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LA PISCINA (L’amaca) (L’ancora della salvezza) (Fratello contro fratellastro)

Il Sindaco

Personaggi:

Antonio Amabili, Sindaco di Rocca Alta, piccolo comune.

Luisa, Moglie del sindaco (donna distinta sui 40 anni).

Emanuela, amante del sindaco (Bella ragazza 30 anni).

Lorenzo Luti, segretario sindaco (40 anni).

Maria, moglie segretario sindaco.

Vincenzo Occhigrossi, Tesoriere del sindaco.

Salvatore Pinto, avversario del sindaco.

Eleonore, contessa presidentessa Circolo “Dionisia”. Vuole rappresentare Romeo e Giulietta.

Hemily, dama di compagnia di Eleonore (Venticinque anni). Timida e carina.

Dott. Lino Calzetta, ispettore Ministero della Cultura.

Commedia di Fabrizio Sparaco e Bruno Di Prisco.

      1° classificato al Premio Letterario Internazionale per Inediti Elsa Morante, VII^ Edizione (2006).

Atto unico

Scena prima

Sindaco, Lorenzo, Vincenzo.

(Stanza del sindaco: Bandiera Repubblica Italiana, crocefisso, scartoffie, scrivania. Armadio, biblioteca. Il sindaco passeggia su e giù per la stanza. E’ nervoso. Poggia una valigetta sulla scrivania).

Sindaco: Povero Gino… era meglio che non andavo al centro anziani, oggi… sta cadendo a pezzi quel circolo… eppure al comune abbiamo fatto il massimo… io, il sindaco Antonio Amabili non posso permettere che chiuda. Ma le casse sono a secco… il Ministero della cultura ha promesso, ma dei soldi non se ne parla. Il centro anziani è tutta la vita per il Sor Gino… oggi era triste quando mi ha chiesto “Anto’ ma arrivano ‘sti soldi”. E io gli ho risposto di star tranquillo che i soldi prima o poi arriveranno… ma il Sor Gino mica mi ha creduto, mi guardava con una faccia. E Gino, Gino… sei stato il migliore amico della buon’anima di mio padre. Eravate inseparabili. Ma mo’ scoccio un’altra volta Francesco, l’amico mio del Ministero. E’ una settimana che non mi sente. (Telefona).

Sindaco: Ciao France’, come stai… bene… meno male… pure io, non c’è male… ti rompo sempre per quella faccenda del centro anziani… ancora niente… mannaggia France’ non puoi accelera’ la pratica? M’arrabbio sì, so’ mesi che ‘sti vecchietti aspettano… ah, sono arrivati i soldi della contessa Castaldi… ma chissenefrega del suo Romeo e Giulietta… ah… già sono in tesoreria i soldi. Grazie France’… ti fai sentire tu… speriamo bene.

Sindaco tra sé: Ma guarda te quella contessa c’ha tutte le fortune… povero Sor Gino.

(Il Sindaco passeggia, armeggia con la valigetta).

Sindaco: Però… non tutti i mali vengono per nuocere. Sono un genio… e che ci vuole, è bello e fatto! Tac tac! Contessa mia… e chi glielo dice alla contessa che sono arrivati i soldi. Gino mio, forse il tuo Antonio ha trovato la soluzione! Mo’ sento Vincenzo, il mio tesoriere che è pure un tuo grande amico e vediamo se possiamo fa’ l’inghippo…

Sindaco: Lorenzo, Lorenzo!

Entra Lorenzo di corsa.

Lorenzo: Sindaco che c’è?

Sindaco: Dov’eri? E’ mezz’ora che ti chiamo…

Lorenzo: Ero al telefono con mia moglie.

Sindaco: Sei il mio segretario, non scordarlo… chiamami Vincenzo!

Lorenzo: Subito, sindaco.

(Lorenzo esce. Introduce Vincenzo).

Vincenzo: Che c’è signor sindaco?

Sindaco: Vince’, fammi un favore, chiamami Antonio… ci conosciamo da una vita!

Vincenzo: Sì, signor Antonio.

Sindaco: Hai la testa dura, Vince’… c’è in ballo una cosa seria… ci tieni a Gino e al centro anziani?

Vincenzo: Come no… tra un mese vado in pensione… perchè ‘ste domande strane, signor Antonio.

Sindaco: Ti piacerebbe se il centro anziani fosse restaurato?

Vincenzo: Anto’, sono arrivati i soldi! Che bello!

Sindaco: Ecco… non proprio, però…

Vincenzo: Però?

Sindaco: Vince’ sono arrivati i soldi della contessa Castaldi… e io pensavo che noi ci ripariamo il centro anziani.

Vincenzo: E la contessa chi la sente?

Sindaco: Vince’ la contessa può aspettare… Romeo e Giulietta andrà in scena tra quattro mesi ad agosto… c’è tutto il tempo… noi metteremo a posto le cose molto prima.

Vincenzo: Signor sindaco, è un bel rischio… se ci scoprono passiamo i guai!

Sindaco: A Vince’, Gino sta male… quanto potrà campare ancora?

Vincenzo: E’ vero Anto’…

Sindaco: Tanto chi se ne accorge… lo sappiamo solo io e te… tra poco arriveranno i soldi di Gino e tutto sarà a posto.

Vincenzo: Figlio mio sei un genio!

Sindaco: Preparami le carte Vince’ e acqua in bocca!

Vincenzo: Certo, Anto’. Ma la contessa? Quella ci affligge… se venisse a sapere…

Sindaco: La tengo buona io…

Vincenzo: Quella è una piattola… quando te la levi di torno!

Sindaco: Qualcosa m’invento! Il centro anziani cade a pezzi… tra un po’ non avrete un posto dove passare le serate; la contessa può aspettare… il suo Romeo e Giulietta mica scappa!

Vincenzo: Su questo non ci piove, signor sindaco… e Lorenzo lo sa?

Sindaco: Non deve sapere niente, parla piano… lo sappiamo solo noi due… mi raccomando, Vince’. Quello non sa tenersi un cecio in bocca!

Vincenzo: Sarò una tomba, signor Antonio. (Esce).

(Sindaco si rasserena. Ascolta la Carmen. Legge una rivista di macchine).

Scena seconda

Sindaco, Lorenzo, Emanuela.

(Stanza sindaco, Antonio Amabili. Il sindaco lavora sulle scartoffie. Firma carte. Sottofondo le note della Carmen).

(Entra Emanuela inseguita da Lorenzo).

Lorenzo: Signorina Emanuela, stia bona… c’ho i capelli dritti, signori’ la prego stia bona… me vole fa passa un guaio. Signori’ fermateve...

(Emanuela molla un ceffone a Lorenzo).

Emanuela: Non mi toccare insolente. (Al sindaco) Pucci pucci questo maleducato mi voleva bloccare, dagli una lezione! Che insolente… come si permette!

Sindaco: Lorenzo basta! Sparisci e non far entrare nessuno. Dopo facciamo i conti!

Lorenzo: Ogni suo desiderio è un ordine, sindaco! (Fa un inchino ed esce).

Emanuela: Come sopporti quello pidocchio… dovresti prenderlo a pedate!

Sindaco: Trésor… è tanto bravo, Lorenzo (Bacia la mano di Emanuela).

Emanuela: Che orrore! Con quelle mani appicicaticce e i capelli grassi spiaccicati in testa… che orrore! Ci perdi la faccia con quell’ometto… assumi un bell’uomo.

Sindaco: Lascia in pace quel povero disgraziato… ha già le sue pene… la moglie lo tormenta… perché sei così agitata?

Emanuela: Le cose vanno male… devi prendere una decisione, altrimenti è finita tra noi!

(Il Sindaco s’inginocchia).

Sindaco: Trésor che dici… non posso vivere senza te!

Emanuela: Non fare la solita sceneggiata… se mi ami alla follia, come dici sempre, lascia tua moglie!

Sindaco: Mon amour, tra un mese comincia la campagna elettorale… pagherei caro uno scandalo del genere!

Emanuela: E a me non pensi… tu non mi ami, mon amour… sempre con la politica, le elezioni…

Sindaco: Giuro, trèsor, appena sarò rieletto lascio mia moglie. Giorno e notte sarò con te!

Emanuela: Sono due anni che m’incanti con le tue promesse…

Sindaco: Questa volta sono deciso… aspettiamo la mia elezione e…

Emanuela: Non mi fai più fessa… se mi ami veramente dimostramelo, mon amour!

Sindaco: Sei tutta la mia vita (Il sindaco si solleva e la stringe a sé).

Emanuela: Basta con le chiacchiere! Voglio almeno un diamante, pucci pucci!

Sindaco: Eh…. eh… ma… un diamante… un diamante. Dove lo trovo su due piedi?

Emanuela: Non mi ami, è tempo perso! Sei come tutti gli uomini. Vuoi solo il mio corpo e pensi che io sia stupida. Dimmelo che sono stupida!

Sindaco: Sei bella ed intelligente… però un diamante, uhm.

Emanuela: Questa volta non ti perdono… è finita… non mi rivedrai.

(Emanuela esce infuriata. Sindaco rimane a bocca aperta. Si prende la testa tra le mani. Ripete ad alta voce ‘un diamante’. Poi sorride).

Sindaco tra sé: Era proprio indiavolata… ma il diamante gliel’ho comprato su internet… così nessuno sa niente… ecco, dovrebbe arrivare oggi… Emanuela mi riempirà di baci… e pace sarà! Trèsor sei bellissima).

(Lorenzo introduce Vincenzo che ha una cartella sotto il braccio).

(Lorenzo esce).

Vincenzo: Ho predisposto tutto, signor sindaco.

Sindaco: Bravo!

Vincenzo: Per Gino questo ed altro, però…

Sindaco: Stai tranquillo… andrà tutto bene.

(Sindaco firma le carte. Vincenzo esce).

(Entra Lorenzo con una lettera in mano).

Sindaco: Maledetto a te… perchè non l’hai fermata, Emanuela.

Lorenzo: Sindaco, non è colpa mia! Quella era una furia… come facevo… c’ho provato… mi creda…

Sindaco: Potevi inventarti una balla… il sindaco è in riunione… o, che ne so, è fuori…

Lorenzo: Ma sindaco… non c’ho pensato, scusi, sindaco. Ha ragione, sono stato un idiota.

Sindaco: E scusa e scusa, solo questo sai dire… dovevi pensarci prima… bisogna prevenire i guai… mannaggia a te… mo’, che vuoi?

Lorenzo: Ah, mi ero scordato mi scusi, sindaco, c’è questa lettera.

Sindaco: E basta con queste scuse… di chi è?

Lorenzo: Della contessa Eleonore, è la quarta del mese, sindaco.

Sindaco: Ah… che palle!

Lorenzo: Quella piattola finchè non intasca i soldi per il Romeo e Giulietta non molla.

Sindaco: Dai aprila. Leggila tu, tanto è sempre la stessa solfa.

(Lorenzo apre la lettera. Legge tra sé il contenuto).

Lorenzo: Ci risiamo… la solita lamentela… questa volta la chiama ingrato, sindaco.

Sindaco: Ah, pure ingrato… nelle altre mi aveva chiamato…

Lorenzo: Indifferente, sindaco… stiamo peggiorando… dove vuole arrivare la piattola.

Sindaco: Che vada al diavolo! Cosa posso farci io se i soldi non arrivano…

(Il sindaco toglie la lettera dalle mani di Lorenzo).

Sindaco: La contessa minaccia di votare quel rammollito di Pinto… è fuori di sé.

Lorenzo: E’ sclerata… ne ha sempre dette di tutti i colori su Pinto… e il suo defunto marito lo odiava, Pinto… cose da pazzi!

Sindaco: E adesso vuole passare con lui… e io sarei l’ingrato! Con tutti i favori che ho fatto al suo circolo culturale…

Lorenzo: Ma gliela facciamo vedere noi alla contessa! Se ci prova, non la passerà liscia!

Sindaco: ‘Sta poetessa fallita… è insopportabile.

Lorenzo: E chi li capisce i suoi versi… sempre le solite fregnacce… fuochi fatui e dolci carezze… ‘sti nobili so’ proprio bizzarri.

Sindaco: Lorenzo, fammi l’imitazione della vecchia.

Lorenzo: E’ tutto ridicule… di fronte a me, alla contessa Castaldi, è tutto ridicule. I Castaldi sono nobili di razza… in questi tempi di barbarie non c’è più rispetto … va di moda chi sculetta di più… troppo ridicule! (Lorenzo sculetta).

(Il sindaco scoppia a ridere).

Sindaco: Sei una forza Lorenzo … imitazione perfetta, bravo Lorenzo! Ecco perché ti tengo ancora al mio servizio!

Lorenzo: Grazie, sindaco… troppo ridicule.

Sindaco: Mo’ basta! Purtroppo la contessa ci porta un mucchio di voti e le elezioni sono vicine. E’ brava, bravissima!

Lorenzo: E’ vero sindaco… è bravissima!

Sindaco: Ma che bravissima e bravissima… è un’arpia, ma ci serve… vai a lavorare, fannullone… oggi è una giornataccia!

Lorenzo: Scusi, sindaco. (Tra sé: sbaglio sempre, per la miseria).

Lorenzo esce.

Sindaco tra sé: Uhm, che palle ‘sta contessa. Il marito era un grand’uomo, ma lei… quando attacca con la nobiltà e la poesia te fa scappa’.

Scena terza

Sindaco, Lorenzo, Emanuela, Eleonore, Hemily.

(Stanza del sindaco: il sindaco firma carte. Sottofondo le note della Carmen).

(Lorenzo entra di corsa con un pacco tra le mani. Ha i capelli scompigliati. E’ agitato).

Lorenzo: Sindaco… un pacco urgente per lei!

Sindaco: E che diamine, Lorenzo che sarà mai… mi fai prendere un colpo.

Lorenzo: Sindaco de ‘sti tempi c’è d’ave’ paura… lei è tanto buono, ma purtroppo c’ha tanti nemici…

Sindaco: Ma che farfugli Lorenzo?

Lorenzo: Se c’è una bomba, sindaco…

Sindaco: Ma che bomba e bomba. Che ti salta in mente. Dammi qua.

(Il sindaco prende il pacco).

Lorenzo: Sindaco non apra il pacco, la scongiuro…

(Lorenzo tenta di strappare il pacco dalle mani dal sindaco).

Sindaco: Maledetto a te… vuoi lasciarmi in pace. Vai a lavorare…

(Lorenzo esce).

Sindaco tra sé: Mamma mia, è proprio invadente Lorenzo, non sa stare al posto suo… putroppo, mi sono affezionato… ma famme’ vede’ ‘sto pacchetto… bellissimo ‘sto diamante… trèsor mi salterà al collo!

(Alza il volume dello stereo. Si sente un botto).

(Lorenzo irrompe nella stanza).

Lorenzo: Sindaco, sta bene? Era una bomba?

Sindaco: Ma che bomba e bomba… lasciami solo.

(Lorenzo esce).

(Sindaco telefona).

Sindaco: Emanuela corri subito da me… non vuoi venire? Non ti sto prendendo in giro… sì, una sorpresa per te… per il mio trèsor. Allora ti aspetto… mon amour, non te ne pentirai.

(Il sindaco guarda e riguarda il diamante).

(Lorenzo entra).

Lorenzo: Sindaco, c’è la signorina Emanuela…

Sindaco: Falla entrare, muoviti!

Lorenzo: Sindaco l’altra volta si era arrabbiato… insomma non so come comportarmi.

Sindaco: Non ne azzecchi una, Lorenzo. Fai quello che ti ordino e basta!

Lorenzo tra sé: Sbaglio sempre per la miseria. (Esce. Introduce Emanuela e se ne va).

Emanuela: E’ un pidocchio! Non lo sopporto, è più forte di me.

Sindaco: Trésor, il tuo pucci pucci è pazzo di te! (Ha il diamante chiuso nel pugno).

Emanuela: Sì, ma qual è la sorpresa?

(Sindaco spalanca il pugno).

Emanuela: Pucci pucci è bellissimo! Allora mi ami.

(Emanuela siede sulle ginocchia del sindaco. Afferra il gioiello).

Sindaco: Il tuo pucci pucci ti adora!

Emanuela: Mamma mia, è bellissimo… sicuro che è per me?

Sindaco: Pucci pucci te lo meriti!

(Sindaco mette la Carmen. Sindaco ed Emanuela ballano).

Entra Lorenzo: Scusi, sindaco, non volevo, ma… (Si ferma sulla porta, si copre il viso).

Sindaco: Cosa c’è Lorenzo?

Lorenzo: Una pratica urgente da firmare, ma posso tornare dopo…

Sindaco: Sì, torna dopo, smamma!

(Lorenzo esce. Emanuele siede sulle ginocchia del sindaco).

Emanuela: Licenzialo, pucci pucci!

Sindaco: Sono tentato, ma finirebbe in mezzo a una strada…

Emanuela: E’ quello che si merita. A volte, pucci pucci, sei troppo buono con gli altri…. è vero che mi ami tanto tanto?

Sindaco: Sì, pucci pucci, sei il mio trèsor!

(Fuori rumori e scalpiccii, grida. Emanuela e Sindaco si ricompongono).

(Lorenzo entra inseguito da Eleonore e la sua dama di compagnia, Hemily).

Lorenzo: Sindaco, mi scusi, ma la contessa…

Eleonore: Giù le mani insolente! Carissimo sindaco, lei ha fatto tante promesse… ma i soldi per Romeo e Giulietta non si vedono…

Sindaco: Carissima contessa, lei è sempre la benvenuta… non mi sono scordato della sua recita, ma in questi giorni non ho avuto il tempo per fiatare… troppo lavoro, contessa.

Eleonore: Vedo come lavora… sarà stanchissimo, sindaco… se il conte, il mio povero Umbi, fosse ancora in vita, lei non mi mancherebbe di rispetto… è troppo ridicule.

Sindaco: Contessa, non mi offenda… sa quanto tenga a lei…

Eleonore: E’ lei che offende una povera vedova… lei è troppo ridicule… la cultura non le fa nè caldo né freddo… ha ben altro a cui pensare. (Guarda con astio Emanuela). Le sue bravate sono sulla bocca di tutti!

Sindaco: Contessa, penso sempre a lei e al suo favoloso Romeo e Giulietta. I soldi arriveranno, è questione di giorni! Lei è in cima ai miei pensieri!

Eleonore: Sì fa gioco di me, caro sindaco… sono mesi che aspetto… che la sento ripetere manca poco, ci siamo… ma qui non si vede nulla… vengo nel suo ufficio e lei se la spassa. Altro che impegni e impegni… è troppo ridicule. (Fa un colpo di tosse).

Sindaco: Si metta seduta, contessa, non si stanchi.

Eleonore: Sono stanca e malata, meno male che c’è la mia Hemily. (Siede).

Hemily: Contessa non stanchi… cuore malato… c’è acqua?

Sindaco: Come no, signorina. (Va all’armandio, prende una bottiglia d’acqua e un bicchiere. Sorride ad Hemily).

(Hemily riempe il bicchiere e lo passa alla contessa).

Eleonore: Grazie, Hemily, che ti preoccupi per me.

Sindaco: Contessa, ogni giorno può essere quello buono… sto aspettando una telefonata.

Eleonore: Sindaco, non m’incanta più.

Sindaco: Contessa, mi perdoni. Vado dal tesoriere e vediamo di sistemare una volta per tutte la faccenda! Io ci tengo alla felicità della contessa Castaldi! Mi aspetti; Lorenzo, andiamo!

Eleonore: Non mi muovo, sindaco. E’ tutto troppo ridicule.

(Il sindaco e Lorenzo escono).

Eleonore: Che screanzato… mancare di rispetto a una nobildonna! E’ troppo ridicule.

Emanuela: Contessa, abbia pazienza… il povero Antonio ha tanti grattacapi.

Eleonore: Hemily, cosa va cercando questa donzella?

Hemily: Contessa… dona aritocrattica…

Eleonore: Donna aristocratica, Hemily… quante volte te lo devo ripetere. Nobili di razza! Cuori ardenti e voli liberi.

Hemily: Pardon sig… contessa, pardon. Sbagliare sempre.

Eleonore: Il sindaco è troppo ridicule… è buono solo a promettere… vuole solo i miei voti… ma la pagherà cara… la contessa Castaldi non perdona il tradimento!

Emanuela: Ma no contessa, Antonio mantiene le sue promesse!

Eleonore: Non mi faccia ridere. E’ come tutti i politici… è un bugiardo!

Emanuela: No, contessa, si sbaglia. Antonio ha un gran cuore! E’ generoso!

Eleonore: Ah, se fosse vivo il mio Umbi… gli raddrizzerebbe la schiena!

Emanuela: Non è come pensa, contessa… Antonio è un uomo di parola.

(Emanuela prende il diamante e lo mostra ad Eleonore).

Emanuela: Le piace?

Eleonore: E’ bello! Il mio Umbi mi riempiva di gioielli. (Eleonore mostra anelli e orecchini).

Hemily: Belo, belissimi!

Eleonore: Chi glielo ha regalato?

Emanuela: Ehm… è un segreto…

Eleonore: Il caro Antonio, signorina, dica la verità…

Emanuela: Be’ no… Antonio…

Eleonore: Dica la verità, signorina… è un regalo del suo bell’Antonio.

Emanuela: Sì, contessa, ma non lo dica a nessuno… è un segreto! Me l’aveva promesso e ha mantenuto la parola… Antonio è un uomo affidabile!

Eleonore: E quando gliel’ha regalato?

Emanuela: Adesso… sono così contenta.

Eleonore: Il suo Antonio è un furbastro, mi dia retta!

Emanuela: Antonio mi ha promesso che se viene rieletto, lascia la moglie!

Eleonore: Per carità, signorina. Lei è un’ingenua… crede davvero che quel furbastro lascerà la moglie per lei... non s’illuda, signorina… è troppo ridicule.

Emanuela: Il mio pucci pucci me l’ha promesso. E’ invidiosa, contessa…

Eleonore: Signorina, crede ancora alle favole!

Emanuela: Lei è invidiosa, invidiosa. Antonio mi ama!

(Emanuela esce infuriata).

Eleonore: Hemily, le donne sono stupide, un gioiello, un ninnoletto e cascano tra le braccia del primo spasimante. Che stupide! E’ ridicule… cuori infranti e stelle cadenti.

Hemily: No capito sig…, pardon contessa.

Eleonore: Beata te che non capisci mai nulla…

Scena quarta:

Sindaco, Lorenzo, Eleonore, Hemily.

Sindaco: Dov’è Emanuela?

Eleonore: E’ andata via… aveva fretta.

Sindaco: Bah… dovevo dirle una cosa…

Eleonore: Ha parlato con il tesoriere?

Sindaco: Contessa, abbiamo telefonato al Ministero, ma non c’era il funzionario incaricato, riproveremo… abbia pazienza… sto sudando sette camicie per lei…

Eleonore: Non faccia lo spiritoso, sindaco. Ha scoperto almeno il motivo del ritardo?

Lorenzo: Contessa, il ministero vuole risparmiare e Romeo e Giulietta non è una partita di calcio. A chi vuole interessi…

Eleonore: Cosa c’entra il calcio, screanzato… lei è un barbaro. Fuochi fatui e leggiadre stelle… lei non capisce niente.

Sindaco: Lorenzo, zitto per cortesia… non far arrabbiare la contessa.

Lorenzo: Ma sindaco… il calcio è popolare, Romeo e Giulietta chi se lo fila!

Eleonore: Lei è un barbaro! (Al sindaco) Come fa a lavorare con un barbaro? E’ troppo ridicule. Viviamo nella barbarie.

Sindaco: Mi hanno assicurato che i soldi arriveranno, contessa. Certo i tempi non saranno rapidi, ma siamo ancora ad aprile… vedrà che ad agosto sarà tutto a posto!

Eleonore: Se non si dà una svegliata, dovrò chiedere a Pinto!

Sindaco: Contessa, quello è un mascalzone!

Eleonore: E’ una persona seria. Ama la moglie e i figli e va in chiesa tutte le domeniche… mentre lei se la spassa… dove andremo a finire!

Sindaco: Contessa adorata, stia calma… Romeo e Giulietta andrà in scena… il povero Umbi non sarebbe contento se lei parteggiasse per Pinto…

Eleonore: Pinto è un uomo onesto e fedele!

Sindaco: Contessa, si fidi del suo sindaco… l’ho mai tradita?

Eleonore: Ridicule! Mi ha mai accontentata? Hemily, non fidarti degli uomini!

Hemily sorride. (Sindaco senza farsi vedere da Eleonore tira un bacio ad Hemily).

Hemily: Contessa, sindaco simpatico.

Sindaco: Dia retta a questa bella fanciulla. Si fidi del suo caro sindaco!

Lorenzo: Sì, contessa, si fidi del sindaco.

Eleonore: Stia zitto! Lei è un barbaro.

Lorenzo: Ma contessa…

Sindaco: Chiudi la bocca, Lorenzo, sei un barbaro! Contessa, mi conceda ancora un po’ di tempo.

Eleonore: Le concedo quest’ultima possibilità… non m’inganni, però… altrimenti i miei voti andranno a Pinto. Accompagnami a casa, Hemily, sono stanca.

Hemily: Contessa stanca, cuore malato.

Sindaco: Contessa, le prometto che Romeo e Giulietta andrà in scena… si fidi di me!

Eleonore: Vedremo… è ridicule! Andiamo Hemily.

(Hemily prende sottobraccio la Contessa. Escono. Sindaco senza farsi vedere dalla Contessa sorride e manda un bacio ad Hemily. La dama di compagnia saluta il sindaco).

Lorenzo: Sindaco, la contessa è fuori di sé! Pure barbaro m’ha chiamato.

Sindaco: Sei barbaro e idiota, Lorenzo. Non ne fai una buona!

Lorenzo: Sindaco, io volevo…

Sindaco: Che volevi… hai fatto inviperire la contessa! Gli aristocratici odiano il calcio…

Lorenzo: E Agnelli?

Sindaco: Mamma mia, ci perdo pure tempo con te!

Lorenzo: Se la contessa sapesse che non siamo andati dal tesoriere, ma abbiamo fatto finta…

Sindaco: Ci attaccherebbe al muro…

Lorenzo: E’ una pazza, sindaco. Ripete sempre fochi fatui e leggiadre stelle.

Sindaco: Speriamo che i soldi arriveranno presto, sennò sono guai.

Lorenzo: Speriamo, sindaco. Sono mesi che… e’ troppo ridicule! (Imita la contessa).

Sindaco: Ah, ah… sei una forza Lorenzo. Però, che bella ragazza la nuova dama di compagnia… come si chiama? In quel casino, mi è sfuggito il nome…

Lorenzo: Hemily! La contessa l’ha presa da pochi giorni.

Sindaco: Prima aveva quel donnone…

Lorenzo: Julia! Aveva due mani grosse e pure un po’ di barba.

Sindaco: Che schifo! Hemily hai detto… très joli!

Lorenzo: Tre giovedì… che dice sindaco?

Sindaco: Idiota… che c’entra tre giovedì… très joli è francese… significa:molto carina.

Lorenzo: Francese… ah, ho capito, sindaco.

Sindaco: Meno male… io vado da Vincenzo; se mi cercano, sono fuori per impegni, è chiaro?

Lorenzo: Sì, sì. Ho la situazione in pugno!

(Il sindaco esce).

Lorenzo tra sé: Il sindaco sta perdendo la testa. La storia della contessa non si sistema… ci penso io! Il segretario del sindaco, Lorenzo Luti, salverà il sindaco. Telefonerò al Ministero. Il sindaco ha troppe preoccupazioni.

(Telefona).

Lorenzo: Buongiorno sono Lorenzo Luti, il segretario del sindaco Antonio Amabili, vorrei avere notizie su un finanziamento… ah, se ne occupa il Dottor Cavallotto… me lo passa, grazie. Dr. Cavallotto sono Lorenzo Luti, il segretario del sindaco di Rocca Alta, volevo sapere a che punto era la pratica della contessa Castaldi… (sbarra gli occhi) e quando li avete mandati? Cinque giorni fa? No, non abbiamo ricevuto nulla, dottor Cavallino… ah, Cavallotto, mi scusi. Sì, una bella notizia… però, sicuramente un disguido. La ringrazio, dottore… sì, le farò sapere…

Lorenzo tra sé. Chi ci capisce più niente… mi vogliono fa ammatti’ (Su e giù per la stanza) madonna mia, e che faccio… lo dico al sindaco? Meglio di no… mi faccio i fatti miei… la contessa sarà contenta… però, mo’ che ci penso… quello strano pacco del sindaco… e il diamante di Emanuela e oggi quella farsa con la contessa… ma vacci a capi’ un po’… e mo’ il sindato c’è andato da solo dal tesoriere… sta’ a vede’ che il sindaco me’ nasconde qualcosa… ma che me salta in mente. Il sindaco è ‘na persona onesta! Però se voglio campa’ tranquillo è meglio che me’ faccio i fatti miei e tengo la bocca chiusa… la faccenda puzza di bruciato… tanto al dottor Cavallino gli ho detto che me faccio sentì io…

(Il sindaco rientra).

Sindaco: Bene, bene.

Lorenzo: Sicuro che va tutto bene?

Sindaco: Certo. Perché?

Lorenzo: No, me sembrava che…

Sindaco: Non mi scocciare… lasciami solo… ho da fare.

Lorenzo esce.

Scena quinta

Sindaco, Pinto.

Lorenzo introduce Salvatore Pinto.

Sindaco: Quale onore, il mio avversario politico, l’illustre Salvatore Pinto!

Pinto: Fai poco lo spiritoso, se fosse per me non sarei mai entrato in questa topaia.

Sindaco: Come ci sei entrato, te ne puoi anche andare!

Pinto: Antonio, sono qui per la contessa.

Sindaco: E’ arrivata a tanto… madonna mia!

Pinto: I peccati si pagano.

Sindaco: Che peccati… non avrei mai pensato ricorresse a te!

Pinto: Ha fatto bene! Sta subendo una grossa ingiustizia!

Sindaco: Ogni promessa è debito, la contessa avrà il suo Romeo e Giulietta!

Pinto: Non impapocchi più la contessa con le tue panzane!

Sindaco: Io non impapocchio i miei elettori.

Pinto: Bah… la contessa non si fida più di te… dice che sei un chiacchierone…

Sindaco: Ed è venuta a piagnucolare da te…

Pinto: Certo! La contessa si fida di me adesso, su te comincia a nutrire molte perplessità! Ha capito di che pasta sei fatto! Non imbrogliare la contessa, altrimenti…

Sindaco: Questa storia non è affar tuo!

Pinto: La contessa è un cittadino importante ed io ho il dovere di scoprire la verità.

Sindaco: Salvatore, non dire idiozie… venderesti l’anima al diavolo pur di diventare sindaco.

Pinto: Non c’è bisogno. Lo sgarro alla contessa Castaldi ti costerà caro… mi ha detto tante cose… ultimamente le stai facendo di tutti i colori… i tuoi vizietti…

Sindaco: Non farmi ridere... vinco anche senza i voti della contessa.

Pinto: Non fare lo spavaldo! Gli scandali costano cari!

Sindaco: Anche tu hai gli scheletri nell’armadio… basta tirarli fuori al momento giusto!

Pinto: E’ quello che farò con te! Sindaco, hai i giorni contati!

Sindaco: E’ una minaccia?

Pinto: Un avvertimento, caro Antonio.

Sindaco: Non farmi ridere…

Pinto: Ride bene chi ride per ultimo.

(Pinto esce).

Sindaco tra sé: Che avrà voluto dire quel pallone gonfiato… le sue minacce non mi toccano… vuole spifferare la mia relazione con Emanuela… bah! Lo sanno tutti, tranne mia moglie, ma in amore il tradito è l’ultimo a sapere… dello scambio fondi non può saper nulla… Vincenzo è una tomba, Sor Gino ancora non sa nulla… sarà una sorpresa… non ha uno straccio di prova quel pallone gonfiato… però è meglio stare in guardia.

Scena sesta

Lorenzo, Sindaco.

(Sindaco ascolta la Carmen).

(Telefonata dal Ministero).

Sindaco: Pronto… ah, il dottor Cavallotto del Ministero della Cultura… sono arrivati i soldi del centro anziani! Era ora. Che peccato, non è per questo che chiama… ha telefonato il mio segretario, Lorenzo Luti, e ha chiesto notizie sulla pratica della contessa Castaldi… ah, sono arrivati i soldi e sono pure spariti, però… è incredibile… certo, dottore il mio segretario me ne ha parlato… stiamo indagando… Domani verrà un ispettore? Scusi? Ah, Dottor Calzetta, perfetto! Certo… dovrà saltare fuori il colpevole. Sì, domani mattina alle nove.

Sindaco tra sé: perfetto un corno! E adesso… si mette proprio male… c’è lo zampino di quel pallone gonfiato… ma quell’idiota di Lorenzo che si va ad impicciare.

Sindaco: Lorenzo, Lorenzo, vieni subito!

(Entra Lorenzo).

Sindaco: Che hai combinato?

Lorenzo: Niente, sindaco.

Sindaco: Hai telefonato al ministero?

Lorenzo: Io? Ma quando mai, sindaco.

Sindaco: Lorenzo, il dottor Cavallotto non ti dice niente?

Lorenzo: Cavallino? Mai sentito, sindaco.

Sindaco: Cavallotto, Lorenzo. Mi ha fatto il tuo nome.

Lorenzo: Ma sindaco…

Sindaco: Lorenzo, ti sbatto in mezzo a una strada!

Lorenzo: Per carità, sindaco.

Sindaco: Allora?

Lorenzo: Sì, sindaco l’ho sentito ‘sto Cavallino…

Sindaco: Cavallotto, Lorenzo. Non farmi perdere la pazienza.

Lorenzo: Scusi, sindaco. Ma l’ho fatto per il suo bene… la contessa era fuori di sé… ho pensato che con una telefonata avrei sistemato tutto. Lei ha tante preoccupazioni, sindaco.

Sindaco: Non ti devi impicciare.

Lorenzo: Ma sindaco, l’ho fatto per il suo bene.

Sindaco: Ma che bene e bene… hai combinato un casino… domani Cavallotto ci spedisce un ispettore. Mi hai cacciato in un bel pasticcio!

Lorenzo: Sindaco, quei soldi sono spariti, ma mica li ho presi io o lei, ho chiesto a Vincenzo e non sa niente, ma perché è preoccupato?

Sindaco: Cosa c’è da stare allegri… mica tutti i giorni abbiamo un ispettore in mezzo ai piedi!

Lorenzo: Abbiamo la coscienza a posto, vero sindaco?

Sindaco: Certo. Che vai insinuando?

Lorenzo: Appunto, niente sindaco… non abbiamo nulla da temere…

Sindaco: Sì, ma ‘sto Calzetta.

Lorenzo: E chi è Calzetta?

Sindaco: L’ispettore.

Lorenzo: Che nome…

Sindaco: Che t’importa. Mo’ a ‘sto Calzetta che gli raccontiamo?

Lorenzo: Niente, noi abbiamo la coscienza a posto!

Sindaco: Si fa presto a dire… qualcosa la trovano sempre… per esempio quando sei andato in missione a Roma e sei tornato con una note spese che pareva eri stato in Cina? Io ho chiuso un occhio, ma questi spulciano…

Lorenzo: Ma ‘sto Calzino mica viene qui per me…

Sindaco: Non si sa mai, Lorenzo...

Lorenzo: Io non ho nulla da nascondere, sindaco…

Sindaco: Hai fatto un bel casino. Quante volte te lo devo dire di non impicciarti?

Lorenzo: Ero preoccupato per lei, sindaco.

Sindaco: Come no, mi hai proprio aiutato...

Lorenzo: Già… che fine avranno fatto i soldi della contessa?

Sindaco: E che ne so… qualcuno avrà fatto il furbo!

Lorenzo: Non sospetterà mica di Vincenzo…

Sindaco: Sei pazzo? Quello è tutto d’un pezzo… al comune sono tutti onesti!

Lorenzo: Può dirlo forte, sindaco!

Sindaco: Però… mi è venuta una bella idea. Lorenzo, fammi l’imitazione della nobildonna.

Lorenzo: Ma adesso sindaco… non mi sembra il momento…

Sindaco: L’imitazione e zitto!

Lorenzo: Sindaco sono troppo agitato, non mi viene.

Sindaco: Lorenzo, l’imitazione! E’ un ordine.

Lorenzo: Sindaco, Romeo e Giulietta è cultura… tutto il resto è troppo ridicule.

Sindaco: Bravo Lorenzo… sono un genio… domani ti travesti da contessa Castaldi e teniamo a bada ‘sto Calzetta. Gli diciamo che c’è stato un disguido… che i soldi erano finiti ad un altro comune, ma che li abbiamo recuperati e tu mi elogerai… ah, ah, sono un genio!

Lorenzo: Meno male, sindaco i soldi erano finiti su un altro comune, nessuno se li era rubati.

Sindaco: Come al solito, non capisci niente. Magari fosse così… chissà che fine hanno fatto i soldi… ma noi facciamo finta… facciamo cornuto e mazziato ‘sto Calzino, ce lo togliamo di torno e poi facciamo le nostre indagini.

Lorenzo: Ma sindaco, travestirmi… no, sindaco, mi dispiace.

Sindaco: Lorenzo, ricorda la tua note spese… con quei soldi hai comprato un anello alla tua cara moglie…

Lorenzo: Sindaco, che c’azzecca… è acqua passata!

Sindaco: Lorenzo, si va in galera per molto meno… e poi il travestimento da contessa sarà un grande onore per te! Quando ti capiterà più!

Lorenzo: Sindaco, per carità, la prego!

Sindaco: E’ un ordine, Lorenzo!

Lorenzo: Ma sindaco…

Sindaco: Se non t’impicciavi, non si alzava tutto ‘sto ginepraio, perciò domani fai la parte della contessa Castaldi davanti al Dr. Calzetta.

Lorenzo: E va bene sindaco, ma io avevo telefonato per il suo bene.

Sindaco: Lorenzo del mio bene me ne occupo io, tu pensa a te!

Lorenzo: Ma sindaco…

Sindaco: Zitto! Preparati per domani… devi sembrare la contessa Castaldi.

Lorenzo: Se proprio devo…

Sindaco: Se devi? Hai combinato il casino e non vuoi aiutarmi? Ma io ti ceco un occhio… ha ragione Emanuela, sei un pidocchio!

Lorenzo: Va bene, sindaco, l’aiuterò… farò la contessa!

Sindaco: Bravo! Così mi piaci!

Lorenzo: Che Dio ci aiuti!

Sindaco: Speriamo.

Scena settima

Sindaco, Lorenzo, Vincenzo, Dr. Calzetta, Eleonore, Hemily.

(Stanza del sindaco. Sindaco e Lorenzo. Sindaco indossa con vanto la fascia tricolore, Lorenzo sta ultimando il tavestimento).

Sindaco: Lorenzo, la parrucca e il cappello… e non dimenticare la retina… devi coprirti… sei brutto…

Lorenzo: Ma sindaco…

(Lorenzo si infila la parrucca. Sindaco calca sul capoccione di Lorenzo un cappello a tese larghe).

Sindaco: Ammazza che sventola!

Lorenzo: Sindaco, per pietà...

Sindaco: Dico sul serio…

Lorenzo: Sindaco, se ‘sto Calzino.

Sindaco: Calzetta.

Lorenzo: E va be’, Palletta… sindaco se sta’ Palletta s’accorge dell’imbroglio come ci mettiamo?

Sindaco: Andrà tutto bene, Palletta… mannaggia a te, Calzetta, non ha mai visto la contessa. Ricapitoliamo, ti chiudi nell’archivio, appena spingo il bottone bussi alla mia stanza. Il Dr. Calzetta non sospetterà… l’arrivo della contessa sembrerà casuale. Mi raccomando alla retina sul viso.

Lorenzo: Sindaco, è proprio necessario?

Sindaco: Lorenzo…

Lorenzo: Agli ordini, sindaco!

Sindaco: Sciò, sciò... tra poco arriva Palletta, mannaggia a te, Lorenzo, Calzetta. Sciò, sciò.

(Lorenzo esce). (Sindaco si apposta sulla porta… pronto a far entrare il Dr. Calzetta. All’improvviso, si sbraccia. Si sente una voce).

Dr. Calzetta: Mi scusi, cercavo il sindaco, Antonio Amabili, l’usciere mi ha detto…

Sindaco: Sono io… lei è il dottor Calzetta?

Dr. Calzetta: Sì.

Sindaco: Ma prego, carissomo, s’accomodi.

(Entrano. Siedono). (Calzetta tiene una cartellina sulle ginocchia).

Dr. Calzetta: Veniamo al sodo. Il dottor Cavallotto le ha spiegato il mio compito?

Sindaco: Sì, il dottor Cavallino…

Calzetta: Chi è Cavallino?

Sindaco: L’ha detto lei, dottore…

Calzetta: Cavallotto, che diamine!

Sindaco tra sé: mannaggia a Lorenzo… a forza di storpiare i nomi mi ha contagiato.

Sindaco: Mi scusi, dottore. Sì, Cavallotto mi ha detto tutto.

Calzetta: Vogliamo chiarire la situazione… è strano che il segretario abbia chiamato per dei soldi già in vostro possesso. (Da pronunciare in modo equivoco).

Sindaco: Mi scusi che c’entra il sesso?

Calzetta: Quale sesso, che dice?

Sindaco: Io non ho detto niente, dottor Palletta…

Calzetta: Ah, ci risiamo; Calzetta, Calzetta!

Sindaco: Già, carissimo Calzetta; dove eravamo rimasti?

Calzetta: Perché avete chiamato quando i soldi li avevate già?

Sindaco: Ah… è stato un disguido, colpa mia… non ho avvisato per tempo il mio segretario e lui era già partito all’attacco per sollecitare… il mio segretario è molto dinamico. Sa, dottore sono in piena campagna elettorale… quest’anno quel pallone gonfiato di Pinto sta giocando sporco.

Calzetta: E chi è questo Pinto?

Sindaco: Lasciamo stare, è meglio… dottor Mazzetta, è stata una mia dimenticanza.

Calzetta: Chi ha preso una mazzetta, sindaco? Questo Pinto?

Sindaco: Lei, è Mazzetta!

Calzetta: Oddio, Calzetta, Calzetta! Mamma mia, avevo pensato che qualcuno avesse preso una mazzetta per far sparire i soldi della… come si chiama la contessa?

Sindaco: Contessa Eleonora Castaldi, nobile di razza! No, niente mazzetta, Calzino… mi ero solo dimenticato di avvisare il mio segretario… un qui pro quo, tutto qui!

Calzetta: Così sono andate le cose?

Sindaco: Sì, dottore.

Calzetta: Quindi la contessa ha già ricevuto i soldi?

(Sindaco preme il bottone sotto il tavolo).

Sindaco: Sì, dottore. E’ stato un malinteso.

(Lorenzo travestito da contessa Castaldi entra. Chiude la porta).

Sindaco: Contessa, quale onore… parlavo proprio del suo Romeo e Giulietta con il Dr. Calzetta, un ispettore del Ministero.

Lorenzo: L’onore è mio, caro sindaco.

(Dr. Calzetta bacia la mano di Lorenzo).

Dr. Calzetta: Contessa, allora ha ricevuto i soldi?

Lorenzo: Oh, sì… due giorni fa… ma lei chi è?

Dr. Calzetta: Dottor Calzetta, ispettore del Ministero. Sono qui per accertare dov’erano finiti i soldi per il suo Romeo e Giulietta… il segretario del sindaco ieri aveva telefonato al Ministero per perorare la sua causa… a proposito dov’è?

Sindaco: Ah, s’è sentito male… l’influenza…

Lorenzo: Oh, Lorenzo. E’ un brav’uomo… molto scrupoloso…

Sindaco: Come no! Se ne trovano pochi come Lorenzo!

Lorenzo: E sì, è proprio così. Lo sa, dottor Calzino che stiamo già facendo le prove?

Dr. Calzetta: Niente di meno!

Lorenzo: Verrà uno spettacolo tre giovedì! Tutto il mondo ce lo invidierà…

Dr. Calzetta: Addirittura…

Lorenzo: Non mi crede, dottore.

Dr. Calzetta: La credo, eccome, se la credo.

Sindaco: La contessa è formidabile.

Lorenzo: Caro, dottor Calzino…

Dr. Calzetta: Contessa, mi scusi Calzetta, Calzetta!

Lorenzo: Il sindaco si è fatto in quattro per farmi avere i soldi, Calzino.

Dr. Calzetta: Mi scusi, quindi ha la ricevuta dell’introito…

Lorenzo: Dottor Calzino, non le basta la mia parola? Mi offendo! La parola della Contessa Castaldi, nobile di razza… accesa dal fuoco poetico fuochi fatui e leggiadre stelle.

Dr. Calzetta: Contessa, capisco, lei arde, il fuoco poetico, però una ricevutina…

Lorenzo: Fuochi fatui e leggiadre stelle.

Dr. Calzetta: Come?

Sindaco: La contessa è una poetessa di grido.

Dr. Calzetta: Davvero?

Lorenzo: Solo il fuoco poetico ci può salvare dalla barbarie. (Fissa Calzetta, poi ispirata). Ah, Romeo, Romeo, sei tu, dolce Romeo?

Dr. Calzetta: Non sono Romeo, sono Calzetta, contessa.

Sindaco (al Dr. Calzetta): Dottore, non contraddica i raptus poetici della contessa… svegliarla è pericoloso…

Lorenzo: Ah Romeo, Romeo sei tu, dolce Romeo?

Dr. Calzetta tra sè: Madonna, qui sono tutti pazzi!

Sindaco: Calzino dica sì, la scongiuro…

Dr. Calzetta: Oh, sì, sì, contessa!

Sindaco: Giulietta!

Dr. Calzetta: Ah, sì, Giulietta… Sì, sono Romeo!

Lorenzo: Ah, sì, sei tu, dolce Romeo, com’è immenso il mare e profondo il vuoto!

Dr. Calzetta (al sindaco): Ma che dice?

Sindaco: E’ il fuoco poetico.

Lorenzo: Oh, Romeo, dolcissimo Romeo, baciami.

Dr. Calzetta (al Sindaco): E’ pazza… ma che baci va cercando… piuttosto una ricevutina, no?

Lorenzo: Oh, Romeo il nostro amore è immenso.

Sindaco: L’assecondi, Calzetta, per carità.

Dr. Calzetta: Ah, Giulietta, Giulietta (Al sindaco: che devo fare?).

Sindaco: E che ne so, improvvisi?

Lorenzo: Romeo, oh, Romeo.

Dr. Calzetta: Oh, Giulietta perché non parli, non mi ami, non mi ami forse… (Lorenzo non parla).

Sindaco: Palletta, che imbranato… la contessa è caduta in deliquio.

Dr. Calzetta: Ma sindaco…

(Lorenzo si discosta dal Dr. Calzetta).

Lorenzo: Le è piaciuta, la mia interpretazione?

Dr. Calzetta: Stupenda, contessa. Insomma i soldi li avete ricevuti. Tanti auguri per lo spettacolo… io me ne torno al Ministero. (Tra sé: A Rocca Alta sono tutti pazzi!).

Lorenzo: Sì, Romeo, è meglio così!

(Bussano alla porta. Sindaco guarda perplesso Lorenzo. Nessuno si muove).

(Lorenzo, dimenticando il suo travestimento da contessa, si comporta come fosse il segretario: scatta e apre la porta).

(Entrano la contessa Eleonore e la sua dama di compagnia Hemily).

Lorenzo: Contessa!

Eleonore: Già! Sono la contessa… anche se da come mi guardi, caro Lorenzo, sembra che tu abbia visto il diavolo! Ma cos’è questa carnevalata? Dove hai preso questo cappello… è uguale al mio…

Sindaco: Carissima contessa, che piacere vederla!

Eleonore: Come no, con Lorenzo vestito da donna e questo tizio che mi guarda a bocca aperta… i soldi per il mio spettacolo, solo questo m’interessa.

(Dr. Calzetta guarda ora il sindaco, ora Lorenzo).

Sindaco: E’ tutto chiarito, contessa. Parlavamo appunto con il dottor Palletta.

Dr. Calzetta: Calzetta, Calzetta, sindaco.

Eleonore: Chiarito cosa, sindaco? E chi è Calzetta?

Sindaco: Carissima contessa, Calzetta è l’inviato del Ministero… abbiamo sbrogliato la faccenda, è contenta?

Eleonore: Si è messo in combutta con questo tizio per prendermi per il naso, sindaco?

(Sindaco piano a Calzetta): E’ una pazza, Palletta, viene tutti i giorni… ieri credeva d’essere la Callas, speriamo non canti… è pure stonata… oggi crede d’essere la contessa… io l’assecondo, sennò è un terremoto.

Dr. Calzetta: Madonna mia, due contesse! Mi gira la testa.

Eleonore: Io sono la contessa… Castaldi, vedova Caracciolo… nobile di razza!

Lorenzo: Che bugia! Io sono la contessa Cataldi… conosco pure il francese… tre giovedì, tre giovedì.

Sindaco: Très joli! contessa…

Eleonore: Mascalzoni! Che vi siete messi in testa?

Dr. Calzetta: A chi mascalzone? Io sono un ispettore del Ministero… sono qui per indagare sui soldi della contessa… sembrava tutto a posto, ma adesso non ci capisco più niente. Mi gira la testa!

Eleonore: Ci si mette anche lei…

Dr. Calzetta: Ma lei è veramente la contessa Castaldi? O la Callas?

Eleonore: Lei è pazzo… che c’entra la Callas, mio Dio.

(Sindaco piano a Calzetta): Dottore, non la indispettisca. I pazzi accusano i sani di essere pazzi, e i sani si confondono e diventano pazzi, oddio che confusione!

Dr. Calzetta: Mi gira la testa!

Eleonore: Insomma… tutti a tramare alle mie spalle… il sindaco, Lorenzo, questo Palletta.

Dr. Calzetta: Ma che Palletta, Calzetta, Calzetta, diamine!

Eleonore: Non si scaldi… cosa m’importa come si chiama… io sono la contessa Castaldi e voi mi state offendendo! E’ troppo ridicule!

Lorenzo: Io sono la contessa Castaldi!

Dr. Calzetta: Oddio, mi gira la testa!

Sindaco: Si calmi, si calmi.

Eleonore: Je suis la contessa Castaldi!

Dr. Calzetta: Ma chi è la contessa Castaldi? Mi hanno spedito tra i pazzi.

Eleonore: Je suis la contessa Castaldi!

Lorenzo: Io sono la contessa Castaldi!

Eleonore: Razza d’imbroglione, ti faccio vedere io chi è la contessa Castaldi!

(Eleonore tira per i capelli Lorenzo. Gli sfila la parrucca. Il gioco è scoperto. Il Dr. Calzetta rimane a bocca aperta)

Eleonore: Ladri, imbroglioni… finirete nei guai… tutti e tre!

Hemily: Che bufo, ah, ah.

Eleonore: E tu che c’hai da ridere…

Hemily: Pardon.

Eleonore a Calzetta: E lei perché mi guarda con quella faccia da cretino?

Dr. Calzetta: Piano con le parole… io sono un ispettore del ministero, non un cretino.

Eleonore: Ma a chi vuol darla a bere… io mi rivolgerò ai magistrati.

Dr. Calzetta: Guardi i miei documenti, contessa.

Eleonore: Ma quali documenti. Andiamo Hemily… andiamo dai magistrati.

(Esce. Dr. Calzetta le corre dietro).

Scena ottava

Sindaco, Lorenzo.

Stanza del sindaco.

Sindaco: Siamo rovinati! Pinto non aspettava altro… mi farà fuori!

Lorenzo: Sindaco, non è detta l’ultima parola, se troviamo il colpevole… qualcuno si sarà pure intascato i soldi della contessa. Secondo me che c’è lo zampino di Pinto.

Sindaco: Ormai sono rovinato. La contessa spiffererà a Calzino che non ha beccato un quattrino… saranno cavoli nostri…

Lorenzo: Sindaco, non possiamo mandare all’aria anni di sacrifici per una maledetta recita del Romeo e Giulietta!

Sindaco: E invece è così.

Lorenzo: Ma sindaco io ho fiducia in lei…

Sindaco: Che iella! Sto’ Calzetta c’era cascato co’ tutti i calzini… pensava davvero che la contessa fosse una pazza scatenata.

Lorenzo: Ero stato bravo, sindaco…

Sindaco: Vorrei sbattere la testa contro il muro… proprio mentre Calzino andava via, doveva arrivare quella maledetta contessa!

Lorenzo: Ah, sindaco come finirà?

Sindaco: E che ne so… lasciami solo, Lorenzo… tra poco tornerà il Dr. Calzetta…

Lorenzo: Ci arresteranno, sindaco?

Sindaco: Vattene Lorenzo! E che nessuno mi disturbi, chiaro?

Lorenzo: Sì, sindaco, ci penso io!

(Lorenzo esce).

Scena nona

Sindaco, Lorenzo, Luisa, Emanuela, Maria.

(Stanza del sindaco. Il sindaco è solo. E’ preoccupato).

Sindaco tra sé: Madonna mia… che guaio… la contessa mi rovinerà… povero me! E come faccio? (Su e giù per la stanza). La contessa sparerà a zero su di me… andrà davvero dai magistrati? Mamma mia, povero me!

(Lorenzo entra alle costole di Luisa. Prova a bloccarla).

Luisa: Lasciami, Lorenzo… devo parlare con mio marito.

Sindaco: Sparisci Lorenzo!

(Lorenzo esce).

Sindaco: Che c’è mogliettina mia, carissima Luisa mia.

Luisa: Antonio, hai superato il limite!

Sindaco: Tesoro, il nostro conto è in rosso?

Luisa: Magari! Sono sempre passata sopra le tue scappatelle, ma stavolta…(Tira in faccia al marito una lettera).

(Sindaco legge a voce alta): E’ di una certa Emanuela… ringrazia il suo pucci pucci per il diamante…

Luisa: Allora? Pure pucci pucci ti fai chiamare, sei patetico!

Sindaco: Ma chi la conosce ‘sta Emanuela.

Luisa: Ah, non la conosci… ti schiarisco io le idee… è quella mignotta che c’ha la profumeria in centro!

Sindaco: Mogliettina, piano con le parole.

Luisa: Lo sanno tutti che se la fa con chi le offre di più… e tu sei arrivato a un diamante… che vergogna!

Sindaco: Ma che diamante e diamante… la lettera è falsa. Mogliettina mia siamo in campagna elettorale… Pinto mi sta riempiendo di fango. Pur di vincere è disposto a qualsiasi meschinità. Ma lo sistemo io quel lestofante. Pensa di farmi fesso! Ma non si frega Antonio Amabili.

Luisa: Allora mi prendi per scema.

Sindaco: Io? Quando mai. Mogliettina mia, ti pare che se avessi un’amante mi scriverebbe a casa? Questa è opera di quel pallone gonfiato di Pinto, pur di vincere ammazzerebbe la madre!

Luisa: Basta chiamarmi mogliettina mia… lo sapevo che te la intendevi con la profumiera, ma arrivare a tanto… farsi scrivere a casa… almeno il rispetto, Antonio.

Sindaco: Luisa, mia adorata, ma chi la conosce a ‘sta Emanuela.

Luisa: Pucci pucci ti chiama. Mi fai schifo, Antonio!

Sindaco: Mogliettina mia, calmati.

(Strilli e strepiti. Scalpiccii, un tonfo, poi si ode: Pidocchio, giù le mani! Entrano Lorenzo ed Emanuela).

Lorenzo: Sindaco è pazza… chiamo il 113.

Emanuela: Pidocchio, non mi toccare!

(Lorenzo abbraccia Emanuela).

Lorenzo: Andiamo via, il sindaco è impegnato…

Emanuela ad Antonio: Ah, c’è pure tua moglie… tanto meglio…

Luisa: Antonio, la profumiera che tu non conosci.

Sindaco: E’ tutto un equivoco!

(Emanuela prende il diamante dalla borsetta e lo getta sul pavimento).

Emanuela: Riprenditi questa schifezza... non vale niente! Mi ero illusa… sono stupida… stupida, stupida! Ti avevo pure scritto per ringraziarti!

(Luisa prende la lettera).

Luisa: Allora, Antonio… di chi è la lettera?

Sindaco: Qui, c’è lo zampino di Pinto (A Emanuela): Ti manda Pinto, di’ la verità!

Emanuela: Sei un porco!

Luisa: Antonio, sei un mascalzone!

Sindaco: Io non so niente di questa storia. Mi vogliono mettere in mezzo…

(Lorenzo raccoglie il diamante e carezza Emanuela. La donna tenta di schiaffeggiarlo, ma perde l’equilibrio. Lorenzo abbraccia Emanuela. Entra Maria).

Maria: Lorenzo, ti ammazzo!

Lorenzo: Maria, moglie mia, non è come credi…

Maria: Ah, no… che coraggio…

Lorenzo: Ma no, si è sentita male.

(Maria gli molla un ceffone… Emanuela si divincola e dà uno schiaffo a Lorenzo).

Emanuela: Mi fate tutti schifo! (Esce).

Luisa: Antonio, faremo i conti a casa!

(Maria schiaffeggia Lorenzo e gli strappa dalle mani il diamante).

Maria: Sospettavo… ma arrivare a tanto… un diamante le hai regalato… mi fai schifo Lorenzo! Volevo farti una sorpresa… è tanto che non venivo al tuo ufficio… e guarda che succede…

Luisa: Gli uomini sono dei gran mascalzoni!

Sindaco: E le donne sante!

Luisa: Antonio, facciamo i conti a casa!

Maria: Pure un diamante le hai regalato… per fortuna che sono passata invece di andare da mamma a Nemi… volevo farti una bella sorpresa…

Lorenzo: Che bella sorpresa!

Luisa: Maria, gli uomini sono tutti uguali!

Maria: Mi fanno schifo!

Sindaco: Ma io che c’entro?

Luisa: Antonio, facciamo i conti a casa!

Maria: In vent’anni non mi hai mai regalato un gioiello e invece a quella sciaquetta un diamante… (Maria guarda il diamante. Le piace).

Lorenzo: E’ falso, Maria.

Maria: Sei un pidocchio!

Lorenzo: Maria, era per te…

Maria: Stai zitto, chiudi la bocca! (Molla un ceffone al marito).

Luisa: Maria vieni con me… andiamo via! Questi due vermi non ci meritano!

Maria: Sì, Luisa… non vale la pena…

Luisa: Antonio, non credere sia finita qui. Faremo i conti!

Sindaco: Senz’altro mogliettina mia, tutto quello che vuoi…

(Luisa e Maria escono).

Lorenzo: Sindaco, sono felice.

Sindaco: Felice? Perché? Hai preso un sacco di botte… tua moglie…

Lorenzo: Beh, sindaco, ho mischiato le carte… sua moglie potrebbe pure aver pensato che sono l’amante di Emanuela.

Sindaco: E’ vero… hai riparato la tua telefonata al Ministero. Mi dispiace per Maria…

Lorenzo: Le cose si aggiusteranno… ci vorrà un po’ di tempo, ma mi perdonerà. Sindaco vorrei sapere…

Sindaco: Che cosa?

Lorenzo: Non so se posso…

Sindaco: Dimmi.

Lorenzo: Ecco, sindaco… perché regalare un diamante falso ad Emanuela…

Sindaco: E chi lo sapeva ch’era falso? L’ho comprato su internet, chi c’ha il tempo…

Lorenzo: Una bella fregatura!

Sindaco: Già, sapessi quanto m’è costato! Ma non tutti i mali vengono per nuocere… Emanuela cominciava a scocciarmi, pretendeva che lasciassi Luisa… apposta ha scritto quella lettera… che cretina! Ma chi la lascia Luisa…

Lorenzo: E se la lasciasse sua moglie?

Sindaco: Non dirlo manco per scherzo, Lorenzo… Luisa si calmerà, vedrai.

Lorenzo: Si calmerà pure Maria, è vero?

Sindaco: Sì, certo… due fiori, due carezze, magari un gioiellino eh…

Lorenzo: Autentico!

Sindaco: Sì capisce, Lorenzo.

Lorenzo: E chi paga, sindaco?

Sindaco: Ognuno pensa alla sua di moglie.

Lorenzo: Ma sindaco, il mio stipendio…

Sindaco: Non piangere sempre!

Lorenzo: Visto le botte che ho preso…

Sindaco: Era il minimo… hai combinato tanti di quei casini… ma che dico… a che stiamo pensando… c’è ancora in ballo la faccenda dell’ispettore… che fine avrà fatto? E che gli avrà detto la contessa?

Lorenzo: Ci arresteranno, sindaco.

Sindaco: Lorenzo, lasciami solo… devo pensare… tra poco Calzino tornerà e saranno cavoli amari!

Lorenzo: Ahimè, sindaco. Deve trovare il colpevole!

Sindaco: Siamo tutti colpevoli!

(Lorenzo esce).

Scena decima

Sindaco, Lorenzo, Dr. Calzetta, Eleonore, Pinto.

(Sindaco ascolta la Carmen e scrive).

Sindaco: Che confusione. Come mi difendo con Calzino? Glielo dico che ho aiutato dei poveri vecchietti? Quello è capace che si riprende i soldi e li molla alla contessa. Che arpia la contessa, maledetti lei e il suo Romeo e Giulietta. Non voglio che Sor Gino muoia senza vedere ripulito il centro anziani!

(Entrano Lorenzo e Calzetta).

Lorenzo: Sindaco il dottore.

Sindaco: Sono pronto.

Dr. Calzetta: Sindaco, mi deve delle spiegazioni.

Sindaco: Tutto quello che vuole. (Sorride).

Dr. Calzetta: C’è poco da ridere… sulla sua testa incombe l’accusa di peculato.

Lorenzo: Addirittura?

Dr. Calzetta: Al posto suo confesserei. La contessa Castaldi mi ha raccontato tutto per filo e per segno. I soldi li ha fatti sparire lei, sindaco… la contessa mi ha parlato di un diamante per una giovane donna… una profumiera!

Lorenzo: Il diamante è falso!

Sindaco: Lorenzo, taci. Il sindaco Antonio Amabili non si degna di rispondere a queste volgarità!

Dr. Calzetta: Ah, sì. Allora risponderà direttamente ai giudici!

Sindaco: Caro Calzino, la mia coscienza è tranquilla.

Dr. Calzetta: Lei mi fa perdere la pazienza.

Lorenzo: Il sindaco è innocente!

Sindaco: Lorenzo, taci.

Dr. Calzetta: Ma che innocente… certo un diamante a una bella donna ha bisogno di poche spiegazioni.

Lorenzo: Dottor Mazzetta, il diamante era falso.

Dr. Calzetta: Calzetta, Calzetta, mannaggia la miseria! Chi lo dice che il diamante era falso?

Lorenzo: Lo dico io… se vuole chiamo mia moglie e glielo faccio riportare.

Dr. Calzetta: E io dovrei fidarmi di un uomo che si traveste da donna, ma non mi faccia ridere…

Sindaco: Lorenzo, basta con le giustificazioni! La contessa avrà i suoi soldi!

Dr. Calzetta: E come… giusto un miracolo!

Sindaco: E’ stato solo un malinteso. La contessa riavrà i soldi!

Dr. Calzetta: Basta, sindaco. Il gioco è finito! Volevate chiudermi la bocca con il travestimento… ma siete stati scoperti… non avete alibi!

Lorenzo: Il travestimento è stata un’idea mia, dottore.

Dr. Calzetta: E il diamante?

Sindaco: Non c’entra nulla!

Dr. Calzetta: Non faccia il finto tonto, sindaco. Come gliel’ha comprato alla profumiera il suo diamante? Forse con i soldi della contessa, eh sindaco? Dovrà difendersi davanti ai giudici… io stenderò una severissima relazione…

Lorenzo: Il sindaco è innocente, dottor Calzino.

Dr. Calzetta: Calzetta, Calzetta, per la miseria! La giustizia farà il suo corso!

Lorenzo: Il sindaco non c’entra nulla. Emanuela è la mia amante. Il diamante è mio!

Dr. Calzetta: Signor Luti non si sacrifichi, non le conviene!

Lorenzo: E’ la verità dottore, il diamante l’ho comprato io… ma non avevo i soldi, così mi sono accontentato di una buona imitazione… tanto le donne s’impapocchiano!

Dr. Calzetta: Fandonie, fandonie… ormai la verità è accertata… vado in albergo a scrivere il rapporto. La giustizia farà il suo corso! (Esce).

Lorenzo: Sindaco perché non si è difeso?

Sindaco: L’innocenza non ha bisogno di difese!

(Lorenzo esce).

Scena undicesima

Sindaco, Lorenzo, Eleonore, Hemily, Pinto, Dr. Calzetta, Vincenzo, Emanuela.

(Stanza del sindaco. Entra Vincenzo).

Sindaco: Vince’, che succede? Oggi non è giornata…

Vincenzo: Figlio mio, te lo chiedo io che succede… oggi, c’è un andirivini…

Sindaco: E’ tutto sotto controllo, Vince’. L’importante è che il Sor Gino vedrà il centro anziani ripulito!

Vincenzo: Anto’, non me fa preoccupa’…

Sindaco: Vince’ è tutto a posto!

Vincenzo: Se lo dici tu, Anto’… me’ fido!

(Vincenzo esce. Entra Lorenzo).

Lorenzo: Sindaco, se riuscissimo a scoprire il ladro…

Sindaco: Lorenzo è finita!

Lorenzo: No, sindaco. E’ Pinto che le vuole fare lo sgambetto…

Sindaco: Non mi fa paura quel pallone gonfiato!

(Rumori, passi, voci. Entrano Eleonore, Hemily e Pinto).

Eleonore: Sindaco, siederà ancora per poco sulla sua scrivania… vengo con il suo successore, l’onestissimo signor Pinto… le elezioni saranno solo una formalità!

Sindaco: Contessa, sono ancora il sindaco di Rocca Alta!

Pinto: Antonio, ti sei rovinato con le tue stesse mani!

Lorenzo: Il sindaco è onesto… sono gli altri…

Pinto: Povero Lorenzo, ancora credi all’onestà! I diamanti hanno accecato il tuo povero sindaco.

Eleonore: E’ troppo ridicule. Lorenzo, si svegli… il sindaco la sta usando fino all’ultimo! La sua ingenuità mi spaventa!

Lorenzo: Emanuela è la mia amante!

Pinto: Ah, ah, Lorenzo, svegliati! Vuoi rovinarti la reputazione… per cosa poi… per il tuo sindaco! Non lo merita Lorenzo, svegliati!

Sindaco: Aspettiamo il Dr. Calzetta e il suo rapporto.

Pinto: Spero di portarti le arance!

Lorenzo: Non sia mai, sindaco.

Eleonore: Sarebbe la giusta punizione!

(Entrano il Dr. Calzetta e Vincenzo. Il tesoriere ha una cartellina rossa).

Dr. Calzetta: Siamo al completo. Contessa Castaldi, i miei omaggi.

Eleonore: Troppo gentile, dottore.

Pinto: Perché c’è il tesoriere?

Dr. Calzetta: Il signor Vincenzo Occhigrossi mi ha raggiunto in albergo. Sapeva che si stava accusando ingiustamente un innocente… aveva giurato di non aprir bocca, ma non poteva permettere che venisse condannato un benefattore!

Pinto: Ma che sta dicendo… e chi sarebbe il benefattore?

Dr. Calzetta: Prego, Signor Occhigrossi, esponga i fatti!

Vincenzo: Signori, il sindaco ha agito in buona fede… ha ordinato uno scambio fondi. Non ha rubato un soldo!

Pinto: Che balla è questa?

Dr. Calzetta: Lo lasci finire, per cortesia.

Vincenzo: Signori, il centro anziani cadeva a pezzi. E’ un anno che aspettiamo invano i soldi per ristrutturarlo. Così quando sono arrivati i soldi della contessa li abbiamo girati al centro anziani. (Prende i documenti. Pinto li legge).

Lorenzo: E voi l’avete fregata a fin di bene! Bravi! (Lorenzo ride, salta e abbraccia il sindaco).

Eleonore: Maleducato, barbaro come si permette… è troppo ridicule…

Pinto: E pensate di sfangarla… dottor Calzetta, sono tutti da galera!

Dr. Calzetta: E’ meglio metterci una pietra sopra!

Eleonore: E il mio Romeo e Giulietta. Ah, Hemily il mio povero cuore? (Crolla su una sedia).

Dr. Calzetta: Contessa, le prometto che farò il possibile. Avrà i soldi quanto prima.

Eleonore: Ah, Romeo, mio dolce Romeo.

Dr. Calzetta: No, contessa… basta con Romeo.

Eleonore: Ah, Hemily, nessuno mi capisce. Il mio povero cuore.

Hemily: Sì, ma soldi arrivare presto, vero?

Dr. Calzetta: Certo. Penserò a tutto io.

(Hemily sventola con un foulard la contessa).

Hemily: Contessa, cuore malato… ma soldi arrivare… piace Giulietta, bella.

Eleonore: Sì, ma quando… che barbarie… cuore infranto e amaro dolor!

Dr. Calzetta: Bene, è tutto chiarito. Il sindaco è un Don Giovanni incallito e un gran chiacchierone, ma i soldi li ha dati ai vecchietti… e presto la contessa avrà il suo Romeo e Giulietta! Fermiamoci qui!

Pinto: E perché? Il sindaco deve finire in galera… ci siamo scordati del diamante?

Dr. Calzetta: Il sindaco ha dato i soldi ai vecchietti e guadagnerà pure in popolarità!

Sindaco: Hai sentito Salvatore… ti è andata male… speravi di fregarmi e sei rimasto fregato!

Pinto: Non finisce qui!

Sindaco: Bah, se lo dici tu.

Dr. Calzetta: Arrivederci signore e signori. (Esce).

Pinto: Antonio non avrai vita facile! (Alla contessa: i miei omaggi). (Esce).

(Hemily sventola la contessa): Contessa, cuore malato, ma soldi arrivare.

(Entra Emanuela).

Sindaco: Tra noi tutto è finito, Emanuela. Resto con mia moglie.

Emanuela: Benissimo… io ero venuta per dirti addio, vigliacco!

Lorenzo: Oh, come sono contento. (Abbraccia Emanuela).

Emanuela: Pidocchio, giù le mani!

Lorenzo: Emanuela, dolcezza ti ho amata dal primo momento che ti ho vista!

Emanuela: Ah, sì. (Sorride). Me lo regali un anello?

Lorenzo: Anche due, mia cara… andiamo in gioielleria!

Emanuela: Addio, pucci pucci…mi rimpiangerai!

(Lorenzo ed Emanuela escono felici).

Hemily: Dove acqua, sindaco? (Il sindaco prende una bottiglia nell’armadio).

Sindaco: Ecco, cara.

Hemily: Contessa, acqua. Cuore malato.

(Sindaco abbraccia Hemily).

Eleonore: Oh Romeo, sei tu, dolce Romeo…

(Sindaco cinge la vita di Hemily, le bacia la spalla).

Hemily: Ma sindaco… contessa malata, devo dare acqua…

Sindaco: Anch’io tanto malato… mia cara, ti piacciono i diamanti?

Hemily: Belissimi!

(Sindaco tira fuori una gemma dalla tasca e glielo dona. Bacia Hemily).

Hemily: Belissimo… belissimo. (Bacia il sindaco).

Eleonore: Dov’è la mia Hemily? Anche lei mi ha abbandonata?

Sindaco: Oh Hemily, sei bellissima. Sei tu, la mia Giulietta!

Hemily: Belo diamante, gracie.

Eleonore: O mio Dio… oh Romeo, dolce Romeo. Sei tu… (Sviene).

Sottofondo le note di Toreador, Toreador. Tarata tarata… les voici la quadrille des Toreros.

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