IL SERPENTE A SONAGLI
Commedia in tre atti
di EDOARDO ANTON
PERSONAGGI
SONIA
MADDY
VANIA
NISIA
DIOMIR
LAUSY
COLLEGIALI
LA DIRETTRICE
LA VICE-DIRETTRICE
LISPETTORE
LAIUTANTE
IL PROFESSORE DI CHIMICA
IL PROFESSORE DI BALLO
IL CUOCO
IL DOTTORE
IL GIOVINOTTO
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Il dormitorio del primo atto ha sei letti, tre per lato. Un settimo letto, nell'angolo in fondo, a sinistra, mascherato da una tenda bianca ad angolo: quello dell'istitutrice. Nel fondo, inmezzo alla corsia, la comune che porta nello studio delle grandi. A destra, tra i letti, una finestra. A sinistra, in alto, due finestrelle piccolissime che danno luce al corridoio. In prima, a destra, dopo qualche gradino, la porta che d ai lavabo, al d qua di un angolo retto del muro. All'alzarsi del sipario accesa soltanto una piccola lampada notturna e nessuna luce entra dalla finestra, perch sono le sei di un mattino d'autunno. Le sei collegiali dormono nei loro letti tranquillamente. Soltanto Sonia non dorme: si alza a sedere sul letto, si guarda in giro e si corica di nuovo. Dopo qualche istante suona a lungo la campana della sveglia. Gesti del risveglio in tutte, tranne in Nisia e Sonia. Chi sbadiglia, chi si stira, chi si volta pigramente dall'altra parte e mette la testa sotto il cuscino; Vania mette i piedi a terra rimanendo seduta sul letto. Ma nessuna si decide ad alzarsi.
Sonia - Nessuna si alza stamattina?
Diomir - Il rospo non ha accesa la luce!
Lausy - (alzando un poco la voce) Forse di l, al lavabo.
Diomir - Non avr sentita la campana.
Sonia - Oh, figurati! Proprio lei! Piuttosto, io credo che sar una giornata strana, oggi, per la nostra signorina! Maddy! Chiama Maddy.
Vania - (sporgendosi a scuotere Maddy) Perch fai finta di dormire? Ti chiama.
Maddy - Io facevo finta di dormire?
Vania - Avevi gli occhi aperti. Ho visto io!
Sonia - (a Maddy che si messa a sedere sul letto) La signorina non ha ancora accesa la luce! Non deve avere tempo, stamattina!
Maddy - Zitta, stupida! (Tra Lausy e Diomir si accesa intanto una piccola zuffa a colpi di cuscino e a risate).
Vania - Allora l'accendiamo noi, questa luce?
Nisia - (che si destata) Ma no. Una volta che ci capita di poter fare le poltrone per cinque minuti!...
Maddy - Tanto, prima o poi...
Sonia - A me piace tanto crogiolarmi nel letto al mattino! Quando avr un marito si alzer per primo e mi porter a letto la cioccolata.
Vania - (piagnucolando) Io dovrei ripassare il latino.
Maddy - E alzati, se vuoi. Non ci vedi?
Nisia - Il rospo verr subito, sta' tranquilla. Sar a fare una toilette accurata: oggi d'uscita.
Lausy - (che ha abbattuta sul letto Diomir, mentre la pigia con le ginocchia soffocandola sul cuscino) S, s. Ho visto il telegramma alla solita zia.
Nisia - (lievemente ironica) Gi, la zia. Dev'essere poco affettuosa con la nipote, perch ho visto che per farsi rispondere ha spedito il telegramma con risposta pagata!
Diomir - (che riuscita per un momento a liberare il viso dal cuscino. Con piet enfatica) Oh, Nisia! Sar povera! O, forse, mendicante! S, s, deve essere mendicante! Poverina! (Lausy la rimette sotto).
Nisi4 - Chi sa, forse indovini!
Vania - Non avrebbe un indirizzo.
Sonia - Gi, vero.
Diomiu - (quasi soffocata, si libera ed urla) Ma lasciami! No, lasciami, sii buona; finirai con l'uccidermi e avrai rimorso di vedermi paonazza con la lingua fuori!
Lausy - (la lascia) Sempre esagerata, tu!
Maddy - Ssst! Farete arrivare la direttrice.
Nisia - Eh! Tra poco sar qui lo stesso: vedr il buio dal corridoio (accenna alle finestrelle in alto) e dir: L, l, l! Che cosa fanno queste ragazze? . (Risa).
Sonia - Perci era meglio accendere.
Maddy - (rifacendo la direttrice) L, l, l, il rospo ritarda un po' troppo!
Tutte - (in coro) L, l, l! Dove sar? Dove sar?
Vania - Ssst! La direttrice! (Tutte si nascondono sotto le coperte).
La direttrice - (entra; accende la luce) L, l, l! Che cosa fanno queste ragazze? Andiamo, su! Svegliatevi! Nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo...
Tutte - (rapidamente si sono messe in ginocchio sul letto) Cos sia.
La direttrice - Ma dov' la vostra signorina?
Nisia - Dev'essere ancora alla toilette.
La direttrice - (va ai lavabo, ma non vede nessuno; allora torna indietro, scosta la tenda dalla parte della porta in modo che le ragazze non possano vedervi dentro) Signorina! (Le ragazze trattengono le risa. La Direttrice, che rimasta pochi secondi dietro la tenda, ne esce con un viso sconvolto) Ragazze, su, presto, vestitevi in fretta e andate nello studio. La signorina non... non sta troppo bene, quindi... Tu - (a Lausy) va subito a chiamare la Vicedirettrice.
Lausy - Cos? Con l'accappatoio?
La direttrice - (impaziente) Non discutere. Fa quello che ti ho detto. (Lausy esce. Le altre con gli accappatoi sulle spalle vanno leste a lavarsi, dopo aver tratto dai tavolini da notte saponi, pettini, spazzolini, ecc. Sonia e Maddy si danno sguardi d'intesa spaventate. A queste due che indugiano) Presto, presto, voi due. Fra cinque minuti dovrete essere pronte. Verr il... dottore.
Sonia - S, signora Direttrice.
La direttrice - Non avete sentito, stanotte, la vostra signorina lamentarsi?
Maddy - Io no.
Sonia - Neanch'io. Ma si sente male molto?
La direttrice - Un poco... Un poco...
Sonia - Vuole che domandi alle altre?
La direttrice - No. Vedremo pi tardi. Andate, presto. (Le due ragazze via. La Direttrice, quando sola, si fa forza e guarda attraverso un lembo alzato della tetida, ma si ritrae subito con un viso terrificato, all'entrare di Lausy e della Vicedirettrice).
La vicedirettrice - Ecco, signora; che cosa c'?...
La direttrice - La signorina... si sente male. Molto male. Bisogna chiamare il nostro medico qui di fronte. (D uno sguardo a Lausy per far capire che non pu parlare, e la sorprende mentre sta per scostare un lembo della tenda dalla parte del suo letto. Allora con veemenza) No! (Lausy fa un salto indietro spaventata; la Direttrice, addolcendo la voce, continua) No, non disturbare la signorina. Corri a lavarti. (Lausy, spaurita, via).
La vicedirettrice - (facendo un passo per allontanarsi dalla tenda) Ma che cosa e' , dunque?
La direttrice - Chiami il medico. Fra un minuto deve essere qua.
La vicedirettrice - Oh, Dio! (Altro passo indietro).
La direttrice - Dica che accaduto un gravissimo accidente.
La vicedirettrice - Ma, insomma... (Altro passo).
La direttrice - Per carit, faccia presto.
La vicedirettrice - Ma... ( ormai in un angolo e s'appoggia alla spalliera di una seggiola).
La direttrice - morta.
La vicedirettrice - (che caduta a sedere con le mani sulla faccia) Oh, Ges!
La direttrice - (sempre sorvegliando la porta dei lavabo) Andiamo, su, andr io. Non faccia capir nulla alle ragazze. Mi raccomando! Vado a telefonare e torno subito, ha capito?
La vicedirettrice - Ma come, morta?
La direttrice - Non faccia domande stupide. Se glielo dico io... (Via).
La vicedirettrice - (si avanza un poco verso la tenda come per andare a guardare, ma non ne ha il coraggio e s'arresta appoggiandosi alla spalliera del letto e facendosi in fretta il segno della croce. Quando si fatta animo e sembra decisa a sollevare la tenda, sobbalza di scatto al rumore del sapone che Maddy, silenziosamente, rientrata dal lavabo, mentre fruga nel suo comodino come se avesse dimenticato qualche cosa, lascia sbadatamente cadere) Che fai tu qui?
Maddy - Ho dimenticato il sapone per il viso.
La vicedirettrice - E quello l, cos'?
Maddy - Quello non per il viso. Fa male alla pelle.
La vicedirettrice - Quante frivolezze! (Quasi a se stessa) Tanto, quando una meno se lo aspetta, un bel mattino la trovano morta: e non se ne parla pi!
Maddy - Chi morta?
La vicedirettrice - (con veemenza) Cosa ti salta in testa?
Maddy - Lei ha detto... ,
La vicedirettrice - (c. s.) Io non ho detto niente, io! E tu sei una stupida che dice delle parole sconce assolutamente inadatte a una signorina allevata in un istituto come questo!
Maddy - Io?
La vicedirettrice - S, s, basta! Va' a lavarti. (Si volta verso la tenda e di nuovo sobbalza al rumore del cassetto che Maddy sbatte violentemente con rabbia andandosene. Sedendo affranta sulla sponda di un letto) Ma guarda un po' che modi! (Trae dalla tasca un rosario e borbotta una inintelligibile Ave Maria che chiude sospirando forte) Requiem aeternam, dona ei Domine ! (Qualche ragazza fa capolino per un istante e si ritira).
La direttrice - (che, rientrando, l'ha sorpresa nella preghiera funebre) Bel modo di non far capire niente a nessuno, quello!
La vicedirettrice - Sono cos impressionata!
La direttrice - Il dottore credo che stia gi attraversando la strada.
La vicedirettrice - Oramai minuto pi, minuto meno!...
La direttrice - Come si vede che lei non ha il senso della responsabilit. Vada incontro al dottore e me lo conduca subito. (Vicedirettrice via. Ritornano dai lavabo Vania, Nisia e Diomr, con aria circospetta). Ragazze, qualcuna di voi ha sentito la signorina lamentarsi, stanotte?
Vania, Nisia e Diomr - (insieme) No, no, signora.
La direttrice - (a Lausy, che ritorna dai lavabo) E tu, Lausy, che sei la pi vicina?
Lausy - Che cosa?
La direttrice - Hai sentito rumori o lamenti questa notte?
Lausy - No. Cio... no, mi pare proprio di no. (Maddy e Sonia, con gli asciugamani intorno al collo sono scese silenziosamente per i gradini e spiano dietro l'angolo del muro).
La direttrice - Vestitevi, intanto. (Poi, ancora a Lausy) E l'hai udita alzarsi, per caso?
Lausy - No, signora.
La direttrice - Nessuna di voi si alzata, stanotte? (Gesti di diniego con il capo. Sonia e Maddy si danno uno sguardo di intesa, come preoccupate, e Maddy cerca la mano della compagna stringendola con forza. Poi entrano con disinvoltura). E voi due vi siete alzate, stanotte?
Maddy - No.
Sonia - Io no, signora Direttrice.
La vicedirettrice............. - (entrando in fretta seguita dal Dottore) Ecco il Dottore.
Il dottore - (inchinandosi alla Direttrice) Buongiorno.
Tutte le ragazze - (in coro) Buongiorno, signor Dottore!
La direttrice - (accennando alla tenda) L,
(Il Dottore e la Direttrice entrano. La Vice' direttrice rimane sulla soglia della comune. Lei ragazze si vestono guardando alla tenda e parlottano leggermente fra loro. Soltanto Sonia, Maddy e Nisia sono inquiete e dimostrano una certa ansia. Alcune fanno dei cenni interrogativi a Lausy che la pi vicina alla tenda, come per chiederle se ode qualche cosa. Ma questa, sorvegliata dalla Vicedirettrice, non pu avvicinarsi e fa cenno di non sentire nulla).
La vicedirettrice - Ssst! Silenzio!
La direttrice - (esce in fretta dalla tenda, si avvicina alla Vicedirettrice, le sussurra qualche cosa e la sospinge fuori dalla comune. Poi le grida appresso) Ma, subito! E qualcuno che sappia farlo con discrezione, per carit! (Alle ragazze) E voi, cosa state l a fare? Vestitevi.
Diomr - (avvicinandosi) Scusi, signora Direttrice, come sta la signorina?
La direttrice - (imbarazzata) Meglio, meglio...
Il dottore - (dall'interno della tenda) Signora! (La Direttrice si precipita dietro la tenda e ne esce dopo qualche istante in tempo per far fuggire ai loro posti un paio di ragazze che si stavano avvicinando).
La direttrice - Un catino d'acqua e un asciugamano pulito per il signor Dottore. (Tutte fanno per precipitarsi al lavabo). Una, una sola. Va' tu (a Vania).
Maddy - Signora, da due o tre giorni la signorina si spesso lamentata con me di sentirsi male.
La direttrice - Ebbene?
Maddy - (imbarazzata) Non so. Dicevo cos, perch forse il Dottore... Forse la signorina non in grado di dirlo...
La direttrice - (dal di fuori) Dottore, una allieva mi dice che la signorina si sentiva male da qualche giorno. Ma, allora...
Il dottore - (dal di dentro) In ogni modo, purtroppo, non c'entra.
(Vania giunge con il catino e l'asciugamano; si dirige verso la tenda, ma con suo rammarico la Direttrice le prende dalle mani gli oggetti e li porta al Dottore).
Sonia - (a Maddy) Maddy, perch hai detto questa bugia?
Maddy - (seccata) Io non dico bugie. E tu sei una sciocca.
Sonia - (mortificata, quasi piangendo) Mi tratti sempre male!
Maddy............................ - (dura) Non avrei mai dovuto. Non avrei mai dovuto prenderti per amica, fidarmi di te.
Sonia - Oh, Maddy! Sei ingiusta!
Maddy - E tu sei melensa come lo zucchero filato. Non capisci mai niente.
Nisia - (a Maddy) Ha ragione lei. Perch hai mentito? La signorina stava benissimo.
Maddy - Non vero. A voi non ha detto nulla: a me s.
Nisia - Ma se non vi potete vedere! E adesso sei la sua confidente! (A Sonia) Non ci fare caso: Maddy mente sempre!
Maddy - Tu taci. Tu che sei funebre come un cipresso, non sei viva! Hai il cuore come una tomba! Chiss cosa c' dentro!
Nisia - (tristemente) Pu essere che sia vuoto.
Maddy - (aggressiva) Se ce n' una della quale non mi fiderei, sei proprio tu. Ti credo capace di qualsiasi cosa.
Nisia - (c. s.) Chiss. Forse proprio cos.
DioivfiR - (a Lausy) Dammi il tuo specchio, per piacere.
Lausy - Toh! (Glielo porge).
Vania - (raccoglie una forcina da terra presso la tenda dalla parte della comune. Poi, a Nisia) tua questa forcina?
Nisia - S, grazie.
Il dottore - (uscendo dalla tenda con la Direttrice e asciugandosi le mani) Signorine, la loro istitutrice sta molto male; non si avvicinino dunque alla tenda e non facciano baccano.
La direttrice - Siete pronte, allora?
Diomir, Lausy e Maddy - (insieme) Un momento. Un momento!
La direttrice - (al Dottore) Sar meglio che lei aspetti quel...
La vicedirettrice - (entrando di corsa) Ecco... quel signore. (Entra dietro di lei l'Ispettore e subito ella se ne va).
La direttrice - Ah, di gi?
(Le ragazze lo guardano stupite poi rimboccano in fretta i letti e si assestano capelli e vestiti).
L'ispettore - (s'inchina) Signora...
La direttrice - Ma... le ragazze...
L'ispettore - No, no. Prego, le lasci.
La signora - (rivolgendosi alla porta dalla quale uscita la Vicedirettrice) mi ha sommariamente informato per le scale. Un po' confusamente, vero, ma vedr da me.
La direttrice - (all'Ispettore) Questo il nostro Dottore.
L'ispettore - Lei venuto adesso, no?
Il dottore - S, abito di fronte.
L'ispettore - (indicando la tenda) Qui, vero? (Il Dottore annuisce). Vogliamo vedere? (Entrano nella tenda seguiti dalla Direttrice).
Lausy.............................. - (che intanto cautamente ha accostato l'orecchio alla tenda ed riuscita ad ascoltare quanto si dice nell'interno, si ritrae e, appoggiandosi al muro con raccapriccio, d in un urlo freddo, quasi sillabando) morta! morta avvelenata! (Le altre ragazze, che stanno terminando di vestirsi, rimangono a mezzo del gesto iniziato come inebetite, poi danno in un urlo acutissimo).
Diomir - (ripetendo con un grido) morta!
Nisia - (come folle, corre nel mezzo del dormitorio a braccia levate e grida) Si uccisa! Vi dico che si uccisa! Oh, povera me! (Cade a piangere).
Sonia - (corre ad afferrarsi a Maddy e ripete stupidamente sotto voce) morta. morta. morta. (Poi si svincola da Maddy che rimasta in piedi impietrita e alla Direttrice e alle compagne, girando su se stessa, grida) Non sono stata io! Non sono stata io!
(Tutte le ragazze ripetono pi sommessamente le loro battute, atterrite).
La direttrice - Calma, ragazze, calma! Andate in cappella a pregare e a raccogliervi un poco. Su, coraggio.
L'ispettore - (che sin dal primo grido uscito dalla tenda e ha seguito attentamente ogni parola e ogni espressione di ciascuna) Un momento! Io debbo interrogare queste ragazze.
La direttrice - Ma, pi tardi, saremo sempre in tempo, no?
L'ispettore - L'atteggiamento di queste signorine non mi chiaro. Chiedo pochi minuti.
La direttrice - Non vorr credere, spero...
L'ispettore - Lei speri pure, signora. Ma qui sono state dette parole troppo gravi, perch io possa lasciare disperdere il valore psicologico di questo momento rimandando l'interrogatorio.
La direttrice - E va bene. Ma badi di rimanere nei limiti pi riguardosi, altrimenti sapr con chi protestare.
li, dottore - (all'Ispettore e alla Direttrice) Hanno ancora bisogno di me?
L'ispettore - (che nel dialogo precedente non ha mai abbandonato con gli occhi le sei ragazze) Mi pare di ricordare che lei abita di fronte, no? Mi faccia quell'analisi allora, per favore.
Il dottore - (s'inchina) Benissimo, sempre a loro disposizione.
L'ispettore - Per cortesia, signora, faccia accompagnare quel mio aiutante che ho lasciato di sotto, in quell'aula l (accenna alla comune).
La direttrice - Nello studio delle grandi?.
L'ispettore - Quello lo studio delle grandi? Ossia queste? Bene, s, l. E che non lasci entrare o uscire nessuno... tranne lei, s'intende. E gi in portineria che il portiere controlli accuratamente chi esce e chi entra. (Dottore e Direttrice via). Dunque, signorine, su, su! (Batte le mani). Cominciamo subito a fare amicizia. Io voglio che tra cinque minuti loro mi considerino un vecchio amico. Va bene? Allora cominciamo dalle presentazioni. Loro rimangano sedute, ciascuna sul suo letto, perch io per ora le riconosco soltanto dalla posizione. (Prende una seggiola e vi si mette a cavalcioni nel mezzo del dormitorio. Le ragazze intanto si sono un poco rianimate).
Lausy - (avvicinandosi all' Ispettore) Io, per, l non ci sto.
L'ispettore - Va bene, va bene: ammesso questo piccolo spostamento. Si metta l con lei (accenna al letto di Diomir). Dunque, io mi chiamo Franz. Non un gran che, lo so, ma chiedo perdono. Loro? Il nome soltanto: per il cognome c'intenderemo poi. (Le ragazze, ancora piangenti, non rispondono). Cominciamo di qua (accenna a Sonia). Lei?
Sonia - (dopo molti sforzi, come se confessasse una colpa, con uno scoppio di pianto) Sonia!
L'ispettore - (dopo aver guardato fisso Sonia, a Diomir) Lei?
Diomir - (sospirando) Diomir!
L'ispettore - Lei?
Lausy - (decisa) Lausy!
(L'Ispettore seguita, indicandole una per una e a ogni nome ripassa tutti gli altri per impararli a memoria).
Nisia - Nisia.
(L'Ispettore si ferma a considerarla).
Vania - (semplice) Vania.
Maddy - (a voce bassa) Maddy.
L'ispettore - Ditemi se mi sbaglio. (Indicandole una dopo l'altra) Sonia, Diomir, Lausy, Nisia, Vania, Maddy. Va bene?
Voci - S.
L'ispettore - Dunque, signorine, bisogna che loro si sforzino di aiutarmi. Loro non sono pi delle bambine, ma delle donne. Delle donne che hanno un cuore, un'anima e della sensibilit. Ecco: soprattutto, faccio appello alla loro sensibilit. Qualcuna di loro mi sa dire qualche cosa che possa indirettamente allacciarsi all'improvvisa morte della loro istitutrice? (Silenzio). No? Allora domander io. La loro istitutrice morta avvelenata: hanno ragioni per credere che si sia uccisa? Era da un po' di tempo triste o preoccupata? (A Sonia) Lei, che ne dice?
Sonia - Io?
L'ispettore - S, lei: che ne dice? Qual' la sua opinione?
Sonia - Ma io non ho un'opinione, signore!
L'Ispettore - Ci pensi.
Sonia - No, non mi pare. Era come al solito... (Con una smorfia).
L'ispettore - Perch? Aveva un brutto carattere? Era cattiva? Troppo severa?
Maddy - Odiosa!
(L'Ispettore d uno sguardo circolare, quasi a chieder conferma).
Vania, Diomir e Lausy - (insieme) vero. vero.
L'ispettore - Dunque devo concludere che se si fosse uccisa sarebbe una sorpresa per tutte. (A Nisia) Anche per lei?
Nisia - Perch? Sono dello stesso parere delle mie compagne.
L'ispettore - Allora perch un momento fa lei ha gridato: Si uccisa! Povera me!?
Nisia - lo ho gridato cos? Non mi ricordo. Del resto, capir, l'impressione...
L'aiutante - (facendo capolino dalla comune) Ha bisogno di nulla?
L'ispettore - S, guardati una per una le carte dell'istitutrice. (Alle ragazze) Dove le teneva?
Maddy - Nel cassetto del suo tavolino, nello studio.
Lausy - Le chiavi le aveva sempre in tasca.
L'ispettore - (all'Aiutante) Hai capito?
L'aiutante - S, va bene. (Avviandosi alla tenda). Qui, vero?
L'ispettore - S. (L'Aiutante prende le chiavi e se ne va dalla comune. A Nisia) Allora lei nega che le sue parole rispondessero a un pensiero?
Nisia - Ma s, io non ne so nulla.
L'ispettore - Strano. Ma per il momento lasciamo andare. Mi dicano, piuttosto, l'istitutrice aveva l'abitudine di prendere qualche cosa alla sera?
Vania - S, un cachet per l'insonnia.
L'ispettore - Quelli di quel tubetto di vetro sul comodino?
Lausy - S, quelli. Ne ha comprato uno ieri nel pomeriggio.
L'ispettore - Verso che ora?
Diomir - tornata verso le sei.
L'ispettore - Quanti anni aveva la signorina?
Sonia - Oh, era vecchia! Almeno trenta.
L'ispettore - Eh, s! Era proprio vecchia!
Maddy - Ne aveva esattamente trentuno.
L'ispettore - E sanno se avesse qualcuno che... l'amasse molto?
Sonia - Lei vuol dire se... Ho capito. Ho capito. No, no. Era...
Diomir - Un mostro!
L'ispettore - E qualcuno che... l'odiasse molto?
Vania, Diomir, Lausy e Maddy - (insieme) Oh, s, s! Questo pu essere.
L'ispettore - Perch, loro la odiavano?
(Diomir e Lausy fanno un gesto come per dire: Cos, cos! ).
Lausy - Un pochino cos... (Gesto).
L'ispettore - (grave) Ma, signorine, io parlo di un odio che possa far uccidere! (Guarda Sonia).
Maddy - Oh, no, signore! Non guardi Sonia! Ella innocente come me, come le altre!
L'ispettore - (alzandosi di scatto e incombendo su Sonia con la persona) Eppure lei un momento fa ha urlato: Non sono stata io! Non sono stata io! . Perch?... Non risponde? (Sonia cade a piangere sul letto disperatamente. A Maddy) E lei perch sente il bisogno di difenderla?
Nisia - Ma come fa lei a pensare una cosa simile? Ebbene, io prima le ho detto che le mie parole: Si uccisa non rispondevano a un mio pensiero: la verit. Per non mi erano uscite di bocca a caso: rispondevano, invece, a una mia impressione.
L'ispettore - E su quali basi?
Nisia - Nessuna che sia tanto precisa da potersi esprimere.
L'ispettore - poco.
Nisia - Non ha detto lei che faceva appello soprattutto alla nostra sensibilit?
L'ispettore - Toccato! E da una collegiale! I miei complimenti; lei forte, signorina. Ma deve anche ricordare che ha anche aggiunto: Povera me! Che significa?
Nisia - (spaurita) Questo non lo ricordo.
L'ispettore - comodo.
L'aiutante - (entrando) Ecco, d'interessante ho trovato queste carte. (Consegna e via).
L'ispettore - (mette in tasca) Adesso guarder. Nessuna di loro, signorine, mi sa riferire qualche particolare che l'abbia colpita ieri sera o nelle prime ore della notte? Qualche cosa, magari insignificante, che loro non si sono spiegato o che ha rotto le loro abitudini?
Voci - No. No.
L'ispettore - Una interruzione di luce, un'ombra che si nasconde, che so io... un rumore strano...
Diomir - (guardando le altre) No, no...
L'ispettore - Di qua sono i lavabo e le toilettes, vero? Non possibile che qualcuno ieri sera vi si sia nascosto, senza che loro lo abbiano visto? (Rapidamente sale i gradini ed esce).
Voci - No, no! Non c' nulla che offra un nascondiglio.
Sonia - (battendo le mani) Ah, io ho sentito un rumore strano, ieri sera!
Lausy e Vania - (insieme) E dillo! Dillo!
Sonia - Ieri sera, dopo che eravamo andate a letto e la povera signorina o si era gi coricata o era alla toilette, ho sentito fare tin-tin-tin .
Lausy - (veemente) Taci!
L'ispettore - (tornando) Che cosa si deve tacere, qui?
Sonia - (alzando le spalle a Lausy) Mi ero gi addormentata, credo da poco, quando, svegliandomi, ho sentito come un tintinnare di sonagli, ma acuto e leggero.
Nisia - Anch'io ho sentito qualche cosa di simile, vero.
Lausy - (con severit) Anche tu?
L'ispettore - (osserva attentamente Lausy e Nisia. Poi, a Sonia) E questo dopo aver dormito pochi minuti?
Sonia - Non potrei giurarlo, per; alle volte un minuto di sonno sembra un'ora e un'ora un minuto.
L'ispettore - Dei sonagli, ha detto?
Sonia - S, una specie...
Diomir - (allarmatissima) Che sia stato un serpente a sonagli?
La direttrice - (entrando) Ha finito, signore? Desidererei che le ragazze scendessero in cappella per le preghiere. Dopo, prima di colazione, potr interrogarle ancora, se crede. (U Ispettore s'inchina. Le ragazze, spaurite, passando il pi lontano possibile dalla tenda, in fila per due escono dalla comune mentre la Direttrice dice loro:) Troverete l fuori dallo studio la Vice. Andate. (All'Ispettore, che intanto ha scorso con interesse le carte che l'Aiutante gli aveva consegnato) Ebbene? Credo che non sia poi necessario tenere sotto interrogatorio per delle ore quelle povere figliole, per stabilire che l'istitutrice si uccisa!
L'ispettore - Se si uccisa.
La direttrice - Che cosa vuol dire?
L'ispettore - Voglio dire che sinora non ho elementi favorevoli alla tesi del suicidio piuttosto che a quella dell'omicidio.
La direttrice - Ma, per carit, signore, non abbia dubbi! Lei capisce bene che in un simile Istituto, nei quartieri pi aristocratici della citt, non facile introdursi di notte n uscirne. Inferriate, chiusure di sicurezza, porte massicce, sorveglianza...
L'ispettore - Quante alunne conta l'Istituto?
La direttrice - Centoventidue, delle quali sessantasette nelle classi elementari, quaranta-nove in quelle ginnasiali e queste sei al liceo. Quello del liceo un esperimento che abbiamo iniziato quest'anno.
L'ispettore - Poi molto personale, si capisce.
La direttrice - S, ma per le grandi , adibita soltanto alle grosse pulizie, una sola carne' riera che, del resto, in infermeria da due giorni con un attacco d'appendicite. L'ordine ognuna se lo tiene da se. Da due giorni, poi, hanno fatto tutto per loro conto. Voglio che vengano su, all'occorrenza, anche donne di casa.
L'ispettore - Ma facile con tanta gente, comprese le insegnanti, che qualcuno possa entrare nel dormitorio.
La direttrice - No, l'insegnamento tenuto da professori di fuori ed impartito soltanto nelle aule del piano terreno. Questa, poi, come lei avr notato, un'ala separata dal resto del fabbricato. Sotto ha i refettori soltanto. In fondo al corridoio che passa l fuori (accenna a sinistra) la cappella. Al principio di qua, c' un passaggio al corpo centrale del palazzo e conduce alla Direzione.
L'ispettore - Questo vuol dire che per andare in cappella si passa di qua fuori.
La direttrice - Per me e la Vicedirettrice soltanto. Le ragazze del refettorio salgono alla cappella per la scala secondaria che in fondo al corridoio e per quella stessa ridiscendono. Le grandi invece vengono direttamente qui.
L'ispettore - Insomma lei esclude che qualcuno, allieva o istitutrice, si sia potuto introdurre qui durante la sera di ieri?
La direttrice - Lo escludo. Qui, signore, regna un ordine perfetto.
L'ispettore - Lo credo.
La direttrice - Ordine materiale e morale che questa morte improvvisa non verr a turbare, a meno che lei non ci metta della buona volont!
L'ispettore - No, nelle indagini io metto soprattutto della coscienza, signora.
La direttrice - Spero che sotto questo nome lei non nasconda la petulante sfacciataggine di tanti suoi colleghi. In ogni modo, la prego di dare alla sua inchiesta, che io credo sar brevissima, un carattere, diciamo cos, privato, non nominando mai con le allieve parole come polizia od altre simili. (Con disprezzo) E non facendosi chiamare Ispettore da quel suo Aiutante.
L'ispettore - Per questo potr accontentarla... Per quanto non capisca troppo...
La direttrice - 11 prestigio di un Istituto di questo genere fatto soprattutto dai racconti delle allieve alle famiglie. Ora bisogna che da qui a domenica, giornata di visita, - ci sono cinque giorni di tempo, per fortuna - le ragazze abbiano quasi dimenticato questo episodio o, per lo meno, ne abbiano dimenticato il lato truce. Perci si deve avere la mano leggera nei gesti e nelle parole, perch nulla troppo s'incida in loro. Mi capisce? Le famiglie non debbono avere racconti spiacevoli. Qui ci sono i pi bei nomi della citt: e chi ha un bel nome sempre suscettibile.
L'ispettore - Non dev'essere facile dirigere un Istituto con questi criteri cos... sottili!
La direttrice - Eh, no! Pensi soltanto all'enorme lavoro di censura su la posta che io compio personalmente!
L'ispettore - Certamente io mi uniformer ai suoi desideri, ma bisogner aiutarmi, allora, lasciarmi il pi possibile solo con le sue allieve, dar loro la sensazione... che io sia di casa!
La direttrice - Ma... non corretto!
L'ispettore - Pensi se dovessi farle venire nel mio ufficio, alla Polizia, con tutti i parenti e i giornalisti... Che colpo per la sua... politica interna.
La direttrice - No, no, per carit. Ma che dice mai? Sarebbe la rovina; faccia come crede: mi affido a lei. Spero di non pentirmene. (Si avvia per uscire).
L'ispettore - (inchinandosi) Avrei qualche altra domanda da farle.
La direttrice - Dica.
L'ispettore - C' del personale maschile, qui dentro?
La direttrice - L'unico il nostro cuoco: un vecchio zoppo che qui da dieci anni e se ne sta sempre nelle cucine.
L'ispettore - Fidato?
La direttrice - Per quanto mi consta... Da dieci anni!
L'ispettore - Quanti anni avr?
La direttrice - Pi di cinquanta.
L'ispettore - Allora ne avrebbe avuti pi di quaranta a disposizione per darsi al delitto e lei non ne saprebbe niente!
La direttrice - Ma, le referenze...
L'ispettore - Sciocchezze, sciocchezze... Ma intanto me lo mandi. E ieri qualche altro uomo venuto in Direzione?
La direttrice - S, il professore di chimica e quello di ballo a riscuotere lo stipendio.
L'ispettore - E la Direzione, mi ha detto, qui vicina?
La direttrice - S.
L'ispettore - A che ora sono venuti?
La direttrice - Dunque... Il primo alle sette, circa, e il secondo mezz'ora pi tardi.
L'ispettore - E le ragazze dov'erano a quell'ora?
La direttrice - In refettorio, o stavano per andarci. No, no: erano in refettorio di gi. Perci i due professori sono venuti dalle sette e mezzo alle otto. Alle otto e mezzo le ragazze sono gi tornate nello studio per la breve ricreazione prima di coricarsi.
L'ispettore - E sono qui, adesso, i due professori?
La direttrice - A quest'ora? No, il professore di chimica viene nel pomeriggio. Quello di ballo, poi, oggi non viene.
L'ispettore - Bisogna che me lo mandi a chiamare. Li interrogher in Direzione, se lei permette. Ah, e anche il cuoco!
La direttrice - Va bene; per ora, intanto, le mando il cuoco.
La vicedirettrice - (entrando) Le ragazze sono a colazione. (All'Ispettore) Ha telefonato il dottore di dirle che quell'analisi risultata nulla.
L'ispettore - Grazie, - (La Direttrice e la Vicedirettrice si avviano).
La direttrice - (dalla porta) Tra poco le allieve saranno qui nello studio: se ne ha bisogno, non ha che a farle chiamare. (L'Aiutante si fa sulla porta).
L'ispettore - Benissimo. S'informi, per favore, chi delle allieve grandi ieri sera, nell'ora di studio, dalle sei e mezzo alle sette e mezzo, ha chiesto di venire alla toilette.
La direttrice - Ma certamente tutte: verso quell'ora si fa un turno e, una alla volta, hanno il permesso di far toilette prima di scendere a cena.
L'ispettore - Grazie. (Direttrice e Vicedirettrice via. All'Aiutante) Qui l'affare difficile. Queste ragazze ne sanno qualche cosa, ma appena le tocchi si mettono a piangere e non ne cavi pi nulla.
L'aiutante - Io le arresterei tutte, poi in guardina parlerebbero di sicuro!
L'ispettore - Ho avuto ordine dal Capo di trattare delicatamente, se ci fossero state complicazioni. Ci sono i pi bei nomi della citt. Poi l'analisi dell'acqua e del bicchiere risultata nulla: potrebbe veramente trattarsi di suicidio.
L'aiutante - Sar...
L'ispettore - Ma le ragazze ne sanno qualche cosa... (Guarda la ricevuta di un telegramma, una delle carte consegnategli prima). Come si chiama questo tale? Fritz Aurora? Bel nome. Telefona al paese di costui e chiedi informazioni. (Gli consegna la ricevuta). Poi guarda tra i quaderni delle ragazze di chi la scrittura di questo interessantissimo biglietto. (Porge altro foglio).
L'aiutante - Ho gi guardato.
L'ispettore - Ebbene?
L'aiutante - Di Nisia... Nisia... (Come cercando il cognome).
L'ispettore - Basta: ho capito. (Si volge verso il letto di Nisia). Mettiamo un po' d'ordine... A proposito, ricordati che qui dentro non mi dovrai mai chiamare ispettore.
L'aiutante - Va bene, mi ricorder di quando eravamo a scuola insieme e le davo del tu, piantandole i pennini nella bassa schiena dal banco di dietro: cos mi sar pi facile.
L'ispettore - Adesso non esagerare!
L'aiutante - Ma me ne ricorder rispettosamente!
L'ispettore - Dunque, un po' d'ordine: o suicidio o omicidio per veleno. Se suicidio si troveranno le ragioni, e sar facile. Facciamo, invece, l'ipotesi dell'omicidio.
L'aiutante - Facciamola pure.
L'ispettore - Possiamo senz'altro presumere colpevoli tutti quelli che abitano o sono venuti ieri nell'Istituto.
L'aiutante - Tutti, tutti!
L'ispettore - una parola! Ma intanto li dividiamo in due gruppi; primo gruppo: le sei allieve che conosciamo. Secondo gruppo: gli altri, quelli insomma che non vivevano accanto alla vittima.
L'aiutante - E adesso che li abbiamo divisi...
L'ispettore - Adesso il primo problema che si presenta quello del luogo dove stato ingerito il veleno e del come.
L'aiutante - E a questo penser il nostro medico, tra poco, dicendoci quanto tempo prima della morte stato preso.
L'ispettore - Benissimo. E se stato somministrato durante il pasto, in refettorio, i due gruppi si fondono: se invece qui di sopra...
L'aiutante - Ma non mi ha detto che l'analisi dell'acqua e del bicchiere risultata nulla?
L'ispettore - S, va bene: il bicchiere pu essere lavato e l'acqua cambiata. Dunque dicevo, se stato somministrato qui di sopra un gruppo esclude l'altro.
L'aiutante - Perch?
L'ispettore - Perch le ragazze, standosene qui o nello studio, possono agire; ma sinch ci sono, impediscono l'azione di un estraneo, dato che per entrare qui si deve passare dallo studio. L'estraneo acquista la possibilit di preparare il delitto soltanto quando le ragazze non ci sono.
L'aiutante - E allora?
L'ispettore - E allora, a seconda dell'orario che ci dar il dottore, noi potremo eliminare l'uno o l'altro gruppo; e, dato che qui la vita si svolge a orario perfetto, non ci sar da sbagliare.
L'aiutante - Ma una delle ragazze come avrebbe potuto procurarsi il veleno?
L'ispettore - Non hai visto, salendo, una porta vicino alla Direzione?
L'aiutante - Io, no.
L'ispettore - Io, s. C' un cartello con sopra scritto grosso cos: Farmacia.
Il cuoco - (annunziandosi da lontano con il rumore della sua gamba di legno) permesso?
L'ispettore - Avanti.
Il cuoco - Mi ha detto la signora Direttrice di salire.
L'ispettore - S, va bene. Voi siete il cuoco, vero? Come vi chiamate?
Il cuoco - Simon Molar, per servirla.
L'ispettore - Quanti anni avete?
Il cuoco - Cinquantasette.
L'ispettore - Da quanto tempo siete nel-nellIstituto?
Il cuoco - Da nove anni, signore. Ed la prima volta che accade un simile fatto!
L'ispettore - Come sapete, voi, quello che accaduto?
Il cuoco - Ma...
L'ispettore - Presto, come lo sapete?
L'aiutante - Come lo sapete?
Il cuoco - Ma... se non mi lasciano parlare...
L'ispettore - Avanti, dite.
Il cuoco - La signora Vicedirettrice mi ha detto...
L'ispettore - Bene, bene: ho capito. Avete notato nulla di anormale, ieri sera, nelle cucine?
Il cuoco - Nulla, signore.
L'ispettore - Nessun estraneo vi si introdotto?
Il cuoco - Nessuno.
L'ispettore - Come fate ad essere certo?
Il cuoco - Io ci sto tutto il giorno, tranne il venerd, che mi tocca l'uscita. Ma capir, con la mia disgrazia non mi muovo mai...
L'ispettore - Avete aiutanti in cucina?
Il cuoco - S, due aiutanti e tre sguattere: cinque donne in tutto.
L'aiutante - C' da impazzire.
Il cuoco - (sussultando) Eh?... Come ha detto?
L'ispettore - Che comunicazioni ci sono dalla cucina al refettorio?
Il cuoco - C' una porta, ma durante i pasti, per le vivande, abbiamo una bussola.
L'ispettore - E le porzioni si fanno in cucina?
Il cuoco - Eh, no; si starebbe freschi. La cameriera ci dice attraverso la bussola il numero della sua compagnia, e noi facciamo girare il piatto di portata.
L'ispettore - Ogni allieva si serve da s?
Il cuoco - Dalla prima ginnasio in su, s: prima si serve l'istitutrice e poi le allieve.
L'ispettore - Dallo stesso piatto di portata?
Il cuoco - S, dallo stesso.
L'ispettore - Non c' nulla di personale? Che so, pane, bottiglia del vino... Qualche cosa che si possa sapere da chi sar mangiata o bevuta?
Il cuoco - (sospirando) Eh, vino qua dentro, niente! C', s, una certa acquetta colorata per le istitutrici, che se ne sta in bottigliette da un quarto al loro posto a tavola.
L'ispettore - E chi distribuisce questo vino?
Il cuoco - (c. s.) La Vicedirettrice in persona. Soltanto lei ha la chiave della cantina. Se cos si pu chiamare una cameretta dove c' una bottiglia piccola cos, e un rubinetto d'acqua corrente...
L'ispettore - Alla sera, fino a che ora rimanete nelle cucine?
Il cuoco - Alle otto e mezzo mangio, quando hanno finito le convittrici. Poi alle nove, nove e mezzo vado a dormire.
L'ispettore - Dove?
Il cuoco - Col portiere, nella sua casetta.
L'ispettore - E ieri sera, come sempre?
Il cuoco - S.
L'ispettore - Bene, per ora potete andare.
Il cuoco.......................... - (goffamente inchinandosi) Servo vostro, signori. (Via).
L'ispettore - Umh, c' troppa gente qua dentro...
L'aiutante - C' di buono che a noi ne basta uno!
L'ispettore - Va' a telefonare alla centrale per il dottore e per il trasporto. Vorrei che per le prime ore del pomeriggio si avesse il risultato dell'autopsia. Poi controlla quello che ci ha raccontato costui.
L'aiutante - (tendendo l'orecchio) Mi pare che siano tornate le ragazze.
L'ispettore - Ricordati anche di informarti di quel Fritz. (Mentre l'Aiutante s'avvia rimane pensieroso). Senti, passando dallo studio, domanda forte alle allieve se mi hanno visto in Direzione: capito? (Segno d'intelligenza).
L'aiutante - (rispondendo al segno) Capito! (Via).
(L'Ispettore si nasconde presso i gradini del lavabo, visibile al pubblico, ma non dalla scena. Dopo qualche istante dalla comune entra cautamente Sonia che, in ginocchio, alzando il suo lettino di ferro tubolare, da un piede cavo trae una chiave con un cartellino appeso. Sta per alzarsi, ma si riabbassa per nascondersi a Nisia che rapidamente entra e da sotto al suo materasso trae un quaderno, lo sfoglia in fretta, straccia una pagina e con un cerino le d fuoco. L'ispettore balza dal suo nascondiglio, afferra Sonia per mano e si precipita a calpestare il foglio spegnendolo; poi, dalla mano di Sonia, strappa la chiave e legge sul cartellino).
L'ispettore - Farmacia ! (Guarda Sonia). E cos siamo a posto! (Osserva il foglio appena bruciacchiato. Poi, fissando Nisia) Cio, non ancora... (Sempre guardando or l'una or l'altra delle due ragazze, via dalla comune).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Lo studio della Direttrice: ampio, chiaro; poltrone e tavolino in un angolo, per le visite; tavola da lavoro con poltrona ad alto schienale. In fondo, la comune; a sinistra, la porta che d alla camera da pranzo riservata alla Direttrice. Sono in scena il Professore di chimica, maturo, brutto, barba e baffi ispidi che gli nascondono buona parte del volto; il Professore di ballo, specie di mummia elegantissima dai movimenti meccanici; la Direttrice e l'Ispettore.
Il professore di chimica - Eppure le assicuro che sono uscito subito.
L'ispettore - (alla Direttrice') Lei, ieri sera, ha consegnata la sua busta al Professore di ballo prima che al Professore di chimica, mi ha detto?
La direttrice - S, abbiamo chiacchierato qualche minuto tutti e tre, poi il Professore di ballo uscito.
L'ispettore - E il Professore di chimica?
La direttrice - Gli ho consegnato la sua busta ed uscito subito.
L'ispettore - Qualche minuto dopo?
La direttrice - No, no. Immediatamente: il tempo di firmare. Sar stato un minuto.
L'ispettore - (al Professore di ballo) E lei che cosa ha fatto non appena uscito dal cancello?
Il professore di ballo - (ironico) Non credo di aver fatto nulla di eccezionale: forse avr sbadigliato, ma non ricordo. Poi mi sono recato a casa della baronessa Boroc per una lezione privata alla figliola. Controllabile. Del resto, il portiere dell'Istituto mi ha salutato mentre uscivo e ricorder.
L'ispettore - - andato a piedi sino alla casa della baronessa?
Il professore di ballo - Oh, mai pi, signore! I miei piedi servono all'arte! Mi guarderei bene dallavvilirli nel volgare podismo! Ho preso l'autobus alla fermata dinanzi al cancello.
L'ispettore - E l'autobus giunto subito?
Il professore di ballo - Oh, mai pi! Ma dove vive, lei, signore! L'ho aspettato almeno per venti minuti! Ma non vedo... tutte queste domanduzze, sciocchezzuole, futilit...
L'ispettore - Lasci giudicare a me, Professore. Mi dica piuttosto: mentre lei attendeva l'autobus, non ha visto uscire il Professore? (Indica il Professore di chimica).
Il professore di ballo - No, no.
L'ispettore - (al Professore di chimica) Allora lei non uscito subito, come pretende! rimasto nell'Istituto armeno altri venti minuti. Che cosa ha fatto in questo tempo?
Il professore di chimica - Eppure il portiere...
L'ispettore - No, no: il portiere dice di non averla vista uscire affatto. Ma confessa di essersi allontanato qualche minuto. Resta per il fatto che il Professore (indica il Professore di ballo) non l'ha incontrata, pure essendo rimasto circa venti minuti, mettiamo anche un quarto d'ora, ad attendere l'autobus dinanzi al cancello.
Il professore di chimica - Io proprio non ricordo, ecco. Giurerei di essere uscito subito, ma, di fronte a quanto asserisce il mio collega (con ironia) non so che cosa dire. Forse avr fatto il viale con molta lentezza.
L'ispettore - Eh, via! Cento metri di viale! E non ha incontrato nessuno?
Il professore di chimica - Non mi pare.
L'ispettore - E uscito di qui, dov' andato?
Il professore di chimica - A casa mia, mezz'ora da qui.
L'ispettore - Mezz'ora a piedi?
Il professore di chimica - S.
L'ispettore - E lei professore di chimica?
Il professore di chimica - S, chimica e matematica.
L'ispettore - (alla Direttrice) Il Professore va qualche volta alla farmacia qui accanto alla Direzione?
La direttrice - No, mai. Il nostro dottore si occupa, quando occorre, di prendere dalla farmacia i preparati di uso pi comune.
L'ispettore - molto tempo che il dottore non va nella farmacia?
La direttrice - Dunque... da quando si messa a letto la cameriera: due giorni fa.
L'ispettore - E ha una sua chiave, il dottore?
La direttrice - No. La chiave in quel piccolo armadio l, appesa al suo gancio. (Apre l'armadietto, come per, mostrarla). Oh Dio, non c' pi!
L'ispettore - Eccola. (Fa vedere la chiave e se la rimette in tasca).
La direttrice - Ma, come mai l'ha lei? L'ha presa poco fa?
L'ispettore - (mentendo) S, ecco, l'ho presa poco fa. (La Vicedirettrice fa capolino dalla comune).
La vicedirettrice - Signora!
La direttrice - Permette?
L'ispettore - Prego. (Direttrice e Vicedirettrice, via).
Il professore di ballo - ancora necessaria la mia presenza qui? Avrei degli impegni.
Il professore di chimica - Anch'io, veramente dovrei far lezione, se si potesse... sono le cinque.
L'ispettore - S, vadano pure. Se avessi ancora bisogno di loro so dove trovarli, vero?
Il professore di ballo - Oh, non certo un uomo conosciuto come me, che pu fuggire! (Si avvia).
Il professore di chimica - Allora, buon giorno. (Via. L'Aiutante, entrando di corsa, pesta un piede al Professore di ballo che esce).
L'aiutante - Oh, scusi!
Il professore di ballo - (saltando su di un piede solo) Aih! Non vi darei mai una lezione, giovanotto! (Via).
L'aiutante - Ispettore...
L'ispettore - Che c'?
L'aiutante - arrivato due ore fa un telegramma indirizzato alla vittima. Ma il fattorino, saputo dal portiere che la destinataria era morta, non ha voluto lasciarlo.
L'ispettore - E quel cretino del portiere lo dice adesso! Dev'essere di quel Fritz; la risposta al telegramma del quale abbiamo trovata la ricevuta nelle carte della vittima.
L'aiutante - Ma il bello che la polizia del suo paese mi ha risposto adesso che da due giorni era partito per la citt.
L'ispettore - Ma, allora, come ha potuto rispondere al telegramma?
L'aiutante - Avr lasciato l'incarico a qualcuno.
L'ispettore - Perch aveva interesse a far credere che ieri sera era al suo paese ed invece era qui?
L'aiutante - E chi lo sa?
L'ispettore - Bisognerebbe pescarlo. Ma intanto rintraccia quel telegramma.
L'aiutante - Va bene. (Via).
L'ispettore - (siede alla scrivania, cerca nel piccolo prontuario dei numeri di frequente uso e compone un numero) Pronto. C' il dottore? Me lo chiami, per cortesia. Dica: Dal collegio. Pronto, dottore? L'ispettore che lei ha conosciuto stamattina. S, grazie, mi hanno riferito. No, la salma gi stata trasportata per l'autopsia. S, gi fatta. Il dottore giudiziario... le dir a voce. In ogni modo un alcaloide. S, infatti d'accordo con lei. S, anche sull'ora. Ma io volevo chiederle se un alcaloide capace di tanto si trova qui nella farmacia del collegio. S? Il solfato di atropina? Si tratta proprio di questo. E a che uso serviva? Per?... Ah, per i colliri! E quanto bastava per... Solo tre milligrammi! Accidenti! Ho capito; grazie, dottore. Va bene: l'aspetto. (Posa il ricevitore).
La direttrice - (entrata prima della fine della comunicazione) C' qui fuori un'alunna che chiede di parlare con lei.
L'ispettore - Chi ?
La direttrice - Nisia, quella...
L'ispettore - Va bene, la faccia venire e se la tenga lei qui per qualche minuto. Io devo andare un momento in questa benedetta farmacia.
La direttrice - Ma non c' gi stato? Se aveva la chiave! (Siede alla scrivania).
L'ispettore - S, ma sempre bene tornarci. (Apre la porta per uscire e si fa da parte per far passare Nisia che attendeva). Venga, venga. L'aspettavo! (Via).
La direttrice - Ebbene? Che vuoi tu?
Nisia - Signora Direttrice, io desidererei sapere...
La direttrice - Di', di'.
Nisia - Come morta la nostra istitutrice?
La direttrice - Ma non vedo le ragioni per le quali tu ti debba occupare di cose che non ti riguardano.
Nisia - Mi riguardano.
La direttrice - Come sarebbe a dire?
Nisia - Signora, io debbo sapere. Da stamattina io non vivo pi. Non posso pi resistere.
La direttrice - Ragazza, tu sei molto nervosa, lo sai. Devi cercare di non pensarci, di distrarti. Hai fatto un viso patito da qualche tempo. Oggi, poi!
Nisia - Non m'importa d'avere un viso patito, quando patisco tanto dentro...
La direttrice - Ma che cosa c'?
Nisia - Mi dica come morta. Si uccisa, vero? (Assorta) S, lo so, si uccisa. E allora io debbo scontare.
La direttrice - Ma, insomma, non capisco!
Nisia - Ci sono delle creature su le quali pesa una specie di maledizione. Anche se sono oneste, anche se sono buone, non vuol dir niente: tutto quello che toccano diviene brutto; tutto quello che fanno diviene cattivo. Io sono una di quelle. stato sempre cos, sin dalla mia prima infanzia.
La direttrice - Ma, bambina mia...
Nisia - No, no, inutile cercare di consolarmi. Ci sono i fatti che parlano, che gridano contro di me! sempre stato cos. Da piccina, mi ricordo, amavo tanto i gatti. Cercavo dappertutto nella grande nostra casa solitaria i micetti appena nati e per la grande tenerezza me li soffocavo tutti sul petto. Poi piangevo.
La direttrice - Andiamo, su, tu sei impressionabile. Scriver a tuo padre di venirti a prendere. Una settimana di vacanza ti rimetter.
Nisia - Sar lo stesso. Ovunque vada, la mia disgrazia la porter con me. Ed troppo greve per le mie spalle... se voglio fare del bene a qualcuno gli faccio del male; se voglio compiere un'opera di giustizia, diventa... delitto! (Si inginocchia ai piedi della Direttrice scoppiando in singhiozzi sul grembo d lei).
La direttrice - Che c', ragazza mia? Che c'?...
Nisia - Mi mandi via, signora, mi mandi via! Lei non potr mai perdonarmi!
La direttrice - Ma, calmati; che cosa successo?
Nisia - tutta colpa mia!
La direttrice - Di che?
Nisia - Di quello che successo alla... alla povera signorina...
La direttrice - Ma che cosa dici!
Nisia - S, io sapevo. Avevo trovata una lettera di quell'uomo.... amico della signorina. Allora... lei non mi poteva vedere... Era cos cattiva con me! Con tutte era cattiva, ma con me, poi... Mi angariava pi che poteva, nelle pi piccole cose, sempre... Mi puniva continuamente...
La direttrice - Ebbene?
Nisia - Nelle lunghe ore di silenzio, mentre le altre giocavano... nel digiuno, mentre le altre mangiavano, io covavo un odio terribile... Quante volte ho pensato che sarei stata contenta se fosse morta... Quante notti mi sono svegliata di soprassalto, tutta spaurita, perch avevo sognato di spingerla nello stagno del parco... Sempre lo stesso sogno, sempre lo stesso! Eravamo sole dinanzi allo stagno a guardare le alghe e le grosse foglie galleggianti illuminate dalla luna. Io ero dietro a lei. A un tratto un grosso rospo saltava nell'acqua: allora io le davo una spinta e la buttavo dentro... Se di giorno passavo accanto allo stagno ero atterrita e affascinata insieme. Ero tanto infelice! Non lo dicevo che al mio diario...
La direttrice - Ma spiegati. E allora?
Nisia - Allora, quando trovai quella lettera, dove lui le chiedeva anche dei soldi, la minacciai di portarla a lei. La dar alla direttrice - le dissi - e sar mandata via.
La direttrice - E lei?
Nisia - Mi preg di non farlo dicendomi che aveva la mamma vecchia... che non avrebbe trovato lavoro... Ma io non mi piegai: la detestavo troppo. Le lasciai soltanto la scelta di licenziarsi da s. Ieri mattina, poi, dal momento che non si decideva, le infilai nel cassetto un bigliettino nel quale la minacciavo. Non mi disse niente. Ma alla sera si uccideva per colpa mia!
La direttrice - Ma sei sicura?...
Nisia - S, s, per questo che si uccisa! Se loro avessero visto com' impallidita quando ha letto il mio biglietto! Pareva che svenisse! inutile che quel signore si affanni a cercare: ecco, questa la storia e adesso... adesso sono tanto pi infelice di prima! (Scoppia di nuovo in singhiozzi).
La direttrice - Su, su, ragazza mia. Parler io con quel signore: gli spiegher.
Nisia - Debbo scontare, duramente, una volta per tutte. Soltanto cos potr liberarmi, forse, da questo destino tanto tanto pesante...
La direttrice - Cerca di dimenticare questa brutta faccenda. Tu ne sei punita gravemente dal rimorso che ne hai. Non potr fare altro che perdonarti. Su, coraggio!
Nisia - No, no!
L'ispettore - (entrando) Ebbene? Che cosa ha questa signorina?
La direttrice - Adesso le dir.
L'ispettore - Ma lo so, lo so! Signorina, mi stia bene a sentire: la certezza che la fa tanto infelice invece tanto lontana dalla verit che lei neppure lo immagina.
Nisia - Lei non sa!
L'ispettore - Ma s! Ho trovato il suo biglietto nel cassetto della istitutrice, le ho tolto di mano la pagina incriminata del suo diario e vuole che non sia perfettamente informato?
Nisia - Allora!?
L'ispettore - Allora le dico, signorina, inutile che lei si disperi per una colpa non sua. Le cose sono andate ben altrimenti, purtroppo. Purtroppo per me e fortunatamente per la sua coscienza. Perci si asciughi i suoi begli occhi castani, se non sbaglio... Li faccia vedere, su, cos. Ecco, vede che sono castani? E vada, vada con le sue compagne che stanno facendo ricreazione in giardino. E non ci pensi pi, eh! Stia allegra. Le dico io che pu stare allegra. Che vuole di pi? Arrivederci! (Nisia, che le parole dell'Ispettore hanno piano piano rasserenata, ancora con le lagrime agli occhi sorride ed esce). Va bene cos? Ho avuto quello che lei chiama mano leggera ? La prima volta che la sua Vicedirettrice muore assassinata, mi offre il suo posto qui dentro?
La direttrice - Ma che dice lei?
L'ispettore - Ho detto assassinata; non dovr adoperare la mano leggera anche con lei?
La direttrice - Lei vuole insinuare...
L'ispettore - Proprio cos.
La direttrice - Ma una pazzia! La signorina si uccisa!
L'ispettore - No, la signorina non si uccisa. stata assassinata. Non si compra nel pomeriggio un tubetto di cachet contro l'insonnia e se ne prende uno per dormire tranquillamente quando si ha intenzione di sopprimersi! Non si mandano telegrammi con risposta pagata al proprio amante, probabilmente per fissargli un convegno, quando si ha intenzione di uccidersi! Non si paga una lira per rimandare al giorno dopo il pagamento di una cambiale di cento lire quando si ha intenzione di uccidersi!
La direttrice - Una mia istitutrice aveva un amante?
L'ispettore - Gi; e, come poteva, lo manteneva.
La direttrice - Oh, che scandalo!
L'ispettore - E delle cambiali. Piccole, vero, ma le aveva...
La direttrice - Orrore!
L'ispettore - Beh, se fosse solo per questo, tre quarti dell'umanit farebbe orrore...
La direttrice - E allora?
L'ispettore - Come vede molte cose accadevano intorno a lei, a sua insaputa.
La direttrice - vero, vero... Ancora un po' che lei rimane qui e non sar sicura neanche di me stessa!
L'ispettore - Il grave non che ci sia io, ma che il delitto ancora qui! Quando io avr afferrata la verit, e con essa il colpevole, allora tutta la casa riacquister la sua innocenza e lei potr ricominciare a fidarsi di tutti, compresa se stessa.
La direttrice - In fondo, lei, per essere un poliziotto, mi abbastanza simpatico.
L'ispettore - (s'inchina) che, vede, un ispettore di polizia e la direttrice di un collegio si assomigliano: hanno un po' la stessa anima. Hanno tutt'e due attitudine a sorvegliare, a osservare la vita degli altri e ad assumersene la responsabilit.
La direttrice - Ha ragione. Ha perfettamente ragione. Per esempio, non si offenda, oggi a mezzogiorno io mi sono informata presso il suo Capo sul suo conto. Oh, tenuto in grande considerazione, lei! Casi celebri! Questo, francamente, non lo avrei creduto: ha la faccia del buon uomo!
L'ispettore - Grazie. E io mi sono informato cos, senza parere, non si offenda, di quello che lei ha fatto ieri dalle sette e mezzo alle otto e mezzo.
La direttrice - Ah!
L'ispettore - E poich tutto a posto, mi permetto di chiedere la sua attenzione per le conclusioni cui sinora sono giunto.
La direttrice - Molto volentieri, mi dica. Ma perch dalle sette e mezzo alle otto e mezzo?
L'ispettore - Perch lei appartiene al secondo gruppo.
La direttrice - Cio?
L'ispettore - Ricapitoliamo, signora. Dall'autopsia risultato che l'istitutrice morta dalle dieci alle dieci e mezzo di ieri sera per una formidabile dose di solfato di atropina. La morte dev'essere stata fulminea: in un minuto circa il veleno, che attacca i centri e che prima non le ha permesso neppure un gemito, ha compiuto la sua opera.
La direttrice - Dunque ella ha ingerito il veleno dalle dieci alle dieci e mezzo, mentre era a letto.
L'ispettore - chiaro. Che cosa c'era sul suo tavolino da notte? L'acqua e il tubetto dei cachets contro l'insonnia. Ora, il loro dottore prima e il nostro poi hanno analizzato l'acqua della bottiglia e quella rimasta nel bicchiere e non hanno trovato nulla.
La direttrice - E dove, allora?
L'ispettore - Nel cachet. Guardi. (Trae di tasca un cachet). Questo uno di quelli. come una minuscola scatola; io apro, posso togliere il contenuto e sostituirlo con un centigrammo di atropina. Tre milligrammi bastano per uccidere! Se io lo metto nel tubetto, cos, per primo, sono sicuro che l'istitutrice stasera prender questo. No?
La direttrice - spaventoso! Chi ha preparato tutto questo doveva conoscere bene le abitudini della povera signorina!
L'ispettore - Certo, certo. E da che ora era possibile preparare il delitto?
La direttrice - Non saprei...
L'ispettore - Ma evidentemente da quando il tubetto stato lasciato sul comodino! La vittima lo ha comprato ieri e l'ha appoggiato sul tavolino alle sei e mezzo circa. Da questo momento incomincia la possibilit per l'assassino di truccare il cachet.
La direttrice - chiaro.
L'ispettore - Ora, qualcuno che non fosse una delle grandi avrebbe potuto soltanto dalle sette e mezzo alle otto e mezzo, mentre le allieve erano a cena o in cappella. vero?
La direttrice - Esattissimo.
L'ispettore - Invece una delle sei ragazze poteva preparare il cachet nell'ora di studio. Mi ha detto lei che prima di scendere a cena fanno un turno per la toilette. Ma quale delle sei?
La direttrice - Ma...
L'ispettore - Io lo so.
La direttrice - Gesummaria! Una delle mie allieve un'avvelenatrice! E lei lo sa e la lascia ancora tra le sue compagne!
L'ispettore - La cosa non tanto semplice quanto lei crede... Le dispiace farmi chiamare la signorina Sonia? inutile che lei mi guardi in qul modo sospettoso: non ho detto che sia stata la signorina Sonia che ha avvelenato. Ho detto soltanto: Le dispiace farmi chiamare la signorina Sonia? .
La direttrice - Va bene, gliela mando subito. (Via).
L'ispettore - (passeggia per la scena pensieroso. Poi trae di tasca la chiave della farmacia e la fissa a lungo. Dalle sue riflessioni tratto dallo squillo del telefono) Pronto. S. Sono io. Ma, insomma, questo Fritz, l'hai trovato o no? Al solito siete degli inetti! Beh, vieni qua. Vedremo. E il telegramma? Ah, s? Vado gi io a prenderlo subito. (Posa il ricevitore e via). (Dopo qualche istante entrano Sonia e Maddy spaurite, quasi abbracciate).
Maddy - Non c'.
Sonia - Non mi lasciare, Maddy.
Maddy - No, no... Ma ha mandato a chiamare te...
Sonia - E con questo? Che cosa vuoi dire?
Maddy - Niente voglio dire...
Sonia - Come faremo? Ah, Dio mio, come siamo disgraziate! Se ci ha mandato a chiamare vuol dire che sa che noi...
Maddy - Noi, noi! a te che vuol parlare. Finiscila con, quel noi. Sembra quasi ch'io c'entri in qualche cosa!
Sonia - Ah, s, che c'entri! E quanto me! Adesso vorresti cavartela, vero? Lasciare tutta la colpa a me? Hai una bella faccia tosta! Ma no, cara!
Maddy - (veemente) Io non ne so nulla, capisci! Nulla! Chi ha fatto tutto? Tu! Io con te avevo parlato di altra cosa. Poi tu hai agito e la signorina morta. Chi l'ha assassinata? Tu! Soltanto tu! Io non ha nessuna colpa. Io sono innocente.
Sonia - Io ho eseguito quello che avevamo combinato insieme. Tu sei vile! Sei vile! Ma non credere che io non lo dica!
Maddy - Intanto non devi dire niente. Devi negare, negare assolutamente.
Sonia - Ma non sar possibile! Egli sa gi troppo!
Maddy - Quanto a me, se sar interrogata, ti salver il pi possibile.
Sonia - - Stai sicura che quanto farai per me lo farai anche per te. La mia sorte sar la tua! Se dovr dire la verit, la dir intera; e allora vedremo dove andr a finire la tua innocenza!
Maddy - Benissimo, vedremo. Intanto io adesso me ne vado, perch nessuno mi ha chiamata qui.
Sonia - Vattene! Vattene!
Maddy - E io che avevo piet per te! Ti ho accompagnata perch mi facevi pena! E invece sei una vipera! (Via).
Sonia - (singhiozzando disperatamente) Vile! Vile!
L'ispettore - (entra rivolgendosi a guardare Maddy che esce; va a sedere alla scrivania) Venga, venga avanti. Dunque, signorina, cerchiamo di mettere in chiaro, dicendo la verit, la faccenda della chiave. Lei dove l'aveva presa? L?
Sonia - Ma io non...
L'ispettore - Andiamo, via! inutile tentare di mentire: gliel'ho trovata in mano! L'aveva nascosta nel piede del suo letto! Lei l'ha presa l! Quando?
Sonia - Ieri. Ma le giuro, signore...
L'ispettore - Non si tratta di giurare: si giura davanti al magistrato. Adesso si tratta di rispondere. Perch lei ha sottratta la chiave della farmacia?
Sonia - Per... Ah, orribile, orribile! (Siede in una poltrona in singhiozzi).
L'ispettore - Avanti, avanti! Che cosa ne ha fatto di questa chiave? Che cosa andata a prendere tra i veleni della farmacia? Non vuol rispondere? Allora glielo dir io: lei andata a prendere il veleno per uccidere la sua istitutrice!
Sonia - No, no! Non vero!
L'ispettore - E allora che cosa ne ha fatto?
Sonia - Sono sicura che non vorr credermi, se le dico la verit...
L'ispettore - - Intanto cominci col dirla.
Sonia - Volevamo fare uno scherzo all'isti-tutrice. Soltanto uno scherzo, glielo giuro!
L'ispettore - Perch volevamo? Chi voleva con lei?
Sonia - Io e Maddy.
L'ispettore - Va bene, continui.
Sonia - Conoscevamo la sua abitudine di prendere ogni sera un cachet contro l'insonnia. E allora abbiamo pensato di sostituire il contenuto del cachet.
L'ispettore - Lei vuol farmi credere che per fare uno scherzo che le hanno fatto prendere quella dose di solfato di atropina?
Sonia - Solfato di atropina? Ma no, no! Polvere di gialappa! Volevamo soltanto farla star male un poco, per cattiveria, perch sapevamo che doveva uscire.
L'ispettore - Eppure la loro istitutrice morta avvelenata dal solfato di atropina.
Sonia - Ma che dice! Non possibile! L'ho presa io! Sul barattolo di vetro c' scritto il nome.
L'ispettore - Allora si sbagliata: ha creduto di prendere la gialappa e ha preso invece l'altro barattolo.
Sonia - Non mi sono sbagliata!
L'aiutante - (entrando) Eccomi. Niente da fare. Ho saputo soltanto che stato tutto ieri e ieri sera con delle... (si accorge di Sonia) ...con degli amici. In ogni modo, alibi di ferro.
L'ispettore - Va bene, mi dirai dopo. Lei metta le dita qua sopra. (Le porge un tampone da timbri dalla scrivania). E poi qua. (Le conduce e preme la mano su di un foglio di carta). Tu va' nella farmacia e senza rimuovere nulla, specialmente la polvere che sugli scaffali, osserva le impronte digitali che troverai su di un barattolo di vetro con sopra scritto: Solfato di atropina. Se non trovi nulla guarda su di un altro con la scritta: Gialappa. Confronta con queste. Ecco la chiave; di' a qualcuno che mi mandi subito su la signorina Maddy. (L'Aiutante via).
Sonia - Ma io non sono colpevole! Io non volevo...
L'ispettore ..................... - Vedremo, vedremo subito. In tanto, che lei sia colpevole certo. Lo ha Confessato! Si tratta soltanto di stabilire se si tratta di omicidio colposo o premeditato.
Sonia - Oh, Dio mio! Dio mio! (Singhiozza).
L'ispettore - Ma morta o non morta l'istitutrice?
Sonia - Ma noi ere davamo... Io non ho messo quella cosa che dice lei: ho messo la gialappa.
L'ispettore - Ma no.
Sonia - Ma supponga ch'io avessi messa la gialappa.
L'ispettore - Ebbene?
Sonia - Se ne avessi adoperata troppa, sarebbe morta lo stesso?
L'ispettore - Prima di tutto ce ne voleva una dose fortissima; in secondo luogo sarebbe morta lentamente con dei dolori da svegliare tutto il collegio. Dunque, vede...
Sonia - Allora non c' scampo? Sar processata come un assassino! No! No! La mia mamma ne morir! Ne morir! (Piange disperatamente col viso nascosto fra le mani).
Madds - Permesso? Voleva me, signore?
L'ispettore - S, proprio lei. Dunque, con la sua compagna aveva progettato di assassinare l'istitutrice! (Dall'uscio, che Maddy ha lasciato socchiuso, sporge per un momento la testa di Lausy e subito si ritira).
Maddy - No! Non pu aver detto questo! Avevamo pensato di fare insieme uno scherzo. Poi lei ha sbagliato...
L'ispettore - Continui, continui.
Maddy - Volevamo mettere la polvere nel cachet e farla star male tutt' oggi. Avevamo guardato sull'enciclopedia: c' scritto che venti centigrammi fanno l'effetto di una forte dose di olio di ricino. Sonia ha pesato con cura. E invece morta. Una disgrazia.
L'ispettore - Chi ha eseguito tutto questo? Tutt'e due insieme?
Maddy - No, Sonia soltanto! La mia parte sta nell'aver pensato con lei allo scherzo. Ma se nell'eseguirla, per un errore, questa burla uccide, io che non ho agito non ne sono responsabile!
L'ispettore - A che ora stato preso il veleno?
Maddy - Alle cinque e mezzo, circa. Subito dopo la ricreazione in giardino. Sapevamo che la Direttrice non era qui. Sonia salita a prendere la chiave.
L'ispettore - E perch non l'ha rimessa a posto?
Maddy - Perch mentre era nella farmacia, la Direttrice tornata. Allora ha nascosta la chiave: l'avrebbe rimessa a posto oggi.
L'ispettore - E a che ora ha messo la polvere nel cachet'!
Maddy ........................... - Verso le sette, in tempo di studio, quando le toccato il turno della toilette.
L'ispettore - E il... il... come si chiama la polvere? Di che colore era?
Maddi' - La gialappa? Giallastra. Ma me l'ha fatta vedere un momento solo.
L'ispettore - (pensieroso) Ecco, gialappa, sicuro... E non ne hanno ancora un poco di quella roba?
Maddy - No, non credo. (A Sonia che, sempre scossa dai singhiozzi, non risponde) Ne hai ancora? Credo che abbia presa solo la dose pesata in farmacia.
L'aiutante - (entrando) Ho trovato.
L'ispettore - Allora?
L'aiutante - (guardando le ragazze) Posso parlare?
L'ispettore - Di', di'.
L'aiutante - Le impronte della signorina sono visibilissime. Ma soltanto sul barattolo della gialappa.
L'ispettore - E sull'altro?
L'aiutante - Sull'altro, niente. Nessuna impronta.
Sonia - Lo vede? Non ho mentito. Non mi sono sbagliata!
L'aiutante - Per...
L'ispettore - Per?
L'aiutante - Per dev'essere stato preso con un guanto o un fazzoletto. La polvere dello scaffale ha un cerchio fresco: stato certamente spostato oggi, o ieri.
L'ispettore - Hai osservato altro?
L'aiutante - Una piccola cosa. Tra il guanto o il fazzoletto o lo straccio, propendo per quest'ultimo sistema. Il bordo dello scaffale, dinanzi al barattolo, spolverato come se un panno vi avesse strisciato.
L'ispettore - (quasi a s stesso) Ma allora... Chi, oltre loro, sapeva dello scherzo che avevano progettato?
Maddy - Nessuno; perch?
Sonia - Nessuno, assolutamente. Ma mi dica, mi dica, adesso, che crede che sono innocente!
L'ispettore - Vedremo, vedremo... (Sulle ultime battute si odono dal di fuori le voci concitate di Lausy e Nisia).
Nisia - Ma lasciami! Lasciami! Non vero! Te lo giuro!
Lausy - Ah, no! Tu verrai con me! Ti ho visto io! Ti ho visto io! (Nisia e Lausy entrano seguite da Vania e Diomir sbigottite).
L'ispettore - (accorrendo) Che cosa c'?
Lausy - Bisogna che parli! Se non avessi visto accusare Sonia e Maddy, avrei taciuto. Ma adesso non posso: mio dovere.
Nisia - Non vero niente!
Lausy - Taci. (All'Ispettore) Signore, io ho vista questa notte Nisia alzarsi dal letto e, in in camicia, entrare nella tenda dell'istitutrice.
Nisia - Non vero! Mente! Vi giuro che mente!
Lausy - Sono sicurissima di quello che dico. Vorrei che la mia mamma morisse se non dico la verit.
L'ispettore - A che ora, questo?
Lausy - Non potrei precisarlo. Mi parve di aver dormito molto poco. Forse un'ora, forse mezz'ora. Saranno state le dieci o anche meno quando mi sono svegliata e l'ho vista.
L'ispettore - E poi?
Lausy - Non ho dato importanza. Mi sono subito addormentata.
Nisia - Ma perch, perch tu mi fai questo male?
Lausy - Non posso lasciare accusare due innocenti! E poi, chi sei tu? Un'assassina! (Nisia afferra un oggetto sulla scrivania e sta per lanciarsi contro Lausy, ma l'Ispettore l'afferra a volo).
L'ispettore - Buona! Buona!
Lausy - Ah, vorresti uccidere anche me?
Nisia - (svincolandosi) No. Non sono un'assassina! Non mi date questa colpa che non mia. Poco fa, quando credevo di avere una responsabilit, io sono pur venuta spontaneamente, non vero? Lo dica, lo dica lei... Non mi sono sottratta alla voce della mia coscienza. Ma adesso perch s'inventa questa menzogna contro di me? Mi si accusa di un delitto che non ho commesso. Io non mi sono mai alzata l'altra notte!
Maddy - Non credetele: una commediante perfetta.
Vania - Un momento: prima non potevo dare importanza a un particolare, ma adesso s.
L'ispettore - Dica, signorina.
Vania - (a Nisia) Ricorderai che stamattina, prima che sapessimo, io ti ho data una forcina da capelli: era tua?
Nisia - S, mi pare...
Vania - Eh, s! Te l'ho chiesto e mi hai detto: mia. Poi, nessuna di noi ha le forcine cos bionde.
Nisia - E con ci?
Vania - Sapete dove ho trovata quella forcina? Spuntava da sotto la tenda della povera signorina!
Nisia - Mi sar caduta la sera andando a letto...
Maddy - Ah, ecco quel tintinnire come di sonagli che ho sentito io! Era lei nella tenda che... Oh, Dio mio!
L'ispettore - inutile che lei voglia arram-picare sui vetri: dica la verit una buona volta! Lei sapeva dello scherzo che le sue compagne avevano preparato e ha sostituito con il veleno la polvere messa da Sonia nel cachet.
Nisia - Non so che cosa voglia dire.
L'ispettore - Nel turno di ieri sera, prima di cena, per andare a far toilette, chi andata prima in dormitorio? Nisia o Sonia?
Sonia - Io sono andata prima di tutte.
L'ispettore - Ecco. chiaro. Confessa? (La prende per le braccia).
La direttrice - (entrando, seguita dalla Vicedirettrice) Nisia!
Nisia - No! No! una congiura contro di me! Ma che cosa ho fatto di male al mondo? Che cosa vuole che confessi? Io sono colpevole, s, di questo delitto, ma per averlo sognato! Quasi ogni notte io l'ho commesso sulle rive dello stagno! (Quasi vaneggiando) Ma voi, per questo, non mi potete punire! O ditemi che per quell'intenzione che io devo scontare e allora, s, mi rassegner a patire. Per la prima volta sarei colpita per una cattiva intenzione... E allora, se sono colpevole, punitemi, punitemi duramente, purch io sia salva finalmente dall'ingiustizia che mi perseguita, implacabile, accanita... Punitemi, poich sono colpevole... (Cade a terra estenuata).
L'ispettore - (all'Aiutante) Bisogna rinchiuderla, intanto, in qualche posto. (Alla Direttrice) C' una cameretta... che so?
La vicedirettrice - C' la cella.
L'ispettore - Ecco, benissimo. Vuole accompagnarli?
(L'Aiutante trascina via e sorregge Nisia. La Vicedirettrice li precede. Le ragazze, sino a questo momento, sono rimaste impietrite dall'angoscia. Sonia, stretta a Maddy, adesso piange sommessamente).
La direttrice - Nisia!... Chi l'avrebbe mai detto?
Maddy - Io l'ho sempre creduta capace di tutto.
L'ispettore - (passandosi una mano sulla fronte) Brutta, triste faccenda.
La direttrice - Non so capacitarmi come sia potuta scoppiare una simile tragedia qui, tra delle ragazze, in un ambiente di serenit...
L'ispettore - E invece la colpa proprio dell'ambiente. Questo un piccolo mondo chiuso al di fuori del mondo. Qui dentro si perde il senso delle proporzioni. Tutto ci che nasce nello spirito, si sviluppa e ingigantisce, perch mancano i termini di confronto con altri valori. Questo vivere ai margini della vita, senza averne i contatti, fa di ogni scintilla un incendio, di ogni pensiero una mania, di ogni impulso un incubo.
La direttrice - Ma gli impulsi e i pensieri devono essere buoni.
L'ispettore - Dovrebbero! Ma chi pu controllarli, dirigerli, far nascere un pensiero buono piuttosto che cattivo? Quando ci se ne accorge gi nato, gi tardi. Fuori, nel mondo, ci pensa la vita: vediamo patire, vediamo morire, vediamo dei bimbi nascere, degli ideali sorgere e tramontare. E quelle grandi cose annegano automaticamente le piccole idee malate e i piccoli impulsi contorti che si affacciano in noi. Qui no, qui tutto immobile. Quante volte, in una notte insonne, sorgono in noi dal profondo dei mostricciattoli che nel silenzio, piano piano mettono radici, assorbono il nostro pensiero e lo asserviscono! Ma al mattino usciamo di casa, attraversiamo la strada, ossia attraversiamo la vita degli altri e tutto si cancella. Abbiamo ritrovato il nostro equilibrio.
Il dottore - (entrando) Ho saputo, signora. Sono arrivato adesso. L'ho vista gi. Sono desolato. L'hanno chiusa in cella. Ho detto che le portassero un brodo. (Quasi scusandosi) Era cos abbattuta!
La direttrice - Che vuole che le dica, dottore, mi sembra di vivere un incubo.
Il dottore - Capisco. (All'Ispettore) stata una rapida inchiesta la sua.
L'ispettore - Gi. (Con tristezza) Ma... vorrei non averla compiuta.
La direttrice - E adesso, come faremo?... Quando lei la... la far portar via?...
L'ispettore - Ah, non so! Non me ne voglio pi occupare. Andr subito alla Direzione di polizia. Ci penseranno loro. Io... io non sto bene, stasera. (Va a prendere il cappello all'attaccapanni). Buona sera, signori. (Si avvia, ma fermato da un urlo acutissimo che la Vicedirettrice lancia al di l della porta prima di entrare, affannata e sconvolta).
La vicedirettrice - L, l... gi... Nisia... come l'altra... morta! Ecco... ecco la chiave. (Il Dottore l'afferra; grida, voci).
L'ispettore, il dottore, la direttrice - (insieme) Ma come? Dove? Che dice? (Il Dottore via dalla comune).
La vicedirettrice - Sotto i miei occhi. Le ho fatto portare il... il brodo... E l'ho chiusa dentro... Prima di risalire, ho guardato dallo spioncino della porta... Era riversa sulla seggiola con il viso... con il viso come quell'altra. Sono entrata, l'ho scossa: era morta! A terra, accanto a lei, da una busta piegata era uscita una polverina bianca.
La direttrice - Non si doveva... Non si doveva...
(Tutte guardano l'Ispettore, quasi a chiedergli qualche cosa, schierate da un lato della scena dinanzi a lui. Egli rimane un momento immobile. Poi si toglie il cappello, va ad appenderlo di nuovo all'attaccapanni e, scandendo le parole con forza, grida:)
L'ispettore - Non pu, non deve essere cos! (Via di corsa dalla comune).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Il giardino del collegio: angolo nel quale fanno ricreazione le ce grandi . A sinistra, dalla prima al fondale, una siepe che segna il limite del viale. In fondo, esce da destra un pezzo della facciata posteriore del fabbricato, con due finestre a inferriata curva in fuori al piano terreno. Sotto ciascuna di queste, una finestrina inferriata che d nel seminterrato. Contro il muro una panchina che avr la spalliera il pi possibile ad angolo retto con il sedile, per quello che si vedr. L'Ispettore, seduto su di un'altra panchina, con il cappello in testa, fuma. Dopo qualche istante giunge il Dottore.
L'ispettore - Oh, buongiorno, Dottore! La ringrazio di essere venuto.
Il dottore - Buongiorno, Ispettore. Sono stato lieto della sua telefonata, perch anch'io ho qualche cosa da dirle.
L'ispettore - Si segga qua.
Il dottore - (sedendo) Adesso che tutto finito le sembrer ozioso che io abbia ancora delle opinioni personali, ma, insomma, credo mio dovere esprimerle un dubbio.
L'ispettore - Dica, dica. Ci sono tante zone oscure in questa storia!
Il dottore - Quando si faranno i funerali della ragazza?
L'ispettore - Domani, credo.
Il dottore - Lei crede che Nisia sia stata una colpevole o una vittima? Insomma, si uccisa o stata uccisa?
L'ispettore - Oh, Dio! Le testimonianze contro di lei hanno un serio valore... Ma non mi sono spiegato come avrebbe potuto prendere il veleno, se l'unica chiave l'aveva nascosta Sonia! E poi lei sa che due ragazze avevano combinato uno scherzo...
Il dottore - S, lo so. Me l'ha detto la Direttrice.
L'ispettore - Ebbene, negano assolutamente che qualcuno ne sapesse qualche cosa. Le pare possibile una coincidenza simile? Nella stessa sera, con lo stesso sistema del cachet, due ragazze, senza sapere l'una dell'altra, propinano chi un drastico, chi un veleno mortale all'istitutrice!
Il dottore - Certo, sarebbe strano.
L'ispettore ..................... - Eh, via! Il caso gioca alle volte dei tiri pazzi: ha un ruolo importante negli avvenimenti, ma tanto sfacciatamente no! Mi rifiuto di crederlo senza delle prove materiali di maggior peso.
Il dottore - Tanto pi che l'essere stata vista di notte girare per il dormitorio io me lo spiego assai diversamente.
L'ispettore - E come?
Il dottore - lo l'ho visitata molte volte quella figliola. Era il classico temperamento dell'isterica. Insomma, secondo me, nulla di pi facile che fosse talvolta sonnambula.
L'ispettore - Bravo, Dottore! Era proprio l'idea che volevo sottoporle. Ma questo complica le cose...
Il dottore - Gi.
L'ispettore - evidente che non si pu commettere un delitto simile, un delitto, diremo cos, di precisione, in istato di sonnambula.
Il dottore - Ah, no certamente!
L'ispettore - Senza questa interpretazione, che credo esatta, bisognava ammettere che l'i-stitutrice fosse andata alla toilette molto tardi, prima di coricarsi, dando cos tempo a Lausy di addormentarsi e di vedere Nisia operare, svegliandosi all'improvviso. Questo sarebbe dovuto accadere verso le dieci, se fosse stata colpevole. Ora, le pare possibile che una che prepara un delitto scelga un'ora nella quale non sicura che tutte le compagne gi dormano? Col pericolo di vedersi tornare l'istitutrice da un momento all'altro?
Il dottore - No, Nisia si alzata incoscientemente molto pi tardi, quando il delitto era gi stato compiuto, perci.
L'ispettore - Chi sa!
Il dottore - La busta con il veleno era ai suoi piedi nella stanza chiusa!
L'ispettore - Mah!
Il dottore - E poi...
L'ispettore - Zitto, Dottore. Finga di credere nella responsabilit di Nisia. Tutti si sentono pi tranquilli, cos, anche gli innocenti! (Alla Direttrice, che dal fabbricato si avvia verso il viale) Buongiorno, signora!
La direttrice - Senta, Ispettore... (Al Dottore) E lei?
Il dottore - Vado in infermeria a dare una occhiata a quella cameriera e alle collegiali da visitare stamattina.
La direttrice - lo, per queste due morti, sono con la testa in subbuglio. Per avrei una idea...
L'ispettore - Una sola? Beata lei! Io ne ho tante...
La direttrice - Allora inutile che le dica la mia.
L'ispettore - S, forse inutile.
La direttrice - In ogni modo questa una situazione dalla quale bisogna uscire.
L'ispettore - Qui sono pienamente d'accordo. Bisogna uscirne.
La direttrice - E presto. Le ragazze sono tutte agitate... Nervose... Hanno perso la bussola... Se non rientriamo presto nella normalit non so dove andremo a finire. Che cosa conta di fare?
L'ispettore - Vede, sinora ho guardato le cose dall'interno. Ossia mi sono immerso nella vita e nella psicologia delle allieve. E, se devo dire la verit, mi sono smarrito.
La direttrice - E allora?
L'ispettore - Ma adesso voglio osservare la buccia di questo elementare e pur complicato mondo che un collegio di ragazze, per cercar di scoprire il punto nel quale vulnerabile dall'esterno... Mi capisce?
La direttrice - (non troppo convinta) S. S... Ma adesso qui verranno le grandi in ricreazione.
L'ispettore - Non le manger!
La direttrice - Bene, bene. Mi affido a lei! Devo andare a sorvegliare perch questo scompiglio non si propaghi anche alle altre. (Via a destra).
L'ispettore - Arrivederla. (Nel viale passa verso la casa silenziosamente il cuoco, con un cesto sotto il braccio. L'Ispettore si accorge di lui quando quasi completamente passato). Oh, mastro Simon! Non vi avevo sentito.
Il cuoco - Buongiorno, signor Ispettore. Ancora qui?
L'ispettore - Perch, vi dispiace?
Il cuoco - A me? sempre piacevole vedere intorno a noi gli uomini della legge: ci si sente protetti.
L'ispettore - Sono qui per salutare, ormai...
Il cuoco - Gi, ormai... Che avvenimenti spaventosi, in questi due giorni!
L'ispettore - Che avete di bello, l dentro?
Il cuoco - Zucchini del nostro orto per la signora Direttrice. Bisogna tenerla leggera: tanto scossa! Adesso vado al lavoro. (Via).
(Irrompono dalla casa le cinque allieve nella loro divisa grigia).
Sonia, Maddy, Lausy, Diomir, Vania - (insieme) Buongiorno, oh signor Franz! Come mai? Ci avevano detto...
L'ispettore - Perch tante meraviglie, signorine? Come va?
Sonia - Cos cos... Ancora un po' impaurite...
Maddy - Intanto, stanotte, nessuna di noi ha quasi dormito...
Sonia - E dire che ci hanno cambiato dormitorio!
L'ispettore - (tra se) La mano leggera!
Voci - Come? Come?
L'ispettore - Niente. Una riflessione.
Sonia - Io, per me, chieder ai miei di portarmi via, almeno per qualche giorno.
Diomir - Certo che quando viene'il buio...
Sonia - A me, stanotte, pareva ogni momento di udire quel tintinno...
Maddy - Tu, poi sei fatta apposta! (All'Ispettore) Lo sa che a un certo punto si messa a gridare, seduta sul letto: Il serpente! Il serpente a sonagli! .
Sonia - Mi ero addormentata un poco e sognavo. Mi rimarr sempre impresso...
L'ispettore - Ma no, ma no: quando si ha la loro et si dimentica tutto facilmente.
Diomir - Ma lei...
L'ispettore - (in tono lieve, come per distoglierle dal loro pensiero fisso) Ecco, io che sono tanto pi vecchio, avevo gi dimenticata una cosa, ieri.
Tutte - Che cos'? Che cos'? Non abbiamo trovato niente...
L'ispettore - Ma no! Non una cosa che si trovi. Mi ero dimenticato di fare la pace con loro.
Maddy - La pace?
L'ispettore - Eh, s! Con qualcuna avevo seriamente litigato...
Sonia - (comicamente) Se per me, io sono generosa...
Maddy - Ma s, non ne parliamo pi!
Diomir - (in acuto isterico) Non ricominciamo con questa storia, se no mi sentir ancora male!
Vania - (con falsa disinvoltura) Su, su! Tutto finito adesso.
Maddy - Ci dica la verit: che cosa venuto a fare ancora qui?
L'ispettore - (misterioso) Non lo dicano a nessuno: aspetto una visita.
Sonia - (quasi gelosa) Donna?
L'ispettore - Uomo. Un giovanotto.
(Sonia alla chetichella se ne va dal fondo).
Diomir - Qui?
L'ispettore - S.
Diomir - La Direttrice ci mander di sopra, sicuramente.
L'ispettore - Tanto pi che un vero giovanotto. Non come me...
Maddy - Non poi tanto vecchio, lei! (L'Ispettore, distratto, s'inchina).
Diomir - Perch non ci racconta delle storie? Deve saperne di bellissime!
L'ispettore - vero. Ma le mie storie non sono troppo... adatte per signorine.
Tutte - Meglio! Meglio!
L'ispettore - Come meglio? Cos dopo la Direttrice... Ma, dico, vogliono farmi passare dei guai?
Maddy - L'ha visto?
L'ispettore - Chi?
Maddy - Lo sparviero!
L'ispettore - Lo sparviero? Chi lo sparviero?
Maddy - La Direttrice.
L'ispettore - S, andata gi di l.
Maddy - Non ha sigarette da regalarci?
Tutte - S, s.
L'ispettore - Non posso.
Vania - Sonia ce l'ha.
L'ispettore - Male.
Maddy - Ma dov' Sonia?
Lausy - Era qui adesso.
Maddy - Ci faccia almeno vedere che sigarette fuma.
L'ispettore - (trae il portasigarette) Cattive. Cattive, ecco.
Maddy - Oh, ma brutto! di ferro!
L'ispettore - S, non bello, ma un ricordo di guerra. Allora ero un ragazzo, quasi, e mi salv la vita.
Maddy, Lausy e Diomir - (insieme) Racconti, racconti!
L'ispettore - Non c' niente da raccontare: vedono quell'ammaccatura? Una palla di striscio...
Maddy - Se lo terr caro!
L'ispettore - Eh, s!
L'aiutante - (da dietro la siepe guarda e tossisce discretamente) Sono qua.
L'ispettore - Oh, ecco! Permettono un momento, signorine? (Via con l'Aiutante).
Diomir - Per simpatico.
Lausy - vero.
Diomir - Non sembra neppure che si occupi di cos brutte cose...
Vania - sempre un poliziotto.
Diomir - S, ma diverso dagli altri: pi distinto, pi...
Vania - Che ne sai di come sono gli altri?
Maddy - (a Diomir, con malignit) Ho letto tanti libri dove sono prepotenti e villani.
Lausy - (a Diomir) Di' la verit che ti piace!
Diomir - Sei proprio indiscreta!
Sonia - (rientrando con l'alta divisa, azzurra con il collettino bianco) andato gi via?
Maddy - No, no, sta' tranquilla!
Lausy - Ecco quest'altra che s' andata a cambiare, adesso!
Sonia - L'altro era tutto pesto!
Vania - Ma a chi lo vuoi far credere?
Maddy - per piacergli, che diamine!
Diomir - Non ha torto: con questo sembriamo delle forzate.
Maddy - Dal momento che oggi nessuno ci bada, potremmo andare a cambiarci tutte, no?
Lausy - Tanto, per chiacchierare non lo rovineremo!
Maddy, Lausy e Vania - (insieme) S, s, andiamo! (Via tutte, tranne Sonia e Maddy).
Maddy - (a Sonia) Tu rimani, naturalmente!
Sonia - S.
Maddy - Sonia! Non ti vergogni?
Sonia - Di che?
Maddy - Dopo che sono la tua amica da tre classi!
Sonia - Ebbene?
Maddy - Oh, sei volubile! Non ti ricordi pi di niente! Non mi vuoi pi bene...
Sonia - Io? Ma che cosa ti metti in mente? Io lo so a che pensi! Ma non vero!
Maddy - E allora perch hai capito subito?
Sonia - Di quell'uomo non me ne importa niente.
Maddy - A parole. Ma i fatti! Sono due giorni che ti osservo. Sei civetta con lui.
Sonia - Non lo dire! Anche quest'estate, ero in campagna con mio cugino, te l'ho detto... Ebbene, niente. Niente: lo giuro. Che cosa vuoi di pi?
Maddy - Ma non lo vedi che menti? Ti sei anche andata a mettere l'alta divisa! Oh, dovevo aspettarmelo! Dai tutta la tua amicizia, la confidenza, la tenerezza a una creatura, e poi, al primo uomo che passa, come una cometa...
Sonia - (con rimprovero) Maddy! (Poi, cambiando tono) Dove l'hai letta questa frase della cometa?
Maddy - Non ti riguarda. Domandalo al tuo poliziotto.
Sonia - Sei crudele.
Maddy - Ma s! Un poliziotto!
Sonia - Oh, senti! Sai cosa ti dico? Non ne voglio pi sapere di te! Nel momento del pericolo, quando tutto congiurava contro di me, tu mi hai creduto colpevole. E mi hai lasciata sola! Dove era andata a finire la tua amicizia? Non ha resistito &\ primo urto!
Maddy - E lui no, vero? Lui non ti ha creduta un'assassina?
Sonia - No, non lo posso credere. Sono sicura che in fondo al suo cuore mi assolveva.
Maddy - Ah, povera illusa; gi credi di conoscere il fondo del suo cuore! Non c' pi rimedio: sei sua.
Sonia - (sorridendo felice) Credi? E poi, anche se mi sbagliassi, il suo mestiere di sospettare.
Maddy - (con enfasi comica) Basta, basta. Non voglio sentir altro. Sei sua! Non abbiamo pi nulla da dirci noi due. Addio! Sii felice! (Si avvia rapida).
Sonia - Maddy!
Maddy - (c. s.) Addio!
(Sonia alza le spalle, prende una sigaretta da un portasigarette nascosto nella giarrettiera).
L'ispettore - (sorprendendola china) Che cosa fa l, signorina Sonia? Che cosa guarda?
Sonia - Non guardavo... Mettevo a posto le sigarette... (Accenna alla gamba).
L'ispettore - Bellissimo posto. E l dentro che cosa c'? (Si china a guardare la finestrella a sinistra del piano interrato).
Sonia - La cucina. (Fa di tutto per far notare il vestito).
L'ispettore - Ah, ecco! Ma come si messa elegante! Perch?
Sonia - Oh! Uno strappo... uno strappo nell'altro vestito.
L'ispettore - graziosa con quell'azzurro... Senta, da ieri che volevo dirle una cosa...
Sonia - (con civetteria) Dica, dica pure...
L'ispettore - Lei e Maddy dove hanno combinato lo scherzo?
Sonia - (delusa) Ah, s! Qui.
L'ispettore - E non ne hanno poi parlato altrove? Con nessuno?
Sonia - No, assolutamente.
L'ispettore - E dove erano precisamente? In che punto?
Sonia - Dunque, Maddy era castigata... (Si guarda intorno). Io mi sono avvicinata a lei... Ecco qui. (Segna un punto accanto al muro).
L'ispettore - Ah! Grazie. E questa finestri-na dove d? (Indica quella pi a destra dell'interrato).
Sonia - (gravemente) Nella cella dove...
L'ispettore - Ah!
Sonia - Ma perch mi domanda? Non sospetter ancora di me! (Prossima a piangere).
L'ispettore - Ma no! Lei una cara e bella ragazza.
Sonia - (rasserenata) Lo dica ancora, per piacere...
L'ispettore - una cara e bella ragazza.
Sonia - (civetta) Intanto ieri voleva farmi processare!
L'ispettore - (comicamente mentendo) Macch! Avevo subito capito che lei non c'entrava!
Sonia - Davvero? Non posso tollerare l'idea che lei, anche per un momento, abbia potuto pensare che io...
L'ispettore - (c. s.) Ma no, le assicuro...
Sonia - Lo giura?
L'ispettore - (c. s.) Giuro, giuro.
Sonia - Questo mi fa piacere. (Civetta) Mi sento come ringiovanita!
L'ispettore - (coprendosi il volto con le mani) Oh, Dio! (Va a porsi dinanzi alla finestrina della cella e la fissa a lungo).
Sonia - A che cosa pensa? Ho detto qualche cosa che non va?
L'ispettore - (distratto) No, no. Eppure qualcuno vi deve aver udite mentre concertavate il vostro scherzo. (Va ad agitare una mano tra le sbarre).
Sonia - (offesa) Ecco che si occupa di nuovo di quella terribile faccenda!
L'ispettore - (distratto) Non ci badi: l'abitudine!
Sonia - (come prendendo il coraggio a due mani, in tono melodrammatico, avvicinandoglisi all'improvviso) Franz!
L'ispettore - (sussultando) Eh?
Sonia - (vergognosa) Oh, signor Franz!
L'ispettore - Che cosa c', piccola?
Sonia - Lei passato di qui come una cometa... Io sono sua...
L'ispettore - Oh, Dio!
Sonia - E stasera, forse tra poco, se ne sar andato...
L'ispettore - probabile.
Sonia - Senza domandarsi nemmeno che cosa lascia dietro di s!
L'ispettore - Senta, cara ragazza...
Sonia - Mi lasci dire: non la vedr pi! Io ho abbandonato... tutto per lei!
L'ispettore - Andiamo! Lei ha fatto malissimo ad abbandonare... tutto! Poteva almeno dirmelo prima! Domandare il mio parere.
Sonia - vero. Sono una sciocca. Forse mi sono illusa... Ma lei il primo uomo della mia vita! (Piange su la sua spalla).
L'ispettore - (imbarazzatissimo) Oh, povero me!
Sonia - (continuando) E sar anche l'ultimo!
L'ispettore - Sarebbe terribile, vero. Ma adesso non pianga pi! Io non posso veder piangere le belle ragazze. Mi viene subito voglia di arrestarle.
Sonia - Oh, Dio! Perch?
L'ispettore - Perch diventano brutte.
Sonia - No, no, non piango. Ma almeno mi dica che... mi vuol un po' di bene...
L'ispettore - Ma certo! Come si potrebbe fare altrimenti?
Sonia - Si ricorder qualche volta di me?
L'ispettore - S.
Sonia - Lo promette?
L'ispettore - Lo prometto.
Sonia - E... quando?
L'ispettore - Tutte le volte che sospetter di un innocente!
Sonia - (felice) Sempre, allora!
L'ispettore - (inchinandosi) Eh!
Sonia - La ringrazio. Oh, lei forse non il solito mascalzone...
L'ispettore - (c. s.) Troppo buona, signorina...
Sonia - (si allontana, poi torna indietro in fretta e dice piano) Franz! Io, questa notte, insieme al serpente a sonagli, ho sognato di lei! Caro! (Gli fa una rapida e timida carezza sui capelli e via d corsa imbattendosi nella Direttrice, mentre l'Ispettore, passandosi una mano sugli occhi dice:)
L'ispettore - Per, commovente! commovente...
La direttrice - Sonia! Perch ti sei messa l'altra divisa?,
Sonia - Avevo fatto uno strappo...
La direttrice - E le altre, dove sono?
Sonia - Non so... Forse... sono andate a cambiarsi.
La direttrice - Anche loro avevano uno strappo? Tutte? Via. Corri a dire che si tengano il solito vestito di tutti i giorni.
Sonia - Va bene, signora direttrice. (Si avvia).
La direttrice - E dopo faremo i conti! (Soma va facendo di nascosto un segno d'addio all'Ispettore). Non si possono lasciare mai sole. Domani, se Dio vuole, arriver la nuova istitutrice.
L'ispettore - Eh, queste ragazze!
La direttrice - (fulminandolo con lo sguardo) Gi, quello che dico io!
L'aiutante - (entrando) L'ho accompagnato. Dice che... Riverita, signora!
La direttrice - Si portato anche l'Aiutante! Cerchi di sbrigarsi perch non corretto. Non corretto... (Via per il viale).
L'ispettore - S, s, lo so!
L'aiutante - arrivato adesso. Lo faccio aspettare?
L'ispettore - No, portalo qui. Poi va a spasso qui intorno. Ma non guardare le ragazze.
L'aiutante - Oh, per chi mi prende? A quelle un po' grandine bada lei! (L'Ispettore lo guarda male). Per servizio, s'intende, per servizio! E. a me rimane l'infanzia. (Fa segno con la mano come a indicare l'altezza).
L'ispettore - Beato te che non hai niente cui pensare!
L'aiutante - Ha trovato qualche cosa?
L'ispettore - (quasi a s stesso) Avrei trovato, s, una via. Ma mi sono imbattuto in un muro! Hai mai provato, tu, a imbatterti in un muro? No, tu non hai mai provato!
L'aiutante - Lo scali.
L'ispettore - Non si pu: fatto di orari, precisi come quelli dei treni! Beh! fammi venire quello l.
L'aiutante - (verso il viale) Venite, giovanotto! Eih, venite! (Via).
Fritz - (entrando dal viale, vestito e modi ricercati e nello stesso tempo volgari del mantenuto tipo) Sono felicissimo di esserle presentato, signor Ispettore.
L'ispettore - Umh! Come si chiama, lei?
Fritz - Fritz Radic. Ma il mio nome di battaglia Fritz Aurora.
L'ispettore - Per che cosa? Variet? Caff-concerto?
Fritz - No, no.
L'ispettore - Che cosa fa, insomma?
Fritz - Ho.. mio fratello impiegato al Comune.
L'ispettore - Ah! E per questo lei ha un nome di battaglia?
Fritz - La vita tutta una battaglia.
L'ispettore - Allora ne ha persa una ieri.
Fritz - Oh, non me ne parli! Quella povera donna! Tanto cara, tanto affezionata! Morire cos!
L'ispettore - (sedendo sulla panchina contro il muro) Come, cos?
Fritz - Io non lo so. Si dice sempre cos. un modo di dire. Permette? (Spolvera accuratamente la panchina, distende il fazzoletto e siede accanto all'Ispettore).
L'ispettore - Non porta il lutto? Ma gi, non pu ereditare nulla...
Fritz - Oh, tra me e la defunta c'era una relazione platonica, con purezza, con fraternit.
L'ispettore - E con quattrini.
Fritz - Era un'anima eletta, sensibile agli affanni del prossimo.
L'ispettore - E il prossimo era lei! un altro nome di battaglia?
Fritz - Ma io la ripagavo di tanto sincero affetto!
L'ispettore - Com' quella storia del telegramma dal paese mentre lei era qui?
Fritz - Lei un uomo e mi potr capire...
L'ispettore - No, io certe porcherie non le capisco mai.
Fritz - Ma, infine, non aveva doti di natura. Non si poteva certo dir bella, povera anima cara...
L'ispettore - Ebbene?
Fritz - Sapevo che mi avrebbe telegrafato di venire a trovarla, come accadeva un paio di volte al mese; allora sono venuto prima e ho lasciato l'incarico a mio fratello...
L'ispettore - Quello del Comune?
Fritz - S, quello. Doveva rispondere a mio nome e telegrafarmi l'appuntamento in citt.
L'ispettore - E qui, lei, che cosa faceva?
Fritz - Lo ripeto, non era bella... Ho qualche piccola amica...
L'ispettore - Quelle con le quali rimase l'altro ieri tutto il giorno e la sera all' Albergo del Fiore?
Fritz - Vedo che ci si interessa di me. Ma si metta nei miei panni...
L'ispettore - Me ne guardo bene. Ma ritorniamo al suo famoso alibi: a me consta che non vero, come vuol farci credere, che lei sia rimasto sempre con quelle ragazze. Dalle sette alle otto, lei non era in albergo. Dov'era?
Fritz - Ma... io...
L'ispettore - Dov'era?
Fritz - Ecco, vede... Sono andato a passeggiare...
L'ispettore - Non dica cose stupide. Lei non poteva aver voglia di passeggiare!
Fritz - Le assicuro...
L'ispettore - Lei venuto qui al collegio!
Fritz - No!
L'ispettore - Ne sono certo.
Fritz - Le giuro...
L'ispettore - Questa storia non mi persuade affatto... Verificheremo...
Fritz - Infine, non vedo...
L'ispettore - Lei sa che stata assassinata?
Fritz - Assassinata? Povera anima cara! E chi stato?
L'ispettore - (evasivo) Abbiamo gi fatto le nostre indagini...
Fritz - Qui dentro c'era qualcuno... Lei sa che aveva firmato delle cambiali? Per tremila lire! Proprio levate di bocca, poverina! E sa per chi?
L'ispettore - Me lo immagino.
Fritz - No, non per me, le do la mia parola d'onore!
L'ispettore - Oh, allora!
Fritz - Per la persona che qui dentro sapeva della nostra relazione e minacciava di farla mandar via, ricattandola.
L'ispettore - Eh, via! Che bugie mi sta raccontando! Sa chi fosse?
Fritz - No, non me l'ha mai voluto dire. Conosceva il mio carattere e sapeva che io...
L'ispettore - Eh, mi immagino! Si trattava, in certo modo, di denaro sottratto a lei! Sa almeno se fosse un uomo o una donna?
Fritz - Non so nulla, proprio. (L'Ispettore estrae dalla tasca il portasigarette e ne prende una). Permette? (Senza aspettare la risposta prende una sigaretta. L'Ispettore depone il portasigarette accanto a se, sulla panchina).
L'ispettore - (tra se) Qui c'era chi sapeva e, in certo modo, minacciava...
Fritz - Ecco.
L'ispettore - (scattando) Ma era un'allieva: una signorina di famiglia. Il denaro non pu entrarci.
(Maddy, dalla finestra sovrastante la panchina, si affaccia un momento; vede il portasigarette e si ritrae in fretta).
Fritz - Non ho ancora conosciuta una persona alla quale non facesse gola il denaro.
L'ispettore - Non ne dubito: con la sua specie di conoscenze! Ma ce ne sono, ce ne sono. Bene. Allora lei pu anche andarsene.
Fritz - (alzandosi) Sempre a sua disposizione, signor Ispettore. E... felicissimo di averla conosciuta. (Porge la mano che l'Ispettore non stringe).
L'ispettore - Speriamo d'incontrarci presto! (Fritz via. L'Ispettore rimane solo a fumare su la panchina. Dalla finestra che sovrasta appare il gruppo delle ragazze. Soltanto Sonia in alta divisa. Maddy cala di tra le sbarre, appesa a un filo, una grossa calamita, sino a impadronirsi del portasigarette che sta appoggiato accanto all'Ispettore. Questi non si accorge della burla che quando l'oggetto a mezz'aria e sta per giungere alle ragazze). Brave! Proprio a me?... (Cenno scherzoso di minaccia, alzandosi, mentre le allieve ridono. Poi, con improvvisa veemenza) Un momento! Ah, perbacco! Dove hanno preso quella calamita?
Maddy - sempre stata qui.
L'ispettore - E che cos' quella stanza?
Latjsy - Il gabinetto di fisica e chimica.
L'ispettore - Vengano gi, per favore. Mi portino quell'ordigno cos legato. E mi chiamino la Direttrice, subito! (Le ragazze si ritirano). Andry! Andry!
L'aiutante - (giungendo di corsa) Eccomi, signor Ispettore.
L'ispettore - Il muro! Il muro!
L'aiutante - Il muro?
L'ispettore - Ho trovata una breccia nel muro! Adesso bisogna agire. Ho un'idea. Tu sta' bene attento a quello che far.
L'aiutante - Va benissimo.
L'ispettore - Intanto va' a telefonare alla Centrale. Domanda, se tra gli oggetti riportati, il... (Entra la Direttrice, seguita dalle ragazze).
La direttrice - Che c' ancora?
L'ispettore - (all'Aiutante) Domanda se... (Finisce la frase nell' orecchio. Aiutante via. Alla Direttrice) C' che, signora, ho inventato un bel giochetto di societ. (Prende dalle mani di Sonia la calamita e il filo mentre Maddy, senza farsi vedere dalla Direttrice, gli restituisce il portasigarette).
La direttrice - Ma...
L'ispettore - Un bellissimo gioco, vedr, signora. (Fa ballonzolare la calamita tenendola per il filo).
La direttrice - Ma le pare il momento?
L'ispettore - Aspetti a giudicare! (E preso da una specie di eccitazione). Ma voglio molto pubblico! Molto! Lei, signora, dovrebbe avere la cortesia di chiamarmi un po' di gente. Il Professore di chimica, per esempio, quello di ballo, la Vicedirettrice, il Cuoco.
La direttrice - Ma il professore di ballo non c'.
L'ispettore - Pazienza: mi contenter degli altri.
La direttrice - E va bene! Tu (a Diomir) chiama la Vicedirettrice, il Professore di chimica, che sta facendo lezione in quarta, e il Cuoco. (Diomir via).
L'aiutante - (entrando di corsa) Hanno detto di s. Per l'altra cosa ho verificato: esatto.
L'ispettore - Non ne dubitavo. Allora si pu incominciare. (All'Aiutante) Aiutami a spostare questa panchina. (Spostano verso il centro della scena quella addossata al muro). Ecco, cos.
La direttrice - Ma che cosa significa?
L'ispettore - Signora, siamo in ricreazione! un gioco. Quando io ne invento uno si pu star certi che riuscir: si tratta sempre di un gioco a penitenza; e questa, in generale, si fa all'ergastolo. Ma ci pensa il magistrato.
(Entrano il Cuoco e il Professore di chimica, seguiti da Diomir e dalla Vicedirettrice).
La direttrice - Insomma, io non capisco a che cosa possa servire tutto questo. Ma se lei lo ritiene necessario... pur di uscirne presto...
L'ispettore - Signora, chi ha assassinato l'istitutrice e Nisia qui tra noi, in libert.
(Ognuno si guarda con diffidenza intorno, e cerca di rimanere isolato il pi possibile formando cos un ampio semicerchio intorno alla panchina. E sul volto di ciascuno il terrore).
Il cuoco, il professore, la direttrice, la vicedirettrice - (insieme) Che cosa dice? Ma come?... Oh, Vergine santa! Oh, Ges!
L'ispettore - Il serpente a sonagli, che qualcuno di loro ha udito nella notte, ancora annidato nell'ombra. Ma per poco. Loro sanno che cosa fanno certe trib di selvaggi, quando accade un delitto, per scoprire chi stato? Lo stregone distribuisce a ciascuno una bacchetta di legno, tutte della stessa lunghezza. Poi recita delle preghiere, brucia del pelo di scimmia e delle unghie di leone. E annunzia che all'assassino si sar allungato il bastoncino di quattro dita. Il colpevole ha paura e accorcia il suo della stessa misura della quale dovrebbe crescere: e cos scoperto. Io qui non adopero lo stesso sistema, perch avrei timore di trovare tutte le bacchette accorciate! Incominciamo: pongo su questa panchina il mio portasigarette. Ciascuno di loro dovr, stando dietro la spalliera, calare questo filo con la calamita, sino a che questo non si attacchi al portasigarette, e dovr tirarlo su. Nient'altro. Come vedono non difficile. Cominciamo. Prima la signora Direttrice, naturalmente. (La Direttrice esita, si guarda intorno). Su, su, andiamo, con decisione: in tutti i giochi ci vuole soprattutto decisione! (Ella prende il filo ed eseguisce). Perfettamente. La signora sa giocare benissimo. (Rimette a posto il portasigarette; poi, alla Vicedirettrice) A lei.
La vicedirettrice - Oh, Ges! (Alla Direttrice) Devo? (La Direttrice si stringe nelle spalle. La Vicedirettrice eseguisce).
L'ispettore - Benissimo. (La Vicedirettrice sorride intorno, come a un complimento. A Sonia) A lei.
Sonia - Anch'io?
L'ispettore - una formalit... (Sonia eseguisce). Sapevo che sarebbe stata bravissima. Lei? (a Maddy, che eseguisce). Oh, ci eravamo dimenticati del Professore! (Gli porge il filo).
Il professore - Io proprio non capisco... Mi meraviglio di lei, signora!
L'ispettore - Avanti, avanti! Il serpente ancora annidato!
Il professore - (eseguendo) Benedetto il serpente!
L'ispettore - Grazie, Professore. E mastro Simon che se ne sta tutto il giorno ai fornelli? Una piccola distrazione, che diamine!
Il cuoco - Io sono vecchio...
L'ispettore - Appunto, appunto! Prima di morire bene conoscere un po' di vita! (Porge il filo al Cuoco. Questi lo prende, ma lo cala verso il portasigarette con mano tremante, cos che la calamita, urtando contro la spalliera di pietra della panchina, manda un tintinnio: nell'udirlo Sonia arretra urlando, mentre indica la calamita).
Sonia - Ah! I sonagli! I sonagli! Il serpente a sonagli! Ecco, lo stesso rumore che ho sentito l'altra notte!
(Cenno dell'Ispettore all' Aiutante).
Il cuoco - (lasciando cadere la calamita spaurito) No! Non sono stato io! Non sono stato io! (L'Aiutante gli afferra i polsi e li ammanetta).
L'ispettore - inutile che tu neghi, ormai. Vorrei avere uno specchio per farti vedere la tua faccia che confessa. Tu hai uccisa l'istitutrice perch non voleva darti pi denaro e perch la tua follia omicida che gi vent'anni fa ti port al manicomio criminale ha rotto di nuovo gli argini!
Il cuoco - (comincia a contorcersi sotto una crisi) Ah! No! No!
L'ispettore - Soltanto un pazzo lucido e pericoloso come te poteva architettare un simile delitto! (All'Aiutante) Che cosa ti hanno risposto, adesso, al telefono?
L'aiutante - Che di Simon Latzl, fuggito da quindici anni dal manicomio, non si pi saputo nulla. Deve avere una... (Gli scopre il polso sinistro) Ecco la cicatrice!
L'ispettore - E la tua forza di dissimulazione ha covato la tua follia per undici anni accanto a delle ragazze e delle bimbe! Quante volte, di', hai avuto la tentazione di alzarti dal tuo letto, di notte, e uscire a uccidere? Quante volte, in cucina, non hai dovuto resistere al progetto di avvelenare in un sol colpo tutto il collegio? Ma la paura d'essere ripreso era l'unica cosa ancora vigile in te! Intanto, per, commettevi piccole disonest e ricattavi l'istitutrice. E quando ella si ribellata, la tua natura di pazzo ha preso il sopravvento! Sei stato di nuovo travolto!
Il cuoco - (rimettendosi) Ma se sono rimasto nelle cucine sino alle nove! Tutti possono testimoniarlo.
L'ispettore - questo che mi ha ingannato sino a poco fa. Come potevi tu, mettere l'atropina nel cachet dopo che le ragazze erano entrate nel dormitorio? Il caso e la fantasia di Maddy mi hanno messo sott'occhio la calamita. Tu altre volte dovevi aver visto i tubetti dei cachets che l'istitutrice adoperava e ricordavi che avevano il coperchio di ferro. Dal corridoio, verso le nove e mezzo, mentre le allieve sono gi a dormire e l'istitutrice o ancora passeggia o alla toilette, sali sino alla finestrella che sovrasta il letto della vittima, ti sporgi appena un poco, fai scendere la calamita con un filo, tiri su il tubetto, cambi la polvere e con lo stesso mezzo cali di nuovo, scuoti un poco e la calamita lascia il tubetto. Ma la tua mano di vecchio trema. Trema sempre, guarda! L'ho osservato appena ti ho visto. Ma allora non sapevo. La calamita tintinna contro il muro: ecco i sonagli!
Il cuoco - Ma come un infermo pu salire sino alla finestra? assurdo.
L'ispettore - (all'Aiutante) Di' tu che cosa sei andato a verificare adesso.
L'aiutante - Nel corridoio c' una cassa vuota alta cos: basta tirarla sotto la finestrina...
L'ispettore - Perch in fondo alla tua gamba di legno c' quel cerchio chiaro? Te lo dico io. Perch l fa presa un tampone di gomma per non scivolare, che tu hai tolto sin dal primo interrogatorio per farmi sentire che nel camminare facevi rumore. Era un modo abile di insinuarmi l'idea che tu non potessi far nulla silenziosamente, di nascosto, senza essere udito e riconosciuto. L, per, hai sbagliato, perch poco fa quando sei passato lo avevi rimesso credendo che tutto fosse finito. Ed io, istintivamente sorpreso di non averti udito passare, l'ho notato. Vedendomi ancora qui, l'hai tolto di nuovo, vedi? Non dici pi niente?
Il cuoco - (contorcendosi sotto un principio di crisi) No, non io. Latzl! Ha voluto Latzl! stato lui a commettere tutti i delitti...
L'ispettore - Ed anche Nisia, hai ucciso! Perch si credesse al suo suicidio e si avvalorassero i sospetti su di lei!
Il cuoco - No, Nisia no!
L'ispettore - Ah, Nisia no, vero? Dunque l'istitutrice s!
Il cuoco - (definitivamente sotto la crisi) No, Nisia no! L'altra s! vero! vero! E se fosse ancora viva lo rifarei! Ho tanto sofferto, rinchiuso prima... poi qui... Lo rifarei perch Latzl che comanda. Io non posso che ubbidire... Lo rifarei! Lo rifarei!
L'ispettore - (all'Aiutante) Via! Portalo via! (L'Aiutante lo trascina via. Pausa). Signora Direttrice, quella povera figliuola si veramente uccisa. Nessuno ha notato, scritte a matita sul muro della cella tre parole: Mi punisco. Nisia.
La direttrice - Povera bimba! Ma perch lei non ce l'ha detto prima?
L'ispettore - Non l'ho detto prima perch volevo che al colpevole potessi attribuire anche il delitto che non aveva commesso. Questo lo avrebbe esasperato in modo da farlo scattare alla prima scintilla. cos avvenuto.
La direttrice - Ma come, la poverina, ha potuto procurarsi il veleno?
L'ispettore - Chi sa da quanto tempo il suo spirito malato lottava contro l'idea del suicidio, dinanzi alla piccola busta chiusa!
La direttrice - su di me che pesa la responsabilit di queste fanciulle... Che cosa potr dire di fronte al mondo?
Diomir - (tristemente) Oh, signora! Ed io, allora? Era come una sorella... L'ho accusata ingiustamente... e l'ho perduta!
L'ispettore - (prendendo Diomir affettuosamente per le spalle) Non ha resistito... ma lei non aggravi la sua pena di sorellina... Nessuno poteva prevedere quali reazioni si sarebbero scatenate in anime trepide e fragili al contatto del delitto! (Alla Direttrice) Forse voi le difendete troppo dalla vita!... Insegnate loro ad averne paura... E la paura della vita non sempre il migliore insegnamento che si possa dare alla giovinezza. Ma adesso, signora Direttrice, ho finito davvero. Arrivederla. Signorine! (Si inchina, prende il cappello e si avvia).
Il professore di chimica - (gli grida dietro) Ah! Mi sono poi ricordato di quello che ho fatto in quel quarto d'ora. Sono rimasto...
L'ispettore - Bene, bene, Professore! Me lo racconter un'altra volta! (Via).
(Tutti lo seguono con lo sguardo mentre scende per il viale. Quando non lo scorgono pi, Sonia appoggia il capo sulla spalla di Maddy con un alto pianto sconsolato).
La direttrice - (impaurita) Oh, Dio! Che c' ancora?
Sonia - (piangendo comicamente) Se n' andato!
(Tutti alzano le braccia verso di lei con un gesto di comica protesta).
FINE
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