Il sale della quotidianità

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‘A PAZZIMMA

                                            IL SALE

                           

                            DELLA

                                               QUOTIDIANITA’

                                                   

                                                         Commedia in tre atti di

                                                                 Patrizia De Cristofaro

PERSONAGGI

ORLANDO MIGLIACCIO

ANNARITA, sua moglie

ALIGHIERO, suo figlio

ANGELICA, sua figlia

AMELIA, sua sorella

CATERINA, portinaia

EGISTO PALOSCIA, amico di Alighiero

ARTURO, fratello di Annarita

FIAMMETTA DIODATO

TOSCA GELMONTI

UBALDO FLORO FLORES                      comproprietari

SANTANIELLO

CAPOIDIFERRO

SIMONE

MARISA                                    amici di Orlando e di Annarita

QUIRINO

VALERIA

PRESENTATORE TV

TELECRONISTA

                                                         PRIMO ATTO

La cucina della casa di Orlando Migliaccio.

In fondo c’è la comune che dà a destra nell’ingresso e a sinistra negli altri vani dell’appartamento. A destra, iniziando dalla comune, vi sono un piano di lavoro; il piano cottura con forno sottostante; il lavello in acciaio e un altro appoggio ad angolo con sopra un lettore DVD e un piccolo televisore. A sinistra c’è il frigorifero. Sopra i due piani di appoggio e il lavello ci saranno dei pensili, mentre sopra il piano di cottura ci sarà la cappa. Sotto il piano di lavoro e il lavello ci sono gli stipi; invece una cassettiera è sotto il ripiano con la TV. Al centro della stanza vi è un tavolo quadrato con quattro sedie. Sul tavolo vi sono una confezione di profumatissimi sali da bagno, un bagnoschiuma e un DVD. In primo piano c’è un ballatoio.

All’aprirsi del sipario Amelia strizza uno straccio nel lavello, quindi apre la porticina che dà sul ballatoio e appende lo straccio alla ringhiera. Caterina, le mani sui fianchi, è presso il tavolo.

AMELIA (richiudendo la porticina e rientrando in cucina) Abbiamo finito. Avete visto, Cateri’? Tutta quella roba… Sembrava che non finiva mai, invece… Na mano voi, na mano io… Ci vuole la buona volontà.

CATERINA Parole sante, signuri’, parole sante! (Prende i sali da bagno, li osserva, quindi) Signuri’, chesto addo’ ‘o metto?

AMELIA Ah, questi sono i sali da bagno. Metteteli nel bagno, sulla vasca.

CATERINA (colpita) Comme avite ritto? Che sso’?

AMELIA I sali da bagno, Cateri’.

CATERINA (c.s.) Ah… I sali da bagno… Signuri’, pe’ nun sape’ ‘e fatte vuoste, a che servono?

AMELIA (con pazienza) Si mettono nell’acqua quando ci si fa il bagno.

CATERINA Ah, ah. (Tra sé) Io nun capisco. E che r’è, neh? Uno se fa ‘o bagno salato? (Annusa la confezione, poi estasiata) Mamma mia! Signuri’, e comme addoreno!

AMELIA (per farla breve) Sì, sì. Andateli a mettere sulla vasca. (Scorge il bagnoschiuma sul tavolo, lo prende e mentre lo consegna alla portinaia) Anzi, mettete pure questo nella cabina doccia.

CATERINA Subito vi servo. (Esce per la comune a sinistra per ritornare subito dopo) Allora io me ne scengo. Arrivederci.

AMELIA Arrivederci.

CATERINA (vede la custodia con il dischetto e la prende, mostrandola ad Amelia) Ah, ce sta ancora chesto. Addo’ v’’o metto, signori’?

AMELIA (prontissima, quasi strappandole il dischetto di mano) Datelo a me. (E lo ripone in un cassetto della cassettiera) Ecco fatto.

CATERINA  Va be’, allora io me ne scengo. Signuri’, ve vulevo domanda’ na cosa. Pe’ nun sape’ ‘e fatte vuoste, comme maie vostro fratello stasera se ne vene ‘e casa cca? Che r’è, addo’ sta ‘e casa nun se trova cchiù buono? Me fa meraviglia: sta int’ a chillu palazzo accussì signorile e se ne vene cca.

AMELIA (alquanto risentita) Cateri’, spiegatemi una cosa. Ma che cosa avete voluto dire? Che questo è un palazzo di pezzenti?

CATERINA No, p’’ammore ‘e Dio, signuri’! E chi dice chesto! Ma vulite mettere Mergellina c’’o Vomero? (Piccola pausa) Chello po’ parlammo che Dio ce sente. Stanno vicino ‘a sòra, è n’ata cosa. Va be’, uno rice ‘a mugliera, ma ‘a mugliera, scava, piglia e ‘mbroglia, è sempe n’estranea. Io me ne scengo, signuri’. Arrivederci.

AMELIA Arrivederci.

CATERINA Ah, a proposito, ‘o raggiuniere Mennella s’ha vennuto ‘a casa. Se l’ha accattata…

AMELIA (ironica) Cateri’, sedetevi. Vi faccio una tazzina di caffè.

CATERINA Penzate ‘a salute, signuri’, ‘O ccafè comme si l’avesse accettato. Me n’aggia scennere pecchè sta ‘o palazzo sulo.

AMELIA (c.s.) Veramente? E voi siete molto preoccupata, eh? Cateri’, è la terza volta che mi salutate e state sempre qua.

CATERINA (punta, senza tuttavia demordere) No, ve vulevo ricere che ‘a signora che s’è accattato ‘a casa r’’o raggiuniere Mennella ha da essere na signora perbene. Signuri’, si ‘a verisseve… è na piezza ‘e femmena… Se n’è venuta ‘e casa lunedì r’’a semmana passata. Puvurella! E’ rimasta vedova a vintisette anne, roppo appena duie anne ‘e matrimonio. Salute a vuie, ‘o marito murette int’ a n incidente ‘e machina. (Suona il campanello. Sospirando) Che avimm’’a ricere! Menu male che nun tene figlie…

AMELIA Cateri’, scusate, hanno bussato alla porta. Andate a vedere chi è.

CATERINA Sì, sì. (Esce per la comune a destra)

ALIGHIERO (poco dopo dall’interno) Vieni, Palo’. (Entra dalla comune a destra, seguito dal suo amico Egisto Paloscia e da Caterina. Alighiero è un bel ragazzo di 18 anni) Ciao, zi’ Ame’.

AMELIA Uè, bello

EGISTO  (timido) Buonasera.

AMELIA Ciao.

CATERINA Signuri’, stu giovanotto è vostro nipote?

AMELIA (impaziente) Eh.

CATERINA Maronna mia! Che bellu figlio! (Breve pausa) A proposito, io po’ ‘o verette a vostro fratello pe’ televisione.

AMELIA (le scappa) Ah, sì? L’avete visto? (Ma immediatamente si pente di aver fatto quella domanda: adesso, poco ma sicuro, la portinaia inizierà un’altra delle sue solite “sciorinate”)

CATERINA (infatti) Sì! Ma… (Circospetta) Io nun aggia capito buono. Spiegateme na cosa. Vostra cognata era gelosa ‘e vostro fratello. Chesto l’aggia capito. Ma vostro fratello… Riceva che isso ieva add’’a signora affianco pecchè llà ce steveno ‘e fantasmi… Che saccio… I contatti sensitive… Signuri’, pe’ nun sape’ ‘e fatte vuoste, vostro fratello nun stesse tanto buono c’’a capa?... (Il suo dire cade nel silenzio più totale) Va buo’, io me ne scengo. Stateve bona. (Esce per la comune a destra)

AMELIA Deo gratias!

ALIGHIERO Zi’ Ame’, ci sta qualche cosa di buono?

AMELIA Sì, tengo una tavoletta di nocciolato. Aspetta, mo te la vado a pigliare.

ALIGHIERO Buono, buono! Zi’, vai, vai. (Amelia esce per la comune a destra. Il ragazzo si siede) Siediti, Palo’.

EGISTO (si siede) Alighie’, per piacere, non mi chiamare più “Palo’ “. Mi sembra sempre che sto a scuola.

ALIGHIERO (ridacchiando) E’ vero, hai ragione. Ma a parte che “Palo’ “ è simpatico, tu ti chiami Egisto. Ma che razza di nome è? I tuoi genitore dove lo sono andati a prendere?

EGISTO Mio nonno si chiamava così. No, sai, quando mi chiamano Paloscia, sembra che dicono paposcia e sinceramente…

ALIGHIERO (c.s.) Giusto, giusto. Ma lo sai che non ci avevo pensato? Comunque, ci sono certi cognomi… Ci sta un’amica di mia madre che si chiama Valeria Zottola. Palo’, là se uno sbaglia a chiamarla…

EGISTO (ride, poi sfottente) E perché, tu? Alighiero! Come Dante.

ALIGHIERO No, Dante era Alighieri. Io mi chiamo come Noschese.

EGISTO E chi è?

ALIGHIERO Mah… Papà dice che era un imitatore dei tempi suoi.

EGISTO Ah. Non l’ho mai sentito.

ALIGHIERO E certo! I tempi di papà risalgono a quando ci stavano quelle televisioni grandi grandi in bianco e nero. Figurati! (Pausa. Ridacchiando) Comunque, papà tiene la fissazione per i personaggi più o meno famosi. Va bene, lui si chiama Orlando come il mio bisnonno. Sai perché mia sorella si chiama Angelica? Perché Angelica è la fidanzata di Orlando furioso. A me mi è andata un poco meglio. Potevo chiamarmi Abbondio… E’ pazzesco!

EGISTO A proposito di tua sorella, dove sta?

ALIGHIERO Boh… Ah, sì. E’ andata alla selezione con la sua amica. (Ridendo) Sì, sì, mo mi ricordo.

EGISTO (incuriosito) Quale selezione?

AMELIA (entra dalla comune a destra con la tavoletta di cioccolata che mette sul tavolo) Ecco qua.

ALIGHIERO (soddisfatto) Finalmente! (Apre la tavoletta, prende un abbondante pezzo di cioccolato, lo mangia e sentenzia) Buono, buono! (Offrendone un pezzo all’amico) Tieni, Palo’, mangia.

EGISTO (mangia, poi) Mmm… Ottima! Che è? Novi?

ALIGHIERO Che Novi?! Addo’ ‘a miette ‘a Novi! Questa è cioccolata svizzera.

AMELIA Va bene. Alighie’, se mi vuoi, io vado di là.

ALIGHIERO Vai, vai, zi’ Ame’, non ti preoccupare.

Amelia esce per la comune a destra.

EGISTO Alighie’, io ti devo dire na cosa. Tua sorella mi piace. Ma non poco. Assai!

ALIGHIERO (ironico) Che novità! Palo’, ma secondo te io so’ cecato? Me ne sono accorto, ma ti consiglio di scordartela. Mia sorella non è per te.

EGISTO (interessato) Ma… Sta già con qualcuno?

ALIGHIERO No. Quella ha preso da papà: è fissata. Dice che i ragazzi sono tutti cretini, che lei si vuole divertire, che vuole essere libera… (Divertito) Ma tu vuoi sapere Angelica che è arrivata a fare? Guarda, è incredibile! Un mese fa, per scherzo… Che razza di scherzo io non lo so… Un mese fa la sua amica Clelia l’ha iscritta on line a “La canzone mascherata”… Quella trasmissione di quiz musicali di Canale 868. La conosci?

EGISTO No.

ALIGHIERO (c.s.) Non ti sei perduto niente. Na strunzata ad altissimo livello!... La stessa cosa ha fatto mia sorella con l’amica. In conclusione sono state prese tutte e due per fare le selezioni. Figurati, Angelica felicissima… Ma siccome non tiene ancora 18 anni, ha fatto andare papà sul Comune, dove papà tiene n amico, per farsi fare i documenti falsi in modo che poteva andare alle selezioni.

EGISTO E papà? Ha accettato?

ALIGHIERO  Figurati! A papà non è sembrato vero che Angelica andava in televisione! In quattro e quattr’otto le ha fatto fare i documenti falsi.

EGISTO  E oggi è andata a fare la selezione?

ALIGHIERO Esatto.

EGISTO (scattando, preoccupatissimo) Alighie’, ma Angelica ha capito quello che è andata a fare? Mannaggia ‘a miseria! Io la televisione mi rifiuto di guardarla, Si nun fosse p’’a Formula Uno, io ‘a televisione ‘a iettasse. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere…

ALIGHIERO (annoiato) E che ‘o ddice a ffa’, Palo’? Io e mamma ce l’avimmo ritto a chella cretina, ma quando una è scema… Io so’ sicuro che chella mo fa na figura ‘e… lasciamo perdere il materiale della figura… e se ne torna ‘a casa. Sì, s’’a pigliano… S’’a pigliano p’’a fa’ pulezza’ ‘o cesso! (Egisto ride suo malgrado)

Suona il campanello un poco in lontananza.

AMELIA (dall’interno, in lontananza, allegra) Uè, bella! Com’è andata?

ANGELICA (dall’interno, in lontananza e in fretta) Bene. Poi ti racconto. Zia Ame’, dammi la chiave di casa: devo andare in bagno.

AMELIA (c.s.) Aspetta, mo ti apro io con la chiave di riserva.

ANGELICA (attraversando la comune da destra a sinistra, mentre Amelia entra nella stanza, scorge suo fratello e l’amico e li saluta con entusiasmo) Ciao! Vengo subito!

EGISTO Ciao, Ange’.

ALIGHIERO (irridendola) Uè, sorelli’! He’ fatto ‘a figura toia?

ANGELICA (dall’interno) Ho fatto un figurone!

AMELIA (ammirata) Io lo sapevo! Non avevo dubbi! (Angelica entra dalla comune a sinistra. Sulle spine) Allora? Racconta.

ANGELICA Zia Ame’, un momento. (Va a prendere un bicchiere dal pensile sul lavello, apre il frigorifero e lo riempie d’acqua. Beve quasi d’un fiato, dopo di che soddisfatta) Ah! Che sete!

AMELIA (c.s.) E così?

ANGELICA Niente. Al finale sabato devo andare a registrare la trasmissione. Anzi, dobbiamo andare io e Clelia.

AMELIA (non sta in sé dalla gioia) Allora siete state prese tutte e due! Bravissime! Ange’, sabato ti devi mettere quel tailleur blu elettrico che ti comprasti da Max Mara. E papà e mamma?

ANGELICA (disorientata) Che cosa papà e mamma? Papà e mamma arriveranno fra poco.

AMELIA Lo so: hanno telefonato. No, io dicevo: già ce l’hai detto a papà e mamma?

ANGELICA E certo. (Soddisfatta) Zia Ame’, pure mamma è stata contenta.

AMELIA (al massimo della gioia) E ci credo!

ANGELICA Ma là ci stavano degli ignoranti…

AMELIA (interessata) Sì?

ANGELICA Mamma mia! Io me ne volevo andare,  però Clelia è voluta rimanere… Quando siamo arrivate, ci hanno fatto aspettare in una stanza e ci hanno dato un modulo da compilare. Un ragazzo mi ha chiesto: “Senti, qua sta scritto ‘Studi”. Che devo scrivere?” E un’altra ragazza a Stato Civile ha scritto: italiana… Figurati!

AMELIA Cose da pazzi!

ANGELICA Sabato dobbiamo registrare io, Clelia e quel ragazzo che non sapeva che cosa doveva scrivere a “Studi”. Sì, ma vinciamo sicuramente o io o Clelia: quell’ignorante è stato preso perché era raccomandato.

AMELIA E’ chiaro.

ANGELICA (in un impeto di entusiasmo stringe le guance di Alighiero, dicendo) Frate’, e tu non dici niente?

ALIGHIERO (infastidito) Ma che devo dire… Dico che tu si’ na cretina. Ecco quello che dico!

ANGELICA Che amore di fratello!

ALIGHIERO  (irritatissimo) Ma sì! Dico io: tu nun te miette scuorno ‘e asci’ int’’a televisione insieme a chelli quatte papere? Nun he’ capito che llà è tutto nu ‘mbruoglio? Sì, fanno vencere a te… “Aspetteme certo che vengo meno sicuro”, come diceva ‘a nonna. Andiamo, Palo’. (Esce per la comune a destra)

EGISTO Buonasera. (E segue Alighiero)

AMELIA Ange’, non lo pensare, tuo fratello.

ANGELICA Che cosa, zia Ame’? Quelle fesserie che ha detto? Figurati! Mi dispiace soltanto… Poteva incoraggiarmi un poco, no? Va be’. Zia Ame’, io esco. Ci vediamo più tardi.

AMELIA Va bene. (Angelica esce per la comune a destra. Amelia esce sul ballatoio e chiama) Signora Fiammetta? Signora Fiammetta?

FIAMMETTA (dall’alto) Signora Amelia, dite.

AMELIA Voi a mezzogiorno mi avete detto che mi dovevate dare una cosa. Se volete, mo potete scendere: non c’è nessuno.

FIAMMETTA (c.s.) Ah, sì. Scendo subito.

AMELIA (rientra nella stanza ed esce per la comune a destra. Dopo poco rientrando seguita da Fiammetta) Prego, signo’, accomodatevi.

FIAMMETTA (è una bella donna sui 28 anni. Ha una busta in mano) Grazie. (Consegnando la busta ad Amelia) Ecco. Ho portato la delega.

AMELIA (incuriosita) La delega?

FIAMMETTA Come, voi non sapete niente?

AMELIA No.

FIAMMETTA Stamattina il signor Orlando è venuto a casa mia e…

AMELIA (interrompendola) Mio fratello è venuto qua? Non l’ho visto.

FIAMMETTA Voi non c’eravate. Il signor Orlando è venuto a casa mia e mi ha detto che stasera vuole fare una riunione di condominio… Veramente non si tratta di una riunione vera e propria… Diciamo che il signor Orlando stasera vuole riunire qua, in casa sua, tutti i condomini per conoscerli un poco… E mi ha portato la convocazione. Io non posso venire, così vi ho portato la delega, che voi darete a vostro fratello.

AMELIA Ah, ecco. Va bene: quando viene, gliela darò senz’altro.

FIAMMETTA Benissimo! (Pausa) Signora Amelia, voi non potete immaginare quanto mi state aiutando, voi e il signor Orlando. Specialmente voi… Avete avuto la meravigliosa idea di far venire vostro fratello ad abitare qua e io ve ne sarò grata per tutta la vita. Sapete, io me ne sono dovuta  andare da là perché… E’ incredibile! C’è ancora gente che si meraviglia per una cosa così naturale… Avevano incominciato ad additarmi come una poco di buono. Certamente, mio marito non è ancora un anno che è morto, però, ditemi voi, io sono giovane… Che cosa dovevo fare? Dovevo continuare a fare la vedova per tutto il resto della mia esistenza?

AMELIA Avete ragione. Voi siete giovane e siete pure una bella donna.

FIAMMETTA Grazie.

AMELIA Sentite, signora Fiamme’, quello che sto facendo per voi lo sto facendo con tutto il cuore,

FIAMMETTA Lo so, lo so.

AMELIA No, ve l’ho voluto dire perché… Si potrebbe pensare che io volessi chi sa che cosa in cambio. Io non pretendo niente. Anzi, voi state facendo pure troppo… (Dopo un’altra pausa) Beh, se devo dire la verità, pure a mio fratello fa bene venirvi a trovare ogni tanto. Mia cognata non è cattiva, questo no, ma è petulante, asfissiante… Guai se non trova una cosa al posto suo. Sta tutti i giorni c’’a scopa elettrica… Che miseria è chesta! Mio fratello ogni tanto ha bisogno di qualcuno che gli parli con dolcezza, che lo faccia distrarre… Sì, d’accordo, ci sono gli amici. Ma scambiare una parola con una persona più estranea a volte fa bene.

FIAMMETTA Certo. (Cambia discorso) Quel dischetto ce l’avete sempre voi, eh?

AMELIA Sì. (Prende il DVD dal cassetto e lo mostra) Eccolo qua. Lo volete voi?

FIAMMETTA No, tenetelo pure. (Amelia sta per riporlo) Anzi, se non vi dispiace, prestatemelo per qualche giorno: la voglio vedere la trasmissione.

AMELIA (dandole il dischetto) Prego, tenete. Ve lo potete tenere pure per sempre, tanto a me non mi serve. Ma perché, scusate, voi la trasmissione non l’avete vista quando l’hanno trasmessa?

FIAMMETTA Purtroppo non ho potuto vederla. (Alquanto divertita) Sono curiosa. (Breve pausa) Roba da matti! La signora Annarita per una sciocchezza… (Improvvisamente preoccupata, alludendo ad Annarita) Ma… per caso ha detto qualcosa di compromettente?

AMELIA (la rassicura) Assolutamente no. Del resto, voi e mio fratello fate qualche cosa di male?

FIAMMETTA No, no.

AMELIA E allora? Anzi, vi fate quattro risate. Il giudice per tutta la trasmissione se la rideva sotto i baffi.

FIAMMETTA (divertita) Caspita! Mi avete incuriosita ulteriormente. (Riferendosi alla trasmissione) La vedrò senz’altro.

Suona il campanello.

AMELIA (uscendo per la comune a destra) Un momento. Torno subito. (Esce)

MARISA (dall’interno, allegra) Buonasera.

VALERIA (dall’interno, allegra) Buonasera.

AMELIA (dall’interno, altrettanto espansiva) Uè! Ciao, Mari’; ciao, Vale’. (Entrando dalla comune a destra seguita da Valeria e da Marisa, che ha tra le mani una grossa insalatiera contenente della macedonia di frutta e che poggia sul tavolo quando entra) Venite, venite, accomodatevi.

MARISA (scorgendo Fiammetta) Buonasera.

VALERIA Buonasera.

FIAMMETTA Buonasera. (Ad Amelia) Io me ne vado. Non vi scordate di dare la delega al signor Orlando, mi raccomando.

AMELIA No, no, non vi preoccupate. Arrivederci.

FIAMMETTA (uscendo per la comune a destra) Buonasera. (Esce)

MARISA (alludendo a ciò che ha recato con sé) Ame’, ho portato ‘a macedonia: a Annarita ce piace comme ‘a faccio io.

AMELIA (scherzosa) Pure a me.

MARISA Eh, ‘o ssaccio. Mo questa deve andare nel frigorifero. (Pronta ad Amelia che si accinge a mettere l’insalatiera in frigo) Stai, stai, faccio io. (Ed esegue) Ecco fatto.

VALERIA Annarita e Orlando non sono arrivati ancora?

MARISA Vale’, tu ‘e vvote me pare na fessa! Te l’ho detto, no?, che un quarto d’ora fa ho telefonato a Annarita. Lei mi ha detto che venivano fra una mezz’oretta.

VALERIA Ah, sì.

MARISA Io perciò immediatamente ho fatto ‘a macedonia: Annarita steve assai sfasteriosa.

VALERIA Perché?

MARISA Mah!... Non ho capito bene. Quando ce l’ho domandato, mi ha risposto solamente: “Orlando! Sempre lui!”

VALERIA (superficiale) Va buo’, Mari’… Nun ‘o ssaie Annarita comm’è? Facciamo una cosa: appena arrivano lei e Orlando, noi cantiamo: (Canta) “Perché son due bravi ragazzi / Perché son due bravi ragazzi / Perché son due bravi ragazzi / Nessuno lo può negar.” Poi diciamo: “Benvenuti nella casa nuova!” Ti faccio vedere che Annarita si fa na risata e ci passa tutto.

MARISA (divertita) Sì, sì, facciamo così. E brava Valeria!

ORLANDO (entra dalla comune a destra con Annarita. Sorridente) Eccoci qua.

MARISA E VALERIA (si scambiano un’occhiata d’intesa, quindi cantano insieme) Perché son due bravi ragazzi / Perché son due bravi ragazzi / Perché son due bravi ragazzi / Nessuno lo può negar. (Esclamano allegre) Benvenuti nella casa nuova!

ORLANDO (divertito) Grazie, grazie.

ANNARITA (molto infastidita) Sì, va bene… Questa muina è proprio fuori luogo.

MARISA (mentre Orlando è annichilito, scherzosa) Embè? Annari’, è questo il modo di accoglierci?

ORLANDO (come per scusare il comportamento di sua moglie, con nervosismo controllato) Mari’, nun ‘a penza’. Chesta è na scema.

ANNARITA (irritatissima e autoritaria) Orlando, smettila!

VALERIA (timida) Ma… E’ successo qualche cosa?

MARISA (c.s., prendendo Annarita per un braccio) Annari’, nun dà retta ‘e chiacchiere. Viene ccà. Ho portato la macedonia. Sta nel frigorifero. Aspetta, te la piglio.

ANNARITA (facendo buon viso a cattivo gioco) No, mo non voglio niente. Stasera, forse… Va bene. Grazie. Scusate, ma adesso non voglio vedere nessuno. Se ve ne andate…

ORLANDO (rabbioso) E no! Mo stai esagerando, mo! (Fa il gesto) Mo te rò nu schiaffone così la finisci!

ANNARITA (sarcastica e acida) E certo!

VALERIA Mari’, andiamocene.

ORLANDO (con rabbia) No, Vale’, che staie ricenno! Assettete! Mari’, assettete pure tu!

MARISA (melliflua)Ma no, Orla’ .Noi già ce ne stavamo andando.  Si è fatto tardi. Ci vediamo con calma, eh? (Salutandolo e baciando) Ciao.

ORLANDO (mortificato) Ciao.

VALERIA (come Marisa) Ciao, Orla’.

ORLANDO (c.s.) Ciao.

VALERIA (salutando e baciando Annarita) Ciao, Annari’. (L’altra biascica appena un “ciao” di circostanza) Ciao, Ame’.

AMELIA Ciao.

Valeria esce per la comune a destra.

MARISA (sottovoce e scherzosa ad Annarita) Disgraziatona! Io ti conosco bene. Tu vuoi rimanere sola con Orlando, eh? E’ giusto. Dovete inaugurare il letto nuovo…

ANNARITA (infastidita) Figurati… (Per liquidarla in fretta) Ciao, ciao.

MARISA Ciao. Ame’, stammi bene.

AMELIA Ciao, Mari’. (Marisa esce per la comune a destra. Lungo e triste silenzio) Annari’, io mi sono fatta aiutare da Caterina la portiera e ho messo tutto in ordine.

ANNARITA (acida e sarcastica) Ah, sì? Brava. I ragazzi?

AMELIA Sono usciti. (Avviandosi. Premurosa) Annari’, io me ne vado a  casa. Se hai bisogno di me, basta che mi fai uno squillo di campanello.

ANNARITA (c.s.) Grazie tante. Io non ho bisogno di niente. Ad ogni modo, se (marcatissimo) tuo fratello ti vuole… (Amelia esce per la comune a destra, punta e umilmente. Dopo un altro lungo silenzio) Sei contento?

ORLANDO (scatta) ‘E che avess’’a essere contento? R’’a scema che si’? ‘E chesto aggia sta’ contento, sì? Che figura ‘e quatte sorde che he’ fatto! Dico io: tu stai nervosa e stu nervosismo tienatillo pe’ te, no? Che c’entrano Marisa e Valeria? Tra l’altro, Marisa è stata gentile e t’ha purtato pure ‘a macedonia. Proprio na figura ‘e quatte sorde!

ANNARITA Sì, va bene: ho sbagliato. Però adesso stai calmo. Lo ammetto: ho sbagliato.

ORLANDO (scimmiottandola nervoso) ‘A criatura! “Lo ammetto, ho sbagliato.”…

ANNARITA (con provocazione) No, io volevo sapere se sei contento che finalmente siamo venuti ad abitare vicino a tua sorella.

ORLANDO Annari’, pe’ piacere, non tocchiamo quest’argomento. Ricordati che se ho voluto cambiare casa, l’ho fatto per te.

ANNARITA Per me?

ORLANDO Bella, ti sei scordata che tu sei mesi fa mi dicesti che ti dava fastidio che io ogni tanto andavo a trovare la nostra vicina?

ANNARITA E tu per una volta che ho detto questo… Orlando, ma queste sono cose che si dicono così, per dire. Io scherzavo.

ORLANDO (furibondo) Ah, no! Questo non te lo posso proprio permettere! Sono cose che si dicono, pazziave, sì? Ma si tu pe’ sta fessaria me trascinaste pure int’’o tribunale r’’a televisione… N’ata figura ‘e niente… Menu male che ‘o giudice rette ragione a me… Per quello che può valere la sentenza di un giudice della televisione… Ad ogni modo… No, Annari’, tu facive seriamente, nun stive pazzianno.

ANNARITA Senti, se dici così, io ti rispondo che è vero. Sì, mi dava fastidio che tu quasi tutti i giorni andavi da quella là. E soprattutto mi dava fastidio che quando ti chiedevo che cosa andassi a fare, mi rispondevi ipocritamente che andavi a perdere tempo. Ma per chi mi hai pigliata? Io non sono scema.

ORLANDO Pecchè, io ho detto che si’ scema? Sì, io effettivamente andavo dalla signora affianco quando a te te passava pe’ capa ‘e passa’ ‘o Folletto.

ANNARITA Allora non dovevo pulire?

ORLANDO ‘E nnove ‘a sera?

ANNARITA E perché no? Io ci tengo a tenere la casa in ordine. Sarò una maniaca, ma se ho tempo alle nove di sera, alle nove di sera pulisco.

ORLANDO (volendo troncare la discussione) Va buo’. (Pausa) In ogni caso, se mi vuoi credere, bene e se no… fa’ comme vuo’ tu. Io veramente ievo addu chella sulo pe’ nun senti’ chillu coso int’’e rrecchie. Infatti dopo na mez’oretta turnavo ‘a casa.

ANNARITA E certo! Il tempo di…consumare.

ORLANDO (fingendo di non aver sentito) Comunque, mo è finito tutto. Sei mesi fa ne parlai con Amelia, lei mi disse che questo appartamento era in vendita e io l’ho comprato. Vuol dire che quando tu devi fare le pulizie, io scengo a ffa’ quatte passe e po’ torno. Va bene così?

ANNARITA No, non va bene. Adesso tua sorella controlla ogni nostro respiro.

ORLANDO Quando mai! Sì, he’ truvato ‘o tipo!

AMELIA (dall’interno) Permesso?

ANNARITA (beffarda ad Orlando) Tua sorella non è il tipo che s’impiccia, eh?

ORLANDO Vieni, vieni, Ame’.

AMELIA (entrando dalla comune a destra. Ha in mano un piatto di plastica coperto con un altro piatto capovolto e la delega datale da Fiammetta) Scusate. Ho fatto la pizza ricotta e spinaci e ve ne ho portato un poco. (Poggia il piatto sul tavolo)

ORLANDO (contento) Bene!

ANNARITA (entusiasta) La pizza che facesti anche per la tua festa?

AMELIA Sì.

ANNARITA (c.s.) Favolosa! Hai fatto bene a portarmene una fetta: questa pizza mi piace un sacco.

AMELIA (consegnando la delega a suo fratello) Tieni, Orla’. Questa me l’ha data…

ORLANDO (prontissimo) Sì, sì, lo so, lo so. Grazie.

AMELIA Va bene. Io me ne vado perché voglio anticiparmi qualche cosa per domani. Domani sarà una di quelle giornate che ve le raccomando. In ufficio fino alle cinque e mezza, poi la palestra… Domani sera se mi ritiro per le nove, sono fortunata.

ANNARITA Una giornata campale.

AMELIA ‘O vaie ricenno, Annari’! (Avviandosi per la comune a destra) Buona serata e buon appetito.

ORLANDO Grazie.

ANNARITA Ciao. (Amelia esce) Però… Tua sorella è stata proprio cara a portare la pizza. (Buttandosi su una sedia) Guarda, mi sento talmente distrutta che non tengo manco la forza di dire “Madonna mia, aiutami!”.

ORLANDO (scherzoso) Mo Amelia ti sta bene, eh? (Le si avvicina con fare fintamente minaccioso) Mo io a te che t’avess’’a fa’? T’avess’’a vattere? Sì. (E la bacia)

ANNARITA (divincolandosi, tuttavia in fondo felice che quella piccola lite sia finita nel migliore dei modi) E dai!

ORLANDO  (mentre prende un coltello e taglia un pezzo di rustico) Intanto, Annari’, hai visto che comodità? Per stasera ‘a pizza ‘a tenimmo, ‘a macedonia pure… Stammo a posto! (Mangia)

ANNARITA (sorniona) Caro, la pizza è per stasera.

ORLANDO (masticando. Socchiude gli occhi estasiato)  Mamma mia! Amelia si è superata! (Offrendo un piccolo tocco a sua moglie) Annari’, he’’a assaggia’!

ANNARITA No, adesso non mi va. E’ buona?

ORLANDO Buona? E’ na cosa superlativa! Sai perché l’ho voluta assaggiare? Perché ‘a vota passata ce mancava nu pizzico ‘e noce moscata. Invece sta vota…

ANNARITA Sì, sì, va bene…

Squilla il cellulare di Orlando.

ORLANDO (al telefono) Pronto. (Ascolta) Sì, sono io. Lei chi è, scusi. (C.s.) Come? (C.s.) Mi scusi, non ho capito bene. Ubaldo?... (C.s.) Floro Flores? Come l’ex giocatore del Napoli? (C.s.) No, per carità, non si preoccupi: in questo periodo è abbastanza normale. (C.s.) D’accordo. Vi aspetto. A tra poco. (E spegne il telefono)

ANNARITA Chi era?

ORLANDO (indifferente) Era uno dello stabile.. Ha voluto assicurarsi che stavo in casa e ha detto che tra poco verrà qua con gli altri.

ANNARITA (dopo una piccolissima pausa, stizzita) Ma tu sei proprio un bel tipo! Se lo vuoi sapere, io stavo nervosa soprattutto per questo. Scusami tanto: noi siamo venuti in questo momento nella casa nuova: vedi che io non ho manco la forza di guardarmi in faccia e non trovi di meglio da fare che portarmi in casa gente che manco conosco. Scusami tanto: all’improvviso ti ha dato di volta il cervello? (Ironica) Già. Io non ho il diritto di essere stanca. A te fa piacere ricevere gente? E io devo fare la perfetta padrona di casa: devo fare il caffè, devo offrire i cioccolatini magari nel vassoio di cristallo… E’ giusto?

ORLANDO (flemmatico) Annari’, saie tu comm’he’ parlato? Come gli ospiti ‘e Marzullo: te si’ fatte domanda e risposta. Ma chi t’ha ritto che he’ fa’ tutte chesti ccose?! ‘O ccafè… i cioccolatini… Quanno maie! Mo te lo spiego un’altra volta: noi ci dobbiamo riunire perché l’ascensore ‘e stu palazzo funziona ancora cu duie centesime e dobbiamo decidere se cambiare la gettoniera e farlo funzionare con cinque centesimi o se dobbiamo pagare qualche cosuccia in più sul condominio e leva’ definitivamente ‘e monetine. Questo è tutto. I signori condomini gentilmente hanno pensato di interpellarmi prima di prendere qualsiasi decisione. Li faccio venire qua perché nun me voglio movere io.

ANNARITA (c.s.) Come no! Come se non ti conoscessi! Tu sei un pettegolo e non vedi l’ora di sapere i fatti di tutti quanti.

ORLANDO (c.s.) Va bene. Io te rico che nun è accussì. Però… si pure fosse? (Suona il campanello)

ANNARITA Io vado a dormire. (Esce per la comune a sinistra)

ORLANDO Va bene. (Esce per la comune a destra. Dopo un poco invitante dall’interno) Buonasera. Prego, prego.

UBALDO (entra dalla comune a destra, seguito da Tosca Gelmonti, da Santaniello, da Capodiferro e da Orlando. Floro Flores ha la voce molto roca) Caro signor Migliaccio, anzitutto mi scuso per la voce, ma come le ho detto al telefono ho una leggera laringite.

CAPODIFERRO (in disparte a Santaniello) All’anema r’’a leggera laringite! Chillo sta ‘nguaiato! (Santaniello tossisce con intenzione affinché gli altri non si accorgano del commento di Capodiferro)

ORLANDO Ah, dunque lei è Floro Flores.

UBALDO Perfettamente. E ora, se lei me lo consente, le presento io gli altri condomini.

ORLANDO Certo.

SANTANIELLO (sottovoce a Capodiferro) Primma nun aggio vuluto ricere niente, ma tengo l’impressione che avite ragione vuie, signor Capodiferro. ‘O signor Floro Flores a stiento ce ‘a fa’ a parla’ e vo’ fa’ pure ‘e ppresentazione.

CAPODIFERRO Comme si fosse na nuvità! Secondo me chillo parla pure si ce levano ‘e ccorde vocale!

UBALDO La signora Tosca Gelmonti.

ORLANDO (stringendole la mano) Molto piacere, signora. Lei è un’appassionata dell’opera lirica, suppongo.

TOSCA (offesa e con voce stridula) Per carità! Lei ha supposto male. Io lavoro sul territorio.

ORLANDO (allusivo) Ho capito.

TOSCA (c.s., marcando) Sono assistente sociale. Cerco di combattere le piaghe del territorio: droga, bambini nati nelle famiglie indigenti, prostituzione… E poi, scusi, che cosa le ha fatto pensare che io sia un’appassionata della lirica?

ORLANDO Mah… Non so… A pelle Tosca Gelmonti mi ha fatto pensare all’opera lirica…

TOSCA (offesa) Non capisco.

SANTANIELLO (ad Orlando) Permette? Mo spiego io alla signora. (Presentandosi) Santaniello. (Stretta di mano) Sa, io mo sto in pensione, ma ho lavorato al San Carlo per quarantuno anni.

ORLANDO Interessante.

SANTANIELLO Intendiamoci: non ho lavorato proprio al San Carlo. Ero il pasticciere della pasticceria di fiducia degli artisti del San Carlo. Per loro n aggio fatto sfogliatelle, babà, santa Rosa, diplomatici, castagne candite… In confidenza, la Moffo usciva pazza per le cassatine… E modestamente qualcosa dell’opera la conosco. Dunque, signora, come voi m’insegnate, la Tosca è il capolavoro di Puccini, e Gelmonti potrebbe essere la traduzione in italiano del cognome di Alfredo della Traviata.

TOSCA (c.s.) Beh? Questo non autorizza il signor Migliaccio a pensare che io sia appassionata dell’opera lirica.

UBALDO Bando alle chiacchiere, io direi di iniziare questa sorta di riunione condominiale. (Consultando l’orologio) Avrei… sì, ventuno, massimo ventidue minuti di tempo. Dovrei dare lo sciroppo al bambino: glielo devo somministrare io altrimenti mia moglie sbaglia a misurarlo.

CAPODIFERRO (a bassa voce ad Orlando) Signor Miglia’, avite visto? ‘O signor Floro Flores chiacchiarèa sempe e è peggio ‘e Furio ‘e Verdone.

ORLANDO (sottovoce, ridacchiando) Me ne sono accorto. (Agli altri, dopo essersi guardato intorno) Un attimo solamente. Vado a prendere altre sedie. Abbiate pazienza, ma ci dobbiamo fare da noi: mia moglie è andata a riposare.

CAPODIFERRO  E nun ve preoccupate, che mo ve rongo io na mano e facimmo juorno juorno. Ah, nun v’aggia ritto ancora io chi so’. Me chiammo Vincenzino Capodiferro. (Stretta di mano) Piacere. Addo’ stanno ‘e ssegge?

ORLANDO (avviandosi per la comune a sinistra) Venga appresso a me. (Esce seguito da Capodiferro. E ritorna con due sedie, così come l’altro) Prego, prego, accomodatevi. (Tutti si seggono) Stiamo nel numero legale?

UBALDO Mah… Penso di sì. Mancano soltanto i signori Derienzo, ma quelli abitano al primo piano e l’ascensore non lo usano mai. Stamani mi ha detto il signor Derienzo che  loro comunque sono d’accordo su qualunque decisione si prenda.

SANTANIELLO  Allora possiamo incominciare a discutere. Dunque…

UBALDO (subito) Un momento. Pensandoci bene, manca il reverendo del secondo piano.

CAPODIFERRO (a Santaniello) E chi è mo stu reverendo? (Santaniello si stringe nelle spalle. Alludendo a Floro Flores) ‘E ccunosce tutt’isso!

UBALDO Ma adesso che mi ricordo, monsignore non è in sede. Sì, sì. Monsignore è stato operato d’urgenza per una peritonite galoppante e adesso è in convalescenza a Secondigliano, da sua nipote.

SANTANIELLO (lievemente ironico) Possiamo incominciare? Don Uba’, guardate buono.

UBALDO Sì, sì, direi che possiamo iniziare.

SANTANIELLO Oh! Finalmente! Dunque, prima di parlare della gettoniera dell’ascensore, io vorrei dire che la signora Gelmonti…

UBALDO (l’interrompe fulmineo) Un momento, un momento.

CAPODIFERRO (sbuffando e sottovoce) Ancora?!

SANTANIELLO (quasi scherzoso) Don Uba’, ma voi così ci fate perdere solamente tempo. Ch’è stato mo?

UBALDO Domando scusa. Mi sono accorto che non c’è neanche la signora Diodato. La conoscete, no? La signora che è arrivata poco tempo fa.

SANTANIELLO (per abbreviare) No, non abbiamo il piacere.

UBALDO Sono meravigliato non poco che la Diodato non sia qui. Lei, abitando al sesto piano, dovrebbe essere interessata a che noi si decida se l’ascensore debba funzionare con la moneta da cinque centesimi o… Mah!

ORLANDO La signora Diodato stamattina mi ha detto che non poteva venire e ha dato la delega a me. (Mostrandola) Eccola qua. (A Santaniello) Prego, prego.

SANTANIELLO Dunque, in poche parole, la signora Gelmonti tiene un gatto e io esigo e pretendo che la qui presente signora gli deve imparare la buona creanza. O si no, signo’, papale papale, io a chella bestia l’acciro.

TOSCA (gridando) Santanie’, la prego di moderare i termini. Sì, è vero, da quando tre anni fa il povero Manrico, mio marito, venne a mancare, (segnandosi misticamente) requiescat in pace, lasciandomi sola e sconsolata, vivo con un gatto siamese. Romeo. (Commuovendosi man mano) Se vedeste… E’ una perla. Mi fa tanta compagnia. E quando vede che io mi sento un po’ giù, lui mi viene vicino e purrrr… purrrr…, e fa le fusa. (Si asciuga una lacrima. Sbattendo il pugno sul tavolo) E le buone maniere le conosce!

SANTANIELLO (sbotta) Ma che conosce?! Io nu giorno a chella bestia m’ha truvaje ‘ncapa…

TOSCA (c.s.) Impossibile! Non è da Romeo fare certe cose!

SANTANIELLO (c.s.) Signo’, ma mo vulite vere’ che io vengo r’’o muorto e vuie ricite che è vivo? Signo’, ‘a prossima vota a ‘o mucillo vuosto ‘o faccio fui’ cu nu sicchio r’acqua.

ORLANDO Signor Santaniello, si calmi.

SANTANIELLO (più tranquillo) Scusatemi, ma quando parlo ‘e chella bestia, a me me se sposta tutta ‘a nervatura.

ORLANDO Ho capito. Ma vi pare che ‘a signora Gelmonti mo deve mandare il gatto alla scuola delle buone maniere? Siamo seri, su!

SANTANIELLO Guardate, signor Migliaccio, io sono una persona come si conviene.

ORLANDO E chi dice il contrario.

SANTANIELLO Però certe cose non le ammetto. Vi voglio raccontare due particolari che vi fanno capire che io tengo ragione da vendere!

UBALDO  Va bene, racconti pure. La prego soltanto di fare presto perché tra (guarda l’orologio) nove minuti io devo andare…

SANTANIELLO  Sì, sì: è na cosa breve. Dunque, stanotte mi stavo alzando per andare a bere un bicchiere d’acqua e aggia truvato a chella bestia che steve rurmenno placidamente e beatamente ‘mmiezo a me e a mia moglie. Ne volete sapere un’altra? Mia moglie spesso per secondo piatto mi fa il pesce bollito… Tengo un poco di colesterolo… Neh, mercoledì mia moglie truvaie ‘o gatto cu nu merluzzo ‘mmocca. Mo ditemi voi.

UBALDO (impaziente) Signor Santaniello, lei ha tutte le ragioni del mondo, però questo è un problema che magari risolverà in altra sede direttamente con la signora Gelmonti. Adesso, se siete tutti d’accordo, vorrei esaminare il problema della gettoniera dell’ascensore.

CAPODIFERRO Don Uba’, io ve rico subito che chill’ascensore s’avess’’a demoli’ e s’avess’’a fa’ n’ascensore nuovo. Io so’ arrivato ‘a conclusione che saglio e scengo a ppere: chillu rudere ‘e ascensore nun funziona mai.

UBALDO E’ chiaro. L’ascensore è nuovo, soltanto che la gettoniera funziona ancora con la monetina da due centesimi e oggi come oggi trovarle significa cercare un ago in un pagliaio. Ecco che qualche furbo ha escogitato qualche diavoleria per far funzionare l’ascensore senza monetina ed ecco che col tempo spesso e volentieri si guasta. Adesso io, d’accordo con l’amministratore…

TOSCA A proposito… Va bene che questa è una riunione condominiale per modo di dire… Ma perché lamministratore non è venuto?

UBALDO Non è potuto venire per impegni precedentemente presi. D’altra parte io non ho neanche insistito perché ciò che sto per dire, a mio modestissimo avviso, è la sola soluzione. Dicevo: io propongo di aggiornare la gettoniera e di farla funzionare con cinque centesimi. Oppure, al limite, si potrebbe pagare tutti sette euro in più sulla quota del condominio e toglierla definitivamente.

TOSCA No, no. Io non pago un centesimo di più. Cinquanta euro di condominio sono pure troppi! Non so se avete notato che le scale fanno schifo. Certi giorni trovo una sporcizia che non vi dico. Si è stabilito che quella bulgara… come si chiama… deve venire tre volte la settimana a fare le pulizie? E’ sparita!

UBALDO (accalorandosi) No, la signora delle pulizie ha sempre fatto il suo dovere. Stamattina l’ho vista personalmente.

TOSCA (accaldandosi anche lei) Signor Floro Flores, sul mio pianerottolo c’è sempre una puzza indicibile.

SANTANIELLO Signo’, chillo è ‘o gatto vuosto che ogni tanto fa ‘a pipì ‘ncopp’’o pianerottolo.

TOSCA (c.s.) Non è vero! Romeo mio ha la sua lettiera!

SANTANIELLO E ppo’… jammo… Alla fin fine sette euro in più ‘o mese so’ na miseria! Paghiamo e ci togliamo ‘o fastidio r’’a gettoniera.

TOSCA (c.s.) No, non è per i sette euro. E’ per principio. Mi spiego?

SANTANIELLO (gridando) Ma che principio e principio! Ma faciteme ‘o piacere! ‘O principio!...

ORLANDO Si calmi, si calmi.

SANTANIELLO (c.s.) Scusate, ma a me me s’attaccano subbeto ‘e nierve.

ORLANDO  Lo vedo, però…

UBALDO Beh, stando così le cose, io proporrei di mettere la questione ai voti. Io sono d’accordo a pagare sette euro in più e penso che anche i signori del primo piano e il reverendo siano favorevoli. La delega della signora Diodato ce l’ha il signor Migliaccio, il quale, suppongo, è favorevole, no?

ORLANDO  Certo, certo.

UBALDO (soddisfatto) Bene. Siamo a cinque voti a favore dei sette euro. Signor Capodiferro, lei?

CAPODIFERRO (superficiale) A me nun me cuntate pecchè pe’ me sta bene qualunque cosa.

UBALDO Lei, signor Santaniello?

SANTANIELLO L’ho detto prima: sono d’accordo.

UBALDO Ah, sì, giusto. Allora siamo tutti favorevoli. Signora Gelmonti, lei è in minoranza. Che cosa vuole fare?

TOSCA No, io non pago.

UBALDO Beh, se le cose stanno in questo modo, dirò all’amministratore di indire una riunione condominiale… come dire… ufficiale.

Brusio di malcontento generale con frasi come: “Aeh…”, “N’ata riunione…”, “E cca ce spicciammo ‘o mese ‘e mai e l’anno ‘e poi…”, ecc.

CAPODIFERRO Don Uba’, facciamo così: invece di paga’ sette euro, ne paghiamo otto ognuno e ammortizziamo pure ‘a quota r’’a signora Tosca. Sentite a me.

TOSCA (offesa e sarcastica) Bravo il signor Capodiferro! Me la fa l’elemosina, sì? Per sua norma e regola, io non mi sono mai abbassata a chiedere la carità. Non so sugli altri pianerottoli, ma sul mio, ripeto, c’è sempre un cattivo odore indecente e se adesso non voglio pagare, è un principio!

UBALDO Signora, io mi rendo conto, ma, sa, in alcuni casi il principio bisogna metterlo da parte.

CAPODIFERRO Signo’, e finitela vuie e stu principio!

SANTANIELLO Bravo! ‘O principio, ‘o principio…

ORLANDO Giusto, signor Santaniello. Qua il principio non c’entra.

Le ultime quattro battute dovranno essere dette in tono concitato, tipo litigio. Suona il campanello. Tutti continuano a discutere animatamente. Ognuno dice la sua, scagliandosi sempre contro la signora Gelmonti: Capodiferro è sereno: Floro Flores cerca di portare Tosca alla ragione; Santaniello si altera sempre più; Orlando tenta di calmare gli animi. Il campanello suona ancora. Annarita attraversa la comune da sinistra a destra.

ANNARITA (internamente meravigliata e affettatamente cortese) Buonasera. Come mai da queste parti?

FIAMMETTA (dall’interno) Sorpresa, eh? Lo so. Sono venuta per la riunione del condominio. Avevo  dato la delega a suo marito perché non sapevo se potevo venire. Siccome mi sono sbrigata, sono venuta di persona.

ANNARITA (c.s.) Guarda un po’! Lei abita in questo palazzo? Mi fa tanto piacere.

FIAMMETTA (c.s.) Posso entrare?

ANNARITA (c.s.) Prego. (Entra dalla comune a destra, seguita da Fiammetta. Annuncia) La signora Diodato. (Sprezzante) Orlando, adesso sei contento?

Buio di colpo.

                                      FINE DEL PRIMO ATTO

                                       SECONDO ATTO

La stessa scena. E’ domenica mattina.

Mentre va avanti e indietro, nervosissima, Annarita parla al telefono.

ANNARITA Tu capisci, Marisa? (Quasi piangendo) Mi ha ingannata! Perciò è voluto venire ad abitare qua. Che cretina sono stata! Lui mi aveva detto che voleva cambiare casa perché a me mi dava fastidio il fatto che ogni tanto andava da quella là. Ipocrita! Ma quello che più mi fa rabbia è che io ci avevo pure creduto!... (Brevissima pausa) Ma che vuoi calmare?! Forse più tardi, piano piano… (C.s.) Lui? Continua a fare l’ipocrita: si comporta come se non fosse successo niente. Ieri, figurati, alle otto e mezza di sera mi disse: “Dai, usciamo con Marisa, Simone, Valeria e Quirino. Ce jammo a mangia’ na cusarella e ce ne torniamo.” Io mi impuntai e non sono voluta uscire. E già! Secondo lui io poi in vostra presenza mi distraevo e tutto tornava come prima… Ma per piacere!...

(C.s.) Niente, Marisa. Sono rimasta sola. Lui sarà andato da… quella là e io ho messo in ordine casa.(C.s. e senza più piagnucolare ) I ragazzi? Alighiero è ritornato stamattina alle cinque e Angelica ritornerà più tardi da Roma. (C.s.) E’ andata a registrare “La canzone mascherata”. (C.s. e meravigliata) Ma perché, tu non sai niente? (C.s.) Come, te l’ho detto. (C.s.)  Sì, Marisa, te l’ho detto. Forse non ti ricordi. Ad ogni modo, Angelica ha partecipato a quella specie di quiz su “Canale 868” e ieri è andata a registrare la trasmissione. (Ascolta) Ha perso. Ma io ne ero convinta: la facevano vincere… Quella è tutta na cosa preparata… (Divertita) A Orlando non ho detto ancora niente e voglio proprio vedere stasera come reagirà quando vede la puntata! Era orgogliosissimo che sua figlia andava in televisione… Ben gli sta! (Suona il campanello) Scusami, Marisa, adesso ti devo lasciare: hanno suonato alla porta. (Ascolta. In fretta) Certamente. Ci vediamo alle sei. (C.s.) Benissimo! Ciao, ciao. (Interrompe la comunicazione ed esce per la comune a destra. Poco dopo sorpresa dall’interno) Uè, Arturo! E tu che ci fai qua?!

ARTURO  (dall’interno) Niente. Ti sono venuto a trovare. (Scherzoso) Che c’è, sorelli’, non sei contenta di rivedermi?

ANNARITA (c.s.) Sì, ma… (Entrando con Arturo) Vieni, vieni. Ma tu non stavi alle Maldive?

ARTURO (c.s.) E che, rimango alle Maldive vita natural durante? Sorelli’, sono passati dieci giorni, purtroppo.

ANNARITA Caspita! Già sono passati dieci giorni? Lo vuoi un poco di caffè?

ARTURO No, no, lascia stare.

ORLANDO  (dall’interno) Annari’, chi è?

ANNARITA (verso l’interno, fredda e ironica) Non è per te. E’ mio fratello.

ARTURO (verso l’interno) Ciao, Orla’.

ORLANDO  (c.s.) Uè, Artu’! Me sto facenno ‘a barba. Cinque minuti e ti vengo a salutare.

ARTURO (c.s.) Non ti preoccupare: fai con comodo.

ANNARITA Allora? Ti sei divertito?

ARTURO (entusiasta) Moltissimo! Troppo bello! Un mare e una spiaggia che in Italia nun c’’e sunnammo nemmeno! Ma oltre a questo, quello che è incantevole è il paesaggio! Sorelli’, tu ci devi andare.

ANNARITA (amara) Eh… Mo vediamo.

ARTURO (dopo una piccolissima pausa) Tu poi sei forte! Dico: hai cambiato casa e me lo vuoi dire? Ah, capuzzella capuzzella! Per venire a capo di dove stavi ci ho messo due ore.

ANNARITA Ma perché, tu non lo sapevi che dovevo cambiare casa?

ARTURO Sì, ma non sapevo quando ti trasferivi. Quando ti sei trasferita?

ANNARITA  Lunedì.

ARTURO Auguri. Ti trovi bene, sì?

ANNARITA (senza entusiasmo e volutamente evasiva) Insomma…

ARTURO  Hai ragione: vicino al mare era tutta un’altra cosa. Però… (Guardandosi intorno) Anche questa è na bella casa. Uno poi si abitua…

ANNARITA (quasi a se stessa) Speriamo.

AMELIA (entra in fretta dalla comune a destra. Ha in mano una confezione di pasticceria. Nello scorgere Annarita si ferma e frigna come una bambina) Uh! Mannaggia!

ANNARITA (sussultando) Chi è?

ARTURO Niente, niente, sorelli’. E’ tua cognata. Ciao, Ame’. Tutto a posto?

AMELIA Tutto a posto e niente in ordine. Annari’, ti sei spaventata? Scusami.

ANNARITA No, è che tu entri all’improvviso…

AMELIA Sono entrata con la chiave di riserva perché mi credevo che stavate ancora dormendo.

ANNARITA A quest’ora?

AMELIA Che ne so io?! (Mostrando la confezione) Ho comprato i cornetti a cioccolata perché so che a te ti piacciono. Vi volevo fare una sorpresa: vi volevo fare trovare i cornetti sul tavolo quando vi svegliavate. Annari’, oggi è la prima domenica nella casa nuova e bisogna festeggiare. (Frignando di nuovo) Ma la sorpresa non è riuscita. Uffà!

ANNARITA (prendendo i cornetti dalle mani di sua cognata e mettendoli a tavola) Non ti preoccupare: la sorpresa non è riuscita, ma noi i cornetti ce li mangiamo lo stesso. Grazie.

AMELIA Figurati! Orlando?

ANNARITA Si sta preparando.

AMELIA Va bene. Ci vediamo dopo. Annari’, aggia fatto na genovese…

ANNARITA Benissimo!

ARTURO (leccandosi già i baffi e scherzoso) ‘Aspita! ‘A genovese! Ame’, aggiungi un posto a tavola.

AMELIA Come no! Artu’, se non me lo dicevi tu, ti invitavo io.

ARTURO (c.s.) E si’ chello che si’!

AMELIA Allora io vado.

ANNARITA Ci vediamo più tardi.

ARTURO Ame’, ma tu dici veramente? Guarda che io vengo.

AMELIA E certo! (Esce per la comune a destra)

ANNARITA (scartoccia i dolci e li offre a suo fratello) Mangia, mangia.

ARTURO (non se lo fa dire due volte: prende un cornetto e comincia a mangiare) E  tu non mangi?

ANNARITA Io già ho fatto colazione. (Alludendo al cornetto) Com’è? Buono, eh?

ARTURO Mmm!!!

Pausa.

ANNARITA Arturo, io pure per questo non volevo cambiare casa, credimi. Amelia…

ARTURO (incuriosito) Amelia?... Che fa?

ANNARITA Hai visto? Tiene la chiave di riserva e entra e esce quando vuole. E’ troppo invadente. Troppo!

ARTURO (minimizzando) Va buo’, sorelli’… Entra e esce. E che fa? Ti viene a rubare i gioielli di famiglia?

ANNARITA (risentita) Sì, sì, scherza tu…

ARTURO (serio) Non sto scherzando. Ti sto dicendo semplicemente che… Scusa, Amelia è invadente e siamo d’accordo, però ti ha portato pure i cornetti e ti ha invitata a pranzo. Sorelli’, chesto va pe’ chello. Nun da’ retta.

ANNARITA (seguendo un suo pensiero, amaramente)…ma così ha voluto Orlando e così sia.

ARTURO (cambia discorso) Ma… Angelica e Alighiero non ci stanno?

ANNARITA Alighiero sta dormendo: è ritornato stamattina alle cinque. Arturo, ti giuro, io con quel ragazzo non so più che cosa fare. Quello tutti i giorni esce alle undici di sera e ritorna alle cinque di mattina. Ti pare possibile?

ARTURO Tutti i giorni? Anche quando deve andare a scuola?

ANNARITA Anche quando deve andare a scuola.

ARTURO Ma… ti dà problemi? Studia, sì?

ANNARITA Non mi posso lamentare.

ARTURO  Ah, allora… Sorelli’, è l’età. Passerà.

ANNARITA Eh, sì… E quando?

ARTURO Fra qualche anno.

ANNARITA Speriamo.

ARTURO (dopo una breve pausa) Sorelli’, sbaglio o in questi giorni Angelica doveva partecipare a quel quiz… Che ha fatto?

ANNARITA (sorpresa) E tu che ne sai?

ARTURO Mi mandò un messaggio dicendomi che era stata selezionata. Che ha fatto?

ANNARITA  (con fastidio) Sì, sì… E’ andata ieri… Guarda, se fosse stato per me, non l’avrei mandata a nessuna parte; ma lei aveva tutto l’appoggio del padre… Comunque, ha perso.

ARTURO Sorelli’, ma c’è qualcosa che non va? Da quando sono arrivato stai parlando di tuo marito in un modo…

ALIGHIERO  (entra dalla comune a sinistra. E’ in pigiama. Sbraita contrariato) Insomma int’ a sta casa nun ‘a vulite perdere l’abitudine ‘e allucca’ a primma matina, eh? Me so’ scetato ‘e soprassalto.

ANNARITA (severa) Alighiero, innanzitutto quando ci si sveglia, si saluta.

ALIGHIERO  Buongiorno.

ANNARITA (c.s.) Poi ti ho detto un sacco di volte che devi parlare bene.

ALIGHIERO (con fastidio) Ma’, e gghia’…

ANNARITA (c.s.) Poi sai che ore sono? Sono quasi le undici.

ALIGHIERO (sfottente) Eh, ‘o ssaccio, ma per me è l’alba. (Si avvicina al piano cottura e si versa del caffè)

ANNARITA (c.s.) Poi…

ALIGHIERO (divertito, mentre poggia il caffè sul tavolo) ‘Aspita! Ma’, ancora? Che altro mi devi dire?

ANNARITA (c.s.) E’ venuto zio Arturo. Non l’hai visto?

ALIGHIERO (c.s., affrettandosi a salutarlo) Uh, scusami, zi’, non ti avevo visto. Zi’, nun ce fa’ caso: io quando me sceto, sto sempre miezo fuso. Quando sei tornato?

ARTURO Ieri a ora di pranzo.

ALIGHIERO  Bene. (Si siede al posto del caffè e comincia a sorbirlo. Insinuante e divertito) Zi’, he’ truvato a quacche maldivana… capisce a mme.

ARTURO (scherzoso) Eh… ‘A maldivana…

ALIGHIERO (super felice) I cornetti! Ma’, chi l’ha purtate?

ANNARITA Zia Amelia.

ALIGHIERO Grande zi’ Amelia!(Dopo una pausa, mangiando un cornetto) Zi’, io cca sto miezo ‘e scieme. ‘A primma scema è mia sorella. E io  ce lo dissi… Ma che si credeva, che partecipando a chella strunzata ‘e gioco, essa se faceva ‘e sorde?...Infatti… Stanotte mi ha telefonato. Io stevo cu na guagliona e essa m’ha ritto che è caruta ‘ncopp’ a l’ultima domanda. .Zi’, ha detto pure che comunque non gliene fregava niente e che ha fatto un’esperienza, però… io poco ci credo. Ih che figura ‘e merda!

ANNARITA(severa) Alighiero!

ALIGHIERO  (non badandole) Di papà poi non ne parliamo… Papà tiene due rituali che noi dobbiamo seguire scrupolosamente: uno per quando il Napoli gioca in casa e un altro per quando gioca fuori casa. Che scemitaggine!

ANNARITA (c.s. e autoritaria) Basta! Adesso stai esagerando! (E gli molla un sonoro ceffone)

ARTURO (spaventato) Annarita! Che ti prende? Sei impazzita?

ANNARITA (c.s., alludendo a suo figlio) Arturo, lui non si deve permettere di parlare così del padre!

ALIGHIERO Scusa, ma ti sembra normale quello che fa papà quando gioca il Napoli? A me sinceramente no.

ANNARITA Infatti non è normale, però non ti posso permettere di parlare così di papà.

ALIGHIERO (minimizzando) Va buo’, ma’…

ARTURO (incuriosito) Ma perché, Orlando che fa?

Suona il campanello. Annarita esce per la comune a destra.

ANNARITA (dall’interno con sincera sorpresa ad Angelica che piange) Uh! Ma tu stai scherzando o stai facendo veramente?! (Entrando dalla comune a destra con sua figlia) Vieni, è tornato zio Arturo.

ANGELICA (tra le lacrime) Ciao, zi’ Artu’. (Lo bacia)

ARTURO Uè, bella! Ciao.

ALIGHIERO (irridendola) Salute! Ange’, tiene na faccia comme si avisse avuto una ‘e chelli paliate… Ma che te ne frega… (Piccola pausa) Però ti sta bene. Ma che te crerive? Che te ne turnave ‘a casa carica ‘e sorde? Chella è tutta na cosa “appezzuttata”. Io te l’avevo detto.

ANGELICA (canzonandolo a sua volta) Tu è inutile che fai il moralistoide. Io ho perso perché mi sono fatta prendere dall’emozione: Io avevo capito che era “Pensieri e parole”, ma l’emozione mi ha tradita e ho detto “I giardini di marzo”.

ALIGHIERO (c.s.) Si fosse stato ‘o posto tuoio, io avess’’a ritto “Margherita”! Ange’, tu ti sei imbrogliata fra due canzoni sulle quali è praticamente inammissibile sbagliare…

ARTURO (vedendo entrare suo cognato dalla comune a sinistra, rileva scherzosamente) Orla’, e meno male che hai detto cinque minuti e arrivo!...

ORLANDO (salutandolo e divertito) Hai ragione, Artu’. Mi devi scusare, ma io quando me faccio ‘a barba, devo andare piano piano, si no addevento tutto nu taglio.

ANGELICA (gettandogli le braccia al collo, leziosamente infantile) Papà, ho perso.

ORLANDO (dolcissimo, mentre le accarezza i capelli) Non fa niente, tesoruccio di papà.

ANNARITA (rabbiosa) Orlando, e smettila! Se fosse per te, tua figlia non crescerebbe mai!

ORLANDO (azzarda timidamente) Annari’, scusa, ma Angelica ha partecipato a na trasmissione televisiva, ce teneva tanto, ha perduto e tu mo ce vulisse rà pure ‘o riesto?

ANNARITA (c.s., di rimando, alludendo ad Angelica) Ha sbagliato e deve imparare a sue spese, senza che la tratti come una deficiente con (caricato al massimo) “tesoruccio di papà e tesoruccio di mammà.” Ma io poi parlo e che parlo a fare? Parlo al vento. Tu per non avere le responsabilità che dovrebbe avere ogni genitore sei fatto apposta. (Uscendo per la comune a sinistra) Sei un inetto, ecco quello che sei! (Ed esce)

ALIGHIERO (sicuro del fatto suo) Mo ‘a calmo io. (Uscendo appresso ad Annarita) Ma’, senti… (Esce)

ANGELICA (uscendo anche lei) Mamma, ma papà non ha detto niente di male. (Esce)

Pausa.

ARTURO (cercando di scusare Annarita) Orla’, un poco di pazienza.

ORLANDO  (superficiale) Noo. Io Annarita la conosco bene: simme spusate ‘a quase vint’anne… Artu’, tua sorella è bella e cara, ma quando  quacche cosa nun va comme rice essa, diventa na vipera.

ARTURO E’ sempre stata così.

ORLANDO Sì, eh?  Ma po’ subito si calma. (Cambiando argomento) Artu’, tu oggi sei dei nostri?

ARTURO  Sì. Tua sorella mi ha invitato a pranzo. Ha fatto la genovese.

ORLANDO Ah, bene, bene. No, ma io vulevo sape’ si oggi ‘a partita t’’a viene a vere’ cca.

ARTURO Ah, già, oggi c’è la partita del Napoli. Alle sei, mi pare.

ORLANDO Esattamente, alle sei.

ARTURO Tu te la vedi qua?

ORLANDO (esaltandosi sempre più) Nientedimeno?! Artu’, tu he’ sape’ che io, Quirino e Simone quando gioca ‘o Napoli, cinque minuti prima r’’o calcio d’inizio facimmo tutto nu rito propiziatorio. Chist’anno, Artu’, ‘o Napoli ha da vencere ‘o scudetto! Si oggi te vuo’ aggiungere pure tu…

ARTURO (di buon grado) Come no! Ma… (Preoccupato) Fammi sentire, quale rito propiziatorio dobbiamo fare? Una seduta spiritica? No, perché io a sti ccose ci credo: si possono scatenare tutti gli spiriti maligni.

ORLANDO (divertito) Addirittura?! No, Artu’, cca nun se scatena niente, nun te preoccupa’. Al massimo se scatena a mmuina quando ‘o Napoli segna.

ARTURO (c.s.) Ma… in che consiste?  Che dobbiamo fare?

ORLANDO (volutamente enigmatico) Oggi vedrai. (Suona il campanello. Quasi tra sé) E chi è? (Esce per la comune a destra. Dall’interno) Ah. Venite, venite. (Ritorna seguito da Caterina)

CATERINA (contrariata e circospetta) Buongiorno. ‘On Orla’, nun state sulo?

ORLANDO No, mia moglie e i ragazzi stanno di là. Perché, Cateri’?

CATERINA (c.s. e abbassando sensibilmente il tono di voce) V’aggia ricere na cosa, ma nun vulesse… ‘On Orla’, stu signore chi è?

ORLANDO  Questo signore è mio cognato, il fratello di mia moglie. Dite, dite.

CATERINA (c.s.) Allora pozzo parla’? Nun è ca po’…?

ORLANDO (alquanto infastidito) Sì, Cateri’. Parlate, parlate. Che è tutto stu mistero?

CATERINA Primma è venuta ‘a signurina Amelia. V’ha purtato ‘e cornette. L’aggia mannat’ io.

ORLANDO I cornetti? Dove stanno? (Li scorge) Ah, stanno qua. Li avete mandati voi? Non lo sapevo perché quando è venuta mia sorella, io mi stavo preparando. Grazie, grazie.

CATERINA No, ‘on Orla’, vuie nun avite  capito. Io nun aggio mannato niente. Io aggia mannato ‘a signurina Amelia a accatta’ ‘e cornette p’’a fa’ veni’ cca, senza ra’ l’impressione che veneva ‘a casa vosta sulamente pe’… Insomma, ‘on Orla’, ‘a sorella vosta avev’’a veni’ pe’ vere’ si ce steva ‘a signora Annarita, ma vostra moglie nun l’avev’’a sape’. Me so’ spiegata?

ORLANDO No, Cateri’. Incominciate da capo: non vi seguo.

CATERINA Insomma… ‘On Orla’, ‘a signora Fiammetta vo’ veni’ cca. Po’ veni’?

ORLANDO Mamma mia! Questo è tutto? Me stiveve facenno fa’ nu figlio! Scusate, e perché non potrebbe venire?

CATERINA ‘On Orla’, vostra moglie…

ORLANDO (ironico) Che fa? S’’a mangia?

CATERINA No, ma però… Chella ‘a signurina vostra sorella m’ha cuntato tutto ‘o fatto. Vuie e ‘a signora Fiammetta nun è ca… (impacciata) ce facisseve chi sa che cosa.. Vuie ‘a  facite sulamente nu poco ‘e cumpagnia pecchè ‘a puvurella è sola e giustamente ogni tanto have bisogno ‘e fa’ quatto chiacchiere cu quaccheruno.

ORLANDO  (ridacchiando) Beh… Diciamo così.

CATERINA (soddisfatta) Oh! Però ‘a signora Annarita nun ce crere… Io ‘a capisco: vuie site nu bell’ommo e vostra moglie ve vo’ tene’ caro caro… ‘A signora Annarita quanno vere ‘a signora Fiammetta, ce veneno ‘e cinche minute, io ‘o ssaccio. (Alludendo a Fiammetta) Che dicite, ‘a faccio scennere?

ORLANDO (rassicurante) Sì, fatela scendere. Tranquilla.

CATERINA Va bene. (Esce per la comune a destra)

ANGELICA (entrando dalla comune a sinistra con Alighiero. Ridendo) No! Tu dici sul serio? Egisto Paloscia è…? Non me ne sono mai accorta.

ALIGHIERO (riferendosi al suo amico) E’ timido, se mette scuorno… E questo sta a dimostrare che è un bravo ragazzo. Ciao, pa’. Noi ci andiamo a fare un giro.

ORLANDO Ciao, ciao.

ALIGHIERO Ciao, zi’. (Esce per la comune a destra)

ANGELICA Ciao. (E muove per seguire il fratello)

ORLANDO Ange’, scusa, vieni un momento qua.

ANGELICA (avvicinandosi) Che c’è?

ORLANDO (apprensivo) Mamma come sta?

ANGELICA Sta bene, sta bene, le è passato tutto. Mo sta telefonando a zia Valeria per organizzare per oggi pomeriggio.

ORLANDO Va bene. Vai, vai.

ANGELICA Ciao. (Esce per la comune a destra)

ORLANDO Artu’, che ti dicevo? Annarita fa sempe accussì. (Lunga pausa. Guardando l’orologio, contrariato) Sta signora Fiammetta però… ancora nun scenne… Io aggi’’a i’ a piglia’ ‘a maglia ‘e Higuain… Mo aspetto n atu ppoco, po’…

ARTURO (servizievole) Orla’, se vuoi, questo servizio te lo vado a fare io. Dove devo andare?

ORLANDO Nun te preoccupa’: più tardi scendiamo insieme e andiamo in pasticceria.

ARTURO (alquanto confuso) Scusa, ma tu non hai detto che devi andare a comprare la maglia di Higuain?

ORLANDO (ridendo sotto i baffi) Eh.

ARTURO (c.s.) In pasticceria? (Credendo di aver realizzato) Ah, ho capito: passiamo prima per la pasticceria, ci facciamo n aperitivo e poi andiamo a comprare la maglietta.

ORLANDO (c.s.) Artu’, sia ben chiaro: si tu vuo’ l’aperitivo, ce ‘o pigliammo. Ma nuie avimm’’a i’ in pasticceria a ritira’ ‘a maglietta.

ARTURO (divertito) Non ci sta niente da fare, Orla’! Sei sempre lo stesso. Mi stai sfottendo.

ORLANDO No. ‘A maglietta è na torta. (Fiero) ‘A torta fa parte r’’o rito propiziatorio pro Napoli  quando gioca in trasferta. Pecchè tu he’ ‘a sape’ che io tengo due riti propiziatori: uno pe’ quando ‘o Napoli gioca in casa e uno pe’ quando gioca fuori casa. ‘A preghiera r’’o tifoso ce sta sempe. Ma si ‘o Napoli gioca in casa, Annarita pe’ tutte ‘e novanta minuti ‘a me nun s’adda fa’ proprio vere’. Si gioca in trasferta, comme oggi, mia moglie pe’ tutta ‘a partita ha da stira’. Po’, quando ‘o Napoli gioca ‘o San Paolo, ce hanno’’a sta’ ‘e babà al limoncello.

ARTURO (c.s.) Un classico.

ORLANDO (c.s.) Viceversa, ce vo’ ‘a torta a forma ‘e maglia ‘e Higuain. Tu mi dirai che so’ pazzo e io ti rispondo: “Sì, Artu’, io p’’o Napoli so’ pazzo!”

ARTURO (c.s.) Ma quando mai! Anzi, sta cosa è simpatica. Quindi oggi io assisterò al rito propiziatorio due, diciamo.

ORLANDO  Precisamente. Però si ‘a signora Fiammetta nun vene…

ARTURO  (palesemente a disagio) Orla’, scusami se sono indiscreto. Chi è questa signora Fiammetta? No, siccome prima mi pare di aver sentito dire che questa donna avrebbe paura di Annarita, mi sono permesso di chiedere… Ma se ti dà fastidio parlarne, non ho detto nulla.

ORLANDO (serio e amaro) No… Questa è un’altra fissazione di mia moglie. (Suona il campanello. Orlando esce per la comune a destra. Dall’interno) Buongiorno. Prego, prego, vi stavo aspettando.

FIAMMETTA (entrando) Buongiorno.

ORLANDO (facendo le presentazioni) Mio cognato Arturo, la signora Fiammetta Diodato, che abita nel palazzo. (I due si stringono la mano)

FIAMMETTA Signor Orlando, mi dovete scusare se sono venuta da voi in un orario inopportuno, ma dovevo vedervi. Oggi è domenica e sono già quattro giorni che…

ORLANDO (pensando di aver azzeccato) Ho capito: sono quattro giorni che il vostro amico non vi è venuto a trovare e viene oggi. Ma oggi non è cosa. Signo’, oggi ci sta la partita del Napoli.

FIAMMETTA No,  non vi volevo dire questo. Anzi, io e Sasà ci siamo lasciati.

ORLANDO Ah. Mi dispiace.

FIAMMETTA A me no. Sono stata io che l’ho lasciato. Sasà era soltanto un ipocrita.

ORLANDO Beh, allora avete fatto la cosa migliore da farsi. (Cortese, ma sbrigativo) Ma voi siete troppo squisita. Vi siete incomodata per venirmi a dire che non è più necessario che io vi faccia lo specchietto per le allodole. Ma non era il caso. Per me era un piacere aiutarvi, però d’ora in poi sarà sempre un piacere venirvi a trovare come amico, se permettete.

FIAMMETTA Quando volete, la mia casa per voi è sempre aperta. Ma io non sono venuta manco per dirvi questo. (Senza preavviso alcuno, prorompe in un pianto disperato) Signor Orlando, io sono nei guai! Nei guai!

ORLANDO (molto preoccupato) Che è successo?

FIAMMETTA (tra le lacrime) Proprio la sera che tornavo dal chiarimento con Sasà, che si è risolto come vi ho detto, nell’ascensore incontrai il signor Floro Flores. Sono venuta da voi per avere un consiglio. Il signor Floro Flores è un bell’uomo, gentile, simpatico… Per farla breve, non vi nascondo che con lui andrei a letto su due piedi.

ORLANDO Salute!

FIAMMETTA (implorante) Non mi giudicate male. Io non sarei una donna facile se non fosse per… Beh, voi conoscete la mia situazione… Ho deciso che devo prendere al volo qualsiasi occasione che mi si presenti. Il signor Floro Flores ieri mi ha detto che se oggi pomeriggio non avevo niente da fare, mi voleva invitare a casa sua per un caffè.. Ora, io sono sicura che  mi vuole  fare vedere la collezione di farfalle… Mi state capendo?

ORLANDO  (ironico) Signo’, non ci vuole la zingara.

FIAMMETTA (proseguendo) Io ci uscirei anche con il signor Floro Flores, già ve l’ho detto, ma contemporaneamente vorrei una relazione non dico definitiva, ma almeno duratura.

ORLANDO E’ giusto.

FIAMMETTA Voi che lo conoscete un poco meglio di me, che dite,  posso accettare l’invito? Mi posso fidare?

ORLANDO  (grave) Signo’, ‘o signor Floro Flores è sposato.

FIAMMETTA (prendendo atto con amarezza) Ah.

ORLANDO  (dopo una piccolissima pausa, leggero) Se volete un consiglio spassionato, io vi suggerirei di lasciare stare. Signo’, sinceramente, vicino a voi uno pignolo, petulante, precisino e asfissiante come quello io non ce lo vedo neanche morto. Voi mi direte: “Ma io lo desidero.”. Signo’, il desiderio passa e vi rimane nu cataplasemo.

FIAMMETTA (quasi incredula) Il signor Floro Flores è un cataplasma?

ORLANDO (c.s.) Sulo?! Signo’, chillo è nu pesantone che va oltre ogni immaginazione!

ANNARITA (entra dalla comune a sinistra. Sorprendentemente affabile nonostante la presenza di Fiammetta) Buongiorno. Scusa, Orlando, tu non devi andare in pasticceria a ritirare la torta per oggi?

ORLANDO Sì.

ANNARITA E vai, che è tardi.

FIAMMETTA Io tolgo il fastidio.

ANNARITA (affabile)No, signora, stia, stia.  Orlando, vai a ritirare la torta. Arturo, per piacere, accompagnalo. Devo domandare una cosa alla signora.

ORLANDO (mangiando la foglia) Che cosa devi domandare?

ANNARITA Vai, vai.

ORLANDO (c.s.) Annari’, stai calma.

ANNARITA Vai, vai.

ARTURO E andiamo, Orla’.

ORLANDO (tentennando, preoccupato) Artu’, aspetta. Io la conosco bene mia moglie. Chi sa mo che sta elucubrando.

ARTURO (superficiale) Ma che dovrebbe elucubrare?! Andiamo, che la pasticceria chiude e… addio maglia di Higuain. (E sospinge suo cognato fuori della stanza, uscendo per la comune a destra)

Pausa.

ANNARITA (cordiale)Prego, si accomodi. (Fiammetta si siede, non poco meravigliata) Ecco, signora, io lo so: tra lei e mio marito c’è del tenero e se qualche volta ho fatto cose da pazzi, è stato perché… Beh, lei capirà…

FIAMMETTA Certo. Il suo comportamento era comprensibile, ma le voglio dire…

ANNARITA (interrompendola) Un momento, mi scusi, mi faccia terminare. Mio marito mi ha giurato e stragiurato che con lei non c’è mai stato nulla. Io non gli ho creduto e adesso mi sento la testa nel fuoco perché da una parte gli voglio credere e dall’altra parte so… Io voglio un confronto civile, però lei mi deve dire la verità: che cosa vuole da mio marito.

Buio.

Sono passate alcune ore. Adesso sono le cinque e mezza del pomeriggio. Nella stanza ci sono Orlando, Annarita, Angelica, Alighiero, Egisto, Marisa, Simone, Quirino, Valeria, Amelia ed Arturo. Qualcuno è in piedi e qualcuno è seduto, ma tutti stanno seguendo in religioso silenzio la conclusione del programma “La canzone mascherata”, Si sentono dei suoni indistinti (per una ventina di secondi) che non hanno nulla a che vedere con canzone alcuna. Alla fine della messa in onda della “canzone”:

PRESENTATORE TV (in tono grave, data la solennità del momento) Attenzione. Signorina Migliaccio, per cinquecentomila euro lei mi deve dire di quale canzone si tratta. Ha un minuto di tempo per pensarci. Prima di dare il via al cronometro, è mio dovere ricordarle che può anche chiedere due possibilità. In questo caso, però, il montepremi viene dimezzato. Le ricordo inoltre che se lo desidera, può riascoltare la canzone in modo più comprensibile, dimezzando ulteriormente la vincita. Via al tempo. (Musica da film horror)

VOCE DI ANGELICA Voglio le due possibilità.

PRESENTATORE TV (c.s., ma ancora più grave) Okay. Stop al cronometro. Allora. La canzone può essere o “I giardini di marzo” oppure “Pensieri e parole”. Un minuto. Via. (Musica c.p. brusio) Silenzio, per favore. Allora. Angelica Migliaccio, per duecentocinquantamila euro, qual è il titolo della canzone?

VOCE DI ANGELICA “I giardini di marzo”.

PRESENTATORE TV (c.s.) Mi dispiace. L’emozione l’ha tradita. Lei ha perso duecentocinquantamila euro. Era “Pensieri e parole”. Questa volta non era difficile.

AMELIA (mentre cambia canale) Meno male che non era difficile! Io non ho capito niente.

MARISA E’ vero: non si capiva niente. Però dopo le due possibilità, riflettendoci bene si capiva che era “Pensieri e parole”.

VALERIA Sì, hai ragione, Mari’. Quando ha dato le possibilità…

ANNARITA (l’interrompe con prontezza) Io l’ho capito dalle prime note.

ORLANDO E ti pareva!

ANNARITA (testarda) Sì, Orlando, si capiva!

ORLANDO Ma che si capiva? Famme ‘o piacere! Chella me pareva ‘a musica r’’e cartoni animati…

ANGELICA Bravo papà! Sembrava la musica di Speedy Gonzales.

SIMONE (approva divertito) Eh, eh.

QUIRINO (nostalgico) ‘Aspita! Speedy Gonzales! Trent’anni fa! Simo’, tu t’’o ricuorde ancora?

SIMONE S’’o ricorda Angelica… E poi Speedy Gonzales m’ha coperto nu sacco ‘e vote. ‘A televisione steve int’’a stanza mia. Io me ‘nchiurevo int’’a stanza, no? Mettevo Speedy Gonzales a tutto volume e me ne ascevo cu Marisa. Accussì mammà se crereva che io stevo guardanno ‘e cartoni animati.

Tutti ridono.

ARTURO  (incuriosito) Scusa, Ange’, ma tu come fai a ricordarti Speedy Gonzales?

ANGELICA Lo sta facendo su Rai Gulp e qualche volta mi capita di vederlo. Sai, girando i canali…

ARTURO Ah, mo si spiega.

ALIGHIERO (ripigliando il discorso della partecipazione di sua sorella al quiz) Ange’, comunque he’ fatto na figura ‘e niente!

EGISTO (ad Alighiero, seccato alludendo ad Angelica) E dai! Basta! Nun ‘a sfruculia’ più!

MARISA (in confidenza, per riprendere un argomento evidentemente troncato) Annari’, allora? Mi stavi dicendo. E lei che ha risposto?

ANNARITA (stizzita) Ha detto: “Signora, io non le posso dire nulla perché lei non capirebbe.” Ditemi voi a questo punto io che devo pensare. Devo pensare che tra quella e Orlando effettivamente c’è qualcosa, no?

MARISA (stringendosi nelle spalle) Mah… Non lo so.

VALERIA Nemmeno io. Tu però continua a indagare aumm aumm.

ANNARITA Sicuramente.

ORLANDO (dopo aver lanciato uno sguardo all’orologio, galvanizzato e preoccupato) Oh, guagliu’, mancano dodici minuti alle sei. Ce avimm’’a pripara’. Annari’, va’ a piglia’ ‘o ciuccio.

MARISA (ridendo) ‘O ciuccio? E che è stu ciuccio? Quello dei bambini?

ANNARITA (seccata) No, è l’asse da stiro.

MARISA (c.s.) Ah, si chiama ‘o ciuccio? Non lo sapevo.

ANNARITA (c.s., alludendo a suo marito) Lui così lo chiama. (Esce per la comune a sinistra)

ORLANDO (c.s.) ‘A maglia ‘e Higuain… (Verso l’interno in fretta) Annarita, scusa, la torta dove sta?

ANNARITA (dall’interno, c.s.) Nel frigo. (Ritorna con un asse e un ferro da stiro. Mentre li sistema, alle amiche) E’ sempre la solita storia! Secondo lui, io dovrei stirare per tutto il tempo della partita.

MARISA (superficiale) Annari’, e dai! E’ fatto che è la prima volta che devi stirare quando ci sta la partita!

Intanto Orlando ha preso un dolce dal frigorifero. Ora lo scartoccia e mostra con fierezza una torta a forma di maglia del Napoli con tanto di numero 9 e di scritta Higuain. Mette la torta al centro del tavolo.

TELECRONISTA (è una donna. Gridando) Uè! Tifosi e sportivi, è Gegè vosta ca ve parla.

ARTURO (spoetizzato) Mamma mia! Chi è sta vasciaiola?

SIMONE (divertito) Gegè. Troppo forte!

ORLANDO (incerto) Guagliu’, che dicite? ‘A partita ce ‘a vulesseme vere’ ‘ncopp’a Sky?

QUIRINO No, no, lassa cca: Gegè è na simpaticona!

ARTURO (con una punta di ironia) Eh! Immagino!... Ma che ti puoi aspettare da una che si chiama Genoveffa e si fa chiamare Gegè?!...

QUIRINO (informatissimo) No, Artu’, si chiama Gennara.

ARTURO (c.s.) ‘Aspita! Meglio! Gennara… Mah…

ALIGHIERO Palo’, vulimmo scennere? O te vuo’ vere’ ‘a partita?

EGISTO A chi?! Scendiamo, scendiamo.

ANGELICA (facendo un promettente occhiolino ad Egisto) Ragazzi, vengo con voi.

EGISTO (contento) E vieni, dai. Buonasera.

ALIGHIERO  (uscendo per la comune a destra, seguito da Egisto e da Angelica) Ciao a tutti. Astipateme na fetta ‘e torta. (E i ragazzi escono)

SIMONE Eh! Si rimane!

ANNARITA (preparandosi a “stirare” un fazzoletto che “stirerà” fino a quando andrà ad aprire la porta d’ingresso, fatale alle amiche) Io poi dico: “Sono una cretina?”. E sì che sono una cretina!

MARISA (per sdrammatizzare) Annari’, l’hai detto tu. Noi non abbiamo detto niente.

ANNARITA (con nervosismo trattenuto a stento) Sì, Marisa, l’ho detto io perché a Orlando gli dovrei dare soltanto un calcio nel sedere e invece finisco per fare sempre quello che vuole lui.

VALERIA (saggia) Non ti lamentare…

ORLANDO (guardando l’orologio) Guagliu’, so’ ‘e sseie manche cinche. Site pronte?

GLI  ALTRI (in coro, come scolaretti che rispondono alla maestra) Sì!

ORLANDO (solenne) San Genn’, se  nasce e se more cu sta squadra int’’o core.

GLI ALTRI (mistici) C’’o Napule int’’o core!

ORLANDO (c.s.) San Genna’, si ‘o cielo è azzurro, nu mutivo ce ha da sta. Vuo’ vere’ che ‘o Pataterno fosse ‘o capo degli ultrà!

GLI ALTRI (c.s.) Vuo’ vere’ che ‘o Pataterno fosse ‘o capo degli ultrà!

ORLANDO (c.s.) Io nun faccio paragoni e pirciò nun t’’a piglia’. Ma si segna stu squadrone, ‘o sango ‘a cuorpo fa squaglia’!

GLI ALTRI (c.s.) ‘O sango ‘a cuorpo fa squaglia’!

ORLANDO (c.s.) San Gennaro onnipotente, chesta squadra è assai vincente. E si ce miette ‘a mano tu, cca nun ce ferma niente cchiù!

GLI ALTRI (c.s.) Nun ce ferma niente cchiù!

ORLANDO (c.s.) San Genna’, l’urdema cosa e po’ te faccio arrepusa’. ‘A preghiera p’’o scudetto tutta Napule ha da fa’!

GLI ALTRI (c.s.) E mo jammece a cucca’!

ORLANDO (c.s.) Statte buono, san Genna’!

GLI ALTRI (c.s.) Amen!

ORLANDO Amen e mo stammece zitte e verimmece ‘a partita.

TELECRONISTA (c.s.) Chi t’è vivo! T’hann’’accirere! Ma comme, io torno distrutta ‘a fatica’ e tu… (Spaventata) Che cosa??? ‘O collegamento è apierto? M’hann’’a sentuta tutti quanti? Maronna! Che scuorno! Tifosi e sportivi, m’avit’’a scusa’. Stevo parlanno cu chillu cretino ‘e mio marito che pe’ stasera ha ‘nvitato ‘a casa a Benny c’’a mugliera, nu cugino mio che è venuto a truva’ a mammà. Riciteme vuie, a chisti povere criste aggi’’a pripara’ quacche cosa ‘e particolare? E comme faccio si… Neh, ma io pecchè sto ricenno ‘e fatte mieie a vuie?! Concentriamoci sulla partita. Dunque… (Pausa. Enfatica) Sarri, si’ gruosso!!! L’he’ fatto ‘o schema a albero ‘e Natale, eh? Bravo! Tifosi e sportivi, sentite cca. Ih che sciccheria! A porta c’’o nummero vinticinche ce sta Pepe Reina; po’… e cca voglio senti’ n allucco che ha da sfunna’ ‘o schermo… c’’o vintiseie Koulibaly; c’’o unnece Maggio e c’’o trentatré Albiol. E chesta è a difesa. Sentite, sentite. A centrocampo: c’’o ricennove Lopez; c’’o sittantasette El Kabbouri e c’’o cinche Allan. All’attacco… teniteve forte… Jorginho, nummero otto; Mareckiaro Hamsik, ricessette; Pipita Higuain, nove e c’’o sette Callejon.

ARTURO (mentre la telecronista continua a parlare in sottofondo) Scusate, ma chesta Gegè ‘e pallone nun capisce niente. Chisto nun è nu schema a albero ‘e Natale.

SIMONE (ridacchiando) Artu’, tu pienze a Gegè? Pe’ essa tutti gli schemi so’ a albero di Natale.

TELECRONISTA (c.s.) Grande Pipita! Vai, vai, vaiiiii!!! Mannaggia! Pe’ poco!... Eppure Koulibali c’’o culo ca tene t’aveva passato nu pallone d’oro! No, eh? Hai ragione: chillo ‘o culo ‘o tene sulo int’’o nomme. Marekiarooooo…. (E prosegue in sottofondo)

Suona il campanello.

ORLANDO ‘A porta. E chi sarà?

SIMONE Uffà! Proprio mo.

QUIRINO Ti pareva che nun venivano a rompere ‘e scatole durante ‘a partita! Nu classico!

ANNARITA (gelida e allusiva) Caro, aspetti qualcuno?

MARISA (per farle rilevare che non è il caso di usare quel tono) Annarita… Jammo!

ORLANDO No. Mo vaco a vere’ chi è. (Esce per la comune a destra. Dall’interno, cordiale) Buonasera. Che bella sorpresa! Ha cambiato idea? Mi fa piacere. (Entrando dalla comune a destra, seguito da Ubaldo Floro Flores. L’uomo ha un diavolo per capello: lo si nota subito) Venga, venga. La partita è incominciata da pochi minuti.

UBALDO Buonasera.

ORLANDO Gagliu’, il signor Floro Flores abita nel palazzo. E’ anche lui tifoso del Napoli. Signor Floro Flores, come le ho detto prima, noi qua siamo organizzatissimi! Abbiamo pure la torta di Higuain!

UBALDO Vedo, vedo.

ORLANDO (indicando una sedia) Si accomodi.

UBALDO (agitatissimo) Grazie. (Ma non si siede) Anzitutto la prego di accettare le mie scuse.

ORLANDO Di che cosa?

UBALDO (c.s.) Lei è stato gentilissimo a invitarmi a venire a vedere l’incontro di calcio a casa sua e io avevo declinato l’invito perché… Adesso è troppo lungo da spiegare…

ORLANDO Ma si figuri! Dove sta il problema?! Si accomodi, prego.

UBALDO (c.s.) Grazie. (Senza sedersi, prosegue) … poi ho dovuto per forza cambiare idea.

ORLANDO (impaziente perché vorrebbe guardare la partita in santa pace) Come l’ha cambiata l’ha cambiata, ha fatto benissimo a venire da me. Si segga, la prego.

UBALDO (c.s.) Grazie. (Resta in piedi) Signor Migliaccio, io le giuro sulla cosa che ho più cara che ciò che mi accingo a rivelarle è la prima volta che mi stava capitando.

ORLANDO (c.s. e quasi scherzoso) Signor Floro Flores, ma lei non mi aveva detto che era un fatto lungo? Ha cambiato idea un’altra volta? Lasci stare. Ne parliamo in separata sede.

UBALDO (c.s.) Così avrei voluto, mi creda, ma non posso tacere perché più ci penso e più… Cercherò di essere breve. Dunque, signor Migliaccio, io non ho mai tradito mia moglie… Che si abbatta su di me la giustizia divina se fosse il contrario!

ORLANDO (c.s.) Addirittura?!

UBALDO (c.s.) Sì sì sì. Però la donna che ho incontrato l’altro giorno in ascensore mi stava facendo peccare. Lei mi capisce, no? Siamo tra uomini…  La carne è carne…In breve, approfittando che la mia signora era andata a fare visita a suo fratello ad Avellino, l’ho invitata a casa.

ORLANDO (c.s.) E lei non è venuta.

UBALDO (c.s.) No, è venuta. (Vieppiù eccitandosi) Ci siamo seduti sul divano, in salotto. Io ho cominciato ad accarezzarla, a baciarle il collo, i lobi delle orecchie… A un certo punto lei si è alzata e ha gridato indignata.

TELECRONISTA Puorco ca nun si’ ato! (Prosegue in sottofondo)

UBALDO  (interdetto) Ma… è qui?

ORLANDO (c.s.) Chi?

UBALDO  (c.s.) La signora Diodato. E’ qui?

ORLANDO (c.s.) No, qua non ci sta nessuno.

UBALDO (dopo qualche istante, arci confuso) Signor Migliaccio, lei mi deve scusare: ho i nervi tesi come le corde di violino. Fiammetta… mi ha gridato “Porco che non sei altro!” e quella voce me la sento ancora nelle orecchie.

ORLANDO (divertito) Ah, no, no. Era Gegè nella televisione che ce l’aveva con Hamsik. Questa è una telecronista molto sanguigna: spesso e volentieri usa queste espressioni colorite. Ma… don Uba’, chello che è stato è stato. Nun ce pensate cchiù e assettateve.

UBALDO  (finalmente si siede) Sì, lei ha ragione. Ormai non ha più senso farsi il sangue acido.

ORLANDO  Appunto.

TELECRONISTA Jorgi’, a chi aspiette? E passala sta palla, no? (Continua in sottofondo)

UBALDO (a denti stretti) Disgraziata!

TELECRONISTA  Strunzo! (C.s.)

UBALDO (c.s.) Sì, sì. Io sarò anche uno… un idiota, però… Che pensava la santarellina? Che l’avevo ospitata in casa mia per offrirle il caffè e… basta? Per piacere, sì?!

TELECRONISTA (stiracchiando gli appellativi) Scurnacchiato! Maiale! (Continua in sottofondo)

UBALDO (convinto) Sta qua, allora. (Esultante ) Eh, eh… A me non la si fa.

ORLANDO (c.s.) Don Uba’, ma che state dicendo? Qua non c’è nessuno. Ci siamo solo noi. Ve l’ho detto pure prima. E’ sempre Gegè che dice queste parole, Simo’, pe’ piacere, miette ‘a telecronaca ‘e Sky.

SIMONE Orla’, mo sai che faccio? ‘A televisione ‘a chiuro proprio.Tanto ‘o Napoli sta jucanno na chiaveca.

QUIRINO (convenendo) Bravo! Stuta, stuta. (Simone spegne la televisione. Sfiduciato) Oramai… E’ meglio che sapimmo direttamente ‘o risultato finale. Chesta, secondo me, è n’ata partita perduta.

UBALDO (fermissimo nelle sue convinzioni) Signor Migliaccio, lei mi sta mentendo. Lei non sa chi sono io.

ORLANDO (irridendolo) Fermi tutti! Mo il signor Floro Flores ci dice lui chi è.

UBALDO (c.s.) Io non sono un uomo da mosca al naso. Voglio dire che non mi faccio irretire da nessuno, io! La signora Diodato è qui, in questa casa e io lo so.

ORLANDO (esasperato) Don Uba’, mo basta! Me state facenno perdere ‘a pacienza, abbiate pazienza! Se volete scherzare è un conto, se no… Ma poi, scusate, per quale motivo la signora Diodato dovrebbe stare a casa mia?

UBALDO Perché? Perché… (Esita) Beh, con sua moglie e le altre signore presenti… Io sono una persona perbene… Nessuno si offenda…

ANNARITA Signor Floro Flores, la prego io: parli pure e non si faccia scrupoli. Tanto lo so che la signora Fiammetta è l’amante di mio marito.

Tutti si guardano tra loro, presagendo forse il dramma.

UBALDO No, gentile e cara signora. Io non mi sarei mai permesso di insinuare una cosa del genere e poi… Stia tranquilla. A me non risulta nulla. No, io volevo dire che dopo che mi ha riempito di insulti da trivio e prima di andarsene, la signora Diodato ha detto che sarebbe venuta a sbollire la rabbia a casa vostra. Io le ho risposto che sarei venuto qui prima di lei perché dovevo far valere le mie ragioni e perché avevo bisogno di testimoni.

ORLANDO (divertito) Guagliu’, ‘a casa mia è diventata un refugium peccatorum. (Tutti ridono, tranne Ubaldo)

UBALDO (prosegue) Ma purtroppo è subentrato un contrattempo che… non ho potuto rimandare… (Tutti ridacchiano) Ecco perché ho pensato che la signora Diodato fosse già qui.

MARISA (a mo’ di sfottò) E ghiammo, Orla’, caccia ‘a signora Diodato.

VALERIA (come Marisa) Ma dove l’hai nascosta?

SIMONE (come Marisa) Aspettate, mo vaco a vere’ io. Stesse int’’o cesso?

QUIRINO (come Marisa) Può darsi. Andiamo a vedere.

ARTURO (come Marisa) Cognato, su, fai il bravo ragazzo e non fare penare ancora don Ubaldo.

Le battute di presa in giro devono essere dette velocemente. Durante tali battute Amelia cercherà invano di far capire agli amici che non è il caso di scherzare.

ORLANDO Guagliu’, basta mo, fenitela che chillo (allude ad Ubaldo) veramente s’’o crere.(Suona il campanello) ‘A porta. Annari’, vai tu?

ANNARITA (uscendo per la comune a destra) Sì. (Esce. Dopo un poco dall’interno) Ah, buonasera. Venga, venga. Il signor Floro Flores la cercava.

FIAMMETTA (irrompendo come un tornado dalla comune a destra, seguita da Annarita) Io ne ero certa! (Veemente ad Ubaldo ) Madonna mia! Ma sei proprio un bambino! Vuoi fare il dongiovanni, invece sei soltanto viscido come un serpente!

ORLANDO (serafico) Oh, signora Fiammetta. Anche lei qui?

UBALDO (soddisfatto) Ah! Vede, signor Migliaccio? Il mio sesto senso non mi tradisce mai! La signora Diodato era in casa sua e lei l’ha nascosta per non farmela vedere.

ORLANDO  Sì, ‘a signora steve int’all’armadio. (Esasperato) ‘On Uba’, ma vuie ‘o campaniello nun l’avite sentuto? ‘A signora Fiammetta è arrivata in questo momento.

UBALDO (confuso) Beh… quando è così… io chiedo umilmente venia…(Quasi si inginocchia ai piedi di Orlando)

ORLANDO  (c.s.) Jammo! Non c’è bisogno. Aizateve.

UBALDO (ancora abbastanza confuso) Grazie… Ma… Signor Migliaccio, lei mi deve permettere… Io vorrei sapere dalla signora perché è venuta qui.

FIAMMETTA (c.s.) E me lo chiedi? Mi è bastato poco per capire che tu vuoi fare il super uomo, il conquistatore, ma che la tua è soltanto una maschera che ti serve per nascondere l’essere più abominevole che io abbia mai conosciuto. Signor Orlando, come le ho detto stamattina, questo schifoso mi aveva invitato a casa per prendere un caffè insieme; le ho detto anche che lo sapevo che mi avrebbe fatto vedere certamente la collezione di farfalle… Io ci sarei stata se… Il caffè non l’ho avuto e questo signore è passato immediatamente a volermi farmi vedere la collezione di farfalle.

ORLANDO (ammiccante) Come, don Uba’? Voi siete un uomo navigato… Certe cose le dovreste sapere… Un poco di atmosfera la dovevate creare.

UBALDO (imbarazzato) Signor Migliaccio, la prego… Non mi faccia scendere nei dettagli… Non potevo, ecco.

FIAMMETTA (c.s.) Dopo che me ne sono andata da casa tua, umiliata e delusa, sono ritornata a casa…

UBALDO (sbarrando gli occhi a dismisura, balbetta) Tu.. tu sei… tornata a… casa tua?...

FIAMMETTA (c.s.) E certo. Che dovevo fare?

UBALDO (c.s.) Ma… ma se mi hai detto che saresti venuta qui dal signor Migliaccio… (Ridendo nervosamente ad Orlando) Perciò sono venuto anch’io.

FIAMMETTA (c.s.) E io lo sapevo! Io sono scesa perché ero convintissima di trovarti. Sei un bamboccio! Vai dalla mamma!

UBALDO (offeso) Modera i termini…

ORLANDO (da paciere) Jammo! Non è successo niente. Avete fatto come i due compari: io aspetto te, tu aspetti me e mo state qua tutti e due.

Proveniente dall’esterno, si sente un fortissimo boato.

SIMONE (con enfasi) Guagliu’, ‘o Napoli ha signato!!! (Ed accende la TV)

ORLANDO (gridando) E vai!!!

AMELIA (come la meglio ultrà) Alè!!!!!

Queste battute devono essere dette in modo talmente concitato e festaiolo da provocare un grande spavento in Annarita.

ANNARITA Mio Dio! Il terremoto!

MARISA Annari’, che stai dicendo? Il terremoto? Io non ho sentito niente. Vale’, tu hai sentito qualche cosa?

VALERIA No.

ORLANDO  (seccato) E pe’ piacere! Ha signato ‘o Napoli. ‘O vi’ lloco, ‘o replay. Silenzio!

TELECRONISTA ‘O vi’ ccanno, ‘o vi’. Chisto è ‘o mumento… Mo passa a Marekiaro… Gol!!!

TUTTI (in un’esplosione di gioia) Alè!!! E vai!!! (E altre espressioni simili)

TELECRONISTA Ih che mazzo!!! (Continua in sottofondo)

UBALDO (assorto nei suoi pensieri, non ha esultato. Ora si rivolge affranto a Fiammetta) Sei una ingrata. Un affronto del genere Ubaldo Floro Flores non se lo meritava. Ma già… Non potevo aspettarmi altro da una baldracca come te!

FIAMMETTA (profondamente ferita, balbetta) Co… cosa? Bal… dracca? A me? Signor Orlando, lei ha… ha sentito?

ORLANDO No, che cosa?

FIAMMETTA (c.s.) Il… Il signor Ubaldo… ha… osato… (Si sente mancare) Dio mio!... La testa… Aiuto… (E sviene tra le braccia di Orlando)

Buio.

                                         FINE DEL SECONDO ATTO

                                                           TERZO ATTO

Ancora la cucina. Sono trascorsi 10 mesi. Ore sette di sera.

Annarita, Marisa, Valeria ed Amelia sono sedute intorno al tavolo. Hanno appena finito di prendere la tisana per cui sulla tavola c’è il vassoio con le tazze vuote e sporche.

MARISA Ah! Mo na tisana ci voleva proprio!

VALERIA E’ vero. Mo mi fumo pure na bella sigaretta e sto a posto.

ANNARITA Vale’, però tu la sigaretta te la vai a fumare fuori al balcone, per piacere.

VALERIA E’ chiaro.

ANNARITA (spiega) No, perché Orlando non sopporta la puzza di sigaretta, non per altro.

VALERIA Ma figurati! Pure a casa io fumo sempre fuori. (E comincia a frugare nella borsa)

MARISA (canzonandola) ‘A vi’ lloco, ‘a vi’? Mo accummencia a ffa’ ‘a sfumacchiera!

VALERIA (irritata) Mari’, per favore, ti fai un poco i cacchi tuoi, sì?

MARISA (dispettosa) No. (Sadica, alludendo alle sigarette che Valeria ancora non ha trovato) Nun ce stanno, nun ce stanno…

VALERIA (estraendo un pacchetto di Merit, con dispetto) E invece ci stanno. Tie’! (Mostrando il pacchetto) Eccole qua. (Lo apre, quindi delusa) Oh Madonna! La testa, la testa! Ho messo il pacchetto vuoto nella borsa e quello pieno l’ho lasciato a casa. (Marisa ride sotto i baffi. Quasi implorante) Mari’, mi vuoi andare a comprare un pacchetto da dieci di Merit, sì?

MARISA (studiatamente antipatica) A chi!!! Seh! Accussì avevo ritto: ievo a accatta’ ‘e Merit a essa!

VALERIA Uffà!!! Mi scoccio di scendere… Va be’, non fa niente: non fumo.

Pausa.

MARISA Certo… che però… ce vulesse na sigaretta…

AMELIA (tra il serio e il faceto) Mari’, a te pure te piace ‘e sfruculia’ ‘a mazzarella ‘e san Giuseppe, eh?

Suona il campanello. Annarita esce per la comune a destra. Dopo poco dall’interno:

ANNARITA Ah. Caterina, venite, prego.

CATERINA (entra dalla comune a destra, seguita da Annarita. La donna porta a fatica due pacchi di bottiglie di acqua minerale) Mamma mia! E comme pesa st’acqua! Buonasera. (Alludendo ai pacchi d’acqua) Signo’, addo’ l’aggia mettere?

ANNARITA Metteteli fuori al balcone. Grazie. (Caterina esce sul ballatoio ed esegue, quindi ritorna nella stanza. Annarita quasi a se stessa e piuttosto contrariata) Madonna! Due pacchi d’acqua! E che dobbiamo fare?

CATERINA (come a dire: “io non ho colpa”) Vostro marito così mi ha comandato.

ANNARITA (c.s.) Mio marito è sempre esagerato. (Per congedare la portinaia) Va bene, Caterina, grazie.

CATERINA Aspettate… Int’’ascensore ce stanno ati doie cassette ‘e vino e doje  butteglie ‘e “scerri brando”. (E senza aspettare oltre, esce per la comune a destra e rientra con le cassette e le due bottiglie di liquore che mette sul ballatoio) Va buo’. Io me ne scengo. Buonasera.

AMELIA Buonasera, Cateri’.

MARISA Buonasera.

VALERIA Buonasera. (Caterina esce. Incuriosita) Annari’, ma che devi fare con tutta questa roba? (Marisa ed Amelia si scambiano sguardi imbarazzatissimi. Valeria se ne accorge) Ma che è stato?... Che è successo?...

MARISA (imbarazzata) No… niente…

ANNARITA (di rimando e aggressiva) No, Marisa, scusami tanto. E’ inutile che dici che non è successo niente. Valeria, siamo tornati indietro di cento anni. Dico: il fidanzamento ufficiale è una cosa che non si faceva manco all’epoca di mia madre, tutt’al più si faceva all’epoca di mia nonna. Invece no! Sono sette mesi che Angelica e Egisto stanno insieme e adesso Orlando pretende la forma e l’etichetta. Stasera alle nove devono venire qua i genitori di Egisto e io subisco le conseguenze, ecco.

MARISA (superficiale) Va be’… Le conseguenze… M’ero scurdata… Per una cena che hai dovuto prepara’? Ch’è stato, ‘a primma vota? E poi, ti abbiamo dato noi na mano…

AMELIA Appunto.

ANNARITA (c.s.) No, Marisa, non è per la cena. Angelica è ancora piccola per fare le cose troppo seriamente.

MARISA (improvvisamente preoccupata) Sì? Tu dici?

ANNARITA (grave) Sì, io dico. (Suona il campanello. Annarita esce per la comune a destra. Dall’interno, affabile) Oh, buonasera. Come mai da queste parti?

TOSCA (internamente, in fretta e agitata) Dovrei parlare con una certa urgenza con suo marito perché oggi è successo uno scempio a dir poco osceno. E’ in casa?

ANNARITA (c.s.) Mio marito? No, è ancora in ufficio, ma penso che starà per ritornare. Ma… Si vuole accomodare?

TOSCA (c.s.) Grazie, sì.

ANNARITA (entrando dalla comune a destra seguita a brevissima distanza dalla signora Gelmonti. Indugia) Prego, prego.

TOSCA (agitata) Signora, non mi dica niente, ma io voglio e devo  parlare con suo marito. A mezzogiorno e un quarto il mio Romeo, l’unico scopo della mia vita, è volato… (facendo un gesto con le dita che significa chiaramente che il gatto è morto) sul ponte dell’arcobaleno, diciamo… e…

AMELIA (sussultando) Il vostro gatto? Mi dispiace. Quanti anni aveva?

TOSCA (c.s.) Era piccolo: a novembre di quest’anno avrebbe compiuto due anni.

VALERIA Uh! Poverino! Quel gatto quando mi vedeva, si veniva a strusciare vicino alle gambe.

TOSCA (col pianto in gola, alludendo all’animale) Eh… Era un gran coccolone…

MARISA (incredula) Quel gatto siamese? E come è morto?

TOSCA (c.s.) E’ stato avvelenato. Io perciò sono venuta qua. Perché il responsabile è il signor Orlando. (Ad Annarita) Signora, non si offenda.

ANNARITA (toccata) No, mi scusi tanto, signora. Come sarebbe a dire? Lei ha detto chiaramente che mio marito ha ucciso il gatto e io non mi devo offendere?

TOSCA (cadendo dalle nuvole) Io ho detto che… Non mi sarei mai permessa. Lei si sta sbagliando.

ANNARITA (c.s.)  Cara signora, io non mi sbaglio. Comunque finiamola qua, è meglio.

TOSCA (inalberata) Eh, no, mi dispiace. Adesso dobbiamo andare fino in fondo. Lei mi sta accusando di una cosa che non ho detto e che non ho manco pensato. Ora la vuole finire qua. Eh, no! Troppo facile, signora cara!

ANNARITA (c.s.) Sì, eh? Va bene. Allora se lei la mette così, ci sono le mie amiche e mia cognata che possono testimoniare. (Ai “testimoni”) E’ vero? La signora ha detto che Orlando ha ucciso il gatto?

AMELIA (cercando di rendere l’accusa meno amara) Mah… Forse voi non lo volevate dire, però avete detto così.

MARISA Infatti. Tanto che io e Valeria ci siamo guardate in faccia come per dire: “Ma ‘a signora ce manca cocche rutella?”. Eh, Vale’?

VALERIA E’ vero, è vero.

TOSCA (offesa, a Marisa) Signora, lei è pregata di moderare i termini.(Pausa) Beh… Se l’ho detto, mi sarò espressa male. Io volevo dire che il signor Orlando è responsabile come amministratore del palazzo. Cioè, ho voluto dire che in qualità di amministratore non doveva permettere a chissà chi… anche se io so fin troppo bene chi è stato… di mettere il veleno nei crocchini del povero Romeo.

ANNARITA Ah, ecco. Questo è un altro discorso, però non credo che l’amministratore deve stare ventiquattr’ore su ventiquattro a guardare quello che fanno gli altri condomini. (Suona il campanello. Annarita esce per la comune a destra)

ORLANDO (dall’interno) Ciao. ‘a portiera l’ha purtato ‘o vino e ‘o liquore?

ANNARITA (dall’interno, con sufficienza) Sì, da stare ubriachi per almeno sei mesi.

ORLANDO (c.s., prendendo il dire di sua moglie come una battuta scherzosa) Eh… Tu sei sempre esagerata! (Entra dalla comune a destra con Annarita) Buonasera a tutti! (Le amiche ed Amelia fanno eco al saluto. Leggero) Signora Gelmonti, qual buon vento, eh?

TOSCA (triste) Chiarimento, signor Orlando, chiarimento. Romeo, requie e pace, è venuto a mancare.

ORLANDO Il gatto? Mi dispiace. Sentite condoglianze.

TOSCA (implorante) La prego, non mi prenda in giro.

ORLANDO Per carità.

TOSCA (continuando) Anche perché è stato lei a farlo morire.

ORLANDO (sereno) Questa è bella! E io che c’entro?

TOSCA Lei in qualità di amministratore del condomino avrebbe dovuto sorvegliare affinché nessuno si fosse avvicinato ai crocchini di Romeo e lo avesse avvelenato.

ORLANDO (c.s.) Ma voi state capendo quello che state dicendo? Secondo voi l’amministratore nun tene niente ‘a fa’ e s’avess’’a mettere tutta ‘a giornata a sorveglia’ ‘e malintenzionate. Jammo, signo’!... Mo ve l’accatto io n atu gatto.

TOSCA (offesa) Lei mi sta offendendo gratuitamente. Lei sa benissimo che io non ho mai chiesto l’elemosina a nessuno.

Suona il campanello. Annarita va ad aprire.

ANNARITA (dall’interno, sorpresa) Caterina. Che c’è?

CATERINA (dall’interno) Signo’, io vi devo cercare na grande cortesia.

ANNARITA (c.s.) E dite, dite. (Entrando dalla comune a destra) Accomodatevi.

CATERINA (entrando anche lei) Grazie assaie. (Scorge la Gelmonti) Uh, signora To’, vuie state cca? Io stevo cercanno proprio a vuie.

TOSCA Mi volevate?

CATERINA Sissignore. Teh! A saperlo… So’ stata nu sacco ‘e tiempo fore ‘a porta r’’a casa vosta: aggia sunato, aggia sunato… e vuie stiveve cca. Signo’, ve vulevo addimanna’: ‘o gatto vuosto po’ è muorto?

TOSCA (piangendo) Cateri’, per favore, non tocchiamo più questo tasto, eh?

CATERINA (sincera) ‘O tasto? Signo’, scusate, nun aggio capito. Che cosa nun avimm’’a tucca’?

TOSCA (c.s., alludendo al gatto) Sì… è morto… (Pausa) E’ orribile! Quel Santaniello disse che l’avrebbe ucciso e l’ha fatto. Che cinismo!

CATERINA Quando mai! ‘A bonanema r’’o gatto vuosto è gghiuto a ferni’ sotto a na machina. Io pirciò ve so’ venuta a pisca’. Ah, ‘o gatto è muorto? Signo’, io r’’a fenesta r’’a casa mia aggio visto ‘o pericolo che steve currenno Romeo e so’ asciuta ‘e corza fore, ma nun aggio fatto a tiempo a… (Alludendo ai pirati della strada) Ll’hann’’a ‘mpennere! Vanno ‘e pressa!... Spie addo’ hann’’a i’!

TOSCA (stordita) Ma… Allora Romeo non l’ha avvelenato il signor Santaniello?

CATERINA Quanno maie! Santaniello avvelenava ‘o gatto… Seh! Chillo è na pasta ‘e pane.

TOSCA (c.s.) Sentite, io… io devo capire. Il signor Santaniello minacciò proprio in questa casa… signor Migliaccio, lei se lo dovrebbe ricordare. La sera che lei prese possesso della casa e noi condomini venimmo a stabilire il fatto della gettoniera… che avrebbe fatto morire il mio gatto avvelenandolo.

CATERINA Signo’, ‘o signore Santaniello fa tutto fummo e niente arrusto.

TOSCA (con un grosso sospiro di sollievo) Meno male! Meglio così. (A denti stretti) Disgraziati delinquenti, quelli che corrono per la strada! Ma a loro non viene mai un accidenti, eh? Mai! (Dopo una piccola pausa) Scusatemi ancora. Arrivederci.

ANNARITA Vi accompagno.

TOSCA Grazie, troppo gentile. (Ed esce per la comune a destra insieme ad Annarita. Dopo poco Annarita ritorna)

CATERINA (ad Annarita) Dunque, signo’, io v’aggi’’a cerca’ na grande cortesia.

ANNARITA Ah, sì. Dite.

ORLANDO (ricordando a volo, mentre prende il portafogli e mentre estrae una banconota da 50 euro) Scusa, Annari’… Mo m’’o scurdavo n’ata vota… (Consegnando la banconota alla portinaia) Cateri’, mi dovreste fare un altro piacere. Mi dovreste comprare un chilo e mezzo di rustici addu “Delizia di sfoglia”. Jammo… Nun me chiammate scucciante.

CATERINA Eh… Nun ‘o dicite manco pe’ pazzia!... Mo subito vi servo.

ANNARITA (prorompe) Orlando, senti, tu mi devi spiegare una cosa: ma stasera chi deve venire? L’Imperatore della Cina? O lo Scià di Persia? Non ho capito bene.

ORLANDO (disorientato) Annari’, che stai ricenno?

MARISA (avendo capito il gioco dell’amica, per evitare il peggio) Niente, niente… Annari’, stai calma.

ANNARITA (c.s.) Che cosa dobbiamo fare con tutta questa roba? Hai speso un capitale.

ORLANDO (persuasivo) ‘O ssaie, no?, che quando tenimmo ospiti a cena, me piace fa’ bella figura.

VALERIA E’ vero.

MARISA (c.s.) E gghiammo, basta mo. Lascialo stare: è carattere. Pure quando veniamo noi… Orlando non sa più che mettere a tavola.

ANNARITA (c.s., alle amiche) Sì, sì, voi due dategli anche corda!... Orlando, scusami tanto, che necessità c’era di invitare a cena il papà e la mamma di Egisto? (Sarcastica) Il fidanzamento ufficiale… I suoceri della cocca di papà…

ORLANDO (dopo una pausa) Tu ‘e vvote ‘e schiaffe m’’e scippe ‘a mano. Ma chi ha parlato ‘e fidanzamento ufficiale? Veneno ‘e genitori ‘e Egisto. Basta.

ANNARITA (placata dal tono di suo marito) Angelica non è matura per cose del genere.

ORLANDO E’ fatto che venendo i genitori del ragazzo qua, chi sa Angelica quale condanna a morte firma! Annari’, nun me fa’ rirere! Siente a mme: si cunuscimmo cu chi avimmo a che fa’, stammo pure più tranquilli, ti pare?

VALERIA E’ giusto.

MARISA Certo, come no.

CATERINA  (interviene timida) Allora io vaco a compra’ ‘e rustice?

ORLANDO Aspettate nu mumento. Annari’, che dici? Lo vogliamo piglia’ un chilo e mezzo di rustici addu “Delizie di sfoglia”?

ANNARITA (ormai persuasa) Sì, quelli sono buoni, però un chilo e mezzo mi sembra troppo.

ORLANDO E’ troppo, dici tu? Va be’, n’accattammo nu chilo. Cateri’, pe’ piacere…

CATERINA (avviandosi per uscire per la comune a destra) Sto andando, sto andando. (Ritorna sui suoi passi) Ah, signo’, io ve vulevo cerca’ na grande cortesia. Siccome è ritornata ‘a signora Fiammetta…

AMELIA (quasi tra sé) ‘Ndranghete!

ORLANDO (premuroso) Come sta, come sta?

CATERINA Sta bene.

ANNARITA E ti pareva che tu non chiedessi immediatamente come stava!

ORLANDO E nu fatto ‘e cortesia.

ANNARITA (ironica) E certo! (Rifacendolo) “Come sta, come sta?”

VALERIA (a bassa voce a Marisa) Ahia!... Questo mo non ci voleva… (Riferendosi a Orlando e Annarita) Mo che stavano un poco in santa pace…

MARISA Eh.

AMELIA (deviando in qualche modo, alludendo a Fiammetta) Uh, è tornata. Io è parecchio tempo che non la vedevo. Ma dove era andata?

ORLANDO E’ stata a Milano da certi parenti.

ANNARITA (repentinamente infuriata) Bravo! Sapevi anche questo. (Lunga pausa, dopo di che si lascia andare a un pianto disperato)

VALERIA (allarmata) Annarita…

AMELIA (imbambolata) Che è successo?

CATERINA (allarmata) Signo’…

MARISA Jammo, nun ce fa’ mettere paura. Che è stato mo?

ANNARITA (decisa e piangendo) Ne ho abbastanza! Voi avete capito? Io ho creduto non solo che tra Orlando e quella finalmente era finito tutto, ma anche che, grazie a Dio, quella se ne era andata definitivamente. Invece è tornata. E io sono stata una stupida! Lui e quella hanno continuato a tenersi in contatto anche in questo periodo che quella è stata fuori. Ma adesso basta! Me ne vado! Anzi, no. Te ne vai tu. Domani cambio la serratura e ti faccio trovare la valigia fuori la porta.

AMELIA (c.s.) Annari’, ma tu dici sul serio?

ANNARITA Amelia cara, su determinate cose non si scherza.

MARISA Jammo! Cheste so’ cose che se risolvono. (All’amica) Vuo’ proprio fa’ rirere ‘e mosche?

ORLANDO (esasperato) Appunto! Annari’, te si’ fatta antica! E dice spempe ‘a stessa cosa! Cagne nu poco disco quacche vota. (Pausa. In altro tono) Famme senti’. Ma si io te rico che tra me e ‘a signora Fiammetta nun c’è stato maie niente e si te rico ‘a signora Fiammetta che è gghiuta a fa’ a Milano, tu me crire?

ANNARITA (c.s.) Manco morto!

ORLANDO (sconfortato) Allora lassammo sta’ e nun ne parlammo cchiù. Cateri’, scusate, voi stavate dicendo che siccome è ritornata la signora Fiammetta… E po’?...

CATERINA Niente, ‘on Orla’. ‘A signora vuleva sape’ si puteva veni’ a ve saluta’. Io mo faccio na bella cosa: ce rico che venesse quacche atu giorno. Faccio buono accussì?

ORLANDO Ma no, fatela venire.

ANNARITA (c.s.) Orlando, ho detto no!

MARISA No, Annari’, secondo me sbagli.

AMELIA Giusto. Pare brutto. Che miseria! Ci vuole venire a salutare…

VALERIA Eh!

ANNARITA (con pazienza) E va bene.

CATERINA (avviandosi ad uscire per la comune a destra) Allora io mo vaco int’’a guardiola, ‘a chiammo pe’ citofono e ‘a faccio veni’ cca. (Esce. Dall’interno, impressionata) Signora To’, ch’è stato? Io nun saccio comme ve veco. Vuie state rossa comme a nu mammariello. Venite, trasite. V’arrepusate nu poco e ve pigliate na presa ‘e Strega, quacche cosa… Jammo. (E ritorna sorreggendo Tosca. Ai presenti, in fretta) Na seggia, na seggia… (Amelia accosta una sedia a Caterina e a Tosca) Signora To’, assettateve.

TOSCA (è molto avvampata e ha in braccio un gatto siamese protetto da uno scialle di lana. La Gelmonti non riesce quasi a parlare per l’emozione e la gioia. Sedendosi) Grazie… Scusate…

AMELIA E di che cosa? Non vi siete sentita bene? Volete un poco di liquore?

TOSCA No, no, grazie… Ecco… Già mi sento meglio… E’ che… La portiera  prima mi aveva detto che il mio gatto era stato investito da una macchina… Per fortuna non era vero…(Scorgendo la portinaia) Voi state qua? Bene… (Scostando un poco lo scialle e trionfante) Eccolo qua il mio Romeo!

AMELIA Uh, l’avete trovato?

VALERIA E dove stava?

TOSCA Stava sotto la macchina, ma non era morto.

MARISA Fatemelo vedere. (Dopo averlo visto, leziosa) Piccolo! E’ molto impaurito, però mi pare che non si è fatto niente. Solamente una piccola ferita vicino all’orecchio.

TOSCA Lei dice? Ho visto anche una specie di ematoma sul nasino.

MARISA Sì, ma è una sciocchezza, state tranquilla.

TOSCA (alquanto rasserenata, tuttavia incerta) Lo so… Però… In ogni caso vorrei farlo visitare nella clinica veterinaria e siccome non guido… Ecco, volevo chiedere se qualcuno di voi mi poteva accompagnare.

MARISA Ma voi veramente fate? Volete portare il gatto addirittura alla clinica veterinaria pe’ na fesseria ‘e niente? Noo! Signo’, un paio di giorni e passa pure l’ematoma.

ANNARITA (coglie l’occasione per liberare il suo astio nei confronti di Orlando) Vi accompagnerei io volentieri, ma mio marito proprio stasera ha preteso di invitare a cena i genitori del fidanzatino di mia figlia…

Orlando non batte ciglio.

TOSCA (convenzionale) S’immagini! Io sono stata indelicata. (A Marisa) Allora aspetto un altro paio di giorni e poi… eventualmente…

MARISA Sì, fate così, ma non ci sarà bisogno di niente.

CATERINA (desiderando abbreviare) ‘Mbe’, signora To’, sentite a me: mo vuie ve ne jate ‘ngrazia ‘e Dio ‘a casa vosta. Vengo pure io accussì v’accumpagno, e faccio scennere ‘a signora Fiammetta. Jammo, ampressa ampressa. (Esce per la comune a destra)

TOSCA Buonasera e scusatemi ancora. (E segue Caterina)

AMELIA (dopo aver guardato l’orologio, allarmata) No! Già so’ ‘e sette e meza! E io alle otto tengo la lezione di pilates! Devo sbrigarmi. (Avviandosi, frettolosa) Ciao, ragazze.

VALERIA Ciao.

MARISA Buona ginnastica.

AMELIA (c.s.) Grazie. (Esce per la comune a destra, poi ritorna immediatamente. Dubbiosa) Annari’… vuoi una mano? Sinceramente, se ti devo aiutare, il pilates non lo vado a fare.

ANNARITA No, vai, vai, non ti preoccupare: non c’è niente da fare.

AMELIA Okay. Ciao. (Esce)

MARISA E ghiammo, Vale’, ce ne vogliamo andare pure noi?

VALERIA Sì, sì. Ciao, Annari’.

ANNARITA (decisa) No, voi dovete restare. Dovete testimoniare che io ho ragione.

MARISA Ma ragione su che cosa, scusa.

ANNARITA Adesso vi faccio vedere. (Suona il campanello. Esce per la comune a destra. Dopo un poco dall’interno ironicamente cerimoniosa) Buonasera!

FIAMMETTA (dall’interno) Buonasera. Signora, lei mi deve scusare. Lo so: stasera avete ospiti a cena. Me lo ha detto la portiera: vengono i genitori del fidanzato di Angelica. Non si preoccupi, mi tratterrò soltanto due minuti di orologio. Sa, per dieci mesi sono stata a Milano, sono ritornata soltanto oggi pomeriggio e adesso ho urgente bisogno di vedere suo marito. E’ in casa?

ANNARITA (c.s.) Certo! Venga, si accomodi. (Entra dalla comune a destra seguita da Fiammetta)

FIAMMETTA(è completamente cambiata rispetto ai primi due atti: ha una pettinatura diversa ed è sempre una bella donna ma meno appariscente) Buonasera. (Vede Orlando e parte di volata per abbandonarsi teneramente tra le braccia dell’uomo. Commossa) Signor Orlando… Oh, signor Orlando… (E scoppia a piangere)

ORLANDO (le dà un bacio sulla fronte, dopodiché scherzoso) E che è? Caspita, signo’, io vi faccio questo effetto? Vi faccio piangere? Signo’, non piangete più se no… (piangendo comicamente) mi fate piangere pure a me. (I presenti, tranne Annarita, ridono. Annarita no. Lei frigge: chissà che cosa vorrebbe fare. Orlando serio) A parte gli scherzi, signo’, mo non ci dovete pensare più. Quello che è stato è stato, adesso siete guarita.

FIAMMETTA Sì, ma devono passare cinque anni.

ORLANDO (superficiale) E va buo’… Passeranno, non vi preoccupate.

MARISA Ma perché, la signora è stata poco bene?

FIAMMETTA (sospirando, ma serena) Molto, signora cara, molto. Pensi che sono rimasta vedova dopo soltanto due anni di matrimonio. Un anno e mezzo fa mi hanno diagnosticato un brutto tumore al seno e mi avevano lasciato due mesi di vita.

ANNARITA (come chi non voglia credere una cruda verità) Eh… Immagino il suo stato quando l’ha saputo…

FIAMMETTA(c.s.)Ma io non mi sono arresa e ho fatto bene perché alla fine ho vinto io. Avevo deciso di rifarmi una vita nei restanti due mesi che avevo e il signor Orlando e la signora Amelia… A proposito, non la vedo. Dov’è?

MARISA E’ andata in palestra.

ANNARITA (tempestiva, avviandosi ad uscire per la comune a destra) Aspetta. Può darsi che non è uscita ancora. La vado a chiamare.

FIAMMETTA (prontissima) Ma no, signora, lasci stare. Qualche altro giorno la vado a trovare io per ringraziarla e per dirle che non ho più bisogno delle sue coperture… chiamiamole così… come delle sue, signor Orlando.

ANNARITA (quasi aggressiva) Coperture? E quali sarebbero queste coperture?

FIAMMETTA (pacata e serena) Non si allarmi, signora. Adesso le spiego tutto dall’inizio. Qualche mese dopo la morte di mio marito, m’innamorai di… una persona, che tra parentesi poi si è rivelato un uomo da niente… Ci incontravamo ogni giovedì in albergo… Lui era sposato… Quando ho saputo della malattia, abbiamo cominciato a incontrarci sempre più spesso a casa mia. Nell’altro palazzo tutti mi guardavano male, mi umiliavano… Un giorno, disperata, raccontai tutto al signor Orlando e alla signora Amelia, che furono gli unici a capire la drammaticità della situazione. Suo marito fu tanto gentile da offrirsi di coprirmi quando veniva Sasà.

ANNARITA (sincera) Io non ho capito.

ORLANDO Annari’, ce vo’ tanto? Io e Amelia… veramente maggiormente io perché stevemo ‘e casa int’’o palazzo r’’a signora… ci trattenevamo a casa della signora Fiammetta quando doveva venire il signor Sasà.

VALERIA E a quale scopo?

FIAMMETTA Per cercare di non dare più nell’occhio. Io successivamente mi trasferii qui e alla signora Amelia, prendendo la palla al balzo che la signora Annarita giustamente iniziava a diventare gelosa, venne l’idea di far trasferire anche il signor Orlando… (Pausa) Dieci mesi fa decisi di andare a Milano a curarmi perché mi avevano detto che lì stavano sperimentando una terapia molto meno invasiva della chemio. Beh… molto meno invasiva è una parola grossa… Comunque ho avuto nausee, vomiti… E il signor Orlando ogni tanto mi telefonava e mi confortava dicendomi di tenere duro e che tutto sarebbe passato. Infatti… Ora sto bene e non ho bisogno di niente. Certo, per essere sicura al cento per cento devono trascorrere cinque anni, però… passeranno… E con questo me ne vado e vi lascio tranquilli. Buona serata.

Marisa, Valeria e Orlando fanno eco al saluto.

ANNARITA Vi accompagno.

FIAMMETTA Ma no! Non c’è bisogno. Buonasera e auguri per Angelica. (Esce per la comune a destra)

MARISA (ad Annarita, scherzosa) ‘A sce’! Te si’ impressionata inutilmente!

ANNARITA Marisa, ma scusami tanto…

MARISA (seria) Sì, hai ragione. Logicamente tu non sapevi niente… Vale’, ce ne jammo?

VALERIA Sì. Ciao, Orla’; ciao, Annari’. (Esce per la comune a destra)

ANNARITA ED ORLANDO (quasi all’unisono) Ciao, ciao.

MARISA (baciando Annarita) Ciao. Uè, m’arraccumanno, rimane ‘o primmo penziero famme sape’ come è andata con i consuoceri.

ANNARITA Va bene.

MARISA Statte buono, Orla’. (Segue Valeria)

ORLANDO (dopo aver lanciato uno sguardo all’orologio) Annari’, fra poco ‘e genitore ‘e Egisto staranno cca. S’ha da mettere ‘a tavola?

ANNARITA Perché non me l’hai detto subito?

ORLANDO Scusa, che cosa subito?

ANNARITA Che andavi da quella là per coprirla, come ha detto lei.

ORLANDO Annari’, Annari’, cara mia!... Nu cancro nun è na fumata ‘e sigaretta. ‘A signora Fiammetta s’era confidata cu mme e Amelia: si nun m’’o diceva essa, io nun putevo parla’.

ANNARITA (comprensiva) Va be’, certo. (Prende una tovaglia da un cassetto ed esce per la comune a sinistra)

ORLANDO (dopo una lunga pausa, tra sé e sé) Uno sta buono… po’ sta male… po’ sta buono n’ata vota… E questa è la quotidianità. (Suona il campanello) E mo… andiamo a fare i consuoceri.

Buio.

                                                  F  I  N  E        

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