IL SOLDATO PICCICO
Commedia in tre atti e cinque quadri
di ALDO NICOLAJ
PERSONAGGI
IL SERGENTE
IL SOLDATO REGIS
IL SOLDATO GELLI
IL SOLDATO RESTI
IL SOLDATO PICCIC
IL TENENTE
LA VECCHIA
ANNA
IL SERGENTE TOSTI
1 GIOVANOTTO
2" GIOVANOTTO
UNA SIGNORA
UN SIGNORE
UN CAMERIERE
IN UNA CITT DEL MERIDIONE, EPOCA 1897-98
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
(Stanzone del corpo di guardia di una caserma di fanteria. In fondo la 'porta che d nell'androne dove si schiera la guardia, da un lato la porta della camera dell!ufficiale di picchetto, dall'altro una finestra. Rastrelliere, tavolacci, panconi formano il solo arredamento del camerone. Alle pareti, ben visibili, scritte sgrammaticate, disegni a matita ingenui o sconci. E' un tardo pomeriggio d'estate; dal cortile arrivano a tratti, laceranti e stridenti, degli squilli di tromba. All'alzarsi del sipario il sergente ed i soldati Resti, Gelli e Regis hanno appena finito una "partita a carte. Il soldato Piccic seduto su uno scranno, spalle al pubblico, sta pulendo con molta attenzione i molti fucili posti nella rastrelliera).
Il Sergente - (indicando) Guarda che topo, sembra un vitello. (A Regis) Cosa dicevi, tu, recluta?
Regis - Dicevo, sergente, che con i tubi e le gallette la pancia non si riempie e che...
Il Sergente - Signorino bello, cosa vuoi allora? Lingue di pappagallo? (Ilarit) Questa una caserma, mica un ristorante! In guerra vorrei vederti: mangiare galletta ammuffita a cavalcioni d'un morto.
Regis - Io non discuto, sergente. Solo dico che a quest'ora c' gente con le gambe sotto la tavola, davanti a una bistecca grossa come il piatto. E se la innaffia con una buona bottiglia di vino.
Resti - ... Poi si distende per fare la digestione e nel letto si trova un pezzo di donna che gli dice : Faccio la nanna con te, bello mio.
Gelli - (illustrando con dei gesti) Una bella figliola con i fianchi rotondi, la pelle liscia ed i seni...
Regis - Non mi fate pensare a una donna, maledetti voi. Sono otto giorni che non vado in libera uscita e ho una voglia...
Il Sergente - (sbotta in una risata) Buono, buono, cannoniere! Domani la voglia te la caverai. (Si alza solenne) Domani amnistia generale, libera uscita per tutta la caserma. E niente tubi, domani: un buon rag di carne e un gavettino di vino a testa. Che ve ne pare?
Regis - Perch solo una volta all'anno la festa nazionale?
Il Sergente - Sentitelo, questo cappellone! Ha anche il coraggio di lamentarsi. Ah, bei soldati! Bella leva! Credete di essere venuti in caserma per fare la bella vita? Qui si sgobba duro, cari miei. Ve le dovete dimenticare le abitudini che avevate da borghesi. Si deve diventare uomini sul serio, qui, altro che storie! (Passeggia avanti e indietro) Uff, che caldo. Il sole ha picchiato duro, oggi!
Gelli - Bel colpo essere stati di guardia, sergente. C'era da prendersi un'insolazione ad andare avanti e indietro sfilando nel cortile.
Il Sergente - Puah, un'insolazione! Che faresti allora nel deserto? Io ci sono stato quand'ero ca-poral maggiore, nel deserto. Quello s che era sole. Le galline non facevano in tempo a fare le uova che erano gi sode.
Gelli - Proprio nel deserto siete stato, sergente?
Il Sergente - E ne ho impallinati, di negri! Me li sono guadagnati in Africa questi galloni. (Pausa. Passeggia pavoneggiandosi).
Resti - (guardando dalla finestra, e rizzandosi sulla punta dei piedi per vedere meglio) Accidenti! Venite a vedere. Si di nuovo affacciata alla finestra quella della camicetta rossa. (Tutti, meno Piccic, vanno a guardare dalla finestra) Che femmina, quella! Dev'essere piena di sugo come un pomodoro maturo. Ce ne sarebbe per tutto il reggimento.
Il Sergente - Buon rag, quello! (Ilarit generale).
Resti - (gridando) Ehi, bellezza, che ci fai vedere ancora? (Risate).
Il Sergente - (facendo un cenno agli altri come per zittirli, grida con voce scontrosa) Soldato Piccic!
Piccic - (lascia cadere il fucile che ha in mano e scatta buffamente sull'attenti) A... A... Agli ordini, sergente! (Ilarit generale).
Il Sergente - (sarcastico) Piantatela voi, imbecilli! Volete che vi schiaffi dentro come ramazze? Cos si deve scattare, come Piccic! Guardatelo: un vero militare, meglio di un corazziere. (Scoppia a ridere. Tutti ridono con lui. Piccic rimane immobile con il fucile in una mano e lo straccio per pulirlo nell'altra, in una grottesca posizione di attenti) Su, Piccic, continua a pulire i fucili. Cos domani andrai anche tu in libera uscita e ti cercherai una ragazza.
Piccic - Signors, sergente. (Si rimette a sedere e a pulire i fucili).
Resti - Te l'insegner io la strada.
Il Sergente - Sentitelo, ragazzi. (Facendogli il verso) Te la insegner io la strada. Come se volesse portarlo chiss dove. Credi che non sappia dove conduce la tua strada? Ti accontenti di poco, giovanotto. Io quando avevo la tua et, non faccio per dire, ma avevo certe ragazze...
Resti - Con un'ora di libera uscita ogni tanto, bisogna accontentarsi, sergente. Anch'io al mio paese...
Il Sergente - Al tuo paese! Ma se hai dovuto sentirti l'uniforme addosso per diventare uomo. (Risata. Poi, generoso) Sentite, mezze cartucce, per domani che festa nazionale vi d io l'indirizzo buono. Resterete a bocca aperta. Roba fine, roba da ufficiali, roba da leccarsi le dita prima e dopo.
Tutti - D'accordo, sergente! Grazie, sergente! Benissimo, sergente!
Resti - Ci si va inquadrati, tutto il plotone!
Il Sergente - E porteremo anche Piccic, vero, Piccic?
Piccic - (scatta sull'attenti come prima) Agli ordini, sergente! (Rimane impalato. Tutti ridono).
Il Sergente - (agli altri) Zitti, voi, pezzi d'asino! Piccic, vuoi che andiamo domani a donne?
Piccic - (senza capire) A donne? (Ilarit generale).
Il Sergente - (come sopra) E smettetela, voi, animali! Se vi sente il signor tenente vi schiaffa tutti dentro. (A Piccic) E tu pulisci i fucili, salame!
Resti - (dopo una pausa, guardando dalla finestra) E quella sempre l a guardare. (Canticchiando buffamente) Bella figlia dell'amore...
Regis - Schiavo son dei vezzi tuoiii...
Gelli - (ricominciando) Bella figlia dell'amoreee... (Tutti e tre sono presso la finestra gesticolando allegramente).
Il Sergente - Basta! Volete smetterla? (Con un urlo) Cosa vi credete? D'essere al bordello? Ve la insegno io la disciplina, macachi, ve la faccio cantare io la serenata! (I tre si sono messi sull'attenti) Qui dentro fate i furbi e poi all'istruzione nella Piazza d'Armi fate piet. Su, riposo, ora. (Siede a cavalcioni su un tavolaccio) Dovrei mettervi tutti di piantone alle latrine, domani. Altro che libera uscita.
Regis - (dopo una lunga pausa, si avvicina cercando di ristabilire la cordialit) Sergente... l'ultima volta che sono uscito... (Sospirando comicamente)... Due domeniche fa... (Il sergente scoppia a ridere. Rinfrancato) Proprio due domeniche fa, sergente. Quindici giorni di consegna mi son fatto e me li avete dati voi, sergente. (Il sergente sorride compiaciuto) Ebbene, due domeniche fa sono andato a ballare e ho visto una brunetta come... come non ne avevo mai viste, ecco. Una scollatura che le arrivava fin qui... Lasciava indovinare tanto di quel latte! Dava la scossa elettrica solo a guardarla!
Il Sergente - Beh, che ci hai combinato?
Regis - La saliva ci ho fatto ed ho girato al largo! Le montava la guardia un caporal maggiore con certi baffi... Ed da allora che ci tengo la voglia in corpo, sergente. Era una di quelle donne che ti riducono come un limone spremuto... Me la sogno tutte le notti. Se mi togliete la libera uscita per domani, sono un uomo morto, sergente!
Il Sergente - (ridendo) Eh, qui in citt non mancano le donne. Quando tornerete ai vostri paesi ne avrete di cose da raccontare.
Resti - (indicando un'altra volta verso la finestra) Per, quella, sergente... Chi ci resiste? Deve essere tutta zucchero e miele.
Il Sergente - (andando a guardare dalla finestra) Niente da fare. Sono di servizio.
Regis - Altrimenti andreste a farle una visitina
Il Sergente - E che? Credete che i sergenti siano di legno? Vi danno dei punti anche in quello, sergenti, cari miei! (Torna in mezzo alla scena, Corpo di bacco, che caldo! Sembra un forno qui dentro! Anche ora che sta andando gi il sole.
Regis - E' questo panno che pesa. (Indica l'uniforme).
Resti - Ci pensate che bello sarebbe potersi mettere tutti nudi sotto una fontana?
Gelli - A casa, io, le giornate come queste le passavo in acqua, come un pesce.
Il Sergente - C' il mare al tuo paese?
Gelli - No, ma c' un fiume. Un fiume a volte vale il mare. Un'acqua chiara che scorre sotto gli alberi, all'ombra, fresca, anche d'estate...
Piccic - (quasi fra s) Acqua pulita c', nel fiume...
Il Sergente - Sentitelo, Piccic! E che ci facevi! tu nel fiume?
Piccic - (serio e lontano) Io ci facevo il bagno,! (Tutti scoppiano a ridere. Con uno scatto) S, proprio il bagno. E ci nuotavo anche perch...
Il Sergente - Ehi, Piccic, che ti prende?
Tutti - Forza, Piccic, dai Piccic...
Piccic - E' che io...
Il Sergente - (a Piccic) Mettiti sull'attenti, lazzarone! (Piccic scatta sull'attenti. Tutti ridono. Entra il tenente) Tutti, at-tenti!
Il Tenente - ( un bel ragazzo alto ed elegante veste con disinvoltura l'uniforme dell'Ufficiale picchetto, ha sua voce, dura e sgradevole, abituata al comando) Che c' da ridere, imbecilli?! Che volete? Un biglietto di punizione? (Pausa) Beh,! che c'? Tutti muti? Da' riposo, sergente!
Il Sergente - Ri-poso!
Il Tenente - Forza, tu. (Indica Gelli) Rispondi: perch ridevi come uno scemo?
Gelli - Signor tenente, che... E' che...
Resti - La colpa di Piccic, signor tenente.
Il Tenente - (conciliante) Dovevo immaginarmelo: cos'altro ha combinato la nostra bestia? Dicol a te, Piccic.
Piccic - Agli ordini, signor tenente. (Il tenente sbotta a ridere. Tutti scoppiano a ridere liberati),
Il Sergente - Non ha fatto niente di particolare, I signor tenente: ma sapete com', lui Piccic.
Il Tenente - Ma di chi stata l'idea di metterlo I di guardia?
Il Sergente - Preferisco tenerlo sempre a portata di mano, signor tenente, altrimenti chiss che mi combina. Qui lustra i fucili. Si rende utile, almeno.
Il Tenente - (a Piccic che rimasto immobile sull'attenti) Raddrizzati le fasce, non ti casca la I testa dalla vergogna? Un soldato come te non l'ho mai visto. Sembri un fagotto di stracci. (Con disprezzo) Va', va', continua a pulire i fucili. Proprio Picrico dovevo vedermi di guardia.
Il Sergente - Almeno ci tiene allegri, signor tenente.
Il Tenente - (cammina avanti e indietro per lo stanzone con ostentata eleganza) Sergente, mi raccomando di tener d'occhio i soldati. Domani mattina, appena smontano, fai fare a tutti brusca e striglia. E che siano puliti, almeno di fuori. E i bottoni tutti lustri. Altrimenti non faccio uscire nessuno, anche se la festa nazionale. Voglio che il mio plotone sia il migliore di tutto il reggimento, perdio!
Resti - (che nel frattempo stato a guardare dalla finestra, non pu trattenere una prolungata esclamazione di stupore) Oh!
Il Tenente - (gli va davanti) Cos' questo oh ?
Resti - (scattando sull'attenti) Niente, signor tenente.
Il Tenente - Rispondi o ti d otto giorni di rigore.
Resti - E'... E'... che ci provoca, signor tenente.
Il Tenente - Chi?
Resti - Quella donna, signor tenente, la rossa l in faccia. Prima guardava e rideva... ma ora... ora si messa a stendere anche le mutandine! (Il tenente guarda dalla finestra e scoppia a ridere. Tutti meno Picrico gli fanno eco).
Gelli - Ogni tanto si mette a cantare, signor te-nente...
Resti - Ci guarda e ci strizza l'occhio...
Regis - Noi non siamo di legno, signor tenente...
Il Tenente - Bella donna! E che petto! E mutande con pizzi. (Secco) E che vi credete? Che sorrida a voi, minchioni? Non una parola di pi o la faccio inchiodare, quella finestra. (Tutti si disperdono nello stanzone, mentre egli fa un saluto galante alla bella, lisciandosi i baffi, in un atteggiamento da esperto conquistatore).
Il Sergente - (piano) Piace anche a voi, signor tenente?
Il Tenente - Vorrei proprio darle una lezione.
Il Sergente - Lezione di che signor tenente?
Il Tenente - Di tattica e d'attacco. (Scoppia a ridere. Poi forte) Voglio vederli ai tiri, questi casanova, voglio vederli nella Piazza d'Armi quello che sanno fare. Fammeli scattare, sergente, tienmeli duri. Prima si mettano in testa il regolamento e poi penseranno alle donne. (avanza in mezzo alla scena poi pi piano) Sergente, non se n' ancora andato il colonnello?
Il Sergente - Signor no. Ma la carrozza gi fuori che lo aspetta.
Il Tenente - (con uno sguardo di sbieco verso la finestra) Beh, sergente, appena esce mi chiami, intesi? (Forte) E che la guardia si schieri come Dio comanda. Gli uomini del mio plotone devono essere d'esempio a tutto di reggimento. (Si avvia verso la stanza).
Il Sergente - At-ten-ti! (Tutti scattano sull'attenti. Piccic col solito ritardo) Sveglia Piccic, marmotta! (Il tenente esce) Ri-po-so! (Tutti obbediscono) Che uomo, il tenente, ragazzi, che uomo. Un vero militare! Un ufficiale sul serio. Beve, gioca, bestemmia, va a cavallo, fa l'amore. Non c' demonio che non faccia, non c' vizio che non abbia. Neanche l'inferno gli fa paura. Basta vedergli il petto: cinque medaglie, tre ferite.
Gelli - Che guerra ha fatto?
Il Sergente - A sedici anni era gi in colonia come volontario. Ed proprio in Africa che l'ho conosciuto. Ha ammazzato sette negri d'un colpo con un paio di bombe ben piazzate. Sul campo una tigre, un leone. Faceva fuori i ribelli come mosche. Piet per nessuno. E, appena rientrato da un'operazione, si metteva l'uniforme e a fare il matto tutta la notte. Cos dev'essere un ufficiale, corpo di bacco, saper ammazzare e poi ballarci sopra.
Una voce di fuori - Guardia! All'armi!
Il Sergente - Svelti, ragazzi, gambe! Questo il signor colonnello. (Tutti si precipitano alle rastrelliere per prendere i fucili e poi corrono fuori. A Piccic che ha preso anche lui il suo fucile) Tu resta dentro, somaro. (Esce. Piccic rimane a mezza scena col fucile in mano senza saper che fare. Fuori suoni di tromba).
Il Tenente - (entra in scena e distrattamente sbatte contro Piccic) E tu cosa fai qui, idiota?
Piccic - (scattando sull'attenti) Agli ordini, signor tenente.
Il Tenente - Levati dai piedi, tu. Sei il solito fesso che nessuno vuole. (Piccic torna tristemente alla rastrelliera).
Il Sergente - (entra e, vedendo il tenente, fa una corsettina e si arresta sull'attenti) Nessuna novit, signor tenente.
Il Tenente - Chi era?
Il Sergente - Il signor colonnello. Ha attraversato il cortile per uscire ma poi tornato indietro.
Il Tenente - (d uno sguardo verso la finestra, poi, tra i denti) Accidenti anche a lui. (A Piccic) Tu vieni di l a pulirmi gli stivali. (Esce).
Il Sergente - (a Piccic) Ehi, animale, si scatta 'tunib-mm-Tirulfa quanho'li signor tenente comanda.
Piccic - (disorientato) Signors. (Esce dietro al tenente).
Gelli - (rientrando in scena; dietro di lui Resti e Regis) Madonna, che caldo. Ho tutto appiccicato addosso come un'altra pelle.
Regis - Si suda come maiali in questi giorni.
Resti - (guarda dalla finestra) E quella sfacciata alla finestra neanche Io sente il caldo. (Teatrale, esagerando) Ehi, stella, se parli tu al colonnello, forse mi lascia venire a trovarti.
Il Sergente - Piantala, Resti. Il regolamento dice che quando si di guardia...
Resti - Giusto, sergente: quanto mi prenderei di rigore, secondo il regolamento, se scappassi per fare una visitina alla rossa?
Il Sergente - Undici pallottole in corpo. E poi il colpo di grazia.
Resti - Eh, dite sul serio, sergente?
Il Sergente - Abbandono di posto. Mentr'era comandato di servizio, approfittava ecc. ecc., lasciando la guardia cui era stato assegnato ecc. ecc. e disertava.
Regis - Lascia perdere, Resti, nessuna donna vale tanto. (Pausa).
Gelli - Dov' Piccic? Non ci sar andato lui dalla rossa?
Il Sergente - Sta pulendo gli stivali del signor tenente.
Resti - Pulire: l'unica cosa che sa fare. (Siedono di nuovo in gruppo)
Il Sergente - Magari fossero tutti come Piccic!
Resti - S, sergente, bel reggimento sarebbe il nostro. (Ilarit) Tre mesi che sotto le armi e non ha ancora imparato a distinguere la destra dalla sinistra. Non servito nemmeno legargli il fazzoletto al braccio destro.
Gelli - Che sagoma, Piccic! Dietro-front, e lui si ferma.
Regis - Avanti-march e lui si gira.
Resti - Ma la scena pi bella stata marted ai tiri. S' preso sei volte il rinculo in faccia e non ha mai centrato il bersaglio.
Gelli - Ma in fondo un buon diavolo. Non fatto per la vita militare. Questo tutto.
Il Sergente - S, ma proprio nella mia squadra doveva capitare?
Resti - E poi, lo chiami uomo uno che non sa fare il soldato?
Regis - E' proprio in caserma che si vede chi uomo. Non cos, sergente?
Gelli - Si pu essere uomini anche senza saper tirare col fucile.
Resti - Lo dici perch quando devi sparare tremi come una foglia.
Gelli - Chi, io? Ti sbagli, caro mio. L'ultima volta...
Il Sergente - Inutile che vi mettiate a fare a pugni. Siete scamorze tutti e due.
Resti - Sergente, l'altra sera abbiamo fatto il ga-vettino a Piccic. Avreste dovuto vederlo! L'acqua gli cadeva addosso e lui col naso in aria come uno scemo.
Il Sergente - Adesso quando torna prendiamo tutti un'aria seria e gli facciamo raccontare la storia del lupo.
Regis - Poi gli verr la bava alla bocca, come l'ai tra volta.
Resti - Che fenomeno. Racconta la storia comej se fosse vera. (Imitando la voce) Gli misi le mani al collo e lo strozzai.
Regis - Vorrei vederlo io, davanti a un lupo, Chiss che fuga farebbe.
Gelli - In fondo potrebbe anche essere vero] quello che racconta.
Resti - Dai, vuoi fare anche tu il Piccic, ora?
Gelli - Vi dir che anch'io vengo dalla montagna, Anch'io fino a due anni fa andavo in giro pascolando le capre. Erano belle capre, grasse, con lai campanella al collo e...
Una voce di fuori - Guardia! All'armi! (Tutti corrono a prendere il fucile alla rastrelliera e scappano fuori).
Il Sergente - (dopo aver sbirciato dalla porta, attraversa di corsa la stanza e bussa alla porta dell'ufficiale di picchetto) Il signor colonnello, signor tenente! (Il tenente entra in scena. Piccic gli corre dietro per finire d pulirgli lo stivale).
Il Tenente - (con un calcio) Lascia stare, crei tino! (Squillo di tromba. Si irrigidisce in mezzo alla porta in un perfetto saluto militare, restando immobile alcuni secondi mentre dall'esterno si sentono comandi secchi e movimenti cadenzati. Piccic vorrebbe vedere fuori che cosa succede, ma la presenza dell'ufficiale lo intimidisce. Allora va verso la finestra e guarda timidamente in su. Un sorriso largo, buono. Fa alcuni gesti comici ed ingenui come per spiegare quello che sta succedendo. Secondo squillo di tromba. Il sergente appare sulla soglia) Sergente ascoltami bene. (Parla piano con lui venendo in mezzo alla scena) ...Intesi?
Il Sergente - Signors!
Il Tenente - Mettiti un sasso in tasca. Se succede qualcosa me lo tiri contro le persiane. Capito?
Il Sergente - Signors!
Il Tenente - E se mi cercano sono di ispezione in caserma. Poi arrivo io e me la cavo.
Il Sergente - Signors!
Il Tenente - (con un sorriso di superiorit) Per J l'onore della caserma. (Compiaciuto) D'ispezione, ricordatelo. (Regis, Celli, Resti appaiono sulla porta).
Il Sergente - Allora... Buona ispezione, signor tenente! (Si irrigidisce sull'attenti).
Il Tenente - Riposo, sergente! (Avviandosi si accorge di Piccic) Ma che fa quel deficiente? (Risate. Esce).
Piccic - Agli ordini, signor tenente. (Tutti ridono. Piccic ritorna ai suoi fucili).
Resti - (a Piccic) Vorrei proprio sapere se ci sa-| presti fare, tu, con una donna.
Gelli - Sar pure un uomo anche lui, no?
Regis - Gi, e poi, sai com', in montagna con le capre... (Ilarit).
Il Sergente - (che sta guardando dalla finestra, scatta sull'attenti) Diavolo di un uomo!
Tutti - (meno Piccic vanno verso la finestra) Che succede?
Il Sergente - (indicando) Non avete visto?
Gelli - Si sono chiuse le imposte.
Resti - La bella andata a fare la nanna.
Il Sergente - E sapete con chi? (Con orgoglio) Col nostro tenente.
Resti - Il nostro tenente?
Regis - Accidenti!
Gelli - E lui non lo fucilano?
Il Sergente - (autoritario) Lui un ufficiale, un ufficiale di carriera. Un uomo che in Africa ha ammazzato decine di ribelli. Lui un superiore, capito?
Regis - E mentre noi siamo qui ai vetri, lui su...
Il Sergente - Che uomo, che fegato! Non solo conosce a memoria il regolamento militare, ma sa anche fregarsene al momento opportuno.
Resti - E io che credevo che la bella sorridesse a me.
Regis - Eh, il signor tenente l'ha trovato il sistema per rinfrescarsi il sangue.
Il Sergente - Becco chiuso, eh, ragazzi? Non una parola. Altrimenti, in cella di rigore.
Gelli - (foco persuaso) Per... in fondo non giusto. Perch lui s e noi no?
Il Sergente - (furioso) Non giusto? Cos' che non giusto imbecille? Come ti permetti di giudicare un superiore? Chi sei, eh? Chi sei tu, recluta sporca! Mettiti sull'attenti quando parlo, perdio! (Gelli si mette sull'attenti) Nella vita militare non c' niente di ingiusto, capito? Nella vita militare il grado che comanda, ficcatelo bene nella zucca. Un ufficiale un ufficiale. Lui fa quello che vuole e tu devi fare quello che lui dice.
Gelli - S, ma perch...
Il Sergente - Perch? Nella vita militare non si domanda mai perch! Anche se ti mettono al muro e ti fucilano non hai il diritto di chiedere il perch. Nella vita militare si scatta e si dice signors, va bene? Nella vita militare non c' scelta : o il signors o la cella di rigore.
Gelli - Signors.
Il Sergente - E rettifica la tua posizione, asino. Te lo faccio vedere io quello che giusto e quello che non lo . Te la mando a passare ai topi la festa nazionale, altroch! Perch poi...
Voce di fuori - Capoposto!
Il Sergente - Accidenti, che c' ora? (Esce).
Gelli - Sentite, ma vi par giusto che il tenente s e noi...
Resti - Zitto, scemo. Fatti sentire!
Regis - La disciplina questa. Bisogna adattarsi e tirare a campare.
Piccic - (intervenendo dal suo angolo) Per me giusto non . (Tutti scoppiano a ridere).
Resti - Ecco, ora salta fuori Piccic.
Regis - Anche a te fan voglia le donne? Che ci fai con loro?
Resti - Gli dicono avanti-march e lui fa dietrofront. (Piccic alza le spalle rinunciando a parlare) La rossa non ti avrebbe voluto, Piccic. Ti puzzano troppo i piedi. (Tutti ridono. Il sergente entra con una vecchia contadina vestita di scuro, con un fazzoletto in testa ed un cesto sotto il braccio. La vecchia viene avanti guardandosi attorno).
Il Sergente - Segga qui. (Indica un pancone) Forse in libera, uscita. Ora mando a vedere. La Vecchia - Siccome sono venuta in citt, ho pensato che, se non troppo disturbo per loro, sarebbe possibile che...
Il Sergente - S, s... Stia l buona. Regis, va' tu a vedere: alla quinta compagnia.
Regis - Alla quinta, sergente?
Il Sergente - Domandi se c' il soldato Tavezzi.
La Vecchia - (correggendo) Tavizzi. Michelino Tavizzi.
Regis - (scatta sull'attenti) Signors! E poi?
Il Sergente - Se c', lo fai venire gi. Gli dici che lo cercano. E mentre passi davanti allo spaccio mi compri le sigarette. (Gli d del denaro) Fila!
Regis - Signors (Esce).
Il Sergente - (gli grida dietro) Di corsa, scattare. (Alla vecchia) Se c', scende gi. La Vecchia - Grazie, signor sergente, lei proprio gentile. (Si guarda attorno imbarazzata, cercando disperatamente un soggetto di conversazione. Il sergente va ad appoggiarsi alla porta che va nell'androne dove rimarr guardando fuori e facendo segni a volte con qualcuno che nel cortile) Che caldo in citt. Pi caldo che da noi. E voi, poveri ragazzi, chiss come suderete con quel panno addosso. Belle le uniformi, proprio belle, ma troppo pesanti. Chiss come ci soffre il mio Michelino. A casa in questi giorni non voleva nemmeno la maglietta. Stava tutto il giorno con solo la camicia sulla pelle. Io avevo un bel dirgli che era un'imprudenza, che almeno una maglia leggera bisognava metterla, lui non mi badava. E, ora, con la divisa addosso...
Resti - Povero Michelino! -(Strizza l'occhio agli altri, cattivo).
La Vecchia - Eh, s, povero Michelino per davvero. (Pausa) Sono venuta in citt per via di mia figlia pi grande. Hanno dovuto aprirla tutta per farle uscire il bambino. L'ho accompagnata io allo ospedale. Lei piangeva, aveva paura. Ma ora il barnbino nato e a lei hanno ricucito la pancia e sta meglio di prima. Un bambino grosso cos e rosso come una mela... (Pausa) ... Che bello l'ospedale. Tutto bianco, fresco, pulito. Non c' una mosca. Io mi domando come facciano quelle brave suore a mandarle via tutte. Da noi, invece, le stalle ne sono piene. E ronzano... ronzano... ronzano...
Piccic - (senza voltarsi) Fanno come una musica. (Resti ammicca a Getti, ridacchiando).
La Vecchia - Loro conoscono il mio Michelino?
Resti - Io no.
Gelei - Neanche io.
La Vecchia - Tanti ragazzi della stessa et, tutti insieme in una caserma. Dovreste conoscervi tutti, non vi pare? (Un tempo) Vi trovate bene, qui? Siete contenti? (Piano) A me potete dirlo, il sergente non sente.
Resti - (indicando Piccic) Noi s, ma lui no. Lui vuole la sua mamma e il sergente cattivo, non gli d il bacetto quando lo mette a nanna.
Gelei - E per niente qui ci mettono ai topi.
Resti - Lui si chiama Piccic. (Additandolo) Non vuole mai uscire. E' perch fuori dalla caserma ci sono donne cattive che...
Piccic - (scattando) Smettila, o vuoi che ti faccia star zitto io?
Resti - Piano, piano, Piccic, io...
Gelli - (intervenendo, alla vecchia) Non ci faccia caso: scherzano. Scherziamo sempre qui, tra noi. (Piccic e Resti si guardano torvi).
La Vecchia - Eh, siete giovani e alla vostra et bisogna prenderla allegramente la vita. (Regis affare sulla porta, scatta sull'attenti e dice alcune parole piano al sergente).
11 Sergente - (fa un gesto d'intesa, poi viene avanti) Sentite buona donna...
La Vecchia - E allora viene?
Il Sergente - No, vostro figlio non pu venire. E' in infermeria, ma non ha niente di grave. S' ferito alla mano. Una graffiatura, un po' di sangue.
La Vecchia - (spaventata) Ferito?
Il Sergente - Roba da niente; tra una settimana sar a casa in licenza.
La Vecchia - Ma, se malato, io...
Il Sergente - Nessuna paura : abbiamo dei buoni medici e degli ottimi infermieri. Sta meglio qui che a casa.
La Vecchia - Ma io vorrei vederlo. Star in citt altri tre giorni e...
Il Sergente - Il fatto che non si trova in caserma, ma all'infermeria centrale. Venite domani e vi far trovare un permesso per vederlo. Non malato, non spaventatevi, appena una graffiatura alla mano.
La Vecchia - Quand'era a casa per una graffiatura non si metteva a Ietto. Usciva anche quando aveva la febbre. Perch mio figlio...
Il Sergente - (sbrigativo) Allora vi faccio trovare il permesso, venite domani. (Prendendo appunti) Soldato Tavizzi Michele, quinta compagnia.,
La Vecchia - (rivolgendosi a tutti) Gli avevo portato dei fichi... A Michelino piacciono tanto (Prende dei fichi dal paniere e li mette sul tavolaccio) ... Questi sono del suo albero, dell'albero che abbiamo piantato quando lui nato, voglio dire.. Se li mangiava sempre lui i suoi fichi, nessuno glie signor toccava... (Con un sorriso) ... I fichi del suo albe Regis ro... (Pausa) E ora ve li lascio a voi, ragazzi. Mangiateveli in salute. Li ho raccolti stamattina e sono ben maturi, tutti dolci di miele...
Il Sergente - Grazie, buona donna, ma... Voce di fuori - Guardia! All'armi!
Il Sergente - (quasi a s) Madonna, speriamo! che non sia il colonnello. (Agli altri) Fuori, ragazzi,! gambe! (Alla vecchia) Lei stia dentro, uscir dopo,! (Esce con Gelli, Resti e Regis).
La Vecchia - (spaventata) Cosa succede? Hanno! preso il fucile... Non sar la guerra?
Piccic - No, stia tranquilla. (Guarda fuori) E'j entrato un ufficiale: hanno schierato la guardia, (Comandi secchi dall'interno).
La Vecchia - Perch?
Piccic - E'... ... il regolamento. Si fa sempre cos quando passa un ufficiale superiore.
La Vecchia - Tutte le volte?
Piccic - Gi, tutte le volte.
La Vecchia - Che cose! Per uno che passa,tutti fuori. (Pausa).
Piccic - E allora... ce ne sono molti quest'anno?
La Vecchia - Di che?
Piccic - Di fichi. (Ne prende uno dal tavolo e lo mangia lentamente).
La Vecchia - Se ce ne sono? Da non contarli. Nascosti tra le foglie come passeri. E grandi...) Grandi cos. Per coglierli ho dovuto difendermi dai vespe e calabroni. Con tutto quello zucchero l'albero cantava.
Piccic - (assorto) Nell'orto dietro a casa mia c' ) un fico...
La Vecchia - Quest'anno voi non ci siete e i fichi se li mangiano i passeri. (Pausa).
Il Sergente - (rientra) Svelta, buona donna, potete uscire, ora.
La Vecchia - Allora... torno domani.
Piccic - Grazie dei fichi.
La Vecchia - Mangiateli tranquilli, ragazzi, sono maturi e non vi fanno male. Grazie di tutto. (Esce. Regis, Gelli e Resti rientrano in scena).
Piccic - Sergente!
Il Sergente - Che vuoi, Piccic?
Piccic - (si mette sull'attenti e non sa pi parlare) Cosa... cosa... che...
Il Sergente - Cosa c'? Cosa vuoi dire? Non ce la fai a parlare?
Piccic - (rigido sull'attenti) Suo figlio... Il figlio di quella donna, voglio dire... malato e... cos'ha?
Il Sergente - Ha perso la mano, quel cretino. Con una bomba. Ma a te che ti frega? Pulisci i fucili, tu.
Resti - (guardando dalla finestra) La fa lunga, il signor tenente.
Regis - Beato lui!
Gelli - Con una donna come quella!...
Il Sergente - (intervenendo) Che uomo, il nostro tenente, che uomo, perdio! Proprio un vero comandante! (Strizza l'occhio agli altri) Ma Piccic pi in gamba ancora, non vero, Piccic? (Picrico s' messo sull'attenti) Su, Piccic, tienici allegri, raccontaci qualcosa...
Resti - Raccontaci di quando hai ucciso il lupo...
Regis - Spiegaci come hai fatto...
Gelli - E' vero o no che l'hai strozzato?
Il Sergente - Sveglia, Piccic; non stare l come una mummia. Racconta. Riposo, andiamo. Non stare l duro come un merluzzo. (Piccic evidentemente riconfortato dal fatto che non deve stare sull'attenti. Esita a -parlare).
Resti - O hai perso la lingua?
Piccic - Voi non credete mai a quello che racconto io.
Il Sergente - Ma s, che ci crediamo, dai. (Piccic si guarda attorno esitante).
Il Sergente - Obbedisci, Piccic, o domani che la festa nazionale ti metto di ramazza.
Piccic - Tutte le volte che racconto voi ridete.
Il Sergente - Piccic, non farmi scappare la pazienza. Parla.
Celli - Su, che ci perdi a parlare?
Piccic - Succede tutti gli anni quando la neve alta. Al mio paese ne vien gi tanta... Allora i lupi scendono dalla montagna. Hanno fame e non trovano niente da mangiare. Povere bestie anche loro.
Resti - Gi. (Con cattiveria) Povere bestie anche loro. (Gelli gli d una gomitata per farlo star zitto).
Piccic - (senza raccogliere, lontano) I cani li sentono e danno l'allarme. Li sentono da lontano, i cani, anche se di notte. Ma io, quella volta, dormivo duro.
Resti - (c.s.) Gi. Lui dorme sempre.
Piccic - I lupi scendono a branchi tutti insieme, femmine e maschi. Soli hanno paura... Mentre tutti insieme, chiss, si fanno coraggio...
Resti - Capito? Tutti insieme si fanno coraggio.
Piccic - Di neve ne era scesa, quella volta. Era nevicato tre giorni, la casa era quasi sepolta, bisognava uscire dalla finestra. I rumori con la neve si sentono meno, forse per questo che non avevo sentito i cani abbaiare.
Resti - Lui dormiva...
Regis - Sognava la fidanzata...
Il Sergente - Piantatela, lasciatelo raccontare.
Piccic - Mi sono svegliato all'improvviso e, non so come, ho capito subito quello che stava succedendo. I lupi, mi son detto; e sono saltato gi dal letto cos com'ero... in camicia...
Regis - Bellino, lui, in camicia!
Piccic - ... e sono corso nella stalla. La prima cosa che ho visto l nel buio sono stati due occhi. Due occhi accesi come quelli di un demonio. Poi, il lupo, l'ho visto balzare sopra una pecora. Non ho capito pi niente, gli sono saltato addosso senza rendermene conto. L'ho stretto con le mani alla gola cos... ed ho stretto, stretto, stretto, finch...
Resti - Finch ti sei accorto di aver strozzato la pecora... (Ilarit generale).
Piccic - (con collera) Vedete, sergente? Io racconto e tutti ridono. Non mi credono... Ma se voi...
Il Sergente - Piccic, con chi ti credi di parlare? Sull'attenti, Piccic! (Piccic si mette sull'attenti) Noi ti crediamo. Lo sappiamo tutti che sei un eroe. Un vero eroe! (Tutti ridono). Voce di fuori - Capoposto!
Il Sergente - (va alla porta) Che c'? (Piccic torna avvilito ai suoi fucili, dando le spalle al pub-blico. Resti, Gelli e Regis fanno gruppo sotto la finestra. Il sergente rientra con una bella ragazza) Avanti, bella signorina, si accomodi. Venga... (Anna una bella figliola di tipo contadino. La sua bellezza contrasta un poco con il semplice vestito da citt che indossa. Viene avanti timida, con una lettera in mano) Nessuna paura, signorina, venga avanti e ci dica. Siamo dei bravi ragazzi e la buona compagnia ci fa sempre piacere...
Resti - (a Regis) Che pezzo di figliola, guarda: due seni e un vitino...
Anna - (disorientata) Io volevo soltanto...
Il Sergente - (galante) Signora o signorina?
Anna - Signorina. Io...
Il Sergente - Parli pure. Sono a sua completa disposizione. Cosa desidera?
Anna - Volevo... Volevo solo lasciare questa lettera per il sergente Tosti. Ma vorrei essere sicura che... che gliela dar proprio a lui.
Regis - (agli altri con un gesto) Che curve, eh?
Il Sergente - Tosti? Il sergente Leonida Tosti? Primo plotone, seconda compagnia, terzo battaglione. E' mio amico.
Anna - Potrebbe dargliela, questa lettera? Oggi o... al pi tardi domani.
Il Sergente - Naturalmente, signorina. (Prende la lettera) Dormiamo nella stessa stanza. Stasera quando torna gliela dar. E non vuole che... Voce di fuori - Guardia! All'armi!
Il Sergente - (dopo aver messo la testa fuori per vedere) Gambe, ragazzi, il signor maggiore. (Tutti meno Piccic corrono a prendere il fucile e scappano fuori. Il sergente va alla finestra, tira fuori una pietra e la lancia in direzione della finestra della rossa. Poi, alla ragazza) Lei stia qui. Uscir dopo. (Esce di corsa; comandi secchi, squilli di tromba).
Anna - (che ha seguito ogni mossa senza capire, scorge Piccic che le volta le spalle e un foco intimorita) Che succede?
Piccic - Niente. Si schiera la guardia. (Si volta) Oh?!
Anna - Piccic!
Piccic - Anna!
Anna - Sei proprio tu, Piccic?
Piccic - Come hai fatto a sapere che ero qui?
Anna - Veramente io non sapevo...
Piccic - Cosa fai in caserma... che cerchi?
Anna - Dimmi, invece, da quanto tempo sei qui?
Piccic - Io? Tre mesi.
Anna - E non mi hai cercata.
Piccic - Come potevo, Anna? Non sapevo niente di te. (Pausa imbarazzante per tutti e due) Sono contento di vederti, Anna. Stai bene.
Anna - E' la prima volta che ti vedo vestito da soldato. Sei diverso... Sembri... sembri pi alto. Non ti hanno tagliato i capelli?
Piccic - S, ma mi sono ricresciuti... Cosa fai qui?
Anna - Dovevo portare una lettera a... a una persona.
Piccic - Sei sempre bella, Anna. Un poco pi grassa, non cos?
Anna - S, forse, s... (Pausa imbarazzante) Oh, Piccic!
Piccic - Cosa c', Anna? Qualche cosa che non va? (Anna china la testa sul petto senza rispondere. Piccic si avvicina) Piangi?
Anna - Vorrei parlarti, Piccic.
Piccic - S, ma...
Anna - Non qui, fuori.
Piccic - Domani la festa nazionale, avr libera uscita.
Anna - Sai dov' il Caff della Posta? Quello dietro la piazzetta?
Piccic - S, a destra, no a sin... So dov', insomma.
Anna - Ci vediamo l, se vuoi. A che ora?
Piccic - Io esco alle tre.
Anna - Alle tre; allora.
Piccic - Perch hai gli occhi rossi, Anna? Guardami in faccia, che hai?
Anna - Ho bisogno che tu mi aiuti, Piccic. Sono sola, tanto sola. Ti aspetto domani, Piccic. Pro mettimi che verrai.
Piccic - Io verr, ma non piangere. Per favore, non piangere...
Anna - Ho voglia di morire.
Piccic - Cosa dici, Anna?
Anna - Sono stupida, stupida a dirti queste cosi Ma vedi... domani...
Il Tenente - (entra trafelato aggiustandosi la scmpa. A Piccic) Ehi, tu, dov' il sergente?
Piccic - (assorto senza scomporsi) Che sergente
Il Tenente - (furioso) Sull'attenti, imbecille. Gii proprio a te dovevo domandare... (Esce di corsa km battendosi in Getti),
Gelli - (scatta sull'attenti) Il sergente ha accompagnato il signor maggiore in cortile. Sono andai a destra. Se lei va a sinistra, li incontra, signor tenente!
Il Tenente - Va bene. Chi la ragazza? Fallii uscire. (Esce).
Anna - Piccic, mi dispiace che per colpa mia.,1
Piccic - Ci vediamo alle tre, allora...
Anna - S. (Resti e Regis entrano. Vedendo Piccic con Anna ammiccano e fanno gesti) Al caff della Posta. Non ti dimenticare, Piccic.
Piccic - Alle tre. A domani, Anna!
Anna - A domani. (Esce. Piccic rimane guardando incantato dalla parte in cui sparita Anna)!
Resti - Ehi, Piccic, cosa sono queste storie? Non ci avevi detto che avevi una ragazza. E che ragazza!
Gelli - E' la tua fidanzata?
Regis - Dove l'hai pescata? E' proprio niente male, (Piccic tornato senza parlare ai suoi fucili).
Resti - Ehi, testa grossa, con te che parliamo,1 Non vuoi rispondere?
Regis - Se non rispondi, te la soffiamo noi la raj gazza.
Il Tenente - (entra con il sergente, a voce bassa) Perfetto, perfetto. Non poteva andar meglio.
Il Sergente - Io ho spiegato al maggiore che lei! era di ispezione alle latrine e l'ho accompagnato) mentre mi dicevo che l'importante era portarlo via1 dalla porta perch lei potesse entrare...
Il Tenente - S, bravo, sei stato in gamba. (Ride soddisfatto).
Il Sergente - E... com'era la femmina, signor tenente?
Il Tenente - Una puttana. Ma fine, genere di lusso. (Vedendo Piccic di nuovo seduto sul suo scranno) Ehi, tu... Piccic, animale!
Piccic - (scatta sull'attenti nel suo modo buffo) Agli ordini, signor tenente!
Il Tenente - (al sergente) Fammi un piacere, sergente; levamelo di torno questo bestione. Non me lo voglio pi vedere tra i piedi, idiota. (A Gelli) E tu cerca il trombettiere e digli di suonare la ritirata.
Gelli - Signors - (Esce. Il tenente entra nella sua stanza).
Il Sergente - (guarda dalla finestra) Eccola di nuovo, pi sorridente di prima. (Fa un saluto) Eh, certo, soddisfatta, ora. (A Piccic) E tu, cos'hai ancora fatto, salame? (Piccic si rimette sull'attenti).
Resti - S' fatto la ragazza, sergente. Si sono dati l'appuntamento.
Il Sergente - La ragazza? E chi ?
Regis - Quella che era qui un momento fa: col vestito verde.
Il Sergente - La conosci, quella ragazza, Piccic?
Piccic - Agli ordini, signor tenente...
Il Sergente - Tenente, mi ha promosso tenente, quella bestia. (Tutti scoppiano a ridere) Poco da sfottere, giovanotto. Su, cos' questo attenti? Petto in fuori, pancia in dentro... Mani lungo la cucitura dei pantaloni. Pi aperte le punte dei piedi... Cos... E alza la zucca, testone. E ora rispondi: avresti la ragazza, tu?
Gelli - (rientrando) La ritirata, sergente!
Il Sergente - Ma che ritirata e ritirata. Se Piccic ha la ragazza bisogna suonare l'attacco. (Ilarit) Ed ora, fuori, ragazzi, gambe, scattare... (Esce con i tre soldati. Piccic rimane rigido sull'attenti).
Il Tenente - (uscendo di scena per andare verso la finestra sbatte contro Piccic. Con rabbia) E tu, cosa fai ancora qui, animale? (Fa un saluto verso la finestra ed esce, mentre squillano le note della ritirata. Piccic rimane immobile in mezzo alla scena, mentre cala la tela).
ATTO SECONDO
Quadro primo
(II giardinetto del Caff della Posta, il giorno dopo, un foco prima del pomeriggio. A destra un gruppo di tavolini ed a sinistra uno solo, un po' isolato, per permettere che in mezzo possano passare i clienti e la gente. In fondo la porta del locale. Ai lati della scena sventolano delle bandiere ed i tavoli sono adornati con fiori e coccarde. E)avanti a due boccali di birra sono seduti ad un tavolo il sergente del primo atto e il sergente Tosti. Quest'ultimo un uomo ancor giovane e piacente, dal viso acceso, occhi vivaci, baffi neri).
Il Sergente - ... s, per tua moglie ha ragione.
Tosti - Intendiamoci. Fino a un certo punto. Perch io a mia moglie non lascio mancare niente. Le voglio anche bene. Ma che colpa ne ho io se gli anni e i figli me l'hanno sfatta? A me le donne piacciono tenerelle. Quando sono giovani ci provo pi gusto: sono fresche, lisce, inesperte. La prima volta che le prendi si dibattono come pesciolini e fatto l'amore ti danno tenerezza perch si mettono a piangere come creature.
Il Sergente - Per me tutte le donne sono buone. Tenere o no, mi basta che siano in carne e non facciano storie.
Tosti - Io invece preferisco le ragazzine. Con una donna fatta devi fare non so quante storie. Con una ragazza invece dici qualche parolina d'amore ed fatta. Rimangono ad ascoltarti con gli occhi grandi e ti basta allungare le mani per prenderle...
Il Sergente - Gi, con le ragazzine pi facile...
Tosti - E poi, sono sergente istruttore. Ai ragazzi insegno a camminare e alle ragazze insegno ad andare a letto.
Il Sergente - Vorrei proprio sapere quante ne hai tu di tortorelle in giro.
Tosti - Non molte. Le prendo e le lascio. Non mi piacciono i brodi lunghi.
Il Sergente - Io non so, ma, corpo di Bacco, non sono mai capace di liberarmi da una donna. Bisogna che la picchi per levarmela di torno.
Tosti - Basta sparire. Ti aspettano un giorno, un mese, un anno e poi si rassegnano e ne trovano un altro.
Il Sergente - S, ma prima di rassegnarsi ti danno fastidio... (Con intenzione) Ti scrivono perfino delle lettere...
Tosti - (scoppia a ridere) Gi. Sapessi cosa mi scrive la ragazza! Bisogna proprio che oggi trovi il tempo per farle una visitina.
Il Sergente - Che ti scrive?
Tosti - Che vuole suicidarsi. Suicidarsi per me, capisci? Buttarsi nel fiume, tagliarsi le vene o avvelenarsi.
Il Sergente - Corpo di Bacco, nientemeno!
Tosti - Io le avevo detto che l'avrei sposata. Ma ho mia moglie. Del resto, stupido fare tragedie. Con me o con un altro sarebbe successa la stessa cosa. Mica si possono sposare tutte le donne. E se facessero l'amore solo quelle che si sposano, staremmo freschi!
Il Sergente - Io la mia vita sentimentale la voglio tranquilla. Le donne che fanno scene non mi piacciono. Per esempio, se quella ragazza si ammazza...
Tosti - Si ammazza? Piano, piano, sergente. Se tutte quelle che ho avuto si fossero ammazzate, questa citt sarebbe un cimitero. Io ho la coscienza tranquilla. Se non veniva con me sarebbe andata con un altro. (Pausa) Ad ogni modo, se trovo il tempo oggi vado a farle una visitina.
Il Sergente - E cos, ricominci!?!
Tosti - Ricominciare... no. La stringer per sentirla dolce e la far dormire accanto a me. Poi al risveglio le parler chiaro. Sono sergente, bimba, non credere di farmi paura. Ho moglie e figli, intesi? E' stato bello per tutti e due esserci incontrati e adesso ognuno per la sua strada. Quattro bestemmie per farle paura, torvo, torvo, con lo sciabolone in mano e poi me ne andr fischiettando in cerca di qualche altra colombella...
Il Sergente - Va' l, che sei un tipo, tu. Io invece continuo con la mia vedova. Ormai dura da tre mesi. E' proprio una signora. Figurati che... (Due giovanotti eleganti ed azzimati entrano in scena e si fermano davanti alla -porta del caff) ... quando vado a trovarla mi riceve come un principe e mi offre pasticcini con la crema. Il furiere che non crede mai a quello che dico... (Le sue parole saranno ora coperte dalla conversazione dei due giovanotti).
Il Primo Giovanotto - Bella barba, queste feste nazionali. Le ragazze escono con i genitori e le signore con i mariti.
Il Secondo Giovanotto - Solo bottoni che luccicano vanno a spasso in giorni come questi.
Il Primo Giovanotto - Se almeno fossimo andati in campagna anche noi...
Il Secondo Giovanotto - Puah, in campagna. A farci pungere il sedere dalle formiche. Su, entriamo, forse c' qualche bigliardo.
Il Primo Giovanotto - Oggi non ho voglia nemmeno di bigliardo. Con tutte queste bandiere, coccarde e fanfare...
Il Secondo Giovanotto - Beh, in ogni modo andiamo dentro a vedere... (Lo spinge dentro il caff).
Il Primo Giovanotto - Ehi, piano con quelle mani sudate. E' la mia giacca da festa...
Tosti - I borghesi, i borghesi... Dicono tanto, ma poi cosa sono loro, i borghesi? Uomini come noi, ma senza l'uniforme. Noi invece siamo uomini come loro, ma con l'uniforme.
Il Sergente - E poi, senza di noi, le guerre chi le vincerebbe?
Tosti - Giusto, le guerre le vinciamo noi, mica i borghesi!?! E i grandi uomini come Napoleone sono sempre stati dei militari.
Il Sergente - I borghesi non si rassegnano al fatto che noi siamo pi importanti di loro...
Tosti - Prova ad andare al tiro a segno, per esempio. Domanda alla ragazza, a quella morettina che carica i fucili, chi che fa pi punti, se i borghesi o i militari. Vedrai quello che ti risponde. I premi ce li portiamo via tutti, noi. Ecco per esempio dove si vede la nostra superiorit. Saranno stupidaggini, d'accordo. Ma in fondo non Io sono poi mica tanto...
Il Sergente - E poi la disciplina chi l'ha inventata? I militari o i borghesi? E senza la disciplina militare, caro mio, chiss dove andrebbe a finire il mondo...
Tosti - Perdinci! Sono quasi le tre. (Fa vedere al sergente l'orologio) Vuoi che andiamo? Tra poco suona la libera uscita.
Il Sergente - Ma tu oggi non sei di servizio, spero.
Tosti - No, ma mi piace essere vicino alla caserma quando suona la libera uscita. Mi piace che i soldati mi salutino quando mi passano davanti. Non pei che ci tenga, ma visto che sono sergente... Grazie per la birra, collega. A buon rendere. (Si alza).
Il Sergente - Vengo anch'io con te. La mia vedova sta vicino alla caserma. (Si alza anche lui avviandosi) Figurati che quando ero in Africa, tre anni fa, c'era all'uscita della... (Esce con Tosti). !
Il Secondo Giovanotto - (dalla porta del caff, al primo giovanotto che ancora all'interno) Vieni a vederli, guarda che arie! Sembrano i padroni del mondo.
Il Primo Giovanotto - (uscendo anche lui) lasciali in pace. E' la loro festa, oggi. Che vadano al diavolo, che si divertano, che si sparino, uff!
Il Secondo Giovanotto - Scoppiano dal caldo, mi vestiti di panno ed abbottonati fino al collo. Bella festa la loro.
Il Primo Giovanotto - La festa dei militari, a rigor di logica, dovrebbe essere la guerra, non ti pare?
Il Secondo Giovanotto - Gi, ma, a rigor logica, se ci fosse la guerra ci dovremmo andare anche noi.
Il Primo Giovanotto - Tu forse. Io sono stato riformato per deficienza toracica. Pap conosceva un generale e...
Il Secondo Giovanotto - S, ma la patria, conosce te...
Il Primo Giovanotto - Che patria e patria, la pelle possono lasciarla solo gli ingenui. E' proprio quando c' la guerra che si possono fare i soldi, il questo e negli altri paesi. Mio padre diceva... (Fa un fischio prolungato di ammirazione. Una signora, entra in scena con un signore. E' una donna alta, vestita con eleganza. Il signore un ometto attempato, con paglietta e solino, discute con la signora perch non sono d'accordo a che tavolo prendere. Poi si decidono per un tavolino centrale, signora chiudendo l'ombrellino scambier un sorriso con il primo giovanotto).
Il Secondo Giovanotto - (piano) Chi ?
Il Primo Giovanotto - La signora Tranelli. Alla festa nazionale ha sfoderato un ombrellino mio
Il Secondo Giovanotto - Giallo come l'invidio
Il Primo Giovanotto - Bella donna, eh!
Il Secondo Giovanotto - Lui chi ? Il marito?
Il Primo Giovanotto - Il secondo. Ha ammazzato il primo in duello.
Il Secondo Giovanotto - Si vede che una persona per bene.
Il Primo Giovanotto - E' un avvocato. Stimatissimo. (Pausa) Per becco.
Il Secondo Giovanotto - E' a te che ha sorriso?
Il Primo Giovanotto - (fa una grande scappellata e un profondo inchino alla signora. Il secondo giovanotto fa lo stesso. La signora ricambia graziosamente il saluto).
Il Signore - (salutando freddamente, alla moglie) Li conosci?
La Signora - Il pi alto. E' un parente del conte Tonietti.
Il Secondo Giovanotto - (al primo) La conosci1?
Il Primo Giovanotto - L'ho conosciuta in casa di mia zia. Ho sempre avuto voglia di farle la corte. (Pausa) Beh, sediamo?
Il Secondo Giovanotto - Se vuoi... Sediamo. [Siedono ad un tavolo, ordinano qualcosa ad un cameriere che subito li servir).
Il Signore - (alla signora) Che prendi, cara?
La Signora - Che domande! Siamo usciti per prendere un caff, no?
Il Signore - Siamo usciti perch in casa ti annoiavi.
La Signora - Mi annoiavo perch tu hai voluto restare in citt, invece di andare in campagna come tutta la gente per bene.
Il Signore - In giorni come questi va in campagna anche la gente non per bene. Ed per questo che io non ho voluto andarci.
La Signora - Tu hai sempre ragione. Se ti fa piacere restare in citt, a scoppiare dal caldo col collo stretto nel tuo solino...
Il Signore - A me non fa piacere, ma se tu...
La Signora - Il mio povero marito...
Il Signore - Basta, non tormentarmi con le storie del tuo primo marito... Cameriere!
Il Cameriere - (comparendo) Desidera, cavaliere?
Il Signore - Due caff. Zucchero a parte.
Il Cameriere - Subito, signore. (Esce e servir dopo due minuti i caff).
Il Signore - Come sono noiose queste feste nazionali. In campagna non si pu andare, in citt ci si annoia. Tutto chiuso e si cammina tra bandiere.
La Signora - Per stamattina te la godevi un mondo guardando la sfilata. Ti diverti come un ragazzino e applaudivi come un provinciale.
Il Signore - E' perch... perch la sfilata stata imponente, non lo puoi negare. Del resto anche tu eri commossa... ti luccicavano gli occhi...
La Signora - Ebbene s, la fanfara mi ha dato tanta tenerezza. Mi vedevo tutta quella giovent partire per la guerra... Marciare verso la morte... e allora... noi donne, che siamo deboli, che siamo sensibili...
Il Signore - Si suona la fanfara per far festa, e voi, invece, diventate sentimentali e vi mettete a piangere.
La Signora - Io ho pianto, ma ti devo dire che non ero triste. Tutt'altro! Mi sentivo piena di orgoglio a pensare che tutta quella giovent potesse veramente morire per difendere la nostra patria. Proprio cos. Perch in fondo bello che i nostri soldati possano morire giovani, allegri, spensierati, eleganti nelle loro divise attillate... morire per noi...
Il Signore - Ma, cara, che stai dicendo?...
La Signora - E che sto dicendo? I soldati son fatti per morire, no? Altrimenti a che servirebbero? Quando passano noi applaudiamo, piangiamo, buttiamo fiori: perch lo facciamo? E' unicamente per ringraziarli del sacrificio che faranno offrendo la loro vita per difenderci. E questo magnifico.
Il Cameriere - Ecco il caff, signori.
Il Signore - Grazie. (Alla signora) Zucchero, cara? Eh, s, bisogna riconoscere che un paese ha un avvenire sicuro quando possiede una giovent come la nostra, ben addestrata, disciplinata e pronta al sacrificio. (Sorseggiando il caff, lentamente) Ci si sente sicuri, ci si sente forti. Ecco perch, in fondo, una parata militare cos importante.
La Signora - Naturalmente: ci dimostra e convince che possiamo stare sicuri: se scoppia la guerra c' chi ci difende e muore per noi.
Il Signore - lo, bench per principio sia antimilitarista, devo ammettere che l'esercito... insomma l'esercito. E' una sicurezza, ecco. Lo dico, e tu lo sai, bench i soldati in s non mi piacciano troppo.
La Signora - A me piacciono visti cos... da lontano e tutti insieme. Da vicino e individualmente un'altra cosa. Perch oltre a tutto puzzano in un modo...
Il Signore - L'uniforme, il sudore, la polvere... sono uomini che faticano...
La Signora - Io adoro vederli sfilare, i nostri cari soldatini. Ma detesto le giornate come questa quando escono tutti dalla caserma e invadono la citt. (Da lontano si sente la tromba della libera uscita) Dio mio, la libera uscita.
Il Signore - Tra poco saranno qui e dappertutto ci sar odore di soldato.
La Signora - Mi diceva la lavandaia che, quando va gi il sole, se si passa per certi vicoli in periferia se ne vedono delle belle in giorni come questi. Un vero scandalo!
Il Signore - Lo so, lo so, mia cara... Quando escono tutti insieme come oggi, sono degli scatenati. E pericolosi, te lo dico io.
La Signora - Del resto bisogna... a vent'anni il sangue non acqua. Lo pensavo proprio stamattina vedendoli sfilare. Quanta giovent! Che bella giovent! che ardente giovent! Specie quei caval-leggeri...
Il Signore - Hanno il fascino della loro uniforme. Ma non sono che dei ragazzi ignoranti, venuti dalla campagna, scesi dai monti...
La Signora - Ma gli ufficiali, Dio, che belli! Visti cos in alta uniforme, eleganti, fieri...
Il Signore - (pronto) Non vuoi qualcosa di fresco, cara? Una bibita? Una granita? (Resti e Regis entrano e rimarranno in un angolo, in primo piano, coprendo ben presto la conversazione degli altri) No? (Ammiccando ai soldati) Ah, capisco, preferisci che rientriamo... ora...
La Signora - Rientrare? Proprio ora che si comincia a stare bene al fresco e che... Resti - ...gli ufficiali sanno tutto, altro che. Ti guardano negli occhi e, tac, non ti restano pi segreti.
Regis - Il signor tenente oggi mi fa : Piano, eh, con le ragazze! pensa, come se sapesse che noi oggi...
Resti - Gli ufficiali sanno tutto, fiutano l'aria e indovinano le cose. E anche il nostro sergente un fenomeno: firma finch si vuole, ma ha la testa fina. Anche in Africa stato. E quando un uomo stato anche in colonia, che vuoi di pi? Bisogna rispettarlo.
Regis - (dopo una breve pausa) Di', passando davanti alla vetrina del parrucchiere ho dato uno sguardo allo specchio. Sai che con questa divisa siamo proprio belli? Per forza le ragazze ci guardano. Scoppiamo dal caldo ma facciamo colpo.
Resti - Stamattina quando sfilavamo le hai viste le donne alla finestra?
Regis - Una morettina mi ha buttato un garofano rosso. Mi caduto proprio in testa. Era cos profumato che quasi mi ha tolto il respiro.
Resti - Io a volte ci penso: ci fa sgobbare la vita militare, gonfiare i piedi, bestemmiare, ma questo s, ci fa sentire uomini. Io non vorrei pi tornare al mio paese. Diventare sergente, per esempio, non piacerebbe anche a te?
Regis - Certo.
Resti - Se scoppiasse la guerra... allora potremmo restare soldati.
Regis - Sei matto? Per farci ammazzare?
Resti - Mica tutti muoiono. Non lo dice sempre il tenente? Se noi due andassimo in guerra, torneremmo dal fronte con il petto coperto di medaglie e tutti ci guarderebbero con la bocca aperta... E poi... (Indicando fuori dalla scena) Guarda chi sta venendo...
Regis - Piccic!
Resti - Gli facciamo uno scherzo?
Regis - Che scherzo vuoi fargli?
Resti - (prendendolo per un braccio) Nascondiamoci qui dietro, svelto. (Si nascondono dietro una pianta di fiori e delle bandiere).
Piccic - (entra in scena, guarda l'insegna del caff e dopo qualche esitazione decide di sedere al tavolino appartato).
La Signora - ... perch invitare certa gente, allora? La marchesa era indignata. Tu conosci poi il carattere di Olivia e puoi immaginare...
Resti - (di dietro la pianta con voce stentorea) -Ehi, militare! (Tutti tacciono incuriositi).
Piccic - (che s'era appena seduto, scatta automaticamente sull'attenti, in quel suo modo buffo che susciter una composta ilarit) Soldato Piccic Eligio... Prim... no, terzo battaglione, seconda compagnia... eh... primo plotone...
Resti - Scarpe sporche... giacca sbottonata... berretto storto... Soldato Piccic! (Piccic combatte disperatamente tra la posizione dell'attenti e le mani che vorrebbero mettere a posto la divisa) Soldato Piccic! (Poi uscendo dal suo nascondiglio e scoppiando in una risata) Ehi, salame! (Tutti scoppiano a ridere).
Piccic - (vedendo Regis e Resti) Ah, eravate! voi! (Rimane in piedi imbarazzato accanto al san tavolino).
Resti - (avvicinandosi a lui con Regis) E chi credevi che fosse? Il generale?
Regis - (continuando a scherzare) Guarda che fifa, oh! A momenti se la faceva nei pantaloni.
Resti - Su, che ci offri per festeggiare la libera uscita? (Piccic alza le spalle) Hai l'appuntamento, eh!
Regis - Con la bionda di ieri? Forza, sputa fuori.
Resti - E' roba di seconda mano! Prima se faceva con un sergente.
Regis - Per soda e diritta come...
Resti - Su, rispondi... parla, mammalucco!
Piccic - Con voi... con voi parlare non vale neppure la pena. Qualunque cosa io dico, voi aaaaah! ridete...
Resti - E di chi la colpa se ridiamo?
Piccic - S, ma se foste senza divisa addosso.., senza quel berretto, senza quei guanti... senza quei bottoni che vi luccicano davanti... allora...
Resti - Allora saremmo nudi! (Regis scoppia a ridere forte).
Piccic - (senza scomporsi) Al mio paese c'era un tipo che faceva lo stupido quando mi vedeva,! Il giorno che mi scappata la pazienza gli ho dato I un sacco di botte, ed ha dovuto restarsene tre I giorni a letto. E vi assicuro che, dopo, non ha pi I ricominciato.
Resti - (a Regis) Hai visto! S' svegliato male! oggi. Per niente gli salta la mosca al naso. (Ride Regis ride con lui).
Piccic - S, ridete, voi, furbi!
Regis - Su con la vita, Piccic. E' festa, oggi.
Resti - Se non sai stare agli scherzi, peggio per te.
Regis - Andiamo, che facciamo tardi. Lasciamolo stare.
Resti - Speriamo che la ragazza non ti dia il cane da menare, eh?
Regis - Stasera poi, in caserma, ci racconterai.
Resti - E mi raccomando anche se lei ti d l' alt tu fai l' avanti march lo stesso, capito? (Regis scoppia a ridere. Andandosene) E non strangolare lupi, oggi, intesi? (Esce, ridendo, con Regis. Piccic avvilito, torna a sedere al tavolo). Il Primo Giovanotto - (forte per farsi sentire dalla signora) La patria sicura con dei tipi come quello!
Il Secondo Giovanotto - Se si dovesse essere intelligenti per avere la testa grossa, quello l dovrebbe essere Dante Alighieri. (La signora sorride dietro al ventaglio).
Il Signore - Vuoi che andiamo, cara?
La Signora - Ma se da casa siamo usciti perch soffocavamo dal caldo. Non stiamo bene qui?
Il Signore - Ma ora la piazza si riempir di soldati...
La Signora - E con questo?
Il Cameriere - (avvicinandosi a Piccic) Comandi?
Piccic - (allarmato, scattando in piedi) Eh?
Il Cameriere - (bonario) Non si spaventi cos, militare. Le ho domandato che cosa comanda... volevo dire, che cosa vuol bere...
Piccic - (respira e torna a sedere) Una gazosa. Fresca, per favore. (Il cameriere esce).
Il Primo Giovanotto - (alla signora) Non abbia paura, signora. Non tutti i guerrieri (indica Piccic) sono pericolosi come quello! (La signora ride divertita).
Il Signore - Non ridere; non sai nemmeno chi sia quel giovanotto.
La Signora - Oh, lasciami in pace, per favore. Ti d fastidio anche vedermi ridere, ora? (Anna timida e graziosa entrata in scena e si diretta verso il tavolo di Piccic).
Piccic - Anna! (I due giovanotti si toccano il gomito, osservando).
Anna - Ho fatto tardi. E' da tanto che aspetti?
Piccic - No... no... neppure dieci minuti. Non siedi?
Anna - S. (Siede).
Il Primo Giovanotto - (forte) Che bella scena. Sembra una cartolina illustrata! (La signora scoppia a ridere. Il signore discute con lei seccato).
Anna - Sei stato buono a venire. Avevo paura di non trovarti. Forse avevi altro da fare... chiss, una ragazza...
Piccic - No, no...
Anna - ...E io ti ho fatto venire qui a perdere tempo con me...
Piccic - Con te non perdo il mio tempo, anzi... La miglior cosa che si possa fare al mondo proprio stare con te. (Silenzio imbarazzante) Mi ha fatto cos piacere ieri rivederti. (Pausa) Quasi non ti riconoscevo. Se non fosse stato per la voce...
Anna - Sono cambiata tanto?
Piccic - S e no. Sei pi bella e poi vestita cos sembri una signorina, una vera signorina di citt.
Anna - Anche tu sei pi bello in uniforme.
Piccic - (allegramente) Pi bello o no, preferirei non averla addosso, questa uniforme.
Anna - Perch? Non ti piace fare il militare?
Piccic - Piacermi? La caserma non fatta per un uomo come me abituato ad andare per le montagne, senza padroni... Qui sono... come posso dire? Sono come un gatto in un sacco. Mi sento stupido, mi sento... ma parlami di te, piuttosto. Dimmi, come stai?
Anna - Io? Cos, come vedi. Forse un po' pi grassa, no?
Piccic - Gi, forse un po' pi grassa. E, prima avevi i capelli pi chiari.
Anna - E' che andavo tutto il tempo avanti e indietro sotto il sole. Qui, invece, chi lo vede pi il sole? Lavoro tutto il giorno al buio in uno stanzone senza finestre.
Piccic - Cosa fai?
Anna - L'operaia in una fabbrica di bottoni.
Piccic - E ti piace?
Anna - Volevo venire in citt e ci sono venuta. Se non mi piace, peggio per me. (Pausa) Mi pare cos lontano il tempo in cui vivevo al paese.
Piccic - E' che qui tutto diverso. Ed facile dimenticare. (Pausa) Ieri, per esempio, una donna mi ha regalato dei fichi. E chi ci pensava pi ai fichi? Invece siamo in agosto e da noi i fichi si spaccano sugli alberi... Sono maturati senza di noi quest'anno... Io qui con il fucile, con la disciplina. Tu con i bottoni... L i fichi diventano dolci al sole.
Anna - (lontana) Gi... diventano dolci al sole. (Lunga pausa).
Il Primo Giovanotto - (nascondendo il viso dietro ad un giornale, dopo aver ammiccato alla signora che lo guarda divertita, grida con voce stentorea come ha fatto Resti) Soldato Piccic! (Piccic scatta sull'attenti) Non fare il furbo, soldato Piccic, o ti mando dentro!
Anna - (guardandosi attorno) Ma... non c' nessuno, Piccic. (Tutti scoppiano a ridere. Piccic, comprendendo che stato uno scherzo, siede avvilito).
La Signora - (ai giovanotti) Loro non conoscono mio marito? Prego... (Fa un cenno ai giovanotti che si avvicinano al suo tavolo, e, dopo le presentazioni, siederanno accanto a lei).
Anna - (dopo un silenzio mortificante) Che stupidi! (Piccic alza le sfalle) Qui in citt peggio che da noi. La gente...
Il Cameriere - (interrompendo) Non c'erano gazose fresche. L'ho fatto aspettare perch questa l'ho dovuta mettere in ghiaccio. (Serve la gazosa) E cosa diamo alla signorina? Un bel gelato?
Anna - No, grazie. Non voglio niente.
Il Cameriere - (non persuaso) Proprio niente? Con questo caldo? (Si allontana e rimarr sulla porta).
Piccic - Perch non bevi qualcosa di fresco?
Anna - No, ora no. (Pausa) Tu magari hai pensato che io oggi volessi vederti per uscire insieme e stare allegri e divertirci. Invece non cos. Avevo bisogno di vederti perch volevo parlarti. (Pausa) Sei deluso, non vero?
Piccic - Mi fa piacere stare con te in qualunque modo. E poi se posso aiutarti...
Anna - Forse un consiglio me lo puoi dare. Sono in un momento brutto, sai? Un momento difficile...
Piccic - L'ho capito subito. Prima ti ridevano gli occhi mentre parlavi. Prima gli occhi e poi la bocca... Ora, invece...
Anna - Neppure tu sei pi quello di una volta.
Piccic - Forse cos... di fuori... Con l'uniforme addosso anche la faccia deve sembrare un'altra. Ma di quello che ero prima almeno i pensieri mi sono rimasti. E rivedendoti quei pensieri li ritrovo tutti. Stanotte non ho fatto che ricordare: quando alla festa ballavamo insieme e io non volevo mai lasciarti perch ti volevo bene ed ero geloso...
Anna - (interrompendolo) No, Piccic, non continuare ti prego. Altrimenti come lo trovo il coraggio di parlarti? Ti voglio bene come amico, ora, solo come amico. Sono una ragazza sola e tu sei un uomo...
Piccic - Ma cosa posso fare per te? (Anna si chiude il volto fra le mani) Anna, se non parli, come vuoi che capisca?
Anna - Prova ad indovinare. Non difficile.
Piccic - Sei... innamorata?
Anna - Non fosse che questo.
Piccic - Allora... qualcosa di pi grave?
Anna - Se ti racconto tutto, poi non vorrai pi vedermi.
Il Sergente - (attraversando la scena vede Piccic. Allegramente) Ehi, soldato Piccic!
Piccic - (credendo che anche questo sia un nuovo scherzo) Al diavolo!
Il Sergente - (sbalordito) Ehi, corpo di mille diavoli, soldato Piccic! (Piccic rosso e vergognoso scatta sull'attenti riconoscendo il sergente. Tutti meno Anna, scoppiano a ridere).
Piccic - Comandi, sergente... io... io credevo! che... siccome...
Il Sergente - Mondo cane! In caserma faremo canti! Vedrai che biglietto di punizione ti faccio imbecille! (Esce impettito. Piccic siede desolata
Anna - Piccic, mi dispiace che per colpa mia.)
Piccic - Non importa. Tanto in un modo nell'altro mi puniscono sempre. (Pausa) Allora, non vuoi dirmi...
Anna - Oh, sapessi... (Scoppia a piangere).
Piccic - Non piangere cos... Anna, senti... (un movimento che fa verso di lei gli fa cadere il cappetto, la signora scoppia a ridere forte indicarla agli altri Piccic. Tutti, meno Anna, ridono).
Anna - (si alza) Andiamo via, Piccic... andiamo via... (Il cameriere si avvicina) Devi pagare la tua gazosa, Piccic. (Piccic paga al cameriere).
Il Cameriere - Grazie, militare.
Piccic - Basta, Anna, non piangere pi.
Anna - Ho voglia di morire.
Piccic - Morire? Ma cosa dici?
Il Tenente - (attraversando la scena scorge il soldato Piccic) Toh, il soldato Piccic! (Piede scatta sull'attenti. Il tenente esce).
Anna - Ti conoscono tutti qui. Andiamocene Presto.
Piccic - E dove possiamo andare?
Anna - Ho una stanza; l almeno potremo parlare. (Esce con Piccic).
La Signora - ...e poi, i soldati, perch lasciarli uscire? La festa dovrebbero preparargliela in caserma. Dar loro da mangiare, da bere e poi, magari far venire qualcuna di quelle donne che...
Il Signore - Ma cara, che stai dicendo?
Il Primo Giovanotto - La signora ha ragione. Io sono d'accordo con lei.
La Signora - Sarebbe cos semplice, mio caro. Se io fossi colonnello, cari miei... (Cala la tela del quadro).
Quadro secondo
(Camera di Anna: un lettino di ferro con sa un'oleografia della Madonna, tre sedie, un tarlato, un tavolino ed un armadio. Al centro finestra aperta e ad un lato una porta. Da lontana va e viene, a discrezione del regista, il suono una fanfara militare. Anna seduta sul letto. Piccic, accanto a lei, in maniche di camicia, mangia pane e formaggio. Cos, in maniche di camicia, non pi il soldato Piccic, ma un giovanotto di montagna, franco, aperto, pieno di allegria).
Anna - (guardandolo con simpatia) Di' un po: si chiama fame la tua, eh? (Ride) Da quanto tempo non mangiavi?
Piccic - (a bocca fieno) Mhm... cos... almeno da tre mesi.
Anna - Certo, non buono come quello che si pu mangiare da noi, sotto un castagno. Ma pur sempre il nostro formaggio.
Piccic - Basta mangiarlo cos, masticando adagio. Allora s sfa in bocca: ridiventa burro, latte, erba. Ha proprio tutti i sapori della nostra terra. (Pausa) Pensavo alle nostre merende sui prati... Il bosco dei pini...
Anna - ...il torrente dove ci rinfrescavamo i piedi d'estate...
Piccic - Oh, io ci facevo anche il bagno: entravo dentro e mi lasciavo portare dall'acqua tutto nudo. (Ride) Una volta non sapevo pi come uscirci perch due vecchie si erano fermate sul ponte a parlare. E tu sai, quando da noi due vecchie cominciano a parlare... (Ride).
Anna - Ancora un po' di vino, Piccic? (Piccic le porge il bicchiere. Versandogli da bere) Fra pochi giorni sar la Madonna d'agosto e allora ci sar la festa, da noi. Ti ricordi com'era allegro quel giorno?
Piccic - Le bestie chiuse nelle stalle e noi fuori : a ballare fino a non poterne pi. E poi, quando viene buio, la festa finisce tra l'erba e... il giorno dopo... L'estate gi non c' pi. Cominciano a cadere le foglie e viene l'inverno.
Anna - Era brutto, l'inverno, troppo lungo, troppa neve. Tutto il tempo chiusi nelle stalle con le bestie... (Pausa) Eppure vorrei tornare indietro, Piccic, anche d'inverno, a rompermi la schiena per portare le fascine e spaccare la legna...
Piccic - Non avresti dovuto andartene.
Anna - E cosa faceva lass dopo che la casa era bruciata, dopo che mia madre era morta ed ero rimasta sola? In citt almeno era pi facile trovare lavoro. E cos stato, infatti. E i primi mesi qui sono stata contenta : lavoravo, ma la vita era bella. (Pausa) Poi...
Piccic - (amaro) Gi, poi... (Pausa).
Anna - E' Dio che mi ha fatto la grazia d'incontrarti, Piccic. Proprio oggi che...
Piccic - Anna, ma quell'uomo non...
Anna - Non l'ho fatto per vizio, Piccic, e nemmeno per un vestito nuovo. E neanche perch l'amavo. Ero troppo sola.
Piccic - Non ti domando niente, Anna.
Anna - Non si pu vivere soli quando si giovani, quando si ha voglia di ridere, di parlare. (Pccic si alza e va alla finestra voltando le sfalle ad Anna) Quando, per la strada, mi ferm per dirmi che gli piacevo, non gli risposi neppure... Poi non c'era giorno che non lo incontrassi. Diventavo rossa, e, non so perch, mi faceva piacere sentire i suoi occhi su di me. Forse perch era un bell'uomo, alto... E con quell'uniforme...
Piccic - Gi, l'uniforme...
Anna - E una sera rientrando me lo sono trovato nel buio delle scale. Non volevo che salisse, Piccic, ma lui mi ha stretta forte ed io non ho capito pi niente. (Pausa) Poi... veniva ogni sera; io gli raccontavo la mia giornata... lui del giorno in cui ci saremmo sposati e saremmo andati a vivere in un paese lontano, sul mare... (Pausa) Improvvisamente non pi venuto, sono stata a cercarlo... gli ho scritto...
Piccic - (voltandosi e tornando vicino a lei) E.. lo sa del bambino?
Anna - Gliel'ho scritto.
Piccic - Ieri?
Anna - No, prima. Ieri gli ho scritto che... (Si arresta).
Piccic - Che cosa?
Anna - Che se non tornava mi sarei ammazzata.
Piccic - L'hai pensato davvero?
Anna - (disperata) Sola, con un bambino che cosa posso fare, ormai? Mi cacceranno da tutte le parti... Oh, Piccic, aiutami, aiutami tu... parlagli...
Piccic - (deciso, a denti stretti) Ti sposer, dovr sposarti.
Anna - Gli far la serva... gli pulir gli stivali, mi occuper di lui. E lo lascer libero di fare quello che vuole.
Piccic - Tu gli vuoi bene?
Anna - Non lo so, ma gliene vorr, tanto, se riconoscer il bambino, se gli dar il nome. Parlagli, Piccic, tu sei un uomo. Potrai convincerlo. E poi per te sar facile trovarlo in caserma dove...
Piccic - In caserma? Gi, dimenticavo che un sergente.
Anna - E che cosa importa? Un sergente o un altro...
Piccic - (con collera) Proprio con un sergente dovevi metterti!
Anna - Piccic, perch ti arrabbi, ora?
Piccic - Perch io non posso convincere un sergente. Non ci riuscir mai.
Anna - Perch?
Piccic - Perch lui un sergente, e io sono un soldato. Basta che lui mi dica di mettermi sull'attenti e io non posso pi parlare.
Anna - Ma non devi metterti sull'attenti. Il sergente un uomo come te e...
Piccic - No, non un uomo come me, ecco. Non un uomo come me. (Agitandosi gi intimorito) Non potr mai mettergli una mano sulla spalla e guardarlo negli occhi. Grider e io dovr stare zitto. Si metter a ridere e io non sapr pi cosa fare. Succede sempre cos, Anna, tutti i giorni, tutti i giorni...
Anna - Ma io non capisco, Piccic. Se tu...
Piccic - Tu non lo capisci, neppure io lo capisco. Ma cos e non ci si pu fare nulla. Un sergente una cosa e un soldato niente. Mi metto questo berretto cos... (eseguisce) e non sono pi Piccic. Non sono nemmeno pi un uomo. Mi dicono cretino e io devo stare zitto.
Anna - Tu sei pi forte di lui. Baster che tu gli parli e...
Piccic - No, no, no. Con questo berretto, con questa giacca, con questa cintura di cuoio, Piccic non esiste pi. Sai cos' la disciplina, Anna? Ebbene, la disciplina questa, non essere pi nulla, non contare pi niente. Ed per questo che quando sono l in caserma ho sempre paura.
Anna - Paura) Hai paura, tu, Piccic?
Piccic - S, ho paura.
Anna - Tu che ammazzavi i lupi!
Piccic - Perch sapevo che un lupo era un lupo. (Appassionatamente) In montagna una cosa, Anna, in caserma un'altra. Il mondo diverso. L sapevo chi erano i miei nemici e mi difendevo. La montagna, il bosco, le rocce erano cose mie. Li conoscevo come la pioggia e il sole. Ora sono un soldato in mezzo agli altri, uguale agli altri, e sono solo e non mi sento pi sicuro.
Anna - Ma cosa c' di cambiato, Piccic?
Piccic - Tutto, tutto. L mi svegliava il sole e mi addormentava la notte, ero libero e andavo dove volevo. Nessuno mi gridava contro e la gente mi rispettava. Qui mi hanno messo queste scarpe per farmi camminare dove vogliono loro. E ci sono capitani, tenenti, sergenti, caporali, e tutti comandano, tutti urlano, tutti bestemmiano. Dobbiamo andare tutti insieme come le pecore, senza sbagliare mai. Ma io non so andare come gli altri, non capisco quando gridano. Allora tutti ridono, tutti mi insultano. E mi mettono in prigione perch mi si slaccia un bottone, perch sbaglio un movimento, perch dormo, perch sto zitto. E c' la tromba che suona, un caporale sempre dietro che protesta... Ma perch siamo soldati? Per fare la guerra? Ma se per uccidere che ci vogliono i soldati... per uccidere non c' bisogno di trombe, di urla, di consegne. Ci facciano vedere dov' il nemico e noi gli saltiamo addosso...
Anna - (che si sforza inutilmente di capire) Ma una caserma, per forza deve essere cos. L'uniforme che portate...
Piccic - L'uniforme? Ma a che ci serve, Anna? Ce la mettono addosso. Ed peggio che essere nudi. Diventiamo tutti uguali come le pecore, non siamo pi uomini. E io, stupido, che ho cantato una settimana intera per l'allegria quando mi hanno fatto abile. Ora proprio perch sono soldato non posso pi aiutarti. (Sincero) Con un maledetto sergente dovevi metterti!
Anna - Ma tu non gli parlerai come a un sergente ma come ad un uomo. Gli dirai di me... sar come essere tra amici, vedrai. Non cattivo, Ti comprender.
Piccic - Lui un sergente! E io sono un soldato, Senza l'uniforme sarebbe facile, ma cos... (Si versi un altro bicchiere di vino e lo berr come per fare forza, schioccando le labbra).
Anna - (aggrappandosi a lui) Allora tu non mi aiuti? Mi lascerai cos... sola... con questo bambino che deve nascere?...
Piccic - Ti aiuter, lo sai che ti aiuter.
Anna - Pensavo di uccidermi, te lo giuro. Ma poi ieri t'ho visto e mi sono di nuovo messa a sperare,.!
Piccic - (deciso) Non m'importa che sia sergente. Gli parler.
Anna - Quando?
Piccic - Lo cercher. Entrer in tutte le camerate della caserma finch lo scover. E gli dir: Io sono amico di Anna. Io so tutto. Dobbiamo parlarci noi due.
Anna - Lo farai? Davvero lo farai? (Abbracciandolo) Oh, sei buono, Piccic. Non per me che voglio che mi sposi, diglielo, per il bambino che deve nascere... (Bussano alla porta).
Piccic - Chi ?
Anna - Non lo so. Forse la padrona di casa.
Piccic - E che vuole?
Anna - Rimettiti la giacca, Piccic. (Andando verso la porta) Eppure mi aveva detto che andava in campagna da sua zia... (Apre la porta) Oh!?!
Tosti - (si inquadra nella porta) Contenta di vedermi? Hai visto che sono venuto? (Viene avanti vede Piccic che sta infilandosi affannosamente la giacca e chiudendosi il cinturone) Oh, domando scusa, non pensavo di disturbare! Volevi ammazzarti e hai cambiato idea, Anna! (Secco) Ehi, tu, giovanotto, non si salutano i superiori?
Piccic - (scattando buffamente sull'attenti, tutto in disordine) Soldato Piccic Eligio... primo battaglione, terza compagnia, secondo battaglione... no primo... signorn... io... (Non sa pi proseguire).
Tosti - Bel campione, Anna. Hai proprio scelto bene.
Anna - E' un compaesano, siamo cresciuti insieme, L'ho incontrato ieri quando sono venuta in caserma,.,
Tosti - Brava Anna, cos con una fava hai preso due piccioni. (Scoppia. a ridere, poi serio) Abbottonati la giubba, tu, recluta. (Ad Anna) Benissimo, cos ti consoli con i compaesani. E allora che bisogno c'era di scrivermi dei letteroni pieni di parole grosse?
Anna - Con Piccic stavo proprio parlando di te, gli dicevo...
Tosti - E magari ti ho disturbato sul pi bello. (Scoppia a ridere) Forza, giovanotto, finisci di vestirti e vattene. Ora tocca a me. Oggi la nostra festa e bisogna stare allegri. (Con un grido) Ehi, parlo con te; abbottonati e fila!
Piccic - No, io non vado via. Io voglio parlare proprio con voi, sergente.
Tosti - (stupito) Con me, qui?
Anna - Piccic, non ora, forse...
Piccic - No, ora.
Tosti - Che c'?
Piccic - Anna aspetta un bambino. Un bambino, capite?
Tosti - Un bambino? Felicitazioni! Bravo cappellone, l'hai fatto tu?
Anna - Ma cosa stai dicendo? Tu sai che...
Piccic - (minaccioso) Voi lo sapete benissimo di chi quel bambino, sergente, ed Anna sola, Anna non ha nessuno per aiutarla.
Tosti - E lo vieni a raccontare a me? Con chi ti credi di parlare? Sull'attenti, giovanotto!
Piccic - Dimenticate che io sono solo un...
Tosti - Mettiti sull'attenti, dico!
Piccic - Non giusto che voi crediate...
Tosti - Cos' che non giusto? Ehi, piano con le parole, recluta. E sull'attenti. Sull'attenti, perdio! Pccic obbedisce) Rettifica quella posizione, dentro la pancia, a posto la cinghia... vuoi che ti firmi un biglietto di punizione? Che ti faccia mettere dentro per sei mesi?
Anna - Ti prego, non gridare cos... Piccic voleva...
Tosti - Tu levati dai piedi, stupida. Con te far i conti dopo. (A Piccic) Potrei anche denunciarti. Non ti basta fare l'amore con la ragazza, vuoi anche...
Piccic - (ribellandosi) Signorn... Signorn... io...
Tosti - Non ci hai fatto l'amore? E allora che ci stavi a fare qui dentro? Fuori dai piedi, allora.
Piccic - Ma devo parlare con voi, sergente!
Tosti - Gambe, fuori! Mancano cinque minuti alla ritirata. Scrollati l'amore di dosso e corri via. Retro front, avanti march. E ringrazia il cielo di avermi trovato di buon umore, altrimenti vedevi quello che ti succedeva oggi!
Piccic - Signors... signors... ma ascoltate, sergente,.,
Tosti - Gli ordini non si discutono, imbecille, fila, march! (Sfinge il povero Piccic fuori dalla porta).
Anna - Non prendertela con lui... Ti dico che voleva semplicemente...
Tosti - Zitta, tu, trottola! (A Piccic) E faremo i conti in caserma! (Piccic si lasciato buttar fuori. Tosti chiude la porta, allegramente) Bene, lui liquidato. A noi due, ora, bellezza.
Anna - Non dovevi cacciarlo cos. Che male t'ha fatto?
Tosti - (ironico) E cos ti consoli con i soldati, eh?
Anna - E' un amico, t'ho detto. Un ragazzo del mio paese. Credevo che lui potesse aiutarmi, ma invece sei venuto tu ed meglio cos. Non speravo pi di vederti. Ho versato tutte le mie lacrime aspettandoti.
Tosti - E poi hai trovato qualcuno che te le asciugasse. Voi donne siete tutte uguali.
Anna - Perch non sei pi venuto da me? Cosa t'ho fatto?
Tosti - (arricciandosi i baffi, spavaldo e sicuro di s) E per farmi tornare hai inventato la storia del bambino, eh? E dopo quella del suicidio... (Ride).
Anna - (trepidante) Io sono contenta di vederti. Ma non cos... Voglio che tu mi creda. Ma non per me che ti ho scritto, era per il bambino che deve nascere e che.,.
Tosti - (l'abbraccia ridendo) Su, basta con le chiacchiere. Sono qui, facciamo presto.
Anna - Non ridere. E non toccarmi cos... Prima dobbiamo parlare.
Tosti - (c. s.) Invece parleremo dopo. Poi si parla meglio perch si pi tranquilli. (Anna delusa, gli resiste) E allora che ti prende? Sono venuto, cerca di approfittarne. Voglio che almeno di me ti resti un bel ricordo. (La spinge verso il letto) Non fare storie...
Anna - (scappandogli) No, non cos... Se per questo che sei venuto, te ne puoi andare...
Tosti - (riprendendola cattivo) La voglia te la sei gi tolta con quello stupido soldato, allora?
Anna - (scoppiando a piangere) Vai via... vai via... non ti voglio pi vedere...
Tosti - (scoppia a ridere, evidentemente divertito) E adesso ti metti a piangere... (L'abbraccia cercando di slacciarle la camicetta) Di nuovo come la prima volta?
Anna - (gli scappa) Lasciami, ti dico.
Tosti - (cattivo) Anche con l'altro facevi i capricci? (Anna andata a rifugiarsi presso la finestra. Lui la immobilizza.) Se credi che me ne vada a bocca asciutta ti sbagli! (L'abbraccia con violenza).
Anna - (ribellandosi) No! No! Aiuto! Piccic, Piccic!
Tosti - (arrabbiandosi, la trascina lontano dalla finestra, verso il letto) Zitta, stupida! Che vuoi da Piccic? Basto io qui... Hai voluto che venissi, e ora... E non graffiare, non graffiare, ti dico... (Ride) Se tu fai la selvaggia, anch'io faccio il selvaggio, e vedrai che festa... Su, su, buona... (La butta sul letto).
Piccic - (apre la porta. La sua figura si inquadra minacciosa sulla soglia. A Tosti, deciso) Fuori di qui! (Anna rimane spettinata, piangendo, seduta sul letto) Fuori di qui, ti dico!
Tosti - (un poco smontato riprendendosi a poco a poco) Ma cosa ti prende imbecille? Ci sei stato, a letto, tu? E ora vado io.
Piccic - (butta il berretto da un lato della stanza e si slaccia il colletto) Io voglio parlarvi da uomo a uomo. Per questo sono tornato indietro... Vi parlo come se... come se fossi suo fratello. Anna una brava ragazza e siete stato voi a metterla nei pasticci. Ora dovete rimediare, dovete sposarla.
Tosti - (lo guarda con attenzione, poi scoppia a ridere) E hai il coraggio di venirmi a fare la morale! A me! Al sergente Tosti? Ma nessuno, in caserma ti ha detto chi sono io? Sparisci, sparisci ti dico o questa volta va a finire male sul serio.
Piccic - (deciso) Voi dovete sposarla. Dovete riparare.
Tosti - (capisce che Piccic fa sul serio e cerca di guadagnare la sua posizione) Ma chi sei tu, come osi parlare su questo tono a un sergente, a un tuo superiore? Prima di tutto mettiti sull'attenti quando parli con me... S, sull'attenti, dico!
Piccic - Qui non siamo in caserma... Qui siamo due uomini che...
Tosti - Due passi indietro... Avanti march! Uno, due... (Piccic quasi senza accorgersene si irrigidisce sull'attenti e si scosta un poco da lui).
Anna - (aggrappandosi al sergente Tosti) Non gridare... Piccic lo fa perch mi vuol bene... Possiamo parlare... parlare insieme tutti e tre...
Tosti - (sbarazzandosi di Anna) Tu non metterti di mezzo, trottola! (A Piccic) Sull'attenti, dico! Ti faccio mettere dentro per degli anni. Ti denuncio come vero Iddio. Vedrai se scherzo...
Piccic - (venendo di nuovo verso di lui) E io vi dico che...
Tosti - Sull'attenti, sull'attenti, per la miseria! (Piccic obbedisce suo malgrado. Tosti continuando e sbarazzandosi con uno strappone di Anna) E ora ascoltami bene imbecille... Se Anna aspetta un bambino, doveva pensarci prima... (Anna piange) Se ha fatto la puttana peggio per lei. E peggio per te, cretino! (Scoppia nella sua solita squillante risata proprio sul naso di Piccic).
Piccic - (si tolta la giacca e gli salta al collo) Ripeti... ripeti... se hai il coraggio... ripeti se sei un uomo...
Tosti - (cercando di liberarsi) Certo che lo ripeto. E ti far arrestare...
Piccic - (completamente fuori di s) Ripetilo., ripetilo...
Tosti - (con quel poco di fiato che gli resta) Soldato Piccic sull'attenti, soldato Piccic... (Anna cerca di interporsi tra i due, ma inutilmente).
Piccic - (stringendo la gola a Tosti) Sull'attenti, eh? Comodo, troppo comodo... Sull'attenti, soldato Piccic, e tutto si accomoda... Ma questa volta non cos... Questa volta...
Tosti - Lasciami... cosa fai?... La...scia...mi...
Anna - (picchiando i pugni contro la schiena di Piccic) No... no... Piccic...
Piccic - (a Tosti stringendogli la gola) Da uomo1 a uomo, vedi... senza n soldato, n sergente... cos..,
Anna - (grida disperata) Piccic... no, Piccic.,. (Piccic lascia il sergente Tosti buttandolo a terra con una spinta. Tosti cade a terra morto. Anna si getta sul corpo di Tosti) Cos'hai fatto? L'hai ucciso!
Piccic - (guardando il morto con disprezzo) Non grida pi, ora, non ride pi.
Anna - L'hai ucci... l'hai ucciso. E ora che succeder! (Si lascia andare sul morto abbracciandolo. Piccic rimane immobile mentre arrivano da fuori, acute, le note della ritirata).
ATTO TERZO
Quadro primo
(Il muro di cinta della caserma, rotto in mezzo dalla porta carraia.
Nella garitta il soldato Regis monta la guardia. A un lato, sotto un albero del viale, una panchina sulla quale sono seduti i due giovanotti del primo quadro del secondo atto. E' la mattina dopo, verso mezzogiorno).
Il Primo Giovanotto - Ti dico di s. Proprio quello che abbiamo visto con la ragazza. Il Secondo Giovanotto - Ma se aveva una testa da idiota!
Il Primo Giovanotto - E' proprio di quelli che hanno una testa da idiota che bisogna aver pana. (Un tempo) Allora... intesi, eh? Tu chiacchiera col marito in modo che io possa stare un poco solo con la signora.
Il Secondo Giovanotto - Sai che non ho mai visto un altro come te? Un appuntamento di mattina e col marito per giunta!
Il Primo Giovanotto - E che ci vuoi fare! Devo pur vederla. Del reste stata lei a proporlo.
Il Secondo Giovanotto - Ma che gli racconto al marito?
Il Primo Giovanotto - Niente, niente. Lascialo dire. Mettilo nella politica e lo lasci parlare, (la vecchia del primo atto attraversa la scena con la sua cesta sotto il braccio. Ad un certo punto torna indietro guardandosi in giro) Non pi giovanissima, ma d dei punti alle giovani. Ha delle caviglie sottili come un cavallo da corsa.
Il Secondo Giovanotto - Certo che deve averne fatte di galoppate!
La Vecchia - (finalmente trova il coraggio di rivolgersi a Regis) E' vero che questa mattina fucilano un soldato? (Regis le fa cenno di non parlare e di allontanarsi. Afflitta) Lo fucilano davvero? (Regis uguale mimica) Anch'io sono la mamma di un soldato, Di Michelino Tavizzi. Non ricorda? Ero venuta l'altro ieri e mi hanno detto di ripassare ieri. Ieri mi hanno detto di ritornare oggi. Oggi mi hanno mandata via. Ma non me lo lasciano vedere il mio Michelino?
Il Primo Giovanotto - (scherzoso) Non vedete, buona donna, che non pu parlare? Le sentinelle devono essere tutte mute. (La vecchia guarda Regis perplessa).
Il Secondo Giovanotto - Cos' che volete sapere?
La Vecchia - Fucilano per davvero un soldato?
Il Primo Giovanotto - E che volete che lo fucilino per scherzo?
Il Secondo Giovanotto - La corte marziale si riunita all'alba per giudicarlo. Esecuzione immediata.
La Vecchia - Ma perch lo fucilano? Che cosa ha fatto?
Il Primo Giovanotto - Insubordinazione e omicidio.
La Vecchia - (che non capisce quei termini) Poveretto!
Il Primo Giovanotto - Poveretto, un corno! Ha ucciso un uomo.
Il Secondo Giovanotto - Un sergente! Un suo diretto superiore.
Il Primo Giovanotto - Un assassino della peggiore specie. Staremmo freschi se non lo fucilassero. Con tutti questi soldati in giro... Non si starebbe pi tranquilli se non si desse un esempio...
La Vecchia - Allora... E' giusto che lo fucilino?
Il Secondo Giovanotto - Generali e colonnelli l'hanno deciso. Crede che le autorit militari possano sbagliare?
La Vecchia - S, ma... poveretto, ammazzarlo cos!
Il Primo Giovanotto - E lui, non ha ammazzato, forse?
La Vecchia - S, ma... un figlio di mamma. Non si dovrebbe ammazzare nessuno in questo mondo, perch sono tutti figli di mamma! (I giovanotti ridacchiano, ha vecchia si fa il segno della croce) Che il Signore lo protegga... Che il Signore lo perdoni... Grazie al cielo, mio figlio in infermeria... (Esce).
Il Primo Giovanotto - Hai sentito? Figlio di mamma anche lui. Questi contadini! Hanno anche il coraggio di difenderlo. Come se non fosse un assassino.
Il Secondo Giovanotto - Ma sar proprio quello che abbiamo visto ieri?
Il Primo Giovanotto - Si chiama Piccic! Quanti vuoi che ce ne siano in caserma di soldati con quello stupido nome? (La signora e il signore del primo quadro del secondo atto entrano in scena).
La Signora - (E' elegante e sorridente. Si ripara dal sole sotto un delizioso ombrellino rosa. Saluti a soggetto, scappellate) Non siamo in ritardo, spero! Mio marito, lui ha la mania della puntualit, ma io purtroppo...
Il Signore - La puntualit la cortesia dei re... (Sorride compiaciuto).
Il Primo Giovanotto - Ma loro sono puntualissimi. Noi siamo appena arrivati.
La Signora - Sanno l'ultima notizia? Fucilano un soldato.
Il Primo Giovanotto - Proprio quello che abbiamo visto ieri seduto al caff con una ragazza. Sembrava un mezzo stupido...
La Signora - (al marito) Hai visto? Che ti dicevo? Io il nome lo ricordavo perfettamente. Ma lui insisteva dicendo di no, che il nome non era quello...
Il Primo Giovanotto - Soldato Piccic. Io lo ricordo perch l'ho anche chiamato per nome.
La Signora - Adesso ammetterai che avevo ragione.
Il Signore - Sembra impossibile che al giorno d'oggi possano ancora capitare certe cose. Un soldato che ha il coraggio di lanciarsi contro un superiore!
Il Primo Giovanotto - (piano alla signora) Deliziosa, con questo vestito lei deliziosa. (La signora sorride).
Il Secondo Giovanotto - E sembrava un ragazzo cos inoffensivo...
Il Signore - Avrebbe potuto uccidere noi come ha ucciso quel povero sergente! Inutile, bisogna andare cauti quando non si sa con chi si ha a che fare.
Il Primo Giovanotto - (piano alla signora) Ho pensato a lei tutta la notte.
La Signora - (al primo giovanotto) Bugiardo!
Il Secondo Giovanotto - Il tribunale non ha scherzato!
Il Signore - E ci mancherebbe! La corte marziale sa cosa deve fare.
Il Secondo Giovanotto - Era uno dei migliori uomini del reggimento, quel povero sergente.
Il Primo Giovanotto - E, oltre a questo, era ammogliato, un capo di famiglia...
La Signora - Aveva bambini?
Il Primo Giovanotto - Sette... Tre maschi e quattro femminucce.
Il Signore - La delinquenza non ha pi ritegni. Si nasconde anche sotto l'uniforme. Con tutte queste idee nuove che sono arrivate col secolo nuovo, bisogna davvero ammettere che stiamo attraversando un periodo di decadenza morale e spirituale. Una povera vedova con sette bambini ne soffrir le conseguenze.
La Signora - Ma cosa successo? Dicono che ci sia di mezzo una ragazza...
Il Secondo Giovanotto - Naturalmente. Quella che era col soldato, ieri.
Il Primo Giovanotto - La ragazza non ha colpa. Il ragazzo ha forzato la porta di casa sua. Voleva approfittare di lei...
La Signora - Se fosse stata una ragazza seria si sarebbe fatta accompagnare da un soldato?
Il Secondo Giovanotto - Ammettiamo pure che la ragazza abbia fatto male ad uscire col soldato. Ma quando se lo trovato in camera che cosa poteva fare se non mettersi alla finestra per chiamare aiuto?
Il Signore - (alla moglie) Vedi cara? Proprio come ti avevo raccontato io. La ragazza chiamava aiuto dalla finestra.
La Signora - E il sergente, poveretto, accorso per difenderla e...
Il Signore - Ed ha ricevuto una coltellata in pieno petto. Una coltellata che gli ha spaccato il cuore in due.
La Signora - Ma no, niente coltelli. Gli ha schiacciato la testa con una pietra, quel bruto. Mio Dio, che orrore.
Il Primo Giovanotto - Ma no, l'ha strangolato.
La Signora - Che mostro, un tipo cos fucilarlo poco. Dovrebbero strappargli la pelle a pezzettini. Farlo linciare. Troppo poco fucilarlo.
Il Secondo Giovanotto - Che vuole, signora... Sono dei contadini, dei montanari... protetti da una uniforme sono come mascherati, ecco...
La Signora - Proprio cos, mascherati. (Al marito) Il signore la pensa esattamente come me.
Il Signore - Certo che un fatto del genere in questa citt non era ancora avvenuto.
Il Primo Giovanotto - E non avverr pi, glielassicuro.
Il Signore - Sulla pubblica piazza dovrebbero fucilarlo, a mezzogiorno di una domenica, appena la gente uscita di Chiesa. Per dare l'esempio.
La Signora - Perch, dove lo fucilano, invece?
Il Secondo Giovanotto - In fortezza, l... nel cortiletto interno. Di qui si possono sentire gli spari
Il Signore - Possiamo sentirli pi comodamente al caff mentre ci prendiamo il nostro aperitivo.
La Signora - Non si potr assistere all'esecuzione)
Il Signore - Mia moglie straordinaria. Sempre in cerca di emozioni. Andiamo a prendere il nostro vermutino, allora? La cosa pi triste che questo delitto sia successo proprio il giorno della festa nazionale... in una giornata gloriosa e sacra per il nostro esercito!
Il Sergente - (entra da un lato) Circolare, circolare, signori. Non si pu transitare questa mattina intorno alla caserma... Prego, signori, circolare...
La Signora - Mi dica, sergente, a che ora lo fucilano?
Il Sergente - Prego, signora... proibito sostare qui...
Il Primo Giovanotto - Sergente, risponda al domanda che le sta facendo una signora.
La Signora - (al primo giovanotto) Grazie, (i sergente) Lei conosceva il suo collega, quello che stato ammazzato?
Il Sergente - (laconico) Una tragedia, signora,! una vera tragedia. Circolare, per favore.
Il Signore - Andiamo, andiamo...
Il Primo Giovanotto - (avvicinandosi alla Signora Resti accanto a me, la prego.
La Signora - (piano) S, ma...
Il Primo Giovanotto - Ma?
La Signora - Ma sia prudente. (Esce col fumo giovanotto).
Il Signore - Mia moglie, non le dico come restata scossa. Questa notte non poteva dormire. Poverina, faceva pena. E che vorresti che gli dessero
Il Secondo Giovanotto - Capisco, un delitto cos... (Esce col signore. Il sergente segue con lo sguardo le due coppie fino all'uscita dalla scena).
Regis - Sergente!
Il Sergente - Che c'?
Regis - Allora... E' vero?
Il Sergente - Che cosa?
Regis - Che lo fucilano? Il Sergente medaglia?
Regis - Ma voi... voi, come lo spiegate?
Il Sergente - Se penso che quella canaglia avrebbe potuto farla a me la pelle!
Regis - lo non capisco, noi lo conoscevamo, e: un bravo ragazzo.
Il Sergente - S, un bravo ragazzo. Alla lari
Regis - Sergente, io credo che... (Il tenente a pare da un lato).
Il Sergente - (appena lo vede) Basta! Non fiata quando si di servizio, capito? (Il tenente viene avanti visibilmente di malumore. Il sergente scatta sull'attenti) Comandi, signor tenente!
Il Tenente - (guarda l'orologio) Tra cinque minuti vai alla compagnia e ti prendi otto soldati. Ne disponi quattro da un lato e quattro dall'altro del viale, all'imboccatura della caserma. La consegna di non lasciar passare nessuno. Neanche se fosse Ges Cristo, intesi?
Il Sergente - Per... per che ora fissata l'esecuzione?
Il Tenente - A mezzogiorno. A mezzogiorno preciso. (Pausa).
Il Sergente - Signor tenente...
Il Tenente - Che c'?
Il Sergente - Posso farvi una domanda?
Il Tenente - (accendendo una sigaretta) Su, svelto...
Il Sergente - Voi... voi che ne pensate?
Il Tenente - Che vuoi che ne pensi? Bella grana. E doveva essere proprio del mio plotone, l'imbecille. Avevo fatto baldoria tutta la notte. Non mi ero ancora messo a letto quando sono venuti a chiamarmi. Ho dovuto lasciare la ragazza che si era appena spogliata, per correre qui.
Il Sergente - Io ero il suo sergente, eppure non riesco a spiegarmi come Piccic abbia potuto fare una cosa simile.
Il Tenente - Non te lo spieghi, eh? E chi poteva immaginare che dentro quella testa ci fosse il cervello di un delinquente? (Pausa) Ho dovuto presentarmi anch'io davanti alla corte marziale, alle sette del mattino. Mi hanno chiesto cosa potevo dire per difenderlo. Ho risposto : Niente, spero che fucilino. La ragazza si era appena messa a letto e mi aspettava. Una femmina di fuoco, quella rossa!
Sergente - E quel povero Tosti ammazzato come un cane...
Il Tenente - In certo qual modo gli sta bene. Dava troppa confidenza ai soldati. Ecco di dove nasce l'insubordinazione. Mettetevi bene in testa il regolamento: la disciplina la disciplina. Coi soldati bisogna essere duri, energici, drastici. Farli scattare e reprimere ogni gesto di indisciplina. E punire, punire... Punire fino alla noia. Ma tenere la disciplina, costi quel che costi. Capito, sergente?
Il Sergente - Signors, signor tenente!
Il Tenente - (sbrigativo) Allora, quattro uomini da un lato e quattro dall'altro. E trova una scusa per punirli subito, cos scatteranno meglio. Poi vieni dentro perch c' la ragazza che aspetta.
Il Sergente - Che ragazza? La rossa, signor tenente?
Il Tenente - Che rossa, imbecille! La ragazza di Piccic: vuole vederlo.
Il Sergente - E glielo lasciate vedere, prima di fucilarlo?
Il Tenente - Ma cosa sono queste domande, sergente? Come ti permetti questa confidenza? Chi te l'ha autorizzata? Mettiti a posto quel colletto! Sembra che tu esca da un postribolo! Stasera resti consegnato in caserma!
Il Sergente - (scatta sull'attenti in perfetto saluto) Signors, signor tenente!
Il Tenente - Disposto il servizio mi raggiungi immediatamente. (Esce).
Il Sergente - Comandi, signor tenente! (Lunga pausa. Di cattivo umore si aggiusta il colletto, anche per darsi un contegno, sbirciando verso Regis col timore che abbia sentito il cicchetto).
Regis - (voltandosi verso il sergente) Sergente?!
Il Sergente - (brusco) Che c' ancora?
Regis - Allora?
Il Sergente - Allora che?
Regis - Che cosa ha detto di Piccic il signor tenente?
Il Sergente - (scattando, ripete a suo modo le parole del tenente) Ma cosa sono queste domande? Come ti permetti tanta confidenza? Questa indisciplina, soldato Regis, mancanza di rispetto verso un superiore... E dritte quelle spalle, sull'attenti quando parli con me. (Regis si mette sull'attenti) Otto giorni di consegna, cos impari. La tronchiamo subito l'indisciplina, le prigioni sono fatte apposta. Non voglio finire come il sergente Tosti, io. Riposo, ora! (Si avvia mentre si spegne la luce).
Quadro secondo
(Un cortiletto nell'interno della caserma. In fondo la porta della prigione, a cui di guardia il soldato Resti, da un lato un cancellato di ferro a cui di guardia il soldato Getti. In un angolo una panchina di pietra. Molta luce sulla scena. Il grigio delle pareti sar solo ravvivato dal panno colorato delle uniformi).
Gelli - Impazzito, per me impazzito.
Regis - Eh? Come dici? Parla pi forte.
Celli - Gi, per farci beccare. Col vento che tira...
Resti - Ma che cos' che dicevi?
Celli - Che se non fosse improvvisamente impazzito non avrebbe fatto quello che ha fatto.
Resti - Con una donna che ti eccita il coraggio viene facile.
Gelli - (avvicinandosi un poco) Ma se con noi non aveva neppure il coraggio di fiatare. Bastava che il caporale facesse un urlo e tac, lui non respirava pi. A volte lo consegnava a torto e lui non aveva neppure il coraggio di difendersi.
Resti - (con aria di superiorit) Dico che tutto cambia quando c' di mezzo una donna.
Gelli - Tu, per esempio, arriveresti ad uccidere per una donna?
Resti - Io non ho bisogno di uccidere: le donne non mi resistono.
Gelli - Sbruffone!
Resti - Per me un romanzo della gelosia. Quando Piccic ha saputo che la sua bella se la faceva con un sergente, non ha pi visto. Tutto qui.
Gelli - (mentre di lontano arrivano squilli di tromba) L'ha strozzato cos come diceva di aver strozzato il lupo. E noi, stupidi, ridevamo quando ce lo raccontava.
Resti - Per forza. Aveva un modo di dire le cose! Ma io personalmente alla storia del lupo avevo sempre creduto. Bastava guardarlo mentre parlava per credergli. Gli si incendiavano gli occhi, gli diventavano lucidi come quelli di un pazzo.
Gelli - Per ridevi.
Resti - Tutti ridevano.
Gelli - (dopo una pausa) Fucilarlo! Poveretto. Deve essere terribile vedersi i fucili puntati addosso e...
Resti - (allontanandosi) Beh, non si potrebbe cambiare discorso"? E' da ieri sera che non si parla d'altro. Del resto se lo fucilano perch lu se lo voluto.
Gelli - Forse tu puoi pensare ad altro. (Pausa)Io no. (Pausa) Questa mattina quando lo hanno portato qui... Non so spiegarmi, avrei preferito non vederlo, ecco. Avrei voluto parlargli, dirgli una parola almeno, una parola di coraggio... Macch. Ho guardato dall'altra parte come se non lo avessi riconosciuto.
Resti - Toccare proprio a lui che aveva paura solo a sentirle, le fucilate.
Gelli - Tra poco se le sentir nella pancia.
Resti - Nella pancia no, perch lo fucileranno nella schiena.
Gelli - Non mica un traditore. Lo fucileranno al petto e gli benderanno gli occhi. (Pausa) Povero Piccic, chiss cosa sta pensando in questo momento. (Sbirciando dal canclletto) Attenti, il tenente!
11 Tenente - (entra; due soldati si mettono sul'at tenti) Riposo, riposo. (Pausa) Allora fate attenzione, voi due. Fra poco far uscire Piccic nel cortile. Voi vi metterete al cancello con il fucile spianato. Toglierete anche la sicura. Nel caso che cercasse di scappare lo inchioderete a fucilate, va bene1? Del resto, anch'io sar qui con la pistola. (A Gelli) Ora tu biondino va' a dire al sergente di portare qui la ragazza. (Con un grido) Di corsa!
Gelli - Signors, signor tenente, (Esce di corsa).
Il Tenente - (cammina, avanti e indietro, seccato, annoiato. Ad un certo momento si ferma davanti a Resti) E tu come ti chiami?
Resti - Soldato Resti Ottavio, primo battagli,..
Il Tenente - Non te le sei lucidate le scarpe sta mattina? (Frustando leggermente la mano di Resti) E tesa quella mano quando sei sull'attenti. Tesa, tesa, perdio! Dopo tre mesi che siete in caserma neanche sull'attenti sapete stare. Puzzate di stalla come quando siete venuti. Consegnato per tre giorni. Cos imparerai a pulirti le scarpe.
Il Sergente - (appare sulla porta del cancelletto) Signor tenente, la ragazza!
Il Tenente - E che aspetti a farla entrare?
Il Sergente - Agli ordini, signor tenente. (Apre il cancello e fa entrare. Anna viene avanti timida e impacciata come sempre) Comanda altro, signor tenente?
Il Tenente - Puoi andare. (Gelli rientra e riprende il suo posto davanti al cancelletto. Il Sergente esce. Il tenente rimane di spalle senza guardare Anna. Resti fa un gesto a Gelli come per fargli capire che il tenente di cattivo umore).
Anna - (viene avanti; disfatta e angosciata, deve aver pianto molto pur non sapendo bene per cosa e per chi. Dopo una pausa si avvicina al tenente)
- Dov'?
Il Tenente - (senza voltarsi, indicando la prigione) L.
Anna - Posso andare?
Il Tenente - No, tra poco lo far uscire. Gli parlerai qui fuori. Qui almeno c' il sole. (Pausa) Puoi sedere, se vuoi. (Voltandosi a Resti e a Gelli con il solito urlo) E voi ai vostri posti, caproni. (Guarda l'orologio e poi Anna) Bisogna ancora aspettare qualche minuto. (Pausa. Dall'esterno comandi secchi e movimenti di reparti in istruzione) Perch sei venuta? A che ti serve vederlo?
Anna - E' per me che lui...
Il Tenente - S, lo so. Proprio con un soldato come quello dovevi metterti. Bastava che cercassi e avresti trovato di meglio,
Anna - Avevo bisogno di aiuto. Mi ha difesa,
Il Tenente - Gi, gi. Tutta una storia. Ma ti servir di pubblicit, vedrai. Tutti ti vorranno, diranno che sei quella di Piccic. (La guarda con attenzione, ride. Anna nasconde la faccia, vergognosa) Siamo cos stupidi noi uomini. Basta un niente perch una donna ci piaccia pi di un'altra. (Pausa) Eri innamorata di lui?
Anna - No.
Il Tenente - Non eri la sua... fidanzata?
Anna - No. Eravamo dello stesso paese. Per questo ci conoscevamo.
Il Tenente - Ho capito. Era con l'altro che andavi a letto? In fondo deve trattarsi di gelosia. (Pausa).
Anna - Signor ufficiale...
Il Tenente - Che c'?
Anna - Davvero lo uccideranno?
Il Tenente - (ride) Che domande! Certo!
Anna - Ma non giusto. Perch nessuno vuole credere a quello che dico? Io ho gridato aiuto e lui venuto a difendermi. E' stato il sergente che lo ha provocato... Piccic voleva difendermi.
Il Tenente - Gi, bel modo di difenderti : strangolare un superiore. Ringrazia Dio che t' andata bene. Potevi finir dentro anche tu.
Anna - E sarebbe giusto. Perch sono soltanto io responsabile di tutto quello che successo. Dovrebbero uccidere me, non lui.
Il Tenente - Che ti credi? Che noi qui ammazziamo le ragazze? Ci servono troppo le ragazze, altro che ammazzarle! (Ride. Pausa) Che fai tu? La serva? La sarta?
Anna - (non risponde. Un suono lontano di tromba) Signor ufficiale...
Il Tenente - S...
Anna - Glielo chiedo per piet, lo salvi. Non lo lasci ammazzare.
Il Tenente - (ridendo) Credi che dipenda da me?
Anna - Lei ufficiale, uno che comanda. Se dice una parola buona, l'ascolteranno. Piccic un bravo ragazzo, non ha mai fatto del male a nessuno. Una volta ha salvato una bambina che stava per annegare e un'altra...
Il Tenente - Che vuoi che conti, ora?
Anna - Per giudicare un uomo, bisogna conoscerlo, sapere chi , cosa ha fatto; non lo si pu condannare cos per un gesto.
Il Tenente - (ironico) Un gesto? Ha ucciso un uomo.
Anna - Lo so. Lo so. Ma Piccic io lo conosco da quando era bambino: impetuoso, violento, ma solo quando lo attaccano. Solo quando vede un'ingiustizia. Ma buono, buono. Per questo lo deve salvare, signor ufficiale. Ha appena vent'anni. Se deve pagare per quello che ha fatto mettetelo in prigione, ma ucciderlo, no. E' un ragazzo; ha ancora davanti a s tutta la vita...
Il Tenente - (annoiato) Basta, ragazza. La corte marziale ha deciso. La corte marziale ne sa pi Idi me e di te messi assieme. Non lo condannano solo per punirlo, il tuo Piccic, ma anche per dare un esempio, per un principio di disciplina.
Anna - Ma Piccic ha ucciso per difendermi. Tosti si gettato su di me perch voleva... voleva...
11 Tenente - (un po' sadico, con un sorriso) Beh, che voleva?
Anna - (abbassando la testa) Voleva prendermi.
Il Tenente - Ed era la prima volta? (Anna scuote la testa) No? (Un tempo) E allora? Prima s e poi no? Cosa ne poteva sapere il povero Tosti che da un giorno all'altro avevi cambiato idea? T'aveva goduta prima... Potevi lasciare che ti godesse ancora una volta. Invece, per un capriccio, due morti! (Anna piange. Un suono di tromba pi vicino. Il tenente controlla l'orologio) Smetti di piangere. Lo facciamo uscire, cos potrai salutarlo. (Fa un gesto a Resti e a Gelli che vanno a disporsi alla porta della prigione).
Anna - Signor ufficiale... E lui lo sa?
Il Tenente - Cosa?
Anna - Che... lo uccideranno...
Il Tenente - Che domande. Certo che lo sa. Credi che gli facciamo una sorpresa? (Apre la porta della prigione. Fa un gesto a Resti e a Gelli che impugnano il fucile togliendo la sicura. Voltandosi ad Anna) Mi raccomando, niente storie, niente scene. Occhi secchi e parole chiare: lascia che muoia tranquillo. (Estrae dalla fondina la pistola e verso l'interno) Vieni fuori, Piccic. C' qualcuno che ti vuole salutare.
Piccic - (appare sulla porta. Dell'uniforme non ha pi che i pantaloni che gli scendono slacciati fino ai piedi. Indossa una camicia bianca, senza colletto, aperta davanti. E' pallido, ma calmo).
Il Tenente - Alt! (Piccic si ferma. A Gelli e a Resti) Voi due ai vostri posti. (Gelli e Resti si dispongono ai lati del cancello). Vieni avanti, Piccic. Puoi parlare ora.
Anna - (gli si avvicina) Piccic... Piccic...
Piccic - Perch sei venuta, Anna?
Anna - Volevo vederti... Salutarti.
Piccic - Non dovevi. (Il tenente fa un gesto come per fargli capire d averglielo detto anche lui).
Anna - Lo so. Non vuoi vedermi. Ed hai ragione perch per colpa mia che...
Piccic - N tua, n mia; la colpa di nessuno. E' successo perch s... Perch successo. Avrebbe potuto essere un sergente o un generale. Non ho pi capito niente.
Anna - Hai voluto difendermi e...
Piccic - Ed ho rovinato tutto. La tua vita... la mia... e quella del bambino.
Anna - Ho saputo che era sposato: non me l'aveva mai detto. Sposato con sette figli. (Pausa lunga).
Piccic - Che farai ora?
Anna - Non lo so.
Piccic - Torna al paese. Starai meglio al paese che in citt. Potrai dire che il bambino mio... Che non abbiamo potuto sposarci perch non ne abbiamo avuto il tempo... La gente non te ne vorr. Ci vedeva sempre insieme una volta e ci creder. E cos, quando nascer il bambino, ci sar un altro Piccic.
Anna - (ripete macchinalmente) Un altro Piccic.
Piccic - Mi saluterai le montagne. Io non le rivedr pi le mie montagne... Ed questa la stagione migliore lass: tutto verde, c' il sole. Poi l'estate finir e... Per me, vedi, gi finita, Anna.
Anna - (disperata) Non giusto... Non giusto... Tu...
Il Tenente - (intervenendo) Calma, ragazza, calma...
Piccic - (senza far caso al tenente) La loro giustizia diversa dalla nostra. E io da quando sono arrivato qui non l'ho capito e non ho fatto che sbagliare. Prima perch avevo paura ed allora mi punivano, mi mettevano in prigione. Ieri perch non ho avuto paura. Ed ho di nuovo sbagliato e devo di nuovo pagare. E io dico signors io dico agli ordini ma nessuno ride pi ora. Mi guardano, vedi, come se fossero loro ad aver paura, adesso. Forse perch mi vedono come sono: un uomo, un uomo come gli altri.
Anna - Maledetto il momento in cui sono venuta in questa caserma. Se tu non mi avessi vista, se tu non avessi saputo...
Piccic - Non ti tormentare, Anna. Con questa uniforme addosso, l'avrei trovata ugualmente la maniera per guadagnarmi la morte.
Anna - Non dire questo, Piccic. Sei giovane, avresti potuto vivere e...
Piccic - Non credere che sia contento di morire. (Appassionatamente) Non lo sono, non lo sono. Mi sento forte come mai, pieno di vita e di voglia di vivere, anche cos, con le mani legate come ho. Non ho neppure ancora smesso di pensare a domani e di sognare... E chi sogna non pensa a morire... Ma i miei sogni, le mie montagne, la donna che avrei voluto avere, i bambini che non nasceranno, me li porter dietro e li fucileranno con me. Con una scarica di fucile sar tutto finito.
Anna - No, non dire cos... (Lo abbraccia) Qualcosa si pu ancora fare, Piccic! (Il sergente entrato ed ha parlato piano col tenente) Non piangere, Anna, non serve a niente piangere. Io muoio senza rimpianti se so che non ti ho fatto troppo male.
Il Tenente - (si avvicina e con voce dura) Andiamo, Piccic!
Piccic - (fissandolo quasi con sfida sull'attenti) Agli ordini, signor tenente.
Il Tenente - E' l'ora, bisogna andare.
Piccic - (forte, sicuro) Signors, signor tenente.
Il Tenente - Non devi aver paura. Sar un attimo. Ti benderanno gli occhi e non vedrai nulla.
Piccic - (c.s.) Non voglio che mi bendino gli occhi. So che sar su di me che spareranno. Tutto chiaro, perch dovrei aver paura)
Il Tenente - (ad Anna) Puoi salutarlo.
Anna - (Abbraccia Piccic) Addio, Piccic.
Piccic - (si lascia abbracciare) Addio, Anna. (Il tenente fa un gesto a Gelli e a Resti che s metteranno molto commossi, ai lati di Piccic) E voi due perch non ridete? Non vi faccio pi ridere, ora? Ed anche voi, sergente, perch mi guardate con gli occhi bianchi come un morto? (Forte) Vedete, signor tenente, io non ho paura... Siete voi... Siete voi ora che avete paura.
Il Tenente - (a Gelli e a Resti) Voi due, avanti, march! (A Piccic) Cammina, Piccic! (Anna si slancia per seguire Piccic).
Il Sergente - (la trattiene) Tranquilla, ragazza, tranquilla.
Piccic - (che sta uscendo) Salutami tutti lass, Anna. (Via col tenente, Gelli e Resti. Pausa lunga),
Anna - Dove lo...
Il Sergente - L fuori, nel cortiletto, contro l'altro muro. Prima il cappellano gli dar l'assoluzione.., Le cose sono fatte bene qui. (E' nervoso anche lui Anna riprende a piangere silenziosamente) Animo, ragazza, la vita dura, non bisogna mai disperarsi Non soffrir, te l'assicuro, non soffrir. Cadr fulminato senza avere neppure il tempo di accorgersi! di quello che successo. Hai mai visto tirare ad uni piccione? (la sua voce emozionata, un poco tremante. Accende una sigaretta). Si punta, si spara e quello, che volava alto nel cielo, cade gi fulminato. La stessa cosa... la stessa cosa... (Si fruga in tasca, ne tira fuori del cotone, e porgendoglielo)! Toh, prendi.
Anna - Cos'?
Il Sergente - Cotone. Si mette nelle orecchie pei non sentire gli spari... (Dall'esterno arrivano orwU secchi) Su... prendilo... Svelta. Fa' come me, guarda... (Si mette in fretta il cotone nelle orecchie)! Non vuoi?
Anna - No! No! Non ho paura, voglio sentirli(Rullio di tamburi).
Il Sergente - Ci siamo. (Chiude gli occhi e si copre le orecchie con le mani. Anna si lascia cadere sulla panchina, come colpita anche lei dalla scalici fortissima che si sente nel preciso istante in cui cala la tela).
FINE
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