; per il resto non sono abbastanza intelligente… (Esce. Ralph si rivolge a François)

RALPH -         Bene, bisogna riprendersi, adesso; bisogna uscire di qui e rinfrescarsi le idee. Il mio amico l’aspetta di sotto e la porterà a fare un giro in macchina, così si rilassa. Una bella passeggiata nel bosco a respirare un po’…

FRANÇOIS -   (Triste) Perché l’ha fatto? Io non la capisco, stavamo così bene insieme.

RALPH -         Ha capito quello che ho detto? Lei non deve restare in questa stanza a piangersi addosso…

FRANÇOIS -   Non posso vivere senza di lei, io l’amo.

RALPH -         Ho capito, ma bisogna vivere!

FRANÇOIS -   Perché mi vuole forzare? Non capisce che la mia vita è finita? Non capisce che lei non può fare nulla per me? Io voglio morire!!

RALPH -         (Esasperato) Passerà si fidi di me.

FRANÇOIS -   (Triste) Perché mi ha fatto questo; io non capisco…

(Il cameriere si riaffaccia sulla porta del bagno)

CAMERIERE - È una storia d’amore? (Ralph e François si voltano a guardarlo, senza espressione. Un po’ enfatico) Ah, quando cominciamo a soffrire per una donna, noialtri uomini, arriviamo a dei punti che…

RALPH -         (Interrompendolo) Ha finito con quello scaldabagno?

CAMERIERE - (Furibondo) No, non ho finito! Devo andare a prendere uno strofinaccio. C’è la cascata del Niagara là dentro! (Va verso la porta) E poi, voglio avvertire il direttore, così, almeno, sarò coperto. (Ralph raggiunge d’un balzo il cameriere e lo trattiene per un braccio)

RALPH -         Non occorre avvertire nessuno; lei è coperto comunque. (Tira fuori dei soldi dalla tasca) Mi accollo io tutte le riparazioni. (Aggiunge un’altra banconota) E, tenga: per la sua collaborazione.

CAMERIERE - (Dopo una breve pausa) Ma… come mai fa questo, lei?

RALPH -         (Lo spinge fuori) Non è il momento di discutere; si sbrighi! (Il cameriere esce. Ralph richiude la porta)

FRANÇOIS -   Davvero: come mai si dà tanto da fare per me, lei? (Ralph torna verso François, con un’espressione dura)

RALPH -         Fili via, adesso; di corsa!

FRANÇOIS -   (Sorpreso) Come?

RALPH -         Sono riuscito a calmarlo, ma non durerà a lungo. Se lei non sparisce subito, quello chiamerà gli sbirri.

FRANÇOIS -   Dove vuole che vada? Sono solo; nessuno mi aspetta, da nessuna parte.

RALPH -         Ma sì, c’è il mio amico, di sotto, che l’aspetta e che si occuperà di lei. (Va a prendere i pantaloni di François nel guardaroba) E cerchi di farsi vedere allegro quando esce, se no l’altro imbecille si rimette a fare lo zelante. (Apre la valigia di François e vi getta dentro i pantaloni appallottolati)

FRANÇOIS -   (Triste) Lei la fa sempre così la valigia?

RALPH -         Chiedo scusa. (Ralph riprende i pantaloni e si mette a piegarli con gesti nervosi)

FRANÇOIS -   Ma no, lasci stare, non m’importa. Me ne frego di quei pantaloni. Me ne frego di tutto, in questo momento: la mia vita è annientata., Lasci stare, le dico, non faccia il testardo… La mia vita aveva un senso solo con lei; senza di lei è il deserto, il nulla… Bisogna prendere la piega tra le due dita e, dal fondo, risalire lungo tutta la lunghezza della gamba, fino alla tasca… Io non immaginavo che la solitudine fosse così atroce; è vero che basta la mancanza di un essere per creare il vuoto… Ma se tira così me li strappa: sono di alpaca, mica di terital! (Ralph, molto esasperato, getta i pantaloni sul letto, accanto a François)

RALPH -         Se li pieghi lei, ma si sbrighi, il cameriere sta per tornare con lo strofinaccio!

FRANÇOIS -   (Guarda i pantaloni appallottolati sul letto) Non c’era bisogno che scendesse: poteva prendere i miei pantaloni, visto come sono ridotti!

RALPH -         Per l’ultima volta: vuole andarsene, sì o no?! (François si alza, lo sguardo assente; raccoglie i pantaloni e li getta alla rinfusa nella valigia. Ralph si precipita verso il guardaroba) La sua giacca… (Ralph appallottola la giacca, la ficca nella valigia, richiudendola. François torna lentamente verso il letto) Avanti, si muova!

FRANÇOIS -   (Si lascia cadere sul letto) Perché mi ha fatto questo? Io non capisco: stavamo così bene insieme…

RALPH -         (Disperato) Ricominciamo!

FRANÇOIS -   E la colpa è mia: sono stato io a consigliarle di andare da un medico. Non aveva appetito, non mangiava più niente, e allora le ho detto: “Va’ da un neurologo.” E lei è andata da Wolf. È andata a farsi visitare da quel mascalzone di Wolf.

RALPH -         (Implorante) Il cameriere sta per tornare; la prego, non lo spaventi, non dica niente; aspetti che se ne vada, per poi andarsene anche lei…

FRANÇOIS -   È da stupidi impiccarsi. Troverò un modo che non dà scampo; ci riproverò, e questa volta non farò cilecca. (Entra il cameriere con uno strofinaccio)

CAMERIERE - Come va, bene?

RALPH -         (Falso) Benissimo! Ha recuperato subito!

CAMERIERE - Complimenti!

RALPH -         È fuori pericolo, ormai; possiamo lasciarlo andare.

CAMERIERE - Alla buon’ora! (Va verso il bagno)

FRANÇOIS -   Mascalzone!

CAMERIERE - (Sussulta) Come?

FRANÇOIS -   Neurologo dei miei coglioni!

RALPH -         No, non è niente, siamo in confidenza ormai. È un ottimo segno. Bisogna non interromperlo, gli dà sollievo! (Spinge il cameriere nel bagno) Siamo sulla buona strada!

FRANÇOIS -   Brutto maiale!

(Ralph e il cameriere sussultano)

RALPH -         (Un po’ meno sicuro) Sulla buona strada…

CAMERIERE - Lei dice?

RALPH -         Beh, è molto meno depresso, è evidente!

FRANÇOIS -   Se viene qui, lo ammazzo, lo strangolo!

CAMERIERE - Lei pensa davvero che ci sia un miglioramento?

RALPH -         Siamo usciti dalla fase depressiva, è questo che conta. Lei vada a finire il suo lavoro; il mio è quasi terminato.

CAMERIERE - (Perplesso) Io sono meno tranquillo di lei. Non so perché, ma io mi sento meno tranquillo di lei.

(Il cameriere scompare nel bagno. Ralph torna verso François, scuotendo il capo)

FRANÇOIS -   Lei andava ogni giorno nello studio di lui, e si stendeva sul suo divano. Di regola, lui sarebbe dovuto restare seduto in poltrona, accanto a lei, a prendere appunti. È così che si fa, di solito: lo psichiatra nella sua poltrona e la paziente sul divano. È così che si fa, no?

RALPH -         Si calmi…

FRANÇOIS -   E invece, no! Da lui è diverso! Da lui, tutti e due sul divano! E a me costava sessanta euro all’ora!

RALPH -         Non si arrabbi, via…

FRANÇOIS -   E io credevo che lei gli raccontasse i suoi ricordi d’infanzia! A me questo diceva lei! Che si stendeva sul divano e che gli raccontava i suoi ricordi d’infanzia! Mi diceva: “Non è un uomo; è un orecchio!” Un orecchio, un cavolo! (Il cameriere entra dal bagno)

CAMERIERE - Ecco, ho fatto quello che ho potuto; spero che tenga.

RALPH -         Perfetto!

CAMERIERE - No, io trovo che non è perfetto per niente! L’idraulico non può venire prima del tardo pomeriggio e bisognerà che io venga continuamente a controllare che non perde. E con tutto il lavoro che c’è oggi, l’ultima cosa che avrei voluto fare è passare il mio tempo nel vostro bagno!

RALPH -         Lo so, è una seccatura, però…

CAMERIERE - (Si ferma davanti a François) E vorrei anche sbarazzami di quest’altro problema.

RALPH -         Ma le dico che è praticamente risolto…

CAMERIERE - Mi dia retta: se si è ripreso, è meglio che se ne vada. Staremmo più tranquilli; sia lei che io. (Il cameriere esce. Ralph prende su la sua valigia)

RALPH -         Bene, allora io vado…

FRANÇOIS -   (Triste) Io non volevo venire a importunarla qui; è il mio lavoro che mi ha portato in questa città. E allora non ho resistito; le ho scritto prima di partire: “Amore mio, non posso vivere senza di te…”

RALPH -         Io me ne vado, arrivederci… (Va verso la porta)

FRANÇOIS -   Una bellissima lettera, molto commovente, perfino patetica. (Tira fuori un foglio spiegazzato dalla tasca) Ho conservato la brutta copia; gliela leggo…

RALPH -         Ha capito? Io vado! Arrivederci!

FRANÇOIS -   Come arrivederci? Non può aspettare un momento?

RALPH -         No, io rinuncio, vado a dire al cameriere di chiamare la polizia! Basta, non ne posso più, sono stufo!

FRANÇOIS -   (Legge) “Amore mio, Louise mia, io non posso vivere senza di te…” (Ralph torna verso di lui e gli strappa la lettera dalle mani)

RALPH -         Ha capito o no? Io me ne vado!

FRANÇOIS -   Mi ridia quella lettera, la prego.

RALPH -         (Butta la lettera sul letto) Lei non mi sta a sentire, non vuole che io l’aiuti, perciò la saluto! Addio! (François non risponde. Ralph fa finta di uscire, ma ci ripensa) Se preferisce ritrovarsi in ospedale, faccia pure! Ma lì faranno presto a metterle la camicia di forza, perché il ricatto del suicidio non funziona con loro! Ecco! E adesso, auguri! (Ralph apre la porta. François non reagisce. Ralph richiude la porta) Ma insomma, santa Madonna, vuole capire o no che arriveranno gli sbirri e che la porteranno via?!

FRANÇOIS -   Balle. Gli sbirri non hanno motivo di venire qui. Non ci sono prove del mio suicidio: non sono morto; non sono nemmeno ferito.

RALPH -         L’albergo è tenuto a fare una denuncia. Il cameriere non l’ha ancora fatta perché io gliel’ho impedito. Se io smetto di fare pressione su di lui, lei si ritrova al commissariato in cinque minuti. È forse questo che vuole?

FRANÇOIS -   Ma no, per niente. Non ho nessuna voglia di andare al commissariato.

RALPH -         Faccia ancora l’idiota davanti al cameriere e ci andrà di sicuro. (François si alza e fa qualche passo per la stanza con aria assorta)

FRANÇOIS -   È vero che non ci sono prove del mio suicidio.

RALPH -         Non è questo il problema…

FRANÇOIS -   Ma sì, invece! È per questo che nessuno mi prende sul serio! E nemmeno lei mi crederà! Anche lei penserà che sto facendo un ricatto, che è tutta una messa in scena! (Va ad aprire la sua valigia e tira fiori un necessaire)

RALPH -         Che cosa fa adesso?

FRANÇOIS -   Se lei mi trova qui che chiacchiero tranquillamente come vuole che creda che volevo morire per lei? (Tira fuori un rasoio dal necessaire) Io mi suicidio e voi chiamate l’idraulico: non è mica normale! (François si dirige verso il bagno col rasoio. Ralph gli salta addosso e lo immobilizza)

RALPH -         Dia qua quel rasoio!

FRANÇOIS -   (Divincolandosi) Le faccio vedere io se è una messa in scena!

RALPH -         (Cerca di togliergli il rasoio) Mi dia qual rasoio, porca troia!

(Entra il cameriere con una scopa-spugna)

CAMERIERE - Beh?… Ma che succede?

(Ralph e François si separano e si voltano verso il cameriere, a disagio)

RALPH -         Niente, niente. Va tutto bene.

CAMERIERE - (A François) Lei che ci fa con quel rasoio?

RALPH -         La barba.

CAMERIERE - Come?

RALPH -         Che vuole che ci faccia con un rasoio? La barba!

CAMERIERE - Come sarebbe, la barba? Voi due stavate lottando!

RALPH -         Ma chi? (A François) Stavamo lottando?

FRANÇOIS -   Chi, noi? No, ma che strana idea!…

RALPH -         Ci spintonavamo un po’, tutto qua…

FRANÇOIS -   Amichevolmente…

CAMERIERE - (A Ralph) A lei sembra una cosa intelligente, spintonare uno che si fa la barba?

RALPH -         Giusto. A pensarci bene, è una cosa imprudente.

FRANÇOIS -   Effettivamente, avrei potuto tagliarmi.

RALPH -         Forse è meglio che lei abbia finito di farsi la barba prima di ricominciare a scherzare.

FRANÇOIS -   Ci metto un minuto; torno subito. (Va verso il bagno. Ralph gli piomba addosso e lo blocca)

RALPH -         (Contratto) Le presto il mio rasoio elettrico.

FRANÇOIS -   Non riesco a radermi col rasoio elettrico.

RALPH -         È questione di abitudine, sa.

FRANÇOIS -   Ci ho provato, mi scortica la faccia.

RALPH -         Davvero?

CAMERIERE - (Si arrabbia) Ma che vi state inventando, voi due?! (A Ralph) Lei mi ha detto che lui se ne andava; che ci fa ancora qui?

(Con mossa rapida. Ralph sottrae il rasoio a François e si avvicina al cameriere)

RALPH -         Lei sta cominciando a darmi sui nervi.

CAMERIERE - Ah, io le do sui nervi! Va bene, adesso avverto il direttore e poi vediamo se le do ancora sui nervi! (Va verso la porta con passo deciso)

RALPH -         Già che c’è, gli dica anche che lei ha preso dei soldi per tenere la bocca chiusa.

CAMERIERE - (Si blocca) Come?

RALPH -         È passato un bel po’ di tempo da quando si è suicidato, forse troveranno strano che lei si scateni soltanto ora!

FRANÇOIS -   Un’esitazione di mezz’ora, effettivamente, non è poco…

CAMERIERE - (Indignato) Ma è lei che mi ha dato dei soldi perché io…

RALPH -         (Interrompendolo) Appunto. Vada a spiegarlo al direttore. (Il cameriere esita un istante e torna lentamente verso il bagno)

CAMERIERE - (In tono piatto) Non sgocciola più. Lascio qui la scopa e torno tra poco.

RALPH -         Ecco, bravo. Arrivederci. (Il cameriere riparte verso la porta e si rivolge a Ralph)

CAMERIERE - Ci sono trentasette alberghi in città, senza contare le pensioni e le case private, e dovevate capitare proprio a me!

(Il cameriere esce. Ralph si rivolge a François)

RALPH -         Bene, e adesso ci facciamo una bella chiacchierata, noi due! (François va a sedersi sul letto)

FRANÇOIS -   Se è per sgridarmi, lasci perdere. (Ralph va a sedersi accanto a François)

RALPH -         No, vorrei parlarle dei miei problemi, per cambiare.

FRANÇOIS -   (Sorpreso) I suoi problemi?

RALPH -         Sì, ne ho anch’io, pensi un po’! E lei mi può aiutare.

FRANÇOIS -   Aiutarla, io?

RALPH -         Ho bisogno della stanza. (François non risponde e si allunga sul letto. Ralph si alza) Io non posso metterla fuori, e questo lei lo sa. Non si può costringere ad andarsene uno che vuole morire. E allora glielo dico con franchezza: io ho bisogno subito di questa stanza.

FRANÇOIS -   (Si mette a cantare) “Capri: ora è finita; e dire che era il posto del mio primo amore. Capri, ora è finita…”

RALPH -         (Sbalordito) Che c’è adesso?

FRANÇOIS -   (Cantando)’Non credo che ci tornerò mai più…”

RALPH -         Ma che cosa le prende?

FRANÇOIS -   (Nostalgico) Era il successo di quella estate, cinque anni fa. Mi ricordo che la cantavano tutti, e io le regalai il disco… Lei era così contenta, la faceva impazzire questa canzone… Amore mio… (Canta) “Capri: ora è finita; e dire…”

RALPH -         (Afferra François per il bavero della giacca) Mi sta a sentire o no, porca troia! Ho detto che ho bisogno della stanza!

FRANÇOIS -   Perché?

RALPH -         A lei cosa importa?! Non ho intenzione di raccontarle la mia vita privata. Lei non ha nessun motivo di restare qui, e a me, invece, serve la stanza! Mi faccia il piacere!

FRANÇOIS -   Ma volentieri; gliela lascio volentieri questa stanza.

RALPH -         (Sollevato) Ah, bene, stupendo… grazie. (Va a prendere la valigia di François) Dirò al mio amico di accompagnarla dove vuole lei…

FRANÇOIS -   (Sedendosi) Lei ci è mai stato a Capri?

RALPH -         No… Coraggio, vada!

FRANÇOIS -   Nemmeno io… È strana l’importanza che può avere una canzone nella vita: tutt’a un tratto, risuscita il passato. (Canta) “Capri: ora è finita, e dire…”

RALPH -         (Interrompendolo) Va bene, andiamo ora, canterà in macchina. (François non si muove) Allora? Che cosa aspetta?

FRANÇOIS -   Le telefoni.

RALPH -         Come?

FRANÇOIS -   La chiami e le dica che mi sono ucciso per lei.

RALPH -         (Molla la valigia) Ma sta scherzando!

FRANÇOIS -   (Si alza) Lei verrà; se è una terza persona a chiamarla, lei verrà. Non può fare diversamente. E, dopo, me ne andrò, glielo giuro.

RALPH -         Ma non ci penso nemmeno a chiamare quella poveretta; se lo scordi!

FRANÇOIS -   Le ci vogliono dieci minuti per attraversare la città, e io me ne andrò subito con lei. Tra dieci minuti la stanza sarà tutta sua.

RALPH -         E se non è in casa?

FRANÇOIS -   A quest’ora c’è di sicuro. La prego, è l’ultima cosa che le chiedo.

RALPH -         Non ci penso nemmeno!

FRANÇOIS -   Va bene. (Si sdraia, fischiettando “Capri…”)

RALPH -         Basta!

FRANÇOIS -   Non le piace questa canzone? (Ralph sta per afferrare François alla gola, ma si trattiene e fa qualche passo per la scena, furibondo)

RALPH -         Ci metterà un secolo per arrivare qui!

FRANÇOIS -   Dieci minuti al massimo. Le prometto che sarà tutto fatto in dieci minuti. (Ralph riprende a passeggiare avanti e indietro) Non sono tanti dieci minuti…

RALPH -         (Bruscamente, dopo una pausa) Com’è il numero?

FRANÇOIS -   (Si tira su, molto animato) Settantasette. Chieda della signora Pignon. Pignon, P come patata, I come insalata, G come…

RALPH -         (Interrompendolo) …gastronomia! Basta! (Solleva il telefono)

FRANÇOIS -   E, soprattutto, non le dica che sono fuori pericolo, eh! Lei deve pensare che io sia tra la vita e la morte.

RALPH -         Pronto? Mi dia il 77.

FRANÇOIS -   (Tra sé e sé) Io resto qui sdraiato; lei avrà sicuramente uno shock a vedermi steso lì, tutto pallido… Mi tirerò su a fatica e mormorerò debolmente: “Louise”… e il mio sguardo sarà pieno di tristezza…

RALPH -         (Urlando) Basta! (Al telefono) Vorrei parlare alla signora Pignon… È una cosa personale… Ah, non c’è? E a che ora torna?… Ah, bene. (Copre il ricevitore con la mano e si rivolge a François) È uscita!…

(François si alza di colpo e gli strappa di mano il telefono)

FRANÇOIS -   Pronto? Sono un amico di suo marito e chiamo per dire che si è suicidato. La signora deve venire urgentemente all’Hotel du Commerce… No, non è morto, ma non sta niente bene…

RALPH -         (Cerca d’interrompere la comunicazione) Ma che cosa gli va a dire?!

FRANÇOIS -   (Al telefono) Esatto, urgentemente. (Riattacca)

RALPH -         Lasci stare, santa Madonna! Se non c’è, non c’è!

FRANÇOIS -   (Soddisfatto) Era Wolf. Sono sicuro che era Wolf.

RALPH -         Magari torna nel tardo pomeriggio! Non penserà mica di stare qui ad aspettarla tutto il giorno?

FRANÇOIS -   Sarà morto di paura, il dottor Wolf! (Ridacchia)

RALPH -         (Lo afferra per il bavero della giacca) Mi vuole rispondere, porca troia?!

FRANÇOIS -   (Si libera) Ma no, torna subito, stia tranquillo; sarà uscita un attimo a fare un po’ di shopping…

RALPH -         Macché, quella è a cavallo!

FRANÇOIS -   (Sorpreso) Come?

RALPH -         È andata a cavallo! È andata al maneggio; ne avrà per almeno un’ora! Me l’ha detto lui!

FRANÇOIS -   (Bruscamente raggelato) Perché va a cavallo?

RALPH -         E che ne so, io? Perché le piace, forse!

FRANÇOIS -   (In tono piatto) Abbiamo vissuto insieme cinque anni e non è mai montata su un cavallo… In cinque anni di vita in comune non l’ho mai vista su un cavallo, mai.

RALPH -         E allora? Dov’è il problema?

FRANÇOIS -   È lui! È lui che me l’ha messa su un cavallo, quel pervertito! Ah, non mi sorprende mica, sa!

RALPH -         Ma non c’è niente di perverso, santa Madonna!

FRANÇOIS -   Me la farà ammazzare, quel maniaco! (Si lascia cadere sul letto) La mia povera cara!

RALPH -         (Con la voce tremante) Stia a sentire…

FRANÇOIS -   (Cambiando tono) Com’è fisicamente?

RALPH -         Eh?

FRANÇOIS -   Lei lo ha visto: com’è?

RALPH -         Ma… non so… alto, bruno, robusto…

FRANÇOIS -   Che orrore! Uh!…

RALPH -         (Esasperato) Qui si sta esagerando!…

FRANÇOIS -   Lei nemmeno s’immagina com’era delicata. Io non facevo altro che curarla, perché era tanto cagionevole… Mi ricordo che andavamo in farmacia insieme, e io le dicevo: “Scegli quello che vuoi, amore mio, non avere paura, prendi pure le cose più care…” (Ralph, al limite, comincia a scuoterlo)

RALPH -         Basta! Basta! Basta! Basta! Basta! (Ralph molla François, che si allontana da lui, stupefatto) Sono stufo, capito? Stufo! Lei deve togliersi dalle scatole!

FRANÇOIS -   Ma che cosa le prende?

RALPH -         Ho fatto quello che lei mi ha chiesto: ho telefonato alla clinica. Lei ha detto che se telefonavo alla clinica, poi se ne andava; bene, allora, fuori dalle palle!

FRANÇOIS -   No, io le ho detto che sarei andato via con lei…

RALPH -         Lei sta andando a cavallo! Perciò, se ci tiene tanto a raccontarle le sue storie di cornuto, vada a cercarla al maneggio! Ma fuori di qui, perché io ne ho fin sopra i capelli di tutta questa pagliacciata!

FRANÇOIS -   (A bassa voce, dopo una breve pausa) Me ne vado.

RALPH -         Capito? Ne ho fin qua sopra!

FRANÇOIS -   (Più forte) Me ne vado.

RALPH -         (Un po’ sorpreso) Ecco, è la cosa migliore! (Più calmo) Non è certo piantando le tende qui che riuscirà a risolvere qualcosa.

FRANÇOIS -   (Senza livore) Finalmente, lei potrà riavere la sua stanza. (Ralph, a disagio, va ad aprire la porta. François lo osserva, senza muoversi)

RALPH -         Scendiamo insieme, e le presento il mio amico. (Prende la valigia di François) Lui conosce bene la città… (Ralph, avvicinatosi a François per prendere la valigia, ora gli volta le spalle, tornando verso la porta) Ed è molto disponibile. (Alle spalle di Ralph, François attraversa silenziosamente la scena ed esce, ma dalla finestra. Scavalca il balcone e scompare sul cornicione, invisibile dalla platea. Ralph, credendo che François lo segua, si volta) Volendo, potreste andare a… (Si rende conto che non c’è nessuno) Porca troia! (Si precipita verso la finestra) Pignon! (Si sporge) Pignon, ma che fa! È impazzito, si sfracellerà! (François appare nel riquadro della finestra)

FRANÇOIS -   Verrà a sapere della mia morte mentre cavalca. (Ralph cerca di afferrarlo, ma François sparisce di nuovo)

RALPH -         (Stravolto) Pignon, la prego, rientri, non stia su quel cornicione, è pericoloso!… Torni qui, non ci facciamo riconoscere!… La smette un momento di fare l’imbecille?!

FRANÇOIS -   (Riappare nel riquadro) Vada a cercarla.

RALPH -         Cosa?

FRANÇOIS -   Vada a cercarla. Non ci saranno tanti maneggi in questa città.

RALPH -         (Afferra un braccio di François) Ma perché io? Perché non ci va lei? È più normale che ci vada lei a cercarla.

FRANÇOIS -   (Freddo) Mi lasci, o mi butto. (Ralph lo lascia precipitosamente) Non ha altro da dirmi?

(Supplice) Pignon, ci stanno guardando, la strada è piena di poliziotti; torni dentro, la prego! (François scompare di nuovo. Gridando) Pignon!…

(Entra Felix agitatissimo)

FELIX -           Ma che fa quello sul cornicione! È fuori di testa!

RALPH -         (Grida a François, ancora invisibile) Stia fermo dov’è; sistemeremo tutto. (Si precipita verso Felix) Corri a cercare sua moglie che sta andando a cavallo.

FELIX -           (Sbalordito) Come?

RALPH -         (Con voce tremante) Non fare domande, si chiama Louise Pignon ed è al maneggio.

FELIX -           Al maneggio?

RALPH -         Sì. Non ce ne saranno tanti di maneggi in questo buco. Informati e portala qui il più presto possibile; Louise Pignon!

FELIX -           Louise Pignon.

RALPH -         Esatto. Dille che suo marito s’è suicidato; presto, corri! (Felix accenna un movimento verso la porta, poi si volta verso Ralph)

FELIX -           Ma che ci fa lei su un cavallo mentre suo marito si butta dalla finestra?

RALPH -         Se ti metti a fare domande cretine, è finita! È finita!

FRANÇOIS -   (Gridando, da fuori) Allora?

RALPH -         (Si precipita verso la finestra) Fatto, fatto! Stia tranquillo, è tutto a posto. (Inquieto) Che cosa fa con quel piede? Lo rimetta sul cornicione! (Implorando) La prego, non si sporga cosi con quel piede: è pericoloso, può cadere!

FELIX -           (Si avvicina alla finestra, interessato) Che cosa fa col piede?

RALPH -         (Si volta verso Felix) Sei ancora qui, tu?! (Lo spinge verso la porta) Ti vuoi sbrigare, porca troia?!

FELIX -           (A bassa voce) Pensavo di nascondermi e aspettare che venisse a tiro per puntargli la pistola alla schiena.

RALPH -         Per fare cosa?

FELIX -           Per farlo rientrare!

RALPH -         Minacciandolo di che, imbecille? Di morte?

FELIX -           (Si ferma sulla soglia della porta) Allora lo stendo e lo sbattiamo nel bagno?

RALPH -         È allagato il bagno, e il cameriere fa avanti e indietro con lo strofinaccio. Siamo incastrati, ti dico!…

FRANÇOIS -   (Grida, da fuori) Ahi!

RALPH -         (Si precipita verso la finestra) Porca troia!

FRANÇOIS -   (Appare nel riquadro) Non è niente, ho sbattuto contro la grondaia, sono il solito maldestro. (Scompare)

RALPH -         (Esasperato) Insomma, la finiamo con questa buffonata; si o no?! Sua moglie sarà qui tra cinque minuti, ho mandato il mio amico a cercarla; torni dentro, adesso! Ma tenga i piedi sul cornicione, perdio! Cosa fa con quel piede?!

FELIX -           (Si avvicina, interessato) Ricomincia col piede? (Ralph si lancia contro Felix, che si scansa rapidamente) Va bene, vado, vado… (Felix si ferma sulla soglia della porta e si volta verso Ralph) Il corteo non dev’essere lontano ormai, non ci resta tantissimo tempo… (Ralph gli sbatte la porta in faccia e si volta verso la finestra. François entra scavalcando la finestra. Evitando di guardare Ralph, va a sedersi sul letto. Ralph si lascia cadere su una poltrona)

FRANÇOIS -   (Dopo una pausa) Gliene do di fastidio, eh?

RALPH -         (In tono piatto) Può dirlo forte!

FRANÇOIS -   È un tipo serio, il suo amico?

RALPH -         Come?

FRANÇOIS -   Andrà dritto al maneggio, vero? Ci possiamo fidare, vero?… Mi scusi se lo metto in dubbio, ma io non lo conosco quello…

RALPH -         (In tono piatto) Mi faccia il favore.

FRANÇOIS -   No, perché io ho un amico che promette qualsiasi cosa, poi, dopo un paio di bicchieri, si dimentica tutto. È una brava persona, ma guai se passa davanti a un bar: è la fine, non guarda più in faccia nessuno…

RALPH -         (Con voce sorda) Stia zitto.

FRANÇOIS -   (In tono solenne) Ad ogni modo, volevo dirle che non dimenticherò mai quello che lei ha fatto per me. Se esco vivo dalla crisi che sto attraversando, mi ricorderò sempre che lo devo a lei. (Ralph tamburella con le dita sul bracciolo della poltrona, l’aria affranta. François si alza) Mi tremano le gambe. È strano, sul cornicione non ho sentito niente; è nel risalire che ho provato lo choc.

RALPH -         È nello scendere che fa più male. (François si risiede, impressionato)

FRANÇOIS -   È vero, è orribile… mi sarei sfracellato al suolo e quella sarebbe stata l’ultima visione che lei avrebbe avuto di me: un grande corpo spiaccicato per terra. (Ralph si agita nella poltrona) Lei arriva, io sono disteso sul marciapiedi, tutti gli arti dislocati. Solo il viso è intatto; il viso sul quale aleggia uno strano sorriso… (Ralph si alza, visibilmente esasperato. François continua a vaneggiare ad alta voce) Lei si getta su di me, gridando: “ François, perdono, perdono!…”

(Ralph, al limite della sopportazione, va ad accendere la radio. La voce del cronista copre la parte finale della battuta di François)

VOCE CRONISTA - …e, dispersa la manifestazione, il corteo è potuto procedere senza intoppi fino a Montcoulèche, che, ve lo rammento, è l’ultima tappa prima di Maubeuge. Di conseguenza, il programma è stato rispettato e, quindi, il corteo raggiungerà le porte di Maubeuge soltanto alle ore sedici, come previsto. E ora le notizie di politica internazionale…

(Entra il cameriere, molto agitato, con in mano uno striscione gigante con la scritta: “Benvenuto a Maubeuge ”. Ralph, sorpreso, spegne la radio)

RALPH -         Che altro c’è, adesso?!

CAMERIERE - Ci sono i poliziotti di sotto. Volevano salire, ma io li ho fermati. Ah, certo che mi avete messo in un bel pasticcio, voi due!

RALPH -         I poliziotti?

CAMERIERE - Sì, due agenti in borghese. Gli hanno segnalato che c’era un uomo sul cornicione. (A François) Allora, facciamo l’acrobata, adesso? (François non risponde. Il cameriere va verso di lui, furibondo, mentre Ralph si ritira prudentemente verso la porta. A François) Era lei che faceva il cretino sul cornicione, eh? (A Ralph) È così che lo tiene d’occhio, lei? (Ralph si ferma presso la porta e si volta verso il cameriere)

RALPH -         (Indicando lo striscione) Che cos’è quella roba?

CAMERIERE - Ho dovuto inventarmi qualcosa per giustificare il fatto che questo suonato passeggiava sul cornicione!

FRANÇOIS -   Non offenda, per favore.

RALPH -         (Al cameriere) E che cosa s’è inventato?

CAMERIERE - Ho detto ai poliziotti che stava prendendo le misure per mettere lo striscione. (Ralph torna verso il cameriere, con fare interessato)

RALPH -         Mica male!

FRANÇOIS -   Sì, niente male come pensata.

RALPH -         (Al cameriere) E loro se ne sono andati?

CAMERIERE - Ma no, sono di sotto che aspettano!

RALPH -         Che cosa aspettano?

CAMERIERE - Che si metta su lo striscione!

RALPH -         Sì, certo… Comunque, rallegramenti: ha avuto un’ottima ispirazione.

FRANÇOIS -   Davvero, una bella pensata.

CAMERIERE - È stata una fortuna avere quest’affare sottomano. Dovevo metterlo su stamattina, ma non ne ho avuto il tempo.

RALPH -         (Pieno di brio) Bene, non ci resta che metterlo su adesso!

CAMERIERE - Abbiamo tutto l’interesse a sbrigarci.

RALPH -         Detto, fatto! (Spalanca la finestra e si fa da parte per lasciare spazio al cameriere) Al lavoro!

CAMERIERE - Non penserà mica che ci vada io a metterlo su?

RALPH -         (Si blocca) Come?

CAMERIERE - Ma lei l’ha visto quel cornicione? Bisogna essere pazzi per salirci sopra! Io non voglio mica sfracellarmi!

FRANÇOIS -   Che cos’ha quel cornicione?

RALPH -         Giusto: che cos’ha?

FRANÇOIS -   (A Ralph) Lei lo trova stretto?

RALPH -         Per niente!… Diciamo che non è larghissimo come cornicione, ma stretto no di sicuro.

CAMERIERE - Ah, sì?

FRANÇOIS -   Ma sì!

RALPH -         Eh!

CAMERIERE - (Gli porge lo striscione) Bene, ci vada lei, allora.

RALPH -         Io? No, ma è pazzo? Non penserà mica che mi metta a fare il suo lavoro, adesso?!

CAMERIERE - Mi dispiace, ma questo non è il mio lavoro: sono cameriere ai piani, io, mica equilibrista!

FRANÇOIS -   (Prende lo striscione dalle mani del cameriere) Dia qua, io ci sono abituato.

RALPH -         (Strappandogli di mano lo striscione) Ah, no, non ci riprovi, lei!

CAMERIERE - Sì, lei la smetta!

FRANÇOIS -   Ma via, dia qua, vi prometto che non mi butterò…

RALPH -         (Categorico) Lei non ci torna su quel cornicione.

CAMERIERE - Ecco, non insista, non serve a niente: lei non ci torna su quel cornicione.

FRANÇOIS -   (Si siede sul letto) Va bene.

RALPH -         (Al cameriere) Ha detto che doveva metterlo su stamattina.

CAMERIERE - Sì, ma mica al terzo piano! L’avrei messo su al primo piano, con una scala!

RALPH -         (Tira fuori dei soldi dalla tasca) Possiamo trovare un accordo…

CAMERIERE - No, non è questione di soldi, è che ho paura.

FRANÇOIS -   (A Ralph) È da stupidi: io lo facevo gratis!

CAMERIERE - (A Ralph) Quelli salgono, sa. Se continuiamo a perdere tempo, ci piombano qui!

RALPH -         E allora, scenda, porca troia! Vada a trattenerli!

CAMERIERE - (Indicando lo striscione) E questo?

RALPH -         (Furibondo) Quello cosa?! Lo metterò su io, visto che non lo fa nessuno!

FRANÇOIS -   Io le ripeto che sono…

RALPH -         (Gridando) No! (Il cameriere si avvia verso la porta)

CAMERIERE - Vado a dirgli che abbiamo appena finito di scriverlo e che c’è voluto tempo. (Apre la porta e si volta verso Ralph) Coraggio! (Il cameriere esce. Ralph si avvicina lentamente alla finestra, tirandosi dietro lo striscione)

FRANÇOIS -   Se mi permette di darle un consiglio, deve lasciarsi scivolare dolcemente attaccandosi al balcone, e quando arriva sul cornicione, eviti di poggiare il peso sulla grondaia.

RALPH -         (Con voce stanca) Mi lasci in pace!

FRANÇOIS -   Io conosco bene il tragitto: lei dovrebbe approfittare della mia esperienza.

(Ralph scavalca il balcone e scompare. François si avvicina alla finestra e si mette a dargli dei consigli con voce professorale)

FRANÇOIS -   Metta i piedi a papera e si abbassi! Ecco, così, bene!… Bene!… Dolcemente, si pieghi dolcemente! Ecco, bravo! Inspiri a fondo e butti fuori! Riprenda fiato! (Ralph appare nel riquadro della finestra, furibondo)

RALPH -         Le ho detto di lasciarmi in pace!

FRANÇOIS -   Ma…

RALPH -         Se non si allontana da questa finestra, torno dentro!

(François si scosta dalla finestra e va verso il letto)

FRANÇOIS -   (Dopo una pausa) È evidente che siamo un po’ sui nervi, tutti e due, e che non abbiamo un rapporto normale…Peccato, perché io la trovo simpatico… Davvero, sono sincero, mi piacerebbe rivederla… e, mi creda, non sono uno che lega facilmente… ho pochissimi amici…c’è un certo Balluchon, un compagno di reggimento che vedo raramente, e poi… Sì, c’è Balluchon… Sarà bene che lei mi dia il suo nome e indirizzo dopo, o un biglietto da visita, se ne ha uno. (François si alza e va a dare un’occhiata alla finestra) Tutto bene? (Torna verso il letto) È buffo, sa, ma io non mi rendevo conto che l’amavo fino a questo punto; l’ho capito solo quando lei m’ha lasciato… Non badavo molto a lei quando stavamo insieme. Mi ero abituato a vederla ogni giorno: era lì, e andava bene così, era mia moglie, insomma… E lei, è sposato lei? (Ralph non risponde. François ripete, più forte) E lei, È sposato lei? (Grida, allarmato) Ehi? (Si avvicina di più alla finestra, sempre più allarmato) Ehi? (Più forte) Ehi! (Guarda dalla finestra e distoglie lo sguardo, inorridito) Oh no!… Oh no!… Oh, cavolo!…

(Ralph entra dalla porta, in uno stato spaventoso. Ha il vestito strappato, è ricoperto di polvere e ha una delle sue scarpe in mano. Barcollando, va a crollare sul letto. François si precipita verso di lui, spaventato)

Si è fatto male? Mi sente? Si è fatto male? (Ralph non risponde. François, stravolto, corre al telefono) Un medico, presto!… (Solleva il telefono. Wolf entra in scena)

WOLF -           Che succede?

FRANÇOIS -   È caduto dalla finestra, chiamo un medico!…

WOLF -           Io sono medico. (Corre verso Ralph e gli prende il polso)

FRANÇOIS -   (Riattacca, sollevato) Oh, dottore, che fortuna!…

WOLF -           (Inquieto) È caduto dal terzo piano?

FRANÇOIS -   Sì, ma s’è fermato al secondo.

WOLF -           Cioè?

FRANÇOIS -   È atterrato sul balcone sottostante.

WOLF -           Ah bene. (Palpa Ralph) Pare che non abbia niente di rotto. I riflessi sono intatti, il respiro è regolare, mi sembra che non sia grave. (Si volta verso François) Ha avuto fortuna!

FRANÇOIS -   Ah, sì, se non si fosse fermato di sotto, adesso… È un miracolo che lei sia passato di qua in questo momento…

WOLF -           Sarei venuto prima, ma sono stato trattenuto alla clinica.

FRANÇOIS -   (Sorpreso) Come, sarebbe venuto prima?

WOLF -           Non è lei che mi ha telefonato?

FRANÇOIS -   Telefonato?

WOLF -           Qualcuno mi ha chiamato alla clinica poco fa per dirmi che Pignon (Indica Ralph) si era suicidato.

FRANÇOIS -   (In tono piatto) Lei è il dottor Wolf?

WOLF -           Sì. Lui le ha parlato di me?

FRANÇOIS -   (Dopo una breve pausa) Parecchio, sì.

WOLF -           (Scuotendo il capo) Poveretto!

FRANÇOIS -   Mi ha parlato anche di Louise.

WOLF -           Ah sì? (Si china di nuovo su Ralph) Me lo immagino quello che ha potuto dirle… Non riesce ad ammettere che la moglie non lo ama più. Vive con me da tre mesi, e siamo totalmente felici insieme. Ma questo poveretto non lo vuole accettare… Lei è un suo amico?

FRANÇOIS -   Non proprio, no… Lo conosco da poco meno di un’ora.

WOLF -           Dica la verità, non sarebbe stato meglio se fosse rimasto a casa sua? Qui c’è una donna che cerca di rifarsi una vita, di ritrovare il suo equilibrio, la gioia di vivere; e lui viene a buttare tutto per aria.

FRANÇOIS -   Ci si è buttato soprattutto lui per aria!…

WOLF -           Sì, appunto; e guardi quanto ci può danneggiare. (Apre la borsa e tira fuori una siringa ipodermica) Qui siamo in provincia, la gente è molto attaccata ai principi; ho già faticato molto per fare accettare il fatto che sposavo una divorziata; se ora il marito viene a suicidarsi sotto le nostre finestre, posso anche chiudere la clinica. (Tira su la manica a Ralph e solleva la siringa) Ah sì, ci può danneggiare molto…

FRANÇOIS -   Che cos’è quell’iniezione?

WOLF -           Un neurolettico… un tranquillante, se preferisce.

FRANÇOIS -   Un tranquillante?

WOLF -           Sì, per togliergli un po’ di aggressività.

FRANÇOIS -   Quale aggressività? Non è mica aggressivo, lui!

WOLF -           (Perentorio) Un suicida è un essere aggressivo verso se stesso, quindi bisogna calmarlo. (Ripone la siringa nella borsa) Ecco! Gli darà un po’ di sonnolenza nelle prossime ore, ma gli leverà la voglia di commettere altri attentati.

FRANÇOIS -   Ma lei non ha il diritto di addormentarlo, andiamo! Che cosa sono queste procedure!

WOLF -           Io non l’addormento; lo sedo. Gli avrei somministrato una dose meno forte se avesse avuto qualcosa d’importante da fare nel pomeriggio, ma questo, sicuramente, non è il caso suo.

FRANÇOIS -   (Indignato) E lei che cosa ne sa?

WOLF -           È un rappresentante di camicie: non occorre essere tanto svegli per fare questo mestiere.

FRANÇOIS -   (Furibondo) Ah, lei trova?!

WOLF -           Mi scusi, magari anche lei fa il rappresentante, non volevo offenderla: non esistono mestieri stupidi. (Tira fiori un ricettario dalla borsa) Gli prescriverò dei calmanti per via orale, per rinforzare l’azione della puntura. (Scrive la ricetta) Tre compresse al risveglio… anzi, no: cinque. (François l’osserva un attimo, poi gli si avvicina)

FRANÇOIS -   Vorrei farle una domanda.

WOLF -           (Senza smettere di scrivere) Prego.

FRANÇOIS - C’è una cosa che mi sfugge in questa storia…

WOLF -           Sì?

FRANÇOIS -   Perché la moglie l’ha lasciato?

WOLF -           (Smette di scrivere) Mi sembra chiaro, no? Basta guardarlo…

FRANÇOIS -   No, io lo sto chiedendo a lei: perché lo ha lasciato?

WOLF -           Perché lui è una schiappa.

FRANÇOIS -   (Accusa il colpo) Come, una schiappa?

WOLF -           Un poveretto senza ambizioni, un fallito.

FRANÇOIS -   Io non ho avuto affatto questa impressione…

WOLF -           (Incredulo) Sul seno? Lei lo trova brillante?

FRANÇOIS -   Non meno di alti…

WOLF -           Beh, lei è molto indulgente! La moglie mi ha raccontato degli anni passati con lui: una roba!…

FRANÇOIS -   Cioè, che roba?

WOLF -           Una roba noiosa, triste!

FRANÇOIS -   Ma non è vero, hanno passato dei momenti meravigliosi insieme!

WOLF -           Vedo che se l’è lavorato bene: l’ha indottrinato. Ha voluto farle credere che io sono un rovina-coppie. Beh, io posso dirle che non ho rovinato un bel niente, perché non c’è mai stata una coppia. I momenti meravigliosi esistono solo nella sua immaginazione.

FRANÇOIS -   E le vacanze che hanno fatto a Palma nel 98? E l’estate a Corfù nel Club Mediterrané? E la luna di miele in Corsica?

WOLF -           Tutti disastri.

FRANÇOIS -   Quali disastri? Che ne sa, lei? Non c’era mica lei!

WOLF -           Ma nemmeno lei! E io conosco la versione della moglie.

FRANÇOIS -   Lo ha detto lei che sono stati dei disastri?

WOLF -           Esperienze tristanzuole! E mi ha anche raccontato delle loro serate nel loro villino di Poissy. Con Balluchon, il compagno di reggimento. E quando Balluchon non veniva, accendevano la televisione. E l’accendevano anche quando veniva, perché non avevano niente da dirsi. Si rende conto? Cinque anni tra Balluchon e il tubo catodico: quale donna avrebbe resistito?

FRANÇOIS -   (Triste) È sicuramente una brava persona, quel Balluchon…

WOLF -           I compagni di reggimento, quando non si perdono in tempo di guerra, bisogna fare in modo di perderli in tempo di pace. È un atto di cortesia elementare nei confronti della donna che si sposa. (Prende su la sua borsa) Ecco, penso di avere risposto alla sua domanda.

FRANÇOIS -   E si diverte di più a Maubeuge, in un manicomio?

WOLF -           Prima di tutto, non si dice più manicomio, ma clinica psichiatrica; secondo: la nostra villetta è ben separata dal centro ospedaliero; e infine, Maubeuge è una cittadina molto divertente quando s’impara a conoscerla. (François si china su Ralph e appoggia l’orecchio sulla sua testa. Wolf lo osserva) Si direbbe che lei abbia della simpatia per lui. Non è cattivo; direi che è una brava persona, ma è tristanzuolo… quantomeno per una donna. Non ha un atomo di fantasia, non un briciolo di follia. Ci vuole un po’ di follia nella vita!

FRANÇOIS -   E certo: lei è psichiatra!

WOLF -           No, non è il medico che parla! Nemmeno una volta è riuscito a sorprenderla; nemmeno una volta ha saputo stupirla!

FRANÇOIS -   Non si è stupita che lui volesse morire per lei?

WOLF -           Ma no, questo è in linea col personaggio! È un debole, un mollaccione! (Indica Ralph) Lo guardi: si vede subito chi si ha davanti, no? D’accordo, fa parte del nostro mestiere dedurre il carattere delle persone dai loro tratti somatici, ma nemmeno un profano si sbaglierebbe davanti a una faccia simile! Ha visto il naso, il mento, le orecchie? Per lo psichiatra, è la tipica faccia del depressivo schizoide con tendenze morbose; per tutti gli altri, la faccia del cornuto! (Ralph si agita nel letto. Wolf indietreggia) Sarà meglio che vada prima che si svegli. (Raccoglie la borsa) Stia tranquillo: dovrebbe essere molto più disteso dopo la puntura. (Prende François per il braccio e lo conduce verso la porta) Io lei non la conosco, e pertanto, mi sono aperto con lei. Credo molto nella simpatia istintiva. Mi sono confidato dicendole fino a che punto siamo vulnerabili allo scandalo, Louise e io. (Apre la porta e si volta verso François) Se potesse impedirgli di nuocerci convincendolo a prendere il prossimo treno per Parigi, sarebbe stupendo… La ringrazio anticipatamente.

(Wolf esce, chiudendosi la porta alle spalle. François fa qualche passo per la scena, con aria incredula)

FRANÇOIS -   Che maiale! (Torna verso Ralph scuotendo il capo e si mette a pizzicargli le guance. Ralph si raddrizza a fatica)

RALPH -         (Completamente stordito) Eh?

FRANÇOIS -   Va meglio? Sta bene?

RALPH -         (Impastato e calmissimo) Va molto bene, la ringrazio.

FRANÇOIS -   Ha avuto un piccolo incidente poco fa, se lo ricorda?

RALPH -         Un piccolo incidente?

FRANÇOIS -   Sì: è caduto dalla finestra.

RALPH -         Caduto dalla finestra? (Ridacchia) E come ho fatto?

FRANÇOIS -   Stava sistemando uno striscione: “Benvenuto a Maubeuge”…

RALPH -         (Calmo) È passato?

FRANÇOIS -   Come?

RALPH -         Il corteo. È passato?

FRANÇOIS -   Non ancora, no.

RALPH -         (Con una calma al limite dell’indifferenza) Ah, bene. (Si rimette giù)

FRANÇOIS -   No, si deve alzare, adesso: mia moglie sta per arrivare!… Ha capito? Si deve alzare!

RALPH -         (Si raddrizza) Dov’è la mia valigia?

FRANÇOIS -   (Indicandola) È lì. Vuole che gliela porti?

RALPH -         Che ora è?

FRANÇOIS -   Le tre.

RALPH -         No, non mi occorre subito. La lasci dov’è, non c’è fretta. (Torna a sdraiarsi)

FRANÇOIS -   (Lo costringe a raddrizzarsi) Si alzi, via! Se ci trova lei sul letto, non ci capirà niente! Dovrei esserci io sul letto!… (Entra Felix. François s’immobilizza, gli occhi fissi sulla porta, ma Felix è solo)

FRANÇOIS -   Lei dov’è?

FELIX -           (A Ralph) Non è voluta venire. (François si siede lentamente accanto a Ralph, sconvolto. Felix continua a ignorarlo e a rivolgersi a Ralph) Le ho detto e ridetto che era una questione di vita o di morte, non è servito a niente, non è voluta… (S’interrompe perché la testa di Ralph ciondola lentamente sulla spalla di François) Beh?… (François respinge distrattamente Ralph che sorride beatamente)

FRANÇOIS -   È rimasta al maneggio? (La testa di Ralph ricade sulla spalla di François, che si scansa. Ralph si sdraia sul letto)

FELIX -           Ma, insomma… che sta succedendo?

FRANÇOIS -   (Si alza) Le ha detto che io stavo per morire, e lei è rimasta al maneggio?

FELIX -           (Si china su Ralph) Che cosa c’è?, Ehi!… Non ti senti bene?

FRANÇOIS -   Avrà avuto una reazione, no? Non l’avrà mica lasciata tornare indietro così!

(Ralph si raddrizza con difficoltà. Felix afferra François per il bavero della giacca)

FELIX -           (Duro) Che cosa gli è successo?

FRANÇOIS -   (Calmo) Mi lasci.

FELIX -           È stato lei a ridurlo così?

FRANÇOIS -   (Si divincola) Prima mi dica cos’è successo al maneggio!

FELIX -           (Furibondo) Non c’è niente da dire: l’ho trovata che cavalcava con una quindicina di marpioni e mi ha ascoltato con orecchio distratto!

FRANÇOIS -   Come, con orecchio distratto?

FELIX -           Non è nemmeno scesa da cavallo, ho dovuto correre dietro alla bestia!

FRANÇOIS -   No!

FELIX -           Sì. Non le interessava la mia storia: era già stata avvertita. Il suo amico l’aveva chiamata al maneggio per dirle che si occupava lui di tutto e che lei non doveva muoversi.

FRANÇOIS -   Le ha di nuovo impedito di venire, quel maiale!

FELIX -           Io non potevo mica portarla qui a forza; ero solo contro quindici cavalieri. (Ralph minaccia ancora di crollare. Felix lo soccorre prontamente)

FELIX -           Ma che cos’ha? Perché ride così?

RALPH -         Sono caduto dalla finestra. (Scoppia a ridere)

FRANÇOIS -   È vero. È caduto sul balcone di sotto mentre metteva uno striscione.

RALPH -         (Allegro) Dalla finestra! Oh-oh!

FRANÇOIS -   E l’amico di mia moglie gli ha fatto una puntura.

FELIX -           (Confuso) Eh?

FRANÇOIS -   Si chiama Wolf, ed è uno pieno d’iniziativa: prima mi ha rubato la moglie e poi ha fatto la puntura al suo amico.

FELIX -           Che puntura? Con che cosa?

FRANÇOIS -   Con un prodotto che si dà ai matti per calmarli… Almeno così ho capito io.

RALPH -         Ho perso una scarpa.

FELIX -           Porca vacca! (Felix si precipita al telefono, François si mette a passeggiare per la scena) Pronto? Vorrei del caffè molto forte alla 24… Più che può e più forte che può! (Riattacca)

FRANÇOIS -   A quello non gli ho spaccato la faccia perché pensavo che lei sarebbe venuta. Mi ha insultato per dieci minuti e poi se n’è andato tranquillamente.

FELIX -           (Torna verso Ralph e lo scuote) Ti hanno drogato! Mi senti? Ti hanno drogato!

RALPH -         Me l’hanno rubata. Mi hanno rubato una scarpa.

FELIX -           (Sconvolto) Porca vacca!… (Corre in bagno)

FRANÇOIS -   (A Ralph) Io sono una schiappa, un fallito, un poveretto senza ambizioni, e lei ha la faccia da cornuto. Ecco cosa pensa il dottor Wolf.

RALPH -         (Intontito) Non è gentile. (Felix rientra dal bagno con un bicchiere d’acqua)

FELIX -           (A François) Ha detto per quanto tempo fa effetto questa porcheria?

FRANÇOIS -   Mi ha detto che sono un debole, un mollaccione e un depressivo schizoide con tendenze morbose.

FELIX -           (Porge il bicchiere a Ralph) Tieni, bevi… (Ralph beve)

FRANÇOIS -   Sono vent’anni che lavoro per la stessa ditta; che forse un fallito lavora vent’anni per la stessa ditta? È lui, il fallito; io non mi guadagno da vivere sulla pelle dei matti!…

FELIX -           (A Ralph) Ti ho ordinato del caffè, arriva subito; ti passerà, vedrai…

FRANÇOIS -   E sono stato io a imporre la camicia di nylon ai grossisti del Sud-Ovest. Non sono una schiappa, non è vero…

FELIX -           (A Ralph) Come va? Ti senti meglio?

FRANÇOIS -   Non ci credevano alla camicia di nylon nel Sud-Ovest, e sono stato io a imporla…

(Si ode qualche nota della Marsigliese che esplode fuori. Felix si precipita verso la finestra, angosciato)

FELIX -           Porca vacca! (Felix si affaccia alla finestra. La Marsigliese si arresta per qualche battuta. Rassicurato, a Ralph) Non è niente, sono i musicisti che provano.

RALPH -         (Disteso) Molto bella.

FRANÇOIS -   (A Felix) Lo sa quanto ho dichiarato di reddito quest’anno? Dica una cifra.

FELIX -           (Respinge François) Mi lascia in pace: sì o no?!

FRANÇOIS -   Io non sono una schiappa; non è vero. E lei non si annoiava con me, si stava… si stava bene a casa nostra. (Ralph si sdraia di nuovo. Felix torna verso di lui)

FELIX -           No, non rimetterti giù; ti hanno drogato, devi stare sveglio!

FRANÇOIS -   (Triste) …si stava molto bene… (Mentre Felix scuote Ralph, François esce silenziosamente di scena. Né Felix né Ralph se ne accorgono)

FELIX -           Le ho chiesto per quanto tempo fa effetto questa porcheria!… (Non c’è risposta. Felix solleva il capo e cerca François) Dov’è andato?… (Va a dare un’occhiata in bagno e torna, sorpreso) Se n’è andato…

RALPH -         (Si tira su, incredulo) No… dev’essersi nascosto da qualche parte: in bagno, o sul cornicione…

FELIX -           Ma no! Se n’è andato! (Torna di nuovo a dare un’occhiata in bagno, poi rientra, molto animato) Se n’è andato! Meno male! Abbiamo almeno un’ora davanti a noi, potrai tranquillamente riprenderti; ti ho ordinato del caffè…

(La porta si apre ed entra François)

FRANÇOIS -   Non ne ho il coraggio… Volevo andare ad ammazzare Wolf, ma non ne ho il coraggio… Non ho più voglia di niente; né di vedere lei, né di ammazzare lui… Voglio solo dormire, dimenticare… (Va a sedersi sul letto, accanto a Ralph) Vi dispiace lasciarmi la mia stanza?

SIPARIO


SECONDO TEMPO

Ralph è steso sul letto, con gli occhi chiusi. François è seduto nella poltrona, con lo sguardo perso nel vuoto. Felix solleva il telefono.

FELIX -           Mi passi il 77… Pronto? Vorrei parlare col dottor Wolf… È una questione personale… Pronto, dottore, la chiamo a proposito del signore a cui lei ha fatto l’iniezione all’Hotel du Commerce… Eh, come sta: dorme! Dorme da venti minuti e io non riesco a svegliarlo!… Come, è normale? Non è per niente normale, non c’è motivo che dorma alle tre del pomeriggio!… Ma perché ha un lavoro da fare, porca vacca, non è mica venuto a Maubeuge per fare la siesta!… Lei gli fa un certificato medico? Ma chi se ne frega del suo certificato medico!… No, stia bene a sentire, dottore: adesso sono le tre, se tra un quarto d’ora non s’è svegliato, io chiamo un altro medico e gli racconto tutti i suoi intrallazzi di letto!… Ecco, bravo, sarà meglio; a tra poco! (Felix riattacca. François si alza a va a prendere la sua valigia) Che fa, se ne va?

FRANÇOIS -   Sì. (Si avvicina al letto) Non ho più niente da fare qui.

FELIX -           (Soddisfatto) Ma certo, starà meglio a casa sua!

FRANÇOIS -   (Chinandosi su Ralph) Volevo salutarlo…

FELIX -           Glielo saluto io, stia tranquillo… (Tende la mano a François) Be’, allora…buon rientro, eh!

FRANÇOIS -   (Stringendo la mano a Felix) Gli dica che… mi ha fatto piacere conoscerlo.

FELIX -           Sarà servito…

FRANÇOIS -   È un tipo in gamba… Credo di non aver mai conosciuto un tipo come lui.

FELIX -           Va bene, glielo dirò… Arrivederci!

FRANÇOIS -   Gli dica che, grazie a lui, non sono venuto a Maubeuge invano: ho trovato un amico. È la prima volta in tre mesi che ho avuto la sensazione di non essere solo… Ecco… Arrivederci.

(François si dirige lentamente verso la porta. Da fuori giungono le prime note della Marsigliese. Ralph schizza giù dal letto come una molla e si precipita verso la finestra. Felix e François si voltano, sorpresi. Felix reagisce per primo e si precipita verso Ralph)

FELIX -           Non è niente, tranquillo, 2. la banda che prova… (Lo riconduce verso il letto) Buono, non è niente… Non è niente, calma…

RALPH -         (Smarrito) Cos’è stato?… Che cos’ho fatto?…

FELIX -           Niente, non hai fatto niente, hai dormito, va tutto bene. Siamo a Maubeuge, sono le tre e tutto va bene.

RALPH -         (Assorto) Maubeuge… (Gira la testa e si accorge di François) Pignon!

FELIX -           Lui se ne va! Se ne va subito! È finita, se ne sta andando!

FRANÇOIS -   (A Ralph) Io volevo dirle…

FELIX -           (Lo interrompe) Lasci stare, glielo dirò io, per favore, vada, vada adesso!

(Bussano. I tre si voltano verso la porta)

FRANÇOIS -   Avanti. (Louise appare sulla porta. È in tenuta da cavallo) Louise!…

LOUISE -        Ciao, François. (A Ralph e Felix) Signori…

(Ralph e Felix non rispondono e guardano Louise senza espressione. Anche François rimane privo di reazione)

LOUISE -        (dopo una breve pausa, a François) Pensavo che fossi solo, sono… sono venuta dal maneggio… (Indicando la valigia di François) Te ne stavi andando?

FELIX -           Sì, sì, se ne sta andando!

FRANÇOIS -   (Scuotendosi) Ma nemmeno per sogno, non se ne parla proprio! (Prende su la valigia e la porta verso il guardaroba. Ralph e Felix lo seguono con lo sguardo, raggelati)

RALPH -         (Freddo) Che cosa fa, Pignon? (François sistema la valigia e si volta verso i due)

FRANÇOIS -   Bene, ecco fatto, vi ringrazio di avermi tenuto compagnia.

FELIX -           (Freddo) Come?

FRANÇOIS -   E adesso vi saluto, ci vediamo! (Ralph e Felix si scambiano un’occhiata. Felix si avvicina a François con aria minacciosa)

FELIX -           Ehi, ehi, un momento, un momento!…

RALPH -         (Trattiene Felix) Lascia stare! (A François) Si ricorda della promessa che mi ha fatto?

FRANÇOIS -   Cioè?

RALPH -         A proposito della stanza.

FRANÇOIS -   (Innervosito) Senta, scusi, sa, ma c’è qui mia moglie, capirà che non è il momento di!… (A Louise) Accomodati, mia cara, questi signori se ne vanno subito.

LOUISE -        Non posso restare tanto, François, solo cinque minuti.

RALPH -         (teso) Lei mi ha promesso di lasciarmi la stanza!

FRANÇOIS -   Sì, va bene, non c’è problema, io parlo un attimo con mia moglie, voi due aspettate giù al bar e io vi avverto quando abbiamo finito! (Spinge Ralph verso la porta)

RALPH -         (Si ferma sulla soglia) Adesso sono le tre e cinque; se alle tre e un quarto…

FRANÇOIS -   Va bene, va bene, d’accordo! (Spinge fuori Felix) Via, via, arrivederci! (Chiude la porta in faccia ai due e si volta verso Louise) Sono un po’ appiccicosi, ma simpatici.

LOUISE -        Chi sono?

FRANÇOIS -   Due amici…

LOUISE -        Non ho ben capito: perché vogliono la stanza?

FRANÇOIS -   No, è un accordo tra noi, niente d’importante… Gli serve un momento la stanza nel pomeriggio e a me fa piacere poterli accontentare. Sono due persone stupende, sai. Magari sembrano un po’ brutaloni a prima vista, ma tu non hai idea di quello che hanno fatto per me! Sono di una delicatezza, di una pazienza… (La porta si spalanca di colpo e Felix appare sulla soglia. Lancia un’occhiata sospettosa a François e a Louise e attraversa la stanza con andatura meccanica. François, sorpreso) Avete dimenticato qualcosa? (Senza rispondere, Felix prende la valigia di Ralph, lancia un’altra occhiata sospettosa a ai due ed esce con la stessa andatura meccanica)

FRANÇOIS -   Che ti stavo dicendo?… Ah, sì, è soprattutto l’altro che è delicato. Anche lui fa il rappresentante…

LOUISE -        (Cercando d’interromperlo) François …

FRANÇOIS -   Però sicuramente di prodotti di lusso. Io lo vedo molto bene negli articoli di profumeria, perché è riservato, distinto… e la sua camicia, l’hai vista la sua camicia? Seta naturale, polsini alla moschettiera e collo impunturato a mano! Ti assicuro che una camicia così va intorno ai centocinquanta euro a prezzo di lis…

LOUISE -        (Interrompendolo) François, io non ho molto tempo!

FRANÇOIS -   Ah, scusa, cara. Io parlo, parlo e… sono talmente contento che tu sia venuta…

LOUISE -        Io non volevo venire e te ne voglio molto per avermi forzato la mano.

FRANÇOIS -   Cosa? Io non ti ho forzato la mano…!

LOUISE -        Per favore, François, non fanno che annunciarmi che ti sei buttato dalla finestra: che significa questa commedia?

FRANÇOIS -   Non è una commedia, Louise, è una cosa seria.

LOUISE -        Ti sei buttato dalla finestra?

FRANÇOIS -   No, ma… mi sono impiccato allo scaldabagno.

LOUISE -        Come?

FRANÇOIS -   Mi sono impiccato allo scaldabagno con la corda del vasistas.

LOUISE -        E questa è una cosa seria, secondo te?

FRANÇOIS -   Louise, ti giuro su tutto ciò che ho di più caro che non l’ho fatto per scherzo.

LOUISE -        E io ti chiedo di farla finita con le tue acrobazie: non servono a niente e mi danno ai nervi.

FRANÇOIS -   E io voglio che tu capisca che non vivo più da quando tu sei partita da Poissy!

LOUISE -        Io, invece, non vivo più da quando tu sei arrivato a Maubeuge!

FRANÇOIS -   Allora vuol dire che sono i viaggi che ci fanno male. Se tu fossi rimasta a Poissy, non sarebbe successo niente.

LOUISE -        Sì, però io sono partita e sono partita per sempre. E voglio che tu mi lasci in pace adesso.

FRANÇOIS -   No, io ti amo, Louise, e tu devi tornare a Poissy perché non puoi lasciarmi così. Da tre mesi non faccio che comportarmi da idiota: piango davanti alla tua foto, ti scrivo lettere che poi strappo, e ascolto tutto il giorno “Capri, è finita”! Tu devi tornare, Louise, perché io non riesco più a lavorare, mi sto rincoglionendo! Ho ancora tutto lo stock del mese di settembre da smaltire; le mercerie del Sud-ovest e del Nord reclamano la mia biancheria da due mesi, ho ricevuto tre lettere di insulti dalla merceria di Charleville, sul buffet del salotto ci sono seicentoventicinque slip marca Canguro con taschino regolabile, tu devi tornare, Louise, tu non puoi lasciarmi così!

LOUISE -        Non t’innervosire, François, ti prego…

FRANÇOIS -   Si sfascia tutto da quando te ne sei andata, non funziona più niente: la porta della cucina mi è rimasta in mano!

LOUISE -        Com’è successo?

FRANÇOIS -   Non lo so, hanno ceduto i gangheri. E il cagnolino dei LeEvre è morto, schiacciato dal furgone delle Poste!

LOUISE -        Non a causa della mia partenza, comunque!

FRANÇOIS -   Non lo so… io posso solo dirti che sta andando tutto a scatafascio.

LOUISE -        Tu devi farti curare, François, sei in piena depressione…

FRANÇOIS -   No. Io non voglio farmi curare; voglio che tu torni a casa.

LOUISE -        Non se ne parla, e poi adesso devo andare. Se Edgar viene a sapere che sono venuta qui va su tutte le furie. Lui crede che io sia al maneggio in questo momento.

FRANÇOIS -   Non parlarmi di quello lì, per favore!

LOUISE -        Ma guarda che lui ha capito la situazione; ci è abituato ai depressi: li cura, è il suo mestiere.

FRANÇOIS -   Sta diventando il nostro medico di famiglia, infatti.

LOUISE -        Mettiti nei miei panni, François: io ero in grave imbarazzo. Tu lasci passare tre mesi e poi mi piombi all’improvviso qui a Maubeuge come un pazzo… Io non sapevo più che pesci pigliare, e così quando lui mi ha proposto di…

FRANÇOIS -   Non fa per te quel Wolf!

LOUISE -        Come?

FRANÇOIS -   Non fa per te, si vede subito. Non è raffinato, manca di… delicatezza.

LOUISE -        François, ti prego…

FRANÇOIS -   E poi dovresti dirgli che non si portano più da due anni le camicie col colletto abbottonato.

LOUISE -        Se mi hai fatto venire qui per parlarmi male di lui, preferisco andarmene. (Si dirige verso la porta. François la ferma)

FRANÇOIS -   No, aspetta!… Lui ha parlato molto male di noi, d’altronde!

LOUISE -        Cosa?

FRANÇOIS -   Mi ha raccontato i nostri anni di matrimonio. Tutto quello che tu non mi hai saputo dire quando vivevamo insieme, lui me lo ha spiattellato poco fa.

LOUISE -        Ma figurati!

FRANÇOIS -   E demolendo tutto quanto: le seratine nella nostra casetta di Poissy, Balluchon, il nostro viaggio di nozze, le nostre vacanze, tutto.

LOUISE -        Ma com’è possibile? Non parliamo mai di te in casa!

FRANÇOIS -   Cinque anni passati tra Balluchon e Zitrone: ecco come riassume la nostra felicità coniugale!

LOUISE -        Beh, insomma, ti dico che non parliamo mai di te!

FRANÇOIS -   Eppure lui era molto ben documentato.

LOUISE -        Non è possibile, ecco! (Fa qualche passo, l’aria sinceramente perplessa. Squilla il telefono. François va a rispondere)

FRANÇOIS -   Pronto?… Ma no che non ho finito. Sono passati appena cinque minuti!… Le ho detto che l’avverto io; lei è al bar?… Allora beva qualcosa sul mio conto e mi lasci in pace qualche secondo. (Riattacca, e si rivolge a Louise) È il rappresentante di profumi. Avrei dovuto farlo salire: lui ha assistito a tutta la scena. Ha anche lui ha la sua opinione su Wolf.

LOUISE -        È successo a Parigi, durante la mia terapia, adesso me ne ricordo. Certo che gli ho raccontato tutto, ma dal divano. Lui cercava le ragioni della mia depressione e io ho dovuto fornirgliele.

FRANÇOIS -   Forse, però, non era il caso di andargli a dire che sono un tipo tristanzuolo. (Louise non risponde. François va a sedersi sul letto)

LOUISE -        (Dopo una breve pausa) E ti ha ripetuto tutto quanto…

FRANÇOIS -   Sì. Magari si è riletto i suoi appunti prima di venire.

LOUISE -        (Assorta) Che vigliacco!

FRANÇOIS -   (Triste) Non volevo più vederti dopo la sua visita.

LOUISE -        Non devi prendertela, sai, ero molto depressa allora, mi sembrava che tutto fosse tristanzuolo. (François non risponde. Louise esita un attimo, poi gli si avvicina) Sai, non devi mica pensare che mi diverto da morire qui a Maubeuge…

FRANÇOIS -   (Risollevando il capo) Come?

LOUISE -        Dico che non è che ci si diverte da morire qui a Maubeuge.

FRANÇOIS -   Sul serio?

LOUISE -        Ah, perché, ti sorprende?

FRANÇOIS -   Beh, sì, mi hanno detto che è una cittadina molto divertente una volta che la si conosce.

LOUISE -        Chi te l’ha detto?

FRANÇOIS -   Wolf.

LOUISE -        Lui non soffre di depressione: è il minimo che possa dire.

FRANÇOIS -   Lo dici per consolarmi, ma non è vero: tu non ti annoi qui, fai una vita mondana, esci, vai a cavallo!…

LOUISE -        (Senza gioia) Sì, vado a cavallo.

FRANÇOIS -   E poi, Wolf ha dei rapporti sociali, chissà quante cene organizza, quanti ricevimenti… Sarai travolta dal vortice della vita!

LOUISE -        Se riesci a trovare una donna travolta dal vortice della vita qui a Maubeuge, segnalala all’Ente Turismo: le manderanno delle visite organizzate.

FRANÇOIS -   Però vi divertite, comunque. Edgar non accende la tivù la sera?

LOUISE -        Come no! Ne abbiamo una al plasma, figurati, bisogna approfittarne.

FRANÇOIS -   E poi, avrà degli amici Wolf, no?

LOUISE -        Certo: Nosberg. Invitiamo il dottor Nosberg ogni tanto. È un compagno d’università di Edgar. Fa il neurologo all’ospedale di Maubeuge, è un bravo ragazzo, un po’ strano, ma buono. Ha fatto una tesi sulla sessualità della Regina Vittoria. Edgar dice che è un po’ schizofrenico.

FRANÇOIS -   Sinceramente, chi è più divertente, Balluchon o Nosberg?

LOUISE -        Non lo so, guarda: si equivalgono. Balluchon parla di modellini di barche; Nosberg della Regina Vittoria. Argomenti non certo entusiasmanti per una donna! (Guarda l’orologio) Le tre e un quarto: devo andare, François.

FRANÇOIS -   Però ti fa fare dei viaggi. Non è che restate sempre qui a Maubeuge, cambiate aria ogni tanto…

LOUISE -        Siamo andati ad Anversa il mese scorso. A un congresso di psichiatria.

FRANÇOIS -   È bellissima Anversa. Le gite in barca, le cenette nei ristorantini del porto…

LOUISE -        Ah, certo: le cenette nei ristorantini del porto con trecento psichiatri!…

FRANÇOIS -   Come?

LOUISE -        Trecento ottantadue, per l’esattezza.

FRANÇOIS -   Ah, beh, allora!…

LOUISE -        Sì, ma questo non ha importanza, sai. Quando si vive con un uomo, ci si adatta, capisci? Tu facevi il rappresentante di camicie e io m’interessavo alle camicie…

FRANÇOIS -   E invece adesso t’interessi ai camici bianchi. Devo dire che ti adatti facilmente, comunque.

LOUISE -        Come tutte le donne, François. (François muove qualche passo per la scena, perplesso)

FRANÇOIS -   Allora non capisco.

LOUISE -        Cosa?

FRANÇOIS -   Perché sei venuta a infognarti in questo buco con quell’imbecille. Ha qualche qualità nascosta, per caso?

LOUISE -        No, non credo proprio. O se ce l’ha, la nasconde molto bene.

FRANÇOIS -   Allora perché?

LOUISE -        Non lo so…

FRANÇOIS -   Come sarebbe che non lo sai?

LOUISE -        Non me lo sono mai domandata… Non c’è mai un motivo chiaro, sai.

FRANÇOIS -   Louise, ti prego, cerca di darmi una spiegazione; è il minimo che tu possa fare.

LOUISE -        (Dopo una pausa) Forse perché non avevo capito che una donna è innamorata per tre mesi e disponibile in seguito. Non avevo capito che ci si mette insieme per partito preso. Io ho conosciuto Wolf e me ne sono innamorata. Fin qui niente di grave, ma poi è con lui che tutto a un tratto ho deciso di mettermi, senza sapere perché… E adesso ci devo restare, perché non posso mica passare la vita a rimbalzare da un rappresentante di camicie a uno psichiatra, da uno psichiatra a un ingegnere, da un ingegnere a un maestro d’equitazione…

FRANÇOIS -   (Sospettoso) Perché un maestro d’equitazione?

LOUISE -        Ho detto maestro d’equitazione, ma avrei potuto dire pittore, o professore di bridge…

FRANÇOIS -   No, tu vieni dal maneggio, forse non è casuale che hai detto maestro d’equitazione.

LOUISE -        François, per favore, sei assurdo, non vorrai farmi una scenata di gelosia, adesso!

FRANÇOIS -   Che cosa c’è tra te e il maestro d’equitazione?

LOUISE -        Ma niente!

FRANÇOIS -   Me lo giuri?

LOUISE -        (Dopo una breve pausa) Beh, veramente, s’è innamorato di me, ma io non ci sto. Lui vuole vendere il maneggio e portarmi a Libourne, dalla sua famiglia, ma io non ci penso nemmeno.

FRANÇOIS -   A Libourne?

LOUISE -        Sì, a Libourne, nella Gironda.

FRANÇOIS -   Ma così finirai col fare il Giro di Francia!

LOUISE -        No, adesso basta: non andrò né a Libourne, né a Poissy, resterò qui a Maubeuge. (Si dirige verso la porta) E adesso devo tornare a casa.

FRANÇOIS -   No, no, non te ne andare, non ho ancora finito, io!

LOUISE -        Ma io sì, François, e adesso sai tutto quello che volevi sapere: che Edgar non è il principe azzurro, che Maubeuge è una cittadina alquanto triste e che io sono una donna molto comune. E, credimi, sono sorpresa di averti detto queste cose; avrei dovuto raccontarti che Edgar è un amante favoloso e che io faccio una vita di sogno, anche se la mia vita non è affatto di sogno ed Edgar non ha niente di favoloso. Lui è un bravo ragazzone che studia il mio subconscio da tre mesi, di cui ha scoperto molto meno di quanto non abbia fatto tu oggi in dieci minuti. Ecco, e adesso, tu mi lasci andare senza fare altre stupidaggini. Non servono a niente, credimi, i drammi, i suicidi: non ne vale proprio la pena. (Riparte verso la porta)

FRANÇOIS -   Aspetta… (Louise si ferma. François va ad aprire la propria valigia e ne tira fuori un pacchetto avvolto in carta bianca) Sono dolcetti di mandorla, la specialità di Aix, dove te li ho presi tre mesi fa… Penso che siano ancora buoni. (Louise si avvicina a François, fissando la valigia, aperta verso il pubblico)

LOUISE -        Sono i tuoi pantaloni quelli appallottolati in quel modo? (Teneramente) Ma guarda, ridotti a uno straccio… (Prende i pantaloni e cerca di rimetterli in forma) Si vede che te la sei fatta da solo la valigia.

FRANÇOIS -   (Triste) Eh, be’, sì, per forza…

LOUISE -        (Con dolcezza) Dovevi appenderli, almeno, François, sono di alpaca… (Va ad appendere i pantaloni nell’armadio)

FRANÇOIS -   (Triste) È delicata l’alpaca.

LOUISE -        Ti sei un po’ organizzato a Poissy? C’è qualcuno che si occupa di te?

FRANÇOIS -   No.

LOUISE -        Ma devi trovarti qualcuno, non puoi stare da solo…

FRANÇOIS -   Io so che tu tornerai, tornerai perché io ti amo, Louise, e tu non mi puoi lasciare così.

LOUISE -        François, non ricominciare, per favore…

FRANÇOIS -   No, tu non mi puoi fare una cosa simile. (La porta si apre ed entra Wolf. Appare sorpreso di vedere Louise)

WOLF -           Che cosa ci fai tu qui?

LOUISE -        E allora… tu?

WOLF -           Io sono venuto a svegliare tuo marito. Ci ho passato la giornata in questo albergo! (A François) Buongiorno, signore. (Getta un’occhiata circolare intorno alla stanza) Lui dov’è?

LOUISE -        Lui chi?

WOLF -           Tuo marito, dov’è?

LOUISE -        Ma che ti succede, Edgar?

WOLF -           Come sarebbe che mi succede?

LOUISE -        Perché mi domandi dov’è mio marito?

WOLF -           Ma perché devo svegliarlo; gli ho fatto un neurolettico poco fa.

LOUISE -        Cosa?

WOLF -           Un’iniezione di tranquillante. Di solito è ben tollerata, ma pare che l’abbia addormentato. Secondo me, quello è anche alcolizzato.

FRANÇOIS -   (Risentito) Ma nemmeno per sogno!

WOLF -           Si è risvegliato? Dov’è andato?

FRANÇOIS -   Al bar.

WOLF -           Che vi dicevo? (A Louise) Ti avevo detto di non venirci qui; non puoi fare più niente per quel disgraziato.

FRANÇOIS -   Ma come si permette, insomma!…

LOUISE -        Che ti prende, Edgar, sei pazzo?

WOLF -           Perché?… Si può sapere che avete voi due?

FRANÇOIS -   (A Louise) È colpa mia, c’è un malinteso. Lasciaci soli cinque minuti, così chiarirò tutto.

LOUISE -        Un malinteso?

FRANÇOIS -   (Spinge fuori Louise) Sì, aspetta nella hall, bisogna che gli parli. (Louise esce. François chiude la porta)

WOLF -           (Sorpreso) Come mai lei dà del tu a mia moglie?

FRANÇOIS -   Si sieda.

WOLF -           (Alzando la voce) Con quale diritto dà del tu a mia moglie?

FRANÇOIS -   Perché è mia moglie. Sono io François Pignon.

WOLF -           Cosa?

FRANÇOIS -   Lei ha fatto un errore poco fa, ha fatto l’iniezione a un mio amico, un rappresentante di profumi.

WOLF -           Come?

FRANÇOIS -   C’è stato un qui pro quo: Pignon sono io.

WOLF -           (Incredulo) Ma che storia è questa?

FRANÇOIS -   Sarebbe troppo lungo spiegarle, e non è interessante… Non ne parli a Louise, siamo già abbastanza ridicoli così.

WOLF -           Insomma, io ho fatto l’iniezione a uno che era saltato dalla finestra!

FRANÇOIS -   Non l’ha fatto apposta e lei per poco non gli dava il colpo di grazia. Io le consiglio di filare, perché tra poco quello risale ed è piuttosto incavolato.

WOLF -           Ma… perché non me lo ha detto prima, allora?

FRANÇOIS -   (A disagio) Avevo le mie buone ragioni.

WOLF -           Quale ragioni?

FRANÇOIS -   Questo non la riguarda.

WOLF -           Però le indovino, sa.

FRANÇOIS -   Cioè?

WOLF -           Avevo cominciato a parlare di lei e questo la interessava. Lei mi ha spinto a continuare perché voleva farsi del male.

FRANÇOIS -   Guardi che non le ho chiesto un consulto…

WOLF -           Ma io glielo do lo stesso: è un atteggiamento morboso caratterizzato da masochismo e morbosità. Capisco che la turbi il fatto che sua moglie venga a saperlo.

FRANÇOIS -   Se ne vada.

WOLF -           Lei mi ha posto delle domande su di lei, su sua moglie, sulla vostra coppia, e si aspettava che io la massacrassi. Attento, vecchio mio, lei si crogiola troppo nei rapporti sado-maso!

FRANÇOIS -   Era da tre mesi che mi maceravo in questo dubbio!

WOLF -           Lei faccia pure dell’ironia, però se mia moglie mi lasciasse, io non andrei di certo a chiedere al suo amante quello che lei pensa di me. È patetico.

FRANÇOIS -   Aspetti che succeda e poi vedrà.

WOLF -           Non si vedrà un bel niente, perché non succederà, stia tranquillo.

FRANÇOIS -   Anch’io ho avuto questa certezza per cinque anni, per poi scoprire che lei mi trovava tristanzuolo.

WOLF -           E di chi è la colpa, vecchio mio? Bisognava fare in modo che lei la trovasse più allegro. Io mi do da fare, da parte mia!

FRANÇOIS -   Ah, sì?

WOLF -           Ma certo. Quando si ama una donna bisogna stare continuamente sul chi vive! La seduzione è una questione di vigilanza!

FRANÇOIS -   Sì, certo, come no!

WOLF -           Beh, mi dispiace se sono stato troppo sincero, ma lei deve riconoscere che se l’è voluto. Mai provocare la verità, Pignon! È questa la morale della favola. Ecco. E adesso le consiglio di andarsene da Maubeuge, non le resta altro da fare qui. (Si dirige verso la porta)

FRANÇOIS -   È proprio di Maubeuge che mi ha parlato Louise.

WOLF -           (Bloccandosi) Come?

FRANÇOIS -   Abbiamo chiacchierato un po’ e mi ha parlato della sua vita a Maubeuge, delle serate in clinica, di lei…

WOLF -           Niente da fare, vecchio mio, non m’interessa. (Riparte verso la porta)

FRANÇOIS -   E anche di Nosberg. Ha parlato molto di Nosberg.

WOLF -           (Fermandosi di nuovo) Nosberg?

FRANÇOIS -   Sì, il suo amico Nosberg, lo psichiatra…

WOLF -           Non vedo proprio perché avrebbe dovuto parlarle di Nosberg!

FRANÇOIS -   A lei non ha forse parlato di Balluchon?

WOLF -           Ma che c’entra? Balluchon è un ritardato mentale, mentre Nosberg è…

FRANÇOIS -   Uno schizofrenico.

WOLF -           Louise le ha detto che Nosberg è…?

FRANÇOIS -   No, non l’ha detto Louise; l’ha detto lei. È una parola del suo vocabolario questa. Louise ha solo detto che Nosberg non è molto più divertente di Balluchon. E d’altronde, detto tra noi, vecchio mio, non è che voglia darle dei consigli, ma un tizio che parla della sessualità della Regina Vittoria a tavola, non lo si invita di nuovo a cena.

WOLF -           Ma figuriamoci! Nosberg È molto brillante, è uscito terzo al concorso per interni all’ospedale psichiatrico!

FRANÇOIS -   Balluchon è evaso quattro volte da un ospedale psichiatrico, di cui una volta travestito da donna. E, se lo vedesse, apprezzerebbe la portata dell’impresa!

WOLF -           (Dopo una breve pausa, con voce piatta) E che altro le ha detto? (François va a sollevare il telefono)

FRANÇOIS -   Pronto? Mi passi il bar, per favore… Può dire al signore della stanza 24 che può risalire?… Grazie. (Riattacca. Wolf lo guarda, immobile) Bene, se ne vada, adesso, basta così.

WOLF -           Che altro le ha detto?

FRANÇOIS -   Oh, niente d’interessante: non è stata molto avvincente la sua vita negli ultimi tre mesi.

WOLF -           Come?

FRANÇOIS -   Non penserà mica che basta il cavallo o la tivù al plasma a farla uscire da se stessa?

WOLF -           Ma non c’è mica solo questo! Tre settimane fa l’ho portata ad Anversa!

FRANÇOIS -   Sì, lo so.

WOLF -           Ah, glielo ha detto? (Alzando la voce) Siamo stati molto bene. Anversa è una città magnifica. L’ho portata a visitare il centro storico, abbiamo cenato al porto…

FRANÇOIS -   Una serata non molto intima, a quanto mi ha detto.

WOLF -           Come, non molto intima? Eravamo insieme a qualche collega, si capisce…

FRANÇOIS -   Trecento ottantadue, per la precisione.

WOLF -           (Spento) Sì, però… siamo stati bene lo stesso.

FRANÇOIS -   Beh, le faccio il riassunto, se vuole: Maubeuge è tristanzuola, Nosberg tristanzuolo, Anversa è tristanzuola, il cavallo è tristanzuolo, non resta che lei a non essere tristanzuolo.

WOLF -           (Ancora più spento) Ah sì?

FRANÇOIS -   Sì, lei, lei è bravo.

WOLF -           Ha detto così?

FRANÇOIS -   Un bravo ragazzone.

WOLF -           (Alzando la voce) Ma è malata quella!

FRANÇOIS -   (Duro) È per questo che è venuta a farsi vedere da lei, no?

WOLF -           (Con voce sorda) Pensavo di averla guarita.

FRANÇOIS -   Anche io.

WOLF -           (Si dirige verso la porta, furibondo) Adesso mi sentirà la signor Pignon! (Wolf apre la porta e si scontra con Ralph e Felix. Ralph lo rispinge dentro)

FELIX -           (Indicando Wolf) È lui?

RALPH -         Sì. (Si avvicina a Wolf Che razza di porcheria mi ha iniettato?

WOLF -           (Evita Ralph) Sono desolato, c’è stato un malinteso… (Cerca di guadagnare la porta) Vogliate scusarmi… (Felix lo spinge di nuovo verso Ralph)

RALPH -         (Duro) Che c’era in quella iniezione?

WOLF -           Ma mi lasci in pace, insomma!…

RALPH -         (Gridando) Che cosa c’era in quella iniezione?!

WOLF -           (Sussulta) Eh… del Feniletilmetilbutozodine.

RALPH -         Quanto dura il suo effetto?

WOLF -           Dipende dal soggetto. Non lo so, un’ora, due ore… Perché, ha qualche disturbo?

FRANÇOIS -   (A Ralph) Non sta bene? Oh, poverino!…

FELIX -           Fa fatica a concentrarsi, dopo qualche secondo, gli si appanna tutto, non vede più niente.

WOLF -           Oh, beh, non è niente di grave!

RALPH -         Lei dice?

WOLF -           Potrebbe darle fastidio solo nei lavori di precisione, dove occorrono riflessi rapidi. Se lei fa il rappresentante, non ci sono problemi, eviti solo di guidare la macchina nelle prossime due ore. (Si avvia di nuovo verso la porta) E ora vogliate scusarmi, ma mia moglie mi sta aspettando… (Ralph si precipita su Wolf e lo afferra per la giacca)

RALPH -         (Gelido) Mi stia bene a sentire, dottore: veda di rimettermi in piedi il più presto possibile!

WOLF -           Ma…

RALPH -         Lei mi ha fatto un’iniezione per sbaglio, ci ho i testimoni.

FELIX -           L’avverto che sporgeremo querela. (Wolf guarda alternativamente Ralph e Felix che gli sbarrano la strada, poi si volta verso François)

WOLF -           È colpa di questo signore se ho sbagliato a farle l’iniezione.

FRANÇOIS -   Mi era capitato di vedere un medico che sbaglia la vena, ma uno che sbaglia soggetto, mai! (Wolf apre la borsa, furibondo)

WOLF -           (A Ralph) Si sieda! (Ralph si siede sul letto, Wolf tira fiori un martelletto per i riflessi) Accavalli le gambe! (Ralph obbedisce. Wolf lo colpisce al ginocchio con violenza)

RALPH -         (Contratto) Cos’è che cerca di fare esattamente, di spaccarmi il ginocchio?

WOLF -           Lei ha dei buoni riflessi di solito?

RALPH -         Avrei sicuramente risposto al colpo, in un altro momento.

FELIX -           Ma certo che ha dei buoni riflessi!

WOLF -           (A Ralph) Ha fatto tutti i vaccini?

RALPH -         Ma che c’entra?

WOLF -           Niente… Mi scusi… è la routine… (Tira fuori una scatola di compresse dalla borsa) Prenda subito una compressa di anfetamina e un’altra tra quattr’ore, vedrà che andrà tutto bene. (Dà la scatola a Ralph) Mi telefoni per dirmi se ha funzionato. (Entra Louise)

LOUISE -        Avete finito? (Si avvede di Ralph e di Felix) Oh, chiedo scusa…

WOLF -           Sì, io ho finito. (Richiude rabbiosamente la borsa e si dirige verso la porta) Ora mi puoi raccontare della tua vita a Maubeuge!

LOUISE -        Come? (Wolf la prende per il braccio e la trascina fiori)

FRANÇOIS -   Louise! (Louise si ferma sulla soglia e si volta verso François) Non restare con quel cretino, amore mio! Va a fare le valigie, io ti aspetto! (Wolf strattona Louise fuori e chiude la porta con violenza) Che bruto, quel tizio! Ma che bruto!

RALPH -         Bene, allora le sue faccende sono tutte sistemate adesso, vero?

FRANÇOIS -   (Sorridendo) Aspetti, aspetti, le racconterò tutto, ma prima voglio dirle una cosa che le farà piacere: non ho più voglia di morire.

RALPH -         No, lei non mi deve raccontare niente… (François si dirige verso il bagno) Dove va adesso?

FRANÇOIS -   A prenderle un bicchiere d’acqua, per la sua pillola.

RALPH -         No!… (François scompare nel bagno)

FELIX -           Io porto giù la sua valigia.

RALPH -         Sì, sbrigati. (Felix va a prendere la valigia di François e si avvia verso la porta. François esce dal bagno con un bicchiere d’acqua in mano)

FRANÇOIS -   Bisognerà chiamare il cameriere: perde di nuovo, ho i piedi fradici.

RALPH -         (A Felix) Va ad asciugare, presto, se no filtrerà di sotto! (Felix lascia la valigia e si precipita nel bagno)

FRANÇOIS -   Ma no, lasci, asciugherà il cameriere.

RALPH -         Lasci stare il cameriere: quello ne ha già combinate abbastanza per oggi!

FRANÇOIS -   Allora ci penso io, non vedo perché…

RALPH -         Anche lei ne ha già combinate abbastanza!

FRANÇOIS -   (Porge il bicchiere d’acqua a Ralph) Prenda la sua medicina, non ha per niente una buona cera. (Ralph ingoia la compressa) Sono stato ignobile con Wolf, ignobile: è stato meraviglioso! (Felix compare sulla porta del bagno con uno strofinaccio zuppo in mano)

FELIX -           È il serbatoio che è spaccato e si svuota un po’ per volta. Se avessi il materiale potrei saldarlo, non ci vorrebbe niente.

FRANÇOIS -   Potrebbe tappare il buco con lo strofinaccio.

FELIX -           Sì, ma sarebbe una cosa provvisoria, invece con un saldatore ci metterei due minuti a…

RALPH -         (Interrompendolo) Parlerete d’idraulica scendendo, porta giù la sua valigia e accompagnalo.

FELIX -           Subito! (Felix getta lo strofinaccio nel bagno e si dirige verso la valigia di François)

FRANÇOIS -   Ma no, non voglio andarmene subito io! (Felix si blocca)

RALPH -         Sono le tre e mezza, Pignon. È da un’ora che mi promette questa stanza, veda di essere gentile adesso.

FRANÇOIS -   Ma lei perché ha bisogno di questa stanza, esattamente? (Ralph e Felix si guardano)

RALPH -         Che cosa importa il perché? Le chiedo questo favore…

FRANÇOIS -   Ha un appuntamento qui? Sta aspettando qualcuno?

RALPH -         Sì, esatto, abbiamo un appuntamento qui!

FRANÇOIS -   A che ora?

RALPH -         Subito, immediatamente, arriverà da un momento all’altro!

FRANÇOIS -   È un appuntamento di affari?

RALPH -         Sì.

FRANÇOIS -   Allora lo aspetteremo insieme e io me ne andrò appena arriva. Andrò giù al bar, come lei poco fa. Anche a me capita di ricevere qualche grossista in albergo, e se c’è un amico nella mia stanza, io gli dico: “Vatti a fare un giro, bello.” Bisogna essere semplici nella vita! E voglio anche andare oltre, guardate: se dovessi ricevere un cliente oggi, io non vi chiederei nemmeno di andarvene! Considero che siamo abbastanza amici ormai da non trovarmi a disagio in un incontro di lavoro. Direi che siete dei colleghi e che si può parlare apertamente davanti a voi. E se lui facesse storie…

RALPH -         Perché non se ne va, Pignon?

FRANÇOIS -   Tenetevi saldi, perché ho un’altra grande notizia da darvi: forse lei torna da me. (Ralph e Felix non reagiscono. Fissano François, impassibili) Vi spiego in due parole: li ho messi in una situazione difficile, tutti e due, e senza neanche volerlo, veramente. Dopo quello che gli ho spiattellato, Wolf dev’essere caricatissimo contro di lei, e se è maldestro come io penso che sia, diventerà insopportabile. E che cosa farà allora la poverina? Eh, secondo voi, che cosa farà? (Silenzio di Ralph e di Felix) Se si sente smarrita, a chi può rivolgersi?… Ma, sì, a suo marito, si capisce! È la reazione più naturale, no? (Si dirige verso la finestra) E quindi capirete che è meglio se rimango: magari mi telefona, o viene qui… Passerò ancora un’oretta con voi, se non vi dispiace. (Ralph e Felix si guardano in silenzio. François sorride a Ralph) Le ho molto parlato di lei, sa? E lei è rimasta molto colpita; l’ha vista solo di sfuggita, ma mi ha subito detto: “Che uomo di classe!” E Louise li sa giudicare gli uomini, mi creda, si sbaglia raramente… cioè, tranne che con Wolf, evidentemente. Ma quella è un’altra storia. Non capisco come abbia potuto incapricciarsi di quello! Lei non trova che sono male assortiti e che…

RALPH -         (Interrompendolo) Visto che rimane, potrebbe andare ad asciugare un po’ in bagno.

FRANÇOIS -   Come? Ma certo! (Si dirige verso il bagno, voltandosi verso i due) Vi va di bere qualcosa?

RALPH -         No, grazie.

FRANÇOIS -   Ma sì, ordinate qualcosa; io prendo un Americano. Beviamo una cosa: ci aiuta a distenderci! (François entra nel bagno. Felix consulta Ralph con lo sguardo. Ralph annuisce. Felix tira fiori la pistola e si avvia silenziosamente verso il bagno. Bussano alla porta. Felix nasconde precipitosamente la pistola. François appare sulla porta del bagno)

RALPH -         (Teso) Chi è?

CAMERIERE - (Da fuori) Il cameriere. (Ralph va ad aprire. Il cameriere entra)

RALPH -         Che altro c’è adesso?

CAMERIERE - L’acqua è filtrata di sotto, il cliente della 14 è inondato!

RALPH -         E allora?

CAMERIERE - Beh, venga giù a vedere il suo bagno! Il soffitto è in uno stato…! Ed era stato ridipinto nemmeno tre mesi fa!

RALPH -         Avrete l’assicurazione, no?

CAMERIERE - Sì, però il cliente di sotto è nero: gli è colato un rivolo d’acqua sul necessaire da toeletta! E non ce l’ha l’assicurazione per il necessaire da toeletta! Che, in più, era anche aperto ed è anche foderato di seta! Capirà, l’acqua sulla seta…!

RALPH -         (Nervoso) E che cosa vuole?

FRANÇOIS -   Vorrà essere risarcito, immagino.

CAMERIERE - Esatto. E se qualcuno non scende subito, viene su lui!

RALPH -         (A Felix) Pensaci tu.

(Felix si dirige verso la porta, ma François lo ferma)

FRANÇOIS -   Ma nemmeno per sogno, non c’è motivo, è colpa mia e tocca a me riparare! (Al cameriere) Venga, sistemiamo la faccenda. (A Ralph e Felix) Torno subito. (François e il cameriere escono. Felix molla un calcio rabbioso alla poltrona)

FELIX -           Non c’è niente da fare, è un incubo quel tizio, ci romperà le palle fino alla fine! (Ralph si mette a misurare la scena a grandi passi) Io non lo sopporto più, non ne posso più!… (Ralph non risponde. Felix gli si avvicina) Bisogna ammazzarlo qui, non c’è altra soluzione. Poco prima del passaggio del corteo, io lo faccio fuori e tu fai il tuo lavoro.

RALPH -         (Assente) Sì…

FELIX -           Non c’è altra soluzione; se non facciamo così, quello continuerà a mettersi in mezzo fino all’ultimo minuto!

RALPH -         (Assente) Pignon… François Pignon, rappresentante di biancheria…

FELIX -           Che cosa decidi, allora?

RALPH -         (Sorride vagamente) Pignon!…

FELIX -           Io lo attiro nel bagno, così non ti disturbo: tu non sentirai niente.

RALPH -         François Pignon! (François entra in scena, infuriato)

FRANÇOIS -   È incredibile quel tizio di sotto! Sapete quanto chiede per il suo necessaire? Centocinquanta euro! Centocinquanta euro per un vecchio attrezzo tutto rabberciato! Ah, ma io gliel’ho detto! “Questo non è un necessaire, è un tascapane! Che cosa ci porta qui dentro, il panino con la frittata?”

RALPH -         Ha telefonato sua moglie.

FRANÇOIS -   Cosa?

RALPH -         Ha appena chiamato, ha detto che l’aspetta alle quattro al Caffè della Stazione.

FRANÇOIS -   (In tono piatto) Non è vero…

RALPH -         Sì, ha litigato con Wolf e vuole vedere lei.

FRANÇOIS -   Ha litigato con Wolf?

RALPH -         Sì, quando sono usciti da qui, e adesso aspetta lei. (François resta bloccato un momento, come stordito. Felix lo tira per la manica)

FELIX -           L’accompagno, però si sbrighi, ho anche altro da fare, io!

FRANÇOIS -   (Risvegliandosi) Sì, bisogna far presto! (Si precipita verso la valigia, ma si ferma bruscamente) Non è mica uno scherzo, vero?

RALPH -         (Freddo) Ho la faccia di uno che scherza, io?

FRANÇOIS -   No, mi scusi, io… io non riesco a crederci, è… è talmente… (Scoppia a ridere) Oh, no… Oh, no… È talmente… (Abbraccia Felix e lo bacia)

FELIX -           (Liberandosi) Ehi, no, va bene, va bene…

FRANÇOIS -   (Si avvicina a Ralph, raggiante) Devo baciare anche lei, lei è talmente… lei è talmente…

RALPH -         (Scansandosi) Mi ringrazierà dopo, adesso si sbrighi.

FELIX -           Su, andiamo!

FRANÇOIS -   Sì, andiamo… (Va a prendere i pantaloni dall’armadio, li appallottola e li getta dentro la valigia) Io lo sapevo: lei non poteva farmi una cosa simile, lo sapevo che sarebbe tornata! (Chiude la valigia e dà un’occhiata circolare per la stanza) Dimentico niente?

RALPH -         No.

FRANÇOIS -   (Prende la valigia e si avvicina a Ralph) Io non so come ringraziarla per…

RALPH -         (Interrompendolo) Non c’è di che, arrivederci.

FRANÇOIS -   Ho mille cose da dirle… Le farò un colpo di telefono dal Caffè della Stazione…

RALPH -         Ecco, sì. (Spinge François verso la porta) Arrivederci. (François si dirige verso la porta, seguito da Felix, poi si ferma di nuovo)

FRANÇOIS -   Non so nemmeno il suo nome!

RALPH -         Felix le darà le mie coordinate in macchina, si sbrighi adesso. (François esita un attimo, fa una deviazione e posa la valigia sul letto)

RALPH -         Che cosa c’è adesso?! (François apre la sua valigia)

FELIX -           Si vuole sbrigare, porco diavolo, sono le quattro meno venti!

FRANÇOIS -   (Tira fiori una pila di camicie dalla valigia) Ma no, c’è tempo, ci vogliono cinque minuti per andare alla stazione. (A Ralph) Aspetti, ho una cosina per lei…

RALPH -         No, non mi serve niente!

FRANÇOIS -   Quanto porta di collo?

RALPH -         Ho detto che non mi serve niente!

FRANÇOIS -   Voglio regalarle una camicia di Terital, con colletto intercambiabile e taschino. Quanto porta di collo?

RALPH -         Rimetta via subito quella roba, io sto a posto con le camicie!

FELIX -           E poi fa schifo il Terital!

FRANÇOIS -   (Freddo) Come dice, scusi?

FELIX -           È roba sintetica il Terital.

FRANÇOIS -   Allora mi dispiace dirglielo, ma qui siamo proprio nel pregiudizio ridicolo. Il Terital è la grande scoperta in materia di stoffa per camicie leggere.

FELIX -           (Cocciuto) Può darsi, però è roba sintetica.

RALPH -         (Urlando) Basta! (A Felix) Hai parcheggiato davanti all’uscita di servizio?

FELIX -           Sì.

RALPH -         Porta la macchina davanti all’albergo, lui scende subito.

FELIX -           D’accordo. (Va verso la porta)

FRANÇOIS -   (A Felix) Uno che porta la polo in Rhodiacetato non si può permettere di giudicare il Terital!

FELIX -           (Si ferma sulla soglia della porta) Come, come?

RALPH -         (Alzando la voce, a Felix) Fuori dai piedi! (Felix esce. Ralph si rivolge a François) Avanti, rimetta via quella roba!

FRANÇOIS -   (Fruga dentro la valigia) Aspetti, ho un centimetro da qualche parte… Ah, eccolo! (Si avvicina a Ralph col centimetro in mano) Secondo me, lei è un trentanove scarso. (Ralph respinge François che cerca di prendergli la misura del collo)

RALPH -         Mi vuole lasciare in pace, sì o no?!

FRANÇOIS -   Mi lasci prendere la misura del collo, mi fa piacere…

RALPH -         (Esasperato) Quaranta!

FRANÇOIS -   Ma senti, non la credevo così forte di collo. (Torna verso le camicie) Ne ho celesti, rosa e lilla.

RALPH -         Faccia lei, ma presto!

FRANÇOIS -   Le do il celeste, va su tutto. Ha visto che qualità? È l’articolo migliore che ho…

RALPH -         (Rimette la pila di camicie dentro la valigia) Bene, vada adesso!

FRANÇOIS -   Ho l’impressione di aver dimenticato qualcosa.

RALPH -         No! Non ha dimenticato niente! Proprio niente!

FRANÇOIS -   Il rasoio! Ma sì, il rasoio… Me lo ha preso lei poco fa, ricorda?

RALPH -         (Si fruga nelle tasche) Sì.

FRANÇOIS -   Eh, mi pareva!… Fortuna che ci ho pensato, è l’unico col quale riesco a radermi… Non ce l’ha?

RALPH -         Non capisco, me lo sono messo in tasca poco fa…

FRANÇOIS -   Forse le è scivolato di tasca mentre dormiva. (Va a guardare sul letto)

RALPH -         (Nervoso) Se ne comprerà un altro, costa tre franchi un rasoio!

FRANÇOIS -   (Guarda sotto al letto) Ah, no, mi dispiace, ma io voglio quello, ci ho fatto l’abitudine. (Si rialza) Magari l’ha posato nel bagno.

RALPH -         Finisca di fare la valigia, ci guardo io.

(Ralph entra nel bagno. François chiude la valigia e va a posare sul letto la camicia che ha regalato a Ralph)

FRANÇOIS -   (Gridando) Trovato?

RALPH -         (Da fuori) No!… Sembra un cantiere questo bagno!

FRANÇOIS -   Gliel’ho messa sul letto la camicia, non se la dimentichi.

(Ralph non risponde. François riflette un attimo e poi apre di nuovo la valigia. Ne tira fuori una seconda camicia e la mette accanto alla prima. Esita un istante, sorridendo tra sé e sé, poi prende tutt’e due le camicie di Ralph e si dirige verso la valigia del fucile. La apre per nasconderci le camicie e il sorriso gli si congela sulla faccia. Tira fuori lentamente il fucile di precisione e rimane lì come pietrificato. Ralph rientra dal bagno)

RALPH -         Non lo trovo, non so proprio dove… (Sì blocca, vedendo il fucile)

FRANÇOIS -   Che cos’è questo?

RALPH -         (Atono) Non si può proprio lasciarla solo un secondo, eh…

FRANÇOIS -   Volevo metterle due camicie nella valigia e…

RALPH -         Posi quel fucile, Pignon.

FRANÇOIS -   Volevo farle una sorpresa… non era per ficcare il naso nelle sue cose…

RALPH -         (Avvicinandosi a François) Avanti, dia qua!

FRANÇOIS -   (Indietreggia, puntando il fucile contro Ralph) Le giuro che non l’ho fatto apposta, io…

RALPH -         (Si blocca, inquieto) Non si fermi davanti alla finestra!

FRANÇOIS -   Ma… che ci fa con un fucile nella valigia?

RALPH -         Non stia davanti alla finestra, perdio, la vedono dalla strada!

FRANÇOIS -   E lei mi risponda, allora: che cosa ci voleva fare con questo arnese?

RALPH -         Si scansi dalla finestra, o avremo delle noie, tutt’e due! (François si volta verso la strada, poi guarda il fucile)

FRANÇOIS -   No, non mi dica!… Lei voleva fare una cosa simile?… (Si scansa dalla finestra, Ralph fa un movimento verso di lui) No, fermo lì!

RALPH -         Non faccia l’idiota, Pignon.

FRANÇOIS -   Mi dica che non è vero, avanti, mi risponda!… Abbiamo passato due ore insieme, abbiamo simpatizzato! Io volevo invitarla a Poissy venerdì prossimo!

RALPH -         Faccia attenzione: è carico.

FRANÇOIS -   Eh?

RALPH -         Il fucile, è carico.

FRANÇOIS -   È tutto qui quello che ha da dirmi?

RALPH -         Beh, è importante, comunque…

FRANÇOIS -   (Cerca di rimettere in ordine le idee) No, un momento, un momento, io ho bisogno di… Non è possibile, non sarà mica stato per questo che mi voleva sbattere fuori?

RALPH -         Non alzi la voce, per favore!

FRANÇOIS -   Non è per questo che lei è rimasto qui con me!…

RALPH -         Felix la sta aspettando di sotto, non faccia domande e se ne vada.

FRANÇOIS -   No, un momento… allora lei mi ha tirato giù dallo scaldabagno e ha impedito al cameriere di chiamare la polizia perché…?

RALPH -         Se ne vada, Pignon.

FRANÇOIS -   E ha telefonato a mia moglie, ed è passato dalla finestra, e Wolf le ha fatto l’iniezione…

RALPH -         (Duro) Sì, è da due ore che lei mi sta rompendo i coglioni!

FRANÇOIS -   (Assorto) Ah, ecco, ecco…

RALPH -         Bene, adesso che ha capito mi ridia il mio fucile.

FRANÇOIS -   (Dopo una breve pausa) Ma certo, povero amico mio!

RALPH -         (Esasperato) Io non sono il povero amico suo! Mi dia quel fucile e si tolga dai piedi!

FRANÇOIS -   Chissà come avrà sofferto queste due ore!

RALPH -         (Avanza verso François, furibondo) Avanti, me lo dia, adesso!

FRANÇOIS -   No! (Ralph continua ad avanzare verso di lui) Se lei fa ancora un passo, lo butto dalla finestra.

RALPH -         (S’immobilizza) Non faccia l’idiota, Pignon.

FRANÇOIS -   E poi, non mi guardi così!

RALPH -         Come?

FRANÇOIS -   Non mi guardi così, io non le ho fatto niente, non potevo indovinare che c’era un fucile in quella valigia!

RALPH -         Non gridi!

FRANÇOIS -   Sono di nuovo io quello che non ha capito niente!

RALPH -         Si calmi, Pignon…

FRANÇOIS -   Si calmi, Pignon! Mi dicono sempre tutti così: “Si calmi, Pignon”! Me ne capitano di tutti i colori e mi dicono “stia calmo, Pignon”! Mi trovo un biglietto sul comodino: “Ti lascio, non volermene, Louise”, e giù con: “stia calmo, Pignon”! Trovo un fucile a cannocchiale nella sua valigia e giù di nuovo con: “stia calmo, Pignon”!

RALPH -         Vuole mandarmi al gabbio?

FRANÇOIS -   Come?

RALPH -         Se continua a urlare così arriverà la madama in due minuti!

FRANÇOIS -   La madama?

RALPH -         La polizia!

FRANÇOIS -   (Calmo, dopo una breve pausa) Eh, beh, vecchio mio, siamo tutti e due nella stessa barca, ormai.

RALPH -         Perché tutti e due? Lei cosa c’entra?

FRANÇOIS -   Sono completamente incastrato, e lei lo sa bene.

RALPH -         Come sarebbe “incastrato”?

FRANÇOIS -   Ma sì, rifletta: se me ne vado senza dire niente, sono un suo complice; e, d’altra parte, non vado certo a spifferare tutto a… a madama! Ecco, sono incastrato per amicizia, non c’è niente da fare.

RALPH -         (Sorpreso) Cosa?

FRANÇOIS -   Ho detto che sono incastrato per amicizia.

RALPH -         Quale amicizia?

FRANÇOIS -   Come quale? La nostra.

RALPH -         La nostra amicizia?

FRANÇOIS -   Sì, e a quella non si comanda.

RALPH -         No, ma, lei è proprio fuori di testa!

FRANÇOIS -   No, per niente: so quello che dico.

RALPH -         (Incredulo) Ma che cosa le prende, Pignon? Si sente bene?

FRANÇOIS -   (Sereno) Benissimo e so quello che dico. Anche se pensavo che non fosse possibile fare nuove amicizie alla mia età. Ma nelle ultime due ore mi sono convinto del contrario e adesso non sarà certo il suo fucile a farmi cambiare idea!

RALPH -         Pignon, mi ascolti…

FRANÇOIS -   È vero che ho avuto uno choc aprendo la sua valigia. Mi sono detto: “Non è per me che si è dato tanto da fare, ma per avere via libera alle quattro.”

RALPH -         Ma è esattamente così!

FRANÇOIS -   E adesso invece mi dico che bisogna prendere atto delle situazioni.

RALPH -         Cioè?

FRANÇOIS -   Bisogna prendere atto delle situazioni. Mia moglie è andata a letto col suo psichiatra; avrei potuto spararmi, e invece no, me ne frego, io l’amo e me la riporto a casa. E lei, lei ha un fucile nella valigia; va bene, d’accordo, ha un fucile nella valigia…

RALPH -         Pignon, riesce a stare zitto un momento?…

FRANÇOIS -   Bisogna prendere atto delle situazioni, le dico, veramente, se no va a finire che s’incrocia un sacco di gente interessante e si resta sempre con degli amici come Balluchon, e si vive come un salumiere, ma io basta, non voglio più essere diffidente e soffermarmi sui piccoli difetti della gente, e restare solo… No, basta, non voglio più…

RALPH -         Ma insomma, santa Madonna, non mi dica che il mio fucile lei lo chiama un piccolo difetto!

FRANÇOIS -   Io le dico che bisogna prendere atto delle situazioni: volevo invitarla a Poissy venerdì prossimo, ebbene l’invito è sempre valido.

RALPH -         Ma la smetta, pezzo di deficiente, è da due ore che io cerco di sbarazzarmi di lei con ogni mezzo!

FRANÇOIS -   (Serio) Se non si prende atto delle situazioni, non si può essere felici nella vita.

RALPH -         (Dopo una breve pausa) Se ne vada, Pignon, lasci questo albergo e non salga in macchina con Felix; scappi a tutta velocità e dimentichi questa storia.

FRANÇOIS -   Me ne andrò di qui alle quattro e sarò al Caffè della Stazione alle quattro e cinque. Io l’ho aspettata tre mesi, lei potrà anche aspettarmi cinque minuti.

RALPH -         Sono le quattro meno un quarto, Felix tra poco risalirà e lei non potrà più andarsene; non faccia l’idiota!

FRANÇOIS -   No, no, io non posso lasciarla.

RALPH -         Ma perché, santa Madonna?! Io non le chiedo niente, non ho bisogno di lei!

FRANÇOIS -   Lei mi ha teso la mano.

RALPH -         Cosa?

FRANÇOIS -   Mi ha impedito di fare una sciocchezza; se la lasciassi ora, sarei peggio dell’ultimo dei mascalzoni.

RALPH -         Ma non è vero niente: le dico che io ho cercato di sbarazzarmi di lei! Lo capisce questo? Di sbarazzarmi di lei!

FRANÇOIS -   Ma no, figuriamoci!

RALPH -         Felix è stato incaricato di portarla fuori città per farle la festa! È chiaro, no? Eliminarla! Ammazzarla!

FRANÇOIS -   (Sereno) Andiamo, andiamo, non dica sciocchezze.

RALPH -         (Disperato) Ma non è possibile! Lei non può non credermi! (Si apre la porta ed entra Felix, molto nervoso)

FELIX -           Beh, allora, che succede? Sono dieci minuti che… (Vede il fucile e continua con voce strozzata) aspetto in macchina…

RALPH -         Chiudi la porta. (Felix obbedisce di corsa)

FELIX -           (Smarrito, a Ralph) Va… va tutto bene?

FRANÇOIS -   (A Ralph) Gli dica di tornare in macchina.

RALPH -         (A Felix) Digli che volevi portarlo fuori città per fargli la festa.

FELIX -           (Inorridito) Eh?

FRANÇOIS -   (Alzando la voce) Gli dica di tornare in macchina. (Si avvicina alla finestra)

RALPH -         (A Felix) Va ad aspettare di sotto.

FELIX -           Ma…

RALPH -         (Gridando) Va ad aspettare di sotto!

FELIX -           (Sopraffatto) Va bene, va bene… vado ad aspettare di sotto. (Indietreggia, gli occhi fissi sul fucile) Se hai bisogno di me, io… sono di sotto… (Esce)

FRANÇOIS -   (A Ralph) Chiuda la porta a chiave.

RALPH -         (Obbedisce) Me la pagherà, Pignon!

FRANÇOIS -   Come ha fatto ad arrivare a questo punto, non lo capirò mai! Un uomo come lei, intelligente, di bella presenza… Lo sa che lei avrebbe potuto essere uno stupendo rappresentante? Di prodotti di lusso, si capisce; di profumi, per esempio… No, dico sul serio, conosco il direttore commerciale della Roger Gallet, l’ho conosciuto a Corfù, al Club Mediterrané, abbiamo fatto pesca subacquea insieme, ci davamo del tu, mi chiamava François, io lo chiamavo Lucien, sono sicuro che se gli telefonassi si ricorderebbe di me…

RALPH -         Io non le ho chiesto di trovarmi un lavoro, pezzo d’idiota!

FRANÇOIS -   È una buona ditta la Roger Gallet, sa… È anche la mia eau de toilette.

RALPH -         (Al limite) Ma chi se ne frega!

FRANÇOIS -   Non le consiglio di entrare nella biancheria da dosso, perché non va tanto in questo momento.

RALPH -         (Gridando) Basta!

FRANÇOIS -   Non capisco perché si arrabbia: è per lei che lo dico, io… (Ralph fa qualche passo per la scena per calmarsi, poi si volta bruscamente verso François)

RALPH -         Lei quanto guadagna al mese?

FRANÇOIS -   Dipende, non c’è un fisso, se va bene in un mese si arriva a fare…

RALPH -         (Interrompendolo) Non c’è tanto da scialare, immagino!

FRANÇOIS -   Non so cosa intenda lei per scialare, ma una volta che uno si è fatto una clientela, si guadagna abbastanza, le assicuro…

RALPH -         Lei ha dei soldi da parte?

FRANÇOIS -   Io no, perché mi sono comprato la villetta a credito, perciò ho il mutuo da pagare ogni…

RALPH -         (Interrompendolo) Lei è un poveraccio!

FRANÇOIS -   Come?

RALPH -         Lei è un poveraccio e si vede.

FRANÇOIS -   (Senza protestare) Ah, si?

RALPH -         Ed è uno dei motivi della fuga di sua moglie.

FRANÇOIS -   Ah, no, guardi che si sbaglia, perché Louise me li ha spiegati i motivi per cui…

RALPH -         Però, guarda caso, è scappata con uno più ricco di lei, e non mi sorprenderebbe se avesse preso delle cattive abitudini qui a Maubeuge, tanto da avere dei problemi di riadattamento tornando con lei a Poissy.

FRANÇOIS -   Beh, no, basterà che io lavori un po’ di più, tutto qua.

RALPH -         Il che comporterà che lei viaggi di più.

FRANÇOIS -   Sì.

RALPH -         E non ha paura di lasciarla in casa da sola?

FRANÇOIS -   (Dopo una breve pausa) Che cos’è che sta cercando di dirmi?

RALPH -         Se vuole tenersi sua moglie, deve avere dei soldi, quella non ci sta con un poveraccio. (François non risponde e fissa Ralph con aria di sfida) Io non faccio il rappresentante di profumi, ma guadagno parecchio, e se a lei serve una bella somma, non c’è nessun problema.

FRANÇOIS -   E che cosa dovrei fare?

RALPH -         Ridarmi il fucile e togliersi dai piedi.

FRANÇOIS -   (Breve pausa) Le assicuro che non si troverà male alla Roger Gallet.

RALPH -         (Furibondo) Sono le quattro meno dieci, Pignon, se lei resta qui ancora un minuto, non rivedrà mai più sua moglie!

FRANÇOIS -   Capisco che lei sia tanto arrabbiato, lo ero anch’io quando lei mi ha tolto il rasoio… Ci si arrabbia sempre con quelli che c’impediscono di commettere una sciocchezza.

RALPH -         (In tono controllato) No, Pignon, questo non c’entra niente.

FRANÇOIS -   Cioè?

RALPH -         Lei faceva un ricatto col suo rasoio, solo questo è capace di fare lei: ricatti. Lei pretende che io sia suo amico, ma minaccia di buttare il mio fucile dalla finestra se non sono d’accordo! E sta facendo così da due ore: non fa altro che forzare la mano a me e a sua moglie, ma non si faccia illusioni, sono sicuro che abbiamo tutti e due la stessa opinione di lei!

FRANÇOIS -   (Freddo) Lo pensa davvero quello che ha detto?

RALPH -         Ah, perché, le pare strano? Crede forse che io faccia il pagliaccio da due ore perché ho avuto il colpo di fulmine per lei?

FRANÇOIS -   (Getta il fucile sul letto) Si riprenda il suo schifo di fucile! (Ralph, sorpreso, raccoglie il fucile e lo punta contro François) Sarà fiero di sé, adesso!

RALPH -         (Atono) Non posso più farla andar via, è troppo tardi.

FRANÇOIS -   Le giuro che non volevo fare un ricatto: volevo veramente morire poco fa, e sono anche veramente contento di averla conosciuta. (Ralph scuote il capo e avanza lentamente verso François. il fucile puntato. François indietreggia) No, si fermi. (Ralph continua ad avanzare. François mette la mano sulla cornetta del telefono) Fermo o chiamo il portiere. (Ralph si blocca) Sono contento di averla conosciuta, ma non mi va di beccarmi il calcio del suo fucile in faccia.

RALPH -         È il minimo che possa capitarle, pezzo di deficiente. Se non la elimino adesso, sarò costretto ad accopparla tra poco!… Ci sono solo due soluzioni: o io la elimino per fare tranquillamente il mio lavoro, oppure lei aspetta il passaggio del corteo con la mano sul telefono e io sono costretto ad accopparla!

FRANÇOIS -   C’è una terza soluzione: lei non accoppa nessuno e ce ne andiamo a casa.

RALPH -         (Trattenendosi a stento) No, io devo fare il mio lavoro!

FRANÇOIS -   Ma non è un lavoro questo! Mi dispiace, ma io non lo chiamo lavoro. Se mi parla di un uomo che si fa le sue quindici profumerie al giorno, senza contare le farmacie e i saloni di bellezza, allora sì che parliamo di un lavoratore! Ma mettersi a una finestra e… No, questo non è un lavoro.

RALPH -         (Al limite) La smetta, Pignon, stiamo cadendo nel ridicolo tutti e due.

FRANÇOIS -   Perché nel ridicolo?

RALPH -         Perché sarei l’unico assassino politico della storia ad aver sparato cinque minuti prima dell’attentato a un cornuto che gli parlava di profumeria!

FRANÇOIS -   Io le parlo di profumeria così come potrei parlarle di aspirapolveri o di automobili…

RALPH -         (Disperato) Non ha capito niente, il demente!

FRANÇOIS -   Ma no, è lei che non capisce niente! Eppure le parlo di cose semplici!

RALPH -         Anch’io le dico cose semplici, santa Madonna!

FRANÇOIS -   Allora come mai non c’intendiamo? (Un’auto della Polizia passa nella strada. Ralph si gira verso la finestra. François consulta il suo orologio. Il rumore della sirena si spegne lontano) Io la invito a riporre il fucile e a venire con me. Ce ne andiamo tranquilli alla stazione, ci beviamo una cosa con mia moglie e prendiamo appuntamento per venerdì. E appena rientro, farò il possibile per riciclarla. Non è complicato tutto questo. Venerdì, Louise le farà il maiale alle prugne; cucinato da lei è squisito il maiale alle prugne. Una volta ho avuto a cena il Commendator Ménard, il direttore generale della Tricotel: è rimasto abbacinato!… Abbiamo fatto delle serate incredibili a casa… Potrei invitarla una sera insieme al Commendator Ménard, è sempre utile conoscere una persona come lui… Non è complicato tutto questo.

RALPH -         Io lavoro per gente che non scherza; se non faccio quello che devo fare, prima o poi mi rintracciano e mi ammazzano: nemmeno questo è complicato!

FRANÇOIS -   Perché si è cacciato in un pasticcio simile?

RALPH -         Non importa perché, il fatto è che non ne posso più uscire adesso.

FRANÇOIS -   Lo fa per un ideale politico?

RALPH -         No!

FRANÇOIS -   Per denaro?

RALPH -         No!

FRANÇOIS -   Allora perché?

RALPH -         A lei che gliene frega perché? Il problema non cambia: che sia per piacere o per denaro, io ho un contratto da eseguire e se fallisco mi fanno fuori!

FRANÇOIS -   Allora bisogna nasconderla.

RALPH -         Come nascondermi? Dove? Mi ritroveranno dovunque, che cosa crede, non molleranno mai! Insomma, santa Madonna, cerchi di capire, non è mica complicato!

FRANÇOIS -   Venga a Poissy.

RALPH -         Cosa?

FRANÇOIS -   Venga da me, potrà aspettare qualche giorno che le acque si calmino, c’è un divano letto in soggiorno. Nemmeno questo È complicato.

RALPH -         Lei lo fa apposta, non è possibile!

FRANÇOIS -   (Pazientemente) Le propongo di venire a Poissy perché nessuno potrà immaginare che lei si nasconde nel mio villino. Come vuole che qualcuno possa pensarci se non sarebbe mai venuto in mente neanche a lei?

RALPH -         Che cosa le ho fatto, Pignon? Perché mi perseguita così?

FRANÇOIS -   Io non la perseguito, cerco di aiutarla.

RALPH -         Il risultato è lo stesso. Che cosa le ho fatto?

FRANÇOIS -   Lei mi ha salvato la vita e io non lo dimenticherò mai. (Ralph va a sedersi sul letto e si mette a ispezionare il suo fucile)

FRANÇOIS -   Allora, che decidiamo?

RALPH -         Se lei non se ne va subito, le restano cinque minuti da vivere. (Riprende la sua ispezione. François l’osserva un istante in silenzio)

FRANÇOIS -   È la prima volta che fa questo genere di lavoro? (Ralph non risponde) Insomma, lei si sposta da una città all’altra con la sua valigetta e… non dev’essere molto divertente come vita. Ce l’ha comunque un punto fermo, una famiglia, degli amici?… No?… Vuole dire che se ne va a zonzo per il mondo senza amici, senza amori, senza… senza tasse, senza rotture di scatole, senza niente?

RALPH -         Lei ha tutto questo e stava per crepare.

FRANÇOIS -   Può darsi, però almeno ho conosciuto la vita.

RALPH -         La vita?

FRANÇOIS -   Sì, la vita.

RALPH -         Col mutuo della villetta, la moglie adultera, le camicie di Terital e Balluchon?

FRANÇOIS -   Sì, con tutto questo.

RALPH -         (Senza cattiveria) Povero fesso!

FRANÇOIS -   No, no, ho ragione io: è la vita. (Un’altra auto della polizia passa nella strada. Ralph posa il fucile sul letto e va a dare un’occhiata dalla finestra)

RALPH -         Sono le auto del corteo che lo precedono di qualche minuto; se ne vada, la prego.

FRANÇOIS -   Venga con me al Caffè della Stazione, Louise sarà felice di averla ospite a Poissy per qualche giorno.

RALPH -         Louise non è al Caffè della Stazione.

FRANÇOIS -   Cosa?

RALPH -         Me lo sono inventato io per sbatterla fuori; non è vero che ha telefonato.

FRANÇOIS -   Io non ci credo.

RALPH -         Continui pure a nascondersi la verità, ma i fatti sono fati: sua moglie è rimasta con Wolf e io non sono per niente un suo amico, lei è venuto a Maubeuge per niente.

FRANÇOIS -   È inutile che lei ci provi, tanto io non le credo.

RALPH -         Chiami la clinica.

FRANÇOIS -   Non ci provi, le ho detto; non s’inventa il Caffè della Stazione, Louise ha telefonato, ne sono sicuro.

RALPH -         Allora verifichi, chiami la clinica. (François esita un attimo, poi solleva il telefono)

FRANÇOIS -   Pronto, mi passi il 77, per favore. (Copre il ricevitore con la mano e si rivolge a Ralph) Via, mi dica che non è vero e io riattacco… (Al telefono) Pronto, vorrei parlare con la signora Pignon, per favore… È una cosa personale… Sì, rimango in linea… Pronto? (A Ralph) È Wolf. (Al telefono) Sì, sono io, vorrei dire due parole a mia moglie, per favore… Ah sì? (Si volta verso Ralph, raggiante) Se n’è andata, ha fatto le valigie e se n’è andata!… (Al telefono) Beh, mi dispiace averla… Come? (Il sorriso gli muore sulla faccia) Cosa?… (Ascolta ciò che gli dice Wolf per qualche secondo e poi riattacca lentamente, il viso privo di espressione)

RALPH -         Allora?

FRANÇOIS -   Se n’è andata via col maestro di equitazione.

RALPH -         Come?

FRANÇOIS -   È tornata alla clinica, ha fatto i bagagli ed è andata dal maestro di equitazione… Tutta colpa di Wolf le ha fatto una scenata… (Si sentono rumori di folla fuori scena. Ralph si avvicina alla finestra, fucile alla mano)

RALPH -         Lei scenderà con me, Felix ci aspetta davanti all’uscita di servizio, mi racconterà le sue cose in macchina.

FRANÇOIS -   Probabilmente la porterà a Libourne, quel maiale, me l’ha detto lei che voleva portarla a Libourne.

RALPH -         Si sistemerà tutto, stia tranquillo.

FRANÇOIS -   (Triste) Perché lo ha fatto, non capisco, stavamo così bene insieme…

RALPH -         (Gentilmente) Si sistemerà tutto, le dico, me ne occuperò io, lei non avrà più problemi, Pignon. (Il rumoreggiare della folla aumenta d’intensità. Ralph si volta verso la finestra)

FRANÇOIS -   Louise non ne ha colpa, sono io che ho provocato tutto, e quel Wolf è così maldestro…

RALPH -         (Si volta verso François) Vada in bagno, mi lasci solo un momento, sarà tutto finito in un momento.

FRANÇOIS -   Cosa? (Il rumoreggiare della folla aumenta ancora. Ralph si volta verso la finestra. François, alzando la voce) No, non spari! (Si avvicina alla finestra)

RALPH -         (Teso) Fermo lì dov’è, Pignon!

FRANÇOIS -   (Continua ad avanzare) Lei è un mio amico e io non le lascerò fare una cosa simile! (Esplode la Marsigliese fuori scena. Ralph sussulta e si volta verso la finestra. François dà un colpo alla manovella della tapparella. La tapparella si srotola bruscamente)

RALPH -         Porca troia!… (Si lancia sulla manovella e cerca di far risalire la tapparella, ma invano)

FRANÇOIS -   Lasci stare, non serve a niente… (Ralph prova ancora a girare la manovella, poi si volta verso François col fucile puntato. I due restano lì immobili, faccia a faccia. La Marsigliese finisce, il rumoreggiare della folla si spegne) Ecco, è passato.

RALPH -         (Atono) Io l’ammazzo, Pignon.

FRANÇOIS -   No. (I due restano ancora lì, immobili, faccia a faccia, per qualche secondo. Poi François si volta e si dirige lentamente verso la propria valigia) Non abbiamo più niente da fare qui, venga. (François ripone le camicie nella valigia e la chiude. Ralph abbassa lentamente la canna del fucile) Non ci sono problemi per Poissy, davvero…

RALPH -         (Va a riporre il fucile nella sua valigia e parla tra sé e sé) Cercherò di beccarlo la settimana prossima, chiederò un rinvio di una settimana, mi dovranno concedere un rinvio… Andrò a Bordeaux ed eseguirò il mio contratto… (Si dirige verso la porta con la sua valigia)

FRANÇOIS -   A Bordeaux? Passerà da Bordeaux la settimana prossima? Ma è vicinissima a Libourne, Bordeaux! E mia moglie si troverà senz’altro a Libourne, la settimana prossima! (Ralph si ferma e si volta verso François) Probabilmente ci farò un salto e potrei anche fermarmi a Bordeaux…

RALPH -         Cosa?

FRANÇOIS -   Se lei va a Bordeaux, mi dica in quale albergo scende.

SIPARIO

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