Il silenzio

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IL SILENZIO

Microdramma

di NATHALIE SARRAUTE

Traduzione di Ugo Ronfani

PERSONAGGI

VOCI MASCHILI

UOMO 1

UOMO 2

UOMO 3 (Jean-Pierre)

Voci femminili

DONNA 1

DONNA 2

DONNA 3

DONNA 4 (voce giovanile)

Commedia formattata da

Donna 1                        -  Continui! Continui, la prego. Era così piacevole!... Lei sa raccontare così bene...

Uomo 1                         -  Oh, no; per favore...

Donna 1                        -  Ma sì!... Ci dica, ci dica ancora. Era bello, molto bello: tutte quelle case minute... mi sembra dì vederle... con le loro piccole tettoie di legno intagliato sopra le finestre... come pizzi colorati, verdi, rossi, gialli... E le staccionate intorno ai giardini dove i gelsomini e le acacie, di sera...

Uomo 1                         -  No, era stupido... Non so che cosa mi è venuto in mente...

Uomo 2                         - Ma perché? Nient'affatto; era bello, stupendo... Come diceva?... I sogni d'infanzia ritrovati in queste... in tanta... in questa dol­cezza... Lei diceva queste cose in modo meraviglioso, gliel'assicuro... Com'era?... Vor­rei ricordarmi le sue precise parole...

Uomo 1                         -  No, sul serio... Volete farmi ar­rossire?... Parliamo d'altro, sarà meglio... Era ridicolo... Non so proprio cosa diavolo mi è successo... Divento ridicolo, quando mi lascio trasportare da questi slanci « lirici ». È stupido, lo so; infantile... Non so più quello che dico... (Missaggio di voci). Donna 3. Anzi, anzi! Molto commovente, invece...

Donna 1                        -  Era così...

Uomo 1                         -  Basta, davvero. Non prendetemi in giro, per favore.

Uomo 2                         - Prenderla in giro? Ma chi la prende in giro, scusi? Anch'io mi sono sentito com­mosso, gliel'assicuro... Sa che mi è venuta voglia di vederle, le sue piccole case?... Ci voglio andare... Era da un pezzo che...

Donna 3                        - Sì, anch'io. Era... In quello che diceva, veramente... Lei ha saputo rendere... Veramente.

Uomo 1                         -  Basta. Cambiamo discorso, sarà meglio...

Donna 3                        - Così poetico, quello che diceva...

Uomo 1                         - (freddamente, poi con rabbia). Ecco, ci siamo. Naturalmente, doveva succedere. Sarete contenti. È questo che cercavate, im­magino. Proprio quello che avrei voluto evitare... (Qualche gemito, studiato) Per tutto l'oro del mondo non avrei voluto... (Alteran­dosi) Ma allora: siete... siete ciechi. Sordi. Insensibili, scusate. (Appenato) E dire che ho fatto tutto quello che potevo... Vi ho messi in guardia, ho cercato di impedire... Ma voi no, niente da fare. Vi siete buttati alla disperata, giù fino in fondo... Ecco. Con­tenti, adesso?

Donna 3                        - Ma lei, scusi... Che le prende, amico? Ho detto qualcosa che non va? Con­tenti perché?

Uomo 1                         - (glaciale). Niente, lei non ha detto proprio niente. Neanch'io. Coraggio, adesso. Continuate. Dite quel che volete, gridate. Tanto, ormai è tardi. Il male è fatto. Quando penso... (gemendo ancora) quando penso che la cosa avrebbe potuto passare inosservata... Colpa mia, d'accordo... Ho sbagliato... Ma si sarebbe potuto rimettere tutto a posto... sarebbe bastato fingere di ignorare, non in­sistere... Mi sarei ripreso, stavo già per farlo... Invece voi no: a insistere, decisi, fino in fondo. Il ballo dell'orso. E va bene! Continuate. Avanti, adesso potete dire tutto quello che volete.

Donna 1                        -  Ma che cosa? Che cosa dobbiamo dire?

Uomo 1                         - (imitandola). « Che cosa! ». Ma al­lora, proprio non vi rendete conto che quello che avete scatenato, quello che si è messo in movimento per colpa vostra... Ma sì! (Lamentandosi) Quello che temevo di più...

Donna 1                        -  Dico: si spieghi! Che succede? Che cosa temeva?

Donna 2                        - Sì: che cosa, che cosa si è «sca­tenato »?

Donna 3                        - Francamente, amico mio: sa che comincia a inquietarmi?

Uomo 1                         -  Ah, la inquieto! Sono io, che...

Donna 3                        - Lei, sì. Chi altro vuole che sia?

Uomo 1                         - (irritato). Eh già, io! Naturalmente, sono io ad inquietare, sono io il matto! Si capisce, è sempre così. Voi, invece, anche se è chiaro come il sole... Perché non mi farete credere, spero... Dite la verità: voi... voi lo sentite come me, non c'è dubbio... Soltanto fate finta... Non è così? Vi sembra più conveniente, più furbo fare come se...

Uomo 2                         - Dio buono! Come se cosa? Ma sì, certo: dobbiamo essere proprio dei poveri deficienti, se...

Uomo 1                         -  Per favore! Non cercate di farmi credere che... non fate finta... Qualunque persona normale lo avverte subito, non c'è dubbio... Si è... Sono come delle emana­zioni... come se... (Si ode, appena accennata, una risata) Avete sentito? Lo sentite? Non ha potuto trattenersi. È esploso.

Donna 1                        - (tono sostenuto). Jean-Pierre: è lui che ha riso. Mio nipote. Dovete ammet­tere che si riderebbe per molto meno. Spas­soso, davvero. Pare che sia Jean-Pierre, ad essere esploso.

Donna 2                        - Jean-Pierre?... Ma no! Possibile?

Donna 3                        - Jean-Pierre, così quieto, per bene...

Uomo 1                         -  Chi altro volete che sia? Chi altro, eh? Lo so, ho capito: volete provocarmi. Non è così?

Uomo 2                         - (con calma). Jean-Pierre, questa è buona. Allora si trattava di lui!

Uomo 1                         -  No, dell'imperatore di Cina. (Bef­fardo) Della regina di Saba. Dello scià di Persia...

Donna 1                        -  Complimenti, il mio caro Jean-Pierre. Me la combini bella... Piccolo ipo­crita... Ti rendi conto di quello che hai « scatenato », con la tua aria innocente?

Donna 2                        - Allora è lei, povero Jean-Pierre, il « colpevole » di questo dramma.

Donna 3                        - La canaglia... Abbasso Jean-Pierre, ci fa paura... È l'uomo nero che ci fa paura. Jean-Pierre, un così bravo ragazzo... Ha visto che cosa ha fatto, in che stato ha messo il nostro povero amico?

Uomo 2                         - Questo Jean-Pierre! Un nemico pubblico numero uno: è così che dovremo chiamarlo. Al Capone! Ma guardatelo: sba­glio o ci minaccia? Come no? Ci minaccia, pistola in pugno! (Risate).

Donna 1                        -  Ti senti fiero, Jean-Pierre? Non te l'aspettavi, eh?...

Uomo 1                         -  Li scusi, non si rendono conto di quello che dicono. Non ci faccia caso, li perdoni... Non avrei dovuto, è chiaro... Sono il primo ad ammetterlo. Lei però deve comprendere...

Donna 2                        - (scoppiando a ridere). Lo sente, Jean-Pierre? Lei deve comprendere... (Con il tono di chi sentenzia) Comprendere è perdo­nare, Jean-Pierre: non lo dimentichi. Missaggio di voci e risate.

—Clemenza, Jean-Pierre...

—Non sia crudele, Jean-Pierre... Pietà...

—Pietà, la supplichiamo in ginocchio...

—Pietà...

Uomo 1                         - (molto seriamente). Lei vorrebbe tranquillizzarci tutti, Jean-Pierre: non è vero? Sì, è così... Lei vorrebbe, ne sono sicuro... Crede che sia difficile? No, baste­rebbe poco, sa? Una parola. Una sola pa­rola, detta da lei, e ci sentiremmo tutti sol­levati da questo peso. Tranquilli, sereni. Cosa crede: che loro?... No, sono come me. Esattamente come me, tutti. Soltanto che -vede? - non hanno il coraggio di farlo capire... non sono abituati... hanno paura... È una libertà che non si sono mai presa, allora... Stanno al gioco... Si credono obbli­gati a fingere... Jean-Pierre, ascolti... Una parola, una sola... Un'osservazione, una qual­siasi. Non ha importanza quale, mi creda. Una parola e tutto rientra nell'ordine, ca­pisce?... (Un silenzio) No, eh? Dev'essere più forte di lei. Lei è..., come si dice?, « murato nel suo silenzio »: è così che si dice... Vorrebbe uscirne, da questa prigione di silenzio; ma non può. Non può, c'è qual­cosa che glielo impedisce... Come quando si fa un sogno e... Non è vero? La capisco, so cos'è...

Donna 2                        - (sdegnata). Però! Che cosa bisogna sentire! Mettiamo pure che anch'io sia in­timidita, che abbia i miei complessi, tutto quello che vuole. Non è una buona ragione per... Sa che le dico? Lasci in pace questo povero ragazzo. Ha una pazienza!.,. Al suo posto, io...

Donna 3                        - È molto timido, ecco perché.

Uomo 1                         - (avidamente). Sì, ecco: è timido! È la parola giusta: timido, Lei ha trovato la spiegazione, signora. Perfetto; inutile cer­carne altre. Perché farci del cattivo sangue? È così: timidezza. Diciamocelo, ripetiamo­celo: è timido. Meraviglioso, si è tranquilli. Calmi: adesso sappiamo, senza possibilità di errore. Si cerca - agitati, inquieti - e ad un tratto tutto rientra nell'ordine. Che cosa stava succedendo? Ma niente! O piuttosto, sì: qualcosa di insignificante, di assoluta­mente banale. Adesso tutto è passato... Si sta bene, si respira... Un timido, tutto qui.

Uomo 2                         - (facendo la voce grossa). Momento! Eh, no, abbiate pazienza! Non sono d'ac­cordo, troppo comodo. Adesso che il gioco è cominciato si va fino in fondo. Proprio adesso che mi divertivo!... No, sul serio: mi rifiuto (con enfasi infantile) di acconten­tarmi di queste « apparenze banali », di queste facili semplificazioni... No, siamo seri; diciamo le cose come stanno... Non era... non era successo qualcosa?... Non c'era, poco fa, un'atmosfera strana, qui, tra noi?... Come una minaccia misteriosa?... Fare finta di niente? Eh, no. Vado matto - lo sapete - per i film dell'orrore, per i ro­manzi gialli. Non mi direte che va bene così, punto e basta. Un timido! Andiamo! Una parola buttata nel discorso, come una bolla di sapone, e tutto dovrebbe diventare chiaro? Non è chiaro! Qui ci prendono in giro, non ve ne siete accorti? Che cosa c'entra la timidezza, con questa storia? Vuole spiegarcelo? Senza cercare di imbro­gliare le carte, per favore. Perché adesso

-le dirò - anche il mio istinto di conser­vazione si è svegliato. Cerchiamo di ve­derci chiaro, io dico: guardiamo in faccia il nostro piccolo mistero. Tutto è comin­ciato - vi ricordate? - con un'osservazione

-

-un'osservazione qualsiasi - su quelle certe tettoie di legno intagliato - «come pizzi co­lorati » lei diceva, signora -, che ornano le finestre delle case di montagna, e sui loro piccoli giardini, che profumano di gelso­mino... È così, no? Ho buona memoria, io... Bene, si parlava di queste cose ed ecco che si mette a circolare non so che fluido, non so quale emanazione; l'atmosfera si scalda, ci dicono di stare zitti, ci supplicano... E adesso si tira fuori questa storia della timi­dezza per soffocare tutto... come una coperta gettata su una fiamma, per spegnerla... No, troppo tardi. La fiamma brucia, non sentite?

-

Uomo 1                         - (tornando al tono lamentoso). La prego, Jean-Pierre: non gli dia retta. Una parola sua, per favore. Una sola, per farmi capire che mi ha scusato. Cosa crede? So bene quello che pensava. Lo sapevo già prima, quando ho parlato, stupidamente; avrei dovuto controllarmi ma non ho po­tuto. Il suo silenzio, come una vertigine... Mi sono lasciato trascinare e... Una forza malefica, come quando si è in chiesa, a messa, e a un tratto si ha voglia di dire delle parole sacrileghe... Il suo silenzio, con il suo peso: mi ha spinto, non ho saputo resistere... Non sono più riuscito a con­trollarmi...

Donna 2                        - Lo sente, Jean-Pierre? Non è più riuscito a controllarsi! Ma parli, dica qual­cosa! Comincio ad avere paura anch'io, sa? Mi sta dando i nervi, davvero.

Donna 3                        - Basta. Il gioco è durato abba­stanza, non vi pare? Parliamo d'altro, sarà meglio. Non è più divertente. Ci dica, piut­tosto: come conviene andarci, nel suo « paese di sogno », nel suo paradiso? Come si ar­riva? Non ce l'ha ancora detto.

Uomo 1                         - (smarrito). Non so... Oh, sì, per piacere... parliamo d'altro!... Adesso la cosa... forse voi non capite... diventa grande, si gonfia, cresce e cresce... Vorrei potermi na­scondere, sparire... Così incapace di misura, di pudore... Così sfrontato... Vede, Jean-Pierre? Ho quello che mi merito. Sono pu­nito, largamente punito. Mancanza di mi­sura, di pudore: mi sta bene. E' questo che le dava fastidio, Jean-Pierre: non è vero? Queste cose lei non le può ammet­tere, non può scusarle. Sono stato grossolano, lo capisco. Rozzo... E lei non può sopportarlo, Jean-Pierre. È così limpido, lei,       - (sottovoce) così puro... La purezza dell'an­gelo, Jean-Pierre. (Agitandosi) Vede? Vede le sciocchezze che mi fa dire? Divento ridi­colo, non so più quel che dico. Basta che mi trovi qui, davanti a lei, e subito divento enfatico... Ma la capisco, sa? Benissimo. Dica la verità: lei si è sentito a disagio per me. Perché lei ha subito capito tutto. Lo sento, lo so: lei capisce tutto. Quando se ne sta zitto, come adesso, e ci guarda schiamazzare come ragazzi, fare gli stupidi: non le sfugge niente, sono sicuro... Lei era a disagio per me, Jean-Pierre... Non nego, quelle famose tettoie sopra le finestre delle piccole case di montagna, « come ricami co­lorati sulle facciate », mi affascinano, chiedo scusa... Ma il modo come l'ho detto, il modo! Mi sono lasciato andare. Banalità, cattiva letteratura. Lei ha mille volte ra­gione, Jean-Pierre... È per questo che lei... Non è così?...

Gli altri intanto parlano fra loro: fondo sonoro di voci, frasi spezzate.

—Ipersensibilità...

—Nevrosi...

—Anche suo padre, ve lo ricordate?

—Forse la separazione... il collegio...

—Mia nonna... (Più distintamente)

—Cattiva letteratura, l'ha ammesso anche luì.

—Eccolo che si scusa. Con Jean-Pierre...

—Capisce tutto, Jean-Pierre... Un cer­vellone.

                                      - Sapete la storia?... « Perché non le re­gala un libro? ». « Oh, no; ne ha già uno!... ». (Risate).

Uomo 1                         - (inizio a denti stretti, come fra sé). Quante sciocchezze. Non capiscono. Non c'è bisogno di avere letto molto per avere una sensibilità, per rendersi conto... È una cosa innata, un dono. Uno ce l'ha o non ce l'ha. Anche se ingoiassero delle biblioteche, loro... (Rivolto ancora a Jean-Pierre) Lei, invece... L'ho sempre capito: per lei, le parole... Lei non dice mai cose banali. Mai niente di falso, di enfatico. La misura. Evidentemente: anche lei deve servirsi di parole, di tanto in tanto. Bisogna, per vivere. Ma soltanto l'indispensabile. Le parole hanno un peso, lei lo sa bene, meglio di me.

Uomo 2                         - Mi scuso di interferire, di spez­zare questa bella atmosfera di... di simpatia; di interrompere queste confidenze (risate iro­niche) ma mi sembra che l'ultima cosa da dire a Jean-Pierre fosse proprio questa: che per lui le parole hanno un peso. Lei sta schiacciandomelo, questo povero Jean-Pierre. Adesso diventerà muto per l'eternità... Dica piuttosto che nessuno, meglio di lui, sa che il silenzio è d'oro!...

Uomo 1                         -  Li sente, Jean-Pierre? Ecco dove vogliono arrivare... Era inevitabile... Noti: non che io sia d'accordo; ma in situazioni del genere, si sa... Queste scappatoie... si parla... si cercano spiegazioni apparenti... La timidezza, per esempio. Facile; basta fru­gare un po', come adesso... - in superficie, beninteso... - e si trova la spiegazione buona, quella che permette di stare tranquilli... L'or­goglio, per cominciare: perché no? Lei può essere orgoglioso, Jean-Pierre. Oppure avere dei complessi: altra spiegazione. Sarò sin­cero: anch'io, qualche volta... Quando lei si ostina a... e poi no, mi dico che non è vero, che la spiegazione buona non è questa... Lei dei complessi! Assurdo. Lei che...

Donna 4                        - (timbro giovanile, sottovoce). No, non così: lei sbaglia. Così non riuscirà mai, le assicuro. Ho provato anch'io la stessa cosa, per un momento... So cos'è. C'è una sola soluzione: non farci caso. L'indifferenza.

Uomo 1                         -  L'indifferenza! Si fa presto a dirlo...

Donna 4                        -  Lo so... (Abbassando ancora la voce) Ma è proprio su questo che lui fa affidamento... Sa che lei non è capace, con un'alzata di spalle, una risata... Lo sa: per questo lo tiene nelle sue mani. E si diverte. Mentre lei... Le dico io cosa deve fare; ascolti. (Alzando la voce, volubile) Sa chi ho incontrato, l'altro giorno? Bonval. Ma sì, lui! Mi ha chiesto se qualche volta ci si vedeva ancora... «Me lo saluti tanto», mi ha detto... Mi è sembrato cambiato... In­vecchiato... Molto. Invece sua moglie: sem­pre così bella, giovanile... (Ancora sottovoce) Ha capito? Coraggio, così...

Uomo 1                         - (malsicuro). Sì, una bella donna sua moglie... Se però lei l'avesse conosciuta prima... (Scoraggiato) No, non posso, dav­vero... Lei è gentile, grazie... Ma mi chiede troppo; mi chiede di saltare, di correre e io non posso... Questo peso... Tonnellate. Mi schiaccia... (Esplodendo) Insomma, Jean-Pierre: parli, dica qualcosa! Se crede che ci divertiamo a vederla così! Si fa uno sforzo, diamine! Si esce dal buco, si è umili, si sta al gioco di tutti! Per pietà, per cor­tesia, per avere un contatto umano, quello che vuole! Libero di mettermi sotto i piedi, di disprezzarmi; ma io glielo griderò in fac­cia fino all'ultimo: dei contatti umani, sì... si fa uno sforzo... si consente di dire qualche sciocchezza come fanno tutti...

Donna 3                        - Adesso gli fa una scenata, lo sentite?... Siamo arrivati agli insulti... Divertente, no?

Donna 1                        -  Non vi sembra che Jean-Pierre gli tenga testa bene? Io, francamente, non ce la farei.

Uomo 2                         - Forza, apro le scommesse. Ri­sponde, non risponde?

Uomo 1                         - (piano). Le scommesse? Perché? Inutile: non risponderà. Il signore ci di­sprezza. Le nostre storie, le nostre chiac­chiere. La nostra cattiva letteratura, la nostra poesia da due soldi. Lui, no, figuriamoci! Non si abbassa, lui. Adesso, però... Senta, vuole che glielo dica io che cos'è lei, caro Jean-Pierre? Vuole che glielo dica franca­mente? Bene: hanno ragione loro. Lei è un timido, punto e basta. Inutile complicare le cose. Lei ha paura di quello che noi po­tremmo pensare di lei. Sissignore Perché... perché potrebbe dire qualche sciocchezza, no? Una sciocchezza grossa come una casa. Allora, (caricaturando, in tono effeminato) « per carità... Che cosa direbbero, gli altri? Io passare per un mediocre, per un imbe­cille, figuriamoci! Invece, se sto zitto... E già, se sto zitto il re del pollaio sono io; tutti a occuparsi di me»...

Donna 3                        - Non esageriamo, adesso! Le dirò... I tipi silenziosi non mi hanno mai impres­sionata... Mi dico, semplicemente, che forse non hanno niente da dire, proprio niente.

Donna 4                        -  Per me non è così: i tipi silen­ziosi, io, invece... (Volubile) A quindici anni mi ero innamorata - è la parola - di un tizio, un signore... In segreto, si capisce: avevo quindici anni, era un amico di mio padre e... fumava sempre la pipa, in silenzio... Lo trovavo... « fatale»!

Donna 3                        - A quell'età si capisce. Ma poi... Le garantisco che a me è passato.

Uomo 1                         -  Le sente? La prendono per uno stupido: bel risultato! Lei però... sì, proba­bilmente lei, eh?... Lei se ne infischia. Certo, non gliene importa niente. Altrimenti cer­cherebbe... (Rabbonito) Lei se ne infischia; è così. Sono stato ingiusto: mi perdona? Le dirò: io invece sento che lei... ho sempre sentito che lei... è per questo che a diffe­renza che con gli altri, con lei... Se un altro se ne sta zitto non m'importa niente, asso­lutamente. Lei invece... senza bisogno di montare in cattedra... così, col silenzio, sem­plicemente... Perché non è il caso di pren­dere grandi pose, ha perfettamente ragione. Si complicano soltanto le cose. È per questo che spesso gli intellettuali... (Toccato da una idea) Ma sì, certo! Perché non ci ho pen­sato prima?... Lei non deve credere, però... No, gliel'assicuro. Io no, mai. Io non faccio parte di quella razza, non li posso vedere... La mia scala di valori io non la stabilisco come lei potrebbe pensare, parola d'onore. Mi crederà? Quando sono con loro, il più delle volte mi sento a disagio. Mancano del tutto di sensibilità. Sono di pietra... (Volu­bile) Marthe, ascolti il mio consiglio: non s'innamori mai di un intellettuale!

Donna 4                        -  Oh, non c'è pericolo! Ma lei... Continui... Bravo, stavolta... Forse ha tro­vato il modo.

Uomo 1                         -  Dicevo che... sì, gli intellettuali... Del resto, tutti i miei amici... Persone sem­plici: operai, gente così. È meglio, sono pro­prio queste amicizie che... Mi ricordo di un falegname... un semplice falegname, però... Bah, in fondo non so perché dico queste cose... Ci sono persone per bene in tutti gli ambienti... Anche in mezzo agli intellet­tuali, no?... Del resto: che cos'è un intel­lettuale? Potete definirmelo? Un intellettuale... Eh? Bisognerebbe intenderci... Lei Jean-Pierre, per esempio... Se le parole hanno un senso, lei è un intellettuale, non le pare?

Donna 1                        -  Lo credo bene: se il Politecnico non è un vivaio... come si dice...

Donna 2                        - Sì. Dove sarebbero, altrimenti, gli intellettuali?

Uomo 1                         -  Giusto, dove sarebbero? Che senso ha, in fondo? Sa, dicevo questo soltanto perché ci sono persone che hanno dei pre­giudizi: appena vedono l'ombra di un in­tellettuale è come se... Un odio viscerale, se lo portano dietro fin dalla nascita... Ho conosciuto una famiglia... Si figuri che i ge­nitori provavano una vera ripulsione per... L'infanzia martire esiste anche per queste cose... Any, la figliola dei Mère... sempre la prima a scuola, diligentissima... una vec­chietta, poverina... Bene, sarà ingiusto, ma se devo dire la verità ha sempre suscitato anche in me un senso... non so... di antipatia...

Donna 2                        - La capisco.

Donna 3                        - Allora: proprio non vuole dirmi come si può arrivare, nel suo paradiso?... In macchina sarebbe l'ideale; le strade, però...

Uomo 1                         -  Ma a lei cosa importa, scusi? Cosa ci trova, di appassionante? Mi vuole spie­gare che interesse possono avere queste fa­mose case di legno? Sa cos'è, piuttosto? Succede anche a me: è la moda. Seguiamo la moda, tutto qui. In questo periodo il legno, non so perché... La gente va in estasi per il legno... Gli oggetti in legno: si fanno follie... Saliere, insalatiere... Tutto in legno... E le false travi per i soffitti: così di moda!... Proprio l'altro giorno ho letto su una rivista un articolo spassosissimo su questa mania delle vecchie travi... Mi ci sono veduto, come in uno specchio...

Uomo 2                         - Vero. Dev'essere una reazione con­tro l'invasione del cemento armato.

Uomo 1                         -  Possibile, ma che vuol farci? Bi­sogna vivere col proprio tempo. Me lo ri­peto sempre anch'io, per esempio quando mi succede di vedere un solido trattore sosti­tuire uno di quei vecchi carri... sa, quei carri delle nostre parti così... così decorativi... che i nostri contadini dipingono in blu di Prussia, un blu straordinario... Pardon... Avete sentito? Missaggio di voci.

—No.

—Niente, no...

—Sentito cosa?

Uomo 1                         -  Un fischio, non l'avete sentito?... Ha fischiato, l'ho sentito bene...

Donna 3                        - Chi, Jean-Pierre? Ancora lui? Ma allora è una mania, lei...

Uomo 1                         -  No, ho sentito benissimo. Mi lasci dire... Devo parlargli, dobbiamo spiegarci. Lei, Jean-Pierre, ha detto qualcosa. Una pa­rola. Chiaramente. Lei ha detto (esita) la pa­rola «estetismo». L'ha detta, non lo neghi... No? Non l'ha detta?... Eppure... Avrei giu­rato che... D'altra parte è vero: ci sono ri­cascato. Con questa storia dei carri dei con­tadini, un minuto fa... È veramente grot­tesco. Abbia pazienza: non sono mai riu­scito a sbarazzarmi da questo - come dire?.. - da questo sentimentalismo di bassa lega, da questa stupida mania di... (Con una ri­sata nervosa) Ho un bel cercare di stare attento, è più forte di me. Una cosa che mi perseguita da sempre... (Tono neutro) Credo di avere fatto addirittura la mia infe­licità, per questa stupida cosa.

Donna 1                        -  Figuriamoci! Davvero?! Ci dica... Perché la sua infelicità? Ci dica tutto.

Uomo 1                         - (condiscendente). Tutto? Perché no?... Tutto senza nascondervi nulla. (Stacco) Va bene. Ero innamorato, giovane e inna­morato. Molto. Di una creatura adorabile. Per me sarebbe stata la compagna ideale. Forte quanto io sono debole. E poi bella, un volto... Vedete Jean-Pierre? Quando è seduto come adesso di profilo, diritto... così fermo e nobile... fa pensare esattamente a lei. Lei non si sarebbe lasciata, come ho fatto io... No certamente. Bene, è accaduto per una sciocchezza di questo genere... Eravamo a prendere il fresco sulla riva della Senna, nei giardini del Vert-Galant. Preparavamo insie­me gli esami, ricordo. Diritto finanziario, de­porto e riporto; ci facevamo delle domande. Studiavamo molto seriamente. A un tratto io faccio: (scoppia a ridere) « Guarda questo salice, questa luce verde... ». O qualche altra sciocchezza del genere: « Guarda i riflessi, là, nell'acqua... ». Lei niente, non volta nep­pure il capo, resta curva sulle dispense... Io ripeto: «Guarda...». Niente, molto seria lei mi fa una domanda, sul riporto... Allora, in quel momento, non so perché, ho sentito che tutto, fra me e lei, era finito... Non sono mai riuscito a spiegarmelo, ma è stato così. Tutto finito, in quel momento. Per sempre. Lei non ha mai capito. Neppure i suoi, nep­pure i miei. Erano così contenti... Ricordo che mio padre... « Un caso patologico », ave­va detto. Era molto arrabbiato... Aveva ra­gione, devo essere un caso patologico... Per questo...

Uomo 2                         - Divertente, molto divertente! Vede che in fondo lei ci tiene, alle sue piccole case di legno, alle sue piccole finestre in­tagliate...

Uomo 1                         -  Appunto, ha visto il bel risultato! La stupida storia di un salice e... Mi è molto rincresciuto, dopo. Ma era troppo tardi... For­se ho sciupato la mia vita... Silenzio, avete sentito? Si direbbe... Non vi sembra che ab­bia riso?

Uomo 2                         - Certo che ha riso. Lei è così diver­tente!

Uomo 1                         -  Sì, ha riso! Sono riuscito a farlo ridere! Sono contento, davvero. Che cosa non farei, per farlo ridere. A sua disposizione, completamente. Purché rida. Bisogna, Jean-Pierre. Bravo. L'ho messa di buonumore, eh? La faccio ridere... Bravissimo. Può darsi che così, anche lei... può darsi che si ricordi di qualche cosa di allegro, di divertente... Qual­che cosa che le è successo. Sarebbe bello, una grossa soddisfazione... E badi: non le chiedo molto! Non le chiedo di fare come me, no... Non so se può rendersene conto, ma... (con sussiego) io ho dato molto, sa?... Ho pagato caro. Anche se non sembra. (Con un sospiro rientrato) E' stato... è stato duro... Ma lei no, non deve. Basterà un niente... Un segno appena... l'ombra di una conces­sione... Basterà... Non vuole? « Giù le zam­pe », queste familiarità non le piacciono, eh? Lei non mi aveva chiesto niente, nevvero? Perché io ho avuto la pretesa di... Si tira indietro, si rifiuta... Più che mai. Vedete? Si tira indietro... (Rivolto agli altri) Ma scuotetevi, fate qualcosa! E' indecente, in­sopportabile!...

Donna 1                        -  Ma sì, Jean-Pierre. Parla, dì qual­cosa...

Donna 2                        - Non c'è dubbio, ci disprezza...

Donna 3                        - Jean-Pierre, sa che mi fa star male?... (Risata).

Uomo 2                         - Insomma, Jean-Pierre: la smetta, stia zitto! (Altre risate in crescendo).

Uomo 1                         -  Vede? Cercano di farla arrabbia­re... Ma io le dico una cosa: in un certo senso la capisco, sa? Sono cose in cui nes­suno ha il diritto di ficcare il naso. Quegli spioventi di legno sopra le finestre delle mie piccole case: sacre, per lei, non è vero? In­toccabili. Da maneggiare con precauzione, con rispetto, come oggetti del culto, vestiti con abiti sacerdotali. Questa profanazione la irrita, non è così? Vuole manifestare la sua disapprovazione, farci sapere che non è d'accordo: ecco perché. Chi tace « non consente ». Non può sopportare di essere abbassato così, eh... L'ammiro, sa? Mi pia­ce, questa sua intransigenza, questo rigore. Lei è un poeta, Jean-Pierre. Sì, un vero poeta.

Donna 3                        - Lo sentite? Da un estremo all'al­tro. Un momento fa Jean-Pierre era una povera nullità, adesso è diventato Baude­laire. (Ironica) Spero si renda conto, Jean-Pierre, della nobiltà della sua impresa.

Donna 1                        -  Per mio conto, se fossi capace starei sempre zitta. Sempre.

Donna 2                        - Sapete che George Sand... Era il suo fascino, dicono. Pare che non aprisse mai bocca.

Donna 1                        -  Sì: sempre zitta, a fumare grossi sigari. Mi pare di vederla: occhi semichiusi, l'aria enigmatica. Non mi sorprende che i suoi contemporanei abbiano subito il suo fascino.

Uomo 2                         - Dimentica un particolare: George Sand aveva dalla sua i libri che aveva scrit­to. Direi che riempivano quel suo silenzio.

Uomo 1                         -  Ma no, anzi! Se mai questo era proprio il suo lato debole! Lei capisce che senza quei libri il suo silenzio sarebbe stato ancora più impressionante. Pensate: star­sene zitto, muto come una tomba e non avere mai fatto niente, assolutamente nien­te... Mi scusi, Jean-Pierre: non è di lei che parlo, naturalmente; so che lei lavora e quello che fa io lo ammiro, sinceramente... Lutti questi... Sa, è un campo che sfugge alle mie competenze ma io l'ammiro, dav­vero... Dicevo così, in generale... E' formi­dabile: non avere mai fatto niente, assolu­tamente niente, eppure riuscire a... con una pressione... senza averne l'aria...

Donna 3                        - E' strano, veramente... Contagio­so... Sa che sta per attaccarmi la sua malattia?... Comincio anch'io a sentirmi un non so che... come un fluido malefico... La prego, Jean-Pierre: adesso la smetta... Donna 2     - (scherzando). II bell'uccellino, Jean-Pierre! Cip, cip! Guardi, guardi l'uccellino... Ecco, su: sorrida... Cip, cip! Ancora... Co­sì... Cip...

Donna 3                        - Ha sorriso!... Sul serio, l'ho visto...

Uomo 2                         - E' vero, anch'io l'ho visto: ha sor­riso. Lo divertiamo, è chiaro. Ci trova spas­sosi. Siamo spassosi. E soggiogati, incate­nati al suo silenzio. Suoi prigionieri. Questo silenzio è come una rete con cui ci ha pre­si. Ci dibattiamo, e lui ci guarda...

Donna 1                        -  Voglio fare anch'io la stessa cosa, allora. Perché non facciamo tutti la stessa cosa? Dai! Per gioco. Proviamo. Del silen­zio. Un mare di silenzio. Lutti zitti, digni­tosamente zitti...

Donna 2                        - Ma...

Donna 3                        - Ssst... (Silenzio).

Donna 2                        - (scoppiando a ridere). Aiuto, non ce la faccio!... Mi pizzica la lingua, non resisto più!...

Uomo 2                         - Un disastro, zero. Evidentemente, signore e signori, noi non siamo all'altezza. No. Bisogna arrendersi all'evidenza, il no­stro silenzio non vale un fico secco. Zero, nessun effetto. Su di me, per lo meno. Missaggio di voci.

—Stessa cosa anche per me.

—Idem per me.

—Zero.

—Più leggero dell'aria. Il vuoto. Un vuoto totale...

Uomo 1                         - (con intensità). E' come dicevo. Invece il suo silenzio è diverso. Pesante. « Eloquente », pieno di cose. Incredibile, le cose che ci sono dentro, nel suo silenzio: da perdercisi, da annegarsi.

Uomo 2                         - Non le pare di esagerare, scusi? Ho l'impressione che lei lo riempia, questo silenzio, di tante cose che probabilmente...

Donna 1                        -  Proprio così. Ma sa: si presta soltanto ai ricchi. Io, per esempio, potrei stare zitta anche un'eternità...

Uomo 1                         - (credendo di avere trovato). Ho capito, ho capito che cosa mi rimprovera. E ha ragione, certo. Questione di forma, stavo dicendoglielo io poco fa... Sì, ho ca­pito... La forma. Lei avrebbe potuto accet­tarle, queste mie finestre con i loro spio­venti di legno, soltanto se gliele avessi pre­sentate per bene, con belle maniere, su un piatto d'argento. Nelle pagine di un libro, per esempio. Un libro con una bella co­pertina, stampa di lusso. E uno stile ele­gante, elaborato. Ma io sono pigro, che vuole? L'ha detto anche lei; l'ho sentita, ha ragione... Un buono a nulla, un velleitario... Ho preteso di fare colpo su di lei così, a buon mercato, di avere successo senza il minimo sforzo e il minimo merito, chiac­chierando del più e del meno. Invece avrei dovuto... sicuro: spremere le meningi, pen­sare. Trovare uno stile, per queste finestre con gli spioventi di legno... È così, no? È questo che lei non mi perdona. Giusto: ogni cosa al suo posto. In un libro di poesie, per esempio, lei si sarebbe degnato... No, scusi: perché «degnato»? Solo davanti alla pagina scritta, lei avrebbe potuto apprezzare veramente, gustare l'essenza di una immagine così, il miele di questa...

Donna 1                        -  Ecco ecco. Mi pareva: un silenzio d'oro. Così era. Adesso la costringerà a scri­verci dei versi. Una bella poesia su queste famose finestre...

Uomo 2                         - Impossibile, non si può. Manca la materia. Tema sfruttato, banale. Poteva an­dar bene...

Uomo 1                         -  Li sente? « Banale, sfruttato ». Ro­baccia senza valore. Buona appena per un po' di conversazione in salotto. Come que­sta, vede? A un uomo di gusto dà nausea... Ma sa che la sua presenza è salutare? Ve­ramente. Persone come lei, Jean-Pierre, so­no necessarie. Garantiscono la qualità di una conversazione, impongono... (Di colpo esasperato, su un tono di accusa) Cosa dico! Ma no, è vero niente! Sto diventando mat­to? Cos'è, questo delirio di generosità? No, Jean-Pierre, no! Non è vero, la sua pre­senza non è affatto necessaria. Lei non serve a niente, proprio a niente. Che sciocchezze dicevo? Che cosa ha fatto, lei, per permet­tersi... Sappia che non ho lezioni da ricevere da nessuno. Lei la poesia la odia, non c'è dubbio! La odia allo stato naturale, la odia nella sua forma letteraria... È così: lei è uno «spirito pratico » ; tutto quello che è sentimentalismo lei... Non siamo dello stes­so mondo, io e lei! Non posso vivere come lei, io; soffoco, da morire... Lei distrugge tutto. Ma io so cosa fare; saprò piegarla, vedrà. Gliele descriverò ancora, le mie poe­tiche finestre con gli spioventi di legno... Due, dieci, cento volte gliele descriverò; e lei, volente o nolente, sarà obbligato... Lei sarà costretto... (Pausa. Tono mutato) Che cosa? Ha ripetuto « costretto »? Ha detto « costretto », ha riso?

Donna 1                        -  No, sono stata io. L'ho detto così, senza pensare, come un'eco.

Uomo 1                         -  Anche lui l'ha detto. L'ho sentito. «Costretto?». Poi ha riso. «Io costretto?». Così ha detto, sono sicuro. « Costretto? ». Chi può costringerlo? Ditegli, leggetegli tutto quello che volete: chi potrà costringerlo ad ammirarlo, se lui non vuole?

Donna 2                        - Adesso non esageriamo. Jean-Pierre è uomo di gusto, conosce i classici...

Uomo 1                         - (su un tono accorato). I classici, eh, già... Mentre io... Come vuole che possa competere... Un illustre sconosciuto, io... E lui non s'abbassa, naturalmente... Non vuole ammettere... È uno «snob», il signore: ec­co cos'è. Per commuoversi ha bisogno di gente famosa. I tipi « pratici » sono così. « Quanto le rende, eh? Che cosa ci ricava, alla fine dell'anno? Le sue finestre: che cosa le hanno fatto guadagnare, le sue finestre? ». (Un silenzio).

Donna 3                        - (quasi irreale). Certe persone, ba­sta la loro presenza e subito le voci, i cuori si trovano come paralizzati...

Donna 2                        - Bello. Giusto. Chi è l'autore di quest'« aurea sentenza »?

Donna 3                        - L'autore? Balzac. Una frase che ho trovato, credo, nel « Louis Lambert ». Mi aveva colpito. « Coloro che senza averne i meriti arrivano a frequentare ambienti su­periori a loro finiscono per paralizzare con la loro presenza le voci, i cuori... ».

Uomo 1                         - (stupito). Balzac ha detto questo? Dio mio, e lei non mi diceva niente? Per­ché, perché non me l'ha detto prima! Avete sentito? E io sono il pazzo, eh? Io quando Balzac, cent'anni fa... Non mi direte che sono stato io a farglielo dire, spero! Balzac! Visto? Aveva sentito come me, esattamente... Aveva capito, Balzac... È importante! Basta una sola testimonianza per provare... e chi è, il testimone? Balzac, nientemeno. Se Bal­zac fosse stato qui... (Ride, sollevato) Ma certo... È la spiegazione... Del resto io lo sentivo, ne dubitavo: quest'individuo è ve­nuto qui in mezzo a noi senza averne diritto. Non è dei nostri, è un impostore. Quest'in­dividuo impedisce...

Uomo 2                         - ... ai cuori di battere, come diceva Balzac? Non lo so, ma per quanto concerne le voci... La sua, mi pare... Non ha mai parlato tanto.

Uomo 1                         -  Aspetti... Cosa c'è? Perché? Perché si alza? Guardate, si alza... La prego, Jean-Pierre... No, non se ne vada... Non così, non adesso... Per favore... Diteglielo anche voi... Non so, non capisco... Perché?

Donna 1                        -  Ne ha abbastanza, chiaro. (Ri­sate) L'ha piuttosto maltrattato, non le pare? Sarebbe bastato meno.

Uomo 1                         -  Maltrattato? Ma no. L'ho maltrat­tata, Jean-Pierre? No, vero? Glielo dica lei... Io... farei qualunque cosa... Guardate: ha sbadigliato, si stira... Lo annoiamo. È cosi, ve lo dicevo: siamo indegni di lui, noi. Ap­parteniamo a... - come diceva Balzac - a un mondo inferiore. Si annoia, lui, con noi...

Donna 2                        - E allora? Che c'è di strano? Quelli che appartengono ad un ambiente inferiore s'annoiano, appunto, con...

Uomo 1                         -  No, la prego: basta con queste sottigliezze. Non è il momento... Inferiore, superiore... perché queste distinzioni? Che senso hanno? In fondo, siamo tutti uguali, non trova? Tutti uguali e fratelli... Poi ecco che fra noi, improvvisamente... uno di noi... Sentite: io non lo sopporto, non posso... Ma guardatelo, guardate che faccia, adesso... Si mette a far scricchiolare le dita, adesso... E come ci guarda; senza vederci, scommet­to... Si alza... sta già per... No, perché? An­diamo, amici miei, fate qualcosa... Jean-Pierre, non se ne vada... Ascolti, voglio raccontarle... Stia tranquillo: niente che ri­guardi quelle dannate finestre con gli spio­venti di legno... No, parola... Al diavolo, quelle finestre... (Risate nervose) Resti con noi, Jean-Pierre; le racconterò qualcosa di divertente. Una barzelletta, ne conosco tan­te. Mi piace raccontarle, sentirne. Quella dei due amici la conosce? Due amici che si raccontavano sempre le stesse barzellette. Avevano finito per numerarle. Bastava che uno dicesse all'altro un numero - ventisette, per esempio - e l'altro, dopo un attimo, scoppiava a ridere. Poi diceva un altro nu­mero - diciotto - ed era l'amico che si metteva a ridere, fino alle lacrime... Diver­tente... (Risate di Donna 2, Donna 3 e Uomo 2).

Donna 2                        - Divertente, Jean-Pierre, non trova?

Uomo 2                         - (un po' impacciato). Sapete, il no­stro Jean-Pierre è come quel giovanotto per bene, a un ricevimento... qualcuno ne aveva raccontata una buona, tutti ridevano... Al­lora la padrona di casa si rivolge al giova­notto e gli fa: « E lei, non ride? ». « Grazie, signora, ho già riso... », risponde il gio­vanotto.

Uomo 1                         - (ridendo). Buona! Non la cono­scevo... Un'altra, è recente... Un bambino, è stato al catechismo e torna a casa. Il pa­dre gli chiede: «Allora, di che cosa vi ha parlato il parroco?». «Del peccato». «Del peccato? E che cosa vi ha detto? ». Silenzio. Il bambino riflette, poi risponde: « Era con­tro... ». (Tutti ridono).

Donna 1                        - (ilare). «Era contro!...». (Ride) Bene, vi dirò: io sono un po' così, come quel bambino. « Dici sempre le cose press'a poco », mi rimprovera mio marito. «Bello», dico di un romanzo che ho letto, di un quadro che ho visto a un'esposizione. « Bello » e basta. Sono fatta così. Già da piccola. Una volta mio padre voleva sapere che cosa studiavo in storia, e io... (Sempre più esitante) Non so perché vi racconto questa cosa... in fondo è la stessa storia del bambino del catechismo... Basta... Io gli di­co: «Studiamo il Rinascimento, papà...». Ero rimasta nel vago, a mio padre non piaceva. Mi fa: « Il Rinascimento? E sai spiegarmi cos'è, il Rinascimento? Non devi saperla lunga...». Allora io: «Il Rinasci­mento... Be', una cosa mica male... ». (Ri­sate un po' forzate) Ma... non so perché vi ho raccontato questa storia, è proprio stupida...

Uomo 1                         - (risentito). Non sa perché? Glielo dico io. Per via di quel signore. Di Jean-Pierre. Contagio: è riuscito a tirare dentro anche lei nel suo gioco... Voci. Nel suo gioco...

Uomo 1                         -  E io, allora: ha visto? Era proprio necessario che le raccontassi, io, le mie barzellette? Crede che ci tenessi? Che mi facesse piacere? Che volessi fare bella figura? No, le assicuro. (Amaro) Non è questo. Era per... per distrarre quel signore. Perché si degnasse di capirmi, di scusarmi. Che cosa non si farebbe, eh? Pronti a tutto: anche a coprirsi di ridicolo, umiliarsi... Tutto... Lei, poverina, è cascata nel suo gioco... Io... Che cosa non si farebbe, eh? Pronti a dannarsi... A dargli la nostra anima... come ho fatto io... Ma sì, può prendersela, adesso...

Donna 1                        - (in un soffio, vinta). Sì... la prenda... Non posso... non riesco più a trattenerla... Sta tirandola... aspirandola... Si solleva... verso di lei... vola via, leggera... nell'aria... La prenda, è sua... Gliela offro... è ai suoi piedi... La prenda, le piace?...

Donna 2                        - La mia, anche la mia. Così: tri­ste? No? Così no? Non le piace così?

Donna 3                        - Triste no? Stanca, allora? Delusa? Nostalgica? No?

Donna 4                        - Allegra! Festosa. Contenta. Gaia, molto gaia. Impertinente... Sì, vedrete: io...

Uomo 2                         - No, burlesca. Un po' grottesca. So io... Così gli piacerà. Aspettate, vi racconto... Non le spiace, Marthe, se racconto?...

Donna 4                        - (rassegnata). Ma no, dica... dica pure... Perché dovrebbe spiacermi? Se lei crede che... Io però dubito...

Uomo 2                         - Anch'io, francamente. Ma tanto vale provare... In fondo non abbiamo più niente da perdere...

Donna 4                        - Dica, allora.

Uomo 2                         - Bene, sapete che Marthe, quando si mette, ne combina delle belle. Sapete che è una buona nuotatrice; però, se deve rimet­tere piede a terra...

Uomo 1                         -  Guardi: ha l'aria sorpresa, si è messo a osservarla. Perché così, di punto in bianco? Avrebbe dovuto prepararlo... Come quel tizio, che cercava di raccontare una storia di cavalli e... Voleva inserirsi nella conversazione, ma niente da fare. Allora...

Uomo 2                         - Prepararlo, perché?... Non ce n'è bisogno; perché perdere tempo? Diventereb­be impaziente, potrebbe arrabbiarsi... No, io racconto. È una storia di quest'estate, era­vamo in spiaggia. C'era marea bassa, la no­stra Marthe faceva una nuotata. A un tratto sentiamo che grida: «Aiuto! Aiuto!». Ci alziamo e corriamo tutti...

Donna 4                        - Tutti!... Ma se eravamo soli!...

Uomo 2                         - (severo). No, Marthe. Lei non ri­corda più, c'era gente. Io vedo che annaspa, si dibatte come un'anima disperata e le gri­do: «In piedi, Marthe! Tocca, in piedi!». Grido da spolmonarmi, ma lei no: «Aiuto, aiuto! ». E annaspa, e beve. Gli altri rido­no: « Ma se tocca terra, ci saranno venti centimetri d'acqua! ». Era proprio da ridere...

Uomo 1                         - (cupo). È inutile, vede? I nostri sforzi non servono. Ci ha messo tutti in imbarazzo.

Donna 4                        - Trovo anch'io che... Peggio di prima, una cosa insopportabile...

 

Donna 1                        -  Ha ragione. Sapete cosa faccio? Me ne vado. Io non resisto più.

Donna 2                        - Un peso... Anch'io...

Donna 3                        - Come un gelo, una solitudine.

Donna 4                        - Su un'isola deserta mi sentirei più tranquilla, meno abbandonata.

Donna 2                        - Anch'io. Smarrita, un freddo al cuore...

Donna 3                        - « Le voci, i cuori... ». Proprio vero... È così, non c'è niente da fare... « Le voci, i cuori... ». La sua presenza è para­lizzante...

Donna 1                        -  Vuota, mi sento vuota... La sen­sazione che qualcuno porti via tutto...

Donna 2                        - Una macchia che un foglio di carta assorbente ha fatto sparire... (Lungo silenzio e, nel silenzio, qualche sospiro).

Uomo 1                         - (tono fermo). Dunque vi dicevo, amici... (Deciso) Vi dicevo che da quelle parti si possono ancora trovare certe case che sembrano uscite dai libri di fate. Case di gnomi, con spioventi alle finestre, come ricami in tutti i colori. E giardini di acacie... Laggiù tutto è ancora intatto, fuori del tempo. Si respira aria d'infanzia: tutto candido, luminoso... Vale la pena di fare il viaggio soltanto per vedere le piccole chie­se, le cappelle rustiche della regione. La più modesta contiene tesori meravigliosi, certi affreschi che... Stupende, vi dico... (Alzando la voce) Sono affreschi di stile bizantino... (Articolando più distintamente) Mi ricordano quelle cappelle che si trovano ancora in cer­te regioni della Macedonia, (un po' mecca­nicamente) verso Gracanica e Decani... Non ne vedrete di così belle da nessun'altra parte, neppure a Mistra. C'è un piccolo villag­gio isolato - il nome non mi viene, ma ve lo troverò sulla carta - dove se ne vendono di meravigliose... di una bellezza... È uno stile bizantino rielaborato, reinventato direi... (Tono sicuro) Sull'argomento esiste, del resto, una pubblicazione notevole, con una ricca documentazione e belle illustrazioni... un li­bro di Labovic... Jean-Pierre. Di Labovic?

Uomo 2, Voci femminili        - L'avete sentito? Parla, avete sentito? Ha parlato!

Uomo 2                         - Ha parlato, sì. E su un argomento serio, preciso. Arte bizantina: non si scherza. Un argomento - dovete ammettere - più so­lido che... (Risata ironica).

Uomo 1                         - (impassibile). Sì, di Labovic. Uno studio eccellente. Fatto molto bene. Glielo raccomando. Anche perché, lei capisce: un viaggio così, se si vuole che sia utile, con­viene prepararlo bene. Jean-Pierre. Labovic, ha detto. E l'editore?

Uomo 1                         -  Cordier, credo... Controllo e glielo faccio sapere.

Tutti                              - (sorpresi, sollevati, felici). Parla, par­la proprio!... Chiede... S'interessa...

Uomo 1                         -  Perché: l'arte bizantina non do­vrebbe interessarlo?

Donna 1                        -  Ma un momento fa...

Uomo 1                         -  Cosa, un momento fa?

Donna 2                        - Ma sì, lei stesso...

Uomo 1                         -  Io cosa?

Donna 3                        - Il suo silenzio...

Uomo 1                         -  Che silenzio?

Donna 4                        - (a disagio, esitante). Era... Mi pare­va... (Rinunciando) No, niente... Non so più.

Uomo 1                         -  Allora... Non so più neanch'io. Io non ho notato niente di speciale. E voi?

                                                          FINE

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