Il signor Masure

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IL SIGNOR MASURE

Titolo originale: Monsieur Masure

Farsa in due parti e cinque quadri

di CLAUDE MAGNIER

Traduzione di B.L. Randone

PERSONAGGI

JACQUELINE GIRAUX

ROBERTO GIRAUX

CLAUDIO MASURE

PRIMO TEMPO

QUADRO PRIMO

 (E' sera. Solo i raggi della luna rischiarano la scena. Jacqueline indossa un pigiama e sta leggendo una ricetta medica; prende una bottiglietta dall'aspetto farmaceutico e, servendosi del contagocce, versa un fo' del contenuto in un bicchiere. Rimira la botti­glietta, esita, infine si decide a versare la metà del contenuto nel bicchiere. Aggiunge dell'acqua e beve il tutto. Squilla il telefono).

Jacqueline                     - Pronto... Parigi? Grazie, signorina. Pronto... sei tu Olga? Buongiorno, tesoro. Ma sì, sono Jacqueline... Come stai? Io così così... Pensa, da quando sono qui, Gianni non è mai venuto a tro­varmi... Ma no, ha tutto il tempo possibile! L'anno passato veniva ogni settimana e se ne andava solo quando arrivava mio marito. Certe volte restava an­che la domenica con noi, lui va d'accordissimo con Roberto... Sì, lui sta bene... No, prende le vacanze in agosto; per ora viene solo al sabato e la dome­nica... Eppure sento che qualcosa non va; quando gli telefono mi fa rispondere che non c'è... Ti sto parlando di Gianni, non di mio marito... (Alza la-voce) Ho la sensazione che Gianni voglia abbando­narmi... Ti telefono per questo... Olghetta, devi farmi un piacere: cerca di parlargli, convincilo a venire qui... Bisogna che io abbia una spiegazione con lui... Ma no, Olga, non con mio marito, con Gianni... Hai capito, ora?... Grazie, cara, grazie... Ti assicuro che sono tre notti che non dormo per colpa sua... Stasera mi son bevuta mezza bottiglia di sonnifero e forse berrò anche l'altra metà... No, niente paura, è molto forte, ma veramente innocuo... Prima di coricarmi farò quattro passi... C'è una luna meravigliosa, sai? e dopo dormirò benissimo, ne sono certa... Sì, Roberto deve venire domani... Oh no, lui è la persona meno adatta per consolarmi : non si accorge nemmeno se sono di buono o di cattivo umore... (Comincia a sbadigliare) Allora mi richiami domani, e mi dici cosa ha detto Gianni... Ti ringrazio Olghetta mia... Cerca di convincerlo... Grazie, cara. Buonasera... (Aggancia il telefono e sbadiglia nuovamente. Versa tutto il contenuto della boccetta nel bicchiere; prende la caraffa e aggiunge acqua nel calice. Esita, riflette e posa bicchiere e caraffa. Si getta uno scialle sulle sfalle ed esce, ha scena rimane vuota per qualche attimo. Si scorge una figura maschile attraverso la finestra. L'uomo dal giardino tenta di guardare nella stanza.. L'uomo procede in direzione della porta d'ingresso, bussa, nessuno risponde).

Voce maschile               - Permesso? (Bussa ancora. Dopo un po' schiude la porta e si affaccia la testa di Claudio).

Claudio                         - C'è qualcuno? (Non vedendo nessuno, entra timidamente. Ha la giacca sul braccio, si guarda intorno) E' permesso? (Si dirige verso la porta della cucina e bussa nuovamente. Nessuna risposta) Non c'è nessuno? Posso fare una telefonata? (Il tono della sua voce è arrabbiato. Sta per andar­sene, quando si accorge del telefono. Esita a lungo, fot afferra l'apparecchio). Pronto... Centralino... Signorina?... Mi può dire dove sono? Sì, certo, le sembrerà un po' strano ma non so dove mi trovo... Da dove le telefono? E' proprio quello che vorrei sapere anch'io. Aspetti, glielo dico subito... (Approfitta del chiaro di luna per leggere il numero dell'apparecchio) Qui c'è scritto: 10... Il numero 10 di Humières... Esatto. Ma Humières dove sta? a 6 chilo­metri... a 6 chilometri da dove? a 6 chilometri da qui?... Dal posto in cui mi trovo, giusto, giustis­simo, comincio a capire. E, saprebbe forse dirmi se a Humières c'è un garage?... Sì, ha indovinato: un guasto alla macchina... Ah, non ce ne sono? E dove potrei rivolgermi?... a Compiègne... benissimo... e quanti chilometri da qui a Compiègne?... Mi deve scusare, signorina, ma non sono di queste parti, ho voluto prendere una scorciatoia ed invece era un labirinto... Scherzavo, ma lei astutissima, mi ha capito ugualmente... (Scorge la caraffa ed il bic­chiere dove, cernie abbiamo visto, Jacqueline ha versato il sonnifero. Macchinalmente trangugia fa bevanda). Allora, dicevamo?... Ah, sì, le stavo chie­dendo a quanti chilometri mi trovo da Compiègne... Dodici?... Perché diciotto?... Ma ha ragione; dodici e sei fanno diciotto... più tre, siamo a ventuno... Sì, dico più tre, perché la mia macchina è a circa tre chilometri da qui. Allora, signorina, prima di augu­rarle la buonanotte, posso chiederle di mettermi in contatto con un garage di Compiègne?... Esatto, signorina, e mille, mille grazie. Resto all'apparec­chio. (Finisce il contenuto del bicchiere) Pronto?... E' lei il proprietario del garage?... Senta, ho la mac­china guasta e volevo sapere se lei è in grado di aiutarmi... Stasera no?... solo domattina?... Ma non potrebbe venire ora?... Capisco, capisco... una cabrio­let rossa... a circa tre chilometri da Humières... Vi­cino ad un quadrivio dove c'è una croce... sì, sì, accanto a una vecchia baracca... diciamo a un due­cento metri.... Credo che dovrà rimorchiarmi... No, non so proprio cosa sia successo. In fatto di mecca­nica non ci capisco un'acca... (Comincia a sbadi­gliare) Il numero della macchina è duemilacento-settantanove CT settantacinque... Esatto... domat­tina alle otto... Grazie e sogni d'oro. (Aggancia l’apparecchio. Ormai è in preda al sonno. Fa per andar­sene, ma poi, quasi freso da malessere, si siede sulla sfonda del letto. Con ogni evidenza è sotto l'effetto del narcotico ed ha perso il controllo di se stesso. Ha caldo, si toglie la cravatta. Si stende sul letto.Per non macchiare il copriletto si sfila le scarpe, si addormenta nel fondo dell'alcova. Un attimo dopo Jacqueline appare sulla soglia di casa. Ha tutto l'aspetto della sonnambula. Dorme letteralmente in piedi. Per miracolo arriva all'altezza del letto. Si toglie di dosso lo scialle e lo getta sul viso di Clau­dio, scosta macchinalmente il copriletto, coprendo così interamente il corpo allungato di Claudio. Si corica accanto all'uomo senza accorgersene. Improv­visamente il silenzio della campagna deserta viene rotto dal rumore di una macchina; i fari infatti illuminano a zig-zag l'ambiente. Il motore viene spento ed una porta sbattuta. Appare Roberto con una valigia in mano. Accende un interruttore).

Roberto                         - Jacqueline... (ha donna non risponde) Tutto spalancato... Jacqueline!

Jacqueline                     - (apre un occhio col massimo sforzo) Ah! Roberto, sei tu! (Si volta e sembra ripren­dere a dormire)

Roberto                         - (seccato) Sembri molto felice di ve­dermi! E' una cosa che fa proprio piacere.

Jacqueline                     - (si mette a sedere sul letto gemendo) Che giorno è oggi?

Roberto                         - Venerdì. Sì, arrivo un giorno prima del previsto. Spero di non disturbarti eccessivamente!

Jacqueline                     - (mezzo addormentata) No, caro, il disturbo non è eccessivo.

Roberto                         - Ti ringrazio.

Jacqueline                     - (la cui testa è caduta nuovamente sul guanciale) Come stai?

Roberto                         - (secco) Non c'è male, e tu?

Jacqueline                     - (riprende a dormire) Bene, grazie.

Roberto                         - (ironico ed amaro) Bella maniera di accogliermi!

Jacqueline                     - (malgrado tutto cerca di sostenere la conversazione) Di che maniera parli?

Roberto                         - Lasciamo perdere: del resto dovrei esserci abituato.

Jacqueline                     - Come stai?

Roberto                         - Me lo hai già chiesto. Non sai dirmi altro?

Jacqueline                     - Il fatto è che ho tanto, tanto sonno.

Roberto                         - E allora dormi, bellezza, dormi. Delu­sione più, delusione meno...

Jacqueline                     - (cerca disperatamente di reagire al son­no) E chi ti ha deluso?

Roberto                         - (comincia a togliersi giacca e cravatta) Be', speravo che dopo qualche giorno di assenza, avremmo avuto piacere di stare insieme.

Jacqueline                     - Ma a me fa piacere, Roberto!

Roberto                         - Direi pochissimo. Non pensiamoci più, pazienza. (Si toglie le scarpe) Posso almeno venire a dormire accanto a te?

Jacqueline                     - Che domanda sciocca!

Roberto                         - Non si sa mai. Con te ci sono sempre sorprese.

Jacqueline                     - Smettila, sciocco!

Roberto                         - Se vuoi, posso andare nella stanza sopra il garage e lascio il letto a tua completa disposizione.

Jacqueline                     - Ma c'è posto per tutti e due, qui!

Roberto                         - Sei proprio gentile! (Scorge le scarpe di Claudio, le raccatta e le -mostra a Jacqueline) E questa che roba è?

Jacqueline                     - (apre gli occhi con sforzo) Un paio di scarpe, direi.

Roberto                         - Lo direi anch'io. Ma di chi sono?

Jacqueline                     - E di chi vuoi che siano?

Roberto                         - (furioso) Ah, non lo sai?

Jacqueline                     - Io, no.

Roberto                         - Allora in questa casa c'è un paio di scarpe e tu non sai di chi sono?

Jacqueline                     - E come faccio a saperlo?

Roberto                         - Mi stai prendendo in giro?

Jacqueline                     - (raduna tutte le sue forze per guardare da vicino le scarpe) Si direbbero da uomo, no?

Roberto                         - (sarcastico) A meno che non siano di Greta Garbo.

Jacqueline                     - (sincera) Perché doveva venire qui?

Roberto                         - (cattivo) Chi?

Jacqueline                     - Greta Garbo.

Roberto                         - Saranno forse del fattore?

Jacqueline                     - E perché il fattore avrebbe dovuto lasciare le scarpe qui?

Roberto                         - (furioso) Smettila di fare la spiritosa. Di chi sono queste scarpe?

Jacqueline                     - (la cui testa sì è abbandonata ancora una volta sul guanciale) Senti, se sei venuto qui per farmi una scenata potevi restare a Parigi. (Claudio si mette a tossire) Lo vedi, ti sei raffreddato di nuovo!

Roberto                         - Perché dici che mi sono raffreddato?

Jacqueline                     - Quando uno tossisce è raffreddato.

Roberto                         - Non cambiare discorso. Di chi sono quelle scarpe?

Jacqueline                     - Ma è una fissazione la tua!

Roberto                         - Mi rispondi, sì o no?

Jacqueline                     - Che noia con queste scarpe!

Roberto                         - E tu credi di cavartela così? (Jacqueline non risponde, è mezzo ricaduta nel sonno. Ro­berto si mette ad urlare) Dov'è?

Jacqueline                     - Chi?

Roberto                         - Il tuo amante!

Jacqueline                     - Quale?

Roberto                         - Perché, ne hai parecchi?

Jacqueline                     - Oh, sì, ma vedi, gli altri vanno tutti a piedi scalzi, ecco perché non te ne sei mai accorto.

Roberto                         - (fuori di sé) Tu credi che io scherzi, vero?

Jacqueline                     - (si sdraia di nuovo) Non lo so, comunque sono scherzi che non mi divertono. Vieni a dormire e domattina ne riparliamo.

Roberto                         - Ma se il letto è ancora caldo...

Jacqueline                     - (cedendo al sonno) E con ciò cosa vuoi dire?

Roberto                         - Dico che un uomo, prima che io arri­vassi, era sdraiato accanto a te...

Jacqueline                     - Sbagli, c'è ancora, vieni, così dor­miremo tutti e tre insieme.

Roberto                         - Ah, no, lo devo trovare quel porco!... Signore, ovunque siate, uscite fuori. (Si apposta da­vanti alla porta della stanza da bagno, ma poiché nessuno esce, apre bruscamente la porta, scruta l'ambiente, sbatte la porta. Si dirige verso la fine­stra) Lo ritroverò, non aver paura! Si sarà nascosto fra i cespugli... Prenderete freddo ai piedi, signore... (Dà le spalle al pubblico. Jacqueline ha finito col riaddormentarsi. Ma tutto quel baccano sveglia in­vece Claudio il quale sì siede sul letto e guarda, abbrutito, Roberto. Roberto, continuando) ... Siete un vigliacco! (Si volta e scorge Claudio seduto sul letto. Non crede ai propri occhi) Oh!...

Claudio                         - (timidamente) Signore... Buonasera.

Roberto                         - (vorrebbe parlare, gridare, ma nessun suo­no esce dalla sua bocca. Riesce faticosamente ad inghiottire. Poi urla) Jacqueline! (Ma Jacqueline non si sveglia) Jacqueline!... (Accende un altro inter­ruttore e la scena è illuminata completamente).

Claudio                         - (posa due dita sulla spalla di Jacqueline) Scusi, signora, e è un signore che le vuol parlare.

Jacqueline                     - (a fatica, senza vedere Claudio) Chi è?

Roberto                         - Esca immediatamente dal mio letto, signore!

Jacqueline                     - Perché mi chiami signore? Non sono mica un uomo, io!

Roberto                         - Fuori, ho detto!

Jacqueline                     - Roberto, cosa hai? Stai male? (Si volta e vede Claudio. Balza dal letto e va a rifu­giarsi nelle braccia del marito) Chi è quell'uomo?

Roberto                         - Chi è quell'uomo... Chi è quell'uomo!... Ma, dico, continui a prendermi in giro? (La scuote furiosamente e la conduce davanti alla poltrona).

Claudio                         - (timidamente) Signore, stia attento, rischia di strangolarla!

Roberto                         - (lascia brutalmente Jacqueline che si afflo­scia nella poltrona. Poi, rivolto a Claudio) Zitto, se no ammazzo anche lei!

Claudio                         - Ma io...

Roberto                         - (lo prende per un braccio per farlo uscire dal letto) Esca da quel letto!

Claudio                         - Lasci che le spieghi...

Roberto                         - Taccia e fuori da quel letto! (Lo tra­scina davanti ad una seggiola) Si segga!

Claudio                         - (si affloscia sulla seggiola) Grazie.

Roberto                         - (più calmo) Capisco, non pensava di vedermi.

Claudio                         - (completamente drogato) No, vera­mente io...

Roberto                         - La prossima volta cercherò di avver­tirvi...

Claudio                         - Buona idea...

Roberto                         - (urlando) No, non ci saranno prossime volte.

Claudio                         - E perché no?...

Roberto                         - (minaccioso) Cosa vuol dire?

Claudio                         - Ma no, allora, no...

Roberto                         - La consiglio di non fare l'idiota! (Fissa Claudio negli occhi e senza volgersi alla moglie, chiama) Jacqueline! (Da un pezzo Jacqueline dorme sulla poltrona. Roberto urla) Jacqueline!

Claudio                         - (guardando Jacqueline) Io direi che dorme.

Roberto                         - (voltandosi) Dorme! (Si precipita sulla moglie e la solleva dalla poltrona) Credi forse di cavartela così?...

Jacqueline                     - (apre un occhio) Sei tu, Roberto?... Come stai?...

Roberto                         - Chi è quell'individuo?

Jacqueline                     - Stai ancora parlando delle scarpe?

Roberto                         - (la scuote a lungo) Ah, no, questa volta mi risponderai, perbacco!

Claudio                         - (rivolto a Roberto) Signore, scusi, mi dia retta!...

Roberto                         - (lascia cadere Jacqueline sulla poltrona e si dirige verso Claudio) Il suo nome!

Claudio                         - Claudio Masure.

Roberto                         - Il mio nome, signore, è Roberto Giraux.

Claudio                         - (gli porge la mano) Piacere.

Roberto                         - (furioso) ... Marito della signora.

Claudio                         - Complimenti!

Roberto                         - (urlando) Ah, mi prende anche in giro!

Claudio                         - Non mi permetterei mai, signore!

Roberto                         - Silenzio! Cosa fa qui, in casa mia?

Claudio                         - Dormivo.

Roberto                         - Giovanotto, non ho voglia di scherzare.

Claudio                         - (vacilla) Perché?

Roberto                         - (lo agguanta per la camicia) La smetta! (Urla) Jacqueline!... Jacqueline!

Claudio                         - (urlando anche lui) Jacqueline!

Roberto                         - (lascia Claudio e solleva di nuovo Jacqueline fra le braccia) Ridorme. E svegliati una buona volta, perbacco! (La porta al cospetto di Clau­dio quasi a ottenere una spiegazione) Allora?

Jacqueline                     - Ah sei tu, Roberto!... Come stai?

Claudio                         - Buona sera, signore.

Roberto                         - Allora?

Claudio                         - Buonasera, signora.

Jacqueline                     - Ma, dico, non me lo presenti?

Roberto                         - Qui succede un macello!

Jacqueline                     - Chi è questo signore?

Roberto                         - Claudio Mazure, forse il suo nome ti rischiarerà le idee.

Claudio                         - Non con la «z», con la «s», se non le spiace. Masure. I miei rispetti, signora.

Jacqueline                     - Molto lieta. (A Roberto) E' un amico tuo?

Roberto                         - Acc!... (La scuote ancora) Senti, se continui a burlarti di me, ti giuro che finisce male!

Jacqueline                     - Ma si può sapere perché mi mal­tratti a questo modo?

Roberto                         - Vuoi rispondermi una buona volta? Dove hai conosciuto questo individuo?

Jacqueline                     - E come vuoi che lo sappia! Che domande!

Claudio                         - Posso parlare?...

Roberto                         - Stia zitto, a lei non ho chiesto nulla. (Alla moglie) Dove lo hai conosciuto?

Claudio                         - (appoggiandosi a Roberto) Vede, la signora non mi conosce affatto...

Roberto                         - (respinge Claudio) Ah, questa è dav­vero buona! Tu non lo conosci?... Questo è il col­mo! Lei passava semplicemente di qui... e...

Claudio                         - Proprio così...

Roberto                         - Lei passava di qui?

Claudio                         - Sì, passavo... (Si siede. Roberto prende dal cassettone una rivoltella e la punta verso Clau­dio. Claudio si alza in piedi) No, io non passavo affatto, io...

Roberto                         - Silenzio. (Si volta verso la moglie che dorme di nuovo e chiama) Jacqueline!

Claudio                         - Dorme, signore.

Roberto                         - (non riesce a svegliarla: si volta e scorge Claudio mezzo addormentato sulla seggiola) Com­plimenti!... Deve essere stata proprio una notte fuori del comune! (Poiché i due sono completa­mente immersi nel sonno, tira in aria un colpo di rivoltella. 1 due scattano in piedi. Rivolto a Clau­dio) Senta, le giuro che se ha il coraggio di addor­mentarsi ancora una volta, non si sveglierà più perché io l'ammazzo come un cane! Non si dimentichi che l'ho trovata in flagrante delitto d'adulterio! Mi ascolti : non faccia l'imbecille! (Alla moglie) E nean­che tu!

Jacqueline                     - Ah, sei tu, Roberto.... Come stai?

Roberto                         - Acci...

Jacqueline                     - Che hai, si può sapere?

Roberto                         - (urla) Basta! (La getta sul divano, poi volto a Claudio) Lei come si chiama?

Claudio                         - Claudio Masure... con la «s».

Roberto                         - Lo so, lo so, me l'ha già detto.

Claudio                         - Ho avuto un guasto alla macchina.

Roberto                         - Ed è venuto qui a cercar aiuto?

Claudio                         - Sì.

Roberto                         - Ed è entrato in questa casa?

Claudio                         - Sì.

Roberto                         - Ed ha trovato mia moglie?

Claudio                         - Cioè...

Roberto                         - Cose che non capitano tutti i giorni, vero? Una donna sola in una campagna deserta! E allora si è detto...

Claudio                         - Io non mi sono detto proprio nulla.

Roberto                         - Taccia: ora parlo io. Capisco, capisco; ha discorso del più e del meno, è venuto a sapere che il marito era assente... un'occasione simile non me la lascio scappare, si è detto...

Claudio                         - Si sbaglia...

Roberto                         - Silenzio! (Rivolto alla moglie addor­mentata sul letto) E tu, sfacciata, non ti vergogni? In meno di un'ora ti sei lasciata sedurre da un uomo, forse in mezz'ora!... E questa è la donna che porta il mio nome! (Rivolto a Claudio) E lei! Lei si è detto...

Claudio                         - Le assicuro che non mi sono rivolto una sola parola!

Roberto                         - Certo non pensavate che io potessi arrivare un giorno prima del previsto!

Claudio                         - Io, veramente...

Roberto                         - Giovanotto, quando ci si atteggia a seduttore, bisogna prevedere tutte le situazioni! Mi domando come fa una donna onesta a cedere alle lusinghe di un simile cretino!

Claudio                         - Ecco, adesso lei esagera.

Roberto                         - (punta su lui la rivoltella) Sono nel mio diritto.

Claudio                         - Fossi in lei poserei quell'arnese, non vorrei che avesse a pentirsene dopo.

Roberto                         - Non tema, se l'ammazzassi, non pro­verei alcun rimorso.

Claudio                         - Scherza, vero?

Roberto                         - Tutt'altro, vedrà! (Si avvicina, anzi, a Claudio e lo minaccia con la rivoltella).

Claudio                         - Se spara, rischia la ghigliottina...

Roberto                         - Ho la legge dalla mia, verrò prosciolto.

Claudio                         - Come fare per convincerla?

Roberto                         - Tutto è inutile!

Claudio                         - Eppure io le assicuro. Rifletta, per favore... Pensi allo scandalo, pensi ai titoli sui gior­nali: l'assassino di Humières.

Roberto                         - L'assassino di Humières?

Claudio                         - Eh, già, la sua fotografia in prima pagina.

Roberto                         - La mia fotografia? Crede?

Claudio                         - Non c'è dubbio.

Roberto                         - (posa la rivoltella) Forse ha ragione.

Claudio                         - Meno male che mi trovavo qui. Senza di me avrebbe commesso una bestialità.

Roberto                         - Mi ha dato una buona idea: la sua fotografia verrà pubblicata sui giornali.

Claudio                         - Sarebbe a dire?

Roberto                         - Certo, perché io sporgo denuncia con­tro di lei: il satiro della foresta di Compiègne.

Claudio                         - Io?

Roberto                         - Il mostro del mio sogno!

Claudio                         - Del suo sogno?

Roberto                         - La casa si chiama «Il mio Sogno».

Claudio                         - Non è vero.

Roberto                         - Sì, invece!

Claudio                         - No, volevo dire, non lo farà!

Roberto                         - Vedrete! Non mi fate pietà! Nessuno dei due! Vado subito a denunciarvi. (Sfinge Clau­dio che cade sul letto) Avrete presto mie notizie! (Esce furioso).

Claudio                         - (si alza) Signore, aspetti un momento... (Si sforza di stare in piedi ma ricade sul letto accanto a Jacqueline. Roberto ritorna in scena in fretta per mettersi le scarpe).

Jacqueline                     - (nel sonno circonda con le braccia il collo di Claudio) Amor mio, prendimi fra le tue braccia...

Roberto                         - Oh, svergognata! (Si precipita verso il letto e fa alzare Jacqueline).

Jacqueline                     - Sei tu, Roberto... Come stai?

Roberto                         - (la trascina e la lascia cadere sulla pol­trona) Credevi che fossi già andato via! No, non vado più dai gendarmi...

Jacqueline                     - Che c'entrano i gendarmi?

Roberto                         - Non voglio farmi ridere in faccia da tutti! (A Claudio) Be'? Era quello che voleva, no?

Claudio                         - Oh, no... veramente...

Roberto                         - Ma sì, lo dica! Ai cornuti si ride sem­pre in faccia.

Jacqueline                     - Perché Roberto, sei cornuto?

Roberto                         - Fai la spiritosa... Continua, fallo pure! Cerchi di esasperarmi e ancora non ho capito che gioco fai, ma riderà bene chi riderà l'ultimo. Ho ritrovato tutta la mia calma! Prima no, mi sono arrabbiato; ma ora sono nel pieno possesso delle mie facoltà!

Jacqueline                     - (col dito fa cenno a Roberto di acco­starsi. Domanda all'orecchio) Chi è quel signore?

Roberto                         - (urla come un dannato) Basta, per­bacco, basta! (Jacqueline ricasca sulla poltrona, Roberto percorre la stanza a grandi passi) Ho deciso di farvi anch'io una sorpresina della quale vi ricor­derete per un pezzo!... Se credete di poter pren­dere in giro un uomo come me, sbagliate di grosso. La mia vendetta sarà terribile. (Si accorge che i due stanno dormendo) Si direbbe che la mia con­versazione non v'interessi affatto! Benissimo, ne riparleremo domani, allora! (Spegne tutte le luci e si siede sulla seggiola. Cerca d'installarsi comoda­mente per la notte. Dopo alcuni vani tentativi, guarda il letto con desiderio. Dopo un po' si decide e si sdraia accanto a Claudio. Claudio, nel sonno, gli passa un braccio intorno al collo. Roberto glielo allontana furiosamente) Ah, questo poi no!

QUADRO SECONDO

 (Pochi minuti dopo, il sipario si alza. E' il mattino seguente. Fuori il sole è alto. Tutti dormono. Jacqueline nella poltrona, i due uomini sul letto. Squilla il telefono. Jacqueline si sveglia penosamente. E' meravigliatissima di trovarsi nella poltrona. Si alza un po' anchilosata, si stira come un gatto e sbadi­gliando, prende il telefono).

Jacqueline                     - (non del tutto sveglia) Pronto... Sei tu, Olga?... Ma che ora è, scusa?...'Le nove e mezzo?... Sì, mi hai svegliata... Dio mio, quanto ho dormito!... Si vede che quel sonnifero mi ha fatto un tale effetto che mi sono addormentata in poltrona. (Ride. Claudio si sveglia, si siede sul letto ed ascolta la conversazione) ... E figurati che sogno ho fatto!... Adesso te lo racconto: mi trovavo a letto con un uomo che non conoscevo!... Mio ma­rito arriva, ci sorprende, ci sveglia e comincia a urlare come un pazzo! Come un pazzo, ti dico! (Ride) Si fanno sogni così buffi!... Dimmi, piutto­sto, hai visto Gianni?... Che ti ha detto?... Viene stasera!... Che bellezza!... Grazie, Olghetta, non puoi immaginare come sono felice... Sì, anche Ro­berto arriva stasera!... Sarà certamente contento di vederlo... lui si annoia con me, sai... Sì, ti tele­fono lunedì... e ti racconterò tutto... Un bacio grosso e grazie ancora... a lunedì... (Radiosa, felice, appende il microfono. Va ad aprire le tende. Si volta e vede i due uomini nel letto. Emette un pic­colo grido incredulo) Roberto!... (Lo scuote).

Roberto                         - (si sveglia sobbalzando) Ah, sei tu. Jacqueline, come stai?...

Jacqueline                     - Sei arrivato stanotte?

Roberto                         - Lo sai che non mi piace esser sve­gliato così all'improvviso? (Non scorge Claudio se­duto sul letto).

Jacqueline                     - Ma cosa succede... Perché non hai messo a dormire il tuo amico nella stanza sopra il garage?

Roberto                         - (che appartiene alla categoria di gente lenta a svegliarsi al mattino) Quale garage? Quale amico?

Jacqueline                     - Su, bravo, svegliati.

Claudio                         - Buongiorno a tutti!

Roberto                         - (si volta e vede Claudio) Ah, eccolo qua!

Jacqueline                     - Roberto, quando ti decidi a pre­sentarmelo?

Roberto                         - Ci risiamo! Dammi dieci minuti di tempo per svegliarmi completamente e poi sistemo io le cose.

Jacqueline                     - (di buon muore, malgrado tutto, si rivolge a Claudio e sorride) Allora mi presen­terò da sola: Jacqueline Giraux.

Claudio                         - Claudio Masure. Molto lieto, signora.

Roberto                         - Zitti! Vammi a fare una tazza di caffè.

Claudio                         - Posso osare di chiederne una anche per me?

Jacqueline                     - Non. so se lei conosce bene mio marito, ma le assicuro che fino a mezzogiorno è di un umore che bisogna prenderlo con le pinze.

Roberto                         - (cercando di non arrabbiarsi) Smettila e va' a fare il caffè.

Jacqueline                     - Non sono la tua donna di servizio.

Roberto                         - Niente ironia, per piacere.

Jacqueline                     - Mi potresti parlare in modo più gentile.

Roberto                         - (prende Claudio come testimone) La sente! Dovrei anche essere gentile con lei!

Claudio                         - Glielo chieda con un bel sorriso, altri­menti non ci dà il caffè... e francamente a me, la mattina, il caffè piace proprio...

Roberto                         - (è evidente che cerca di dominarsi) Vorresti avere la bontà di prepararci il caffè.

Jacqueline                     - Per favore...

Roberto                         - Per favore...

Jacqueline                     - (ironica) Mogliettina mia adorata...

Roberto                         - Acci...

Claudio                         - (lo spinge col gomito) Mogliettina mia adorata... cosa le costa...

Roberto                         - (furioso, ma cercando di controllare la propria voce) Mogliettina mia adorata!

Jacqueline                     - Ah, come sarebbe bella la vita se tu fossi sempre così bene educato! (Esce).

Claudio                         - In fondo la signora ha ragione.

Roberto                         - Ha un bel coraggio, lei! (Si sdraia con la ferma intenzione dì riprendere a dormire).

Claudio                         - Mi scusi, signore, ma io dovrei parlarle...

Roberto                         - Ah, no, ora no. Forse non se ne sarà ancora accorto, ma al mattino mi costa una fatica enorme svegliarmi. Ieri non riusciva lei a stare in piedi. Oggi tocca a me. Mi lasci in pace, almeno finché non ho bevuto il caffè.

Claudio                         - Non ha dormito bene?

Roberto                         - (sempre controllato/) No, direi proprio di no.

Claudio                         - Eppure io debbo dirle...

Roberto                         - Quello che so, per il momento, mi basta. (Si sdraia di nuovo).

Claudio                         - Eppure c'è una cosa che la sorpren­derebbe...

Roberto                         - Di sorprese ne ho avute anche troppe. Mi lasci dormire ancora dieci minuti.

Claudio                         - Vede, io non sono stato a letto con la signora Garreaux.

Roberto                         - E chi è la signora Garreaux?

Claudio                         - Sua moglie.

Roberto                         - Giraux...

Claudio                         - (stupito) Avevo capito Garreaux. Mi scusi... Sì, ho dormito nel suo stesso letto, ma in realtà non sono stato a letto con lei... come lei forse avrebbe il diritto di supporre...

Roberto                         - (compiendo un nuovo sforzo per domi­narsi) Senta... Come può constatare stamattina sono perfettamente calmo. Fra poco avremo una spiegazione presente mia moglie. Nel frattempo le sarei grato se mi lasciasse dormire. (Si sdraia ancora).

Claudio                         - (alzandosi) Ah no, signore, la verità la deve sapere subito!... Accortomi del guasto alla mac­china, ho camminato per un'ora circa in aperta cam­pagna e poi sono entrato nella prima casa che ho tro­vato. (Roberto sembra dormire) Mi ascolta, vero?

Roberto                         - (mezzo addormentato) Certo, certo, co­me no?

Claudio                         - Nella casa, cioè qui, non c'era anima viva. Poi sono stato preso da un sonno indicibile e mi sono permesso di mettermi a dormire.

Roberto                         - Accanto a mia moglie?

Claudio                         - No, signore. Quando mi sono sdraiato in questo letto, sua moglie non c'era, glielo posso giurare.

Roberto                         - Allora, sarebbe stata mia moglie a cori­carsi accanto a lei, senza accorgersene?

Claudio                         - Non vedo altre soluzioni.

Roberto                         - (si alza) Signor Masure... si rende sì o no conto di quanto la sua storia sia inverosimile?

Claudio                         - Può sembrarlo, ma è la pura verità.

Roberto                         - Può darsi che io accetti la sua versione, ma prima voglio interrogare mia moglie.

Claudio                         - Le sono obbligato, signore.

Roberto                         - Voglio sperare che non mi abbia detto bugie.

Claudio                         - Non è nelle mie abitudini.

Roberto                         - Nel frattempo, mi lasci dormire un po­chino. Ho passato una nottataccia. (Si rimette a dor­mire. Claudio lo guarda, poi non sapendo che fare, inizia la sua ginnastica da camera. Dopo poco en­tra Jacqueline).

Jacqueline                     - (portando il caffè. Ha indossato un abito grazioso) Roberto!... Il caffè è pronto. Claudio [ventre a terra, esegue gli esercizi fisici) Signor Giraux. Il caffè è pronto.

Roberto                         - (alza penosamente il capo) Vammi a prendere un'aspirina. (Jacqueline lo guarda senza muoversi).

Claudio                         - (sempre a ventre a terra) Senza dubbio suo marito voleva dire : «Vuoi avere la bontà di portarmi un'aspirina, per favore, mogliettina mia adorata». (A Roberto) Non è così?

Jacqueline                     - Ah, allora la cosa cambia aspetto! (A Roberto) Subito, amoruccio mio. (Fa per andarsene).

Claudio                         - Poiché lei, signora, è un vero angelo, può favorirne una anche a me?

Jacqueline                     - Con piacere. (Fa di nuovo per an­darsene).

Claudio                         - : E se ne prendessimo due ciascuno, si­gnor Giraux?

Roberto                         - (di umore scontroso) Non mi oppongo.

Jacqueline                     - (molto gaia) Due più due fa quattro: quattro pasticche di aspirina per i signori. (Esce).

Claudio                         - (riprende i suoi esercizi fisici) Sua mo­glie è molto carina, lo sa?

Roberto                         - Cosa?

Claudio                         - (aumenta il ritmo della ginnastica) Di­cevo: sua moglie è molto carina, lo sa?

Roberto                         - (corrucciato) Si... Grazie... Sentiremo poi la sua versione.

Claudio                         - Mette in dubbio la mia parola?

Roberto                         - Desidero controllarla.

Claudio                         - (esercita le braccia) Lei mi sta irritando... sarebbe la prima volta in vita mia.

Roberto                         - E stia fermo, perbacco! Ho un mal di testa atroce e vedere lei che fa il mulino a vento, mi dà le vertigini. (Claudio siede ma continua la gin­nastica) Oh!

Jacqueline                     - (entra) Ecco le pasticche di aspirina per i signori. (Porge un bicchiere a ciascuno. 1 due uomini si servono di un cucchiaio per agitare il con­tenuto. Jacqueline ha una tazza di caffè in mano e sì siede sulla poltrona, poi con aria mondana) Non mi avevi mica detto che conoscevi il signor Masure... (Roberto è talmente sorpreso da rimanere soffocato. La bevanda gli va di traverso. Claudio lo aiuta dan­dogli due colpetti sulla schiena) Che ti succede?

Roberto                         - (finalmente sollevato) Ma io non l'ho mai conosciuto!

Jacqueline                     - (sorpresissima, grida) Come? Non lo conosci?

Roberto                         - (si alza furioso e grida) Niente strilli, per favore! (Si risiede e si calma) Non perdiamo la calma e rispondi alle mie domande. (Claudio sbatte leggermente il cucchiaio contro il suo bicchiere per richiamare l'attenzione di Roberto) Che c'è?

Claudio                         - (suggerisce) Sii così gentile...

Roberto                         - Come?

Claudio                         - Sii così gentile da rispondere alle mie domande.

Roberto                         - E va bene. Mi vuoi dire sì o no... (Clau­dio sbatte ancora il cucchiaino contro il suo bic­chiere) Sii così gentile da dirmi in che modo sei an­data a letto ieri sera.

Jacqueline                     - Sarebbe a dire?

Roberto                         - Rispondi subito! (Claudio fa cenno di disapprovazione) E lei la smetta di fare segnalazioni! (Claudio assicura a cenni che non si mischierà nella conversazione. Roberto rivolto alla moglie) Allora?

Jacqueline                     - Presto detto: da tre notti non riu­scivo a chiudere occhio e così ho bevuto mezza boc­cetta di sonnifero. Volevo bere l'altra metà già pronta nel bicchiere, quando ho deciso di fare una pas­seggiatina... Dopo di che non ricordo nulla, so solo di essermi ritrovata qui stamattina su questa poltrona.

Claudio                         - (trionfante) Lo vede, lo vede, signor Gi­raux. E' evidente che io sono entrato in casa men­tre la signora faceva la passeggiatina... Sì, sì... ora ri­cordo tutto! Sul tavolino c'era una caraffa d'acqua ed un bicchiere, ed io, morto di sete, mi sono permesso di bere. Insomma, ho bevuto la miscela preparata dalla signora Giraux e, completamente narcotizzato, mi sono sdraiato sul letto. Più tardi, sua moglie, nelle mie stesse condizioni di narcosi, si è coricata senza scorgermi... E' talmente chiaro...

Roberto                         - Può darsi che ci sia del vero in quanto state dicendo, ma ammetterete che come storia si regge male in piedi!

Jacqueline                     - Allora non ho sognato: lei era pro­prio a letto con me!

Claudio                         - (con molta educazione) Sì, signora.

Jacqueline                     - (a Roberto) E tu lo conosci?

Roberto                         - Chi?

Jacqueline                     - Lui!

Roberto                         - No.

Jacqueline                     - (sdegnata) E l'hai trovato nel mio letto?

Claudio                         - (con un sorrisetto idiota) Sì.

Jacqueline                     - (in un crescendo dì sdegno) Ed è questo tutto l'effetto che ti ha fatto?

Roberto                         - Andiamo, Jacqueline, andiamo...

Jacqueline                     - Benone!... ecco l'uomo che ho sposa­to!... L'uomo del quale porto il nome! Bella prova d'amore. (Roberto fa per parlare).

Roberto                         - Ma...

Jacqueline                     - Ah no, ti prego, almeno sta' zitto! Sa­pevo di non significare niente per te, ma fino a que­sto punto, è troppo!

Roberto                         - Jacqueline...

Jacqueline                     - Ma come, trovi tua moglie a letto con uno sconosciuto e non batti ciglio!

Roberto                         - Ah, per questo ho gridato e come! Vero?

Jacqueline                     - Ha gridato?

Claudio                         - Si, signora, su questo non c'è dubbio. Ha gridato e come!

Jacqueline                     - Zitti tutti e due! (Amara) Hai gri­dato!... (Collerica) Non basta gridare in certi casi! Che uomo sei? Dovevi scaraventarlo fuori!

Claudio                         - Ora la signora esagera.

Jacqueline                     - Lei è fortunato che io non sia un uomo. Perché se io avessi trovato mia moglie a letto con uno sconosciuto, a quest'ora lei sarebbe all'ospe­dale! (Al marito) Il mio onore dove va a finire?!

Roberto                         - Ma Jacqueline...

Jacqueline                     - Lo so, lo so... del mio onore tu te ne infischi! Figuriamoci!

Claudio                         - Signora, permetta: poiché suo marito le sta spiegando...

Jacqueline                     - Non mi sta spiegando un corno!

Roberto                         - Corno? Ma perché parli così, Jacqueline?

Claudio                         - Signor Giraux, si spieghi!

Roberto                         - (lo sguardo vuoto) Cosa?

Claudio                         - Si spieghi con sua moglie.

Roberto                         - (sbalordito) Io? E cosa vuole che spieghi?

Claudio                         - La sua condotta.

Roberto                         - Io direi che qui si esagera!

Jacqueline                     - Sì sì, mettetevi pure d'accordo! Ma non crediate che io accetti le vostre menzogne.

Roberto                         - (si alza furente) Basta, perbacco, basta! In collera sono io, non tu!

Jacqueline                     - E io lo sono perché tu non lo sei abbastanza.

Roberto                         - (si risiede) La mia povera testa!

Claudio                         - (gli forge l'acqua con l'aspirina) Prenda anche la mia, non l'ho finita.

Roberto                         - (prende il bicchiere e beve) Grazie.

Jacqueline                     - (a Claudio) Esca da questa casa!

Claudio                         - Ma signora...

Jacqueline                     - (urla) Fuori di qui!

Roberto                         - Smettetela di gridare! Perdiana! Ho mal di testa!

Jacqueline                     - Vuole andarsene sì o no? (Impugna la rivoltella e minaccia Claudio).

Claudio                         - (sì alza, braccia in aria, Jacqueline lo segue. Lui retrocede) Ci risiamo...

Jacqueline                     - Senta, io conto fino a tre e poi sparo... Uno...

Roberto                         - Jacqueline, smettila!

Claudio                         - Suo marito ha ragione.

Jacqueline                     - Ha paura?

Claudio                         - Sì, signora. (Prende Roberto a testi­mone) Lei cosa ne dice? Si metta al mio posto!

Roberto                         - No, grazie, sto bene qui.

Claudio                         - Almeno dica a sua moglie di posare quell'arnese.

Roberto                         - (timidamente) Jacqueline, sii così gentile da...

Jacqueline                     - (si volta verso il marito bruscamente e lo minaccia) Se osi ancora aprire bocca, ammazzo te per primo.

Claudio                         - Quante pallottole ci sono nel caricatore?

Jacqueline                     - Due.

Claudio                         - Troppe. Bastava una!

Jacqueline                     - Ma io stavo contando... Uno, due...

Claudio                         - Ah!

Jacqueline                     - Adesso sparo, sa!

Claudio                         - Dica qualche cosa lei, signor Giraux.

Roberto                         - Se parlo, il primo colpo è per me.

Jacqueline                     - Due e mezzo!...

Claudio                         - Mi scusi signora, ma io metterei la sicura.

Jacqueline                     - Quale sicura?

Claudio                         - (mostrandogliela col dito) Lì, quel piro­lino in basso...

Jacqueline                     - Quale pirolino? (Claudio si avanza timidamente per prenderle la rivoltella, Jacqueline fa per impedirglielo. Un colpo parte. Jacqueline svie­ne nelle braccia di Claudio).

Roberto                         - (si precipita) Jacqueline!

Claudio                         - Morta?

Roberto                         - (le prende il polso) No, svenuta.

Claudio                         - Meglio così. (La coricano su una seg­giola).

Roberto                         - (le massaggia le mani) Hai visto, tesoro, quei gingilli sono pericolosi.

Jacqueline                     - (rinviene, ed è dolcissima) Ah sei tu, Roberto... come stai?... Dove mi trovo?

Claudio                         - A sei chilometri da Humières.

Jacqueline                     - (guardando Claudio) Lei è ancora qui?!

Claudio                         - Grazie a Dio! C'è mancato poco che non ci fossi più! Non avrebbe qualcosa di forte? (ri­volto a Roberto).

Roberto                         - Non occorre, si è già riavuta.

Claudio                         - Non per la signora, per me.

Roberto                         - Subito. (Lascia le mani della moglie per abbandonarle in quelle di Claudio) Gliela affido. (Claudio prende le veci di Roberto e continua a mas­saggiarle le mani. Il massaggio finisce in lievi carez­ze. Jacqueline riacquista le forze e accortasi che Clau­dio le è accanto, gli dà un colpo sulle dita) Bevia­moci un bicchierino. (Porge un bicchiere a tutti).

Claudio                         - (alza il suo calice) Alla salute della si­gnora. (Accosta il suo bicchiere a quello di Roberto. Bevono tutti e tre).

Roberto                         - Mi sento meglio.

Jacqueline                     - (si alza) Credo che abbiamo scher­zato abbastanza.

Claudio                         - Ah, perché la signora stava scherzando?

Roberto                         - (ride come uno sciocco) Sì, proprio!

Jacqueline                     - (urla) Roberto!

Roberto                         - (cessa di ridere) Che cosa?

Jacqueline                     - Scaraventalo fuori!

Roberto                         - Subito, cara. (Toglie il bicchiere di ma­no a Claudio) Dov'è la sua macchina?

Claudio                         - A tre chilometri circa.

Roberto                         - Senta, tanto per finirla, tiro fuori la mia e l'accompagno.

Claudio                         - Molto gentile. (Roberto esce. Claudio si rimette giacca e cravatta, giungono dal di fuori rumori strani).

Roberto                         - (ritorna) Ora che mi ricordo c'è qual­cosa che non va. Deve essere la messa in moto.

Claudio                         - Deve saperla lunga in fatto di macchine.

Roberto                         - Me la sbrigo in cinque minuti. (Esce).

Claudio                         - (a Jacqueline) Speriamo che non sia nulla di serio. (Viene a sedersi accanto a lei e si prende un'altra tazza di caffè) Permette, vero?... (Dopo un po') Strano, che lei non ricordi proprio nulla...

Jacqueline                     - Glielo ho già detto.

Claudio                         - (tristemente) Beata lei.

Jacqueline                     - E perché?

Claudio                         - Perché io penserò a lei per un pezzo e mi dispiace immensamente lasciarla.

Jacqueline                     - Non dica sciocchezze, non ho voglia di sentire le sue storie,

Claudio                         - (enigmatico) Certo, non può compren­dere!

Jacqueline                     - Non c'è niente da comprendere. Noi non ci conosciamo affatto e lei proseguirà per la sua strada.

Claudio                         - Magnifico!... e così io sarò passato nella sua vita senza lasciare alcuna traccia.

Jacqueline                     - Non adoperi frasi fatte, per favore.

Claudio                         - Meglio così, del resto... Lei non saprà mai...

Jacqueline                     - Non saprò mai che cosa?

Claudio                         - (sempre più lirico) No, non mi chieda nulla. Molto meglio così, glielo assicuro.

Jacqueline                     - Non faccia il misterioso.

Claudio                         - Sì, sì... me ne vado... Però mi è difficile lasciarla senza provare una certa malinconia... dopo le due stupende ore che...

Jacqueline                     - Di quali stupende ore parla?

Claudio                         - Mi scusi, ho parlato troppo. Eppure avrei voluto che lei, proprio lei ignorasse per sempre...

Jacqueline                     - Che cosa dovrei ignorare? Vuole spie­garsi insomma?

Claudio                         - Sul serio non ricorda nulla... proprio nulla?

Jacqueline                     - E cosa dovrei ricordare?

Claudio                         - (lirico di nuovo) Nulla... Chissà.

Jacqueline                     - (comincia a spazientirsi) Senta, se non me lo vuol dire, non ne parliamo più e se ne vada.

Claudio                         - (fa finta di andarsene, ma sulla soglia si volta) Le giuro che suo marito non saprà mai niente.

Jacqueline                     - Ah, perché c'è qualche cosa che mio marito non dovrebbe sapere?

Claudio                         - Eh! direi di sì.

Jacqueline                     - (allarmata) Ma cosa cerca d'insinua­re? Si spieghi insomma, parli! Dica!

Claudio                         - Ebbene, sì, non posso più tacere... Pri­ma che suo marito arrivasse... No, no... non ho il di­ritto di parlare.

Jacqueline                     - (congelata) Lei oserebbe insinuare?!... Oserebbe?

Claudio                         - Non insinuo, signora: lo affermo.

Jacqueline                     - Allora lei ha abusato del mio stato incosciente!

Claudio                         - No, signora, non lo dica! Se avessi sup­posto, per un attimo solo, che lei non era in sé, ora lei avrebbe tutto il diritto di prendermi a schiaffi! Ma io non ho notato nulla di anormale in lei, glielo giuro.

Jacqueline                     - Lei allora avrebbe osa...

Claudio                         - (mollemente) Perdoni la franchezza, si­gnora, ma è stata piuttosto lei... che...

Jacqueline                     - Io?!

Claudio                         - Eh! direi...

Jacqueline                     - Sfacciato!... Lei avrebbe dovuto... avrebbe dovuto...

Claudio                         - Sì, lo so, avrei dovuto difendermi...

Jacqueline                     - No!

Claudio                         - Non avrei dovuto difendermi?

Jacqueline                     - Sì! Non è possibile!... Ma che sta dicendo?

Claudio                         - Eppure...

Jacqueline                     - Avrei dovuto accorgermi di qualche cosa io?! Non le pare?

Claudio                         - E' questa mancanza di memoria che mi offende, perché ieri sera - glielo assicuro - aveva l'a­ria di essere perfettamente in sé.

Jacqueline                     - Il sonnifero l'ha preso anche lei, sì o no?

Claudio                         - L'ho detto semplicemente per tranquil­lizzare suo marito. Il bicchiere deve averlo finito lei perché io non ho bevuto affatto!

Jacqueline                     - Che orrore!

Claudio                         - (le prende la mano) Jacqueline, tesoro mio!

Jacqueline                     - Ma come trova il coraggio di chia­marmi « tesoro mio» !

Claudio                         - Eppure ieri sera ti chiamavo così...

Roberto                         - (affare sulla soglia) Tutto a posto.

Claudio                         - (che teneva fra le sue la mano di Jacque­line, gliela bacia rispettosamente) Arrivederla, signo­ra... (Molto corretto) Mi duole lasciarla così presto, ma spero che avrò il piacere di rivedere lei e suo marito un giorno. Mi consideri sempre come uno dei suoi più devoti amici. I miei omaggi, signora... (Si inchina ed esce).

Roberto                         - (sulla soglia si volta per dire) E' un ra­gazzo educato, devi ammetterlo anche tu.

QUADRO TERZO

 (Mezz'ora dopo).

Jacqueline                     - (è al telefono) Va bene, arrivederla, dottore. (Aggancia il microfono e resta per flessa) Oh, ma allora?!... (Si sente una macchina arrivare e fre­nare. La porta si apre bruscamente. Roberto sfinge dentro Claudio).

Claudio                         - (passando davanti a Jacqueline) Sono ancora io.

Roberto                         - Mi avete preso allegramente in giro! (Jacqueline e Claudio lo guardano muti) E dite qualcosa, perbacco!

Claudio                         - E cosa vuole che le dica? Ho cercato di spiegarglielo in macchina, ma non ha voluto ascol­tarmi.

Jacqueline                     - (a Roberto) Ti ha raccontato tutto?

Claudio                         - Io non ho detto nulla.

Roberto                         - (trionfante) Ah... confessi!

Jacqueline                     - Non è colpa mia, Roberto, ho tele­fonato al dottor Qaintencon e lui dice...

Roberto                         - Cosa c'entra il dottor Qaintencon in questa storia?

Claudio                         - Sarei curioso di saperlo anch'io!

Roberto                         - Stia zitto, mia moglie l'interrogo io. (A Jacqueline) Allora cosa ha detto il dottore?

Jacqueline                     - Ha detto che con la dose eccessiva di sonnifero che ho preso...

Claudio                         - Ma via, una cosa simile non può averla detta!

Roberto                         - Lasci parlare mia moglie. Si metta a se­dere. (L'obbliga a sedersi nella poltrona. A Jacqueline) Continua, t'ascolto.

Jacqueline                     - ... E' possibilissimo che io non ricordi nulla della notte scorsa.

Roberto                         - E dagli!

Jacqueline                     - Se non mi credi, parlaci tu.

Roberto                         - Quando la finirete di trincerarvi dietro ai sonniferi e alle macchine guaste?

Jacqueline                     - Comunque io ero incosciente! (Claudio alza la mano come uno scolaro che chiede il per­messo di parlare).

Roberto                         - Se ha qualcosa da dire, dica pure!

Claudio                         - Posso alzarmi?

Roberto                         - Per far che?

Claudio                         - Mi vengono i complessi se parlo sedu­to. (Si alza).

Roberto                         - L'ascolto.

Claudio                         - Allora lei... ieri sera mi ha scoperto nel letto di sua moglie.

Roberto                         - Che bisogno c'è d'alzarsi per dir que­sto? Si sieda!

Claudio                         - (a sua volta scoppia dalla collera) Mi la­scerà parlare sì o no? Da un'ora non faccio che ascol­tare lei e non mi è permesso d'aprir bocca. Per chi mi ha preso?

Roberto                         - (indietreggia) Non si arrabbi.

Claudio                         - Certo che mi arrabbio. Non ne posso più! Ho un carattere angelico, ma non bisogna esa­sperarmi.

Roberto                         - (conciliante) Non se la prenda... In fon­do è logico che io desideri delle spiegazioni.

Jacqueline                     - In tutti i casi, Roberto, il dottor Quaintencon m'ha detto...

Roberto                         - (molto dolcemente) Jacqueline, non vor­rei che tu irritassi il signor Masure col tuo dottor Qaintencon.

Claudio                         - Avete finito?

Roberto                         - Dicevo semplicemente a mia moglie...

Claudio                         - Stia zitto! (Parla freddamente scanden­do bene le parole) Per l'ultima volta le dico che ho avuto un guasto alla macchina.

Roberto                         - Ed io sono dispostissimo a crederle, caro signor Masure. Solamente, se mi è consentito fare un'obbiezione, trovo strano che la sua automobile non sia al posto dove l'ha lasciata...

Jacqueline                     - Ah! La macchina non c'è più?

Roberto                         - Sparita.

Jacqueline                     - E solo per questo fai tante storie? Non è che lui ti ha detto...

Claudio                         - Suo marito è impossibile!

Roberto                         - Ammetta che la cosa...

Claudio                         - Stia zitto.

Jacqueline                     - Non dovresti farmi questi scherzi, Roberto! Mi hai fatto prendere una paura... io teme­vo che lui...

Claudio                         - Vede, ha allarmato inutilmente la sua gentile signora. Ah no, se io avessi la fortuna di avere una simile donna per moglie, non le farei mai paura... al contrario!

Roberto                         - Ma...

Claudio                         - Non discuta, non sia assurdo!

Roberto                         - Un momento d'attenzione : guardatemi bene in faccia tutti e due. (Tutti e due lo guardano) Non vedete niente di anormale in me? (I due sono incuriositi) Nulla, proprio nulla?

Jacqueline                     - Girati. (Roberto si volta su se stesso) Be', cosa ci vuoi far vedere?

Roberto                         - Non ci sono che due soluzioni. O io o lui dobbiamo andare al manicomio.

Claudio                         - (lancia un urlo) Uh!

Roberto                         - (alla moglie) Lo vedi, il matto è lui!

Claudio                         - Lo so, lo so dov'è! (addita la cucina).

Roberto                         - (si volta) Chi?

Claudio                         - Ieri sera ho telefonato.

Roberto                         - Dove?

Claudio                         - Non lo so.

Roberto                         - Come?...

Claudio                         - (si precipita al telefono) Certo, devono esser venuti a prenderla... Pronto, signorina?... Ha dormito bene?

Jacqueline                     - (a Roberto) E' matto davvero!

Roberto                         - Te lo dicevo io!

Claudio                         - (spaccone) Non mi riconosce? Sono quel signore dalla lunga barba nera che le ha telefonato ieri sera.

Jacqueline                     - (sì rifugia nelle braccia del marito) Avevi ragione, bisogna chiamare aiuto.

Claudio                         - Ma via, signorina, avevo la macchina guasta... Ah, non era lei?... (Si volta ai due) Non era lei! Allora, potrebbe chiamarmi quella fanciulla dalla voce flautata che è stata tanto carina con me ieri sera... Non c'è?... E dov'è?... Non è possibile!... Come ha detto? (Agli altri due) Riprende servizio solo lu­nedì... (Al telefono) Pazienza. Omaggi, signorina. (Riaggancia) Non era lei all'apparecchio, ed io con­tinuerò ad ignorare dov'è ora la mia automobile.

Roberto                         - Davvero non lo sa?

Claudio                         - No.

Roberto                         - Questa è bella davvero! Guarda che fac­cia fa il signor Masure. (Dall'espressione di Claudio, Roberto è preso da un riso condiviso e contagioso. Dopo foco anche Claudio ride a più non posso. I due uomini sono piegati dal ridere).

Jacqueline                     - Che razza d'imbecilli (esce sde­gnata).

Roberto                         - Scherzi a parte, ora cosa pensa di fare?

Claudio                         - Sono seccatissimo.

Roberto                         - (guarda l'orologio) Sono le 11,25.

Claudio                         - E con questo?

Roberto                         - C'è un autobus per Compiègne alle tre meno un quarto... E non ho nessuna voglia di accom­pagnarla perché fra andata e ritorno sono ben 36 chi­lometri... Resterà con noi a colazione: non ci resta altro da fare.

Claudio                         - Non potrei accettare.

Roberto                         - Non vuole fare colazione con noi?

Claudio                         - Volevo dire: non potrei accettare che lei facesse 36 chilometri.

Roberto                         - Allora resta?

Claudio                         - Se non è troppo disturbo per la signora Giraux...

Roberto                         - Non sarebbe un disturbo... Ma come si fa a dirglielo?

Claudio                         - (dandogli di gomito) Non le diciamo nulla.

Roberto                         - (scoppia dal ridere) Ma sa che è un bel tipo... Appena la guardo mi viene voglia di ridere.

Claudio                         - (pure ride) Anche a me.

Jacqueline                     - (apre la porta e li trova nuovamente pie­gati dal ridere) Al manicomio ci andrete tutti e due. (I due uomini cercano di contenersi).

Roberto                         - Jacqueline, ti volevo dire una cosa... (Esita, lancia un'occhiata a Claudio).

Jacqueline                     - E dilla.

Roberto                         - Come tu sai, il signor Masure ha avuto un guasto alla macchina...

Jacqueline                     - (furente) Se non la piantate, sono io che prendo l'autobus delle tre e un quarto!

Roberto                         - Tre meno un quarto, cara, tre meno un quarto... (Scoppia dal ridere. Claudio gli dà di gomito e quello cessa immediatamente di ridere. Jacqueline esce furiosa).

Claudio                         - Se l'è presa a male!

Roberto                         - Non si può mai scherzare con lei. Rimedio subito. Ora tiro fuori la mia ben nota diplomazia. (Chiama con gentilezza) Jacqueline!... Mogliettina mia adorata! (Occhiata a Claudio) Te-soro mio!

Jacqueline                     - (appare sostenuta) Che vuoi?

Roberto                         - Pensa un po' : volevo chiedere al signor Masure... o meglio, volevo chiederti se il signor Masure... (Imbarazzato si volge a Claudio) Be', non hai nulla in contrario che il signor Masure...

Claudio                         - (finendo la frase) Resti a colazione con noi?

Roberto                         - (alla moglie) Resti a colazione con noi?

Jacqueline                     - Non c'è niente da mangiare.

Roberto                         - Questo non ha importanza, perché tanto non abbiamo fame.

Claudio                         - Veramente io...

Roberto                         - (a Claudio) Anch'io ho un appetito tremendo, ma non subirò ricatti. E va bene, poi­ché mia moglie dimostra cattiva volontà, andrò per­sonalmente a cercare un paio d'uova alla fattoria. (Jacqueline ritorna in cucina) Ha visto che maniere?

Jacqueline                     - (si affaccia dalla cucina) Già che ci sei, prendi un pollo per la cena. Gianni arriva stasera.

Roberto                         - E chi ne sapeva niente!

Jacqueline                     - Da quando sei tornato, non mi hai lasciato aprire bocca!

Roberto                         - E' un pezzo che non vediamo Gianni! Be', vado alla fattoria. (A Claudio) Se qualcuno venisse e dicesse di avere avuto un guasto alla mac­china lo scaraventi fuori.

Claudio                         - Non dubiti.

Roberto                         - A più tardi (Esce).

Jacqueline                     - (entra con un vassoio in mano) Ma lei si rende conto quanto mi sia insopportabile ve­derla ancora qui?

Claudio                         - Volevo partire, ma suo marito ha insi­stito tanto. E poi dove vuole che vada? Prima delle tre non ci sono autobus ed io detesto camminare.

Jacqueline                     - (apre l'armadio e si prepara ad appa­recchiare la tavola) Quante cose dispiacciono a questo mondo eppure si fanno lo stesso.

Claudio                         - Ha ragione! Ma io sono un po' diverso dalla massa!

Jacqueline                     - Lei è semplicemente insopportabile!

Claudio                         - Come è poco gentile! Le dirò la verità. Non è vero che io detesti camminare. Sono rimasto qui per un'altra ragione.

Jacqueline                     - (uscendo col vassoio) La prego di non ricominciare.

Claudio                         - (si reca alla finestra, da dove guarda Jacqueline apparecchiare la tavola in giardino) Non si offenda. Sono rimasto per lei e questo dovrebbe lusingarla.

Jacqueline                     - Lusingarmi? Ahaha!... Neanche per idea! (Rientra).

Claudio                         - (le sbarra il passo) Posso dirle almeno che lei è molto, molto carina?

Jacqueline                     - (sì fa strada e va a cercare altri piatti nell'armadio) Non mi fa né caldo né freddo!

Claudio                         - (la segue) Ed è di un'intelligenza supe­riore.

Jacqueline                     - (molto fredda) Ah, sì?

Claudio                         - Molte persone prima di me devono averglielo detto.

Jacqueline                     - Infatti, lei è tremendamente banale. (Ritorna in giardino per apparecchiare).

Claudio                         - Mi intimidisce.

Jacqueline                     - Proprio lei timido! Non mi faccia ridere!

Claudio                         - (alla finestra) L'apparenza inganna... quando una donna mi piace... quando sento... sor­gere in me... uno slancio sincero... divento goffo!

Jacqueline                     - (ritorna in scena) Sta perdendo il suo tempo.

Claudio                         - Quando io amo una donna, vorrei inginocchiarmi ai suoi piedi.

Jacqueline                     - (diretta in cucina) Ah, sì?

Claudio                         - Ma quasi sempre mi prendono per un imbecille.

Jacqueline                     - (ironica) Cosa mi dice?

Claudio                         - Sì, sì... le donne preferiscono gli uo­mini energici, forti... un poco... brutali.

Jacqueline                     - (esce dalla cucina) Non tutte.

Claudio                         - La maggior parte! Ma io sono un sen­timentale e c'è una cosa che mi dispiace molto...

Jacqueline                     - Cioè?

Claudio                         - Mi è difficile dirglielo. Temo che si ! arrabbi. Peccato, era una cosa molto carina.

Jacqueline                     - Dica, dica pure.

Claudio                         - Mi dispiace molto per quello che è ; successo ieri sera.

Jacqueline                     - Ipocrita.

Claudio                         - Non prenda quel tono! Veramente ieri sera ho passato i momenti più belli della mia vita...:

Jacqueline                     - (furente, torna in giardino) Basta! Ha capito?

Claudio                         - (sulla soglia) Eppure è così, benché mi dispiaccia che la nostra conoscenza sia stata così fulminea. (Jacqueline emette un gemito) Avrei pre­ferito conoscerla... avere il tempo di farle la corte.

Jacqueline                     - (dal giardino si affaccia alla finestra) Inginocchiarsi ai miei piedi!

Claudio                         - Appunto... dirle quanto lei mi piace. Sperare... temere... Soffrire per lei...

Jacqueline                     - (entra in scena) Molto?

Claudio                         - No, non tanto, ma comunque... Acqui­stare la sua fiducia a poco a poco... ricevere, sì, quello che ho ricevuto ieri, ma col suo pieno ac­cordo... mi comprende, vero?

Jacqueline                     - E come no! Avrebbe preferito ottenere il mio amore invece che il mio corpo reso incosciente dalla droga. (Entrando in cucina) Commediante!

Claudio                         - Perché? Non le sembro sincero?

Jacqueline                     - (rientra in scena) Affatto. Ma mi faccia il piacere!

Claudio                         - Lei crede davvero che io avrei potuto fare ieri sera quello che ho fatto senza... (Jacqueline vorrebbe protestare) Mi lasci dire! La colpa non è sua, né mia. Le circostanze sono state più forti di noi... Ma ciò che è successo fra noi, rimane... io non l'ho dimenticato... Non mi crede capace di amare?

Jacqueline                     - E così lei dice di non aver dimen­ticato?

Claudio                         - Non lo potrò mai!

Jacqueline                     - E in che cosa consisterebbero que­sti ricordi?

Claudio                         - Li ho impressi nel cuore, uno per uno.

Jacqueline                     - (si siede in poltrona) Allora scenda in dettagli. Avanti! Coraggio! Dettagli!

Claudio                         - (sorpreso) Come dice?

Jacqueline                     - Le chiedo di dirmi come si sono svolte le cose. Dettagli.

Claudio                         - Ma, signora, lei mi mette in imba­razzo. Ci conosciamo appena.

Jacqueline                     - Non abbiamo passato insieme due ore meravigliose prima che arrivasse mio marito?

Claudio                         - (meravigliato) Allora se ne rammenta?

Jacqueline                     - Purtroppo ho poca memoria, signore, ed è per questo che vorrei delle prove. Dettagli.

Claudio                         - Quali prove?

Jacqueline                     - Se lei non ha mentito, le sarà facile darmene una qualsiasi. Mi racconti cosa è successo ieri sera. Per filo e per segno. Avanti!

Claudio                         - (sbalordito cerca di raccontare una storia qualsiasi) E' semplicissimo. Ho avuto un guasto alla macchina...

Jacqueline                     - Abbrevi, arrivi a casa.

Claudio                         - Sono giunto tardi. Ho bussato. Nes­suno rispondeva. Sono entrato. Lei dormiva. Stavo per andarmene in punta di piedi, quando lei si è svegliata. Le ho chiesto il permesso di telefonare a un garage. Finita la comunicazione mi sono avvi­cinato a lei per ringraziarla. Era attraentissima e sor­ridente...

Jacqueline                     - Ah! Sorridevo! Ma guarda un po'. E come sorridevo?

Claudio                         - Così. (Sorride) Io le ho porto la mano e lei mi ha allungato la sua... Il suo sguardo era più che adorabile... la sua mano più che calda­ia mia no, era fredda... Devo continuare?

Jacqueline                     - Certo, è talmente interessante, sia­mo appena in principio. Mani calde, mani fredde. E poi?

Claudio                         - Lei disse: che mano gelida!... ed io risposi: ma il mio cuore brucia.

Jacqueline                     - Originale! Ci sa fare con le donne, lei!

Claudio                         - Ieri sera no... ero molto turbato...

Jacqueline                     - E poi? Avanti, vuol continuare, prego?

Claudio                         - Fu lei a parlare...

Jacqueline                     - Lasci stare i discorsi e arriviamo al fatto!

Claudio                         - (è congelato. Tace fer un momento come a cercare l'ispirazione) Scambiata qualche frase, lei mi ha passato una mano fra i capelli, dicen­domi: di dove vieni, bello sconosciuto?

Jacqueline                     - (sorpresa) Io ho detto proprio così?

Claudio                         - Sono le parole esatte!

Jacqueline                     - Non dovevo vederci bene... può capitare insomma. E poi?

Claudio                         - (sempre più imbarazzato) Poi... l'ho presa fra le braccia... così...

Jacqueline                     - No, no. Niente dimostrazioni. Rac­conti. Finora non ho avuto prove...

Claudio                         - Ma che prove desidera?

Jacqueline                     - Continui, continui. Mi dia almeno una prova. Una prova inconfutabile.

Claudio                         - Visto che ci tiene tanto!... Ora dovrà essere lei a dirmi « basta! ». Dove eravamo arrivati?

Jacqueline                     - Al momento in cui mi prendeva fra le braccia.

Claudio                         - Sì... fu allora che rimasi meraviglio­samente sorpreso.

Jacqueline                     - Perché?

Claudio                         - Fino allora mi era sembrata calma... Invece, dopo il primo bacio è diventata una tigre! E' stata lei a cercare ancora la mia bocca e le sue labbra erano calde, infinitamente calde... (Claudio prende gusto al proprio gioco. Jacqueline resta imperturbabile) Non era più la stessa! Sotto le mie carezze il suo corpo fremeva... Mi cingeva con le braccia... mi ha preso la mano...

Jacqueline                     - Sempre fredda?

Claudio                         - No, cominciava a scaldarsi. E mi ha detto: guardami, angelo mio!

Jacqueline                     - (molto meravigliata) Angelo mio?

Claudio                         - Angelo, sì. Poi il desiderio è stato più forte della ragione... Non ho più resistito...

Jacqueline                     - E poi?

Claudio                         - Be'... tutto qui!

Jacqueline                     - Tutto qui?

Claudio                         - Oh, no, ma...

Jacqueline                     - E allora avanti. Cosa è successo dopo?

Claudio                         - Potrei avere un bicchier d'acqua?

Jacqlieline                     - Più tardi. Avanti.

Claudio                         - Ripensando a quello che è avvenuto ieri sera, mi è venuto sete.

Jacqueline                     - Fenomeni nervosi... Inghiotta uri po' di saliva e prosegua.

Claudio                         - Ci tiene proprio a conoscere tutti i particolari?

Jacqueline                     - Sì. Tutti.

Claudio                         - (la guarda stupito) Scusi, ma questo è vizio bello e buono.

Jacqueline                     - Tutt'altro. Come può constatare sono calmissima. Voglio solo sincerarmi che lei dice la verità. Continui.

Claudio                         - (sospira) E allora continuiamo.

Jacqueline                     - Avanti, siamo rimasti all'angelo.

Claudio                         - (in tono esaltato) Già... E allora ci siamo abbracciati ancora... Credevo di sognare... Tenere stretta a me una così adorabile creatura, folle di desiderio... E poi... non riesco a trovare le parole!

Jacqueline                     - Le cerchi, tanto capisco lo stesso.

Claudio                         - Allora lei mi ha detto...

Jacqueline                     - Sono sempre le mie esatte parole?

Claudio                         - Sempre. Lei mi ha detto...

Jacqueline                     - Faccia presto. Mi tiene in sospeso.

Claudio                         - Era lei a tenermi in sospeso, ma poiché anch'io desideravo prolungare quell'attimo meravi­glioso, allora le ho detto: Jacqueline, ti amo!

Jacqueline                     - (meravigliata) Sapeva il mio nome?

Claudio                         - Sì, poco prima ci eravamo presentati. Abbiamo taciuto ancora un poco, poi...

Jacqueline                     - E poi?

Claudio                         - ... Fummo travolti...

Jacqueline                     - (molto secca) Sì, eh?...

Claudio                         - Due ore sublimi! Travolgenti... dopo­diché lei si addormentò come una bambina sulla mia spalla.

Jacqueline                     - E cosa è successo durante quelle due ore?

Claudio                         - Ma...

Jacqueline                     - E' scandalizzato? Avanti, non abbia timore. Sta parlando di noi due.

Claudio                         - E' l'argomento che è delicato!

Jacqueline                     - Tutto quello che vuole, ma debbo sapere.

Claudio                         - (riprende il suo stato euforico) Sentivo le sue unghie affondarsi nelle mie spalle...

Jacqueline                     - Allora le avrò lasciato dei graffi. Si spogli, si volti. Faccia vedere!

Claudio                         - Oh, no, no; lo faceva molto dolcemente!

Jacqueline                     - Peccato, avrebbe potuto' costituire una prova. Continui, presto.

Claudio                         - Le baciavo le spalle e lei gemeva come una piccola pantera...

Jacqueline                     - (si alza furente) - Lei è veramente un cretino.

Claudio                         - Signora, è lei che mi ha chiesto di...

Jacqueline                     - Volevo vedere fino a che punto giungeva la sua fantasia. Tutto ciò che ha detto è falso. E' pura invenzione. Lei è un cretino bugiardo!

Claudio                         - Non mi crede?

Jacqueline                     - Nemmeno una parola! L'ho lasciata proseguire per avere una prova delle sue menzo­gne. Ora mi sento meglio, perché so che ha men­tito. Fuori!

Claudio                         - Scusi, come fa a dirlo, dato che non si ricorda di nulla?

Jacqueline                     - C'è una cosa che lei non ha detto ma che io dico sempre in certe occasioni e che lei certamente non avrebbe dimenticato.

Claudio                         - Che non avrei dimenticato? Che cosa?

Jacqueline                     - (offesa si dirige verso la cucina) La smetta, ha capito? E se ne vada subito!

Claudio                         - Aspetti! Mi lasci riflettere... Lei dice? Qualcosa di particolare?

Jacqueline                     - Si vergogni, porco. (Gli dà uno schiaffo).

Roberto                         - (apre la porta ed entra, con il cestino delle provviste) Allora, avete fatto amicizia? (Jacqueline volta le spalle infuriata e sì reca in cucina. Roberto la guarda stupito) Sempre ai ferri corti?

Claudio                         - No, no...

Roberto                         - (cambia argomento) Ah, bene, bene... Mi scuserà, ma devo proprio telefonare. Ho dei; grossi affari in ballo ed il mio socio deve darmi notizie. Permette, vero?

Claudio                         - Per carità... Forse sono indiscreto, mal di che cosa si occupa lei?

Roberto                         - Sono negli olii.

Claudio                         - Da tavola?

Roberto                         - No, lubrificanti.

Claudio                         - Incredibile!

Roberto                         - Perché?

Claudio                         - Perché io sono il direttore commer­ciale della Compagnia degli Olii europei. La European Oil Company.

Roberto                         - (che non crede alle sue orecchie) No!... Ma sa che è interessante! S'immagini che io sono uno specializzato negli olii rigenerati. Come lei f sa, oggigiorno, si ottengono brillanti risultati dagli olii rigenerati. Olii che possiedono tutte le qualità di quelli nuovi e che si possono lanciare sul mercato a molto meno: si può calcolare un risparmio di venti o trenta franchi al litro.

Claudio                         - Lo so.

Roberto                         - (pazzo dalla gioia) Ne riparleremo a tavola... Ma guardi, ma guardi, lei è il direttore commerciale della European Oil Company!... Non le nascondo che mi piacerebbe prendere contatto con la sua ditta... Noi riusciamo a rigenerare degli olii addirittura sfibrati. Ma, ora che ci penso, lei f è senza macchina fino a lunedì?

Claudio                         - Già.

Roberto                         - Allora passa la domenica con noi.

Claudio                         - (fingendo di protestare) Non vorrei abusare!

Roberto                         - Ma è un vero piacere per me.

Claudio                         - Temo di disturbare.

Roberto                         - Ma niente affatto! E' inteso!

Claudio                         - Cosa ne dirà la sua signora?

Roberto                         - Che c'entra Jacqueline!... Stia a vedere... (La chiama) Jacqueline! La sfido io a dire qualcosa!... Jacqueline!...

Jacqueline                     - (appare) Mi hai chiamata?

Roberto                         - Ho invitato il signor Masure a passare il week-end con noi. (Senza rispondere Jacqueline esce sbattendo la porta) Non ha mica detto di no...

Claudio                         - Chi tace acconsente.

Roberto                         - Ma chi comanda in questa casa. Il I padrone sono io!

Claudio                         - Giusto.

Roberto                         - Ho il diritto, sì o no, d'invitare chi | mi pare e piace?

Claudio                         - Non c'è dubbio.

Roberto                         - (a Claudio) Stia a vedere!... Jacqueline!... (Jacqueline appare sulla soglia) Finora ri I ho parlato con la massima cortesia, ma tu mi hai ignorato. Ora cambio musica e ti dico... (Si fa gen­tilissimo) Il signor Masure resterebbe con noi fino a lunedì. Per favore, cara, potresti avere la cortesia di mettere in tavola un piatto di più? (Jacqueline ha una specie di ruggito).

Claudio                         - Comunque, non ha detto di no!

SECONDO TEMPO

 (Dopo colazione. Roberto sta facendo una confe­renza sugli olii rigenerati e la illustra con proiezioni colorate. Un grafico è visibile sullo schermo. Jacqueline e Claudio non sembrano affatto interessati dell'argomento).

Roberto                         - Insisto nel dire che gli olii rigenerati hanno un posto importantissimo nella economia francese. Guardando attentamente questo grafico si nota subito il balzo fenomenale della produzione degli olii rigenerati dal millenovecentoquarantadue ad oggi. Per quanto riguarda gli olii motori, le tre­mila tonnellate prodotte nel millenovecentoquaran­tadue, sono arrivate oggigiorno a venticinquemila. Se invece consideriamo gli olii industriali, la cui produzione nel millenovecentoquarantadue era pra­ticamente nulla, notiamo che tale produzione si ag­gira oggi sulle diecimila tonnellate. Come ci si spiega il fatto?

Claudio                         - Eh?

Roberto                         - (prende una nuova pellicola e la inserisce nell'apparecchio: veduta dell'officina) Perché erro­neamente si crede che un olio rigenerato sia solo un olio filtrato. Su questo punto vedo la necessità d'insistere. In effetti, come lei può constatare dalle fotografie delle nostre officine, noi sottoponiamo gli olii da ricupero ad un vero e proprio raffinamento. (Ogni volta che Roberto volta le spalle per cercare una nuova immagine, Claudio si diverte a formare sullo schermo ombre cinesi con le mani. Ora sullo schermo appare un macchinario) Gli olii sporchi sono trattati esattamente come si trattano gli olii grezzi. Per mostrarle la differenza fra olio filtrato ed un olio rigenerato. (Cambiamento di pellicola: una provetta contenente un olio verde sporco) Que­sta è la tinta di un olio filtrato... ed ora un olio rigenerato! (Cambiamento di pellicola : la fotogra­fia di un uomo) Mi scusi, è mio suocero... (Cambiamento di pellicola, è quella buona: una provetta contenente un olio giallo oro) Ecco qui, guardi che bel colore giallo dorato! (Cambiamento di pellicola : un chimico in laboratorio) Non una goccia d'olio che non sia stata vagliata nei nostri laboratori, esce dalle officine. Sono in grado di assicurarla che...

Jacqueline                     - ...Ci hai proprio seccati!

Roberto                         - Se la mia conversazione non ti diverte, sei padronissima di andare in giardino.

Jacqueline                     - E' proprio quello che farò.

Roberto                         - Il signor Masure invece mi ascolta col massimo interesse. (A Claudio) Dico bene?

Claudio                         - (assente) Certo. Benché io conosca il problema a fondo...

Roberto                         - Me ne rendo conto, comunque stavo per dimostrarle...

Jacqueline                     - Prima di andare in giardino devo dirti due parole.

Roberto                         - Mi dica lei se è possibile discutere qualcosa quando c'è mia moglie!

Claudio                         - Effettivamente l'argomento non è dei più divertenti per una signora... Perché non par­liamo della moda di quest'anno?

Jacqueline                     - No, grazie tante. Solo due parole a mio marito e me ne vado.

Roberto                         - (ansioso di riprendere la sua conferenza) Sbrigati. Cosa c'è?

Jacqueline                     - Gianni arriva stasera.

Roberto                         - Sì, lo so, e allora?

Jacqueline                     - Dove lo mettiamo a dormire?

Roberto                         - Nella stanza sopra il garage : è talmente semplice. Come al solito.

Jacqueline                     - Allora, il signor Masure qui pre­sente, lo mettiamo a letto con noi come al solito?

Claudio                         - Non vorrei disturbare troppo.

Roberto                         - Già... Non ci avevo pensato!... Be' poco male. Dormiranno insieme Gianni e il signor Masure per due notti. Non è poi la fine del mon­do! (A Claudio) Nulla in contrario?

Claudio                         - (poco entusiasta) Oh!...

Roberto                         - Ha fatto il servizio militare?

Claudio                         - (disgustato) Sì.

Roberto                         - Allora tutto è a posto.

Jacqueline                     - A meno che io non dorma con Gianni sopra il garage e tu qui col signor Masure, discutendo di olii rigenerati per tutta la notte.

Roberto                         - Quando mia moglie fa dello spirito, non è molto felice!

Jacqueline                     - Non tutti possiedono il tuo fine senso dell'umorismo.

Roberto                         - Lasciamo perdere, vuoi? Perché non vai in giardino?

Jacqueline                     - E' quel che sto facendo. (Esce).

Roberto                         - (a Claudio) Che cosa le stavo dicendo? Ah, sì, per definire la situazione degli olii...

Claudio                         - (cercando di troncare la conversazione) Non le pare che dovremmo occuparci un poco della signora?

Roberto                         - Ma i miei affari non interessano mai Jacqueline.

Claudio                         - Forse potremmo trovare altri argo­menti. Del resto io sono del principio di non par­lare di affari quando mi trovo in campagna. (Roberto si mostra deluso) Non parlo per lei, caris­simo. Volevo solo dire che tutti i santi giorni li passiamo chiusi in ufficio e che alla fine settimana ci meritiamo un po' di svago.

Roberto                         - Ha ragione, la sto annoiando con le mie storie. (Spegne il proiettore).

Claudio                         - Tutt'altro! Mi interessano molto!

Roberto                         - Ah, sì?... Allora guardi qui... (Riprende coraggio e accende il proiettore).

Claudio                         - (si alza) Senta, spero di rivederla a Parigi e di riprendere l'argomento in tutta tran­quillità. Quando sono in campagna, mi creda, mi piace solo respirare a pieni polmoni, lontano dalle officine... (Apre le tendine) Cogliere dei fiori, sen­tirmi la testa vuota. Lei no?

Roberto                         - (si dà un colpetto sulla fronte) Io ho sempre qualcosa che mi frulla nel cervellaccio!

Claudio                         - Ha torto. Guardi gli americani che conducono una vita molto più intensa della nostra; rimangono efficienti solo grazie al loro sistema di relaxe.

Roberto                         - (si avvicina a Claudio) Già, relaxe. Ne ho sentito parlare, ma in che cosa consiste pre­cisamente?

Claudio                         - (non si vuole imbarcare in altre discus­sioni) La metterò al corrente anche di questo nel mio ufficio... Se non sbaglio lì c'è una bot­tiglia di cognac! (Lo prende a braccetto) Lei mi deve trovare terribilmente sfacciato, ma quando sono in campagna...

Roberto                         - Sicuro, sicuro! Dovevo pensarci io! Veramente toccherebbe alla padrona di casa ver­sare da bere ed occuparsi degli ospiti, ma mia moglie...

Claudio                         - Non sia severo. (Porge il bicchiere che viene riempito da Roberto).

Roberto                         - (lancia un urlo guardando il colore del cognac) Incredibile! La stessa sfumatura dell'olio rigenerato! ,

Claudio                         - Ah! Ah!

Roberto                         - Ha preso parte, in marzo, all'ottavo Congresso Internazionale dei Lubrificanti e i loro derivati?

Claudio                         - No... purtroppo no... ero occupato. Quanto mi è dispiaciuto però!

Roberto                         - C'era il nostro presidente, quel sim­paticone di Carier.

Claudio                         - Dove?

Roberto                         - All'Ottavo Congresso.

Claudio                         - Ah, già... E come sta?

Roberto                         - Carier! Ma come? Non sa che... (Fa un gesto).

Claudio                         - (intuendo) Morto? Ma guarda un po'!... Povero Carier!

Roberto                         - Otto giorni prima della disgrazia avevo fatto colazione con lui; lo rivedo ancora a tavola, si stava servendo il formaggio : « Giraux - mi dice, - l'olio rigenerato è l'olio dell'avvenire».

Claudio                         - Ah!

Roberto                         - Oh, scusi!

Claudio                         - Senta, quel Gianni...Vidal che deve arrivare...

Roberto                         - Gianni Vidal?

Claudio                         - Sì, quel giovanotto, di cui parlavate un momento fa...

Roberto                         - Non si chiama Vidal.

Claudio                         - Ma guarda?... Allora ho capito male.., Come si chiama?

Roberto                         - Carel...

Claudio                         - Carel? Non mi dica!... Che combina­zione... Un biondino, vero?

Roberto                         - No, è bruno.

Claudio                         - Io chiamo biondino chiunque non sia bruno come uno spagnolo!

Roberto                         - No, il tipo spagnolo non l'ha davvero.

Claudio                         - Dico bene: castano, ammettiamo pure castano scuro.

Roberto                         - Sì, castano, castano! Con dei baffetti,

Claudio                         - Giusto... con dei baffetti castani... Un ragazzo alto... (Alza le braccia lentamente, cera di precisare la statura di Gianni. Aspetta che Ro­berto lo fermi. Ma Roberto tace e Claudio accenna alla figura di un uomo decisamente alto).

Roberto                         - Media statura, direi.

Claudio                         - (abbassa rapidamente le braccia per descri­vere un uomo piccolino) Già, taglia media, pie-colina... Lavora...

Roberto                         - Si occupa di materie plastiche.

Claudio                         - Ma no, è fenomenale!

Roberto                         - Perché, lo conosce?

Claudio                         - Se lo conosco? Altro che!

Roberto                         - (sì reca alla porta e chiama) Jacqueline!... Senti, il mondo è davvero piccolo! (Jacqueline appare) Il signor Masure conosce Gianni.

Claudio                         - E intimamente : è un giovanotto castano, taglia normale, porta i baffetti, si dedica alle materie plastiche... (Jacqueline lo guarda sorpresa) Ci fu un tempo che aveva per amichetta una si­gnora sposata... Non l'ho mai conosciuta, un tipo abbastanza banale mi hanno detto, e Carel in con­fidenza mi ha raccontato che come intelligenza va­leva zero.

Roberto                         - Guarda, guarda, non sapevo che avesse un'amante! (A Jacqueline) E tu lo sapevi?

Claudio                         - Comunque è una storia finita, finitis­sima... Ora ha una relazione con un'indossatrice. (Jacqueline impallidisce) Lina ragazza veramente di classe... intelligente... colta... La compiango perché - detto fra noi - quel povero Carel sembra un'an­guilla marinata.

Roberto                         - (ride strangolandosi) Oh! Ah! Uh! Una anguilla marinata!... (Jacqueline esce bruscamente).

Claudio                         - (con tono stupito) Forse ho detto qual­cosa che è dispiaciuto alla signora?

Roberto                         - No, non credo!

Claudio                         - Forse l'ho scandalizzata dicendo che Carel ha un'amante?

Roberto                         - Mia moglie, di solito, non è poi tanto puritana.

Claudio                         - C'è un fatto che mi secca molto...

Roberto                         - Cioè?

Claudio                         - Non potrò restare qui.

Roberto                         - Perché?

Claudio                         - C'è una vecchia ruggine fra Carel e me.

Roberto                         - Di che si tratta?

Claudio                         - Non volevo dirlo... Vede, io ce l'ho a morte con lui.

Roberto                         - Con Carel?... E perché?

Claudio                         - Non è una persona per bene, mi creda.

Roberto                         - (stupito) Carel?

Claudio                         - Lungi da me parlar male di un suo amico. Ma personalmente non desidero vederlo.

Roberto                         - Cosa le ha fatto?

Claudio                         - Non glielo posso dire... ma le consi­glio di non tenerselo troppo tra i piedi. Roberto (sempre più sorpreso) Perché?

Claudio                         - E' un tipo, per esempio, che va a letto con la moglie del suo migliore amico!...

Roberto                         - Carel? Ma davvero?

Claudio                         - Lei permette ancora un goccio? Que­sto cognac è davvero delizioso... (Beve) Sono pro­prio spiacente di dover partire... perché... devo la­sciare Parigi per un viaggio d'affari... starò via quindici giorni, tre settimane... e mi avrebbe dato ima grande gioia discutere ancora con lei sugli olii rigenerati! Argomento che avrebbe interessato senza dubbio il nostro Consiglio d'amministrazione... E noi trattiamo solo partite grosse. Pazienza! Ci ve­dremo al mio ritorno.

Roberto                         - Come si potrebbe fare?

Claudio                         - Inoltre dovrò andare in Olanda e chissà per quanto tempo...

Roberto                         - Che disdetta! Ma mi rendo conto che se lei è arrabbiato con Carel, non può dormire nel suo stesso letto.

Claudio                         - E neanche sedermi alla stessa sua ta­vola! Peccato, sarà per un'altra volta... fra due o tre mesi... e pensare che domani si sarebbe potuto parlare, discutere...

Roberto                         - (catastrofico) E se gli telefonassi di non venire?

Claudio                         - Non può far questo!

Roberto                         - Perché no?

Claudio                         - Ci vorrebbe una scusa diplomatica.

Roberto                         - Posso dirgli che non sapendo della sua venuta avevo precedentemente invitato un amico...

Claudio                         - Non faccia il mio nome, però.

Roberto                         - (esita) Naturalmente, no!

Claudio                         - Fossi in lei, telefonerei subito. Non sarebbe carino farlo venire fin qui per niente. (Sgancia il telefono e lo porge a Roberto).

Roberto                         - (impaurito e seccato) Ha ragione... Pronto... Signorina, vorrei Parigi Danton diciotto-ventiquattro... (A Claudio) Ma davvero... va a letto con le mogli degli amici?

Claudio                         - E' un vero ipocrita!

Roberto                         - Pronto. Signorina... sì, sono all'appa­recchio1.

Claudio                         - Non dica a sua moglie che annulla l'in­vito per colpa mia... non si sa mai, potrebbe pren­dersela con me.

Roberto                         - No, dirò che è stato lui a disdire la sua venuta.

Claudio                         - Magnifico! Io non ci avrei mai pensato!

Roberto                         - Pronto... Gianni, sei tu? Sono Rober­to. Come stai? E' un pezzo che non ti si vede. Sì... no... (E' molto imbarazzato) E' per ciò che ti telefo­no... Succede una cosa molto spiacevole... (Lancia oc­chiate a Claudio). Io non sapevo che tu dovessi ve­nire. Jacqueline me l'ha detto or ora... Sì, sta bene, grazie. Figurati che io... non sapendo del tuo arrivo ho invitato un amico per il week-end. Mandarlo a farsi benedire?... (Guarda Claudio che gli fa cenno di no col dito) E' difficile... è un amico di vecchia data... (Claudio si mette Sull'attenti e fa il saluto militare) Un amico di quando eravamo sotto le armi! Tanto peggio?! Ma, vedi... Ah, se la prendi così, tanto meglio se non verrai! No, scusa, volevo dire... sono spiacentissimo, sarà per un'altra volta... Pronto... Pronto, Gianni... (A Claudio) Deve essersi arrab­biato, ha sbattuto il microfono!

Claudio                         - E' un vigliacco!

Roberto                         - (chiude la comunicazione) Allora lei se ne va in viaggio d'affari?

Claudio                         - Io?

Roberto                         - (stupito) Sì, lei.

Claudio                         - Certo, certo. Me ne vado, benché an­cora non sia del tutto stabilito.

Roberto                         - E' meglio che le esponga subito il pro­blema.

Claudio                         - (gli porge un bicchiere) Tenga, beva un goccio, e domani a mente fresca ne riparliamo.

Roberto                         - (prendendo il calice) Grazie. Forse è meglio che avverta mia moglie.

Claudio                         - Certo e subito, così non ne parliamo più.

Roberto                         - Mi tolgo il dente! (Apre la porta e chiama) Jacqueline! (Jacqueline appare) Jacqueline! Devo dirti una cosa!

Claudio                         - Si sieda, signora, non rimanga in pie­di. (L'obbliga a sedersi in poltrona) E prenda un bicchierino, le farà bene; con un pezzetto di zucchero diventa corroborante. (Le porge una zolletta di zucchero).

Jacqueline                     - Non ho nessun bisogno di essere corroborata. (Comunque lo prende) Beh?!

Roberto                         - Ah sì... Gianni ha telefonato. Non può venire questa settimana. (Reazione di Jacqueline).

Claudio                         - Un contrattempo, immagino: quando si lavora nelle materie plastiche ci sono sempre sor­prese. Ancora un goccio? (Jacqueline si allontana in silenzio).

Roberto                         - Vorrei sapere che cosa ha, oggi.

Claudio                         - Un po' di nervi... è la stagione. E' molto afoso, oggi.

Roberto                         - Ma sa che io l'invidio?

Claudio                         - Perché?

Roberto                         - Perché è scapolo: le par niente?

Claudio                         - Il celibato ha certo molti vantaggi, so­prattutto l'indipendenza. La sensazione di essere li­bero, di poter fare la corte ad una bella figliola, di scoprire in lei quel certo non so che...

Roberto                         - Ah sì?

Claudio                         - Scommetto che lei da giovanotto non ha sprecato il suo tempo!

Roberto                         - (con falsa modestia) Be', no!

Claudio                         - Chissà quante avventure!

Roberto                         - Altro che avventure! Ma lo sa che una volta, per un pelo partivo per la caccia al coccodrillo?

Claudio                         - (per nulla interessato) Davvero?

Roberto                         - (fa per alzarsi) ...avevo ventisette anni e...

Claudio                         - (lo rimette a sedere) - Me lo racconterà un altro giorno nel mio ufficio. Per tornare all'argo­mento di prima... le donne sono davvero sorpren­denti. Se ne incontra una, la si crede uguale, iden­tica alle altre, e poi improvvisamente ci si accorge che è del tutto differente.

Roberto                         - Ah sì?

Claudio                         - A lei non è mai successo di trovare in una donna qualcosa di singolare, che stupisce? che non si può dimenticare?

Roberto                         - (tenta invano di capire, di ricordarsi) Non saprei...

Claudio                         - Strano che lei non abbia mai notato qualcosa d'insolito o anche di banalissimo... o di strano?

Roberto                         - (sempre tonto) No.

Claudio                         - Alludo a qualche particolarità fisica, alla maniera di essere romantici. Mi capisce insom­ma... di stringersi in un abbraccio.

Roberto                         - (riflette, poi sbotta a ridere) Ah sì, sì! Mi ricordo di un fatto. Quando ero ragazzo, ho co­nosciuto una figliola. Era... vediamo un po'... io do­vevo avere 24 o 25 anni. Insomma, qualche annetto prima di conoscere Jacqueline. Era carina, un po' più vecchia di me, ma carina. Be', lo sa che abitudine aveva? (Scoppia a ridere e, a stento, può prose­guire) Parlava « cozì ». (Imita un difetto di pronuncia e sibila sulla «s»).

Claudio                         - (deluso) Ma guarda... (Gli volta le spalle e guarda verso la porta d'ingresso).

Roberto                         - (lo segue per continuare il racconto) Il buffo era che quando le si chiedeva il numero del telefono invece di rispondere: Passy, 66-66 di­ceva: «Pazzy, zezzantazei zezzantazei!». (Continua a ridere. Claudio rimane impassibile) A parte ciò, I era carina, poi mi ha fatto una solenne porcheria! Tutte le donne mi hanno fatto sempre solenni por­cherie.

Claudio                         - (tristissimo) Divertente, però. Ma non ha conosciuto nessuna donna che avesse in sé qual­cosa di eccezionale, d'indimenticabile...

Roberto                         - Sa, da che sono sposato, le cose sono cambiate.

Claudio                         - (emana un sospiro e si dirige verso la biblioteca) Fa caldo oggi, non trova?

Roberto                         - Sì, sì. Pensare che l'anno scorso in questa stagione pioveva a catinelle!

Claudio                         - Ma no! (Si siede) Mi presta un libro? Vorrei dormire un po'!

Roberto                         - (va dritto alla biblioteca) Ma certo! Ho qualcosa che la interesserà moltissimo. (Gli porge un volume).

Claudio                         - (legge il titolo) « I trafficanti ed i loro nemici » : è un giallo?

Roberto                         - (sobbalza) Come?

Claudio                         - Mi scusi! Avevo letto: i trafficanti... invece è lubrificanti! Ma sa che sono distratto!

Roberto                         - E' uno studio sugli olii rigenerati veramente profondo.

Claudio                         - Lo credo, lo credo.

Roberto                         - (si siede accanto) Se lo legga e poi mi dirà le sue impressioni. (Claudio fa finta di leggere. Roberto lo guarda poi emette un risolino) Ripenso ad una cosa.

Claudio                         - (indifferente) Ah sì? (improvvisamente appare interessato).

Roberto                         - (si alza) A proposito delle donne con caratteristiche particolari.

Claudio                         - Ah!

Roberto                         - Ah no, non glielo posso dire! (Ride) .

Claudio                         - Avanti, non faccia il misterioso.

Roberto                         - No no, è impossibile.

Claudio                         - Via, siamo fra uomini.

Roberto                         - E' un'idiozia, badi. Ma a me fa ridere.

Claudio                         - E faccia ridere anche me.

Roberto                         - Quando ho conosciuto... be', quando ho conosciuto una certa signora... (Ammicca facendo intendere senza dubbi che parla di Jacqueline).

Claudio                         - Avanti, su...

Roberto                         - Ecco... quando... Non so proprio per­ché le racconti una cosa simile. Quando...

Claudio                         - (in fretta) Ho capito, e allora?

Roberto                         - Be', già che mi ha capito... non parla, sta zitta.

Claudio                         - Davvero?

Roberto                         - O, meglio, ripete sempre la stessa cosa.

Claudio                         - Ah, sì?

Roberto                         - Non la trova una cosa buffa?

Claudio                         - Sì, ma cosa ripete, questa persona?

Roberto                         - Ripete: no, no...

Claudio                         - Davvero?

Roberto                         - Prima è solo un mormorio, ma poi di­venta un crescendo.

Claudio                         - Senza dubbio è per spirito di contrad­dizione.

Roberto                         - (curioso) E lei mi dica... Chissà quante donne ha conosciuto con particolari curiosi!

Claudio                         - Non molte.

Roberto                         - Ma se prima mi diceva...

Claudio                         - Sì, ogni donna è differente, ma il ri­sultato è identico. (Roberto lo guarda stupito. Clau­dio sì siede nella poltrona e fa finta dì leggere) Mi scusi, desidero finire il capitolo. (Roberto gli si siede accanto) Perché non va a fare una passeggiatina?

Roberto                         - Non mi sembra educato lasciarla solo.

Claudio                         - Per carità, non deve fare complimenti.

Roberto                         - Io amo poco la campagna, ma essendo socievole per natura, vado a trovare la gente del pae­se, chiacchiero, vado a caccia con loro.

Claudio                         - A caccia! Che sport interessante! E oggi perché non ci va?

Roberto                         - La caccia è chiusa in questa stagione.

Claudio                         - E la pesca?

Roberto                         - Non ci sono né fiumi né laghi.

Claudio                         - Già, già, per forza... (Cerca un altro modo dì allontanarlo) Del resto anche lei potrebbe fare una piccola siesta nella stanza sopra il garage: è in casa sua, no?

Roberto                         - Non riposo mai dopo mangiato.

Claudio                         - E che ne direbbe di un po' di giardi­naggio?

Roberto                         - (ha l'aria disgustata) Le ripeto: non amo la campagna.

Claudio                         - (leggermente esasperato) E allora come intende passare la giornata?

Roberto                         - (si alza) - Davvero non si offende se la lascio per un'oretta?

Claudio                         - (pure si alza) Offendermi io? Non mi conosce. Resti fuori anche due ore: comprendo molte cose, io.

Roberto                         - Grazie, approfitto per andare dal vec­chio Dionigi che mi deve riparare la porta del ga­rage.

Claudio                         - (lo accompagna fino all'ingresso) D'ac­cordo e buona passeggiata. Soprattutto faccia con calma. Io intanto finisco il libro.

Roberto                         - : A più tardi!

Claudio                         - Non si affretti, mi raccomando. (Siede. Jacqueline entra. Appare triste. Guarda l'oriz­zonte. Claudio fa finta di leggere) Bella giornata oggi….

Jacqueline                     - Sì. (Un lungo silenzio).

Claudio                         - Pensare che l'anno scorso, in questa stagione, pioveva a catinelle.

Jacqueline                     - Sì.

Claudio                         - La mia conversazione non l'interessa?

Jacqueline                     - No.

Claudio                         - (le va accanto) Non vuole chiacchierare con me?

Jacqueline                     - No.

Claudio                         - Lei mi considera un nemico, ma ha torto. Io vorrei tanto esserle simpatico. (Jacqueline tace, assorta) Mi serba rancore?

Jacqueline                     - (con stanchezza) Mi è del tutto in­differente.

Claudio                         - Allora è peggio! (Jacqueline si siede in poltrona. Claudio le si accosta e mormora gentil­mente) Si direbbe che lei ha dei pensieri: posso fare qualcosa per lei?

Jacqueline                     - Lei, proprio niente!

Claudio                         - E chi lo sa?

Jacqueline                     - (sì alza) Preferirei restar sola.

Claudio                         - Tutto quel che le chiedo è di diven­tar amici. Sa, in questa vita, non bisogna dar troppa importanza a certe cose. (Jacqueline si risiede. Clau­dio si siede per terra ai suoi piedi e le porge il calice).

Jacqueline                     - Perché dice così?

Claudio                         - Perché sento che soffre. Forse non è così grave come lei crede. Lei ha tutto per essere felice. Fraternamente le dico che lei è molto bella, gode buona salute, non ha problemi economici e al­lora perché se la prende tanto?

Jacqueline                     - (pensierosa) Io?

Claudio                         - Quanta gente invece ha veramente delle preoccupazioni...

Jacqueline                     - Forse lei ha ragione. Chi me lo fa fare di avvelenarmi il sangue. (Beve) Bisogna rea­gire, no?

Claudio                         - Eh, già! Reagire! E, mi creda, la vita le porterà ancora tanta, tanta felicità. (La donna sorride) Eccoci!... sorrida! (Jacqueline ride) La pre­ferisco così. Da stamattina l'ho vista o triste o arrab­biata: questo è il suo primo sorriso!

Jacqueline                     - Ma sa che lei è strano!

Claudio                         - Perché?

Jacqueline                     - Anch'io la preferisco così!

Claudio                         - Con la differenza che io sono stato sempre gentile con lei!

Jacqueline                     - Senta, non ricominciamo!

Claudio                         - (con un sorriso da ragazzo buono) Sono felice di aver fatto la pace. (Accosta il proprio bic­chiere a quello di lei) Lei deve avere una pessima opinione di me!

Jacqueline                     - Non ne parliamo più, per piacere.

Claudio                         - Ho rimorso.

Jacqueline                     - Stia zitto, per favore.

Claudio                         - Non so cosa darei perché lei dimenti­casse tutto quello che ho detto.

Jacqueline                     - Acqua passata. Tutto dimenticato. (Beve) Finirò completamente sbronza. (Claudio si sdraia di nuovo per terra, ai piedi di lei) S'inginoc­chia ai miei piedi?

Claudio                         - (assume un'aria stupita) Perché?

Jacqueline                     - (ride ancora. Si direbbe che l'alcool la renda gaia) Ricordo quanto ha detto prima: lei si inginocchia ai piedi delle donne.

Claudio                         - (assume un'aria triste) Non mi prenda in giro. Chissà quanto ha riso di me!

Jacqueline                     - Quando mi ha detto tutte quelle bugie mi sono arrabbiata, ma adesso mi fa ridere.

Claudio                         - Invece lei mi ha fatto restare molto male!

Jacqueline                     - (resa allegra dall'alcool, si accorge che Claudio vuole ricondurla sull'argomento' ben noto) Perché?

Claudio                         - Lei credeva che io non avessi notato...

Jacqueline                     - (stenta a rispondere) Cosa?

Claudio                         - Stamattina non me lo ricordavo bene, ma ora si.

Jacqueline                     - (realizza bruscamente) Va bene, di­ca allora.

Claudio                         - (dolcemente) Oh, no, no!

Jacqueline                     - Ma sì, dica!

Claudio                         - (la guarda a lungo e ripete più forte) Oh, no, no! (Jacqueline comincia a capire. Lui pro­segue in un crescendo) Oh, no, no! Oh, no, no! Oh, no, no! (Jacqueline si alza bruscamente. Claudio l'agguanta).

Jacqueline                     - (si dibatté) Mi lasci stare!

Claudio                         - Jacqueline, le domando perdono!

Jacqueline                     - Stia zitto!

Claudio                         - Devo dirle la verità.

Jacqueline                     - (una mano sulla bocca di lui) Stai zitto. (Lo guarda a lungo, poi gli accarezza i capelli) Da dove vieni, bello sconosciuto?

Claudio                         - Jacqueline! (In ginocchio davanti a lei, le bacia furiosamente le mani).

Roberto                         - (appare alla finestra) Non ho trovato il vecchio Dionigi.

Claudio                         - (abbandona bruscamente Jacqueline e sì aggira per terra a quattro zampe fingendo di cercare qualcosa) Glielo trovo io, glielo trovo io!

QUADRO QUARTO

 (Jacqueline è seduta e sta risolvendo parole incro­ciate. Claudio è dietro di lei. Roberto cerca qual­cosa in una grande cassetta di utensili di metallo, assordando tutti).

Claudio                         - (ha trovato una parola del cruciverba) Ippocampo! (Jacqueline scrive).

Roberto                         - (alla moglie) Non hai visto il martello piccolo?

Jacqueline                     - Deve essere nella cassetta degli utensili.

Roberto                         - Se ci fosse non te lo chiederei. (Esce borbottando).

Claudio                         - (prende la mano di Jacqueline) Jacqueline... (Le si accosta per abbracciarla).

Jacqueline                     - Attenzione, potrebbe vederci!

Claudio                         - Ho tante cose da dirle.

Jacqueline                     - Me le dica, ma da lontano. Via! Via! Si metta là... Più in là...

Claudio                         - (si siede sul bracciolo della poltrona) Anzitutto desidero che lei sappia... ma non so come spiegarmi...

Roberto                         - (entra cantando) « Si tu n'veux pas que ta femme t'embète - Te marie pas, te marie pas... ». (Cerca nuovamente nella cassetta degli uten­sili facendo un grande fracasso, poi esce gridando a squarciagola) « Hallalì, hallalì!».

Claudio                         - Tesoro... quanto ti ho detto...

Roberto                         - (D.D. ricomincia ad urlare, a far chiasso) « C'était elle qui fisait le tapage à la maison - le poison, la guenon, elle est morte... ».

Claudio                         - (alza il tono di voce perché Jacqueline lo possa intendere malgrado il chiasso che fa Ro­berto) E come si fa a parlare con questo inferno?

Jacqueline                     - (urlando) Urli anche lei!

Claudio                         - (anche luì urla) Jacqueline... volevo dire... so che mi serberà rancore, ma ho una scusa... Jacqueline, credo di amarla. (Roberto ha alzato il tono della voce)

Jacqueline                     - Come? Non ho capito!

Claudio                         - (si accosta a lei ed urla) Credo di amarti. (Proprio in quel momento, Roberto cessa di cantare ed entra. Claudio fa finta di non averlo visto ed assume un tono teatrale, enfatico) Enrico, la prego di non insistere, io amo ed amerò solo mio marito... (falsamente sorpreso) Oh, lei è qui?... Stavo raccontando a sua moglie un film che rio visto la settimana scorsa.

Roberto                         - Jacqueline, hai preso tu il martello?

Jacqueline                     - Perché avrei dovuto prendere il martello, poi?

Roberto                         - (furioso) E' incredibile!

Jacqueline                     - E' appeso sopra il banco, di là. Roberto (la cui collera aumenta) Ti sto parlando del martello « piccolo » non di quello grande!

Jacqueline                     - Anch'io ti sto parlando di quello «piccolo»... cerca meglio e lo troverai. Di là, sopra! il banco... vedrai... Va', va'...

Roberto                         - (esce furioso) E' incredibile! (Lo sii ode ancora rimuovere oggetti e far fracasso di dentro) Un oggetto in questa casa non si riesce mai a trovarlo!

Jacqueline                     - (vuole alzarsi) Quell'uomo mi esa­spera!

Claudio                         - (le prende le mani) Non pensiamo a lui.

Jacqueline                     - (lo guarda negli occhi) Mi pare tanto curioso di vederti qui davanti a me e pen­sare che sei il mio amante.

Claudio                         - Capisco, deve essere un'impressione non comune.

Jacqueline                     - (si rannicchia nelle braccia di lui) Dimmi delle cose carine, ho bisogno che qualcuno mi faccia la corte.

Claudio                         - Jacqueline, dovevo dirle...

Jacqueline                     - (gli passa la mano sui capelli) Di dove vieni, bello sconosciuto?

Claudio                         - Be', lo sa, ho avuto un guasto alla mac­china...

Jacqueline                     - E tutto il resto?... Parla... subito!

Claudio                         - Il resto... Ecco... (Roberto appare. Claudio lascia bruscamente Jacqueline).

Roberto                         - (non presta loro la minima attenzione. Fruga, sempre brontolando, nel cassettone e fa il solito frastuono. Trova qualcosa nel tiretto e viene a metterlo sotto il naso di Jacqueline) E questo che cos'è?

Jacqueline                     - E' il salamino che non riuscivi a trovare domenica scorsa... vedi, se tu lo avessi cer­cato meglio?

Roberto                         - E ti pare il posto adatto per conser­vare un salamino?

Jacqueline                     - Se non ti accontento, prenditi una donna di servizio... (Si alza).

Roberto                         - (le prende il salamino dalle mani e lo mette nella cassetta degli utensili) Jacqueline!

Jacqueline                     - Una donna di servizio dovevi spo­sare. (Jacqueline chiude rumorosamente la cassetta, la solleva con fatica e la porge con stizza a Roberto).

Roberto                         - (la cassetta fra le braccia) Signor Masure, sono spiacente di farla assistere ad una simile scenata.

Claudio                         - Non ci badi.

Roberto                         - No, è un fatto spiacevole. Almeno quando si ha un ospite come il direttore commer­ciale dell'European Oil Company, mia moglie po­trebbe comportarsi in modo educato.

Jacqueline                     - Ora passi anche agli insulti? Pro­prio tu parli di educazione? (Squilla il telefono. Jacqueline sempre in collera prende il microfono) Pronto... Ah! E' lei, Gianni... Dico, peggio di così non potrebbe agire!... E perché Roberto è un porco? (A Roberto) Hai detto tu a Gianni di non venire?

Roberto                         - (imbarazzatissimo) Io, veramente... sai come succede...

Jacqueline                     - Perché lo hai fatto?

Roberto                         - Perché... ho saputo che non è una persona perbene...

Claudio                         - Suo marito ha ragione!

Jacqueline                     - (al telefono) Roberto dice che lei non è una persona perbene...

Roberto                         - Potevi farne a meno...

Jacqueline                     - (al telefono) Desidera che glielo dica mio marito in persona?... Glielo passo subito. (Porge il microfono a Roberto) Eccotelo...

Roberto                         - Io, proprio io?...

Claudio                         - Ma certo, e gli dica pure tutto ciò che pensa di lui!

Roberto                         - (bruscamente mette la cassetta degli uten­sili nelle braccia di Claudio e timidamente si acco­sta al telefono) Pronto... sei tu, Gianni? A me? (Agli altri) M'insulta!

Claudio                         - (che si è liberato della cassetta, lo spinge per il gomito e lo incita a farsi coraggio) Non si lasci sopraffare.

Roberto                         - (cercando un tono autoritario) Senti... ne ho appreso delle belle sul tuo conto... Vai a letto con le mogli dei tuoi amici!

Jacqueline                     - Come? (Gli strappa il telefono dalle mani) Mascalzone!

Claudio                         - (a suo turno al telefono) Sporcaccione. (Passa l'apparecchio a Jacqueline).

Jacqueline                     - Svergognato!

Claudio                         - (passa il microfono a Roberto e lo spinge a pronunciarsi).

Roberto                         - Frivolo! Vanesio.

Claudio                         - (si accaparra il telefono e molto gentil­mente) Arrivederla, signore! (Chiude la comu­nicazione).

Roberto                         - (fierissimo) Avete sentito quante gliene ho detto?

Claudio                         - Forse questa volta avrà capito.

Jacqueline                     - (esasperata al marito) Tu lo sapevi e stavi zitto!

Roberto                         - Sapevo cosa?

Jacqueline                     - Dillo, dillo pure, che per te fa lo stesso.

Roberto                         - Scusa, non ti capisco.

Jacqueline                     - Benché... poiché tu non ci vedi nulla di male... d'ora in poi saprò come regolarmi! (Esce).

Claudio                         - Perché sua moglie si è arrabbiata?

Roberto                         - Deve aver pensato che io fossi al cor­rente.

Claudio                         - Al corrente di che?

Roberto                         - Poc'anzi, quando lei mi ha parlato di Gianni... ho fatto finta di niente... ma io sapevo e ho1 sempre finto di non sapere.

Claudio                         - Perché Carel è... (Fa un cenno verso Jacqueline).

Roberto                         - Sì.

Claudio                         - Pezzo d'animale... e lei accetta?

Roberto                         - No.

Claudio                         - Sarebbe a dire?

Roberto                         - Sa come succede, nella vita non si fa sempre quello che si vuole! (Estrae un portasiga­rette e ne offre una a Claudio) Quando seppi che Jacqueline m'ingannava, la mia prima reazione fu terribile. L'aspettai a casa, decisissimo a chiedere il divorzio. Ma quando lei arrivò, le mie gambe si misero a tremare e il cuore a battere così forte, che non potei aprir bocca... Era più carina del solito. Allora, quando mi chiese perché tenessi il broncio, le risposi che avevo dei grossi guai in uffi­cio e che sarei stato obbligato ad andare a Bor­deaux... E lei mi consolò con tanta grazia!... A Bor­deaux non andai, ma mi chiusi in un piccolo al­bergo di Parigi per riflettere. Finalmente tornai a casa con la decisione di tenermi mia moglie così com'era, piuttosto di perderla completamente... Pen­savo anche che la relazione con quel Carel non sarebbe durata a lungo. Infatti non è un uomo degno di lei...

Claudio                         - E... cose del genere si sono manife­state spesso?

Roberto                         - Finora, che io sappia, solo una volta.

Claudio                         - Meglio così!

Roberto                         - Scusi, ma a lei che cosa importa?

Claudio                         - Nulla, ma scusi... agendo così, lei rischia di perdere Jacqueline da un momento al­l'altro.

Roberto                         - Senta. Prima, quando lei parlava di donne ho pensato: ecco un tipo che deve saperla lunga e che, eventualmente, potrebbe darmi dei consigli, perché sa, io con le donne non ci ho mai saputo fare.

Claudio                         - Consigli da me?

Roberto                         - Sì, lei mi è simpatico ed è perciò che le ho fatto queste confidenze. Se fosse al mio posto, che farebbe?

Claudio                         - Io, al suo posto?

Roberto                         - Sì. Se lei si accorgesse che sua moglie non l'ama più e che, prima o poi, cadrà nelle brac­cia di un altro, come si comporterebbe?

Claudio                         - Non saprei... Cercherei di riconqui­starla.

Roberto                         - E come?

Claudio                         - Le concederei, di tanto in tanto, un capriccio.

Roberto                         - Capriccio! Mia moglie ne ha cento al giorno!

Claudio                         - Appunto... Deve occuparsi un po' di sua moglie, farle la corte.

Roberto                         - E' una parola! Potrebbe forse inse­gnarmi come si fa? Io ripeto non ho nessuna atti­tudine.

Claudio                         - Per esempio si può cogliere dei fiori e poi, porgendoli, si mormora qualcosa di piacevole.

Roberto                         - Per esempio?

Claudio                         - Quel che le viene in mente.

Roberto                         - Facciamo conto che io sia Jacqueline e lei al mio posto, con i fiori in mano... (Fa finta di arrivare) Ecco, io sono Jacqueline, sto entrando... (Claudio lo guarda in silenzio) Be', dica qualcosa!

Claudio                         - Debbo pensarci.

Roberto                         - Allora non mi vuole aiutare?

Claudio                         - (prende un libro e glielo forge) Ecco qualcosa che potrà esserle utile. Romeo e Giulietta. Li dentro troverà bellissime frasi.

Roberto                         - (apre e legge) « O Romeo, o Romeo! Rinnega dunque tuo padre e rifiuta quel nome, I o se non vuoi, legati al mio amore e più non sarò una Caputeti... ». (Parlato) Questo non mi sembra adatto! Se le parlo dei genitori, ci scappa una sce­nata.

Claudio                         - Non li nomini (Continua a leggere per cercare un passaggio adatto) Ecco qualcosa di molto bello: « ... ma se tu fossi lontana, quanto la più de­serta spiaggia del più lontano mare, io mi spingerei là, sopra una nave, per una merce tanto preziosa»,

Roberto                         - Però qui c'è dell'esagerazione!

Claudio                         - Non bisogna prenderla alla lettera. Comunque quando sua moglie entra, può andarle incontro; se i fiori le dessero noia, li posi sul divano. (Fa finta di posare il mazzetto sulla poltrona) Con­ducendola per mano la farà sedere. (Prende la mano di Roberto e lo conduce accanto alla poltrona).

Roberto                         - Sui fiori?

Claudio                         - No, i fiori li toglie (Fa sedere Roberto) Seduta Jacqueline, lei si inginocchia. (Si siede accanto ai piedi di Roberto).

Roberto                         - Non potrei restare in piedi?

Claudio                         - Se si fa la corte ad una signora, in piedi, si assume subito l'aria di un idiota... Dun­que, lei porgerà i fiori, dicendo : « Tesoro, ho colto questi fiori per te».

Roberto                         - Ci sarei arrivato anche senza leggere Shakespeare!

Claudio                         - Dica, dica pure se ha un'idea migliore!

Roberto                         - No, mi guidi lei. Io! sono qui.

Claudio                         - (si alza e si colloca dietro la poltrona) i E Jacqueline è lì. A questo punto si può alzare,' le si avvicina e posa le mani sul collo di lei. Le» può anche dare un bacio e ripetere la frase letta prima : « Avrei traversato oceani per portarti questi fiori».

Roberto                         - Che combinazione! In giardino abbiamo delle rose che vengono dal Giappone.

Claudio                         - Jacqueline!... Se tu sapessi tutto il bene che ti voglio... adoro i tuoi occhi, la tua bocca, i tuoi capelli... (Senza avvedersene, posa le mani sulle spalle di Roberto e comincia ad accarezzarla! Se penso che il tuo bel corpo mi appartiene... (Roberto è turbatissimo) Vorrei baciarti dalla punta del mignolo del tuo piedino fino ai tuoi magnifici ca­pelli e poi baciarti ancora, dai capelli fino al dito mignolo del tuo piedino. (Jacqueline appare e ve­dendo la scena, scoppia a ridere).

Roberto                         - (sorride agrodolce) Il signor Masure mi stava raccontando un film.

Jacqueline                     - Senti, con me la storia del film non attacca! Dai capelli al tuo piedino, andata e ritorno.

Claudio                         - (un po' deluso) Perché a lei non fa­rebbe piacere sentirsi dire una frase simile?

Jacqueline                     - Non dico di no, ma mi fa ridere. Il piedino... (Ride).

Roberto                         - Vado a cercare il martello. (Falsa uscita. Ritorna a prendersi il volume).

Jacqueline                     - Il martello! Che uomo! Sa che sono l'amante del suo migliore amico e si preoccupa del martello!

Claudio                         - Jacqueline! Devo spiegarle...

Jacqueline                     - (realizza improvvisamente e guarda Claudio) E' meglio che lo sappia anche lei... Ormai quella di Gianni che « come intelligenza valeva zero», sono io!

Claudio                         - Va bene, va bene!

Jacqueline                     - Sono una donna debole, trascu­rata dal marito, bisognosa d'affetto, di protezione... Mi ero affezionata a quel ragazzo...

Claudio                         - Niente scuse, per carità! E' naturalis­simo. A proposito, volevo dirle...

Jacqueline                     - Roberto lo sapeva e lasciava fare, non glie ne importava niente!

Claudio                         - No, lui non sa nulla. E' tutta colpa mia.

Jacqueline                     - Sua? Come sarebbe a dire?

Claudio                         - Volevo restare ancora qui. Quando ho saputo che aspettavate ospiti, ho fatto credere a suo marito che conoscevo Care]. Ho inventato un sacco di bugie sul suo conto... ho detto che non lo volevo incontrare per nessuna ragione... allora suo marito ha disdetto l'invito... Ecco tutto.

Jacqueline                     - Allora lei non conosce Gianni?

Claudio                         - No.

Jacqueline                     - Ha una bella faccia tosta.

Claudio                         - (le prende le mani) Mi serba rancore?

Jacqueline                     - (esita, sorride e gli accarezza il collo) No, ma in fondo è meglio così. Peccato che non ci siamo conosciuti dieci anni fa.

Claudio                         - Perché?

Jacqueline                     - Forse, ora, sarei tua moglie.

Claudio                         - E forse ci troveremmo già negli stessi rapporti che corrono fra te e tuo marito.

Jacqueline                     - Forse no.

Claudio                         - Forse sì, chi può dirlo!

Jacqueline                     - Si potrebbe tentare. Eh, che ne dici?

Claudio                         - Un tentativo di dieci anni?

Jacqueline                     - Perché no? In fondo dieci anni pas­sano presto, no?

Claudio                         - E tuo marito?

Jacqueline                     - Da un pezzo Roberto ed io pen­siamo seriamente al divorzio. Un giorno mi disse che era preferibile cercare ognuno di rifarsi una vita invece di continuare a litigare.

Claudio                         - E tu mi ameresti fino a questo punto...

Jacqueline                     - Credo di sì... Però non so come la prenderebbero i miei genitori.

Claudio                         - Ah, già, perché ci sono anche i geni- tori?

Jacqueline                     - Papà è generale a riposo con vedute molto rigide... Il dovere anzitutto!

Claudio                         - E' chiaro l'esercito...

Jacqueline                     - Da principio non gli piaceresti per niente, di questo puoi stare sicuro! Poi finireste coll'andar d'accordo. Adesso andiamo a cena da loro due volte la settimana e loro vengono da noi tutti i mercoledì.

Claudio                         - Povero Roberto!

Jacqueline                     - Sono tanto cari, vedrai. Una cop-pietta deliziosa.

Claudio                         - No, dicevo povero Roberto. Portargli via sua moglie così... Il divorzio è un passo grave. Sarebbe opportuno riflettere, credo... (Roberto entra con un mazzo di fiori in mano. Tossisce per annun­ciare la sua presenza) Ha ritrovato il martello?

Roberto                         - (nasconde il mazzo) No, non ne ho più bisogno.

Claudio                         - Be', allora io vado a fare quattro passi! A più tardi. (Esce).

Roberto                         - (esita, posa il mazzo sulla seggiola, poi prende la moglie per mano). Siediti. (La fa sedere sui fiori).

Jacqueline                     - (scatta mandando un grido acuto) Ahi! Che ti prende?

Roberto                         - Oh, scusami! (Toglie il mazzo) Ora ti puoi accomodare. (Jacqueline siede. Roberto, in ginocchio le porge i fiori) Li ho colti per te.

Jacqueline                     - (i fiorì in mano) Grazie, Roberto, come sei gentile!

Roberto                         - Oh, per farti piacere sarei andato a prenderli a nuoto.

Jacqueline                     - (lo guarda stupita) Come hai detto?

Roberto                         - - Amore... (Cerca le parole) ... amore osa... amore tenta... tentare si può sempre.

Jacqueline                     - Che cosa borbotti?

Roberto                         - Guardami con dolcezza e inviterò i tuoi genitori a colazione.

Jacqueline                     - (sempre più stupita) Cosa c'entrano la mamma e il papà?

Roberto                         - (la prende fra le braccia) Tesoro mio, Giulietta.

Jacqueline                     - (scatta) Giulietta! E chi è questa Giulietta?

Roberto                         - Jacqueline, volevo dire... Jacqueline!

Jacqueline                     - Non cercare di correggerti. Ti sei tradito! Chi è questa Giulietta?

Roberto                         - Nessuno, te lo giuro!

Jacqueline                     - Ma sì, tu hai un'amante... e si chiama Giulietta per di più!

Roberto                         - Ma no...

Jacqueline                     - Sta' zitto! Sono tre anni che non mi fai un briciolo' di corte, esci dal tuo torpore solamente per farmi pungere il sedere coi tuoi fiori e per offendermi con il tuo adulterio! (Getta i fiori in faccia a Roberto) Giulietta! Ecco, cosa me ne faccio dei tuoi fiori!

Roberto                         - Lascia che ti spieghi.

Jacqueline                     - Non voglio spiegazioni!

Roberto                         - (le si avvicina) Sii buona.

Jacqueline                     - Vattene, mostro!

Roberto                         - (vuole trattenerla) Ma no! Stammi a sentire!

Jacqueline                     - (urla) Vattene! Hai capito? (Lo butta in poltrona ed esce furiosa).

Claudio                         - (è apparso sulla soglia fin dalle ultime battute) Che succede?

Roberto                         - Il finimondo!

Claudio                         - (entra) Perché?

Roberto                         - (si alza) Mi sono imbrogliato, l'ho chia­mata Giulietta, lei ha creduto che si chiami così la mia amante.

Claudio                         - Buon segno.

Roberto                         - Dice davvero?

Claudio                         - Si capisce! Se credendo di essere tra­dita fosse rimasta indifferente, le avrei detto: Giraux, lei non ha più nulla da sperare! Invece sua moglie le ha dato una prova d'amore.

Roberto                         - Davvero? Ed ora che facciamo?

Claudio                         - Continui, perseveri!

Roberto                         - Conosce un altro trucco?

Claudio                         - Ci penserò. Nel frattempo, potrebbe farsi bello per il pranzo.

Roberto                         - Farmi bello? E come faccio?

Claudio                         - Cambiarsi, essere elegante.

Roberto                         - Lo smoking bianco?

Claudio                         - Eccellente idea (L'obbliga a entrare nella stanza da bagno, restando solo) A che punto siamo arrivati: tocca a me curare l'educazione sentimentale del consorte.

Jacqueline                     - (ritorna furiosa) Claudio!... Sa la novità?

Claudio                         - No...

Jacqueline                     - Roberto mi tradisce! Con una certa Giulietta. Non mi mancava altro! E pensare che io lo credevo fedelissimo!

Claudio                         - Forse ha delle attenuanti...

Jacqueline                     - Non lo difenda, per carità. La sua condotta è indecente!'

Claudio                         - Gelosa?

Jacqueline                     - (nervosissima) Niente affatto. Del resto non so perché le dica queste cose. Roberto mi è del tutto indifferente. (Si getta fra le braccia di Claudio) Tanto ora non corriamo più pericolo.

Claudio                         - (molto gentilmente) Forse non abbiamo il diritto di baciarci. Suo marito potrebbe...

Jacqueline                     - Hai ragione, bisogna dirgli tutto. Immediatamente!

Claudio                         - No, non volevo dir questo...

Jacqueline                     - Non si può fare altrimenti!

Claudio                         - Be', non so. In fondo non bisogna precipitare...

Jacqueline                     - Allora tu lasceresti che io conti­nuassi ad essere la tua amante, rimanendo la moglie di Roberto?

Claudio                         - No, certo. O meglio, per i primi tempi...

Jacqueline                     - Questo mai! Mai e poi mai! E' que­stione di dignità.

Claudio                         - Non è facile annunciarlo così su due piedi... Non vorrei che gli venisse un colpo..

Jacqueline                     - Probabile... ma quando saprà che mi si offre l'occasione di rifarmi una vita... di avere dei figli...

Claudio                         - Dei figli?

Jacqueline                     - Almeno uno, subito!

Claudio                         - Ma lei non crede che in principio sii potrebbe viaggiare un po'... che so io?...

Jacqueline                     - Ah, no. Non voglio ricominciare la vita come con Roberto: abbiamo voluto aspettare! un poco per avere bambini, poi ne parlavamo come dell'acquisto di un frigorifero ed infine ce ne siamo totalmente dimenticati. No, bisogna avere dei figli, e subito!

Claudio                         - Sì... Jacqueline, vorrei farti una proposta: prima di chiedere il divorzio tenta di riconciliarti con Roberto.

Jacqueline                     - E tu?

Claudio                         - Io?... Nello stesso tempo potresti anche; capire se ti sono abbastanza caro...

Jacqueline                     - Ed in caso di mancata riconciliazione?

Claudio                         - Giunti a quel punto ed ammesso che tu lo voglia sempre... potremmo regolare la nostra situazione.

Jacqueline                     - Oh, Claudio! (Lo abbraccia. Si baciano).

Roberto                         - (affare vestito di nuovo ed assiste alla scena) Ma, dico!... (I due si separano bruscamente) Non mi direte che avete preso ancora deh sonnifero!

Jacqueline                     - No, niente sonnifero, ma la pura e semplice verità!

Claudio                         - Ma, Jacqueline, non eravamo rimasti» d'accordo...

Jacqueline                     - Troppo tardi. Non ne vale la pena: I tentativi di riconciliazione ne ho fatti già parecchi e senza alcun risultato. (A Roberto) Bisogna che tu sappia la verità. Il signor Masure ed io ci amiamo.

Roberto                         - Tu e il signor Masure vi amate?

Jacqueline                     - Claudio, diglielo tu.

Claudio                         - Sua moglie, vede, ha tutto un modo suo per raccontare le cose.

Jacqueline                     - Quante volte mi avevi detto che non era meglio divorziare che vivere come viviamo? Eh? Rispondi!

Roberto                         - Non vedo nessun punto di contatto...

Jacqueline                     - Ormai è fatta... divorziamo, ed io sposo il signor Masure... (Pausa. Imbarazzo) Se volete rimanere un momento soli... Forse fra uo­mini... (Esce. I due uomini si guardano imbarazzati).

Roberto                         - Ha deciso di sposare mia moglie?

Claudio                         - Partecipo alla sua meraviglia.

Roberto                         - Non sono neanche ventiquatt'ore che vi conoscete!

Claudio                         - E' quello che dico anch'io!

Roberto                         - (si siede in poltrona) E pensare che le ho fatto anche delle confidenze!

Claudio                         - (gli si avvicina) Non può immaginare quanta pena ho provato a sentirla parlare!

Roberto                         - Come... mi ha ben preso in giro! In più mi ha obbligato a cambiarmi per il pranzo.

Claudio                         - Giraux, lasci che mi spieghi!

Roberto                         - Non ne vale la pena. Jacqueline ha ragione, ecco una prova evidente della nostra reci­proca incomprensione. Però non capisco come abbia fatto ad innamorarsi di un tipo come lei.

Claudio                         - Le ho fatto credere di essere stato il suo amante.

Roberto                         - E Jacqueline ci è cascata?

Claudio                         - Sì.

Roberto                         - Allora mi tolgo tanto di cappello, io non sono mai riuscito a farle capire di essere suo marito.

Claudio                         - Ho inventato tutto per farla arrab­biare e per vendicarmi! Mi aveva trattato così male, poi non si sa come mi sono trovato chiuso nella trappola.

Roberto                         - Spera di renderla felice?

Claudio

riflettere :

                                      - Non ho avuto ancora il tempo di tutto si è svolto così precipitosamente!

Roberto                         - L'ama davvero?

Claudio                         - Per quanto strano possa sembrare, credo di sì.

Roberto                           - Le faccio tutte queste domande perché lei non mi pare il tipo adatto al matrimonio.

Claudio                         - Non pare neanche a me.

Roberto                         - Vuol pensarci ancora un po' su?

Claudio                         - Ci ho già pensato.

Roberto                         - Allora... Se ne va?

Claudio                         - Rimango.

Roberto                         - In questo caso me ne dovrò andare io.

Claudio                         - Sono desolato, ma in questo genere di cose, non si può fare a mezzo.

Roberto                         - Sono del suo parere. (Apre la porta e chiama) Jacqueline! (Jacqueline appare) Volevo semplicemente dirti addio...

Claudio                         - Ma Giraux, lei non se andrà così!

Roberto                         - Sì, desidero partire prima di odiarci tutti quanti. Vi auguro ogni bene. Anch'io ho biso­gno di una donna che mi comprenda. Se non riu­scirò a trovarla, pazienza: vivrò solo e forse andrà tutto bene lo stesso...

Jacqueline                     - Non mi dai neppure un bacio?

Roberto                         - Perché no? (Si baciano sulle guance).

Jacqueline                     - (sì asciuga una lacrima. Piangendo) Addio, Roberto...

Roberto                         - Addio, Jacqueline. (A Claudio) Addio, signor Masure. (Fa per andarsene).

Claudio                         - (si precipita verso dì luì) Che fretta!

Roberto                         - (si volta) Sì... lei ha vinto ed io so perdere; sono un buon giocatore. Addio. (Esce).

Claudio                         - Giraux!

Jacqueline                     - (scoppia in singhiozzi) Meglio così, la situazione è più netta.

Claudio                         - Più netta, sì, ma forse abbiamo preci­pitato gli eventi.

Jacqueline                     - (si stringe a Claudio e piange a dirotto) Saremo così felici, vedrai... (Piange) Oh! Quanto saremo felici!

Claudio                         - Certo, certo... e come no!

Roberto                         - (ritorna) Scusate se disturbo ancora, ma vorrei prima di partire, mettere in chiaro una cosa. Jacqueline certamente le avrà detto che io aborro la campagna...

Claudio                         - No, non me lo ha detto.

Jacqueline                     - Ci è mancato il tempo, Roberto.

Roberto                         - Capisco. Ho comprato questa casa unicamente per far piacere a mia moglie. Jacqueline desiderava un marito, dei bambini ed una casetta in campagna. Il marito se ne va, i bambini non sono venuti... ed in quanto alla casa, poiché Jacqueline ci è profondamente affezionata, se a lei interessa, signor Masure, faccia un'offerta.

Claudio                         - Veramente...

Roberto                         - Benissimo: prendiamo subito carta e penna. (Si dirige verso il cassettone).

Claudio                         - Non vedo che urgenza ci sia, mette­remo tutto a posto a Parigi.

Roberto                         - Ah, no, finiamola una volta per tutte e non ne parliamo più.

Claudio                         - Ci vorrebbe un notaio...

Roberto                         - (ha preso un foglio di carta e viene a sedersi accanto al tavolino) Abbozzo il compro­messo. A Parigi mi metterò in contatto col notaio. Sbrigherete tutto voi due, sarà meno increscioso. (Fruga nelle tasche) Hai preso tu la mia stilografica?

Jacqueline                     - Non l'hai in tasca?

Roberto                         - Se ce l'avessi non te la chiederei!

Jacqueline                     - L'avrai dimenticata in qualche posto.

Roberto                         - Non cominciamo! Sei stata tu l'ultima a servirtene per i cruciverba. Possibile che io non possa avere qualcosa di mio in questa casa?

Claudio                         - Non bisticciate, per carità! Ecco la mia.

Roberto                         - (cercando nelle proprie tasche) Ah, be',

sì, l'ho trovata...

Jacqueline                     - (trionfante) Lo vedi, sempre pronto ad accusarmi! (Piange convulsamente).

Roberto                         - (inizia a scrivere) Scusa... ecco... così... Il sottoscritto Roberto Giraux riconosce di aver ven­duto la sua casa, sita in Via della Corte a Humières al signor...

Claudio                         - Claudio Masure.

Roberto                         - ...Claudio Masure... per la somma di franchi... Quanto vuole spendere?

Claudio                         - Non saprei...

Roberto                         - La casa, come casa, non mi è costata molto, ma ho avuto delle spese.

Jacqueline                     - (sempre piangendo) Sì, siamo stati noi a far mettere il bagno, la cucina... e molta mano d'opera l'abbiamo fatta noi personalmente... ma quella, Roberto, non la mette in conto... La mano d'opera è gratis. Va bene?

Roberto                         - Si capisce. Due milioni, le va?

Claudio                         - Il fatto è che neanch'io amo molto la campagna...

Roberto                         - Allora non insisto, metto un avviso sul giornale.

Jacqueline                     - (scoppia in singhiozzi) Ed io che ci tenevo tanto a questa casetta!...

Claudio                         - (commosso) Poiché ci tiene tanto... d'accordo: due milioni!

Jacqueline                     - (abbraccia Roberto) Grazie, Ro­berto mio.

Roberto                         - Eh, no! E' lui che devi ringraziare.

Jacqueline                     - Grazie, Claudio... (Lo abbraccia).

Claudio                         - Sciocchezze.

Roberto                         - Ecco fatto... Mi pagherà quando vorrà.

Claudio                         - Le firmo subito un assegno e così è finita. (Estrae il libretto di assegni).

Roberto                         - Grazie... intanto io le dò l'indirizzo del notaio. (Scrive mentre Claudio prepara l'assegno)

Ecco...

Claudio                         - (porge l'assegno) Ecco. (Jacqueline sin­ghiozza più forte).

Roberto                         - (la prende amichevolmente tra le braccia) Non piangere, via, è questione di un momento, si dimentica così presto. (A Claudio) Credo che lei la consolerà meglio di me. (Posa Jacqueline nelle braccia di Claudio) Adesso vi lascio davvero. (Fa per andarsene).

Claudio                         - Roberto... volevo dire... se le può essere utile... a proposito degli olii, vada a vedere a | nome mio un certo Gerardo Tourvil.

Roberto                         - Gerardo Tourvil?

Claudio                         - Un amico mio al quale ho reso un fa­vore.

Roberto                         - Che favore?

Claudio                         - Gli ho portato via la moglie!

Jacqueline                     - Come?

Claudio                         - No, no, non quello che pensate voi! Spiegherò poi... solo per dirle che Tourvil non mi può rifiutare un favore... sa, è direttore commerciale dell'European Oil Company.

Roberto                         - Allora lei?...

Claudio                         - (ride scioccamente) Io? non ci ho mai messo piede...

Jacqueline                     - Come, lei non è il direttore dell'olio?

Claudio                         - No. Il mio mestiere è un po' singolare e per questo generalmente preferisco non parlarne.

Jacqueline                     - Di che cosa si occupa?

Claudio                         - Vede, a questo mondo, tutti i mestieri sono necessari... dal primo all'ultimo... per giungere in questo mondo si ha bisogno di una levatrice, no? e per andarsene si viene da me!

Jacqueline                     - Ma... lei... sarebbe...

Claudio                         - Impresario di Pompe Funebri.

Roberto                         - In questo caso... spero di servirmi di lei il più tardi possibile.

Jacqueline                     - Ma allora perché ci ha raccontato?

Claudio                         - Glielo spiegherò, Jacqueline...

Roberto                         - Giusto... ti spiegherà tutto quando io sarò partito, me ne vado subito. Addio, Jacqueline... (Si guardano).

Claudio                         - (imbarazzato) Se volete rimanere ancora un istante soli... (Esce).

Jacqueline                     - Beccamorto!

Roberto                         - Non te la prendere. Senti, quando vor­rai venire a prenderti le tue cose a Parigi, hai ancora le chiavi. Poi le lascerai alla portinaia. In cambio mi porterai le cose mie che ho qui.

Jacqueline                     - (piange) Roberto!

Roberto                         - Beh... credo che non ci sia altro... Però se mi avessero detto che arrivavo qui sposato un venerdì alle 23 e che ripartivo celibe l'indomani alici 19,30, non ci avrei creduto.

Jacqueline                     - Sposato alle 23?

Roberto                         - Ieri sera eravamo ancora sposati.

Jacqueline                     - Sei arrivato alle 23 precise?

Roberto                         - Sì, ero partito da Parigi alle 21,30.

Jacqueline                     - Ma io ho telefonato ad Olga alle 2? meno un quarto.

Roberto                         - E con questo?

Jacqueline                     - Avevo preso il sonnifero proprio pri­ma di telefonare ad Olga.

Roberto                         - E che vuol dire?

Jacqueline                     - Vuol dire e come! Fra le 22,45, momento in cui ho bevuto il sonnifero e le 23, mo­mento in cui sei arrivato tu, non sono trascorse due ore meravigliose!

Roberto                         - Due ore meravigliose fra le 22,45...

Jacqueline                     - Oh, non puoi capire!... Ma allora... Roberto?... sapevi che il signor Masure non cono­sceva Gianni?

Roberto                         - Ma sì che lo conosce.

Jacqueline                     - Ti dico di no. L'ha detto per restare qui con me, da solo.

Roberto                         - Davvero?

Jacqueline                     - Ha mentito anche sugli Olii Europei.

Roberto                         - Sempre per restare solo con te?

Jacqueline                     - No, perché tu l'invitassi a rimanere per il week-end.

Roberto                         - E' incredibile!

Jacqueline                     - Non dice mai la verità quell'impre­sario di pompe funebri.

Roberto                         - Figurati che a me ha detto di averti lasciato intendere di essere stato il tuo amante. Non gli ho chiesto spiegazioni, ma ho trovato che il rac­conto non stava in piedi.

Jacqueline                     - Ridicolo! Ma tu hai creduto alla sto­ria della macchina e del sonnifero?

Roberto                         - A quella sì, perbacco! Se no, come si spiegherebbe il fatto che era coricato accanto a te?

Jacqueline                     - Hai ragione. Quella è l'unica cosa vera. E' l'unica verità che sia uscita da quella bocca di becchino!

Roberto                         - Sì, tutto sommato mi sembra un bel bu­giardo.

Jacqueline                     - Roberto? Credi veramente che non potremo più intenderci noi due?

Roberto                         - Sei tu che lo credi!

Jacqueline                     - Roberto, caro, stringimi fra le brac­cia... (Roberto l'abbraccia. Jacqueline gli fassa le braccia intorno alla vita) ... e dimmi delle parole tenere.

Roberto                         - Non le ho mai sapute dire...

Jacqueline                     - Fai un piccolo sforzo, Roberto, per l'amor del cielo! Te ne scongiuro! E' urgente.

Roberto                         - Jacqueline, ti voglio bene!

Jacqueline                     - (nuova minaccia ài litigio) Allora per­ché mi hai tradita?

Roberto                         - Non ti ho mai tradita. Volevo dirti qual­cosa di carino e non sapevo come incominciare. Al­lora il signor Masure mi ha detto: perché non si ispira a Shakespeare? Ed abbiamo preso il volume di Romeo e Giulietta.

Jacqueline                     - Davvero?

Roberto                         - Te lo giuro!

Jacqueline                     - (accosta la sua guancia a quella del marito) Oh, Roberto, mi è venuta un'idea.

Roberto                         - Sentiamo.

Jacqueline                     - Se comprassimo una casetta sulla Costa Azzurra? Sai, lì, ci sono dei begli alberi, il chiaro-di luna, l'ombra delle foglie!

Roberto                         - Se, ti fa veramente piacere...

Jacqueline                     - Ho un'altra idea.

Roberto                         - Dimmi!

Jacqueline                     - Se andassimo a comperarla subito?...

Roberto                         - Subito?

Jacqueline                     - Perché no? Andiamo a Parigi a pren­dere un po' di bagaglio e ripartiamo domattina.

Roberto                         - Ma, Jacqueline, non è possibile... sai bene...

Jacqueline                     - Ammettiamo pure che sia un ca­priccio, ma di tanto in tanto devi pure accontentarmi.

Roberto                         - Un capriccio!... Oh, ma se è un capric­cio, partiamo subito! (Si alza).

Jacqueline                     - Che bellezza! (Va alla porta e chia­ma) Signor Masure! Signor Masure...

Claudio                         - (affare) Sì.

Jacqueline                     - Noi abbiamo veramente abusato del­la sua ospitalità.

Claudio                         - Come?

Jacqueline                     - Mio marito ed io vogliamo togliere il disturbo.

Claudio                         - Avete fatto pace?

Jacqueline                     - Sì... E' molto deluso?... Le dispiace?

Claudio                         - Ma...

Jacqueline                     - (gli tende la mano) Allora, arrive­derci, Masure. Senza rancore.

Claudio                         - Parte?

Jacqueline                     - Lo ritengo più opportuno.

Claudio                         - Allora... addio, signora...

Jacqueline                     - (gli forge la mano) Senza rancore?

Claudio                         - (bacia la mano) Senza rancore! (Jacqueline esce).

Roberto                         - Arrivederla, signor Masure. Scusi la fretta, ma è saggio che io l'accontenti nei suoi ca­pricci. E grazie di tutto!

Claudio                         - Giraux! E la casa?

Roberto                         - Se la tenga pure. E' sua. Io odio la cam­pagna.

Claudio                         - Anch'io odio la campagna...

Jacqueline                     - Ma per la sua « impresa » è comoda, può aprire una succursale... Il cimitero è a due passi!

Roberto                         - Tutte le fortune, tutte le fortune! (E se ne va di corsa seguito da Jacqueline, lasciando il si­gnor Masure disperato).

FINE

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